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Juggling Magazine # 100 - september 2023

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JANGO, IO E IL MCF me a Jango c'erano i più grandi clown italiani e internazionali: la storica compagnia La Filarmonica Clown, I fratelli Caproni, il grande Paolo Nani, ma soprattutto tra il pubblico il più grande di tutti: il premio Nobel Dario Fo e Franca Rame, venuti apposta quella sera per vedere Jango. Tra il pubblico, anche i ‘figli famosi’ di Jango, come il Mago Forest, Aldo Giovanni e Giacomo e tanti altri, ma soprattutto centinaia e centinaia di persone dentro e fuori che spingevano per entrare, avendo acquistato il biglietto di ingresso (il primo e unico a pagamento nella storia del Festival). Tra queste c'era anche la Polizia annonaria di Milano, arrivata per bloccare il Festival con strane motivazioni, mai comprese neanche dopo. Il clown che è in me – Moriss - non si arre-

di Maurizio Accattato La scoperta del ‘mio clown’ è avvenuta insieme ad altri carissimi amici clown, tra cui Alessandro Larocca de I Fratelli Caproni e il Mago Forest, quel giorno in cui abbiamo incontrato Jango Edwards. Erano i primi anni ’80, via Washington 102 a Milano, scuola di mimo con uno speciale workshop in cui si presenta questo alieno. In ogni gesto dissacrante gridava “Every Day is a special day” e “Che cazzo fai”, insieme a qualche sberla-clown, che noi chiamiamo il battesimo. È lì che mi è uscito il clown che non è mai più rientrato. Al termine del workshop, in un’ora Jango ci ha fatto fare ben tre flash-mob nel cuore della città: una rissa al ralenty in piazza San Babila, poi abbiamo mangiato le banane portate da casa dentro l’esclusivo ristorante Biffi in piazza della Scala, e infine cantato sul sagrato del Duomo. E poi tutte le sere al Teatro Ciak per vedere lo spettacolo (si trattava di un teatro da 3.000 posti, esauriti per una settimana quando c’era Jango!). Eravamo tutti lì, e insieme a noi tutti i comici del cabaret milanese, del Derby, e del futuro Zelig. E al termine dello spettacolo, Jango ci aspettava fuori per abbracciare non solo noi, ma tutto il pubblico. Come Dario Fo ha ridato dignità agli umiliati portando il teatro dove non c’era, così Jango è il primo Clown del XXIesimo secolo, in anticipo su chiunque di almeno 25 anni. E poi arriva il Milano Clown Festival. C’è un legame indissolubile tra il Clown Festival e Jango. Dopo la prima timida ma esplosiva edizione del 2006, il nostro desiderio più grande era quello di portarlo

foto di Gabriele Zucca

nel nostro chapiteau. Era il 2007, dopo il grande successo della prima edizione eravamo finalmente riusciti a montare un fantastico chapiteau nel centro della città, proprio lì dove avevano deciso di costruire il futuro Bosco Verticale (considerato il grattacielo piú bello del mondo nel 2012). Ingenuamente, come fanno i veri clown, non sapevamo che avevano già pianificato, anche tutta la costruzione dei vari grattacieli che oggi stazionano a Porta Nuova Isola, il salotto bello di Milano. Siamo arrivati al momento giusto nel posto sbagliato, per portare disordine ma soprattutto gioia e allegria. Sulla nostra prima pista quella sera insie-

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se, e la serata cominciò, come cominciarono anche i problemi che neppure Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di allora, poté risolvere. Il mio maestro Dario Fo mi disse: "se non vuoi diventare un clown mediocre, comincia a prenderti qualche denuncia”. E così feci. Tutti si ricordano dello spettacolo di Jango, quella sera. Erano molti anni che non tornava a Milano, la città che lo aveva amato tanto, e nello chapiteau gonfio di persone che lo adoravano alla follia Jango abbracció tutti. Gli unici assenti erano Moriss e i PIC del Pronto Intervento Clown, in questura. Ancora adesso Jango sarà arrabbiato con Moriss perché eravamo spariti senza poter condividere quel momento di gioia, ma nessuno di noi era lì per potergli dire quello che stava accadendo al Festival. Da quel giorno Jango è poi tornato al Milano Clown Festival nel 2012 e nel 2016, sempre come Guest Star. Doveva esserci nel 2020, ma la pandemia ha bloccato quell’edizione.


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