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Juggling Magazine # 98 - march 2023

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PHILIPPE CIBILLE 30 ANNI DI CIRCO CONTEMPORANEO ph A.R.

www.philippe-cibille.com www.philippecibille.com

foto di Philippe Cibille

DAL JAZZ…

un'emozione, un estetismo, un sogno passeggero. Sono sensibile all'alleanza del fisico e dell'intelletto, provo ammirazione e

…AL CIRCO Poi un giorno, nel 1989, sono andato a fotografare uno spettacolo di Archaos. Lì ho conosciuto il mondo del circo così come si stava evolvendo. Ne sono rimasto affascinato e da allora non l’ho più lasciato. Nel circo c'è spesso della musica, ma rispetto al jazz i due universi sono visualmente diversi, le emozioni sono diverse; il jazz è piuttosto statico, il circo è movimento, impennata. Il circo richiede lavoro e disciplina straordinari, coinvolgendo molto gli artisti fin dalla giovane età. Sono generalmente artisti completi, con molteplici talenti oltre alle loro specialità (sono musicisti, attori, ballerini). Potresti chiamarlo spettacolo totale. Oltre alla performance fisica, c'è una storia che viene trascesa e raccontata al pubblico,

sono commosso da tutto ciò. Il circo si è evoluto molto negli ultimi 1015 anni: ha acquisito scuole, nuovi apparati, un repertorio, una pedagogia attenta, scambi con altre espressioni dell'arte; le discipline e la performance hanno guadagnato molto oltre che espressività. C'è una vera e propria esplorazione dei temi, come ci ha dimostrato qui al BIAC la compagnia Libertivore-Fanny Soriano.

sulle dimensioni della mostra, la selezione delle foto, il modo di presentarle per temi/compagnie. Volevamo offrire, in occasione della BIAC 2023, un viaggio negli ultimi 30 anni di circo contemporaneo, attraverso il mio sguardo da fotografo. La dimensione delle immagini è principalmente di 30 x 45 cm, un formato che ci permetteva di allestire nello spazio a disposizione una mostra di 250 fotografie. È stato difficile selezionare, e anche un po' frustrante, soprattutto per le compagnie o le scuole che ho seguito per vent'anni. In un mondo senza limiti avrei voluto esporre più immagini, e mi sarebbe piaciuto averle un po' più grandi, formato A2, e anche giocare con foto satelliti più piccole. Il lavoro di preparazione della mostra mi ha fatto ricordare tantissime cose. Mi sono emozionato nel ritrovare immagini di persone con cui ho avuto delle relazioni

CNAC 1997

Ho iniziato nel 1978, frequentando un club fotografico, poi come fotografo freelance per un giornale regionale a Nancy. Essendo giovane e senza vincoli, mi venivano assegnati servizi serali, oppure nei fine settimana; spettacoli, eventi sportivi, e questo mi ha insegnato a fotografare in ogni circostanza. Avevo bisogno di guadagnarmi da vivere, pagare l'affitto, così mi sono trasferito a Parigi. Mi piacevano molto la musica e i jazz club, così ho cominciato a fotografare artisti del jazz, poi da free lance proponevo le mie foto alle redazioni dei giornali, facendo grandi sforzi per superare gradualmente la mia timidezza di fondo.

Bridgewater Foster

intervista a cura di A.R. traduzione di Anne Nguyen Dao

UNA RETROSPETTIVA @BIAC La mostra nasce da un’idea congiunta mia, di Guy Carrara e Rachel Rache de Andrade, con i quali abbiamo ragionato

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