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lavoro pervenuto il 11/12/2010

Ansia, panico e meteorologia: cosa c’entra il secondo cervello? Armando Ingegnieri

Sommario - Psicologia e neurobiologia si incontrano portando alla possibilità di fare chiarezza sul perché le emozioni arrivano a essere così determinanti per l’individuo, sia a livello fisico che a livello psicologico. Una visione allargata dell’individuo che incorpora le nuove conoscenze in campo psico-neuro-biologico, frutto di ricerche da parte di figure di fama internazionale, apre una nuova finestra su come vengono a generarsi l’ansia e il panico e su come i diversi aspetti climatici possono contribuire al loro manifestarsi.

Summary - Psychology and neurobiology merge in throwing light on why emotions play such an important role both on the physical plane and on the psychological plane of the individual. A wide-angle psychological view which also draws on the research and findings of internationally acclaimed psycho-neuro-biologists, provides a new outlook on the underlying causes of anxiety and panic attacks, and why climatic conditions can be an influencing factor.


Figura 1. I mille volti del panico.

“Oddio, che ansia!” “Aiuto! Mi sta venendo una crisi di panico!”. Sentiamo spesso dire queste frasi, o frasi simili, oramai diventate luoghi comuni. Ma in effetti, cosa è l’ansia? E cosa è il panico? Ci siamo talmente abituati a queste parole che non riflettiamo più sul significato che ne sta dietro. E quando siamo noi a soffrirne in prima persona? Come fai a sapere che stai soffrendo di ansia? Hai un nodo allo stomaco, non riesci a pensare, corri di qua e di là, oppure ti blocchi e non riesci a combinare nulla? I mille volti del panico In effetti, i modi in cui si esprime l’ansia o il panico sono molteplici e variano da soggetto a soggetto. Peraltro, questi possono manifestarsi o in modi molto visibili all’esterno, oppure no. Per esempio, un improvviso pianto immotivato, risate incontrollabili, improvvisa sudorazione, tic, tremore alle mani, affanno, svenimento, sono tutti esempi di segnali visibile dall’esterno. Ma il bruciore di stomaco, le farfalle allo stomaco, un nodo in gola, una improvvisa diarrea, l’impossibilità di dormire, sono tra la varietà di modi in cui si esprime l’ansia che non è visibile dall’esterno. Solo chi ne soffre, infatti, sa realmente quanto questi sintomi lo affliggono. A volte l’ansia si esprime di più in sintomi fisici, come prurito o vampate di calore, mentre a volte si esprime maggiormente attraverso il comportamento, come una frenesia nell’azione, oppure un blocco. Sono tutti comportamenti generati dalla presenza di ansia all’interno della persona. Ma allora, cosa sono l’ansia e il panico? Cosa li generano, come nascono? Essendo questi argomenti che riguardano molti (poten-

zialmente tutti), sono stati per me oggetto di riflessione, osservazione e studio, a seguito dei quali è stata notata la presenza di alcune costanti che mi hanno condotto a elaborare conclusioni che ritengo importanti. In cammino verso il panico Il punto di partenza per la comprensione di come si vengono a generare ansia e panico è nel considerare quest’ultimo come una conseguenza diretta dell’ansia, come se ne fosse il livello superiore, il gradino più su. Ho notato, infatti, che il panico si manifesta solo quando si supera una determinata soglia di ansia. Ovvero, le manifestazioni e i disagi caratteristici di una crisi di panico si vengono a instaurare quando il livello di ansia si è alzato oltre un certo punto critico arrivando così a far ‘traboccare il vaso’. da ciò si evince che alla base dell’ansia, e quindi anche del panico, vi è sempre come punto di partenza la paura. La paura è di per sé, come si sa, un’emozione normale che in termini minimi è da considerarsi sempre presente nell’individuo. L’emozione della paura, come quella della rabbia e altre ancora, sono delle componenti di base della risposta dell’individuo e hanno un preciso scopo: servono. Servono però solo in modo circoscritto per interagire con l’ambiente esterno in modo adeguato, per esempio per preservarsi da una fonte di pericolo o da una situazione non positiva per se stessi, dove si viene offesi, o prevaricati. L’emozione che entra in gioco in questi casi è finalizzata a creare o mantenere una relazione con l’esterno in modo funzionale o positivo e svanisce quando questo traguardo è stato raggiunto. Ma il problema può cominciare a farsi sentire se la situazione con la quale ci siamo dovuti


