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illBassano - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

L’Emporio “Ulivo” e Casa San Francesco mostrano come la risposta alla nuova povertà passi da corresponsabilità, sostenibilità e percorsi di reinserimento

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L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

Ulss 7, il Dg Bramezza tira le somme: “Lascio un’azienda solida e all’avaguardia”

L’inaugurazione con il presidente del Veneto Stefani al San Bassiano, completamente rinnovato il dodicesimo piano su 3.160 metri quadrati

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Oltre le sbarre del silenzio

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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La Biblioteca Civica celebra

15 anni con “Volta la carta” e “Un abbraccio, una storia”

Quindici anni di attività nella sede di Galleria Ragazzi del ’99 e un percorso di costante crescita al fianco della comunità. La Biblioteca Civica di Bassano del Grappa festeggia questo importante traguardo con l’edizione 2026 di “Volta la carta”, la storica rassegna dedicata alla lettura ad alta voce e alla creatività. Sono in programma 16 appuntamenti settimanali fino al 13 maggio, pensati per stimolare la curiosità dei più piccoli e rafforzare il piacere dell’ascolto condiviso. Tornano le amatissime letture “Cucù” per bambini da 0 a 2 anni, curate da Angela Graziani, figura storica dell’animazione in biblioteca. Accanto alle conferme, non mancano le novità: la collaborazione con l’associazione Casa a Colori porterà due letture e laboratori il 18 e 21 marzo alla Chiesa di San Giovanni, in occasione della settimana di azione contro il razzismo. Sabato 11 aprile, in concomitanza con “Di Rara Pianta”, le storie si sposteranno nel verde del Giardino Parolini, offrendo un’esperienza immersiva tra natura e narrazione. In calendario anche due incontri in lingua inglese con le lettrici madrelingua di Speak English Bassano, per avvicinare i bambini alle storie in un contesto internazionale. Parallelamente torna “Un abbraccio, una storia”, progetto di sensibilizzazione che promuove lettura e musica fin dai primi mesi di vita. L’iniziativa, realizzata in rete con l’ULSS 7 Pedemontana – Distretto 1, l’Associazione culturale pediatri “J. Da Ponte” e numerosi Comuni del territorio, si amplia con l’ingresso di Colceresa e Pove. Gli incontri si ispirano ai programmi Nati per Leggere e Nati per la Musica e coinvolgono pediatri, bibliotecarie e musicoterapeute, alternando momenti formativi per adulti a laboratori esperienziali per genitori e bambini. «La Biblioteca deve continuare a essere un luogo vitale e accogliente per tutte le famiglie», sottolinea l’assessore Giada Pontarollo. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, con prenotazione obbligatoria per garantire qualità e ampia partecipazione.

Redazione Bassano

Sedici appuntamenti fino al 13 maggio 2026 tra letture, laboratori e incontri per famiglie

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Il taglio del nastro. Investimento da 1,7 milioni tra risorse del Pnrr e della Regione

Al San Bassiano inaugurato il nuovo Ospedale di Comunità: 24 posti letto per la sanità territoriale

U

n nuovo tassello nella riorganizzazione della sanità territoriale prende forma a Bassano del Grappa. All’ospedale San Bassiano è stato inaugurato l’Ospedale di Comunità, struttura da 24 posti letto collocata all’undicesimo piano del nosocomio, alla presenza del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e del sindaco Nicola Finco.

La nuova realtà è destinata ai pazienti che non necessitano più delle cure intensive dei reparti per acuti, ma che non possono ancora rientrare al domicilio. Un segmento sempre più strategico, legato all’invecchiamento della popolazione e alla gestione delle fragilità complesse.

«Con questa nuova struttura diamo una risposta concreta alle esigenze dei pazienti che hanno bisogno di un periodo di sup-

trà concentrare le proprie risorse sui pazienti in fase acuta, migliorando l’efficienza complessiva».

L’intervento ha comportato un profondo rinnovamento dell’undicesimo piano, per una superficie complessiva di 3.160 metri quadrati. Sono state demolite murature interne, realizzati nuovi divisori leggeri, rifatti pavimenti e rivestimenti, rinnovati i servizi igienici e completamente aggiornata l’impiantistica, con nuovi sistemi di distribuzione dell’aria, prese gas medicali e illuminazione. Nell’area troverà spazio anche il reparto di Geriatria, in spazi separati ma integrati nel nuovo assetto organizzativo.

L’investimento complessivo ammonta a 1.715.000 euro, di cui 1,5 milioni provenienti dai fondi PNRR e 215 mila euro stanziati dalla Regione Veneto.

porto dopo la degenza – spiega il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Carlo Bramezza –garantendo maggiore sicurezza e rendendo più semplice la gestione delle cure per le famiglie. Allo stesso tempo, il San Bassiano po-

Per il presidente Stefani l’inaugurazione rappresenta «un avanzamento concreto per la sanità territoriale. Ospedali e Case di Comunità devono lavorare insieme per un sistema integrato che risponda meglio ai bisogni dei cit-

tadini». Il governatore ha annunciato la creazione di una task force regionale per monitorare i cantieri e costruire un programma condiviso per il pieno funzionamento delle strutture, con un ruolo centrale affidato alla telemedicina per rafforzare assistenza territoriale e domiciliare.

«La rete territoriale – ha aggiunto – può contribuire a ridurre le liste d’attesa e a intercettare gli accessi impropri ai Pronto Soccorso». Un ringraziamento è stato rivolto al personale sanitario, sottolineando come la qualità del sistema passi anche dal sostegno ai professionisti.

Dal territorio è arrivata la soddisfazione del sindaco Finco: «La presenza del Presidente della Regione testimonia l’importanza e la centralità del nostro ospedale e

dell’intera Pedemontana vicentina nelle politiche dell’assistenza e della cura delle persone». Il primo cittadino ha evidenziato il lavoro condiviso con gli amministratori locali: «Con i colleghi sindaci dei Distretti 1 e 2 continuiamo a lavorare in modo compatto per portare in Regione le istanze di un territorio particolare, che serve un’area vasta e articolata, dalla pianura con gli ospedali di Bassano e Santorso fino al nosocomio di Asiago».

Un passaggio, quello di Finco, che richiama non solo il valore delle strutture ma anche quello delle persone: «Oltre agli edifici diventa fondamentale il ruolo dei medici e di tutto il personale sanitario, vero motore delle nostre realtà: competenze e capacità che negli anni siamo riusciti a difen-

dere e mantenere sul territorio grazie a un grande lavoro di sinergia e dialogo con la Regione». L’Ospedale di Comunità di Bassano si inserisce nel piano più ampio dell’ULSS 7 Pedemontana per potenziare le strutture dedicate alla “dimissione protetta”. «Entro poche settimane – conclude Bramezza – contiamo di avere cinque Ospedali di Comunità attivi: Marostica, Malo, Asiago, Bassano e presto Santorso, passando da 27 a 71 posti letto disponibili».

Una nuova infrastruttura che punta a rendere più fluido il percorso di cura, alleggerendo la pressione sugli ospedali per acuti e rafforzando la sanità di prossimità su cui si gioca una parte decisiva del futuro del sistema sanitario veneto.

Nuova rotatoria per migliorare traffico e sicurezza in Strada Cartigliana

Un incrocio critico all’innesto di Strada Cartigliana sarà presto trasformato in una rotatoria per migliorare la viabilità e la sicurezza stradale. L’annuncio arriva dall’assessore ai Lavori pubblici Andrea Viero, che sottolinea come l’intervento risponda a esigenze concrete di traffico, in particolare nei periodi di maggiore afflusso scolastico e per le aree produttive limitrofe.

“La configurazione attuale provoca rallentamenti e potenziali rischi per gli automobilisti – spiega Viero -. Con la nuova rotatoria intendiamo razionalizzare le manovre di ingresso sull’arteria, garantendo maggio-

re sicurezza e fluidità del traffico”.

Il sindaco Nicola Finco evidenzia l’importanza dell’opera: “Si tratta di un intervento concreto su uno degli accessi principali alla città, che renderà più scorrevole e sicuro il flusso veicolare, soprattutto nelle ore di punta”.

Il progetto di fattibilità tecnico-economica sarà completato entro l’anno, permettendo di reperire le risorse necessarie e bandire la gara per l’avvio dei lavori. Il costo complessivo dell’infrastruttura è stimato in 220 mila euro, comprensivo di progettazione ed esecuzione. (p.b.)

