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CARTEGGIO


LUIGI STURZO - MARIO STURZO

CARTEGGIO

A CURA DI

GABRIELE DE ROSA

ROMA 1985 EDIZIONI DI STORIA E LElTEXA'I'TJRA ISTITUTO LUIGI STURZO


Tutti i diritti riservati

EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA Vil EiC&?ri, 18 - nQ18t. R G ~ ISTITUTO LUIGI STURZO Via delle Cappelle, 35 - 00186 Roma


[London, Paddington], 1 gennaio 1932

Carissimo fratello, la prima lettera dell'anno nuovo è a te, con tutto lo slancio dell'affetto fraterno, e con la più viva gratitudine al Signore che ci dà ancora in questa valle di dolori i1 reciproco conforto di parlarci sovente per corrispondenza. Non ho ricevuto la tua solita cartolina, ma ho ricevuto stamane quella di Nelina, del 29 scorso, che mi dice che tu stai bene e non sei potuto andare a Caltagirone per il freddo. Qui i tre ultimi giorni dell'anno gran freddo; oggi tempo mite. Ti prego di farmi avere l'ufficio della Madonna di Loreto, che è nel Calendario di Caltagirone. Non l'ho trovato né qui né a Parigi. Qui non si fa tale festa. E con l'occasione fammi avere pure quello del S.to Dottore Bellarmino e della Maternità di Maria. Ho tra mano la Visione di Dio di Nicola da Cusa (Cusano), ma nella traduzione inglese: m'interessa assai. Credo che mi piacerebbe di più nel testo. L'hai tu? Non ricordo bene se ti ho scritto che desidero due o tre altre copie del Mio canto. In questo momento (direi di sera) arriva l'ultima posta, ma nulla da Piazza. Spero domattina. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Paddington], 3 gennaio 1932

Carissimo fratello, ho saputo della lettera di d'Angelo, ed ho discusso con lui la osservazione circa i sonetti Parte V. NN.ri V VI e XV l . Mi sono convinto che certi stati d'animo non si superano con le di* Le lettere del 1932 sono in prevalenza scritte su cartoline postali. Si segna. lano solo i casi diversi. LETTERA1037. 1. Si fa riferimento ai sonetti di Il canto della morte, e in particolare a Trapasso (V), Verso il giudizio di Dio (VI),Perché fremea? (XV);cfr. « Rivista di autoformazione », novembredicembre 1930, p. 329 ss. poi in Il mio canto, cit.


scussioni, e che il suo è un effetto di ambiente. Rispondendogli forse basterebbe ricordargli di Dante; e passare oltre. La mia proposta. di eliminazione del Sonetto n. XV dipende solo dalla mia osservazione n. 3. Ora aggiungo che date le iniziali troppo note, la eliminazione mi sembra opportuna per ragioni estranee alla poeticità o liricità del sonetto. Ma di ciò sei tu giudice assai migliore di me. Circa la storia non rispondo oggi direttamente alla tua del 27 scorso; ma ti prego di considerare un punto che secondo me dovrebbe dar luce alla mia idea centrale che il passato si risolve nel presente perché l'unica realtà è il presente. Se studiamo la terra nelle sue varie epoche geologiche, studiamo oggettivamente la terra del presente nel suo passato. L'esistente è la terra cioè il presente; ed era presente in ogni istante del suo passato. Possiamo (per astrazione) isolare un dato passato della terra (per es. l'epoca glaciale) ma noi studiando oggi questa entità-t'erra ri- , viviamo nel presente ogni dato del passato, e solo il presente (la entità reale terra) ci dà i mezzi per conoscere il passato nel modo che ci è possibile. Applica questo all'individuo-uomo. L'individuo oggi vivente è la realtà oggettiva che ha vissuto venti, cinquanta o settanta anni. Ed egli è stato sempre realtà presente, ecc. come sopra. Applica ciò alle nazioni, razze, Stati, ecc. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi - -

Piazza Armerina, 5 gennaio 1932

Carissimo fratello, la tua ultima è quella del 28, ricevuta il 31. H o aspettato la posta invano. Mi auguro che non aspetterò invano quella del pomeriggio. Sto bene. H o passato bene le Sante feste. Domenica scorsa nel grande salone del palazzo, trasmutato in cappella, ci furono delle belle funzioni: la mattina io dissi la messa alle associazioni cattoliche, che fecero la comunione; la sera un discorso sulla stessa azione cattolica che riprende con più lena il suo cam&io. D~lileiieaprfissiii~a, a Dio piacendo, terrò S. ordinazione. Poi, come ti scrissi, andrò a Gela per una settimana - chiusura delle feste Efesine e 25" di sacerdozio del parroco della matrice.


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Farò una puntata a Mazzarino; passerò da Butera, e dopo andrò a Enna. È un programmino tutto pastorale e spirituale. Prega che il buon Dio mi assista con le sue misericordie. Ieri si discuteva un caso, che mi fece ripensare alle nostre conversazioni sulla casistica, cioè, se uno possa confessarsi lungo la messa festiva e soddisfare così il precetto della Chiesa. I teologi son divisi. Chi nega reca le sue ragioni, come a dire, che la confessione rende assente dalla messa. Chi afferma dice che di fatto è presente, fa opera di virtù, e, del resto, l'attenzione interna non è necessaria per soddisfare il precetto della messa. Come vedi, danno ragioni e non pure affermazioni, .pura autorità. Questo è casistica. Di tali casi quanti ne nacquero nei secoli antichi? Certo ne nacquero. E allora? Non resta a dire che nei secoli XVI e XVII sorse la scienza della casistica. Tuo f' Mario

[London, Paddington], 6 gennaio 1932

Carissimo fratello, ieri ho ricevuto la tua del 31 dicembre. Godo che stai bene. I o ho avuto un piccolo raffreddore: fui invitato da certi frati che nella sala da pranzo tenevano la finestra aperta. Ora sto meglio: il raffreddore è quasi andato via. I1 tempo è mite. È vero che pochi leggono versi; ma il tuo Canzoniere ha un carattere religioso spirituale intimo che, una volta entrati, diviene un compagno che non si lascia. Perciò io lo suggerisco come libro di premi per scuole ginnasiali e liceali. Mi ha scritto P. Gemelli che ne farà parlare in « Vita e Pensiero ». Gliel'hai mandato a tale rivista? Piazza Sant'Ambrogio Milano. Son. I - XXXII: « E a chi le grazie di un gentil sorriso » mi piace. Rileggendolo trovo le due terzine o meglio i versi 2-3-5-6 delle due terzine un po' troppo circonlocutive; che raffreddano la linea lirica. Forse sarebbero da rifare. Le mie sono impressioni che talvolta vanno e vengono. Sì che rileggendoli non ne ho la stessa impressione. Tu prendili come sono. Non occorre mandarmi il libro di Jacini, che ieri un amico mi ha dato. Ebbi pure quello di i ...l l . Un vero studio ricostrutLETTERA1039.

1. Parola illeggibile.


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tivo di quel periodo ancora manca. Ci furono invece libri di attacchi a fondo e di difese esagerate, che oggi non han più valore né interesse. Oggi qui appassiona la tesi di Eddington * (celebre fisico e filosofo) che in fisica non vi è determinismo; e che la fisica modernissima è baszta sull'indeterminismo e non conta più il principio di causalità. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 gennaio 1932

Amatissimo fratello, ricevo la tua del 3 e rispondo subito. Tu dici: « l'unica realtà è il presente »; ed io, che do una grandissima importanza a quel che tu dici, penso e ripenso e cerco di comprendere e, quando dissento, dico a me stesso che forse non ho ancora ben compreso. Tutto ciò che è natura, è temporale; tutto ciò che è temporale è passato, è presente e sarà quell'altro presente che chiamiamo avvenire. La realtà unica come presente solamente, è l'eterna. Pare a me che debba dirsi che è presente l'atto del conoscere e, come tale, è tutta la realtà conoscente. Ma il conoscere è insieme coscienza presente, coscienza del presente, coscienza del passato, come passato e come ripensato nel presente, ecc. Dante è un passato, un passatoprocesso esaurito; la coscienza circa Dante è un presente, ma è tale non come un Dante, ma come un pensamento intorno a lui. Dante che influisce nella coscienza come presente, non è il Dante attuale, il Dante presente, ma quel che di Dante la coscienza risolve in sé. L'influsso di Dante, non è azione di Dante, che più non esiste, ma azione del pensiero che pensa Dante. A D'Angelo risponderò come tu dici. Né mette il conto polemizzare con chi dommatizza. I1 sonetto a Benedetto Croce è di un fatto storico l . In quel 2. S u Arthur Stanley Eddington (1882-1944), astronomo, matematico e fisico inglese, fu uno dei maggiori divulgatori scientisti tra il 1920 e il 1940. l3 noto per i suoi studi cosmologici e termodinamici e per la sua interpretazione in chiave spiritualista deila teoria deila relativita. Scrisse numerose opere tra cui Mathernatical tbeory of relativity, Cambridge 1923; The nature of physical world, Cambridge 1928; Science and the unseen uiorld, London 1929; The philosopby of physical science, Cambridge 1939. LETTERA 1040. 1. Mario si riferisce al sonetto dal titolo Ansie di carità e d'amicizia dedicato a Benedetto Croce. I1 testo del sonetto è il seguente: Perché,


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tempo egli tale era nella mia coscienza, ed io realmente mi credevo in fin di vita. Lo stesso dicasi di tutto il Canto della Vita. Io non lo posso né lo debbo levare. Tenterò di rifarlo pel rispetto estetico. E già l'ho rifatto, ma non so se ne possa esser contento, perché io lavoro così: scrivo e ripongo; poi a suo tempo, rivedo e giudico. Sto bene. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 8 gennaio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 1 dell'anno (e tu avrai ricevuta la mia) e le altre 5 copie del Mio Canto. Grazie. Sto bene: il raffreddore è passato. Vedo che tu andrai a Cela per una settimana. Là il clima deve essere molto mite. Ricordami a quegli amici e ossequiami Mons. Lidestri. Se hai occasione di scrivere a Menu, ringraziamelo degli auguri e del ricordo. L'articolo di Chenu studia il valore storico della crisi modernista; ma dacché non hai chi ti legga il francese è inutile mandartelo. Nella tua del 24 dicembre tu scrivevi che con la mia del 18... «finalmente» accettavo la tua tesi che il male fisico derivi dalla limitatezza della natura. Non mi pare di avere io mai negato che la limitatezza ne fosse una ragione generica (come ti scrivevo il 181x11); io ti ho contestato che essa fosse una ragione specifica, e ciò anche nella cart. del 18/XII nella quale ti scrivevo che per me la ragione del cosidetto male fisico è: « la coscienza intellettiva e sensibile (cart. 291x1) che avverte un disturbo ad un determinato ordine pratico (cart. 81x1) » e conchiudevo: « non comprendo perché tu non accetti il mio punto di vista che non nega il ttlo, ma lo precisa e lo completa D. Fin oggi non so se tu lo accetti o lo rigetti tale punto di vista, e se lo rigetti per quale ragione. Se non ti secca quanto più il mal che mi tortura / E mi consuma inesorabilmente / Si fa più grave e più si fa presente / L'abisso ove il dolor perpetuo dura, / E l'ansia tormentosa, agli occhi fura / I1 sonno, perché mai l'alma ti sente / A sé più presso, e con ardor crescente / Ripensa a te, che quasi sé non cura? / È ver, incerto io son deiia sembianza / Che mostrerammi il Giudice Superno, / Pur mi sorregge il don della speranza. / Ma tu?... Fremo pensando alla tua sorte! / Che cosa troverai nel mondo eterno / Aiior che abbraccerai sorella morte? (Cfr. M. STURZO, Il mio canto, cit., p. 141).


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ti prego di rispondere su questo punto. Andrai da Gela a Caltagirone? Vorrei sapere a che punto è la questione della Parrocchia, se al Ponte o ai Cappuccini. Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 11 gennaio 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 6 che tanto m'interessa. La tesi dell'autodeterminismo occorre non isolarla né dommatizzarla. I1 determinismo a suo tempo che non appassionò fortemente? Io penso che di nuovo nella tesi dell'autodeterminismo non ci debba essere che I'impostazione scientifica; perché, io penso ancora, che il principio di causalità nella scienza non è come il dio d'Aristotele di fronte alla materia prima = pura passività. Se ogni essere è attivo, è autodeterminante. Ma siccome ogni essere (creato) è relativo, così perché si autodetermini, ha bisogno del rapporto, cioè, d'altro termine che su di quello influisca. Il mio canto fu mandato a « Vita e Pensiero » e a tutte le principali riviste d'Italia ed anche a uomini di insigne cultura. I1 tuo consiglio sulla futura 2" edizione, mi seduce. Spero prepararla in modo meno indegno dell'alto fine. L'ufficio di S. R. Bellarmino ancora non è uscito. Quello della Maternità nell'aggiunta di Caltagirone più non vi è. Pure te lo manderò appena avrò quello del Bellarmino. E ti manderò anche quello della traslazione della S. Casa - benché ora si trovi ir, corpo. Desidero sapere come si prende il Telatuten, se sciolto o in sostanza; e che effetto fa. È irritante? Disturba? ecc. Sto bene. Jeri uno dei nostri migliori chierici è volato al Cielo. Prega per lui. Son desolato. E fu sospesa l'ordinazione dei diaconi che, a Dio piacendo, avverrà il 17. È cosi la vita a Gela. Ti abbraccio Mario

t

[London, Paddington], 11 gennaio 1932

Carissimo fratello, mi domandi della Tetralogia. Circa la pubblicazione, ho dovuto rinunziare a mettere i due testi insieme (italiano e inglese)


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perché costa troppo e nessun editore con la crisi d'oggi, vuole affrontare tale spesa. Pubblicare la traduzione senza il testo non va. Sono in trattative con una Casa Editrice di Parigi per pubblicare il testo italiano con una prefazione francese. Circa la Musica, dopo sette mesi di attesa, il Direttore della Universale A-G di Lipsia e Vienna, mi ha risposto che il lavoro è come pochi nella letteratura mondiale, ma che è quasi impossibile per la scena; e che egli consiglia la trasformazione in Oratorio con delle scene cinematografate. In un primo tempo egli aveva suggerito il nome di un musicista; ma ora scrive che si è reso conto che costui non è adatto. Se io troverò un musicista, egli mi aiuterà. I n concreto nulla. Ho tentato nelle vacanze di fare delle nuove correzioni, ma fìno che la pubblicazione non è imminente, non mi sento di ripigliare tale lavoro. Come ti scrissi, ho accettato molti dei tuoi suggerimenti; ma ho lasciato il Prologo (corretto), ho lasciato la scena della tentazione (con dei ritocchi) e 1'Apocalisse è ancora su per giù la stessa. Vedremo appresso. Ma oggi ho poco entusiasmo a tornare su questo lavoro. Né qui né a Parigi ho trovato l'aggiunta per la festa della Madonna di Loreto, che è nel Calendario di Caltagirone. Puoi farmela avere? E le ultime dei SS. Dottori Bellarmino e Alberto Magno? E quando verrà quella della Maternità? Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi Ho ricevuto da Enrico una cartolina da Piazza. Salutamelo.

Piazza Armerina, 14 gennaio 1932

Carissimo fratello, eccomi a rispondere alla tua carissima dell'otto. Discutere con te mi fa sempre piacere. Adunque, circa il problema di ciò che chiamiamo male fisico il mio pensiero è questo, cioè, che la ragione di tal concetto è la limitatezza delle cose e solo essa. Nota che io in questo momento faccio un passo avanti e forse mi dilungo ancora di più dal tuo concetto. I1 fatto soggettivo-conoscitivo, che tu chiami elemento specifico, non specifica nulla, ma è proprio fatto, funzione conoscitiva. Ed è quella stessa funzione che esprime


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i concetti di vero ed errore, bello e brutto, ecc. Nemmeno il dolore o il piacere son criteri del male fisico, perché ci son dolori che reputiamo bene, es. un'operazione chirurgica, e ci son piaceri che chiamiamo male, es. il dolce del veleno. Ora io voglio eliminare la parola male, perché - come molte volte ho scritto e provato - nel rispetto fisico tutto è bene; e voglio sostituirvi simpliciter la parola limitatezza. Come vedi oggi corro al palo estremo. Tutto in natura è bene limitato. E tutto in rapporto al nostro pensare-volere-sentire è bene inadeguato. Inquiet-m est cor nostrum ', perché nessun bene lo può pienamente appagare. E non lo può appagare e non lo appaga, non già per quella che tu chiami specificazione, ma per la sua limitatezza. Di qui il perenne cercar nuovi beni. Se a un uomo si dicesse: fermati dove sei, coi beni che hai, e non cercar più altra cosa, e ti è stato tolto tale potere per sempre - senza che te ne sia tolta la tendenza; quello sarebbe l'uomo più infelice del mondo. Sto bene. Abbracci t Mario

[London, Paddington], 14 gennaio 1932

Carissimo fratello, questa spero ti arriverà prima di S. Mario e ti porterà i miei auguri più fervidi. Ricevo prima la tua del 5, e poi stamane insieme quelle dell'8 e dell'll. Così dopo tanta attesa sono consolato in abbondanza. Oggi continuo la conversazione sulla storia. Quel Dante che tu dici: « passato processo-esaurito » sarebbe come uno dei miliardi di uomini passati che come singoli non fanno la storia. Quel Dante che tu chiami « coscienza circa Dante » essa è solo la storia. E questa coscienza circa Dante cominciò a formarsi quando Dante era vivente e continua con tutte le sue fasi fino ad oggi e così di seguito. Dante individuo non è storia; è storia quel che di Dante fu conosciuto, appreso, tramandato come valore, cioè quel che si storicizzò entrando nella coscienza di un .. de:ermk,?at~mmerc di ~=i,t?:.Ennte ncn è svggett~UeYu stvriu è oggetto. Questo Dante oggetto della storia è presente; se cessa LETTERA1044. 1. Cfr. Salmi 37, 10 e Giuditta 8, 17.


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di esser,e presente cessa di essere oggetto della storia. Così molti sono oggi finiti per la storia, perché la loro storicizzazione iniziale si esaurì presto; altri mai sono entrati nella storia, perché mai si sono oggi finiti per la storia, perché la loro storicizzazione iniziale uomini, e che oggi siano nel regno della eternità? Neanche per idea! Tu insisti nel dire che il passato è passato e chiuso; io insisto nel dire che il passato si risolve nel presente. Non credi che si tratti della foglia dell'olmo di sopra verde e di sotto bianca? Sto bene. I1 raffreddore è passato. Un abbraccio. Tuo Luigi

[~ondon,Paddington], 17 gennaio 1932

Carissimo fratello, godo assai che il mio suggerimento sull'edizione del Mio canto come libro di premio, comincia a fartene pensare la possibilità. Io ne sarei lietissimo. I1 Telatuten si prende così com'è in bocca, facendolo andar giù con uno o due sorsi d'acqua. E ciò dopo i due pasti principali; per chi fa tre pasti, dopo i tre pasti. Non produce irritazione affatto. L'effetto della cura si sente dopo. La cura dura circa due mesi e qualche giorno. Sono dolente della notizia della morte di un tuo chierico. Ma è un angelo di più che prega per te e la tua diocesi. Io non isolo né dogmatizzo la tesi della indeterminazione fisica: io me ne interesso per due ragioni: primo perché dimostra la caduta della concezione meccanicista dell'universo, il che è un gran bene in fisica e nella sua ripercussione positivista in filosofia; secondo perché risolleva sotto altro aspetto la questione del principio di causalità, come un principio determinante. La questione, come naturale, viene trasportata sul terreno conoscitivo; in quanto scientificamente non è conoscibile per quale rapporto avviene quel tale fenomeno e non altro. Ho visto in proposito I'articoletto di P. Rossi sulla « Rivista neoscolastica » del novembre-dicembre ', nel quale numero vi è anche LETTERA 1046. 1. P. ROSSI, La rinuncia al determinismo fisico dei fenomeni elementari e le teorie meccanicistiche, in «Rivista di filosofia neoscolastica D, novembre-dicembre 1931, pp. 534539. Neii'articolo Rossi intende dimostrare come sia possibile interpretare il principio di indeterminazione di Heisenberg senza negare il valore del principio di causalita e sollecita, nel campo della fisica teorico-sperimen-


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la recensione del libro di Eddington '. Dopo che l'avrai letto potremo, occorrendo, riprendere la conversazione. Sto bene. Godo della riunione dell'hione Cattolica e del tuo giro per la diocesi. Attendo sempre tue notizie. I1 20 siamo uniti nella preghiera ricordando la nostra buona sorella. Un abbraccio. Tuo Luigi

[London, Paddington], 19 gennaio 1932

Carissimo fratello, rinnovo gli auguri. Oggi ho celebrato per te e la tua Diocesi. Ricevo la tua del 1411. Non avrei dacoltà ad accettare la sostituzione della parola male con quella di limitatezza; ma questa non può da sola dare l'idea esatta del male fisico-psichico. Tale idea è a sé e irriducibile; e per quanto sforzi si facciano non sarà eliminata né dal linguaggio comune, né da quello filosofico e neppure da quello religioso (biblico o liturgico). Ha lo stesso riflesso delle parole errore e bruttezza, che in natura non esistono se non come limiti della verità e della bellezza. Noi abbiamo bisogno delle parole negative per esprimere le gradazioni decrescenti del positivo. La limitatezza della verità può arrivare all'errore; la limitatezza della bellezza può arrivare al brutto; quella del bene al male. Torno alla mia dehizione: « La conoscenza intellettiva e sensitiva che awerte un disturbo ad un determinato ordine pratico >> il che vuol dire: 1) che il male (come l'errore e il brutto) è di ordine conoscitivo (intellettivo e sensibile) e non esiste fuori di quell'ordine; 2) che è sempre basato sopra un disturbo (o disordine se morale) cioè non semplice limitazione, ma limitazione fuori un dato ordine; 3) di un determinato ordine pratico (e non teoretico) e riferibile al soggetto o ai soggetti che provano il disturbo. Cosi credevo e credo di avere trovato tutti gli elementi per detale, l'abbandono di quella « errata concezione meccanicistica » dei fenomeni, secondo cui le proprietà dei corpi si ridurrebbero d e loro condizioni di moto e ai loro carattere di aggregati di particelle puntiformi. 2. P. Rissr, recensione ai volume di A. S. ~ D I N G T O N , The ttatfdre n,! phycirul world cit., in « Rivista di filosofia neoscolastica n, novembredicembre 1931, pp. 569573. Rossi definisce la tendenza filosofica di Eddington «chiaramente per quanto moderatamente idealista n (p. 570) e mette in evidenza il suo « intento di difendere il rnisticismo di fronte al tribunale della scienza » (p. 571).


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lineare non una limitatezza qualsiasi né un disturbo qualsiasi, ma proprio quello che diciamo male fisico-psichico. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Gela, 22 gennaio 1932

Carissimo fratello, sono in questa da martedì. Celebriamo (un po' in ritardo) il centenario efesino l . Molto fervore cristiano. Sto bene e sento la gioia del lavoro pastorale. Circa il problema della storia credo che non si tratti di divergenze trascurabili. Per te la storia è solamente il processo della coscienza. Io non vi posso aderire per ragioni scritte, stampate e ripetute molte volte, prima fra tutte questa, cioè, che nel processo della coscienza c'è il fatto come conoscenza e non come essere. Vedi Il pensiero dell'auuenire *. Ti faccio una domanda: per te il mondo fisico è solamente quello della coscienza? Dalla risposta potrò trarre argomento a mie ulteriori indagini. Parlo un po' sull'esempio a cui tu accennavi, cioè, che il Dante della storia è solo il Dante della coscienza dei posteri a Dante. Se così fosse, Dante non avrebbe più senso come quella realtà. Per me Dante è il Dante della Commedia; la Commedia è quella che è. Dice Croce (e credo dica bene) che tutto quello che si scrive sugli autori, non è storia, ma - al più - cronaca. La storia è il documento. Quando io leggo i Saggi del De Sanctis non vedo Dante, ma De Sanctis. Vedo Dante quando leggo Dante. Lo vedo a modo mio, ciò è chiaro, ma a modo mio vedo la realtà storica che chiamo Dante. Quando leggo i dantisti, vedo i dantisti. I1 documento, in sé è fisso; in noi in moto. La storia è la sintesi di ciò. Ti salutano gli amici. Tuo t Mario LETTERA1048. 1. Si fa riferimento ai Concilio di Efeso tenuto nel 431, nei quale si proclamò la Madonna madre di Dio contro le tesi di Nestorio, patriarca di Costantinopoli che distinguevano fra maternità del Cristo e maternità del Logos. 2. M. STURZO,Il pensiero dell'avvenire, cit., p. 46 in cui si sottolinea la dipendenza del fiiosofare dalla conoscenza gih oggettivata e la dialettica fra pensiero e mondo esterno dato.


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[London, Paddington], 22 gennaio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 18: ho preso buona nota dei tuoi suggerimenti sulla mia Tetralogia Cristiatza per il momento che sarò disposto a riprenderla in mano. A me sembra che il momento creativo sia completamente passato, e mi pare di essere incapace di ripensarvi su e di rifare quel che ho fatto. Sicché lo stato d'animo mio oggi si è, o di pubblicarla come è, owero di lasciarla in fondo alle mie carte. Se troverò un musicista allora dovrò apportare le modifiche necessarie d'accordo con lui. Mi è stato suggerito il nome di un musicista tedesco ed ho scritto per avere informazioni e sapere se è disposto. Circa la cinematografia, questa non sarebbe possibile senza musica; ed io non vorrei capitare in un musicista di secondo ordine o peggio volgare. Probabilmente (l'ottimo essendo nemico del buono) io non arriverò a concludere nulla su questo tema. Che vuol dire che l'ufficio della Maternità non si fa più? Ho letto che il S. Padre a ricordo delle feste Efesine ha esteso a tutto il mondo l'ufficio della Maternità. Se sì, va bene; se no, non occorre averlo. Sto bene. Prega per me come io fo sempre per te e la tua diocesi. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Paddington], 26 gennaio 1932

Carissimo fratello, come godo sempre al sapere il bene che fai nella tua diocesi. Come qualche volta vorrei essere presente; ma lo sono in spirito. La tua domanda (se per me il mondo fisico è solo quello della coscienza) mi dimostra che tu nel leggere i miei scritti hai ancora la preoccupazione di una infezione idealistica. Nella cartolina del 14/1 distinguevo la realtà oggettiva di Dante e di tutti gli uomini, dal Dante oggetto della storia. E certo Dante non potrebbe essere oggetto della storia se non fosse esistito come uomo rede; ciò non vuol dire che tutti coloro che sono esistiti sono oggetto della


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storia. Tu potrai dire che se io ammetto l'entità fisica del mondo esterno, sono poi un cattivo logico nel ritenere che la storia sia un processo conoscitivo. Tutto sta a definire la storia. In proposito posso riferirmi all'articolo Storia filologica e storia filosofica l . Se nella coscienza c'è il fatto come conoscenza, presuppone che ci sia come essere (cioè realtà), ma noi non possiamo attingere il fatto in sé, come non possiamo attingere la cosa in sé. Non solo, ma noi non possiamo attingere tutti i fatti, come non possiamo attingere tutta la realtà cosmica, ma solo quella che praticamente o teoricamente arriva a noi o noi arriviamo ad essa. Questo contatto avviene nel presente ed è la vera realtà sintetica, sia pure riferibile al passato. Nella mia del 3 gennaio ti parlavo della terrarealtà oggettiva fisica presente anche per il suo passato. Spero di avere dissipato un'ombra e chiarito il mio pensiero. Come mi piace la conversazione con te. Un abbraccio di cuore. Sto bene. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 27 gennaio 1932

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Carissimo fratello, ho ricevute le tue del 19 e del 22. Grazie degli auguri. Tornai da Gela ieri. La mia ultima è del 22 e fu scritta a Gela. Ivi sono stato sette giorni. Sette giorni di lavoro e spirituali gioie. Laggiù era primavera. Qui inverno crudo. Sabato, a Dio piacendo, vado ad Enna, dove troverò lavoro, gioie spirituali e freddo più intenso. La parola male sicuro che è di quelle che durano immutate. Io però ho mirato ad altro, cioè, a rendermi conto di quel che veramente è il male fisico. Le mie conclusioni sono: 1" che non è male come alcun che di opposto al bene; 2" che è lo stesso bene fisico, il quale, in quanto è limitato, si atteggia a bene e a male - non in universale - ma in particolare, di maniera che, quello stesso LETTERA 1050. 1. Cfr. S., Storia filologica e sforia filosofica, in «Rivista di autoformazioneD, gemaiefebbraio 1930, p. 28. Neli'arricolo si nega la possibilità che la storia presenti un senso assoluto. Peraltro il pericolo di soggettivismo e di relativismo si supera u quando, dice Sturzo, ammettiamo che noi possiamo attingere tale realtà esuasoggettiva; che noi facciamo nostra e ricostruiamo come pensiero e come vita pratica P, p. 33.


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che si reputa male in un momento, si può reputare bene in un altro; 3" che io non metto sulla bilancia l'ordine conoscitivo, perché tutto ciò di cui noi possiamo parlare entra sempre in tal ordine. Questo è un presupposto che non differenzia. Un tempo ci mettevo il disturbo (tu allora negavi) ora non ce lo metto, perché qualunque disturbo, non è tale in realtà; e può assumere l'aspetto di bene. Vuoi tu dir questo? In tal caso si tratta di modo di esprimersi. Vuoi dir altra cosa? In tal caso non siamo d'accordo. Sto bene. I1 lavoro a Gela mi ha tanto giovato. Mi era sfuggito il decreto circa l'ufficio della Maternità. Abbracci t Mario

[London, Paddington], 30 gennaio 1932

Carissimo fratello, stamane ricevo la tua del 27; godo che stai bene e in mezzo al lavoro attivo e alle consolazioni che il Signore ti dona. Spero che ad Enna non troverai troppo freddo. Mandami notizie di là. I1 tuo riassunto conclusivo circa il male fisico ancora non mi soddisfa pienamente, benché contenga tutti elementi veri. E ciò perché noi combattiamo con una serie di errori, pregiudizi, false viste attorno al male, che non è facile stabilirne i caratteri. Tu presupponi, ma io ci metto esplicitamente l'elemento conoscitivo, perché io intendo combattere la tesi ontologica che la limitatezza del reale concreto sia il male; questa tesi non è tua; la troviamo in molti antichi moderni e modernissimi; cattolici e non cattolici. Sono in corrispondenza con il filosofo mistico Watkin su questo argomento, per un suo libro pubblicato da poco l . Io ho sostenuto che l'idea

LETTERT1052. 1. Edward Ingram Watkin (188&1948), filosofo cattolico irlandese. Scrisse An essays towards the integration o/ experience, Sheed & Ward, London 1931; The Balance o/ Truth, Hollies & Carter, London 1948. Cfr. anche lettera 110 n. 1. Fu in corrisLwnden7a con Sturzo durante gli anni dell'esiiio londinese: diamo la minuta della lettera di Stuno a Watkin e la risposta di Watkin a Sturzo tradotta in itaiiano da Watkin stesso e inviata a S. insieme al testo inglese: a 20 gennaio 1932. Caro W.Watkin, ho finito oggi di leggere il suo bel lavoro The Bow in the Clouds, che mi ha molto interessato per la chiarezza della esposizione, la


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del male come quella dell'errore e del brutto, è dato della conoscenza umana. Quando trasportiamo l'idea del male alle piante o agli animali, trasportiamo la-idea di sensazione di dolore di vita, o quella metafisica di disordine. Vi è in fondo dell'antropomorfismo. Inoltre io, dopo aver negato l'idea di disordine in genere,

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sintesi delle vedute, e il soffio spirituale che tutto pervade. La ringrazio assai di avermi dato questa occasione di seguire da vicino il suo pensiero. Mi permetto di aggiungere che il punto principale nel quale io dissento da lei è il problema del male. Da qualche mese vado discutendo questo problema con mio fratello nella nostra corrispondenza per cartoline. Qui intendo parlare del male fisico (o psicc-fisico come io lo chiamo) e non dei male sociale o di quello spirituale (il peccato). Ora secondo me il male fisico non solo non esiste obiettivamente in natura, ma neppure si può identificare con la contingenza o limitatezza o relatività naturale. La limitatezza è una qualità inerente alla cosa creata: ma questo non è affatto una privazione. La cosa creata è buona (come si legge nel Genesi) e il complesso del creato è valde bonum (ordine). Ogni entità è buona e completa e ordinata nel suo posto e nella sua realtà. Le forze fisiche e chimiche nulla contengono di male, né esse generano il male. L'acqua che evapora o che si congela, il vulcano che erompe, il fuoco che brucia nulla contengono di male. I1 male (come l'errore e il brutto) sono concezioni dell'uomo, come essere conoscente sensitivo-intellettivo; e l'uomo applica la nozione di male a quegli esseri (come gli animali superiori) che hanno come l'uomo una individualità e una sensibilità. I1 male cosi è una condizione psicc-fisica per gli esseri superiori non per gli esseri inferiori. Dico che il male è condizione (come l'errore o il brutto) degli esseri superiori, in rapporto alla loro limitatezza conoscitiva-volitiva-sensibile. Noi abbiamo bisogno delle parole negative per esprimere le gradazioni decrescenti del positivo. La limitatezza della verit�� può arrivare ali'errore, la limitatezza della bellezza può arrivare al brutto; la limitatezza del.bene può arrivare sino al male. Per me adunque, il male psico-fisico (cioè la malattia, la morte, i patemi d'animo, ecc.) è "il disturbo - conosciuto intellettivamente o sensitivamente a un determinato ordine". Non è necessario che l'ordine sia obiettivo, basta un qualsiasi ordine sia subiettivo, o che si reputi tale, a creare in noi il disturbo. I1 ricco che perde metà di ricchezze (pur rimanendo ricco) ha un disturbo che egli reputa male. I1 povero che nulla ha, ma che sa trasmutare questa povertà in lavoro e in allegrezza spirituale non patisce alcun male, perché il suo ordine non solo non è disturbato dalla povertà ma è integrato e perfezionato. La morte è nell'ordine naturale e quindi per sé non è male; ma per chi ne teme le conseguenze o per chi ama troppo la vita presente, la morte riesce un male, cioè il disordine ad un suo ordine soggettivo. Sotto questo aspetto, analogicamente, il male sociale è il disordine alla legge sociale (indicazione di ordine) che per sé sarebbe un ordine esteriore, se non fosse basato s d a legge morale. Analogicamente la colpa (il peccato) è un disordine (reale perché puramente spirituale) ad un ordine reale quello spirituale, cioè nel rapporto di dipendenza della creatura al creatore. E sotto questo aspetto la colpa è anche un disordine reale nei puro ordirne naturale e cosmico. Le ho scritto queste mie idee, perché credo che potrebbero dare luogo a una revisione del problema del male che è fondamentale sotto diversi aspetti. Le mando due miei articoli che credo la interesseranno per la loro novità nel campo nostro Luigi Stuno D.

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cosmico, naturale, generale, ecc., ho accettato l'idea di disordine pratico, riferito a un ordine pratico qualsiasi degli esseri umani. Questo serve a dare l'elemento obiettivo come base dell'elemento subiettivo che è l'apprezzamento di male. Elemento obiettivo che può anche destare la idea di bene, sol che si cambiano i termini. Perciò io parlo di ordine pratico. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi

Ema, 2 febbraio 1932

Carissimo fratello, il pontificale di domenica fu un avvenimento: gran folla e grande compostezza. Così la sera. Ieri feci una conferenza sul fatto d'Efeso. Ora ho un istante di respiro e lo consacro a te. Quando io ti ho proposto il problema della conoscenza del mondo fisico, l'ho fatto senza sottintesi. Tu dici che noi non cogliamo la cosa « 24 gennaio 1932. Caro Don Sturzo, Ringraziamenti, ecc. delle buone parole sul libro, e delle poesie. Per quanto riguarda il problema del male, devo confessare che non sono convinto. Perché dovrebbe un ordine creato da un buon Dio essere soggetto a disturbi, se non fosse il risultato, in ultimo, della limitazione creata? No, dico che la lirnitazione è un male in se stesso, ma il fondamento del male in quanto esclude altri beni, producendo così quando accade conflitto, ostilità reciproca e prostrazione. Questo è stato prima di qualunque peccato dell'uomo, e in ogni caso, perché l'uomo non doveva possedere fin dal principio il libero arbitrio perfetto che non pub scegliere a torto? Comparativamente basso nella scala dell'essere troviamo nelle foreste che gli alberi, invece di svilupparsi liberamente e pienamente, lottano per aria e luce e terreno, uccidendo e sformandosi gli uni gli altri, di modo che ciascuno è incapace di vivere e di realizzare la potenzialità deila sua forma. E i venti del mare torciano [sic] un albero dail'equilibrio di uno sviluppo armonioso secondo la sua forma. Perché questa esclusione e lotta? se non come risultato necessario de!la limitazione estrema dei suoi soggetti? I1 limite che si combina perfettamente in un tutto armonioso non è per niente un male. Ha un iimite, una esclusività che resiste alla forma e all'ordine del tutto mi pare essere il fondamento del male. Anche se la morte introduce un'anima immediatamente nella felicità perfetta, rimane un male in se stesso - come I'operazione è un male in se stessa, anche se risulta il ritorno alia salute. "Valde bonum"? L'ideale dell'universo, e qualunque realizzazione compiuta di quel idealeisemplare. Ma l'universo concreto? Mi pare sempre che i credenti in Dio tendono a minimizzare I'estesa e profondità del male, fuori deli'abuso del libero arbitrio. E qui che P. Joseph Rickaby mi ha tanto aiutato. Sento che faccio una impertinenza, discutendo con Lei così; ma sono tanto convinto che la radice del male sta profondo neli'aspetto negativo dell'essere creato - Watkin ».


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in sé. L'espressione non mi soddisfa. Kant disse: non conosciamo la cosa in sé. Ciò è vero. Noi conosciamo nel rapporto, non fuori. Ma noi cogliamo la cosa in sé, cioè, immediatamente. Il che vuol dire che noi conosciamo nel rapporto, quasi umanizzando il mondo sotto uinano, e vuol anche dire che noi, pure conoscendo il mondo come si fa presente in noi, sappiamo che il mondo è e si svolge prescindendo da noi, per leggi proprie. E noi costantemente cerchiamo di approssimarci al mondo quanto più possiamo. Di qui la critica e il progresso del nostro conoscere. Quel che si dice del conoscere, si deve dire della storia, che è conoscere. E perciò occorre non trincerarsi nel puro processo conoscitivo interno, ma occorre aver avanti gli occhi della mente il processo come è in sé, per approssimarci ad esso e far la critica e accrescere il progresso della nostra coscienza storica. Questo e non altro io volli dire e su questo aspetto le tue osservazioni. Sto bene. Domani farò un'altra conferenza. Ti abbraccio. Tuo Mario

[London, Padbngton], 3 febbraio 1932

Carissimo fratello, scrivo con un giorno di ritardo perché ho atteso la tua del 31. Godo assai a sentire le tue buone notizie e i conforti che ti dà il Signore nella tua attività pastorale. Come son lieto a sentire del bene che fanno ad Enna Carmelitane e Canossiane. E il freddo ti fa del bene: io ne avrei paura. Qui tempo mite alternato con qualche giorno freddo e con molta nebbia. La nebbia mi piace, perché in genere non è molto fredda; e mi ricorda Caltagirone. Nella tua del 5 gennaio mi accennasti ad un caso morale (circa l'obbligo di ascoltare la Messa) conchiudendo: « Come vedi, dànno ragioni e non pure affermazioni, pura autorità ». I o non ti ho risposto perché non so se ti piace ripigliare questo tema nelle nostre epistole. Io, poi, non nego che vi siano casi, e che i casi si possano discutere da un punto di vista razionale e critico (giuridico o teologico). L'anno scorso ti mandai un articolo mio (in francese) con un caso morale da me proposto. Ma tu non me ne facesti cenno.


Forse non lo dovesti ricevere. Sto bene prego per te sempre come tu fai per me. Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 5 febbraio 1932

Carissimo fratello, eccomi in sede. Trovo la tua del 30 a cui rispondo. Sto benissimo. I1 lavoro mi giova. Ho passato anche ad Enna giorni spiritualmente soavissimi e ne ringrazio Dio. Tu dici: << Intendo combattere la tesi ontologica che la limitatezza del reale concreto sia il. male». Soggiungi: << Questa tesi non è la tua D. E allora? Io ti prego, scrivendo a me, di non pensare che a me. Tu dici poi: <( L'idea del male è dato della conoscenza umana D. Chi lo nega? L'idea è idea, cioè, definizione. Come nasce? Che cosa definisce? Soggiungi: H o accettato l'idea di disordine pratico, riferito ad un ordine pratico qualsiasi D. Da dove deriva questo disordine? Pare che tu lo faccia derivare dal riferimento a un dato ordine. E perché è possibile questo riferimento? E che cosa è l'elemento obiettivo? Se tu - non badando alla mia tesi - consideri il problema più a fondo, volere o no, batti sempre a un punto, cioè, alla limitatezza. Dove limiti non ci sono, non c'è idea di male. I n Dio è forse concepibile il male? Ma le mie ultime conquiste mi hanno menato alla conclusione - che tu trascuri - cioè, che il cosi detto male fisico non è male. Era la tua prima affermazione. Tutto è bene in natura, tu scrivesti altra volta citando il vidit cuncta quae fecerat, et erant valde bona '. Perciò io ho ripetutamente detto che occorrerebbe trovare altra parola per designare il cosi detto male fisico, e lasciare la parola male solo pel vero male che è il morale. Domani, a Dio piacendo, vado a casa. Vedi come son diventato attivo. Tuo

t LE'ITERA1055. 1. Cfr. Genesi, 1, 31.

Mario


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[London, Paddingtonl, 6 febbraio 1932

Carissimo fratello, accetto la tua correzione, cioè invece di usare la parola cogliere la cosa in sé, usare la parola conoscere. Circa la storia tu credi che io « mi trinceri nel processo conoscitivo, interno », cosa che io non ho mai né fatto né pensato. I1 mio è un processo conoscitivo storico, cioè della collettività, azione e pensiero storicizzato e risolventesi nel presente. Ti scrivevo nella mia del 231x11: « Pertanto io identifico la storia col processo umano: pensare agire degli uomini. Questo pensare-agire si fa oggettivo nei fatti, ecc. ». Più esterno e oggettivo di così? Ho l'impressione che scrivendo e ripetendoci alla distanza di tanti giorni e sopra un tema sì largo, è difficile tenere presente tutta la lunga corrispondenza. E allora qualche frase affrettata (come quella del cogliamo) o qualche vista di scorcio rimette in campo quelle stesse questioni sulle quali siamo di accordo. I1 mio non è puro soggettivismo, è realtà-processo e quindi sintesi-presente. I1 sintetico e il presente è nella coscienza e non fuori di essa. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua carissima del tre. Lo scorso anno ricevetti il fascicolo dov'era l'articolo a cui accenni e il caso morale. Mi pare impossibile ch,e non te ne abbia scritto. Però con precisione non lo ricordo. Ricordo che c'era il tuo pensiero su la casistica, tal quale. Torno da Enna ritemprato. Il bel freddo di lassù mi ha fatto tanto bene. Ed ho tanta gioia nel cuore, pel bene che ivi ho trovato e pel tono di concordia e disciplina del clero. Ora, a Dio piacendo, andrò a Mazzarino. In punto leggo l'articolo di F. Casnati sul mio canto in « Vita e Pensiero » '. Ricevi questa rivista? L'arLETTERA1057. 1. F. CASNATI, Poesie di un Vercouo, in «Vita e Pensiero D, febbraio 1932, pp. 124126. L'autore scrive che il clima poetico deli'opera si muove su una linea di sostanziale continuitii con la tradizione italiana sia per i frequenti


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ticolo è benevolo e anche buono. Però mi sembra più scolastico che critico. Al Casnati, parmi, è sfuggito il lato religioso-interiore, che è quello che tu più apprezzi, come lo apprezzo io. Ma il mio sentire è sospetto, perché son l'autore. Giovedì, come ti avevo scritto, fui in casa. Nelina sta benissimo. Ore soavissime passammo insieme e parlammo tanto di te che, in ispirito, vedevamo presente. Vi tornerò prima di partire per Mazzarino. Non ti parlo delle correzioni e lirnature del mio canto, perché ancora non vi ho dato mano. Occorre prima dimenticare. Però butto sulla carta qualche sonetto quando l'estro mi molesta. E ne ho scritto anche a Gela. A Enna no. Che cosa ne farò? Entreranno nella 2" edizione? Ecco quello che vado cercando. Sto molto bene. Lavoro nel campo pastorale con tutte le mie forze. E prego per te sempre. E ti abbraccio. Tuo

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Mario

[London, Paddington], 9 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 5 c.m. Perché tu dici che il male non è vero male? perché tu fai un confronto fra il vero male (disordine morale-spirituale) e il pseudo male (disordine fisico-pratico). È questo un pseudo male? I n via di paragone con l'altro, sì; l'uno è la realtà, l',altro l'analogia. E siccome è più notevole partire dalla realtà fisica e arrivare a quella spirituale, possiamo anche dire che il male fisico è il reale, e il male spirituale è l'analogia. Questo non toglie che il secondo sia per noi il vero male e il primo un'ombra del male. Ti scrissi che non si può cancellare a volontà il significato complesso ed esteso delia parola male, consecrata anche dalla Scrittura e dalla Liturgia e bisogna restarci. Non è lo stesso dell'errore e del brutto? L'errore in materia fisica è un errore per analogia di quello in materia spirituale; il bructo sensibile è in rapporto analogico con quello spirituale (e viceversa). Nel ca:npo spirituale errore e « modi danteschi e leopardiani » che per la scelta dei temi (Dio, l'anima, i'amore), senza indulgere alle mode e d a ricercatezza di tanta poesia contemporanea. Casnati sottolinea anche la ricchezza « dotuinaie », filosofica dei sonetti di Smno.


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male e bruttezza si identificano; nella vita naturale sono distinti, ma unificati nel valore conoscitivo. Tu nella vita naturale e conoscitiva lasci l'errore e il brutto e sopprimi il male. Sto bene. Godo con te delle tue gioie. H o letto con piacere la recensione di « Vita e Pensiero ». Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 10 febbraio 1932

Carissimo fratello, torno dalla cattedrale e trovo la tua del 6 a cui subito rispondo, come ieri ricevetti e risposi alla tua del 3. Tu scrivi: « I o identifico la storia col processo umano ». Ma tu hai negato a me quando io ciò ti ho scritto. Nelle molte tue cartoline hai sempre insistito sul concetto della storia coscienza. Temo di non cogliere bene le sfumature del tuo pensiero. Come infatti accordare la citata tua affermazione con le ultime parole della cartolina: « I1 sintetico e il presente è nella coscienza e non fuori di essa D? Fuori c'è sintesi, perché l'oggetto, per esser oggetto dev'essere unità, sintesi, attività. L'analisi .e solo essa è nella coscienza e non fuori di essa. Breve: per me se la coscienza non si pone come perpetmmente relgente all'oggetto e agente sulla coscienza del medesimo, non si intende il processo conoscitivo, non si intende la storia. La storia-coscienza è il presente ed è coscienza dell'oggetto e processo del cognito. Ma io non posso pensare la storia-coscienza senza pensare la storia che tu chiami « pensare agire degli uomini » come esistente fuori della mia coscienza. I1 mio concetto della storia è postulato dal dualismo nostro, ed è più dinamico del concetto dei puri soggettivisti. Esso solo consente le ricostruzioni storiche e la critica. Sto benissimo. Ricevo un secondo esemplare del fascicolo di « Vita e Pensiero » dov'è l'articolo sul Mio canto. Lo vuoi? Ti manderò fra giorni il Gregorio VI1 del Tosti l: t Mario

LETTERA 1059. L. TOSTI, LA contessa Matilde e i romani pontefici, Barbera, Bianchi & C., Firenze 1859.


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[London, Paddington], 12 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua de11'8 c.m. e non so quanto mi riesce di gioia al sapere che il Signore ti dà insieme la forza per lavorare e la gioia e consolazione del lavoro spirituale. Ti ho scritto di aver letto la recensione di « Vita e Pensiero »; P. Gemelli (a cui avevo scritto) me l'ha mandata subito. Ora ne ho chiesto varie copie. Anche a me ha fatto meraviglia che Casnati non abbia toccato il lato spirituale; cosa che ha fatto per Claudel e Bernanos. Ma forse perché quelli sono laici e tu sei vescovo. A ogni modo, la recensioneè buona. Si comprende che i nuovi sonetti (se sono adatti all'insieme) potranno andare in una 2" edizione. L'articolo che ti accennavo il problema della educazione bellinella mia del 3 c.m. riguardava cosa della gioventù e su ciò era il caso, a proposito della Germania che non nominavo. Solo in un periodo accennavo alla distinzione fra casistica di esercitazione scolastica e astrattistica e casistica di problemi reali concreti. Tu hai l'impressione che io neghi l'esistenza dei casi; sarebbe come negare la realtà. I1 mio problema, è il problema di molti, da tre secoli ad oggi, ai quali non riesce accettevole un certo orientamento che porta al formalismo e all'autoritarismo casistico. Godo assai che sei stato a casa. Nelina ne è tanto contenta. Mi ha detto che hai tu i libri da me chiesti: Tosti, S. Gregorio V I I e Matilde d i Canossa (non ricordo) e Vita di S. Pier Damiani di Capecelatro l . Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 13 febbraio 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 9 che ricevo ora stesso. Se sapessi quanto bene mi fa 1-i nostra disciissione. Con chi altro mai potrei discutere Storia di S. Pie? Damiani e del suo LETTERA1060. l . A. CAPECELATRO, tempo, Barbera, Firenze 1862.


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con tanta persistenza, acutezza, complessità? Ed eccomi a te. La Scrittura adopera il linguaggio comune. Ma anche nella Scrittura c'è il capovolgimento dei termini, per cui quel che in un luogo era stato chiamato male, in altro luogo è chiamato bene. I o poi non nego che il mio modo di vedere sia universale. Tutt'altro. Certamente l'errore ontologico e il brutto ontologico non ci sono e sono inconcepibili. Ti ho più volte citato S. Tommaso che afferma che il male è nel bene, ecc. Con le tue negazioni e con la tua teoria, esci dalla mia tesi? Io non lo credo. Cos'è l'errore, cos'è il brutto, cos'è il male fisico se non una manifestazione, un effetto, una funzione della limitatezza del creato? Circa il male fisico io ho poi una mira etica. Non lo vedi? Ma dimmi: il cristianesimo nel suo spirito, non è in teoria e in pratica quel che è la mia tesi? Le beatitudini del Vangelo valgono per tutti gli altri capovolgimenti. Vidit cuncta quae fecerat, et erant ualde bona. Tutto buono, vero, bello. Ma tutto limitato, e perciò anche in funzione di male, errore, bruttezza. Certo nei rapporti. Ma la rapportualità temporale e spaziale, non è la limitatezza, cioè la contingenza? Sto benissimo. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 15 febbraio 1932

Carissimo fratello, io non so come chiarire il mio pensiero più di quello che ho fatto nella cartolina del 6 c.m. Quando io dico che « il mio è un processo conoscitivo-storico, cioè della collettività, azione e pensiero storicizzate e risolventesi nel presente » credo di avere incluso e la sua oggettività e la sintesi. Del resto, più che frasi staccate e risposte parziali, valgono gli articoli distesi e ragionati, a cui io mi riferisco quali Storicismo e trascendenza; Storia filologica e storia filosofica; Elogio del presente '. Quale, dunque, è il motivo del nostro discutere? Perché combatti un soggettivismo che non LETTERA1062. 1. Cfr. S. S., Storicismo e trascendenza, in «Rivista di autoformazione », luglio-agosto 1929, p. 191; S., Storia filologica e storia filosofica, in « Rivista di autoformazione D, gennaio-febbraio 1930, p. 28. Per l'articolo Eloge du présent, v. lettera 998 nota.

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esiste? Io penso che ciò può derivare dail'uso della parola coscienza. Non c'è coscienza in atto senza un oggetto; tutto sta a vedere se l'oggetto è reale o ideale. È la vecchia questione del Cogito ergo sum. Se ego cogito, vi deve essere un oggetto del pensiero; altrimenti non cogito. Dato l'oggetto, il cogito è sintesi e non è un puro dato subiettivo. I1 puro subiettivo è analisi, il puro obiettivo non può mai cogliersi; l'oggettivo-soggettivo è sintesi conoscitiva. Solo per gl'idealisti il soggetto si fa oggetto ... per fare la finta di una sintesi! Ora il problema speciale della storia è che soggetti conoscitivi sono gli uomini e oggetti della storia sono gli uomini. La sintesi è conoscitiva attiva (la storia processo reale: fatti umani) e conoscitiva rifiessiva (la storia ripensamento). Ma il fatto non diviene storico se non si trasporta entro la coscienza dei contemporanei e dei posteri e quel che si trasporta non è il fatto in sé, ma il riflesso storico del fatto. Sto bene. Un abbraccio Luigi

Piazza Armerina, 16 febbraio 1932

Carissimo fratello, scrivo perché è il turno, però non ho ricevuto la tua solita cartolina e quindi non ho argomento determinato. Penso che è bene tornare un po' ail'origine della nostra discussione sulla storia. I1 punto di partenza fu il mio concetto della sopra storia, che tu neghi. Da quanto in questi mesi ho scritto, risulta che tal mio concetto deriva dall'altro mio concetto della realtà-processo come oggetto della coscienza storica. Tu limiti la storia alla coscienza storica. Io lo estendo a tutto ciò che accade, a tutto ciò che è ed è conoscibile. Per te I'accadimento non conosciuto o dimenticato, non è storia. Per me è storia, storia non conosciuta, dimenticata. Se oggi scoprissimo un libro di storia antica ignota, certo di quella storia-accadimento-oggetto acquisteremmo coscienza. Ma non per questo diremmo che si fa storia oggi. Era storia, era perduta, oggi sarebbe storia ritrovata. Gli arcani di Dio, i puri misteri, son Dio, la sua vita, la sua storia non processo-attività temporale, ma, come dice Agostino nel De Civitate Dei, processo-attività divina. Storia


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d'altra natura, sopra storia, cioè, sopra natura, di cui noi sappiamo quanto ce ne è rivelato, ma questo sappiamo per fede, non per scienza, in termini analogici, non propri. Si storicizza l'analogico, non il proprio. I1 proprio resta ignoto. Ma di esso affermiamo l'essere, ed esso fa parte della nostra storia, pure restando ad essa superiore. È la fede che si unisce, senza confondersi, con la storia, e fa la vera storia, che è unità di cognizione di divino ed umano. Sto benissimo. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 18 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 13 c.m. Per continuare la discussione sul male naturale o fisico (che m'interessa molto) ti prego di tenere presente i seguenti punti: 1) io non nego che la limitatezza del creato o meglio la sua contingenza o miglio ancora la sua natara di cueato, sia la cagione del male naturale; io dico invece che è la cagione di tutti gli effetti naturali, compresi l'errore il male e la bruttezza; 2) io affermo inoltre che errore male e bruttezza sono di na.. .. . . . L u l a c J L ! m J l u u r l l ~ ; 2 t~~i?~s~:t:~c-se.i~:t!V! ~ e q1nd1 umani; pessiamc per analogia applicarli agli esseri viventi (specialmente sensibili) sia perché sono a noi simili nella sensitività e nella individualità vivente, sia per antropomorfismo; 3) affermo pure che errore male e bruttezza indicano un disordine teorico il primo, pratico il secondo, sensibile il terzo; ma tutte e tre disordini relativi all'uomo e quindi di carattere prevalentemente soggettivo, pur avendo per punto di partenza o di riferimento un dato oggettivo; 4) affermo infine che errore male e bruttezza nell'ordine cosmico non hanno che il valore oggettivo deila realtà, che è vera buona e bella; e nell'ordine spirituale possono essere trasformati in una superiore verità bontà e bellezza. Siamo di accordo? Se non siamo di accordo ti prego di farmi le tue osservazioni punto per punto distintamente (come S. Tommaso). Così mi gioverà per un mio lavoro. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi C..

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Piazza Armerina, 19 febbraio 1932

Carissimo fratello, nell'attesa della tua cartolina, non lascio passare il turno, e, intanto, rispondo alla tua del 12 che ricevetti il 16. Io non penso che tu neghi il caso, ma ricordo quel che tu hai più volte scritto, che la casistica risolve i casi per autorità. Io più volte ho cercato dimostrarti che li risolve per ragioni, e, se tien conto dell'autorità, ne tien conto in quanto l'autorità vera, che è quella dei competenti, presuppone sempre le ragioni, le visioni del genio, di cui non son capaci i volgari. I1 dispregio della casistica fu cagionato dai casisti intemperanti, eccessivi. La casistica fu un progresso, perché elevò a sistema il probabilismo, cioè, il modo di risolvere il dubbio pratico. Però, secondo me, il probabilismo nasce con la ragione, perché, nella pratica, chi ben ragiona, non si sente legato se non da norme certe. Le norme dubbie, teoreticamente, mettono l'intelletto in stato di attesa, cioè, fanno sospendere il giudizio risolutivo; praticamente dovrebbero far sospendere l'azione. Se ciò facessero o se lo facessero sempre, si risolverebbero in norme certe - vietanti, proibenti, cioè assumerebbero una natura ch'e non hanno. Ciò lo vede ogni uomo. Da ciò nacque la sistemazione, e nacque in quelle e per quelle circostanze storiche che sappiamo. Circa i casi che tu chiami astratti e di esercitazione, io convengo con te. Però io ritengo che hanno la loro utilità, perché danno gli elementi per risolvere i casi reali quando occorrono. Sto bene. Abbiamo freddo atroce e neve. Ma a me giova. Non ho io il tuo S. Pier Damiano. Abbracci. Tuo Mario

[London, Paddington], 22 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 16, che m'interessa molto. Lascio per ora da parte il problema della soprastoria e resto in quello della storia. Dalla mia del 15 c.m. avrai visto che il nostro dissenso non è


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nel fare io della storia una pura soggettività distaccata dd'accadimento, ma è nel farne un « riflesso dei fatti nella coscienza collettiva ». Io non considero i fatti passati come esauriti (quasi pezzi anatomici da museo) ma come sempre viventi o sempre in processo in quel che si sono storicizzati, e quindi partecipanti alla realtà presente. Quando non partecipano più alla realtà presente, cioè che la loro vitalità originaria non si partecipa più al mondo che vive, cessano di essere storicizzati e perdono ogni realtà presente. Tu dici: ma la loro realtà è stata nel passato. Chi lo nega? però la loro non è più storia. Se qualcuno la riesuma e la fa rivivere ad altri e ad altri, ecc. allora tornerà a storicizzarsi. Tu soggiungi che si può pensare alla realtà passata anche se non storioizzata, in quanto è storicizzabile. Nessuno nega ciò; ma quel tale pensiero non è ancora storia, ma un pensiero generico sul passato sotto l'idea generica di storicizzabilità. È tutto. Sto bene: oggi tempo mite e piovoso. Ti domandai notizie circa la parrocchia: Ponte o Cappuccini? che si è fatto? Quando andrai a Roma? dopo Pasqua? Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 22 febbraio 1932

Carissimo fratello, nella tua del 15 scrivi: « io non so come chiarire il mio pensiero più di quello che ho fatto D. Poi, sulla fine: « Ma il fatto non diviene storico se non si trasporta dentro la coscienza dei contemporanei e dei posteri, e quel che si trasporta non è il fatto in sé, ma il riflesso storico del fatto ». Io non discuto da esaminatore delle tue opere, ma da fratello che comunica col fratello e che non guarda che le cartoline e non scrive che cartoline, che però scrive in dilectione. E ancora: io miro in queste chiacchierate sulla storia a chiarire e difendere il mio concetto della sopra storia. Ed ora alla tua del 15. Per me il fatto è storia, anche se a tutti ignoto. A tutti? Ma se è fatto umano, è già coscienza ed è nella coscienza almeno di chi lo compie. I1 fatto non si trasporta nella coscienza, ma si conosce, restando fuori come realtà fisica o nell'altrui co-


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scienza come realtà psichica. Le ultime parole saranno uno scorso di penna e perciò non le discuto. Tu stesso vedrai che dicendo che si trasporta il riflesso storico del fatto, con ciò ammetti che il fatto è storia. Ti prego a badare al mio pensiero, a questo, e non al tuo, affinché io abbia la tua critica senza complessità. Il mio pensiero è questo, che occorre distinguere tra la storia e la coscienza storica. La prima è I'accadimento nella sua complessità. La seconda è la cognizione nella sua relatività. Infatti la storia coscienza consente la critica perché ha di fronte la storia fatto. Sto bene. Abbiamo gran freddo. In questo momento solo cinque gradi. Abbracci f Mario Ti ho spedito il Tosti.

[London, Paddington], 24 febbraio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 19 c.m. sulla Casistica. Dopo averla letta ho riletto i miei appunti dell'anno scorso per rinfrescarmi la memoria. Io non affermavo che la casistica risolve i casi per autorità, ma che introduce l'autorità dei teologi come elemento risolutivo. Né io negavo il valore dell'autorità dei teologi, come non nego quella dei medici e dei giuristi; ma osservavo testualmente che « il metodo pratico probabilistico può far cadere nella morale esteriore e legalistica, se non è interiorizzato a mezzo della convinzione di coscienza D. Una notizia che ti farà piacere. Qualche tempo addietro si sono riuniti a Friburgo un certo numero di teologi per discutere sulla moralità della guerra, ed hanno formulato una Consultazione che a suo tempo sarà pubblicata. Essi nel farmi spedire il testo da uno di loro espressero i « loro omaggi di simpatia all'autore della Comunità Internazionale e il Diritto di Guerra ». Sto bene ed ho ripreso il lavoro su Chiesa e Stato l , per la revisione definitiva. Ma credo che cammino a passi lenti e ci vorrà tutto !'amo e forse piiì. Del resto ncn ho fret!~; P 12. I ~ s r e r ~

LETTERA1068. 1. Cfr. L. STURZO,Chiesa e Stato, cit. Si veda lettera 387 nota.


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che va pensato pagina per pagina. E poi debbo leggere ancora parecchi libri e fare molti riscontri in Biblioteca. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi Chi è il predicatore quaresimale a Piazza? E dove predica il canonico L. Caruso?

Piazza Armerina, 24 febbraio 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 18. Ad 1" In massima accetto. Ad 2" Non accetto le ragioni tante volte scritte che riassumo. Tutto ciò che è oggetto del nostro sapere non è di natura « esclusivamente dire: conoscitiva, ma è di natura, senza I'esclusivamente. Voglio conoscere è conoscere oggetto o sé stesso preso come oggetto. L'oggetto fisico esterno è conosciuto, non quale è in sé, ma quale è nel rapporto col conoscente. I1 conoscere è un tradurre senza mai cogliere l'oggetto fuori della traduzione. Ad 3" Non approvo -ia distinzione c j i teoretico, pratico e sensitivo, perché sarebbe scindere l'unità sintetica della cognizione che è sempre sintesi dei tre elementi. Quanto all'affermazione « di natura prevalentemente soggettiva » mi rimetto alla 2" risposta. Ad 4" Se noi conoscessimo il valore oggettivo in sé della realtà, conosceremmo la cosa in sé, cioè, non conosceremmo. I1 puro ordine oggettivo è I'inconoscibile. La conclusione parmi chiara, ed è questa: che tutto ciò di cui noi parliamo è sintesi di soggettivo e -oggettivo. Circa il male fisico sta quanto ho sempre scritto: esso non è male in senso ontologico. È ciò che ripugna all'appetito. È una nozione particolare, e non è universalizzabile, perché il male fisico nello stesso tempo è anche bene, sempre. I1 dolore è male perché ripugna all'appetito ed è bene perché è appetibile sotto altro rispetto. Sto bene. Imperversa una bufera di vento ed acqua freddissima. Ti abbraccio 'f Mario -

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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

[London, Paddington], 27 febbraio 1932

Carissimo fratello, la mia del 22 c.m. rispondeva alla tua del 16 ma vale anche per la tua del 22 arrivatami oggi. Con questa io non continuo più a delucidare il mio pensiero (ci tenevo: ricorda che il punto di partenza di questa discussione fu il mio articolo sul Presente l ) , ma a darmi ragione del tuo pensiero. Quel che io scriverò da oggi in poi, si riferirà al tuo modo di concepire la storia e la soprastoria. Tu affermi, nella cartolina ultima del 2212 - a) che « la storia è l'accadimento nella sua complessità », e b) che « il fatto è fuori della coscienza come realtà fisica D. Mi fermo qui per ora. Io credo che la prima affermazione dovrebbe essere moddicata così: « L'accadimento umano nella sua realtà complessa è il dato oggettivo della storia »; allo stesso modo che l'accadimento fisico nella sua realtà complessa è il dato oggettivo delle scienze fisico-naturali. Né il primo è storia, né il secondo è scienza, se non sono elaborate dal pensiero umano. C'è però una differenza fra l'uno e l'altro; che il primo è oggettivo-soggettivo perché sono gli uomini che agiscono; mentre il secondo è solo oggettivo. Pertanto io non accetto la tua seconda affermazione che il fatto sia come una realtà fisica. È realtà fisica il dato fisico che condiziona il fatto, perché l'uomo è condizionato fisicamente nell'essere e nell'agire. Ma il fatto - pensiero e atto umano - se non è comunicato ad altri nei suoi effetti (uomini o cose) si esaurisce in sé. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Arrnerina, 27 febbraio 1932

Carissimo fratello, la tua del 22 ripete il già detto, ma non lo prova. Consento w n tc chc stvria c cvsciciìza iìaiì si passonc; serarare. Ma a g ì umano accadimento è insieme fatto e coscienza, proprio perché LETTERA1070.

1. Cfr. lettera 998 nota.


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umano. Ne deduco che ogni accadimento umano è storia, da sé, prescindendo dalla ricostruzione riflessa. Nego poi che diventi storia il processo per la coscienza collettiva, perché tale coscienza non esiste che in astratto. La coscienza è sempre individuale. E solo si dà coscienza del collettivo. Io insisto sul mio concetto, perché la storia non è come il romanzo o il poema. Questi mn creazione dell'autore, quella è bensì creazione, in quanto sistemazione, ma ha un oggetto che sono i fatti, che sono la storia vera, che solo aspetta di venir (non creata), ma esposta. La storia, opera d'ingegno, ha un termine fisso, che è la storia vissuta, cioè, la vita dei popoli. I popoli creano la loro storia agendo. Gli scrittori la narrano, e narrandola, la sistemano, e prima la interpretano e ciò fanno in rapporto al lor presente che è la loro storia, e ciò facendo, fanno il processo, cioè, processualizzano in idea quel che fu processo in fatto. E perciò, ripeto, è possibile la critica e l'approssimazione rinascente della realtà-storica. Sto bene. Ti abbraccio. Tuo aff.mo fratello t Mario

[London, Paddington], 29 febbraio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 24. Sono contento che il n. 1 corrisponde (in massima) con le tue idee. Circa il n. 2 tu osservi che occorre togliere l'esclusivamente perché tutto il conoscere è nel rapporto con il conoscente ed è un tradurre senza mai cogliere l'oggetto fuori della traduzione. Siamo di accordo. Ma tutto ciò non è per nulla contraddetto dall'esclusivamente, che ha solo la funzione di negare che errore - male - bruttezza risiedano negli oggetti estraumani, e nel campo estra-conoscitivo. È come se dicessi che l'anima umana è esclusivamente spirituale. Trovi altra frase che dica lo stesso? Altre osservazioni tu non fai al n. 2 quindi io credo di poterlo mantenere sia senza l'esclusivamente (che non è strettamente necessario) sia con l'esclusivamente (che in nulla contraddice alla teoria gnoseologica). N. 3. La distinzione di teoretico e di pratico è analisi lecita e vale per prevalentemente teoretica, ecc. Questione già fatta tra noi; se non potesse usarsi tale analisi non


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- CARTEGGIO

ci sarebbe modo di marcare la prevalenza. Ciò non vuol dire che nego la sintesi. Più giù il prevalentemente soggettivo non è lo stesso dell'esclusiuamente conoscitivo-seizsitivo del n. 2. Sono due idee diverse e su diverso piano. Tu stesso scrivi che il male fisico è ciò che ripugna all'appetito: ecco il prevalentemente soggettivo. Ti scriverò in altra mia sul n. 4 che per me è la più interessante delle questioni. Sto bene. Qui freddo secco. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 1 marzo 1932

Carissimo fratello, ho letto con vivo piacere quanto mi scrivi circa il voto di simpatia. Alla gloria del buon Dio! La parrocchia dovrà esser fondata o al Ponte o in nessuna altra chiesa. Così ho deciso - qual erede fiduciario - e Nelina lo sa. Senza questo mio contegno forse quel caro Santuario crollerebbe. Ora pare che pensino sul serio a restaurarlo. I1 vescovo di Caltagirone prima meno deciso e meno proclive, pare che finalmente si araenda. Io aspetto. Qui non c'è quaresimale. Ci sarà missione nella seconda metà. Caruso non può lasciare i suoi molteplici uffici. È cancelliere vescovile e professore di tre o quattro materie ne1 seminario. Riprendo il tema storia. Distinguendo tra storia-accadimento e storia-ricostruzione io pongo i termini nella loro realisticità. Ma io aggiungo che la vera storia è la prima, perché, per me, storia è ciò che di umano avviene nel tempo. L'altra è la cognizione riflessa e sistematica della storia. Lo storico non può dir che crea la storia, ma deve dire che la conosce, ne indaga il processo, ne cerca il vaIore, ne ricostruisce il corso. Tanto l'una quanto l'altra vive nella coscienza la prima come essere, la seconda come cognizione di quell'essere. Come essere la storia sta, è quella che fu. Come cognizione è, si rinnova, si risolve incessantemente. La storia non muta, non si evolve, proprio perché fu. La coscienza storica si evolve, ma sempre affermando (e poco importa il modo) quel che fu e cercando di coglierlo nella sua entità fissa e coglierlo il meglio possibile. Sto bene. Ti abbraccio. Tuo t Mario


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[London, Paddington], 3 marzo 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 2712. Non ti rispondo sulla storia perché incrociata con quella mia del 27 stesso. Solo mi preme dirti che, secondo me, si dà coscienza collettiva nel senso di formazione simultanea e progressiva di stati consimili di coscienza individuale, sì da riflettersi e concretizzarsi negli usi, costumi, atteggiamenti della collettività. Altrimenti non si darebbe né società, né tradizione, né convergenza di idee, né convenienza pratica, nulla di vita comune. Ora torno al n. 4 della questione del male fisico o naturale. Al 4" tu mi obietti che il paro ordine oggettivo è inconoscibile. Ora io non ho parlato di puro ordine oggettivo; ho detto che <( errore-male-bruttezza nell'ordine cosmico non hanno che il valore oggettivo della realtà, che è vera, buona e bella D. Ho detto in termini diversi quel che tu hai scritto più volte. Noi conosciamo la realtà oggettiva del cosmo in quanto è relativa a noi, cioè nel e pel rapporto. Ma questa realtà non è per noi soggettiva, né è errore o male o bruttezza, ma invece verità bene e bellezza. Se fosse errore male e bruttezza, dovremmo ammettere che queste siano ontologicamente delle realtà. I1 che tu neghi e io nego. Sto bene benché il h-eddo mi abbia uii po' g ù z s t a t o !G s t m x c o . Stamane meno freddo. Salutami gli amici tutti specialmente Vincenzino. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 marzo 1932

Amatissimo fratello, rispondendo alla tua del 27 osservo che ti deve essere sfuggita la frase che dava tutto il suo significato alle mie parole: << La storia è l'accadimento nella sua complessità D, cioè, che tale complesso di fatti, essendo complesso di fatti umani, non è come il mondo inferiore d'uomo. Nel mondo inferiore, se togliamo l'uomo conoscente, non resta che una realtà muta, o meglio, una realtà che non conosce se stessa. Non è così nel mondo umano. L'uomo,


di tutto quello che fa, ha conoscenza, e perciò, io dico, tutto quel che accade di umano o in suo rapporto, è storia, anzi, è la vera storia. Quella poi che l'uomo scrive, in tanto è storia, in quanto è ricostruzione della prima. I1 primo significato di storia è quello di fatti che awengono come processo. In questo primissimo senso, anche il processo sottoumano è storia, che, nella umana ricostruzione, dà luogo alla storia naturale, che è cosa molto diversa dalla scienza che tu poni di fronte alla mia formula a titolo di confutazione. La storia naturale sistema i processi sottoumani; la storia umana sistema i processi umani. I1 parallelo è legittimo. Ricevo a momenti la tua del 29. Risponderò alla prossima. Sto bene; il lavoro di diocesi abbonda e prende tutto il tempo. La temperatura s'è raddolcita. Ricevesti il Tosti? C'è in mezzo una fotografia del quadro del B. Bosco che Vaccaro dipinse per la mia cappella. È bello assai. Ti abbraccio. Tuo t Mario

Piazza Armerina, 6 marzo 1932

Carissimo fratello, la tua del 2912, non so,per qual processo di associazione, mi richiama alla mente il detto di S. Tommaso, cioè, che il vero è nella mente e il bene nelle cose, al qual detto io non ho mai aderito. Per me vero, bene, bello sono nelle cose e nella mente, anzi sono nella mente, perché sono nelle cose. Nelle cose sono le cose stesse in quanto esse sono quelle che volle Colui che le fece: e siccome le fece Dio, così sono delle perfezioni che apprendiamo come verità, bontà, bellezza; come verità per la corrispondenza a un dato disegno; come bontà per la derivazione da una vera bontà, come bellezza per la corrispondenza a una data armonia. Esistono perché Dio le fa esistere: dipendenza di essere, rapporto con il primo essere; esistono come cose vere, buone e belle per la dipendenza dal primo essere. L'errore, il male, il brutto che cosa saranno? Espressione di dipendenza e di rapporto, no; perché per esser quesro, dovrebbe ammettersi un primo principio faiso, malo, brutto. Invece son espressione di limitatezza, non in rapporto a Dio, ma a noi, che siamo limitati. Limitate le cose, limitato l'uomo.


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Non pura limitatezza, perché in tal caso tutte le cose sarebbero false, male, brutte, ma un aspetto suo, che si attua nel rapporto col nostro conoscere. Limite l'errore, che è un aspetto dell'ignoranza, è un giudizio falso per ignoranza, perché l'errore è sempre di buona fede. Limite il male, che è un aspetto della non pienezza dell'essere; limite la bruttezza, che è un aspetto della stessa non pienezza dell'essere delle cose nei riguardi intuitivo-ammirativi. Qui è tutta la mia teoria. Sto bene. Tuo t Mario

[London, Paddington], 7 marzo 1932

Carissimo fratello, oggi S. Tomaso ho tanto pregato per me, per te, e per tutti coloro che si occupano di filosofia e scienze sacre. Ricevo la tua del 4: Tengo presente anche quella del 1 c.m. A me sembra che la sostanziale differenza fra il tuo e il mio modo di intendere la storia è nel punto iniziale: a) tu dici: ogni fatto umano è storia; io dico: ogni fatto umano può essere oggetto di storia ed in sé è solo storicizzabile; b) tu dici: il fatto umano-storia è l'accaduto che fu, e come essere sta; io dico: il fatto umano-storia (storicizzato) è sempre in processo e si risolve sempre nel presente. Ciò posto, non si può andare avanti; o tu persuadi me o io persuado te; altrimenti non faremo che ripeterci. E siccome, dal punto di vista pratico del lavoro a cui io per ora attendo, risolvere questo problema è utile anzi necessario, cosi io mi torno a mettere nello stato d'animo di dubbio della mia concezione e di revisione delle mie idee. Rileggerò tutte le tue cartoline, che ho ben conservate, e tornerò a pensarci. Dopo d i che te ne scriverò di nuovo. Conosci le Lettere su la religione di Mario Casotti l ? Che ne pensi? H o ricevuto il Tosti con entro la fotografia del quadro di Vaccaro 2. Grazie. Leggo che è morto Tanquerey. Lo ricordi? Credi che sia LETTERA 1077. 1. M. CASOTTI, Lettere su la religione, Vita e Pensiero, Milano 1925. Casotti era professore incaricato di pedagogia d'università Cattolica del Sacro Cuore di iWano. 2. Cfr. lettera 1075.


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utile avere la sua Synopsis theologiae moralis? E qual è l'ultima edizione? Conosci tu la sua Précis de théologie ascétique et mystique 3? Prega per me. Salutami gli amici. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 10 marzo 1932

Carissimo fratello, nella tua del 3 , a cui rispondo, tu dici: « Ma questa realtà non è per noi soggettiva, né è errore o male o bruttezza, invece è verità, bene, bellezza ». Non comprendo il primo membro « non ì. per noi soggettiva » e desidero che me lo spieghi. Al secondo membro la risposta l'hai già letta nella mia del 6. Qui insisto sul mio vecchio concetto, cioè, che nell'oggetto ci deve essere l'elemento che poi nel rapporto conoscitivo mena alle nozioni di verità, bontà, bellezza; perché, se non ci fosse, queste sarebbero pure soggettività, cosa che né io né tu possiamo ammettere. E così il problema è rimenato al suo primo inizio. S. Tomaso nell'oggetto, cioè, nella natura considerata in sé, ci trova del disordine, per accidens però, come quello dell'aquila che uccide la preda. Anche tu in questo ultimo periodo hai parlato di disordine, non puramente oggettivo, ma in rapporto al conoscente. Così però il problema non è risoluto, ma sorpassato. Ciò dico circa il tuo sentire. Circa S. Tomaso dico che il per accidens è nulla più che un ripiego. Non trovando nell'oggetto l'elemento disordine e, come tu scrivi, trovando ordine - verità, bontà, bellezza -; quale altro sarà l'elemento oggettivo dell'errore, del male e del brutto, se non la limitatezza? Questa, da sé, non può dare le idee di errore, ecc.; li dà nel rapporto, cioè, è l'uomo che, conoscendo, li traduce nelle nozioni di falso, male, brutto. E credo che siamo d'accordo. Sto bene. Abbracci. Tuo Mario Hai ricevuto il Tosti?

t

3. A. A. TANQUEREY, Synopsis theologiae nzoralis et pasforalis, 3 voll., ParisRoma 1902; Précis de théologie ascétique et mistique, Paris 1923 (trad. it. Compendio di teologia ascetica e mistica, Desclée, Roma 1928). A. A. Tanquerey, teologo sulpiziano, docente di teologia dogmatica e morale a Roda, Baltimora e al Seminario di S. Sulpizio di Parigi.


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[London, Paddington], 10 marzo 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 6 c.m. Per potere accettare il tuo punto di vista così formulato, mi occorrono vari chiarimenti. 1) Un primo chiarimento per la seguente proposizione: « L'errore, il male, il brutto... sono espressioni di limitatezza non in rapporto a Dio ma a noi che siamo limitati ». I o non riesco a comprendere come per esempio l'affermazione che il mondo reale non è che fenomenologia dello Spirito che da soggetto si fa oggetto (idealismo) in quanto è un errore sia « una espressione di limitatezza delle cose in rapporto a noi ». Ecco perché S. Tomaso analiticamente diceva che il vero è nella mente e quindi anche il suo contrario, l'errore. 2) Altro chiarimento. Tu parli di limitatezza come di una causa. La limitatezza non è che qualità essenziale della natura e perciò si confonde con la natura stessa. Onde, insistendo troppo a oggettivare l'errore il male e il brutto (io invece tendo a soggettivarli solo cum fundamento in re) non potresti sfuggire l'accusa di farne un che di ontologico; perché non puoi mai distinguere realmente natura da limitatezza. Sto bene; solo il freddo mi tiene stanco. H o . . r i p r e s ~du !en la revisione deUu Tetralogia, in vista di pubblicz:e in Francia il testo italiano con una prefazione francese. Terrò presente le tue osservazioni. Ti scriverò le mie impressioni, che avrò mano mano che correggo. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 marzo 1932

Carissimo fratello, anch'io mi son rimesso nello stato di dubbio circa il problema della storia. Ti sarei grato se mi volessi indicare qualche autore grave che sostenga la tua teoria tal quale. Mi gioverebbe a trovare quel che tu non esprimi. Tu affermi. I o desidero argomenti. Tu, nella tua del 7 a cui rispondo, ripeti che « il fatto umano... sem-


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pre si risolve nel presente ». A proposito di questa espressione devo dirti che più ripenso al tuo articolo sul presente, e più avverto la insoddisfazione mentale che avvertii leggendolo. I o non so vedere nel passato che ragione di influsso. Esso influisce sul presente, ma non si può risolvere, perché il fatto, appena avvenuto, è quello che è, e sarà sempre quello. Se così non fosse, noi non avremmo la nozione del passato, non avremmo la storia, non il progresso. Io credo che il problema del passato e del presente vada posto in altro modo. I1 passato è presente nel nostro conoscere, ma come passato. Il nostro conoscere è sempre presente, cioè, attuale, ed è l'attuale conoscere del passato nel presente, del presente in se stesso, del presente nel suo perenne passare, nel suo perenne progredire di presente in presente. Poni così questo problema, e ci troverai la mia teoria della storia che credo sia la teoria degli storiografi più avveduti. Le lettere sulla religione di M. Casotti le vidi parecchi anni fa. Ne lessi una parte e me ne disgustai. È apologia d'antica. Ricordo Tanquerey. La sua teologia morale è buona, chiara e a volte coraggiosa. Buona anche l'ascetica e mistica. Si studiano nel mio seminario. Sto bene. Abbracci. Tuo

t P. S. -

Mario

È possibile avere a Dublino alloggio senza l'opera dei

comitati? Parlo circa il futuro Congresso Eucaristico l .

[London, Paddingtonl, 14 marzo 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 10 e rispondo subito. « Questa realtà non è, per noi, soggettiva »; cioè noi conosciamo la realtà come oggettiva. Ciò per rispondere al tuo appunto che il puro ordine oggettivo è inconoscibile. In sostanza, se non conosciamo il puro oggettivo, noi conosciamo quel che nell'oggetto è a noi relativo, però come ogtetto non come soggetto. C ~ s ìarriveremo a conoscere un dato " ordine cosmico; il quale è sempre verità bene e bellezza. Ecco il LETTERA 1080. 1. Si veda lettera

1083, n. 1.


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mio senso. Ciò posto, io ritengo che errore male e bruttezza siano elementi soggettivi cum fundamento in re, ma di loro natura soggettivi. L'ordine che si disturba è un ordine del soggetto, perciò ordine particolare e mai generale. Tu puoi dirmi: sia; ma questo fundamento in re è la limitatezza. Non lo nego, ma io traduco la limitatezza in natura creata e aggiungo: se questa è incosciente non è tocca né dall'errore, né dal male, né dalla bruttezza; se è cosciente, in tanto ne è tocca in quanto cosciente. Nediani che predica a Caltagirone è il poeta? Sei con lui in rapporto? Rileggo la tua cartolina e noto che la chiusa è identica in altri termini alla mia. Siamo di accordo? Saluti affettuosissimi. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 15 marzo 1932

Carissimo fratello, eccomi a rispondere alla tua del 10 che si riferisce alla mia del 6. Io dicevo « l'errore, il male, il brutto ... sono espressione di limitatezza non in rapporto a Dio, ma a noi che siamo limitati D. s-++ "LLdinea queste parole per richiamare la ma attenzione sui punto che per me è decisivo. La limitatezza delle cose, in rapporto a Dio non dà luogo all'errore, ecc. perché Dio non è limitato. Con ciò voglio dire che non è nell'oggetto in quanto tale la ragione dell'errore, ecc., ma in quanto in rapporto a noi. E così evito il pericolo da te segnalato al n. 2. La grandine che distrugge le biade, per sé, è un fatto di natura, una legge che si attua. Ma è un fatto di natura limitata; il danno che cagiona deriva appunto dalla limitatezza. Se così non fosse, la grandine svolgerebbe la sua azione senza cozzare con la legge delle biade che vuole che queste giungano a maturità. L'esempio dell'idealismo va posto in modo diverso, cioè, va studiata la limitatezza della mente. L'idealista scopre che la cognizione è una data modiiicazione del soggetto conoscente. Ed è così, cioè, ciò è vero. Egli però non si rende conto che quella modificazione deriva da un rapporto esterno interno. Perché? Certo che se la mente non fosse limitata, nulla gli vieterebbe di scoprire tutti gli aspetti del fatto della cognizione.


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Dunque? Egli erra perché è limitato. S. Tomrnaso che non erra, quando spiega la cognizione con l'affermare che le forme delle cose entrano nel soggetto? Sto bene. I1 tempo è bello. Giovedì andrò a casa. t Mario

[London, Paddington], 17 marzo 1932

Carissimo fratello, non so dirti nulla di esatto circa l'Irlanda '. I o non andrò perché la folla sarà tale, che non mi sarà possibile, per la mia salute, sottopormi ad uno sforzo notevole di disagi. Io credo che l'unica cosa da fare sia intendersi con i comitati. L'aspettativa è immensa: il successo sarà enorme e confortante. Io assisterò in ispirito e con la preghiera. Rispondo alla tua del 12 c.m. Non ho nessun autore da indicarti, che sia del mio modo di concepire la storia. I1 mio è un tentativo originale. Ricordi i vari articoli scritti all'uopo? Quello su Storicismo e Trascendenza fu pubblicato in Germania dalla <{ Gorres Gesellschaft D nel suo volume annuale del 1930 come un articolo dei più interessanti e originali '. L'ultimo è quello sul Presente, scritto dopo avere udito un discorso del filosofo cattolico tedesco Hildebrand contro lo storicismo 3. In Germania e altrove non si concepisce che o uno storicismo positivo o uno storicismo idealista; perciò tutti i cattolici lo combattono. Io parlando, scrivendo articoli o lettere private trovo molti LETTERA1083. 1. Sturzo si riferisce all'imrninente XXXI Congresso eucaristico internazionale che si svolse a Dublino dal 22 al 26 giugno 1932. La sezione italiana ai Congresso fu guidata da mons. Bartolomasi, presidente del Comitato italiano per i congressi eucaristici. I l cardinale legato del Pontefice fu mons. Lorenzo Lauri. Sull'importante awenimento, che richiamò a Dublino oltre un milione di forestieri, si veda L'Osservatore Romano », 23, 24, 25, 26, 27, 28 giugno 1932. 2. Cfr. lettera 998, nota 1; in tedesco fu pubblicato con il titolo Historismus und Transzendenz, in u Phiiosophisches Jahrbuch der Gorres Gesellschaft », 43, band 2. 3. T i o h b h ~ r i t eSI tiatte di Yie:S~;,ch tvn Y~!~c!xz~, ~;..c~EcEc!s~c, YI!C a Firenze nel 1889. Applicò il metodo fenomenologico alla analisi dei problemi etici ispirandosi ai cattolicesimo a cui si convertì nel 1914. Fra le sue opere vanno ricordate Der Sinn philosophischen Fragens und Erkennens (1930) e Metaphysik der Gemeinschaft (1930).


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cui la negazione storicista non soddisfa e l'affermazione fa paura. Ora io sto scrivendo la prefazione al mio lavoro su Chiesa e Stato, e voglio giustificare il sottotitolo: Studio di sociologia storicista ». Quando l'avrò corretto te ne manderò copia per i tuoi rilievi. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi Come sta Giovanni? Salutamelo.

Piazza Armerina, 18 marzo 1932

Carissimo fratello, la tua ultima è del 10, alla quale risposi con la mia del 15. Non avendo altro argomento, continuo sul precedente. L'errore è sempre una forma d'ignoranza, cioè, è l'ignoranza ignorata. Chi erra, giudica di quel che crede conoscere e non conosce, e ne giudica in funzione di una qualche conoscenza. E perciò diciamo che l'errore è sempre contenuto da qualche verità. L'errore è nel vero, come il mal nel bene, come il brutto nel bello. Cioè, l'errore è sempre una cognizione imperfetta, limitata non simpliciter, essendo limitato tatto il conos~cicumano, ma ~ e c i i i i d u i i iquid. Cioè è uiia cognizione che non si compie (e questo è effetto di limitatezza dell'uomo), e pure non si compiendo, si giudica compita (e questa è la limitatezza specifica, caratteristica che genera l'errore). Lo stesso dicasi del male, trasportando il ragionamento dal campo teoretico al pratico. I1 bene è adeguazione, perfezione, armonia. I1 bene creato è queste cose limitatamente. E questo è l'aspetto generale. I1 male non ha sussistenza a sé. È nel bene. È una limitatezza specifica, particolare, in opposizione d'ordine generale, ordine limitato, perché contingente. L'errore è errore sotto un rispetto, verità sotto altro rispetto. Esempio. L'oggetto conosciuto è nel soggetto come essere e come conoscere. Questo è errore. È nel soggetto, ma solo come conoscere. Questa è verità. La malattia è legge della realtà. In quanto ci awerte del fatto, in quanto ci dispone al fine, è bene. In quanto ci priva del lavoro, è male. Sto bene. Ieri fui a casa. Nela sta bene. Ti abbraccia col tuo t Mario


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

1085 [London, Paddington], 20 mano 1932

Carissimo fratello, la tua solita non è arrivata: questa per inviarti i miei fraterni spirituali auguri pasquali per te, la Diocesi, gli amici tutti in Domino. Sto bene. Nella « Vie intellectuelle » di questo mese vi è un articolo di Sertillanges sulla recente opera di Gilson ': 1'Esprit de la Philosophie médiévale (Paris, Vrin, 1932). I1 libro è interessantissimo. Ricordi che ti mandai un articolo di Gilson a proposito della nostra conversazione sopra una filosofia cristiana, ecc. L'articolo di Sertillanges non tocca il tema, fa delle critiche di interpretazione sul concetto di Dio in Aristotele, e promette altri articoli. L'ho spedito al Canonico L. Caruso che così potrà informartene se a te piace. « Les Documents de la Vie Intellectuelle D han pubblicato la consultazione morale sulla guerra2. Se lo vuoi LETTERA1085. 1. A.D. SERTILLANGES, L'apport philosophique du christianisme d'après M . Etienne Gilson in «La vie inteliectuelie », f. 3, 10 marzo 1932, pp. 386-402. Sertiilanges sosteneva l'infondatezza dell'accusa di politeismo rivolta da Gilson ad Aristotele. Nonostante il linguaggio pagano, espressione di tutto un ambiente e di un clima spirituale pagani, il pensiero del filosofo greco sarebbe « impregnato » di cristianesimo. I1 punto essenziale della discussione riguarda la parola creazione. Scriveva Sertillanges: « Beaucoup se figurent que si Aristote a mécomu la création, c'est-A-dire la dépendance totale du monde par rapport à Dieu - c'est à cause de sa conception d'un monde étemel. Si M. Gilson était de ceux-là, il serait en bonne compagnie; des Pères de l'Eglise, des docteurs anciens et modernes s'offriraient à lui faire cortège; mais j'ose dire qu'il n'en serait pas moins dans I'erreur. Erreur de vaste coniéquence, en raison des deviations qu'eiie entraine quant à une juste formulation philosophique des rapports de Dieu et du monde, qui importe aujourd'hui à un si haut point ». Secondo Sertillanges non c'è legame fra la tesi deli'eternità del mondo e la tesi della creazione perché la creazione « n'est pas une fabtication, n'est pas une chose qui se pusse » (p. 398): « La création est une relation pure, si on la prend ainsi du c6té de la créature. Si on la prend du c6té de Dieu, elle est Dieu » (p. 398). Quindi precisava: « On ne saurait trop le répéter, la création n'est pas un phénomène, et toutes les expressions phénoménales qu'on en donne ne sont que de concessions à nos habitudes d'esprit; le jugement doit le rectifier, ou lieu d'y prendre occasion d'eneurs » (p. 399). 2. Cfr. Le probl2rne de la moralité de la guerre. Documents annexes présentés par Albert Valensin S. J. et I. T. Delos O.P., pp. 199-252. h GwUk-oiic i,, h n ; n 19 u;;Gbic ????, 6 !P:L;u c u ~:=;V fiPGcse fronte: Conclusiones conuentus theologici Friburgensis de bello. I1 testo è firmato dai seguenti teologi: Charrière, Delos, Mayer, Noppel, Keller, Solages, Stratmnn, Valensin. La « Gmsultazione » sottolinea il carattere sempre meno legittimo del ricorso a h guerra come « procedura sociale suprema » a mano a mano che si costi-


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te la farò mandare. A proposito, ricordo che tu una volta mi scrivesti citando la frase di Dio degli eserciti. Ora ho letto una interpretazione di E. Lévesque sul nome isaba e Sabaoth che vuol dire: moltitudine in ordine; e si rapporta alla moltitudine dei cieli, il che può significare o gli angeli o gli astri (e non mai gli eserciti). Questa interpretazione è stata pubblicata dalla «Semaine religieuse» di Parigi, proprio per confutare l'interpretazione corrente, ripresa da alcuni in periodo di disarmo 3. La nevralgia r'eumatica dei giorni scorsi se n'è andata. Oggi un po' di sole scialbo, ma tempo mite. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi tuisce una « società naturale di Stati », che diventa « un'autorità superiore, protettrice del Diritto » (pp. 2-9). Tutto cib è più vero considerando che con la guerra mondiale (1914-1918), la guerra si presenta come « una tale calamità mondiale, che essa cessa di essere un mezzo proporzionato al fine, che potrebbe eventualmente giustificare il ricorso alla forza nel solo caso si trattasse, ad esempio, dell'instaurazione di un ordine più umano e della pace » (pp. 207-208). La « Consultazione prevedeva che anche il ricorso alle armi per legittima difesa sarebbe diventato sempre meno frequente nella vita internazionale, se gli Stati fossero stati capaci di garantire una vera sicurezza con il loro regime di reciproca assistenza, di organizzazione giuridica e d'arbitrato. Alla «Consultazione » erano annessi una serie di documenti tratti da opere classiche o meno classiche sulla guerra: da Sant'Agostino a Suara a Vitoria a Tapareiii d'Azeglio, ai Vescovi contemporanei Julien (Arras), Béguin (Belley), ecc. Era citato anche i: volume di Jtumo, Lu cummunauié iniernationaie et ie droit de guerre (P. 88). 3. E. LÉVESQUE,« Deus Sabaoth » que faut-il entendre par « Dieu des armés », in « Semahe religieuse de Paris », 20 febbraio 1932, pp. 273-275. Scriveva il Lévesque: « [...l Le nom hébreu tsaba vient d'un verbe signifiant s'assembler en ordre et ueut dire à proprement parler: multitude organirée, multitude en ordre [...l. Une arm6e est une multitude organisée: de l& l'emploi fréquent du mot tsaba pour designer une armée, les armées d'Israel comme celles des ennemis du peuple élu de Dieu. [...l O n pourrait croire d'après cela que l'expression Dieu des armées désignerait le Dieu des armées d'Israel. I1 n'en est rien. Cette expression tire son origine d'autre part. En parcourant les livres de la Bible, on remarque qu'il est souvent question de l'armée du ciel. Moise défend à son peuple d'adorer le soleil, la lune, les étoiles, I'armée du ciel, c o m e le faisaient les nations au milieu desquelies il vivait (Deut., XVII, 3). [...l L'expression armée du ciel est aussi appliquée aux anges. "J'ai vu Yahweh assis sur son trane, dit Michée, fils de Jemla, et toute l'armée du ciel se tenait après de lui, à sa droit et à sa gauche" (I11 Reg. XXII, 19). [...l Après la naissance de Jésus, saint Luc nous montre une troupe nombreuse de l'armée céleste apparissant aux bergers (11, 13). Les anges, comme les astres, sont donc les armées de Yahweh et sont invités à le louer. Ps. (CIII, 20-21; CXLVIII, 2, 3). Le Dieu des armées (Sabaoth), c'est donc le Dieu de l'armée (tsaba) des astres, et de l'armée des anges. [...l Comme on le voit donc, l'expression "Dieu des armées" qui revient si souvent dans les textes, ne se rapporte pas aux armées d'Israel, mais aux milices célestes D.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 21 mano 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 14. D'accordo saremo, quando sarà superata la ddicoltà che ci separa. Tu dici: « Errore, male e bmttezza sono elementi soggettivi cum fundamento in re; ma di lor natura soggettivi ». E poi « se questa (cioè la natura) è incosciente, non è tocca dall'errore, ecc., se è cosciente, in tanto ne è tocca, in quanto cosciente ». Trasporto il problema nel campo sensitivo. Ammessa la tua teoria nel campo intellettivo, deve esser ammessa anche nel sensitivo. E perciò, secondo essa, il colore, i1 suono, il sapore) ecc., non toccano la natura incosciente, ma solo la cosciente. Conclusione. Secondo te niente verità, bontà, bellezza nella natura incosciente; niente colore, suono, sapore, ecc. Se nella natura incosciente non ci fosse nulla, che cosa sarebbe la conoscenza? Sarebbe pura creazione della mente e del senso. Ciò non l'ammetto io, e nemmeno l'ammetti tu. Tu ti vorresti salvare col fundamento in re, che non ti salva, perché riguarda altro problema. Il colore è certamente sensazione. Come sensazione nelle cose non c'è, perché non hanno senso. Non c'è nulla? No. C'è una realtà che nel rapporto visivo è colore. La verità è certamente intellezione. Come intellezione nelle cose non c'è. Non c'è nulla? No. Ci sono le stesse cose, che conosciute bene danno la verità, màle danno I'errore. Prendere un colore per un altro è un errore; prendere una cosa per un'altra è anche errore. Io che son miope, non vedo le cose troppo lontane, e dico: non ci sono. Ed è errore. Perché erro? Perché ho la vista corta, cioè, più limitata degli altri. Ecco la limitatezza. È il poeta, sono in corrispondenza con lui '. È un semplicione che potrebbe anche parere un imbecille. Come scrittore è men che mediocre. Sto bene. Buona Pasqua. Mario

LETTERA1086. 1. Si riferisce al poeta Tomrnaso Nediani, di cui d a lettera 1081. I1 Nediani si interessò per ottenere il ritorno di S t u m in patria. Suli'episodio cfr. G . DE ROSA,Sturzo, cit., p. 393.


