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№ 50 del 13 dicembre 2013 · con Teleradio dal 15 al 21 dic.

POTERE


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Ticinosette n. 50 del 13 dicembre 2013

4 Letture Dilemma quote di FRancesca Rigotti ........................... 7 Salute Dolce, ma non troppo a cuRa della Redazione ............... 8 Letture Il sapore delle Alpi a cuRa della Redazione ................... 9 Società FAI SWISS. Uniti per proteggersi di RobeRto Roveda .... 12 Vitae Ramona Cerutti di Fabio MaRtini .................................. 14 Reportage Era qui la festa... di e. KlueseR; Foto di R. KhatiR ... 39 Arti Mostre. Platone (semplificato) di alessandRo tabacchi ..... 44 Kronos Ragazze da potere di FRancesca Rigotti ..................... 45 Racconto Lampedusa di daniele Fontana ............................. 46 Tendenze Zumba, fitness magico di lauRa di coRcia ............ 48 Svaghi ................................................................................... 50 Agorà Russia. Il risveglio dell’orso

di

RobeRto Roveda ...............

SWISS WATCHES TO DREAM OF FOR 160 YEARS

Realpolitik Il premio Nobel per la letteratura ed esule russo Iosif Brodskij, in Fuga da Bisanzio (Adelphi, 1987), negava per la Russia la possibilità di diventare un paese democratico: la sua appartenenza all’universo culturale asiatico impedirebbe l’affermarsi di uno stato pluralista così come si è sviluppato e affermato in Europa e negli Stati Uniti. La progressiva deriva autoritaria di Putin pare confermare la visione del grande autore russo: in un recente articolo, Vladimir Rizkov – giornalista ed ex deputato alla Duma dal 1993 al 2007 – scrive che “per governare il paese e soffocare il dissenso, il presidente Vladimir Putin (…) fa sempre più affidamento sugli organi repressivi: il procuratore generale, il servizio di sicurezza federale (FSB) e il comitato investigativo, una specie di FBI russa. Gli interrogatori, le perquisizioni e i sequestri di documenti e computer sono all’ordine del giorno, e il numero delle persone prese di mira è in costante aumento (...)”. Un fenomeno che sta provocando un crescente esodo di russi, i più creativi e coraggiosi, all’estero. Ma i nostri paesi continuano a siglare accordi economici con Mosca, da cui peraltro dipende l’approvvigionamento energetico di buona parte dell’Europa occidentale. Ad avere la meglio è sempre la realpolitik, come conferma Mauro De Bonis, giornalista ed esperto di “faccende” russe, intervistato nell’articolo di apertura di questo numero. Cordialmente, Fabio Martini Impressum Chiusura redazionale 6 dicembre Editore Teleradio 7 SA 6933 Muzzano Redattore responsabile Fabio Martini Coredattore Giancarlo Fornasier Photo editor Reza Khatir Tiratura controllata 68’049 copie Amministrazione via Industria

6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

TBS, La Buona Stampa SA fax 091 910 35 49 6963 Pregassona lugano@publicitas.ch Publicitas Bellinzona Pubblicità Direzione, Publicitas Publimag AG tel. 091 821 42 00 fax 091 821 42 01 redazione, Daniel Siegenthaler bellinzona@publicitas.ch composizione Muertschenstrasse 39 Publicitas Chiasso e stampa Postfach tel. 091 695 11 00 Centro Stampa Ticino SA 8010 Zürich fax 091 695 11 04 via Industria tel. 044 250 36 65 6933 Muzzano tel. 079 635 72 22 chiasso@publicitas.ch tel. 091 960 33 83 fax 044 250 31 32 Publicitas Locarno fax 091 968 27 58 daniel.siegenthaler tel. 091 759 67 00 ticino7@cdt.ch @publicitas.com fax 091 759 67 06 www.ticino7.ch dati per la stampa a: locarno@publicitas.ch issuu.com/infocdt/docs service@publimag.ch www.publimag.ch In copertina Stampa Vladimir Putin (carta patinata) Annunci locali Illustraz. ©De la Cruz Salvioni arti grafiche SA Publicitas Lugano (isp. da Shepard Fairey) 6500 Bellinzona tel. 091 910 35 65

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Il risveglio dell’orso Russia. La crisi siriana e il ruolo di grande mediatore capace di confrontarsi da pari a pari con gli Stati Uniti confermano il ruolo di primissimo piano svolto dalla Russia nel panorama geopolitico ed economico mondiale. Una potenza con immensi problemi interni da risolvere, ma con potenzialità enormi e con l’ambizione di tornare a segnare destini del mondo come ha fatto per decenni l’Unione Sovietica di Roberto Roveda

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Agorà 4

i parla poco di Russia. I riflettori della geopolitica sono più concentrati sulla sempiterna America, sull’ascesa inarrestabile della Cina, sul futuro dell’India e di altre nazioni emergenti come il Brasile. E così ci si dimentica che la Russia è in realtà una delle protagoniste del mondo globale. L’immagine che i media ne trasmettono in occidente è quella di un grande paese bloccato dall’immensità dei suoi spazi e dall’enormità delle sue contraddizioni. Un gigante dalla pancia molle e dai piedi di argilla, sempre in bilico tra la grandezza passata e un presente incerto, frutto della catastrofica e rapidissima dissoluzione dell’Unione Sovietica un ventennio fa. Una nazione che guarda a ovest ma in cui la democrazia non pare attecchire affatto, dove la mafia e la corruzione spadroneggiano e in cui le immense potenzialità di un territorio ricchissimo di materie prime vengono sfruttate male e solo a vantaggio di una ristretta oligarchia militare, politica ed economica. Certo, c’è del vero in questa rappresentazione monodimensionale e al negativo dell’universo russo. Una vulgata che però non favorisce la comprensione di una nazione che pur tra problemi enormi continua a detenere un ruolo di assoluto rilievo a livello mondiale, un ruolo destinato probabilmente a rafforzarsi negli anni a venire. Pensiamo solo al fatto che la Federazione russa dispone delle maggiori riserve al mondo di gas naturale – con una quota del 20% circa a livello globale e una produzione media annua di 624 km3, cinque volte maggiore del Qatar o dell’Iran – combustibile senza il quale le assetate economie dell’Europa occidentale e dell’Asia andrebbero rapidamente in frantumi. Se a ciò aggiungiamo che la Russia dispone di un apparato militare secondo solo a quello americano, si comprende immediatamente come l’orso russo non possa essere sottovalutato. Non è quindi un caso che l’ultimo G20 si sia tenuto a San Pietroburgo lo scorso settembre e che nell’ambito della

recente crisi siriana il Cremlino abbia svolto un ruolo di primissimo piano. Di fatto Putin ha costretto il presidente siriano Assad a mediare sulle armi chimiche, ma soprattutto si è imposto al punto da indurre gli Stati Uniti a rinunciare a un’azione militare in Siria che sembrava già cosa fatta. Insomma, la Russia, dopo gli sbandamenti post-sovietici, mostra sempre di più i muscoli e manifestazioni di forza da tenere in particolare considerazione, soprattutto nella nostra sempre più piccola e indebolita Europa. Partnership Non dimentichiamoci, infatti, che la Federazione russa è un vicino invadente, ma anche uno dei maggiori partner commerciali per gli stati europei. È il ponte naturale fra l’Europa e la regione Asia-Pacifico, zona che rappresenta a oggi il fulcro della crescita economica mondiale. Noi europei abbiamo legami e relazioni molto forti con la Federazione russa, tanto in termini di importazione di gas e di petrolio, quanto in termini di esportazione dei prodotti europei in Russia, nazione che sta diventando un mercato decisamente promettente per la nostra manifattura e i nostri servizi. A dimostrarlo è anche l’andamento delle relazioni tra Svizzera e Russia negli ultimi anni, relazioni di antica data – i primi trattati diplomatici risalgono al 1814, quindi siamo prossimi al bicentenario – ma diventate più strette di recente. Al 2006 risale l’accordo bilaterale tra Confederazione e Federazione russa, un accordo che consente una riduzione dei dazi, con il conseguente miglioramento delle possibilità di accedere al mercato russo da parte delle imprese svizzere, soprattutto del settore chimico, tessile e delle macchine e dei prodotti dell’orologeria. Nel 2011 è stata poi sottoscritta una dichiarazione comune in materia di modernizzazione per promuovere gli investimenti reciproci, le innovazioni che puntano su tecnologie all’avan-


