Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.
Ulss 7 Pedemontana,
Giovanni Carretta
direttore generale:
“Mi metto in ascolto”
Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti
SICUREZZA STRADALE,
ANCORA APERTA:
Se da un lato le amministrazioni investono in opere e manutenzioni, dall’altro gran parte dei sinistri resta legata ai comportamenti alla guida
L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile
“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop
L’obiettivo è rafforzare il sistema di prevenzione e di controllo in città: più risorse e strumenti per la polizia locale, facilitatori di quartiere e formazione
CIl prezzo della guerra
on l’esplosione del conflitto in Iran, il mondo si ritrova nuovamente sospeso in un’atmosfera di incertezza. Osservando i dati elaborati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, emerge una realtà complessa: se da un lato i mercati globali sembrano aver sviluppato una sorta di resilienza psicologica alle tensioni belliche, dall’altro il conto che le imprese e le famiglie venete si apprestano a pagare è ancora una volta pesantissimo.
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Bassano protagonista a MasterChef
Bassano del Grappa torna sotto i riflettori di MasterChef Italia. Tra i protagonisti della finale dell’edizione 2026 del celebre talent culinario, andata in onda giovedì 5 marzo su Sky, c’è stata infatti Dounia Zirari, 28 anni, operatrice socio-sanitaria residente in città, che ha chiuso il proprio percorso a un passo dalla finalissima.
La vittoria è andata al 24enne Matteo Canzi, detto Teo, studente di International Marketing, che ha superato Carlotta Bertin nello scontro conclusivo. Prima del duello finale, però, a lasciare la cucina di MasterChef è stata proprio Dounia, eliminata nella prima parte della serata decisiva. Nonostante ciò, il suo percorso nel programma ha rappresentato un risultato importante, portando ancora una volta Bassano del Grappa tra i protagonisti del talent culinario più seguito d’Italia.
Di origine marocchina, Dounia vive a Bassano da molti anni e lavora come operatrice socio-sanitaria. La sua partecipazione a MasterChef è stata accompagnata da una storia personale intensa, fatta di difficoltà e di rinascita. Arrivata in Italia da bambina, a 23 anni è stata colpita da tre ischemie che le hanno fatto perdere parte dei ricordi e delle lingue che conosceva. Un evento drammatico che ha segnato profondamente la sua vita, ma che non ha fermato il suo percorso. Accanto al marito Simone, che l’ha sostenuta durante la lunga riabilitazione, Dounia ha trovato nella cucina uno strumento per ricostruire la propria identità e il legame con le radici familiari. Nei suoi piatti ha portato in gara proprio questo incontro tra culture: i sapori della tradizione mediterranea e nordafricana reinterpretati con tecnica e sensibilità contemporanea.
Nella serata finale ha presentato il piatto “Grazie mamma!”, una proposta carica di significato affettivo. Nonostante l’eliminazione, Dounia ha salutato il pubblico con grande serenità: «Ho chiuso il mio percorso con la pace interiore». Per Bassano resta comunque un risultato importante: sei anni dopo la vittoria di Antonio Lorenzon, un’altra concorrente legata alla città arriva tra i protagonisti di MasterChef. Redazione Bassano
La 28enne operatrice sociosanitaria
Dounia Zirari tra i quattro migliori
Il prezzo della guerra
L’analisi delle quotazioni internazionali messa a punto dalla Cgia su dati Istat e Sole 24 Ore ci restituisce un quadro a due facce. Sorprendentemente, a differenza di quanto accaduto quattro anni fa con l’invasione russa in Ucraina, non assistiamo a una fiammata generalizzata di tutte le materie prime. Al contrario, molte commodities strategiche mostrano segni di stabilità o addirittura di ribasso: il nickel è sceso del 2,2%, il rame del 2,3% e lo stagno ha registrato un calo significativo del 7,8%. È il segnale di catene di approvvigionamento che, pur sotto stress, hanno imparato a reagire con maggiore flessibilità. Tuttavia, questa “tenuta” complessiva non deve trarre in inganno, perché il cuore pulsante dell’economia – l’energia – sta subendo colpi durissimi.
Il vero nodo critico è rappresentato dai combustibili fossili. Qui i numeri non lasciano spazio a interpretazioni: il prezzo del gas è volato a un +59,4%, mentre il petrolio Brent ha segnato un incremento del 42%. Si tratta di rincari che superano sensibilmente quelli registrati all’inizio del conflitto ucraino, quando il gas si “fermò” a un +48%. Questo shock energetico mirato si traduce immediatamente in una tassa occulta che colpisce direttamente il territorio veneto, motore produttivo del Paese ma anche area ad alto consumo energetico. Tradotto in cifre locali, l’aggravio stimato per le 2.152.746 famiglie della nostra regione è di oltre 751 milioni di euro su base annua. Una cifra enorme, che sottrae ossigeno ai consumi interni e ai risparmi. Guardando alle singole realtà provinciali, il peso di questa crisi si distribuisce in modo capillare: Padova guida questa triste classifica con un aggravio di 143,1 milioni di euro, seguita da Verona con 138,1 milioni e Treviso con 134,4 milioni. Anche Vicenza e Venezia superano la soglia dei 130 milioni di euro di rincari stimati, mentre Rovigo e Belluno, pur con numeri assoluti inferiori dovuti alla densità demografica, vedranno comunque i bilanci domestici pesantemente decurtati. Il “prezzo della guerra”, dunque, non si misura solo in termini geopolitici o di schieramenti internazionali, ma si riflette quotidianamente nelle bollette che arrivano nelle case dei nostri concittadini. È un paradosso amaro: mentre i metalli e alcune materie prime alimentari sembrano reggere l’urto, la dipendenza energetica rimane il nostro tallone d’Achille.
Questi dati sono un monito per la politica: senza interventi strutturali sulla sicurezza energetica e sostegni mirati, il rischio è che il dinamismo del Veneto venga soffocato non dalle bombe, ma dal costo insopportabile della vita quotidiana.
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Le misure. Polizia Locale più efficiente, formazione nei quartieri e cittadini coinvolti
Sicurezza sotto i riflettori: l’opposizione propone un piano integrato in quattro mosse
L
a sicurezza torna al centro del dibattito politico a Bassano del Grappa. In vista del prossimo Consiglio comunale, i gruppi di minoranza hanno presentato interrogazioni e mozioni con l’obiettivo di rafforzare il sistema di prevenzione e il funzionamento della Polizia Locale.
Secondo le consigliere e i consiglieri di “È il Momento”, Europa Verde – Bassano per tutti, Bassano Passione Comune e Partito Democratico, la sicurezza non può essere affrontata solo con strumenti tecnologici o annunci di nuovi bandi, ma richiede una strategia più ampia che coinvolga istituzioni e cittadini.
Tra le criticità segnalate figurano la gestione del parco mez-
zi della Polizia Locale, il ricorso a veicoli dell’Unione Montana Bassanese e l’aumento dei costi
legati all’internalizzazione del servizio. La variazione al bilancio di previsione 2026-2028 pre-
Aggressione tra studentesse e studenti a Centro Studi
Due episodi di violenza tra giovanissimi accendono un campanello d’allarme. Il primo ha coinvolto delle giovanissime studentesse nell’area del Centro Studi di Bassano del Grappa. Il 25 febbraio una sedicenne del Bassanese si è presentata alla stazione dei Carabinieri accompagnata dalla madre per denunciare un’aggressione avvenuta il giorno precedente nei pressi della fermata degli autobus. Secondo quanto ricostruito, la lite sarebbe nata da accuse reciproche legate alla diffusione di voci e commenti tra studenti.
Il confronto verbale è degenerato rapidamente e una quattordicenne residente nella zona della Valsugana avrebbe colpito la ragazza più grande.
La scena sarebbe stata ripresa da alcuni presenti e i filmati hanno iniziato a circolare tra gli studenti e sui social. La vittima ha inoltre segnalato la presenza di commenti offensivi pubblicati su una pagina Instagram dedicata alla città.
Al termine delle verifiche i Carabinieri della stazione di Bassano del Grappa hanno deferito la quattordicenne alla Procura
della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Venezia con le ipotesi di reato di percosse e diffamazione aggravata.
Un’altra vicenda che ha coinvolto giovanissimi si è verificata nel primo pomeriggio del 2 marzo ancora una volta nell’area del Centro Studi di Bassano del Grappa. Una professoressa, notando una rissa tra alcuni studenti, ha immediatamente contattato il 112 facendo intervenire i Carabinieri.
Quando la pattuglia è arrivata sul posto i ragazzi si erano già allontanati, ma le indagini sono
vede infatti circa 315 mila euro aggiuntivi per la previdenza complementare degli operatori nei prossimi tre anni. Accanto alle questioni organizzative, l’opposizione propone un modello di “sicurezza integrata” basato su quattro azioni principali: incontri informativi nei quartieri dedicati alla prevenzione di furti e truffe, con particolare attenzione agli anziani; la figura dei “facilitatori di quartiere”, cittadini volontari che possano fare da collegamento tra residenti e istituzioni; la realizzazione di un vademecum della sicurezza con consigli pratici e numeri utili; infine la pubblicazione periodica di dati sui reati, aggregati per quartiere, per offrire una fotografia più trasparente dell’andamento
della criminalità. Il tema non è solo politico ma anche sociale. Alcuni episodi avvenuti nelle ultime settimane nell’area del Centro Studi hanno infatti riacceso l’attenzione sul clima di tensione tra giovani e sulla sicurezza degli spazi pubblici frequentati dagli studenti.
A seguire raccontiamo due fatti di cronaca che hanno fatto discutere la città: un’aggressione tra studentesse finita sui social e una rissa tra ragazzi ricostruita grazie ai video e alle telecamere di sorveglianza. Episodi diversi, ma che riportano al centro la necessità di prevenzione, educazione e collaborazione tra istituzioni, scuole e famiglie.
Paola Bigon
proseguite grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e ai video realizzati da testimoni presenti, poi circolati anche sui social.
Dalle verifiche dei militari è emerso che la lite, durata pochi minuti, si è conclusa solo con l’arrivo di un autobus di linea che ha di fatto separato i gruppi coinvolti.
