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MODO DI VIVERE LO SPORT IL GIUSTO Anno VII

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STRESA, LA REGINA DEL VERBANO

Bicicletta

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a cura di ROBERTO ZANETTI

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Stresa La cittadina di Stresa si affaccia sul Lago Maggiore nei pressi del Golfo dove si trovano le scenografiche Isole Borromee (Isola Bella, Isola Madre e Isola dei Pescatori), in una posizione assai suggestiva. Questa peculiarità, unita alla dolcezza del clima e alle bellezze paesaggistiche e architettoniche qui fuse armonicamente, attrae ogni anno migliaia di turisti e rende la località una delle mete turistiche italiane più ambite già dalla seconda metà dell’Ottocento. Tra i numerosi eventi che colorano la frizzante vita culturale e musicale della città ricordiamo Stresa Festival, le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore, la cui denominazione ufficiale è stata recentemente modificata. Il  Lungolago, ideale per passeggiate rilassanti, è fiancheggiato da dimore storiche e lussuosi hotel in stile liberty immersi nel verde. Luoghi di ritrovo a Stresa sono la piazza dell’imbarcadero e piazza Marconi, entrambe effervescenti e movimentate. Stresa nella storia Il primo riferimento a Stresa compare su di una pergamena del 998: in essa si fa riferimento alla località chiamandola con nome di Strixia, termine di probabile origine longobarda che significa “piccola striscia di terra”. Nel XV secolo il piccolo villaggio abitato in prevalenza da pescatori divenne dapprima feudo della famiglia Visconti e,

successivamente, fu acquisito dai Borromeo. Fin dall’Ottocento la cittadina fu scelta come tappa dei loro “Grand Tour” da numerosi intellettuali tra cui Lord Byron, Stendhal e Charles Dickens. Turismo a Stresa Nel centro storico è visitabile la Chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, di gusto neoclassico, raccoglie al suo interno alcune tele seicentesche. Alla sua destra si staglia la famosa Villa Ducale  risalente alla fine del Settecento ed edificata nel medesimo stile, poco lontano si incontra il  Palazzo dei Congressi: moderno e attrezzato, ospita le già ricordate Settimane musicali. Tale manifestazione di indubbio rilievo nel panorama dei festival europei di musica classica, accoglie al suo interno l’esibizione di artisti e complessi di fama mondiale. Tra le residenze signorili ricordiamo anche l’ottocentesca Villa Pallavicino con il suo celebre parco, trasformato negli anni ’50 del Novecento in parco zoologico, attirando grandi e piccini. Il lago Maggiore Oggi è sempre più facile scoprire il lago Maggiore ed i suoi paesaggi assolati per godere della diversità del territorio: il lago contrapposto alle montagne, la città ai graziosi

villaggi. Le sponde del lago Maggiore, grazie al loro fascino, rappresentano da sempre una meta ambita da poeti, scrittori e personaggi di tutti i tempi. La sua felice posizione, la ricchezza di storia e il clima mite sia d’estate che d’inverno, hanno fatto nascere lungo le sponde diversi centri residenziali, frequentati da italiani e stranieri. Inoltre il territorio offre magnifici golf resort posizionati ai primi posti della classifica dei più prestigiosi campi da golf italiani. Il golf club di Castelconturbia e il Bonora di Bogogno sono punto di ritrovo imprescindibile per tutti i golfisti più esigenti e appassionati. Info e contatti: www.lagomaggiore.net Fonte di lago Maggiore.net Maggiore senza confini


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Panorami unici e natura incontaminata, questo è il gruppo del Sella, nel cuore delle Dolomiti. Per tutti gli appassionati di mountain bike è possibile godersi i quattro passi del comprensorio utilizzando gli impianti di risalita lungo il Sellaronda MTB Tour. Con le proposte basate su Gourmet, E-Bike e Gravity le Dolomiti sono pronte ad accogliere tutti i diversi tipi di turisti attivi a due ruote. Sellaronda MTB Tour Nel 2014 migliaia di biker hanno scelto di trascorrere una o più giornate cavalcando i quattro passi delle Dolomiti, patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il Sellaronda MTB Tour, infatti, è il tracciato panoramico intorno al monumentale Gruppo del Sella nelle Dolomiti, che unisce la pratica della mountain bike con l’escursionismo “guidato” e assistito con gli impianti di risalita, in uno degli scenari più affascinanti delle nostre Alpi. L’emozionante giro intorno al Gruppo del Sella lo si può compiere in senso orario e antiorario. Per raggiungere i passi di Gardena, Campolongo, Pordoi e Sella i ciclo biker potranno avvalersi degli impianti di risalita, attrezzati ovviamente per trasportare anche la mountain bike. Le partenze sono previste da tutti i paesi di fondo valle, quindi chiunque potrà scegliere il punto di partenza più comodo tra Corvara, Arabba, Canazei, Campitello e Selva Val Gardena. Tour per tutti i gusti L’offerta è differenziata e permette ad ogni tipo di ciclista di divertirsi su e giù per i quattro passi delle Dolomiti. Con il Sellaronda MTB Tour si possono affrontare i giganti delle Dolomiti e le discese mozzafiato per coloro che hanno una buona conoscenza della mountain bike e riescono ad affrontare delle discese piuttosto tecniche. Anche la variante Gourmet è per biker non proprio alle prime armi, con salite e discese con un livello medio alto di difficoltà, qui però si possono recuperare le forze con i menu studiati appositamente per coloro che affrontano i Monti Pallidi, vere e proprie delizie servite nei 5 rifugi che aderiscono al programma, con portate ad alto contenuto calorico e soprattutto ricche dei tipici sapori altoatesini. Per i meno allenati è stato invece disegnato l’E-bike Tour, dove la “E” sta per electric. Ovvero il tour panoramico guidato con la mountain bike elettrica, dove si salirà con facilità attraverso gli impianti di ri-

Bicicletta

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a cura di ROBERTO ZANETTI foto di HARALD WISTHALE

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SELLARONDA MTB TOUR, COME GODERSI LE DOLOMITI

salita, poi si andrà alla scoperta delle baite per godersi appieno il paesaggio dolomitico. Infine si scenderà senza troppo affanno su strade forestali e asfaltate. Emozioni forti A chiudere l’ampia offerta dei tour troviamo il Gravity, creato per chi è sempre alla ricerca di emozioni forti e dell’adrenalina da discesa. Qui non si parla più di giro dei quattro passi, ma di single trail mozzafiato, otto per la precisione per una lunghezza complessiva di 34 km e 4570 metri di dislivello, che soddisferanno le richieste dei biker più estremi e degli amanti dell’enduro, la branca più giovane del movimento della mountain bike. Info e contatti: Comitato Südtirol Sellaronda Hero/Sellaronda TOUR Associazione Turistica Selva Gardena (BZ) Tel. +39 0471 777910 Web site: www.sellarondahero.bike Fonte di LDL COMunicazione / Cometa PRess


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SOMMARIO 10 Editoriale

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Piero Fischi

di Maurizio Rocchi

a cura di Paolo Mei

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Max Lelli

Biomeccanica InBici

a cura di Roberto Feroli

a cura di Renato Rotunno

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INBICI in missione alla Prudential Ride London a cura di Andrea Agostini

La gestione fisica dell’atleta a cura di Bruno Filippi

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ACSI Ciclismo

E-bike, un mondo intorno a te

a cura di Newspower

a cura dello staff tecnico di Alcedo Italia

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Centro Città

Trentino MTB presented by crankbrothers

a cura di Roberto Zanetti

a cura della Redazione

48 Sicurezza in gara

110 Dossier Sport e Medicina

a cura di Gianluca Barbieri

a cura della dr.ssa Giulia Carboni

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Il Coach

Mente in sella

a cura di Iader Fabbri

a cura di Claudia Maffi

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Donna In... Bici a cura di Paolo Mei

Il personaggio

a cura di Paolo Mei

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Inbici Magazine Direzione e Amministrazione Via Delle Scalette, 431 - 47521 Cesena (FC) Direttore Responsabile Roberto Feroli In Redazione Roberto Feroli, Dr. Roberto Sgalla, Paolo Aghini Lombardi, Fabrizio Fagioli (Equipe Velòsystem), Dr. Iader Fabbri, Equipe Enervit, Matteo Gozzoli, Aldo Zanardi, Mario Facchini, Andrea Pelo Di Giorgio, Dr. Maurizio Radi, Gianluca Barbieri, Roberto Bettini, Paolo Mei, Roberto Zanetti, Dr. Alessandro Gardini, Dr. Piero Fischi, Luciana Rota, Bruno Filippi Fotografi Playfull, Studio5, Foto Castagnoli, Bettini Photo, Newspower Archivio fotografico Gianni Rocchi Distribuzione Italian Business Management LTD Responsabile Grafica Loredana Cramarossa Responsabile Facebook Gianni Rocchi Stampa Wafra Responsabile marketing Sara Falco Diritti e proprietà INBICI MAGAZINE - SARA FALCO EDITORE - Reg imprese n° REA FO 323603 Iscrizione Registro Tribunale di Forlì nr. 3/2013 del 5 aprile 2013. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli, foto e disegni senza autorizzazioni della SARA FALCO EDITORE.


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foto BETTINIPHOTO


TOUR DE FRANCE 2015


LA GUADELOUPEENNE TOUR CYCLO UN CIRCUITO PER TUTTI

La prima edizione de LA GUADELOUPEENNE TOUR CYCLO vuole diventare un punto di riferimento nel calendario delle manifestazioni dedicate al ciclismo ed al benessere. La kermesse si terrà nell’isola di Guadalupa, luogo di vacanza da sogno che è stata eletta nel 2015 dall’Autorità del Turismo come miglior meta per le vacanze. UN CIRCUITO SPORTIVO Il ciclismo è lo sport più popolare dell’isola della Guadalupa. Per i ciclisti e le loro famiglie sarà l’occasione giusta per scoprire i meravigliosi percorsi che il territorio può offrire. Sarà una vacanza attiva all’insegna del movimento e della salute. L’ISOLA DI GUADALUPA La Guadalupa è un’isola caraibica che fa parte delle Antille, nonché regione d’oltremare francese, ricca di vegetazione, panorami mozzafiato degni di una cartolina, che il ciclista potrà scoprire a bordo della sua bicicletta. Gli isolani hanno una lunga tradizione di cultura ciclista e incoraggiano i corridori con il motto “apiyé” il cui significato è “forza spingi sui pedali”.

Il pacchetto vacanza comprende: volo e trasferimenti – 7 notti in hotel con prima colazione presso LIVING GOLF VILLAGE HOTEL – iscrizione alle 3 tappe del tour. Partenza da Parigi costo euro 980,00. Per informazioni: www.laguadeloupeenne.org mail: odass971@gmail.com


Con l’estate va in archivio anche l’intensa stagione delle gran fondo che, a parte qualche evento ancora da celebrare, ha ormai esaurito gran parte del suo calendario. INBICI saluta le prime avvisaglie d’autunno con un benvenuto: quello all’equipe tecnica di Alcedo e-bike factory, azienda italiana che sviluppa il proprio ingegno

nel settore dell’energia legata al mondo e-bike, entra così a far parte del nostro organico di collaboratori. Per la nostra redazione giornalistica è una new-entry di grande prestigio che contribuirà ad arricchire lo spessore ed i contenuti della nostra testata. La seconda novità è la nascita di INBICI STORE il nuovo e-commerce dedicato alla

vendita esclusiva del nostro merchandising con una serie di prodotti del brand INBICI, una linea innovativa che, ne siamo certi, diventerà il primo status symbol del ciclismo amatoriale. Chiudiamo con l’invito a visitare il nostro stand nel contesto di COSMO BIKE SHOW la fiera del ciclo a Verona, dall’11 al 14 settembre al padiglione 4 stand C1.

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L’EDITORIALE l’editore MAURIZIO ROCCHI


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IN COPERTINA info@inbici.net

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Pedalare, divertirsi, stare in compagnia e godersi in sicurezza alcuni dei percorsi più belli della nostra penisola, tutto questo grazie ad ACSI. Il settore ciclismo dell’ACSI, infatti, è uno degli enti di promozione sportiva più attivi nel panorama del ciclismo amatoriale e anche nel 2015 ha proposto agli appassionati una miriade di gare in ogni angolo del Belpaese. L’ACSI, oltre ad offrire una vasta gamma di servizi a tesserati e organizzatori di gare, consente ogni settimana ai cicloamatori di dare sfogo alla propria più grande passione mandando in scena appuntamenti dedicati a tutte le specialità delle due ruote: da granfondo affermate, basti pensare ad eventi come la GF Selle Italia di Cervia o quella di Desenzano, a manifestazioni in forte crescita e gare di mountain bike, ciclocross, prove in salita e su pista, cui si aggiungono i circuiti organizzati settimanalmente dai comitati provinciali di tutta Italia e decine di cicloturistiche. Ogni settimana, quindi, migliaia di cicliste e ciclisti prendono parte agli eventi targati ACSI che promuovono il giusto modo di vivere lo sport e la bicicletta, dove il divertimento si mescola ad un pizzico di sano agonismo. Sempre più organizzatori hanno deciso di affidarsi ad ACSI e, anche per quanto riguarda le società, il tesseramento assicura una copertura assicurativa senza pari e molti altri vantaggi. L’obiettivo dell’ACSI è quello di ridare vigore al ciclismo amatoriale rendendo protagonisti delle gare tutti gli appassionati, da chi ama competere a chi preferisce godersi in sella una giornata all’aria aperta e magari scoprire le bellezze dei territori in cui pedala. Proprio per questo motivo, ACSI cerca di garantire nelle proprie gare elevati

standard organizzativi curando in particolar modo i temi legati alla tutela della salute, alla sicurezza lungo i percorsi e agli eventi e alle iniziative di contorno che si affiancano alle granfondo. Insomma, un impegno a 360°, testimoniato anche dalla crescita nel numero dei tesserati e nelle manifestazioni che hanno scelto

ACSI in questo 2015. La stagione oramai si sta per chiudere e adesso non resta che attendere il 2016, quando i calendari ACSI riserveranno ai cicloamatori gradite conferme, tante novità e soprattutto un’infinità di occasioni per saltare in sella e pedalare.


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MAX LELLI a cura di ROBERTO FEROLI

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9 min

UNA PRIMA CARRIERA DA PROFESSIONISTA DELLA BICI ED ORA UNA SECONDA VITA CICLISTICA, QUESTA VOLTA PER RAI SPORT AL TOUR DE FRANCE IL CAMPIONE TOSCANO HA INTERESSATO E DIVERTITO, PER CAPACITÀ DI ANALISI E CHIAREZZA DI GIUDIZIO

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Nato a Manciano (GR), dove tuttora vive e gestisce uno splendido agriturismo, “Il Raduno”. Professionista dal 1989 al 2004, è considerato uno dei migliori ciclisti di sempre per le grandi corse a tappe. Nella sua carriera ha disputato 11 Tour de France , 7 Giri d’Italia, 9 Milano-Sanremo, 4 Liegi-Bastogne-Liegi, spicca tra i suoi successi il campionato italiano a cronometro del 1995. Luglio di quest’anno, lo ha invece passato dietro il microfono di RAI Sport, dove la sua prima esperienza giornalistica è stata decisamente apprezzata. Max Lelli, come è stato vestire i panni del cronista di una manifestazione, il Tour de France, a cui hai partecipato da ciclista per ben 11 volte? «È stata una bellissima esperienza. Dopo tanti Tour in sella, tornare in una veste completamente diversa mi ha fatto un certo effetto. La vedi da atleta, corri, sei attento alla prestazione. Poi dietro un microfono tutto cambia, perché riesci a notare anche quello che pedalando non avevi visto. Dal punto di vista dell’organizzazione, ad esempio, mi ha colpito davvero molto la mole di persone che vi lavorano, circa 6mila. Un vero e proprio piccolo paese che marcia e si muove tutti i giorni. E Christopher Froome in azione al Tour de France 2015 foto BETTINIPHOTO

foto BETTINIPHOTO

Max Lelli ex ciclista professionista dal 1989 al 2004, oggi commentatore e opinionista RAI

poi le 150 televisioni da tutto il mondo. Ed il clima di eccitazione, dove tutti vogliono essere al top, tutti vogliono apparire, anche perché il Tour de France è davvero un evento di livello planetario.» Cosa hai pensato quando ti è arrivata la chiamata dalla RAI? Come hai preso questa nuova convocazione? «Mi ha fatto molto piacere. In genere, quando smetti con il professionismo, hai un po’ la nausea del ciclismo. Io invece ho avuto una fortuna, quella del cicloturismo, che mi ha permesso di rimanere


foto BETTINIPHOTO

Vincenzo Nibali -Tour de France 2015

nell’ambiente. Oggi nel mio agriturismo in Toscana continuo ad occuparmi di bicicletta, e questo mi ha sempre mantenuto legato, con piacere, a questo mondo. Le corse sono un’altra cosa, viste da vicino mi mancavano, ed all’inizio ho dovuto studiare ed imparare molto. Non sarò andato benissimo, ma neanche male male. Di sicuro ho sentito anche un po’ di emozione.» Da dietro il microfono RAI, come hai visto questa edizione del Tour de France? «Secondo me in questo Tour l’organizzazione ha un po’ esagerato con le tappe trabocchetto. La prima settimana è sempre impegnativa, ma quest’anno erano ben nove le tappe complicate, subito all’inizio. Erano quasi delle mini classiche, in cui i corridori sono stati costretti a prendersi più rischi, che poi hanno portato anche ad un numero maggiore di cadute. Capisco che l’organizzazione cerchi sempre lo spettacolo, ma io penso da corridore, e quando vai in terra non è bello. Mi sono accorto che c’era tensione in mezzo al gruppo, si è rischiato molto anche se le strade erano strette, c’era tanto vento di fianco, oltre ad alcuni arrivi in salita. Capisco bene che la corsa è corsa, ma sono convinto che piuttosto sia comunque molto meglio fare un bell’arrivo in salita che aiuti a delineare la classifica generale.» E lì, al centro della gara, nel mezzo del gruppo, cosa è cambiato rispetto a quando lì c’eri tu, in sella, a battagliare pedalata dopo pedalata? «Magari nel nostro ciclismo abbiamo vissuto un po’ di sano nonnismo. Passavi vicino ai grandi di allora, e stavi attentissimo a non sfiorarli. Ai miei tempi una priorità era non danneggiare nessuno degli altri atleti. Adesso invece tutti fanno tutto; si taglia la strada, magari senza neppure sfiorare i freni… ognuno vuol fare la propria gara ed anche questo fa crescere i rischi. In ogni caso, mi sento di dire che quando non c’è rispetto tutto diventa più difficile.» Ci fai un veloce raffronto tra Giro d’Italia e Tour de France? Quali le differenze, secondo te? «Dal punto di vista dei percorsi, in Italia abbiamo tappe più belle, con molte salite davvero mitiche. Dal punto di vista organizzativo, in

Francia sono invece nettamente avanti; lo si vede anche dal villaggio, dai premi, dai tanti elicotteri che sorvolano la tappa ed anche dalla carovana… quando correvo non l’avevo mai vista, mentre quest’anno, che mi sono potuto dedicare alla cronaca di ciò che succedeva, mi sono accorto che ci vuole un’ora e mezza prima che passi tutta. Quando poi si dice che il TdF sia visto ‘da tutto il mondo’, non è una esagerazione. Il Tour è il terzo evento sportivo più seguito in tutto il pianeta. Però, lo ribadisco, dal punto di vista del percorso non c’è partita: le nostre tappe hanno storia, e per questo sono molto più affascinanti. Le salite del Tour le percorri solo per sport, ma non ti lasciano nulla.» Un tuo personale commento su quel paio di episodi che hanno “macchiato” il pubblico di casa… «I francesi non si sono comportati bene in due, tre occasioni, e questo mi dispiace, molto. La questione grave del ciclismo è che i tifosi hanno il contatto diretto con i corridori; devo dire anche che da atleta (da buon toscano sono amico di tutti, ed anche molto trasparente), che non è facile stare coi francesi, che ti guardano un po’ come se tu fossi il cugino sfigato…» Andiamo sulla strada. La vittoria di Froome, le fatiche di Nibali. Il parere di Max Lelli. «Froome non è il primo atleta che vince con l’agilità, che ormai è una componente sempre molto più impattante. Non a caso il team Sky è una squadra che investe molto su ricerca, sulla programmazione dell’atleta, e stanno avendo buoni risultati. Ma anche loro non sono perfetti, al Giro hanno fatto sbagli grossolani, vedi la ruota bucata di Porte senza vicino alcun gregario a proteggerlo, pronto ad aiutarlo. Errore poi pagato in maniera molto pesante. L’Astana invece all’inizio non è stata all’altezza. Vincenzo è partito, ma non al massimo della forma. Le prime tappe richiedevano molta concentrazione, sono tratti in cui non puoi prendere il tuo passo, ma devi stare attento, e molto, anche al vento. Inutile girarci intorno, la squadra nella prima parte non è stata molto compatta, non c’era la giusta armonia; anzi, forse era presente anche qualche problema all’interno del gruppo. Mi ricordo perfettamente che quando correvo con la Saeco (stagioni 96/97)


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davamo tutti il 110%, ed eravamo anche amici al di fuori del nostro lavoro. Se vedevi un compagno in difficoltà, per lui davi più del massimo, sapendo poi che quando tu saresti stato in condizioni non semplici, lui lo avrebbe fatto per te. Nel ciclismo moderno la condizione non la trovi strada facendo, se punti a vincere un grande giro devi arrivare già pronto alla primissima tappa.»

della bici aumenta, questo è vero; poi ci vuole qualche secondo in più per il cambio ruota. E poi c’è la questione sicurezza, di cui molto si dibatte, ma a dire il vero non credo neppure che i corridori possano subire danni fisici. Si usano anche in MTB, in corse importantissime, e fino ad ora non si è mai fatto male nessuno. Ultimo appunto: con le ruote in carbonio quel tipo di freno è perfetto.»

Usciamo per qualche minuto dai grandi Giri per toccare il tema dei freni a disco, la cui sperimentazione è stata recentemente autorizzata dall’UCI. Come ti poni di fronte a questa sorta di novità, che comunque, volenti o nolenti, è destinata ad entrare presto sul mercato mondiale? «Io li uso da 7, 8 mesi, e devo dire che sono assolutamente favorevole. In un paio di occasioni ho avuto modo di metterli davvero alla prova. Ne racconto una in particolare: ho fatto la discesa del Monviso, pioveva fortissimo, ma ero solo e così ho provato a tirare al limite. Col freno a disco sei molto più sicuro. Quando piove con i freni normali devi anticipare la frenata, si crea una situazione da gestire, con difficoltà diverse da tratto a tratto, anche per via della polvere, dell’inclinazione, di quanta pioggia c’è sul manto stradale. E poi mi ricordo che anche nelle tappe più fredde frenare diventava difficile. Col freno a disco la frenata è più importante, è certa. È chiaro che non puoi inchiodare, ma sai che hai a disposizione una frenata più pronta. Non devi toccare le leve 150 metri prima, tra l’altro sperando di arrivare alla curva alla giusta velocità. Con i dischi, la frenata c’è. Il peso

Max Lelli cronista RAI… una nuova carriera che proseguirà? Sei piaciuto, e molto, al pubblico, per la qualità dell’analisi, la competenza, ed anche la foto BETTINIPHOTO chiarezza dell’esposizione. «Grazie, questo mi fa molto piacere. Che ci sia stato un certo gradimento, l’ho notato anche attraverso i Social. Io cerco di migliorare, sempre. Adesso ho ancora qualche impegno, qualche corsa da seguire con la RAI. Poi, sì, spero che la cosa vada avanti, anche se la certezza matematica non ce l’ha mai nessuno. Ci sono tutti i presupposti; stiamo a vedere!»


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INBICI IN MISSIONE ALLA PRUDENTIAL RIDE LONDON

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7 min

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a cura di ANDREA AGOSTINI

LA GRANFONDO CHE ATTRAVERSA LONDRA IN 160 KM CHIUSI AL TRAFFICO

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Allargare gli orizzonti è una prerogativa di chi vuol crescere. Visitare posti nuovi, vivere nuove esperienze, studiare cosa combinano gli altri paesi significa stare al passo coi tempi. Noi l’abbiamo fatto per voi e siamo andati a vedere come i nostri amici British vivono il cicloturismo. Tutto questo nasce da un’amara considerazione: se prima era l’Italia il Paese dove si poteva imparare il ciclismo (questo ahimé, vale anche per il calcio e molto altro ancora) ora sembrano diventati i paesi anglofoni i primi della classe. Ma non parliamo solo di ciclismo professionistico dove la fanno da padrone Team di madre lingua inglese come gli Sky, i BMC o gli Orica. Parliamo di cicloturismo. Sì, avete sentito bene. Noi abbiamo inventato il sistema delle granfondo e delle vacanze attive sui pedali grazie a fenomeni più o meno improvvisati come la Nove Colli o la Maratona delle Dolomiti, mentre altri stanno copiando e facendo meglio. Tra questi gli Inglesi, popolo che ha “scoperto” il mezzo a pedali tardi ma che ha corso più che mai negli ultimi dieci anni. Dio solo sa quanto mi costi a dire cose del genere, ma purtroppo la cultura Nord Europea è a misura di ciclismo mentre la nostra è ancorata ai ricordi del passato. Strade lisce come bigliardi, ciclabili degne di questo nome, negozi specializzati super trendy. Paesi dove fare ciclismo non è solo salutare, ma anche “cool”.

