Sono sempre stato attratto dal mondo dello spettacolo; a 7 anni facevo trucchi di magia e a 12 volevo diventare un mentalista. Poi la vita mi ha portato a diventare un clown. È stato subito dopo la caduta del Franchismo, negli anni ’80, con quel boom della cultura dappertutto in Spagna, anche in strada. Lì ho visto artisti come Tortell Poltrona, I Colombaioni, Yves Le Breton e tanti altri e a 18 anni ho cominciato a guadagnarmi da vivere facendo il clown, ispirato anche dai grandi attori del cinema muto: George Carl, Chaplin, Keaton. In tre fondammo la Compañía Latal e per 10 anni abbiamo lavorato con un discreto successo. Poi nel ‘92 mi sono trasferito in Australia, dove ho iniziato la mia carriera da solista. I clown hanno una lunga tradizione, probabilmente cominciata già quando l’uomo viveva nelle caverne. Io provengo dalla tradizione del clown eccentrico, ma sono influenzato anche da Slava Polonin e molti altri clown. Ogni clown è un mondo completamente diverso. Nel mio caso quando ho cominciato non sapevo cosa stavo facendo. Poi dopo 10 anni inizi a trovare delle parole per descrivere quello che fai. E intanto scopri che, in effetti, fai parte di un movimento storico che stava emergendo in quel momento, e che altri stanno arrivando dopo di te. Racconto sempre che agli inizi in Spagna ero considerato un comico, poi attraversando i Pirenei sono diventato immediatamente un artista, un poeta. Eppure in Francia facevo le stesse cose che facevo in Spagna! In quegli anni ci definivamo mimi, poi hanno cominciato a definirci clown mimi. E ora siamo clown. Allora eravamo associati alla strada e al teatro, mentre il circo rimaneva un mondo a parte. E ora invece facciamo parte del circo. Abbiamo sempre trovato molto difficile definire cosa facciamo e cosa sia un clown. Ma so che quando lo vedo lo rico-
Fly Me to the Moon
N'Importe Quoi
nosco e mi piace. Ed è qualcosa che va oltre la performance o lo spettacolo. C'è qualcosa lì che non riesco a definire ma che amo. Mi piace il buco nero che si forma dietro il clown; l'abisso, il precipizio, la vertigine che il clown crea. Un clown può far ridere a crepapelle, ma questo è esattamente uno dei clichè del clown. Quello che mi interessa di più è la tensione, la sospensione, l'aspettativa di quel momento, con qualcosa che sta per accadere. Poi arriva anche una risata o una sorpresa, ma ciò di cui mi sento più felice è quel momento nel mezzo. È una risata diversa ogni volta. Sì, forse ridi, ma è anche qualcos'altro. Amo farlo, è ho una carriera costellata di successi. Ma non disdegno di uscire dalla mia zona di comfort. Ho realizzato uno spettacolo chiamato Demo D, un omaggio ai clown circensi tradizionali. Ai miei occhi non erano molto bravi e piuttosto patetici, e per molti anni non li ho riconosciuti, non sentivo che venivo da quella tradizione. Ma un giorno ho deciso che erano i miei nonni, e che quindi gli avrei dedicato uno spettacolo. Non JUGGLINGMAGAZINE.IT
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ha avuto molto successo, ma mi è piaciuto. L'ultimo spettacolo che ho fatto è N’Importe Quoi, vede cinque clown sul palco. Il mio obiettivo era valorizzare buoni clown che non hanno buoni spettacoli, e ce ne sono molti. Volevo creare per loro un buon spettacolo affinchè il pubblico potesse apprezzarli, ed anche questo è stato per me uscire dalla mia zona di comfort. In effetti la parte che mi piace di più del mio lavoro è quella artigianale. Ma non solo costruire gli oggetti di scena. Esibirsi è un mestiere, e il mio mestiere è il clown, e da artigiano quello che più mi piace è creare uno spettacolo, immaginarlo, costruirlo. In scena abbiamo a che fare con i gusti diversi del pubblico, con i cambiamenti nella società. In modo divertente e sarcastico dico che noi pagliacci siamo delle prostitute. Apparteniamo al pubblico. Cerchiamo sempre una mediazione tra quello che ci piace portare sul palco e quello che al pubblico piace vedere. La maggior parte dei clown si relaziona col pubblico in un modo che spinge all'empatia e alla comunità, e questa è di
N’Importe Quoi
Fly Me to the Moon ph Sara Meliti
leandreclown.com
illustrazione Fra Martò
LLEANDRE
per sé già una dichiarazione politica. Poi ci sono clown che sono più espliciti in scena rispetto ai temi della società e della politica, e altri come me che non lo sono. Ma quando ero giovane pensavo che fare il clown potesse essere il mio contributo a cambiare il mondo. Oggi penso che probabilmente non cambierò nulla, ma cerco di rendere più felici le persone intorno a me e di rendere il mondo più leggero. PROGETTOQUINTAPARETE.IT