YEGENIY VORONIN maestrovoronin.com
A Natale 2023 il Teatro Ghione è stato il palcoscenico per il sesto anno di Abracadabra, La notte dei miracoli con un cast di artisti internazionali molti dei quali per la prima volta in Italia: la giapponese Masayo, lo statunitense Stuart Mac Donald, il francese Adrien Quillien e la coppia di mentalisti austriaci Anca e Lucca. Tra tutti spicca l’icona della magia e star del circo mondiale Yevgeniy Voronin che con il suo personaggio Maestro Voronin condensa in maniera unica e originale magia, pantomima e comicità.
ph Gala Lebedev
ph Fima Gelma
teatroghione.it/spettacoli/abracadabra-2023
Ho iniziato prestissimo a fare magia, già all’età di 11 anni, per poi formarmi alla scuola di circo di Kiev in Ucraina, studiando anche recitazione con il metodo Stanislavskij. Ma avevo una innata predisposizione per la comicità e per questo provavo a combinare la magia con la pantomima e il teatro, strumenti essenziali per qualsiasi personaggio si voglia sviluppare, che sia un mago, un giocoliere, un performer.
Prima del 1988 non era possibile in Russia aprire un teatro privato, ma nel 1988 ho potuto fondato a Kiev il primo teatro per maghi, richiamando gli illusionisti più bravi come Victor Voitko, Galina e altri che per tutto il periodo del regime sovietico erano divisi tra di loro. In questo teatro organizzavo anche corsi di teatro, coreografia, scenografia, lingua inglese. Tra i personaggi che mi hanno ispirato da sempre primo fra tutti The Great Tomsoni di Johnny Thompson, che ho incontrato per la prima volta nel 1991 in occasione dello show “Magic hands” organizzato da Manfred Thum. Lui lavorava nella prima parte dello show, io nella JUGGLINGMAGAZINE.IT
seconda. Quando arrivò il mio turno la moglie Pam lo chiamò dicendogli di guardarmi perché assomigliavo a lui agli inizi. Dopo avermi visto venne da me e mi disse “Se vuoi sarò il tuo padre magico”. Come lui non avevo mai conosciuto mio padre e questo divenne un gioco tra noi ogni volta che ci incontravamo. Una volta a San Francisco venne ad aiutarmi come consulente per il Teatro Zinzanni e ho un ricordo splendido di quei giorni. Altra influenza importante è stato il turco Buka, uno dei primi credo a combinare magia e comicità. Negli anni ’80 era raro vedere la magia comica. Ma anche Adriano Celentano di cui vedevo i film ha influito molto sul mio modo di muovermi e camminare molleggiando. Il mio personaggio si può definire un clown bianco che però fallisce. Il clown ha sempre bisogno di conflitto e nel mio caso sono gli oggetti a essere in conflitto con me. La chiave è nella mia non reazione, nel rimanere impassibile, lanciare coriandoli. Quando ero piccolo c’era il clown bianco e quello rosso, uno dipendeva dall’altro. Per il lavoro solista ho fatto diventare i miei attrezzi i miei partner, gli oggetti si animano, reagiscono. In Asia ho sentito dire che quando il clown lavora in “solo” fuori è bianco e dentro è rosso. Questo contrasto dona profondità al personaggio. Per i giovani di oggi consiglierei di concentrarsi sullo sviluppo del personaggio, questa è la cosa più importante, provare e riprovare tutte le possibilità e gli effetti per andare in profondità, non rimanere mai in superficie. Un lavoro lungo e difficile, ma ripaga sempre nel futuro. ph Magicat Entertainment
Ho iniziato a frequentare i concorsi di magia, le convention, e la mia carriera è cominciata come assistente del mago. Al tempo vigeva il divieto di alcoolici e io impersonavo un assistente che faceva la routine della bottiglia e del bicchiere. I primi ingaggi in occidente arrivano negli anni ‘90 dai varietà e dinner show tedeschi. La prima volta che sono andato in Germania non avevo il visto per oltrepassare il confine. Chiesi al controllore del treno di farmi salire per intrattenere i viaggiatori fino al confine con la magia. Mi diede uno scompartimento e quando arrivò la polizia alla frontiera avevo riempito lo scompartimento dei miei attrezzi e mi stavo esibendo circondato da viaggiatori. Riuscii a passare il confine e a vincere il concorso come numero originale. Tornai due anni dopo e rivinsi. Iniziai a sviluppare sempre di più il mio personaggio del Maestro, l’obiettivo non era creare effetti, ma far emergere il personaggio, soprattutto attraverso gli errori.
Per il futuro voglio continuare con i dinner show, che per me sono una vera e propria forma d’arte contemporanea, internazionale, che unisce circo, varietà, opera, comedy. Recentemente anche l’Oriente si sta aprendo a questo forma di spettacolo, come in Cina e Vietnam.
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