Giovani moscoviti (static.squarespace.com)

guardia, la competitività e i contatti tra i vari soggetti economici dei due paesi. I risultati di questa intensa partnership commerciale sono stati ottimi anche perché già nel 2010 l’economia russa si è in gran parte ripresa dalle ripercussioni della crisi economico-finanziaria del 2008 tornando a registrare un tasso di crescita positivo. Il PIL per esempio è aumentato del 4% rispetto all’anno precedente e gli scambi economici bilaterali hanno raggiunto quasi lo stesso livello pre-crisi. Le importazioni dalla Russia (1 miliardo di franchi svizzeri, +41% rispetto all’anno precedente) e le esportazioni in Russia (2,6 miliardi di franchi svizzeri, +26% rispetto all’anno precedente) hanno registrato un notevole incremento, raggiungendo un saldo di 1,6 miliardi di franchi. Gli investimenti diretti svizzeri in Russia ammontavano a fine 2009 a 6,2 miliardi di franchi svizzeri (nel 2008 erano 5,3 miliardi di franchi svizzeri). Le aziende svizzere in Russia danno inoltre lavoro a circa 75mila persone1. Nel 2011, infine, con la mediazione elvetica, Russia e Georgia hanno raggiunto un accordo che apre la porta a Mosca per entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Vocazione “imperiale” Lontani, eppure vicinissimi… questo pare essere il Leitmotiv delle relazioni tra europei e russi e per comprendere al meglio come si sta muovendo la grande potenza dell’Europa dell’Est abbiamo incontrato Mauro De Bonis, giornalista che si occupa di “faccende” russe per la rivista italiana di geopolitica Limes. Mauro De Bonis, le ultime vicende internazionali, per esempio la questione siriana ma anche lo scacchiere

iraniano, hanno mostrato come la Russia punti con sempre maggiore decisione a recuperare il suo ruolo di superpotenza. Sembra quasi un ritorno all’espansionismo zarista e all’imperialismo di epoca sovietica. Una sensazione accentuata in occidente dal fatto che la Russia dà l’impressione di non poter fare a meno della sua vocazione imperiale né di essere guidata da un “uomo forte” che tiene le redini della nazione. Questa Russia allergica al pluralismo preoccupa l’occidente che spinge per una rapida democratizzazione. Secondo lei, però, è pensabile una Russia democratica nel giro di pochi anni? La Russia è un paese che ha una secolare tradizione imperiale, una tradizione che secondo molti si doveva interrompere quasi obbligatoriamente con il 1989 e il crollo sovietico. In realtà, però, dal 1989 ci separano solo poco più di vent’anni e un arco temporale di questo genere, nella storia di un grande paese è un’inezie. Soprattutto se la sua tradizione politica è aliena all’idea di democrazia come “governo dei molti”, in cui anche le opposizioni possono dare voce alle proprie istanza. La storia russa è infatti caratterizzata da una visione del potere forte, dall’“uomo solo al comando” che regge le redini e tiene insieme un paese di dimensioni mostruose, molto eterogeneo al suo interno. Questo è quanto il popolo russo ha vissuto durante i secoli, nel periodo zarista così come nel successivo periodo sovietico. Pertanto, non vi è mai stata occasione per i principi democratici di affermarsi per un periodo di tempo sufficientemente lungo fra la popolazione per attecchire in modo saldo, in un processo anche culturale che richiede molto tempo. Non per nulla a esercitare il potere sono gli eredi di coloro che lo detenevano in epoca sovietica. Vladimir Putin è stato un uomo del KGB, oggi FSB, il servizio di sicurezza sovietico e ora russo. Un apparato che è rimasto in sordina nei primi anni che hanno seguito la caduta dell’Unione Sovietica e che è tornato poi al comando. Putin è sicuramente il vertice di questo gruppo di potere, che pervade ovunque la realtà russa, e che è composto anche da alcuni burocrati sovietici oggi divenuti miliardari, oligarchi fedeli al presidente i quali controllano le principali industrie e i principali snodi del potere. Un potere esercitato in modo così deciso e pervasivo come quello di Putin non permette di pensare che il percorso russo verso la democrazia si compia dall’alba alla sera. In quale modo la Russia sta recuperando il suo ruolo di superpotenza? Per riaffermarsi come potenza globale, Mosca sta innanzitutto ripensando la propria strategia in alcune aree chiave del pianeta, soprattutto in quella che politologi esperti – ma anche il presidente americano Obama la pensa così – considerano l’ombelico del mondo nel XXI secolo: la regione Asia-Pacifico. Per fare questo la Russia gode di grandi vantaggi competitivi, ma anche di qualche svantaggio. Possiede, infatti, enormi quantità di materie prime da continuare a sfruttare nella zona. I suoi distretti orientali – a cominciare dalla Siberia orientale e dalle aree a ridosso della Cina – sono ricchissimi di risorse e seppure già molto sfruttate, queste aree potranno rendere ancora a lungo. Il problema è che la Federazione russa non dispone di un apparato industriale e le tecnologie che possiede l’occidente e rischia quindi di non poter trarre il massimo profitto dalle sue ricchezze. Lo sfruttamento efficace dei territori (...)

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“Lo sfruttamento efficace dei territori asiatici richiede poi investimenti enormi che probabilmente la Russia non è attualmente in grado di sostenere. Le risorse necessarie per lo sviluppo di regioni quasi inesplorate, come la Siberia occidentale, un’area grande il doppio dell’Europa, sono imponenti. Tuttavia, si sta finanziando lo sfruttamento delle risorse naturali, anche in termini politici, cercando di coinvolgere paesi stranieri, a partire dalla Cina…”

Agorà 6

asiatici richiede poi investimenti enormi che probabilmente la Russia non è attualmente in grado di sostenere. Le risorse necessarie per lo sviluppo di regioni quasi inesplorate, come la Siberia occidentale, un’area grande il doppio dell’Europa, sono imponenti. Tuttavia, si sta finanziando lo sfruttamento delle risorse naturali, anche in termini politici, cercando di coinvolgere paesi stranieri, a partire dalla Cina, che ha un enorme bisogno degli idrocarburi russi. Inoltre, come da lei anticipato, la Federazione russa si sta riposizionando nel Medio Oriente, puntando a conservare il suo maggiore alleato nell’area, cioè la Siria, e mantenendo i suoi rapporti privilegiati con l’Iran. Un’altra area strategica è quella artica, vero e proprio scrigno colmo di risorse naturali, dove forse la Russia ha già ottenuto un ruolo da protagonista. Infine, Mosca sta ricostruendo un ruolo di leadership nel proprio giardino. Non a caso ha istituito un’unione doganale col Kazakistan e la Bielorussia, due alleati storici, ai quali presto si unirà il Kirghizistan, nell’ottica di costituire un’unione euroasiatica che ricostruisca una sorta di “via della seta” in ottica moderna Le relazioni con Cina, Usa ed Europa Abbiamo detto in precedenza che con ogni probabilità la regione Asia-Pacifico sarà centrale dal punto di vista strategico nel prossimo futuro. È in quella regione che si giocherà il grande Risiko dell’egemonia planetaria. Certamente la Russia dovrà vedersela in quella macroregione con gli Stati Uniti, ma anche con la Cina. Incominciamo da quest’ultima: come sono oggi i rapporti cino-russi? Almeno in questo momento, con la Cina i rapporti sono molto buoni, innanzitutto perché si basano sul comune interesse di stabilizzare alcune aree del mondo, tanto in Asia quanto in Medio Oriente. Inoltre, questi due grandi paesi sono parte di alcune importanti organizzazioni internazionali, come il Patto di Shanghai2, e recentemente hanno organizzato delle clamorose manovre militari congiunte. A parte gli interessi strategicomilitari, la relazione fra Mosca e Pechino ruota anche attorno all’energia, perché – come già detto – la Cina ha bisogno degli idrocarburi russi e la Russia ha tutto l’interesse di fare della Cina un nuovo mercato di sbocco. Il fatto che il primo viaggio all’estero del nuovo presidente cinese – Xi Jinping – sia stato in Russia è la prova della speciale amicizia che c’è fra questi due paesi. Tuttavia, Russia e Cina si sentono, e per certi versi sono, due imperi. Pertanto, i loro interessi potranno divergere e, quando questo capiterà, si troveranno sicuramente su barricate opposte.

Più difficili paiono i rapporti con gli USA o sbaglio? Russia e Stati Uniti hanno un background che può giustificare inimicizia e sospetti, ma non credo siano destinati a essere solo avversari. Innanzitutto perché hanno un nemico comune, un nemico tra virgolette, chiaramente: una Cina in forte crescita economica e politica, seppure ultimamente segni un po’ il passo. I due protagonisti di quello che fu il mondo bipolare hanno bisogno di interagire e di comunicare fra loro per contenere la potenza cinese. Una strategia di contenimento solo statunitense, senza l’apporto russo, sarebbe azzardata e un po’ assurda. Su tantissimi dossier molto caldi la Russia può essere d’aiuto agli Stati Uniti e viceversa. Certo, restano scorie del passato, che però pian piano andranno scemando e mi sembra che i rapporti fra le superpotenze del secolo scorso siano destinati a crescere. Così come secondo me cresceranno i legami con i paesi dell’Europa occidentale, già oggi molto stretti, soprattutto con la Germania. Vede quindi una Russia sempre più “europea”? In un certo senso l’Europa è una sorella della Russia, non solo geograficamente ma anche perché la Russia ha contribuito in modo significativo alla costruzione della cultura e della politica del continente. Certo, immaginare la Russia in Europa è oggi ancora difficile. Pensando alle dimensioni della Federazione russa, è più facile che siano i russi a considerare l’Europa all’interno della Russia piuttosto che viceversa. Ma al di là dei paradossi, la Russia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno della Russia: sia da un punto di vista energetico perché, la Russia foraggia le nostre “gole secche” di idrocarburi, sia sul piano commerciale, perché lo scambio fra questi due attori globali è essenziale per la crescita economica di entrambi, ma anche e soprattutto sul piano diplomatico e strategico. Sono vicini di casa fra loro complementari e con un obiettivo comune, ossia quello di mettere in sicurezza un continente che negli ultimi decenni non è stato particolarmente stabile. Russia ed Europa, insomma, sono destinate a collaborare. note 1 Dati forniti dal Dipartimento federale degli affari esteri (eda. admin.ch). 2 L’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Shanghai Cooperation Organisation, SCO) è un organismo intergovernativo fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di cinque paesi: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. È un’alleanza militare-economica-politico-culturale-sociale che si contrappone agli USA , a Israele, alla UE e alla NATO.


