Milano: la malagestione di Aler e la svendita del patrimonio immobiliare pubblico

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UN’INTRODUZIONE NECESSARIA Con questo scritto abbiamo voluto prendere parola come comitati di lotta per la casa delle città di Milano, Pavia e Bergamo sull’emergenza abitativa e la sua gestione a livello istituzionale. Le occupazioni abitative sono infatti sempre più oggetto di operazioni mass mediatiche in cui si addossano le cause del disagio sociale e dell’abbandono dei quartieri su famiglie e singoli che si sono organizzati per rivendicare il diritto alla casa. Pesanti operazioni giudiziarie e poliziesche si ripetono negli anni nei quartieri e nelle città, con l’obiettivo di “liberare” le case occupate, criminalizzare chi si organizza per resistere e lasciare, nei fatti, migliaia di case vuote senza mai assegnarle. Nemmeno la pandemia COVID-19 ha fermato questo processo: nonostante fino al 30 giugno gli sfratti siano stati sospesi a causa dell’emergenza sanitaria, gli sgomberi delle case occupate sono continuati e, a settembre 2020, Comune di Milano, ALER, MM e prefettura hanno varato un nuovo piano sgomberi. In una recente intervista rilasciata al Corriere delle Sera, un alto dirigente pubblico che segue da anni il “dossier casa” ha dichiarato: «Perché si guarda così tanto agli abusivi? Case vuote da ristrutturare e assegnare ne abbiamo migliaia. Anzi, quelle già libere sono troppe per le attuali capacità di fare appalti rapidi, eseguire i lavori e firmare i contratti con i nuovi inquilini che hanno diritto a una casa. Da anni stiamo insinuando nelle famiglie il dubbio che le case mancano perché sono occupate da abusivi. Non è vero. Migliaia di alloggi restano sfitti. Affondano nelle sabbie mobili» (Corriere della sera, 13 ottobre 2020). Il presente lavoro vuole appunto smontare la narrazione tossica mainstream dell’emergenza abitativa. I veri responsabili delle condizioni dei quartieri popolari vanno 1


ricercati proprio nei vertici di ALER, Regione Lombardia e in tutti coloro che speculano sul diritto alla casa. Lo scritto è organizzato in due parti. Nella prima facciamo il punto sugli sprechi clamorosi, le scelte dissennate e soprattutto le cause reali del debito accumulato da ALER, l’azienda regionale lombarda per l’edilizia popolare. In base al report redatto della società di revisione dei conti BDO, emergono chiaramente le disastrose condizioni in cui si trova ALER. Un quadro reso ancora più scandaloso se si pensa all’emergenza sfratti alle porte. Nella seconda parte del lavoro viene invece descritto il “Piano Operativo di Azione per la prevenzione ed il contrasto alle occupazioni abusive di alloggi di proprietà pubblica” varato recentemente dal Comune di Milano, ALER, MM e prefettura. Basandoci dai dati forniti dagli stessi firmatari del piano, metteremo in luce come la vera emergenza abitativa in città sia dovuta alla mancata assegnazione del patrimonio Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) e alla sua svendita portata avanti da ALER per ripianare i suoi debiti. In una situazione che, come vedremo, si può riassumere con “troppe case senza persone, troppe persone senza casa” l’occupazione diventa allora una scelta di lotta necessaria per riappropriarsi di un diritto fondamentale, quello alla casa, altrimenti negato da chi ne detiene le chiavi d’accesso. Concludiamo questo scritto con un appello a tutti gli abitanti, gli occupanti, i singoli, le famiglie, i collettivi e compagni a resistere ad ogni sfratto e ad ogni sgombero, rivendicando la sanatoria delle occupazioni, il blocco di sfratti e sgomberi, il blocco della svendita del patrimonio pubblico e l’assegnazione di tutte le case popolari. In sostanza rivendicare una vita dignitosa che solo unendoci e lottando insieme potremo conquistarci.

