Rubrica di meraviglie a cura di
Giorgio Enea Sironi
RAYMOND CROWE
Tra gennaio e febbraio all’Auditorium della Conciliazione sono stati 22.000 gli spettatori della ventesima edizione di Supermagic che ha visto il ritorno di alcuni tra i migliori artisti delle passate edizioni: Les Chapeaux Blancs rinomati per unire magia e teatro nero, l’eccentrico illusionista in kilt Lord Martin e l’originale e innovativo Enzo Weyne. Novità nel cast di quest’anno il canadese Darcy Oake che reinterpreta il classico numero di tortore con un approccio travolgente e i francesi Florian Sainvet, che interpreta un futuristico robot illusionista e Léa Kyle specializzata nell’arte del trasformismo. Un altro maestro della comedy magic che spiccava nel cast, il mago, mimo, ventriloquo e shadow artist australiano Raymond Crowe.
ph Edoardo Cascarino
supermagic.it
liardo che mi costò 4 dollari e di cui sono ancora oggi fiero, perché ero l’unico performer in mezzo a illusionisti con grandi attrezzi di scena. Un altro numero di cui sono molto orgoglioso è la giacca danzante, che viene dalla mia passione per l’animazione delle marionette e dal fatto che quando facevo le ombre cinesi dovevo togliermi la giacca. Pensai che sarebbe stato bello farla volare e chiesi al prestigiatore Tommy Wonder, che aveva inventato un sistema di levitazione molto originale, di aiutarmi. Anche grazie a lui questo è diventato un numero importante del mio repertorio. Ma il numero che mi ha dato notorietà è sicuramente quello delle ombre. Nel 2007 è diventato virale, anche grazie a internet, e lo hanno iniziato a richiedere in tutto il mondo. Anche in questo numero ci sono invenzioni originali, come la mano grande che prende la mano del bambino, ispirata alla mano di mio figlio. Considerato che il mio personaggio originale non è riconducibile al mago tradizionale, ho fatto parte come The Unusualist alla grande produzione The Illusionists, che mi ha dato modo di esibirmi di fronte alle platee di tutto il mondo e a Broadway. Oggi un mio sogno sarebbe ad esempio trasferirmi in un paese europeo, conoscerne meglio la cultura e la lingua. Credo che il mio numero possa registrare qui una risposta più ampia, contenendo echi del vaudeville, del clown, della pantomima e mostrando di base una sensibilità più europea.
Sono nato ad Adelaide, in Australia, e da ragazzo avevo come hobby la magia, il teatro di marionette, il circo. Un giorno leggendo il giornale vidi l’annuncio di una scuola di mimo, non sapevo cosa fosse né avevo mai visto un mimo all’opera, ma decisi di frequentarla e questa decisione mi ha cambiato la vita. Tutto quello che faccio oggi, compreso la maggior parte delle tecniche che uso, sono ancora basate su quello che ho imparato al tempo. La mia insegnante era la ballerina e coreografa cecoslovacca Zora Šemberová, famosa per essere stata nel 1938 la prima Giulietta nell’opera di Prokoviev. Nel 1968 si era trasferita in Australia e insegnava movimento agli attori teatrali. Da allora ho continuato a frequentarla e chiederle consigli, fino alla sua morte nel 2012, all’età di 99 anni. Agli inizi del mio percorso non ero molto bravo (ride), facevo spettacoli per bambini e nei centri commerciali. Poi sono entrato come attore e marionettista nel Patch Theatre di Adelaide, una compagnia specializzata in spettacoli per le scuole. Ma il lavoro diventava molo faticoso, anche a causa dei continui spostamenti, e a un certo punto ho deciso di dedicarmi solo all’intrattenimento per privati e aziende, concentrandomi sui miei numeri. La mia carriera artistica è cominciata davvero quando la parte preponderante è diventata inventare i miei numeri, i miei effetti magici, migliorare le mie abilità. Un processo lento, lungo e faticoso ma anche entusiasmante. Nel 1996 partecipai alla trasmissione World Greatest Magic con un numero con delle palle da bi-
Un consiglio che darei a chi intraprende una carriera artistica nel campo dell’illusionismo o del circo, oltre a essere originale, è “essere umani”. Se sei umano potrai farti capire al mondo, travalicare ogni barriera linguistica e culturale, toccare le persone nel profondo, e in questo la lezione di Charlie Chaplin è sempre valida. Un altro maestro che mi ha molto ispirato su questo aspetto è George Carl. Credo anche che sia importante imparare il più possibile dal teatro, dalla danza, dal mimo, dal clown, da ogni forma d’arte che possa aiutare a essere più completi. Fondamentale sarebbe servirsi sempre di un regista o di un coreografo che possa osservare dall’esterno, dare consigli sul numero e immaginare la reazione del pubblico.
35 JUGGLINGMAGAZINE
NUMERO102MARZO20 24
ph Edoardo Cascarino
raymondcrowe.com