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Progetto e realizzazione grafica iM.coM. sas - ALBA (CN) - V. U. Sacco 4/A - 4/B - Tel. 0173 290797 - www.im-com.it - im-com@libero.it - Periodico anno VII - _NOVEMBRE 2016 - a diffusione gratuita

Anno VII - Novembre 2016 - Free PressÂ

2T Periodico di Alba - Asti e Provincia

Intervista: Massimo Cotto e il potere della musica San Damiano: tra Fiera del Cappone e Rally del Grappolo Revigliasco d’Asti: Betlemme per una notte


editoriale

SOMMARIO EDITORIALI

STUDIO GRAFICO & STAMPA Casa Editrice di:

2T Periodico di Alba - Asti e Provincia

in copertina Duomo di Alba in p.zza del Duomo

ALBA (CN)

V. U. SACCO, 4/a-4/b

Tel. 0173 290797 - 0173 061803 Cell. 328 4175338

info@im-com.it - www.im-com.it Violenza sulle donne e morosità (A cura dell’Avv. Mauro Caliendo)a diffusione gratuita. Periodico

Autorizzazione del Tribunale di Asti Violenza sulle donne e morosità n. 6/2010 La redazione non si assume responsabilità (A cura dell’Avv. Mauro Calienper variazioni di date, orari e luoghi delle manifestazioni, edo) ringrazia tutte le Amministrazioni Comunali per la gentile collaborazione. È vietata la riproduzione anche parziale di impaginazione e grafica. Sede legale, Redazione, Pubblicità, Direzione, Progetto grafico, Pubbliche relazioni, Art Director, Proprietà artistica riservata:

E’ stato un 2016 ricco di “Grazie” 2017, ripartiamo dal meglio del 2016

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RUBRICHE In punta di Cuore: la rubrica dell’Amore (A cura di Gianfranco Iovino) Il voucher con tocchi e ritocchi (A cura della consulente Daniela Prevignano) Viviamo nell’Antropocene...ma gli effetti? (A cura di Cesare Torta) Violenza sulle donne e morosità (A cura dell’Avv. Mauro Caliendo) I denti: perché si richiede tanta estetica? (A cura del Dott. C. Della Santa) Vini sotto accusa per le ammine biogene! (A cura della Dott.ssa Laura Icardi)

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Massimo Cotto: la musica ed il potere delle parole Pag. 16-19 SPECIALI

Direttore responsabile: Livio Oggero Testi: Livio Oggero, Gianfranco Iovino, Carlo Dalla Santa, Mauro Caliendo, Daniela Prevignano, Laura Icardi, Cesare Torta. Foto: Redazione Terra & Tradizione, Comune di Asti, Comune di Moncalvo, Comune di Revigliasco, Comune di San Damiano d’Asti, San Damiano Rally Club, wallpaper.net, freepik.com, pixabay.com, blogspot.com, magicopaesedinatale.com, lifestylemadeinitaly.it, lacadellolmoaltervista.org, wallpapersok.com

Natale e Capodanno: per fare festa tutto l’anno! Pag. 20-23 Festa è uguale a grandi abbuffate Pag. 26-27 TERRITORIO E TRADIZIONE Govone e “Il Magico paese di Natale” A Moncalvo regna il Bue Grasso San Damiano, grande Fiera del Cappone San Damiano, il Rally del Grappolo Revigliasco d’Asti: Betlemme per una notte

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Gli articoli pubblicati esprimono il pensiero dell’autore e non necessariamente quello dell’editore

Revigliasco d'Asti

“TerraeTradizione Rivista”

Leggila anche sul sito: www.im-com.it

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Per Terra & Tradizione si chiude un anno positivo

E’ stato un 2016 ricco di “Grazie”!

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L’ultimo mese di ogni anno è sempre quello più riflessivo. Dicembre ci porta a guardarci indietro ed a meditare su quello che abbiamo fatto nei mesi precedenti. Ed io, come editore della rivista Terra & Tradizione, devo dire che quest’anno abbiamo ottenuto risultati positivi a livello di immagine, visibilità e consensi. Ogni mese bisogna guardarsi indietro e ripartire, forti delle conquiste ottenute, cercando di migliorarsi costantemente. Siamo già proiettati al 2017, con le nostre speranze, i nostri timori, le nostre certezze e la voglia di migliorarci, sempre. E se le basi costruite sono solide, non ci resta che continuare a costruirci sopra, per ottenere altri risultati. E, dalle fondamenta all’ultimo piano dell’edificio del lavoro che costruiamo anno dopo anno, (siamo all’ottavo) per rendere solida la struttura, dobbiamo usare tanti “Grazie”. “Grazie” è una parola importante, che, ahimè, non tutte le persone sanno dire e sanno apprezzare come dovrebbero. Ringraziare o essere grato ad una persona è la base dei sani rapporti sociali. Nel mio caso devo dire che “Grazie” è diventato quasi il “pane quotidiano” delle mie giornate lavorative. Ma, attenzione, per ringraziare le persone del loro contributo, economico o morale, bisogna sapere dare, e farlo bene. In questi anni, insieme al direttore ed alla redazione, abbiamo cercato di offrire un prodotto editoriale che potesse dare voce a chi crede davvero nella Provincia di Asti e nel territorio albese, ed a chi è convinto che Terra & Tradizione possa essere un mezzo per arrivare alla gente. E di questo ne ho conferma, e ringrazio gli sponsor che sono

stati presenti sulle nostre pagine in questi mesi. Dallo spazio più piccolo alla pagina intera, tutti siete stati importanti, perché avete creduto nella nostra proposta editoriale. E, oltre all’aspetto economico che è basilare, soprattutto per la sopravvivenza della carta stampata, i miei “Grazie” vanno anche a voi lettori: quando i titolari, ad esempio, di bar o ristoranti, mi chiamano nella stessa giornata di distribuzione della rivista dicendomi che le copie vanno a ruba, e che ne vorrebbero altre, questo mi riempie di gioia e mi fa pensare che la strada intrapresa sia quella giusta. Il terzo ringraziamento va ovviamente, ma non è mai scontato, alla squadra che lavora per me. L’impegno di chi scrive, di chi realizza le idee e le trasforma in articoli, di chi organizza le interviste, e chi più ne ha più ne metta. Il lavoro di squadra è fondamentale per la buona realizzazione di un progetto. Invito tutti fin da ora a continuare ad aiutarci, sottoscrivendo abbonamenti per ricevere la rivista comodamente a casa, o informandosi su come essere presenti a livello pubblicitario. Offriamo soluzioni molto interessanti che premiano la continuità. Per informazioni potete contattare i nostri uffici di Alba, via U. Sacco 4/A - 4/B, allo 0173 290797 0173 061803. Riceverete per prima cosa un “Grazie”, perché ringraziare le persone è fondamentale! “Grazie” a tutti per la collaborazione e tanti auguri di Buona Natale e Felice Anno Nuovo! Magari il tutto targato Terra & Tradizione! L’Editore S. F.

A tutti, ti proprio a ttue!t !! Buone Fes


2017, ripartiamo dal meglio del 2016

Turismo, economia e volontariato: tre aspetti fondamentali

editoriale

E anche il 2016 sta volgendo al termine. Un anno se ne va, ma un altro nuovo arriva, ricco di speranze, aspettative, progetti che, se ben guardiamo, sono il “sale” della vita perché, senza questi, sarebbe come vagare in una “terra di mezzo” dove tutto è annebbiato e poco sensato. Per fortuna, almeno per il nostro territorio, non è sicuramente così: la luce non manca mai per accendere le menti e scaldare i cuori di chi si dà da fare per valorizzare le nostre eccellenze. E come è stato questo 2016? Possiamo leggerlo sotto vari aspetti. Partiamo da quello che contraddistingue la zona che collega Alba ad Asti, inglobando molti Comuni: il turismo. E partiamo da un dato significativo: unendo i numeri rilasciati per il 2015 dalle ATL di Cuneo e di Asti il dato complessivo di presenza turistica porta a 1 milione 350 mila persone che hanno calcato la nostra terra. E, se approfondiamo i dati, ben 733.500 persone circa, sono state nella zona di Langhe e Roero, Asti e Alessandria. Possiamo dire che anche in questi ultimi dodici mesi il traino Unesco ha portato i suoi frutti. Si nota un aumento della presenza di turisti, italiani e stranieri, che apprezzano i paesaggi, la cultura, la storia, l’enogastronomia di Langhe, Roero e Monferrato. Alba ed Asti continuano a proporre novità, anche nelle manifestazioni principali: un modo per creare interesse ed attirare le persone. Ed i Comuni non stanno di certo a guardare, a conferma che la mentalità di proporsi è quella giusta. E così abbiamo vissuto diverse esperienze sulle colline langarole, roerine ed astigiane. Non ne cito per non fare torto a nessuno, ma una parola la spendo volentieri per tutti: grazie! Basta questo per riassumere la ferrea volontà delle persone nel voler mettere sotto la luce dei riflettori le bellezze

uniche dei nostri posti. Un altro aspetto significativo, oltre al turismo, è sicuramente l’economia. E’ vero, sono due argomenti che si intersecano più volte, perché il nostro “welfare locale” è dato da molti produttori di vino, strutture ricettive, aziende specializzate nel food. Nel nostro territorio, tra Alba e Asti, sono presenti molte aziende di respiro internazionale e l’indotto lavorativo è molto significativo. Tutto questo porta a “fare girare i soldi”, espressione comune che rende bene l’idea. Al di là della battuta di respiro popolare, sui nostri territori si vive bene. Il mio non è guardare al bicchiere “mezzo pieno o mezzo vuoto”: è una constatazione di fatto. Ma, attenzione, le difficoltà non mancano perché con l’economia non si scherza, ed i “chiari di luna” mondiali li conosciamo tutti. Ma non voglio inoltrarmi in questi argomenti che non mi competono: voglio solo dire che la massima attenzione non deve mai mancare, e questo pregio ai nostri imprenditori deve essere riconosciuto. Oltre a questi due aspetti voglio porre l’accento sul sociale: il volontariato. Se guardiamo bene praticamente tutte le manifestazioni, piccole o grandi che siano, vengono per la maggior parte animate da persone che investono il loro tempo libero nel valorizzare la tradizione in modo completamente gratuito. Senza i volontari non si va da nessuna parte! Questo deve essere chiaro per tutti. E vi parlo per esperienza personale. Concludo così, con un forte abbraccio a tutti i lettori, ed a tutte le persone che si impegnano per il territorio, nel turismo, nell’imprenditorialità e nel volontariato, augurando un Buon 2017 a tutti perché si possa continuare così! Il direttore Livio Oggero

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Nuovi sussurri al cuore... PER SEMPRE!

In punta di cuore: la rubrica dell’amore

rubrica

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Gianfranco Iovino, scrittore www.gianfrancoiovino.it scrivete a: Terraetradizione@gmail.com per le vostre domande alla rubrica del cuore A questo nuovo appuntamento diamo spazio ad una domanda che ci è stata rivolta da una lettrice di Torino che ci chiede se conosciamo la formula per fare sì che il suo amore del momento resti PER SEMPRE per lei! Ci viene da rispondere con la citazione del poeta francese Joseph de Régnier che sosteneva “l’amore è eterno... finché dura”, ma saremmo banali ed anche poco buon fautori dell’amore, perché non può essere così limitata la risposta quanto la soluzione, soprattutto se parliamo di questo straordinario sentimento, vecchio quando il mondo, ma sempre nuovo e pronto a strabiliare e sconvolgere, soprattutto se siamo bravi a non circoscriverlo ad un inevitabile sentimento, prevedibile e scontato. Lo abbiamo già detto che l’Amore per esaltarsi vuole solo l’Amore sincero col quale migliorarsi nel tempo, con l’età e la ragione fino a diventare unico... irripetibile... impossibile da farne a meno... Insomma: PER SEMPRE! Ma c’è davvero bisogno di usare poche alchimie e tante normalità, per far sì che non ci si lasci vincere dall’assuefazione, l’appiattimento degli entusiasmi o la mancanza di interessi nel condividere le cose dell’altra parte e farle proprie o trovare sempre argomenti con cui parlare, confrontarsi e discutere, piuttosto che rimanere in silenzio a tavola durante una cena o di ritorno da un viaggio in macchina, come se si fosse due singole metà, isolati tra i propri silenziosi pensieri. Chi crede nel’amore sa che le stravaganze e le imprevedibilità vincono su ogni noia e malessere, perché se lo soffochiamo nelle quotidianità e la noia rischiamo di perderne il controllo; ma bisogna ingegnarsi, non per inventare cose fantasmagoriche, ma semplici e inaspettate normalità, perché fa ancora effetto e rabbrividire il cuore un bel Post-It appiccicato alla porta di un frigo, con su scritto SEI TUTTA LA MIA VITA, piuttosto che sintetizzarlo a fine di un messaggio sms o, peggio ancora, non dirlo perché sembra superfluo o fa sembrare fragili.