ANNO 1932

[London, Paddington], 22 marzo 1932

Carissimo fratello, la tua del 15 mi è arrivata ieri sera. Comincia il periodo pasquale e quindi tengo conto dei ritardi postali. Il tuo esempio della grandine si basa sopra una concezione... comparativa della limitatezza. Tu dici: « il danno che cagiona deriva appunto dalla lirnitatezza. Se così non fosse, ecc. ». Per l'errore della mente lo stesso « Se la mente non fosse limitata, ecc. ». Ora, il se non fosse è un assurdo. Se la natura non fosse limitata, sarebbe l'assoluto. Col se non fosse la concezione della natura limitata sembra simile alla concezione di una natura difettosa. Perciò io insisto nell'idea che dire natura è dire natura limitata; io non fo della limitatezza una qualità aggiunta alla natura, ma la sua nota essenziale, e quindi escludo ogni imagine di limitatezza relativa, come un dato che se non fosse, ecc. Questo è un sentimento antropomorfico che noi trasferiamo alle creature. Per la biada l'essere colpita dalla grandine o l'essere falciata dall'uomo o l'essere calpestata dagli animali è lo stesso e, per essa, né bene né male, ché il bene e il male sono solo dell'uomo. Pel resto mi riferisco alla mia del 14 c.m. Sto bene. I n . . . . qiiesti saiìn gioriìi stiamo iiiìiti piu che iììai nclla preghiera. Viì abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 22 marzo 1932

Carissimo fratello, la tua del 17 mi dà un motivo di più a studiare il problema della storia e a dirti quel che ne vado pensando. La prefazione, che 1-eggeròcon vivissimo interesse, auguro che riesca un vero contributo. La lettura che sto facendo della Storia d'Europa di B. Croce l, mi dà lo spunto per la presente. Per Croce non è storia ogni coordinazione dei fatti umani, ma solo quella coordinazione che s'ispira LETTERA1088. 1. B. CROCE, Storia d'Europa nel secolo decimonono, 2& ed., Laterza, Bari 1931.


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al concetto di attività interna e processuale. Questa è la storia; ogni altra maniera di esporre i fatti è cronaca o filologia. Fatte le debite riserve, questo modo di parlare mi sembra più logico del tuo. Infatti cronaca, filologia, storia, non sono concepite che come tre maniere di esporre l'accadimento storico, e possono riguardarsi come storia o suoi elementi o suoi gradi, anche perché non c'è cronaca priva d'ogni attività processuale, né filologia che criticando o classificando non processualizzi, né storia che non narri o critichi o classifichi. Tu, invece, poni l'accadimento semplice e l'accadimento storicizzato; neghi che il primo sia storia, e vuoi che sia storia solo il secondo. Polemizzando con me tu per esempio scrivi: « Tu dici: ogni fatto umano è.storia; io dico: ogni fatto umano può essere storia ed in sé è solo storicizzabile » (Cart. del 7). I o più volte ho scritto che il fatto umano è sempre coscienza umana; se così non fosse, non sarebbe umano. Se storia è coscienza ogni fatto umano è storia. Tu dici che è storia solo la coscienza collettiva. Ma la collettività non è l'essenza della storia, ma solo una qualità. L'essenza è il processo umano. E questo è processo umano prima d'esser collettivo, come l'uomo è uomo prima d'essere società. Ti prego di prendere in miglior considerazione questo e tutto il resto che ho scritto, aflinché la prefazione riesca davvero un contributo. Ti mando il Gregorio VII di De Mattheis '. I1 S. Pier Damiano non si trova. Mario

Piazza Armerina, 23 marzo 1932

Carissimo fratello, questa ti reca i più fervidi auguri per la Santa Pasqua. Se vuoi, posso mandarti il mio S. Pier Damiano, a condizione che mi sia, a suo tempo, rimandato, perché le opere di Capecelatro son esaurite. Torno sul tema storia, che ora m'interessa in modo tutto speciale. I o desidero che nella prefazione non ci entrino vedute non solidamente provate, perché essa non deve gettare ombre sull'ope2. L. DE MATTHEIS,S. Gregorio VI1 e il pontificato romano, Tip. S. Bernardino, Siena 1886.


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ra che sarà importantissima, un vero contributo. Ora io reputo non solida la tua teoria che la realtà dell'accadimento umano diventi storia pel fatto della coscienza. Se noi scoprissimo un poema sino al presente sconosciuto, con quello scopriremmo una storia la quale era storia, vera storia, e solo ,era uscita dalla coscienza nostra. E sarebbe strano dire che diventasse storia per la conoscenza che noi ne acquisteremmo. Altro punto. Tu dici che il passato si risolve nel presente; e perciò che il passato è processo sempre, perché il presente è sempre tale. Io dico che il passato vive nel presente, ma come passato. E aggiungo che quel che si modifica pel passato, non è il passato, ma il presente. Leggo nella Storia d'Europa del Croce quel che il Belloc ed altri dicono, cioè, che i barbari non recarono civiltà all'impero, ma ne ricevettero l . In altro tempo si pensava diversamente. Con la tua teoria, dovrebbe dirsi che prima fu storia l'una, poi l'altra delle due affermazioni, c non ci sarebbe modo di conoscere come le cose fossero andate in quel tempo d'invasioni. Invece, secondo me, lo storico conosce le invasioni barbariche come un processo chiuso (per usar la parola di Croce in Storia d'Italia) che giudica nel suo presente e che nel presente successivo torna a giudicare meglio o meno bene. Tornerò sull'argomento. Tu leggimi con attenzione e benevolenza. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 24 marzo 1932

Carissimo fra~ello, dopo il 10 c.m. ti ho scritto il 14, il 17, il 20 e il 22. Spero le avrai ricevute tutte. La tua del 1813 mi ha fatto piacere, perché credo che posso accettarla quasi per intiero e senza sforzo, con solo LETTERA1089. 1. A proposito deli'idea di libertà e della necessità di ricercarne il contenuto « nella storia a cui (il concetto) appartiene, e che è la storia del pensiero o della filosofia » Croce aggiunge: « E dicendo della storia del pensiero e della filosofia intendiamo insieme di tutta la storia, anche di quelia che si chiama civile e politica ed economica e morale, che dà e riceve alimento dall'altra; e perciò non solo di Platone, Aristotele, Galieo, Cartesio e Kant, ma e della grecità che si pose contro la barbarie, e di Roma che inciviiì i barbari stessi facendoli romani e della redenzione cristiana e della Chiesa che lottò con l'Impero ... ». Cfr. B. CROCE, Storia d'Europa nel secolo decirnonono, cit. pp. 7-8.


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due osservazioni: a) tu per la prima volta introduci una distinzione della limitatezza; cioè: limitatezza simpliciter per tutte le verità e per tutti i beni e i belli, limitatezza secundum quid per l'errore, per il male e il brutto. Benché le frasi di simpliciter e secundum quid non siano che formali, pure arrivano ad indicare qualche cosa di differente. È il punto attorno al quale io giro senza ancora definirlo esattamente; b) tu dici che « il male è una limitatezza specifica particolare all'ordine generale ». Io non posso accettare questa frase per il male fisico; ma direi: « il male (fisico) è una limitatezza specifica ad un ordine umano particolare ». E ciò per le ragioni più volte accennate nelle mie cartoline. L'opposizione ad un ordine generale è solo del peccato o colpa morale. I1 pimto da scoprire è in che consista questa che tu chiami limitatezza specifica o limitatezza secundum quid. Sto bene. Prega per me. Un abbraccio. Tuo Luigi

[London, Paddington], 26 marzo 1932 Sabato Santo AUeluja

Carissimo fratello, ho ricevuto il De Mattheis. Grazie. Rispondo alla tua del 21 c.m. Non comprendo la tua osservazione. Chi nega la realtà? io certo no. La realtà è, anche senza di noi, anche prima che esistesse un uomo. Questa realtà è appresa dall'uomo come verità, bene e bello. Se mancherà l'uomo, mancherà certo (non la realtà quale è) ma il soggetto intelligente che può tradurre questa realtà in verità, bene e bellezza. Lo stesso è a dirsi del rapporto fra realtà non sensibile e quella sensibile. Se mancassero gli animali, cesserebbero di esistere i colori in quanto rapporti sensitivi, ma non cesserebbe di esistere la realtà che produce la sensazione dei colori. Questo messo in salvo, resta la mia frase: « Errore, male e bruttezza sono elementi soggettivi cum fundamento in re ». Correggo la frase: « ... sono stati del soggetto cum fundamento in re ». Perché in re non c'è l'errore o il male o il brutto, ma la realtà che dovrebbe generare nell'uomo verità bene e bello. L'errore, il male e il brutto si sviluppano nel soggetto, per rapporto


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non adeguato con la realtà. La sintesi non avviene. È falsa sintesi. Sto bene. Oggi piove. Godo assai che sei stato a casa a visitare Nelina. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 27 marzo 1932

Carissimo fratello, alleluia! Pax et bonum! Ricevo a momenti la tua del 22. Certo la limitatezza della natura è la sua natura, un rispetto della medesima. Ogni essere ha la sua natura, la sua essenza; l'uomo la sua, la sua il cane, la palma, la pietra, ecc. Generi diversi da generi, specie da specie, e tutti simili nella limitatezza. Se non fosse ... Ecco, tu fai il pedante. Sicuro: se la natura non fosse limitata, noi esseri coscienti non vi desumeremo la nozione del male. I1 che significa che l'errore, il male, il brutto sono momenti, aspetti della natura in quanto limitata, che o si attuano o esprimono dall'uomo che è conoscente. E perciò sono momenti, aspetti della realtà che oggettivamente è vera, buona, bella. Ricordati dell'inizio di qiiesta discl-issione: io cominciai col negare che il mal ilfisico sia vero male e vero vizio delle cose create. Ma le cose create, appunto perché create, appunto perché natura creata, son limitate, e appunto perché son limitate, esplicano la loro attività le une a profitto e a danno delle altre. Ricorda la lotta per l'esistenza. Ma ora a me preme venir a qualche conclusione circa il concetto di storia per la ragione che ti ho scritto nelle mie ultime. Quel tal poeta di cui ti scrissi che non è un semplicione, uno sciocco l ? La Santa Rita è un libro retorico e mediocre. Lo vedrai. Ti ho mandato il mio S. Pier Damiano. A suo tempo me lo rirnandederai. Sto bene. Tuo t Mario

LETTERA1092. 1. Cfr. lettera 1081 e 1086 nota.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

CLondon, Paddingtonl, 29 marzo 1932

Carissimo fratello, ricevo le tue del 22 e 23 spirante mese e ti ringrazio che tu riprendi il tema della storia, mentre io lo vado ripensando. La Introduzione che sto scrivendo non affronta il tema della storia nella sua interezza, ma solo per chiarire come io concepisco la sociologia storicista. I1 testo che ti manderò (non subito) non sarà il testo definitivo. Pertanto, tu scrivimi le tue idee; io non ti risponderò; solo noterò qualche dubbio o farò qualche rettifica. Per esempio tu scrivi: « che il processo umano è prima di essere collettivo, come l'uomo è uomo prima di essere società » (cart. 2213). Ora io sostengo che l'uomo è sempre associativo e associato, che la società non è altro che la realtà stessa dell'uomo individuo; che l'uomo individuo senza società non esiste,, ecc. Contrapporre individuo a società è astrattismo utile per capire, ma in sé,irrealistico. È questa la mia tesi contro la concezione di una sociologia ontologica, sia positivista (società-ente bio-psichico) sia idealista: (società - spirito - Ente; Stato, etc.). Io perciò nego la sociologia e ammetto l'antropologia sociale. Ti scriverò più in là circa i problemi della storia. Per ora non mandarmi il S. Pier Damiano. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi H o appreso con dispiacere la morte di mons. Trippado.

Piazza Armerina, 29 marzo 1932

Carissimo fratello, rispondo subito alla tua del 24. Credo che la mia del 21 ti abbia, in anticipazione, recata la risposta che tu chiedi. A ogni buon fine torno su questo punto anche nella speranza di chiarirlo meglio. Tu più volte hai scritto che le cose incoscienti nulla sanno di bene e di male. Perché bai ciò detto e ripetuto? Forse che io ammetto una cosa così strana. Nella mia del 21, dopo aver scritto che il cum fundamento in re è nozione che riguarda altri pro-


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blemi, soggiunsi riaffermando che quel che nella nostra cognizione è vero, bene, bello, colore, sapore, dimensione, forme, qualità, ecc. ecc., nelle cose, incoscienti o coscienti che siano, è un che, un elemento, un rapporto reale, il quale da noi viene conoscitivamente espresso come vero, bene, ecc. Tu ripeti l'esempio delle biade, e dici che esse, siano colpite dalla grandine o secate dalla falce, non sentono (il sentono è mio) né bene né male. D'accordo. Ma noi conosciamo le biade come finalistiche, e così conosciamo tutte le cose. E diciamo che il ben delle biade è arrivare a maturità, far il seme che poi diventerà nuove biade. La grandine e la mietitura, sotto questo rapporto conoscitivo, son un male, non veramente per le biade in sé considerate, ma per le stesse considerate nel rapporto conoscitivo. Ma noi non sogliamo reputare male la mietitura. Ed è così, ma solo perché allora non badiamo al fin delle bi'ade, ma al fine dell'agricoltura. Quando io dico che « il male (fisico) è una limitatezza specifica particolare », intendo dire che non è nel puro ordine generale, considerato in sé, ma è in quest'ordine considerato nel rapporto conoscitivo dell'uomo giudicante. I n sé tutto (fisicamente) è bene, la grandine, la mietitura, ecc. ecc. I n rapporto a noi la limitatezza si esprime come male, quando noi miriamo ad un fine frustrato. È chiaro? Mario Fammi mandare la consultazione morale sulla Guerra.

Piazza Armerina, 31 marzo 1932

Carissimo fratello, leggo con molta attenzione la tua del 26. M'avvedo che l'errore, il male, la bruttezza non si possono porre sullo stesso piano, non se ne può fare una triade. L'errore è vizio del processo conoscitivo e perciò è tutto nel soggetto, tutto dal soggetto. Nell'oggetto non c'è nessun elemento che, espresso conoscitivamente, dia luogo d'errore. Invece il male è sempre un contrasto di finalità; e perciò è un elemento del complesso oggettivo che conoscitivamente si esprime come male. Lo stesso si dica del bene. Ed ora


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vengo alla tua cartolina. Ripeto che il cum fundamento in re è principio che riguarda altri problemi. Esempio la coscienza collettiva oggettivamente non esiste. È un pensamento. Di che cosa? Di nessuna cosa come collettiva. È un pensamento cam fundamento in re. Andiamo avanti. Tu scrivi: « L'errore, il male, il brutto si sviluppano nel soggetto per rapporto non adeguato con la realtà ». Non posso accettare tale concetto, perché non dice nulla e dice l'inesatto. L'errore nasce da ignoranza e da equivoco. Come ho già detto da principio, è vizio del processo conoscitivo. Ora aggiungo: per la natura limitata del soggetto. I1 male e il brutto sono limitazione di bene e bellezza nell'oggetto pel cozzare che le cose fanno tra loro o simili. Cioè nell'oggetto non è né male né bruttezza, è la legge del contingente; ma è l'elemento che non per disadeguazione (come tu dici), ma nell'adeguazione conoscitiva viene espresso come male e bruttezza. Ricordati che io nego che il male come male esista nelle cose o sia qualche cosa; mentre sostengo che è uno degli aspetti della contingenza (limitatezza) che nel campo conoscitivo vien cod espresso. Sto bene. E ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 1 aprile 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 2 7 / 3 . Ultima battuta circa il male. Chiudevo la mia del 27 con le parole che « errore, male, brutto si sviluppano dal soggetto per un rapporto non adeguato con la realtà. La sintesi non avviene, è falsa sintesi ». Correggo l'ultima frase: « La sintesi non è completa; è sintesi inadeguata o parziale D. Questo per l'esattezza del mio pensiero. Per tutto quel che ti ho scritto non posso accettare la tua frase che « l'errore, il male, il bmtto sono momenti o aspetti della natura che si attuano o si esprimono dall'uomo e qubdi sono momenti o aspetti della realtà che oggettivamente è vera buona e bella » se questo porta (come sembra) a dare valore oggettivo e reale ali'errore a1 maie e ai brutto. E neppure accetto il concetto di lotta per la vita, che è un concetto deterministico, applicato alla biologia e alla sociologia.


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I1 concetto di danno e di profitto è antropomorfico. Se una pietra cade e si spezza non è reputato un male per la pietra; se un bue cade e si spezza una gamba, è reputato un male per il bue. E pure l'uno e l'altro avviene per quella causa generalissima che è la Natura (s'intende limitata). Infine, come per me la natura illimitata è assurdo ripugnante, così non posso riferire la realtà della natura ad un assurdo. Escludo il se tzolz fosse non per pedanteria, ma perché porta ad un'idea falsa. Ed ora anche a me piace tornare alla storia. E ti ascolterò volentieri. Un abbraccio di cuore. Sto bene, tuo Luigi

[London, Paddington], 2 aprile 1932

Carissimo fratello, la tua del 29 scorso mese, continua la conversazione sul male, e mi ha fatto piacere potere aderire a quello che ivi hai scritto. Benché la formulazione mia e quella tua differiscano, il senso in gran parte coincide. Da molto tempo fa io ho sostenuto che il male è contro l'ordine particolare umano (io ho detto anche subiettivo). Tu dici che il male è « la limitatezza specifica particolare, cioè nell'ordine generale considerato però nel rapporto conoscitivo dell'uomo giudicante ». A parte il fraseggio, credo che siamo di accordo. Dico a parte il fraseggio perché in coda alla cartolina tu scrivi: « In sé tutto (fisicamente) è bene ... in rapporto a noi la limitatezza si esprime come male, quando noi miriamo un fine frustrato ». D'accordo: ma perché dire che la limitatezza si esprime come male? cioè: la natura si esprime, invece siamo noi che la interpretiamo e intendiamo come male. A ogni modo, dopo quello che hai scritto non trovo ragioni per poter continuare una conversazione, che attraverso le sue fasi, mi è riuscita di utilità e di vantaggio nel considerare il problema del male fisico in tutti i suoi aspetti. Ti spedisco la Consultazione sulla Guerra. Sto bene. Prega per me come io f o sempre. Ringrazio Vincenzino degli auguri. Tuo Luigi


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Piazza Atmerina, 4 aprile 1932

Carissimo fratello, scrivo con un giorno di ritardo per mancanza di tempo. E rispondo alla tua del 29. Noi sottilizziamo. Certo, l'uomo senza la società non si concepisce. Ma il problema dell'individuo regge sempre. Così quello dell'individualità della coscienza. Una coscienza collettiva non c'è; e ciò non ostante, ne parliamo. Croce usa la parola comune. È forse da preferire, ma il senso è lo stesso. La coscienza, sempre individuale, è coscienza di ciò che si conosce. Chi conosce il sentire d'una società, e trova nelle singole coscienze elementi comuni, ha coscienza del comune e, passi pure, del collettivo. Conosci la Storia d'Europa dal 1815 al 1914 di B. Croce l ? Credo che possa essertene utile la conoscenza.' La vuoi? I o chiamerei questo libro (dov'è tanta bile anticlericale), non storia, ma discorso sulla storia di quel tempo. Certo ridurre a dati principi dato periodo di eventi, è cosa necessaria per I'intelligenza della storia; ma non è questa riduzione che fa la storia. La storia (torno al mio concetto) è processo dell'umano agire. È storia da sé, perché l'agire umano è coscienza dello stesso. È meglio compresa, quanto meglio è ridotta ai principi animatori. Sto bene. Abbiamo caldo eccessivo. Ma tornerà il caro freddo, certamente. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 5 aprile 1932

Carissimo fratello, che peccato! credevo di avere raggiunto la riva dell'accordo con te (circa il male) e al momento di prendere terra mi vedo risospinto da te in alto mare. Come fare a raggiungere la riva? Secondo me tu soggettivi troppo l'errore e oggettivi troppo il male LETTERA1098. 1. Cfr. B. CROCE,Storia d'Europa nel secolo decimonono, cit.


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e il brutto. Quando tu dici: « che il male non esiste nelle cose, ma è un aspetto della contingenza che si esprime nel rapporto conoscitivo » io domando se questo aspetto sia prodotto dall'oggetto o dal soggetto o dal rapporto. Tu parli di « cozzare che fanno le cose fra loro » ovvero « di contrasti di finalità ». Se il male consistesse in questo cozzare, la espressione del male nella conoscenza sarebbe ben superflua ed estranea; anche sopprimendo ogni conoscenza umana, le cose continuerebbero a cozzare e le finalità a contrastarsi. Tu intendi che il cozzar delle cose, che per sé non è male, viene da noi conosciuto sotto l'aspetto di male? Scusami se non arrivo ad afferrare il tuo pensiero. Sto bene. Ho ricevuto S. Pier Damiani, che ti restituirò, e S.ta Rita, e anche una cartolina di Vinoenzino con il ritratto del buon Padre Semeria. Ti scrissi una volta di Parlagreco. Sei riuscito ad avere notizie? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 aprile 1932

Carissimo fratello, rispondo alle tue del 2 e del 5. Dici che io soggettivizzo troppo l'errore. Ti prego di dirmi quale fattore oggettivo tu vi scorgi. Circa il problema del male (fisico) io non oggettivizzo troppo il male per la semplice ragione che io sempliciter lo nego, e ciò scrissi in principio e poi ho riscritto più volte. Quello che chiamiamo male è sempre bene e non è mai male nel senso stretto della parola. E allora? Ecco. Occorre trovare per qual fatto o elemento o ragione o principio o come vuoi, quel che sempre è bene, noi lo apprendiamo come male. In questa indagine io elimino tutti i fattori generici, cioè, non ne tengo conto; e cerco i fattori specifici. E siccome il rapporto conoscitivo è generico, così non ne tengo conto. Il fattore specifico, l'unico (per me) che consenta una spiegazione che veramente spieghi, è la contingenza, la limitatezza, cioè, la stessa natura (generico-universale) deile cose, considerata nei fatti individuali, cioè, particolarizzata, individuata, relativizzata. I o accetto le nozioni della scolastica che verum est id quod est,


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omne ens vertlm est; che il bene è l'essere nella sua natura (specifica) e nella sua finalità. L'essere, conosciuto, dà sempre la nozione di vero. L'errore perciò non può essere che solo nella mente e non mai nelle cose. Invece il fine è nelle cose; il fine frustrato è nelle cose. E nelle cose è bene, perché è la lor natura (generica). I1 male (fisico) è nella mente che considera il fine impedito o frustrato in rapporto alle esigenze degli esseri. E perciò è anche nelle cose, ed è nella mente, perché è nelle cose, ma non è, come l'errore, vizio del ragionare, ma è modo e modo retto di ragionare, ed è un tradurre in concetto (concetto di male) ciò che mal non è. Tutto ciò a me sembra evidente. Sto bene. È morto Oreste Barletta '. Tuo t Mario

[London, Paddington], 8 aprile 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 4 c.m. Mandami la Storia d'Europa di Croce. Purtroppo I'anticattolicismo gli piglia la mano. Circa la coscienza collettiva o comune e altre frasi simili come opinione pubblica sentire comune, ecc. in sostanza siamo di accordo. Non esiste una coscienza o un intelletto estraindividuale. Queste frasi indicano la convergenza delle coscienze ovvero opinioni individuali, sì da formare qualche cosa di comune, che poi si estrinseca in tradizione, costume, istituzione, ecc. L'elemento comune o sociale è insito e necessario nell'uomo; perciò individuo-società non sono contrapposti l . Ma questa questione vedrai trattata a lungo nella mia introduzione che sto finendo di correggere. Circa la storia, io distinguo il processo umano della storia, come distinguo il processo del pensiero dalla gnoseologia. Dire che la storia è il processo LETTERA1100. 1. Oreste Barletta, padre di Gaspare Barletta che fu con Luigi Caruso, Fondacaro, Saverio Al], fra i più stretti collaboratori e devoti amici Lxigi Strrzr. C k s p r c Rlt!ett-?, frl !'dir^, p a r t ~ i ~ nòll'cspetienza d delia u Croce di Costantino B, organo dei comitati diocesani e interparrocchiali S. Giorgio e di Caltagirone, il cui primo numero apparve il 7 mano 1897. Cfr. lettera 7 n. 5. LETTERA1101. 1. Sul rapporto individuesocietà cfr. l'introduzione all'edizione francese di Chiesa e Stato, cit.


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umano è, secondo me, confondere la storia con il suo oggetto. Inoltre, secondo me, non tutti i fatti del processo umano sono oggetto della storia, ma quegli elementi che si storicizzano, cioè sono entrati nella coscienza di molti. Sto bene. Tu desideri il freddo e io il caldo. Dimmi se vai a Roma e quando. Salutami gli amici tutti e prega per me. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 aprile 1932

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua dell'otto. Non si tratta di distinguere o confondere, ma di definire, come più volte ho scritto. Tu rechi come esempio il distinguere tra processo del pensiero e gnoseologia. L'esempio non calza proprio perché la gnoseologia è la scienza del processo del pensiero. Se poi tu mi dici che la storia è la scienza del processo (vita-pensiero) umano, io accetto, a patto però che si conservi il nome di storia all'umano processo, e alla storia-scienza si dia altro nome, come per esempio storiologia. Ti faccio s ~ b i t vspedire la Stoiia d'Eiiioya. e r a vorrei che un po' parlassimo del principio che anima la storia della Chiesa in quanto società spirituale. Croce vi cerca lo stesso principio che anima la storia umana in quanto razionale-autonoma. Di qui le inintelligenze e l'avversione. Vorrei prima di ciò, sapere come tu giudichi la Chiesa nel Medio evo, in quanto ai rapporti con la società civile, nell'ufficio d'incoronazione degli imperatori e di deposizione e di scioglimento dei sudditi dall'obbedienza e di animante alla lotta contro i deposti. Ti prego di non mi ripeter la teoria, perché questa la trovo in tutti i libri di parte nostra. I o desidero il tuo giudizio storico o storicistico che dir si voglia. La teoria scioglierebbe il nodo, se, al cenno dei papi, i sovrani deposti avessero obbedito come monaci. Ma quando io leggo le lotte, le stragi, i turbamenti, gli scismi che seguono alle sentenze papali (ricordo ad esempio Gregorio VI1 ed Enrico IV - Federico I1 e Innocenzo IV - Filippo il Bello e Bonifacio VIII), mi domando se il principio produsse mai l'effetto sperato. Ti prego di non opporre le


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condizioni di fatto, perché ciò io lo ammetto. I papi furono posti su quel terreno dagli eventi. Ma quei fatti animati dalle relative teorie non furono gli antecedenti del sorgere e maturare del separatismo moderno? Sto bene. f Mario

[London, Paddington], 12 aprile 1932

Carissimo fratello, grazie della tua cartolina de11'8 c.m. che mi interessa assai. Ecco però alcune mie osservazioni. L'errore non è solo un processo sensitivo o intellettivo sbagliato, per causa del soggetto; ma è anche sbagliato per causa (diciamo così) deu'oggetto. Sia che l'oggetto si presenta sotto apparenze equivoche (dato il grado di esperienza umana) sia che gli aspetti dell'oggetto (ideale o reaIe) sono molteplici, il fondamento in re dell'errore non manca. Se così non fosse, sarebbe tosto eliminabile. Invece gli errori sono diuturni e occorrono secoli e esperienze innumere per vincerli. Quanti errori sulle origini delle malattie? L'uomo spesso rileva che un dato processo è erroneo, perché trova una spiegazione diversa su dati fenomeni, che possono indurre in altro errore. L'errore è perciò dell'uomo, in quanto conoscitivo, ma cum fundamento in re. Lo stesso è del male. I fini delle cose sono la stessa loro natura. I fini attribuiti dall'uomo sono esterni alle cose e sono fini dell'uomo. I1 cozzo dei fini è una nostra attribuzione. La mancanza di questi fini (che sono nostri) noi reputiamo male. I1 male è il disordine relativo a un dato ordine umano prevalentemente pratico reputato un bene; così come l'errore è un disordine relativo a un dato ordine umano prevalentemente pratico reputato verità. I1 male assoluto e l'errore assoluto sono di ordine spirituale, relativo all'assoluto cioè Dio. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Prega per me. Tuo Luigi


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[London, Paddington], 15 aprile 1932

Carissimo f ratello, ricevo la tua del 12 c.m. Un'ultima battuta sulla storia perché desidero di essere compreso. Per me, l'attività umana (tutta intiera niente escluso) è il processo umano; gli elementi conosciuti e di valore sociale di questo processo sono quelli storicizzati e questi formano l'oggetto della storia del processo umano; la storia-scienza è la sistemazione del processo umano storicizzato. A me non importa se tu cambi i termini e dici che il processo umano è storia, che gli elementi storicizzati sono cronaca e che la sistemazione storica è storiologia. Per me è importante distinguere i tre termini. Cod, spero ci siamo intesi. I1 tema della storia della Chiesa è per me interessantissimo e di attualità per il mio lavoro. Una questione pregiudiziale. Io non distinguo che solo per materia e metodo la storia civile da quella della Chiesa. La storia è una, quella ch'e è stata. I1 Cristianesimo è entrato nel processo storico come fattore di primissimo ordine, che ha cambiato le civiltà antiche ed è sempre operatorio. Non può essere storicamente messo da parte come estraneo alla storia civile né accantonato ad una ,p,o,i, palL;co!are, h,.c+, y~e!!a dclla Chicsa. l . Niitiùia e S~praiiatiùrane! processo storico sono unite. Chi non capisce ciò, non comprenderà mai la storia. Continuerò in altra cartolina. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi C

A

Piazza Armerina, 16 aprile 1932

Carissimo fratello, non arrivo a rendermi conto, per quanto lo vorrei, del valore del tuo concetto della storia. B. Croce in Teoria e storia della

LETTERA1104. 1. L'unità fra storia civile e storia deiia Chiesa è motivata teoricamente da Luigi Stuno con l'individuazione di tre forme di società, la familiare, la politica, la religiosa, come momento permanente e fondamentale di qualsiasi società umana; cfr. Chiesa e Stato, cit., p. XIX.


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storiografia ' pag. 76-78 riconosce la vita come storia, e parla di storia vissuta e storia pensata. Per negare che la vita sia, da sé essenziale alla storia. Nella citata opera è anche detto che concepire la storia come processo è merito del sec. XIX '. Per lui il processo è autodeterminazione e non gioco di cause e di effetti. Si supera così il determinismo. Potrebbe quindi dirsi che il concetto, da sé, non è idealismo. È universale e conviene anche al nostro dualismo. Croce lo nega, e credo che il motivo glielo diano i nostri che concepiscono l'uomo come causa strumentale in rapporto a Dio causa prima. Ma questo, secondo me, son formule, che certo non negano l'autodeterminazione umana, ma l'affermano in seno al concorso divino, che non può esser negato. Croce chiama la storia anche « sintesi di vita e pensiero ». La frase si presta all'equivoco. Ma Croce parla secondo il suo sistema, pel quale ammette tante forme, quante attività specifiche; e chiama l'arte intuizione, la storia pensiero, ecc. Comunque, egli è obbligato riconoscere che la vita vissuta è, da sé, storia; mentre la storia, umano ripensamento, la chiama pensiero teoretico, escludendo le forme pratiche. Con pochi ritocchi vi trovi la mia teoria. Tu invece defìnisci la storia coscienza collettiva, e neghi che sia storia la vita. Ecco il nostro dissenso. Sto bene. I1 freddo è tornato e intenso. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 16 aprile 1932

Carissimo fratello, continuo la cartolina di ieri. I1 mio parere circa il Medio Evo è che la Chiesa per una serie di cause storiche era aliora anche un potere e un'organizzazione feudale e internazionale (la CriLETTERA1105. 1. B. CROCE, Teoria e storia della storiografia, cit. c< Ma la coscienza storica, in quanto tale, 2 coscienza logica e non pratica - scrive Croce a , ; f~ ,-:o,-fl= a g = t f ~!'&:H !C r:cfi~, &p '5 D-W > V.I---~ C C I I ~ Oè , in pensata, e nei pensiero non hanno più luogo le antitesi che si fronteggiavano neiia volontà e nel sentimento n (p. 76). 2. In proposito Croce ricorda che il secolo XIX a: & stato ben denominato il secolo della storicità » (ibid., p. 77). a-".


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stianità concepita come società degli Stati Cristiani). Le lotte che ne seguivano e per la difesa di questo potere e per l'esercizio di esso, erano conseguenze naturali e legittime insieme. Se quel potere fosse mancato, sarebbe stata peggiore anarchia (come si vide al tempo dello Scisma di Occidente), con conseguenze disastrose per la Chiesa come organizzazione spirituale, data la mistione delle giurisdizioni e degl'interessi. Le varie fasi precedenti o seguenti al Medio Evo sono così storicisticamente collegate che è impossibile farne delle individuazioni storiche troppo distinte. I1 mio criterio storicistico è che il Cristianesimo, organizzato in Chiesa, introdusse nel mondo, oltre che spiritualmente un principio antagonistico, socialmente un principio diarchico l . La Diarchia Stato e Chiesa durerà sempre. Le sue fasi sono quelle che storicamente si attuano. Impossibile una forma unica e permanente, ma forme variabili entro i due poli. Le leggi storiche che si rilevano sempre sono: inconfondibilità dei due poteri e permeazione delle due società; onde, intese, contrasti, separazioni, pacificazioni, ecc. e così sempre. Circa l'effetto sperato (come tu scrivi) i giudizi possono essere vari; ma la storia è indipendente dagli effetti sperati. Sto bene; un abbraccio, tuo Luigi

1107 Piazza Armerina, 18 aprile 1932

Carissimo fratello, la tua ultima è dell'otto, ricevuta l'undici. Son senza tue nuove da una settimana. Spero che si tratti di disguido postale. Riprendo l'argomento storia. Se la storia fosse coscienza collettiva, i barbari non sarebbero chiamati popoli senza storia, perché essi non son privi di tale coscienza. Oltre a ciò, la storia vissuta e la storia opera storica coinciderebbero perfettamente. I barbari LETTERA1106. 1. La diarchia si realizza per Luigi Sturzo nel secondo periodo del primo sviluppo del cristianesimo, con Costantino. La personalità « costretta ai culti sociali » per liberarsi deve infrangere il predominio delle leggi della collettività. La persona in quanto cristiana conquista la propria libertà in quanto individuo e con la costituzione della Chiesa riafferma socialmente tale nuovo status; cfr. L. STURZO,Chiesa e Stato, cit., pp. 10-11.


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hanno la storia vissuta, non l'opera storica. Ma la collettività è essenziale? Come principio sì, perché l'uomo è sociale. Come fatto, sì e no. Se S. Paolo primo Eremita ' avesse scritto la sua storia, quella storia che visse nei lunghi anni della sua solitudine eremitica, avrebbe scritto o no una storia? Secondo te no. E ciò è strano. Processo fu la vita di quel Santo quando visse solo, come tagliato dalla collettività, processo-autodeterminazione. Dunque fu storia. Scrivere di quel processo coordinando i fatti alla luce d'un principio, sarebbe stato far deila vera e propria opera storica. Nessun fatto umano è privo di storicizzazione, perché nessuno è fuori della coscienza in qualche modo collettiva -(tua teoria); e perché nessuno è fuori della processualità. Io comprendo la storicizzazione o non storicizzazione di Croce, non comprendo la tua. Per Croce è storia il presente attivo, fattivo; e perciò il presente morto, per lui, non si storicizza. Per lui la Chiesa è un presente senza attualità, senza rispond,enza all'attualità. Perciò dice che la Chiesa non si storicizza. Pensaci, e procura di non dar fuori una teoria che non recherebbe verun contributo. Sto bene. Laterza ti ha spedito Storia d'Europa. Tuo Mario

t

[London, Paddingtonl, 19 aprile 1932

Carissimo fratello, continuo le mie del 15 e del 16 sulla storia della Chiesa. I fattori della organizzazione sociale-storica della Chiesa sono umani e super-umani. In quanto umani si assimilano a tutti gli altri fattori sociali. Pertanto, è naturale dire che il Medio Evo con i suoi beni e i suoi mali, fu il precedente storico dell'umanesimo, della Rinascenza, della Riforma e Contro-Riforma (Scismi, Separazioni), ecc. Circa la casualità storica siamo di accordo che essa vera casualità non è, nel senso deterministico, ma solo nel senso umano, LETTERA1107. 1. S. Paolo di Tebe, primo eremita (234 circa - 341 circa), sfuggì aiia persecuzione di Decio ritirandosi a vita solitaria, in preghiera e penitenza. Poco prima di morire, a 103 anni, ricevette la visita di S. Antonio.


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in quanto è l'uomo la causa della storia nei suoi riguardi umani. Ricevo la tua del 16. Non definisco la storia coscienza collettiva, dico che la storicizzazione dei fatti del processo umano avviene per via della coscienza collettiva o sociale o comune. Che io ti scrivo questa cartolina è un insignificante elemento dei fatti quotidiani; perché questo fatto si storicizzi deve avere in sé elementi che possano destare l'interesse di diverse persone e queste via via di altre, ecc. e che ciò non sia solo potenziale, ma avvenga di fatto. Quel che si dice di una cartolina si può dire di un uomo, di una città, di un popolo, ecc. Questo marca la differenza fra il processo umano (la totalità dei fattori e della loro successione) e la storicizzazione dei dati del processo umano (coscienza collettiva) da cui la storia (sistemazione dei dati storicizzati). Sto bene. H o ricevuto la Storia d'Europa di Croce. Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 19 aprile 1932

Carissimo fratello, nemmeno oggi ho ricevuto tue nuove. Voglio sperare che si tratti soio di disguido postaie. Otto giorni di silenzio... son troppino in verità! Scrivo anche oggi, perché lo scriverti mi dà l'illusione d'aver ricevuto la solita cartolina. Torno all'argomento che mi appassiona. La vita, per me, nel suo processo, è storia, come è poesia o prosa, come è ragionamento o intuizione. Anzi è tutte queste cose insieme e tante altre cose ancora. Nel lavoro d'umana creazione e sistemazione e ~iproduzione,dà luogo alle opere di pensiero o di affetto (secondo ciò che prevale) che chiamiamo storia o filologia o cronaca, lirica o epica e va' dicendo. Sto leggendo il Bonifazio VIII di Bottagisio l, gesuita. È un'apologia polemica contro Scartezzini ', e storia non è, né l'autore ha voluto fare storia. Ma è un libro privo d'ogni senso storico, ed è tale, non già perché è apologia, ma perché l'autore par che non LETTERA1109. 1. T. BOTTAGISIO, Bonifacio V I I I e un celebre commentatore di Dante, Milano 1926. Vita e opere di Dante, Hoepii, Firenze 1906. 2. G. A. SCARTEZZINI,


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capisca cosa sia la storia. Certe pagine dovrebbero esser storia, e tutto il libro, pure restando polemica, dovrebbe avere il fondo di storia. Ne risulta un'apologia che non conchiude nulla, un libro semplicistico, dove non è compreso l'uomo (Bonifazio) né il tempo in cui visse ed agì. Pel Bottagisio non c'è che una cosa: dimostrare I'irreprensibilità di Bonifazio alla luce di documenti isolati dal quadro storico. Così Bonifazio non apparisce più come un papa di quel periodo, ma come un papa di nessun periodo. Di fronte al qual lavoro sta la storia-vita e la storia-lavoro di ricostruzione. Sto bene. Non mi far desiderar le tue nuove. Ti abbraccio. Tuo t' Mario

Piazza Annerina, 21 aprile 1932

Carissimo fratello, ieri, tra mattina e sera, ricevetti le tue del 12, 15, 16. Ab- bondanza che mi compensa della lunga attesa. « La storia è indipendente dagli effetti sperati ». Così tu scrivi nella tua del 16. Croce in Teoria, ecc. ( p . 7 6 ) scrive: « lo spirito indaga a quale ufficio abbia adempito il fatto o l'epoca, ecc. » l . Io poi nel chiedere il tuo parere sugli effetti della supremazia medievale del papato, non intendevo mettermi nel letto di Procuste. Storia o filosofia della storia o altra cosa, a me ora'non preme. Preme saper come intendere il fatto presente dell'opposizione del pensiero moderno dalla Chiesa. Io penso che i papi usarono dei lor giusti diritti feudali e politici con visioni pratiche sì, ma anche teoretiche. Ora io non discuto la teoria. I diritti della Chiesa son quelli che sono, e dovrebbero attuarsi nella loro pienezza. Ma ... hoc opus. I l premer troppo, dato l'uomo come è - doveva (a ragione o a torto) cagionare la reazione. E questa avvenne. Fu resa possibile e formidabile dal cresciuto potere dei re e dal costituirsi delle LETTERA1110. 1. Nel brano a cui si fa riferimento Croce afferma che la storia non può distinguere i fatti e le epoche in buoni e cattivi, progressiste e regrcssive ma deve tendere a superare tali « antitesi » attraverso « I'atto dello spirito » che consente di individuare l'apporto dei fatti e delie varie epoche al corso comTeoria e storia della storiogra/ia, cit., p. 76). plessivo della storia (cfr. B. CROCE,


nazioni. Ma il fondo fu uno: l'aspirazione all'autonomia. Aspirazione contrastata con scomuniche e interdetti e deposizioni di sovrani ... E venne la rottura protestantica e politica. I concordati non son vero accordo, ma politica che riconosce i diritti dei sudditi cattolici e regola dati rapporti. Ti prego di fissar bene il mio pensiero e rispondermi in tono, strettamente al soggetto. Sto bene. Tra giorni andrò a far una visitina alla sorella. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 21 aprile 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 18; sono dolente che non hai ricevuto in regola le mie cartoline. Ti ho scritto il 12, 15, 16, e 19 e 1'11 ti ho spedito i « Documents de la Vie Intellectuelle D. Riprendo il tuo esempio di S. Paolo Io Eremita. Se dal 15" anno di età in poi egli fosse rimasto così solo da essere ignoto a tutti, non si sarebbe storicizzato di certo. Ma egli fu conosciuto, sia pure da un solo (e lo fu da molti) e la fama delle sue virtù si diffuse e ci furono molti che interessandosi alle virtù degli eremiti conobbero le sue e così via. Poiché esisteva ed esiste ancora un ambiente cristiano ed ascetico che s'interessa di virtù eroiche, questo continuò e continua a interessarsi anche oggi di S. Paolo Io Eremita. Se questa non è per te coscienza collettiva, io non so come spiegare ancora meglio il mio pensiero. Se S. Paolo avesse scritto la sua storia (o meglio la sua vita), e questo scritto si fosse perduto ed egli non avesse avuto contatti con nessuno, e la sua memoria non si fosse mai formata e nulla si saprebbe di lui, come dire che egli fu storia? Sarebbe stato solo un elemento anonimo del processo umano senza però storicizzarsi. Perché un fatto divenga oggetto di storia, occorre che entri nella coscienza storica. La collettività, presente e futura, è essenziale alla storia. Io, poi, non accetto la distinzione arbitraria di Croce. Tutto quello che penetra nella coscienza storica è storicizzato. Più l'estensione di coloro che vi partecipano per conoscenza, più l'intensità di coloro che se ne interessano per sentimento e attività, più grande e dura-


tura la storicizzazione. Croce non dovrebbe negare che il Cattolicesimo sia oggi storicizzato, né noi lo stesso per l'idealismo crociano; con la differenza di perennità. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi 1112 Piazza Armerina, 24 aprile 1932

Carissimo fratello, nella tua del 19 scrivi: « La storia sistemazione dei dati storicizzati ». Secondo me tu affermi, con tali parole, una storia non sistemata e una storia sistemata. Ma se la storia non sistemata (cioè, i cui dati non siano sistemati) non è la vita oggettivamente presa, che cosa sarà mai? Oltre a ciò io noto che nessun fatto umano è insignificante, nemmeno lo scrivere una cartolina. Dammi lo scrittore, che sia scrittore, ed io ti dò storia vera anche di quelli che tu chiami fatti insignificanti. Tra gli uni e gli altri è quistione non di qualità, ma- di quantità. Scrive Hemmer nel Dizionario di Teologia Cattolica ' (opera di gran valore) che mali alla Chiesa vennero per la politica accentratrice e teocratica dei papi del medio evo. Non mi dire: era il tempo. Certo era il tempo. Ma il tempo che segue rivela meglio gli errori del tempo precedente. Né mi dirai che la storia non conosce errori, perché io non faccio quistione di generi, ma ricerche integrali. Non mi basta dire (come tu fai) che il medio evo fu antecedente storico dell'umanesimo, ecc. sino al separatismo naturalistico. Ciò è poco. I o non cerco parole generiche, ma speci6che. I1 mio ~roblemaè questo, cioè, se la politica accentratrice e teocratica dei papi nel Medio Evo fu politica saggia o no. Chi vide meglio Bonifazio VI11 o Benedetto XI ? Questi (tra l'altro) è Beato. La politica di Benedetto segna un'altra via. Troppo tardi. Gli antecedenti posti da Gregorio VI1 LETTERA 1112. 1. « Pendant deux siècles, de Gregoire VI1 à Boniface VIII, la doctrine téocratique a rég la vie et la politique de YEglise; elie a été promulguée à rnaintes reprises par une série de papes dans des encycliques destinées à YEglise uuivefielle n. Iit3mmrr cwsì si aprirne nriia c o m p ~ i u n edella va*: Ibnifacio V i i l in Dictionnaire de Théologie catholique, Latouzey et Ané, vol. 11, tomo I, p. 1001. 2. Mario scrive per errore Innocenza. La correzione è di Luigi. 3. Si veda la nota precedente.


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e Bonifazio VIII, ecc. ecc. erano posti e dovevano fruttare, e fruttarono mali. Attendo la tua parola che è competente, ma che sia specifica. Sto bene. Ti abbraccio. Tuo Mario

[London, Paddington], 24 aprile 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto ieri la tua del 19; io ricevo le tue regolarmente. Penso che le mie del 12 e del 15 (che avresti dovuto ricevere avanti del 19) si saranno smarrite. Anche Nelina mi scrive che ha ricevuto la mia del 13 dopo 6 giorni di ritardo. Ma già l'ha ricevuta. Spero che anche tu le avrai già ricevute tutte. Grazie a Dio, sto bene. Accetto la tua idea, contenuta nella tua del 19 che « la vita è storia - poesia - prosa, ecc. e che nel lavoro dell'umana creazione sistemazione e riproduzione dà luogo alle opere che chiamiamo storia, filosofia, lirica, epica, ecc. ». Questa, che è un'idea vera e anche, espressa così, è nuova, nulla aggiunge o toglie ai termini della nostra discussione. Al più dà appoggio alla mia concezionie del processo umano che sotto un angolo incompleto chiamiamo processo storico. Conosco il Bonifazio di Rotragisio per quel che ne ho letto nelle riviste, per cui non ho avuto mai desiderio di leggerlo. Esso però risponde ad una certa mentalità a-storica, che ancora è viva in certi campi. La mia cartolina del 12 era sul male e rispondeva alla tua de11'8. Vuoi che te la riproduca sui miei appunti? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 27 aprile 1932

Carissimo fratello, ho ricevuta la tua del 2 1, che risponde alle mie del 15 e 16. Tu domandi « come intendere il fatto presente dell'opposizione del pensiero moderno alla Chiesa ». Ma tu stesso noti appresso che in fondo la rottura dell'unità cristiana avvenne « per l'aspira-


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zione all'autonomia ». Ora, secondo me, occorre precisare: a) che la unità cristiana del Medio Evo non era vera unità, altra rottura era già avvenuta, quella dei Greci, proprio per la stessa ragione di aspirazione all'autonomia; b) che questa aspirazione non è mancata mai, dacché apparve il Cristianesimo; ma il distacco di popoli come collettività poteva avvenire solo su terreno politico, quando Chiesa e forma politica erano troppo legate insieme. Oggi invece, che è ammessa la separazione di diritto o di fatto, se una questione religiosa si solleva in un paese, non per questo avviene un distacco dell'intero stato, come unità politico-religiosa. L'aspirazione all'autonomia in ogni epoca si esprime con i suoi termini. Nel Medio Evo erano le investiture e le immunità antiecclesiastiche; nel sec. XIX la libertà di pensiero e la sovranità popolare, nel sec. XVI il libero esame, ecc. Temo che la mia risposta non ti sembrerà a tono. Ma pensandoci, vedrai che il tuo problema particolare è un lato del problema generale. Sto bene. Maggio è vicino. Prega per me Maria S.ma. Come desidero il sole quest'anno! Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 28 aprile 1932

Carissimo fratello, Vincenzino. L e tue del 15, 18, 19, leggo la tua del 24 come ti scrissi le ricevetti tutte nello stesso giorno. Le altre le ricevetti regolarmente. I o non mi rendo conto della tua teoria circa la storicizzazione. Tutto nasce storicizzato e nulla si storicizza per un fatto susseguente. Ciò dico, perché per me la storia è il processo umano sia vissuto, sia rivissuto-pensato-sistemato-interpretato. La prima è la storia nella sua pura naturalità, la seconda è la stessa storia-vita, non tutta, ma una parte, in quanto opera storico-filosofico-letteraria. Oltre a ciò, per me, è storia anche la vita d'un sol uomo, segregato dalla società come S. Paolo Ere. mita. Se questo santo avesse scritto ia sua vita, avrebbe scritto storia, perché nessuna vita è non-processo, e ogni vita, mentre è processo, è collettività. S. Paolo Eremita, se avesse narrato se


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stesso, avrebbe parlato delle sue memorie antecedenti al ritiro nella solitudine, cioè, al suo processo nella collettività della famiglia e della patria; ma se di ciò avesse perduto ogni memoria, avrebbe certo parlato dei suoi rapporti con Dio e con la natura. L'America prima della sua scoperta, era una storia? Certo, per gli americani. Si storicizzò per noi dop:, la scoperta? No. Allora da noi si conobbe. Nella mia ultima per errore di penna scrissi Innocenzo X I in luogo di Benedetto XI, che fu il successore di Bonifazio VIII. Feci anche cenno di Gregorio VII, forse troppo sintetico. Certo io non sconosco i meriti di questo papa e le ragioni delle sue lotte. Ma nel contesto della mia cartolina io guardavo solo al fatto specifico di quei papi del Medio Evo. Sto bene. Ancora non ho ricevuto la tua del 24. Ma verrà oggi, spero. Tuo

t

Mario

[London, Paddington], 29 aprile 1932

Carissimo fratello, la tua del 24 c.m. pone, più che un problema storico, un problema direi amministrativo della Chiesa. In vic! generale sii! criterio di accentramento di poteri io sono di accordo con Hemmer. Ma nel concreto storico, simili giudizi sono troppo astrattistici; per non essere tali occorrerebbe una precisazione di casi, eventi, ambienti assai difficile, controvertibile e forse inutile. Nel caso del Medio Evo io fo differenza fra Gregorio VI1 (il cui atteggiamento di lotta credo fosse necessario e rispondente ai tempi) e quello di Bonifacio VIII, che sotto certi aspetti fu un ritardatario; egli doveva nascere almeno 50 anni prima '. Ma per quanto LETTERA1116. 1. Ci si riferisce qui alle lotte fra Gregorio VI1 e Enrico IV nate a partire dal Dictatus Papae con il quale Gregorio vietava ai laici di nominare vescovi e abati (1075). Si sviluppò una lotta per le investiture che fu il segno costante della contesa per la supremazia insorta fra papato e impero. L'Unam sanctam (1302) di Bonifacio VI11 con la quale si riaffermava il principio teocratic0 contro F i p p o il Bello, re di Francia, e i tentativi di resistenza e di pacificazione attuati con quest'ultimo da Benedetto XI, costituiscono ulteriori fasi di queste lotte prima del periodo della cattività avignonese.


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l'attività delle grandi personalità conti molto nella storia, non è tutto. Allora l'organismo ecclesiastico era talmente annodato a quello feudale, economico e politico, che esigeva grandi sforzi per salvaguardare gl'interessi spirituali della Chiesa, e quindi lotte titaniche per arrivare a nuove sistemazioni economiche, politiche ed ecclesiastiche. I1 metodo di Benedetto X I (tu scrivi per equivoco Innocenza) ebbe valore dopo la lotta; ma egli non poteva operare che in quell'ambiente e con quei mezzi; e a parte il metodo personale, la base ecclesiastica era la stessa di quella di Bonifacio VIII. Si videro del resto nella Cattività di Avignone le conseguenze della debolezza di quei papi, e le diflicoltà create da quella struttura ecclesiastico-politica. Ma di quale epoca non può farsi la critica degli elementi umani operanti nella Chiesa? Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi 1117 Piazza Armerina, 2 maggio 1932

H o letto il San Tommaso d'Aquino di P. Sertillanges l . È scritto col fare degli apologisti francesi, che non è moderno e sa di retorico e per me è vecchio. S. Tommaso vi è come isolato in se stesso. Letto il libro, si ha l'illusione di un S. Tommaso così solitario, che vuol esser tutto senza esser nulla. Quel che più sorprende e disgusta è che quel che è cristianesimo, fede, teologia, cioè, Dio primo principio e ultimo fine, è così attribuito a S. Tommaso come filosofia, come se prima di lui non ci fossero stati dodici secoli di attività di pensiero cristiano. Rare volte ho letto un libro con tanto disgusto. Nella tua del 27 che ricevo a momenti, tu, come tu stesso riconosci, parli del problema generale. Io, invece, studio il problema specifico del medio evo. Ora a me pare che il medio evo sia l'antecedente storico speciale del presente separatismo di chiesa e stato. Secondo te questo separatismo 2. Benedetto XI, eletto Papa il 22 ottobre 1303, ristabiìì la pace con Filippo il Bello, re di Francia. S. Tornmaso d'Aquino, Morcelliana, LETTERA 1117. 1. A. D. SERTILLANGES, Brescia 1931.


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derive~ebbeda una legge universale. In parte lo ammetto anch'io. I o però cerco di sapere se la politica medievale della Chiesa sia stata o no, in parte almeno, un errore. Quando, per es., si leggono gli assalti degl'illuministi come Voltaire, Condorcet, ecc. viene naturale la domanda se tanto livore o avversione non derivi proprio dalla politica dei papi, in parte errata o eccessiva. Un eccesso non nasce senza causa proporzionata. Cosa mi dici? Sto bene. Maggio sorride e riscalda forse troppo. Tuo t Mario

[London, Paddington], 2 maggio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 28 aprile. Riassumo il mio pensiero. Quel che è natura specifica della storia (anche se non scritta e solamente orale) è di essere insieme conoscenza, memoria, e coscienza-sentimento, come elemento di vincolo sociale. Anzi la vera natura della storia risiede nella coscienza, cioè nel sentimento collettivo, che crea la solidarietà del presente con il passato e la continuità del passato nel presente. Cos!, nei cattdici ci sentiamo storicaiìic~te derivanti da Gesù, gli Apostoli, i Papi, i Vescovi, ecc. Come italiani, francesi, tedeschi, inglesi, ecc. abbiamo la propria storia tradizione e forza del nostro essere nazionale; cosi per le razze (ebrei, ecc.), le città, le famiglie, ecc. Storia è vincolo sociale e tradizione. Ci può essere la storia pura conoscenza, ma quella è cultura, che si può tradurre in coscienza (europeo-occidentale; o asiatico-orientale o ecc.) fino al concetto di storia universale-umanità. Ma in questo ultimo caso perdiamo le linee di storia e di vincolo storico, per entrare nell'antropologia. Perché la storia è formazione individuata, concretizzazione e specificazione e non universalizzazione. Perciò non può esservi storia universale, ma raccolta di storie particolari. La storia può essere rilevata sotto due aspetti: a) sotto quello del presente in quanto contiene il passato e quel che del passato è espresso nel presente e al modo presente (Roma di oggi, la lingua di oggi, le istituzioni di oggi, il cattolicismo di oggi, ecc.) essendo che il presente esige e richiama il


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passato (storicizzazione esistenziale); ovvero b) per quello che del passato si conosce e si ricorda anche se non sia più individuato esistente in un presente (storicizzazione mnemonica). Spero di essere stato chiaro. Sto bene. Tuo Luigi

[London, Paddington], 5 maggio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 2, in tre giorni. Nelina ha ricevuto una mia dopo venti giorni. Non ho letto il Sertillanges, ma conosco il tono: sono di ,accordo con te. Che il Medio Evo Ecclesiastico sia il precedente storico speciale del presente separatismo, io non oserei dire. Secondo me, il precedente speciale fu il regime giurisdizionalista ' delle Monarchie assolute e della Chiesa Asservita. Quel Medio Evo generò la Prammatica Sanzione di Bourges (1438), i Concili di Costanza, Basilea e Pisa (nazionalismo) e poi il predominio del potere regio, come di diritto divino, ecc. la quasi fusione dei due poteri (fusione negli Stati protestanti e confusione in quelli cattolici) sulla base della religione di Stato - cuius regio illius religio (Trattato di Westfalia - 1648) contro cui protestò Innocenzo X. I1 problema dei rapporti fra i due poteri era posto sul terreno del diritto pubblico, come nel Medio Evo così nell'Evo Moderno di prima e di dopo il Concilio di Trento. La laicizzazione del diritto pubblico, iniziata con le rivoluzioni Americana, FranLETTERA1119. 1. I1 giurisdizionalismo costituisce la dottrina sviluppatasi a partire dai secoli XVII e XVIII, che tendeva a sostenere il primato dello Stato suiia Chiesa di modo che quest'ultima doveva essere sottoposta alla giurisdizione statale. Secondo Stuno il giurisdizionalismo « preso genericamente », non nasce nel secolo XVIII ma quando u Stato e Chiesa assumono l'uno rispetto ali'altro posizioni giuridiche da far valere sia per salvaguardare la propria autonomia sia per affermare il proprio diritto d'intervento nell'opera deii'altro » (dr. L. STURZO, Chiesa e Stato, cit., p. 10 e ss.). Egli osserva inoltre che il giurisdizionalismo u varia sprrndc !P e p h e perché le teorie sulle quali si ap-mgia e le rivendicazioni aiie quali mira variano anch'esse attraverso i secoli » (ivi, p. 11) e distingue un giurisdizionalismo che tende a porre la chiesa sotto il controllo delio Stato per semplici ragioni politiche da un tipo di giurisdizionalismo che mira ad attribuire aiio Stato la prevalenza su& Chiesa u anche in materie religiose e disciplinari a.


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cese e Inglese (1773-1832) portava di conseguenza il principio di separazione, benché non sempre, né dapertutto, né intieramente effettuato. A me sembra che tu di un movimento immenso di idee, interessi, valori, diritto, religione, ecc. di un complesso storico di 800 anni, ne fai una questione di metodo. È poco; benché il metodo abbia il suo valore. Sto bene. Luigi

Piazza Armerina, 6 maggio 1932

Carissimo fratello, l'ultima cartolina tua è del 29. Quel che scrivi sui papi del medio evo è giusto; ma quel che dici dei giudizi storici mi pare che meni a un certo scetticismo storico che renderebbe quasi inu~ i l ela storia. Giudizi astrattistici no; ma che i giudizi concreti, dopo studio lungo e accurato, ecc. possano dirsi inutili, nemmeno. La storia che si scrive mira a comprendere nella sua sistemazione concettuale, la storia che fu vissuta. Come comprendere, senza giudicare? E quale storico non giudica ii medio evo? Salvo che lo giudica secondo le sue idee, la sua filosofia, la sua religione, ecc. Pei protestanti il papato di quell'età è corruttore della fede. Secondo Croce è (allora) elemento vivo; e così via. Tu stesso non giudichi il papato medievale, quando parli di feuddismo, ecc.? Passo ad altro problema. G. Falco in uno studio intitolato Polemiche sul Medio Evo ' a un punto dice: « La dottrina monarchica appare qui arricchita da una lunga esperienza storica, da una secolare tradizione storiografica e pubblicistica ». Questa distinzione tra storia e storiografia conferma quel che io ti ho scritto più volte, cioè, che l'oggetto della storiografia è storia; cioè, che la vita umana è, da sé, storia; e perché è tale, è storia la storiografia. Insisto su questo punto, perché io ammetto la soprastoria, che è la fede. La fede in chi crede, non si risolve tutta in storia; e l'opera storica di chi crede si distingue da quella di chi non crede. Chi non LETTERA 1120. 1. Sturzo si riferisce a una serie di articoli di Giorgio Falco, apparsi nel 1931 sulla rivista « Civiltà moderna D, che precedettero la prima edizione del volume Polemiche sul Medio Evo, tip. Fedetto, Torino 1933.


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crede pretende risolvere in storia anche la pura fede e la contamina, e contamina di errori anche la storia. I1 concetto vero di storia non si ha che quando si reputa Storia la vita vissuta e soprastoria la pura fede, e quando l'unità si ha dalla sintesi e non dalla risoluzione. Sto bene. E ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddingtonl, 9 maggio 1932

Carissimo fratello, le tue mi arrivano in tre giorni (quella di stamane è del 6 c.m.) e le mie ritardano; bisogna adattarsi alle oscillazioni della posta, che non sono storia, finché per caso non si storicizzino per un fatto che interessi un certo gruppo di persone! I o non confondo la storiografia (arte o scienza che sia) con la storia; e di più distinguo la storia (coscienza del processo umano) dal processo umano stesso. Per te, invece, il processo umano è storia. Così per te è storia tanto quel che avvenuto cade nel nulla (ritardo della cartolina) quanto -l'avvenimento che fa storia (la uccisione di Doumer l ) . La differenza basilare, psicologica, è in quello che io chiamo coscienza collettiva o coscienza storica. Te ne ho già scritto nella mia del 2 maggio. Circa i giudizi storici, è questione di metodo. Se si proietta la storia sul piano etico ed educativo, allora non è più storia processo umano, ma è un mezzo didattico, che può essere espresso come le Vite Illustri di Plutarco o come i Drammi sacri di Metastasio. La storia è servita dalla Riforma ad oggi come mezzo polemico pro e contro la Chiesa, il che ha giovato per la critica storico-flologica; ma, in quanto polemica, non è stata vera storia. La storiografia è mista a molti elementi estranei; ma non consiste la storia negli elementi estranei. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1121. 1. Paul Doumer (1857-1932), presidente della Repubblica Francese, fu ucciso dal russo Gorgulov.


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1122 Piazza Armerina, 10 maggio 1932

Carissimo fratello, rispondo alle tue del 2 e del 5. Mi avvedo d'essere stato frainteso. Io non ponevo il problema del separatismo politico di Chiesa e Stati, ma il filosofico di filosofia e fede. Accetto quel che tu scrivi intorno al primo. E come non accettarlo? Ripropongo il secondo. M'avvedo però che va formulato in altro modo. Io credo che gli antecedenti storici del pensiero naturalistico-autonomo vadano cercati nell'eccesso di autorità teocratico-dottrinale-disciplinare; e in certe non proprie interpretazioni della Scrittura. I1 per me reges regnant l, che riguarda la Sapienza, fu inteso come processo diretto di designazione, ecc. La egemonia politica fu sostenuta in nome della scrittura. I1 Sant'Uffizio fu (prescindendo dalle ragioni politiche) un eccesso di tutela. Metti in questo quadro, per es. la soppressione dei Templari * sotto Clemente V; gli arsi vivi a fuoco lento (e forse non rei), ecc. ecc. Somma tutto, e troverai l'origine del libero esame, prima, e del libero pensiero dopo, e del puro razionalismo - oggi idealismo - ecc. Ecco il problema. La biologia non mi pare abbia da vedere con la storia universale. Quella guarda !'uomo in astratto; questa i! prKesso umano in concreto; quella cerca leggi; questa coordina e interpreta fatti. H o ricevuto i documenti ecc. dove è il parere sulla guerra. Ma io non son competente in materia; e desidero conoscere il tuo giudizio. Sto bene. Son sopraffatto dal lavoro. Ma ci godo. Ti abbraccio Mario

LETTERA 1122. 1. Proverbi, 8, 15. 2. I Ternplari, ordine detto del Tempio, costituito da Ugo di Payens intorno al 1119 per proteggere i pellegrini che si recavano da Giaffa a Gerusalemme, furono sciolti da Clemente V sotto le pressioni esercitate da Filippo i l Beiio, re di Francia, nel 1312.


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[London, Paddington], 13 maggio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 10, rispondo subito, anche perché mi avvedo di essere in ritardo. Godo al leggerti c k sei sopraffatto dal lavoro. Che Dio ti aiuti e ti benedica. Ti ricordo di farmi avere le aggiunte per la Madonna di Loreto - la Maternità - S. Roberto (Bellarmino) e S. Alberto Magno. La nuova formulazione è più chiara. Dal punto di vista storico è provato che il movimento antisacerdotale e antisacramentale iniziato con Wycliff' e poi Hus e sviluppato con il libero esame della riforma, fu in fondo diretto a scuotere il potere ecclesiastico-politico e il regime economico del tempo. Perciò ebbe insieme il favore dei principi dissidenti del Romano Impero e le tendenze nazionaliste e particolariste. La loro logica li portava a negare i sacramenti come mezzi speciali di grazia per negare il sacerdozio, e negando il sacerdozio negavano il predominio del clero non solo religioso ma anche politico ed economico. L'idea del libero esame maturò non come reazione alla persecuzione dell'eretico, persecuzione che infierì presso i riformatori, ma come sostituzione della Bibbia (parola vivente di Dio) al Magistero della Chiesa e specialmente del Papa. La corrente laica e di separazione invece occorre derivarla dai legisti, in modo speciale da Marsilio di Padova 3, poi dai Sociniani 4,

LETTERA1123. 1. John Wycliff (1320-1384), eretico inglese sostenne i diritti deiia monarchia in polemica con il papato. La sua lotta contro l'autorità del Papa lo fece partecipare allo scisma d'occidente (1378) e a concepire una riforma della Chiesa che ispirò il movimento dei loliardi che predicavano un ugualitarismo ispirato ai Vangelo. 2. Jan Hus (1370-1415), nato nella Boemia meridionale, partecipò allo scisma d'occidente riprendendo le idee di Wycliff e contestando l'origine divina deli'autorità papaie. Scrisse nel 1415 un Tractafus de Ecclesia e una Defensio articulorum Wycliff. Fu condannato ai rogo dal Concilio di Costanza. 3. Marsilio da Padova (1275-13431, teologo e pensatore politico sostenne I'oriIl& Srrtc wmrc ==:ie che"emvLyG !>&&e &kG del p tere. Affennb la superiorità deilo Stato suila Chiesa e ritenne i'autorità del Conciiio superiore a quella del Papa. 4. Seguaci di Fausto Socini (1525-1562) e di Lelio Socini (1539-1604), eretici senesi che dettero awio ad una corrente protestantica.


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e infine dalle sette dissidenti della Riforma. È un'altra linea. Sto bene. Che dispiacere la morte del Com.re Favitta! Un abbraccio, tuo Luigi 1124 Piazza Armerina, 14 maggio 1932

Carissimo fratello, ieri ricevetti la tua del 9 e più tardi lessi la tua di pari data a Nelina cui ero andato a visitare. La nostra discussione sulla storia non fa un passo avanti. Credo che la colpa sia mia che non ben comprendo che cosa sia storia. E tu avrai la pazienza di aiutare la mia miopia. Tu dici: « Distinguo la storia (coscienza del processo umano) dal processo umano stesso. Per te invece il processo umano è storia ». Simpliciter no. Per me il processo umano è la storia-vita (come dice Croce); la coscienza riflessa metodologica, ecc., di tal processo è la storia scritta (la storia pensata come pure dice Croce). Soggiungi: « La differenza basilare, psicologica, è in quello che io chiamo coscienza collettiva o coscienza storica ». Qui siamo in uno di quei vicoli chiusi da cui non siamo quasi mai riusciti ad uscire. 'Il collettivo ì. clemente gegerico di mtta la iimuzn uttività. D ~ n q ~ e non può essere l'elemento basilare, cioè, specifico, della storia. Ora però hai aggiunto la parola « storica ». Ecco: coscienza storica. Ma quando la coscienza è storica? Logicamente solo quando è coscienza della storia, cioè, coscienza del processo-vita. Così si va logicamente verso la mia nozione, cioè, che la vita è storia, la storia, e tale è nel suo essere vivo che è il presente; la coscienza storica, frutto di pensiero riflesso, indagante, ricostruente, che è la coscienza (presente) del passato, è la storia opera di cultura. Tu scrivi infine: « la storiografia è mista a molti elementi estranei ». Cos'è per te la storiografia? E cosa significa per te il titolo del libro di Croce: Storia della storiografia italiana l ? Sto bene. I1 19 è 38 anni della tua ordinazione sacerdotale. Auguri e preghiere. A quando l'introduzione che aspetto? Ti abbraccio. Tuo Mario

t

LETTERA1124. 1. B. CROCE, Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono, cit .


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1125 [London, Paddington], 16 maggio 1932

Carissimo fratello, a proposito della mia affermazione sulla storia universale, tu, nella tua del 10 c.m. mi fai un'osservazione sulla biologia umana. Ora io ti ho parlato non di biologia, ma di antropologia: il che è tutt'altro. Chiarisco la mia idea. Fino a che non vi sarà una coscienza storica umanitaria, cioè una unità non di genere e di idea ma concreta e storica, non vi potrà essere storia universale, ma solo storie particolari coordinate. La storia è coscienza collettiva realizzantesi e non da realizzare, in processo e non in pura potenza. Così quando si dice storia universale si intende la raccolta di storie particolari riunite insieme. Quando invece ci piazziamo sul terreno universale? Solo quando trattiamo l'uomo non storicamente, ma antropologicamente, come razza (biologia) come razionalità (iiloSofia) come socialità (sociologia). Cioè col suo aspetto astratto e analitico e non reale e sintetico. La realtà è storia e quindi specificazione, individualizzazione, concretizzazione cioè coscienza individuale collettivizzata in forme speciali (famiglie - città - regni - chiese - società internazionale, ecc.). Quando tutto l'universo sarà un solo ovile e un solo pastore e allora avrà unica coscienza religiosa comune, allora la storia cristiana sarà anche universale. Sto bene. Ricordati di me il 19 maggio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 18 maggio 1932

Carissimo fratello, l'ultima tua è quella del 9 ricevuta il 12. Son sei giorni che non ho tue notizie. La mia ultima fu scritta il 14. £3. Croce in Contributo alla critica di me stesso l, dice che quel lavoro, non Contributo aila d i c a di me sresro, Larerza, LETTERA1126. 1. LI. CROCE, Napoli e Bari 1918. «Che cosa scriverò, dunque, - saive Croce - se non saiverò memorie, né confessioni né ricordi [...]? Mi proverò semplicemente ad abbozzare la critica, e perciò la storia di me stesso, ossia del lavoro che [...l ho contribuito al lavoro comune: la storia deila mia "vocazione" o "missione" (p. 4).


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è come tutti i lavori di ricordi o memorie o confessioni ma « critica, cioè, storia di se stesso ». Non mi dire che io mendico autorità. I o invece cerco di trovare quel tal concetto della storia che è nel mio pensiero e, credo, sia anche nella coscienza dei popoli. I1 caso di Croce riguarda la singolarità, che tu escludi dalla storia, che per te è collettività. Certo è collettività, perché è umanità, ma è umano tanto il singolo, quanto i molti. Voglio dire che la storia è l'accaduto-processuale. Il singolo certo non fa tutta la storia, ma fa storia anche quando, come tu scrivi nella tua del 9, il suo agire non entra nella coscienza comune e « cade nel nulla », cioè, come direi io: « va dimenticato ». Ma quanta vita collettiva di cui furono scritti gli eventi, non è andata dimenticata? Che importa? È sempre storia, storia dimenticata. Tu ti sei irrigidito nel tuo modo di vedere, né io ne scopro il perché. Cosa perde la parte che io accetto della tua teoria, se tu chiami storia la vita e storia il lavoro storico? Nulla. Ma invece guadagni ciò, che dai alla t c ~ r i aq ~ e l l a!egicità che iiua ha sino a che limiti la storia d'opera storica. Perché è storica l'opera dello scrittore? Solo perché è storia della vita. Insomma per me il concetto di processo è tutto (e anche per Croce); le altre distinzioni non possono escludere tale concetto o limitarlo. Sto bene. Ti abbraccio.

Gela, 22 maggio 1932

Carissimo fratello, la tua del 13 l'ho ricevuta qui il 20. Come vedi, sono a Gela. Ieri tenni ordinazione in forma solennissima. Oggi ho fatto assistenza pontificale nella messa giubilare di Vincenzino. Compie XXV di sacerdozio. Anche oggi folla straordinaria e grandi rappresentanze della diocesi. Nelle ore p.m. s'apre il convegno diocesano per lo sviluppo dell'azione parrocchiale, omaggio giubilare al vicario generale. Durerà tre giorni. Mi fa ricordare i bei tempi dell'azione cattolica. Sto bene. I1 lavoro è grave, ma Dio aiuta. La tua cartolina è molto interessante, ma non mi dice quello che io cerco. Tu segnali uomini. Ma chi spinse quegli uomini per quelle vie? E perché fecero epoca? Se io dicessi che il protestan-


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tesimo fu opera di Lutero, che cosa direi? E perché le invettive di Dante non crearono una immediata reazione? L'eresia - sempre - è razionalismo. È voler fare della storia pura, della filosofia pura; è voler risolvere il mistero in ragione, in storia. La rivelazione, il mistero rivelato impongono un'autorità assoluta. L'uomo cerca l'assoluto; ma, se non ha fede, resiste all'assoluto fatto autorità di Chiesa. Insomma è il mio vecchio problema che tu non accetti, della storia e della sopra storia, che consentono - non risoluzione - ma collaborazione, in una superiore unità; è la parola di Cristo che annunzia la perenne lotta tra il mondo e la Chiesa. Pensaci. Ora ti lascio, ma ti ho nel cuore e prego per te assai. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 22 maggio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 18 c.m. Io ti ho scritto (dopo il 9) il 13, 16, e 19. Grazie a Dio sto bene. I n questa tua del 18, tu metti in contrapposizione la singolarità (caso di una persona) con la collettività. Per me non c'è caso personale in opposizione a collettivo: per me ci sono attività individuali, che divengono (o no) elementi della coscienza sociale e collettiva, in tal caso, si storicizzano. Quel che è il più personale di ogni atto, il pensiero, non solo è quello che più si storicizza, ma è il vero elemento storicizzabile, purché passi in azione, cioè sia movente di attività umana (individuale) e come tale influisca nella vita (sociale) degli uomini. La distinzione di individuo e società è una distinzione pratica e di commodità; in sostanza non ci sono che individui associati e ogni azione porta le reazioni degli altri. L'uomo isolato è inconcepibile, è un'astrazione. Chiarito questo punto e quindi tolta ogni opposizione mentale fra individuale e sociale, non resterebbe che chiarire perché io distinguo il processo umano dalla storia (coscienza collettiva). Ma ciò ti ho scritto nella mia del 2 maggio. Vorrei un Crocifisso con le indulgenze della Via Crucis. Qui ho domandato ad una Parrocchia e non mi han saputo dare esatte informazioni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


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1129 Gela, 26 maggio 1932

Carissimo fratello, abbiamo celebrato il nostro convegno diocesano d'azione parrocchiale e cattolica, senza rettorica, ma con molto entusiasmo e praticità realistica. Meglio non poteva riuscire. Oggi è la festa soavissima del Corpo del Signore. Nel pomeriggio andrò a Butera a dar la Cresima a un bel centinaio di fanciulli ben preparati. Domani, a Dio piacendo, torno in sede. Scrissi biologia per distrazione, mentre volevo scrivere antropologia. Ma l'antropologia è cosa astratta, wme tutto ciò che è scienza; mentre la storia è cosa concreta. E questo lo scrissi già. Nemmeno se nel mondo ci fosse una sola coscienza collettiva, ci sarebbe la storia veramente universale, perché l'universale non è né può essere che idea. La così detta storia universale è la storia che abbraccia tutto il mondo, quella che il Wells chiama « Storia del mondo » '; che è sempre particolare, perché sempre parziale. Ma io picchio sempre sul mio punto, cioè, che non è la coscienza collettiva che fa la storia, benché la storia implichi questa coscienza. A me pare che codesto irrigidirti nel concetto di collettività noccia al contributo che tu rechi agli studi storici. Sto bene Son 'in po' stanco, ma di quella stanchezza che reca piacere, perché è sanità nel lavoro. I1 buon Dio mi usa tanta misericordia che ne sono confuso. Aiutami a rendermene meno indegno. Hai letto il Croce? Come lo giudichi? Ti abbraccio con vivo affetto. Tuo Mario

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[London, Paddington], 26 maggio 1932

Carissimo fratello, fai da mia parte i più vivi auguri a Vincenzino. Non ho nulla saputo dei festeggiamenti del suo XXV; e mi vi associo di cuore. Tu mi avevi posto nelle tue precedenti cartoline dei problemi storici LETTERA 1129. 1. H.G. WELLS,Breve storia del mondo, tr. it., Laterza, Bari 1930.


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sotto due aspetti: uno ecclesiastico amministrativo, l'altro causale storico. Credevo di averti risposto al primo il 2 9 / 4 e all'altro il 5 e il 13 corrente mese. I n questa tua del 22 maggio tu passi ad altro problema, cioè: l'assoluto gnoseologico, esige l'assoluto etico e socialmente si trasforma in assoluto di autorità, questo assoluto o è la Chiesa o la non-Chiesa (imperatori - re di diritto divino - popolo sovrano - nazione, ecc.). Sul terreno religioso siamo di accordo; sul terreno politico-economico non in forma diretta, per non cadere in una specie di teocrazia alla medioevale, che tu giustamente criticavi. I1 problema della cosidetta soprastoria è per me un falso problema, perché la parola sopra-storia conduce ad analogie erronee. Tutto è storia quaggiù, anche la soprannaturale; il cristianesimo è storia; l'azione della grazia nelle anime, spingendo a lavorare nel bene, può divenire storia, storia di bene; coloro che resistono alla grazia fanno del male, e la loro attività può divenire storia, storia di male. E poiché bene e male sono sempre misti, la storia è storia di bene e di male. Ma io penso che la storia è coscienza collettiva: così non possiamo intenderci. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 29 maggio 1932

Carissimo fratello, eccomi in sede desioso di nuovo lavoro per le anime. Ma ora è il caldo che non consente e manda la gente in campagna ai monti e fra breve al mare. Però a me non manca mai il lavoro. Dice Benedetto Croce « immaginare un pensiero che produca effetti, è concepire naturalisticamente e meccanicamente il pensiero e la vita tutta ... Un pensiero non produce mai effetti, ma è sempre collaborazione ... Non è Cartesio che ha prodotto il razionalismo e la rivoluzione francese, ma lo spirito del mondo che si è attuato successivamente nella filosofia cartesiana, nell'enciclopedismo e nella rivoluzione francese ». H o citato questo passo per determinare bene il problema che propongo alla nostra discussione. E il problema è quello della causa e dell'effetto. Una causa che produca un effetto fuori di sé, io l'escludo. Dicono i soliti manuali per esempio che il sole


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è causa efficiente della fecondità della terra. Certo che luce e calore, ecc. agiscono sulla terra; ma è anche certo che se la terra non fosse attiva e non reagisse, invano riceverebbe la luce, il calore, ecc. e non sarebbe feconda. Ora io credo che la critica non deve invertire la causa, ma il modo che da alcuni la causa fu concepita. Ogni azione su un oggetto a cui risponde una reazione può ancora chiamarsi causa. I n tal senso io credo che Cartesio si può chiamare causa del razionalismo, ecc. Dire che il razionalismo, ecc. non fu prodotto da Cartesio, ma dallo spirito del mondo, pare a me che sia, non un risolvere il problema, ma uno spostarlo. Chi produsse quello spirito nel secolo di Cartesio? E cosa è lo spirito del mondo, se non il pensiero collettivo in date determinazioni? Se è collettivo, non poté originarsi che dai singoli. Dunque sempre un qualche singolo è causa d'una corrente storica. Sto bene. Abbracci Mario

t

[London, Paddington], 31 maggio 1932

Carissimo fratello, finalmente ricevo la tua del 26 da Gela. Ieri ti ho mandato mie notizie per mezzo di Fondacaro. Godo che stai bene e che Dio ti consola in mezzo alle fatiche pastorali. Lz mia ipotesi: storiz cristiana uguale a storia universale se tutto il mondo fosse un solo ovile e un solo pastore, ti indicava non un universale-idea ma un universale o totale (mondo cristiano) concreto. Siamo di accordo sul principio che non ci sono storie universali, perché il vero universale non è concreto. Io poi non m'irrigidisco, come per partito preso, nell'idea che la storia è coscienza di gruppo o sociale; io cerco il contenuto ultimo della storia oltre il quale non può darsi risoluzione; ed è nella coscienza di gruppo o-sociale che trovo l'ultima risoluzione della storia. Perciò io dico che degli awenimenti umani (materia della storia) si storicizzano quelli che di fatto si risolvono in coscienza storica, che è sempre coscienza sociale. Più in là non posso andare, ecco perché tu mi dici che mi sono irrigidito. Da sei giorni non ricevo da Nelina alcuna notizia. L'ultima sua cartolina è da Catania del 23. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


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Piazza Armerina, 1 giugno 1932

Carissimo fratello, ti sei irrigidito in modo strano nel concetto della storia come coscienza collettiva. Quel che più mi colpisce è che non discuti più, ma affermi, direi quasi, dommatizzi, perché, se discutessi, ti avvedresti subito che la coscienza collettiva c'è nella scienza, nell'arte, nella religione, nella politica, in tutte le attività umane, le quali, perciò, non si distinguono tra loro per quel che è comune a tutte, ma per altri concetti. Storia, filosofia, cronaca, tutte e tre son coscienza collettiva: secondo il tuo concetto tutte e tre sarebbero storia e la distinzione non ci sarebbe. E la stessa cosa sarebbero la storia-storicistica e la storia teologica (come dicono gli avversari). Perché gli avversari combattono la storia teologica? Se il soprannaturale (come tu affermi) si risolvesse in storia non avremmo tale contrasto. I1 contrasto c'è, né sarà mai superato, perché il soprannaturale (in quanto tale) non si risolve. Invece col mio concetto della storia, processo umano, e della sopra storia, fatto divino, che non possono separarsi, senza rendere inconcepibile la storia umana, siamo su un vero terreno di progresso, che utilizza le conquiste storicistiche e le integra e dà il concetto giusto della storia. Ma io noto omai in te un senso di intolleranza o forse di stanchezza o forse di pensiero occupato d'altro, e non vorrei, col mio insistere, recarti fastidio. Se credi che sia tempo di far punto, facciamo punto. Sto bene. Ti manderò il crocifisso appena mi arriva, con le indulgenze della via crucis. Ti abbraccio t Mario

[London, Paddington], 3 giugno 1932 Festa deI S.S. Cuor di Gesù

Carissimo fratello, ricevo la tua del 27 maggio, dove c'è la citazione di Croce. Sono di accordo con lui dove dice che il peizsiero è sempre collaborazione; non sono di accordo quacdo dalla collaborazione (che è lo


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stesso della mia coscienza sociale o collettiva) salta allo spirito del mondo, che per lui vuol dire lo Spirito. I1 concetto di società è falsato tanto da coloro che la risolvono in un'entità metafisica (quale lo spirito degl'idealisti) quanto da coloro che la risolvono in un'entità bio-fisica, come i positivisti. La società è lo stesso individuo associato ad altri in una coscienza comuile, cioè partecipante l'un l'altro allo stesso o simile pensiero come elemento, questo, originario di tutta la nostra attività. Quindi peizsiero collaborante. I1 problema di causa ed effetto, relativamente al pensiero (che è quel che interessa) è proprio in questo passaggio di partecipazione e collaborazione. I1 direttore di coscienza dà buoni consigli; l'alunno li accetta e si sforza di seguirli; cioè l'alunno opera in sé, fecondandoli i buoni suggerimenti, che trasmuta in buone azioni. Vogliamo parlare di cause e di effetti. Sono questi simboli logici per chiarire in parte ogni azione e reazione reciproca. I1 seme è causa dell'albero? ovvero origine? e la terra? e l'acqua? ecc. la causalità è 18 espressime astmtta di ~n'attivitàmo!:ep!ice e categorizzabi!~ solo a costo di perdere concretezza e singolarità. Sto bene. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 giugno 1932

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 26 maggio e fu ricevuta il 31. Ancora Desclées non mi ha mandato i nuovi ufficii. Appena li ricevo, te ne manderò copia. Leggesti la Storia d'Europa? Desidero conoscere il tuo giudizio. I o ammetto la soprastoria come oggetto, perché concepisco la storia, prima come oggetto, cioè, concepisco la vita vissuta come storia, poi come storiografia, cioè, come pensata. Del resto Croce ed altri sono dello stesso avviso. Insisto su questo concetto, perché la storiografia medievale, sopra tutto, a ciò mi spinge. Nel medio evo e prima in S. Agostino, c'è lo sforzo costante di spiegare la storia con la teologia. E si ha la storia non puramente teologica, ma aprioristica e in molti punti arbitraria. S. Agostino spiega la grandezza dell'impero romano come premio (divino) temporale per virtù naturali. È uno dei casi dell'interpretazione arbi-


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traria del modo come agisce la Provvidenza. La storiografia moderna, è moderna, perché ha superato quell'errore. Ma è caduta in altro errore, perché ha negato Dio trascendente e personale, e ha posto in sua vece il divino nell'umano. Questo errore, secondo me, non si supera tornando alla teologia, cioè, alla risoluzione che tu ammetti, ma ponendo il divino-rivelato-mistero, come elemento reale sì, ma non risolvibile. Così, per esempio si ammette la Provvidenza come un fattore della storia, ma come un fattore arcano. Come agì la Provvidenza nella grandezza di Roma? Non lo sappiamo e perciò questo perché non lo dobbiamo cercare. Ti prego di non respingere a priori il mio concetto. Sto bene. Prego per te e ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddingtonl, 6 giugno 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del primo giugno. Non so perché credi che la discussione sulla storia mi dia fastidio: ti ho scritto che è per me interessante, per il mio lavoro. Puoi continuare: le tue osservazioni mi fanno pensare. Non mi sono irrigidito; ripeto perché mi sembra di non essere capito. Pel momento lasciamo da parte il problema della soprastoria che m'intralcia. Ci ritorneremo quando avrò con il tuo aiuto, precisato definitivamente la mia teoria storica, che è il lavoro di questo periodo. Tu dici: la storia è lo stesso processo umano, la storia-vita. I o ti ho più volte opposto che nel processo umano la maggior parte dell'attività singola non si storicizza, come tale non rimane né nella realtà esistenziale (coscienza del presente) né nella memoria (coscienza del passato). Per questa ragione, pur ammettendo che la storia ha per oggetto il processo umano, aggiungo che questo viene storicamente rivelato attraverso la coscienza (storica) la quale a sua volta per essere tale non può non essere coscienza di gruppo (collettiva - comune - sociale) cioè coscienza similare negl'individui appartenenti a un gruppo e formatasi nella reciprocità della vita sociale. Sembrerebbe che tu creda che la coscienza sia un dato generico; ma per me e per te è un dato con-


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creto attuantesi per i singoli oggetti. Allora nessuna difficoltà che io abbia una coscienza teologica, storica, politica, ecc. secondo gli oggetti, la cui conoscenza affetta la mia vita. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 7 giugno 1932

Carissimo fratello, rispondo alle tue del 31 e del 3. Quando ho scritto che ti sei irrigidito nel concetto di coscienza collettiva, ho inteso dire che non sottoponi a nuova critica detto tuo concetto. I n queste ultime tu specifichi la coscienza collettiva chiamandola coscienza storica. C'è per te o non c'è una coscienza collettiva non istorica? Se c'è, con questa affe-nazione hai fatti 11. critic~;se non c'è, uiicru r- te tutto è storia, anche la coscienza collettiva della favola o mito. Circa il problema della causa io propriamente cerco il perché della campagna fatta contro questo concetto. Mi fermo a Croce e al suo concetto della storia. Per Croce la storia è svolgimento; lo svolgimento non è processo per causa, ma per dialettica. Chi fu la causa per esempio della rivoiuzione francese? Nessuno. Cosi queii'evento, come ogni altro evento, per Croce, non deriva da cause, ma è un divenire dello Spirito. Infatti egli, coerentemente, nega che la storia insegni qualche cosa, come nega che si possa antivedere il seguito del processo. Non si tratta dunque di interpretazione della causa, ma di pura negazione. H o compreso bene? Se sl, bisogna lasciare agli idealisti la teoria di storia come svolgimento. G. B. Vico dice che la storia è la comprensione critica degli accadimenti, attraverso un conveniente concetto filosofico. Cito a senso. Così definita la storia, per noi dualisti, ha un senso, ed io in massima l'accetto. Ma qui non si esclude la causa, né del resto si può escludere, salvo a ben definirla, come fai tu nella tua del 31. Allora potrà bene cercarsi, per esempio la causa, o meglio, le cause della rivoluzione francese, e di ogni altro evento, anzi deve cercarsi, se si vuol fare storia. Sto bene. Nelina anche. Tuo t Mario


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

[London, Paddington], 9 giugno 1932

Carissimo fratello, il 30 scrissi a Fondacaro e a te, il 31, il 3, e il 6. Sto bene; ma già stanco e attendo di prendermi le vacanze in un clima più caldo o meno freddo. Non ho ancora letto, che solo poche pagine, delia Storia d'Europa perché molto preso da altri lavori. Te ne scriverò. Torno al problema della storia. Per te dalla storia vita-vissuta si passa alla storia storiografia; io invece dal processo umano (processo storico o storicizzato) passo alla coscienza sociale (coscienza storica) e poi alla storia-storiografia. Non mi occupo di quest'ultima che come espressione di una data coscienza storica. Così dall'epoca patristica all'umanesimo la storia fu spiegata teologicamente; poi umanisticamente, ecc. fino al presente storicismo. È evidente che la storia senza Dio è inesplicabile, come è inesplicabile la natura senza Dio. Io, che accetto lo storicismo come sistema, ma non lo storicismo idealistico, lo definisco: « la concezione sistematica della storia, come processo umano, realizzantesi per forze immanenti unificate dalla razionalità, però da un principio e verso un fine trascendente - assoluto ». Per me razionalità è coscienza individuale e collettiva. Troverai la dimostrazione di ciò nello studio che spero mandarti verso la fine del mese, se lo avrò dattilografato. Dopo che lo avrai letto, ripiglierò il tema della soprastoria. Nelina mi scrive che sarà da te in questa settimana. Salutami gli amici tutti; prega per me. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 10 giugno 1932

Carissimo fratello, a momenti ricevo la tua del 6. E benché io nella mia del 7 ti abbia parlato dell'argomento, pure credo bene tornar sullo stesso ccr, r i f e r L ~ r n t zr +est2 tur . Til &ci: ci Senhrerehhe che til c r e d ~ che la coscienza sia un dato generico, ecc. ». Ora io non dico che la coscienza è un dato generico, ma che tale è la parola coscienza. Infatti se io dico che la teologia è coscienza collettiva o se dico che è


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coscienza collettiva la politica, l'arte, ecc. dico proprio cosa generica e perciò non definisco nulla. In questo senso non accetto la tua definizione. Resta infatti a sapere quando e perché la coscienza è storica. Quando poi io dico che la vita è storia, dico qualcosa di più di quel che tu &ci quando limiti la storia a ciò che si storicizza. Tutto si storicizza, anche il respiro. Non però tutto è oggetto della storiografia, perché o non tutto si conosce o non tutto interessa l'argomento storiografico. I1 fatto che perisce non è nulla, ma è un fatto che perisce. Ma periscono davvero i fatti? I fatti che animano la storiografia da quali elementi derivano? Certo derivano da fatti che restano e fatti che periscono, cioè, dalla storia-vita, che è tale nel suo processo sintetico e totalistico e non già parzialistico. Ma io domando: una coscienza collettiva animante una data opera storiografica non può perire? Quanti libri di storia non son periti e con loro la memoria di fatti? Diremo per questo che quelle storie cessano di essere storie? Sono storie dimenticate, perite. La scoperta di un codice storico è creazione di una storia? No; è scoperta. Se ben rifletti, ti accorgerai che tu non hai ancora trovato la definizione della storia. Sto bene. Mario

t

[London, Paddington], 12 giugno 1932

Carissimo fratello, nella tua del 7 c.m. mi domandi se per me c'è una coscienza collettiva che non sia storica. Ti rispondo che c'è e non c'è. C'è in quanto la coscienza, avendo per oggetto tutta la vita sociale, sentita come presente, può essere riguardata analiticamente come coscienza religiosa, morale, politica, familiare, ecc. Ma non c'è in quanto il presente è risoluzione del passato, e quindi storia, e in quanto nulla sarebbe comprensibile del presente senza il suo passato (causalità storica o processo). La tua difficoltà sul mito, la favola o la leggenda non mi sembra una vera difficoltà. Conoscerle come miti, leggende o favole è uno stadio della coscienza, stadio critico. Per un uomo del Medio Evo molte pie leggende erano verità (storiche) come erano verità (scientifiche) molte spiegazioni dei fatti naturali, che poi sono state ritenute le prime invenzioni pie e le secon-


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de teorie erronee. Noi le riteniamo tali, oggi, da un punto di vista critico; così faranno i nostri posteri di parecchie o molte storie che noi oggi riteniamo vere e di molte teorie scientifiche, che noi oggi crediamo esatte. Variano i punti di vista e variano gli atteggiamenti della coscienza. Se ciò fosse anti-razionale, né gli uomini prima di noi e né noi stessi potremmo appoggiarci sulla ragione e sulla coscienza che ne consegue. Se non ci fosse stata la critica tedesca del sec. XIX riterremmo i sette Re di Roma storia vera. E non ostante la critica, riteniamo Omero personaggi,^ reale. E può essere anche il contrario in entrambi i casi. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi Altra volta della causalità storica.