Inaugurazione dell’Ospedale di Comunità di Bassano

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Casa San Francesco: l’accoglienza che non fa rumore, ma è necessaria

C i sono luoghi che non fanno rumore. Non inaugurano opere monumentali, non tagliano nastri davanti alle telecamere, non producono slogan. Eppure, tengono in piedi pezzi interi di comunità. Casa San Francesco è uno di questi. Dal 2009, nel quartiere Margnan, accanto al convento dei Frati Francescani, ogni sera si apre una porta per chi una porta non ce l’ha più. Diciassette posti letto. Una cena. Un orario preciso. Un’accoglienza sobria, senza retorica. Per chi dorme in strada, è la differenza tra invisibilità e riconoscimento. Ma sarebbe un errore ridurre Casa San Francesco a un semplice dormitorio. Qui non si distribuiscono solo pasti e coperte (un centinaio di ospiti ogni anno): si prova a ri-

costruire legami. A fermarsi. Ad ascoltare. A capire. È un lavoro lento, quotidiano, fatto di relazioni e di tempo. La gestione è stata affidata dal comune di Bassano alla Cooperativa “Avvenire” assieme alla Ceis di Schio. La mensa - con i pasti ricavati da alcune gastronomie e dal cibo inutilizzato della ristorazione scolastica, grazie all’iniziativa “Last Minute Market” - è gestita dall’Associazione “Casa a Colori”. Colpisce la normalità di questo impegno: l’apertura tutti i giorni dell’anno, i volontari della Caritas che si alternano, i momenti di confronto per non farsi schiacciare dalla complessità delle fragilità incontrate. Nessuna improvvisazione, nessuna beneficenza dell’ultimo minuto. Qui l’accoglienza è una

pratica strutturata, non un gesto occasionale. E colpisce anche un altro dato: Casa San Francesco apre le porte alla cittadinanza. Fino a tredici visite al mese per chi vuole capire. È una scelta politica, prima ancora che educativa. Perché la povertà, se resta nascosta, fa meno scandalo. Ma quando la guardi negli occhi, diventa una responsabilità collettiva. In un tempo in cui il disagio viene spesso ridotto a problema di ordine pubblico o a statistica da report, realtà come questa ricordano che la marginalità non è un’eccezione, è una crepa strutturale del nostro modello sociale. Un dato visibile anche qui, dove negli ultimi anni la percentuale di ospiti è diventata metà italiana e metà straniera. Sono persone che a differenza

degli anni passati restano pochi giorni, sono di passaggio. E si scoprono problematiche che riguardano la disoccupazione da un lato e dall’altra la difficoltà, ormai cronica, nel reperire una casa, nonostante un permesso di soggiorno ottenuto. Casa San Francesco non salva il mondo. Non promette miracoli, certo. Fa qualcosa di più difficile: resta. Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade

interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a

prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Focus povertà/2. Una rete di associazioni che affronta la indigenza nascosta

300 famiglie a rischio, solo 50 intercettate

ABassano la povertà cambia pelle. Non è più solo povertà evidente e riconoscibile: è precarietà lavorativa, è monoreddito che non regge l’urto degli affitti, è fragilità familiare che si somma a bollette e spese scolastiche. È una complessità che non si lascia intercettare con interventi episodici.

In questo quadro l’ Emporio Solidale “Ulivo”, inaugurato a dicembre, rappresenta qualcosa di più di uno scaffale pieno. È la risposta organizzata di un territorio che prova a fare sistema. Il protocollo di rete, con il Comune di Bassano del Grappa capofila dell’Ambito territoriale sociale, segna un cambio di passo: dall’assistenzialismo frammentato a un modello coordinato, con criteri condivisi e responsabilità definite.

Attorno al tavolo siedono Associazione Casa a Colori, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione Da Spreco a Risorsa, Associazione Amistad, Centro Aiuto Vita, Croce Rossa Italiana - Comitato di Bassano del Grappa, Caritas, Cooperativa Verlata, Cooperativa Avvenire e OTB Foundation. Una costellazione di volontariato, cooperazione e fondazioni private che sceglie la corresponsabilità.

L’Emporio non si limita a distribuire beni di prima necessità. Definisce criteri di accesso, dialoga con i servizi sociali, prova a intercettare per tempo le situazioni di vulnerabilità. Ac-

canto alla spesa, l’orientamento al lavoro, il sostegno educativo, l’accompagnamento nella gestione delle difficoltà economiche. È qui la differenza: trasformare l’aiuto in un percorso, non in una parentesi.

Accogliente, ordinato, pensato per restituire dignità prima ancora che beni materiali. L’Emporio solidale si presenta così, come uno spazio che prova a rispondere a una povertà sempre meno visibile ma sempre più estesa.

“È un progetto di cui sono molto contenta e orgogliosa. In questi mesi abbiamo intercettato 50 famiglie, ma il fabbisogno potenziale riguarda almeno 300 nuclei”, sottolinea l’assesso-

re Francesca Busa. Numeri che raccontano una domanda ancora in larga parte sommersa.

L’Emporio è aperto il mercoledì e il venerdì dalle 13 alle 18. L’accesso avviene esclusivamente su appuntamento, scelta che punta a garantire riservatezza e tempi adeguati per ciascuna persona. Nei pomeriggi di apertura è attivo anche un Punto di Ascolto: non solo distribuzione di generi alimentari, ma spazio di dialogo e orientamento ai servizi. A rendere possibile il servizio sono 60 volontari formati, impegnati nella distribuzione di prodotti recuperati dalla grande distribuzione: eccedenze di qualità, comprese referenze fresche come latticini, frutta e verdura. “È un’iniziativa che guarda anche alla sostenibilità e alla lotta contro lo spreco alimentare –prosegue l’assessore –. I prodotti sono di qualità e comprendono anche freschi, come latticini, frutta e verdura. La dignità passa anche dal cibo: non deve essere un lusso per pochi, ma un bisogno primario garantito”.

In questa doppia dimensione –sociale e ambientale – si misura la portata dell’Emporio: risposta concreta all’emergenza, ma anche tassello di una strategia più ampia contro la marginalità e lo spreco. Perché se la povertà oggi è più silenziosa e frammentata, la risposta non può che essere altrettanto strutturata, capace di tenere insieme dignità, comunità e futuro.

Un modello che prova a superare l’assistenzialismo frammentato per costruire percorsi strutturati di accompagnamento

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Politica. La consigliera regionale Morena Martini sostiene la candidatura della città

Bassano del Grappa punta al 2029: una mozione per candidarsi a Capitale Italiana della Cultura

B assano del Grappa fa un passo avanti verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029. In Consiglio regionale del Veneto è stata infatti depositata una mozione a sostegno della città, con l’obiettivo di accompagnare e rafforzare il percorso già avviato dall’amministrazione comunale bassanese. A presentarla è stata Morena Martini, consigliera regionale della Lista Stefani Presidente, che nella sua iniziativa riconosce Bassano del Grappa come uno dei poli culturali più importanti del territorio veneto. Una città che, secondo la mozione, si distingue per un patrimonio artistico e storico di primo piano: dal Ponte Vecchio, simbolo cittadino e monumento nazionale legato alla tradizione palladiana, ai Musei Civici, tra i più antichi e rilevanti del Nord Italia. Qui sono custodite opere e collezioni che vanno da Jacopo Bassano ad Antonio Canova, lo scultore trevigiano che si è formato proprio negli atelier del bassanese, fino alla storia della stampa dei Remondini e al Museo della Ceramica. Un sistema culturale che negli anni si è consolidato anche grazie a una rete di collaborazioni tra pubblico e privato, capace di migliorare la qualità delle proposte, aumentare l’attrattività per i visitatori e ottenere riconoscimenti ben oltre i confini regionali. A questo si aggiunge un tessuto culturale vivace, che da oltre 45 anni trova una delle sue espressioni più note in Operaestate Festival Veneto, manifestazione di rilievo nazionale e internazionale che coinvolge l’intero territorio pedemontano. La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 si inserisce in un percorso già premiato dalla Regione del Veneto, che ha assegnato a Bassano del Grappa il titolo di “Città Veneta della Cultura 2025”, confermandone il ruolo strategico nel panorama culturale regionale.