Letture Dilemma quote di Francesca Rigotti

Una

celebre asserzione del 1861 di John Stuart Mill, precursore del liberalismo egualitario, sostiene che “le libere istituzioni sono pressoché impossibili in un paese composto da nazionalità diverse”. Eppure la plurilingue, liberale e stabile Svizzera sembra smentire tale principio. Come la mettiamo con questa contraddizione e con i problemi che nascono dalla presenza di minoranze non debitamente rappresentate nelle istituzioni? Leggiamo, per capirne di più, questo limpido lavoro di Nenad Stojanović (politologo, docente e ricercatore ben noto in Ticino) dedicato alla complessa nozione di quota, ovvero l’introduzione di pratiche formali e informali che permettono di distribuire le posizioni di un organismo in funzione della appartenenza di persone a determinati gruppi sottorappresentati (quali donne, disabili, minoranze linguistiche); essa viene qui esplorata in forma di dialogo dapprima a due, poi a tre voci: alla voce scettica di Cosimo si alterna quella favorevole di Thérèse, infine quella autorevole del prof. Solutio.

L’espediente dialogico permette di esprimere critiche e osservazioni puntuali, nonché di evidenziare le varie posizioni. Il senso di questa lucida analisi – che verrà pubblicata nel 2014 in italiano da il Mulino – consiste nella ricerca di “meccanismi informali, flessibili, impliciti e limitati nel tempo che permettano alle istituzioni politiche di riflettere la diversità della società senza necessariamente passare per quote formali, rigide, esplicite ed eterne”. Tema controverso e dibattuto, quello delle quote, sul quale io stessa rifletto da tempo; nel libro mi sono riconosciuta prevalentemente nella posizione scettica, legata al principio liberale e antiessenzialista di trattare le persone come individui e non come membri di categorie; eppure non ho potuto non farmi coinvolgere dagli argomenti a favore, come pure dalle riflessioni sul “dilemma delle quote”: se da una parte si riconosce l’importanza della rappresentanza dei principali attori collettivi sociali, come evitare che essa abbia effetti negativi sulla loro integrazione nella società?

Dialogue sur les quotas. Penser la répresentation dans une démocratie multiculturelle di Nenad Stojanović Presses de Sciences-Po, 2013

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Dolce, ma non troppo L’assunzione di eccessive quantità di zucchero è all’origine di una serie di problemi e patologie molto serie: obesità, diabete, danni al fegato, problemi cardiocircolatori, iperglicemia, stenosi arteriose. Sotto accusa in particolare quello bianco, il più “raffinato” a cura della Redazione

Salute 8

Diciamo subito che il nostro organismo necessita di zucchero e non solo dal punto di vista metabolico; il gusto del dolce è innato e svolge una funzione psicologica non indifferente come “calmante” e rilassante nervoso. Fin dai primordi della civiltà, l’uomo ha cercato di individuare le sostanze dolci da integrare alla propria alimentazione: il miele, gli sciroppi di frutta, la canna da zucchero sono stati i primi dolcificanti mentre a partire dalla metà dell’ottocento si è iniziato a estrarre lo zucchero bianco dalla barbabietola, la Beta vulgaris rapa altissima. La ragione principale è che alle nostre latitudini la canna da zucchero è difficile da coltivare. Inoltre, con la crescita demografica in Europa, aumentava esponenzialmente la richiesta di questo prodotto.

in grado di esercitare un impatto più moderato sul nostro organismo, apportando al contempo quelle sostanze che la lavorazione dello zucchero bianco tende a eliminare. Fra questi il più diffuso è certamente lo zucchero di canna che si può trovare in commercio in forme più o meno raffinate ma che, attenzione, non differisce molto dal cugino “bianco”. Se si vuole optare per questo tipo di prodotto è bene acquistare quello “mascavato”. Si tratta di uno zucchero poco raffinato, con un gusto forte, colore molto scuro, consistenza molle e leggermente umida per la presenza di melassa. Il miele è un ottimo dolcificante, purché non ne si abusi. Le varietà in commercio sono moltissime ed è sempre consigliabile cercare quello di miglior qualità magari facendo riferimento a qualche produttore biologico della zona.

Puro e candido? Il fatto è che lo zucchero bianco, alla luce delle attuali concezioni alimentari ispirate a una magLa stevia giore sensibilità ai temi della Un prodotto interessante, sopratsalute, può senza dubbio essere tutto per i diabetici e per coloro considerato come il peggiore dei che presentano problemi di glidolcificanti. Il suo processo di cemia, è invece la stevia (Stevia lavorazione, che prevede una derebaudiana), una pianta del Sud purazione con calce, una carboAmerica che gli indigeni da semStevia rebaudiana (fi.wikipedia.org) natazione con anidride solforosa pre utilizzano come dolcificante. e una successiva decolorazione Le sue foglie hanno un potere tramite solfiti, implica la perdita di tutte le componenti dolcificante elevato ma sono quasi prive di calorie e non “buone” – vitamine, proteine, sali minerali – conservan- influiscono sui valori della glicemia. do, al contempo, un elevatissimo potere dolcificante e un Sebbene in passato siano stati sollevati dei dubbi sui posenorme apporto calorico. sibli effetti cancerogeni, dal luglio 2012 la produzione e L’uso sistematico dello zucchero bianco nell’industria la vendita di stevia è stata autorizzata nell’UE come dolcialimentare deve dunque indurci a maggiore attenzione ficante alimentare. Studi pubblicati e disponibili in rete, anche riguardo all’alimentazione dei più piccoli: merendi- dimostrano come “considerando il contenuto medio degli ne, marmellate, snack, barrette rappresentano delle vere e estratti, una foglia fresca, o un quarto di cucchiaino di foglie proprie bombe alimentari che inducono fin dai primi anni essiccate, corrispondono a un cucchiaio di zucchero” (da benesa un’assuefazione al sapore dello zucchero bianco, una sere360.com). Questa pianta medicinale – oggi disponibile dipendenza da cui può essere difficile staccarsi. sul mercato appunto come foglie fresche, triturate o in polvere, ma anche estratti delle foglie, in forma liquida o Cercare le “alternative”: il miele in compresse dolcificanti – ha proprietà terapeutiche assai Con la crescente attenzione ai temi della salute e la diffu- interessanti, essendo ricca di ferro, manganese, carboidrati, sione di malattie in cui lo zucchero svolge un ruolo da vero proteine e vitamine. Oltretutto, non contenendo zucchero, e proprio killer, si è iniziato a utilizzare dolcificanti naturali non provoca nemmeno la carie.


Letture Il sapore delle Alpi a cura della Redazione

Più

che il classico volume dedicato alla cucina di montagna con le “solite” ricette della nonna (come qualcuno potrebbe erroneamente pensare), questo notevole volume è una preziosa enciclopedia illustrata sull’alimentazione e i prodotti tipici della tradizione alpina, “dalla carne al pesce d’acqua dolce, dalla frutta alle verdure, dal formaggio alle erbe selvatiche” come recita la presentazione: “le Alpi racchiudono in scenari unici storie di prodotti prelibati e di famiglie che da generazioni dedicano la loro vita a coltivazioni e allevamenti con una passione e una cura che ne garantiscono sempre l’alta qualità”. Difficile poter trasmettere in poche righe il mondo che i due autori confederati sono stati in grado di ricreare. Parallelamente ai testi di Flammer dal taglio preciso ma divulgativo (la traduzione in italiano è di Claudia Ricci), è l’aspetto iconografico a catturare maggiormente sfogliando le oltre 350 pagine a grande formato: ritratti di alpigiani e contadini, paesaggi, animali, prodotti e piatti grezzi ma in grado di far trasparire

tutto il sapore e la conoscenza secolare con i quali sono stati trasformati e creati. Il libro è organizzato in sezioni tematiche – la cultura cerealicola alpina, il grasso, i formaggi, le antiche razze di bestiame, il pesce, la frutta e la verdura, le piante spontanee, le spezie, gli aromi, l’alimentazione in tempi di magra –, con tanto di “glossario” finale e una lista di indirizzi di riferimento su prodotti e produttori (dove il nostro cantone non è stato certo dimenticato). Ricordiamo che l’impegnativa ricerca documentaristica è stata affidata a Monica Rottmeyer, che dunque andrebbe di diritto affianca ai due autori citati. Apparso con successo in lingua tedesca nel 2012, questo volume è certo uno tra i più importanti usciti quest’anno in Ticino. Flammer e Müller, tra l’altro, hanno appena pubblicato un nuovo libro in tedesco dedicato questa volta solo alle erbe – Das kulinarische Erbe der Alpen. Das Kochbuch; AT Verlgag –, mentre nel 2009 era stato edito il ben noto Schweizer Käse (2009, AT Verlag), opera dedicata alla cultura del formaggio.

L’eredità culinaria delle Alpi. La storia dell’alimentazione nell’area alpina di Dominik Flammer e Sylvan Müller Edizioni Casagrande, 2013

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Qual è la tua soglia di sopportazione?

Risultati del test A cura di Jolanda Fäh Vaucher, psicologa dell’FSP: «L’intensità del dolore che proviamo è strettamente legata alla nostra maniera di gestire lo stress.Tale sensibilità è più o meno grande in funzione del nostro trascorso psichico e biologico dell’infanzia, nonché dello stress vissuto in tale periodo.»

