Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.
Giancarlo Bizzarri prende il timone
dell’Ulss 2: “Il futuro nella comunità”
Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti
SICUREZZA STRADALE,
ANCORA APERTA:
Gli incidenti, soprattutto sulla Statale 53, confermano l’alto indice di mortalità della città, tra i più elevati per centri simili in provincia
L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile
“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop
Con giunta e Consiglio sciolti, il commissario guiderà il Comune fino a maggio
Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto
Dite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.
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Al via lo “Sportello Famiglia Web”
Uno strumento semplice e immediato per orientarsi tra servizi, opportunità e sostegni dedicati alla famiglia. Nasce con questo obiettivo lo Sportello Famiglia Web, il nuovo portale digitale pensato per i cittadini dei 29 Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale Ven_08, con Castelfranco come ente capofila. Il progetto, finanziato dalla Regione del Veneto e dalla Quota Servizi Fondo Povertà 2020, mette a disposizione in un unico spazio online tutte le informazioni utili per le famiglie del territorio, con particolare attenzione a quelle con figli minori o a chi sta progettando di averne. Il sito (www.sportellofamiglia.atsven8.it) consente infatti di accedere in modo rapido e intuitivo a una rete ampia e articolata di servizi presenti nei diversi comuni. All’interno del portale è possibile trovare indicazioni sugli uffici e sulle iniziative promosse dalle amministrazioni comunali, sugli istituti scolastici, sulle società sportive e sulle associazioni culturali attive nel territorio. Non mancano inoltre informazioni sui servizi dell’Usl e sulle diverse misure di sostegno economico rivolte alle famiglie. La mappatura dei servizi, delle attività e delle opportunità presenti nell’Ambito è stata curata dalla cooperativa La Esse di Treviso, che ha raccolto e inserito i dati nel portale. Lo sviluppo tecnico della piattaforma è stato invece realizzato da Q-Web, che ha anche formato il personale incaricato dai 29 Comuni, permettendo così di aggiornare e ampliare autonomamente i contenuti nel tempo. Grazie a una grafica intuitiva e a una struttura responsive, il sito è consultabile da qualsiasi dispositivo, smartphone compresi. Gli utenti possono inoltre utilizzare strumenti di ricerca per categoria di servizio o per Comune di residenza, rendendo ancora più veloce l’individuazione delle informazioni di cui hanno bisogno.
Leonardo Sernagiotto
Tutti i servizi per
Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto
Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”. continua da pag. 1
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PER INFORMAZIONI: tel. 049 8704884 · info@givemotions.it Elezioni Amministrative 24 - 25 Maggio 2026 ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).
Politica. Cala il sipario sugli undici anni di amministrazione
Stefano Marcon si dimette da sindaco: “L’opposizione ha giocato sporco”
D
opo settimane di tensioni, accuse incrociate e votazioni finite in stallo, sabato 21 febbraio Stefano Marcon ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Castelfranco, mettendo la parola fine a una delle crisi amministrative più complesse degli ultimi anni in città.
Ora si attende l’arrivo del commissario prefettizio, che guiderà la città del Giorgione per i prossimi tre mesi, fino alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Il muro alzato dalle opposizioni non ha infatti consentito al Consiglio comunale di approvare la decadenza di Marcon, che si trovava in una situazione di incompatibilità dopo l’elezione a consigliere regionale. Un doppio incarico non consentito dalla legge e che poneva al sindaco due sole strade: completare l’iter di decadenza – percorso seguito senza particolari ostacoli dagli altri sindaci eletti in Consiglio regionale – oppure rassegnare le dimissioni.
Una scelta, quest’ultima, fino all’ultimo scongiurata da Marcon, che puntava a lasciare la guida del Comune per gli ultimi tre mesi alla sua vice, Marica Galante. Il Consiglio comunale, però, era spaccato esattamente a metà: 12 consiglieri di opposizione e 12 dell’ormai ex maggioranza. Una divisione che ha prodotto uno stallo amministrativo, con le opposizioni ferme nel chiedere le dimissioni del sindaco e l’avvio del commissariamento. Per questo hanno votato per due volte – il 10 e il 18 febbraio – contro la delibera di decadenza, nonostante il se-
gretario generale Chiara Perozzo avesse richiamato l’attenzione sulla possibile illegittimità di un voto contrario. Secondo l’interpretazione illustrata in aula, infatti, la normativa configurerebbe (il condizionale resta d’obbligo) la dichiarazione di decadenza come un atto dovuto e non discrezionale. Mentre a Castelfranco la situazione rimaneva impantanata, da Venezia il Consiglio regionale aveva avviato la procedura di accertamento dell’incompatibilità, invitando Marcon a optare per una delle due cariche. La questione era stata inserita all’ordine del giorno della seduta del 24 febbraio, passaggio che avrebbe dato avvio al percorso di decadenza dalla carica di consigliere regionale. Per Marcon, dunque, i margini si erano ormai assottigliati. Non c’erano più i tempi per eventuali ricorsi contro il voto espresso dal Consiglio comunale: da qui la decisione di dimettersi. Nella conferenza stampa convocata il giorno stesso al K3 di Villorba, Marcon ha chiarito la propria posizione, non risparmiando attacchi all’opposizione e ai fuoriusciti dalla maggioranza: “Ho dato le dimissioni dalla carica di sindaco. E l’ho fatto con grande rammarico. Ho perso una partita, che però loro hanno giocato in modo sporco. Dovevo capirlo fin dall’inizio che mi stavano preparando un trappolone. Hanno votato all’unanimità le prime due delibere per la decadenza, per poi votare contro quando è partito il procedimento in Regione. E non c’erano più i tempi giusti per un ricorso. Un voto in-
coerente”.
Rivendicando il nuovo incarico a Palazzo Ferro-Fini e la volontà di rappresentare tutti i trevigiani e i castellani, Marcon ha concluso: “Avrei voluto portare il comune di Castelfranco ad avere una reggenza in continuità con l’attuale amministrazione. Castelfranco se lo sarebbe meritato. Invece arriverà un commissario”. Con le dimissioni del sindaco e il conseguente scioglimento di giunta e Consiglio si apre ora ufficialmente la campagna elettorale. Immediata la replica delle opposizioni, che precisano:
“Consiglieri di opposizione tengono a ribadire che loro hanno sempre rispettato le regole e che, in una democrazia, quando viene previsto un voto, questo deve essere libero: sempre. La legge è stata sempre rispettata, con il libero voto in tutti i quattro Consigli Comunali ai quali tutti noi Consiglieri abbiamo partecipato votando in scienza e coscienza, maggioranza e opposizione. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, auspichiamo che lo faccia anche il nostro ex Sindaco”.
Leonardo Sernagiotto
La città verso il voto: tra conferme e smentite
Le dimissioni di Stefano Marcon dalla carica di sindaco e il commissariamento del Comune di Castelfranco hanno dato avvio alla campagna elettorale in vista delle elezioni del 24 e 25 maggio. Il quadro è in continuo mutamento, tra indiscrezioni, conferme e smentite.
Nel momento in cui scriviamo, la coalizione di centrodestra si presenta divisa. Lega, Fratelli d’Italia e Udc hanno raggiunto un accordo sulla candidatura a sindaco di Luca Pozzobon, già dirigente del settore lavori pubblici del Comune. Si smarca invece Forza Italia, che ha presentato il suo candidato: Gianfranco Giovine, assessore uscente ed ex vicesindaco.
I forzisti guardano inoltre al campo delle liste civiche. Qui emerge la lista “Castelfranco Avanti” di Daniele Manente, commercialista e già consigliere comunale di mag-
gioranza durante l’ultimo mandato da sindaco di Maria Gomierato. La sua lista sembra attrarre esponenti di “Punto d’incontro”. Sempre nel campo civico, anche Stefano Pasqualotto sta valutando la costituzione di una civica insieme ad altri esponenti della Lega entrati in contrasto con l’amministrazione Marcon, sebbene vi sia chi dal Carroccio auspichi un’al-
Diego Giovine (ex-Fdi) ha invece annunciato una corsa solitaria con la sua “Onestà e Trasparenza”. In campo progressista, la candidata ormai certa è Maria Ghimenton, avvocato penalista e presidente dell’associazione “Cittadini ovunque”, operante nel campo del sociale.
A suo fianco il Partito Democratico e “Castelfranco civica” di Gianni Fiscon. In un comune dove il sindaco è stato eletto nelle ultime due tornate con poche centinaia di voti di scarto (665 nel 2015, 478 nel 2020), ogni preferenza potrebbe essere decisiva.
Il nodo sarà anche l’affluenza, in costante calo, attestandosi al 60,85% al primo turno delle amministrative del 2020. Tuttavia, alle ultime elezioni regionali del novembre 2025, alle urne si è recato solo il 43,83% degli elettori. (l.s.)
leanza.
Città di Castelfranco Veneto
“DesTEENazione” Giovani Protagonisti nel
Futuro
di Castelfranco Veneto
Il Comune di Castelfranco Veneto è capofila dell’Ambito Territoriale Sociale VEN_08 nel progetto nazionale “DesTEENazione – Desideri in azione”, un’iniziativa dedicata alle ragazze e ai ragazzi tra gli 11 e i 21 anni che punta a promuovere spazi di crescita, ascolto e partecipazione attiva per le nuove generazioni. Il progetto mette al centro i giovani e i loro bisogni, offrendo opportunità concrete per esprimere idee, aspirazioni e talenti, e per diventare protagonisti della vita sociale e culturale delle proprie comunità.
L’iniziativa è promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con UNICEF e con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti. Il finanziamento arriva dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito delle politiche dedicate all’inclusione sociale e al contrasto della povertà per il periodo 2021–2027. A livello nazionale il programma prevede la realizzazione di 92 comunità per adolescenti distribuite su tutto il territorio italiano.
L’Ambito Territoriale Sociale VEN_08, guidato dal Comune di Castelfranco Veneto, è tra i pochi territori ad aver ottenuto il finanziamento, classificandosi al secondo posto della graduatoria nazionale subito dopo Venezia. Il progetto coinvolge complessivamente 29 Comuni appartenenti
alle aree di Castelfranco, Asolo, Montebelluna e Valdobbiadene, costruendo una rete territoriale ampia e coordinata che mira a offrire ai giovani nuove opportunità di crescita personale e sociale.
