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CREDITS Numero unico a diffusione gratuita Autorizzazione del Tribunale di Asti n.8/2009

STUDIO GRAFICO STAMPA OFFSET E DIGITALE SISTEMI VISIVI - INSEGNE ALLESTIMENTI GRAFICI ABBIGLIAMENTO PROFESSIONALE CALENDARI - AGENDE OGGETTISTICA PERSONALIZZATA

La redazione non si assume responsabilità per variazioni di date, orari e luoghi delle manifestazioni. S i ringrazia N O per la gentile collaborazione: la Giostra delle Cento Torri, i nove Borghi Albesi, il Gruppo Storico e Sbandieratori della città di Alba, Clic Foto Alba per le foto del Palio di Alba, Davide Carletti per le foto della Fiera di Alba, e tutti gli SPONSORS presenti su questo numero.

Casa Editrice di:

Giostra delle Cento Torri Palio di Alba &

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I Fantini dei Borghi Ecco i veri protagonisti della nostra rivista

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Questa nuova edizione della Giostra delle Cento Torri dedicata al Palio degli Asini di Alba, rinnovata nella grafica e nei testi, è la tredicesima edizione e abbiamo voluto dedicarla quasi esclusivamente a chi sa gestire gli asini in questa gara unica nel suo genere, a tal modo da rendere questa corsa la più allegra e goliardica del territorio, pur essendo competitiva: i signori Fantini, categoria fino a oggi non molto conosciuta del Palio albese! Così mentre si sorride nel vedere qualche asino che si ferma o torna sui suoi passi, si esulta, incitando i concorrenti che lottano per il primato. Forse anche complice l’aspetto giocoso e goliardico, i fantini sono sempre rimasti un po’ nell’ombra, coloro che si fanno spesso trascinare dai loro animali. Eppure sono persone che molto spesso, come dimostrato sulle prossime pagine, sono molto legati al borgo di appartenenza, per il quale corrono anche ripetutamente per molti anni. Vengono tutti dall’equitazione e sono tutti dello stesso parere: correre su un asino è più difficile che farlo su un cavallo. Probabilmente perché la loro esperienza è quella del Palio di Alba, in cui caos e imprevedibilità sono elementi inevitabili.

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Da 13 anni il racconto del Palio con approfondimenti e curiosità Questa è la nostra rivista!

La nostra rivista, giunta al tredicesimo numero, come sempre racconta i protagonisti e il programma della tradizionale corsa albese dedicata agli asini con i suoi approfondimenti e le curiosità. Lo scorso anno il Borgo della Moretta ha vinto sia la vera e propria corsa sia il premio dedicato alla sfilata storica e oggi gli altri borghi provano a riprendersi la scena. La rivista del Palio, oltre ad essere distribuita alle attività del territorio, sarà presente in tutti i momenti importanti di avvicinamento alla grande sfida, sin dalla prima manifestazio ne nella quale si nominerà la "bela trifulera" e la Giostra delle Cento Torri si presenterà al pubblico con il suo Capitolo. Il sabato dopo, all'Investitura del Po-

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destà, le riviste verranno posizionate sulle sedute direttamente in piazza del Duomo; come di consueto, sarà distribuita a tutte le autorità, sindaci e personaggi illustri presenti al taglio del nastro dell'inaugurazione della Fiera Internazionale del Tartufo bianco di Alba, e naturalmente verrà posata su tutte le sedute dell'arena del Palio in piazza Cagnasso, la prima domenica di ottobre, durante la corsa stessa, a disposizione del folto pubblico, quindi con una massima visibilità per tutti i nostri sponsor che da tredici anni ci sostengono! Il lavoro di collaborazione con i Borghi albesi dura tutto l'anno come la loro frenetica attività di preparazione della festa di ottobre. Nel mese di febbraio, come avviene ogni anno, la tipografia iM.coM, casa editrice di questa rivista, ha invitato i borghi, il direttivo della Giostra delle Cento Torri e i rappresentanti dell’Ente Fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba ad un momento di condivisione di progetti e programmi del 2019, presso il celebre ristorante “Ostu di Djun” di Castagnito. Era presente anche fra gli altri, l’ex campione di Pallapugno e pittore Massimo Berruti e l’allora Parlamentare europeo Alberto Cirio, ora presidente della Regione Piemonte. Si tratta di un’occasione di incontro fra editore e rappresentanti della Giostra, utile per programmare il lavoro che viene svolto durante l’anno. Auguri da parte nostra a tutti i volontari che animano il Palio degli Asini, e vinca il migliore!


Carlo Passone, Direttore della rivista La monografia del Palio degli Asini compie 13 anni Carissimi, affezionati lettori e dico affezionati perché so che siete sempre curiosi di leggere queste pagine e non mancate, ogni anno, di cercare le prime copie che vengono messe in distribuzione, ben ritrovati con questa 13° edizione della monografia sul PALIO degli Asini. La mia presenza su queste pagine, quest’anno, è meno intensificata, poiché come annunciato, altri impegni mi impediscono di dedicare il tempo necessario alla stesura di tutta l’edizione, ma come vedrete i Colleghi che mi hanno sostituito non faranno sentire la mia mancanza. L’Editore mi ha chiesto di mantenere la “firma” in qualità di Direttore responsabile e ben volentieri l’accontento. Sono stati tredici anni di lavoro intenso e non facile nel tentativo di offrirVi, ogni anno, argomenti di lettura diversi ed interessanti per meglio conoscere il PALIO ed i suoi segreti, gli episodi più curiosi e divertenti, la storia, a volte

nascosta, di questa manifestazione che ormai si è inserita tra le più ambite e cercate da parte dei turisti italiani e stranieri che, sempre più numerosi scelgono la prima domenica di ottobre per “occupare” la nostra Città. E’ quindi motivo di orgoglio essere stati l’unica fonte di informazione indipendente a parlare e promuovere il PALIO degli Asini. Ad maiora

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di Rebecca Cortese “Ho seguito alunni e alunne di tutte le età e in C'è una nuova realtà dedicata soprattutto al sostegno alla didattica per chi ha difficoltà di ap- tutte le materie, con varie problematiche, non solo del genere Dsa, ma anche con Sindrome prendimento. Si tratta dello “Studio AdMaiora – Tutors Team” di di Asperger e problematiche del comportamenRebecca Cortese, che sarà inaugurato entro il 30 to legate alla difficoltà a restare concentrati per lunghi periodi, o anche solo a restare seduti, ansettembre ad Alba in corso Piave 146. Rebecca Cortese, 28 anni, si è diplomata al Liceo che io sono cresciuta con questi studenti” dice Linguistico e ha iniziato a lavorare nel sostegno Rebecca Cortese. La tranquillità e la pazienza allo studio di alunni con alcune difficoltà di ap- sono elementi chiave per riuscire in una didattica prendimento. Si tratta di difficoltà ormai decodifi- tanto complessa. L'obiettivo è quello di arrivare cate nel mondo dell'insegnamento, raggruppate a risultati concreti, a un effettivo miglioramensotto la sigla DSA (difficoltà specifiche di appren- to nella rendita scolastica e nell'apprendimento dimento) alcune ben note ai genitori come di- “Per questo tipo di problematiche spesso è nescalculia, disgrafia o dislessia, non si tratta di cessaria una continuità nell'attività di sostegno malattie o ritardi, ma di ostacoli che possono anche quotidiana, anche per questo ritengo che presentarsi con qualsiasi studente. Rebecca ha lo studio potrà essere utile alle famiglie, perché seguito alcuni ragazzi e ragazze con queste diffi- garantirà una costanza nel lavoro che studenti o coltà e si è resa conto di poterli aiutare nello stu- insegnanti che fanno lezioni private non possono dio, con pazienza e metodo. Non a caso lavora sostenere”. da cinque anni come assistente alle autonomie Non solo, il centro sarà anche disponibile come nelle scuole e da due anni e mezzo ha deciso di normale doposcuola per studenti di tutte le età fare di questa attività la sua principale professio- per aiutarli nell'attività scolastica. ne. Il lavoro di assistente alle autonomie l’ha por- Lo studio affronta le specifiche esigenze dei giotata anche ad affrontare problematiche diverse vani in base alla fascia d’età: gli studenti delcome ritardi cognitivi, sindromi comportamentali le scuole superiori ad esempio, hanno di solito e ragazzi con bisogni educativi speciali (BES) e maggiore esigenza a essere autonomi, inoltre con disturbi dell’attenzione, e quindi a sviluppa- per gli studenti universitari ci può essere sostegno re modalità e tecniche opportune, e questo le ha alla preparazione degli esami e per la tesi. L'atconsentito quindi di aiutare anche studenti con tività didattica non si fermerà nemmeno nei fine queste difficoltà nelle proprie lezioni private. Ha settimana, quando si organizzeranno iniziative sentito quindi la necessità di dare vita ad uno maggiormente legate all'intrattenimento e alla studio che privatamente si occupi del sostegno creatività, come corsi di teatro. Verranno orgaagli studenti con difficoltà, ma che sarà comun- nizzati anche percorsi per adulti con corsi azienque, per chiunque vorrà, un valido supporto per dali e anche di lingua italiana per gli stranieri. lo studio per qualsiasi ciclo scolastico, dalle ele- “Molti genitori partono scoraggiati, convinti che mentari fino ai giovani universitari. Inizialmen- non possano esserci progressi in casi di difficolte per la sua attività ha seguito personalmente tà di apprendimento. Invece si può migliorare, tutte le materie necessarie per la didattica ora, la costanza porta a ottenere significativi passi con l'apertura del nuovo studio, ha dato vita a avanti, verrà elaborato un piano individuale a un team di esperti insegnanti e laureati nella sin- seconda delle esigenze per arrivare a essere gole materie che possano occuparsi dell'aspetto autonomi. Naturalmente le lezioni e le tariffe sapuramente didattico, in modo tale che lei possa ranno commisurate alle esigenze specifiche di dedicarsi soprattutto al metodo di insegnamento. ognuno”.

DOMENICA 29 settembre dalle ore 16,00

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Chi desidera essere aggiornato sulle attività dello studio può seguirci su Facebook: Rebecca Cortese tutor, oppure chiamare il numero 349 2882383


Si rinnova il direttivo della Giostra Verney presidente, ed entra l'architetto Luca Sensibile Nel corso dell'estate è cambiata la composizione del Consiglio direttivo della Giostra delle Cento Torri, con la nomina di un nuovo presidente. Si tratta di Piercarlo Verney, che per tutti questi anni ha ricoperto la carica di vice, con Alberto Cirio alla presidenza. Quest'ultimo, dopo la vittoria alle elezioni regionali, ora guida la Regione e ha presentato le dimissioni dal sodalizio albese. Inoltre ci sono state variazioni anche nel gruppo del direttivo: si è dimesso Beppe Giachino, che si occupava soprattutto di Sicurezza ed è entrato l'architetto Luca Sensibile, consigliere nell'Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco D'Alba. A questo punto il consiglio della Giostra è composto da Domenico Boeri, Romano Cugnasco, Luca Sensibile, Carlo Passone e Felice Dezzani, oltre al presidente Piercarlo Verney. L'architetto Sensibile commenta il suo ingresso nel direttivo: «Sono particolarmente soddisfatto per questo incarico, che mi lunsinga e mi rende felice. Evidentemente è stato apprezzato il lavoro svolto in questi anni all'interno dell'Ente Fiera nel quale ho cerca-

to di presentare le istanze e le esigenze della Giostra e del Borghi e di valorizzarne l'attività all'interno degli eventi albesi. In questa edizione della Fiera in quanto nel direttivo della Giostra e al contempo nell'Ente Fiera potrò rappresentare un collegamento per una sempre maggiore comunicazione fra le due realtà. Considero molto importante il ruolo della Giostra delle Cento Torri, del Palio e dei Borghi, perché rappresenta in fondo il primo nucleo delle manifestazioni che ora sono diventate il principale motore del nostro settore turistico. Peraltro ci sono segnali che indicano che il Palio piace molto agli stranieri oltre che essere apprezzato dagli albesi. Mi impegnerò molto, nel mio ruolo, perché il mondo del Palio e dei borghi sia ulteriormente valorizzato».

