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ANFIONE ZETO e

rivista di architettura e arti 25

Bernardo Secchi Paola Viganò Opere recenti

ILPOLIGRAFO


direttore margherita petranzan

redazione testi e impaginazione beatrice caroti

vicedirettori francesca gelli aldo peressa

segreteria di redazione beatrice caroti

comitato scientifico massimiliano cannata giuseppe cappochin benedetto gravagnuolo francesco moschini valeriano pastor margherita petranzan franco purini francesco taormina paolo valesio comitato di coordinamento redazionale matteo agnoletto marco biraghi marco borsotti alberto giorgio cassani giovanni furlan nicola marzot davide ruzzon livio sacchi redazione alberto bertoni giuseppe bovo gaetano corica brunetto de battĂŠ stefano debiasi massimo donĂ ernesto luciano francalanci paolo frizzarin romano gasparotti ugo gelli franco la cecla francesco menegatti patrizia montini zimolo dina nencini marco peticca saverio pisaniello roberto rossato davide ruzzon camilla sacerdoti giovanna santinolli bernardo secchi alberto torsello alessandra trentin massimo trevisan paolo valesio giovanni vio lisa zucchini

collaboratori alessandro anselmi mario botta maurizio bradaschia augusto romano burelli massimo cacciari claudia conforti marco de michelis gianni fabbri sergio givone vittorio gregotti giacomo marramao roberto masiero michelina michelotto adolfo natalini barbara pastor lionello puppi carlo sini ettore vio vincenzo vitiello revisione editoriale e grafica il poligrafo casa editrice laura rigon, sara pierobon

indirizzo redazione 35043 monselice (pd) piazza mazzini, 18 tel. 0429 72477 e-mail anfionezeto@tiscali.it www.margheritapetranzan.it elaborazione grafica computerizzata p&b studio pubblicità p&b studio progetto grafico il poligrafo casa editrice laura rigon revisione editoriale il poligrafo casa editrice editore e amministrazione il poligrafo casa editrice 35121 padova via cassan, 34 (piazza eremitani) tel. 049 8360887 fax 049 8360864 e-mail casaeditrice@poligrafo.it abbonamento a due numeri della rivista italia privati e 42,00 biblioteche e istituzioni e 46,00 sostenitore min. e 150,00 estero privati e 65,00 biblioteche e istituzioni e 75,00 (per paesi extraeuropei supplemento e 8,00) sostenitore min. e 150,00 da versare sul ccp 10899359 intestato a il poligrafo casa editrice srl (indicare la causale) autorizzazione del tribunale di treviso n. 736 direttore responsabile margherita petranzan copyright Š aprile 2014 il poligrafo casa editrice srl tutti i diritti riservati isbn 978- 88-7115-852-5 isSn 0394-8021


ANFIONE e ZETO rivista di architettura e arti numero 25 direttore margherita petranzan

tema: porositĂ - isotropia


dichiarazione d’intenti

ANFIONE e ZETO non è un contenitore indifferente

perché ha un orizzonte e un osservatorio internazionali

ANFIONE e ZETO non è un contenitore indifferente

perché è provocatorio, in quanto pratica la critica della critica

ANFIONE e ZETO è un contenitore aperto ANFIONE e ZETO è un contenitore aperto ANFIONE e ZETO è un contenitore concreto ANFIONE e ZETO è un contenitore scomodo ANFIONE e ZETO è un contenitore paradossale ANFIONE e ZETO è un contenitore paradossale

ANFIONE e ZETO è un contenitore neutro

ANFIONE e ZETO è un contenitore neutro

ANFIONE e ZETO è un contenitore limitato

ANFIONE e ZETO è un contenitore modesto

dove la disciplina dell’architettura trova un rinnovato rapporto con altre discipline e diventa struttura di relazione che intende ospitare le forme della città e i suoi problemi che presenta l’opera come fare e come fatto, innanzitutto nel suo farsi perché crede sia necessario parlare di tutta la produzione architettonica, anche se, a volte, solo per demolirla perché si interessa dei luoghi comuni perché si occupa delle assenze che permeano la disciplina dell’architettura e che le danno il volto che oggi assume: assenza di committenza con un mandato sociale forte o con ideologie da tradurre in forme e contenuti; assenza di limiti per la costruzione dei progetti non solo di architettura; assenza di indirizzi e di tendenze significative, assenza di realtà non perché illusoriamente puro o creato astrattamente, ma perché neutro di ideologie, come lo è questo tempo; è uno spazio in cui ciò che riempie il vuoto apparente è la pratica concreta delle scritture (nel senso di linguaggi), che riconduce alla responsabilità dell’opera praticata, da parte di un soggetto che non può dominare la sua pratica se non confrontandola con le altre pratiche, perché lui stesso è il prodotto della sua pratica, essendo tutto interno ad essa perché il soggetto agente si ferma sulla soglia della sua pratica, apparentandosi alla stessa domanda che sorge nelle altre pratiche, perché è consapevole che l’architettura è il luogo dove da sempre tutte le pratiche umane si incontrano e ritrovano il loro significato; è il luogo da dove si può partire per interrogarsi in quanto non chiede i perché, ma chiede i come, e vuole che siano mostrati non sotto forma di ideologie, ma di tecnica, che è la messa in opera della cultura stessa nei confronti della complessità del reale, perché è consapevole che «il deserto cresce»


