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JÖRG CHRISTOPH GRÜNERT, nato a Köln (Germania) nel 1964, resiede da diversi anni in Italia, vive e lavora attualmente a Spoltore (PE), Abruzzo. Scultore, performer, drammaturgo, trainer di didattica artisica e pedagogia teatrale. Ha al suo attivo studi di filosofia, storia e sociologia presso l’università di Konstanz (D). Diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Come Trainer di pedagogia teatrale e didattica artistica, insieme con l’attrice Cam Lecce, svolge corsi di formazione per il corpo docente, operatori socio-culturali, alla Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Pescara-Chieti, bambini, giovani, adulti in Italia e all’estero. Impegnato in Progetti di Scambi Interculturali collabora con il Centro Al Jana/Arcpa di Beirut, Libano. 1964 in Köln geboren, wohnhaft seit vielen Jahren in Italien, lebt und arbeitet in Spoltore (PE), Abruzzen (I). Bildhauer, Performer, Dramaturg, Trainer der Theaterpädagogik und Kunsterziehung. Hat Philosophie, Geschichte und Soziologie in Konstanz studiert. Diplom in Bildhauerei an der Kunstakademie von L’Aquila (I). Zusammen mit der Schauspielerin Cam Lecce Weiterbildungs- und Werkkurstätigkeit für den Lehrkörper, Beschäftigte im sozio-kulturellen Bereich, die Fakultät der Sozialwissenschaften an der Universität Pescara-Chieti, Kinder, Jugendliche, Erwachsene in Italien und dem Ausland. Engagiert in internationalen Austauschprojekten kollaboriert er mit dem Zentrum Al Jana/ARCPA in Beirut, Libanon. born in Cologne (Germany) in 1964; has been living in Italy for several years; lives and works in Spoltore (Pescara), Abruzzo region. Sculptor, performer, dramatist, and trainer in theatre pedagogy and art teaching. Studied philosophy, history and sociology in Konstanz (Germany). Graduated in Sculpture at Fine Arts School of L’Aquila (Italy). As theatre pedagogy and art teaching trainer develops – with actress Cam Lecce – workshops for teachers, social-cultural facilitators, the Faculty of Social Sciences of the University of Pescara-Chieti, children, youth, and adults in Italy and other countries. Involved in intercultural exchange projects, collaborates with Al Jana/ARCPA Center of Beirut, Lebanon. Autore-Drammaturgo, Performer ed Installatore dei seguenti spettacoli / Autor-Dramaturg, Performer und Installation für die folgenden Schauspiele / Author-dramatist, performer and setting creator for the following theatre performances: - “LOOKING FOR WATER”, Deposito Dei Segni, 2008-2006 - “Non Sparisco dalla Terra”, Deposito Dei Segni, 2007-2005 - “SON ... ora – environment”, Deposito Dei Segni, 2007-2002 - “IL CREONTE”, Deposito Dei Segni, 2002-2001 - “MEDEA’s room”, Deposito Dei Segni, 2004-1998 - “La Distanza dalla Luna”, Deposito Dei Segni - Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, 2003-1998 - “Guardo l’orologio il tempo che passa”, Deposito Dei Segni, 1997-1995 - “attendendo si chiama... Sarajevo”, Deposito Dei Segni, 1997-1994 - “intro-duzione/intro-spezione”, Deposito Dei Segni, 1995 Ha esposto in Italia, Germania e Libano. / Hat in Italien, Deutschland und Libanon ausgestellt. / Exhibitions in Italy, Germany and Lebanon. Scrivono di lui in / Ist publiziert in / Mentioned in: - As-safir, quotidiano nazionale del Libano articolo del / libanesische Tageszeitung, Artikel vom / daily newspaper, article from 08/09/2008; - Identità dell’arte in Abruzzo di A. Zimarino, Edizione Tracce, Pescara 2003 - ‘900 Artisti ed Arte in Abruzzo, Ass. Sviluppo del Territorio, Edizioni Scientifiche, Pescara 2002 - Prove di Drammaturgia, giugno 1998 (rivista teatrale/Theaterzeitschrift/theatre magazine) L’artista è presente in differenti altre pubblicazioni, hanno scritto di lui / Der Künstler ist in verschiedenen anderen Publikationen präsent; über ihn haben geschrieben / The artist is mentioned in various other publications; have written about him: Rolando Alfonso, Antonio Caronia, Cecilia Casorati, Laura Cherubini, Ivana D’Agostino, Pino D’Ignazio, Raimondo Guarino, Massimo Locci, Luana Malavolta, Antonio Picariello, Antonio Zimarino. Ha pubblicato su / Hat geschrieben in / Has published in: - Progettare nella Natura-Progettare per la Natura, Pacha Mama Edizioni, 2007 - Teatri delle Diversità, n°32/33, 2005; n°16, 2000 (rivista teatrale/Theaterzeitschrift/theatre magazine) - Teatri delle Diversità, n°16, 2000 (rivista teatrale/Theaterzeitschrift/theatre magazine) - Michael Sukale, Sehen als Erkennen – Wissenschaftliche Zeichnungen von Leonardo da Vinci, Universität Konstanz, 1987


Prima di copertina:

particolare dell’installazione “Hommage alla liberté” foto di Gino Di Paolo Quarta di copertina:

particolare dell’opera “Erdfahne” foto di Gino Di Paolo

Titolo: Vie dell’esilio di Jörg Christoph Grünert Progettazione e realizzazione editoriale: DEPOSITO DEI SEGNI Associazione Culturale Responsabile organizzativo: Cam Lecce Allestimento: Jörg Christoph Grünert Ufficio Stampa: Cristina Mosca Curatore: Rolando Alfonso Testi: Rolando Alfonso, Antonio Picariello Referenze Fotografiche: Gino Di Paolo Sandra Mazzoni (p.25, 35, 62-63, 88-89, 96) Jörg C. Grünert (p.22, 25)

Impaginazione e selezioni: Di Paolo Immagini Traduzioni: Giorgio Tomasi Jörg C. Grünert Stampa: con il patrocinio di:

