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G U I DA

NBA

2016 · 2017

LA G IOR NATA TI PO


I N DIC E PREFAZIONE INTERVISTA A MANU GINOBILI ALBO D’ORO BOSTON CELTICS BROOKLYN NETS NEW YORK KNICKS PHILADELPHIA 76ERS TORONTO RAPTORS CHICAGO BULLS CLEVELAND CAVALIERS DETROIT PISTONS INDIANA PACERS MILWAUKEE BUCKS ATLANTA HAWKS CHARLOTTE HORNETS MIAMI HEATS ORLANDO MAGIC WASHINGTON WIZARDS INTERVISTA A ETTORE MESSINA DENVER NUGGETS MINNESOTA TIMBERWOLVES OKLAHOMA CITY THUNDER PORTLAND TRAIL BLAZERS UTAH JAZZ DALLAS MAVERICKS HOUSTON ROCKETS MEMPHIS GRIZZLIES NEW ORLEANS PELICANS SAN ANTONIO SPURS GOLDEN STATE WARRIORS LOS ANGELES CLIPPERS LOS ANGELES LAKERS PHOENIX SUNS SACRAMENTO KINGS STATISTICAMENTE GRAZIE 3 VOLTE INTERVISTA A GREGORIO PALTRINIERI NBA ON AIR

3 4 6 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 44 46 48 50 52 54 56 58 60 62 64 66 68 70 72 74 78 80


di Raffaele Ferraro Divano, copertina, birretta del discount e buona visione.

Il fanatico della Nba è riconoscibilissimo e di norma

È questo l’incipit che accompagna l’inizio della stagione

questo è il suo identikit:

Nba per ogni tifoso. Sì perchè a prescindere dalle squadre

- borse sotto agli occhi, modello anti-scippo

e dai giocatori, l’Nba è ormai diventata parte integrante

- capello mai pettinato

della vita di ogni appassionato di basket, arrivando al

- crisi isteriche improvvise (soprattutto per quelli che

tal punto da modificarla. Solitamente, un essere umano

guardano le partite in streaming e perdono le ore su

dotato di una sufficiente capacità di intendere e di volere

internet a chiudere 250 finestre di siti porno, siti di

la sera si reca nel suo letto ad un orario decente, per per-

scommesse e quello di “ragazzi sono veramente euforico”

mettere a quei 4 neuroni di riposarsi ed essere efficienti

che vorresti uccidere a mani nude)

il giorno seguente al lavoro, a scuola o all’università. Il

- problemi sul lavoro

tifoso che segue l’Nba, invece, ha modificato radicalmen-

- single o “impegnato in una (o più) relazioni a pagamento”

te le sue abitudini: vive di notte e dorme di giorno. Come

- fuori corso di 8 anni a Scienze Motorie

i vampiri, farmacisti di turno, baristi, spacciatori, puttane

- fisico da capo-tavola

e giornalai, poliziotti, travestiti, gente in cerca di guai...

- amici che si contano sulle dita di una mano di ET

Se il giovane Lorenzo Cherubini, in arte “Jovanotti”, riscri-

- crisi di indentità per l’improvvisa mancanza di Kobe

vesse oggi “La gente della notte”, sicuramente aggiungerebbe un passaggio nel testo: “La gente della notte guarda

Bryant e/o Kevin Garnett da odiare - odio per il basket italiano e l’Eurolega

l’Nba...”. Ma non esiste solo il semplice tifoso della Nba, esiste anche

Che voi siate semplici tifosi, oppure fanatici, anche

una seconda specie molto più pericolosa: il fanatico.

quest’anno abbiamo deciso di REGALARVI ore ed ore della nostra vita, rubate agli amici, alla morosa e al lavoro, per deliziarvi con la Guida alla stagione Nba. Informazioni, roster, curiosità, profili dei coach e delle stella di ogni squadra, analisi statistiche, un articolo dedicato a chi ci ha cestisticamente lasciati (KG, Kobe e Duncan), tutte le informazioni per seguire l’Nba in tv e su internet, ma soprattutto tre meravigliosi contributi che rispondo ai nomi di Manu Ginobili, Ettore Messina e Gregorio Paltrinieri. Sempre col sorriso e l’ironia che ci contraddistingue, vi auguriamo una buona lettura, ma soprattutto una buona stagione a tutti.


INTE RVISTA A

I L I B O N I G U N A M di Matteo Soragna La prima volta che ho giocato contro Manu è stato nel 1998, io ero nella squadra B del Barça (va beh, sostituite squadra B con serie B e Barça con Barcellona Pozzo di Gotto) e lui alla Viola Reggio Calabria. Abbiamo fatto delle amichevoli ed io sono rimasto subito estasiato da quel talento meraviglioso. Ho avuto la fortuna di incontrarlo successivamente in Serie A ed in Nazionale ed ogni volta la sfida per me era quella di limitarlo il più possibile. Chiaramente i miei sforzi sono stati praticamente vani ed è per questo che, mosso da un sentimento di pena misto a tenerezza, mi ha concesso questa breve intervista. La sua mail di risposta inizia così: “Ciao Matteo! Ecco le risposte, scusa se sono un po’ corte, però il mio italiano se ne sta andando come la mia capacità di salto!” Ora, ma secondo voi uno che ha vinto tutto quello che si può portare a casa nel mondo della pallacanestro, da una parte all’altra dell’oceano, che mi scrive una premessa del genere, è o non è il numero uno assoluto dell’intero universo? Già che abbia accettato e risposto nel giro di pochi giorni è un bel gesto di cortesia, anche se quattro domande sono pochine (bastardo!), ma che pure si pigli per il culo da solo è fantastico. Quando mi viene chiesto chi è il più forte contro cui abbia giocato, faccio il suo nome. Questa sua autoironia lo rende ancora più ammirevole e rispettabile di quanto non lo sia per i suoi meriti sportivi.

Hai mai pensato a come sarebbe andata se, al tuo arrivo alla Virtus Bologna, Danilovic non si fosse ritirato poco dopo l’inizio della stagione? Ad essere sincero non tanto, però ora che me lo chiedi mi viene da pensarci. Credo che, forse, avrei avuto bisogno di un altro anno a Bologna prima di venire qui in Nba. Sarebbe stato tutto un po’ piú lento, ma avrei avuto la possibilità d’imparare parecchio da Danilovic. Il suo ritiro mi ha obbligato a maturare e sviluppare in fretta. Il rapporto con Popovich all’inizio è stato complicato, ci racconti un episodio sul quale ripensandoci ora ridi, ma quando è successo eri incazzato come una iena? I primi due anni sono stati duri. Lui non accettava che io volessi fare delle cose che facevo già in Italia e voleva farmi giocare piú prudentemente. Quattordici anni fa, però, quello era il mio gioco ed ero abituato a prendere parecchi rischi (troppi…). Piano piano abbiamo trovato un punto d’incontro che penso abbia fatto bene ad entrambi. All’inizio mi ha detto delle cose che solo Messina mi aveva detto prima (meglio non ripeterle!) Se potessi parlare con il Manu del 2002 che fa il suo primo passo nella Nba, che consiglio gli daresti? “Tranquillo caro! Continua a lavorare ed imparare e tutto andrà bene. Non devi essere un All Star domani. Un pochino di pazienza!” In ogni caso, non l’avrei ascoltato più di tanto. Sto vecchio di 40 anni che viene a dirmi quello che devo fare? Non capisce niente... Quando hai iniziato a giocare il tuo idolo era Michael Jordan. Come ti senti ad essere tu l’idolo di molti bambini che amano il basket? Non so quanto spesso accada, ma sicuramente è una bella sensazione.


ALBO D’ORO Anno

Campione

Finalista

Serie

Mvp FINALE

Mvp STAGIONE

2015/16 2014/15 2013/14 2012/13 2011/12 2010/11 2009/10 2008/09 2007/08 2006/07 2005/06 2004/05 2003/04 2002/03 2001/02 2000/01 1999/00 1998/99 1997/98 1996/97 1995/96 1994/95 1993/94 1992/93 1991/92 1990/91 1989/90 1988/89 1987/88 1986/87 1985/86 1984/85 1983/84 1982/83 1981/82 1980/81 1979/80 1978/79 1977/78 1976/77 1975/76 1974/75 1973/74 1972/73 1971/72 1970/71 1969/70 1968/69 1967/68 1966/67 1965/66 1964/65 1963/64 1962/63 1961/62 1960/61 1959/60 1958/59 1957/58 1956/57 1955/56 1954/55 1953/54 1952/53 1951/52 1950/51 1949/50 1948/49 1947/48 1946/47

Cleveland Cavs Golden State Warriors San Antonio Spurs Miami Heat Miami Heat Dallas Mavericks L.A. Lakers L.A. Lakers Boston Celtics San Antonio Spurs Miami Heat San Antonio Spurs Detroit Pistons San Antonio Spurs Los Angeles Lakers Los Angeles Lakers Los Angeles Lakers San Antonio Spurs Chicago Bulls Chicago Bulls Chicago Bulls Houston Rockets Houston Rockets Chicago Bulls Chicago Bulls Chicago Bulls Detroit Pistons Detroit Pistons L.A. Lakers L.A. Lakers Boston Celtics L.A. Lakers Boston Celtics Philadelphia 76ers L.A. Lakers Boston Celtics L.A. Lakers Seattle SuperSonics Washington Bullets Portland Trail Blazers Boston Celtics Golden State Warriors Boston Celtics New York Knicks L.A. Lakers Milwaukee Bucks New York Knicks Boston Celtics Boston Celtics Philadelphia 76ers Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics Boston Celtics St. Louis Hawks Boston Celtics Philadelphia Warriors Syracuse Nationals Minneapolis Lakers Minneapolis Lakers Minneapolis Lakers Rochester Royals Minneapolis Lakers Minneapolis Lakers Baltimore Bullets Philadelphia Warriors

Golden State Warriors Cleveland Cavs Miami Heat San Antonio Spurs Oklahoma City Thunder Miami Heat Boston Celtics Orlando Magic L.A. Lakers Cleveland Cavs Dallas Mavericks Detroit Pistons Los Angeles Lakers New Jersey Nets New Jersey Nets Philadelphia 76ers Indiana Pacers New York Knikcs Utah Jazz Utah Jazz Seattle SuperSonics Orlando Magic New York Knicks Phoenix Suns Portland Trail Blazers L.A. Lakers Portland Trail Blazers L.A. Lakers Detroit Pistons Boston Celtics Houston Rockets Boston Celtics L.A. Lakers L.A. Lakers Philadelphia 76ers Houston Rockets Philadelphia 76ers Washington Bullets Seattle SuperSonics Philadelphia 76ers Phoenix Suns Washington Bullets Milwakee Bucks L.A. Lakers New York Knics Baltimore Bullets L.A. Lakers L.A. Lakers L.A. Lakers San Francisco Warriors L.A. Lakers L.A. Lakers San Francisco Warriors L.A. Lakers L.A. Lakers St. Louis Hawks St. Louis Hawks Minneapolis Lakers Boston Celtics St. Louis Hawks Fort Wayne Pistons Fort Wayne Pistons Syracuse Nationals New York Knicks New York Knicks New York Knicks Syracuse Nationals Washington Capitols Philadelphia Warriors Chicago Stag

4-3 4-2 4-1 4-3 4-1 4-2 4-3 4-1 4-2 4-0 4-2 4-3 4-1 4-2 4-0 4-1 4-2 4-1 4-2 4-2 4-2 4-0 4-3 4-2 4-2 4-1 4-1 4-0 4-3 4-2 4-2 4-2 4-3 4-0 4-2 4-2 4-2 4-1 4-3 4-2 4-2 4-0 4-3 4-1 4-1 4-0 4-3 4-3 4-2 4-2 4-3 4-1 4-1 4-2 4-3 4-1 4-3 4-0 4-2 4-3 4-1 4-3 4-3 4-1 4-3 4-3 4-2 4-2 4-2 4-1

LeBron James Andre Iguodala Kawhi Leonard LeBron James LeBron James Dirk Nowitzki Kobe Bryant Kobe Bryant Paul Pierce Tony Parker Dwyane Wade Tim Duncan Chauncey Billups Tim Duncan Shaquille O’Neal Shaquille O’Neal Shaquille O’Neal Tim Duncan Micheal Jordan Micheal Jordan Micheal Jordan Hakeem Olajuwon Hakeem Olajuwon Micheal Jordan Micheal Jordan Michael Jordan Isiah Thomas Joe Dumars James Worthy Magic Johnson Larry Bird Kareem Abdul-Jabbar Larry Bird Moses Malone Magic Johnson Cedric Maxwell Magic Johnson Dennis Johnson Wes Unseld Bill Walton Jo Jo White Rick Barry John Havlicek Willis Reed Wilt Chamberlain Karee Abdul-Jabbar Willis Reed Jerry West

Stephen Curry Stephen Curry Kevin Durant LeBron James LeBron James Derrick Rose LeBron James LeBron James Kobe Bryant Dirk Nowitzki Steve Nash Steve Nash Kevin Garnett Tim Duncan Tim Duncan Allen Iverson Shaquille O’Neal Karl Malone Michael Jordan Karl Malone Michael Jordan David Robinson Hakeem Olajuwon Charles Barkley Micheal Jordan Micheal Jordan Magic Johnson Magic Johnson Micheal Jordan Magic Johnson Larry Bird Larry Bird Larry Bird Moses Malone Moses Malone Julius Erving Kareem Abdul-Jabbar Moses Malone Bill Walton Kareem Abdul-Jabbar Kareem Abdul-Jabbar Bob McAdoo Kareem Abdul-Jabbar Dave Cowens Kareem Abdul-Jabbar Kareem Abdul-Jabbar Willis Reed Wes Unseld Wilt Chamberlain Wilt Chamberlain Wilt Chamberlain Bill Russell Oscar Robertson Bill Russell Bill Russell Bill Russell Wilt Chamberlain Bob Pettit Bill Russell Bob Cusey Bob Pettit


R IM BALZ I

PU NTI N.

GIOCATORE

PUNTI

1 Kareem Abdul-Jabbar 38,387 2 Karl Malone 36,928 3 Kobe Bryant 33,643 4 Michael Jordan 32,292 5 Wilt Chamberlain 31,419 6 DIRK NOWITZKI 29,491 7 Shaquille O’Neal 28,596 8 Moses Malone 27,409 9 Elvin Hayes 27,313 10 Hakeem Olajuwon 26,946 11 LEBRON JAMES 26,833 12 Oscar Robertson 26,710 13 Dominique Wilkins 26,668 14 Tim Duncan 26,496 15 John Havlicek 26,395 16 Paul Pierce 25,899 17 Kevin Garnett 25,949 18 Alex English 25,613 19 Reggie Miller 25,279 20 Jerry West 25,192 21 Patrick Ewing 24,815 22 Ray Allen 24,505 23 Allen Iverson 24,368 24 VINCE CARTER 23,969 25 Charles Barkley 23,757

N.

GIOCATORE

RIMBALZI

1 Wilt Chamberlain 23,924 2 Bill Russell 21,620 3 Kareem Abdul-Jabbar 17,440 4 Elvin Hayes 16,279 5 Moses Malone 16,212 6 Karl Malone 14,968 7 Robert Parish 14,715 8 Tim Duncan 14,644 9 Kevin Garnett 14,512 10 Nate Thurmond 14,464 11 Walt Bellamy 14,241 12 Wes Unseld 13,769 13 Hakeem Olajuwon 13,748 14 Shaquille O’Neal 13,099 15 Buck Williams 13,017 16 Jerry Lucas 12,942 17 Bob Pettit 12,849 18 Charles Barkley 12,546 19 Dikembe Mutombo 12,359 20 Paul Silas 12,357 21 Charles Oakley 12,205 22 Dennis Rodman 11,954 23 Kevin Willis 11,901 24 Patrick Ewing 11,607 25 Elgin Baylor 11,463

STOPPATE

AS S IST N.

GIOCATORE

ASSIST

N.

GIOCATORE

STOPPATE

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25

John Stockton Jason Kidd Steve Nash Mark Jackson Magic Johnson Oscar Robertson Isiah Thomas Gary Payton ANDRE MILLER Rod Strickland CHRIS PAUL Maurice Cheeks Lenny Wilkens Terry Porter Tim Hardaway Bob Cousy Guy Rodgers LEBRON JAMES Muggsy Bogues Kevin Johnson Derek Harper Nate Archibald Stephon Marbury DERON WILLIAMS John Lucas II

15,806 12,091 10,335 10,334 10,141 9,887 9,061 8,966 8,524 7,987 7,688 7,392 7,211 7,160 7,095 6,955 6,917 6,815 6,726 6,711 6,577 6,476 6,471 6,459 6,454

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25

Hakeem Olajuwon Dikembe Mutombo Kareem Abdul-Jabbar Mark Eaton Tim Duncan David Robinson Patrick Ewing Shaquille O’Neal Tree Rollins Robert Parish Alonzo Mourning Marcus Camby Ben Wallace Shawn Bradley Manute Bol George Johnson Kevin Garnett Larry Nance Theo Ratliff Elton Brand DWIGHT HOWARD Jermaine O’Neal PAU GASOL Elvin Hayes Artis Gilmore

3,830 3,289 3,189 3,064 3,020 2,954 2,894 2,732 2,542 2,361 2,356 2,331 2,137 2,119 2,086 2,082 2,037 2,027 1,968 1,828 1,827 1,820 1,777 1,771 1,747

I nomi in rosso indicano i giocatori ancora in attività.


EAST


S C I T L E C N O BOST di Eugenio Agostinelli Giovani ed affamati. Basterebbero queste due parole per de-

Avery Bradley, al fianco di Thomas, sopperisce alla mancan-

scrivere i Boston Celtics degli ultimi anni. Esauritosi l’effetto

za di stazza fisica del collega e garantisce grande difesa sia

Big Three, smantellata e rimontata la squadra per intero, la

sull’1vs1 che a palla lontana su più ruoli, ed il parco lunghi

franchigia del Massachusetts ha optato per una vera e propria

formato da Tyler Zeller, Kelly Olynyk ed Amir Johnson, oltre al

rivoluzione, partita dal fondo.

sopracitato Horford, porta grande fisicità, presenza a rimbalzo

Già, perché Danny Ainge ha deciso di puntare tutto su Isaiah

ma pochi punti a referto.

Thomas, 60° chiamata dei Kings nel Draft 2011 ed acquisito da Phoenix ad inizio 2015. Ringiovanita la squadra, Boston ringiovanisce anche la panchina, chiamando nell’estate 2013 dal college di Butler coach Brad Stevens, uno degli attori protagonisti della rinascita bostoniana. Dopo aver raggiunto due volte su due i playoff nelle ultime stagioni, l’estate ha portato una buona terza scelta al Draft, utile per accaparrarsi l’atletismo e l’intelligenza tattica di Jaylen Brown. Ma l’obiettivo estivo dei Celtics era quello di firmare un All Star da affiancare a Thomas: così, arriva il nero su bianco di Al Horford, pronto a dare una nuova dimensione nel pitturato alla squadra di Stevens, soprattutto in attacco ed a rimbalzo su entrambi i lati. “Appena ho avuto l’opportunità di venire a Boston non ci ho pensato due volte, perché credo fortemente nell’organizzazione che ha questa franchigia e credo nei giocatori che abbiamo in squadra”. Come dar torto all’ex Atlanta? I giocatori presenti nel roster biancoverde sono una bomba ad orologeria, pronti ad esplodere da un momento all’altro. Jae Crowder ha già dimostrato di poter dire la sua anche nello starting five, con difesa e precisione dall’arco dei 3 punti; Marcus Smart è un ottimo playmaker di riserva che, pur non avendo mantenuto le premesse al suo sbarco in Nba, è comunque riuscito a ritagliarsi un ruolo importante nella squadra, anche se inizialmente sarà fuori a tempo indeterminato per problemi alla caviglia.

IL COACH Inutile girarci intorno: Brad Stevens è uno dei migliori allenatori Nba. È vero: è giovanissimo, con pochi anni di esperienza nella massima lega alle spalle, ma in NCAA con la sua Butler ha dimostrato di saperci davvero fare, e dopo una prima stagione disastrosa a Boston ha dimostrato di meritare questi palcoscenici. Se è vero che adatta i giocatori a sua disposizione alla tipologia di gioco più giusta in attacco, la difesa e l’energia a rimbalzo delle sue squadre sono da sempre due costanti. L’altissima reputazione che si è costruito in soli 3 anni tra i suoi colleghi è solo il trampolino di lancio verso una carriera in ascesa, chissà se sempre sulla panchina biancoverde.


ATLANTIC DIVISION

LA STELLA Isaiah Thomas è atteso alla stagione della conferma. Dall’alto (si scherza) dei suoi 175 cm scarsi, il piccolo playmaker da Washington si dovrà confermare un All Star, trascinando i Celtics ancora una volta ai playoff ma questa volta con l’obiettivo di rendere la vita difficile a più di una squadra nella postseason. Con il tiro dalla lunga distanza (36% la scorsa stagione) colpisce con continuità, e l’anno scorso si è piazzato 8° nel libro dei record dei C’s tra i giocatori con più triple realizzate in una sola annata, 167. Con Horford al suo fianco avrà meno responsabilità ed una spalla su cui poggiarsi quando mancheranno leadership ed esperienza, ma far bene una stagione è facile: il difficile sta nel ripetersi.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 0 AVERY BRADLEY PG 25 6-2 180 TEXAS $8,269,663 7 JAYLEN BROWN SF 20 6-7 225 CALIFORNIA $4,743,000 99 JAE CROWDER SF 26 6-6 235 MARQUETTE $6,286,408 30 GERALD GREEN SF 30 6-7 205 $980,431 42 AL HORFORD C 30 6-10 245 FLORIDA $26,540,100 9 DEMETRIUS JACKSON PG 22 6-1 201 NOTRE DAME $1,450,000 8 JONAS JEREBKO PF 29 6-10 231 $5,000,000 90 AMIR JOHNSON PF 29 6-9 240 $12,000,000 55 JORDAN MICKEY PF 22 6-8 235 LSU $1,223,653 41 KELLY OLYNYK C 25 7-0 238 GONZAGA $3,094,014 12 TERRY ROZIER PG 22 6-2 190 LOUISVILLE $1,906,440 36 MARCUS SMART PG 22 6-4 220 OKLAHOMA STATE $3,578,880 4 ISAIAH THOMAS PG 27 5-9 185 WASHINGTON $6,587,132 13 JAMES YOUNG SG 21 6-6 215 KENTUCKY $1,825,200 44 TYLER ZELLER C 26 7-0 253 NORTH CAROLINA $8,000,000 COACH: BRAD STEVENS

#PLUS

La bassa età media e la forza di un progetto iniziato tre anni fa sono le basi su cui si sta costruendo questo nuovo edificio biancoverde, mattone dopo mattone. Thomas ed Horford sono due All Star ormai affermati, ricchi di carisma e leadership, e il sistema di gioco su cui Stevens ha improntato la squadra, fatto sì di ordine ma anche di freschezza e contropiedi, è funzionale ai giocatori presenti nel roster, e la versatilità di molti di essi può solo volgere a loro favore.

#MINUS

È probabilmente una delle squadre meno esperte quando si tratta di vincere partite importanti. Essendo un team giovane (allenatore compreso) hanno trovato difficoltà negli ultimi due playoff, e questa mancanza di esperienza potrebbe giocare loro brutti scherzi nei momenti cruciali della stagione e degli incontri stessi.

#PILLOLA

Negli ultimi tre anni, i Celtics hanno progressivamente migliorato quasi tutte le loro statistiche, dove spicca la voce dei rimbalzi: da 42 a 45 totali in 3 stagioni, risultando lo scorso anno la 6° miglior squadra rimbalzista della Lega. Con l’arrivo di Horford non preoccupatevi se vi cadrà il bicchiere di Coca Cola al TD Garden, i vostri beniamini provvederanno a prendere al volo anche quello.


S T E N N Y L B RO O K di Eugenio Agostinelli Se l’obiettivo dei Brooklyn Nets in estate era quello di prepararsi per una delle peggiori stagioni di sempre, scorrendo velocemente i nomi che compongono il loro roster si potrebbe dire che la dirigenza è riuscita benissimo nel suo intento. Tra rookies, scommesse varie e sesti uomini scontenti nelle loro precedenti squadre, i Nets hanno costruito un roster davvero povero di talento e di prospettive future. La punta di diamante è sempre Brook Lopez, unico baluardo a salvarsi dopo l’ennesimo disastro dello scorso anno. In regia, chiavi tolte di mano a Jarrett Jack e affidate a Jeremy Lin, con il primo a commentare così su Twitter l’ingaggio dell’asioamericano: “Ahahahahahahahahahah”. Tagliati i ponti anche con Thaddeus Young e Joe Johnson, ma se è vero che il primo è stato sostituito con Luis Scola, per tappare il buco lasciato dalla guardia si è puntato sull’accoppiata rookie Isaiah Whitehead-Caris LeVert e sulla maggiore responsabilizzazione di un Bojan Bogdanovic reduce da una grandiosa campagna estiva in maglia Croazia. Per la panchina il gm Sean Marks ha puntato su giocatori di qualità (poca) e quantità (molta) come Randy Foye, Trevor Booker e Greivis Vasquez, tutti ormai con più di sei anni di Nba alle spalle e vogliosi di riscatto. Brooklyn potrebbe significare (ri)nascita per Anthony Bennett, una delle prime scelte più deludenti di sempre, mentre l’altra prima scelta, il nostro Andrea Bargnani, è partito insieme a Shane Larkin per la Spagna, direzione Vitoria, per cercare di dare una svolta alla loro carriera e non far incazzare troppo i fumantini baschi. Tempi duri, insomma, per i Nets del tifosissimo Jay-Z: sono complessivamente una squadra non molto giovane ed allo stesso tempo poco futuribile, che si appoggerà nuovamente alle larghe spalle di Brook Lopez per cercare di raggiungere la luce in fondo ad un tunnel che pare interminabile.

IL COACH Sarà curioso vedere l’impatto di coach Kenny Atkinson con il mondo Nets dopo aver avuto un’estate intera per lavorare coi suoi ragazzi, sebbene la materia grigia sia di scarsa qualità. Arrivato lo scorso aprile per sostituire Lionel Hollins, è alla sua prima vera esperienza da head coach Nba dopo aver fatto da assistente prima a New York, poi ad Atlanta, ma non alla sua prima esperienza da allenatore dato che ha condotto la Repubblica Dominicana ai FIBA Americas Championship 2015.


ATLANTIC DIVISION

LA STELLA Brook-Lin Nets. Ok, la battuta l’hanno fatta in mille ma è innegabile che l’asse play-pivot costituirà la spina dorsale del nuovo corso nella City of Rocks. Tra i due, scommettiamo sul pivot da Stanford come faro della franchigia, sia per la sua altezza (213 centimetri) che per le sue indiscusse abilità tecniche. Con gli anni ha ampliato il suo arsenale offensivo inserendo anche il long two con risultati più che discreti (vicino al 40% coi piedi vicini all’arco dei 3 punti lo scorso anno), difensivamente all’interno dell’area continua ad essere un fattore, ed affiancato ad un giocatore esperto come Scola potrebbe trovare una volta per tutte la sua dimensione, anche se a rimbalzo non è presente come i suoi centimetri gli potrebbero garantire.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 13 ANTHONY BENNETT PF 23 6-8 235 UNLV $1,015,696 44 BOJAN BOGDANOVIC SG 27 6-8 225 $3,573,020 35 TREVOR BOOKER PF 28 6-8 228 CLEMSON $9,250,000 2 RANDY FOYE SG 33 6-4 218 VILLANOVA $2,500,000 41 JUSTIN HAMILTON PF 26 7-0 255 LSU $3,000,000 12 JOE HARRIS SG 25 6-6 219 VIRGINIA $980,431 24 RONDAE HOLLIS-JEFFERSON SG 21 6-7 214 ARIZONA $1,395,600 6 SEAN KILPATRICK SG 26 6-4 219 CINCINNATI $980,431 22 CARIS LEVERT SG 22 6-7 203 MICHIGAN $1,562,280 7 JEREMY LIN PG 28 6-3 200 HARVARD $11,483,254 11 BROOK LOPEZ C 28 7-0 268 STANFORD $21,165,675 1 CHRIS MCCULLOUGH PF 21 6-9 215 SYRACUSE $1,191,480 4 LUIS SCOLA PF 36 6-9 241 $5,500,000 21 GREIVIS VASQUEZ PG 29 6-6 217 MARYLAND $4,347,826 15 ISAIAH WHITEHEAD SG 21 6-4 213 SETON HALL $1,074,145 COACH: KENNY ATKINSON

#PLUS

Difficile trovare un punto di forza di spicco in questi Nets. Il quintetto è nuovo per tre quinti e non si può dunque parlare di continuità di un progetto, ogni anno c’è un allenatore diverso e la piazza sta iniziando a perdere la passione che era rinvigorita negli anni di Pierce, Garnett e Deron Williams, ed il magnate russo Mikhail Prokhorov ha più volte fatto capire che smetterà presto di investire sulla franchigia. Si proverà sicuramente a dare spazio alla gioventù con Whitehead, Hollis-Jefferson e LeVert su tutti, con al loro fianco certezze come Lopez, Bogdanovic e Scola che dovranno pazientare non poco e prepararsi a tante L sul calendario.