Secondo Martini, il progetto valorizza una città che ha costruito nel tempo una visione culturale solida, basata sulla qualità del patrimonio, sulla capacità di fare rete e su un dialogo costante con il territorio. Un cammino che è stato riconosciuto anche con il titolo di Capitale della Cultura Veneta. Nel documento si sottolinea inoltre il

lavoro portato avanti dal sindaco

Nicola Finco e dall’amministrazione comunale, orientato a considerare la cultura come uno strumento di sviluppo e coesione per tutto il Veneto. La mozione chiede quindi alla Giunta regionale di sostenere formalmente la candidatura e di affiancare il Comune nel percorso, valutando forme di supporto tecnico, progettuale ed economico compatibili con le risorse disponibili. L’atto sarà trasmesso anche ai parlamentari eletti in Veneto, con l’obiettivo di rafforzare il sostegno alla candidatura a livello nazionale

11.600 euro di solidarietà: consegnate le offerte natalizie alle associazioni

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Sono stati consegnati nella sala Chilesotti del Museo civico di Bassano, gli assegni frutto delle iniziative promosse durante le festività natalizie dal Comune, dalla Pro Bassano e da Promo Bassano Più. Un risultato concreto di solidarietà che ha permesso di raccogliere complessivamente 11.600 euro. Le risorse derivano in particolare dalla mostra fotografica “Ritratti Bassanesi”, dalla tradizionale mostra dei presepi e dalla casetta di Babbo Natale, appuntamenti che hanno animato il centro storico richiamando numerosi visitatori. Le somme sono state destinate a tre realtà impegnate nel sociale e nella ricerca: 3.000 euro alla Fondazione Città della Speranza, 1.600 euro all’Associazione Stelle Alpine e Alpini Guida per non vedenti ODV e 7.000 euro all’Istituto Oncologico del Veneto per la ricerca.

«Le festività natalizie hanno portato moltissimi visitatori in città – ha spiegato il sindaco Nicola Finco – e i tanti turisti, assieme ai bassanesi, hanno contribuito a raggiungere l’importante risultato che vediamo oggi. La città funziona non con l’individualismo, ma con la generosità e soprattutto con la messa a disposizione del nostro tempo per gli altri; gli assegni che idealmente consegniamo oggi ne sono la dimostrazione». Alla cerimonia erano presenti gli assessori Francesca Busa, Giada Pontarollo e Mariano Scotton, Mario de Marinis e Renzo Stevan per Promo Bassano Più, il fotografo Giò Tarantini, Anusca Cenere per la Fondazione Città della Speranza e Aldo Primon per Stelle Alpine. Un momento che ha confermato come la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini possa tradursi in un sostegno concreto al territorio. (p.b.)

Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.

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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.

È una fase di profondo rinnovamento

Vene

l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è

nella comunicazione, convinta che parlare di

Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente

Il presidente Diego Ponzin

Emergenza PFAS: la Regione Veneto fa appello per il danno d’immagine subito dalla vicenda

L a Regione del Veneto ha deciso di ricorrere alla Corte d’Assise d’Appello per ottenere il riconoscimento del danno d’immagine legato alla vicenda PFAS, l’inquinamento che ha contaminato le acque di una vasta area del territorio regionale. La decisione è stata assunta dalla Giunta su proposta dell’assessore agli Affari legali, Filippo Giacinti, che ha conferito mandato all’avvocato Alberto Berardi di avviare l’azione in secondo grado.

Il 5 dicembre 2025 la Corte d’Assise di Vicenza aveva concluso il

PFAS in Pedemontana Veneta,

La presenza di PFAS nelle gallerie della Pedemontana Veneta riaccende il confronto politico in Consiglio regionale. I consiglieri del Partito Democratico Chiara Luisetto e Antonio Dalla Pozza chiedono alla Giunta un intervento immediato e un’audizione urgente in Commissione per fare chiarezza sulle misure di sicurezza adottate. Al centro

processo di primo grado nei confronti degli ex amministratori e dirigenti di Miteni Spa e delle società subentrate, riconoscendoli colpevoli di gravi reati ambientali, tra cui l’avvelenamento delle falde e il disastro ambientale, con riferimento in particolare alla provincia di Vicenza e ad aree limitrofe. In sede di sentenza, i giudici avevano disposto pene detentive e il risarcimento dei danni alle parti civili. Alla Regione Veneto erano stati riconosciuti 6.576.357,72 euro a titolo di danno patrimoniale.

Non è stata invece accolta la

richiesta di risarcimento per il danno non patrimoniale, relativo all’immagine e alla reputazione dell’ente. Secondo la Corte, lo stato di emergenza dichiarato dal Governo aveva interessato solo alcune province e non l’intero territorio regionale, escludendo così un pregiudizio esteso all’istituzione nel suo complesso.

Una valutazione che la Regione contesta. “Non condividiamo questa impostazione – ha dichiarato Giacinti –. La vicenda PFAS ha avuto un impatto che ha superato i confini provinciali, producendo

allarme Pd: “Rischio per acque e cave dell’Alto

dell’attenzione vi sono le acque di dilavamento delle gallerie di Malo e Sant’Urbano e i siti di stoccaggio dei materiali di scavo distribuiti in 29 cave dell’Alto Vicentino. Nonostante l’installazione di sistemi di filtraggio a carbone attivo, i dati ARPAV e la relazione ISPRA del luglio 2025 segnalano concentrazioni elevate, con picchi fino a 13.900

effetti negativi sull’immagine e sull’affidabilità dell’istituzione regionale nel suo insieme. Il danno ha riguardato l’intera comunità veneta”.

Con l’appello, la Giunta punta a ottenere il pieno riconoscimento del danno subito, ritenendo che l’inquinamento abbia inciso non solo sull’ambiente e sulla salute pubblica, ma anche sulla fiducia dei cittadini verso l’ente regionale, chiamato a gestire una delle emergenze ambientali più gravi degli ultimi decenni.

Vicentino”

nanogrammi per litro. “La salute dei cittadini e la tutela delle riserve idriche devono avere priorità assoluta rispetto a qualsiasi logica di cantiere”, afferma Luisetto. Dalla Pozza evidenzia in particolare il rischio legato al PFBA e alla possibile estensione della contaminazione verso la falda che alimenta gli acquedotti di Vicenza e Padova, con

ricadute anche su Comuni privi di approvvigionamento autonomo come Dueville. L’assessore Zecchinato ha annunciato la convocazione congiunta della Seconda e della Quinta Commissione per un’audizione dedicata. L’obiettivo, sottolineano i consiglieri Dem, è garantire massima trasparenza e prevenire ogni rischio per il territorio.(p.b.)

Pedemontana Veneta sotto la lente: tra debiti pubblici e profitti privati, la Regione chiamata a chiarire i conti

La gestione finanziaria della Superstrada Pedemontana Veneta torna al centro del dibattito politico. Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, denuncia uno squilibrio tra costi sostenuti dal pubblico e margini riconosciuti ai privati. Secondo i dati illustrati, la

Regione dovrà coprire 54 milioni di euro per compensare i mancati ricavi da pedaggio: 45 milioni a carico del bilancio regionale e 9 milioni attraverso gli utili della concessionaria CAV. Le previsioni iniziali stimavano 27 mila veicoli al giorno, mentre oggi il traffico supera di poco le 17 mila unità. Manildo

evidenzia come, a fronte delle difficoltà per le casse pubbliche, l’Ebitda della società concessionaria superi i 113 milioni di euro, pari a oltre il 75% dei ricavi, con 21 milioni di interessi riconosciuti ai soci finanziatori nel solo 2024. Il canone di disponibilità previsto per il 2025 raggiungerà i 165 milioni di

euro, con effetti destinati a protrarsi fino al 2059. Il gruppo Pd ha annunciato un formale accesso agli atti per fare chiarezza su clausole contrattuali e prospettive di spesa. “Se questa è l’autonomia promessa ai cittadini – afferma Manildo –si traduce in un mutuo trentennale sulle spalle dei veneti”.(p.b.)

ETRA contro lo spreco alimentare: quasi 100 tonnellate di cibo recuperate

U

n anno di risultati concreti nella lotta allo spreco alimentare: 98 tonnellate di prodotti recuperati, 127.586 pasti equivalenti distribuiti, oltre 2,4 milioni di kg di CO risparmiati, quasi 2 milioni di metri cubi di acqua salvaguardati e 300 mila metri quadrati di suolo protetti. Sono i numeri del progetto “Fino all’ultima briciola”, promosso da ETRA S.p.A. Società Benefit con il sostegno del Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti. L’iniziativa, avviata un anno fa, ha creato una rete che coinvolge 34 aziende donatrici, 33 enti no-profit e associazioni di volontariato e 19 comuni soci di ETRA. L’obiettivo è trasformare le eccedenze alimentari in risorse, generando benefici concreti sul piano ambientale, economico e sociale. Il progetto si inserisce nel contesto della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in programma il 5 febbraio, e riflette una crescente consapevolezza: secondo il Rapporto “Il Caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, lo spreco domestico è diminuito del 10% rispetto all’anno precedente, ma il fenomeno resta imponente: nelle famiglie italiane supera i 7 miliardi di euro, mentre lungo l’intera filiera si superano i 13,5 miliardi. «Lo spreco alimentare è un problema etico e culturale» – sottolinea Flavio Frasson, presidente di ETRA – «che riflette modelli di consu-

mo eccessivi e scarsa consapevolezza del valore del cibo. Ridurre gli sprechi significa anche diminuire le emissioni di gas serra e contribuire all’obiettivo regionale dell’84% di raccolta differenziata entro il 2030». Il presidente del Consiglio di Bacino Brenta, Germano Racchella, evidenzia come il progetto non sia solo un’iniziativa simbolica, ma una leva concreta per sostenere le fasce più fragili e promuovere l’economia circolare sul territorio.

