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Laboratorio di Storia del Liceo classico ÂŤE. CairoliÂť di Varese

1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto


Liceo classico ÂŤE. CairoliÂť, Varese Info: I materiali contenuti in questa pubblicazione sono destinati ad un uso didattico, senza alcuno scopo di lucro.

Illustrazione di Riccardo Salvadori per lo spettacolo FEMMINISMO, Milano, Teatro alla Scala, 3 marzo 1911.


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1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Presentazione

Settant’anni fa, nel 1946, in un Paese che aveva attraversato vent’anni di dittatura e che era stato devastato dalla guerra, le donne italiane esercitarono per la prima volta nella nostra storia il diritto di voto. Per la prima volta, nella nostra storia nazionale, le donne conquistarono la piena cittadinanza. Tale conquista fu il risultato di un lungo processo storico, del lungo e costante impegno delle donne, che, sin da quando era stata realizzata l’unità politica e territoriale del Regno d’Italia, avevano reclamato la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica anche attraverso l’esercizio del diritto di voto. Ma il percorso per l’affermazione di un diritto, come si sa, è sempre lungo, difficile e tortuoso. La mobilitazione delle donne, in varie forme e in vari modi, è stata indispensabile per il riconoscimento di un diritto che non fu concesso, ma conquistato. 5 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Intorno a questo tema si è svolta l’attività del Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese nell’anno scolastico 2015-2016. L’attività del Laboratorio di Storia ha lo scopo di avvicinare gli Studenti alla ricerca storica partendo dalla raccolta, dall’analisi e dall’interrogazione delle fonti. Normalmente, ogni anno viene proposta questa esperienza agli studenti del triennio liceale. Gli studenti, guidati dai professori Enzo R. Laforgia e Maria Vittoria Petrucciani, lavorano in ore extracurricolari e senza oneri economici per l’istituzione scolastica (i docenti prestano la loro opera in forma volontaria e gratuita). L’attività di Laboratorio prevede sempre anche la visita agli archivi pubblici presenti sul nostro territorio oltre che alla Biblioteca civica. Questo con il duplice intento di avvicinare gli allievi alla consultazione diretta delle fonti e di verificare l’impatto e le ricadute della Grande storia sulla più ristretta dimensione della storia locale. Un ringraziamento particolare va pertanto ai Direttori e al personale dell’Archivio di Stato di Varese, dell’Archivio storico del Comune di Varese e della Biblioteca civica del Comune di Varese. 6 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Un’ultima avvertenza, infine, sulla forma che abbiamo pensato di dare all’esito della nostra ricerca. Inizialmente il nostro lavoro era stato finalizzato alla realizzazione di una mostra documentaria. Sono stati pertanto selezionati testi, documenti e immagini per ricomporli in pannelli, esposti poi nei corridoi della nostra scuola verso la fine dell’anno scolastico. La nostra piccola mostra ha poi suscitato l’interesse di istituzioni scolastiche ed Amministrazioni comunali, che hanno voluto ospitarla nei loro territori. Considerato il modesto successo che abbiamo registrato, l’apprezzamento che ci è stato manifestato e per rendere ancora più fruibile questo nostro lavoro, abbiamo ora deciso di riversarlo in un e-book accessibile mediante la rete Internet e facilmente sfogliabile su ogni tipo di device.

Enzo R. Laforgia (Varese, gennaio 2017)

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«Uomo, sei tu capace di essere giusto?»

Olympe de Gouges (1748-1793) fu una scrittrice francese, autrice di opere drammatiche e di romanzi. Il suo nome resta legato alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, pubblicata a Parigi nel settembre del 1791 e successivamente presentata alla Convenzione nazionale, il parlamento eletto a suffragio universale maschile. La Dichiarazione di Olympe de Gouges ricalcava volutamente la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Nella Francia rivoluzionaria, come già nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti del 1776, i diritti riconosciuti all’«uomo» riguardavano in realtà solo alcuni cittadini di sesso maschile. La Convenzione respinse il documento di Olympe de Gouges, che, dopo essersi scontrata con Robespierre, fu accusata di tradimento e ghigliottinata il 3 novembre del 1793. 9 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Dalla DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA, di Olympe de Gouges, 1791.

Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo di lumi e di sagacia, nell’ignoranza più stupida, egli vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più. 11 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


Olympe de Gouges

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Le donne lombarde per tutte le donne italiane

All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, alcune donne lombarde chiesero che fossero preservate ed estese a tutte le donne italiane quelle condizioni di parità rispetto agli uomini già riconosciute dal Codice austriaco. Il primo Codice civile del Regno d’Italia, redatto dal Ministro di Grazia e Giustizia Giuseppe Pisanelli, entrò in vigore il 1° gennaio 1866. Ispiratosi largamente al Codice napoleonico (1804), il Codice Pisanelli riconosceva alla famiglia un ruolo fondamentale. La nuova famiglia – laica e civile – si costituiva sulla libera scelta del coniuge, ma la figura del marito e del padre dominava su tutte. La moglie non poteva fare donazioni, alienare, ipotecare e acquistare senza il consenso del coniuge. Al marito, la moglie doveva obbedienza e aveva l’obbligo di abitare con lui e seguirlo ovunque egli avesse fissato la propria residenza. 13 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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ISTANZA DELLE CITTADINE ITALIANE AL PARLAMENTO, 1861.