#MINUS

Più o meno tutti quelli citati sopra. Mancanza di un progetto a breve/lungo termine, incapacità di costruire un roster anche minimamente competitivo ed inefficienza sul mercato dei free agent, che ha portato solo giocatori di basso profilo come Foye, Lin, Booker e Bennett. Si preannuncia ancora una volta una stagione fallimentare per i Nets, che dopo il 21-61 dello scorso anno potrebbero riuscire a fare anche peggio.

#PILLOLA

Certamente non una pillola statistica positiva: lo scorso anno, i Nets hanno schierato in quintetto 15 giocatori diversi dei 17 totali che durante la stagione hanno vestito la maglia di Brooklyn, con i soli Brook Lopez, Thaddeus Young e Joe Johnson (anche se è sceso in campo 57 volte in tutto prima della trade a Miami) ad aver giocato più di 70 partite da titolari, con la restante parte della squadra che non ne ha giocata nemmeno una metà nello starting five. Insomma: continuità, questa sconosciuta!


S K C I N K K R N EW YO di Eugenio Agostinelli Settantesima stagione Nba per la franchigia della Grande Mela, che in estate ha sorpreso tutti mettendo a segno importanti colpi sul mercato, una piacevole novità se si pensa alle mosse della dirigenza dei Knicks negli ultimi anni. Uno su tutti, l’affare Derrick Rose. Via Robin Lopez, Josè Calderon e Jerian Grant direzione Chicago, per accaparrarsi l’Mvp della stagione 2010/2011 con la maglia dei Bulls. Oltre a Rose, da Windy City è arrivato anche Joakim Noah, negli ultimi anni in fase calante ma comunque in grado di fare la differenza sotto i tabelloni se in buona condizione fisica e con la sua leadership all’interno dello spogliatoio. Oltre al loro arrivo, a quelli di gregari di buonissimo livello come Brandon Jennings e Courtney Lee, ci sono anche i reduci dalla scorsa stagione: due su tutti, ovviamente, Carmelo Anthony e Kristaps Porzingis. Il numero 7 rimane il leader della squadra, mentre l’ala/centro lettone dovrà confermare le splendide prestazioni dello scorso anno e, magari, continuare a migliorare le sue cifre. Oltre ad acquisire free agent in Nba, i Knicks hanno pescato anche in Europa: dal Real Madrid è arrivato il lungo senegalese Maurice Ndour; dall’Unicaja Malaga è stato prelevato Mindaugas Kuzminskas, versatile ala classe ’89 che nelle ultime stagioni si è messo in mostra in Eurolega tra Zalgiris e proprio il club spagnolo, e sempre dalla Liga Endesa, ancora dal Real Madrid come Ndour, è arrivato Willy Hernangomez, di cui i Knicks possedevano i diritti dal 2015. Ed occhio a Ron Baker, eclettica guardia/ala rookie da Wichita State firmato immediatamente dopo la notte del Draft. Una squadra equilibrata, con talento ma anche parecchia gioventù: vedremo se Jeff Hornacek sarà in grado di far sbocciare questo fiore.

IL COACH Jeff Hornacek è stato il prescelto di Phil Jackson per guidare i Knicks verso la strada della redenzione, anche se con qualche perplessità. L’ex coach dei Suns, sulla cui panchina ha vissuto luci ed ombre (buone le prime due stagioni, malissimo nell’ultima quando, dopo un record di 14-35, ad inizio febbraio è stato sollevato dall’incarico) fa del contropiede e del pick’n’roll le proprie armi principali, basando spesso i suoi giochi offensivi sulle conclusioni da 3 punti. Chissà se il triangolo di Jackson, imposto dall’alto anche al buon Hornacek, non possa mettergli i bastoni tra le ruote, visto che i due stili di gioco non si sposano affatto bene l’uno con l’altro.


ATLANTIC DIVISION

LA STELLA Melo, who else? Finalmente attorno all’All Star da Syracuse è stata costruita una squadra potenzialmente ottima, con il giusto mix di esperienza e sfrontatezza, e la tipologia di gioco che vorrà proporre Hornacek va a braccetto con le sue caratteristiche. Anthony viene dalla sua terza “peggior” stagione a livello realizzativo (21.8 punti di media lo scorso anno), ma è da applausi il dato degli assist, saliti a 4.2 dopo anni in cui si dubitava delle sue abilità di passatore e gli si criticava lo scarso coinvolgimento dei compagni. Può essere un buon anno per i Knicks, come sempre, e gran parte dei successi dipenderà dal numero 7.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 7 CARMELO ANTHONY SF 32 6-8 240 SYRACUSE $24,559,380 31 RON BAKER SG 23 6-4 220 WICHITA STATE $543,471 14 WILLY HERNANGOMEZ C 22 6-11 240 $1,350,000 8 JUSTIN HOLIDAY SG 27 6-6 185 WASHINGTON $1,015,696 3 BRANDON JENNINGS PG 27 6-1 170 $5,000,000 91 MINDAUGAS KUZMINSKAS SF 27 6-9 215 $2,898,000 5 COURTNEY LEE SG 31 6-5 200 WESTERN KENTUCKY $11,242,000 2 MAURICE DALY NDOUR SF 24 6-9 200 OHIO $543,471 13 JOAKIM NOAH C 31 6-11 230 FLORIDA $17,000,000 9 KYLE O’QUINN PF 26 6-10 250 NORFOLK STATE $3,918,750 40 MARSHALL PLUMLEE C 24 7-0 250 DUKE $543,471 6 KRISTAPS PORZINGIS PF 21 7-3 240 $4,317,720 25 DERRICK ROSE PG 28 6-3 190 MEMPHIS $21,323,252 42 LANCE THOMAS SF 28 6-8 235 DUKE $6,191,000 18 SASHA VUJACIC SG 32 6-7 195 $980,431 COACH: JEFF HORNACEK

#PLUS

Uno starting five così non si vedeva da tempo immemore nella Big Apple. È vero che sia Rose che Noah cercheranno il riscatto dopo i periodi bui delle loro rispettive carriere, ma con un po’ di fiducia, la giusta mentalità e con Anthony al loro fianco (e la guida spirituale di Phil Jackson) potranno ripartire subito in quarta. Porzingis è già una certezza in grado di migliorarsi giorno dopo giorno, mentre Courtney Lee è un lavoratore ed un ottimo giocatore di sistema, una classica guardia 3&D (tiratore e buon difensore).

#MINUS

Con le conferme di Lou Amundson e Kyle O’Quinn la dirigenza ha provato a mettere una pezza sulla poca esperienza del reparto lunghi. Togliendo Noah e Porzingis, dalla panchina escono soltanto rookie o giocatori senza un pedigree sufficiente per reggere la pressione in una piazza come quella di New York. Nulla contro i lunghi presenti a roster in questo momento, ma in caso di problemi fisici di Noah (cosa da non escludere) o problemi di falli in una singola partita, bisogna sperare nel “colpo della domenica” di uno dei giovani rampolli appena arrivati.

#PILLOLA

Dopo una tremenda annata nel campionato 2014/2015, i Knicks si sono parzialmente rialzati, mancando però ancora una volta il traguardo delle 40 vittorie. Ma i tifosi dei Knicks sono sempre presenti sugli spalti della World’s Most Famous Arena. Lo scorso anno la presenza complessiva alle partite è stata di 812 mila spettatori circa, risultando la squadra con più seguito casalingo dell’intera Nba. New York non si discute, si ama.


S R E 6 7 A I H P L PH I LADE di Eugenio Agostinelli #TrustTheProcess, ma anche no. Dopo tre stagioni con un record al di sotto delle 20 vittorie è tempo di raccogliere i frutti per i Philadelphia 76ers. Per farlo, silurato l’artefice di costruzione del nuovo corso, Sam Hinkie, per affidare le redini della franchigia ai Colangelos, si punta tutto proprio sull’esplosione di quei giovani tanto coccolati ed attesi negli anni dall’ex gm, nonostante infortuni ed aspettative non rispettate pienamente. Già svanito l’effetto Ben Simmons, con la prima scelta dell’ultimo draft infortunatasi al piede al training camp e con diversi mesi di recupero davanti a sé, sarà un percorso molto duro per i SIxers: la bassa età media della squadra (circa 24 anni) e la scarsa esperienza dei più in questi palcoscenici potrà essere un ostacolo arduo da superare, ma col talento spesso si può sopperire a tutto. E di talento, potenzialmente, ce n’è. Joel Embiid pare sia finalmente al massimo della sua forma dopo due anni completi ai box, Jahlil Okafor e Nerlens Noel sono due ottimi centri che si completano tra loro, finalmente vedremo Dario Saric con la maglia di una franchigia Nba e il ritorno del “Chacho” Rodriguez aiuterà a far innamorare nuovamente il pubblico di Philadelphia della loro squadra. Robert Covington dovrà confermare quanto di buono fatto vedere lo scorso anno, e Jerami Grant, al suo terzo anno a Philly, avrà gli occhi puntati su di sé con l’obbligo di dare seguito al suo processo di crescita. Lo zoccolo duro della squadra non è cambiato, a parte il “sorprendente” ritiro di Elton Brand a cinque giorni dal via della stagione (ma diciamo che non dovrebbero rimpiangerlo molto da quelle parti). E per una volta la dirigenza non ha operato in maniera opinabile sul mercato dei free agent. Vero, è facile fare meglio di un terrificante 10-72. Ma lasciamo lavorare coach Brown e questi baldi giovani: il talento c’è, the time is now.

IL COACH Vincitore dell’anello Nba nel 2007 da assistente ai San Antonio Spurs, Brett Brown è alla sua quarta stagione da head coach sulla panchina dei 76ers. Nell’estate 2013 l’allora gm Sam Hinkie gli offrì questo progetto dichiarando a chiare lettere che si sarebbe trattato di un’avventura a lungo termine, e lui, convinto di ciò ed armato di tanta pazienza, accettò l’incarico. Ora, dopo aver portato a casa appena 47 vittorie in 3 anni, è tempo di rimboccarsi le maniche e provare a far ricredere tanti addetti ai lavori, ma soprattutto regalare nuove gioie ad un pubblico che colleziona delusioni da ormai troppo tempo.


ATLANTIC DIVISION

LA STELLA Con l’inaspettato infortunio di Simmons, toccherà a Joel Embiid caricarsi sulle sue larghe e possenti spalle il destino dei 76ers. In principio questo ruolo sarebbe spettato al prodotto di Lsu, ma almeno inizialmente la 3° scelta del draft 2014 avrà subito tanto spazio per convincerci che i due anni forzati di stop sono ormai alle spalle. Dopo aver destato ottime impressioni nel training camp, e soprattutto se il fisico sarà dalla sua parte, potremo finalmente assistere all’esplosione di una futura stella.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 0 JERRYD BAYLESS PG 28 6-3 200 ARIZONA $9,424,084 33 ROBERT COVINGTON SF 25 6-9 215 TENNESSEE STATE $1,015,696 21 JOEL EMBIID C 22 7-0 250 KANSAS $4,826,160 39 JERAMI GRANT SF 22 6-8 210 SYRACUSE $980,431 12 GERALD HENDERSON SG 28 6-5 215 DUKE $8,801,956 22 RICHAUN HOLMES PF 23 6-10 245 BOWLING GREEN $1,025,831 20 TIMOTHE LUWAWU-CABARROT SG 21 6-6 205 $1,326,960 1 T.J. MCCONNELL PG 24 6-2 200 ARIZONA $874,636 4 NERLENS NOEL PF 22 6-11 228 KENTUCKY $4,384,490 8 JAHLIL OKAFOR C 20 6-11 275 DUKE $4,788,840 14 SERGIO RODRIGUEZ PG 30 6-3 176 $8,000,000 9 DARIO SARIC SF 22 6-10 223 $2,318,280 25 BEN SIMMONS SF 20 6-10 240 LSU $5,903,160 11 NIK STAUSKAS SG 23 6-6 205 MICHIGAN $2,993,040 31 HOLLIS THOMPSON SG 25 6-8 206 GEORGETOWN $1,015,696 COACH: BRETT BROWN

#PLUS

Il talento a disposizione di coach Brett Brown è davvero tanto. Ma più che talento dovremmo parlare di potenziale, perché molti di questi giocatori debbono ancora dimostrare di meritarsi le attenzioni che stanno avendo in questi tempi, Simmons ed Embiid su tutti. Oltre ad un parco lunghi molto profondo e promettente, una delle caratteristiche di cui potranno disporre i Sixers è senza dubbio l’atletismo di quasi tutti i componenti del roster, e rimane da vedere se coach Brown vorrà giocare un basket frizzante e fatto di conclusioni prese nei primi 7-10 secondi delle loro azioni in maniera dantoniana, oppure vorrà fondare il proprio gioco su una filosofia più ragionata.

#MINUS

Come detto in precedenza, la poca esperienza è uno dei nei della squadra. Se da un lato la bella gioventù può essere un gran vantaggio in ottica futura, al momento non garantisce la giusta stabilità che servirebbe all’ambiente per ripartire in pompa magna dopo le recenti e cocenti delusioni. Inoltre, sarà importante tener meno affollata possibile l’infermeria: con il problema-Simmons non si è certo partiti benissimo. E poi: la convivenza Embiid-Okafor-Noel. “E’ come se avessimo tre quarterback”, ha detto con per niente velata polemica il buon Nerlens, il più in odore di trade dei tre e che, al momento, “è ai box per un’infiammazione al ginocchio. Un piccolo aiutino per Brown nel cercare il giusto equilibrio iniziale. Ma poi?

#PILLOLA

Oltre ad essere la terza squadra con il maggior numero di stoppate nell’intera lega (6.0 a partita, con 1.5 di esse che portano la firma di Nerlens Noel), i Sixers si sono anche posizionati decimi nelle palle rubate, con 8.3 scippi a partita. Certamente l’addizione di Simmons contribuirà a far incrementare entrambi i dati, ma soprattutto le lunghe leve di Embiid insieme a Noel nel pitturato rispediranno al mittente una grande quantità di conclusioni.


S R O T P A R O TORONT di Marco Pagliariccio Quella passata è stata semplicemente la miglior annata della storia dei Raptors. Dal 1995 al 2016 mai la franchigia canadese si era spinta fino alla Finale di Conference, nemmeno negli anni d’oro di Vincredible e di Bosh, uscendo peraltro con onore (4-2) contro i Cavs in missione anello. Dopo un’annata così, l’obiettivo non può che essere ripetersi e, se possibile, provare a dare l’assalto al trono di Lebron. Impresa quanto mai ardua per un team che, infatti, ha confermato praticamente in blocco il roster dell’anno passato. La mossa più importante è stata la riconferma di DeMar DeRozan (139 milioni per 5 anni: brutto?), il co-leader del team insieme a Kyle Lowry. D’altronde, il prodotto di Usc è reduce dalla miglior stagione in carriera: 23,5 punti, 4,5 rimbalzi e 4,0 assist sono fatturato da giocatore di primissima fascia. Altro che il 46° posto che Sports Illustrated gli ha riservato nella sua Top100 che gli ha fatto storcere il naso (“Foh. 46”, “#ProveEm” sono stati i suoi due tweet al vetriolo sulla questione). E la seconda convocazione consecutiva all’All Star Game ne è stata la conferma. Ma non è da sottovalutare il rinnovo di Masai Ujiri, il vero artefice della crescita esponenziale dei Raptors negli ultimi anni. Il nigeriano era approdato a Toronto nel 2013 con la franchigia reduce dalla quinta mancata partecipazione ai playoff in fila. Liberatosi dei contrattoni di Bargnani prima e Gay poi, è riuscito passo dopo passo ad assemblare un team finalmente vincente. I canadesi hanno migliorato il loro record ogni anno dal 2011 ad oggi: riusciranno a fare meglio delle 56 vittorie dello scorso anno?

IL COACH Dodici mesi fa c’era più di una nube sul lavoro di Dwayne Casey, chiamato a rimettere insieme i cocci dopo la bruciante eliminazione al primo turno contro i Wizards. E invece il suo basket fisico, sublimato con l’arrivo di Carroll e Scola, ha reso forse addirittura oltre le aspettative. Ora l’impresa si fa ancora più ardua: dare l’assalto alle Finals. Ma cosa volete che tema colui che, nel 1998, riportò il Giappone ai Mondiali dopo 31 anni?


ATLANTIC DIVISION

LA STELLA Detto di DeRozan, questa è però la squadra di Kyle Lowry. Il play di Villanova sembrava fermo in un limbo a metà tra la vera superstar e l’ottimo giocatore, un limbo in cui lo aveva spinto la terribile serie di playoff cui lo aveva costretto John Wall nel 2015. La risposta sono state le sei partite oltre quota 30 punti delle ultime 11 dell’ultima post season. Chissà se ora Ujiri lo scambierebbe come stava per fare tre anni e mezzo fa…

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 20 BRUNO CABOCLO SF 21 6-9 205 $1,589,640 5 DEMARRE CARROLL SF 30 6-8 212 MISSOURI $14,200,000 10 DEMAR DEROZAN SG 27 6-7 220 USC $26,540,100 6 CORY JOSEPH PG 25 6-3 190 TEXAS $7,315,000 7 KYLE LOWRY PG 30 6-0 205 VILLANOVA $12,000,000 92 LUCAS NOGUEIRA C 24 7-0 220 $1,921,320 54 PATRICK PATTERSON PF 27 6-9 235 KENTUCKY $6,050,000 42 JAKOB POELTL C 21 7-0 230 UTAH $2,703,960 24 NORMAN POWELL SG 23 6-4 215 UCLA $874,636 31 TERRENCE ROSS SF 25 6-7 195 WASHINGTON $10,000,000 43 PASCAL SIAKAM SF 22 6-9 230 NEW MEXICO STATE $1,196,040 0 JARED SULLINGER C 24 6-9 260 OHIO STATE $5,628,000 17 JONAS VALANCIUNAS C 24 7-0 255 $14,382,023 23 FRED VANVLEET PG 22 6-0 195 WICHITA STATE $543,471 55 DELON WRIGHT PG 24 6-5 190 UTAH $1,577,280 COACH: DWANE CASEY

#PLUS

Nella Nba dei ritmi alti e dei quintetti tascabili, i Raptors sono forse l’unica eccezione davvero (con)vincente. I canadesi giocano piano (95,3 possessi a partita, penultimi nella Lega), creano poco dal passaggio (solo il 51,1% dei canestri è assistito, ultimo posto nella Lega) ma sono tremendamente efficaci anche giocando molto a metà campo (107,0 punti ogni 100 possessi). Lowry e DeRozan sono difficili da arginare nell’uno contro uno, Carroll e Patterson sono collanti perfetti e sotto canestro l’arrivo di Jared Sullinger può dare una mano al fianco di Valanciunas. E occhio al rookie austriaco Jakob Poeltl, pronto a rosicchiare minuti all’a volte svagato lituano.

#MINUS

Per fare l’ultimo passo, quello che li porterebbe al grado di vera contender manca ancora qualcosa. In primis, la partenza di Bismack Biyombo ha fatto perdere quella dimensione di rim protection che si è rivelata fondamentale nei playoff. Per questo Ujiri non si sarebbe voluto fermare all’ingaggio di Sullinger ma ha tentato di dare l’assalto a due difensori d’elite come Nerlens Noel e Kenneth Faried, mettendo sul piatto anche pedine importanti come Terrence Ross e Cory Joseph. L’impressione, alla fin fine, è che in ogni caso la distanza dai Cavs sia rimasta pressoché immutata.

#PILLOLA

Nella tragica stagione 2011-2012, gli spettatori totali all’Air Canada Center erano stati 555 mila circa. Quattro anni dopo, sono stati 812 mila, 4° dato dell’intera Nba. #WeTheNorth, baby!


S L L U B O G C H ICA di Marco Pagliariccio Una passione breve e lussuriosa. La rottura. La vana attesa del ritorno. Il lutto. Le ultime stagioni dei Chicago Bulls sono state segnate, nel bene ma soprattutto nel male, dal rapporto d’amore con il talento di cristallo di Derrick Rose. Dopo otto stagioni con un titolo di Mvp nel 2011 ma soprattutto le appena 166 partite giocate negli ultimi 5 anni (33 all’anno di media), i Tori hanno deciso di voltare pagina, spedendo il loro uomo simbolo a New York, sponda Knicks, insieme a Joakim Noah e lasciando andare anche Pau Gasol, accasatosi agli Spurs. Poteva essere l’occasione per ripartire da zero ed invece il mercato ha portato pezzi importanti se presi singolarmente. Ma si fatica a capire il disegno complessivo. Nell’affare Rose-Noah è arrivato Robin Lopez a puntellare il reparto lunghi, ma l’artiglieria pesante si è mossa per gli esterni, dove ad affiancare Jimmy Butler ci saranno Rajon Rondo e soprattutto Dwyane Wade. L’ex Boston viene da alcune stagioni non proprio esaltanti, ma resta una macchina da assist con pochi eguali nella Lega (gli 11,7 della scorsa stagione sono peraltro record in carriera), mentre “Flash”, che torna nella sua città natale a sostituire l’altro chicagoano Rose, non sarà più quello degli anni d’oro, ma un vincente ed Hall of Famer in pectore meglio averlo che no. Il nucleo giovane composto dai vari Mirotic, McDermott e Portis (ma non Snell, spedito ai Bucks per arrivare al Rookie of the year 2014 Michael Carter-Williams) è rimasto, c’è l’esperienza di Taj Gibson, c’è anche la sensation da Michigan State Denzel Valentine. Non è ancora tempo di tanking.

IL COACH Il primo anno sulla panchina dei Bulls è stato quello della rivoluzione mancata per Fred Hoiberg. Il suo arrivo da Iowa State era stato salutato come una ventata di aria fresca dopo gli anni di ritmi asfittici e difesa di granito targati Thibodeau. Ma vuoi per gli infortuni, vuoi per un amalgama mai trovato (sia tecnicamente che nello spogliatoio, vedi la rottura con Noah), quel gioco frizzante si è visto solo a tratti. E quest’anno si aggiunge la sfida di far convivere i Big Three-Chicago Edition. Auguri Fred.


CENTRAL DIVISION

LA STELLA Età e situazione contrattuale del team candidano Jimmy Butler, unico dei big con in mano un contratto pluriennale, a vero uomo-franchigia. La partenza di tutti gli altri senatori, oltre alle dichiarazioni estive di Rondo (“questa è la squadra di Jimmy”, ha sottolineato Rajon in sede di presentazione) investono la giovane stella dei Bulls di grandi responsabilità. La sua incredibile storia personale è tutta nel segno della fame di conquistarsi un proprio posto al sole che, passo dopo passo, lo sta portando nell’elite della Lega.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 21 JIMMY BUTLER SG 27 6-7 231 MARQUETTE $17,552,209 0 ISAIAH CANAAN PG 25 6-0 201 MURRAY STATE $1,015,696 7 MICHAEL CARTER-WILLIAMS PG 25 6-6 190 SYRACUSE $3,183,526 6 CRISTIANO FELICIO PF 24 6-9 266 $874,636 22 TAJ GIBSON PF 31 6-9 236 USC $8,950,000 2 JERIAN GRANT PG 24 6-4 198 NOTRE DAME $1,643,040 28 R.J. HUNTER SG 23 6-5 185 GEORGIA STATE $1,200,240 8 ROBIN LOPEZ C 28 7-0 255 STANFORD $13,219,250 11 DOUG MCDERMOTT SF 24 6-8 219 CREIGHTON $2,483,040 44 NIKOLA MIROTIC PF 25 6-10 238 $5,782,450 5 BOBBY PORTIS PF 21 6-11 246 ARKANSAS $1,453,680 9 RAJON RONDO PG 30 6-1 186 KENTUCKY $14,000,000 45 DENZEL VALENTINE SG 22 6-6 212 MICHIGAN STATE $2,092,200 3 DWYANE WADE SG 34 6-4 220 MARQUETTE $23,200,000 16 PAUL ZIPSER SF 22 6-8 210 $750,000 COACH: FRED HOIBERG

#PLUS

Restando su metafore amorose, è una squadra da una botta e via. Il trio Rondo-Butler-Wade ha qualità sufficienti per spingere la squadra verso i playoff, senza dimenticare un Mirotic in netta crescita nella seconda metà della scorsa stagione e che, liberatosi dalle ingombranti presenze di Noah e Gasol, avrà spazio per provare a salire ancora di livello. Considerando che i contratti di Wade e Rondo sono con uscita a fine stagione e che sia Gibson che Mirotic saranno invece free agent la prossima estate, è facile pensare che si tratterà dell’ultimo giro in giostra prima di far partire la vera ricostruzione.

#MINUS

La convivenza tanto offensiva quanto difensiva del trio Rondo-Butler-Wade, più facile al fantabasket che in campo, e la loro pericolosità al tiro sono le grandi incognite che aleggiano su questi Bulls. Anche se Rondo a Sacramento ha avuto la miglior stagione dall’arco della sua carriera (36,5% in maglia Kings, giuro!) e Butler sta cercando continuità (31,2% da 3 nell’ultima stagione), è chiaro che serviranno alternative che consentano di aprire maggiormente il campo. In tal senso, lascia senza parole la scelta della dirigenza di scambiare un tiratore affidabile come Tony Snell con un altro giocatore con scarsa propensione perimetrale come Carter-Williams. Servirà la Municipale per dirigere il traffico in attacco.

#PILLOLA

Il trio Rondo-Wade-Butler, nella stagione 2015-2016, ha mandato a bersaglio in tutto 133 canestri dall’arco, praticamente uno e mezzo a partita (31,6% complessivo). Wade, in tutto ciò, si è fermato ad un desolante 7/44 totale.


S R E I L A V A C C LEVE LAN D di Marco Pagliariccio Liberatisi della maledizione che aleggiava sopra “The mistake on the lake”, i Cavs non vogliono fermarsi al rocambolesco anello sfilato qualche mese fa dagli anulari dei Warriors. Ripetersi è più difficile che vincere la prima volta, ma paradossalmente, pur avendo mantenuto la stessa ossatura della scorsa stagione, lo sbarco di Durant a Oakland ha spostato il mirino di tutti su Golden State. E quindi meno pressione ai nastri di partenza, oltre alla certezza di essere almeno una spanna sopra le altre ad Est. In primis per la presenza di Sua Maestà LeBron James, che già basta di per sé a rendere qualsiasi squadra una contender. Ma oltre al Prescelto c’è di più. A partire da Kyrie Irving, ora vero braccio destro del Re ma pronto in un futuro (prossimo?) ad ereditare i galloni di leader, e Kevin Love, che con quell’ultima, strenua difesa su Steph Curry si è guadagnato tutto il rispetto di anni a considerarlo un giocatore troppo soft. Nonostante tutto, anche su di lui non sono mancate le voci estive di trade nel tentativo di provare a rinforzare il supporting cast intorno a Re LeBron e al Principino Kyrie, pur col rischio di spezzare qualche equilibrio. Il lungo tira e molla con JR Smith, chiusosi con un accordo quadriennale da 57 milioni (bastano per un paio di T-shirt?) sul quale LeBron avrà fatto più di qualche pressione, ha fugato parte dei dubbi sulla second unit del team dell’Ohio, anche perché l’ingaggio di Mike Dunleavy mentre sulla Baia arriva Durant non è che lasci dormire sonni tranquilli. Ad ora sembrano un pelino meno forti della scorsa stagione, dove peraltro hanno trovato sicurezze strada facendo. La strada per il back-to-back sembra comunque in discesa fino alle Finals, soprattutto per mancanza di una vera alternativa ad Est. Ma poi?

