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ilVicenza - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Stefani fa visita alle nuove Case di Comunità vicentine realizzate con il Pnrr

In aumento le famiglie e le persone in difficoltà, sportelo ed empori solidali sono punti di riferimento insieme ai servizi sociali e all’attività della Caritas

SINDACO

Possamai attacca il governo mentre il centrodestra invoca misure più dure contro le occupazioni selvagge e il degrado

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del silenzio

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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La Mappa della Gentilezza

Quello preso dalla Provincia di Vicenza è un impegno condiviso con la “Rete della Gentilezza” più numerosa d’Italia, composta da 54 Comuni, associazioni e aziende, unite dall’impegno a diffondere buone pratiche di gentilezza in tutto il territorio.

All’evento inaugurale, svoltosi in Villa Cordellina Lombardi hanno presenziato tutti i rappresentanti della Rete: la consigliera provinciale delegata alla Gentilezza Maria Cristina Franco, anima del progetto, il Vescovo di Vicenza mons. Giuliano Brugnotto, oltre a Regione Veneto, Prefettura, forze dell’ordine e il Comune di Novara, primo Comune Capitale Nazionale di Gentilezza d’Italia, nel 2023. Nell’occasione Luca Nardi, presidente nazionale di Costruiamo Gentilezza, ha consegnato ufficialmente alla Provincia di Vicenza la fascia viola simbolo di questa iniziativa.

Nel corso dell’anno sono previsti eventi e attività che porteranno la gentilezza con azioni concrete e azioni quotidiane: «E’ fondamentale partire dai ragazzi e dalle scuole – ha detto il presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin –, perché da loro può nascere un segnale di cambiamento capace di diventare contaminazione positiva».

È stata inoltre creata una mappa della Gentilezza, sulla quale ogni rappresentante ha potuto posizionare il proprio logo e la sagoma viola del Comune di appartenenza, mentre il logo ufficiale di Vicenza Capitale della Gentilezza, è stato disegnato dagli studenti dell’Istituto Silvio Ceccato di Montecchio Maggiore, vincitori del concorso provinciale al quale hanno partecipato 18 istituti.

Provincia di Vicenza Capitale di Costruiamo Gentilezza 2026 Facciamo

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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L’appello. FdI: mozione

Il sindaco Possamai chiede di rinforzare l’organico della Questura di Vicenza

Pochi rinforzi alla questura e polemiche politiche infiammano il dibattito sulla sicurezza. Il sindaco critica il governo, mentre il centrodestra invoca misure più dure contro occupazioni e degrado

L a questione sicurezza continua a tenere banco in città, non solamente legata alla microcriminalità, allo spaccio di droga o a furti e scippi, ma anche a questioni decisamente più politiche, come dimostrano le polemiche relative allo scarso numero di poliziotti in organico alla questura e l’ancor più scarso numero di rinforzi ottenuti, ritenuto ampiamente insufficiente dal sindaco, Giacomo Possamai, che si è rivolto direttamente al governo di centrodestra per chiedere conto di un “trattamento” non certo adeguato ad una città come Vicenza.

Dalle parti della minoranza di centro destra, si continua a chiedere invece, anche alla luce dei gravi episodi di violenza verifi-

catisi a Torino durante la manifestazione del 31 gennaio, tolleranza zero - come affermano in una mozione il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno e Valerio Sorrentino – “in riferimento alle occupazioni ormai diffuse del Bocciodromo, che da troppo tempo rappresenta un esempio di illegalità sostenuta da certe simpatie politiche. Chiediamo a tutta l’amministrazione Possamai di avere il coraggio di rompere ogni legame con i centri sociali e di schierarsi chiaramente dalla parte della legge, delle istituzioni e dei cittadini rispettosi delle regole. Ogni ambiguità è complicità”.

Sulla questione è intervenuto anche l’on. Silvio Giovine (FdI),

che ha bollato come propaganda “continuare a mascherare le negligenze delle amministrazioni locali sul degrado e sull’insicurezza tentando di scaricare responsabilità sull’unico Governo che, dopo decenni, affronta il tema senza ambiguità è un esercizio che non inganna più nessuno”.

Proprio prendendo spunto dal-

Mirko Mattiacci è il nuovo comandante provinciale dei vigili del fuoco

I vigili del fuoco hanno un nuovo comandante provinciale. Si tratta di Mirko Mattiacci, 52 anni, di Macerata, che subentra al comandante reggente Giuseppe Costa. Mattiacci ha iniziato la sua carriera nel 1997 e ha prestato servizio al comando di Pordenone e a quello di Macerata, dove dal 2011 al 2025 ha svolto la funzione di vice comandante vicario. Nel corso della carriera ha partecipato a numerose operazioni di soccorso in occasione di calamità nazionali,

come il terremoto nelle Marche e in Umbria del 1997, il sisma dell’Aquila del 2009 e quello dell’Emilia del 2012. Nel 2016 e 2017 ha inoltre coordinato le attività di soccorso del comando di Macerata durante l’emergenza sismica che ha interessato il Centro Italia.

Durante l’incontro il sindaco Possamai ha augurato buon lavoro al nuovo comandante e a tutto il personale del comando provinciale dei vigili del fuoco di Vicenza.

la mozione proposta da Alessandro Benigno, e che sarà presentata prossimamente in Consiglio comunale a Vicenza dal primo firmatario Sorrentino, il parlamentare vicentino ha dichiarato che lo stesso atto verrà presentato da Fratelli d’Italia in tutti i Comuni della provincia attraverso i propri amministratori. “L’auspicio – conclude Giovine – è che,

a partire dal sindaco di Vicenza Possamai e da tutti gli altri sindaci della provincia, la mozione venga approvata per dare un segnale unitario e forte di vicinanza alle Forze dell’Ordine. È un dovere istituzionale e morale: chi difende ogni giorno la sicurezza dei cittadini deve sapere di non essere solo».

Mauro Della Valle

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Povertà sempre più multifattoriale, emergenza che non si arresta

ome abbiamo avuto modo di sottolineare anche lo scorso anno in queste stesse pagine, la realtà ci mostra che anche in un territorio come il nostro, che è sempre stato considerato ed è tutt’ora uno di quelli con il reddito pro capite tra i più alti in Veneto e non solo, la povertà assoluta non accenna a diminuire». Con queste parole Don Enrico Pajarin, direttore di Caritas Diocesana Vicentina, sintetizza i dati raccolti dall’organismo diocesano nel 2025.

Le fasce di popolazione più colpite - secondo Caritas -, sono quelle dei minori e dei lavoratori con salari bassi e contratti instabili: «Il problema – sottolinea don Pajarin -, è che anche chi ha un lavoro, nelle famiglie monoreddito, sempre più spesso non è in grado di garantire una vita dignitosa. Il potere d’acquisto è lo stesso di dieci anni fa, a fronte dell’aumento del costo della vita e dell’inflazione. Le famiglie risparmiano dove possono e spesso, purtroppo, lo fanno

sull’alimentazione e sulle spese sanitarie».

Il fenomeno povertà non riguarda solamente i nuclei di origine extracomunitaria: anche lo scorso anno, così come nel 2024, si è riscontrato un aumento degli italiani nella mensa e nella struttura di ricovero notturno.