Il percorso si sviluppa attraverso diverse azioni integrate. Tra queste vi sono attività di aggregazione e laboratori progettati insieme ai ragazzi, che includono spazi di studio condiviso, momenti ricreativi e percorsi creativi pensati per valorizzare capacità e interessi. Un ruolo importante è svolto anche dall’educativa di strada, che permette agli operatori di incontrare i giovani nei luoghi che frequentano quotidianamente, creando relazioni di fiducia e intercettando bisogni spesso difficili da esprimere nei contesti più formali.
Il progetto comprende anche i percorsi “Get Up”, iniziative realizzate in collaborazione con scuole e associazioni del territorio, pensate per stimolare la partecipazione attiva dei ragazzi e favorire il loro coinvolgimento in attività utili alla comunità. Allo stesso tempo sono previste azioni dedicate alla prevenzione dell’abbandono scolastico, attraverso percorsi di orientamento personalizzati e attività di accompagnamento verso il mondo del lavoro, con l’obiettivo di aiutare i giovani a costruire scelte più consapevoli per il proprio futuro.
Accanto a queste iniziative, il programma prevede momenti di sostegno rivolti alle famiglie, con incontri dedicati ai genitori e al benessere relazionale all’interno del nucleo familiare. Sono inoltre previsti laboratori e attività di ascolto dedicati allo sviluppo delle competenze emotive, per rafforzare autostima, equilibrio personale e capacità di affrontare le difficoltà. Tra le opportunità offerte rientrano anche percorsi di tirocinio e inclusione, in cui l’esperienza lavorativa diventa uno strumento educativo per favorire autonomia e responsabilità.
Uno degli elementi centrali dell’iniziativa sarà la realizzazione di uno spazio multifunzionale a Castelfranco Veneto. Questo luogo sarà pensato come un ambiente aperto e accogliente, dove i giovani potranno incontrarsi, organizzare eventi e sviluppare attività culturali e sociali, diventando protagonisti della vita della comunità.
Oltre alle singole azioni, “DesTEENazione” punta a costruire una rete educativa territoriale che coinvolga scuole, associazioni, famiglie e amministrazioni locali. L’obiettivo è sviluppare un modello di comunità in cui i giovani non siano semplici destinatari di interventi, ma protagonisti attivi nella costruzione del futuro del territorio.
In un momento in cui molti adolescenti faticano a trovare spazi di espressione e partecipazione, il progetto rappresenta un’opportunità concreta per valorizzare i loro talenti e rafforzare il legame con la comunità. L’intento è contribuire alla crescita di cittadini consapevoli, capaci di partecipare già oggi alla vita sociale e culturale del territorio.
Il tema della viabilità entra con forza nel dibattito della campagna elettorale
V iabilità e sicurezza stradale sono tra i temi più sentiti a Castelfranco e saranno con ogni probabilità anche tra gli argomenti centrali della prossima campagna elettorale. Tra le voci raccolte in città, molti indicano come prioritaria per la futura amministrazione la manutenzione delle strade, mentre altri chiedono una revisione della viabilità del centro. La nuova amministrazione, a prescindere dal colore politico, potrà comunque contare sul Piano urbano del traffico, aggiornato nel 2024 anche con la consulenza esterna degli ingegneri Luca Della Lucia, docente dell’Università di Padova, e Giovanni Rossi. Il documento analizza la situazione esistente e propone alcune soluzioni, anche in materia di sicurezza stradale. Si tratta di un tema particolarmente sentito a Castelfranco, che presenta un rapporto tra incidenti e abitanti supe-
riore alla media provinciale. Per quanto riguarda l’indice di mortalità, la città del Giorgione si colloca inoltre tra le prime posizioni tra i centri di dimensioni simili – come Montebelluna, Cittadella, Bassano del Grappa e Conegliano – anche se circa la metà degli incidenti mortali registrati negli ultimi 13 anni è avvenuta lungo la statale 53. Proprio su questa strada si sono concentrati alcuni degli interventi più importanti delle due amministrazioni guidate da Stefano Marcon, con la costruzione di tre rotatorie (l’ultima, all’incrocio “da Barbesin”, è in fase di completamento) e la conseguente messa in sicurezza di altrettanti incroci. Tutte e tre le opere hanno inoltre previsto la realizzazione di un sottopassaggio ciclopedonale, permettendo l’attraversamento in sicurezza della statale da parte dell’utenza più vulnerabile. Altri interventi sulla Statale sono allo
studio o in attesa di finanziamento, come una rotatoria all’incrocio tra via Pagnana e via Soranzetta, oppure l’attraversamento ciclopedonale della statale 53 all’altezza di via Storta. Quest’ultima strada era stata in passato utilizzata impropriamente come scorciatoia dagli automobilisti per evitare il semaforo “da Barbesin” ed era stata quindi chiusa con blocchi di cemento. L’assenza di traffico ha successivamente suggerito la possibilità di utilizzarla come percorso ciclabile. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha inoltre portato avanti altri interventi per migliorare la sicurezza della viabilità urbana. Solo nel 2025 sono state completate importanti piste ciclabili: quella di via Postumia, che collega in sicurezza l’istituto agrario Sartor e la scuola media Saviane con il centro di San Floriano, e quella di via Castellana, principale asse di
154 patenti ritirate in un anno per uso del cellulare alla guida
Smartphone alla guida, veicoli senza assicurazione, alcol e controlli sui mezzi pesanti: i dati dell’attività 2025 della Polizia Locale fotografano lo stato della sicurezza stradale a Castelfranco. La distrazione al volante resta una delle principali minacce. E lo smartphone è il principale imputato, data l’abitudine, sempre più diffusa, di consultare social network e messaggi mentre si guida. Un gesto che distoglie lo sguardo dalla strada per lunghi secondi, di fatto procedendo alla cieca. Nel solo 2025 gli agenti della Polizia Locale hanno ritirato 154 patenti per l’uso del cellulare alla guida. Non diminuisce neppure il fenomeno dei veicoli che circolano senza assicurazione. Se già
subire un incidente è traumatico, scoprire che la controparte è priva di copertura può trasformare tutto in un vero calvario, con il rischio di non ottenere il risarcimento dei danni.
Nel corso del 2025 sono state 109 le vetture sequestrate perché prive di assicurazione, mentre 341 automobilisti sono stati sanzionati per la mancata revisione periodica. Sul fronte della sicurezza stradale non manca il capitolo dell’alcol alla guida: 25 persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria per guida in stato di ebbrezza. Attenzione anche per il traffico pesante, molto intenso a Castelfranco perché attraversata da importanti arterie viarie. Negli ultimi anni la Poli-
collegamento con Treville. In via dei Carpani, invece, si è intervenuti non solo con il rifacimento dei marciapiedi e la realizzazione di pista ciclabile, ma anche con il restringimento della carreggiata, ridotta a una sola corsia per un tratto di circa 400 metri. Una soluzione che rientra nelle cosiddette
zia Locale è intervenuta più volte per mezzi pesanti guasti o malfunzionanti che hanno provocato rallentamenti e lunghe code lungo la Statale 53. Da qui la decisione di intensificare i controlli: nel 2025 sono stati 400 i camion verificati e uno su due è risultato irregolare, per violazioni legate all’efficienza dei veicoli o al rispetto dei tempi di guida e di riposo. Non sono mancati infine gli episodi di pirateria stradale. Nel corso dell’anno si sono registrati sette incidenti con feriti in cui il responsabile si è dato alla fuga. In tutti i casi, però, le indagini della Polizia Locale hanno portato all’identificazione dei conducenti, poi deferiti all’autorità giudiziaria. (l.s.)
“road diet”, strategie urbanistiche (diffuse soprattutto nel Nord Europa) che prevedono la riduzione del numero o della larghezza delle corsie per ridurre la velocità dei veicoli e migliorare la sicurezza, la mobilità e la qualità della vita urbana.
Leonardo Sernagiotto
Sicurezza stradale/2. La città chiede interventi per l’utenza vulnerabile
Emergono numerose criticità: piste ciclablli scollegate e strade pericolse
Piste ciclabili scollegate tra loro, attraversamenti difficili e strade considerate pericolose da chi si muove a piedi o in bicicletta. Sono diverse le questioni che i cittadini chiedono vengano affrontate sul fronte della sicurezza stradale. Tra le principali, evidenziata anche dalla Fiab di Castelfranco, c’è il raccordo tra le diverse piste ciclabili presenti in città. Una caratteristica segnalata anche dal Piano urbano del traffico, che evidenzia una “discontinuità marcata che pregiudica l’utilizzo della rete ciclabile e perfino la percezione dell’esistenza di un servizio di mobilità alternativo”.
Un esempio è rappresentato dalla rotatoria “da Barbesin”, in fase di realizzazione all’incrocio tra la Statale 53 e via del Commercio. L’opera prevede un sottopassaggio ciclopedonale, ma al momento non risulta collegata ad altri percorsi ciclabili, come sottolinea Francesco Serafino della Fiab. “A nord della rotonda c’è via Montebelluna, stretta e trafficata, priva di marciapiede e di pista ciclabile. In bicicletta sarà quindi rischiosa sia l’immissione in strada in uscita dal sottopasso, sia soprattutto l’accesso al sottopasso provenendo da San Floriano. A sud, inve-
ce, la pista esistente si trova sul lato ovest di via del Commercio, mentre il sottopasso è sul lato est, creando così un ulteriore attraversamento problematico”. Secondo Serafino, nonostante le ingenti risorse pubbliche investite negli ultimi anni nella mobilità sostenibile, molte delle opere realizzate restano scollegate tra loro. “Tra gli interventi più recenti solo la pista ciclabile di via Postumia è collegata a un tracciato preesistente, mentre altre, quella dell’Atlantis, via dei Carpani, via dell’Ospedale e il sottopasso della rotonda di Bella Venezia, risultano isolate”. Da qui la richiesta di realizzare anche a Castelfranco un BiciPlan, considerato il primo passo per costruire una rete ciclabile comunale sicura e funzionale, capace di rispecchiare il modello della “bicipolitana”: una rete di itinerari riconoscibili e continui, accompagnati da una segnaletica dedicata. “Nel convegno tenuto a maggio 2025 – ricorda Serafino – l’urbanista Matteo Dondè ha sottolineato la valenza sociale e culturale della progettazione della strada come spazio pubblico. Se coinvolta attivamente, la cittadinanza si dimostra favorevole anche a interventi come le zone 30 e le pedonalizzazioni, superando le
iniziali resistenze”. Interventi sulla sicurezza stradale sono richiesti anche dagli abitanti di viale Italia. Dopo la contestata apertura a doppio senso di marcia dell’innesto tra via Regno Unito e via Sicilia, i residenti segnalano un aumento del traffico e il passaggio di auto a velocità sostenuta. “Non è stata realizzata alcuna opera di mitigazione lungo l’asse viale Italia-via Sicilia, né un attraversamento pedonale in via Sicilia, strada che inoltre continua a essere priva di un’illuminazione adeguata, con potenziali rischi per pedoni e ciclisti” commentano dal quartiere.