Che lo crediate o no, in tempi dove l’amore eterno sembra una chimera, dobbiamo davvero sforzarci di farlo assomigliare a quello di un tempo passato dove un fiore, che oggi sarebbe demodé o ci renderebbe anche un po’ ridicoli (ai propri occhi, però) saprebbe parlare più di mille poesie e confermare che l’amore, se trattato bene e con riguardo, fa emozionare e dura.. dura.. dura tanto e, fidatevi, può resistere PER SEMPRE... con l’ingegno di una confessione a cuore aperto ed un imprevedibile, quanto miracoloso TI AMO da far tremare l’anima! Restando in tema dell’amore che “dura, fino a che può resistere” riportiamo anche il dubbio di un lettore di Asti che ci confida la sua inquietudine riguardo l’amore per sua moglie che, dopo trent’anni di convivenza familiare, sente fortemente in crisi perché non c’è più entusiasmo neppure in un abbraccio. E noi, senza voler approfondire, proviamo ad aiutarti con un consiglio semplice: stasera, dopo averci letto, prova a ritornare a casa e stringere tua moglie in un abbraccio, confidandole che quell’unione ti fa impazzire perché... “è il luogo più incredibile in cui sei mai stato in vita tua, e che ogni giorno aspetti venga sera per rientrare in casa e tornare a stare ancora e sempre li.. tra le sue braccia.”

per sempre!

Vogliamo chiudere in maniera speranzosa questo nostro nuovo appuntamento? Lo facciamo prendendo in prestito la frase di un anonimo che ne sapeva di cose sull’amore, soprattutto in tema di durata, perché a modo suo ha risposto anche alla nostra amica di Torino: “Non dirmi che sarà per sempre. Dimmi semplicemente “a domani”, ma... dimmelo PER SEMPRE!”


Consulente del lavoro Daniela Prevignano Studio in Asti, C.so alla Vittoria, 48 Tel. 0141 33444 - 0141 530253 daniela.prevignano@gmail.com Nel corso degli ultimi anni l’utilizzo del voucher è stato molto apprezzato, perchè ha rappresentato nella totalità dei casi una risposta performante intesa come punto di raccordo tra le esigenze della committenza e quella del prestatore di lavoro accessorio. Come ogni situazione ormai collaudata che si rispetti e di indubbio diffuso utilizzo, questo strumento ha rappresentato, dall’atto della sua istituzione, una garanzia a tutela di quelle fattispecie di rapporti di lavoro saltuari e marginali, intervenendo sui riflessi assistenziali e previdenziali. Varrebbe la pena rammentare che il lavoro accessorio è saldamente ancorato a limitazioni di carattere economico legate ai compensi massimi percepibili nel corso dell’anno civile, trascendendo dal numero dei committenti interessati: € 2020,00 netti per singolo utilizzatore ma, complessivamente € 7000,00 per la totale degli stessi. Il Ministero del Lavoro con la Nota n.20137 del 2-11-16 ha diramato le direttive circa le nuove disposizioni in materia di lavoro accessorio introdotte dal D.Lgs 185/2016 istituendo una nuova comunicazione obbligatoria da inoltrare alle direzioni territoriali dell’Ispettorato del Lavoro almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, in aggiunta ad un collegato regime sanzionatorio. Rimane inalterato l’obbligo previgente della comunicazione di inizio attività all’INPS che, nello specifico, si addizionerebbe alla nuova comunicazione da inoltrare alle sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nuova creatura generata dal Jobs Act. Le preci-

sazioni del Ministero indicano l’obbligatorietà di indicare anche in un’unica comunicazione le prestazioni svolte anche in più giornate dallo stesso lavoratore o più lavorati, anche con orario spezzato nella stessa giornata. Nel caso in cui la prestazione coinvolga l’intera settimana sarebbe sufficiente un’unica comunicazione contenente le indicazioni circa le giornate interessate, luogo, orario di inizio e fine prestazione, con indicazione di eventuali fasce di orario differenziate. Ogni variazione che interesserà le precedenti comunicazioni effettuate dovrà essere inoltrata 60 minuti prima delle attività di riferimento con variazione del nominativo del prestatore, del luogo della prestazione, se si anticipa l’inizio o se si posticipa (60’ minuti prima del nuovo orario), o se si termina anticipatamente (entro i 60’successivi), in caso di non presentazione del prestatore, con le stesse modalità accennate. La comunicazione dovrà essere inoltrata alla sede dell’Ispettorato ove avrà luogo la prestazione. Per le attività agricole la comunicazione sarà riferita ad un arco temporale massimo di tre giorni senza orari di inizio o fine della prestazione. Nel caso di omessa comunicazione scatterà la sanzione amministrativa da € 400,00 a 2400,00 con decorrenza dall’8/10/16, tenendo conto di un periodo transitorio a tutto il 17/10/16. Certo è che al cospetto di una tale complicazione, mi verrebbe spontaneo asserire che il legislatore sia riuscito in maniera formidabile, a mettere nuovamente il bastone tra le ruote…

i d i r u g u Tanti A ! ! ! e t s e F e Buon 7

informazione publiredazionale

Il voucher con tocchi e ritocchi

Analisi delle nuove disposizioni in materia di lavoro accessorio

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L’impatto delle attività umane sull’ambiente è troppo forte

Viviamo nell’Antropocene...ma gli effetti?

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Gli esperti di clima ed ambiente sono concordi nell’affermare che l’era geologica che stiamo vivendo è definita “Antropocene”, cioè il periodo caratterizzato dal massiccio intervento dell’uomo nella natura e nell’ambiente. E’ la prima volta che accade nella millenaria storia della terra. Gli appelli lanciati dalla Società meteorologica italiana e dalla EMS (l’associazione europea) non hanno ancora ottenuto il dovuto riscontro nelle istituzioni governative e nell’opinione pubblica, data la drammatica importanza ed urgenza che il problema ambientale riveste in tutto il mondo e in particolare in Italia, paese fragile sotto l’aspetto ambientale. Il mito della crescita economica infinita in un pianeta finito è smentito dalla sua stessa contraddizione e dai fatti, cioè dai molti segnali che si verificano da molti anni, dall’innalzamento delle temperature, allo scioglimento dei ghiacciai e ai cambiamenti climatici che spesso provocano disastri ambientali. Ciononostante il tema del degrado ambientale stenta ad occupare il posto che merita nell’agenda della politica in generale, visto che fa parte dei problemi a lungo termine e, come è noto i politici tendono ad occuparsi principalmente del breve termine che è quello che rende maggiormente in termini elettorali. Il fatto è che nel caso dell’ambiente e dei cambiamenti climatici gli effetti deleteri si stanno già verificando in diverse zone del pianeta ed i tempi di evoluzione di tali effetti e della loro espansione sono ormai facilmente calcolabili. Il verdetto unanime è che siamo già fuori tempo massimo, quindi è indispensabile che tutti quanti prendiamo atto del problema e che tutti quanti cambiamo il nostro modo di vivere. Le indicazioni della Società di meteorologia riguardano sia le istituzioni pubbliche e private sia i singoli cittadini. Queste le principali: Riqualificazione energetica degli edifici ed efficienza energetica generalizzata Sostegno e diffusione energie rinnovabili decentralizzate Ricerca sui sistemi di accumulo energetico per

ovviare all’intermittenza delle fonti Mobilità elettrica Telelavoro (per abbattere le emissioni riducendo la domanda di mobilità) Riduzione dei rifiuti all’origine (comportamenti individuali virtuosi e diverso design di oggetti e imballaggi) Promozione agricoltura di prossimità Arresto del consumo del suolo E’ fondamentale, inoltre, investire in manutenzione del territorio e opere capillari a difesa dell’assetto idrogeologico anziché in “grandi opere” edilizie e promuovere l’informazione sui comportamenti da tenere in caso di eventi meteorologici estremi. In questo quadro rientrano anche le politiche di prevenzione antisismica, tornate di forte attualità in seguito ai terremoti che si sono verificati nell’Italia centrale di recente. Il problema è globale e non si può pensare di trovare risposte a livello dei singoli stati. Se consideriamo che in Cina ogni giorno muoiono migliaia di persone a causa dell’inquinamento e che l’India utilizza il carbone come combustibile per produrre energia per il 90% del proprio fabbisogno, ci possiamo fare un’idea delle difficoltà che si incontrano quando si cerca di porre un freno alla tendenza di distruzione dell’ambiente. Nello stesso tempo non ci possiamo permettere di ignorare il problema in quanto l’aumento delle temperature e la desertificazione di ampie aree del pianeta provocheranno in un futuro prossimo migrazioni in massa verso i paesi più freddi. I rimedi e le tecnologie per far fronte a questa sfida epocale sono noti e accessibili. Si tratta soltanto di allargare la nostra visuale: in senso temporale, per gestire in anticipo i fenomeni a lungo termine e in senso spaziale, prendendo atto che la politica in grado di risolvere i grandi problemi che affliggono l’umanità è quella che si è in grado di gestire a livello delle grandi istituzioni sovranazionali, a partire dall’Europa.


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Violenza sulle donne: ci vuole una maggiore cultura

Avvocato, permette una domanda?

risponde L’Avvocato domande a: inviate le vostre e@gmail.com n io iz d a tr e a rr te

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Avv. Avv. M. M. Caliendo Caliendo Paolo da Alba: "Avvocato, vedendo le continue violenze sulle donne che purtroppo avvengono anche in Italia, secondo lei sarebbe possibile tutelare meglio le vittime prima che sia troppo tardi? E' vero, alcune donne che subiscono queste violenze "amano il loro stesso aguzzino". Si parla sempre a tragedia avvenuta..." «Caro Paolo, purtroppo il problema che mi sottopone è terribilmente all’ordine del giorno e non è semplice individuare delle possibili soluzioni, che comunque temo non risolverebbero la questione alla radice perché, per farlo, si dovrebbe iniziare una campagna di sensibilizzazione prima di tutto culturale. Innanzitutto dobbiamo considerare che esistono vari tipi di violenza sulle donne, che vanno dalla violenza sessuale a quella psicologica passando per quella economica fino ad arrivare allo stalking. Da un punto di vista prettamente giuridico mi concentro sulla violenza sessuale disciplinata dall’art. 609 bis del codice penale. Il problema qui è rappresentato solo dal fatto che molte donne preferiscono non sporgere querela per paura o per semplice imbarazzo. Tale rinuncia molte volte è dovuta alle pressioni che le vittime subiscono da parte dei loro molestatori affinché non presentino denuncia, magari dietro minaccia. Fermo restando che, come dice lei, molte volte si tratta di violenza domestica da parte del proprio partner, con il quale si è avuta una relazione e che magari ancora si “ama” (se si può definire questo tipo di rapporto “amore”), per cui si pone l’ulteriore problema per la vittima di collaborare attivamente con le autorità in un processo che evidentemente coinvolge la propria sfera familiare e che, secondo un inaccettabile ragionamento, recare danno ad eventuali figli con lo spettro di una gogna mediatica. Con l’ulteriore conseguenza che si preferisce a volte negare i fatti e continuare a subire per salvaguardare (ciò in modo del tutto erroneo) gli interessi di figli o parenti. Proprio per questo è necessario un cambiamento di mentalità in forza del quale la donna che subisce violenza abbia la certezza di essere tutelata dallo Stato, con una giustizia veloce e che non la lasci sola. Al contempo i colpevoli avranno la medesima consapevolezza che lo Stato punirà duramente la loro condotta».

Ugo da Asti: "Sono un libero professionista e purtroppo mi trovo a che fare a volte, con clienti che non pagano. I miei contratti sono dettagliati, giusto per tutelarmi e dare senso di professionalità a chi decide di lavorare con me. Quando non riesco a ricevere tutto il compenso pattuito, non mi sento tutelato. Prima di rivolgermi ad agenzie di "recupero crediti", cosa posso fare?" «Caro Ugo, purtroppo uno dei rischi dell’attività privata è quello di avere a che fare con dei clienti che non rispettano gli impegni contrattuali stipulati. In questi casi la soluzione migliore a mio avviso è quella di predisporre come dice lei dei contratti certamente il più dettagliati possibile, magari inserendo una clausola penale con la quale si conviene che, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto ad una determinata prestazione. Ma più in generale ritengo che sia necessario il consiglio di un avvocato che a seconda dell'attività lavorativa che si svolge possa, in modo puntuale a seconda della tipologia di materia, consigliarla al meglio. In ultima istanza, e sempre che una composizione bonaria non sia percorribile, non le resterà che rivolgersi all'autorità giudiziaria preceduta da un tentativo di mediazione».


I SERVIZI

Presso i nostri studi si eseguono: Igiene Dentale, Implantologia Conservativa, Chirurgia orale, Implantologia tac guidata finalizzata al carico immediato, Ortodonzia, Pedodonzia, Estetica, Protesi Fissa, Protesi Mobile, Protesi Parziale Rimuovibile, Corone metal free, Chirurgia Maxillo Facciale. Viene anche fatta una prima visita con radiografia panoramica digitale in sede.

Dottor Carlo Della Santa professione ODONTOIATRA Alba (CN) , corso Torino, 12/7 Tel. 0173 361335 - Cell. 393 9202570 Luca da Alba

Erika da San Damiano d’Asti

Una curiosità estetica: in televisione vediamo presentatori, giornalisti, attori con una dentatura perfetta e talmente bianca da fare “invidia”. Sicuramente l’aspetto estetico in quel campo professionale conta molto. Ma come si può ottenere una dentatura gradevole alla vista se i denti sono sani? E’ sempre solo intervento estetico o ci sono metodi per migliorare il proprio smalto?