Due partner strategici hanno reso possibile l’operatività del progetto: Regusto, piattaforma tecnologica per la digitalizzazione e il

lʼanalisi di Confartigianato Imprese Vicenza

L’area nord-est non vede variazioni significative in termini di occupazione dipendente artigiana e rimane in linea con la media provinciale. Un campanello d’allarme è rappresentato dal calo degli apprendisti che, segnala il presidente Venzo, rimane una figura professionale fondamentale per il passaggio di com-

Rimane stabile l’occupazione dipendente nell’artigianato del bassanese. Nell’ultimo semestre del 2025, l’ufficio studi di Confartigianato Imprese Vicenza ha registrato infatti un -0,1%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nell’area del nord-est vicentino che comprende - tra gli altri comuni - Bassano del Grappa, Marostica e Asiago. Dopo la crescita riscontrata nel post pandemia e il successivo rallentamento nel primo semestre del 2025 (-1,5%), la variazione torna quindi vicino allo zero. Diversa la situazione nelle altre aree della provincia in questo ultimo semestre registrato: -0,9% nell’alto vicentino, +0,4% nell’ovest vicentino, +2,4% in area berica, mentre rimane in pari l’area Vicenza che compren-

tracciamento delle donazioni, e Too Good To Go, applicazione che coinvolge cittadini e esercizi commerciali nel recupero dell’invenduto.

“Fino all’ultima briciola” si fonda su tre pilastri: il recupero e la redistribuzione degli alimenti, la promozione di scelte di consumo più consapevoli e la sensibilizzazione di scuole, mense, istituzioni e aziende socio sanitarie. Un approccio integrato che punta a un cambiamento culturale duraturo, dimostrando che la lotta allo spreco può tradursi in azioni concrete e misurabili.

Paola Bigon

“Il rallentamento rispetto agli scorsi anni è fisiologico, considerando che siamo su livelli di occupazione record” commenta il Presidente del raggruppamento di Bassano di Confartigianato Imprese Vicenza, Sandro Venzo, rispetto all’analisi provinciale, che ha coinvolto 1.666 tra micro e piccole imprese che occupa-

Nuove agevolazioni per anziani non autosufficienti nella gestione dei rifiuti

Il Consiglio di Bacino Brenta per i Rifiuti, competente per 66 Comuni lungo l’asta del Brenta tra Padova e Vicenza, introduce un ampliamento dei servizi destinati agli utenti più fragili. L’ente ha infatti deciso di estendere alle strutture assistenziali le agevolazioni già previste per chi vive nella propria abitazione. Minori sotto i tre anni, anziani non autosufficienti e persone con disabilità possono già usufruire del conferimento settimanale del rifiuto secco senza costi aggiuntivi. Per la restante utenza, invece, resta in vigore un limite alla quantità di secco prodotta, superato il quale è previsto un addebito per contenere i volumi e rispettare gli obiettivi di riduzione dei rifiuti. La nuova misura amplia il perimetro del sostegno: anche gli ospiti di Case di Cura e Case di Riposo potranno beneficiare del servizio potenziato, con una quota di rifiuti non soggetta a maggiorazioni. Le strutture interessate dovranno fare richiesta formale a Etra, attestando la presenza di utenti che rientrano nelle categorie tutelate. «Con questa modifica garantiamo parità di trattamento a tutti gli utenti fragili», spiega il presidente del Consiglio di Bacino Brenta, il sindaco di Cartigliano Germano Racchella. Sottolinea inoltre che l’intervento rappresenta un aiuto concreto anche per gli enti assistenziali senza scopo di lucro, spesso alle prese con costi crescenti e con il rischio di doverli trasferire sulle rette. (p.b.)

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L’indagine a livello provinciale mette in luce dinamiche opposte anche per i settori: crescita importante dell’occupazione nell’ultimo semestre per il sistema alimentazione, che segna un +3,5%; bene anche le aziende di trasporti e autoriparazione (+2,2%) e quelle di edilizia e impianti (+1,6%).

“Più dipendenti nel settore alimentazione sono sintomo di una crescente attenzione del consumatore ai prodotti di qualità che l’artigianato sa offrire, prediligendo la filiera corta” così il presidente Sandro Venzo in riferimento ad un settore, quello dell’alimentazione, che conta una importante percentuale di aziende nell’area nord-est (24,5%) rispetto al totale

Contrazione significativa a livello provinciale per i settori benessere (-4%) e legno e arredo (-2,7%), con quest’ultimo particolarmente presente nell’area nord-est con il 32,4% delle imprese dell’intera provincia. “Seppur con il segno meno, i dati su moda (-1,6%), così come quelli sulla meccanica (-0,8%) sono da considerare positivi, considerando la forte concorrenza rappresentata da alcuni paesi, spesso lontani, che puntano sulla quantità. Le nostre imprese sanno reggere queste pressioni grazie alla qualità del prodotto finale” continua il pre-

Calo significativo per i dipendenti tra i 30 e i 50 anni (-3,6%), seguiti dagli under 30 (-1,7%). Al contrario aumentano i dipendenti con più di 50 anni, nell’arco temporale considerato, del 7%, variazione massima negli ultimi 4 anni registrati. I lavoratori tra i 30 e i 50 anni rimangono la classe d’età più numerosa, rappresentando il 44,1% dell’occupazione dipendente artigiana, seguiti dagli over 50 (33,2%) e infine

operai (+0,6%). Forte contrazione degli apprendisti: l’ufficio studi di Confartigianato Imprese Vicenza rileva un calo dell’8,9% rispetto all’anno prima.

“La figura dell’apprendista rimane fondamentale per le imprese artigiane, sia per formare giovani da far crescere in azienda, sia in un’ottica di trasmissione o creazione di nuove imprese. Attraverso l’apprendistato infatti vengono consegnati saperi e competenze del mondo artigiano difficilmente acquisibili per altra via. Un percorso che – conclude il presidente Sandro Venzo – va quindi valorizzato tanto tra le aziende che tra i giovani”.

Aumentano gli impiegati (+2,7%), mentre rimane pressoché stabile l’occupazione degli

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Q200 Censer: dall’eredità industriale a polo di formazione, ricerca e innovazione

zuccherificio, cuore produttivo e occupaziona le di Rovigo. Una fase che ha segnato profon damente l’identità del luogo e del territorio. La seconda prende forma negli anni Novanta, quando, anche grazie a fondi europei, il com

servizi pensati per la vita studentesca: biblio teca, aule studio, studentato, palestre e centro sportivo. Ogni giorno il polo accoglie circa duemila studenti, un numero che racconta il

Q200

La seconda anima è quella dell’innovazione e della ricerca. Qui operano soggetti pubbli ci e privati legati al mondo dell’industria e dell’innovazione, insieme a laboratori di ricer ca applicata attivi in ambiti strategici come i materiali, lo spazio e il fuoco. Un ecosistema

modulabili, inseriti in un contesto moderno e Qual è la scintilla che ha acceso tutto questo? Perazzolo non ha dubbi: la lungimiranza della Fondazione, capace di intercettare i bisogni del territorio e di costruire sinergie con enti pubblici e privati, creando valore duraturo perfessionalità, l’entusiasmo e la passione di chi ogni giorno lavora per far crescere il progetto. Lo sguardo è ora rivolto al futuro. I progetti in re ulteriormente le tre anime del complesso, con un obiettivo comune: generare valore per cia di un’offerta completa, capace di integrare studio, lavoro, residenza, sport, ristorazione e

A raccontarlo è Daniele Perazzolo, amministra tore unico di Q200 Censer, che ci accompagna dentro un luogo simbolo della città. Il com plesso Q200 Censer è infatti un importante patrimonio immobiliare dei primi del Novecento, situato a ridosso del centro urbano, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Uno spazio che ha attraversato epoche diverse e che oggi si prepara a vivere una nuova stagione.

La storia di Q200 Censer può essere letta attraverso tre grandi fasi. La prima, dagli inizi del ’900 fino agli anni Ottanta, è quella dello

settore della logistica. A questi si affiancano

sedere e di oltre 1.500 metri quadrati di spazi

rie di comunità, competenze e lavoro. Piccole sformarsi in energia duratura per il territorio.