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“I Borghi sono il cuore autentico e pulsante di Alba” Alberto Cirio presidente uscente della Giostra delle Cento Torri Alberto Cirio, diventato dopo le elezioni di maggio, Presidente della Regione Piemonte, ha dovuto rassegnare le dimissioni dalla presidenza della Giostra delle Cento Torri, per la difficoltà a ricoprire entrambi i ruoli. Lo abbiamo intervistato per un bilancio sulla sua lunga esperienza. - Si può fare un bilancio di questa esperienza alla guida della Giostra delle Cento Torri? «Il bilancio non può che essere positivo, perché ruoli come questo si accettano come segno di amore per la propria città e perché sai che fai una cosa utile per la tua terra. Non mi stancherò mai di ripetere che i turisti non cercano solo tartufi e barolo quando scelgono le nostre colline. Oltre alla bellezza dei nostri paesaggi e all’eccellenza della nostra enogastronomia, amano quella coreografia che la spontaneità del folklore e il colore della festa creano. E poi la storia, perché non dimentichiamo che, anche se in modo ironico e divertente, dietro le tradizioni che la Giostra tramanda c’è la storia, da Alba pompeia ai Romani all'epoca medievale. Un modo con cui ci piace ricordare e conservare le nostre radici». - Che ruolo ha il Palio degli Asini nella vita cittadina albese? «Ha un doppio ruolo. Uno interno, perché è l’occasione per esprimere la sana rivalità che esiste tra i borghi e quella parte dell’albesità più ironica e goliardica che ci ha portato a correre il nostro palio attorno alle mura di Asti. Non dimentichiamo che il Palio nasce come gesto ironico per prendere in giro la storica rivale. E poi un ruolo esterno, perché è un evento che piace ai cittadini

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e ai turisti e genera una ricaduta importante per la nostra città». - Qual'è l'importanza del volontariato nei Borghi per la città di Alba? «Sono un pilastro. Senza la passione e il lavoro straordinario dei volontari quello che in tutto il mondo è conosciuto come l’autunno albese non potrebbe esistere. Sono il cuore autentico e pulsante di Alba». - Qualcosa può essere migliorato nella gestione del palio e nell'attività dei Borghi albesi? «Si è già fatto tanto negli anni per garantire soprattuto la sicurezza della manifestazione e abbiamo raggiunto livelli alti. Abbiamo anche adottato un rigore storico assoluto e questo ha consentito una grande crescita. Quindi il mio auspicio è di continuare in questa direzione, coniugando divertimento e storia». - C'è qualche aneddoto particolarmente significativo relativo al periodo della sua presidenza? «Mi hanno spesso rievocato un aneddoto di cui io, in realtà, ho un ricordo da bambino. Il Palio si correva ancora in Piazza San Paolo e tutta la piazza era cintata da pannelli. ll palco delle autorità era addossato a questi pannelli e nel momento della premiazione un borghigiano dei Brichet, arrampicato a una scala a pioli dietro la tribuna storica, “scippo” il drappo dalle mani del presidente del borgo Patin nel momento in cui venne alzato in segno di vittoria, scappando poi via su una bicicletta. Qualche giorno dopo i Brichet rivendicarono la paternità del furto chiedendo un riscatto in barolo ed eccellenze enogastronomiche locali. Un’altra testimonianza dell’energia ironica e scherzosa che la Giostra e il Palio hanno da sempre nel loro dna». - Ha un messaggio o un augurio da rivolgere ai volontari dei Borghi? «Continuiamo a lavorare insieme. Io, anche se in un ruolo diverso, continuerò a essere un volontario della fiera e a fare la mia parte. Che voglia dire consegnare un tartufo a Trump o spostare una transenna la domenica. Perché la vera forza è rimanere uniti in nome del nostro amore per Alba».


Il Palio degli Asini è una chiamata allaFiera Carlo Bo, Sindaco di Alba Il Palio degli asini, iniziato storicamente come goliardica presa in giro, è ormai il momento simbolico che dà inizio alla Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. È preceduto dalla sfilata storica per le vie della città e dalle rievocazioni organizzate con grande dedizione dagli infaticabili Borghi di Alba che coinvolgono centinaia di comparse e una puntigliosa cura nella ricostruzione di costumi e vicende medievali. La corsa che si tiene nel pomeriggio chiude la giornata regalando immancabili sorrisi agli spettatori che assistono all’arduo tentativo dei fantini di domare l’indole indipendente degli asini.

La prima domenica è davvero la chiamata alla fiera per tutti noi albesi che seguiamo i tamburini quasi fossero pifferai magici, assiepando le strade per seguire la sfilata storica. Ringrazio per l’impegno profuso dagli organizzatori e dai nove Borghi perché se è vero che tutto succede in un giorno solo, ma dietro ci sono mesi e mesi di preparazione. E che vinca il migliore!

Liliana Allena,

presidente dell’ Ente Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba Il Palio coniuga alla perfezione folclore e gioco La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, quest’anno più che mai, rappresenta l’equilibrio perfetto fra tradizione e innovazione, fra esperienza quotidiana ed eccellenza, fra ingredienti semplici come l'uovo e unici come il nostro Tartufo Bianco d'Alba. Come ogni anno il Palio degli Asini, capace di coniugare folclore e gioco, è uno dei momenti più attesi da tutta la cittadinanza e da un appassionato pubblico nazionale ed internazionale. Ringrazio i nove Borghi cittadini, gli sbandieratori e il Gruppo Storico per il loro instancabile lavoro che ci aiuta a far scoprire ai nostri visitatori la cultura e l’autenticità del nostro territorio.”

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“Per gli asini un trattamento migliore che per le persone” Romano Cugnasco, giudice di gara, racconta regolamenti e prescrizioni a tutela della salute degli animali animali sono molto stringenti. In sostanza, secondo noi tutti devono divertirsi il giorno del palio, gli spettatori, i borghigiani, i fantini e anche gli asini, il loro benessere è in cima ai nostri pensieri, così come ovviamente la sicurezza dei fantini. In sostanza gli asini non devono subire stress dunque non devono essere sottoposti a turni estenuanti di allenamento». - Quali sono nello specifico i provvedimenti adottati? «Si seguono naturalmente tutte le normative sanitarie sugli animali. Gli asini devono essere dotati di tutta la documentazione necessaria del servizio veterinario dell’Asl, con libretti d’identità a microchip a posto. Vengono fatte visite veterinarie per arrivare al nulla osta alla gara. Per questo ci serviamo della consulenza di un medico motlo esperto come il veterinario ufficiale dell’Ippodromo di Vinovo».

“Gli asini sono trattati meglio degli umani” è un’espressione che ricorre fra i Borghi e in generale fra chi frequenta il Palio, riferita ovviamente alla corsa albese più celebre. Sta a indicare che i regolamenti e le procedure per la salute e il benessere degli animali sono particolarmente ferree da parte dell’organizzazione. Abbiamo chiesto a Romano Cugnasco, membro del direttivo e storico giudice di gara se è davvero così. - Quali sono le linee guida dell’organizzazione del Palio sotto questo aspetto? «La manifestazione di Alba è competitiva perché c’è una gara, ma con una forte caratterizzazione verso il puro divertimento, come ormai noto a tutti coloro che assistono la prima domenica di ottobre. In sostanza è molto diversa da altri palii più celebri come quello di Asti e di Siena per esempio, nei quali i concorrenti e le fazioni che li sostengono fanno una vera e propria gara, molto agonistica. Alla luce dello spirito differente della corsa albese anche le norme sulla salute degli

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- Cosa succede se gli asini non passano i test a cui vengono sottoposti? «Di fronte a qualsiasi dubbio sulla loro condizione fisica, vengono esclusi dal Palio. Da due anni a questa parte viene offerta la possibilità ai borghi di utilizzare asini di propria scelta, che al mattino prima della gara vengono controllati attentamente. Nel caso non tutto fosse a posto l’asino sarebbe escluso e il borgo avrebbe un solo fantino in gara. Naturalmente i gruppi devono fornire all’organizzazione tutta la documentazione necessaria». - L’organizzazione fornisce asini che vengono sorteggiati ai borghi quali sono le loro caratteristiche? «Naturalmente devono avere tutte le carte in regola dal punto di vista sanitario, devono anche avere più di tre anni di età e essere di stazza tale da essere cavalcabili, dunque non troppo esili. Devono essere femmine o castrati, comunque non stalloni». - Quali sono le misure che si prendono per la loro tutela durante la gara? «Il fondo in segatura compressa e la balle di paglia


di protezione hanno la funzione di limitare il più possibile la possibilità di infortuni per cadute. Inoltre gli asini non sono dotati di morsi ma solo della capezza (ovvero delle briglie che si legano sulla testa). I fantini ovviamente non possono utilizzare frustini, ma in generale non possono nuocere in alcun modo gli asini, dunque niente peli tirati o colpi con le mani e le gambe che possano arrecare anche il minimo danno. Non sono ammessi maltrattamenti. In questo senso c’è grande attenzione anche all’abbigliamento dei fantini: è obbligatoria la calzamaglia e le calzature devono essere morbide, prive di qualsiasi sperone o punta. Non si possono nemmeno utilizzare guanti che potrebbero nascondere piccole punte. Inoltre alla conclusione della corsa l’asino vincitore viene anche sottoposto a un test antidoping». - Ma i fantini cosa possono fare per incitare l’asino a correre? «Possono utilizzare il palmo della mano aperta, non chiusa e comunque con un colpo leggero. Naturalmente possono parlare all’asino, supplicarlo, pregarlo, incitarlo anche scendendo dalla groppa. Il fantino deve avere un comportamento

etico e in caso di violazioni del regolamento può essere squalificato». - Questo numero del giornale del Palio lo dedichiamo ai fantini, che a quanto pare devono stare molto attenti a come trattano i loro asinelli. Ci sono delle regole da rispettare per correre ad Alba? «Bisogna essere maggiorenni e non pesare troppo. Il peso del fantino non può essere eccessivo sull’asino. Tutti coloro che corrono sono coperti da assicurazione; occorre anche indossare un caschetto protettrivo. Salgono in groppa all’asino a pelo e non è affatto facile controllare l’animale in questo modo, più difficile che un cavallo. Inoltre prima della gara c’è anche l’alcoltest per gli umani e qualcuno in

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passato è stato sorpreso ad avere bevuto un po’ troppo prima della corsa per aumentare le proprie possibilità di vittoria». - Ultimamente si vedono sempre più donne al Palio, a sua memoria quando hanno iniziato a gareggiare? Oppure sono sempre state presenti? «Prima erano poche le fantine, a partire dagli anni '90 hanno iniziato a caomparire fre le concorrenti dei borghi. Ben vengano anche in maggior numero, non hanno certo nulla da invidiare ai colleghi maschi». - Perché al Palio degli Asini l'animale scosso non può vincere al contrario di ciò che accade manifestazioni celebri come il Palio di Asti e quello di Siena? «Effettivamente un asino senza fantino non può vincere il Palio degli asini, ad Asti invece il cavallo “scosso” può. C'è una ragione per questa differenza di regolamento. Viste le condizioni particolari della gara albese potrebbe anche accadere che un fantino, magari vicino al traguardo, possa scendere dalla sella di un asino un po' testardo per condurlo verso la vittoria camminandogli a fianco. Appare evidente che una strategia del genere non è auspicabile, per cui per vincere il fantino deve sempre essere in groppa all'asino, pena la squalifica. Ovviamente una strategia del genere è impensabile con i cavalli e in un contesto simile a quelli di Asti e Siena». - In conclusione può confermare che gli asini vengono trattati meglio degli umani alla corsa di Alba? «Certamente! Il divertimento, anche quello degli asini, viene sempre prima della competizione. A questo riguardo racconto un episodio avvenuto qualche anno fa, durante un'edizione corsa in piazza Medford. Quel giorno purtroppo pioveva, e tutti noi eravamo bagnati a causa dell'acqua, anche gli spettatori. Tutti tranne gli asini, il cui recinto era coperto da una tettoria per evitare il maltempo».