Gli accertamenti hanno portato all’identificazione di cinque studenti frequentanti istituti dell’area. Quattro di loro, tra i 15 e i 17 anni, sono stati denunciati alla Procura per i mi-
norenni di Venezia con l’accusa di rissa. Un quinto ragazzo, di 13 anni, è stato segnalato alla stessa autorità giudiziaria ma non è imputabile per età.(p.b.)
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Strade sotto pressione nel vicentino
L a sicurezza stradale torna al centro del dibattito nel Vicentino, un territorio attraversato ogni giorno da flussi di traffico intensi e da una rete viaria che collega aree urbane, distretti produttivi e zone turistiche. Incidenti, velocità e comportamenti alla guida restano temi su cui amministrazioni locali e forze dell’ordine stanno concentrando attenzione crescente, con l’obiettivo di ridurre i rischi e rendere più sicure le strade per tutti gli utenti. Il quadro regionale restituisce una fotografia significativa. In Veneto dagli ultimi dati noti si sono registrati oltre 13 mila incidenti stradali, con più di 300 vittime e oltre 17 mila feriti. Dopo il rallentamento registrato durante gli anni della pandemia, la ripresa della mobilità ha riportato a crescere il numero di sinistri sulle strade regionali. Numeri che confermano come il tema della sicurezza resti una priorità per enti locali e istituzioni.
Anche la provincia di Vicenza
non fa eccezione. Nelle aree urbane e lungo le principali direttrici di collegamento si concentra la maggior parte degli incidenti. Nel capoluogo, ad esempio, nel 2023 sono stati registrati quasi 700 sinistri con centinaia di feriti, una media che restituisce l’immagine di un fenomeno quotidiano e diffuso.
Tra i centri più esposti al traffico vi è Bassano del Grappa, nodo strategico della viabilità pedemontana. La città rappresenta infatti un punto di collegamento tra Vicenza, Treviso e il Trentino ed è attraversata ogni giorno da flussi di traffico legati sia agli spostamenti dei pendolari sia alla mobilità turistica verso il Monte Grappa e l’altopiano.
Su questo territorio convergono alcune direttrici fondamentali, tra cui la Strada statale 248 Schiavonesca-Marosticana, che collega diversi centri della fascia pedemontana e sostiene una parte significativa della mobilità locale. Il risultato è una pressione
costante sulla rete viaria, soprattutto nelle ore di punta, quando si sommano traffico urbano, mezzi pesanti e spostamenti verso le aree produttive.
Le cause degli incidenti restano in larga parte legate ai comportamenti alla guida. Tra i fattori più frequenti figurano l’eccesso di velocità, la distrazione dovuta all’uso del telefono cellulare, il mancato rispetto delle precedenze e, in alcuni casi, la guida in stato di ebbrezza. Elementi che rendono evidente come la sicurezza non dipenda soltanto dalle infrastrutture ma anche dalle scelte quotidiane di chi si mette al volante.
Accanto agli automobilisti, cresce l’attenzione verso i cosiddetti utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti e motociclisti. In territori come Bassano del Grappa, dove l’uso della bicicletta è diffuso e il cicloturismo è in forte crescita, la convivenza tra diverse modalità di spostamento rappresenta una delle sfide principali
per la sicurezza.
Per questo negli ultimi anni si è intensificato il lavoro su più fronti: dalla moderazione della velocità nei centri abitati al miglioramento della segnaletica e dell’illuminazione degli attraversamenti pedonali, fino alle campagne di sensibilizzazione rivolte agli automobilisti.
L’obiettivo condiviso è quel-
Incidenti in aumento a Vicenza: 760 i sinistri rilevati nel 2025, 432 i feriti
Incidenti stradali in aumento nel 2025, secondo il report della Polizia locale che individua nella condotta distratta e imprudente dei conducenti e in particolare all’uso di dispositivi multimediali (ma si tratta di una circostanza quasi sempre impossibile da dimostrare), la causa principale dei sinistri.
Sono stati infatti rilevati 760 incidenti stradali contro i 718 del 2024, ma soprattutto ci sono state quattro vittime, una in più
e 432 feriti, anch’essi in crescita (furono 373 nel ’24) . La maggior gravità degli eventi la si denota anche dal numero inferiore di constatazioni amichevoli: 447 rispetto alle 529 del 2024. Ciclisti e motociclisti continuano ad essere protagonisti e spesso vittime del maggior numero di incidenti. Rispetto al 2024 è leggermente decrescente il numero di ciclisti coinvolti lo scorso anno: 106 (15,02%), contro 109 (15,18%); più marcata la disce-
lo di costruire una mobilità più sicura e sostenibile, in grado di conciliare le esigenze di un territorio dinamico con la tutela delle persone che ogni giorno percorrono le sue strade. Perché, al di là dei numeri, ogni intervento sulla sicurezza stradale riguarda prima di tutto la qualità della vita delle comunità locali.
Sara Busato
sa per i motociclisti: 77 (10,13 %) contro gli 85 casi del 2024 (11,83%); sale purtroppo il numero di pedoni investiti: 62 (8,15 %) contro i 54 del 2024 (7,5 %). Più o meno simile il confronto 2025 su 2024 per quanto riguarda i monopattini 24 (3,15 %) e i ciclomotori 14 (1,84 %). Sale invece, probabilmente in relazione anche con le vendite, il numero di e-bike coinvolte: 14 (1,84 %) nel 2025 contro le 9 del 2024 (1,25%). (m.d.v.)
Sicurezza stradale/2. 8 milioni di euro e 38 interventi messi in campo per affrontare l’emergenza
Sicurezza nel Bassanese: prevenire prima che diventi cronaca nera
La sicurezza stradale, nel territorio del Bassanese, non è più soltanto una voce di bilancio. È diventata una cartina di tornasole della capacità delle istituzioni di leggere i cambiamenti della mobilità e di intervenire prima che l’emergenza si trasformi in cronaca nera.
I numeri nazionali diffusi da ISTAT per il 2025 parlano di oltre ottantamila incidenti nel primo semestre, con più di mille vittime. Un calo rispetto all’anno precedente, ma ancora lontano dall’obiettivo europeo di dimezzare i morti entro il 2030. Il Veneto mostra segnali incoraggianti sul fronte della mortalità, ma resta alto il numero dei feriti e pesante il costo sociale. È dentro questo quadro che va letto ciò che accade nel Bassanese.
Il territorio fa capo alla Provincia di Vicenza, che gestisce oltre mille chilometri di strade provinciali: arterie di collegamento tra centri produttivi, zone residenziali e poli scolastici. Strade nate per un traffico diverso, oggi attraversate da flussi intensi di pendolari, mezzi pesanti e mobilità lenta.
Nel 2025 la Provincia ha annunciato oltre 8 milioni di euro per 38 interventi di messa in sicurezza, con progettazioni che portano il valore complessivo delle opere
programmate a oltre 27 milioni. Rotatorie nei punti critici, nuovi attraversamenti illuminati, marciapiedi e piste ciclopedonali: interventi che parlano un linguaggio diverso rispetto al passato, meno centrato sull’auto e più attento all’utenza debole.
Anche nel comprensorio di Bassano del Grappa il tema è evidente: snodi congestionati nelle ore di punta, incroci che richiedono maggiore visibilità, tratti extraurbani dove la velocità resta una variabile difficile da controllare. La rotatoria non è più solo un’opera viaria, ma un dispositivo di prevenzione. L’illuminazione di un attraversamento non è un dettaglio, ma un investimento sulla vita.
Eppure la sicurezza non può esaurirsi nei cantieri. Perché se è vero che le infrastrutture riducono il rischio, è altrettanto vero che gran parte degli incidenti continua a essere legata alla distrazione,
all’uso del cellulare, alla velocità eccessiva. La cultura della guida resta il nodo irrisolto. Il Bassanese, crocevia tra pianura e area pedemontana, vive una mobilità complessa che richiede una visione integrata: pianificazione urbanistica, trasporto pubblico efficiente, percorsi sicuri casa-scuola, controlli mirati. La sfida è passare da una logica reattiva – intervenire dopo l’incidente – a una logica predittiva, basata su dati aggiornati e mappature puntuali dei punti neri. La Provincia ha messo risorse e progettualità sul tavolo. Ora serve continuità, trasparenza sui tempi e, soprattutto, un’alleanza tra enti locali, forze dell’ordine e cittadini. Perché la sicurezza stradale non è una competenza delegabile: è un patto collettivo. E sulle strade del Bassanese si misura, ogni giorno, la qualità di quel patto.
Sara Busato
Rotatoria all’innesto di Strada Cartigliana: stop alle code
Ci sono incroci che, più di altri, raccontano la vita quotidiana di una città. Quello all’innesto di Strada Cartigliana è uno di questi: traffico intenso, code nelle ore di punta, genitori che accompagnano i figli a scuola, mezzi diretti alle vicine aree produttive. Un punto dove la viabilità mostra da tempo tutti i suoi limiti. È proprio su questo snodo che l’amministrazione comunale ha deciso di intervenire con la realizzazione di una rotatoria. L’annuncio arriva dall’assessore ai Lavori pubblici Andrea Viero, che individua nell’attuale configurazione dell’incrocio una delle cause principali dei rallentamenti e delle situazioni di potenziale rischio per gli automobilisti. “La configurazione attuale provoca
rallentamenti e potenziali rischi per gli automobilisti – spiega Viero –. Con la nuova rotatoria intendiamo razionalizzare le manovre di ingresso sull’arteria, garantendo maggiore sicurezza e fluidità del traffico”.
La scelta della rotatoria non è casuale. Negli ultimi anni questa soluzione è diventata uno degli strumenti più utilizzati per mettere ordine nei nodi critici della viabilità urbana: riduce la velocità dei veicoli, elimina i conflitti più pericolosi tra le traiettorie e rende più scorrevole il traffico. Il sindaco Nicola Finco parla infatti di un intervento mirato su uno degli accessi principali alla città. “Si tratta di un’opera concreta che renderà più scorrevole e sicuro il flusso veicolare, soprattutto
nelle ore di punta”, sottolinea. Il progetto di fattibilità tecnico-economica dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno. Un passaggio necessario per reperire le risorse e procedere con la gara per l’affidamento dei lavori. Il costo complessivo dell’intervento è stimato in circa 220 mila euro, tra progettazione e realizzazione. Un investimento relativamente contenuto, se rapportato agli effetti che un incrocio più sicuro e ordinato può produrre nella vita quotidiana di chi attraversa quel tratto di strada ogni giorno. Perché, spesso, la qualità della mobilità urbana si misura proprio da qui: dalla capacità di intervenire sui punti più critici prima che diventino problemi più grandi. (s.b.)