Nel 2025, rispetto all’anno precedente, per quanto riguarda la mensa si è registrato un aumento di quasi 4.500 porzioni in più tra pranzi e cene (40.300 nel 2024 contro le 44.600 del 2025). Lo scorso anno in Casa Santa Lucia (struttura diurna che offre mensa, segretariato sociale, docce e lavanderia), hanno avuto accesso 245 persone: 231 uomini, dei quali 159 stranieri e 73 vicentini, per un media di età di circa 40 anni; le donne sono state 14, delle quali 10 vicentine e 5 straniere, età media di 51 anni. Nel 2025 hanno chiesto accesso alla mensa 259 uomini, dei quali 179 stranieri e 80 vicentini; le donne sono salite da 14 a 21, delle quali 5

straniere e 16 vicentine. In entrambi i casi, pur se solo leggermente, rispetto al 2024 è salito sia il numero delle donne, sia degli uomini residenti a Vicenza.

Alcuni sono provenienti dal ricovero notturno di Casa San Martino che nel 2025 ha visto un leggero calo, rispetto al 2024, ma è in aumento la media dei pernottamenti che è stata di 66 giorni. Lo scorso anno sono state accolte 229 persone: 214 uomini (45 italiani e 169 stranieri) e 15 donne (4 italiane e 11 straniere), con un’età media di 41 anni.

«La crescente difficoltà a lasciare il ricovero in tempi brevi – spiega ancora Don Pajarin -, è indice del fatto che la povertà è sempre più multifattoriale (casa, lavoro, difficoltà ad accedere ai beni primari, spesso anche problemi di salute) e che le azioni di risposta sociale richiedono una rete istituzionale affiatata. Altrimenti, la persona cade in uno stato cronico di povertà. Ad ogni persona che incontria-

mo, però, cerchiamo di proporre un Progetto di accompagnamento, orientato al ritorno all’autonomia e alla speranza. Ne sono un esempio le sette persone che, proprio nel 2025, sono uscite da Casa San Martino per essere accolte in strutture di social housing attraverso un progetto finanziato con fondi Pnrr ottenuti dal Comune di Vicenza». «Negli ultimi anni la fotografia delle persone accolte sia in mensa, sia nei ricoveri notturni ha assunto una connotazione costante – spie-

La “Cittadella della Caritas” aperta a chi si trova senza un alloggio

Nell’antico Borgo di Santa Lucia nascerà una sorta di Cittadella della solidarietà della Caritas diocesana vicentina. La decisione, da parte della Diocesi, di dare in diritto d’uso a Fondazione Caritas Vicenza un immobile che per lungo tempo ha ospitato la libreria Lief, ovverosia le Edizioni Francescane, ha aperto infatti uno scenario del tutto nuovo.

L’immobile è stato ristrutturato, con un investimento di 900 mila euro, che ha visto un contributo della Diocesi grazie ai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica, un finanziamento di 500.000 euro del Pnrr (reso dispo-

nibile dal Comune di Vicenza quale capofila dell’Ambito territoriale sociale) e il sostegno delle parrocchie, di donatori privati e di Banca delle Terre Venete, BVR Banca del Veneto Centrale e Banca BCC Veneta.

La nuova struttura, chiamata Casa San Bernardino, al piano terra vedrà la presenza di alcuni uffici del segretariato sociale di Caritas Diocesana Vicentina, mentre ai piani superiori sono ospitate, suddivise in quattro appartamenti, una trentina di persone, che per vari motivi non hanno momentaneamente un alloggio.

Contestualmente a questa nuova struttu-

ra, a seguito di una trattativa che nel corso del tempo si è via via andata ampliando, verso la fine dello scorso anno si è arrivati alla firma, da parte dei Frati Minori, di un atto di donazione alla Diocesi dell’intero convento, in antichità un monastero, comprensivo della Chiesa di Santa Lucia, al cui interno vi è anche una riproduzione della cappella della Madonna di Lourdes in stile neogotico. Questa ampia porzione di quartiere vede la presenza anche di Casa Santa Lucia (la cui entrata è dalla vicina via Pasi), struttura diurna per persone senza dimora (di cui si parla in questa stessa pagina) di Caritas

ga Lorenzo Facco, responsabile dell’area grave marginalità di Caritas –. Il profilo medio dell’ospite è quello di un uomo tra i 40 e i 50 anni, che ha perso il lavoro e spesso la possibilità di pagare un affitto e che si ritrova quindi a dormire per strada o in auto. Grazie alla nostra unità di strada, riusciamo ad intercettarne molti, ai quali avanziamo sia la proposta di ingresso al ricovero notturno, sia di usufruire dei servizi mensa».

Mauro Della Valle

Diocesana Vicentina la quale, entro la primavera del 2027, lascerà i locali della storica sede centrale in Contra’ Torretti.

I 30 posti letto a disposizione nella nuova Casa San Bernardino vanno a sommarsi a quelli delle altre strutture di “Social Housing” di Caritas Diocesana Vicentina: 49 a Casa Beato Claudio Granzotto a Vicenza (contigua a Casa Santa Lucia) e 12 a Casa Madre della Misericordia a Scaldaferro di Pozzoleone. Luoghi da cui ripartire, grazie a un percorso di accompagnamento portato avanti dall’ente gestore dei servizi Caritas, la Fondazione Diakonia Vicenza Ets. (m.d.v.)

Focus povertà/2. L’assessore Tosetto: «Oggi la povertà e l’esclusione sociale non riguardano più solo gli emarginati»

Il campanello d’allarme: aumentano le famiglie e le persone in difficoltà

«Se fino a una decina d’anni fa era semplice disegnare l’identikit di chi veniva a chiedere aiuto al nostro assessorato, oggi non è più così. La fascia di persone che necessita di un aiuto sociale o di un contributo economico si è ampliata in maniera trasversale e sarebbe riduttivo darne una definizione standard». Matteo Tosetto, assessore alle politiche sociali del Comune di Vicenza si occupa da anni di questo settore che ha visto crescere, non certo in termini di personale, quanto di bisogni da parte dei cittadini. «Le situazioni di fragilità o di povertà si sono moltiplicate nel corso di questi ultimi anni – spiega -, ma purtroppo contestualmente non sono aumentate, anzi, al contrario, sono diminuite le risorse dei Comuni per affrontarle. Ciò nonostante, lo scorso anno abbiamo fornito un contributo economico a 300 famiglie». Sono molti i fattori che hanno fatto saltare il banco: aumento del costo della vita, dei tassi d’interesse e contemporanea diminuzione della capacità di spesa. «Oggi la povertà e l’esclusione sociale non riguardano più solo gli emarginati, ma toccano fasce della popolazione che fino a non molto tempo fa non avevano questo tipo di problematiche - sottolinea Tosetto -. Stia-

mo parlando di single, divorziati, famiglie, molte delle quali hanno magari in carico i genitori che non trovano collocazione nelle case di riposo o nei centri diurni, che si sono trovati in difficoltà economica per vari motivi, tra cui la perdita del lavoro, che in molti casi hanno contratto mutui per la casa o per l’acquisto di altri beni e ora non riescono a pagare la rata, oppure l’affitto o a mantenere sé stessi e la propria famiglia». Il problema dell’aumento della povertà acuisce quello dell’emergenza abitativa, per la quale l’assessorato al sociale riceve crescenti richieste di aiuto in termini di contributi economici, con le perenni liste di attesa delle richieste di appartamenti Erp, cioè di edilizia residenziale pubblica.

Sotto questo aspetto va segnalato che il Comune ha sottoscritto

due accordi di programma con la Regione per la ristrutturazione, con destinazione social housing, di 18 appartamenti Erp nel 2025 e di un’altra cinquantina nel biennio 2026-28.

«Quello che ci ha messo particolarmente in crisi negli ultimi tre anni – sottolinea Tosetto -, è il mancato rifinanziamento del Fondo nazionale sociale affitti che, per quanto ci riguarda come Comune, pesava per un milione di euro l’anno. Soldi che ci consentivano di dare una mano alle famiglie che grazie a questo sostegno riuscivano via via a chiudere le proprie situazioni debitorie e a pagare gli affitti, evitando così lo sfratto. Nel 2025 siamo comunque riusciti a dare un contributo a 50 nuclei famigliari».