confrontare continua a protrarsi nel tempo, oppure se è stata particolarmente forte. In ognuno di questi casi, smaltire l’esperienza diventa difficile. Questo vuol dire che non si riesce a ‘digerire’ e collocare l’accaduto e tornare a uno stato di tranquillità interiore, ma che invecel’emozione dell’esperienza vissuta continua a girare dentro di noi da qualche parte, in modo più o meno evidente, richiedendo la nostra attenzione. Perché questo avviene? L’emozione nella memoria Da studi condotti appassionatamente nel corso di vari anni volti a capire meglio il mistero dell’elemento emozione nella vita dell’individuo, ho potuto osservare in modo costante che le esperienze che si vivono, vengono

Figura 2. Le emozioni impegnano l’individuo in un processo di elaborazione.

registrate sempre attraverso le emozioni che le caratterizzano, pertanto quando queste non vengono digerite e assimilate, si vanno a depositare in una zona che io uso definire‘memoria emotiva’, intesa anche in senso biologico. Queste osservazioni, che peraltro hanno dato vita a una lunga serie di studi e ricerche e che mi hanno portato a sviluppare una comprensione profonda dei meccanismi relativi ad ansia e panico, trovano inoltre riscontro e spiegazione scientifica attraverso le scoperte di noti studiosi tra cui Michael Gershon, Candace Pert, Emeran Mayer. Michael Gershon, direttore del Dipartimento di Anatomia e Biologia Cellulare della Columbia University e ricercatore in neurobiologia, è considerato il padre di una nuova e importante branca di medicina conosciuta con il nome di neurogastroentorologia, ma è principalmente noto per la sua riscoperta del centro neuronale indipendente situato nelle viscere che lui ha battezzato ‘Secondo Cervello’. Questo complesso centro neuronale è composto da due reti neuronali che lavorano insieme creando un tutt’uno, espletando tutte le importantissime funzioni digestive, dal momento dell’ingerimento del cibo, fino all’espulsione del materiale di scarto attraverso le feci in modo completamente indipendente dal cervello posto nel cranio. Il nome di Secondo Cervello è stato attribuito sia perché è composto da una struttura nervosa simile a quella del cervello noto, sia perché funziona in modo indipendente. Infatti, può funzionare anche se recisa dal cervello primario, avendo in sé capacità proprie di elaborazione delle informazioni nervose e di integrazioni di tali dati. Ha quindi un’intelligenza autonoma, è una struttura ‘pensante’: come hanno portato a concludere ricerche specifiche condotte anche da altri ricercatori, è il cervello viscerale a