Apparecchio ai denti sì, apparecchio ai denti no... A 40 anni mi è stato consigliato di metterlo per raddrizzare i primi due denti centrali dell’arcata superiore. Potrei anche fare una piccola implantologia. Sono indecisa. I denti sono sani. Lei cosa mi consiglia e soprattutto il risultato è lo stesso o cambia?

«Gentile Sig. Luca da Alba, i metodi per avere una dentatura piacevole alla vista mantenendo i denti sani, sono molteplici. Per prima cosa, fare una visita e una seduta di igiene ogni 6 mesi per evitare di ritrovarsi poi con antiestetiche carie e fare nella medesima seduta un trattamento chiamato AIR FLOW. Quest’ultimo consiste nel passare sui denti puliti, un getto di acqua e particelle di bicarbonato che rimbalzando sulla superficie dentale. Tolgono senza rovinare smalto e gengiva, le macchie scure antiestetiche che siamo soliti vedere, per esempio, nei fumatori.Così facendo, i denti vengono riportati al colore di origine. In alternativa, si possono fare delle sedute di sbiancamento con un gel apposito, dove si sgrassa la superficie del dente, sempre nel rispetto di essa, e in quel caso si può ottenere un colore anche molto chiaro,come quelli a cui fa riferimento nella sua domanda».

«Gentile Sig.ra Erika, un consiglio senza aver visto uno studio del caso e delle lastre, mi riesce difficile darlo con precisione, ma cercherò di esserle comunque d’aiuto per quanto possibile. Se i denti in questione sono sani, solitamente il mio consiglio è quello di non toccarli, a maggior ragione se come “implantologia” intende mettere degli impianti al posto dei suoi naturali. Si potrebbero devitalizzare e fare poi due corone estetiche, ma in ogni caso vuol dire ridurre la media di vita naturale del dente. Mettendo l’apparecchio, facendo uno studio del caso in modo accurato e preciso, probabilmente si può ottenere un buon risultato. Certamente i tempi sono più lunghi. A livello estetico, ad oggi esistono dei metodi meno invasivi e quasi del tutto invisibili, quindi può essere un buon compromesso».

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informazione publiredazionale

Ci sono metodi che permettono ottimi risultati

I denti: perchè si richiede tanta estetica?

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Una nuova scoperta o una caccia alle streghe?

Vini sotto accusa per le ammine biogene!

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A cura della Dr.ssa Laura Icardi Originaria di una famiglia che per secoli a basato la sua economia sul vino…approdata ormai da anni in una terra bellissima decorata da spettacolari filari che hanno convinto l’UNESCO ….non posso non dedicare due parole a quanto negli ultimi giorni leggo su internet: “Mal di testa quando si beve il vino? Possibile, così come anche accusare nausea o dolori addominali. Nessuna intolleranza, ma colpa delle cosiddette “ammine biogene”, sostanze che si formano durante la vinificazione e producono dei composti che in alcuni possono esercitare effetti negativi sulla salute. A differenza dei solfiti, queste ammine si trovano anche nei vini biologici”. L’articolo continua garantendo la veridicità di queste informazioni riportando le parole della biologa Sabina Rubini, esperta in sicurezza degli alimenti: “Le ammine biogene si creano nella fase di vinificazione, sono ottenute da cicli/processi biologici a opera di batteri lattici presenti nel mosto e nel vino, e sono in grado di produrre composti che esercitano effetti negativi sulla salute. Si tratta di composti azotati derivanti da specifici amminoacidi che possono trovarsi in molteplici alimenti quali pesce, vegetali, formaggi e prodotti carnei, con concentrazioni anche superiori alle quantità riscontrate nel vino. Essendo sostanze biologicamente attive nell’organismo umano e indispensabili oltretutto per svolgere importanti funzioni fisiologiche, nella maggior parte dei casi tendono a non causare effetti negativi”. Sono perfettamente d’accordo con la collega, ma non di certo con chi ha riportato la notizia, una cosa nota da anni, non certo una scoperta dell’ultima ora, travisandola quasi per colpire solo il vino…non mi stupirei fosse astemio!!!! Leggendo bene il messaggio dei media sembrerebbe che solo il vino provochi mal di testa, nausea e mal di pancia a causa delle ammine biogene che si formano solo durante la vinificazione e che sono assolutamente negative per la salute. Ma la Dr. Rubini indica che questa formazione naturale è comune in pesce, vegetali, formaggi e prodotti carnei dove si registrano concentrazioni superiori e che questi composti non sono semplici veleni, ma sostanze biologicamente attive

indispensabili per l’organismo che salvo rari casi hanno effetti negativi….mi pare un messaggio completamente diverso! Ma vediamo di cosa stiamo parlando…. Ad opera di alcuni batteri, negli alimenti fermentati o maturati, si ritrovano ammine biogene tra cui le più comuni sono tiramina, triptamina, istamina, serotonina e feniletilammina. Le ammine biogene in questi alimenti non raggiungono valori elevati nonostante alcuni individui, ma solo alcuni, ne risultino particolarmente sensibili, in particolare chi soffre di emicrania. Nel dettaglio, la feniletilammina è un’ammina con struttura analoga alle anfetamine e condi-


rubrica vide con esse gli effetti neuro-farmacologici, legandosi agli stessi recettori cerebrali. Questa ammina è conosciuta come “love-drug” (droga dell’amore) perchè è in grado di produrre sensazioni come quelle sperimentate quando si è “innamorati”. Parrebbe responsabile degli effetti afrodisiaci del cioccolato! Alcuni studi hanno dimostrato che la feniletilammina, proprio come le anfetamine, inibisca l’appetito, ritardi la comparsa della fatica, modifichi l’umore, favorisca le funzioni mentali e, a differenza delle anfetamine, non sviluppa dipendenza e non produce effetti collaterali. La serotonina è un neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nella regolazione di umore, sonno, temperatura, sessualità e appetito. La triptammina è un neurotrasmettitore precursore della serotonina, l’‘ormone della felicità’. L’istamina, guastafeste, è uno dei mediatori chimici dell’infiammazione pur restando un importante neurotrasmettitore. Le concentrazioni di istamina negli alimenti dipendono soprattutto da processi di produzione non attenti o da materie prime di bassa qualità. Gli alimenti ricchi di istamina, quando assunti in grande quantità, possono provocare sintomi simili a quelli di un’allergia alimentare; tecnicamente, però, si tratta di un’intolleranza, poiché il sistema immunitario non viene coinvolto. Prurito, arrossamento del viso e del collo, orticaria, nausea, vomito, diarrea, cefalea e vertigini, sono i sintomi più comuni dell’intolleranza all’istamina; questi sintomi, sono variabili in

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speciale zioni e fermentazioni anomale e quindi, magari inconsapevolmente, riduce l’effetto collaterale “istamina”. La qualità dei prodotti che mangiamo è sempre la strada giusta! Ultima considerazione, non lasciamoci terrorizzare da tutti gli allarmismi che senza controllo invadono i mezzi di comunicazione…purtroppo non ci sono commissioni mediche deputate a verificare la validità di ogni messaggio che parli di salute, non sono allerte sanitarie!!!!! prendiamo ogni notizia con il giusto spirito critico e informiamoci…non beviamole tutte, beviamo un buon vino!!!!!!! Mi metto nei panni dei tanti seri e scrupolosi produttori di vini del nostro territorio e non posso pensare a quanto siano amareggiati di leggere certi ripetuti articoli su internet…subito dopo questa bella vendemmia!!!!! Non vorrei essere nei panni di produttori di formaggi e salumi di altrettanta eccellenza perché potrebbero essere i prossimi! Mi piacerebbe conoscere il pensiero della Dr. Rubini che dopo aver dato informazioni esatte e in modo corretto, si vede attribuire conclusioni non sue! Insomma, cari consumatori e cari produttori, coloro che vogliono occuparsi di sicurezza alimentare dovrebbero riportare informazioni precise e corrette, evitare di creare inutili allarmismi tra i consumatori, avere rispetto per chi si adopera per produrre con coscienza e scrupolo, interrogare gli esperti veri e riportarne le parole, non travisarle! Buone feste a tutti…e sentitevi liberi di gustare salumi, formaggi e altri cibi della tradizione, ovviamente con un buon vino….a meno che non sia il vostro medico a darvi restrizioni!!!!!! PS: il comunicato “di cattiva informazione”, inoltre, riporta un’altra importante inesattezza: non è vero che i vini biologici non contengano solfiti, li possono contenere con limiti di dosaggio stabiliti dalla legge! base alla concentrazione della sostanza e alla sensibilità individuale, e tendono a svanire rapidamente. I soggetti intolleranti all’istamina sono circa 1% della popolazione; soprattutto donne di mezza età e persone con insufficienza primaria o secondaria di DAO (ad esempio per assunzione di farmaci particolari). Alle persone con intolleranza all’istamina viene prescritta una dieta priva di alimenti ricchi di istamina; in base alla gravità dei sintomi tali restrizioni saranno più o meno importanti. Concludiamo: 1. le ammine biogene sono naturali anche se sappiamo, naturale non vuol sempre dire benefico. Detto ciò possiamo scagionare i nostri produttori di vini che certo fanno di tutto per darci “felicità” e mai e poi mai ci augurerebbero un mal di testa! Sulla qualità non discuto!!!! 2. Feniletilammina , serotonina e triptammina sembrano avere effetti tutt’altro che nefasti…. direi che ogni produttore sarebbe orgoglioso di sapere che il suo vino produce gli effetti descritti per queste ammine!!!! 3. Istamina....anche se purtroppo inevitabile, un produttore di tonno in scatola, acciughe al sale, formaggi stagionati, insaccati e vini di eccellenza ha come primo interesse evitare mal conserva-

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Massimo Cotto: la MUSICA

ed il potere delle PAROLE Una voce perfettamente radiofonica, un modo di porsi affabile ed educato, una preparazione musicale figlia di anni di esperienza: insomma, un professionista che sa trasmettere musica! In due parole, per chi non conosce Massimo Cotto, lo può immaginare così. Astigiano legato al suo territorio, ha lavorato per molti anni per quotidiani e per riviste italiane ed internazionali di prim’ordine, tra cui Espresso, Epoca, Europeo, Max, Billboard, Howl!, giusto per fare qualche esempio. Tra radio e tv, in RAI ha collezionato 20 anni di lavoro come conduttore e autore di programmi, tra cui il Festival di Sanremo e il Festival di Castrocaro. L’amore per il teatro non è mai mancato: tra i suoi

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lavori “All’ombra dell’ultimo sole” sul mondo di Fabrizio De André e “Da quando a ora in scena”, con Giorgio Faletti. E' direttore artistico del Festival di Castrocaro, del Premio De Andrè, di AstiMusica, di Visionaria, e non disdegna la penna. Ha scritto libri su Leonard Cohen, We Will Rock You, Il grande libro del rock (e non solo), Le lacrime di Marley, Everybody’s Talking. E’ considerato il “padre” dei libri-intervista e scrittore di molte biografie ufficiali di cantanti di spicco. Su Virgin Radio, radio leader in Italia per la musica rock, conduce Rock Bazar. Ci sono abbastanza ingredienti per conoscerlo meglio, cosa ne pensate?


speciale

Vivere di per

parole suscitare

emozioni

Una

carriera

ricca

di impegni

vero Amore è la RADIO il MIO

Iniziamo dal passato: “Folgorato sulla via di Damasco” si può dire. Si narra che lei a 16 anni abbia abbandonato il basket, sport in cui era considerato una promessa, per la musica parlata dopo aver ascoltato in radio un racconto sul testo di “Thunder Road” di Bruce Springsteen. Cosa è successo in quel momento? «Fin da ragazzino ho sempre ascoltato la musica, come tutti. Quel giorno mi colpì il fatto che il dj stesse parlando del senso del mistero, della forza delle parole, capace di entrare nell’anima delle persone. Poi ascoltando la canzone ho pensato che volevo vivere di parole per suscitare emozioni alla radio. Diciamo che in quel momento il rock ha bussato alla mia porta più con le parole che con il ritmo musicale. Ho poi avuto la fortuna di farlo diventare un lavoro, e vivere di musica, dal lato più letterario, è per me una grande conquista». Una carriera ricca di impegni in diversi settori lavorativi che portano tutti alla musica e che le hanno valso anche la nomina “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” nel 2012. Iniziamo dalla radio: come è nata questa passione e come la vive attualmente? «La radio è per me magia allo stato puro. Sei in studio, hai un microfono davanti, una luce che diventa rossa, un tecnico che ti aiuta, e la tua voce va “on air”, e raggiunge milioni di persone. Diciamo che è sempre una scarica di adrenalina molto forte: quando riesci ad arrivare agli ascoltatori hai fatto bene il tuo compito di professionista della radio. Da quando ho iniziato, il modo di fare radio è cambiato molto, ma la voglia di fare viaggiare chi mi ascolta è rimasta inalterata». Televisione: cosa significa per lei essere autore e conduttore. C’è molta differenza? «Fare l’autore è un mestiere molto strano. Per fare un paragone l’autore sta al compositore

di colonne sonore, come il presentatore sta al cantante. E’ sicuramente un lavoro gratificante e pieno di responsabilità perché l’autore decide praticamente tutto in trasmissione. Mi piace farlo ma non lo prediligo, il mio vero amore è la radio, dove la musica secondo me si esprime ai massimi livelli. Amo sempre dire che la radio è rock, e la TV è pop. La radio non è mediazione, la tv è cento compromessi. Io ho lavorato con persone fantastiche ma è un modo di lavorare diverso, tutto qui». Lei è considerato il giornalista musicale con maggiori pubblicazioni come autore: da cosa nasce questa specializzazione? «Da sempre mi piace conservare il materiale sulla musica, sono un grande archivista, e ne ho molto cartaceo, diciamo dell’ “era pre – internet”. Ho avuto la fortuna di incontrare le grandi rock star dei miei anni e mi piace aprire i cassetti e tirare fuori i ricordi, per poi elaborarli. La parte più delicata di questo lavoro è quando bisogna scrivere una biografia: in questi

