mestieri &persone
FRANCESCA MARTELLO
Artista & Illustratrice
ALIAS FRA MARTÒ Q Fra.Marto
Ho sempre disegnato. Da quando mi ricordo, l’ho sempre fatto. Mio padre, fotografo, quando ero piccola mi diede due consigli sulle ombre e su come tradurre le forme da tridimensionali a piatte. Per il resto sono sempre stata un’autodidatta, sia perché cocciuta come un mulo sardo e orgogliosa come la regina d’Inghilterra, sia perché per me il disegno è sempre stato un porto sicuro, un riparo dal caotico mondo esterno, così confuso e crudele. Amavo quel bellissimo foglio bianco su cui il mondo può apparire, dove posso esprimermi ed interpretare la realtà in completa libertà.
E così, ho continuato per tutta la giovinezza a disegnare. Affascinata dal lavoro di Keith Haring, nell’adolescenza, per un breve periodo, mi sono dedicata al graffitismo, cominciando questo percorso sui vergini muri di Bergamo, mia città natale, ed entrando in una piccola comunità di graffittisti. Dopo qualche anno smisi per vari motivi. Ero stufa dei noiosi discorsi divisivi all’interno dell’ambiente, “questa voglia di mettere tutto in caselle e di stabilire cosa è dentro e cosa è fuori, chi c’è l’ha più grande e chi profumato”. Ma soprattutto ero presa da una nuova passione, scoperta durante l’Università a Bologna e poi approfondita durante l’Erasmus a Barcellona: il Circo.
Vesperi
La passione crebbe, la voglia di sapere di più mi portò a viaggiare. Così cominciò un lungo processo di formazione, che ancora oggi continua. Prima tappa fu Madrid, alla scuola di circo Carampa, dove ebbi il mio primo incontro con la clownerie. Rimasi folgorata dai corsi con Hernan Genè. Non
ero particolarmente brava, ma le poche volte che riuscivo a far ridere mi pervadeva un senso di completezza e presenza che solo l’amore era riuscito, a volte, a darmi. Volevo essere pagliaccia! Badate bene, per quanto adesso riesca a dire questa frase con determinazione e orgoglio, è stato un vero percorso di ‘coming out’. Ci sono voluti anni, dico…. annnni per riuscire in completa tranquillità a dichiararmi tale. In primis perchè la formazione del clown è un processo lungo. Ho molto rispetto per questa professione, so che non è solo mettersi un naso, seguire un’estetica o fare una gag. In secondo luogo, quando sei
15 JUGGLINGMAGAZINE
NUMERO105DICEMBRE20 24
clown, e soprattutto donna, affronti la poca informazione e l’ignoranza sull’argomento, a cui non sempre si ha la voglia di rispondere. E proprio questa poca conoscenza della società sulla figura del clown donna è stata la scintilla che ha generato il mio progetto grafico “Ritratti di Pagliacce”. Combinando le mie passioni, voglio contribuire a creare un nuovo immaginario collettivo sulla figura del clown. Siamo di fronte ad una profonda lacuna nella nostra cultura, basta googlare “clown” e osservare le immagini che escono. Risultato: nessuna donna! E se apparisse qualche figura femminile, è la versione soft-porn di una pagliaccia. Molti dicono ancora che non esistono donne pagliacce, ma la verità è ben diversa! Siamo tante! “Ritratti di Pagliacce” è qui per cambiare la ormai vecchia narrativa, nata da fattori socio-politici legati a obsoleti modelli che finalmente siamo pronte/i a superare. Un progetto nato dall’esigenza di restituire alla donna la consapevolezza della propria storia, sviluppata per potersi sentire parte di una famiglia con un passato, un presente ed un futuro. I ritratti hanno trovato una dolcissima collaborazione con la scrittura: Paolo Negri e Vincenzo Tumminello sono i miei compari nel progetto ”Più uniche che rare”, un libretto a cadenza annuale in cui dodici storie brevi e dodici ritratti, dedicati a pagliacce italiane, si uniscono per sfatare lo stereotipo che vuole la figura del clown rappresentata esclusivamente da artisti uomini. Umberto Eco, mio professore a Bologna, mi ha aperto la mente al compito etico delle arti: bisogna considerare “l’impatto di un individuale in cui si sfarina la fragile impalcatura dei nostri universali” attraverso “una continua reinvenzione del linguaggio” (da “Kant e L’Ornitorinco”). La nostra ricchezza come artiste/i si può perciò ricercare nelle possibilità che abbiamo di creare nuove forme e, parallelamente, di apportare altri valori nella cultura vigente.