Prudential Ride London – Surrey 2015

Insomma dobbiamo rimboccarci le maniche e vedere cosa si può fare per colmare il distacco, fissandoci nella testa la celebre frase detta ad ogni fermata della famosa metropolitana londinese “mind the gap” e tenerla bene in mente. Fatta questa premessa eccoci a raccontare questa bella avventura nel Regno della Regina Elisabetta. La Prudential Ride London – Surrey, alla sua terza edizione, conta già 25mila partecipanti. Partenza da Strattford, di fianco al velodromo costruito per le Olimpiadi del 2012 e arrivo a The Mall, davanti a Buckingham Palace. Un viale enorme delimitato dalle gigantesche bandiere “Union Jack”. Impressive! I chilometri sono 160, il dislivello poco più di 1300 metri, ma la cosa che è “impressive” sono la strade completamente chiuse al traffico. Immaginate Londra con le strade chiuse per 24 ore di fila? No? Prima neanche io. Asfalto degno di un circuito di Formula 1, punti di ristoro ben visibili con corner per gli inconvenienti meccanici (l’ho testato personalmente dopo la terza foratura, sigh!), gentilezza e disponibilità. Ho dovuto cambiare anche il copertone posteriore, mi hanno chiesto solo 5 sterline, ma non avendo il cambio di 50 me l’hanno regalato. Impressive! All’arrivo, come già detto, l’emozione di vedere subito dopo il traguardo il palazzo dei Reali; una medaglia al collo degno di un finisher all’Iron Man, una sportina


19 con qualcosa da mettere sotto i denti e via liberi come il vento lungo le strade di Londra. Se proprio dobbiamo cercare il pelo nell’uovo, segnaliamo la mancanza di un pasta party finale. Insomma una manifestazione da fare, soprattutto se abbinate una bella vacanza nella città più cosmopolita del mondo. Per essere onesti noi abbiamo anche ricevuto un trattamento particolarmente accogliente grazie alla London&Partners, l’azienda pubblica/privata di promozione turistica, che aveva organizzato una due giorni “full” di impegni super organizzati pro media. Con tanto di ospitalità nel centro città nella catena alberghiera Radisson Blue Hotel. Insomma niente da dire. Anche a livello di cornice devo dire che hanno dato il meglio di sé: sul traguar-

do diversi maxischermi, una tribuna da Stadio e un camion Hospitality a tre piani con catering incorporato. Tutto questo solo per la granfondo della domenica mattina? Ma no! Il sabato c’era la corsa delle donne Elite, preceduta dalla simpaticissima prova che assegnava la medaglia iridata per coloro che partecipavano con le biciclette Brompton, la speciale bike pieghevole esportata in tutto il mondo, inventata nel 1975. La domenica mattina la prova per cicloturisti, come detto, e nel pomeriggio la corsa per i professionisti sullo stesso percorso degli amatori con solo 20 km in più. Insomma una due giorni piena per gli amanti del ciclismo. Tornando ai partecipanti della Granfondo desidero aggiungere un altro paio di cose che mi hanno colpito: la prima la strana quasi assenza degli stranieri, la seconda

che la maggioranza dei partecipanti erano ciclisti, come li chiamiamo noi, della domenica. Nel senso che in Italia quelli con i peli nelle gambe che non cavalcano una specialissima da molte migliaia di euro sono normalmente quelli che vanno “pianino” mentre i “fighetti” quelli con tutto al Top, sono quelli che la fanno da padrone. Ecco, non fatevi ingannare, perché loro badano meno all’apparenza ma sanno spingere forte sui pedali. Mi sa che abbiamo qualcosa da imparare! Ryanair e il trasporto di Biciclette. Tutto perfetto, tutto bello? Non proprio tutto ma non è imputabile all’organizzazione dell’evento o alla città di Londra. E il problema è proprio la poca praticità con il mezzo delle due ruote e il loro trasporto. Noi personalmente viaggiavamo con due porta biciclette un po’ inusuali, questo è

foto GEORGE MARSHALL

Un’immagine della gara con le Brompton, le bike pieghevoli


Un passaggio della gara dei professionisti

vero, ma comunque nulla di fantascientifico. Il metal detector per i bagagli oversize a Stansted è un po’ strettino e quindi è scattato il controllo a mano con conseguente inghippo. Il personale pasticcione

non riusciva prima ad aprire i nostri box e poi a richiuderli. Noi dovevamo essere testimoni ma non potevamo intervenire. Al ché, dopo i nostri ripetuti solleciti hanno capito che ci stavano facendo perdere il

volo. Cosa che il solo aiuto del “fast track” scritto a penna sulla nostra carta di imbarco, non ha evitato. Ma oltre il danno, la beffa. Non solo ci hanno rotto un portabiciclette dal valore di

L’arrivo vittorioso di Barbara Guarischi nella gara donne Elite


Buckingham Palace

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circa 700 euro, ma ci siamo dovuti ripagare il volo per il giorno dopo e il soggiorno all’hotel. Sui trasporti gli inglesi devono ancora lavorarci. Noi nel frattempo ci siamo goduti una giornata di shopping in piÚ a Oxford Street. Non tutti i mali vengono per nuocere!

Piccadilly Circus


opera d’arte by BETTINIPHOTO


TOUR DE FRANCE 2015


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ACSI CICLISMO a cura di NEWSPOWER

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6 min

pressoffice@newspower.it

PANTANISSIMA, DEIVA MARINA, PESCHIERA DEL GARDA; ANCORA NUMEROSI GLI APPUNTAMENTI DI QUESTA LUNGA STAGIONE

foto ALLWALLPAPERSFREE.BLOGSPOT.COM

E DURANTE L’ESTATE DUE TRAGUARDI: L’AVVOCATO EMILIANO BORGNA ELETTO PRESIDENTE DELLA CONSULTA, OLTRE ALL’ACCORDO CON RENATO DI ROCCO

S

Sarà un finale di stagione rovente quello delle due ruote ‘targate’ ACSI. Non parliamo delle temperature, ma dei grandi appuntamenti organizzati sotto l’egida del settore ciclismo dell’ACSI che sin dal 30 agosto terranno impegnati migliaia di cicloamatori in alcune delle più belle manifestazioni del Centro e del Nord Italia. Dopo le classiche ferie d’agosto, a fine mese si ricomincerà a pedalare alla 18a Fondo Leopardiana di Recanati (MC) che propone una tre giorni nel segno delle due ruote. Venerdì 28 agosto, infatti, si svolgerà una pedalata in notturna dedicata alla MTB nel centro storico di Recanati, sabato toccherà ad una Randonnée attraverso le terre di Giacomo Leopardi e, infine, domenica 30 la granfondo, ultima tappa del Campionato Italiano Fondo ACSI con i due percorsi da 81 e 131 km fra le colline dell’entroterra marchigiano. La settimana successiva, domenica 6 settembre, si pedalerà sulle salite appenniniche care a Marco Pantani perché a Cesenatico (FC) sarà di scena la Granfondo Pantanissima, penultima frazione del Campionato Italiano Granfondo e Mediofondo ACSI. La prova, con partenza e arrivo a Cesenatico, propone due itinerari da 160 e 110 km in cui si affrontano anche le ascese di Montevecchio, con il passaggio a fianco del monumento eretto in onore del campione romagnolo, e del Passo del Carnaio, laddove il Pirata amava testarsi prima di affrontare le grandi montagne del Giro d’Italia o del Tour de France. La manifestazione è nata

Cinque Terre

per tenere vivo il ricordo del Pirata e raccogliere fondi da devolvere per la promozione del ciclismo giovanile e del ciclismo fra i diversamente abili. Il ‘risiko’ degli eventi targati ACSI coinvolge tutta la penisola e domenica 13 settembre il Campionato Italiano Granfondo e Mediofondo si concluderà a Deiva Marina (SP) con uno dei più classici appuntamenti della stagione delle ruote amatoriali. La Granfondo delle Cinque Terre e della Riviera Spezzina, valida anche come prova unica di Coppa del Mondo ACSI di Granfondo, celebrerà la 21a edizione riproponendo i due spettacolari percorsi fra i saliscendi dell’entro-

terra ligure, il mare e i borghi delle Cinque Terre. Il mediofondo si attesta sugli 87 km e presenta un dislivello di 1650 metri, mentre l’itinerario lungo misura 158 km con ben 3200 metri di dislivello da superare. La grande novità 2015 è rappresentata dal nuovo itinerario cicloturistico di circa 60 km dove non verranno presi i tempi ai concorrenti e gli appassionati potranno godersi con comodo i paesaggi di Deiva e dintorni. Il divertimento, però, comincerà sin da venerdì 11 settembre quando si disputerà una cronoscalata che metterà in palio posti nella griglia di merito della gara di domenica, seguita in serata dall’elezione di Miss Granfondo. foto PLAYFULL NIKON


foto PLAYFULL NIKON

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Granfondo delle Cinque Terre

Sabato, invece, sono in programma la prova percorso in compagnia degli ex professionisti Marzio Bruseghin e Mauro Da Dalto e la gara per i più piccoli. Domenica, infine, toccherà alla granfondo con partenza e arrivo dal bel lungomare di Deiva ed un succulento pasta party a base di pasta al pesto e frittura di pesce a fare da ciliegina sulla torta all’intero fine settimana ciclistico che vedrà impegnati

centinaia di volontari per allestimenti, ristori e la messa in sicurezza dei percorsi, da sempre una delle priorità del comitato organizzatore. La chiusura del mese, invece, sarà tutta per una nuova manifestazione che intende subito conquistarsi un posto di rilievo nel panorama granfondistico nazionale: la Granfondo Bike Division di Peschiera del Garda (VR) di domenica 27 settem-

bre. L’evento ACSI, al debutto nel 2015, accompagnerà gli appassionati a pedalare fra i luoghi più belli del Garda Veneto e il percorso di gara, 100 km per 1300 metri di dislivello, si spingerà sin sulle pendici del Monte Baldo prima di rientrare sulle sponde del Benaco per il gran finale nel centro storico di Peschiera, dove si concluderà anche l’itinerario cicloturistico di 70 km. Durante l’estate il settore ciclismo dell’ACSI ha anche raggiunto due importanti traguardi, come l’elezione del responsabile del settore, Emiliano Borgna, a presidente della Consulta Nazionale del Ciclismo e la firma della Convenzione con la FCI. Lo scorso luglio, infatti, i presidenti della FCI Renato Di Rocco e dell’ACSI Antonino Viti hanno firmato la Convenzione fra i due enti. L’accordo detta le linee guida sugli aspetti più importanti inerenti il mondo del ciclismo amatoriale come i temi etici, gli standard organizzativi e di sicurezza delle manifestazioni, le garanzie assicurative o il divieto di tesseramento multiplo. FCI e ACSI, dunque, proseguono insieme nel proprio percorso per garantire ai cicloamatori manifestazioni di livello e regole comuni sia tecniche che di giustizia sportiva.

Fondo Leopardiana foto PLAYFULL NIKON


foto BETTINIPHOTO


PETER SAGAN (TINKOFF - SAXO) TOUR DE FRANCE 2015


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CENTRO CITTÀ

a cura di ROBERTO ZANETTI foto di VIAGGINBICI.COM

IL BELLO DELLA BICICLETTA È… A BERLINO IL PRIMO CONDOMINIO A MISURA DI CICLISTA!

IL PRIMO CONDOMINIO A MISURA DI CICLISTA

L

La casa cambia pelle e diventa a misura di ciclista. Nel distretto di Lichtenberg, nella zona orientale di Berlino, Fahrradloft è il primo condominio progettato esclusivamente per ciclisti. In sella alla bicicletta si potrà accedere ai quarantadue appartamenti di cui si compone lo stabile, progettato dagli architetti Lars Göhring e Paul Wichert, grazie ad ascensori ideati per contenere e trasportare il mezzo. Dall’ascensore è possibile pedalare direttamente fino al salotto, senza mai scendere dal sellino, grazie al collegamento con il terrazzino-parcheggio in dotazione per ogni appartamento. Prima iniziativa al mondo pensata per i biker, la struttura è costruita interamente con materiali ecologici, per ottenere la massima efficienza energetica, e dotata di un tettogiardino (accessibile naturalmente anche in bici). Gli appartamenti, non ancora ultimati, sono stati venduti nel giro di pochi mesi, per un costo che varia dai 1.800,00 ai 2.800,00 € al metro quadrato (per contatti: http:// www.fahrradloft.de/). In Olanda, paese storicamente famoso per la mobilità sulle due ruote e per la cultura della bicicletta – nel 2018 – sarà invece inaugurato il più grande parcheggio cittadino per bici del mondo. I ciclisti in Italia sono circa quattordici milioni, divisi tra coloro che la impiegano solo nel fine settimana (la maggior parte, circa nove milioni di persone) per sport, svago, da soli o con la famiglia e chi invece ne ha fatto il suo mezzo di trasporto preferito (circa cinque milioni) per spostarsi al lavoro o per esigenze personali. Nel 2012, per la prima volta dal 1948, la vendita di bici ha superato quella delle macchine: 1.748.000 le prime, 1.450.000 le seconde. Senza contare il numero di veicoli fermi, con sessanta milioni di vetture in giro e appena trentasei milioni di patenti. «Meditate gente, meditate»… Quando con questo slogan, Renzo Arbore, faceva pubblicità alla birra, non sapeva che era uno dei migliori consigli che si possano dare a chi dovrebbe fare una bella riflessione. Ovviamente il discorso vale anche per ciò che abbiamo appena detto sopra: meno auto e più bici circolanti equivalgono a una vita sana, ecologica e pulita per tutti quanti.


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LA LEGGENDARIA CHARLY GAUL

pressoffice@newspower.it

a cura di NEWSPOWER

DECIMA EDIZIONE. ORGANIZZAZIONE PERFETTA, LA RIUSCITA ANCORA MIGLIORE. SPLENDIDO L’ESORDIO DE LA MOSERISSIMA CICLISTI DA 42 NAZIONI, MOLTI DEI QUALI HANNO CORSO ANCHE LA CRONO DEL VENERDÌ. GRANDE SUCCESSO ANCHE PER L’AREA EXPO.

È

È stata un’edizione storica quella di quest’anno per ‘La Leggendaria Charly Gaul’. La granfondo, unica tappa italiana dell’UCI World Cycling Tour, ha celebrato dal 16 al 19 luglio il decennale portando a pedalare fra Trento, il Monte Bondone e la Valle dei Laghi migliaia di ciclisti provenienti da 42 nazioni di tutto il mondo. Sono stati quattro giorni intensi che hanno visto protagonisti anche gli appassionati di ciclismo vintage de ‘La Moserissima – 1a Ciclostorica di Trento’ ed il Trento Bike Expo di Piazza Fiera, con gli stand del mercatino vintage e tutte le ultime novità dal mondo delle due ruote ad attirare ciclisti e curiosi. Per quanto concerne le gare, il programma si è aperto venerdì 17 luglio con la cronometro di Cavedine, nella Valle dei Laghi, valida anche per assegnare le maglie tricolori del Campionato Italiano FCI Amatori. Sul percorso di 24 km e 442 metri di dislivello i più veloci sono stati due stranieri: l’austriaco Jurgen Pansy e la slovena Teja Gulic che ha bissato il successo dello scorso anno. Per quanto riguarda i titoli tricolori assoluti, invece, i successi sono andati a Silvio Giovane, 2° dietro a Pansy, e a Simona Massaro, 4a nella gara in rosa, mentre alla cronometro si sono divertiti anche Iader Fabbri e Matteo Marzotto. L’attesa era tutta per la prova in linea che ha preso il via domenica 19 luglio alle 8.00 dal “salotto” di Trento, Piazza Duomo. All’ombra della Cattedrale di San Vigilio e della Torre Civica si sono radunati quasi 2000 granfondisti e in prima fila erano presenti ospiti vip come Francesco Moser, Jury Chechi, Marino Basso o Cristian Zorzi e principali protagonisti della stagione delle granfondo come Stefano Cecchini, Enrico Zen, Roberto Cunico, Luigi Salimbeni e Tommaso Elettrico, pronti a sfidarsi nell’itinerario lungo di 141 km e 4000 metri di dislivello con la doppia scalata al Monte Bondone. La corsa è entrata nel vivo sulle rampe della Strada del Vino dove

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6 min

foto NEWSPOWER foto NEWSPOWER

Podio maschile Granfondo: Stefano Cecchini, Enrico Zen, Michiel Minnaert foto NEWSPOWER

Matteo Marzotto e Iader Fabbri sorridenti prima della cronometro

sono avvenute le prime scaramucce, proseguite poi nella discesa verso la Val di Cembra. Andrea Tecchio e Giulio Magri si sono portati al comando della gara, mentre da dietro il gruppo lasciava fare. Al bivio di Trento, Tecchio svoltava a destra per affrontare i tornanti dedicati a Charly Gaul e giocarsi la prova nel ‘mediofondo’, mentre Magri proseguiva dritto verso Aldeno per affrontare la prima delle due ascese alla Montagna di Trento, dal versante di Garniga Terme. Magri ha approcciato la salita con oltre 2’ di vantaggio sulla concorrenza, ma ben presto il caldo e le rampe del Monte Bondone lo facevano letteralmente rimbalzare. In testa alla corsa si formava così un drappello di ‘lepri’ composto da Mario Rovaletti, Hubert Krys, Ruggero Minisini e Carlo Muraro, mentre alle loro spalle i big


foto NEWSPOWER

Claudia Paolazzi vincitrice della maglia del Campionato Italiano FCI Amatori cat. MW1

31 Marina Ilmer e di 11’ 24’’ su Manuela Sonzogni. Per quanto riguarda il mediofondo di 57 km, il fiorentino Davide Lombardi è riuscito a regolare allo sprint Andrea Pontalto con il podio completato da Davide Spiazzi. Fra le donne, vittoria per la veterana trentina Marcellina Dossi sull’austriaca Karin Pekovits (seconda anche alla cronometro) e sulla romagnola Manuela Bugli. A pochi metri dal traguardo Marcellina Dossi si è anche tolta la soddisfazione di superare una medaglia d’oro olimpica come Cristian Zorzi, che ha patito “l’onta” di essere stato sorpassato da una donna senza trovare nemmeno l’orgoglio di reagire, come poi ha scherzosamente dichiarato sul traguardo. foto NEWSPOWER

lasciavano fare sapendo che con il gran caldo e la difficoltà del percorso la gara si sarebbe decisa sull’erta finale. Nella discesa verso la Valle dei Laghi Rovaletti prendeva il comando delle operazioni, ma sui saliscendi che precedevano l’ultima e decisiva scalata al Monte Bondone la situazione cambiava nuovamente, con il tedesco Johannes Berndl solo al comando tallonato dal belga Michiel Minnaert. Sui tornanti del Monte Bondone Minnaert innestava il turbo superando Berndl a metà salita e, proprio quando cominciava ad foto NEWSPOWER

assaporare la vittoria, ai 2 km dall’arrivo, sulle sue ruote si sono riportati prima Stefano Cecchini e subito dopo Enrico Zen, con quest’ultimo che ha imposto un ritmo fatale per il belga. Sull’ultima rampa impegnativa, a 500 metri dall’arrivo, Zen ha piazzato l’allungo vincente e per Cecchini non c’è stato nulla da fare. Il vicentino ha vinto con il tempo 4 h 42’ 18’’ distanziato di 13’’ Cecchini e di 40’’ Minnaert. In campo femminile, gara senza storia con il successo della solita bresciana Emma Delbono con un vantaggio di 10’ 45’’ su

La Leggendaria Charly Gaul ha avuto anche ampia ribalta mediatica su Rai Sport con con due ore di diretta, 2 di studio post gara e 4 ore di repliche, dove sono intervenuti i protagonisti di giornata e i diversi ospiti della manifestazione. Mandata in archivio l’edizione del decennale, “La Leggendaria Charly Gaul” guarda al 2016, forte di un’ organizzazione collaudata e apprezzata da tutti i partecipanti per la bellezza dei percorsi, la sicurezza e le strade chiuse e il gustoso pasta party a base di prodotti tipici trentini. La partenza da Piazza Duomo a Trento


foto BETTINIPHOTO

CHRISTOPHER FROOME (TEAM SKY) TOUR DE FRANCE 2015


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UNESCO CYCLING TOUR a cura della REDAZIONE

info@inbici.net

IL 13 SETTEMBRE L’ULTIMA TAPPA A DEIVA MARINA, SULLE STRADE IN CUI QUEST’ANNO È STATO PROTAGONISTA IL GIRO! NATO NEL 2009, IL CIRCUITO HA GIÀ CONSUMATO IN QUESTA EDIZIONE QUATTRO GRANFONDO, TRA CUI LA NUOVISSIMA A FERRARA

È

È tempo di vacanze, è tempo di sole e di riposo anche per gli amanti della bicicletta e per i partecipanti iscritti all’UNESCO Cycling Tour edizione 2015. Agosto, mese caldo, è un periodo interlocutorio per il ciclista che si prepara ad affrontare le ultime fatiche della stagione, previste per il bimestre settembreottobre. L’UNESCO Cycling Tour (nato nel 2009) non fa certo eccezione e si prepara al gran finale, rappresentato da una manifestazione storica, una grande classica che in un certo senso saluta i cicloamatori negli ultimi giorni della bella stagione: la Gran Fondo Internazionale delle Cinque Terre e della Riviera Spezzina, dedicata alla memoria di Luigi Visini. Due i percorsi, gran fondo e medio fondo con passaggi spettacolari sulle strade che sono state teatro, nell’edizione 2015, del Giro d’Italia di Alberto Contador. Probabile che la coppia Nunziati-Belloglio (a capo del sodalizio organizzatore) abbiano in serbo la novità di un percorso corto che potrebbe avvicinare anche i meno allenati all’evento, oltre a iniziative parallele quali Miss Gran Fondo e la Gimkana per bambini. Il countdown è partito per azzerarsi il giorno 13 settembre. L’UNESCO Cycling Tour 2015 prevede cinque granfondo, di cui quattro già disputate (Ferrara, Bra, Verona, Urbino) e una da disputarsi, l’ultima appunto alle Cinque Terre, ma un solo obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica verso la tutela e la valorizzazione dell’inestimabile patrimonio artistico e culturale italiano.

foto MARIO SPALLA

Il viaggio è partito da Ferrara, con il suo castello medievale, per arrivare a Bra, la cittadina cuneese avvolta nei sapori e nei territori delle Langhe e Roero. Si è poi transitato per Verona, la città dell’arena e dell’amor perduto, fino a giungere a Urbino, la perla del rinascimento italiano. Come detto, a chiudere il cerchio manca solo lo spettacolo delle Cinque Terre, un balcone di granito ed ulivi incastonato sul blu cobalto del Mar Ligure. Ferrara, primissima tappa, una new entry che porta il ciclista ad un lungo rettilineo. Gara velocissima, 130 km, 9 metri di dislivello, tutto a foto PLAYFULL NIKON

bordo Po. Ed è stato subito successo. Ribadito poi nella GF di Brà, sempre spettacolare. Verona, quindi, ed un traguardo importante, i dieci anni di GF Città di Verona. Per questo tutti i partecipanti hanno ricevuto una speciale medaglia ricordo. Una targa, invece, ai 22 senatori, ovvero 22 granfondisti che hanno partecipato a tutte le precedenti nove edizioni. E poi Urbino, con il nuovissimo GPM del Monte Nerone, quest’anno Cima Coppi della manifestazione urbinate. Alessandro Gualazzi, organizzatore della Straducale di Urbino, nonché presidente dell’UNESCO Cycling Tour sposta l’obiettivo ancora una volta sulla capacità di vedere il ciclismo sotto l’aspetto del turismo e del “formato famiglia”: «Ci avviciniamo a grandi passi alla conclusione dell’edizione 2015, le mie impressioni non possono che essere molto positive per la grande partecipazione che abbiamo avuto nelle prime quattro corse. Tengo a precisare che il nostro scopo è quello di portare i ciclisti e le loro famiglie in luoghi che sono patrimoni Unesco, con la possibilità di pedalare ma anche di visitare questi meravigliosi luoghi: questa è in sintesi la nostra mission. Credo che l’ultima prova in programma, al termine dell’estate, in un luogo inimitabile come le Cinque Terre, possa catalizzare l’attenzione di ciclisti e soprattutto delle loro famiglie per trascorrere un weekend all’insegna non solo della fatica ma anche del turismo».


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PEDALARE CON IL MASSIMO COMFORT Realizzati da Nalini, la maglia Saonda e il pantaloncino Arielli fanno parte della nuova linea Pink Label, che vuole offrire alle nostre cicliste la possibilità di pedalare con il massimo comfort grazie a dei capi decisamente femminili ed esteticamente ricercati. La grafica del completo, molto originale, presenta dei disegni che richiamano gli ingranaggi della catena della bici, disponibili in due fantasie di colori. Sia la maglia che il pantaloncino hanno una vestibilità regolare che si presta bene alle cicliste amatoriali o a coloro che preferiscono godersi una pedalata in completo relax. Per quanto riguarda la tecnicità, Saonda è realizzata con un tessuto estivo leggero a cui è stato applicato il trattamento Mantodry. In questo modo la maglia garantisce una rapida asciugatura e un’ottima traspirabilità. La fascia in silicone sul punto vita inoltre impedisce alla maglia di sventolare, rimanendo così al proprio posto durante tutta la pedalata. Il pantaloncino Arielli è dotato di un fondello denominato Ride Lady che è pensato specificatamente per l’anatomia femminile: la sua innovativa tecnica costruttiva, infatti, prevede un interno stabilizzante nel punto sella che facilita l’adozione di una posizione corretta in bici. Una piacevole sensazione di freschezza è infine assicurata grazie alle qualità idrofile ed idrorepellenti dei materiali che compongono il fondello.


L’azienda Moa Sport, produttrice dei marchi MOA e NALINI, è fiera di sponsorizzare il detentore del Tour de France Vincenzo Nibali e gli augura di sapere tenere alto il nome del ciclismo italiano anche in questa impegnativa edizione della corsa a tappe francese. Siamo tutti con te “Squalo”!