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,

La sfida ingegneristica per salvare un capolavoro di 500 anni che rischiava di sparire per sempre

Il Ponte degli Alpini di Bassano, capolavoro del 1569, è stato salvato dal restauro concluso nel 2021. Sensori nascosti e monitoraggio digitale rilevano in tempo reale vibrazioni e movimenti, unendo tutela storica e tecnologia per garantirgli lunga vita

Lo vediamo lì, solido e imponente, mentre sfida le acque del Brenta come fa dal 1569. Ma sotto le assi di legno e le possenti capriate del Ponte Vecchio, progettato dal genio di Andrea Palladio, batte un cuore tecnologico che nessuno vede. Per la prima volta nella sua storia secolare, il Ponte degli Alpini non è più solo un monumento inerte: è diventato un organismo “vivo” che comunica costantemente con i computer.

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Pochi anni fa, il simbolo di Bassano ha rischiato la fine definitiva. Un lento ma inesorabile cedimento strutturale dei piloni (le “stilate”) stava facendo sprofondare il ponte verso il letto del fiume. La storia sembrava destinata a ripetersi: dopo le distruzioni causate dalle piene, dagli incendi e dalle guerre, questa volta era il tempo a chiedere il conto. Ma dove non è bastato il legno, è arrivata la tecnologia aerospaziale.

na. I dati vengono inviati in tempo reale a una centrale di controllo: in pratica, il ponte “parla” agli ingegneri, avvisandoli se sente una pressione eccessiva o se una trave si sta flettendo oltre il limite consentito.

Il miracolo di questo intervento, che ha attirato l’attenzione delle università di tutto il mondo, sta nell’essere riusciti a inserire uno scheletro tecnologico senza rovinare l’estetica palladiana.

Micropali in acciaio: Sono stati conficcati nel terreno per stabilizzare le basi.

Martinetti idraulici: Durante i lavori sono stati usati per sollevare il ponte di diversi centimetri, una manovra chirurgica su una struttura di legno antica di secoli.

Durante l’ultimo, titanico restauro conclusosi nel 2021, il ponte è stato letteralmente “cablato”. Decine di sensori ad alta precisione, accelerometri e trasduttori di spostamento sono stati nascosti nelle giunture e nelle fondazioni. Questi dispositivi misurano ogni minima vibrazione, ogni millimetrica inclinazione causata dal vento, dal passaggio dei pedoni o dalla spinta del fiume in pie-

Monitoraggio remoto: Grazie al Wi-Fi e alla fibra ottica, i tecnici possono controllare la “salute” del ponte

anche da uno smartphone, intervenendo prima ancora che un danno diventi visibile a occhio nudo. Visitare il Ponte di Bassano oggi non significa solo fare una passeggiata nella storia o bere un “mezzo e mezzo” alla Nardini. Significa camminare su un trionfo della modernità. Se prestate attenzione mentre attraversate le campate, ricordate che sotto i vostri piedi migliaia di dati digitali stanno viaggiando per garantire che questo gigante di legno resti al suo posto per altri cinque secoli. Il Ponte degli Alpini ha smesso di essere un vecchio ricordo del passato: è diventato il monumento più tecnologicamente avanzato del Veneto. Un capolavoro che ha sfidato la storia e che oggi, grazie ai computer, ha finalmente trovato la sua voce.

32.000 euro per supportare eventi e associazioni locali

Il Comune di Bassano del Grappa conferma il suo impegno a sostegno dello sport locale, destinando un fondo di 32.000 euro per il 2024-2025. L’iniziativa, che si traduce in un bando aperto alle associazioni sportive locali, ha come obiettivo il riconoscimento e il rafforzamento delle manifestazioni e degli eventi che animano il territorio.

Questa nuova iniezione di fondi mira a premiare le capacità organizzative delle realtà cittadine che contribuiscono a rendere Bassano un punto di riferimento per il panorama sportivo, dal 1° novembre 2024 al 31 ottobre 2025. Il Sindaco Nicola Finco ha ribadito l’importanza strategica che il movimento sportivo riveste per la città, non solo in termini di valore

sociale, ma anche come motore di sviluppo economico.

«Lo sport è una risorsa fondamentale per la nostra comunità» – ha dichiarato Finco – e le manifestazioni sportive sono occasioni preziose non solo per gli atleti, ma anche per l’intera cittadinanza. Questi eventi contribuiscono a promuovere il nostro territorio, attirando visitatori e supportando la crescita del turismo e dell’economia locale.

Anche l’Assessore allo Sport, Mariano Scotton, ha sottolineato l’importanza educativa e sociale che le manifestazioni sportive hanno per i giovani bassanesi, favorendo momenti di incontro e crescita. «Le giornate di sport» – ha aggiunto Scotton – non sono solo occasioni di competizione,

ma momenti in cui i giovani imparano il valore del rispetto, della disciplina e della collaborazione. Per questo, è nostro dovere investire in queste iniziative e garantire strutture idonee a ospitare eventi di grande rilievo. Il bando è rivolto alle associazioni sportive locali che devono essere regolarmente iscritte al CONI, all’Albo comunale delle associazioni e operare senza scopo di lucro. Le società interessate potranno presentare domanda attraverso il modulo disponibile sul sito ufficiale del Comune, nella sezione dedicata alle novità. L’Amministrazione continua, così, a credere nello sport come strumento di crescita, coesione sociale e promozione del territorio.

Paola Bigon

La Provincia di Vicenza si riorganizza: nuove aree e un focus sull’efficienza dei servizi

Ridisegnata la macchina amministrativa con una nuova articolazione degli uffici e competenze più mirate, puntando su specializzazione, tempi decisionali più rapidi e servizi più coordinati per enti locali e cittadini

L a Provincia di Vicenza avvia una profonda riorganizzazione interna per migliorare l’efficienza e rispondere meglio alle esigenze del territorio. Il presidente Andrea Nardin ha firmato un decreto che sancisce l’approvazione di una nuova struttura organizzativa, suddividendo e specializzando ulteriormente le aree di intervento. La principale novità riguarda la scissione dell’Area Tecnica, che da ora in poi si dividerà in Ambiente e Lavori Pubblici, per meglio rispondere alle sfide specifiche di ciascun settore.

A partire dal 1° marzo 2026, la struttura provinciale si articolerà in cinque aree: Risorse e Servizi Finanziari, Tecnica Ambiente, La-

vori Pubblici, Avvocatura, e Servizi ai Comuni. Un allineamento che va oltre l’aspetto burocratico, mirando a rendere l’ente provinciale un modello di efficienza amministrativa, come sottolineano sia il presidente Nardin che il consigliere delegato al Personale Renzo Marangon.

Un nuovo modello di gestione e sviluppo del territorio Secondo il direttore generale e segretario generale Giuseppe Sparacio, il percorso riorganizzativo è stato frutto di un dialogo costante con le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di migliorare l’operatività dell’ente e di valorizzare le risorse umane.

Le modifiche strutturali mirano a rispondere a temi fondamentali

per il territorio, come la manutenzione delle scuole e la tutela dell’ambiente, con un approccio più rapido e risolutivo.

“Questa riorganizzazione non è solo un atto tecnico, ma una vera e propria scelta politica che mira a rendere la Provincia di Vicenza un punto di riferimento per la pubblica amministrazione a livello nazionale, puntando a migliorare i servizi e a garantire risposte tempestive ai cittadini”, ha dichiarato Nardin.

Con l’entrata in vigore del nuovo assetto, sarà avviato un nuovo processo di selezione per il dirigente dell’Area Lavori Pubblici, in seguito a una procedura di mobilità volontaria. Inoltre, sono già stati attivati bandi per il rinnovo degli incarichi di Elevata Qualificazione (EQ), con particolare focus su Risorse Umane, Direzione Generale e il coordinamento della Stazione Unica Appaltante Qualificata (SUAQ), un servizio che sta acquisendo sempre più

importanza a livello nazionale. Il SUAQ, infatti, è una delle eccellenze del sistema provinciale. La Provincia di Vicenza gestisce gare complesse e garantisce legalità e velocità in tutto il processo di appalto per 104 enti aderenti, molti dei quali sono Comuni veneti e vicentini. Un modello che ha conquistato un riconoscimento nazionale e che si sta prepa-

rando a nuove sfide, come l’introduzione di bandi-tipo aggregati per ottenere economia di scala. Un altro cambiamento significativo riguarda il pensionamento della dottoressa Nives Biason, che per molti anni ha rappresentato la mente e il cuore della Stazione Unica Appaltante. In questi anni, Biason ha guidato con dedizione e competenza una delle esperienze più significative di innovazione nella pubblica amministrazione italiana, facendo della trasparenza e dell’efficienza i suoi principali punti di forza. “Il lavoro della dottoressa Biason ha contribuito in modo determinante a fare della SUAQ un modello di riferimento, e la sua dedizione e passione per la cosa pubblica rimarranno un esempio per tutti noi”, ha affermato il presidente Nardin, riconoscendo il valore della sua lunga carriera al servizio dell’ente.