Presidenza del Consiglio Regionale

Provincia di Pescara Ass.to alla Cultura

Comune di Pescara Ass.to alla Cultura


Vie dellʼEsilio Wege des Exils Routes of Exile

Jörg Christoph Grünert

testi critici: Rolando Alfonso Antonio Picariello


Rolando Alfonso Aporie delle post e neoavanguardie e flusso intramondano delle intensità conoscitive nelle opere di Jörg Christoph Grünert. Il contemporaneo: Interrogazioni. Possiamo descrivere in una forma fenomenologica spuria le dinamiche di un conflitto più ampio che investe anche la dimensione estetica contemporanea, e che avendo fede nell’avvento della verità ultima e risolutiva, propria delle Avanguardie storiche, approdi invece, volta dopo volta, sulla soglia affermativa di un gioco da ripetere di nuovo? E’ realistico supporre che il finale di partita non si risolva, una sola volta tra le tante, nell’invito al comando di perseverare nel gioco, e che lo schermo/specchio della vita reale/virtuale resti muto e non ci porga la costanza affermativa del Game Over? Il tentativo di sondare la riuscita o meno di questo gioco perverso, può servirci per avvicinare, nel breve spazio del testo, la storia dell’itinerario creativo di Jörg Grünert, itinerario che, similmente ad altri, si confronta con le aporie che le Avanguardie storiche portavano al loro interno. Ma, trattandosi di un conflitto, è necessario avere, da una posizione privilegiata, una buona visione delle forze in campo. La loro disposizione e differenziazione, e i dispositivi di offesa di cui sono muniti. Come possiamo, affidandoci ad una narrazione metaforica, immaginare la scena dello scontro? Il contemporaneo: Risposte elusive. Una ondeggiante selva d’interrogazioni di scespiriana memoria, resistente ad ogni progetto di bonifica, assale e terrorizza le coscienze della ricerca contemporanea. Groviglio arboreo che si mostra con la sua invadenza infestante di specie. Ammasso verso il quale il tempo storico ha fornito nutrimento, sino a renderlo obeso nell’immanente bulimia di significato che lo caratterizza. Una biosfera della riflessione, felicemente risolta nella sua rizomatica dinamicità. Dove la prospettiva razionale dello sguardo, persa ormai ogni sua pretesa di centralità, viene continuamente distratta o negata, facendo sì che l’inquietudine del binomio ignoto/troppo noto resti come unica presenza. Questo “situazionismo” attuale - a cui non si può più far precedere nessun prefisso elusivo, pre o post, sulla linea del tempo, e che con sveltezza si aggiorna, volta per volta, adottando aggettivazioni di provenienza extraestetica (sociologica principalmente) da smettere al primo accenno di mancata realizzazione sulla dimensione propria del mercato - è comune ad ogni protagonista del cosiddetto “sistema dell’arte”. Situazionismo che, come quello che storicamente lo ha preceduto, si ripresenta in una età della caduta. Della caducità di ogni idea di post o neoavanguardia che abbia l’ambizione di superare la matrice aggettivante originaria. Prassi in prima battuta rivoluzionaria, ma restauratrice, subito dopo, che dispone ad un’unica soluzione: coniugare a livello iconico, e quindi simbolico, l’abbraccio salvifico che solo la dimensione del potere, non più solo estetico, può dare. Jörg Grünert: l’uomo e l’itinerario. Anche se il più delle volte non si riconosce alla biografia i propri meriti, tuttavia essa può servire per rintracciare dei segnali minimi che immettono in territori di consapevolezza molto più vasti. La discesa in Italia di Jörg Grünert e la condivisione, inevitabile, con il suo humus culturale seguono una prassi storica, ormai consolidata da tempo. Prassi che stemperava le asprezze di una cultura del nord europa nella solarità dell’atmosfera mediterranea. Ma ciò che, per i tanti che lo avevano preceduto, aveva inscritto in sè, dall’origine, la necessità del ritorno, in Jörg Grünert scompare. Il perché di questa scomparsa, alla base della sua stanzialità, è il sintomo di una modificazione profonda che ha precipitato la solarità nel suo contrario, sino a rendere uniforme l’atmosfera sovrastante un intero continente culturale. L’affermazione estensiva di Jörg Grünert “gli uomini non amano la libertà” traduce in parole una consapevolezza ormai inalienabile nel nostro autore. Per il nostro autore l’asciutta, aspra ed oscura configurazione della condizione umana, dominante nella coscienza riformata del nord Europa, ha varcato, insieme a lui, non solo i confini italiani ma lo ha inseguito in ogni dove egli abbia, successivamente, cercato risposte e riparo ad un’angoscia ineludibile. Si possono enunciare due sue differenti opere che fissano i limes ipotetici, elusivi di una cronologia esatta, d’inizio e fine del suo tragitto: Angeli bruciati e Hommage a la liberté.

Nello spazio virtuale e storico tra questi due approdi epistemici si situano le declinazioni particolari e successive che convergono, a mio parere, verso un centro rappresentato da Frammenti per una anatomia sociale. Opera, quest’ultima, che formalmente risolve la sua narrazione utilizzando la tecnica tradizionale della pittura. Difatti, per l’autore non vi può essere più gioco simbolico di forme, rimandi di significati tra materiali diversi disposti negli itinerari del senso. Il gioco di denuncia è chiaro e l’iconografia assume una frontalità schietta e riconoscibile. Di modo tale che, 5


sia le ferite apportate dalle guerre, che i corpi straziati, deformati e resi inumani dalla fame, sia gli sguardi diretti di Antonin Artaud e di Gianni - profeti, entrambi, di calvari che il novecento ha approntato con perfidia per l’uomo: la malattia mentale e l’immunodeficienza virale – urlano la loro insana oggettività. “La forma della tragedia fa terminare l’orrore con la fine dell’opera – arresta la distruzione, rende tollerabile e comprensibile l’intollerabile, e subordina il male, l’errore, il contingente alla giustizia poetica”. Questa affermazione di H. Marcuse è esplicativa nei confronti dei Frammenti di Jörg Grünert, ma d’altronde apre anche, su di un fronte altalenante e differenziato nelle rese formali, all’analisi diretta di poetiche, prettamente di ricerca, su percorsi, più o meno frequentati, dai linguaggi dell’arte negli ultimi decenni. Il Luogo per gli innominati, Homo Faber, Torre, Zattera, X, Rest, Termometro, Geschichte I – IV, insieme alle stupende Grammatiche sono opere che vivono nell’intimo un’ambivalenza costitutiva dell’arte: denunciare la realtà e cancellarne la denuncia nella forma estetica. Questo potere che connette, contemporaneamente, queste due fasi sembrerebbe inerente all’arte, in virtù del suo essere arte, in virtù del suo potere di dar forma. Jörg Grünert dopo la realizzazione dei Frammenti, datati dal ’92 al ’94, concretizza percorsi diversi in cui saggia questo potere. Potere che trova declinazioni schiette in lavori che egli sottometterà alla nominazione più generale di Meditandoinmateria. Difatti, di fronte ad opere come, Sete, Fuoco, Looking for water, Fessura, Kruste, non possiamo non pensare ad un esercizio quasi meccanico dell’ambivalenza sopraesposta. Questi percorsi sembrerebbero racchiudere e cauterizzare in se l’orrore e il male assoluto. Quel potere che attende sordido e si attiva solo dopo il contatto, o con maggiore precisione, alla coesistenza quasi oggettiva dell’umano con tali dimensioni. Questa illustrazione, stirata sino all’estrema consunzione del significato che gli è proprio, è sufficiente per definire lo stato delle cose che dimensiona e identifica la dignità del fare ancora arte? Credo che la migliore risposta a tale quesito non troverà mai una sua formulazione risolutiva. Insufficiente è anche quella che teorizza di nuovo la fine dell’avventura dell’arte moderna e relega l’arte contemporanea, come tale, solo contemporanea a se stessa. Non ancora sentiamo la necessità di denunciare dell’opera la sola evidenza della traccia lasciata, poiché in tal caso si aprirebbe un conflitto ben più ampio tra un patto di lucidità umana e l’intelligenza del male. Rolando Alfonso Aporien der Post- und Neoavantgarde und intramondaner Fluß der Bewußtseinsintensität in den Werken von Jörg Christoph Grünert Das Kontemporäre: Befragungen. Können wir in einer simulierten phänomenologischen Form die Dynamik eines sehr weiten Konflikts beschreiben, der auch die kontemporäre ästhetische Dimension betrifft, welche, der Ankündigung der letzten und ultimativen Wahrheit vertrauend, der historischen Avantgarde zueigen, anstattdessen, wieder und wieder, auf der affirmativen Schwelle eines sich neu zu wiederholenden Spiels landet? Ist es realistisch anzunehmen, daß das Endspiel sich löst, ein einziges Mal zwischen den Vielen, auf die kommandierende Einladung hin im Spiel zu beharren, und daß der Bildschirm/Spiegel des realen/virtuellen Lebens stumm bleibt und uns nicht die affirmative Konstanz des Game Over hinhält? Der Versuch das Gelingen, oder weniger, dieses perverse Spiel eines knappen Textraums kann uns dienen sich dem anzunähern, der Geschichte des kreativen Wegs Jörg Grünerts zu sondieren, ein Weg welcher, ähnlich Anderer, sich mit den Aporien konfrontiert, die die historische Avantgarde in ihrem Inneren mit sich trug. Aber, da es sich um einen Konflikt handelt, ist es notwendig, von einer privilegierten Position aus, einen guten Überblick über die involvierten Kräfte zu haben, ihre Disposition und Differenziertheit, und die provokativen Dispositive mit denen sie ausgestattet sind. Wie können wir uns, einer metaphorischen Narration anvertrauend, die Szene der Auseinandersetzung vorstellen? Das Kontemporäre: Ausweichende Antworten. Ein wallender Urwald von Befragungen shakespeareischer Erinnerung, resistent jeglichen Projekts der Urbarmachung, überfällt und terrorisiert das Bewußtsein der zeitgenössischen Erfahrung. Hölzernes Gewirr, welches sich als Spezies mit seiner befallender Aufdringlichkeit zeigt. Anhäufung, die die historische Zeit genährt hat bis zur Fettleibigkeit in ihrer immanenten 6