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PARTE PRIMA: IL DISASTRO ALER

L’emergenza abitativa e la fallimentare gestione da parte dell’ALER del patrimonio immobiliare pubblico sono problemi che arrivano da molto lontano e che ancora oggi continuano a produrre strascichi. Con questo approfondimento vogliamo portare alla luce ciò che i dati e la catastrofica storia finanziaria dell’azienda regionale lombarda per l’edilizia popolare ci mostrano. E non sono gli sfrattati o i comitati dei quartieri a denunciarlo, ma la società di revisione BDO, che nel dicembre 2013 ha presentato alla Regione Lombardia un rapporto di oltre trecento pagine sui disastrati conti di ALER, l’immobiliare pubblica più grande d’Italia e tra le maggiori in Europa. Il documento, pubblicato nel 2015 dal gruppo Espresso, è stato richiesto dalla Commissione regionale d’inchiesta su ALER, nominata proprio per fare luce sui conti dell’Azienda lombarda. Il quadro emerso è quello di un colosso che già allora era sull’orlo del fallimento. Ad oggi sono ormai 450 milioni di euro di debito solo verso banche e fornitori che affliggono il bilancio; le entrate non riescono nemmeno a coprire le spese ordinarie di gestione. 3


Eppure l’emergenza “sfratti” e il fenomeno delle occupazioni nasce soprattutto da lì. Dalle case popolari vuote (e inutilmente riscaldate) perché fatiscenti, prive di manutenzione e non assegnabili. A Milano ce ne sono quasi 10 mila. Fino al primo dicembre 2014, quando le 28mila case del Comune di Milano sono passate alla gestione di Metropolitana Milanese, ALER amministrava 73mila unità abitative, gran parte delle quali in pessime condizioni. Nel bilancio 2013 l’azienda regionale scrive chiaramente di non poter far fronte alle spese necessarie: “Risulta evidente che gli interventi di manutenzione straordinaria non possano essere finanziati se non tramite entrate straordinarie che derivino dalle vendite, in forte rallentamento; o da risorse da reperire sul mercato del credito, soluzione oggi impraticabile”. E qui si apre il capitolo più emblematico della gestione ALER. La domanda sorge spontanea; “Perché mai ALER non poteva chiedere prestiti alle banche?” Semplicemente, perché ne erano già stati aperti fin troppi. Solo allora risultavano aperti 48 contratti di mutuo per 255 milioni di euro. Finanziamenti richiesti per le più svariate ragioni: dalla realizzazione di nuove costruzioni fino alla manutenzione straordinaria e - addirittura - allo svolgimento delle attività correnti, ogni anno più dispendiose. Una montagna di soldi, chiesti a Intesa San Paolo (oltre 78 milioni), alla Banca Popolare di Sondrio (72 milioni, e l’istituto è anche tesoriere di ALER), al Monte dei Paschi di Siena (38 milioni), a Bnl (26 milioni), a Dexia Crediop Spa (sempre Bnl, per 17 milioni), alla Banca popolare di Novara (quasi 10 milioni), alla Cassa Depositi e Prestiti (quasi 9 milioni) e alla Popolare di Milano (oltre 4 milioni)1. 1 Così Milano ha fatto crack, Gruppo Espresso, 2015. Disponibile online https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/03/02/news/ALER_ tutti_i_numeri_dell_emergenza_abitativa-104009173/ (ultimo accesso marzo 2021)