Se Dio ha posto nell’uomo un’irresistibile tendenza alla libertà, perché nell’uso della libertà diventi migliore; se Dio benedice agli sforzi che la Nazione Italiana fa per rendersi libera, fondamento principalissimo di questo progressivo miglioramento dev’essere l’affermazione la più larga possibile dell’emancipazione della donna. I primi otto anni dell’educazione dell’uomo appartengono quasi esclusivamente alla madre. Considerando che sui diversi Codici delle provincie Italiane si sta elaborando un Codice unico per tutto il Regno d’Italia; Considerando che nelle provincie Lombarde, dove è vigente tuttora il Codice austriaco, la donna è parificata all’uomo nella facoltà di disporre delle proprie sostanze in ogni contrattazione anche senza la tutela maritale; Considerando che il Codice Albertino, § 130, sottopone, nelle antiche provincie, la donna alla tutela maritale nell’esercizio dei diritti di proprietà; 15 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Le sottoscritte, Cittadine Italiane, fanno al Parlamento rispettosa istanza, affinchĂŠ nella compilazione del nuovo Codice civile italiano, alle donne di tutte le provincie vengano estesi i diritti riconosciuti fino ad oggi nelle donne Lombarde.

Milano 1861

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Giuseppe Zanardelli

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«Noi, gente di legge salica…»

In più occasioni il Parlamento italiano affrontò la discussione sulla possibilità o meno di concedere il voto alle donne. Lo Statuto albertino, del resto, stabiliva, all’articolo 24, che «Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge» e che «Tutti godono egualmente i diritti civili e politici e sono ammessi alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni determinate dalle leggi». Caduta la Destra nel 1876, Agostino Depretis sostenne la necessità, già annunciata nel suo programma politico, di riformare la legge elettorale. La discussione sulla nuova legge elettorale fu lunga e animata e accompagnata dall’istituzione di apposite commissioni parlamentari. Alla fine, dopo un percorso contrassegnato da alterne vicende politiche, quando Depretis, nel novembre del 1879, entrò a far parte del governo Cairoli in qualità di ministro 19 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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dell’Interno, l’ennesima Commissione parlamentare, guidata da Giuseppe Zanardelli (1826-1903), portò a termine il suo incarico (la nuova legge elettorale fu poi approvata nel 1882). Alla fine di dicembre del 1880, fu lo stesso Zanardelli, in qualità di relatore, ad illustrare il lavoro svolto. In quella sede, spiegò le ragioni per le quali non si riteneva opportuno concedere il voto anche alle donne.

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Dalla RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PER LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE POLITICA REDATTA DALL’ON.

GIUSEPPE ZANARDELLI, 1880.

L’uomo e la donna non sono chiamati allo stesso officio sociale, agli stessi diritti e doveri, agli stessi lavori, alle stesse cure e fatiche. [...] Nella sua missione tutta d’educazione e di affetti, a gioia, conforto ed altissimo incitamento dell’uomo nella vita domestica ed intima, la donna sarebbe spostata, snaturata, involgendosi nelle faccende e nelle gare politiche. [...] E suo dovere invece, suo ufficio, ed insieme suo voto e suo bisogno, essendo quello di dedicarsi alla assidua cura della famiglia, nessuna pratica le sarebbe dato acquistare ne’ pubblici affari, a cui male quindi potrebbe rivolgere l’animo e l’intelletto. Perciò la maggior parte delle donne non aspira a che si conferisca loro un diritto, il quale in tal caso sarebbe in pari tempo un dovere, e le costringerebbe ad assumere la 21 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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parte insopportabile della donna politica, a scendere ad occupazioni e disquisizioni e negozi che sarebbero mortale fastidio per la loro tempra delicata e gentile [...]. E per noi, gente di legge salica, anche piĂš vivo fu sempre questo concetto della missione della donna.

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Anna Fraentzel Celli, Ersilia Majno Bronzini, Elisa Boschetti, Pellegrina Pirani

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«Dobbiamo essere le fautrici della nostra libertà»

Sul finire dell’Ottocento, si impose nel dibattito pubblico il problema dell’eguaglianza politica delle donne e si moltiplicarono le organizzazioni femminili. A Milano, nel 1899, era stata fondata l’Unione femminile «per l’elevazione ed istruzione della donna, per la difesa dell’infanzia e della maternità, per dare studi ed opera alle varie istituzioni di utilità sociale, per riunire in una sola sede le Associazioni ed Istituzioni Femminili». Le promotrici erano espressione di differenti condizioni sociali e culturali: Ersilia Bronzini Majno, Nina Sullam Rignano, Jole Bellini Bersellini, Rebecca Berettini Calderini, Antonietta Rizzi Pisa, Edvige Gessner Vonwiller. Del gruppo fondatore facevano parte anche personalità maschili di orientamento progressista (come Luigi Majno, marito di Ersilia, Giuseppe Mentessi e Umano, pseudonimo di Eugenio Meale). Le donne, infatti, come prescriveva il Codice Pisanelli, non avevano in Italia autonomia giuridica e dovevano ricorrere all’autorizzazione maritale. 25 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Elisa Boschetti, IL VOTO ALLE DONNE, «Unione femminile», a. I, n. 10, ottobre 1901.

Che la donna italiana in tutte le questioni che la riguardano, siano esse di carattere economico o di carattere sociale, si mantenga estranea, quasi non si trattasse di sé e del suo proprio benessere, è pur troppo innegabile. [...] La deficiente istruzione, la secolare obbedienza al diritto del più forte, l’ambito ristretto in cui venne fino a poc’anzi relegata, la sua inferiorità giuridica sancita dal codice hanno fatto di lei lo strumento cieco e passivo che ora noi vediamo nelle mani di chi sa meglio servirsene. [...] I pochi uomini che si occupano delle nostre condizioni giuridiche ed economiche hanno talvolta parole di incoraggiamento per noi; ma essi non possono né vogliono fare di più. E sta bene. Noi, soltanto noi dobbiamo essere le fautrici della nostra libertà. [...] Come la grande massa dei lavoratori oggi soltanto comincia ad essere veramente forte e si avvia alla vittoria sicura perché non fa assegnamento che sulle proprie forze organizzate, così la donna si convinca che lei sola deve lottare per raggiungere la propria emancipazione. E il mezzo fondamentale è il diritto al voto amministrativo e politico. 26 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Maria Montessori

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«Donne tutte sorgete!»

