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` FILIPPO MINELLI, FACEBOOK BAMAKO, MALI, 2008 - COURTESY TASCHEN


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In recent years street art has grown bolder, more ornate, more sophisticated and, in many cases, more acceptable... Yet unsanctioned public art remains the problem child of cultural expression, the last outlaw of visual disciplines. It has also become a global phenomenon of the 21st century. Made in collaboration with featured artists, Trespass examines the rise and global reach of graffiti and urban art, tracing key figures, events and movements of self-expression in the city’s social space, and the history of urban reclamation, protest, and illicit performance. The first book to present the full historical sweep, global reach and technical developments of the street art movement, Trespass features key works by 150 artists,and connects four generations of visionary outlaws including Jean Tinguely, Spencer Tunick, Keith Haring, Os Gemeos, Jenny Holzer, Barry McGee, Gordon Matta-Clark, Shepard Fairey, Blu, Billboard Liberation Front, Guerrilla Girls and Banksy, among others. It also includes dozens of previously unpublished photographs of long-lost works and legendary, ephemeral urban artworks. This book also include unpublished images of street art by Keith Haring and Jean-Michel Basquiat, unpublished photographs by Subway Art luminary Martha Cooper, unpublished photos from the personal archives of selected artists and incisive essays by Anne Pasternak (director of public arts fund Creative Time) and civil rights lawyer Tony Serra and also with a very special feature, an exclusive preface by Banksy. The author Carlo McCormick is a pop culture critic, curator and Senior Editor of Paper magazine. His numerous books, monographs and catalogs include Beautiful Losers: Contemporary Art and Street Culture, The Downtown Book: The New York Art Scene 1974-1984, and Dondi White: Style Master General. His work has appeared in Art in America, Art News, Artforum and many other publications. The curators Marc & Sara Schiller founded Wooster Collective in 2001, a website that celebrates and plays a crucial role in documenting otherwise ephemeral street art. Based in New York City, the collective curated most of the contemporary images in Trespass. Its “Wooster On Paper” series presents the work of international artists in limited edition books. The publisher is Ethel Seno worked with William Claxton on Jazzlife and New Orleans 1960, and David LaChapelle on Artists & Prostitutes and Heaven to Hell. Having grown up in Tokyo, she feels most at home in urban environments and currently resides in Los Angeles.

IVAN DALLANTANA JOHN AHEARN, WALTON AVE, BRONX, NYC, 1985

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Graffiti Al giorno d’oggi, parlare d’arte contemporanea vuol dire focalizzare l’attenzione su una grande diversità. Diversità cui, fino a pochi anni fa, si accennava soltanto e che oggi sta acquisendo un evidente valore ed una sua esplicita dimensione . Andreas M.Jürgen

Da qualche anno la street art si è fatta più audace, più ricercata, più sofisticata e, in molti casi, più accettabile. L’arte pubblica abusiva rimane, comunque, la figlia ribelle dell’espressione culturale, l’ultima fra le arti visive a vivere ancora al di fuori della legge. Cosa che non le ha impedito di affermarsi come uno dei fenomeni globali del XXI secolo. Realizzato in collaborazione con gli artisti cui è dedicato, Trespass passa in rassegna l’ascesa e l’espansione dei graffiti e dell’urban art, tracciando il profilo delle figure chiave, raccontando gli eventi ed i movimenti espressivi nati nel tessuto urbano e ripercorrendo la storia delle iniziative di bonifica urbana, delle proteste e delle performance non autorizzate. Prima opera ad analizzare l’impronta storica, la portata mondiale e l’evoluzione tecnica del movimento della street art, Trespass presenta importanti opere di 150 artisti, intrecciando quattro generazioni di fuorilegge visionari fra cui Jean Tinguely, Spencer Tunick, Keith Haring, Os Gemeos, Jenny Holzer, Barry McGee, Gordon Matta-Clark, Shepard Fairey, Blu, Billboard Liberation Front, Guerrilla Girls e Banksy, fra gli altri. Il libro contiene, decine di fotografie inedite di opere andate ormai perse e di leggendarie quanto effimere opere d’arte urbana. Non mancano, immagini inedite di opere di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, fotografie mai viste della luminare della Subway Art Martha Cooper e inedite tratte dagli archivi di importanti artisti e incisivi saggi di Anne Pasternak (direttrice del fondo Creative Time) e dell’avvocato per i diritti civili Tony Serra; e, ciliegina sulla torta, un’esclusiva prefazione di Banksy. L’autore dell’opera è Carlo McCormick, critico di cultura pop, curatore e caporedattore della prestigiosa rivista Paper Magazine. McCormick è autore di numerosi libri, monografie e cataloghi fra cui Beautiful Losers: Contemporary Art and Street Culture, The Downtown Book: The New York Art Scene 1974-1984 e Dondi White: Style Master General. Le sue opere sono apparse su Art in America, Art News, Artforum e molte pubblicazioni. I curatori, Marc & Sara Schiller, nel 2001 hanno fondato il Wooster Collective, sito web dedicato alla street art. Il collettivo newyorkese ha selezionato gran parte delle immagini di opere contemporanee presenti in Trespass. La loro serie “Wooster On Paper” presenta le opere di artisti internazionali in edizioni a tiratura limitata. L’editrice Ethel Seno ha collaborato con William Claxton per Jazzlife e New Orleans 1960, con David LaChapelle per Artists & Prostitutes e Heaven to Hell. Cresciuta a Tokyo, la Seno risiede attualmente a Los Angeles e sente i contesti urbani come quelli in cui si trova maggiormente a sua agio.

TRESPASS. AN HISTORY OF UNCOMMISSIONED URBAN ART CARLO MCCORMICK, MARC & SARA SCHILLER, ETHEL SENO - COURTESY TASCHEN ZEVS, LIQUIDATED MCDONALD’S, PARIS, FRANCE, 2005

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The System as quality. A system is defined as a set of coordinated elements that work in synergy with each other, to create a whole that is greater than the sum of its parts. So we can construe a “system” as a value multiplier that, consisting of several interacting parts, contributes to achieving a goal, or rather facilitates it, ensuring a more effective result.

Kemon, which is constantly conceiving and providing solutions to improve the performance of hairstylists all over the world, has long made the peculiarities and strengths of a “system” its own. In fact, at Kemon the concept of “system” has been used for some time for the design of products and services that are ever more efficient and easy to use: The Lunex System (calibrated bleaching system), the Unamy System (a system that makes hair wavy or straight) and the Yo Color System (an integrated colouring system dedicated to hair care and health) offer hairstylists the possibility of enclosing three essential salon services in three simple systems consisting exclusively of products that meet, in a targeted or synergistic way, the most varied needs of customers.

The use of “systemic” products ensures the clear perception of superior performance and improvement by customers, and so greatly enriches and reinforces the professionalism of the hairstylist; this is why Kemon systems are a practical support to the hairstylist's daily work, making it highly distinctive, increasingly proactive and in step with changes in the market.

JR, 28 MILLIMETERS, WOMEN ARE HEROES MORRO DA PROVIDENCIA, RIO DE JANEIRO, BRAZIL, 2008

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Editorial

Il Sistema come qualità. Un sistema, è definito come un insieme di elementi coordinati che lavorando in sinergia fra di loro, rafforzano la valenza degli elementi che lo compongono, generando un’efficacia superiore a quella che sarebbe originata dai singoli componenti. Dunque possiamo intendere un “sistema” come un potenziatore di valore, che costituito da più parti interagenti tra loro, contribuisce al raggiungimento di uno scopo, anzi lo facilita, garantendo al contempo una maggiore efficacia nel risultato. Sempre tesa a pensare e proporre soluzioni in grado di migliorare costantemente le performance degli acconciatori di tutto il mondo, Kemon ha da tempo fatto proprie le peculiarità e la forza del “sistema”. In Kemon infatti, il principio di sistema è un concetto impiegato da tempo per l’ideazione di prodotti e servizi sempre più performanti e facili da utilizzare: Lunex System (sistema di decolorazione calibrato), Unamy System (sistema che rende i capelli ondulati o lisci) e Yo Color System (sistema di colorazione integrato, dedicato alla cura e al benessere dei capelli), offrono all’acconciatore la possibilità di racchiudere tre servizi essenziali per il salone in tre semplici sistemi composti da prodotti esclusivi, capaci di rispondere in maniera mirata o sinergica alle più svariate esigenze della clientela. L’uso dei prodotti “sistemici” assicura la chiara percezione di performance superiori e migliorative da parte delle clienti, e così arricchisce ed avvalora notevolmente la professionalità dell’acconciatore; è per questo che i sistemi Kemon rappresentano un concreto supporto al lavoro quotidiano dell’acconciatore, che lo rendono fortemente distintivo, sempre più propositivo ed al passo con i cambiamenti di mercato.

