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Juggling Magazine # 105 - december 2024

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PIETRO BARILLI QUIETO PARADO Q Pietro_Barilli

Sono nato a Verbania e attualmente vivo a Bruxelles. Il mio percorso formativo circense è iniziato a Granada nel 2017, presso la scuola internazionale di circo e teatro CAU, e si è concluso a Porto, all’Istituto Nazionale delle Arti del Circo (INAC). La mia disciplina principale è la corda molle, affiancata dalla rodeoline (una slackline senza tensione, simile alla corda molle) e dalla highline (slackline montata in altezza, con lunghezze che vanno da pochi metri a più chilometri).

foto di Camilla Poli

Vorrei però raccontare cosa mi ha portato a intraprendere questo percorso e quale evento mi ha spinto a farne una professione. Dopo il diploma alle superiori mi sono trasferito a Granada per scoprire un percorso successivo che mi rispecchiasse. Ho iniziato a lavorare come maestro di sci, un’occupazione che mi soddisfaceva e mi permetteva di continuare a sciare nonostante i costi elevati. Terminata la stagione, tornai nel mio appartamento condiviso. Una coinquilina mi parlò di una disciplina che pensava fosse perfetta per me: la slackline. Decidemmo di andare subito a comprarne una per provarla. Fu amore a prima vista: cominciai ad allenarmi ogni giorno, trascurando tutto il resto, al punto da dimenticare di mangiare. Mi sentivo soddisfatto e andavo a dormire felice, con l’unico desiderio di ricominciare ad allenarmi il giorno dopo. La vera svolta arrivò quando incontrai l’associazione Slackline Granada. Vedendomi allenare, mi invitaro-

Così è nato Quieto Parado (termine spagnolo che indica un movimento oscillatorio con il monociclo per restare fermi). Lo spettacolo esplora il tema dell’equilibrio, collegandolo alla mia disciplina, alla mia persona e, spero, anche agli altri. Parla di equilibrio e mette in evidenza il suo controsenso rispetto alla concezione comune, spesso associata a qualcosa di statico, come se un oggetto fosse in equilibrio solo quando è fermo. Lo spettacolo sottolinea invece la dinamicità dell’equilibrio, l’impossibilità di rimanere immobili quando si è in quello stato. L’equilibrio non è più una

no a provare la highline. Fu un punto di non ritorno; decisi che, se avessi potuto, avrei trasformato quella passione in un mestiere. Poco dopo, contattai la scuola di circo di Granada per partecipare alle audizioni. Dopo la mia formazione, ho collaborato con diverse compagnie, sviluppando al contempo una visione artistica personale. Per me era fondamentale trasformare la tecnica in un linguaggio universale, capace di comunicare con il pubblico. Volevo esprimere qualcosa che molte persone vivono, ma di cui si parla appena. Non forza né debolezza, ma una condizione comune che ci unisce e che compresa potrebbe renderci forse meno folli ai nostri occhi.

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meta, ma una ricerca infinita. Non lo si può raggiungere, ma solo dominare. Si potrebbe dire che non esiste: è una caduta continua. Ci si sbilancia da una parte per evitare di cadere dall’altra, in un ciclo perpetuo di mutamenti. Questo concetto è paragonato all’equilibrio mentale: il bilanciamento che tutti cerchiamo per sentirci “normali”, in relazione con gli altri e con il mondo. Tuttavia, questa ricerca può consumarci, portandoci lontano dal presente. Quando siamo in equilibrio, l’unico pensiero è mantenerlo: non ci godiamo ciò che abbiamo ottenuto, né vediamo dove non stiamo cadendo. Un altro tema centrale è l’equilibrio con se stessi: la fusione tra il “noi” esterno, che vive e agisce, e il “noi” interno, che pensa e giudica. Il personaggio affronta sentimenti di odio e rancore verso se stesso, sentendosi abbandonato e uniformato al mondo. Gradualmente, arriva a comprendere e perdonarsi, consolidando un “io” più definito e resistente. Alla fine dello spettacolo, il personaggio abbandona la solita corda – simbolo di una realtà soggettiva e limitante – per montarne una nuova, diagonale e potenzialmente infinita. Questo cambiamento rappresenta l’inizio di un nuovo percorso, fatto non più di ripetizioni, ma di continua crescita e trasformazione. È un simbolo di liberazione, che lo porta verso un futuro di equilibrio dinamico, sempre più in alto, accettando anche la possibilità di cadere a volte, e di ricominciare.

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