Nonostante un lieve calo delle vittime a livello nazionale nel 2025, il numero di feriti resta elevato
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Tribunale di Bassano, la riapertura entra nella fase decisiva
L a riapertura del tribunale di Bassano del Grappa entra nella fase più delicata dell’iter parlamentare e riaccende un confronto che intreccia esigenze del territorio, equilibri istituzionali e limiti strutturali della giustizia italiana. Dietro il forte valore simbolico del ritorno di un presidio giudiziario locale emergono infatti questioni operative decisive, legate alla disponibilità di personale, alle modalità di trasferimento degli organici e alla sostenibilità complessiva della riorganizzazione.
Il disegno di legge è stato presentato il 3 ottobre dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, insieme al ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Dal 27 gennaio il provvedimento è all’esame della II Commissione Giustizia della Camera, presieduta da Ciro Maschio, passaggio che dovrà chiarire tempi e modalità dell’eventuale riattivazione del presidio giudiziario bassanese.
Secondo quanto previsto dal testo, il nuovo tribunale avrebbe competenza su un’area interprovinciale composta da 72 comuni: 41 nel Vicentino, 20 nel Trevigiano e 11 nel Padovano. Una ridefinizione territoriale significativa, destinata a incidere sull’organizzazione dei servizi giudiziari di tre province del Nordest.
Il nodo principale riguarda però la copertura degli organici. Il ddl stabilisce infatti che magistrati e personale amministrativo vengano assegnati attraverso le ordinarie procedure di trasferimento. Nelle sedi che subiranno una riduzione delle piante organiche, eventuali eccedenze verrebbero riassorbite con il tempo, attraverso le normali vacanze di organico. Al momento il provvedimento non prevede assunzioni straordinarie né finanziamenti aggiuntivi destinati a rafforzare gli uffici giudiziari.
Proprio questo aspetto alimenta molte delle critiche emerse nel dibattito. Gli Ordini degli avvocati di Treviso, Vicenza e Padova hanno espresso una posizione contraria alla riapertura, così come alcune componenti della magistratura. Anche tra i sindaci il confronto resta diviso: favorevole il primo
cittadino di Treviso Mario Conte, mentre si sono detti contrari Sergio Giordani a Padova e Giacomo Possamai a Vicenza.
Il punto centrale riguarda la sostenibilità dell’operazione. Il sistema giudiziario italiano deve già fare i conti con carenze di organico e con un arretrato significativo di procedimenti. Senza nuove risorse, sostengono i critici, la redistribuzione del personale rischierebbe di indebolire altri tribunali e di aumentare la pressione su magistrati e funzionari.
Due sono quindi gli scenari possibili. Nel primo, la riapertura del
tribunale di Bassano viene accompagnata da investimenti e piani di reclutamento capaci di rafforzare l’intero sistema, migliorando l’ac-
cessibilità del servizio. Nel secondo, più problematico, la riorganizzazione avviene a risorse invariate, con il rischio di creare squilibri tra le sedi giudiziarie.
La discussione parlamentare sarà dunque decisiva per capire se il progetto si tradurrà in un rafforzamento reale della giustizia sul territorio o se resterà soprattutto un segnale politico. Perché la riapertura di un tribunale non rappresenti solo un gesto simbolico, ma un servizio concreto, serviranno infatti organici adeguati, risorse e tempi di attuazione realistici.
Paola
Bigon
Bassano, appello dei docenti: «Dalla scuola una risposta educativa alla violenza»
Il Coordinamento Nazionale
Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime vicinanza alla comunità scolastica di Bassano del Grappa dopo gli episodi di aggressione che negli ultimi giorni hanno coinvolto studenti del Centro Studi. Il Coordinamento sottolinea in particolare il valore dell’appello lanciato dai rappresentanti degli studenti degli istituti Remondini ed Einaudi, definito «un segnale di grande maturità civica» che merita attenzione e risposte concrete. Secondo il CNDDU, quanto emerso dalle cronache non può essere interpretato soltanto come un problema di ordine pubblico. Le dinamiche che vedono giovani
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aggredire altri giovani, mentre alcuni filmano e diffondono le immagini, riflettono infatti un fenomeno più ampio che coinvolge aspetti culturali, sociali e giuridici. Per il Coordinamento la sicurezza negli ambienti scolastici deve essere affrontata soprattutto sul piano educativo. La scuola, richiamano i docenti, ha il compito costituzionale di promuovere lo sviluppo della persona e la tutela della dignità dei cittadini. Da qui la necessità di rafforzare percorsi strutturati di educazione ai diritti umani, educazione civica e responsabilità digitale.
L’episodio, conclude il presidente nazionale Romano Pesavento, può diventare l’occasione per rafforzare un’alleanza educativa tra scuola, istituzioni e territorio, capace di prevenire violenza ed esclusione. La sicurezza, ricorda il Coordinamento, nasce prima di tutto dalla qualità delle relazioni e dalla formazione civica delle nuove generazioni.
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Bassano del Grappa rafforza la Polizia
Locale: nuovi bandi per cinque assunzioni
I l Comune di Bassano del Grappa accelera sul rafforzamento della Polizia Locale. Dopo il rientro diretto della funzione di vigilanza all’interno dell’ente e l’insediamento del nuovo comandante Ivano Berti, l’amministrazione comunale ha pubblicato i bandi per cinque nuove assunzioni a tempo pieno e indeterminato.
Gli avvisi riguardano la copertura di un posto da funzionario, attraverso mobilità esterna volontaria, e di quattro posti da istruttore di Polizia Locale tramite concorso pubblico. L’obiettivo è consolidare
la struttura operativa del Corpo e rafforzare la presenza sul territorio.
Il funzionario avrà compiti di organizzazione e coordinamento dei servizi, con responsabilità nella gestione dei nuclei operativi e nelle attività legate alla viabilità e alla sicurezza stradale. Tra le competenze previste rientrano anche i controlli sulle attività economiche e produttive, la tutela dell’ambiente e del territorio e il monitoraggio della qualità della vita urbana, con attenzione ai temi del disagio sociale, della sicurezza dei cittadini e
della protezione civile.
Gli istruttori saranno invece impegnati principalmente nelle attività di presidio e vigilanza sul territorio. Tra i compiti previsti figurano la prevenzione e il controllo in materia di sicurezza urbana, la tutela del suolo pubblico e del patrimonio comunale – inclusi parchi e giardini – e la gestione delle sanzioni relative alla violazione di leggi, regolamenti e ordinanze comunali.
«Con questi bandi – spiega il sindaco Nicola Finco – diamo concreta attuazione al percorso di rior-
ganizzazione del Corpo di Polizia
Locale del Comune di Bassano del Grappa. Si tratta di nuove assun-
L’assessore regionale Paola Roma incontra gli studenti del liceo Brocchi
Gli studenti del liceo Brocchi di Bassano del Grappa hanno incontrato l’assessore regionale alla Famiglia, ai Servizi sociali e allo Sport, Paola Roma, in un confronto dedicato alle opportunità offerte ai giovani dalle politiche regionali e dai programmi europei. Durante l’incontro l’assessore
ha illustrato alcune delle principali occasioni di crescita formativa e professionale rivolte alle nuove generazioni, invitando i ragazzi a coglierle con consapevolezza. «Sono davvero numerose le opportunità offerte dai bandi pubblici, anche grazie ai progetti promossi dall’Unione Europea – ha spiegato
–. Occasioni importanti che possono aprire nuove prospettive per il futuro».
Tra gli esempi citati, il programma Erasmus, che consente esperienze di studio e scambio nei Paesi europei, favorendo il confronto tra studenti di culture diverse e il miglioramento delle competenze
34 posti di Servizio Civile per i giovani tra i 18 e i 28 anni
Il Comune di Bassano del Grappa apre le selezioni per 34 volontari da inserire nei progetti di Servizio Civile Universale rivolti a giovani tra i 18 e i 28 anni. Le attività, finanziate dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, si svolgeranno nel biennio 2026-2027 e coinvolgeranno diversi ambiti dell’amministrazione e della vita culturale e
sociale della città.
«Il Servizio Civile rappresenta un’occasione concreta per mettersi in gioco, acquisire competenze e contribuire alla crescita della comunità», ha sottolineato l’assessore alle Politiche giovanili Marina Bizzotto.
I progetti attivati sul territorio riguardano la valorizzazione del Museo Civico con “Farsi in quattro
per l’arte” (4 posti), le attività della Biblioteca e dell’Archivio comunale tra promozione della lettura e digitalizzazione dei servizi (10 posti), il supporto organizzativo a Operaestate Festival Veneto (4 posti) e il progetto A.G.I.R.E dedicato al rafforzamento delle politiche giovanili (4 posti).
A questi si aggiungono il progetto “Famiglie e Comunità”, dedi-
linguistiche. «Esperienze che arricchiscono il percorso personale e che poi possono essere messe a disposizione del territorio», ha aggiunto.
Roma ha poi ricordato anche le possibilità offerte dal Servizio civile regionale per i giovani tra i 18 e i 28 anni, definendolo «un’esperien-
zioni fondamentali, che ci consentiranno di potenziare in modo stabile la presenza sul territorio e di rendere ancora più efficaci le attività di sicurezza, prevenzione e controllo a tutela della comunità». Il termine per la presentazione delle domande per entrambi i bandi è fissato alle ore 12 del 31 marzo 2026. L’amministrazione punta così a completare nei prossimi mesi il rafforzamento dell’organico e a consolidare il nuovo assetto operativo della Polizia Locale cittadina.
za altamente formativa». Un percorso che permette di conoscere da vicino il lavoro degli enti locali e di impegnarsi in ambiti come ambiente, protezione civile, cultura e sociale. «I giovani sono il presente della comunità – ha concluso – ed è nostro compito offrire loro strumenti concreti per crescere».(p.b.)
cato al welfare locale e alla coprogettazione di interventi sociali (8 posti), e “Servizi Demografici 2.0”, che punta alla digitalizzazione dei servizi comunali e al supporto ai cittadini (4 posti).
