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GRENSGEVAL
LIKE CIRCUS
Il nucleo artistico di Grensgeval è composto da Hanne Vandersteene e Mahlu Mertens. Entrambi hanno studiato all’Accademia di teatro di Maastricht. Hanne ha approfondito le sue conoscenze al KASK e Mahlu sta conducendo una ricerca post-laurea sul teatro giovanile a Antwerp. La compagnia, che si è esibita in oltre 13 paesi diversi, mescola il circo con altre forme d’arte e lo inietta con una dose di anarchia, poesia e punk, rendendolo ampiamente accessibile attraverso il loro linguaggio fisico, sensoriale e visivo. Sul palco costruiscono un mondo in cui il pubblico è al centro e talvolta ha anche un ruolo attivo. Un pubblico eterogeneo, sia per età che per background (culturale), in patria e all’estero.
ph Hanne Vandersteene
Plock ph Bart Grietens
murmur ph Geert Roels
grensgeval.eu
intervista di A.R. a Hanne Vandersteene, direttrice artistica IL PUBBLICO Grensgeval è un’espressione idiomatica fiamminga per significare una situazione borderline, ai confini. Lavorare ai confini è la nostra specificità. Ai confini delle discipline artistiche, tra il circo e altre espressioni artistiche, tra spettacoli per adulti e per bambini. I nostri spettacoli sono sempre più un’esperienza. Per noi i sensi sono molto importanti, e abbiamo lavorato su quelli che permettono con facilità di percepire vedere, toccare, ascoltare. Da questa ricerca è nato un trittico, dove abbiamo lavorato con i suoni (Murmur), con la pittura (Plock!), e con oggetti (Karroll). Il nostro trittico tra arte e processo di creazione, suoni, colori, oggetti, nasce dal desiderio di trovare ambiti di ricerca artistica e relazione con il pubblico, sia adulto, sia bambini. All’inizio era più un concept che emergeva dai nostri pensieri, ma gradualmente nel lavoro con gli oggetti la pratica acquisiva sempre più forza.
mo inoltre lavorato ad uno spazio scenico prossimale e perimetrico, in modo che il pubblico fosse più vicino e potesse interagire più spontaneamente. Sappiamo che durante la performance la vicinanza degli adulti ai loro bambini è importante, altrimenti i bambini invaderebbero lo spazio. Ma, oltre a coinvolgerli durante lo spettacolo, lasciamo che i bambini possano a fine spettacolo interagire liberamente, con la nostra supervisione, con lo spazio scenico e gli oggetti. Notiamo che a quel punto fanno cose che non avrebbero fatto senza vedere lo spettacolo. Ci sforziamo di rendere accessibili i nostri spettacoli e lo spazio scenico anche a spettatori svantaggiati, e l’uso di materiali e oggetti così tattili, facilita il coinvolgimento da parte di tutti. Di solito
bambini o giovani adulti con difficoltà di apprendimento, con autismo o disturbi della comunicazione sensoriale che percepiscono il nostro spazio scenico come libero per potersi esprimere. Pensiamo sia importante creare spettacoli anche per un pubblico svantaggiato, un pubblico molto bello che ci sorprende sempre nelle sue reazioni.
Per noi era evidente, fin dall’inizio della nostra storia, che cercavano una relazione più forte e diretta con il pubblico. Volevamo che la frase ricorrente che gli artisti rivolgono al pubblico “Non avremmo potuto fare questo spettacolo senza di voi” diventasse ancora più reale. Non è un processo facile, e ci abbiamo pensato a lungo su come facilitarlo. Abbiamo fatto molte prove in questo senso, perchè non tutto funziona allo stesso modo. AbbiaJUGGLINGMAGAZINE.IT
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