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speciale progetti bisogna mettere in luce la persona e non il personaggio. Chi scrive biografie deve essere come un chirurgo: preciso, meticoloso, per trasmettere la verità, la parte non conosciuta di un cantante o un personaggio famoso della musica. I libri che scrivo, e lo faccio solo per artisti con cui sono amico, “mettono a nudo” l’individuo ed hanno una narrativa molto vera. Ed ho imparato che, mentre ad esempio gli artisti statunitensi o quelli britannici nella vita privata sono così come li vediamo sul palco, quelli italiani tendono a scindere le due anime, a “camuffare” la loro vera indole privata». Il teatro è il luogo migliore per imparare la comunicazione artistica: lei come lo vive, in base alla sua esperienza? «Il teatro è come una stanza con un camino dove le storie scaldano i cuori e la mente. Non sono mai stato un attore, ho preferito essere

un narratore perché mi piace portare avanti l’idea del cantastorie. Quando vedo il pubblico attento e divertito ai miei spettacoli, sono contento perché ho raggiunto il mio scopo: quello di portare nel cuore delle persone il fuoco sacro delle parole, dell’arte del narrare, per tramandare una cultura da ascoltare

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ed imparare, come si faceva una volta tra le famiglie, dopo una giornata di lavoro nei campi». Lei è un astigiano legato al territorio: essere direttore artistico di AstiMusica lo conferma. Come vive il rapporto con la sua terra nativa? «Vivo ad Asti con mia moglie e mio figlio, ed è la città dove vorrei invecchiare. Lavoro a Milano e tre volte la settimana parto molto presto la mattina. Questo credo che possa confermare il mio legame con la città ed il territorio che per me hanno un sapore profondo, un respiro che mi porto sempre dietro, e che cerco di fare capire anche quando sono in giro per il mondo. Oltre alle valigie ho sempre quella della mia esperienza, pronta nella mia mente. Essere direttore artistico di AstiMusica è un piacere ed un privilegio perché quando posso fare qualcosa per la mia terra mi sento orgoglioso».

Chi è Massimo Cotto, fuori dal lavoro: hobbies, passioni? «La grande passione è il calcio, che da sempre ha assunto tinte granata. Sono tifoso del Torino e mi piace andare allo stadio. Adoro la semplicità delle cose:


speciale VECCHI RICORDI

mangiare fuori nelle trattorie di paese, andare al cinema, leggere, degustare il buon vino (soprattutto le varianti di Barbera fermo), incontrare gli amici, fare lunghe passeggiate. Adoro camminare nel centro storico di Asti, vero cuore pulsante della città. Mi considero una persona allegra, attiva e riflessiva». In base alla sua esperienza, riesce a darci una sua definizione di musica?

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«La musica per me ha la capacità di accordare il tempo esterno a quello delle tue emozioni, per raggiungere un equilibrio tra il mondo e noi stessi. Ci accompagna sempre, ogni giorno, e non sempre esce da uno strumento: c’è musica anche in un libro, in un sorriso, nella felicità di tutti i giorni». Un suo consiglio a chi vuole fare della musica il proprio lavoro, indipendentemente dal ruolo. «Bisogna crederci, senza farsi troppe domande. Oggi è duro trovare qualsiasi lavoro, anche nei campi dei beni di prima necessità. Nella musica si è un po’ persa la voglia di studiare, invece bisogna conoscere la materia, imparare il senso della “palestra lavorativa”: la mente deve fare esercizio, deve faticare per raggiungere i risultati. Nella fatica ci sono tante cose belle: la “figata” è il cammino e non tanto il traguardo che però, se raggiunto nel modo giusto, è ancora più gratificante».

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speciale

Natale e Capodanno, per fare Festa tutto l’Anno!

“Il buon cibo è il fondamento della vera felicità”. Auguste Escoffier aveva proprio ragione. Il cuoco francese, vissuto tra il XIX e XX secolo, aveva capito l’essenza della gastronomia di qualità. Era soprannominato il “Cuoco dei re, re dei cuochi” per la sua arte culinaria che si basava sulla semplicità e sulla valorizzazione del sapore e del nutrimento dei cibi. Questa piccola introduzione storica, per spiegare come tutti noi, in cucina, possiamo essere dei piccoli Escoffier, se diamo il giusto e meritato peso al cibo. Un aspetto che a Natale e Capodanno deve essere rimarcato ancora di più. Certamente non tutti noi abbiamo le capacità e la voglia di cucinare: per fortuna esistono gli specialisti della cucina, i ristoratori che, in queste occasioni, cercano di valorizzare al meglio le ricette tipiche delle Feste, riuscendoci al meglio. Dividiamo queste pagine in tre sezioni, giusto per rendere ordinata la lettura. Nella prima parte affrontiamo l’argomento delle “Feste fai da te”, nella seconda il valore del Natale a tavola ed infine, nella terza, l’importanza di passare le feste rigorosamente con le gambe sotto il tavolo!!!

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Giorni speciali, ricchi di felicità e di buoni propositi FESTIVITA’: IL “FAI DA TE” IN CUCINA Siamo fortunati. In Piemonte la cucina tipica di qualità non manca di certo. La tradizione della tavola è ben radicata sul territorio e viene apprezzata in tutto il mondo per la sua bontà e anche genuinità. La varietà delle proposte è importante e, dall’antipasto al dolce, il “made in Piemonte” non lascia che l’imbarazzo della scelta. In generale dobbiamo dire che in tutte le Regioni d’Italia si mangia bene, anche se in alcune forse la varietà di lavorazione delle materie prime è maggiore. Iniziamo il piacevole tour nella cucina piemontese per proporre ai nostri commensali giorni di Festa a tavola molto gustosi. Dall’antipasto al dolce, dicevamo. Bene, come antipasti possiamo portare in tavola un “vitello tonnato” di carne di vitello cotta con erbe aromatiche e vino bianco, ed accompagnata da una salsa a base di tonno e uova. Dopo questo gustoso piatto, passiamo ad un altro antipasto di carattere: i “peperoni in Bagna Cauda”, composti da peperoni al forno accompagnati dalla salsa regina della cucina piemontese, cioè la “bagna cauda” preparata con olio, aglio e pasta di acciughe. Se si vuole ci sono ancora l’ “insalata russa”, fatta con verdure miste di stagione e del territorio condite con maionese, preferibilmente fatta in casa, e le “acciughe al verde”, condite con una salsa al prezzemolo e aglio. C’è anche la variante con il peperoncino. Passiamo ai primi, dove la cucina

piemontese dà sicuramente il meglio di sé. Per chi ama la pasta fresca ripiena, può gustare gli “agnolotti del plin”, antica ricetta delle massaie piemontesi, soprattutto delle zone di Langhe-Roero e Monferrato. Il ripieno, di carne o di ricotta e verdura o misto, viene chiuso nell’agnolotto dal

tipico “plin” cioè dal “pizzicotto” che viene fatto alla pasta, e che dona la forma tipica a questo tipo di pasta, differenziandola dal raviolo, più geometrico. Un altro tipo di pasta fresca sono sicuramente i tajarin fatti con farina, acqua e uova, che possono essere accompagnati da diversi tipi di sugo (di carne, al pomodoro, a burro e formaggio i più gettonati) o gustati in bianco con un filo d’olio extravergine di olive ed una grattata di tartufo nero o bianco. Per veri intenditori! Per quel che riguarda i secondi, la carne in Piemonte la fa da padrona. Dipende dai gusti. Si


speciale può servire un “brasato al Barolo”, cioè un taglio pregiato di carne di Razza Piemontese sapientemente preparato secondo l’antica ricetta, fatto cuocere lentamente nel Barolo con verdure, per dare un gusto unico ed inconfondibile. Per chi ama invece un piatto che magari non viene fatto sovente, può optare per il bollito misto, un mix di tagli di carne servito con verdure e salse tra cui la verde, la rossa, la gialla… Capitolo dolci: per finire bene il pasto, un posto per il dolce si lascia sempre. Per chi ama un dolce più solido può gustare il “bunet”, il classico “budino della nonna” con cioccolato, amaretti sbriciolati e caramello fuso. C’è anche il “salame dolce” con cioccolato e nocciole, o biscotti fini, la “coppa di seirass”, antico dolce a base di tipica ricotta piemontese seirass, uova, zucchero, panna montata e marsala. Per chi ama la piccola pasticceria le “bignole” sono perfette.

IL NATALE PARLA ANCHE A TAVOLA

Partiamo dal suo significato, per poi vedere come questa Festività si esprime negli addobbi, nei colori, indipendentemente che venga vissuta in casa o al ristorante. Il significato della Festa è il seguente: se la Vigilia è il giorno dell’attesa, della riflessione, e teoricamente il cibo dovrebbe essere a base di ingredienti magri, a Natale il grasso trionfa.

o nei ristoranti, non mancano di certo la carne suina, il cappone, l’oca, la faraona, gli arrosti… La tradizione vuole anche la carne bollita. Per i primi la pasta ripiena, in tutte le sue forme, in base alle regioni, e con qualsiasi condimento, ma anche in brodo. I dolci sono un elemento distintivo del Natale, e richiamano il pane, in questo caso, ovviamente addolcito con zucchero, canditi, frutta secca. Stiamo parlando dei panettoni, del pandoro, del pandolce, dei biscotti, del torrone… Come possiamo notare i piatti esprimono un significato del Natale di allegria, di goliardia, in un tipo di cibo che non si mangia tutti i giorni, ma solo in quelli speciali, come le Festività cristiane che siamo abituati a commemorare. E’ quasi come un appuntamento di ricarica per il corpo e per la mente, una nuova partenza. Tutti elementi che si vivono anche con la vista: sul tavolo ci sono addobbi che lo confermano. Ad esempio la vita è simboleggiata dal melograno con i suoi numerosi chicchi, il nastro colorato sul tovagliolo simboleggia l’unione che si crea a Natale, le luci sulla tavola sono la speranza di un mondo migliore, una fonte di calore per i cuori e per la mente. I fiori sono la dolcezza ed il buon profumo di questa giornata di Festa. Ed il centrotavola è “fondamentale”: candele, angioletti, personaggi del presepe, deliziose sorprese. La fantasia deve farla da padrona. E la tovaglia? Sicuramente i colori accesi non devono mancare perché ricordano l’amore donato da Dio al mondo con la nascita del Figlio Gesù, un sentimento che dovrebbe caratterizzare l’uomo il più possibile, in tutti i rapporti quotidiani, e magari non solo in queste occasioni.