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A garanzia dei prestiti ottenuti ALER ha messo il suo stesso patrimonio immobiliare: al 31 dicembre 2012 risultavano ipoteche sugli alloggi per un valore di 258 milioni di euro. Appartamenti (e terreni) a Milano, Rho, Lainate, Corsico, sul cui destino pende un grosso punto interrogativo. Ecco perché Gian Valerio Lombardi, ex presidente di ALER, ha accelerato il processo di messa all’asta degli alloggi popolari. Una soluzione in piena antitesi col concetto di edilizia pubblica e che non fa altro che aggravare l’emergenza abitativa. Vendere all’asta le case pubbliche, costruite coi soldi dei lavoratori, significa, questo sì, toglierle dalla disponibilità di chi ne ha bisogno. A causa di questa scelta infatti il patrimonio immobiliare pubblico continua ad impoverirsi. É quindi evidente, a questo punto, come l’attività principale di ALER non sia quella di rendere agibili ed assegnare le case, ma di lasciare vuoti gli appartamenti in attesa di venderli al migliore acquirente, portando avanti nei fatti un vero e proprio business. Per contestualizzare, è importante fare un ulteriore passo indietro nella storia speculativa di ALER. Come e quando è nata la voragine finanziaria che rischia di inghiottire l’ALER? La risposta è nelle carte: il 50% dei mutui è stato stipulato tra il 2006 e il 2007 e i derivati sono agganciati a finanziamenti decorsi tra il 2007 e il 2008. Lo stesso periodo in cui l’azienda intraprende una serie di avventure speculative che oggi pesano sui suoi bilanci come macigni. Basti pensare alle “figlie” di ALER (ora tutte in dismissione), delle quali ASSET è la più conosciuta. L’inefficienza è sempre stata dominante in tutte le operazioni condotte non solo da ALER, ma anche dalle sue società satellite. Tra queste c’è ASSET, fondata nel 2005 e controllata da ALER al 100%, motivo per cui nel corso del tempo questi investimenti hanno scavato un’ulteriore voragine nei bilanci. Le operazioni condotte da ASSET 5


riguardano lotti, vendita e commercializzazione di complessi immobiliari, compresi alberghi, centri commerciali, turistici, industriali e ricreativi. Verrebbe da chiedersi che cosa abbia a che fare tutto ciò con l’edilizia popolare. Ma andiamo avanti. Per realizzarle, la società ha dovuto contrarre mutui per molti milioni di euro. Dove si concentrano le operazioni immobiliari? Una delle principali operazioni è quella di Pieve Emanuele, la quale acquista diversi stabili per ristrutturarli e vendere alloggi di edilizia pubblica (si stipulano mutui per 32 milioni accompagnati da 41 milioni di finanziamento regionale). Un altro importante acquisto è quello di un complesso immobiliare interamente destinato alla vendita (tra un finanziamento e l’altro ASSET si indebita per 66 milioni di euro). Di queste due operazioni cosa se n’è fatto? Nulla. Per quanto riguarda Pieve Emanuele l’area non è stata riqualificata, gli appartamenti a Garbagnate non solo sono rimasti invenduti, ma alcuni a causa del deterioramento, causato dall’abbandono, sono stati demoliti chiedendo un ulteriore prestito ad ALER. ASSET è atterrata anche il Libia nel 2007, dove si costituisce una nuova società per occuparsi di ristrutturare i palazzi storici. Perché invece di ristrutturare le case popolari, che sono da sempre lasciate cadere a pezzi, si è andati a sperperare denaro fino in Libia? Nel 2010 la società viene dichiarata fallita con annesse perdite per centinaia di migliaia di euro. Il fallimento di tutte le operazioni intraprese da ASSET è stato totale, è sempre andata in rosso, verrà fusa solo recentemente con ALER che ne acquisirà oltre al patrimonio immobiliare anche i 99 milioni di debiti. ALER è un secchio bucato; perde soldi a ciclo continuo. Solo per l’elaborazione delle buste paga per i dipendenti, la spesa annua è di un milione di euro. Tra le carte, spunta un ennesimo mutuo (30 milioni) per il fondo pensione integrativo dei dipendenti ALER. Il fondo non era ancora 6