Paola Bigon
Il presidente Andrea Nardin

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Bassano, regali dal mercato: arrivano Chinellato, Cupani e Djibril

La squadra interrompe la lunga serie positiva ma guarda avanti: il mercato invernale porta rinforzi mirati tra attacco e centrocampo, con l’obiettivo di ritrovare slancio e consolidare una posizione ambiziosa

ABassano si è interrotta la scintillante striscia di partite senza sconfitte: 14 match, da fine settembre a inizio gennaio da imbattuti. Un cammino da fare invidia alle big che si è fermato con la caduta interna contro la Clodiense dell’11 gennaio, arrivata nei minuti finali. La squadra di Zecchin da quel momento ha registrato qualche difficoltà, ma rimane in linea con le aspettative che guardano alla parte sinistra della classifica. Il mese di gennaio ha visto per i giallorossi anche un importante impegno sul mercato. La prima mossa effettuata dalla società si è concretizzata a dicembre con l’arrivo di Matteo Chinellato, classe 1991. Il trevigiano ha vestito in passato, tra le altre, le maglie di Como, Padova, Sudti-

rol, Pistoiese, Cuneo, Alessandria e Trento. Una punta fisica e di struttura dal curriculum degno di nota: “Sono qui per portare la mia esperienza a servizio della squadra. Voglio essere un punto di riferimento per i più giovani dentro e fuori dal campo e segnare gol importanti per raggiungere i nostri obiettivi”.

Sul fronte uscite ai saluti Alessio Menato, Giovanni Bordignon, Riccardo Modesto e Andrea Beccaro. Chi rimane e rinnova volgendo uno sguardo al futuro della società del Grappa è invece Riccardo Gian, tassello sempre più importante per Zecchin. Il centrocampista sarà giallorosso fino al 2027.

Altri due acuti in entrata poi. A fine gennaio è stato ufficializzato l’arrivo di Mattia Cupani,

punta centrale classe 2004 prelevata dal Vigasio. Il padovano rappresentava il tassello mancante per l’attacco del Bassano: un giocatore giovane ma già esperto della categoria. Ha indossato anche la maglia del Bologna, prima di tornare in Veneto con il Campodarsego, dove

Il ds Mandato: “Con l’umiltà ci toglieremo delle soddisfazioni”

Una frenata fisiologica dopo una lunga corsa. Antonio Mandato, direttore sportivo del Bassano, fotografa così il momento della squadra giallorossa, che dopo la straordinaria striscia di 14 risultati utili consecutivi è ora chiamata a ritrovare brillantezza e fame. “Abbiamo attraversato una fase di flessione dopo 14 gare senza perdere – spiega Mandato – ma ora dobbiamo ri-

partire. Dobbiamo tornare a correre come nel girone d’andata: con intensità, voglia e umiltà le gratificazioni arriveranno”.

Il ds entra poi nel merito delle scelte del mercato invernale.

“Abbiamo inserito un giocatore esperto come Chinellato. Poi l’infortunio di Gian, più lungo del previsto, ci ha portato a intervenire con l’arrivo di Akim Djibril, un prospetto che dal

nesto di Akim Djibril. Centrocampista moderno, vent’anni appena compiuti, Djibril arriva in prestito temporaneo dal Cittadella, dove stava già orbitando intorno alla prima squadra. Originario di Nove, per lui si tratta di un ritorno a casa ma con una missione precisa: portare dinamismo e polmoni al centrocampo di Zecchin in vista della volata finale. “Un’occasione colta al volo grazie agli ottimi rapporti con il Cittadella”, ha commentato il DG Bertapelle.

ha toccato il traguardo delle 100 presenze: “Questa è una bellissima piazza. Non ho avuto alcun dubbio sulla mia scelta quando si è presentata la chiamata del direttore Bertapelle. Lo stadio Mercante mi piace tanto, è molto caloroso”.

L’ultimo colpo è stato l’in-

Con questi innesti, il Bassano lancia un messaggio chiaro a tutto il campionato: l’obiettivo sarà quello di provare a lottare per la metà più nobile della graduatoria e confermarsi squadra difficile da battere. Il mercato di riparazione ha portato gamba e freschezza, oltre a, nella speranza della società, nuovi gol per provare a regalarsi più di un sorriso.

punto di vista tecnico ci darà una mano. Anche Mattia Cupani porterà un contributo importante. La rosa è equilibrata in tutti i settori. Aspettiamo il ritorno di Issa, il cui stop si è protratto oltre le previsioni”. Uno sguardo anche al futuro, con il vivaio che scalpita: “Inseriremo nella rosa anche qualche ragazzo del 2008 e del 2009: abbiamo talenti interessanti, con gli Allievi che stan-

no primeggiando nel loro campionato. Quando saremo sicuri della salvezza vorremmo concedere spazio anche a loro”. Parole di stima poi per mister Zecchin: “Sta dando grandi risultati e la società è molto contenta di lui. Non guarda in faccia all’età o ai trascorsi: fa giocare chi merita. Non predilige per forza l’esperienza, ma chi fa meglio sul campo”. (s.p.)

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e meno
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

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Elly Schlein Flavio Tosi

L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M

aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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IL CUORE ANTICO E LO SGUARDO GIOVANE

L’Arte del Restauro secondo Il Marangon

Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.

In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi

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Bramezza: “Lascio un’Azienda unita, solida e tecnologicamente all’avanguardia”

Con la scadenza del mandato, il direttore generale ripercorre risultati e criticità: azienda più unita, investimenti tecnologici, cantieri PNRR conclusi e maggiore attrattività per i professionisti

Con il mandato in scadenza il 28 febbraio, salvo proroghe tecniche, il Direttore Generale dell’Ulss 7 Pedemontana, Dott. Carlo Bramezza, affida a Il Bassano un’ampia riflessione sui cinque anni alla guida dell’Azienda sanitaria. Un bilancio articolato che intreccia organizzazione, tecnologia, edilizia sanitaria e rapporto con il territorio, con uno sguardo già rivolto alle sfide future.

Direttore Bramezza, quali sono stati i cinque traguardi più importanti raggiunti durante il suo incarico?

«Il risultato più importante, perché ha rappresentato la base di tutto il resto, è stato il cambio di mentalità. Quando sono arrivato ho trovato un’Azienda formalmente unica ma non ancora realmente unificata. Oggi lascio una realtà che pensa e opera in modo coeso, con standard omogenei nei due Distretti e una collaborazione concreta tra reparti e ospedali. Questo spirito unitario ha permesso di affrontare insieme anche i momenti più complessi». Un secondo fronte è stato quello dell’innovazione tecnologica. «Abbiamo investito in modo sistematico nel potenziamento delle dotazioni in tutti gli ospedali e nelle principali specialità. Non si tratta solo di acquistare macchinari, ma di rivedere metodiche e percorsi, alzando l’asticella della qualità clinica».

Terzo elemento, il personale: «Nono-

stante le difficoltà nazionali nel reclutamento, il numero di professionisti è cresciuto sia negli ospedali sia nei servizi territoriali. Abbiamo lavorato per rendere l’Azienda più attrattiva». Quarto punto, l’edilizia sanitaria: «I cantieri legati al PNRR sono stati tutti conclusi o sono in fase di conclusione nei tempi previsti, insieme ad altri interventi già pianificati. È un’eredità strutturale che rimarrà nel tempo».

Infine, la sostenibilità economica: «Abbiamo ripristinato l’equilibrio di bilancio pur aumentando i servizi. Un risultato non scontato per un’Azienda da oltre 800 milioni di euro e più di 4.200 dipendenti».

Al termine dell’incarico, che bilancio traccia per il territorio bassanese?

«Il bilancio è sicuramente positivo. Il Bassanese è un territorio esigente e dinamico, con una forte identità. Abbiamo lavorato per restituire al San Bassiano un ruolo di primo piano, investendo su strutture e organizzazione».

All’Ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa sono state attivate «la sala operatoria ibrida, una seconda sala multimediale, le nuove sale parto, i posti letto di assistenza semintensiva nel Dipartimento di Area Critica, il nuovo Centro Trasfusionale e l’Ospedale di Comunità». Interventi che hanno rafforzato la capacità di risposta sia nelle urgenze sia nei percorsi programmati. Qual è il risultato più significativo ot-

tenuto a Bassano sotto il profilo sanitario e organizzativo?