Questo vuole dire che il 25 dicembre è il vero giorno della Festa, per celebrare la nascita di Gesù anche a tavola. Infatti, se facciamo attenzione, sulle tavole a casa

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speciale A CAPODANNO LA TAVOLA SI ACCENDE

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Il 31 dicembre è una di quelle date che, dopo il Natale, è molto amata da chi è appassionato delle Festività. Ma è anche una ricorrenza che richiama superstizione e paganesimo: consapevoli o meno, ne siamo tutti “vittime”. Diciamo che praticamente tutte le persone amano festeggiare l’arrivo del Nuovo Anno. E, anche per il Cenone, la tradizione, i riti antichi e le usanze non mancano di certo. A viverlo a casa o al ristorante non fa differenza: il menù è eclettico in entrambi i casi. Ad esempio i chicchi del melograno, come a Natale, sono segno di prosperità e danno colore con il loro rosso. Come primo la pasta non può mancare: noi italiani la proponiamo in vari modi e forme ma si dovrebbe servire nei formati lunghi stile spaghetti, fettuccine, bucatini, che simboleggiano la continuità della vita. La carne di maiale simboleggia la gioia, perché

scotti a forma di monete, dalle monete di cioccolato, dalle mandorle, dalla frutta secca e dalle lenticchie che si mangiano con il zampone, come antipasto o secondo. E a mezzanotte spazio alla fantasia in abbinamento allo spumante di ogni tipo: dolce, brut, champagne,accompagnato da uva e aringhe. L’uva è simbolo di abbondanza e di ricchezza economica e se devono mangiare o tre o dodici, come i mesi dell’anno. La frutta secca, come le noci, simboleggia sicurezza, prosperità, forza e protezione dalla negatività. E pure i fichi secchi sono portatori di abbondanza. Tra i dolci il marzapane è sicuramente caratteristico delle festività: a Capodanno porta in tavola il suo significato che prende forma dalla parola araba “mauthaban”, che significa moneta. La “pasta mandorlata” viene apprezzata soprattutto in meridione dove quest’arte pasticcera trova la sua massima espressione. C’è l’usanza di preparare marzapane riproducendo cibi e oggetti quotidiani, come frutta e ver-

è saporita e ricorda la campagna. Si mangia come cotechino o arrosto, dipende dalle abitudini e dalla voglia di stupire i commensali. Nei dolci non mancano le ciambelle: la loro forma rotonda ricorda l’infinito, e sono sinonimo di lunga vita e, la loro dolcezza, è propiziatrice di un’esistenza in più possibile felice. Una felicità che può essere data anche dai bi-

dura, simboli portafortuna, come corni e ferri di cavallo, ma anche monete e animali. E alcuni sono talmente belli che è fin un dispiacere mangiarli! Chi mangia le castagne a capodanno si “assicura” prosperità, agiatezza e benessere. Vanno di moda le versioni arrostite o bollite e, come dolce, i “marron glacé”.


speciale LE FESTIVITA’ AL RISTORANTE

ristorante stellato. La ricettività di ristorazione in Italia è un mercato che vale 76 miliardi di Euro ed è al terzo posto nella classifica europea per consumi e presenze. Per le Festività, solo per Natale, la spesa si aggira sui 308 milioni di Euro (nel 2015). La spesa media a persona per Natale è di circa 50 Euro. Se parliamo invece del cenone della Vigilia, nel 2015, si sono recati al ristorante circa l’8% degli italiani. Le previsioni per il 2016 partono quindi da dati molto inco-

Se guardiamo le Festività con gli occhi dei ristoratori sicuramente per gli addetti ai lavori queste giornate sono stimolanti ma stressanti perché ci si gioca comunque una buona fetta di reputazione per fidelizzare i clienti e per farne altri che possano apprezzare la propria cucina. In generale Natale e Capodanno sono quindi appuntamenti da “prova del nove” per chef, camerieri e addetti alla sala. Dalla pizzeria o trattoria, al ristorante stellato: gli esami non finiscono mai!

ri di Augu e Buon !! Feste!

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“Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, si dice. Noi possiamo modificare in “Natale e Pasqua dove vuoi, o meglio al ristorante”. Le strutture ricettive sono pronte ad accogliere le persone che preferiscono passare le Festività comodamente seduti ad un tavolo, senza preparare il pranzo natalizio, ma serviti e riveriti. La Federazione Italiana Pubblici Esercizi porta sempre stime interessanti sul “sentiment” delle persone. E basti pensare che lo scorso anno il 12% degli italiani ha passato il Natale al ristorante. Si parla quindi di milioni di persone (più di 7,3 milioni) che scelgono di festeggiare il Natale assaporando i piatti della tradizione in tutta Italia secondo le interpretazioni dei vari chef, dalla pizzeria o trattoria, al

raggianti per gli addetti ai lavori, anche perché il popolo italico ama mangiare nelle Festività, e vuole farlo bene, ancora di più fuori casa. Al di là dei numeri che sono importanti per rendersi conto dello stato di salute di un settore lavorativo, in Piemonte, e nella zona di Langhe – Roero e Monferrato i ristoratori sono tutti incentrati sul proporre alle famiglie ed al turista i piatti della tradizione di qualità. Festeggiare al ristorante non si limita a degustare un menù: significa godere di una giornata dove tutto è importante, a partire da come è decorata la sala, è preparata la tavola, da come si viene accolti, dall’atmosfera nella sala. Scegliere di passare Natale o Capodanno a casa, o di farlo al ristorante è una scelta personale dettata da tanti fattori emotivi, sociali, economici che portano a viverle in modi diversi ma entrambi soddisfacenti.

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...e dopo, i soliti, inutili sensi di colpa!

Feste, uguale a grandi abbuffate

speciale

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Feste = grandi abbuffate con lo spauracchio della dieta che dovremmo fare dopo, dieta che rimanderemo alla primavera quando le vetrine mostreranno i primi costumi da mare!!!! Il solito cine”panettone”!!! Tutti sappiamo che mangeremo troppo, pochi si ripromettono di non esagerare, pochissimi ci riescono davvero! Molti poi cercano di mitigare gli effetti delle abbuffate saltando dei pasti, altri, ricercano pillole miracolose mangia grassi…e via così nel cercare soluzioni per stravizi a cui non vogliamo proprio rinunciare! Ma sappiamo veramente cosa “fa male” di tutta questa abbondanza sulle tavole delle feste? Innanzitutto fanno male i comportamenti scorretti, faccio alcuni esempi e lascio alcuni consigli… • Saltare la colazione perché in attesa di un pranzo importante…farà si che ci rimpinzeremo di grissini prima ancora della prima portata con il risultato di aver accumulato un sacco di calorie in più. Una colazione sana e poco calorica, ci farà sedere a tavola in grado di resistere ai grissini! Se vi alzate tardi…mangiatevi una mela un’ora prima! Ricordate che nelle feste mangiamo troppo di tutto tranne che di sana frutta e verdura! • Saltare i pasti….arriverete al prossimo pasto affamatissimi, altro che grissini, temerei per gli altri commensali!!! Il nostro corpo è ormai abituato a certi orari, se avete esagerato a pranzo, fate comunque una cena leggera, magari un’insalata, verdure cotte, una minestra vegetale… • Pensare che certi cibi perché poco conditi siano poco calorici….un piatto di riso bollito ha almeno 300 kcal, se poi lo condite con un filo d’olio e una spolverata di formaggio, arrivate in un niente a 500! Ma se con il riso bollite anche qualche verdura, riempirete un bel piatto con solo 200 kcal!!!! • Non tenere conto di cosa sta intorno al menù. Molti ricordano di aver mangiato solo le portate “ufficiali” ma dimenticano le tonnellate di grissini…gli ettolitri di vino…i 2 grappini a fine pasto, 2 caffè con 4 zuccherini. Peccato che la nostra pancetta mette su tutto e non si sbaglia di una caloria! Tenete le mani a posto, sedetevi a tavola e pensate a chiacchierare..non toccare nulla se non nel piatto! Se organizzate pranzi in casa, provate a mettere in tavola un pinzimonio per l’aperitivo, i colori saranno irresistibili più dei grissini! Tanti stecchini colorati saranno affasci-

nanti anche per i vostri bambini. • Digerire…la cosa migliore sarebbe mangiare cose che sapete digerirete, ma sapendo che trasgredirete…cercate il modo di digerire. Lasciare a lungo il cibo sullo stomaco è più dannoso che qualche etto di pancetta! Evitate quella pietanza che sapete esservi indigesta, c’è tanta roba buona ad attendervi, evitate di uscire a fumare al freddo, evitate i superalcolici fine pasto, bevete acqua naturale e nelle ore a seguire, fate come i nostri nonni, una passeggiata e una tisana digestiva. • Se avete bevuto troppo, il malessere è portato soprattutto dall’infiammazione e dalla disidratazione provocate dall’alcool…per recuperare in fretta bevete molta acqua e qualche centrifugato di frutta ricco di sali minerali e vitamine. • Per tanto che vi dicano che cotechino e lenticchie portano soldi, non siete obbligati a mangiarli! Primo, non è vero che portano ricchezza o sarebbero tutti ricchi…secondo, non sentitevi mai obbligati a mangiare qualcosa solo perché è tradizione, perché lo ha portato la suocera, perché se no tizio si offende…se non riuscite a dire semplicemente un no grazie, cercate scuse convincenti, es. “mi spiace, era il mio cibo preferito, ma ora non lo digerisco più, come sono

sfortunato/a...” vi assicuro, è sempre d’effetto!!! • Ultimo, tanti cibi elaborati rallentano la digestione e soprattutto il transito intestinale non favorendo certo il nostro benessere. In queste situazioni occorre un apporto di fibre extra, quindi una scorta in più di frutta e verdure, magari crude. Una buona idea è fare festa per davvero…in-


speciale somma, una festa che si rispetti vuole qualità e non quantità. Un buon cibo può essere più appagante di piatti ricolmi di cibo buono solo perché trabordante di grasso, sale, aromi e coloranti! Sono feste, siamo finalmente più calmi e tranquilli…godiamocele! Nelle giornate di lavoro siamo obbligati a ingurgitare cibo per sopravvivere, masticare è riservato al tentativo di non strozzarci in quei pochi minuti della nostra pausa pranzo…la sera, complice la stanchezza, mangiamo in fretta perché non vediamo l’ora di sederci in poltrona qualche minuto dopo aver riassettato, lavastoviglie…correzione dei compiti… qualcosa da stirare… ora che possiamo permetterci un pranzo/cena veri, con persone amiche con cui chiacchierare, niente TV, impariamo ad assaporare e godiamone! Ma sapete che un cibo ha mille sapori e durante la masticazione ne sviluppa altrettanti e diversi? Che un vino cambia nel bicchiere con il tempo e se sorseggiato poco alla volta ci regalerà tante diverse sensazioni? Allora, riduciamo le porzioni a metà e mettiamoci il doppio del tempo per assaporarle, masticare con cura, riassaporare, attendere che la chimica della saliva sprigioni ogni gusto…. Facciamo esperimenti con gli abbinamenti, diamoci il tempo per riconoscere i sapori. Proviamo a cucinare qualcosa che normalmente non abbiamo il tempo di preparare.

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Personalmente, non vedo l’ora di preparare il minestrone come lo prepara mia nonna; cubetta verdure di tutti colori come coriandoli e poi cuoce lentamente. All’ultimo, aggiunge un cucchiaio di erbe aromatiche tritate fini fini al momento con la mezzaluna e un filo d’olio. Nient’altro. Buono subito, meraviglioso scaldato il giorno dopo!! Ci sentiremo appagati, impareremo ad usare il nostro senso del gusto, ci sentiremo gratificati e soddisfatti e… miracolo…quante calorie in meno!!!!!! Poche righe per un argomento che merita un’enciclopedia, ma spero di essere stata utile. Buone feste a tutti.

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A cura della Dr.ssa Laura Icardi

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Govone diventa la casa di Babbo Natale

Il Magico Paese di Natale

Territorio

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Da ben 10 anni si dice che Babbo Natale ami stare sulle colline a riposarsi ed a preparare il Natale per il mondo. Ed è stato visto girovagare soprattutto a Govone, il paese dal grande castello, che il “gigante buono” vestito di rosso sembra amare in modo particolare. Questo sicuramente anche per merito degli organizzatori del “Magico Paese di Natale” (www. magicopaesedinatale.com), luogo ideale per Babbo e per tutti i personaggi della tradizione natalizia, pronti ad accogliere grandi e piccini dal 19 novembre al 26 dicembre 2016, per fine settimana e giorni festivi infrasettimanali di puro divertimento, tradizione e grande calore. Così, anche e soprattutto quest’anno, non mancano i mercatini, gli spettacoli, le degustazioni, gli appuntamenti dedicati al territorio, l’incontro con i mitici personaggi, per festeggiare al meglio l’importante compleanno. Ma che cosa è il Magico Paese di Natale? Il Magico paese di Natale oltre che ad essere un luogo reale, è diventato un evento che si protrae per molti giorni e che propone i tradizionali mercatini, animazione, spettacoli magici a tema per tutti, degustazioni e appuntamenti enogastronomici. E quest’anno c’è un’appendice nel vicino paese di Canale, dove poter visitare anche lì il mercato natalizio. Proviamo a conoscere meglio questa importante manifestazione locale che ha assunto un respiro extra regionale: non mancano infatti turisti dal Nord Italia.

GLI SPETTACOLI

I protagonisti sono diversi, e tutti simpatici ed interessanti, introdotti da musiche e magie che lasciano a bocca aperta grandi e piccini. Un vero incanto per tutti, che esalta lo spirito del Natale. Partiamo dal castello che, come di consueto, diventa la Casa di Babbo Natale. mGli spettatori vengono accompagnati lungo un percorso che si snoda tra ambienti e personaggi da fiaba: le camere degli elfi, il salotto della Signora Klaus, la cucina dello chef Saucisson. Tra musiche e magie si arriva nella piazza interna dove ad attenderci c’è la regina degli Elfi, la dolce Antea, e, ovviamente lui, Babbo Natale in persona! E alla fine i bambini possono consegnare le loro lettere e fare una foto con tutti i personaggi. Lo spettacolo è a pagamento (Info sul sito della manifestazione riportato prima). Un altro spettacolo è quello della principessa Arien, simbolo dello Spirito del Natale, che sarà la protagonista di una nuova avventura. Facciamo un riassunto: nel primo capitolo della fiaba, la principessa, prigioniera del mago Angramm, è stata liberata da Morwen, che scopriva poi di essere il fratello della principessa. Nel nuovo capitolo, i due personaggi, che vivono in gioia ed armonia, vengono nuovamente minacciati da Angramm, sempre più convinto di fermare lo Spirito del Natale. Poi non mancano i doni natalizi, preparati nella bottega di Astrid dove canzoni, coreografie e gag nuove faranno ridere tutti, durante la lavorazione dei giocattoli. E, nella fabbrica, arriva una scatola misteriosa,


Territorio e gli elfi, per il troppo entusiasmo, faranno un gran pasticcio a tal punto che Astrid non sarà più capace a guidare la preparazione dei doni. Per fortuna le sagge assistenti Dor ed Emy sono pronte ad intervenire con la loro armonia.