stato costituito, mentre i 30 milioni costavano 500 mila euro di interessi passivi ogni anno e, perlomeno tra il 2011 e il 2015 (periodo per il quale si trovano dati disponibili), si sono pagati interessi a vuoto. ALER è dunque un’azienda di edilizia pubblica che nega ai cittadini il diritto di ottenere un’abitazione, collettivizzando le perdite e privatizzando gli utili. In piena emergenza sfratti, bisognerebbe ampliare e non ridurre il patrimonio immobiliare pubblico, per garantire a tutti il diritto alla casa e ad una vita dignitosa. Ma non è così. La politica adottata da Regione Lombardia nello stabilire i criteri di assegnazione è iniqua e paradossale. Addirittura, nel 2020, in piena crisi economica causata dalla pandemia COVID-19 che ha bruciato migliaia di posti di lavoro, la quota riservata ai nuclei familiari indigenti è stata diminuita dal 40% al 20%. Tutto questo con l’obiettivo di assicurare flusso di cassa all’Azienda, nonostante la recente retromarcia concordata col comune di Milano abbia riportato, almeno nel capoluogo lombardo, la soglia delle assegnazioni per le famiglie indigenti al 40%. Sono dunque ALER e Regione Lombardia in primis i veri responsabili delle condizioni dei quartieri popolari, che hanno subito anni di abbandono e speculazione. Ci sono 10 mila case vuote e riscaldate, interi stabili chiusi per mancanza di ristrutturazioni, case piene di infiltrazioni e a rischio folgorazione. Gli sgomberi non sono dunque la soluzione al problema abitativo, al contrario non fanno altro che aggravarlo. Anzi, a causa degli sgomberi, le case ricadono in uno stato di abbandono, senza considerare le migliaia di euro spesi per effettuarli. Quando si dice che cacciare gli occupanti sarebbe la soluzione si dice una falsità. Di case a disposizione ce ne sono già in abbondanza 7


e il quadro che ne emerge è ancora più scandaloso se si considerano i 27 mila assegnatari in graduatoria in attesa di un appartamento. Infine, qualche nome e cognome. Chi sono i responsabili di tutta questa situazione? Sono tanti i volti del centrodestra presenti nell’album delle foto di famiglia di ALER. Allora come oggi, Regione Lombardia è governata dal centro-destra ed è guidata da Attilio Fontana (Lega Nord), degno erede di Formigoni (arrestato e responsabile dei tagli e della privatizzazione della sanità pubblica, di cui oggi più che mai si pagano le conseguenze) e Maroni, le cui parole d’ordine erano “Prima i Lombardi!”. Quest’ultimo ha stabilito come criterio fondamentale per l’accesso all’edilizia pubblica “L’anzianità di residenza”: solo chi può vantare una residenza anagrafica o lo svolgimento di attività lavorativa in Lombardia da almeno 5 anni ha diritto all’ingresso nelle liste di assegnazione (legge regionale 16/2016). Tra gli amministratori dell’azienda c’è un nome ricorrente, quello di Domenico Ippolito. Entrato nel 1991 per non uscirne più, prima come responsabile amministrativo, poi come direttore del personale ed infine come direttore generale dal 1999 al 2013. Dal 2005 anche come amministratore delegato in ASSET e in CSI (altra controllata ALER). Un manager delle amicizie discutibili, era stato rimosso perché nel 2012 un’inchiesta lo vedeva coinvolto sulla compravendita di voti a favore dell’Ex assessore regionale alla casa Domenico Zambetti (arrestato), con la ‘ndrangheta. Finì sotto l’occhio del ciclone per l’appartamento dato in affitto a Teresa Costantino, figlia del boss Eugenio Costantino, che nel 2011 venne contattata personalmente dalla segretaria di Ippolito, Monica Goi, e assunta dall’azienda proprio presso la Direzione Generale. Attualmente riveste ancora la carica di direttore generale.