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Sabato 21 Settembre - Ore 21,00 Il Capitolo della Giostra e la Bela Trifolera si celebrano in piazza del Duomo

Nella Cattedrale la benedizione del Palio

Il Palio degli asini non si limita solo alla giornata della corsa, sempre la prima domenica di ottobre, ma è caratterizzato anche da due appuntamenti significativi che precedono la corsa più attesa ad Alba e che hanno come protagonisti assoluti i nove borghi. Quest'anno l'organizzazione ha apportato alcune modifiche al consueto programma soprattutto riguardo il concorso della Bela Trifolera, la miss eletta fra i borghi albesi chiamata a rappresentare poi la Fiera del Tartufo durante gli appuntamenti significativi dell'autunno albese. Quest'ultimo evento vedrà nell'organizzazione la partecipazione anche dell'associazione dei Trifolao. Il primo appuntamento è dunque quello con il "Capitolo della Giostra delle Cento Torri", il sodalizio che riunisce borghi e sbandieratori albesi e che si occupa dell'organizzazione

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a cui segue il concorso della Bela Trifolera. Diversamente dalle precedenti edizioni il Capitolo quest'anno si riunirà all'aperto, in piazza Risorgimento (piazza del Duomo) a partire dalle 16,30, alla presenza dei presidenti e di un gruppo di rappresentanti per ogni borgo. Non mancherà la rappresentanza degli sbandieratori, il portastendardo e il portascudo. Nel corso del capitolo ci sarà un resoconto delle attività svolte l'anno precedente e l'illustrazione di quelle dell'anno in corso. Ci sarà anche la cerimonia per la nomina dell'Amico della Giostra dell'anno in corso, con la consegna del mantello e del medaglione e della pergamena con la motivazione al prescelto. La conclusione del capitolo è prevista alle 17.45 circa, quando il gruppo, con un piccolo


corteo si sposterà nella Cattedrale di Alba, per la celebrazione della messa solenne dedicata al capitolo, nel corso della quale ci sarà la benedizione delle insegne dei borghi e del Palio, che

però resterà coperto, lo sarà fino al giorno della vera e propria corsa. Alle 19 a conclusione della funzione religiosa, in piazza del Duomo borghigiani e personaggi in costume festeggeranno con un aperitivo la serata, accompagnati dalla musica dal vivo di un gruppo musicale, l'evento è aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. Si arriverà così alle 20,30 quando cominceranno a prepararsi le ragazze partecipanti al concorso di “Bela Trifolera”. Quest'anno, rispetto all'edizione precedente, non ci sarà la sfilata delle partecipanti nel centro storico. Ci sarà una concorrente per ogni borgo, per il gruppo storico e per quello degli sbandieratori “Città di Alba”. La serata prenderà il via alle 21 sempre in piazza del Duomo accompagnata da musica dal vivo. Si insedierà la giuria per valutare le ragazze che sfileranno prima in costume medievale, poi in abiti civili, eleganti, e infine vestite da contadine e accompagnate da un “bel trifolao” anche lui in veste contadina. La giuria farà la sua valutazione in base a tutti i tre passaggi. Infine la proclamazione della Bela Trifolera 2019, invitata a rappresentare la bellezza albese nelle occasioni importanti della Fiera del Tartufo che durerà per tutto l'autunno. Alla vincitrice il premio simbolico di un tartufo. La festa proseguirà per tutti i presenti con musica dal vivo fino alle 23/23,30 ca.

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Sabato 28 Settembre - Ore 21,00 Il Nuovo Podestà indice la corsa degli asini

La tradizione del Palio degli Asini Sabato 28 settembre ci sarà la seconda tappa di avvicinamento al Palio degli Asini, ovvero l’Investitura del Podestà. Si tratta della ricostruzione storica dell’episodio che da vita alla tradizione del Palio degli Asini. Questo infatti, nascerebbe come risposta alla beffa degli Astigiani che nel corso di un assedio posto alla città di Alba corsero il loro Palio intorno alle mura del centro sotto attacco (Il fatto, riportato da un cronista medievale, rappresenta la prima chiara attestazione dell’esistenza della corsa astigiana). In risposta alla beffa gli albesi avrebbero corso all’interno delle mura un palio con gli asini, uno sberleffo verso il nemico minaccioso. La cerimonia dell’Investitura del Podestà si propone proprio di annunciare la nascita del palio

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albese. Il programma di questa celebrazione è ancora una volta in piazza Risorgimento (piazza del Duomo) a partire dalle 21. Non ci sarà l’esibizione preliminare degli sbandieratori dei borghi come lo scorso anno, ma farà subito il suo ingresso la Signora di Alba accompagnata dal suo seguito. Questo momento sarà animato anche dalle allieve di una scuola di danza albese. Seguirà l’ingresso dei figuranti dei nove borghi albesi. Il corteo di ogni borgo sarà intervallato dall’esibizione dei propri sbandieratori. Una volta completata questa fase, intorno alle 21,40 farà la sua trionfale entrata il Podestà seguito dai notabili della città, gli armati, i nobili,


le dame, i cavalieri. Ogni figurante porterà un costume medievale ricostruito minuziosamente in base a ricerche sui documenti d’epoca del XIII secolo. Dopo la sistemazione sul palco dei figuranti ci sarà la vera e propria investitura del podestà a cui i rappresentanti dei nove borghi albesi pre-

steranno giuramento. Questi rappresenteranno nove personaggi storici (reggitori) dei rispettivi borghi: Anselmo dei Cerrati per il Borgo dei Brichet, Guglielmo de’ Pauca Palea per il Borgo di San Martino, Sismondo de’ Pallidi per il Borgo delle Rane, Oddone Conte di Cassiano per il Borgo del Fumo, Rainero Cairoso Merlo per il Borgo di Santa Rosalia, Antonio Ratti di Montersino per il Borgo di Santa Barbara, Guglielmo del Monfrario per Borgo della Moretta, Guglielmo Regisole per il Borgo dei Patin e Tesor e Pietro de’ Braida per il Borgo di San Lorenzo. Il giuramento sarà recitato da uno solo dei reggitori in rappresentanza di tutti e sarà il vincitore del Palio dello scorso anno, ovvero Moretta. La cerimonia di investitura, che prenderà il via intorno alle 22,15 prevede che il Capitano del Popolo nomini il Podestà che presta giuramento, segue la consegna delle chiavi della città. Il rappresentante dei Borghi illustra la situazione dell’assedio da parte di Asti e della corsa dei cavalli intorno alle mura albesi e chiede che sia indetto il Palio degli Asini, che viene concesso dal Podestà. Segue l’esibizione degli Sbandieratori della Città di Alba. La conclusione è prevista intorno alle 23 con l’uscita ordinata dei figuranti dalla scena. Ogni borgo a turno lascerà la piazza principale del centro storico.

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Domenica 6 Ottobre - A partire dalle Ore 9,30 La sfilata del Palio quest’anno sarà aperta e chiusa dal Borgo Moretta

La Giornata del Palio è davvero molto intensa, segnata ogni anno da un programma serrato che impegna i nove borghi di Alba per tutto il giorno. Quest’anno la corsa degli asini cade domenica 6 ottobre, come ogni anno la prima del mese, e segna l’avvio della Fiera internazionale del Tartufo bianco, il grande evento al centro del calendario autunnale di tutto il territorio. La sfilata di quest’anno è particolare, visto che sarà aperta e chiusa dallo stesso borgo. La tradizione vuole che venga aperta dal gruppo che ha vinto l’anno prima il Palio, e chiusa da quello vincitore del premio sfilata, entrambi andati al Borgo Moretta nel 2018, evento senza precedenti. L'area per la manifestazione sarà allestita in piazza Osvaldo Cagnasso, come avvenuto nelle ultime edizioni. Anche quest’anno ai borghi è stata data la possibilità di correre con un proprio asino. Alle 9.30 ci sarà la riunione della Giuria per la corsa in piazza Risorgimento (piazza del Duomo) questa fase preliminare riguarda esclusivamente gli asini forniti dalla Giostra ai borghi, ovvero quelli da sorteggiare, accompagnati dal proprietario; con la verifica dei documenti, il controllo di idoneità e la presenza del microcip. Alle 10.30 gli asini saranno numerati, sia quelli scelti dai borghi che quelli forniti dalla Giostra delle Cento Torri. Successivamente saranno sorteggiati gli asini da assegnare e i borghi comunicano i nomi di fantasia per animali e fantini. Alle 12 nella piazza del Palio saranno presentati, con il rispettivo proprietario, gli asini scelti dai borghi, segue la verifica dell'idoneità da parte della giuria. Nel caso un animale venisse giudicato non idoneo non parteciperebbe al Palio e non verrebbe sostituito da uno sorteggiato, in quel caso il borgo correrebbe solo con un asino, quello sorteggiato. Alle 14 ci sarà l’ultima riunione prima della gara fra giuria, fantini, palafrenieri e respon-

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sabili dei borghi, per la definizione dell’ordine di partenza delle due batterie. Nel frattempo a partire dalla tarda mattinata i borghi con i rispettivi gruppi storici avranno dato inizio al corteo per le strade di Alba che giungerà in piazza Michele Ferrero. Di qui, alle 14, il corteo si recherà in piazza del palio passando per via Maestra, con gli sbandieratori in testa, seguiti dal Gruppo storico “Città di Alba” e dai borghi. L’apertura e la chiusura spettano alla Moretta come anticipato in apertura. Il corteo nel campo del Palio partirà alle 14.30 circa, con gli sbandieratori che accoglieranno il Gruppo storico, seguito dal Podestà, la Signora di Alba e gli altri notabili della città. A seguire l’esibizione dei figuranti dei singoli borghi nel campo del palio, ogni gruppo avrà un tempo limite per la sua esibizione. La chiusura di questa fase sarà segnata intorno alle 16 dalla seconda esibizione degli sbandieratori della Città di Alba, per una durata di 10 minuti circa. Alle 16.15 circa prenderà il via il palio vero e proprio, dopo la preparazione del campo di gara. Nel corso di due batterie correranno 18 concorrenti, due per ogni borgo. Anche quest'anno ci sarà il Palio delle città gemelle, giunto alla quinta edizione. Si svolgerà in occasione della seconda batteria. Verrà effettuato un sorteggio per abbinare ogni concorrente a una città gemellata con Alba. Vincerà il “Palio delle città gemelle”, la città abbinata all’Asino vincitore della seconda batteria. La premiazione sarà effettuata dal sindaco e dal Presidente dell’Ente Fiera. Subito dopo sarà premiato il borgo vincitore della Rappresentazione storica. Infine alle 17.15 prenderà il via la gara finale del Palio con i primi classificati nelle batterie. Il termine della corsa è previsto intorno alle 17.45, con la proclamazione del vincitore e la consegna del prezioso e ambito drappo del Palio.


Sabato 19 e Domenica 20 Ottobre - A partire dalle Ore 18,00 I Borghi protagonisti anche durante la Fiera del Tartufo

Il Palio degli Asini non conclude le manifestazioni legate ai borghi e ai gruppi della Giostra delle Cento Torri. Ogni anno nel corso della Fiera internazionale del Tartufo Bianco D’Alba altri eventi mettono al centro dell’attenzione i borghi e il gruppo degli sbandieratori della Città di Alba. Uno dei più attesi anche quest’anno è il “Baccanale dei Borghi” fra la serata di sabato 19 e domenica 20 ottobre. Si parte la sera di sabato dalle 18 fino a mezzanotte per le piazze e le strade del centro storico. I volontari dei nove borghi cittadini animano il centro con centinaia di figuranti in costume che coinvolgono i visitatori in giochi, scaramucce, teatro di

strada, canti e balli. In tutti gli angoli della città vengono servite prelibatezze della tradizione, cucinate direttamente in loco dalle associazioni con ingredienti tradizionali. Saranno preparate decine di piatti caldi e freddi, accompagnati da buon vino con tanti momenti di intrattenimento. Se questo avverrà il sabato nell’atmosfera serale, ovviamente domenica la scena si ripete con la luce del giorno. I bambini e anche i grandi saranno felici di poter giocare con le attività preparate per l’occasione e diventate ormai attrazioni di grande richiamo. La giornata domenicale avrà luogo fra le 10 e le 19.

