Dedichiamo questa pagina, prima di una serie, alle testimonianze e riflessioni di artisti del circo che si sono distinti in passato per la loro dedizione e bravura. Ad aprire la serie uno dei più virtuosi giocolieri italiani di tutti i tempi.
ALBERTO SFORZI
Circo Medrano
Equilibrio del cucchiaino
intervista di A.R. Ho cominciato a giocolare da bambino coi sassi, da autodidatta, vedendo i giocolieri che si esibivano al circo. A 6 anni facevo già piccoli numeri di circo, ma ho sviluppato presto una forte passione per la giocoleria. A 11 anni, mentre mi allenavo al famoso circo delle sorelle Medrano, dove lavoravano i miei cugini, fui incoraggiato da uno degli impresari con un trascorso da giocoliere. Mi disse che avevo talento e mi spronò a continuare. Così feci e cominciai la mia carriera di giocoliere. Approdai in vari circhi importanti, come al Circo Aurora dei Casartelli, dove incontrai Eugenio Larible, che insieme a Enrico Rastelli, Angelo Piccinelli, Vinicio Chiesa ed altri erano i miei “eroi” da emulare. Da lì è stata una storia infinita, con una carriera durata fino all’età di 50 anni. E ancora oggi a 82 anni mi alleno con la giocoleria. Ho cercato di prendere qualcosa da tutti i grandi giocolieri del tempo, allargando il mio repertorio di giocoleria, antipodismo ed equilibrismo con gli oggetti. Vedo ancora dei giocolieri molto bravi in giro. Noi però avevamo un repertorio vasto, non facevamo un solo attrezzo, facevo palline, clave, anelli, equilibrismo, palleggi, filo molle, bicicletta. Con i cerchi sono arrivato a lancio e presa di 11 cerchi. La mattina che ci sono riuscito a Genova è stato un momento molto particolare della mia carriera che ancora ricordo. Oppure i 10 anelli sul filo molle con un equilibrio sulla testa e un cerchio intorno al piede. Ho fatto anche un numero con 8 palline in sincro, una palla sulla testa e un pallone in equilibrio sul piede. Il numero del cucchiaino in equilibrio sulla fronte invece lo eseguivo addirittura in tre varianti. Per
esempio lo lanciavo dalla punta del piede, lo facevo atterrare in equilibrio verticale sulla fronte, poi gli facevo fare un salto mortale completo riprendendolo sempre sulla fronte e poi muovevo la testa di 90 gradi e lo riprendevo sull’orecchio. Ad Arona mi videro mentre lo provavo, e dopo una serie di 11 tentativi tutti riusciti mi dissero che era il momento di portarlo in pista. Palleggiavo di testa e dopo tre palleggi facevo andare il pallone dietro le spalle, con un colpo di tacco lo rimandavo in aria e lo facevo atterrare su un altro pallone che stavo facendo roteare sul dito. Lì devi essere come un orologio. E poi piattini e tazzine lanciate dal piede e impilate sulla testa mentre sei sul filo molle, ma anche il palo in equilibrio sulla testa mentre facevo girare i cerchi. JUGGLINGMAGAZINE.IT
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Nel corso degli anni ho cambiato qualche attrezzo, ma sono ancora affezionato a quelli di una volta; infatti adesso devo farne rifare qualcuno. Non avevamo tutti quei materiali e la tecnologia che esiste adesso. Le palline erano di legno pieno, anche di varie misure, di quelle con cui si giocava a bocce. Le clave erano di legno tornite, cave, con un manico di scopa come impugnatura, e c'era chi ne usava di legno pieno! I cerchi ce li faceva il falegname, poi li lisciavamo con la carta vetrata, una mano di cementite, una di smalto e via. Si rompevano facilmente quando cadevano dritti sul duro, ma mettevi un po’ di nastro isolante e andavi avanti. Era coì allora. Per me è stata una cosa meravigliosa aver incontrato la giocoleria, ho conosciuto tanta gente, girato il mondo. C'è chi lo fa per guadagnare, io l'ho fatto per soddisfazione. Era una gara con me stesso. Mi allenavo tutto il giorno e pensavo a diventare bravo, a fare meglio. Quando mio papà mi diceva "stasera sei andato così, così" io soffrivo tanto e non vedevo l'ora che arrivasse il giorno dopo e che potessi fare meglio. Quando eravamo in Sud Africa negli anni ’60 nemmeno tornavo a casa a mangiare a pranzo. Tra gli spettacoli montavo il trapezio washington e provavo un altro numero. Poi mi ha preso sotto una macchina, e sono rimasto fermo 3 anni, rischiando anche di perdere una gamba. Ma continuavo ad allenare quello che potevo anche con il gesso alla gamba. È stato un momento triste, ma paradossalmente con gli anni ho anche pensato che è stata forse la mia fortuna, perché io allora a 24 anni ero pazzo per la giocoleria, non vedevo altro nella mia vita. Grazie a tanto supporto da parte della mia famiglia e di bravi dottori mi sono rimesso in sesto e ripreso gli spettacoli. Poi un giorno, a 50 anni, durante uno spettacolo in Grecia per una caduta mi sono infortunato alla spalla, e lì ho dovuto smettere di esibirmi. Ma ho tanto amato il pubblico, che mi ha sempre sostenuto. Ricordo al Circo Krone che cominciavano a battermi le mani a metà numero e non la smettevano più fino alla conclusione della routine. PROGETTOQUINTAPARETE.IT