GLI EVENTI: A GOVONE E NON SOLO

Il Magico Paese di Natale si fa… in tre. Per la decima edizione vengono proposti appuntamenti, animazione e attrazioni non solo a Govone, ma anche a Canale e Monticello d’Alba. Canale (dal 3 al 18 dicembre, tutti i sabati e le domeniche) diventa la “Magic Christmas Hill” dove giostre e giochi attendono gli avventori, il coro dell’Impresa Lirica Francesco Tamagno di Torino allieterà le strade del centro storico con i canti di Natale, in piazza Italia gli “alberi danzanti” attendono l’arrivo di Babbo Natale sulla slitta in un contorno di luci che introducono anche al mercatino. Un mercatino con selezionati espositori che propongono eccellenze eno-gastronomiche, artigiane, oggettistica natalizia, e lo street food dolce e salato di qualità, anche con prodotti locali. A Monticello (3-4, 8-11 e 17 dicembre) il Castello viene pervaso dalla magica atmosfera natalizia. Si spera di ripetere il grande successo dello scorso anno e, se si vuole, si può anche scegliere il pacchetto “Soggiorno da favola al Castello”: che emozione riscaldarsi in cuore, cenare con Babbo Natale e conoscere i suoi aiutanti! A Govone, il cuore pulsante della manifestazione, sempre in relazione agli eventi, non poteva mancare l’appuntamento con il presepe. Viene proposto quello meccanico in cui artigiani, pastori, pescatori, animali e contadini, prendono vita grazie ad un complesso sistema meccanico, grazie all'associazione La Collina degli Elfi. Si può anche visitare il castello, struttura storica diventata Patrimonio Unesco, famoso per i suoi ambienti e giardini del ‘700. Nel parco del castello via al parco avventura con ponti sospesi per il “tarzaning”, attività ludiche tra cui tiro con l’arco, giochi di equilibrio e tanto altro, grazie agli istruttori dell’associazione Exploravita.

GOVONE: IL MERCATINO E IL FOOD

Terzo mercato natalizio più visitato in Italia. Basta dire questo per fare capire l’importanza che il il Magico Paese di Natale ha assunto negli anni, di fronte agli appassionati. Anche quest’anno saranno presenti più di 80 bancarelle che offriran-

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Territorio no molti prodotti e creazioni dedicati alle festività natalizie, squisite leccornìe, e eccellenze enogastronomiche a artigianali del territorio. Un’atmosfera in cui il sapori non mancano di certo: profumo e gusto si uniscono, dalle pietanze più complesse allo street food. Massima cura per fare stare bene il pubblico affamato di eccellenza. Un posto sicuramente dedicato al cibo è la Locanda in cui vengono offerti piatti della tradizione a menù fisso, studiato per adulti e bambini, in un’atmosfera intima (25 posti). Come accennato non manca lo street food: dalla pizza ai prodotti salati da forno, dagli hamburger di carne Fassona preparati al momento ai dolci natalizi. C’è l’imbarazzo della scelta per vivere un’esperienza unica anche “a tavola”.

LE OFFICINE DEL GUSTO Ma quanto è bello ed appagante mangiare a Natale! E, perché no, anche nelle settimane precedenti. Al Magico Paese di Natale si può. Per tutta la manifestazione, c’è l’imbarazzo della scelta. Tutto viene incentrato sulle eccellenze locali, dal vino ai piatti gastronomici, passando anche per abbinamenti interessanti che rendono ancora più curioso l’assaggio. E non mancano i momenti di vera pratica, con laboratori per scoprire l’incredibile talento della farina, regina delle tavole di tutto il mondo. Gli appuntamenti dedicati al vino sono “La Barbera, femmina meravigliosa”: degustazioni di Barbera d’Alba e Barbera d’Asti nelle versioni basica e Superiore nelle date del 27 novembre, 3, 8, 9, dicembre, e per ogni data diversi produttori illustreranno il loro vino. (Pre-iscrizione a info@le-officine.it). “I nostri giovani: vini d’annata” va in scena l’8 dicembre 2016 alle ore 13.30 presso l’Enoteca del Magico Paese di Natale, mentre il “Mondo del vino: degustazione guidata dei vini consigliati per le tavole di Natale” è in programma il 9 ed il 18 dicembre alle ore 13.30, dedicato alla selezione dei vini per gli appuntamenti a tavola durante le

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Festività. Spazio anche a “Fine pasto: il Moscato e gli amari piemontesi” con degustazione guidata da alcuni produttori, l’11 dicembre 2016 alle ore 15. Non poteva mancare “La nuova tradizione: la bollicina del Roero”, sempre l’11 dicembre alle ore 13.30 con degustazione di questo interessante prodotto. “Birrificio quota 120” richiama gli appassionati di questa bevanda per una degustazione di birre artigianali tutte di alta fermentazione, ispirate con una certa libertà creativa alle tradizioni inglese e bella delle “Ale”: appuntamenti il 27 novembre, 4 e 18 dicembre alle ore 16.30. Passando al cibo spazio a “La fabbrica del cioccolato, le invenzioni di Re Willy, che sa di cioccolato!” con preparazione di prelibati cioccolatini, momenti teatrali e scorpacciate: 20 novembre, 3 dicembre, 10 dicembre, ore 11. Non poteva mancare “L’omino di pan di zenzero”, il biscotto di Natale più famoso al mondo che verrà preparato durante un laboratorio fatto di zucchero, farina e tanta fantasia. Il 4 dicembre e 17 dicembre, ore 11. Profumo e sapore di prodotti salati da forno per la “Storia dei parenti ricchi del pane, pizze e focacce farcite di ingredienti perfetti” con gli chef che, tra storie curiose e dimostrazioni pratiche


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IL CALENDARIO E GLI ORARI

con i presenti, trasformeranno la giornata dell’8 dicembre in un grande laboratorio tutto da gustare. “Sua Maestà il Tajarin” per i palati esigenti: l’antica ricetta di questo tipo di pasta, con tanto di antica ricetta e storie correlate il 9 dicembre 2016 alle ore 11. “La Tonda magica, streghe e stregoni pazze pozioni, con la Tonda più Gentile di tutte: la nocciola”: racconti di “masche”, streghe, nocciole e nocciolo, tra magia e superstizione l’11 dicembre 2016 ore 11. Abbinamento interessante tra cioccolato belga e champagne francese per “Chocolate in a bottle” del 9 dicembre 2016 alle ore 16.30 per una degustazione da non perdere. Continuano i dualismi vini/cibi per “Ricette di vino, incontri e racconti a cura di Franco Maria Martinetti” con storia sulle bollicine dal 1700 ad oggi, e abbinamenti con il cioccolato il 17 dicembre 2016, dalle ore 14.00 alle ore 15.30. Le Langhe ed il Roero sono anche fatti di “Friciule e cibi poveri” che verranno degustati e raccontati il 18 dicembre 2016, ore 11.00, per un momento di degustazione e storia culinaria che ha sempre messo a confronto i due territori divisi dal Tanaro.

Novembre: Sabato 19 e domenica 20 dalle 10.00 alle 19.00 Sabato 26 e domenica 27 dalle 10.00 alle 19.00 Dicembre Sabato 3 e domenica 4 dalle 10.00 alle 19.00 Da giovedì 8 a domenica 11 dalle 10.00 alle 19.00 Sabato 17 e domenica 18 dalle 10.00 alle 19.00 Lunedì 26 dalle 10.00 alle 19.00 (apertura degli stand nella piazza antistante il Castello di Govone)

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379ª Fiera con due interessanti novità

A Moncalvo regna il Bue Grasso

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Tartufo e Bue Grasso, i due re del territorio di Moncalvo. Due “prime donne” che non si pestano i piedi, anzi, vanno d’accordo, e sono i testimoni dell’autunno moncalvese. Dopo la Fiera del Tartufo andata in scena le domeniche del 23 e 30 ottobre, e gli appuntamenti nei ristoranti (dal 4 novembre al 3 dicembre), è ora di accendere le luci sul Bue Grasso: la 379ª Fiera è il programma dal 3 all’11 dicembre. Ci saranno due novità che arricchiscono il consolidato programma: durante la rassegna zootecnica del 7 dicembre, ecco la “Stima del peso”, il cui ricavato andrà alla scuola materna di Moncalvo, e il “Premio Fedeltà”, per ringraziare gli espositori più affezionati del settore enogastronomico e della meccanizzazione. Domenica 4 dicembre si apre il sipario con “Stalle e Cantine Aperte”, con visite guidate all’insegna della scoperta e delle degustazioni dei prodotti tipici. Un modo per conoscere chi valorizza il territorio con il proprio lavoro, nel segno della qualità. Partenze mattutine dal Piazza Carlo Alberto ore 10-10.30-11-11.30. Mercoledì 7 e giovedì 8 dicembre i due giorni clou dell’evento: sotto il palatenda riscaldato si mangia “buji tut al dì” dalle ore 11, e il 7 dicembre va in scena la Fiera con l’esposizione e la premiazione dei capi più belli, divisi per categorie. Il momento conclusivo della rassegna sarà il pranzo dell’11 dicembre, preparato dalla Pro Moncalvo e offerto agli allevatori, come segno di riconoscenza per il loro paziente e lungo lavoro durante l’anno. Ma la grande novità riguarda il 2017: dal prossimo anno la Fiera del Bue Grasso potrà fregiarsi del titolo di Fiera Nazionale. Un vantaggio significativo per portare sempre più persone in questo territorio ricco di tradizione e specialità, dove si possono trovare eccellenze come il tartufo ed il bue grasso, prodotti unici. Durante la Fiera, come già per quella

del tartufo, saranno aperti il museo parrocchiale di Moncalvo e la mostra di arte giapponese. Quest’ultima, inaugurata lo scorso 7 ottobre, è allestita al Museo Civico, via Caccia 5, e ospita oltre 30 opere della collezione di Franco Montanari, il cui valore artistico pone Moncalvo a fianco di città come Torino, Genova e Brescia.

SUA MAESTA’ IL BUE GRASSO

Nasce come bovino e cresce come Bue Grasso, per diventare un capo di allevamento tra i più pregiati al mondo, grazie alla bontà, alla morbidezza ed alle proprietà organolettiche di una carne che non ha eguali. Il Bue Grasso è il frutto di un’agricoltura tradizionale che valorizza l’allevamento dei bovini della “coscia” di Razza Piemontese. Per ottenere un simile capo l’esemplare viene castrato tra i tre ed i sei mesi ed è molto importante l’alimentazione, soprattutto nella parte finale dell’allevamento, in cui vengono aumentati e dosati gli sfarinati. Ogni allevatore poi ha i suoi segreti per rendere la carne ancora più gustosa. Ma giustamente non si perde mai di vista la qualità, che è il punto di arrivo per valorizzare al meglio questa carne così prelibata. Ma quali sono i capi migliori denominati Bue Grasso? Sono i manzi, le manze, i vitelloni, le vitelle e le vacche. I fassoni sono gli esemplari con la muscolatura più sviluppata, con cosce molto grandi e sode. Ci sono anche le varietà “migliorato” o “con tendenza alla coscia”, e il “nostrano” o piemontese. La quantità di grasso presenta un basso contenuto di colesterolo e la bontà è unica nel suo genere, sia per i fassoni che per i nostrani. Ma la carne così buona come si ottiene? Il Bue Grasso deve compiere pochi sforzi e deve ingrassare. La sua vita, dopo tre anni nei campi,


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Azienda Agricola Monfrin dei fratelli Micco di Moncalvo

cambia sia come alimentazione che come stile: si passa a proteine vegetali e carboidrati ed alla sedentarietà nella stalla per alcuni mesi. Come si può notare fare diventare un esemplare un Bue Grasso è un percorso di vita che unisce l’animale all’allevatore, per un risultato finale che gratifica l’uomo e che valorizza il territorio, in cui, ancora una volta, si può gustare una prelibatezza, da fare conoscere il più possibile al mondo.

Aldo Fara, il Sindaco «La Fiera del Bue Grasso è il nostro modo di ringraziare gli allevatori per il loro costante lavoro che viene fatto durante l’anno. Il fattore della storicità si unisce a quello della valorizzazione della qualità della carne e della redditività che vede portare al territorio. Il bue è la massima espressione della razza bovina piemontese, perché dona una carne salubre e unica. La Fiera, a pari di altre fiere che valorizzano il bue grasso, non viene organizzata per un fine a sé stante, ma viene fatta per portare persone a Moncalvo, ad apprezzare un prodotto che viene così conosciuto anche da altre persone, ed il cui nome viene portato in giro. La carne del bue grasso, con il vino ed il tartufo, sono la massima espressione dell’eccellenza del territorio, e tutto deve tornare al territorio, per permettere agli allevatori ed ai produttori di vino di poter offrire un prodotto buono e salutare. Io dico sempre: mangiamo meno carne ma più di qualità. Vedere i turisti fare la fila per acquistarla nelle nostre macellerie, la dice lunga sulla bontà della carne e sull’ottimo lavoro dei nostri allevatori. E’ vero, magari costa di più, ma i vantaggi sono palesi: unicità di gusto, di profumi, di proprietà nutrizionali, giusto per fare qualche esempio. E il Comune cerca di diffondere la cultura della “buona carne” ed invita tutti i lettori a venire a gustarla a Moncalvo o al Palatenda riscaldato o nei ristoranti aderenti all’iniziativa».