nico. La comunicazione tra i due è maggiore dal basso verso l’alto, dunque dal secondo cervello al primo. Primo e secondo cervello comunicano per mezzo di sostanze biochimiche chiamate neurotrasmettitori che servono a inviare segnali ai recettori nervosi, che poi sono quelli che ricevono l’informazione. Uno di questi neurotrasmettitori è la serotonina, venuta alla ribalta perché si era scoperta l’importanza del suo effetto sul tono umorale, tanto che si presumesse venisse prodotta dal cervello nella testa. Invece, sempre grazie alle scoperte di Gershon, si venne a sapere che è il Secondo Cervello, quello delle viscere, a produrne il 95% e che viene prodotta, appunto, come veicolo di comunicazione nervosa sia all’interno stesso del Secondo Cervello che tra Secondo cervello e il Primo cervello. Quest’ulteriore dato ha accentuato la visione della stretta connessione su più livelli tra cervello enterico e cervello cranico. Inoltre, la serotonina in eccesso si è rivelato essere danFigura 3. Cervello enterico. nosa quanto una sua carenza sia sull’umore che sul sonno; imparare quali sono i cibi compatibili o meno per l’indivi- ecco quindi che le funzioni della pancia e delle viscere asduo e a inviare i segnali al cervello nella testa, ed è sem- sumono di nuovo il primo posto per l’equilibrio della pre lui, come ha osservato lo stesso Gershon, che seleziona mente. i nutrimenti dal cibo ingerito delegando i diversi compiti ai vari organi della digestione, compreso l’intestino, che Le emozioni nella pancia deve far transitare il bolo alimentare lungo il tubo digeQueste novità, in realtà, il nostro corpo già le conosce. rente. Ed è sempre il Secondo Cervello che regola l’ambiente intestinale facendo in modo da tenere sotto con- Abbiamo tutti sicuramente sperimentato sensazioni fisiche trollo virus e batteri nocivi, regolando inoltre le funzioni immunologiche del corpo. Secondo cervello e mente L’aspetto più interessante delle sue scoperte dal punto di vista psicologico è stato quello che andava rilevando il collegamento tra il cervello viscerale e il cervello nella testa, con le implicazioni che ne derivano per la comprensione dei funzionamenti psicologici. Gershon, infatti, mise in evidenza come i farmaci mirati alla testa avessero ripercussioni sullo stomaco e intestino e come viceversa farmaci mirati alle viscere avessero ripercussioni sulla testa per via della connessione tra questi due centri neuronali. Essi sono collegati, oltre che dal midollo spinale, tramite un nervo molto importante, chiamato nervo vago, che parte dalla testa e scende all’interno del tronco. Si divide in due rami che innervano sia l’intestino che gli organi interni creando un ponte tra cervello enterico e cervello cra- nel

Figura 4. Cervello cranico.


 mie applicazioni specifiche in campo psicologico, ho potuto osservare essere verosimile. Caso dopo caso, il collegamento tra pulsioni, emozioni e secondo cervello, o viscere, si è fatto evidente sia nei vissuti emersi, che nei disturbi fisici e nelle sensazioni fisiche riportate. Le mie ricerche empiriche hanno ulteriormente confermato questa connessione. Tale ipotesi fornirebbe inoltre una spiegazione plausibile per l’alta complessità del cervello enterico, una complessità non giustificabile solo per espletare, le funzioni digestive, sepFigura 5.Informazioni che percorrono il neurone. pur complesse; un punto di vista, questo condiviso dal Professore Emeran momento in cui abbiamo avuto un’emozione più forte e si- Mayer, noto fisiologo e neurogastroenterologo della UCLA curamente è capitato a tutti di averle sentite nella pancia (Università della California) nonché direttore del Centre o nello stomaco. Gli studi condotti nel tempo mi hanno for Neurovisceral Sciences and Women’sHealth, che si ocportato alla conclusione che questo centro nervoso auto- cupa di Fisiologia e Psichiatria. nomo, ora conosciuto con l’appropriato nome di Secondo Cervello, è, in effetti, il luogo dove vengono registrati i co- L’elaboratore di emozioni sidetti vissuti emotivi. Ciò significa che può essere considerato un vero e proprio ‘Cervello Emotivo’, inteso come Da quanto finora illustrato, è plausibile considerare il il luogo dove vengono elaborate cervello delle viscere come un e integrate le emozioni colleelaboratore di emozioni provegate agli eventi e ai vissuti. Rinienti sia dall’interno che daltengo, inoltre, che è sempre l’esterno. Ma è anche, sulla nel cervello enterico che venbase delle osservazioni fatte, gono generate le emozioni reil luogo biologico dove la melative alle esigenze profonde moria a lungo termine dei visdell’individuo, costituendo, se suti emotivi, sia piacevoli che vogliamo, ciò che la psicologia non, rimane registrato e da classica definisce le ‘pulsioni’, dove viene inviato il ‘file emoovvero le ‘forze oscure’ dell’intivo’ al sistema limbico (ovvero conscio, che altro non sono che il sistema nel cervello cranico spinte emotive profonde che che la scienza ha rilevato essorgono dentro di noi. Ho letto sere la zona che raccoglie i dati con piacere un articolo recente sulle emozioni). E’ come se in cui Gershon, pur non essendo tutta la parte concernente i psicologo, si sia espresso nel sensi e le emozioni venisse recontemplare un futuro in cui cepito e registrato dal cervello Figura 6. Le informazioni raccolte dai sensi l’inconscio si potesse collocare viscerale, mentre i pensieri e le vengono inviati al cervello enterico che le biologicamente nel cervello vielaborazioni concettuali, duncomunica come emozioni o pulsioni al cerscerale, un’ipotesi che, nelle que il ricordo ‘pensato’ e strutvello cranico e agli organi.