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SPRING, 2000 BY DAVE CALVER AMERICAN SHOWCASE, COVER; COLORED PENCIL, MARKER AND ACRYLIC

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Styled by hand L’illustrazione è lo strumento con cui un artista visualizza o rappresenta graficamente disegnandolo, facendone uno schizzo dipingendolo, fotografandolo o riproducendolo con qualsiasi altro mezzo ciò che vede, ricorda o immagina... Stella Matthews

Ogni abito nasce da un disegno, ogni gonna da uno schizzo. L’illustrazione è connaturata al mondo della moda, non solo in quanto mezzo espressivo ed origine di qualsiasi capo ma anche per ciò che rappresenta nella creazione di stampe e fantasie, spesso gli artisti illustrano le ultime creazioni degli stilisti mentre le modelle sono ancora in passerella. Pensiamo, quindi, sia venuto il momento che la nostra serie Illustration Now! celebri come si deve il mondo dell’illustrazione di moda: in questo volume troverete lavori inediti di 90 artisti internazionali fra cui Ruben Toledo, Aurore de La Morinerie, Bil Donovan, Tanya Ling, e Jean-Philippe Delhomme. Il libro è ricco di citazioni di protagonisti del mondo della moda: Valentino loda il lavoro di Gladys Perint Palmer; e lodi al talento degli artisti in rassegna arrivano anche direttamente dalle stanze delle maison Martin Margiela, Christian Dior, Louis Vuitton e H&M... Nelle pagine che seguono l’introduzione dell’esperto di illustrazione Steven Heller, un saggio storico della storica dell’arte e della moda Adelheid Rasche sviscera il tema in profondità. Partendo dal XVII secolo, l’autrice ripercorre le tappe principali della storia dell’illustrazione fino ai giorni nostri; la retrospettiva è accompagnata da immagini imperdibili fra cui un’acquaforte giovanile di François Watteau, un disegno realizzato da Paul Iribe per il libro del celebre stilista parigino Paul Poiret ed illustrazioni realizzate da acclamati maestri della moderna illustrazione di moda come René Gruau e Antonio Lopez e artisti più recenti come François Berthoud. Nativo del Brasile, l’autore Julius Wiedemann ha studiato graphic design e marketing ed ha lavorato come art editor per riviste di digital design a Tokyo. Per Taschen ha curato numerose edizioni su supporto digitale fra cui Illustration Now!, Advertising Now, Logo Design, e Brand Identity Now!

The many incarnations of illustration in the world of fashion. Every dress begins with a drawing, every skirt with a sketch. Illustration is integral to fashion design not only as a means of expression, and the starting point of every design, but also for patterns and prints as well as magazine editorial illustrations. Often, artists will even illustrate the newest looks directly from the catwalks. It’s high time we celebrated fashion illustration in our Illustration Now! series: here you’ll find new work from 90 artists around the globe, including Ruben Toledo, Aurore de La Morinerie, Bil Donovan, Tanya Ling, and JeanPhilippe Delhomme. The book features quotes by experts from the fashion world: Valentino compliments the work of Gladys Perint Palmer; voices out of the studios of Maison Martin Margiela, Christian Dior, Louis Vuitton, and H&M add their praise for the talents in the book... Following an introduction by illustration expert Steven Heller, the historical essay by art and fashion historian Adelheid Rasche provides an in-depth exploration of the subject. Looking back to the 17th century, she draws a timeline of fashion illustration until today, accompanied by images such as an early etching by François Watteau, a drawing by Paul Iribe for the book of the famous Parisian couturier Paul Poiret, and illustrations by the highly acclaimed masters of modern fashion illustration René Gruau and Antonio Lopez, as well as, from more recent years, François Berthoud. The editor is Julius Wiedemann was born in Brazil, studied graphic design and marketing, and was an art editor for digital and design magazines in Tokyo. His many Taschen digital and media titles include Illustration Now!, Advertising Now, Logo Design, and Brand Identity Now!

ILLUSTRATION NOW! FASHION BY JULIUS WIEDEMANN - COURTESY TASCHEN OSCAR JACOBSON #2 BY FREDRIK TJERNSTRÖM, 2012 ART DIRECTION: MAGNUS LÖWENHIELM, INK AND GOUACHE ON COLORED PAPER

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ARTHUR SARON SARNOFF, FOR COVER OF CORONET, AUGUST 1954 GIL ELVGREN, SIMONIZ AD, CIRCA 1960 AND JAYNE MANSFIELD, CIRCA 1955 COURTESY BY TASCHEN TASCHEN 365 DAY-BY-DAY. PIN UP

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The souvenir... La pin-up è viva, presente e ben integrata nell’era di Internet; l’arte dell’illustrazione ormai non ha più limiti Maria Dedominici Hanno fatto impazzire generazioni di uomini, immortalate su calendari, copertine, paginoni centrali o addirittura carte da gioco: sono le pin-up. Nate come ritratti ad olio, le pin-up furono presto applicate sui supporti più svariati; hanno fatto bella mostra di sé sulla fusoliera dei bombardieri Americani e, con il passare degli anni, sono diventate simbolo di quei luoghi tutti maschili che sono garage e caserme. L’avvento dell’era del “politically correct” non ne ha minimamente scalfito l’attrattiva. Reduce dalla Grande Depressione, l’America era alla disperata ricerca di un’iconografia distintiva in grado di risollevarla dalla malinconia del bianco e nero in cui era piombata e la trovò nelle illustrazioni in Technicolor del sogno americano realizzate da Gil Elvgren. La sua tecnica, che gli valse l’appellativo di “Norman Rockwell del cheesecake”, consisteva nel ritrarre modelle, in stile iper-realistico e con gambe più lunghe, acconciature più vistose e seni che sfidavano qualsiasi legge di gravità: in poche parole, una vera delizia per gli occhi, in grado di risollevare il morale del più nostalgico fra i soldati. Il termine “pin-up” si riferisce ad un particolare stile di fotografia ed illustrazione pensata e realizzata per essere affissa alla parete con le “puntine”. Uno stile che, venne ad affermarsi durante la II Guerra Mondiale quando milioni di giovani costretti a trascorrere lunghi periodi lontani dalle loro belle si trovarono ad avere disperato bisogno di evasione. Le pin-up hanno lasciato nella moderna cultura popolare un segno indelebile che tutt’oggi non accenna a sbiadirsi. Infatti, grazie ad Internet, oggi le pin-up sono più popolari che mai e a distanza di pochi click. Lo stile è classico e nostalgico; abbigliamento, make-up ed acconciature strizzano l’occhio alla moda, l’atteggiamento è graziosamente kitsch. La pin-up art può essere suddivisa in due macrocategorie, quella dell’illustrazione e quella della fotografia. I disegni pin-up realizzati da Gil Elvgren e Alberto Vargas sono ormai nella leggenda. Entrambi gli artisti realizzavano le loro illustrazioni idealizzate basandosi su fotografie di modelle in carne e ossa. Schiere di fotografi hanno poi utilizzato questo stile per realizzare calendari fotografici pin-up. Fra i temi più in voga come non ricordare la casalinga sexy, la bellezza da spiaggia, la ragazza con il cane, la ragazza in bicicletta, la ragazza in camera da letto e via dicendo. Date soltanto un’occhiata a queste incantevoli bellezze...