Leonardo Sernagiotto
Ecco i numeri della Polizia Locale di Treviso nel 2025
Nel 2025 la Polizia Locale di Treviso ha gestito oltre 32mila interventi e più di 38mila telefonate, confermando una presenza costante sul territorio a servizio della sicurezza e della vivibilità della città. Il bilancio dell’attività del Comando ha evidenziato numeri significativi e un impegno che spazia su diversi ambiti operativi. Tra le principali attività svolte nel corso dell’anno spiccano i controlli sulla sicurezza stradale, con servizi preventivi e migliaia di verifiche mirate alla prevenzione della guida in stato di ebbrezza. Importante anche il lavoro sul fronte della verifica documentale: il laboratorio di antisofisticazione ha effettuato oltre 1.520 controlli sulle patenti di guida. Rilevante l’azione di polizia giudiziaria, con
159 persone indagate e 37 sequestri penali effettuati. Parallelamente, sono proseguiti i servizi dedicati alla sicurezza urbana e al contrasto al degrado, con interventi mirati in diversi quartieri della città.
Particolarmente intensa anche l’attività della polizia ambientale, che nel 2025 ha effettuato oltre 5.600 controlli. A questa si affianca il lavoro a tutela degli
animali, svolto anche in collaborazione con l’Ulss, a conferma dell’attenzione verso la salvaguardia dell’ambiente e del benessere animale.
Grande attenzione è stata riservata anche alla formazione del personale: oltre 3.300 ore di aggiornamento hanno permesso agli agenti di affrontare con professionalità e competenza le nuove sfide operative. (r.t.)
La Fiab propone la realizzazione di un BiciPlan per creare una rete ciclabile continua, ispirata al modello della “bicipolitana”
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Castelfranco
Il centro Domenico Sartor rinnova
gli spazi verdi con teatro all’aperto
N uovi spazi verdi, percorsi accessibili e un ampliamento del giardino sensoriale: il centro servizi alla persona “Domenico Sartor” avvia un intervento di riqualificazione delle aree esterne, per creare nuovi luoghi di socialità immersi nel verde. Il progetto interessa il parco della struttura e il collegamento con il vicino Parco Bolasco, trasformando le aree esterne in spazi pensati per il benessere e la vita quotidiana degli ospiti e integrando la qualità degli ambienti esterni nel percorso di cura. “Investire negli spazi verdi significa investire nella qualità della vita delle persone. Gli ambienti esterni non sono semplici aree di passaggio, ma luoghi di relazione e serenità” spiega il presidente del cda Maurizio Trento. “Abbiamo realizzato percorsi accessibili, eliminando le barriere architettoniche, per consentire a tutti gli ospiti di muoversi in autonomia e sicurezza”. Il nuovo assetto rafforzerà inoltre il collegamento con l’area di Villa Bolasco, ampliando le possibilità di passeggiata e di fruizione del verde. Nelle scorse settimane l’intervento ha suscitato qualche preoccupazione tra i cittadini dopo l’abbattimento di alberi e arbusti nell’area vicina alla Barchessa degli Strepiti. I tecnici hanno chiarito che si trattava in gran parte di esemplari cresciuti spontaneamente, alcuni malati o instabili e quindi potenzialmente pericolosi per pedoni e veicoli. Il progetto di riassetto del verde, curato dall’architetto Federico Bianchi, prevede la rimozione di cespugli, edere infestanti e arbusti deteriorati per fare spazio a un nuovo impianto vegetazionale più armonico e funzionale. Le nuove essenze saranno selezionate per garantire varietà stagionale e continuità con il giardino terapeutico già presente. Tra le novità è prevista anche la realizzazione di un piccolo teatro all’aperto, ricavato dalla collinetta naturale del parco e pensato per ospitare eventi, attività musicali e momenti culturali. La riqualificazione sarà accompagnata dall’ampliamento del giardino sensoriale attraverso il progetto “Agri-Cultura”, dedicato alla riscoperta della tradizione contadina. Saranno piantati alberi da frutto, piante aromatiche e arbusti commestibili con una funzione decorativa, didattica e terapeutica.
“Gli spazi esterni diventeranno luoghi in cui ospiti e familiari potranno condividere momenti significativi. I percorsi sensoriali sono pensati per stimolare memoria, percezioni e capacità residue degli ospiti” spiega la direttrice Elisabetta Barbato. Accanto alle piante saranno installate targhette informative e il percorso includerà anche attrezzi ginnici pensati per attività riabilitative e motorie. I lavori di piantumazione termineranno entro aprile 2026, mentre il collegamento pedonale accessibile con Villa Bolasco sarà completato entro la fine dell’estate.
Leonardo Sernagiotto
Lo IOV premiato con la “Stella della Donazione”
L’Istituto Oncologico Veneto (IOV) ha ricevuto la prestigiosa “Stella della Donazione”, riconoscimento promosso dalla Fondazione Trapianti Onlus per premiare le strutture sanitarie che si distinguono nell’attività di donazione e trapianto di organi. La cerimonia di consegna si è svolta lunedì a Trento, durante la riunione tecnico-scientifica del Nord Italia Transplant program (NITp). “Questo premio rappresenta un grande orgoglio per il nostro Istituto e per tutti i professionisti che quotidianamente operano con competenza e sensibilità – ha sottolineato la dott.ssa Patrizia Simionato, Direttore Generale dello IOV –. La donazione è un gesto di generosità straordinaria, capace di trasformare la perdita di un proprio caro in un’opportunità di vita per altre persone”.
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Dal 2019, oltre alle attività di prevenzione, diagnosi e cura dei tumori e alla ricerca scientifica, lo IOV è entrato a pieno titolo nella rete regionale della donazione e dei trapianti. Il Coordinamento Ospedaliero Trapianti (COT) gestisce le donazioni di organi da pazienti deceduti in Terapia Intensiva, coordina la donazione di cornee e multitessuto e ha attivato la donazione di tessuto vascolare da vivente per pazienti sottoposti a stripping delle vene safene. Inoltre, nella sede di Castelfranco Veneto, è stata attivata la procedura di donazione dopo arresto cardiocircolatorio secondo la tipologia cDCD III. Nel biennio 2023-2024, periodo preso in esame per l’assegnazione della “Stella”, lo IOV ha registrato 11 donazioni di organi, 247 donazioni di cornee e bulbi e 11 donazioni multitessuto, numeri che riflettono l’impegno costante del personale sanitario. Il progetto “STELLA” della Fondazione Trapianti ha l’obiettivo di valorizzare le strutture sanitarie più attive nella donazione e nel trapianto, promuovendo al contempo la cultura del dono tra la popolazione. Il riconoscimento premia l’efficienza organizzativa e clinica delle strutture e incentiva il miglioramento continuo dei processi dedicati alla donazione. “La “Stella della Donazione” riconosce la qualità e la sicurezza del nostro percorso di donazione – aggiunge la dott.ssa Claudia Pietropaoli, Responsabile del Coordinamento locale ospedaliero per il Procurement –. È un incentivo a proseguire nel rafforzamento della cultura del dono e nella collaborazione con la rete regionale dei trapianti, affinché sempre più pazienti possano beneficiare di questa opportunità di cura”. (r.c)
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Agrivoltaico di via Cervan, cittadini chiedono confronto diretto
A grivoltaico di via Cervan: i cittadini chiedono di poter interloquire direttamente con il comitato tecnico scientifico nominato dal Comune. Dopo i primi incontri già avvenuti tra amministrazione comunale ed esperti, la comunità di Sant’Andrea oltre il Muson vorrebbe potersi confrontare con loro per esporre dubbi e preoccupazioni sul previsto parco agrivoltaico di 20 ettari. Il tema è tornato al centro del dibattito il 24 febbraio durante un’assemblea pubblica molto partecipata che si è tenuta in Casa Barbarella. All’incontro, promosso dal consigliere comunale Diego Murarotto (Lega), erano stati invitati anche i rappresentanti della Limes Renewable Energy, società milanese che ha presentato il progetto. Nel corso della serata gli ingegneri Andrea Tarantino e Riccardo Bassi hanno illustrato i dettagli dell’impianto e le ricadute
previste. Secondo quanto spiegato, il parco agrivoltaico dovrebbe produrre quasi 14 gigawattora di energia all’anno, una quantità equivalente al fabbisogno di circa 4.500 famiglie, evitando l’emissione di oltre 4.400 tonnellate di anidride carbonica. I tecnici hanno inoltre sottolineato come il progetto sia stato concepito per consentire la prosecuzione dell’attività agricola: più del 75% della superficie resterebbe coltivabile, con produzioni a rotazione di frumento, soia o colza. La società ha inoltre spiegato di aver recepito le indicazioni del Consorzio Acque Risorgive, prevedendo la realizzazione di bacini per la raccolta dell’acqua e il ripristino di un canale oggi ostruito. Sul piano economico, il progetto comporterebbe un contributo per il Comune pari a 142.500 euro, come previsto dalla normativa. Le spiegazioni non hanno però dis-
sipato le perplessità di molti residenti, che continuano a manifestare contrarietà all’impianto. Tra le principali criticità segnalate figurano l’impatto sul paesaggio e la presenza di recinzioni che potrebbero limitare l’accesso al Sentiero Natura 2000, un percorso molto frequentato dagli abitanti della zona e considerato di grande valore ambientale e sociale. Altri dubbi riguardano il consumo di suolo legato alla realizzazione di strade di servizio, cabine elettriche e pali di sostegno. Inoltre l’energia prodotta verrebbe convogliata verso una cabina di trasformazione situata in provincia di Padova, mentre il ritorno economico per il territorio è ritenuto limitato. Dal canto loro, i tecnici della società hanno ribadito che l’agrivoltaico non comporta un consumo permanente di suolo, perché l’attività agricola prosegue e l’impianto è completamente re-
Microtunnel sotto i binari per la nuova fognatura
