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ph Appiani

Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

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2 • tribuna magazine • Dicembre 2017


L’EDITORIALE

L’immagine del nostro strepitoso vignettista Bruno Manenti racconta più di mille parole. L’augurio è quello di un 25 dicembre all’insegna del suo vero spirito: meno lustrini e più amore, quello vero... Buon Natale da tutti noi! Dicembre 2017 • tribuna magazine • 3


TESTATINA-OCCHIELLO? Pasticceria

DA FARE 4 • tribuna magazine • Dicembre 2017


SOMMARIO DICEMBRE 2017 INCHIESTA  6 INCHIESTA 6

NASCITE IN PICCHIATA

IL CONFRONTO 14

MUSULMANO E CRISTIANO

IL PERSONAGGIO 16

MONSIGNOR DONGHI RACCONTA TREVIGLIO

L’INTERVISTA 18

IL PERSONAGGIO 16

ARMA DEI CARABINIERI  / Un anno di successi

ESCLUSIVA 20

MUSICA  /Un cd anti talent

COMPLEANNI SPECIALI 26

SCIENZA  /Il museo compie dieci anni

31

PRESEPIO  /50 anni di natività

UN PO’ DI TREVIGLIO 33

AMARCORD (a cura di Marco Falchetti)

34 LE ECCELLENZE DEL CESM ph Dati

ATLETICA E TWIRLING  45

FOCUS 37 A CASA DA SOLI

LA NEW ENTRY DI CASA TRIBUNA 41

RADIO  /È nata fm 92,7

PODISMO  48

ph Appiani

SPORT 45 ATLETICA E TWIRLING  / I campioni della TreviCass 48

PODISMO  /La StraTreviglio

LA GERA D’ADDA

ph Appiani

56 ASSOCIAZIONI / Alla scoperta dei segreti dell’universo 58

CASSANO  /Riapre il centro sportivo

59

CARAVAGGIO  / La riqualificazione delle periferie

60

FARA  /Lo spazio della luce

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 5


INCHIESTA TESTATINA-OCCHIELLO?

NASCITE IN PICCHIATA Ecco i numeri che arrivano direttamente dall’ospedale di Treviglio di Rosanna Scardi

U

n calo grande e costante nelle nascite e un’elevata percentuale di future mamme immigrate che però non compensa il trend negativo. All’ospedale di Treviglio, nel 2010 sono nati 1.731 bambini. Gli anni successivi il numero è sceso in modo progressivo, riflettendo l’andamento demografico nazionale: l’Italia ha il più basso tasso di natalità tra i paesi europei, pari al 7,8 per mille residenti ed è terzultima a livello mondiale (in Svezia e Regno Unito è dell’11,8 per mille, in Irlanda del 13,5). A Treviglio nel 2011 sono stati 1.574 i parti, nel 2012 1.464. Nel 2013, 2014 e 2015 il numero delle nascite si è quasi stabilizzato con una lieve flessione, rispettivamente a 1.286 e 1.265 e 1.225, scendendo nuovamente nel 2016 a 1.184 e a 1.093 nei primi dieci mesi di quest’anno. «A livello locale si riflette la situazione nazionale, le coppie

Il numero di parti è stato estratto dalle schede di dimissione ospedaliere (SDO) chiuse nel periodo gennaio-dicembre 2016. Il rapporto tra numero partorienti italiane e numero partorienti straniere è stato calcolato utilizzando i dati di cittadinanza inseriti in SDO. PARTI ITALIANE STRANIERE PARTI TOTALI

Totale 620 571 1191

% 52% 48% 100%

Il numero di partorienti suddivise per fasce d’età è il seguente: FASCIA ETA’ MINORE uguale a 20 21-25 26-30 31-35 36-39 MAGGIORE uguale a 40 Totale complessivo

6 • tribuna magazine • Dicembre 2017

Totale 28 172 319 379 208 85 1191

% 2% 14% 27% 32% 17% 7% 100%

Andamento numero parti 2010-2017 (valore stimato) 2000 1800 1600 1400 1200 1000 800 600 400 200 0

2010

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2017


TESTATINA-OCCHIELLO? fanno meno figli perché hanno difficoltà nel trovare un’occupazione fissa e c’è una scarsa sensibilità dello Stato nel concedere aiuti alle signore – commenta, report alla mano, il direttore sanitario dell’ospedale Santino Silva –. Per questo motivo, le coppie italiane si decidono a procreare dopo i trent’anni, tanto che il tasso medio di fecondità per donna è dell’1,35, che non basta a “sostituire” chi muore, e l’età media per diventare mamma è 31,7 anni, 35,3 per i papà. Inoltre, solo il 37,6 per cento arriva a una seconda gravidanza, molto meno, il 13,9, a una terza». Tornando ai dati del territorio, le giovanissime (meno di 20 anni) che hanno partorito nel 2016 sono pochissime, solo il 2 per cento. La maggior parte, al momento del parto, ha tra i 31 e i 35 anni: è il 32 per cento. Nella fascia 21 e 25 sono il 14 per cento, tra 26 e 30 il 27 per cento, tra 36 e 39 il 17 per cento, mentre il 7 per cento delle future mamme ha 40 o più anni, con i conseguenti rischi ostetrici. Nascono più maschietti, che femminucce (nel 2015, erano 653 i fiocchi azzurri contro i 584 rosa). La nazionalità delle donne assistite, stando ai dati del 2016, vede il 52 per cento di italiane (620 parti), mentre il 48 per cento sono straniere (571). In gran parte provengono da Albania e Romania, seguono il Nord Africa, in prevalenza il Marocco, l’Asia, ovvero India, Pakistan e Bangladesh, l’Africa subsahariana, il Sudamerica, la Cina. Nonostante la presenza di gestanti immigrate, l’andamento negativo non si ferma. «La spiegazione è che anche le straniere fanno meno figli, si sono adattate al nostro stile di vita e subiscono le difficoltà economiche pure loro», aggiunge il dottor Silva. Il minor numero di pancioni ha portato alla chiusura dei punti nascita, dove al di sotto di un certo numero di parti – 500 in Lombardia – la struttura diventa pericolosa perché mancano manualità e sicurezza. «A San Giovanni Bianco erano arrivati a 134 nel 2014, ciò significa che un’ostetrica aiutava a dare alla luce un neonato una volta ogni due mesi», aggiunge il dirigente.

I dati del consultorio ACCESSI AUMENTATI all’area sanitaria dei consultori di Treviglio e Caravaggio, convenzionati con l’Asl e nella rete dell’Asst di Bergamo ovest. Le prestazioni nel 2016 sono state 8.348, con un più 9 per cento rispetto al 2015 (erano 7.621) e quest’anno i dati si mantengono sulla stessa linea. L’incremento è conseguente anche all’assunzione di due nuove ginecologhe. «Per capire quante sono le future mamme che si rivolgono a noi occorre considerare le visite ostetriche, che sono state 672 a Treviglio nel 2016, 694 a Caravaggio – dice, dati alla mano, Ireneo Mascheroni, direttore della cooperativa sociale Agape –. Tra i servizi più richiesti va considerata la novità delle visite domiciliari ostetriche e psicologiche che forniscono supporto alla donna nei primi giorni dopo il parto». Sono aumentate anche le ecografie ostetriche e ginecologiche passate dalle 1.535 del 2015 alle 1.791 del 2016, e l’attività resa in regime di solvenza.

AREA SANITARIA CONSULTORIO TREVIGLIO

2005- 2007- 2009- 20112013 2014 2015 2016 2006 2008 2010 2012

Visite ginecologiche Visite ostetriche Ecograf. ginecologiche Ecografie ostetriche Pap-test e tamponi Controllo esami e altro Totale Treviglio

953

2163

2832

4128

153

674

1019

1717

1099

2037

2614

2721

1448 1370 1044 1158 629 690 709 672 857 865 617 749 80 91 94 87 1424 1404 1175 1283 81 62 54 37 4519 4482 3693 3986

2205 4874 6465 8566 2005 - 2007-- 22009- 2011-CONSULTORIO 2013 2014 2015 2016 CARAVAGGIO 2006 2008 2010 2012 Visite ginecologiche 1251 1270 1293 1411 115 2343 3616 Visite ostetriche 708 716 669 694 Ecograf. ginecologiche 754 773 730 836 61 1135 1490 Ecografie ostetriche 122 116 94 119 Pap-test e tamponi 47 1199 2233 1187 1175 1101 1256 Controllo esami e altro 92 68 41 46 Totale Caravaggio 0 223 4677 7339 4114 4118 3928 4362 Totale Generale 2205 5097 11142 15905 8633 8600 7621 8348

massaggio infantile. «Tra le novità più apprezzate che contano centinaia di accessi, liberi e gratuiti, anche perché effettuati più volte, c’è lo Spazio mammabambino, dove si incontra e si ha un confronto con l’ostetrica e la psicologa, si possono pesare i piccoli, avere risposte a dubbi, ma ci si parla e si conoscono anche gli altri genitori – precisa Chiara Mandelli, psicoterapeuta, coordinatrice delle aree nascite –. Le donne provengono in gran parte da Treviglio e Caravaggio, oltre che dai paesi limitrofi». (R.S.)

La nuova sede del Centro per la famiglia trevigliese di via Casnida è stata inaugurata nell’aprile del 2016 con il trasferimento di tutte le attività e potenziandone altre, tra cui il percorso nascite. Sono diventati obbligatori il colloquio ostetrico (ce ne sono stati 122 a Caravaggio, 75 a Treviglio nel 2016) e sono stati introdotti i corsi preparto sia diurni sia serali, gli incontri monotematici, dallo svezzamento alle tappe evolutive della crescita, dal distacco ai cambiamenti corporei, ormonali e sulla fertilità e il corso di

ATTIVITA’ AREA NASCITA Attività

2014

2015

Primo colloquio ostetrico Corsi di Accompagnamento alla Nascita ( CAN) Corso massaggio infantile Visite domiciliari Menopausa Tecniche di rilassamento Gestione del dolore Ginnastica post parto Riabilitazione pavimento pelvico Sessualità dopo gravidanza Tappe evolutive Distacco Svezzamento Spazio mamma/bambino

2016

CF TREVIGLIO 2016

122

75

CF CARAVAGGIO

11

10

9

3

4 192

5 164

4 105 2 3 3 3 4 1 3 2 4 45

1 9

3 3 4

24

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 7


INCHIESTA TESTATINA-OCCHIELLO?

Più pantere grigie o più giovani leoni? di Cristina Signorelli

S

hock demografico, natalità negativa, sempre più anziani e sempre meno giovani, questi alcuni dei refrain che si ripetono ormai da tempo e vengono confermati da ogni nuovo report. L’ultimo rapporto Istat rileva che il 2016, nel quale si è registrato un tasso di mortalità pari al 8,2 per mille sull’intero territorio nazionale, è stato l’anno più favorevole degli ultimi quattro sotto il profilo della sopravvivenza. Ma allora siamo già diventati un paese per vecchi? Considerato che la speranza di vita alla nascita si attesta sugli 85 anni per le donne e 80,6 anni per gli uomini (dati Istat), allungandosi di anno in anno, e contemporaneamente nascono sempre meno bambini – negli ultimi decenni è andato sempre calando il dato che registra il numero di figli medio per donna residente, arrivando a 1,35 nel 2015 – la risposta viene da sé: sì siamo un

TREVIGLIO - natalità e mortalità 300 250 200 150 100 50 0

2013

2014

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CARAVAGGIO - natalità e mortalità 200 150 100 50 0

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MORTI

CASSANO - natalità e mortalità 200 150 100 50 0

2011

2012

2013 NATI

2014 MORTI

8 • tribuna magazine • Dicembre 2017

2015

2016

paese che sta invecchiando, forse non precocemente ma in modo ineludibile. Per capire quale è la realtà demografica del nostro territorio abbiamo messo a confronto i dati relativi alle nascite e alle morti dell’ultimo quinquennio nelle tre maggiori cittadine: Treviglio, Caravaggio e Cassano d’Adda. I grafici rendono subito evidente che l’andamento nazionale è rispettato appieno. Come rappresentato dal grafico, a Treviglio il numero di morti è sempre superiore, dal 2013 ad oggi, a quello dei nati, che tende costantemente a diminuire di anno in anno: la natalità negativa è ormai un fenomeno consolidato. Di poco migliori i dati a Caravaggio, come evidenziato dal grafico: i nuovi nati sono diminuiti costantemente, registrando un calo di oltre il 23% da 164 a 127, eccetto che nel 2015 che ha visto venire alla luce ben 167 nuovi caravaggini. Per quanto concerne le morti l’andamento si è mantenuto stabile, eccetto che per un aumento di circa il 10% registrato negli ultimi due anni. Anche a Cassano la mortalità si è mantenuta pressoché costante, eccetto che per un leggero aumento nel 2015. La natalità invece presenta una lenta ma inesorabile diminuzione, con un crollo nel 2015 di quasi il 10% sulla media. Le migliori condizioni di vita, i progressi della medicina e una più diffusa cultura del benessere sono alcune tra le motivazioni più evidenti che spiegano il trend di allungamento della vita media degli italiani, e non meno ovvie paiono molte delle ragioni che determinano la minore natalità. La precarietà del lavoro giovanile, e particolarmente i bassi stipendi per giovani, anche ben qualificati, che accedono al mondo del lavoro, l’alta disoccupazione che colpisce gran parte dei soggetti attivi con meno di 35 anni, la mancanza cronica di asili e strutture per l’infanzia che aiutino le mamme lavoratrici a conciliare il lavoro con la cura dei figli, sono alcune delle condizioni sociali che frenano la natalità nel nostro Paese. Nelle conclusioni del suo recente lavoro “Le famiglie italiane: un quadro in continuo cambiamento” Giorgio Alleva, presidente dell’Istituto nazionale di statistica, avverte chiaramente la necessità di adottare “misure che incentivino l’autonomia dei giovani e agevolino la realizzazione dei loro progetti” e di fornire “sostegno alle famiglie per una maggiore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Oggi, differentemente a quanto si era manifestato negli anni sessanta e settanta dello scorso secolo – il periodo dei baby boomers – le prospettive di crescita nel mondo del lavoro in Italia sono sempre più limitate, ecco quindi che, come testimoniano i numeri, molti giovani decidono di costruire il loro futuro all’estero.


TESTATINA-OCCHIELLO? TREVIGLIO - italiani e stranieri Molti studi pongono in evidenza la necessità per i paesi europei di attrarre stranieri per compensare almeno parzialmente l’invecchiamento medio, e quanto da ciò ne consegue in termini di spesa sociale e pensionistica. Senza entrare nel merito del dibattito circa le composizioni delle migrazioni di massa e le componenti di queste che prevalentemente si stabiliscono in Italia, osserviamo dai grafici come l’incidenza dei nati stranieri nelle tre città considerate incida in modo significativo sulla natalità nostrana. A Treviglio i nati stranieri dal 2013 ad oggi sono stati numericamente sempre più significativi, fino a raggiungere un’incidenza di oltre il 75% nel 2016. A Caravaggio essa è andata aumentando, passando da un 28% ad oltre il 42% del 2016. Nel 2015 si è manifestato il maggior numero di nati stranieri rispetto a quelli italiani, 50 neonati contro 117. Molto rilevante anche per Cassano l’incidenza dei nati stranieri che nel quinquennio è sempre stata al di sopra del 35% (solo il 2013 ha visto un dato inferiore, pari al 31%), registrando, nel biennio 2014-2015, che i neonati stranieri erano in numero sensibilmente crescente sugli italiani (incidenza intorno al 60%). Abbiamo ottenuto dai tre Comuni i dati relativi alle adozioni registrate dal 2011 al 2016: complessivamente sono state 28, un numero irrisorio che, forse, segnala come il disagio economico delle giovani famiglie e di fiducia nel loro futuro si esprima anche nella rinuncia ad affrontare oggi un percorso tanto impervio e complicato come l’adozione di un figlio.