turato secondo norme logiche, culturali o sociali, venissero persone, che ho potuto avere una conferma concreta alla registrate nel cervello della testa. Ho potuto costatare, in- mia ipotesi che dietro l’ansia o al panico vi fosse sempre fatti, che un accesso logico dei vissuti del passato, remoto a monte un bagaglio emotivo non ‘digerito’ che l’individuo o recente, non coinsi porta appresso, un cide con un recupero bagaglio emotivo leemotivo dei propri visgato all’emozione suti. della paura. Questo bagaglio emotivo può Ancore emotive aver iniziato a depositarsi nel cervello emoA tal proposito e tivo molto indietro nel sulla base di studi fatti tempo, accumulandosi abbracciando settori di per mezzo di più conoscenza che inclueventi, piccoli o dono la medicina, le grandi che fossero, filosofie occidentali e oppure può essersi orientali, la biologia e formato in breve l’antropologia, oltretempo per via di avveché la psicologia sia nimenti particolarclassica che moderna, mente forti, come nel sono arrivato a convercaso di calamità natuFigura 7. Gli eventi della vita vanno a depositarsi nella megere sul fattore emorali, aggressioni, gravi moria emotiva. tivo come punto perdite o incidenti. chiave per una serie Certamente, di processi inerenti l’emergere improvviso l’individuo e sull’imdi uno stato di ansia o portanza di accedere di panico, se non passa ai contenuti emotivi velocemente perché veri e propri, ossia al dovuto semplicemente punto di vista emotivo a un evento minore o dei vissuti, per poter meno grave, genera a arrivare a una liberasua volta un calo della zione dai condizionapropria sicurezza, menti del passato. come un esame o un Personalmente, ricolloquio o una prestatengo che si possa efzione professionale ficacemente riproimpegnativa. Questo grammare un pensiero mette in moto una spiintorno a un evento rale negativa in quanto vissuto solo se ci si liil calo di sicurezza Figura 8. La memoria emotiva raggruppa gli eventi secondo bera dall’ancoraggio crea maggiore ansia, e il tipo di emozione. emotivo. L’accesso più così via. diretto agli aspetti emotivi si ottiene attraverso una particolare tecnica che Radici emotive abbassa leggermente la soglia di vigilanza logica, permettendo così alle emozioni di emergere secondo una loro Ma torniamo per un momento alle cause a monte. Come strutturazione e dinamica. E’ stato attraverso questo tipo si diceva prima, quando l’ansia o il panico non sono in ridi processo psicologico, applicato su un ampio numero di sposta a eventi traumatici improvvisi e di forte entità, il


Figura 9.Comunicazione tra neuroni attraverso i neuro peptidi.