“Per comprendere la complessa identità dell’attrice del XIX secolo, occorre anche capire come la considerazione che all’epoca si aveva delle potenzialità della donna fosse indissolubilmente legata alla sua sessualità e a sua volta legata a doppio filo al suo livello di visibilità nella sfera pubblica”, secondo la storica Maria Elena Buszek, a prescindere dalla razza, dalla classe di appartenenza o dal retroterra culturale, si riteneva che alla maggiore visibilità pubblica di una donna corrispondesse una sua maggiore disponibilità sessuale. Fra le celebrità ritenute sex symbol, una delle più famose fra le pin-up d’antan era Betty Grable, il cui poster era onnipresente negli armadietti dei soldati Americani della II Guerra Mondiale. Nell’Europa ante I Guerra Mondiale, l’oggetto del desiderio aveva le sembianze di Fernande Barrey, alias Miss Fernande, con tutta probabilità la prima pin-up nel senso moderno del termine. Diversamente da ciò che avveniva in America, nell’Europa libera da vincoli bigotti e bacchettoni Miss Barrey poteva far sfoggio della sua procacità e mostrarsi tranquillamente come mamma l’aveva fatta. Le sue fotografie erano care ai soldati di ambo i fronti della I Guerra Mondiale. Il glamour è tornato...! Charles G. Martignette, autore di diversi libri sulle pin-up è stato un mercante d’arte e collezionista di opere originali di artisti Americani del Novecento. La sua galleria di Hallandale Beach, ospitava la più vasta collezione di illustrazioni commerciali al mondo. A partire dal 1975, Martignette ha pubblicato numerosi articoli sull’illustrazione nella stampa, nella pubblicità, nei calendari, nei libri tascabili nonché sulle illustrazioni pulp, glamour e pin-up. Opere della sua collezione sono state esibite presso la Smithsonian Institution ed in molti altri musei. Charles G. Martignette è mancato nel 2008 ad Hallandale, Florida. L’arte dell’illustrazione ormai non ha quasi più limiti. Oggi, le ambientazioni, il vestiario ed i riferimenti culturali della pin-up art sono molto più ricchi di un tempo. Gli artisti interpretano diversi stili come quello comic book, quello fantasy, quello fetish e, naturalmente, il classico pin-up. Altrettanto fanno i fotografi con risultati spettacolari. E oggi si possono ammirare anche numerosi e pregevolissimi tatuaggi. Sono proprio bei tempi per le pin-up!

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“I never kept up with the fashions. I believed in wearing what I thought looked good on me. For years I had my hair parted down the middle in a ponytail, tucked down around the sides... Well, I went and cut the bangs, and I've been wearing them ever since. They say it's my trademark.” - Bettie Page

THE GREAT AMERICAN PIN-UP CHARLES G. MARTIGNETTE, LOUIS K. MEISEL COURTESY BY TASCHEN CHARLES G. MARTIGNETTE AND LOUIS K. MEISEL EARL MORAN` AND GIL ELVGREN BERNARD OF HOLLYWOOD S ULTIMATE PIN-UP BOOK

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The souvenir... The pin-up girl is alive and well in the internet age, the art of illustration is now almost without limit Maria Dedominici

They’ve been exciting generations of men, on calendars and covers, as centrefolds or even on playing cards: pin-ups. What started as an exercise in oils was soon taken up in various media, pin-up mascots graced the fuselages of American fighters, and became an essential feature of the male world of garages and barracks. And the age of political correctness hasn’t ended their appeal. Post-depression America was in desperate need of a defining iconography that would lift it out of the black and white doldrums, and it came in the form of Gil Elvgren’s Technicolor fantasies of the American dream. His technique, which earned him a reputation as “The Norman Rockwell of cheesecake”, involved photographing models and then painting them into gorgeous hyper-reality, with longer legs, more flamboyant hair and gravity-defying busts, and in the process making them the perfect moral-boosting eye-candy for every homesick private. The term pin-up refers to a photographic and illustration style which is printed and meant to be pinned up on a wall. This style originated at the beginning of the 20th century but became very popular during World War II as millions of young men spent weeks and months away from their sweethearts and longed for an escape. The pin-up girl has became an indelible part of modern popular culture and endures to this day. In fact, thanks to the internet, the pin-up girl is more popular than ever and only a few clicks away. The style is classic and nostalgic with a nod of appreciation to the fashion, makeup, hair and a cute campy attitude. We love it. Pin-up art falls mostly into two categories, illustration and photography. The pinup drawings by Gil Elvgren and Alberto Vargas are legendary. Both would use real life models to pose for working photographs and then draw idealized illustrations for print. Countless photographers used the pin-up style to put together pin-up photograph calendars. The styles were ideal, gorgeous, innocent and flirty. Common themes in the past were, sexy housework, beach beauty, girl with her dog, girl on her bike, girl in her bedroom, and on and on. Just take a look at these lovely beauties...

“To understand both the complicated identity and the subversive nature of the 19th-century actress, one must also understand that the era’s views on women's potential were inextricably tied to their sexuality, which in turn was tied to their level of visibility in the public sphere: regardless of race, class or background, it was generally assumed that the more public the woman, the more ‘public,’ or available, her sexuality”, according to historian Maria Elena Buszek. Being sexually fantasized, famous actresses in early 20th-century film were both drawn and photographed and put on posters to be sold for personal entertainment. Among the celebrities who were considered sex symbols, one of the most popular early pin-up girls was Betty Grable, whose poster was ubiquitous in the lockers of G.I.s during World War II. In Europe, prior to the First World War, were the likes of Fernande Barrey (aka Miss Fernande), arguably the world’s first pin-up as is known in the modern sense. Unlike America, Europe was not held by sanctimonious restraints and Miss Barrey displayed ample cleavage and full frontal nudity. Her pictures were cherished by soldiers on both sides of the First World War conflict. Now glamour is back...! Charles G. Martignette author of several pin-up books was an art dealer and collector of original paintings by 20th century American illustrators and artists. His gallery in Hallandale Beach, housed the world’s largest collection of commercial illustration art. As of 1975 he published numerous articles about magazine, advertising, calendar, pulp, paperback, glamour and pin-up art. Paintings from his collection have been exhibited at the Smithsonian Institution as well as many other American and European museums. Charles G. Martignette died in 2008 in Hallandale, Florida. The pin-up girl is alive and well in the internet age. The art of illustration is now almost without limit. The settings, the clothing, and the cultural references used to stage pin-up art is much richer than in the past. Artists mix different styles such as comic book, fantasy, sci-fi, fetish and of course classic pin-up. Pin-up photographers do the same and achieve some spectacular results. And, you’ll now see a lot of great tattoo art featured as well. It’s a great time for pinup!

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Index The Grunge Issue

EDITORIAL

For over fifty years, Kemon has shared a commitment to developing new roles...

GRAFFITI ART TREND

Le nuove frontiere dell’arte contemporanea : i graffiti e la Street Art nel nuovo libro “Trespass” STYLED BY HAND

L’illustrazione come strumento con cui un artista visualizza o rappresenta graficamente IL SOUVENIR

La pin-up è viva, presente e ben integrata nell’era di Internet; l’arte dell’illustrazione ormai non ha più limiti THE “GRUNGE” DESIGNERS

Raf Simons, Rei Kawakubos, Vivienne Westwood and Yohji Yamamoto STARING AT THE SUN

photographed by Kate Szatmari SUMMER STYLE EVOLUTION

photographed by Amedeo M.Turello THE HARD GRUNGE SPRING

photographed by Curtis Eberhardt UNDER A FASHIONABLE SKY

photographed by Curtis Eberhardt A PLACE OF DREAM

photographed by Amedeo M.Turello

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DIRETTORE EDITORIALE

Giuliano Nocentini COORDINAMENTO MARKETING

Aldo Nocentini HAIR CONCEPTS

Gruppo Ricerca Moda Kemon FOTOGRAFIA & DESIGN

Amedeo M.Turello BRAND MANAGER

Annamaria Lipparoni, Ennio Nocentini, Francesca Nocentini CONSULENTI DI PRODUZIONE

Maria Caterina Bianchi, Fabrizio Bisio, Donato Buonvino, Federico Comanducci Dario Donnini, Liliana Farinelli, Fabio Franciosa, Andrea Giuliani Alessandro Guerrieri, Stefano Isacchi, Marzia Lonardi, Valentina Monti, Sandra Parma, Angelica Patacca, Simona Ragni, Giuseppe Sega, Stefania Santucci, Stefania Sorio, Elena Spapperi