Domenica 27 Ottobre - A partire dalle Ore 14,30 alle 17,30 “Trofeo Battista Destefanis e Pescarmona Fabrizio” Inoltre anche quest’anno si rinnova l’appuntamento per gli appassionati delle esibizioni degli sbandieratori. L’organizzazione è affidata al “Gruppo Sbandieratori e Musici della Città di Alba”, che propone il “Trofeo Battista Destefanis e Pescarmona Fabrizio” dedicato alla memoria di due sbandieratori albesi. In questa edizione si torna alla data dell’ultima domenica di ottobre ovvero il 27. In piazza del Duomo (piazza Risorgimento) il gruppo albese sfiderà altri due sodalizi provenienti dal Piemonte per uno spettacolo che ogni anno cattura il pubblico, con le spettacolari evoluzioni delle bandiere colorate, sia ovviamente il giorno del Palio, sia al torneo di fine ottobre.

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Dal 5 Ottobre al 24 Novembre La Grande Fiera Internazionale del Tartufo, fra appuntamenti attesi e gustose novità

L’89a Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, appuntamento d’autunno atteso tutto l’anno, richiamo per una moltitudine crescente di appassionati italiani e stranieri, quest'anno è dedicata al tema dell'Equilibrio Perfetto. Dal 5 ottobre al 24 novembre la Fiera propone una lunga incursione nel mondo e nel fascino del Tuber magnatum Pico, gioiello che si trova nelle colline di Langhe Roero e Monferrato, patrimonio dell’umanità Unesco e simbolo di esperienze collettive che racchiudono la ristorazione, l’ospitalità e l’autentico modo di vivere italiano. Un programma ricchissimo di appuntamenti e approfondimenti dedicati ai gourmand e agli enoturisti più esigenti. Il fulcro resta il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, aperto ogni sabato e domenica dal 5 ottobre al 24 novembre (più l’apertura straordinaria del 1° novembre). Un luogo unico, inebriato dai 120 profumi del Tuber magnatum Pico, in cui acquistare tartufi certificati sotto

l’occhio vigile dei giudici del Centro Nazionale Studi Tartufo, ma soprattutto conoscere ed incontrare i trifulau, testimoni di un mondo fatto di terra, di ricerca nelle notti di luna e di sintonia assoluta tra gli uomini e i propri cani. Alle spalle del Mercato Mondiale è situato lo spazio dedicato all’Alba Truffle Show, luogo d’elezione per gli show cooking, i laboratori, le Analisi Sensoriali del Tartufo, le Wine Tasting Experience®. Il mondo della cultura del cibo si racconta durante gli imperdibili Foodies Moments, dove il Tartufo Bianco d’Alba incontra la cucina d’autore. Una delle novità di questa edizione è rappresentata dagli Atelier della pasta fresca. Quattro straordinari appuntamenti (alle 15 in sala Alba Truffle Show) firmati da due maestri d’eccezione, per imparare i segreti di piatti come i tajarin e gli agnolotti al plin, che proprio nell’abbinamento con il Tartufo Bianco d’Alba trovano l’equilibrio perfetto. Con il coinvolgimento di Limoges, cittadina francese famosa nel mondo per le sue ceramiche e, come Alba, parte del network delle Creative Cities Unesco, nel 2019 arriva a compimento il progetto che vede il coinvolgimento di grandi aziende nella realizzazione del “Set per il Tartufo Bianco d’Alba”. Sarà infatti la prestigiosa Maison Raynaud, storica casa produttrice di raffinati servizi tavola di Limoges, a realizzare la “Pepita”, prezioso oggetto per svelare al


meglio il profumo, l’aroma e la freschezza del tartufo bianco d’Alba. La Fiera coinvolge tutta la città, e in un programma che propone molti entusiasmanti appuntamenti, Piazza Risorgimento sarà lo scenario privilegiato del Salotto dei Gusti e dei Profumi, esposizione permanente che celebra le eccellenze del territorio piemontese e italiano con assaggi, degustazioni, workshop e laboratori didattici. Tornano anche in questa edizione, le attese Ultimate Truffle Dinner, due charity dinner in Sala Beppe Fenoglio per gustare il meglio della gastronomia mondiale cucinata straordinariamente a quattro mani da importanti cuochi del territorio: il ricavato sarà destinato al progetto Breathe the Truffle la campagna di crowdfunding per salvaguardare l’ambiente naturale del Tartufo Bianco d’Alba. Nuovi appuntamenti fiera sono le Cene Insolite, momenti per scoprire luoghi storici e culturali della Città di Alba in occasioni fuori dall’ordinario, gustando cene d’eccellenza cucinate da cuochi stellati provenienti da tutta Italia, per quattro venerdì distribuiti tra ottobre e novembre, dedicati ad un pubblico ristretto di curiosi e appassionati gourmet. L’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, evento internazionale che giunge quest’anno alla XX edizione, avrà come sempre un’attenzione particolare al sociale devolvendo il ricavato della vendita all’asta in progetti di beneficenza in Italia e nel mondo.

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GRUPPO STORICO CITTA’ DI ALBA Presidente Felice Dezzani

Il Gruppo Storico della Giostra propone il combattimento degli Armati

Il Gruppo storico della Giostra delle Cento Torri ha per alcuni versi un volto istituzionale poiché si prefigge di rappresentare la Città di Alba, non solo all'interno del Palio, ma anche fuori. Il sodalizio è nato nel 2001 quando, con il rifacimento dello statuto della Giostra è stata decisa la sua formazione per dare autonomia ai volontari che si occupano della coreografia del Palio. Il sodalizio anima soprattutto l'Investitura del Podestà, che avviene la settimana prima del Palio, quando il Podestà entra nel campo, accompagnato dalla Signora di Alba, dai notabili, i signori, il Vescovo e gli armati. La Signora di Alba, è una figura allegorica che solitamente viene impersonata da una figurante del borgo vincitore dell palio precedente. A coordinarlo c'è il responsabile Felice Dezzani, insieme a un gruppo ormai molto affiatato. Il suo corteo è solitamente composto da una

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settantina di figuranti e la sfilata che li vede coinvolti richiede una grande preparazione che dura tutto l'anno. La sede è presso l'ex Mattatoio dove sono conservati anche vari cimeli legati alla storia del Palio e dove il sodalizio svolge per certi versi una funzione di archivio della manifestazione. Lo si può trovare anche durante la Fiera del Tartufo in occasione del Baccanale dei Borghi in piazza Rossetti, inoltre rappresenta la città di Alba in alcune altre manifestazioni importanti, come l'Asta Mondiale del Tartufo. Ovviamente i figuanti compaiono sempre in costume medievale. Le rappresentazioni del sodalizio ultimamente sono diventate sempre più spettacolari, grazie a un gruppo di giovani che si è unito di recente e che sta lavorando a numeri di combattimento fra armati. Questa esibizione è già stata mostrata durante l'Asta mondiale del Tartufo dello scorso anno, e promette di offrire al pubblico coreografie di un certo impatto. Lo dice anche il responsabile Felice Dezzani: «Sia durante l'Investitura del Podestà

sia durante il Palio ci sarà questa rappresentazione di combattimento medievale provata da questi giovani. Arrivano dallo sport e in particolare dalle arti marziali e dunque sono molto bravi nel coordinarsi».


SBANDIERATORI CITTA’ DI ALBA Presidente Roberto Destefanis

Il Gruppo Sbandieratori ha portato a Pechino la cultura tradizionale albese Il Gruppo Sbandieratori e Musici della Città di Alba è nato nel 1974 e da allora si impegna a portare in alto il nome di Alba per quanto riguarda le esibizioni con la bandiera. Si impegna a proporre ogni anno durante il Palio un numero con le bandiere che possa meravigliare il pubblico sugli spalti e ogni anno questo puntualmente avviane fra grandi applausi. Per preparare questa esibizione si prepara ogni anno con allenamenti continui. Inoltre porta letteralmente in giro per il mondo il nome di Alba, con esibizioni nel corso di manifestazioni anche al di fuori dei confini nazionali Quest’anno forse la trasferta più prestigiosa è quella effettuata fra il 19 e il 28 giugno a Pechino insieme a Borgo di San Lorenzo in occasione del International Horticultural Exhibition Beijing 2019 (Beijing Expo 2019). Non è

mancata la visibilità internazionale dunque per i due gruppi albesi che hanno portato il folklore della nostra città nel cuore della Cina. Nel corso della loro permanenza si sono esibiti con le bandiere e i costumi medievali. «E’ stata una bella esperienza che ci ha permesso di

visitare luoghi di grande fascino. Infatti c’è stato anche il tempo di fare i turisti. Una bella occasione per il gruppo che si è recato lì» dice Sergio Destefanis, il presidente del sodalizio.

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BORGO della MORETTA Presidente Bruno Silvestro

Il Borgo della Moretta confida nel vincitore dello scorso anno Il Borgo Moretta affida la difesa del titolo conquistato lo scorso anno a un fantino certamente affidabile, ovvero colui che nell’ultima edizione ha guidato il suo asino a tagliare per primo il traguardo. Si tratta di Daniele Marcianti alla sua prima vittoria in carriera nel palio albese. Ha sempre corso per il Borgo Moretta fin dal 2010, da quando ha cominciato e non ha altre esperienze in manifestazioni folcloristiche simili al Palio di Alba, se non la partecipazione nella tarda primavera di quest’anno al Palio del Casale di Camposano, in quanto vincitore ad Alba lo scorso anno. In Campania è andata una delegazione della Giostra delle Cento Torri, con rappresentanti di tutti i borghi e naturalmente Daniele Marcianti come rappresentante della città sul campo. Ha ben figurato, superando la sua batteria, ma non è riuscito a piazzarsi poi ai primi posti nella

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gara finale. Aveva partecipato anche precedentemente alla gara campana, per sostituire il fantino titolare che non aveva potuto essere presente. Come tutti i suoi colleghi viene dall’equitazione, dalla sella dei cavalli, con passeggiate che fa molto spesso per diletto personale. «Correre in groppa a un asino è più difficile rispetto a un cavallo. Al Palio di Alba l’asino non ha il garrese e si sta sulla schiena. In questo modo non è facile restare in sella». E’ già accaduto in passato che i borghi abbiano fatto la doppietta due anni di fila (anche alla Moretta alcuni anni fa) e certamente Daniele Marcianti spera nella sua bravura e nella buona sorte per bissare il risultato dello scorso anno. Insieme a lui correrà per il borgo albese anche Luca Cagnassi.