IL COACH Non si può dire che a Tyronn Lue faccia difetto la pazienza. Quando, a fine gennaio, ha raccolto l’eredità di David Blatt, i Cavs hanno vinto 30 partite su 41 e sono reduci da una finale persa in condizioni che definire d’emergenza è un eufemismo. “Io al posto di David? Ma è una stronzata”, è la sua prima reazione alla chiamata del gm David Griffin. Anche perché per far meglio del suo predecessore aveva una sola scelta: vincere l’anello. Tutti pensano sia il “fantoccio di LeBron”. Ma a giugno ha ragione lui, “Il Generale”, come lo chiama il Prescelto. Allen Iverson lo rese celebre nell’immaginario collettivo sbeffeggiandolo nelle Finals 2001 con quell’immortale “step over”. Sapete però alla fine chi si mise l’anello al dito, sì? Calma, la virtù dei forti.


CENTRAL DIVISION

LA STELLA Serve dirlo? LeBron James, of course. Ora che ha completato anche la sua opera di redenzione, spezzando la maledizione della città di Cleveland e prendendosi il suo terzo anello personale, la sfida è quella di costruire una dinastia che lo innalzi definitivamente al fianco di MJ. “La mia motivazione è questo fantasma cui sto dando la caccia e che ha giocato a Chicago”, ha detto in una notte di mezza estate veleggiando sul suo yacht con i vecchi amici Wade e CP3. L’unico dubbio è la sua tenuta fisica, alla soglia dei 32 anni. Se sarà ancora ottimale, auguri. Agli amici.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 00 CHRIS ANDERSEN PF 38 6-10 245 BLINN COLLEGE $980,431 3 MIKE DUNLEAVY SG 36 6-9 230 DUKE $4,837,500 20 KAY FELDER PG 21 5-9 176 $543,471 8 CHANNING FRYE PF 33 6-11 255 ARIZONA $7,806,971 2 KYRIE IRVING PG 24 6-3 193 DUKE $17,638,063 23 LEBRON JAMES SF 31 6-8 250 $30,963,450 24 RICHARD JEFFERSON SF 36 6-7 233 ARIZONA $2,500,000 1 JAMES JONES SG 36 6-8 218 MIAMI (FL) $980,431 14 DEANDRE LIGGINS SG 28 6-6 209 KENTUCKY $1,015,696 0 KEVIN LOVE PF 28 6-10 251 UCLA $21,165,675 12 JORDAN MCRAE SG 25 6-5 179 TENNESSEE $874,636 4 IMAN SHUMPERT SG 26 6-5 220 GEORGIA TECH $9,662,922 5 J.R. SMITH SG 31 6-6 225 $12,800,000 13 TRISTAN THOMPSON C 25 6-9 238 TEXAS $15,330,435 52 MO WILLIAMS PG 33 6-1 198 ALABAMA $2,194,500 COACH: TYRONN LUE

#PLUS

James in primis. Irving in seconda battuta. Ma l’ago della bilancia dei destini dei Cavaliers è spesso stato Tristan Thompson, uno dei role player più affidabili di tutta la Lega: rimbalzista feroce, va spesso a compensare le lacune difensive del suo compagno di reparto Love garantendo equilibrio e sostanza. E poi la batteria di cecchini appostati sugli scarichi dei due di cui sopra: JR, Frye, Jefferson, Jones, lo stesso Love e ora anche Dunleavy sono pronti a ritoccare il record Nba di 25 triple realizzate in gara-2 di semifinale di conference contro Atlanta.

#MINUS

In attesa che, tra infortuni e propositi di ritiro, Mo Williams ci faccia sapere cosa vuole dalla vita e con Delly e Mozgov volati altrove, l’impressione è che il contorno sia meno affidabile rispetto al recente passato. Al momento non c’è un vero vice Kyrie (arriverà Mario Chalmers?), non benissimo pensando alla tendenza all’infortunio della point guard titolare. Il compassato Dunleavy è un onesto tiratore sugli scarichi ma in netta parabola discendente e, tolto il pretoriano lebroniano Chris Andersen, non è che ci sia grande rim protection. Sperando che Khloe Kardashian non fiacchi troppo il buon Tristano…

#PILLOLA

Le ultime Finals senza LeBron James sono quelle del 2010 tra Lakers e Celtics. Da lì in avanti “The King” c’è sempre stato: quattro volte con gli Heat (con due successi, nel 2012 e nel 2013), due con i Cavs (con un successo, lo scorso giugno).


S N O T S I P T D E T RO I di Marco Pagliariccio Che sia iniziato un percorso al contrario? Il 4-0 rimediato nel primo turno degli ultimi playoff contro i Cavs (alla faccia di Stanley Johnson che pretendeva di essere entrato nella testa di Lebron) è lo stesso risultato con il quale i Pistons si erano affacciati per l’ultima volta nella post season nell’ormai lontano 2009. Un risultato che chiuse l’epoca d’oro dello zoccolo che si prese l’anello nel 2004. La ricostruzione è stata lenta e faticosa, ma finalmente, dopo otto anni, il record di Detroit è tornato in positivo, così come l’umore che aleggia intorno alla squadra. La prima mossa è stata blindare il cardine del progetto: Andre Drummond. Contrattone da 5 anni e 130 milioni di dollari per il centrone che, ad appena 23 anni, è già tra i migliori interpreti del ruolo. Con Tobias Harris arrivato in corsa a febbraio e Reggie Jackson e Marcus Morris inchiostrati a lungo termine, quattro quinti del quintetto sono già blindati per dare continuità al progetto di Stan Van Gundy, che ha rivoltato la rosa dopo l’equivoco dei tre lunghi (Smith e Monroe ad intasare il pitturato di Drummond) di due anni fa andando esattamente in direzione opposta: quella di una squadra che apre il campo per il suo pivot passando dai pick’n’roll di Jackson e del più interessante dei nuovi arrivati, quell’Ish Smith che nel disastro di Philadelphia aveva comunque fatto vedere buoni sprazzi. Con un roster ulteriormente ringiovanito (nessun over 30 e Smith come giocatore più esperto dall’alto delle sue 6 stagioni nella Lega) ma una profondità della panchina aumentata con gli innesti di Boban Marjanovic e Jon Leuer, oltre al rookie nigeriano di Syracuse Michael Gbinije che può avere già impatto dalla second unit, confermarsi non è un miraggio.

IL COACH Chiniamo il capo davanti al lavoro di Stan Van Gundy. Ha preso in mano quell’accozzaglia ammassata da Joe Dumars prima di tutto da un punto di vista tecnico, decidendo di tagliare Josh Smith e sbarazzarsi di Greg Monroe per iniziare a costruire dei Pistons molto simili ai Magic che portò fino alle Finals. Drummond è l’Howard della situazione e Morris ed Harris sono i Turkoglu e Lewis 2.0 (magari con meno qualità ma più tiro) e pochi avrebbero scommesso un cent su tutto questo solo un anno e mezzo fa.


CENTRAL DIVISION

LA STELLA Miglior rimbalzista della scorsa stagione a 14,8 carambole tirate giù a partita, cui si aggiungono i 16,2 punti ad allacciata di scarpe, Andre Drummond si è visto riconosciuto lo status di star con il contrattone che ha firmato in estate. Sarà il perno di questi giovanissimi Pistons, con però un bel cerchio rosso in bella vista: i tiri liberi. Migliorare quel drammatico 38% in carriera deve essere il prossimo step per diventare ancora più immarcabile.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 12 ARON BAYNES PF 29 6-10 260 WASHINGTON STATE $6,500,000 25 REGGIE BULLOCK SF 25 6-7 205 NORTH CAROLINA $2,255,644 5 KENTAVIOUS CALDWELL-POPE SG 23 6-5 205 GEORGIA $3,678,319 0 ANDRE DRUMMOND C 23 6-11 279 CONNECTICUT $22,116,750 8 HENRY ELLENSON PF 19 6-11 245 MARQUETTE $1,704,120 9 MICHAEL GBINIJE SG 24 6-7 200 SYRACUSE $650,000 34 TOBIAS HARRIS SF 24 6-9 235 TENNESSEE $17,200,000 6 DARRUN HILLIARD SG 23 6-6 205 VILLANOVA $874,636 1 REGGIE JACKSON PG 26 6-3 208 BOSTON COLLEGE $14,956,522 7 STANLEY JOHNSON SF 20 6-7 245 ARIZONA $2,969,880 30 JON LEUER PF 27 6-10 228 WISCONSIN $10,991,957 51 BOBAN MARJANOVIC C 28 7-3 290 $7,000,000 13 MARCUS MORRIS PF 27 6-9 235 KANSAS $4,625,000 14 ISH SMITH PG 28 6-0 175 WAKE FOREST $6,000,000 9 BENO UDRIH PG 34 6-3 205 $980,431 COACH: STAN VAN GUNDY

#PLUS

Gioventù con margine di crescita ed un sistema collaudato sono gli ingredienti di base per poter guardare con ottimismo alla nuova stagione. Il pick’n’roll Jackson-Drummond dà ampie garanzie perché se la difesa collassa dentro si aprono gli spazi per i cecchini appostati sull’arco (Morris ed Harris in primis), ma se marca i tiratori lascia praterie per la devastante potenza di Andre. E se la panchina riesce a dare un apporto maggiore allo scorso anno allora nulla è precluso per i pistoni.

#MINUS

Il sistema sarà pure collaudato e i giovani hanno discreti margini di crescita, ma senza star di primaria grandezza ed un po’ di esperienza nella post season (Reggie Jackson con 34 gare giocate è per distacco quello che ne ha di più) è difficile fare strada quando conta. Insomma, se il futuro può essere radioso (anche perché se parliamo di asset in ottica trade ce ne sono a bizzeffe), il presente è ancora da valutare.

#PILLOLA

Drummond ha giocato solo 6,6 minuti di media negli ultimi quarti della stagione scorsa. Il “hack-a-Andre” pagherebbe dividendi troppo alti per consentirgli di restare in campo per troppi minuti nelle partite punto a punto. Sarà un caso che i Pistons sono stati anche la peggior squadra per percentuale ai liberi (66,8%)?


S R E C A P A I N DIAN di Marco Pagliariccio Se il cambio di pelle è iniziato la stagione scorsa, il progetto di trasformazione dei Pacers da squadra solidamente difensiva a team a trazione posteriore si è delineato in toto questa estate. Il cambio di marcia impresso lo scorso anno da coach Vogel è servito per riportare Indiana ai playoff dopo un 2014/2015 che era stato anonimo soprattutto a causa dell’assenza per infortunio di Paul George. Dare un bel po’ di filo da torcere ai Raptors nella combattutissima serie di primo turno (chiusa a gara 7) è stato un buon inizio, ma quest’anno Larry Bird vuole di più: più corsa (non sarà semplice, visto che i Pacers hanno viaggiato a 96,6 possessi a partita, 11° nella Lega) ma soprattutto più vittorie per provare a recitare un ruolo da protagonisti in un Est dove, dietro i Cavs, può succedere di tutto. E allora tanti saluti e grazie Frank, promozione per l’ex assistente Nate McMillan in panchina e squadra decisamente rinforzata. In cabina di regia Jeff Teague al posto di George Hill è un deciso upgrade, Thaddeus Young dai Nets è perfetto come stretch-4 in una squadra che ha voglia di salire di giri e Al Jefferson a coprire le spalle alla crescita di Myles Turner è un lusso che poche squadre si possono permettere. Ah, PG e Monta “The Mississippi Bullet” Ellis sono sempre ai loro posti. Insomma, Indiana è pronta a riprendersi il ruolo di anti-Lebron che aveva avuto negli anni degli anelli degli Heat ed essere una vera contender se non per il titolo almeno per i piani alti della Eastern Conference.

IL COACH Ecco, uno che il tiro da fuori ce l’aveva eccome è sicuramente Nate McMillan. 12 anni da pro sempre e solo in maglia Sonics, poi sempre a Seattle l’inizio della carriera da allenatore. Sette anni di ottimo lavoro a Portland e quindi la decisione di affiancare Vogel ai Pacers. Bird ha scommesso su di lui per far sbocciare Myles Turner come aveva fatto con LaMarcus Aldridge, dare un’identità offensiva alla squadra e, soprattutto, portarla a poter lottare davvero per l’anello. Magari non subito, ma quasi.


CENTRAL DIVISION

LA STELLA Era, è e sarà la squadra di Paul George. Smaltito senza postumi il grave infortunio alla gamba di due anni fa e pronto a rimettersi in gioco nella dimensione di ala forte già esplorata con alterne fortune lo scorso anno (posizione nella quale ha speso il 39% dei minuti giocati la stagione passata), la sua multidimensionalità, la capacità di incidere su entrambe le metà campo e una stagione da 23,9 punti, 7,2 rimbalzi e 4,2 assist ne fanno un serio candidato al titolo Mvp.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 5 LAVOY ALLEN PF 27 6-9 260 TEMPLE $4,000,000 00 AARON BROOKS PG 31 6-0 161 OREGON $2,700,000 25 RAKEEM CHRISTMAS PF 24 6-9 250 SYRACUSE $1,052,342 11 MONTA ELLIS SG 30 6-3 185 $10,763,500 13 PAUL GEORGE SF 26 6-9 220 FRESNO STATE $18,314,532 7 AL JEFFERSON C 31 6-10 289 $10,314,532 0 C.J. MILES SF 29 6-6 225 $4,583,450 32 GEORGES NIANG SF 23 6-8 230 IOWA STATE $650,000 40 GLENN ROBINSON III SG 22 6-6 222 MICHIGAN $1,050,500 1 KEVIN SERAPHIN C 26 6-10 278 $1,800,000 2 RODNEY STUCKEY PG 30 6-5 205 EASTERN WASHINGTON $7,000,000 44 JEFF TEAGUE PG 28 6-2 186 WAKE FOREST $8,800,000 33 MYLES TURNER PF 20 6-11 243 TEXAS $2,463,840 3 JOE YOUNG PG 24 6-2 180 OREGON $1,052,342 21 THADDEUS YOUNG PF 28 6-8 221 GEORGIA TECH $14,153,652 COACH: NATE MCMILLAN

#PLUS

Di fatto, si è deciso di cambiare ma senza stravolgere un percorso virtuoso già impostato: la scelta di McMillan e la conferma del duo George-Ellis vanno in quella direzione. Finalmente c’è una point guard vera come Teague a tirare le fila e panchina profonda e variabilità degli assetti, da quello undersized con George da 4 a quello con le “Twin Towers” Turner e Jefferson, danno tante frecce all’arco di coach McMillan.

#MINUS

L’inserimento di Teague in un contesto totalmente diverso da quello degli Hawks, in cui i suoi assist nel traffico erano oro colato per il movimento senza palla di Korver e compagnia, sarà la chiave di volta. Ellis e George non sono certo quel tipo di esterni ed amano avere molto la palla in mano e giocare situazioni di isolamento su un lato: il rischio di andare fuori giri è elevato. Inoltre, nonostante i propositi di “small ball”, Young non è di certo un 4 con propensione al tiro da fuori e men che meno Big Al.

#PILLOLA

I Pacers 2015/2016 sono stati una tragedia a livello offensivo: il 23° posto a livello di offensive rating (102,4 punti su 100 possessi) ne hanno fatto la peggior squadra tra quelle entrate nei playoff. McMillan dovrà lavorare sugli equilibri offensivi ma senza snaturare l’attitudine difensiva (100,2 punti concessi ogni 100 possessi, 3° posto dietro solo a Spurs ed Hawks).


S K C U B E E K M I LWAU di Marco Pagliariccio Dopo i sorprendenti playoff di due stagioni fa, l’esperimento

fatto di tiro da fuori e durezza mentale ha pochi eguali. Infine

di una delle squadre più intriganti della Lega, i Milwaukee

Jason Terry, che a 38 anni sarà per distacco il più anziano del

Bucks, ha vissuto un brusco stop. Un 2015/2016 al di sotto

gruppo. Tornare ai playoff è l’obiettivo primario, superare ad-

delle attese (bilancio di 33-49, otto vittorie in meno della

dirittura il primo turno sarebbe magia. Non accade dal 2001,

stagione precedente) non ha però fiaccato l’hype intorno ad

quando c’erano i “Big Three” Sam Cassel, Ray Allen e Glenn

una delle più indecifrabili macchine da guerra assemblate in

Robinson. E se parliamo di “big”, questi Bucks non sono se-

epoca recente in Nba. Coach Kidd può spingere agli estremi

condi a nessuno.

il concetto di small-ball tanto in voga di recente ribaltandolo come un calzino: ovvero avere la possibilità di giocare anche con quattro o addirittura cinque giocatori tutti sopra i due metri e tutti in grado di giocare praticamente in ogni ruolo. Peccato però che nelle scorse settimane ci si sia messa la sfiga a minare il progetto Super Bucks: un infortunio al ginocchio che terrà Khris Middleton, top scorer della squadra la stagione passata con 18,2 punti a sera, out per almeno 5-6 mesi, ha spinto la dirigenza a tornare sul mercato, sacrificando Michael Carter-Williams per inserire il solido Tony Snell (discreto eh, ma se si pensa che per arrivare a Carter-Williams era stato sacrificato Brandon Knight non più di un anno e mezzo fa…). Resta il fatto che Giannis Antetokounmpo, lo stesso Middleton (quando tornerà dall’infortunio), Jabari Parker e l’oggetto misterioso Thon Maker (ma anche Greg Monroe, anche se ha finora parzialmente deluso le attese) contemporaneamente insieme possono essere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, anche considerandone la bassissima età media. Nel caso ciò non dovesse succedere, la dirigenza Bucks si è voluta tutelare con qualche valvola di sicurezza. In primo luogo Matt Dellavedova, giocatore che ha già dimostrato di essere un vincente ai Cavs (e pure con l’Australia) e che, senza Carter-Williams, avrà un ruolo ancora più centrale in cabina di regia. E poi Mirza Teletovic, altro tipetto che in

IL COACH Alla quarta stagione da allenatore, la terza sulla panchina dei Bucks dopo la tutt’altro che esaltante parentesi Nets, Jason Kidd è chiamato a rimettere insieme i pezzi che sembravano aver trovato i giusti incastri. La completa transizione a giocatore totale di Antetokounmpo, l’esplosione di Jabari Parker e la trasformazione di un potenziale crack come Thon Maker in qualcosa di concreto sono le sfide che dovrà cercare di vincere.


CENTRAL DIVISION

LA STELLA Giannis Antetokounmpo ha tutto per poter essere un supereroe sui campi da basket. Atletismo, braccia infinite, coordinazione, gioco senza palla, visione di gioco, mancano solo continuità e tiro da fuori a “The Greek Freak” per aspirare all’Olimpo. Una carta d’identità che recita 21 anni di età è tutta dalla sua parte.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 34 GIANNIS ANTETOKOUNMPO SF 21 6-11 222 $2,995,421 9 MICHAEL BEASLEY SF 27 6-10 235 KANSAS STATE $1,403,611 13 MALCOLM BROGDON SG 23 6-5 215 VIRGINIA $925,000 8 MATTHEW DELLAVEDOVA PG 26 6-4 198 SAINT MARY’S $9,607,500 31 JOHN HENSON PF 25 6-11 229 NORTH CAROLINA $12,517,606 7 THON MAKER PF 19 7-1 223 $2,568,600 22 KHRIS MIDDLETON SG 25 6-8 234 TEXAS A&M $15,200,000 15 GREG MONROE C 26 6-11 265 GEORGETOWN $17,145,838 6 STEVE NOVAK SF 33 6-10 225 MARQUETTE $980,431 12 JABARI PARKER PF 21 6-8 250 DUKE $5,374,320 18 MILES PLUMLEE C 28 6-11 249 DUKE $12,500,000 21 TONY SNELL SF 24 6-7 217 NEW MEXICO $2,368,327 35 MIRZA TELETOVIC PF 31 6-9 245 $10,500,000 3 JASON TERRY SG 39 6-2 185 ARIZONA $980,431 20 RASHAD VAUGHN SG 20 6-6 202 UNLV $1,811,040 COACH: JASON KIDD

#PLUS

Talento, versatilità ed atletismo non mancano di certo ai cervi 2016/2017, che schierandosi con i “Big Five” possono coprire il campo, sia offensivamente che difensivamente, in maniera mai vista. In più la riconferma dell’ossatura che ormai è al terzo anno di lavoro insieme renderà più semplice il lavoro a Jason Kidd. Un’ossatura giovane, che, come tale, è destinata a crescere. Soprattutto per questo la dirigenza non ha spinto troppo sulla free agency, convinta che le potenzialità mostrate due anni fa fossero ancora lì.

#MINUS

La difesa tentacolare del 2014/2015 è svanita nel nulla (il defensive rating è salito da 102,2 a 108,7) e a livello offensivo manca ancora un vero e proprio punto di riferimento (sei uomini in doppia cifra lo scorso anno, Middleton 1° a 18,2 di media). Il tiro pesante è stato una grave lacuna lo scorso anno (i Bucks hanno chiuso ultimi per distacco nelle triple tentate) e hanno pure perso per strada Middleton (miglior realizzatore ma anche secondo per percentuale da 3 della squadra lo scorso anno), che, dalle dichiarazioni di Kidd, dovrebbe essere rimpiazzato nello starting five dal rookie Rashad Vaughn (are you serious Jason?). Basteranno gli arrivi di Teletovic, Terry e Dellavedova a tamponare la falla?

#PILLOLA

L’età media del roster è di 25 anni tondi tondi, con Jason Terry (unico sopra i 30 insieme a Teletovic che li ha compiuti qualche settimana fa) ad alzarla significativamente dall’alto dei suoi 38.


S K W A H A T ATLAN di Marcello Merli Dopo la strabiliante stagione 2014/2015, conclusasi alle Finali di Conference con la sconfitta contro i Cleveland Cavaliers dopo aver chiuso la regular season con un record di 60-22, gli Hawks ad inizio della scorsa regular season erano accreditati come una delle principali contender ad Est. E giustamente: gruppo confermato, coach Mike Budenholzer confermato, entusiasmo alle stelle (e probabilmente il miglior ufficio social media marketing del mondo cestistico: date un’occhiata alla loro pagina Twitter). Come sono andati? Non benissimo. Record 48-34, primo turno di playoffs passato non senza fatica, sconfitta al secondo turno (sempre contro Cleveland). In fondo, Korver non è più giovanissimo, le difese avversarie si fanno trovare meno impreparate in transizione, l’effetto sorpresa è un po’ svanito… Quindi? Quindi si cambia! Horford e Teague hanno spedito le loro labbra ad un indirizzo nuovo ed è arrivato Dwight Howard. La struttura della squadra rimane quindi sostanzialmente immutata, anche se la presenza di Superman (c’è qualcuno che lo chiama ancora così?) a centro area probabilmente farà sì che molti più palloni, rispetto agli anni precedenti, volino in post basso ad inizio azione.

IL COACH Il confermatissimo Mike Budenholzer inizierà la sua quarta stagione alla guida degli Atlanta Hawks. È sicuramente una delle stelle della formazione della Georgia: 17 anni come assistente di coach Popovich agli Spurs sono stati sicuramente un ottimo modo per fare formazione e diventare head coach nel 2013. Ed è impossibile non notare questa influenza “spursiana” guardando giocare gli Hawks: transizione, decisioni rapide, tanta difesa di squadra. Ora coach Budenholzer si troverà l’onere (molto) e l’onore (vedremo) di gestire, più che di allenare, Dwight Howard. Se riuscirà a disciplinarlo e farlo rendere come ai tempi di Orlando allora il coach si potrebbe meritare di diritto il trofeo di Coach of the Year (sarebbe il secondo, dopo quello vinto nel 2015), in caso contrario, beh, in bocca al lupo coach Mike.


SOUTH EAST DIVISION

LA STELLA Proviamo a considerare Dwight Howard la stella della squadra. Anche perché ce l’ha ricordato lui, nel corso del 2016, fracassandoci le gonadi sul rapporto con James Harden, di quanto potesse essere il faro dell’attacco di Houston, di quanto avrebbe potuto etc etc e invece nelle ultime 4 stagioni ha deluso tutti. Nella stagione 2015/16 ero quasi in imbarazzo per lui, è vero che gli infortuni non aiutano, ma 14 punti di media sono un po’ pochini per un centro con i suoi mezzi tecnici e atletici. Se sta bene fisicamente, e smette di trovare scuse per qualsiasi cosa che non vada, è un All Star al 200% e potrà contribuire alle fortune di Atlanta. In caso contrario, addio alla parata delle stelle e alla (ormai poca) credibilità rimasta come potenziale stella di una franchigia.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 24 KENT BAZEMORE SF 27 6-5 201 OLD DOMINION $15,730,338 95 DEANDRE BEMBRY SF 22 6-6 210 SAINT JOSEPH’S $1,499,760 5 MALCOLM DELANEY G 27 6-3 190 VIRGINIA TECH $2,500,000 10 TIM HARDAWAY JR. SG 24 6-6 205 MICHIGAN $2,281,605 8 DWIGHT HOWARD C 30 6-11 265 $23,180,275 43 KRIS HUMPHRIES PF 31 6-9 235 MINNESOTA $4,000,000 26 KYLE KORVER SG 35 6-7 212 CREIGHTON $5,239,437 4 PAUL MILLSAP PF 31 6-8 246 LOUISIANA TECH $20,072,033 31 MIKE MUSCALA PF 25 6-11 240 BUCKNELL $1,015,696 12 TAUREAN PRINCE SF 22 6-8 220 BAYLOR $2,318,280 17 DENNIS SCHRODER PG 23 6-1 172 $2,708,582 32 MIKE SCOTT PF 28 6-8 237 VIRGINIA $3,333,334 25 THABO SEFOLOSHA SF 32 6-7 220 $3,850,000 11 TIAGO SPLITTER C 31 6-11 245 $9,506,250 22 WALTER TAVARES C 24 7-3 260 $1,000,000 COACH: MIKE BUDENHOLZER

#PLUS

Il nucleo storico (Sefolosha, Millsap, Schroder, Korver) è veramente ben consolidato, giocano insieme da anni e nei momenti di difficoltà hanno una capacità di stringersi che raramente si vede nella Lega. Howard è chiamato al riscatto dopo stagioni deludenti, soprattutto dal punto di vista attitudinale, sono convinto che nella sua città natale darà il massimo per dimostrare di essere ancora uno dei centri più dominanti della Nba. Interessante il rookie Taurean Prince, che non ha un talento spropositato ma sa fare di tutto in campo e nella Summer League ha dimostrato di essere molto maturo cestisticamente in relazione all’età.

#MINUS

Gli Atlanta Hawks sono un caso abbastanza singolare nella Lega: molti dei loro punti di forza coincidono con i punti di debolezza. Il gruppo storico è coeso? Sì, ma anche prevedibile e non più nel fiore degli anni (eccezion fatta per Schroder). Howard è un buon acquisto? Potenzialmente sì, ma è un’incognita enorme. Teague era il faro offensivo delle ultime stagioni, ora manca un playmaker puro che sappia sia gestire che accelerare (il tedesco è ancora troppo mono marcia). Hanno ottimi giocatori ma abbastanza monodimensionali, manca quell’atipicità che si sta dimostrando sempre più fondamentale nella Lega.