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JACOPO GUARNIERI (KATUSHA) TOUR DE FRANCE 2015


foto NEWSPOWER

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RUOTE D’EPOCA IN FESTA A TRENTO a cura di NEWSPOWER

DEBUTTO DA INCORNICIARE PER “LA MOSERISSIMA” SI È SVOLTA A TRENTO LA 1A EDIZIONE DE ‘LA MOSERISSIMA. FRANCESCO MOSER IN TESTA AL GRUPPO DI 300 APPASSIONATI DI VINTAGE. EVENTO INSERITO NEL GIRO D’ITALIA D’EPOCA

sino alle biciclette utilizzate dallo stesso Moser. La ciclostorica internazionale ha preso il via da una Piazza Duomo affollata di fotografi e curiosi, pronti ad immortalare il gruppo di cicloturisti che muoveva le prime pedalate fra i palazzi della centralissima Via Belenzani. Ad aprire la strada alla ‘Moserissima’ c’era Elda Verones, l’instancabile organizzatrice che ha seguito la corsa da un sidecar, ovviamente d’epoca così come le moto staffette utilizzate per la scorta tecnica all’evento. In testa al gruppo, manco a dirlo, c’era Francesco Moser, il disegnatore del percorso di una cinquantina di chilometri che si snodava fra il centro storico di Trento e le rive dell’Adige, prevalentemente su strade bianche e piste ciclabili, e presentava una sa-

Tempo lita in di ciottoli in lettura mezzo al bomin sco con pendenze veramente proibitive per giungere a Maso Villa Warth, la casa dello ‘Sceriffo’ sulla collina di Trento, dove è stato allestito uno dei due ristori d’epoca inseriti nel percorso. Prima del passaggio obbligato di fronte al Muse – il Museo delle Scienze della Città di Trento – alcune bici hanno cominciato a perdere i

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Francesco Moser e Marino Basso al via della 1a edizione de ‘La Moserissima’ foto NEWSPOWER

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Ruote d’epoca che passione! Nell’anno del decennale de ‘La Leggendaria Charly Gaul’ Trento, il Monte Bondone e la Valle dei Laghi hanno celebrato anche la storia del ciclismo. Sabato 18 luglio, infatti, ha debuttato ‘La Moserissima’ e Trento, oltre ad omaggiare il suo campione più forte, lo ‘Sceriffo’ Francesco Moser, ha riscoperto le proprie radici ciclistiche grazie alle iniziative allestite dagli organizzatori dell’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dell’ASD Charly Gaul Internazionale, una su tutte la mostra dedicata alla storia del ciclismo in Trentino. ‘La Moserissima’ era l’unica prova del Trentino-Alto Adige a far parte del Giro d’Italia d’Epoca, ma assieme ai fedelissimi del circuito delle ciclostoriche erano presenti anche tanti appassionati che per la prima volta prendevano parte ad un evento vintage. Per partecipare alla manifestazione bisognava inforcare una bicicletta antecedente il 1987 e sulle strade bianche trentine se ne sono viste veramente di tutti i tipi: i 300 partecipanti, infatti, hanno sfoggiato veri e propri pezzi di antiquariato coprendo le diverse ere ciclistiche: dai ‘cavalli d’acciaio’ di fine ’800


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foto NEWSPOWER

Il brindisi con Francesco Moser

pezzi con selle che saltavano e le immancabili forature sullo sterrato. Non era una gara, ma non sono mancati momenti di sano e divertente agonismo con i figli di Francesco Moser, Carlo e soprattutto Ignazio ad alzare il ritmo in testa al gruppo. A farne le spese Matteo Marzotto e Iader Fabbri, giunti un po’ attardati al primo ristoro di giornata alle cantine CAVIT di Trento: «Se non mi fossi distratto a fare foto con il cellulare, l’avrei ripreso Ignazio», ha scherzato un divertito Marzotto e gli ha fatto subito eco Fabbri. «Ormai io e Matteo (Marzotto) siamo una coppia di fatto, adesso facciamo anche le ciclostoriche e devo dire che la giornata di oggi è stata molto divertente». Assieme a loro, appassionati di vintage di tutte le regioni. Oltre ai trentini, infatti, c’erano decine di veneti, toscani ma anche lombardi, emiliani e siciliani che si sono voluti godere i paesaggi e i sapori di Trento e dintorni. A tenere banco al primo ristoro c’era Marino Basso che assieme al ‘collega’ Campione del Mondo Moser ha aperto la bottiglia di

spumante Trentodoc Primato CAVIT da 26 litri, una magnum da guinness dei primati ideata proprio in occasione del record dell’ora di

Moser a Città del Messico nel 1984. L’allegra carovana ha poi proseguito verso Lavis dove cominciava la salita sull’antico tracciato della Via Claudia Augusta e, al ristoro alle Cantine Moser di Maso Villa Warth, si sono scatenate le “ire” di Marino Basso: «Moser non mi aveva detto che la salita era così dura, l’ha sicuramente inserita nel percorso per farmi fuori, lui poi aveva i rapporti da mountain bike». Il simpatico siparietto è proseguito con Moser che ha subito replicato, mostrando la bicicletta con cui vinse la Parigi Roubaix del 1979. «Non è vero niente, questa è la bici con cui vinsi la Roubaix, altro che mountain bike. Avevo mostrato a Marino la salita ma lui l’ha sottovalutata». Dopo la foto con il campione e i cori «Alé Francesco» il gruppo ha ripreso la via di Trento e, superato l’ultimo strappetto per arrivare al Castello del Buonconsiglio, la 1a Moserissima si è conclusa con una splendida passerella nell’affollata Piazza Fiera, prima dell’immancabile cena di fine gara e delle premiazioni accompagnate

foto NEWSPOWER foto NEWSPOWER

dalla musica vintage di DJ Michael, una vecchia conoscenza della nostra rivista INBICI. Insomma, una prima edizione impeccabile per ‘La Moserissima’, con un weekend arricchito anche dal mercatino vintage in Piazza Fiera e dalla mostra “Il Cavallo d’Acciaio. Storie di Ciclismo in Trentino. Da La Leggendaria Charly Gaul a La Moserissima”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino e visitabile per tutta la stagione estiva al Malgone di Candriai, fra i tornanti del Monte Bondone. Dopo l’esordio, ora Francesco Moser dà già appuntamento alla prossima edizione de ‘La Moserissima’: «È stata una giornata divertente, forse un po’ calda ma è stato bello pedalare. Adesso vogliamo ripeterla, magari un po’ più al fresco».


opera d’arte by BETTINIPHOTO


TOUR DE FRANCE 2015


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ÖTZTALER RADMARATHON a cura della REDAZIONE

info@inbici.net

PODIO TUTTO ITALIANO PER LA GARA CICLISTICA PIÙ DURA DELLE ALPI

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Sölden/Ötztal (Austria) – Partenza perfetta per la 35° edizione della Ötztaler Radmarathon 2015. Sole e temperatura insolitamente calda hanno accompagnato il lungo serpentone di 4298 ciclisti alle ore 6.45. Le temperature davvero alte hanno contrassegnato e condizionato questa edizione. I ciclisti, 4042 uomini e 256 donne, hanno bevuto mediamente 12,5 litri di bevande durante la gara per contrastare la calura e l’affaticamento. Una granfondo che è la più estenuante d’Europa con un unico percorso di 238 km e 5500 m di dislivello, che gli atleti hanno dovuto affrontare con fatica, determinazione, forza fisica e mentale. Tutti i protagonisti hanno nelle gambe chilometri e ore di salite. La gara è iniziata con l’avvio in discesa verso il fondovalle direzione Ötz dove, dopo 18,5 km ad attendere il serpentone c’era la salita del Küthai, il primo dei passi che porta verso il Brennero. Tanta la voglia di partecipare: sono state 19.000 le richieste di ammissione al sorteggio. Anche quest’anno i più numerosi sono stati i tedeschi (2354) seguiti dagli austriaci (919) e poi gli italiani (699 da 72 province) per un tota-

le di 40 nazioni. Dopo il Küthai il serpentone si è diretto alla volta del Brennero, il percorso è poi sconfinato in Italia a Vipiteno (BZ) per affrontare successivamente le salite degli altri due passi, il Giovo a 2090 m e il massacrante Rombo a 2509 m. Il trionfatore della 35a Ötztaler Radmarathon 2015, competizione ciclistica aperta a professionisti e dilettanti, è l’italiano Enrico Zen di Bassano del Grappa (VI) – Team Beraldo con il tempo di 7.02.05. Al secondo posto, si è classificato Stefano Cecchini di Lucca – Team ASD La Bagarre con il tempo di 7.03.42 – mentre terzo si è classificato Christian Barchi di Cesena – Team Legend Factory – con il tempo di 7.05.15. Ad aggiudicarsi il podio femminile per il secondo anno consecutivo la svizzera Laila Orenos team RMC Appenzell con il

tempo di 7.46.50 seguita dall’austriaca Nadja Prieling di Kitzbuehel con 8.02.52 terza l’austriaca Daniela Pintarelli – 8.09.23 team Mooserwirt Ridley. Una gara contrassegnata da un andamento anomalo. Sul Küthai passa in testa Paolo Di Leonardo, 1.31.49, che domina la scena fino a Innsbruck. Sul Brennero testa a testa tra Weiss, Di Leonardo e Barchi che lottano contro un vento insidioso. Superato il Brennero passa in testa Barchi che sembrava favorito ma che invece ha dovuto arrendersi al Rombo superato da Zen e Cecchini che, con la loro esperienza, lo hanno saputo gestire e affrontare meglio. In discesa verso l’arrivo di Sölden alla velocità massima di 100 km orari taglia il traguardo Zen. La vincitrice svizzera, che ha fatto un tempo significativo, ha così commentato la sua vittoria: «È la seconda volta che partecipo, quest’anno ho affrontato la gara con più consapevolezza, ho saputo gestire bene e ho conquistato un altro successo”.


foto BETTINIPHOTO

JAN BARTA (BORA - ARGON 18)


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SICUREZZA IN GARA

a cura di GIANLUCA BARBIERI

GRANFONDO MTB:

gianlucabarbieri.inbici@gmail.com

QUALCHE ADDETTO IN PIÙ SUI PERCORSI NON GUASTEREBBE… TROPPO SPESSO LUNGHI TRATTI DI PERCORSO LASCIANO LARGAMENTE A DESIDERARE PER QUANTO RIGUARDA IL PERSONALE SUL PERCORSO: A RISCHIO BIKER E ORGANIZZATORI

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Sembra strano, ma spesso le gare XCO “cross country olimpico”, cioè a circuito, anche se più tecniche rispetto alle granfondo, risultano essere più sicure. Perché? Perché il percorso di gara, anche se altamente tecnico, prima di tutto è gestito e messo in sicurezza in modo oculato, poi perché gli addetti al percorso sono concentrati tutti in pochi chilometri, ma soprattutto perché, anche chi arriva da lontano, può provare il tracciato prima della gara. Quest’ultima conclusione è forse la più importante, perché la sicurezza della gara è soprattutto nelle mani di ogni biker che vi partecipa. Ed è ovvio che, se si dà l’opportunità di provare il tracciato al biker, questo può trarre le conclusioni più giuste per poter affrontare nel migliore dei modi l’impegno sportivo, scegliendo anche di apportare scelte tecniche appropriate sul mezzo, ma soprattutto può decidere, in anticipo, il limite fino al quale spingersi per affrontarlo. Questo, purtroppo, spesso non succede nelle granfondo o marathon, in Italia, ma anche all’estero. In molti casi i biker che si apprestano ad affrontare una XCP o una MX granfondo (cross country point to point) o marathon, quest’ultima gara con tracciato superiore ai 60 km, corrono alla cieca, cioè senza provare il percorso prima della gara. Ecco che noi di INBICI magazine, in base foto NEWSPOWER

foto NEWSPOWER

alle numerose segnalazioni pervenuteci e all’esperienza che abbiamo maturato correndo le granfondo italiane, ci sentiamo di consigliare quanto segue: 1. Spesso non si riescono a provare tutti i tracciati perché i proprietari dei fondi concedono il passaggio solo nel giorno della gara. Lì va posta un po’ più di attenzione perché il percorso non è stato

provato e, se un biker si fa male in quel frangente, l’organizzatore non ha appigli nei confronti dell’infortunato. Ecco allora la necessità di rafforzare il personale sul percorso, ponendo attenzione sui tratti più impegnativi. 2. Spesso si notano tratti di percorso lunghissimi, sguarniti da personale: ci si ricordi che gli incidenti più gravi accadono nei tratti più improbabili, quelli in cui il biker si rilassa, statistiche alla mano. Ecco allora che consigliamo di non puntare solo sui tratti più impervi, nel posizionamento del personale, ma di aggiungere ogni tanto qualcuno per dare sicurezza anche ai biker. In questo caso i biker si sentono anche più protetti in gara; credeteci, correre decine di chilometri senza vedere un’anima viva non è piacevole. È successo, in alcuni casi, che siano stati gli stessi concorrenti ad avvisare i soccorsi posti a chilometri di distanza dall’infortunio: questo provoca un ritardo nei soccorsi che, nei casi gravi, poi, verrà fatto pesare sull’organizzatore con conseguenze pesanti e spiacevoli. Ci si ricordi che in una gara può succedere di tutto, ma se l’organizzatore può dimostrare il buon senso e di non aver speculato sui servizi e sul personale, può ritenersi tranquillo, più che dal punto di vista legale, da quello morale!


foto BETTINIPHOTO


TOUR DE FRANCE 2015 1A GIORNATA DI RIPOSO - PAU - ANDRE GREIPEL - ADAM HANSEN (LOTTO SOUDAL)


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IL COACH

a cura di IADER FABBRI

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LA RICOTTA

BUONA ED UTILE, PERCHÉ RICCA DI PROPRIETÀ NUTRIZIONALI ED ANCHE DI PROTEINE NOBILI POCHI CARBOIDRATI E BUONE QUANTITÀ DI CALCIO, FOSFORO E VITAMINE. UN SANO ALIMENTO PER GLI SPORTIVI

Le numerose qualità della ricotta Essa è sicuramente un alimento dai molteplici utilizzi, con un sapore gradito alla maggioranza, perché il lattosio naturalmente presente le dona un gusto dolce, ma la caratteristica principale di questo alimento sono le sue ottime proprietà nutrizionali: le proteine nobili che derivano dal siero del latte hanno un valore biologico superiore a 90, più alto degli altri latticini e anche della carne, il che significa che la loro percentuale di assimilazione è altissima, perché ricche di amminoacidi essenziali, in particolare leucina, valina, treonina. Le proteine hanno una funzione costruttiva per il nostro organismo e gli amminoacidi essenziali contenuti nella ricotta, chiamati così perché devono essere necessariamente introdotti con la dieta, in quanto l’organismo non riesce a sintetizzarli per via endogena, sono fondamentali per fornire materiali strutturali al nostro corpo. Per questo motivo la ricotta è un ottimo alimento anche per gli sportivi, per incrementare la massa muscolare.

I valori nutrizionali della ricotta

La ricotta in commercio presenta valori nutrizionali molto variabili, soprattutto per quel che riguarda il contenuto di grassi, ma vediamo comunque nel dettaglio i dati ufficiali riferiti a 100 gr di ricotta di vacca, forniti dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, l’organo designato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari

Chi è IADER FABBRI Classe ’78, dalla sua esperienza di atleta, matura la voglia di approfondire le proprie conoscenze, passando dall’insegnamento di varie discipline a trainer in molti eventi per aziende sportive, lavorando come mental coach e preparatore atletico. Finiti gli studi da dietista si laurea presso la facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Camerino in Scienze e Tecnologie del Fitness e dei prodotti della salute. Partecipa come relatore a congressi e conferenze e offre consulenze ad aziende di integrazione alimentare e a varie società sportive. Iader è Consulente in ambito Nutrizionale per tutte le nazionali di Ciclismo della Federazione Ciclistica Italiana, Strada, MTB e BMX. È preparatore del Team Gresini Racing di Motomondiale e membro dell’equipe medico-scientifica della Nazionale Italiana di Football Americano. Oggi esercita la sua attività di professionista presso il suo Poliambulatorio “FIT” a Faenza. foto GANCINO/GETTYIMAGES

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La ricotta non fa parte, per la definizione che fa la legge, della categoria dei formaggi, bensì semplicemente di quella dei latticini. È infatti un prodotto caseario, per la cui produzione non si utilizzano le proteine del latte, come per il formaggio, ma il siero ottenuto durante il processo di caseificazione, cioè la parte liquida che si separa dalla cagliata, composta dalle particelle di caseina che, precipitando sul fondo, formano la massa pastosa da cui derivano i formaggi che ritroviamo sulle nostre tavole. Durante il riscaldamento del siero, che può avere diverse origini (vacca, pecora, bufala, capra), le proteine del latte, in particolare le sieroproteine, coagulano, formando dei caratteristici fiocchi che affiorano in superficie e che sono composti da grassi, lattosio e sali minerali. Una volta raccolti e fatti sgocciolare, a questi fiocchi viene data la classica forma della ricotta. Ciò che residua del siero, detto “scotta”, viene utilizzato nell’alimentazione del bestiame o per l’estrazione del lattosio in esso contenuto. In base agli obbiettivi di tipo commerciale oppure di composizione organolettica, tale procedimento può subire delle modifiche.


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e Forestali a svolgere attività di ricerca, informazione e promozione nel campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela del consumatore e del miglioramento qualitativo delle produzioni agro-alimentari. L’osservazione che va fatta immediatamente riguarda le proteine della ricotta: non solo sono qualitativamente ottime, ma rappresentano un’alta percentuale della composizione di tale alimento, per cui essa rappresenta un’eccellente fonte di proteine, mentre la quantità di carboidrati è sicuramente molto contenuta. Gli unici carboidrati presenti nella ricotta sono essenzialmente dati dalla presenza

del lattosio, che ne determina anche il sapore generalmente gradito. Per quel che riguarda i grassi, è necessario fare delle differenziazioni, perché il suo tenore può variare moltissimo in funzione del metodo di preparazione: il siero da cui si parte per la preparazione viene spesso addizionato con latte puro o panna per aumentare la resa e rendere il prodotto più appetibile e con una consistenza più cremosa. Per questo, in base alle quantità di latte o panna aggiunti, la composizione lipidica potrà variare da un 5% a circa il 15%. Per valori più alti, le caratteristiche nutrizionali che contraddistinguono

la ricotta non potranno più essere considerate così positive e il potere saziante che rende questo latticino assai adatto anche nei programmi di dimagrimento, verrebbe inficiato. Particolare variabilità riguarda anche il contenuto di sale: durante la lavorazione della ricotta, indifferentemente se prodotta artigianalmente o industrialmente, il sale è quasi sempre aggiunto, ma se confrontiamo il contenuto di sodio della ricotta di pecora, quella in cui è presente in quantità maggiori rispetto agli altri tipi di ricotte, esso è sempre comunque minore rispetto al contenuto di sodio di tutti gli altri di tipi di formaggi. Analizzando i dati nel dettaglio, si nota anche l’alta percentuale di acqua contenuta, componente maggiormente presente e importante per tutto il metabolismo dell’organismo. La quantità di acqua contenuta ne condiziona però molto la durata nel tempo: maggiore è l’acqua che la ricotta contiene e maggiore è la possibilità che deperisca in un tempo brevissimo. Per questo motivo la ricotta che di solito si presenta più dura e compatta è anche quella solitamente più asciutta, cioè con minor quantità di acqua e che quindi possiamo conservare un po’ più a lungo. La ricotta è un alimento fresco e facilmente deperibile, perché poco resistente all’attacco dei microrganismi, anche quelli patogeni. Questo è uno dei motivi principali per cui la ricotta diventa facilmente acida e si consiglia di consumarla in un tempo molto breve. Ma la conservazione risulta più lunga per le produzioni di tipo industriale rispetto a quelle di tipo artigianale. Diversi sali minerali, infine, il cui ruolo è bene ricordarlo, è quello di fungere da bioregolatori metabolici e di partecipare alla struttura ossea, sono contenuti nella ricotta e in modo particolare il calcio e il fosforo, così come, anche se in quantità minore, le vitamine dei gruppi A ed E, molto importanti per l’accrescimento e il mantenimento della salute. Per concludere, quindi, le caratteristiche di alto valore proteico, elevata digeribilità, basso contenuto di grassi, alto potere saziante, sapore gradevole e versatilità di utilizzo in cucina rendono la ricotta un alimento unico nel suo genere ed estremamente valido per il suo consumo in una dieta equilibrata e sana.


BORMIO THE WELLNESS MOUNTAIN Bormio (1225 metri slm), nel cuore della Alpi Centrali, immersa nella natura del Parco Nazionale dello Stelvio, è un un paradiso per gli amanti dello sport, della natura, della cultura e del benessere. D’estate, Bormio è una meta obbligata per gli amanti del ciclismo che potranno cimentarsi su alcune delle più grandi salite: Stelvio, Gavia e Mortirolo! E, per chi preferisce le ruote larghe della MTB, cosa di meglio di centinaia di km di sentieri immersi nel bosco o l’ebbrezza del downhill e del freeride al Bormio Bike Park, il bike park a 3000 m? Anche gli amanti del trekking e del nordic walking non rimarranno di certo delusi: oltre 600 km di tracciati, di diverso livello di difficoltà, accontenteranno tutti, dalle famiglie agli alpinisti più esperti. D’inverno, grazie agli oltre 180 km di piste di sci alpino e nordico e ai numerosi itinerari da percorrere con gli sci d’alpinismo e con le ciaspole (racchette della neve), Bormio e le sue Valli soddisfano pienamente le esigenze di tutti gli amanti della neve. Senza dimenticare ovviamente gli appassionati di snowboard e freeride! E per chi vuole vivere le emozioni dello sci tutto l’anno, da fine maggio ai primi di novembre, è possibile cimentarsi sul Ghiacciaio dello Stelvio (27583450 m), la più vasta area sciabile estiva delle Alpi con oltre 20 km di piste dove si allenano anche le più importanti squadre di sci alpino e nordico. Inoltre, Bormio offre un campo da golf a nove buche, un palazzo del ghiaccio co-

foto MARKUS GREBER

perto – aperto sia in inverno che d’estate – una pista di curling invernale, centri ippici, sleddog invernale e husky trekking estivo, arrampicata indoor e outdoor, parapendio invernale e numerose altre attività per respirare fino in fondo il piacere della montagna. E lo scenario è mozzafiato: le grandi cime del gruppo Ortles Cevedale e i paesaggi incontaminati del Parco Nazionale dello Stelvio permetteranno a tutti di immergersi in un tipico ambiente alpino dove è facile avvistare gli animali che vivono stabilmente nell’area protetta: cervi, caprioli, camosci, foto MARKUS GREBER

stambecchi, marmotte, aquile e il gipeto, l’avvoltoio delle Alpi. E dopo tanta fatica, cosa di meglio di un po’ di sano relax? Lasciarsi coccolare dalle fonti termali, già conosciute ai tempi dei Romani e apprezzate anche da Leonardo da Vinci, è l’ideale dopo una giornata all’aria aperta. Tre centri per ogni esigenza: Bormio Terme, per tutta la famiglia; QC Terme Bagni Vecchi per un tuffo nella storia e QC Terme Bagni Nuovi per immergersi nell’atmosfera liberty ottocentesca. Finito lo sport, terminato il relax, è giunta l’ora di sedersi a tavola per gustare i piatti della cucina tradizionale: sciatt, bresaola, pizzoccheri, malfatti, selvaggina con polenta taragna, formaggi, bisciöla e miele. Il tutto accompagnato ovviamente dai rinomati vini rossi della Valtellina e, a fine pasto, da un amaro locale, Braulio e Taneda. Bormio non è solo sport e divertimento ma anche arte, cultura, storia e tradizioni. Una passeggiata nello splendido centro storico con le chiese, i palazzi ed i musei, permetterà di immergersi nell’atmosfera d’altri tempi di quella che fu per settecento anni una piccola democrazia comunale al centro delle Alpi. Bormio è anche terra di tradizioni secolari come, il giorno di Pasqua, l’antica tradizione dei Pasquali, durante la quale tutta la popolazione scende in strada con il costume tipico per portare in sfilata i Pasquali (carri allegorici artigianali a tema religioso) e per sostenere la sua Contrada (Buglio, Combo, Dossiglio, Dossorovina e Maggiore). Infrastrutture e servizi di grande qualità, una storia millenaria tutta da scoprire, eventi di importanza mondiale e, ovviamente, i sapori inconfondibili dell’enogastronomia valtellinese: questa è Bormio, la Magnifica Terra.


foto PLAYFULL NIKON

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FONDO LEOPARDIANA a cura della REDAZIONE

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GRANDE SUCCESSO PER LA TRE GIORNI LEOPARDIANA OTTIMA RIUSCITA DELLA LUNGA MARATONA, SPORTIVA E NON, SVOLTASI A RECANATI (MC). CRESCONO GLI ISCRITTI ALL’EDIZIONE NUMERO 18 DELLA FONDO LEOPARDIANA: 900 CONTRO GLI 800 DEL 2014

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5 min

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È andata in archivio a tecipata è stata l’Infinito Bike Recanati la 18ª Fondo di venerdì 28 agosto, che Leopardiana penultima ha visto al via oltre 130 biker. Questa suggestiva gara prova del Marche Marathon – Ciclo Promo di cross country in notturna Components – Trofeo per le strade, i vicoli, i giardini Named Sport e ultima e le piazze di Recanati è stata vinta da Jarno Calcagni prova del Master Club della Bikers Racing Team, Circuito Tricolore. atleta di Corridonia (MC) Un evento, organizzato dal Ciclo Club che è anche stato campione Recanati, che ha regieuropeo marathon. Alle sue strato 900 iscritti conspalle Pierluigi Quadrini della tro gli 800 del 2014. Bikers Racing Team e Alessandro Pierantoni dell’ASD Un grande successo. Raven Team. Quest’anno A vincere nel lungo di la competizione era aperta 126 chilometri sono foto PLAYFULL NIKON anche alle categorie giovanili stati Wladimiro D’AWladimiro D’Ascenzo vincitore della Fondo Leopardiana 2015 scenzo (GC Melania), agonistiche della Federazione ciclistica italiana. ciclista di Bellante (TE), e Barbara Lancioni (Somec-Mg.K Vis-LGL), una volata di una quindicina di unità, vinta, Grande novità di quest’anno è stata la ranche è di Filottrano (AN), mentre nel corto di appunto, da Bastianelli dell’ASD Sbt Team, donnée “Sulle vie del Giovane Favoloso” di 76 chilometri si sono imposti l’italo-ameri- davanti a Giordano Mattioli del Team Mo- sabato 29 agosto, che ha portato i circa trencano Mario Bastianelli (ASD Sbt Team), che narca Trevi e a Mauro Cappelletti, anche lui ta partecipanti a pedalare in alcuni dei luoghi vive a Martinsicuro (TE), e la romana Ma- dell’ASD Sbt Team. In campo femminile si che ispirarono le riflessioni e i versi di Gianuela Lezzerini (Roma Ciclismo). Tra le so- impone, come già detto, la Lezzerini della como Leopardi. I primi tre randonneur giunti cietà successo per la Giuliodori Renzo Zep- Roma Ciclismo, seguita da Lorena Zan- insieme al traguardo di piazza Giacomo Lepa Bike, che ha preceduto la Nuova Pedale gheri del GC Melania e da Debora Morri opardi sono stati Vanni Camilletti e Daniele Civitanovese e l’Idromarche Team. della Medinox. Spalletti, entrambi dell’Easy Bike Recanati, e Nel percorso lungo al comando si forma Dopo la gara via al gustosissimo pranzo Pierluigi Micheloni dell’Avis Bike Cingoli, che un drappello di atleti, dal quale poi esce finale e poi alle ricche premiazioni, da sem- hanno coperto 224 chilometri (3500 metri di Wladimiro D’Ascenzo del GC Melania, pre due dei punti forti della manifestazione dislivello) in nove ore (soste comprese). al cui inseguimento si portano Federico recanatese. Una grandissima kermesse, quindi, la Tre Scotti dell’Upj Taranto e Marco Spada La Fondo Leopardiana, però, è stata solo Giorni Leopardiana, che ormai da anni coindella Gianluca Faenza Team. D’Ascenzo è il momento clou di una lunga maratona, la volge tutta Recanati grazie anche alla Feperò imprendibile, arrivando solitario al tra- Tre Giorni Leopardiana, fatta di eventi spor- sta della Bistecca, che permette di gustare guardo con un ampio vantaggio. Secon- tivi e non, come il concorso Ciclocantando dell’ottima carne e altre prelibatezze. Un lundo è Scotti e terzo Spada. A vincere tra per giovani talenti (vinto da Matteo Gladi di go evento magistralmente raccontato dalla le donne è stata, invece, la Lancioni della Loreto), un concerto e una gimkana pro- voce dello speaker Luca Falcetta. A fare gli Somec-Mg.K Vis-Lgl, che si è imposta da- mozionale per bambini. Senza dimentica- onori di casa, nel corso della Tre Giorni Levanti a Elena Cairo della Roma Ciclismo e re l’aperitivo per tutti, offerto alle iscrizioni opardiana, ci hanno pensato il sindaco di ad Elisa Benedet dell’Alé Cipollini Galassia. dall’azienda vitivinicola Ciù Ciù di Offida. Recanati Francesco Fiordomo e il delegato Il percorso corto, invece, viene deciso da Anche quest’anno molto apprezzata e par- comunale allo Sport Mirco Scorcelli.


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Giuliana Lamastra

Buongiorno Giuliana, come è iniziata la sua passione? «Buongiorno a voi, sono salita in bici a sei anni, poi ho incominciato a fare le prime gite con la famiglia in bici da corsa. Sportivamente parlando, le prime gare le ho fatte con gli sci da fondo. Quando è arrivata la mountain bike, è stato naturale usarla come preparazione. I primi percorsi delle gare di mountain bike erano proprio sulle piste da sci di fondo. Diciamo che vanto il titolo di ‘giovane vecchia gloria’, perché ho iniziato giovanissima a fare MTB ed ero la più giovane dei pionieri di questa specialità. In bici mi ci ha messo mio papà, da sempre appassionato di novità. La prima bici seria è stata una Cinelli Sentiero, la seconda una meravigliosa Specialized Stumpjumper che mio papà regalò a mia mamma in occasione dei suoi 40 anni. Ho vissuto il mountain biking nella sua prima era, quella pionieristica, la più bella e suggestiva. L’epoca pionieristica è la più bella di ogni sport, perché è in quel momento che tutti provano, testano, si vestono a loro modo. Diciamo che sino a quando non arrivano gli specialisti veri, ogni sport vive l’epoca più bella.»