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STRANIERI

CARAVAGGIO - na3 italiani e stranieri 150 100 50 0

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Dicembre 2017 • tribuna magazine • 9


INCHIESTA

«Intensificheremo la prevenzione oncologica, ma potenzieremo anche il punto delle nascite» Parla Antonella Villa, la nuova direttrice dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Treviglio

P

otenziare il punto nascite introducendo una sala operatoria per le emergenze e intensificare la prevenzione oncologica attraverso un’informazione capillare sulla popolazione femminile. Sono questi gli obiettivi di Antonella Villa, 51enne nata a Carate Brianza, la nuova direttrice dell’unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Treviglio. Ad affiancarla è un team composto da dieci medici, più uno in aspettativa, dodici ostetriche e quindici infermiere, oltre a una decina di supporto. Dopo la maturità scientifica la Villa si è iscritta alla facoltà di Medicina all’Università degli studi di Milano. «Ma non volevo diventare ginecologa, insieme a dermatologia, era la specializzazione che meno mi piaceva per partito preso; poi, dopo un tirocinio in una geriatria di Monza, è avvenuta la svolta, sono entrata in contatto con le patologie oncologiche che mi hanno appassionata, ho voluto approfondirle e curarle», ricorda la dottoressa, esperta di prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori che colpiscono le donne. Fin dalla specializzazione ha maturato la sua esperienza alla clinica Mangiagalli di Milano come allieva del professor Giorgio Bolis, che l’ha poi voluta all’Istituto nazionale dei tumori, dove ha mosso i primi passi grazie a due borse di studio della Lilt. «Mi raccomandò un’esperienza lavorativa all’estero per ampliare le vedute e scelsi la Norvegia, il dipartimento di ginecologia oncologica nel “Norwegian Radium Hospital” di Oslo, dove lavorai sia nell’ambito clinico sia nello scientifico, ottenendo l’abilitazione al servizio nello stato scandinavo – ricorda il primario –. C’erano molti soldi e investimenti nella Sanità, una rigidità nel seguire il protocollo che

di Rosanna Scardi

portava a un’organizzazione che definirei perfetta, ma mi resi conto che noi italiani siamo più duttili e ingegnosi nel gestire l’eccezione». Dal 2000 al 2009, Antonella Villa è stata dirigente agli Ospedali Riuniti di Bergamo, dopo è tornata alla Mangiagalli, dove ha ricoperto un incarico dirigenziale “per elevata professionalità”. Nonostante sia in servizio nell’ospedale di Treviglio da solo un mese, il primario ha ben chiaro il futuro del reparto. La novità, per la parte ostetrica, in considerazione dell’ampia fascia di territorio servita, è che entro la fine dell’anno sarà allestita una sala operatoria per le emergenze, attigua alle sale parto, in modo da ridurre al minimo i tempi d’intervento e garantire la sicurezza per la mamma e il nascituro, poiché in situazioni complicate anche pochi minuti possono fare la differenza. La neodirettrice ha ap-

prezzato, in particolare, il tasso di cesarei sceso a Treviglio al 18 per cento, mentre negli anni passati è stato perfino al 16. Il dato è tra i più bassi in Lombardia, dove già il 23 per cento è considerato un tasso virtuoso. «Il parto naturale è molto meno pericoloso, i rischi aumentano soprattutto nelle gravidanze successive», mette in guardia il medico che sintetizza con una battuta il suo pensiero: «Se Dio avesse voluto che partorissimo “dalla pancia”, ci avrebbe create con la cerniera». Diverso, sulla base della sua esperienza, anche il modo delle donne di vivere il parto, che cambia a seconda della loro nazionalità. «Le musulmane urlano, si disperano, si agitano, mentre le asiatiche sopportano meglio il dolore, la barriera linguistica è un grosso ostacolo in sala parto, per fortuna ci sono i mediatori culturali», sorride la Villa. Priorità assoluta è data alla prevenzione. «L’oncologia sta facendo passi da gigante, diventando quasi mirata sul paziente, come nel caso del tumore alla mammella; i risultati della ricerca non sono però così clamorosi nel campo delle patologie ginecologiche», spiega la dottoressa che ha collaborato al progetto “Oncologia” del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, e con l’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Per sconfiggere i tumori ci sono delle pratiche imprescindibili. «È necessario sottoporsi al pap test una volta l’anno fino ai 35 anni, poi basta seguire lo screening nazionale ogni tre, sottoporsi fino ai 46 alla vaccinazione contro il papilloma virus, oncogenetico, nel 90 per cento dei casi responsabile del cancro all’endometrio, promuovere un’educazione alimentare perché obesità e sovrappeso quintuplicano il rischio di ammalarsi», conclude.

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 11


INCHIESTA TESTATINA-OCCHIELLO?

GENITORI DI CUORE di Rosanna Scardi

A

vederli in foto tutti e quattro, mamma, papà e i loro due bellissimi ragazzi biondi, così felici e affiatati, nessuno penserebbe mai che vengono dalla fredda Russia, dove sono stati adottati da piccoli. Il signor Pierluigi Riva e la moglie Rosangela con i figli Diana e Ivan sono una famiglia modello che vive in campagna, a Fornovo. Lui è direttore commerciale in un’azienda, lei è stata impiegata alla Same di Treviglio. Una decina d’anni fa hanno preso la decisione di presentare l’istanza sia per l’adozione nazionale, sia per l’internazionale. «Ci piaceva trascorrere le vacanze con i nipoti, eravamo una coppia allegra e sportiva, però pur non essendoci problemi fisici non arrivavano bambini nostri, da qui la scelta», ripercorre il signor Riva, che fa parte del direttivo dell’associazione “L’altro marsupio”. Nel 2006, quando si è concluso l’iter burocratico, lui aveva 49 anni, la moglie 46. Il tribunale per i minorenni ha stabilito, dopo un’attenta indagine che ha coinvolto pure i nonni, che erano adatti a crescere dei fratelli. La coppia è indirizzata dagli enti per l’adozione sulla Russia, dove allora erano 70mila i minori adottabili, come conseguenza delle condizioni di povertà. «È un paese europeo – spiegano –: abbiamo subito pensato che i problemi di adattamento e inserimento sociale sarebbero stati minori rispetto a un bambino africano o orientale». La loro

12 • tribuna magazine • Dicembre 2017

storia ha avuto un lieto fine in meno di tre anni. Il primo dei tre viaggi li ha portati a San Pietroburgo nel giugno del 2009. Da lì si spostavano sul confine con la Finlandia. «I bambini, che erano in un istituto, trascorrevano le vacanze estive in una colonia immersa in una pineta vicino al Mar del Nord; noi impiegavamo ogni giorno cinque ore di macchina per raggiungerli, la prima volta che li abbiamo visti è stato un colpo di fulmine. Quando siamo rientrati in Italia non facevamo che pensare a loro, ci tenevamo occupati progettando la cameretta, lavoravamo, ma il nostro cuore era in Russia», ricorda commosso Riva. «Appena li ho visti, non li avrei cambiati per niente al mondo, né ho mai dato così tanti baci – aggiunge Mariangela –. Alcuni bambini, un po’ gelosi, dicevano a Ivan che non saremmo più venuti a prenderli. Quando ci ha rivisti è impazzito di gioia, saltava come un grillo ed è salito sulle spalle di mio marito». Allora Diana aveva 8 anni, il fratellino 5. Ovviamente, non conoscevano neanche una parola in italiano. Oggi lei studia per diventare ragioniera e presto farà uno stage dal padre, mentre lui frequenta la terza media. E sono sereni. «Le difficoltà maggiori si incontrano

nel primo periodo della scolarizzazione, le elementari sono tribolate, ci vogliono un’attenzione e una sensibilità speciali – dice il papà –. Le domande dei compagni non pesano, tanto più che il vivere in un mondo e una società globalizzati ci aiuta e, dopo un certo periodo, i ragazzi non si sentono più “anomali”». L’attenzione dei coniugi, come quella di tutti i genitori adottivi, è talmente elevata che va oltre quella dei naturali. «Desideravamo tanto diventare mamma e papà, non avevamo paura di niente, ci abbiamo creduto così tanto che i nostri sacrifici sono stati ripagati, oggi siamo una famiglia felice», ammette lui.

Ma davvero tutti possono intraprendere la sua stessa strada? «L’attesa è lunga e faticosa da sopportare, ci vogliono un carattere e un legame di coppia molto forti».


TESTATINA-OCCHIELLO?

«L’ALTRO MARSUPIO»: UN SUPPORTO PER CHI ADOTTA di Rosanna Scardi

C

i sono coppie che arrivano all’adozione sfinite da lunghi travagli medici, altre perché sanno già che una patologia impedisce loro di concepire in modo naturale con successo. Sono tante le storie, nessuna è giudicabile. In comune c’è la volontà di essere genitori compiendo un atto d’amore. Ma se essere mamma e papà comporta difficoltà, crescere un figlio che non si è portato in grembo necessita di un confronto con chi sta vivendo la stessa esperienza. L’associazione “L’altro marsupio” con sede in viale Piave, a Treviglio, presso il consultorio dell’Asl di Bergamo, è nata nel 2006 dal gruppo di auto mutuo aiuto tra genitori adottivi. Quest’anno sono una quarantina le famiglie tesserate, provenienti in parte dai paesi limitrofi. «Di norma, dopo l’entrata in famiglia di un minore i servizi sociali offrono un periodo di accompagnamento di un anno – spiega Francesca Vitali, presidente della onlus –. Noi proseguiamo gli incontri, fornendo un supporto, confrontandoci su come raccontare la storia ai bambini, sul tema del perché e su come affrontare le differenze somatiche che, a volte, ci piacerebbe soltanto che non fossero notate». Scopo dell’associazione è di sostenere le famiglie in un iter che comporta una lunga attesa e dare loro informazioni, da come inoltrare una domanda a come richiedere un visto. A rendere difficile il percorso è la burocrazia. In Italia bisogna presentare una dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni, allegando analisi mediche e reddito. È necessario essere sposati da almeno tre anni, che includono anche la convivenza. La legge fissa, inoltre, la differenza minima tra adottante e adottato in 18 anni e massima in 45 per uno dei coniugi, 55 per l’altro. Fondamentale è l’essere adatti a educare e istruire un minore. Il decreto di idoneità è una sorta di “patentino” che viene concesso solo dopo un’attenta indagine condotta da assistenti sociali e psi-

chiatri sulla famiglia e vale per tre anni. Durante quel periodo si è posti in una graduatoria. Diversa, e con un costo dai 5 agli 8mila euro, la pratica internazionale che è affidata a un ente per l’adozione. Ma è anche la più diffusa, considerando che solo il 5 per cento dei bambini adottati sono italiani, dunque in stato di abbandono, non riconosciuti o figli di genitori ai quali è stata tolta la patria potestà. I tempi variano molto anche per l’estero: c’è chi ha aspettato un anno, chi dieci. I paesi dove le pratiche sono più veloci sono Russia, Ucraina, Bulgaria, Cina,

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Etiopia e i sudamericani. Ma bisogna essere pronti a tutto: capita, infatti, che si possa conoscere il proprio bambino, ma non portarlo subito a casa. «Dietro ai ragazzi ci possono essere carichi pesanti e sofferti, storie di genitori abusanti, una vita passata in affido o in istituti, che erano pur sempre le loro case, con le conseguenti difficoltà di adattamento – precisa Francesca –».

COLAZIONI PRANZO • Pizza cotta su pietra refrattaria • Piatti freddi serviti con ingredienti freschi

APERITIVI

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 13


IL CONFRONTO

DIVERSI MA 14  È il libro disceso sul profeta

1   Nome

1

Adil

2

Lachguer

Mohammad, lo leggo

2    Cognome

3

40

quotidianamente

3   Età

4

Casablanca

5

Mediatore Culturale/ Consulente sociale

6

Musulmano

7

Devoto, altruista, tollerante

8

 li stessi: devoto, altruista, G tollerante

9

Un profeta di Allah

15  Sì, è la festa di mia moglie e dei vicini 16  Sì, è la festa di mia moglie e dei vicini

4   Dove sei nato? 5    Professione 6   Religione 7   Tre aggettivi per definire un cristiano

17  Sì

8    Tre aggettivi per definire un musulmano

18  Sì, tantissime volte

9    Gesù è…

10  L’ultimo profeta di Allah

19  Cinque volte

10  Maometto è…

11  Sì, tanti

20  Penso che non sia necessario

12  Sì, tanti

dato che per i musulmani non

13  È il libro sacro dei cristiani, ho letto qualche capitolo

rappresentano nulla 21  Azioni militari alle quali vengono attribuiti i valori religiosi senza la consapevolezza dei gravi rischi 22  Nessuna guerra è giusta. Mai 23  Un massacro che ha ucciso il sogno di parecchi essere umani 24  Un termine inventato per far sentire a proprio agio i non credenti 25  “Non c’è costrizione nella religione” (Corano, cap 2, versetto 256) 26  A favore 27  Sì, quando si verificano le condizioni 28  In caso di violenza sessuale, o per salvaguardare la vita della mamma 29  No 30  No, è mancanza di rispetto nei confronti della donna 31  Sì, per far felice una famiglia 32  No

14 • tribuna magazine • Dicembre 2017

11  Hai amici musulmani? 12  Hai amici cristiani? 13  C  os’è la Bibbia? L’hai letta? 14  C  os’è il Corano? L’hai letto? 15  Festeggi il Natale? 16  Festeggi la Pasqua? 17  S  ei mai entrato in una chiesa? 18  S  ei mai entrato in una Moschea? 19  Q  uante volte preghi in un giorno? 20  C  osa pensi quando qualcuno toglie una croce da scuola o non fa il presepe in un ufficio pubblico per rispetto dell’Islam? 21  C  os’è la Guerra Santa? È giusta? 22  Quando è giusta? 23  C  osa sono state le Crociate? 24  Cosa vuol dire laico? 25  S  i può cambiare religione? 26  S  ei a favore o contrario al divorzio? 27  Coppie miste? 28  Aborto? 29  Matrimoni con minori? 30  Bigamia? 31  Fecondazione artificiale? 32  Matrimoni gay?