Piazza Armerina, 14 giugno 1932

Carissimo fratello, rispondo con un giorno di ritardo per aver aspettato la tua, che ricevo a momenti. È del 9. Scrivi: « I o invece dal processo umano (processo storico o storicizzato) passo alla coscienza sociale (coscienza storica) e poi alla storia-storiografica ». Ti prego di dirmi se c'è per te un processo umano privo di coscienza sociale. Per me i due primi membri son unità sintetica, cioè, un sol membro. Posto questo membro, ti domando se per te c'è vita umana senza processo umano-coscienza sociale. Tutto qui è il punto. Ma io penso che tu puoi separare la vita umana dal processo, ecc. solo per analisi. E allora? Che cosa dici tu di diverso da quel che dico io? I1 diverso o qualche diverso non può esser sulla qualità, ma sulla quantità. Si può parlare di più o meno ricco, più o meno vasto. I o poi (e son convinto che anche tu) concepisco l'uomo come sociale, come individuale-universale (per usar una frase d'uso) e quindi come unità sintetica che non vive a frammenti la vita, a pezzi e a bocconi, primn i?lia fc,-,a, p01 vn'altra; ma vivendo, vive tutte le forme: la sensitiva e la logica, l'individuale e la collettiva, la particolare e l'universale, la cronaca e la storica, la prosastica e la poetica; e solo ammetto la prevalenza ora d'una ora d'altra che dà lo spunto alle


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classificazioni analitiche. Se tu, come son certo, pensi come me, non potrai più, se non per analisi, distinguere la vita dalla storia, le azioni non storiche dalle storiche. Sto bene. I1 tempo è mite. Ma è stato caldo assai. Nelina verrà verso la fine della settimana. Ti abbraccio e mi raccomando alle tue orazioni. t Mario

[London, Paddington], 15 giugno 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 10. Tu mi dici che resta a sapere quando la coscienza è storica. Aggiungo alla mia del 12. Puoi tu avere una coscienza politica o teologica o artistica che non sia storica? Non ci può esser presente senza passato, non realtà senza storia. La realtà per essere compresa deve essere vista insieme nel suo presente e nel suo passato. Del resto, la coscienza di noi stessi non è altro che la nostra esistenza al presente sentita come identica a quella del nostro passato. Togli la memoria e toglierai la coscienza di sé. E siccome la esistenza di ciascuno è esistenza associata con altri, così da noi stessi incomincia la coscienza della nostra piccola storia familiare, scolastica, professionale, cittadina, ecc. A me sembra troppo semplice e non arrivo a capire il perché delle tue difficoltà. Circa la storicizzazione, tu dici che tutto si storicizza, perché per te storia e vita (anche fisiologica: il respiro) si convertono. Per me, no: si storicizza quel che arriva ad informare la coscienza sociale. Potrei concederti che in tutto quello che esiste, essendo questo prodotto del passato, c'è l'orma di ogni singolo uomo. Senza sapere quali e quanti uomini abbiano abitato per esempio Pompei, possiamo pensare la loro vita attraverso le rovine di oggi. Ma quel che si è storicizzato, in concreto, sono le rovine e quel che le rovine ci rivelano in particolare. Le idee generiche sono il sottostrato del concreto che noi percepiamo; ma dalla storia passiamo così alla gnoseologia, alla fisica, alla biologia, ecc. Non ci sono certo compartimenti separati; ma se non vogliamo fare una confusione di tutto, bisogna pure specificare e analizzare. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO - CARTEGGIO

1143 Piazza Armerina, 18 giugno 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 12 che ricevo a momenti. Ma anche la coscienza vissuta è collettiva. Se fossi coerente, dovresti chiamarla storica come l'altra. Tu consideri il mito come momento storico. Perché ciò? Non per altro che perché il mito, in un dato tempo, è nella coscienza-vita. Se tu facessi davvero l'autocritica, troveresti che il concetto di coscienza collettiva non è il termine specifico che consente la definizione della storia. E troveresti anche che la vita è la prima storia, e che la storia è storia, perché la vita è storia, e che la vita è storia non per la coscienza, ma perché è processo di fatti di cui si ha coscienza, e che, bene o male, molto o poco, se ne ha coscienza sia circa l'essere sia circa i fattori, sia circa il significato. Io nella prefazione non vorrei trovar cosa che pugni col mio pensiero. Vorrei tutto approvare, tutto ammirare, da tutto cavar profitto. Ma non c'è che fare. Da un tempo i nostri cervelli si son posti su due piani diversi e ogni sforzo per metterci sullo stesso piano è inutile. Sto bene. A Dio piacendo, verso la fine del mese andrò a Enna per la S. visita. Così farò due cose: troverò un po' di fresco, e troverò un lavoro che non può farsi nell'inverno. L'inverno lassù è orribile. L'ho assaggiato più volte. I o cerco il fresco, tu il caldo. Anche in ciò siamo diversi. A me quelle alture da cui si vedono certi abissi profondi, mi fanno sempre lo stesso piacere, sempre nuovo e sempre antico. Ora ti lascio e mi raccomando alle tue preghiere. Credimi. Tuo t Mario

[London, Paddington], 18 giugno 1932

Carissimo fratello, ricevo a: tira del 1-1c.iiì. c rispunda. Che ngs si din przcessz umano senza coscienza sociale è evidente, ma i due termini sono integrativi, nel senso che la processualità è per sé indipendente dalla coscienza, mentre non può darsi coscienza senza processualità.


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I1 principio processuale è dato dalla contingenza, uguale in noi e negli altri esseri; il principio della coscienza è dato dalla razionalità, esclusivamente degli uomini. L'idea di processo-vita contiene in sé quella di società, ma non è evidente e può sembrare un'idea aggiunta. Se l'analisi non servisse a chiarire la sintesi, non troveremo mai i valori contenuti nelle sintesi. Tant'è vero che l'idea di processovita è generica che può pensarsi ad un processo unico di tutta l'umanità; mentre la coscienza sociale è particolare, frazionata e lentamente tende a comporsi in larghe unità. Nei popoli primitivi non esce dalla famiglia e dalla tribù. Infine, processo umano è tutta l'attività umana (storicizzabile ma non storicizzata); e la coscienza sociale (in quanto presente) è solo di quella parte del processo che si è storicizzata. Questo il punto in cui noi dissentiamo; e ciò perché io concepisco il passato esistente solo (risolto) nel presente. Sia questo presente esistenziale sia di memoria, quindi la storicizzazione non è per sé né un fatto permanente, né uguale, ma si adegua aiie condizioni dei presente (coscienza storica). Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 19 giugno 1932

Carissimo fratello, questa ti reca i più affettuosi auguri pel tuo onomastico. I1 21 celebrerò per te la santa messa. Che S. Luigi t'impetri le grazie necessarie alla tua santificazione. Riprendo l'argomento ormai troppo dibattuto e non esaurito anzi forse non ancora sfiorato. La vita vissuta è vita umana, perché è vita cosciente, ma è anche vita sociale perché l'uomo è sociale; è dunque coscienza collettiva. Che cosa le manca per essere storia? Ma, secondo me, è storia, perché, oltre a tutto questo, è processo, successione processuale di atti umani, unità-molteplicità nella processualità. M'awedo che diciamo sempre le stesse cose, io di qua, tu di là, e restiamo sempre allo stesso punto. Oggi verrà Nelina. Starà un paio di giorni. Passerà qui il 21. Non so se vi passerà il 22 che è il mio giorno. Quanti anni? Come vola il tempo. E quanto conto da dare a Dio! Aiutami con


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le tue preghiere. Al congresso Eucaristico non andrai. Così mi scrivesti. Eppure è tanto desiderabile potervi assistere. Vi assisteremo col cuore. Ti abbraccio e ripeto gli auguri. Tuo aff.mo fratello

f. Mario

[London, Paddington], 22 giugno 1932

Carissimo fratello, né ieri né oggi mi arriva la tua solita cartolina, che questa volta avrebbe portato gli auguri per il mio onomastico. Ti scrivo questa per non tardare ancora a darti mie notizie. Sto bene; in questi giorni ho avuto la perdita di un mio carissimo amico, che Nelina conobbe quando fu a Londra. È morto rassegnato e con tutti i conforti religiosi. Lascia sette figli tutti piccolini e la moglie l . Prega per la sua anima. Sono sulle mosse di lasciar Londra e cercare un po' più di caldo. Qui dopo due giorni buoni, siamo a una temperatura bassa e venti freddi del nord-est. Sento il bisogno anche di un po' di riposo. H o lavorato parecchio e mi sento stanco. Ti scriverò l'indirizzo dove andrò. Per ora scrivimi a Londra e le tue cartoline mi arriveranno. L'università cattolica di Milano fa una raccolta di collezioni di giornali e opuscoli e riviste sulla Democrazia Cristiana e movimento sociale. Si potrebbe mandare tutto quello che è in casa (« Croce di Costantino D, <( Cultura sociale », ecc.). Così non si perderebbe 2. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

T --,.... llA L LA-,Vi l. Si .,,a d d sigi.9: M-ir, di cui e ! ! ~lettera 1149. 2. Non ci risulta che Mario abbia mandato il matetiale documentario qui indicato all'università Cattolica. Lo conservò invece. I1 materiale, di cui parla Luigi, gli venne restituito da Caltagirone al suo rientro dali'esilio, nella sede d d e Canossiane in via Mondovì, poi di qui fu traslocato neiia sede deli'Istituto Stuno. LIDll=-

*-n+C


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1147 Piazza Armerina, 24 giugno 1932

Carissimo fratello, il 21 celebrai la S. messa per te, conforme ti avevo scritto nella mia del 19. Ora rispondo alla tua del 18. La storia è processo umano. La contingenza umana non è uguale alla contingenza degli esseri inferiori. Una contingenza per sé stante non esiste. La coscienza è data dalla razionalità umana. Che fa ciò? Noi cerchiamo la definizione della storia. Or a me pare che la via non sia quella. Comincio dal concetto volgare: la storia è ciò che accade. È la narrazione di ciò che accade. È sapere la connessione dei fatti. È saperne il valore. È coordinazione dei fatti, critica di fatti, alla luce di un qualche principio. Questo'processo di pensiero è naturale, logico, vero. Passo quindi ad esaminare il tuo concetto di coscienza. Dico: la storia è coscienza di ciò che accade, della connessione dei fatti, del lor valore, della loro coordinazione, ecc. Che cosa ho detto di diverso? Nulla. Infatti quando ho detto: la storia è ciò che accade, ho anche detto che ne è coscienza; perché se ciò non intendessi, non avrei detto nulla. Tu parli di gradi di coscienza. Ma chi dice che la cronaca è l'elencazione dei fatti, la storia la critica, ecc. non ha anche parlato di gradi della coscienza. Tu parli di storicizzazione. Ma chi parla di storia come fatti, ecc. non sottintende la tua storicizzazione? Ciò che si sconosce è come ciò che non è. Però ciò che non entra nella coscienza storica, non è nulla: è o insignificante o dimenticato o sconosciuto. Domani potrà aver senso, venir ricordato, venire scoperto. Sto bene. Nelina così così. Spero che il viaggio non la faccia soffrire. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 24 giugno 1932

Carissimo fratello, ricevo insieme la tue del 18 e 19. Così sono tranquillo. Grazie degli auguri, che a te ricambio per il tuo 29" episcopale. Forse non c'intendiamo, perché nello scrivere ci riferiamo ad idee, che poi lo scritto stesso, cartolinesco com'è, non ci rende. Tu critichi la mia


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concezione di coscienza collettiva, perché tu dici: « la vita è storia non per la coscienza, ma perché processo di fatti di cui si ha coscienza ». Ora, quando io dico coscienza, non intendo una coscienza vuota, che non si dà, (come non si dà intelletto senza un dato pensiero) ma coscienza del processo attraverso quei dati che la influenzano, e che essa elabora. Nel dire così intendo che il solo processo, senza averne coscienza, non è storia; che i dati del processo di cui non si ha coscienza non è storia; che i dati del processo di cui si ha coscienza non storica (miti-leggende) non è storia; che i dati oggi non più storici (miti leggende) dei quali si ebbe coscienza storica, furono storia, ecc. Gli scolastici direbbero che la causa formale della storia è la coscienza e la causa materiale sono i fatti che arrivano alla coscienza. Nelle mie due cartoline del 15 e del 18 vedrai che il punto di dissenso fra noi ora non &più la coscienza, ma l'idea di storicizzazione. Nella tua del 19 le tue frasi sono più a meno identiche alle mie circa la coscienza collettiva. Un gran passo l'abbiamo fatto. Anche di accordo sulla processualità dell'attività umana (chi la nega?) e attività cosciente. Non resta che darmi atto che quel che non è nella coscienza non è storia. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi

1149 [London, Paddington], 27 [giugno] 1 1932

Carissimo fratello, C ...l spedito raccomandato lo [ ...l Sociologia e Storicismo. Peccato [...l dattilografia non è buona; se non puoi leggerlo da te, te lo farai leggere; ma non ho altra copia migliore disponibile. Non ho premura a riaverlo, me lo rimanderai con il tuo comodo. Non farvi segni, perché mi servirà: mi manderai in foglio a parte impressioni e osservazioni che mi serviranno. Qui finalmente oggi bel caldo e sereno e ponentino fresco, mi sembra di essere a Roma. Prega per il mio amico Mr. Muir, che se n'è andato al cielo. Era così buono. Lascia moglie e sette figli. Vedo che il Congresso EucaLETTERA 1149. 1. S. scrive per errore marzo. 2. I puntini in parentesi quadra segnalano qui e di seguito le parole mancanti perché la cartolina è stmppata.


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ristico di Dublino è riuscito cosa ammirabile. Ma io non mi sentivo di subire i disagi e le fatiche che portano simili affollamenti. Vedo che andrai ad Enna per i lavori pastorali. Non ti affaticare troppo. Ricordo Enna nel luglio 1904. Che paesaggi! che cielo! I n complesso sto bene, benché ormai sono stanco di Londra. Da dieci mesi noli mi sono mosso un sol giorno per andare neppure nei dintorni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 29 giugno 1932

Carissimo fratello, non ho notizie da Nelina, spero il suo viaggio sia stato buono. Dalla tua del 24 c.m. a me sembra che tu non escludi la coscienza dalla storia, ma reputi che sia implicata, e che ne sia (come in ogni altra concezione) un elemento generico, che quindi non sarebbe quello che caratterizza la storia. Se questo è il tuo pensiero, tu me1 dirai, per potere proseguire la conversazione senza alcun equivoco nella interpretazione del tuo pensiero. Desidero ancora che tu mi chiarisca la frase che è a principio della tua cartolina, là dove scrivi: « La contingenza umana non è uguale alla contingenza degli esseri inferiori ». Io non comprendo ciò, perché la predicazione di contingente all'uomo o alla pietra è una predicazione univoca, e non mai equivoca, né analoga. Questo è il senso della mia frase della cartolina del 18 giugno, alla quale tu opponi quell'affermazione che io no2 arrivo ad afferrare. Grazie a Dio sto bene: un po' di caldo finalmente è venuto. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 2 luglio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 28 giugno e godo al saperti bene e già ad Enna per la visita pastorale. Grazie delle tue preghiere per me. Ne ho tanto bisogno. Sono un po' angustiato per Nelina. L'ultima sua


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è del 22 da Piazza. Poi silenzio. Tu mi hai scritto il 24 che Nelina stava così cosi e pensavi che il viaggio potesse farle male. I o non so se è già a Roma o ancora a Caltagirone, come sia arrivata (se a Roma), ecc. I o domani lascio Londra. Forse troverò all'H6tel sue notizie. Ma dal 22 ad oggi sono già 10 giorni passati. Pazienza. Dovendo lasciar tutto rassettato sono un po' stanco, ma sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Enna, 3 luglio 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua cartolina del 24 ricevuta qui iersera. L'ultima mia è del 28. Dopo non ho avuto tempo. Qui l'aria ancora è primaverile. Sto bene. Sento la poesia della montagna. Non ho mai pensato a una coscienza vuota, perché non è pensabile. Coscienza è conoscenza molteplice, simultanea. Coscienza vuota sarebbe scienza non scienza, cioè, nulla. Senza coscienza non c'è storia. Certamente. Ma nemmeno c'è vita umana. Spiego il mio concetto della storia ponendo il problema della morale in quanto relativa. La morale assoluta è la morale considerata in idea. Considerata nella storia, cioè in concreto, è relativa. Dicendo: considerata nella storia, dico considerata nella vita vissuta e nella vita pensata, cioè, nella storia che si fa, nella storia che si ricostruisce. La schiavitù fu un fatto sociale, un modo di concepire e ordinare la società. Fu relativamente morale (non parlo degli abusi). Per dir ciò io non devo risolvere quel passato nel presente. Nel presente la schiavitù è immorale; ma devo considerare oggi quel passato nel suo essere: giudicarlo con le idee d'oggi e di allora. Dico: la morale relativa è la morale storica. Ciò dicendo, dico che la vita è storia; ma dico anche che la vita che fu, ripensata e sistemata, ecc. è storia in senso più alto. Storia l'una, storia l'altra. È quel che tu neghi e che vizia il tuo concetto sulla storia. Tuo Mario

t


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1153 Parigi, 4 luglio 1932

Carissimo fratello, sono arrivato qui ieri sera, dopo un ottimo viaggio. Mi fermerò pochissimo. Sto bene. Non ho notizie di Nelina, tranne una cartolina da Roma di saluto, senza dirmi se stava bene o no. Spero che stia bene. Se tu hai sue notizie, scrivimi subito. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi Scrivi sempre a Londra: avrò tue cartoline dove mi troverò. Hai ricevuto la introduzione? Luigi.

[Paris], 5 luglio 1932

Carissimo fratello, a momenti è arrivata Nelina dopo un ottimo viaggio e si sente molto meglio. Speriamo che la villeggiatura le giovi. Io sto bene. Un aiibraccio di cuore da entrambi, tuo Luigi

Paris, 7 luglio 1932 Hotel de l'Avenir, 65 Rue Madame

Sto bene. L'ultima tua che ho ricevuto è quella del 28 giugno. Speravo stamane ricevere tue notizie da Londra. Sarà stasera, lo spero. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1154. * Cartolina illustrata: 1'Église de la Madeleine.

LETTERA 1155. * Lettera su carta non intestata scritta in calce alla seguente di Nelina: «Carissimo fratello, sono qui arrivata martedì aiie ore 9-10 m. puntualmente. I1 viaggio è stato delizioso ed io, come al solito, non ho sofferto nulla. Da due giorni nella rumorosa o meglio, movimentata Metropoli mi sento assai meglio. I1 dolorino alla nuca è passato e sto bene. Veramente quest'anno ho


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1156 Enna, 7 luglio 1932

Carissimo fratello, la sacra visita procede regolarmente. Sto bene. Credo che farò ritorno in sede lunedì prossimo. Ivi scriverò le mie osservazioni all'introduzione aUo studio dei rapporti tra la Chiesa, ecc. 2 molto interessante. La seconda parte mi pare che segua troppo da vicino la discussione delle cartoline. Forse sarebbe bene renderla più indipendente e mirante alle correnti di pensiero che hanno valore d'ordine generale. Ma vorrò discuterne passo per passo, perché mi pare che lo meriti. Circa i miei dissensi posso dir questo, che qui trovano meno rigidi i contrasti. Ma contrasti ci sono. Io li reputo superabili. Lo stile mi sembra alquanto arido, troppo schematico e troppo ricalcato. Certo un andare più ampio, con meno ripetizioni, con più vivo colorito gioverebbe non poco. Non tutte le menti sono menti spechche. E anche le menti specifiche hanno bisogno di non venire affaticate. Oh la fatica non è la cosa più confacente a lettori che hanno fretta. I1 tempo si mantiene bello e mite. I1 monte mi seduce sempre. Prega per me e che il Signore ci santifichi e faccia tutti suoi. Tuo aff.mo fratello Mario

t

[Paris], 9 luglio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto ieri la tua del 3 da Enna. Godo che stai bene, e che l'aria di Enna, e più che altro le consolazioni spirituali ti sostengono lo spirito e il corpo. Quello che nella tua cartolina mi scritardato a cambiare l'aria; io non posso durarla a lungo in Caltagirone, mi prendevano di nuovo i decimi che mi aveano molto indebolita. Figurati se qui cammino! Anche il caro frateiio sta abbastanza bene ed anche lui cammina molto. E tu, carissimo frateiio, cosa fai? dove ti trovi? Riposati anche te un po', prendi un po' di aria di mare che ti farà bene ... Conservati la salute che tanto preziosa aiia tua diocesi ed a noi ... non abbiamo altri che te ... Spero di ricevere tue notizie presto mentre prendi i nostri saluti affetmosi Neiina P. S. - Se vedi l'Ing. Foti digli che per qualche cosa più urgente per I'am. della casa scrivino a te, poiché non si cambia facilmente dovendo fare un giretto. Grazie n.


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vi della morale e della storia è con lievi nuances quello che in altro linguaggio scrivo anch'io. I1 mio insistere sulla coscienza di gruppo è, come vedrai, per l'aspetto sociale della vita, che altrimenti vita umana non potrebbe essere. Ma di ciò altra volta. Siamo sulle mosse di partire. Tu ci scriverai a Florice - Pension L'Aurore, 53, Avenue de Rumine - Losailna - Svizzera - fin che non ti abbia dato un altro indirizzo. Nelina sta discretamente bene. La villeggiatura spero che le gioverà. Io sto bene, grazie a Dio. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

1158 Enna, 11 luglio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua cartolina del 2. Nelina mi scrisse arrivata a Roma. Stava bene. Ma tu a quest'ora certo l'avrai riabbracciata. Spero che ia cara soreiia sia giunta perfettamente ristabiiita. I o tornerò in sede oggi nelle ore pomeridiane. Sto bene. La S. visita è lavoro sì, ma è gioia dell'anima. H o letto il Napoleone di Bourgin l . Mi pare un libro ben fatto. Non continuo la discussione sulla storia, perché sarebbe ornai fuori posto. Appena rassettato a Piazza Armerina, farò le mie osservazioni all'introduzione e spero di potere esporre i miei concetti sulla storia in modo più chiaro. Qui si lavora a rimettere in luce un campanile arabo-normanno veramente interessante. Fo punto perché mi manca il tempo. Ti abbraccio con la sorella. j. Mario

1159 Lausanne, 12 luglio 1932

Carissimo fratello, da tre giorni siamo qui, e tutto invita al riposo, il tempo mite, il verde rigoglioso, la vista del lago e dei monti. Un paesaggio manzoniano. Aspettavo una tua quest'oggi, ma il lungo giro che deve fare, la farà ritardare di molto. Dopo qualche giorno di riposo osLETTERA1158. 1. G. BOURGIN,Napoleone e l'età sua, tr. it., VaUecchi, Firenze 1930.


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soluto (ne ho bisogno) riprenderò il mio lavoro. Spero ricevere le tue impressioni su quel che ti ho mandato. Oggi siamo uniti nel ricordo e nella preghiera per la nostra cara sorella, Margherita, che ci ha preceduto (or sono dieci anni) nel riposo e nella gioia. Nelina sta bene. Anche io sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Al momento di impostare questa ricevo la tua cartolina del 7. Godiamo che stai bene, tuo Luigi.

Piazza Armerina (Enna), 14 luglio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la lettera della carissima sorella che mi ha rassicurato sulla sua salute. Che la villeggiatura giovi a tutti e due. I o son tornato da Enna lunedì sera, come ti scrissi. Sto bene. I1 caldo ancora non mi fa soffrire. Del resto quest'anno non è eccessivo come gli anni scorsi. Croce in Teoria e Storia della Storiografia facendo la critica degli storici che si fondano sull'autorità dei testimoni, dice che è errore prendere ad esame i testimoni che parlano delle azioni miracolose perché il miracolo non è pensabile, e non essendo pensabile, non esiste l . Da te vorrei sapere se reputi possibile che lo storico prescinda dai testimonii. A te poi faccio notare che l'errore di Croce circa la non pensabilità del trascendente, di cui il miracolo sarebbe una manifestazione, implica una verità, cioè, che il puro mistero non è pensabile. È quello che io ho chiamato soprastoria. Dico: non è pensabile, nel senso che non è filosofia. È credibile per fede, non conoscibile per ragionamento né risolvibile in storia. La risoluzione di cui parli tu, non è risoluzione del puro mistero, ma risoluzione di quello che l'uomo pensa in dipendenza della fede. Ho citato Croce, per rafforzare il mio ragionamento da te non accettato. Te ne scrivo perché di tale ipotetica risoluzione tu parli nell'introduzione, cosa che, secondo me, nuoce alla linea filosofica della meSesLia. Vi abbraccio. Mario

t

LETTERA 1160. 1. B. CROCE, Teoria e storia della storiografia, cit., p. 95.


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1161 [Lausanne], 16 luglio 1932

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Carissimo fratello, ricevo da Londra la tua dell'll c.m. Godo che stai bene e in mezzo alle consolazioni della visita. Io qui £o riposo, in un ambiente mite, verde e calmo. Nelina sta bene. Non conosco il Napoleone di Bourgin. Attendo le tue osservazioni; ma non avere fretta né fatigarti per me. Sto seguendo la discussione Olgiati-Carlini nella Rivista di filosofia neo-scolastica D l . Mi sembra interessante. Quando sarà finita te ne parlerò ... cioè scriverò. Qui ho pochi libri con me, perché da qualche tempo il leggere troppo mi stanca, e mi piace di più il pensare e ripensare. Un abbraccio di cuore da entrambi. Luigi Hai ricevuto la mia lettera sul Bull. Cath. Int. di Vaussard? e la recensione sul libro di Journet? Non par vero che si facciano simili questioni, eppure in Francia appassionano. Luigi.

Piazza Armerina, 16 luglio 1932

Carissimo fratello, il 14 la mia solita cartolina l'indirizzai a Parigi. Ora ricevo la tua di costà e mi affretto darti le mie nuove. Sto bene e godo nel sapere che anche tu e l'amata sorella state bene. Che l'aria mite e sana vi facciano passare una bella e utile villeggiatura. Considerando il momento presente delle opposizioni filosofiche e l'interesse che hanno destato anche nel campo avverso le ultime pubblicazioni dell'università del Sacro Cuore, segnatamente quella su Hegel, torLETTERA 1161. 1. Cfr. i seguenti articoli apparsi nella «Rivista di filosofia neoscolastica D: A. CARLINI, Idealismo assoluto e trascendenza, gennaio 1932, p. 66; E. OLGIATI, Il problema dell'interiorità e la storia della filosofia, m a n o 1932, p. Spiritualismo e metafisica, giugno 1932, p. 265; F. OLGIATI,A 205; A. CARLINI, proposito del nuovo spiritualismo di A. Carlini, luglio 1932, p. 373; A. CARLINI, Ancora dello spiritualismo e della metafisica, novembre 1932, p. 602.


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no al mio concetto circa il puro trascendente. Un cenno lo troverai nella mia del 14. Io ritengo che occorre fare un passo avanti e porre il problema del puro trascendente come non pensabile (ripeto la parola di Croce), ma solo credibile. E il problema della storia in unità con la sopra-storia. Irrigidirsi sulle forme medievali è errore; non si vince il presente col ritorno al passato, ma con progresso verso l'avvenire. Gli avversarii dicono: il trascendente non è pensabile. Noi dobbiamo dire: realmente non è pensabile, ma è credibile. E dobbiamo aggiungere che, ciò non ostante, è uno degli elementi della filosofia. Ecco la posizione nuova che consente il processo e il progresso. Ma via, non voglio disturbare il tuo riposo. Me ne scriverai quando vorrai. Di a Nelina le cose fraterne più affettuose, e tutti e due credetemi vostro aff.mo fratello t Mario

[Lausanne], 20 luglio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 16. Non ho ricevuto quella del 14 inviatami a Parigi. Stiamo bene e ci fermeremo qui, visitando qualche punto interessante della Svizzera, fino ai primi di agosto. Ieri 29.mo della tua consacrazione episcopale, ho celebrato per te, ricordando i giorni passati di speranze e di gioie spirituali. Gli anni passano, ma il Signore non ci fa mancare le sue gioie e ci alimenta le speranze di bene qui e dopo la nostra dissoluzione. Non ho seguito (né lo potevo) le critiche del campo avverso alle pubblicazioni di Milano; né ancora ho avuto tempo di leggere il volume su Hegel; quindi il problema del puro trascendente non mi si è presentato sotto I'aspetto polemico che tu mi segnali. Ricordo le postille sull'assoluto (una scritta dopo il Congresso di Oxford) l . Ne ho fatto un articolo di tutte e tre (compresa quella non pubblicata) e vedranno la luce prossimamente. A me sembra che dire che il puro trascendente non è pensabile è negare in radice che sia credibile, perché non si dà oggetto di fede che non sia pensabile. Se poi per te pensabile e LETTEBA 1163. 1. Cfr. S. S., Il puro assoluto, in «Rivista di autoformazione D, novembre-dicembre 1930, p. 319; cfr. anche S.S., Il relativo in funzione di assoluto, ibid., luglio-agosto 1930, p. 240.


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conoscibile si equivalgono, allora occorre trovare altro termine per designare quel pensiero che per essere oggetto di fede deve essere pensabile e pensato. Desidero chiarito questo punto, prima di continuare su questo tema così interessante. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 20 luglio 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 16. Non 110 ancora letto il « Bollettino Cattolico », perché mi è mancato il tempo. Lo leggerò al primo istante che avrò libero. Ricordi Mons. Carabelli l ? È morto la sera del 16 a 46 anni. Era un mio grande amico e un vescovo laboriosissimo. Prega per l'anima sua. Più studio il movimento di pensiero che va dalla fine del medio evo a noi, e più mi confermo nelle mie idee, cioè, che occorre porre in altro modo il problema dell'assoluto trascendente personale. Cito i maggiori esponenti Descartes, Vico, Hegel, né voglio escludere le correnti inglesi e francesi segnatamente del sec. XVTTT, n é gl'ideilisti attuali. Tu con I-! tu-. risnluzione resti nella posizione medievale. Bada, non parlo del merito, ma della impostazione. Se ben consideri, proprio la risoluzione si nega, perché tutto si vuol attribuire all'immanente, unità di umano e divino. Ora, pare a me, e pare sempre più chiaro, che la risoluzione di cui tu parli, ammette un divino che vien pensato e vissuto come filosofia. cosi tu lasci fuori la fede che non è pensiero pensante, ma credenza a ciò che supera il pensiero. Occorre avere il coraggio d'affermare la fede, come altro dalla filosofia, ma come unificantesi con essa nel ritmo di storia e sopra storia. Così solo, come già ti ho scritto, si può determinare quel progresso pel quale il puro filosofismo venga superato. Sto bene. Ti abbraccio con la cara sorella. Mario LETTERA1164. 1. Mons. Giacomo Carabelli (1886-1932), nominato vescovo di Siracusa dai 14 gennaio 1922, era stato anche, per diversi anni, amministratore apostolico della diocesi di Caltagirone.


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1165 [Lausanne], 23 luglio 1932

Carissimo fratello, che perdita la morte di Monsignor Carabelli, e che bella e invidiabile morte! H o ricevuto ieri la tua del 20 e oggi quella del 14 da Parigi. Così trovo chiarita la tua frase che la fede non è pensabile là dove tu dici: non è pensabile nel senso che non è filosofia. D'accordo che la fede non è filosofia, ma non per questo non si risolve anche in filosofia. È vero quello che tu dici che la risoluzione è di quello che l'uomo pensa (e opera) in dipendenza della fede, ma tutto ciò è filosofia e storia. L'uomo pensante e agente non si può frazionare: la risultante storia-filosofia è unica. I o non lascio fuori la fede (che fuori dell'uomo credente è un'astrazione) ma la metto come un elemento dei pensieri dei sentimenti e delle azioni umane che sono la storia. L'errore dei moderni, da Descartes in poi è voler fare della pura storia (che non è storia) e della pura filosofia (che non è filosofia). Come sezionare l'uomo? I1 vero, l'unico concreto è l'uomo e questi ha in sé la fede (se l'ha) e agisce sotto tale impulso; e se non l'ha, avrà quel che sostituisce la fede, quei tali elementi religiosi, che dipendono da una fede-tradizione, sia pure primitiva o giudaica o deformata o superstiziosa; ovvero da filosofie che prendono il posto di religione e i caratteri di fede. Mettere da un lato la pura ragione (filosofia-storia) e dall'altro la fede (soprastoria) è per me una concezione derivante da uno sforzo analitico che dal pensiero astratto si vuole trasportare nella realtà concreta. Queste tue ultime cartoline rimenano la questione della storia all'inizio della nostra discussione, a proposito dell'affermazione Banfi sulla filosofia scolastica. I o ti mandai l'articolo di Gilson. Lo leggesti? Stiamo bene. Un abbraccio da entrambi, tuo Luigi

Piazza Armerina, 24 luglio 1932

Carissimo fratello, scrivo con un giorno di ritardo perché ho aspettato la tua che mi è giunta iersera. È del 20. Pensabile e conoscibile per me si equi-


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valgono, e non occorre cercare altra parola per designare l'oggetto della fede, e solo occorre intender bene che cosa sia la fede nel suo significato stretto. Mi richiamo all'esempio da me recato sul principio di questa discussione. Supposta l'esistenza di uomini privi per natura della vista, per costoro il vedere è impensabile anche quando gli uomini con la vista loro dicano che c'è una percezione visiva. I non veggenti potranno credere, ma non potranno pensare la visione, perché non possono conoscere visivamente. Tu mi dirai che quelli la pensano per analogia. Ed io ti rispondo che così non pensano il vedere, ma l'analogia. Passo alla fede. Dio rivela la Trinità. Noi crediamo perché Dio è verace. Che cosa pensiamo quando crediamo alla Trinità? Non certo la Trinità, ma delle analogie. Pensiamo analogie, perché queste conosciamo; non possiamo pensare a Trinità nei termini propri, perché non siamo in grado di conoscerla in detti termini. Se così non fosse, la fede non sarebbe fede, ma scienza, cioè, conoscenza umana. Io poi non mi riferivo a recenti polemiche su Hege! O altri filosefi, ma h gcnera!e a! pensiero filosofico non cristiano. Da tale studio ho derivato il convincimento che, per fronteggiare tal pensiero occorre porre il problema nei suoi termini rigorosi. Sino a che noi opponiamo il pensiero analogico alla negazione della pensabilità della fede, noi non ci mettiamo di fronte agli avversari, ma ci chiudiamo in casa nostra, n& qui, per noi, facciamo la luce che dovremmo. Sto bene. Tante cose alla sorella che abbraccio con te. j. Mario

Piazza Armerina, 26 luglio 1932

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua del 29. Anticipo d'un giorno la risposta, perché l'argomento m'interessa assai. Tu, non so il perché, prescindi dal momento storico della filosofia e ti chiudi nel tuo campo. E dire che è uno dei tuoi atteggiamenti più notevoli tener conto dello stato presente del pensiero. Tu a Croce o ad altro filosofo moderno non puoi rispondere coll'affermare quello che essi credono di aver superato. Né puoi prescindere, senza passar per fossile, dalla parte di vero che in quel pensiero si contiene. Dico


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così, perché non si tratta d'un qualche pensatore solitario, ma di tutta la filosofia moderna da Descartes e da Vico in poi. Per qual via i filosofi son venuti alla negazione del dualismo cristiano? Questo io vado cercando da tanto tempo. Più studio, più mi convinco che la filosofia moderna deriva da un riesame del problema della conoscenza. È solo errori la nuova filosofia? Solo odio alla Chiesa? No. Non lo dico io, non lo dici tu. Tra le loro conquiste, conquista per loro, centrale è quella che il conoscere è fare o farsi, cioè, pensare, nel senso stretto di esprimere quel che è nel soggetto. Dice Croce: supporre un mondo diverso dal nostro, è supporre I'inconoscibile, l'impensabile. Per l'uomo l'inconoscibile è come se non fosse. Croce dice: non è. Croce continua: uno storico parla di miracoli e reca testimonianze molteplici e chiare. Tempo perduto. I1 miracolo non è pensabile. Dunque non è. La storia e la filosofia sono un andar avanti e non un tornar indietro. Avanti si va accettando la parte di vero del presente, nel quale, come tu dici, è anche il passato. Per me il nodo si scioglie riconoscendo che la fede non è pensabile, ma solo credibile; non è filosofia, ma solo fede. La fede però, senza risolversi in filosofia e storia si unisce all'una e all'altra nello spirito pensante e credente; e ne nasce la storia, ecc. Sto bene. t Mario Grazie degli auguri. Anche io i1 19 celebrai per tutti noi.

1168 [Lausanne], 27 luglio 1932

Carissimo fratello, ti posso concedere tutto quello che tu affermi nella tua del 24 c.m. circa la fede e circa la sua pensabilità nel senso di conoscenza. La sostanza è che certi dogmi (non tutti) non sono conoscibili con la ragione. Ma tu neUa tua del 16 parlavi del « puro trascendente come impensabile ». Ed è questa la questione fondamentale dei moderni. Ora il puro trascendente è secondo me pensabile in quanto la ragione arriva a derivarne e Ia necessità e ia esistenza. L'elemento analogico è fondamentale per tutta la conoscenza umana, anche la sensibile. La pretesa conoscenza diretta, come pura

.


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conoscenza dell'oggetto, non l'abbiamo nemmeno di noi stessi. Mai sapremo che cosa è l'intelletto umano, tranne che per analogia. Le stesse espressioni del linguaggio non sono che continue trasposizioni analogiche. I1 valore dell'analogia nell'attività conoscitiva deve essere soprastimata, non mai sottostimata. E non mi sembra vero che noi conosciamo l'analogia solamente, ma noi a mezzo dell'analogia arriviamo, per quel che è possibile, all'oggetto, sia esso naturale o sopranaturale. I1 cieco nato non percepirà mai i colori, pure arriva a capire che c'è il mondo dei colori, che egli non può attingere che in modo analogico ad altri suoi sensi. (Ma qui siamo in un caso difettoso e non naturale). Allo stesso modo noi arriviamo a capire che esiste il mondo degli spiriti, a cui la nostra anima appartiene, ma non possiamo sensibilizzarlo. Stiamo bene e ti abbracciamo insieme io e Nelina. Luigi

Piazza Armerina, 30 luglio 1932

Carissimo fratello, né ieri né stamani ho ricevuto la solita cartolina. Non ritardo più la mia che it gii h ritardo d'un giorne. Tu rip~rtundc)( d a tua del 23) le mie parole, cioè, che si risolve quel che l'uomo pensa in dipendenza della fede, dici: « ma tutto ciò è filosofia e storia D. Chi lo ha mai negato? I o nego che la fede si risolva in pensiero e quindi in filosofia e storia. Si risolve il pensare analogo; non c'è (nella fede) il pensare proprio, e perciò, proprio per ciò la fede non si risolve mai in storia. Non si risolvendo, e tuttavia avendo la sua efficacia, proprio in quanto fede, ne viene che nella storia c'è come storia il pensare in dipendenza della fede (pensare analogo) e c'è, non però come storia, ma come cosa ad essa superiore, la fede. Pensiero puramente umano, pensiero dipendente dalla fede, fede, si unificano nello spirito che è la scaturigine della storia. Le conclusioni possono esser due: o negare la possibilità stessa della fede, come fanno i moderni, o ammettere che la storia è unità di pensiero e fede. Tu con l'irrigidirti nel tuo schema, ti poni fuori del corso reale della filosofia storicamente considerata e della storia, filosoficamente considerata. Tu dici che ti rimeno al primo stadio della


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nostra discussione. Io però penso che non si tratta di puro ritorno, ma di progresso, come spero mostrarti nella prossima, stante che ora mi manca lo spazio. « L'Osservatore Romano » di ieri recava un articolo in 2" pagina sul mio canto '. L'hai visto. Credo che sia di Fenu. Sto bene. Aspetto le vostre nuove. Vi auguro ogni bene. Vostro f' Mario

[Lausanne], 30 luglio 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 26 sp. m. che mi ha fatto riflettere. Io penso che prima di affrontare il problema della fede soprannaturale e della inconoscibilità del mistero, dovrebbe impostarsi il problema della conoscibilità naturale di Dio come principio di tutte le cose. Cartesio e Vico non solo non ne dubitavano mai, ma ammisero esplicitamente la conoscenza naturale di Dio, e di un Dio personale; quindi di una trascendenza conoscitiva impossibile a negare. I1 dubbio moderno, che in sostanza è uno scetticismo, parte da Kant. Circa le correnti moderne, oltre la idealista, che ha perduto molto anche in Germania (in Francia e in Inghilterra è stata sempre una scarsa minoranza) esistono il neo-realismo (diffuso in Inghilterra e America) I'intuizionismo (diffuso in Francia sotto l'aspetto bergsoniano) e altre correnti secondarie, che spostano notevolmente il problema gnoseologico. Dico questo non per non tener conto degli sforzi dell'idealismo per trovare una maggiore corrispondenza alla realtà conoscitiva, ma per evitare la sopravalutazione di una sola corrente. Ma questo è detto en passant. I1 punto centrale è per me la pensabilità naturale (filosofia) dell'esistenza di Dio, in base al processo di trascendenza. Questo processo, del resto, è anche quello degli idealisti, che solo per via di trascendenza arrivano a concepire uno Spirito unico. È vero che essi risolvono il loro processo in una realtà immanente, ma al grave prezzo di sopprimere tutta la LETTERA1169. 1. L'articolo, non f i a t o ma solo siglato (f), 5 intitolato Intermezzi poetici - a Il mio canto ». Dopo aver sottolineato a l'ottima formazione classica » di mons. Sturzo, I'articolista scrive: « c'è assai più poesia in questo vo. lumetto che in decine e decine di libri diversi che imperversano ad ogni stagione (cfr. a L'Osservatore Romano », 28 lugiio 1932).


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realtà estra-soggettiva e rinchiuderla nel soggetto, completamente isolato. Stiamo bene. Parliamo di te sempre. Un abbraccio dai due. Luigi

Piazza Armerina, 2 agosto 1932

Carissimo fratello, iersera ricevetti la tua del 27, stamani ricevo la tua del 30. Peillaube ' nell'articolo su Dio (Dictionnaire de Théologie Catholique in fine) afferma che « En dehors de la tradition scolastique, la pensée moderne, qu'elle soit panthéiste, agnostique ou finitiste, semble rebelle au concept d'un Etre tout à la fois personnel et absolu » (p. 1293). Cito un autore serio per evitare che la nostra discussione esca di via alla ricerca del più e del meno del pensiero moderno. Non mmcherii temp~!per f ~ qllistimi r CU stmia della f h Sofia. Ora io, nella mia del 30, promettendo di toccar un punto più interessante, intendevo parlarti dell'argomento che tu tocchi nella tua del 27, cioè, la cognizione dell'anima e dell'essere supremo. Vico (che i nostri filosofi forse non ci fanno conoscere bene) dice, credo il primo, che conoscere è creare. E dice che siccome soio Dio crea, così solo Dio conosce. Lascio Vico, perché ci vorrebbero molti fogli per esporre bene tutto il suo pensiero, e passo alle conseguenze di quell'affermazione. Dal conoscere creare si è arrivati al conoscere unità di coscienza e autocoscienza, all'unità degli opposti, al moderno panteismo. Croce formula così il nuovo criterio: tutto ciò che non è pensabile, non è. Ma per lui, e non lui solo, pensare prender coscienza, è monismo. I1 miracolo suppone il dualismo. Non è pensabile. Non è. Così dice dell'anima sostanza individua, così di Dio personale. È necessità che mi fermi qui, perché lo spazio manca. Continuerò alla prossima esponendoti come io penso che dobbiamo noi riproporci il problema della conoscenza perché non sia un restare sulle vecchie posizioni, come tu fai, ma un progresso vero e sano. Sto bene. Abbracci. Mario

t

LETTERA1171. 1. In realtà l'autore del brano da cui è tratta la citazione (voce « Dieu » del Dictionnaire de théologie catholique, Letouzey et Ané, Paris 1911, vol. IV, p. 1295) è Moisant e non Peiilaube.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

1172 Lausanne, 4 agosto 1932

Carissimo fratello, ho letto della tragica morte di Carlo Santucci l . Che pena! Ho detto la S. Messa per la sua anima. Nelle mie del 27 e del 30 luglio ho posato la questione fondamentale, quella della « pensabilità >> di Dio e quindi della sua riduzione in filosofia e storia. Non torno su questo punto fino a che non avrò la tua risposta. Qui mi riferisco ad un punto speciale della tua del 30 luglio, che desidero ancora chiarito perché io non riesco a coglierlo bene. Tu dici: « Nella storia c'è, come storia, il pensare in dipendenza della fede (pensare analogo) e c'è, non però come storia ma come cosa ad essa superiore, la fede ». La mia dficoltà, nel comprendere ciò, risiede nel concepire una fede che è nella storia (cioè nel corso degli avvenimenti) « come cosa superiore alla storia D, e quindi ben distinta dagli avvenimenti. Nella storia (corso degli avvenimenti) non ci sono che azioni umane in successione e quindi pensiero umano che ha prodotto queste azioni, anzi lo stesso pensiero è azione. La storia è l'agire umano (in società): Gesù Cristo è storia: avvenimento, attività, pensiero. La Chiesa è storia avvenuta, attività, pensiero. Dire che nella storia esiste la fede è lo stesso che dire che esiste la giustizia, la religione, l'amicizia, ecc. Cioè vi sono azioni umane in dipendenza di queste virtù o animate da queste virtù. La storia è un'idea trascendente che indica il corso degli avvenimenti conservati nella memoria; oppure è il passato di quel che esiste al presente. E il presente è storia come il passato. Dov'è la fede nel presente? Ne110 spirito umano e in nessun'altro posto che nello spirito umano. La storia è un prodotto dello spirito umano e quindi di tutta la estrinsecazione del pensiero del sentimento e dell'attività

LETTERA1172. 1. Carlo Santucci (1849-1932), awocato, senatore, fondatore del Circolo di S. Pietro della Gioventù cattolica italiana, fece parte deli'opera dei C o ~ e s s i di , mi hi presidente. Fii anche Presidente deli'unione Elettorale Cattolica Italiana e membro della I Giunta direttiva deii'A.C. (1915). Santucci morì in seguito a un incidente stradale nelia notte tra il 29 e il 30 luglio 1932. Cfr. La tragica fine del conte Santucci, in « L'Osservatore Romano D, 30 luglio 1932. Su Santucci cfr. G . DE ROSA,I conservatori nazionali, Morceliiana, Brescia 1962.


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esterna. dell'uomo, compresa la fede. Scusa la mia insistenza, ma io vorrei capirti. Stiamo bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 5 agosto 1932

Carissimo fratello, la tua solita cartolina non mi è giunta né ieri né stamani. Riattacco la conversazione. Penso che la conoscenza si debba classificare in propria ed impropria; e questa in speculativa ed extraspeculativa. Anche gli scolastici parlano di conoscenza impropria, ma non ne utilizzano bene la nozione. Propria è solamente la conoscenza intuitiva, cioè, diretta ed immediata. Noi certo non intuiamo l'anima, ma arriviamo ad affermare l'esistenza e la natura solo per via di ragionamento. È cognizione speculativa, perché l'acquistiamo per ragionamento; non è cognizione propria, perché non l'acquistiamo per intuizione. È cognizione impropria, perché noi non siamo in grado di pensare l'anima in sé; noi la pensiamo solo in date analogie e opposizioni. Ciò avviene, perché noi non conosciamo l'anima che per analogie e in date analogie, per opposizione e in date opposizioni. Lo stesso dicasi dell'esistenza di Dio e di alcuni suoi attributi. C'è poi una conoscenza impropria ed estraspeculativa: è la fede, cioè, la conoscenza che si acquista puramente per autorità. Che questa conoscenza sia impropria, è chiaro. Chiaro anche è che essa non è speculativa, cioè, non acquistabile per ragionamento. Ed è fissa, perché il dato della rivelazione è fisso. I filosofi moderni ammettono le due prime forme di conoscenza, salvo la nomenclatura e i limiti, ecc. Negano la terza, cioè, la conoscenza per fede. E perciò reputano entro il moto filosofico tutte le altre correnti, e solo eccettuano la nostra pel fatto della fede. Buon metodo impone che si accetti la classificazione (accetti e proponga), e si combatta sulla legittimità della cognizione per fede, la quale è speculativa solo per le analogie e nelle analogie. 5 Mario Sto bene.


LUIGI E W 1 0 STURZC

- CNIEGGIO

Avignon, 7 agosto 1932

Carissimo fratello, l'altro ieri ho ricevuto a Losanna la tua del 2 c.m. Siamo in viaggio. Una tappa ad Avignon. Domani, a Dio piacendo, saremo a Hyères. Questo sole è più caldo di quello svizzero. Tu ci scriverai d'Hotel Maritima - La Plage d'Hyères - (Var) - Francia. Stiamo bene. La tua del 2 mi fa desiderare il seguito, che spero di avere subito; allora potrò riprendere la conversazione. Ora ti dico solo che, a mio modo di vedere, né Croce né i moderni anti-dualisti (anche se non crociani) non scappano a due fattori della conoscenza, anche se essi li omettono o li trascurano. Ciò sono: il processo (logico) di trascendenza e il processo (logico) di analogia. Questi due processi portano al dualismo gnoseologico. I1 loro monismo è fittiziamente un monismo; è anch'esso un dualismo vestito da monismo, col sopprimere o il soggetto pensante (materialismo) o l'oggetto pensato (idealismo). Blondel ha pubblicato un nuovo libro sulla Filosofia Cattolica '. I o non l'ho; me lo procurerò al ritorno. Dicono che è più interessante di quello ultimo di Gilson. Un abbraccio di cuore insieme a Nelina. Luigi

Piazza Armerina, 8 agosto 1932

Carissimo fratello, continuo il ragionamento della mia del 5. Pei filosofi moderni ammettere Dio per filosofia è filosofia; ammetterlo per fede non è filosofia: l'uno è speculativo, l'altro è l'est~aspeculativo. Ammettendo che anche in filosofia in termini propri non sono pensabili né Dio né l'anima, e che solo sono pensabili in termini analogici è scoperto l'elemento che consente il passaggio al pensiero per fede. Questo termine è il non pensabile per sé, LETTERA 1174. 1. M. BLONDEL, Le problème de la philosophie catholique, Bloud et Gay, Paris 1932.


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che si pensa per analogia. I1 punto di differenza è questo: che l'affermazione (il pensamento) filosofico di Dio e dell'anima si raggiunge per ragionamento, e per ciò si chiama speculazione; mentre l'affermazione (il pensamento) fede si raggiunge per autorità. Che resta? Provare che l'autorità non è elemento antifilosofico. I n filosofia è un punto di partenza che si risolve o si può risolvere in ragionamento; nella fede questa risoluzione si fa solo in parte, cioè, solo per la parte che concerne l'attendibilità della parola rivelata. Mentre per la parte che concerne i misteri, risoluzione non è possibile. Però la parziale risoluzione, che è base della stessa fede, fa entrare nella filosofia la fede, ma come elemento superiore e nello stesso tempo (data la rivelazione) necessaria. Posti così i termini noi ci troviamo sul terreno aperto, senza ripiegamenti, da potere sostenerci di fronte agli avversari. Quel che tu chiedi nella tua del 4 per me non ha difficoltà. L'atto virtuoso naturale è storia come atto e come principio naturale. La mia pazienza entra nela steria csme me e come pazisiìza. L'atto virtuoso per iede è storia, come atto ed è soprastoria come principio; perché implica la rivelazione e il rivelante. Sto bene. Abbracci. Vostro

t

Mario

[Toulon aux Salins d'Hyères], 10 agosto 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 5 c.m. Ti ho scritto il 2 da Berna, il 4 da Losanna e il 7 da Avignone. Sono di accordo con te circa quel che mi scrivi nella tua del 5. Le distinzioni che fai corrispondono alle mie, benché i tuoi termini siano più precisi e netti. Dato ciò io cerco il punto di dissenso. Esso rimane quale te l'ho scritto nella mia del 4 c.m. e nelle precedenti. La sintesi della conoscenza propria, della conoscenza impropria speculativa e di quella impropria estra-speculativa si fa nell'azione individuale-sociale (nel senso da me inteso di sociologia-storia). Qui uso la parola sintesi, altrove ho usato la parola risoluzione (secondo i casi); ma in fondo è lo stesso; non si dà sintesi senza risoluzione né risoluzione senza sintesi. Se la fede non entrasse in sintesi e nel pensiero e nell'attività


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LUIGI E MARIO STURZO

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esterna dell'uomo, resterebbe in un isolamento improduttivo. La risoluzione della fede, però, è possibile, perché noi, attraverso la conoscenza impropria speculativa, arriviamo al trascendente assoluto. Qui non ti parlo della teoria intuizionistica di Dio. Stiamo bene. Bel sole, bel mare, brezza marina soave. Spero di avere cosl il resto della villeggiatura. Oramai altri 18 giorni. Nelina ti ha scritto più volte. Non ha notizie dz. Caltagirone. Sta bene e insieme a me ti abbraccia. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 agosto 1932

Carissimo fratello, ricevo ora la tua del 7 ; per ciò scrivo con un giorno di ritardo. Tu mi dicesti una volta che ogni confutazione resta inefficace se agli avversari non si cppone qualcosa di nuovo e più progredito. Ora, mentre io, da mesi, mi affatico a cercare questo qualcosa, tu mi ostacoli il cammino in mille guise; oggi me lo ostacoli con lo spunto di critica a Croce e compagnia. Io con te non voglio far polemica; io cerco il tuo ausilio nel lavoro di scoperta. Ma da oltre due anni non c'intendiamo più. Lottiamo senza profitto. Verso quel che io ti scrivo, mostri un senso d'impazienza, una volontà di critica, che, scusami, è fuori posto. Se fossimo meno agli antipodi, credo che qualche profitto lo avremmo conseguito, qualche scoperta l'avremmo affermata. Comunque, oggi non entro in argomento, aspettando che tu risponda al mio seguito. Scrissi a Parlagreco, è già molto tempo; e lo feci nel modo più cortese possibile, richiamandomi agli anni di studio, senza verun accenno alla sua crisi. Nessuna risposta è venuta e, penso, nessuna verrà. Non ci resta che pregare. Anch'io ho tanto sentito la morte, così tragica, del buono e venerando Santucci. L'estate scorre tiepida come mai. Speriamo che non si voglia compensare a una volta ora che prende il pendio. Sto bene. Ti abbraccio con la cara rerefla. Vostro Mario


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[Toulon aux Salins d'Hyères], 13 [agosto]

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Carissimo fratello, ricevo la tua de11'8 c.m. e noto subito il nostro accordo sia sul valore conoscitivo del processo di analogia, sia sull'elemento che consente il passaggio (come tu scrivi) al pensiero per fede. Io nella mia del 10 scrivevo lo stesso pensiero con le parole: « La risoluzione della fede è possibile perché noi attraverso la conoscenza impropria speculativa arriviamo al trascendente assoluto ». Fissati i termini di accordo, torno al punto di disaccordo. Tu dici: « l'atto virtuoso per fede è storia come atto ed è soprastoria come principio, perché implica la rivelazione ». Così tu dài la Rivelazione per un dato estra-storico (soprastorico = a estrastorico). Per me la Rivelazione è storia, e la continuazione della Rivelazione (la Chiesa) è storia. Dire che il principio della Rivelazione è Dio non vuol dire che essa sia estra-storica, vuol dire che Dio oltre che Creatore è anche Rivelatore, ma come creatore e come Rivelatore si manifesta nella storia. Se tu per soprastoria intendi l'Assoluto, Dio, in quanto rivelatore, usi un termine improprio (la parola storia implica successione); se vuoi significare un principio di azione sopranaturale nell'uomo (la grazia) la distacchi dal . . dato storico per cui viene a noi (la Eivelazione - la Chiesa - i Sacramenti). Anche l'anima se la guardi come principio di attività puoi considerarla analiticamente come estrastorica, e solo storica in quanto unita al corpo. I n sostanza, io non arrivo a comprenderti. Stiamo bene. Un abbraccio di cuore da me e Nelina affettuosissimamente. Luigi

[Toulon aux Salins d'Hyères], 15 agosto 1932

Carissimo fratello, leggendo la tua del 12 c.m. sono rimasto mortificato e dolente al tuo fraterno rimprovero. Ma, credimi, è solo tua impresLETTERA1178. 1. Sturzo scrive per errore luglio. LETTERA1179. * Cartolina illustrata del Maritima Hotel.


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sione che io « mostri un senso d'impazienza verso quel che mi scrivi ». Io, invece, attendo con impazienza le tue cartoline, che leggo e rileggo e ci ripenso. Vorrei comprenderti appieno, vorrei seguirti nella indagine. La critica è in me un abito troppo vecchio e che mi ha sempre contrastato il lavoro di pensiero creativo. Ma ciò è sforzo di comprensione. La ragione è che sotto l'elemento astratto io ho bisogno di avere il concreto, il reale; se questo c'è, lavoro alacremente nel campo dell'astrazione; ma se mi manca non riesco ad andare avanti. Nelle mie del 10 e 13 ti ho scritto in quel che siamo di accordo ed ho cercato di precisare il punto di disaccordo, che rimane la concezione della storia e della soprastoria. I1 concreto della storia è il reale umano presente; ma io non trovo il concreto della soprastoria. Se è Dio, sarà Dio; ma se è l'azione di Dio ad estra nel creato e nell'uomo, sarà storia. Anche il modo come a noi arriva la fede e la grazia è storia. Queste mie non sono critiche ma vedute proprie, che sono pronto a lasciare se trovo meglio. Stiamo bene. Abbracci da Nelina e dal tuo Luigi

Piazza Armerina, 16 agosto 1932

Carissimo fratello, a momenti ricevo la tua del 10. La sintesi o risoluzione di cui tu parli, risolverebbe il problema se nella medesima non rimanesse nulla dei termini risoluti. Se però ciò avvenisse sarebbe un male, perché l'uomo nella storia non troverebbe più il mistero e con ciò nemmeno vi troverebbe il cristianesimo. La fede, è vero, si risolve nelle opere, che sono umane, cioè, rende l'uomo capace di data virtù di opere. Però nella coscienza individuale resta fede, e perciò nella coscienza storica entra come fede di dato gruppo di uomini. Resta fede e importa perciò l'affermazione della rivelazione e dei misteri, cioè, anche la rivelazione e i misteri entrano neila storia. Come storia? No, perché la risoluzione non è annullamento o cangiamento. Dunque.vi entrano come sopra storia, cioè, come fede. E questo devi ammetterlo in quanto sei credente e in quanto sei filosofo. Devi ammetterlo, perché, anche negandolo,


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gli avversari te lo imputerebbero. I1 concetto moderno della storia è naturalistico. I1 concetto cristiano è naturalistico-soprannaturalistico. Questi termini non consentono spostamenti. O così o svanisce il concetto moderno o il concetto cristiano della storia. Che resta? Affermare la fede come elemento di soprastoria e spiegarlo in un concetto più progredito che possa imporsi al pensiero moderno, superandolo. Sto bene. H o avuto le lettere e cartoline di Nelina. Scrivendo a te, scrivo anche a lei. Vostro Mario

[Toulon aux Salins d'Hyères], 19 agosto 1932

Carissimo fratello, né ieri né oggi la tua solita cartolina. Non voglio far passare stasera senza scriverti. Ho pensato ancora in questi giorni al concetto della soprastoria. Non riesco a rendermene conto; ma non voglio far la figura di avversare un'idea che non ho bene presa. I o penso l'uomo cristiano che vive di fede. Ogni sua azione, anche la più insignificante, anche il mangiare e il bere, sono sotto l'influenza benefica della fede e secondo la fede sono meritorie; aqqùistiìiìo un aspetto 41 soprariatuialità senza la naturalità. Del resto tutto l'uomo elevato allo stato di grazia resta natura. I n lui, quindi, natura e sopranatura fanno sintesi. Passiamo alla vita sociale. Questa è una risultante di vite individuali intrecciate di natura e di sopranatura. Non si può negare che anche la vita sociale è una sintesi reale. Ma in tale sintesi ci stanno insieme il grano e la zizania e formano il prodotto (sintesi sociale) che poi sarà distinto al periodo della mietitura. Fuori di queste due sintesi reali (l'uomo individuo e l'uomo società); io non trovo altro reale umano; la storia è il complesso di ogni attività (sintesi). La soprastoria non sarebbe un concreto reale, ma, al più, un'idea astratta, un elemento dell'analisi della vita individuale e sociale. Ma quale? Stiamo bene. Oramai siamo alla fine. Io conto rientrare al 2 settembre, per riprendere il posto presso le monache, ché il frate che mi supplisce deve rientrare al suo convento. Un abbraccio insieme a Nelina, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

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Piazza h e r i n a , 19 agosto 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 13. Circa il punto in cui non ancora concordiamo, ti ho risposto nella mia del 16. Nella tua ultima però tu mi attribuisci una parola che io mai ho pensato, dico la parola estrastorico. Io ho parlato e parlo di soprastoria, non di estrastoria. Per me la soprastoria entra nella storia per via della cognizione estraspeculativa analogica. Questa cognizione è storia. Ma questa cognizione (analogica) in tanto ha senso, in quanto è cognizione dell'inconoscibile; il quale inconoscibile a noi si comunica per via della Rivelazione. Ma la Rivelazione non ce lo comunica nei termini propri, sibbene negli analogici. E perciò da noi non è veramente conosciuto, ma creduto. Credere, come espressione di analogia, è storia. Credere a ciò che indicano i termini analogici, è soprastoria. E siccome la fede non si può separare dall'oggetto creduto, così la fede reca con sé nella storia la soprastoria, reca nella filosofia l'estraspeculativo. Passo ad altro argomento. Tu adoperi nell'introduzione la parola storicismo (è anche nel titolo) in senso dualistico. Ora la parola storicismo non è comune come la parola storia, ma speciale, ed indica il modo moderno di concepire la storia, cioè, di concepirla come sviluppo per interna e collettiva attività, per cui il tutto è tutto e l'individuo è nulla. Croce dice che non Descartes rinnovò la filosofia, ma lo spirito. I1 dualismo per il pensiero moderno è antistorico. Dire che ci sia uno storicismo dualistico è dire che ci sia uno storicismo antistoricistico. Quel che dice Croce, prima lo disse Hegel e lo dicono gli altri. Credo che tu debba levare quella parola e usarne una che non generi equivoci. Sto bene. Ti abbraccio con la cara sorella. t Mario

Piazza h e r i n a , 22 agosto 1932

Carissimo fratello, a momenti ricevo la tua del 15. Tu ancora non avevi ricevute le mie cartoline del 16 e del 19, ma penso che non ti hanno


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manifestato bene il mio pensiero. Ci ritorno su perché mi sembra che la cosa vada come penso io, sia perché è appunto il concreto della fede come sua origine che ci separa dal pensiero moderno. Sino a che noi ragioniamo come fai tu, noi non ci mettiamo nel terreno degli avversari, e quindi, verso di loro, le nostre ragioni restano inefficaci. Tu scrivi: « Se è Dio, sarà Dio; ma se è l'azione di Dio ad estra nel creato e nell'uomo, sarà storia ». Rispondo. È Dio. Dio conosciuto per speculazione, e conosciuto solo in termini analogici, è speculazione, è storia. Ma Dio conosciuto per fede, non solo è conosciuto in termini analogici, ma anche in termini estraspeculativi. Unisci l'estraspeculativo col mistero, ed avrai la cognizione per fede, che è cognizione per autorità e quindi cognizione in nome della ragione di Dio, cioè, cognizione soprastorica. Considera, come fai, l'azione che deriva da questa cognizione, ed avrai la figura sintetica di storia unita a soprastoria. Se ciò non fai, se guardi solo d'azione e consideri la fede come pienameilte risoluta, e tu troverai, bensì, la storia, ma non troverai più la fede, e non troverai più il suo principio che è il concreto che tu desideri. Ma, è un fatto, noi siamo diversi, e bisogna rassegnarsi. Sto bene. La relativa quiete delle vacanze mi ha fatto riprendere in mano i miei versi per un po' di lavoro di lima. Saluto la sorella caramente. E vi abbraccio. Vostro f Mario

[Toulon aux Salins d'Hyères], 22 agosto 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto le due cartoline del 16 e del 19. Da queste comprendo: 1) che per te soprastoria è l'equivalente di fede o di soprannaturale: in tal caso io preferisco la parola soprannaturale; 2) che la soprastoria entra in sintesi nella storia come conoscenza analogica, il che è lo stesso che dire che il soprannaturale influisce in tutta la vita storica al modo come è possibile per l'uomo; 3) che il mistero, pure influendo nella storia, resta mistero: d'accordo. Un dubbio: tu scrivi nella tua del 16: « La rivelazione e i misteri non entrano nella storia come storia, ma come sopra-


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storia, cioè fede D. E nella tua del 19: « Credere come espressione di analogia è storia; credere a ciò che indicano i termini analogici è soprastoria ». Ora a me sembra (potrò ingannarmi) che il credere entra nella storia come fede, sia pure espressa al modo che noi possiamo esprimerla, cioè in termini analogici. Io non concepisco la storia come un processo esclusivamente naturale, ma come un processo misto e in continua risoluzione di naturale e di soprannaturale dal giorno che Adamo fu elevato allo stato soprannaturale e cadde. Quindi anche la storia dei popoli pagani non manca di sopranaturalità. Io pertanto uso il termine Storicismo e lo giustifico, perché ammetto questa specie di irnmanenza del sopranaturale. Ma di ciò appresso. Per ora m'interessa il pensiero e non la parola. Stiamo bene. Nelina soffre del troppo caldo, ma sta bene. Ti abbracciamo di cuore. Prega per noi. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 26 agosto 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 22 e rispondo. Son lieto di vedere chiaramente riassunto il mio pensiero. Spero che ora vedrò la conclusione, cioè, la buona intelligenza della soprastoria. Deila soprastoria, in senso lato, sicuro che n'è in ogni pensiero.storico-dualistico. In senso stretto c'è solo nel pensiero storico cristiano. Se fosse vero quel che tu dici circa la risoluzione, la storia cesserebbe d'essere storia. L'azione, che per te è la sintesi di risoluzione, in tanto è storia, in quanto è anche pensiero; e in tanto è duaIistica, in quanto la natura inferiore all'uomo e la soprannatura sono realtà conosciute e animanti l'azione e affermate come realtà del pensiero. Pei monisti tutto è soggetto; pei dualisti l'oggetto è trino: Dio, l'uomo, la natura inferiore. Pei cristiani Dio, ecc. è oggetto di ragione e di fede. L'azione che fa il processo storico, pei duafisri è sintesi di divino, umano, sottoumano; pei cristiani è sintesi di tutto questo, più la fede. Storia dualistica che non implichi la sottostoria e la soprastoria (in senso lato) non è concepibile. Storia cristiana che non implichi la sotto storia e la sopra


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storia e questa anche in senso stretto, fede, non è concepibile.

E questa è concretezza vera. Invece è astrazione la risoluzione da te sostenuta. E questa è la posizione assunta da tutto il pensiero moderno. E qui deve starsi, se non si vuol procedere tra equivoci, confusione e inefficacia. Sto bene. Abbiamo gran caldo. Ma oramai il settembre innanzi viene. Abbracci. Vostro t Mario

[Toulon aux Salins d'Hyères], 26 agosto 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 22. Godo assai che hai ripreso in mano i tuoi sonetti. Avevo pensato di scrivertelo, ma ogni volta lo spazio veniva coperto dalle nostre conversazioni filosofiche. Quando riceverai questa non mi scriverai più qui ma a 213 B Gloucester Terrace - London W 2. Lì spero ricevere il Crocifisso con le indulgenze della Via Crucis e le aggiunte, spec. della Maternità e della Beata Vergine di Loreto. Dopo lo scambio delle nostre cartoline circa la storia, a me sembra che il problema sia questo: si dà una storia natl-~raJisticaQ m e g h piiramrfite ~ m u nistica? Come storia sintetica, cioè vera storia io rispondo di no. Si può avere una fiiosofia puramente razionale solo per analisi della realtà (cosa tentata dai cattolici dal sec. XVIII in poi per il trionfo del razionalismo); così anche si può avere una storia puramente umana. Ma nell'un caso e neli'altro i fatti divini, cioè la Creazione, la Rivelazione, la Chiesa, si sottintendono, si vedono, interferiscono, anche quando si crede di fare filosofia pura o storia civile politica e letteraria. In sostanza storie analitiche come filosofia analitica. La vera storia è quella del processo della realtà umana, ed è insieme naturale e soprannaturale, perché la storia è della realtà completa e concreta, veramente sintetica. Stiamo bene e ti abbracciamo di cuore insieme io e Nelina. Tuo Luigi


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Piazza Armerina, 30 agosto 1932

Carissimo fratello, la tua del 26 mi riporta in alto mare. Tu ivi dici che il problema sia questo: « se si dà una storia puramente naturalistica o meglio umanistica ». Ma no, caro fratello, il problema non è questo, ma quest'altro, cioè, la storia che è processo umano, sta in rapporto di concorso, cooperazione, influsso, dipendenza, ecc. con la natura inferiore (sottostoria) e la soprannatura (soprastoria) e questa come filosofia e come fede, cioè, come cognizione speculativa e dommatica. Tu giri attorno al problema, perché non sai pensare né la natura inferiore come sottostoria né la superiore come soprastoria. Tu pensi storia, per te tutto nella storia è storia. Che ciò affermino gl'idealisti ed altri filosofi, io l'intendo, perché intendo quel che essi pensano della natura in: feriore e di Dio. Non posso intenderlo quando lo afferma uno che ammette la realtà oggettiva della natura inferiore e di Dio. Ciò ammesso, non ci sono che due posizioni: la razionalistica e la cristiana, le quali posizioni tutt.e e due implicano la trina realtà nella storia, cioè, l'attore umano, pel quale la storia è storia, processo, la realtà sottoumana che influisce ed è influita dall'uomo, la realtà divina per cui l'uomo è ed opera e da cui riceve la rivelazione e la fede. Tre ordini di realtà distinte; un agente storico-umano, l'uomo. L'uomo che vive di sé, e della natura, e di Dio. La natura che non dipende dall'uomo; Dio che domina e governa tutto. La fede che mette l'uomo in una posizione specifica e soprarazionale. Sto bene. Spero spedirti presto gli ufficii e il crocifisso con le indulgenze della Via Crucis. Ti abbraccio. Tuo Mario 1188 *

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Paris, 31 agosto 1932

Carissimo fratello, ieri al momento della partenza ebbi la tua cartoiina dei 26. Appena un po' di tempo ti risponderò. 11 viaggio è stato buono. LETTERA1188. * Cartolina illustrata: Rue de Rivoli.


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Sto benissimo, grazie a Dio. Nelina è in viaggio e si fermerà a Roma (Hotel Minerva) l . Finita di stampare la Tetralogia Cristiana. Qui stainane ho trovato freddo. Uno sbalzo di temperatura da ieri a Hyères da 27 a 15! Risponderò subito. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi L'ultima mia è del 26. Questa è in ritardo involontario.

Piazza Armerina, 3 settembre 1932

Carissimo fratello, dopo la tua del 26, nulla. Benedetto Croce nel suo libro sul materialismo della storia l, e proprio alle prime pagine, dice. che una filosofia della storia non è possibile, perché il concetto a cui può ridursi la storia è quello di svolgimento, mentre i1 concetto a cui si riduce la filosofia della storia è quello di piano divino o realtà. Soggiunge che i due concetti sono antitetici, l'uno rappresentato da Hegel, l'altro da S. Agostino. Ciò ho voluto notare per mettere in più chiara luce quanto ti scrissi circa l'uso della parola storicismo. La parola è nuova e indica un modo nuovo di considerare la storia, cioè, non come dramma di individui reali, ma come processo, cioè, come processo di un principio unico che si temporalizza, individualizza senza cessar d'esser unico. Per noi invece la storia è pensata come fu pensata anche nell'antichità: come dramma di fattori reali, distinti, dipendenti da Dio. Per noi il nuovo della storia, il moderno non può essere il puro svolgimento, ma uno svolgimento nel quale entrano sempre elementi nuovi. Sto bene. Aspetto le tue nuove e quelle della sorella. Tuo t Mario 1. I1 lo settembre Nelina scrive a Mario la seguente cartolina postale da Roma: Carissimo fratello, sono arrivata qui da poche ore e subito dò mie notizie. Ho fatto un ottimo viaggio e sto bene, certo dolente di essermi separata dal carissimo mio gemello. Anche lui sta abbastanza bene. Starò qui d'Hotel Minerva qualche &orno poiché voglio andare dal dentista e per riposarmi un po' prima di rifare un lungo viaggio. Scrivimi qui e dammi tue care nuove mentre ti abbraccio. NeLna ». LETTERA1189. 1. B. CROCE, Sulla concezione materialistica della storia, Tip. Regia Univ., Napoli 1896. <(


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Londra, 4 settembre 1932

Carissimo fratello, eccomi di nuovo alla ... mia casa e al mio lavoro. Sia ringraziato Dio dell'assistenza che sempre ci dà. Sto bene. Ieri una terribile traversata di mare. Ma io non ho sofferto. I1 che è segno che sto bene. E tu? non mi scrivi nulla della tua salute. E resti sempre a Piazza. H o trovato qui la tua del 30. Non ho il tempo di rispondere a lungo alle due ultime. H o l'impressione che noi differiamo principalmente nel modo di esprimerci e nel valore da dare alla parola Storia; ma non differiamo nella concezione fondamentale e oggettiva di Dio, l'uomo e la natura. È per questo che io credevo-nella mia del 26 di posare il problema diversamente. Per ora noto: 1) quando tu dici che la storia è insieme soprastoria, storia e sottostoria, tu dài alla parola storia due significati: il primo sintetico (ed è il mio) e il secondo analitico (ed è quello naturalistico); 2) quello che tu chiami sottostoria io lo chiamo condizionamento; 3) quello che tu chiami soprastoria, io lo chiamo Assoluto, Dio; 4) la storia per me è sintesi umana sotto la guida e con gli aiuti divini (da un grado minimo a un grado massimo). Fo punto perché è quasi l'ora della unica raccolta della posta di domenica. Un abbraccio di cuore. Prega per me, tuo Luigi Ti ho rimandato il Capecelatro con Nelina.

[London], 6 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 3, che mi ripropone la questione deli'uso della parola storicismo. A me sembra averlo sdìcientemente gks:$ca:~ e nel'articc!~ St=ri,cixtizc c Tr,nscendctz~ce n d a htroduzione ', a te recentemente inviata. Le parole nascono e si LETTERA 1191. l. Cfr. l'introduzione a L'Église et I'État, cit.


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svolgono secondo il senso che mano mano acquistano e non sono mai fisse. L'idea di uno svolgimento storico interiore e dinamico sorse con la scuola storica del diritto ', con la tendenza a dare unità alle nazionalità, con lo studio degli svolgimenti linguistici, sotto l'influsso della biologia e della sociologia. L'idealismo tentò di fondere e risolvere questo dinamismo storico nel dinamismo dello spirito. Ma non per questo ha monopolizzato la parola storicismo, come il positivismo di Comte non poté monopolizzare la parola sociologia: ma anch'essa per molto tempo fu in sospetto; e da molti cattolici confusa con economia sociale. I due concetti, quello di uno svolgimento interiore e dinamico del processo umano e quello della unità sociale evolventesi, sono oggi fondamentali a tutte le scienze storiche e sociologiche. I1 mio tentativo è di inquadrarli nel pensiero cristiano. Croce ha certe sue vedute inaccettabili, come quelle che l'estetica e la politica sono discipline idealistiche e anticristiane. Sto bene. Un abbraccio di more, tuo Luigi

[London, Paddington], 9 settembre 1932

Carissimo fratello, stamane non mi è arrivata la tua solita. Ma io non voglio mancare a mandarti i miei auguri per il 12 settembre. Quel giorno dirò la S. Messa per te. Sono con te unito spiritualmente. I1 tuo slancio spirituale arriva a me sempre e mi fa tanto bene. Torno sull'uso della parola storicismo. Nella mia Introdzlzione ho insistito fortemente contro la concezione di una entità sociale a sé 2. La scuola storica del diritto ha le sue origini nell'opera di Carlo von Savigny (1779-1861). Essa abbandonò la concezione settecentesca iiiuminista che tendeva a fondare il diritto sulIa ragione e sull'opera del legislatore. La realtà giuridica trae le sue origini dalia storia stessa e dallo sviluppo spirituale e appunto storico della nazione, da ciò che in altre parole veniva inteso con la fortunata espressione di Volksgeist, spirito dei popolo. 3. Si fa riferimento qui al molo preminente riconosciuto &a sociologia da Augusto Comte (1799-1857), considerato fondatore del positivismo e. d d a scienza sociologica, nella sua opera maggiore, il Corso di filosofia positiva, iniziato nei 1830.


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stante (bio-psichica o metafisica) rivendicando tutto il valore sociale dell'Individuo '. Questo è per me il punto di partenza e di arrivo di ogni sociologia e di ogni storia. Per questo ho voluto anche chiarire l'equivoco dei finalisti cattolici in materia sociologica. Dato ciò, lo storicismo dualistico ne è una conseguenza; altrimenti si cadrebbe in un occasionalismo individualistico che toglierebbe ogni ragione specifica alla forma sociale; e in un interventismo divino che toglierebbe all'uomo ogni iniziativa e libertà. Nell'un caso e nell'altro, ritornerebbero, sotto aspetti diversi, o il posiiivismo sociologico di Comte o l'idealismo storico di Hegel. Esclusa qualsiasi ipotesi sociale, risoluto ogni valore sociale nell'individuo, il moto storico-sociale dell'individuo non può essere esterno a sé stesso, deve essere interiore, immanente, sintetico. E non potrebbe essere tale, se non vi fosse la dualità di soggetto e oggetto e la dualità di contingente e assoluto; in sostanza se non si trattasse di individuo completo in sé, razionale, libero e limitato nello spazio e nel tempo, cioè processuale o storico. Sto bene: dato il tempo umido e fredduccio ho preso un raffreddore. Ma cosa leggera. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 10 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 6. La precedente era del 30. Temo che si sia smarrita o ritardi quella intermedia. Quel che io ti ho scritto circa l'uso della parola storicismo, sopra tutto, mira alla chiarezza. Ricordo le parole di Didone: Non ignara mali, miseris succuruere disco. Per assicurare me stesso che la parola potrebbe ingenerare equivoci, domando a te in che cosa il concetto antico della storia si distingua dal moderno; in che cosa il moderno viene stimato una conquista del secolo XIX. I1 pensiero moderno ha per nota propria di negare un Dio trascendente e personale. LETTERA 1192. 1. Sulla critica alla sociologia non storicista e sul valore delia storia per la sociologia cfr. l'introduzione a Lo società: sua natura e leggi.


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E perciò di concepire la storia come processo indipendente e per sé stante. Invece il pensiero cristiano importa con l'affermazione della trascendenza e personalità di Dio, un disegno divino circa la storia (sia o no in tutto conoscibile) e una provvidenza. La storia, secondo l'uno è filosofia, secondo l'altro è filosofia della storia. Comunque io aspetto i tuoi chiarimenti, mentre esprimo il desiderio che l'introduzione di cui mi occupo non dia verun pretesto a fraintesi. Sto bene. I1 caldo è tornato. Ma sono gli ultimi sforzi. Prego per te e tu prega pel tuo t Mario

[London, Paddington], 13 settembre 1932

Carissimo fratello, grazie della tua dolce e affettuosa cartolina del 6 c.m. I o sispetto !e tue critiche, perché m ' i m e r e s s a ~molta ~ N c ~ n e!e prevedo, perché pur avendo apprezzato le tue osservazioni fattemi due anni fa, non tutte potei accettare, perché non trovavo il modo di attuarle nel quadro del mio lavoro. Ma o le passate o le nuove, a me giova sentirmi criticato, perché mi stimola al lavoro. I o non so-se questo resterà il testo-definitivo o farò delle variazioni. Intanto ii musicista che avevo pensato fosse ii più adatto e come tecnica e come sentimento religioso e mistico mi ha scritto che si sente impari al lavoro; e mi ha suggerito di tentare l'adattamento scenico con una musica di commento in secondo ordine. Non so quello che farò. Solo prego Dio che non lasci inutile voce di fede la mia, essendo stata per me un mezzo di esprimere tutti i miei sentimenti religiosi di timore amore adorazione a Dio. Un abbraccio di cuore. Sto bene. Luigi

Piazza Armerina, 1 3 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevetti la tua del 4 e ora ricevo la tua del 9 con gli auguri. Grazie di cuore. Spero che il raffreddore sia andato via: ma at-


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tendo di esserne rassicurato. Io sto bene e ho passato bene l'estate forse perché non è stata troppo calda. Torno al mio argomento che è un'idea fissa. La storia come la concepisci tu non è la storia cristiano-cattolica, ma la puramente razionale-dualistica. Ora io cerco il concetto differenziale per cui la storia cristianamente intesa si elevi sull'altra e la domini. I suoi caratteri specifici sono l'universalità e la dommaticità e staticità per quel che riguarda i dommi. Ciò la costituisce in uno stato di soprastoricità nella storicità. La storia per sé è svolgimento; lo svolgimento importa la contingenza e la temporalità. Come tale la storia non può avere mai la universalità e il lato statico, perché contrari alla temporalità svolgimento. Con Gesù Cristo la storia si modifica ed eleva. Si eleva perché acquista un elemento soprastorico; si modifica, perché diventa unità di temporale e universale, statico e dinamico. Quando Croce dice che la Chiesa non si storicizza, dice che non si spoglia dell'elemento soprastorico. E ciò è vero. E deve esser così. Solo così apparisce chiara la divinità della Chiesa. E noi così dobbiamo impostare le nostre teorie e le nostre polemiche. I1 titolo dell'Intvoduzione potrebbe precisarsi cosl: studio di sociologia storicistico-cristiano. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 15 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 10 c.m. La mia che non ti è arrivata (spero che lo sia di già) era del 4 settembre. Se occorre, tornerò a scriverti quello che allora ti scrivevo. Nella tua del 10 tu mi domandi « in che cosa il concetto antico della storia si distingue dal moderno D. Secondo me, gli antichi non ebbero un concetto razionale e filosofico della storia. Ebrei e cristiani ebbero un concetto teologico della storia fino al Rinascimento. Allora s'introdusse il concetto umanistico della storia, ma senza approfondirlo. Venne poi il periodo dell'Illurninismo che fu antistorico. I1 valore della storia come scienza (Edoiogia) cominciò coi sec. X T i I i , e come Edosofia a sé stante (filosofia della storia) col sec. XIX. Non ostante Vico precursore. L'idea di una iilosofia della storia non venne in nome


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del Cristianesimo. I cattolici, anzi, ne ebbero paura, come oggi hanno paura della filosofia-storia, come ebbero paura della sociologia, ecc. L'idea della filosofia della storia è stata superata dall'idea di una filosofia-storia convertibile. Tutto questo progresso della teoria della storia è lo sviluppo dell'idea di processo e realizzazione interiore e sociale. È questa l'idea storicista e sociologica che io accetto e che inquadro nel dualismo trascendente. Solo il mio storicismo salva la personalità umana e la socialità dell'individuo, contro il monismo (idealista o positivista) che annulla l'una e l'altra. E perciò il mio storicismo salva la storia. Un abbraccio. Sto bene. Luigi

Piazza Armerina, 16 settembre 1932

Carissimo fratello, nelia tua del 9, che è l'ultima da me ricevuta, scrivi: « il moto storico-sociale dell'individuo non può essere esterno a se stesso, ma deve essere interiore, immanente, sintetico D. Certo « una entità sociale per sé stante » non è ammissibile; ma è anche , certo che la storia non è il processo cieu,indjviduo, sibbene déia collettività. Ed è anche certo che ogni individuo è esterno agli altri individui ed agisce sui medesimi e ne sente l'azione. Dato il dualismo e la vera individualità d'ogni singolo uomo, è dato il processo interno-esterno, perché è concorso di tutti gli individui agenti in dato tempo e spazio. La storia concepita su questa base, è la storia dualistica d'ogni tempo, ma non è più la storia che trae origine da Hegel o almeno in lui prende forma sistematica. I o ti ho chiesto, ed ora torno a chiederti, in che cosa il concetto della storia del sec. XIX si distingue da questo concetto. Aspetto la tua risposta. E anche torno a farti osservare che io prontamente, non voglio fare dell'apologia, ma della storia. I1 concetto hegeliano è, ed ha il suo sviluppo ed ha generato varie correnti e scuole. Tu dici: non si sostiene. Lo dico anch'io; ma ora io non mi inte-. resso di ciò. Ora mi preme fissare il concetto cristiano-cattolico della storia di fronte, non tanto alle teorie dualistiche comuni anq...


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tiche e moderne, quanto di fronte alle teorie monistiche. Sto bene. I1 caldo è tornato feroce. La vera estate l'abbiamo proprio alla fine. Nelina mi scrive da casa. Sta bene. t Mario

[London, Paddington], 18 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 13. Tu credi che la mia concezione della storia sia puramente razionale-dualistica. Io non ne comprendo il perché, quando io a pag. 30-31 della mia Introduzione spiego come entra il sopranaturale nella storia, e a pag. 32 dico perché gli storici, che non ammettono un principio e un termine estrastorico non possono spiegare il divino nel processo umano; e a pag. 33-34 parlo come si storicizzano i dogmi, ecc. Tu credi che ia staticità dei dogmi contrasti con la processualità della storia; a me non sembra così. Del resto anche la natura umana, la spiritualità dell'anima, la universalità delle idee hanno il lato statico, come lo hanno i dogmi, e ciò non contrasta alla processualità storica. Inoltre tu dici che con Gesù Cristo la storia si modifica « perché essa acquista un elemento soprastorico ». A me sembra che bisogna partire dall'Eden: Adamo elevato e caduto e il Redentore promesso. Non ci sono, secondo me, due storie di natura divisa (in quanto storia) una prima e una dopo l'Era Volgare. C'è una sola storia che cominciò con l'Eden e finirà con la Valle di Giosafat. Ecco il perché della definizione del mio « storicismo », che principia e finisce coll'estrastorico. Sto bene: il raffreddore è passato grazie a Dio. Tempo caldo umido. Puoi farmi avere: Gli inni liturgici; traduzione in versi italiani con testo e note del C.co Valentino Terrena, Mondovì, Libreria editrice Monregalese, L. 12? Attendo il CrocSsso e le Aggiunte. Hai ricevuto una o due copie della Tetralogia? Un abbraccio, tuo Luigi


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Piazza Armerina, 20 settembre 1932

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 15. Tu parli solo della storia ebrea e cristiana e non fai verun cenno della greca, della romana, ecc. ecc. Tu parli di approfondimento, e così escludi che ci sia un elemento nuovo del modo odierno di concepire la storia. E di fatti lo escludi, perché ti rifai al Rinascimento quando sorse il concetto umanistico della storia. Ora io voglio sapere qude sia la conquista del sec. XIX che è perciò chiamato il secolo dello storicismo. Hai presente quanto Croce scrive in Teovia e Storia della Storiografia e precisamente nella 2" parte? Sc non ricordo male, egli, esaminando il modo di concepire e fare la storia nell'antichità e nei secoli moderni, tutto sommato, trova in ogni età il concetto di processo, più o meno visibile l . Nella conchiusione poi dà il nuovo, la conquista, il moderno in senso stretto, che è il concetto monistico '. Tu col difendere l'individuo, come unica realtà concreta, non rinnovelli nulla, perché tal concetto è inerente a ogni storiografia dualistica. Accenni poi alla identità di filosofia e storia, e ne tocchi anche nell'lutrodzaione. Era un punto di cui ti dovevo parlare. Su tale Identità he dei dcbhi che desidere sinnc chinriti. Questa identità l'intendo nell'idealismo, il quale, proprio per ciò, condanna la filosofia della storia; non mi è agevole intenderla pel dualismo. Io non credo che il concetto di filosofia della storia sia in tutto superabile. Ricordi il mio articolo sulla <{ Rivista di Autoformazione » SU tale argomento? Sto bene. Ti abbraccio. Tuo

t

Mario

LETTERA1199. 1. B. CROCE,Teoria e storia della storiografia, cit., passinz. Accenni d a storia intesa come processo più o meno continuo sono nei vari paragrafi dedicati da Croce d a storiografia greceromana (p. 176 e ss.), a quella medievale (p. 195 e ss.), a quella rinascimentale (p. 217 e ss.), iiiuministica (p. 224 e SS.), romantica (p. 248 e ss.) e positivistica (p. 277 e ss.). 2. Ibid., pp. 284-288. Si tratta del paragrafo conclusivo dedicato d a Nuova storiografia ». 3. M. STURZO,Della filosofia della storia, in Rivista di autoformazione », marzo-aprile 1930, pp. 106-140.


LUIGI E MARIO STURZO

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[London, Paddington], 21 settembre 1932

Carissimo fratello, nella tua del 16 mi domandi: <( in che cosa il concetto della storia del sec. XIX si distingue da questo concetto » (storia dualistica di ogni tempo). Nella mia del 15 rispondevo ad altra domanda quasi simile. Ora, dal punto di vista teologico il concetto della storia da te esposto nella suddetta cartolina non difEerisce dal concetto tradizionale cattolico dai padri a noi. Ma dal punto di vista storico il tuo e il mio sono ben diversi da quello dei secoli antecedenti al XIX; perché noi prendiamo tutto quello che è prendibile dalla idea moderna della storia, in quanto per noi è risultante del processo umano, attività immanente in un quadro dualistico e in una sintesi t,emporale di naturale e di soprannaturale. Volendo, si può interpretare anche la Città di Dio di S. Agostino con queste idee, ma un filosofo o uno storico del sec. XVIII non lo avrebbe potuto fare. Inoltre la convertibilità di storia-filosofia è un'idea moderna, che anche noi, sotto un aspetto dualistico possiamo accettare e accettiamo (noi, non tutti); questa idea non si trova neppure nel sec. XIX. La storia come coscienza sociale in processo è un'idea che deriva dalla concezione sociologica dell'uomo; questa concezione prima di nascere la sociologia (e nacque positivista!) non potea derivarsi. Attendo sempre le tue cartoline che mi fan pensare e mi son compagne di passeggio. Tuo sempre Luigi Di' a Vincenzino che mi saluti il Can.co N. Nobile.