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AGGIORNAMENTI DA PAVIA Apprendiamo oggi dalla stampa locale dell’intenzione da parte di ALER Pavia-Lodi di dare il via a un’enorme svendita di case popolari, volta a fare cassa per ristrutturare appartamenti inagibili: venderanno 137 case in media a 50mila l’euro l’una per ristrutturarne 504 al costo di quasi 15mila l’una. La prassi di privatizzare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica per far fronte ai costi di gestione corrente è ormai pluridecennale, ma la legge regionale sulla casa fatta approvare dalla giunta Maroni ha definitivamente istituzionalizzato questo meccanismo, e per questo l’assemblea per il diritto alla casa negli scorsi anni ha duramente lottato nelle strade, nei palazzi e nei quartieri, contro la sua approvazione, e continua a lottare contro la sua applicazione. Dietro alla legge Maroni sta la precisa volontà di dismettere il patrimonio pubblico, lasciandolo andare in rovina e svendendolo ai privati, tagliando gli investimenti regionali e i finanziamenti ad ALER. Il numero di alloggi da ristrutturare era già elevato nel piano 2016-2018, 269 alloggi in provincia, di cui solo 176 sono stati effettivamente ristrutturati. Oggi l’abbandono cronico fa lievitare il numero di alloggi per i quali si necessitano ingenti interventi, e così ALER cerca di far passare il piano di vendita per un “male necessario”. Come al solito, ALER scarica le responsabilità sugli inquilini: il buco nel suo bilancio è da imputare ai canoni bassi e alla morosità. Mai una volta che ALER si assuma le responsabilità di una cattiva gestione, con alti costi 9


e tempi di ristrutturazione e assegnazione degli alloggi lunghissimi, con inevitabili peggioramenti degli immobili e costi di recupero crescenti. Le centinaia di appartamenti ALER sfitti sono un costo tre volte: perché implicano comunque dei costi di gestione, perché viene a mancare la manutenzione ordinaria e si deteriorano ulteriormente, perché mancano introiti derivanti dalla riscossione degli affitti e delle spese. Intanto centinaia di famiglie sono in attesa di casa popolare o di un cambio alloggio, e la tensione abitativa degli ultimi dieci anni e, ancor di più, la pandemia attuale stanno dimostrando un bisogno crescente di alloggi a prezzi calmierati. Queste famiglie aspettano anche perché il Comune di Pavia non ha ancora pubblicato né il piano annuale dell’offerta abitativa del 2021, né, soprattutto, la nuova domanda per l’assegnazione delle case popolari, la cui pubblicazione viene annunciata e poi rimandata da mesi: al momento è in vigore la graduatoria del 2019 e il 30 giugno scadranno i rinvii degli sfratti. Per tamponare la perenne emergenza abitativa della provincia di Pavia, pretendiamo immediatamente da ALER e Comune un piano straordinario di ristrutturazioni e assegnazioni. Noi continueremo a lottare per il diritto all’abitare.

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PARTE SECONDA – IL PIANO SGOMBERI 2020 Altro punto forte della politica di ALER, oltre alla svendita del patrimonio immobiliare pubblico è quello degli sgomberi, tramite i quali si continua ad alimentare l’emergenza abitativa. Da anni prosegue una guerra agli occupanti, tanto che l’assessore alle politiche sociali Stefano Bolognini (Lega Nord) scrive una lettera datata Gennaio 2021 per chiedere il via libera per procedere con gli sgomberi già programmati e “stoppati” dall’emergenza sanitaria. A settembre 2020, in piena pandemia COVID-19, è stata varata la versione aggiornata del Piano Operativo di Azione per la prevenzione ed il contrasto alle occupazioni abusive di alloggi di proprietà pubblica (di seguito Piano Sgomberi), che aggiorna quello sottoscritto nel 2014. Firmatari: Il prefetto Renato Saccone, l’assessore alle Politiche Sociali, Abitative e Disabilità della Regione Lombardia Stefano Bolognini, il vice sindaco del Comune di Milano Anna Scavuzzo, il presidente dell’ALER Mario Angelo Sala e il presidente di MM SpA Simone Dragone. Il modus operandi del Piano, è incentrato sulla programmazione degli sgomberi, prevedendo anche operazioni di massa: “in un’ottica di ottimizzazione delle risorse, si favorirà lo sgombero di più alloggi nello stesso stabile” (pagina 17).