UGUALI 1

Norberto

25  Sì, ma non è nelle mie corde

2

Donghi

3

26  Contrario

54

4

Legnano (Milano) 15.11.1963

5

Sacerdote cattolico

6

Cristiano cattolico

29  Contrario

7

F iglio (preghiamo con il Padre nostro), fedele, rispettoso

30  Contrario

8

Sottomesso (significato etimologico di mussulmano), fedele, obbediente

9

Il Figlio di Dio, Dio stesso in mezzo a noi

10  Un profeta 11  Sì 12  Sì 13  R  ivelazione di Dio nella storia d’Israele e nella vicenda di Gesù e degli Apostoli. È un libro ispirato dallo Spirito santo 14  U  n libro religioso. Non l’ho mai letto integralmente, solo in alcune parti 15  Sì 16  Sì 17  Sì 18  S ì (Damasco, Il Cairo, Gerusalemme, Istanbul…) 19  Almeno quattro 20  C  he non ha capito nulla né del Cristianesimo né dell’Islam 21  N  essuna guerra è mai giusta. La guerra è sempre un’inutile strage. “Con la guerra tutto è perduto, con la pace tutto è trovato” (Pio XII) 22  Solo quando è per difesa 23  Domanda troppo complessa per rispondere con una sola riga 24  Del popolo, etimologicamente. Il suo significato che gli si dà è quello di areligioso

27  Contrario 28  Contrario

31  Contrario 32  Sono contrario a tutte queste ma è necessario imparare rispetto anche per chi la pensa diversamente. Così chi la pensa così, dovrebbe imparare rispetto per chi ha un’opinione diversa dalla loro

Crociati del terzo millennio FABRIZIO ORSINI è un architetto, storico e saggista, che collabora da anni con l’Istituto dell’enciclopedia italiana per il dizionario biografico degli italiani nel settore. È anche membro della Società italiana storia dello sport per la quale è vice direttore editoriale: una personalità eclettica ed arguta, profondamente vicina a quelli che sono i temi dei Chevaliers e millites, de i milites e i milites templi, di San Bernardo e dei Cavalieri del tempio, delle ragioni di una guerra, dell’Islam, della guerra santa, del duello e dell’ordalia di popoli e della teologia della guerra. Nel primo dei due libri descrive la società al tempo delle prime crociate, il ruolo dei cavalieri e dei templari, cui è dedicato il sermone di San Bernardo che il lettore troverà in appendice. Vengono toccati i punti salienti della fede cristiana e di quella islamica, per cercare di trovare una ragione odierna per continuare ad essere cristiani e poter leggere l’Islam con gli occhi di una persona del terzo millennio. Non si tratta di voler giustificare le crociate, che pur avevano una motivazione, quanto per capire il senso e il ruolo che i cavalieri ebbero nella società del tempo e in particolar modo quello dei Templari. Si possono trovare spunti di riflessione e approfondimento senza diventare eccessivamente prolissi, per molti temi che oggi paiono relegati nei meandri della storia e, soprattutto, senza scatenare uragani bibliografici o teologici. A questo si aggiunge la traduzione del celebre sermone di San Bernardo di Chiaravalle, il “Libro per le milizie del tempio – Elogio della nuova milizia”, interamente tradotto dall’autore ed arricchito da un grosso apparato di note esplicative. Un classico che ritorna a essere molto attuale e vicino ai fatti che accadono tristemente in maniera quasi regolare oramai da più di un decennio in tutta Europa. E ancora: “La spada del Vangelo. Piccolo bushido cristiano per guerrieri del terzo milennio”, 81 pagine per attraversare il Nuovo Testamento in una visione della vita cristiana del tutto inaspettata, naturale prosecuzione del primo. Entrambi ordinabili su Amazon. Ivan Scelsa

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IL PERSONAGGIO

«UNA REALTÀ POSITIVA E BELLA» A colloquio con monsignor Norberto Donghi, riflettendo sul suo primo anno alla guida della Comunità pastorale cittadina di Daniela Regonesi

U

n anno dopo aver ricevuto il testimone da monsignor Giovanni Buga, il prevosto e responsabile della Comunità pastorale Madonna delle lacrime in Treviglio e Castel Rozzone traccia con noi un positivo bilancio dei suoi primi 12 mesi trevigliesi. Un anno che è a Treviglio: la città ha confermato la sua prima impressione? La prima impressione è stata bella e positiva, indubbiamente. Ho notato subito una città vivace, vitale, anche dal punto di vista culturale, delle risorse che mette in campo, della comunità cristiana che ha una storia significativa. Ricordavo allora che un buon numero di istituzioni, che oggi sono laiche, vengono dal mondo cattolico, dalla comunità cristiana di ini-

16 • tribuna magazine • Dicembre 2017

zio secolo scorso: ad esempio la Cassa Rurale e la Fondazione Portaluppi. Un cristianesimo sociale che ha lasciato idee, strutture, opere che ancora oggi funzionano e delle quali la società si è giustamente appropriata. È positivo. Quindi lo sguardo è rimasto tale e quale, anzi, confermato. Questo non vuol dire nascondere i problemi: il paradiso non c’è neanche a Treviglio (ride, ndr). Quanto è delegato al mondo cattolico in termini di sostegno alle debolezze? Pensiamo al mondo della carità, della Caritas: le persone che la nostra Comunità pastorale segue sono quasi 700, 200 famiglie solamente la parrocchia di San Martino. Sono numeri importanti. C’è una buona collaborazione con i servizi sociali; non c’è una delega da parte del Comune che dice

“fate voi”, c’è interesse e rispetto reciproco. Anche nell’ambito dell’educazione – penso al mondo dell’oratorio, con gli spazi che fornisce per lo sport, piuttosto che alle scuole cattoliche – la Chiesa si occupa molto di cose che di per sé non sono sue direttamente – come la preghiera, la liturgia e i sacramenti – ma Gesù Cristo, quando si è fatto uomo, ci ha detto di stare attenti a tutto ciò che è umano. Anzi, io mi auguro che questa collaborazione possa essere ancora di più valorizzata. Alcune volte ho l’impressione che si potrebbe fare di più, dal punto di vista del mondo nostro: osare e presentarci, dire chi siamo e cosa facciamo, tirare fuori un po’ più di grinta. Le nostre parrocchie si sono rinchiuse nel loro piccolo mondo, ma la Chiesa nasce per essere lievito, non una cittadella, e questo lo dobbiamo riscoprire. La vera laicità è uno spazio dove tutti possono dire la loro, non è mettere il silenziatore a qualcuno per paura che possa essere predominante, è permettere a tutti di esporsi, farsi conoscere e valorizzare. Nel mondo laico, qui a Treviglio, questa disponibilità la vedo, sta ai sacerdoti e al mondo ecclesiale osare di più. Perché non far conoscere, nel rispetto della privacy delle persone, l’aiuto, il lavoro della parrocchia e dei nostri volontari? Aveva voglia di tornare a fare il parroco, è contento? Sì, perché erano quattro anni che il Vescovo mi aveva richiesto un tipo di servizio diverso, in Curia, in ufficio (nel settembre 2013 il cardinale Angelo Scola lo aveva nominato Responsabile dell’Ufficio amministrativo diocesano, ndr) e devo dire che la parrocchia è ciò per cui ero stato formato e per cui ero diventato prete. Ricordo ancora quando l’Arcivescovo mi ha chiamato e mi ha detto “Vuoi una parrocchia? Te ne do sei”. Quindi certamente sono contento di essere ritornato in pastorale “diretta”. Negli anni in Curia ho imparato un sacco di cose, che mi servono, perché la Comunità pastorale di Treviglio è una “bella baracca”; poi sono presidente della Fondazione Portaluppi, quindi c’è anche un aspetto giuridicoamministrativo che è del parroco, e che qui è corposo. Benedico il Signore per questi tre anni, sono stati utilissimi. Qui ho trovato aiuti e competenze. Oggi nessun parroco pensa più di gestire da solo, non potrebbe neanche: il diritto canonico glielo proibisce,


Cercando di introdurre alcune novità...

c’è l’obbligo di un consiglio di affari economici, e in tutte le nostre parrocchie lavora bene. Sì, certamente la responsabilità ultima è mia, però sono supportato da tanta gente che mi dà consigli ma anche concretamente porta avanti le cose, che mi dà una mano vera e propria. È impegnativo. Nella vita di un prete quanti “sì” faticosi ci sono da dire? Credo che tutti siamo chiamati in certi momenti a dire dei “sì” costosi. Non voglio passare per martire, però anche nella vita di un prete ci sono dei momenti difficili, uno di questi è certamente la destinazione: quando il vescovo ti chiama vai verso un’incognita. È ripensarti, rimetterti in discussione, entrare in una nuova realtà. Cambia il mondo, perché si rinnovano tutte le relazioni, tranne alcune. È come se uno cambiasse famiglia. È anche una sfida bella perché ci si rinnova, si impara e si conoscono nuove situazioni, si ripensa alle ragioni che ti fanno essere prete. Io sono al mio sesto sì in trent’anni di messa, un buon numero. Però ci sono anche altre difficoltà, nella comunione fraterna tra noi preti o talvolta resistenze interne nelle parrocchie. E poi la vita di un prete non è proprio far niente, anzi. La messa è l’aspetto sacramentale, certamente una cosa importante, però c’è anche l’incontro con la gente; in questo periodo per esempio sto andando a trovare i malati, poi ci sono le varie riunioni organizzative. La giornata è abbastanza piena. Quando e come ha capito che questa era la sua vocazione?

«TREVIGLIO È UNA CITTÀ dove le novità sono viste con qualche fatica – spiega monsignor Donghi –, è abbastanza conservatrice. Questo è certamente un aspetto positivo, perché vuol dire che le cose devono essere consolidate, però è anche una difficoltà. La grossa novità alla quale io sono venuto a dare un’accelerata è la Comunità pastorale. Esisteva già da 12 anni, però forse solo sulla carta: aveva bisogno di essere introdotta nella realtà dei fatti. Con il direttivo, i miei sacerdoti e i diaconi, e con il consiglio pastorale l’anno scorso abbiamo fatto una serie di programmi e di incontri di ascolto, che ora verranno attuati. Saranno introdotte alcune novità, abbastanza semplici e scontate, non grandiose. Nel mondo della comunicazione i vari foglietti che tutte le parrocchie facevano sono uniformati in un unico foglio settimanale. Nel mondo delle messe

il cambiamento vero avverrà da sabato 13 gennaio: porterà un po’ di sofferenza, ma in positivo, perché le celebrazioni diminuiranno da 32 a 26, per dare alla gente un servizio più ordinato. Molte delle messe attuali sono alla stessa ora, invece il calendario nuovo avrà orari meglio distribuiti che credo faranno piacere alla gente. Un esempio ce l’ha dato la recente cerimonia della cresima, celebrata comunitariamente in Santuario. Ho ringraziato il Signore per quel momento riuscito così bene: era una sfida e alla fine per tutte le parrocchie è stato un momento positivo, anche a Castel Rozzone, che è un corpo più lontano rispetto al centro e alla città, pertanto è un po’ “a statuto speciale” nella Comunità pastorale, ma questo non vuol dire che non ne sia inserito a pieno titolo. Le riconosco tutta la fatica, che mi viene comunicata e non è

Da ragazzino; fin da piccolo questa cosa mi affascinava, perché avevo stima dei preti della mia parrocchia, in particolare del coadiutore dell’oratorio: la sua vivacità, il suo essere continuamente circondato dai giovani e dalla gente mi piaceva. Certamente quello è stato un segno. Poi però a metà delle medie ho rimandato il mio ingresso in seminario e ho deciso di fare due anni di scuola alberghiera a Milano: è stato interessante. Poi sono entrato in seminario e sono diventato prete. Però devo dire che le ragioni che mi hanno fatto diventare prete quando avevo 24 anni non erano più quelle che mi hanno fatto entrare in seminario, e quelle che oggi ho per rimanere prete dopo trent’anni evidentemente sono ancora nuove, nel senso che nella vocazione – come credo nell’innamoramento di un uomo e

un mistero: quando vado e incontro le persone, alcune volte mi arrabbio anche, però alla fine mi piace concludere dicendo: “guardate, ci siamo un po’ presi l’un con l’altro, per difendere una posizione piuttosto che un’altra, però io sono contento di vedere che si amano la propria parrocchia e la Chiesa, e queste discussioni che facciamo nascono perché ognuno tiene alla propria comunità e al proprio oratorio, e ai miei occhi questa è una cosa bellissima”. Poi è chiaro che dobbiamo metterci insieme per una ricchezza maggiore, per dare ad alcune parrocchie, che magari non hanno un prete più giovane o che non possiedono quell’organizzazione che alcune hanno, qualche servizio; il metterci insieme è a vantaggio di tutti. Però in queste discussioni io ci vedo dentro l’amore per la Chiesa e mi appassionano». D.R.

di una donna – le cose cambiano, si evolvono, uno deve trovare nuove ragioni. Un augurio per i nostri lettori. Stiamo riprendendo la benedizione delle case da parte dei sacerdoti e dei diaconi. Abbiamo voglia di entrare nelle case per stringere una mano, dire che il Signore è con noi, che nel Natale si è fatto uno di noi, entra nella storia e quindi nella vita di ciascuno. Questo gesto simbolico va nella direzione che dicevo prima, di una comunità cristiana che esce, che si fa conoscere, che non aspetta che la gente venga sempre da noi, ma che va a bussare alle case di tutti. E quindi l’augurio per il Natale è proprio questo, che questo gesto che vivremo insieme possa essere un patto di amicizia e di solidarietà tra la gente e la comunità cristiana, riconoscendoci una cosa sola, una famiglia sola.

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 17


L’INTERVISTA

«Lanciamo il cuore oltre l’ostacolo...» A raccontarci un anno di successi, mostrandoci anche molti numeri, è stato proprio il comandante della Compagnia di Treviglio, il capitano Davide Onofrio Papasodaro di Alessandra Portesani

S

ono più di trecentoventi le persone arrestate, in pratica quasi una al giorno, e 2.814 invece quelle denunciate. E ancora: oltre tre quintali e mezzo di sostanze stupefacenti sequestrate e una cinquantina di piante di marijuana requisite. I numeri parlano da soli e raccontano un anno d’importanti successi ottenuti grazie all’impegno e dalla dedizione dei duecento carabinieri della Compagnia di Treviglio diretti dal loro comandante, il capitano Davide Onofrio Papasodaro. Risultati frutto di «un ottimo lavoro di gruppo svolto dal Nucleo operativo e Radiomobile e dalle tredici stazioni carabinieri dislocate su un vasto territorio di nostra competenza che con-

18 • tribuna magazine • Dicembre 2017

ta 52 comuni – racconta il capitano, che tiene a sottolineare l’importanza della collaborazione –. Io ho portato il mio contributo, ma è la squadra che vince sul campo». Numeri che mostrano una netta diminuzione della criminalità e un calo sensibile dei reati predatori, riduzione ottenuta sì grazie all’attività di contrasto, ma soprattutto puntando sulle campagne di sensibilizzazione e raddoppiando le pattuglie e i controlli sul territorio. «Abbiamo investito sulla prevenzione – sottolinea il comandante della Compagnia trevigliese Papasodaro – e abbiamo sostenuto la sicurezza partecipata rivalorizzando il rapporto di fiducia con i cittadini». Nell’era della “Divisa 2.0” il capi-

tano non dimentica però l’importanza del carabiniere fra la gente e per la tutela della comunità. «Il militare multitasking deve essere prima di tutto un carabiniere al servizio del cittadino – tiene a precisare –. Va da sé che la caserma va vista dai cittadini come un luogo dove recarsi. Insomma, il volano deve essere il servizio alla cittadinanza ricordando che l’Arma rappresenta un’istituzione che ha duecento anni. Siamo una grande famiglia che guarda avanti certo, ma che non dimentica il passato». In quest’ottica di profonda collaborazione e quindi di prevenzione rientrano gli incontri nelle scuole e negli oratori: fino ad ora oltre un centinaio di eventi durante i quali il capitano


ph Appiani

non ha mancato di spiegare ai giovani il senso di responsabilità e il loro ruolo di cittadini. «I ragazzi devono guardare a esempi e modelli positivi e non ricercare scorciatoie o immagini falsate di quello che è un modello comportamentale – tiene a precisare Papasodaro –. Devono mantenere una propria identità e non farsi trascinare della massa, ma soprattutto devono avere fiducia nelle istituzioni e riconoscere il valore e la responsabilità delle proprie azioni». Dalle lezioni all’attività operativa vera e propria. Numerosi i controlli su strada programmati praticamente ogni fine settimana, e che hanno portato al ritiro di oltre un centinaio di patenti e di migliaia di persone controllate; importantissime le operazioni antidroga che hanno fatto scuola, come quelle avviate a Zingonia per blocchi di edifici o la cosiddetta “Bassa bergamasca pulita”. Senza dimenticare la mappatura dei campi rom che mancava da 20 anni, creata grazie alla collaborazione dell’ufficio Tecnico del Comune. I prossimi obiettivi? «Sicuramente portare a compimento le indagini note che abbiamo in atto e continuare a valorizzare l’attività controllo territorio – conclude il capitano –. Magari alzare l’asticella dell’osservatorio su fenomeni più complessi e strutturati e individuare settori delittuosi non ancora individuati. Promettiamo sorprese!». E sicuramente saranno parecchie, visto che il motto del capitano è quello di «lanciare il cuore oltre l’ostacolo, sempre!».

