UN CIRCO SENZA ETÀ GIOCOLERIA FUNZIONALE, APPRENDIMENTO COGNITIVO E ANZIANI di Federico Toso Alexsander De Bastiani è Shezan, il cui genio impossibile si innesca soprattutto nella passione per i meccanismi che stanno dietro alle cose, alle forme espressive e performative. Per questo ha esplorato l'apprendimento cognitivo in modo inusuale, mescolando lato artistico e formativo, in un percorso pa‐ rallelo a quello del palco. Da dove comincia il viaggio? Creare connessione con e tra le perso‐ ne è una componente fondamentale dello spettacolo dal vivo. Allo stesso modo lo è nell'apprendimento cognitivo e nello sviluppo delle proprie abilità fisiche e mentali. A qualunque età. Pro‐ prio per questo, dopo aver approfondito l'ambito della formazione attraverso il metodo Feldenkrais, la giocoleria fun‐ zionale e il drum circle facilitato, ho ini‐ ziato ad applicare questi strumenti per creare “momenti di qualità” in cui le persone che partecipano possano svi‐ luppare le proprie abilità, a qualsiasi livello si trovino. Tra le varie occasioni che la vita mi ha offerto, una delle più preziose è stata la collaborazione con l'Università della Terza Età di Ponsacco. Lavorare con gli anziani è illuminante? Ho trovato un ambiente interessante e ricco. La bellezza di proporre contenuti che si adattano a quel pubblico permet‐ te di trovare sempre un punto di incon‐ tro. Gli anziani sono una risorsa se im‐ pariamo a sintonizzarci con loro. Il pri‐ mo strumento che ho utilizzato è stata la giocoleria funzionale, metodo Craig Quat e diffuso in Italia da Lapo Botteri e Francesco Boni. La giocoleria funzionale è strutturata proprio per permettere di “giocolare” adattando la forma espres‐ siva sulle possibilità dell'individuo. Ab‐ biamo realizzato una serie di incontri dove inizialmente mostravo loro le cose che studio e come queste possano aiu‐
tare chiunque a migliorare. Abbiamo quindi sperimentato insieme in modo che fossero loro a vivere sensorialmen‐ te l'esperienza, entrando in contatto con quello che viene definito “apprendimen‐ to organico”. Abbiamo infine tradotto queste esperienze integrando oggetti di uso comune, per dare la possibilità di vederne l'applicazione nel quotidiano, agendo anche sulla motricità fine dei gesti comuni che è importantissima. Il ritmo come strumento di relazione profonda. Con la giocoleria e il teatro, il ritmo è parte integrante della mia formazione. Due anni fa ho seguito la formazione per diventare facilitatore di Drum Circle secondo il Metodo di Arthur Hull. Si è spalancato un portone immenso sul mondo dell'apprendimento: insegnare senza insegnare, coinvolgere per condi‐ videre, divertirsi per comprendere. Que‐ ste sono solo alcune delle chiavi che mi hanno permesso di applicare le mie competenze ritmiche all’apprendimento organico, fornendomi la possibilità di creare situazioni di grande coinvolgi‐ mento e ascolto reciproco. Tutto facile, insomma? Per nulla. Il primo scoglio è stato riusci‐ re a sintonizzarmi su frequenze com‐ pletamente diverse dalle mie esperien‐ ze pregresse. Coi bambini o con gli adulti è impegnativo, ma hai un ritorno diretto e autonomo. Con gli anziani ci vuole pazienza e servono più dettagli, più indicazioni e una diversa sensibilità. Per contro ho trovato grandissimo ascolto, attenzione in ciò che fai o dici, il desiderio di comprendere, con calma e pazienza, e una forte volontà nel cercare di entrare in quel che facevano. Ho trovato però anche grande resisten‐ za, diffidenza e scetticismo ed è lì che impari a cambiare le carte in tavola. Gli
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strumenti che uso aggirano certi sche‐ mi comportamentali e mettono le per‐ sone in situazioni in cui si stupiscono di se stesse. È questo stupore che apre le porte alla crescita individuale per entra‐ re in connessione con qualcosa di più grande e più bello. Qualunque cosa sia. Gli strumenti artistici possono bastare? Da ragazzino studiavo arti marziali e ginnastica artistica, poi musica, poi tea‐ tro fisico e magia da scena, poi fachiri‐ smo estremo (sono uno dei pochi veri mangiatori di spade), quindi giocoleria funzionale e drum circle. Oggi sono allievo e insegnante del metodo Felden‐ krais che, di base, si occupa di consape‐ volezza di sé attraverso il movimento. Un tempo mi prendevano in giro dicen‐ domi che ero dispersivo. Ora la chiama‐ no trasversalità. A me dà grandi soddi‐ sfazioni! Per lavorare in contesti inusua‐ li servono proprio vie traverse e grande capacità di sintonizzazione. Con gli an‐ ziani ho trovato questo. Ritmi e spazi di‐ versi di incontro e di ascolto. La lentez‐ za poi, che considero un pregio, e tanta, tanta meraviglia nella loro gratitudine, che ri昀ette il mio sentirmi loro grato per farmi crescere ogni volta un po’ di più, consapevole che senza questa ten‐ sione continua qualunque artista, alla lunga, finisce lentamente per spegnersi.
Nell'immagine: Università della Terza Età, Ponsacco Photo credits: Alexsander De Bastiani Online: https://www.millestorie.com/
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