Piazza Armerina, 23 settembre 1932

Carissimo fratello, la tua del 18 mi dice che o io scrivo arabo o tu leggi con troppa fretta. Te ne accorgerai se vorrai rileggere le mie cartoline di agosto e settembre almeno. Tu ammetti (chi ne ha mai dubi-


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tato?) Dio e la sua azione nella storia. Ma tu la risolvi in storia. Or il punto di controversia più irriducibile tra noi è proprio questo. E per questo io parlo da Gesù Cristo in poi e prescindo dall'Eden, proprio perché la rivelazione dei misteri della Trinità, Incarnazione, Eucaristia è da Gesù Cristo. Io sostengo che con Gesù Cristo entra come elemento distintivo della storia, cristianamente intesa, il mistero nella fissità delle formule rivelate che non noi intendiamo analogicamente, che non è paragonabile all'universale. Ma lo stesso universale è proprio fisso? I1 tuo concetto non segue l'evolversi della filosofia nei vari sistemi? Ma l'universale è cognizione speculativa, mentre il mistero è cognizione ultraspeculativa (nota la parola che sostituisco all'estraspeculativo di Banfi). Secondo il mio concetto, che tu eviti di guardare in fronte (non certo apposta) la storia della Chiesa (o la Chiesa nella storia) ha due aspetti: uno fisso e uno processuale e umano. Nel primo è il divino della storia che non muta né si perverte; nel secoiìdo è l'i~mano (assistito d d a grazia nei modo che solo Dio sa) che procede nelle vicende di bene e di male, e dà luogo alla umana critica, come il resto della storia. Sto bene. I1 tempo è autunnalmente bello. Prega per me. E credimi. Ti scrissi che avevo subito spedito a Croce la copia a lui dedicata. t Mario

[London, Paddingtonl, 23 settembre 1932

Carissimo fratello, con le mie del 18 e 21 avrai già in anticipo qualche risposta alla tua del 21. Qualsiasi storia di popoli pagani non può non guardarsi (sinteticamente) dal punto di vista ebreo-cristiano; e d'altro lato qualsiasi storia (anche di popoli ebreo-cristiani) può guardarsi (analiticamente) dal lato razionale (per esempio l'economia, la politica, la lingua, ecc.). Questo secondo aspetto è fuori del nostro problema: io mi occupo della storia sintetica. Solo questa per me è convertibile con la filosofia nel senso da me scritto nell'articolo sul Presente: <( L'histoire est la pensée humaine qui se réalise dans l'action; la philosophie c'est l'action humaine interprétée par la pensée » (p. 55). Ho riletto la tua postilla sulia


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Filosofia della storia '; ti confesso che non sono d'accordo con te circa la tesi del buon vicinato e della coesistenza della filosofia della storia con la storia=filosofia. Tu del resto nelle ultime pagine svuoti la filosofia della storia in quanto la riduci alla concezione della Creazione e Provvidenza divina; verità filosofiche (teologia naturale) alle quali noi razionalmente possiamo arrivare deducendole dalla natura. I1 problema vero della filosofia della storia è posto da me a p. 200 e segg. (Anno I11 « Autoformazione ») dove escludo il finalismo storico eteronomo come deterministico e riduco il finalismo interiore della storia al suo stesso processo che è, anche per te, filosofia-storia '. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi Ieri ho celebrato per te, pel 37" di Sacerdozio.

[London, Paddington], 27 settembre 1932

Carissimo fratello, la tua non mi arriva ed io non voglio farti mancare la mia. Torno sulla Filosofia della Storia. Per via di metodo analitico, che ha il suo valore, si può concepire e scrivere una storiologia così come si scrive o si scriveva un'antropologia, una cosmologia, ecc. Cioè, ridurre la filosofia in trattati particolari, sviluppando gli elementi di analisi. Ma quando si fa la vera filosofia sintetica, allora bisogna risolvere tutto questo materiale nelle teorie dell'essere e del conoscere. Per giunta, la storiologia concepita come branca della Filosofia sarà in gran parte o psicologia e sociologia o politica o teologia. Leggi proprie della storia nel senso vero LETTERA1202. 1. Cfr. M. STURZO,Della filosofia della storia, cit. 2. Si tratta del saggio a firma S. S., Sforicismo e trascendenza, in « Rivista di autoformazione », luglio-agosto 1929, pp. 191-204. « Come escludiamo ogni causalismo storico, così escludiamo ogni finalismo storico - scrive Sturzo -. Bisogna intendersi sul valore deiis parola finalisrno. Questa è intesa comunemente come causa finale determinante, cioè come un termine estrinseco, che in qualsiasi modo deve iagglungird, C c m ~ii vcde, :u!e f&&s-r i ~ p o cna~- d t à e deteminismo; che sono per se stessi elementi estrastorici » (p. 200). « Qual'è d o r a il fine della storia? - scrive ancora S m n o - Lo stesso che la sua natura, cioè quello di essere un processo ... I1 processo storico non è che la successione di atti, cioè la continua attuaiizzazione di potenzialità, azione e reazione dei soggetti operanti » (p. 201).


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della parola non credo che se ne diano. I1 progresso, i corsi e i ricorsi, il movimento ciclico, l'evoluzione, la missione dei popoli, ecc. sono leggi campate in aria. E fo punto, perché è l'ora della posta: ho tardato nella speranza di ricevere la tua solita. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Prega per me, tuo Luigi

Piazza Armerina, 27 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo ora insieme le tue cartoline del 21 e del 23. Esse m'interessano assai e spero mi giovino a precisare a te meglio il mio pensiero, cioè quello che io cerco in queste nostre discussioni. Ora comincio con n ~ t a r eche per me né la storia è i! l'-A nn~siere umano che si attua nell'azione, né la filosofia è l'azione umana interpretata dal pensiero. In un articolo come quello da cui hai tratto queste espressioni, stanno bene, son un modo di dire, di sintetizzare. I n termini filosofici, in una discussione rigorosa come la nostra, no. Tu non puoi parlar di pensiero che si risolve in azione analiticamente o forse meglio, poeticamente. Pensiero e volizione son unità, e guai se questo non fossero. Unità come pensiero, volizione, azione. Ma se la storia fosse pensiero umano che si risolve in azione (dato e non concesso, per la ragione or detta) saremmo in idealismo e non più in dualismo. Se poi la filosofia fosse l'azione umana interpretata dal pensiero, cadrebbe di colpo tutta la realtà oggettiva ontologicamente considerata. Per me il problema della risolvibilità della storia in filosofia e viceversa, permane e tomo a riproportelo. Altro problema. Neghi tu le cause nella storia, come le negano gli idealisti e molti altri? Certo, no. Date le cause, la nozione di processo muta. E muta data la Provvidenza. Anche su questo problema aspetto le tue chiarificazioni. Grazie della messa celebrata per me. Sto bene. Fa caldo peggio che in agosto. Prego assai per te e mi raccomando alle tue preghiere. Tuo t Mario


LUIGI E MARIO STURZO

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[London, Paddington], 30 settembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 23 dopo sette giorni! Sono stato in pena per tale ritardo. Le tue cartoline io le leggo e rileggo e spesso mi fanno compagnia nelle mie solitarie passeggiate (te l'ho scritto); e nella mia del 15 agosto ti ho spiegato il perché non comprendo (per quanto mi vi sforzi) la soprastoria che per me è un'astrazione (rileggi pure le mie del 19 e 22 agosto). La fede rivelata è quella rivelazione (storia); la fede predicata, difesa, definita è quella predicazione, apologia, definizione conciliare o papale (storia); la fede operante nelle anime è quella formazione di apostoli, martiri, santi in genere (storia), ecc. Dunque, io della fede rilevo il suo inserirsi nel processo umano, e divenire storia. Tu dici: la fede è fissa; intendiamoci; la fede ha il suo processo storico a modo suo; il dogma dell'Infallibilità ' e quello della Immacolata ', ci han messo quasi 19 secoli prima di avere una definizione: storicamente prima erano credenze fluttuanti, pur essendo dogmi contenuti nella Rivelazione. La processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figliuolo (uno dei motivi dello scisma greco) fu messo nel Credo il 1012 3. La lotta per la difesa dell'integrità della fede contro l'eresia è l'occasione per chiarire i termini di fede, come nella questione della Grazia dal Tridentino alle Bolle contro i Giansenisti. La fede è una e la stessa come Dio che è la verità sostanziale: negli uomini è quella che storicamente si manifesta a mezzo della Chiesa con i suoi concili, pontefici romani, episcopato e senso dei fedeli. Tutti atti storici. Tu dirai: dopo le definizioni nulla da mutare, certo, ma sempre da riattuare perché la fede non resti let-

LETTERA1205. 1. I1 principio secondo il quale il Papa in comunione con i Vescovi si ritiene infallibile nel pronunciare una verita di fede. I1 dogma deli'infallibilità pontificia fu definito con il Concilio Vaticano I nel 1870. 2. Ii dogma dell'Irnmacolata Concezione, secondo il quale è verità di fede che la Madonna fu concepita senza peccato originale, fu definito da Pio I . con la bolla inejjabik Oei iS.74. 3. Ci si riferisce qui aiie dispute relative alla formula latina a Ex Patre Fili* que D e bizantina « Ex Patre per Filium » che furono causa di profondi contrasti fra chiesa latina e chiesa greca. La formula latina fu dichiarata solennemente a Lione nel 1274 e a Firenze nel 1439.


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tera senza spirito, e ciò è storia. E comincia con l'Eden perché la Rivelazione, la Grazia, il peccato, il male, la giustizia divina, la promessa Redenzione cominciano con l'Eden. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

[London, Paddington], 2 ottobre 1932

Carissimo fratello, ho la tua del 27. La tua critica alla mia formula su Storia-Filosofia (articolo sul Presente) mi richiama alla mente la nostra discussione sul teoretico e il pratico, che dopo lungo scambio di cartoline rimase in aria per altro argomento che vi s'inseri. Certo nel parlare di teoretico e di pratico facciamo dell'analisi; ma, secondo me, non iibbiam~altro m d o per chiurire !a r,a:Ura delle cosc e delle idee, che analizzandole. Altra volta, a proposito di Filosofia-Storia, io mi espressi in altri termini (« Autoformazione », 1929, p. 193) ' oggi non mi soddisfa molto, ma anche allora facevo dell'analisi. Le parole storia e filosofia sono complesse; e l'analisi non le esaurisce. Non comprendo perché l'attuarsi del pensiero dei singoli uomini nella storia sia idedismo, io non so concepire ia storia che fatta da uomini; e senza pensiero non c'è azione. E perché, la filosofia perderebbe la comprensione dell'oggettività se interpreta l'azione umana? Ogni oggettività è da noi conosciuta per il nostro pensiero, ed è attinta attraverso la nostra azione. Credimi, caro fratello, io vorrei comprenderti meglio. Ma forse sia l'accumulare motivi di discussione, sia il fatto che ciascun di noi, scrivendo, parte da presupposti che l'altro non ha presenti, certo si è che io risento una difficoltà notevole a comprenderti. Circa la causalità nella storia io ne ho scritto nell'articolo citato (« Autoformazione » 1929) e SUILETTERA1206. 1. L. SNZO si riferisce aii'articolo Sto~icismoe trascendenza, cit. alla nota 2, lettera 1203. « Lo storicismo, che noi qui esaminiamo - scrive Stuno -, si basa sopra la tesi che la storia non è che filosofia... Invero la storia non è che la interpretazione dei fatti umani rivissuti nel presente; nessuna interpretazione può essere tale se non è filosofia... La filosofia è pensiero vissuto, cioè storia che si fa; e la storia è il fatto rivissuto come pensiero (interpretazione) cioè filosofia vivente. L'anello è perfetto » (p. 193).


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la causalità della guerra (Diritto di guerra) '. Mi sembra di essere stato chiaro; escludo ogni causalità deterrninistica e assegno la maggior parte dei fatti umani alla volontà. (Sul caso e Provvidenza nella Introduzione) 3. Sto bene, ma qui fa freddo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 ottobre 1932

Carissimo fratello, chi nega la filosofia della storia? I1 monista, e lo nega in nome del monismo. Dice Benedetto Croce che una filosofia della storia suppone un disegno divino, ecc. Ma che cosa è la filosofia? Per me è la cognizione-sistemazione sotto il rispetto della universalità. E per me la storia è la cognizione-sistemazione della vita dell'umanità sotto il rispetto della particolarità, cioè della concreta realtà e, nello stesso tempo sotto il rispetto della processualità. Per me che son dualista la realtà ha le sue leggi, presuppone il disegno divino, tende a dati fini. Quando ciò negli eventi umani cerco nel particolare reale concreto, faccio storia. Quando invece questo stesso indago sotto il rispetto della universalità faccio filosofia della storia. L'astratto sono l'antropologia, la cosmologia, ecc. I1 concreto è la storia, perché solo la storia considera la realtà nella sua sintetica complessità. Oggi ciò è pacifico. Nessuno dei ben preparati considera la storia come o politica o scienza o arte, ma tutti la considerano sotto tutti questi rispetti. Qui fo punto. La tua ultima è del 27. Ti ho spedito il crocifisso con le indulgenze, ecc. raccomandato e come campione. L'hai ricevuto? I1 tempo continua caldo e pesante e non consente che si riprenda il lavoro normale. Ciò mi secca, perché m'irnpedisce di occuparmi dell'introduzione e della Tetralogia. Sto bene. Aspetto le tue nuove. Ti abbraccio con fraterno affetto. Tuo Mario

t

2. Cfr. L. STURZO,La comunità internarionale e il diritto dz guewa, cit., p. 69 e 180 ss. 3. Si riferisce d'introduzione di La società: sua natura e leggi.


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[London, Paddington], 6 ottobre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto il bel Crocifisso con le indulgenze della Via Crucis. Desidero sapere: 1) se basta un impedimento come un raffreddore o altro incomodo leggiero, per cui non è consigliabile uscir di casa, per potere fare la Via Crucis in casa; 2) se è personale oppure possa essere usato a questo scopo da altre persone che stanno in casa quando sono ammalate. Godo assai delle gioie e dei conforti che ti vengono dal tuo Ministero, specialmente dalla istituzione degli oblati di Maria. Prego tanto per te e le tue intenzioni e aggiungo in modo speciale per gli oblati. Spero che essi si ricordino di me nelle loro preghiere. Ti ho scritto il 27, il 30 settembre e il 2 ottobre. Questa in ritardo di un giorno, per equivoco. Sto bene, grazie a Dio, ed ho ripreso il lavoro di Stato e Chiesa l . Forse dopo che sarà copiato, ti manderò il lo capitolo che compie il pensiero dell'Introduzione dal lato sociologico specialmente. Spero che non ti do da lavorare per me. Mi bastano le tue impressioni e i tuoi rilievi, anche quando io non arrivo a prenderli per intiero, come avviene nella nostra discussione per cartoline. Ma io torno a pen. . sarci e pc: U: nUovo, e cosi nella cvrrezioiie definidva, pi-ima di dare il lavoro alla stampa, son sicuro di avere utilizzato molto di quel che tu mi vai scrivendo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 ottobre 1932

Carissimo fratello, oggi si è chiuso il primo capitolo generale degli oblati di Maria ed il ritiro annuale dei padri oblati, nel quale io ho fatto le istruzioni. Posso dire con S. Paolo: superabundo gaudio l . La con-

LETTERA1208. 1. Cfr. L. STURZO, Chiesa e Stato, cit. LETTERA1209. 1. I I Corinti, 7, 4.


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gregazione ha oramai le sue costituzioni, almeno le fondamentali, ha i suoi superiori, padri oblati sono a Riesi, Enna, Butera, Gela. I1 capitolo mi ha rassicurato sul buono spirito dei padri e sulla concordia degli animi e attaccamento alla Congregazione e al vescovo. Più grande misericordia il buon Dio non poteva usare a me a e alla diocesi, l'avvenire della quale posso reputarlo assicurato. I1 seminario è tutto in mano degli oblati; i seminaristi in gran maggioranza aspirano alla vita di oblati. Gli oblati sostengono e rallegrano la mia vecchiezza. La diocesi gode una insolita pace. Anche gli altri sacerdoti e, segnatamente i parroci, sentono l'influsso benefico della Congregazione. I1 popolo cerca di preferenza gli oblati. Prostrato nella polvere del mio nulla, ringrazio il Signore e adoro i suoi arcani. H o ricevuto le tue due ultime cartoline; ma oggi non posso occuparmi di discussioni, il mio spirito è tutto pieno del grande evento, grande nella sua piccolezza. Ringrazia con me il Signore. Tuo t Mario

[London, Paddington], 10 ottobre 1932

Carissimo fratello, ho avuta la tua del 4; e risponderò domani o mercoledì: intanto ci penserò sopra. Ieri ed oggi sono stato preso per due articoli sulla pace internazionale da dovere spedire subito. Sto bene. Ti ho spedito una recensione del « Temps » di Parigi sulla filosofia cattolica di Blondel l . Non ho ancora letto quel libro. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1210. * Cartolina illustrata: Tower Bridge di Londra. 1. Cfr. L. LAVELLE, Le problème de la philosophie catholique, in « Le Temps D, 9 ottobre 1932. Problème de la Si tratta della recensione ai libro di IVIAURICE BLOATIEL, philosophie catholique (ed. Cahiers de la Nouvelle Journée, 1932 - Bloud) in cui l'A. si sforza di chiarire i termini di una discussione, awiata fin dal 1931 alla Société de Phiiosophie, circa l'esistenza e le possibilità deiia filosofia cattolica. ~ ~ a z &,=,pe=ccze ! q~-st'=pc:r 1- 7-rrn m dp! ~ 5 ~ rr----5w n c i ~ t .r-1 ~ dafiche separa le esigenze deiia fede più pura e quelle di un pensiero squisitamente razionaiistico. L'accettazione o il rifiuto deiia fede comportano una frattura non solo d'interno del corpo sociale, tra fedeli e non fedeli, ma anche nelio stesso individuo. Fede e ragione non cessano mai di misurarsi e questo conflitto può determinare una


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1211 Piazza Armerina, 13 ottobre 1932

Carissimo fratello, ti scrivo con ritardo perché mi è mancato il tempo. Nella tua del 30 settembre, fai un passo indietro in quanto trascuri quel che prima avevi accettato, cioè, la cognizione analogica del dato di pura autorità. Insisti poi sul concetto della storia come pensiero che si risolve in azione. Con questo concetto tu neghi l'oggetto-mistero, come oggetto, nella storia, e solo ve lo conservi come risoluzione in pensiero. Ma il pensiero non è solo speculazione, è anche cognizione. I1 pensiero reca nella storia non solo se stesso, ma gli oggetti della cognizione. Vi reca cognizione del mondo inferiore e superiore all'uomo, cioè l'altro dal pensiero. E viene il mio punto specifico. Tutto ciò che l'uomo conosce per intuizione e deduzione, in proprio e in analogo, è processo. Tutto ciò che conosce per pura autorità è processo nela risoluzione analogica, non è processo nel presupposto della risoluzione. I1 domma che si processualizza, non è il domma in sé, ma l'espressione sua analogica. Se tu vai oldelle seguenti tre soluzioni: 1) un'opposizione irriducibile; 2) un accordo che configuri fede e ragione come duplice aspetto di una stessa realtà (un medesimo testo scritto in diie lh,m'e diverse); 3) ritenere 1%rrgicne frrtrice del!; fede in qUanto la prima è incapace di riempire da sola quel vuoto interiore che l'individuo awerte. Pensando alla ragione e d a fede come termini irriducibili, tuttavia esiste un razionalismo intransigente che ritiene la prima unica fonte di verità e la seconda un prodotto di mitologiche fantasie: la ragione rimane l'unico strumento per conoscere il reale. Ma ciascuno testimonia che essa non si esaurisce solo nell'individuo avendo bisogno, per estrinsecarsi, di una materia che è al di fuori di lui. Perciò l'individuo non ha alcun diritto di trascurare nuiia di quanto awerte, compresi gli elementi religiosi della sua coscienza. Sul versante opposto, esiste il fideismo che intende umiliare la ragione confinandola nel molo di semplice conoscitrice delle apparenze. Questi due « mondi » non possono però non comunicare: essi costituiscono le due facce della stessa verità. La fede ha il compito di far comprendere alla ragione quella verità che da sola sarebbe incapace di trovare. È questa una posizione contestata da taluni che argomentano l'inesistenza di una filosofia cattolica in quanto, ancor prima, i greci avevano elaborato il metodo razionale della conoscenza. Ma Blondel rileva come da allora i progressi della ragione non abbiano allargato i suoi poteri, bensì evidenziato le sue deficienze. Essa, nel mondo contemporaneo, ha preso coscienza come il suo destino sia legato a quelio dell'universo. I1 rapporto tra filosofia e fede è dunque cambiato: è compito del filosofo spingere la ragione il più lontano possibile sulla -<ia delia conoscenza perché ciò farà meglio emergere quelle esigenze interiori d'individuo a cui sola pub rispondere la fede.


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tre a questa, cadi nel modernismo. Questa posizione del problema non è un mio pensiero isolato, è la posizione del così detto pensiero moderno, che non possiamo trascurare. Cosa è la lotta contro l'infallibilità del papa, se non la lotta contro la cognizione per pura autorità, contro l'oggetto-mistero-domma? Sto bene. I1 caldo persiste come se fossimo in piena estate. Non ho ancora visto Nelina, perché il caldo non m'invoglia a recarmi dove esso è certamente più intenso. Prega per me come io non manco di pregare per te tutti i giorni. Credimi con vivo affetto. Tuo t' Mario

[London, Paddington], 13 ottobre 1932

Carissimo fratello, la tua cartolina dell'8 c.m. mi ha commosso. Sì: veramente il Signore è soave con quelli che sono retti di cuore; e tali soavità valgono tutti i dolori e le contraddizioni che il Signore ti ha mandato per provarti e per rendere più proficua la tua missione. Che sia sempre lodato e benedetto il Signore. Io di lontano palpito alie tue gioie e ai tuoi dolori e ne sono partecipe. Dopo aver riletta la tua del 4 di questo mese ho l'impressione che le nostre divergenze aumentano, sì che noi facciamo due soliloqui anziché una discussione. I o credevo di essere d'accordo con te sulla filosofia=storia, e su parecchi altri punti. Mano mano mi accorgo che il disaccordo aumenta al punto che del mio articolo su Trascendema e Storicjsmo da te lodato nel 1929 non resta in piedi più nessun pezzo. Allora è meglio ricominciare da capo: lasciare ogni riferimento ai miei e ai tuoi scritti e riproporre il tema. I1 punto di partenza sarebbe la definizione delia storia. Tu dici: « la storia è la cognizione-sistemazione della vita dell'umanità sotto il rispetto della particolarità cioè realtà concreta processuale ». Per accettare questa defuliione mi occorre sapere che cosa intendi qui per vita dell'umanità, se in ciò includi la socialità e quindi la coscienza sociale o di gruppo. Inoltre la parola particolarità sarà qui come opposta a universale cioè astrazione. Allora è meglio dire concretezza. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi


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[London, Paddington], 17 ottobre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 13 c.m. L'ho letta più volte, ho riletto la mia del 30 settembre per arrivare a comprendere il perché tu in tale cartolina ci vedi cose che io non ho pensato né scritte. Ci deve essere qualche preoccupazione che ti fa interpretare il mio pensiero in un senso che non è il mio. E così ora ti sembra che si cade nell'idealismo ora nel modernismo; il che è assolutamente fuori posto. Nell'ultima mia del 13 ti scrivevo che sarebbe bene ricominciare da capo; ora penso che sarà meglio per me attendere le tue osservazioni al testo della Introduzione. Dopo di che ripenserò a tutta la mia teoria e cercherò di evitare ogni frase che possa dare occasione a interpretazioni non coerenti col mio pensiero. Circa la processualizzazione del dogma io non ho mai detto che si processridizza i! degrna in rC; ti hn scritte r/ che !a fede ha Y siio precesso storico a suo modo D. E in ciò siamo d'accordo. Per giunta, per me non si processualizza realmente che l'attività umana. I1 dire che si processualizza un'idea, come tale, è usare una forma astratta o figurativa o simbolica. Io poi non ho trascurato affatto la cognizione analogica della quale abbiamo discusso tempo addietro. Perché non tener conto di quanto 5 stato già affermato e assodato in antecedenza? Non è possibile ripetersi ogni volta. Salutami Vincenzino e Meno che mi si ricordano. Prega per me assai come io faccio sempre. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 17 ottobre 1932

Carissimo fratello, l'articolo storico su Valéry, Bertrand, ecc. è molto ben fatto e molto ben pensato l . L'ho letto d'un fiato ammirando ed assenLETTERA1214. 1. Si riferisce all'articolo-recensione di Luigi, comparso in « Res Publica D, Bruxelles, ottobre 1932, sui libri di PAULVALÉRY,Regards sur le monde actuel, Stock, Paris 1931, p. 214, LOUISBERTRAND, Histoire d'Espagne,

Fayard, Paris 1932 e JULIENBENDA,Esquisse d'une histoire des Frawais dans leur volonté d':tre une nation, Gallimard, Paris 1932. L'articolo nella versione italiana, fu


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tendo. Faccio una sola osservazione, più di forma che di sostanza. Per me non è ben detto né che il passato comanda al presente né che il presente comanda al passato 2. Nel presente storico ci sono due cose: l'azione storica, il giudizio storico, cioè, l'uomo che è elemento storico e pensatore della storia. Questo uomo, uno e doppio, non comanda al passato quando agisce e nemmeno quando pensa, cioè giudica il passato. I1 primo è evidente. I1 secondo ha bisogno di venir ben compreso. Ii giudizio storico è sintesi di dati elementi. I fatti storici, astrattamente considerati, son sempre quelli. I n concreto son pensati, cioè giudicati nei rapporti che mutano col tempo. In rapporto al pensatore pagano la schiavitù è morale senz'altra aggiunta; in rapporto al pensatore medievale scolastico è immorale senz'altra aggiunta; in rapporto al pensatore moderno è relativamente morale. Questi pensatori non comandano a quel passato storico, perché non lo modificano di lor volontà, lo giudicano in uno o in altro modo, perché così lo vedono, e così lo vedono, perché in rapporto a loro è così. H o insistito su questo concetto, perché mi pare che giovi a risolvere un problema da noi già discusso senza conclusione, il problema della storia vita e storia suo pensamento e ripensamento. Sto bene. H o ricevuto la tua. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddingtonl, 21 ottobre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto da Vincenzino le aggiunte al Breviario e la fotografia del Gruppo degli Oblati, molto ben riuscita. Non conosco i nopoi inserito in Miscellanea londinese, vol. 11, Opera Omnia, con il titolo Il problema della storia, pp. 348-356. 2. Nell'articolo citato Sturzo sosteneva che il torto di Valéry era di « credere che il passato comandi il presente >i. Citando le altre due opere di Bertrand e Benda, aggiungeva: « Basta aprire una storia (di quelle ben fatte e di quelle mal fatte) per accorgersi del contrario D. Concludendo S t u m scriveva: « Vera storia è quella che riunisce insieme i due caratteri, il filologico e il filosofico. Ma per essere tale, occorre che lo storico usi di una filologia e di una filosofia contemporanea, cioè che si metta nel presente, come la realtà che esiste e che è la risultante delle realtà del passato. È impossibile scrivere una storia oggettiva mettendosi dal punto di vista del periodo degli awenimenti che vengono narrati: sarebbe incomprensibile n.


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mi dei tuoi cari giovani, ma hanno tutti un viso così sereno e fiducioso, che mostrano uno spirito rinnovellato. Così io li vedo e ne sono tanto contento e partecipo di lontano alla tua gioia. Speravo ieri ed oggi ricevere la tua solita, ma ho avuto tue notizie lo stesso. Mi ringrazierai Vincenzino e gli dirai che preghi e faccia pregare per me. Fra giorni ti invierò il lo Capitolo che completa la Introduzione. Sarà meglio attenderlo prima di inviarmi le tue osservazioni. Per ora io continuo nel mio lavoro. Se potrò inviartelo man mano, lo farò, purché non ti porti disturbo e lavoro soverchio. E i tuoi versi? Hai fatto la revisione? Potrai farne un'altra edizione? Sto bene. In questi giorni è venuto qui un po' di caldo, e allora io lavoro un po' meglio di quando fa freddo. Salutami tutti gli amici e prega per me. Ricevesti la recensione del libro di Blondel, ecc.? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 21 ottobre 1932

Carissimo fratello, rispondo alle tue cartoline del 1 3 e del 17. Quando in &cn che una data espressione è idealismo o modernismo non dico che tale sia il tuo pensiero. Simili mie espressioni ti turbano. E fai male perché così mostri di non intendere le esigenze della discussione. Non posso accettare la tua espressione, cioè, che la storia sia coscienza collettiva perché male appropriata. I1 collettivo è sempre astratto e sempre parziale. Se io dico: <( il carattere dei francesi è questo io indico ciò che in quella collettività è comune e lascio fuori ciò che è solo individuale. E considero i francesi come una unità, come una persona che ha quel carattere. E ciò è astrazione. Quando tu dici che la storia è coscienza collettiva, dici cosa simile a quel che io dico del carattere. La coscienza collettiva è la coscienza d'una collettività; cioè, è ciò che in quella collettività è comune. I1 collettivo si risolve sempre in parziale. Nell'articolo su Valéry, ecc. usi una frase più appropriata e molto diversa quando dici che la storia è insieme critica dei documenti e comprensione dei fatti. Così dicendo tu non guardi solo collettivamente gli uomini della


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storia, ma insieme collettivamente e individualmente; non fai una astrazione, ma miri alla realtà. Lo storico è un individuo che giudica del passato coordinandolo. I1 suo giudizio può essere contrario a tutta una generazione di storici e nello stesso tempo più storicamente vero. Sto bene. Abbracci. Tuo 7 Mario

[London], 22 ottobre 1932

Carissimo fratello, sono contento che l'articolo sul Problema della storia1 ti sia piaciuto. La frase che il presente comanda il passato in francese non è cosi forte come in italiano; perché in questo caso comanda può significare far regola, divenire punto di vista, in sostanza indica una subordinazione. Ora il giudizio o apprezzamento storico (e l'azione che ne può conseguire) è impossibile che sia fuori del presente, perché l'uomo che giudica è nel presente, giudica per il presente e con gli elementi che dà il presente. Se potesse giudicare il passato stando nel passato farebbe opera vana e incomprensibile. Circa la schiavitù, io non ricordo che gli scolastici la giudicassero immorale senz'altro. Mi pare che S. Tommaso dica che la schiavitù non è contro la legge di natura. Le dichiarazioni dei papi che t. contro la legge di natura, mi pare siano posteriori. Ti prego di farmi avere l'ufficio della Beata Vergine di Loreto. Io seguo l'ordinario di Caltagirone, dove è quella festa. Né qui né a Parigi ho trovato un tale ufficio. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 25 ottobre 1932

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 17. I1 crocifisso con le indulgenze della Via Crucis è personale. Di esso può servirsi quando causa infirmitatis o LETTERA1217. 1. Cfr. lettera 1214, n. l.


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per altro legittimo impedimento non si può andare a fare in Chiesa il pio esercizio. È privilegio favorabile e perciò di larga interpretazione. Qualunque infermità che impedisce l'andare in chiesa, ecc. basta, sia pure un reuma al piede che non fa camminare. Così vale qualunque impedimento come mal tempo, affari che obbligano in casa, l'esser chiuse le chiese accessibili per l'ora o per altre ragioni. Torno alla coscienza collettiva. Se tu intendi che è storia solo quello che è collettivo, cioè, quella parte del passato che è nella coscienza collettiva, devi anche affermare che per fare storia occorre cercare i fatti non solo nei documenti, ma anche nella coscienza collettiva. Sicché, se tu scopri un nuovo documento che svela una parte di passato ignoto, non fai storia scrivendone pel primo. Che cosa allora fai? La coscienza collettiva va a serie; c'è la cattolica, la protestante, ecc. Di queste coscienze quale è la privilegiata, dato che la storia è coscienza collettiva? Se invece tu dici, come dici parlando di Valéry, ecc. che la storia è unità di critica di documenti e comprensione-valut~zienedi ever?ti, ti? peni !a ccscienza collettiva al suo posto, cioè, come espressione-comprensione-tradizione di gruppi animati da idee diverse. Sto bene. Ti feci spedire gli ufficii. Ne vuoi altri? Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 25 ottobre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 21. I n essa torni a criticare l'idea che la storia sia coscienza collettiva (la storia che si fa non quella che uno storico scrive) affermando che il collettivo sia astratto e parziale. Invece a me pareva di aver chiarito nella mia Introduzione in quale senso la società (coscienza collettiva) sia una realtà senza essere un'ipotesi; e come non ci possa essere collettivo o meglio società senza la coscienza della collettività. La mia teoria (perché in questa forma è veramente mia) secondo me non solo è vera, ma è l'unica da opporsi a queila positivista che è ancora la prevalente, di una entità bio-psichica, ovvero a quella idealista (marxista, nazionalista) che fa della società un'entità metafisica. Ora nessuna società può dirsi tale se non prende coscienza della sua storicità (realtà-pro-


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cesso) e della sua storia (quel determinato processo) in quanto società '. La mia coscienza collettiva non è che la proiezione sociale della coscienza individuale, la quale è realmente individuale-sociale. Né questa è la somma o la media delle coscienze individuali (somma o media che nessuno può fare), ma è la stessa reale coscienza individuale, che si sviluppa dai pochi ai molti, dall'élite alla massa. Ma basta l'élite a dare coscienza a una collettività. Anzi qualche voIta basta la coscienza di un soio Mosè. Ma perché mi ripeto? Vedo che non sono compreso e ne sento una gran pena. L'isolamento e l'incomprensione (in quasi tutti i campi della mia attività) certe volte mi pesano assai. Fiat uoluntas Dei. Sto bene, un abbraccio di cuore. Prega per me, tuo Luigi

[London, Paddington], 27 ottobre 1932

Carissimo fratello, ti arrivino i miei auguri fraterni affettuosissimi per il tuo compleanno. Che il Signore benedica le tue fatiche e ti colmi di gioia LETTERA1219. 1. Neiia Introduzione al volume Essai de Sociologie, uscito nel 1935 in Francia presso Bloud et Gay (la prima edizione italiana usci presso l'Istituto italiano ediz. Atlas, Milano 1949, con i1 titolo La società: sua natura e leggi) Stuno criticava i sociologi positivisti per la loro concezione « organicistica o meccanica della società », come anche criticava l'altra corrente di sociologi che sosteneva una concezione « metafisica » della società. « In questa seconda concezione - scriveva Sturzo - la storia, come espressione unica e complessa del divenire, prende un posto prevalente ed ha dato luogo d a formazione delle teorie storiciste. [...l Tanto la sociologia positivista quanto quella metafisica, neli'attribuire alla società (sotto qualsiasi nome concepita: stato, nazione, razza, popolo o classe) un'entità e un valore per sé stante, fanno dell'astrattismo; cioè deducono o dalla realtà biopsichica degii individui o da quella storica di essi la esistenza di un principio extra e super individuale, a carattere monistico » (p. 5). Per quanto poi riguarda al rapporto storia-società si può leggere quanto Sturzo ha scritto in altra introduzione, a quella di Chiesa e Stato: « [...l l'erreur des sociologies courantes a surtout été de piacer les éléments constitutifs de la société humaine en dehors du cadre historique dans lequel il se réalisent, en dehors de la continuité et du dynamisme du processus historique dans lequel ils se développent; de ne pas tenir compte de la vie réelle pour s'accrocher à des themes abstraits et à des conceptions purement naturalista. Les historiens, de leur coté, ou bien ont dédaigné la sociologie parce qu'elle se présentait comme extra ou antihistorique, ou bien on fait de la sociologie sans le savoir, c'est-àdire sans système ni critère que les orientat, matchant à tiìtons en pays inconnu (pp. xvr-XVII). LETTERA 1220. * Cartolina illustrata: Horse Guards Parade, London.


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celeste. Celebrerò per te la S. Messa e tu prega per me assai. Ne ho tanto bisogno. Dimmi dei tuoi sonetti. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

1221 Piazza Armerina, 29 ottobre 1932

Carissimo e amatissimo fratello, leggendo la tua del 25 stavo per prendere la risoluzione di troncare per sempre ogni discussione. Sentimento d'un istante che ho subito respinto e condannato. Desidero però che tu quando leggi le mie cartoline pensi che ti scrive Mario. Dunque, ti faccio osservare che sei tu nell'equivoco. Io nelle mie cartoline contro la storia come coscienza collettiva non mi riferivo a quella parte del!'intr~duziaac che iìuiì solo approvo, ma esprime un mio modo di pensare di cui ho stampato e di cui anche tempo fa ti scrissi, ma alla nostra recente discussione sulla storia che si scrive, cioè sull'opera di pensiero-storia. Se però nelle tue cartoline volevi dire quello che tanto bene dici nella introduzione, il nostro dissenso scompare, perché basato su una mia incomprensione. Ora ti parlo dei miei obiati. Quelio che nel gruppo ' è alla mia sinistra è Gioacchino Federico da Gela, primo superiore della Congregazione, di molto ingegno e bontà, atto alle arti, e alle speculazioni, segue A. Zito da Mazzarino: coraggioso, forte, aweduto. Poi è Giuseppe Carbone da Piazza Armerina, mediocre d'ingegno, ma buono e fedele. A destra, dopo Vincenzo è Giuseppe Velardita da Aidone, di ingegno versatile, il più buono e fedele dei padri. Segue Antonino Di Fede, da Valguarnera, già direttore della « Rivista di autoformazione » molto pio e buono. Sopra sempre a destra, il più vicino a me è Rosario Carbone da Piazza Armerina, vice rettore del seminario. È una coscienza e tra i più fedeli. Seguono Cristoforo Giordano, Giovanni Paraci, buoni assai, ma di mediocre levatura. A sinistra il più vicino a me è Concetto Mongelli, ingegno forte, abilissimo a ogni lavoro teoretico e pratico. Poi Angelo Minosala da LETTERA 1221. 1. Mario illustra la foto, di cui d a lettera 1215.


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Gela. Buono. Poi Luigi Aliotta che ha il genio della storia e della tecnica, il quale ha ordinato mirabilmente la nostra biblioteca che tutti ammirano. Sto bene. Abbracci. Tuo aff.mo fratello t Mario

[London, Paddington], 30 ottobre 1932

Carissimo fratello, non rispondo alla tua del 25 spirante ottobre, perché ti arriverà al più presto il primo capitolo, dove il problema della coscienza collettiva è largamente esaminato. Io credo che, tenendo presenti le pagine dell'lntroduzione sulla coscienza storica, potrai avere un'idea completa della mia teoria l . Allora vedrai che le di&coltà che ti han fatto sorgere le mia cartoline svaniranno. Veramente la frase coscienza collettiva o sociale o di gruppo è equivoca, ma come sostituirla? Bisogna perciò precisarla, dandovi il senso giusto, come si fa di tutte le frasi che indicano elementi complessi, che mal subiscono possibili formulazioni. Ma io non voglio darti motivo a lavorare per me né prenderti del tempo. Quando puoi lo leggerai e poi me ne scriverai. Stai sicuro che le tue osservazioni mi saranno preziose e ne terrò conto per chiarire meglio il mio pensiero ovvero occorrendo, per correggerlo. Grazie delle informazioni circa le indulgenze della Via Crucis. Sto bene e continuo nel mio lavoro su Chiesa e Stato. È lungo e laborioso. Prega per me. Di nuovo auguri per domani. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1222. 1. Scriveva Sturzo nell'Introduzione a La società: sua natura e leggi, di cui alla nota della lettera 1219: u Ogni avvenimento è per sé storicizzabile, ma la storicizzazione è un fatto della coscienza collettiva; tanto più dura la aon,+m3ue c~ *.T.-..---.-, P ~ ; ~ q ~Pm ~t opiù ~ ~ profonda & la ripercussione del fatto nella coscienza, quanto più larga è la cerchia di coloro che ne sentono gli effetti. Anche gli awenimenti che non arrivano a essere individuati né a formare un materiaie storico preciso, non mancano di effetti pratici nelia formazione della loro realtà concreta e processuale [...l» (p. 16).

..


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[London, Paddington], 2 novembre 1932

Carissimo fratello, ti ringrazio assai della tua cartolina del 29 scorso. Essa ha dissipato delle ombre pesanti, ombre che non vengono, o vengono meno, a coloro che non stanno in solitudine, anziché a coloro che sono abitualmente in solitudine. Ma a parte le ombre che venivano anche dall'insistere su idealismo (o modernismo) l'equivoco di una discussione su terreno diverso mi faceva soffrire. La colpa sarà stata mia. Tu sei partito da un punto, cioè il problema della fedesoprastoria, per una ricerca di soluzione rispondente ai bisogni di oggi. I o invece ti spedii l'Introduzione per avere i tuoi lumi sullo storico sociologico. Le due questioni si sono talmente intersecate che sarà bene ritornare sui nostri passi. Io desidero avere le tue osservazioni sull'lntroduzione e il 1" Capitolo quando tu puoi e insieme coi testo. Di ciò quindi non facciamo &r ora motivo di discussione. Riprendiamo il problema del 1" tema, e ti prego di riproporlo, tenendo presente lo scambio di vedute fatto fin ora. H o riguardato la fotografia del gruppo degli Oblati con le tue indicazioni. Come sono contento che il Signore ti ha dato così buoni collaboratori. Se vuoi celebrate delle SS. Messe, !asdando t u t t a l'elemosina alle case degli oblati, puoi mandarmene un certo numero. Così coopero con voi oltre che con la preghiera. Ieri ho detto la Messa per te. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 6 novembre 1932

Carissimo fratello, giovedì fui a visitare la nostra buona sorella. Sta bene. Aspetto con desiderio il primo capitolo che, spero, sia seguito dagli altri sino d'ultimo. Tra giorni ti manderò l'introduzione con le mie osservazioni. Nel recare l'esempio della schiavitù presi un equivoco. Nella dottrina di S. Tomaso e della comune dei teologi la schiavitù non è reputata intrinsecamente mala. Ma nemmeno è vero quel che tu mi scrivesti, cioè, che tale la hanno dichiarata i pontefici. I1 con-


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cetto teologico resta immutato anche dopo la condanna dei papi. Riesaminando questo problema mi è parso di comprendere finalmente il tuo pensiero circa la casistica. I casisti parlando della schiavitù fanno dell'astrazione e studiano non il fatto storico, ma le classificazioni mentali. Queste certo sono necessarie pel sistema a patto però di tornare in ultimo alla storia. E mi son ricordato degli attacchi dei socialisti a quei tempi di contradditori e lotte. Questi miravano alla realtà storica, e sentivano tutta la ripugnanza per le affermazioni dei teologi. C'era dell'incomprensione; ma c'era del giusto. La schiavitù della storia non fu quella che studiano nelle loro categorie i casisti. Quella fu iniqua. Quella rea, condannata senz'altro. Però la casistica non è obbligata a seguir quel metodo. Può, credo, restar casistica e diventar realistica. Dico bene? Sto bene. H o ripreso il lavoro. Ti abbraccio. Tuo Mario

t

[london, Paddiigton], 7 novembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua graditissima del 2. Penso che sei stato da Nelina e avete passato un bel giorno insieme. Ho letto sull'« Osservatore Romano del 23 ottobre la recensione del libro sul Sudd.no Giuseppe Girard dal titolo Ventidue anni di martirio e vorrei averlo '. È edito daIIJEdizioneCarrocci Via Mercalli, n. 9, Milano, prezzo 8 lire. Credo che farebbe bene se diffuso fra i tuoi chierici e preti. Vorrei l'ufficio della Madonna di Loreto prima che arrivi la sua festa (10 dicembre). Ti ho spedito il lo capitolo raccomandato. Sto bene. I1 4 del mese, giorno di S. Carlo, ho celebrato la S. Messa per i tuoi oblati e per lo sviluppo di questa santa iniziativa. Sono contento che metterai altri versi in appendice, quando ripubblicherai i sonetti. Vuoi il libro di Blondel? Ora Maritain ha pubblicato un nuovo libro, che dicono sia capitale per la filosofia t ~ m i s t a L1 . titolo è Les degrès d u sauoir. Ricordami a Menu se hai

LETTERA1225. 1. 22 anni di martirio, in « L'Osservatore Romano », 23 ottobre 1932. Recensione del libro di Myriam de G., ediz. Carroccio, Milano. Si tratta delia traduzione dal francese dell'opera uscita 5 anni prima in Francia.


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occasione di scrivergli. Salutami gli amici tutti e prega e fai pregare per me. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 9 novembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 2. Ti ringrazio di nuovo dei fraterni auguri e della messa. La tua profferta per le case degli oblati mi commuove. Ma io non vorrei aderire pensando che sarebbe un sacrificio troppo oneroso. Messe disponibili ce ne sono poche, perché da più tempo le sorgenti si son quasi esaurite. Comunque, anche per mostrare la mia gratitudine, metto a tua disposizione dieci messe, che potrai anche non celebrare, purché di ciò mi avvisi. Non credo opportuno riattaccare la discussione della storia per ora. Ora voglio cen mente serena ecczpurmi Uell'intred~zio~e e del lo capitolo riczvuti ieri. Del resto credo che le nostre divergenze siano più che altro accidentali e dipendono dallo stato del nostro pensiero. I1 mio mira alla pratica, il tuo alla teoria. Io cerco come fronteggiare il pensiero moderno ai fini del mio ministero; tu cerchi come impostare il problema ai fini dei tuoi lavori. Superate queste determinazioni, io vedo bene i'accordo. infatti tu ammetti come me ia presenza nella vita del mistero rivelato. Tu però ti fermi al processo analogico, io ammetto questo, e miro al principio statico. Parmi che qui ci sia qualcosa di simile alle discussioni che riguardano il fenomeno e il noumeno. Sto bene. Spero tra giorni spedirti le mie osservazioni e le copie. Per le messe, se vuoi celebrarle, hai due mesi di tempo. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddiigton] , 11 novembre 1932

.

Carissimo fratello, ricevo la tua del 6. Godo che tu e Nelina state bene e vi sie-' te visti. Anch'io sto bene. Non ho scritto che i papi abbiano dichiarato la schiavitù intrinsecamente mala, ma che l'hanno condannata. A parte ciò, poiché anche oggi si ripete che la schiavitù non


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è intrinsecamente mala, io credo che bisogna sottomettere tale tesi ad accurata revisione. La schiavitù è di varie specie, ma teniamo

come comune ed ordinaria la schiavitù economica. Questa comporta a) il legame perpetuo al padrone; b) tutto il prodotto del lavoro dello schiavo è del padrone; C) il diritto del padrone sui figli che nascono schiavi; d) il diritto del padrone al commercio degli schiavi (compravendita). La privazione totale della libertà non può venire che o dalla schiavitù di guerra o dalla subiugazione per violenza. La nascita o la compra-vendita di schiavi sono conseguenze delle prime. È chiaro che tanto la perdita perpetua di libertà, quanto le cause violente di essa sono intrinsecamente male. Inoltre, defraudare parte del lavoro all'operaio è ingiustizia, anch'essa intrinsecamente mala. Schiavi per nascita e il diritto di commercio di essi vuol dire (fra l'altro) la disorganizzazione della famiglia, violando il diritto dei genitori e degli sposi il che è intrinsecamente male. Che cosa resta della schiavitù (in idea o categoria) se si tolgono gli elementi costitutivi che sono intrinsecamente mali? Nulla. Allora i casisti non solo han torto nel campo storico, ma anche in quello teorico o schematico. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Paddington] , 15 novembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 9 c.m. Dirò le 10 SS. Messe per la tua intenzione, rilasciando l'elemosina per l'istituzione degli Oblati. Se in seguito ne hai altre disponibili, puoi mandarmele e le dirò con vivo piacere. Sto bene. H o letto di un gran temporale che si è scatenato su Licata. E a Piazza? Spero che tutti state bene. Grazie delle tue osservazioni d'Introduzione e al loCapitolo. Se avrò la possibilità di avere copiato il 2" Capitolo, te lo manderò più in là, verso i primi di dicembre. È tanto difficile avere qui copiato dall'italiano, specialmente la mia calligrafia. Un altro libro francese sulla filosofia cristiana è di Régis Jolivet l. Ne ho letto un articolo enLETTERA 1228. 1. La citazione si riferisce al volume di R. JOLIVET, La philosophie chrétienne et la pensée contemporaine, Téqui, Paris 1932, pp. 224. Tra le altre opere di Jolivet, snidioso del pensiero cartesiano e di Kirkegaard, ricordiamo: Le problème du Mal che2 Saint Augustin, Beauchesne, Paris 1929; Etudes sur le


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tusiasta. Egli arriva alla tesi che tale filosofia (che è la tomista rinnovellata) « è la sintesi di quel che il passato ci ha dato in eredità di eternamente valido con quelio che il mondo moderno ha apportato di ricchezze ». In una recente pastorale di un Vescovo di Francia è scritto che la coscienza erronea « deve ubbidire lasciandosi correggere ». Ora la coscienza erronea se è invincibile come si crederà erronea? Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

[London, Paddington], 18 novembre 1932

Carissimo fratello, io non ricordo affatto che abbia avuto entusiasmo per la Palinodia di Leopardi - per la Ginestra sì. Ma in seguito anche la Ginestra non mi è più piaciuta. Recentemente ho riletto le poesie bel Leopardi, e non ne ho portato l'impressione entusiasta di un tempo, meno che per pochissime. In genere trovo un fondo retorico e artificioso e un'esagerazione di sentimenti, che solo in poche poesie scompare e sono le poche perfette. Le trattative per un'edizione inglese della Tetralogia vanno avanti - avrò la risposta o a fine mese o ai -primi di dicembre. In tal caso (ce affermativo) vorrei fare una revisione non nella struttura ma nei dettagli. Le tue critiche e impressioni mi gioverebbero. S'intende, se hai tempo e non ti stanchi. Potrai scrivermi le tue impressioni nelle cartoline, mano mano che ti vengono. Così ti sarà più facile. Tornando a Leopardi ricordo di aver letto in « Critica » degli articoli, (non penso più l'autore) (forse A[ ...1 ') che potevano sembrare una stroncatura; ma in fondo l'A. non aveva torto. Sto bene. Prega per me. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

problèrne de Dieu dans la philosophie conternporaine. Vitte, Lyon 1932; St. Augustin et le néo-platonisme chréfien, Denkl et Steele, Paris 1932; Essai sur les rapports entre la pensée grecque et la pensée chrétienne, Viio, Paris 1955. LETTERA1229. 1. Parola ilIeggibile.


LUIGI E MARIO STURZO

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[London, Paddington], 22 novembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 19. Grazie degli auguri. La tua fraterna parola è tanto consolatrice. Prega che io possa guardare il Crociiisso con la fede e la fiducia di un bambino nell'ultimo momento della mia vita. I1 ricordo che tu mai di me a cinque mesi mi è soave e caro. Naturalmente io non ricordo nulla, ma mi piace pensarmi come tu mi ricordi in quei primi giorni della mia vita. Sapessi portare la croce come è mio dovere e sapessi trarne conforto. Non mi sembra pesante al pensiero, ma temo che certe volte vorrei che si allontanasse da me. Prega per il tuo Luigi; ne ha tanto bisogno. Sto bene. I1 tempo piovoso e dolce (nel senso siciliano) è ben quello di novembre. Melanconico. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 26 novembre 1932

Carissimo fratello, non fo passare questo giorno senza scriverti. Mi sento a te unito sempre più fortemente. E per le tue preghiere ti sarò unito nel cielo. Prega prega per me. Sto bene. Oggi un po' di sole rallegra il mio giorno natalizio. Non ho ricevuto la tua solita. Spero che arriverà stasera; altrimenti mi occorre attenderla per lunedì mattina. (La domenica non c'è distribuzione postale). H o letto l'interessantissima pubblicazione del Padre Guglielmo Schmidt, direttore del Museo etnografico laterano sull'Origine ed Evoluzione della Religione (in francese) l; non so se c'è la traduzione italiana. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

SCHMIDT,Ursprung und Werden der Religion, LETTERA 1231. 1. GUGLIELMO Munster 1930. La traduzione francese aveva per titolo: Origine et éuolution de la religion, Paris (ed. Grasset), s.d.


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[London, Paddington], 29 novembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto ed ho letto con piacere e spirituale godimento il Primo Schema degli Oblati di Maria. Che Dio benedica i tuoi sforzi. Ricevo con quelche ritardo la tua del 23. Grazie delle osservazioni sul Prologo. Esse mi fanno pensare e sono sicuro che mi gioveranno. I o non penso per ora ad una revisione a fondo, ma solo a correzioni di dettaglio. Le une agevolano le altre. Non credo poter sopprimere il Prologo. Sento che nell'economia del lavoro si deve cominciare e finire con Dio. La Creazione non può mancare. Perciò l'ho chiamata Ciclo della Creazione da Dio a Dio. È la linea del mio storicismo trasportata nel ciclo cosmico-angelico-umano. Dovendo mantenere il prologo, non ho saputo pensarlo che come zlna Sinfonia Cantata. Non ho trovato altro mezzo. Ci penserò per una possibile o non-impossibile 2" Edizione, non immediata. Il problema che pone Croce nel Circolo vizioso di una filosofia storia della filosofia, e quindi una critica progressiva-eliminativa, suppone un progresso necessario e uno sviluppo unico. Invece storicamente abbiamo sviluppi per civilizzazioni e quindi multipli, e progresso libero e non necessario e perciò stesso progresso-regresso, mai progresso costante. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

[London, Paddington], 3 dicembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 27 novembre scorso. H o ricevuto gl'inni sacri tradotti da Terrena ' (trad. mediocre) e l'ufficio della Vergine di Loreto. Grazie. Ti ringrazio molto delle tue osservazioni minute e particolari della Tetralogia. Mi serviranno molto. Io veramente non ho dato importanza a tali nei pensando d a regola... delle licenze poetiche. Sto bene. Spero che mi rimanderai 1'Introduzione e il 1" Capitolo con le osservazioni. I o avrei quasi pronto LETTERA1233. 1. Cfr. lettera 1198.


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il 2" Capitolo, che ti manderei la settimana entrante. Salutami Vincenzino e gli amici tutti. Un abbraccio di cuore, tuo Vorrei il secolo V" di Ozanam '. L'hai tu o è a casa?

Luigi

[London, Paddington], 8 dicembre 1932 Festa della Vergine Immacolata

Carissimo fratello, ho ricevuto, a distanza di un giorno, le tue del 1" e del 4 c.m. Come ti ringrazio del tuo cosl vivo interessamento per la Tetralogia. Io ancora non l'ho ripresa, perché l'editore inglese non mi ha dato la risposta definitiva e nel dubbio non mi sento di riprendere in mano il lavoro, tanto più che sono ingolfato in Chiesa e Stato, e lavoro con lena. Intanto le tue idee e i tuoi suggerimenti mi fanno pensare. Continua a scrivermi, che mi gioveranno se mi deciderò per una nuova correzione a fondo. Non mi sembra un mezzuccio l'idea che la resistenza di Michele, di un solo credente in Dio, impedisca che Lucifero vinca; cioè che Lucifero divenga, nella coscienza di tutti gli esseri intelligenti, una divinità incontrastata. L'elemento è psicologico e simbolico ed è espresso da due momenti: il primo come profezia di Ahriman, l'altro da Lucifero stesso, che si sente limitato dal suo oppositore l . La lotta è di idee e di stati d'animo. Circa la rivelazione di Dio, io ho voluto distinguere due tempi, quello naturale: arrivo a Dio per l'intelletto; l'altro soprannaturale: manifestazione di Dio a coloro che sono disposti a riceverlo. Anzi due manifestazioni una personale (Gabriele) l'altra collettiva (visione). Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

2. A.-F. OZA~TAM, LA civifisation au Ve siècle, 1856. LETTERA1234. 1. Cfr. L. STURZO,Il ciclo della creazione: Tetralogia cristiana. Poema drammatico in un prologo e quattro azioni, Librairie Bloud et Gay, Patis 1932, p. 20 ss.


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[London, Paddington], 12 dicembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto il libro: Ventidue anni l. Lo leggerò. Ricevo la tua dell'8. Vorrei avere la « Civiltà Cattolica » di cui mi parli, forse mi gioverà con l'editore inglese che mi porta alle lunghe. Prendo nota delle varie tue osservazioni. Già sono stato sempre in dubbio tra michelani e micheliani. - Discesi abbiam gli abissi - tante volte la forma neutra in poesia comporta la trasformazione in attiva. Non accenno a morte, ma dico periranno: desiderio polemico del nemico. I o non posso concepire gli angeli che tendenzialmente umanizzati. Le silfidi sono espressioni fantastiche della materialità verso cui vanno gli spiriti che si allontanano da Dio. Asmodeo è il demonio della sensualità. Non si dice che il diavolo è spirito di lussuria? I n questa scena dopo la visione, coloro che non la presero spirituaimente, vanno verso la degenerazione, cioè materialità, scetticismo, magia, Asmodeo, Elion, ecc. Ahriman 2 . Questi motivi nella 1" stesura erano più svolti; nella correzione tolsi parecchio per timore di concettualizzare la scena; perciò dici che è debole ed hai ragione. Lucifero nella sua apparizione magica vuole imitare la visione divina. Nella la Michele pronunzia le parole di fede, n& 2" quelle di lotta. Sto bene, grazie a Dio e non ostante il freddo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 17 dicembre 1932

Carissimo fratello, ricevo la tua del 13. Forse hai ragione nel dire che io oggi ho ancora l'animo pieno del soggetto e non sono buon giudice. Ciò non ostante le tue osservazioni mi fanno pensare. Circa la questione della rivelazione tornerò a scrivertene dopo averci pensato di nuovo. Ora non sono disposto perché sono preso dall'altro laLETTERA 1235. 1. Si veda lettera 1225. 2. Cfr. L. STURZO, Il ciclo della creazione, cit., prologo e la azione, p. 8 ss.


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voro. Riguardo l'opposizione di un solo (Michele) credo che hai preso un equivoco. Michele ha le sue masse fedeli, benché disperse. Michele resiste lotta e prega con tutti i suoi. Non solo, egli prevede che sarà con lui la moltitudine (pag. 66-67). E questa moltitudine ritorna dopo la profezia di Gabriele (pag. 81). La frase di Michele è rhiara: « In me nulla tu puoi, nulla tu puoi contro i credenti in Dio » (pag. 71) e corrisponde a quella di Abdouth: « Profetizzò Ahriman »,ecc. (pag. 69). Circa il simbolo, che tu chiami improprietà e prosa, ti scriverò più in là. Io non sono affatto del parere di Croce. Ma non voglio affaticarti di più. Mi duole che tu debba,lavorare per me. Ti ho spedito ieri il Capitolo 11. Ma non ti affaticare. Se non puoi, lascialo. Sto bene. Prega per me. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi 1237 * [London, Paddington], 20 dicembre 1932

Carissimo fratello, ti giungano i più affettuosi auguri per le feste natalizie. Le mie preghiere valgon niente; ma prego e pregherò sempre per te che mi sei cosi vicino sempre in spirito. I1 Signore avrà misericordia di noi e ci riunirà nel suo Regno. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi I miei auguri a Vincenzino e a tutti gli amici.

Piazza Armerina, 23 dicembre 1932

Carissimo fratello, ti ripeto con vivissimo affetto gli auguri per le sante feste natalizie. La notte di Natale saremo uniti in ispirito a piè del divino iilfmte. Io iie! g~iitificdedi Uettz = m e , a Dic pizcendo, prcmunLETTERA1237. * Cartolina illustrata con il ritratto di Dante Alighieri dipinto da Giotto.


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verò al diaconato quàttro suddiaconi. H o ricevuto il I1 Capitolo. H o letto coi miei occhi l'introduzione; l'ho letto con la maggiore attenzione. I n luglio ne ebbi lettura da uno che incespicava a ogni passo a cagione della dattilografia poco perspicua e delle correzioni poco intelligibili. Mi sono accorto che alcune ombre allora derivarono da lacune d'intelligenza a causa della poco felice lettura. Però nell'insieme il mio giudizio non muta. Ed è molto favorevole circa il concetto e lo svolgimento. Lo stile è un po' arido (allora te lo scrissi) e di un-tonopiù di scuola che di trattato. Ma queste sono accidentalità. H o da fare poche osservazioni, e le farò nelle prossime cartoline. Ora non ho tempo. Sto bene. I1 raffreddore non ha lasciato tracce. Conosci il Napoleone di Jacques Bainville l ? Ne ha parlato A. Omodeo nell'ultimo fascicolo della « Critica » 2. Non ti parlo della Tetralogia ora, te ne parlerò, continuando, dopo che avrò esaurito l'introduzione e lo e 2" Capitolo. Ti abbraccio f- Mario

[London, Paddington], 23 dicembre 1932

Carissimo fratello, . . !a :Ua ~kiiiìaE del 13 c.m. E a tre gioriìi attend~iiiìa tiia che non è ancora venuta. Sarà forse per l'accumulo della posta in questi giorni natalizi. Sto bene. Desidero avere un libro di preghiere in italiano e un vangelo in italiano (legato quest'ultimo) per regalarlo ad una persona - uomo adulto. Ti prego di mandarmeli in vista. Spero che ti sia arrivato regolarmente il plico raccomandato ov'era il Capitolo 2". Questi giorni qui sono quasi primaverili. Non ricordo in dicembre così bei giorni. Anticipati auguri per la fine e il principio dell'anno. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

LETTERA 1238. 1. J. BAINVILLE, Napoleone, tr. it., Principato, Messina 1932. Napoleone, cit., in « La Critica », 2. A. OMODEO,recensione a J. BAINVILLE, 20 novembre 1932, pp. 445-448. L'Omodeo critica la tesi secondo cui tutta la politica di NapoIeone sarebbe una risposta all'ossessione inglese per la questione del Beigio e un desiderio irrealizzabile di giungere alla pace.


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[London, Paddington], 26 dicembre 1932

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 19. Finalmente; sono stato in pensiero. Spero che il raffreddore o influenza sia passato completamente senza residui. Non ho ancora la « Civiltà Cattolica ». Se la vita di Marta ' è veramente bella, mandamela, la leggerò con piacere. Rispondo alle tue osservazioni sugli Angeli. Due idee ho tenuto presenti nel costruire la personalità degli angeli: la prima di tenerli aderenti alla concezione cristiana di spiriti senza materia; l'altra artistica di dare loro pensieri espressioni sentimenti e passioni umane. Ho cercato fondere queste due idee e così fare di essi cosa vivente. La lussuria non è lussuria, è invece inclinazione alle forme materiali e proiezioni imaginative. Di qui Asmodeo - Silfidi. L'attrazione del male è insieme sdoppiamento psicologico e proiezione magica; di qui Ahriman. E così via. Senza di ciò addio dramma. A me sembra di essere riuscito a contenere i simboli entro figure viventi che perciò hanno vita a sé, siano o no percepiti i simboli, il che importa fino a un certo punto all'arte. Riguardo Lucifero, la 1" parte prepara la ribellione nella ricerca superba di superare il mistero '. La 2" parte è l'affermazione magica della somiglianza con Dio che Michele sventa dandovi il vero significato di ribellione, che Ahriman conferma 3. Nella 3" parte è la lotta del ribelle contro il fedele 4. Questo processo che certi teologi dicono di un istante, il poeta lo rappresenta temporalmente, perché in sostanza rappresenta più l'uomo (nelle sue fasi processuali) che l'angelo. Sto bene. Passato un buon Natale. Dette le tre SS. Messe a mezzanotte. Prega per me Gesù Bambino. Un abbraccio, tuo Luigi

LEETERA1240. 1. Si veda la lettera 1249. 2. Cfr. L. STURZO,Il ciclo della creazione, cit., p. 17 ss. 3. Ibidem, p. 39ss. 4. Ibidem, p. 63.


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1241 Piazza Armerina, 27 dicembre 1932

Carissimo fratello, ieri ricevetti la tua del 20, stamani ricevo l'altra del 23. Ti ringrazio degli auguri e delle preghiere che fai per me e ti assicuro che tu mi sei presente in tutte le mie preghiere. Scrivo subito pel libro di preghiere e per l'evangelo. Circa l'introduzione il mio giudizio è quello che ti ho già scritto. I o l'accetto tutta come è, con queste limitazioni, che, mentre accetto la tesi incondizionatamente, accetto i punti particolari come un modo (il tuo) di sviluppare la tesi, non però come il migliore. Così l'accetto badando al tutto. Se poi mi fermo, analizzando, ai particolari, provo quel medesimo dissenso, che ti ho manifestato nella nostra discussione da luglio al presente. Non ripeterò il detto, che non ci sarebbe ragione, e mi limito a qualche osservazione o completiva o chiaritiva e precisativa. Tu analizzi il concetto di storia in modo da far pensare che per te il passato non ripensato sistematicamente, non sia storia, ma il suo materiale. Qui c'è abuso d'analisi a mio vedere; perché il passato quando era presente, non era il fatto bruto, ma la coscienza che gli uomini ne avevano. E nessun accadimento è fuori della coic. pi& esatto dir coli Croce che scienza e U d a s i ~ t ~ i i ì a z i ~ iSarebbe il fatto, l'accadimento, cioè, la vita che è, sia la storia in fieri; e il suo ripensamento, la storia simpliciter o la storia fatta. Sto bene. Abbracci t Mario

Piazza Armerina, 28 dicembre 1932

Carissimo fratello, riprendo la conversazione interrotta ieri per mancanza di spazio. Mi pare che l'introduzione non si rivolga a un uditorio ben determinato, sopra tutto nell'ultima parte. I1 trascendente è un problema per gli avversari, non pei nostri. Per costoro basta presupporlo; per i primi occorre dimostrarlo. Da G. B. Vico in poi il problema s'è fatto più arduo per la teoria affermata dal Vico,


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cioè, che conoscere sia creare. Vico giunge ad affermare che Dio solo veramente conosce, perché egli solo veramente crea. Per questo gl'idealisti dicono che la coscienza e l'autocoscienza sono una sola cosa sotto due aspetti. Tu te ne passi col dire che chi sa intendere, sente Dio (cito a senso); e che nel creato c'è l'impronta di Dio. Queste son frasi l . Nel creato non ci può essere l'impronta di Dio, perché è il non Dio; chi sa intendere certamente crede, e sperimenta il divino. Nel creato non c'è che la contingenza e questa postula l'assoluto; e questa è la via per giungere a Dio e per veder Dio nel creato. Tu poi ti limiti all'unificazione. Ora il problema non è questo, ma quello dell'azione di Dio nella storia. Da Vico in poi si vuol spiegare la storia con la storia. Ciò è giusto; ma da ciò è anche derivato il concetto monistico della storia. I1 dualista deve dimostrare non l'unificazione nel pensiero, ma come l'azione di Dio non vincoli la libertà e come si coordini con essa. Sto bene. La notte di Natale alla prima messa tenni sacra ordinazione; poi celebrai le altre due messe, e poi andai a letto alle 4. Abbracci Mario

[London, Paddingtonl, 30 dicembre 1932

Carissimo fratello, sono grato a te dello sforzo di aver letto tu stesso l'lntroOuzione, ma io soffro al pensiero che tu devi fare degli sforzi visivi per me. I o piuttosto rinunzierei a inviarti il seguito. Purtroppo qui non posso avere buone copie a macchina. Non ti ho mandato la prima copia per paura di perderla, e quella sarà l'originale da passare per la traduzione o se lo troverò per l'editore che pubblica l'italiano. Tu mi dici che lo stile è arido; ma come riunire LETTERA1242. 1. Scriveva S. nelia citata introduzione al volume La società: sua natura e leggi, di cui alla lettera 1219: «Chi sa leggere nel creato e neila

storia e chi è messo in grado di sapervi leggere, troverà l'impronta divina sia nella natura 3ia nei dati srorici della rivelazione chi non sa legeervi: non arriverà mai a h sorgente e si fermerà al dato naturale o al dato storico come imrnanenti in sé, senza rapporto (naturale e soprannaturale) di trascendenza. In questo secondo caso, volere o no, si divinizzerà l'immanente, cioè si darà al contingente umano e cosmico il carattere di assoluto. I1 divino nella storia non può negarsi » (p. 20).


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in una breve (anzi non breve) prefazione le idee principali, senza una certa strettezza stilistica? Avrei dovuto scrivere molto di più. Non ho letto il Napoleone di Bainville, ma mi dicono che è ben fatto, nonostante le tesi e le preoccupazioni politiche. Godo che il raffreddore ti sia passato al punto che sei andato a fare il pontificale. Attendo tue notizie. Qui corre l'influenza, ma benigna, salvo qualche caso grave qua e là. Io sto bene, grazie a Dio. Prega ,per me. Rinnovati auguri per il .nuovo anno. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 30 dicembre 1932

Carissimo fratello, la tua ultima è del 23. Io mi rifaccio del tempo perduto, scrivendo a pih brevi intervalli. Verso la &ne dell'introduzione dici: trasformarsi in Dio '. La frase ha senso in mistica; per sé è inesatta. Dici anche che in Cielo supereremo il mistero 2. I1 passo di S. Paolo vuol dire che vedremo Dio intuitivamente - siczlt est - ma non che comprenderemo i misteri, perché questi sono l'inibito. Accenni a misteri della natura. Quelli non sono misteri, ma nostra ignoranza attuale '. Nelle prime pagine la parola cristianesimo è corretta in cristianismo. La forma giusta è la prima. Parli dell'unificazione nel pensiero. Questa però presuppone l'unità nell'oggetto. Se in questo manca, l'unificazione del pensiero è atto di puro intellettualismo. Conchiudo e poi passerò al lo capitolo. La prima parte LETTERA1244. 1. La frase trasformarsi in Dio non c'è neli'Introduzione, così come venne pubblicata. Però si legge: <C Il circolo Trascendenza-Immanenza e Immanenza-Trascendenza, che è la legge deiia creazione e del destino cosmico, si potrà più facilmente realizzare da ciascun uomo, quando questi, attraverso le manifestazioni storiche del divino, acquista la potenzialità di trasformarsi in esso )> (p. 21). 2. I cristiani - scriveva S. - credono che arriveranno a superare la fede nei misteri rivelati, quando dopo la morte, cessando la fede, essi vedranno Dio così come Egli è; perciò stesso essi proiettano neli'infinito futuro le speranze e i bisogni spirituali vissuti nel tempo » (p. 22). 3. L'uomo arriva a conoscere praticamente qualsiasi mistero, se gli è partecipato come tale, e a farne oggetto della propria attivita, anche se egli sia certo di non arrivare mai a comprenderlo razionalmente. Quante, del resto, non sono le conoscenze naturali pratiche, delle quali alcuni nessi ci sfuggono, e che pure noi usiamo nella nostra vita quotidiana? » (pp. 21-22).


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è abbastanza al posto. La seconda non ancora. I o ritengo che debba esser riconcepita in modo indipendente dalla nostra discussione. Affermato l'individuo, è affermato il trascendente. Resta a provare come questo, agendo come concorso-provvidenza, non violi la libertà. La limita però. Manca del tutto la nozione del mistero rivelato che, mentre entra nella storia come risoluzione analogica, resta sopra della storia come mistero, e tuttavia è nella storia come vi è il trascendente che, come tale, la trascende. Bisogna poi dare alla prosa il tono di trattato e non quello di scuola. Sto bene. Ti auguro felice il prossimo anno. I1 libro di preghiere, ecc., li riceverai direttamente dal libraio. Tuo Mario

t


[London], 1 del 1933

Deo Gratias

.

Carissimo fratello, il primo saluto e augurio a te e a Nelina. I1 nuovo anno sia per te anno di grazie celesti, e tu prega per me assai assai. Sto bene. Oggi la giornata è discreta: ho visto il sole sull'orizzonte spuntare senza nubi e dalle nubi. Ho ricevuto la tua del 27. Sono lieto del tuo parere complessivo sull'lntroduzione. Quel che m'interessa è di dare: 1) la concezione (nuova) della << sociologia-storicista », mentre fin oggi in tutti i campi sociologia e storicismo sono guardati come divergenti ed estranei l'una all'altro; per molti sociologia è positivismo, e storicismo è idealismo; 2) di presentare la concezione (nuova anch'essa) di uno storicismo svincolato dalla dialettica idealista e fondato sopra la filosofia dualistica di immanenza-trascendenza. Ci sono riuscito? Se avrò potuto raggiungere una certa evidenza su questi due punti, ne sarei veramente lieto. Circa la storia-passato te ne scriverò nella prossima. Rinnovati auguri. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi I1 25 dicembre ho terminato di celebrare le 10 Sante Messe ad intenzione di mons. M. Sturzo, rilasciando l'elemosina corrispondente per la Casa degli Oblati di Maria in Piazza Armerina, Sac. L. Sturzo 1-1-33.

Piazza Armerina, 3 gennaio 1933

Carissimo fratello, questa è la prima lettera che scrivo in questo nuovo anno. È per te. Su quel che tu mi dici nella tua del 26 osservo solo che * Le lettere del 1933 sono in prevalenza scritte su cartoline postali. Si segnalano solo i casi diversi.


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in arte non vale il rigore logico. Io non ammetto la teoria dell'irrazionale nell'arte, ma ammetto una logica adatta. Del resto, io non ti ho scritto che le mie impressioni estetiche e non una critica intellettualistica. Ricevo a momenti la tua del 30. I o desidero vedere tutto il lavoro (se è possibile); al testo non ci pensare, perché ora ho un lettore che non inciampa nel leggere la tua scrittura. H o in mano il cap. I . Io non conosco il taglio dell'opera. A proposito devo dirti che nell'introduzione, sulla fine, parli della partizione dell'opera, ma in modo cosf compendioso, che non fa comprendere di che cosa tratti ciascuna delle parti. Reputo bene che quella pagina sia rifatta senza preoccupazioni di brevità. Torno al cap. I. Secondo me quel che ivi si dice appartiene all'introduzio&. Se non si vuol dir questo, si dica che. l'introduzione appartiene alla prima parte (che, bada, io immagino, ma ancora non conosco). Ma penso che sia fuori posto una così lunga trattazione di quel che è la storia, dato che il libro ha altro argomento. Secondo me (divinando il libro) l'introduzione si dovrebbe ridurre a brevi tocchi sui punti specifìci per spianare la via. Sto bene. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Paddington], 3 gennaio 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto ieri ed oggi le tue cartoline del 28 e 30. Grazie assai. Per il momento sto correggendo il cap. I X (Papato e Impero) e sono dentro ad una selva di documenti. Appena finito farò una sosta e tornerò indietro. Allora rileggerò I'Intvoduzione tenendo presente le tue osservazioni, delle quali ti sono tanto grato. Circa la storia passata è evidente che quando il passato era presente, gli uomini del tempo ne avevano coscienza come presente, tale quale come noi. Ma noi non possiamo più rivivere quel tempo come lo vivevano essi; noi possiamo riviverlo come passato, cioè o come condizionamento storico del nostro presente ovvero come sistemazione storica di quel passato. Tu insisti che il passato è reale; per me il passato fu reale e quel che di esso rimane come reale è il


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presente, cioè la sua risoluzione l . Questo punto è un nostro vecchio dissenso che non riusciamo a superare. Altro punto su cui tu ritorni è quello del mistero naturale. I misteri sono di diverso ordine, ma non perciò i misteri naturali cessano di essere misteri. Che cosa sia l'anima-spirito per noi resta sempre un mistero di ordine naturale. Non ostante però questo mio modo di vedere, io rivedrò le espressioni usate per evitare qualsiasi possibile equivoco. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi 1248 [London, Paddington], '6 gennaio 1933

Carissimo fratello, ricevo 12 ti12 de! 3. Mi u8ret:o a ixaiìdarti ioiì questa i titoli dei capitoli della la Parte (generale) con alcune indicazioni di paragrafi l . LETTERA1247. 1. Leggiamo nell'introduzione a La società: sua natura e leggi, cit.: « Il passato non è che l'accumulo di esperienze umane che danno valore al presente. I1 preser??e& putar.ts !'sis:ciìza o coejistmza Uegii esseri e ii passato 6 il processo che li ha resi esistenti nella concretezza della loro attuale realtà. Ma il presente umano non è un che di statico e definitivo, è invece anch'esso nel passato. I1 dinamismo verso i'awenire, nel processo umano si traduce in finalismo, mentre l'attivita che realizzando il presente si perde nel passato si traduce in casualità. I1 passato è il momento della casualità, l'awenire quello della finalith, mentre il presente è la realtà dell'esistenza. Passato e futuro non esistono in sé, bensì nel presente, cioè nelia reale esistenza umana, che è di fatto una successione continua di presenti » (p. 14). LETTERA1248. 1. Nella forma definitiva il volume si presenta nel seguente modo: Awertenza; Prefazione alla I edizione italiana; Introduzione. SOCIOLOGIA E STORICISMO - 1. La societa è una proiezione multipla, simultanea, continuativa degli individui; 2. La societa si realizza nel suo divenire; 3. I1 processo umano e la storia; 4. Storicismo sociologico. Parte prima: LA SOCIALITA - Concretizzazione - forme - storicit�� - Cap. I - La concretinazione della socialità - 5 . La coscienza principio della concretizzazione della socialità; 6. La razionalità individuale base e forza perpetua di ogni concretizzazione sociale; 7. I1 dinamismo della concretizzazione della società; 8. Ogni società concreta è specifica e individualizzata; 9. La società è individualizzata in virtu di una forma - Cap. I1 - La forma familiare - 10. Natura della forma familiare di socialità; 11. Dinamismo interiore deUa famiglia; 12. Adattamento della famigiia al dinamismo di più larga socialità; 13. Monogamia e poligamia - Cap. I11 - La forma politica - 14. La forma politica della socialità e la sua funzione di ordine e di difesa;


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I . La concretirzazione della Socialità 6. La socialità si concretizza per la coscienza. 7. La coscienza è razionalità che supera i fattori materiali (razionalità di fini, organicità e attuazioni). 8. Processualità di queste attuazioni (razionalità e pseudo-razionalità) . 9. Elemento organizzativo l'individuo nei suoi aggnippamenti specifici (forme) e nel suo moto verso l'unificazione. 10. Forme della socialità e loro dinamismo (famiglia - religione politica).

15. La Stato moderno e la interferenza fra le diverse forme di socialità; 16. L'autcrità politica - Cap. IV - La forma religiosa della socialità - A) Religioni precristiane - 17. La coscienza religiosa si crea una forma propria anche nelle religioni precristiane; 18. Le religioni positive; 19. La religione di Israele - Cap. V - La forma religiosa - B ) Il Cristianesimo - 20. I1 Cristianesimo dal punto di vista scciologico; 21. La Chiesa; 22. Autonomia e universalità della Chiesa nel quadro sociologico - Cap. VI - Le forme secondarie - A ) L'economia - 23. L'economia come condizionamento del vivere in società e come particolare forma di socialità; 24. La proprietà nei due aspetti: individuale e sociale; 25. Problema morale e sociale della proprietà. I1 comunismo moderno; 26. Economia di stato o stato totalitario. La struttura individuale e sociale dell'economia - Cap. VI1 - Le forme secondarie - B ) La comunità internazionale - C) Le società particolari - 27. Origine, natura, spirito della comunità internazionale; 28. Guerra e pace; 29. La colonizzazione, suoi fini e tendenze; 30. Le leghe delle nazioni e la formazione della coscienza internazionale; 31. Caratteri delle altre forme secondarie della sociaiità. Parte seconda: LE SINTESI DELLA SOCIALITÀ - Cap. VI11 - Autorità e libertà 32. Autorità e libertà, prima sintesi delia socialità. Libertà originaria; 33. Libertà « organica », libertà « finaiistica », libertà « formale »; 34. Limiti dell'autorità; 35. Legittimità dell'autorità; 36. I1 metodo di autorità e il metodo di libertà - Cap. I . Morale e diritto - 37. Morale e diritto seconda sintesi della sociaiità. Morale individuale-sociale. L'ascesi; 38. I1 diritto come espressione organico-sociale della morale; 39. Ordine etico e ordine giuridico. Giustizia onore santità; 40. Le sanzioni e la giustizia penale. La pena di morte; 41. Giustizia « commutativa D, « distributiva D, « sociale », « internazionale » - Cap. X - Dualità e diarchia - 42. Ogni dualità è praticamente dualistica e tendenzialmente unitaria. « L'istituzione » dal punto di vista sociologico e nel ritmo della dualità sociologica; 43. La corrente organizzatrice e la corrente mistica; 44. Pluralità e non « pluralismo » nella dualità. Processo di « mediazione » fra le diarchie; 45. La diarchia « statochiesa » - Cap. XI - La tendenza verso i'unificazione e lo stato moderno - 46. Le differenti fasi dello stato moderno; 47. Tentativo di unificazione sociale definitiva nello stato. Lo a stato totalitario D; 46. Lato iui~iiz!e c !;;v Urizi~zz!: I e l r rtetn rnodernn, Suo sbocco nello «stato panteista » - Cap. XII - RisoZuzione e trascendenza - 49. Risoluzione degli elementi della sociaiità nella personalità degli individui; 50. La trascendenza individualesociale nel realizzare la verità e l'amore tende verso la risoluzione in Dio; Indice analitico; Indice dei nomi; Tavola delle materie.


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11. La forma politica della Socialità 11. Sua caratteristica: l'ordine e la difesa sua autonomia. 12. La forma politica se e come unificante. 13. L'autorità politica - legittimità e limite.

111. La forma religiosa della Socialità 14. Forme primitive - confusione di forme e autonomia fondamentali - Sviluppo. 15. Spirito e organizzazione - coesistenza di culti e lotte - contenuto religioso e forme sociali. 16. Popolo ebreo - sua specialità. IV. Il Cristianesimo 17. Base personale e carattere universale - effetti sociologici autonomia caratteristica. 18. Concetto di Chiesa - obiezioni contro la sua autonomia. 19. Obiezioni contro la sua universalità. Condizionamento storico. Interferenze sociali. V. Note preliminari sull'Interferenza del Cristianesimo con la SmietS ~olitica

20. Diversità di contenuto, ecc. 21; Rapporto e risoluzione di contenuto e forme, ecc.

Un abbraccio. Sto bene, tuo Luigi

Piazza Armerina, 7 gennaio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del lo. Credo bene che la tesi di opposizione al sociologismo e all'idealismo è dimostrata. Su ciò non ho mai dubitato. I miei dubbi riguardano altri problemi, e tu Io sai. Dico dubbi - in genere - perché l'Introduzione come concetto sta al suo posto e ciò te l'ho già scritto. Io mi domando se quel che


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tu dici si possa reputare nuovo anche nel nostro campo. E dico questo perché gli avversari lo diranno. Essi diranno che tu loro opponi quella teoria che essi hanno superata o negata. Con ciò jo non riprovo il fatto tuo, ma richiamo la tua attenzione sulla tonalità del tuo lavoro e sul modo di prendere posizione tra i nostri e gli avversari. Ti ho fatto spedire la vita di Marta de Noaillat l . È certamente bella, ma sopra tutto è buona. Desidero sapere se hai ricevuto il libro di preghiere e i vangeli. Del tuo Ozanam non ho notizia. Io ne ho una copia in francese. Se la vuoi, te la spedirò subito. L'opera è un po' invecchiata, ma è sempre interessante. Sto bene. I1 tempo è mite. Vero freddo ancora non ne abbiamo avuto. Prego sempre per te. Conto sulle tue preghiere. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 10 gennaio 1933

Carissimo fratello, oggi ritorna più vivo il ricordo della nostra Mamma, e tra giorni il ricordo del padre e di Suor Giuseppina. Che il Signore ci conceda di riunirci tutti in Lui. Ieri ti ho spedito il cap. I11 per raccomandata. I1 capo I è certo una prosecuzione dell'lntroduzione, tanto che io ho mantenuto il numero progressivo dei paragrafi. L'l~ztroduzione è parte integrante del lavoro e non una semplice prefazione o avant-propos. I1 taglio (tra Introduzione e 1" Parte) è fatto perché la la parte riguarda la concretizzazione sociologica di Stato e Chiesa dal generico allo specifìco. Le aItre parti sono: 2" La Chiesa, sua affermazione e prevalenza. 3" Lo Stato moderno e la Chiesa. 4" La Diarchia Stato-Chiesa nel presente. 5" Fattori ideali e sociologici della Diarchia. Poiché ci saranno nel volume, secondo l'uso inglese, la tavola dei capitoli e LETTERA1249. 1. Marthe Devuns in de Noaillat (1865-1926), si prodigò insieix d m&,-, &-e::c:e do'rJ;erci. ( X ~ r e cdle! Seri Ceere! cl P2ray-le--MoGd, perché fosse istituita la festa della Regalità di Cristo. Essa venne solennemente celebrata per la prima volta il 31 &cembre 1925 dallo stesso Pio XI. Due mesi dopo, Marthe de Noaiiiat moriva. Mario S t u m si riferisce al libro: S. DE NOAILLAT PONVERT, Marthe de Noaillat, Paris 1931; trad. it. Vita e Pensiero, Milano 1932.


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paragrafi, l'indice alfabetico per materia, ecc., non è necessario né usato fare una partizione specifica della materia nell'lntroduzione. I1 pubblico a cui è diretto jl lavoro è quello degli studiosi di sociologia e di storia di religione in Inghilterra e in Germania, dato che verrà il libro pubblicato qui e in Germania. Non posso pensare che di riflesso ad altri pubblici. Io credo che coloro che qui non daranno alcuna importanza al mio libro saranno i positivisti puri. Gli idealisti invece (che qui non sono molti) sono più o meno sentimentalmente dei credenti e s'interessano a simili problemi. Ma la maggior parte del pubblico inglese è pragmatista ovvero platonizzante. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 gennaio 1933

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 6. Dall'indice che mi mandi vedo che tu tratti nella prima parte un argomento di importanza altissima e fondamentale. Ma vedo anche che, senza aver tutta presente tale parte, non mi è possibile farmene un concetto che mi consenta formulare giudizi. Spero che possa avere il piacere di ricevere tutti i capitoli sia per mio profitto, sia per dirti le mie impressioni in modo conveniente. E perciò consentirai che nel frattempo io non ti scriva più nulla su tale argomento, perché io temo che con osservazioni analitiche disturbi il corso del tuo pensiero creante. I1 10 siamo tutti uniti nel ricordo della nostra santa madre. I1 20 sarà quello di Suor Giuseppina e il 24 quello di papà. Che mese mesto è il gennaio per noi. Mesto, ma caro, perché ci richiama a pensieri eterni e ci ridesta il desiderio di ricongiungerci a coloro che ci hanno preceduto nel cammino dell'eternità. Padre Gemelli ti ha mandato il suo volume recente sul francescanesimo l ? Io l'ho in lettura. Parmi un libro sbagliato. Te ne scriverò a lettura finita. Sto bene. Abbiamo gran freddo e accenni di neve. Ne è tempo. E per me l'inverno è sempre il tempo migliore, perché LETTERA 1251. 1. AGOSTINO GEMELLI, L I francescanesimo, Vita e Pensiero, Milano 1932.


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mi consente di lavorare e mi fa star bene. Ricevesti i libri? Desidero saperlo. Prega per me, come io prego per te. Ti abbraccio. Tuo t Mario

CLondon, Paddingtonl, 14 gennaio 1933

Carissimo fratello, speravo oggi ricevere la tua solita. Questa per darti in fretta mie notizie prima che la posta parta (oggi è sabato - se tardo occorre attendere fino a lunedì mattina). Sto bene, grazie a Dio, e non ostante che l'influenza sia molto diffusa. Ho ricevuto il libro su Marta de Noaillat e il libro di preghiera di Capecelatro ' e il Vangelo. Grazie. Se non ti dà noia, desidero avere altra copia del libro di Capecelatro e dei Vangeli, simili a quelli ricevuti. Mi gioveranno per qualche altra persona. Ho letto quasi metà della vita di Marta de Noaillat e mi piace molto e fa bene allo spirito. La farò leggere ad altri. Non so se ti ho scritto che se vuoi farmi dire altre messe per la casa degli Oblati ne sarò lieto. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 17 gennaio 1933

Carissimo

fratello, rispondo alla tua del 10. Desidero sapere se hai ricevuto la vita di Marta de Noaillat, il libro di preghiere e il Nuovo Testamento tutti e due rilegati. Seguo con vivo interesse il corso del tuo pensiero nella esposizione della genesi della sociologia, perché dà nel segno e reca un contributo efficace al concetto cristiano di LETTERA 1252. l. ALFONSOCAPECELATRO, L'anima con Dio. Preghiere e ~;.cUi:c:iczI, 5esc!6ce, Ecz2 1928. PJcnsa Gpecelatro [ 1824-1912): cardinale. Entrato nella congregazione di San Filippo Neri, svolse un'intensa attività di studioso. Per i suoi meriti storici fu nominato bibliotecario e prefetto della Biblioteca Vaticana. Importante il suo carteggio con Padre Zocchi, Fogazzaro, Montalembert, Manzoni, Tommaseo, Conti, Mercier e Tosti, al quale lo legò una lunga amicizia.


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questa scienza. Ma la sociologia non è la storia. Ciò dico, non in senso critico, ma affermativo, tenendo presente il titolo Trattato di sociologia storicistica. Spero trovare ben marcata la differenza tra l'una e l'altra disciplina. La sociologia è l'antecedente logico della storia, ed è scienza; la storia è il processo sociale in atto (il presente che si fa passato e scorre nell'avvenire che si fa presente); ed è il passato ripensato nel presente, cioè, in rapporto al presente; ma è il passato cosa, accadimento, e non il presente, benché la coscienza che se ne ha, sia presente. È sempre quel passato, il quale fu processo, e non è più tale, benché la coscienza che se ne ha sia processo. È quel passato, guardato in questo presente; cioè, è quella serie di accadimenti vista non nei rapporti della coscienza ricostruente che fu, ma in quelli della coscienza ricostruente che è e diviene. L'una è la storia-vita, la storia in fieri; l'altra è la storia-pensiero, la storia fatta che pure si rifà come procede il presente e diventa avvenire. Questo è il mio concetto della storia. Tuo t Mario

[London, Paddington], 17 gennaio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 12 c.m. Gli auguri per il tuo onomastico ti arriveranno con un giorno di ritardo; ma sempre fervidi e fraterni. Prega per me e prega per un mio carissimo amico ' (e fa' pregare) LETTERA1254. 1. N u d e al suo amico e collaboratore negli anni dell'esilio Francesco Luigi Ferrari (1889-1933), avvocato e uomo politico, che dopo la prima guerra mondiale aderì al Partito Popolare Italiano. Antifascista, nel '22 fondò il giornale « I1 Domani d'Italia » opponendosi d a collaborazione con Mussolini. Costretto ad esiliare in Belgio fu direttore di « Res Publica >> e segretario del partito all'estero. Ferrari mori di ascesso d a base del polmone destro il 2 marzo 1933 lasciando nel suo ultimo articolo un messaggio ed una direttiva per gli emigrati politici rivolgendosi a loro con queste parole: « Se... seguendo l'esempio degli emigrati del risorgimento, essi arrivano a precisare le direttive fondamentali di una nuova struttura deiio stato e della comunità internazionale, essi, i vinti di ieri, saranno i vincitori di domani ». G. DE ROSA,Storia del movimento cattolico in Italia, vol. 11: Il Partito popolare italiano, Laterza, Bari 1974, passim; ID., Sturzo, cit., p. 319; ID., Caratteri dell'opposizione cattolica dopo l'unificazione in I cattolici e il Risorgimento, Studium, Roma 1963, pp. 119-135. G. IGNESTI,Francesco Luigi Ferrari e « L'Obseruateur D, Ebe, Roma 1975; M. G.


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che è molto grave. Spero in settimana inviarti il capo TV e nella prossima settimana il capo V. Così avrai tutta la prima parte in mano. Attenderò poi le tue osservazioni complessive e particolari. Tu sai quanto le desideri. Evidentemente la dottrina cattolica vi è o presupposta o accennata o riaffermata secondo i casi. Ma i1 tentativo mio - che è il primo del genere - (almeno io non ne conosco fatti da cattolici, e quelli che conosco (tre) fatti da protestanti non sono sulla linea né del mio pensiero sociologico né di quello storicistico) è di riportare il problema di Stato e Chiesa sul terreno della pura e vera sociologia e vedere quali riflessi manda la sociologia sulle dottrine teologiche e giuridiche. Ecco il perché io vado cauto; sono quasi quattro anni che studio il tema, leggo; scrivo, correggo, rifaccio; e non andrò avanti se non quando mi sentirò umanamente sicuro. Sto bene, grazie a Dio - raccomandami sempre al Signore - fai pregare per me e le mie intenzioni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 21 gennaio 1933

Carissimo fratello, stamane attendevo di ricevere la tua solita cartolina. Non è venuta, ed io mi sono ridotto tardi per scriverti una cartolina come d'uso; ora non ho tempo. Questo per dirti che non ostante tutto, e l'influenza che imperversa, fin oggi ne sono immune e sto bene. Del resto, come vuole Dio. Tu prega per me. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Rossr, Francesco Luigi Fwvari. Dalle leghe biatzctie al parfifo popolare, La-i, Modena 1977. Cfr. anche la traduzione italiana deii'opera principale di F. L. FERRARI, Il regime fascista, a cura di G. Ignesti pubblicata nel 1983 daiie Edizioni di Storia e Letteratura, per iniziativa del Centro Studi Ferrari, di Modena, con Ia coiiaborazione deii'Istituto L. Stuno; F. L. FERRARI, « Il Domani d'Italia » e altri scritti del primo dopoguerra (1919-1926), a cura di M. G. Rossi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1983; AA.W., Francesco Luigi Ferrari a cinquant'anni dalla morte, Atti del Convegno nazionale di Studi (Modena, 27-28 giugno 1983), a cura di G. Campanhi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1983.