Mauro Della Valle

Sportello ed Empori solidali: punti di riferimento per chi necessita d’aiuto

Nell’ambito dei servizi sociali a favore della cittadinanza il Comune gioca un ruolo di primissimo piano, ma le risposte vanno differenziate a seconda dei bisogni. Per questo la risposta assistenziale, che peraltro va continuamente adeguata al continuo mutamento sociale, non potrà mai essere vincente se si agisce da soli. È di fondamentale importanza la rete, che si deve tradurre in un concreto e funzionante sistema territoriale, uniforme, di servizi e interventi.

Un esempio in tal senso è l’Emporio solidale, al quale partecipano, oltre al Comune una serie di altri enti del terzo settore (tra questi Croce Rossa e Caritas che

gestiscono i due Empori cittadini), che nel 2025 è diventato un punto di riferimento per 600 persone in situazioni di bisogno. Qui oltre a poter scegliere i beni di prima necessità in modo dignitoso, sono presenti operatori che aiutano chi è in difficoltà a definire progetti personalizzati di recupero della propria autonomia. Nel 2024 il Comune ha dato vita

allo “Sportello Vicenza solidale”, una sorte di numero verde su servizi sociali e socio-sanitari. I “Servizi all’abitare” si occupano delle strutture di accoglienza per persone e famiglie in situazione di marginalità, com’era un tempo l’Albergo Cittadino, ora in via di dismissione a favore di singoli co-housing diffusi in grado di ospitare piccole comunità affini di persone (famiglie con bambini, oppure adulti o donne). Il Pronto intervento sociale si rivolge invece a persone in situazioni di grave povertà o povertà estrema, in abbandono o grave emarginazione, in assenza di reti familiari; vi sono poi i “Tirocini di inclusione”, a favore di persone svantaggiate in età lavorativa. (m.d.v.)

Negli ultimi anni le richieste di aiuto sociale sono aumentate, mentre i fondi disponibili sono diminuiti. Mutui, affitti e perdita del lavoro mettono in crisi molte famiglie, costrette a rivolgersi ai servizi sociali per sopravvivere

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La radio non è più soltanto una

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Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

L’iniziativa.

“Ci vuole un Villaggio”, l’obiettivo è il benessere dei più piccoli

Prende il via al Villaggio del Sole un progetto sociale ed educativo finanziato da un bando di Cariverona

D a cosa è definita la qualità della vita di un bambino sano? Stretto appoggio e impegno familiare, agio economico, accesso all’educazione, ma non solo: la comunità è la culla della crescita personale ed emotiva di ogni futuro adulto.

L’antica tradizione africana ci insegnava l’importanza della condivisione già numerosi secoli fa con il noto proverbio “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, e non è un caso se la Fondazione Cariverona, interessata al benessere dei più piccoli e dei giovani, abbia deciso di finanziare un’iniziativa che prende il nome dal secolare detto africano.

“Ci vuole un Villaggio” nasce con nobili intenzioni e coinvolge il Comune di Vicenza, assieme a La Piccionaia scs, all’associazione Sintesi APS, all’Istituto comprensivo 10, alla Biblioteca Bertoliana, all’Ipab per minori di Vicenza, e ad altre realtà del territorio.

Un progetto che dietro la semplicità della sua iniziativa non nasconde ambizioni che promettono di durare nel tempo con l’obiettivo di garantire un’alleanza educativa stabile tra scuola, territorio e comunità. Il programma, infatti, pone al centro la valorizzazione degli spazi civici creando un rapporto di solidità cittadina che unisce il contesto urbano di Villaggio del Sole con la variegata comunità abitante.

“Ci vuole un Villaggio” è stato presentato alla scuola primaria “Cristoforo Colombo” con lo scopo di radunare l’istituzione, famiglie e attori locali in un percorso educativo condiviso. Nel film “Pensieri Pericolosi” del 1995 con Michelle Pfeiffer, un’ex marine aveva trasformato le aule della scuola in un laboratorio sociale dove ogni studente era orgoglioso di far parte di una piccola comunità. Il Villaggio del Sole non è Los Angeles, ma gli ideali del fittizio liceo californiano e del progetto “Ci vuole un Villaggio” condividono la stessa sensibilità nei confronti del welfare comunitario. Un luogo di scoperta e attenzione ai dettagli: la scelta della scuola primaria “Cristoforo Colombo” non è infatti casuale. L’edificio dispone di una struttura con una conformazione

unica, possiede inoltre ampi spazi che si integrano alla perfezione con l’adiacente campo sportivo parrocchiale e con la biblioteca decentrata recentemente rinnovata.

Un connubio di partecipazione spontanea e connessione mirata. Una scelta tradotta nel raggruppamento, da un lato di bambini e adolescenti (da 6 ai 17 anni) in attività gratuite realizzate negli spazi rigenerati del quartiere, che prevedono anche la partecipazione a spettacoli teatrali e manifestazioni sportive; dall’altro di giovani tra i 18 e i 35 anni attraverso una Open

call volta a una selezione di ragazzi che possano offrire competenze relazionali e attitudini educative, aiutando a sviluppare capacità non cognitive attualmente sot-

tovalutate nella società odierna: l’empatia, la motivazione, l’autocontrollo e la collaborazione. Il programma è biennale.

Marina Puviani

“Òcio che scade” Dal 3 agosto le carte d’identità cartacee che non saranno più valide Sono oltre 11.500 i Vicentini ancora in possesso della carta d’identità cartacea che, come imposto dall’Unione Europea, con recepimento del Ministero dell’Interno, dovrà essere sostituita entro il 3 agosto con quella elettronica. Per far fronte a questa scadenza, che vede coinvolto più o meno un vicentino su 10, il Comune non solo ha messo al lavoro una vera e propria task

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force di dipendenti e addetti, ma ha dato il via ad una campagna di comunicazione il cui titolo, decisamente originale, non lascia adito a dubbi.

“Òcio che scade”, è l’avvertimento che viene dato ai cittadini che grazie anche alle aperture straordinarie degli sportelli dell’anagrafe si vedranno agevolati in questa incombenza: infatti, oltre che al mattino, gli sportelli di piazza Biade apriranno in via straordinaria lunedì e mercoledì pomeriggio dalle 14 alle 18 e sabato mattina dalle 8.30 alle 12.30.

Per prenotare l’appuntamento allo sportello basta entrare nel sito del Comune, selezionare “Carta d’identità elettronica e compilare il modulo. Due giorni prima dell’appuntamento si riceverà un promemoria.

A chi deve sostituire il vecchio documento il Comune, mettendo le mani avanti, chiede pazienza e comprensione.

Al via le celebrazioni per l’Anno Giubilare Mariano della Rinascita

opo la partecipata messa solenne dell’8 febbraio scorso, che nel santuario di Monte Berico ha celebrato l’apertura ufficiale dell’”Anno Giubilare Mariano e della Rinascita”, che ha visto sull’altare della Basilica di Monte Berico il cardinale vicentino Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede e quali concelebranti , il vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto, il vescovo emerito di Vicenza, Beniamino Pizziol, il vescovo emerito di Chioggia, ma già parroco di Schio e ordinato nel clero vicentino, Adriano Tessarollo e mons. Claudio Dalla Zuanna, vescovo della Diocesi di Beira, in Mozambico, dove da tempo opera una missione dove sono presenti religiosi e religiose vicentini. Ovviamente sull’altare saranno anche i “padroni di casa”: padre Sergio M. Zilioni nuovo priore generale dei Servi di Maria, padre Carlo Rossato, priore del convento e rettore del Santuario e padre Sergio Faccioli,

già direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose di Monte Berico.