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BARBERIS FRANCESCO E STEFANO SNC Piazza Carlo Alberto, 6 - 14036 Moncalvo (AT) Tel. 0141 917430 - Fax 0141 1808029 BARBERIS FRANCESCO E STEFANO SNC Piazza Carlo Alberto, 6 - 14036 Moncalvo (AT) Tel. 0141 917430 - Fax 0141 1808029 BARBERIS FRANCESCO E STEFANO SNC Piazza Carlo Alberto, 6 - 14036 Moncalvo (AT) Tel. 0141 917430 - Fax 0141 1808029

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Territorio PROGRAMMA AL GUSTO DI BOLLITO Per chi vuole mangiare bene un piatto della tradizione piemontese. Si può riassumere così il programma 2016 della Fiera del Bue Grasso a Moncalvo: dal 3 all’11 dicembre presso i ristoranti della zona (il 7 e l’8 dicembre anche sotto il palatenda riscaldato) si potrà gustare il sontuoso bollito misto. Il programma della manifestazione si può dividere così in due parti: una prettamente culinaria nei ristoranti, ed una legata all’esposizione del capi, all’olio, alla visita nelle stalle e cantine, alle chiese del paese ed al territorio. Due anime che si uniscono e che mettono Moncalvo al centro dell’attenzione per una più di una settimana.

DOMENICA 4 DICEMBRE

Ore 8 Apertura Mercato Antiquariato. Stalle e cantine aperte con visita guidata e degustazione con partenza da p.zza Carlo Alberto ore 10-10.30-11-11.30. Ore 12.30 Pranzo con gran bollito misto sotto il Palatenda in Piazza Carlo Alberto a cura della Pro Loco Ore 14.30 – 17 Apertura Chiese di San Francesco e di Sant’Antonio Abbate con visita guidata. Apertura del Museo presso la Chiesa di San Francesco.

LUNEDI’ 5 DICEMBRE

Ore 9 Fattoria didattica per conoscere la carne durante stalle aperte.

MERCOLEDI’ 7 DICEMBRE

379ª Fiera Regionale di Sua Maestà Il Bue Grasso sotto gli antichi portici di piazza Carlo Alberto. Dalle ore 7.30 Iscrizioni, distribuzione della tradizionale scodella con brodo, trippa e ceci, presentazione nel “ring” di buoi e manzi per la classifica divisi in categoria. Ore 8 “Fiera Agricola" in piazza Carlo Alberto e “Mercato gastronomico” in piazza Garibaldi Ore 10 – 12.30 “Musicinstrada” a cura del Faber Teater, “Stima del peso” e apertura del Museo Civico in via Caccia. Ore 11 Sotto il Palatenda riscaldato “Buji tut al dì” con distribuzione continua del bollito misto Ore 12 Premiazione dei capi di bue grasso in gara Ore 12.30 Rassegna gastronomica presso i ristoranti aderenti

GIOVEDI’ 8 DICEMBRE

Ore 8 – 12 “Mercato del giovedì” Dalle ore 10 “Giornata dell’Olio” con presentazione e degustazione del nuovo olio extravergine di oliva piemontese presso la Bottega del Vino in piazza Antico Castello. Visita guidata alla cava di gesso. Ore 10.30 Visita alle stalle Ore 12 Sotto il Palatenda riscaldato “Buji tut al dì” con distribuzione continua del bollito misto

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LO STORICO MACELLAIO: GIOVANNI MOSCA L’esperienza, la passione, la ricerca della qualità. Possiamo riassumere come queste parole il lavoro che, da molti anni, Giovanni Mosca sta portando avanti con la sua famiglia, formata da esperti macellai, capaci di valorizzare la carne piemontese: «Da circa 60 anni, prima con mio papà ed ora con i miei figli, sono presente alla Fiera del Bue Grasso di Moncalvo. Per la nostra macelleria è sempre stato importante questo appuntamento perché è una vetrina che valorizza il lavoro degli addetti ai lavori, partendo dagli allevatori fino ai venditori che propongono la carne agli appassionati. Diciamo che in questi anni ho vissuto il cambiamento della percezione sulla carne: rispetto a qualche anno fa c’è meno tempo e voglia di stare in cucina a preparare determinati tagli, soprattutto da parte dei giovani, ma gli estimatori della carne di qualità non mancano. Diciamo che l’ “età media” è aumentata. Lo stile di vita odierno ha portato ad una diminuzione del consumo di carne in generale, ma non per questo bisogna abbandonare la strada della qualità. Una via che abbiamo iniziato a percorrere da anni. E per fare capire meglio questo concetto faccio un esempio. A Biella negli anni ’60 eravamo circa sessanta macellerie, poi, con l’avvento della grande distribuzione e di politiche di vendita della carne errate da parte di molti colleghi, si è verificata una crisi che ha portato alla chiusura di numerose attività negli anni. In città siamo rimasti in cinque. Ma abbiamo sposato la strada della qualità fin da quegli anni, selezionando i capi per portare in tavola carne di capi allevati come si deve. Con questo voglio dire che la ricerca della qualità premia sempre, ed il consumatore lo capisce, e le Fiere, come quelle di Moncalvo, lo testimoniano. E la maggior parte del merito va agli allevatori che lavorano per noi macellai nel modo giusto. L’allevamento tradizionale è molto diverso da quello intensivo, e su questo argomento potremmo parlare per ore. Mi limito a dire che la tradizione premia, sempre».

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Domenica 11 e Lunedì 12 Dicembre: spazio alla tradizione!

San Damiano, grande Fiera del Cappone

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E’ tra le dodici Fiere storiche del Monferrato che guarda l’Astigiano: la Fiera del Cappone, in programma domenica 11 e lunedì 12 dicembre, è dal 1947 che punta a valorizzare la produzione di qualità degli animali da cortile ed il commercio locale. Una manifestazione al profumo ed al sapore di Cappone, un prodotto gastronomico dalla carne tenera e nutriente, dal gusto antico ma molto attuale, tutelato dall’Associazione del Cappone di San Damiano. Durante la Fiera l’esposizione degli esemplari, gli eventi musicali, l’intrattenimento, gli appuntamenti enogastronomici ed il folklore allieteranno i presenti in questi due giorni di festa. A dire il vero i giorni di festa saranno quattro. Il 9 e 10 dicembre è in programma il “Rally Il Grappolo”, che celebra il gradito ritorno del Rally a San Damiano, dopo ben 18 anni di assenza. Organizzato dal San Damiano Rally Club, ripropone il rombo dei motori sulle tradizionali speciali che hanno visto molte macchine sfrecciare negli anni passati. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di conoscere meglio il Cappone. Si chiama così un gallo che subisce il processo di castrazione. I vantaggi di questo metodo sono molteplici: l’animale diventa più docile e calmo, perde l’aggressività combattiva, canta raramente, e esteticamente diventa più bello. La carne risulta tenera e gustosa e le dimensioni del cappone superano quelle dei galli di pari età. Nella storia il Cappone è sempre stato consi-

derato un cibo prelibato per la bontà della sua carne e veniva regalato alla persone ricche per avere dei favori. Oggi è considerato tra i più particolari e gustosi piatti della tradizione natalizia. Ed il Cappone di San Damiano d’Asti fa parte dei sei tipi riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Ma qual è il procedimento di allevamento del Cappone? Dopo la castrazione l’animale viene allevato per circa cinque mesi e nutrito con minimo il 75% di cereali e, un mese prima della sua macellazione la dieta è a base di prodotti lattieri. Viene mantenuto anche all’oscurità ed in un luogo chiuso e asciutto, soprattutto la notte. La carne così diventa tenera e senza grassi, perché l’animale non si stressa e compie movimenti con poca intensità.

LA TUTELA DEL CAPPONE: L'ASSOCIAZIONE ALLEVATORI L’associazione degli allevatori di cappone di San Damiano, nata nel 2009, negli anni è riuscita a fare crescere il brand di questo prodotto che viene richiesto in modo importante da parte degli appassionati delle carni particolari. Gli obbiettivi sono il miglioramento della visibilità sul mercato del cappone, l’organizzazione di attività, la valorizzazione della produzione per donare tracciabilità e naturalità con un rigoroso disciplinare che prevede in primis l’allevamento “a terra” del cappone ed il controllo scrupoloso dell’alimentazione che influisce sul sapore della carne. E, in questo caso, la tradizione gioca un ruolo molto importante perché ci si basa anche su metodi di allevamento antichi che hanno permesso già in passato di far crescere la reputazione di questo animale, la cui carne è molto apprezzata, non solo in Italia. La Fiera del Cappone è la “punta dell’iceberg” per la valorizzazione di questo prodotto d’eccellenza: basti pensare che gli allevatori fanno fatica a portare esemplari in esposizione perché la richiesta da parte dei consumatori è molto alta. Questo è sicuramente un aspetto positivo che mette in luce la bontà del progetto dell’associazione.


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Il Cappone a Natale Il cappone può essere fatto in diversi modi. La tradizione invernale ci proietta al Natale, giorno di Festa in cui vanno per la maggiore il cappone ripieno, ed il cappone al forno. Il cappone ripieno richiede una cottura lenta e prolungata per rendere la carne morbida e gustosa in un brodo di verdure. Il ripieno è a piacimento: la fantasia sicuramente non deve mancare. Per prima cosa si prepara il brodo vegetale, poi il ripieno a piacimento (molto buono quello con altri tipi di carne, formaggio grattugiato, sale e pepe). Dopo aver fiammeggiato il cappone per eliminare eventuali piccole piume, lavatelo e asciugatelo. A questo punto si inserisce il ripieno nel cappone, si lega e si mette in una casseruola alta con olio. Dopo la scottatura, si fa evaporare il vino versato, si versa il brodo e si mette il tutto a cuocere a fuoco molto basso per almeno 2 ore. Se avete un termometro da cucina usatelo: sugli 80°C il cappone è cotto. Altrimenti usate uno stuzzicadenti: se dalla carne esce un liquido chiaro il cappone sarà cotto. Per il cappone al forno la preparazione si diversifica per la mancanza del ripieno e per l’aggiunta di un contorno di verdure che viene messo nella teglia con il cappone in fase di cottura in forno per circa 15 minuti ad una temperatura di 180/200°C. Aggiungere poi il cappone e cuocere per altre 2 ore, bagnandolo regolarmente con il sugo di condimento della verdura.

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Territorio IL SINDACO MAURO CALIENDO

Una Fiera dal sapore e dalle emozioni uniche, tra cappone e rally. Come vi state preparando e cosa significa per il Comune proporre questo tipo di eventi? «Il Comune cerca di dare visibilità al territorio attraverso le manifestazioni che vengono organizzate durante l’anno. Per la Fiera del Cappone abbiamo pensato di crare l’abbinamento con il rally, che ritorna a grande richiesta. Gastronomia e motori, un binomio interessante che porterà sulle nostre strade molti appassionati. Supportiamo le varie associazioni che si impegnano per creare eventi. Abbiamo accettato di riportare il rally perché il Rally club di San Damiano ha sempre dato prova di affidabilità e professionalità, e questa è una solida base su cui i motori romberanno. Per il cappone, dopo aver riportato la Fiera nel centro storico, insieme all’associazione degli allevatori, il cui disciplinare è molto rigido, abbiamo deciso di valorizzare ancora di più questa carne prelibata, e le richieste di cappone non mancano. Come sindaco penso che se ci fosse una sinergia maggiore tra i vari Comuni ed una regia provinciale, la ricaduta turistica sarebbe migliore su tutto il territorio, a vantaggio di tutti: bisognerebbe dare maggior risalto al “Marchio Asti” come identità».

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LUCA QUAGLIA ASSESSORE MANIFESTAZIONI

Le manifestazioni sono il “sale” dei paesi ed a San Damiano d’Asti non mancano di certo. Nello specifico la tradizione del Cappone ed il ritorno del Rally cosa significano per voi e che cosa vi aspettate? «Due eventi molto importanti per il nostro paese che porteranno turisti e appassionati a visitare il nostro territorio delle Colline Alfieri. Ritorna il rally che mancava da 18 anni, e questo è stato possibile grazie ad un grande impegno delle Istituzioni e dei volontari per avere questa gara motoristica che ha sempre caratterizzato le nostre strade, perfette per questo tipo di competizioni. Parlando del cappone, questo prodotto, insieme al vino ed ai tartufi, rappresenta la nostra “Triade delle eccellenze”. Io sono entusiasta per questi due eventi e, come amministrazione comunale, lavoreremo per renderli sempre più importanti. Come istituzione cerchiamo di valorizzare i prodotti della nostra terra, ma il merito maggiore va ai produttori, che sono i veri protagonisti. Invito i lettori a venire a San Damiano d’Asti per queste due manifestazioni, per vivere con noi emozioni a tavola e lungo le strade del rally».