#PILLOLA

Alla Philips Arena non si passa: nelle ultime due stagioni, solo in 18 occasioni gli Hawks hanno perso in casa propria (e di queste 18, 12 solo nel 2015/16), chiudendo quindi con un record di 82 - 18. Se pensate di avere vita facile, state lontani da Atlanta e dall’energia dei loro tifosi.


S T E N R O H E T C HAR LOT di Marcello Merli Fino all’estate 2015, uno dei pochi motivi di interesse nel seguire gli Hornets era la speranza che un giorno o l’altro il Presidente si rimettesse scarpe e canottiera. E no, non parliamo di Obama. Cos’è successo la scorsa stagione? Record vincente, primo turno di playoffs, giocatori elettrizzanti e un Kemba Walker sempre più in versione UConn. Ed è tutto vero. Quella che fino a pochi anni fa sembrava essere un’accozzaglia di talenti è diventata una squadra vera, almeno ad Est: un ottimo mix tra giovani stelle e giocatori d’esperienza ha fatto sì che la formazione di coach Steve Clifford chiudesse la scorsa regular season col sesto posto ad Est grazie ad un record di 48-34. Com’è possibile? Beh, si corre. Tanto campo aperto, tanto tiro da 3 punti, e soprattutto tanto, tantissimo Kemba Walker. La point guard campione Ncaa 2011 ha chiuso la scorsa regular season con quasi 21 punti e 5 assist di media, che sono cifre ottime ma non irripetibili, e ha dimostrato un’incredibile leadership. Grossi cambiamenti quest’estate non ce ne sono stati, è arrivato Marco Belinelli da Sacramento (motivo in più per seguire gli Hornets) e Al Jefferson e i suoi intramontabili gancetti sono stati sostituiti da Roy Hibbert. Ecco, bene ma non benissimo.

IL COACH Steve Clifford, classe 1961, è alla quarta stagione agli Hornets. Al momento la franchigia sotto il suo controllo vanta un record di 124-122 in stagione regolare, e già questo sarebbe un buon motivo per alzarci ed applaudire il coach proveniente dal Maine. Dopo una lunga carriera come assistente (Knicks, Rockets, Magic, Lakers), quella degli Hornets è la sua prima panchina in carriera. Coach vecchio stampo, prima si difende, poi si corre, poi si attacca contro la difesa schierata. Ama le rotazioni lunghe, spesso utilizza 9-10 giocatori già nel primo quarto. Contro le difese schierate si attacca con pochi pick and roll, soprattutto ad inizio azione, molti palloni negli angoli e spazi aperti in area. Devo ancora capacitarmi di come possa esser nato quel rapporto di vicendevole fiducia con i suoi esterni (Lamb e Walker sono ancora lontani dalla candidatura per il Nobel delle letture offensive), ma gli Hornets delle ultime due stagioni hanno sempre più rispecchiato in campo la filosofia del proprio coach.


SOUTH EAST DIVISION

LA STELLA “From Connecticut, number fifteen, Kemba Walker!” e chi altrimenti? È il miglior realizzatore, quello che chiama gli schemi, quello che finalizza, quello che si prende i tiri importanti. Le sorti degli Hornets passano imprescindibilmente per le sue mani. Nella scorsa stagione ha guidato Charlotte fino ai playoffs, vincendo diverse partite con l’ultimo tiro e dimostrando una leadership sempre più evidente. Ora dovrà innanzitutto riconfermarsi e crescere sotto il punto di vista del playmaking, perché si sono aggiunti nuovi giocatori con nuove caratteristiche, Lamb vorrà più soluzioni e non c’è più un ricevitore in post basso come Jefferson. Sei tutti noi, Kemba!

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 5 NICOLAS BATUM SG 27 6-8 200 $20,869,566 21 MARCO BELINELLI SG 30 6-5 210 $6,333,333 12 TREVEON GRAHAM SG 22 6-6 226 VIRGINIA COMMONWEALTH $543,471 9 AARON HARRISON SG 21 6-6 210 KENTUCKY $874,636 00 SPENCER HAWES PF 28 7-1 245 WASHINGTON $6,348,759 55 ROY HIBBERT C 29 7-2 270 GEORGETOWN $5,000,000 44 FRANK KAMINSKY III C 23 7-0 240 WISCONSIN $2,730,000 14 MICHAEL KIDD-GILCHRIST SF 23 6-7 232 KENTUCKY $13,000,000 3 JEREMY LAMB SG 24 6-5 185 CONNECTICUT $6,511,628 22 BRIAN ROBERTS PG 30 6-1 173 DAYTON $980,431 7 RAMON SESSIONS PG 30 6-3 190 NEVADA $6,000,000 15 KEMBA WALKER PG 26 6-1 184 CONNECTICUT $12,000,000 2 MARVIN WILLIAMS PF 30 6-9 237 NORTH CAROLINA $12,250,000 35 CHRISTIAN WOOD PF 21 6-11 220 UNLV $874,636 40 CODY ZELLER PF 24 7-0 240 INDIANA $5,318,313 COACH: STEVE CLIFFORD

#PLUS

Dopo una stagione come quella appena trascorsa, vuoi non cavalcare l’entusiasmo? Gli Hornets hanno acquisito consapevolezza, fiducia ed esperienza, doti fondamentali nella crescita di un gruppo giovane. Sono infarciti di ottimi atleti, di tiratori e di giocatori poliedrici, perfettamente in linea col trend dell’Nba odierna. Kemba Walker è un quasi All Star, Jeremy Lamb sta crescendo, Batum è una garanzia, Kaminsky attira curiosità dopo il bel finale di stagione dell’anno scorso e rientrerà a pieno regime anche Kidd-Gilchrist dopo l’infortunio che lo ha tenuto ai box nella seconda parte della scorsa stagione. I presupposti per fare bene (o benissimo) ci sono tutti.

#MINUS

La squadra è abbastanza sbilanciata sugli esterni, i lunghi, seppur fisicamente notevoli, hanno pochi punti nelle mani e difficilmente attireranno l’attenzione delle difese, per cui la pressione sui talentuosi esterni sarà sempre elevatissima. Manca una guardia affidabile (e Lamb, nonostante il talento, non lo è) su cui fare affidamento nei momenti importanti e che sopperisca in termini di produzione offensiva nelle serata di luna storta di Walker. Seppur cresciuti caratterialmente, gli Hornets non sono ancora così solidi mentalmente per reagire ai parziali che subiscono (e che probabilmente subiranno, specie in trasferta) e nelle partite punto a punto non hanno dimostrato finora il necessario cinismo.

#PILLOLA

La scorsa stagione hanno segnato 103,4 punti di media, contro i 100,7 che hanno subito, tirando con lo 43,9 dal campo (36,2 da tre punti) a fronte di uno 44,4 concesso agli avversari. Se riuscissero a migliorare i punti subiti e le percentuali concesse probabilmente risolverebbero molti dei loro problemi, perché non hanno ancora la necessaria esperienza per i quarti quarti con punteggio in bilico. Sono ultimi nella lega per canestri realizzati da due punti (dicevamo che forse erano un po’ sbilanciati sugli esterni) e 28° su 30 nella percentuale, sempre dai due punti. E datela un po’ sta palla sotto, su.


T A E H I M A I M di Davide Romeo Nella soleggiata South Beach, ci si appresta ad una stagione che per molti aspetti sarà... Strana. Non potrebbe essere altrimenti, visti i grandi sconvolgimenti degli ultimi mesi. Quello più eclatante, ovviamente,è l’addio di Dwyane Wade, la bandiera della squadra, partito in direzione Chicago perché ormai il coming home fa tendenza. Non c’è dubbio che sarà strano vedere degli Heat senza Wade, presenza costante - infortuni permettendo - degli ultimi 13 anni della franchigia. Particolare anche la situazione di Chris Bosh, che ha saltato metà delle ultime due stagioni a causa di coaguli di sangue nel sistema circolatorio: pare che gli Heat non stiano lavorando più verso il recupero, nonostante la volontà del giocatore dalle fattezze dinosauriche di continuare la carriera e il pesante contratto che lo lega alla società. Infine, strano è anche il roster: i titolari inamovibili (e strapagati) sono Goran Dragic e Hassan Whiteside, a guidare una truppa di giovani dal futuro più o meno luminoso che iniziano a far capolino in quintetto, tra cui Justise Winslow e Tyler Johnson. Da segnalare, tra gli innesti estivi, Derrick Williams e Dion Waiters: due promesse mancate che hanno tanto da dimostrare. Dove possono arrivare i primi Heat dell’era post-Wade, con delle premesse così particolari?

IL COACH Troppo spesso sottovalutato o etichettato come creatura di Riley, Erik Spoelstra è uno che ha fatto la gavetta: partito come coordinatore video nel 1995, dopo quattro anni è stato promosso a scout e in seguito a responsabile dello scouting, ricoprendo il ruolo di assistant coach di Pat Riley insieme a, tra gli altri, anche Stan Van Gundy. Gran lavoratore, ha il merito di aver saputo gestire l’ego di tre star come James, Wade e Bosh in maniera vincente e di aver portato gli Heat ai playoff per sette anni degli otto in cui ha ricoperto il ruolo di head coach, raggiungendo quattro volte le Finals e due volte l’anello. Questa stagione per lui sarà un test durissimo, dovendo al contempo valorizzare i giovani del roster e rendere la squadra competitiva in un est sempre più agguerrito, pena l’ira di Pat Riley che potrebbe emergere dalla sua cripta come Chtulu e ingoiare il mondo intero.


SOUTH EAST DIVISION

LA STELLA Ad oggi, la certezza più grande dei Miami Heat è Hassan Whiteside. Mi tremano quasi le mani a scriverlo, ma eppure è così: il centro classe ‘89 è esploso prepotentemente nella stagione 2013/2014, quando ancora era un oscuro journeyman della D-League, mettendo su numeri da capogiro (parliamo di triple-doppie in punti, rimbalzi e stoppate) e costringendo persino la 2k Sports ad aumentare il suo rating su Nba 2k15. Durante la scorsa stagione ha dimostrato di non essere una meteora, migliorando le proprie prestazioni ed evitando alcune intemperanze che aveva mostrato in precedenza. Con le sue quasi 4 (!) stoppate e 11 rimbalzi a partita, è sicuramente una certezza difensiva in pitturato per degli Heat alla disperata ricerca di punti di riferimento.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 5 LUKE BABBITT SF 27 6-9 225 NEVADA $1,227,286 1 CHRIS BOSH PF 32 6-11 235 GEORGIA TECH $23,741,060 7 GORAN DRAGIC PG 30 6-3 190 $15,891,725 2 WAYNE ELLINGTON SG 28 6-4 200 NORTH CAROLINA $5,867,971 40 UDONIS HASLEM PF 36 6-8 235 FLORIDA $4,000,000 16 JAMES JOHNSON PF 29 6-9 250 WAKE FOREST $4,000,000 8 TYLER JOHNSON SG 24 6-4 186 FRESNO STATE $5,628,000 17 RODNEY MCGRUDER SG 25 6-4 205 KANSAS STATE $543,471 4 JOSH MCROBERTS PF 29 6-10 240 DUKE $5,782,450 35 WILLIE REED PF 26 6-10 220 SAINT LOUIS $1,015,696 0 JOSH RICHARDSON SG 23 6-6 200 TENNESSEE $874,636 11 DION WAITERS SG 24 6-4 220 SYRACUSE $2,898,000 21 HASSAN WHITESIDE C 27 7-0 265 MARSHALL $22,116,750 22 DERRICK WILLIAMS PF 25 6-8 240 ARIZONA $4,598,000 20 JUSTISE WINSLOW SF 20 6-7 225 DUKE $2,593,440 COACH: ERIK SPOELSTRA

#PLUS

Il roster, per quanto ad una prima occhiata possa suscitare qualche dubbio, è profondo ed equilibrato. Il quintetto Dragic-Waiters-Winslow-Williams-Whiteside ha dato prova di solidità nelle prove prestagionali e potrebbe sorprendere nel corso della stagione. James Johnson e Wayne Ellington in uscita dalla panca sono dei buoni gregari, così come Tyler Johnson e Luke Babbitt che possono fornire preziosi punti dall’arco. Sarà senza dubbio importante l’impostazione tattica che coach Spoelstra conferirà alla squadra, dopo aver spiegato a Waiters che cosa si intenda per tattica. Il potenziale di Justise Winslow è sotto gli occhi di tutti: prospetto dalle spiccate doti difensive e a cui non manca la voglia di lavorare per migliorarsi, per certi aspetti ricorda il primissimo Kawhi Leonard.

#MINUS

Il caso Bosh è senza precedenti nella storia della Lega: un franchise player con ancora tre anni di contratto, a rischio carriera, che la squadra esplicitamente non cerca di recuperare. Difficile sapere come andrà a finire, ma di sicuro è un duro colpo al progetto e all’immagine degli Heat, che arriva in un momento difficile per la franchigia. La dice lunga l’insoddisfazione (resa pubblica) di Goran Dragic, che aveva firmato un quinquennale in una potenziale contender e ora si ritrova in una squadra che probabilmente ha due anni di purgatorio prima di poter fare la voce grossa: situazione decisamente diversa dal depliànt. Dal punto di vista tecnico, la questione, andando a stringere, è semplice: chi potrà sopperire all’assenza di due come Bosh e Wade, soprattutto in attacco?

#PILLOLA

È stato degno di nota il miglioramento difensivo degli Heat durante la scorsa stagione, nella quale hanno subito 2.3 punti in meno rispetto alla stagione precedente: solo tre squadre hanno avuto un miglior upgrade in questo aspetto tattico. I numeri dimostrano anche l’impatto difensivo di Winslow: con lui in campo sono stati concessi in media 99 punti per 100 possessi, una cifra ben al di sotto dei 104 punti concessi quando l’ex campione Ncaa era sul pino a parlare dei luoghi di interesse sloveni con Beno Udrih.


C I G A M O D OR LAN di Davide Romeo L’Orange County della Florida non è mai stata protagonista di telefilm nei primi anni 2000. Semmai solo di Finals dal tragico epilogo negli ultimi anni del medesimo decennio e a metà di quello precedente, oppure di sporadiche infestazioni dallo spettro di Penny Hardaway. Quest’anno, tuttavia, che si appresta ad affrontare una delle stagioni più interessanti degli ultimi anni, potrebbe fungere bene da spunto per una serie tv. Lo scenario è questo: inserite nello stesso spogliatoio dei veterani della Lega che giungono da stagioni deludenti in altri lidi, senza far nomi un Serge Ibaka nettamente calato negli ultimi anni e un Jeff Green sempre alla ricerca di costanza di rendimento; aggiungete giovanotti di belle speranze, alcuni che devono mostrare di poter passare al livello successivo (come Elfrid Payton, Aaron Gordon, Mario Hezonja ed Evan Fournier), altri che devono smentire i critici, come Nikola Vucevic, spesso molto carente in difesa, e Bismack Biyombo, secondo alcuni non all’altezza del contratto siglato in offseason. Contornate il tutto con degli onesti gregari Watson, Augustin, Meeks - e fate dirigere il tutto ad un coach di talento - Frank Vogel - che è stato licenziato a sorpresa dalla sua squadra precedente. Non vi vien voglia di sapere come va a finire?

IL COACH Il fautore della rinascita dei Pacers, l’acerrimo nemico del flopping, l’uomo che è riuscito a fare delle (quasi) stelle di Hibbert e Stephenson, svaniti senza di lui: Frank Vogel ha un curriculum di tutto rispetto, e lo dimostra il fatto che abbia portato ai playoff i Pacers cinque volte negli ultimi sei anni, vincendo due volte il titolo di Division e avvicinandosi alle 40 vittorie nell’unico anno in cui ha mancato i playoff: quello in cui Solomon Hill sostituiva da titolare l’infortunato Paul George. Uno dei migliori tattici difensivi degli ultimi anni, è l’uomo giusto per correggere la maggior debolezza dei Magic - la difesa, appunto - e riportarli al ruolo di potenza ad Est. Lo stesso coach Vogel ha dichiarato di credere molto nel potenziale del roster e di puntare a costruire una chimica positiva e una mentalità in cui l’impegno difensivo sia importante, due fattori a suo dire essenziali per rimettere di nuovo Orlando sulla mappa.


SOUTH EAST DIVISION

LA STELLA Serge Ibaka è quello che ha più da dimostrare e con più capacità di porsi come leader della squadra, sia in campo che fuori. Air Congo ha un curriculum di tutto rispetto, essendo stato per due volte il miglior stoppatore della Lega e presenziando per tre volte nel miglior quintetto difensivo, arrivando a tanto così da diventare un All Star a tutti gli effetti e ad un soffio dalla vittoria di un titolo Nba. Dopo un paio di infortuni non è più riuscito a tornare a quel livello, portando infine gli Oklahoma City Thunder a non puntare più su di lui. Oltre ad essere un fattore nel proprio pitturato, è in grado di aprire il campo in attacco e di attaccare il canestro. Di certo non gli mancano le doti per diventare una superstar, ma deve esprimersi al massimo delle sue potenzialità e dimostrare di avere fame di vittorie e, soprattutto, di riscossa.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 14 D.J. AUGUSTIN PG 28 6-0 183 TEXAS $7,250,000 11 BISMACK BIYOMBO C 24 6-9 255 $17,000,000 10 EVAN FOURNIER SG 23 6-7 205 $17,000,000 00 AARON GORDON PF 21 6-9 220 ARIZONA $4,351,320 34 JEFF GREEN SF 30 6-9 235 GEORGETOWN $15,000,000 8 MARIO HEZONJA SG 21 6-8 218 $3,909,840 7 SERGE IBAKA PF 27 6-10 235 $12,250,000 20 JODIE MEEKS SG 29 6-4 210 KENTUCKY $6,540,000 21 ARINZE ONUAKU PF 29 6-9 255 SYRACUSE $980,431 4 ELFRID PAYTON PG 22 6-4 185 LOUISIANA-LAFAYETTE $2,613,600 3 DAMJAN RUDEZ SF 30 6-10 228 $980,431 9 NIKOLA VUCEVIC C 26 7-0 260 USC $11,750,000 32 C.J. WATSON PG 32 6-2 175 TENNESSEE $5,000,000 23 C.J. WILCOX SG 25 6-5 195 WASHINGTON $1,209,600 33 STEPHEN ZIMMERMAN JR. C 20 7-0 240 UNLV $950,000 COACH: FRANK VOGEL

#PLUS

Hanno il potenziale per essere una delle squadre più divertenti da vedere e sulla carta hanno un roster molto equilibrato, col giusto mix di esuberanza ed esperienza. Quest’ultima componente era forse quella che più mancava e che giocatori di talento come Green e Ibaka possono mettere a disposizione dei più giovani. Fournier è un compagno di backcourt estremamente complementare a Payton, pericoloso sugli scarichi, con almeno 15 punti nelle mani se ben innescato e un taglio di capelli che può mettere in difficoltà l’avversario. I nuovi arrivi, in particolare Biyombo, dovrebbero portare anche una maggior concretezza e affidabilità difensiva, grande lacuna tattica degli anni trascorsi.

#MINUS

Un grande punto interrogativo riguarda la costanza di rendimento. Molti dei giocatori a roster sono (o sono stati) soggetti ad alti e bassi nelle prestazioni (vero Jeff?), il che può essere un problema spinoso da fronteggiare. Con la partenza di Oladipo il potenziale offensivo della squadra è abbastanza ridotto, in particolare nelle situazioni di 1vs1 e l’affidabilità delle bocche da fuoco attuali non è una sicurezza. Il roster è profondissimo nel backcourt, ma qualche infortunio ai lunghi potrebbe mettere in difficoltà coach Vogel. Il dualismo Vucevic-Biyombo nel ruolo di centro potrebbe dar vita ad uno spin-off della serie tv di cui sopra ho già il titolo: “Due uomini e (forse) un pivot” oppure naufragare terribilmente, con l’assetto tattico della squadra troppo condizionato dalle opposte lacune dei due.

#PILLOLA

C’è molta trepidazione in Florida per l’inizio della stagione, e a ben pensarci è comprensibile: se pensiamo allo scorso anno, 21 delle prime 30 gare dei Magic si sono concluse con uno scarto inferiore o uguale a 10 punti, con la squadra della Florida che è risultata vincente in 11 di questi match. Si iniziò col botto, con due gare nelle prime cinque terminate al supplementare (addirittura al doppio overtime contro OKC), entrambe perse in dramatic fashion.


S D R A Z I W N WAS H I NGTO di Valerio D’Angelo Un potenziale per il raggiungimento delle Finali di Conference ad Est unanimamente riconosciuto come prologo, un deludente record di 41-41 ed un mancato seed ai playoffs ed alla post-season come epilogo. Quale è la storia e cosa contengono le pagine nel mezzo? Cosa è accaduto “along the way”? Difesa molle, infortuni non provvidenziali (affatto una sorpresa quando si tratta di Bradley Beal, purtroppo...), scarsa chimica di squadra e la netta impressione che qualcosa si fosse seriamente incrinato nello spogliatoio. Come prevedibile, dopo quattro stagioni, è “saltato” Randy Wittman. Questo cambio, da solo, non basterà però a risollevare sorti ed umori in the District. Oltre ad essere in salute, Wall e Beal dovranno davvero dimostrare, con l’aiuto di un esperto in materia come Scott Brooks (OKC “scuola di vita” in tal senso...), di essere in sintonia e non di limitarsi alla reciproca sopportazione e tolleranza sul parquet. Ce la faranno?

IL COACH Nonostante le varie smentite sui presunti problemi di convivenza e di supremazia territoriale inclusa non ultima quella di ‘The Truth’, la famigerata dichiarazione (“we have a tendency to dislike each other on the court”) del #2 sul rapporto con Beal aleggia ed incombe ancora sul Verizon Center. Chi meglio di colui che ha affrontato simili dinamiche con KD e Westbrook per gestir la situazione? Scott Brooks esordirà sulla panchina dei Maghi col compito di replicare quanto di buono fatto ad OKC. Un CV di tutto rispetto il suo, con tanto di Coach of the year award nel 2009-2010, 62% di vittorie in carriera e il vizietto delle finali (di conference, o addirittura dell’intera Nba una volta). Quanto il suo merito e quanto invece quello del roster ritrovatosi (con Kevin, Russ e Serge)? Buona occasione, questa, per dimostrarlo.


SOUTH EAST DIVISION

LA STELLA Johnathan Hildred Wall Jr, senza ombra di dubbio alcuno: l’anno scorso la prima scelta del draft del 2010 è andato vicino alla produzione di 20 punti e 10 assist smazzati ad allacciata di scarpe (le sue signature shoes cortesia Adidas), cifre che solo 10 giocatori sono riusciti davvero a mettere insieme nelle loro rispettive carriere nella Lega a stelle e strisce. Snobbato al momento di decretare i componenti delle All Nba Teams al termine della scorsa stagione, da lui quest’anno ci si aspetta la leadership necessaria per il ritorno ai playoffs dalla porta principale.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 3 BRADLEY BEAL SG 23 6-5 207 FLORIDA $22,116,750 33 TREY BURKE PG 23 6-1 191 MICHIGAN $3,386,598 13 MARCIN GORTAT C 32 6-11 240 $12,000,000 4 DANUEL HOUSE PF 23 6-7 215 TEXAS A&M $543,471 28 IAN MAHINMI C 29 6-11 262 $15,944,154 9 SHELDON MCCLELLAN SG 23 6-6 200 MIAMI (FL) $543,471 5 MARKIEFF MORRIS PF 27 6-10 245 KANSAS $7,400,000 44 ANDREW NICHOLSON PF 26 6-9 250 ST. BONAVENTURE $6,088,993 32 DANIEL OCHEFU PF 22 6-11 245 VILLANOVA $543,471 12 KELLY OUBRE JR. SF 20 6-7 205 KANSAS $2,006,640 22 OTTO PORTER JR. SF 23 6-8 198 GEORGETOWN $5,893,981 31 TOMAS SATORANSKY SG 24 6-7 210 $2,870,813 14 JASON SMITH PF 30 7-0 240 COLORADO STATE $5,000,000 15 MARCUS THORNTON SF 29 6-4 205 LSU $980,431 2 JOHN WALL PG 26 6-4 210 KENTUCKY $16,957,900 COACH: SCOTT BROOKS

#PLUS

John Wall è determinato a mostrare al mondo perché snobbarlo sia un grande errore, e spergiura di aver risolto le incomprensioni con Bradley Beal. L’avvicendamento in panchina dovrebbe giovare e contribuire alla formazione della “cultura” Wizards, fattore la cui mancanza si é fatta sentire nel recente passato. Ian Mahinmi porta ulteriore fisicità che, sommata a quella del ‘Polish Hammer’ Marcin Gortat, assicura discreta copertura sotto le plance. Il “nostro” Tomas Satoranski, draftato nel 2012 (e che ha dichiarato di aver sempre voluto giocare per i Wizards…) farà comodo nel corso della stagione.

#MINUS

Bradley Beal ha disputato più di 65 partite in una sola delle quattro stagioni dall’approdo in Nba, con una media di 20 mancate iscrizioni a referto all’anno. Il sogno e le speculazioni relative ad un suggestivo ritorno a casa di KD sono durate meno di una interview di Pop con Doris Burke; sfuggito quel treno, i Maghi non hanno messo a segno grandi mosse di mercato (la principale il rinnovo di Beal a 128M$ che, considerate le cifre “girate” per altri in questa finestra, non è male in ogni caso). Un altro Burke - Trey - ha fatto una fatica mostruosa a Utah, ce la farà a mostrare quanto vale?

#PILLOLA

Nei 55 anni della propria storia, che li ha visti iscriversi agli annali come Packers, Zephyrs e Bullets prima di divenire gli attuali Wizards, la franchigia di Washington non aveva mai “passato” completamente su un draft: in questa edizione, per la prima volta in assoluto, i Maghi non hanno fatto né picks né deals.


INTE RVISTA A

A N I S S E M E R ETTO di Matteo Soragna La prima volta che sono stato allenato da Ettore è stato nel 1996, in occasione di un raduno della Nazionale under 23. Lui era l’allenatore della Nazionale A, ma ha condotto diversi raduni dell’under visto che c’erano giocatori del calibro di Meneghin, Basile, Galanda, Ancillotto, Marconato e…. Soragna. Onestamete l’impatto è stato tosto, sia perché io non ero pronto per quel livello, sia perché i metodi di Ettore non sono propriamente da gita scolastica. Per farvi capire, uno degli “insulti creativi” che più mi sono rimasti nella memoria (ora ci rido ma al tempo avrei spaccato una macchina a testate dal nervoso) è stato: “Matteo, hai l’encefalogramma piatto come Peo Pericoli”. Qualora vi fosse sfuggito il nesso con il personaggio interpretato da Teo Teocoli, andate a vedere le sue sopracciglia. Sono felicissimo che abbia accettato di rilasciarmi questa intervista sia perché è il top nella sua categoria (Ettore, non l’intervista) sia perché conosce La Giornata Tipo (ma non sono sicuro che questo deponga a suo favore). Non c’è più Duncan ed è arrivato Gasol, che Spurs saranno quelli di quest’anno? Non lo sappiamo neanche noi, anche se la base del nostro gioco resta la stessa e la presenza di Pop è il perno attorno al quale ruota tutto. Come si percepisce nell’ambiente il ritiro di Duncan? Nel nostro lo si vive con molta naturalezza, anche perché lui ogni tanto riappare, si cambia, fa due tiri, guarda l’allenamento e chiacchiera con i suoi ex compagni.   Rispetto a vent’anni fa, per quanto riguarda il rapporto con i giocatori sul campo, pensi di essere cambiato? (Ricorda che ho visto un po’ di allenamenti della Nazionale quest’estate…) Ovviamente, provi a non fare gli errori che hai fatto in passato, magari ne fai di nuovi, sono cambiato io e sono cambiati i giocatori, cosi come la mia generazione e’ diversa da quella di mio padre e da quella di mio figlio.   Diventi capo allenatore Nba, quale tuo ex giocatore chiami come assistente? Perché? Ti tolgo subito dall’imbarazzo e ti permetto di non fare il mio nome. (Anche se so che sarebbe il primo della lista) Roberto Brunamonti per organizzare seriamente gli allenamenti, Sasha Danilovic per maltrattare i lavativi, Marcelo Nicola e Riccardo Pittis per organizzare il tempo libero....