Daniele Marcianti


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BORGO dei BRICHET Presidente Carlo Viotti

Brichet punta sull'esperienza di Silvano Accomo

Il Borgo di Brichet notoriamente è uno di quelli che si impegna maggiormente per la vittoria del Palio degli Asini, nel senso più stretto del termine. Insomma il Borgo prepara con particolare attenzione la corsa, il cuore della manifestazione, non a caso nella sua bacheca può vantare numerose vittorie. Anche per questo probabilmente uno dei suoi fantini è particolarmente esperto, uno dei corridori del Palio di quest'anno con maggiore esperienza. Silvano Accomo infatti ha corso ben 22 gare albesi, buona parte con Brichet, ma non solo e vanta ben cinque vittorie, un palmares di tutto prestigio utile per puntare alla vittoria finale. I primi due pali li ha conquistati con il borgo di Patin e Tesor nei primi due anni di competizione. Un esordio folgorante a cui hanno fatto seguito anche le altre tre vittorie giunte con Brichet: nel 2006, nel 2009 e nel 2017. La sua è una famiglia di fantini per il palio visto che lo ha corso anche il fratello Giancarlo. Da giovane faceva competizioni di gimcana equestre a cavallo, ora si limita alle passeggiate. A dimostrazione comunque di una

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grande esperienza sportiva conquistata sul campo. «L'esperienza viene anche dalle sconfitte, ho perso un palio una volta perché l'asino si è fermato a 100 metri dal traguardo, non aveva più energia. Allo stesso modo si riesce anche a vincere grazie all'esperienza maturata e alla fatica. L'asino non è come il cavallo si cavalca a pelo e il fatto di indossare la calzamaglia rende difficile per il fantino reggersi in groppa all'animale» dice il fantino di Brichet che si sta preparando per il Palio. «Un altro fattore di difficoltà deriva dall'abitudine degli asini, anche quelli allenati, a correre su superfici dure, mente al Palio hanno la segatura come fondo a cui non sono abituati, un elemento in più difficile da calcolare» continua Accomo che nelle settimane antecedenti prova a correre sull'asino di cui si è dotato il borgo, che può sceglierne uno, mentre l'altro sarà sorteggiato prima della gara. In groppa a quest'ultimo ci sarà Luca Borio fantino al secondo anno di Palio. Anche lui viene dall'equitazione, un giovane su cui il borgo punta per il futuro. «Il fantino può farsi valere anche sull'asino sorteggiato, se è bravo, il gioco di squadra può essere importante per la vittoria finale ed è anche già capitato che due fantini dello stesso borgo siano arrivati ai primi due

posti» continua Accomo. A coadiuvarli con consigli e pianificazione c'è Gino Bosco, vero e proprio coach per la squadra del borgo, che commenta: «La strategia conta, si fanno delle prove e poi si valuta il comportamento in gara. Uno sguardo esterno che da consigli è estremamente importante durante il palio, anche perché è una gara molto caotica, nella quale è facile perdere il conto dei giri da fare oppure capire se chi ti sta davanti è un doppiato o un serio concorrente. Non si parte mai battuti, ma si lotta sempre per vincere. Per questa corsa ci vogliono fantini bravi, sembra un gioco, ma non lo è e stare in groppa a un asino è molto impegnativo». Brichet si conferma così uno dei borghi che maggiormente lavora sulla corsa, pur naturalmente non trascurando gli aspetti della sfilata storica, con l'obiettivo di conservare lo spirito del Palio delle origini.

Silvano Accomo fantino Gino Bosco allenatore


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BORGO del FUMO Presidente Marita Marolo

Al borgo del Fumo, uno specialista degli asini

Il Borgo del Fumo ha deciso di affidare la possibilità di vincere il Palio a un fantino cresciuto nelle proprie fila, che sarà accompagnato da uno specialista nel cavalcare gli asini. Matteo Fenoglio di Serravalle Langhe correrà quest’anno per la seconda volta il Palio per il Borgo del fumo, dopo aver partecipato varie volte alla sfilata come volontario. Per lui è il secondo anno come fantino per il borgo e la sua seconda esperienza alla corsa albese, senza che ce ne siano state altre in manifestazioni simili sul territorio. In ogni caso ha esperienza nell’equitazione. Il battesimo del fuoco sul campo non era andata male, ma l’asino era poi stato squalififcato per questioni regolamentari. Matteo Fenoglio riprova quest’anno con l’intento di ben figurare e magari, chissà, vincere. Anche per questo sta effettuando una preparazione specifica dedicata agli asini: «In

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occasione del Palio provo a cavalcare gli asini e in particolare quello che correrà al Palio, che è di Manera. Calvaclare un asino rappresenta un’esperienza diversa rispetto a salire in groppa a un cavallo, non solo perché il cavallo ha solitamente la sella mentre l’asino al palio bisogna cavalcarlo senza. L’asino rispetto al cavallo ha un altro tipo di movimento, e anche la posizione del fantino è differente: sul cavallo si sta molto vicino alla testa, dove parte l’attaccatura del collo, invece sull’asino ci si posizione più indietro all’altezza dei reni. Di solito corro circa due volte al mese sull’asino per prepararmi al Palio». Ad affiancarlo ci sarà Gabriele Massolino, che esordirà al Palio degli asini. Per questo potrebbe pagare lo scotto dell’inesperienza, ma al contrario potrebbe essere uno dei fantini più esperti, infatti il titolare di una ferramenta a Ricca ha l’abitudine di cavalcare gli asini, per conto suo. Al contrario di tanti suoi colleghi che arrivano dall’equitazione, lui preferisce trascorrere il tempo libero in groppa ai simpatici animali. Questo potrebbe fornirgli il vantaggio di conoscere molto bene non solo la

tecnica per portare un asino, ma anche il modo di comportarsi dei protagonisti del palio di Alba, che, come molti spettatori sanno bene, è tutt’altro che lineare e prevedibile. Riuscirà a far pesare questa lunga esperienza sul campo di gara? Il Borgo del Fumo, guidato some di consueto da Marita Marolo, nel corso dell’anno, oltre alla preparazione del grande evento dell’inizio di ottobre ha animato la festa che ogni anno si svolge in corso Piave e partecipa sempre ai grandi eventi in programma ad Alba, come Vinum in primavera.


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BORGO SAN LORENZO Presidente Ines Manissero

Due allevatori di cavalli concorrono per San Lorenzo Il Borgo di San Lorenzo si affida a due fantini che già corrono da alcuni anni per il sodalizio del centro storico, con la speranza che arrivi una vittoria che manca da tempo. Si tratta di Gianluca Zahld e Lucas Pfister. Anche loro come praticamente tutti i colleghi arrivano dall’equitazione e non potrebbe essere altrimenti visto che salire in groppa a un asino è a detta di tanti più difficile che cavalcare un cavallo, certamente al Palio albese. Gianluca Zahld alleva cavalli per lavoro e dice «L’allenamento specifico che faccio per il palio consiste nel cavalcare un’ora o mezz’ora al giorno, serve per fare polmoni e muscoli, per correre in groppa a un asino ci vuole un bell’assetto, anche questo crea tante delle situazioni divertenti e goliardiche che

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Fantini: Lucas Pfister - Gianluca Zahld

piacciono molto al pubblico, si vola per terra per un nonnulla». Negli ultimi anni è giunto una volta secondo, gli è mancato lo spunto finale per aggiudicarsi la vittoria, che a San Lorenzo manca da molto tempo. Lucas Pfister, il collega, ha sempre corso anche lui per San Lorenzo a partire dal 2012. A parte alcuni anni anni ha corso da allora con il collega Zahld. Anche per lui nessuna vittoria, ma un anno ha rappresentato Alba a Camposano, in Campania, dove si svolge il Palio del Casale, una manifestazione che mette insieme le corse degli asini più prestigiose in Italia. Anche Alba porta ogni anno un fantino a quella manifestazione, solitamente il vincitore dell’anno precedente, in quell’occasione a causa

dell’indisponibilità del vincitore, il fantino di San Lorenzo lo ha sostituito egregiamente. «Lavoro in un maneggio per cui sono a stretto contatto con i cavalli tutti i giorni. Prima del palio cavalco a pelo per abituarmi alla corsa di Alba nella quale non si usa la sella». Inoltre una delegazione del Borgo ha vissuto una bella esperienza a Peschino dal 19 al 28 giugno. «E’ stata un’esperienza davvero molto bella – dice Ines Manissero, presidente del Borgo di San Lorenzo – le nostre esibizioni si alternavano con quelle di gruppi bosniaci e ungheresi. Siamo stati apprezzati per la precisione delle nostre esibizioni, è stato un onore rappresentare Alba in un contesto di questo genere».


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BORGO SAN MARTINO Presidente Paola Marano

Corsa in rosa per San Martino

Anche se ancora minoranza, ormai le donne che partecipano come fantine al Palio degli Asini di Alba non sono più una novità. Una delle concorrenti di quest'anno sarà Carlotta Veglio che si già comportata molto bene al Palio nel 2017, classificandosi al secondo posto, mentre lo scorso anno è comunque giunta in finale. La fantina ha esordito molto presto alla corsa degli asini albese, all'età di 18 anni correndo per il Borgo delle Rane. Poi ha fatto due edizioni per San Martino e questa sarà la terza. Ha esperienza come istruttrice di equitazione ed è geometra. L'unica manifestazione folcloristica a cui ha partecipato fino ad oggi è stata il Palio degli Asini. Ha anche conosciuto un po' di celebrità televisiva con la partecipazione, da ospite, lo scorso anno, alla trasmissione televisiva della Rai “I soliti Ignoti”, nel mese di novembre. E' lei a raccontare com'è andata: «Il gioco consiste nel presentare ai concorrenti vari personaggi di cui bisogna indovinare l'occupazione attraverso degli indizi. Io ero uno di questi personaggi. Fra

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le scelte proposte al concorrente c'era anche “Fantina del Palio degli asini”, ma è stata data la risposta sbagliata, nonostante fosse nota la mia provenienza da Alba. E' stata un'esperienza molto divertente. L'asino della corsa lo provo solo il giorno del Palio, ma per tutto l'anno faccio regolarmente equitazione». L'altro fantino del Borgo di San Martino è Edoardo Ravinale, studente universitario e impiegato in una enoteca. Quest'anno corre il suo quarto palio, le precedenti edizioni ha sempre rappresentato i colori di San Martino. Due anni fa si è aggiudicato il Palio delle Città gemelle, assegnato nella giornata del palio. Fa attività di equitazione nel salto a ostacoli col cavallo. Ravinale ci tiene a fare un appello per un ritorno allo spirito goliardico che caratterizzava la corsa degli asini di Alba un tempo: «Da fantino vorrei dire che a tanti sta stretto il Palio per come è diventato ora. E' sempre stata una manifestazione molto goliardica, ma ora si sta trasformando in un evento agonistico. Fra l'altro è nato proprio con lo spirito goliardico come sfregio al Palio corso da Asti intorno alle mura albesi, lo spirito irriverente e divertente è nella sua natura. L'eccessivo agonismo

toglie molto a questa manifestazione, basti pensare al fatto che il pubblico spesso ricorda molto più facilmente e con più divertimento gli episodi goliardici della corsa, come gli asini che si fermano all'improvviso, che non girano in curva, che si fanno trascinare dai fantini, rispetto ai piazzamenti effettivi nella corsa. Fra l'altro l'eccessivo spirito agonistico rischia di danneggiare i borghi più piccoli o meno attrezzati economicamente, visto che almeno un asino è scelto dal borgo e questo comporta spese. Il palio degli asini deve essere divertente, non agonistico».


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BORGO SANTA ROSALIA Presidente Carla Vaschetto

I fantini che hanno vinto per il Borgo di Santa Rosalia

Il Borgo di Santa Rosalia presenta i fantini che hanno vinto la corsa degli asini nelle precedenti edizioni, con un augurio che i due concorrenti di questa edizione possano mostrare tutte le loro capacità. La prima vittoria risale al 1989 sotto la presidenza di Mario Marocco il fantino è risultato Mario Capra. Ogni anno i corridori assumono un nome d’arte così le loro cavalcature, in quell’anno la accoppiata era denominata: Ustica su Bagnet Nel 2008 il presidente era Candido Alessandria e il palio se l’è aggiudicato Sergio Giraudo col nome d’arte di Bagnetto su Acciughe. Nel 2010 ancora con il Borgo sotto la guida di Candido Alessandria Giorgio Lenta aveva conquistato il palio col nome di Bagnet su Acciughe. Nel 2015 si è registarta l’ultima vittoria di Santa 36

Rosalia che ha compiuto un’impresa straordinaria, sempre sotto la guida di Candido Alessandria. Infatti Giorgio Lenta, già vincitore nel 2008 ha conquistato il primo posto seguito dal secondo fantino del borgo. La circostanza è valsa la vittoria del premio “Familia Albeisa”; Lenta aveva scelto il soprannome Stanco su Bugianen. Quest’anno tocca ai fantini Roggero Riccardo e Loris Romero. Il primo, 42 anni, fin da bambino ho avuto la passione per i cavalli, che ha trasmesso a mia figlia Zoe. Approda al Borgo Santa Rosalia come figurante per la rievocazione storica, impersonando “la morte” a cavallo che al galoppo rubava l’anima della Santa Rosalia. Da allora è rimasto nel borgo per cercare di vincere il palio. Loris Rinero, 25 anni, vive a Roreto di Cherasco, tecnico bancario, utilizza il tempo libero per accudire la sua puledra “Lira” di un anno, concedendosi lunghe passeggiate. Si avvicina al Palio di Alba nel 2012. Nel 2014-

L. Rinero

2015-2016 e’ palafreniere nel Borgo Santa Rosalia e nel 2017 ha l’occasione di correre come fantino per il Borgo delle Rane per poi tornare a Santa Rosalia e correre il palio nel 2018 e ovviamente quest’anno. I loro nomi d’arte, per scaramanzia, non sono stati comunicati.