«Aver ulteriormente valorizzato la tradizione del San Bassiano come ospedale tecnologicamente all’avanguardia». In particolare, l’espansione della chirurgia robotica: «Oggi è utilizzata non solo dall’Urologia, ma anche dalla Chirurgia Generale, dalla Ginecologia e dall’ORL. Questo significa ampliare le possibilità terapeutiche e attrarre professionalità di alto livello». Parallelamente, sono state rilanciate specialità fondamentali come Pediatria, Cardiologia e Ostetrica-Ginecologia. «E non dimentichiamo l’eccellenza del Pronto Soccorso, eletto il migliore d’Italia dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: un riconoscimento che certifica qualità clinica e organizzativa». Quanto è cresciuta l’integrazione tra ospedale e territorio nell’area bassanese?

«È stato uno degli ambiti su cui abbiamo investito maggiormente. L’Ospedale di Comunità al San Bassiano, che si affianca a quello di Marostica, rappresenta un tassello fondamentale nella gestione dei pazienti a bassa intensità clinica».

A questo si aggiungono le nuove Case della Comunità. «Quella accanto al San Bassiano sarà la più grande del Veneto: una struttura modello che, anche per la sua collocazione, simboleggia l’integrazione tra ospedale e territorio. Qui medici di medicina generale, specialisti e servizi sociali potranno lavorare in sinergia».

Il tema del personale ha attraversato tutto il suo mandato: quali risultati sono stati raggiunti?

«Abbiamo puntato sul merito e sulla qualità dell’ambiente professionale. Un giovane medico oggi sceglie il San

Bassiano sapendo di poter utilizzare tecnologie avanzate e di lavorare accanto a specialisti di alto livello».

L’arrivo di nuovi primari «giovani ma competenti e innovativi» ha creato un effetto traino, rafforzando reputazione e attrattività.

C’è una scelta complessa che oggi rifarebbe?

«Le decisioni difficili non sono mancate. In particolare è stato necessario superare la diffidenza culturale verso il potenziamento dell’ospedale di Santorso. Non era un’operazione a scapito di Bassano, ma una strategia per rafforzare l’intera Azienda. Oggi i risultati dimostrano la correttezza di quella visione».

Che rapporto ha costruito con l’amministrazione comunale e con il territorio?

«Il dialogo con i Sindaci e la Conferenza dei Sindaci è stato costante e costruttivo. Condividiamo lo stesso obiettivo: la tutela della salute dei cittadini. Molte scelte sui servizi territoriali sono nate

proprio dall’ascolto delle amministrazioni locali».

Guardando al futuro, quale eredità lascia e quali priorità indica?

«Lascio un’Azienda sana, moderna e con una visione chiara. Le sfide riguardano la gestione delle liste d’attesa, il consolidamento delle Case della Comunità come modello riconosciuto dai cittadini, la presa in carico della cronicità in una popolazione sempre più anziana e la gestione del turnover del personale sanitario». E conclude con una considerazione che sintetizza il suo percorso: «Le tecnologie sono fondamentali, ma sono i professionisti a fare davvero la differenza tra una buona sanità e un’eccellenza». Con la scadenza del mandato alle porte, l’intervista esclusiva a Il Bassano restituisce l’immagine di un’Azienda che ha lavorato per rafforzare coesione, qualità e sostenibilità. Un patrimonio organizzativo e strutturale che ora diventa punto di partenza per il prossimo capitolo della sanità bassanese.

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Prevenzione. Arriva una nuova tecnologia per controlli più rapidi, sicuri e precisi contro l’osteoporosi

Una nuova apparecchiatura all’avanguardia per la diagnosi precoce dell’osteoporosi arriva negli ospedali dell’ULSS 7

Con questa donazione della Banca delle Terre Venete, l’ospedale di Bassano del Grappa e quello di Asiago potranno offrire esami più sicuri e precisi, anche a pazienti allettati o difficili da trasferire

Oggi l’U.O.S.D. Reumatologia dell’ULSS 7 Pedemontana ha ricevuto ufficialmente una nuova apparecchiatura per la diagnosi precoce dell’osteoporosi e per la valutazione del rischio di fratture. Il macchinario, frutto di una donazione della Banca delle Terre Venete Credito Cooperativo del valore di oltre 47 mila euro, rappresenta un importante passo avanti per la sanità locale. «Ringrazio la Banca delle Terre Venete per questo gesto che potenzia la nostra capacità di diagnosi e di presa in carico dei pazienti – ha commentato Carlo Bramezza, direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana –. L’osteoporosi è destinata a crescere con l’invecchiamento

della popolazione e questa apparecchiatura ci permetterà di effettuare controlli più accurati, sicuri e rapidi, migliorando la qualità di vita dei pazienti».

Gianfranco Sasso, presidente della Banca delle Terre Venete, ha sottolineato l’importanza di sostenere la comunità: «Donare questa tecnologia significa investire nella salute delle persone e nella prevenzione di una patologia silenziosa ma molto diffusa». Anche Pietro Pignata, vicepresidente vicario della banca, ha evidenziato come l’iniziativa rafforzi la fiducia nel sistema sanitario locale.

La novità tecnologica principale è l’uso della tecnologia R.E.M.S. (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry),

che utilizza ultrasuoni e radiofrequenze al posto delle tradizionali radiazioni. Questo rende l’esame più sicuro e ripetibile nel tempo, consentendo di monitorare con precisione l’evoluzione della patologia e l’efficacia delle terapie. L’apparecchiatura permette anche di valutare con accuratezza la densità e la struttura delle ossa, identificando precocemente il rischio di fratture.

Il dispositivo è portatile e può essere collegato a un computer tramite USB, ren-

dendo possibili esami rapidi direttamente al letto del paziente. «Ora possiamo eseguire controlli anche su chi è allettato o appena operato, ad esempio dopo una frattura del femore, senza dover spostare il paziente – spiega il dott. Renzo Gusi, responsabile della Reumatologia –. Questo accelera le diagnosi e permette interventi mirati».

L’apparecchiatura sarà utilizzata sia all’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa sia all’ospedale di Asiago, sup-

Dal 20 gennaio l’Alto Vicentino ha cambiato il modo di chiedere assistenza sanitaria: attivo il nuovo numero unico 116117

Da martedì 20 gennaio, dalle ore 20.00, è entrato in funzione nell’Alto Vicentino il nuovo numero 116117, dedicato alle richieste di assistenza medica non urgente e all’accesso più semplice ai servizi socio-sanitari. Il servizio è destinato agli oltre 180 mila abitanti del Distretto dell’ULSS 7 Pedemontana e permetterà di contattare la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) e di ricevere supporto per bisogni legati alla non autosufficienza, disabilità, salute mentale, consultori familiari e servizi per i più giovani. Il progetto, già testato con successo nel Distretto bassanese dall’anno scorso, sarà esteso entro giugno a tutto il Veneto. L’obiettivo è rendere più facile e veloce per i cittadini orientarsi tra i servizi sanitari e socio-sanitari senza dover muoversi da casa. La novità principale riguarda il modo in cui vengono gestite le chiamate: l’operatore del 116117 raccoglie la richiesta e mette in contatto il cittadino con il Punto Unico di Accesso (PUA) della propria ULSS, che ricontatta la persona per approfondire le necessità e fissare direttamente un appuntamento risolutivo, con tutti i moduli già pronti.

Nella sperimentazione bassanese, partita il 18 dicembre 2024, sono state gestite oltre 37.500 chiamate, di cui 35 mila per la Continuità Assistenziale e 2.500 per servizi socio-sanitari. Il tempo medio di attesa è stato di 2 minuti, con tutte le chiamate gestite entro 5 minuti. I cittadini si sono detti molto soddisfatti: il 91% consiglierebbe il numero, l’89% ha ricevuto un aiuto concreto e il 95% ha trovato chiare le informazioni fornite.

«Siamo stati i primi in Veneto a sperimentare questo modello e i risultati sono stati eccellenti – commenta Carlo Bramezza, Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana –. Da martedì anche l’Alto Vicentino potrà contare su un servizio che semplifica la vita dei cittadini: non dovranno più cercare da soli i servizi adatti ai loro bisogni, ma sarà l’Azienda a prenderli in carico e a fornire soluzioni rapide, tutto H24».

Il 116117 sarà disponibile anche in più lingue, per aiutare le persone straniere a orientarsi meglio tra i servizi locali. Rimane invariato il ruolo del 118 per le emergenze e del CUP per le prenotazioni di visite ed esami specialistici.

portando gli ambulatori di Reumatologia e Osteoporosi, oltre all’Ambulatorio della Menopausa, dove l’osteoporosi è particolarmente diffusa.

«La REMS è un metodo innovativo e sicuro, utilizzabile su tutti i pazienti, comprese donne in gravidanza o bambini con patologie scheletriche – aggiunge la dott. ssa Mirca Lagni, reumatologa di Asiago –. Affianca la densitometria ossea già disponibile e completa le possibilità di diagnosi dell’ULSS 7 Pedemontana».