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Analizzando i dati forniti dagli stessi firmatari del Piano, risulta paradossale tanto accanimento nei confronti degli occupanti. Come dimostreremo di seguito, dati alla mano, gli alloggi ERP occupati sono nettamente minoritari rispetto a quelli lasciati sfitti o inagibili. Veniamo subito ai numeri. Piano Operativo di Azione per la prevenzione ed il contrasto alle occupazioni abusive di alloggi ERP – Edizione 2014. Al suo interno viene fotografata la situazione del patrimonio immobiliare pubblico nella città di Milano: 89.496 alloggi, di cui 61.134 di ALER Milano e 28.362 di proprietà del comune di Milano. Le occupazioni erano 4.016 a fronte di un vuoto abitativo (sfitto o inagibile) pari a 9.754 unità. Piano Sgomberi 2020. Sei anni dopo le unità abitative di proprietà di ALER Milano sono 55.1182 (-10% rispetto al 2014)3 , quelle di proprietà del Comune di Milano 23.0644 . Le occupazioni passano a 3.872 (-4% rispetto al 2014)a fronte di un vuoto abitativo (sfitto o inagibile) pari a 9.893 unità (+ 1,5% rispetto al 2014). Ecco il risultato di 6 anni di politiche incentrate sulla svendita del patrimonio immobiliare pubblico e di “lotta senza quartiere” alle occupazioni. Sei anni durante i quali si è praticata “la messa in sicurezza degli alloggi sgomberati tramite la chiusura con posa della lastra all’ingresso principale e, se al piano terra, anche la lastratura delle finestre, rendendo del tutto inagibili gli impianti elettrici e i servizi igienici” (pagina 11, piano sgomberi 2014). 2 34.701 nella città di Milano. 3 La riduzione del patrimonio immobiliare di ALER è dovuta alle aste pianificate dal 2014 in poi per ripianare i debiti contratti durante il periodo precedente (confronta Parte I - inchiesta ALER). A questo link sono disponibili i dati delle aste: https://ALERmipianovendite.it/esiti-piano-vendite-2014-2019/ 4 Questo dato include il solo patrimonio di proprietà del Comune adibito a servizi abitativi pubblici. Al dato indicato vanno aggiunti ulteriori 5.833 unità abitative di proprietà destinati ad altri usi residenziali, in parte anche SAP ma fuori Milano, di cui 5.041 nel Comune di Milano. Il patrimonio abitativo complessivo di proprietà del Comune di Milano è pari a 28.897 unità (Piano sgomberi 2020)

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Gli stessi firmatari del Piano ammettono l’inefficienza del sistema di assegnazione delle abitazioni ERP (edilizia residenziale pubblica) con “graduatorie infinite (27.000 assegnatari nel solo comune di Milano)”. Liste di attesa infinite da una parte, lamiere e alloggi vuoti dall’altra. Come mai allora tanto accanimento nei confronti di chi si organizza per riappropriarsi di un diritto altrimenti negato? Il presente lavoro vuole appunto smontare questa narrazione dell’emergenza abitativa. Le occupazioni abitative sono sempre più oggetto di pesanti operazioni giudiziarie e poliziesche, che mirano a derubricare l’affermazione di un diritto in un problema di ordine pubblico. Ma il nodo centrale è l’emergenza abitativa ed è di ordine sociale. Solo inquadrando correttamente il problema questo può essere affrontato e risolto. Di seguito vengono riassunti i punti chiavi del Piano Sgomberi 2020, a cominciare da una rappresentazione grafica e della consistenza patrimoniale pubblica suddivisa per enti proprietari (ALER Milano e Comune di Milano). I numeri parlano da soli. In figura 1 vengono riportati, nella parte superiore, i dati aggregati degli alloggi assegnati, sfitti, inagibili e occupati ripartiti tra ALER e MM; nella mappa sottostante gli alloggi sfitti e inagibili ripartiti nelle nove circoscrizioni municipali della città di Milano (elaborazione grafica tratta da Eco Assordante – Foglio di Corvetto, n.2; febbraio 2021).

