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Juggling Magazine # 102 - march 2024

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ph L. Réau

MARICA MARINONI Q Ma.marinoni

intervista di A.R.

Il numero portato al Demain è un’elaborazione del numero che ho scritto nel 2019, arricchito di tutta la tecnica che ho creato e acquisito da allora. Credo che la giuria abbia visto e premiato la completezza del numero in tutti i suoi aspetti; dalla tecnica, alla ricerca sull’attrezzo, composizione musicale, il costume ed il portare con poesia una forma contemporanea che potesse essere apprezzata anche da chi fa un tipo di circo più classico. Essendo arrivati molto preparati al festival, dentro di me aspettavo un risultato, ma riuscire a vincere il festival e tornare a casa con il Grand Prix ed il premio del Presidente della Repubblica è stata una vera sorpre-

Demain

Firco

sa, tra l’altro un premio finora mai attribuito ad un numero solo. E stata un’esperienza molto emozionante sotto tutti gli aspetti. C’era l’adrenalina della gara, tanto stress, ma tra gli artisti regnava un clima amichevole, solidale e anche ironia per una competizione dove quasi non ha senso paragonare stili e discipline così diversi tra loro. Aspettare 4 anni per partecipare a questa competizione mi ha permesso di affrontarla con un po’ di distacco e quello che all’inizio era un sogno, una cosa irraggiungibile, sono riuscita a ridimensionarla con il tempo. Resta comunque un’esperienza incredibile che mi ha aiutato a chiarirmi le idee sul futuro; mi ha convinto a continuare a provare a crescere come autrice di circo nel circuito del circo contemporaneo francese, che è quello che mi gratifica di più e mi permette di esprimermi.

ph Laurent Bugnet

Era dal 2019 che io ed il Cirque du Demain giocavamo a rincorrerci mutualmente. Un invito a partecipare mi era arrivato dopo gli exit al CNAC. Poi è sopraggiunta la pandemia, e subito dopo un contratto in Canada con la Compagnia 7 Bis. Così l’anno scorso si è ripresentata l’opportunità e ho finalmente avuto la possibilità di partecipare al concorso nel gennaio 2024. Ho chiesto a Francesco Sgrò di essere al mio fianco per la preparazione e per accompagnarmi al festival. Avevo in lui piena fiducia poiché, essendo stato il mio primo insegnante di roue cyr quando ero alla FLIC, conosceva molto bene il mio lavoro. Da allora siamo sempre rimasti in contatto ed è lui che ha composto le musiche del mio echappèes al CNAC nel 2019. Condividere con lui quest’avventura era quasi una conseguenza logica del nostro incontro. Ospitati dalla FLIC, che ci ha messo a disposizione tutto ciò di cui avevamo bisogno, la preparazione al festival è stata molto intensa; per l’intero mese che precedeva la data ci siamo visti tutti i giorni per ripetere il numero e lavorare sui dettagli. Tanto lavoro con l’attrezzo, ma anche tanta preparazione mentale per essere pronti ad affrontare ogni evenienza.

Una delle linee guida del mio lavoro è quella di superare i confini tecnici e concettuali della mia disciplina, utilizzando come punto di partenza il mio rapporto conflittuale, crudo e performativo. Cerco di portare la ruota in scena trattandola come un cerchio di ferro, lavorando sulla sua personificazione e affidandomi a proprietà

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fondamentali come la ciclicità, la ripetizione e il movimento ipnotico. In quanto autrice emergente vedo la scena come uno spazio dove offrire il proprio corpo e impegnarlo in un atto di generosità verso il pubblico, ed allo stesso tempo un campo di battaglia dove difendere le proprie verità. Oltre all'aspetto tecnico della disciplina, per me è molto importante sperimentare e vivere una femminilità libera sul palcoscenico, senza filtri e senza censure. Presentare un linguaggio fisico che possa rapidamente abbattere le barriere tra ciò che è considerato "maschile" e « femminile », mettendo sottilmente in discussione i ruoli della mascolinità e della femminilità sul palcoscenico (e nella società), per abbattere le aspettative a priori del pubblico rispetto ad un corpo, proponendo l’immagine di donna forte, dinamica e... muscolosa. In questo senso presentare il mio lavoro in un festival come il Cirque de Demain è stata un’occasione di provare la forza e legittimare tutte queste decisioni prese in anni di allenamenti e riflessioni, con la speranza di riuscire a parlare ai giovani circensi emergenti e sopratutto a tutte le giovani donne del circo contemporaneo per incoraggiarle nel loro percorso. La scelta della roue cyr è stata abbastanza intuitiva. Ho scelto la ruota come mezzo di espressione perché ti porta dove il corpo fluttua, e poi ricade, poi risale, lo trovo molto affascinante. Lei si muove con te, sembra avere vita propria, ti prende e ti tira, poi si fa tirare, con lei sei al tempo stesso manipolatore e manipolato. In seguito ho scoperto in lei il luogo dove riesco a trovare la mia voce e la possibilità di esprimere cose che non riuscirei a dire altrimenti. Questo attrezzo mi attira per il costante stato di disequilibrio nel quale mi porta... Uno stato d’incertezza dove l’incertezza non è confusione ma arricchimento e profondità, un’occasione di perdersi per poi ritrovarsi. La ruota mi confronta costantemente con me stessa e mi da l’occasione di imparare.


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