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PIERGIORGIO MILANO
c'è sempre la voglia di raccontare. Ho amato il gesto sopra ogni cosa ma, pur restando il motore primo, ora mi piacciono nuovamente anche le parole. Mi piacerebbe dire che faccio teatro fisico, ed un posto dove mi diverto moltissimo è alla FLIC quando faccio le regie per gli spettacoli collettivi degli allievi, perchè ho 30 persone che fanno cose che io non so fare e quindi lascio che si occupino loro del circo, e posso dedicarmi a creare mettendo insieme corpo e parola. Alcune delle cose belle che ho creato sono nate proprio lì, peccato che durano una notte sola!
piergiorgiomilano.com
Sono cresciuto nella periferia torinese, in contesti non proprio esaltanti, e il mio incontro con il circo, come per molti della mia generazione, è stato casuale. Durante un’occupazione a scuola partì un laboratorio di giocoleria, grazie a qualcuno che era infervorato e di ritorno dalla EJC di Karlsruhe. Avevo 15 anni quando con un gruppo di coetanei, quasi antagonisti della prima generazione di giocolieri torinesi, fondammo i Rufus Juggler. La passione per le arti performative e il desiderio di farne una professione erano già presenti allora e nel 2002 decisi in maniera totalmente irrazionale di iscrivermi alla promozione iniziale della FLIC, che considero il mio primo passo importante nel mondo della professione circo. Nel 2004 mi trasferisco a Toulouse per studiare a Le Lido. Lì cresce il mio interesse verso la danza contemporanea, abbandonando la mia specialità circense, scala di equilibrio, e nel 2006 vado a vivere ad Amsterdam, dove frequento la SNDO, scuola per lo sviluppo della nuova danza. Nel frattempo ho lavorato in Slovenia con il coreografo Branko Potocan e ho co-fondato il collettivo 320Chili, uno dei primi gruppi italiani di circo contemporaneo, vincendo Equilibro nel 2010, premio per la danza, con Ai Migranti. Intanto nel 2008 creo con altri 7 artisti il collettivo Tupperware, e mi trasferisco a Bruxelles. Per necessità, istinto, o testardaggine inizio a muovermi solo e a lavorare come perfomer per altri artisti tra cui James Thierre, Sidi Larbi Cherkaoui e David Zambrano. Faccio una bellissima esperienza di lavoro site specific nel 2009 con Rodrigo Pardo: Piero on the roof. Nel 2013 smetto e decido di tornare a creare i miei spettacoli, da solo, con l’eccezione nel 2020 quando riprendo il ruolo di
foto di Andrea Macchia Boris Gibè nella creazione solista l’Absolu, della compagnia Les Choses des Rien, perché ho il cuore infranto, e lo spettacolo mi spaventa; mi sembra un’ottima cura dell’altro. Parallelamente lavoro come coreografo, consulente artistico, insegnante di danza e teatro fisico, un po’ alla Flic – mia casa base - e un po’ in giro tra Francia, Belgio, Italia e Grecia. Dal 2009 ho creato: Ai migranti, Denti, do you love me?, Pesadilla, White Out, Au Bout des Doigts, Vague e adesso un’altra avventura sta partendo. Alcuni degli ultimi lavori sono site specific: falesie, montagne, spiagge. Adoro il teatro il buio e la sala, ma con Au bout des doigts mi divido tra natura e palcoscenico, speriamo continui… Oltre al lavoro fisico e al gusto per il virtuosismo, amo anche il racconto, la narrazione. Mi piace il carattere nazional popolare del circo, sapere che possa arrivare a tutti, e che allo stesso tempo resti lo spazio dove esiste l'insolito, il non visto, che può diventare tutto, anche se poi ovviamente ci sono sempre la vertigine, l'equilibrio, la sospensione, il rischio e tanto altro. Già al liceo frequentavo corsi di scrittura creativa e nei miei spettacoli JUGGLINGMAGAZINE.IT
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Quest'anno compio un po’ di anni ed è difficile fare un bilancio. Da un lato non cambierei mai quello che ho fatto, per quello che ho visto, imparato, le persone che ho conosciuto, la mentalità che ho maturato. Dall'altro realizzi di essere ancora in un percorso di una difficoltà estrema, senza alcuna garanzia, in piena precarietà. Una condizione che in passato quasi mi divertiva, o forse solo non ci pensavo. Di fatto per trovare un supporto un po’ più stabile sono dovuto “emigrare” anche io. È solo grazie al supporto di enti come Wallonie Bruxelles Teatro Danza, Wallonie Bruxelles International e al famoso statuto d’artista, che una serie di problemi belli grandi sono diventati meno spaventosi. Kubric diceva "Un film è per il 95% un matrimonio con un'idea" e con “matrimonio” intendeva il più medioevale ed epico dei vincoli, da cui non ti puoi sottrarre, se sei disposto ad accettarlo il resto è solo intuizione e lavoro. Perché ho fatto circo quindi ancora non lo so, forse una serie di coincidenze, sfighe e fortune che hanno tracciato il mio percorso; io volevo fare l’osteopata. Mi sono iscritto e mai presentato 4 volte. Ma il mio carattere si è forgiato sugli insegnamenti mitici dei miei genitori, dai quali ho imparato che nella vita devi “farti il culo”. In qualche modo ho sempre fatto quello che volevo, anche quando sembrava impossibile o insensato, e lo devo anche all’unico mentore che non mi ha mai mollato, mia madre: “Dio esiste ed è onnipotente, ma non sei tu. Quindi rilassati!” (Lucia) PROGETTOQUINTAPARETE.IT