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Figura 1: alloggi MM e ALER a Milano

CRITERI DI “SOSTENIBILITA’ ECONOMICA”: Il piano sgomberi si articola richiamandosi alla legge di riforma dell’edilizia residenziale pubblica (legge regionale 8 luglio 2016, n. 16). In particolare la sostenibilità economica del servizio abitativo pubblico, risulta perseguibile attraverso: • l’eliminazione delle assegnazioni in deroga e del punteggio di favore per gli sfrattati, sostituite da servizi 14


abitativi transitori (SAT), cioè assegnazioni temporanee (12 mesi rinnovabili una sola volta), programmate annualmente nell’ambito dei piani annuali dell’offerta abitativa; • il contenimento delle assegnazioni annuali per i nuclei familiari indigenti (max 20%); • un sostegno economico ai nuclei familiari indigenti e a quelli in situazione di temporanea difficoltà nel pagamento del canone e delle spese, attraverso l’erogazione di un contributo regionale di solidarietà, a copertura (massimo 36 mesi per gli indigenti, 12 mesi per i restanti nuclei) dei costi della locazione sociale (canoni + spese comuni). Permane inoltre il requisito di cui all’art. 22, comma 1, lettera f) della legge regionale 16/2016, relativo all’assenza di eventi di occupazione abusiva negli ultimi cinque anni. Ai soggetti ivi registrati è inibito, per cinque anni, l’accesso agli immobili di Edilizia Residenziale Pubblica. Per quanto riguarda i servizi abitativi transitori (SAT) viene messa a punto una misura sperimentale che interessa l’ALER di Milano ed il Comune di Milano e che riguarda il recupero e la riqualificazione di 200 unità abitative SAP. Una goccia nel mare se pensiamo ai numeri che abbiamo di fronte! MODALITA’ DI ASSEGNAZIONE: riportiamo le modalità di assegnazione degli alloggi introdotte dal piano (Piano sgomberi pagine 14 e 15 – Modalità di assegnazione degli alloggi): “[…] Gli enti proprietari/gestori si impegnano a individuare le possibili famiglie assegnatarie nella stessa fase in cui si procede alla programmazione degli sgomberi, attingendo da una apposita lista tratta dalle graduatorie definitive e 15


composta da quei nuclei familiari che, a seguito di verifica positiva delle rispettive domande, sono in posizione utile di graduatoria, ma non hanno chance di assegnazione, in quanto gli alloggi indicati dagli stessi in domanda non sono più disponibili secondo le opzioni previste dal bando ordinario. Tale lista, in particolare, è predisposta separatamente dal Comune di Milano e da ALER Milano, secondo il punteggio ISBAR associato alla tipologia dell’alloggio resosi disponibile, estrapolandola dalla rispettiva graduatoria ordinaria generata dalla piattaforma regionale SAP. Essa è aggiornata attraverso il sistema di reportistica elaborato dalla piattaforma medesima a seguito delle verifiche delle domande, sin dal momento della programmazione dello sgombero. A tal fine verrà implementata, a cura di Regione Lombardia, la piattaforma informatica SAP, sulla quale far affluire i dati relativi alla ricognizione degli immobili e degli occupanti, la lista dei nuclei familiari disponibili al “matching” e qualsiasi altro dato utile a tali fini. Il Comune di Milano e ALER Milano si impegnano ad emanare Avvisi pubblici per l'assegnazione delle unità abitative destinate ai SAP, in cui si prevede la possibilità che il nucleo familiare dia la propria disponibilità all'assegnazione di unità abitative diverse da quelle “opzionate” in domanda e ubicate anche in quartieri diversi da quelli ove erano allocate le unità scelte. Nei casi in cui si verificasse questa ultima situazione al nucleo familiare verrà proposta come unica soluzione l’appartamento ‘liberato’ (anche nello stato di fatto, come di seguito meglio descritto). […] Si adotta una restrizione dei parametri di abbinamento: al momento dell’assegnazione sarà proposto 16


un unico alloggio, indipendentemente dalla zona in cui l’alloggio è ubicato. In caso di rifiuto dell’alloggio proposto, si scorre la graduatoria al possibile beneficiario successivo. […]I nuclei familiari disponibili all’assegnazione devono possedere infine redditi tali da poter sostenere l’esecuzione di lavori minimi di ristrutturazione a loro carico. In tali casi, gli enti gestori si impegnano a concludere gli interventi di manutenzione e/o adeguamento alle norme di sicurezza entro 30 giorni dallo sgombero e, contestualmente, a individuare il nucleo familiare a cui assegnare l’alloggio o in alternativa, a consegnare l’alloggio nello stato di fatto, ferma la necessità di fornire le dichiarazioni di conformità degli impianti a cura della proprietà/gestore. Ad opera dei soggetti gestori e/o dei proprietari verrà attivata una specifica Task-Force dedicata in via esclusiva alla lista straordinaria, per la verifica del possesso dei requisiti e per il successivo “matching” con gli alloggi da sgomberare”.