R. Roggero


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BORGO delle RANE Presidente Beppe Fauzia

Figlio d’arte per il Borgo delle Rane

Il Borgo delle Rane ha all’attivo ben sette vittorie; nel 1975 vinse “Silo” sull’asino “Piri”, nel 1979 “Zac” su “Trichi”, nel 1980 il fantino che si aggiudicò il Palio fu Francesco De Mattis, per due anni consecutivi, 1982 e 1983 Luigi Teodoro conseguì le vittorie, nel 1984 vinse Luigi Molino e nel 2004 Luca Manzone. Da allora in poi, diversi fantini, più o meno fortunati si sono cimentati nella corsa, ed alcuni anche con eccellenti risultati, senza però riuscire ad aggiudicarsi l’agognato drappo. Occorre ricordare che Roberto Teodoro, alcuni anni fa è riuscito con grande maestria a vincere il prestigioso Palio delle Città Gemelle. Lo scorso anno, il Presidente Beppe Fauzia, ha deciso di scommettere sul proprio figlio Francesco che con coraggio ed entusiasmo si è messo alla prova aggiudicandosi la batteria finale

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e qualificandosi poi al sesto posto. Francesco si è dimostrato un ottimo interprete della competizione, ha accompagnato l’asino con grinta, determinazione, perizia, regolando abilmente il passo dell’animale per arrivare al traguardo. Il giovane fantino non si è sottratto ad impegnativi allenamenti che gli hanno permesso di conoscere l’indole dell’animale e costruire un rapporto di alleanza e fiducia con esso. Ma ciò non è che l’eredità del padre Beppe, fantino anch’egli negli anni ottanta, depositario di esperienza e strategia, una bella storia di passione, tradizione e di …. passaggio del testimone.

“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” Nelson Mandela


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BORGO SANTA BARBARA Presidente Adele Drocco

Santa Barbara si affida a Fabrizio Dotta e agli asini sorteggiati

Il Borgo di Santa Barbara si affida a Fabrizio Dotta come fantino per la corsa di quest'anno. Questi ha alle spalle una decina di pali, tutti corsi per lo stesso borgo. Vari sono stati i piazzamenti, anche di prestigio, ma nessun primo posto. Santa Barbara si affida a due asini sorteggiati non porta un suo animale in gara e Fabrizio Dotta condivide la scelta, a suo parere rispondente con lo spirito della corsa albese. «Si tratta di una manifestazione nata da una burla, quella degli albesi verso gli astigiani che correvano il loro palio intorno alle mura. Dunque è giusto che la corsa mantenga questo spirito, non agonistico, ma di puro divertimento, io penso sia questo sia l'atteggiamento giusto con cui affrontare il Palio. La nostra gara sarà interamente affidata alla sorte, conoscerò il giorno della corsa l'asino con cui gareggerò». Questo però non significa che al fantino di Santa Barbara non importi nulla del risultato, anche perché una volta in gara si spera sempre di

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vincere, magari grazie alla fortuna del sorteggio. «Ricordo che un anno sono salito su un asino che una volta calato il canapo è rimasto fermo alla partenza, mentre gli altri si allontanavano. Dopo aver provato a incitarlo mi ero rassegnato che quella non fosse per noi una buona edizione, ma una volta che tutti i concorrenti hanno girato alla prima curva e sono spariti alla vista, per ragioni imponderabili l'asino ha cominciato a correre per raggiungerli e andava forte, è così cominciata una straordinaria rimonta nella quale ho superato tutti, uno dietro l'altro. Si trattava di una qualifica e alla fine sono arrivato davanti a tutti, con grande gioia. Sentire l'entusiasmo del pubblico, del tuo borgo mentre gareggi da una grande carica, è una sensazione molto bella». Visto che il borgo ha deciso di non prendere un asino di proprietà, Dotta non fa allenamenti specifici prima del Palio, nel corso dell'anno cavalca regolarmente cavalli, anche se come hanno sottolienato tutti i suoi colleghi sono due tipi di cavalcature diverse, soprattutto se l'asino non è addestrato per la corsa, a quel punto l'animale segue sul campo logiche tutte sue.

Questa è una delle caratteristiche che rendono il palio divertente e apprezzato dal pubblico. Ci sono vari aneddoti divertenti che Dotta può raccontare delle sue esperienze al Palio albese: «Un anno, ho corso su un'asina che aveva uno dei suoi piccoli nel recinto appena fuori. Guardava sempre in quella direzione e si fermava quando si arrivava al punto corrispondente; poi allontanandosi riprendeva a correre probabilmente per arrivare il prima possibile di nuovo in quel punto. Una volta invece dal pubblico è stato lanciato sul campo il torsolo di una mela e l'asino si è bloccato all'improvviso e si è messo a mangiarlo, senza riprendere la gara». È questo che rende la manifestazione una bella e straordinaria festa, fin dal mattino, dal momento del sorteggio e delle visite. Una giornata molto bella da vivere. «Il nostro borgo mette tantissimo impegno nella sua partecipazione al palio, ogni dettaglio viene curato nei minimi particolari, da parte di ogni figurante. Io ho sempre corso per Santa Barbara e intendo continuare, almeno finché non avrò vinto il mio primo Palio» conclude Fabrizio Dotta.


Fantino Fabrizio Dotta

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BORGO PATIN e TESOR Presidente Cinzia Tromboni

Cambio della guardia con Cinzia Tromboni alla Presidenza del Borgo Per il Borgo Patin e Tesor questo è un anno molto importante, dopo 26 anni di fattiva e ineguagliabile Presidenza Graziella Destefanis ha deciso di ritararsi, per occupare sempre nel Borgo un ruolo meno impegnativo ma ugualmente importante. Il ringraziamento del Borgo Patin e Tesor non sarà MAI abbastanza

M. Bonelli

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significativo quanto l’impegno da Lei profuso in tutti questi anni. Al suo posto è stata eletta dal Consiglio del Borgo Cinzia Tromboni, da anni presente nell’organizzazione borghigiana e di fatto coadiuvata nell’incarico da Matteo Bonelli. Ma veniamo ora al Palio 2019, per il Borgo Patin e Tesor è stato confermato il fantino Andrea Bravo che tante soddisfazioni ha dato al Borgo in questi anni. Da sempre impegnato nel settore vitivinicolo, la monta degli asini è un hobby e una passione che ha svolto sempre e solo esclusivamente nel nostro borgo. Il secondo fantino di nome Vasile Ciprian Cazac, albese originario della Romania è anche per noi una scoperta, in quanto per il primo anno correrà con i nostri colori. Impegnato come addetto in un distributore di benzina, ha già corso il palio degli asini di Alba per altri borghi negli anni passati. Ci auguriamo che i nostri fantini possano offrire un impegno sportivo degno della tradizione vincente del Borgo Patin e Tesor.

Fantino V. C. Cazac

Fantino A. Bravo


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EPISODIO Borgo della Moretta

Non si sa mai bene di cosa si parla… e se quello che si dice è vero ma… c’era una volta nelle nostre Langhe… Sono streghe…: sono troppo belle ed hanno un gatto nero” con quest’accusa viene istituito un processo d’inquisizione. A presiederlo è Frà Gualdino, un ciccione che guarda la streghe, trasportate nella loro prigione sul carro trainato da 4 buoi e guardando quegli splendidi occhi nocciola e quei denti bianchissimi afferma: “in effetti sono belle come angeli bruni, quindi devono essere opera del demonio. che confessino la loro colpa, portatele nelle segrete che dobbiamo interrogarle.”. Dalla loro cella possono vedere i più abominevoli strumenti di tortura che mente umana abbia mai concepito, tutti ma proprio tutti gli strumenti peggiori mai ideati da un uomo per infliggere dolore e innumerevoli genti del popolo che inveiscono contro di loro presunte colpevoli di chissà quali peccati. “Streghe siete pronte a confessare le vostre colpe? Parlate e vi donerò una morte rapida. Non volete parlare? Bene” e, rivolto, al boia “preparatele, tenetele sul triangolo con due pesi alle caviglie, vedremo se vogliono parlare” e si allontana, con il suo attendente. Anche in quello stato pietoso, Frà

Gualdino resta stupefatto dalla loro bellezza. Finalmente una delle due apre bocca: “fratello” dice “come possiamo confessare se non ci interrogate neanche?”. La voce della strega è un attentato da quanto è dolce e suadente, anche al boia, sebbene abituato a tutto, da sotto la maschera spuntano le lacrime agli occhi. Frà Gualdino, si riscuote: “no, non serve, abbiamo già tutte le prove che servono, dannata emissaria di Satana. Chi altri, se non una strega potrebbe scuotere così dei servi del Signore e pure anche un boia senza cuore. Alcune ore più tardi la pira è pronta, il popolino si è radunato, le streghe vengono portate al rogo e legate al palo, il popolino le ingiuria, le infama. Arriva Frà Gualdino. Impone il silenzio alzando le mani: “popolo di Alba … queste donne sono state trovate colpevoli di stregoneria e verranno arse vive così scenderanno nelle fiamme eterne dell’inferno.” silenzio assoluto, prorompe una splendida voce di fata: “fratelli e sorelle, sono solo una donna… perdonatemi… “ mormorio tra la folla “…non voglio morire…” dal

popolo si eleva una voce stridente di donna “cercano di irretirci, al rogo, al rogo” il popolo tutto “al rogo, al rogo”. Frà Gualdino fa un cenno al boia che accende la pira. Il fuoco scoppietta rapido ed aggredisce le donne che, con voce alterata, ma pur sempre stupenda: “perché? cosa vi abbiamo fatto?” Il fumo avvolge ogni cosa; puzzo di carne bruciata. La fine è giunta. Tra le note sul registro dell’inquisizione a margine Frà Gualdino ha aggiunto le seguenti parole: “ho offerto loro la salvezza se avessero voluto servirmi in tutto e per tutto, hanno recisamente rifiutato dicendo “preferiamo la morte ad essere le vostre schiave”, indubbiamente erano streghe , come si può rifiutare un impiego del genere?