Donna In... Bici

a cura di PAOLO MEI

GIULIANA LAMASTRA, DALLO SCI ALLE DUE RUOTE

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9 min

FONDISTA, PODISTA, CICLISTA, MA SOPRATTUTTO MOUNTAIN BIKER DELLA PRIMA ORA. VERA E PROPRIA AMANTE DELLO SPORT, GIULIANA È ANCHE TRIATHLETA E ORGANIZZATRICE DI EVENTI. UNA “DONNA IN BICI” CHE INCARNA PERFETTAMENTE IN SE STESSA LO SPIRITO DEL MOVIMENTO DELLE DUE RUOTE

Ci sono donne “in bici” la cui storia vale la pena di essere raccontata, per mille motivi. La “Donna in bici” del mese arriva dalla Valle d’Aosta e fa parte di una famiglia che vive facendo sport di fatica ogni giorno, per il gusto di stare bene. Giuliana Lamastra, è di lei che parliamo, è figlia di Paul, un maestro di sci appassionato di bicicletta e di Mariella, fondista e ciclista. Giuliana ha una sorella minore, Lucrezia, che è stata nazionale di mountain bike sul finire degli anni ’90 (per molti era l’erede di una certa Paola Pezzo) e un fratello, Giuseppe, meglio conosciuto come Pippo, a sua volta nazionale di mountain bike (18° in una prova di coppa del mondo a Canberra qualche anno fa). Giuli, come la chiama-

in programma a Cogne il 30 agosto 2015. Giornalista e professoressa di italiano, Giuliana è un fiume in piena con la mente rivolta sempre allo sport.

no gli amici, ha iniziato molto presto a fare sport, facendo parte del comitato regionale ASIVA di sci di fondo, prima di passare alle ruote grasse. Nello sci ha ottenuto anche alcune vittorie di peso, come la Marciagranparadiso. Nella mountain bike ha fatto parte della nazionale italiana durante i mondiali del Ciocco nel 1991 e di Bromont in Canada nel 1992. Ha poi proseguito la sua carriera nel mondo delle gran fondo su strada, prima di passare al winter triathlon, specialità nella quale ha vinto svariati titoli nazionali e vestito la maglia azzurra. Da poco tempo è scesa in campo anche in politica ed è impegnata nell’organizzazione di eventi sportivi, dalle manifestazioni di winter triathlon alla Granparadisobike,

Lei arriva da una famiglia di sportivi, soprattutto ciclisti, giusto? «Sì, senza dubbio. La bici ha tradizione maschile e, tolto il caso di Alfonsina Strada, è sempre stato un mondo molto maschile. La MTB invece è arrivata tardi in Italia, in un momento in cui anche le donne hanno potuto iniziare a praticarla, al pari degli uomini. Nella mia famiglia oltre a me e mia mamma, anche la mia sorella Lucrezia ha praticato sci di fondo e mountain bike ad alto livello. Il movimento italiano del fuoristrada ha potuto contare sulle vittorie di Paola Pezzo, elemento che è stato da traino per il settore femminile.» Facciamo un bel passo indietro. Lei ha partecipato a due mondiali di mountain bike: Ciocco 1991 e Bromont 1992. Che ricordi conserva di quegli anni? «Un ricordo bellissimo di un’epoca straordinaria. Devo ammettere che, per quanto io sia onorata di aver vestito la maglia azzurra, devo riconoscere che rispetto alle ragazze che oggi fanno parte del team Italia, il nostro livello era senz’altro più basso, proprio perché non esisteva la specializzazione. Era un altro livello. Mia sorella, che corse in nazionale sette anni più tardi, andava certamente molto più forte. Quello che ricordo con più affetto


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ma purtroppo non è olimpico e i numeri non crescono. Forse anche perché è molto tecnico. I big sono troppo forti, mentre la massa rischia di fare delle figuracce rispetto ai big stessi. Rimane comunque un’ottima opportunità di vivere la montagna. In questa specialità ho vinto alcuni titoli italiani e sono stata organizzatrice di tre edizioni dei campionati del mondo.»

La grinta di Giuliana Lamastra

è stata certamente la mia prima partecipazione al mondiale, non solo di XC, ma anche a quello di DH. Fu emozionante mettere il casco integrale e sfidare le migliori del mondo. Poi, ricordo i personaggi famosi, John Tomac, Ned Overend, Juli Furtado, Ruthie Matthes. Essere lì con loro era comunque motivo di orgoglio. Vederli da vicino era emozionante.» Qual è stato il suo miglior risultato ottenuto da biker? «Ricordo l’edizione dei campionati europei a Metabief nel 1994 in Francia, feci una gara di alto livello, avevo solo vent’anni. Mi sentii per la prima volta una biker vera. Riuscii a battere una certa Annabella Stropparo. Mi sentii davvero ‘in gara’, parte del movimento.» Quanto è cambiata la mountain bike? «È cambiata tantissimo tecnicamente, si è specializzata. Il livello si è alzato, proprio per la specializzazione che una volta non esisteva. Una volta i migliori biker arrivavano, dal ciclismo, dallo sci, dal pattinaggio, dall’alpinismo, dall’atletica. Oggi sono tutti livellati. Vi dirò di più: oggi i biker sono tutti simili, nella scelta della bici e dei vestiti. Negli anni ’90 Tomac si distingueva per il manubrio da strada, Overend per le appendici. Per non parlare poi dell’abbigliamento, dove ognuno si sbizzarriva e diventava originale a suo modo. Diciamo che una volta si cercava di distinguersi dalla massa, oggi è l’esatto contrario. L’amatore oggi si veste come Marco Aurelio Fontana, con i pantaloni larghi.» Ha avuto un modello a cui ispirarsi? «Non ho avuto un modello. Anche se nel tempo ho conosciuto Gunn Rita Dahle. Quel suo essere norvegese in mezzo al gruppo in qualche modo la distingueva. Poi ho apprezzato Katarina Neumannova, che ha partecipato alle Olimpiadi di sci di

fondo e anche a quelle di MTB ad Atlanta. Diciamo che non a caso la mia vita è stata sempre sci di fondo e mountain bike, proprio come lei. Forse le assomigliavo anche, bionda e alta come me.» Perché una ragazza dovrebbe pedalare? «Perché pur essendo sport individuale, è una disciplina che ti permette di faticare, ma ti fa divertire. In mountain bike soprattutto. Le donne sanno fare tante cose, no? Si può pedalare per 5 ore come per un quarto d’ora, la pedalata dà sempre molte emozioni.» La naturale evoluzione della sua carriera ha trovato sbocco nella triplice disciplina invernale. Il winter triathlon. Che cosa ci può dire in merito? «Be’, certamente il winter triathlon (corsa, sci di fondo e MTB) è la disciplina cucita perfettamente in base alle mie caratteristiche. Ha molte potenzialità questo sport,

Organizzatrice, dunque. Ma non solo di Winter Triathlon. «Esattamente. Ho acquisito delle competenze con il tempo che mi sono state utili in questi ultimi anni. Sono nata fondista, sono diventata biker e poi triathleta. Ho iniziato a fare sci di fondo sulle nevi di Cogne da giovanissima. La mia nuova sfida da organizzatrice è la Granparadisobike, che andrà in scena a Cogne, guarda caso. Proprio dove, trent’anni fa, incominciai a fare fatica sugli sci. Un cerchio che si chiude insomma. Oltre a questo insieme a mio fratello ho incominciato a insegnare mountain bike ai bambini. Insomma, la mountain bike fa parte di me.» Che cosa si aspetta dalla prossima edizione della Granparadisobike? «La speranza è quella di ritrovare ai nastri di partenza i biker della prima ora, che nel tempo si sono un po’ allontanati da queste gare. È il nostro obiettivo per il 2015, sperando ovviamente di avere almeno 500 iscritti.» Grazie davvero Giuliana, è stato un piacere incontrarla. «Grazie a voi, buone pedalate!»


RIENTRO DALLE FERIE. TORNARE IN SELLA AL MEGLIO DELLA FORMA a cura di ELENA CASIRAGHI – EQUIPE ENERVIT foto ARCHIVIO ENERVIT Le vacanze sono un periodo in cui si approfitta del maggior tempo libero a disposizione per allenarsi e anche per stare in compagnia e gratificarci, può capitare al di fuori della normale routine anche di rilassarsi troppo e di “sgarrare”, allora al rientro in città col ritmo lavorativo bisogna riprendere la forma fisica. Pranzi, cene di famiglia e con gli amici all’aria aperta e anche un po’ di pigrizia che ci aiuta a staccare dal solito ritmo frenetico, decisamente più cittadino. L’atleta però sente e sa quando è tempo di arginare i danni e rimettersi in sella e in forma per le granfondo autunnali. Se da una parte quindi il periodo estivo è un buon momento per dare una tregua al corpo dagli allenamenti intensi, dalla routine e ricaricarsi di energia e motivazione per l’autunno, dall’altra un periodo di riposo seguito da un’adeguata alimentazione e un allenamento ad hoc progressivo è il metodo migliore per dare supporto alla ricerca della giusta forma fisica. A fine estate capita di ritrovarsi con uno o due chili di massa grassa in più e con qualche difficoltà a “spezzare” il fiato nelle prime sedute del rientro in città e a meno che non si debba affrontare una gara a breve, non vale la pena accanirsi con la perdita di questa piccola “zavorra”. Sarà sufficiente ritornare ad un’alimentazione bilanciata in Zona e consapevole per ritrovare il peso forma. Scegliendo ad ogni pasto una porzione di proteine magre (pesce, carne bianca, albumi d’uovo, affettati magri e sgrassati ed alimenti a base di soia) e accompagnandola con una buona quantità di verdura (è l’unico alimento su cui non lesinare) condita con un cucchiaio di olio extravergine di oliva, valido alleato. Si può accompagnare il piatto con pane integrale, senza esagerare, e terminare con della frutta di stagione. Importanti gli spuntini: uno snack intelligente è lo yoghurt, bianco e magro, ideale se accompagnato da un frutto. In alternativa un cubetto di formaggio magro e un frutto. Uno snack “intelligente” perché spezzafame e perfetto fornitore di proteine nobili per il post workout a supporto della muscolatura e zuccheri favorevoli a lenta assimilazione.

Vanno limitati i cibi zuccherini insieme a dolci e dolcetti di cui abbiamo un po’ abusato durante le vacanze. Bisogna stare attenti al “mangiare inconsapevole”: un consiglio è quello di visualizzare tutto ciò che si desidera mangiare sulla tavola e non consumare nulla finché non si è seduti a tavola. Spesso, infatti, ingeriamo bocconcini di focaccia, cubetti di goloso formaggio, calici di vino mentre cuciniamo, senza renderci conto che ingeriamo calorie “inutili” e non di prima scelta per ottimizzare le nostre energie. Così come masticare lentamente e assaporare i cibi è fondamentale: saremo maggiormente gratificati, ingeriremo meno aria, e il senso di sazietà giungerà prima. Quando si fa la spesa meglio privilegiare confezioni piccole: se abbiamo a disposizione confezioni grandi tendiamo a consumare il 20-25% in più. La confezione grande ci porta ad aumentare la quantità di cibo assunto. Inconsapevolmente. A seconda di quanto lungo sia stato questo periodo di pausa si può avere perso più o meno capacità aerobica e velocità. Se si tratta di pochi giorni allora non c’è di cui preoccuparsi. Se si tratta di un paio di settimane non bisogna farsi prendere dal panico: si riprenderà e qualsiasi e perdita di forza o velocità sarà solo temporaneo. Dopo un breve periodo di allenamento a basso ritmo bisogna cominciare a porre l’accento sulla frequenza. E non va dimenticato che la costanza dello stimolo è il segreto del miglioramento. Se in vacanza si è lavorato a basso ritmo, non sono andate perse la capacità aerobica e la forza di base, riprendere a pieno ritmo sarà solo una questione di breve tempo. E se si vuole fare le cose per bene si può anche prenotare un test sulla Tanita all’Enervit Nutrition Center for Sport & Wellness a Milano, un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli sportivi, dove si può avere consulenza, consigli frutto della scienza Enervit e fare un “punto della situazione”. Capire i rapporti fra massa grassa e massa magra, correggere eventuali cattive abitudini alimentari e ripartire al meglio con nuovi obiettivi sportivi.

Elena Casiraghi insieme all’Enervit Endurance Team alla Maratona dles Dolomites 2015


TOUR DE FRANCE 2015 JOHAN VAN SUMMEREN (AG2R - LA MONDIALE)

foto BETTINIPHOTO


WHISPER DRIVE WHEEL OFF TRAINER a cura di ROBERTO ZANETTI foto di BELTRAMI TSA

I RULLI RAPPRESENTANO UN SISTEMA STAZIONARIO PER PEDALARE, INDOOR O ANCHE OUTDOOR, UTILIZZANDO COMODAMENTE LA PROPRIA BICICLETTA. WHISPER DRIVE, PRODOTTO DALL’AZIENDA AUSTRALIANA JET BLACK, È UNO SPINTRAINER INNOVATIVO CHE SARÀ DISPONIBILE DA SETTEMBRE E DISTRIBUITO, COME TANTI ALTRI ACCESSORI PER IL CICLO, DA BELTRAMI TSA DI REGGIO EMILIA

Nonostante esistano molti sistemi per rendere più vari e divertenti gli allenamenti indoor, il rullo è comunque utilizzato da quasi tutti i ciclisti – amatori e professionisti – per allenarsi in diverse situazioni non obbligatoriamente vincolate dalle condizioni meteo o da un allenamento all’aperto. I rulli sono fondamentali per riprodurre una situazione senza “elementi di disturbo” che in un allenamento outdoor possono essere rappresentati dal traffico, da un fondo stradale non adeguato, da strade non adatte alla tipologia di allenamento da svolgere. Sono molti gli atleti che, per esempio, abitano in montagna o in zone collinari che utilizzano i rulli al termine di ogni uscita per effettuare un corretto defaticamento. Di contro, esistono anche molti ciclisti che abitano in zone pianeggianti e che, al fine di simulare una pendenza ottimale per eseguire lavori di forza o di potenza, utilizzano il rullo per simulare una salita, adattando le RPM (numero di pedalate al minuto) e l’intensità della resistenza alle loro specifiche necessità. In ultimo, pensiamo anche al riscaldamento pre-gara, che molti ciclisti effettuano sui rulli sia per questioni logistiche che per ottenere maggiore concentrazione isolandosi dal frastuono del villaggio di partenza. Con il rullo Whisper Drive di Jet Black si può fare tutto questo al punto che, per l’appassionato o il professionista, esso rappresenta un ottimo compagno di allenamento: pratico, discreto, silenzioso ed efficace. Caratteristiche tecniche del prodotto: Whisper Drive è un rullo molto stabile, con il punto più largo di contatto a terra posizionato in corrispondenza del centro di massa del ciclista che pedala. Tale soluzione permette all’atleta di alzarsi fuori sella simulando uno scatto o degli interval training al massimo dello sforzo e dell’intensità. • • • • • • • • • • • •

Direct Drive (presa diretta sulla trasmissione) Molto silenzioso Simulazione realistica della pedalata su strada Regolazione resistenza manuale a manubrio (7 livelli) da 0 a 1,200 W Design estremamente stabile Pieghevole, per essere trasportato facilmente ovunque Semplice e pronto da usare; bisogna solo montare la cassetta pignoni prescelta Compatibile con perno passante da 13x135 mm, sia con 12x142 mm Compatibile con cassette da 10 o 11 velocità. Disponibile, a parte, anche il corpetto XD per gruppi Sram 1x11 Nessuna usura di ruote o pneumatici Estremamente preciso nelle misurazioni Prezzo: € 599,00 al pubblico, IVA inclusa

Whisper Drive e le sue Trainer Apps Whisper Drive è disponibile, a parte, con un’applicazione upgrade per la misurazione virtuale della potenza (è richiesto il sensore di

velocità). Quest’ultima è calcolata sia tramite la Jet Black App – sia con applicazione di terze parti; tre livelli di App disponibili, sia per IOS che per Android. • Compatibile sia con Bluetooth che con sensori ANT • Sessioni di allenamento realizzate da Murray Healey (coach di atleti olimpionici) • Trasformazione di un qualsiasi trainer in un misuratore di potenza virtuale • Mappe e simulazione di allenamento o gara • L’App Pro per per tablet e smartphone è in grado di regolare, in modalità wireless, la resistenza del trainer a secondo della pendenza associata alla posizione virtuale su Google Maps • Possibilità di caricare i dati di allenamento su Strawa Il Produttore: Jet Black www.jetblackcycling.com Il Distributore per l’Italia Beltrami TSA Via Euripide, 7 42124 Reggio Emilia Tel: +39 0522 307803 Fax: +39 0522 703106 E-mail: info@beltramitsa.it Web site: www.beltramitsa.it


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PIERO FISCHI a cura di PAOLO MEI

UN RECORD CHE DURA DAL 1985 ARRIVA DALLA LIGURIA E HA UN PASSATO DI ALTO LIVELLO NEI DILETTANTI. ECCO LA SINGOLARE STORIA DI PIERO FISCHI, DAPPRIMA CICLISTA TRA I DILETTANTI, POI OTTIMO CICLOAMATORE E OGGI QUOTATO PREPARATORE. E QUEL RECORD DI 30 ANNI FA, L’ORA DI PIERO

Tempo di lettura

8 min

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Buongiorno Piero, benvenuto da tutta la redazione di INBICI. La bicicletta fa parte della sua vita, vuole spiegarci come ha incominciato ad appassionarsi alle due ruote? «Buongiorno a voi, ho iniziato da giovane quando andavo in vacanza in Toscana. Poi incominciai a pedalare nelle mie zone in un gruppetto di agonisti, passai dilettante e ottenni le mie prime vittorie.» Piero Fischi sorridente dopo la conquista del record dell’ora 1985 nella categoria dilettanti

Ha mai pensato di poter diventare un professionista? «Io avevo la possibilità di esserlo nel 1985. Purtroppo mi mancava un esame universitario e la tesi per laurearmi. Scelsi la scuola e non passai tra i professionisti.» Ha vinto qualche corsa tra i dilettanti? «Sì, la Coppa Poggeto di Salsomaggiore Terme, una classica che si svolgeva il 25 aprile. La vinsi due volte consecutive. Era la corsa su misura per me. Vinsi una gara in Piemonte con 100 km di fuga. In pista vinsi l’italiano OMNIUM, al palasport di Milano e anche qualche gara di ciclo cross. Il totale delle vittorie fa 17.» Che corridore era? «A parte la salita, che non amavo, andavo forte in pianura, ero discretamente veloce, tanto da vincere a Nizza una bella cor-

sa grazie al mio spunto. Non facevo le volate di gruppo e andavo forte in discesa.» Lei è stato anche uno dei primi gran fondisti evoluti, quelli dei primi anni ’90 per intenderci. Quanto è cambiato il movimento in Italia da quegli anni? «È cambiato totalmente: quando iniziarono le gran fondo, c’erano, alle partenze, dei ciclisti molto preparati e c’erano anche coloro meno preparati magari con fisici non troppo allenati. Adesso sono tutti molto preparati e tutto si è evoluto. Poca gente oggi va piano. Quando io correvo da amatore, io mi allenavo quattro volte a settimana e gli altri tre andavo al mare. Facendo così, la domenica vincevo, al giorno d’oggi facendo così sarebbe difficile tenere le ruote del gruppo.»

Nel 1985 lei ha fatto il record dell’ora nella categoria dilettanti: da dove arrivarono le motivazioni? «Il record fu di 43,784 km/h. e ci fu la grande spinta di Moser. Quando fece il record in Messico lo seguii come preparazione poiché collaboravo con Enervit. Da lì nacque tutta la mia voglia di performance, anche perché era l’ultima annata tra i dilettanti ed ero fortemente motivato a lasciare il segno. Il sogno ovviamente nacque nel 1984 e lo realizzai nel 1985. Feci gli ultimi due mesi prima del record dedicati esclusivamente alla preparazione del record, che realizzai il 7 settembre 1985.» Vuole raccontarci in modo si svolse la sua preparazione?


67 «Durò 75 giorni e ricalcava lo schema seguito da Moser. Era divisa in tre blocchi, forza, resistenza e soglia. Gli ultimi sette giorni di rifinitura e poi, ovviamente la performance in pista. Fu la nona prestazione assoluta tra i dilettanti di tutti i tempi italiana e la ventisettesima mondiale di tutti i tempi. Ovviamente riferita a quei tempi. Fu anche record regionale e italiano dei cosiddetti ‘tempi moderni’.» Tecnicamente che bicicletta utilizzò? «Feci miliardi di test prima di arrivare alla decisione inerente il mezzo e i rapporti. Alla fine scelsi di privilegiare l’agilità e feci benissimo. Usai un rapporto agilissimo, il 52x15, telaio da crono con ruota anteriore da 24 pollici. Ancora oggi sono certo che fu la scelta giusta. Fui penalizzato dal vento e dovete pensare che il vento in pista è sempre un fenomeno negativo. È sbagliato pensare al fatto che se da un lato ce l’hai a favore, dall’altro lato ce l’hai contro. In pista il vento è sempre un grosso problema, anche e soprattutto per le ruote, che erano nel mio caso lenticolari e dunque difficili da guidare. Insomma, mi salvai con l’agilità ma non riuscii a fare quanto mi ero prefissato, cioè i 45 km/h a causa proprio del vento.» Chris Boardman al termine del record dell’ora disse: «è la fatica più grande che abbia mai fatto». Ecco, forse lei

può aiutarci meglio a capire questa affermazione. «Dice il vero! L’ora è durissima e lunghissima. Lo stesso Eddy Merckx, il più grande di sempre ebbe difficoltà a camminare dopo il suo record. Io feci diverse cronometro ma questa specialità è completamente diversa. Pensate che chiesi al mio staff, durante il record, di darmi il riferimento dopo i primi venti minuti. Quando mi informarono del riferimento al ventesimo minuto, mi sembrava di girare da una vita, mancavano ancora 40 minuti di sofferenza! La concentrazione e la difficoltà nel mantenere quella benedetta ‘riga’ della pista sono logoranti.» Negli ultimi anni il record dell’ora è tornato in voga. Tanti campioni si sono messi alla prova, Wiggins, ha segnato un limite che sarà difficile da superare. Perché questa voglia di record secondo lei? «A mio avviso il record dell’ora è stato maltrattato dalle federazioni ciclistiche, in primis l’UCI. C’è stata la divisione tra livello del mare e altura. Poi l’obbligo di usare bici normali e non da crono, cosa che assolutamente non condivido. Infine si è ritornati alle bici da crono. Insomma c’è stata moltissima confusione in questo senso e questa situazione non ha favorito certamente i tentativi. La normativa attuale tutto sommato sta aiutando e le aziende sono invogliate nuovamente a

investire sui materiali, invogliando a loro volta i corridori. Diciamo che ‘l’ora’ è un ottimo laboratorio tecnico e fisiologico per le crono. Tra l’altro, con un amico ingegnere abbiamo calcolato che se avessi fatto il record con le bici attuali, avrei guadagnato 2,5 km. Questa evoluzione tecnica è stata notevole. La soglia di Wiggins è altissima. Superare i 54 km/h è mostruoso. Arrivare a 55 km/h sarà molto difficile, credo che però corridori come Tony Martin potrebbero alzare l’asticella. Forse l’unico modo sarebbe ‘crescere’ i giovani in pista, abituandoli a questa disciplina da giovanissimi.» Piero Fischi oggi: cosa fa attualmente? «Oggi mi occupo di preparazione atletica, faccio test di valutazione, collaboro con la compagnia editoriale di Bici Sport, collaboro con l’università e col centro di medicina dello sport. Sono rimasto nel mio ambiente e questo mi fa molto piacere, sono contentissimo. Avrei potuto pensare anche ad un’evoluzione diversa della mia professione ma mi ritengo fortunato.» Preparatore di qualche corridore? «Sì, sono preparatore di alcuni corridori professionisti stranieri e la cosa mi riempie di orgoglio.» Che ruolo occupa nella sua vita oggi il ciclismo pedalato? «Un bel ruolo: faccio 8000 km all’anno. Pedalo con gli amici, non ho ambizioni ma partecipo ancora a qualche corsa amatoriale (pochi giorni fa Piero ha vinto una crono, ndr) senza pressioni e senza aspettative. Sto bene e continuo a farlo per mantenermi in salute.» Grazie Piero, è stato davvero un piacere aver parlato con lei. «Grazie a voi, un saluto ai lettori di INBICI!»


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DALZERO.IT a cura della REDAZIONE

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UN RIFERIMENTO IMPORTANTE PER GLI AMANTI DEL CICLISMO

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Il 23 Luglio 2015 segna un’importante tappa nella storia di Dalzero. it, il sito dedicato alle granfondo di ciclismo sin dal 2003, col calendario di manifestazioni curato nei vari dettagli. INBICI magazine ha incontrato Matteo Dalzero, titolare del sito, colui che dedica parte del proprio tempo per aggiornare le informazioni che molti cicloamatori trovano utili nell’arco della loro stagione ciclistica e per pianificare le gare anno dopo anno. Matteo, cosa ti ha portato nel 2003 a pubblicare il primo calendario di granfondo disponibile online? «La passione per la bici da corsa nasce qualche anno prima del 2003, anno in cui ho partecipato alle mie prime granfondo (Giro dei Tre Laghi, Granfondo delle 5 Terre e la Granfondo Chesini (Oggi Granfondo Avesani). Da due anni stavo valutando l’apertura di un sito internet, ebbene vedendo la scarsità di informazioni online a riguardo del mondo granfondistico ho deciso di scegliere quest’argomento, su cui ho potuto condividere la passione.» Quali sono gli aspetti più utili del tuo servizio gratuito? «Oltre a trovare con tempismo le date da me verificate delle manifestazioni, dettaglio ciascuna granfondo con il percorso e dove possibile con le altimetrie e i recapiti degli organizzatori, dando un punto unico di informazione. Spesso i siti internet delle gare sono pessimi e di lenta lettura, io dedico il tempo al posto del ciclista che trova poi le informazioni comode su Dalzero.it.» Come fai a conoscere le date così in anticipo? «Gli organizzatori più attenti mi avvisano appena decidono la data, spesso fanno prima a far aggiornare il calendario dalzero.it che far aggiornare la data dal proprio webmaster. Inoltre raccolgo le informazioni tramite il web, le fiere e i volantini delle manifestazioni. Verifico sempre i dati con attenzione, però l’errore può succedere quindi invito sempre gli organizzatori a verificare le informazioni presenti su Dalzero.it e avvisarmi di eventuali modifiche necessarie.» Cosa ti spinge a dedicarti a quest’attività? «Vedere l’elevato utilizzo da parte degli utenti stimola a continuare e conferma dell’ottimo lavoro è anche aver individuato altri siti che riprendono chiaramente le informazioni da Dalzero.it. Il 2015 ha avuto un notevole impulso nelle visite infatti quest’anno il numero di visitatori dovrebbe attestarsi tra i 400 e 500 mila.» Quindi un servizio utile per conoscere le manifestazioni mese per mese... «Certamente il principale utilizzo è quello legato al conoscere le granfondo prima della partecipazione, ma la domenica e il lunedì i ciclisti cercano le classifiche delle varie manifestazioni raggiungibili con un semplice click. Esiste anche una pagina dedicata dove gli utenti si sono abituati a trovare subito la classifica di loro interesse.» Cosa c’è di nuovo con questa versione del sito? «Per rimanere al passo coi tempi è stata rivista completamente la struttura informatica passando dal CMS Drupal a Wordpress. Finora

lo sviluppo del sito l’ho effettuato direttamente io ma per passare a qualcosa di veramente professionale mi sono rivolto alla specializzata azienda DSCOM. Il risultato è un sito adatto alla navigazione mobile per tablet e smartphone, mantenendo saldi i punti di forza di Dalzero. it. Gli utenti possono così sfruttare un’interfaccia più chiara e rapida.» Dalzero.it è dedicato solo alla bici da corsa? «Il sito nasce dedicato alla bici da corsa in quanto è lo sport che pratico direttamente io ed è l’ambiente che ormai conosco più approfonditamente grazie ai rapporti con le organizzazioni e partner tecnici. Però da un anno esiste una sezione dedicata alla Mountain Bike con un calendario approfondito, lo scopo è completarlo come quello dedicato alla strada. Per questo invito gli organizzatori a inviarmi i dati delle proprie manifestazioni, il risultato per loro è portare visibilità alla propria gara.» Abbiamo notato che nel nuovo sito è stato introdotto un calendario Gold/Silver partner, di cosa si tratta? «Riprende il concetto che applica anche google, ovvero l’evidenziazione nei risultati di manifestazioni che vogliono mettersi in risalto. Si tratta spesso di manifestazioni di caratura internazionale e dall’elevato livello organizzativo. Ricordo che sono anche presidente della ASD Dalzero.it con un consolidato Team Granfondo che usufruisce delle diverse convenzioni che ottengo per i tesserati, riusciamo infatti a partecipare a sconto a numerose granfondo.» Le granfondo partner sono già definite? «Le principali manifestazioni che vogliono distinguersi come Eventi raggiungono accordi annuali nel principio che la manifestazione esiste prima, durante e dopo la data della gara. Altre invece mirano all’evidenziazione un paio di mesi prima delle manifestazione per poi “assentarsi” per qualche mese. A settembre verranno annunciati importanti accordi che faranno sicuramente contenti i miei tesserati.» Ci possiamo aspettare altre novità? «Sicuramente sì, per questioni di tempistiche abbiamo rilasciato la nuova versione appena gli aspetti prioritari del sito sono risultati disponibili. Verrà predisposta una sezione dedicata alle Technical Review dove recensirò prodotti che i partner tecnici vorranno fornirmi. Inoltre gli utenti potranno raggiungere comodamente da Dalzero.it le iscrizioni alle manifestazioni che si appoggiano ai servizi MySDAM ed i vari partner potranno utilizzare il canale comunicativo su Dalzero.it e sulla pagina Facebook Dalzero.it che conta già 5 mila fan.» In poche parole quali credi siano i punti di forza di Dalzero.it? «La rapidità nella ricerca delle informazioni, la chiarezza del nuovo sito ed il mio rapporto diretto con molti organizzatori. Invito chi non utilizza ancora Dalzero.it a provarlo e soprattutto i visitatori a scrivermi per consigli utili, il form di contatto è disponibile online e leggo direttamente le varie comunicazioni. Buona navigazione e buone pedalate a tutti, ci vediamo in Fiera a Verona dove sarò presente con lo stand Dalzero.it/DSCOM.»