Bulimie des Bedeutens, welche sie charakterisiert. Eine Biospähre der Reflexion, glücklich aufgehoben in ihrer wurzeligen Dynamik, in der die rationale Perspektive der Schau, den Anspruch auf Zentralität längst verloren, ständig abgelenkt oder verneint wird, die die Beunruhigung des Wortpaares unbekannt/ zu bekannt als einzig übriggebliebende Präsenz hervorruft. Dieser aktuelle “Situationismus” – welchem man nicht mehr zeitlich ein ausweichendes Präfix Prä- oder Post- voranhängen kann, und welcher sich mit Schnelligkeit aktualisiert, mal für mal Adjektivierungen außerästhetischer Herkunft (prinzipiell soziologischer) anwendend, und beim ersten Hinweis auf verfehlte Realisation, in der ihr eigenen Dimension des Marktes, zu unterlassen - ist jedem Protagonisten des sogenannten “Kunstsystems” zueigen. Situationismus, der wieder, wie sein historischer Vorgänger, in einer Ära des Verfalls erscheint, der Hinfälligkeit jedweder Idee einer Post- oder Neoavantgarde, die ambieren würde den zu adjetivierenden originären Ursprung zu übertreffen. Eine Praxis im ersten Anschein revolutionär, aber sofort danach restaurativ, die eine einzige Lösung vorbereitet: auf ikonischem, also symbolischem, Niveau die rettende Umarmung zu konjugieren, deren nur die Dimension der Macht, nicht mehr nur ästhetisch, fähig ist. Jörg Grünert: der Mensch und der Weg. Auch wenn man mehr als oft die Vorzüge der Biografie verkennt, kann sie uns dennoch dafür dienen minimale Signale aufzuspüren, welche uns in weit ausgedehntere Gebiete der Erkenntnis einführen können. Die Ankunft Jörg Grünerts in Italien und seine Teilhabe, unausweichlich, an ihrem kulturellen Humus folgen einer historischen Praxis, die schon lange in der Zeit konsolidiert ist. Praxis, die die Strenge der nordeuropäischen Kultur in der Helligkeit mediterraner Atmosphäre aufweicht. Aber was für Viele, die ihm vorangingen, ursächlich schon einbezogen war, die Notwendigkeit der Rückkehr, verschwindet bei Jörg Grünert. Der Grund dieses Verschwindens, an der Basis seines Bleibens, ist das Symptom einer tiefgreifenden Veränderung, die die Helligkeit in ihr Gegenteil gestürzt hat, bis hin die Atmosphäre eines ganzen kulturellen Kontinents überdeckend gleichzumachen. Die extensive Behauptung von Jörg Grünert “die Menschen lieben die Freiheit nicht” übersetzt in Wörter eine unveräußerliche Erkenntnis unseres Autors. Für unseren Autor hat die trockene, harte und obskure Konfiguration der menschlichen Kondition, dominant im reformierten Gewissen Nordeuropas, nicht nur die italienische Grenze, mit ihm, überschritten, sondern hat ihn überallhin verfolgt, wo er später nach Antworten und Abhilfe vor einer unausweichlichen Angst gesucht hat. Man kann zwei verschiedene Werke aufführen, die, einer exakten Chronologie ausweichend, den hypotetischen Limes des Anfangs und des Endes seines Wegs fixieren: Angeli Bruciati e Hommage a la liberté. Im virtuellen und historischen Raum zwischen diesen beiden epistemischen Bezugspunkten liegen die partikularen und folgenden Deklinationen, die, meiner Meinung nach, einem Zentrum zustreben, welches durch Frammenti per una anatomia sociale dargestellt ist. Dieses Werk löst formal seine Narration durch den Gebrauch traditioneller Malerei. In der Tat das symbolische Spiel der Formen, Hinweiszeichen der Bedeutungen zwischen verschiedenen Materialien disponiert in den Wegen des Sinns, gibt es für unseren Autor nicht mehr. Das Spiel der Anklage ist klar und die Ikonographie gewinnt eine reine und erkennbare Frontalität. In einer solchen Art, seien es die durch Krieg erzeugten Verwundungen, die gequälten Körper, deformiert und unmenschlich gemacht durch Hunger, seien es die Blicke Antonin Artauds und von Gianni – Propheten, beide, des Leidenswegs, welches das 20. Jahrhundert für die Menschen hinterhältig bereitgestellt hat: die psychische Krankheit und die virale Immundefizienz – schreien ihre wahnsinnige Objektivität. “Die Form der Tragödie beendet den Horror mit dem Ende des Werks – bringt die Zerstörung zum Stillstand, macht tolerierbar und verständlich das Untolerierbare, und ordnet das Böse, den Fehler, das Kontingente unter die poetische Gerechtigkeit.” Diese Behauptung H. Marcuses ist explizit in der Gegenüberstellung mit den Frammenti Jörg Grünerts, aber öffnet im übrigen auch die schwankende und differenzierte Front der formalen Wiedergabe, der direkten Analyse der rein künstlerischen Poetiken auf den Wegen der, mehr oder weniger frequentierten, Kunstrichtungen der letzten Jahrzente. Luogo per gli innominati, Homo Faber, Torre, Zattera, X, Rest, Termometro, Geschichte I-IV, zusammen mit den herrlichen Grammatica I-III, sind Werke, die in ihrer Intimität eine konstitutive Ambivalenz der Kunst leben: die Realität anklagen und die Anklage in der ästhetischen Form verschwinden lassen. Dieses Können, das gleichzeitig diese beiden Phasen verbindet, scheint der Kunst selbst innezuwohnen, die Qualität seiner Kunst zu sein, die Qualität seines Könnens der Formgebung. Jörg Grünert nach der Realisierung der Frammenti, datiert zwischen 1992 -1994, konkretisiert verschiedene Richtungen in denen er dieses Können erkundet. Ein Können, welches reine Deklinationen in Arbeiten findet, die er unter dem mehr allgemeinen Titel Meditandoinmateria zusammenfaßt. Tatsächlich können wir Werken, wie Sete, Fuoco, Looking for water, Fessura, Kruste, gegenüber an eine quasi-mechanische Ausübung der obenerwähnten Ambivalenz denken. 7


Diese Arbeiten scheinen in sich den Horror und das absolute Böse einzuschließen und zu kauterisieren. Dieses Können, welches gemein wartet und sich nur nach einem Kontakt aktiviert, oder präziser, der Koexistenz quasi objektiv des Menschlichen mit jenen Dimensionen. Ist diese Illustrierung, gedehnt bis zur extremen Abnutzung der Bedeutungen, welche ihr eigen ist, hinreichend, um den Zustand der Dinge zu definieren, welcher die Würde noch Kunst zu machen dimensioniert und identifiziert? Ich glaube, daß die beste Antwort auf eine solche Frage niemals eine endgültige Formulierung finden wird. Unzureichend ist auch jene, welche aufs Neue das Ende des Abenteuers der modernen Kunst theoretisiert und die Gegenwartskunst als solche nur an ihre eigene Gegenwart verbannt. Wir fühlen noch nicht die Notwendigkeit die alleinige Evidenz der zurückgelassenen Spur eines Werkes zu deklarieren, denn in diesem Fall würde sich ein weit grösserer Konflikt eröffnen, zwischen dem Übereinkommen des klaren menschlichen Verstands und der Intelligenz des Bösen.