Proseguono a Castelfranco i lavori sulla rete fognaria e dell’acquedotto tra via Castellana e via Piave. Un intervento che va a concludere un’importante progettualità che ha interessato tutto l’asse stradale tra 2023 e 2024, con la posa della nuova condotta fognaria. Intervento che all’epoca aveva causato modifiche alla viabilità impattanti per la vita dei cittadini e degli esercenti di Treville e Sant’Andrea oltre il Muson. La fase attuale, che durerà indicativamente fino all’8 maggio, riguarda uno dei passaggi più delicati dell’opera: l’attraversamento sotto la linea ferroviaria Treviso-Vicenza, in corrispondenza del secondo passaggio a livello in direzione Treville, che permetterà il collegamento con la condotta di via Piave. Per
realizzare il collegamento delle condutture senza interrompere la circolazione dei treni, le imprese utilizzano una tecnica particolare chiamata microtunneling. In pratica, invece di scavare una trincea aperta attraverso la ferrovia, viene realizzato un piccolo tunnel sotterraneo nel quale le tubazioni vengono inserite progressivamente “a spinta”. Si tratta di una tecnologia sempre più utilizzata nei lavori infrastrutturali perché consente di operare sotto strade, ferrovie o corsi d’acqua limitando al minimo gli scavi in superficie e riducendo i disagi. Il cantiere sta comunque comportando alcune modifiche alla circolazione nella zona, con l’istituzione di un senso unico alternato regolato da semafori mobili o da personale di cantiere. La fase più im-
versibile. Previsti inoltre interventi di mitigazione paesaggistica con siepi larghe fino a cinque metri, pensate per ridurre l’impatto visivo. Per la manutenzione dei pannelli, è stato aggiunto, verrà utilizzata esclusivamente acqua. Nonostante queste rassicurazioni, i cittadini presenti hanno confermato la propria opposizione al progetto,
annunciando l’intenzione di continuare a mobilitarsi e chiedendo un confronto diretto con il comitato tecnico scientifico istituito dal Comune. L’organismo è composto dal giurista Alessandro Calegari, dal professor Giovanni Campeol, esperto di pianificazione energetica e ambientale, e dall’agronomo Giuliano Bertoni. Leonardo Sernagiotto
pegnativa dei lavori sarà quella tra il 13 e il 17 aprile, durante la quale verrà effettuato l’intervento direttamente in prossimità dei binari, necessario per completare il passaggio delle condutture e ripristinare la pavimentazione stradale in corrispondenza del passaggio a livello. In quel periodo la strada sarà chiusa e il traffico verrà temporaneamente deviato lungo percorsi alternativi e indicazioni specifiche per il traffico pesante. Il cantiere, concordato con Rete Ferroviaria Italiana, permetterà inoltre di intervenire sullo stesso passaggio a livello con alcune migliorie per la sicurezza. Saranno installati nuovi sensori di rilevamento dei convogli che consentiranno anche di ridurre i tempi di attesa prima della riapertura delle sbarre. (l.s.)
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L’intervento. 19mila metri quadrati e collegare il Sentiero degli Ezzelini
Parco urbano all’ex Foro Boario: due milioni di euro per rinaturalizzare
U n intervento di recupero ambientale e di ricucitura urbana, che guarda insieme al verde e alla mobilità dolce. La Giunta comunale ha approvato la candidatura a un bando regionale dedicato alla rinaturalizzazione dei suoli degradati, proponendo un progetto da 2 milioni di euro per l’area a nord della ferrovia, nell’ambito dell’ex Foro Boario. La zona interessata si colloca tra lo stadio Ostani, i magazzini comunali e il torrente Muson. Gli edifici, in origine pensati per ospitare le stalle del mercato bestiame e mai entrate in funzione si trovano oggi in condizioni di degrado, mentre le superfici circostanti risultano in parte impermeabilizzate e occupate da vegetazione spontanea. L’idea è quella di restituire qualità ambientale a uno spazio oggi marginale, trasformandolo in un’area verde fruibile e integrata nel sistema urbano. Il progetto prevede la rimozione delle pavimentazioni artificiali e il ripristino del suolo naturale, con interventi di rimbo-
schimento e rinverdimento. La copertura arborea raggiungerà oltre il 50% della superficie complessiva oggetto dell’intervento, che si estende per circa 19 mila metri quadrati. L’obiettivo è riattivare le funzioni ecologiche del terreno, migliorando la permeabilità, favorendo l’assorbimento di anidride carbonica e incrementando la biodiversità. Accanto alla componente ambientale, l’intervento punta a rafforzare i collegamenti ciclopedonali. È prevista la realizzazione di un nuovo tracciato che unirà l’amato e frequentato Sentiero degli Ezzelini con l’area ex Fracarro, destinata a un più ampio progetto di rigenerazione urbana. Il percorso partirà da via Rizzetti, di fronte ai cancelli della Fracarro, e seguirà un tratto del canale Brentella per poi deviare a ovest prima della linea ferroviaria. La pista sarà realizzata con materiali ecologici e lungo il tracciato troveranno spazio due aree di sosta attrezzate a verde. Il piano comprende inoltre la rimozione della passerella metallica
collocata in prossimità del ponte ferroviario sul Muson, ritenuta critica in caso di piena, e la costruzione di un sottopassaggio ciclopedonale sotto la linea ferroviaria, così da garantire continuità e maggiore sicurezza all’attraversamento. La proposta è stata presentata nell’ambito del bando regionale che mette a disposizione complessivamente 11,5 milioni di euro per il contrasto al consumo di suolo e la rinaturalizzazione delle aree abbandonate. Il Comune ha richiesto il contributo massimo finanziabile, pari a 2 milioni di euro. Commenta l’assessore ai lavori pubblici Mary Pavin: “Abbiamo pensato di cogliere l’opportunità del bando regionale per riqualificare una parte di città, oggi degradata e vicinissima al centro storico, per farla diventare un parco urbano. Con l’occasione, si intende anche risolvere in via definitiva l’attraversamento della linea ferroviaria del Sentiero degli Ezzelini, togliendo la passerella sul Muson”.
Leonardo Sernagiotto
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Applausi lungo le mura per la torcia paralimpica
Castelfranco Veneto ha accolto con grande partecipazione il passaggio della torcia paralimpica, trasformando l’evento in un momento di forte coinvolgimento per tutta la comunità. Lungo il percorso attorno alle mura cittadine, studenti delle scuole, gruppi sportivi, associazioni e numerosi cittadini hanno accompagnato con applausi e entusiasmo il cammino dei
tedofori. La città si è stretta simbolicamente attorno alla fiamma paralimpica, rendendo il suo passaggio una vera festa condivisa. La torcia paralimpica rappresenta molto più di un semplice simbolo sportivo: richiama valori universali come inclusione, rispetto, solidarietà e impegno, insieme alla passione per lo sport e alla capacità di superare i propri limiti. Valori che a Castelfranco hanno trovato un’espressione concreta nella partecipazione e nel calore dimostrato dalla cittadinanza. L’evento ha offerto l’occasione per ribadire il ruolo dello sport come strumento di crescita, integrazione e condivisione. Il passaggio della torcia ha così restituito l’immagine di una comunità unita, accogliente e orgogliosa, capace di riconoscersi nei principi più autentici dello spirito paralimpico. (r.c.)
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L’intervento. 19mila metri quadrati e collegare il Sentiero degli Ezzelini Parco urbano all’ex Foro
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Edilizia. Dalla Regione 361mila euro per manutenzione ed efficientamento energetico
Dieci alloggi popolari tornano disponibili al termine dei lavori in corso
Dieci alloggi popolari torneranno disponibili nei prossimi mesi grazie a un nuovo intervento di manutenzione straordinaria promosso dal Comune di Castelfranco Veneto. L’amministrazione ha ottenuto dalla Regione del Veneto un contributo a fondo perduto di circa 361 mila euro nell’ambito del bando dedicato alla riqualificazione e all’efficientamento energetico degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, finanziato con le risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. Le risorse permetteranno di intervenire su dieci appartamenti attualmente sfitti, che dopo i lavori potranno essere assegnati alle famiglie inserite nelle graduatorie comunali. L’obiettivo è recuperare immobili oggi inutilizzati e rimetterli rapidamente nel circuito dell’edilizia popolare per rispondere alla crescente domanda abitativa. La parte più consistente del finanziamento, pari a 288.500 euro, sarà destinata alla manutenzione di sei alloggi: tre situati in via Catalani e tre in via Marsala. I restanti 72.500 euro serviranno invece per sistemare altri quattro appartamenti distribuiti in diverse zone della città: due in via Noè
Bordignon, uno in via Tintoretto e un altro ancora in via Catalani. Gli interventi previsti riguarderanno opere di sistemazione edilizia e adeguamento degli impianti, oltre a lavori finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica. In particolare saranno rifatti bagni e angoli cottura, eseguite tinteggiature e piccoli interventi sugli impianti, soprattutto elettrici, con l’obiettivo di rendere gli alloggi più sicuri, funzionali e confortevoli per i futuri assegnatari. Per gestire le fasi operative il Comune ha individuato l’Azienda per l’Edilizia Economica e Popolare (Aeep), società partecipata che già si occupa della gestione dell’edilizia pubblica nel territorio. L’obiettivo è avviare i cantieri nel più breve tempo possibile. Secondo le stime tecniche, i lavori non dovrebbero richiedere tempi lunghi e potrebbero conclu-
dersi nell’arco di uno o due mesi, consentendo così di rimettere gli alloggi a disposizione entro la fine dell’estate. Il recupero dei dieci appartamenti rappresenta un passo importante per affrontare il fabbisogno abitativo emerso negli ultimi anni. Nell’ultimo bando comunale per l’assegnazione degli alloggi popolari, infatti, a fronte di oltre duecento domande presentate solo una piccola parte ha potuto trovare risposta. La rimessa in funzione di nuove abitazioni permetterà quindi di scorrere la graduatoria e ampliare le possibilità di accesso per le famiglie in attesa. L’operazione si inserisce inoltre in un percorso più ampio di riqualificazione del patrimonio di edilizia pubblica attuato da Aeep negli ultimi anni, con interventi su numerosi alloggi grazie a fondi nazionali ed europei.