Ora l’attesa si sposta sugli altri eventi programmati dalla cabina di regia composta da Regione Veneto, Provincia e Comune, diocesi e Servi di Maria della Basilica, che da un biennio sta lavorando per questo Giubileo.

Il più atteso è quello di sabato 7 marzo, data ufficiale che celebrerà i 600 anni dalla prima apparizione della Madonna a donna Vincenza (1426 – 2026), con un’altra messa solenne che sarà celebrata questa volta dal cardinale di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa.

Si chiuderà così idealmente il Peregrinatio Mariae, il viaggio della statua della Madonna attraverso i cinque continenti dove sono più presenti le comunità vicentine. Sarà questo l’evento che ricorderà la prima apparizione della madre di Gesù, come la tradizione popolare ama ricordare si presentò la

Madonna alla contadina Vincenza Pasini: “Va’ e avvisa i vicentini che io voglio in questo luogo una Chiesa consacrata al mio nome; solo allora saranno liberati dal flagello che li percuote. Dirai al popolo i miei comandi: se non obbediranno, non cesserà la peste”. Donna Vincenza non fu creduta e fu la seconda apparizione, quella del

Nasce il Rotary Club Passport D. 2060 Tre Venezie: Padovan firma il secondo club in cinque

Nell’arco di cinque anni Gilberto Padovan ha centrato un traguardo di rilievo nel panorama rotariano del Triveneto, fondando due Club Rotary all’interno del Distretto 2060, che comprende il territorio delle Tre Venezie. L’ultima iniziativa, il Rotary Club Passport D. 2060 Tre Venezie, rappresenta un nuovo tassello nel rafforzamento dell’impegno civico e sociale sul territorio.

L’annuncio ufficiale della nascita del nuovo club è stato dato dal Go-

anni

vernatore del Distretto 2060, Gianni Albertinoli, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa e il suo potenziale nel favorire progetti e sinergie a beneficio delle comunità locali e non solo. La sede provvisoria del Rotary Club Passport D. 2060 Tre Venezie sarà Vicenza, città che fungerà da punto di riferimento iniziale per le attività del club.

Grande la soddisfazione espressa dal fondatore Gilberto Padovan, che ha evidenziato come la creazione di

1° agosto 1428, a convincere tutti, autorità ecclesiastiche in primis, che era bene costruire quanto prima la chiesetta (nello stesso luogo dove oggi sorge il Santuario). La posa della prima pietra, da parte del vescovo Pietro Emiliani, avvenne il 25 agosto e quando, nel giro di tre mesi si giunse al tetto la peste fu debellata. I Servi di Maria sono

un nuovo Rotary Club rappresenti «un’opportunità concreta per offrire un ulteriore spazio di servizio, dialogo e progettualità, capace di rispondere alle esigenze dei territori e di aprirsi a una dimensione più ampia». Con questa nuova fondazione, il Distretto 2060 arricchisce la propria rete associativa, confermando il dinamismo del movimento rotariano nel Triveneto e la sua vocazione a promuovere iniziative di valore sociale, culturale e solidale.

custodi del sacro luogo dal 1435, quando fra’ Antonio da Bitetto, giungendo a Vicenza dal convento di Sant’Alessandro di Brescia (spinto secondo la tradizione da una chiamata mistica della Madre di Dio), iniziò a prendersi cura della chiesetta e del cenobio di Monte Berico.

Mauro Della Valle

Stadio Menti, riaperta la Curva Azzurra Dopo 16 anni portata a termine l’opera

La fusione tra Curva Sud e Curva Azzurra regala 730 posti in più ai tifosi biancorossi. Un intervento da 200 mila euro che rende lo stadio più moderno, sicuro e inclusivo, favorendo la partecipazione soprattutto dei giovani

D omenica 15 febbraio dopo 16 anni, ha riaperto la Curva azzurra dello stadio Romeo Menti che “guadagna” 730 posti in più per i tifosi del Vicenza.

«È un momento storico – ha detto il sindaco Giacomo Possamai – per lo stadio Menti che, grazie all’idea di abbattere le barriere di separazione venuta anche dai tifosi, guadagna un’unica grande curva dalla fusione della sud e dell’azzurra. I 730 posti in più portati da questo intervento permettono di aprire lo stadio a centinaia di tifosi del Vicenza che aspettavano da tempo questo momento, tra cui tantissimi giovani. Un motivo in più perché le partite giocate in casa siano occasione

di festa, con la raccomandazione di parcheggiare nei luoghi consentiti e rispettando le esigenze dei residenti».

«Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati per raggiungere questo risultato, a partire dal settore dei lavori pubblici, – ha aggiunto l’assessore alle sport Leone Zilio - e la Commissione Provinciale di Vigilanza che ha concesso di aprire la nuova Curva azzurra fin da questa domenica: con questi 730 diventano 4700 i posti disponibili in un’unica grande curva».

«Questi lavori del valore di 200 mila euro – ha concluso l’assessore ai lavori pubblici Cristiano Spiller - portano a 540 mila euro le risorse che abbiamo investito negli ultimi due

sforzo notevole che oltre, alla rimozione della recinzione tra le due curve, ha posto attenzione al tema dell’accessibilità, con la realizzazione di due nuovi servizi igienici dedicati alle persone con disabilità e di due nuove rampe per superare le barriere architettoniche, oltre alla ristrutturazione completa di altri servizi igienici di questo settore».

Il progetto ha previsto la de-

molizione di parte della recinzione che separava la Curva azzurra dalla Curva sud e la realizzazione di nuove recinzioni di separazione verso la Tribuna coperta e la postazione delle persone con disabilità. Ciò ha consentito di unire funzionalmente la Curva azzurra alla Curva sud così da garantire una gestione più efficiente dei flussi di pubblico.

Il progetto ha incluso anche la realizzazione di due nuo-

vi servizi igienici dedicati alle persone con disabilità, ricavati in un locale precedentemente adibito a magazzino sotto la Curva azzurra, oltre alla ristrutturazione completa dei servizi igienici esistenti nelle immediate vicinanze del settore. Sono state realizzate anche due nuove rampe, per superare le barriere architettoniche, in corrispondenza dei varchi 7 e 8, per agevolare l’uscita del pubblico.

anni nello stadio Menti. Uno

L’iniziativa. L’amministrazione provinciale finanzia il progetto con 80 mila euro anche per il 2026

”Bike to work” supera il traguardo ambizioso del milione di chilometri

Il presidente Andrea Nardin celebra il successo di Bike to Work: 400.000 abitanti coinvolti, rete più grande d’Italia, oltre 150 tonnellate di CO2 risparmiata e continuità assicurata con altri 80 mila euro di finanziamento

Il progetto “Bike to Work” promosso dalla Provincia di Vicenza, in collaborazione con 36 Comuni, ha tagliato il traguardo di oltre un milione di chilometri percorsi dai vicentini, dei quali 700 mila premiati. I dati aggiornati a gennaio 2026 confermano il successo di un’iniziativa che ha saputo coniugare sostenibilità ambientale, benessere fisico e sostegno all’economia locale e attestano: 3.647 utenti iscritti, con ben 2.515 utenti attivi che pedalano verso 1.500 diverse destinazioni di lavoro; oltre 150 tonnellate di CO2 risparmiata; un impatto ecologico equivalente a 7.700 alberi piantati sul territorio.

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Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche radio con una qualità audio per fetta.