GERMANY / AUSTRIA WILD BEAUTY AG Tel. +49 625750360 www.kemon.de www.kemon.at

SWITZERLAND Listowell GmbH tel. +41-32 392 40 54 www.kemon.ch

BENELUX PRO-DUO Tel. +329-216 30 00

KEMON S.P.A. Via E. Mattei 35 - 06016 San Giustino (PG) Tel. +39 075 861801 info line: 8000 15 496 info@kemon.it KEMON STYLE LAB S.GIUSTINO Via E. Mattei 35 - 06016 San Giustino (PG) KEMON STYLE LAB MILANO via Vitruvio 43 - 20124 Milano

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SLOVENIA / CROATIA TRIMUZIJAT D.O.O. Tel. +386-5 3954280

HUNGARY HAIR-LINE Kft Tel. +36-23 332 126107 www.kemon.hu

RUSSIA MONBLAN PROF Tel. +7-343 355 3333 www.kemon.su

IRELAND FLAIR SALON SERVICES TEL. +353-458 564 87

MIDDLE EAST MADI INTERNATIONAL CO.LLC Tel. +971-4 338 27 73

POLAND POLWELL Sp. Z.O.O. Tel. +48-52 325 20 00 www.kemon.pl

USA TNG Worldwide Tel. +1-248 347 7700 www.kemonusa.com


Documents L’italia avrebbe grandi potenzialità nella valorizzazione del patrimonio se sapesse sfruttare il proprio marchio culturale Sofia Grandi L’enorme ricchezza del patrimonio artistico e la sua grandissima frammentazione ne rendono difficile una valorizzazione adeguata sui mercati internazionali. Una maggiore consapevolezza del ruolo del brand culturale e della sua tutela attraverso la proprietà intellettuale potrebbe essere di grande aiuto, prendendo a modello alcuni esempi tratti dalla recente esperienza internazionale. La prima città italiana a dotarsi di un marchio è stata Venezia intezionata a investire in iniziative volte alla rivitalizzazione socioeconomica della città i proventi derivati dall’utilizzo della sua immagine e del suo nome. Il “Marchio Venezia” prevede di concedere a terzi l’utilizzo del marchio per attività di markenting filantropico, per la realizzazione di prodotti e servizi o per l’organizzazione di eventi. Il nostro patrimonio culturale versa in una situazione di grave crisi. I fondi a disposizione delle istituzioni museali italiane spesso non bastano neppure per la gestione ordinaria e la stessa conservazione di larga parte del loro immenso patrimonio è oggi sempre più a rischio. Di questo passo, i danni rischiano di essere irreversibili. Urge quindi un cambio di prospettiva, un passaggio dall’attuale approccio prevalentemente passivo di attesa di risorse, evidentemente non più sostenibile nell’attuale crisi delle finanze pubbliche, a un approccio attivo capace di generare risorse autonome. È un cambiamento di prospettiva possibile, già ampiamente esplorato in altri ordinamenti molto simili al nostro, e si è dimostrato perfettamente in grado di preservare e valorizzare tanto il patrimonio culturale quanto l’immagine internazionale di quelle istituzioni “pioniere” del nuovo trend. Le potenzialità, del resto, sono enormi. Al riguardo basti qualche numero. Abbiamo in Italia oltre 200 musei statali (in Francia ve ne sono 30), 108 aree archeologiche statali, 112 monumenti statali aperti al pubblico. Abbiamo poi oltre quattromila istituzioni non statali (di cui 3.409 musei, 802 monumenti aperti al pubblico, 129 siti archeologici), il 45,5% dei quali dipendenti da Comuni. Solo in Toscana vi sono oltre 600 musei, uno ogni seimila abitanti. Si tratta di numeri senza pari nel mondo. A questi numeri, tuttavia, non corrispondono equivalenti ritorni.

MICHELANGELO, LIFE AND WORK BY TASCHEN

LEONARDO DA VINCI, THE LAST SUPPER, C. 1495-1498 MILAN, SANTA MARIA DELLE GRAZIE, REFECTORY

The enormous richness of its heritage and its great fragmentation make it difficult to promote it properly in international markets. Greater awareness of the role of its cultural brand and its protection through intellectual property rights could be of great help on the model of several examples taken from recent international experience. The first Italian city to adopt a brand was Venice with the aim of investing in the social and economic revitalization of the city with the proceeds from the use of its image and name. The “Venice Brand” is now granted to third-parties for philanthropic marketing activities, the development of products and services, or for the organization of events. Our cultural heritage is facing a serious crisis. The funds available to Italian museums are often insufficient for even ordinary management and the very preservation of their immense heritage is now increasingly at risk. At this rate, the damage is likely to be irreversible. So, there is an urgent need for a change of perspective from the present predominantly passive approach of waiting for resources, which is clearly not sustainable in the current public finance crisis, to an active approach capable of generating autonomous resources. This change of perspective is possible and has already been widely explored in other systems very similar to ours. It has been demonstrated to be perfectly capable of preserving and enhancing both cultural heritage and the international image of those institutions pioneering this new trend. Moreover, the potential is enormous. In Italy, we have 200 state museums (France has 30), 108 state archaeological sites and 112 state monuments open to the public. Then, we have over four thousand non-state institutions (of which 3,409 museums, 802 monuments open to the public and 129 archaeological sites), with 45.5% of these dependent on municipalities for support. In Tuscany, there are over 600 museums, one for every six thousand inhabitants. These numbers are unmatched in the world. But, to these numbers, there are no equivalent returns.

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PHOTOGRAPHY WILLY VANDERPERRE STYLING OLIVIER RIZZO, MODEL NATASHA POLY I-D, THE PICK ME UP ISSUE - NO. 314, PRE-FALL 2011

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Raf simons Uno dei più rivoluzionari stilisti da uomo dei nostri tempi, ma non solo... Andreas M.Jürgen

Poetico, elegante, anticonformista, Raf Simons è uno degli stilisti più interessanti dell’attuale panorama della moda. La sua passione per l’arte, la musica e la cultura contemporanea contamina tutte le sue creazioni. Dopo aver mosso i primi passi nel design industriale, Raf irrompe sulla scena nel 1995, lanciando il suo marchio di abbigliamento per uomo. L’inconfondibile taglio slim dei suoi abiti e la sua predilezione per i modelli presi per strada hanno dato l’impronta ad un’intera generazione, permettendogli di imporsi come uno dei più rivoluzionari stilisti da uomo dei nostri tempi. Nominato direttore creativo di Jil Sander nel 2005, nel corso dei sei anni trascorsi alla guida della casa di moda tedesca ha riportato la griffe ai piani alti del mercato del lusso, facendosi apprezzare sia dagli affezionatissimi fan di casa che da una vasta schiera di nuovi ammiratori. Nel 2012, la nomina di Raf a direttore artistico di Dior suscita grande clamore nel mondo della moda, segnando l’inizio di un nuovo fondamentale capitolo nella carriera dello stilista Belga. In questo straordinario libro fotografico, i-D ripercorre le tappe della carriera di Simons, dalla creazione del suo personale marchio alla nuova avventura alla Dior passando per il periodo trascorso alla Jil Sander. Non possono mancare, naturalmente, le prime due attesissime collezioni create per la casa di moda Parigina ed un’esclusiva intervista allo stilista. Attingendo dagli archivi i-D, questo volume di 120 pagine propone straordinari scatti di fotografi del calibro di Willy Vanderperre, Sølve Sundsbø e Alasdair McLellan nonché interviste di Terry e Tricia Jones, Holly Shackleton, Jo-Ann Furniss e James Anderson. Raf si è laureato in design industriale e dell’arredamento a Genk nel 1991. Durante il periodo degli studi, Raf era un assiduo frequentatore del caffè Witzli-Poetzli di Anversa dove si ritrovava a discutere di moda con personaggi come Olivier Rizzo, Willy Vanerperre, David Vandewal e della ex-fidanzata dell’epoca Veronique Branquinho. Dopo uno stage presso lo studio di design di Walter Van Beirendonck dal 1991 al 1993, inizia a lavorare come designer di arredamento per varie gallerie. Van Beirendonck lo porta con sé a Paris per la Fashion Week, in quell’occasione Raf assiste alla sua prima sfilata di moda, l’all-white show di Martin Margiela del 1991, sfilata che ispirerà Simons a far della moda la sua carriera.