Leonardo Sernagiotto
Edilizia veneta, firmato il nuovo contratto 2026-2028
Più salario, tutele rafforzate e una spinta decisa verso l’innovazione. È stato siglato nei giorni scorsi il nuovo Contratto regionale per le imprese artigiane e le PMI del settore edile del Veneto. L’intesa, valida per il triennio 2026-2028, è stata sottoscritta da Confartigianato Imprese Veneto insieme alle sigle sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, segnando un passo avanti cruciale per uno dei motori trainanti dell’economia regionale.
Nella sola provincia di Treviso, il provvedimento riguarda una realtà produttiva imponente: circa 1.400 imprese e 6.000 lavoratori, con una struttura aziendale media di 4,2 dipendenti. Si tratta di un comparto multiculturale (il 55% degli occupati è straniero) e con una forte componente di operai (70%) e apprendisti (18%), che ora vedrà un significativo miglioramento delle condizioni contrattuali.
Più soldi in busta paga e sostegno
alle famiglie
L’accordo punta dritto al potere d’acquisto. Per i lavoratori è previsto un premio di risultato annuo di circa 700 euro(detassato al 5%), che si somma all’aumento di 600 euro già stabilito dal contratto nazionale. Ma è sul fronte del welfare che l’intesa si fa generosa: arriva un sussidio di 250 euro per il caro bollette, contributi una tantum tra i 2.000 e i 3.500 euro per l’acquisto o l’affitto della prima casa, e un sostegno di 500 euro per centri estivi e vacanze studio dei figli. Anche le trasferte saranno più pesanti, con indennità giornaliere che possono toccare i 28 euro. Sicurezza e attrattività: le sfide del futuro
«Vogliamo dare un segnale forte di attenzione a un settore strategico», commenta Alessandro Basso, presidente del gruppo Costruzioni di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «La sfida oggi è attrarre manodopera qualificata. Questo
contratto investe sulla sicurezza e sulle competenze, rendendo il cantiere un luogo più moderno e sicuro».
Per le imprese, infatti, sono previsti rimborsi fino a 1.700 euro per l’acquisto di attrezzature di sicurezza innovative e contributi per certificazioni di qualità (SOA o ISO). Un’attenzione particolare è rivolta all’integrazione: per i lavoratori stranieri sono previsti mediatori linguistici durante i corsi di formazione gratuiti, garantendo che le norme di sicurezza siano comprese da tutti. Infine, l’accordo scommette sui giovani attraverso l’apprendistato duale, permettendo agli studenti delle superiori di alternare scuola e cantiere. Grazie al supporto di Edilcassa e Formedil Veneto, il settore edile trevigiano si prepara così ad affrontare il prossimo triennio con strumenti nuovi, puntando su un equilibrio tra produttività e benessere dei lavoratori.
Gli interventi riguarderanno soprattutto sei alloggi tra via Catalani e via Marsala e altri quattro in diverse zone della città
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Edizione da record per il premio “Il Rotary racconta”
R ecord di partecipazione per la quarta edizione del premio letterario Il Rotary racconta – Memorial Franco Rebellato, che quest’anno ha portato a Castelfranco Veneto ben 663 racconti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. Numeri mai raggiunti prima per l’iniziativa promossa dal Rotary Club Castelfranco Asolo con la collaborazione del Comune, della biblioteca cittadina, dell’Associazione Trevisani nel Mondo e del Comune di San Zenone degli Ezzelini. La cerimonia di premiazione si è svolta a febbraio al Teatro Accademico, davanti a un pubblico numeroso, a conferma dell’interesse crescente per il concorso. Il tema scelto per questa edizione era “Incontri”, uno spunto che ha ispirato centinaia di autori di ogni età: dagli undici agli ottantasette anni. I racconti arrivano da quasi tutte le regioni italiane (mancavano solo Valle d’Aosta e Basilicata), ma anche dall’estero, con partecipazioni da Spagna, Svizzera, Albania, Bosnia e perfino dalla Colombia. A conquistare il primo posto nella categoria adulti è stato Fabrizio Sani, autore di Bologna, con il racconto “Qualcosa”. Nella sezione Under 21 la vittoria è andata invece a Michela Bonan di Feltre con “La via delle formiche”. I due testi sono stati scelti dalle giurie dopo una lunga fase di selezione che ha coinvolto centinaia di elaborati. Completano il podio della categoria adulti Antonio Disi di Parma, secondo con “La prima scintilla”, e Chiara Miscali di Ardauli, terza con “Il dio degli incontri mancati”. Tra gli Under 21, secondo posto per Martina Faccio di Bassano del Grappa con “Composizione” e terzo per Zaira Piccolo di Resana con “Transizione”. Il concorso mette in palio anche premi in denaro: mille euro al vincitore della sezione adulti, 500 al secondo classificato e 300 al terzo, messi a disposizione dal Rotary Club organizzatore. Per la categoria giovani il primo premio, di 500 euro, è offerto dall’Associazione Trevisani nel Mondo, mentre il secondo e terzo premio – rispettivamente di 300 e 200 euro – sono sostenuti dal Comune di San Zenone degli Ezzelini.
Durante la cerimonia sono state inoltre assegnate alcune targhe di merito a Oscar Tison di Vodo di Cadore per il racconto “Incontri sì, incontri no…”, a Gianluca Bartalucci di San Miniato con “Cosa siamo” e a Nicola Zen di Bassano del Grappa con “Oltre la bruma”. La premiazione, presentata da Carlo Simioni e organizzata da Danila Dal Pos, è stata arricchita da momenti artistici e musicali: letture sceniche curate da Vittorio Caracuta e Franco Berton con l’accompagnamento alla fisarmonica di Marco Renon. Molto apprezzata anche l’esibizione al pia-
noforte del giovane talento Jacopo Gressini.
Un’edizione da record, dunque, che conferma la crescita del concorso e la sua capacità di coinvol-
gere scrittori di ogni età, trasformando Castelfranco in un piccolo punto di incontro per la narrativa breve.
Leonardo Sernagiotto
Le donne conquistano l’officina
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Abbatte le barriere di genere nelle industrie del territorio non è solo una missione sociale, ma una necessità strategica per le imprese trevigiane che cercano competenze sempre più specializzate. Con questo obiettivo riparte nella Marca “Più Donne in Fabbrica”, l’innovativo percorso promosso dal Gruppo Metalmeccanico di Confindustria Veneto Est e Umana, nato per inserire professionalità femminili in ambiti tecnici storicamente a prevalenza maschile. Il cuore dell’iniziativa trevigiana ha iniziato a battere ufficialmente venerdì 6 marzo con l’avvio del corso specialistico per addette al controllo qualità, ospitato nelle aule di UNIS&F, la società di formazione di Confindustria che opera tra le province di Treviso e Pordenone. I numeri registrati a Treviso durante la scorsa edizione confermano l’efficacia straordinaria di questo metodo formativo. La prima esperienza ha infatti fatto segnare un tasso di occupazione sbalorditivo, con il 90% delle donne inserite stabilmente in azienda entro appena due settimane dalla conclusione delle lezioni. Questo risultato dimostra come la formazione mirata su competenze tecniche sia oggi il vero passaporto per un impiego solido nelle oltre 1.300 imprese metalmeccaniche associate alla Marca Trevigiana. Il nuovo percorso formativo attivo a Treviso ha una durata complessiva di 80 ore e si concluderà il prossimo 30 marzo. Durante le lezioni, le partecipanti acquisiscono la padronanza dei processi manifatturieri e imparano a gestire le tecniche di monitoraggio costante della produzione, diventando figure chiave per l’ottimizzazione della supply chain. Grazie al finanziamento del fondo Forma.Temp, la formazione è completamente gratuita per le partecipanti disoccupate o inoccupate, eliminando così ogni ostacolo economico all’ingresso nel mercato del lavoro tecnico d’eccellenza. Come sottolineato dalla Presidente Alessia Miotto, valorizzare le competenze femminili nel comparto metalmeccanico è la risposta concreta ai fabbisogni attuali delle imprese locali. Il progetto trevigiano non si esaurisce con questo modulo: dopo il corso sul controllo qualità, è già in programma una terza sessione per il mese di giugno, consolidando Treviso come un vero laboratorio d’avanguardia per l’inclusione lavorativa. Questa iniziativa trasforma la fabbrica in un luogo di opportunità e crescita, dimostrando che nel tessuto industriale trevigiano il talento tecnico non ha genere, ma solo la voglia di innovare e produrre valore.
Il
presidente
Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin
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Aperto il portale per il Contributo di accesso 2026 a Venezia Sintoniz zati
ne e al pagamento del Contributo di accesso
Il provvedimento introduce anche per il 2026 un sistema articolato su due fasce di pagamen-
anticipata e migliorare la capacità di governo
ventuale applicazione a regime. Anche nel corso del 2026 il contributo non sarà applicato alle
isole minori individuate dal Regolamento comunale. L’orario di applicazione sarà dalle ore
nuta tramite il portale cda.ve.it, seguita dalle biglietterie Vela e da altri canali online.
La sperimentazione per il 2026 prevede complessivamente 60 giornate, secondo il seguente calendario.
Bollette care, ma la Marca “regge” meglio del resto del Veneto
N
onostante il peso complessivo dell’energia continui a gravare pesantemente sui bilanci familiari, i cittadini di Treviso possono vantare un piccolo primato: nel 2025, la Marca si è confermata come una delle aree del Veneto dove le bollette sono state mediamente più “leggere”. Secondo l’ultimo report di Facile.it, che ha analizzato i consumi reali di migliaia di utenze domestiche, Treviso si posiziona nella parte bassa della classifica regionale per spesa energetica, pur restando lontana dai costi contenuti di qualche anno fa.