Il tuo ciclo mestruale è doloroso. Per prendere un antidolorifico, ti basta:

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Poco. Il mio medico cinese ne sa di medicina omeopatica, il mio ciclo è regolare! Non molto: ai primi sintomi prendo una compressa. Non prendo mai antidolorifici. È solo una questione mentale. Che duri mezza giornata. Mi conosco bene, so quando diventa necessario.

Il tuo profilo in fatto di sopportazione del dolore: <wm>10CAsNsjY0MDAy0jW0MDI1MgUA6fN-dw8AAAA=</wm>

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Mal di testa in ufficio, la mattina di una riunione importante…

A. B.

C. D.

Panico. Oh mio Dio e se dovesse peggiorare? Se si trasformasse in emicrania e mi sentissi davvero male? Mi chiudo in bagno, respiro a lungo, sgombro la mente e bevo molta acqua. Quale mal di testa? Sono la migliore in azienda, niente mi potrà fermare. Ho sempre un antidolorifico nella mia trousse. Presto detto presto fatto. Una compressa subito e una, se necessario, tra quatto ore come indicato sul foglietto illustrativo.

Tu e i tacchi alti, una lunga storia…

C. D.

6) A = B= C= D=

B.

Di amore travolgente: li hai sempre ai piedi, senza preoccuparti dell’altezza... e del dolore! Di amore e odio: li adori perché ti fanno sentire bella, ma finisci sempre la serata a piedi nudi a causa del dolore. D’incomprensione: non li portate mai, sono talmente scomodi. Di amore e amicizia: porti sempre gli stessi, hanno impressa la forma del tuo piede, sono delle vere e proprie pantofole ...

5) A = B= C= D=

A.

Prevalenza di

= tipo Bree

Prevalenza di

= tipo Gaby

Prevalenza di

= tipo Lynnette

Prevalenza di

= tipo Susan

«Sei una perfezionista. Agisci troppo in funzione degli altri per essere ben vista e amata.Ti nascondi dietro una maschera. Non ascolti i segnali che ti invia il tuo corpo. Aspetti troppo per fare un controllo dal medico. Non conosci vie di mezzo: o prendi troppi farmaci per eliminare il dolore come fa Bree con l’abuso di alcol, o non ne prendi affatto. Sfortunatamente oggi la società induce le donne a diventare perfette.» «Fai yoga, vai a correre, segui una dieta equilibrata, ti fai fare dei massaggi... Preferisci prevenire che curare, sia per il corpo che per la mente. Anticipi la malattia con i metodi legati alla medicina cinese, di cui sei interessata. Sei pronta per ogni prova. Non appena senti un dolore, per prima cosa cerchi di rilassarti…» «Ti conosci bene. In quest’ambito, come negli altri, ti comporti razionalmente. Quando sopraggiunge il dolore, analizzi la situazione e trovi rapidamente la miglior soluzione. Ad esempio, in caso di mal di testa, se il dolore è assolutamente sopportabile, prendo un dato farmaco.Ti curi senza esagerare. Prima da sola, in seguito con l’aiuto di un medico.» «Ansiosa e sempre in preda al panico, sei molto sensibile al dolore. Non riesci ad essere razionale, pensi sempre al peggio. Hai soprattutto bisogno di essere rassicurata. Un farmaco non ti basta; hai bisogno che un esperto in materia (medico, specialista) ti dica che va tutto bene.Ti sottoponi a molte visite, ami avere l’opinione di numerosi esperti: osteopata, medico cinese, chiropratico, psicoterapeuta, ecc.»

Risultati

A.

B. C.

5

Che coraggio! Mi prendo cura di me tutti i giorni, mi sembra già abbastanza. Che pazzia! Mai e poi mai! Un modello da seguire! Prendo appuntamento con il mio ginecologo per informarmi. Che autocontrollo! Prendo appuntamento con il mio chirurgo plastico per fare la stessa cosa.

4) A = B= C= D=

D.

4

D.

Solo se il tuo capo ti obbliga. Con la febbre a 38,5°. Prendi un farmaco contro la febbre e resti a letto. Al minimo sintomo. Non si sa mai, potrebbe essere grave, l’inizio di qualcosa di serio. Consulti immediatamente il tuo medico generico. Molto raramente. Sei in ottima salute perché fai tutto il possibile per mantenerti in forma (alimentazione equilibrata, sport, niente alcol né fumo e tanta meditazione).

3) A = B= C= D=

B. C.

A. B.

C.

Angelina Jolie ha scelto di sottoporsi ad una mastectomia per prevenire il rischio di contrarre un cancro che avrebbe potuto rendere orfani i suoi sei figli. La tua reazione:

A.

3

Bree, vigile e perfezionista Susan, ansiosa e sempre in preda al panico Gaby, sportiva e zen Lynette, combattiva e responsabile

Prendi un congedo per malattia…

2) A = B= C= D=

2

A. B. C. D.

6

1) A = B= C= D=

1

Nella serie televisiva Desperate Housewives, quale casalinga ti somiglia di più?


Purtroppo non tutti i mali spariscono facendo shopping. <wm>10CAsNsjY0MDAy0jW0MDI1MgcAxZJwmQ8AAAA=</wm>

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Allevia il mal di testa. Leggere il foglietto illustrativo.


Uniti per proteggersi Nata nel 2012, FAI SWISS si pone sulla scia del FAI, Fondo Ambiente Italiano, e punta a incentivare la salvaguardia e la valorizzazione dell’arte e del paesaggio in Ticino. E rafforzare i legami tra Svizzera e Italia sulla base di un comune patrimonio culturale di Roberto Roveda

Società 12

“Bellinzona, 1832. Litografia”. Immagine tratta dal volume Con gli occhi degli altri (autori vari, Armando Dadò editore, 1996; p. 161)

Svizzera e Italia sono paesi vicini, non solo dal punto di

vista geografico. Condividono, in particolare per quanto riguarda le zone italofone della Confederazione, tradizioni, cultura, arte oltre naturalmente alla lingua. Eppure sappiamo quanto Italia e Svizzera fatichino a trovare terreni comuni di intesa; sappiamo soprattutto quanto poco gli italiani conoscano la vicina Confederazione e quanto poco gli svizzeri, anche i ticinesi, conoscano in modo completo il Belpaese. FAI SWISS si propone di facilitare l’incontro tra questi due mondi prossimi e così in difficoltà nella comunicazione. Lo fa riprendendo ed esportando in territorio elvetico la quarantennale esperienza del FAI, Fondo Ambiente Italiano che dal 1975 promuove una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutela il patrimonio artistico e paesaggistico italiano.

La forza dei legami La spinta iniziale che ha portato alla costituzione di FAI SWISS è stata la volontà di rafforzare e internazionalizzare la mission della casa madre italiana e si inserisce nell’iniziativa FAI International (Friends of FAI New York, FAI UK e FAI SWISS) nata per testimoniare il valore universale del patrimonio artistico e paesaggistico italiano e costituire una rete con organizzazioni internazionali come già sono Europa Nostra, The National Trust of England e Wales o l’Unesco. Ma gli obiettivi della nuova fondazione non si fermano qui, come ci spiega proprio FAI SWISS: I nostri scopi rimangono quelli ispirati a FAI, che nel canton Ticino annoverava già prima della nostra iniziativa un numero significativo di iscritti, rafforzati dalla vicinanza culturale tra cantone e Italia e finalizzati ad aprire un nuovo canale di scambi culturali tra i due paesi: ne è un esempio la reciprocità


di visite culturali di gruppi FAI e FAI SWISS. La presenza del FAI sul territorio elvetico favorirà non solo la conoscenza e

la sensibilizzazione verso i beni culturali italiani, quale patrimonio universale dell’umanità, ma anche la promozione della cultura svizzera in Italia. Un altro dei nostri obiettivi, infatti, è sensibilizzare la società civile riguardo i beni culturali e paesaggistici presenti sul nostro territorio, pensando in specifico anche alle scuole e ai nuovi residenti. Vi è la giusta attenzione, in Ticino, alla salvaguardia del patrimonio paesaggistico e artistico? FAI SWISS segue con interesse il dibattito che si è aperto recentemente su pianificazione territoriale e salvaguardia del paesaggio auspicando che rimanga vivo e coinvolga differenti soggetti pubblici e privati. Il cantone Ticino e la Svizzera offrono sia un adeguato quadro legislativo per la tutela del paesaggio e dei beni artistici sia una presenza di associazioni sorte per sensibilità privata, alcune storiche come Heimatschutz (1905) e la Società Svizzera di Storia dell’Arte (1880), altre più recenti Pro Natura, STAN, WWF, Federazione Svizzera degli architetti del paesaggio ecc. Non mancano inventari dei beni culturali, Musei etnografici e un Museo di Scienze naturali. Senza dimenticare che la Svizzera ha ratificato la Convenzione internazionale del paesaggio del Consiglio d’Europa entrata in vigore il 1. giugno 2013. Tuttavia tale sensibilità andrebbe costantemente sollecitata: a questo scopo per concretizzare la vicinanza e l’impegno di FAI SWISS a tutte le iniziative locali, in occasione del nostro

i t n e m o m Per speciali !