Rolando Alfonso Aporias of post- and neo-avant-gardes and intra-world flow of cognitive intensities in Jörg Christoph Grünert’s works. Contemporary: Questions Can we describe, in a spurious phenomenological form, the dynamics of a wider conflict also involving the contemporary aesthetic dimension, which has faith in the advent of ultimate and conclusive truth – typical of historical Avant-gardes – but come – time after time – to the affirmative threshold of a game to be repeated again? Is it realistic to suppose that the Endgame is not resolved, just once among other times, in the invitation to the command of perseverating in the game, and that the screen/mirror of real/virtual life remains voiceless and does not hand to us the affirmative constancy of Game Over? The attempt to sound the success, or failure, of this perverse game can help us approaching – in the short space of a text – the history of Jörg Grünert’s creative itinerary. Like others, his itinerary is faced to the aporias included in historical Avant-gardes. However, considering this is a conflict, it is necessary to have a good vision of on-field forces from a privileged position, their location and differentiation, and offence devices they are provided with. How can we imagine the fight scenario by relying on a metaphorical narration? Contemporary: Elusive Answers A swaying multitude of Shakespearian questions, resistant to any renewal project, assaults and frightens the consciences of contemporary research. This arboreal tangle appears with its weeds: a cluster nourished by historical time until it became obese in the immanent bulimia of meaning characterizing it; a biosphere of thought, safely resolved in its rhizome dynamicity, where the rational perspective of sight has now completely lost its claim of centrality and is continuously distracted or denied, so that the unrest of the binomial unknown/too-known remains as the only presence. This present “situationism” – which cannot be preceded by any elusive ‘pre’ or ‘post’ prefix on the time line, and quickly updates itself, from time to time, using adjectives with extra-aesthetic origin (mainly sociological origin) to be stopped at the first sign of missed realization on the market’s dimension – is common to every protagonist of the so-called “art system”. This situationism, as the one that historically preceded it, reappears in an Age of Fall, of caducity of any post- or neo-avantgarde idea, whose ambition is to exceed the original adjectivating matrix. This practice is first revolutionary, but then restoring – immediately after – and drives towards one solution: conjugate at iconic – hence symbolic – level the salvific embrace that just the dimension of power, no longer just aesthetic, can give. Jörg Grünert: Man and Itinerary The merits of biography are not recognised, most of the times; however, biography can be used to identify small signs leading to much wider awareness contexts. The arrival of Jörg Grünert to Italy and unavoidable sharing with his cultural humus follows a historical consolidated practice. This practice toned down the roughness of northern European culture in the sunny Mediterranean atmosphere. But what entangled the need for returning – for the many that preceded him – from the origin disappears in Jörg Grünert. The reason for this disappearance, at the base of his sedentarity, is the symptom of a profound change that plunged the sunny side into its opposite, up to levelling the atmosphere over an entire cultural continent. Jörg Grünert’s extensive statement “men do not love freedom” translates the author’s inalienable awareness into words. For Jörg, the dry, harsh, and obscure configuration of human condition dominating northern European reformed conscience 8


has crossed, with him, not only the Italian borders, but it followed him wherever he has later looked for answers and a shelter against an ineluctable anguish. Two different works of his may be mentioned, which fix the hypothetical elusive limes of an exact chronology, at the beginning and end of his journey: Angeli bruciati and Hommage à la liberté. In the virtual and historical space between these two epistemic achievements, there are the special and subsequent declinations converging, in my opinion, towards a centre represented by Frammenti per una anatomia sociale. This work formally resolves his narration, using the traditional technique of painting. In fact, for the author no game can be more symbolic, shapes and meaning references between different materials arranged in meaning itineraries. The denunciation game is clear and iconography takes a forthright and recognisable frontality. Therefore, both wounds caused by wars and bodies torn apart, deformed, and made inhuman by hunger, and direct looks of Antonin Artaud and Gianni – both prophets of ordeals prepared by the 20th century with perfidy for man: mental illness and viral immune deficiency – shout their insane objectivity. “Tragedy ends horror with the end of the play, stops destruction, makes the intolerable become tolerable and comprehensible, and subordinates evil, error, and contingency to poetic justice”. This statement by H. Marcuse is explanatory for Jörg Grünert’s Frammenti, but it also opens – on an alternating and differentiated front in formal rendering – to the direct analysis of purely and typically research poetics on more or less beaten tracks of art languages during the last decades. The works Luogo per gli innominati, Homo Faber, Torre, Zattera, X, Rest, Termometro, Geschichte I-IV, along with the wonderful Grammatica I-III intimately experience an ambivalence forming art: denouncing reality and erasing the denunciation in the aesthetic form. This power simultaneously connecting these two stages seems inherent in art, by virtue of its being art, by virtue of its power to give a shape. After making Frammenti, between 1992 and 1994, Jörg Grünert has concretized various different paths, where he has tested this power. This power finds forthright declinations in works that he subjected to a more general naming of Meditandoinmateria. In fact, in front of works like, Sete, Fuoco, Looking for water, Fessura, Kruste, we cannot avoid thinking of an almost mechanical exercise of the above-mentioned ambivalence. These processes apparently encompass and encapsulate horror and absolute evil. That power sordidly waits and acts just after contact or, more precisely, with almost objective coexistence of human dimension with these other dimensions. Is this illustration, pulled to extreme wear of its meaning, enough to define the status of things dimensioned and identified by the dignity of still making art? I believe that the best answer to this question can never find its conclusive formulation. The answer that theorizes again the end of modern art adventure and relegates contemporary art, as such, as being contemporary to itself is also insufficient. We do not yet feel the need for denouncing just the evidence of trace left by a work, for in this case a much wider conflict would be started between a pact of human lucidity and the intelligence of evil.

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Antonio Picariello Jörg Cristoph Grünert - Una possibilità per lo sguardo sensibile di essere umano “Lassù navigava un minuscolo aeroplano. Il suo dolce ronzio giungeva fino a quegli uomini. In quello sbocciare dell’aria, in quella fertilità del cielo, sembrava che l’unico compito degli uomini fosse quello di sorridere. Faceva bene. Per quei corpi senza carne, ridotti a linee ossute, la mano calda del sole più penetrante accarezzava gli organi più reconditi. Un’anima fluttuava dal loro corpo, forse la loro, che adesso era uscita, come una bella ragazza che lascia la casa ai primi raggi del sole. E uno ha detto: «Il male viene in fretta, ma prima che se ne vada ci vuole tempo»1.[…] - Albert Camus è morto ieri in una sciagura automobilistica, “La Stampa”, 1960, osserva che: “Nel giro di vent’anni, Camus non fece altro che cercare una nuova misura all’uomo: tentare di trovargli una terra, una famiglia, la possibilità della confessione e della partecipazione. Nessuno ha restituito con tanta lealtà questo compito di obbedienza alla vita [...] il moralista meno sospetto del nostro tempo.” H. Cox parla della “santità laica” di Camus e la collega alla coscienza contemporanea, cioè al problema “di come vivere con un orientamento e con integrità in un mondo senza Dio”.