origine ad una memorizzazione neuronale. Gli studi effettuati mi hanno portato a teorizzare che le emozioni legate ai vissuti non digeriti continuano a generarsi attraverso questo processo di ‘memorizzazione’ neuronale che finisce per diventare parte del proprio sistema, almeno fino a quando non si interviene, con uno specifico tipo di percorso psicologico, a far sciogliere e quindi elaborare detti vissuti, permettendo cosi l’integrazione di una nuova informazione neuronale e quindi nuove emozioni e nuove possibilità esperenziali. L’ansia, dunque, può comparire da un giorno all’altro in modo inaspettato, semplicemente perché si è vissuta un’ulteriore esperienza che si va a sommare a quelle già presenti che non si è stati in grado di elaborare, ossia ‘digerire’, dato che il sistema neuronale che se ne occupa è il medesimo che si occupa della digestione. Si ha, quindi, un parallelismo nel processo di elaborazione dell’esperienza vissuta perché, come succede per un pasto o un cibo non gradito, anche un’emozione o una situazione può ‘rimanerci sullo “stomaco”, come si è soliti dire. Studi empirici hanno altresì rafforzato la mia convinzione che il cosiddetto “inconscio”, con le sue pulsioni, sia anch’esso situato nel sistema neuronale delle viscere determinando quelle che definisco ‘parametri pulsionali del Secondo Cervello’, un’ipotesi molto studiata e che mi ha portato a sviluppare un punto di vista allargato sull’individuo, sia a livello comportamentale che di esigenze e pulsioni profonde. Capisco che questo concetto potrebbe risultare per taluni sconcertante perché rompe in modo definitivo gli schemi della psicologia classica. Per questo motivo, intendo a breve pubblicare un elaborato sull’argomento.

motivo risiede in eventi emotivamente non assimilati dall’individuo e che sono rimasti registrati come tale. Questo significa che l’individuo, all’interno di sé, continua a vivere, in modo più o meno cosciente, l’esperienza non elaborata o integrata generando continuamente le emozioni che ha vissuto nel momento in cui ha fatto quell’esperienza. Questo fa sì che le esperienze successive possono risultare difficili da digerire e integrare, in quanto il sistema di elaborazione e integrazione emotiva dell’individuo è alle prese continuamente nel sottofondo col cercare modi di aggirare il primo intoppo, il primo ‘file’ per lui troppo pesante. La pesantezza del ‘file’ non dipende soltanto dalla reale gravità dell’accaduto ma anche da altri fattori, come l’età in cui è accaduto, o l’importanza soggettiva dell’evento. Questa ipotesi diventa molto verosimile quando si prendono in considerazione le importanti ricerche effettuate da Candace Pert, psicofarmacologa americana all’avanguardia, nota anche per aver scoperto che le emozioni agiscono sul sistema nervoso producendo specifiche molecole complesse, chiamate neuropeptidi, che variano in base al tipo di emozione e che, peraltro, sono in grado di imprimersi come informazione nella meFigura 10. Scala emotiva verso il panico. moria cellulare del tessuto nervoso dando


affanno improvvisa sudorazione tic svenimenti tremore delle mani sudorazione delle mani o dei piedi secchezza della pelle (di mani e/o piedi) vampate di calore prurito bruciore di stomaco gastrite bocca secca eccessiva salivazione nodo o farfalle allo stomaco nodo in gola improvvisa diarrea stitichezza disturbi della vescica o urinari disturbi ai genitali bisogno costante di dormire difficoltà a dormire sonno leggero tachicardia sbalzi della pressione sanguigna problemi della vista (annebbiamento, calo, zigzag luminosi, puntini neri) problemi dell’udito (calo, fischi, ronzii) tosse stizzosa, persistente Tabella 1. Comuni sintomi fisici del panico.

Ansia e panico: che tempo fa? E’ noto che il mondo naturale circostante, quindi anche i fattori meteorologici, influisce pesantemente sul nostro stato psichico e fisico; per i nostri antenati, il cui bioritmo era più in fase con quello della natura del nostro, la cosa era nota. Poi, con l’evoluzione, abbiamo perso il contatto con tale realtà, ma i disturbi legati all’ambiente sono rimasti, anzi sono aumentati contribuendo non poco all’amplificazione delle condizioni di ansia e panico. I motivi di ciò sono essenzialmente due. Il primo ha a che fare con il fatto che ansia e panico sono generati, come ho spiegato in precedenza, da esperienze collegate alla paura che peraltro hanno prodotto la sen-

pianto immotivato risata incontrollabile senso di agitazione impossibilità a stare fermi iperattività blocco dell’attività (totale o parziale) impossibilità a muoversi o agire movimenti frenetici calo della memoria dimenticanze difficoltà nella concentrazione difficoltà nei rapporti sessuali (e relative problematiche fisiche) desiderio di isolarsi desiderio di non stare soli tendenza ad evitare luoghi affollati tendenza ad evitare luoghi da cui è difficile uscire claustrofobia paura di volare paura di insetti/animali paure delle altezze timore del silenzio paura dei luoghi sconosciuti paura delle situazioni nuove