primo anniversario, lo scorso 29 novembre, abbiamo proposto un incontro pubblico presso l’ USI dal titolo Il territorio della memoria, proprio fine di creare una rete di scambi e di collaborazione tra FAI e società civile. Di cosa ha bisogno FAI SWISS per crescere e operare come l’omologo italiano? Questa manifestazione va intesa anche come premessa per l’individuazione di concreti interventi da studiare e attuare. Non si deve anche dimenticare che il cantone è ricco di collezioni private che incrementano il suo patrimonio culturale e storico. Per l’intervento in singoli beni si opererà con finanziatori privati ed è utile precisare che l’esperienza di FAI ci suggerisce come agire. Inoltre la nostra Fondazione ha le competenze per gestire proprietà che le vengano donate, naturalmente è auspicabile che tali lasciti siano corredati di dote. Per far crescere FAI SWISS ci auguriamo che possa nascere dal basso una mobilitazione di volontariato, come quella di FAI, sia per smuovere la sensibilità di sostenitori e finanziatori sia per creare una responsabilizzazione verso il nostro patrimonio di italianità.

per informazioni e iscrizioni FAI SWISS c/o Museo delle Culture, Villa Heleneum via Cortivo 24-28, CH–6976 Lugano-Castagnola faiswiss.ch; info@faiswiss.ch

Fr. 15.–

rtimento * sull’intero asso 89 Codice buono 19

* Valore minimo dell’ordinazione fr. 50.–. La promozione è valida fino al 10.1.2014, non è cumulabile e può essere utilizzata solo una volta per economia domestica. Trovi maggiori informazioni e la possibilità di scaricare il software sul sito www.migros.ch/photo

PHOTO SERVICE


È

stato durante l’adolescenza che ho avvertito la spinta verso la musica. I miei genitori che lavoravano come ristoratori desideravano, soprattutto mio padre, che portassi avanti l’attività di famiglia. Alla fine, ho accettato di adeguarmi alle loro richieste iscrivendomi alla scuola alberghiera a cui è seguito l’apprendistato di cuoca che ho compiuto con Ivo Balestra, un grande chef. Mi sono indirizzata verso la nouvelle cousine, una cucina raffinata che cura in modo quasi maniacale l’aspetto del piatto. Devo dire che in quest’ambito ho avuto delle notevoli soddisfazioni: ho cucinato per Carla Fracci, per Francis Ford Coppola e altre personalità. Grazie a questo lavoro mi sono pagata gli studi musicali: il giorno fra i fornelli e la sera a scuola. Poi a diciassette anni ho composto il primo brano, “In questo mondo”, che ho inserito anche nel mio ultimo album, Le parole più semplici, proprio come testimonianza del percorso compiuto. A quel periodo risalgono le prime esperienze con una band, di cui faceva parte mio cugino con cui componevamo brani. Abbiamo iniziato a fare serate e concorsi e da lì il primo contatto con una casa discografica che ha portato al primo disco, Sara. Ma la promozione non era all’altezza… In realtà però dalla sfortuna sono scaturite delle opportunità perché la allora TSI ci ha chiesto di partecipare allo spettacolo d’inaugurazione della galleria Mappo-Morettina, dandoci visibilità. In seguito abbiamo composto un brano per Eurosong dove siamo arrivati terzi. Un periodo duro: lavoravo come chef di cucina in una scuola, il che mi permetteva di essere libera la sera per potermi dedicare alla musica, alle prove e alle serate. Con la band, che avevamo chiamato Elisir, ricevevano moltissime richieste: la televisione ci ha dedicato un servizio, abbiamo lavorato con Davide Mengacci su Rete4, suonavamo in Svizzera interna e in Germania… Finché mi sono resa conto che era difficile gestire due professioni diverse: un serata di sei ore sul palco dopo aver lavorato per metà giornata in cucina era faticoso. Ho deciso di fermarmi e di aprire un ristorante mio, “L’antica osteria” a Muralto. Un ambiente raffinato in cui preparavo piatti originali. Ma la cosa particolare è che dopo aver cucinato, mi cambiavo, e presentavo uno spettacolo cantando. La clien-

tela apprezzava molto, ma dopo due anni la musica “chiamava” di nuovo e mi sono presa del tempo per riflettere sul da farsi. Ho riformato una band e sono arrivata al contratto con una casa discografica di Parma, la Eden music. Con loro abbiamo creato il progetto del “Villaggio della Musica” che ha l’obiettivo di formare i giovani autori e cantanti. Il Ticino, in un certo senso, resta un ambito chiuso. È difficile affermarsi perché non si hanno i canali e non è semplice rintracciare i contatti giusti. Avendo avuto questa possibilità, ho parlato con i responsabili della Eden della mia intenzione di aiutare i ragazzi ticinesi a formarsi e a uscire perché le possibilità ci sono e anche se io non ho potuto averle vent’anni fa, posso fare qualcosa oggi per chi si vuole dedicare a questa professione. Con il concorso “Una voce per il Ticino” – quest’anno alla terza edizione – il vincitore ha la possibilità di firmare un contratto con la Eden, realizzare un album e magari partecipare a “Sanremo Giovani”. Per esempio, è da poco uscito l’album di Tonia Antonelli. Il problema è che qui molti ragazzi arrivano con l’idea di essere già pronti, gli basta un passaggio su una radio per sentirsi dei professionisti. Non capiscono che in realtà il lavoro da fare è immenso ed è difficile far passare questo messaggio. Adesso, dopo tre anni, iniziano a presentarsi solo ragazzi e ragazze più capaci di accettare l’impegno. Il lavoro grosso riguarda però lo sviluppo delle capacità espressive personali. Si formano per lo più emulando cantanti famosi e quello che cerco di fare è di tirar fuori da ognuno di loro la “propria” voce. A volte lo scoprire di avere una voce “altra” li disorienta, si sentono perduti mentre invece è proprio da lì che si deve partire. Nella realizzazione del mio ultimo disco ho avuto la possibilità di lavorare con Dante Brancatisano, che è davvero un grande, mentre per gli arrangiamenti finali ci siamo affidati ad Alfredo Golino, un professionista di altissimo livello. Penso sia un album che mi riflette pienamente – a parte una canzone, tutti i testi sono miei –, e in cui sono presenti sonorità anni ottanta che è poi il periodo in cui sono nata, musicalmente parlando.

RAMoNA CERUTTI

Vitae 14

Ha raggiunto la notorietà come cantante lavorando con tenacia e passione, valori che oggi cerca di trasmettere ai più giovani

testimonianza raccolta da Fabio Martini fotografia ©Reza Khatir


Era qui la fEsta… Doveva essere la Las Vegas della Brianza, un luna park con vista sul Resegone. Dopo cinquant’anni, Consonno è una città fantasma, un agglomerato di cemento e metallo in rovina che riporta alla mente le parole di Italo Calvino: “Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure”. Perché i desideri, senza limiti e timori, conducono inesorabilmente alla rovina… di Eugenio Klueser; fotografie ©Reza Khatir


La lunga galleria dove un tempo erano presenti negozi e attività commerciali; sullo sfondo il Minareto

P

roprio un bel tipo il Grande Ufficiale Mario Bagno, conte di Valle dell’Olmo, classe 1901 da Vercelli, imprenditore edile per professione, capitan Fracassa per indole connaturata. Sì, perché il conte Bagno era uno dei quei tipi alla “so tutto io”, un po’ un ganassa (sbruffone), uno di quei personaggi che sguazzavano a meraviglia nell’Italia senza norme edilizie e regole ambientali del boom economico. Uno dei tanti che aveva capito che con la scusa del profitto e del progresso si poteva avere campo libero in tutto, tanto gli italiani – ma non

solo loro in Europa – erano pronti a dannarsi l’anima pur di avere una Cinquecento o un televisore, anche a costo di sottoscrivere un vagone di cambiali. Las Vegas brianzola Tornando al nostro Bagno – che i filmati d’epoca mostrano un po’ piacione, un po’ cialtrone come un Alberto Sordi d’annata – un bel giorno del 1962 si comprò per poche lire un intero paese: Consonno in quel di Olginate, Lecco, con tanto di chiesa, cimitero, case, stalle e pollai. Una specula-


Reza Khatir Nato a Teheran nel 1951 è fotografo dal 1978. Ha collaborato con numerose testate nazionali e internazionali. Ha vissuto a Parigi e Londra; oggi risiede a Locarno ed è, fra le altre cose, docente presso la SUPSI. khatir.com

zione edilizia con l’obiettivo di creare una futuristica città dei divertimenti, una Las Vegas in Brianza in barba a ogni tradizione del luogo e ai desideri dei pochi abitanti locali, sloggiati in fretta e furia con mobili e bestie al seguito. Per tutti il Bagno divenne il conte “Amen” perché dove arrivava lui finiva tutto, soprattutto la pace e la tranquillità. In pochi anni le ruspe rasero al suolo la vecchia Consonno – chiesa e cimitero a parte perché non si dicesse che il conte ce l’aveva coi preti e meno che mai con i morti – e nel nome sacro del progresso vennero realizzate strade,

edifici sfavillanti e un poco pacchiani. Addirittura venne spianata una collina per consentire ai milanesi e ai brianzoli in fregola di gaiezza di godere della vista privilegiata sul Resegone. E tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta del secolo scorso, Consonno visse i suoi anni ruggenti. Divenne la meta di migliaia di persone che cercavano in questo paese dei balocchi artefatto il sapore di sentirsi un poco americani, esplorare l’esotico a due passi da casa, mentre camminavano all’ombra di un improbabile minareto o