Parto da Camus perché lo ritengo figura mentale più vicina alla temerarietà di lotta di Jörg Cristoph Grünert artista. Jörg non propone, non rappresenta, non imita. L’arte qui si avvale di un conteggio naturale delle parole che diventano significazione di lotta, guerriere di estetica, entrate con tutta la potenzialità della bellezza messa a disposizione dalla selvaggina umana per riscattare un segno essenziale o il senso esistenziale che il pianeta offre ad ogni vita. Qui ogni “identità”, fosse pure un’ “entità” che guarda dalle immagini che Jörg spara contro l’indifferenza occidentale diventa linguaggio salubre per le menti, gli spiriti e l’animalità che palpita il mondo. Qui si assumono responsabilità che sconfinano le consuetudini dei sorrisi convenzionali cui ci abituano i mass media per agguantarci l’anima e il consenso connivente con il culto alla merce. Questa arte è arte che vive nei silenzi della carne, nelle cellule mortificate al passaggio povero del sangue, nelle iridi degli animali sacrificali che girano muti per strane penombre del destino e a volte cadono, come un’immagine camusiana, nelle palmate mani degli artisti, di questo artista, Jörg Cristoph Grünert, che urla con generosa maniera lo sdegno verso il pensiero comodo delle società che dissacrano la vita. Quel senso della vita, che nelle opere di Jörg esplode come una liquefazione di nitroglicerina che urta l’anima della visione scabra di un senso del luogo a richiamare il peccato, altrimenti innominabile, apre i cancelli dei campi di concentramento e sente il lezzo dantesco nell’aria affumicata dalla disperazione umana, vedendo anche nel sotteso di questa arte, un concerto angelico dove l’artista guerriero Jörg Cristoph Grünert mostra tutta la sua pettorale tenacia a non arrendersi alla bruttura imposta da interessi inumani agli occhi indifferenti degli occidentali. “Non rappresento l’uomo nella sua cifra anatomica, ma una metacomunicazione sull’essere umano stesso; cerco una possibilità affinché lo sguardo sensibile possa colgiere il silenzio del sé che seppur nella drammaticità del proprio vivere, possa comprendere sfumature del reale e far scaturire una reazione all’abnegazione del passire quotidiano”. Così parla il senso d’amore che Jörg rimette alle nostre sensazioni comode di uomini che guardano e passano, talvolta attraversando condotti fluviali che si dirigono verso quell’inferno in cui il canto dell’arte, di questa magnifica arte, culla in lontananza i corpi muti che non sanno parlare. Toccano con lo sguardo, e il componimento che Jörg suona per noi attraverso il loro sguardo, nell’arte diventa anima; le tante anime che ci accompagnano in questo strano senso di vita che siamo, destinale e complesso, che dovremmo essere e che saremo: “come vivere con un orientamento e con umana integrità in un mondo senza Dio”. Jörg parla attraverso la voce degli angeli. Non ho dubbi. Non ho dubbi… E in arte, invece, il dubbio ci dev’essere. L’arte apre nuovi codici al senso delle cose, sprona lo spirito collettivo alla sensata rivalsa di porsi delle domande, pure tratta dalla scia di una giustezza filosofica galimbertiana che stimola al dubbio e a non credersi mai appagati da un confine capace di delimitare le risposte. L’arte è continuità di senso, ma anche amabile filologia della cognizione, amore per la verità universale del cosmo, di antica fattura ellenica, o ricerca della legge universale che riporta immediata la dicotomia con il modello latino. Arte è raccordo con le anime degli antenati, fluido celeste allacciato agli spiriti del futuro, del nostro avanzare progressivo nel tempo, collegato alla visione dell’artista (anche) capace di estrarsi dalle diaboliche sistemazioni mercantili per riferire con l’opera un segno preludente e informativo al nostro dovuto divenire. È qui Jörg intraprende azione concreta. La sua manifestazione animata, o meglio sventolata dalle salubri e sincere correnti atte ad accudire il senso della vita giusta sul pianeta, vita dispiegata a forma di vera lotta per il destino che incrocia, in ogni punto geografico tra latitudini e paralleli umanitari, che coalizza come una sorta di alchimia fedele al principio votato a favore dell’umanità, contenuto nelle sinapsi culturali dell’artista che si tramutano in molecole organizzate nelle forme da cui la conoscenza profonda e la pratica materiale offrono alla visone collettiva il discorso dell’arte combattiva e avversa ad ogni sorpruso avvertito dall’artista. Non a caso, un ripasso storico degli ultimi tempi potrebbe darci la misura seria per collocare il nostro mondo globalizzato nella dimensione voluta da certi personaggi. Loro sono, come in magnifiche produzioni cinematografiche in cui si denominano “i prendi”, questi occidentali di tutte le epoche tanto cari alla cupidigia dantesca, coloro che non hanno limiti; si ingozzano di avere fino a scoppiare e fanno a gara per stare sulla passerella degli empi sformati nello spirito e nell’anima. Sono i detentori del mondo contro cui si pone l’arte di Jörg. E Jörg è un artista in controtendenza con la ———— 1

A.Camus, Le voci del quartiere povero e altri scritti giovanili, Rizzoli, Milano 1974

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storia dell’arte. Sintezziamo. Dopo la seconda guerra mondiale segue l’arte degli americani in formula progettata di “suprematismo” globale. La leadership mondiale viene sottratta all’Europa e alla Francia. Jackson Pollock cambia la storia in un giorno qualunque del 1943, mentre affresca una parete nella casa di Peggy Guggenheim e del marito Max Ernst, creando il movimento “Action Painting”. Inizia così la prima forma di dominanza mondiale americana che riprende la cultura europea ormai perduta. L’arte gestuale sostituirà l’abitudine alla riflessione sistematica, l’energia americana tra Action e Abstract Expressionism sminuzza l’antica filosofia europea con le feritoie della psicoanalisi. Tattica e strategia diventano le metodologie applicate a livello planetario per dare egemonia all’arte americana. Guggenheim diventa referente assoluto della nostra epoca. Dopo aver conquistato l’egemonia culturale, il nuovo mondo organizza un vero e proprio sbarco in Europa, dando inizio alla conquista. Protagonisti di questa manovra saranno i “nouvelle” animatori Andy Warhol e il mercante, che darà lo stile al sistema globale, Leo Castelli. Gli americani desideravano essere europei, ma sono divenuti l’ombelico del mondo. A noi, come al resto del pianeta è toccato diventare americani. Ecco la forza di Jörg che mi sostiene nel credere nella forza dell’arte, non dimentica Camus, non nasconde l’Europa; ogni suo gesto performativo o strutturale nell’opera d’arte è gesto di combattimento a favore dell’umanità vera impressa con l’anima antica e lo sguardo futuro sulla tela o nella materia. Arte che ama e si lascia amare.

Antonio Picariello Jörg Christoph Grünert - eine Möglichkeit für den sensiblen Blick Mensch zu sein “Da oben steuerte ein winziges Flugzeug. Sein süßes Gebrumme gelangte bis zu jenen Menschen herunter. In jenem Aufblühen der Luft, in jener Fruchtbarkeit des Himmels, schien es, daß es die einzige Aufgabe der Menschen zu lachen sei. Es tat gut. Für diese Körper ohne Fleisch, reduziert auf die Silhouette ihrer Knochen, streichelte die warme Hand der Sonne eindringlichst die entlegendsten Organe. Eine Seele wogte aus ihren Körpern, vielleicht ihre, die jetzt herausgekommen war, wie ein schönes Mädchen, das ihr Haus bei den ersten Sonnenstrahlen verläßt. Und einer hat gesagt: “Das Böse kommt sehr schnell, aber bevor es wieder geht braucht es viel Zeit”1.(…)” – Albert Camus ist gestern in einem tragischem Autounfall ums Leben gekommen, die Tageszeitung “La Stampa”, 1960, kommentierte: “Camus hat in einer Zeitspanne von 20 Jahren nichts anderes getan als einen neuen Maßstab für den Menschen zu suchen: der Versuch ihm eine Stätte, eine Familie, die Möglichkeit der Bekenntnis und Teilhabe, zu finden. Keiner hat mit soviel Redlichkeit die Achtung vor dem Leben wiedergegeben (…) der am wenigsten suspekte Moralist unserer Zeit.” H. Cox hat von der “weltlichen Heiligkeit” Camus geredet und diese mit dem contemporären Bewußtsein verbunden, nämlich dem Problem “sinnhaft und rechtschaffen zu leben in einer Welt ohne Gott”.