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Buone Feste e Felice Anno Nuovo TREVIGLIO - VIA CRIVELLI, 11/B TEL. 0363/49720 AVIS.TREVIGLIO@GMAIL.COM WWW.AVISTREVIGLIO.COM Dicembre 2017 • tribuna magazine • 19


ESCLUSIVA

SOTTO L’ALBERO UN CD ANTI TALENT Il gruppo Tribuna è lieto di presentarvi e farvi ascoltare i 14 pezzi originali scritti e cantati da musicisti del territorio di Rosanna Scardi

S

crivono brani originali e provengono da Treviglio e dalla Gera d’Adda. Gli artisti della “Brucompilation” dimostrano che la scena locale è eterogenea e più viva che mai. Il progetto ha coinvolto undici gruppi e tre artisti: ognuno ha proposto un brano per il cd in edicola con “Tribuna Magazine”. L’ideatore è Marco “Bruco” Ferri, che apre l’ascolto insieme ai suoi Sos con “Presidente”. Al suo appello hanno risposto i Fixforb, trio formato dal batterista Milly Fanzaga e dai musicisti dei Modà, Stefano Forcella al basso e Diego Arrigoni alla chitarra. Il loro pezzo, “Electric banana”, è strumen-

tale con inserti elettronici e una forte matrice rock. I Moody, band di Mariano Dimonte, presentano un cavallo di battaglia, “Oltre le apparenze”, che dà il titolo al loro ultimo album e al video girato in città insieme ai fan. Sferzata di energia anche dai Gadioli Revel Club, guidati da Fabio Zampolli, con la loro “Bullshit”. Suoni heavy per gli Hibagon e la loro Colugozer. Si sorride con “Maria”, singolo dei Cuori infranti, dallo stile scanzonato e goliardico. La musica black è rappresentata dal bluesman Gabriele Scaratti nella sua “It’s raining on me”. Non poteva mancare l’hip hop con Big V Mastro e il rap tagliente di

S.O.S. Save Our Souls • Paolo Fanzaga • Gabriele Scaratti • FixForb Deleja • Moody • The Feralines • Cuori Infranti • Big V Mastro • Sgriob La Belle Epoque • Hibagon • Gladioli Revel Club • Pure Joy

“Iceberg”. Presenti La Belle epoque in “Il mare di Dirac”, Paolo Fanzaga, direttore dell’Accademia Musicale di

Ferri: « Questo cd rappresenta uno strepitoso palcoscenico per tanti giovani artisti » GLI SPAZI PER ESIBIRSI sono sempre meno, con l’unica eccezione per le tribute e le cover band. A imbattersi nella difficoltà di riuscire a vivere di musica sono gli artisti che propongono pezzi inediti, soprattutto se i generi sono meno popolari e richiedono un orecchio attento, come il blues, il jazz e la fusion. Allo scopo di offrire visibilità a chi crede nella propria arte è stata pubblicata la “Brucompilation”. L’obiettivo è stimolare gli organizzatori di eventi e serate affinché offrano un palco come accadeva negli anni novanta.

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«Oggi mancano i talent scout, figure disinteressate e animate dalla passione, che setacciano i locali e cercano di capire se un gruppo possa funzionare, come Paolo Mazzucchelli che da quarant’anni continua a ideare manifestazioni, da ultimo I vestiti della musica, o Dr Faust, attento e generoso verso gli emergenti – spiega Marco “Bruco” Ferri, ideatore dell’iniziativa discografica –. E poi nell’epoca dei talent, spesso, chi non fa karaoke è tagliato fuori pur avendo un suo seguito». Il cd propone generi per tutti i gusti, dal rap al pop, dal blues


Tanti auguri di Buon Natale!

Treviglio che ha diviso il palco con Elio e Le Storie Tese, in “Give me a smile”, i Pure Joy in “Lioness”, The Feralines in “Rock and roll star”. Appartengono alla vecchia guardia i Deleja, che suonano “La provincia”, formati negli anni ‘80 e con grinta da vendere. I più giovani sono, invece, gli Sgriob: il loro leader, Giorgio Galimberti, un asso della sei corde, ha appena compiuto 17 anni, ma suona meglio di tanti professionisti. Il loro brano “Plus one” è tratto dall’ep “Take a closer look” che li vede alle prese con un genere insolito quanto complesso per l’età del quartetto, la fusion.

alla fusion, dal rock al metal. «L’auspicio è che ascoltando una canzone si possa essere incuriositi, visitare il sito del gruppo approfondendone la storia e magari ritrovarsi a un suo concerto», aggiunge Bruco. La dedica è a Ivan Arzilli, mancato a inizio anno, apprezzato professionista sia nel settore pubblico, sia nel privato, avendo ricoperto la carica di vicepresidente vicario della Bcc di Treviglio, con la passione per la musica e la chitarra. «In lui si concentravano impegno e sensibilità artistica, qualità molto rare», conclude Ferri.

Dicembre 2017 • tribuna magazine • 21


ESCLUSIVA TESTATINA-OCCHIELLO?

WAN r e ou

av .S. S S.0

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Sou

Direttore dell’Accademia Musicale di Treviglio, il pianista e compositore trevigliese, negli anni ‘80, insieme alla sua band Friend ha diviso il palco con Elio e Le Storie Tese nei locali milanesi. Predilige la classica, ma anche il pop del Novecento, dai Beatles a Sakamoto, fino a Morricone.

Il nome è l’acronimo di Save our Souls: il gruppo trevigliese nasce nel ’93 da un’idea di Bruco, voce e autore. Hanno tenuto centinaia di concerti in tutta la penisola e vinto, tra i tanti concorsi, la più prestigiosa rassegna per emergenti, Rock Targato Italia. Nel 2016 hanno suonato a Shanghai nel corso della fiera Music China.

DA FAREBuon

Gabriele

Paolo Fanzaga

FixForb

Scarat

ti

di Di giorno lavora nella sua azienda si sera la , anica mecc a tistic componen i cimenta con la chitarra blues in pezz . man” hie cooc chie “Hoo come ci stori licapubb ha no enza L’artista di Calv i to “Get out of home”, undici pezz and m rhyth rità sono olano che mesc blues, pop, soul e funky.

Deleja Si sono nendo u formati nel 1 98 n Nomad rock sullo stile 8, propoi. Il de di Stad butto è io e la music avv as 1992. A setta “Carte tr enuto con scorpirli uccate” quanten n o ni, è sta ggi, che sono el cinta l’etic Suerte hetta B tanto d uena a prod “La pro urr vin posta d cia”. La forma e l’album am zio venzano usicisti di Tr ne è comev , Carava ggio e V iglio, Calerdello.

22 • tribuna magazine • Dicembre 2017

Band trevigliese dal nome che significa forbito, come l’espressione musicale che i tre artisti propongono. L’intento non è essere snob, ma solo indicare un suono diverso, ricercato. Il loro è un repertorio prog funk che comprende pezzi tratti dai loro album e qualche cover di Jeff Beck e Daft Punk.

Moody

I Moody si formano tra Treviglio e Caravaggio: lo stile è ispirato a Muse e Black Keys. L’esordio è avvenuto con l’album omonimo pubblicato nel 2012 da Edel. Conteneva “Let’s party”, canzone diventata colonna sonora dello spot per la Fiat Punto in tutta Europa. L’ultimo è “Oltre le apparenze”.

The Feralines

Nata

Progetto che ha preso forma quattro anni fa tra Treviglio, Curno, Arcene e Cassano. La matrice è rock, senza disdegnare melodie pop e sfuriate punk californiane alla Green Day. Il primo album, uscito quest’anno, si chiama “We were Wilde” con un riferimento a Oscar Wilde, mentre il loro nome combina le parole feral e lines, a indicare testi selvaggi.


TESTATINA-OCCHIELLO?

TED Form a cantan zione rom a nel 20 te Max Ro nese, guid a s 0 scanz 3. A dare u si: si sono ta dal o fo n verten nato ci son ’idea del lo rmati o r t più c i come que i testi iron o stile onosc ici e d l l o d e iuto, il loro essere “V s l’omo gay”, bran oglio imp ingolo arare fobia. o real izz club. a Suona no n ato contro ei ma ggiori

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Il ve r Mirk o nome d to q o Vaccar el rappe uand o spop o ne , 19 an r trevigl i n o sulle lano sul aveva 13 i. Ha es ese è più f principa web e i p . I suoi ordil v e a su Y moso è i piattafo zzi si tro ideo o “ r duce utube. L Goofy”, me digit vano , a d onda cavalca ’artista, c a 15mil li. Il a cli he si del t c o n c rap. a talen to la utopronuov a o

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DA FARE ranti Cuori Inf

La Belle Epoque

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orio pizzic ica il a il whid n i he us lito c o si ann iovanissi d g e inso i, Nom bbro quan azione di i 20 ann e m a io l r 7 g o 1 l f g e i a a d i er un ti, tra Carav sky, p tti studen reviglio, ion. Fan d n mi, tu nienti da T nati di fus edicato u prove e, appassio i hanno d ti per suo l a e Nes etheny, g i selezion t Pat M. Sono sta o z . i z e M p a Jazz nare

Per descrivere la loro musica occorre ricorrere al le te loro primo albu orie della fisica. Il m, “Il mare di Dirac”, cita infatti il co ncetto quantis tico inventato dallo scienziato e m atematico inglese, alla ba vuoto e dell’an se nella teoria del timateria. Tre vigliesi, sono sulle scen e non è il classico dal 2009. Il loro rock, ma intrec strumenti dive ci di rsamente mod ulati e sintetizzatori.

Hibagon

Gladioli Revel Club

Pure Joy

Il quartetto propone un jazz strumentale con brani che ben si adattano a fare da colonna sonora. Si formano tra Treviglio e Misano e i componenti conducono una ricerca per scoprire nuove sonorità, che mescolano la tradizione al “third stream”, sintesi di classica e jazz, e all’immancabile improvvisazione.

Il g r u da F ppo rock a cetta bio Zamp treviglies t eèg uidat loro l i nei local olli. Chi li o i i energ ve sono u e nelle fe ha inter n s i t a e sa c conce , dov tura e sp he i ntra d a que alle canz aziano co to di pur a n dis lle di oni d Gary invol i Jim Rolli Bowi Moore fin ng Stone i Hendrix s e. o ai s ucces , Beatles e si di D avid

tale stumen tteria l 2011. Il a b e ivo da hitarra poDuo c ni heavy, att dizione giap ti e a o r Y u t s o a ll i de da dall deriva l’equivalente nordamenome t a o fo indic pei nese e ano e del Big in tour euro ili y h himala i sono esibit Belgio, Ing i, S V . ia . o c ia n n r a a t r s ic r u F era e A ppe in con ta landa, Svizz l Seriana. a r terra, I urano e in V L vono a

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LIBRI

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di Daniela Invernizzi

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ravamo rimasti allo scrittore di belle speranze alle prese con il suo primo libro “Il potere e la magia della gratitudine”; ora Ivan Nossa torna con il secondo capitolo, “Il potere e la magia del perdono” (Uno editore), forte delle vendite del primo, che ancora continuano e con alle spalle un anno ricco di soddisfazioni e cambiamenti, primo fra tutti quello di aver lasciato la scuola di lingue per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Un libro fatto di storie e di esempi, che portano il lettore alla consapevolezza che solo attraverso il perdono sia possibile trovare un po’ di pace. Ma quanto sia difficile perdonare lo abbiamo sperimentato un po’ tutti. «Lo è perché ci portiamo dentro mille resistenze dettate dalla ragione, dalla convinzione di essere nel giusto – dice Nossa – ma attenzione: il rancore, l’odio, sono un peso, uno zainetto di sassi che portiamo sulle nostre spalle e che danneggia solo noi. Perdonare non significa far finta che non sia successo niente, ma andare oltre, accettando quello che è capitato nella nostra vita. Buddha dice: “dobbiamo perdonare non perché gli altri lo meritino, ma perché noi meritiamo la pace”». A sostegno di questa convinzione, e per sottolineare quanto a volte le nostre resistenze al perdono siano banali e inconsistenti, Ivan ci regala le storie di chi ha fatto del perdono uno stile


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di vita, da condividere con gli altri. Una su tutte, la storia di Eva Mozes Kor, deportata ad Auschwitz e sottoposta ai più aberranti esperimenti insieme alla sorella gemella; unica sopravvissuta che nel 2005 al processo ad Amburgo contro uno dei suoi aguzzini Oskar Groening, alla fine del processo lo abbracciò e gli strinse la mano in segno di perdono. Da allora Eva gira il mondo per diffondere la cultura del perdono. «E se ha perdonato lei – dice Ivan – chi siamo noi per non farlo?». Il libro è impreziosito dall’introduzione di un’altra grande donna, arrivata nella vita di Ivan quasi per caso (uno dei tanti miracoli che accadono, dice Ivan). È Rosemary Nyirumbe, la suora africana che oggi chiamano “la madre Teresa d’Africa”, eroe dell’anno 2007, inserita dal Time fra le 100 persone più influenti del mondo nel 2014, autrice del salvataggio di migliaia di bambine-soldato in Uganda. Bambine rapite, schiavizzate, violentate e mutilate, reclutate per la guerriglia e mandate ad uccidere. Ragazzine abituate solo all’odio e che suor Rosemary ha riportato alla vita insegnandolo loro innanzitutto il perdono. Perché, come dice Eva Mozes, “la rabbia è il seme della guerra e il perdono è il seme della pace”.

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SCIENZA

Dieci anni di... Explorazione! di Gianluca Buono

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l museo scientifico “Explorazione” di Treviglio giunge al decimo anniversario. Dieci anni di successo crescente, che l’ha portato a diventare una realtà nazionale, nel desolante panorama museale italiano in ambito scientifico. Un museo che è anche un laboratorio interattivo: oltre, infatti, a contenere attrezzature tecniche d’epoca, il museo ospita 60 postazioni interattive, gli exhibit, dove è possibile riprodurre esperimenti di fisica, chimica, ottica e meccanica. Un modo diverso di imparare e divertirsi allo stesso tempo, sia per i bambini e ragazzi che per gli adulti. Lo spazio espositivo, diviso in quattro sezioni (storica, fisica, logico-matematica e multimediale) permette di poter vivere un’esperienza scientifica che raramente si trova in altri musei e che per questo attira moltissimi visitatori. Abbiamo intervistato Vittorio Erbetta

e Franco Frassi, storici fondatori del museo, per farci raccontare la storia del museo, i segreti del suo successo e gli obiettivi futuri. «Le prime avvisaglie del museo si sono avute nel 2001: l’Istituto Tommaso Grossi aveva donato al Comune materiale didattico per laboratori, materiale, devo dire, piuttosto datato in merito al quale non esistevano idee chiare sull’utilizzo. Allora ci chiamarono, per valutarlo, per vedere se si poteva ripristinarlo e ridargli valore.