Qual è l’aspetto tattico più complesso nel preparare le partite Nba? Accettare l’idea che la tattica viene dopo l’incredibile talento dei giocatori e che, spesso, con le loro prestazioni possono mandare a quel paese qualsiasi organizzazione sia stata prevista. Qual è invece l’aspetto più complesso nell’approcciarsi a giocatori che hanno un potere enorme (anche all’interno della Lega)? Vedo tutti i giorni Pop e il suo metodo è basato su quella che chiama “brutal honesty”, dire esattamente la verità, quello che si pensa, come unico modo di rispettare chi hai di fronte e ricevere uguale rispetto. Mettiamo che quest’anno partecipi al Fantabasket, quale sarebbe il quintetto e, ovviamente, il nome della squadra? Ci rinuncio, mi consulto con mio figlio Filippo e lascio fare a lui, che è meglio.   Tra tutti i giocatori che hai allenato a chi daresti l’ultimo tiro della partita più importante della tua carriera? Penso di non offendere nessuno se dico Danilovic o Ginobili, sinceramente... Ho visto un bel mondo, come dicono a Bologna.   Hai lavorato con Kobe e con Duncan. Quali sono i punti di contatto e le differenze nel loro approccio al basket? Etica del lavoro, capacità di concentrazione, talento, sopportazione di un’altissima pressione... diverso è il loro modo di essere leader e di rapportarsi con compagni e allenatori, diverso probabilmente il modo di “vivere” la squadra, perchè, banalmente, sono persone diverse.   La globalizzazione all’interno della Nba è ormai un fatto accertato per i giocatori. Perché non succede la stessa cosa per gli allenatori? Perchè, probabilmente, il giocatore si esprime attraverso il campo e gli americani vedono di cosa è capace e quindi arrivano a rispettarlo. Grazie anche alle competizioni internazionali. Per un allenatore non si ha questa percezione, il rispetto deve essere guadagnato giorno dopo giorno, cominciando dal primo allenamento.. Per questo c’è, nella testa di chi sceglie, una componente di “ignoto” che accresce il margine di rischio. Alla fine, per ora, l’allenatore straniero incuriosisce ma lascia ancora dubbi. In che modo la Nba ti ha reso un allenatore migliore? E soprattutto su quali aspetti? Chi garantisce che la premessa alla tua domanda sia corretta?!?  


WEST


S T E G G U N R DE NVE di Raffaele Ferraro Finalmente la vedremo. Sì perché la scorsa stagione è andata in naftalina ben presto a causa dei tanti infortuni (Chandler, Gallinari, Nurkic) dando la possibilità di sperimentare tanto, facendo fare esperienza alla linea verde della squadra tra cui i vari Jokic, Harris, Barton e Mudiay, cambiando spessissimo quintetti e minutaggi dei singoli. Quest’anno i veterani sono integri fisicamente (toccati Gallo) e la bellissima linea giovane del team è stata in parte rinforzata dal draft che ha regalato tre discrete “pesche”: Juancho Hernangomez e Malik Beasley che dovranno sgomitare per trovare minuti, e Jamal Murray che invece godrà sicuramente di maggior fiducia da parte del coach. Il canadese è stato il secondo freshman più prolifico della storia della Ncaa al tiro da tre (113 triple segnate, 9 in meno del recordman Steph Curry…), in campo è un giocatore molto versatile potendo giocare sia da play che da guardia. Coach Malone avrà finalmente la possibilità di amalgamare una squadra al completo che potrà far giocare in vari modi avendo talento ben distribuito in tutti i ruoli. L’idea è che le difficoltà per Malone non mancheranno dovendo decidere se Faried è ancora un giocatore su cui puntare, e soprattutto è da verificare la tenuta fisica dei “veterani”.

IL COACH “Abbiamo una squadra giovane, ma comunque odio perdere. Sono un competitivo e alleno ogni partita per vincerla. Ci aspetta una lunga stagione e quindi prendo un bel respiro profondo. Se a ottobre saremo ancora più giovani, io sono pronto”. Parlava così in estate coach Malone quando gli si chiedeva cosa si sarebbe aspettato dalla prossima stagione. Malone ha avuto il merito di mettere ordine al caos tattico ereditato da Show, e di aver finora lavorato molto bene con i giovani. È un coach apprezzato in tutta la lega, anche e soprattutto per il legame che è in grado di instaurare con i suoi giocatori. “Se sei un 19enne di Toronto, o un 20enne di Madrid, o un 21enne della Bosnia, per me, non fa differenza. Il mio obiettivo è conoscerti per capire qual è la tua mentalità e come posso lavorare singolarmente su di te per farti esprimere al meglio dentro e fuori dal campo”. Il primo anno di rodaggio è servito a seminare, il secondo sarà quello in cui vedremo la squadra che ha in mente Malone. Nella speranza che non gli vada come a Sacramento…


NORTH WEST DIVISION

LA STELLA “Sono un giocatore d’élite della Nba” . Sono le parole di Danilo Gallinari di qualche giorno fa che gli consentiranno di essere preso in considerazione per il Nobel all’Umiltà 2017. Il concetto di élite può essere soggettivamente più o meno ampio, di certo però, Danilo è il giocatore più importante della sua squadra. 28 anni, stato di salute buono, gli infortuni sono ormai alle spalle: è nel momento cruciale della sua carriera. Danilo è forse l’unico giocatore di Denver che può giocare ed essere produttivo sia fronte che spalle a canestro e quest’anno, oltre a cercare di alzare ancora di più l’asticella del suo rendimento, dovrà cercare di essere il collante perfetto tra i “vecchi” e la banda di giovani in rampa di lancio.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 00 DARRELL ARTHUR PF 28 6-9 235 KANSAS $8,070,175 5 WILL BARTON SF 25 6-6 175 MEMPHIS $3,533,333 25 MALIK BEASLEY SG 19 6-5 196 FLORIDA STATE $1,627,320 21 WILSON CHANDLER SF 29 6-8 225 DEPAUL $11,233,146 35 KENNETH FARIED PF 26 6-8 228 MOREHEAD STATE $12,078,652 8 DANILO GALLINARI SF 28 6-10 225 $15,050,000 14 GARY HARRIS SG 22 6-4 210 MICHIGAN STATE $1,655,880 41 JUANCHO HERNANGOMEZ PF 21 6-9 230 $1,987,440 15 NIKOLA JOKIC C 21 6-10 250 $1,358,500 3 MIKE MILLER SG 36 6-8 218 FLORIDA $3,500,000 0 EMMANUEL MUDIAY PG 20 6-5 200 $3,241,800 27 JAMAL MURRAY SG 19 6-4 207 KENTUCKY $3,210,840 1 JAMEER NELSON PG 34 6-0 190 SAINT JOSEPH’S $4,540,525 23 JUSUF NURKIC C 22 7-0 280 $1,921,320 12 JARNELL STOKES PF 22 6-9 255 TENNESSEE $980,431 COACH: MICHAEL MALONE

#PLUS

Se Faried, Gallinari e Chandler, nel pieno della loro maturazione fisica e tecnica, riusciranno a trainare una truppa di giovani talenti (Mudiay, Nurkic e Jokic su tutti), Denver è una squadra che può iniziare a raccogliere frutti sin da subito, dopo aver seminato nella scorsa stagione dove più che una squadra, erano un cantiere nel pieno dei lavori in corso. E poi c’è il talismano Mike Miller: dove va, vince. Solo che vincere a Denver è più difficile che battere il Grande Fratello Vip ad una gara di imbarazzo.

#MINUS

La squadra dipende molto dallo stato di salute dei veterani e dagli alti e bassi dei giovani. La chimica offensiva è ancora tutta da vedere visto che la squadra non è mai stata al completo. E soprattutto nella metà campo difensiva ci sono i più grandi punti interrogativi, ed è forse il settore in cui coach Malone dovrà lavorare di più. Ma la cosa che spaventa maggiormente pensando ai Nuggets, è la continuità, forse il più grosso punto di domanda della stagione. C’è del buon talento su cui lavorare, ma anche tanti se. Forse troppi.

#PILLOLA

L’anno scorso Denver ha cambiato 19 quintetti di partenza per dare la possibilità anche al bibitaro di essere titolare per ben 3 volte. Segno tangibile degli esperimenti di coach Malone messi in atto una volta che la stagione stava scivolando via. Quest’anno, col roster al completo, le gerarchie dovrebbero essere più delineate.


S E V L O W R E B M M I N N E SOTA TI di Raffaele Ferraro Towns, Wiggins, Dunn e LaVine in mano a Thibodeau? Molti si stanno già sfregando le mani. Minnesota si appresta ad affrontare una stagione in cui le aspettative, dopo tanti anni, tornano ad essere positive. Si arriva in un momento cruciale nel processo di maturazione del team e Thibs è forse l’uomo giusto al momento giusto. “La difesa è molto importante, se uno di noi sbaglia cadiamo tutti”. Sottolineerei “cadiamo tutti” nelle parole del coach, per evidenziare il fatto che quest’anno l’obiettivo di Minnesota sarà appunto quello di essere una squadra. E se questo obiettivo verrà raggiunto, il manico in panchina, il talento strabordante di KAT (quasi metà dei gm delle 30 franchigie inizierebbero a costruire la loro squadra da lui, un motivo ci sarà), i vari Wiggins, LaVine, Dunn, Dieng possono far tornare la franchigia agli antichi fasti di garnettiana memoria che per il momento possiamo rivivere solo accendendo la Play 1 sperando che legga ancora il CD masterizzato di Nba Live.

IL COACH Coach of the year nel 2010/2011, Thibodeau dopo 5 stagioni a Chicago riparte da Minnesota. Stato che non attira il fascino dei big (guardare la seconda stagione di Fargo per farsi un’idea sulla zona…), in cui però i giovani riescono a lavorare bene. E qui di gioventù ce n’è in abbondanza e soprattutto, qualitativamente, la migliore che si possa trovare in Nba. Thibs è un grandissimo lavoratore, specialista della difesa, e se saprà far convogliare nelle sue idee di gioco, il talento che ha a disposizione, forse potrebbe non essere un altro anno di transizione per Minnesota. Towns e Wiggins potrebbero giovarne parecchio della sua cura, soprattutto il secondo sulla strada del Butler 2.0


NORTH WEST DIVISION

LA STELLA Con buona pace per Wiggins, quello che ha mostrato Towns nella sua prima stagione Nba, ha fatto scomodare paragoni molto, ma molto, importanti. La cosa che spaventa maggiormente non è tanto la maturità insolita per un giocatore così giovane, quanto i margini di miglioramento spaventosi che questo ragazzo potrà avere, leggasi step back e palleggi arresti e tiri dai 6 metri, già fatti vedere con abbacinante eleganza in preseason. Forse gli occorre ancora un po’ di massa muscolare, poi può cominciare a dominare il mondo Carlo Antonio Città nostro.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 45 COLE ALDRICH C 27 6-11 250 KANSAS $7,643,979 88 NEMANJA BJELICA PF 28 6-10 225 $3,800,000 5 GORGUI DIENG C 26 6-11 240 LOUISVILLE $2,348,783 3 KRIS DUNN PG 22 6-4 205 PROVIDENCE $3,872,520 27 JORDAN HILL PF 29 6-10 240 ARIZONA $4,000,000 1 TYUS JONES PG 20 6-2 195 DUKE $1,339,680 8 ZACH LAVINE PG 21 6-5 185 UCLA $2,240,880 11 JOHN LUCAS III PG 33 5-11 166 OKLAHOMA STATE $980,431 15 SHABAZZ MUHAMMAD SF 23 6-6 223 UCLA $3,046,299 33 ADREIAN PAYNE PF 25 6-10 237 MICHIGAN STATE $2,022,240 14 NIKOLA PEKOVIC C 30 6-11 307 $12,100,000 9 RICKY RUBIO PG 26 6-4 190 $13,400,000 4 BRANDON RUSH SG 31 6-6 225 KANSAS $3,500,000 32 KARL-ANTHONY TOWNS PF 20 7-0 244 KENTUCKY $5,960,160 22 ANDREW WIGGINS SF 21 6-8 199 KANSAS $6,006,600 COACH: TOM THIBODEAU

#PLUS

Atletismo, talento, gioventù, giocatori sottovalutati (Dieng su tutti), ampi margini di miglioramento. La squadra, tra l’altro, è anche abbastanza completa in ogni ruolo: play (Rubio, Dunn e Jones), esterni (LaVine, Wiggins, Muhammad e Rush), “4” (Dieng, Bjelica e Payne) e lunghi (Towns, Aldrich, Jordan Hill). I margini di miglioramento di Wiggins ma soprattutto di KAT possono essere un traino per tutta la squadra. E a detta di molti (addetti ai lavori) Dunn sarà il Rookie of the Year della stagione…

#MINUS

Per un coach che cura in maniera maniacale la difesa, non sarà facile gestire una montagna di talento grezzo soprattutto offensivo. Oltre alla metà campo difensiva c’è da registrare qualcosa anche in attacco: Minnesota tira male da tre punti sia a livello di percentuali che a livello di scelte. La presenza di Rubio (verrà scambiato?) fa sì che qualsiasi difesa lo battezzi per mettere più pressione sugli altri quattro giocatori.

#PILLOLA

Sam Cassell, KG, Sprewell, “Wally” Szczerbiak in uscita dai blocchi e Olowokandi sotto canestro. No, non sto giocando a Nba Live, stavo semplicemente ricordando l’annata del 2004. Sembrano passati secoli, eppure è proprio da quella stagione che Minnesota non scrive il suo nome nel tabellone dei playoffs Nba. 12 anni di rifondazione, macelli tecnici, riprese, ricadute, confusione. Lo so caro Thibodeau che ti fischiano le orecchie, che a Minneapolis fa un freddo cane e che quando in campo c’è Rubio, il suo difensore gli da 48 metri di spazio, che Pekovic salta un’altra stagione da più pagato della squadra, ma a Minneapolis entro un paio d’anni vogliono tornare a rivivere quelle emozioni che solo KG aveva saputo regalare.


R E D N U H T Y T I C OKLAHOMA di Raffaele Ferraro Circa 4 mesi fa, quasi tutti noi stavamo pensando alla finale Cleveland-Oklahoma City, dando imprevisto credito ai Thunder che avevano mandato a casa prima Popovich e dopo Steve Kerr. Poi sappiamo tutti com’è andata. Ora, dopo aver passato un’estate per nulla tribolata (…) e aver digerito l’addio di Durant (…), ci ritroviamo a pensare se Westbrook in questa stagione prenderà più o meno di 87 tiri a partita. Scherzi a parte, la squadra è completamente cambiata. La trade con cui Ibaka è finito a Orlando ha portato in dote Oladipo, Ilyasova e Sabonis junior. E’ arrivato il centrone francese Lauvergne a rimpinguare una pesante batteria di lunghi e il talentino Abrines in cerca di spazio oltreoceano. Westbrook sarà sempre il faro, Oladipo è un ottimo giocatore su entrambi i lati del campo, ma completamente diverso da Durant e quindi il modo di giocare dei Thunder sarà tutto da registrare. Donovan userà questa stagione per sperimentare una squadra nuova e nel caso trovasse il bandolo della matassa prima del previsto, potremo vedere Oklahoma lottare ancora nei playoff.

IL COACH

Donovan, al suo secondo anno da allenatore Nba, ha davanti a sé un lavorone da compiere in questa stagione. La squadra è stata stravolta e sono arrivati giocatori con caratteristiche diverse ai predecessori. Il tipo di gioco sarà rivisto, anche se è facile pensare che passerà tutto (o quasi) dalle mani di Russ. L’anno scorso il coach aveva i fari puntati addosso per essere un esordiente con esperienza solamente collegiale (ai Gators di Florida), e si diceva avrebbe fatto molta fatica a guadagnarsi il rispetto da parte delle “stelle” della squadra, non solo umano ma anche tecnico. Invece è riuscito ad instaurare un ottimo feeling coi giocatori e la sua mano si è vista sin da subito (molto ben coadiuvato da Cheeks e Monty Williams come assistenti) e soprattutto nei playoff la squadra ha fatto un importante salto di qualità.


NORTH WEST DIVISION

LA STELLA

18 triple-doppie la scorsa stagione, migliora anno dopo anno, Russell Westbrook è uno dei giocatori più forti della Nba. In questa stagione il suo peso specifico all’interno della squadra potrà ancora aumentare (si prospettano triple-doppie a pioggia) e se sarà in grado di tramutare questo peso, in maggior leadership e non in 70 tiri tentati a partita, potrebbe essere la sua miglior stagione della carriera.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 8 ALEX ABRINES SG 23 6-6 190 $5,994,764 12 STEVEN ADAMS C 23 7-0 255 PITTSBURGH $3,140,517 6 SEMAJ CHRISTON PG 23 6-3 190 XAVIER $543,471 4 NICK COLLISON PF 35 6-10 255 KANSAS $3,750,000 34 JOSH HUESTIS SF 24 6-7 230 STANFORD $1,191,480 7 ERSAN ILYASOVA PF 29 6-10 235 $8,400,000 11 ENES KANTER C 24 6-11 245 KENTUCKY $17,145,838 77 JOFFREY LAUVERGNE C 25 6-11 220 $1,709,719 2 ANTHONY MORROW SG 31 6-5 210 GEORGIA TECH $3,488,000 5 VICTOR OLADIPO SG 24 6-4 210 INDIANA $6,552,961 22 CAMERON PAYNE PG 22 6-3 185 MURRAY STATE $2,112,480 21 ANDRE ROBERSON SG 24 6-7 210 COLORADO $2,183,072 3 DOMANTAS SABONIS PF 20 6-11 240 GONZAGA $2,440,200 15 KYLE SINGLER SF 28 6-8 228 DUKE $4,837,500 0 RUSSELL WESTBROOK PG 27 6-3 200 UCLA $26,540,100 COACH: BILLY DONOVAN

#PLUS

Imprevedibilità. Dopo tanti anni i Thunder saranno una squadra completamente diversa e da decifrare, che giocherà probabilmente un’altra pallacanestro, con un Adams che migliora costantemente così come Westbrook che, orfano del suo ex-amico Durant, potrà crescere maggiormente sotto l’aspetto della leadership. Punto forte è sicuramente la simpatia di Roberson: ”Quest’estate? Sono stato in Nuova Zelanda ed è incredibile perché assomigliano tutti ad Adams”.

#MINUS

Il ruolo del 3. Donovan dovrà fare parecchi tentativi per coprire questo ruolo, perché Roberson dà garanzie dietro, ma in attacco ha poco peso specifico, Singler ha finora deluso, Morrow è un tiratore che non piega neanche le gambe in difesa. La batteria dei lunghi è molto pesante, con pochi giocatori in grado di aprire il campo (l’unico Ilyasova) e contro alcune squadre può essere un grosso limite. Soprattutto Sabonis (per gioventù) e Lauvergne (per consistenza) non danno ancora garanzie a certi livelli. La forbice dei pronostici legati al rendimento della squadra in questa stagione, è veramente ampia. Molte incognite, alcune delle quali potrebbero rivelarsi irrisolvibili.

#PILLOLA

Cifre di Westbrook in carriera con Durant: 20.7 punti, 5.4 rimbalzi, 7.5 assist, 7.3/16.7 tiri di media a partita col 43.7% al tiro. Cifre di Westbrook nelle partite senza Durant: 28 punti, 7.1 rimbalzi, 8.4 assist, 9.4/22.5 tiri di media a partita col 41.9% al tiro. Ecco, è solo un piccolo assaggio di cosa vedremo quest’anno. O forse no?


S R E Z A L B L I A PORTLAN D TR di Eugenio Agostinelli Dopo una stagione super, dove all’inizio tutti li davano tra il venticinquesimo ed il trentesimo posizionamento per via dello smantellamento del quintetto base ed alla fine è arrivato addirittura un sorprendente quinto posto a Ovest, i Blazers si privano del titolo di “Mina vagante” per prendersi quello di “Squadra in cerca di conferma”, avendo apportato poche e significative modifiche al roster che ha ben figurato l’anno scorso. I volti nuovi di spicco sono senza dubbio quelli di Festus Ezeli ed Evan Turner: il primo cercava una squadra che potesse garantirgli un minutaggio più elevato ed un ruolo di maggior importanza rispetto a Golden State, mentre l’ex celtico dovrà continuare ad agire da metronomo dopo quanto di buono fatto a Boston. I due nuovi arrivati dovranno rimpiazzare rispettivamente Chris Kaman e Gerald Henderson: ci sono compiti più difficili. Con un backcourt come quello composto da Lillard ed il Most Improved Player in carica CJ McCollum, far canestro non sarà certamente un problema. Per questo sarà fondamentale il lavoro nell’altra metà campo da parte di giocatori come Davis, Aminu e Crabbe, role players che a Rip City hanno trovato la dimensione ideale per dare il meglio di loro stessi. A dar man forte dalla panchina di Terry Stotts si alzano anche un Mo Harkless pronto a diventare un gregario di lusso, Vonleh e Stiemsma a dar fiato ai lunghi, Napier e la sua freschezza ed il rookie Jake Layman, che potrà dare verticalità e tiro da 3 punti nei pochi minuti che verosimilmente giocherà quest’anno. Con la pallacanestro di Stotts, fatta di accelerazioni e strappi ma anche di grande precisione dall’arco, anche quest’anno al Moda Center ci sarà da divertirsi.

IL COACH Dopo un primo anno di vacche magre ed altri di successi più o meno attesi, coach Terry Stotts è arrivato al quinto anno sulla panchina dei Portland Trail Blazers. Una panchina a volte scottante, che nella storia è stata vista spesso come l’anello che collega l’inferno al paradiso, capace di regalarti gioie e successi inattesi ma anche di inghiottirti nell’oblio della Lega. Dopo le sfortunate esperienze sulle panchine di Atlanta e Milwaukee, è arrivata l’opportunità per lui di riscattarsi in un ambiente diventato col tempo più tranquillo, e con una grande etica del lavoro ed uno studio certosino è riuscito a risollevare sia la franchigia che la sua carriera da head coach Nba. Stupiscici ancora, Terry!


NORTH WEST DIVISION

LA STELLA Per la Nba non è ancora un All Star, per noi è una SUPERSTAR scritto a caratteri cubitali. Damian Lillard ha preso in mano degli scarni Trail Blazers e li ha resi la sorpresa dell’intera Lega e, soprattutto, una squadra capace di mettere in seria difficoltà ogni altra formazione. In quattro stagioni ha saltato 7 partite (tutte la scorsa stagione), viaggiando ad una media complessiva di 21,4 punti, 6,3 assist e 3,8 rimbalzi, tirando col 37% da 3 e l’87% ai liberi. Se non vi bastano nemmeno questi numeri per convincervi che c’è dell’immenso talento (anche musicale: è appena uscito il suo primo disco, ovviamente hip-hop) dentro quella casacca numero 0, vi lasciamo il numero di un bravissimo psicologo alla fine della guida.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 8 AL-FAROUQ AMINU SF 26 6-9 220 WAKE FOREST $7,680,965 5 PAT CONNAUGHTON SG 23 6-5 210 NOTRE DAME $874,636 23 ALLEN CRABBE SG 24 6-6 215 CALIFORNIA $18,500,000 17 ED DAVIS PF 27 6-10 245 NORTH CAROLINA $6,666,667 31 FESTUS EZELI C 27 6-11 265 VANDERBILT $7,400,000 4 MAURICE HARKLESS SF 23 6-9 220 ST. JOHN’S $8,988,765 10 JAKE LAYMAN SF 22 6-9 210 MARYLAND $600,000 11 MEYERS LEONARD PF 24 7-1 255 ILLINOIS $9,213,483 0 DAMIAN LILLARD PG 26 6-3 195 WEBER STATE $24,328,425 3 C.J. MCCOLLUM SG 25 6-3 190 LEHIGH $3,219,579 6 SHABAZZ NAPIER PG 25 6-1 175 CONNECTICUT $1,350,120 24 MASON PLUMLEE PF 26 6-11 255 DUKE $2,328,530 55 TIM QUARTERMAN SG 21 6-6 190 LSU $543,471 1 EVAN TURNER SG 27 6-7 220 OHIO STATE $16,393,443 21 NOAH VONLEH PF 21 6-9 245 INDIANA $2,751,360 COACH: TERRY STOTTS

#PLUS

Sono ormai diversi anni che la franchigia dell’Oregon parte senza grossi proclami ed obiettivi inarrivabili, e questo può essere uno dei vantaggi più grandi di cui i giocatori dei Blazers possono giovare. L’assenza di eccessiva pressione sul groppone di un team giovane è uno dei motivi per cui lo scorso anno è arrivato un ottimo 44-38 in stagione e l’uscita solo al secondo turno di playoffs: quest’anno, con le addizioni di Ezeli e Turner, ci sono tutte le carte in regola per ripetere, se non migliorare, i risultati dello scorso anno. Il tutto, sempre a basso profilo.

#MINUS

Per alzare ulteriormente l’asticella e togliersi qualche soddisfazione in più, ai Trail Blazers potrebbe non bastare il solo Damian Lillard come giocatore chiave. Ok la crescita esponenziale di McCollum e di tutto il roster alle loro spalle, ma per fare l’ulteriore passo in avanti serviva qualcosa in più dalla free agency: il mancato arrivo di una seconda superstar potrebbe essere un bene per l’ambiente, ma potrebbe anche rivelarsi scomodo per Lillard e compagni per il raggiungimento di obiettivi sempre più importanti.

#PILLOLA

Tiro da 3 punti, croce e delizia dei Blazers. Se da un lato guardiamo alla metà campo offensiva, dove col 37% è la 4° squadra col miglior tiro pesante dell’intera lega, quando si va nella metà campo difensiva si azzera tutto: già, perché la scorsa stagione la difesa di Portland ha concesso il 37,1% agli avversari, rivelandosi la 4° peggior difesa sui tiri da 3 punti. Bene ma non benissimo, insomma. A salvarli ci sono i rimbalzi offensivi: 4°nella classifica totale, 15°in quelli concessi.


UTAH JAZZ di Eugenio Agostinelli A Salt Lake City, dopo anni di grande pazienza e qualche sconfitta di troppo, sono riusciti a mettere insieme giocatori che, sulla carta, potrebbero dar vita ad una delle stagioni più interessanti dai tempi delle casacce bianco-blu-azzurre di Carlos Boozer e Deron Williams. Bella gioventù e giocatori esperti ma ancora in grado di fare la differenza: questa è l’organizzazione del team dei Jazz, ma nessuna superstar in grado di prendersi le luci dei riflettori ogni sera e di oscurare i propri compagni. Gordon Hayward rimane una delle punte di diamante del roster: al suo sesto anno ai Jazz, sembra essere maturo al punto giusto per caricarsi sulle spalle le sorti della squadra. A dar man forte al prodotto di Butler ci sarà Joe Johnson, ancora una certezza quando si tratta di vincere partite a ridosso della sirena finale. Dalla free agency oltre a JJ è arrivato anche George Hill, playmaker in cerca di riscatto dopo luci ed ombre ad Indianapolis. Poi c’è la parte verde, come la speranza del popolo Jazz: Rodney Hood, Dante Exum ed Alec Burks sono attesi, chi più chi meno a fare quel passo in avanti che coach Snyder gli chiederà quest’anno, per dimostrare a tutti che meritano l’hype che hanno intorno. Il reparto lunghi è molto ben fornito: c’è Favors che migliora anno dopo anno, c’è Lyles che dopo un buon anno da rookie ha ancora molti margini di miglioramento, e c’è Rudy Gobert, uno dei centri più verticali sulla faccia della Terra ma che sta anche affinando la sua tecnica. Poi, per non saper né leggere né scrivere, la dirigenza dei Jazz ha voluto affiancare loro non uno, bensì due Boris Diaw (perché al momento dalla forma fisica del buon Boris pare siano in due dentro quella divisa). A chiudere il roster ci sono gli internationals Ingles e Neto, che avranno sicuramente un po’ di spazio nelle rotazioni di Snyder, ed attenzione al rookie Bolomboy: stoppa qualsiasi cosa si avvicini al pitturato.