Maria Montessori (1870-1952), dopo essersi laureata in medicina (fu una delle prime donne in Italia a conseguire tale titolo) e dopo aver condotto ricerche presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma, si impegnò nella tutela dei bambini «deficienti» o «anormali», secondo l’espressione in uso al tempo. Nel 1906, fu invitata ad organizzare un asilo infantile per i figli degli operai nel quartiere San Lorenzo di Roma. Iniziò da quel momento l’esperienza educativa montessoriana, destinata ad avere ampia diffusione in tutto il mondo. Prese parte attivamente alle battaglie femministe e il 26 febbraio del 1906, il giornale romano «La Vita» ospitò il suo Proclama alle donne italiane firmato a nome della Società «Pensiero e Azione». Il Proclama invitava le donne ad iscriversi alle liste elettorali, poiché la legge non vietava in modo esplicito tale possibilità. 29 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Numerose furono le donne, in tutta Italia, che seguirono il suggerimento della Montessori. Tra queste, vi furono anche dieci donne marchigiane, tutte maestre elementari tra i venti e i cinquant’anni. In merito alla loro richiesta si pronunciò il presidente della Corte d’appello di Ancona, Lodovico Mortara, celebre giurista. Il collegio giudicante presieduto da Mortara, il 25 luglio di quello stesso 1906 si espresse a favore della richiesta delle maestre marchigiane, sulla base dell’articolo 24 dello Statuto albertino, che riconosceva a tutti i «regnicoli» i diritti civili e politici, «salve le eccezioni determinate dalla legge». Il 15 dicembre successivo, tuttavia, la Corte di Cassazione annullò la decisione del tribunale di Ancona: l’esclusione delle donne era un «presupposto indispensabile» della legge elettorale. Per qualche mese, quindi, a dieci donne italiane fu riconosciuto il diritto di voto.

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Da: Maria Montessori, PROCLAMA ALLE DONNE ITALIANE, «La Vita», 26 febbraio 1906.

Donne tutte: sorgete! Il vostro primo dovere in questo momento sociale è di chiedere il voto politico. La legge italiana è la più equa nel mondo civile e la più umanitaria: fatele onore. Essa non impedì mai alle donne l’accesso nelle Università, il servizio medico negli Ospedali – cose che furono a fatica conquistate nelle altre nazioni europee – non impedisce nemmeno alle donne d’essere elettrici politiche. L’altro ieri cominciò una solitaria, oggi a Imola sono state iscritte quarantacinque donne nelle liste politiche: Domani sia la volta di tutte. Noi vantiamo nomi di donne altamente illustri di valore e di amor patrio: Stamura, Adelaide, Anita son nostre; non dobbiamo esser degeneri – donne italiane: in alto la Patria! fatela sorgere bella come colei che fu conquistatrice del mondo – fatela andare all’avanguardia d’Europa! 31 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Poiché nelle altre nazioni civili la legge dice che sono ammessi al voto politico tutti quelli che sanno scrivere, fuorché i criminali, i minorenni e le donne. […] E pure le donne sono le compagne consolatrici dell’uomo, le fonti inesauribili dell’amore materno, che purifica il mondo delle anime, come fuoco sacro, son le madri! le generatrici dell’umanità intiera: son esse che esposero la vita stessa per mettere al mondo gli uomini e divennero quelle protettrici della posterità che conducono teneramente le infanzie umane, e dànno il riposo agli uomini stanchi, «nel sen che mai non cangia avrai riposo!». Il sacrilegio di mettere la sacerdotessa della maternità tra i criminali e i pazzi non è sancito, Donne Italiane, dalle nostre leggi! Andiamone superbe – e muoviamo a un plebiscito non meno glorioso di quello che consacrò una l’Italia. Diamo questo esempio di civiltà alle altre nazioni affinché si dica: «Grande è la libera Italia, che onorò nelle sue leggi la donna: imitiamola! – Donne tutte: sorgete! portate l’alto vessillo della vostra italianità alle urne – chiedete il voto politico: esso sarà un mezzo di gloria, di purificazione e di vita nazionale! […]

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Opera nazionale balilla LE VACANZE DEI BALILLA CLASSE SECONDA 1931

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Donne fasciste

Dopo la Grande guerra, si ritornò a parlare della possibilità di riconoscere il voto alle donne. Il Partito popolare, costituitosi nel 1919, inserì nel proprio programma il riconoscimento del diritto di voto femminile. Nello stesso anno, la richiesta del voto e della eleggibilità per le donne comparve anche nel programma dei Fasci italiani di combattimento. Il 6 giugno 1923, il Consiglio dei ministri approvò la concessione del voto amministrativo ad alcune categorie di donne. La proposta fu poi approvata da Camera e Senato alla fine del 1925. Si trattò, tuttavia, di una fugace illusione (o di una beffa): subito dopo, nel febbraio del 1926, una delle cosiddette leggi fascistissime abolì le elezioni amministrative, introducendo la figura del podestà di nomina governativa. Nel giro di poco più di un decennio, Mussolini avrebbe fatto approvare una serie di norme fortemente limitative delle libertà femminili. Alla donna, il fascismo riservò il ruolo di «madre e sposa esemplare». 35 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Benito Mussolini, ALLE DONNE FASCISTE, discorso pronunciato a Roma, da Palazzo Venezia, il 20 giugno 1937.