Poetic, elegant, and free-thinking, Raf Simons is one of the most exciting designers working in fashion today. His passion for music, art, and contemporary culture infiltrates everything he does. A former industrial designer, Raf first burst on to the scene in 1995 with the launch of his menswear label. His trademark slim tailoring and penchant for street-casting his models went on to shape an entire generation and cemented his position as one of the most revolutionary contemporary menswear designers. Raf was appointed creative director of Jil Sander in 2005; during his six-year tenure he repositioned the brand at the height of the luxury market, not only satisfying the German label’s loyal fanbase, but also recruiting a legion of new fans. Raf’ appointment as artistic director of Dior in 2012 caused frissons of excitement in the fashion industry and marked the beginning of a momentous new chapter for the Belgian designer. In this stunning photographic book, i-D celebrates Raf Simons’ own menswear label, his work for Jil Sander, and his new appointment of Dior. Simons’ first two highly anticipated collections for the Parisian house, together with an exclusive interview, are all included. Delving deep into the i-D archive, the large format 120 page portfolio includes stunning imagery from photographers including Willy Vanderperre, Sølve Sundsbø and Alasdair McLellan, together with interviews by Terry and Tricia Jones, Holly Shackleton, Jo-Ann Furniss, and James Anderson. Raf graduated in Industrial and Furniture Design from a college in Genk during 1991. During this time, Raf congregated at Antwerp cafe Witzli-Poetzli with the likes of Olivier Rizzo, Willy Vanerperre, David Vandewal and then-girlfriend Veronique Branquinho to discuss fashion, namely Helmut Lang and Martin Margiela. He began working as a furniture designer for various galleries, having previously interned at the design studio of Walter Van Beirendonck between 1991-1993. Van Beirendonck took him to the Paris Fashion Week and that was when Raf first saw a fashion show, Martin Margiela’s all-white show in 1991, which inspired Simons to turn to fashion design.

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PHOTOGRAPHY TESH STYLING: EDWARD ENNINFUL I-D, THE STUDIO ISSUE, NO. 241, MARCH 2004

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Rei kawakubo L’abito concettuale, storia ed arte del marchio Kawakubo Andreas M.Jürgen Rei Kawakubo, enigmatica fondatrice, amministratrice ed anima dell’innovativa casa di moda giapponese Comme des Garçons, ha un’originale e personale visione creativa che, dal settore dell’abbigliamento, si allarga fino all’arredamento, all’architettura e al graphic design, in costante sfida al pensiero convenzionale. La rivista i-D passa in rassegna l’articolato mondo concettuale di Rei, attingendo dagli archivi e riproponendo interviste che testimoniamo come questa casa di moda non abbia conosciuto esitazioni nella continua sfida agli ideali occidentali di linea del corpo e struttura dell’abito. In rottura con ogni convenzione, Rei continua a ridefinire i confini della moda che fonde alla perfezione con l’arte nei connubi più inaspettati. Rei non ha avuto un’educazione formale come stilista, ma ha studiato belle arti e letteratura presso l’Università di Keio. Dopo la laurea e le prime esperienze lavorative in un’azienda tessile, inizia la carriera di stilista freelance nel 1967. Nel 1973, fonda a Tokyo la sua casa di moda, la Comme des Garçons Co. Ltd e, nel 1975, apre la sua prima boutique nella capitale Giapponese. Dopo gli esordi nella moda femminile, nel 1978 Rei lancia la sua prima linea maschile. Tre anni più tardi, inizia a presentare le sue creazioni a Parigi stagione dopo stagione ed apre la sua prima boutique parigina nel 1982. Il lifemotiv di Comme des Garçons sono capi anticonvenzionali, di taglio austero e talvolta asimmetrico e destrutturato. Negli anni ’80, le collezioni della Kawakubo si componevano perlopiù di capi realizzati in nero, bianco o grigio scuro. I tessuti erano spesso semplicemente drappeggiati sul corpo, non cuciti, e caratterizzati da fori, orli incompleti e sfilacciati. Sfidando la tradizione Rei suscita grande clamore al suo debutto alle sfilate dove i giornalisti etichettano le sue creazioni come “Hiroshima chic”. Dalla fine degli anni ’80, la tavolozza di colori della stilista si arricchisce di nuove nuance. Rei ama seguire in prima persona tutti gli aspetti della sua attività e profonde grande impegno nel graphic design, nella pubblicità e nell’arredamento delle boutique convinta che si tratti di elementi di una visione più ampia indissolubilmente legati fra di loro. La sua boutique di Aoyama, Tokyo è famosa per la facciata pendente in vetro a pois blu. Nei primi anni ’90, Rei pubblica una rivista biennale dal titolo Six (come “sesto senso”) sulle cui pagine, accanto a testi estremamente scarni, si potevano sopratutto ammirare tutte le immagini e le fotografie che la stilista riteneva fonte di ispirazione per la sua ricerca estrema.

Rei Kawakubo, the enigmatic head of innovative Japanese fashion house Comme des Garçons, has a special vision which extends beyond clothing to furniture, architecture, and graphic design, always defying conventional thinking. i-D examines Rei’s complex and conceptual world, digging through the magazines archive and re-visiting interviews which explore how the fashion house continues to challenge the Western ideals of body shape and garment construction. Breaking the conventional rules, Rei continues to push boundaries, perfectly marrying fashion with art in the most unexpected of ways. She is an untrained fashion designer, but studied fine arts and literature at Keio University. After graduation, Rei worked in a textile company and began working as a freelance stylist in 1967. In 1973, she established her own company, Comme des Garçons Co. Ltd in Tokyo and opened up her first boutique in Tokyo in 1975. Starting out with women’s clothes, Kawakubo added a men’s line in 1978. Three years later, she started presenting her fashion lines in Paris each season, opening up a boutique in Paris in 1982. Comme des Garçons specialises in anti-fashion, austere, sometimes deconstructed garments. During the 1980s, her garments were primarily in black, dark grey or white. The materials were often draped around the body and featured frayed, unfinished edges along with holes and a general asymmetrical shape. Challenging the established notions of beauty she created an uproar at her debut Paris fashion show where journalists labeled her clothes “Hiroshima chic” amongst other things. Since the late 1980s, her colour palette has grown somewhat. Rei likes to have input in all the various aspects of her business, rather than just focussing on clothes and accessories. She is greatly involved in graphic design, advertising, and shop interiors believing that all these things are a part of one vision and are inextricably linked. Her Aoyama, Tokyo store is known for its sloping glass facade decorated with blue dots. Rei published her own bi-annual magazine, “Six” (standing for ‘sixth sense’), in the early 1990s. It featured very little text and consisted mainly of photographs and images that she deemed inspiring.

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PHOTOGRAPHY SOLVE SUNDSBO STYLING: EDWARD ENNINFUL I-D, THE BEST OF BRITISH ISSUE, NO. 297, MARCH 2009

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Vivienne westwood Punk chic, dalla stilista che scosse la moda Britannica Andreas M.Jürgen

