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foto di Valérie Thénard Béal VTB Circus

Quest’anno è toccato alla Slovenia, con l’artista Tjasa Dobravec, calcare per la prima volta questo prestigioso palco, volteggiando in aria intorno ad una inedita spirale aerea, a testimonianza che esistono molte tradizioni di acrobatica o manipolazione in tutto il mondo, dalle Isole Tonga all’Iran, dalla Cambogia all’Austria o dallo Yucatan all’Italia, da Montreal a Tolosa, da Châlons-en-Champagne a Melbourne. Molto nutrito anche il paniere di artisti che si candidano per partecipare al festival. Quest’anno sono arrivate 83 proposte di numeri in altezza che utilizzano tessuti, corda aerea, e altre “diavolerie aeree”; 62 proposte di giocoleria e manipolazione di oggetti, 5 numeri di equilibrismo su filo, ma pochissime proposte di clownerie, sebbene molti numeri oggi comprendano al loro interno elementi di comicità, segno dei tempi che cambiano. Ogni anno il festival riceve centinaia di candidature, che nel loro complesso forniscono un rappresentativo campione sulle tendenze nel circo internazionale. Sarebbe interessante uno studio che negli anni potesse tracciare l’evoluzione della scena circense interna-

foto di Valérie Thénard Béal

zionale, sulla base delle preferenze e provenienze delle candidature al Demain… In ogni caso il festival desidera poter rendere conto di questa straordinaria diversità di pratiche offrendo visibilità e un trampolino di lancio ai giovani talenti sempre desiderosi di innovare e creare, che privilegiano una ricerca artistica su tecniche talvolta millenarie, interrogate quotidianamente nelle scuole di tutto il mondo e rivisitate in chiave attuale. Tra le tante emozioni che quest’anno ci ha regalato il Demain, oltre a quelle legate ai tanti bei numeri, e alla loro ricca varietà,

foto di Laurent Bugnet

foto di Valérie Thénard Béal VTB Circus

Questo grande mosaico regala al “Demain” il sapore dei grandi eventi, dei grandi spettacoli di qualità, ma anche un’atmosfera di vitalità ed entusiasmo che il pubblico condivide con allegria, facendo un tifo da stadio sotto uno chapiteau tra i più gradi al mondo, capace di oltre 5000 posti a sedere. Con una media annuale di venti nazioni in pista, ogni anno il Demain non manca mai di invitare un nuovo paese che viene aggiunto alla lunga lista delle terre circensi.

ne segnaliamo alcune che definirei “inattese”. Nel tableu di apertura, riservato alla Cie Lapsus, la compagnia ha fatto ricorso, nel mezzo delle esibizioni dei suoi acrobati, al volo indoor, sapientemente pilotato, di aquiloni Revolution a quattro cavi, riportandoci indietro agli anni ‘90, quando non era raro vedere aquilonisti capaci di pilotare un Revolution, al tempi “rivoluzionario” gioiello di tecnologia e innovazione, e al contempo giocolare, o andare in monociclo. Innovazione nel solco della ricerca e apertura verso altri mondi. È anche questo il circo attuale. Altre emozioni fuori programma sono arrivate invece da una brutta caduta per l’artista del trio alla barra russa, che ha gelato l’intero chapiteau e causato la sospensio-

3JUGGLINGMAGAZINE

2020 NUMERO86MARZO

ne di una delle prime serate, ormai quasi al termine della scaletta, e per fortuna risoltasi poi con una “semplice” commozione cerebrale. Tutta la platea è però rimasta testimone di una fatalità che è nel circo sempre dietro l’angolo, e che qui ha fatto riflettere su quanto fragili possano rivelarsi i migliori dei nostri eroi; quanto sia opportuno che la nostra sete di emozioni, oltre al loro desiderio di superare i limiti e sfidare l’impossibile, metta a repentaglio la loro incolumità e la “buona riuscita” di uno spettacolo dal vivo; quale forma di prevenzione, assistenza, gestione degli incidenti, sia opportuno mettere in campo. Infine ha fatto molto parlare l’esibizione/denuncia dell’artista francese Erwan Tarlet che, nella seconda esibizione del suo numero alle cinghie, ha preferito mettere da parte il copione e dedicare il suo spazio, il suo tempo, la sua visibilità ad una denuncia. Salendo su attaccato alle sue cinghie, si è mostrato a torso nudo, con sul petto dipinta la parola “DEMAIN” e sulla schiena un punto interrogativo, ed è rimasto in quella posizione, girando lentamente su se stesso, per l’intera durata del suo numero, senza far altro. Un interrogativo, una provocazione, una sollecitazione offerta al pubblico. Un gesto che ha acceso molte riflessioni e considerazioni su cosa sia uno spazio scenico, quale il ruolo degli artisti nella società, quale rapporto fiduciario possa e debba intercorrere tra organizzatori, artisti e pubblico. Un’edizione quella di quest’anno che ci lascia anche il bel ricordo di un tempo, non tanto tempo fa, quando potevamo viaggiare, seguire questi eventi, senza l’angoscia, le restrizioni e l’ombra minacciosa del Coronavirus, che da lì a poco si sarebbe abbattuta anche sulla cara vecchia Europa.

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Juggling Magazine #86 - march 2020  

quarterly italian magazine dealing with contemporary circus arts

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