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1256 Piazza Armerina, 22 gennaio 1933

Carissimo fratello, rispondo d a tua del 14. H o subito fatto scrivere pel Capecelatro e pel Vangelo. Messe non ne abbiamo in questo momento. È una crisi che dura e si aggrava. Ma spero nella provvidenza. Riattacco il filo della mia ultima. La storia è l'accadimento umano nella sua molteplicità e processualità. Non è la coscienza che fa diventare storia I'accadimento, perché l'accadimento è coscienza e, se tale non fosse, non sarebbe né umano né storico. È il passato in quanto passato e in quanto fluente nel presente. Il presente è storia perché ha la stessa natura del passato, è storia in fieri, mentre il passato è storia fatta. Ma c'è anche l'opera degli storici che interpreta e coordina il passato, cioè, che conserva il passato, non tal quale, ma in rapporto allo stato di mente del presente. L'opera degli storici è multipla ed è anche essa processo, ed è anche essa storia del fatto letterario filosofico che chiamiamo storiografia. Ogni gruppo di storici vede con un dato occhio il passato, cioè in dati rapporti di pensiero. Vede e spiega quel processo generando quell'altro processo che dà luogo al lavoro di e altri storici, cioè alla storia della stnriografia. Q ~ e s t ed ~ stmie fanno una cosa, una unità che sola fa intendere la storia del primo senso, cioè i due processi in un processo che è il presente, quel presente che tu consideri con eccessiva preferenza. Se queste idee hanno valore, tienle presenti, se no, abbile per non dette. Sto bene. Ti abbraccio affettuosamente e fraternamente. Tuo t Mario

[London, Paddington], 24 gennaio 1933

Carissimo fratello, oggi il mio pensiero è d'antica casa nostra e ai genitori amati. Prego. Ho anch'io una leggerissima influenza che mi fa stare in casa. Penso che è stata provvidenziale, perché il freddo è acuto e cosi evito di prenderlo. Dovevo spedirti i cap. IV e V.


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Ma il IV l'ho avuto sabato e il V ancora non è pronto. Leggo la tua del 17. Credo bene di avere marcato nella Introduzione cosa è per me la sociologia e cosa è la storia. Quindi non capisco la tua frase: « Spero trovare ben marcata la differenza fra l'una e l'altra disciplina ». Tu soggiungi che « la sociologia è l'antecedente logico della storia ». Per me la socialità è l'antecedente logico del processo storico; ma la sociologia (scienza) non si presuppone alla storia (sistemazione del passato); ma è un lato della sistemazione del passato e deriva dal passato (storia). La sociologia come scienza è basata sull'esperienza storica e contribuisce, così, alla sistemazione della storia. Questo mi pare che risulti chiaro nell'lntvoduzione. Ti scrissi di avere ricevuto i libri. Ho letto Marta de Noaillat ' e mi ha interessato assai la sua figura e la sua opera. I1 lavoro ha però il tono panegiristico. Prega per me. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Paddington], 27 gennaio 1933

Carissimo fratello, questa per dirti che sto meglio: la febbre cessata del tutto; oggi sono uscito di casa per la prima volta; non ostante il freddo il breve passeggio è andato bene e domani spero, a Dio piacendo, di andare a dire la Messa. Ho ricevuto la tua del 22. Tengo presente quel che mi scrivi sulla storia; pel momento non ripiglio la discussione su questo argomento, perché ci dovrò ritornare più in là, appena ho tempo a rivedere l'Introduzione. Intanto ti spedirò domani il cap. IV e subito dopo il cap. V. Così avrai in mano tutta la parte generale. Prega per me e secondo la mia intenzione. Salutami gli amici tutti. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

LETTERA1257. 1. Cfr.

lettera 1249 nota.


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[London, Paddington], 3 febbraio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 31. Io dopo il 21 ti ho scritto il 24 e il 27. I1 28 ti ho mandato il capo IV e poi ti ho scritto il 31. Spero avrai ricevuto tutto. Ora sto bene. Ho avuto una furia ai denti passata. Un po' stanco e debole lo sono, e si capisce dopo l'influenza. Non ho ancora ricevuto la seconda copia del Capecelatro e dei Vangeli '. Occorre sempre un po' di tempo. Spero mandarti fra giorni il V e ultimo capitolo della la parte. Così potrai scrivere le tue impressioni. Per ora lavoro poco, ma penso ed ho presente le tue cartoline che mi giovano assai. Prega per me e per un mio caro amico gravemente ammalato. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 febbraio 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto le tue cartoiine dei 24, 27 e 3i. Spero che ii raffreddore sia passato del tutto senza i soliti strascichi. Ho anche ricevuto i quattro primi capitoli. Circa la parrocchia del Ponte la pratica è incagliata perché la chiesa ha urgente bisogno di riparazioni. Finite queste spero che Mons. Bargiggia si risolva d'accettare la dotazione '. Hai ragione quando dici che presupposto della storia è la società e non la sociologia. Ed io mi propongo di riesaminare l'lntrodtlzione e il 1" capitolo per vedere se l'equivoco mio deriva da qualche espressione meno chiara. Io, come vedi, non voglio più discutere, perché vedo che il disegno dell'opera è posto sopra altro piano che tanto m'interessa e piace. LETTERA 1259. 1. Cfr. lettera 1252. LETTERA 1260. 1. Margherita Stuno (1860-1922) lasciò parte dei suoi beni alla Chiesa di Maria Santissima del Ponte per costituire la dote di fondazione di una nuova parrocchia, che fu istituita il 16 maggio 1942 da Mons. Pietro Capizzi Vescovo di Caltagirone. I1 primo parroco Salvatore Dieli ne prese possesso ufficiale il 18 gennaio 1945.


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Ma il mio pensiero va alla parte storica dell'opera, perché questo problema non credo che sia stato ancora posto e trattato con la serietà e competenza che merita. Io sto bene. L'inverno scorre molto mite, tanto che non ho i soliti geloni al naso e alle orecchie. Ora farò qualche viaggetto per la diocesi. Non manco di pregare e far pregare per te. Che il buon Dio ti colmi delle sue grazie. Credimi tuo t Mario

[Paris], 8 febbraio 1933

Carissimo fratello, ieri ho ricevuto la tua del 4 c.m. Godo che stai bene. Anche io sto bene ed ho preso quattro giorni di aria diversa l . Sabato sarò a casa. Lunedì ti ho spedito il cap. V. Spero lo avrai ricevuto. La parte storica va avanti ma lentamente, per essere certo di quel che dico. Ti spedirò più in là i quattro capitoli della parte seguente. Continuano ad arrivarmi lettere benevole, con qualche osservazione sulla Tetralogia. In una di queste mi si fa osservare da un teologo nella 3" parte di Adamo, là dove fo dire a Uriel: « insondabil mistero del Signore - che diede all'uom la libertà del male ... » che avrei dovuto dire: « la libertà del bene che l'uomo nella sua malizia volge al male ». Strettamente la frase sarebbe « libertà di scelta » ma l'idea (là dove è) non sarebbe chiara. Nella scelta c'è anche il male sotto l'aspetto di un bene e questo non per la caduta: Adamo e Lucifero non erano caduti ed erano in stato di grazia quando scelsero il male. A me la mia frase mi sembra chiara e poetica, tu che ne dici? Credi tu che agli effetti dell'applicazione a se stesso delle indulgenze plenarie, durante l'anno santo, io possa usufruire delle eccezioni contemplate nella Bolla Pontificia? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA 1261. 1. Informato delle gravi condizioni di Francesco Luigi Ferrari, Luigi Sturzo si reca a Parigi per quatuo giorni, dali'8 al 12 febbraio, ma si rende conto che le speranze sono poche. Ferrari morì il 2 marzo a soli 43 anni. 2. LUIGISTURU),Il ciclo della creazione, cit., p. 144.


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[hndon, Paddington], 12 febbraio 1933

Carissimo fratello, rientro a casa dopo un magnifico viaggio e un mare straordinario. Speravo trovare tue notizie. Forse arriverà domani la tua solita cartolina. Sto bene. Un po' stanco, si comprende; e tanto preoccupato della salute di un mio caro amico. Tornerò a scriverti presto. Questa per darti mie notizie. Un abbraccio di cuore, aff.mo Luigi 1263 [London], 15 febbraio 1933

Carissimo fratello, freddo ieri ho ricevuto la tua de11'8. Penso che troverai gran a Enna. Non ostante che il freddo ti giovi, sarà bene stare in riguardo. Io sto bene. A Londra ho trovato freddo secco e qualche raggio di sole; ma non è il sole di Sicilia. I1 mio suddiaconato in Caltagirone in dicembre 1893 - (credo il 18) si potrà vedere esattamente quando in quell'anno cadde il sabato dei quattro tempi di dicembre. I1 Diaconato ad Acireale il 6 marzo 1894. I1 sacerdozio il 19 maggio 1894 l . Desidero sapere se hai ricevuto come spero il V capitolo. Tanti saluti a tutti gli amici. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi 1264 [London, Paddington], 19 febbraio 1933

Carissimo fratello, quarant'anni come oggi fu tenuta nella cattedrale di Caltagirone la solenne accademia in onore di Leone XIII. Ho presente quel giorno e ricordo come ieri le varie fasi del programma, il discorso di Mineo, la musica, ecc. Entusiasmi giovanili. Non ne ho avuto mai il ricordo così vivo come l'ho oggi, e non mi rendo LETTERA1263. 1. Cfr. lettera 1267.


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conto del perché. Sto bene, oggi neve, un manto leggiero sopra Londra, che poi il vento ha spazzato. Ho ricevuto la tua del 13 da Enna. Godo delle tue gioie pastoraIi, e prego Dio che ti consoli di tutte le tue fatiche. Ho letto i pochi righi che Casnati consacra al Il mio canto negli « Annali delllItalia Cattolica » 1933. Eccoli: « Classico nella forma S. E. mons. Mario Sturzo in II mio Canto, se talora si dibatte tra il concetto filosofico, metafisico e la forma poetica, spesso in sonetti limpidi e scorrevoli ci ricongiunge alla tradizione poetica italiana, immune dalle infiltrazioni crepuscolari o parnassiane straniere ». Non c'è male, ma è poco, e non entra nell'intimo della tua poesia religiosa. Dare l'espressione poetica a concetti filosofici è della tradizione dantesca, che non avrebbe dovuto mai venir meno. H o visto che è morto Fabio Gualdi che, molti anni fa, apprezzai come poeta intimo e gentile '. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 22 febbraio 1933

Carissimo fratello, ho avuto la tua del 18 da Piazza. H o ricevuto il Vangelo e il Capecelatro da Desclée. Grazie assai. Sto bene. Neve freddo e sole. Così ci avviciniamo alla primavera. Non conosco il libro di Vercesi l . Egli poverino deve campar la vita; e non facendo più il giornalista, fa dei libri di volgarizzazione. Pio VI1 è stato un papa mediocre. Dire che ci voleva un Pio VI1 e non un Gregorio VI1 all'epoca napoleonica, è una forma retorica o letteraria o esteriore di fare la storia. Se ci fosse stato un Gregorio VI1 si sarebbe mostrato tale attraverso le circostanze mutate, perché le personalità sono quelle che sono. A che giovano simili ipotesi? LETTERA 1264. 1. FABIOGUALDI, Odi Sacre, Libreria Emiliana, Venezia 1927. LETTERA1265. 1. E.VERCESI, Pio V I I , Napoleone e la Restaurazione, Società Editrice Internazionale, Torino 1933. I1 libro di Vercesi è ampiamente celebrativo. Egli parla di Pio VI1 come « l'emblema della bontà e deiia dolcezza » (p. 326). « La VA:: vi:3 e::: uz C ! ~ ? ? S ? O . ~ c s e n r c c!i rncrc --r A - n c s i t ~ dc!!~ fede e C!&= ~gtde, trasmetterlo puro e immacolato a' suoi successori: ecco l'ideale verso la cui realizzazione erano diretti tutti i suoi sforzi D (p. 327). Nella sua « lotta titanica D contro Napoleone, Pio VI1 avrebbe confermato la fedeltà al motto Suauiter in modo, fortiter in re (p. 331).


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Al vuoto che creano nella mente. Come dire che se Napoleone avesse vinto a Waterloo ... ma perdette e tutto cade del castello fantastico. Spero mandarti il cap. VI dal quale vedrai il tipo di studio storico che io vo facendo. E mi dirai le tue impressioni. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Hai letto il libro di Soderini su Leone XIII *? Io lo vorrei.

[London, Paddington], 27 febbraio 1933

Carissimo fratello, anch'io ho tardato a scriverti in attesa di tue notizie. Ricevo stamane la tua del 22 corrente. Anche qui neve, vento, pioggia, ecc. Jn Londra non vi sono stati danni ma altrove sì. È un tempo generale. Ciò non ostante, sto bene, grazie al cielo, e lavoro discretamente attorno il mio lavoro. Non vedo l'ora di uscire dal Medio Evo che per ora mi tiene occupatissimo l . Salutami gli amici tutti. Penso che o all'andare o al ritorno da Gela passerai da Caltagirone e vedrai Nelina, vorrei la vita del Beato Pietro Giuliano Eymard edita a Torino - Direzione delle Opere Eucaristiche, vicolo Santa Maria n. 1 L. 15, puoi farmela avere? H o letto la recensione della Tetralogia in « Rivista di Letture » di Milano (f.m.). Un abbraccio, tuo Luigi 1267 [London, Paddington], 3 mano 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 26 febbraio. Anch'io pensavo le date del 23 dicembre e del 10 marzo; ma credendole sbagliate rifeci il conto e allora ti indicai le date che invece erano erronee. I1 mio buon ami2. E. SODERINI, Il pontificato di Leone X I I I , Milano 1932-33, opera in 3 voll. Si veda anche la lettera 1276 nota. LETTERA1266. 1. L. Stuno sta lavorando in questo periodo attorno ai r a p porti tra Chiesa e Stato nel Medio Evo. Le sue ricerche approderanno appunto alla pubblicazione dei due volumi più volte citati di Chiesa e Stato.


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co, di cui ti ho scritto più volte, ieri è volato al cielo l. Ha fatto una morte piissima e serena. Fortunato. Lascia quattro piccoletti e la giovane sposa in terribili condizioni. Prega per loro. Ho letto, come credo averti scritto, « Rivista di Letture P. Per ora raccolgo tutti i pareri, le critiche, le impressioni. Sono troppo preso dell'altro lavoro per ritornare sulla Tetralogia. Strano! la maggioranza dei pareri avuti è a favore degli Angeli, come l'azione meglio riuscita. I o amo più Adamo - la laparte di Redenzione e la 3" parte dell'Apocalisse. Ma gli affetti degli Autori spesso sbagliano. Attendo tua risposta sulle parole di Uriel. Te ne scrissi 1'8 febbraio scorso. Tu hai ragione a dire che nessuno abbia colto il valore del tuo canto. Ci vorrebbe qualcuno a cui tu esprimessi il tuo pensiero e che, convinto egli stesso, ne facesse uno studio su qualche Rivista, per esempio « Tradizione ». A proposito, nell'ultimo libro di Mignosi sulla poesia del Novecento, c'è nulla che ti riguardi? Io ho visto solo un annunzio sull'« Osservatore Romano » e non trovo più il numero dove l'ho visto, né ricordo esattamente il titolo. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

[london, Paddington], 8 marzo 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua da Gela del 4 c.m. Godo che stai bene e giri per la Diocesi facendo bene alle anime. Nelina mi aveva scritto della tua visita. Sto bene e lavoro come sempre. Hai ragione circa il Soderini '. Del resto per il momento non mi servirebbe. Salutami gli amici tutti e dì loro di pregare per me secondo le mie intenzioni. Ti mando questa a Piazza, credo che quando arriverà tu sarai in sede. Anche là ti manderò il capitolo VI. Spero avere le tue impressioni sul lavoro già fatto; ciò mi servirebbe per quello che sto facendo. Penso alle belle giornate primaverili che avrai trovato a Gela. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1267. 1. Allude d a morte di F. L. Ferrari, di cui d a lettera 1254. 2. P. Mrc~osr,Linee di una storia della nuova poesia italiana, Società Editrice La Tradizione, Palermo 1933. LETTERA1268. l. Cfr. lettera 1265 nota 2.


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[London, Paddington], 13 mano 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua da Gela. Godo che stai bene e che lavori e che il Signore ti riserva tante consolazioni. Ti scrivo più sotto il certificato delle messe celebrate. Ci penserò sulla espressione la libertà del male. A me sembra di potere resistere ad ogni critica perché espressione sintetizzata. In fondo si arriva o si può arrivare al male che viene scelto sotto l'aspetto di un bene. Anche qui tempo mite in questi ultimi giorni. Ma purtroppo tornerà il freddo. Sto bene ho ripreso il mio solito lavoro. Salutami tutti. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi I o qui sottoscritto certifico di avere celebrato numero nove Sante Messe ad intenzione di Monsignor Mario Sturzo e liberamente rilascio l'elemosina .a favore della Casa degli Oblati di M. Vergine in Piazza Armerina. Londra, 1 marzo 1933. Sac. Luigi Sturzo

[London, Paddington], 16 mano 1933

Carissimo fratello, ricevo da Gela la tua del 12; godo assai al saperti bene spiritualmente e fisicamente. Circa'la frase:- la libertà del male, nella mia precedente ti scrissi che la frase era sintetica, invece volevo dire ellittica. Nel fatto, quali siano le spiegazioni e interpretazioni filosofiche o teologiche, l'uomo sceglie il male (sia pure sotto aspetto di un che di bene). I1 rapporto è chiaro nei versi seguenti: E a sé riserbò, ecc. Corrisponde al biblico « l'uomo pecca » o « è nato nel peccato » o « pecca sette volte », o « chi dice di non peccare mentisce », ecc. l . Questo ti scrivo per giustificare la frase, ma non perLETTERA1270. 1. I versetti biblici riportati si riferiscono alla perversita del cuore umano, indine al male dalla più tenera età. « L'uomo è malvagio fin dalla


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ché io sia deciso a lasciarla. Ci penserò. Tu rileggi tutta la pagina e vedrai la impressione che ne riceverai dall'insieme. Ti domandai il tuo parere circa l'applicazione a sé delle indulgenze nel periodo del Giubileo a proposito delle esenzioni stabilite. Sto bene. Di nuovo pioggie e mal tempo. Ma abbiamo avuto giorni belli. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi [London, Paddington], 20 marzo 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 17 da Piazza. Come mi piace leggere tali cartoline piene della gioia del bene. Sono assai lieto che hai aperta un'altra casa di Oblati. Così l'opera si estende e col tempo sarà un gran bene per tutta la diocesi. Anche la tua salute se ne awantaggia. È tutto quel che viene da Dio che dà gioia e sollievo all'anima e anche al suo compagno il corpo. Sto bene e grazie a Dio lavoro come al solito e sempre sullo stesso soggetto e non ne sono stanco. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 21 marzo 1933

Carissimo fratello, ricevetti la tua del 13 e a momenti ricevo quella del 16. Circa il giubileo non ho avuto fretta perché si aprirà in aprile. H o però studiato il problema e sentito anche il parere del professore di teologia morale. La risposta è pienamente favorevole. Quando farai il santo giubileo sono sicuro che pregherai anche per me. Circa l'espressione « libertà del male » è chiaro che se ne comprende il sua infanzia » (Genesi 8, 21). L'universalità del peccato è tale (Isaia, 64, 5-6) che nessuno può voler sembrar giusto davanti a Dio (Ecclesiastico 7, 5). Essendo di ampiezza universale il peccato è presente fin dagli inizi deii'esistenza individuale. Que. . sta 5 h coiiviiì~ioiieespressa dz! roimg M i - m e , il più profondo grido di penitenza che si trova nella Scrittura. « Ecco, malvagio sono nato, peccatore mi ha concepito mia madre » (Salmi 50, 7 ) . Lo stato iniziale deli'uomo prima di ogni azione personale è dunque di peccato, cioè di una certa separazione da Dio che si propaga di generazione in generazione.


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senso teologico; ma a me l'espressione non piace per se stessa; non mi sembra poetica. Dato poi che c'è stato chi teologicamente lo trova discutibile, ritengo che sia bene levarla. Son poi sicuro che tu troverai altra espressione che risponda meglio ai fini estetici ed ai teologici l . Ho preso nota del certificato delle messe celebrate. Grazie. Stamane è primavera. Però la giornata è fredda e ventosa quanto mai. Già! La primavera nei nostri monti comincia con notevole ritardo. Né questo, almeno per me, è un male. Io sto bene. E lavoro nel mio campo diocesano con buone disposizioni e forza. E ne ringrazio il Signore. Avrai letto come il Padre Cordovani dei Predicatori * è stato invitato a dettare filosofia tomistica nella Regia Università di Firenze e che ha già letta la prolusione. Ciò per me ha una notevole importanza. Son pregiudizi che cadono. Ti abbraccio e prego per te. Tuo t Mario

[London, Paddington], 25 marzo 1933 Santissima Annunziata

Carissimo fratello, speravo oggi ricevere la tiia solita carte!inz; e yuii,di anch'io sono in ritardo. Comprendo che in quaresima hai molto lavoro. Ma io desidero tanto una tua parola nella mia solitudine. Mi sono iscritto alla Lega diocesana dei sacerdoti adoratori, fondata dal Beato Giuliano Eymard l . C'è tale lega nella tua diocesi? non credi di LETTERA1272. 1. Luigi annota qui in margine: « ci penserò - Tetraiogia D. 2. Padre Mariano Cordovani (1883-1950), teologo domenicano, docente di morde ali'Università Cattolica del Sacro Cuore e rettore poi del Pontificio Ateneo AngeIicum di Roma, fu autore di numerose pubblicazioni fra cui Elementa Juris Naturalis Internationalis, Collegio San Domenica, Arezzo 1924, recensito da Luigi Stuno sul «Bollettino bibliografico di scienze sociali e politiche », Roma, settembre-ottobre 1925. Altre sue opere sono: Doveri sociali delle classi, Vita e Pensiero, Milano 1925; I limiti dell'autorità politica, Vita e Pensiero, 1924; L'insegnamento d i Pio XI sull'attività dei cattolici nella vita civile e sociale, Vita e Pensiero, Milano 1929. L'attività di studioso del Cordovani era stata ricordata da « L'Osservatore Romano » del 20-21 febbraio 1933. LETTERA1273. 1. Pierre Julien Eymard (1811-1868), sacerdote, fondatore della congregazione dei Religiosi e delie Ancelle del SS. Sacramento per l'apostolato eucaristico e l'adorazione perpetua ai Santissimo. Fu beatificato nel 1925. Rodin gli dedicò un busto in bronzo, ora al museo Rodin di Parigi. P. FOSSATI,L'apostolo


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

istituirla? Il libro del Beato Giuliano non mi è ancora arrivato. Sto bene grazie a Dio. I1 tempo è freddo secco con un po' di sole discreto. Si sente che è primavera. Hai seguito la polemica Olgiati-Carlini '? Mi ha molto interessato benché mi sembra che dall'una e dall'altra parte i problemi siano visti di sghimbescio. Ho finito ieri la correzione della 2" parte. Non ho potuto spedirti il IV Capitolo perché la dattilografia è stata sospesa per ragioni estranee. Spero che sarà ripresa presto. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 28 mano 1933

Carissimo fratello, grazie della risposta circa il Giubileo. Anche il mio confessore è di questa opinione ma io non ero sicuro benché fauores ampliando. Quando tornerò alla revisione della Tetralogia, terrò conto di quel che mi dici circa la libertà del male. Ma per ora non urge. L'editore inglese, che due mesi fa aveva fretta, ora invece ritarda l'invio del contratto. Sospetto e temo che ci sia di mezzo qualche manovra antipatica. Sia fatta la volontà di Dio. H o letto del Padre Cordovani, e avrei piacere di leggere le sue prolusioni. A me sembra che spesso si confondono le posizioni tradizionali del pensiero cristiano o della chiesa, con quelle caratteristiche di un determinato autore, specialmente se questo autore è S. Tomaso. Questo si fa per gli autori indipendenti da una tradizione, e spesso ciò è criticabile, perché una tradizione esiste sempre; che dire quando questa tradizione è la cristiana? A me sembra una malattia questa, della quale non si guarirà se non quando se ne vedrà il pericolo. Sto bene. Giorni di sole (benché velato). Un abbraccio di cuore, tuo Luigi deli'Eucarestia, il beato P. J. Eymmd, Milano 1928, cfr. lettera 1372. L'adorazione p2ipetUo o o stata istit~itr& L. PJEO ii Caitagimne negli anni prima dell'esilio. Cfr. PAOLINOSTELLA,Il vescovo Sturzo. Epistolario spirituale. Note bibliografiche, Piazza Armerina, 1977, p. 120, nota. 2. FRANCESCOOLGIATI - A R M M ~ CARLINI, O Ne+scoiastica, ideaiismo e spirituaiinno, Vita e Pensiero, Milano 1933.


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1275 Piazza Armerina, 30 marzo 1933

Carissimo fratello, la cartolina nella quale mi chiedevi la vita del Beato Eymard mi giunse il 2 di questo mese, cioè, quando partivo per Caltagirone. Il giorno appresso poi partii per Gela; la cartolina rimase qui, e la commissione mi uscì di mente. Ora ho fatto subito scrivere con l'ordine che il libro ti sia spedito direttamente. Appena lo avrai ricevuto me ne darai cenno. Ho letto un libro sul medio evo di un certo Nigris pubblicato dalla società Vita e Pensiero e recensito con molto favore dalle riviste di parte nostra l . È un lavoro breve, di poco più di 200 pagine, di tono nettamente apologetico, senza ombra di coscienza storica, senza critica, senza rilievo. Una vera miseria insomma, o meglio, un ammasso di notizie staccate, con l'intento di provare che il medio evo non fu epoca di oscurità. Che cosa poi sia veramente il medio evo e quali discussioni oggi animino le riviste, il Nigris mostra d'ignorarlo o almeno di non comprenderne l'importanza. È una pena leggere libri così mal preparati, ma è maggior pena notare che gli scrittori di parte nostra, tutti più o meno, peccano di impreparazione e di semplicisticità. Sto bene. I1 tem-po si mantiene umido e piovoso. La primzver;? 203 si sente più. È insomma un prolungamento dell'inverno. Ti abbraccio e mi raccomando alle tue preghiere. Tuo Mario

t

[London, Paddington], 31 marzo 1933

Carissimo fratello, ricevo oggi la tua del 26. Anch'io ho letto la recensione delI'Omodeo ', e sono persuaso della esattezza delle osservazioni. Tu

LETTERA1275. LETTERA1276.

1. LEONENIGRIS, Il Medioevo, Vita e Pensiero, Milano 1933. 1. Recensione di A. Omodeo a E. SODERINI, Il conclave e l'opera sociale ( I vol. di Il pontificato di Leone X I I I , cit.) in « La Critica », pp. 142-144, fasc. 2, 1933. L'Omodeo rimprovera al Soderini di aver svolto semplicemente una cronaca del conclave e dell'opera di Leone XIII pur avendo avuto la possibilità di consultare gli archivi vaticani.


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

mi scrivi che il seminario di villeggiatura sarà ad Enna - ma io penso che volevi scrivere Gela. Sono contento che anche questo tuo sogno si realizza. I1 Signore è buono a concederti tante grazie. Nell'altra mi scrivesti sul giubileo, dicendo che nel farlo preghi per te. Ora io non ho letto per intero le bolle ma solo dei tratti e dei sunti. Coloro che sono dispensati dalI'andare a Roma godranno il Giubileo quest'anno 1933-34? Oppure lo faranno con gli altri nel 1934-35? Io credevo che la dispensa fosse solo per continuare a guadagnare le indulgenze, che per tutti gli altri che possono andare a Roma sono sospese; e non che in quest'anno potessero guadagnare il Giubileo fuori di Roma. Tanto più che i vescovi non hanno indicato (a Londra) quali chiese si debbano visitare e quali le opere ingiunte. Ti prego di chiarirmi questo punto. Sto bene. Ieri ho visto il prete che assistette il mio amico e mi ha detto che la sua morte fu da santo. Vicino la sua stanza all'ospedale dove morì, vi era un ammalato miscredente, ma che avendo saputo di morte così santa, lo stesso giorno si volle confessare. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

1277 [Londoii, Paddington], 4 aprile 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 30 maggio. Ebbi, inviatomi in omaggio, il libro di cui parli sul medio evo l . Dopo avere sfogliato poche pagine, mi persuasi che non metteva la pena di leggerlo, né di farlo leggere. Qui se ne avrebbe anche da cattolici l'effetto contrario a quello voluto. Uno dei migliori libri sul medio evo in InghiIterra è del Provinciale dei Domenicani Padre Beda Jarrett *. Peccato che non è tradotto. È un errore che queila casa editrice pubblichi diversi di questi libri deficienti e di sbagliata irnpostazione, forse per incoraggiare giovani alle prime armi. Ma è ai giovani che dovrebbe segnarsi la retta via. I o non sono convinto dei metodi di quel centro. Ancora un'opera di polso e di primo ordine bisogna aspettarLETTERA1277. 1. Cfr.lettera 1275, n. 1. 2. B. JARRETT, Social Theories oj the Middle Ages, Ernest Benn, London 1926.


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la. Forse è troppo presto. Invece in Francia, Germania e anche Inghilterra e America - oltre Belgio - ne danno. Sto bene. Attendo il caldo oramai comincio a desiderarlo fisicamente. Ma verrà, e io spero poterlo sentire un po' più giù di Londra. Siamo nei giorni santi e soavi di raccoglimento e di preghiera. Comincerò fin da ora ad augurarti una Pasqua colma di celesti alleluja. Tuo sempre Luigi

[London, Paddington], 7 aprile 1933

Carissimo fratello, anch'io ricordo come ieri trent'anni fa, e le tue preoccupazioni e perplessità. Tutti ne fummo lieti della nuova Missione a te imposta da Leone XIII l . Con te ricordo gli scomparsi Maffi e Gavotti. Per noi democratici cristiani rappresentavate la nuova corrente di riforma. Ma quando sembrano i fatti contraddire alle speranze, il lavorio delle idee dei sentimenti va in profondità. H o ricevuto il Beato Eymard. Dall'indice del libro vedo che è una vita molto interessante sotto vari aspetti. Spero che sia scritta bene. La leggerò in questi giorni. Ho ricevuto inviatomi da Milano l'api-Iscolo che raccoglie la polemica Olgiati-Carlini '. Si presenta bene ed è interessante, e un opuscolo di Edmondo Fenu su Galileo 3 . Appena ho tempo lo vedrò. Prego certo per te sempre e vorrei pregare meglio che non fo. È così difficile per me restare a lungo attento alla preghiera. Mi stanco facilmente e mi distraggo sovente e ne ho una grande pena. Aiutami tu caro fratello. Sto bene. Ieri ed oggi bel calduccio. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1278. 1. I1 22 giugno 1903 Leone XIII elesse Mons. Mario Sturzo, che era vicario generale di Caltagirone, a Vescovo deiia diocesi di Piazza Armerina. 2. Cfr. nota 2, lettera 1273. 3. EDMONDO FENU,Il processo di Galileo, Vita e Pensiero, Milano 1933.


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- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 11 aprile 1933

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua del 7 che tanta consolazione mi ha recato, e rispondo subito. Si, è vero, quando i fatti contrastano, le idee e i sentimenti vanno in profondità. Ma, a volte, abortiscono, Questa è la vita e bisogna saperne intendere la legge e sperar sempre. Ho in lettura la Vita di G. Cristo di Vito Fornari l , dopo averla tenuta sul tavolino tre anni. Son cinque volumi. Quando mi arrivò, dandovi una prima occhiata, mi parve troppo filosofica e pesante. Sarà forse così nei due primi volumi. Vedrò. Io ho preso a leggere la Vita, saltando per ora, i preliminari o preparazione. E la trovo semplice, piana, in buon italiano, con certi tratti di purismo, ma rari. C'è però del vecchio in ciò che vuol essere filosofia. Insomma la trovo molto diversa da come me la ero immaginata. Vedrò il seguito, e te ne parlerò. Sto bene. Sento il gaudio delle sacre funzioni. Domenica sera la Cattedrale era gremita come mai. I1 popolo torna come prima della grande guerra. Ti sono grato delie preghiere che fai per questo povero vecchio. E ti abbraccio. Tuo

t

Mario

[London, Paddington], 12 aprile 1933

Carissimo fratello, ti rinnovo gli auguri pasquali a te e alia tua amata diocesi e alle case dei tuoi Oblati e agli amici tutti, specialmente a Vincenzino e a Don Giovanni. H o ricevuto la tua del 7: avevo riletto le disposizioni del Giubileo. Mi informerò qui se I'arcivescovado ha già dato istruzioni. Ti scrissi, credo, che ho ricevuto la vita del Beato Eymard e m'interessa molto ed è scritto con facilità. Anch'io di tanto in tanto rileggo qualche poesia o tratto di cui ho cari ricordi; LETTERA 1279. 1. VITOFORNARI, Della vita di Gesù Cristo, Società Editrice Internazionale, Torino 1930 (la prima edizione in tre voiumi usci dai 1864-ai 189j presso Barbera di Firenze). Si tratta deii'opera più nota del filosofo e letterato Vito Fornari (1821-1900). Composta con intenti filosofici piuttosto.che storici, essa pone al centro della realtà Gesù Cristo, « condizione » e « spiegazione » del creato.


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e certe volte le disillusioni sono troppo forti, come quando, qualche anno fa rilessi la poesia del Monti a Montgolfier. Quando Giason dal Pelio, ecc. Io credo che l'impressione che destava Monti ai suoi tempi era legata al fugace bagliore fantastico unito ai ricordi ancora vivi del classicismo retorico. E questo stato mentale pseudopoetico, si è protratto sino alla nostra giovinezza nei seminari, ultimi rimparti di quella cultura. Ho letto in questi giorni (per il mio lavoro) il De Consideratione di S. Bernardo '; il suo stile è vivo, ma quanto faticoso. Rappresenta molto il suo tempo. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 15 aprile 1933 Sabato Santo

Carissimo fratello, suonano le campane. Resurrexit. Alleluja. Penso alla gioia dei miei anni più teneri, fin che il ricordo arriva. La gioia si rinnova ogni anno ma aumenta il carico delle incorrispondenzee delle colpe. Vorrei sempre meglio dire a me stesso quae sursum sunt sapite l . Non ho mai letto la Vita di Gesù Cristo di Vito Fornari. Ma ne han pariato bene queiii che i'ilan ietto, non dal punto di vista strettamente filosofico, ma da quello cristologico storico-umano. Sentirò con piacere il tuo parere. Se dopo i lavori della quaresima, avrai un po' di tempo, vedi di dare un'occhiata alla mia prima parte. Sono a tal punto del lavoro che le tue osservazioni sulla Ia parte mi riusciranno assai utili. Non desidero però, che tu ti sobbarchi a troppa fatica. Se puoi e quando puoi. Sto bene, grazie al cielo. Abbiamo avuto un po' di caldo, per alcuni giorni e poi venti freddi. Ma tutto sommato, quest'anno non è stato dei cattivi. Salutami gli amici tutti. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA 1280. 1. Si tratta dell'opera più matura di S. Bernardo di Chiaravaiie (1090?-1153), dottore della Chiesa, osservante della regola di S. Benedetto. Composta fra il 1149 e il 1153, l'opera, dedicata a Eugenio 111, tratta i temi della santificazione del Pontefice e della riforma del clero romano. LETTERA1281. 1. Colossesi, 3, 2.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 18 aprile 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 12 con i rinnovati auguri. Grazie di cuore. Spero che i miei non ti siano giunti con troppo ritardo. A proposito delle nostre impressioni sul Monti ti voglio parlare d'un mio pensiero circa i giudizi estetici delle opere d'arte. Molti di questi giudizi per non essere errati, hanno bisogno d'appoggiarsi a giudizi già espressi. Voglio dire: molti di questi giudizi non procedono in modo diretto e immediato, o, se così procedono, sono errati. La tradizione estetica così diventa un elemento del valore storico attuale delle opere d'arte. Quando ciò è avvenuto, cioè, quando la tradizione è formata, qualcosa d'aprioristico entra nella mente di quelli che leggono. È il caso della Divina Commedia, e di tutti i grandi capolavori. Ma un po' è anche il caso delle opere nuove cui accompagna una reclame seducente, come per esempio avviene h Italia per le opere del Papini. La sua Vita di Cristo ' è per me un'opera mediocre. Eppure appena uscita, in pochi mesi, ne furono vendute ben quaranta mila esemplari. Che ne dici? Sto bene. Ho fatto tutte le ss. funzioni e ne ringrazio il Signore. Come son soavi queste funzioni e come son sempre nuove. Ti abbraccio. Tuo

t

Mario

[London, Paddington], 19 aprile 1933

Carissimo fratello, grazie degli auguri. La tua del 14 mi ha fatto tanto bene. Si, vorrei essere santo, ma la via è lunga e io vedo che non progredisco e chissà che non vado indietro. Tu preghi per me, e te ne sono grato assai; nella comunione delle preghiere vi è un conforto reciproco per una più intensa vita spirituale. Ho letto la Vie ardente de Gerson di un certo M. J. Pinet l , ma resta alla superficie. Ora PAPINI,Storia di Cristo, Vailecchi, Firenze 1925. LETTERA 1282. 1. GIOVA~WI , ardente de Gerson, Bloud et LETTERA1283. 1. MARIEJOSÈPHEP I ~ TVie Gay, Paris 1929.


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leggerò il Beato Eyma.rd. Finalmente ho avuto dattilografato il cap. VI (I1 Io della 2" parte) che ti manderò al più presto, appena lo avrò riletto per correggere i soliti errori di macchina. Questo ti prego di leggerlo a parte e darmi la tua impressione, sul tipo di sintesi storica del mio lavoro; s'intende al lume dei principi fissati nella I" Parte. Sto bene. H o ricevuto l'istantanea mandatami da Vincenzino. Tu certo sentivi freddo. Così sembra. Mi piace però. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi 1284 Piazza Armerina, 22 aprile 1933

Carissimo fratello, la tua ultima è quella del 15 che ricevetti il 18. Spero che la posta del pomeriggio mi rechi la nuova. I1 ritardo a occuparmi del dattiloscritto è derivato unicamente dalla mancanza d'un lettore. Il mio lettore pronto nei momenti che io son libero, è Giovanni. Però Giovanni soffre assai agli occhi quando gli faccio leggere queste carte così poco nitide. Io poi quando volli forzarmi a leggere l'introduzione, ebbi a risentirmene per più giorni. Ora però che il vespro è più lungo, mi è possibile aver lettori dagli occhi più forti dei nostri, Casi spero leggere q e s t i capitdi i! piG presto 1 x 3 sibile, possibilmente entro questo mese. Tu certo mi avrai compreso. Io però mi sento così mortificato, perché leggo, cioè sento leggere tanta roba, e non ho avuto ancora il mezzo di sentir leggere ciò che m'interessa non solo pel suo merito, ma anche e sopra tutto, per affetto. Sto bene. Si lavora da mane a sera, perché il lavoro cresce; ma crescono anche le braccia. Mi raccomando alle tue orazioni, ti abbraccio e ti assicuro che prego sempre per te. Tuo Mario

[London, Paddington], 25 aprile 1933

Carissimo fratello, domenica ti ho spedito il cap. VI. Awisami quando ti ar~iva. H o la tua del 18. Godo che stai bene. Anch'io grazie a Dio sto


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bene. Che la tradizione estetica entri in parte nel giudizio attuale (diretto o indiretto dell'opera d'arte) è naturale, ma non è mai il prevalente. Ogni epoca e ogni persona colta rifà la cultura e quindi i giudizi estetici, che poi non sono (secondo me) veri giudizi. Quel che avviene è spesso la confusione fra i giudizi estetici e gli altri est~a-estetici (morali - politici - psicologici, ecc.). La voga della Vita di Gesù Cristo del Papini è estra-estetica; e come tale, quando gli elementi che l'hanno fatta cadranno, la voga diminuirà o verrà meno del tutto. Se così non fosse non si spiegherebbero le voghe rapide e diffuse, poi cadute nel nulla, come per esempio quella dei poemi del Cavalier Marino del sec. XVII. Mentre altre opere - poche invero - reggono per i secoli. Circa Monti, la sua voga fu estra-estetica, fu la voga del falso classicismo e della rettorica, che non sono elementi estetici. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 28 aprile 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 22 c.m. Non ti angustiare per me. Io compresi che la lettura dell'lntrodurione ti avrebbe fatto soffrire agli occhi. Se trovi un lettore facilmente, va bene; se non lo trovi io aspetterò quando tu avrai migliore occasione di trovarlo. Sto bene e continuo a lavorare. La materia mi aumenta in mano però debbo contenermi, altrimenti, se il volume è troppo grosso, non troverò qui un editore. Ho riletto S. Caterina di Jorgensen l , e mi è piaciuta non ostante parecchi difetti e incomprensioni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA 1286. 1. J. J. JORGENSEN, S. Caterina da Siena, la ed. it., Roma 1926. Jens Johannes Jorgensen (1866-1956),scrittore danese, fu uno degli esponenti del movimento impressionistico in Danimarca. L'affinità spirituale coi simbolisti francesi favorì in lui l'accentuazione di un profondo sentimento mistico. Nel 1896 si converti al cattolicesimo e dal 1913 stabilì la propria 'residenza in Italia, ad Assisi. Scrisse diversi libri di liriche, diari di viaggio e scritti di devozione e diverse vite di santi, tra cui anche quella di S. Francesco d'Assisi, la ed. it., Torino 1922. Si veda anche la lettera 123, n. 6.


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1287 Mazzarino (Caltanissetta), 30 aprile 1933

Carissimo fratello, son qui da ieri. Ricevetti il capitolo VI, che è il primo della seconda parte, sul punto di mettermi in viaggio. Lo portai con me. Ne ho avuto lettura subito l, perché nella santa visita è più agevole avere dei momenti liberi e ciò per l'aiuto che mi danno i convisitatori. Trovo in detto capitolo quel che invano nei libri ho cercato. Questa è storia. Penso con vivo desiderio al seguito, dove, quel che io penso e invano cerco, certamente avrà il suo svolgimento in modo degno. E farà del bene, certamente, anche agli avversari. Ne sia lode a Dio e a Lui gloria. La parola anarchismo la eviterei. La spiegazione che segue non vale a farle significare quello che non signiiica, perché l'a privativa le impone il senso cii disordine puro, che non si dà mai, e quando è pensato (come fanno i veri anarchici) è pura astrazione. I o la leverei quella parola che potrebbe dar luogo a discussioni fuori proposito. Verso la fine è detto che la sociologia non giudica delle colpe (parlando di S. Agostino). Credo che sarebbe più esatto dire la storia, sopra tutto perché il capitolo tutto è storia e non sociologia e il concetto è storico, Piccole cose. M-. il I--lr>ro merita ngni rig~arbntmte è importante. Peccato che non portai gli altri capitoli. Ma ne avrò lettura, a Dio piacendo. appena tornerò. Tanto, qui non potrò fermarmi che una diecina di giorni. Sto bene. Stamani ho aperto solennemente la santa visita nella Matrice e fatta l'omelia di rito. I1 tempo è mite, la bella campagna di Mazzarino è verde come gli smeraldi. È un incanto. Ti abbraccio con vivo affetto. Tuo

f Mario

LETTERA 1287. 1. Mario, per non affaticare la vista, si faceva leggere il manoscritto del fratello.


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[bndon, Paddingtonl, 1 maggio 1933

Carissimo fratello, stamane appena svegliato, mi pareva di sentire le campane della Matrice - e il cuore mi s'inondò di gioia -. Così come la tua del 27 mi arrivò stamane, dopo la Messa, mi parve di ricevere un buffo di vento di Caltagirone. È vero, i ricordi sono diversi dalla realtà, ma sono anch'essi una realtà. E certi giorni vivo di terra sono ricordi, tanto più cari quanto le speranze di lontane e oramai per me non esistono più. Mi è più soave sperare nell'al di là, e sentire la fine vicina. I1 mio lavoro mi è dolce compagno; però qualche volta mi fa soffrire fisicamente e qualche volta anche moralmente. Studiando storia si diventa sempre più filosofi e studiandola ancora si sente sempre più il bisogno di rifugiarsi nella preghiera e nelle consolazioni della fede. Godo assai che stai bene, che Nelina sta bene. Che tu andrai a Mazzarino. Ricordami a quegli amici di là e di' loro che io prego sempre per quelli che furono con me nelle lotte e nei travagli dell'Azione cattolica sociale. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Mazzarino, 4 maggio 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto le tue del 25 e 28 aprile. Dalla mia del 30 avrai rilevato come abbia trovato il lettore e come aspetti di tornare in sede per sentir leggere i primi cinque capitoli. Se sapessi quanto desiderio mi ha messo in cuore la lettura del cap. sesto! Certo i cennati primi capitoli m'interesseranno. Lo desumo dal I del quale lessi oltre la metà. Ma il mio pensiero corre al seguito. Una storia di quell'arg~mentoe di quella irnpostazione manca. TR storie che hanno scritto i nostri o son deficienti o son parziali, e non son mai vera storia sopra tutto per la preoccupazione apologetica. I nostri non vedono la vera storia, né osano spiegare la storia con la storia


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conforme insegnò il Vico. Sotto la lor penna la storia perde il suo vero significato. Puoi quindi pensare con quanta gioia io saluti il sorgere d'un lavoro che superi tali errate visioni e tratti il grave problema come va trattato. Ciò ho visto (ne ero certo) nel cap. VI. Che il buon Dio benedica e assista. Sto bene. I1 lavoro della santa visita procede alacre e nella gioia dell'anima. I1 tempo è mite. Questa campagna è maravigliosa. I1 pomeriggio quando faccio la solita passeggiata, il verde delle biade mi fa ricordare le nostre antiche villeggiature. Mi sono state qui regalate tutte le opere del Tosti ' (17 volumi) pel Seminario. Lo desideravo. Ti abbraccio. Tuo

t

Mario

Mi avvedo che nelle due precedenti fu attaccato marca anzi che francobollo per eriore di Giovanni. Scusami.

[London, Paddington], 6 maggio 1933

. .

Cur~ss~rno frateh, ho ricevuto la tua del 30 aprile da Mazzarino. Sono assai lieto della tua buona impressione del cap. VI. Spero fra poco inviarti il cap. VII. Circa la parola anarchismo sociale, io non ci tengo molto; non ho trovato altra a significare quel fenomeno unico di disgregazione politica e ricostruzione sociale che fu il Cristianesimo primitivo. Cercherò altra formula più felice. Però anarchismo (sistema) e non anarchia (fatto) non vorrebbe dire altro che mancanza di sistema d'autorità o organico, e non mai disordine puro, come oggi si crede suoni la parola anarchia. Circa il giudizio delle colpe, una certa storia lo fa, mentre la sociologia non lo fa. Il mio lavoro è di sociologia storicista l . Anche nel cap. VI LETTERA 1289. 1. LUIGITOSTI,Opere complete, cit. Cfr. le lettere 133 n. 5 e 159 n. 3. LETTERA 1290. 1. Luigi Sturzo, pubblicò nel 1935, 1'Essai de sociologie, cit., uscito in italiano nel '49 presso 1'Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo, e ristampato nel 1960.


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e nei seguenti, pur facendo delle sintesi storiche (e non storia pura) le fo sulle linee sociologiche già esaminate nella la parte. Sto bene. Ho saputo con piacere che mons. Ettore Baranzini è stato nominato arcivescovo di Siracusa. Salutami gli amici di costà. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Mazzarino, 8 maggio 1933

Carissimo fratello, sono ancora in questa ma, a Dio piacendo, domani farò ritorno in sede e dopo una breve pausa andrò a Valguarnera. A Piazza spero trovare le tue nuove, se pure non le riceverò in questa. Sto molto bene, il lavoro della santa visita è proceduto ordinato e pare anche proficuo, e ne ringrazio il Signore. Sto udendo la lettura del Medioevo di G. Volpe l; mi sembra abbastanza nuovo, vivo e ben fatto. Desidero sapere quel che tu pensi della bolla di Alessandro VI del 1493 con la quale divideva il nuovo mondo tra la Spagna e il Portogallo autorizzando i rispettivi sovrani a soggiogare e evangelizzare quei popoli. Comprendo l'evangelizzare, ma non comprendo il soggiogare. I1 papa forse che è padrone del mondo naturale? Egli è Vicario di Cristo nel regno soprannaturale. Spero che tu mi possa dare quei lumi che io non trovo. Oggi è festa a Pompei. E io ricordo le belle feste che facevamo in questo giorno al Collegio. Quanto entusiasmo e

LETTERA1291. 1. G.VOLPE,Il Medioevo, Vallecchi, Firenze 1933. Gioacchino Volpe (1876-1971), professore di storia moderna prima a Milano poi presso la facoltà di Scienze Politiche di Roma ('24-'40), Nel primo dopoguerra aveva aderito ai fascismo e dal '24 ai '29 fu deputato ai Parlamento. Accademico d'Italia, direttore deiia << Rivista storica italiana e della sezione di storia medievale e m e derna dell'Enciclopedia Italiana, iniziò i suoi studi con ricerche sul medioevo. D d a storia italiana medievale egli approfondì soprattutto gli aspetti economici e giuridici r mirò a cu&err i nosi -ai&. Estae i s ~ o is t d m ~ h cSU>& i ì ì c d m ~e contemporanea. Tra le sue opere ricordiamo: Medioeuo italiano (1923), Momenti di storia italiana (1925), Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana sec. XI-XIV (1922), L'Italia in cammino (1927), G u m , dopoguerra, fascismo (1928), Italia moderna 1815-1915 (1949).


1. Luigi Sturzo.


3 Nelina Sturzo.

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Luigi Sturzo in Spagna nel 1933.


5-6. Luigi Sturzo in Spagna nel 1934.


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7 . Copia di mano di 1 ' Fondacaro di una lettera di Luigi Sturzo a Tornrnasn Xediani.


C L 0 D E L LA C R E A Z I O N E TFTT t\ LOG?

8. Frontespizio della prima edizione di Il Ciclo della Creazione.


.s~'~qirJi~ri~ (jr-l SCI)T)IC~ ci. pria clit) contnmiriarmi con 13 folla i ~ l ~ r i g c : ~ .

chc Sume il chinrnn.

11, FILTISOFO Icl:ii stia cli.tnciiz;i jrivciclicrci. L'h51.rrc

CIie speri? Opporti 3 l u i ? tiifta la terra il tcrne. Il scme cristian forse fcconda nel silenzio altri eroi : oggi invana si aspetta chi f rontcggiar potrebbe la superbia del Sumc irato.

IL E r ~ o s c i ~(con o forca)

:.T il s u o p~ftrrncnzognn. menzogna il don di giovinezza C i riti tlcI cirltci, egli s t c ~ s oi: mcnnogna.

Cli'io Ici pnssri qrirlnrc, non agli ~ i r i n ~ i r~i i i l i , a <l'I n gorrl i rFcll'oro, c7E niacchin t i (li f:~ngn: mn grlrlnrio illusa qiovenlii.

9. Pagina di I2 Ciclo della Creazione.


clic inneggia gai:\ solc c I'nrlora.

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10. Pagina di II Ciclo della Creazione.

tret-


11. Cartolina postale di Luigi Sturzo del 18 novembre 1932.

12. Cartolina postale di Luigi Sturzo del 3 marzo 1933.


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ANNO 1933

quanto bene! Ti son vicino col cuore e col pensiero e prego per te con fraterno affetto. Ti abbraccio. Tuo Mario

t

[Paris], 11 maggio 1933

Carissimo fratello, sono anch'io un po' in giro non certo per la S. Visita ma per interessarmi della vedova e dei bambini del mio amico morto, e anche per cambiare un po' d'aria. A Londra le mie padrone di casaxambiano di appartamento e allora là c'è un po' di disordine. Ti scriverò quando cambierò indirizzo. Per ora spedisci sempre a 213 G1. Terr. Sto bene. Ho ricevuto la tua del 4. Grazie ancora, tuo Luigi

Piazza Arrnerina, 11 maggio 1933

Carissimo fratello, lasciai Mazzarino martedì sera. Ora mi riposo qui un poco e poi andrò a Valguarnera. Qui trovai la tua del lo e ieri ricevetti quella del 6. Hai ragione: più si studia la storia, più si conosce la limitatezza delle creature umane e più si desidera il Cielo. La parola anarchia ha un solo senso, quello che indica la lettera. L'a privativa dice tutto. Non conosco dizionari o libri che l'adoperino in quell'altro senso, il qual senso non è reso nemmeno dalla parola rivoluzione, perché questa indica sempre qualcosa di violento. Forse farebbe al caso la parola rinnovazione, anche perché viene spesso adoperata in senso afEne dalla S. Scrittura. Renovabitur ut aquilae iuventus tua l ; Renouamini spiritu mentis uestrae *; Ecce LETTERA 1292. * Cartolina illustrata di Parigi: le Palais de Justice et le Pont-au-Change. LETTERA 1293. 1. Salmi, 102, 5. 2. Efesini, 4, 23.


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

nova facio omnia, ecc. 3. Comunque, quel che la parola potrebbe non dir intero, lo direbbe il contesto. Io sto bene. La santa visita in Mazzarino è andata, grazie a Dio, molto bene. Quello è il lavoro più propriamente pastorale, e quello che dà all'anima gioie più profonde e immediate. Ma ci vuol anche l'altro lavoro, anche quando pare che gli elementi burocratici eccedano. Ora vorrò leggere e subito gli altri capitoli, e lo desidero tanto. Tu non ti affaticare troppo nel lavoro di pensiero, perché logora assai. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[Paris], 15 maggio 1933

Carissimo fratello, sono sulle mosse di partire. Questa per dirti che sto bene. Da Londra ti scriverò più a lungo. Qui non ho avuto un momento di tempo. Oggi il 42" della Rerum Novarum festa della Democrazia cristiana. Quanti ricordi e speranze. Ho pregato tanto per qualche amico pecorella smarrita. Che il Signore gli tocchi il cuore prima del gran passo. Di tanto in tanto penso a Parlagreco con tristezza. L'uno mi richiama l'altro. Prego sempre per essi. E tu non dimenticarti di pregare e di far pregare. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 15 maggio 1933

Carissimo fratello, in tempi ormai lontani il tornar di questo giorno metteva l'anima in festa. Ora è dolce il ricordare. La tua ultima è del 6 giunta il 10. Ho già avuto lettura del primo capitolo, con impressione favorevole. Oggi mi Iirnito a poche osservazioni che coi tuoi chiarimenti potranno o precisarsi o dissiparsi. Nelle prime pagine (se non ho preso abbaglio udendo) si dice che il fine è raziona3. Apocalisse, 21, 5.


ANNO 1933

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lità l . Se le parole non sono state da me fraintese, l'enunciato mi sembra improprio. La razionalità cerca il fine. Si può considerare come fine (secondo Aristotele) la piena attuazione dell'essere (che l'uomo non consegue che in Dio), ma non si può dire che sia la razionalità. Qualcosa di simile mi è parso di udire circa l'autorità. Certo l'autorità scaturisce dalla coscienza collettiva, ma non è questa coscienza. Dove si parla del moto processuale, questo si attribuisce al bisogno di superare l'irrazionale, ecc. Prima osservazione: quelle pagine come espressione sono fastidiose per le troppe ripetizioni di razionale e irrazionale. Seconda osservazione. Questa teoria non mi pare propria o, almeno, non è universale. Essa non spiega il processo dal bene al meno buono. Es. il bolscevismo. A me pare che il fattore del moto sia la limitatezza umana che attua il bene in modo parziale e muta col mutar dei punti di vista. Sto bene. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Paddington], 17 maggio 1933

Carissimo fratello, tornando, ho trovato le tue cartoline dell'8 e dell'll. Godo tanto delle tue consolazioni nell'apostolato della diocesi. Che conforto! P che spinta al lavoro! Venerdì prossimo è il 39" del mio Sacerdozio; spesso penso con sconforto alla povertà della mia anima. La parola rivoluzione in sé non contiene l'idea di violenza. Solo dopo la Rivoluzione francese le due idee sono state messe LETTERA 1295. 1. Mario potrebbe riferirsi al paragrafo del primo capitolo Società: sua natura e leggi, cit., che ha per titolo: La razionalità individuale base e forza perpetua di ogni concretizzazione sociole. In questo paragrafo, Luigi Sturzo, polernizzando con « La sociologia deterministica che tenta di risolvere il formarsi e svilupparsi della società nelle condizioni biofisiche o psicologiche umane », affermava che finché non vi sara la coscienza della cooperazione e del fine, « mancherà la razionalità che costituisce l'impronta specifica deila sociaiità [...l. La razionalità non è un fattore generico, astratto ed universalizzato; & un fattore concreto nell'individuo, in cui brilla questa luce che lo rende quel che veramente 8, uomo. Se noi usiamo la parola razionalifd, come usiamo socialità, è perché facciamo deli'analisi, presentiamo le facoltà umane nella loro astrattezza e universaiith. » (p. 33, del vol. I11 deil'opera Omnia, cit.).


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

assieme, e non sempre. Gli astronomi parlano di rivoluzione siderale. Si scrive spesso: rivoluzione morale, o sociale, o ideologica, o politica o sociale, economica, tecnica, ecc. Ogni altra parola non avrebbe il significato che si dà a questa. Circa anarchia tornerò a pensarci. Conosco di Volpe I Movimenti Ereticali del sec. XII, ecc. l . Non conosco il Medioevo che mi piacerebbe di leggere. La bolla di Alessandro VI è basata sulle tesi medievali che il Papa aveva l'autorità su tutto il mondo, si da sostituirsi, occorrendo, ai re; e che i re pagani non avevano sui popoli un potere strettamente legittimo. Se ne parla nei cap. X e XI. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 19 maggio 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto le cartoline dell'll e del 15. Godo nell'apprendere che stai bene. Sto bene anch'io e lavoro. Sì, anch'io penso spesso al povero Parlagreco. Ma che posso fare se alla mia lettera di oltre un anno fa non rispose? Che l'abbia ricevuta ne son certo; perché in caso contrario, mi sarebbe tornata, stante che la busta aveva l'intestazione regolare. Non ci resta che pregare assai per lui. or no' al problema del processo storico. Questo avviene perché tutto nel mondo è processuale. In modo particolare poi può dirsi che awiene perché le conquiste umane, prima d'essere attuate, attirano pel loro lato che soddisfa a date attuali esigenze; quando poi 'il nuovo presente si è modificato, non più soddisfano, cioè, appariscono come non rispondenti alle nuove esigenze, e quindi si cerca di superarle, cioè, nasce la nuova esigenza di superamento. La formulazione ,a base dell'irrazionale non mi sembra così ampia e comprensiva e nemmeno mi sembra esatta sotto tutti i rispetti, per le ragioni che già ti scrissi. Sicuro che prego per te sempre e con tutto il cuore. Tu prega un po' pel tuo aff.mo fratello che t 'ama. Mario LETTEBA1296. 1. Cfr. lettera 1291, nota.


ANNO 1933

[London, Paddington], 20 maggio 1933

Carissimo fratello, ho avuto la tua del 15. Ho riletto i punti indicatimi del I cap. Mi fermo alla questione del fine sociale che m'interessa molto. I1 punto di partenza è nelle parole di pag. 43: « Noi abbiamo notato (vedi pagg. 9, 11, e 18) che la Società è organico-finalistica; ma abbiamo anche soggiunto che l'elemento finalistico non è fuori ed estraneo allo stesso soggetto (l'uomo) né alla sua natura come principio di razionalità », donde la successiva affermazione: « L'individuo è il fine della società e non viceversa ». E quindi, cercando che cosa siano gli organi delle società dico che sono « ciascun individuo in quanto contribuisce con la specificazione delle funzioni all'attuazione del fine sociale ». Segue pag. 44: « Gli organi non sono distinti dal fine se non astrattamente; in concreto sono essi stessi l'attuazione processuale del fine D. Da ciò altra affermazione importante: « L'organo sociale si risolve nel fine sociale e quando non può risolversi non è più organo ». Poiché è l'individuo in concreto il fine sociale e l'individuo in quanto operante l'organo sociale, si deve vedere quale sia il fine che spinge l'uomo. Esso è: « la razionalità cosciente dell'agire pratico ». Trasportata questa razionalità pratica sul piano sociale, « diviene fine ed organi come l'esplicazione pratica della coscienza che hanno gli individui di essere in comunione fra di loro e di agire come tale » l . Applica questa teoria alla famiglia, come tale, e ne vedrai la limpida verità. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1298. 1. Diamo i brani di La società: sua natura e leggi, ai quali fa riferimento Luigi Sturzo (abbiamo messo in corsivo i brani citati nelle lettere): « i+ società si sogliono distinguere dal fine e dali'organismo di ciascuna: fine e organismo darebbero il carattere specifico alla forma sociale. Abbiamo notato più sopra che la società è organico-finalistica,ma abbiamo anche aggiunto che Pelemento finalistico della società non è fuori dalla natura umana, né ad esso sovrapposto [...l.Un fine della società estraneo a quello individuale e ai di là o al di sopra dell'individuo non esiste, perché non esiste una entità sociale per sé stante a1 di fuori degli individui. Onde si dice giustamente che i'individuo è il fine della società e non viceversa [...l.Anche gli organi della società non esistono fuori dagli individui. Originariamente tutti gli individui, ne sono organi, perché ciascun individuo, in quanto tale, contribuisce all'attuazione del fine sociale [...l. Gli organi si considerano


LUIGI E MARIO STURZO

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Piazza Armerina, 23 maggio 1933

Carissimo fratdo, non so se ti scrissi d'aver notato nell'lntroduzione a pag. 34 una espressione che non mi sembrò esatta, cioè, che il veder Dio sicut est faccia superare i misteri rivelati l . La visione immediata di Dio fa superare dati aspetti della nostra ignoranza, ma non mai il mistero propriamente detto, perché il mistero è tale per la sua infinitezza ed è mistero a noi per la nostra limitatezza che non muta natura con la visione immediata di Dio. Prima che scriva pel Medioeuo di Volpe devo dirti che è bensì interessante, ma che si limita allo studio dell'origine dei Comuni solamente, e questo stesso non è fatto in unità di libro, ma è una raccolta di studi su tale argomento. C'è anche un breve studio sui rapporti tra Chiesa e Stato. Circa il breve di Alessandro VI ho visto quel che ne dice il Paquier in Dictionnaire de Théologie Catholique. Egli esclude che Alessandro abbia inteso di concedere alla Spagna e al Portogallo le terre d'America, ecc., e dice che il papa intese di risolvere una contesa tra quei due sovrani. Non ti parlo di quel che dice Mons. Carlo Pellegrini, cioè, che quello fu l'atto più importante compiuto da papa Alessandro. Ora io osservo che se la concessione di dominio non è esplicita, è almeno implicita, perché vi è riconosciuto il diritto di conquista. Spero che trovi quanto astrattamente come distinti dal fine, in concreto, pur nella loro specifica funzione, essi sono l'attuazione processuale del fine [...l. Onde può ben dirsi che l'organo sociale si risolve nel fine sociale; e quando non può risolversi, non è più organo. E come il fine non è che la razionalità cosciente dell'agire pratico degli individui, così l'organo sociale intanto è tale in quanto risponde alla razionalità cosciente dell'agire pratico, ne& specificazione di funzioni e cooperazione di attività. In fondo fini e organi sociali sono l'esplicazione pratica della coscienza che hanno gli individui della loro vita e attività associata » (pp. 29-30). LETTERA1299. 1. « I cristiani credono che arriveranno a superare la fede nei misteri rivelati, quando dopo la morte, cessando la fede, essi vedranno Dio così come Egli è ». Cfr. La società: sua natura e leggi, cit., p. 27. 2. J. PAQUIER, Alexandre V I , in Dictionnaire de Théologie catholique, vol. I , Letouzey et Ané, Paris 1930, p. 727. L'autore scrive: «Mais il ne prétendait point statuer sur la libené des peuples indigena: il ne visait qu'à délimiter les droits de 1'Espagne et du Portugal afin d'éviter des luttes sanglantes... ». J. Paquier (18641932), ecclesiastico e docente di materie teologiche, era uno studioso del luteranesimo e del protestantesimo in genere.

.


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ANNO 1933

cerco nei cap. X e XI quando mi arriveranno. Sto bene. Domani mi recherò a Valguarnera per la santa visita. Auguri per il 38" del tuo sacerdozio. Ti abbraccio. Tuo Mario

t

[London, Paddington], 23 maggio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 19; non ti rispondo per ora alla questione del razionale nel processo storico (che molto mi preme anche perché già svolta da me nel libro sul Diritto di guerra), ma torno alla questione del finalismo sociale, del quale ti ho scritto il 20. La posizione da me presa è in opposizione a quei sociologi cattolici che caratterizzando la società dal fine, ne fanno un iine esterno all'individuo ed implicitamente (o anche esplicitamente) eteronomo; onde, senza avvedersene e pur volendo confutare le teorie che fanno della società un'entità reale a sé stante, ci cadono dentro. Perché il fine eteronomo appella un'entità distinta in cui risiede e del quale è espressione di relatività. Tutti coloro che fanno della società un'entità distinta dall'individuo sono costretti a subordinarvi i fini individuali; e viceversa coloro che reputano che non vi siano altri che fini individuali (sotto il doppio aspetto subiettivo e sociale) sono costretti a risolvere la società negli individui. Perché la mia teoria si dimostri vera occorre, adunque, assumere come provati o da provare: 1) che il fine si converte con l'ente o natura (sotto il punto di vista pratico dell'azione) e 2) che la società non è un'entità estra-individuale (il che mi sembra avere provato con chiarezza nell'lntroduzione § 2). Vorrei leggere l'articolo del P. Messineo nella « Civiltà Cattolica » (marzo o aprile?) sull'Autonomia e autolimitazione dello Stato. Puoi procurarmelo ' ? Col 1"giugno cambierò indirizzo, cioè: 32, Chepstow Villas London W 11. Sto bene. Soffro da qualche giorno un poco di lombaggine. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi LETTERA 1300. 1. Cfr. lettera 1307.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Valguarnera, 25 maggio 1933

Carissimo fratello, eccomi in questa ove si celebra il 50" anniversario dell'apertura della casa del boccone del povero. Tomo a momenti dalla Matrice dove ho fatto solenne pontificale e rispondo alla tua del 20 ricevuta ieri sul punto di partire. Comprendo bene che la parola « razionalità » nel tuo sistema ha un senso speciale, come l'ha la parola « irrazionalità ». Se non m'inganno per te razionalità equivale a ordine razionale-etico. Ma nemmeno in questo senso, pare a me, il concetto che la razionalità, cioè l'ordine teoreticopratico, sia il fule, è esatto, giacché il fine è sempre qualcosa che si vuol per se stesso, ora l'ordine non si vuol per se stesso, ma per altra cosa, la quale potrebbe essere la felicità o il benessere o simili. I o non abbandonerei il concetto di Aristotele fatto suo da S. Tommaso, cioè, che il fine è la piena attuazione dell'essere, cioè, il conseguimento della sua ultima perfezione. Tu dirai che questo significa per te la parola razionalità. Ma io soggiungo che, per lo meno, può dar luogo a fraintesi, che son sempre nocivi. I quali possono evitarsi con l'aggiunta di qualche proposizione esplicativa. Sto bene. Qui trovo tanto progresso, sotto la parrocatura di Magno, ma non trovo tante persone care e probe e amiche. Spero che mi guardino dal Cielo e preghino per me che son tanto vecchio e ho tanto bisogno di aiuti celesti. Starò credo una settimanina. E poi tornerò a Mazzarino per una solennità della Confraternita di San Vincenzo de' Paoli. Prega pel tuo Mario

[London, Paddington], 27 maggio 1933

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 23 c.m. I o non dico, a pag. 34, che noi comprenderemo i misteri ma che li supereremo, cioè come se non ci fossero più per noi perché non li sentiremo più, assorbiti dalla visione beatifica. In ogni modo chiarirò il pensiero o


ANNO 1933'

217

senz'altro correggerò la frase. Non mi mandare il libro di Volpe (Medioevo) perché me lo son fatto prestare per quanto non mi sembri che possa giovarmi. Sono affaccendato per il cambio della casa. Sto bene. La lombaggine è passata. Un abbraccio, tuo Luigi

Valguarnera, 29 maggio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 23. Non ricordo come il problema del fine è trattato nel § 2 dell'lntrodazione l . Lo vedrò al ritorno. Per ora mi limito a dirti che accetto quanto scrivi in detta cartolina, meno la nozione o definizione del fine. I1 fine si converte con l'ente solo in Dio. Nelle cose create indica sempre moto (ideale reale) verso qualche cosa appellata dell'ente o natura. Es: il fine del matrimonio (uno dei fini) è la filiazione. La filiazione è ciò che gli sposi cercano, verso cui tendono, unendosi in matrimonio. Se fosse come tu dici, il fine del matrimonio sarebbe lo stesso matrimonio. I1 concetto aristotelico del fine non nuoce alla tua teoria. Torno al mio esempio. La filiazione non deriva né dalla pura individualità né dalla pura società matrimoniale considerata come entità; non dalla prima, perché domanda il concorso di due individui; non dalla seconda, perché non ha esistenza concreta. È -però dall'individuo in quanto individuo che si associa a individuo, che si completa con l'altro individuo; e quindi è dalla società, in quanto unione di due individui, che in concreto è due individui ed in LETTERA 1303. 1. «La conoscenza e la finalità sono "note" caratteristiche della razionalitk umana. In forza della razionalità awiene l'unificazione. Non può darsi elemento unificante che non si risolva in razionalità. L'irrazionale e lo pseudorazionale, che noi notiamo come inseparabili dalla nostra attività, non sono che le ombre, la parte negativa, daiia quale tentiamo di affrancarci per conquistare interamente la razionalità. I1 processo umano è in fondo lo sforzo continuo verso l'integrale e più intimo possesso della razionalità, e verso la trasformazione di ogni elemento estraneo a noi, nella ragione del nostro essere e della nostra attività, a mezzo della conoscenza e della finalità. Questa unificazione della razionalità, in noi irnmanente, ci porterebbe ad un esasperante centrismo umano razionale (pseudo-umanesimo) se mancasse la seconda unificazione, quella che ci fa trascendere neli'assoluto, l'unificazione deli'umano nel divino ». Cfr. L. STURZO,La società: sua natura e leggi, cit., pp. 12-13.


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LUIGI E MARIO STURZO

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I

astratto è l'entità famiglia. Sto bene. Ieri ho fatto solenne pontificale nella chiesa di S. Giuseppe della quale è aperta al culto la parte superiore, mentre l'altra è ancora in costruzione. È il progetto di Sciano, ma trasformato da una a tre navate. Verrà un tempio magnifico e artistico: un gioiello. I lavori son a buon punto. Gettai la prima pietra nel 1912. Tuo t Mario

[London, Paddington], 31 maggio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 25. Se ti arriva a Valguarnera ricordami a Mons. Magno. I1 fine non è qualcosa di oggettivo ed esterno all'uomo, il fine è l'uomo stesso, meglio il suo essere razionale; tutto il resto è mezzo che può essere riguardato come fine di una data azione particolare, ma non mai come vero fine. Arrivando però all'essere razionale, come fine mai completamente raggiunto perché non è mai completamente in atto, il sistema autonomico del fine postula un suo completamento eteronomico che è Dio; donde il passaggio dall'immanenza alla trascendenza del fine, passaggio che possiamo fare solo perché siamo esseri razionali. Tutto quello che noi troviamo nel creato, natura, esistenza, ordine, bontà, è razionalità e come tale può essere da noi cercata, ma nella sua relazione di mezzo. In tutto quello che è in noi, vita, sensi, attività, conoscenze; rapporti sociali, ecc., noi vi troviamo quel che è razionalità, ma anch'essa nella sua relazione di mezzo al nostro essere specifico di essere razionali. Quei che chiamiamo fini obiettivi (fuori del rapporto subiettivo umano) non sono che natura e ordine consistenti in sé e in rapporto a Dio. Sto bene, tuo Luigi

Piazza Armerina, 2 giugno 1933

Carissimo fratello, son rientrato in sede ieri. Sto bene. La santa visita è andata molto bene per misericordia del Signore. Trovai la tua del 27.


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La spiegazione che mi dài dell'espressione « supereremo i1 mistero » mi piace, mi par nuova, mi soddisfa. Ma la parola « superare » è impropria '. E farai bene, come dici, di cercare altra formula affinché non ci sia pretesto a equivoci. L'altro giorno uno dei nostri buoni oblati è volato al cielo dopo due anni di malattia. Nel gruppo non c'era perché era in clinica. Ed era tanto buono. Ricordati di lui nelle tue preghiere. Si chiamava Angelo Ficicchia. I1 10 del corrente, a Dio piacendo, terrò sacra ordinazione. Tre degli ordinandi sacerdoti (su quattro) appartengono alla congregazione degli Oblati. Quel giorno assistici con le tue preghiere. I1 tempo si mantiene fresco e ciò mi consente di lavorare come lavoro nell'inverno. Ancora non ho preso gli abiti di primavera, e, cosa incredibile, ho geloni alle mani che non ebbi nel più crudo freddo. Ho letto il Dante viuo di Papini *. Una delusione. Si potrebbe, anzi dovrebbe, chiamare il Dante morto, perché non si cerca che pura cronaca, senza visione alcuna di valori storici, col cattivo gusto di spiegare alla luce del sole i cenci, veri o no, del grande poeta. Ti abbraccio e mi raccomando alle tue orazioni. Tuo t Mario

[London, Paddington], 3 giugno 1933

Carissimo fratello, rispondo alla tua d,el 29 maggio da Valguarnera. Io credo che la nostra divergenza, circa la natura del fine, sia non sostanziale ma formalistica. Tu dici: « il fine del matrimonio (uno dei fini) è la filiazione D. Questo modo di dire deriva dall'abito mentale di attribuire fini agli istituti o enti morali. Io direi che « il matrimonio è un istituto a mezzo del quale gli sposi possano arrivare ad avere figli ordinatamente ». I1 fine è degli sposi e risiede in ciascun di essi (in quanto sposi) cioè nella loro coscienza di sposi; coscienza sociale che si risolve in coscienza individuale, LETTERA 1305. 1. In effetti, L. Sturzo lasciò il verbo « superare » nel testo definitivo, solo che invece di « supereremo il mistero » scrisse « i cristiani arriveranno a superare la fede nei misteri. 2. GIOVANNI PAPINI, Dante viuo, Libreria editrice Fiorentina, Firenze 1933; cfr. lettera 343, nota 2.


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LUIGI E MARIO STURZO - CARTEGGIO

in ciascuno dei due in relazione reciproca. I1 fine si converte con la relazione sociale. La filiazione non è un fine oggettivo se non parlando per metonimia o attribuzione, ma è l'effetto di un'azione voluta. Ogni oggettivazione di fine ritorna al soggetto che l'ha voluto; sì che l'oggetto si risolve sempre in mezzo e il soggetto sempre in fine, come l'azione è sempre un mezzo e l'intenzione è sempre un fine. Sto bene. Giorni assai belli, sole, caldo e venticello che conforta. Domani Pentecoste, sono con te unito nella preghiera. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Sono lieto della chiesa di S. Giuseppe di Valguarnera. Hai qualche fotografia?

Piazza Armerina, 7 giugno 1933

Carissimo fratello, l'articolo del P. Messineo Autonomia e autolimitazione nella filosofia dello Stato è nel fasc. di <( Civiltà Cattolica >> del 15 aprile l . Prima che scriva perché te ne sia inviato un esemplare devo dirti che a me non pare che metta il conto. Si riduce alla confutazione con idee scolastiche della teoria che pone lo stato come un assoluto e unica fonte di diritto. Credo che non vi troveresti nulla di nuovo o d'interessante. Se, ciò non ostante, lo vuoi, te lo farò subito spedire. La tua ultima torna a parlare del fine, ma con termini meno chiari delle precedenti. Potrò interloquire quando avrò letto la tua risposta alla mia del 29. H o letto testè un libro un po' stantio, ma pure interessante: Il tramonto del liberalismo di Eugenio Giacometti. Fu pubblicato da Laterza il 1917. Ci sono molti errori, molte incomprensioni, ma ci sono vedute interessanti e, sopra tutto, è interessante il modo come sono esposte le idee. Penso che tu debba averlo letto quando fu pubblicato, anche perché ebbe il carattere del dopo guerra immediato, LETTERA 1307. 1. A. M~SSINEO, Autonomia e autolimitarione nella filosofia dello Stato, in «Civiltà Cattolica D, 15 aprile 1933, pp. 118-132. Tra l'altro l'autore afferma l'esistenza «del sentimento dell'obbligazione morale proveniente da una legge superiore che non dipende dalla volontà dello Stato ma da un ordirne assoluto e universale.


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rispecchiante lo stato di mente d'uno scrittore non volgare. Sto bene. I1 tempo si mantiene fresco. Ho ancora i geloni alle mani. Fenomeno curioso. Li farebbe passare il fuoco, ma non è più il tempo. Ti abbraccio. Tuo i. Mario

[London, Notting Hill], 9 giugno 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 2 c.m. Pregherò per l'anima del Sac. Ficicchia e per i tuoi nuovi sacerdoti ed oblati. Di Papini Dante vivo ho letto una recensione sopra un giornale estero abbastanza ostile. Io mi persuado che Papini non è fatto per capire Dante. La stessa recensione di De Luca sull1«Osservatore Romano » faceva intravedere il tipo del lavoro '. Ho visto sull'« Osservatore Romano » che tu ne hai fatto oggetto di una tua conferenza 3 . I1 6 ti spedii i cap. VI1 e VIII. Fra giorni il IX e poi il X. Così è finita la 2" parte. Ora sto lavorando sulla 3" parte. Ma ho molto da fare, e non potrò ultimarla che dopo le vacanze, verso la fine dell'anno. La parola superare non piace a me, ma non trovo altra. Vorrei l'evacuave di S. Paolo 4. La traduzione italiana di Firenze (1929) LETTERA1308. 1. Giuseppe De Luca (1898-1962), fu personalità ricca e complessa che associò al ministero sacerdotale, vissuto con dedizione, un'attività incisiva e feconda nel campo della cultura e specialmente dell'alta erudizione, storica e letteraria, saaa e profana. A lui si deve la creazione, durante la seconda guerra mondiale, d d e Edizioni di Storia e Letteratura, una casa editrice assurta ben presto a fama internazionale. Tra le varie collane delle Edizioni, De Luca fondò e curò particolarmente l'Archivio Italiano per la Storia della Pietà al cui primo volume premise l'Introduzione, che segna in Italia la nascita di una nuova disciplina, la storia deiia pietii. Si veda inoltre la nota 40 dell'lntroduzione a questo carteggio. 2. G. DE LUCA,Dante Vivo di Giovanni Papini, in « L'Osservatore Romano », 20 aprile 1933. De Luca osserva che Papini nel suo volume « scandaglia non tanto l'animo di Dante quanto il suo e un poco il nostro ». «Amando e descrivendo Dante, troppe cose ci ha dette di sé e di noi e ha tentato di ridire... tutte le nostre sofferenze e tutte le nostre evasioni, tutte le nostre miserie di gente vile, incapace di seguir Cristo sino d e orme sanguinose d d a santità ». 3. Cfr. « L'Osservatore Romano », 7 giugno 1933. La notizia della conferenza è riportata nella rubrica «Vita cattolica. Da una diocesi all'altra ». Nel breve articolo si riferisce che mons. Sturzo ha parlato del volume su Dante « sciogliendo un inno d a grandezza cristiana del divino poeta D. 4. Cfr. I Corinzi, 13, 10-11.


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fatta dal Prof. F. Ramorino ha 1) per evacuabitur quod ex parte est il parzialmente finirà »; 2) per evacuavi quae erant paruuli <( ho cessato i costumi di bambino D. La traduzione di Milano (1925) del Prof. L. Costantini ha 1) <( quel che è manchevole passerà D, e 2) ho smesso le cose da bambino ». Come traduce Mons. Martini? L'evacuare è certo un superamento. Sto bene; già tornato nella nuova casa. Stiedi in albergo qualche giorno; poi ho avuto un piccolo raffreddore. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 giugno 1933

Carissimo fratello, ieri ricevetti il capitolo settimo che leggerò subito. Godo che stai bene. Neila tua del 3 che è l'ultima che ho ricevuto, mi parli di quanto ti scrissi da Valguarnera il 29. Forse la diflerenza tra il nostro giudizio sul fine non è di pura forma. A me pare che la tua definizione pecchi di astrattismo. In concreto noi abbiamo che il fine è sempre qualche cosa che l'ente in atto non ha e cerca. Se così non fosse, non si potrebbe parlare di moto finalistico né di conseguimento del fine, ma si dovrebbe parlare di moto iinitivo e di finizione del fine. E ci sarebbe l'inconveniente a cui ho accennato in una delle mie precedenti, cioè di dar luogo all'equivoco. Infatti se ente e fine si convertissero davvero e pienamente, l'uomo sarebbe un dio e non un contingente. Certo, badando al contesto, il pensiero vero dello scrittore apparisce chiaro. Ma i lettori non sempre son pazienti. E resterebbe sempre un difetto di precisione. Insomma, io c'insisto, perché non voglio che restino ombre in un lavoro che è destinato a far luce. Sto bene. Sabato tenni sacra ordinazione. Promossi quattro diaconi al sacerdozio, tre dei quali appartengono alla congregazione degli Oblati di Maria. Mi raccomando alle tue preghiere e ti assicuro delle mie. Tuo T Mario


ANNO 1933

[London, Notting Hill], 13 giugno 1933

Carissimo fratello, dato quel che mi scrivi nella tua del 7 c.m. non occorre spedirmi la C( Civiltà Cattolica » (Autonomia e Autolimitazione). Non ricordo di aver letto il libro di Eugenio Giacometti I l Tramonto del liberalismo. Se lo credi interessante per me, fammelo spedire. H o riguardato gli appunti della mia lettera del 31 maggio (sul Fine) e non mi pare che vi pecchi di oscurità. I l problema che i moderni si pongono è sempre quello dell'autonomia del fine. Essi escludono ogni eteronomia del fine perché escludono la trascendenza. Però mal si porrebbe il problema da noi se per affermare la vera trascendenza del fine ultimo (Dio) affermassimo che ogni fine è oggettivo, esterno all'uomo e quindi eteronomo. La verità è che come l'uomo per sua natura specifica è razionale, così il suo fine è in lui ed è razionale (autonomia del fine e convertibilità con la natura specifica); ma poiché la razionalità umana è contingente e tende per sua natura a trascendere la contingenza verso l'assoluto, cosi la sua autonomia del fine (contingente) si risolve come ultimo e vero fine nell'eteronomia dell'assoluto (Dio). Sto bene. I1 raffreddore che ho avuto è scomparso. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 16 giugno 1933

Carissimo fratello, questa ti reca i più fervidi auguri pel tuo onomastico. S. Luigi ti protegga dal cielo e t'impetri le grazie di cui più hai bisogno. Ricevo la tua del 9. Martini traduce l'evacuavi C( mandai via P l, Crampon C( lasciai là D 2. Tu vuoi dire altra cosa e devi usare le parole, più o meno, che usasti in una delle precedenti cartoline. Io, LETTERA1311. 1. La S. Bibbia secondo la uolgata tradotta in lingua i~aliana da rnons. A. Martini, 12 VOI].,Tip. Vescovile, Mondovi 1898-1913. Cfr. lettera 1308. 2. A. CWON, LQ Sainte Bible traduite d'après les textes originaux, Société de S. Jean I'Évangeliste, 2 vofl., S.I., 1923.


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se ho ben capito il tuo pensiero, direi: in Cielo la cognizione immediata di Dio fa superare il travaglio che ora ci dà il mistero. Ieri feci la dolce processione portando 1'Eucaristico Signore. A Valguarnera propriamente parlai di quel che si aspetta prendendo in mano il Dante Vivo di Papini e della delusione che si prova, non in modo di discorso letterario o accademico, ma per dire ai miei diocesani che mi udivano, cose intorno alla storia, alla poesia, al medio .evo, a Dante che hanno ragione di formazione di coscienza cristiana. Sto bene. Ancora il tempo è fresco, ancora ho geloni alle mani. Ma ormai l'estate è alle porte, e oggi il cielo è bello e sereno e tiepido che è un incanto. Ti scriverò alla prossima sui capitoli VI1 e VIII. Ora ti abbraccio e mi raccomando alle tue fraterne preghiere. Tuo

.t Mario

[London, Notting Hilll, 17 giugno 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 12. La questione del finalismo m'interessa per se stessa indipendentemente dai riferimenti al mio lavoro. Circa quest'ultimo sta sicuro che quando avrò tutte le tue osservazioni, farò la revisione cercando di togliere tutte le ombre, le oscurità, le inesattezze, ecc. E perciò che te lo vado spedendo. Tornando al fine tu dici che « il fine è sempre qualcosa che l'ente in atto non ha e cerca D. Anche questa è una frase di comodo. I1 fine pratico è espresso dalla volontà umana; quel che l'uomo non ha e cerca è il mezzo al fine. I1 contadino semina e lavora per avere il grano; noi diciamo che il grano è il fine non del contadino ma del suo lavoro, perché il lavoro è mediante; ma il grano è per farne il pane, il grano è mediante; il pane è per sfamarsi, il pane è mediante; lo sfamarsi è per vivere, lo sfamarsi è mediante, e così via fino a che si ritorna al soggetto. I1 moto finalistico è dal soggetto al soggetto nella sua realizzazione processuale. In Dio non c'è moto finalistico perché c'è identità e fusione; in noi c'è perché siamo contingenza e processo. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


ANNO 1933

Piazza Armerina, 20 giugno 1933

Carissimo fratello, la tua ultima è del 9 da me ricevuta il 15. Io ti scrissi il 16 e ti feci gli auguri pel tuo onomastico che ora rinnovo con fraterno affetto. Domani, a Dio piacendo, celebrerò per te e un po' anche per me anticipando d'un giorno l'anniversario della mia preconizzazione e un po' anche per Nelina, in modo che nessun di noi manchi al celeste banchetto. Oggi, a Dio piacendo, verrà Nelina e starà con me alcuni giorni. I o a casa non vado che per un giorno a lonrane riprese. Fermarmi là come facevo prima non so; son troppo schiavo delle mie abitudini e a 72 anni non è sorpresa. Ma non è egoismo. I1 lavoro mi assorbe e mi segue. In casa, che non avrei il personale di curia, ricadrebbe tutto sopra di me, come avveniva a quei tempi; ma allora ero più atto al lungo lavoro di routine; ora gli anni pesano, caro fratello. E poi, dopo trenta anni di assensi, se sapessi come è diversa la patria. C'è tutta una generazione che non conosco; e manca la generazione che per me faceva la patria. Sto bene. I1 tempo è ancora mite, ma è abbastanza tiepido. I geloni finalmente son passati. Prega per me e credimi con vivissimo affetto, tuo t Mario

[London, Notting Hilll, 22 giugno 1933

Carissimo fratello, oggi son trent'anni della tua preconizzazione a vescovo. Ho detto la S. Messa per te; vi ho associato i due tuoi compagni già morti, il Cardinal Maffi ' e Monsignor Gavotti che mi voliero tanto bene. Grazie degli auguri per il mio S. Luigi. L'altro ieri ti ho LETTERA1314. 1. Cfr. lettera 849, nota 1. 2. Lodovico Gavotti frequentò il Seminario vescovile di Genova dedicandosi in particolare agii studi filosofici e teologici. Ordinato sacerdote nel '93, l'anno seguente fu nominato canonico delia basilica di Nostra Signora deli'Immacolata. Fu un attivo sostenitore delie opere cattoliche, specialmente deiia Gioventù Cattolica e deUa Federazione operaia locale. Succssivamente fu nominato vescovo di Casale Monferrato, quindi Arcivescovo di Genova.


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spedito il IX capitolo. Fra giorni il resto. Ora sono stanco e mi riposerò un poco in vacanza. Spero avere del sole e del caldo. La tua traduzione del mio pensiero è limitata al travaglio che ci dà il mistero; ma questo non ci dà solo travaglio, ci dà anche il senso della nostra limitatezza, ci dà anche il senso dell'infinità divina, ecc. Ci tornerò a pensare. Intanto vorrei rimandarti l'Introduzione e il Io capitolo con le tue ultime e definitive osservazioni (non fare segni sul testo). Non li desidero qui a Londra, ma dove andrò per le vacanze. Ti scriverò l'indirizzo esatto. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 24 giugno 1933

Carissimo fratello, nella tua del 17 tu, circa il fine, ripeti con altre parole il ragionamento dello Zanotti in Etica d'Aristotele l. È la vecchia teoria del fine che è mezzo ad altro fine, cioè, dei fini prossimi che non sono il fine, e del fine ultimo (Dio) che è il vero fine. Ti? credi a questo modo di dimostrare la tesi del fine immanente e invece sbocchi in quella del fine trascendente. Le mie parole ti paiono una frase comoda. Ma c'è poi differenza essenziale tra quelle e il tuo modo di pensare? Quando io dico che il fine è qualche cosa che manca al soggetto, dico forse che debba cercarla uscendo fuori di sé? Per me al soggetto manca sempre qualche cosa: se così non fosse sarebbe infinito. Per me (seguendo Aristotele) il fine è la perfezione (da perficere) del soggetto. È dunque nel soggetto e dal soggetto. Ma il soggetto non raggiunge mai tale attuazione di sé, da dire che nulla pih gli manchi. E perciò il fine soggettivo è bensì fine, ma non tutto il fine, è fine prossimo e non fine ultimo. Sto bene. Ieri Nelina è ritornata a casa. Sta bene. Abbiamo in questi tre giorni rievocato tante cose soavi. Sta sano; non ti affaticare, amami e prega per me. Tuo Mario

t

LETTERA 1315. 1. Francesco Maria Zanotti (1692-1777), professore di filosofia d'università di Bologna, fu tra i primi ad innestare sul tronco aristoteiico le dottrine canesiane e newtoniane. Mario Stum si riferisce al libro di Aristotele, La filosofia morale, compendio di Francesco Zanotti con note di L. Ferri e F. Zambaldi, Paravia, Torino 1883.


ANNO 1933

[London, Notting W], 27 giugno 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 20 e quella del 24. Grazie di nuovo degli auguri e delle preghiere. Godo che stai bene e che sei stato allietato delia visita di Nelina. Tu dici che il fine è qualche cosa che manca al soggetto; così tu oggettivi il fine, confondendolo col mezzo o fine-mezzo. I o invece dico che il fine è il moto del soggetto a passare dalla potenza all'atto e lo soggettivizzo. È vero che non mi fermo al soggetto e arrivo al fine trascendente; ciò lo fo perché il fine ultimo è, in quanto tale, una trascendenza del soggetto. Chi non ammette un fine ultimo trascendente deve ammettere l'annichilamento del soggetto sia nello spirito sia nella materia. In tal caso farà la funzione di fine ultimo il proprio io; ma senza esserlo farà sentire la sua impossibilità a tale funzione. I succedanei, cioè l'umanità, la società, la patria, ecc. perché succedanei sono inefficaci. Che difficoltà trovi a tutto ciò? La divergenza, dunque, consiste nell'ammettere che il cosidetto fine oggettivo è semplicemente un mezzo. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi H o spedito il capitolo X e (per ora) ultimo.

Parigi, 1 luglio 1933

Carissimo fratello, questa per dirti che sto bene. Stamane ho lasciato Londra. Mi fermo qui due giorni e poi andrò in Svizzera; dove spero trovare tue notizie presso la pensione L'Aurore, 53 Avenue de Runine - Lausanne (Svizzera). Ti ho spedito il capitolo X: ora fo una sosta col lavoro, per una ricorrezione definitiva per la quale aspetto le tue osservazioni. Oggi primo giorno che sento davvero caldo, quanto l'ho desiderato. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

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1318 [Paris], 4 luglio 1933

Carissimo fratello, ricevo qui la tua del 29 giugno. Godo che stai bene ed hai avuto un bel convegno d'Azione Cattolica. Pel momento puoi tenere l'Introduzione e il I" capitolo con il resto. Ho provveduto per averne altra copia con me. Ora attendo le tue osservazioni; e se tu lo leggi di seguito puoi mano mano spedirmele, perché così io preparo tutto il materiale per la revisione, sì da dare appena posso il manoscritto al traduttore, al mio ritorno a Londra. Sto bene. Non mi occorre (almeno per ora) l'ozanam. Su Bonifacio VI11 il libro di un padre gesuita di cui in questo momento non ricordo il nome l , è molto ben documentato, non ostante sia ad intenti apertamente apologetici. Non era necessario per Bonifacio VI11 l'appoggio armato, se aveva con sé l'opinione pubblica ecclesiastica e il popolo. Egli ebbe solo la Curia e i [...l '. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 luglio 1933

Carissimo fratello, rispondo alle tue dell'l e del 4. I1 gesuita che ha scritto su Bonifazio VI11 è certamente il Padre Bottagisio. Conosco l'opera e te ne scrissi. È quel che di più vieto ed inefficace si possa pensare. Io non son del tuo avviso circa il caso di questo papa. L'opinione pubblica nelle contese come quelle tra Gregorio VI1 e Enrico IV, Bonifacio VI11 e Filippo il Bello, non ha efficacia. Poi io non comprendo perché Gregorio si debba reputare un vincitore e Bonifacio un vinto. Per me i due casi si equivalgono. La diflerenza è nel momento storico; il primo era di sviluppo, il secondo di esauLETTERA 1318. 1. TITOBOTTAGISIO, Bonijacio V I I I e un celebre commentatore d i Dante, cit., 2. Parola illeggibile.