Tabella 2. Comuni sintomi comportamentali del panico.

sazione di allarme di non sentirsi in controllo degli eventi. L’individuo che vive uno stato d’ansia, più o meno latente, è interiormente alle prese con una gestione dei suoi contenuti emotivi legati alla paura che il suo sistema psico-emotivo è impegnato fortemente a tenere sotto controllo con la logica. Questo lavoro di gestione costante riesce però a malapena a fargli vivere entro il limite del controllo logico quando i contenuti non digeriti sono tanti o ‘pesanti’. Basta poco, quindi, per far scattare il livello superiore d’allarme portandolo a uno stato di pre-panico o di attacco di panico vero e proprio. Il tempo meteorologico in questi casi può rappresentare il fattore scatenante, specialmente quando si tratta di situazioni come pioggia torrenziale, lampi e tuoni, grandinate, tempeste, nevicate, vento forte, nebbia e ondate di calore perché queste rappresentano una possibilità di pericolo, generando di conseguenza un’emozione di paura, maggiormente amplificata


poi quando vanno a richiamare alla memoria situazione tragiche già vissute in precedenza e causate da determinati eventi meteorologici (alluvioni, smottamenti, esondazioni, slavine e via dicendo). Andandosi a sommare alla paura già registrata nella memoria emotiva, ne alza il livello portandolo a superare determinate soglie: così si passa da un’ansia media a una forte, oppure a uno stato di pre-panico, o ancora a un attacco di panico totale. Il secondo motivo ha a che fare con ciò che definisco la ‘struttura emotiva’ dell’individuo. Gli studi condotti mi hanno portato a teorizzare che la struttura psicologica sia composta anche da un aspetto emotivo: questo corrisponde a un insieme di parametri che costituiscono una vera e propria ‘struttura’ emotiva che dà vita a una tipologia emotiva. Si è osservato che le tipologie emotive, pur essendo varie, partono tutte da due ceppi primari che si distinguono l’uno dall’altro per la modalità di risposta emotiva automatica agli stimoli esterni ed interni, oltreché da stili di comportamento ed esigenze primarie e secondarie. Ognuna delle strutture ha dunque delle preferenze per quanto riguarda gli stimoli emotivi e questi includono gli stimoli meteorologici. Alcune situazioni climatiche, infatti, agiscono sull’individuo creando in lui un senso di benessere psicologico; altre condizioni climatiche, al contrario, possono creare un abbassamento dell’umore o un senso di irritabilità e la risposta individuale dipenderà, in primo luogo, dalla tipologia emotiva. Quindi alcuni individui si sentiranno meglio con la pioggia o con un clima umido, altri invece si sentiranno peggio; oppure alcuni staranno bene quando fa caldo o brilla il sole, altri si sentiranno irritabili o stanchi, per esempio. E queste reazioni saranno più forti, più preponderanti, quanto più l’individuo ha dentro di sé un bagaglio emotivo abbastanza pesante. Una reazione eccessiva agli influssi e ai cambiamenti meteorologici sono quindi da considerarsi un campanello di allarme che segnala che il sistema emotivo