O riamo assunzione a tempo indeterminato full time o part time + incentivi

Cerchi un lavoro come dipendente?

«Vedere oltre 36 Comuni e una popolazione di 400.000 abitanti unirsi sotto il segno della mobilità sostenibile è motivo di grande orgoglio – ha commentato il presidente della Provincia Andrea Nardin-. Questa iniziativa non è solo una sfida logistica, ma un vero cambio culturale: significa che i vicentini hanno scelto di investire nel proprio futuro e nella salute del nostro territorio, per questo

abbiamo confermato il progetto per un ulteriore anno mettendo a disposizione come Provincia 80 mila euro».

La rete di Bike to Work è ad oggi la più grande d’Italia, e già altri quattro Comuni hanno manifestato l’intenzione di aderire. Il progetto non premia solo l’ambiente, ma anche il portafoglio dei cittadini e le attività commerciali di

prossimità: sono stati stanziati 182 mila euro destinati ai buoni spesa, finanziati dalla Provincia, dai Comuni e da sponsor privati. Ad oggi, sono stati distribuiti 13.386 buoni da 10 euro, spendibili in 260 attività economiche che hanno aderito all’iniziativa. Entro il 31 marzo dovranno essere spesi dai cittadini aderenti al progetto tutti i buoni accumulati.

Formazione dedicata e a ancamento continuo

“Cocoba”: anche i bambini ora hanno il loro consiglio comunale e il proprio sindaco

Ambiente solido e percorso di crescita

Sono in molti oggi a lamentare la scarsa consapevolezza civica della Generazione Z (i nati circa tra il 1997 e il 2012) e la freschissima Generazione Alpha (i nati approssimativamente dopo il 2010), i bambini per eccellenza dell’era digitale, circondati da touchscreen, tecnologia digitale e ora anche l’intelligenza artificiale. Non sempre però le critiche sono meritate o corrispondono alla realtà; ce lo dimostra “Cocoba”, il neo Consiglio comunale delle bambine e dei bambini che ha da poco eletto il suo nuovo mini sindaco.

Teleseller su Padova

“Cocoba” nasce come un progetto scolastico e civico nel Piano dell’offerta formativa territoriale con l’obiettivo di suscitare interesse nei più giovani verso i valori della democrazia e della rappresentanza. Le elezioni sono più reali che mai: dalle urne allo spoglio dei voti. Si sono sorprendentemente

candidati 85 alunni con tanto di campagne elettorali per scegliere i componenti del Cocoba sotto la guida degli insegnanti. Il neo eletto è Cesare Mariotto, 9 anni, della scuola primaria Levis Plona, che si è distinto tra 45 classi di sedici di scuole primarie della città.

In un mondo in cui le notizie corrono veloci e l’incertezza è sempre dietro l’angolo, questo progetto di formazione permette ai bambini di sostenere riflessioni che possono evolvere ad una maturazione

completa negli anni a venire. Partendo dalla propria scuola fino al contesto urbano più ampio, i futuri volti della nostra comunità impareranno l’importanza della convivenza civile accompagnata dalla responsabilità attribuita al bene comune. Il progetto farà riferimento alla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia come base su cui individuare i tre argomenti prioritari da presentare alla Giunta Comunale degli adulti, in un evento pubblico previsto a maggio. (m.p.)

Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.

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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.

È una fase di profondo rinnovamento

Vene

l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è

nella comunicazione, convinta che parlare di

Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente

Il presidente Diego Ponzin

Coprogettazione degli spazi aggregativi

Il Comune invita il Terzo settore

L

’amministrazione comunale di Vicenza pubblicherà nei prossimi giorni un invito rivolto agli enti del Terzo settore per partecipare alla procedura di coprogettazione finalizzata alla creazione e alla valorizzazione degli spazi di aggregazione giovanile presenti sul territorio comunale e del servizio Informagiovani, per il periodo 2026–2031.

L’iniziativa, illustrata oggi dall’assessore alle politiche giovanili Leonardo Nicolai, rappresenta un punto di svolta per le politiche giovanili cittadine. Gli spazi aggregativi, attualmente caratterizzati da modalità di affidamento differenti, verranno infatti messi in rete nel nuovo sistema coordinato denominato “CENTRI DI GRAVITÀ”.

La procedura porterà alla selezione di soggetti partner con cui sviluppare un percorso di coprogettazione e successivamente programmare e realizzare attività culturali, sociali, educative e aggregative, inclusive e di qualità, capaci di favorire l’attivazione e il coinvolgimento diretto delle ragazze e dei ragazzi.

«Quando ci siamo insediati, in città c’erano tre spazi aggregativi giovanili, ognuno con una propria gestione. Oggi promuoviamo una rete coesa di cinque centri, a cui si affianca il servizio Informagiovani che viene diffuso a tutta la città: insieme al lavoro avviato in Centrale, a nord della città, abbiamo di fatto raddoppiato gli spazi aggregativi a guida giovanile, coprendo tutte le aree geografiche del territorio, dando vita a veri e propri presidi di comunità con servizi di prossimità – ha spiegato l’assessore Nicolai –. È una scelta politica precisa, che punta su una attivazione intergenerazionale dei quartieri, guidata però dai giovani, che sono il futuro della nostra comunità».

I partner selezionati parteciperanno al Tavolo di coprogettazione, chiamato a elaborare il progetto complessivo dei “CENTRI DI GRAVITÀ”, la rete degli spazi di aggregazione socioculturale a guida giovanile del Comune di Vicenza. La rete comprenderà spazi distribuiti sull’intero territorio cittadino: in centro il Polo giovani B55 e il centro culturale Por-

to Burci; a ovest il centro giovanile Tecchio; a sud il Santa Cruz; a est il centro giovanile Zona 3 e in centro storico gli spazi di Leva’ degli Angeli, oggi unica sede dell’Informagiovani.

Il Comune metterà a disposizione gli spazi con le dotazioni mobili e le attrezzature necessarie allo svolgimento delle attività, e risorse economiche per la coprogettazione, l’organizzazione e la gestione condivisa dei centri pari a 210.000 euro per ciascun anno di durata della convenzione. Gli enti del Terzo settore partner dovranno contribuire con risorse proprie, in particolare per beni mobili e immobili, arredi, attrezzature, beni strumentali e risorse umane aggiuntive.

«Una scelta precisa poi è legata alla durata delle nuove gestioniaggiunge Nicolai - I centri saranno infatti affidati per cinque anni, più che raddoppiando le durate attuali, che viaggiavano tra uno e tre anni di base. Una richiesta emersa in coprogrammazione, ma soprattutto dettata dalla volontà di permettere una progettazione nel tempo di attività

e di servizi, oltre che delle modalità migliori per agganciare la popolazione giovanile e insieme strutturare un ricambio generazionale dei gestori».

Ogni centro manterrà la propria identità e specificità, ma sarà inserito in una visione comune, riconoscibile e comunicata in modo coordinato, con l’obiettivo di garantire una presenza diffusa e capillare di spazi aggregativi socio-culturali a guida giovanile.

Il percorso di coprogettazione si inserisce nel quadro dell’amministrazione condivisa: un modello innovativo che consente di valorizzare competenze, professionalità e saperi differenti, rispondendo in modo più flessibile ed efficace ai bisogni delle giovani generazioni. In questo senso, il Comune di Vicenza si colloca tra le prime amministrazioni in Veneto a scegliere la coprogettazione come modalità di affidamento di spazi pubblici.