Donne fasciste! Questa d’oggi, 20 giugno dell’anno XV dell’era fascista, è la vostra grande giornata. Voi siete oggi, in questa Roma tornata nuovamente imperiale, le protagoniste di un evento politico. Per lo stile, per la sua vastità e soprattutto per il vostro ardore, questa adunata non ha precedenti nella storia del mondo. [...] Come donne italiane e fasciste voi avete dei particolari doveri da compiere: voi dovete essere le custodi dei focolari (la folla grida con una sola voce: «Sì! Sì!»); voi dovete dare, con la vostra vigilante attenzione, col vostro indefettibile amore, la prima impronta alla prole, che noi desideriamo numerosa e gagliarda. (La moltitudine grida ancora appassionatamente: «Sì! Sì!»). Le generazioni dei soldati, dei pionieri, necessarie per difendere l’impero, saranno quali voi le farete. Ora io vi domando: l’educazione che darete sarà romana e fascista? (La moltitudine urla ancora « Sì! Sì!»). 36 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Come andrà?

Ancor prima della fine della guerra, alcune associazioni femminili (l’Unione donne italiane, l’Alleanza femminile pro suffragio, la Federazione italiana laureate e diplomate istituti superiori) si mobilitarono, facendo pressioni sul capo del governo del Regno d’Italia, Ivanoe Bonomi, e sul Comitato di liberazione nazionale, affinché fosse riconosciuto alle donne il diritto di voto e il diritto di essere elette. Il 1° febbraio 1945, con il decreto luogotenenziale n. 23, fu esteso alle donne il diritto di voto (la possibilità che le donne potessero essere elette fu introdotta con il decreto n. 74 del 10 marzo 1946). Nell’attesa delle prime prove elettorali, molti espressero perplessità per la partecipazione delle donne alla vita politica di un Paese appena uscito dalla guerra e dalla ventennale dittatura fascista. Mario Borsa (1870-1952), direttore del «Corriere d’informazione», come fu ribattezzato il «Corriere della Sera» dopo la liberazione di Milano, espresse i suoi dubbi e le sue preoccupazioni sulla prima pagina del quotidiano milanese. 39 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: M.B. [Mario Borsa], IL VOTO ALLE DONNE, «Corriere d’informazione», 24 giugno 1945.

Ora si è deciso di dare il voto alle donne senza che questa decisione fosse invocata da un serio, largo, consapevole movimento femminista. Come andrà? Andrà come potrà andare. Probabilmente alle prime elezioni, data l’assoluta impreparazione delle masse femminili, date certe influenze molto suggestive, specie nelle campagne, dato il residuo isterismo fascista e mussoliniano che aveva preso molte signore e signorine e non poche operaie, i risultati potranno essere assai diversi da quelli che i promotori della riforma si aspettano. Si osserverà che qualche cosa le donne hanno anche fatto in Italia per dar prova della loro maturità alla vita pubblica. È vero. Specie durante il recente periodo clandestino della resistenza abbiamo avuto esempi veramente confortanti di coraggio e di sacrificio. 41 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Nel Comitato di Liberazione per la città di Milano c’era anche una donna. Ce ne sono ora nelle amministrazioni comunali di Torino e di altre città. [...] Non neghiamo, dunque, che ci siano state e ci siano nobili avanguardie, ma nessuno potrà affermare onestamente che la massa delle donne, operaie e borghesi, sappia che cosa è il voto e che cosa significa e debba significare il suo esercizio.

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Le donne nella vita italiana

Dal 2 al 4 giugno del 1945, si svolse a Roma la prima Conferenza delle donne comuniste. Ne diede ampia notizia il quotidiano del Partito comunista italiano, «l’Unità», che anche durante il fascismo e la guerra era stato stampato e diffuso clandestinamente. Nell’annunciare l’apertura di questo convegno, ad un mese e mezzo dalla liberazione delle città del nord Italia e quando ancora la guerra mondiale non si era conclusa, il giornale ricordò l’impegno delle donne nella lotta di liberazione. L’autore dell’articolo stigmatizzò anche alcune di quelle che definisce «banalità reazionarie», quelle opinioni, cioè, che denunciavano una presunta «immaturità politica» della componente femminile della società italiana. 45 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: LE DONNE NELLA VITA ITALIANA, «l’Unità», 2 giugno 1945.

Si riuniscono oggi a convegno le donne comuniste di tutta Italia. Vengono dal Nord, dal Sud e dalle isole con le loro esperienze diverse. Sono le rappresentanti delle eroiche partigiane e dei gruppi di difesa femminili che nel Nord hanno combattuto nella lotta armata e nell’organizzazione illegale; le rappresentanti delle donne che nel Mezzogiorno, in Sicilia, in Sardegna, si stanno affacciando alla vita politica e danno alle correnti democratiche della nuova Italia il contributo prezioso di una forza nuova, finora ignorata e disprezzata dalle vecchie classi dirigenti. [...] Molte banalità reazionarie sono state dette da molte parti in questi ultimi tempi sulle donne italiane. Si è parlato della loro grande immaturità politica, si è discorso dell’incognita che rappresenta per il paese il loro ingresso nell’agone elettorale, si è persino prospettato – naturalmente da parte di sordidi elementi conservatori – il pericolo che esse rappresenterebbero per la democrazia italiana. 46 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Uomini in minoranza