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rimato. I1 Tosti chiude il suo libro con un capitolo che non mi piace, perché è apologetico e non è storico. Non credo poi che dica bene quando afferma che il principato civile dei papi è un domma come quello della Trinità. È di fede il potere indiretto, e questo la Chiesa lo ha sempre avuto; non il principato civile che ebbe solo nel medioevo. Dico bene? Non capisco poi perché tanto abbia preoccupato i teologi la bolla Unam Sanctam. Tranne il colorito che rispecchia il tempo, Bonifacio nulla di nuovo afferma, nulla di nuovo definisce. Infine a me il contegno di Bonifacio mi pare meno bellicoso di quello di Gregorio. E pare a me che Bonifacio non poteva agire diversamente. Sto bene. I1 caldo accenna a venire. E finalmente ne è tempo. Ti abbraccio con la cara sorella.. Tuo Mario

t

Losanna, 8 luglio 1933

Carissimo fratello, da tre giorni sono qui. Fa bel caldo. I1 cielo un incanto. Nelina mi ha dato tue notizie. Così sono tranquillo. Un po' di solitudine completa non dispiace; spero però che non si prolunghi. Attendo tue notizie. Sto bene. Il viaggio non mi ha fatto soffrire. Ho letto in viaggio Napoléon - Croqais de Z'épopée di G. Lenotre ', il quale si è specializzato nella piccola storia, cioè i fatti episodiali e spesso per sé insignificanti, che però rivelano meglio di altri la psicologia dei personaggi, i costumi dell'epoca, le tendenze, i sottintesi della vita collettiva. I1 libro si legge meglio di un romanzo (io mal soffro i romanzi) ed è molto istruttivo. Lo darò a Nelina. Hai letto nulla dell'apparizione della Vergine a certi bambini, nel Belgio, nella località detta Beauraing? H o scritto per avere un opuscolo edito da Bloud et Gay a Parigi '. Se è interessante lo darò a Nelina. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1320. 1. G. Lenotre (1857-1935), pseudonimo di Louis Leon T'héodor Gosselin, Napoléon. Croquis de l'épopée, Paris 1932. 2. Le apparizioni awennero dal 29 novembre 1932 al 3 gennaio 1933. F. MAISTRIAUX, Que se passe-#-il d Beauraing?, Paris 1933.


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Piazza Armerina, 13 luglio 1933

Carissimo fratello, ieri fu l'undicesimo anniversario della morte della nostra amata sorella Margherita. Furono per lei la S. Messa e le preghiere della giornata, E fummo uniti in Dio noi con i nostri cari di là. Torno alla questione del fine. I o non arrivo a comprendere bene il tuo pensiero. La potenza indica un atto o più atti da venire; indica potenza e tendenza, ciò che non si ha e ciò che si produce, l'essere che diviene perché non è mai tutto, essendo contingente, ed è conosciuto come contingente perché si mostra potenziale e in perenne divenire. Se il fine è il termine della tendenza-potenza, e se questa è il conato per la pienezza dell'essere, il fine non può essere che questa pienezza d'essere. Così essendo, solo in Dia si convertono fine ed essere, perché solo Dio è atto puro. Questo è il concetto aristotelico del fine che io accetto. Che cosa dici tu di diverso? Procura di spiegarmelo con altre parole, perché le precedenti non mi hanno ancora reso il tuo pensiero. Sto bene. Lo stomaco s'è rimesso; e per esser l'estate (e fa vero caldo) non ho da lagnarmi. Dillo a Nelina che mi trovò sofferente. State sani, pregate un po' per me, divertitevi. I o domani a Dio piacendo andrò a Mazzarino per l'inaugurazione della restaurazione d'un quadro del Paladino ' danneggiato da un fulmine. Vostro t Mario

Losanna, 14 luglio 1933

Carissimo fratello, a proposito dell'appunto che tu giustamente fai a Tosti, circa la sua affermazione sul principato civile dei papi, tu scrivi che « è di fede il potere indiretto e questo la Chiesa sempre l'ha avuto D.

LETTERA1321. 1. Fiiippo Paladino, pittore toscano nato nel 1544 e morto a Mazzarino nel 1614. Processato nel 1586 per tentato omicidio, fu esiliato a Malta dopo aver scontato alcuni anni di prigione a Pisa. Dopo il 1601 la sua attività si sviise in Sicilia, a Palermo, Vizzii, Mineo, Messina e Enna.


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Intanto la formula « potere indiretto » è recente (Bellarmino) e quando fu pronunziata la prima volta sollevò dubbi e ostilità ufficiali. A parte ciò, io trovo erroneo l'indirizzo di parecchi teologi di voler ridurre il potere medievale dei papi nelle linee del potere indiretto; quello fu realmente un potere diretto a scopi e limiti religiosi. L'una e l'altra forma di potere (il diretto e l'indiretto) sono attuazioni concrete in un dato sistema giuridico. Se cade il sistema giuridico, cade anche l'attuazione concreta. Rimane allora un diritto in radice o potenziale, il quale non è né diretto né indiretto. Ricordo di averti spedito una mia recensione sul libro del Prof. Journet ', nella quale io spiegavo questo problema. Ma tu non me ne parlasti. Forse non la ricevesti. Se l'hai e la trovi, ti prego di fartela leggere e di dirmi il tuo pensiero. A me sembra che dal punto di vista teologico, la chiesa ha in potenza tutti i poteri temporali che occorrono per il bene delle anime; in atto ha solo quelli che entrano in giuoco in un dato sistema politico-giuridico. I1 resto sarebbe o abuso o formula vana. Stiamo bene. Abbiamo avuto bel tempo. Ora piove. Un abbraccio da entrambi, tuo Luigi

Lausanne, 18 luglio 1933

Carissimo fratello, domani fa 30 anni della tua consacrazione episcopale. Che festa allora! Dirò la messa per te e per la nostra Suor Giuseppina, essendo domani il suo fondatore. Stiamo bene. Il tempo giorni fa piovoso ora mite e sereno. Non ho qui gli appunti delle mie preceLETTERA1322. 1. CHARLES JOURNET, La ]urisdiction de I'Église sur la Cité, Desclt5e de Brouwer et Cie, Paris 1931, recensito da Luigi Stuno su « Res Publica », Btuxelles, aprile 1932; cfr. anche L. STURZO, Miscellanea londinese, Zanichelii, BoIogna 1967, p. 327. Neiia recensione Luigi Sturzo critica il tentativo di tiproporre la possibilità per la Chiesa di esercitare una giurisdizione politico-ecclesiastica nei confronti dello stato. Sturzo argomenta nel modo seguente: « I n effetti, dal momento che Io stato, dichiarandosi nazionale ed autonomo, non ha più ammesso l'esistenza di una giurisdizione di diritto pubblico esterna e superiore alla sua, neanche in materia ecclesiastica, non è il potere rivendicato dalla Chiesa che ha cessato di esistere, ma l'oggetto di simile potere, cioè lo stato cattolico vivente in seno di una organizzazione cattolica internazionale di diritto pubblico n, p. 328.


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denti cartoline, quindi non fo riferimento ad esse. Ma quello che tu scrivi nella tua del 13 c.m. io lo sottoscrivo. Per chiarire il mio pensiero: 1) io escludo che il fine o causa finale sia estranea alla natura umana e quindi al soggetto dove tale natura è concretizzata; 2) ma poiché la natura non è statica ma dinamica, non atto semplice ma potenza ed atto, il fine non è solo nella natura ma nel suo stesso operare; 3 ) onde tutti i fini secondari (soggettivi ed estra-soggettivi) sono mezzi al fine e non fini veri; 4) ma poiché la perfezione del soggetto non si compie che in Dio, si ammette come unica trascendenza, il passaggio di fini da se stesso in Dio, in quanto in Dio si completa il proprio fine. Ti scrissi che questo modo di esprimermi serve a escludere quella che i moderni chiamano l'eterogeneità dei fini e quindi l'eterogeneità della morale, ecc. Dio non viene concepito, come fan ~arecchi,quale fine eterogeneo, ma quale fine trascendente che si fa in noi omogeneo come natura e come sopranatura. Un abbraccio di cuore da entrambi, tuo Luigi

Mazzarino, 18 luglio 1933

Carissimo fratello, ieri ricevetti qui la cartolina di Nelina dove erano anche alcune righe tue. Godo nel sapere che tutti e due state bene. Sto bene anch'io. Come ti accennai nella mia ultima son qui per l'inaugurazione d'una bella tela del Paladino restaurata dopo gli squarci di un fulmine. È all'altare maggiore del Carmelo. Domenica tenni solenne pontificale in quella chiesa e ribenedissi il quadro; ier sera ne commemorai l'evento. Domani, a Dio piacendo, terrò solenne pontificale in questa Matrice pel trentesimo anniversario della mia consacrazione. Come vedi, da vecchio faccio pontificali quanti non ne feci da giovane. Abbiamo avuto molto caldo. Ora da due giorni il tempo s'è un po' raddolcito. Io però sino al presente non soffro pel caldo, anzi in certi giorni mi piace.. Così dovrebbe essere essendo io vecchio. Ai vecchi dispiace il freddo. I o però ancora lo preferisco. Ho letto un libro di Antonio Monti Il federalismo nella


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formazione della unità italiana l. Fu edito il 1922 e penso che tu lo conosca. Io l'ho letto con piacere pure non accettando per intero la sua tesi antifederalista e antidiscentrativa. Son sicuro che domani tu e la sorella vi ricorde~etedi me e mi sarete presenti con le vostre fraterne preghiere. Ora vi abbraccio. Vostro aff.mo t Mario

[Lausanne], 22 luglio 1933

Carissimo fratello, abbiamo ricevuto la tua del 18 c.m. da Mazzarino, e godiamo delle tue buone notizie. Anche noi, grazie a Dio stiamo bene. Quest'anno non ci muoveremo dalla Svizzera per tutte le vacanze. È assai bella e riposante quest'aria. Se tu ci venissi! Non adesso che fa troppo caldo e si soffre traversare l'Italia, ma in stagione più propizia. I1 19, come ti scrissi io ho detto Messa per te, Nelina si è avvicinata alla S. Comunione. Così uniti qua e spiritualmente; e che Dio ci conceda di esserlo di là, insieme a tutti i nostri cari. Non lessi nel 1922 il libro di A. Monti. Ne .prendo nota se mi occorrerà in seguito. Allora ero troppo occupato d'altro e le mie letture erano di notte, il che mi faceva parecchio male alla salute. Ritorno a quanto ti scrissi il 14. Quando Pio X dichiarò nulla e di nessun effetto la legge di soppressione degli Ordini religiosi in Francia (1905) emise un giudizio religioso-morale, ma né di fatto né di diritto annullò la legge suddetta, non solo perché la Francia non riconosceva alcun potere giuridico superiore, ma anche perché nessuno stato attuale riconosce nel papa un tale potere giuridico. I1 che vuol dire che il sistema giuridico attuale non comporta (come nel passato) l'esercizio di controllo legislativo da parte di Roma e i conflitti che avvengono fra i due poteri si piazzano sul terreno o contrattuale o morale, ma non più su quello della sovranità giuridico-ecclesiastica,A proposito di potere indiretto o diretto, il Prof. Rivière ' (dell'università di Strasburgo) prete cattolico e molto LETTERA1324. 1. A. MONTI,L'idea federaIista nel risorgimento italiano, Laterza, Bari 1922. LETTERA1325. 1. Jean Rivière (1878-1946), professore di .dogrnatica d a facolta teologica di Strasburgo. Molto importanti i suoi studi sulla Redenzione. Collaborb a1 Dictionnaire de Théologie Catholique.


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dotto e stimato, parla di potere direttivo applicato alla vita moderna. Un abbraccio di cuore insieme a Nelina, tuo Luigi

Piazza Armerina, 23 luglio 1933

Carissimo fratello, eccomi in sede. Sto bene. I1 lavoro intenso di Mazzarino mi è giovato. Scrissi potere indiretto, per usare la parola oramai acquisita. La tua formula di potenza ed atto è un arcaismo che non ha efficacia. L'ignorante è sapiente in potenza secondo la tua formula. E ciò è nulla più che formula. L'ignorante è realmente privo di sapienza, cioè, scienza. AItro poi fu il principato civile dei papi nel medio evo, altro fu ed è il potere indiretto. I1 primo fu un fatto storico, il secondo è un fatto domrnatico. La Bolla Unam Sanctam di Bonifacio VI11 definì i poteri diretti del papa e precisò il potere indiretto con le parole pel peccato, che significano che il papa ha il diritto d'intervenire sui regni cristiani anche in materia civile quando ciò reclama un disordine etico da correggere. Nel medioevo questo intervento arrivava sino a togliere il regno all'indegno per le vie della scomunica, ecc.; oggi si limita ai moniti e alle condanne solenni con le encicliche, o meno solenni, ecc. I1 papa ha questi poteri tutti in quanto capo della cristianità, tutti in atto, cioè, realmente; non però li può tutti esercitare allo stesso modo per le condizioni storiche della società che mutano, mentre la Chiesa nell'esseqiale, non muta. Siamo d'accordo? Ti abbraccio con la sorella Mario

t

Losanna, 26 luglio 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 23. Siamo lieti che stai bene e che il lavoro di Mazzarino ti ha giovato. Anche noi bene, grazie a Dio. Perché arcaismo? La potenzialità o virtualità in materia di diritto è una forma vigente. S'intende in senso positivo, non in senso


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negativo o privativo. Dal punto di vista sostanziale il potere indiretto del secolo XVII era lo stesso del potere diretto del medioevo. I1 così detto principato civile se si riferisce al potere sull'impero e altri regni del medioevo è una frase inesatta del Tosti; se al potere sullo Stato pontificio, non è da applicarsi al caso. La definizione di Bonifacio VI11 non si riferisce al ratio peccati (che è frase polemica di Innocenza 111), ma al potere in genere. A parte ciò, la tua conclusione può dirsi 'identica alla mia, là dove tu scrivi: « che il papa ha il diritto di intervenire sui regni cristiani (io dico in genere, prova il non expedit) anche in materia civile, quando ciò reclama un disordine etico da correggere. Nel medioevo questo intervento arrivava fino a togliere il regno all'indegno per via della scomunica (anche nell'Evo moderno - Elisabetta d'Inghilterra, ma senza effetto); oggi si limita ai moniti e alle encicliche (V[ittoriol E[manuele] I1 scomunica), ecc. ». Io aggiungo che la scelta del sistema non è ad arbitrio dell'autorità; ma è dato dalle condizioni storicogiuridiche della società, e dagli effetti che ne possono derivare. Onde io parlo di potenzialità e attualità. I gesuiti dicono tesi ed ipotesi; io spiego che la tesi è idea e la ipotesi è storia. Un abbrac;io di cuore c o i Nelina, tuo Luigi

Lausanne, 30 luglio 1933

Carissimo fratello, spero che andrai a Gela a prendere un po' d'aria di mare. Ti farà bene. Così non resterai solo a Piazza quando seminaristi e superiori sono via. H o ricevuto qui un'opera importante del P. Trilles sui pigmei della foresta cquatoriale l . Quest'anno leggo poco durante le vacanze. Penso, rifletto, prendo qualche appunto. Tornando, fra un mese, ripiglierò il mio lavoro su Stato e Chiesa. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi * LETTERA 1328. 1. A. TRILLES, Les Pygmées de la /or& équatoriale, Cours professé à 1'Institut Catholique de Paris, Paris 1933. 2. Luigi aggiunge queste righe in fondo alla seguente lettera di Nelina « Carissimo fratello, Luigi riceve la tua cartolina e vuole che risponda io. Del resto deside-


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

1329 Piazza Armerina, 1 agosto 1933

Carissimo fratello, la ratione peccati è proprio di Bonifacio VIII. E ciò va tenuto presente se si vuol trovare l'accordo che non può mancare tra quel papa e Leone X I I I . Se davvero papa Bonifacio avesse nel1'Unam Sanctam affermato la supremazia universale pura e semplice, avrebbe errato. Come si supera l'apprensione o accusa di errore, o meglio di insegnamento dommatico irreformabile, se non si bada alla « ratione peccati » quale dichiarazione tempestiva dello stesso autore della famosa enciclica? Che Bonifacio abbia esercitato anche un potere diretto, io non discuto, perché derivava aliora da una condizione storica e non costituzionale della Chiesa. Quel che a me preme pel domma è constatare che Bonifacio si contenne nei limiti dei quali ora vediamo chiari i confini e precisi e ne parliamo col bene di una teologia già formata. Ma lasciamo la speculazione e parliamo d'altro. Godo nel sapere che cavate buon profitto dalla villeggiatura. Desidero sapere se Nelina soffre ancora di quel piccolo incomodo al collo. I o sto bene. L'estate ancora non mi fa male. Del resto bisogna dire che la temperatura si mantiene mite e piacevole. Abbiamo avuto delle belle piogge e ora dei venti freschi. State sani e pregate pel vostro 1- Mario

ravo farmi un po' viva con te. Puoi immaginare con qual piacere stia in compagnia del nostro caro lontano e come la sua compagnia sia affettuosa e cara! ... Godiamo entrambi deile accoglienze e dimostrazioni di devozione che hai ricevuto nel tuo anniversario di Vescovado, sono già passati trent'anni! ... Come il tempo vola e ci awicina all'eternità ... Stiamo abbastanza bene e ora cerchiamo di cambiare per un po' di giorni, non si può stare a lungo in un posto tanto più che è sempre città. Hai visto Foti? Io gli ho scritto e non mi ha risposto, spero che tutto vada bene. Qui vi sono stati dei giorni molto caldi, oggi dopo una pioggerella fu fresco: per me va bene, a Luigi non,piace. Ti lascio perché lui metterà un saluto. T'abbraccio, Nelina n.


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1330 Losanna, 3 agosto 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del lo agosto, dopo due giorni. Stiamo bene; Nelina non ha più la sofferenza al collo. Tutto passato. Anche qui giorni fredduici, con un vento di tramontana che a me non fa piacere. Ma abbiamo avuto molti bei giorni, grazie al cielo. Per I'esattezza storica il primo che ha scritto ratione peccati (in opposizione a ratione feudi) fu Innocenzo 111. Del resto in altre frasi, lo stesso affermava Gregorio VI1 e così via fino a Bonifacio VI11 e altri molti dopo di lui. I n tale frase c'erano due idee, che derivavano dai padri: 1) che la società politica con il suo potere coercitivo è conseguenza del peccato, e che l'autorità religiosa ha per suo oggetto e fine il bene spirituale. L'idea del potere indiretto non c'è, anzi nel sec. XIII venne fuori l'idea della mediazione del potere ecclesiastico per la costituzione del potere civile cristiano (il più esplicito Innocenzo IV). Quel che è comune a tutti i papi di quell'epoca, da Gregorio VI1 in poi, è l'estensione del potere ecclesiastico (sempre a scopo spirituale) a tutte le funzioni civili. La mia tesi coincide con la loro, cioè quella dell'unico potere spirituale, salvo a dare alla estensione ed attualità delle interferenze civili che necessariamente ne conseguono, il caratter.e giuridico-storico delle varie epcche. Spero che avrai tempo e un buon lettore, perché cosi mi farai il gran favore di leggereil mio lavoro. ~ u a n d tornerò o alla correzione,-tengo ad avere presenti l'e tue osservazioni non tanto sopra le frasi (anche quelle) quanto sul contesto. Un abbraccio di cuore insieme a Nelina, tuo Luigi

Piazza Armerina, 6 agosto 1933

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua del 3. L'aver dato per primo la formula ratione peccati Innocenzo 111 non modifica la mia tesi, anzi la rafforza. I1 mio pensiero su tale argomento si riferisce ai critici di Bonifacio VIII. Per me non occorre cavillare sul vero significato delle bolie di questo papa, ma bisogna intenderle. I n esse, come


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LUIGI E MARIO STURZO - CARTEGGIO

ti ho scritto, non va cercato il colorito che è del tempo, ma la dottrina. Sulla dottrina credo che tra il mio sentire e il tuo non ci sia differenza. I o ti ho scritto di ciò più per me che per te, cioè, per liberarmi da certe ansie che suscitano certi scrittori cattolici quando discutono, più che sul senso, sul valore e sulle intenzioni. Sto bene. Il tempo si mantiene fresco, anzi freddo. Cosa del tutto insolita, ma per me benefica. H o letto Il monachismo di Ursmer Berlière, edito Laterza '. È interessante assai la V lezione che tratta della lotta per le investiture. Godo nel sapervi in buona salute. Godo della vostra villeggiatura. Io la faccio qui la mia. Son quasi solo, perché tutti sono a Gela dal 1" di questo mese. H o già in lettura Chiesa e Stato. A Nelina tante cose. A te un abbraccio. Vostro aff .mo t Mario

Zurigo, 7 agosto 1933

Carissimo fratello, stiamo facendo un giretto per la Svizzera. Siamo stati a Neuchite1 e a Basilea, stasera siamo a Zurigo. Poi (a Dio piacendo) andremo a Locarno, Berna e Friburgo e sabato sera saremo di nuovo a Losanna. Là troveremo tue notizie. Non ci siamo fatti spedire la posta per tema di smarrimento o ritardo sì ad arrivare la posta in un paese quando noi siamo partiti. Stiamo bene. Bel tempo, anzi caldo. Io non ci soffro. Nelina un poco sì, ma la variazione dei paesi e il fresco della sera compensano il caldo. Prega per noi la Vergine Assunta protettrice di Piazza di cui si approssima la festa. Un abbraccio di cuore da tutti e due Luigi

LETTEFA1331. 1. U. BEBLIÈRE, L'ordine monastico dal X al X I I secolo, Laterza, Bari 1928. Nel capitolo V l'autore parla deli'abuso deli'investitura laica neli'XI secolo, e della lotta e inevitabile » per far trionfare la libertà e la purezza della Chiesa (pp. 157-185).


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Piazza Armerina, 9 agosto 1933

Carissimo fratello, finalmente ho trovato un lettore ideale il quale non inciampa, va rapido e dà colorito alla materia. Mi ha già letto i cap. secondo e terzo l . I o ne sono entusiasta anche per quel che riguarda la forma. Non ho nessuna osservazione da fare. Solo ti segnalo a p. 85 l'espressione « se... non ne sarebbe lesa ». Si tratta d'una distrazione per cui è andato il sarebbe in luogo del fosse. Poi vorrei chiarire per mia intelligenza l'espressione (p. 78) « realizza la sua natura creaturale ». Che cosa si vuol dire? La natura creaturale è la natura per cui l'uomo è quella realtà; si realizza (o meglio attua) in lui, ma non è realizzata da lui. Dove poi (nello stesso capitolo) si spiega la parola di S. Paolo: « non est potestas nisi a Deo » forse sarebbe bene precisare meglio i termini levando l'accenno al fatto etico. I1 senso genuino sta in rapporto al fatto che i romani vedevano male i primi cristiani che confondevano con gli ebrei, perché questi si ribellavano all'autorità dei cesari come non propria. S. Paolo annunzia con quelle parole che l'autorità è, oggi diremmo, di diritto di natura. Sto bene. Aspetto le vostre nuove. I o come vedi ho anticipato la mia cartolina. A Nelina le più fraterne cose e a te. E insieme vi abbraccio. Vostro

iMario [Stansstad], 10 agosto 1933

Carissimo fratello, Stiamo bene, un abbraccio Luigi LETTERA 1333. 1. Cfr. L. STURZO, Chiesa e Stato, cit., pp. 26 e 52; si tratta dei capitoli su « Cesaropapismo e organizzazione latina - Dalla caduta deil'impero d'occidente ali'impero carolingio » e su « I1 papato e l'impero - Primo periodo 962-1153 D. 2. Romani, 13, 1. LETTERA 1334. * Cartolina illustrata di Stansstad. Suila medesima cartolina Nelina scrive: « Siamo in giro per il lago che è un vero godimento. COI pensiero e col cuore stiamo a te vicino e inviamo i più affettuosi saluti. Nelina D.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

1335 Piazza Armerina, 12 agosto 1933

Carissimo fratello, di Chiesa e Stato ho letto i cap. 4", 5", 6" e 7" l . I più perspicui mi son sembrati il 5" e il 7". Del 6" non mi son, forse, reso ben conto. Ci si espone i1 moto verso la diarchia, ma poi, di fatto, non vi si espone che un periodo di storia, il quale è bene un processo verso la diarchia, ma appunto perché prevale la storia, il lettore, a lettura finita prova un senso d'insoddisfazione, che si placa alla lettura del cap. 7". Io credo che occorra guidare il lettore mostrandogli dove Sono i germi della diarchia, 1; prime affermazioni, le prime negazioni, ecc. Ma io posso non aver ben compreso, e penso che dovrei rileggere il capitolo e forse lo rileggerò alla fine. Quel che ora ho notato non l'ho fatto che per segnalare quelle impressioni siano esse fondate o no. I cap. 5" e 7" sono veramente magistrali. Correggo una mia precedente nota. Io dicevo di non trovare propria la parola anarchismo. Ora l'ho trovata a posto. A p. 146 si afferma che realmente il cristianesimo infiuì sulla caduta dell'impero d'occidente ma non se ne indica il modo. Un cenno credo s'imponga. Noto che qualche volta è scritto « cristianesmo » in luogo di « cristianesimo ». Sto bene. E vi abbraccio. Vostro Mario

Lausanne, 13 agosto 1933

Carissimo fratello, ieri sera siamo rientrati a Losanna, dopo l'ultima tappa nella cattolica e interessante Friburgo. I1 caldo è stato costante. I1 che mi ha permesso di fare il giro senza soffrire. A Berna siamo saliti a Gusten-Kuhn 933 metri di altezza. Quanto Enna. Non ho sofferto che leggermente. Vi è una bella funicolare. Ma quanto è più bella LETTERA 1335. 1. Si tratta dei capitoli su: u Il papato e l'impero - Secondo periodo: 1153-1313 D, « Tra il medioevo e l'umanesimo », « 11 grande scisma e la rinascenza », « Riforma e controriforma - Primo periodo: 1517-1563 n; cfr. Chiesa e Stato, &t., pp. 75, 109, 134, 174.

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Ia vista dalla torre pisana di Enna! Se ci fossero le stesse agevolezze di viaggio che qui! Tornando ho trovato le tue cartoline del 6 e del 9 del mese. Sono lieto che hai trovato un buon lettore per il mio lavoro. Lo ringrazio di cuore del favore che rende anche a me. Riscontrerò le frasi indicatemi. Su Bonifacio VI11 siamo credo di accordo. Ma attendo il tuo parere su quanto ho scritto nel capitolo X. Godiamo assai che stai bene. Anche Nelina sta bene non ostante il caldo. Ma già siamo agli sgoccioli della villeggiatura. Un abbraccio di cuore da tutti e due Luigi

Piazza Armerina, 16 agosto 1933

Carissimo fratello, il 12 ricevetti la cartolina della sorella. Alla stessa farai i miei ringraziamenti. H o finito di leggere Chiesa e Stato. Non devo che confermare i giudizi antecedenti. Non ho serie osservazioni da fare. Si dice « il De Monarchia » e non « la De Monarchia ». Del resto sono usate le due forme. Ma la prima non è esatta. Quando si parla, o meglio, accenna al contributo del monachismo '(ciò è negli altri cap. non in questi ultimi) parmi che si trascuri Cluny e i suoi grandi abbati. Qualche cenno compirebbe il quadro. Parmi che di Bonifacio VI11 ci si sbrighi un po' alla lesta. Certo che vi è detto tutto, ma si nota una disproporzione con quel che è detto degli altri grandi papi. Son convinto che si tratta d'un lavoro originale, poderoso, che colmi una lacuna e aspetto con ansia la terza parte. Per quel che riguarda le mie ricerche non mi pare di trovarvi la risposta. I1 mio punto di vista è teologico, non sociologico. Ed io cerco invano nei libri che possiedo la risposta. Da papa Gelasio ' LETTERA1337. 1. Gelasio I (492-96), fu un risoluto assertore del primato deii'autorità papale. Teologo valente, educato alla scuola di Sant'Agostino, dichiarò in una lettera ali'imperatore Anastasio I nel 494 i famosi assiomi spesso citati nel medioevo e divenuti poi normativi per i rapporti fra papato e impero: « Due sono le autorità da cui principalmente viene retto il mondo, la sacra autorith dei vescovi e la potestà regia. Di queste la prima ha un valore maggiore, perché essa deve render conto a Dio anche per i re; d'altro canto, nel campo delpordine pubblico, cioè, neiie cose temporali, gli stessi superiori ecclesiastici obbediscono aUe leggi imperiali ».


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agli altri papi che toccano il problema della supremazia delia Chiesa quali atti papali entrano nell'infallibilità e quali no? Ecco il punto. E ti sarei grato se, a tuo agio, me ne volessi scrivere. Sto bene. 130 fatto i pontificali nella festa della Patrona *. Fa ormai caldo vero e proprio. Però ancora non provo le solite sofferenze estive, e sto bene. Vi abbraccio. Vostro t Mario

hanna, 17 agosto 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 12 c.m. Godiamo assai che stai bene. Anche noi, grazie a Dio. Dal giorno che riceverai questa, scrivimi a Londra: 32, Chepstow Villas, London W 11. Al ritorno andrò all'abazia Benedettina di Buckfast per una settimana di ritiro e poi tornerò alle mie solite occupazioni. Ho preso nota delle tue osservazioni e spero di avere il resto avanti di riprendere il lavoro. La tua osservazione sul cap. 6" m'interessa (come impressione), perché, come vedrai dal cap. 8" a1 10" ', io vado esponendo i motivi sociologici storicamente, dopo avere nella laparte esposti i motivi generali delia sociologia e nel cap. 7" i caratteri sociologico storici della diarchia. Nell'ultima parte ho rilevato gli elementi spirituali permanenti (sempre dal punto di vista sociologico). I capitoli storici, inseriti in simile tela, rendono (secondo me) più evidenti i motivi sociologici, e rendono meno pesante il lavoro. Sotto questa luce, tu mi dirai le tue ulteriori impressioni. Non nascondo 2. La festa deiia Patrona di Piazza Armerina, Maria Santissima deiia Vittoria, si celebra il 15 agosto di ogni anno. Sino ai 1955 veniva celebrata con particolare solennità ogni cinque anni, perché oltre aiia Madonna, si portavano in processione le statue di tutti i Santi venerati neiie varie chiese. L'immagine si trova nella Cattedrale e conserva il vessillo glorioso che il conte Ruggero Normanno ricevette in dono dal Papa Nicolò I1 per la liberazione della Sicilia dai giogo mussuimano, alla fine dell'XI secolo. In occasione di questa festa si svolge il « Palio dei Norrnanni n, una cavalcata storica in costume che rievoca l'ingresso del conte Ruggero a Piazza Armerina. LETTERA1338. 1. Si tratta dei capitoli su «Riforma e Controriforma - Secondo periodo: 1563-1648» e a. Giansenismo - Giurisdizionalismo - Iiiuminismo »; cfr. Chiesa e Stato, cit., vol. I , p. 213, vol. 11, p. 3.


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che vi sono qua e là delle lacune. Ma tanto l'editore inglese che il francese mi dicono di non dilungarmi troppo. Anzi il francese vorrebbe (della parte antica) dei riassunti. Gli editori sono tiranni. Un abbraccio, tuo Luigi

[Lausanne], 19 agosto 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 16. Sono sulle mosse di partire. Lascio qui un tempo magnifico e un sole d'incanto. Stiamo bene. Grazie della lettura che hai fatto e dell'incoraggiamento che mi dài. Ti scrissi già che vi sono delle lacune. Cercherò di colmarle brevemente. Allo scopo del mio lavoro Bonifacio VI11 poco aggiunge alle linee degli altri papi. Le polemiche attorno a lui sono dovute a Dante e al Gallicanismo. I1 valore dogmatico della Bolla Unam Sanctam non è stato riconosciuto che recentemente. I1 fatto della cancellazione dal Regno Pontificio (a parte odii e livori) dimostra che non si considera come atto dogmatico della chiesa, ma come atto di amministrazione revocabile e reformabile. Per quanto io sappia, neppure nel tempo deiia Controriforma fu dato valore dogmatico a tale Bolla e fu contestatissima nelle controversie gallicane-gianseniste. Solo nel sec. XIX si attribuì alla conclusione generica (e non alle premesse) valore definitorio. La conclusione così resta nelle linee generiche, dell'autorità della Chiesa e del S. Pontefice. E bisogna riportarsi per precisazioni alle Costituzioni del Conc. Vaticano. Vi fu una corrente nel detto Concilio che desiderava affrontare la questione dei rapporti fra Chiesa e Stato. Ma sia per l'opposizione di una parte dell'episcopato, sia per le proteste segrete dei governi, sia per l'intenzione del Concilio, la materia fu omessa. Di altri atti papali sul tema, che abbiano i caratteri formali e sostanziali di ex cathedra non ho affatto conoscenza. Si tratta d'insegnamento ordinario. Un abbraccio di cuore. Stiamo bene, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

1340 Piazza Armerina, 20 agosto 1933

Carissimo fratello, dopo la tua del 13 nessuna vostra notizia. Nel pomeriggio, essendo festa, non c'è distribuzione. A domani, dunque, come spero. Torno a Chiesa e Stato, ecc. Non mi son reso conto del perché nella 2" parte, il capitolo che spiega teoreticamente il concetto di diarchia sia al 2" e non al 1" posto. I1 primo capitolo certo tratta d'un periodo in cui la diarchia non si era ancora resa evidente. Perciò ha per titolo « Verso la diarchia ». Ma ciò non basta per metterlo al 1" posto. A me parrebbe miglior' ordine premettere il 2" e posporre il l", perché si è sempre in tema di diarchia. Diarchia verso cui si procede, diarchia che si attua e svolge. Poi vorrei sapere come verrà impostata la terza parte. La diarchia si chiude con la 2" parte. Quale forma vi succede? cioè come sarà caratterizzata la forma degli stati moderni? Certo lo leggerò a suo tempo, a Dio piacendo, ma un cenno ora mi farebbe piacere e anche gioverebbe perché stimolerebbe il mio pensiero a ragionare su dati concreti. Fa già caldo forte, quello che per fortuna non dura molto. Però sto bene c lavoro anche pi6 e meglio del tempo passato. E tu? e la sorella? Spero che stiate bene. Ti dispiacerebbe se del dattiloscritto mi facessi estrarre una copia? Quello è lavoro che non basta leggerlo, ma occorre studiarlo. Se si potesse averne una edizione nella nostra lingua! Vi abbraccio. Vostro t Mario

Londra, 22 agosto 1933 sera

Carissimo fratello, arrivo in questo momento dopo un ottimo viaggio. Ti scrivo in fretta per dirti che sto bene. Non trovo qui la solita tua cartolina. Forse domani. Prega per me durante il S. Ritiro. Ti scriverò più a lungo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


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1342 London, 25 agosto 1933

Carissimo fratello, non ho ancora ricevuto tue cartoline né direttamente né rinviat,emi da Lausanne. Spero averla prima di partire per Buckfast, l'Abbazia benedettina del Devon. Ti scriverò di là. Sono occupatissimo nello sbrigare piccole e noiose faccende per il viaggio. Tutto debbo fare da me. Prega per me. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi H o avuto notizie da Nelina - arrivata benissimo a Roma.

[Buckfast], 26 agosto 1933

Carissimo fratello, ieri al momento di partire ebbi la tua cartolina del 20 rinviatami da Lausanne. Sono già a Buckfast. Ci ritorno dopo sei anni. Come passa il tempo. Qui pace - verde - silenzio. La stagione è propizia. Sto bene. Puoi farne fare una copia dei capitoli inviati. Ma prima della pubblicazione farò certo delle modifiche e aggiunte. 1Mi sembra dficile un'edizione italiana. All'estero costerebbe troppo e non avrebbe lettori. Secondo quello che è scritto cap. VI1 - la diarchia esiste anche nell'epoca moderna sotto aspetti sociologicamente e storicamente modificati. Te ne scriverò. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Se a macchina fanne due copie e una me la spedisci.

LETTERA 1343. * Cartolina illustrata con un'incisione deii'interno della Buckfast Abbey.


1,UIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Buckfast, 30 agosto 1933 St. Mary's Abbey

Carissimo fratello, credo che per un equivoco la tua cartolina solita non mi è stata rinviata qui a Buckfast. Così sono senza tue notizie. Ma in questi giorni ti ho sentito più presente che mai. Come è soave il Signore. E come misericorde. Questi giorni volano. Domani prenderò il Giubileo. Venerdì sera sarò di ritorno a Londra (e troverò le tue cartoline). E così chiudo questo periodo di riposo e ritorno al mio lavoro ordinario. Di là ti scriverò a lungo di tante cose. Prega per me. Sto bene grazie a Dio e qui ho un tempo molto bello. Salutami tutti. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 1 settembre 1933

Carissimo fratello, arrivo in questo momento a Londra dopo una settimana soavissima e anche fisicamente giovevole. Sto bene. Trovo la tua cartolina del 28 - godo che stai bene e lavori sempre anzi più del solito. La perdita di Bremond è assai sentita in Francia l . La sua Storia letteraria del Sentimento Religioso in Francia è un monumento di prim'ordine. Ti scriverò più a lungo. Questa per non farti mancare mie notizie. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 1 settembre 1933

Carissimo fratello, beato te che puoi fare il ritiro spirituale in un luogo cosi santo e ameno. I o mi unisco a te con la fede e partecipo ai tuoi gaudi spirituali. La buona nostra sorella mi scrive a momenti da LETTERA1345. 1. Henri Bremond morì il 17 agosto. Cfr. inoltre nota 1, lettera 228.


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casa. Ha fatto viaggio ottimo e sta bene. Ti feci quella domanda circa la diarchia perché dalle parole conclusive dell'ultimo capitolo (forse non intendendole bene) trassi almeno il sospetto che lì si dichiarasse h i t a la diarchia. In tutto il lavoro, ma in modo più frequente nel principio, si fanno rimandi al detto avanti. Ciò mi fa un senso di disturbo e forse sarà così per gli altri. I o credo che (volendo, essendo necessario far dei rimandi) sia meglio farli in nota. I1 lavoro non è rivolto a lettori volgari nei quali è lecito supporre superficialità e distrazione, ma a studiosi. Sotto questo rispetto dico che i richiami e i rimandi sono disturbanti. Se il lavoro fosse per le scuole, andrebbero bene. Ma non è certo, ed è per i maestri. Sto bene. Siamo già a settembre; l'autunno fa capolino, almeno nella fantasia. Però non posso dir male dell'estate, perché questo anno non ci ha dato il caldo che sfibra e fa soffrire. Mi raccomando alle tue preghiere e ti abbraccio. Tuo aff .mo fratello t Mario

[London, Notting Hilll, 5 settembre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 1 settembre. Stamane ho ripreso finalmente la mia vita consueta. Sono grato a Dio di tutte le sue grazie e spero corrispondere sempre meglio. Aila fine del cap. X io dico che va a finire la Diarchia Internazionale, quella formata dali'impero, su terreno giuridico politico e nella concezione etico-sociale di Cristianità l . Cioè quel tipo storico del quale mi sono occupato nei cap. IX e X - diverso dal tipo precedente e da quel che ne segue. Circa i richiami, nel fare la revisione, vedrò di ridurli o eliminarli. Non certo quelli del cap. VI1 3, che sono una necessità strutturale. Oggi ho ripreso la 3" parte. La materia sempre LETTERA1347. 1. Cfr. il capitolo,

« Dudità e diarchia »

di La Società:

sua natura e leggi, cit., pp. 266-293.

2. Cfr. il capitolo su « Morde e diritto », ibid., pp. 230-265. 3. Cfr. il capitolo su « Le forme secondarie: b) La comunità internazionale; C) Le società particolari », ibid., pp. 155-185.


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LUIGI E MARIO STURZO

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aumenta e mi è ciif6cile restare nei limiti che vorrebbe qualche editore. Godo che stai bene. Ma vedi di riposare un po' dal troppo lavoro. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 8 settembre 1933

Carissimo fratello, oggi festa della Bambina, quanti ricordi soavi. Ricevo la tua. Godo assai che avrai presto il 2" Capitolo generale degli Oblati di Maria e spero che la Congregazione raggiunga il suo assetto definitivo, per il bene di cotesta diocesi. Quando avrai un po' di tempo desidero che la tua attenzione ritorni sulla la parte del mio lavoro (la sociologica), su cui è basata la tesi della diarchia. Due punti sono per me fondamentali e sono nuovi in sociologia. Primo che anche nella società naturale o concepita naturalmente, e meglio nella società precristiana o non cristiana, la forma politica e la religiosa della socialità tendano all'autonomia, ma si limitano a vicenda nel loro gerarchizzarsi. Secondo che questo fatto primordiale e oscuro si risolve, nel Cristianesimo, in diarchia permanente per l'elemento soprannaturale organico che storicamente si è inserito nella società con la formazione della Chiesa. Tutta la la parte tende a dimostrare sociologicamente queste affermazioni. Sono esatte? Ci sono riuscito? Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 10 settembre 1933

Carissimo fratello, ieri ricevetti la tua del 5. Io ritengo che anche nel cap. VI1 i richiami debbano andare in nota. A me non piacciono mai i richiami nelle opere di studio e creazione. Solo sono tollerabili per ragioni didattiche, nelle istituzioni. Quando però sono strettamente necessari, il lor posto è in nota; nel contesto disturbano, perché


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sanno di posa. Forse non sarà male contenere l'opera dentro c o n h i più stretti. Oggi i libri troppo voluminosi non si leggono da tutti. Ciò si può ottenere dando sviluppo meno ampio alla parte storica. La storia, in simili lavori, si presuppone conosciuta; quel che occorre è rievocarne i dati nella luce processuale specifica, cioè, quella che anima una data opera. Purché però non sia con iscapito della chiarezza e della ricostruzione storica specifica. Ieri è rientrato il mio vicario generale, essendo finito il periodo della villeggiatura a Gela. Così il mio lavoro rientra nella solita normalità e mi potranno esser consentiti alcuni giorni di relativo riposo. Sto bene, grazie a Dio e lavoro con gusto, il che è segno di buona sanità. Ora aspetto con vivo desiderio il seguito del lavoro. È così interessante e colma una lacuna così deplorevole. Prega per me, come fa per te sempre il tuo aff.mo fratello

t

Mario

[London, Notting Hiiil, 10 settembre 1933

Carissimo fratello, spero che arrivino in tempo i miei più affettuosi fraterni auguri per il tuo onomastico. Dirò la santa Messa per te la tua diocesi e i tuoi oblati. È una gioia per me. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 14 settembre 1933

Carissimo fratello, la tua dell'otto mi fa ripensare il problema della diarchia nei secoli avanti Cristo in un modo diverso o meglio, mi fa tornare al mio primo concetto. Leggendo il capitolo relativo, ne accettai tutte le parti. Ma ora, ricordando, mi pongo, almeno, dei dubbi. Se per diarchia si deve intendere (come s'intende) il concorso di due poteri distinti e diversi al reggimento della società, nessuna LETTERA1350. * Cartolina illustrata: St James PaIace.


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

forma religiosa fuori della Chiesa Cattolica, concorse realmente al governo da dar luogo alla diarchia propriamente detta. Tutto quello che si può dire circa la religione come fatto naturale, acquista un certo senso di diarchia quando una forma di religione è professata fuori del luogo in cui vige. In tal caso però la religione si esprime come si esprime il fatto della lingua, degli usi, di tutto ciò che caratterizza un popolo. Per arrivare alle manifestazioni tipiche occorre aspettare la Chiesa. Se fosse vera la tua tesi, la diarchia si dovrebbe manifestare e con caratteri politici, in seno a ogni società politica per conto suo. Ora nel paganesimo troviamo l'unità nella persona del capo supremo, e poi la molteplicità nei singoli nuclei, religiosi, scientifici, filosofici, ecc. Questo io penso, ma posso non ricordar bene quanto tu hai scritto né ora ho tempo di riscontrare. Sto bene. E ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting Hiii], 14 scrtembre 1933

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 5 settembre. Siamo al 14 e non ne ho ricevuta alcun'altra. Spero che i tuoi lavori ti diano qualche minuto di tempo per scrivermi. I o sto bene. I1 tempo è divenuto fresco. Andiamo di corsa verso l'inverno. È così a Londra. Ma grazie a Dio, non ci soffro e lavoro. I1 tempo passa più sollecito di quel che io stesso possa credere. I1 12 vi è stata presso Parigi una riunione di filosofi cattolici per discutere sulla tesi se si può dare o no una filosofia cristiana. Dopo gli scritti di Gilson, Maritain e Blondel la questione appassiona molto in Francia. Attendo di sapere l'esito di tale dibattito. Ne pubblicheranno un volume di resoconti. Salutami tutti gli amici. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


Piazza Armerina, 19 settembre 1933

Carissimo fratello, ti ho scritto 1, 5 , 10, 14. E questa volta porto un giorno di ritardo per mancanza di t,empo, giacché il vicario generale appena rientrato, si è dovuto assentare di nuovo e non so quando ritornerà. Compatiscimi, ma credi che penso a te anche quando non arrivo a prender per te la penna. Una discussione se si può dctre o no una filosofia cristiana mi pare segno di poca comprensione di ciò che è filosofia. Se la filosofia è strettamente legata con la storia e se la storia è la vita ripensata nel suo processo, dove la storia assume carattere specifico, ivi carattere specifico assume la filosofia. C'è una filosofia pagana? Certamente. Allo stesso modo c'è certamente una filosofia cristiana. E c'è con carattere inconfondibile, come inconfondibile è la rivelazione cristiana che genera il domma. La filosofia cristiana in parte è dommatica, nel senso che tutte le verità dommatiche e connesse col domma non possono dar luogo a dubbi per via di dati risultati dell'indagine razionale. I1 cristiano, di fronte alla corrente che nega un Dio trascendente e personale, non può mettere in dubbio la sua fede facendo filosofia, ma deve affermare ciò che afferma il domma e cercare le ragioni filosofiche che danno la prova razionale. Sto bene. I1 tempo è fresco che è un piacere e si lavora d'incanto. Un abbraccio. Tuo t Mario 1354 [London, Notting Hill], 19 settembre 1933 1

Carissimo fratello, ricevo la tua del 14. Ti auguro fin da ora le più soavi benedizioni celesti per il 44" anniversario della tua ordinazione sacerdotale. Sto bene. Sei andato a casa? o Nelina è venuta da te? LETTERA1354. 1. Le lettere di questo periodo riguardano la fase in cui Luigi Sturzo elaborava il suo ampio lavoro sociologico-storico Chiesa e Stato, che usci per la prima volta in francese nel 1937 e in inglese nel 1939. Comparve infime nel 1958 in italiano nell'opera Omnia, con l'aggiunta di una bibliografia curata, con grande perizia, da Eugenio Massa, collaboratore allora di mons. Giuseppe De


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LUIGI E MARIO STURZO - CARTEGGIO

Le tue osservazioni sulla diarchia mi farebbero ritornare indietro. Tu sai che io distinguo la diarchia politica da quella sociologica. Ciò non ostante, la diarchia sociologica più completa ed efficace si ha sempre con la Chiesa cattolica (e anche storicamente qualche volta la diarchia politica - che non è necessaria). La Chiesa non crea la diarchia dal nulla, ne trova le radici e le sorgenti nella dualità delle forme della socialità, la politica e la religiosa, nella loro tendenza all'autonomia e nella loro necessaria interferenza. Questo ti ho scritto 1'8 c.m. Tu ci penserai quando avrai tempo. H o letto con dispiacere la morte di Mons. E. Pulvirenti. Fummo compagni al Seminario di Acireale. Veramente un Angelo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 23 settembre 1933

Carissimo fratello, ti ringrazio degli auguri pel 44" del mio sacerdozio. A casa ancora non sono stato perché il mio vicario rientrò così per dire e tornò subito fuori e fuori è ancora. Circa la diarchia io penso che essa non può essere che politica, perché archia dice governo, comando, impero. Infatti si oppone a monarchia, e tu non diresti che c'è una monarchia sociologica e una politica, proprio perché la monarchia è la risoluzione politica della esigenza sociologica all'ordme della società legiferante e governante. Dici bene quando parli di forme. La religiosa è certamente una forma distinta; ma fuori del governo già costituito è una forma non risoluta. E siccome la società è sintesi vivente, così forme non risolute non Luca. Nella parte conclusiva deil'opera, Sturzo, sintetizzando la sua concezione diard i c a dei rapporti Stato-Chiesa, scriveva: « Nell'insieme delle esperienze dello Stato laico, sia liberale e democratico, sia autoritario e totalitario, la Chiesa ha perduto la posizione diarchica già conquistata nel medioevo in forma più o meno teoaatica (cesmpapismo od organizzazione latina) e poi mantenuta nella riforma e controriforma con il carattere prevalente di confessionalismo nella "Chiesa-Stato" protestante o di giurisdizionalismo nella Chiesa cattolica. Ciò non ostante si è insinuata una terza specie di diachia, che abbiamo chiamata "individualista" nei suoi inizi protestanti e oggi con più ragione, perché il potere diarchico della Chiesa si esprime principalmente in forma spirituale sui singoli fedeli, più che sugli Stati in via autoritativa e giuridica ». Cfr. L. STURZO,Chiesa e Stato, cit., vol. 11, p. 237. (Si veda la lettera 387 nota e 1068 nota).


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ce ne sono in concreto, ma solo in astratto. La Chiesa da dove trasse la diarchia? Non la creò dal nulla? tu dici. Ed è vero. I o dico: la trasse dalla forma religiosa che nel paganesimo si concretava nel capo della società civile in forma monarchica. Questo io vedo come ragionamento, questo mi dice la storia. Ti faccio tornare indietro con questo? Credo di no. Credo che tu possa bene sostenere la tua visione che è nuova, precisando cosi i termini, se così non son precisati. Io ora non ricordo né ho tempo di riscontrare. Tu, perché io faccia il riscontro senza fatica, indicami le pagine con precisione. Sto bene e ti abbraccio. Tuo aff.mo fratello

t

Mario

[London, Notting Hiii], 23 settembre 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 19. Godo che lavori con tanto slancio e senza soffrire nelia salute. L'ultima cartolina di Nelina è del1'11 e poi non ho più ricevuto notizie. Forse la successiva cartolina si sarà smarrita. Io sto bene - grazie a Dio. A me sembra che tu risolvi il dibattito, se vi è una filosofia cristiana, solo dal punto storico. Ma il dibattito principale verte sul punto teorico, tanto più che gli autori che vi sono impegnati ammettono la storia come dato esterno - successione di tempi e perciò non connettono la storia con la filosofia. Dal punto di vista teorico, la filosofia di cui si parla è la flosofia dell'ente o metafisica, conoscenza della pura ragione. Vi è forse una matematica pagana o cristiana? Così non ci dovrebbe essere una metafisica pagana o cristiana. Però, data la coincidenza di alcuni aspetti dell'ente di conoscenza ragionativa e di quelli deli'ente rivelato e dato l'influsso storico della rivelazione sulia filosofia, alcuni dicono che l'indipendenza della filosofia dal Cristianesimo resta solo formale e non più materiale (per la parte delle verità rivelate). Formale e materiale qui sono nel senso scolastico di forma e materia. La relazione del P. Motte domenicano mi ha molto interessato. Te ne scriverò altra volta. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi I n questo momento ricevo la cartolina di Nelina.


LUIGI E MARIO STURZO

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Piazza Armerina, 27 settembre 1933

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua cartolina del 23. A me non pare che la filosofia si possa paragonare alla matematica, perché questa lavora su dati posti dalla mente, astratti, l'altra lavora attorno alla realtà concreta in visioni universali. Per i cattolici il problema non ha senso, perché ammettono la realtà oggettiva concreta e la trascendente personale. Ha senso, per es., per gli idealisti i quali pongono il solo soggetto che si fa oggetto. L'idealista dice bene, in quanto idealista, che non c'è una filosofia cattolica. Se ciò afferma il credente, dice male. E direbbe male anche se fosse di quelli che limitano la filosofia all'ente in quanto ente, cioè, in astratto, perché, essendo credenti, deve ammettere il domma, e, questo ammesso, ha già condizionato la sua filosofia in modo da non potere non aver il nome di filosofia cristiana. Questo problema non m'interessa perché lo reputo risoluto. Invece m'interessa il problema della diarchia, del quale nella mia precedente è il seguito di quel che io penso in merito. Sto bene, il tempo è tiepido e bello, è l'autunno nelle sue forme più incantevoli. Il sole inonda il mio studio e mi rende più atto al lavoro. Godo nel leggere che anche tu stai bene. Prega pel tuo Mario

t

[London, Notting Hill], 27 settembre 1933

Carissimo fratello, non voglio darti disturbo nel tuo lavoro. Non vale la pena riscontrare quel che io ti accenno nelle cartoline. Questa vale come conversazione. L'accenno alla differenza fra Diarchia nel senso politico e nel senso sociologico è fatta da me qua e là secondo che capita; vi è a pag. 168 e segg. e noto a pag. 177 che « vi è diarchia fino a che vi è coscienza in ambedue le forme sociali di chiesa e di stato del loro reciproco potere » l . Questa mia teoria LETTERA1358. vol. 11.

l. Cfr. Chiesa e Stato, cit., pp. 26-51, vol. I, pp. 237-252,


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mi porta a sostenere che vi è diarchia anche nella attuazione presente della chiesa in regimi di separazione o quasi-separazione (America del Nord) nelle quali non vi è più l'ombra di un potere politico nella chiesa. Tutto ciò posso affermare perché io sostengo la tesi sociologica delle forme distinte di socialità, con tendenza ali'autonomia e con reciproca interferenza. Diarchia non si oppone a Monarchia ma a sovranità in unico potere. Tanto è vero che l'altro potere diarchico può essere una repubblica. Dico diarchia e non con-sovranità, perché la sovranità è esclusivamente politica, mentre il governo è anche morale-religioso. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 1 ottobre 1933

Carissimo fratello, la tua ultima è del 23-9 che io ricevetti il 27 e ti risposi lo stesso giorno. A vespro non c'è distribuzione perché oggi è domenica. Spero che domani la tua cartolina solita non manchi. Ho letto il grosso volume di Francesco Filippini edito Zanichelli sul Cardinale Egidio Albornoz l . È troppo analitico, ma sommamente interessante. Ad un certo punto, per incidente, dice che Giovanni XXII infieri contro gli scienziati e contro la memoria di Dante. In quel che io ho letto su questo papa non c'è di simili affermazioni, anzi il Baldisseri dice che favorì la scienza. Son desideroso di conoscere la verità su questo punto. Tu che cosa mi dici? Conosci il Filippini? Dev'essere anziano a quel che ricavo dalla prefazione e cattolico. Mi par sereno, certo è ben informato. LETTERA1359. 1. F. FILIPPINI,Il cardinale Egidio Albornoz, Zanichelli, Bologna 1933. 2. Giovanni XXII (jacques Duèse), papa dal 1316 al 1334. Stabili la sua residenza ad Avignone. Egli sostenne, peraltro come opinione personale, che le anime dei giusti, prima del giudizio universale restavano sub altare Dei, godevano deiia contemplazione dell'umanità di Cristo, ma non della visione beatifica. Per questo polemizzò con Dante. Le sue affermazioni s d a sorte delle anime dei giusti prima del giudizio finale furono rettificate da Benedetto XII (1334-42), con la boiia Benedictus Deus. 3. L. BALDISSERI, Tre secoli di sangue cristiano: pagine di storia, Baroncini, Imola 1922.


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I1 suo lavoro è certo molto serio e suppone una lunga preparazione. Queste letture si fanno a tavola mentre prendo le mie refezioni. Ora sento rileggere la Santa Caterina di G. Jorgensen 4. La lessi la prima volta undici anni fa. A 'me, in genere, le vite di santi che son fatte con intenti letterari mi piacciono poco e, spiritualmente, mi disgustano. Credo che questi lavori domandino un'arte diversa dalla comune. Certo non consentono quel tal fare che si chiama letterario. Del resto la letteratura, in quanto sa di retorica, mi disgusta sempre anche nei libri puramente letterari. Sto bene. I1 sole inonda la mia stanza e mi anima al lavoro. Ti abbraccio f Mario

[London, Notting Hill], 2 ottobre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 27 settembre. Tu mi dici che il problema di una filosofia cristiana è un problema risoluto. Ricordo però le tue cartoline dell'anno scorso, quando tu mi presentavi questo problema come da risolvere, a proposito dello scritto del Banfi che è proprio la stessa questione posta in altri termini, che si dibatte in Francia l . A ogni modo, la lascio là visto che non t'interessa. Circa la diarchia ti ho risposto con la mia del 27 scorso. Non so se siamo d'accordo. Quel che interessa notare è che la parola diarchia (meno nell'antichità, quando significava governo di due persone - i consoli a Roma -) non ha avuto una storia come l'hanno avuto Monarchia - Aristocrazia - Democrazia. L'uso della parola diarchia in sociologia l'ho introdotto io con il mio opuscolo in tedesco Kirche und Staat 2. Sto bene. H o ripreso il mio lavoro da dieci giorni. Vado assai lento. H o bisogno di molti riscontri, per verificare documenti, dati, giudizi. Qualche volta mi domando se ne vale la pena. Prega per me. Tuo Luigi 4. Cfr. lettera 123 n. 6 e lettera 1286 n. 1. LETTERA1360. 1. Cfr. lettere 861, n. 3 e 889, n. 1. 2. LUIGISTUBZO,Kirche und Stmt, Augsburg 1932.


ANNO 1933

1361 Piazza Armerina, 5 ottobre 1933

Carissimo fratello, rispondendo alla tua del 27, comincio con notare che G . B. Vico aveva ragione quando diceva che conoscere è creare. I o infatti se non risolvo le cose che leggo nel mio modo di pensare, non le comprendo. Risolvere è rifare, è creare o ri-creare. I o dunque credo che la diarchia di cui tu parli non sia dualità di governo ma dualità d'organismo con interferenze. Ho tradotto bene? Se sì, la discussione ha senso, se no, bisogna intenderci nei termini della medesima. Se si tratta di dualità d'organismo, lo stato ha diritto di subordinare a sé la Chiesa. E questo né tu né io l'ammettiamo. E allora? Allora pare a me che si debba trattare di dualità di poteri. E siccome il potere supremo è politico, così si deve ammettere che anche la Chiesa è un organismo politico. Non politico nel senso usuale, ma in un senso più largo e alto, cioè come organismo avente in sé i poteri legislativo, giudiziario, penale. In questo senso va presa la mia espressione che oppone monarchia a diarchia. Non monarchia come forma di governo, ma come unità di governo, e diarchia come dualità di governo. Così intesa la diarchia, sono fissati i rapporti ideali tra Chiesa e Stato. I1 che non impedisce che se ne affermino i rapporti reali e storici e se ne rechi giudizio. Il regime di separazione è un fatto, una realtà. Ma è un fatto che contrasta all'idealità che poi è una realtà che domina il contingente storico. Sto bene. Un abbraccio. Tuo f Mario

[London, Notting W], 5 ottobre 1933

Carissimo fratello, stamane mentre scrivevo sul Cardinale Albornoz e non ne ero contento, mi arriva la tua dell'l ottobre, dove mi parli del lavoro di Francesco Fappini. Ti prego di mandarmelo, te lo restituirò appena letto. Credo che mi potrà giovare. È vero che Giovanni XXII o almeno il suo legato il Cardinale De Pouget (detto del


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Poggetto) infierì contro la memoria di Dante l . I n quanto agli scienziati non ne so nulla. Credo si debba intendere contro fisici e astrologi perché accusati o sospettati di magia. Non conosco il Filippini; conosco Joergensen e il suo libro su Santa Caterina. È una storia che ha i suoi pregi o difetti; molti pregi. Quando un santo ha avuto un'attività e un'influenza politica, sociale, nella vita del SUO tempo, una sua storia, come tale (e non come semplice libro di edificazione) e quindi anche di critica, s'impone. Tali libri non hanno bisogno di retorica, anzi al contrario ne rifuggono. Sto bene. Sono alquanto raffreddato. Qui si dice che son le prime influenze. Ma cosa leggiera. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Notting Hiii], 10 ottobre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 5 c.m. che m'interessa molto, perché mi mostra chiaramente le difficoltà a cui io vado incontro e che dovrò evitare. Siccome in sociologia si presuppongono tutte le attuazioni storiche giuridiche politiche organiche, sempre in moto perché dinamiche, sarebbe errore fissarle in maniera definitiva e tipica. La base fondamentale della diarchia è data dalle forme di socialità, la religione e la politica. La loro realizzazione verso l'autonomia è costante ma limitata dalla reciproca interferenza e dalla tendenza all'unificazione di coscienza. I1 Cristianesimo attua questa realizzazione verso l'autonomia e verso I'unificazione di coscienza con la formazione storica della Chiesa. Parlando sociologicamente (non teologicamente né giuridicamente) la chiesa ha un potere autonomo e unificante perché genera nei suoi fedeli una coscienza autonoma e unificante veramente attiva. Quanto più forte e generale è tale coscienza, tanto più la chiesa acquista poteri sullo stato (morali e anche giuridici e politici in senso stretto secondo le epoche) e viceversa. Sono stato con l'influenza leggiera che è passata. Sto meglio ma ancora in cautela. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1362. 1. Bertrando Poguet o De Poyet (1280-1352),cardinale, inviato da Giovanni XXII in Italia contri i ghibeiiii loinbardi capeggiati da Matteo e Galeazzo Visconti.


ANNO 1933

[London, Notting Hill], 14 ottobre 1933

Carissimo fratello, trovo la tua lettera del 10 e il libro sul Cardinale Albornoz l . Ti seguo nel lavoro di sistemazione della tua fondazione degli Oblati di Maria e prego che il Signore ti benedica. Stamane ho detto la santa Messa per te e gli oblati. I1 Signore ti compensa di tanti dolori con le gioie piìi pure. Ti prego di farmi spedire 1'Ufficio di S. Gabriele Dell'Addolorata che credo ch'è stato esteso a tutta la Chiesa. Conosci tu una storia del Concilio di Trento che non sia quella del Pallavicino né (si intende) quella di P. Sarpi? Che non sia troppo lunga e dettagliata ma che ne dia gli elementi completi? Se sì ti prego di indicarmela; e se l'hai, di prestarmela. Quando andrai a casa? o verrà Nelina da te? Ora sto bene. I postumi dell'influenza sono scomparsi quasi del tutto. Un po' di stanchezza mi rimane - ma passerà anch'essa. Ho visto quel che ha scritto « Vita e Pensiero » sulla mia Tetralogia 3. Non ne valeva la pena. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 15 ottobre 1933

Carissimo fratello, la mia ultima è del 10, la tua del 9. Stamani aspettavo la solita cartolina. Spero che venga domani. I1 problema della filosofia cattolica non m'interessa come problema, perché per me non è tale, però può interessarmi come discussione con te. E perciò ti prego LETTERA 1364. 1. Gil Albarez Carreilo de Albornoz (1310-1367), primate di Spagna, partecipò alie guerre contro i Saraceni sotto Alfonso XI, riconquistò gli stati deila Chiesa all'autorità pontificia e rese possibile il ritorno di Urbano V a Roma dopo il periodo Avignonese. Cfr. lettera 1359, n. 1 e lettera 1362. 2. Pietro Sforza Pallavicino (1607-1667), autore di una celebre e discussa Istoria del Concilio di Trento, iniziata nel 1651. 3. G. MOLTENI,Una tetralogia cristiana, in « Vita e Pensiero D, a. XIX, vol. XXIV, f. 8, agosto 1933, p. 545. Molteni sostiene che il merito fondamentale di Stuno consiste nell'aver saputo ridurre il ciclo della Creazione ai suoi elementi essenziaIi, di averne espresso tutto il patetico sovrumano.


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di dirmi ciò che tu ne pensi, se non ti reca fastidio. I o vorrei paragonare questa quistione a quella della diarchia. Per me storicamente, cioè, meglio, filosoficamente non c'è diarchia ma unità, pure ammesso che ci sia una fondamentale esigenza alla diarchia. La diarchia sorge e si attua con la Chiesa. Cosi io penso della filosofia. Filosoficamente (e passi il bisticcio) c'è la filosofia simpliciter, ma c'è anche .la tendenza fondamentale alla sua relativa dommatizzazione. Questo però si attua col cristianesimo. Infatti la filosofia cristiana, sin dalla sua origine, è filosofia dommatizzata, c'è e non poteva non esserci, proprio perché il cristianesimo è un domma. Che cosa potranno dir di diverso i filosofi di cui tu mi parlasti? I o credo che non potranno che o dir questo, più o meno, o far delle astrazioni che generano confusione. Sto bene. Dimani si riapre il seminario e l'anno scolastico prende il suo solito andare che influisce tanto sull'andare del mio lavoro. E intanto gli anni passano e si avvicina la fine. Che il buon Dio ci usi clemenza. Prega per me come io prego sempre per te. E ti abbraccio. Tuo I. Mario

Piazza Armerina, 19 ottobre 1933

Carissimo fratello, ho scritto a D. Casati ' per le indicazioni circa una Storia del Concilio di Trento che tu desideri. Te le trasmetterò appena le avrò ricevute. Ti ringrazio assai della santa messa celebrata per i miei oblati. Circa la diarchia è vero che tu ne studi l'aspetto sociologico, ma è anche vero che la sociologia è, a sua volta, filosofia. I o non accetto la teoria di quelli che la reputano una pura empiria, e credo che non l'accetti tu. Tu poi affermando le forme, passi nel campo filosofico, perché le affermi come un dato universale e costitutivo, un che di ontologico. E cosi è. Ma la forma religiosa nel paganesimo non è autonoma. Dico, in quel momento considerato sociologicamente. Per vedervi quel che tu vi vedi, bisogna passare alla filosofia. Ma anche cosi, nel paganesirno la forma religiosa soggiace alla politica, cioè, è assorbita da questa nella sua unità sinLETTEM1366. 1. Don Giovanni Casati (1881-1957)pubblicista e bibliofiio.


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tetica. Con la Chiesa Cattolica esplica la sua esigenza all'autonomia, ma, come già ti scrissi, con ciò si attua come politica e religione insieme, cioè, come società autonoma e completa, non in pura indipendenza, ma in accordo sui generis, con tutte le interferenze che si sviluppano nel flusso della storia. Io credo che queste vedute non possano venir trascurate: credo anche che non nocciono al tuo disegno, ma lo affermano meglio e 10 rendono più perspicuo. Godo nel sentire che ti sei rimesso del tutto. I o sto bene e godo del fresco che già ci reca l'autunno. Ho scritto per l'ufficio e la messa di S. Gabriele. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 20 ottobre 1933

Carissimo fratello, anche questa volta ho tardato per attendere la tua cartolina. Dacché sono in questo nuovo indirizzo, le vostre lettere mi arrivano con due o tre giorni di ritardo, e forse anche l,e mie. Non so se dipende dal quartiere, che è meno centrale. Sto bene. Pel momento non piglio il tuo paragone fra le questioni di diarchia e filosofia. Tu dici: « filosoficamente non c'è diarchia ma unità ». I o dico: « Sociologicamente non c'è unità ma tendenza all'unificazione ». Vedi come le due proposizioni non possono essere ambedue vere, tranne che il tuo filosoficamente non indichi una concezione fuori della realtà. Oppure accetti l'idea che l'unità si forma in ogni momento (mai identicamente), perché in ogni momento si forma una unificazione dinamica. La diarchia prodotta dalla chiesa non è, sociologicamente parlando, un fatto estraneo alla natura della società, è un processo che si fonda su tale natura, ma per i fattori storici (che i cristiani riconoscono avere sorgente soprannaturale) ha reso tale diarchia permanente, inesauribile, spesso dualistica e unificantesi solo su motivi etici o su motivi soprannaturali. Questo il succo della mia tesi. Auguri per il Seminario. Dammi notizie dei tuoi Oblati. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

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Piazza Armerina, 24 ottobre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 20. Ieri ti scrisse Nelina, ora ti scrivo io. Nelina sta bene. Ti saluta. Io ho preso il motivo della mia sulla diarchia dalle tue espressioni. Ivi ho visto o creduto di vedere la distinzione tra filosofia e sociologia. Tu opponevi visione sociologica a visione filosofica. Dicevi: la diarchia c'è stata sempre. Io ho risposto: nel paganesimo non c'era. Tu dicevi: c'era come forma. I o ho risposto: la forma è una visione astratta. In concreto nel paganesimo c'è l'unità, nel senso che lo stato tutto a sé subordina. Sicché studiare il valore delle forme è cosa che fa la filosofia, che cerca l'astratto per valutare il concreto. E dicevo che la sociologia, per essere scienza, deve fare della filosofia; se no, è pura empiria. I1 mio modo di vedere è questo: la potenzialità all'autonomia della forma religiosa non si attua che nel cristianesimo. Nel paganesimo resta potenza risoluta nell'unità, forma subordinata. Spero che tu voglia rispondermi in termini tali che io possa bene intendere il tuo pensiero, perché temo che la divergenza derivi da dar altro senso alle tue espressioni. La congregazione degli oblati dawero entra in una fase decisiva. Ora il punto essenziale è tutto in atto. I padri hanno già sufficiente esperienza della via trascorsa e buona visione della via da trascorrere. I1 loro spirito si fa sempre più interiore. La diocesi da tutte le parti mi domanda oblati. Prega per noi. E credimi con Nelina. Tuo j' Mario

[ h n d o n , Notting Hill], 24 ottobre 1933

Carissimo fratello, grazie dell'avere scritto a Casati; attendo con urgenza la risposta. Sto leggendo con gran piacere la vita del' Beato Pierre Julien Eymard. La trovo molto utile spiritualmente, benché troppo lunga. Credo che faresti bene a farla leggere nel Seminario. (Si vende presso la Direzione delle opere Eucaristiche, Vicolo S. Maria, n. l, Torino). D'accordo: la sociologia è filosofia. Tutta la prima


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parte del mio lavoro sta a dimostrare ciò. Il mio capitolo sulla Forma religiosa della socialità (nell'epoca precristiana e nei paesi non cristiani) esplica fino a qual punto possa dirsi che la forma religiosa non è autonoma ed è distinta l . È un errore credere che fosse confusa sempre con la forma politica. Questa forma è l'ultima che nell'evoluzione storica della socialità acquista l'autonomia del potere; autonomia che del resto non è mai intiera. Secondo me la difficoltà di comprendere il valore sociologico del potere esplicantesi nelle varie forme di socialità, deriva dalla confusione che se ne fa con il punto di vista giuridico. Di ciò io fo un accenno nel capitolo V 2. Mi duole che io spesso mi riferisca al mio testo; ma altrimenti come precisare il mio pensiero? Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hiiil, 28 ottobre 1933

Carissimo fratello, quanti auguri ti mando per il tuo compleanno! Quale grazia mi ha fatto il Signore di avermi conservato così buono e santo fratello. Dirò la S. Messa per te il lo del mese come ogni anno, e sono con te nelle più vive preghiere a Dio di grazie e di ringraziamento. Sto bene. Tu dici: « la potenzialità all'autonomia della forma religiosa non si attua che col cristianesimo ». I o dico: « nel paganesimo tale potenzialità ha un principio di attuazione. I1 dato è storico. Le religioni di mistero sono autonome e non dipendono dallo stato; i culti familiari sono autonomi e dànno l'autonomia alla famiglia e spesso vi si confondono; i culti statali sono completivi e simbolici dell'autorità. I casi di teocrazie sacerdotali non sono rari, ecc. ». Questa è storia; ma c'è anche una ragione, ch'è filosofia; la potenzialità naturale non è mai negativa, né mai pura potenzialità. Se ciò fosse sarebbe inesistente. Se l'autonomia della forma religiosa di socialità fosse stata rivelata solo da un'azione LETTERA1369. 1. Cfr. il cap. IV di La societd: sua natura e leggi, cit., pp. 93-107. 2. Cfr. il cap. V La forma religiosa, relativo al cristianesimo e alla Chiesa in La societd, sua natura e leggi, cit., pp. 108-121.


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soprannaturale (il cristianesimo - fede = la chiesa istituto divino) non sarebbe più forma naturale. I o quindi riconosco che la maturazione di tale autonomia, la difesa di ogni attacco, la completezza, ecc. è nel Cristianesimo, ma la sua esigenza e inizio di attuazione è in ogni società naturale. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 29 ottobre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del. 24. Giusto volevo domandarti l'indirizzo della vita del B. Eymard proprio pel Seminario. Telepatia? Ti prego di dirmi il nome dell'autore o, se manca, l'indicazione precisa dell'opera. Circa la diarchia credo che per me sarà utile o anche necessario farmi rileggere daccapo tutto il lavoro. Dopo questo po' di discussione credo che coglierò con più esattezza il tuo pensiero. Intanto continuo a esporti i miei dubbi e le mie vedute. I o non so ancora persuadermi come la forma politica sia l'ultima che nell'evoluzione della sociologia acquista l'autonomia. I o forse dico uno sproposito quando affermo che la forma politica è la prima ad acquistare l'autonomia. Dico così, perché per me la forma politica è la suprema forma di regimento dell'umana convivenza. Essa inchiude in sé in sintesi ogni altra forma. Senza la politica nessuna società sarebbe possibile. Ed è politica sempre la forma per cui si legifera, giudica, governa. Dico bene? E ciò fa il capo sia al patriarca, al re Csicl. E dico forma suprema, non in senso assoluto, ma relativo. I1 patriarcato è forma elementare in rapporto a forme più evolute, ma è suprema quando le altre ancora non ci sono. Le altre forme si autonomizzano a misura che la società si evolve e progredisce. Desidero che tu mi mostri in che questo concetto pecchi. Sto bene. Nelina stette tre giorni. Sta bene. Stamani ho tenuto ordinazione minore. È la festa di Cristo Re. I1 lodi novembre compio 72 anni. Son vecchio. Prega perché mi apparecchi bene al gran passo. Ti abbraccio. Tuo Mario

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[London, Notting Hill], 2 novembre 1933 requiescant in pace

Carissimo frat,ello, ricevo la tua. I1 titolo e l'indirizzo è quello che ti ho scritto. I1 titolo lungo è Il Beato Pietro Giuliano Eymard (181 1-68) dai documenti dei processi di Beatificazione, ecc. per cura di un Religioso del SS. Sacramento. Direzione opere Eucaristiche - Vicolo S. Maria, n. 1, Torino (103). Sto bene. Siamo di accordo - e lo trovi nel mio testo pag. 68 - che la funzione della forma politica si può trovare tanto in quella familiare (patriarcato o matriarcato) quanto in quella religiosa (teocrazia familiare o sacerdotale). Dal punto di vista etnologico queste due forme sono precedenti alla società politica propriamente detta; e in tal caso, ogni funzione politica è quasi sempre in istanza o familiare o religiosa. Nella loro trasformazione, la forma politica propria che ne nasce, rimane a lungo subordinata alle curie di famiglia o al potere sacerdotale fin che arriva il rovesciamento. Lo sviluppo del governo politico è legato allo sviluppo della economia (da nomade a stabile), al predominio di una città sulle altre, all'assoggettamento della classe agricola all'artigiano - borghese, e di queste alla casta militare e così via. I1 cammino storico è lungo. Sociologicamente la forma politica è quella che ha la funzione di ordine e di difesa. Creato un ordine imerfamiliare e intercittadino viene a realizzarsi un primo inizio di autonomia politica. Sto bene. Un abbraccio. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 3 novembre 1933

Carissimo fratello, la tua ultima è del 24 ottobre. Non scrissi ieri per aspettare la tua. Ma oggi non voglio più aspettare per non portar troppo ritardo. Sto leggendo la vita di Lutero del Grisar recentemente tradotta in italiano l. È il compendio fatto dallo stesso autore, ma LETTERA1373. 1. ~ ~ R T M A N GRISAR, N Lutero: la sua vita e le sue opere, traduzione di G. Arrò, Società Editrice Internazionale, Torino 1933.


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LUIGI E MARIO STURZO

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è un volume di circa 600 pagine. È quanto mai minuziosa come se

mettere in piena luce Lutero potesse valer qualche cosa nella critica del protestantesimo. Nell'insieme si legge con piacere, perché Grisar è sereno e padrone della materia. Non però veramente uno storico, ma un critico dei documenti. A volte affastella. Vedrò il seguito. A me pare errore fermarsi troppo su Lutero. La riforma avvenne per un processo che precede Lutero da più secoli. Dicono che se non ci fosse quest'uomo, non si avrebbe avuto quello sviluppo. Ciò è possibile. Ma a me sembra certo che un distacco dalla Chiesa sarebbe sempre avvenuto. Forse che non sono un distacco dalla Chiesa le correnti filosofiche? I1 liberalismo non è un'apostasia? È un'apostasia che non ha creato una nuova Chiesa, come fu del protestantesimo. Ma questo che importa? Sto bene. I1 bel fresco autunnale è venuto e accenna a freddo. Domani, a Dio piacendo, è la solenne inaugurazione dell'anno scolastico. H o fatto fare un sollecito per la storia del Concilio di Trento. Mi raccomando alle tue fraterne preghiere e ti abbraccio in Corde Jesu. Tuo aff .mo fratello Mario

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[London, Notting Hiii], 7 novembre 1933

Carissimo fratello, ti ho scritto il 28 ottobre e il 2 novembre. Vedo che sono in ritardo, ho atteso la tua cartolina che mi arriva a momenti. Sono di accordo con te che le cause della riforma protestante rimontavano almeno a due secoli prima e anche più; ma d'altra parte senza l'uomo adatto la storia non si attua; così Lutero segna un'epoca come ne segnano un'altra gli uomini della controriforma. I1 valore personale è centrale nella storia. Non conosco la Vita di Lutero del Grisar; io credo che per i cattolici che vivono in terra protestante sia necessaria una cultura approfondita della storia della riforma. Per me I'apostasia attuale è più profonda di quella della riforma. Io non la chiamerei apostasia del liberalismo. Questo è definito in mille guise, nel complesso contiene elementi sani ed elementi perniciosi. I1 liberalismo vero è un metodo, non una teoria. Tanto è vero che per presupposti del liberalismo si


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danno il razionalismo, il positivismo, l'idealismo, ecc. È questo un tema che m'interessa per la parte IV del mio lavoro. Sto bene. Oggi tempo mite che spero preludii l'estate di S. Martino. Nelina non mi ha scritto. Dacché sono in questa casa, le lettere mi arrivano con uno o due giorni di ritardo. H o ricevuto l'aggiunta al Breviario. Grazie. Salutami Mons. Fondacaro. Un abbraccio di cuore. Luigi

Piazza Armerina, 7 novembre 1933

Carissimo fratello, ho ricevuto le tue del 28 e del 2. Ti son tanto grato delle preghiere che fai per me e della santa messa per me celebrata il primo di questo mese. Son in tutto d'accordo con te su quanto mi scrivi sulle forme della società. Però resta ancora intatto il punto della divergenza. E questo è la diarchia. Se le forme sociali originarie fossero due soltanto, la quistione non avrebbe luogo. E nemmeno avrebbe luogo se le forme diverse dalla politica non venissero da questa subordinate a sé o se non fossero subordinabili. Ammessi i tuoi preliminari, non si dovrebbe parlare di diarchia, ma di poliarchia. Perché tu vedi la diarchia? Perché nel processo storico cristiano trovi l'organismo Chiesa attuantesi come società vera e propria. E perciò io ti ho scritto che l'organismo Chiesa è un organismo in certo senso politico. Tu limiti troppo il senso della parola « politico ». L'essenza della politica non è nella guerra e nella finanza, ma nel governo supremo. L'essenza è data dal « supremo ». Nessuna delle altre forme, tranne la Chiesa, attinge il « supremo », da star di fronte alla forma politica come una forma che concorra a parte (l'etico-religioso) del governo dello stato. Ti prego di illuminarmi su questo punto. Sto bene. E ti abbraccio. Tuo aff.mo fratello t Mario


LUIGI E MARIO STURZO

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[hndon, Notting Hill], 11 novembre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 7 e rispondo subito. Le tue osservazioni mi giovano assai. Forse !a ragione del non intenderci completamente deriva dal diverso modo di concepire la forma politica. Questa per me è specificamente « funzione di ordine e di difesa » dei gruppi consociati, che perciò stesso non può chiamarsi che « politica » in senso largo (pag. 68) l . I1 passaggio della sostanza de!le altre due forme in quella politica o viceversa, dipende dalle necessità di fatto (o storiche) di coordinazione e srlbordinazione per arrivare ad una unificazione tendenziale. È perciò che prevale la diarchia, e non la triarchia, (sia diarchia di stato e chiesa o famiglia e chiesa o famiglia e stato) per il giuoco di eliminazione del terzo e la posizione dualistica delle forze, che è posizione dinamica (confr. pag. 67 e 133). Se si cade nel sistema monistico si perde ogni dinamismo, come, fino a un certo punto, è nelle caste chiuse indiane (finché restano chiuse). Su queste linee tu puoi confrontare tutte le posizioni storiche, dalle primitive alle moderne, ed avrai sempre le posizioni dualistiche. La famiglia o resiste come clan, tribù, casta, curia, gens, ecc. e allora entra nel giuoco dualistico, ovvero si riduce a pura famiglia individualistica e resta subordinata alla chiesa e d o stato. Sto bene un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 16 novembre 1933

Carissimo fratello, le tue cartoline del 7 e dell'li mi sono arrivate insieme. La mia ultima partì con un giorno di ritardo perché la domenica non LETTERA 1376. 1. Cfr. La società: sua natura e leggi, cit. « Quel che distingue la forma politica deiia società dalla forma religiosa e da quella familiare, è la funzione di ordine nei rapporti degli individui e dei gruppi subalterni fra loro e quella di difesa deiia collettività da forze estranee e nemiche E...]. Dal punto di vista strettamente sociologico, là dove esiste una forma sociale qualsiasi, anche la più elementare e primitiva, vi è per necessità intrinseca una funzione di ordine e di difesa, che non può chiamarsi altrimenti che politica », p. 77. [Il numero di pagina citato da Sturzo non coincide con queiio citato qui e nelle note seguenti, perché il riscontro è stato fatto su un'edizione posteriore. N.d.R.].


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si fanno raccomandate. Spero che non ti annoierai se torno sulla definizione della forma politica. Se fosse, come dici tu, « funzione d'ordine e di difesa » sarebbe generica e non già specifica. Tu infatti non trovi forma di socialità che non abbia queste due funzioni. Con ciò non voglio dire che ho ragione io, ma voglio riproporre il problema in cerca di miglior soluzione. Comincio con affermare la forma religiosa. Essa nasce dai rapporti etico-finalisticotrascendenti. Quale forma si oppone a questa, da essere altra forma autonoma (relativamente)? A me pare che a religioso si oppone civile. Questa nasce dai rapporti civili, cioè da quei rapporti che regolano la convivenza civile in quanto tale. Queste due forme hanno sempre del supremo e dell'universale. Le graduazioni che tu per esempio fai, andando dalla famiglia allo stato moderno, non sono graduazioni logiche, ma storiche. Quando tu affermi famiglia, lo fai perché in un dato momento storico questa forma è la sola che esiste. Perché, se ci fosse una forma più evoluta, questa affermeresti e non l'altra. Lo stesso dico della religiosa. E dopo ciò io dico a me stesso che tu hai ragione quando affermi la diarchia, perché queste due sole son le forme supreme e universali. E tutte e due hanno « funzioni di ordine e di difesa D. Sto bene. D. Casati non ha ancora risposto. Faccio scrivere di nuovo. Ti abbraccio. Tuo

t Mario [London, Notting Hiii], 16 novembre 1933

Carissimo fratello, che sorpresa stamane nel ricevere il tuo plico raccomandato. Leggerò e studierò con il più vivo interesse i tuoi versi tanto belii e tanto sentiti e che fan tanto bene. Oggi non posso, sono troppo preso da lavori urgenti; domani certo. Sto bene. Grazie a Dio lavoro e il lavoro non manca. L'inverno viene a gran passi ma fin ora non ci soffro. Attendo notizie sul libro sul concilio di Trento. Prega per me. Ricordami agli amici. Saluti a Don Giovanni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

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[London, Notting Hill], 20 novembre 1933

Carissimo fratello, ho letto due volte i tuoi sonetti e li leggo per la terza volta mentre prendo appunti. Domani li spedirò. Ora tutta la parte V è divenuta organica e una e poeticamente più bella, ma le correzioni non sempre han migliorato il testo. Ricevo la tua del 16. La funzione di ordine e di difesa non è generica, è specifica. Le altre forme hanno un ordine proprio ma non la funzione dell'ordine e la difesa di esso. Qui l'ordine vuol dire l'ordine politico (o sociale). In altro luogo io preciso ancora e dico che lo stato ha la funzione della garanzia e della difesa dell'ordine sociale (di tutto l'ordine sociale) sotto l'istanza politica cioè della convivenza. Onde lo stato ha il potere - diritto - forza in modo eminente. Secondo me non è esatto quel che tu dici che alla forma religiosa si oppone la forma civile. Perché si oppone? Per una deviazione di fini e confusione di mezzi, perché lo stato trapassa dalla funzione propria di garanzia dell'ordine volendo divenire esso stesso ordine etico-finalistico. La diarchia è la coesistenza e reciproca limitazione delle due forme dal piano etico finalistico a quello di garanzia dell'ordine e viceversa. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi La Chiesa attua questa diarchia in forma organica, stabile ed autonoma. Piazza Annerina, 21 novembre 1933

Carissimo fratello, ricevo la tua del 16. Nessuna fretta ho io che tu legga i miei versi. Mi preme solo avere, quando che sia, il tuo giudizio. Ho finito di leggere il Lutero del Grisar. Secondo me è un libro sbagliato. Son circa 600 pagine fitte di cronaca, ma non c'è una soIa pagina di storia. La cronaca segue Lutero anno per anno, fatto per fatto, scritto per scritto. Di qui un senso di pesantezza, un fastidioso sentir ripetere, più o meno, le stesse cose in tempi diversi. Finita la lettura non si ha avanti nessuna sintesi, nessuna vera valutazione storica. L'autore si mostra sorpreso che i protestanti d'oggi trascurino il vero Lutero e si fermino al solo fatto dell'emancipazione


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da Roma. Ma che cosa vive di Lutero tranne questo? Che cosa sono per lo storico le colpe e le incoerenze di Lutero? Lutero fu un rivoluzionario dell'autorità del papa con tutte le conseguenze connesse. Così lui, così ogni uomo storico. Sto bene. Oggi è il 46" anniversario del mio ritorno al seminario. Ricordo il buon P. D'Andrea e le lacrime che versò quel giorno. Questa ti reca i più fervidi auguri pel tuo prossimo natalizio. Celebrerò la santa messa per te e Nelina. H o fatto scrivere per la terza volta a D. Casati. Questa volta ha scritto Vincenzino. Spero che la risposta non tardi a venire. Ti sarà subito comunicata. I1 tempo è dolce e conforta al lavoro. L'autunno qui è sempre la migliore stagione. Prega per me e credimi con vivissimo affetto. Tuo t Mario e

[London, Notting Hili], 24 novembre 1933

Carissimo fratello, grazie assai degli auguri per il nostro compleanno e della messa per me e Nelina. Quanto bisogno ho io di preghiere. Certe volte mi sento così arido e stanco. Io non conosco il Lutero di Grisar ma considero simili lavori come una raccolta accurata di fatti e di dati, sì da esserne storicamente sicuri. Serviranno per coloro che volendo fare una ricostruzione storica o altro lavoro qualsiasi potranno contare sulla loro esattezza. Una specie di materiali scelti messi a pie' d'opera, per poi servire alla costruzione di un edificio. C'è pericolo però di sbagliare le proporzioni; perciò anche in simili lavori occorre un minimo di senso storico e di valore inizialmente costruttivo. Spero che il mio capitolo sulla Riforma riesca a darne un'idea storica esatta, per quanto limitata al punto di vista dei rapporti fra Chiesa e Stato l. Sto bene. i scrivesti che pensavi far copiare i capitoli che ti ho inviati. Dura ancora questo pensiero? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA1381. 1. In effetti, Sturzo trattb di Lutero e del luteranesirno soprattutto sotto il profilo dei rapporti Chiesa-Stato: « Nel complesso - egli scrisse Lutero contribuì fortemente all'affermazione e allo sviluppo dello Stato assoluto del sec. XVI e alla caduta di molti fattori dello stato comunitario o corporativo del medioevo, e instaurb un nuovo cesaro-papismo del potere secolare, dopo avere disintegrata la comunità chiesa per mezzo dell'individualismo religioso ».Cfr. L. S., Chiesa e Stato, cit., voi. I, p. 181.


LUIGI E MARIO STURZO - CARTEGGIO

[London, Notting Hill], 29 novembre 1933

Carissimo fratello, stasera speravo ricevere la tua solita lettera o meglio cartolina. Non fo passare la giornata senza scriverti, perché vedo che l'ultima è del 24. Sto bene, grazie a Dio, non ostante il gran freddo. Ricevo ogni mese i fascicoletti di « Santificati0 nostra » per il ritiro mensile dei preti. Non ostante che le considerazioni o meditazioni siano un po' lunghe e certe volte troppo teologico-intellettualistiche, pure mi piacciono e mi giovano. Li conosci tu? che ne pensi? P. Archambault ha scelto, con una buona sistemazione, dagli scritti di S. Francesco di Sales e ne ha fatto un bel volume (s'intende in francese) l . È molto ben fatto e per coloro che leggono il francese, può riuscire veramente utile. Ho visto sull'c Osservatore Romano » le recensioni di due libri che desidererei: G. Pivan, W. Sombart, ecc., La Crisi del Capitalismo, Firenze, Sansoni, 1933, L. 15 - e R. Michels, Studi sulla democrazia e l'autorità, Firenze, La Nuova Italia, 1933, L. 7 . Se puoi, te ne sarei grato. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Notting

m],2 dicembre 1933

Carissimo fratello, la tua del 26 e quella del 29 mi sono arrivate insieme stamane. Grazie delle tue preghiere e della Santa Messa celebrata per noi. Sto bene. Non pretendevo dire una parola decisiva sui tuoi versi, ma solo le mie impressioni. Forse, rileggendoli più in là le impressioni potranno essere diverse. Tu hai ragione (forse) nella questione del t u degli ultimi versi; benché l'opposizione agli altri mi sembra mantenuta anche se il secondo t u venga tolto. Circa la concitazione - benché quella possa essere stata la situazione psicologica - non è necessario che ne sia la conseguente espressione LETTERA1382. 1. P. ARCHAMBAULT, Saint Francois de Sales, J. Gabalda et Fils, Paris 1930.


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estetica. I n ciò io sono d'accordo con Croce. È vero che la voce è dopo, cioè quella voce ma la nota voce può essere in genere, la voce di Dio nella coscienza, senza una particolare manifestazione. A ogni modo, tu vedi meglio di me quel che è l'esigenza psicologicospirituale del processo avuto. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 dicembre 1933

Carissimo fratello, piogge copiose hanno allagato le piane e interrotte le linee di Catania e Palermo; per tre giorni siamo stati senza posta. Qui nulla di speciale. Riprendo la nostra discussione. I o non parlavo dei contrasti storici tra chiesa e questo o quello stato, ma di opposizione di forma di socialità a forma. In quella mia cartolina indicavo a te il processo della mia mente per giungere all'affermazione della diarchia. Perché tu dici che le forme di socialità son due e non tre? Unicamente perché due solamente sono irriducibili l'una all'altra: la civile e la religiosa. E perché sono irriducibili? Non per la pura diversità ma per quella tale opposizione (filosofica) per cui ciascuna è una sintesi completa. Questo mio modo di ragionare (che a me pare filosoficamente giusto), come allora ti scrissi (nella cart. del 16 novembre) mi fa accettare la tua teoria anche per la parte che riguarda il tempo anteriore al cristianesimo. Anche allora dove la religione dipendeva dal potere civile (uso questa parola per evitare le discussioni sulla essenza della politica), essa religione restava se stessa; c'era un fatto, non un mutamento di principi; c'era confusione, non unificazione. Sto bene. Casati risponde che non conosce Storia del Concilio di Trento, ecc. Tuo t Mario


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[London, Notting W], 7 dicembre 1933

Carissimo fratello, non ricevo la tua solita e vedo che sono cinque giorni da che ti ho scritto. Questa per darti mie notizie. Grazie a Dio sto bene, non ostante il gran freddo di questi giorni. Avrei bisogno di avere i! testo dei Decreti del Tridentino. Io ricordo di avere fra i miei libri a Caltagirone un Concilium Tridentinum, edizione Marietti, un dorso largo e non legato. Puoi farmelo avere? O me ne puoi mandare uno tu? H o chiesto ad una biblioteca di frati, e non lo trovano. I1 sistema dei manuali teologici fa perdere le abitudini di studiare i testi. Già è la festa dell'Immacolata - poi la novena di Natale. In piena poesia religiosa. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Amerina, 9 dicembre 1933

Carissimo fratello, scrivo subito pei libri indicati. Dice Grisar nel suo Lutero che Lutero teoreticamente non dipende da nessuno. A me par vero il contrario. L'avversione contro il papato per motivi politici, filosofici e anche religiosi era già in quella che tu chiami coscienza collettiva. Poco importa che Lutero abbia preso le mosse dal fatto delle indulgenze e dalle sue preoccupazioni personali circa la salute dell'anima. Nel fatto egli s'inserisce nel processo storico, in quella corrente di opposizione. Grisar accentua parecchio il fatto dell'anormalità psicologica di Lutero. Anche questo mi sembra errore. Certo avea del patologico, ma la sua azione contro il papato e la funzione sacerdotale di mediazione ha una linea costante nel punto centrale. Non solo costante, ma anche coerente. Le sue stesse incoerenze più che patologiche sono sintomatiche. Demolire è agevole; non così ricostruire. Le incoerenze per me derivano dall'impreveduto e dal bisogno d'accordare i fatti particolari col suo principio o con


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le opportunità. Tale, per esempio, è il fatto del doppio matrimonio giudicato lecito per eccezione. Sto bene. Ti abbraccio e prego assai e sempre per te. Tuo Mario

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[London, Notting Hill], 12 dicembre 1933.