ALBATHERM RICAMBI PER IL RISCALDAMENTO E CONDIZIONAMENTO 44


EPISODIO Borgo dei Brichet

Il matrimonio

Noi del Borgo del Brichet quest’anno abbiamo scelto come scenario della nostra storia la rievocazione di una consuetudine assai antica, quella del matrimonio, che in epoca medievale, tra le famiglie benestanti, spesso vedeva protagonista il Signore, talvolta attempato, e una giovane, (talora molto giovane...) nel contorno del sensale, che prima metteva in contatto le famiglie e, nel caso poi avessero trovato un compromesso soddisfacente, queste giungevano alla stretta di mano, il cosiddetto “Impalmamento”. Successivamente si procedeva alle giure di fronte al notaio e al banchetto nuziale, mentre il rito dell’anellamento

era una cerimonia privata. Triste consuetudine, quella delle spose bambine, ancora purtroppo in auge presso varie culture in giro per il mondo. Questa storia però si intreccia con un’altra realtà del tempo, quella dei Catari (dal latino catharòs ovvero puri, perfetti), che ha avuto notevole spazio in queste terre, soprattutto a Monforte (Mont-fortis) almeno fino alla soppressione della comunità da parte dei nobili locali, che, alleatisi per eliminare questa confraternita che creava allarme nei territori, perché favoriva il popolo, li deportarono a Milano. Qui, nella piazza che porta il nome di piazza Monforte, furono dati alle fiamme, prima ancora che nascesse un vero e proprio Tribunale dell’Inquisizione. Si tratta di uno degli ordini anticlericali che nei primi anni dopo il Mille giudicano la Chiesa impura e corrotta dal desiderio di potere e di ricchezza. Essi credono in Dio e nel demonio e ritengono che l’uomo possa salvarsi combattendo tutto ciò che può condurre al male. Rifiutano i sacramenti, eccezion

fatta per il consolamentum, una sorta di battesimo impartito agli adulti. Praticano la castità, non mangiano carne, pregano, digiunano e mettono i propri beni in comunità. Praticano l’endura, una sorta di suicidio rituale e hanno come loro simbolo la scacchiera che rappresenta il dualismo bene e male e che sarà successivamente emblema dei Templari. La religiosità profondamente drammatica dei Catari, il coraggio con cui affrontarono le persecuzioni, l’esemplarità della loro condotta confrontata con l’opulenza e la corruzione di tanti prelati, esercitarono un fascino intenso sulle coscienze del tempo, tanto da ottenere l’appoggio non solo delle classi popolari, ma anche di alcuni feudatari. Caso vuole però che quel giorno, quella stessa radura, sia anche il palcoscenico di un altro incontro rituale e, talora, si sa, è un particolare insospettabile. Un alito di vento improvviso sul viso e il grido lontano di un uccello, che muovono un moto d’animo inaspettato... Un attimo, e tutto muta. Per sempre.

EPISODIO Borgo del Fumo

Attraversando la porta del tempo accadde che…

Il Medioevo è periodo di grandi opere artistiche, di grandi personaggi leggendari, è un periodo di grandi mutamenti storici, di grandi scoperte. Il Medioevo è anche il momento storico di grandi condottieri e di uomini di scienza, di grandi stravolgimenti religiosi e spirituali. Il Medioevo rappresenta tuttavia anche un passato di violenza e superstizione,

di ingiustizie, soprattutto a scapito di deboli indifesi. In questo periodo si insidiava nei cuori dei semplici il timore verso il diverso o, più in generale, verso ciò che non si poteva capire con i rudimentali strumenti cognitivi cui la media, anche istruita, delle persone poteva accedere. Si incoraggiava a spiare, pedinare, denunciare, si assecondava, si lodava e ricompensava ogni genere di sopruso o di sentimento violento come la paura, la perfidia, l’astio. Si minava ogni fiducia tra gli uomini e tutto questo veniva promosso come ideale sociale, un inferno che precipita nella miseria e, generazione dopo generazione, in uno dei punti più bassi della nostra storia. La verità è che quegli uomini, per quanto ai nostri occhi moderni possa sembrare assurdo, erano esseri umani

che pensavano di essere nel giusto. Nella rappresentazione del Borgo del Fumo 2019 si troverà l’ironia amara di chi guarda la storia con grande rispetto, come passaggio essenziale verso la modernità, ma intende mostrarla nella sua debolezza fatta di uomini, termine qui inteso come genere maschile, che hanno perpetrato crimini indicibili nei confronti di povere donne, filosofi o comunque nei confronti del diverso e del cambiamento, da sempre nella storia, mostrato come una minaccia. E allo stesso tempo, la rappresentazione intende suggerire l’analogia con la storia contemporanea che comunque, come nel Medioevo, ci mostra personaggi e vicende che le generazioni future troveranno nei libri di storia e per le quali ci chiediamo come verranno giudicate.

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EPISODIO Borgo San Martino

La festa dei folli Lungo tutto l’arco di tempo che va dal medioevo al rinascimento, la società occidentale si ritaglia dei periodi dell’anno, esclusi dal tempo ordinario, in cui le aspirazioni ad una realtà diversa, più libera da convenzioni sociali, leggi e gerarchie che possono sostituirsi all’ordinarietà della vita quotidiana. La festa dei folli si svolgeva nel corso dei dodici giorni che intercorrevano tra il Natale e l’Epifania: in quel periodo, riservato all’esaltazione del mondo alla rovescia, gli ultimi della scala sociale prendevano provvisoriamente il posto delle autorità costituite. Il rifiuto delle regole e la contestazione dell’ordine sociale culminavano in cortei sfrenati, danze, banchetti, doni e festeggiamenti , viatico di salute, ricchezze e felicità per il nuovo anno: spesso i gruppi festanti si snodavano per le vie o sui sagrati delle chiese o delle cattedrali, guidati dai diaconi e da alcuni membri

del basso clero. Si tratta di una pazzia collettiva temporalmente circoscritta, di una sregolatezza riconosciuta ma controllata. In un testo dell’epoca, Gerson, teologo di Auxerre, difendeva ancora queste feste nel 1440 presso la Facoltà di Teologia di Parigi definendo queste manifestazioni indispensabili "perché la follia che è la nostra seconda natura e sembra innata nell’uomo, possa, almeno una volta all’anno, manifestarsi liberamente. Persino le tinozze di vino scoppierebbero se uno, a volte, non aprisse il tappo per lasciare uscire l’aria...Cosi, per pochi giorni, noi giochiamo a fare i buffoni affinché possiamo, poi, ritornare con zelo maggiore ai nostri doveri religiosi". Gli statuti di Alba, a differenza di altre città italiane , non prevedono norme o divieti volti a limitare gli eccessi dei festeggiamenti durante le adunate dei folli. Ma anche se mancano attestazioni

per il periodo medievale, feste sregolate , collegate da un lato alle falloforie del mondo romano, dall’altro al Carnevale, di certo non mancano nel nostro territorio. In tali occasioni, tutte le istituzioni sociali, linguistiche, familiari sono capovolte e rimesse in questione. In breve la festa dei folli costituisce il rovesciamento dell’ordine e della logica di tutti i giorni, con il capovolgimento delle gerarchie sociali e il ribaltamento del rapporto sacroprofano. “Scegliete la maschera da indossare per poter diventare chiunque voi vogliate nella giornata dei folli”.

EPISODIO Borgo San Lorenzo

La Sacra di San Michele Arcangelo La nostra Terra è il Piemonte. Qui sorge la Sacra di San Michele, un luogo straordinario e mistico, un’abbazia di pietra grigia sospesa a mille metri di altezza, nel blu intenso del cielo. Vi fu un tempo in cui la regione compresa tra il Tanaro e le Alpi, era suddivisa in tre marche indipendenti, spesso affrante da guerre di potere, carestie e pestilenze. Anche la certezza dell’ineluttabile Giudizio, predicato da buona parte della Chiesa, aveva generato angoscia e paura; la popolazione, temendo la morte come porta dell’Inferno, cercava disperatamente conforto. Si narra che nell’anno del Signore 998, l’Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti e difensore del popolo di Dio contro

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Satana, il Drago dell’Apocalisse, apparve al vescovo Giovanni Vincenzo e gli ordinò di edificare nelle valli piemontesi uno dei sette grandi santuari a lui consacrati, idealmente legati da una linea magica di energia bianca che unisce l’Europa e la Terra Santa. Giovanni Vincenzo scelse così di abbandonare le sue ricchezze e abiurare le dissipazioni terrene per vivere da eremita sul monte Pirchiriano, dove diede inizio alla costruzione della Sacra di San Michele. La nuova abbazia benedettina divenne ben presto simbolo di salvezza e speranza, un centro culturale di libertà spirituale zelantemente protetto, dove chiunque chiedesse ricovero veniva accolto in

pace. I pellegrini, giungevano da ogni dove con doni e preghiere e ancora oggi, dopo secoli di storia, il santuario dedicato all’arcangelo è meta di migliaia di visitatori e ispirazione per artisti e scrittori, grazie al valore culturale e contemplativo che custodisce e al paesaggio mozzafiato che lo circonda.


EPISODIO Borgo Santa Rosalia

Lo chiederemo agli alberi Nel 1298 il castello di Serralunga dominava una vallata con un'unica strada che attraversava un bosco di querce i cui rami erano talmente fitti ed intrecciati che difficilmente i raggi del sole riuscivano a penetrare. La gente del posto chiamava quella foresta “il bosco dei truset” e spesso per raggiungere gli altri castelli preferiva fare un lungo giro pur di non attraversare quella boscaglia a dir loro stregata. Molti viandanti all'oscuro di questa leggenda si fermavano a riposare sotto la chioma di un grande albero, vicino ad un ruscello la cui acqua cristallina gorgogliava tra le pietre in una radura e raccontavano che nel dormiveglia sentivano il vecchio albero parlare, funghi e cespugli animarsi e personaggi strani e dispettosi apparire all'improvviso. E se qualcuno imbracciava un fucile o tagliava un ramo per difendersi...allora appariva un vecchio mago che li faceva correre a gambe levate. Le storielle arrivarono alla taverna e voci si rincorrevano nel castello, dalle cucine fin su alla sala del

trono giungendo alle orecchie del re che non sopportando che nel suo territorio qualcuno avesse più potere di lui, decise di porre fine alla faccenda ed inviò i suoi soldati a verificare che in quel bosco non vivesse davvero qualcuno che volesse usurpare il trono. L'ordine perentorio era quello di abbattere la vecchia quercia e di sterminare tutto ciò che fosse vivo, fosse esso essere umano o vegetale o animale e poi di bruciare la foresta. I soldati del re partirono quindi ben armati e determinati a distruggere quel luogo e chiunque si palesasse sulla loro strada. Arrivarono effettivamente nella radura descritta e trovarono anche il vecchio albero di dimensioni e foggia che mai avevano visto. Era meraviglioso! L'ordine però parlava chiaro: bisognava abbatterlo! Nel frattempo i folletti disperati corsero dal mago per avvisarlo del pericolo ed egli riuscì a fermare con un incantesimo

i soldati, riuscendo a congelarli, proprio mentre la scure stava per abbattersi sul tronco, mandando i suoi aiutanti ad avvisare chi più di lui poteva intervenire. Ed ecco apparire dal nulla Madre Natura e Papà Bosco, che aiutati dai folletti disarmarono i soldati, li svegliarono, li redarguirono e li spedirono indietro al loro re. La foresta era salva con tutti i suoi abitanti e i folletti che non perdevano occasione per far festa si misero a correre e saltare felici, cantando e ballando un'antica e quanto mai moderna canzone.

l ’abbecedario RISTORANTE

menù a tema e degustazioni

29 gran fritto misto

DOMENICA

SETTEMBRE VENERD“

4

OTTOBRE

alla piemontese !

il mare a scuola

11 teo costa e

VENERD“

i formaggi 18 i marchesi alfieri e la cacciagione 27 gran fritto misto alla piemontese 1-2-3 la tradizione a tavola OTTOBRE VENERD“

OTTOBRE

DOMENICA

OTTOBRE

VEN- SAB- DOM

NOVEMBRE

!

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EPISODIO Borgo delle Rane

Le cortigiane del borgo Quest’anno il Borgo delle Rane mette in scena uno spaccato di vita medioevale che riguarda una consuetudine assai particolare. Un’accurata ricerca sui testi storici ha rivelato che, adiacente al Castrum vestrum del Borgo delle Rane, si trovava un lupanare, oggi diremmo bordello, luogo deputato al piacere sessuale mercenario. Documenti e testimonianze mettono in luce un pezzo di storia della prostituzione che ci svela una società passionale e carnale; così vengono meno i pregiudizi sul medioevo, un’età che si mostra, per molti versi, meno timida del previsto. A causa del dilagare della povertà, molte giovinette vagabondavano di villaggio in villaggio ed accrescevano il gruppo delle donne di facili costumi, regolando la loro attività sul calendario delle fiere, dei pellegrinaggi e dei grandi lavori agricoli. Così mercanti danarosi, pellegrini e braccianti erano adescati da leggiadre fanciulle che, approfittando della passeggera ed abbondante affluenza di clienti, si mostravano compiacenti e disponibili. Anche tra i perdigiorno del “Circolo dei Ranocchi” c’era chi per dimenticare i propri dispiaceri cercava di vivere alcune ore in un clima di sana giocosità. E così non disdegnava incontri furtivi con ragazze accomodanti.

