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Juggling Magazine # 100 - september 2023

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CARLO CERATO carlocerato.com

Esistente dal 1995. Infoto di Andrea Macchia contra il circo all'età di 11 anni, a Cuneo, con Fuma che 'nduma. Frequenta la scuola di circo Flic per due anni, dal 2015 al Mi piace raccogliere “de2017. Entra nel Centro Nazionale delle Arti Circenfinizioni”, di altri o mie: si francese. Ne esce nel 2019. Crea la compagnia • EDO Cirque, laureata Circusnext 2021, con Léon “Un raggruppamento Volet e Ramiro Erburu. intorno a un fenomeno Inizia "llabyellov" nel 2020, la cui forma breve minoritario” viene selezionata al 42° Festival Mondial du Cir[Johann le Guillerm] que de Demain, 2023. Nel 2022 inizia a lavorare • come occhio esterno per il duo LAR, di Davide e “Compiere azioni inutili Mattia Bonetti (e ne è molto felice). ma ammirevoli” [?]

COS’È LA GIOCOLERIA? COS’È IL CIRCO?

Il mio cervello ha iniziato a lavorare proprio quando mi sono chiesto “cos’è il circo?”, lo ricordo perfettamente, era il 2015. Studente di circo, faccio circo, mi piace questo spettacolo di circo. Ma cos’è?

“trovare una pura soddisfazione nell'anomalia che viene vista come una delizia e un fine in se stessa”

Il mio progetto llabyellov inizia con la risposta che Erik Åberg, dà alla dom a n d a “cos’è la giocoleria”: “come gruppo di attività tutto ciò che è legato, culturalmente o visivamente, alla cascata di 3 palline, e come attività specifica ‘toss juggling’ [Erik Åberg]. La struttura del mio spettacolo esiste grazie a questa risposta. Il testo che mi ha influenzato di più, Taking back the technicality di Sebastian Kann, inizia dalla sua definizione di circo: "la presentazione di relazioni inusuali tra corpi e i loro ambienti materiali".

[Helena Stoddart]

“Merkwaardigheid (peculiarità)” [Alexander Vantournhout]

“la presentazione di una relazione esplorativa con oggetti manipolati” [io lol]

“l’esplorazione delle capacità”/“l’esplorazione delle capacità della materia tramite le capacità umane, e l'esplorazione delle capacità umane tramite le capacità della materia” [ioooo]

“far sì che gli oggetti si comportino come se stessero violando le leggi della natura, attraverso una tecnica visibile” [io again]

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Ma quale di queste definizioni è quella giusta? Nessuna. Nessuna è giusta. Non credo manchi alla lista quella giusta, credo proprio che non ci sia. Per me la ricerca di risposte a queste domande è un esercizio, nutre il cervello, fa ragionare, dà direzioni e regole con le quali giocare, di modo che poi possiamo prenderne distanza e fare quello che vogliamo. Ho trovato una passione nei ragionamenti in un mondo di allenamento. Nulla di male nell’allenarsi e basta, ma io non ci sono mai riuscito. Mai stato bravo come giocoliere, mai il più forte. Aggiungere un oggetto a figure di giocoleria sempre più difficili e inventate da altri sembrava un lavoro da Sisifo, e bisogna immaginare Sisifo felice, ma io non lo ero. E nella giocoleria, quando ti accorgi che non puoi diventare Anthony Gatto, scopri Wes Peden; ed è quando ho capito che non sarei mai diventato Wes Peden, che credo di aver iniziato a diventare Carlo. Mi ricordo anche quando è successo: nel primo periodo alla CNAC. Il mio interesse per gli artisti che si allenano e basta è svanito presto. Due cose hanno iniziato a interessarmi: tecnica inusuale e drammaturgie innovative. In llabyellov vengono usati molti oggetti: iniziamo con 3 palline, poi anelli, clave, bastoni, fazzoletti, triangoli, girandole. Adoro la giocoleria mista, quasi tutto il mio materiale è con oggetti diversi nella stessa figura: bastoni, anelli e palline mischiati sono ciò che ho lavorato di più nella mia vita. Poi in llabyellov arrivano la piuma di pavone, i gelati, i miei adorati cubi (aka fazzoletti 3D) con il quadrato, e infine il capitolo nero, con oggetti ancora più strani. Adoro esplorare le capacità di questi oggetti. Il mio lavoro è diventato quindi trovare nuovi oggetti, o in ogni caso nuove relazioni con oggetti già esistenti, e capire come organizzarle nella struttura astratta di uno spettacolo. Astratta inteso come non figurativo in senso largo: senza narrazione, senza messaggio, senza ricerca di successo retorico. Questo non vuol dire che nel mio lavoro non ci siano momenti di finzione o simili, anzi! Adoro l’ironia, le battute, il teatro fatto male e il testo. Ma anche se il mio lavoro presenta questi elementi, il quadro globale resta astratto.

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