Il Servizio Civile dura un anno, con un impegno di 25 ore settimanali e un assegno mensile di 507,30 euro. Le candidature devono essere presentate entro le ore 14 dell’8
Paola Bigon
aprile 2026 tramite la piattaforma DOL con credenziali SPID.(p.b.)
Isabella Rauti, il generale Risi e il presidente
153 giovani ricevono il cappello alpino: nasce una nuova generazione di penne nere
P
iazza Libertà a Bassano del Grappa ha fatto da cornice alla cerimonia con cui 153 giovani volontari in Ferma Iniziale dell’Esercito hanno ricevuto il tradizionale cappello con la penna, simbolo per eccellenza degli Alpini. A consegnarlo sono stati altrettanti alpini in congedo, in un passaggio ideale tra generazioni che richiama i valori di appartenenza, responsabilità e servizio propri delle penne nere.
Alla cerimonia hanno preso parte il sottosegretario di Stato alla Difesa, senatrice Isabella Rauti, il comandante delle Truppe Alpine, generale di divisione Michele Risi, e il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero. Presenti anche le famiglie dei militari e numerosi cittadini, a testimonianza del forte legame tra il corpo degli Alpini e il territorio. I neo-alpini appartengono al corso “Adamello III” e hanno concluso un percorso formativo di dodici settimane svolto al Centro Addestramento Alpino di Aosta. Durante il modulo integrativo dedicato alle Truppe Alpine hanno affrontato un intenso programma fisico e tecnico, che comprende corsi base di alpinismo e di mountain warfare, acquisendo le competenze necessarie per operare in ambiente montano: muoversi, vivere, combattere e
prestare soccorso in condizioni estreme. La consegna del cappello è stata il momento culminante della “Settimana del Cappello Alpino”, una serie di iniziative organizzate a Bassano del Grappa dal Centro Addestramento Alpino insieme al Comune e all’Associazione Nazionale Alpini. Il programma si è aperto con il saluto delle istituzioni e l’ammainabandiera al Parco Ragazzi del ’99.
Nei giorni successivi i plotoni hanno partecipato a diverse attività sul territorio: dalle
cerimonie di omaggio ai caduti nei sacrari militari del Monte Grappa, del Pasubio e di Pocol, alla ricognizione a Cortina d’Ampezzo e alla visita all’ex villaggio Eni di Borca di Cadore, oggi base operativa in Veneto dell’ANA. Qui è stato illustrato il ruolo di supporto che Alpini e associazione offriranno in vista dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026.
Non sono mancati momenti di addestramento, con prove di superamento di ostacoli naturali nelle aree vicine al fiume Brenta, e appuntamenti culturali che hanno coinvolto anche le scuole cittadine. Particolarmente significativi gli incontri ospitati a Villa Rezzonico, tra cui il convegno “Sette minuti in alta quota”, dedicato a temi che spaziano dalla fisiologia d’alta quota all’intelligenza artificiale e alle tecnologie dual use. A chiudere la settimana la serata “Generazioni”, che ha riunito ufficiali, sottufficiali, atleti olimpici ed ex allievi ufficiali insieme ai giovani alpini.
Un percorso intenso pensato per accompagnare i nuovi militari nel loro ingresso ufficiale nelle Truppe Alpine e rafforzare il legame storico tra Bassano, gli Alpini e la montagna.
Paola Bigon
Rauti: «Tradizione e modernità guidano il futuro delle Truppe Alpine»
«Tradizione e modernità guidano il futuro delle Truppe Alpine». Con queste parole il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti è intervenuta a Bassano del Grappa alla cerimonia del Cappello Alpino per i 153 volontari in Ferma Iniziale del corso “Adamello III”, al termine della Settimana Alpina. Nel suo intervento Rauti ha richiamato il valore della memoria e del sacrificio dei caduti, sottolineando il legame storico tra la città e gli Alpini. Il Ponte degli Alpini è stato evocato come simbolo di continuità: «un ponte tra ieri e oggi», attraversato durante la Grande Guerra da chi partiva per il fronte e oggi dai giovani volontari che entrano nelle Truppe Alpine. Il sottosegretario ha inoltre evidenziato il valore formativo dell’esperienza vissuta a Bassano e dell’addestramento svolto al Centro Addestramento Alpino di Aosta, definito «un laboratorio di eccellenza». Rivolgendosi ai giovani militari ha ricordato il significato del cappello ricevuto: un simbolo che li lega a una lunga storia di sacrificio e servizio.(p.b.)
Sintoniz zati
“Già Che Ci Sei”: e ingredienti sicuri per tutta la famiglia
Un ristorante pizzeria
Mmiglia. Da questa consapevolezza nasce la filosofia del Sei
stinguersi puntando su qualità, genuinità e sicurezza alimentare.
Scegliamo ogni giorno una farina pensata per voi
Il locale, accogliente e curato, è diventato un punto di riferimento per chi desidera assaporare piatti della tradizione e pizze speciali senza rinunciare al benessere. L’attenzione alla selezione delle materie prime è al centro di ogni preparazione: verdure fresche, ingredienti di stagione e condimenti scelti con cura si sposano con un impasto unico nel suo genere, che rappresenta il vero fiore all’occhiello del ristorante.
stico e digeribile, ideale per esaltare i con-
La pizza di Già Che Ci Sei è infatti preparagrano tenero tipo 0, frutto della collaborazione tra il Molino Moras di Trivignano Udinese, attivo fin dal 1905, e l’Istituto Superiore di Sanità. Non una farina qualsiasi, ma un prodotto pensato inizialmente per i bambini dai 3 ai 10 anni – i cosiddetti “consumatori sensibili” – e che oggi rappresenta una garanzia anche per gli adulti.
AmorBimbi si distingue perché priva di pesticidi, glifosato e residui di trattamenti chimici, con un contenuto di micotossine ridotto dell’80% rispetto al limite europeo. È il risultato di un percorso produttivo accuratamente controllato, dalla filiera corta del grano italiano alla molitura, fino al confezionamento. Ogni lotto viene analizzato e certificato per garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria.
cliente si sente al centro dell’attenzione. È la certezza di trovare un menu vario, capace di soddisfare i gusti di grandi e piccoli, dagli appassionati delle pizze classiche agli amanti delle proposte più creative.
La filosofia del locale è racchiusa in una frase che accompagna da sempre il lavoro dei titolari: “Ognuno di noi è il risultato di ciò che mangiamo e di come mangiamo”. Una convinzione che si traduce ogni giorno nella scelta di ingredienti sani, sicuri e di qualità.
Il successo di Già Che Ci Sei non sta solo nella bontà della pizza, ma anche nella capacità di innovare senza tradire la tradizione. Perché la buona cucina è quella che unisce memoria e futuro, gusto e benessere, territorio e ricerca.
a mangiar sano in cucina
“ciò
Noi usiamo per i nostri prodotti, per la nouna FARINA studia-
REZZA ALIMENTARE igienico, sanitaria, priva di pesticidi o glifosato e con l’80% in meno di micotossine rispetto al limite attuale fissato dalla Unione Europea. Farina nata principalmente per lievitati dolci e salati, per il consumo sicuro, nella fascia d’età fra i 3 anni ed i 10 anni, un consumatore dunque sensibile ed ottima pertanto anche per un consumatore adulto, di ogni età. Per la nostra pizza utilizziamo la farina “AmorBimbi”, di grano tenero italiano, proveniente da “filiera corta” e processi certificati, frutto della collaborazione fra il Molino Moras di Trivignano (UD) attivo fin dal 1905 e l’Istituto Superiore della Sanità. Una farina innovativa per un sano cibo.
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Aperto il portale per il Contributo di accesso 2026 a Venezia Sintoniz zati
ne e al pagamento del Contributo di accesso
Il provvedimento introduce anche per il 2026 un sistema articolato su due fasce di pagamen-
anticipata e migliorare la capacità di governo
ventuale applicazione a regime. Anche nel corso del 2026 il contributo non sarà applicato alle
isole minori individuate dal Regolamento comunale. L’orario di applicazione sarà dalle ore
nuta tramite il portale cda.ve.it, seguita dalle biglietterie Vela e da altri canali online.
La sperimentazione per il 2026 prevede complessivamente 60 giornate, secondo il seguente calendario.
Il dibattito. Ristoratori e produttori divisi sull’anticipo della raccolta
Agroalimentare, la disputa sull’asparago Dop: tra stagione naturale e produzioni anticipate
ABassano il simbolo gastronomico della primavera diventa terreno di confronto tra tradizione e innovazione. L’asparago bianco Dop è al centro di una discussione che coinvolge produttori, ristoratori e organismi di controllo, chiamati a interrogarsi sul significato della stagionalità per un prodotto tutelato dall’Unione europea. Il nodo nasce dall’anticipo della presenza nei menu di alcuni ristoranti del Bassanese. Già a febbraio sono comparsi piatti preparati con asparagi marchiati Dop, prima della data del 19 marzo, giorno che tradizionalmente segna l’inizio della stagione piena del prodotto. L’anticipo è stato reso possibile grazie a una tecnica di riscaldamento del terreno applicata dall’imprenditore agricolo Paolo Brotto, presidente del Consorzio dell’asparago Dop bassanese, che sostiene come il disciplinare consenta comunque la marcatura già da febbraio. La scelta ha però acceso il confronto con una parte della ristorazione locale. Venticinque ristoratori del territorio hanno infatti firmato un documento nel quale dichiarano che nei loro locali l’asparago Dop verrà servito solo dal 19 marzo, quando –sostengono – il prodotto raggiunge la piena maturità naturale.