Entrando nel dettaglio dei numeri trevigiani, emerge un quadro di consumi più moderati rispetto alle vicine province di Padova o Rovigo.
Energia Elettrica: Le famiglie trevigiane hanno speso mediamente 745 euro nel corso del 2025, a fronte di un consumo annuo dichiarato di 2.418 kWh. Questo dato colloca Treviso al terzo posto tra le province più economiche della regione per la luce, subito dopo Belluno e Venezia. Gas Metano: Anche per il riscaldamento e l’uso domestico del gas, la provincia di Treviso si conferma tra le meno costose. Con una spesa media di 1.527 euro per un consumo di 1.214 Smc, i trevigiani hanno pagato bollette decisamen-
te meno salate rispetto ai cugini bellunesi (che hanno superato i 1.600 euro) o rodigini.
Complessivamente, una famiglia trevigiana tipo ha dovuto mettere a budget circa 2.272 euro nel 2025 per le utenze di casa. Una cifra che resta comunque quasi raddoppiata rispetto ai circa 1.300 euro necessari nel 2018, confermando come l’inflazione energetica non abbia ancora mollato la presa.
Se i dati del 2025 offrono una fotografia di stabilità, le prospettive per i primi mesi del 2026 sono state bruscamente riviste al ribasso. Il nuovo decreto energia varato dal Governo dovrebbe portare alcuni sgravi, ma l’improvvisa escalation del conflitto in Iran sta destabilizzando i mercati delle materie prime.
Gli esperti del settore avvertono: la volatilità dei prezzi è tornata altissima. Chi a Treviso ha sottoscritto contratti a tariffa variabile potrebbe subire aumenti improvvisi nelle prossime settimane. «Non bisogna abbassa-
re la guardia», spiegano gli analisti di Facile. it. «Il modo migliore per difendersi è monitorare costantemente la propria tariffa e confrontarla con le offerte attuali. A Treviso, come nel resto del Veneto, la differenza tra una tariffa obsoleta e una competitiva può significare un risparmio di diverse centinaia di euro all’anno».
In attesa di capire come evolverà lo scenario internazionale, il consiglio per i consumatori trevigiani resta quello di puntare sull’efficienza e sulla scelta consapevole del fornitore, per evitare che la “bolletta 2026” torni a toccare i picchi drammatici del recente passato.
Centro benessere a luci rosse smascherato
Un centro benessere di Vedelago, apparentemente dedicato al relax, nascondeva in realtà un’organizzazione criminalededita allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La scoperta è frutto di un’articolata indagine condotta dalle Fiamme Gialle di Treviso sotto il coordinamento della Procura locale.
In flagranza di reato, le autorità hanno arrestato una donna di nazionalità cinese, ritenuta responsabile di sfruttamento della prostituzione ai danni di una connazionale priva di documenti, reclutata tramite un sito web cinese. L’accordo prevedeva la divisione al 50% dei compensi derivanti dalle prestazioni sessuali, in cambio di vitto e alloggio. Le indagini, avviate la scorsa estate dalla Compagnia di Castelfranco Veneto, hanno permesso di ricostruire il funzionamento del centro: le prostitute, anch’esse di nazionalità cinese, alternavano la loro presenza nei locali sotto la direzione della maitresse, mentre la clientela veniva attirata da annunci espliciti online. La responsabile gestiva gli appuntamenti e fissava i prezzi secondo un vero e proprio tariffario, offrendo accesso ai locali a qualsiasi ora. Nel corso dell’indagine sono stati stimati circa 885 clienti e un volume d’affari superiore a 170.000 euro, da tassare come proventi illeciti.
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Musica. La rassegna trevigiana offre ai ragazzi del Conservatorio un palcoscenico d’eccellenza
Il talento sale sul palco: torna “Giovani in Musica”
Al Museo di Santa Caterina cinque concerti gratuiti con i migliori studenti del Conservatorio “A. Steffani”. Dal barocco al belcanto, la città celebra la nuova generazione di interpreti nel ricordo di Iolanda Bruzzolo.
L e note dei grandi maestri tornano a risuonare nella prestigiosa cornice del Museo di Santa Caterina. Dopo il fortunato rilancio dello scorso anno, il 2026 segna il consolidamento di «Giovani in Musica», la storica rassegna trevigiana che per vent’anni ha rappresentato il trampolino di lancio per innumerevoli talenti del territorio. Sotto l’egida del Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto e del Comune di Treviso, con il supporto dell’Amministrazione Provinciale, il carnet di quest’anno propone cinque itinerari musicali che, da marzo a maggio, animeranno la Sala Rosso Coletti. La rassegna ha vissuto cinque anni di silenzio dopo la scompar-
sa, nel 2020, di Iolanda Bruzzolo, storica anima dell’Associazione Amici del Teatro che ne curava l’organizzazione. Oggi, il Conservatorio ha scelto di raccoglierne l’eredità per onorarne la memoria. «È un appuntamento prezioso per la valorizzazione dei ragazzi», sottolinea l’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, evidenziando come lo Steffani sia ormai un’istituzione perfettamente integrata nel tessuto culturale trevigiano. Un concetto ribadito dal Direttore del Conservatorio, Paolo Troncon, che ha voluto fortemente la ripresa del ciclo di concerti per offrire ai migliori studenti un banco di prova di fronte a un vero pubblico. Il sipario si è alzato mercoledì
11 marzo alle ore 17:00 con un programma dedicato ai “legni” nel periodo barocco. Sotto la guida del docente Marco Gironi, gli oboi di Lorenzo Butticè e Romeo Baldan, il fagotto di Mariastella Favero e il clavicembalo di Biagio Montagner eseguiranno musiche di Haendel, Zelenka e Haydn. Il calendario prosegue con appuntamenti ogni due settimane:
• 25 marzo: Un “Invito all’Opera” con le classi di canto lirico, che proporranno arie e duetti dai capolavori di Mozart, Rossini, Verdi e Puccini.
• 8 aprile: Spazio alla musica da camera con un quartetto d’archi (Bortolotto, Girotto, Cavasin, Anese) impegnato tra le geometrie di Haydn e le atmosfere di Ravel.
• 22 aprile: Tornano le “sei corde” con l’ensemble chitarristico «A. Steffani», un viaggio musicale vastissimo che spazia da Scarlatti a Manuel de Falla.
• 6 maggio: Il gran finale con
l’ensemble «Voice, Wind and Viols» per un suggestivo itinerario tra le danze e le chanson del Rinascimento europeo. La rassegna è frutto di una convenzione tra Provincia e Conservatorio. «Un progetto volto a promuovere la straordinaria sensibilità creativa dei giovani musicisti in luoghi simbolo della città», commentano i vertici della Provincia, Mar-
co Donadel e Roberto Fava. Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 17:00 con ingresso gratuito, confermando la vocazione di Treviso come città della musica e della formazione artistica. Un’occasione per la cittadinanza di scoprire, nel cuore del museo cittadino, i futuri protagonisti del panorama concertistico internazionale.
Nuovo salice ai Buranelli, restituita l’ombra ad uno degli angoli più suggestivi della città
Il Ponte dei Buranelli torna ad essere “popolato” dalla bellezza dei suoi due salici. È stato infatti sostituito il salice piangente che, nel corso dell’estate 2025, si è seccato a seguito dell’ondata di calore registrata nel mese di luglio che ne aveva compromesso la vitalità, oltre alla parte cariata sul lato nord della ceppaia.
Il nuovo albero, una Salix babylonica, è stato donato al Comune di Treviso da CentroMarca Banca, che già in passato aveva contribuito alla rinascita di questo scorcio cittadino con la donazione dell’altro salice, messo a dimora dopo il fortunale del luglio 2023 che aveva di fatto abbattuto la vecchia pianta.
Alla messa a dimora presenti anche il sindaco Mario Conte, il vicesindaco Alessandro Manera e il presidente di
CentroMarca Banca Tiziano Cenedese.
Così il sindaco di Treviso Mario Conte: «I Buranelli rappresentano uno dei luoghi più amati e fotografati della nostra città. Restituire alla comunità il suo salice significa prendersi cura di un simbolo identitario e paesaggistico di Treviso. Ringrazio CentroMarca Banca per la costante attenzione verso il territorio. Continuiamo a investire nella qualità del verde urbano, consapevoli del valore ambientale e culturale che esso rappresenta. È anche un segno della collaborazione tra istituzioni, realtà del territorio e servizi pubblici, a tutela del paesaggio urbano e della sua bellezza»
«Siamo lieti di collaborare con l’Amministrazione Comunale nel recupero di un luogo particolarmente signi-
ficativo per la cittadinanza», dichiarano il Presidente di CentroMarca Banca, Tiziano Cenedese e il Direttore Generale Claudio Alessandrini. «La piantumazione del nuovo salice non rappresenta soltanto un intervento tecnico, ma un’azione concreta a favore della tutela della bellezza e del patrimonio paesaggistico urbano. Operare in un contesto delicato come il canale dei Buranelli richiede attenzione e sensibilità, valori che guidano quotidianamente il nostro impegno sul territorio. L’intervento conferma la volontà di CentroMarca Banca di collaborare con le istituzioni locali per promuovere iniziative volte alla salvaguardia e alla valorizzazione degli spazi urbani, con particolare attenzione agli elementi di rilevanza storica e paesaggistica».
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Softball e Baseball. Le castellane in A1 cercano i play-off, i Dragons puntano alla B
Thunders & Dragons puntano molto in alto
Con una società in crescita, rimane il nodo illuminazione dello stadio
T
utto pronto per l’inizio dei campionati di softball e baseball, con la Thunders & Dragons Softball e Baseball Castellana decisa a ritagliarsi un ruolo da protagonista. A scendere in campo per prime saranno le ragazze della Thunders, impegnate nel campionato di Serie A1, il massimo livello nazionale di softball.