IL COACH Seguito a Tyron Corbin sulla panchina dei Jazz, Quin Snyder si appresta ad iniziare la sua terza stagione tra a Salt Lake City e la terza in assoluto da head coach. Dopo due stagioni dove, seppur senza un roster degno di nota, è arrivato ad un centimetro dal 50% di vittorie stagionali, questa potrebbe essere l’annata della maturazione sia per squadra che per l’allenatore da Duke, che dopo tante stagioni da assistente (una anche al Cska all’ombra di Ettore Messina) è ancora in cerca della consacrazione come capo allenatore. Il tempo è dalla sua parte vista la giovane età (49 primavere), ma perché non accelerare il processo?


NORTH WEST DIVISION

LA STELLA Difficile trovare un giocatore che per doti tecniche e caratteriali possa spiccare nettamente sugli altri. Scegliamo Gordon Hayward, che nelle scorse stagioni si è guadagnato la fiducia come go-to-guy della squadra. È vero, non ha mai raggiunto i 20 punti di media in nessuna delle sue cinque stagioni Nba finora, ma le cifre della scorsa stagione sono state sibilline: 19.7 punti, 5.0 rimbalzi, 3.7 assist. A Joe Johnson magari andranno gli ultimi palloni, ma per i restanti 47 minuti saranno i Jazz di Hayward.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 21 JOEL BOLOMBOY PF 22 6-9 235 WEBER STATE $600,000 10 ALEC BURKS SG 25 6-6 214 COLORADO $10,154,495 33 BORIS DIAW C 34 6-8 250 $7,000,000 11 DANTE EXUM PG 21 6-6 190 $3,940,320 15 DERRICK FAVORS PF 25 6-10 265 GEORGIA TECH $11,050,000 27 RUDY GOBERT C 24 7-1 245 $2,121,288 20 GORDON HAYWARD SF 26 6-8 226 BUTLER $16,073,140 3 GEORGE HILL PG 30 6-3 188 IUPUI $8,000,000 5 RODNEY HOOD SG 24 6-8 206 DUKE $1,406,520 2 JOE INGLES SF 29 6-8 226 $2,150,000 6 JOE JOHNSON SF 35 6-7 240 ARKANSAS $11,000,000 41 TREY LYLES PF 20 6-10 234 KENTUCKY $2,340,600 8 SHELVIN MACK PG 26 6-3 203 BUTLER $2,433,334 25 RAUL NETO PG 24 6-1 179 $937,800 24 JEFF WITHEY C 26 7-0 231 KANSAS $1,015,696 COACH: QUIN SNYDER

#PLUS

Giovani, pronti a grandi palcoscenici e con tanta voglia di stupire: le motivazioni dei nuovi Utah Jazz sono a mille per la stagione 2016/2017. Dopo aver mancato i playoff per un ciuffo d’erba lo scorso anno la squadra di coach Snyder vuole fare qualche passo in avanti nelle gerarchie della Western Conference: Hayward e Gobert hanno accumulato esperienza, Favors ha ampliato il proprio bagaglio offensivo e Dante Exum, dopo tanta sfortuna e problemi fisici, dovrà dimostrare di essersi meritato quella 5° chiamata nel draft 2014.

#MINUS

Sulla carta è difficile trovare punti deboli in questi Jazz. Sono giovani e organizzati, ma spesso lo scorso anno hanno fatto fatica a trovare il canestro quando l’attacco non gira a dovere. Non ci sono giocatori con propensione alla corsa o capaci di creare dal palleggio fuori dagli schemi, eccezion fatta per Hayward e Johnson. Insomma, se il funzionamento del sistema di gioco è fondamentale per qualsiasi squadra di qualsiasi sport, lo sarà in modo particolare a Salt Lake City.

#PILLOLA

Le statistiche, un vero e proprio tabù per la franchigia del presidente Steve Starks. Nella scorsa stagione, il dato più dignitoso della squadra è il 35,5% da 3, 12° miglior risultato delle 30 franchigie Nba, ma un problema piuttosto grave è stato il dato dei rimbalzi totali concessi agli avversari: ben 40,1 a partita, sopra ogni altra squadra. Saranno, tra tutti, Favors e Gobert a dover impedire che questo dato statistico possa ripetersi anche nel nuovo anno.


S K C I R E V A DALLAS M di Davide Romeo Altro anno, altra mezza rivoluzione in casa Mavericks. La scorsa annata ha regalato ai texani non una, ma due debacle scottanti - il quasi ingaggio di DeAndre Jordan in offseason e il quasi sweep ad opera dei Thunder ai playoff - a cui si aggiungono ben 8 sconfitte in più rispetto alla stagione precedente. “Verrà un giorno per rifondare, ma non è questo il giorno” devono essersi ripetuti quelli del front office, tra una bestemmia all’indirizzo dei Clippers e una preghiera per scongiurare altri infortuni: il “giorno” in questione, ovviamente, sarà il lunedì successivo al ritiro di Dirk Nowitzki, che a sentir lui vuol continuare fino a quarant’anni. Meno male. E dunque via Chandler Parsons, mai al 100% durante la scorsa stagione, via l’idolo delle masse Zaza Pachulia (che grazie a dio non ha fatto l’All Star Game), dentro gli ex campioni Nba Harrison Barnes e Andrew Bogut e si va ad affrontare la stagione puntando sulla costanza di rendimento del cecchino Wesley Matthews e sul look palestinese di Deron Williams.

IL COACH Rick Carlisle (è il sosia di Jim Carrey in tempi ante-calvizia, dai), è uno dei coach più preparati dell’intera Nba, nella quale ha trascorso complessivamente gli ultimi 32 anni della sua carriera professionistica: si tratta dunque di una garanzia per conoscenze tattiche ed esperienza, che ha già portato al titolo Dallas nella spettacolare cavalcata del 2011. L’obiettivo dichiarato per questa stagione è instaurare nella sua squadra una defense-first mentality, ripartendo dalle positività mostrate nel finale della scorsa regular season, e al contempo preservare il più possibile i veterani come Dirk e Deron Williams in vista della postseason. Altro punto d’enfasi sarà la versatilità, sia per quanto riguarda la difesa - in questo aiuterà avere sugli esterni Barnes e Matthews sia per quanto riguarda i ritmi di gioco.


SOUTH WEST DIVISION

LA STELLA Senza troppi preamboli: Dirk Nowitzki, alias Presumibilmente Il Giocatore Europeo Più Forte Di Sempre, alla veneranda età di 37 anni è ancora in grado di esprimere pallacanestro di altissimo livello, e da lui dipendono le sorti dei Mavericks. Il contrattone “alla carriera” siglato in questa offseason sancisce che per i prossimi due anni sarà ancora lui il centro del progetto, e poi si vedrà: ma d’altronde parliamo di un giocatore davvero unico, sia per le caratteristiche (2 metri e 13 con una mano più educata di Monsignor Della Casa) che per solidità e costanza di rendimento. Nonostante non sia più dinamico come un tempo e la sua difesa lasci un po’ a desiderare, è certamente necessario puntare ad una grande postseason quando si ha un talento del genere a disposizione, in particolare se ancora per poco tempo.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 4 QUINCY ACY SF 26 6-7 240 BAYLOR $1,050,961 1 JUSTIN ANDERSON SG 22 6-6 228 VIRGINIA $1,514,160 5 J.J. BAREA PG 32 6-0 185 NORTHEASTERN $4,096,950 40 HARRISON BARNES SF 24 6-8 225 NORTH CAROLINA $22,116,750 6 ANDREW BOGUT C 31 7-0 260 UTAH $11,027,027 9 NICOLAS BRUSSINO SF 23 6-8 215 $543,471 30 SETH CURRY SG 26 6-2 185 DUKE $2,898,000 10 DORIAN FINNEY-SMITH SF 23 6-8 220 FLORIDA $543,471 20 A.J. HAMMONS C 24 7-0 260 PURDUE $650,000 34 DEVIN HARRIS PG 33 6-3 185 WISCONSIN $4,227,996 23 WESLEY MATTHEWS SG 30 6-5 220 MARQUETTE $17,145,838 50 SALAH MEJRI C 30 7-2 245 $874,636 41 DIRK NOWITZKI PF 38 7-0 245 $25,000,000 7 DWIGHT POWELL PF 25 6-11 240 STANFORD $8,375,000 8 DERON WILLIAMS PG 32 6-3 200 ILLINOIS $9,000,000 COACH: RICK CARLISLE

#PLUS

Contando le figurine, si direbbe davvero un gruppo solido. Sarà sicuramente interessante vedere Barnes fuori dal contesto di Golden State e con più responsabilità in attacco. Bogut potrebbe fornire quella solidità difensiva necessaria e complementare al talento di Nowitzki, da sempre non eccelso in quell’ambito. La coppia Williams-Matthews in backcourt sembra equilibrata ed ha acquisito affiatamento nel corso della stagione, ma va tenuto d’occhio anche il sophomore Justin Anderson, sbocciato nell’ultima primavera come un tulipano molto atletico e dalle buone doti offensive. Azzardo anche due possibili sorprese: Seth Curry, fratellino “scarso” dell’Mvp che ha dimostrato di avere punti nelle mani, e Salah Mejiri, ex Real Madrid con 217 cm di intensità difensiva sotto le plance.

#MINUS

Manca forse la vera superstar, il giocatore in grado di portare la squadra al livello successivo: questo il più grande limite, ad oggi, dei Mavericks. Tanti buoni giocatori, ma l’impressione è che il solo Dirk non basti più a caricarsi la squadra sulle spalle quando è necessario. L’effettivo contributo che può fornire il supporting cast è ancora da valutare, ma sembra essere decisamente inferiore a quello che possono fornire i team con ambizioni più alte. Questo tipo di carenze, spesso sottovalutate, si fanno sentire non poco ai playoffs. Per quanto ci siano dei difensori individualmente discreti, la squadra potrebbe soffrire parecchio le situazioni di fast break, sempre più frequenti visto il crescente atletismo della lega.

#PILLOLA

Tanta fatica in attacco per i Dallas Mavericks nella scorsa stagione: da terzi nella Lega per punti realizzati a partita (105) nel 2015, sono crollati a sedicesimi nel 2016, realizzandone 102 a match. Inoltre sono peggiorati nei rimbalzi offensivi (oltre 100 in meno rispetto alla scorsa stagione) e nella percentuale realizzativa in vernice, crollata di ben 6 punti percentuali: si sono fatte sentire le assenze di Chandler, Aminu e Wright, ottimi finalizzatori vicino al ferro.


S T E K C O R HOU STON di Davide Romeo “Houston aveva un problema” durante il corso dell’ultima stagione. Anzi ben più d’uno: il gruppo sembrava ben poco coeso, le manovre di mercato si sono rivelate inefficaci e le solite lacune difensive non sono state corrette nemmeno con il quasi immediato avvicendamento in panchina. Risultato? 16 vittorie in meno rispetto alla stagione precedente, playoff acciuffati per un soffio e subito abbandonati con un cocente 4-1 subito dai Golden State Warriors, in una serie da ricordare solo per le espressioni irritate dei panchinari dei Rockets dopo il buzzer beater decisivo di Harden, nell’unica vittoria ottenuta in gara 3. Quest’anno si riparte quindi da capo, o quasi: Dwight Howard, dopo aver tentato di imporsi come maschio alpha della squadra (HAHAHAHAHAHAH) è partito in direzione Atlanta, in un coming home passato abbastanza sotto traccia; Terrence Jones, ignorato da coach Bickerstaff per gran parte della scorsa stagione, si è unito ai Pelicans. Dagli stessi Pelicans sono però arrivati Ryan Anderson, quattro perimetrale che ha appena disputato una stagione molto solida, Eric Gordon, tiratore dotato di discrete abilità di playmaking che definire injury-prone è un complimento (a parte le 78 partite disputate da rookie, mai oltre le 64), e a completare la rotazione il veterano Nenè. L’innesto più interessante è sicuramente quello di Mike D’Antoni, che ritorna dopo due anni a ricoprire il ruolo di head coach. Riuscirà a riportare in auge i Rockets e sé stesso, possibilmente senza ridursi a firmare ancora Josh Smith a marzo?

IL COACH Dopo aver lasciato dei Lakers in crisi, ritorna ad allenare da head coach dei Rockets in crisi (dopo la breve esperienza da assistant coach presso dei Sixers in crisi). Paradossalmente, sia in quei Lakers che in questi Rockets c’era un Howard di mezzo, e in entrambi i casi era succeduto a Bickerstaff (allora coach ad interim ai Lakers). Parallelismi e crisi varie a parte, D’Antoni ha molto da dimostrare: in primis di avere ancora il tocco magico mostrato ai tempi dei Suns, in secundis di essere in grado di gestire stelle dalla personalità forte. Fortunatamente il rapporto con Harden sembra essere partito con il piede giusto, con la definitiva assegnazione al Barba del ruolo di point(s) guard - per il gran numero di punti che il coach si aspetta che realizzi. In effetti il Run’n Gun può essere la soluzione giusta per il roster che si ritrova a disposizione ma, come già detto, ci sarà molto da lavorare molto sulla difesa individuale e di squadra se vuole arrivare oltre il primo turno di playoff.


LA STELLA

SOUTH WEST DIVISION

Fear the Beard, mai come oggi. È sicuramente una stagione di svolta per la carriera di Harden, quella che può consacrarlo definitivamente nell’Olimpo dei migliori oppure relegarlo al ruolo di pesce grosso e peloso in un laghetto piccolo. Anche i compagni sembrano rendersene conto, e infatti ha già raccolto gli attestati di stima di Ariza e Gordon. Dovrà riaffermare la capacità di prendersi la squadra sulle spalle nei momenti difficili, come ha più volte dimostrato di saper fare nel corso della scorsa stagione. A tratti ha mostrato anche qualche miglioramento in difesa - o meglio, nella voglia di difendere - e nelle decisioni in fase di playmaking. Sicuramente il fatto che partirà “ufficialmente” da playmaker avrà un impatto sul suo stile di gioco, costringendolo a cercare più di impostare l’azione piuttosto che limitarsi a concluderla (in assist o finalizzazione che sia) e ad una difesa più attenta, visto che marcando il portatore di palla non potrà permettersi eccessive sonnolenze. In sostanza, il talento, il carattere e le circostanze per fare la differenza ci sono: ora è arrivato il momento che tenga fede alle sue affermazioni di qualche tempo fa, quando sosteneva di essere “il migliore della lega”, e diventarlo per davvero. E magari vincere quel dannato titolo di Mvp.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 3 RYAN ANDERSON PF 28 6-10 240 CALIFORNIA $18,735,364 1 TREVOR ARIZA SF 31 6-8 215 UCLA $7,806,971 2 PATRICK BEVERLEY PG 28 6-1 185 ARKANSAS $6,000,000 33 COREY BREWER SF 30 6-9 186 FLORIDA $7,612,172 8 BOBBY BROWN PG 32 6-2 175 CAL STATE FULLERTON $980,431 15 CLINT CAPELA C 22 6-10 240 $1,296,240 7 SAM DEKKER SF 22 6-9 230 WISCONSIN $1,720,560 6 TYLER ENNIS PG 22 6-3 194 SYRACUSE $1,733,880 10 ERIC GORDON SG 27 6-4 215 INDIANA $12,385,364 13 JAMES HARDEN SG 27 6-5 220 ARIZONA STATE $26,540,100 5 MONTREZL HARRELL PF 22 6-8 240 LOUISVILLE $1,045,000 42 NENE HILARIO C 34 6-11 250 $2,898,000 32 K.J. MCDANIELS SG 23 6-6 205 CLEMSON $3,333,333 21 CHINANU ONUAKU PF 19 6-10 245 LOUISVILLE $543,471 30 KYLE WILTJER F 24 6-10 240 GONZAGA $543,471 COACH: MIKE D’ANTONI

#PLUS

Questa mini rifondazione dovrebbe aver alleggerito le tensioni che si erano sviluppate nel corso della scorsa stagione (leggi Harden-Howard), e ciò non può che far bene al gioco della squadra. L’arrivo di D’Antoni apre scenari interessanti sulle possibilità offensive dei Rockets: giocare di run’n’gun avendo sugli scarichi Anderson, Gordon e Trevor Ariza (una delle ali piccole più affidabili della Lega) è un fattore che, se ben sfruttato, può mettere seriamente in difficoltà le difese avversarie. Il playmaking sarà affidato ad Harden, ma non guasta avere due come Gordon e il rientrante Patrick Beverley, in grado di farsi carico dei doveri di regia in maniera efficace, soprattutto perché dal Barba ci aspettiamo il trentello di media a partita quest’anno. Segnatevelo pure. Nota finale: Clint Capela, promosso a pivot titolare, è più adatto del lento Howard ai ritmi alti di D’Antoni, e quindi potrebbe fare abbastanza bene nel corso della stagione.

#MINUS

Siamo sempre lì, la difesa. Punto debole dei Rockets negli scorsi anni, punto debole storico di coach D’Antoni, rimane il più grande limite della squadra. Molto di quello che riusciranno ad ottenere dipenderà da quanto vaste e spaventose saranno le voragini difensive che rischiano di aprirsi in questo connubio pericoloso. Il giovane Capela avrà il compito non facile di rimpiazzare Howard nel suo ruolo di intimidatore in pitturato. Harden ormai è l’incontrastato leader maximo della squadra: le responsabilità sono quasi tutte sue, e questa pressione non è sicuramente facile da gestire; potrebbe farsi sentire l’assenza di un secondo violino di alto livello, soprattutto in postseason. Sia Gordon che Beverley sono abbastanza injury prone, ed i tifosi dei Rockets devono sperare che rimangano sani per tutta la stagione.

#PILLOLA

Harden non è spaventato dall’idea di trovarsi “solo sull’isola”: è stato il giocatore che ha attaccato più spesso in uno contro uno, avendo giocato 566 possessi in isolamento, realizzando 524 punti, durante le 82 partite della Regular Season. Farà piacere a D’Antoni che siano la seconda squadra nella lega per tiri presi nei primi 6 secondi del possesso (19%, dietro Phoenix): proprio sulla velocità di esecuzione si basa il suo Run n’ Gun.


S E I L Z Z I R G M E M PH I S di Davide Romeo La scorsa annata è iniziata discretamente, continuata male e finita peggio. I numerosi infortuni, primo su tutti quello di Marc Gasol, hanno condizionato gli obiettivi e le prestazioni degli orsacchiotti del Tennessee, costretti a proporre quintetti estremamente sperimentali e a concedere tanti minuti a giocatori del calibro di Briante “Chi?” Weber. Nell’Ovest più “debole” degli ultimi cinque anni sono giunti appena settimi, raccogliendo ben 16 sconfitte nelle ultime 20 partite. Sono poi stati eliminati dagli Spurs al primo turno dei playoff, opponendo meno resistenza della Polonia del ‘39. Scioccando tutti coloro che non si intendono di Nba, durante l’offseason Mike Conley ha siglato un ricco rinnovo con la franchigia, tenendo fede al suo ruolo di capitano. Altra ottima presa del mercato estivo è stato l’ingaggio del buon Chandler Parsons, ala versatile e dotata di un velenoso tiro da tre, merce rara in quel di Memphis. Da segnalare anche degli addii illustri, come quello di Courtney Lee, amatissimo perché sostituì Jerryd Bayless, e quello di coach Joerger, in rotta con la dirigenza. Riusciranno i Grizzlies a recuperare la propria autorevolezza in post season a suon di difesa e pane duro?

IL COACH Le continue richieste di David Joerger di poter trattare con altre squadre, nonostante fosse sotto contratto con i Grizzlies, hanno portato il front office a rilasciarlo - giustamente - e ad affidare le sorti della franchigia all’ignoto David Fizdale, al suo debutto da head coach. Cresciuto a L.A., nel travagliato periodo delle Riots afroamericane contro la Polizia di Los Angeles - esperienza che lo ha indubbiamente segnato ha fatto tanta gavetta come assistente, prima a Golden State, poi ad Atlanta e infine a Miami, dove ha trascorso gli ultimi otto anni e raccolto anche due titoli. Il suo stile è molto influenzato da quello del leggendario Pat Riley, ossia duro lavoro, attenzione ai dettagli e accenni di totalitarismo - ha infatti allenato la squadra anche durante la Summer League, compito solitamente designato agli assistenti. Il suo obiettivo dichiarato è di far ruotare l’attacco più attorno a Conley che non al pack Gasol/Randolph, adottando quando possibile un ritmo di gioco più elevato per sfruttare le lacune difensive degli avversari. Se riuscisse nel suo intento, a suo (e nostro) dire i Grizzlies potrebbero finalmente fare il salto di qualità.


SOUTH WEST DIVISION

LA STELLA

Premessa: le stelle dei Grizzlies sono due, equivalenti. Ma questa stagione crediamo debba essere quella di Mike Conley, mai così al centro del progetto come ora, ad essere indicata come la più brillante. Incassati ben 153 milioni dilazionati in cinque anni, ricevuti tanti endorsements da compagni e tifosi, appurato il desiderio di coach Fizdale di renderlo un All Star, ebbene ora tocca a lui passare al livello successivo e raggiungere quella costanza di rendimento che spesso gli è mancata negli ultimi anni, anche a causa degli infortuni. Il talento c’è: grande leadership in campo, buon tiratore da tre punti, ampia visione di gioco, uno dei migliori difensori perimetrali della lega, discreta creatività nei layup. Gli manca forse un po’ più di mordente, un po’ più di cattiveria in fase offensiva. Non sarà solo, perché ci sarà anche uno che All Star è già stato, ossia l’iberico golosone Marc Gasol, a prendersi la squadra sulle spalle nei momenti difficili: ma è fondamentale che il playmaker realizzi finalmente a pieno il suo potenziale.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 9 TONY ALLEN SG 34 6-4 213 OKLAHOMA STATE $5,505,618 4 WADE BALDWIN IV PG 20 6-4 202 VANDERBILT $1,793,760 15 VINCE CARTER SG 39 6-6 220 NORTH CAROLINA $4,264,057 11 MIKE CONLEY PG 29 6-1 175 OHIO STATE $26,540,100 30 TROY DANIELS SG 25 6-4 205 VIRGINIA COMMONWEALTH $3,332,940 23 DEYONTA DAVIS PF 19 6-10 240 MICHIGAN STATE $1,369,299 8 JAMES ENNIS SF 26 6-7 210 LONG BEACH STATE $2,898,000 33 MARC GASOL C 31 7-1 255 $21,165,675 0 JAMYCHAL GREEN PF 26 6-9 227 ALABAMA $980,431 5 ANDREW HARRISON PG 21 6-6 213 KENTUCKY $945,000 1 JARELL MARTIN PF 22 6-10 239 LSU $1,286,160 25 CHANDLER PARSONS SF 28 6-10 230 FLORIDA $22,116,750 50 ZACH RANDOLPH PF 35 6-9 260 MICHIGAN STATE $10,361,445 10 TROY WILLIAMS SF 21 6-7 210 INDIANA $543,471 34 BRANDAN WRIGHT PF 29 6-10 210 NORTH CAROLINA $5,709,880 COACH: DAVID FIZDALE

#PLUS

Tanta, tanta esperienza. Randolph e Carter in uscita dalla panca (a Zi-Bo sarà preferito il più atletico JaMycheal Green, nello stupore generale), il Grindfather Tony Allen, ma anche Conley e Gasol: il core storico della squadra è composto da veterani della lega e dei playoffs, che ne conoscono bene le dinamiche e concedono una solidità tattica che poche compagini possono eguagliare. Il punto più forte è come sempre la difesa: il Grit ‘n Grind dei Grizzlies è la versione politically correct della difesa dei Bad Boys di Detroit di fine anni ‘80, e ciò rende la franchigia del Tennessee un avversario temibile per chiunque. In attacco, oltre al rodato pick’n roll sull’asse Conley - Gasol e al piede porno di Zach Randolph, si aggiunge la versatilità di Chandler Parsons, pericolosissimo sia perimetro sia in entrata quando ha modo di battere il marcatore sul primo passo.

#MINUS

Il tempo è galantuomo, ma talvolta è carogna: alla grande esperienza dei Grizzlies, infatti, si accompagna l’età non più verde per molti. Il rischio è che si soffra un ritmo troppo lento e compassato in una lega sempre più atletica e veloce. Sarà da verificare anche la capacità dei Grizzlies di restare in salute fino alla postseason; Conley, Gasol, Brandan Wright, ma anche il nuovo arrivato Parsons e i giovani Adams e Martin: tutti costoro hanno in comune un passato clinico non certo incoraggiante. Negli ultimi due anni, l’affollamento in infermeria ha condizionato molto le prestazioni della franchigia nei finali di stagione, forzandoli ad affrontare i playoff senza uno o più titolari. La mancanza di un attacco efficace dalla distanza è uno storico difetto dei Grizzlies, dove dall’arco si tirano solo imprecazioni: seppure ci siano dei buoni tiratori da tre punti a roster, resta da verificare se riusciranno finalmente a colmare questa lacuna con dei dovuti accorgimenti tattici.

#PILLOLA

Durante la scorsa stagione, i numerosi infortuni hanno costretto i Grizzlies ad effettuare diversi call-up dalla D-League e ad attingere dal mercato dei free agent per avere 13 giocatori da mandare a referto: hanno raggiunto il record di giocatori impiegati nel corso di una stagione, essendo stati ben 28 coloro che hanno vestito la canotta dei Grizzlies durante la scorsa annata.


S N A C I L E P S N N EW O R L E A di Valerio D’Angelo Media Day 2015: “Questi ragazzi sono sicuri del fatto che avranno possibilità nei playoffs. L’attitude è già lì, quella dell’essere una squadra che può competere con chiunque.”Dell Demps. Media Day 2016: “Di solito in questo periodo dell’anno le squadre della Western Conference parlano di playoffs. Noi, invece, ci focalizzeremo sul processo.” - Dell Demps. Differenze? Gli Swarovski... Ehm, Pellicani di New Orleans volano decisamente molto più basso rispetto agli anni precedenti: low profile, nessun obiettivo dichiarato, “noi ce la metteremo tutta e si vedrà”. Per una considerevole prima parte di stagione, non ci sarà Jrue Holiday che, supportato dalla franchigia, ha scelto di stare al fianco della moglie Lauren nell’affrontare il tumore al cervello diagnosticatole. Ci sarà pero’ Buddy Hields, determinato a portarsi a casa la Kia Sorento. Somiglianze? Nonostante il 30-52 dello scorso anno, sia Gentry (expected) che soprattutto Demps (decisamente meno expected) sono ancora lì. Quest’ultimo ha portato Danny Ferry a dar una mano front-office-wise ma, ciò nonostante, il roster non è stato drasticamente sconvolto. Si dovrà fare di meglio ma, per cautela, si evitano proclami: in the UniBrow they trust.

IL COACH Specialista nel prendere squadre in corsa (Miami Heat nel 1994, Detroit Pistons nel 1998 Phoenix Suns nel 2009), Alvin Gentry è alla seconda stagione alla guida dei Pelicans. Se nella prima, complice il fatto che venisse proprio dalla baia, nella quale rivestiva il ruolo di associate head coach per i Guerrieri della Oracle Arena, c’era stato (come spiegato nei “più”) qualche accostamento azzardato, la barra ad oggi è ben più bassa. Non si dà il benservito ad un head coach al primo anno, soprattutto con l’attenuante di tutti quegli infortuni, ma sia lui che noi sappiamo che l’infermeria non è stata l’unica ragione che ha condotto ad una stagione da cancellare.