Per Paolo Brotto, l’innovazione agronomica rappresenta invece un’opportunità per allungare la stagione e aumentare la visibilità di uno dei prodotti più rappresentativi del territorio, senza comprometterne le qualità. La tensione, tuttavia, si è riflessa anche sul piano associativo: Giovanni Scapin, presidente del gruppo ristoratori di Confcommercio, ha rassegnato le dimissioni, gesto che segnala il clima acceso del confronto. Secondo i ristoratori firmatari del documento, gli asparagi raccolti troppo presto presenterebbero una “marcata nota verde”, segno che il ciclo naturale non è ancora completo. Servirli come Dop rischierebbe quindi, a loro giudizio, di indebolire l’iden-
tità costruita nel tempo attorno al rispetto dei ritmi naturali e delle pratiche agricole locali.
La vicenda riflette un tema più ampio che attraversa tutto il settore agroalimentare: il delicato equilibrio tra innovazione produttiva e tutela della reputazione dei prodotti tipici. Il confronto tra produttori, ristoratori, Consorzio e organismi di controllo sarà quindi decisivo per chiarire l’interpretazione del disciplinare e definire eventuali linee guida condivise. Solo attraverso trasparenza e regole condivise l’asparago Dop potrà continuare a rappresentare un simbolo credibile dell’identità gastronomica di Bassano del Grappa.
Paola Bigon
Cappuccetto Rosso, la fiaba senza tempo rivive nelle edizioni illustrate tra Ottocento e Novecento
La fiaba, tramandata a lungo nella tradizione orale, fu fissata per la prima volta in forma scritta da Charles Perrault nel Seicento e successivamente rielaborata dai fratelli Grimm nell’Ottocento, contribuendo alla sua diffusione in tutta Europa. Con l’affermarsi dell’editoria illustrata, il racconto ha trovato nuova forza grazie al contributo di artisti e illustratori che ne hanno reinterpretato personaggi e atmosfere. Tra i più influenti interpreti spicca Gustave Doré, che alla fine dell’Ottocento offrì una lettura intensa e suggestiva della storia, destinata a influenzare profondamente l’immaginario visivo legato alla fiaba. Il percorso espositivo propone
una selezione di rare edizioni illustrate pubblicate tra Ottocento e Novecento, provenienti dalle collezioni delle vicentine Ivana Organo e Paola Gandini. I volumi
permettono di osservare l’evoluzione delle tecniche di stampa, del gusto grafico e delle scelte iconografiche che hanno accompagnato la trasformazione della fiaba nel tempo. Accanto ai libri sono esposti anche oggetti e materiali legati alla diffusione della storia nella cultura popolare. «La mostra –sottolinea l’assessore alla cultura Giada Pontarollo – offre l’occasione di valorizzare il patrimonio librario illustrato e di riscoprire una fiaba che appartiene alla memoria collettiva». Un racconto antico che, tra immagini e parole, continua a rinnovare il proprio incanto di generazione in generazione. (p.b)
Al centro del dibattito il rispetto della stagionalità e la tutela dell’identità gastronomica del territorio.
Sintoniz zati sul
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche radio con una qualità audio per fetta.
La mostra. Numeri record per l’esposizione dedicata al maestro del Divisionismo
Bassano celebra Segantini: oltre 108 mila visitatori per la grande mostra ai Musei Civici
Pubblico da tutta Italia e dall’estero, migliaia di studenti coinvolti e un forte impatto culturale e turistico per la città
S i chiude con numeri di grande rilievo la mostra “Giovanni Segantini”, ospitata ai Musei Civici di Bassano del Grappa dal 25 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026. L’esposizione dedicata a uno dei più importanti interpreti del Divisionismo ha registrato 108.211 visitatori, confermandosi uno degli eventi culturali più significativi degli ultimi anni per la città e per l’intero territorio veneto.
Curata dallo studioso Niccolò D’Agati, tra i maggiori esperti dell’artista, la rassegna è stata promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa all’interno del Programma Regionale per la promozione dei Grandi Eventi.
Il successo della mostra è stato sottolineato anche dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha evidenziato come il risultato raggiunto dimostri la forza di un progetto scientifico di alto livello, capace di attirare un pubblico internazionale e di inserirsi pienamente nel contesto dell’Olimpiade Culturale. «Bassano del Grappa – ha dichiarato – conferma ancora una volta il proprio ruolo di città d’arte capace di produrre valore culturale, economico e turistico per l’intero territorio».
Un riconoscimento condiviso anche dal sindaco Nicola Ignazio Finco, che ha parlato di un successo straordinario sia per i numeri sia per la qualità della proposta culturale. «Siamo orgogliosi dell’interesse suscitato dalla mostra e dell’accoglienza che Bassano ha saputo riservare alle migliaia di visitatori arrivati da tutta Italia e dall’estero – ha affermato –. Forti di questo risultato guardiamo già ai nuovi obiettivi, tra cui la candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura». Nel corso dei quattro mesi di apertura l’esposizione ha registrato una media di 698 visitatori al giorno, con il picco di 2.414 presenze nella giornata del 14 febbraio 2026. Significativa anche la partecipazione delle scuole: sono state infatti organizzate
170 attività didattiche che hanno coinvolto complessivamente
3.750 studenti, mentre i cataloghi venduti hanno raggiunto quota 4.054 copie.
Molto apprezzata anche l’audioguida gratuita realizzata in collaborazione con Audiogiro e disponibile in italiano, inglese e tedesco. Lo strumento è stato utilizzato complessivamente da 47.445 visitatori, di cui oltre 45 mila in lingua italiana.
I dati confermano inoltre il forte richiamo turistico della mostra. Il 78% dei visitatori ha dichiarato di aver raggiunto Bassano proprio per visitare il Museo Civico, mentre quasi la metà del pubblico ha indicato come principale motivazione la mostra dedicata a Segantini. Il pubblico è arrivato da numerose province italiane – tra cui Venezia, Vicenza, Padova, Treviso, Milano, Bologna, Firenze e Roma – ma anche dall’estero, con presenze provenienti da Francia, Germania e Svizzera.
Sintoniz zati sul
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Secondo l’assessore alla Cultura Giada Pontarollo, il successo dell’iniziativa dimostra come la cultura rappresenti un motore strategico per il turismo e per lo sviluppo economico della città. «Valorizzare il patrimonio artistico e creare proposte di qualità significa attrarre nuovi pubblici e far conoscere le tante bellezze del nostro territorio».
L’eco della mostra ha superato anche i confini nazionali. Mirella Carbone, direttrice artistica del Segantini Museum di St. Moritz, ha parlato di commenti entusiastici da parte dei visitatori svizzeri, mentre Giancarla Tognoni, direttrice della Galleria Civica Segantini di Arco, ha definito l’esposizione bassanese un punto di riferimento nel panorama degli studi dedicati all’artista. A completare l’offerta culturale del Museo Civico, prosegue fino al 25 maggio 2026 la mostra dedicata all’illustratore Riccardo Guasco. In primavera, dal 24 aprile al 27 settembre, Palazzo Sturm ospiterà invece “Olivetti: l’arte di comunicare”, esposizione che racconterà l’eredità culturale e industriale dell’azienda di Ivrea. In autunno, infine, la grande fotografia tornerà protagonista a Bassano del Grappa con la mostra “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi”, in programma dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, con oltre 160 scatti dedicati all’opera del celebre fotografo brasiliano. Un calendario di appuntamenti che conferma il ruolo dei Musei Civici bassanesi come uno dei poli culturali più dinamici del panorama nazionale. Paola Bigon
Il
presidente
Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
Sintoniz zati
La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin
La radio non è più soltanto una
ÈSintoniz zati
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.
La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
ed successo -
Sintoniz zati
Ristrutturare casa nel 2026: conviene davvero farlo adesso?
Michela e Filippo di Edilizia PER raccontano cosa sta cambiando nelle case di Padova e provincia
Bagni stretti, impianti datati, spazi che non rispondono più alle esigenze di oggi.
È una situazione che molte famiglie conoscono bene. Le case costruite tra gli anni Settanta e Novanta, molto diffuse nel territorio padovano, iniziano a mostrare i segni del tempo. Prima o poi arriva la stessa domanda: rare adesso oppure conviene aspettare?
Negli ultimi anni il settore delle ristrutturazioni ha vissuto una fase molto intensa, legata ai grandi bonus fiscali. Oggi il mercato è più stabile, ma l’interesse per rinnovare la propria abitazione resta alto. Anche perché, accanto alle normali esigenze di manutenzione, stanno cambiando i modi di vivere la casa.
Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo incontrato
Il tema che tutti chiedono:
Negli ultimi anni si è parlato molto di bonus. Oggi quali incentivi esistono per chi ristruttura casa?
realtà con showroom a Limena che da anni segue ristrutturazioni di interni tra Padova e provincia. L’azienda si occupa soprattutto di ne di appartamenti, rifacimento bagni, restyling degli ambienti domestici e realizzazione di bagni accessibili migliorare concretamente la qualità degli spazi
96.000 euro per ogni unità immobiliare.
Quando nasce davvero l’idea di ristrutturare
Michela, quando una famiglia capisce che è arrivato il momento di rinnovare la propria casa?
de da un giorno all’altro.
è il la-
Il bagno è uno degli ambienti che invecchia più velocemente e dove gli impianti possono diventare obsoleti. Molte persone decidono quindi di rifarlo completamente, migliorando sia l’aspetto estetico sia la funPoi ci sono molte ristrutturazioni di appartamenti, soprattutto quando una casa viene acquistata o pasAltri interventi riguardano nuovi pavimenti, rivesti-
Un tema sempre più importante: i bagni accessibili
Conta moltissimo. Un progetto può sembrare perfetto sulla carta, ma quando si apre un cantiere bisogna sempre confrontarsi con la realtà dell’abitazione. Per questo lavoriamo in modo molto coordinato. Michela segue la parte progettuale e io la gestione dei lavori. Ci confrontiamo continuamente per trovare
Questo aiuta a evitare problemi e a mantenere il lavo-
Spesso si parte da un problema molto pratico. Un bagno troppo piccolo, una doccia scomoda, una cucina che non funziona più bene come un tempo. Oppure una casa appena acquistata che ha bisogno di essere adattata ai gusti e alle abitudini di chi la abiterà. Molte abitazioni costruite qualche decennio fa erano progettate in modo diverso rispetto a oggi. Gli spazi erano pensati per stili di vita che nel frattempo sono cambiati.