La rivista i-D vi regala un viaggio esclusivo nel mondo dell’acclamata stilista Vivienne Westwood. Il libro ripropone interviste ed articoli che ripercorrono la carriera della stilista dalle prime esperienze punk degli anni ’80 ai giorni nostri, documentando la sua reinterpretazione di elementi sartoriali ritenuti estinti come il corsetto e la crinolina, le sue convinzioni sulla capacità della moda di generare differenze ed il percorso che l’ha portata ad essere una delle più originali ed influenti stiliste del Regno Unito. Anno dopo anno, l’appeal di Vivienne continua a crescere e oggi le sue creazioni vantano ammiratori sia fra i fan dell’ultim’ora che fra quelli che le sono affezionati sin dagli inizi. Vivienne Westwood, (nata Vivienne Isabel Swire l’8 Aprile 1941) ha il merito di aver fatto uscire lo stile punk e new wave dalla nicchia elevandoli a tendenza. Si fa notare realizzando alcuni capi per la boutique di Malcolm McLaren sulla King’s Road, divenuta famosa con il nome “Sex”. La sua capacità di coniugare moda e musica ebbe un ruolo fondamentale nella nascita della scena punk degli anni ’70, dominata dalla creatura di McLaren, i Sex Pistols. Vivienne trovò una profonda ispirazione nella potenza d’urto del punk, interessata a “vedere se ci fosse modo di mettere in qualche modo un bastone fra gli ingranaggi del sistema”. Successivamente apre quattro negozi a Londra per poi espandersi su tutto il territorio del Regno Unito e, quindi, a livello mondiale, proponendo una gamma sempre più vasta di articoli, alcuni dei quali legati alle molte cause politiche di cui è sostenitrice come la campagna per il disarmo nucleare, la lotta contro i cambiamenti climatici e il movimento per i diritti civili Liberty. L’interesse per il fenomeno punk è stato deteminante: “Per me aveva un valore messianico”. Pelle nera e borchie in stile sado-maso, spille da balia, lamette, catene da bicicletta o dello sciacquone indossate sugli abiti come accessori, collari borchiati indossati a come di monili e make-up ed acconciature per l’epoca scandalosi. Fra i marchi di fabbrica dello stile punk, l’adozione di fantasie tradizionali scozzesi come il classico tartan. In conclusione, ancora oggi le sue creazioni si caratterizzano per l’insolita interpretazione dello stile sartoriale tipicamente Sette-Ottocentesco che le rende uniche ed irriverenti.

Delving deep into the archives of the magazine, i-D offers a unique insight into the world of iconic fashion designer Vivienne Westwood. This book revisits interviews and features from the early punk beginnings of her career in the 1980s to today, documenting her instigation of the crinoline craze, her thoughts on how fashion can make a difference, and her journey to becoming one of Britain’s most original and influential designers. Vivienne’s appeal continues to gain momentum with the years, and today she is as much loved by new fashion fans discovering her for the first time as those who have followed her career since the start. Dame Vivienne Westwood, (born Vivienne Isabel Swire on 8 April 1941) was largely responsible for bringing modern punk and new wave fashions into the mainstream. She came to public notice when she made clothes for Malcolm McLaren’s boutique in the King’s Road, which became famous as “Sex”. It was their ability to synthesise clothing and music that shaped the 1970s British punk scene, dominated by McLaren’s band, the Sex Pistols. She was deeply inspired by the shock-value of punk, “seeing if one could put a spoke in the system”. Westwood went on to open four shops in London, eventually expanding throughout the United Kingdom and the world, selling an increasingly varied range of merchandise, some of it linked to her many political causes such as the Campaign for Nuclear Disarmament, climate change and the civil rights group Liberty. Vivienne was deeply interested in the punk fashion phenomenon of the 1970s, saying “I was messianic about punk, seeing if one could put a spoke in the system in some way”.The punk style included BDSM fashion, bondage gear, safety pins, razor blades, bicycle or lavatory chains on clothing and spiked dog collars for jewellery, as well as outrageous make-up and hair. Essential design elements include the adoption of traditional elements of Scottish design such as tartan fabric. Among the more unusual elements of her style is the use of historical 17th- and 18th-century cloth-cutting principles. Use of these traditional elements make the overall effect of her designs more “shocking”.

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PHOTOGRAPHY SOLVE SUNDSBO STYLING: EDWARD ENNINFUL I-D, THE BEST OF BRITISH ISSUE, NO. 297, MARCH 2009

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Yohji yamamoto L’arte dell’antimoda, lo stilista che ha completamente reinventato la moda Andreas M.Jürgen

Uno degli stilisti intellettualmente più rigorosi fra quelli attivi nell’attuale panorama della moda, Yohji Yamamoto crea abiti che, nel loro intellettualismo talvolta al limite dell’ostico, sono sempre stupendi. Ancora una volta la rivista i-D esplora il mondo libero e anticonformista di Yohji, ripercorrendone la carriera ultra-trentennale, sviscerandone l’adorazione per le donne e la forma femminile e il travagliato processo di creazione dell’antimoda attraverso la moda, analizzando come il suo stile “utilitarista” e senza tempo si ponga all’avanguardia rimanendo al contempo classico. Dense di notizie biografiche e curiosità sulla vita personale e professionale dello stilista, le 120 pagine del volume ripercorrono le tappe fondamentali della sua carriera con stupendi scatti fotografici di Paolo Roversi, Max Vadukul, Nick Knight... non mancano poi interviste con Jamie Huckbody, Holly Shackleton e Terry Jones. Yamamoto debutta sulle passerelle di Parigi nel 1981. In un’intervista rilasciata nel 1983 al New York Times, dice delle sue creazioni, “Penso che i miei abiti da uomo stiano bene alle donne proprio come quelli pensati per loro. Quando ho iniziato a disegnare abiti volevo realizzare abiti da uomo per donna”. Più di recente ha dichiarato: “Quando nel 1977 ho iniziato a realizzare gli abiti della mia linea Y’s volevo semplicemente far indossare alle donne abiti da uomo. Così, mi è venuto in mente di disegnare soprabiti per donna. L’idea di un soprabito che proteggesse e celasse il corpo della donna mi stava molto a cuore. Volevo proteggere il corpo della donna da qualcosa, magari dagli sguardi maschili o dal gelido vento invernale”. Le sue linee principali, Yohji Yamamoto e Y’s, riscuotono particolare successo a Tokyo. Le due linee sono disponibili anche nelle sue boutique monomarca di New York, Parigi e Anversa e ovunque presso i grandi magazzini di lusso. Yamamoto è conosciuto per lo spirito avanguardista delle sue creazioni spesso caratterizzate da elementi lontani dalle mode del momento. Le sue inconfondibili silhouette oversize in nero sono spesso addolcite da drappeggi di diverse consistenze. Le creazioni di Yamamoto sono ben note anche al grande pubblico grazie alle sue collaborazioni con Adidas (Y-3), Hermès, Mikimoto e Mandarina Duck.

As one of the most mentally rigorous designers working in fashion, Yohji Yamamoto creates garments that can be intellectual, sometimes even difficult, yet always beautiful. Yohji’s free-spirited world is explored here via i-D magazine’s archives starting back in the 1980s, including his adoration for women and the female form, the painful process of creating anti-fashion through fashion and how his timeless utilitarian designs can be both avant-garde and classic at once. Packed into 120 pages is biographical and personal information as well as imagery from over 30 years of i-D’s history with images from photographers including Paolo Roversi, Max Vadukul, Nick Knight... plus interviews with Jamie Huckbody, Holly Shackleton and Terry Jones. Yamamoto debuted in Paris in 1981. In an interview with the New York Times in 1983, Yamamoto said of his designs, “I think that my men’s clothes look as good on women as my women’s clothing. When I started designing, I wanted to make men’s clothes for women.” More recently he has expounded: “When I started making clothes for my line Y’s in 1977, all I wanted was for women to wear men’s clothes. I jumped on the idea of designing coats for women. It meant something to me, the idea of a coat guarding and hiding a woman’s body. I wanted to protect the woman’s body from something, maybe from men’s eyes or a cold wind.” His commercially successful main line, Yohji Yamamoto and Y’s, are especially popular in Tokyo. These two lines are also available at his flagship stores in New York, Paris, and Antwerp, and at high-end department stores worldwide. Yamamoto is known for an avant-garde spirit in his clothing, frequently creating designs far removed from current trends. His signature oversized silhouettes in black often feature drapery in varying textures. Yamamoto’s work has also become familiar to consumers through his collaborations with other fashion brands, including Adidas (Y-3), Hermès, Mikimoto and Mandarina Duck.

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Staring at the sun photographed by Kate Szatmari

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Dopo quasi due decenni, lo stile “grunge” torna prepotentemente protagonista nell’abbigliamento, nel make-up e anche nell’hair-style… Lo scorso inverno, si sono tornati a vedere abiti a quadrettoni abbinati agli anfibi d’ordinanza, jeans strappati e scoloriti, capigliature incolte e arruffate stile “sveglia da 2 minuti” e trucco effetto sbavato. Non c’è assolutamente da stupirsi che alcuni di questi look risultino ancora del tutto attuali. Trascendendo il significato che lo contraddistinse negli anni ’90, oggi lo stile “grunge” si è evoluto in qualcosa di fortemente legato agli stilemi del glamour. Senza tradire la sua voglia di ribellione, il make-up di ispirazione grunge si esprime perlopiù attraverso ombreggiature effetto smokey in tinte neutre o scure, occhi bistrati e labbra rosso intenso. Quindi, che siate dirette a un concerto o ad un festival e vogliate dare sfogo al vostro spirito rock-chic o desideriate semplicemente un look grunge più soft da sfoggiare tutti i giorni...