SOUTH WEST DIVISION

LA STELLA Poco da discutere qui: Anthony Davis. Ancora solo ventitreenne (!), il monociglio più famoso d’America è reduce dalla prima stagione in cui non abbia fatto meglio (e sensibilmente meglio) di quella precedente. Se l’anno scorso di questi tempi era considerato uno dei pretendenti d’obbligo al titolo di Mvp di stagione, quest’anno il consenso nei suoi confronti è ben più timido. Quello che inizia ad essere un punto interrogativo ingombrante, rispetto a quanto si sarebbe potuto pensare qualche anno fa, riguarda la sua condizione fisica e propensione agli infortuni: 64, 67, 68 e 61 partite giocate nelle sue stagioni Nba finora. Quest’anno sarà decisivo: la squadra ha bisogno di una scossa e sarà lui a doversela caricare sulle spalle. Oltre ad aver dichiarato di sentirsi più esplosivo all’apertura del training camp (nel quale si è concentrato soprattutto sulla fase difensiva, per sua stessa ammissione), the Brow, sotto contratto con i Pellicani fino al 2020, ha anche detto di essere determinato nel voler portare il titolo a NO. Musica per le orecchie dei fans ma… Non è la stessa cosa che aveva dichiarato Chris Paul? Dopo la revoca a Charlotte, l’All Star Game sarà in quel di New Orleans: Anthony Davis vuole arrivarci da protagonista, avendo già smentito a metà stagione coloro che non lo considerano più un prepotente contendente alla dominazione della Lega.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 42 ALEXIS AJINCA C 28 7-2 248 $4,638,203 3 OMER ASIK C 30 7-0 255 $9,904,494 33 DANTE CUNNINGHAM PF 29 6-8 230 VILLANOVA $2,978,250 23 ANTHONY DAVIS PF 23 6-11 253 KENTUCKY $22,116,750 13 CHEICK DIALLO PF 20 6-9 220 KANSAS $543,471 1 TYREKE EVANS SG 27 6-6 220 MEMPHIS $10,203,755 2 TIM FRAZIER PG 25 6-1 170 PENN STATE $2,090,000 10 LANGSTON GALLOWAY SG 24 6-2 200 SAINT JOSEPH’S $5,200,000 24 BUDDY HIELD SG 22 6-4 214 OKLAHOMA $3,517,200 44 SOLOMON HILL SF 25 6-7 225 ARIZONA $11,241,218 11 JRUE HOLIDAY PG 26 6-4 205 UCLA $11,286,518 9 TERRENCE JONES PF 24 6-9 255 KENTUCKY $980,431 55 E’TWAUN MOORE SG 27 6-4 191 PURDUE $8,081,363 20 QUINCY PONDEXTER SG 28 6-7 225 WASHINGTON $3,617,978 5 LANCE STEPHENSON SG 26 6-5 230 CINCINNATI $980,431 COACH: ALVIN GENTRY

#PLUS

Per fare peggio della scorsa stagione, bisognerebbe impegnarsi davvero tanto: se l’anno scorso i Pelicans erano visti come “i nuovi Golden State Warriors” per ciò che concerne il loro salire, un po’ dal nulla, alla ribalta con le grandi della Western Conference, quest’anno nessuno si preoccuperà di loro più di tanto… E questo potrebbe far loro gioco. Buddy Hield vuol fare di tutto per integrarsi in men che non si dica, desiderio ulteriormente accentuato - se possibile - dalla Summer League disputata non all’altezza delle sue aspettative (esempio: 20 tiri tentati all’esordio, e solo un quarto realizzati). Al fine di riuscirci, testa bassa, umiltà e miliardi di domande al giorno ai veterani: lo spirito c’è, e la sua volontà di ascoltare è molto apprezzata in spogliatoio.

#MINUS

Ryan Anderson faceva comodo, Jrue Holiday - per la più nobile delle cause, lo sottolineamo - non ci sarà per un po’. I recuperi dagli infortuni (si guardi la sezione statistica per i dettagli di un’annata decisamente nera da quel punto di vista) sono singhiozzanti e tortuosi. Per Tyreke Evans (che nel 2009 il SUV non se l’è potuto portare a casa perché lo sponsor del ROY era T-Mobile e non Kia) è contract year; come si dividerà i palloni con Hield?

#PILLOLA

La scorsa stagione, cumulativamente, sono state ben 351 le partite saltate da giocatori in forza (forza?) ai Pellicani. Un unico (!) giocatore a roster ha disputato più di 70 partite: Dante Cunningham.


S R U P S O I N O SAN ANT di Valerio D’Angelo L’anno scorso di questi tempi: “One more ride”, Pop-Tim-Manu tornano (tutti e tre!), il gruppo di sempre che è ancora lì, in barba all’anagrafe, pronto ad affrontare la sfacchinata di una stagione da 82 (+ playoff) allacciate di scarpe, avendo anche aggiunto innesti di primissimo livello (dal più altisonante LaMarcus Aldridge al veterano David West). 67 W e solo 15 L in stagione regolare, con l’ennesima prova del fatto che i neroargento, quotati come in declino e all’ultimo canto del cigno ormai dal 1973, di abdicare e concedere lo scettro di regina della Southwest non ne vogliono proprio sapere... Il turning point della stagione è il +32 in gara uno delle Western Semis contro Oklahoma: se a tratti sembra che gli speroni siano inarrestabili, alla lunga sembra inevitabile come si debbano prima o poi arrendere, andando a perdere in gara7 così come era avvenuto l’anno prima, contro i Clippers di Chris Paul, al turno precedente. Nonostante l’età, Tony Parker e Manu Ginobili sono ancora lì e, anche su una gamba sola, è gente che in determinati frangenti può ancora - e sempre - fare la differenza. Una serie di aggiunte a roster sono passate, in perfetto stile neroargento, un po’ sotto silenzio: Johnny Simmons, Dejounte Murray, Dewayne Dedmon, ma anche Laprovittola e Bertans. Come si assesteranno nell’era post-Timoteo?

IL COACH Ricollegandosi al tema di cui sopra, l’ultima volta che gli Spurs hanno iniziato una stagione senza Duncan, avevano in rotazione Avery Johnson, Monty Williams e Vinnie Del Negro. Se ci fate caso, tutti e tre sono allenatori (non coaches alle prime armi, ma dei veterani). Questo può darvi un’idea di quanto sia durata la cavalcata del comandante Pop; 5 titoli, 3 coach of the year awards e quasi 1100 vittorie lo eleggono di dovere nel novero dei più vincenti allenatori di sempre. Cosa riserva il futuro? Nell’immediato, niente più rituale della carrot cake da lasciare dinanzi alla stanza di Timoteo nelle trasferte nero-argento; nel lungo termine (quadriennio 2017-2020) le redini di Team U.S.A. e l’avvicendamento con coach K. Nel medio? Un’altra stagione con gli Speroni che potrebbe sembrare meno critica di quanto non sia: fondamentale ci sia Gregg a gestire questa fase di cambio epocale, senza dimenticarsi che, nello staff, c’é il nostro orgoglio Ettore Messina sempre menzionato nel novero dei papabili in caso di vacancies in altre franchigie.


SOUTH WEST DIVISION

LA STELLA Il buon Jason “The Jet” Terry, come se gli servissero ulteriori ragioni per non essere amato dalle parti dell’AT&T Center, l’ha recentemente toccata piano etichettando Leonard (al pari di Klay Thompson) come un B-side player: “supporting cast role but not really a bench player”, drasticamente diverso dall’ A-side player che invece é “your superstar, your great player, your guy”. Mi sentirei di rispondere così: ‘What about “no”?’. Back-to-back Defensive Player Of The Year, fresco delle sue prime All Star & All Nba First Team selections nonché inductee della Aztec Hall of Fame, Kawhi non dispone solo di un potenziale incredibile ma sa anche come farlo fruttare: all’età di 25 anni, è infatti ossessionato dal migliorare in ogni possibile aspetto del Gioco. Più di Aldridge, più di Gasol, sarà lui a doversi erigere a faro di questi nuovi Speroni - d’altronde un suo cenno con la mano, è davvero impossibile da non notare.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 12 LAMARCUS ALDRIDGE PF 31 6-11 240 TEXAS $20,575,005 1 KYLE ANDERSON SF 23 6-9 230 UCLA $1,192,080 42 DAVIS BERTANS SF 23 6-10 210 $543,471 3 DEWAYNE DEDMON C 27 7-0 245 USC $2,898,000 11 BRYN FORBES SG 23 6-3 190 MICHIGAN STATE $543,471 16 PAU GASOL C 36 7-0 250 $15,500,000 20 MANU GINOBILI SG 39 6-6 205 $14,000,000 14 DANNY GREEN SG 29 6-6 215 NORTH CAROLINA $10,000,000 27 NICOLAS LAPROVITTOLA G 26 6-4 180 $543,471 10 DAVID LEE PF 33 6-9 245 FLORIDA $1,551,659 2 KAWHI LEONARD SF 25 6-7 230 SAN DIEGO STATE $17,638,063 8 PATTY MILLS PG 28 6-0 185 SAINT MARY’S $3,578,948 5 DEJOUNTE MURRAY PG 20 6-5 170 WASHINGTON $1,180,080 9 TONY PARKER PG 34 6-2 185 $14,445,313 17 JONATHON SIMMONS SG 27 6-6 195 HOUSTON $874,636 COACH: GREGG POPOVICH

#PLUS

Quando si tratta di attaccare, Gasol è in grado di fare cose che Duncan avrebbe fatto sensibilmente fatica a replicare: la sua presenza, in tandem con Aldridge, mette potenzialmente nei guai qualunque avversaria imperniata su lunghi più offensivi che difensivi (i Nowitzki o i Love ad esempio). Pau puo’ punire dal mid-range ed anche in veste di passatore che può generare punti facili per i compagni. Patty Mills ha fatto un’Olimpiade con i contro... cerchi: 21,3 punti di media su un palcoscenico che pullula di stelle e la legittimazione del fatto che può essere un’arma non da poco. Nonostante l’età, Tony Parker e Manu Ginobili sono ancora lì e, anche su una gamba sola, sono giocatori che in determinati frangenti possono ancora - e sempre - fare la differenza. Una serie di aggiunte a roster sono passate, in perfetto stile nero-argento, un po’ sotto silenzio: Dejounte Murray, Dewayne Dedmon, ma anche Laprovittola fino e Bertans.

#MINUS

Per la prima volta a partire dalla stagione 1996-1997 (ebbene sì, siamo vecchi: all’epoca Max Biaggi in Aprilia dominava la 250, la Juventus vinceva la Champions, moriva Tupac, nasceva la pecora clonata Dolly ed andava in onda la prima puntata di “Un Posto al Sole”...), gli Speroni del Texas si presenteranno ai nastri di partenza orfani di Timothy Theodore Duncan. In quanto a “meno”, dura fare di peggio: sarà necessario un significativo riassestamento e bisognerà trovare la cosiddetta “quadratura” (no, non verrà richiamato il cubico DeJuan Blair). Se in attacco Gasol può essere un “più”, la differenza in difesa si sentirà eccome, soprattutto considerando la firma di David Lee. Boris Diaw, David West e Boban Marjanovic sono giocatori avvezzi al sistema, con la giusta attitude, e che posson tornare sempre comodi: farne a meno potrebbe sentirsi di più di quanto non si possa inizialmente pensare.

#PILLOLA

Nelle Olimpiadi di Rio 2016, 4 dei migliori 15 marcatori del torneo sono degli Speroni: #2 Patty Mills (21.3), #4 Pau Gasol (19.5), #8 Manu Ginobili (15.0), #13 Tony Parker (13.2). Il giocatore tra questi con la miglior percentuale di realizzazione da tre? Lo spagnolo!


S R O I R R A W E T A T GOLDE N S di Carlo Pedrielli Dov’eravamo rimasti? Ah, sì: al 73-9 della regular season, record assoluto Nba e che, sulla bocca di molti, aveva già fatto stendere il tappeto rosso a quelli della California. Record involuto, poi, nelle difficoltà evidenti contro gli Oklahoma City Thunder, e concluso nella débacle della decisiva gara 7, con la stoppata di Lebron ad Iguodala a suggellare quella che, per i Warriors, è stata un’anticlimax sportiva con pochi precedenti. Golden State ci riprova, ovviamente, e senza farsi mancare mai un po’ di pressione addosso: l’acquisto di Kevin Durant è stato argomento di discussione per settimane, dal campetto estivo, ai forum cestistici. Per assicurarsi le prestazioni del 35, tuttavia, è bene ricordare i pezzi pregiati venduti: il reparto lunghi è stato completamente smantellato, con Bogut ed Ezeli a svernare verso altri lidi e le aggiunte di Pachulia, David West e Javale McGee che dovranno adattarsi ad una squadra con caratteristiche ben precise; ha abbandonato la compagnia anche Harrison Barnes che, soprattutto nell’ultima parte di stagione, non aveva convinto definitivamente il suo allenatore. Si riparte da Steph, Klay, Iggy, Draymond, KD. Si sono visti peggiori punti di partenza.

IL COACH

Da totale incognita, Steve Kerr nel 2015 è stato il settimo coach della storia a vincere il titolo Nba al primo anno su una panchina. Il curriculum parla per lui: cinque titoli da giocatore (indimenticabile il canestro in gara 6 contro gli Utah Jazz, nella finale del ‘97), telecronista, dirigente Nba, da anni sento la sua voce quando accendo la tv per giocare a Nba 2K. Idolissimo.


PACIFIC DIVISION

LA STELLA Steph o KD? Puntiamo su Curry. Perché è l’Mvp, perché sa combinare i fondamentali offensivi come nessuno nella Lega, ma soprattutto perché, semplicemente, è l’uomo barometro di questa squadra. Ha sbriciolato qualsiasi tipo di statistica riguardante il tiro da 3 punti nella Nba; ha riportato Golden State nella cartina geografica cestistica degli Stati Uniti, quarant’anni dopo lo spumeggiante Rick Barry. I tifosi, fra un’esultanza e l’altra, pregano per quelle caviglie.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 21 IAN CLARK SG 25 6-3 175 BELMONT $980,431 30 STEPHEN CURRY PG 28 6-3 190 DAVIDSON $12,112,359 35 KEVIN DURANT SF 28 6-9 240 TEXAS $26,540,100 23 DRAYMOND GREEN PF 26 6-7 230 MICHIGAN STATE $15,330,435 9 ANDRE IGUODALA SF 32 6-6 215 ARIZONA $11,131,368 15 DAMIAN JONES C 21 7-0 245 VANDERBILT $1,171,560 34 SHAUN LIVINGSTON PG 31 6-7 192 $5,782,450 5 KEVON LOONEY SF 20 6-9 220 UCLA $1,182,840 20 JAMES MICHAEL MCADOO SF 23 6-9 240 NORTH CAROLINA $980,431 0 PATRICK MCCAW PG 21 6-7 185 UNLV $543,471 1 JAVALE MCGEE C 28 7-0 270 NEVADA $1,403,611 27 ZAZA PACHULIA C 32 6-11 275 $2,898,000 11 KLAY THOMPSON SG 26 6-7 215 WASHINGTON STATE $16,663,575 18 ANDERSON VAREJAO C 34 6-11 273 $980,431 3 DAVID WEST PF 36 6-9 250 XAVIER $980,431 COACH: STEVE KERR

#PLUS

Potenzialmente, il miglior quintetto della (storia della) Nba. Con questo, non vogliamo prendere in esame il sistema di gioco (basti pensare agli Spurs) o la fluidità dello stesso, anche perché questi non hanno ancora giocato tutti assieme e può darsi benissimo che si mandino a quel paese entro due settimane. Però, ci sono tre giocatori che possono fare una partita da 35 punti soltanto allacciandosi le scarpe. Come per ogni discorso che coinvolge una squadra di questo tipo: se la chimica e le motivazioni conteranno più di tutto il resto, sarà impossibile non vederli andare fino in fondo.

#MINUS

La chimica, appunto. Perché qui c’è da ricostruire parecchio. Tra le cose che l’anno scorso spesso sono state sottovalutate dei Warriors dell’anno passato era proprio la lunghezza della panchina, che aveva visto il suo massimo riconoscimento proprio nella gara 1 della finale contro i Cavs. Probabile una fase iniziale di rodaggio abbastanza lunga, ma ciò che deve realmente preoccupare Kerr sarà la condizione atletica dei suoi giocatori a fine stagione: il calo fisico e atletico di Golden State verso maggio-giugno è stato evidente e, da questo punto di vista, sarà opportuno impostare un lavoro diverso.

#PILLOLA

80,4. Ovvero, la somma della media punti della scorsa stagione di Steph Curry, Klay Thompson e Kevin Durant. Ottanta punti possono bastare per vincere una partita di serie A, ma serviranno per mettere un anello al dito? Non c’è molto da fare: accendete la tv, e prendete i pop-corn.


S R E P P I L C S E LO S A N G E L di Carlo Pedrielli Possiamo definire “incompiuti” i Los Angeles Clippers? È bene fare una premessa storica: dal 1970, anno della loro fondazione (quando si chiamavano Buffalo Braves), i “velieri” sono riusciti a vincere soltanto 5 serie di playoff, fermandosi sempre alle semifinali di Conference. Un tabù che poteva spezzarsi nella primavera del 2015, quando una magata di Chris Paul allo scadere di gara7 contro i San Antonio Spurs consegnò partita e serie in California: tutto inutile, perché i Clips, dopo essere stati sopra 3-1 in semifinale, subirono l’infortunio occorso al loro leader e si fecero rimontare, inopinatamente, dagli Houston Rockets. Che ci crediate o meno, quello rimane il punto più alto della storia della franchigia: un punto che Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan potrebbero scollinare, cercando di limare cali di tensione e infortuni (vedi anche l’ultima serie di playoff con Portland). Se Jamal Crawford, JJ Redick e Austin Rivers forniscono un buon contributo offensivo, il mercato estivo è stato incentrato sulla panchina, con Felton, Bass, Wright e Speights che avranno il compito di dare fiato al quintetto titolare. Senza contare la personale decision di Paul Pierce, che ha annunciato di voler continuare per un’altra stagione. Attenzione al colpo di coda del 34.

IL COACH Sulle panchine Nba da un ventennio scarso, Doc Rivers è l’uomo che ha firmato il grande ritorno dei Celtics. Coach dal sorprendente lato umano, ha accettato la sfida Clippers nell’Estate del 2013: in questa stagione il suo staff tecnico si potrà avvalere di ottimi collaboratori, quali Mike Woodson (ex Hawks, Knicks) e Lawrence Frank (Nets, Pistons). Ma la domanda è: riuscirà Austin a scalzare papà, come giocatore?


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LA STELLA Finché continuerà a cantare e a portare la croce con la palla in mano questa è, e sarà, la squadra di Chris Paul. Certo, le quotazioni di Griffin da leader del gruppo si sono alzate notevolmente nel corso delle ultime stagioni: ma è lui a gestire i tempi dell’attacco, è una doppia-doppia sempre pronta ad accadere (19.5 punti e 10 assist di media nel 2015/16), ed è il go-to-guy dove andare per i finali di partita. In tutto questo, è riuscito anche a posare con Bar Refaeli per Sports Illustrated. What else?

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 9 ALAN ANDERSON SG 34 6-6 220 MICHIGAN STATE $980,431 30 BRANDON BASS PF 31 6-8 250 LSU $980,431 11 JAMAL CRAWFORD SG 36 6-5 195 MICHIGAN $13,253,012 2 RAYMOND FELTON PG 32 6-1 205 NORTH CAROLINA $980,431 32 BLAKE GRIFFIN PF 27 6-10 251 OKLAHOMA $20,140,839 10 BRICE JOHNSON F 22 6-10 230 NORTH CAROLINA $1,273,920 33 WESLEY JOHNSON SF 29 6-7 215 SYRACUSE $5,628,000 6 DEANDRE JORDAN C 28 6-11 265 TEXAS A&M $21,165,675 12 LUC RICHARD MBAH A MOUTE PF 30 6-8 230 UCLA $2,203,000 3 CHRIS PAUL PG 31 6-0 175 WAKE FOREST $22,868,827 34 PAUL PIERCE SF 39 6-7 235 KANSAS $3,527,920 4 JJ REDICK SG 32 6-4 190 DUKE $7,377,500 25 AUSTIN RIVERS PG 24 6-4 200 DUKE $11,000,000 5 MARREESE SPEIGHTS C 29 6-10 255 FLORIDA $1,403,611 0 DIAMOND STONE C 19 6-11 255 MARYLAND $543,471 COACH: DOC RIVERS

#PLUS

Griffin e Jordan sono all’apice della loro carriera, e fra una schiacciata e l’altra dovrebbero essere finalmente pronti al salto... di qualità. Lo stesso dicasi per Chris Paul che, superati i 30, non è ancora riuscito ad approdare a una finale di Conference. La panchina è lunghissima, e grazie ad essa i Clippers hanno spesso dato la svolta alle loro partite: l’attacco produce 100 punti a partita con irrisoria facilità e, lo ripetiamo, questi sono tempi d’oro per i tifosi dell’altra L.A., perché fino a 5 anni fa la gente applaudiva la pelata di Chris Kaman. Il successo di oggi è grasso che cola.

#MINUS

Se Los Angeles avesse la costanza e il controllo emotivo della gara fra le sue caratteristiche, forse staremmo parlando di una finalista Nba. Viceversa, la squadra del Doc si accende e si spegne come una 500 usata. La metà campo difensiva è sempre sospetta, e viene da chiedersi se, senza Griffin e Jordan a presidiare l’area, questa potrebbe davvero essere una delle peggiori difese della lega. E occhio alle condizioni fisiche delle star...

#PILLOLA

Dal 1984 ad oggi, quando i Clippers si spostarono da S. Diego a Los Angeles, i velieri hanno chiuso con un record stagionale migliore dei Lakers soltanto in 8 occasioni, le ultime 4 consecutive. “Ma quale titolo Nba.” Il tifoso medio è già contento così.


S R E K A L S E LOS ANG E L di Carlo Pedrielli Asciugate le lacrime per l’addio al basket giocato di Kobe Bryant, simbolo dell’ultimo ventennio gialloviola, i Lakers si trovano nel punto più basso della loro storia e devono, sostanzialmente, ricominciare da zero. Al momento, sarebbe difficile pretendere qualcosa da Los Angeles: se è vero che negli ultimi anni ci si è imbottiti di scelte al draft piuttosto alte, su cui è obbligatorio puntare (Julius Randle alla n.7; D’Angelo Russell e Brandon Ingram, entrambi alla 2), scorrendo il roster si fa seriamente fatica ad ipotizzare un quintetto titolare. Sono arrivati giocatori di esperienza - Luol Deng, José Calderon -, ci sono tanti giovani con un anno in più alle spalle - Jordan Clarkson, Larry Nance Jr. -, ma esistono dei doppioni evidenti, come Louis Williams & Nick Young, giocatori che devono ancora trovare una loro dimensione Nba (penso a Huertas, che a Bologna era specializzato in passaggi al parterre). Timofey Mozgov, totalmente oscurato da Tyronn Lue durante l’ultima post-season Nba con i Cavaliers, dovrebbe ragionevolmente partire nei primi 5, mentre Ron Artest, alias Panda’s Friend, alias Metta World Peace, ha deciso di fare un altro giro di giostra per dare una mano e due pugni durante gli allenamenti. Insomma, raga. È un casino.

IL COACH Riconosciuto dagli addetti ai lavori come uno dei migliori assistenti della lega, Luke Walton si trova, per la prima volta, come Head Coach ufficiale di una panchina Nba. Non la primissima, in verità, perché aveva già sostituito egregiamente Steve Kerr su quella dei Warriors, chiudendo la parentesi con un roboante 24-0 e vincendo, da vice, il premio di miglior allenatore del mese nel Novembre 2015. Walton, classe ‘80 (è più giovane di Metta!), ritroverà sul pino altri due ex Lakers come Brian Shaw e Mark Madsen. Se quest’anno ne riesce a vincere altre 24, siamo già a posto così.


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LA STELLA I numeri premiano e dovrebbero promuovere Jordan Clarkson, che si è rivelato una delle poche note liete della stagione 2015/16 di Los Angeles. In realtà, i fari sono puntati sul diciannovenne Brandon Ingram, scelto con la n.2 da Duke University e, al pari di Ben Simmons, uno dei pezzi più pregiati dell’ultimo draft. Certo, in mezzo a tante incognite è difficile provare ad indovinare chi avrà le cifre migliori verso la metà aprile. Ma il numero 14 è un’ala piccola dallo straripante talento, tiratore più che affidabile, atleticamente spaventoso. L’ex Blue Devil rappresenta uno dei (pochi) motivi d’interesse per cui vale la pena farsi un giro allo Staples Center. Oltre alle celebrità e alle cheerleader, ovviamente.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 28 TARIK BLACK C 24 6-9 250 KANSAS $6,191,000 5 JOSE CALDERON PG 35 6-3 200 $7,708,427 6 JORDAN CLARKSON PG 24 6-5 194 MISSOURI $12,500,000 9 LUOL DENG SF 31 6-9 220 DUKE $18,000,000 4 MARCELO HUERTAS PG 33 6-3 200 $1,500,000 14 BRANDON INGRAM SF 19 6-9 190 DUKE $5,281,680 20 TIMOFEY MOZGOV C 30 7-1 275 $16,000,000 7 LARRY NANCE JR. PF 23 6-9 230 WYOMING $1,207,680 30 JULIUS RANDLE PF 21 6-9 250 KENTUCKY $3,267,120 15 THOMAS ROBINSON PF 25 6-10 237 KANSAS $980,431 1 D’ANGELO RUSSELL PG 20 6-5 195 OHIO STATE $5,332,800 23 LOUIS WILLIAMS SG 29 6-1 175 $7,000,000 37 METTA WORLD PEACE SF 36 6-7 260 ST. JOHN’S $980,431 0 NICK YOUNG SF 31 6-7 210 USC $5,443,918 40 IVICA ZUBAC C 19 7-1 240 $1,034,956 COACH: LUKE WALTON

#PLUS

Certo, potremmo raccontare la solita storiella del giocare senza pressione, solo perché effettivamente non ci verrebbe da scrivere molto altro. Mi sbilancio: vista la quantità di giovani e la qualità degli atleti, questa potrebbe essere una delle squadre migliori della lega a campo aperto. Ma per andare in campo aperto ci vuole il contropiede, per fare il contropiede bisogna prendere il rimbalzo, per prendere il rimbalzo bisogna difendere... Non è che sia tutto così automatico, ecco.

#MINUS

Servirà tantissimo tempo per ripartire, a fronte di un pubblico notoriamente esigente che è sempre stato abituato a grandi successi. Il post-Kobe ha lasciato i Lakers senza un reale punto di riferimento offensivo (lo sarà Ingram, da subito?). Più in generale, la squadra ha dimostrato di subire una qual certa sterilità offensiva. Il 31% da 3 punti, il 41% dal campo e i 97 punti segnati di media rappresentano il record negativo Nba della stagione scorsa. Che hanno fatto tornare a Jack Nicholson la stessa faccia che aveva in Shining.

#PILLOLA

Nell’anno della loro fondazione, il 1947, i Minneapolis Lakers chiusero l’annata Nbl (la lega antecedente la Nba) con un eloquentissimo 9.1%: 4 vinte, 40 perse. Nella stagione successiva, arrivarono ai playoff con il 71% e vinsero il loro primo titolo battendo 3-2 in finale i Rochester Royals. 2016: i Los Angeles Lakers chiudono l’annata con il 20.7%, il peggiore da quando sono emigrati a L.A. Se però vincessero l’anello nel 2017, non dite che non vi avevamo avvertito...


S N U S X I N E PHO di Carlo Pedrielli 27 Maggio 2010. Western Conference Finals. I Phoenix Suns giocano un primo tempo ai limiti dell’imbarazzo in casa dei Los Angeles Lakers, prima che Steve Nash prenda per mano i suoi in quella gara 5 che, per tutte e due, sarebbe valsa un piede e mezzo nella ‘vera’ finale. La rimonta si completa a 3.5’’ dalla fine, grazie a una tripla di tabella firmata dall’ineffabile Jason Richardson (101 pari): peccato che, dopo il timeout, Kobe decida di recapitare un airball nelle mani di Ron Artest. Los Angeles vincerà gara 6 e titolo Nba: per Phoenix, per dirla alla De André, quella è stata davvero l’ombra dell’ultimo sole. Già, perché ora in Arizona non se la passano granché e, anche quando negli ultimi anni c’era stata una base su cui ricostruire, la dirigenza ha provveduto bene a smantellare tutto (vedi cessioni Dragic e Thomas). Oggi, la squadra di Watson è un cantiere aperto. Un giocatore forte, ma strapagato (Eric Bledsoe), tanti giovani interessanti (Booker, Warren, Len, lo stesso Dragan Bender), un paio di vecchi marpioni (Tucker & Chandler) e qualche vecchio cavallo di ritorno in pasto al pubblico (Dudley, Barbosa). Come direbbe un famoso avvocato, il più classico dei “Bene, ma non benissimo.”