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CONCLUSIONI E INDICAZIONI DI LOTTA Ricapitolando: 627 alloggi ERP inagibili e 3.356 sfitti di proprietà del Comune di Milano; 2.071 alloggi ERP inagibili e 3.839 sfitti di ALER. Solamente usando questo patrimonio, l’emergenza abitativa a Milano sarebbe drasticamente ridotta. E così, si arriva alla domanda chiave. A fronte di questa enorme massa di «case fantasma», inagibili o sfitte, quante sono invece quelle che ogni anno vengono sistemate e assegnate? Al cospetto, un numero irrisorio. Metropolitana milanese, gestore del patrimonio del Comune, contando sia i bandi pubblici, sia le assegnazioni in deroga agli sfrattati dal mercato privato, ha assegnato 555 case nel 2018 e 597 nel 2019; ALER, ancora meno, 304 nel 2018 e 316 nel 2019 (Corriere della Sera, 13 ottobre 2020). Subordinando di fatto le assegnazioni agli sgomberi, con la stipula del Piano, Comune e ALER Milano alimentano un circolo vizioso: si impegnano da una parte a sgomberare le case occupate (mettendo in mezzo alla strada altre persone) e, dall’altra, a realizzare ogni strumento utile di difesa passiva per la tutela del proprio patrimonio quali allarmi, sistemi di videosorveglianza, porte blindate, recinzioni, cancelli, lamiere, guardiani ecc. (Piano Sgomberi, pagina 12). Tutto questo per difendere il vuoto abitativo dall’assedio dei senza casa, un esercito le cui fila vengono ingrossate giorno dopo giorno dalla speculazione edilizia, dalla crisi economica, dagli sfratti e dagli sgomberi. La domanda che sorge spontanea a chi scrive e molto probabilmente anche a chi legge è la seguente: non sarebbe più semplice, efficace ed economico risolvere il problema semplicemente assegnando le case? Non sarebbe più semplice, efficace ed economico, anziché prevedere onerose operazioni di sgombero, regolarizzare le occupazioni tramite una sanatoria? Gli esempi in Italia e in Europa non mancano eppure… eppure manca la volontà politica, laddove si insiste nel nascondere la polvere sotto al tappeto e dire che il problema dell’emergenza abitativa 18


a Milano sono gli occupanti mentre, nei fatti, si fanno gli interessi del latifondo del mattone e di chi specula sull’edilizia pubblica e privata. Continuando su questa strada, come ammettono gli stessi firmatari del Piano, “si rischia una radicalizzazione del conflitto e dei metodi di protesta sul tema abitativo tali da concentrare tutta l’attenzione – e le risorse anche di pensiero – esclusivamente sul tema della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, in un ciclo di reazioni a catena che potrebbe far perdere di vista il vero obiettivo di rendere le case di edilizia residenziale pubblica fruibili per coloro che ne hanno diritto.” (pagina 7) Su una cosa, almeno, siamo d’accordo. LOTTIAMO PER: IL BLOCCO PERMANENTE DI SFRATTI SGOMBERI E PIGNORAMENTI IL BLOCCO DELLA SVENDITA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO L'ASSEGNAZIONE DELLE CASE POPOLARI LA SANATORIA DELLE OCCUPAZIONI IL DIRITTO ALLA RESIDENZA A TUTTI E TUTTE: CANCELLARE SUBITO L'ARTICOLO 5 DEL PIANO CASA! ASSEMBLEA DEI COMITATI IN LOTTA – UNITE/I SI VINCE

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Assemblea dei Comitati in Lotta marzo 2021 20


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