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REPARTO CORSE BOTTECCHIA “OVER THE LIMITS” a cura di ROBERTO ZANETTI foto GUSELLA ADV

LUNEDÌ 20 LUGLIO SI È SVOLTA A BASSANO DEL GRAPPA, IN PROVINCIA DI VICENZA, LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DELLA NUOVA COLLEZIONE REPARTO CORSE 2016 “OVER THE LIMITS”

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Siamo convinti che i limiti sono fatti per essere superati, ecco perché quest’anno abbiamo scelto come slogan “Over the limits”. Questa collezione vuole unire ricerca tecnologica, design e passione per dare a tutti i fan Bottecchia le migliori biciclette di sempre.

Reparto Corse Bottecchia “over the limits”

Centinaia di rivenditori da tutta Italia, distributori internazionali e ospiti importanti del mondo del ciclismo sono intervenuti per presentare in anteprima tutte le novità del Reparto Corse. Tra gli ospiti, oltre agli atleti delle squadre Area Zero Pro Team e Bottecchia Factory Team, abbiamo avuto l’onore di avere con noi Renato Di Rocco, presidente Federazione Ciclistica Italiana e Gianni Motta, celebre ciclista vincitore del Giro d’Italia nel 1966 in sella ad una Bottecchia. Le novità Tante le novità presentate in questa collezione 2016, sia per il segmento corsa che MTB. Sempre attenti ai trend di mercato, quest’anno, arrivano nuovi modelli: • T2 Doppia Corsa, telaio Pro in carbonio ultraligth dalle linee aero con sistema MPBS (Multi Performances Brakes System) che prevede un doppio sistema frenante Disk e Caliper; • 2 fat bike: Cervino e Senales;

Diego Turato, Amministratore Delegato di Bottecchia Cicli premia Renato Di Rocco, Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, intervenuto alla presentazione


Al centro, in maglietta a righe, un “brillante” Gianni Motta, grande ex professionista degli anni ’60/70 e vincitore del Giro d’Italia del 1966 proprio in sella a una Bottecchia

• l’innovativa Stelvio Plus 29” con carro posteriore oversize per alloggiare una gomma da 27,5” per 2,8 pollici; e la Fedaia 27,5” una All Mountain in carbonio dalle alte prestazioni.

Il prossimo appuntamento per vedere tutte le bici Reparto Corse 2016 dal vivo sarà la fiera di EuroBike in Germania, programmata dal 26 al 29 agosto a Friedrichshafen.

La Emme 3 Gara, evoluzione della bici ufficiale dell’area Zero Pro Team, con alcuni giovani componenti della squadra e i team manager


foto BETTINIPHOTO

TONY MARTIN (ETIXX - QUICK STEP) TOUR DE FRANCE 2015


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BIOMECCANICA INBICI

a cura di RENATO ROTUNNO*

FRA PIEDE E SCARPA UNA RISPOSTA VINCENTE PER COMFORT E PERFORMANCE

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Il piede del ciclista svolge il ruolo di ricevere la forza propulsiva proveniente dalla gamba e di trasferirla al pedale modulandone la direzione in ogni grado di rotazione della pedivella. La struttura del piede si è però evoluta per supportare un ruolo di appoggio e di propulsione nel cammino e nella corsa e non di trasmissione dell’impulso nel gesto della pedalata nei 360° di rotazione della pedivella. Il piede del ciclista deve, infatti, rapportarsi con un elemento assolutamente rigido come quello della suola della scarpa con l’unica variabile di variare l’inclinazione del proprio piano di appoggio fulcrato sul pedale. La pressione del piede del ciclista tende perciò a concentrarsi sempre in corrispondenza dell’asse del pedale corrispondente alla regione delle teste metatarsali del piede. Sul piano frontale il piede e con lui le articolazioni di caviglia e ginocchia rimangono orfane di un controllo vista e considerata la carenza strutturale del piede e della gamba a svolgere questo ruolo. Ne consegue che l’inserimento di un supporto o di un’interfaccia adeguata o personalizzata per il piede nella scarpa permetterebbe di migliorare sensibilmente la sua azione di trasmissione della spinta. In termini tecnici ci riferiamo all’utilizzo di una soletta ergonomica per ciclismo. Fra le solette ergonomiche per ciclismo esistenti un prodotto che sta conquistando giudizi estremamente positivi da parte dei suoi utilizzatori sono le Solevelò. La loro particolare forma ergonomica 3D nasce dallo studio e dall’esperienza ventennale di Velosystem® nell’ambito della biomeccanica applicata al ciclismo. Le Solevelò, costituite da strati di materiale termoformabile di diverso grado di resistenza meccanica e da inserti specifici in materiale assorbente e fibra di carbonio, supportano l’azione del piede nella pedalata rispondendo alle specifiche esigenze di comfort e di efficienza. Caratteristiche Strutturali

Vantaggi Funzionali

Forma ergonomica con replicazione delle arcate del piede

Aumento della superficie trasmissione spinta e maggiore distribuzione tensioni meccaniche

Struttura di supporto delle arcate plantari e conchiglia di stabilizzazione calcaneare

Stabilizzazione della caviglia e allineamento ginocchio sulla verticale di spinta sul pedale: • miglioramento efficienza • prevenzione tensioni

Rinforzo con strato di materiale assorbente su regione metatarsale

Riduzione tensioni fascia metatarsale

Materiale termoformabile con memoria parziale e adattamento alla morfologia del piede.

Elevata capacità di adattamento e personalizzazione per ogni piede e tipologia

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Fig. 1a: gamba wrong – Fig. 1b: gamba correct

Il vantaggio di un loro utilizzo, consiste nell’offrire una superficie di appoggio più ampia e distribuita su tutta la volta del piede portando in equilibrio i tre punti di appoggio nella scarpa: tallone, metatarso esterno, metatarso interno. Ciò consente di stabilizzare la caviglia e di centrare la tibia sull’astragalo riducendo sollecitazioni al ginocchio con conseguente aumento dell’efficienza di spinta. Non solo. La riduzione degli spostamenti del piede all’interno della scarpa permette una diminuzione delle frizioni e sollecitazioni meccaniche dei tessuti. L’alta specificità del prodotto ne suggerisce l’utilizzo in tutte le specialità del ciclismo, (strada, MTB, pista, chrono, triathlon) e in sport dove vi sono condizioni di scarsa mobilità del piede come sci, pattinaggio e simili.

*Responsabile Tecnico Velosystem®


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0547 675940 348 5179391 0771 537644 0984 543780 06 8553828 0784 39050 331 4266446 334 8984694 +41 79 6237763 333.8786175 0445 607702 331 1769295 328 5516679 338 7989271 0532 852233 0832 711052 0342 770066 (61) 3248 0460 0332 1810073 324 6232614 0121 3258151 0766 3 20 39 02 97255461 055 2020004 0373 278063 338 8723018 080 8964504 0884 536306 0547 673499

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GRANFONDO ASIAGO a cura di NEWSPOWER

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NOVITÀ NEL PANORAMA GRANFONDISTICO ITALIANO, QUINTA TAPPA DEL CIRCUITO ALÈ CHALLENGE GIORNATA DI SOLE CHE PREMIA L’ORGANIZZAZIONE SUI DUE PERCORSI, LUNGO DA 140 E MEDIO DA 97 KM

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L’Altopiano di Asiago per un giorno è stato invaso dalle biciclette. Domenica 28 giugno si è disputata la nuova Granfondo Asiago e migliaia di appassionati si sono dati appuntamento sulle strade vicentine in una giornata di sole e caldo. Molto veloci i due itinerari, da 140 e 97 km, che attraversavano alcuni degli angoli più caratteristici dell’Altopiano dei Sette Comuni come la salita di Rubbio, vera e propria terrazza affacciata sulla pianura veneta, la Piana di Marcesina o il Sacrario Militare di Asiago, sede d’arrivo. La gara ha preso il via dal centro storico di Asiago, in Piazza Carli, e nei chilometri iniziali una maxi caduta in testa al gruppo ha subito creato scompiglio. Silvano Janes, Emanuele Poeta e Carlo Muraro hanno ap-

Paolo Minuzzo vincitore della Granfondo Asiago foto NEWSPOWER

foto NEWSPOWER

profittato della confusione per portarsi al comando della gara. Il terzetto ha proseguito compatto sino al bivio fra i due percorsi, posto al 60esimo chilometro, dove i tre si sono divisi. Janes è rimasto solo al comando del ‘mediofondo’, mentre Muraro e Poeta hanno preso la via del ‘lungo’ proseguendo verso Enego e Primolano. L’itinerario ‘granfondo’ di 140 km, infatti, si spingeva sino in Valsugana dove cominciava il piatto forte di giornata: la salita del Rifugio Barricata, in territorio trentino. Lungo i 13 km che riportavano la gara sull’Altopiano di Asiago si è decisa la corsa: Paolo Minuzzo, Marco Manzardo e Alberto De Carli sono fuoriusciti dal gruppo e hanno raggiunto prima Muraro, che alzava definiti-

vamente bandiera bianca, e poi Poeta, bravo a tenere le ruote dei primi anche dopo lo scollinamento. La discesa verso la Piana di Marcesina e i successivi saliscendi fra Foza, Gallio e Turcio non cambiavano le carte in tavola e così i quattro si sono presentati ad Asiago per giocarsi il successo allo sprint. Sul rettilineo di Viale della Vittoria il più lesto di tutti è stato il marosticense Paolo Minuzzo che ha completato la gara in 3 h 52’ 55’’ davanti al marchigiano Emanuele Poeta e al bellunese Alberto De Carli, con Manzardo quarto. In campo femminile la gara, come accaduto spesso in questa stagione, non ha avuto storia e la bresciana Emma Delbono ha conquistato la vittoria anche nella Granfondo Asiago rifilando 13’ di distacco alla padovana, ma bresciana d’adozione Valentina Gallo, che ha superato in volata la feltrina Gloria Bee dopo che le due si erano scambiate spesso le posizioni lungo i 140 km di percorso. Nel mediofondo, il fuggitivo Janes si è fatto riprendere dal compagno di squadra Daniele Bergamo e da Andrea Pontalto, ma sulle rampe che portavano verso Monte Lisser e la Piana di Marcesina Pontalto ha rotto la catena perdendo definitivamente le ruote del duo di testa. Janes e Bergamo, entrambi trentini, hanno chiuso la propria prova in parata aggiudicandosi ex aequo il mediofondo, mentre la volata dei battuti è stata vinta dal veronese Marco Trevisan che ha completato il podio. La gara in rosa è stata a lungo dominata dalla trentina Serena Gazzini, che però in discesa è stata vittima di una brutta caduta che l’ha costretta al ritiro. La trevigiana Elisa Benedet ha quindi tagliato per prima il traguardo del ‘mediofondo’ con un vantaggio di 58’’ sulla vicentina Matilde Molo, con il podio completato da un’altra vicentina, Denise Rita Rigo, alla sua seconda granfondo in carriera. La Granfondo Asiago era valida come quinta tappa del noto circuito Alé Challenge.


TOUR DE FRANCE 2015 foto BETTINIPHOTO


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UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE

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a cura del dottor ALESSANDRO GARDINI*

EMOZIONI TRENTINE UN WEEKEND DI PASSIONE PER LA BICI

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Quando nei mesi invernali mi viene proposto dal mio gruppo, il San Marco di Cesena, di iscrivermi alla Leggendaria Charly Gaul, rispondo affermativamente e senza pensare troppo alle difficoltà della prova e alla preparazione che avrei potuto avere a distanza di parecchio tempo. Poi ho iniziato a pensare a quel nome, Charly Gaul, che mio nonno ciclista mi raccontava tutte le volte che in Tv passava un giro, con tutti i particolari di quelle imprese. Appassionato come sono delle Alpi mentre rientravo dalle vacanze invernali sulle piste dolomitiche, ammiravo quel Monte Bondone che avrei dovuto scalare con la mia bicicletta, e rientrato in terra di Romagna comincio a macinare chilometri e granfondo per ottenere una forma soddisfacente che mi permettesse di vivere questi momenti di ciclismo vero ed intenso. Guarda un po’, pochi mesi dopo apprendo dalla rivista in cui sto scrivendo, che a completare il weekend trentino era in programma un’altra manifestazione da non perdere: la prima edizione della Moserissima. La ciclostorica trentina che porta il nome di uno dei più grandi ciclisti italiani quale è Francesco Moser. Mi affretto a restaurare la mia Bianchi Parigi Roubaix degli anni cinquanta, recupero in un vecchio baule la maglia di lana di mio zio Tonino, corro dalla magliaia a chiudere i buchi dei tarli, cerco qualche particolare dell’epoca nei mercatini dell’usato, e decido di iscrivermi a entrambe le manifestazioni trascinando nell’avventura il mio amico Alberto e la sua Legnano. Partiamo il sabato in cui il ciclone Caronte domina la nostra penisola, e il Brennero impazzisce per turisti che vanno e che vengono, e arriviamo giusto in tempo per la partenza della ciclostorica. Afferriamo al volo un piatto di pasta trentina e ci troviamo catapultati in un’altra epoca, dove a farla da padrona sono loro i campionissimi, Moser e Basso, e le biciclette veri gioielli del passato, qualcuna di fine ’800, qualcuna degli anni ’30 tutte in perfette condizioni. Sotto le note della marcia di Radezky, lasciamo Piazza del Duomo e in compagna di cir-

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foto MATTEO BRIDAROLLI

Alessandro Gardini in azione alla Moserissima

ca trecento partecipanti tutti vestiti a puntino, con pantaloncini e maglie di lana, caschetti di pelle e berrettini di feltro, iniziamo la nostra prima avventura vintage. Se a mio nonno avessi detto vado a pedalare

Foto di gruppo dei partecipanti alla Moserissima foto NEWSPOWER


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foto NEWSPOWER

con Moser chissà cosa mi avrebbe risposto? Di sicuro è stata una grande emozione che ci ha fatto assaporare il gusto di questo ciclismo d’altri tempi, e ringrazio la mia passione per la bicicletta, e quella dei miei amici, che mi fa scoprire sempre nuove e forti sensazioni. Dopo qualche chilometro di asfalto raggiungiamo attraverso una distesa di mele e viti, un lungo tratto di strada bianca e dalla via sottostante dai finestrini delle macchine i bambini salutano increduli, non ho capito per l’orario o per il vestiario, ma comunque belle sensazioni. Arriviamo al primo ristoro con un bel brindisi benaugurante di questa prima edizione, e tra un selfie e l’altro, una mela e un bicchiere di ottimo spumante, iniziamo a conoscere i divertentissimi partecipanti, del resto siamo romagnoli e l’allegria e la compagnia sono nel nostro DNA. Scortati dall’ottima e impeccabile organizzazione raggiungiamo il Maso Villa Warth, sede delle Cantine Moser, dopo la salita di Camparta, in ciottolato, che ha costretto parecchi a mettere il piede a terra, qualcuno anche con le scarpe rotte, e complice la fatica, i problemi meccanici, entriamo sempre più in sintonia con il momento che stavamo vivendo e i loro protagonisti. Al maso “tanta roba”, come si dice in Romagna, oltre all’ottimo vino rosso, le bici del campione da quella del giro, al record dell’ora, le divise, i ricordi che spaziano nella mente di molti di noi per quei momenti vissuti negli anni che furono. L’arrivo in Piazza Fiera a Trento è stata una vera passerella di gente che applaude, con il sorriso sulle labbra intorno al loro campione. Abituati a un’intera stagione di allenamenti, potenza, cadenza, frequenza, alimentazione corretta e integrazione alimenta-

re, per misurarsi nelle gran fondo della domenica, vi assicuro che questa prima esperienza vintage è stata veramente emozionante e divertente. L’evento clou del weekend, il più atteso è stato, ovviamente, la Leggendaria Charly Gaul, con quella lunga salita intitolata al campione lussemburghese e alla sua memorabile impresa. Vi giuro che non ha tradito le nostre aspettative, sia nel percorso medio che nel lungo. Arriviamo in Piazza Duomo due minuti prima della partenza, forse a causa dei troppi brindisi vintage, con lo speaker che incita i partecipanti, le tv e la tanta gente affacciata ai meravigliosi terrazzi che circondano questo straordinario luogo. Si parte, giusto il tempo di sentire e assaporare un poco di fresco, che ci troviamo nella bagarre della prima salita fino a Palù di Giovo, da lì a poco lasciamo da parte il romanticismo del giorno prima e cerchiamo di raggiungere velocemente quella grande montagna che domina la città trentina. Una salita di più di venti chilometri, da affrontare regolare, senza troppa foga, senza sforzi improvvisi, come consigliato dal mio capitano Sandro il giorno prima. E così è stato, di buon passo e regolare, dopo qualche tornante vengo raggiunto da Ivan, un altro compagno di avventura, e tra un tornante e l’altro decidiamo di goderci appieno la maestosità della salita e arrivare insieme sul traguardo festoso del Bondone. Cosa ci resterà di questa decima edizione della Charly Gaul? Le Alpi, con la loro grandezza e la loro bellezza che ti fanno battere il cuore ogni volta che ci ritorni, l’ospitalità della loro gente e l’organizzazione impeccabile in ogni suo particolare, la passione per il ciclismo in ogni sua forma, che qui ci unisce e ci rende partecipi di eventi straordinari. *Ciclista e Responsabile Sport e Nutrizione Farmacia del Bivio

foto NEWSPOWER


82 a cura di BRUNO FILIPPI

LA GESTIONE FISICA DELL’ATLETA

info@inbici.net IL KINESIOTAPING GESTISCE MUSCOLO E TESSUTO. QUATTRO LE TIPOLOGIE DI BENDAGGI UTILI A PIÙ SCOPI Tempo

FONDAMENTALI ANCHE IMPACCHI, CREME E POMATE. SERVONO A RIDURRE I TEMPI DI RECUPERO

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Nell’ultima pubblicazione ho concluso l’articolo parlando del KINESIOTAPING, cioè una particolare tecnica di bendaggio di nuova generazione che ci permette di gestire azione muscolare e movimento liquido tissutale attraverso due differenti modi di applicazione: in tensione oppure in scarico.

Tale tecnica può evocare fondamentalmente 4 effetti fisiologici: • • • •

Condiziona la funzione muscolare Stimola la circolazione di sangue e liquidi tissutali Riduce il dolore Assiste nella correzione di un allineamento articolare.

Tali cerotti sono in cotone a trama elastica ed applicabili attraverso un adesivo anallergico; sono venduti in rotoli oppure già pretagliati.

Ultima informazione… non credete nella favola che ogni colore svolge una funzione diversa.

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Oltre al kinesio abbiamo a disposizione altri tipi di bendaggio, sempre utili per gestire diverse situazioni anomale che possono disturbare o addirittura interrompere l’attività degli atleti, ma anche delle persone che normalmente non fanno sport a livello agonistico ma che comunque hanno bisogno di uscire da una condizione morbosa e di riprendere al più presto la loro normale vita quotidiana. I bendaggi si dividono in 4 tipologie diverse tra loro per funzione e materiale d’uso: • RIGIDI – per bloccare temporaneamente un’articolazione che ha bisogno di riposo ed immobilità in seguito ad episodi traumatici o patologici. Si utilizzano fasce adesive completamente anelastiche che avvolgono interamente il segmento corporeo in questione. Solitamente, per proteggere la cute, viene confezionato uno strato di salva pelle prima di posare il tape. • FUNZIONALI SEMIRIGIDI – è la combinazione di tape elastici con tape anelastici che ci permette di bloccare le direzioni di movimento a rischio e nello stesso tempo lasciare libere quelle che non disturbano comunque il processo di guarigione. • FUNZIONALI ELASTICI – tipologia della quale fa parte anche il kinesiotape. Attraverso l’utilizzo di fasce elastiche si limita, senza bloccare completamente, una funzione al fine di creare un compromesso tra guarigione e funzionalità stessa. In tal modo il soggettto potrà svolgere determinati movimenti senza mettere a rischio il regresso della condizione morbosa. • COMPRESSIVI/DRENANTI – Usati esclusivamente per tamponare un versamento ancora in atto (ad esempio un versamento intarticolare del ginocchio dopo un trauma discorsivo), oppure per favorire il drenaggio di un versamento cospicuo che mette in crisi il sistema di scarico fisiologico. IMPACCHI Altra metodica molto efficace per gestire una situazione flogistica al fine di ridurre sensibilmente i tempi di guarigione è l’utilizzo di impacchi. La gamma è vasta; si va dai semplici, ma non meno efficaci, impacchi in immersione con acqua tiepida e sale, utili per decongestionare un segmento particolarmente infiammato ma con cute integra e senza ferite, ad impacchi confezionati con prodotti di vario genere. L’ARGILLA, di origine minerale, ha un’azione decisamente antinfiammatoria e decongestionante. Ideale per il riassorbimento di edemi; consigliata in caso di contusioni, distorsioni, tendiniti e borsiti, artrosi. Di facile reperibilità si può optare per l’utilizzo di un argilla semplice, cioè grezza e diluibile con acqua; oppure di un’argilla già preparata, micronizzata, ventilata ed addizionata con oli essenziali e/o compositi aggiuntivi che la rendono ancora più efficace.


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Molto valida, per chi fosse interessato ad un preparato già pronto per l’uso, è ARGEA della gamma Kiron, azienda che commercia prodotti di alta qualità per fisioterapia ed integrazione, con esperienza pluriennale nello sport professionistico. Le POMATE: in questo caso sta all’esperienza di chi usa prodotti di questo tipo a decidere quali possano essere i principi più indicati nel buon esito di un impacco, e di conseguenza nella scelta del tipo. Di maggior utilizzo le pomate a contenuto antinfiammatorio, lenitivo e refrigerante. Stesso discorso va fatto nell’utilizzo di CREME.

Nelle due foto si nota chiaramente la risoluzione di una ustione da abrasione con perdita di tessuto nell’arco temporale di una quindicina di giorni, attraverso una semplice gestione fatta con metodiche appena descritte.


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MARCO VOGLIOTTI a cura di PAOLO MEI

DAGLI STERRATI ALLA STRADA L’AMATORE DEL MESE ARRIVA DAL PIEMONTE, HA INCOMINCIATO A PEDALARE SUI SINGLE TRACK PRIMA DI SCOPRIRE IL SUO VERO AMORE: IL CICLISMO SU STRADA. GRANDE APPASSIONATO, AMANTE DELLE GRANDI SFIDE, HA UN DEBOLE PER IL SUDAMERICA

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Buongiorno Marco, come va? «Buongiorno a tutta la redazione di INBICI. È una bella sorpresa ricevere la vostra chiamata!» Vuole fare una breve presentazione sua e della sua passione? «Certamente! Abito a Casalborgone, un paese tra Torino e Asti. Nel 1996 ho incominciato a pedalare per perdere peso. Non ero un appassionato di ciclismo. Acquistai una mountain bike e giorno dopo giorno ci presi gusto. Questo è il motivo per cui iniziare a correre in mountain bike, preferibilmente fuori regione, ricordo di aver preso parte al trofeo Windtex con discreti risultati. Questo sino al 2005. Da quell’anno ho iniziato ad avvicinarmi alla strada, anche perché in MTB soffrivo le discese.» Se non sbaglio lei ha partecipato, lo scorso anno, a una sfida particolare, vero? «Sì, è vero, sono riuscito a partecipare a una gara particolare a squadre, uno dei componenti correva, uno pedalava (io) e uno nuotava. I finalisti avrebbero poi sfidato il campione olimpico della specialità. Io arrivai in finale e sfidai Paolo Bettini, a Cervinia. Riuscii anche a batterlo, ma ovviamente non era il Bettini che conosciamo, anche perché fuori dalle corse da parecchi anni. In ogni caso una bella soddisfazione. Quest’anno hanno invece preparato due squadre, con degli amatori mescolati nella nazionale di pallavolo e nella nazionale di basket. I capitani delle due squadre sono Lucchetta e Coldebella. L’evento è sponsorizzato Polase. La gara sarà il 26 settembre in un’unica giornata e verrà ripresa da Icarus per Sky Sport. Mi diverto un sacco a partecipare a queste sfide strane.» Marco Vogliotti

L’ultima gara a cui ha partecipato? «Pochi giorni fa in Valtellina per una granfondo in mountain bike, bella e dura!» Cosa fa nella vita? «Io lavoro per Luxottica. Faccio i turni e ho la fortuna di avere il posto di lavoro vicino a casa.» Come ritaglia lo spazio per i suoi allenamenti? «Diciamo che non ho problemi di sorta perché facendo i turni mi ritrovo sempre mezza giornata libera. Ogni anno faccio 18.00019.000 km. Ultimamente non guardo più di tanto la distanza ma le ore trascorse in sella. Ultimamente mi sto allenando anche in MTB.» Quali sono le gare a cui prende parte? «Come detto, un po’ di mountain bike, poi le gran fondo su strada e anche le randonnée.» La gara della quale ha il più bel ricordo? «Nel 2007, quando ho chiuso ottavo assoluto il percorso lungo della Fausto Coppi.» Quali sono le gare che proprio non sopporta? «Generalmente quelle che apparentemente chiamano gran fondo ma in realtà hanno così poche salite da sembrare i classici circuiti su strada.» La gara preferita? «Adoro la Sportful a Feltre, lì le salite abbondano ed è organizzata benissimo. Adesso sono curioso di affrontare la Gran Fondo di Torino che si concluderà a Superga, il primo weekend di settembre. Insomma, spero di trovare una corsa adatta alle mie caratteristiche.» Lei è anche appassionato di Sud America, se non sbaglio? «Adoro quella zona del mondo, vero. Adesso andrò in Perù. Solitamente invece passo dei periodi in Colombia, perché ho allacciato dei rapporti di amicizia con le ragazze professioniste della squadra di Franco Chirio, la Chirio Forno d’Asolo, che ha sede vicino a casa mia. Capita spesso di andare laggiù e ogni volta è un’esperienza fantastica.» Grazie Marco, in bocca al lupo per la sua grande sfida allora! «Grazie a voi, buone pedalate e crepi il lupo!»