Grunge fashion style was a huge clothing, hair and makeup influence this past winter... We’ve seen tartan dresses with clunky combat boots, ripped and stained jeans, greasy “just wake-up” hair and disheveled makeup looks. Thus, it’s only natural that some of these looks can be carried into the now. The meaning of grunge fashion has evolved from what it was in the ’90s to something inextricably tied to notions of glamour. Still with a rebellious edge, grunge-inspired makeup most often centeres around smokey hazes of neutral or dark colour, kohl lined eyes, and rich lips. Whether you’re heading to a concert or festival and want to get into the rock chic spirit or just want an everyday adaptation of a soft grungy look...


Hair Stylist and Make-Up Artist : AndrĂŠ Sarmiento @ TMG Model : Toni Heath @ Elite Models - New York


Sum


Nella società dei giorni nostri esiste un costante anelito di individualità ed espressione del sé. Sono ormai molti quelli che, la loro espressione artistica decidono di indossarla. Oggi come mai, nella piena coscienza che la comunicazione elettronica non potrà mai rimpiazzare il contatto a quattr’occhi, il dialogo interpersonale è diventato qualcosa di molto complicato. Non sorprende, allora, che il tatuaggio stia anche diventando un mezzo di comunicazione. Il tatuaggio non richiede parole, solo uno sguardo. I nostri corpi sono diventati frigoriferi su cui come calamite affiggiamo citazioni, proverbi e memorie. Body art, body building, graffiti cutanei, visioni ambulanti e accessori alla moda, inchiostrati sulla pelle. Ognuno di questi epiteti esprime alla perfezione la natura fisica del tatuaggio. Ciò di cui, tuttavia, spesso non si parla è l’aspetto emotivo. Oggi il tatuaggio gode di un’accettazione talmente ampia che si fatica ormai a definirlo semplicemente trendy. Si tratta forse di una sorta di marchio sociale? I tatuaggi sono un perfetto spunto di conversazione. Raccontano una storia, permettono di sfoggiare la propria pelle, suscitano una risposta emotiva: una versione evoluta del marchio sociale. Le ragioni per cui ci si fa un tatuaggio sono le più svariate: desiderio di attenzione, espressione della personalità, sfogo artistico, ribellione, espressione visiva della narrativa interiore, richiamo a tradizioni spirituali o culturali, dipendenza...

The 2014 STYLE Collection evolution

Our current society craves individuality and self expression. And now many people wear their artistic expression. We are having more trouble communicating with each other than ever before, as electronic communication will never replace face-to-face human contact. So, it’s not surprising that there’s a growing trend toward communication via body ink. We don’t have to talk, we just have to look. Our bodies have become the refrigerator magnets of quotes, sayings and reminders. Body art, body building, self-graffiti, walking billboards, fashionable ink accessories... Each of these expressions depict the physical nature of the tattoo. What’s often not discussed, however, is the emotional side of tattoos. Now tatoo they’re more accepted than ever, you could even call them trendy. Is it social branding...? Tattoos are a conversation starter. Either there’s a story attached or a skin-showing session or an emotional response derived from the sight of ink art. And the emotional response from the sight of tattoos leads to a modern-day version of social branding. People get tattoos for many reasons: for attention, self-expression, artistic freedom, rebellion, a visual display of a personal narrative, reminders of spiritual or cultural traditions, addiction...

mer style evolution photographed by Amedeo M.Turello

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COLOR: NaYo 6.5 - Lunex Colorful Black Cherry mix STYLING: AND Magic Serum 26 - AND Body Fluid 14 FINISHING: AND Satin Paste 32


COLOR: Lunex Ultra Cream - Lunex Colorful Blue Ocean mix STYLING: AND Soft Cream 23 - AND Tonic Cream 33 FINISHING: AND Gelwax 45


Stylist : Antonio Bardini Hair Stylist : Luca Barberi, Enrico Bracciali Marco Nannicini, Luigi Pascucci, Andrea Piccirillo Simone Prati and Gabriele Ricciarini for Kemon Make-Up Artist : Fabrizio Bertoneri Models : Noemi Diana, Matilde Menigatti Cristiana Paolini and Juna Pessina Location : Studio Cantiere Bovisa - Milano


COLOR: Lunex Ultra Cream - Lunex Colorful Pink Coral mix STYLING: AND Vol Foam 43 FINISHING: AND Gelwax 45


COLOR: NaYo 7.4 - Lunex Colorful Orange Juice mix STYLING: AND Liss Spray 15 FINISHING: AND Shine Spray 06 - AND Vamp Spray 44


The


The 2014 STYLE Collection evolution

night walk photographed by Amedeo M.Turello

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COLOR: NaYo 6.5 - Lunex Colorful Black Cherry mix STYLING: AND Magic Serum 26 - AND Body Fluid 14 FINISHING: AND Satin Paste 32


COLOR: NaYo 7.2 - Colorgreen 10.7 MECHES: Lunex Decap Super STYLING: AND Curl Gel 24 FINISHING: AND Satin Paste 32 - AND Vamp Spray 44


COLOR: Lunex Ultra Cream - Lunex Colorful Blue Ocean mix STYLING: AND Soft Cream 23 - AND Tonic Cream 33 FINISHING: AND Gelwax 45


COLOR: NaYo 6.5 - Lunex Colorful Black Cherry mix STYLING: AND Magic Serum 26 - AND Body Fluid 14 FINISHING: AND Satin Paste 32


In Passeggiate Notturne, Charles Dickens racconta la storia di quando, assalito dall’insonnia, decise di curarsi vagabondando nel cuore della notte per le vie di Londra allora popolate da senzatetto, passanti ubriachi, vizio e squallore. In una cupa e gelida notte dell’Ottobre 1857, Charles Dickens esce dalla sua abitazione di Tavistock Square alle due del mattino per incamminarsi verso la sua casa di campagna di Gad’s Hill Place, nei pressi di Rochester, lontana una cinquantina di chilometri. All’epoca Dickens aveva 45 anni e questa passeggiata segnò in qualche modo una crisi nella vita del grande scrittore. Quell’anno Dickens aveva conosciuto la diciottenne attrice ‘Nelly’ Turnan, che sarebbe diventata sua amante. Impossibilitato a lasciare la donna con cui era sposato da 20 anni, temendo lo scandalo Dickens fece accasare Nelly in una villa dove potesse farle visita al riparo da sguardi indiscreti. Dickens conosceva le strade di Londra come le sue tasche, dalle più nobili delle residenze ai tuguri più sordidi; per arrivare a Gad’s Hill non impiegò che sette ore. La decisione di avventurarsi in queste passeggiate notturne era motivata dalla difficoltà a prender sonno di quel periodo. Nel racconto Passeggiate Notturne Dickens scrisse: “Alcuni anni or sono, una momentanea incapacità di prender sonno, imputabile ad un’idea angosciante, mi fece camminare per le strade tutta la notte, per diverse notti di seguito. Il disturbo avrebbe potuto richiedere molto tempo per essere vinto, fosse stato languidamente patito a letto; invece, fu presto sconfitto dall’energico trattamento di alzarmi subito dopo essermi coricato, uscire e ritornare stanco all’alba. In quelle notti, sviluppai un’invidiabile competenza, sia pure amatoriale, di cosa significhi essere un vagabondo. Il mio scopo principale era quello di superare la notte”.