Per questo molte famiglie scelgono di intervenire con una ristrutturazione mirata, che renda la casa più funzionale e più piacevole da vivere.
equilibrato. Durante il periodo dei bonus più alti c’era una corsa ai lavori e i cantieri erano ovunque. Oggi invece le famiglie fanno scelte più ragionate e si prendono il tempo per valutare bene il progetto. Questo aiuta molto anche nella gestione dei lavori, perché si riesce a programmare con maggiore precisione e a seguire meglio ogni fase del cantiere.
Il bagno resta il lavoro più richiesto
Quali sono oggi gli interventi più frequenti?
L’errore più comune quando si pensa alla ristrutturazione
C’è un errore che vedete spesso quando le persone iniziano a pensare ai lavori?
Michela: Sì. Molti partono dal bonus invece che dalla casa. La detrazione è sicuramente utile, ma non dovrebbe essere il motivo principale per fare un intervento. La prima cosa da capire è come quella famiglia vive gli spazi e quali problemi vuole risolvere. Solo dopo si ragiona su materiali, costi e incentivi.
Direi che è una scelta che molte famiglie
Le detrazioni permettono comunque di recuperare una parte della spesa e oggi il mercato è più stabile
E soprattutto molte case hanno davvero bisogno di essere aggiornate. Quando una ristrutturazione è fatta bene, il miglioramento si vede subito: negli spazi, nella funzionalità e nel comfort quotidiano.
Tra progettazione e cantieri, Edilizia PER continua a seguire ristrutturazioni di appartamenti, restyling degli interni e rifacimento bagni tra Padova e provincia, accompagnando le famiglie dalla prima idea fino alla conclusione dei lavori.
Un lavoro fatto di ascolto, progettazione e presenza costante sul campo. Perché ogni casa ha una storia diversa e ogni ristrutturazione parte sempre dalle esigenze reali di chi la abita.
La squadra. Un’esperienza da sogno negli Stati Uniti
Il viaggio americano dell’Orange1 Basket Bassano
L a squadra Under 19 dell’Orange1 Basket Bassano, The Star Alliance, ha vissuto un’esperienza unica negli Stati Uniti, un viaggio che ha lasciato il segno nella crescita sportiva e personale dei ragazzi. Prima Washington, poi Los Angeles, con la sfida ad alcuni dei migliori programmi di preparazione del paese a stelle e strisce. A raccontarci lo straordinario percorso è il General Manager della squadra, Giacomo Rossi.
“Abbiamo visto due mondi completamente diversi tra l’Est e l’Ovest. La East Coast è molto fisica e dura, mentre la West Coast è più veloce e dinamica. Abbiamo affrontato squadre di altissimo livello e ogni partita è stata una lezione di basket e di vita”, racconta Rossi.
Durante il viaggio, il team ha affrontato formazioni di livello, confrontandosi con una cultura diversa nell’affrontare ogni incontro. “L’approccio alle partite è diverso da quello che siamo abituati a vedere in Italia. Qui il
risultato conta, ma ciò che davvero importa è la prestazione individuale. Ogni ragazzo si sente chiamato a mettersi in mostra, a performare per sé stesso. Noi siamo abbastanza vicini a questa mentalità, ma abbiamo ancora molto lavoro da fare”, spiega Rossi.
La difficoltà di adattamento, nella prima fase dell’esperienza, è stata notevole. “Inizialmente
molti dei nostri ragazzi hanno faticato ad arrivare al livello che ci aspettavamo, erano più concentrati a giustificare i fallimenti piuttosto che ad affrontare le difficoltà. Tuttavia, alla fine sono riusciti a gestire la pressione che si erano autoimposti e a migliorare in modo significativo”, continua Rossi.
Secondo il GM le settimane trascorse negli Stati Uniti sono state
le più belle della vita dei giovani giocatori, sia a livello umano che accademico. “Oltre alle partite, ci sono stati tanti ricordi, esperienze e momenti di crescita personale. Abbiamo visitato, ci siamo allenati in luoghi magnifici, i match erano visti da più di 100 allenatori e addetti ai lavori. E anche dal punto di vista accademico, sono arrivati molti insegnamenti”, afferma Giacomo Rossi. Inoltre, la crescita è arrivata anche per la società del Grappa. “Abbiamo cercato di capire come possiamo migliorare la nostra organizzazione, confrontandoci con i più bravi. In America c’è una grande attenzione alla parte accademica, ma anche alla capacità di coinvolgere i ragazzi nel loro percorso di crescita. È fondamentale che siano loro i principali artefici del loro cammino. I nostri devono capire che possono fare lo stesso”, afferma Rossi. Un altro punto che ha colpito il GM dell’Orange1 Bassano Basket è stata la cultura americana della routine pre-partita. “La loro
Cinquecento donne e un’onda rosa per la corsa podistica tutta al femminilea
Vicenza a marzo si è tinta di rosa per un giorno con la “Vicenza in Rosa”, corsa podistica di 10 miglia riservata esclusivamente alle donne, che ha fatto registrare una partecipazione straordinaria. Portare in strada 500 partecipanti, tra competitiva e camminata, rappresenta un traguardo rilevante che premia l’impegno del comitato organizzatore, nato dalla sinergia di tre realtà di primo piano del terri-
torio e non solo: Vicenza Marathon, AFV Beltrame e Vicenza Runners. Un risultato ancor più significativo se si considera la distanza delle 10 miglia, formato che solo di recente ha acquisito maggiore attenzione nel panorama nazionale.
Sul piano agonistico, vittoria per Veronica Maran (Skyrunners Le Vigne Vicenza), prima al traguardo in 1h07’25”. Alle sue spalle Annarita Scalzotto (P.W.T.
Italia), staccata di 45”, e terza posizione per Barbara Regaiolli (Team KM Sport) a 3’28”. Ai piedi del podio Irene Frizzo (Vicenza Marathon) a 5’57” e, quinta, Martina Serafini (Runners Team Zanè) a 6’01”.
Sono state 175 le atlete a concludere la prova competitiva, mentre molte di più hanno scelto la non competitiva; oltre un centinaio hanno invece optato per il “Vicenza in Rosa City Tour” di 4,5
km, itinerario che ha attraversato alcune tra le bellezze del capoluogo.
La partenza è stata data dall’assessore allo Sport e ai Grandi Eventi, Leone Zilio, a conferma del sostegno pieno dell’Amministrazione comunale all’iniziativa. Momento di intensa commozione la consegna del premio dedicato ad Anna Zilio, maratoneta scomparsa prematuramente lo scorso anno: i genitori e la sorella
capacità di concentrazione durante le partite è incredibile. Non c’è un avvicinamento collettivo prima della gara, tutti sono molto liberi. Però, una volta che sono sul parquet, i giocatori si uniscono in modo naturale e hanno un focus altissimo”, spiega Rossi. “In Italia, abbiamo una preparazione più ritualistica, ma possiamo imparare molto dalla loro metodologia”.
Infine, Rossi ha sottolineato la differenza di approccio degli allenatori nei confronti dei top player. “In America la squadra gioca per i migliori giocatori, tutti sono al servizio dei più forti, aspetto che in Italia a volte è visto con un po’ di pudore. Questo approccio chiaro e mirato è molto efficace e ci ha fatto riflettere su come potremo applicarlo anche nel nostro basket”, conclude Giacomo Rossi.
Un Orange1 Basket Bassano dentro il sogno americano: un’esperienza che difficilmente verrà dimenticata.
Stefano Parpajola
hanno omaggiato la prima arrivata nata nel 1986, stesso anno di nascita della compianta campionessa veneta. Tutte le partecipanti hanno corso indossando la maglia rosa fornita dagli organizzatori. Giunta alla seconda edizione, la manifestazione consolida così il proprio profilo e si candida a diventare un punto di riferimento assoluto per gli eventi podistici interamente al femminile. (r.v.)
L’intervista. Il centrocampista veneziano racconta il suo percorso tra sacrifici, emozioni e sogni futuri
Tommaso Gattoni: “Bassano è la mia nuova sfida. Lavoro per tornare in Serie C”
A32 anni Tommaso Gattoni ha ancora la stessa fame di quando inseguiva il sogno di diventare calciatore. Il centrocampista veneziano, arrivato a ottobre dopo l’esperienza al Caldiero, ha trovato nel Bassano un ambiente ideale per rimettersi in gioco e continuare a inseguire nuovi traguardi. Una carriera fatta di sacrifici, gavetta e grandi emozioni, con la Pro Sesto nel cuore e un obiettivo chiaro nel mirino: tornare in Serie C. Gattoni, come sta andando la sua esperienza a Bassano?
“Mi trovo molto bene. Ho firmato a ottobre, ero rimasto fermo dopo l’ultima stagione e ho preferito aspettare l’occasione giusta. L’ambiente mi è piaciuto subito: è sano, si lavora bene. Mister Zecchin è molto preparato e la squadra è giovane, con tanta voglia di crescere. Sono davvero contento della scelta”.
Un bilancio della stagione in corso?
“Inizialmente l’obiettivo era quello di salvarsi. Poi abbiamo trovato addirittura 14 risultati uti-
li consecutivi. In seguito c’è stato qualche passo falso, ma ce la siamo sempre giocata con tutti. Questo dimostra che il gruppo ha qualità e carattere”.
Com’è nato l’amore per il pallone?
“È stato amore anche grazie a quello che mi ha trasmesso mio papà. La mia era una famiglia più legata al basket, ma io sono stato folgorato dal calcio e dalla passione per il Milan, quando dominava in Europa e nel mondo. È stato amore a prima vista. Diventare un professionista era il mio sogno e essere arrivato fin qui è motivo di grande orgoglio”.
Tanta gavetta, poi la Serie C. La Pro Sesto ha rappresentato un passaggio chiave..
“La porto davvero nel cuore. Con quella piazza si è creato un rapporto speciale. Ho dato tutto anche a livello emotivo. Sono stati cinque anni bellissimi. Mi è dispiaciuto chiudere con la retrocessione, ma abbiamo fatto un percorso importante”.