Ich beginne mit Camus, weil ich ihn für die nächstliegende mentale Gestalt des verwegenen Ringens von dem Künstler Jörg Christoph Grünert ansehe. Jörg schlägt nichts vor, bildet nichts ab, imitiert nichts. Die Kunst macht hier von der natürlichen Aufrechnung der Wörter Gebrauch, die eine Bedeutung des Ringens werden, zu Streiterinnen der Ästhetik, aufgetretend mit der ganzen Potentialität des vom menschlichen Wild zur Verfügung gestellten Schönen, um ein essentielles Zeichen oder einen existentiellen Sinn einzulösen, das die Welt jedem Leben bietet. Hier wird jede “Identität”, sei es auch eine “Entität”, und die aus den Bildern schaut und die Jörg der westlichen Indifferenz ins Gesicht schleudert, heilsame Sprache für den Verstand, den Geist und das Tierische, welche in der Welt pulsieren. Hier wird Verantwortung angenommen, die die Gepflogenheiten des üblichen Lächelns, an die uns die Massenmedien gewöhnt haben, welche uns mit dem Kult der Ware die Seele und dessen duldsame Einwilligung einsperren, hinter sich lassen. Diese Kunst lebt in der Stille des Fleisches, in den, aufgrund von Blutarmut, abgestorbenen Zellen, in der Iris der geopferten Tiere, die in seltsamen Hintergründen des Schicksals stumm herumgehen und manchmal wie ein camusisches Bild in die augenscheinlichen Hände der Künstler fallen, dieses Künstlers, Jörg Christoph Grünert, der in selbstloser Manier seine Verachtung dem bequemen Denken der lebensentweihenden Gesellschaften entgegenschreit. Der Sinn des Lebens selbst, der hier in Jörgs Werken explodiert wie eine Verflüssigung von Nitroglyzerin und zusammenprallt mit dem Geist einer rauhen Vision eines Sinnes der Stätte, der an die Sünde denken läßt, ansonsten unnennbar,öffnet die Tore der Konzentrationslager und riecht den dantischen Gestank in der verräucherten Luft der menschlichen Verzweiflung. Trotz alledem ist in den Implikationen dieser Kunst ein engelhaftes Konzert zu sehen, in dem der Künstler-Streiter Jörg Christoph Grünert seine ganze Zähigkeit aufzeigt nicht vor der, von menschlichen Interessen auferlegten, Häßlichkeit, westlicher Indifferenz nicht im Blick, zu kapitulieren. “Ich stelle den Menschen nicht in seiner anatomischen Summe dar, sondern es ist eine Metakommunikation des menschlichen Wesens selbst, ich suche eine Möglichkeit für den sensiblen Blick die Stille des Selbstseins aufzulesen, das, auch wenn in der Dramatik des eigenen Lebens verstrickt, die Nuancen der Realitätverstehen kann, um eine Reaktion hervorzurufen gegen die Entsagung des alltäglichen Erleidens”. Daraus spricht der Sinn der Liebe, den Jörg unseren bequemen Empfindungen überläßt als Menschen, die schauen und vorübergehen, zuweilen flüssigeKanäle durchquerend, die in jene Hölle führen, wo das Lied der Kunst, dieser großartigen Kunst, in der Ferne die stummen Körper, die nicht zu sprechen wissen, wiegt. Sie schauen mit der Sicht und der Komposition, die Jörg für uns spielt, und ihr Blick wird in der Kunst zur Seele; die vielen Seelen, die uns in diesem merkwürdigen, schicksalshaften und komplexen Sinn ——— 1

A.Camus, Le voci del quartiere povero e altri scritti giovanili, Rizzoli, Milano 1974 (Frühe Schriften)

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des Lebens begleiten, die wir sind, die wir sein sollten und die wir sein werden: “sinnhaft und rechtschaffen zu leben in einer Welt ohne Gott”. Jörg spricht mittels der Stimme der Engel. Ich habe daran keinen Zweifel. Ich habe daran keinen Zweifel... Aber in der Kunst muß Zweifel vorhanden sein. Kunst öffnet neue Sinnmöglichkeiten der Dinge, stimuliert den Gemeinsinn sinnvollerweise schadlos sich selbst in Frage zu stellen, auch von einer galimbertischen philosophischen Richtigkeit herrührend, die das Eröffnen von Zweifeln stimuliert und sich nie glaubt mit einer Beschränkung zufriedenzugeben, die fähig wäre, die Antworten einzugrenzen. Kunst ist Kontinuität des Sinns, aber auch liebenswürdige Philologie der Erkenntnis, Liebe der universellen Wahrheit des Kosmos von antiker hellenistischer Art, oder Suche nach universellen Gesetzen, die unverzüglich die Dichotomie mit dem lateinischen Modell wiedergibt. Kunst ist Anschluß an den Geist der Vorfahren, himmlischer Fluß verbunden mit dem Geist der Zukunft, unser progressives Vorrücken in der Zeit verbunden mit der Vision des Künstlers, dazu fähig sich aus den teuflischen Markteinrichtungen zu entziehen, um mit seinem Werk ein hindeutendes und sinnhaftes Zeichen unseres bedingten Werdens mitzuteilen. Und hier handelt Jörg konkret. Seine animierten Demonstrationen, ich würde sagen, die die heilsamen und wahrhaften Bewegungen auf ihre Fahnen schreiben, sich zu kümmern um den richtigen Sinn der Welt, ausgeteiltes Leben in der Form eines wirklichen Ringens um das Schicksal, welches sich in jedem geographischen Punkt humanitärer Längen und Breitengrade kreuzt, verbündet wie eine Art von Alchemie treu dem auserwählten Prinzip, das der Menschheit beisteht und beinhaltet ist in den kulturellen Synapsen des Künstlers. Synapsen, die organisierten Moleküle, ausgeformt durch tiefes Bewußtsein und materielle Praxis, werden, die den Diskurs streitbarer Kunst der kollektiven Vision wiedergeben, Kunst, die jedem vom Künstler wahrgenommenen Übergriff widrig gegenübersteht. Es ist kein Zufall, daß eine historische Revision unserer Epoche uns einen ernsten Maßstab geben könnte, der unsere globalisierte Welt in Zusammenhang bringt mit einer Dimension, die von Figuren bestimmt ist, die wie in großartigen Kinofilmen die „Absahner“ benennen, „Westler“ aller Epochen, der dantischen Habgier teuer, die diejenigen sind, die keine Grenzen kennen; sich vollstopfen bis zum geht nicht mehr und um die Wette rennen um auf dem Laufsteg des im Geist und der Seele unmenschlichen Auflaufs zu stehen. Jene sind die Inhaber der Welt gegen die sich die Kunst Jörgs stellt. Und Jörg ist ein Künstler, der in Gegentendenz zur Kunstgeschichte steht. Fassen wir zusammen. Auf den zweiten Weltkrieg folgt die amerikanische Kunst, ausformuliert und geplant für den globalen „Suprematismus“. Die globale Führung wird Europa und Frankreich entzogen. Jackson Pollock verändert an irgendeinem Tag 1943 die Geschichte, als er eine Wand im Haus von Peggy Guggenheim und ihrem Mann Max Ernst mit einem Fresko bemalt, die Action Painting Bewegung gründend. Es kommt die erste Form amerikanischer globaler Dominanz hervor, die auf die verlorene europäische Kultur zurückgreift. Die Gebärdenkunst ersetzt die reflektierenden Angewohnheiten, die amerikanische Energie zwischen Action und Abstraktem Expressionismus zerstückelt die antike europäische Philosophie mit den Schießscharten der Psychoanalyse. Taktik und Strategie sind die Methodologien, die für die globale Hegemonie amerikanischer Kunst angewendet wurden. Guggenheim wurde der absolute Referent unserer Epoche. Und nach der Eroberung der kulturellen Hegemonie organisiert die neue Welt eine echte Landung in Europa und startet ihre Besetzung. Die „nouvelle“ Animatoren Andy Warhol und der Händler Leo Castelli, der dem globalen System den Stil gab, waren die Protagonisten dieses Manövers. Die Amerikaner wünschten Europäer zu sein, sind anstattdessen das Zentrum der Welt geworden. Uns, wie dem Rest der Welt, ist es widerfahren Amerikaner zu werden. Und hierin liegt die Kraft Jörgs, die mich unterstützt an die Kraft der Kunst zu glauben, er vergißt Camus nicht, versteckt Europa nicht; jede seiner performativen oder strukturellen Gesten im Kunstwerk ist eine Geste des Ringens, der wahren Menschheit beistehend, eingeprägt in die Leinwand oder die Materie mit antikem Geist und Blick in die Zukunft. Kunst die liebt und sich lieben läßt.

Antonio Picariello Jörg Cristoph Grünert - A possibility for the sensitive look of a human being “A tiny airplane was navigating up there. Its sweet hum reached those men. In that air blooming, in that fertility of the sky, it seemed that the only task of men was to smile. It was good. In those fleshless bodies, reduced to bony lines, the warm hand of the most penetrating sun caressed inmost organs. A soul fluctuated from their body, maybe theirs, which had now come out, like a beautiful girl leaving her house at sunrise. And one said: “Evil comes quickly, but time is needed before it goes away”1.[…] - Albert Camus died yesterday in a car accident,“La Stampa” (Italy), 1960, reports that: “During twenty years, Camus never stopped searching for a new dimension for man: try to find a land, a family, the possibility of confession and participation. Nobody has returned this obedience duty to life with so much loyalty [...] the least suspected moralist of our time. “H. Cox speaks of Camus’ “secular sanctity” and relates it with contemporary conscience, i.e. the problem “of how to live with an orientation and integrity in a Godless world”.