Da questo nostro lavoro riuscimmo a ricavare e poter riutilizzare una grossa quantità di materiale, che in seguito fu presentato in una mostra nel gennaio 2001, principalmente rivolta alle scuole elementari e medie. Obiettammo che la visione di apparecchiature vecchie poteva non risultare interessante, e proponemmo allora degli exhibit, postazioni dove i ragazzi avrebbero potuto fare degli esperimenti. Ne costruimmo una decina da affiancare al materiale della mostra e alle scuole piacque molto l’idea. L’interesse rivolto soprattutto ai laboratori ci portò a pensare, insieme all’allora assessore alla Cultura Fabio Celsi, di istituire un qualcosa di permanente. Con il cambio dell’Amministrazione la cosa si perse, per poter poi essere finalmente ripresa nel 2006. Proprio nel 2006, infatti, ci fu una grossa donazione da parte di privati alla sezione di Treviglio della

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Mathesis (associazione nazionale che valorizza il sapere scientifico) per poter realizzare un qualcosa di simile alla mostra del 2001. Io e Franco lavorammo sul materiale donatoci per tutto il 2006, realizzando una trentina di exhibit che furono allocati nella sala che il comune ci aveva riservato. La Mathesis ci donò gratuitamente tutto il materiale, e il museo divenne fin da subito comunale. Nel corso del tempo il numero degli exhibit è raddoppiato: contiamo oggi 60 postazioni interattive e ci assesteremo su questo numero, non avendo molto più spazio da poter utilizzare. Se inizialmente eravamo solamente io e Franco a portare avanti l’attività, a poco a poco al progetto si sono uniti volontari e collaboratori che hanno dato un grosso contribuito, come la nostra ormai insostituibile Tiziana Morzenti. Dopo i primi due anni di esposizione e visita alle postazioni interattive, partecipando a dei laboratori per BergamoScienza e notando che le attività di laboratorio avevano un grosso successo, abbiamo pensato di aggiungere il progetto Scuola-Museo, prendendo contatto con le scuole

trevigliesi proponendo loro, oltre alla semplice visita, attività di laboratorio indirizzate alle esigenze didattiche dei vari percorsi scolastici (le attività di laboratorio vengono curate perlopiù da collaboratori dotati di una certa competenza scientifica, principalmente studenti universitari e professori che vengono retribuiti). Quest’anno abbiamo contato più di 400 classi (dal lodigiano, dal milanese, dal cremonese, dalle valli bergamasche, alcune dal Veneto e abbiamo avuto anche l’onore di accogliere una classe francese), per un numero di studenti che raggiunge circa le 10.000 unità. Quello che fa maggiormente piacere è sentire i commenti entusiasti di chi ci visita: ricordiamo con piacere gli studenti della scuola media Roberto Franceschi di Milano, che pieni di stupore ammiravano e commentavano cose che nei musei della loro città dicevano di non trovare. Oltre alle visite scolastiche, che avvengono da lunedì al venerdì su prenotazione, la domenica siamo aperti al pubblico, con una media quest’anno di 100 visitatori, numeri considerevoli per un museo come questo. Abbiamo

notato che molti adulti vengono a visitarci trascinati dai ragazzi passati precedentemente con le scuole, e se uno dei nostri obiettivi è quello di favorire l’interesse scientifico, vedere queste scene ci rende molto felici. Progetti per il secondo decennio? Il discorso è anche politico, siccome il museo è comunale, e starà alle Amministrazioni future decidere cosa esso potrà diventare. Secondo noi, il museo potrebbe diventare una realtà decisamente più grande, che prosegua con questa sua vocazione del “vietato non toccare” con le sue attività interattive, ma che possa curare anche la documentazione storico-scientifica come i musei classici, dato che di materiale non allocato vi è grande abbondanza».

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si fonda su principi di lealtà e onestà. Clienti esperti o sprovveduti vanno cautelati equamente. Il compito è quello di svolgere con competenza l’incarico affidato per un corretto rapporto. In prossimità dell’anno che se ne va vi auguriamo giorni più felici.

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Cambiare casa affidandosi a professionisti

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a acquirenti, quando decidiamo di comprare o vendere casa, rischiamo di trovarci di fronte ad un mercato complesso, spesso convulso. Di contro, gestire un’agenzia immobiliare non vuol dire soltanto avere a che fare con pratiche tecniche e burocratiche connesse alla compravendita di una casa. Il consulente e l’agente immobiliare sono un po’ come un confidente cui affidare i propri sogni, aspettative e necessità: per questo dovrà meritare la fiducia del cliente che in lui dovrà trovare sia doti di umanità che la capacità di entrare nell’interesse di chi gli affida un appartamento, una villa o un terreno. Le persone, oggi, basano gran parte degli acquisti sulla fiducia del singolo brand o nella persona che li propongono e con cui interagiscono, sia esso un appartenente al nucleo familiare che un amico. Ma quando viene loro indicato un servizio efficiente e cordiale, quasi sempre la scelta ricade su quel consiglio. L’agenzia immobiliare Essecicase di Cologno al Serio nasce nel 2010, quando

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il suo titolare – Sergio Centurioni – dopo aver maturato un’importante esperienza professionale in titolate strutture immobiliari della bassa bergamasca, decide di avviare un’attività che sia davvero vicina alle esigenze del cliente. La ventennale esperienza maturata in tutta la provincia, il costante aggiornamento sulle novità del mercato e sugli aspetti burocratico-fiscali del ramo immobiliare sono supportati dall’affidabilità della più grande organizzazione di agenti professionisti presenti in Italia – la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionisti – che attualmente conta più di dodicimila iscritti. Ad ulteriore garanzia, ovviamente, l’iscrizione al ruolo della Camera di Commercio. La filosofia aziendale Essecicase è incentrata da sempre sulla professionalità, preparazione, competenza e tra-

sparenza ed è finalizzata a trovare le migliori soluzioni alle molteplici e diversificate esigenze della clientela, nel minor tempo e costo possibile. L’affidabilità, la riservatezza e la tempestività, poi, è il valore aggiunto.


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GROPPELLO D’ADDA

La magia del Natale rivive nella mostra del presepio

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di Stefano Dati

ome consuetudine consolidata ormai negli anni nel periodo di Natale, gli appassionati dell’arte del presepio si danno appuntamento nella località cassanese di Groppello d’Adda per la mostra del presepe, giunta alla XXX edizione, dove è possibile ammirare piccole opere d’arte che raccontano la nascita di Gesù. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 3 dicembre, giornata dell’inau-

gurazione che vedrà la presenza del coro Monte Alben di Lodi, al 7 gennaio del nuovo anno. 50 i presepi in vetrina, nella ex chiesa Maria Nascente, costruiti dagli allievi della scuola dell’Associazione nazionale amici del presepio e da appassionati dell’arte presepizia. Coordinatore dell’iniziativa è il “padre” della mostra, Giuseppe Motta, che in 30 anni di esposizioni ha potuto ammirare e mettere a disposizione dei visitatori ben 1.800 presepi. Una passione, la sua, tramandata dalla moglie Rachele e successivamente tutta la famiglia, trasformata poi in una professione, grazie alla quale raccoglie molte soddisfazioni con le tante richieste delle sue creazioni di personaggi legati alla Natività. L’allestimento dell’evento natalizio, patrocinato dall’assessorato alla Cul-

tura di Regione Lombardia e da quello della città di Cassano d’Adda, non si avvale solo delle opere di Motta, ma anche del supporto dei componenti dell’Associazione nazionale amici del presepio della sede di Groppello. Per gli alunni delle scuole e i gruppi organizzati è possibile visitare la mostra al di fuori dell’orario d’apertura al pubblico previo accordo telefonico al 3282163264.

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Amarcord

Al Mesagiù, il grande benefattore di Treviglio

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di Marco Falchetti

l Natale è ormai alle porte: quale miglior periodo per parlare di bontà d’animo, di solidarietà e di beneficienza? Uno dei personaggi storici trevigliesi dei primi anni del secolo scorso, la cui vita calza ad hoc con i sentimenti di cui sopra, fu senz’altro il commerciante di vini Giuseppe Messaggi (1875-1952), conosciuto da tutti come Al Mesagiù, per via della sua imponente stazza fisica in quanto superava i 170 chili di peso. Le cantine Messaggi, erano situate nella vasta area che attualmente parte da viale Filagno, all’altezza della filiale della banca Ubi, fino all’incrocio con via Marconi, esclusa la palazzina Bani, poi assicurazioni Reale Mutua, demolita pochi anni or sono per fare posto ad un modernissimo palazzo. Proseguiva poi lungo la via Marconi, lungo tutto l’attuale parco con il monumento a Garibaldi. All’incrocio con via Fratelli Buttinoni sorgeva l’abitazione del fattore, mentre il perimetro terminava oltre l’altro incrocio con via Meucci. Giuseppe Messaggi, originario della zona, ebbe in sposa Camilla Engel (1881-1928) figlia di Adolfo, liberale, deputato e in seguito senatore del Regno. L’azienda Messaggi era molto conosciuta: produceva essa stessa il proprio vino presso i suoi possedimenti pugliesi a Manduria, Squinzano, Barletta dove nei vasti vigneti l’uva veniva raccolta e lavorata. Nella cartolina pubblicitaria dell’azienda che pubblichiamo a corredo dell’articolo si possono notare la vastità e la bellezza del posto, artisticamente disegnato a immagine e somiglianza del vero: la villa padronale, il parco, la palazzina della portineria e sul retro un grande campo con frutteto. L’edificio padronale in stile liberty con le costruzioni annesse venne demolito alla fine degli anni Sessanta per lasciare spazio a nuovi condomini e la zona divenne totalmente residenziale con parcheggio e giardini annessi. Attualmente, a testimonianza del bel tempo che fu, ri-

mane in viale Filagno solo una parte della bella recinzione che circondava la vasta proprietà. Al Mesagiù era benvoluto da tutto il popolo trevigliese: di convinzioni liberali come il suocero, antifascista e anticlericale, non faceva comunque alcuna distinzione tra le parti quando si trattava di dare una mano alle richieste di persone bisognose. Egli lasciò in donazione all’Ente comunale di assistenza (Eca) diverse proprietà, tra cui il terreno in via Locatelli dove verrà costruito l’asilo nido e la sua grande casa di villeggiatura ad Oltre il Colle, divenuta in seguito la Colonia Messaggi per le vacanze dei ragazzi. Beneficò l’orfanotrofio Sangalli, l’asilo Carcano, il ricovero Brambilla Crotta e soprattutto l’ospedale Santa Maria di Treviglio con il finanziamento relativo all’allestimento di una sala chirurgica d’avanguardia. Dopo la morte di Giuseppe Messaggi, l’attività commerciale proseguì tramite la gestione dell’erede Ada Alberti Mancini, coadiuvata da Stefano Taroni. Per concludere citiamo una curiosità: nella famosa opera cinematografica di Ermanno Olmi, “L’albero degli zoccoli”, sembra che il regista si sia ispirato al Messaggi nel rappresentare il proprietario terriero che decide di scacciare Batistì e la sua famiglia dopo aver scoperto che il suo mezzadro aveva tagliato uno degli alberi per ricavarne un paio di zoccoli per il figlio. Olmi, che aveva trascorso la sua infanzia a Treviglio, costruì la trama del film ascoltando i racconti della nonna, la quale gli riportava le vicende dell’ambiente contadino locale. Non sempre però la cronologia storica nel film è stata rispettata correttamente, così come la figura dei personaggi, dato che Al Mesagiù, più che un burbero proprietario terriero, al contrario fu un grande benefattore della comunità trevigliese.

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ECCELLENZE

I migliori musicisti del Cesm sono volati a San Pietroburgo

Un evento internazionale, occasione di crescita per i nostri giovani studenti di musica di Daniela Invernizzi

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urante il Concerto d’estate nel cortile della Bcc era stato annunciato che quindici dei più promettenti musicisti provenienti dal Cesm (Centro studi musicali di Treviglio) sarebbero partiti alla volta di San Pietroburgo nel mese di ottobre per un progetto internazionale: suonare con musicisti provenienti da Stati Uniti, Russia e Italia. Un’espe-

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rienza importante, una settimana intensa che ora il direttore Paolo Belloli, stanco ma felice, ci racconta a pochi giorni dal rientro, mentre fervono già i preparativi per il concerto di San Martino. L’evento nasce grazie all’amicizia e alle collaborazioni di Belloli con Fabio Pirola, violinista trasferitosi da qualche anno a San Pietroburgo, che ogni anno, insieme a Irina Vaku-

lenko, organizza il Brass Autumn Festival, un concerto di ottoni che ospita artisti provenienti da ogni parte del mondo. Quest’anno l’invito è stato rivolto all’Italia, rappresentata appunto dai nostri migliori musicisti del Cesm (più della metà di questi ragazzi frequenta il Conservatorio) e agli Stati Uniti, presenti con alcuni docenti di musica delle più prestigiose Università. A Belloli il compito impegnativo di esser il direttore di tutto l’evento, dirigendo non solo i suoi ragazzi ma anche le formazioni americana e russa in tre distinti concerti. Ce lo racconta insieme a Marco Carioli, musicista, collaboratore e coordinatore insieme a lui del Cesm. «Durante il primo concerto, che si è svolto il 17 ottobre nella Sala della Cappella di Stato, una delle più importanti di San Pietroburgo – racconta Belloli – ogni formazione ha presentato il suo repertorio. È stata subito un’esperienza incredibile. La prima sera mi sono trovato davanti al sold out; ma la sorpresa maggiore è stata quando siamo scesi in sala ad ascoltare gli altri, dopo la nostra performance, e abbiamo visto ragazzi molto giovani seguire attentamente il concerto con la partitura in mano. L’eterogeneità del pubblico ci


È tutto pronto per il tradizionale concerto di Natale È STATO UN ANNO INTENSO e ricco di soddisfazioni quello che volge al termine per il Corpo Musicale città di Treviglio e per il Cesm, centro studi musicali, cui la “banda” è intimamente legata non fosse altro per il direttore Paolo Belloli, anima di entrambe le realtà. Oltre ai concerti istituzionali durante i quali siamo ormai abituati a gustarci i musicisti di casa nostra in performances sempre diverse e sempre più difficili, il Corpo Musicale città di Treviglio è ormai un sodalizio talmente apprezzato da essere chiamato ad esibirsi in

diverse parti d’Italia e all’estero. Anche per questo motivo e per la presenza costante nella realtà cittadina da oltre 30 anni, spesso fra non poche difficoltà, il sodalizio musicale guidato da Belloli è stato omaggiato dalla Bcc di Treviglio del riconoscimento di socio onorario, durante il Concerto d’estate svoltosi lo scorso 10 luglio. Un riconoscimento che ha sorpreso piacevolmente gli stessi protagonisti. Tra gli eventi più apprezzati e che non possono mancare a Treviglio vi è senza dubbio il Concerto di

ha lasciato increduli. Ci hanno spiegato che a San Pietroburgo è normale. È una città dove la proposta musicale è impressionante. Tutti i giorni ci sono più concerti. Per fare un esempio, l’orchestra civica esegue 25 concerti al mese! San Pietroburgo è più attiva di Mosca, è proprio la capitale della Cultura. Nel secondo concerto ho diretto l’orchestra civica di San Pietroburgo, formazione ad archi che mi ha permesso di far esibire i nostri solisti Marco Carioli, Lorenzo Figlioli e Filomena Musco, più altri solisti americani, nella cornice della chiesa luterana dei Ss. Pietro e Paolo. Il terzo concerto, quello che mi ha mandato in tilt per la fatica, è stato un musical, realizzato da zero da Irina e dal sottoscritto in tempo record». “Smart cats” è il titolo di questo musical che Paolo e Irina creano su un testo, scritto da Irina, vincitore del concorso legato a questo evento. Irina vince proprio per l’idea accattivante di unire tre Paesi sotto il segno dell’amicizia, nonostante le reciproche differenze, cementata dalla musica. Il tutto nello spazio ultramoderno dell’Aurora Hall, struttura adatta ad ospitare musical e grandi concerti. Un progetto anche sperimentale che prevedeva che i musicisti interagissero con la scena, diventando a loro volta protagonisti, entrando nella storia come personaggi e muovendosi sul palco. Ciò ha richiesto un poderoso lavoro di arrangiamento, avendo a che fare con formazioni del tutto atipiche. Quella trevigliese era composta da un oboe, flauto, due clarinetti, due sax contralti, un sax tenore, un corno, due

Natale, che richiama ogni anno al Palazzetto dello Sport migliaia di persone. Anche quest’anno non mancherà e si svolgerà domenica 17 dicembre alle 16, come sempre con ingresso gratuito. Poche le anticipazioni che siamo riusciti a strappare. Normalmente il concerto di Natale assume un sapore popolare, con musiche di più facile ascolto, adatte un pubblico eterogeneo e al clima più festoso e leggero delle festività. Ma del prossimo sappiamo poco o nulla. Sappiamo solo che tra gli ospiti ci saranno il trio

trombe, due tromboni, un basso tuba, le percussioni, la voce e il pianoforte di Filomena Musco. «È stata un’esperienza molto importante e formativa per i nostri giovani – racconta Marco Carioli – ragazzi dai 17 ai 20 anni che hanno iniziato alla Scuola di Musica, una buona parte di loro frequenta o ha appena terminato il Conservatorio e gli altri continuano a studiare nella nostra scuola. Tutti quanti fanno chiaramente parte del Corpo musicale città di Treviglio. Un evento di carattere internazionale, che ha dato la possibilità ai nostri di confrontarsi con musicisti russi e americani di grande levatura. Il taglio giovanile l’abbiamo portato noi, gli altri erano tutti professionisti, quindi per i nostri ragazzi suonare con loro è stato molto formativo».