Tra le stagioni più memorabili
c’è quella con l’attuale allenatore del Padova, Matteo Andreoletti
“È un tecnico fortissimo. In quell’annata abbiamo fatto un percorso incredibile. È maniacale nella preparazione e mi ha fatto capire quanto possa fare la differenza un allenatore. Ci siamo tolti tante soddisfazioni, abbiamo chiuso come campioni d’inverno, poi la vittoria ai play-off al Menti contro il Vicenza. Sapevamo sempre cosa fare in campo. Sono contento per i risultati che sta avendo, merita tutto quello che sta ottenendo”.
Le ultime annate sono state sfortunate per lei..
“Purtroppo sì, vengo da due retrocessioni. È un peccato, ma sono convinto che posso dire ancora la mia in Serie C. Il mio obiettivo è tornarci il prima possibile con il Bassano”.
La faccio sorridere. Mi racconta il suo primo gol tra i professionisti?
“Certo. Arrivò a Piacenza, allo stadio Garilli. Vincemmo quella partita e fu un’emozione fortissi-
ma. Lo cercavo da tanto e segnare con la vittoria ottenuta lo rese ancora più speciale. Mi ricordo ancora le parole che mi disse quel giorno il mio allenatore dell’epoca, Simone Banchieri”.
Guardando al futuro, cosa vede per sé?
“Voglio giocare il più possibile finché sto bene. Voglio dare tutto, divertirmi e vivere il calcio al massimo. Dopo la carriera restare in questo mondo può essere una possibilità”.
Magari da allenatore?
“Perché no. Mister Andreoletti mi ha fatto aprire gli occhi su tante
La storia dell’atletica vicentina rivive con il libro di Bruno Cerin
Il Vicenza Running Festival non è solo una festa per gli sportivi, ma anche un omaggio alla memoria sportiva e alla tradizione atletica vicentina. In occasione dei 70 anni del Campo Scuola Guido Perraro, intitolato al suo primo direttore, l’Ing. Guido Perraro, la manifestazione ha visto la presentazione del libro “Un Campo, Una Città, Una Provincia – 1956-2026: Quante storie sul campo di atletica ‘Guido
Perraro’” scritto da Bruno Cerin, presidente onorario di Atletica Vicentina. Il libro, che ha come obiettivo il racconto dei 70 anni di atletica vicentina, è stato presentato al Cinema Odeon, e si propone come un viaggio emozionale tra ricordi, foto inedite e interviste. Si ripercorrono le vicende di atleti, dirigenti e spettatori che hanno vissuto il Campo, che da decenni è stato teatro di sogni, sacrifici e traguardi. La
cose e allenare mi affascina. Intanto sto facendo un master in psicologia dello sport e sono laureato in Scienze Motorie. Vedremo cosa riserverà il futuro”.
Il sogno di oggi? “Vincere il campionato con il Bassano “È una piazza che lo merita davvero. Il progetto è serio, si cresce passo dopo passo e credo che qui si possa fare qualcosa di importante”.
Un sogno che Gattoni vuole trasformare in realtà, con la stessa fame che lo ha accompagnato lungo tutta la sua carriera.
Stefano Parpajola
pubblicazione, attraverso i racconti di chi ha vissuto e vissute le storie sportive, esplora i valori di disciplina, determinazione e ricerca del
limite, che non sono cambiati, ma si sono tramandati da generazione a generazione. “Un libro che vuole essere un ponte tra il passato e il presente, raccontando come i principi che hanno guidato le generazioni precedenti siano ancora oggi molto simili a quelli che ispirano gli atleti di oggi”, ha dichiarato Cerin, che ha aggiunto come il testo si basi su una cronospecifica storia dei Campionati Provinciali Studente-
schi, nati negli anni ‘50, fino ai giorni nostri. Durante la serata, la conduzione è stata affidata a una voce leggendaria dell’atletica italiana, Franco Bragagna, che ha animato il pubblico con le testimonianze di atleti di spicco come Roberto Brazzale, presidente di Brazzale S.p.A., e Giorgio D’Ausilio, velocista degli anni ‘50, insieme ad altre figure significative nel panorama sportivo vicentino. (r.v.)
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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni
Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come
scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti
L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione
”La
cultura in Veneto? Non
presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.
più
per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”
Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale
Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.
Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?
Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-
muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.
In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?
Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.
A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-
nazionale?
La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.
Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?
Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.
Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non
teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?
Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.
Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?
È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.
Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?
Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.
Valeria Mantovan
“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”
“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”
I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.
Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?
Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un
principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.
La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?
Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-
ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.
Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?
Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.
E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?
I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando
L’assessore regionale Filippo Giacinti
verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?
Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.
Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?
Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio
“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare
servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.
Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.
Manildo critica anche la comunicazione
della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.
Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.
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Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni
Il Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.
“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-
bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.
Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.
Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.
Infine, il piano conferma il sup-
Elisa Venturini
porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.
Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio
Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.
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L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova
invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.
Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.
L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)
Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452
oppure scrivendo all’indirizzo email padova@associazionelagunari.it www.associazionelagunari.it UNISCITI A
L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo
Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”
“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”
Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.
Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?
Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non
era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.
A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?
La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-
ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.
Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo
mondo?
Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.
Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)
Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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delle aziende, sulla loro capacità di mantenere le promesse ai clienti, sul margine che riescono a difendere in un mercato sempre più competitivo. Perché puoi avere il miglior prodotto del mondo, ma se poi la merce arriva in ritardo, se le consegne saltano e devi chiamare il cliente per dire “scusa, domani”, hai un problema serio. I tempi di consegna, la puntualità delle spedizioni, la sicurezza nel trasporto non sono dettagli ma fattori che determinano la competitività. Ed è qui che si inserisce Prior Trasporti, realtà specializzata nel trasporto nazionale su gomma che lavora con un obiettivo chiaro: garantire alle imprese un servizio affi dabile e organizzato, capace di sostenere
“ti arriva giovedì mattina”, quella merce deve arrivare davvero giovedì mattina. Accanto all’organizzazione c’è la fl essibilità. Le esigenze logistiche cambiano continuamente: volumi diversi a seconda dei periodi, tempi che variano con i picchi produttivi, destinazioni nuove, priorità che saltano fuori all’ultimo. Prior Trasporti costruisce soluzioni su questa variabilità, adattando i servizi invece di proporre pacchetti standard rigidi. La copertura capillare del territorio nazionale consente di intervenire con rapidità non solo sulle tratte principali ma anche su quelle secondarie. Nel trasporto su gomma la capacità di reagire agli imprevisti è quotidiana: traffi co bloccato, variazioni dell’ultimo minuto, urgenze improvvise. La differenza la fa l’esperienza organizzativa. Per le aziende che operano in mercati veloci, dove i margini si assottigliano, contare su un partner logistico solido signifi ca ridurre incertezze e migliorare l’effi cienza. Prior Trasporti si propone così: come partner capace di coniugare puntualità, sicurezza e attenzione al cliente, un riferimento per chi cerca un servizio professionale con soluzioni su misura. Perché nella logistica la differenza sta nella capacità di arrivare puntuali,
imprese cercano. Perché quando un’azienda dice a un cliente
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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio
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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità
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la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato
che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge
Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile
Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,
Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione
protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.
Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.
Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-
Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.
A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.
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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss
Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.
Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.
All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.
Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.
Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-
ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.
Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.
Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.
A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese
di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana. A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.
L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:
1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;
2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;
3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;
4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;
5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;
6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;
7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;
8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;
9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili;
10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.
L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.
Il debutto. Medico padovano con radici bassanesi, ora alla guida dell’Ulss 7 Pedemontana
Giovanni Carretta nuovo Direttore Generale: ascolto del territorio e valorizzazione delle eccellenze
Nuova guida per l’Ulss 7 Pedemontana: Giovanni Carretta assume l’incarico di direttore generale. Tra le priorità indicate, il mantenimento degli standard raggiunti, l’innovazione dei servizi e il rafforzamento della rete tra ospedali e territorio
All’Ulss 7 Pedemontana ha preso ufficialmente servizio il nuovo direttore generale Giovanni Carretta, medico con una lunga esperienza nel sistema sanitario veneto e un percorso professionale che unisce competenze cliniche e capacità gestionali. Nato a Padova l’11 novembre 1970 da genitori bassanesi, Carretta porta con sé anche un legame personale con il territorio: il nonno materno, Marcello Busnardo, fu infatti uno storico medico di famiglia in città, mentre il nonno paterno, Giovanni, è stato per quarant’anni maestro elementare.
Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova nel 1995, si è specializzato in Malattie infettive e tropicali all’Università di Verona e successivamente in Igiene e Medicina preventiva a Padova.
La sua carriera professionale è iniziata come medico infettivologo nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Padova, dove ha lavorato fino al 2008. In seguito ha intrapreso un percorso nella direzione medica ospedaliera, ricoprendo incarichi di responsabilità prima come direttore medico dell’ospedale di Piove di Sacco e poi all’Azienda Ospedaliera di Padova.
Negli anni ha partecipato a numerosi gruppi tecnici e commissioni in ambito sanitario, tra cui la Commissione regionale vaccini, contribuendo allo sviluppo di strategie e programmi di sanità pubblica. L’ultimo incarico prima della nomina alla guida dell’Ulss 7 Pedemontana è stato quello di direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima, ruolo ricoperto dall’aprile 2021 al febbraio 2026.
Il nuovo direttore generale ha sottolineato come l’incarico rappresenti una sfida importante in una realtà sanitaria complessa e articolata. Tra gli obiettivi indicati vi sono il mantenimento del livello di eccellenza già raggiunto dall’azienda e l’introduzione di innovazioni e miglioramenti attraverso un metodo basato sull’ascolto e sulla condivisione. Proprio ascolto e confronto rappresentano i punti cardine della sua visione per il futuro dell’azienda sanitaria. Nei primi giorni di incarico il nuovo direttore generale ha già avviato contatti con i sindaci del territorio, con l’obiettivo di costruire
un dialogo costante e una rete di relazioni capace di affrontare insieme le sfide della sanità contemporanea. Tra i dossier più rilevanti sul tavolo del nuovo vertice aziendale c’è la gestione degli equilibri tra i tre principali ospedali dell’Ulss 7 – San Bassiano di Bassano del Grappa, Santorso e Asiago – strutture che rappresentano punti di riferimento per comunità con identità e bisogni differenti. La sfida sarà mantenere e valorizzare le eccellenze già presenti, garantendo allo stesso tempo una visione complessiva e integrata del sistema sanitario territoriale.