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A. Camus, “Voices from the Poor Quarter”

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I start from Camus because I consider him as the closest mental figure to artist Jörg Cristoph Grünert’s fighting temerity. Jörg does not propose, represent, or imitate. With him, art exercises a natural counting of words, which become signification of fight, warriors of aesthetics, entered with all potentials of beauty provided by human hunt game to redeem an essential sign or the existential meaning offered by our planet to each life. Here every “identity” - also an “entity” looking from the images shot by Jörg against western indifference – becomes a healthy language for minds and spirits and the animal nature quivering the world. Here he undertakes responsibilities digressing from the customs of conventional smiling that mass media accustom us to for the purpose of catching our soul and connivance consensus with the cult of goods and products. This art is a kind of art that lives in the silence of flesh, in cells mortified by poor movement of blood, in irises of sacrificial animals wandering deaf around strange glooms of destiny; and sometimes they fall like Camus’ image in the palmate hands of artists, of this artist, of Jörg Cristoph Grünert, who generously shouts with anger against the comfortable thinking of societies desecrating life. The breast of life, in Jörg’s works, blows up like a liquefaction of nitro-glycerine hit with the soul of the rough vision of a sense of place recalling the sin, which would be otherwise unmentionable; it opens the gates of concentration camps and feels Dante’s stink, in the air smoked by human despair. However, an angel concert is seen in the implication of this art, where the warrior artist Jörg Cristoph Grünert shows all his pectoral tenacity not to surrender due to the ugliness imposed by inhuman interests to indifferent eyes of western people. “I do not depict man in his anatomical figure, but it is a metacommunication on human being; I search for a possibility for sensitive eyes to understand one’s silence, which can understand shades of reality - even in the drama of one’s life – and generate a reaction against the abnegation of daily withering”. This is how the love sense referred by Jörg to our comfortable sensations of observing men speaks; these sensations sometimes pass through fluvial conduits running towards that hell where the song of art, of this magnificent art, rocks deaf bodies that are unable to speak from far away. They observe with the eyes, and the composition played by Jörg for us and their eyes becomes soul, in art. The many souls accompanying us in this strange, destiny-related, and complex sense of life that we are, we should be, and we will be: “how it is possible to live with an orientation and human integrity in a world without God”. Jörg speaks through the voice of angels. I have no doubt. I have no doubt… But, there must be doubt in art. Art opens new codes to the meaning of things, incites the common spiritto meaningful revenge of asking questions to ourselves, also originating from the wake of Galimberti philosophical justness inciting to open up doubts and never consider ourselves as being gratified by a border, which is able to delimit the answers. Art is sense continuity, but also lovable philology of cognition, love for universal cosmos truth – with an ancient Hellenic origin – or search for universal law, which immediately refers to the dichotomy with the Latin model. Art is the connection with the souls of our ancestors, a celestial fluid linked with future spirits, our progressive proceeding in time connected with the vision of the artist, who is also able to come out from diabolic mercantile arrangements to provide – through the artist’s work – a preluding and informative sign to our due becoming. And here Jörg takes a concrete action. His animated manifestation – I would say waved by salubrious and sincere blows for looking after the sense of fair life on this planet, life distributed as a real fight for destiny crossing in all geographical point between humanitarian latitudes and parallels – unites like a sort of alchemy faithful to principles that are favourable to humankind and contained in the artist’s cultural synapses, becoming molecules organized in the forms from which profound knowledge and material practice refer the discourse of combative art, fighting against any abuse felt by the artist, to common vision. It is not by accident that a historical revision of this last period could give us a reliable reference to place our globalized world in the dimension requested by some special characters: like in magnificent cinema productions where “takers” are mentioned, the westerners from all historical periods are so important for Dante’s greed and are those who have no limit; they pig themselves on property and struggle to be on display with unholy individuals misshapen in their spirit and soul. They are the owners of the world opposed by Jörg’s art. Jörg is an artist in countertrend with art history. Let us summarize. The Second World War was followed by the American art in a formula designed for global “Suprematism”. The world leadership is taken away from Europe and France. Jackson Pollock changed history on a day in 1943, when he frescoed a wall in Peggy Guggenheim’s and her husband Max Ernst’s house, creating the Action Painting movement. He started the first form of American world dominance, which refers to European lost culture. Gestural art replaced the habits for reflections, the American energy between Action and Abstract Expressionism broke up the ancient European philosophy with the slits of psychoanalysis. Tactic and strategy became the methods applied at world level to give supremacy to the American art. Guggenheim became the absolute reference person of our time. And after it conquered the cultural supremacy, the new world organized a real landing to Europe and started its conquest. The “nouvelle” animators Andy Warhol and dealer who gave the style to the global system, Leo Castelli, were the protagonists of that manoeuvre. The Americans wanted to be European, but they became the centre of the world. We, as the rest of the planet, had to become American. This is Jörg’s strength that supports me in believing in the strength of art; he does not forget Camus, he does not hide Europe. All his performance or structural gesture in artwork is a fight gesture in favour of real humankind impressed with an ancient soul and future look on canvas or in matter. Art that loves and gets itself loved. 13


LESS IS MORE


angeli bruciati 1994-2007 tessuti, ferro, spago, pigmenti, polveri, colla ~ 155x70x30 cm cad.


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hommage a la libertĂŠ 1990/2007, materiali vari


wrapped Marx/Engels ready to be toasted on mirror


fiore con natura morta

malinconia

scacchi reali

2007 matita su carta 49x49 cm


video di Cristian Ghazi, cent visages pour un seul jour, Libano 1969

Questo è un bicchiere pieno di lacrime

Questa poltrona non è una poltrona Il suo silenzio non ti dice niente? timbro


angelo senza fortuna 1997 legno, catena, pietra 180x47x35 cm cerchio Ă˜ Âą 180 cm

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torre 2001, pietra, ferro, 115x90x65 cm

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Rest 2002 pietra, ferro 85x75x50 cm

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zattera 1990/2000 pietra, mastice, pigmento, porta 165x65x125 cm

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Geschichte I-IV 2000-2002 carta di giornale, cartone, stoffa, tempera, pigmenti, polveri.colla

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x 1998 ferro 220x220x2 cm

termometro 1995/2007 scaldabagni, vetro, scritta, base 140x140x30 cm

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homo faber 1996/2007 bruciatore di gas, gabbia, ferro 125 x 40 x 30 cm


x 1998, ferro, 220x220x2 cm


luogo x gli innominati 1993/2007 vetro, ferro, piombo, feltro, tombino 230x215x200 cm

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frammenti x una anatomia sociale : ferite 1° guerra mondiale I-IV homeless of the city of angels guerra del Vietnam guerra dell’ Iraq (1991) fame Biafra I-II 1992-1994 matita e tempera su carta 100x70 cm


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Artaud I-IV 1994-1995, matita e tempera su carta, 70x50 cm

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Gianni 1995, matita e tempera su carta, feltro, 70 x 100 cm

Bunuel 1996, matita e tempera su carta, 100x70 cm

Chaplin 1996, matita e tempera su carta, 100x70 cm

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grammatica I 1992, lamiera zincata smaltata, vetro, pigmento, scritta, 99x33x9 cm

grammatica II 1992, lamiera zincata smaltata, vetro, catrame, materiali vari, scritta, 99x33x9 cm

grammatica III 1992, lamiera zincata smaltata, vetro, rame, cerotto, scritta, 99x33x9 cm


meditandoinmateria


sete I 2004, pietra, legno, ferro, 185x80x35 cm

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sete II 2004, pietra, legno, ferro, 110x60x35 cm

sete III 2004 pietra, legno, ferro 90x45x35 cm

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looking for water 1994 pietra 85x35x20 cm

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nachdenklich 1995, pietra, 45x55x30 cm


unten 2001, pietra, 40x45x40 cm


l’angelo tartaruga 1994, pietra, 65x65x35 cm


fessura 1996 pietra 60x25x25 cm


Kruste I 2000 pietra 25x35x20 cm

Kruste II 2000 pietra 35x25x25 cm


fuoco 1998, pietra, tripiede, 60x45x40 cm


terra fossile I 1992, pietra, 70x38x30 cm


terra fossile II 1993 pietra 85x45x35 cm


terra fossile III 1994, pietra, 50x35x30 cm

terra fossile IV 1994, pietra, 45x20x20 cm

natura morta 1990, pietra, padella, 30x25x20 cm

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Stele 1997, pietra, 59x14x12 cm