Andrea Ferrari, gruppo jazz che abbiamo già potuto apprezzare al concerto d’Estate, la cantante Simona Daniele e il trombettista Marco Pierobon. Un concerto dal sapore jazz, dunque, ma ovviamente in chiave natalizia. «Il programma è ancora tutto da definire – taglia corto Belloli nel momento in cui ci sentiamo – e probabilmente il titolo sarà ancora “Wallking around jazz”, come quello del concerto d’Estate. Ma con un repertorio diverso e come sempre tante belle sorprese». (D.I)

L’idea ora è quella di portare questo progetto anche in Italia. Prima della partenza, Belloli con tre studenti e il presidente Rozzoni erano stati ricevuti in Provincia da Matteo Rossi, che si era detto entusiasta di questo progetto e con il quale si è cominciato a parlare della possibilità di portarlo in Italia in occasione delle celebrazioni per i 200 anni dalla morte, proprio a San Pietroburgo, di Giacomo Quarenghi, l’architetto degli zar. Il tutto nella prossima primavera, ma con un programma del tutto rinnovato, come è nello stile di Belloli. Ci auguriamo che anche Treviglio voglia fare la sua parte e non perda l’occasione di ospitare sul proprio territorio un evento di questo livello.

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FOCUS TESTATINA-OCCHIELLO?

Arriva la liberatoria che consentirà ai ragazzi delle medie di tornare da scuola senza essere accompagnati di Daniela Invernizzi

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opo le polemiche sull’obbligo di andare a prendere gli studenti fino a 14 anni al termine della scuola è arrivato finalmente il via libera del Senato alla cosiddetta “liberatoria”. Con una certa creatività tipicamente italiana, essa è stata inserita in forma di emendamento al decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2018. Gli studenti delle medie potranno dunque uscire da scuola anche da soli, previa autorizzazione scritta dei genitori che esoneri gli istituti scolastici dalla responsabilità. La vicenda era scaturita da una sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 19 settembre scorso, che aveva rilevato la responsabilità, per omessa vigilanza, della scuola per l’infortunio mortale occorso a un ragazzino di 11 anni all’uscita dall’istituto, sancendo così di fatto l’obbligo per i genitori di andare a riprendere i ragazzi. E infatti, nei giorni successivi, i dirigenti scolastici di alcuni istituti avevano emesso delle circolari in tal senso, scatenando le proteste di madri e padri. Sul punto era intervenuta anche il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che aveva ribadito: “Dovete andare a prenderli a scuola, fatevene una ragione”. La “liberatoria” non ha ancora valore legale, in quanto inserita nella Legge di Bilancio, che nel momento in cui scriviamo non è stata ancora definitivamente approvata (deve avvenire entro la fine dell’anno). Soltanto da quel momento essa avrà valore legale, esonerando gli istituti scolastici dalla responsabilità sui minori. Possiamo ipotizzare che già dal

prossimo quadrimestre sarà possibile consentire l’uscita “in solitaria” dei ragazzini. In realtà esisteva, prima ancora di questa legge e della sentenza che ha scatenato il panico fra i dirigenti scolastici, una sorta di patto fra genitori e scuola che consentiva ai ragazzi più grandi delle medie di andare a casa da soli. In alcuni casi tale accordo veniva messo per iscritto, nonostante non avesse valore legale, come appunto dimostrato dalla recente sentenza. Da un’indagine online effettuata dal sito “scuola.net” era emerso che il 63% di circa 300 ragazzi delle classi medie che avevano risposto tornava sempre o qualche volta a casa da solo dopo la scuola. Un’abitudine che rispondeva senz’altro alle esigenze lavorative e organizzative dei genitori, ma anche a una condivisibile attenzione alla graduale conquista di autonomia dei ragazzi, che proprio in questa età si affacciano al mondo adulto. Ecco perché, aldilà della norma burocratica, che è salutata positivamente da tutte le parti in causa, ci si è chiesti come e quanto possiamo “allargare” le maglie e consentire la crescita dei nostri ragazzi verso un’autonomia che non può che formarsi progressivamente, proprio attraverso piccole conquiste, come lo spostarsi in maniera autonoma per piccoli tragitti. E soprattutto, piuttosto che chiedersi a chi spetti la vigilanza, chiediamoci a chi e in quale misura spetti aiutare i ragazzi a diventare indipendenti. Di seguito il parere sulla vicenda da parte di operatori del settore.

Il testo dell’emendamento approvato dal Senato circa l’uscita dei minori di 14 anni da scuola I GENITORI esercenti la responsabilità genitoriale, i tutori e i soggetti affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età di questi ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito di un processo di loro autoresponsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema

nazionale di istruzione a consentire l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell’orario delle lezioni. L’autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza. L’autorizzazione a usufruire in modo autonomo del servizio di trasporto

scolastico, rilasciata dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e dai tutori dei minori di 14 anni agli enti locali gestori del servizio esonera dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza nella salita e discesa dal mezzo e nel tempo di sosta alla fermata utilizzata, anche al ritorno dalle attività scolastiche.

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A CASA DA SOLI


FOCUS

La parola agli esperti Sabina Albonetti, psicologa e psicoterapeuta IL PERCORSO DI SEPARAZIONEINDIVIDUAZIONE DAL CONTESTO FAMILIARE costituisce una tappa fondamentale dello sviluppo fisiologico nell’adolescenza, in quanto segna il momento in cui la crescita richiede, per così dire, di entrare e uscire da diversi mondi: il mondo della famiglia, la comunità degli adulti, il gruppo dei coetanei e il proprio mondo isolato. La differenza e la separazione dei contesti è fondamentale per la costruzione dell’identità e non può accadere se il mondo degli adulti, e in particolare quello familiare, è sempre in qualche modo presente, sempre in qualche modo garante di un accompagnamento fisico ed emotivo come nell’infanzia. Per questa ragione il bambino che un tempo si faceva volentieri accompagnare a scuola dalla madre, stringendo la sua mano come un sicuro ancoraggio, diventa

il ragazzo che chiede alla madre di farlo scendere dalla macchina prima dell’incontro con i coetanei davanti alla scuola e si trasformerà nell’adolescente che chiede di andare da solo in quei contesti che riguardano la sua nuova capacità di socializzare. Questo passaggio comporta l’esperienza della “perdita” del genitore dell’infanzia, quello che bastava guardare negli occhi per trovare la propria sicurezza, idealizzato come fonte certa della propria consistenza. L’adolescente deve trovare la propria sicurezza passando attraverso la ri-scoperta di se stesso, che comporta anche il doloroso venire meno della sensazione di amore incondizionato dei genitori non in sé, ma in quanto garanzia dei rapporti sociali e della costruzione della propria autostima. Il passaggio è

doloroso e ognuno deve trovare in questo spazio di non-accompagnamento la sua sicurezza, sentire la sua voce in mezzo agli altri, vedere il proprio corpo in mezzo agli altri, confrontare le proprie idee, cadendo e rimettendosi in piedi. Non è facile nemmeno per i genitori stare solo a guardare, con la sensazione di perdita di quell’identità idealizzata che il bambino garantiva anche alla mamma e al papà. Non è facile rimanere in attesa, mentre il figlio non più bambino e non ancora uomo si sperimenta, evitando magari di comunicargli l’ansia di vederlo soffrire e cadere, evitando di comunicargli che si fatica a credere che “ce la farà”. Eppure questo è chiamato a fare un genitore e le istituzioni dovrebbero aiutare le famiglie in questo passaggio così delicato, in modo da garantire un rimodellamento del rapporto.

Donatella Finardi, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo De Amicis Treviglio ANCHE IN QUEST’ULTIMO PERIODO DI POLEMICHE abbiamo continuato a fare come abbiamo sempre fatto: ovvero un accordo con i genitori, attraverso una liberatoria, per consentire ai ragazzi di andare a casa da soli. Nella stessa, il genitore dichiara che il ragazzo è stato opportunamente istruito, che la strada è breve e senza pericoli, insomma, che sussistono tutte le condizioni affinché il ragazzo possa autonomamente andare a casa. Se il genitore si dice sicuro che il proprio figlio ce la può fare, perché glielo devo impedire per evitare rogne ipotetiche? La paura che possa accadere qualcosa è

Martino Parolari, docente comprensibile, ma non può sfociare nell’irrazionalità. La custodia totale del bambino deve diventare, gradualmente, custodia potenziale, che presuppone il venir meno della vicinanza fisica del genitore in determinati contesti e secondo certe variabili, come l’età, l’ambiente protetto, il contesto più o meno conosciuto. Mi spaventerebbe di più sapere che un ragazzino di 14 anni, iperprotetto fino a quel momento e che non avesse mai fatto un pezzetto di strada da solo, possa, improvvisamente – perché la legge lo consente – prendere un motorino e andare…

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IL DIBATTITO CHE VEDE COME FULCRO DI INTERESSE la liceità o meno nel consentire agli alunni delle scuole secondarie di primo grado di ritornare a casa autonomamente riaffiora ogni volta che si verifica un incidente o una sentenza processuale conseguente. Mi sembra che, al di là di tutti i cavilli giurisprudenziali, debba prevalere il buon senso. È vero che un genitore affida alla scuola il proprio “piccolo genio” ed è vero che questa ha la custodia del minore, ma ciò dovrebbe avvenire fino al termine delle lezioni, quando l’alunno esce, appunto, dall’istituto e dalla sua tutela. Se la scuola ne avesse ulteriore responsabilità, allora anche i genitori che lasciano andare i propri figli da soli nel tragitto casa-istituto scolastico, dovrebbero essere incriminati di abbandono di minore. Se, tuttavia, la visione ex lege del problema porta a valutazioni anche corrette dal punto di vista del diritto, occorre altresì constatare la necessità della crescita di responsabilità delle azioni in un minore, a cominciare proprio da quelle così naturali come il tragitto scuola-casa. Ritengo che le clausole di salvaguardia e autotutela che gli istituti scolastici adottano siano purtroppo poca cosa di fronte


Cristina Volonterio, docente PERSONALMENTE SONO CONVINTA CHE, invece di crescere educativamente, stiamo tutti regredendo. Dovremmo lavorare per responsabilizzare i nostri ragazzi e invece li rendiamo più insicuri. Siamo nella società del Grande Fratello di Orwell, dove la smania del controllo sta iniziando ad assumere toni preoccupanti. Noi insegnanti e genitori dovremmo formare cittadini adulti, non bambini viziati e incapaci di fare qualsiasi cosa. No, non possiamo costringere i genitori a venire a prendere i ragazzi all’uscita da scuola, quando c’è pure la presenza di un vigile. Per non parlare del problema organizzativo, con genitori che lavorano costretti a chiedere continuamente permessi per uscire o impegnando nonni, zii, amici o babysitter; e noi, poveri insegnanti, a fare i controllori… ma siamo matti??? Non dimentichiamo che c’è il problema del traffico di cui tanti si lamentano, con le auto dei genitori che sostano o rallentano inutilmente la circolazione nell’orario di uscita dalle scuole. No, sono completamente contraria, non è così che si responsabilizzano i nostri ragazzi.

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a cause giudiziarie. D’altronde, summum ius, summa iniuria: al ragazzo dovrebbe essere data l’opportunità, prima o poi, di crescere responsabilmente, affrontando pericoli e difficoltà in modo graduale, iniziando, ad esempio, dal raggiungimento dell’indipendenza nell’affrontare un semplice tragitto quotidiano. Certamente anche l’età conta: mi sembra che ad 11/12 anni un alunno possa essere in grado di svolgere autonomamente questo compito, rendendosi pienamente conto di pericoli, minacce, indicazioni stradali e mezzi in circolazione. Un incidente stradale non è mai una cosa piacevole. E dato che il pericolo è reale, i genitori stessi dovrebbero per primi istruire i propri figli al rispetto delle regole della circolazione stradale, quando si va in bicicletta, o si attraversano strade o quando ci si trova di fronte ad un vigile urbano. La scuola fa già la sua parte in questa direzione.

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LA NEW ENTRY DI CASA TRIBUNA

Fm 92,7: sintonizzati su T-Radio, è per te!