Charles Dickens describes in Night Walks his time as an insomniac, when he decided to cure himself by walking through London in the small hours, and discovered home-lessness, drunkenness, and vice on the streets. On a dark, cold October night in 1857, Charles Dickens stepped out of his home in Tavistock Square at two o’clock in the morning, and walked to his country house, Gad’s Hill Place, near Rochester, some 30 miles away. He was 45-years-old and the walk marked something of a crisis in the great writer’s life. It was the year that Dickens met 18-year-old actress ‘Nelly’ Turnan, a girl who was to become his mistress. Unable to publicly leave his wife of 20 years, for fear of scandal, Dickens set Nelly up in a villa that he could secretly visit. Dickens knew the streets of London like the back of his hand, from the highest courts to the lowest slums, and the walk to Gad’s Hill took him just seven hours. The reason why he set off on these long nocturnal rambles was his inability to get to sleep during this period. In his essay, Night Walks, he wrote: “Some years ago, a temporary inability to sleep, caused me to walk about the streets all night. I would get up directly after lying down, go out, and come home tired at sunrise. My principal object to get through the night.”

Stylist : Antonio Bardini Hair Stylist : Luca Barberi, Enrico Bracciali Marco Nannicini, Luigi Pascucci, Andrea Piccirillo Simone Prati and Gabriele Ricciarini for Kemon Make-Up Artist : Fabrizio Bertoneri Models : Ilde Cistova, Noemi Diana, Matilde Menigatti Cristiana Paolini and Juna Pessina Location : Mulligans Pub - Milano

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COLOR: NaYo 7.4 - Lunex Colorful Orange Juice mix STYLING: AND Liss Spray 15 FINISHING: AND Shine Spray 06 - AND Vamp Spray 44


The hard


grunge spring Theresa Manchester photographed by Curtis Eberhardt

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Unde


Grunge e punk sembrano destinati a tornare alla ribalta nelle collezioni Primavera–Estate e Autunno-Inverno; però, aspettate a ridurre la vostra camicia di flanella a brandelli; a quanto pare, infatti, questo revival, assumerà tratti decisamente più femminili e sofisticati. Il ritorno del grunge e del punk è parte integrante di quello spirito “rock ‘n’ roll” che gli addetti ai lavori si aspettano di scorgere nelle collezioni. “Guardando in giro si intuisce che nella gente si sta riaccendendo la passione per lo stile grunge,” ha dichiarato Ken Downing, fashion director dei grandi magazzini di lusso statunitensi Neiman Marcus. Emerso nei primi anni ’90, questo stile dall’aria sdrucita e trasandata, ebbe le sue icone nel compianto front-man dei Nirvana Kurt Cobain e nella moglie Courtney Love. I suoi toni cupi e irriverenti affondavano le proprie radici nello stile punk dei tardi anni ’70. “Questa moderna reinterpretazione del punk e del grunge andrà ad ammorbidirne le sfaccettature più dure e grezze per proporne una rilettura più sofisticata e femminile; dopo tutto, infatti, la gente desidera semplicemente indossare abiti belli e alla moda”, ha dichiarato Tomoko Ogura, senior fashion director dei lussuosi grandi magazzini Barneys New York. I buyer hanno indicato le collezioni dello stilista Americano Phillip Lim, dello stilista Belga Dries Van Noten e della griffe Francese Saint Laurent come quelle all’avanguardia di questo revival di look ispirati al punk, al grunge e al rock ‘n’ roll...

Grunge and punk are poised for come backs for Spring and Summer, Fall and Winter, but don’t rip up your flannel shirt just yet as the revival will be taking on a more feminine flair. The return of grunge and punk are part of a rock ‘n’ roll theme experts expect to see in collections. “There are early indications that people are having a love affair again with the idea of grunge,” said Ken Downing, fashion director of luxury department store Neiman Marcus. The disheveled thrift shop style was embodied in the 1990s by the late Nirvana singer Kurt Cobain and his wife, Courtney Love. Its dark, irreverent looks had their roots in punk styles of the late 1970s. “The modern take on punk and grunge will be doing it in a way that will feel more beautiful and feminine as opposed to really tough and harsh, because at the end of the day people still want to wear beautiful clothes,” said Tomoko Ogura, senior fashion director at upscale department store Barneys New York. Buyers pointed to collections by American designer Phillip Lim, Belgian designer Dries Van Noten and French label Saint Laurent as leading the resurgence of punk, grunge and rock ‘n’ roll-inspired styles...

er a fashionable sky photographed by Curtis Eberhardt

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Stylist : David Widjaja Hair Stylist : Riad Azar @ Atelier Management Make-Up Artist : Marina Andersson @ Kramer & Kramer Manicure : Kim Chiu using for NARS Model : Barbora Sindleryova @ Exit Fashion Assistance : Melindia Stanford


Stylist : Ugo Valentini Hair Stylist : RenĂŠ Wagner for Kemon - Make-Up Artist : Claudia Bisang Models : Natasa Dragicevc, Sara Ferroni, Noemi Rinderknecht, Nathalie Schwander, Maurice Sinclair and Cedric Mosimann Location : Nira Alpina Resort - St Moritz


Fin dal XIX secolo, gli ancestrali e idilliaci paesaggi dell’Engadina hanno esercitato un’irresistibile attrazione su una vasta schiera di artisti. Non stupisce, quindi, che l’amore per questa stupenda vallata sia rimasto immutato con il passare dei secoli e che tutt’oggi siano numerosi gli artisti e gli scrittori legati da un forte vincolo con l’Engadina. La sua famosa luce e la sua aria frizzante, in special modo, sono state descritte ed immortalate da scrittori e pittori di grandissima fama. Nel celeberrimo Crespuscolo degli Idoli, Friedrich Nietzsche dipinge con le parole la straordinaria atmosfera dell’estate Engadinese: “...trasparente, ardente nei colori, racchiudeva in sé tutti i contrasti, tutti i gradi intermedi tra il ghiaccio e il sud”. Lo scrittore Tedesco Hermann Hesse ne visse il paesaggio come “un paradiso visto solo nei sogni”, in grado di toccare nel profondo chiunque lo visiti. L’assenza di vita quotidiana, percettibile in tutta la vallata, ha un effetto rilassante e ricco di ispirazione al contempo. Nel suo Il Viandante, Hesse scrive: “Sentivo che questi monti e laghi, questo mondo di boschi e di fiori aveva più cose da dirmi di quante potessi recepirne a prima vista e farne parte integrante di me stesso che un giorno mi sarei ritirato in questi luoghi, che questa alta valle così austera, eppure ricca di forme, così severa eppure così armoniosa, mi interessava estremamente, che aveva qualcosa di prezioso da offrirmi o da chiedermi”. Marcel Proust cattura lo spirito dell’Engadina con dovizia di particolari: “Raggiunta la vetta ci fermammo estasiati. L’immaginazione della nostra infanzia era divenuta realtà... Raggiungendo l’Engadina dal passo dell’Albula, dal passo del Flüela o dal passo del Giulia, l’aria mi balza addosso come una predatrice. Respiro diversamente, parlo diversamente, guardo il mondo diversamente, sogno diversamente. Il cielo notturno trasuda stelle. A fianco delle montagne il ghiacciaio riluce. Le acque dell’Inn corrono veloci...”.

Since the 19th century the idyllic and archaic landscape of the Engadin has been well known as a “place of desire” for many artists. It is not surprising, that the love for this beautiful valley has never stopped and that also today many artists and writers are closely connected to the Engadin. Especially the stunning light and the sparkling air have been a subject of poetical description or depiction by renowned writers and painters. In his famous book Götzendämmerung Friedrich Nietzsche describes the unique atmosphere of the Engadin Summer: “... this light, transparent, glowing with colours, encompassing every realm between ice and south.” The German writer Hermann Hesse experienced the landscape as a vorgeträumtes Paradies (vision of paradise), able to touch every single visitor. The absence of everyday life which can be felt all over the Engadin has a calming yet inspiring effect. In his book Engadiner Erlebnisse he writes: “I felt, that these mountains and lakes, these trees and flowers will tell me much more, than I can perceive at first sight, so that I am forced to come back to this harmonious and austere mountain valley full of different shapes”. Marcel Proust captures the spirit of his Engadin in great detail: “Reaching the peak, we stood still and were dazzled. The imagination of our childhood became real... Coming across Albula, Flüela or Julier to the Engadin, the air jumps at me like a predator. And I breathe differently, I speak differently, I look at things differently, I dream differently. The nights are dripping stars. The glacier at the hip of the mountains is gleaming. The Inn is rushing...”.

A place of dream photographed by Amedeo M.Turello

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