L’avviso rappresenta il naturale sviluppo della coprogrammazione “SOL(I) ARDENT(I)”, che ha coinvolto oltre quaranta enti del Terzo

settore, insieme a ragazze e ragazzi, in un ampio percorso di ascolto e confronto. Da questo lavoro sono emersi nove punti chiave, presentati oggi proprio per lanciare la coprogettazione, che costituiranno la base per la costruzione di un’offerta di servizi diffusi, innovativa e radicata nei territori.

«La coprogettazione è lo strumento con cui vogliamo costruire questi spazi: non calati dall’alto, ma nati dal confronto con il Terzo settore, con chi già lavora nei territori e con ragazze e ragazzi – conclude Nicolai –. I nove punti emersi dalla coprogrammazione saranno la linea guida per strutturare i servizi proposti dai centri a guida giovanile, per capire su quali attività puntare e come rapportarsi poi con il territorio in cui sono inseriti. Sono punti che parlano di trasversalità, flessibilità, partecipazione attiva e comunicazione: rappresenteranno un faro, sia per gli Ets che per l’amministrazione, per muoversi in un mondo di cui dobbiamo imparare a far parte per poter dare risposte davvero efficaci»

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DIEGO PONZIN

Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.

C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse

«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di

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L’iniziativa. Ciclo d’incontri organizzato dall’Istituto Rezzara

L’iniziativa.

Musei innovazione

con il Comune Musei in movimento: tra conservazione, innovazione e partecipazione

Primavera 2026: conferenze a Vicenza sul ruolo dei musei come centri di innovazione, inclusione e cultura. Direttori e curatori raccontano esperienze che trasformano spazi storici in laboratori di futuro

“Musei in movimento: dalla conservazione a laboratori di futuro”: è questo il titolo di un ciclo di incontri primaverili che esplora la metamorfosi delle istituzioni museali da “custodi statici” a centri dinamici di innovazione, inclusione e nar-

di civici fondamentali, capaci di orientare la visione del futuro di una comunità attraverso la consapevolezza delle proprie radici». Il ciclo si è aperto con un intervento di Valeria Cafà, direttrice dei Musei Civici di Vicenza su “Cosa sono i musei civici oggi?”

sto” (viale Rodolfi 14/16) dove parlerà sul tema “La memoria è il nostro futuro”. Il 10 aprile, alla Fondazione studi universitari di Vicenza (stradella San Nicola, 3), Francesca Lazzari, presidente della Fondazione Giuseppe Roi interverrà su “L’ex Cinema Corso

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razione contemporanea. La proposta nasce dall’Istituto Rezzara, in collaborazione con il Comune di Vicenza, per la primavera 2026: «Il patrimonio culturale custodito nei nostri musei non è un’eredità immobile, ma un capitale vivo che deve dialogare con le sfide del nostro tempo - afferma il Vincenzo Riboni, presidente dell’Istituto Rezzara - Con questo ciclo di conferenze vogliamo sottolineare come i musei possano diventare presi-

ed è proseguito con quello di Guido Beltramini, direttore del Palladio Museum, “Palladio Museum e patrimonio palladiano”. Prossimi appuntamenti: il 6 marzo alle 18 a Palazzo Bonin Longare (corso Palladio 13), il direttore del Museo Diocesano di Vicenza, monsignor Francesco Gasparini parlerà del “La mission di un Museo Diocesano”; il 21 marzo alle 18, Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, sarà al Centro Diocesano “Mons. A. Oni-

Danza in Rete: “Architetture del Presente”

La stagione artistica vicentina si apre con la nona edizione del festival Danza in Rete che quest’anno prende il titolo di “Architetture del Presente”. Un evento culturale e artistico che contamina il mondo della danza contemporanea con la realtà della città di Palladio in una sessione di circa 80 appuntamenti (di cui 31 spettacoli e performance con 9 prime nazionali).

La serie di spettacoli dominerà il ciclo artistico dei prossimi mesi, fino al 24 maggio 2026. Uno spazio che onora i luoghi che hanno reso celebre Vicenza: il Teatro Comunale, l’Astra, Palazzo Chiericati e Piazza dei Signori, sono solo alcuni dei centri dove si svolgeranno le performance dei danzatori con l’auspicio che possano essere ri-

petute anche le performance di un pubblico ormai fidelizzato che si attesta sulle 10 mila persone. Per soddisfare le esigenze di un’audience sempre più esperta e alla ricerca del nuovo, è stato attuato un investimento di circa 400 mila euro con l’obiettivo di garantire uno spettacolo di alto livello con la presenza di prestigiose com-

come catalizzatore di energie creative”. Infine “Le Gallerie d’Italia: un museo in quattro sedi. Il Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo” saranno oggetto della conferenza finale del 28 aprile alle 18 alle Gallerie d’Italia-Vicenza con Michele Coppola, Executive director arte, cultura e beni storici Intesa Sanpaolo e Direttore generale Gallerie d’Italia. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info e prenotazioni: 0444 324394 info@ istitutorezzara.it

pagnie di danza contemporanea: Compagnie Marie Chouinard, Compagnia Virgilio Sieni, Hofesh Shechter Company – Schechter II e l’immancabile Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, ma non mancano i nomi di talenti emergenti come Francesco Marilungo, ad esempio, che si distingue nel panorama contemporaneo con produzioni di ricerca in ambito folklorico e un percorso critico e riconosciuto di indagine autoriale. Altri protagonisti italiani, ma già largamente consolidati sul piano artistico internazionale, sono i membri della Spellbound Contemporary Ballet con una ricca produzione, capace di coniugare ricerca, accessibilità e alta qualità tecnica. (m.p.)

Calcio. La squadra

Vicenza avanti tutta: è il tuo momento!

Con Gallo in panchina, il Lane mostra maturità, equilibrio e mentalità vincente, tra certezze, giovani emergenti e il sostegno di Vicenza, puntando al sogno Serie B

arzo è il mese in cui i sogni prendono forma e, a Vicenza, il sogno ha il biancorosso addosso. Dopo la beffa della scorsa stagione, sfumata sul più bello e rimasta come una ferita ancora aperta per tutto l’ambiente, il Lane ha saputo rialzarsi con maturità e determinazione, trovando nel nuovo corso tecnico la chiave per ripartire.

L’arrivo in estate di Fabio Gallo ha rappresentato molto più di un semplice cambio in panchina: il tecnico ha restituito serenità, equilibrio e fiducia a un gruppo che aveva bisogno di ritrovare certezze prima ancora che risultati, riflettendo tutto ciò in un percorso straordinario: ben ventisei partite consecutive di campionato senza sconfitte sono un dato che racconta solidità, continuità e mentalità. Una striscia lunga, costruita settimana dopo settimana, attraverso vittorie pesanti e pareggi maturi, che ha

alimentato entusiasmo e consapevolezza. Lo stop del 15 febbraio contro l’Alcione Milano, arrivato davanti al proprio pubblico, non cancella quanto di buono fatto, andando incontro ad un inciampo fisiologico in un cammino che resta di altissimo livello. La forza di questa stagione sta soprattutto nell’identità ritrovata. Il Vicenza gioca con equilibrio, sa soffrire quando serve e colpisce con qualità, adattandosi sempre alle caratteristiche dell’avversario. La fase difensiva si sta dimostrando una delle migliori del campionato, mentre davanti la squadra ha dimostrato varietà di soluzioni e una distribuzione diffusa delle responsabilità offensive. Non solo singoli, ma un collettivo che si muove compatto, con idee chiare e una guida tecnica capace di leggere le partite. Accanto alle certezze, non sono mancate le piacevoli scoperte come Pellizzari, Vescovi, Alessio, giovani

cresciuti all’ombra dei più esperti hanno trovato spazio e personalità, diventando pedine preziose nelle rotazioni. Alcuni nuovi innesti si sono rivelati determinanti per equilibrio e intensità, mentre elementi già presenti in rosa hanno compiuto un salto di qualità evidente, trascinati dall’ambiente e dalla fiducia dell’allenatore, portando questa miscela di esperienza e freschezza a dare al Vicenza una marcia in più.