Il giornalista e scrittore Tullio Giordana (1877-1950), in un articolo pubblicato in prima pagina sulla «Nuova Stampa» di Torino, commentò positivamente la conquista del voto da parte delle donne. Tuttavia Giordana non sfuggì a qualche luogo comune tipicamente maschilista («La donna è del parere dell’uomo che ama»). Anche questo articolo, come molte voci in quello stesso periodo, testimonia la preoccupazione diffusa per «l’incognita» rappresentata dall’imminente voto dell’elettorato femminile. Le elezioni amministrative (le prime alle quali avrebbero partecipato anche le donne) si sarebbero svolte tra il 17 marzo e il 7 aprile del 1946. Circa 2.000 donne sarebbero state elette nei nuovi consigli comunali. 49 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Tullio Giordana, UOMINI IN MINORANZA, «La Nuova Stampa», 21 febbraio 1946.

Una mattina, gli Italiani della zona già liberata lessero nei giornali che il Consiglio dei Ministri aveva concesso il voto alle donne. La notizia era data senza commenti, come se si trattasse di ordinaria amministrazione, le donne parevano non essersene accorte, gli uomini le guardavano con una curiosità accentuata, disapprovavano nel loro intimo, per la abitudine che hanno di considerare la donna come inferiore, ma non dicevano niente. [...] Dopo una guerra in cui la donna aveva contato, era stata in prima linea con tutta la popolazione, in uno Stato che pretendeva di diventare democratico, la donna doveva contare e avere finalmente il suo posto. [...] 50 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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E allora non si sapeva ancora che le donne elettrici erano, in certe regioni d’Italia, notevolmente superiore a quello degli uomini. [...] Ma non c’è da essere inqueti [...]. È un’incognita, ma non un pericolo. E nemmeno una incognita grande. [...] La donna è del parere dell’uomo che ama nelle grosse questioni, ma come nell’amore serba sempre qualche cosa chiusa nel suo intimo, qualche cosa che ha le sue stesse capricciose caratteristiche: voterà la lista che il marito o l’amante le raccomanderanno, ma nel segreto della cabina farà la croce nella casella del candidato che le è più simpatico.

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Sorelle democratiche

È una donna l’anonima autrice di questo articolo apparso sul quotidiano di Varese «Corriere Prealpino» (anche questa testata, come molti altri giornali, aveva cambiato nome all’indomani della Liberazione). È una donna, che si rivolge alle altre donne, invitandole a partecipare alla ricostruzione politica e morale del Paese e ad affrontare con serenità i cambiamenti e le novità in atto. Alcune donne, si legge in questo articolo, «ànno messo il fazzoletto rosso e credono di essere comuniste, alcune – bambine di 14 anni – sono andate a iscriversi al Partito d’azione, altre si sono affrettate ad ornarsi d’azzurro. Ma credete voi che queste donne sappiano cosa sia il comunismo o la democrazia cristiana?». L’articolo vide la luce il 6 maggio del 1945. Lo stesso giorno, in prima pagina, il giornale annunciò il crollo della Germania. 53 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: R.S., I COMPITI DELLA DONNA NEL MOMENTO ATTUALE, «Corriere Prealpino», 6 maggio 1945.

In quest’ora così densa di avvenimenti la donna deve sapere prendere una posizione con molta serenità e serietà. Non possiamo estraniarci dalla vita sociale, chiudendoci nel nostro io, che è quasi sempre un io molto egoistico, né tantomeno possiamo farci trascinare dalla prima idea che sentiamo e che ci pare proprio quella adatta ai nostri principi. Dobbiamo avere la forza di rientrare alcuni momenti in noi stesse, considerare le nostre capacità, vagliare le nostre possibilità, guardare il mondo esterno molto obiettivamente. [...] Ecco il nostro primo dovere, sorelle democratiche: mettere in chiaro le nostre idee, chiarire le nostre posizioni, cercare di sapere cosa vogliamo e cosa possiamo fare. Siamo forti e serene, superiamo gli avvenimenti esterni considerandoli con occhio limpido e mente serena e se qualcosa talora turberà il nostro cuore di donna, pensiamo quale esempio di eroico soffrire ànno dato i nostri fratelli per portare all’Italia la libertà. 54 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Il voto alle donne: pro e contro

Nel luglio del 1945, il quotidiano varesino riprese, in prima pagina, le osservazioni di Mario Borsa, direttore del «Corriere d’informazione», pubblicate il 24 giugno 1945. A Mario Borsa aveva già risposto una lettrice del quotidiano milanese, la quale aveva ricordato come le donne si fossero conquistate il diritto di voto lottando contro il nazifascismo. Il «Corriere Prealpino», confermò le perplessità già espresse dal «Corriere d’informazione» e suggerì di «revocare» la legge cha aveva concesso il diritto di voto alle donne o almeno di «prorogarne» l’entrata in vigore. 57 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: IL VOTO ALLE DONNE: PRO E CONTRO, «Corriere Prealpino», 26 luglio 1945.