Zelle I-III 1995 tÊ, tintura di iodio, olio d’oliva, polvere, oro, tempera su carta 100x70 cm

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topos 1999, materiali vari su tela, 150x180 cm

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einsam 1994, polveri, inchiostro, argento, oro, matita su legno telato, 80x95 cm

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Pequod 1999 caffĂŠ, pigmento, oro, matita su legno 175x420 cm


Zeichen


Leonardo 1990, creta, polveri su legno 59x42 cm

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Herz 1988, smalto su legno telato, 125x80 cm

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baricentro 1993 sabbia, pigmento, matita, creta su cartone 200x70 cm

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∞

1989, pigmento, oro, argento, matita su legno, 94x83 cm

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nel profondo 1995, lamiera, legno, feltro, rame, sasso, cappeli, 90x65 cm

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Erdfahne 2003, legno, pietra, ferro, rame, ceralacca, anilina, acrillico 105x150x15 cm

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|+ 1990 legno, rame, lamiera zincata 155x55x4 cm


|| 1996 legno 185x25x7 cm

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+ 1996, legno, 180x25x6 cm

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naufraggio I-V 1998, pietra, ~ 50x30x8 cm cad.

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particolare dell’environment MEDEA’s room 1998 ferro, legno, pietra, ceneri, lumini


particolare del environment SON…ora 2002, ferro, ~ 225x85x40 cm cad.


JÜrg durante la performance di SON‌ora, Pescara, Auditorium di Flaiano, 2004


stralci dalle mostre / Auszug aus den Austellungen / abstracts from the exhibitions: mostre personali / Einzelausstellungen / solo exhibitions

2009 - VIE DELL’ESILIO, Ex-Aurum, Pescara 2008 - MEDITANDO NELLA MATERIA, Circolo Culturale Piazza Dante, Giulianova Alta (TE) 2007 - LESS IS MORE, Ex-Mattatoio, Pescara 2006 - NON SPARISCO DALLA TERRA, Broumana (Beirut) - Libano 2004 - GUARDO L’OROLOGIO ... Il Tempo Che Passa, Galleria I Sotterranei, Teramo 1999 - SOTTOSUOLO MATERIALI X CREONTE, hangar foto officina, Teramo - MEDEA’S ROOM, Centro Interculturale Abusuan, Bari - L’UOMO CHE PARLA CON GLI ANIMALI IN CANTIERE, Centro Culturale Il Campo, Campomarino (CB) 1998 - materiali x IN TEMPO DI PESTE NON SI SPUTA SUI GATTI, Circolo Culturale Magò, Spoltore (PE)

mostre colletive / Gruppenausstellungen / group exhibitions 2008 - ARTISTI PER LA PALESTINA, Sala del Plenipotenziario, Mantova (MN) 2007 - Festival TRA LA LUNA E IL SOLE, Montone (TE) 2006 - SEGNI DI TERRA - I Colori del Territorio, Spoltore - PE - ARTISTI CONTRO LA GUERRA, Galleria I Sotterranei, Teramo 2005 - SHOWROOMS – Luciano Appignani, Stefano D’Ettorre, Jörg Grünert, Area Espò, Spoltore (PE) 2004 - Festival TRA IL SOLE E LA LUNA, Montone (TE) 2003 - Galleria I Sotteranei, Teramo - IRAQ CULLA DELLA CIVILTÀ - L’UOMO E L’ARTE, Ex Monte di Pietà, Spoleto (PG) 2002 - materiali di SON...ORA, “Kamerton Festival”, Pescara, Spoltore, Loreto Aprutino - TESORI D’ARTE, Palazzo Ex Inail, Pescara - 500 ARTISTI NELL’ARCOBALENO DEGLI ANGELI Mail Art Internazionale, Palasport, S.Giuliano di Puglia (CB) - OMBRE, GRIDA, PALATE DI TERRA Kantiere d’Arte multimediale Il Centauro, Bari - LE LACRIME DI EROS - Elio Di Blasio, Jörg Grünert, Osteria dei Miracoli, Pescara - OPERAZIONE CONTROGUERRA, Museo Internazionale di Mail Art, L’Aquila 2001 - NATALE PER I PALESTINESI ... PASQUA IN PALESTINA, Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, L’Aquila - MAIL ART – RASSEGNA INTERNAZIONALE, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Termoli (CB) - I COLORI DEL TERRITORIO – TRA ACQUA, ARIA E TERRA, Spoltore (PE) 2000 - EREMI, SILENZI E VOCI – IL GUERRIERO DI CAPESTRANO, La Civitella, Chieti

- 900: ARTISTI ED ARTE IN ABRUZZO, Museo Michetti, Francavilla (CH) - ITINERARI D’ARTE, Palazzo Marchesale, Castello Camponeschi, Castello De Petris, Palazzo Ducale – Abruzzo 1999 - L’ETERNITÀ TACIUTA, Circolo Culturale Magò, Spoltore (PE) 1998 - Festival TRA IL SOLE E LA LUNA, Montone (TE) 1997 - GLI ARCHI DELLA MEMORIA, Chiostro degli Zoccolanti, Montorio al Vomano (TE) - SOTTO IL SEGNO DEL LEONE, Mugnano in Teverina, Bomarzo (VT) - Festival TRACCE IONICHE, Canna (CS) - ARALDICA DEI COMUNI, Piano Roseto di Crognaleto, Cortino (TE) - ASSENZA D’OMBRA, Maschio Angioino, Napoli 1996 - OPERAZIONE HARE-HARE SUPERMARKET, Sosty Discount Ortona (CH) 1995 - UNA GIORNATA CON MUMIA ABU JAMAL, Teatro Regionale Abruzzese, L’Aquila - AD USUM FABRICAE, Chiesa di S.Domenico, L’Aquila 1994 - MUSICARTE, S. Demetrio né Vestini (AQ) - SUPPLEMENTO, Chiesa S. Giuseppe dei Minimi, L’Aquila - COLLETTIVA D’ARTE - per aiuti umanitari all’Ex-Jugoslavia, Forte Spagnolo, L’Aquila 1993 - MOVIMENTI E RIVISTE A ROMA, La Società Lunare, Largo del Pallaro, Roma - (S-)OGGETTI D’ARREDO, La Cantina del Boss, L’Aquila - FOSSE COMUNI – PLASTICITÀ FOSSILIZZATA, Spazio Aperto, L’Aquila - DENTRO/FUORI chi è? FUORI/DENTRO, Circolo Ricreativo di Collemaggio - Ospedale Psichiatrico di Collemaggio, L’Aquila 1992 - SELF – AUTORI SI PRESENTANO, Palazzo Valentini, Roma 1991 - FRAGMENTA a cura del SNA-CGIL, Hotel Midas, Roma - INTERVENTI ARTISTICI A GORIANO VALLI, Goriano Valli (AQ)

allestimenti/Installationen/environments

1999 - installazione IL CREONTE per “De Rebus Naturae”, manifestazione del Partito dei Verdi, Ex-Gaslini, Pescara - installazione MEDEA’S ROOM per “Testimoniare Testimonianze”, manifestazione della Fondazione Benito Merenda e dell’Ass. Cult. Deposito Dei Segni, Ex-Gaslini, Pescara - installazione per I TIPICI D’ABRUZZO, Camera di Commercio, Pescara 1997 - Installazione per il 1° INCONTRO DI STUDIO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI NEFROLOGIA, Kursaal, Giulianova (TE) 1996 - installazione per I...LUDIAMOCI, manifestazione di Arci Nuova Associazione, Ex-Gaslini, Pescara - installazione per il CONVEGNO NAZIONALE DEI DISTRETTI INDUSTRIALI, Kursaal, Giulianova (TE)

www.depositodeisegni.org depositodeisegni@tele2.it jorg.grunert@unich.it


Le vie dell'esilio  

Catalago mostra arte visive monografica

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