Ma c’è anche un altro fattore che pesa: la città. Vicenza ha risposto presente, riempiendo il Menti e tornando a respirare un’atmosfera da grande piazza che merita palcoscenici superiori, tramutando L’entusiasmo sugli spalti, in energia sul campo, creando un legame forte tra squadra e tifosi. Dopo l’amarezza dello scorso anno, oggi si respira una convinzione diversa: quella di chi ha imparato dalla delusione e vuole trasformarla in spinta.

In questo mese, il campionato entra nella sua fase decisiva e il Vicenza c’è, con pieno diritto. I piccoli passi falsi, hanno ricordato che nulla è scontato, ma non hanno scalfito la credibilità di un percorso che resta eccellente, mantenendo il sogno Serie B non più solo un desiderio sussurrato, ma un obiettivo concreto, costruito con lavoro, equilibrio e ambizione, permettendosi così di sognare in grande.

Giacomo Trivellato

Aperte le domande per far parte della Consulta per le persone straniere, migranti e apolidi

Fino al 29 marzo 2026 le associazioni che rappresentano le comunità straniere residenti in città e ne promuovono attivamente l’integrazione nel territorio comunale, possono presentare domanda per far parte della Consulta per le persone straniere, migranti e apolidi del Comune di Vicenza.

«La Consulta, istituita dal Consiglio comunale lo scorso novembre come previsto dallo Statuto, è un organo consuntivo che dà attuazione ai principi di uguaglianza, di pari dignità della popolazione e di integrazione degli stranieri e degli apolidi nel tessuto sociale ed economico del territorio comunale e promuove i diritti della donna,

dell’uomo, dei bambini e dei giovani, la cultura multietnica della pace e della democrazia – spiega la vicesindaca con delega alle pari opportunità Isabella Sala - Siamo felici di avviare questo nuovo strumento di partecipazione perché crediamo che una città possa esprimere il meglio di sé quando a ogni persona e a ogni comunità viene data l’opportunità di condividere le proprie competenze e la propria cultura, creando occasioni di crescita per tutte e per tutti».

Nel dettaglio, la Consulta è un organo consultivo della quinta Commissione consiliare “Diritti e Pari Opportunità” che rimane in carica per la durata del mandato ammi-

nistrativo. La Commissione può disporre l’audizione dei rappresentanti della Consulta in merito a tematiche che riguardano le persone straniere, migranti e apolidi. I soggetti interessati a far parte della “Consulta per le persone straniere, migranti e apolidi” del Comune di Vicenza devono far pervenire all’Ufficio pari opportunità, a mano presso la sede in contra’ Busato 19 o via Pec all’indirizzo vicenza@cert.comune.vicenza.it, entro e non oltre le 23:59 del 29 marzo 2026 la propria richiesta di partecipazione, utilizzando esclusivamente la scheda allegata all’avviso che dovrà essere compilata e sottoscritta dal legale rappresentante.

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A cura di Vincenzo Gottardo

PRIMI CITTADINI

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta. Ascoltaci in tutto il Veneto in

le interviste ai sindaci del Veneto dal lunedì al venerdì alle 11:35 - 13:35 - 16:35 - 20:35 Ascoltaci in tutto il Veneto in

Sintoniz

Sintoni zati

Vene t o 2 a gener a coltare an c h e la ra d io con r fe t ta .

4 passa al sistema di ultim zione DAB che permette di as oltare on una qualità audio pe f

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

segue da pag. 1

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e meno
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

scocca l’ora della verità La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

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“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

Sintoniz zati

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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IL CUORE ANTICO E LO SGUARDO GIOVANE

L’Arte del Restauro secondo Il Marangon

Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.

In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi

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Stefani visita le Case di Comunità del Vicentino

n occasione della Giornata Mondiale del Malato, il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha avviato dal Vicentino un tour delle Case di Comunità del territorio, per verificare di persona l’operato di strutture già attive e in fase di realizzazione. La prima tappa ha coinvolto Schio, Thiene, Valdagno e Vicenza, con un passaggio anche al Centro Assistenza Servizi per Anziani “La C.A.S.A.” di Schio. “L’11 febbraio – ha sottolineato Stefani – è una data che parla al cuore della nostra comunità. In questo giorno dedicato ai malati e alla Madonna di Lourdes, vogliamo ribadire che nessuno deve sentirsi solo nella sofferenza. Con le Case di Comunità portiamo cure e assistenza vicino ai cittadini, con attenzione e umanità”.

Accompagnato dai sindaci locali, il presidente ha incontrato medici, infermieri e personale in formazione, approfondendo le esigenze concrete dei territori. Le strutture, spiega Stefani, nascono per offrire servizi di diagnosi, assistenza e cura a portata di mano, riducendo accessi impropri al pronto soccorso e visite non necessarie, con un impatto diretto sulle liste d’attesa.

“Non si tratta solo di potenziare le strutture, ma anche di informare i cittadini sui servizi disponibili – ha aggiunto –. Le persone e le famiglie devono sentirsi protagoniste del loro percorso sanitario, sostenute da un sistema vicino e concreto”.

ULSS 8 Berica: in arrivo 64 nuovi infermieri per potenziare ospedali e territorio

La maggior parte proviene dai corsi universitari vicentini. L’azienda accelera anche sulle altre figure sanitarie

L’ULSS 8 Berica rafforza gli organici infermieristici con un’infornata di 64 assunzioni, destinate a entrare in servizio già nelle prossime settimane. Si tratta in larga parte di neolaureati, molti dei quali formatisi nel corso di Infermieristica con sede a Vicenza dell’Università di Verona: su 64 ingressi, ben 39 sono ex studenti locali.

I nuovi professionisti saranno assegnati sia ai reparti ospedalieri, sia ai servizi territoriali, comprese le Case della Comunità, pilastro del nuovo assetto sanitario a livello nazionale.

«L’assunzione di personale rimane una priorità dell’Azienda» afferma il direttore generale Patrizia Simionato, spiegando come la scelta di lasciare aperto un bando in coincidenza con la sessione di laurea autunnale abbia consentito di intercettare immediatamente i giovani professionisti. Un segnale, osserva Simionato, della forte spendibilità delle competenze infermieristiche sul mercato del lavoro e delle opportunità offerte ai giovani.

Parallelamente, l’ULSS 8 porta avanti un piano di rafforzamento anche su altre figure sanitarie. Negli ultimi mesi sono stati inseriti sei fisioterapisti, venti operatori socio-sanitari, sei autisti di ambulanza e ventisette assistenti amministrativi dedicati al numero unico 116117, ai quali se ne aggiungeranno altri dieci entro breve. In arrivo anche nuove ostetriche grazie alla graduatoria predisposta da Azienda Zero, mentre sono in fase di formazione elenchi regionali per tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio e assistenti sanitari.

Innovazione.