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 4 corrente con parecchio ritardo. Godo che stai bene. Anch'io grazie al cielo, sto bene; ma ho le mani piene di geloni e scrivo con difficoltà. Oggi sono molto occupato e non ho tempo di rispondere alla tua, riprendendo la conversazione sulla diarchia, che tu comprendi quanto mi interessi. Lo farò nella prossima. Un abbraccio di cuore. Luigi

Piazza Armerina, 14 dicembre 1933

Carissimo fratello, ti mando il Concilio di Trento. Di San Francesco di Sales lessi già una raccolta del salesiano Don Gria, un volume di oltre 500 pagine l . I o avevo già letto le principali opere di questo santo e posso dire quel che del resto ho sempre creduto, che le raccolte sfigurano le opere, perché le mutilano, anzi perché non ne danno che frammenti. Le raccolte sono come i musei, anzi no, perché i musei son, bensì contrasto e analisi, ma danno unità intera; invece le raccolte, dando frammenti, non son nemmeno analisi, ma pura frantumazione. Anche della loro utilità nelle scuole dubito. I n « Vita e Pensiero » (ultimo fascicolo) c'è un articolo di Monsignor Olgiati su Poésie pure di Bremond '. È una critica serena, come seLETTERA1387. * Cartolina illustrata: Regent Street, London. LETTERA1388. 1. EUGENIOCERIA, Lu vita religiosa negli insegnamenti d i San Francesco di Sales, Società Editrice Internazionale, Torino 1930. 2. HENRI BREMOND, L poésie pure, avec un débat sur la poésie par Robert De Souza, Bernard Grasset, cit.; cfr. F. OLGIATI,Henri Bremond e la « poesia pura », in « Vita e pensiero », fasc. 12 dicembre 1933, pp. 769-777. L'au-


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reno è il pensiero dell'olgiati che mi ha fatto ricordare il giudizio che io feci di quell'opera quando la lessi. Pure ci son tante cose belle e ben dette in quel libro, ma il probIema della poesia resta problema, né I'Olgiati vi fa fare un sol passo in avanti. Ed io credo che il meglio che si possa dire su questo argomento sta nel concetto del Croce che poi è del Kant, che la poesia è intuizione, intesa questa parola come apposizione a riflessione concettuale. Sto bene. Auguri e abbracci. f. Mario

[London, Notting Hill], 15 dicembre 1933

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 4 c.m. Dacché tu ti poni sul terreno filosofico e non su quello storico, perché parlare di opposizione di forma a forma di socialità e non di semplice distinzione fondamentale con tendenza all'autonomia? 11 concetto di opposizione implica quello di disintegrazione, mentre la socialità è una nel concreto, solo le forme sono filosoficamente (o sociologicamente) distinte, e storicamente invece ora confuse, ora distinte, ora opposte, etc. Tu dici che due sole forme sono irriducibili l'una all'altra; anche la famiglia è irriducibile, la più irriducibile per natura, ma sotto l'aspetto di agglomerato familiare (gens, tribù, clan) può assumere funzione religiosa e politica. Tutta la difficoltà di intendere risiede in quella tua affermazione che ogni forma è in sé una sintesi completa. Per me la sintesi è solo in tutta la società storica, cioè nel complesso di tutte le forme; le altre sono sintesi parziali; la società politica si sintetizza in stato politicamente e giuridicamente, la società religiosa si sintetizza in chiesa religiosamente e così via. L'interferenza reciproca delle forme sociali è legge necessaria dell'unificazione sociologica dell'attività umana. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi Hai fatto fare le copie dei capitoli? tore si diffonde sul concetto di «romanticismo » di Bremond definendolo «una reazione aii'estetica razionalistia del secolo XVIII e contro b a n e s i m o » servile che aveva preparato la via ad una tale estetica (p. 770).


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[London, Notting Hill], 20 dicembre 1933

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Carissimo fratello, questa per gli auguri più vivi per il Santo Natale. Il Bambino Gesù ti colmi, ci colmi tutti, di sue dolcissime grazie e ci dia il pegno della nostra salute. Io dirò le tre SS. Messe la Notte. Una è per noi tre, che il Signore ci mantenga suoi e ci dia l'eterna gioia. Le tue osservazioni sul lavoro di Grisar sono esatte. Grisar è per me un gran filosofo, ma non un vero storico. Purtroppo presso il clero, regolare specialmente, si hanno grandi studiosi di fonti e di documenti storici, ma pochissimi veri storici e forse ancora più pochi filosofi della storia. Eppure come è necessario volgere l'attività costruttiva alla storia. Non ho letto l'articolo di Olgiati, lo cercherò. La tesi di Bremond m'interessa, più che dal lato se sia o no filosoficamente esatta, quanto dal lato di tendenza a esplicare gli stati d'animo mistici che contiene l'arte in genere - l'arte è poesia. Che la poesia sia solo intuizione, a me non pare: toglieremo, come fa Croce, daila poesia, tutto il lavoro logico - costruttivo ed esplicativo. Cioè butteremo a mare nove decimi della più alta poesia. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

1391 Piazza Armerina, 21 dicembre 1933

Carissimo fratello, la tua del 15 m'interessa oltre modo perché mi fa pensare e approfondire il problema. L'opposizione filosofica non solo non è contraria d'unità, ma ne è condizione. Tutto il moto o processo, dall'intellettuale al fisico, avviene per l'opposizione. Senza di essa non ci sarebbe vita, ma morte, cioè il nulla. C'è opposizione anche nella Trinità. Sì, la famiglia è anch'essa forma irriducibile, ma non è forma suprema. Una sola famiglia è una cellula della società, non ancora la società. Le forme civile e religiosa son sintesi ciascuna per sé. Se così non fosse, tu non potresti parlare di diarchia. Tu dici che si sintetizzano nella società storica. Ed io non lo nego. Affermo


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però, come lo affermi tu, che la diarchia permane, e nel fatto dà luogo alle vicende storiche. Se non fossero due sintesi, tu non parleresti di Chiesa e Stato, ma solamente di Stato. I o son convinto che, in fondo, noi diciamo la stessa cosa. Ricordo poi che tu nel tuo bel lavoro dici proprio quel che penso io, benché non lo dica nella mia forma mentis, e ciò è logico. I capitoli te li spedirò fra giorni. Abbiamo avuto la neve e abbiamo gran freddo. Sto bene. I1 Natale si avvicina, e io ti ripeto gli auguri fraterni con ogni affetto. Ti abbraccio. Tuo Mario

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[London, Notting Hilll, 22 dicembre 1933

Carissimo fratello, ti rinnovo gli auguri più cordiali e fraterni. H o ricevuto i libri che mi hai fatto spedire. Grazie assai. Desclée mi ha mandato non il Concilio di Trento - testo dei decreti secondo le varie decisioni, ecc. ... ma il Catechismus ex decreto Conc. Trid. ad parochos. I l che non mi interessa. Dimmi se debbo restituirlo a Desclée ovvero spedirlo a te. Peccato che il testo stampato da Marietti che dovrebbe trovarsi fra i miei libri non si trova. Io non comprendo come si sia perduto. Intanto non t'incomodare. Cercherò di averlo qui in qualche libreria. Sto bene. I geloni vanno meglio. Grazie delle ricette. Qui ho trovato qualche preparato che mi giova. Le piaghe sono rimarginate. I1 Concilio di Costanza di Tosti dal punto di vista storico è abbastanza difettoso l . Egli se la prende con Gerson troppo esageratamente '. Ma ha dei pregi d'interpretazione che LETTERA 1392. 1. L. TOSTI, Storia del Concilio di Costanza, cit.; si veda la lettera 159, n. 3. 2. Jehan de Gerson (1363-1429), fautore della dottrina conciliarista, fu predicatore di corte di Carlo V I e si oppose al rifiuto d'obbedienza della Francia a Benedetto XV. Seguace moderato del nominalismo, cercò di conciliare le opposizioni fra filosofia e teologia, tra formalisti (scotisti) e terministi. Cercò inoltre di unire in una sintesi la mistica, cui assegnava un vaiore prioritario, con la scolastica, aderendo strettamente alla linea tradizionale, specialmente dei Vittorini e di S. Bonaventura. Inviato dall'università parigina ai Concilio di Costanza, Gerson f u la voce del concilio stesso in tutte le questioni più delicate: abdicazione di Giovanni XXIII, proclamazione deila superiorità del concilio sul papa, condanna di Hus e di Gerolamo da Praga. Tosti esprime giudizi estremamente critici su


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veramente valgono. Peccato che è troppo verboso e lo stile suo oggi si tollera poco. Croce giudica i lavori di Tosti quali poemi eroici. Non so se dica così, ma mi pare che l'afflato eroico non vi manchi, e neppure la intenzionalità che diviene tesi. Salutami tutti gli amici. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 25 dicembre 1933

Carissimo fratello, a momenti ricevo la tua del 20 e i fraterni auguri. Grazie di cuore. Io questa notte ho applicato per noi e i nostri cari defunti la prima messa celebrata pontificalmente in Cattedrale. Ore soavi di spirituali elevazioni nel vincolo della carità. Le altre due messe le ho celebrate subito dopo nella mia cappella. Questa ti ripete ancora una volta i miei affetuosi auguri. La teoria dell'arte intuizione non va intesa in senso tale che escluda il contenuto. Croce non l'intende così. Egli, per esempio, nega che ci sia poesia didascalica, ma ammette la poesia della didascalica. Nega il contenuto, ma per ammetterlo come risoluto in forma; nega il concetto, ma per ammetterlo come risoluto in immagini. Insomma l'intuizione va intesa come stato, cioè, come visione diretta, senza riflessione intellettualistica, come estasi contemplante, ammirante, come spontaneità, come canto, come sentimento; sentimento del pensiero, del ragionamento, dei valori, dei fatti. Sentire immediato, sentire il valore, in una specie di sogno, d'ingenuità, d'infanzia dello spirito. Nessun altro concetto della poesia mi sembra cosl chiaro e che regga a ogni critica. Sto bene. Le sagre funzioni e la veglia non mi hanno fatto soffrire anzi ho goduto anche fisicamente come mai. Prega per me. E credimi. Tuo t Mario

Gerson soprattutto a proposito delia sua tesi circa u l'infallibile autorità che ha il Concilio sul pontefice » (cfr. L. TOSTI, Storia del Concilio di Costanza, cit., vol. 11, p. 67 e ss.).

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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

[London, Paddington], 27 dicembre 1933

Carissimo fratello, la tua del 21 mi è arrivata quest'oggi anzi questa sera; perciò anch'io sono in ritardo. Nel senso che tu dai all'opposizione - dialettica e realistica - s'intende che tu ti riferisci a& concretezza delle forme, cioè alla storia; mentre nella cartolina del 4 dicembre tu escludevi di parlare « dei contrasti storici », ma « di opposizione di forma di socialità a forma » cioè - io compresi, di idee astratte. Tu assumi che le forme, civili e religiose, sono sintesi, cioè concretezza - storia. Stiamo quindi sul terreno concreto. Le sintesi di stato e di chiesa sono sintesi parziali o giuridiche o politiche o religiose, con scambio di elementi perché fra i due vi è un ~ontinu~dinamismo. E ciò perché la vera sintesi sociale si compie e si perfeziona nella coscienza, che è sempre coscienza individuale. Quando avrai tempo ti prego di rileggere il cap. V e poi mi dirai se siamo d'accordo e dove non lo siamo (che è quel che più m'interessa sapere per migliore studio). Sto bene. Auguri per il nuovo anno. Ho ricevuto la letterina di Vincenzino. Grazie. Salutami Don Giovanni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 30 dicembre 1933

Carissimo fratello, l'anno finisce. Altro anno comincerà tra due giorni. Auguri fraterni. A Desclée fu subito scritto segnalando l'errore e ordinando l'invio del Concilio. I1 catechismo romano lo rimanderai a lui. I o non sono stato a casa e perciò non ho cercato tra i tuoi libri. H o finito di udire la lettura del Concilio di Costanza. Dici bene: storicamente ha molti difetti. Ci si sente, più che l'epopea, l'oratoria. Tosti è oratore teologo apologista. E ci sono lungaggini di discussioni dottrinali che più brevi e precise avrebbero meglio giovato al fine. Egli poi reputa regolare il Concilio di Pisa che non f u convocato da nessun papa, ma da cardinali; reputa antipapa Gre-


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gorio X I I e papa legittimo Giovanni XXIII quando è il contrario, ecc. ecc. Ciò non ostante è sempre un libro interessante. Non credo poi che gli dica bene, quando afferma che la riforma derivi dal concilio di Costanza e segnatamente dalla affermazione della superiorità del Concilio. I1 Concilio di Costanza anch'esso è effetto d'un movimento più vasto e profondo e molteplice. La corrente che va alla riforma, in parte almeno, è indipendente da quel Concilio. C. Caristia ha pubblicato un bel volumetto di versi l . Te lo ha mandato? Se no, ti manderò il mio. Mette il conto di leggerlo. Sto bene. I1 tempo è freddo e piovoso. Non vediamo il sole da più giorni. Ah! il sole! Ti son assai grato del pensiero che hai dei nostri oblati e della Congregazione. È certo una grande grazia per la diocesi. Ti abbraccio e mi raccomando assai alle tue preghiere. Tuo aff.mo t Mario

[London, Notting Hill], 31 dicembre 1933

Carissimo fratello, eccoci, grazie a Dio, alla fine del 1933. Come volano gli anni e si avvicina la fine. La misericordia di Dio sia sopra di noi. Rinnovo gli auguri più vivi. Per quanto tu abbia riassunto il pensiero di Croce sulla poesia assai chiaramente (temo quasi che tu abbia esposto il suo pensiero riflesso nel tuo) pure io non riesco ad accettarlo per intiero. Per Croce (se non erro) tutto quello che non è sentire immediato, intuizione in questo senso, non è poesia; cosi egli distingue nella poesia il momento poetico dalla struttura. Ora, è impossibile questo separatismo. Intanto può esistere il momento intuitivo in quanto esiste il supporto costruttivo; ma neppure questo supporto è un che di distinto e di finalisticamente subordinato. Pensa ad una costruzione architettonica: il momento intuitivo è complessivo e di dettaglio; ma l'elemento costruttivo a base di fisica e matematica fa tutt'uno con l'intuizione artistica e la sua espressività. Altra osservazione. Nelle opere di arte basate su mezLETTERA1395. 1. Catmelo Caristia pubblicò sotto lo pseudonimo di Consuelo Del Bene, La scia: poesie passatiste, Catania 1933. Cfr. anche lettera 6 nota 3.


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zi più sensibili (linee, colori, suoni, movimenti, ecc.) noi cerchia mo più che la diretta intuizione, il valore intellettuale di questa intuizione; neila poesia dove il mezzo, la parola si fonde con il pensiero, noi cerchiamo l'elemento più sensibile, l'imagine, il sentimento. I trapassi delle due forme di arte dal pensiero all'imagine o dall'imagine al pensiero, ci dà il significato di questa ipostasi sintetica che è l'opera d'arte. Non so se mi sono espresso bene. Scrivo currenti calarno e senza appunto, perché stasera fine dell'anno, l'ultima lettera è per te. Domani per te la prima preghiera. Tuo


[London, Notting Hiii], 4 gennaio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 30. Spedisco a Desclée, il Catechismo Romano. Grazie per il Concilio di Trento. H o cercato, riscontrando vari libri alla Biblioteca di farmene un'idea più esatta possibile. Peccato che non c'è uno studio moderno ben fatto sopra un argomento di quella importanza e dopo le interpretazioni così erronee ed inesatte degli avversari. Circa Tosti siamo di accordo nel valutarne i pregi e i difetti. Non ho ricevuto il volumetto di versi di Carmelo Caristia l . Lo leggerò volentieri. Forse non me l'ha mandato perché io non gli ho spedito la Tetralogia. Ma io non so mai se spedire lettere e libri sia gradito o no. I1 tuo accenno sugli oblati credo che si riferisca alla mia lettera a Vincenzino. Vorrei essere sicuro che sia arrivata regolarmente. Sto bene. I1 tempo si è addolcito. Spero prendere qualche giorno di riposo, dopo che dalla fine di agosto non ho avuto un giorno libero e senza lavoro. Prega per me. Salutami gli amici tutti. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

P. S. - Vorrei avere l'indirizzo di Parlagreco e vorrei scrivergli io direttamente.

Piazza Armerina, 4 gennaio 1934

Carissimo fratello, rileggerò subito il capitolo V. Frattanto torno sul mio concetto, anche perché non mi sembra che sia molto diverso dal tuo. Le mie due cartoline a cui tu accenni, non sono in contrasto tra loro, ma dicono la stessa cosa in forma diversa in rapporto al punto * Le lettere del 1934 sono in prevalenza scritte su cartoline postali. Si segnalano solo i casi diversi. LETTERA1397. l. Cfr. lettera 1395.


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della discussione. La filosofia e la storia, l'astratto e il concreto, l'universale e il particolare vivono l'uno nell'altro, sono intellegibili l'uno per l'altro. Volendo parlare analiticamente, può dirsi che prima è il particolare e il concreto, poi l'universale e l'astratto. Nel fatto nessuno è prima e nessuno è dopo, e tutti e due nascono a un parto. Quando io, per es., scopro nel concreto storico le varie forme di socialità, le vedo particolari, perché vedo nello stesso tempo il loro aspetto, la lor ragione universale o generale e astratta. Se questo non vedessi, io nemmeno comprenderei la ragione di forma. E quando io faccio la sistemazione sociologica delle medesime, ciò posso fare, perché, ci badi o no, faccio la loro sistemazione filosofica. Io-vedo la storia nel suo aspetto concreto, perché la vedo nel suo aspetto astratto filosofico. Sto bene. I1 10 è l'anniversario della morte della nostra santa madre. Saremo uniti in ispirito nei suffragi. Ti abbraccio. Tuo Mario '

[Parisl, 9 gennaio 1934

Carissimo fratello, ricevo qui la tua del 4. Mi sembrò che tu opponessi Ie forme di socialità nella loro universalità, indipendentemente dai contrasti storici. Circa il rapporto tra filosofia e storia siamo di ac. cordo. Sto bene. H o visto una vita di Gesù dell'abbé Klein l, che tu conoscesti in casa di Mr Dequinelle, il vecchio prete amico di Fogazzaro. È una magnifica edizione e mi dicono che è assai ben fatta. Sto bene. Fra giorni sarò di ritorno. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi LETTERA 1398. 1. SUI retto della cartolina L.S., in data 9 gennaio 1934, annota: « Mi sembrò che tu opponessi le forme di socialità nelia loro universalità, indipendentemente dai contrasti. Circa il rapporto tra filosofia e storia siamo d'accordo ». LETTERA 1399. * Cartolina illustrata: la Fontaine Médicis a Parigi. 1. Don Félix Klein (1862-1953), prete parigino, compagno abituale di Alfred Loisy nelle passeggiate quotidiane nel bosco di Meudon, fra il 1900 e il 1904. P r e fessore alla facoltà di Lettere dell'Istituto Cattolico di Parigi. Interessante la parte del carteggio, relativa ai suoi rapporti con Fogazzaro. FÉLIX KLEIN, J ~ S U S et ses apotres, Lettre-préface de S. Em. le cardinal Verdier, Bloud e Gay, Paris 1931.


ANNO 1934

1400 Piazza Armerina, 9 gennaio 1934

Carissimo fratello, la lettera fu ricevuta e gradita. La risposta ha ritardato perché s'è attesa la conferma per la riscossione del vaglia. Quel che tu dici circa la teoria di Croce, non mi pare che contrasti con la medesima. Croce accentua a volte i contrasti per ragioni polemiche. Quando, per es., egli dice che l'architettura della Divina Commedia non è da prendere come spesso i dantisti la prendono, intende censurare gli sciocchi pedanti. Certo che la Divina Commedia è un tutto che non patisce divisione; e parte di quel tutto è anche la struttura architettonica. Però è poesia quando è vista nell'unità, come intuizione. Circa la musica e l'architettura io non trovo le difficoltà a cui tu accenni. I o ritengo che la fattura nella prima, la tecnica nella seconda, son liricità nell'armonia del tutto quando destano quello stato che Croce chiama intuizione (in senso lato) e che io chiamo contemplazione non discorsiva, ma ammirativa. Del resto, se tu hai una tua teoria, desidero conoscerla. Circa Bremond io ritengo che tra lo stato mistico e lo stato lirico non c'è coincidenza: il primo in fondo è pratico, è un momento realistico della vita superiore, il secondo è sempre antipratico, sempre e solamente ammirativo. Sto bene. Abbiamo gran freddo, più del passato. Ma il freddo è bene e ci godo. Prega pel tuo Mario l

[London], 13 gennaio 1934

Carissimo fratello, trovo, tornando, la tua del 9. M'interessava sapere che la lettera a Vincenzino non si era smarrita. I1 resto va da sé. I o prego sempre per i tuoi oblati. Sto bene. I1 viaggio è stato ottimo. Circa LETTERA1400. 1. Sul retto della cartolina L.S., in data 13 gennaio 1934, annota: « D'accordo contemplazione estetica. Io non posso esdudere nessun elemento sia intuitivo o ragionativo, sensibile mistero prezioso (nel senso giusto della parola) che partecipò d a sintesi artistica D.


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l'estetica io non posso dire di avere una teoria ben formata. H o parecchie idee che avrò piacere di segnalarti nelle nostre conversazioni epistolari, per avere le tue osservazioni. Ma in sostanza io sono di accordo con te circa la conteinplazione estetica. I o non posso escludere nessun elemento, sia intuitivo o ragionativo, sensibile, mistico, magico (nel senso giusto della parola) che partecipi alla sintesi artistica. Ma di ciò altra volta. Ora sono stanco del viaggio e ti scrivo questa per darti subito mie notizie. Fin da ora gli auguri più affettuosi per S. Mario. Celebrerò per te e le tue intenzioni. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 19 gennaio 1934

Carissimo fratello, stamane ho celebrato per te, la tua diocesi e i tuoi oblati. Ti rinnovo gli auguri più fervidi. Sto bene. Ho ricevuto la tua breve cartolina, e godo assai che tu lavori sempre con giovanile fervore e alla gloria di Dio. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 20 gennaio 1934

Carissimo fratello, oggi settimo anniversario della morte della nostra santa sorella Suor Giuseppina, ho celebrato la S. Messa per l'anima di lei. Grazie degli auguri pel mio onomastico. Tu mi dici che nella sintesi estetica entrano tutti quegli altri elementi, ecc. Ciò non mi sembra esatto. La sintesi che così tu consideri a me pare che sia, non la estetica, ma la sintesi della vita in cui l'elemento estetico prevale e a cui dà il tono specifico. Quando noi parliamo di sintesi estetica o mistica o logica o pratica, facciamo necessariamente delle astrazioni. La sintesi reale e concreta non è né l'una né l'altra di queste cose; è tutto, il tutto della nostra vita, nella sua attuaLETTERA 1402.

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Cartolina illustrata: Marble Arch, Londra.


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lità dinamica. Credo che le difficoltà maggiori a fissare un concetto dell'estetica, sia in non sapere o non volere o non badare a superare la confusione tra la sintesi concreta e l'astratta. I o non posso reputare elementi della sintesi estetica, in quanto tali, il concetto, l'azione, l'elevazione mistica. Estetico, in senso filosofico, specifico, è tutto ciò che concorre alla produzione del rapporto di bellezza in quanto ammirata. Or questo rapporto non si produce né pel ragionamento, né per altra attività specifica, ma solo pel prevalere della intuizioze, del disinteresse pratico, dei rapporti d'armonia di perfezione, sia pure relativa, di rappresentazione, ecc. Sto bene. I1 lavoro cresce. Ed è una gioia. Oggi splende il sole in un tepore che sa di primavera. E ci voleva dopo tanto mal tempo e tanto freddo. Prega pel tuo aff.mo fratello t Mario

[London, Notting Hiiil, 24 gennaio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto il Concilio Tridentino. Grazie assai. Appena non mi serve più te lo rimanderò. Non ho ricevuto tue cartoline dopo l'ultima brevissima ch'ebbi il 19. Penso che sei occupatissimo. H o ricevuto il Bollettino, che in sostanza, mi dà tue notizie. Sto bene e lavoro - grazie a Dio - nonostante il gelo di questi giorni. Oggi siamo stati insieme nel ricordo e nelle preghiere per il nostro caro papà. Scrivendo a Laterza doinandagli che m'invii il fascicolo I1 (marzo) del 1933 ' che io prestai e si è smarrito. Salutami Vincenzino, Don Giovanni e tutti gli amici e prega per me, tuo Luigi 1405 Piazza Armerina, 25 gennaio 1934

Carissimo fratello, ti ho fatto spedire il volumetto di versi di C. Caristia. Desclée non aveva il Concilio di Trento. Ti ho fatto spedire il LETTERA1404. 1. Probabiiente si riferisce a « La Critica », la rivista di Croce.


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mio. È un'edizione molto interessante. Io, quando andrò a casa, prenderò per me, il tuo, e mi sarà più caro. Vincenzino è andato a Roma pel giubileo. Gli ho detto di cercare una storia moderna, breve e ben fatta del Concilio di Trento e spedirtela. Leggi il primo articolo della « Critica » uscita testè e poi dimmene il tuo giudizio, non proprio sull'articolo, ma sul concetto di poesia che ivi il Croce torna a precisare l . Non dice nulla di nuovo. Te lo segnalo in rapporto alla nostra discussione. Un articolo della « Civiltà Cattolica » sulla natura del dovere mi fa ripensare questo problema '. A me sembra errore dire che senza una sanzione e un'autorità suprema giudicante premiante o punente, non si possa concepire il dovere. Dio è il presupposto necessario e universale non di questo o di quel fatto o principio, ma d'ogni cosa. Pure nessuno afferma che per concepire, per es., la sensazione, sia necessario risalire a Dio. È necessario sempre presupporre Dio; ma poi l'opera di Dio ha in sé i caratteri della sua intelligibilità specifica. I1 dovere per me non è altro che l'obbligo d'agire conforme ragione, il quale obbligo diventa stretto, quando si è nell'alternativa di porre o l'atto retto o il suo opposto. C'è il dovere per LETTERA1405. 1. « L a poesia vera, la non impura poesia pura, è "suono" certamente, e non è suono che abbia sigdicato logico come quelii deiia prosa, cioè che comunichi un concetto, un giudizio, un ragionamento, o dia notizia di un fatto storico. Ma il non avere significato logico non vuol due che sia un mero suono fisico e non abbia e non sia un'anima, un'anima in quel corpo, che fa tutt'uno col suo corpo come questo con lei. A distinguere l'anima di verità deiia poesia dall'anima di verità deiia prosa la scienza estetica ha scelto e adopera il termine di "intuizi* ne", e dice che intuizione ed espressione poetica nascono di un sol getto, e dice anche che l'intuizione poetica è intraducibile in termini logici, è un infinito che non ha altro equivalente che il canto in cui si esprime e che è dato di cantare ma non mai di rendere in altra forma. Non s'intende che cosa si voglia concludere quando, con l'intenzione di restringere la poesia al mero e astratto suono, si usa osservare che essa sia o debba essere nient'altro che "musica"; quasi che la musica sia mero e astratto suono, e non già suono animato, sicché, con lo stesso diritto, si potrebbe asseverare e richiedere che la musica sia poesia. E un'iiiusione credere che un verso a riempia di gioia per i suoni coi quali ci accarezza ed estasia l'udito, perché, in realtà, quei suoni accarezzano ed estasiano la fantasia, e per essa il sentimento». Cfr. B. CROCE,Difesa della poesia, in u La Critica », 20 gennaio 1934, pp. 10-11. 2. C£r. P.A. M E S S I N ~ OS. I., Il concetto deontologico di natura e la legge morde, in u La Civiltà Cattolica D, 20 gennaio 1934, p. 134 S., l'articolo è di commento a G. DEL VECCHIO, Lezioni di filosofia del diritto, Città di Castello 1932. Alla pubblicazione di Del Vecchio si era riferito un altro arucolo di A. MEssnmo, Il concetto di natura fisica e la causa libera, in u La Civiltà Cattolica », 16 dicembre 1933, pp. 584-597.


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chi non crede a Dio? Certamente. Dicono: ma è inefficace. Si risponde che, tolto Dio, tutto è non solo inefficace, ma incomprensibile. Pure la voce della coscienza permane, e il dovere lega con la forza del fatto razionale. Sto bene. Ti abbraccio. Tuo Mario

[London, Notting Hill], 28 gennaio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua attesa del 20 c.m. con un certo ritardo. Sto bene. Godo che il lavoro ti cresce. Parlando di sintesi estetica io intendo sempre sintesi concueta e non astratta. È per me sintesi concreta l'opera d'arte, è anche sintesi concreta la mia partecipazione estetica d'opera d'arte. Per sussistere l'opera d'arte debbono essere tradotti in valore intuitivo e in elementi costruttivi, le idee, i ragionamenti, la cultura, i sentimenti che l'opera d'arte arriverà a esprimere. Cosl dall'altro lato, se io non arrivo a possedere, in certo modo, quell'insieme di cultura necessaria a comprendere l'opera d'arte, non potrò averne né le emozioni ch'essa tende a produrre, né la percezione ammirativa della bellezza ch'essa contiene. Nella pag. 12 della « Critica » di questo mese c'è un periodo in cui tutto ciò che l'uomo pensa vuole ama odia, ecc., è detto materia di poesia l . Io accetto quel che si dice in quel periodo; l'idea di materia io la sostituisco con quella di elementi di sintesi. Perché non dire che possono essere « elementi della sintesi estetica il concetto, l'azione, l'elevazione mistica D, se tradotti in intuizione artistica? L'intuizione artistica non lavora certo nel vuoto. Sto bene. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

LETTERA 1406. 1. « Se, dunque, la poesia 2 intuizione ed espressione, unità di immagine e di suono, qual'e la materia che prende forma d'immagine e di suono? B tutto I'uomo che pensa, che vuole, che ama e odia... D, cfr. B. CROCE,Difesa della poesia, in « La Critica », cit., p. 12.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

[London, Notting Hill], 31 gennaio 1934

Carissin~ofratello, rispondo alla tua del 25. Sono di accordo con te sulla natura del dovere. Se il problema è posto nei termini della « Civiltà Cattolica » fa sorgere l'idea che il dovere sia eteronomo, il che non è affatto. È la stessa questione dell'autorità che è da Dio come è da Dio la libertà; però della prima si afferma e della seconda si tace. Anche l'autorità non è eteronoma all'uomo, ma è naturale. La cagione di queste affermazioni (che isolate possono dare l'idea di eccezioni nel sistema dell'ordine razionale umano), mi sembra derivi dal timore che si possa concepire un'autorità e un dovere che possano essere dichiarati indipendenti dalla legge morale e quindi da Dio, e anche per inculcare la sottomissione e l'ubbidienza. Circa poi la non efficacia del senso del dovere, questa può essere tanto in coloro che non credono in Dio, quanto in coloro che pur credendovi ne violano la legge morale. Ti ho scritto sull'articolo di « Critica ». Io non accetto la definizione di materia della poesia, perché per me la materia sono le parole (e non le idee) come per la musica i suoni e per la pittura i colori. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 31 gennaio 1934

Carissimo fratello, scrivo con qualche ritardo per mancanza di tempo. Il mio vicario generale, come ti scrissi, è a Roma pel giubileo, e perciò io ho maggior lavoro. Sto bene. Abbiamo avuto tempo pessimo. Ora c'è un bel sole, ma ancora molto freddo. È un inverno molto rigido questo, come mai. La « Civiltà Cattolica » nell'ultimo quaderno in una critica su cose di etica, ripete quel che i nostri sempre dicono, cioè, che il dovere, senza Dio, non si concepisce; che il dovere limita la libertà, ecc. l . A me pare che la prima espressione LETTERA1408. 1. Si veda nota 2, lettera 1405.


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derivi da un eccesso d'analisi. Senza Dio nulla si concepisce e nulla s'intende. Dio dunque è il presupposto necessario d'ogni essere e d'ogni conoscere. E allora la ripetizione analitica a ogni singolo problema nulla aggiunge o genera confusione. I1 dovere è come tutte le altre cose del creato, che si conoscono per virtù della mente, la quale poi dalle creature arriva al Creatore. Che il dovere limiti la libertà, mi pare espressione equivoca, perché la parola libertà si prende in più sensi, come facoltà, come ordinamento sociale, ecc. Nel primo senso nulla la limita, tranne la stessa natura, nel senso che la nostra è libertà, non assoluta, ma relativa. Un limite interno alla libertà non potrebbe essere che una sua parziale soppressione. I1 dovere etico è come il fatto logico, nel senso che è l'obbligo d'agire ordinatamente, di non agire disordinatamente. Così per la mente certo limite non è il non potere errare sapendo d'errare. L'errore conosciuto come tale è superato. Prega per me, come io sempre prego per te, amato fratello. E ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 5 febbraio 1934

Carissimo fratello, comprendo che tu sei occupato, quindi non mi lagno se mi scrivi meno spesso. Le tue cartoline mi fanno sempre buona compagnia e mi fanno pensare. Tu trovi che l'espressione che il dovere limiti la libertà sia equivoca. A me sembra che la « Civiltà Cattolica » intenda per libertà la libertà di scelta. I1 dovere, sentito come tale, non dovrebbe dar luogo alla scelta di quel che vi contrasti, tranne che per un abuso di libertà. Non avendo letto l'articolo potrò errare nella interpretazione che vi do. Ma dato il senso prevalente presso gli scrittori cattolici della parola libertà, la mia interpretazione dovrebbe essere esatta. Si tratterà sempre di limite morale; come è limite morale la legge sociale così è limite morale il dovere. La prima è limite morale se e perché tradotta in dovere e il dovere se e perché tradotto in coscienza del dovere. Siamo di accordo? Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 5 febbraio 1934 Carissimo fratello, la parola materia dal Croce è usata in senso relativo, nello stesso senso che è usata da Dante nel I del Paradiso, dove dice: « Veramente quant'io del regno santo - nella mia mente potei far tesoro - sarà ora materia del mio canto » l . I1 Croce poi non nega che i concetti, ecc. ecc., siano elementi della sintesi estetica. Dice però che nel fatto lirico tutto è risoluto in intuizione. Con che vuol dire che il momento estetico non è né processo logico né processo etico né processo storico né processo economico, ma stato d'intuizione, di sentimento, d'ammirazione. Per dare una definizione occorre trovare l'elemento centrale della sintesi, quello che la regge e le dà la natura specifìca. Dicendo solo quali siano gli elementi della sintesi estetica, in fondo, non si dice nulla, non si dà una definizione. Ora io desidero sapere come tu definisci il momento estetico. Nella tua del 31 circa il dovere, scrivi: « La ragione, ecc., mi sembra derivi dal timore che si possa concepire un dovere ... indipendente dalla legge morale e quindi da Dio D. Vorrei sapere se tu intendi con queste parole reputare separabile il dovere dalla morale. Per me la morale è dovere e il dovere è la morale. La morale è l'ordine delle azioni, in quanto deve venire osservato e non violato. Sto bene. Abbiamo tempo d'antica, piogge continue, gran vento, neve, grandine e quindi gran freddo, senza tregua. Ti abbraccio e mi raccomando alle tue preghiere. Tuo t Mario

[London, Notting Hiii], 9 febbraio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 5. La legge morale comprende insieme diritti e doveri ed è presa come un ordine oggettivo. I1 dovere ha più correntemente il senso della traduzione dell'obbligazione morale oggettiva in affermazione soggettiva attraverso la coscienza. Sarebbe superfluo parlare di natura del dovere se non s'intendesse LETTERA 1410. 1. DANTE, Paradiso, I, W. 10-11.


ANNO 1941

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come fatto di coscienza. Oggettivamente si dovrebbe parlare di natura obligante della legge morale (sia naturale sia divina positiva sia sociale). Altra volta ti parlerò dell'estetica. Di tanto in tanto ci penso ed ho sempre idee in contrasto su questo soggetto. Sto bene. Qui tempo sereno, ma un po' fredduccio per i venti. Del resto meglio di altri anni. La mattina il sole mi visita mentre scrivo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 11 febbraio 1934

Anche questa volta, fratello carissimo, sono in ritardo. Ma merito le attenuanti. Vincenzino è ancora a Roma ed io, per giunta, ho in casa il dottore Anzalone da Enna, ammalato. I1 giorno 6, mentre parlava con me nel mio salottino, fu colto da paralisi. Subito lo feci trasportare nella segreteria e feci avvisare la moglie e i figli, che vennero immediatamente, e tutti son qui. Fortunatamente il male si va risolvendo da fare sperare bene e un prossimo ritorno alla lor casa. I1 buon Dio mi ha visitato con una delle sue misericordie, ed io sento di avere, nel caro ammalato, il Signore in casa. Giovami si è moltiplicato e si moltiplica per non far sentire ai nostri ospiti troppo il disagio d'una ospitalità impreparata. L'ammalato la mattina seguente al colpo chiese di confessarsi, ed io stesso gli portai la santa comunione. Uomo buono e dedito tutto alla carità, edifica col suo contegno. Tu dovresti ricordarlo. Prega per lui, &ché il Signore gli ridoni la prima sanità pel bene degli ammalati e dei poveri di cui è padre. Alla libertà nessun limite può esser posto dall'esterno, come nessuno ne può essere posto al pensiero. La legge, la sanzione, ecc. regolano il campo dell'azione, moralmente e coattivamente, cioè, determinano dati rapporti, creano dati doveri. Nemmeno il dovere è limitazione. I1 concetto di limite è sempre privativo. La privazione è sempre una indebita sottrazione. Che cosa sottrae al campo dell'azione, in quanto etico, il dovere? È lo stesso campo etico, considerato sotto una determinazione che non consente, eticamente, scelta. C'è confusione nel nostro campo su questi problemi, perché


LUIGI E MARIO STURZO

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- CARTEGGIO

c'è parziale incomprensione della loro ragione strettamente filosofica. Non ti pare? Sto bene. Prega per noi e credimi tuo t Mario

[London, Notting Hill], 15 febbraio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua. Pregherò per il Dr. Anzalone, e mando a lui e famiglia i miei auguri. Che la tua casa gli porti benedizione e la sua presenza ne porti a te. Sto bene. Secondo me si può dire che la mente ha dei limiti, logici e reali, al suo pensiero; come si può dire che la volontà ha dei limiti, morali e reali, alla sua libertà di scelta. Si può anche sostenere che non sono limiti. Ricordiamoci che ci esprimiamo quasi sempre per via di parlare analogico. Tu dici che nessun limite può essere posto dall'esterno; ma io non avevo scritto dall'esterno nella mia del 5 c.m. Scrivevo: « La prima (la legge) è limite morale se e perché tradotta in dovere e il dovere se e perché tradotto in coscienza del dovere ». Avevo così chiaramente indicato la natura interiore del limite, un auto-limite perché limite di coscienza. Tu dici: « la legge regola il campo dell'azione e cosi il dovere ». Ora, secondo me, il pensare (come il volere) è azione anche se rimane interiormente. C'è chi può vietare un atto di pensiero e di volere interiore ed è l'Autore della natura. I1 limite etico a quei pensieri puri (e ai puri moti di volontà) è limite interiore, perché corrisponde a natura e perché esigenza di natura diviene coscienza individuale. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 17 febbraio 1934

Carissimo fratello, il dott. Anzalone è partito l'altro ieri abbastanza rimesso; è andato in una sua villa sul lago di Pergusa a far la convalescenza '. È stato presso di me nove giorni. I1 tempo è pessimo, nevica

LETTERA1414. 1. I1 lago di Prrgusa, è vicino a Enna, nella diocesi di Piazza Amerina.


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spesso, i venti infuriano, il freddo è ai più insoliti gradi. Ma io sto bene, lavoro e ringrazio il Signore. Ti ho fatto spedire da Laterza il fasc. marzo 933 della « Critica ». Vincenzo da Roma ordinò per te una recentissima Storia del Concilio di Trento in francese '. Ti feci spedire i versi di Caristia. Informami delle rispettive recezioni. Circa il dovere parlare di natura obbligante della legge, forse può andare, purché non s'intenda parlare di legge come fatto esterno. I1 dovere non è né un puro fatto di coscienza né un puro fatto esterno. È un rapporto tra il soggetto e l'ordine oggettivo, in quanto questo ordine è anche soggettivo, cioè, in quanto il soggetto è un elemento, un fattore di tale ordine, è nell'ordine, e l'ordine è in lui. I1 dovere e la morale per me sono una sola cosa. Se la morale non importasse dovere e se il dovere non fosse la morale, non si comprenderebbe né la morale né il dovere. I1 problema m'interessa e perciò desidero conoscere bene quel che tu ne pensi. Senza fretta però. La santa quaresima ci richiama a pensieri di eternità. Ed io prego per te con più vivo fervore. Tu prega pel tuo aff.mo fratello f' Mario

[London, Notting Hiii], 21 febbraio 1934

Carissimo fratello, ho atteso la tua solita. Vedo che tarda. Ti scrivo per dirti che sto bene e spero sentire lo stesso da te. Vincenzino mi ha scritto da Roma che mi ha fatto spedire la Storia del Concilio di Trento (uno dei volumi della Storia dei Concilii), ma io ancora non l'ho ricevuta. Ti ringrazio assai. Certo mi gioverà. Ho ricevuto il numero perduto di « Critica ». Grazie. Chi predica la quaresima costà '? E tu andrai a casa da Nelina? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Ho letto sul successo di Refice con la sua Santa Cecilia '. H o pensato alla mia Tetralogia che non trova un musicista. 2. Cfr. lettera 1432, nota. LETTERA1415. 1. Cfr. lettera 1418. 2. Licinio Refice (1885-1954),musicista e sacerdote. Compl a Roma & studi musicali, componendo musica sacra e oratori. L'opera Cecilia fu rappresentata a Roma al Teatro dell'opera nella stagione 1933-34,con grande successo.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 23 febbraio 1934

Carissimo fratello, ti ho fatto spedire la pastorale per la presente quaresima. Essa tenga luogo delle solite cartoline fatte rare pel mio sopralavoro. Se ne vuoi altre copie, scrivi subito prima che siano esaurite. Sto bene e lavoro come ai bei giorni della mia giovinezza. Ma son vecchio e non posso abusare. Ora andrò in giro per la diocesi, e questo per me è un relativo riposo. Circa il problema del dovere io parlo e mi occupo al presente della funzione psichica in se stessa. L'atto etico è sempre atto di dovere positivo o negativo; il dovere è sempre atto di libertà; la libertà è come il pensiero e il volere. Questi atti non patiscono limitazioni esterne, e solo può esternamente limitarsi il campo del loro esercizio. Dire che il dovere limita la libertà quindi è errore. I1 dovere regola non limita la libertà. I1 volere e il pensare non sono azioni, ma atti. Per azione s'intende sempre un atto esterno. Ciò per precisare il mio pensiero. Ma vedo che lo devo esprimere malamente il mio pensiero, perché lo vedo spesso frainteso. Sarà il fatto della cartolina che obbliga a una brevità che si risolve in oscurità. Mi raccomando alle tue preghiere. Io ti ho sempre presente nelle mie. E ti abbraccio. Tuo j. Mario

[London, Notting Hill], 25 febbraio 1934

Carissimo fratello, h oggi non ho ricevuto né la Storia del Concilio di Trento, né Caristia. Te ne scriverò. Grazie. Sto bene. Mi accorgo che quando hai scritto la tua del 17 c.m. (arrivatami con tanto ritardo) non avevi letto la mia del 15. Quindi rimando la discussione sul dovere a dopo la tua ulteriore risposta. Qui solo noto un punto che mi occorre chiarire, ma che non si riferisce solo al problema del dovere. Quando io parlo di coscienza, quasi sempre tu vi dài un significato puramente subiettivo, al quale opporre un elemento


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obiettivo extra-coscienziale. Ora, la coscienza non è una facoltà che lavora a vuoto, non è neppure una facoltà ma tutto l'uomo che lavora sempre su materiali soggettivi-oggettivi. Opporre (nel caso presente) un ordine morale oggettivo alla coscienza etica - o del dovere - sarebbe fare dell'analisi e procedere per astrazioni. Dove esiste la legge morale, ordine oggettivo, se non nella nostra coscienza? L'intelletto percepisce quest'ordine morale attraverso le azioni e reazioni degli uomini confrontate con la nostra concezione etica e desiderato come bene dalla volontà, che quindi rigetta il disordine come male. La coscienza (sintesi d'intelletto e volontà) lo traduce in dovere personale. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 28 febbraio 1934

Carissimo fratello, predica qui la santa quaresima il P. Di Francesco dei predicatori. Egli è maestro di spirito nel nostro seminario e professore di teologia dommatica. Nell'ordine è stato provinciale. Mi è stato concesso per favore. Non è secolarizzato; e quindi la sua permanenza qui è temporanea. È un padre molto buono e molto idoneo. I nostri oblati sono ancora troppo giovani. Ecco perché ho cercato fuori per lo spirito e per quella materia che è la più importante. Appena avrai ricevuto la Storia del Concilio di Tvento fammene cenno. A che punto sei col tuo lavoro sulla Chiesa? I o penso al seguito con interesse e aspetto di poter leggerlo. L'antecedente non te l'ho ancora spedito, ma lo farò presto. Non mi è stato possibile farmene far copia: siamo tutti così occupati che non par vero. Del resto è un fatto: più si lavora e più il lavoro genera nuovo lavoro. Quest'anno celebreremo il quinto sinodo diocesano. E anche questo è un lavoro che prende tanto tempo. E ringrazio Dio. Non è questo il nostro dovere? Ed il buon Dio ci aiuta e assiste, ci dà le forze e la sua grazia; e noi facciamo poveramente quanto possiamo. Aiutaci tu con le tue sante preghiere. A casa non sono stato. Cosa curiosa. La patria è tanto vicina, eppure è tanto d&cile andare. In altri tempi, specialmente


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

quando viveva la buona Margherita, si andava e si stava. Ma, che so? La diocesi mi occupa tutta l'anima, ed io da più anni non prendo più vacanze né lo desidero. Per me l'estate è come l'inverno. E lavoro sempre a un modo. Ora ti abbraccio. Tuo Mario

t

[London, Notting Hill], 1 marzo 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua Via della salute che ho letto con grande interessamento e qua e là con commozione. Mandamene T copie. A parte il valore strettamente pastorale io noto con piacere la concezione di sintesi vivente del naturale col sopranaturale. Mi ha sempre ripugnato queIl'analisi che facilmente trapassa dal suo' valore astratto aila realtà, portandovi una divisione insanabile. L'accenno al patto sociale (pag. 26 e 28) non mi sembra preciso. Nessuno che io sappia presenta così il famoso patto sociale; né i teoristi del Medio Evo e dell'umanesimo tutti cattolici, né Rousseau che parte dal concetto ottimistico di natura, né Vico, che è quello che parte dall'ipotesi deilo stato selvaggio, asociale ma non arriva al patto. I medievalisti tendevano a giustificare o meglio a spiegare la teoria del potere che emana dal popolo secondo la Lex Regia citata da Giustiniano. Vico invece parte dal punto di vista filosofico-sociologico che non nega affatto la religione, ma fa della religione un principio di socialità e civiltà; Rousseau intende combattere la teoria dell'assolutismo monarchico quale si era cristallizzato nel sec. XVIII con il famoso Diritto Divino. L'en passant del tuo accenno non mostrava questo rilievo, ma mi ha dato lo spunto per parlartene. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Atmerina, 5 marzo 1934

Carissimo fratello, il volumetto di Caristia non porta il suo nome ma uno pseudonimo: Consuelo del Bene '. Hai ricevuto questo volumetto? LETTERA1420. 1. Cfr. lettera 1395, nota.


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Spero di si. Ti fu inviato circa un mese fa. La parola coscienza è troppo generica; da sé non implica necessariamente l'oggettivo, perché ci sono stati di coscienza soggettivi o soggettivati, e perché nei sistemi monisti l'oggetto è lo stesso soggetto. Del resto abbiamo altre parole per evitare gli equivoci. Perché non preferirle? Io sto bene, benché il lavoro cresca sempre. I1 tempo è crudo: neviga spesso. È un'annata insolita. Ma a me il freddo fa bene. Domenica, a Dio piacendo, andrò a Gela per la santa visita. Ivi troverò, spero, un po' di primavera che fa sempre bene e a tutti e anche a me. Accompagnami con le tue preghiere, perché la santa visita è tempo di grazie, e le grazie occorre non demeritarle. Di là ti darò le mie nuove. Tu, al solito, mi indirizzerai le tue care cartoline sempre qui. Non sono stato ancora a casa e non so quando vi potrò andare sia pure per un giorno. Ti abbraccio e ti assicuro che prego sempre per te. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 5 marzo 1934

Carissimo fratello, come sono contento quando mi scrivi che lavori e che il Signore non ti fa mancare né la forza né la volontà del lavoro. Però è bene non abusare. Non ho ancora ricevuto né i versi di Caristia né la Storia del Concilio di Tvento. Il mio lavoro va lento. H o rifatto tre volte il periodo da Bonifacio VI11 a Lutero. Aspetto il volume sul Concilio di Trento per correggere (o rifare se occorre) quello che ho scritto in proposito. La lettura e le consultazioni di libri e di documenti mi stanca più che lo scrivere; ma occorre fare l'uno e l'altro. Un buon tempo mi è preso dagli articoli per Riviste e Giornali; è diGcile dire di no; e poi giova sotto vari aspetti, anche quello di cambiare occupazione. Non manco di pregare per te e la tua diocesi. Tu fai lo stesso per me. Così siamo uniti spiritualmente. Attendo le copie chieste della tua Pastorale. Quella che mi hai mandata è stata data. Mandane copia a M. Vaussard e a Mr Pierre Dequinelle. Gradiranno il pensiero. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

Piazza Armerina, 10 mano I934

Carissimo fratello, ricevo a momenti la tua del 5. A Parigi è stato fatto un sollecito per la Storia del Concilio di Trento. Ti ho fatto spedire le cinque copie della pastorale. Ai due nomi da te ricordatimi non posso farne spedire, perché esaurita. Questa pastorale è stata benedetta da Dio. Peccato che ne furono stampate solo 600 copie. Forse ne farò una ristampa. Finalmente ho potuto avere i due volumi del P. Noble da te tempo fa segnalatimi: Les passions dans la vie morale. L'ho appena tagliati. Credo che siano interessanti. Non son però teologia morale, ma psicologia. Te ne parlerò quando li avrò letti. Desidero che l'argomento dell'estetica non sia abbandonato, e aspetto il tuo pensiero, e poco importa, se, come dici, è fluttuante. È un argomento che m'ha sempre interessato. Credo che però sia vano sperare che si arrivi a una conclusione che abbia del definitivo. I1 passato ciò fa pensare. Sto bene. Lavoro sempre a un modo, e ringrazio Dio. La primavera manda i suoi primi messaggi. Speriamo che non torni la neve. Quanta neve quest'anno! Nevica da dicembre, ogni quindici o venti giorni. Prego con affetto fraterno per te sempre e mi raccomando alle tue preghiere. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting 'W], 10 marzo 1934

Carissimo fratello, tu sai che sempre prego per te e la tua diocesi, specialmente quando sei in Santa Visita. Oggi ho detto la santa Messa per tutti noi, perché festa dei SS. Quaranta Martiri. La loro preghiera è la mia. Sto bene. I o non trovo altra parola da sostituire a coscienza nei vari significati oggi in uso. Quando noi diciamo coscienza del dovere o coscienza morale sappiamo bene ch'essa significa insieme conoscenza - convinzione e volontà. Quando noi diciamo coscienza storica forniamo una frase completa insostituibile, i francesi dicono

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sense historique, ésprit historique, e non è lo stesso. Quando noi diciamo coscienza collettiva i francesi dicono opinion générale ovvero dme collectiue e non è lo stesso; la folla ha un'dme collectiue, ma non ha una coscienza collettiva. Io non saprei cosa sostituire a coscienza sociale né a coscienza religiosa. Dare a coscienza un significato privo di oggetto, come un puro soggetto, ovvero quello di un annullamento dell'oggetto nel soggetto, è abbandonare agli altri una parola e un'idea che ci appartengono. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 15 mano 1934

Carissimo fratello, ebbi La scia di Consuelo del Bene, ma non vidi la dedica dell'Autore né compresi chi me l'avesse mandata '. Ora, che l'ho esumata dal mucchio crescente di libri e carte, la leggerò. Non ho ancora ricevuto la Storia del Concilio di Trento. Che si sia smarrita. Proprio mi servirebbe in questo mese. Ho letto in questi giorni Jésus le Christ di Karl Adam ', professore all'università di Tubingen. La traduzione francese è ben fatta. I1 libro è un lavoro di critica storica, ma scritta col soffio del credente, senza essere un apologista di professione. È ben fatto, salvo piccole mende e farà del bene. Non so se tu hai qualcuno che ti legga il francese, in tal caso te lo manderei. Sto bene. Attendo tue notizie da Terranova. Intanto si avvicina Pasqua. Pregando con più fervore ti sarò più vicino. Ho visto che è stato pubblicato il Ragguaglio sugli scrittori cattolici italiani 3. Vorrei averlo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1424. 1. Cfr. lettera 1395. 2. KARLADAM, Jesus Christus, 1923. 3. AA.W., Ragguaglio sugli scrittori cattolici itaiiani, prefaz. di Giovanni Papini, Edizioni Ragguaglio, Milano 1934.


LUIGI E MARIO STURZO

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1425 Gela, 16 marzo 1934

Carissimo fratello, sono in questa da due giorni. Sto bene. Ieri fu la solenne apertura della santa Visita. La Matrice era gremita di popolo composto e attento. Feci l'omelia senza affaticarmi. La tua ultima mi pervenne sul punto che mi mettevo in viaggio. Questa parte con ritardo, ma non ho avuto tempo. Tu mi scuserai. Tu nella tua ultima parli bene della coscienza, ma passando ad un altro aspetto che non è quello a cui io mi riferivo. I l tema era la morale e il dovere. La mia indagine mirava al concetto di coscienza etica in universale. Rispondevo a te che affermavi che la nozione di coscienza implica sempre l'oggetto. Benissimo. Ma per la morale, se l'oggetto è un prodotto del soggetto (idealismo) non dà più la nostra morale, ma l'idealistica. E perciò dicevo che occorre adoperar parole che non diano luogo a fraintesi. Per me la morale è l'ordine razionale delle azioni. I1 dovere è un limite della morale. L'azione etica si svolge sempre tra due termini: la libertà e il dovere. I1 dovere investe tutte le azioni o come elemento positivo: es. Fa agli altri, ecc., o come elemento negativo: Non fare agli altri, ecc. Scegli tra bene e bene liberamente, evita il suo contrario per dovere. I1 dovere presuppone sempre una realtà oggettiva condizionante il soggetto, oggettiva in senso vero, come l'altro dall'io. L'idealismo parla di dovere perché non può non parlarne essendo un fatto. Però non può spiegarlo perché pone il soggetto come tutto, come creatore. A rigore per tale sistema non si dovrebbe parlare né di dovere né di male. Tutto è bene quando il soggetto è tutto, perché l'ordine è da lui, e non lui nell'ordine. Ti abbraccio con fraterno affetto. Tuo Mario

t

[London, Notting W], 19 marzo 1934

Carissimo fratello, finalmente ricevo la tua del 16 da Gela. Come son contento a saperti in mezzo alle tue pecorelle a lavorare e predicare. Deo


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Gratias! Sto bene. Non capisco l'idea di « una coscienza etica in universale ». I n ogni caso non è la mia. La coscienza è sempre concreta e individuale; se si parla di coscienza collettiva (mai universale) ciò è perché le coscienze individuali s'influenzano reciprocamente a mezzo delle manifestazioni esterne, sì da formare una convergenza morale di convinzioni tradotte in vita consociata. Tutti gli oggetti di pensiero e di morale sono prodotti dal soggetto, perché sono opera intelligente; non sono prodotti in forma autonoma e incondizionata, ma subordinata alla realtà della natura umana, alla sua razionalità e contingenza. È perciò che si parla di un ordine morale oggettivo, che è da Dio creatore della natura (qui non parliamo della Rivelazione) e interpretato da noi secondo i nostri mezzi imperfetti e inclini al male. Questa interpretazione è la morale storica tradotta in costumi, leggi, tradizioni, pregiudizi, ecc. La purificazione di questa morale storica è fatta per il Cristianesimo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Non ancora ricevuta la Storia del Concilio di Trento.

Gela, 22 marzo 1934

Carissimo fratello, scrivo in ritardo, ma non per negligenza. Tu comprenderai come la santa visita sia laboriosa. Sto bene e lavoro, grazie a Dio, senza soffrire. Tornerò in sede sabato, per trovarmi pronto per le funzioni della Settimana Santa in Cattedrale. La Storia del Concilio di Trento forse non è ancora finita di stampare. Fu annunziata è vero, ma io non ho ancora ricevuta la fattura. Comunque, ho fatto già fare un sollecito. Non ho un lettore pel francese e nemmeno avrei il tempo. Le letture che mi sono possibili son quelle che ascolto a tavola e quelIe, poche, che posso fare io nei ritagli di tempo libero che son tanto pochi. Vedo bene che il tempo dello studio per me è già quasi del tutto finito; cresce però il lavoro pastorale. E di ciò son contento e ringrazio il Signore. Questo lavoro del resto è il mio primo dovere e il mio primo amore. Confido nella misericordia di Dio che possa essere davvero efficace di bene. Tutto


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quel che leggo e sento leggere è tutto rivolto a questo fine. Sento il Signore più vicino ed io mi sento più vicino al Signore. Voglia Dio che non si tratti di solo sentimento. Ho letto una recente vita di S. Alfonso M. dei Liguori del p. Salvini benedettino l . Non è certo quale la aveva giudicata l'« Osservatore Romano » nel numero del 7 febbraio, non è una storia, cioè, non è un libro storico come doveva essere, dato l'uomo '. Ma è una buona lettura di edificazione. Io dopo questa lettura amo più e meglio ammiro questo gran Santo, gran santo nel senso pieno della parola, un santo del medioevo. Son grato a te delle preghiere che fai pel tuo povero fratello che ha tanto bisogno di aiuti divini. Io per te prego sempre, ti ho sempre presente quando prego. Che il buon Dio ci unisca nel beato regno. Ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 23 marzo 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto le 5 copie della tua Pastorale. Me ne rimane una (oltre la mia) e la manderò a Vaussard. La tua del 10, mi è arrivata il 2 1. Non avevo capito che la Storia del Concilio di Trento doveva venire da Parigi. Se mi mandi l'indirizzo, me la procurerò io, nel caso che tu non avrai potuto averla. Con l'idea che debba arrivare io mi sono fermato D. Nella mia del 28 Gennaio ti dicevo che per me sintesi estetica è l'opera dkrte al concreto, quella data opera d'arte, e che l'ammiratore di un'opera d'arte al concreto arriva a formare una nuova sintesi subiettiva se ne ha la preparazione, la cultura e lo stato d'animo adatto. Altrimenti per lui l'opera d'arte non è che un oggetto qualsiasi extra-artistico. Nella stessa cartolina ammettevo che per sussistere la sintesi estetica gli elementi costrutLETTERA1427. 1. A. SALVINI,Sant'Alfonso de' Liguori, pref. di Giuseppe Perrotta, Pia Società San Paolo, Alba 1933. 2. Cfr. « L'Osservatore Romano n, 7 febbraio 1934. Nella recensione al volume di Salvini su Sant'Alfonso si legge: « La vita che (VA.) ha scritto con fedeltà di storico, purezza di lingua e vivacità di stile, ha tutti i requisiti per avere un posto d'onore tra quelle scritte dal Tannoia, dal Villecourt, dal Capecelatro, dal Berthe e da alm n.


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tivi (idee, ragionamenti, fatti, cultura) debbono essere tradotti in valore intuitivo, ma io non do a tale intuizione un carattere alogico o prelogico, né puramente sentimentale o sensitivo, ma quello di esperienza diretta. Questa esperienza è sentita da molti, ma espressa da pochi, perché ai molti manca l'arte che i pochi arrivano a possedere. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

[London, Notting Hilll, 26 marzo 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 22 c.m. Ti ricambio di cuore gli auguri pasquali. Ti prego di fare i miei auguri a Mons. Fondacaro e ai miei vecchi amici. Leggo nella <( Critica >> di marzo l'articoletto di Omodeo l . Anch'io ho affermato nella mia Introduzione (Sociologia e Storicismo) che il sistema storicista idealista implica un determinismo fondamentale, perché le persone umane non sono che concepite come fenomeniche dell'io Spirito '. Io non ho la Storia della storiografia italiana del secolo X I X (ed. 1930) e non ho letto il saggio citato. Da questo articolo non arrivo a sapere se Omodeo ha la stessa teoria di Croce o altro. Comunque, a me non interessa il pensiero personale di Omodeo, interessa la questione: dato che è uno lo Spirito, sia pur esso in antinomia, che opera negl'individui quale unico soggetto-oggetto, se possa aver luogo la libertà e responsabilità personale e quindi l'iniziativa storica di ciascuno. Per me ogni monismo è deterministico. Ti prego d'indicarmi dove Croce LETTERA1429. 1. ADOLFOOMODEO,Storicismo e libertà morale, in <( La Critica D, anno XXXII, fasc. 11, 20 marzo 1934. Neii'articolo I'Omodeo polemizza con lo storicismo detetministico sia di tipo hegeliano, che di tipo marxiano. 2. Lo storicismo si orientò verso una concezione più o meno idealista della società; e mentre servi, come la biologia e la psicologia, a fare approfondire lo studio dei fattori sociali e ad ampliare la cerchia deUe relative indagini nel campo della lingua, religione, arte, diritto, politica ed economia, pose in piena luce la continuità deila stona, come attuazione del divenire sociale. Tanto Ia sociologia positivista quanto quella che chiamiamo metafisica, nell'atuibuire alla società [...l un'entità e un valore per sé stante, fanno deii'astiattismo; cioè deducono o dalla reaità biepsichica degli individui o da quella storica di essi, la esistenza di un principio extra e super individuale, a carattere monastico ». Cfr. La società: sua natura e leggi, cit., p. 5.


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esamina questa questione, per poterla studiare ancora meglio, prima di pubblicare il mio Saggio. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 27 mano 1934

Carissimo fratello, ricevetti a Gela la tua carissima del 19. Scrivi in essa che non capisci l'idea d'una coscienza etica universale. Ma io ritengo che tu la capisca molto bene, perché, se così non fosse, non parleresti così bene come ne parli, della coscienza etica concreta. Senza l'astratto universale non si dà conoscenza razionale. È la tesi di Platone nel Fedone, ed è la tesi di tutti i filosofi, eccetto i positivisti. L'astratto rende possibile la definizione. La definizione è sempre astratta. La definizione è universale o, almeno generale, perché è il termine di paragone di tutti i particolari definiti, i quali son veri, quando hanno gli elementi indicati dalla definizione. Questi elementi sono l'essenza che si trova in tutti i particolari. Se non si trova, non son definibili per quella, ma per altra definizione. Io cerco la definizione della coscienza morale, o meglio, della morale. E te ne ho scritto per avere i tuoi lumi. La morale non può essere che l'ordine pratico delle azioni umane. Così dicendo, io considero l'ordine in sé. Lo considero in astratto. Lo cerco nella realtà oggettiva. Lo trovo perché vive nella coscienza che esprime quella realtà. Se mi fermo alla coscienza, soggettivizzo l'ordine e, ciò facendo, lo deformo. Ma nella coscienza trovo altra cosa, il dovere. La coscienza etica dunque, per me, è la coscienza dell'ordine etico condizionato dal dovere. Quando ciò ho fatto, e solo allora, sono in grado di tornar al concreto e comprenderlo. In concreto è quel che tu scrivi. Ma questo concreto nella mente deve stare sempre in rapporto con l'astratto, se no cessa d'essere cognizione razionale. Sto bene. Un abbraccio e mille auguri Mario


ANNO 1934

[London, Notting Hill], 31 marzo 1934 Sabato Santo, Alleluja

Carissimo fratello, rinnovo gli auguri pasquali. Ricevo la tua del 27. I o credo che l'equivoco venga dalla frase usata, cioè: coscienza etica universale, che non suona affatto come l'universale astratto o l'essenza di coscienza concreta. Allo stesso modo che se si dicesse: anima razionale universale non sarebbe lo stesso dell'universale astratto o essenza di anima razionale. Sarebbe, invece, come se si affermasse la esistenza concreta di un'anima universale razionale, o l'esistenza concreta di una coscienza etica universale. Ma poi esistono le essenze di anima e di coscienza? Nel nostro linguaggio usuale non c'è un astratto di anima, come animeità, né un astratto di coscienza come coscienzeità; diciamo senz'altro l'anima e la coscienza e intendiamo, non l'anima di questo e quello e neppure l'astratto di anima, ma il principio che anima ogni uomo in singolo, così diciamo senz'altro la coscienza, e non intendiamo né la coscienza di un dato uomo, né l'astratto della coscienza, ma la coscienza di ciascuno. Da uomo si ha umanità, da animale animalità, ma nulla si ha da anima né da coscienza perché nessuna essenza c'è da astrarre da esse. Sto bene, un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 2 aprile 1934

Carissimo fratello, avrei voluto scriverti prima, ma non mi è stato possibile, la Settimana Santa non lascia tempo. Giovedì applicai la santa messa del grande pontificale per tutti noi. Oh il gran giorno! Che il buon Gesù ci tenga tutti uniti nel suo Cuore in terra per accoglierci tutti nel suo regno in Cielo. Questi i miei rinnovati auguri. Sto bene, sto meglio del passato. A Gela potei più volte predicare nella matrice gremita di popolo senza affaticarmi. Da più anni ciò non mi era possibile. E ringrazio Dio. Oh, la predicazione! Ed io sentivo


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l'angoscia di doverla limitare a ambienti piccoli. Ora il Signore mi ridà le forze, ora che son tanto vecchio. Com'è buono il Signore. Quando il vescovo predica a grandi folle la S. visita procede in altro modo. Circa la Storia del Concilio di Trento posso dirti che è di Hefele, Storia dei Concilii sui documenti originali. Volume I X l . Circa l'estetico quel che tu torni a scrivermi è il particolare, il concreto, il fatto. Per giudicarne, .anzi per conoscerlo, tu hai bisogno dell'universale, dell'astratto, del principio. Questo io curo, questo m'interessa. E su questo mi rimando alla mia precedente. Io non comprendo perché tu da un certo tempo sorpassi l'universale per fermarti al particolare. Forse per questo tu non dai alla teoria di Croce l'importanza che merita, non certo nel suo insieme, dove son cose che noi non possiamo accettare, ma certo neil'idea centrale che è l'intuizione ammirativa. Dico, ammirativa, perché Croce nega che la intuizione da sola sia il momento estetico. È questo quando tutto risolve in ammirazione contemplativa. Sto bene, ripeto, e prego per te assai sempre e ti abbraccio. Tuo t Mario

[London, Notting

m],6 aprile

1934

Carissimo fratello, ricevo la tua attesa. Godo assai al saperti così bene e cosf in forze. I o sono da quattro giorni a letto con influenza. Stamane la febbre è caduta, ma può ritornare. La febbre in media da 37,5 a 38 con qualche elevazione passeggera fino a 38,5.Solo verso sera arrivai per un'ora a 39. Sono ben curato e assistito. Noie di stagione. Prega per me come io sempre per te. Ringrazia Vincenzino della lettera di auguri che ricambio con questa a mezzo tuo. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA 1432. 1. Cfr. C.J. J~EFELE, Konziliengeschichte nach den Quellen bearbeitet, Friburgo ,inBr. 1875; ,=ad. fr. di H.Lecletcq, Paris 1907.


ANNO 1934

1434 Piazza Armerina, 7 aprile 1934

Carissimo fratello, ti ringrazio dei fraterni auguri pasquali. A momenti è partito da questa mons. Baranzini, arcivescovo di Siracusa, che ha avuto la bontà di farmi una visita l. Ti saluta e benedice. Nella tua del 31 tu insisti nel tuo modo di vedere. Non parlo dell'appello alla lingua perché esauriente. Di anima tu non trovi l'astratto nella lingua. Pure c'è. I1 concreto è « quest'anima D, l'astratto è « l'anima ». Dice Platone che tutti i nomi comuni sono astratti, e solo sono concreti i nomi propri. Io aggiungo che son anche concreti i nomi determinati, individuati. L'astratto, ti ripeto, è necessario alla conoscenza razionale. Se mancasse, la nostra sarebbe, come queIla dei bruti, conoscenza associativo-istintiva. Che cosa è la coscienza? Se tu mi dici: è questa coscienza, mi fai una indicazione, ma non mi dai una cognizione. Se non si arriva d'universale (e secondo me non si arriva, perché il vero universale non è nessuna cosa reale), si arriva al generale che dà le note comuni. Non al tipo, perché anche il tipo sarebbe un concreto. Perché tu dici che questo uomo è un uomo? Solo perché hai l'idea di uomo o meglio, la definizione. Solo perché sai che gli elementi comuni ed essenziali sono l'animalità e la razionalità. Gli scolastici dicono che le cose semplici non sono definibili. E dicono male. L'unità è l'unità. Le cose semplici son definite in se stesse. Però la loro unità non è conosciuta che in rapporto alla molteplicità che loro sta di fronte. L'unità è unità perché non è molteplicità. Sto bene. Lunedì, a Dio piacendo, vado a Mazzarino per una settimana. Dopo andrò a Catania per le annuali (ora) conferenze episcopali. Sta sano, prega per me, e credimi tuo t Mario

LETTERA1434. 1. Ettore Baranzini (1881-1968), fu segretario di Mons. Lualdi, arcivescovo di Palermo e poi arcivescovo di Siracusa. Dopo il trasferimento d a sede di Vigevano di Mons. Bargiggia fu amministratore apostolico di Caltagirone (settembre-dicembre 1937). Cfr. lettera 1290.


LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

[London, Notting Hill], 8 aprile 1934

Carissimo fratello, ieri mi sono alzato la prima volta. La febbre non è più tornata. Solo ieri sera per poche ore qualche decimo. La tosse è cessata. Sono molto debole. Per ora sto in casa in gran cautela. Sia ringraziato Dio che non è capitato peggio. Mi sono raccomandato a S. Giovanni Bosco. Mi è stato spedito il nuovo libro di Carlini che appena starò meglio leggerò con piacere l . H o visto qua e là dei punti interessanti. Se domani sarò in forze risponderò all'ultima tua sull'estetica. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hiii], 10 aprile 1934

Carissimo fratello, la convalescenza va abbastanza bene. Ancora non sono uscito. Spero domani; oggi è freddo. Pel resto, sto bene. Non arrivo a concepire l'intuizione ammirativa come un universale astratto. Ma se ogni idea generica, non riferentesi ad un atto in concreto, può riguardarsi come universale, vada anche per l'intuizione ammirativa. È lo stesso che parlare del bere in genere, in confronto all'atto concreto di bere un determinato liquido. Questo senso non è escluso nella mia cartolina del 23 marzo ma è ammesso là dove dico che l'intuizione è un'esperienza diretta. Siamo di accordo su questo punto? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Mazzarino, 13 aprile 1934

Carissimo fratello, ricevo qui la tua cartolina. Spero che questa ti trovi del tutto rimesso. Ma intanto usati riguardi. Io sono in questa da lunedì. Filosofia e religione nei pensiero di Mussolini, LE'ITERA1435. 1. A. CARLINI, Istituto Nazionale Fascista di Cultura, Roma 1934.


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Sto bene. Il buon Dio benedice il mio povero lavoro. Che sia sempre benedetto. Sabato scorso, dopo la partenza di Mons. Baranzini, venne Carmelo Caristia che era stato invitato per una conferenza su Machiavelli. La conferenza ebbe luogo la sera. Parlò per un'ora e un quarto e bene. Solo che, essendo un po' rauco per raffreddore, la voce si udiva con qualche pena. Svolse lo stesso tema che ha trattato in una recente pubblicazione della quale te ne offre l'omaggio l . I1 volume è a Piazza e ti sarà spedito al mio ritorno, che, a Dio piacendo, sarà domani. Al partire non ne ebbi il tempo. Io veramente gli avevo .chiesto altro tema al quale credo che non era preparato, dico, il tema della ragion di stato in rapporto alls morale, cioè, quali limiti la morale pone alla ragion di stato, ovvero, sino a che punto la ragion di stato è morale, o più precisamente, in che la teoria di Machiavelli differisce dalla teoria della ragion di stato, e se quel che dice nel Principe sia tutto immorale o se consenta più benigne interpretazioni. È un problema che m'interessa molto, ma nei libri non trovo quel che cerco. Ti sarò grato se tu vorrai dirmi quel che tu ne pensi. Ieri sera ho fatto un discorso su San Giovanni Bosco. Che uomo! Che santo! Merita che se ne scriva un po' meglio di come si è fatto, cioè, che si studi come uomo storico. Ora ciò comincia a essere possibile. Manca lo scrittore. Ti abbraccio. Tuo Mario

[London, Paddington], 13 aprile 1934

Carissimo fratello, ancora sono nella mia stanza. Sono uscito per un quarto d'ora al giorno. Ancora niente santa messa. Pazienza. Prega per me. Del resto sto bene, ma la convalescenza ha i suoi diritti. Non so come e perché dalla interessante discussione sulla morale e sul dovere sei arrivato (neilc:cartolina del 7 c.m. arrivatami oggi) al punto di supporre che io non ammetta le idee generiche delle cose concrete. LETTERA 1437. 1. C. CARISTIA,Il pensiero politico di Nicolò Machiavelli, Studio edit. moderno, Catania 1934.


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CARTEGGIO

Non ti sembra un po' troppo? La mia del 31 marzo a rileggerla adesso, mi sembra chiara. Perché non lo sembra a te che hai sentito il bisogno di dimostrarmi che senza idee non si può ragionare? Io ho negato e nego ch'esiste una coscienza etica universale (concreto), non nego ch'esista nella nostra mente l'idea di coscienza etica in genere. Così chiarita la cosa, ti prego di tornare al punto interessante della nostra discussione sull'etica e sul dovere. A Mons. Baranzini i miei omaggi devoti e affettuosi e così agli altri presuli siciliani che io conosco e che si ricorderanno di me. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[hndon, Notting Hilll, 17 aprile 1934

Carissimo fratello, stamane ho detto la Santa Messa; sono rimasto un po' stanco ma tutto è andato bene. Deo Gratias. Leggerò con piacere il lavoro di Caristia su Machiavelli. Sulla teoria della ragion di stato ne ho scritto, sotto il punto di vista delle teorie della guerra (ch'è comprensivo) nel mio libro La Communauté Internationale et le droit de guerre capitolo X e X I l . Su Machiavelli ho scritto nel mio nuovo libro al capitolo XII, che ancora non è stato copiato, perché la persona che mi fa le copie, è da parecchio tempo troppo occuLETTERA1439. 1. L. STURZO,La Communauté Internationale et le droit de guerre, cit. Cfr. neli'edizione italiana, Zanichelli, cit., i capitoli X e XI dell'opera intitolati rispettivamente Le tre teorie sistematiche (p. 145 e ss.) e Critica delle teorie sistematiche (p. 165 e ss.). Le tre teorie di cui parla Stuno sono le teorie sistematiche della guerra che egli riduce a tre fondamentali: «La teoria delia guerra giusta, quella della ragion di Stato e la teoria biosociologica » (p. 145). A proposito della seconda egli scrive « La teoria della guerra per la ragione di stato distacca i termini etici da queiii giuridici e riduce questi ad elementi formalistici, mentre fissa come finalità della guerra, i'interesse e il vantaggio dello stato ». Per giudicare se la teoria è rispondente alla realtà bisognerebbe dimostrare che tali finalità possano essere raggiunte con le guerre, cosa che u non può mai ottenersi D. u La ragione di stato - continua S t u m - è, in sostanza, priva di razionalità e getta lo stato neli'alea di un gioco dal quale può sortire vittorioso o no, con vantaggio o meno » (p. 171). La guerra, dunque, non rappresenta per la ragion di stato a un mezzo proporzionato e sicuro » di affermazione, ma u un mezzo al di ià deiia sua stessa portata e della sua intima causalità » (ibidem).


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pata '. Appena pronti ti spedirò i capitoli X I e X I I '. Spero che intanto tu mi farai rimandare la copia che hai perché già mi serve. E se ne hai fatto .fare altre copie, come mi scrivesti, te ne sarei grato di una seconda copia. Sono quasi deciso a pubblicare la parte sociologica generale in un volumetto a parte, in una collezione francese. Per decidermi aspetto la risposta del traduttore. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 17 aprile 1934

Carissimo fratello, torno da Mazzarino dove ho passato una settimana in intenso lavoro. Trovo le tue due de11'8 e del 10 e ricevo quella del 13. Godo nel sentire che la convalescenza procede bene e ti auguro pronta e piena guarigione. Tu ti sorprendi che io ti abbia voluto dare una lezione di filosofia elementare. Perché ti sorprendi? Non ripeti in questa stessa cartolina del 17: « I o ho negato e nego che esiste una coscienza etica universale (concreta) »? Dove mai ho io fatto affermazione così strana? I o sempre (e non è questo solo il caso dell'equivoco che non vien da me) quando ho fatto cenno a definizione, ho lasciato di considerare il concreto e son passato all'astratto. Sarei troppo balordo se cercassi la coscienza universale in concreto. Sarebbe come cercare la quadratura del circolo. E io ancora mi domando come mai tu, tutte le volte che il tema lo comporta, mi attribuisci simili stravaganze. Domani, a Dio piacendo, 2. I1 pensiero di Machiavelli sulla guerra, per cui essa « è giusta quando è necessaria », viene posto a confronto con quello degli scolastici che sostenevano la tesi che «la guerra è giusta quando procede da cause giuste ed è insieme necessaria ».Mentre Machiavelli riconosceva al sovrano « il dovere di valutare solo gli elementi di necessità, nei quali venivano compresi ed eiisi gli elementi di giustizia (ibidem, p. 157), gii scolastici affidavano al sovrano « la responsabilità di valutare i motivi di giustizia e di necessità della guerra » (ibidem). Secondo Sturzo, con Machiavelli e con gli altri giuristi del Rinascimento ogni giudizio sulla necessità e sulla utilità della guerra «come valutazione del bene comune, veniva affidato alla coscienza incontrollata del sovrano » e si stabiliva che fosse giusta solo la guerra che rispondesse alla ragione di stato ossia che risultasse utile d o stato, al sovrano, d a casa regnante. 3. Si tratta dei capitoli La critica delle teorie sistematiche e La nostra teoria del volume citato.


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LUIGI E MARIO STURZO

- CARTEGGIO

vado a Catania per le conferenze episcopaii, che si tengono a Cibali Villa San Saverio casa di esercizi dei padri Gesuiti in sito amenissimo. Prego tanto per la tua salute e pel tuo benessere. E tu prega per colui che con affetto si segna tuo aff.mo fratello

t [London, Notting

Mario

Hii],21 aprile 1934

Carissin~ofratello, ricevo la tua del 17 c.m. Io non ti ho attribuito la teoria di una coscienza etica universale in concreto, se non per contropartita di una coscienza etica universale in astratto; perché, come ci può essere l'astratto di quel che non è concreto? Ecco il problema che io forse non ho espresso bene nelle mie ultime cartoline. Esiste una coscienza individuale concreta; l'idea di questa coscienza è generale (non universale): la coscienza. Esiste quella che si dice coscienza comune o collettiva o sociale o storica, ecc. fatta dalla confluenza e simiglianza degli stati di coscienza individuale comunicati fra di loro; si ha perciò l'idea di coscienza collettiva in genere. Ma una coscienza universale non esiste né come concreto né come idea. Così al concetto di etica universale manca la base di una coscienza universale. Confronta su ciò le pag. 58 e segg. del mio lavoro. Ti prego di dirmi dove giace il mio errore in queste affermazioni. Ora sto bene benché ancora debole. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

[London, Notting Hili], 26 a p d e 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 21. c.m. e nello stesso tempo ricevo il manoscritto del mio lavoro. Grazie: mi dispiace che te l'ho richiesto, ma veramente mi serve. Godo assai che stai bene e che il Signore ti mantiene anzi ti aumenta le forze per il lavoro apostolico. Ora


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ho ripreso la mia solita vita e il mio lavoro. Però sento che mi pesa un poco. Ma è la debolezza che di giorno in giorno va via. Aspetto un po' di caldo, che tarda a venire. Sono contento che finalmente andrai a Caltagirone. Così fai contenta la nostra cara sorella. Salutami tutti gli amici di laggiù e presenta i miei devoti omaggi a Mons. Vescovo. Di tanto in tanto io sogno Caltagirone e sempre con un cielo luminoso. Non sogno mai il panorama di altra città, ma solo delle località particolari. Ma di Caltagirone il panorama, che del resto è bello. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Mi puoi dare qualche notizia della Storia del Concilio di

Trento?

Piazza Armerina, 26 aprile 1934

Carissimo fratello, lunedì e martedì sono stato a Caltagirone. H o visitato !a cappella del seminario, molto bella e ampia, e ivi ho celebrato la santa messa, e ho parlato a quei seminaristi buoni e numerosi. Mons. Bargiggia ha messo a posto il seminario e rinnova efficacemente la diocesi. Son tornato con l'anima profumata del bonus odor Christi del vescovo e dei suoi chierici. Ora rispondo alla tua del 21. O la coscienza è definibile o no. Se è definibile deve ammettersi l'universale corrispondente; se non fosse definibile, non sarebbe conoscibile. Tu dici che l'idea di coscienza individuale è generale, noil universale. I1 generale non basta alla definizione. L'universale genere, specie, ecc. non è che l'universale - totalità. Su questo punto credo che nessun filosofo scolastico discuta. Tu poi, parlando della coscienza collettiva, dici che « non esiste né in concreto, né come idea ». In concreto certo non esiste, ma da noi è pensata come una realtà, perché è una realtà, perché è il modo concorde (più o meno) di sentire, volere, giudicare. Ed è conosciuta da noi, analizzata, giudicata e perciò definita. E quindi definita perché se ne ha l'idea, e se non se ne avesse l'idea, non se ne avrebbe nemmeno la conoscenza e questa idea è universale perché abbraccia l'essenziale di tutte le conoscenze collettive. Ma per-


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ché fare di queste discussioni? I o ti avevo proposto un problema per averne lumi. Se usai espressioni non di tuo gusto o poco esatte (ora non ricordo), perché attaccarti a quelle e trascurare il principale? Sto bene. A Dio piacendo, andrò ad Agrigento pel prossimo congresso Eucaristico regionale. Prega per me, sta sano, usati riguardi e credimi. Tuo Mario

t

[London, Notting Hill], 30 aprile 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 26. Godo assai delle buone e sante impressioni avute a Caltagirone; e sono lieto che andrai ad Agrigento. Quante memorie: la sorella; i Blandini. I1 tempo passa. Ritorno indietro alla tua del 16 marzo dove tu mi scrivevi: « La mia indagine mirava al concetto di coscienza etica universale. Rispondevo a te che affermavi che la nozione di coscienza implica sempre l'oggetto, ecc. ». Fu perciò che io sollevai la questione di una coscienza universale. La questione m'interessa perché nel capitolo 1" (Chiesa e Stato) nego tale coscienza e perciò nego una società universale '. I o ammetto la coscienza collettiva o sociale (è tutto il mio lavoro di sociologia), perché per me la coscienza è informante una data società in concreto, cioè individuata storicamente in civilizzazioni, religioni, razze, nazioni, città, famiglie, ecc. Ciò forma (fino a un certo punto) quello che tu chiami: modo concorde di sentire volere e giudicare. L'universale (in tempo e spazio) non ha questa concordia. La coscienza collettiva antica ammetteva la poligamia, la schiavitù, l'infanticidio, ecc. noi no; e così via; quante differenze fra il mondo pagano e il cristiano, il credente e il miscredente, ecc. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1444. 1. Si tratta del capitolo Cristianesimo e Impero romano di Chiesa e Stato, at., vol. I , p. 3 ss.


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Piazza Armerina, 1 maggio 1934

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 24 scorso. Spero che la posta mi rechi le tue nuove. I o frattanto, mentre ho un istante di tregua, ti dò le mie. Nei cap. X, X I l la teoria della ragion di stato è trattata in modo analogo alla ragione dell'opera. I o la considero sotto altro aspetto e chiesi i tuoi lumi per vederci meglio. 1) Io guardo la teoria in sé, e mi domando se il bene della comunità, d'una data comunità o società o stato che dir si voglia, da solo, possa giustificare la scelta dei mezzi per conseguirlo o possa fare subire tali mezzi; o meglio se la politica abbia una sua moralità o se per essa si applichino i criteri della morale comune. Prendo un esempio dalla storia, ma lo pongo a modo mio, pei fini del problema. Roma e cartakine furono due città e due civiltà lottanti per l'egemonia. Nel fatto Roma sentiva di non poter vivere senza l'eliminazione di Cartagine, e vice versa. Data questa posizione almeno come ipotesi di studio, io domando: A rigore di morale Roma o Cartagine, poteva reputar morale la guerra d'esterminio pel fatto che senza di quella avrebbe essa sofferto l'esterminio? 2) Circa Machiavelli io cerco se questo scrittore di fatto sostenga che l'utilità del principe autorizzi questo a servirsi di ogni mezzo anche ingiusto. Io non so decidermi, perché trovo che anche parla delle circostanze che, mutando i rapporti originari, facciano sì che la parola data non abbia più ragione di legare. Non ho però urgenza. Sto bene. I1 tempo è mite, la campagna verde: è la primavera, e oggi comincia il soave mese sacro alIa Madonna. Ti abbraccio. . Mario

[London Paddington], 5-maggio 1934

Carissimo fratello, non mi è arrivata la tua solita cartolina. Ti scrivo per non farti mancare mie notizie. Sto bene, grazie a Dio ed ho ripreso il LETTERA1445. 1. Cfr. L. STURZO,Chiesa e Stato, cit., cap. X , Giansenismo, giurisdizionalismo, illuminismo, vol. 11, p. 3 ss. e cap. XI, Dalla rivoluzione alla Santa alleanza, vol. 11, p. 57 ss.


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mio solito lavoro. Vorrei andare un po' fuori, ma aspetto che il tempo divenga migliore. I venti di questi giorni mi danno un po' sui nervi. I1 26 marzo ti scrissi sopra un problema d'interpretazione dell'idealismo crociano riguardo la libertà degli individui, a proposito di certe affermazioni di Omodeo (« Critica » 20 marzo). M'interessa conoscere il tuo pensiero, se ciò non ti affatica. Se non ricevesti tale cartolina, scrivimelo ed io ti proporrò di nuovo la questione. Vorrei l'indirizzo di Parlagreco; gli vorrei mandare la Tetralogia e prendere questa occasione per scrivergli. Non so se fo bene o no. Che notizie ha Vincenzino circa la Storia del Concilio di Trento? Prega per me. I1 19 di questo mese fo 40 anni di sacerdozio. Quanta responsabilità e quali conti con Dio! Un abbraccio di cuore, tuo Luigi 1447 Piazza Armerina, 5 maggio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 30/4 e rispondo subito. Dunque io nella mia del 1613 ti scrivevo: « La mia indagine mirava al concetto di coscienza etica universale ». Questo è il tratto che tu mi trascrivi nella tua. La espressione « coscienza etica universale » sin dalla mia prima cartolina indicava non la coscienza in concreto, non la coscienza sociale, cioè, il comune sentire di dati gruppi di uomini, ma la definizione della coscienza etica (nota la parola-etica) in una quistione di etica nella quale si discuteva anche di dovere e di libertà, o meglio e più precisamente io facevo dei rilievi a un articolo della « Civiltà Cattolica » e mi proponevo, sopra tutto, il problema della definizione del dovere e della precisazione della libertà. Era possibile in una impostazione così determinata della quistione vedere quel che tu ci vedesti e ci vedi ancora, cioè, l'affermazione che possa darsi un comune sentire di tutti gli uomini di tutti i tempi? Ma è poi un vero concreto la coscienza nel senso di sentire comune? È un collettivo e come tale, per arrivare al vero concreto bisogna tornare all'individuo come tu stesso fai nel lavoro Chiesa e Stato. Ma perché tu imponi il tuo dizionario aile mie cartoline che sono scritte col mio? Sto bene. Ti ho spedito il Machiavelli di Menu ' e ti LETTERA1447. 1. Diminutivo di Carmeio Caristia.


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spedirò un volumetto del Sacerdote Maltese a te offerto Jesus '. Ad Agrigento si fanno grandi preparativi. E saranno giorni di dolce spiritualità. Prega per me. E credimi sempre. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 9 maggio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto il libro di Menu e le tue dell'i e del 5 c.m. Lasciamo lì la questione della coscienza universale. Mi dispiace di averci insistito. La questione del dovere posta per l'articolo della « Civiltà Cattolica » mi sembra che consistesse nell'affermazione che il dovere sia un limite della libertà. Tu negavi che fosse un limite (intendendo un limite esterno); io affermavo che veniva posto come un limite interno o di coscienza. La parola limite è una di quelle che si usano per analogia; ma altra non trovasi per indicare l'influsso che esercita il senso del dovere sulla nostra volontà. Siamo di accordo che non si tratta di limite esterno; ma secondo me anche quando la cognizione del dovere viene da una legge data esternamente (legge socialej, il dovere ne è la traduzione interiore. Io perciò ti scrivevo: « La legge è limite morale se e perché tradotto in dovere, e il dovere è tale se e perché tradotto in coscienza del dovere ». Ecco dove eravamo arrivati prima di deviare. Sto bene. Quando sarà il Congresso di Agrigento? Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 9 maggio 1934

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 5 che ricevo a momenti. Sino al giugno del 1932 il recapito di Parlagreco era Liceo Ginnasio Umberto I Napoli. La lettera che io allora gli indirizzai era di puro ricordare e cercar le nuove. Non rispose. Spero che stia ancor là. Prego il Signore affinché benedica il nuovo tentativo. Alla tua del 2613, 2. P. MALTESE,Jesus, La tradizione, PaIemo 1934.


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che io ricevetti il 30, risposi il 2 aprile. Certo risposi, e ti dissi che non avevo l'opera di Croce ivi accennata. Non ricordo se aggiunsi altro. L'idealismo, almeno quello di Croce, ammette la libertà come immunità d'ogni esterna azione. Però nel suo essere la concepisce come necessità, non però in senso deterministico; perché mentre il determinismo è la teoria dei fattori necessitanti, l'idealismo è la teoria'della dialettica. L'uomo agisce per interna dialettica, per la funzione dei contrari. I1 suo moto è il suo essere, e perciò è libertà; libertà o autonomia (dico io); farsi e non esser fatto, agire e non esser agito. Come vedi qui c'è Fichte e Hegel e tutto l'idealismo. I1 nostro concetto di libertà è su un altro piano. Per la Storia del Concilio di Trento faccio scrivere subito per sollecitare e chieder notizie. Torno alla coscienza morale. Non credo di aver posto io la quistione. Per quel che ricordo, io mi limitavo a certi rilievi su un articolo della « Civiltà Cattolica ». Io devo aver perso il filo delle tue risposte. Comunque per me la coscienza morale di cui ti ho scritto, è l'intelletto, che giudica della onestà delle azioni. E se dico: coscienza morale in universale, intendo dire: concetto della coscienza morale. Son sul punto di partire. Spero da Agrigento mandarti le mie nuove. Ma se non vengono, pensa che mi sarà mancato il tempo. Prega per me che tragga profitto dalla glorificazione del1'Eucarestia e apprenda a corrispondere meglio alle grazie divine. E pregherò per te in modo speciale. Ti abbraccio con vivo affetto. Mario

Agrigento, 13 maggio 1934

Carissimo fratello, due parole in fretta per darti le mie nuove. Sono in questa ospite dell'istituto Schifano dal giorno 11. Quante care e soavi memorie mi desta il luogo dove la nostra santa sorella passò il meglio della sua vita facendo del bene! E come è ricordata la cara estinta l! I1 Congresso Eucaristico regionale si chiude domani. Oggi è il LETTERA1450. 1. L'Istituto Schifano, in cui visse per 45 a n n i Remigia S ~ n o col nome di Suor Giuseppina, fu fondato per accogiiere giovinette povere dal barone


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grande pontiiicale del Card. Sincero, Legato pontificio '; nel vespro la grande processione. I o ieri presiedetti la sezione intellettuale e nel pomeriggio feci il discorso di chiusura al teatro comunale, presente il Legato, più di venti vescovi e una folla immensa. Ripartirò domani, a Dio piacendo, per Gela, da dove mossi e ove starò pochi altri giorni, per recarmi poi a Niscemi per la santa Visita. I1 congresso è riuscito solennissimo; Agrigento si è mostrata superiore alla circostanza, dato l'immenso numero e anche la qualità dei forestieri e si prevede proficua. I o sto bene e sento la gioia che si sente quando tutta la vita s'appunta verso il nostro buon Gesù. La mia diocesi è molto bene rappresentata non ostante la distanza. Ieri vidi Don Michelino e tante altre antiche e care conoscenze. Se vedessi la Cattedrale come è stata trasformata e ritornata alla sua originaria forma. Prego per te tanto in questi giorni preziosi. Tuo t Mario

[London, Notting Hilll, 15 maggio 1934

Carissimo fratello, ho letto sull'« Osservatore Romano » le corrispondenze da Agrigento l . Penso saranno stati giorni di paradiso. H o ricevuto la tua del 9 maggio; non ebbi quella del 2 aprile perciò attendevo ancora la risposta alla mia del 30 marzo. I o ho affermato nella Introduzione (testè pubblicata in francese come articolo) che anche l'idealismo, come ogni monismo, è in fondo determinista. Se gl'individui non sono che io-fenomenali, se lo spirito è immanente ed è lui che agisce, la personalità umana è svanita e con essa l'autodeterminazione di ciascuno. Pertanto, non reggono, nell'idealismo, né l'idea di socialità, cioè comunione cosciente e cooperazione di soggetti liberi, né quello di storia che non può essere che processo Francesco Schifano di Agrigento. Era retto daiie suore della Congregazione eglie della Carità, fondate da San Vincenzo de' Paoli (1581-1660). Suor Giuseppina vi morì il 20 gennaio 1928. 2. Luigi Sincero (1870-1936), cardinale. Profondo conoscitore deli'Oriente cristiano promosse la fondazione dei collegi Russo, Ruteno, Etiopico, Rumeno e Armeno. LETTERA1451. 1. Cfr. lettera 1453, nota 1.