La zona rivolta a settentrione del parco divertimenti ormai in totale rovina

Finestre in stile moresco

Tracce di decorazioni


curiosavano tra le vetrine di una galleria di negozi in stile arabeggiante, o si lasciavano trascinare in un turbinio di cannoni e armigeri medievali in posizione di sentinella, sale da gioco a sale da ballo, sfingi egizie a pagode cinesi, per giungere alle antiche colonne greche del Grand Hotel Plaza. Nel paese, poi, il divertimento era un obbligo, come annunciava già all’entrata il cartello entrata con la scritta: “A CONSONNO È SEMPRE FESTA”. Le luci non si spegnevano mai e la spensieratezza era il minimo comun denominatore di ogni attimo. Dalla città dei balocchi alla città dei fantasmi Le feste, però, non durano in eterno e prima o poi il destino presenta il conto a chi ha troppo abusato in megalomania. In questo caso a presentarsi per l’incasso al fantozziano Grande Ufficiale Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo fu la natura che il nostro “eroe” aveva stuzzicato con le sue ruspe, le sue spianate, i suoi abbattimenti. Quelli che se ne intendono definirebbero, infatti, Consonno come un esempio da manuale di dissesto idrogeologico provocato da mano umana e così frane, smottamenti, allagamenti divennero uno spettacolo sempre più frequente nella zona. Fino a che, nel 1976, una frana come si deve interruppe la strada che Bagno aveva realizzato per collegare la sua Las Vegas con Olginate, e Consonno si ritrovò in pratica isolata. In più, le cose giravano già male, si era nel pieno degli “anni di piombo” italici e di baloccare e baloccarsi la gente aveva sempre meno voglia. Le luci si spensero a una a una e Consonno si trasformò rapidamente in quello che è oggi, una città fantasma, in cui la ruggine ha preso il posto dei colori, in cui le crepe hanno sostituito gli arabeschi. Un sogno imputridito che non avrebbe neanche dovuto prender forma. Oggi, mezzo secolo dopo il conte Bagno, si parla di recupero di Consonno, di altre colate di cemento oppure di chimere come quella che aspira a ricreare il borgo agricolo spazzato via dalle scavatrici in pieno delirio da miracolo economico. Viceversa, lasciamo la Las Vegas della Brianza così com’è, marcia e inquietante. Lasciamola come un monito di un carpe diem male inteso e portato all’eccesso e lasciamo che la natura faccia il suo corso, che si riappropri, lentamente, ma inesorabilmente di quello che le è stato sottratto.

L’emblematico cartello che all’ingresso accoglieva i visitatori

per sapere di più Nel 2004 la RSI nell’ambito della trasmissione “Storie” ha trasmesso un documentario di Cesare Bernasconi dal titolo “Insonne Consonno” (la1.rsi.ch/archivio_storie). Molte informazioni e fotografie si trovano anche nel portale consonno.it.


Platone (semplificato) Due mostre a Milano dedicate all’arte del novecento rappresentano un momento di riflessione sul significato delle avanguardie artistiche. E il loro debito verso la filosofia greca di Alessandro Tabacchi

Arti 44

Platone riteneva che l’arte figurativa fosse imitazione di di quell’inedito sentire permeato d’ignoto, che pensavano imitazione, una riproduzione (più o meno fedele a seconda di portare dentro di sé, in forme e contenuti diversi. I nodi del livello di teknè, la capacità manuale acquisita dall’espe- irrisolti del platonismo erano venuti al pettine: che scopo rienza) del dato naturale, ovvero del mondo così come lo poteva avere un’arte figurativa che non avesse più necespercepiamo. Che a sua volta, nella sua multiforme comples- sità di imitare alcunché? La risposta in molti casi è stata sità è una riproposizione mimetica, un’imitazione appunto, nichilistica: se l’arte non ha alcuno scopo, non ha alcuna delle idee primarie che costituiscono la fonte dell’essere, giustificazione all’infuori di sé stessa. Il concetto espresso o meglio l’essere stesso colto nella sua dal motto “l’arte per l’arte” è alla base del primigenia nudità. dadaismo, del surrealismo, dell’espressioQuesta visione portentosa, riaggiornata nismo astratto, del minimalismo, dello dal pensiero cristiano e sopravvissuta al strutturalismo, dell’arte povera. naufragio del mondo antico, ha influiUn altro modo di reagire alla crisi è stato to per oltre due millenni sulla cultura riproporre il reale esaltando la funzione figurativa occidentale, costituendone di sociale dell’artista, aggiornando il suo fatto, esplicitamente o implicitamente, ruolo storico di testimone alle mutate l’ossatura filosofica. Il fatto curioso è che condizioni del XX secolo: il realismo la visione di Platone negava all’arte un socialista, il regionalismo americano, la valore di conoscenza, proprio per il fatto nuova oggettività tedesca, il novecento di proporre un’imitazione di seconda italiano, e anche l’iperrealismo, hanno mano rispetto al mondo delle “idee” incarnato questa risposta, generosa ma in cui era posta la perfezione. Non si è regressiva. lontani dalla verità nell’affermare che la Una terza via, la più difficile e forse per tradizione figurativa occidentale è figlia questo più significativa, è stato il tendi un padre spirituale che l’avrebbe voluta “Testa di Platone”; copia romana di tativo di ingannare il fattore mimetico un’opera di Silanion, scultore attivo tra eliminare. opponendogli l’alea, la casualità, il nonil 360 e il 330 a.C. senso – o meglio, un gioco privo di senso La copia del mondo entra in crisi ma ricco di sensazioni – tramite l’accostaFino alla seconda metà dell’ottocento, infatti, l’arte eu- mento entropico di immagini casuali: Rauschenberg, Johns, ropea è stata mimetica, ovvero una riproposizione più o il neo-dada, fluxus, la pop art, gran parte della video arte meno fedele, più o meno arricchita da elementi simbolici sono accumunabili in questa terza via. In realtà dalla crisi e formali, del reale. Da Mirone e Policleto a Goya e Ingres, del platonismo non ne siamo usciti, né a breve tempo ne passando per Giotto, Grünewald, Michelangelo, Tintoretto, usciremo. Ma questo non è necessariamente un male. Caravaggio, Velazquez, pittori e scultori si sono impegnati in una titanica impresa di comprensione, riproduzione, tra- Post scriptum sfigurazione del reale. E fra tutti i soggetti praticati dall’arte Questa era la premessa che volevo fare prima di parlare della figurativa, il ritratto è stato giocoforza il campo di battaglia mostra Il volto del ’900. Premessa indispensabile, ma necessamaggiore di questo confronto mimetico con la realtà, per riamente un tantino lunga. Quindi ora posso solo invitarvi la sua stessa natura di documento visivo, di traccia, di un a visitare questa interessante mostra, tenendo presente volto da consegnare all’eternità. quanto appena detto. Ah, già che ci siete, date un’occhiata A seguito della nascita della fotografia intorno nel 1840 circa alla mostra dedicata a Andy Warhol, ne vale la pena. Ma e della sua diffusione su scala planetaria nel corso del secolo mi raccomando, quando osserverete le sue colorate Marylin successivo (successo rafforzato dalla nascita del cinema), la non dimenticate Platone: senza la sua eredità estetica, quel natura mimetica e imitativa della pittura e della scultura che state guardando non avrebbe un gran senso. (e di conseguenza anche la loro funzione storica e sociale) venne progressivamente erosa, e messa in crisi. La ricerca di le mostre un significato nuovo dell’arte divenne una necessità e, da Il volto del ’900. Da Matisse a Bacon (ilvoltodel900.it; sino al 9 febartigiani della mimesi, pittori e scultori furono costretti a braio 2014) e Warhol (warholmilano.it; sino al 9 marzo 2014) trasformarsi in pionieri di una nuova frontiera, avanguardia Palazzo Reale, Piazza del Duomo, Milano (artpalazzoreale.it).


Ragazze da potere

Sarà vero o non sarà vero che le donne governano diversamente? Che una sovranità che ricalchi modelli femminili al governo possa salvare il mondo, anche solo un pochettino?

di Francesca Rigotti

Dopo tanto rigovernare toccato loro nei secoli dei secoli,

pensatrice della differenza, all’interno del femminismo, col quale si intende – per chi cerca di dimenticarlo – la posizione di chi si oppone, maschio o femmina che sia, all’oppressione e all’esclusione delle donne in quanto donne. Mi associo però incondizionatamente ad Annarosa Buttarelli nell’invocare un ingresso sostanziale di energie e pensieri freschi e nuovi anche se non, a mio avviso, di diversa natura. Uno dei punti più interessanti e innovatori del discorso di Buttarelli è il suo paradossale elogio del superfluo. L’amore per il superfluo, a suo avviso caratteristico delle donne, considerato come la forma economica che descrive un arco che va dall’essenziale al lusso senza passare per l’utile, contiene una formidabile istanza per oltrepassare le dicotomie e le contraddizioni del capitalismo a favore della qualità a discapito della quantità.