Il tempo trascorreva nella spensieratezza e l’ansia e le tensioni del vivere quotidiano svanivano tra le braccia delle fanciulle che offrivano ai giovinastri una fugace ed effimera felicità. Il credo religioso impediva però la soddisfazione dei piaceri della carne nella settimana santa e durante le festività natalizie. Al tempo dei fatti narrati, a causa della dilagante miseria, la prostituzione era l’unica possibilità di sopravvivenza per molte donne che però si esponevano a numerosi pericoli, mettendo a rischio la loro incolumità, la salute se non addirittura la stessa vita. Ma la vera sciagura delle cortigiane era sicuramente l’avanzare dell’età; lo sfiorire della loro giovinezza allontanava inesorabilmente la possibile clientela e di conseguenza il denaro. Secondo testimonianze scritte il podestà era solito stabilire che le giovani meretrici non dovessero esercitare il loro mestiere all’interno della mura cittadine, ma solamente al di fuori della giurisdizione comunale; pertanto i lupanari venivano collocati nelle zone periferiche del borgo. Per evitare la propagazione delle malattie veneree ogni otto giorni un medico vi si recava per un periodico controllo sanitario. I documenti dell’epoca riportano che le donne dei lupanari erano facilmente

riconoscibili dai loro abiti. Per legge erano costrette ad indossare specifici indumenti con segni distintivi: veli di colore giallo, gonne gialle o rosso porpora, nastri rossi tra i capelli, a cui si aggiungevano scialli corti con campanelli. Era fatto divieto alle cortigiane di vestire abbigliamento di lusso; era proibito loro utilizzare stoffe di qualità. Sete, damaschi erano riservati esclusivamente alle donne di alto rango, così come non era concesso impreziosire gli abiti con oro, argento e gioielli. E’ inutile negare che per il credo del tempo la donna fosse vista sia come strumento che causa del peccato, lo stesso San Girolamo afferma che “ogni donna è da considerare prostituta, perché fonte di peccato e perdizione”. Nel XIII secolo, Brunetto Latini, nella sua opera “Il Novellino”, parla di bordello e anche Dante nel VI Canto del Purgatorio utilizza il termine bordello in senso figurato nei versi: ”Ahi serva Italia di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta non donna di provincie, ma bordello”.

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EPISODIO Borgo Santa Barbara

Gli eretici di Monforte Quest’anno il Borgo Santa Barbara metterà in scena un episodio che risale al 1028, del quale esistono poche tracce: le uniche fonti sono due documenti in latino risalenti all’epoca, l’uno di Rodolfo il Glabro, l’altro di Landolfo Seniore. Il Vescovo di Milano, Ariberto d’Intiniano, impegnato ad affermare l’autorità della Chiesa contro l’Impero, e anche a fronteggiare tanto i fermenti popolari contro la corruzione del clero, quanto lo sviluppo della nuova borghesia cittadina, viene a sapere che a Monforte d’Alba si è sviluppata un’eresia. Manda perciò a chiamare qualcuno che gli dia spiegazioni, e gli si presenta un certo Gerardo. Landolfo fa un resoconto dettagliato dell’interrogatorio che ne segue: dalle risposte di Gerardo, emerge che a Monforte siano casti anche nel

matrimonio, vegetariani, autolesionisti (perché soffrendo in vita si evitano i tormenti nell’Aldilà); non riconoscono il Pontefice di Roma e mettono in comunione tutti i beni; credono che la salvezza consista nel liberarsi dalla materia. Vi sono poi differenze teologiche sulla natura del Figlio e dello Spirito Santo. Il Vescovo fa dunque assaltare il castello di Monforte, che in precedenza il marchese e il vescovo di Asti avevano invano tentato di conquistare; tutti vengono fatti prigionieri, compresa la Contessa di Monforte, che la tradizione vuole si chiami Berta, e condotti a Milano. Qui il Vescovo, per mezzo dei suoi sacerdoti, tenta a lungo di convertirli, ma i suoi tentativi cadono nel vuoto; anzi, gli eretici iniziano a far proseliti tra i contadini con cui riescono a entrare in contatto. Allora i maggiorenti, cioè gli esponenti della nascente borghesia, mettono alle strette il Vescovo: gli eretici dovranno abiurare, abbracciando simbolicamente la croce, oppure morire sul rogo. La maggior parte degli eretici sceglie di non tornare sui propri passi: si coprono gli occhi con le mani e si gettano tra le

fiamme. La nostra rappresentazione vuol dare particolare risalto alla figura misteriosa della Contessa, che apre le porte del proprio castello a Gerardo e ai suoi seguaci. l Catarismo propriamente detto si sarebbe diffuso quasi un secolo più tardi, ma non è improbabile che a Monforte sia accaduto in anticipo ciò che spesso si sarebbe verificato soprattutto in Francia coi Catari: cioè che alcuni feudatari finissero per appoggiarli, affascinati dalla loro condotta esemplare, in contrasto con l’opulenza e la corruzione di tanti prelati. C’è chi ipotizza addirittura che la contessa potesse essere la vera guida degli eretici di Monforte. Ciò che soprattutto stupisce in questo episodio è che la persecuzione delle eresie in maniera sistematica da parte della Chiesa cattolica non era ancora usale nel 1028: il rogo dei Catari di Monforte rappresenta una delle prime persecuzioni di eretici in Occidente, e fa dunque da preludio all’Inquisizione vera e propria, che sarà ufficializzata solo nel XII secolo. Come ormai da consuetudine per il nostro Borgo, gli spettatori assisteranno a una scena sì medievale, ma in grado di emozionare e di far riflettere anche su ciò che succede ai giorni nostri.

EPISODIO Borgo Patin e Tesor

Una storia che tutti sanno

Vogliamo raccontarvi la vera storia del Palio di Alba, che tutti sanno…o quasi. Nel 1275 in un periodo storico, nel quale la situazione politica di Alba era

decisamente confusa; una città che da quindici anni non eleggeva un Podestà, non riuniva il consiglio di credenza, ma solo il consiglio generale e solo per ratificare le decisioni prese dal vicario di un signore straniero, Carlo d’Angiò, che dominava la città. Il 10 Agosto di quell’anno mentre ad Alba si festeggiava il patrono San Lorenzo, agli Astigiani venne in mente di combinare un tiro mancino ai cugini albesi. Mentre una parte delle loro truppe

(alle quali s’erano unite compagnie di ventura nostrane e forestiere) traghettavano il Tanaro sotto Roddi e vandalicamente arrecavano danni alle culture della zona di S. Frontiniano, tagliando piante da frutto e vigneti, alcune formazioni tentavano minacciosamente la scalata di Porta Tanaro. Gli Albesi, allora guidati dal siniscalco Filippo, rappresentante di Carlo d’Angiò, corsero alla difesa delle mura e riuscirono a respingere i nemici dopo una battaglia durata parecchie ore. Gli Astigiani, in segno di scherno decisero di disputare una corsa equestre sotto le mura della città albese.

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In San Domenica in mostra Gallizio, l'inventore del Palio Percorso artistico “Per un rinnovamento immaginista del Mondo” La Chiesa di San Domenica per questa edizione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, ospita una importante mostra d’arte contemporanea, intitolata: “Per un rinnovamento immaginista del Mondo” con opere di Pellizza da Volpedo (Taner Ceylan), Pinot Gallizio (con Constant, Asger Jorn, Jan Kotik, Piero Simondo e Giorgio Gallizio), Mario Merz. Il progetto presenta lavori dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, della Fondazioni CRC e da collezioni private, con materiali d’archivio selezionati e provenienti dall’Archivio Gallizio di Torino. La mostra riflette sulle relazioni tra la produzione artistica di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Volpedo, 1868 – 1907), l’albese Pinot Gallizio (1902 – 1964) e Mario Merz (Milano, 1925 – 2003) sottolineando la presenza di un’estetica della pluralità che riflette sull’idea di collettività, rappresentazione sociale, produzione laboratoriale e di artista libero. Giuseppe Pellizza da Volpedo è uno dei maggiori pittori italiani di matrice verista. Il suo “Quarto Stato”, del 1901 è tra le rappresentazioni di pittura di storia più note, è diventata nel tempo un’immagine iconica per i movimenti democratici in tutto il mondo, simbolo della dignità del lavoratore e di una classe sociale alla ricerca dei propri diritti. In mostra ci sarà “Volpedo’s The Fourth Estate – Copy of Taner Ceylan, 2015”, una riedizione della celebra opera di Pelizza da Volpedo

realizzata dall’artista turco Taner Ceylan sotto invito della direzione artistica della 14° Biennale di Istanbul del 2015. Mario Merz è stato tra i principali artisti dell’Arte povera. Creava le sue opere con materiali eterogenei e quotidiani – dai tondini di metallo ai frammenti di vetro, dalla frutta fresca alle fascine, dalle pile di giornali ai tubi al neon, dalle parole ai numeri. Nel 1967 lavora al suo primo Igloo, una struttura emisferica a cupola che rappresenta un’ideale architettura temporanea e nomadica, una casa antica e contemporanea al tempo stesso, un simbolo della volta celeste e della convivialità. Infine Pinot Gallizio, artista geniale e sfaccettato. Farmacista, chimico, botanico, archeologo ed enologo Pinot Gallizio inizia la sua attività artistica all’età di cinquant’anni dopo l’incontro con Piero Simondo. Con lui nel 1956, ad Alba, convoca il 1° Congresso mondiale degli Artisti Liberi durante il quale realizza il dipinto Senza titolo, insieme a Constant, Asger Jorn, Jan Kotik, Piero Simondo e Gallizio J, coinvolti l’anno successivo nella fondazione dell’Internazionale Situazionista. Fra le tante iniziative di questo poliedrico personaggio l’ideazione del Palio degli Asini insieme a un gruppo di amici per cui ha anche disegnato un Palio. Le opere fanno parte delle collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo CRC. L’esposizione resterà allestita dal 22 settembre al 10 novembre, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’inaugurazione sarà sabato 21 settembre alle 12.

Ecco il costo dei biglietti della corsa del Palio

Tutte le tribune sono numerate

Quest’anno c’è qualche cambiamento rispetto alla passata edizione per quanto riguarda l’acquisto dei biglietti. Infatti l’organizzazione ha deciso di stabilire l’esistenza solo di posti numerati, per rendere l’organizzazione più semplice e sicura. Questo ha semplificato anche le fasce di prezzo dei biglietti. I PREZZI di tutte le tribune sono UGUALI (esclusa la Tribuna Risorgimento Gold*): 25 € (più 3.7 € per l’acquisto on line) quello intero, 20 € (più 3 € per l’acquisto on line) il ridotto, valido per chi ha più di 65 anni, i bambini e ragazzi fino a 15 anni. Per i bambini sotto i tre anni ingresso gratuito, senza occupazione del posto. C’è anche la possibilità di uno sconto sul prezzo pieno per i Gruppi numerosi composti da un minimo di 30 persone. In questo caso il prezzo è di 20 euro (più 3 € per l’acquisto on line) *La tariffa per la Tribuna Risorgimento Gold, per la quale non sono previsti sconti, è di 35 € (più 3 € per l’acquisto on line)

I biglietti si possono comprare su internet dal sito: www.fieradeltartufo.org o il giorno del Palio alla biglietteria all’ingresso dell’arena in piazza Cagnasso.

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Giostra delle Cento Torri 2019  

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