[All’articolo di Mario Borsa] ha risposto [...] una ignota scrittrice, la quale afferma che «le donne italiane si sono conquistate il diritto al voto, sulle montagne e nelle prigioni, scioperando nelle fabbriche e protestando sulle piazze» [...]. Stabilito che le donne, nella grande maggioranza, non hanno chiesto di prendere parte alle elezioni, stabilito che non sono ritenute adeguatamente preparate al compito politico che si vuol loro assegnare, non è più semplice, più logico, più opportuno, invece di affidarsi alla ventilata opera di educazione, revocare la legge o almeno prorogarne l’effettuazione al giorno in cui si avranno tutti e due i requisiti: della richiesta e della capacità? 58 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Il primo voto

Le prime elezioni amministrative del dopoguerra rappresentarono una sorta di “prova generale” della macchina elettorale per l’intero Paese. Si svolsero in cinque tornate tra marzo e aprile e interessarono 5.722 Comuni (il 71,6% della popolazione). Questa prima esperienza elettorale assunse da subito un valore altamente simbolico: per le condizioni politiche e sociali in cui versava l’Italia nel 1946; perché per la prima volta avrebbero votato le donne; per l’imminenza con il voto del 2 giugno, quando si sarebbe svolto il referendum istituzionale e sarebbero stati eletti i componenti dell’Assemblea Costituente. 61 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Jole Tragella, LA DONNA E IL VOTO, «Corriere d’informazione», 23-24 aprile 1946.

Le elezioni di Milano hanno suggellato la prima fase della lotta elettorale, quella amministrativa, in gran parte dei comuni d’Italia. Queste elezioni sono state, come fu ripetutamente detto, una prova generale, per gli individui e per i partiti, ma tale prova non presentò per nessuno più che per le elettrici difficoltà morali e spirituali gravi, d’altra parte brillantemente superate. Gli ostacoli erano d’ordine esterno ed interno: diffidenza maschile, più o meno palese, timori e scrupoli destati dalla consapevolezza di un’inesperienza secolare, di un’istintiva sottomissione altrettanto tradizionale alla volontà altrui. Le speranze di un concorso numeroso delle donne alle urne non erano molto nutrite; sembrava a molti che la concessione del voto fosse caduta dal cielo in un terreno poco adatto, almeno per il momento, a dare buoni frutti. 62 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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L’osservazione diretta e le notizie sulle cinque domeniche elettorali crearono perciò stupori comprensibili, ma sfatarono leggende assurde e dimostrarono nelle donne una innegabile maturità politica. In tutta Italia, nei comuni più piccoli come nei maggiori, in tutte le regioni, sia in quelle ritenute più strettamente conservatrici, sia in quelle più progressiste, il concorso delle donne alle urne fu enorme, tale da superare in molti centri l’affluenza maschile. [...] [Le donne] ebbero netta la sensazione della potenza che rappresentava la loro partecipazione alla ricostruzione della Patria, compresero che gli eventi e gli avvenimenti imponevano alla donna italiana, a qualunque classe appartenga, qualunque capacità intellettuale o professionale abbia, di assumere una responsabilità precisa nella designazione di chi avrà l’arduo compito di ricostruire dalle rovine materiali e morali.

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Anna Garofalo

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Stringiamo le schede come biglietti d’amore

Anna Garofalo (1903-1965) fu scrittrice e giornalista. Nel settembre del 1944, il Psychological Warfare Branch (cioè la sezione per la guerra psicologica delle forze anglo-americane incaricata della gestione dei mezzi di comunicazione), che controllava la Radio di Roma, le affidò la conduzione di una trasmissione intitolata Parola di donna e rivolta ad un pubblico femminile. In questa sede, e per circa un decennio, la giornalista affrontò temi quali il voto alle donne, la libertà sessuale, il lavoro, l’impegno politico. Questa esperienza fornì il materiale per la redazione del volume L’italiana in Italia, edito da Laterza ed accolto nella collana «Libri del tempo», in cui erano già apparsi testi di Arturo Carlo Jemolo, Gaetano Salvemini, Vitaliano Brancati, Ernesto Rossi, Gabriele De Rosa, Rocco Scotellaro. 67 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Anna Garofalo, L’ITALIANA IN ITALIA, Bari, Laterza, 1956.

Per la prima volta si domanda la nostra opinione. Così avessimo potuto esprimerla quando si trattava di pace e di guerra. Tutte queste croci sparse nei cimiteri, questi invalidi, questi alienati e gli orrori dei campi di sterminio sono lì a testimoniare che non potemmo far niente. Da queste sventure, però, è nato il riconoscimento di oggi, che accomuna uomini e donne alla pari. Prendiamone atto per darci coraggio. [...] Lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornate alle code per l’acqua, per i generi razionati. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. 68 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Per la prima volta si domanda la nostra opinione. Così avessimo potuto esprimerla quando si trattava di pace e di guerra. Tutte queste croci sparse nei cimiteri, questi invalidi, questi alienati e gli orrori dei campi di sterminio sono lì a testimoniare che non potemmo far niente. Da queste sventure, però, è nato il riconoscimento di oggi, che accomuna uomini e donne alla pari. Prendiamone atto per darci coraggio. [...] Lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornate alle code per l’acqua, per i generi razionati. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore.

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Alba de Céspedes

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Un giorno bellissimo nel ricordo di Alba de Céspedes

Alba de Céspedes (1911–1997), di padre cubano e madre romana, fu costretta a sposarsi all’età di quindici anni per ottenere la cittadinanza italiana. Esordì come scrittrice negli anni Trenta. Antifascista, conobbe il carcere e nel 1943 iniziò a trasmettere via radio da Bari con lo pseudonimo di Clorinda: fu la voce della Resistenza con la rubrica L’Italia combatte. Nel 1944 fondò e diresse la rivista «Mercirop» (pubblicata sino al 1948). In un numero speciale dal titolo Processo al ’46, uscito alla fine del 1946, pubblicò le testimonianze di alcune scrittrici che avevano vissuto l’esperienza del voto. 71 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Alba de Céspedes, IL 1946, in «Mercurio», mensile di politica lettere arte scienze, a. III, n. 27-28, novembre-dicembre 1946, numero speciale dal titolo PROCESSO AL ’46.