il fatto che le donne, anche se poche, possano governare a livelli alti del potere è una bella soddisfazione e apre una serie di speranze. Andiamo fieri delle nostre democrazie, spiega Annarosa Buttarelli, docente di Filosofia della storia all’università di Verona e impegnata da anni nel pensiero della differenza, in un bel libro dall’eloquente titolo di Sovrane. L’autorità femminile al governo (Il Saggiatore, 2013). Siamo orgogliosi dei nostri sistemi politici democratici senza tuttavia renderci conto che essi affondano le loro radici in un universo monosessuato di violenza, con la quale le donne sono state tenute fuori fin dalle origini dalla gestione della vita pubblica (insieme agli schiavi); questo sia nella prima democrazia del mondo antico, la polis ateniese, come nella prima democrazia del mondo moderno, gli Stati Uniti d’America. Si nasce, non si sceglie Alla base delle due demoLa cosa migliore è comunUna giovane Angela Merkel (djdeutschland.wordpress.com) crazie, spiega Buttarelli rique buttarsi: la prova della facendosi alle analisi della bontà di un ragù non sta studiosa Carole Pateman, un “contratto sessuale” impe- nella “teoria del ragù”. L’unico modo per provare se è gnato tacitamente a rimuovere la presenza delle donne buono è assaggiarlo, e allora che si realizzino le condizioni dal contratto sociale, al cui tavolo esse non erano state per un cambiamento di sovranità, cambiando stili e orari invitate a sedersi. per esempio, e contenendo quell’aggressività che tiene lontane molte donne dall’agone politico come da quello Le donne lo fanno meglio scientifico. Ma esistono davvero una forma e una pratica della sovra- Nessuno di noi ha chiesto e ottenuto di venire al mondo nità differenti e persino migliori di quelle che oggi sono come uomo o come donna, ma il nascere maschio comporsulla via del tramonto? Forme e pratiche della sovranità ta una serie di vantaggi sociali, più o meno forti da paese che mettano magari le relazioni al posto della legalità, la a paese. La maggior parte dei maschi non lo ha scelto e fiducia al posto delle regole? Che si facciano carico delle nemmeno se ne accorge, ma fare spazio nella sovranità alle donne ordinarie e non soltanto delle eroine che servono donne senza accampare il pretestuoso argomento che “soda alibi per il silenzio osservato sulle altre di cui la storia no loro che non vogliono candidarsi in politica!” (se non non fa sapere nulla? Magari affidandosi all’intelligenza vogliono, ci saranno dei buoni motivi, meglio cambiare femminile per nominare altre esigenze mai espresse? quelli), può portare alla creazione di un mondo più giusto Personalmente non sono, l’ho dichiarato tante volte, una per le donne, ma anche per gli uomini.

Kronos 45


Lampedusa di Daniele Fontana

Racconto 46

Relitti di barconi sull’isola di Lampedusa (tempi.it)

È buio amore mio. Viaggiamo da così tanto tempo. Ora però forse è finita. Ho sentito dire che la terra è vicina. Un’isola. Ma è già Italia. E tu dormi Ambessa. Come un angelo. Protetto dall’innocenza dei tuoi cinque anni. Siamo tutti stremati. Tu, io e le altre centinaia di donne, bambini e uomini stipati su questo barcone. Che ondeggia di fatica in un mare nero come la notte. La sua pena è la nostra. Ce l’abbiamo addosso. Dentro nel cuore. Da quando quelle persone sono venute a cercarci. A cercare la nostra disperazione e la nostra voglia di salvezza. A prometterci del bene facendoci del male. Volevano soldi. Tanti soldi. Tanti per noi piccolo mio. Ma la tua vita, il tuo futuro passavano di lì. E così tutti assieme abbiamo cercato di trovarli. Abbiamo venduto anche le capre e quel poco di cose che si potevano vendere. Alla fine non è andata male. Ci siamo trovati con abbastanza denaro per pagare il viaggio pure a me. Per non lasciarti partire solo come è successo invece a Semhar, Libena e Tesfai. Che ora dormono pure loro, stretti gli uni agli altri, proprio lì, davanti alla porta di questa cabina piccola e stretta. Ma almeno stiamo al caldo, riparati dagli spruzzi d’acqua che là sopra rendono fradici. E trasformano la stanchezza in sfinimento. Papà ha dovuto restare laggiù, nella nostra terra dimen-

ticata da Dio. Anche se padre Giuseppe dice che Dio non dimentica mai. Si vede che alle volte però si addormenta. E là in Eritrea con papà sono rimasti Bilen e Mewael, i tuoi fratellini. E anche la nonna. Lasciarli è stato un dolore grande, che mi ha strappato il cuore dal petto. Ma si faranno compagnia. E io avrò te, cuore mio. Mio leoncino. Non ti lascerò mai. Te lo giuro. Mai. Il mare è tranquillo. Eppure questa barca carica di gente e di disperazione sembra fare sempre più fatica. L’acqua può essere in salita? La notte non finire mai? Mentre voi piccolini dormite la stanchezza degli inconsapevoli, noi lo facciamo con gli occhi delle mamme. Mai del tutto chiusi. Abrihet li ha addirittura spalancati. La creatura che porta in pancia, e che ancora deve attendere per farsi strada, le dà tormento. Si agita. È la sua voglia di venire al mondo. Di arrivare nella terra della salvezza. Forse. Basta non sia inquieto presagio. No, non può essere. Ormai siamo quasi arrivati. E sorgerà il sole. Uno nuovo, finalmente. D’improvviso l’irrequieto torpore nella stiva esplode in un risveglio concitato. Urla. Agitazione. Voci che si sovrappongono come ondate senza argini né controllo. Qualcuno, scovate nel buio le luci lontane di un’imbarcazione, ha dato


fuoco ad alcune coperte. Per attirare l’attenzione. Per disperazione. Ma il fuoco è infido amico. Anche in mezzo al mare. Le fiamme si muovono libere. Affamate. Incuranti. Fanno paura. E la massa conosce la paura. Se ne nutre. Ci cresce dentro, schiava e devota. Perde la ragione. Come un fiume di piena, uno smottamento denso e vischioso che genera uno squilibrio improvviso e ingovernabile. La barca si piega sin sotto le onde. L’opera viva si strappa dall’acqua, offrendosi oscenamente all’orizzonte. Per un istante sembra che l’imbarcazione si capovolga. Una cascata d’acqua si riversa dalla chiglia esibita in modo brutale, mentre dalla parte opposta il mare scavalca d’impeto i bordi ormai sommersi. La massa di donne, uomini e bambini atterriti reagisce d’istinto buttandosi contro il fondo fattosi muro. Si ammucchia, annaspa, pigiata frana nel dritto di prua. Come un mostro gigante, arpionato una seconda volta, la barca affonda il muso nelle acque ora ribollenti di schiuma. Cercando, forse, scampo dalla folle paura degli umani. No Ambessa, non avere paura. Stringiti forte a me. Non so cosa sta succedendo. No non lo so. Forse la barca è inciampata nel mare. Che dici tesoro? Forse in una corda, come quella che tiravi con i tuoi fratellini e poi diventava ostacolo, confine, muro, giogo sotto cui piegare il giunco dei vostri corpi. No amore mio, non ascoltare le urla e le grida degli altri bambini. E neppure quelle degli adulti che invece dovrebbero proteggerli. Tu ascolta la tua mamma cuore mio.

E il suo cuore che batte per te. Non pensare a quest’acqua che arriva a fiotti dal corridoio. Non pensare all’acqua del mare che come fiume ci viene a raggiungere. E non pensare neppure a quella che a fiumi sgorga da tutti questi occhi sbarrati di terrore. E non guardare, no amore mio, non guardare l’acqua che come lago sta bagnando i pantaloni di Abrieht. Il suo bimbo non ha più voluto attendere. Spinto dalla paura è venuto a farsi abbracciare dalla sua mamma. Anche solo per un secondo. La misura di una vita quando si affaccia a questo mondo. Spesso cieco di crudeltà, sordo di egoismo e muto di solitudine. Pure tu abbracciami amore mio. Stringimi forte, fammi entrare nel tuo cuore mentre quest’acqua, come un vortice impazzito, ci risucchia. Semhar, Libena e Tesfai la notte, con una mano nera, se li è già portati via. Pure Abrihet si è portata via. Con la sua creatura ancora rinchiusa nella tuta. L’ultima barriera con cui quella mamma bambina ha cercato, nella disperazione, di tenere separate le acque. Quelle calde e morbide in cui il suo piccolo stava nascendo da quelle buie e gelide in cui nascendo stava andando a morire. Tutto gira Ambessa. Siamo a testa in giù. Vorrei aria per respirare e respiro per dirti che ti amo. Ma non ne trovo. E allora ti stringo ancora più forte. Perché tu possa sentire i miei pensieri. Che pulsano forte come il mio cuore. Come il tuo piccino mio. Non avere paura. Vieni con me. Vieni, scendiamo insieme nel buio.

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DETERSIONE RINFRESCANTE PER UNA PELLE RAGGIANTE�

Zumba, fitness magico Tendenze p. 48 – 49 | di Laura Di Corcia

Sapete che il post it è nato da un errore? In effetti, la colla sul retro non doveva esserci, eppure l’invenzione ha riscosso un enorme successo. E così, dal niente, da un cd dimenticato a casa è nato lo zumba Beto Perez, istruttore colombiano di fitness, quel giorno il cd con gli esercizi se l’era dimenticato: ma come fare a tener buona una classe che voleva allenarsi a ritmo di musica? Ma sì, proviamoci, si disse. Accese l’ipod, pieno zeppo di musica latina, e improvvisò: salsa, merengue, rumba, capoeira, reggaeton. La lezione cambiò inevitabilmente, non era più aerobica: era zumba. Ovvero, una lezione a metà strada fra l’aerobica e i balli latino americani. Un luogo magico in cui il confine fra ginnastica e danza era stato abolito.