L’esordio è fissato per sabato 28 marzo contro l’Inox Team Saronno, una delle principali pretendenti allo scudetto. Le castellane però non partono certo da outsider. Il settimo posto ottenuto lo scorso anno va stretto alle Thunders, che puntano a entrare nei play-off e a giocarsi il titolo, oltre a conquistare un posto nella Final Four di Coppa Italia. La squadra può contare su atlete di primissimo piano, a cominciare da Sofia Fabbian, reduce dal training camp di gennaio con la nazionale italia-
na, svoltosi in Messico in vista delle qualificazioni al Mondiale di giugno a Praga. Al suo fianco giocatrici come Agnese Giacometti e le sorelle Marianna e Vittoria Zumerle, ma anche alcune straniere: la lanciatrice messicana Raquel Galvan, la ricevitrice statunitense Lindy Milkowski e le ceche Michaela Curillova ed Eliska Stejskalova. «Siamo pronti e carichi. Abbiamo lavorato duramente per tutto l’inverno indoor e da poco abbiamo ripreso gli allenamenti all’aperto.
Quest’anno puntiamo in alto» commenta il manager Igor Ongarato. Obiettivi ambiziosi anche per la squadra maschile dei Dragons, che milita nel campionato di Serie C, girone E, affrontando formazioni di Veneto e Trentino. L’inizio del campionato sarà domenica 12 aprile e la squadra punta alla promozione in Serie B.
Successi al femminile per il Tennis Club
Il tennis femminile continua a regalare soddisfazioni all’Asd Tennis Club Castelfranco, tra successi di squadra e tornei individuali. A inizio marzo gli impianti di via Sicilia hanno ospitato il Torneo Rodeo di 4ª categoria femminile, disputato dal 6 all’8 marzo e coordinato da Elisa Frizzo. Una ventina le giocatrici scese in campo, in un fine settimana di sport che ha visto protagoniste racchette e mimose, in un clima di partecipazione e fair play. A conquistare il primo posto è stata la giovane Matilde Oliviero del Circolo Tennis Belluno (4.1), under 16, che in finale ha superato Martina Zanchetton di Breda di Piave (4.2) con il
Le prospettive sono positive anche grazie all’arrivo di giocatori esperti, come Davide Novello, classe 1999, che vanta diverse esperienze in Serie A e con la nazionale.
“Ho preso in mano questa squadra quattro anni fa – ricorda il manager Adriano Novello – All’epoca era composta interamente da under 18, tutti castellani, senza esperienza nella categoria senior. In questi anni, grazie a un lungo lavoro, la squadra è cresciuta molto in termini di qualità. Oggi siamo allo stesso livello delle altre del nostro girone. Speriamo anche che la storica vittoria della nazionale italiana contro quella statunitense possa dare lo stimolo giusto ai nostri ragazzi”.
Oltre alle prime squadre, la società può contare su diverse formazioni giovanili e anche su squadre amatoriali. “A Castelfranco si gioca a baseball da oltre cinquant’anni – spiega il presidente Marco Meneghetti –. Come società stiamo viven-
punteggio di 4-2, 5-4. Terzo posto per la giocatrice di casa Gisella Aloisi (4.5), arrivata fino alla semifinale dove si è arresa proprio alla futura vincitrice Oliviero per 4-0, 4-1.
Lo staff della manifestazione era interamente al femminile e alla premiazione ha partecipato anche la presidente del club castellano Lorena Alberti, che ha espresso soddisfazione per la buona riuscita dell’evento e per la correttezza dimostrata dalle atlete. Un momento positivo per il movimento femminile del circolo, che poche settimane prima aveva già festeggiato un importante risultato di squadra. A febbraio, infatti, il
do una fase di forte crescita: in cinque anni abbiamo raddoppiato gli iscritti, superando oggi il centinaio. È uno sport che richiede costanza e impegno, anche da parte dei genitori dei giovani atleti, ma che sa dare grandi soddisfazioni”. Resta però aperta la questione dell’illuminazione dello stadio
S. Tantillo, in via Malvolta. “La squadra di softball continua a giocare in deroga, dato che le partite normalmente si dispu-
club di Castelfranco ha conquistato la Coppa Invernale Veneto – Gruppo D, competizione regionale che ha coinvolto complessivamente 94 squadre, tra formazioni maschili, femminili e miste. Nella finale disputata sui campi coperti del circolo Scaligero di Verona, le castellane si sono imposte 2-1 sul tennis club Cerea. Decisivo il doppio finale, vinto al tie-break per 10-8. Protagoniste del successo la capitana Silvia Fabrin, affiancata dalle giovani under 18 Gisella Aloisi e Sofia Aggio e all’under 16 Sofia Fior: un gruppo affiatato che ora guarda con entusiasmo al prossimo impegno nel campionato di Serie D. (l.s.)
tano in orario serale. Avere l’illuminazione del campo ci permetterebbe anche di allenarci meglio. In questo periodo stiamo discutendo con il Comune e con la Mom dell’installazione di alcune reti per evitare che le palle finiscano nel vicino deposito degli autobus. Dovendo montare pali alti 12 metri, abbiamo chiesto se due di questi possano diventare torri faro su cui installare l’illuminazione del campo”. Leonardo Sernagiotto
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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni
Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come
scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti
L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione
”La
presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.
cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”
Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale
Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.
Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?
Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-
muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.
In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?
Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.
A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-
nazionale?
La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.
Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?
Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.
Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non
teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?
Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.
Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?
È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.
Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?
Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.
Valeria Mantovan
“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”
“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”
I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.
Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?
Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un
principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.
La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?
Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-
ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.
Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?
Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.
E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?
I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando
L’assessore regionale Filippo Giacinti
verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?
Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.
Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?
Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati
spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio
“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare
servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.
Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.
Manildo critica anche la comunicazione
della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.
Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.
Ambiente. L’assessore Elisa Venturini
Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni
I l Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.
“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-
bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.
Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.
Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.
Infine, il piano conferma il sup-
porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.
Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio
Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.
DIEGO PONZIN
C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse
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Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.
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«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di
Elisa Venturini
L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo
Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”
“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”
P er molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.
Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?
Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non
era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.
A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?
La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-
ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.
Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo
mondo?
Al Davide di 30 anni fa direi:
“Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.
Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)
Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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A cura di Vincenzo Gottardo
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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio
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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni
energia rinnovabile, economia circolare e mobilità
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la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato
che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge
Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile
Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,
Despar Nord e Coripet: la risposta dei clienti premia il progetto di riciclo
getto di Despar Nord in collaborazione con il consorzio Coripet, finalizzato alla raccolta e al recupero di dei rifiuti di imballaggio ad uso liquido alimentare in PET. L’ecocompattatore inaugurato a novembre 2024 con l’apertura del nuovo Interspar di Castelfranco Veneto ha determinato un risultato molto importante: sono state infatti oltre 506 mila le bottiglie inserite in un anno. Con oltre 17.500 passaggi, ovvero il numero di volte in cui si è attivato l’ecocompattatore, la comunità territoriale di Castelfranco Veneto ha risposto in modo chiaro e consapevole all’attività di sensibilizzazione ambientale proposta dal marchio dell’Abete, il quale ha dotato il suo nuovo Interspar di un nuovo macchi-
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il servizio di recupero di packaging in PET da avviare al riciclo. Questa novità fa parte di un progetto organico in collaborazione con Coripet - il consorzio volontario italiano senza fini di lucro che unisce produttori, converter e riciclatori di bottiglie in PET – sorto con lo scopo di incentivare la raccolta di contenitori per liquidi alimentari, incrementando così i livelli di diretto riciclo con l’obiettivo di creare la filiera italiana del “bottle to bottle”, favorendo quindi la creazione di una nuova bottiglia da una totalmente riciclata. Una visione pienamente in linea con l’impegno di Despar Nord verso un modello di economia circolare concreto e partecipato.
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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss
Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.
Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.
All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.
Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.
Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-
ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.
Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.
Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.
A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese
di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.
A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.
L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:
1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;
2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;
3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;
4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;
5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;
6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;
7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;
8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;
9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.
L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
Innovazione. AI e prevenzione nelle comunità locali tra le priorità per l’Ulss 2 Marca Trevigiana
Il Nuovo Direttore Generale Giancarlo Bizzarri: «La casa e il territorio al centro della sanità del futuro»
Il futuro della sanità locale passa dal territorio: Bizzarri spiega come ospedale, case comunità e prevenzione siano al centro di un piano triennale innovativo e sostenibile
“Il futuro della sanità passa dalla comunità e dalla casa del paziente”: lo sottolinea
Giancarlo Bizzarri, Direttore Generale dell’ULSS 2 Marca Trevigiana, illustrando le linee guida per il prossimo triennio durante un’intervista a Veneto24.
Secondo Bizzarri, la sfida principale riguarda il territorio. “È lì che dobbiamo introdurre concetti fondamentali come l’umanizzazione del percorso, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare le cure e l’appropriatezza clinica legata al percorso del paziente”, spiega.
Il piano prevede anche l’assunzione di circa 150 nuove figure professionali. “Il personale è il nostro patrimonio più importante. Stiamo valutando le necessità in base a diverse variabili e lavoreremo con la Regione per rispondere a queste priorità”, aggiunge Bizzarri, evidenziando come il triennio prossimo sarà caratterizzato da una gestione attenta delle risorse umane, considerando le esigenze di quattro genera-
zioni di dipendenti.
Sul fronte delle strutture, il Direttore Generale conferma l’attenzione alla realizzazione e completamento di opere strategiche come l’ospedale di Conegliano, la Cittadella della Salute e il campus universitario. “Si tratta di elementi strutturali che ci consentono di erogare cure sicure e di qualità”, afferma. Un ruolo centrale sarà riservato alla prevenzione, sia per gli anziani, con programmi di riduzione del rischio di cadute, sia per i pazienti cronici attraverso stili di vita sani. “Nelle case comunità sarà prevista anche la funzione di educazione alla prevenzione, lavorando su tutti gli aspetti della salute dei cittadini”, sottolinea.
Infine, Bizzarri descrive l’ULSS 2 Marca Trevigiana come “una bellissima realtà con grandi competenze, pronta a fare il salto nella riforma territoriale, che mette in sinergia ospedale e territorio, con la casa come primo luogo di cura e punto di arrivo del percorso del paziente”.