Né posso passare sotto silenzio il giorno che chiuse una lunga e difficile avventura, e cioè il giorno delle elezioni. Era quella un’avventura incominciata molti anni fa, prima dell’armistizio, del 25 luglio, il giorno – avevo poco più di vent’anni – in cui vennero a prendermi per condurmi in prigione. Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo. Da allora fu come se un’altra persona abitasse in me, segreta, muta, nascosta, alla quale non era neppure permesso di respirare. È stata sì, un’avventura umiliante e penosa. Ma con quel segno in croce sulla scheda mi pareva di aver disegnato uno di quei fregi che sostituiscono la parola fine. Uscii, poi, liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte. 72 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Anna Banti

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Un giorno bellissimo nel ricordo di Anna Banti

Lucia Lopresti (1895–1985) esordì nel 1919 come critica d'arte, per poi dedicarsi al genere narrativo adottando, a partire dal 1937, lo pseudonimo di Anna Banti (il nome apparteneva ad lontana parente della madre, elegante e raffinata). A Roma, durante gli anni del liceo, conobbe lo storico dell’arte Roberto Longhi, che sposerà nel 1924. Risale al 1944 il romanzo Artemisia. Il manoscritto andò perduto durante il bombardamento che distrusse la sua casa fiorentina e l’opera vide la luce solo nel 1947. Nel 1952 vinse il Premio Viareggio per la raccolta di racconti Le donne muoiono. Numerosi e importanti riconoscimenti ottennero anche i volumi pubblicati tra gli anni Cinquanta e Settanta. Fu protagonista della scena culturale del dopoguerra fondando nel 1950, con il marito, la rivista «Paragone». 75 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Da: Anna Banti, IL 1946, in «Mercurio», mensile di politica lettere arte scienze, a. III, n. 27-28, novembre-dicembre 1946, numero speciale dal titolo PROCESSO AL ’46.

Quanto al ’46 e a quel che di “importante” per me, ci ho visto e ci ho sentito, dove mai ravvisarlo se non in quel due giugno che, nella cabina di votazione, avevo il cuore in gola e avevo paura di sbagliarmi fra il segno della repubblica e quello della monarchia? Forse solo le donne possono capirmi: e gli analfabeti. Era un giorno bellissimo, si votava in vista di un giardino dove i bambini giocavano fra i grandi che, calmi e sorridenti, aspettavano, senza impazienza, di entrare. Una riunione civilissima; e gli elettori eran tutti di campagna, mezzadri e manovali. Quando i presentimenti neri mi opprimono, penso a quel giorno, e spero. 76 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Maria Bellonci

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Un giorno bellissimo nel ricordo di Maria Bellonci

Maria Bellonci, nata Villavecchia (Roma, 1902 – ivi, 1986), sposò nel 1928 il critico letterario Goffredo Bellonci. Appassionata indagatrice del Rinascimento italiano, tradusse questo suo interesse in fortunati e importanti racconti storici, a partire da Lucrezia Borgia e il suo tempo, pubblicato nel 1939, e fino a quello che è considerato il suo capolavoro: Rinascimento privato, del 1985. Dagli incontri domenicali con amici letterati, che si svolgevano nella sua casa romana a partire dall’estate del 1944, prese forma l’idea di un premio letterario. Grazie al sostegno economico di Guido Alberti, produttore del liquore Strega, nel 1947 si svolse la prima sessione dell’omonimo premio. 79 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Da: Maria Bellonci, IL 1946, in «Mercurio», mensile di politica lettere arte scienze, a. III, n. 27-28, novembre-dicembre 1946, numero speciale dal titolo PROCESSO AL ’46.

Anche per me, come per tutti gli scrittori, e come per tutti quelli che sono avvezzi a mettere continuamente sé stessi al paragone delle cose, gli avvenimenti più importanti di quest’anno 1946 sono fatti interiori; ma è un fatto interiore – e come – quello del 2 giugno quando di sera, in una cabina di legno povero e con in mano un lapis e due schede mi trovai all’improvviso di fronte a me, cittadino. Confesso che mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire. Non che non avessi un’idea sicura, anzi; ma mi parvero da rivedere tutte le ragioni che mi avevano portato a quest’idea, alla quale mi pareva quasi di non aver diritto perché non abbastanza ragionata, coscienziosa, pura. Mi parve di essere solo in quel momento immessa in una corrente limpida di verità; e il gesto che stavo per fare, e che avrebbe avuto una conseguenza diretta mi sgomentava. Fu un momento di smarrimento: lo risolsi accettandolo, riconoscendolo, e la mia idea ritornò mia, come rassicurandomi. 80 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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Alberto Savinio

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Fate largo e avanzino le donne

Alberto Savinio (Atene, 1891-Roma, 1952), pseudonimo di Andrea De Chirico, fu scrittore, pittore e musicista. Con il fratello Giorgio De Chirico visse in Germania e poi a Parigi, dove i due entrarono in contatto con i protagonisti delle avanguardie artistiche novecentesche. In questo gustoso testo, Savinio ritiene che il progresso delle donne nella vita sociale e politica d’Italia sia necessario e indispensabile per un rinnovamento profondo del Paese.

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Da: Alberto Savinio, AVANZINO LE DONNE, in «Corriere d’informazione», 27 luglio 1945.