Oltre 2.500 utenti hanno già scelto “Percorso PS”, il nuovo tele-monitoraggio dei pazienti

Attivo dall’inizio di dicembre, il servizio dell’ULSS 8 Berica consente a familiari e accompagnatori di monitorare passo passo visite, esami e dimissioni dei pazienti direttamente da smartphone, tablet o computer

Un nuovo strumento digitale sta rivoluzionando l’esperienza di chi accompagna i pazienti nei Pronto Soccorso della provincia di Vicenza. Si chiama “Percorso PS” ed è il sistema messo a punto dall’ULSS 8 Berica per permettere a familiari e accompagnatori di seguire virtualmente il percorso di presa in carico dei pazienti nei presidi di Vicenza, Arzignano e Valdagno. Dall’avvio del servizio, lo scorso 15 dicembre, circa 2.550 perso-

ne lo hanno già utilizzato. Grazie a un’interfaccia semplice e chiara, accessibile da computer, tablet o smartphone, è possibile sapere in tempo reale se il paziente è ancora in attesa, se è già stato visitato, quali esami deve fare o ha già effettuato, fino alle dimissioni. L’accesso avviene tramite il sito dell’ULSS 8 Berica o i QR code presenti nei totem nelle sale d’attesa, inserendo codice fiscale e numero identificativo riportato sul braccialetto consegnato al pa-

ziente.

I primi dati sono molto incoraggianti: in media circa un terzo degli accompagnatori ha scelto di utilizzare il servizio, con punte giornaliere fino al 42%. Secondo la Direzione Generale dell’ULSS 8 Berica, «l’innovazione permette a chi accompagna il paziente, ma anche ai familiari a casa, di avere informazioni sempre aggiornate, migliorando l’esperienza complessiva in Pronto Soccorso». Oltre a offrire trasparenza e comodità, “Percorso PS” ha anche effetti positivi sulla gestione dello stress nelle sale d’attesa e aiuta gli operatori sanitari, riducendo il numero di richieste di aggiornamento da parte dei visitatori. Un piccolo passo tecnologico, ma con un impatto concreto sulla vita di chi deve affrontare l’attesa di notizie importanti a Vicenza e in provincia

Veneto: semplificato l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti

Un cambiamento tecnico che porta benefici concreti alle persone non autosufficienti del Veneto. La recente delibera, pubblicata il 3 febbraio 2026, semplifica l’accesso ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari, raccogliendo la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto. L’eliminazione dell’obbligo di nominare un amministratore di sostegno per tutte le domande, senza una valutazione dell’effettiva necessità, riduce gli oneri burocratici e accelera i tempi di risposta.

La decisione arriva dopo un confronto costruttivo tra l’Ordine e le istituzioni regionali. In particolare, il Presidente dell’Ordine, Stefania Bon, ha sottolineato che la modifica risponde a segnalazioni fatte dai professionisti del settore che avevano rilevato criticità nel sistema introdotto nel febbraio 2025. La nomina dell’amministratore di sostegno, infatti, comportava lunghe attese e l’intervento del giudice tutelare, con un processo che poteva richiedere mesi.

“Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato la Presidente

Bon, ringraziando la Regione e i colleghi per l’impegno. Veneto, pratiche più snelle per l’accesso ai servizi per anziani non autosufficienti

La Regione semplifica la compilazione della “Svama” per velocizzare la presa in carico delle persone fragili, riducendo burocrazia e tempi di attesa per cittadini e operatori

La Regione Veneto continua a lavorare per snellire le pratiche burocratiche e rendere più rapido l’accesso ai servizi di assistenza per gli anziani. Con una recente delibera di Giunta, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma, è stata aggiornata la compilazione della “Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento necessario per accedere ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari.

L’aggiornamento, richiesto anche dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, punta a garantire continuità e tempestività degli interventi, proteggendo al tempo stesso la tutela della persona già nelle fasi iniziali della procedura. Un passo avanti concreto per ridurre la burocrazia e dare risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie in tutta la regione.

Stefania Bon

Al via la XXVI

Farmaci sospesi contro la povertà sanitaria: in 51 farmacie vicentine torna la raccolta solidale

Fino al 16 febbraio, nelle farmacie vicentine torna la “Giornata di Raccolta del Farmaco”: donazioni locali per chi ha bisogno di medicinali essenziali

na settimana di solidarietà concreta, fatta di piccoli gesti che possono fare una grande differenza. Fino a lunedì 16 febbraio, anche nelle farmacie della provincia di Vicenza torna la “Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco”, promossa dalla Fondazione Banco Farmaceutico con il sostegno di Federfarma.

L’edizione numero ventisei dell’iniziativa coinvolge quest’anno 51 farmacie vicentine, due in più rispetto al 2025, a conferma di una partecipazione crescente sul territorio. In ciascuna di esse i cittadini potranno acquistare farmaci da banco da destinare alle persone in difficoltà economica, con la garanzia che le donazioni resteranno in ambito locale.

I medicinali raccolti saranno infatti distribuiti a realtà del sociale attive in provincia, individuate dalla Fondazione Banco Farmaceutico in collaborazione con Federfarma Vicenza. Sono state le stesse associazioni a indicare, nelle settimane scorse, le necessità più ur-

genti: antinfluenzali e farmaci pediatrici, decongestionanti nasali, analgesici e antifebbrili, antistaminici, medicinali ginecologici, prodotti per tosse e disturbi gastrointestinali, antinfiammatori, preparati per dolori articolari e disinfettanti.

La giornata simbolo sarà sabato 14 febbraio, quando nelle farmacie saranno presenti i volontari del Banco Farmaceutico per informare e sensibilizzare i cittadini. Ma la possibilità di donare resterà aperta per tutta la settimana.

«Lo scorso anno nelle farmacie vicentine

sono state donate 4.647 confezioni, per un valore complessivo di quasi 42 mila euro –ricorda la presidente di Federfarma Vicenza, Daniela Giovanetti –. Un risultato importante che speriamo di superare. La povertà sanitaria è una realtà con cui ci confrontiamo quasi ogni giorno: sono sempre di più le persone per le quali l’acquisto di un farmaco rappresenta una spesa imprevista capace di incidere pesantemente sul bilancio familiare. E va ricordato che i prezzi dei farmaci non sono stabiliti dalle farmacie, ma imposti».

Vicenza, Pronto Soccorso al limite: personale sotto pressione e appello a soluzioni strutturali

La tensione nei Pronto Soccorso dell’ULSS 8 Berica torna al centro del dibattito regionale. A Vicenza, la situazione è definita “ormai critica”: turni massacranti, carichi di lavoro in costante aumento, livelli di stress elevati e un clima reso più pesante anche da episodi di aggressione. A segnalare il quadro è la consigliera regionale del Partito Democratico, Chiara Luisetto, che esprime solidarietà al personale sanitario all’indomani della proclamazione dello stato di agitazione da parte della FP Cgil Vicenza.

Secondo Luisetto, peserebbero anche la progressiva fuga dei medici strutturati e il ricorso crescente a professionisti esterni, una soluzione “che non può diventare la normalità” e che non affronta le fragilità del sistema. “Oggi il peso dell’assistenza ricade sempre più sugli infermieri e sugli operatori sanitari, chiamati a gestire responsabilità crescenti senza adeguato supporto”, osserva la consigliera, ricordando come questa condizione metta a rischio sia chi lavora, sia la qualità delle cure garantite ai cittadini. Nelle scorse settimane Luisetto ha chiesto di visionare gli atti sul personale del Pronto Soccorso, con particolare attenzione al ricorso alle cooperative, per avere un quadro puntuale della situazione. Rimane inoltre aperto il tema della sicurezza, con la richiesta di un presidio di polizia attivo 24 ore su 24 a tutela di sanitari e pazienti, in un contesto in cui il disagio è definito “palpabile”. Le priorità indicate sono nette: rispetto per gli operatori, condizioni di lavoro sicure, organici adeguati e investimenti concreti nel settore dell’emergenza-urgenza. “Ascoltiamo il personale sanitario e diamo risposte reali. Non bastano più soluzioni d’emergenza”, conclude Luisetto.

I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”. La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.” Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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