è saturo e che non tollera ulteriori stimoli negativi. Il tipo di reazione dipenderà in gran misura dalla tipologia emotiva della persona, in quanto determina le pulsioni che formano la base della struttura psico-emotiva dell’individuo. In quest’epoca in cui i presenti c.c. costituiscono una delle fonti di maggiore preoccupazione per il genere umano, la questione del rapporto uomo-ambiente-clima assume un aspetto di primaria importanaza Ognuno a modo suo L’individualità di ognuno, determinata anche dalle influenze ambientali e culturali, va a modulare queste tendenze intrinseche della tipologia emotiva esprimendole in un’ampia gamma di sfumature. E’ stato interessante scoprire che le matrici di base della struttura emotiva che le mie ricerche hanno portato in evidenza fossero due, proprio come due sono le matrici sessuali di base con le quali si può nascere, ossia maschio e femmina. Tenendo conto dell’immensa diversità tra gli individui, malgrado il fatto che si dividono in due sole categorie di genere sessuale, è più facile immaginare come ci possa essere un’altrettanta diversità psico-emotiva tra gli individui pur partendo da due sole categorie di tipologia emotiva. Queste osservazioni sono alcune tra quelle che mi hanno portato a sviluppare un punto di vista allargato dell’individuo e che ha permesso di collocare con maggiore congruenza i contributi delle diverse scuole di pensiero della psicologia riguardo al comportamento e alle pulsioni. Nel processo di elaborazione dei vissuti emotivi, ho riscontrato che la tipologia emotiva dell’individuo influisce in modo determinante sul modo soggettivo di affrontare gli eventi in quanto lo predispone verso modi differenti di reazione e di valutazione delle situazioni tipici della sua struttura emotiva, condizionando dunque anche l’esito della sua elaborazione. Per questo motivo i percorsi psi-

L’ansia viene considerata panico quando si hanno almeno 4 sintomi che si manifestano con temporaneamente in modo incisivo e che includono o riguardano: -

l’apparato respiratorio disturbi visivi disturbi auditivi l’apparato cardio-circolatorio l’apparato motorio

Tabella 3. Parametri del panico conclamato.

-

giramenti di testa disturbi visivi disturbi auditivi


cologici proposti dall’Istituto Ingegneri della Comunicazione conducono l’individuo attraverso un’analisi dei vissuti emotivi fatta su misura per l’individuo stesso tenendo conto della sua struttura emotiva. L’individuo va a lavorare sui propri vissuti emotivi pregressi in modo compatibile alla sua struttura, rendendolo così in grado di digerirli e assimilarli. Ne consegue un risultato frutto dell’intervento da parte della persona stessa in armonia con la sua struttura intrinseca, che porta con sé un incremento nel senso di sicurezza. Si interrompe dunque il circolo vizioso che generalmente si viene a instaurare con la presenza dell’ansia o del panico. I percorsi psicologi dell’istituto “Ingegneri della Comunicazione” si distinguono dunque per due fattori: agiscono tenendo conto sia della specifica struttura emotiva dell’individuo, sia dell’accumulo di vissuti emotivi non elaborati, ancora presenti nella memoria emotiva di quello che definisco‘Cervello Emotivo’, prendendo anche in considerazione il tipo di vissuto, o vissuti, e la matrice emo-

zionale di fondo che li caratterizza. L’elaborazione di questi, porta anche allo scioglimento dei relativi ‘programmi’ memorizzati nelle varie aree del cervello cranico compreso quello della memoria logica, liberando così le funzioni mentali che possono di nuovo dedicarsi alle attività, professionali e non, della vita. Infatti, ho potuto osservato che il rendimento delle capacità sale di qualità quando l’individuo elabora i contenuti emotivi pesanti. Questo conferma la mia teoria che l’effettiva gestione dei pesi emotivi è delegata alle funzioni logiche, una gestione che può arrivare a volte a diventare così difficile da portare l’individuo a pensieri fissi e idee ossessive.

Presidente dell’istituto di psicologia Ingegneri della Comunicazione Armando Ingegnieri ingegneri.armando@gmail.com

Bibliografia: Michael D. Gershon MD “The Second Brain: a groundbreaking new understanding of nervous disorders of the stomach and intestine” Harper Collins 1998. Candace B. Pert PhD “Molecules of Emotion – the science behind mind-body medicine” Simon & Schuster 1997 Emeran A. Mayer MD, M. Catherine Bushnell PhD “Functional Pain Syndromes - presentation and pathophysology” IASP Press 2009. Paolo Capizzi “Il Tempo e la Vita Quotidiana – Metereopatia, Metereologia, Società” Sapere 2000 Edizioni multimediali 2004.


Psicologia del Secondo Cervello: ansia e panico su rivista dell' Aeronautica Militare Italiana