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Juggling Magazine # 98 - march 2023

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2984

magdaclan.com/spettacoli/2984-2-2

intervista di A.R ad Alessandro Maida 2984, una data che richiama 1984, George Orwell, Big Brother. A torto o a ragione? Il 1984 è la mia data di nascita e ho volutamente scelto di metterla nel titolo per usare anche il riferimento al 1984 di Orwell. La relazione con il romanzo non è esplicitamente legata alla dittatura o all'assoggettamento dell’essere umano, quanto più ad una visione possibile sul futuro. Orwell immagina il nostro futuro nel 1948, subito dopo la seconda guerra mondiale, periodo in cui il più grande timore erano le dittature totalitarie e il loro possibile ritorno in occidente. Nel 2023 la nostra più grande paura più grande è la fine stessa della nostra società e il collasso ambientale, la volontà è quella di giocare con l’immaginario apocalittico che ci accompagna in questo preciso periodo storico.

Il circo come intrattenimento e/o come impegno politico/sociale/ambientale? Mi interessano entrambe le possibilità, credo che l’intrattenimento puro debba sfociare e servire a lanciare messaggi chiari e forti. Penso che il modo migliore per fare arte sia proprio quello di far evadere l’osservatore dal presente per metterlo in una condizione di apertura e distacco, per poi usare questo spiraglio per mandare messaggi che parlino ad un cuore aperto. In sostanza provo a creare leggerezza e ironia in modo da avere un terreno più fertile per i significati più profondi che stanno dietro allo spettacolo. Difficile essere ottimisti sul futuro in questo momento, siamo ancora troppo legati

all’idea di circo come intrattenimento senza pensieri. Mi sembra di percepire che appena si ha una tematica forte o controversa, le possibilità di portare il proprio lavoro in giro diminuiscono drasticamente.

Con quali desideri, motivazioni e obiettivi ti sei dedicato a questo “solo”? In primo luogo sentivo la necessità di sperimentare questa forma di spettacolo per crescere artisticamente e cercare con le mie risorse, volevo decidere da solo ogni aspetto del lavoro senza compromessi di alcun tipo. La cosa più evidente e forte di un “solo” è proprio la solitudine che mi ha accompagnato in tutta la prima parte della creazione, è stato molto difficile e provante stare in sala prove senza parlare con nessuno, ma anche in qualche modo fortificante, ho imparato l’automotivazione. La seconda parte, invece, in cui mi sono affidato di più a tutta la squadra che ho selezionato, mi ha poi portato a rielaborare tutto il lavoro fatto prima e a apprezzare ancora di più il lavoro di gruppo.

Equilibrismo di oggetti e sugli oggetti. Quale il fascino di questa tua ricerca di lunga data? La sensazione di precarietà, la presa di coscienza che, nonostante tutte le infinite prove, alcuni movimenti saranno ogni volta diversi. L’equilibrismo ti mette a

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nudo, non può funzionare se non sei presente al cento percento, questo aspetto mi intriga e mi ha fatto fare molte scelte nella creazione, ho dovuto togliere molti movimenti, molte figure complesse perché portavano fuori dalla narrazione, richiedevano un sentire in contrapposizione con il sentimento della scena. L’aspetto che vorrei risultasse più evidente è l’effimero, l’inutile, il grande sforzo per un attimo di leggerezza impercettibile.

Il regno minerale. La memoria delle ere. Come le pietre diventano co-protagoniste in 2984? Le pietre gironzolavano nella mia testa da molti anni, in particolare mi colpì un tizio alticcio in un bar che dopo aver visto una mia performance di sfera e palline mi disse: “tu devi lavorare con le pietre!” Questa sentenza ha galleggiato dentro di me fino all’estate 2020 quando in una residenza all’isola d’Elba sono andato a visitare delle miniere di ferro. In un attimo ho colto l’occasione e deciso di iniziare il lavoro di ricerca con questi oggetti. Ostiche, pesanti, sbilanciate e fredde, le pietre sono le mie compagne di viaggio nello spettacolo, ognuna ha una funzione ben precisa. Ai miei occhi sono le uniche con cui posso avere una relazione e, essendo la materia predominante del mio mondo, sono tutto ciò che conosco. Disegnano e definiscono i miei spazi, sono materia di gioco, di nutrimento e sono la lente attraverso cui interpretare la realtà.

Conti di traslare il concept di 2984 anche oltre il palcoscenico? Per ora lo spettacolo necessita di una situazione protetta, benché possa essere fatto quasi ovunque. Mi piacerebbe creare in seguito una forma site specific, anche non da solo, per luoghi pieni di pietre o per luoghi da invadere con moltissime pietre, ma questa è una fase ancora embrionale.

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