indice

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margherita petranzan

porosità dell’isotropia 15

francesco taormina

l’isotropia e il disegno della città mutante 19

bernardo secchi, paola viganò

soglie a cura di aldo peressa

145

aldo peressa, francesco lazzarini, luciano rossi

artena design theorein

a cura di massimo donà

introduzione. isotropia e porosità: progetti manifesto

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opera

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a cura di margherita petranzan

26 biografia di bernardo secchi 28 biografia di paola viganò 31

bernardo secchi, paola viganò

la metropoli orizzontale, una visione per bruxelles 49

bernardo secchi, paola viganò

un sistema di spazi pubblici a mechelen 81

bernardo secchi, paola viganò

masterplan e trekker hostel a hoge rielen 111

cristina bianchetti

i vantaggi della continuità 117

aldo bonomi

città infinita - città diffusa 121

francesco moschini

modificazioni nella città del XXI secolo: lezioni di piano per la metropoli contemporanea

massimo donà

porosità e isotropia romano gasparotti

isotropia e forma

varietà

a cura di marco biraghi alberto giorgio cassani brunetto de batté

city a cura di francesca gelli francesco menegatti margherita petranzan

161

brunetto de batté

isotropia 164

giovanna santinolli

paesaggio isotropo 166

massimiliano cannata

a colloquio con giuseppe de rita. l’architetto deve saper “accompagnare” il divenire sociale ed economico delle “teknocittà” 170

massimiliano cannata

verso le teknocittà 175

massimiliano cannata

a cura di bernardo secchi

grandi opere: la metropolitana leggera di erbil, il progetto tra storia e cultura dei luoghi

133

178

campo neutrale

lorenzo ranzato

dispersione insediativa e governo del territorio: il caso veneto 142

davide ruzzon

progettare imprevisti

massimiliano cannata

dobbiamo imparare ad “ascoltare la città” 180

marco falsetti

l’architettura di salvatore fiume


185

229

266

lorenzo pietropaolo

margherita petranzan

album da disegno canova per una porta di città

237

267 franco purini “scrivere architettura”

opere prime, opere inedite

quarantacinque anni di sguardi incrociati

269

fabio licitra

torre velasca e la sua distantia 189

francesco taormina

a cura di francesco menegatti alessandra trentin

195

carlo tobia anzolin, antonio fregnan - casa F.S., padova.

progetto critico: francesco moschini/álvaro siza, una storia lunga trent’anni stefania suma AAM architettura arte moderna,

243

laura zerella

autobiografie romane

“il muro amico” - farmacia a villanova di camposampiero (pd)

248

200

tesi di laurea

roberta cacco, francesco lazzarini

ristrutturazione in prossimità della città antica, padova 202

ruggero lenci

sulle due residenze a formello (roma) di petrini malfona architetti 206

alessandra trentin

riqualificazione centro storico di cassola (vi) mostre, premi, concorsi a cura di patrizia valle

211

patrizia valle

i lavori di restauro e ri-animazione delle mura di cittadella (pd) in mostra 214

patrizia valle

europa nostra. tra i sette siti europei più a rischio la chiesa di san giorgio a mardin (turchia) 216

ilaria giannetti

cesare cattaneo 1912-1943. pensiero e segno nell’architettura 220

lorenzo pietropaolo

progetto critico: francesco moschini/steven holl, una storia lunga trent’anni

franco purini

mostra disegni romani a cura di patrizia montini zimolo

253

tesi di laurea stefano baldon, francesca turcato

green taps processi virtuosi per un turismo sostenibile nell’isola di sant’erasmo 254

tesi di laurea paolo migliori 3 façades

recensioni a cura di marco biraghi alberto giorgio cassani

257

alberto giorgio cassani

josef frank. un outsider dell’architettura moderna

le barcellone perdute di pepe carvalho

franco purini

un trattato operante cose a cura di gaetano corica camilla sacerdoti

273

gaetano corica

il design si misura con l’archetipo: la ricerca del nuovo nell’universo delle novità arti visive a cura di paola di bello

287

alessandro ligato

lo spazio, il tempo e la memoria 291

gloria pasotti

corpi assenti architetture poetiche a cura di alberto bertoni paolo valesio

297

alberto bertoni

in memoria di alberto bevilacqua codex atlanticus

258 la cabane aquatique

di paolo valesio

258 il primo architetto dei nuovi tempi

paolo valesio

261 “uxorem non duco”, riflessioni sulla misoginia albertiana 263 forse noi siamo qui per dire 264

renato bocchi

l’architettura delle differenze

301

codex atlanticus, 13


a Gae Aulenti


Studio Secchi-Viganò, “Bruxelles 2040”, North Western Metropolitan Area, 2013 (fonte: European Environmental Agency, Corine Land Cover 2000).