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omenica 12 novembre il microfono è stato il testimone di una staffetta di 10 ore in cui speakers, ospiti, autorità locali e la musica hanno festeggiato la nuova arrivata del gruppo editoriale di Tribuna srl: T-Radio. Il mensile e la web tv trevigliesi, infatti, hanno dato il benvenuto in famiglia all’emittente che, sia in streaming (www.t-radio.it), che sulla frequenza 92,7 MHz (con copertura di Bergamo città e provincia), propone un palinsesto di note e intrattenimento quanto più vicino alla gente, come dichiara il direttore artistico Simone Gioiella: «Siamo estremamente soddisfatti di aver fatto tornare la radio locale nella bergamasca. Con i programmi che sono già in onda e quelli che, a breve, arricchiranno l’offerta, intendiamo entrare nella quotidianità di tutti, spaziando da un genere all’altro e mantenendo sempre un filo diretto con il nostro territorio». Un gruppo di speakers eterogeneo e formato da voci note, sia a livello locale che nazionale, incontra i gusti più diversi, abbracciando lungo tutta la giornata e fino a notte fonda variegati generi musicali, dal revival alla dance, dal rock al metal, non mancando di informare e intrattenere gli ascoltatori con news discografiche e locali. Ogni mattina, dalle 10 alle 13, con “Tre per te”, Alessandro Benericetti fa rivivere il mondo del liscio e della musica italiana, interagendo con il pubblico da casa che diventa, con lui, protagonista del programma. “Shaker”, con Giordano de Marchi, il lunedì, mercoledì e venerdì, è il contenitore ove tutte le preferenze d’ascolto tro-

di Daria Locatelli

vano il proprio spazio. Dopo la prima giornata lavorativa della settimana, dalle 22 alle 24, Roby e Gaetano tengono compagnia con “La notte è piccola”, chiacchiere senza freno e confronti con chi è sintonizzato. Il martedì sera, dalle 20 alle 22, è la volta di “Rick shaw” (adattamento dal giapponese jinrikisha che letteralmente significa “veicolo a trazione umana”) con zio Alby, che passa poi il microfono a Kikko fino alle 24 con “The age of rock”. Gli affezionati del revival potranno rivivere la storia della musica ogni mercoledì dalle 18 alle 20 ascoltando “Music show” con Giancarlo Rossi; a seguire tutte le news del settore presentate da Massimo l’inglese in “Puzzle” fino alle 22. L’arrivo del giovedì sarà traghettato da Karol che, con “Free pass”, svelerà aneddoti e backstage di festival e concerti. La musica non è solo ascolto e T-radio è anche vicina ai giovani del territorio che esprimono la loro passione in note e brani: ecco “T per Talento”, il talent musicale per emergenti condotto da Billy ogni giovedì dalle 20 alle 22. Simone Gioiella prosegue, poi, fino alla mezzanotte con “People of the night”, proponendo le nuove uscite in ambito dance, con collegamenti con gli esperti del settore dal mondo

del clubbing. L’ora successiva è protagonista la musica fuori dal mainstream, presentata da Romano Rigamonti in “Musica parallela”. Chi si sintonizza su fm 92,7 il venerdì dalle 18 alle 20 rimane aggiornato su tutti gli eventi in programma nel weekend e nella settimana in provincia grazie a “Save the date” con Laura e può inaugurare il fine settimana ballando con Maurizio e Domenico from Menophouse project con “Techno in week e deep in week”. Il sabato dalle 14 alle 16 è tempo di classifiche con “Onefortychart” che presenta i brani più trasmessi dalle emittenti e dalle 22 alle 24 T-Radio continua a tenere compagnia con “Electronic comfortable distorsion” e “Kumusic”, la notte mixata di respiro europeo. Sabato e domenica dalle 10 alle 12 al microfono Nadia Bornaghi con “Effetto weekend”: rubriche, consigli e collegamenti per vivere al meglio il fine settimana. Ad arricchire il palinsesto, a breve, anche “I wannarock”, con Arianna Mossali ed Erik Molteni che ripercorreranno la storia del genere e le sue monografie, oltre a tante altre novità che completeranno l’intera offerta. Stay tuned on T-Radio: sintonizzati su fm 92,70...è la radio per te!

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LA NEW ENTRY DI CASA TRIBUNA

ECCO I PROTAGONISTI IL COUNTER SEGNA -3-2-1 e si accende la luce ON AIR, si alza il cursore del microfono e si inizia a parlare: è domenica mattina, ma non una qualunque, è il 12 di novembre e partono ufficialmente le trasmissioni di T-Radio. Da Treviglio, nel gruppo Tribuna Magazine

e TribunaTv nasce una nuova creatura, T-Radio, e ai suoi microfoni si alternano djs e speakers che hanno ancora la passione di una volta, qualcuno ha un passato da professionista, qualcuno è un semplice amatore, ma il cuore batte per la radio questo è certo.

ALESSANDRO BENERICETTI

NADIA BORNAGHI

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KIKKO

R A DIO ERIK MOLTENI

KAROL

Sulla frequenza 92.70 tutti i giorni ci sono programmi vicini al gusto del pubblico più variegato: dalla dance al rock, dai grandi successi pop al revival, fino ad arrivare al liscio. La squadra è in fase di espansione con un vulcano di nuove idee e programmi in arrivo: Vi aspettiamo! Simone Gioiella

GIANCARLO ROSSI

DOMENICO E MAURIZIO

SIMONE GIOIELLA

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SPORT

TESTATINA-OCCHIELLO?

Dalle stelle della TreviCass agli atleti della StraTreviglio

ph Dati

DA FARE Dicembre 2017 • tribuna magazine • 45


SPORT - ATLETICA TWIRLING

TreviCass, ecco la piccola società con campioni nazionali e mondiali

Una realtà sportiva che unisce due città e che conta al proprio interno la 17enne Martina Vergani, atleta che gareggia in seria A nel twirling di Stefano Dati

T

reviCass, prende il nome dall’unione di due città, Treviglio e Cassano d‘Adda, la società sportiva di ginnastica artistica e twirling presente nel panorama agonistico nazionale e mondiale. Nata nel 2008, la TreviCass annovera fra le sue fila atleti che si sono distinti in com-

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petizioni a livello nazionale e internazionale. «Fra i nostri atleti – racconta il presidente della società Massimo Lo Cascio – possiamo pregiarci di avere atlete della ginnastica artistica presenti in competizioni nazionali di serie C; fra loro spiccano le veterane Sara Braga e Sara Pisano, senza nul-


stante gli ottimi risultati conseguiti, fatica a trovare sponsor interessati a investire. «Purtroppo quest’attività sportiva non ha molto seguito da poter interessare grandi sponsor – conclude Massimo Lo Cascio –. Sopravviviamo anche grazie alla presenza, in fatto di contributi, di alcune attività commerciali e aziende locali alle quali va tutto il nostro ringraziamento. Il nostro sostegno maggiore, tuttavia, arriva con le iscrizioni ai corsi. Le Amministrazioni comunali di Cassano d’Adda e Treviglio ci sono vicine, cercano per quanto è loro possibile di accontentarci in ogni modo risolvendo diverse problematiche. L’espansione in corso delle nostre attività sportive, però, necessita di un sostegno maggiore. Come società sportiva ci sarebbe la necessità di una struttura dedicata, che non vuol dire uno spazio esclusivo tutto per noi, bensì un’area attrezzata che possa ospitare la ginnastica più in generale oltre a quell’artistica e il twirling, ma penso anche ad uno spazio ben attrezzato dove convivere con altre attività sportive come il karate e così via».

ph Dati

la togliere a tutte le altre atlete che si fanno notare sempre di più grazie al loro grande impegno. Nella specialità del twirling splende invece la nostra stella 17enne Martina Vergani che gareggia in serie A. Il suo talento e l’impegno costante negli allenamenti le hanno permesso di entrare a far parte della nazionale con la quale lo scorso anno ha partecipato al mondiale di categoria in Svezia classificandosi al decimo posto. Me lo lasci dire, per una società piccola e locale come la nostra, sono risultati davvero altissimi e soddisfacenti». Uno sport, quello della ginnastica artistica, prettamente femminile; fino a qualche anno fa la presenza maschile in questo sport era davvero minima. «Negli ultimi anni si sta verificando un’inversione di tendenza – continua il presidente – anche nella nostra società siamo riusciti ad avere un numero sufficiente d’iscritti che ci consente di avere una sezione agonistica maschile. Non è uno sport prettamente femminile, i numeri di presenza maschile aumentano sempre di più». Una società sportiva che vanta grandi campioni ma che, nono-

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SPORT - PODISMO

UNA CORSA LUNGA QUARANT’ANNI di Ivan Scelsa

L

a StraTreviglio è giunta alla sua 44ª edizione con una manifestazione che, anno dopo anno, ha saputo confermarsi come un imperdibile appuntamento per tutti gli appassionati delle marce ludico-motorie a passo libero. Promotore dell’iniziativa, patrocinata dall’Amministrazione comunale, il locale gruppo sportivo dell’Avis che ha pensato a una ricetta che consentisse la partecipazione a diversi atleti, ciascuno secondo le proprie capacità, misurandosi sulla distanza di 7, 15, 21 e 30 chilometri, con la prima delle quattro lunghezze dedicata anche ai diversamente abili. Oltre ai promotori, l’Atletica Estrada, il Gruppo podisti Ombriano e le ragazze della Bracco atletica e del Gta Crema, i Runners della Bassa e di Bergamo: in tanti a presentarsi ai nastri di partenza, con il contatore che ha raggiunto i 1550 partecipanti. La gara si è disputata nella prima, vera, grigia e piovosa giornata

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autunnale che, pur avendo limitato la partecipazione, non ha disatteso le aspettative. Poco dopo le sette del mattino, infatti, gli atleti hanno lasciato piazza Cameroni – dove è stato allestito anche il punto ristoro – per correre lungo il tracciato designato, valido anche per i concorsi internazionali e nazionali. Soddisfatti gli organizzatori, con Milena Brusaferri, presidente del Gruppo sportivo Avis Treviglio, che ha sottolineato come non ci fosse una classifica individuale, bensì quella dei gruppi podistici più numerosi: «Desidero segnalare come l’Avis trevigliese abbia dato il suo appoggio – spiega –. Un grazie al Comune per il patrocinio e soprattutto a Marino Bici che ha offerto la bicicletta estratta a sorte fra i gruppi: lo scopo di questi eventi è quello di promuovere l’attività ludicomotoria e competitiva amatoriale, con un occhio di riguardo a solidarietà e beneficenza. Crediamo che l’obiettivo sia stato ampiamente raggiunto».

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SPORT - PODISMO

Oltre 1.500 i partecipanti. Soddisfatta la presidente Brusaferri: «Lo scopo era quello di promuovere l’attività ludico-motoria e competitiva amatoriale, con un occhio di riguardo a solidarietà e beneficenza. Crediamo che l’obiettivo sia stato ampiamente raggiunto!»

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ph Appiani

SPORT - PODISMO

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LE RICETTE DI ERIKA RESMINI

Insalata russa allo yogurt Ingredienti per 4 persone: • 2 patate • 200 gr piselli (sotto vetro) • 1 carota • 200 gr yogurt bianco • Sale • Pepe • Limone

Tagliatelle fresche al sugo di mare Ingredienti per 6 persone: • 600 gr di tagliatelle • 500 cozze • 1 kg vongole • 500 gr gamberi • 100 gr pomodorini • 1 spicchio d’aglio • 1 bicchiere di vino bianco • Prezzemolo

Cadeau di natale Preparato per circa 6 vasetti: • 1 kg di frutta disidratata (fresca a piacimento) • Chiodi di garofano • Cannella • 1.5 lt di grappa bianca • Scorza di limone

ttori etdutti. e l i e i m i o Ringrraozitanta felicità ao a augu nno, vi aspettvità! BuonaAio con tante no ge n n 54 • tribuna magazine • Dicembre 2017


PRODOTTI DISPONIBILI PRESSO CFL

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opo aver tagliato accuratamente a cubetti carote e patate, sbollentare per 10 minuti. Nel frattempo versare lo yogurt in una ciotola ed aggiungere succo di limone, sale e pepe, avendo cura di mescolare ed aggiungere le verdure. Ecco un antipasto goloso e nel contempo leggero per iniziare le festività senza sensi di colpa.

P

reparare il fondo di cottura con un cucchiaio d’olio ed uno spicchio d’aglio (io aggiungo una generosa spolverata di peperoncino). Versare vongole, cozze e nel frattempo far bollire dell’acqua salata per la cottura della pasta (come da tutorial sul numero di gennaio). Sfumare i frutti di mare con del vino bianco ed aggiungere i gamberi (precedentemente puliti). Lessare la pasta tenendo un mestolo d’acqua di cottura per mantecare ed infine mescolare il tutto aggiungendo i pomodorini. Scottare per un minuto ed impiattare con una spolverata di prezzemolo. Un primo semplice da farsi ma dal successo assicurato.

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ata l’abbondanza di dolci nel periodo delle Festività, quest’anno ho pensato ad una delizia per il fine pasto. Iniziamo sterilizzando i vasetti di vetro e scegliamo la frutta (io amo il croccante ed in questo caso io ho usato dell’uva bianca, ma si possono usare albicocche disidratate o frutta di stagione). Dosate la vostra frutta nei vasetti aggiungendo generosamente chiodi di garofano e scorza di limone. Spolverare quindi abbondantemente la cannella ed infine riempire con la grappa. Chiudete i vasetti (il mio consiglio è quello di conservarli almeno un paio di settimane al buio). Ecco un piccolo cadeau pronto per inviti dell’ultimo minuto.

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L’ANGOLO DELLE ASSOCIAZIONI

Alla scoperta dei segreti dell’universo di Rosanna Scardi

S

i ritrovano, dal 2008, armati di telescopio per guardare le stelle assieme. Non in un osservatorio astronomico, ma preferendo avventurarsi in montagna. Sono gli iscritti al Gabb, il Gruppo astrofili della Bassa bergamasca: hanno dai 18 ai 60 anni, sono geometri, programmatori, architetti, universitari, vivono a Treviglio, Romano, Caravaggio, Cologno, Montello e Seriate. Ad accomunarli è la passione per i segreti dell’universo. I soci fondatori sono Luca Lucchini e Marco Alimonti, mentre il presidente è Aurelio Benis; fanno poi parte del circolo Silvia Ghislandi, unica presenza femminile, Giuseppe Massimo Bertani, Cristian Ghilardi, Emanuele Contran, Luca Marcandalli, Cosimo Lentini e Luca Aceti. «Fin dalle scuole medie m’interessavo ai corpi celesti, la vita mi ha portato a fare altro, ma anche se non ho un background universitario di tipo scientifico, mi tengo aggiornato», spiega Bertani, segretario dell’associazione che ha come ritrovo l’oratorio dei Cappuccini a Romano. Gli astrofili

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della Bassa compiono le loro trasferte sui colli di San Fermo, una località sopra Grone, arroccata sulle montagne orobiche, o il passo del Giovà, nel Piacentino. Talvolta, l’osservatorio naturale è più lontano: il vallone di Saint-Barthélemy in Valle d’Aosta, nel comune di Nus. Indispensabile è che ci sia il novilunio, che si verifica quando la luna è tra la terra e il sole, completamente oscurata in modo che la sua luce non crei disturbo. «È la condizione ideale per scattare fotografie in time-lapse, ovvero in frequenza,

o a lunga esposizione per le galassie, che poi postiamo su Facebook, rimanendo in una postazione fissa mentre altri di noi possono spostarsi», spiega l’appassionato di astronomia. La prima regola è, invece, saper riconoscere le stelle a occhio nudo, come facevano gli antichi. Quelle a luce fissa sono i pianeti: in una sola notte si possono scrutare Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. «In questo modo saprai dove puntare le apparecchiature», ammette l’esperto che trova affascinanti gli ultimi due. «Di Giove, il gigante gassoso, si possono notare le bande equatoriali, i quattro satelliti maggiori scoperti da Galileo Galilei e Simon Marius, ovvero Io, Europa, Ganimede e Callisto – svela Bertani –. A “Il signore degli anelli” è dedicato un evento nazionale al quale partecipiamo ritrovandoci sugli spalti in Città Alta, “Occhi su Saturno”, nato cinque anni fa da un’idea dell’associazione di promozione sociale Stellaria di Perinaldo, in Liguria, per celebrare i 300 anni dalla scomparsa del suo studio-


so, Gian Domenico Cassini». In passato a far sognare era stato lo sbarco sulla Luna, compiuto per la prima volta da Neil Armstrong nel 1969, comandante della missione Apollo 11 e da Buzz Aldrin. L’ultimo a metterci piede è stato Eugene Cernan nel 1972. Dopo, le superpotenze hanno perso interesse nell’organizzare spedizioni lunari. Il 28 ottobre, il Gabb ha però preso parte all’International observe the moon night, iniziativa promossa a livello mondiale dalla Nasa, con una postazione da Città Alta. Sempre vivo, al contrario, il dibattito sulla possibilità della vita su Marte. «Non c’è la certezza, ma tutto fa presupporre che forme di organismi, in passato, ci siano state – precisa Bertani –. Fin dalla metà dell’Ottocento è stato ipotizzato che il pianeta rosso avesse mari, sino-

nimo di vita. E forse, intanata, l’acqua c’è ancora. Anche altri satelliti presentano laghi di idrocarburi, come Titano (di Saturno) dove è atterrata la sonda Cassini-Huygens nel 2004. La sua temperatura è simile, anche se più bassa, a quella sulla Terra e ci sono le stagioni. In ogni caso, è come se fossero stati trovati tanti mattoncini, ma manca il palazzo finito. Quello ce l’abbiamo solo noi». Tra i fenomeni che gli astrofili della Bassa vorrebbero vedere con i propri occhi c’è l’eclisse totale di sole: consi-

derato l’evento del millennio, avverrà il 2 agosto del 2027 con un vero spettacolo visibile tra Groenlandia e Islanda. E l’aurora boreale o tempesta solare: l’osservazione ideale è dalla Norvegia tra la fine di settembre e marzo. Guai, però, a confondere l’astronomia con l’astrologia. «L’oroscopo è un’invenzione nostra. In passato gli astri hanno perfino deciso le sorti degli eventi, come l’inizio delle battaglie, influenzando il corso della storia. Ma l’uomo è da sempre l’artefice del proprio destino».