Assistenza. Meno burocrazia e tempi più rapidi per cure domiciliari e residenziali

Meno burocrazia per anziani e fragili: accesso più rapido ai servizi socio-assistenziali

n doppio intervento della Regione del Veneto punta a semplificare in modo concreto l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti e per gli anziani fragili. Con due recenti delibere di Giunta, l’ente regionale ha alleggerito gli adempimenti burocratici e reso più rapido l’iter per ottenere assistenza residenziale, semiresidenziale e domiciliare.

Il primo provvedimento, pubblicato il 3 febbraio 2026, elimina l’automatismo che imponeva la nomina dell’amministratore di sostegno per tutte le domande di accesso ai servizi, indipendentemente dall’effettiva necessità. Una misura che recepisce la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto e che punta a superare le criticità emerse dopo l’introduzione del precedente sistema nel febbraio 2025.

La nomina dell’amministratore di sostegno comportava infatti il coinvolgimento del giudice tutelare e tempi di attesa anche di diversi mesi, con un rallentamento significativo nella presa in carico delle persone fragili. Ora la valutazione sarà effettuata caso per caso, evitando passaggi non necessari e riducendo gli oneri per famiglie e operatori.

«Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini», ha dichiarato la presidente dell’Ordine, Stefania Bon, sottolineando come la modifica nasca dalle segnalazioni degli as-

sistenti sociali impegnati quotidianamente sul territorio.

Parallelamente, la Giunta regionale ha aggiornato le modalità di compilazione della “Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento indispensabile per accedere ai servizi socio-assistenziali. La revisione, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma e anch’essa sollecitata dall’Ordine professionale, mira a garantire maggiore continuità e tempestività negli interventi.

La nuova impostazione della Svama punta a rendere più fluida la fase iniziale della proce-

tutelando la persona fin dall’avvio dell’iter e riducendo i tempi di attesa. L’obiettivo è duplice: alleggerire il carico amministrativo per gli operatori e offrire risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie. Nel complesso, le due delibere segnano un passo avanti nel percorso di semplificazione amministrativa avviato dalla Regione, con un’attenzione particolare alla fragilità. Meno passaggi formali, più valutazione personalizzata e una presa in carico più veloce: un intervento tecnico che, nella pratica quotidiana, può tradursi in un sostegno più tempestivo e concreto per migliaia di cittadini veneti.

“A Sua Altezza”: l’arte che parla ai bambini all’ospedale San Bassiano

Una mostra pensata per i più piccoli, ma capace di affascinare anche gli adulti: “A Sua Altezza”, ideata dall’artista Mario Castellese e organizzata dall’Associazione Art Emotions For Soul di Mussolente, fa tappa all’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. Diciotto opere realizzate da artisti italiani sono esposte al piano terra della struttura, tutte posizionate “a misura di bambino” e ispirate ai grandi maestri della storia dell’arte, con tocchi fiabeschi che richiamano Pinocchio e le favole di Andersen. Le tele reinterpretano capolavori di Van Gogh, Dalì, Gauguin, Degas, Goya, Kandinskij, Mondrian e Picasso, inserendo elementi giocosi come il gatto e la volpe o le lettere di Pinocchio, per trasformare l’arte in un’esperienza educativa e ludica. La mostra resterà visitabile per un mese, offrendo ai bambini, alle famiglie e al personale ospedaliero uno spazio di riflessione e serenità lontano dalla routine quotidiana. La presentazione ufficiale si terrà venerdì 13 febbraio alle ore 9.30 nella hall d’ingresso dell’ospedale, alla presenza del Direttore generale dell’AULSS7 Pedemontana Carlo Bramezza, della Direzione Medica e del primario di pediatria Sira Bizzotto e Davide Meneghesso, del sindaco di Mussolente Ellena Bontorin, del curatore Mario Castellese e di alcuni degli artisti partecipanti.

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Innovazione robotica indossabile introdotta per la prima volta in Italia in una struttura sanitaria

Esoscheletri hi-tech per la riabilitazione: sperimentazione al via a Bassano e Asiago

Innovazione e riabilitazione si incontrano negli ospedali di Bassano e Asiago, dove l’ULSS 7 Pedemontana avvia una sperimentazione che segna un primato nazionale. Nei reparti di Recupero e Riabilitazione Funzionale sono entrati in dotazione tre esoscheletri robotici destinati al percorso terapeutico di pazienti ortopedici e neurologici. Si tratta della prima applicazione in una struttura sanitaria italiana di questa specifica tecnologia, sviluppata da un’azienda sudcoreana all’avanguardia nella robotica e nelle soluzioni indossabili per la mobilità.

La sperimentazione avrà una durata di tre mesi e punta a valutare l’efficacia dei dispositivi nel supportare il recupero motorio. Gli esoscheletri sono progettati per accompagnare e sostenere il movimento degli arti inferiori in pazienti che presentano limitazioni a seguito di traumi, interventi protesici o eventi neurologici. Compatti, leggeri e facilmente indossabili, rappresentano uno strumento innovativo anche dal punto di vista organizzativo: semplici da trasportare per gli operatori e confortevoli per chi li utilizza.

«Siamo onorati di essere stati scelti per questa sperimentazione – sottolinea il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Carlo Bramezza –. È un riconoscimento alla reputazione dei nostri reparti di Riabilitazione e testimonia il nostro impegno costante nell’adottare tecnologie e metodiche sempre più avanzate per migliorare gli standard di presa

in carico dei pazienti».

Dal punto di vista clinico, i dispositivi possono operare in tre diverse modalità. La prima è l’assistenza diretta alla camminata, pensata per pazienti troppo deboli per esercitarsi autonomamente. La seconda simula la camminata in acqua, introducendo una resistenza che favorisce il rinforzo dei gruppi muscolari coinvolti. La terza modalità è dedicata al recupero della salita e discesa, comprese le scale: grazie a sensori che analizzano in tempo reale l’andatura, il sistema calibra la spinta in base alle necessità dell’utente, facilitando il gesto anche in presenza di deficit muscolari.

A evidenziare il potenziale di questa innovazione è il dott. Mario Scapin, Direttore del Dipartimento Funzionale Transmurale di Riabilitazione Ospedale Territorio e del reparto di Riabilitazione di Asiago: «Siamo in una fase

sperimentale, quindi è presto per trarre conclusioni definitive. Tuttavia è già evidente che l’esoscheletro potrà contribuire ad abbreviare i tempi di recupero e a far deambulare pazienti che altrimenti non sarebbero ancora nelle condizioni idonee. Il campo di applicazione è ampio: persone con deficit a uno o entrambi gli arti inferiori, anziani con difficoltà nel cammino, pazienti con danni neurologici o traumi ortopedici».

Un aspetto particolarmente rilevante è la possibilità di personalizzare l’intervento riabilitativo. La forza erogata dal dispositivo può essere modulata in base al singolo caso clinico, consentendo un percorso su misura, calibrato sulle reali esigenze del paziente. Un passo avanti che unisce tecnologia e cura, con l’obiettivo di restituire autonomia e qualità della vita.

Sanità veneta e personale: in Commissione il nodo reclutamento e stipendi

La carenza di personale sanitario è stata al centro della Quinta Commissione consiliare permanente, competente in politiche sociosanitarie, presieduta da Manuela Lanzarin (Lega-LV), con la vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e il segretario Silvia Calligaro (FdI), alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa. Durante la seduta sono state analizzate le cause della criticità: invecchiamento della forza lavoro, burn out post-pandemia, dimissioni e mobilità, scarsa attrattività di alcune professioni, frammentazione formativa e contrattuale, oltre alla crescente complessità della domanda di salute. Il Piano regionale varato nel 2024 punta su coordinamento unitario, maggiore capacità di trattenere il personale, riduzione dell’impatto dei pensionamenti e incremento dell’attrattività, soprattutto per alcune specializzazioni mediche. «La grande sfida è reclutare e trattenere il personale», ha dichiarato Lanzarin, sottolineando la necessità di intervenire anche sul piano retributivo: «Medici, infermieri e OSS vanno pagati di più». Accanto agli stipendi, la presidente ha richiamato investimenti su welfare, conciliazione vita-lavoro, supporto psicologico e foresterie per il personale. Particolare attenzione a infermieri e operatori sociosanitari, con proposte come voucher formativi e percorsi di crescita professionale. Luisetto ha parlato di situazione «particolarmente critica», stimando entro il 2030 la possibile perdita di 9 mila infermieri tra pensionamenti e trasferimenti, con rischi per la tenuta del sistema pubblico e per i Pronto Soccorso, già segnati da esternalizzazioni. La Commissione ha inoltre espresso parere favorevole all’accreditamento della Comunità educativa “Temenos” e si è pronunciata su una proposta di legge a sostegno della permanenza lavorativa delle persone con disabilità.

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