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E-BIKE

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ALCEDO ITALIA a cura della REDAZIONE

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NATA PER AMORE, L’AZIENDA CESENATE HA POSTO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL MONDO DELLA BICI ELETTRICA PER ACCOMPAGNARE LA CRESCITA DI UN MERCATO IN ESPANSIONE, L’AZIENDA HA PURE CREATO UN PROPRIO LAB

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Nel 2008 nasce Alcedo Italia. Nel 2012 Alcedo Lab. E non basta di certo una riga per descrivere il mondo Alcedo, sebbene quelli sopra ricordati siano di certo due passi di capitale importanza, due eventi che sono nella storia di un’azienda giovane ed in continua crescita. Nel 2008 Marco Manuzzi fonda Alcedo Italia. Sede a Cesena. Come e perché? A causa di una passione, per il costruire ed il creare. E di una particolare richiesta… «quella di mia moglie – conferma Manuzzi – che in attesa del nostro secondo figlio, desiderava fare un po’ di movimento senza affaticarsi troppo. Così ho immaginato un mezzo di trasporto che, oltre ad esserle di aiuto, fosse compatibile con il mio modo di intende-

re la natura». Comincia così, complici caso e curiosità, l’esplorazione nel mondo della bici elettrica. Con le prime esperienze che avvengono nel campo della sperimentazione della componentistica e delle sue diverse applicazioni. La grande capacità creativa e la passione del fondatore per la mountain bike giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo di pacchetti hardware applicati su bici per l’utilizzo in off-road. Questo, come è chiaro, è un segmento altamente specialistico, che permette di testare i materiali nelle condizioni più severe di stress. Senza peraltro tralasciare altre importanti applicazioni in ambito urbano e cicloturistico, come le citybike e le trekkingbike. A questo percorso si unisce Paolo Gori, il che sancisce di fatto la nascita di una realtà che comincia

a guardare più avanti. Prende corpo infatti la volontà di commercializzare l’idea su più vasta scala, applicandola ad una gamma sempre più ampia di mezzi a due ruote. E qui nasce anche un’altra idea, oggi parte fondamentale del business di Alcedo, ovvero quella del kit di trasformazione elettrica, destinato ad un’utenza maggiormente diversificata comincia ad avere solide basi. L’idea è buona, tanto che da subito il mercato risponde in maniera affermativa. Così, i buoni risultati conseguiti nei primi anni di attività rappresentano di fatto uno stimolo decisivo per cercare di raggiungere i nuovi obbiettivi. Le risorse finanziarie disponibili vengono reinvestite nell’acquisto di macchinari, strumenti e nuovi prodotti. Contemporaneamente si dà avvio al progetto “laboratorio ricerca e sviluppo” all’interno del quale vengono eseguiti nuovi test, prove al banco e nuove sperimentazioni; qui si raccolgono risultati, che finiscono poi all’interno di un database dedicato. Il momento è quello giusto, ed all’inizio del 2013 si costituisce Alcedo Italia Srl, con un nuovo assetto societario. Nella compagine societaria entrano nuovi soci, e questa è un’operazione che permette la ricapitalizzazione della società originaria e la possibilità di nuovi investimenti al fine di accrescere e diversificare meglio la produzione. Vengono anche eseguiti lavori di adeguamento locali all’interno della sede operativa, nasce un ufficio amministrativo e commerciale, debutta il nuovo sito web. La nuova realtà si caratterizza così per una maggiore forza lavoro ed una più specifica ripartizione dei ruoli chiave all’interno dell’azienda, ed anche per una migliore e più efficiente gestione degli ordini e


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delle scorte, lasciando così maggiore spazio al reparto tecnico, dove vengono assemblati tutti i prodotti. Lo sviluppo di una capillare rete di rivenditori dei prodotti Alcedo Italia sul territorio nazionale (che ad oggi conta più di 70 rivenditori e circa 30 rivenditori/installatori) ha portato ad una rapida diffusione piuttosto completa del marchio, facendone così conoscere i punti di forza. La gamma dei prodotti offerti da Alcedo Italia si avvale di tutta l’esperienza maturata nei sei anni di attività e si distingue, oggi, sia per la qualità dei componenti utilizzati che per l’attenzione e la cura rivolta all’assemblaggio delle parti elettromeccaniche. Sul mercato, l’offerta si basa essenzialmente sul kit di conversione elettrica per biciclette e suoi componenti (motori, batterie, centraline-controller, sensori, display e accessori), venduti separatamente oppure direttamente assemblati sulle bici. Alcedo Italia offre, inoltre, un servizio di assistenza diretto su tutti i prodotti. In particolare l’azienda dispone di tutta la gamma di motori Bfang 8FUN e relativi ricambi. Vengono commercializzate anche bici elettriche native delle migliori marche come HAIBIKE, WINORA e STAIGER.

Lo scopo è sempre quello di soddisfare le diverse categorie di utenza (sportivi, cicloturisti, commuter, shopper, aziende che effettuano delivery) mettendosi a disposizione anche per la realizzazione di configurazioni personalizzate. Nel 2012 si registra una nuova nascita, quella di Alcedo LAB. Un vero e proprio spazio fisico, interno all’azienda, destinato ai progetti di ricerca e sviluppo sulla componentistica e sui materiali. Attualmente le attività svolte all’interno del laboratorio sono

regolate da un accordo sociale che definisce gli obbiettivi da conseguire per ciascun progetto e ne stabilisce la durata temporale e le relative risorse assegnate. Questo perché Alcedo crede fermamente in un sempre maggiore impegno nell’attività di ricerca, così come nella sperimentazione e nel collaudo di nuove soluzioni tecniche per i veicoli elettrici a due ruote. Soltanto percorrendo questa strada esiste infatti la possibilità di potersi misurare al meglio con un mercato che cresce rapidamente, ponendo sempre nuove e continue sfide concorrenziali sul prodotto. Anche per questo si è deciso fin da subito di investire in questo ambito parte delle risorse umane ed economiche a disposizione, cercando di andare al di là della dimensione iniziale dell’azienda. Priorità iniziale: dotarsi di strumentazione specifica in grado di assecondare i vari progetti da intraprendere. A seguire, sviluppare nuove applicazioni software dedicate che permettessero anche una migliore e più integrata gestione dei dati, raccolti all’interno di un archivio digitale multimediale che contiene tutto il prodotto delle attività svolte. E poi, secondo la logica scelta da Alcedo Italia, sono state concretizzate diverse collaborazioni con professionisti esterni e con aziende del settore. Una sinergia che si è presto rivelata fondamentale per dare forza allo sviluppo di nuove idee, allargando così gli orizzonti progettuali e permettendo quotidianamente di ripensare il mondo della bicicletta elettrica in tutte le sue forme e varianti, dall’utilizzo quotidiano alle competizioni, dal tempo libero all’escursionismo oppure all’uso sportivo. Per saperne ancora di più, il Laboratorio dispone di Laptop Computer, Desktop Computer, software  per la modellazione, stampante 3D, tornio di precisione, banco prova batterie, puntatrice da banco a doppio punto specifica per la saldatura di lamelle e per l’assemblaggio delle batterie. All’interno di questa sezione, in continua evoluzione, vengono pubblicati progetti, prove, test e nuove realizzazioni. Uno sforzo frutto di una primissima idea imprenditoriale, di cui il mercato ha saputo cogliere originalità, impegno e continua evoluzione.


foto NEWSPOWER

MARA FUMAGALLI (TEAM KTM PROTEK DAMA) LA VECIA FEROVIA 2015


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E-BIKE UN MONDO INTORNO A TE

a cura dello staff tecnico di ALCEDO ITALIA

COME SCEGLIERE UNA E-BIKE

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GUIDA ALL’ACQUISTO Il mercato della bici a pedalata assistita ha raggiunto numeri davvero impressionanti negli ultimi anni. Soltanto in Europa si è passati dalle circa 500.000 unità nel 2012 a circa 1.500.000 del 2015. Questo vero e proprio boom di vendite è dovuto principalmente a due fattori strettamente correlati. La straordinaria evoluzione tecnologica (motori e batterie in primis) ha prodotto una diversa percezione da parte del grande

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pubblico nei confronti di questi mezzi, aprendo la strada ad un cambiamento epocale. Tutti i produttori di bici propongono oggi una vasta gamma di bici elettriche in grado di soddisfare qualsiasi esigenza, dalle bici da passeggio alle MTB più estreme. A questi numeri si aggiunga il sempre maggiore successo dei kit di conversione per le bici esistenti, che offre i vantaggi della pedalata assistita senza dover comprare una bici nuova, con la possibilità di personalizzare ulteriormente prestazioni,


91 autonomia ed estetica. Il sistema di offerta è veramente sconfinato. Al fine di fornire al lettore maggiori elementi di valutazione, riportiamo una serie di informazioni sulle caratteristiche dei principali componenti. MOTORE (POWER UNIT) Le tipologie dei motori e di conseguenza le loro caratteristiche tecniche si distinguono in base al posizionamento sulla bici.

Motori centrali BBS

sante. Indicati per un utilizzo Urbano e Trekking su percorsi anche impegnativi. In caso di foratura la rimozione della ruota richiede qualche attenzione in più rispetto all’anteriore. Motori centrali (MID DRIVE): i motori centrali agiscono direttamente sul sistema di trasmissione e pertanto utilizzano tutti i rapporti del cambio. Essendo posizionati in basso a centro bici permettono un’ottima guidabilità della stessa unitamente a prestazioni eccellenti in salita. Rappresentano oggi una scelta praticamente obbligata per l’utilizzo in fuoristrada. Hanno costi maggiori rispetto ai motori alla ruota. BATTERIA (POWERPACK) La batteria, se di qualità, costituisce il componente più costoso di una bici elettrica. Ne esistono di diversi tipi, a seconda della composizione chimica. Le batterie Li-Ion hanno la massima densità energetica disponibile attualmente sul mercato. Poco peso, grande autonomia, lunga vita!!! Sono piccole e leggere, con una capacità di 90-150 Wh per kg. Questo significa che una batteria da 400 Wh di capacità può pesare dai 2,5 ai 3 kg e consentire un autonomia di circa 60 km ad un ciclista poco allenato! Le batterie commerciali al massimo arrivano a 500 Wh (Bosch 2016) e sono collocate generalmente all’interno del telaio (tubo obliquo) oppure al portapacchi. Con le batterie Custom (su misura) è possibile arrivare anche a 7-800 Wh per avere autonomie importanti anche in fuoristrada molto impegnativi. Sono realizzazioni speciali che consentono anche un utilizzo modulare delle stesse. Si può infatti scegliere una piccola batteria per giri corti (avendo pochissimo peso sulla bici) unitamente ad una batteria principale più capiente per i “lunghi”. Insieme possono essere usate per lunghissime percorrenze. Questi prodotti costituiscono la migliore scelta per chi vuole le massime prestazioni con il minimo ingombro. INTERFACCIA UTENTE

Motore anteriore (FRONT HUB): Sistema semplice e poco costoso. Rappresentano la soluzione più indicata per trasformare una normale bici da città destinata ad un utilizzo su strade pianeggianti, non sconnesse e con brevi salite. Il montaggio è molto semplice perché non interferisce con la trasmissione. Motori posteriore (REAR HUB): Soluzione indicata per avere maggiori prestazioni in salita e mantenere la naturale trazione posteriore della bici, restando su una fascia di prezzo interes-

Motori centrali Bosch.jpg

Esempi di interfaccia utente


92 Il sistema di controllo della bici viene di norma montato sul manubrio. Esistono diversi tipi di interfaccia, più o meno semplici. La scelta deve essere fatta in base al tipo di utilizzo. Quelli più diffusi sono composti da un visualizzatore info al centro e pulsantiera separata collocata a ridosso della manopola. Questo permette di avere il comando a portata di mano senza mollare la presa del manubrio mentre il visualizzatore al centro è facilmente leggibile. Per il fuoristrada si sconsigliano display troppo grandi (tipo Nyon di Bosch) perché molto esposti in caso di urti (piuttosto frequenti nei percorsi impegnativi). Una nuova tendenza è quella di sfruttare lo smartphone dell’utente come dispositivo di comando. La gestione dell’assistenza viene regolata da un’App dedicata. Questo sistema ovviamente si addice di più alle bici da città, attente al design, molto meno all’utilizzo sportivo. Alcuni modelli di display sono asportabili dal supporto, altri sono fissi. ASSISTENZA E GARANZIA Presto vi abituerete a pedalare in modo diverso, aumentando drasticamente le distanze percorse, il dislivello altimetrico e le medie di percorrenza. In caso di malfunzionamenti è necessa-

rio disporre di un servizio di assistenza rapido ed efficiente che vi garantisca risposte nel più breve tempo possibile.Tornare alla vecchia bici muscolare non sarà così facile! Scegliete un rivenditore in grado di offrire precise garanzie post-vendita. La disponibilità di ricambi originali, le competenze tecniche e la velocità del servizio sono merce impagabile di fronte alla necessità di interventi sulla vostra bici. Molti rivenditori riescono a praticare prezzi molto scontati per il semplice fatto che non sostengono costi per un magazzino ricambi, personale qualificato ed un’officina specializzata! PREZZI Per una bici elettrica completa di buona qualità si possono spendere circa 1850 euro per il segmento Trekking, circa 2200 euro per una MTB front, circa 3000-3500 euro per una Full-Suspension. Per queste ultime si arriva facilmente anche a 5000 euro (dipende dai modelli e dalla componentistica). Per un KIT di conversione completo, in grado di rendere una normale bici al livello delle bici elettriche native di buonissima qualità si possono spendere dai 1000 ai 1800 euro (a seconda dei componenti installati e dall’utilizzo prevalente della bici).


a MACINA TREKK-10 Alloy T:5960 f Suntour SF14 NEX HLO 700C e Shimano M395 hydr. Disc 0 Shimano Deore M615 shadow plus M BOSCH - 2015 CENTERMOTOR PERFORMANCELINE w 23,20kg

MACiNA TOUR 10 PLUS

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175

km

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KTM MACINA TOUR 10 PLUS La KTM Macina Tour riflette in modo armonioso il piacere di guida. L’unità sportiva della Bosch Performanceline offre un supporto perfetto ad ogni pedalata. La KTM Macina Tour è dotata di una forcella di sospensione Suntour e freni a disco

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KTM-BIKES.AT


TURBO LEVO, LA SPECIALIZED “ELETTRIZZANTE” a cura di ROBERTO ZANETTI foto di SPECIALIZED

LE TRAIL BIKE DI ALTO LIVELLO A PEDALATA ASSISTITA APRONO LE PORTE DEL MOUNTAIN BIKE A MOLTISSIMI NUOVI RIDER E RINVIGORISCONO CHI GIÀ PEDALA, TRASFORMANDO LE MONTAGNE PIÙ ALTE IN DOLCI COLLINE

Specialized Bicycle Components, uno dei brand più prestigiosi al mondo e costruttore principe di biciclette, espande la propria gamma a pedalata assistita Turbo con un prodotto dedicato al trail. Noi di INBICI Magazine siamo davvero onorati di presentare la linea Specialized

Turbo Levo, progettata da zero per integrare al meglio la tecnologia di pedalata assistita all’interno di una piattaforma dedicata al trail riding. Diversamente da molte mountain bike presenti sul mercato, la Levo non è una MTB

a cui è stato montato un motore elettrico. Ogni Turbo Levo è una “reale” bicicletta trail; essa fonde la pedalata assistita che già è presente sulle Turbo (altro modello di e-bike di Specialized), con l’indiscusso DNA offroad che solo chi ha provato un prodotto Specialized ha conosciuto. L’attenzione dei progettisti della casa americana si è concentrata su tre parole chiave: guidabilità, integrazione e autonomia. La guidabilità è assicurata dall’apprezzatissima Specialized Trail Geometry. L’integrazione è quella della batteria e del motore che si fondono perfettamente con le forme della bicicletta. L’autonomia è assicurata dalla trasmissione a pedalata assistita che permette al rider di andare più lontano, con minor fatica. Tramite la Mission Control App (disponibile sia per iOS sia per Android) possono essere connesse a un dispositivo mobile, le Turbo Levo offrono così un completo set di applicazioni come un navigatore completo e la connessione diretta ad applicazioni come Strava & Apple Health.


La nuova linea Turbo Levo di Specialized sarà disponibile dall’inizio del 2016. Il Produttore Specialized www.specialized.com Il Distributore per l’Italia: Specialized Bicycle Components Italia S.r.l. Via Valcava, 3 20155 Milano Tel. +39 02 4814495 Fax +39 02 4819114 E-mail: servizioclienti@specialized.com Web site: www.specialized.com

Preoccupati di finire le batterie? Grazie allo “Smart Control” potrete scegliere la vostra meta e settare automaticamente il giusto consumo di batteria, pedalerete così senza pensieri.


CLIMB LE E-BIKE MADE IN ITALY Un nuovo marchio Italiano fa il suo esordio sul mercato dell’e-bike, con un innovativo concetto che coniuga le funzionalità di un telaio di alto livello, appositamente studiato per lo sport ed il tempo libero, ai vantaggi della pedalata assistita: è Climb System®, nato dall’intuizione di due valtellinesi appassionati del fuoristrada e della pratica del downhill, che hanno puntato sull’innovazione e l’alta qualità dei materiali e della componentistica per realizzare biciclette di peso contenuto e dalle performance eccezionali sia in salita che in discesa. L’offerta è completa e diversificata per soddisfare ogni esigenza del cliente nell’equipaggiamento del telaio, in funzione del suo utilizzo, anche recuperando componentistica già in uso. Accanto a modelli realizzati per percorsi in città, abbiamo biciclette equipaggiate per il trekking e per percorsi impegnativi, sempre con pesi estremamente contenuti (il telaio più leggero della gamma arriva a 16,50 kg), con batterie che assicurano l’assistenza elettrica per lunghi percorsi, e distanze che superano i 100 km se abbinata ad un aggiuntivo

Climb SCIMA

Climb ADDA

• Sigma è pensato per rendere più rigido il carro posteriore; • Delta per integrare le batterie asportabili nel vano ricavato nel tubo orizzontale, mantenendo il triangolo telaio libero; • Omega per la modalità di incasso del motore centrale, in posizione “rovesciata” rispetto all’installazione tradizionale, per alzare il baricentro, e sopra l’asse del mozzo dei pedali tenendolo così lontano da possibili urti nell’offroad impegnativo. Per maggiori informazioni www.climbsystem.it (il sito è in fase di aggiornamento, la nuova versione verrà rilasciata nella prima settimana di settembre). email: info@climbsystem.it

Climb STERAA

sistema opzionale di batteria; fino alla mountain bike modello Scima, progettata per affrontare percorsi estremi, con sospensione anteriore da 160 mm a 180 mm e peso che supera di poco i 18,5 kg, con tre livelli di assistenza alla pedalata selezionabili, come per tutte le e-bike del marchio, tramite display posizionato vicino alla manopola e dotato di LED che segnala lo stato di ricarica delle batterie, dotate di un sistema innovativo di gestione il “BMS” (Battery Management System). Il prossimo settembre al “Cosmobike” di Verona verranno presentati tutti i nuovi modelli di gamma che condividono un telaio in lega di alluminio e motore della Giapponese “SunStar”, ma che si diversificano in tre modelli. Tutti i telai sono brevettati in funzione del loro utilizzo:


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TRENTINO MTB 5 min PRESENTED BY CRANKBROTHERS

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a cura della REDAZIONE

LA VECIA FEROVIA A TUTTO VAPORE! LA QUARTA TAPPA DEL CIRCUITO REGISTRA OLTRE 1300 PARTENTI A PEDALARE SUI 40 KM DEL PERCORSO ERA GARA JOLLY, CON TUTTI I PUNTEGGI AL TRAGUARDO MAGGIORATI DEL 20%. E LA NOSTRA RIVISTA PREMIA DUE ATLETI, DA ROMA E DA LECCE!

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“La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” era la quarta tappa del circuito Trentino MTB presented by crankbrothers che domenica 2 agosto ha portato oltre 1300 biker a pedalare sugli sterrati del Trentino e dell’Alto Adige. La 19a edizione della “Vecia Ferovia”, senatrice del circuito e delle bike marathon italiane, si è svolta all’insegna del sole e del divertimento in una giornata da incorniciare sotto ogni punto di vista. Il sole, infatti, ha fatto compagnia alle migliaia di partecipanti lungo i 40 km del percorso perfettamente allestito dallo staff della Polisportiva Molina di Fiemme, che ha anche curato nei dettagli pasta party, premiazioni, expo e accoglienza dei biker. Un’organizzazione ad altissimi livelli, dopo 19 anni di esperienza ma anche e soprattutto grazie ad un’attenzione che queste regioni d’Italia sanno poi applicare alla contingenza dell’esperienza agonistica, regalando a tutti i biker un percorso bello e sicuro. In cui, anche quest’anno, non è mancata la ciliegia sulla torta, ovvero quella piccola cura scenografica in grado di rendere ancor più suggestivi alcuni tratti della vecchia ferrovia; in particolare quelli nelle gallerie, al cui interno, durante il passaggio degli atleti, gli altoparlanti riproducono con assoluta fedeltà il fischio del treno a vapore, proprio come diversi decenni prima.

Silvano Janes tira il gruppo

Per quanto riguarda il lato agonistico, la “Vecia Ferovia” 2015 ha visto primeggiare due top rider come il belga Roel Paulissen, due volte iridato marathon, ed Elena Gaddoni, al terzo successo di fila sugli sterrati della “Vecia Ferovia”. Se Paulissen ha dovuto attendere lo sprint sul traguardo di Molina di Fiemme per mettere in fila l’altoatesino Fabian Rabensteiner, vincitore nel 2014, e il materano Vito Buono, la Gaddoni invece ha condotto una gara solitaria fin

dalle prime battute rifilando un distacco di 1’ 24’’ alla brianzola Mara Fumagalli e di 2’ 02’’ alla forte lituana Katazina Sosna. “La Vecia Ferovia dela Val de Fiemme” era gara Jolly di Trentino MTB e tutti i punteggi ottenuti sulla finish-line di Molina sono stati maggiorati del 20%, consentendo ai diversi leader di categoria di rafforzare il proprio primato. Ivan Degasperi e Lorena Zocca, infatti, sono ancora al comando della classifica Assoluta e, oltre a vestire la maglia


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101 Tra le tante premiazioni, anche noi di INBICI abbiamo deciso di destinare un riconoscimento ai concorrenti provenienti da più lontano, e quindi ad Augusto Cofano di Lecce e Daniela Gangone di Roma, ennesima conferma dell’appeal della “Vecia Ferovia” e delle gare di Trentino MTB che attirano biker provenienti da ogni parte d’Italia. Dopo la prova del 30 agosto, con la Val di Sole Marathon di Malé, penultima tappa, la serie si concluderà il 4 ottobre in Valsugana con la 3T Bike. Info: www.trentinomtb.com pagina Facebook “Trentino MTB” foto NEWSPOWER

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oro di leader del circuito, guidano anche nelle rispettive graduatorie di categoria, la M1 e la Femminile. Anche Marzio Deho (Open), Gabriele Depaul (Elite Sport), Alberto Lenzi (Junior), Luca Zampedri (M2), Claudio Segata (M3), Michele Bazzanella (M4), Giuseppe Baricchi (M5) e Silvano Janes (M6) si sono confermati in testa grazie ai risultati colti sugli sterrati della Val di Fiemme. Per quanto riguarda le novità, invece, il Team Todesco si è installato al comando della classifica a squadre con 312 punti davanti al Team Zanolini Bike, che insegue a una sola lunghezza di distanza, e all’ASD Brão Café Unterthurner, terza a 252. Anche Andrea Zamboni ha scalzato Ivan Degasperi dal primo posto della Classifica dello Scalatore, mentre Lorena Zocca ha mantenuto la prima posizione anche dopo la “Vecia Ferovia”. I vincitori Roel Paulissen e Elena Gaddoni


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LA RIGIDA a cura della REDAZIONE

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AI MAGAZZINI DEL SALE DI CERVIA, L’EVENTO PER TUTTI GLI APPASSIONATI DEI MITICI ANNI DEL RAMPICHINO IL FESTIVAL, DA VENERDÌ 18 SETTEMBRE. E POI LA PEDALATA, CON TRE ITINERARI, DOMENICA 20

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Un giorno un gruppo di amici residenti a Cervia, famosa località turistica balneare, amanti e appassionati della bicicletta da montagna, più conosciute con il nome di mountain bike, che anni fa erano “Rigide” in quanto non ammortizzate decisero di riunirsi per fare una mostra che potesse raccontare e trasmettere agli altri la loro passione. Da quel giorno è nata la “Rigida Festival”, mostra delle biciclette vintage mountain bike e da corsa che si svolge a Cervia nella bellissima location dei Magazzini del Sale sul porto canale dal 18/09 al 20/ 09/2015. Nella giornata di domenica 20/09 si svolgerà una pedalata non competitiva nelle valli e pinete cervesi. Gli itinerari da 50, 35 o 25 km del tutto panoramici alla scoperta delle bellezze del nostro territorio per gli stradelli, argini di fiume e dune che si snodano nel parco del delta del Po. Sono previsti 4 ristori gourmet in cui sarà possibile gustare in riva al mare un’ottima colazione e mangiare dell’ottimo pesce fritto appena pescato al capanno di pesca degli amici ASD Aquilotti Cervia. Da otto anni in collaborazione con ASD Surfing Shop di Milano Marittima (RA) patrocinati dal comune di Cervia e dal parco del delta del Po, Claudio Mercuriali, i suoi “amici” e i collaboratori cercano di offrire la possibilità alle persone che vorranno partecipare di andare in bicicletta per trascorrere insieme una giornata di puro divertimento, conoscendo meglio i territori e i sapori delle terre cervesi. La nostra è una manifestazione “CicloEnoGastroCulturale” che continua a esistere grazie a quelle persone che mettono a disposizione il loro tempo spinti dalla passione per le due ruote, siano essi giovani o anziani. Vi aspettiamo numerosi in quanto più siamo e più ci divertiamo.