S. Damiano: Rally del Grappolo

Il 9 e il 10 Dicembre un gradito rombante ritorno!

Territorio di San Damiano, e villaggio rally in Corso Roma. Tutti gli equipaggi iscritti al Trofeo delle Merende in occasione del 1° Rally Day Il Grappolo riceveranno un paio di guanti griffati Grappolo e Merende e un cronometro. Entrambi i gudget sono stati realizzati in collaborazione con aziende del settore automobilistico. Inoltre gli iscritti al Merende riceveranno una borsa colma del necessario materiale per la gara sandamianese e di prodotti offerti dai sostenitori dell’iniziativa benefica.

IL PROGRAMMA 8 DICEMBRE 2016

Ore 20 cena del trofeo delle merende presso Asd Carolina, Frazione Gorzano 159, San Damiano

9 DICEMBRE 2016 Quando si parla di motori il Piemonte si accende ed i battiti dei cuori degli appassionati aumentano. E se poi a tornare è un rally che manca da fine anni ’90, il gioco diventa molto eccitante per spettatori e piloti che vogliono dare vita ad una gara emozionante. Grande il lavoro degli organizzatori che hanno trovato nel Comune di San Damiano un valido collaboratore, senza dimenticare gli sponsor, fondamentali per la riuscita di queste manifestazioni. Si apre così il sipario su una competizione che è sempre stata molto seguita. Le date: preview il 9 dicembre, prove speciali il 10 dicembre e si accendono le luci sul “Rally Il Grappolo”, che torna a San Damiano dopo ben 18 anni. Gli organizzatori hanno disegnato un percorso di speciali che rispetta la tradizione del passato, per riportare in auge questa manifestazione. In abbinata si corre anche per il “Trofeo delle Merende”, iniziativa che promuove l’associazione “Io vinco nella ricerca” sulla fibrosi cistica. A San Damiano d’Asti saranno molti i piloti che gareggeranno con i colori dell’associazione benefica. In programma due prove speciali che hanno la storia di questa gara motoristica: quella di Celle Enomondo e quella di Ronchesio, con alcuni tratti nuovi che le rendono ancora più emozionanti. Nella giornata di sabato 10 dicembre le prove verranno ripetute tre volte per un totale di 40 chilometri cronometrati. Lo shakedown di venerdì 9 dicembre, che si correrà sulle strade tra Canale e Cisterna d’Asti, servirà ai piloti per mettere a punto le vetture per la gara. I piloti iscritti, inoltre, potranno mettere a punto le loro vetture, venerdì 9 dicembre sullo shake down. Partenza e arrivo in piazza Libertà

Dalle 7 Alle 15 ingresso mezzi in parco assistenza in Piazza 1275, San Damiano Dalle 8.30 alle 12.30 distribuzione road book presso il Municipio, piazza Libertà, San Damiano Dalle 8.30 alle 12.30 distribuzione targhe e numeri durante le verifiche sportive Dalle 8.30 alle 13.30 verifiche sportive presso il Municipio, piazza Libertà, San Damiano Dalle 9 alle 14 verifiche tecniche presso Terre dei Santi, via Roma 58/68, San Damiano Dalle 10 alle 13 shakedown Dalle 13 alle 17 ricognizioni con vetture di serie

10 DICEMBRE 2016

Ore 8.01 partenza prima vettura da Piazza 1275, San Damiano. Percorso del sabato: 6 prove speciali per un totale di 39,15 km; 2 parchi assistenza, 2 riordini Ore 15.28 arrivo in V. Maggiore Hope, S. Damiano Ore 16.30 cerimonia di premiazione con pedana d’arrivo, piazza Libertà, San Damiano Ore 17.30 pubblicazione delle classifiche presso il Municipio, piazza Libertà, San Damiano In serata festa del rally e del trofeo delle merende Mangia Bevi Balla a Maretto

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Grande attesa per la Sacra Rappresentazione della Natività

Revigliasco d’Asti: Betlemme per una notte

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“Non è solo un presepe vivente la Sacra Rappresentazione della Natività di Revigliasco d’Asti, ma piuttosto una singolare esperienza di teatro popolare”. Questa frase è stata detta al Tgr Piemonte di Rai Tre lo scorso anno, e riassume al meglio il vero spirito di questo evento che, ogni anno, si svolge proprio il 24 Dicembre, con inizio alle ore 22, per vivere una Vigilia di Natale autentica ed emozionante. Un’esperienza che si ripete dal 2006, nata da un’ottima idea di un gruppo di volontari della parrocchia che, da allora, valorizzano al meglio la notte della Nascita di Gesù Bambino. Organizzata con il Patrocinio del Comune di Revigliasco, della Provincia di Asti e del Progetto culturale della Diocesi di Asti, non è il solito presepe vivente perché la Sacra Rappresentazione viene proposta sotto forma di una recita teatrale con ben cento figuranti le cui azioni sono raccontate da un narratore con un canovaccio ispirato alle Sacre Scritture. E la musica emoziona i cuori e le mente con colonne sonore e canti religiosi eseguiti dal vivo. Una vera e propria “serata a teatro” possiamo dire con tanti di sequenze: Annunciazione, visita di Maria ad Elisabetta, annuncio del censimento e partenza di Maria e Giuseppe per Betlemme. Ed il pubblico si muove insieme ai figuranti sulla strada che porta al paese della Giudea dove si svolgono le scene del censimento, del lavoro quotidiano, fino alla grotta dove si compie il grande evento della Nascita di Gesù. Chi partecipa a questa Sacra Rappresentazione torna ai tempi del Messia, in un’ambientazione curata nei dettagli e soprattutto veritiera e piena di emozioni e commozione per la venuta al mondo del Figlio di Dio. La partecipazione all’evento è gratuita. Le voci narranti sono quelle di Erika Marello e Giuliano Gerbo , ed i canti eseguiti da Ilaria Marello. Il ritrovo è in via Bertolotti, lungo la salita che conduce alla chiesa. Ci si sposta verso piazza Garons dove svolge la prima parte del presepe vivente dove sono ambientate le scene dell’Annunciazione, della visita di Maria a Elisabetta, dell’annuncio del censimento e della partenza di Maria e Giuseppe per Betlemme. Piazza Vittorio Alfieri diventa Betlemme, e qui si svolgono le scene dell’arrivo di Maria e Giuseppe per farsi censire, della Natività, della visita dei pastori e dei Magi a Gesù Bambino nella grot-

ta. A rivestire i panni della Sacra Famiglia saranno, per il terzo anno consecutivo, Claudio e Barbara Cardettini con il loro piccolo Paolo, che subentra al fratellino Luca, protagonista della nona e decima edizione. Riccardo Fassone, nel ruolo del pastore, interpreterà tre monologhi che accompagneranno il pubblico alla scoperta del profondo legame tra il Natale e la Misericordia. L’ “Avvento Revigliaschese” a dicembre prevede altri tre appuntamenti di avvicinamento al Natale: sabato 3 dicembre ore 21, presso la chiesa parrocchiale va in scena “Madri”, atto unico di Riccardo Fassone. Domenica 11 dicembre ore 17, sempre in chiesa, concerto di Natale con il coro “Vox viva” di Torino, e sabato 17 dicembre ore 16,30, ancora in chiesa, “Raccontami il Natale”, storie per grandi e piccini e premiazione dell’omonimo Concorso letterario.

IL CONCORSO LETTERARIO: LA NOVITA’ “Raccontami il Natale”: s’intitola così la prima edizione del Concorso letterario voluto dal Comune, con il Patrocinio del Progetto culturale della Diocesi di Asti, rivolto alle Scuole primarie della provincia di Asti e ai privati cittadini, italiani e stranieri, dai 16 anni in sù. Il Concorso, riservato a racconti brevi inediti in lingua italiana, si inserisce nell’ambito della rassegna culturale “Avvento Revigliaschese”: una riflessione creativa capace di restituire, nella forma del racconto, la valenza spirituale e antropologica del Natale. Gli iscritti hanno inviato i loro racconti a fine novembre, e la cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 17 dicembre alle ore 16,30 presso la settecentesca chiesa parrocchiale di Revigliasco d’Asti. Ai vincitori saranno assegnati premi secondo le categorie istituite. Categoria “Scuole primarie della provincia di Asti”: Euro 300 e targa al primo classificato; Euro 150 e medaglia al secondo classificato; materiale scolastico e medaglia al terzo classificato. Categoria “Cittadini italiani e stranieri dai 16 anni in sù”: Euro 100 e targa al primo classificato; libro e targa al secondo classificato; libro e medaglia al terzo classificato.

La partecipazione al Concorso è gratuita.


Territorio GIUSEPPE CONTORNO

SINDACO DI REVIGLIASCO D'ASTI Il sindaco Giuseppe Contorno, a nome del Comune, ente patrocinatore dell’iniziativa, introduce così la Sacra Rappresentazione: «L’appuntamento della Sacra Rappresentazione della Natività è per noi molto importante perché in questi undici anni l’afflusso di persone è aumentato in modo costante. Un punto a favore per fare conoscere le bellezze del nostro piccolo paese e del suo territorio. Devo ringraziare il direttore artistico, la Pro Loco, i volontari, i figuranti e tutti coloro che si impegnano per fare diventare Revigliasco “Betlemme per una notte”. L’atmosfera che si respira, le ambientazioni e le scenografie sono frutto di un impegni notevole che si riassume nel tempo di realizzazione della rappresentazione: è come stare a teatro, ma all’aperto. Non è un presepe vivente, ma un vero e proprio cammino verso la grotta, con il pubblico che ripercorre le tappe nelle strade del paese. Le manifestazioni annuali portano un ritorno di immagine e come amministrazione abbiamo già cercato di fare diverse cose per valorizzare il paese e le sue attività. Siamo un paese di circa 800 abitanti, e tutti si impegnano per tenerlo vivo durante l’anno. Ringrazio tutti e la Pro Loco del presidente Erika Boschiero che, per l’occasione, offrirà il panettone e le tipiche bevande calde natalizie dopo la manifestazione».

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Territorio FEDERICO CAPELLI

Delega alla Cultura, Turismo e Rapporti Pro Loco Le manifestazioni sono importanti per fare conoscere i vari paesi ai turisti. Il periodo di Natale è particolare e per voi cosa significa collaborare Le manifestazioni sono importanti per fare conoscere i vari paesi ai turisti. Il periodo di Natale è particolare e per voi cosa significa collaborare con la Parrocchia nella realizzazione di un simile evento che richiama sempre molte persone? «Siamo arrivati all’undicesimo anno di una manifestazione che si basa su una rappresentazione e non sulla messa in atto di un presepe vivente. Ci teniamo a specificarlo perché in questa suggestiva serata c’è una recitazione, una storia accompagnata da narrazione, musica e canti dal vivo. Il centro storico si trasforma e il pubblico diventa anch’esso protagonista. Tutto questo è possibile grazie alla collaborazione tra Comune, oratorio e Pro Loco, senza dimenticare il grande lavoro di Paolo Macario e dei volontari che diventano “abitanti di Betlemme” per una notte. Per noi questi eventi sono momenti di svago, di raccoglimento e mantenimento delle tradizioni, per fare in modo che il nostro piccolo paese resti nel cuore dei suoi abitanti e dei giovani.

La Sacra Rappresentazione, con la Fiera della ciliegia a giugno, e la Festa Patronale di S. Anna a fine luglio, fa parte delle tre

manifestazioni principali che organizziamo durante l’anno, ed alle quali partecipa sempre un buon numero di persone. Nutrirsi di serate come quella della Rappresentazione è un arricchimento culturale che fa innamorare le persone dei nostri luoghi, capaci di offrire emozioni anche la sera della Vigilia di Natale».

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PAOLO MACARIO DIRETTORE ARTISTICO

Saper mettere in scena in modo realistico la vita all’epoca di Gesù non è sicuramente semplice. In che modo vi preparate e su cosa puntate in particolare per fare sentire il pubblico partecipe in questa “notte magica”? «Si parte a fine agosto per studiare e progettare le scenografie. Da metà ottobre, durante le serate o i momenti extra lavorativi, ci si incontra per organizzare e creare il materiale. Dai costumi alle scene, dalla raccolta fondi alla preparazione: tutti sono impegnati per portare in scena una rappresentazione religiosa il più emozionante possibile. Un esempio per fare capire come l’evento è sentito in paese: in questi anni, per raccogliere fondi, vendiamo i “torcetti” che sono quasi diventati un prodotto dolciario locale. Sono molto richiesti e testimoniano la voglia di sviluppare idee per il territorio. Durante i preparativi, che sono la parte che prediligo, si sta insieme, si condividono pensieri, e vengono ad aiutarci perfino da altri paesi, in segno di amicizia. Eravamo partiti nel 2006 circa in 30, ora siamo più di 100 volontari e circa 20 persone che, durante la rappresentazione, controllano luci, scenografie, suono… Invito tutti a venire a vivere un’esperienza unica: non si assiste a “quadri animati” da presepe vivente, ma si partecipa ad una recitazione all’aperto dove si diventa protagonisti».


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Terra e Tradizione - Novembre 2016  

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