IL COACH Classe ‘79, Earl Watson è uno degli allenatori più giovani della lega ed è un’incognita assoluta, esattamente come il resto della squadra. Diventato Head Coach a Febbraio sostituendo Jeff Hornacek (che aveva fatto, considerando il materiale, un buonissimo lavoro), si avvarrà di assistenti ben noti nell’ambiente: Jay Triano, ex capo dei Raptors, Tyrone Corbin, ex Jazz, e Mehmet Okur, che si occuperà dei lavoro dei lunghi. Che vogliano far tirare da 3 punti Tyson Chandler?


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LA STELLA Sarebbe troppo facile dire Eric Bledsoe, ma sono 2 anni che diciamo Eric Bledsoe e puntualmente, dopo 5 partite, s’infortuna. Io dico Devin Booker, perché nel garbage time della franchigia durato, sostanzialmente, da Dicembre ad Aprile, è stato nettamente il migliore dei suoi. Uscito da Kentucky, Booker è un tiratore mortifero (lo dico, mi ricorda Klay Thompson) ma deve ancora lavorare e migliorare su tanti aspetti del gioco, in primis a rimbalzo difensivo. I numeri, comunque, parlano per lui: career high già a quota 35, 6 partite sopra i 30 punti l’anno scorso, quarto giocatore più giovane di sempre a raggiungere quota 1.000 in carriera, dietro a Lebron, Durant e Kobe Bryant. Classe ‘96, eh!

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 19 LEANDRO BARBOSA SG 33 6-3 194 $4,000,000 35 DRAGAN BENDER PF 18 7-1 225 $4,276,320 2 ERIC BLEDSOE PG 26 6-1 205 KENTUCKY $14,000,000 1 DEVIN BOOKER SG 19 6-6 206 KENTUCKY $2,223,600 4 TYSON CHANDLER C 34 7-1 240 $12,415,000 0 MARQUESE CHRISS PF 19 6-10 233 WASHINGTON $2,941,440 3 JARED DUDLEY SF 31 6-7 225 BOSTON COLLEGE $10,470,000 23 JOHN JENKINS SG 25 6-4 215 VANDERBILT $1,050,961 10 DERRICK JONES JR. SF 19 6-7 190 UNLV $543,471 11 BRANDON KNIGHT PG 24 6-3 195 KENTUCKY $12,606,250 21 ALEX LEN C 23 7-1 260 MARYLAND $4,823,621 17 P.J. TUCKER SF 31 6-6 245 TEXAS $5,300,000 8 TYLER ULIS PG 20 5-10 150 KENTUCKY $918,369 12 T.J. WARREN SF 23 6-8 225 NORTH CAROLINA STATE $2,128,920 15 ALAN WILLIAMS PF 23 6-8 260 UC SANTA BARBARA $874,636 COACH: EARL WATSON

#PLUS

Tanta gente con voglia e necessità di dimostrare, questo sì. Bledsoe deve ancora giocare una stagione senza passare dall’infermeria, Knight aveva fatto intravedere ottime cose all’inizio della scorsa annata e i miglioramenti di Len sono evidenti, frutto anche del lavoro di Chandler in allenamento. Può nascere un gruppo solido e con del potenziale, sperando che non venga smembrato per l’ennesima volta da una trade di metà Febbraio.

#MINUS

Praticamente tutto, partendo da un pubblico sempre più disinnamorato dei propri ‘soli’ sino al fatto di trovarsi nella Western Conference. Pochissimi punti nelle mani, atleti alle primissime armi Nba o con zero esperienza, non c’è un vero playmaker e non oso immaginare quale possa essere il quintetto base. Insomma: la Talking Stick Resort Arena si conferma, anche per quest’anno, territorio di caccia.

#PILLOLA

Dal 1968 ad oggi, i Phoenix Suns non erano mai rimasti fuori dai playoff per più di 5 stagioni consecutive, prima di aggiornare la statistica al periodo 2010-2016. E il tassametro corre...


S G N I K O T N E SAC RAM di Carlo Pedrielli Chi vi scrive ha avuto il piacere di cominciare a guardare le dirette Nba negli anni d’oro dei Sacramento Kings, quando la classe di Webber, le bombe di Stojakovic, il carisma di Mike Bibby e le Marlboro di Divac rappresentavano la crema - Lakers permettendo - della Western Conference. A distanza di tempo, si può dire che quelle furono stagioni uniche, ed isolate: la squadra della capitale (della California) manca l’accesso playoff da una decade, e i tifosi non vedono ancora nulla di particolarmente roseo all’orizzonte. I problemi sono molteplici, ce n’è uno in particolare. DeMarcus Cousins, forse il miglior centro della lega a livello offensivo, si trova da mesi costantemente all’interno di rumors di mercato: tenerlo per avere una base da cui partire, o cederlo in modo da ottenere pezzi per ricostruire? Il miglior acquisto estivo è stato Arron Afflalo, guardia dal sicuro affidamento ma, di certo, non una star: perso Rajon Rondo e il nostro Marco Belinelli, sono arrivati il testosterone di Matt Barnes e un Ty Lawson che ha visto in netto calo le proprie quotazioni. Ci sarà tanto spazio per Collison e McLemore, e da quest’ultimo ci si attende molto di più viste le potenzialità. Completano il quadro Cauley-Stein, i cosiddetti International Players - Casspi, Koufos, Papagiannis - e, soprattutto, Rudy Gay: l’ex Memphis è passato un po’ sotto traccia nelle ultime annate, ma in maglia Kings ha fatto registrare il massimo di punti e assist di media in carriera. E se fosse lui, l’uomo della svolta?

IL COACH Il nome di Dave Joerger non si sente da troppo tempo nei salotti Nba, ma è uno che sulla panca ci è nato per davvero. Dopo i 4 anni di college, ha iniziato subito la carriera nelle serie minori e in D-League, dove è rimasto per un quindicennio vincendo 5 titoli con i Dakota Wizards. Subentrato a Lionel Hollins sul pino di Memphis, ha allenato i Grizzlies negli ultimi due anni e mezzo arrivando sino alle semifinali di Conference. Quella di Sacramento, com’è chiaro, sarà la sua vera prova del nove.


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LA STELLA Il re di Sacramento è DeMarcus Cousins. Uscito dopo una singola stagione dall’Università di Kentucky (con cui formava un terzetto interessante assieme a John Wall ed Eric Bledsoe), l’oro olimpico a Rio de Janeiro è una macchina da statistiche come nessun’altro giocatore interno nell’attuale Nba. Quasi 27 punti ad allacciata di scarpe, conditi da 11.5 rimbalzi e 3 assist non sono, però, un argomento sufficiente per ritenere “Boogie” il futuro dei Kings. Il motivo? Chiedetelo a compagni, arbitri, Valanciunas.

N. NOME RUOLO ETÀ ALTEZZA PESO COLLEGE SALARIO 40 ARRON AFFLALO SG 31 6-5 210 UCLA $12,500,000 22 MATT BARNES SF 36 6-7 226 UCLA $6,125,000 18 OMRI CASSPI SF 28 6-9 225 $2,936,814 00 WILLIE CAULEY-STEIN C 23 7-0 240 KENTUCKY $3,551,160 7 DARREN COLLISON PG 29 6-0 175 UCLA $5,229,454 15 DEMARCUS COUSINS C 26 6-11 270 KENTUCKY $16,957,900 8 RUDY GAY SF 30 6-8 230 CONNECTICUT $13,333,333 41 KOSTA KOUFOS C 27 7-0 265 OHIO STATE $8,046,500 3 SKAL LABISSIERE PF 20 6-11 225 KENTUCKY $1,188,840 10 TY LAWSON PG 28 5-11 195 NORTH CAROLINA $980,431 23 BEN MCLEMORE SG 23 6-5 195 KANSAS $4,008,882 13 GEORGIOS PAPAGIANNIS C 19 7-1 240 $2,202,240 5 MALACHI RICHARDSON SG 20 6-6 205 SYRACUSE $1,439,800 17 GARRETT TEMPLE SG 30 6-6 195 LSU $8,000,000 43 ANTHONY TOLLIVER PF 31 6-8 240 CREIGHTON $8,000,000 COACH: DAVID JOERGER

#PLUS

Se fossi un abbonato, non mi annoierei mai: garantita la partita a punteggio alto, la sicurezza di vedere due o tre giocate sopra il ferro, Cousins che cerca la rissa anche con il custode. Scherzi a parte, mi soffermo sul primo punto: nonostante l’addio di Rondo, che a Sacramento si era integrato sì e no, questa è una squadra che può fare 100 punti soffiandosi il naso, davanti al suo pubblico. Il problema è il resto.

#MINUS

Il resto, appunto. La metà campo difensiva è una valle di lacrime, il leader è fortemente psicolabile e condizionante nel bene e nel male, sembra davvero impossibile per questi Kings riuscire a fare il salto di qualità. Non è neppure una squadra da tanking: il 35-40% di vittorie conseguito nelle ultime stagioni li mette in quella posizione inutile fra le papabili prime scelte e i playoff. Arrivare ad ottenere un record positivo ha i contorni di un’impresa lunghissima.

#PILLOLA

A proposito di Cousins. C’è un curioso articolo, uscito recentemente, che spiega perché i Kings guideranno la classifica dei falli tecnici l’anno prossimo. Il buon DeMarcus è stato il leader individuale della categoria in 4 delle ultime 5 stagioni, arrivando al personale record di 19 nel 2015/16: 14 ne ha contati Barnes a Memphis e, sempre con i Grizzlies, Coach Joerger si è visto fischiare per 8 volte la grande T. Seguono Gay con 5, Koufos a 4, l’insospettabile Casspi con 3. Non è un arena, è un saloon.


E T N E M A C I T S STATI G RAZ I E 3 VOLTE

di Fabio Fantoni Quante volte si sente dire che le cose belle si apprezzano quando non ci sono più? Spesso accade anche con le superstar dello sport: le si comincia a conoscere, poi si passa ad idolatrarle e quindi ci si abitua alla loro presenza, quasi fossero entità senza tempo. Ma il tempo passa per tutti, anche per le superstar. E quando uno di questi giocatori si ritira, con lui se ne va anche una parte dei ricordi che riaffioravano vedendolo giocare,

leggendone le gesta su un articolo o controllandone il boxscore a fine gara. La stagione 2016/17 verrà ricordata come la prima annata senza tre dei giocatori più rappresentativi degli ultimi 20 anni: Kobe Bryant, Tim Duncan e Kevin Garnett. Tre modi di concepire il basket totalmente diversi, così come sono stati diversi i loro percorsi lungo il cammino che conduce alla grandezza assoluta.

QUESTIONE DI VOLUMI Il numero 86210 potrebbe avere diversi significati: codice di avviamento postale, pin del bancomat o magari una strana combinazione di cifre da giocare al lotto. Ma 86210 ha anche un’altra valenza. È la somma dei punti che i tre ritirati illustri hanno messo a referto in regular season durante il corso delle loro carriere. Trattasi di un numero spropositato se si pensa a cosa verrà perso in

un colpo solo in termini di volume di punti. Per dare un metro di riferimento della perdita, basti pensare che prendendo come esempio i Philadelphia 76ers, per poter eguagliare questi volumi, servirebbero 11 (!!!) stagioni intere di tutti i giocatori del loro roster.


KOBE TIM KEVIN TRE FACCE DIVERSE DELLA STESSA GRANDEZZA Esiste un modo unico per determinare la grandezza di un giocatore? Probabilmente no. Potrebbe però essere possibile raffigurare visivamente una parte di ciò che alcuni giocatori sono stati in grado di rendere possibile e che li contraddistingue da tutti gli altri. Kevin Garnett per esempio, si ritirerà come l’unico giocatore della storia Nba (da quando stoppate e recuperi sono diventate voci statistiche ufficialmente registrate) ad avere messo a referto almeno 10 rimbalzi, 1 recupero, 1 stoppata e 3 assist di media nel corso della carriera. Tim Duncan invece è diventato lo sportivo più vincente dei quattro sport principali americani in termini di percentuale di vittorie fatte registrare dalla propria squadra in stagione regolare, con un bilancio pari al 71%.

E Kobe Bryant? Con l’ombra del 23 di Chicago proiettata davanti ai suoi occhi per tutta la carriera, è arrivato nei pressi del più grande di sempre per quanto riguarda la prolificità offensiva, toccando picchi che neanche lo stesso Jordan aveva mai raggiunto. Gli 81 punti contro Toronto sono tanto stupefacenti quanto i 62 segnati a Dallas in soli tre quarti e che, in un certo senso, numericamente richiamano i 60 realizzati nella sua ultima incredibile performance. A seguire, l’elenco di tutte le gare di stagione regolare in cui questi Big Three sono scesi in campo, accompagnato dal dettaglio di quello che può essere considerato uno dei loro marchi di fabbrica, evidenziato dal colore più scuro per le gare in cui questo evento si è verificato.


PROPENSIONE E PUNTI DI RIFERIMENTO Volendo confrontare in termini statistici i tre stili diversi di Bryant, Duncan e Garnett, un ottimo strumento per misurarne l’efficacia è costituito dal cosiddetto “Radar chart”. Si tratta di un poligono regolare sui cui vertici stazionano dei valori di riferimento considerati massimali in modo da vedere quanto i valori presi in esame si avvicinano. Per questo esempio, sono state consi-

derate le cinque voci statistiche principali (punti, rimbalzi, assist, recuperi e stoppate) prendendo come riferimento i singoli leader della passata stagione, e per ognuna delle tre leggende ritirate, sono state prese in esame le medie carriera e della loro stagione statisticamente considerata migliore.


La somiglianza nelle cifre di Duncan e Garnett è ovviamente lecita se si pensa che formalmente hanno giocato nello stesso ruolo per tutta la carriera. Più interessante può risultare invece la fedeltà alla costanza di Tim Duncan che, nel corso della carriera, probabilmente ha avuto meno picchi statistici rispetto a Kevin Garnett, il quale, per contro, specie negli ultimi anni, ha visto abbassarsi le cifre inizialmente stellari in virtù di acciacchi vari e passaggi in squadre non certo competitive come gli eterni Spurs del #21 neroargento. Da una parte quindi, l’ecletticità di Garnett (imbarazzante per un giocatore della sua taglia),

rimarcata anche da un poligono più espanso verso i vertici di assist e recuperi, a testimonianza del soprannome che gli venne affibbiato nei primi anni del 2000, The Revolution, per la totalità innovativa del suo gioco a 360°. Dall’altra, il manifesto di una filosofia di squadra come gli Spurs che, seppur baciati dalla fortuna di avere un giocatore straordinario e (potenzialmente) capace di produrre numeri incredibili ogni sera, ha saputo centellinare fino all’ultima goccia le energie di Duncan per assicurargli la possibilità concreta di ambire al titolo Nba praticamente in ogni stagione disputata.

Sembra quasi riduttivo esaminare il poligono di Kobe Bryant. Colpisce ovviamente la punta che “buca” il poligono di riferimento grazie ai 35,4 punti di media del 2005/06, facendo impallidire i 30,1 di Steph Curry (seppur realizzati in contesti diversi) e che dovrebbero dare l’idea di quanto talento misto a cattiveria agonistica abbia attraversato le mani dell’idolo gialloviola, capace di segnare a ripetizione senza limiti. Curiosamente, l’unico in grado di limitare il morso letale del Mamba è stato lo stesso Kobe negli anni in cui ha giocato

per vincere il titolo, mettendo da parte la rincorsa alle cifre stratosferiche per poter ambire a sollevare per l’ennesima volta il trofeo che si consegna la seconda settimana di giugno. Alla luce di 20 anni di carriera, cominciati a marce ridotte proveniendo dall’high school e conclusi un po’ zoppicando a causa di infortuni che avrebbero chiuso la carriera di chiunque altro, i 25 punti di media sono forse più strabilianti dei 35 della stagione da record.

L’EREDITÀ 11 titoli Nba vinti, 15 finali disputate, 4 Mvpp stagionali, 5 Mvp delle Finals, innumerevoli All Star Game, medaglie olimpiche… Si potrebbe andare avanti all’infinito elencando la lista di tutti i traguardi ottenuti oltre a quelli numerici. Resterebbero però fuori dalla lista una serie di sfaccettature non trasportabili su carta. Una specie di intangibles caratteriali, un po’ come quei gesti che sul campo non trovano riscontro nel boxscore ma che sono apprezzati da chi li riesce a scorgere in un giocatore. C’è un proverbio nel quale si sostiene che “i record sono fatti per essere infranti” e la storia ci insegna che, fortunatamente, arriveranno sempre nuovi giocatori in grado di riempire referti e almanacchi con le loro nuove gesta. Quando leggende come Bryant, Duncan e Garnett decidono di abbandonare il parquet, ci si dovrebbe augurare di poter ritrovare tre nuovi ragazzini che possano ripercorrere a loro modo lo stes-

so sentiero che conduce verso la grandezza. Probabilmente già adesso, da qualche parte nel mondo, c’è un ragazzino che piange disperato non tanto per essersi slogato una caviglia quanto piuttosto perché l’infortunio potrebbe impedirgli di raggiungere la Nba. Forse in qualche altra città, ce n’è un altro che per un lancio di moneta della sorte, sta decidendo di dedicarsi completamente alla pallacanestro abbandonando lo sport che ha sempre praticato fino ad oggi. E verosimilmente ce ne sarà già uno che sta gridando e trasudando agonismo in ogni allenamento, come se fosse l’ultimo, tra lo stupore generale di allenatori, compagni di squadra e avversari. Perchè la leggenda, pur non avendo una fine, deve comunque avere un inizio. I numeri arriveranno, è solo questione di tempo.


I R E I N I R T L A P O GREGORI INTE RVISTA A

di Raffaele Ferraro Il tre alla tempia stile Melo, il mestolo nella pentola alla Harden, le braccia aperte come MJ. Le esultanze imitando i grandi della Nba per celebrare le sempre più numerose vittorie in vasca hanno svelato l’altro grande amore di Gregorio Paltrinieri: la Nba. Con il ventiduenne oro olimpico nei 1500 metri stile libero abbiamo parlato della sua passione per il magico mondo a stelle e strisce. Greg, toglici la curiosità: ma te le prepari prima queste esultanze? Mi sono sempre piaciute le esultanze appariscenti per cui semplicemente qualche volta ho provato a replicarne qualcuna. Comunque è nato tutto un po’ per scherzo, non ci penso mai prima di una gara ma mi vengono sul momento. Come ti sei avvicinato al basket e quando hai iniziato a seguire la Nba? La prima volta che ho toccato un pallone da basket è stato alle scuole elementari,quando un allenatore della nostra squadra cittadina, a Carpi, veniva a farci delle lezioni nelle ore di ginnastica. Da lì è stato amore incondizionato, e l’Nba poi è venuta di conseguenza. È di gran lunga il campionato che mi appassiona di più al mondo. Aglaia Pezzato, qualche settimana fa, ci ha raccontato del vostro incontro con Team USA a Rio. Com’è stato? Erano in 5-6 in piscina a vedere una gara di Phelps. Io avevo i miei “informatori” e appena ho saputo che erano arrivati ci siano catapultati di fianco a loro! La cosa più assurda che ho notato è l’apertura alare di Durant, una roba impressionante! E quanti popcorn mangiava Draymond Green mentre guardava le gare! Se fossi un cestista, a quale giocatore ti ispireresti? Assolutamente Westbrook. E il mio giocatore preferito per la grinta che mostra in campo... E per come si veste! Da tifoso Knicks, come vedi la squadra dopo la rivoluzione estiva e l’arrivo di Rose e Noah? Mi sembrano molto migliorati. Sono arrivati giocatori che hanno già giocato partite importanti anche nei playoff quindi credo ci sia un giusto mix di atleti esperti e giovani che vogliono dimostrare quello che valgono. Mi sbilancio su un giocatore: credo che Porzingis sia un fenomeno destinato a diventare tra i migliori della Lega. Quali saranno i tre “top players” e quali i ter “flop players” della prossima stagione, secondo te? Difficile dirlo, ma ci provo. Tra i top metto Westbrook, Towns e Lillard. Per Westbrook forse non sono troppo imparziale perché lo amo però quest’anno avrà tutta OKC a

sua disposizione e sarà il leader indiscusso della squadra. Quindi non vedo come possa trattenersi dal giocare a bomba! Towns è un altro giocatore che mi piace un sacco e insieme a Minnesota spero possano essere la rivelazione dell’anno. Lillard è l’underdog per eccellenza, anche se sta dimostrando di essere uno dei giocatori più decisivi. Provocazione: mettendolo al posto di Curry a Golden State non so se cambierebbe qualcosa. Tra i flop dico Howard, Wade e Conley. Howard più che altro perché Atlanta non mi convince troppo e in quel sistema non lo vedo benissimo. Magari ci metterà un po’ più del previsto ad abituarsi. Wade perché per quanto mi piaccia come giocatore non so con Butler e Rondo quanto spazio possa trovare. Conley rispetto al maxicontratto che gli hanno fatto mi sembra un po’ sopravvalutato. Ovviamente sono sicuro che, dopo quello che ho appena detto, questi tre giocheranno da Mvp questa stagione. E lo auguro loro, comunque! Ci sono dei punti in comune tra nuoto e pallacanestro? Sono sport abbastanza diversi ma credo che nei momenti cruciali, come una finale olimpica o una gara 7 delle Finals, l’importante sia mantenere la concentrazione e non farsi condizionare troppo dalle proprie emozioni. Il nuoto lo preferisco perché essendo uno sport individuale ti dà il senso che le tue prestazioni dipendano soltanto da te stesso. Per il resto, il basket è sicuramente uno sport più divertente da praticare. Ad un bambino non saprei dire “scegli questo piuttosto che quello”, non saprei scegliere io stesso. Cosa ruberesti ad un cestista e cosa dovrebbe invidiare un cestista ad un nuotatore? Ad un cestista ruberei sicuramente l’atletismo. Penso al ball-handling di Kyrie Irving, a quello che riesce a fare con la palla in mano e soprattutto con che velocità… Wow! Cosa un cestista potrebbe rubare da me o comunque da un nuotatore non lo saprei dire. Potrebbe sembrare scontato ma ipotizzo la resistenza. Abituato a nuotare 18 km al giorno, ho sviluppato una discreta capacità polmonare. Quanto basket riesci a seguire compatibilmente con i tuoi impegni? Solitamente, insieme a chi lo segui? Beh la prima cosa che faccio la mattina e guardare i risultati Nba della notte. Per il resto nel corso della giornata mi guardo un po’ tutti gli highlights, poi ho vari gruppi Whatsapp in cui partono gli insulti reciproci in base a chi perde! Hai qualche cimelio Nba a cui sei legato particolarmente? A dir la verità non ho niente di che... Però ho tante canotte che conservo con cura. Le mie preferite, quelle delle quali vado più fiero, sono quelli di Iverson, T-Mac, Melo e Jordan (of course!).


N BA ON AI R

di Eugenio Agostinelli Riparte l’Nba, ed insieme ad essa parte anche la caccia

La pay-tv di Murdoch ha recentemente presentato il palin-

all’amico di una vita (o anche quello ri-aggiunto in rubrica

sesto settimanale tipo della palla a spicchi sui propri canali

per l’occasione) che può farti seguire le partite dei tuoi cam-

sportivi, e l’Nba fa la voce grossa. Partiamo dalla domenica

pioni preferiti live sul suo schermo da 50’’, davanti ad una

invece che dal lunedì: secondo la Bibbia, il settimo giorno

bella birra fresca ed una scorta di patatine e popcorn che

Dio si riposò. Ma l’Nba non si riposa mai, e sugli schermi di

basterebbe per sfamare Mario Adinolfi per un paio d’anni.

Sky verrà trasmesso in diretta uno dei matinée della dome-

Il campionato di quest’anno ha mille e un motivo per esse-

nica e quindi, per noi residenti nello stivale, in un orario se-

re il più seguito degli ultimi anni già dall’inizio: l’impatto

rale sostenibili per tutti. La settimana prosegue con altre tre

di Kevin Durant negli Warriors all’apparenza imbattibili; il

dirette (ad orari vampireschi) e tre repliche per tutti coloro

cammino dei Cavaliers di King James & Co, campioni in ca-

che non riescono a seguire le partite live in notturna, con

rica che proveranno a ripetersi; la nuova Nba priva di Kobe

l’agevolazione del commento in italiano. L’approfondimen-

Bryant, Tim Duncan e Kevin Garnett e via dicendo. Insom-

to principale resta “Basket Room”, speciale del lunedì sera

ma, tanti punti di interesse racchiusi in un’unica stagione.

(dopo il posticipo di A) dove Mamoli, Tranquillo e degli ospiti

Ma come fare per vedere questa benedetta Nba?

a rotazione analizzeranno il momento dell’Nba, i personaggi

Sky, da tanti anni ed anche per i prossimi due, è ancora la

clou e tanto altro. Non mancano gli speciali sotto le feste,

risposta al quesito più importante per l’appassionato italia-

specialmente a Natale dove l’équipe di Sky è solita garantire

no di basket d’oltreoceano.

una copertura live di gran parte dei big match natalizi che


offre il calendario Nba, con tanto di extra e “Buffa racconta”

euro189,99 (costo mensile euro 20,99). C’è anche l’opzio-

da finirsi una scatola di Kleenex grossa quanto l’apertura

ne “Pick a Team”: scegliete una squadra ed avrete tutte le

alare di Anthony Davis (o quanto il suo monociglio, fa lo

sue partite live ed on demand al costo di euro119,99 per

stesso). Ad Aprile, quando spunta la parolina magica che

tutta la stagione (euro10,99 al mese). Il nuovissimo abbo-

inizia con P e termina con LAYOFFS, l’impegno televisivo

namento mensile concesso dall’Nba si chiama Nba Game

aumenta, fino a garantire una copertura semi-completa per

Choice, che permetterà all’appassionato di scegliere 2 par-

le Finali di Conference ed una completa al 100% in occa-

tite a settimana da guardare in diretta (8 al mese); inoltre,

sione delle Finals. Non hai Sky e non hai la minima inten-

sarà aggiunta la funzione di Rapid Replay, aggiornamenti

zione di abbonarti? C’è una soluzione alternativa (che non

in tempo reale delle migliori giocate in giro per la lega. Non

si chiama StreamingSelvaggioSuQualsiasiSitoCecoslovacco):

vuoi Sky, il League Pass costa troppo ma vuoi comunque

Nba League Pass. L’abbonamento creato dall’Nba ad hoc

vedere l’Nba? Torna in cima alla pagina ed avrai la risposta

per i propri seguaci può essere sottoscritto secondo diverse

al quesito. E con Radio Italia, da quest’anno nuovo partner

esigenze, e di conseguenza con costi più o meno alti.

ufficiale Nba, il sabato alle 15:30 ci sarà un appuntamento

Per l’abbonamento standard stagionale, dove sono compre-

per tutti coloro che vorranno aggiornarsi su quanto successo

se TUTTE le partite di tutte le squadre in HD e tanti ser-

nella settimana Nba in via di conclusione.

vizi come l’In-Game Highlights, repliche non-stop, gran-

Che sia una stagione ricca di divertimento,

di classici del basket americano ed Nba Tv, il costo è di

di ignoranza e di spettacolo. Buon campionato a tutti!


Per insulti, correzioni, dichiarazioni d’amore o per inviare foto osÊ in privato (solo donne grazie) come ringraziamento per il lavoro svolto, questi sono i casi umani che hanno contribuito alla realizzazione della guida.


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Realizzazione grafica a cura di Davide Giudici.


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La Giornata Tipo Guida Nba 2016/2017  
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