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CASTLE MOUNTAIN RUNNING a cura di NEWSPOWER

ARCO ED IL GARDA TRENTINO RICONFERMANO LA PODISTICA; TRA LE STRADINE DEL CENTRO CITTADINO, MA ANCHE IN CIMA AD UNA TORRE… SABATO 26 SETTEMBRE RISERVATO AGLI AMATORI, DOMENICA 27 AI TOP RUNNERS. SI CORRE SU DUE PROVE, COL SISTEMA “GUNDERSEN”

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Il Garda Trentino è un luogo molto noto agli appassionati di due ruote e sport outdoor. D’inverno i ciclisti amano svernare sulle rive del Lago per pedalare sfruttando il clima mite, e durante la bella stagione questa zona è un paradiso per biker e ‘stradisti’ con una miriade di itinerari a disposizione. Già da qualche anno, però, Arco ed il Garda Trentino sono balzati agli onori delle cronache per una nuova manifestazione che ha profondamente cambiato il modo di concepire la corsa in montagna: la Castle Mountain Running è la gara podistica che ha portato distanze e dislivelli delle prove di montagna nel contesto cittadino di Arco e nella macchia mediterranea del Garda Trentino. L’edizione 2015 si svolgerà sabato 26 e domenica 27 settembre e per tutti gli sportivi rappresenta un’ottima occasione per trascorrere una giornata all’aria aperta in un ambiente unico come quello offerto da Arco e dal Lago di Garda. La Castle Mountain Running, infatti, è nata proprio per aumentare l’appeal della corsa in montagna, coinvolgendo anche chi non vuole affrontare i tradizionali percorsi da camosci fra boschi e sentieri impervi, ma ama comunque mettersi alla prova. L’evento si svolge su due giornate – la prima aperta agli amatori e la seconda dedicata ai top runner – e per tutti i concorrenti ci sarà la possibilità di testare i percorsi che nel 2016 saranno teatro dei Campionati Europei di Corsa in Montagna. La novità di quest’anno è rappresentata dal format della Castle Mountain Running che farà debuttare l’avvincente sistema Gundersen, tipico degli sport nordici, anche nel mondo dell’atletica con due prove e un’unica classifica. La mattina, infatti, gli atleti saranno impegnati in una cronoscalata di 2,4 km e 200 metri di dislivello che porterà da Piazzale Segantini, nel centro storico di Arco, sino al castello che sovrasta la città e domina la skyline del Garda Trentino. Si correrà fra vie e vicoli del centro per poi salire al castello superando scalinate e un tratto di sentiero che porterà sino al prato della Lizza, punto panoramico sul Lago e su tutto territorio circostante. Prima del traguardo, allestito nei pressi della Torre Renghera, bisognerà anche scavalcare le mura e salire in cima ad una torre grazie ad apposite scale allestite per l’occasione. Nel pomeriggio si svolgerà gara 2, dove i runner partiranno distanziati in base ai tempi della cronoscalata e saranno impegnati in un tracciato di 7 km e 430

metri di dislivello che, oltre all’ascesa al castello, propone anche passaggi sui sentieri dell’olivaia e del Monte Colodri. Insomma, non si tratta certo di distanze e dislivelli proibitivi e per un giorno anche gli appassionati di bici possono allacciare le scarpe da corsa e divertirsi alla Castle Mountain Running nella prova del sabato, aperta ai tesserati FIDAL e a tutti gli sportivi che possono sottoscrivere una Run Card giornaliera. Nel weekend, infine, non mancheranno le iniziative di contorno come lo stand “Made in Trentino” con tanti prodotti tipici da degustare nei saloni del Casinò Municipale di Arco, un palazzo di fine Ottocento dall’architettura mitteleuropea. Arco, infatti, era stata scelta come residenza invernale dalla corte austriaca degli Asburgo e fra le ville signorili della zona spicca quella fatta costruire dall’Arciduca Alberto d’Austria il cui giardino botanico, l’Arboreto di Arco, offre ancora oggi straordinarie varietà di piante, percorsi tematici di visita e una delle sequoie più antiche d’Europa. La quota d’iscrizione è di 25 Euro, inclusiva di ricco pacco gara, e sino al 22 settembre c’è tempo per registrarsi: tutte le informazioni sono rintracciabili sul sito www.castlemountainrunning.com e sulla pagina Facebook ‘Castle Mountain Running’.


Le strutture di arredo per esterno e interno “Z Line” della Zanettin S.r.l. vengono concepite per valorizzare gli ambienti con originalità e eleganza, utilizzando materiali di qualità, altamente resistenti al tempo.

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KTM MYROON 2016 La Myroon 29 è stata aggiornata con un telaio completamente nuovo e con modifiche nelle geometrie. Il peso del telaio è di circa 1200 gr, la Myroon Prestige B di alta gamma pesa 9,05 gr.

KTM KAPOHO PLUS 2016 La novità 2016 si chiama Kapoho Plus una nuova MTB con formato 27.5+ e pneumatici da 3”, escursione da 130 mm all’anteriore e 125 mm al posteriore, con la stessa tipologia di ammortizzatore posteriore delle precedenti e standard Boost 148, sarà disponibile solo con telaio in alluminio in due allestimenti.

KTM SCARP 29 2016 La nuova Scarp 29 è una full da XC con escursione anteriore da 100 mm e posteriore da 90 mm, ha il nuovo standard dei mozzi Boost 148 (solo per i telai full carbon) e tre modelli con forcella Fox e asse Boost 110×15 mm, le geometrie prevedono un angolo sterzo di 70°, mentre la lunghezza del carro posteriore è più corta di 7 mm, disponibile anche con telaio in alluminio. Il peso del telaio si aggira intorno ai 1800 gr senza ammortizzatore, la top di gamma Scarp Prestige con trasmissione XX1 arriva ad un peso di 9,96 kg.

KTM MACINA KAPOHO PLUS 2016 La Macina Kapoho Plus in versione MTB Elettrica con ammortizzatore in verticale e il sistema Bosch Performance Line CX, il nuovo motore creato dall’azienda tedesca per soddisfare le esigenze soprattutto dei rider MTB.

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100 KM DEI FORTI 2015


110 a cura della dr.ssa Giulia Carboni*

DOSSIER SPORT E MEDICINA

Tempo di lettura

5 min

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IL LINFODRENAGGIO MANUALE

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Per linfodrenaggio si intende quel metodo che, tramite stimolazione manuale, è capace di rimuovere i ristagni dei liquidi accumulati negli spazi interstiziali e favorirne un corretto deflusso all’interno dei vasi linfatici. Il linfodrenaggio rientra nell’ambito del massaggio terapeutico manuale e come tale, richiede una formazione specifica da parte dell’operatore che lo voglia eseguire in maniera corretto, professionale ed efficace. Come si esegue un massaggio linfodrenante? Il massaggio linfodrenante deve accompagnare dolcemente il percorso della linfa, per facilitare il drenaggio di questa e del liquido interstiziale dei tessuti, senza mai ricorrere ad azioni forti e profonde (spinta massima e pressione zero). Il miglioramento della circolazione superficiale della linfa si trasferisce autonomamente alla circolazione linfatica più profonda. È indispensabile da parte del fisioterapista, la conoscenza del percorso dei vasi linfatici dovendo il fisioterapista accompagnare la linfa alle stazioni linfatiche più vicine, per ottenere un aumento della capacità di scorrimento della stessa. La tecnica richiede di iniziare l’azione linfodrenante partendo dalla zona del collo, dove sono presenti i linfonodi nei quali la linfa si unisce nuovamente al sangue (detta zona del “Terminus”). Si prosegue massaggiando le parti del corpo dalle zone prossimali a quelle distali. Qual è il ruolo del sistema linfatico? Il linfodrenaggio si pratica sulle parti che compongono il sistema linfatico, che è costituito da organi posti in comunicazione tra loro: timo, milza, linfonodi e noduli linfatici. Le principali attività di tale sistema sono due: immettere nella circolazione sanguigna i leucociti e le immunoglobuline prodotte negli organi linfatici; drenare gli spazi intercellulari da liquidi e proteine plasmatiche in eccedenza (azione drenante). Durante il suo percorso all’interno dei vasi linfatici, la linfa viene filtrata dai linfonodi, dove entra in contatto con i linfociti e gli anticorpi lì presenti. Mentre i linfonodi svolgono una funzione paragonabile a quella di vere e proprie stazioni di filtraggio della linfa, bloccando il diffondersi di agenti patogeni e in molti casi di cellule tumorali, i linfociti di cui si arricchisce la linfa si trasferiscono in parte al sangue, per arrivare ai tessuti e rimpiazzare quelli utilizzati per esplicare la difesa immunitaria dell’organismo.

In quali casi viene indicato il linfodrenaggio? Molteplici sono i campi di applicazione del linfodrenaggio, in particolare: • edemi linfostatici primari – sono di natura congenita e le cause sono per lo più una malformazione delle vie linfatiche o dei linfonodi, oppure la completa assenza di vie linfatiche; • edemi linfostatici secondari – sono edemi acquisiti nel corso

della vita in conseguenza ad un’ostruzione meccanica o ad un elevato carico linfatico e comprendono vari ambiti: oncologico, post traumatico (ematomi; distorsioni); strappi, lesioni tendinee, legamentose, meniscali; borsiti, strappi muscolari, postumi di fratture; post operatori (nell’ambito ortopedico, odontostomatologico ed estetico; cicatrici…); patologie reumatologiche, malattie sistemiche del tessuto connettivo; edemi locali del sistema nervoso centrale e periferico; edemi venosi; panniculopatia edemato-fibrosclerotica (cellulite); in associazione a diete dimagranti per il mantenimento dell’elasticità cutanea. Quali sono le controindicazioni? Le controindicazioni si distinguono in assolute e relative. Sono controindicazioni assolute: • generali – tumori non trattati se non come terapia palliativa e dietro precisa prescrizione medica; infezioni acute, infiammazioni acute; manifestazioni allergiche sia sistemiche che locali; patologie venose acute (flebite o tromboflebite recenti o in atto), edema da insufficienza cardiaca; • locali – radiodermite, aritmia cardiaca; corpi estranei come pacemaker o portacat; ateromatosi carotidea; iperattività del seno carotideo; gravidanza; mestruazioni; occlusione intestinale; cistite o colite postattinica; enteropatia sia acuta che cronica; stomia; aneurisma aortico; precedenti di chirurgia vascolare addominale. Sono controindicazioni relative: iper ed ipo-tiroidismo; ipotensione; mestruazioni, gravidanza (no addome profondo).

*fisioterapista centro Fisioradi Pesaro Pre-trattamento

Post-trattamento


FRANCESCO CASAGRANDE E MARTINO FRUET LA VECIA FEROVIA DELA VAL DE FIEMME 2015

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MY OWN LA SELLA PERFETTA a cura di ROBERTO ZANETTI foto di BELTRAMI TSA

Il progetto My Own di Prologo

Che cos’è My Own? My Own è un sistema biomeccanico ideato da Prologo, brillante azienda produttrice di selle, che permette di trovare la sella più adatta alle caratteristiche del ciclista e alla disciplina che esso pratica. Il sistema My Own, disponibile presso i punti vendita Prologo che già adottano questa tecnologia (per verificare i rivenditori consultare il sito www.prologomyown.com, è composto da un apposito software che include la My Own Station – dove l’atleta andrà a posizionarsi per rilevare l’impronta delle tuberosità ischiali – e da una bolla digitale per misura la flessibilità. Come funziona Il sistema comprende un tappetino in gel che determina perfettamente la distanza delle tuberosità ischiatiche e la concavità della zona sotto pelvica, i due punti d’appoggio critici e più sollecitati del corpo umano appoggiato sulla sella della bicicletta. Grazie al kit, in dotazione ai rivenditori Prologo, e al software avanzato è possibile, in pochissimi minuti, identificare la sella più adatta alle proprie caratteristiche fisiche con soli quattro semplici passaggi: • Definizione della disciplina di utilizzo. • Rilevazione dell’impronta di seduta e della distanza delle tuberosità ischiatiche. • Rilevazione dell’angolo di flessibilità lombo sacrale in posizione di massima estensione. • Calcolo del rapporto tra peso e altezza del ciclista. Questo dato è importante per prevedere la massa che inciderà sulla sella. Ma andiamo ad analizzarli singolarmente 1) Definizione della disciplina di utilizzo Ogni disciplina (strada – MTB – crono – triathlon) ha caratteristiche diverse per posizionamenti e sollecitazioni. La sella corretta e più adatta, secondo il sistema My Own, tiene conto dell’enorme differenza di ogni singola specialità per esaltare la performance e il comfort di ogni atleta. 2) Rilevazione dell’impronta di seduta e della distanza delle tuberosità ischiatiche In questa fase viene misurato lo spazio tra le tuberosità ischiali, che varia in base al genere e alle caratteristiche fisiche di ogni individuo. Per effettuare questa rilevazione sulla My Own Station occorre sedersi e tenere le ginocchia a 90°, impugnare le maniglie a lato e premere il proprio peso sul gel. 3) Rilevazione dell’angolo di flessibilità lombo sacrale in posizione di massima estensione La flessibilità lombare corrisponde a quanto il ciclista è in grado di flettersi in avanti. La rilevazione viene effettuata con un inclinometro digitale in posizione flessa dell’ individuo. Bisogna sedersi sulla My Own Station,

TROVARE LA SELLA IDEALE PER LE PROPRIE CARATTERISTICHE NON È FACILE. BISOGNA PROVARE E RIPROVARE DIVERSI MODELLI E DIVERSI MARCHI, DOPODICHÉ CI VUOLE IL GIUSTO TEMPO DI ADATTAMENTO AL NUOVO PRODOTTO ED ANCHE UN PIZZICO DI FORTUNA A MENO CHE, COME IN QUESTO CASO, CI SI AFFIDI AL SISTEMA MY OWN DI PROLOGO…

divaricare le gambe in modo da inserire le braccia all’interno e piegarsi in avanti fino a toccare il pavimento con il palmo delle mani. 4) Calcolo del rapporto tra peso e altezza del ciclista. Questo dato è importante per prevedere la massa che inciderà sulla sella Il calcolo del Body Mass Index, ovvero il rapporto tra peso e altezza del ciclista (BMI), viene effettuato in automatico dal software My Own, inserendo peso ed altezza dell’atleta. Questo dato è fondamentale per prevedere la massa che andrà a caricarsi sulla sella, consigliando la scelta di un prodotto che abbia dimensione e forma specifica per il comfort ottimale, in relazione al fisico e alle caratteristiche morfologiche di ogni singolo ciclista. Il Produttore Prologo www.prologotouch.com www.prologomyown.com Il Distributore per l’Italia Beltrami TSA Via Euripide, 7 42124 Reggio Emilia Tel.: +39 0522 307803 Fax: +39 0522 703106 E-mail: info@beltramitsa.it Web site: www.beltramitsa.it

Espositore con alcuni modelli di selle Prologo “consigliati” dal sistema My Own


BPA IL MONDO DELLE DUE RUOTE

I copertoni per bici disposti sugli scaffali all’interno del magazzino spedizioni

a cura di ROBERTO ZANETTI foto di ROBERTO ZANETTI

NEI PROSSIMI NUMERI DI INBICI VI PARLERÒ DI ALCUNE NOVITÀ SUL PRODOTTO (PER ORA NON POSSO DARVI NESSUNA ANTICIPAZIONE) MA PRIMA MI PARE GIUSTO PRESENTARVI BPA, IL PRIMO IMPORTATORE ITALIANO DI PNEUMATICI PER BICICLETTE (E NON SOLO…) CHE, NEI PAESI DEL SOL LEVANTE, HA FATTO LA PROPRIA FORTUNA E ANCHE QUELLA DEI SUOI CLIENTI

Mi è sempre piaciuto approfondire la conoscenza delle persone con cui lavoro e i servizi che mi vengono commissionati, a volte, sono davvero una piacevole sorpresa sotto tutti i punti di vista. Così sono stato di recente in compagnia del dott. Gianmarco Torchi, presidente di BPA, la prima azienda importatrice di pneumatici per bici dei più affermati marchi dell’estremo oriente. Un uomo dinamico, un imprenditore che ha girato il mondo facendo esperienze importanti ovunque sia stato e ovunque abbia lavorato; lo definirei un precursore e uno scopritore di nuovi mercati che, soprattutto molti anni fa, erano per noi europei ancora mondi commercialmente sconosciuti. Fin dal 1985 BPA (l’azienda fondata da Torchi la cui sigla deriva dall’abbreviazione di Biciclette-Pneumatici-Accessori) è impegnata su tutto il territorio nazionale nella distribuzione e nella vendita di qualsiasi tipologia di pneumatico per le due ruote: dalle bici – per l’appunto – alle motociclette, agli

scooter e ad altri mezzi di trasporto o industriali di vario genere. Una grande gamma di prodotti presenti in catalogo, un personale qualificato che sa consigliare e indirizzare il cliente nella scelta del pneumatico ideale, tanta esperienza derivata dal know how maturato negli anni sono le armi vincenti di questa ditta che ha sede a Paderno Dugnano, alle porte di Milano, e che è in grado di soddisfare con qualità di servizio e prezzi molto competitivi le tutte le più svariate fasce di mercato presenti a livello commerciale, specialmente nella grande distribuzione. Malgrado essa sia costituita come Società

per Azioni, e quindi con una struttura giuridicamente importante ed articolata, BPA è presente in tutta Italia anche nel singolo punto vendita dove il rapporto col consumatore finale rappresenta un aspetto di primaria importanza e il “rapporto umano diretto” viene curato nei minimi particolari dai responsabili dell’azienda stessa con minuziosa cura e attenzione. Una gestione famigliare che, al giorno, d’oggi, è sempre più difficile trovare nell’organigramma di una ditta ma che, a lungo andare, “paga sempre” e fa la differenza nel lavoro quotidiano e nei rapporti con la clientela.

Il dott. Gianmarco Torchi, intento nella lettura di INBICI, con la pagina pubblicitaria della sua azienda

Le scatole contenenti i copertoni pronte per essere spedite tramite spedizioniere in tutt’Italia nei vari punti vendita di BPA

Il Distributore per l’Italia: BPA S.p.A. 20124 Milano Sede operativa: via dell’Industria,11 20037 Paderno Dugnano (MI) Tel. +39 02 9880998 Fax: +39 02 9880328  Web site: www.bpaspa.it


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MENTE IN SELLA

a cura di CLAUDIA MAFFI

COMBATTERE L’INSONNIA PRE-GARA CON IL MENTAL TRAINING

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«Niente di organico è senza senso, niente di psichico è senza corpo.» (Viktor von Weizsacker)

A tal proposito, le tecniche di mental training insegnano all’atleta come ridurre la risposta psicofisiologica d’ansia di fronte ad eventi solitamente percepiti dal corridore come stressanti, imparando ad esercitare il pieno controllo sulle proprie emozioni per evitare che prendano il sopravvento per l’appunto creando disturbi del sonno, oppure oscurando la capacità di concentrazione dell’atleta in gara. Il controllo del corpo parte sempre dal cervello, una volta che avrete allenato la mente ad interpretare e gestire gli eventi della vita in modo meno ansioso, anche il resto del vostro organismo ne guadagnerà in distensione e rilassamento, e il sonno verrà da sé. Ma come si impara, concretamente, a gestire l’ansia prima di una gara? Principalmente abituando la mente all’utilizzo quotidiano delle tecniche di rilassamento: il training Autogeno, così come la tecnica di Jacobson hanno la capacità di indurre l’atleta in uno stato particolare, collocato fra il sonno e la veglia, definito dagli esperti “veglia rilassata”. In questa condizione l’atleta è in grado

Dormire male non è piacevole per nessuno e tantomeno lo è per gli atleti; diversi sono i corridori che soffrono di insonnia, alcuni solo in vista di certe gare importanti mentre altri, sistematicamente, ogni notte prima della competizione riferiscono di aver dormito male. Un sonno disturbato può ostacolare sia un corretto recupero delle energie psico-fisiche ma anche creare difficoltà nella concentrazione e distraibilità maggiore in gara. L’insonnia, dal punto di vista psicologico, viene vista come un sintomo, segnale di qualcosa che non va, come potrebbe essere appunto la paura del corridore di non riuscire a performare bene in gara; altre volte la causa è invece riconducibile a problemi familiari o questioni professionali di per sé slegate dal contesto sportivo. Di certo l’insonnia, escluse eventuali accertate cause fisiche, è la spia di una certa quota di ansia o tensione emotiva presente nell’atleta e la cosa migliore da fare per il corridore, in questi casi, consiste nell’imparare a foto PSDESIGN1 - FOTOLIA gestire la reazione ansiosa e per farlo è possibile avvalersi di specifiche tecniche di mental training. Alcuni atleti ricorrono ai farmaci per facilitare il sonno, tuttavia quando l’insonnia e altri disturbi “ansiosi” derivano da tensioni ed insicurezze legate alla prestazione sarebbe molto più utile per il corridore imparare a modificare spontaneamente le proprie reazioni emotive “negative” verso gli eventi percepiti come potenzialmente “ansiogeni”, in primis gare e competizioni, piuttosto che dipendere da sostanze che agiscono sui sensi, sedandoli.

menteinsella@gmail.com

di “ridimensionare” le preoccupazioni, le ansie, i timori solitamente legati alla prestazione sportiva associandovi una sensazione di maggior tranquillità e distensione di modo che, da quel momento in poi, il corridore sarà in grado di mantenere maggior controllo sull’ansia prevenendo quindi anche disturbi legati al sonno. Gestire le proprie emozioni non vuol dire quindi negarle, nasconderle o sotterrarle nelle parti più interne di sé (o sedarle come fanno i farmaci), sarebbe del tutto controproducente perché ve le ritrovereste addosso probabilmente sotto forma di insonnia o di altri sintomi psicosomatici. Gestire le emozioni vuol dire riconoscere la paura, l’ansia o la rabbia (cito alcune delle emozioni più frequenti negli atleti agonisti) e ridimensionarle, dando il giusto peso agli eventi che le hanno scatenate per poi canalizzarle nella performance sotto forma di motivazione e concentrazione. Detto questo auguro a voi lettori di INBICI sonni riposanti e grinta da vendere per le prossime competizioni e avventure sulle due ruote.


Nel

cuore verde

Nella valle del monte Tezio, a pochi chilometri da Perugia, si trova dal 1864 il Casale dei Dotti, un antico edificio rurale, meta ideale per una vacanza “total green” Il Casale dei Dotti è un antico casolare rurale risalente al 1864 di recente ristrutturazione circondato da un oliveto secolare con piscina e solarium che consente agli ospiti di immergersi nei colori, nei profumi e nella quiete della verde campagna umbra. Il Casale dei Dotti rappresenta al meglio “l’Arte di Vivere”, caratteristica tipica dell’Umbria, Cuore Verde d’Italia.

La struttura nasce dal desiderio della famiglia Dottorini di condividere con i turisti l’amore per la natura, preservando le antiche tradizioni della valle del Monte Tezio, una zona ancora incontaminata pur trovandosi a soli quindici minuti dal centro storico di Perugia. Circondato dall’azienda agricola della famiglia, che produce olio extravergine di oliva di altissima qualità, il Casale offre ai suoi ospiti l’esperienza

del contatto diretto con la natura circostante permettendo di vivere le emozioni più genuine e ruspanti della cultura contadina umbra. Il Casale dei Dotti si trova all’interno del Parco Regionale di Monte Tezio, un territorio ricco di percorsi adatti per escursioni in mountain bike, a passeggio ed a cavallo. In posizione baricentrica rispetto alle principali città d’arte e siti turistici della Regione, si trova a soli tre

chilometri dal Golf Club di Antognolla. Il Casale è composto da sei accoglienti e spaziosi appartamenti dotati di ogni confort con ingresso indipendente. Con una capienza massima di 24 posti, la struttura ricettiva propone pacchetti personalizzati con la formula della mezza pensione, degustazioni, lezioni di cucina tipica umbra, lezioni di golf ed escursioni guidate a cavallo. L’intervento di recupero, terminato nel 2011, è stato ispirato al rigoroso rispetto dell’architettura tradizionale risaltando le antiche travi in rovere e la pietra locale che predomina sia le facciate esterne


dell’Umbria che le pareti interne. Ogni appartamento ha mantenuto alcuni elementi caratteristici dell’antica destinazione d’uso della casa colonica in modo da narrare all’ospite che vi soggiorna le storie e le consuetudini della vita rurale. All’interno dell’appartamento “l’Etruschetto” è stata infatti realizzata una grande vasca da bagno in pietra, recuperando parzialmente il canale dove originariamente avveniva la pigiatura dell’uva, all’interno della quale è possibile rilassarsi mentre si viene dolcemente irrorati dal getto d’acqua proveniente dal soffione.

Alcuni appartamenti sono provvisti di caminetto accendibile anche in camera da letto. Nei mesi invernali è possibile ritrovare il piacere della lettura davanti al fuoco acceso, magari degustando un bicchiere del pregiato vino che si produce nella zona, dimenticando così i ritmi frenetici della città. Il Casale dei Dotti offre ai propri ospiti e, in particolare, ai bambini l’esperienza

del contatto diretto con gli animali e la natura circostante con la possibilità di godere dei cibi sani e genuini tipici del territorio prodotti ancora secondo i tempi e le regole della terra. Gli ospiti hanno la possibilità di visitare l’azienda agricola e dare da mangiare agli animali allevati (pecore, agnelli, galline, vitelli, conigli). Nel periodo di ottobre e novembre gli ospiti che lo desiderano potranno partecipare alla raccolta delle olive e concludere il soggiorno ricevendo come souvenir una confezione dell’olio che avranno contribuito a produrre. Nel mese di maggio è invece possibile assistere e partecipare alla tosatura delle pecore. ll Casale offre una vasta serie di servizi: ampia piscina con solarium, lettini ed ombrelloni, area giochi per bambini e un grande parco esterno con tavoli, sedie, panchine e barbecue. La piscina ha una massima profondità di 1,5 metri permettendo così alle famiglie con bambini di fruirne in assoluta sicurezza.

Natura e paesaggio incontaminati, cultura e tradizioni, enogastronomia, borghi etruschi e medievali: una vacanza al Casale dei Dotti è un’ottima occasione per rilassarsi e scoprire da protagonisti l’Umbria, il Cuore Verde d’Italia.

www.casaledeidotti.it


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24 ORE DELLA SERENISSIMA a cura della REDAZIONE

info@inbici.net

A BARBARANO VICENTINO (VI) LA SESTA EDIZIONE, ANCHE PROVA UNICA DI COPPA DEL MONDO ACSI SPORT, MUSICA E TANTO DIVERTIMENTO. UN’ORGANIZZAZIONE IMPECCABILE E LA RICONFERMA DELLA MTB SANTA MARINELLA

È

Tempo È stato un grande successo, di organizzativo e di partecilettura pazione. Perché la manifemin stazione, giunta alla sua sesta edizione, ha dimostrato ancora una volta la propria crescita, nei numeri dei biker iscritti, ma anche nella creazione di una 3 giorni davvero impeccabile. È andata così, la 24 Ore della Serenissima, a Barbarano Vicentino. Dove il focus era, sì, sulle ruote artigliate ma dove grande spazio lo hanno avuto, solo per citarne alcuni, anche sport come calcetto, tennis, beach volley e spinning, tutti ad impegnare squadre di atleti sulla misura delle 24 ore. Una sfida, ma prima di tutto un buon motivo per divertirsi insieme a chi ama lo sport, foto DGTIMAGE e non si ferma certo davanti ad un impegno di un giorno intero. Un’edizione, quella dal 3 al 5 luglio, co all’altro l’appassionato di sport a chi che ha dimostrato anche quanto sia az- invece decide di pedalare per 24 ore conzeccata la formula, che mette uno a fian- secutive, in squadra od in solitaria, ac-

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cettando la sfida a se stessi prima ancora che con gli avversari. Che poi, soprattutto sentendo i vari protagonisti, non sono dei veri e propri avversari ma soprattutto amici da incontrare di nuovo, anno dopo anno, alla 24 Ore della Serenissima. I numeri, dicevamo. Si registra un incremento di circa il 20% per quel che riguarda gli iscritti, e già questo è un dato particolarmente significativo, perché in fondo le proposte sono più d’una, ed il biker ha possibilità di fare selezione, scegliere cioè la manifestazione che ritiene più adatta alle proprie caratteristiche, ma anche quella della cui organizzazione è in un qualche modo più facile avere piena fiducia. In tanti, tantissimi, anche al concerto dei Joe Dibrutto, venerdì sera, ed oltre 3mila persone in pista invece il sabato sera, a foto DGTIMAGE


121 ed i solitari, dall’Italia e dall’estero, tutti i partecipanti agli altri sport della 24 Ore, i tanti volontari, il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino, le Forze dell’Ordine, Radiotrasmissioni PIOVESE, Cicli Cengia, open H24 per l’assistenza tecnica alle bici, le associazioni che hanno aderito al progetto. Ed anche a Partner e sponsor, per il loro sostegno alla manifestazione, in particolare a Regione Veneto, Provincia di Vicenza, Elettroveneta, Melegatti, Sgambaro, Sportler, Berica Carburanti, Athena-Ogio-GoPro, Bergamin, Fonti Lissa, Remeha, ZED LIVE, Cassa di Risparmio del Veneto.

foto DGTIMAGE

ballare sulla musica dello show musicale 90 Wonderland. Oltre i numerosi dj set messi nel cartellone di questa sesta edizione.

fiaba interattiva Alice nel paese della Serenissima organizzata dallo sceneggiatore Jean Petit al palazzo dei canonici.

