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Juggling Magazine # 102 - march 2024

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(PER)FORMARE PAROLE, SUONI, IDEE ESPERIMENTI PER DARE VOCE AL CIRCO CONTEMPORANEO Fuori Asse ph Alessandro Villa

20/21 GENNAIO, MILANO altrevelocita.it quattrox4.com

Fuori Asse

di Silvia Garzarella, Emanuele Regi, Ludovica Taurisano e Gaia Vimercati “FUORI ASSE FOCUS | Ai confini del circo” è una rassegna organizzata da Quattrox4 per promuovere il circo contemporaneo come arte di creazione. 3 giorni, 4 spettacoli e diversi incontri col pubblico in Triennale Milano Teatro. In questo spazio di ragionamento condiviso abbiamo posto le basi per la costruzione di un discorso con strumenti diversi: un glossario, un podcast, una tavola rotonda. Gaber, cantando di destra e sinistra, diceva che le parole definiscono il mondo. Con il linguaggio, infatti, possiamo ridefinire e sfumare i confini del pensabile, superare i paradigmi onni-definitori che conosciamo e farlo grazie a quella forza performativa che è propria del linguaggio stesso. Per le arti, specie quelle performative, tracciare un percorso di parole non sempre aiuta a trattenere l’effimero dell’atto. L’evento teatrale è, appunto, evento: la tensione tra corpi e spazi sussiste anche nell’assenza verbale e qualsiasi racconto postumo non può mai restituire ciò che davvero è stato: si può provare a rielaborare l’evento sul piano mentale, organizzarlo in una riflessione, e, con la giusta distanza, trasformarlo in pensiero critico, affinché vi sia continuità tra la teoria e la prassi, tra l’arte e la vita stessa. Quando, qualche anno fa, ci siamo avvicinati al circo contemporaneo temevamo di non essere pronti. Eravamo certi che, da appassionati spettatori del mondo performativo, avremmo apprezzato l’incursione emotiva e sinestetica in territori sconosciuti. Ma da critici – nel senso di persone che provano a sviluppare un pensiero su quanto visto, per apprendere, diffondere e insieme progredire – sentivamo che ci mancavano gli strumenti giusti.

Podcast

Avevamo visto tanto nei teatri italiani, ma il circo contemporaneo no. CI sfuggiva ad esempio il suo essere vivo e in mutamento, che niente ci avrebbe preparati, né ci preparerà mai, alle sperimentazioni che sa mettere in campo. Ma se avevamo visto così poco era forse perché l’offerta era oscurata, marginalizzata? Esistono ancora arti di serie A e B? Ci sono luoghi della cultura, della sotto-cultura, della paracultura, che si censurano vicendevolmente? Dentro un perimetro ideologico che gioca a fare la gerarchia delle muse, e che quindi sostiene e promuove economicamente in modo impari, eventi come Fuori Asse Focus stimolano a ribellarsi: e così è toccato a noi provare a ridefinire i confini dei nostri strumenti interpretativi. Il primo passo è stato proprio trovarle, le parole. Abbiamo studiato, abbiamo cercato le espressioni più giuste per veicolare ciò che deve essere visto e sentito, prima che raccontato. Lo abbiamo fatto con il supporto di artiste e artisti, poco abituati a parlare di sé, ma capaci di una gestualità evocativa da permetterci di inventare nuove parole. Così eccoci con attrezzi nuovi, scalpelli, chiavi per entrare consapevolmente nel mondo del circo: circomorfosi (un sostantivo per diventare altro attraverso la propria disciplina), liberrare (un verbo per esprimere la forza creativa dell’errore), tragicoreutico (un aggettivo per il gesto che è capace di sublimare l’imminente del tragico attraverso il tangente ironico) e altre parole in movimento per formare un glossario. Parole nuove, parole trasformate, parole sincretiche di altre parole della tradizione, per restituire un lampo della complessità di ricerca di cui la drammaturgia contemporanea dà prova.

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E dal corpo di un vocabolario immaginato, siamo passati a quello degli spazi e delle persone che li abitano, con l’obiettivo di dargli una voce, perché le parole non bastavano e non potevamo accontentarci di confini soltanto alfabetici. Così è nata l’idea di un podcast, per scoprire che rumore fa il circo contemporaneo. Con un microfono alla mano abbiamo esplorato il dietro le quinte di Fuori Asse Focus alla ricerca di suoni impossibili: le palline sulle mani del giocoliere, il rumore degli equilibrismi sul filo molle, i moschettoni e gli applausi, l’affanno e le idee. Ne è scaturito un ciclo di quattro racconti da ascoltare in cuffie, un modo per condividere l’incanto di un’arte viva e in costante movimento. Infine ci siamo chiesti insieme perché lo stavamo facendo e, una domenica mattina, abbiamo organizzato una tavola rotonda sul ruolo della critica. A partire da una pagina bianca tutta da riempire, e una sala piena oltre ogni nostra aspettativa, ci siamo ritrovati tappezzati di domande e stimoli nuovi: come educare a un confronto? Chi conferisce autorità e legittimità? voglio un MEGAFONO: dove lo trovo? ma se conta solo il numero che ho su Instagram che senso ha che mi impegni a scrivere? A chiunque voglia agguantare un megafono, consegniamo le chiavi dei nostri strumenti: il glossario, il podcast, il dibattito – un bacino per nuove idee, dubbi laceranti, intuizioni non canoniche, posizioni dissenzienti. Gettiamo le basi del discorso orizzontale e collettivo, seminiamo senza aspettarci il cambiamento dirompente, perché tutto ciò che ha valore richiede tempo. E perché la cultura e i suoi processi dovrebbero essere un atto comune e condiviso. «La libertà», cantava sempre Gaber, «è partecipazione». Il Glossario (Per)formare Parole e Fuori Asse Podcast sono distribuiti da Altre Velocità. Redazione intermittente sulle Arti Sceniche Contemporanee con il supporto di Quattrox4.


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