TREVISO Liste
Subito al lavoro sulle liste d’attesa, definite una priorità non solo programmatica ma operativa. È iniziato così il mandato di Giancarlo Bizzarri alla guida dell’Ulss 2 Marca trevigiana. Il primo atto ufficiale del nuovo direttore generale è stato infatti presiedere la riunione settimanale della Task Force aziendale dedicata al monitoraggio e all’abbattimento dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. Un tavolo tecnico che coinvolge la direzione strategica, i direttori degli ospedali e dei distretti, i responsabili delle principali unità amministrative, i tecnici del monitoraggio flussi, i Cup manager e gli ingegneri gestionali. Un vero e proprio “cuore operativo” chiamato a garantire tempi in linea con gli standard regionali e nazionali.
Bizzarri ha spiegato di aver voluto che il suo primo
impegno ufficiale fosse proprio dedicato alle liste d’attesa, non per un gesto simbolico ma per riaffermare un impegno concreto verso la comunità trevigiana. La tempestività delle cure, ha sottolineato, rappresenta il primo indicatore di qualità percepita e di efficienza di un’azienda sanitaria.
Il direttore ha ricordato come la Regione Veneto, anche sulla base dei dati Agenas, si sia posizionata ai vertici nazionali per la gestione delle liste, evidenziando al tempo stesso gli sforzi compiuti dall’Ulss 2, che eroga circa 10mila prestazioni al giorno, per un totale di quasi tre milioni l’anno. Risultati che, ha rimarcato, sono frutto di un lavoro sistematico su offerta, domanda e organizzazione, guidato dal principio del “paziente al centro”.
La rotta indicata per i prossimi mesi punta a otti-
mizzare ulteriormente i percorsi: dall’appropriatezza prescrittiva alla semplificazione dei processi, dalla risoluzione dei “colli di bottiglia” amministrativi alle modalità di presa in carico. Fondamentale sarà la convergenza con gli indirizzi regionali e il monitoraggio costante dei dati, attraverso cruscotti in grado di restituire in tempo reale lo stato dell’arte e consentire eventuali correzioni. Sei i concetti chiave tracciati davanti alla Task Force: appropriatezza e cultura della salute, per promuovere prescrizioni coerenti con il reale bisogno; equità di accesso su tutto il territorio della Marca; integrazione tra ospedale e territorio, anche grazie al nuovo Sistema Informativo Ospedaliero e al potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico; applicazione di modelli “lean” per eliminare inefficienze; presa in carico totale del paziente lungo l’intero percorso di cura; rafforzamento della medicina territoriale, con l’avvio delle Case della Comunità e il supporto della telemedicina. L’obiettivo dichiarato è chiaro: non solo ridurre i tempi della prima visita, ma garantire un percorso assistenziale continuo ed efficace. Un impegno che segna l’avvio del nuovo corso alla guida della sanità trevigiana.
Il programma. I consiglieri Pd sollecitano trasparenza sugli obiettivi economici
Galeano e Luisetto chiedono chiarezza: “Cure non subordinate al risparmio”
on può esistere l’idea che la salute dei cittadini venga piegata a obiettivi di risparmio”. Con queste parole i consiglieri regionali del Partito Democratico, Paolo Galeano e Chiara Luisetto, tornano a sottolineare la necessità di chiarezza dopo le notizie circolate sugli obiettivi economici assegnati alla medicina generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Secondo Galeano e Luisetto, fissare target di riduzione della spesa farmaceutica o tagli alle cosiddette “impegnative inutili” non deve in alcun modo trasformare la cura dei pazienti in una variabile di bilancio. “L’appropriatezza delle prescrizioni è fondamentale – spiegano i due esponenti Pd – ma c’è una netta differenza tra garantire prescrizioni adeguate e far percepire che esami e farmaci dipendano dal raggiungimento di obiettivi economici. Questo può minare la fiducia dei cittadini e creare pressione sui medici, con rischi di comportamenti difensivi o conflittuali.”
I consiglieri chiedono dunque all’azienda sanitaria di rendere pubblici e verificabili gli obiettivi assegnati, gli indicatori utilizzati e le metodologie di misurazione, precisando anche eventuali incentivi e le tutele che proteggano pazienti e medici. “Se esistono premi per figure di co-
ordinamento, va spiegato chiaramente come evitare che il risparmio diventi il criterio principale di valutazione. La sanità pubblica non può dare l’impressione di ‘fare cassa’ sulle prescrizioni”, aggiungono.
Altro punto centrale riguarda l’attivazione del numero unico 116117, pensato per orientare i cittadini verso i servizi sanitari non urgenti. Galeano e Luisetto sottolineano l’importanza di un con-
fronto reale con i medici di base e con le rappresentanze sindacali, per chiarire l’organizzazione, l’integrazione con i servizi territoriali, gli standard di qualità e il piano di comunicazione ai cittadini.
“Chiediamo massima trasparenza e responsabilità nell’interesse della salute delle persone: la cura viene prima di tutto e nessuno deve essere costretto a scegliere tra salute e bilancio”, concludono i due consiglieri del Pd.
Castelfranco Veneto rende omaggio a don Silvio Favrin
L’ospedale San Giacomo di Castelfranco Veneto ha ospitato un momento di grande partecipazione: l’inaugurazione del busto dedicato a don Silvio Favrin (1924-2022), cappellano della struttura dal 1954 al 1989. L’opera, realizzata dallo scultore Sergio Comacchio, è stata collocata in un breve corridoio che simbolicamente unisce l’ingresso dell’ospedale alla cappella, vicino al busto di Domenico Sartor –anch’esso creato dallo stesso artista – a sottolineare il legame tra due figure fondamentali nella storia e nell’umanità dell’ospedale. Don Favrin ha rappresentato per oltre tre decenni una presenza di profonda vicinanza e attenzione ai malati, trasformando il nosocomio in un luogo dove la cura del corpo andava di pari passo con il sostegno spirituale e la solidarietà verso le famiglie. Il busto, con lo sguardo sereno e ieratico, vuole custodire la memoria della sua compassione e della sua saggezza.
“Un ringraziamento speciale va all’artista Sergio Comacchio per la sensibilità con cui ha interpretato la figura di don Silvio, a Luigino Dallan promotore dell’iniziativa e alla professoressa Rita Caberlin per aver raccontato la sua storia. Grazie anche ai familiari, che hanno generosamente autorizzato l’opera, permettendo di conservare il suo ricordo per le future generazioni”, ha dichiarato l’ex direttore generale Francesco Benazzi. La cerimonia si è conclusa con la benedizione di don Manuel, Cappellano alla Chiesa del San Giacomo, alla presenza dell’Amministrazione Comunale, degli operatori dell’ospedale, delle Forze dell’Ordine, dei familiari e dei cittadini, a testimonianza del forte legame che don Silvio aveva con la comunità locale.
Assistenza. Centro provinciale amplia servizi per pazienti e famiglie in difficoltà
Crescono i disturbi alimentari tra tutte le fasce d’età: aperto il nuovo centro per gestire le patologie
Èstata inaugurata la nuova sede del Centro Provinciale per i Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (CPD) dell’Ulss 2, in via Scarpa 9, accanto alla storica sede di via Pinelli. Il raddoppio degli spazi vuole rispondere a un aumento dei casi di disturbi alimentari nel territorio, offrendo non solo ambulatori per visite mediche e psicoterapia individuale o familiare, ma anche una palestra dedicata alla psicoterapia corporea, cuore del modello di cura del Centro. La vicinanza tra le due sedi permette di creare uno “spazio terapeutico allargato”, con aree integrate e complementari.
Attivo dal 2005 e parte della rete regionale per diagnosi e cura dei disturbi dell’alimentazione, il CPD lavora a stretto contatto con diversi servizi dell’Ulss 2, tra cui Salute Mentale, Neuropsichiatria Infantile, Malattie Endocrine del Ricambio e della Nutrizione, Psicologia Ospedaliera, e il privato sociale “Insieme si Può”.
I dati del 2025 confermano un aumento delle richieste di aiuto, con quadri clinici sempre più complessi che spesso includono depressione, impulsività e autolesionismo. Nonostante questo, i ricoveri ospedalieri sono rimasti stabili rispetto al 2024, segno che il sistema riesce a intercettare i pazienti prima che le situazioni diventino emergenze. Su 669 pazienti in carico, 347 presentano anoressia, 106 bulimia, 125 disturbi alimentari indifferenziati
(DAI) e 91 altri disturbi. Le nuove prese in carico sono state 229, di cui 95 minorenni, la più giovane di 10 anni.
Non mancano le storie personali che raccontano il percorso di cura. Stefano Bettiol, vicepresidente dell’Associazione “L’Abbraccio”, ha ricordato il percorso di sua figlia: «All’inizio abbiamo provato a farcela da soli, poi abbiamo capito che era necessario chiedere aiuto. Il Centro ci ha dato un riferimento sicuro». Franca, 36 anni, oggi in remissione dopo aver perso 17 chili, racconta come la psicoterapia corporea l’abbia aiutata a riconnettersi con il
proprio corpo. Laura, 12 anni, ha imparato a muoversi liberamente e a gestire le emozioni senza ricorrere al controllo alimentare. Il modello del CPD punta su un approccio integrato, trattando corpo e mente come un unico sistema e coinvolgendo attivamente le famiglie nel percorso terapeutico. L’équipe è multiprofessionale, con psichiatri, psicologi, neuropsichiatri infantili, nutrizionisti, dietisti, educatori, infermieri e terapisti della neuro e psicomotricità. Gli interventi spaziano dall’ambulatoriale al residenziale, fino ai ricoveri ospedalieri nei casi più gravi.
TREVISO
La Continuità Assistenziale di Treviso, precedentemente nota come Guardia Medica, ha trasferito la propria sede dall’ingresso dell’Ospedale Ca’ Foncello a Via Scarpa, 2, all’ingresso F1, nelle vicinanze della Palazzina delle Malattie Infettive. Il servizio continuerà a funzionare secondo gli stessi orari attuali, ma tutte le prestazioni saranno disponibili esclusivamente nella nuova sede. Per contatti e informazioni, la cittadinanza potrà utilizzare il nuovo numero unico 116117.
L’Azienda Sanitaria invita i cittadini a prendere nota della variazione per garantire continuità nell’accesso ai servizi di assistenza sanitaria sul territorio.
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