Flying Fuentes Gasca - Mexico ph CR
IL CIRCO SI È SVILUPPATO NEI SECOLI VALICANDO LE FRONTIERE GEOGRAFICHE E ACCOGLIENDO AL SUO INTERNO ARTISTI E MAESTRANZE DI OGNI PAESE. DA QUESTO PROCESSO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE È PROSPERATA UN’ARTE CHE ANCORA APPASSIONA IL MONDO INTERO. MA IN UN CONTESTO MONDIALE
FABIO MONTICO
PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALE GIULIO MONTICO, DIRETTORE GENERALE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CIRCO D’ITALIA
Alex & Liza - Ucraina ph Alfredo Sanguigni
La nostra famiglia si occupa di festival da 4 generazioni e quest’anno per la 25a edizione del Festival Internazionale del Circo d’Italia eravamo tutti in pista. Personalmente sono impegnato da 25 anni nella produzione del Festival Internazionale del Circo d’Italia e da 3 anni nella direzione artistica dell’Italian Circus Talent Festival. Per noi alla base dell’organizzazione dei Festival c’è la libertà di espressione. Gli artisti devono essere liberi di proporre la loro arte senza vincoli e limitazioni, perché in un Festival è importante il confronto fra le idee e le altre culture. Da sempre lo chapiteau ospita artisti di ogni provenienza in modo assolutamente apolitico, perché l’arte e la cultura che divulghiamo non professa distinzioni di colore, cultura o religione. È ovvio che, a causa dei conflitti in corso, privarci di invitare artisti del circo dell'Est Europa, come Bielorussia
e Russia, non vederli esibirsi e mostrare i loro talenti sia un peccato. Aver rinunciato alla Russia significa per il nostro festival rinunciare a collaborazioni importanti con produzioni storiche come il Royal Circus of Gia Eradze, il Nikulin Circus, il Rosgoscirk e il Great Moscow State Circus. Tengo a precisare che non invitare artisti e giurati provenienti dalla Russia, dall’inizio della guerra ad oggi, non è stata un’imposizione politica ma una nostra scelta per tutelarli da strumentalizzazioni e polemiche. Penso che sia la cultura sia lo sport debbano essere apolitici e non devono essere investiti da problematiche che fanno parte di altre stanze. Eppure le limitazioni dovute alle sanzioni e ai divieti dei governi sono solo uno dei problemi che in qualità di organizzatori ci troviamo a dover affrontare. Manifestazioni internazionali di questa portata presentano, oggi più che mai, una lunga serie di difficoltà crescenti. Un aspetto da non sottovalutare sono per esempio i costi dei viaggi degli artisti. Non potendo più transitare negli spazi aerei russi, e dovendo ricorrere a voli con compagnie di altri paesi, i costi sono inevitabilmente lievitati, fino a quadruplicarsi. Altro tasto dolente sono i rapporti con le ambasciate per il rilascio dei visti di soggiorno. Prima di concedere i visti ci richiedono le prenotazioni aeree, poi però i visti vengono spesso rilasciati solo il giorno prima della partenza. Con l'Etiopia addirittura abbiamo dovuto rinunciare a due troupe quest’anno. La richiesta è partita cinque mesi prima del Festival, con allegati nove biglietti aerei JUGGLINGMAGAZINE.IT
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emessi, e ovviamente pagati. Ma l'ambasciata non ha dato l’ok il giorno prima della partenza, lasciando delusi gli artisti delle due troupe e delusi e più poveri anche noi, sia culturalmente che economicamente. Ho un sogno nel cassetto: bypassare le lungaggini burocratiche e snellire le pratiche. Vorrei che artisti e atleti potessero viaggiare liberamente, mostrando semplicemente il passaporto, ed acquisire il visto d'ingresso all’arrivo nel paese ospitante, senza doverlo chiedere mesi prima e vederselo rifiutato il giorno della partenza. Questo modo “barbaro” di gestire gli ambasciatori della cultura e dello sport sta penalizzando artisti ed atleti che alla fatica fisica degli allenamenti quotidiani aggiungono lo stress dell’incertezza. Quello che da una parte ci rincuora e dall’altra ci rattrista è la constatazione che il pubblico, a cui interessa principalmente assistere ad un grande show, non percepisce tutte queste difficoltà. Ma c’è una nota positiva anche in un quadro generale così difficile. Le attuali limitazioni verso i paesi dell’Est ci hanno giocoforza costretti a spostare la nostra attenzione ad Ovest, dove abbiamo avuto delle grandissime sorprese. Non immaginavo che in Sud America, in questi anni, avessero fatto dei passi da gigante nelle performance, con scenografie e coreografie curate nei dettagli, così come l’aspetto tecnico e la parte musicale. Ho avuto l’onore di selezionare alcuni numeri davvero sensazionali, e questo dimostra che la pace e la libertà di viaggiare sono fattori fondamentali per lo sviluppo dell’arte. PROGETTOQUINTAPARETE.IT