Paese felice, l’Italia affronta questo difficile avvenire con metà delle sue forze intatte, con l’intero esercito delle sue donne che, nella mente se non altro, è animato da una forza vergine. Suona in Italia l’ora della donna. [...] La donna comincia a sentire il peso del «maschio assoluto» e a pensare che un uomo «suo» non è poi cosa di cui non possa fare a meno. Comincia a sentire il peso di un occhio bovino e senza luce, di una ganascia turchina, di una mano pelosa che quando non riesce a esercitare la dittatura su quarantacinque milioni di uomini, come in questi anni capitò a un tale che per questo appunto salì in grande fama, la esercita e non meno gagliardamente nel chiuso delle pareti domestiche sulla propria donna e sui propri figli. [...] 85 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


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E ci sono ragioni meno regionali, ci sono ragioni più profonde che mi fanno auspicare una civiltà esercitata dalle donne. E sono che il tessuto intellettuale della civiltà è troppo complicato ormai e assieme troppo sottile, per essere toccato da rozze e inagili dita. Aracne ci vuole, e Aracne è donna. Non dico che per accumulazione di cognizioni e allenamento culturale la testa della donna sia in condizioni migliori della testa dell’uomo; ma la testa della donna ha questo di meglio che è sgombra – e invano i maligni direbbero a questo punto che è vuota –; e più leggera dunque, più aperta agli esercizi nuovi. Mentre la testa di molti uomini è ormai ingrommata di sedimenti, è ingombra di cognizioni calcificate, è appesantita da un’antichissima tradizione di idee sbagliate, di superstizioni, di stupidità. Non è forse una ragione sufficiente? Fate largo, e avanzino le donne.

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Ora tocca alle donne!

La giornalista Clara Grifoni, firma illustre della carta stampata già negli anni Trenta, prende le mosse dai comuni pregiudizi maschili sulle donne, per rivendicare al genere femminile un ruolo fondamentale nella ricostruzione politica del Paese. «[...] Le femministe di oggi – scrive la giornalista – non commetteranno l’errore delle loro nonne suffragette, aggressivamente brutte, mal vestite e urlanti, che credevano di diventare uguali all’uomo adottandone i difetti e, magari, i baffi. Più esperte, le femministe d’oggi non vogliono mettersi i pantaloni: sono donne al cento per cento, spose e madri, talvolta giovani e persino carine. Frequentano le facoltà, partecipano ai comizi, vanno in fabbrica, dirigono industrie, realizzano scoperte scientifiche. E il miracolo è che restano donne.»

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Da: Clara Grifoni, DA PARTE, UOMINI: ORA TOCCA ALLE DONNE, «Corriere d’informazione», 1-2 novembre 1945.

Mi capita d’incontrare spesso, sui tramvai, un ometto di mezza età, brusco come un sottaceto. Non so che mestiere faccia, ma, a sentirlo, si direbbe un commesso viaggiatore in pessimismo. Le sue parole preferite sono: fallimento, catastrofe, rovina: fallimento politico, catastrofe finanziaria, rovina morale. «Noi – dice – siamo un popolo di pecore, di chiacchieroni e di farabutti. Più niente da fare!». Guardando il suo viso, piuttosto verdino, ho concluso che il fegato dell’ometto influisce parecchio sui suoi ragionamenti. Ieri, sempre sul tranvai, lo intesi che diceva a un amico: «Sai? Ora che le donne si son messe i pantaloni, il Governo...» 91 Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Un sussulto della vettura, strappando scintille alla mia spina dorsale, m’impedì di sentire il seguito. Peccato. Avrei tanto voluto sapere ciò che succede al Governo in quest’epoca di pantaloni per tutti, di «culotte universelle» come diceva Gavarni. Ma, gran Dio, posso sempre immaginarmelo, non ignorando l’opinione del piccolo borghese-tipo o ometto qualunque, tanto di moda, su «queste donne che s’impicciano di politica e vogliono scimmiottare i maschi, invece di starsene a casa a rammendare i calzini!». Perché, in base a un curioso pregiudizio che risale forse ai tempi di Penelope, l’attributo della donna normale è un ago col filo tenuto fra il pollice e l’indice della destra, più un calzino nella sinistra.

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Sommario

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1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Presentazione

p. 5

Olympe de Gouges, Uomo, se ti capace di essere giusto?

p. 9

Le donne lombarde per tutte le donne italiane

p. 13

Giuseppe Zanardelli, Noi, gente di legge salica

p. 22

Elisa Boschetti, Dobbiamo essere le fautrici della nostra libertà

p. 25

Maria Montessori, Donne tutte sorgete!

p. 29

Benito Mussolini, Donne fasciste

p. 35

Mario Borsa, Come andrà?

p. 39

Le donne nella vita italiana

p. 45

Tullio Giordana, Uomini in minoranza

p. 49

Sorelle democratiche

p. 53

Il voto alle donne: pro e contro

p. 57

Jole Tragella, Il primo voto

p. 61

Anna Garofalo, Stringiamo le schede come biglietti d’amore

p. 67

Alba de Céspedes, Un giorno bellissimo

p. 71

Anna Banti, Un giorno bellissimo

p. 75

Laboratorio di Storia del Liceo classico «E. Cairoli» di Varese


1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Maria Bellonci, Un giorno bellissimo

p. 79

Alberto Savinio, Fate largo e avanzino le donne

p. 83

Clara Grifoni, Ora tocca alle donne!

p. 89

Laboratorio di Storia del Liceo classico ÂŤE. CairoliÂť di Varese


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1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto

1946-2016: Le donne italiane conquistano il diritto di voto  

Nel 1946, in un Paese che aveva attraversato vent’anni di dittatura e che era stato devastato dalla guerra, le donne italiane esercitarono p...

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