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CASSANO D’ADDA

Riapre il centro sportivo di Stefano Dati

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a città si riappropria del suo centro sportivo di via Papa Giovanni XXIII. Dopo un anno di “esilio forzato” in altri comuni limitrofi per i fruitori di piscina e palestra è finalmente ora di ritornare a Cassano. Dopo l’apertura della vasca all’aperto, ritornata operativa dal mese di giugno, dal 3 ottobre è attiva e fruibile anche quella al coperto: le società e gli amanti delle attività sportive potranno così nuovamente essere protagonisti del complesso. L’edificio è stato completamente rinnovato con interventi strutturali importanti sull’efficientamento energetico ed il completo rifacimento

del tetto. Un primo passo nel processo più generale di restyling di tutto il centro, avviato burocraticamente nel 2013 con un bando pubblico del valore di oltre tre milioni di euro, con la previsione di un ventennio di concessione gestionale. Operazione, quella del bando pubblico, che non ha riscosso grande interesse; la gara d’appalto, infatti, é andata deserta più di una volta, costringendo così l’Amministrazione comunale a mettere in standby i lavori di ristrutturazione fino al 2016, quando sul tavolo dell’ufficio tecnico sono arrivati due project financing. Il primo, concluso, è stato presentato

Interventi mirati da realizzarsi in due fasi IL CRONOPROGRAMMA deciso per i lavori di ristrutturazione del centro sportivo sembra proseguire, come dichiarato dal vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Vittorio Caglio. «Terminati i lavori del rifacimento del tetto e della messa a punto dell’efficentamento energetico – spiega l’amministratore – l’attenzione sarà ora dedicata a un secondo

project financing, che è stato presentato dalla società Sport Management. Un intervento la cui eventuale approvazione darà il via libera a una serie d’interventi strutturali, oltre alla concessione gestionale, che vanno dalla costruzione degli spogliatoi alla realizzazione di una nuova palestra nell’area bocciofila poco utilizzata; si metterà mano anche alla riqualificazione

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della zona esterna della piscina. Quindi, se tutto andrà in porto, l’obiettivo sarà quello di fare i lavori della parte esterna nel periodo invernale del 2017, mentre nell’estate del 2018 si procederà con gli interventi in quella interna con la previsione, salvo imprevisti, di avere un restyling finale del centro sportivo alla fine del periodo estivo del prossimo anno».

dal raggruppamento temporaneo di imprese composto da Fbg Costruzioni srl di Modena e da Sitie Impianti industriali spa di Ferrara, e riguardava la messa a punto dell’efficientamento energetico, oltre al rifacimento totale del tetto. Il secondo invece, ancora in attesa di essere dichiarato di interesse pubblico, oltre alla gestione del centro concerne l’intervento più in generale da attuare all’interno della struttura sportiva, con la costruzione di spogliatoi e di una nuova palestra nell’area in cui sono presenti i campi di bocce, poco utilizzati secondo il Comune.


CARAVAGGIO

Assist per le periferie: la riqualificazione inizia dal campetto di pallacanestro di Rosanna Scardi

L

a riqualificazione delle periferie si gioca in un campo di basket. Il consiglio comunale di Caravaggio ha deliberato la concessione della struttura esistente, situata in via Luigi Einaudi, a un’associazione sportiva attraverso un bando pubblicato on line. La durata sarà di quattro anni, eventualmente rinnovabili. Il campo sportivo è scoperto. A progettarlo è stata la precedente giunta per destinarlo agli allenamenti di pallacanestro, ma non è mai stato ultimato: è composto da una piattaforma con muro di contenimento, senza recinzioni, né spogliatoi. Considerato che sul territorio sono già presenti strutture per giocare a calcio o a calcetto, le associazioni che promuovono tale pratica sono escluse dalla procedura. «Il gioco del basket è l’obiettivo più probabile, ma l’area si presta anche alla pallavolo e oggi ci sono immigrati che, ogni domenica, si ritrovano per le partite di cricket con tanto di mazza, palla e guantone; di certo il campo non è adatto al baseball, non ci resta che aspettare le proposte», spiega Mara Carminati, assessore alle Pari opportunità, Politiche giovanili, Sport

e Tempo libero. L’iniziativa è rivolta a ravvivare il quartiere, a creare spazi di aggregazione. «È una promessa fatta durate la campagna elettorale. Non c’è, infatti, strumento migliore che favorisca l’inclusione dello sport, tanto che lo stesso Coni ha individuato, tra le sue linee d’azione, la promozione di attrezzature outdoor ai fini della socializzazione», aggiunge l’assessore. L’obbligo sarà di svolgere la manutenzione dell’area per tutta la durata della concessione, di realizzare migliorie per massimizzare l’utilizzo del bene da parte della comunità, di metter-

la in sicurezza e renderla il più possibile accessibile anche alle fasce deboli. La riqualificazione, in particolare, è necessaria per i segni di usura conseguenti alla lunga esposizione agli agenti atmosferici. Le associazioni interessate dovranno, inoltre, presentare un progetto affinché sia dimostrato il valore sociale e aggregativo. A essere una categoria svantaggiata non sono solo gli stranieri o i ragazzi diversamente abili – precisa Carminati –. Oggi iscrivere il proprio figlio a un corso sportivo è considerata una spesa secondaria e rinunciabile anche per molti genitori italiani. Vorremmo che venisse facilitata la partecipazione a chi proviene da famiglie economicamente disagiate, che ci fosse una giustificazione sociale». Allo stesso scopo, l’assessorato promuove il percorso formativo sul lavoro per i giovani attraverso un ciclo di incontri organizzati insieme al Circolo Acli di Caravaggio, all’auditorium di San Bernardino: il primo dicembre si parlerà di “Diritti e opportunità”, il 22 di “Esperienze”. Ogni appuntamento sarà dalle 20.45 alle 22.30. Info e iscrizioni scrivendo a circoloacli.caravaggio@gmail.com.

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FARA D’ADDA

Lo spazio della luce Una mostra fotografica firmata da Pietro Rovida

“U

di Daniela Invernizzi

n corpo si aggira nello spazio vuoto che un tempo ospitava il dinamismo e l’energia di un’attività produttiva: ora di quei rumori, di quei richiami, di quelle porte sbattute con violenza o accostate con delicatezza non resta più traccia; eppure il senso di una sorta di sacralità laica caratterizza quei luoghi come se l’aura del tempo ancora li avvolgesse. Dalle finestre entrano lame di luce che si proiettano sul pavimento creando spettacolari giochi per un pubblico inesistente, la polvere volteggia nell’aria e risplende quando i raggi del sole la colpiscono, nobilitandola. Tutto è avvolto in un silenzio sospeso. Pietro Rovida e la sua modella si appropriano di questo luogo, lo percorrono con sicurezza,

gli conferiscono una nuova vitalità: il corpo della donna è una sfida, si muove flessuoso, accoglie la luce, la trasforma in una vibrazione che attraversa con sicurezza seduttiva lo spazio intero...” Così scrive Roberto Mutti, storico, critico e docente di fotografia, per introdurci alla visione delle fotografie realizzate dal caravaggino Pietro Rovida nell’ex Linificio di Fara d’Adda qualche tempo fa. Una sorta di lotta al disfacimento che Rovida intraprende fra gli spazi abbandonati e vince con il calore, la bellezza e la sensualità del corpo di Michela Maridati, da anni ormai sua musa ispiratrice.

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La rubrica del fisco (I.P.)

Agenzia delle Entrate: pignoramento casa e limiti dell’ipoteca

L’ Un lavoro rimasto a lungo nel cassetto fino a qualche mese fa, quando è stato presentato a Milano Photo Festival, il circuito espositivo annuale dedicato alla fotografia d’autore. Ora queste stesse fotografie ritornano al luogo d’origine, nel paese che ospita il complesso industriale ormai abbandonato dell’ex Linificio, chiuso dal 2007, con una mostra che sarà inaugurata venerdì 15 dicembre alle 18 presso Spazio Arte in via Longobardica 1 a Fara d’Adda. All’inaugurazione della mostra, patrocinata dall’amministrazione comunale, saranno presenti l’autore, Pietro Rovida e la modella Michela Maridati, mentre il critico Roberto Mutti farà gli onori di casa, introducendo lo spettatore, se ce fosse bisogno, alla forza di immagini suggestive e perfette.

Agenzia delle Entrate Riscossione non può iscrivere ipoteca sulla casa del debitore se vi è una notevole sproporzione tra l’entità del debito e il valore dell’immobile. Inoltre, affinché l’ipoteca e il pignoramento immobiliare siano legittimi, devono essere rispettati alcuni limiti e condizioni. Dopo la notifica della cartella di pagamento, l’Agenzia Entrate Riscossione deve innanzitutto attendere 60 giorni per verificare se il contribuente intende pagare bonariamente. Oltre a ciò, prima di iscrivere l’ipoteca, deve necessariamente informare di ciò il contribuente inviandogli una comunicazione preventiva. Questa serve per consentirgli il diritto di difesa ed, eventualmente, sollevare le contestazioni del caso (come, appunto, quella sulla sproporzione tra il valore dell’immobile da ipotecare e il debito non saldato). La comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria è un atto dovuto che consente il contraddittorio preventivo. La mancata notifica del preavviso comporta l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria. L’ipoteca può essere iscritta anche sulla prima casa, a condizione, però, che il debito del contribuente sia superiore a 20.000 euro, tenendo in considerazione l’importo indicato nella cartella di pagamento. Questa previsione potrebbe rendere consigliabile al cittadino di pagare subito una parte della morosità per far scendere l’importo complessivo del debito e, quindi, evitare l’ipoteca. Per esempio, se si ha un debito di 27mila euro, versandone subito 8mila si eviterebbe il rischio dell’ipoteca. L’iscrizione dell’ipoteca è un passo obbligatorio e forzato per poter poi procedere al pignoramento e mettere all’asta la casa. In particolare, dopo 6 mesi dall’ipoteca, se il debitore non paga, il concessionario può procedere all’espropriazione.

Tuttavia, perché ciò avvenga, il debito deve essere superiore a 120.000 euro. Dunque, per esempio, in caso di morosità di 50.000 euro, l’Agenzia Entrate Riscossione può solo iscrivere ipoteca, ma non può proseguire con l’esecuzione forzata. Resta fermo che, qualora a mettere in vendita l’immobile sia un altro creditore (per esempio una banca), l’Agenzia potrebbe intervenire nella procedura e partecipare alla distribuzione del ricavato. L’Agenzia Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca sulla prima casa del debitore. Tuttavia, se questa è anche l’unico immobile del debitore medesimo, non è di lusso (categorie catastali A/8 e A/9), è destinata ad uso abitativo ed in essa il contribuente vi ha fissato la propria residenza, all’ipoteca non può seguire il pignoramento. Ciò vale anche se il valore del debito supera 120.000 euro. Se, per esempio, il contribuente ha solo un immobile, ma ha la residenza in un altro luogo, egli, solo spostando detta residenza, può evitare che l’immobile venga pignorato. L’ipoteca viene iscritta per un importo pari al doppio dell’importo complessivo della somma dovuta dal debitore. Per esempio, se il debito è di 100.000 euro, il valore dell’ipoteca è di 200.000 euro. Nonostante questo, secondo un indirizzo giurisprudenziale, non si può iscrivere ipoteca su un bene il cui valore sia notevolmente superiore a quello dell’ipoteca. Per esempio, se l’Agenzia Entrate Riscossione vanta un debito di 20.000 euro e iscrive ipoteca per 50.000 euro su un bene che, invece, vale 1 milione di euro, l’ipoteca può essere annullata dal giudice per manifesta sproporzione. Il contribuente può far rilevare la notevole sproporzione già in sede di contraddittorio preventivo, all’atto del ricevimento del preavviso di ipoteca. Giovanni Ferrari Tributarista

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SALUTE E BENESSERE

Approccio alle discipline bio naturali di Cristina Ghione

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ella cultura millenaria orientale l’uomo è paragonato ad un giardino, e come tale, va curato con amore, facendo attenzione che le piante non secchino, né che siano troppo bagnate, preservandone la bellezza e la forza, irrobu-

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Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

stendo le radici nuove per fare sì che ogni giorno l’albero sia più robusto e rigoglioso, i cespugli fioriti e colorati. Questa metafora si può applicare al metodo che utilizza un operatore di discipline bio naturali nell’approccio con il suo cliente. Il suo operato è fare

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TREVIGLIO, LA MUSICA SI MUOVE

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in modo che la persona che si rivolge a lui sia in salute, sia forte, mangi in modo corretto, non si ammali e conduca una vita soddisfacente, piena di energia; abbia un rapporto sereno con se stesso, gli altri ed il mondo che lo circonda. Considera l’uomo nella sua totalità: corpo-mente-spirito. La manifestazione nel corpo di un disagio, l’insorgere di una patologia, oppure uno stato mentale alterato, può essere un campanello d’allarme di qualcosa che non funziona. In molti casi la non accettazione del cambiamento nell’essere umano è vissuto come un trauma e, come tale, crea dei blocchi energetici che intaccano la serenità e creano stati di stress, che a lungo andare si riflettono sulla salute. La visione Olistica (Olos in greco significa l’intero, il tutto) rappresenta, di fatto, una vera e propria rivoluzione culturale e scientifica, poiché nella civiltà occidentale predomina da secoli una visione frammentata, che porta a separare la materia dalla coscienza, la mente e lo spirito dal corpo, il maschile dal femminile, ecc. In questo modo dovremmo prendere consapevolezza che il nostro corpo non è indipendente dalla mente, un organo è collegato a tutti gli altri, e la nostra coscienza ed il nostro spirito si riflettono sulla realtà che viviamo sia sul piano mentale, emozionale ed anche materiale. Questo modo di pensare non nega il metodo della scienza tradizionale, ma anzi è un modo di ampliarlo ed arricchirlo.

REDAZIONE

UFFICIO COMMERCIALE

Direttore responsabile e coordinatore Alessandra Portesani Redazione Daniela Invernizzi, Daria Locatelli, Daniela Regonesi, Rosanna Scardi, Ivan Scelsa e Cristina Signorelli Hanno collaborato a questo numero Gianluca Buono, Stefano Dati, Marco Falchetti Cristiana Ghione e Simone Gioiella Vignetta a cura di Bruno Manenti Fotografie Enrico Appiani e Luca Cesni Copertina a cura di Enrico Appiani e Antonio Solivari

Roberta Mozzali tel. 0363.1971553 - cell. 338.1377858 commerciale@tribuna.srl Impaginazione e Grafica Pubblicitaria Giulia Salamone e Antonio Solivari Stampa Laboratorio Grafico - via dell’Artigianato, 48 Pagazzano (BG) - Tel. 0363 814652 Distribuzione Giulio Ferri www.tribunatv.tv facebook: Tribunatv


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Tribuna magazine 2017 12  
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