L’organizzazione, anche quest’anno a cura dell’Adventure&Bike. In primis, ha rinforzato ulteriormente le misure di sicurezza, alzando lo standard ad un livello massimo e difficilmente superabile. Poi ha saputo affrontare in maniera egregia l’emergenza caldo, che ovviamente ha colpito in particolare chi ha pedalato per tutte le 24 ore. Provvidenziale, quindi, l’inserimento davvero last minute di alcuni nebulizzatori d’acqua lungo il percorso.

Insomma, tutto ha funzionato come da programma dell’organizzazione, che è ormai modello per le altre 24 Ore che stanno sorgendo in Italia e che si stan-

La gara. Il vincitore assoluto è Cristian Ragnoli, della ASD Nuvolera Bike. 390 i chilometri che ha percorso nelle 24 ore disposizione. Meno di 8 chilometri di differenza, in pratica un giro, sul secondo classificato, Luciano Zattra (382 km e 200 m). Terzo, con 374 chilometri e 400 metri, Martin Kratter della Profi Bike Team.

La gara sulle 24 ore. Bella ed intensa, grazie anche alle modifiche introdotte nel percorso, tra cui il passaggio nella piazza centrale del paese che ha così dato modo ad un pubblico numeroso e curioso di dare conforto agli atleti che transitavano sotto il sole cocente o sotto la luna splendente, affaticati ma allo stesso tempo appagati dall’incoraggiamento dei presenti ad ogni giro. Grande partecipazione e soddisfazione anche per la 6 Ore dei Canonici, una sorta di intro alla sorella regina, e lunga 4 volte tanto. Una 6 ore che ha fatto da regina alla giornata sportiva del sabato; l’effervescente presenza di Giuseppe Riggirello, coordinatore del Circuito Endurance Tour, ha spinto molti a far proprio il motto del Circuito «Ci chi segue, si diverte!». Sono quindi stati davvero numerosi gli elementi che hanno contribuito alla ottima riuscita di una 3 giorni, che oltre alla 24 Ore della Serenissima, alla 6 Ore dei Canonici e alla novità della Cronoscalata dei Canonici organizzata dal CS Berico di Barbarano Vicentino, ha visto centinaia di atleti partecipare anche ad altri sport: 24h di Calcio a 5; 24h di Beach Volley; 24h di Bike & Walk; 24h Bocce; alla Run Trail, staffetta podistica a coppie; senza dimenticare per i più piccoli la Mini 24h e la mini RUN. Oltre al grandissimo successo della

Ai primi classificati, sia solitari che a squadre, della 24 Ore della Serenissima, sono andate le maglie iridate ACSI. A tutti i vincitori, il prestigioso titolo, che vale anche come riconoscimento per aver affrontato, e superato da primi della classe, una prova di grande impatto come la 24 Ore, resa ancor più difficile ed estrema dal grande caldo di questi giorni.

In campo femminile, primo posto assoluto, con 296 chilometri e 400 metri, è Giuliana Massarotto, dell’ASD Scavezzon Squadra Corse. Dietro di lei, con 265 chilometri e 200 metri, Elena Perin, dell’Adventure&Bike Team. A completare

no trasformando in un fenomeno sempre più condiviso e partecipato. Già si ragiona all’edizione del 2016, che, quasi sicuramente, conterrà ancora interessanti novità per Barbarano Vicentino e la sua 24 Ore della Serenissima. Così, al termine di questa nuova riuscitissima tre giorni, l’Adventure&Bike Team, nella persona del suo presidente Stefano Prodomini e di tutto il CO, desidera quindi ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della sesta edizione della 24 Ore della Serenissima. Ed in particolare, un grazie sentito a l’amministrazione comunale di Barbarano Vicentino e la Polizia Municipale, i ragazzi e le famiglie degli atleti Real Basso Vicentino anno 1999-2000, la Procolli Berici, la Società di Mutuo Soccorso, il Comitato Genitori e le Scuole primarie e secondarie, tutte le squadre

foto DGTIMAGE


il podio Annalisa D’Eliso, che ha percorso 249 km e 600 metri. Per quel che riguarda invece le squadre, tra 2 e 4 componenti, vince la Cicli Girardi – I Gatti grigi (km 514,800), seguiti da Hellas Monteforte (475,800) e Fun Team (468,000). Tra 5 ed 8 componenti, trionfo di MTB S. Marinella – Salese Cycling T8, poi Euganea Bike e Torpado Evolution. Tra 9 e 12 componenti invece primo posto per ASD New Line – Rovolon Cicli Pozza (577,200), secondo per ASD San Bartolo T12 (553,800) e terzo posto per la seconda squadra sempre dell’ ASD San Bartolo T12 (491,400) Anche dal punto di vista agonistico l’Adventure & Bike Team ha ottenuto risultati importanti, per la conquista delle maglie iridate della Coppa del mondo Endurance ACSI tra i singoli con i propri atleti Elena

Perin, cat. Miss, e Peter Piazza, cat. Under. È giusto, in chiusura di questo riassunto, un cenno di ringraziamento al Presidente ACSI di Padova Giuseppe Andreose, per il grande supporto dato con la presenza costante dei giudici che hanno gestito al topo la gara, ed anche al Presidente Nazionale Emiliano Borgna, che ha creduto sin dall’inizio al nostro progetto e ci ha assegnato la Prova unica di Coppa del Mondo endurance ACSI. La parola anche a Cristiano Pretto, sindaco di Barbarano Vicentino, che iene a sottolineare «il giusto mix di sport, passione, agonismo, divertimento, spettacolo e amore per il territorio. La 24h della Serenissima – ha aggiunto il primo cittadino – è ormai affermata a livello nazionale come con un vero e proprio festivale dello sport endurance, unico nel suo genere». Il Sindaco Pretto prosegue poi esternando la sua «grande soddisfazione ed entusiasmo per l’altissimo livello di coinvolgimen-

to creato da questa manifestazione nei confronti di tutta la Comunità di Barbarano. Un vero e proprio carosello di sano sport per tutte le età che per due giorni e due notti vede famiglie impegnate ad ospitare atleti nei propri giardini di casa, volontari collaborare in ogni componente organizzativa, associazioni di volontariato prodigarsi per collaborare con gli organizzatori e tanto tanto pubblico visitare il nostro splendido territorio. Un orgoglio per la nostra Amministrazione e per tutta la Comunità». Tutto ha funzionato come da programma dell’organizzazione, che è ormai modello per le altre 24 Ore che stanno sorgendo in Italia e che si stano trasformando in un fenomeno sempre più condiviso e partecipato. Già si ragiona all’edizione del 2016, che, come sempre, conterrà di sicuro ancora interessanti novità per Barbarano Vicentino e la sua 24 Ore della Serenissima.


foto NEWSPOWER


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IL PERSONAGGIO info@inbici.net

a cura di PAOLO MEI

GIOELE BERTOLINI, TECNICA E VERSATILITÀ L’INTERVISTA AD UN VERO E PROPRIO TALENTOO DELLE DUE RUOTE. VALTELLINESE, GIOVANE E CON LE IDEE MOLTO CHIARE, GIOELE BERTOLINI È UN OTTIMO INTERPRETE DEGLI STERRATI. NATO E CRESCIUTO SULLE MULATTIERE E SUI SINGLE TRACK, È IN GRADO DI OTTENERE RISULTATI A LIVELLO INTERNAZIONALE SIA NELLA MOUNTAIN BIKE CHE NEL CICLO CROSS

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Gioele Bertolini è estro, concentrazione e semplicità. Te lo puoi ritrovare su un palco di arrivo al Giro Rosa (il Giro riservato alle donne) come ospite, oppure lo puoi incontrare per strada durante i suoi estenuanti allenamenti. Oppure, come nel nostro caso, lo incontri per l’intervista del mese direttamente via Skype, con la sua solita tranquillità, con il suo accento che non nasconde le sue origini valtellinesi. Ci si aspetta magari un momento formale, sino a quando si apre la schermata del video e prima di vedere il volto del protagonista del mese, arriva la voce, un po’ lontana e disturbata. Poi, subito dopo l’immagine, questa volta nitida, di un giovane a petto nudo, collana al collo e occhialini sulla fronte in segno di rispetto. Quel ragazzo è proprio Gioele Bertolini. Buongiorno Gioele, come sta? «Buongiorno a voi, mi trovo in Canada, si avvicina l’appuntamento della prova di Coppa del Mondo qui a Mont Saint Anne, sede storica della World Cup. Rimarrò in America anche la settimana successiva per la prova di Windham, negli Stati Uniti.»

Tempo di lettura

7 min

foto PATRICIA CRISTENS - TSPC PHOTOGRAPHY

Gioele Bertolini

Come è iniziata la sua passione per la bicicletta? «Ho iniziato all’età di sei anni, nella squa-

dra denominata Talamona Sport Team, per poi passare all’Alpin Bike di Sondrio. Quindi ho fatto parte del team CBE Merida per le gare di MTB e al Team Guerciotti per il cross. Ho il doppio tesseramento anche adesso, con Merida Italia Team e Guerciotti.» Quali sono i migliori risultati che ha conseguito nella sua ancor giovane carriera? «Nel cross il podio in coppa del mondo a Roma è qualcosa di straordinario. In MTB invece certamente il campionato europeo e il mondiale nel Team relay, con Marco Aurelio Fontana, Eva Lechner e Gherard Kerschbaumer.» Qual è la sua disciplina preferita? «È una bella domanda, o meglio, è una domanda che mi fanno in molti. Per ora mi diverto in entrambe. Quando arriverà il momento di scegliere, sceglierò quella nella quale andrò più forte.» L’idea di provarci su strada non la sfiora? «Be’, a me piace seguire il ciclismo su strada. Ho provato a correre su strada quest’anno e devo dire che è molto dura. Non è così semplice insomma. Poi


125 frazionista ma doopo poche centinaia di metri ho rotto la catena. Un vero peccato perché credevamo nella vittoria. Nella gara individuale invece ho chiuso sesto nonostante il mal di gambe. Sono contento e punto dritto ai prossimi appuntamenti.»

Gioele Bertolini: un nome che appariva sul “muro dei tifosi” all’interno del sito internet di Marco Aurelio Fontana. Era lei che scriveva e incitava il campione dell’allora Hardrock con frasi da tifoso giovane e sfegatato? Che cosa rappresenta per lei e per i suoi coetanei Fontana? «Sì, ero proprio io. Marco per me e per la mia generazione è il faro, il modello a cui ispirarsi. Quello che è riuscito a fare lui, l’hanno fatto in pochi. C’è solo da imparare da lui, è il mio idolo. Ha esperienza e grinta da vendere.» Sbagliamo, o lei nel cross ha “osato” anche morsicare i copertoni del “prorider”? «Sì, vero, nel cross mi è anche capitato di batterlo! È stato bello, però non era in forma e nelle gare successive mi ha restituito la paga con gli interessi. Devo dire però che è sempre bello confrontarsi con un professionista del suo calibro.» Lei è un biker moderno, molto tecnico, molto spettacolare. Ultimamente riesce a distinguersi anche per il look molto attuale, con i pantaloncini larghi stile freeride. Ma tecnicamente chi è Gioele Bertolini? «Sì, mi piace guidare, divertirmi. Amo le sezioni tecniche, i salti. La MTB è sempre più veloce e da scattista. Io sono uno scattista che si

difende in salita e vado molto bene nei single track in discesa.» Si sono conclusi da poco i campionati italiani. Ci si aspettava il tricolore da uno come lei, invece la rassegna tricolore è stata selettiva e forse un po’ deludente per lei? «Diciamo che il terzo posto non è da buttare. Correvo per la maglia e ho portato a casa un terzo posto. Ho dato il massimo e non posso che complimentarmi coi due ragazzi che mi hanno battuto. Quel giorno lì loro sono stati più bravi.» Pochi giorni fa invece lei è stato protagonista, assieme alla sfortuna, dei campionati europei a Chies d’Alpago. Cosa ci racconta di questa esperienza? «Mi aspettavo molto dagli europei. Speravo di mettere la ciliegina sulla torta al lavoro splendido dei miei compagni di nazionale nel Team Relay. Ero l’ultimo

Obiettivo per questo finale del 2015? «L’obiettivo del 2015 è sicuramente continuare la mia crescita graduale. Vorrei riuscire ad andare sempre più forte. In coppa del mondo sto andando abbastanza bene, sono attualmente nei dodici migliori. Spero di entrare nella Top Ten, per me sarebbe un bel risultato visto che sono comunque solo al secondo anno tra gli Under 23. Naturalmente punto a fare un buon mondiale, gara a cui tutti tengono in maniera particolare. Diciamo che ad oggi mi sento soddisfatto del mio 2015.» Aspettative per il mondiale? «Io spero in una Top ten, dopo il sesto posto agli europei, credo che non sia un azzardo pensare ad una performance da primi dieci. Quando entri nei dieci, anche durante la corsa, la motivazione può spingerti oltre...» foto PATRICIA CRISTENS - TSPC PHOTOGRAPHY

bisogna dire che sarebbe importante anche avere una squadra. Mai dire mai, magari un giorno sarò nella mischia anche io.»

Nell’ultima settimana di agosto la vedremo in scena in Coppa Italia in Val di Sole per le finali del 2015. Un percorso che conosce bene, una gara che nel 2013 la vide tra i protagonisti assoluti. Cosa si aspetta dalla porzione italiana del circus della World Cup? «Devo dire che ci tengo molto bene. La affronterò dopo una settimana di scarico al termine della trasferta americana. Un percorso duro, nel quale hanno anche accorciato le salite, motivo per cui potrebbe davvero essere una grande occasione per me. Chissà che non sia la volta buona di tirare fuori il classico coniglio dal cilindro!»

Parliamo di futuro: con chi correrà nel 2016? «Nel 2016 correrò certamente con Guerciotti per il cross, mentre non ho ancora definito gli accordi per la MTB.» Grazie Gioele, in bocca al lupo per i prossimi appuntamenti! «Grazie a voi, un caro saluto dal Canada!»


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CAMPIONATO EUROPEO XCO a cura di ALDO ZANARDI

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info@inbici.net

JULIEN ABSALON E JOLANDA NEFF SONO RE E REGINA D’EUROPA IL CAMPIONATO EUROPEO XCO 2015 SI È CORSO IN ITALIA, E PIÙ PRECISAMENTE A LAMOSANO DI CHIES D’ALPAGO (BL), SEDE STORICA D’IMPORTANTI COMPETIZIONI INTERNAZIONALI

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Il programma delle gare prevedeva un lungo weekend. Ad esordire è stata la Team Relay, giovedì sera, dove la nostra Nazionale era al via con Andrea Tiberi, Francesco Bonetto, Eva Lechner e Gioele Bertolini. Partivamo favoriti e siamo stati protagonisti, battuti solo dalla sfortuna. Dopo il lancio di Tiberi, siamo sempre stati al comando ed Eva Lechner lanciava Gioele Bertolini, per la frazione conclusiva, con oltre un minuto di vantaggio sugli avversari. Ma la sfortuna era in agguato e dopo pochi metri Gioele rompeva la catena, ed era costretto a completare il giro di corsa, abbandonando i sogni di gloria. Vittoria finale per la Germania, seguita da Svizzera e Repubblica Ceca. Solo tredicesima la nostra formazione. Venerdì la giornata dedicata allo spettacolare XCEliminator, in dramma serale, con tanto di diretta RAI. Dopo le prime batterie eliminatorie, su Lamosano, si scatenava un forte temporale, che costringeva alla sospensione della gara. Sabato, fin dal primo mattino, le gare Juniores, femminili e maschili, la Under23 femminile nel primo pomeriggio e a chiudere la giornata il recupero dell’XCE. Nella Junior femminile vittoria per la svizzera Sina Frei, che ha preceduto la connazionale Nicole Koller e la svedese Ida Jansson. Ottima quarta posizione per l’azzurra Martina Berta. Nella Junior maschile l’oro è andato al danese Simon Andreassen, medaglia d’argento per il francese Antoine Philipp e bronzo al tedesco Maximilian Brandl. Francesco Sonetto, tredicesimo, il migliore degli azzurri. Nel primo pomeriggio la Under 23 femminile, con la netta vittoria per la francese Perrine Clauzel, che precedeva la connazionale Margot Moschetti e la polacca Monika Zur. Rispettivamente quarta

Marco Aurelio Fontana in azione

Julien Absalon vincitore della prova Elite men

e quinta le azzurre Serena Tasca e Lisa Rabesteiner, con quest’ultima vittima di una foratura che le ha impedito di lottare per il podio. Alle 15.30 si ripartiva dai quarti di finale dell’XCE sospeso venerdì sera. Poca fortuna per gli azzurri al maschile, eliminati dalla finale, mentre grande soddisfazione nella prova femminile, che ci regalava le prime medaglie di questo campionato europeo. Ad accedere alla finalissima erano ben due azzurre, garantendoci così almeno una medaglia, essendo quattro le atlete al via. A Chiara Teocchi e Anna Oberparleiter l’onore e l’onere di difendere i colori delle nostre maglie. In finale con le due azzurre la svizzera Kathrin Stirnemann e la norvegese Boe Jacobsen. Alla prima curva la norvegese cadeva, coinvolgendo le due azzurre, mentre la svizzera ne approfittava per prendere il largo. La più lesta a gettarsi all’inseguimento è stata Anna Oberparleiter, che nel finale arrivava quasi ad insidiare la svizzera, conquistando un’ottima medaglia d’argento. Buona prova anche per Chiara Teocchi che riusciva a chiudere in terza piazza. A seguire la finale maschile che vedeva prevalere, in un volatone a quattro finale, l’olandese Jeroen Van Eck, che precedeva il tedesco Heiko Hog e lo svizzero Marcel Wildhaber, quarta posizione per il francese Ganier Perrin. Domenica il gran finale con le gare clou. I primi al via sono stati gli Under23 maschili, con lo spagnolo Pablo Rodriguez che si aggiudicava la medaglia d’oro. Alla Gran Bretagna l’argento, conquistato da Grant Ferguson, mentre il belga Jens Schuermans andava il bronzo. Gioele Bertolini era il primo degli italiani, con un onorevole sesta posizione.


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Jolanda Neff vincitrice della prova Elite women

A chiudere il programma mattutino la Elite femminile, con la svizzera Jolanda Neff al comando fin dalle prime battute, lasciando il comando solo per pochi metri alla slovena Blaza Klemenic. La svizzera, preso il comando, faceva gara solitaria fino al traguardo. La lotta alle sue spalle era tra la Eva Lechner e le slovene Blaza Klemenic e Tanja Zakelj. Restava subito staccata dalla testa la norvegese Gunn Rita Dahle Flesjia, non in una giornata di grazia. La Lechner teneva alto il ritmo, riuscendo a scrollarsi di dosso Tanja Zakelj, ma non Blaza Klemenic, che continuava a tallonarla da vicino. Intanto, qualche posizione dietro, bella gara di Serena Calvetti, che alla fine chiuderà con un più che onorevole 17° posto. Arrivate all’ultimo giro Eva forzava con decisione, riuscendo a sfiancare la Klemenic che si doveva arrendere, accontentandosi della medaglia di bronzo. Arrivo trionfale per la Neff, seguita a meno di un minuto da un boato, quello che accoglieva la Lechner, che andava così a conquistare l’ennesima medaglia di una lunga carriera. Terza la Klemencic, che precedeva la connazionale Zakelj. Quinta posizione per l’ucraina Yana Belomoina Yana e sesta l’eterna Gunn Rita Dahle Flesjå davanti a un’altra veterana, la tedesca Sabine Spitz Sabine. In ventisettesima e ventinovesima chiudevano le altre due italiane, Anna Oberparleiter e Mara Fumagalli. Nel primo pomeriggio l’ultima gara dei campionati europei, la Elite maschile, con pubblico delle grandi occasioni e grande gara è stata. La corona reale è spettata, ancora una volta, ad uno dei più grandi di sempre di questa disciplina, Julien Absalon. Il francese ha vinto da dominatore, non lasciando scampo agli avversari. Medaglia d’argento per

lo svizzero Lukas Fluckiger e bronzo al tedesco Manuel Fumic. Andrea Tiberi chiude settimo ed è il migliore degli italiani. Alle 15.00 paese e percorso gara erano invasi di tifosi e spettatori. Una folla incredibile per assistere alla gara più importante di questo campionato europeo. Al lancio il più lesto era lo svizzero Ralph Naef, che sembrava intenzionato ad andarsene. Così non era e ben presto veniva riassorbito dal gruppo. A questo punto era il francese Julien Absalon a prendere l’iniziativa, e il suo non era un fuoco di paglia, passava al comando e imponeva un ritmo insostenibile per gli avversari, e che avversari, Schurter a parte erano presenti tutti i migliori, dal ceco Jaroslav Kulhavy, al tedesco Manuel Fumic, lo spagnolo Jose Antonio Hermida Ramos al nostro Marco Aurelio Fontana. A rispondere al francese erano lo svizzero Fabian Giger e il tedesco Manuel Fumic, mentre Fontana, dopo un buon avvio calava vistosamente. Buona la progressione di Lukas Flückiger, che rientrava sulla testa della gara, proprio mentre naufragava Kulhavy. Il migliore degli azzurri era Luca Braidot, ma il neo campione italiano Andrea Tiberi risaliva posizioni su posizioni. Al comando non cambiava nulla, Absalon si dimostrava padrone della gara, gestendo le forze. Alle sue spalle bella lotta tra Flückiger e Fumic, che giungevano in quest’ordine sul traguardo. Tiberi terminava con un’ottima settima posizione, mentre gli altri azzurri terminavano 17° Luca Braidot, 21° Daniele Braidot, 25° Marco Aurelio Fontana, 31° Mirko Tabacchi, 32° Nicholas Pettinà, 41° Andrea Righettini e 42° Cristian Cominelli. Il podio Elite women


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TROFEO PASSO PAMPEAGO a cura di NEWSPOWER

pressoffice@newspower.it

CRONOSCALATA CON PENDENZA MEDIA VICINA AL 10%, CON PUNTE DEL 16%, IN PROGRAMMA IL 20 SETTEMBRE PENDENZE E PANORAMI SI FONDONO IN UNA SALITA CHE HA VISTO LE IMPRESE ANCHE DI TONKOV E DI MARCO PANTANI

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Pampeago è un nome impresso nella memoria degli appassionati di ruote fine. La salita trentina, infatti, in meno di vent’anni si è conquistata una fama degna delle ascese che hanno scritto la storia del ciclismo. Le imprese di Pavel Tonkov e Marco Pantani al Giro d’Italia, unite alle pendenze micidiali e agli splendidi panorami dolomitici hanno contribuito a far diventare l’erta dell’Alpe e del Passo di Pampeago uno dei ‘must’ per i patiti di ciclismo, tanto che anche il Tour de Pologne è transitato da queste rampe nel 2013. Per celebrare degnamente quest’ascesa, nel 2012 nacque il Trofeo Passo Pampeago, una cronoscalata di 10,5 km che accompagna i cicloamatori da Tesero, in Val di Fiemme, sino ai quasi 2000 metri di quota del valico che segna il confine fra Trentino e Alto Adige, all’ombra delle pareti rosa del Latemar. La gara, organizzata dall’US Litegosa di Panchià in collaborazione con lo Ski Center Latemar, si svolgerà domenica 20 settembre e sarà una bella occasione per mettersi alla prova lungo la tosta salita che dal fondovalle porta al Passo di Pampeago, sede del traguardo fra prati d’alta quota, malghe e rifugi. La pendenza media sfiora il 10%, ma le rampe più impegnative raggiungono anche punte del 16%, motivo per cui bisognerà scegliere bene i rapporti con cui affrontare la cronoscalata, sempre che non si preferisca salire in mountain bike visto che il Trofeo Passo Pampeago è aperto anche alle ruote artigliate. L’Alpe di Pampeago fu affrontata per la prima volta dalla Corsa Rosa nel 1998, l’anno del duello Pantani-Tonkov, e poi si replicò anche nel 1999, 2003, 2008 e 2012, quando sulle strade del Giro debuttò l’ultima sezione di salita, che dall’Alpe porta al Passo di Pampeago. Si tratta di un tratto di strada sterrata che è stata asfaltata proprio per incentivare il cicloturismo fra la Val di Fiemme e le altre valli dolomitiche: la parte conclusiva dell’ascesa, infatti, resta chiusa al traffico durante la bella stagione. La new entry del Passo di Pampeago è stata subito molto gradita dai ciclisti che, partendo dalla Val di Fiemme, possono completare giri con lunghezze e dislivelli variabili affrontando ascese come Passo di Lavazé, Monte San Pietro o spingersi sino al Passo

foto NEWSPOWER

di Costalunga e raggiungere la Val di Fassa, senza dimenticare la Pista Ciclabile delle Dolomiti che corre per circa 50 km lungo il fondovalle, o le tante salite dei dintorni come i passi Manghen, Rolle, Valles e San Pellegrino. Tornando alla gara di domenica 20 settembre, le iscrizioni al 4° Trofeo Passo Pampeago sono aperte e tutte le informazioni del caso sono disponibili sul sito www.latemar. it o contattando gli organizzatori all’indirizzo uslitegosa@gmail.com. Insomma, il Trofeo Passo Pampeago è un’occasione foto NEWSPOWER

perfetta per scoprire l’area dello Ski Center Latemar in bicicletta, ma non solo, visto che gli impianti di risalita consentono di raggiungere comodamente le malghe della zona e rappresentano un ottimo punto di partenza per escursioni fra guglie e pinnacoli del Latemar. Inoltre, durante la stagione estiva, all’interno dello Ski Center Latemar non mancano sentieri tematici dedicati alla Land Art, parchi giochi e iniziative per i più piccoli, concerti, feste tradizionali ed eventi sportivi come il Trofeo Passo Pampeago.


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iNBiCi magazine anno 7- 09 Settembre 2015  

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