Dimagrimento assicurato

Ebbene sì. Pare che lo zumba sia divertente. Perché non si pensa troppo ai passi, le coreografie vogliono far dimagrire come l’aerobica ma sono più stimolanti, racchiudono l’appeal delle sensuali danze latinoamericane, ci si scatena, tutti vestiti con tutine colorate, magliette con le frange e scarpe da ginnastica. Bisogna memorizzare un attimo la coreografia, ma poi si va, si va come matti, si vola e nel frattempo, fra una gamba sparata in avanti e un braccio levato verso destra, i glutei, gli addominali e le gambe ringraziano. Questo movimento incide sul peso? Gli istruttori americani non hanno dubbi (negli Stati Uniti, a partire da Miami, la moda ha preso piede, arrivando infine anche in Europa): abbiamo visto persone dimagrire a vista d’occhio, perdere anche venti, trenta chili, dicono. L’allenamento,

Risveglia la tua bellezza.


che solitamente dura 45 minuti e alterna ritmo veloce e ritmo lento, permetterebbe di smaltire fino a mille calorie, coinvolgendo i principali gruppi muscolari, che vengono quindi sollecitati e tonificati. “Certo, bisogna sempre ricordarsi che la quantità di calorie perse dipende dall’impegno che ciascun partecipante ci mette e dal suo stato di salute”, sottolinea Jole Arnaboldi Finke, istruttrice di fitness, pilates e zumba e titolare di Spazio Danza 360°, a Chiasso. “Lo zumba permette, come le altre sessioni di fitness, come lo step o lo spinning, di perdere dalle 600 alle mille calorie. Ma ha un vantaggio: si balla, nel frattempo, si imparano passi di danze diverse, mixate insieme (ultimamente sono entrati anche il flamenco e il tango) e quindi i pigri diventano più costanti. Le coreografie sono sempre una sorpresa e questo è incentivante”. Lo zumba viene praticato e insegnato in molti centri e palestre in Ticino, in Europa e in America: si parla di 14 milioni di appassionati, di 140 mila sedi e di 185 paesi al mondo. Sono soprattutto le donne a fidelizzarsi a questa disciplina. Come mai? Secondo l’inventore, Beto, sarebbero più aperte nei confronti della sensualità e della sua espressione. Sarà vero?

ORA IN UNA CONFEZIONE ANCORA PIÙ ATTRAENTE�

Anche l’umore ringrazia

Pare che, dopo una lezione di zumba, non si veda l’ora di passare alla prossima. La musica e il ballo latino americano, elettrizzanti, donano una carica di energia vitale che rinvigorisce anche la mente. Non solo: pare che si crei affiatamento nel gruppo e si formino addirittura vere e proprie comunità di zumbaaddicted, con tanto di party e masterclass in cui i vari praticanti possono ritrovarsi e mettere in comune la loro esperienza. La lezione è uno spazio di libertà e sfogo, in cui non importa se non si impara bene la coreografia, basta seguire e trarre giovamento. La competizione e il giudizio sono banditi, si vuole solo star bene insieme. Oltre a sviluppare la resistenza, a migliorare di volta in volta le prestazioni e a fare quindi qualcosa di importante per la propria salute, i partecipanti iniziano a confidarsi, a raccontarsi le loro vite, nel camerino, durante le pause, dopo la lezione. Si stringono rapporti di amicizia e non è cosa da poco.

Impegno sociale

Un altro fra i motivi per cui lo zumba piace alla gente, è la sensibilità verso le realtà del disagio. “Ci sono molte iniziative legate a questa disciplina che raccolgono soldi per la ricerca al seno o per il Terzo mondo”, aggiunge Jole Arnaboldi Finke, segnalando anche, fra le varie cose, il programma Zumba gold, concepito per i portatori di handicap. “Ho visto in America persone in carrozzella dare lezioni di zumba dal palco. L’ho riproposto anche qui, in Ticino, ma per ora ha avuto scarsa adesione”. Chissà che, in futuro, a ritmo di zumba…

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La domanda della settimana

Il Natale rappresenta ancora un’occasione per riunire, almeno una volta all’anno, la vostra famiglia?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro giovedì 19 dicembre. I risultati appariranno sul numero 52 di Ticinosette.

Al quesito “Vietare il sorpasso ai camion sul tratto autostradale Chiasso–Lugano permetterà di fluidificare il traffico?” avete risposto:

SI

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Svaghi 50

Astri ariete Mercurio in Sagittario favorisce i nati nella seconda decade. Ogni energia dovrà essere convogliata verso la giusta direzione. Seguite il cuore.

toro Grazie al transito di Giove risolverete una situazione che vi trascinate da tempo. Cogliete la palla al balzo senza farvi sfuggire l’occasione.

gemelli Gestite con minor superficialità i rapporti con il partner. Possibili fraintendimenti. Ingenuità. Tra il 16 e il 17 amplificazione di ogni emozione.

cancro Non perdete il contatto con la realtà. Siate padroni del vostro destino. Scelte per i nati nella prima decade. Convogliate le energie.

leone Incontri con persone più giovani. Periodo importante e scelte professionalmente favorite da Saturno in opposizione. Disturbi di stagione.

vergine Periodo positivo. Possibili conquiste professionali indotte dagli effetti di Giove. Tra il 16 e il 17 dicembre possibile sorgere di sbalzi umorali.

bilancia Possibili vertenze legali. Particolarmente colpiti e irascibili i nati tra la prima e la seconda decade. Tensioni nella gestione dei rapporti familiari.

scorpione Possibili rapporti con una comunità di un paese estero o di una altra città. Favoriti i nati nella seconda decade. Giove retrogrado vi sostiene.

sagittario Incontro con persone superficiali. I rapporti con il partner vengono gestiti in maniera nebulosa. Periodo positivo per la prima decade.

capricorno Tra il 18 e il 19 Luna in opposizione. Attenti a non incorrere in errori di valutazione. Non fate il passo più lungo della gamba.

acquario Capacità seduttive potranno rivelarsi determinanti. Grazie agli aspetti del Sole con i pianeti potrà essere risolta qualunque situazione.

pesci Tra il 18 e il 19 la Luna favorirà i nati nella seconda decade. Importanti conquiste professionali. Problematiche provenienti da un’altra città.


Gioca e vinci con Ticinosette

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 52

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro giovedì 19 dicembre e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 17 dic. a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Orizzontali 1. Spassosi, comici • 10. Agnese a Madrid • 11. Utilizzare • 12. Fatato • 14. Riserva centrale • 15. Ammenda • 16. Causa difficoltà respiratorie • 17. Proprio stupido • 19. Pari in barista • 20. Lasciarsi in centro • 21. Tra Mao e Tung • 23. Il Ticino sulle targhe • 24. Ungheria e Thailandia • 25. Affondò a causa di un iceberg • 27. Dea greca dell’aurora • 29. L’alza l’irato • 30. Laboriosa, attiva • 33. Detestare • 34. Severo senza pari • 36. Arti pennuti • 37. Oscure, tetre • 38. Articolo romanesco • 40. Arbusto profumato • 42. Nota scolastica • 44. Olio inglese • 45. Diffusi, divulgati • 47. Quasi uniche • 48. Lo stato con Dallas • 51. Uno detto a Londra • 52. Fondamenta. Verticali 1. Film del 2001 di J. B. Rogers con Chris Klein • 2. Incredibile, inverosimile • 3. Sorveglianza, nottata • 4. Risultato • 5. Né mio, né suo • 6. Breve esempio • 7. Elegante via luganese • 8. Comprendono Capraia • 9. Celestiale • 13. Malvagità • 18. Uccello rapace • 22. Il mitico re di Egina • 26. Tutti esclusi • 28. Un cereale • 31. Viene preso a calci • 32. Ingordigia • 35. Squadra madrilena • 37. Mezza base • 39. Il nome di Polanski • 41. Cima, apice • 43. Malattie ereditarie • 46. Si a Londra (Y=I) • 49. Lo Xeno del chimico • 50. La nota degli sposi.

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La soluzione del Concorso apparso il 29 novembre è: SPOSTARE Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta è stata sorteggiata: Rosanna Gabutti piazza Bironico 19 6928 Manno Alla vincitrice facciamo i nostri complimenti!

Premio in palio: due carte regalo FFS Le Ferrovie Federali Svizzere offrono 2 carte regalo per un valore totale di CHF 100.– a un fortunato vincitore. Ulteriori informazioni visitando il portale ffs.ch/cartaregalo

Biglietti per un evento sportivo, un concerto, un viaggio dell’Agenzia viaggi FFS, carte giornaliere, abbonamenti, orologi FFS di Mondaine o Smartbox: questo e molto altro può essere pagato con la carta regalo FFS. La carta valore è il regalo ideale per ogni occasione, è disponibile presso tutti gli sportelli FFS e l’importo da caricare può essere stabilito liberamente tra 10 e 3.000 franchi. E per adeguare il regalo all’occasione, è possibile scegliere tra diversi soggetti diversi. A proposito: dopo ogni acquisto con la carta regalo FFS, la validità sarà automaticamente prolungata di altri due anni.

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Festeggiate all’insegna del buon gusto con le specialità per Fondue l’aperitivo Chinoise di Bell di Bell

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