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di attività coscienti e libere. O il soggetto è l'unico esistente e l'unica manifestazione dello spirito, in tal caso società e storia sono sue creazioni; ovvero ci sono molti soggetti fenomenali di un unico spirito, e allora sono determinati. La dialettica dello spirito (autodeterminantesi) dovrebbe essere la dialettica di ogni singolo soggetto fenomenale (determinato dall'unico spirito). Ti prego di criticare e correggere il mio ragionamento. È ciò che m'interessa. Sto bene, per quanto ancora un po' sofferente. Prega per me, tuo Luigi

Gela, 18 maggio 1934

Carissimo fratello, lasciai Agrigento il 14 recando nel cuore impressioni soavi e santificanti. Qui ieri abbiamo celebrato una giornata eucaristica come partecipazione spirituale al Congresso, riuscitissima. I o celebrai la messa della Comunione e stetti con la pisside in mano per più d'un'ora. Ieri sera feci l'omelia di conclusione. La Matrice era gremita di popolo silenzioso e divotamente attento. I o non so concepire il dovere come un limite della libertà nemmeno nel modo da te indicato nella tua ultima che ricevetti qui tre giorni fa. Se di limite vogliamo parlare, questo altro non può essere che la contingenza umana. L'uomo, essendo una creatura, ha limitato l'essere, l'intelligenza, la volontà, la libertà, tutto. I o concepisco il dovere come funzione morale che dice obbligo; e concepisco la libertà come autodeterminazione cosciente (mentre l'autodeterminazione dei bruti è incosciente). E lo perché non sanno disse Dante. E potrei dire autodeterminazione alla luce dell'universale che è luce razionale valutativa. La colpa non è il puro disordine, il puro abuso della libertà, il puro s c o h a r e ; invece è la violazione dell'ordine universale per un ordine particolare che è disordine perché è contrario al primo, L'uomo, dice san Tommaso, non agisce mai per il male; il male non è appetibile; quando pecca, pecca perché preferisce un bene immediato contrario all'ordine superiore del bene. Tu vuoi giustificare lo scrittore della « Civiltà Cattolica D a cui io mi riferisco. Io invece condanno una mentalità


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analitica che nel campo nostro oggi prevale (segno di superficialità). Ne scrissi a te per essere aiutato a trovare visioni più profonde e più vere. Sto bene. Prego per te. Ti abbraccio t Mario

[London, Paddington], 20 maggio 1934

Carissimo fratello, ebbi la tua da Agrigento. Avevo letto sull'« Osservatore Romano » un cenno della tua conferenza ' (la pubblicherai?). Com'è consolante questo risveglio Eucaristico. Circa la teoria della ragion di Stato (a parte per ora la questione speciale del pensiero di Machiavelli) io credo che tanto nel sec. XVII, quando fu svolta da autori cattolici tale teoria (durante la Controriforma), quanto di recente, sotto aspetto più sottile nella polemica fra il gesuita de Broglie e Vialatoux ed altri in Francia (in Italia ne ha scritto Bruni) ', c'è stata e c'è ancora un'enorme confusione. Secondo me, la morale è una e nessuno vi sfugge; in rapporto ad essa non c'è lo Stato o Res Publica o Polis, ma ci sono gli uomini che agiscono per conto d'interessi comuni. L'unità etica dell'uomo è inscindibile; le finalità del suo agire (o personale o in nome pubblico) sono oggettivamente finalità etiche; i mezzi debbono essere leciti. Una doppia morale non esiste e non può esistere. Un campo estramorale (la politica) non esiste in ordine agli atti umani. Resta a vedere fino a qual punto un dato fine e un dato mezzo siano valutabili come onesti o come disonesti, anche nel campo politico. L'imboLETTERA1453. 1. « L'Osservatore Romano P del 14-15 maggio 1934, nel dare notizia della chiusura del Congresso, cosl commentò la conferenza di Mario dal titolo L'Eucarestia nella vita sociale: « Con profonde riflessioni filosofiche e storiche egli ha dimostrato la vitalità della concezione cristiana della vita, suiia scorta deila Rivelazione e di quel mirabile interprete dei testi sacri e della dottrina che fu Sant'Agostino D. 2. JOSEPH VIALATOUX, Morale e: politique. Réflexion sur les études du P. de Broglie, « Science politique et doctrine chrétienne D, Desclée de Brouwer, Paris 1931. Auguste-Théodore-Paul de Broglie (1834-1895), apologista e filosofo francese, professore deii'Institut catholique di Parigi, autore di La réaction contre le positivisme (1894), e di L'idée de Dieu dans I'Ancien et dans le Nouveau Testament (1892). 3. Cfr. GERARDO BRUNI,Sui rapporti fra Stato e cittadino conformi all'etica cristiana, « Rassegna Nazionale », Firenze 1924.


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scata in tempo di guerra è reputata lecita; anticamente (anche in regimi cristiani) la schiavitù dei prigionieri di guerra era reputata lecita e così via secondo le epoche. Sto bene. Un abbraccio, tuo Luigi

Niscemi, 22 maggio 1934

Carissimo fratello, ti ho dato le mie nuove da Agrigento il 13, da Gela il 18. Ricevetti a Gela la tua del 15 alla quale rispondo. Circa l'idealismo in rapporto alla società e alla storia ti dirò quel che io penso senza propositi critici. Tu ne desumerai le conseguenze o ne farai la applicazione alla tua teoria secondo che giudicherai. Io penso che è diflicile ridurre l'idealismo a una formula generale senza introdurvi qualche deformazione. L'individuo per questo sistema non è un individuo in senso dualistico naturalistico, ma in senso monistico. In esso, secondo G. Gentile, ci sono tre io, l'empirico, il formale, il trascendentale, che non sono tre unità, ma tre aspetti dell'unico soggetto. Tutti gl'individui sono un unico io, il trascendentale, e sono tanti io per l'aspetto empirico e formale. Gli altri idealisti, come per es. Croce, usano espressioni diverse, ma, in fondo, dicono la stessa cosa. L'Idea di Hegel, lo Spirito di Croce, ecc. sono il principio primo che non si distacca dai soggetti individui, perché se si distaccasse, sarebbe il nostro Dio; ma nemmeno s'individua nei soggetti né questi sono suoi fenomeni; essi sono: gl'individui sono la coscienza del sommo principio, e tanto son nel vero, nel bene, ecc. quanto più prendono coscienza della loro universalità. E perciò il vero, il bene, la morale, la libertà sono universalità, sono il farsi. I1 determinismo è escluso dagli idealisti, perché è affermata l'universalità e il farsi. Essi più non dicono come gli antichi: il vero e il fatto si convertono, ma il vero e il farsi si convertono. Pure ammettono l'interna necessità, che per loro è libertà, perché è attività puramente soggettiva. Infatti per dire determinismo, bisogna affermare un dato dualismo. Aspetto con interesse le tue critiche. Sto bene e lavoro e ringrazio il Signore. Ti abbraccio. Tuo t Mario


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[London, Notting Hill], 24 maggio 1934

Carissimo fratello, nella tua del 18 c.m. tu dici che « se di limiti vogliamo parlare, questo altro non può essere che la contingenza umana, ecc. D. D'accordo: io aggiungo di più l'autolimitazione come coscienza del dovere. Questa idea di limite (interiore) ti scrivevo, è un'idea analogica. A te l'idea di limite non sembra adeguata ad esprimere il movimento di coscienza che trasmuta la legge esterna in dovere, cioè che riconosce il valore dell'obbligazione. Io cerco invano altra idea analogica che mi soddisfi. Io ci penserò, ma tu suggeriscimi la tua. Sul resto, quel che mi scrivi circa la colpa sono d'accordo con te. Vedo che lavori e viaggi così facilmente che ne ringrazio Dio. Però è troppo stare un'ora a far comunioni. Torno indietro: io non voglio giustificare la « Civiltà Cattolica » perché non ho letto l'articolo. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Niscemi, 27 maggio 1934

Carissimo fratello, ieri ricevetti la tua del 20. Ieri tenni S. ordinazione; promossi al sacerdozio tre diaconi tutti e tre di questa città. L'attesa, l'affluenza, l'entusiasmo, la folla enorme mi dava l'impressione delle funzioni papali a S. Pietro ai tempi di Leone. Un avvenimento (per Niscemi) di primissimo ordine. In massima sento come te circa il problema della ragion di stato. Però il mio problema, dico: il mio, è un altro. Affine, ma non identico a quello della schiavitù dei vinti. Lo concreta nella posizione di Roma e Cartagine. Due rivali che cercano reciprocamente l'altrui annientamento. Moralmente tutte e due hanno torto. Nel fatto, dato l'antagonismo, ciascuna, per vivere, deve lottare, non solo difensivamente, ma offensivamente. Questa è ragion di stato. Come si risolve eticamente questo problema? Dico: questo e tutti gli altri del genere. Poni il


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problema cost che per es. uno stato a rigore di morale non abbia ragione, ma che, attenendosi al giudizio etico strettamente, verrebbe sopraffatto e annientato dall'avversario. Né mi dirai che faccio della casistica. Se pongo male gli esempi, ponili tu come meglio credi. Io non miro a sorpassare la morale, ma a cercare se una posizione di fatto influisca sulle valutazioni morali. La schiavitù dei vinti, in tempi barbari, poteva essere un atto di difesa necessario. Questa necessità si risolveva in diritto sì o no? Date quelle condizioni, quella schiavitù era o no lecita? Sto bene. Lavoro come a bei tempi e ringrazio il Signore. A Dio piacendo, domani rientrerò in sede, dove mi attende altro lavoro, non certo così incalzante. I1 discorso fatto al congresso di Agrigento è solo appuntato. Spero d'aver tempo per distenderlo e poi pubblicarlo. Tuo t Mario

Piazza Armerina, 28 maggio 1934

Carissimo fratello, arrivo a momenti. Sto bene. La mia stanza da studio, il mio tavolino, la tua cartolina del 24 che trovo, tutto mi richiama alla mente una data cara a Niscemi passata inawertita, il 19; e mi affretto a farti i fraterni auguri pel quarantesimo del tuo sacerdozio. Stamani, non so perché, ho celebrato la santa messa per te e per tutti noi. Era un monito subcosciente? Ne son contento però, perché così ho fatto quel che avrei fatto il 19 se il turbine del lavoro non mi avesse impedito quel caro ricordo. La limitatezza di cui io parlo, è la contingenza, il non essere assoluto, il non aver in sé la ragione prima dell'essere, la dipendenza. E questa non è idea analogica, ma propria. Questa realtà unita d'ordine morale e alla libertà, fanno sì che l'uomo sia obbligato ad agire moralmente bene; e poi nei casi particolari, sia obbligato (abbia l'obbligo che è il dovere) di far questa e quest'altra azione, pure essendo libero in altri casi particolari di scegliere una o un'altra azione, come, per es., leggere o pregare. Vincenzino, che ti saluta, il 1 5 ti spedì due copie della mia pastorale I2 giorno


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del Signore, pubblicata già nel nostro bollettino interparrocchiale « L'Angelo della Famiglia ». Se non le hai ricevute te ne farò spedire altre due copie. Una terza pastorale sulla divozione alla Madonna, pubblicata come sopra, ti faccio spedire ora. Sta sano, amami e prega per me. Ti abbraccio t Mario

[London, Notting Hiii], 29 maggio 1934

Carissimo fratello, la tua del 22 da Niscemi mi è molto giovata; essa è chiara e precisa. Il mio problema è quello della socialità. I1 monismo derivante dall'unico io trascendentale fa concepire l'attività sociale solamente come fenomenale e quindi determinata. Non importa se è determinata ab intra, mentre nel positivismo è determinata nb extra, ma è determinata. La differenza d'iniziativa dei singoli uomini in quanto io fenomenali, non sarebbe singola e propria di ciascuno. Si potrebbe dire che la società non esiste se non come oggettivazione del soggetto empirico. Così l'autodeterminazione dell'io trascendente sarebbe identica all'apparente autodeterminazione di ciascun individuo fenomenale. Interpreto bene? Ti prego di correggermi. Sto bene. Lavoro. Attendo notizie sulla Storia del Concilio di Trento. Ma per ora lavoro a finire il saggio di sociologia che pubblicherò in francese. Un abbraccio, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 2 giugno 1934

Carissimo fratello, grazie assai degli auguri tardivi; io ero sicuro che tu me li avevi fatti in qualcuna delle cartoline, che ne sono rimasto sorpreso di apprendere che li avevi dimenticati. Ma questa dimenticanza per il lavoro pastorale che ti abbonda e ti riempie lo spirito mi ha dato una gioia soave. Nella mia del 24 ti pregavo di dirmi:


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« per quale idea che non quella di limite possa esprimersi il movimento di coscienza che trasmuta la legge in dovere ». Tu ben dici nella tua del 28 che è la contingenza (realtà) unita all'ordine morale e alla libertà che fanno che l'uomo sia obbligato, ecc. Ma con ciò non siamo ancora arrivati al punto che stiamo ricercando, cioè il dovere come coscienza dell'obbligazione. Secondo me l'uomo si sente obbligato perché traduce dentro di sé la legge (ordine morale in concreto) in obbligazione di coscienza, cioè accetta il limite (analogico questo) alla sua libera volontà. Sto bene. Ho ricevuto la Pastorale (due copie) che leggerò subito. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 2 giugno 1934

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 2415 alla quale risposi. Aspetto la posta che, spero, mi rechi le tue nuove. I o ho un momento libero in queste prime ore della giornata, e lo consacro a te. Torno alla quistione dell'idealismo. Faccio una quistione d'ordine generale, cioè, che ogni sistema, posto il suo principio, è logico; se non è tale, ciò awiene perché in qualche problema particolare non segue la logica del suo principio. Nelle confutazioni e nelle critiche spesso avviene che l'avversario lascia il principio che anima il sistema che egli discute e ne prende altro a quello estraneo. Ora a me pare che il principio che dà luogo al deterrninismo sia estraneo al principio dell'idealismo. Per questo sistema l'io è autoprocesso. Nell'autoprocesso dell'idealismo c'è l'interna necessità che per gli idealisti è libertà perché non è eteronomia ma autonomia. Sono coerenti? Credo di sì, dato quel principio. E allora? Bisogna combatterli, non nei particolari coerenti al principio, ma in quelli non coerenti, se ce ne sono; ma prima di tutto bisogna combatterli nel principio. Battuto questo, son battute tutte le affermazioni connesse. Quando si segue l'altro metodo, gli awersari sorridono e compatiscono, e dicono con Croce: Non ci avete capito, o non ci avete studiato bene. Ne1 caso tuo, forse, sarebbe meglio combattere il determinismo dei veri deterrninisti (dico


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combatterli o farne cenno secondo la logica del tuo processo che ben non ricordo); volendo poi far cenno dell'idealismo forse sarebbe meglio mettere in rilievo l'errore che lo vizia nei suoi principii. Sto bene. Ieri ebbi una visita di Nelina. Sta bene. Venne con 1; baronessa Penna per invitarmi a benedire le nozze d'una sua figlia con Paolo Gravina pel prossimo mercoledì l . A Dio piacendo andrò. Ti abbraccio. Tuo t Mario

Piazza Armerina, 3 giugno 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 29 e, giacché l'argomento t'interessa, rispondo subito. Non è esatto in idealismo parlare di fenomeno e determinatezza. I1 fenomeno suppone una realtà in cui l'essere e l'agire siano due cose diverse. Or l'idealismo ammette solo l'agire. « I1 mio essere è il mio stesso operare » dice Gentile (Discovsi di Religione, p. 105) '. Staccato l'uno dall'altro « diventiamo ... due fenomeni, e ciascuno intelligibile soltanto secondo il principio di causalità » (ivi). La determinatezza implica la particolarità. O r (cito ancora Gentile) « mediazione è universalità: l'universalità del soggetto che si pone nell'atto, cioè universalità mediata (che non c'era e si pone). Questo è sempre il pensiero: riduzione del particolare sotto l'universale » (p. 106) 2. I n quanto alla società lo stesso Gentile dice che questa in concreto esiste solo nell'individuo. Ma l'individuo di Gentile non è come il nostro; non c'è individuo di LETTERA 1460. 1. Gaetana Penna, figlia del barone Ignazio Francesco Penna da Scicli e della duchessa Ines Crescimanno Maggiore da Caltagirone, sposò il 6 giugno 1934 Paolo Gravina, figlio del conte Michele Gravina, (Arch. Cattedrale vol. 28-268). LETTERA 1461. 1. Cfr. G. GENTILE,Discorsi di religione, Firenze 1920, p. 105 « I o non sono se non queii'io che sono in quanto capisco, o voglio: il mio essere è il mio stesso operare, fuori del quale io non ci sono e il mio essere è semplice presunzione D. 2. «Mediazione è universalità - scrive Gentile -. Giacché la mediazione questo realizza; l'universalità del soggetto che si pone neli'atto; e senza l'universalità il soggetto tornerebbe a sé senza essersi differenziato dal suo essere immediato. Questo è sempre il pensiero: riduzione, si dice, del particolare sotto l'universale, categorizzamento » (ibzdem, p. 106).


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fronte a individuo, ma unità che si pone come molteplicità e torna a porsi come unità, ecc. ecc. Non vado oltre, almeno per ora, perché non lo credo necessario. Quel che mi preme è che tu sia esatto e non attribuisca agli avversari che confuti cose che essi non ammettono. Tu dirai che l'idealismo è inconcepibile; e potrai dire che le sue dermazioni hanno del poetico. Insomma potrai dimostrare l'interna incoerenza o una coerenza artificiale o una coerenza ipotetica, e basta. E allora non torna meglio assumere l'atteggiamento di cui ti parlai ilella mia di ieri? Vedo che non hai ricevuto i' due esemplari della mia 2" pastorale. Se cosi non fosse, non si spiegherebbe il tuo silenzio. Appena arriveranno le copie della 3" (che è in viaggio) ti farò spedire di nuovo la 2" e vi unirò la terza e farò fare la spedizione raccomandata. Sto bene, prego per te e ti abbraccio. Tuo aff.mo fratello Mario

[London, Notting Hill], 6 giugno 1934

Carissimo fratello, seguirei, se potessi farlo, il tuo consiglio della cartolina del 2 c.m. cioè limitarmi alla critica del determinismo positivista. Ma la mia posizione è diversa. Nello studiare la natura della società, debbo scartare le teorie aprioristiche-monistiche, tanto quelle che ne fanno un'entità metafisica (idealisti di ogni specie) quanto quelli che ne fanno un'entità bio-psichica (positivisti). Nella prima categoria metto Hegel (Idea), Croce, Gentile (Spirito), ecc. (Volontà), (Intelletto) e simili. Per essi gli uomini non sono che fenomeni. La realtà è sociale. Hegel chiama lo Stato la più perfetta realizzazione dell'Idea. I n qualsiasi sistema monista della società, l'uomo individuale non può avere iniziativa autonoma, onde la storia dovrebbe essere deterministica. Lo stesso si direbbe della nostra concezione, se Dio fosse considerato la causa diretta della storia umana, cioè se in un sistema d'intervenzione divina non vi fosse in noi il libero arbitrio e l'autonomia di cause seconde libere. Ecco il problema. Attendo i tuoi suggerimenti. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi


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Piazza Armerina, 8 giugno 1934

Fratello carissimo, la tua del 2 mi pervenne a Caltagirone dove sono stato due giorni per benedire le nozze di Paolo Gravina con Gaetana Penna. Questa volta la patria mi ha mostrato un po' il suo materno antico soave aspetto. Finora ero felice d'aver ricevuto gli auguri proprio il giorno di S. Filippo. Nelina sta bene. Circa il dovere, ponderando bene le parole da te usate, mi awedo che tu fai un'altra quistione. Tu cerchi il dovere come coscienza dell'obbligazione. Io invece cerco la definizione del dovere. Che cosa è il dovere? Questo è il vero problema. Come se ne prende coscienza è un problema di gnoseologia. Dirò sul tuo problema una parola, perché la tua soluzione non mi persuade. Tu dici che « l'uomo si sente obbligato perché traduce dentro di sé la legge in obbligazione di coscienza, cioè, accetta il limite alla sua libera volontà P. Ma l'uomo si sente obbligato perché è obbligato. È obbligato non perché accetta il limite, ecc., ma perché l'ordine morale non è da lui ed è da un principio superiore e perché egli è nell'ordine morale. Egli prende coscienza che l'ordine morale lo trascende, che egli è nell'ordine morale cui non può violare senza colpa. Non limite alla libera volontà, ma ordine. E ora torno al mio problema. Che cosa è il dovere? Per me è l'obbligo ad agire in dato modo e a non agire in modo a quello contrario che nasce dall'ordine morale in quanto posto non dall'uomo, ma da un principio che lo trascende, lo domina, lo condiziona. Sto bene. Tornai ieri mattina. Ieri sera portai il Santissimo nella processione dell'ottava. Qui questa processione si fa a tarda sera. Tornai a casa verso le undici. La serata era calda e tranquilla. Ore di Paradiso. Non c'è nessuna fretta che tu legga le pastorali. Mi basta sapere che le hai ricevute. Abbracci. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 10 giugno 1934

Carissimo fratello, la tua del 3 giugno tiene presente specialmente Gentile. Nell'ambiente per il quale io scrivo (Francia, Inghilterra) Croce e Gen-


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tile hanno una certa eco, ma qui il vero idealismo è quello di Hegel, dal quale derivano le correnti inglese e francese abbastanza attenuate. Ambedue ammettono che lo Stato (per essi stato e società si equivalgono) è la realizzazione dell'Idea o della Volontà, secondo gli aspetti. Così viene ammessa, implicitamente o esplicitamente, un'entità metafisica che si attualizza. Questa mia interpretazione (già da me scritta nel 1931) ho trovato confermata dalla critica dell'idealismo sociologico che fa De Sarlo nell'Uomo nella vita sociale (Laterza, 1931) che io ho letto solo due anni fa. La filosofia del Gentile porta ad un solipsismo nel quale la società e quindi la sociologia non hanno posto. I1 problema sociale impone per forza una spiegazione della coesistenza degl'individui; anche ammessi questi come azione, non potrebbero riferirsi d ' u n o che come un molteplice; cioè molteplicità di azione simultanea (normale e contraria). H o ricevuto le encicliche; ho letto quella sul Giorno del Signore l , che mi è tanto piaciuta. Te ne riparlerò. Un abbraccio di cuore. Sto bene, tuo Luigi

Piazza Armerina, 12 giugno 1934

Fratello carissimo, alla tua del 6 reca buona risposta la mia del 3. Qui continuo a svolgere il mio pensiero in merito all'lntroduzione. Quando io dicevo che mi limiterei alla critica del determinismo, lo dicevo come concessione, non come approvazione. Io, e credo avertelo scritto altra volta, sopprimerei tutta l'Introduzione. Insomma io credo che una confutazione dei sistemi non sia al posto, non sia richiesta dal lavoro, non sia utile e sia nociva. Ciò dico sia perché appesantisce il libro nel suo cominciamento e genera impressioni sfavorevoli al seguito, sia perché una confutazione per sommi capi è sempre inefficace e spesso inesatta. A me pare che tutto il libro col porre bene la propria teoria deve fare da confutazione alle teorie contrarie. E ora torno all'idealismo. Nella mia del tre ti dicevo come il concetto di fenomeno attribuito all'individuo è LETTERA1464. 1. Cfr. Iettera 1475.


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estraneo a quel sistema, da esso anzi è negato. I1 tuo errore deriva dal trasferire all'idealismo il concetto scolastico della realtà. Per gli scolastici l'individuo è un essere, una realtà tutta posta che agisce per via di facoltà, anche queste tutte poste, ecc. Per gli idealisti l'individuo è, non il fatto, ma il fieri. E perciò, mentre gli scolastici dicono: uerum et factum convertuntur, gli idealisti dicono: verum et fieri convertuntur. Concepito così l'individuo, gli idealisti escludono la sua individuazione naturalistica. Dicono: l'individuo non è un individuo individuato. E con ciò escludono il fenomeno. E pongono l'individuo (che è tutta la realtà) come processo. Ma anche il processo concepiscono in modo diverso. Questo non è il divenire dell'essere naturalistico, ma il farsi; è l'individuo che non è, ma si pone, non è, ma si fa; è perché si fa, è quello che si fa. E si fa tutte le cose. Ma, io dico, perché impelagarsi in questo mare magno? Pensaci. Sto bene. Ti auguro ogni bene. E ti abbraccio. Tuo Mario

[London, Notting Hilll, 14 giugno 1934

Carissimo fratello, rispondo d a tua dellJ8. Mi fermo alla tua questione: che cosa è il dovere. Tu dici: « È l'obbligo ad agire in dato modo e a non agire a quello contrario dell'ordine morale in quanto posto non dall'uomo ma. .. da Dio ». Ora, tutto il problema sta nel concetto dell'obbligo. Questo può essere razionalità e quindi autonomia, ovvero coevcizione e quindi eteronomia. L'ordine morale è oggettivo; ma un dovere oggettivo non esiste, il dovere è soggettivo, è cioè l'adeguazione razionale all'ordine morale fatta da ciascuno secondo la propria conoscenza. Quest'adeguazione non è perfetta (salvo eccezioni) per mancanza di completa conoscenza (a parte altre ragioni) individuale o collettiva. Così avvenne per esempio che tra glr ebrei vi era la poligamia, il divorzio, la schiavitù. I moralisti spiegano ciò o per dispensa divina o per non ripugnanza al diritto naturale. In tal caso perché non applicare la dispensa divina e la non ripugnanza, ecc. a tutto l'umano genere non cristiano? L'ordine morale deve essere conosciuto dagli uomini


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e tradotto in ordine morale collettivo e individuale. Perciò i santi sono obbligati alla loro perfezione perché la conoscono come ordine morale personale proprio. Sto bene. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 15 giugno 1934

Carissimo fratello, questa ti reca i più fervidi auguri pel tuo onomastico. I1 21 celebrerò per te. Ricevo a momenti la tua del 10 e rispondo subito perché mi preme parlarti ancora dell'idealismo. Di De Sarlo io lessi un volume di critica a Croce e Gentile Notai come spessissimo fraintende. Penso che non devi prender sul serio quanto del medesimo leggesti su Hegel. Hegel è anch'egli panlogista come è Gentile, o meglio, il panlogismo di Gentile è quello di Hegel. Noto che l'idea di questo autore non è qualcosa di trascendente, ma è la nostra idea. Questa idea è la suprema realtà, e risolve in sé anche il concetto di Dio. Per Hegel l'idea soggettiva dà l'individuo, oggettivata dà la società. L'idea è la sola realtà, e tutto ciò che l'idea pone è realtà, non nell'analisi, ma nella sintesi che unisce la tesi e l'antitesi, il positivo e il negativo. Gli scrittori inglesi, come nota De Ruggiero, che si occupano di Hegel, lavorano attorno a questi concetti, cercando o di affermarli o di spiegarli. Caro fratello, trattandosi di lavoro tanto serio, le informazioni di seconda mano sono sempre pericolose. È quel che io ho sentito e di cui ora ti parlo con tanta insistenza. I o penso che tu debba o vedere addirittura lo Hegel, o far come io consiglio, lasciare i riferimenti a sistemi filosofici che, per me, non sono necessari e possono, oltre che riuscire errati, essere ingombranti. Pensaci, per carità; non ti ostinare in reminiscenze di origine equivoca. Sto bene. Prego tanto per te e alle tue orazioni mi raccomando. Tuo t Mario

'.

LETTEBA1467. 1. FRANCESCO DE SARLO,Gentile e Croce. Letture filosofiche di un superato, Le Monnier, Firenze 1925.


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[London, Notting Hill], 18 giugno 1934

Carissimo fratello, ho la tua del 12. Col propormi di levare via l'Introduzione forse non avevi presente che io ho tolto dal lavoro Chiesa e Stato tutta la prima parte, compresa I'lntroduziolze (ne farò una nuova per Chiesa e Stato) e alcuni capitoli dell'ultima parte; ho aggiunto tre capitoli nuovi (sulla famiglia, sull'economia, sulla Società Internazionale) e ne ho fatto (con le dovute modifiche e aggiunte) un libro a parte dal titolo Saggio di Sociologia l. È già in traduzione (francese) e apparirà nella prossima primavera '. L'Introduzione è a posto; essa non si propone la confuta di altri sistemi, ma è l'esposizione ragionata della mia teoria storicista della Sociologia. Però nell'esporre una teoria si fanno i richiami alle altre. Dippiù, nel capitolo proprio (la forma politica della Socialità) non posso lasciare indietro le varie teorie moderne sullo Stato. L'idealista di Hegel tiene un posto preminente. Ecco il perché non posso accettare il tuo consiglio, e domando invece il tuo aiuto a farmi capire il rebus degli idealisti più moderni sulla loro concezione sociologico-politica. Sto bene. Un abbraccio. Luigi

Piazza Arrnerina, 20 giugno 1934

Carissimo fratello, domani è San Luigi. H o già detto i vespri. Ti rinnovo gli auguri. Domani celebrerò per te. AU'altare saremo uniti in Dio. Dovere. I problemi sono due: l'oggettività dell'ordine morale (o ontologicità), la conoscenza del medesimo e quindi la coscienza LETTERA 1468. 1. Cfr. La società: sua natura e leggi, cit.; probabilmente Sturzo fa riferimento d a introduzione Sociologia e storicismo. Si veda la lettera 1248 e la relativa nota. 2. L'edizione francese è intitolata Essai de sociologze, cit.


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dell'obbligo. Chi crede in Dio non dubita del primo. Circa il secondo bisogna distinguere con San Tommaso tra conoscenza immediata (noi diremmo sintetica) e mediata (analitica). Nella prima non c'è errore; è il momento essenziale o universale, o meglio, sintetico. Enunciato: l'uomo deve fare il bene e non deve fare il male; deve agire secondo l'ordine oggettivo e non deve violare quest'ordine. L'errore è possibile a misura che i singoli problemi si allontanano dal principio. In questi casi però l'agire, per sé, non è ordinato; ed è solamente onesto per la buona fede. Se così non fosse, tu saresti obbligato a dire che la schiavitù es. colpa presso i pagani fu onesta sikplicitev. Ed invece tu dirai: non fu imputabile per la buona fede. I n base al qual principio noi possiamo parlare di morale assoluta e relativa. Torno alla quistione precedente. Da Kant a Hegel si va dal giudizio, a priori, sintetico, all'io, allo spirito, all'idea. È lo stesso concetto che si svolge e precisa. La sintesi di Kant, ben compresa, è l'idea di Hegel. E questo è il concetto in quanto unità. Sé stesso come soggetto e oggetto. Ed è immanente, ed è il nostro concetto, la nostra idea. Quando tu dici che in tutti i sistemi c'è un che di trascendente, si chiami natura, idea, spirito, dici quel che gli idealisti negano. Sto bene. E ti abbraccio. Tuo Mario

t

[Paris], 23 giugno 1934

Carissimo fratello, sono qui occupatissimo dall'edizione del mio libro di sociologia. Appena di ritorno tornerò a parlarti della questione idealista dello Stato e in genere della sociologia. Mi preme molto. Sto leggendo un libro francese sul riguardo. Te ne scriverò. Sto bene, un abbraccio di cuore, tuo Luigi

LETTERA1470. * Cartolina illustrata: Le Jardin de Luxembourg.


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Piazza Arrnerina, 25 giugno 1934

Carissimo fratello, il 21 come ti avevo scritto, celebrai per te. Che il buon Dio per l'intercessione dei suoi santi ci distacchi da tutto ciò che è terreno e ci santifichi. Non avevo compreso che la parte sociologica veniva distaccata dalla storica. I n quanto all'idealismo non si tratta, come tu dici, del rebus dei moderni, ma proprio della teoria di Hegel. Su ciò credo d'avere scritto a sufficienza. Io in particolare ho insistito sulle due espressioni: l'individuo fenomeno e il determinismo nell'idealismo e parmi aver dimostrato che nel pensiero di Hegel l'idealismo non sia quel che tu pensi. H o poi anche detto che in merito a sistemi che poggiano sul monismo è errore combatterli nelle deduzioni, perché, dato quel principio, quelle devono essere le conseguenze. E perciò, in linea di confutazione per affermare meglio il proprio sistema, reputo necessario rifarsi ai principii e fissar lì la confutazione. Per non far così Mons. Olgiati nell'ultimo fascicolo di « Vita e Pensiero » dice tante come improprie. Egli fa un articolo Che cosa è l'arte l . Poi prende varie affermazioni di Croce, e, come se Croce fosse un dualista, le confuta alla luce del dualismo scolastico. E così fanno molti o forse i più o anche tutti. Di qui una gran confusione e nessuna efficacia di lavoro. Invece nel campo opposto vedo più serietà, e, sopra tutto, il più significativo silenzio sulla nostra filosofia. Sto bene. Siamo già nell'estate e già il caldo fa capolino. Amami e prega per me. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 29 giugno 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 25. Ti scriverò domani o domenica su questo tema, che mi interessa molto. Comprendo le tue preoccupaChe cos'c? l'arte, in « Vita e pensiero », 1934, LETTERA1471. 1. F. OLGIATI, pp. 352-359.


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zioni giustissime. Ora sono di ritorno e preso da molte piccole cose da fare, lettere da rispondere, ecc. Sto bene. Sento bisogno di sole; non ne ho avuto che poco e sempre reso inefficace dai venti freddi, che fin oggi imperversano. Pel resto, grazie a Dio sto bene, e otto giorni di riposo mentale quasi assoluto mi han fatto bene. Stamane sono tornato alla correzione della mia sociologia. L'introduzione pubblicata in « Vie Intellectuelle » ' ha interessato molto, e il tema è stato accettato come relazione al Congresso Internazionale di Filosofia che si terrà a Pragaz. Dovrò scrivere la relazione riducendo quello che ho pubblicato a un quarto di lunghezza. Vedrò. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Grazie degli auguri per S. Luigi e della S. Messa. Oggi ho celebrato per noi tre. Luigi

Piazza Armerina, 2 luglio 1934

Carissimo fratello, sono in ritardo per eccesso di lavoro. Ho ricevuto la tua del 23. Ricordi la discussione sull'ascetica e la mistica. Io avevo detto in Filosofia dell'educazione presso a poco così, cioè, che l'ascetica è la base della mistica, o forse anche l'antecedente. Non ricordo bene le parole, ma il senso è questo. Tu sostenevi che questi rapporti non si danno essendo due discipline distinte e diverse. In questi giorni ho letto nel Compendio di teologia ascetica e mistica di Tanquerey ' quanto qui trascrivo. « ... Era dunque naturale indicare col nome di ascesi gli sforzi dell'anima cristiana che lotta per acquistare la perfezione... Pure per lunghi secoli, a designare questa scienza prevalse il nome di teologia rnistica ... In seguito queste due parole furono usate nello stesso senso; ma presto prevalse LETTERA 1472. 1. L. STURZO,Sociologie et historicisme, in u La vie intellectuelle», t. XXVIII, n. 1, 10 aprile 1934, pp. 290-319. 2. I1 congresso si tenne a Praga dal 2 al 7 settembre. LETTERA 1473. 1. Su Adolphe-Aifred Tanquerey (1854-1932),si veda la lettera 1077, n. 3.


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l'uso di riservare il nome di ascetica a quella parte della scienza spirituale che tratta dei primi gradi della perfezione ... e il nome di mistica a quella che s'occupa della contemplazione e della vita unitiva ».Era in fondo quello che affermavo io. Nei giorni 17, 18 e 19 di questo mese, a Dio piacendo, celebreremo il terzo convegno diocesano, che sarà un convegno eucaristico. Non lo chiamo congresso perché il nome mi sembra troppo pomposo. Noi faremo quel che potremo, però vogliamo dare al nostro convegno tutta la interiorità e la spiritualità possibile. Quei giorni saremo uniti in Gesù Ostia. Sto bene. I1 tempo si mantiene mite e a volte fresco. Ti abbraccio con fraterno affetto. t Mario

[London, Notting Hiil], 2 luglio 1934

Carissimo fratello, V. Basch, uno dei migliori conoscitori di Hegel, in un recente articolo polemico, difendendo il suo libro del 1927 sulle dottrine politiche della Germania l , sostiene che il pensiero politico di Hegel si deve guardare sia in relazione al suo pensiero filosofico, sia come sistema politico a sé stante, altrimenti è incomprensibile. I o credo che Basch abbia ragione. Bosanquet, inglese, ricostruisce la teoria idealista dello stato tentando una sintesi delle due vedute 2. Quando Hegel parla della necessità della guerra per fare una la Germania, della guerra incarnata in un genio, del diritto che si confonde con l'interesse delio stato, ecc. fa delle affermazioni che evadono la concezione idealista pura, per il terreno della realtà concreta. In questa incomoda posizione, com'è possibile restare dentro le spire tautologiche della sua gnoseologia, senza farne vedere l'equivoco di un concretismo, che c'è, malgrado le negazioni, e di un determinismo LETTERA 1474. 1. VICTORGUILLAUME BASCH,Les doctrines politiques des philosophes classiques de I'Allemagne, Alcan, Paris 1927. 2. Cfr. B. BOSANQUET, The Philosophical Theory of the State, London 1890. Bemard Bosanquet, filosofo neo-hegeliano inglese (1W8-19231, studiò a Oxford con il Green e insegnò presso 1'University Coiiege. Fra le sue opere vanno ricordate Logic, or the Morphology of Knowledge (Onford 1888); The Principle of Individuality and Value (Londra 1912); History of Aesthetics (1892).


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che non può evitarsi in un monismo politico fondamentale? Là dove Hegel dice che « la totalità morale assolutst non può risiedere che nella nazione » volere o no, fa della trascendenza dall'individuo alla nazione. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 6 luglio 1934

Carissimo fratello, ti ho scritto più volte, e occupato con la mia questione sull'idealismo in sociologia, non ti ho parlato della tua Pastorale, Il giorno del Signore che ho letto e mi è piaciuta moltissimo. Quella sulla Divozione alla Vergine Santissima dovrò leggerla ancora. M'interessa il tuo sistema d'intrecciare la spiegazione dei fatti e degli insegnamenti religiosi, con quei ragionamenti, che pur essendo umani, non turbano la linea religioso-sopranaturale, ma la rendono più evidente alle menti moderne. Non so se questo sia l'effetto che tu ne trai nella tua diocesi. Forse lo saprai e forse non lo saprai tu stesso, essendo difficile .separare l'apprezzamento indipendente dall'omaggio devoto al proprio pastore. Ricevo in questo momento la tua del 2 c.m. Godo assai che nei giorni 17-19 di questo mese avrete un Convegno Eucaristico. I1 gran risveglio eucaristico moderno (compreso quello Liturgico) è uno dei più grandi awenimenti della Chiesa, che compensa di gran lunga tante deficienze in altri campi. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 7 luglio 1934

Carissimo fratello, su quel che dicono i filosofi da te citati non interloquisco. Le mie osservazioni mirano a far evitare errate interpretazioni di Hegel. E, secondo me, le tue deduzioni sono errate; e mi sorprende come tu vi persista. Non Hegel solo, ma tutti gl'idealisti usano il lin-


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guaggio comune e parlano di natura, materia, individui, società, nazioni, stato, ecc. Ma ne parlano, non da dualisti, sibbene da monisti. E sarebbe curioso pretendere che ad ogni proposizione avvertissero di parlare da monisti. Così noi dualisti diciamo tante cose che potrebbero saper d'idealismo. E così si vuol vedere in S. Agostino il messaggero dell'antichità cristiana d'età moderna idealista. Che cosa è la materia per Hegel? Potrà venire accusato di contraddizione perché parla d i materia? Ciò significherebbe non sapere che cosa sia l'idealismo. Allo stesso modo e per la stessa ragione non si può accusare di determinismo e di dualismo. La loro è la filosofia dell'idea, la nostra la filosofia dell'essere. Ma io mi domando, che cosa guadagni attribuendo ad Hegel quel che ripugna al suo sistema? E perché ti devi ostinare in affermazioni che certamente non giovano e anzi nocciono? E che gusto perder tempo a legger libri dai quali non si può cavare l'impossibile? Dato l'idealismo la sociologia cangia. Chi ne dubita? Ai fini della verità basterebbe respingere l'idealismo nei suoi primi principii. Sto bene. Quel che su questo punto ho scritto non è polemica, ma avvertimento affettuoso. Tuo t Mario

[London, Notting Hill], 11 luglio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 7 c.m. Il tuo awertimento mi è gradito, mi ha giovato e mi gioverà, tanto mi fa pensare e cercare. Quel che m'interessa è intendere bene nel pensiero di Hegel la differenza che passa (secondo lui) fra individuo pensante (soggetto) e società o stato come massima concretizzazione oggettiva dell'Idea. I1 sociologo, neilo studiare le forme di società, può prescindere da ogni teoria gnoseologica, ma non può prescindere dalle due concezioni la monistica e la dualistica. Tutto il problema sta fra coloro che pensano che la società sia un'entità a sé (per i positivisti entità bio-psichica, e per gli idealisti evidentemente ... metafisica - attuazione della Idea). Owero non sia affatto un'entità ma una risultante morale o di coscienza degl'individui associati (è la mia tesi). Tutte le tesi


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politiche, giuridiche ed etiche vanno a sboccare qua. Ecco il problema che m'interessa. Ho letto la tua Pastorale sulla Madonna, e mi è piaciuta assai e se puoi mandamene tre copie, le darei a persone alle quali farà bene. Un abbraccio, tuo Luigi Tempo magnifico. 1478 Piazza Armerina, 16 luglio 1934

Carissimo fratello, rispondo alla tua dell'll. La società per gl'idealisti, da Hegel a Gentile, dico per gli hegeliani in senso stretto, non è una entità metafisica, come tu dici. L'entità che conta anche per loro è l'individuo perché l'idea solo in lui si trova e funziona. La società per loro è quello stesso che è per te « una risultante ... di coscienza degl'individui consociati ». Ma c'è degli autori massimi chi concepi sce la società come una entità reale? Io ne dubito. Simili sciocchezze non le dicono che i ciabattini della scienza. Quando lessi la la e la 2" parte notai questo punto, ma volli credere più a te che a me. Feci male. Ora torno sulla quistione con convinzione netta e, parmi, sicura. Tu dici: la mia teoria. Io dico: la teoria di tutti i veri pensatori. Ti ho scritto e ti ripeto: lascia i volgarizzatori, prendi le opere di Hegel e se vuoi di Croce e Gentile e d'inglesi di primo ordine. Io potrei citarti i passi espliciti di Croce e Gentile. Ma di quest'ultimo forse te ne ho citato e riportato qualcuno. Tu fai deduzioni indebite. Gl'idealisti per es. parlano della natura come ne parliamo noi. Negano però che esista come realtà distaccata dall'uomo, a conto suo. È il punto specifico. Ma alla natura danno tutti gli altri attributi che diamo noi, sempre però come atto del pensiero soggettivo-oggettivo. Così è della società. Esiste nella coscienza individua collettivizzata, non come di individui personali reali, con anima immortale, ma come oggetto inseparabile dal soggetto pensante l . Sto bene. Ti abbraccio. f' Mario LETTERA1478. 1. L. Sturzo fii per togliere « tutte le referenze d'idealismo e ogni discussione di fondo » (lettera del 25 febbraio 1935). Si limitò a sostenere che «tanto la sociologia positivista quanto quella che chiamiamo metafisica, nell'atmbuire alla società (sotto qualsiasi nome concepita: stato, nazione, popolo o classe) un'entità e un valore per sé stante fanno dd'astrattismo ». Cfr. L.S., La società: sua natura e leggi, cit., p. 5.


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[London, Notting Hill], 16 luglio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 12. Quel giorno siamo stati uniti nella preghiera per l'anima della nostra cara Margherita. Sabato scrivendo a Fondacaro gli dissi che ero preoccupato perché da 10 giorni non avevo notizie di Nelina. Oggi ricevo una lunga cartolina. Così non occorre che Fondacaro mi risponda. Sono molto lieto che hai educato i tuoi diocesani a non usare col Superiore nessun'adulazione. In questi tempi che l'adulazione è arrivata al colmo anche nel Santuario ed è al di là dell'ossequio dovuto a Vescovi e anche al Papa quel che si scrive in tutte le lingue, la sobrietà dei tuoi è amrnirevole. Non conosco questo bollettino interparrocchiale. Credevo che fosse un periodico dell'Alta Italia. Vuoi mandarmene un numero? Sto leggendo il nuovo volume di Blondel La Pensée l . È uscito presso F. Alcan il 1" volume. Uscirà a novembre il 2" volume. M'interessa molto ed è-ben scritto e molto chiaro. I1 che è assai raro. Ne farò una recensione nella << Contemporary Review D. Un ispettore di teatri (un tedesco che si trova a Londra) ha preso l'iniziativa di far rappresentare Gli Angeli e Adamo. Ma ancora sono progetti in aria. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting W], 21 luglio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto le copie della tua pastorale. Grazie. Rispondo alla tua del 16, anzitutto sul tuo rilievo alla frase, che può parere presuntuosa di mia teoria. Di fatti, nel campo cattolico, che fin ora non ha una teoria sociologica nel vero senso della parola, i primi tentativi che si fanno in Francia (Delos e Renard) sono orientati sul concetto che la società è un iper-entità-finalista (Delos) l , istiLETTERA1479. 1. ~IAURICE BLONDEL, La Pensée, 2 voli. F. Alcan, Paris 1934. LETTERA1480. 1. Jean Delos, domenicano, professore di diritto ali'Università cattolica di Lie. Molto attivo neU'Azione cattolica francese, partecipò alle settimane sociali fino al 1953.


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tuzionale (Renard) '. Presso i cattolici tedeschi penetra il concetto di entità-popolo-razza (Volkstum) (Mons. Schreiber) 3. L'idea della società entità bio-psichica fu dei positivisti, massimo il Durkheim 4, e ancora soprawive per spiegare l'unità-entità sociale. La teoria (che ho chiamata metafisica) di una società, manifestazione, o concretizzazione di un'idea (sia lo spirito, la volontà - in Nazione o Classe o Stato non importa) ha origini hegeliane e storico-positive allo stesso tempo. Che la teoria da me esposta sia per la prima volta formulata in un sistema sociologico te lo prova che la << Revue Internationale de Sociologie » ha pubblicato come articolo il mio 1" Capitolo (La concretizzazione della Società) ', articolo che la a Revue Moniste D mi ritornò dopo avermi essa stessa pregato di mandarne uno con la motivazione ch'era contrario alla tesi sostenuta (quella di Padre Delos) e il Presidente dell'Istituto Internazionale di Sociologia, il Prof. Richard, mi scriveva interessato al mio sistema, come liberatore di un passato che pesa terribilmente. Un cenno precursore si trova in Vinet (Svizzero) di mezzo secolo fa 6. I1 Prof. E. Radl presidente del prossimo Congresso Filosofico Internazionale ha insistito perché io andassi a Praga a sostenere queste mie idee e avrebbe in tal caso accettato una Relazione, non. ostante che i sociologi positivisti siano la gran maggioranza. Questo ti scrivo per inquadrare in tale mondo il mio sforzo. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo 'Luigi

2. Jean Renard (1876-1943), domenicano, filosofo del diritto. Elaborò una teoria del diritto come istituzione. Insegnò filosofia sociale a Nancy. 3. Christian Schreiber (1872-1933), teologo e filosofo. Nel 1929 vescovo di Meissen e poi dal 1929 vescovo di Berliio. 4. Émile Durkheim (1858-1917), fu tra i fondatori deiia scuola sociologica francese, la cui influenza era ancora profonda e larga negli (anni Trenta. Fondò e diresse l'« Année sociologique D (1896-1912). 5. Cfr. L. STURZO, Le concretisme de la socidité in « Revue Internationale de Sociologie », mano-aprile 1934, pp. 149-164. 6. Alexandre Rodolphe Vinet (1797-1847), professore di teologia pratica ali'università di Losanna. Luigi Stuno si riferisce al libro Philosophie morde et s u cide, in 2 voii., 1913 e 1916. 7. Emanuel Radl (1847-1942), filosofo cecoslovacco, vitalista pragmatista. Si è interessato dei rapporti fra rivelazione e scieriza, con l'intento di elaborare un sistema ispirato al pragmatismo cristiano.


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[London, Notting Hill], 24 lugiio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto i due volumi della Storia del Concilio di Trento. Grazie assai assai. Ti prego di farlo sapere a Mons. Fondacaro ringraziandolo della gentile lettera. Sto bene, e sulle mosse di partire. Dal giorno che ricevi questa scrivimi all'Hotel - Pension Prieuré de Lamalgue, 50 Littoral Fréd. Mistral - Le Mouuillon près Toulon - France. Continuo la conversazione sulla tua cartolina del 16 c.m. alla quale parzialmente risposi il 21. Tu dici ch'io fo indebite deduzioni dalla teoria idealista; ora, prima di verificare le mie deduzioni sto cercando di comprendere bene la teoria idealista della società. Tu dici che per essi la società è lo stesso che per me « una risultante di coscienza degl'individui consociati ». La differenza si è che poiché per essi non ci sono veri individui, né vera coscienza personale, non ci può essere neppure una risultante. Onde in fondo per essi non c'è che l'Idea o Spirito o Atto realizzantesi nel molteplice fenomenico, ch'è da noi appreso ora come natura ora come società. È vero ch'essi usano lo stesso fraseggio nostro, ma con un significato cosi diverso che per essi è un abuso; essi l'usano per farsi intendere e finiscono col farsi fraintendere. Perciò torno alla domanda della mia dell'll luglio alla quale ti prego di tornare a rispondere. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Sono lietissimo del risultato delle Giornate Eucaristiche in Piazza. Sia Dio ringraziato.

Piazza Armerina, 27 luglio 1934

Carissimo fratello, la tua del 21 mi giova a precisare il mio pensiero. Secondo me il problema ha due aspetti, uno filosofico, un altro sociologico. L'aspetto filosofico però non si attua che nel campo delle idee. Dire che la società esiste nella coscienza collettiva è dir tutto e non dir


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tutto. E viene l'aspetto sociologico che cerca il punto concreto o la società come un concreto. Qui possono usarsi formule metafisiche, come l'anima della società, ecc. Ciò che ha valore in queste indagini è il processo storico e tutti i processi che l'accompagnano. Certo la società non si forma che per eredità (stirpe), per comunanza di temperamento, gusti, ecc. (luogo), di idee (studi e fatti storici). Certo che questi fattori vivono nella coscienza collettiva, ma è anche certo che sono oggettivi e necessari alla società come una data società. Ora, quando io lessi l'introduzione, sentivo un certo disagio (e la rilessi una seconda volta con risultato pari), il qual disagio credo derivasse da un trattare congiuntamente i due aspetti, il filosofico e il sociologico. I1 filosofo per conto suo dice: La società non è una realtà per sé stante; esiste nella coscienza. Tu, parmi, se ricordo bene, insisti su questo punto e cerchi nei filosofi quel che non si trova che nei sociologhi. Di qui la nostra discussione. Ma i sociologhi forse non traducono bene il loro pensiero, perché il processo (qualunque sia) non esiste in ultimo che nella coscienza, e fuori della coscienza non è certo la società. Abbracci. Tuo

t

Mario

[London, Paddigtonl, 28 luglio 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto l'« Angelo della famiglia D. Ho letto il tuo articolo sulla Meditazione, che mi è tanto interessato e giovato e attendo il seguito. Altri articoli non ho letto perché sono sulle mosse di partire e c'è tanto da fare. Certo, ti sarebbe utile un po' di Svizzera anche in questo mondo, se ti decidessi a farne il viaggio. Che gioia per il tuo fratello. Ma egli è rassegnato al volere di Dio. Leggendo gl'idealisti, sento il disagio profondo del loro linguaggio falso. Essi usano le parole che indicano oggetti, fatti, realtà estranea al soggetto, per significare tutt'altro; le loro rettifiche di tanto in tanto non bastano. Avrebbero dovuto inventare un linguaggio (o gergo) proprio, alterare o meglio trasformare il modo comune di esprimersi, per avere una filosofia che fosse vita, e continuazione della vita comune, e non una fantasmagoria. I1 Cristianesimo ha fatto questo

.


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capovolgimento ma non intero; perché la dualità di natura e soprannatura è la realtà presente. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Arrnerina, 31 luglio 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 24 &a quale rispondo. Tu dici che cerchi di comprendere bene la teoria idealista della società. È giusto. Ma, pare a me, che non cerchi di comprendere bene l'idealismo. O r di qui bisogna partire. Tu, circa l'idealismo, scrivi: « I n fondo per gli idealisti non c'è che l'Idea o Spirito o Atto realizzantesi nel molteplice fenomenico... ». Questo concetto non è esatto; questo non è l'idealismo degli idealisti, ma dei loro avversari. Se così fosse, saremmo in un panteismo dualistico: l'Idea e il fenomenico. Invece per loro c'è solamente l'Idea che è unità di se stessa e del suo oggetto che non è altro da se stessa. Essi, ciò affermato, concepiscono l'individuo non come un essere che è, ma come un individuo che si fa. Sta attento, che tutto qui è il punto. Noi concepiamo (e facciamo bene) l'individuo come una realtà posta, come un essere che è quello che è; così concepiamo il mondo. L'oggetto noi lo concepiamo bensì in relazione col soggetto, ma fuori di lui. Gl'idealisti dicono che se così fosse, conoscenza dell'oggetto non sarebbe possibile. È lo stesso problema posto da Platone e ripreso da S. Agostino, ma svolto in modo diverso. Di qui, cioè dal problema della conoscenza, dovrebbero ricominciare tutti i filosofi. Fu la mia idea fissa. Gl'idealisti dunque ammettono l'individuo e la coscienza, non come opera del Creatore, bensì come processo dell'idea. Non dunque idea e fenomeno, ma solo idea, idea tutto, idea principio dei principii, senza essere un Dio personale e trascendente. E poi individuo e coscienza, realtà delle realtà. E poi la società come « una risultante di coscienza degl'individui consociati ». Le conclusioni sono le stesse, diversa è solo la premessa. Ecco perché io insisto. Sto bene. Fa gran caldo. Ti auguro buona villeggiatura. Mario


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Paris, 1 agosto 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 27 scorso. La sociologia è nata positivista: A. Comte inventò questa parola mezzo latina e mezzo greca. Ancora oggi non si riesce a svincolarla dal positivismo. I sociologi disprezzano i filosofi e viceversa. Secondo me non può esistere vera sociologia che non sia filosofia. Perciò il mio sforzo è ricercare gli elementi sociologici che non patiscono ulteriore risoluzione. Lì s'incontra la filosofia, cioè si fa della filosofia facendo della sociologia. Non sono due scienze né opposte né indipendenti; la sociologia è una branca della filosofia e si appoggia su tutte le indagini che sono fornite dalle scienze positive. Io non la chiamerei sociologia, ma antropologia sociale. Tutto quello che tu attribuisci alla sociologia appartiene in proprio o alla psicologia o alla biologia o alla etnologia ed altre scienze. I positivisti per studiare l'origine delle idee studiavano psicologia e frenologia. Le formule per trovare un'unità reale della società sono vecchie del tempo antico e del Medio Evo, quando prevalendo l'organicismo, si parlava della testa o delle gambe, degli occhi o delle braccia della società, non per metafore ma come entità reale. Sto bene. sono qui h o a domani e poi al bel mare Mediterraneo. Prega per me. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Armerina, 4 agosto 1934

Carissimo fratello, come lo farei volentieri un viaggio nella Svizzera, mentre il caldo qui mi fa tanto soffrire col mio povero stomaco! Ma i miei quasi 73 e lo stesso caldo me lo impediscono. Del resto è meglio non si dar troppo pensiero delia salute. E infine un lungo viaggio dovrò farlo e lo farò in un istante e ad esso mi preparo. Tu hai un'antipatia eccessiva per l'idealismo e lo giudichi con eccessiva severità. Bada, io son tutt'altro che tenero per questo


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sistema, ma non posso riputarlo una puerilità o un gioco. È un grande sforzo per superare le diflicoltà del problema della realtà e della conoscenza. Quanto al linguaggio comune sarebbe stoltezza volerlo mutare. Si crea il linguaggio tecnico, si rispetta il comune. Gl'idealisti poi non negano che le cose che vediamo ci siano: la terra, il cielo, il mare, ecc. Negano solo che siano puro oggetto. Ricordi Rosmini? Egli cercò di cristianizzare l'idealismo. Sostenne che tutto il sensibile che noi conosciamo, lo conosciamo come modificazione del nostro sentire alla luce dell'idea dell'essere che si fa tutte le idee per determinazione di confine. Del resto sai tu veramente che cosa è un albero fuori del tuo sentire? Sai tu che cosa è la cosa in sé? Non è anche per te un rapporto il sentire, il conoscere? E noi diciamo: l'albero, in sé, è questo e quest'altro; ma, nel pensiero filosofico, diciamo: l'albero è questo mio sentire e pensare: è un oggetto che io conosco in me, in rapporto con me, entro di me, come mia creazione con elementi reali la cui pura oggettività mi sfugge. Gl'idealisti fanno un passo avanti, e in ciò errano, e dicono: tutto l'oggetto è soggetto, è il soggetto che si media. È nel soggetto pel soggetto, e basta. E perciò usano e devono usare il linguaggio comune. Sto sano. Divertiti e prega pel tuo t Mario

[Le Mourillon, Toulon], 5 agosto 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 31 e riprendo la conversazione che mi conforta la solitudine. D'accordo: gl'idealisti ammettono l'individuo come processo dell'idea, un'autocoscienza realizzantesi, realtà delle realtà; e la società come una risultante di coscienza degl'individui consociati. Ciò posto essi dovrebbero ammettere una pluralità d'invidui associati per avere una risultante di coscienza; la quale per ciò stesso che risultante dovrebbe essere diversa della coscienza di ciascuno individuo. Ma essi, legati alla loro gnoseologia, risolvono la coscienza degl'individui diversi nella coscienza del soggetto e con lo stesso passaggio risolvono - sociologicamente - la coscienza del soggetto in quella dello Stato, che sarebbe la massima realizzazione dell'Idea. Così, esclusa ogni oggettivazione,


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viene a riconoscersi in sociologia, un principio assoluto, lo stato, come risultante di coscienza o coscienza di ciascuno. Le teorie sociologiche dello stato etico, del determinismo storico, del nazionalismo fondamentale, dello spirito della razza, ecc., prendono le mosse da tale concezione. Tengono conto della teoria gnoseologica? Forse che sì, forse che no; ma che importa? Sto bene; non mi fermerò qui a lungo perché la chiesa è lontana e ciò mi fatica. Ti scriverò dove andrò, per ora scrivimi qui. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 8 agosto 1934

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 1". Io nella mia del 27/7 non attribuivo nulla alla sociologia perché semplicemente mi riferivo a una tua nella quale mi dicevi che l'introduzione da una rivista ti era stata rimandata. I o miravo a chiarire la ragione del dissenso, e, sopratutto a spiegare meglio il mio pensiero. I1 mio pensiero mira sempre a un punto, e desidero che tu non lo perda di vista, e il punto è questo che non si deve far violenza ai sistemi contrari per confutarli. I1 punto specifico per te è questo che la società « è una risultante di coscienza degl'individui consociati ». Io ti ho scritto più volte che questo concetto è di tutti i filosofi veramente tali, anche degli idealisti. Nella mia del 2717 volevo dirti che escono più o meno da questo concetto i sociologi, o almeno alcuni sociologi e segnatamente i positivisti. Insomma io ho richiamato e richiamo la tua attenzione su questo punto, cioè, di non affermare che quel concetto sia tutto tuo, di non insistere suli'idea d'una tua scoperta perché quel concetto è inerente alla filosofia come tale. Tu puoi aver ragione contro dati sociologi, ma pare a me che indebolisca la tua posizione volendo aver ragione anche contro i filosofi. Spero questa volta d'essermi spiegato meglio. Le mie sofferenze pel caldo son quasi passate del tutto benché il caldo continui come prima. Ora abbiamo la grande festa della Patrona, l'Assunta, che così si celebra solo ogni quattro o cinque anni. Ti auguro ogni bene e ti abbraccio. Tuo Mario

t


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[Le Mouriiion, Toulonl, 9 agosto 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 4 c.m. Non ho antipatie preconcette per l'idealismo in astratto, forse un po' per quello italiano in concreto. Gl'inglesi arrivano a metà e si arrestano. Fra gl'idealisti inglesi vi sono stati dei protestanti credenti in Dio. Tu dirai ch'essi non sono veri idealisti; ma c'è un'ortodossia idealista? Per me c'è solo una tendenza e la tendenza ha avuto la sua funzione. Quindi neanche per me si tratta di puerilità. Circa il linguaggio non sono di accordo con te. Se il linguaggio comune intende una realtà obbiettiva (comunque concepita), non si deve usare a significare una pura subiettività. Essi parlano di Stato e d'individui come noi; se per essi lo Stato e gl'individui si equivalgono nell'idea di cui sono realizzazioni, per essi manca il significato differenziale che i due termini comportano. Se per loro è il soggetto che si media, sono perciò costretti a ridurre la molteplicità dei soggetti nell'unico soggetto e quindi a sopprimere la personalità. Come possono parlare di personalità in genere e di personalità storiche in particolare? di responsabilità individuale di fronte all'irresponsabilità dell'unica Idea, perché unica? e cosi via. Sto bene. Il sole e i pensieri mi fanno compagnia nella solitudine. Un abbraccio, tuo Luigi

Le Mouriiion, 13 agosto 1934

Carissimo fratello, d'accordo con te nel non far violenza ai sistemi contrari per confutarli; è perciò che sto continuando con te questa conversazione, che temo vada troppo a lungo. Tornando al mio punto di vista sulla società, anzitutto ti assicuro di non aver mai scritto un motto per rivendicarne la paternità; in secondo luogo ti aggiungo che di sociologi che la sostengono - nella sua formulazione e nella sua portata - io non ne conosco; solo qua e là degli accenni in-


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completi e inesatti. Quali poi i filosofi che siano in questo ordine di idee, io vorrei conoscerli. Certo delle frasi ne troverò per tutto; e anche delle premesse; ma svolgimento di una tesi che sia la mia tesi non ne trovo. Stando ai cattolici né da S. Tomaso, né prima né poi fu posto un simile problema. Allora la teoria della società riguardava la sua organizzazione giuridica e s'insisteva sui caratteri della legge o sull'origine contrattuale dell'associazione umana. Sono lieto che le tue sofferenze del caldo siano passate. Spero non ti stancherai con la festa dell'Assunta; penso che farai pontificale. Non ho notizie di Nelina. L'ultima sua cartolina da Caltagirone è del 6 c.m. Spero starà bene e avrà buon viaggio. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Sto bene e godo del sole e del caldo, temperato da venti freschi. Luigi

Piazza Armerina, 13 agosto 1934

Carissimo fratello, nella tua del 5 dopo aver accennato al concetto idealistico dell'individuo, dici: « Ciò posto essi dovrebbero ammettere una pluralità d'individui consociati per avere una risultante di coscienza ». Ma essi ciò l'ammettono. Non è qui il punto di divergenza tra noi e loro, ma nel modo come essi ammettono l'individuo. Noi lo ammettiamo come natura, essi l'ammettono come spirito; per noi l'individuo è fatto, per loro si fa. Tu soggiungi: « Ma essi risolvono la coscienza degl'individui diversi nella coscienza del soggetto D. Non è vero. I1 soggetto per loro non è una terza entità; è l'individuo stesso. L'elemento comune è il concetto (l'idea). E concludi: « E con lo stesso passaggio risolvono - sociologicamente - la coscienza del soggetto in quella dello Stato, che sarebbe la massima realizzazione dell'idea ». Nemmeno questo è vero. Come prova cito G. Gentile: « Lo Stato, come oggi dovremmo cominciare a sapere ben tutti, non è inter homines, ma in interiore homine. Non è quello che vediamo sopra di noi, ma quello che realizziamo dentro di noi, con l'opera nostra di tutti i giorni e di tutti gli istanti; non soltanto entrando in rapporti con gli altri, ma anche


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semplicemente pensando e creando col pensiero una realtà, un movimento spirituale che, prima o poi, influirà sull'esterno, modificandolo » (Discorsi di Religione I, VII). Se tra loro ci sono differenze, non sono certo su questo punto. Tu devi aver letto libri inadatti. Sto bene. Prego sempre per te. E ti abbraccio. Tuo aff .mo fratello t Mario

[Le Mourilion, Toulon], 17 agosto 1934

Sto bene. Un abbraccio di cuore

Luigi '

Le Mourilion, 18 agosto 1934

Carissimo fratello, dopo aver letto la tua del 13 c.m. desidero da te spiegato come sia logicamente ammissibile per gl'idealisti che il soggetto per conoscere si medii e divenga oggetto (cioè ammettere solo il soggetto senza oggetto) e contemporaneamente che vi sia « una pluralità d'individui consociati per avere una risultante di coscienza D. I1 problema sociologico è fondato sulla coesistenza degl'individui come coscienze singole (siano esse fatte o che si fanno), distinte l'una dall'altra, che insieme danno una risultante. Ammesso che è l'idea che si realizza in ogni momento e per ogni sua manifestazione - e questa non si realizza altrimenti che come coscienza bisogna arrivare: o d a coscienza unica nella molteplicità delle sue apparenti coscienze distinte, cioè lo stato (o meglio la società) LETTERA1492. * Cartolina illustrata: Le Prieuré de Lamalgue. 1. Queste parole di Luigi Sturm sono scritte in margine a una cartolina di Nelina che diamo qui di seguito: «Carissimo fratello, ieri aiie 4 p.m. sono arrivata qui ove trovai il caro fratello d a stazione. Egli sta molto bene grazie a Dio, contento ora del posto che veramente è carino. A me sembra di essere arrivata in Svizzera per la fresca temperatura. Come sarebbe buono per te stare un po' da queste parti! I1 mio viaggio tutto è stato ottimo, poco caldo e molto comodo. Guardati la salute e gradisci i nostri amplessi, Nelina ».


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come unica coscienza; owero arrivare a tante distinte coscienze fenomeniche d'una idea come tale e in sé non cosciente né autocosciente, e quindi incapace a dare una qualsiasi unificazione alla molteplicità di coscienze. Stiamo bene. I1 tempo è bello. I1 caldo misto al fresco. Parliamo spesso di te, che sei presente a noi. Un abbraccio, tuo Luigi

Piazza Arrnerina, 18 agosto 1934

Carissimo fratello, la ragione del mio discutere non è la tesi sociologica che tu sostieni, tutt'altro; io discuto sulla tua maniera di confutare gli idealisti. Se ho fatto qualche accenno all'espressione « mia tesi o mia teoria » non è stato per negare la paternità della formulazione completa, ma per farti n.otare che il concetto che la società sia coscienza, ecc. non è nuovo. Non ripeto quello che ti ho scritto nella mia del. 13 e invece aspetto le tue osservazioni. La discussione mi piace e interessa molto forse più per ragioni di cuore che di mente. I o credo che tu ti sia fermato a critici dell'idealismo non troppo profondi o non troppo sereni. Certo starebbe male una critica all'idealismo nei riferimenti sociologici che non colpisse nel segno. Gl'idealisti parlano come noi, usano il linguaggio comune sia perché ciò è necessario per essere compresi, sia perché in fondo pensano come noi, tranne i sommi principii. Per loro la realtà è realtà, la natura esiste, l'individuo anche, ma la realtà è nel soggetto, la natura e l'individuo non sono realtà fatte, ma realtà in fieri. Negano il trascendente: questo è l'abisso che ci separa. I1 resto è, affermano, ma in altro modo. Ripeto che è il problema della conoscenza che freme in loro come, sotto altro aspetto, fremeva in S. Agostino, ed è stato male che i nostri lo hanno abbandonato. Sto bene. Ti abbraccio con la cara sorella a cui fo tante cose. t Mario


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1495 Le Mouriiion, 22 agosto 1934

Carissimo fratello, ho qui la tua del 18 corr. Godiamo che stai bene. Nelina ed io siamo contenti d'essere qui e respirare l'aria del mare, il bel sole e i confortanti venti freschi. Secondo Nelina, qui fa meno caldo che a Caltagirone. Sono lieto che la discussione t'interessa quindi la continuo. Intanto ti dico che il Presidente del Congresso Internazionale di Filosofia ' ha insistito perché io gli mandassi un Resumé del mio pensiero espresso nello studio Sociologie et historicisme pubblicato nella « Vie Intellectuelle » (25 aprile 1934) *. I o l'ho fatto togliendo i riferimenti critici tanto alla sociologia positivista quanto a quella idealista. Gl'idealisti spesso evitano il nome di sociologia e ne trattano in terreno filosofico. Ma nel fatto delle correnti politiche d'oggi - liberalismo - socialismo - nazionalismo - razzismo, ecc. il fondo è hegeliano e storicista. L'importante per me è cogliere il nesso logico e storico dell'idealismo con le correnti politiche. I1 positivismo non ci ha dato nella pratica alcuna forma sociale-politica propria, ma ha servito a disgregare i valori ideali riportandoli al gruppo d'interessi e di valori materiali. Ha perciò favorito la democrazia individualista a base d'interessi particolari, contro la quale reagiscono le correnti statali accentratrici e unificatrici, per potere mantenere un'unità formale che il positivismo in fondo nega. Attendo le tue risposte, per poter sempre meglio formulare le mie difficoltà. Stiamo bene. Un abbraccio, insieme a Nelina, tuo Luigi

Le Mouriiion, 27 agosto 1934

Carissimo fratello, Nelina ha ricevuto la tua cara cartolina e farà con piacere le commissioncelle che tu desideri. Abbiamo pensato di fare un giLETTERA1495. 1. Si tratta del professor Emanuel Radl. Si veda la lettera 1480, n. 7. 2. Cfr. lettera 1472, n. 1.


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retto. Stasera andremo ad Aix-en-Provence (dove Blondel insegna da quarant'anni e più) - (credo io), e dove sono antichi monumenti interessanti. Là incontrerò il Musicista D. Milhaud ' per la musica di alcuni cori e introduzioni e finali degli Angeli e Adamo. Poi scenderemo a Barcellona. Tu puoi scriverci là - Hotel Urbis - Passeig de Gràcia - Barcelona (Spagna). Stiamo bene. Abbiamo molto goduto del sole del mare e dell'incanto del Mourillon. Ringraziamo il Signore ch'è cosi buono con noi; noi non meritiamo quel che egli ci concede. Prega perché sempre facciamo la sua Volontà e progrediamo nel bene. Ti scriverò da Barcellona. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Impostata da Aix il 28. Stiamo bene.

Piazza Armerina, 28 agosto 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto le due cartoline del 18 e del 22. Rispondo a quella del 18. I n essa tu fai un trapasso; dalla intelligenza dell'idealismo passi alla critica. Però nelIa critica fai un nuovo trapasso; passi a trarre conclusioni che sono escluse dal sistema. Tale è la conclusione dell'individuo fenomeno. L'individuo fenomeno necessariamente presuppone un individuo noumeno, cioè, un dio personale. O r siccome tutti gl'individui per l'idealismo hanno la stessa natura, così la tua conclusione è fuori posto. Per loro l'individuo LETTERA1496. 1. Darius Milhaud (1892-1974), musicista francese, fra le sue opere si ricordano: Les maiheurs d'Orphée (1926), Le pauvre matelot (1927), Christophe Colornb (1930), Dauid (1954). Con Milhaud e con l'editore Jessner Sturzo stipulò un contratto nel novembre 1934. Neli'Archivio L. Sturzo si conserva la corrispondenza di Sturzo con Milhaud, ma l'opera non fu mai rappresentata. 2. Diamo qui di seguito una lettera di Nelina datata Barcellona 31 agosto 1934, che illustra l'itinerario del viaggio: «Carissimo fratello, come vedi siamo a Barcellona in questa grandiosa città che ha deli'arte antica e delle magnifiche strade m e derne. Avremo l'intenzione di salire il Monserrato per vedere il santuario, non so se lo faremo perché qui più che caldo abbiamo trovato vento, umido e qualche pioggia. Farò le tue commissioni e se desideri ancora qualche cosa scrivi al Minerva a Roma. Stiamo abbastanza bene e con affetto ti abbracciamo, Nelina. P.S. - Scrissi a Gina ma forse non ha saputo leggere i'indirizzo e non mi ha risposto, Certo che non potrò da qui fare il mio dovere con la Superiora D.


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è sempre soggetto e oggetto, unità dell'uno e dell'altro, ed è sempre mediato. L'immediatezza è un presupposto logico; se ne parla per far intendere la mediatezza. Ogni coscienza per loro è una coscienza, unità dell'io trascendente, formale ed empirico. L'unità e l'universalità è nell'io trascendentale: qui tutte le coscienze s'incontrano perché l'universale non può essere che uno. Esse poi si diversificano nelle funzioni dell'io formale ed empirico. Perciò, dopo aver parlato dell'unità, parlano della unificazione. Ma tu domandi a me come ciò sia ammissibile? Ma io non son in grado di dirtelo perché non sono idealista. Posso far la critica. Ma devo farla senza oltrepassare il sistema come fai tu. Quando ci saremo trovati d'accordo su questo, allora solo potremo cominciare una critica che non sia superficiale o arbitraria. Sto bene. I1 tempo è mite. Don Giovanni è tornato. Sua sorella sta meglio. Ti abbraccio con la buona e cara sorella. Mario

3 settembre 1934

Carissimo fratello, grazie della tua cartolina del 28 agosto, che mi agevola nel mio sforzo. Ancora però tutte le nebbie non sono dissipate. Per intenderci secondo me l'individuo fenomeno non presuppone necessariamente un individuo noumeno, cosciente, cioè un Dio personale; ed io nella mia del 18/8 precisavo che o si dà una coscienza unica senza molteplicità; o si dànno coscienze singole e molteplici senza coscienza unica. Questo per me è il punto più interessante della critica antidealista. Tu dici che per essi « ogni coscienza è una coscienza unità dell'io trascendentale formale ed empirico. L'unità e l'universalità è nell'io trascendentale, qui tutte le coscienze s'incontrano, ecc. ». Ora, a meno che io non capisco la terminologia (il che può essere), questa tua affermazione mi sembra identica a quella mia del 18 agosto. Cioè che l'io trascendentale (sociologicamente lo Stato) si realizza ed è risultante delle molteplici unità delle coscienze singole. Questo io trascendentale universale è cosciente in quanto tale, cioè indipendentemente delle sue realizzazioni? I n tal caso sarà personale e l'idealismo cade. Se non è co-


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sciente che nelle singole coscienze, allora mancherà l'unificazione e l'universalità. Ecco il problema che interessa la sociologia. Stiamo bene. Un abbraccio insieme a Nelina, tuo Luigi '

E1 Escorial, 6 settembre 1934

Carissimo fratello, noi siamo per qualche giorno a Madrid. Qui è il celebre monastero Agostiniano deU'Escoria1. Abbiamo visto delle pitture magnifiche italiane e spagnole. Un crocefisso in marmo del Cellini è la cosa più bella di qui. Capolavoro magnifico. I1 Martirio della Legione tebana del Greco è una meraviglia. Le tapezzerie del Goya magnifiche. Stiamo bene e pensiamo a te. I1 caldo di qua è come quello di Piazza dei giorni più caldi. A me fa bene. Nelina non soffre molto. Un abbraccio di cuore dei due Luigi e Nelina

Piazza Armerina, 8 settembre 1934

Carissimo fratello, ricevo la tua del 3 con la lettera di Nelina. Dirai d a cara sorella che quella procura basta facendo gli altri atti presso lo stesso notaro. Del resto io non potrei subito mandare una minuta perché LETTERA1498. 1. Cartolina postale senza francobolli probabilmente inviata insieme alla seguente lettera di Neiina: «Carissimo fratello, ieri ti ho scritto da Monserrato, è stata una magnifica ascensione e ne siamo rimasti contenti. Stiamo bene ed oggi si parte per Madrid poi Toledo infine si ritorna ciascuno al proprio paese. Prima di tornare vorrei far fare a Luigi un atto di procura a me poiché Piazza mi ha detto che l'atto di procura che ha il Notaro a Caltagirone è legato ad un atto, è vero? oppure M. Fondacaro ne ha un altro che può servire per la quietanza degli Orti Birdirimi?... Dovresti rispondere a giro di posta e se credi mandare la formula della procura per farla fare qui. Ti abbraccio perché abbiamo fretta, Nelina. Puoi rispondere Hotel U r b i Passeig de Gracio, Barcellom 23 D. Gli orti erano di proprietà Sturzo. I notai a cui si riferivano spesso gli Stuno per consiglio erano Perigonio Libertini e Salvatore Montemagno. LETTERA1499. * Cartolina illustrata: Monastero di E1 Escorial.


mons. Fondacaro, che ha la copia, è a Gela. Circa le tue obbiezioni osservo che sei in un grande equivoco circa l'interpretazione dell'io. Altro io non esiste fuori degli individui. Ogni individuo è tutti gli io. L'io trascendentale è la coscienza universale, come l'io empirico è la coscienza particolare dell'esperienza. I1 primo è detto trascendentale in un senso tutto proprio dell'idealismo, in quanto l'idea è trascendentale, così è detto empirico in quanto ha esperienza, la quale nell'idealismo, non è la cognizione delia natura, ma il mediarsi come natura. Se tu non fai lo sforzo di superare le deformazioni derivate da libri inadatti, è vana ogni discussione. Sto bene. I1 tempo è bello e mite. Sono molto occupato. Vi abbraccio e auguro ogni bene. Aff.mo fratello t Mario

Barcelona, 11 settembre 1934

Carissimo fratello, i nostri auguri per il tuo onomastico ti arriveranno in ritardo, ma sono affettuosi come sempre. Domani celebrerò per te. Stiamo bene. Stamane siamo tornati da Madrid-Toledo. Che meraviglia Toledo con. la sua Cattedrale, le sue chiese antiche, il suo tesoro, i quadri sopratutto del Greco. Sono entusiasta del Greco. Qui in Spagna l'ho conosciuto meglio di prima. Ora siamo sulla via del ritorno. Quando riceverai questa mi scriverai a Londra al mio solito indirizzo. Di là ripiglieremo la nostra conversazione filosofica. H o parecchie cose da scriverti. Un abbraccio di cuore da me e Nelina affettuosamente Luigi

Parigi, 14 settembre 1934

Carissimo fratello, Nelina è già a Roma; in questo momento ricevo il telegramma suo che mi dice dell'ottimo viaggio fatto. Io sono arrivato stamane qua e proseguirò tosto per Londra. Un po' stanco, ma benissimo. Al momento di lasciare Barcelona ebbi la tua dell'8 c.m. Ti prego di spiegarmi come l'io trascendentale sia (secondo l'idealismo) la


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coscienza universale, senza che essa sia distinta dalla coscienza empirica o sperimentale. Secondo alcuni idealisti inglesi la coscienza universale (in concreto lo Stato) essendo risultante delle coscienze individuali, ne è distinta. I o fo lo sforzo di mettermi dal punto di vista idealista, ma voglio restare sul piano sociologico. Perciò invoco il tuo aiuto. Tornerò a scriverti da Londra. Tanti auguri per il tuo 45" dell'ordinazione sacerdotale. Salutami gli amici di costà. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi Puoi farmi avere l'Itinerario della mente verso Dio tradotto da C. Ottaviano, L. 5, Palermo, Industrie Editoriali Siciliane '?

[London, Paddington], 18 settembre 1934

Carissimo fratello, domenica sera sono arrivato a Londra dopo un ottimo viaggio. Sto bene, benché il passaggio dal caldo della Spagna al fresco dell'Inghilterra mi ha fatto un po' d'impressione. Ma dopo qualche giorno mi sarò abituato. Non ho tue notizie. Spero averle domani. Ti scriverò più a lungo - per oggi questa per dirti che sto bene, che penso a te e prego per te. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 21 settembre 1934

Carissimo fratello, non so che pensare del tuo silenzio. L'ultima tua, che ricevetti a Barcellona, è dell'8 settembre. Poi nulla; né direttamente a Londra, né rinviatami da Barcellona. I o penso che ci sarà qualche disguido postale, e attendo pazientemente. Ti ho scritto da allora le seguenti cartoline, 1'11 da Barcellona; il 14 da Parigi e LETTERA 1502. 1. SAN BONAVENTURA, Itinerariurn mentis in Deurn; questa opera fu scritta nel 1259 alIa Verna.


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il 18 da Londra. Sto bene. Ieri ho ripreso il mio lavoro Saggio di Sociologia, che spero finire tra due mesi. Intanto si va facendo la traduzione francese. L'editore desidera pubblicarlo per Pasqua. Spero che il Signore mi dia la grazia di portarlo a fine. L'altro lavoro, che più mi preme, resta sospeso fino a dicembre certo. Ho avuto notizie da Nelina. Spero avere le tue. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi 1505 Piazza Armerina, 21 settembre 1934

Carissimo fratello, grazie degli auguri pel mio onomastico e pel 45" del mio sacerdozio che cade proprio oggi. Rispondo alla tua del 14. La coscienza non può esser che una anche essendo molteplice. Per gl'idealisti l'io trascendentale, l'io formale, l'io empirico si distinguono come funzione, non come entità. In sede d'esposizione per la comprensione del sistema non ha luogo la critica. Tu puoi dire che ci sia questo o quel vizio, ma devi ammettere che il sistema è quello e non altro. Del resto io non trovo difficile a comprendere come i tre io possano coesistere, perché, come ho detto, li riguardo come tre aspetti e non come tre entità. Gli idealisti inglesi di cui fai cenno, se davvero parlano dello stato come coscienza concreta e perciò distinta dalla coscienza degli individui, dicono una sciocchezza. Gli idealisti che io conosco affermano con insistenza che la società è un concreto considerati gl'individui consociati, ma è un astratto considerata come una entità o persona giuridica. Tu guardi il rispetto sociologico e di questo t'interessi. È logico. Ma, credimi, l'idealismo non è contrario al tuo sistema che nel principio che l'anima, nel negare il trascendente personale e l'individuo creato. In quanto al resto, credimi, dice quel che dici tu. Dico in quanto al resto limitato alle quistioni che discutiamo, perché delle altre quistioni, che per ora non mi propongo, ci potrebbero esser divergenze. Sto bene. Son molto occupato per lavoro incalzante. Ti abbraccio. Tuo t Mario L'Itinerario di San Bonaventura lo riceverai direttamente dall'editore.


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[London, Notting Hill], 26 settembre 1934 Festa della Beata Lucia 1

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 21 c.m. Per non lasciare indietro un equivoco per la mia parentesi (in concreto lo Stato), la parola concreto voleva dire: nella realtà, cioè che per essi coscienza universale e Stato si equivalgono. Tornando alla questione sociologica, a me sembra impossibile che gl'idealisti intendano lo stesso di quel che intendo io (a parte la tesi del Dio personale e della creazione). Perché se per essi la distinzione dell'io trascendentale, deil'io formale e dell'io empirico è data dalla funzione (funzione logica) e se tutto è soggetto (unico soggetto), manca in radice la possibilità di distinguere individuo da individuo, individuo da molteplicità d'individui, e questi da società d'individui; È il punto che né tu né altri ancora mi ha bene chiarito. Ho l'impressione di girare in un circolo senza uscita. Sto bene. Non so se Nelina sia di già a Caltagirone. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 30 settembre 1934

Carissimo fratello, per comprendere certe mie osservazioni e certi riferimenti agli idealisti inglesi, sarà bene tenere presente che qui le correnti che fan capo ad Hegel sono divise in due principali, la destra platonizzante e la sinistra soggettivizzante. Ma l'una e l'altra si appellano hegeliane perché in Hegel esiste questo dualismo non composto mai né componibile. Un Hegel completamente soggettivo e conseguentemente soiipsista non esiste. Questo mi diceva recenLETTERA1506. 1. Lucia da Caltagirone (1350-1400), della famiglia Longobarda, entrò giovanissima come terziaria francescana nel convento della Maddalena di Salerno, dove divenne maestra della novizie e poi badessa. Morì in fama di santità e nel 1456 papa Callisto 111 ne riconobbe il culto, approvandone la festa per il 26 settembre.


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temente un professore di qui, che ha seguito lo svolgersi di questo pensiero in Inghilterra e ne ha scritto più volte. A parte l'interpretazione di Hegel che non è né facile né definitiva, non è a credere che l'idealismo ortodosso sia quello di Croce o Gentile. Ciò è negato tanto in Inghilterra che in Francia. Detti due autori interessano per la loro personalità, non perché abbiano trovato una formula definitiva dell'idealismo. Tornando agl'idealisti inglesi, i platonizzanti ammettono l'idea distinta dagl'individui e pur negli individui. Sto bene. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Hill], 5 ottobre 1934

Carissimo fratello, questa per darti mie notizie. Grazie a Dio sto bene. Quando mi avrai risposto, riprenderò la conversazione, che mi preme, perché dovrò dare il testo corretto all'Editore al più presto possibile. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 6 ottobre 1934

Carissimo fratello, rispondo alle tue del 26 e del 30. Le divergenze nella interpretazione dello Hegel, secondo me, sono una ragione di più di non fare affermazioni intempestive e discutibili in un tono serio e personale, anche perché sull'idealismo non hai che nozioni di seconda mano. Ciò premesso, io osservo che l'idea non può venire concepita per sé stante, perché in tal caso, sarebbe una persona. Ciò nessuno lo ammette. L'idea è nell'individuo, lo fa tale, lo trascende; ed è una per tutti perché in tutti è la stessa e perché è universale. Una coscienza collettiva per sé stante non è ammessa da nessuno che ragioni sul serio. La coscienza concreta, l'unica LETTERA1508. * Cartolina illustrata: Horse Guards di Londra.


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coscienza concreta, è l'individuale. Gl'individui sono tanti individui, veri individui, e sono una sola realtà perché l'idea è una e universale. Lo stato è detto il primo etico nel senso che la società non può essere individualistica e nel senso che la società esprime I'universale dinamico e coordinante. Questo, secondo me, prescindendo dalle varietà delle scuole, è l'elemento basilare dell'idealismo. Con l'idealismo non si vuol distruggere l'edscio filosofico antico, ma si vuole ripensarlo negando il trascendente personale. E non è puro soggettivismo, perché tutta la realtà che noi chiamiamo oggetto, per quel sistema, è lo stesso soggetto nella sua mediazione. Ciò ripugna? Molto bene. E perciò noi rigettiamo, ne cerchiamo gl'interni contrasti, ma non possiamo dire che non sia quello che 2. Sto bene. Ti abbraccio. t Mario

[London, Notting Hill], 10 ottobre 1934

Carissimo fratello, l'ultima tua è del 1 ottobre. Spero avere tue notizie in giornata. Nelina mi dice che tu hai avuto mal di gola senza febbre. Nelina ha una ricetta per il mal di gola - del mio dottore molto buona. Sono inalazioni per il naso che scendono alla gola, quella parte interiore che con i gargarismi non può essere toccata, e tolgono ogni infezione. I1 mal di gola è spesso l'antecedente dell'influenza. Sto bene. Prego il Signore che illumini tutto il mondo così in disordine, in agitazioni, in rivolte. Aspetto tue risposte per riprendere la conversazione. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Notting Ilill], 13 ottobre 1934

Carissimo fratello, non ti ho scritto della doppia corrente hegeliana inglese per giustificare le mie affermazioni, ma solo per farti intendere le


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ragioni del mio dubitare. Tutti ammettono quel che tu scrivi, che « l'idea è nell'individuo, lo fa tale, lo trascende ed è una per tutti perché in tutti è la stessa ». Dove divergiamo (e non solamente io) è quando tu scrivi che « Una coscienza collettiva per sé stante non è ammessa da nessuno che ragioni sul serio ». Perché, se l'idea è una e universale, è di fatto una coscienza, non importa se manifestata in miliardi d'individui. Idea e coscienza si convertono. Se non fosse così, si dovrebbe supporre un'idea incosciente (il che è contraddizione in termini) che si fa cosciente individualizzandosi, e formando tante coscienze distinte e anche in contrasto come avviene fra gli uomini. Così puoi misurare le conseguenze in sociologia. Sto bene, un po' raffreddato, ma cosa da nulla. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

[London, Paddington], 18 ottobre 1934

Carissimo fratello, oggi volevo scriverti a lungo delle solite questioni, ma sono stato tanto preso, che è già sera tardi. Così ti scrivo questa per dirti che sto bene. H o avuto un raffreddore, mezza influenza, che è quasi passata. Qui già corre l'influenza. Ma la mia è stata assai benigna, senza febbre, con temperatura assai bassa. Mi resta ancora un po' di mal di gola. Del resto, ho potuto dire la S. Messa, andare a dare la benedizione col SS.mo e lavorare come al solito. Prega per me. Salutami gli amici tutti. Tornerò a scrivere al più presto. Un abbraccio di cuore, tuo Luigi

Piazza Armerina, 20 ottobre 1934

Carissimo fratello, rispondo alla tua del 13. Anche io son un po' raffreddato. Piccola cosa. Spero che il tuo raffreddore sia scomparso. Circa l'idea ti faccio osservare che tu affermi quello che gl'idealisti ne-


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gano, cioè, che l'idea abbia da sé una qualche sussistenza. Ora tu puoi rilevare gl'interni contrasti della loro teoria, ma non puoi attribuire ai medesimi quel che nel loro sistema non c'è. Gli scolastici, per es., dicono che le idee sono eterne. Puoi tu dire che le idee degli scolastici siano tante deità come quelle di Platone? No. Tu puoi dire che essi o adoperano una parola impropria, o errano. L'idea degl'ideahsti è universale. Ma come tale non può avere sussistenza, perché ciò che esiste è sempre particolare; ed è o finito o infinito. L'universalità nemmeno devi prenderla in senso improprio, come totalità, come chiamiamo universale il giudizio finale, la storia, ecc. L'idea degl'idealisti è universale come idea, è personale come atto degli individui, è l'individuazione, è la realtà soggetto-oggetto, che non è, ma si fa. Ogni individuo è una coscienza, e fuori degli individui non ci sono coscienze, ma astrazioni. La società è società perché è aggregato di coscienze, e perché ogni coscienza attua in sé la società nella consociazione. Questo ai fini del tuo problema basta. Ma questo significa che gl'idealisti concepiscono la società come la concepiamo noi, e solo si oppongono a noi in ciò che essi negano Dio personale e la natura creata da Dio. Oggi è una giornata di levante, oscura, ventosa, piovosa. A me piace tanto in autunno il maltempo. Ti abbraccio. Tuo

f' Mario

[London, Notting Hill], 23 ottobre 1934

Carissimo fratello, ho ricevuto la tua del 16 c.m. Vedo che andrai ad Enna; io ti scrivo a Piazza. Non prender freddo ad Enna; i primi freddi sono pericolosi. Io ora sto bene. Tutto è passato. H o ricevuto l'ltiherario - grazie assai. Lo leggerò presto; per ora ho altri libri in mano. . Puoi farmi mandare dalla « Civiltà Cattolica »: Codice sociale Schema d i una sintesi sociale cattolica, Roma, 1934, Civiltà Cattolica, L. 5. Grazie. Rileggendo una tua cartolina del 20 giugno (lasciata senza risposta perché allora ero in viaggio) trovo che tu dici: « l'idea di Hegel è il concetto in quanto unità di se stesso come soggetto-oggetto; ed è irnmanente ed è il nostro concetto,


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la nostra idea ». Ora una delle due: o l'idea di X è allo stesso tempo idea universale ovvero è solamente idea di X. Nel primo caso tutti gli errori e le corbellerie di X sarebbero universali; nel secondo caso vi sarebbero tante idee quanti individui. Tu continuavi criticando la mia affermazione che in tutti i sistemi c'è un che di trascendente, si chiami natura, idea, spirito, volontà. Per conto loro gli idealisti lo negano ma sono logici. Un abbraccio di cuore. Tuo Luigi

Piazza Armerina, 25 ottobre 1934

Carissimo fratello, il mio raffreddore si è svolto con un po' di febbre. Due giorni non ho potuto celebrare, ho però ricevuto la S. Comunione. Ora sto bene. Godo nel. sapere che la tua influenza non ti ha dato troppi fastidi. Desidero sapere se hai ricevuto l'lti?zerario di San Buonaventura e l'« Angelo della Famiglia » di ottobre. Circa l'idea noto che essa non può essere una coscienza, perché la coscienza è sempre particolare, mentre la vera idea è universale. Una coscienza universale o è un modo di dire o è un errore. Si può avere coscienza dell'universale e del collettivo. E basta. Che cosa è dunque l'idea di Hegel. Croce, come altra volta ti scrissi, dice che è la sintesi a priori. Ma che cosa è questa sintesi? Nel nostro sistema tutte le sintesi cono a posteriori. A priori sono solo i giudizi analitici perché il predicato è nel soggetto. La sintesi a priori, non essendo un giudizio analitico, ed essendo a priori, dev'essere l'unità di soggetto e predicato non per essenza, ma per esperienza. Come dunque? Secondo il sistema di Kant, da cui Hegel deriva, non può essere che tale per natura. I1