Il nuovo direttore generale evidenzia inoltre come il sistema sanitario stia attraversando una fase di trasformazione profonda che nei prossimi anni modificherà anche il rapporto tra cittadini e servizi. In questo contesto diventa fondamentale accompagnare l’innovazione mantenendo elevata la qualità delle cure e rafforzando il dialogo con il territorio. Un approccio che unisce esperienza gestionale, attenzione alle persone e conoscenza diretta della realtà locale, con l’obiettivo di guidare l’Ulss 7 Pedemontana in una fase di evoluzione del sistema sanitario.
Gli interventi. Blocco operatorio e polo endoscopico rinnovati, adeguamento antisismico e impianti all’avanguardia
Ospedale San Bassiano, al via il maxi progetto di rinnovamento: 25 milioni per sicurezza e innovazione
Riqualificazione in arrivo per l’ospedale San Bassiano: sette nuove sale operatorie, un moderno polo endoscopico e interventi di sicurezza. Il progetto dell’Ulss 7 Pedemontana vale 25 milioni di euro e punta a rafforzare l’attività chirurgica
L’ospedale San Bassiano si prepara a una trasformazione senza precedenti. L’ULSS 7 Pedemontana ha definito il progetto di riqualificazione dell’ospedale, che prevede un adeguamento antisismico e antincendio, il rifacimento completo del blocco operatorio e la creazione di un nuovo polo endoscopico. L’investimento complessivo ammonta a 25 milioni di euro, finanziati grazie a un accordo tra Regione del Veneto e Ministeri della Salute e delle Finanze. L’inizio dei lavori è previsto per l’inizio del 2027, con una durata stimata di circa due anni.
va completamente il gruppo operatorio e crea un polo di eccellenza per le procedure endoscopiche, sostenendo la crescita qualitativa e quantitativa dell’attività chirurgica».
«Il San Bassiano, pur essendo un ospedale relativamente giovane, ha più di 40 anni e in questo arco di tempo la tecnologia e i modelli assistenziali sono cambiati rapidamente», spiega l’ex Direttore Generale Carlo Bramezza. «Questo intervento non solo rafforza la sicurezza antisismica, ma rinno-
Il piano prevede interventi su diverse aree: il 2° piano ospita il blocco operatorio, il 3° piano un’area terrazzata inutilizzata che diventerà un locale tecnico con nuovi impianti di trattamento aria, e il 4° piano sarà dedicato alla day e week surgery. Parallelamente, al primo piano interrato nascerà il nuovo polo endoscopico. I lavori saranno organizzati in fasi per garantire la continuità dell’attività chirurgica, mantenendo almeno quattro sale operative sempre funzionanti.
Il blocco operatorio al 2° piano sarà completamente rinnovato con sette nuove sale, una delle quali dedicata ai pazienti infetti, oltre a recovery room, spogliatoi e aree per attrezzature. Tutte
pediatrica
Sarà attivo da lunedì 2 marzo il nuovo Ambulatorio di Oculistica Pediatrica dell’ospedale San Bassiano, un passo importante per potenziare i percorsi assistenziali destinati ai piccoli pazienti con disturbi della vista. Il servizio, realizzato con un investimento di circa 40 mila euro, offre uno spazio completamente dedicato e dotato di tutte le apparecchiature necessarie per visite specialistiche e screening. «Pur garantendo già un’assistenza completa, ora possiamo svolgere le visite pediatriche in parallelo a quelle per adulti, incrementando l’attività complessiva – spiega il dottor Pietro Viola, direttore dell’U.O.C. di Oculistica -. Grazie all’ingresso di due nuovi specialisti, lo scorso anno abbiamo quasi raddoppiato le prestazioni, arrivando a circa 1.000 visite contro le
577 del 2024. Il direttore generale Carlo Bramezza evidenzia come l’iniziativa rientri nel percorso di potenziamento dell’assistenza pediatrica e confermi l’impegno dell’ospedale nello sviluppo dell’Oculistica. «Avere un servizio ben identificato aiuta anche le famiglie a rivolgersi al nostro reparto senza disperdere risorse verso altre strutture», aggiunge Viola. L’Oculistica Pediatrica si occupa della salute degli occhi dalla nascita fino all’adolescenza, con attenzione a patologie come ambliopia, strabismo, difetti di refrazione e malattie congenite che possono richiedere interventi chirurgici o trattamenti precoci. Gli screening raccomandati includono controlli alla nascita, entro i 3 anni e prima dell’inizio della scuola primaria, per garantire uno sviluppo visivo ottimale.
le sale saranno progettate secondo gli standard più avanzati, con classe di pulizia dell’aria ISO 5, impianti moderni e finiture curate per coniugare estetica e funzionalità.
Anche l’area Day e Week Surgery verrà ampliata: le sale passeranno da tre a quattro, con due nuovi ambulatori e una sala di preparazione e risveglio per sette pazienti, oltre a ulteriori postazioni di os-
servazione. La qualità dell’aria sarà certificata ISO 7, garantendo la massima sicurezza. Il polo endoscopico al primo piano interrato riunirà e potenzierà l’attività svolta finora in diversi ambulatori. Avrà cinque sale dedicate, quattro ambulatori, due spazi per colloqui con i pazienti e una sala di preparazione e risveglio con dieci postazioni, insieme a ulteriori vani di servizio.
Intervento record
Eseguita con successo la prima riparazione di una valvola mitrale senza chirurgia
Un altro passo avanti per la Cardiologia dell’ospedale San Bassiano. Per la prima volta nella sua unità di Emodinamica, i medici hanno eseguito una procedura innovativa per riparare la valvola mitrale del cuore senza ricorrere all’intervento chirurgico tradizionale.
La paziente, una donna di 86 anni della zona, soffriva di un grave scompenso cardiaco cronico ed era considerata troppo fragile per un’operazione a cuore aperto. Grazie alla tecnica percutanea, i medici hanno inserito un catetere dalla vena femorale fino all’atrio sinistro, dove si trova la valvola mitrale, e hanno applicato una clip, una sorta di “graffetta”, che ha permesso alla valvola di tornare a funzionare correttamente. «Questa procedura ha un impatto enorme sulla
vita dei pazienti – spiega la dott.ssa Giovanna Erente, direttore della Cardiologia – perché riduce gli accessi continui in ospedale e migliora significativamente la qualità della vita». L’intervento, durato circa due ore in anestesia generale, si è concluso senza complicazioni e la paziente potrà tornare a casa già dopo tre giorni. Il successo conferma la crescita dell’Emodinamica del San Bassiano, che negli ultimi diciotto mesi ha introdotto diverse procedure mai eseguite prima nella struttura. «Curare i pazienti vicino a casa è fondamentale – commenta l’ex Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Carlo Bramezza – e queste nuove tecniche attraggono anche giovani medici e specializzandi, rafforzando l’équipe e migliorando le competenze del reparto».
San Bassiano Pronto il nuovo ambulatorio di oculistica
Approvata indennità di Pronto Soccorso per il personale sanitario: 60 milioni per arretrati e nuovi incentivi
La misura punta a valorizzare chi lavora nei servizi di emergenza-urgenza, con compensi differenziati e il pagamento degli arretrati
La Giunta regionale del Veneto ha dato il via libera alla delibera che stabilisce il riparto delle risorse destinate all’indennità di Pronto Soccorso per il personale sanitario impegnato nei servizi di emergenza-urgenza. Il provvedimento riguarda il periodo dal 1° giugno 2023 al 31 dicembre 2026 e prevede un totale di 60,6 milioni di euro, destinati a 3.200 lavoratori tra infermieri, operatori socio-sanitari e altri professionisti del settore.
“La valorizzazione del personale sanitario è sempre stata una delle mie priorità”, ha dichiarato il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, sottolineando che questa delibera rappresenta un passo concreto verso il miglioramento del sistema sanitario. “Con queste risorse – ha aggiunto Stefani – siamo passati dalle parole ai fatti, mettendo in campo un impegno significativo per coloro che operano in uno dei settori più delicati dell’organizzazione ospedaliera, quello delle emergenze”.
L’iniziativa è stata accolta positivamente dal Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha spiegato come questo intervento riconosca concretamente le difficoltà e i rischi a cui sono esposti gli operatori nei Pronto Soccorso, servizi caratterizzati da carichi di lavoro elevati, turni complessi e, purtroppo, anche episodi di violenza. “Si tratta di un intervento atteso – ha detto Gerosa – costruito con criteri trasparenti e condivisi, che prevede anche il pagamento degli arretrati per chi ha prestato servizio dal 2023”.
Il provvedimento coinvolge circa 3.200 professionisti della salute, tra cui 2.000 infermieri, 800
operatori socio-sanitari, 400 autisti soccorritori/ ambulanze e una parte di personale amministrativo. L’indennità, che sarà differenziata in base al profilo, prevede un compenso mensile minimo pari a 340 euro per il personale sanitario, 250 euro per gli operatori socio-sanitari e il personale tecnico, e 140 euro per il personale amministrativo. Inoltre, le aziende sanitarie dovranno erogare entro il mese di marzo dell’anno successivo eventuali risorse residue, fino a completo utilizzo del fondo. Gli arretrati saranno corrisposti per il periodo dal 1° giugno 2023 al 2025, con un totale di 44 milioni di euro da ripartire nei vari anni.
L’INVESTIMENTO
81 milioni per sei progetti prioritari in Veneto
La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’Assessore alla Sanità Gino Gerosa, ha approvato un investimento di 81 milioni 136 mila euro per finanziare sei progetti legati alle priorità del Piano Sanitario Nazionale. “I progetti riguardano aspetti fondamentali per la cura dei cittadini, dalla gestione della multicronicità all’equità dei servizi, dalle cure palliative alle tecnologie innovative e alla riduzione delle liste d’attesa”, ha dichiarato Gerosa, sottolineando come le iniziative siano state approvate dalla Conferenza StatoRegioni lo scorso 29 dicembre 2025. In particolare, i sei progetti finanziati sono:
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