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la metropoli orizzontale, una visione per bruxelles bernardo secchi paola viganò

Riflettere sul futuro di Bruxelles, nel tempo breve e nel tempo lungo, e sui diversi scenari possibili è stata un’occasione importante per confrontarsi con una città molto particolare ed eccezionale. Particolare perché, in essa, l’incrocio e la sovrapposizione di livelli di potere sono complessi, molto più che in altre città analoghe e delle stesse dimensioni in Europa; eccezionale perché Bruxelles, al centro di una regione molto ricca in termini di redditi e di attrezzature, è una città di grande qualità culturale, spaziale e architettonica, nella quale ognuna delle parti riflette il risultato e la giustapposizione di conflitti e tensioni che l’hanno animata e l’animano ancora. Tutto ciò produce un ambiente appassionante di contrasti e di potenzialità da scoprire e raccogliere. Nella seconda parte del XX secolo, Bruxelles si è trovata al centro di un vasto territorio di urbanizzazione dispersa. L’uscita delle classi agiate e medie dalla città compatta e l’occupazione delle parti centrali della metropoli da parte dell’immigrazione internazionale si sono unite, fuori della città compatta, alla forte crescita endogena di una immensa città diffusa che costituisce una buona parte della North Western Metropolitan Area, cioè di una metropoli dove si può vivere e lavorare dappertutto e che si oppone alla metropoli del XIX e XX secolo, a quella organizzata per corone successive e, infine, allo sprawl e al suburb americani. Un nuovo ruolo per il trasporto pubblico in una metropoli diffusa Il sistema regionale di trasporto su ferro (RER) in una metropoli diffusa è tema centrale nella riflessione al 2040: il modello di organizzazione del lavoro nella capitale europea si è fondato sino a oggi sulla concentrazione di posti di lavoro terziari intorno alle stazioni ferroviarie Intercity. La conseguenza di questo modello è stata una città che si è consolidata all’interno del suo ristretto perimetro, attraversata da flussi allo stesso tempo urbani, nazionali e internazionali. La rete autostradale che si sovrappone all’armatura ferroviaria ha sostenuto lo sviluppo diffuso e quello di alcuni poli di impiego periferici. L’idea dalla quale prende inizio la costruzione di una visione è di sviluppare un’altra armatura di trasporto pubblico, in favore di un riequilibrio territoriale e in funzione dello sviluppo potenziale di alcune grandi aree come la Gare de l’Ouest e Josaphat. Questa riflessione si è appoggiata alle strategie e alle visioni già sviluppate anche dalle due regioni vicine, le Fiandre, che stanno realizzando una politica molto spinta in favore del trasporto pubblico territoriale (con nuovi tram, light rails ecc.) e la Vallonia. Un progetto radicale: la Metropoli Orizzontale L’idea di un progetto radicale fa riferimento non tanto all’idea di nuovo o di avanguardia, quanto alla consapevolezza dell’epoca di transizione che stiamo attraversando e dell’emergere di paradigmi diversi dal passato. La radicalità è necessaria per poter cogliere meglio la dimensione del cambiamento e le sue potenzialità. La nostra ipotesi è che se vogliamo davvero

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confrontarci con altre metropoli alla scala mondiale è necessario assumere posizioni chiare e talvolta radicali. 1. La visione che proponiamo e che abbiamo schizzato nello studio è quella di una “Metropoli Orizzontale” dai limiti incerti ed evolutivi, indipendenti da qualsiasi frontiera amministrativa e regionale, che si definisce a scale diverse. Il concetto di “Metropoli Orizzontale” è proposto come strumento analitico, utile a riconoscere la specificità della regione urbana di Bruxelles rispetto ad altre aree metropolitane nel mondo, e allo stesso tempo come strumento di progetto, che definisce molto chiaramente il nostro approccio nel quadro della riflessione su Bruxelles 2040. Una definizione sintetica di “Metropoli Orizzontale” è la seguente: una condizione urbana allargata, tipologicamente varia e articolata, ben attrezzata; strutturata da tre valli e da un reticolo denso e connesso di trasporto pubblico; articolata da una serie di figure urbane e territoriali (centri antichi, parchi, foreste, nuove centralità ecc.) che ne costituiscono i riferimenti. Diversamente da altre metropoli, la Metropoli Orizzontale di Bruxelles non è e non sarà omogenea al proprio interno; non elimina le differenze, ma valorizza al contrario le qualità dei luoghi e delle parti, interrogando le loro connivenze e le loro complementarità, oltrepassando le fratture. La nostra proposta è di rafforzare queste specificità e di utilizzare tutte le strategie spaziali per meglio definirle e rafforzarle. 2. La Metropoli Orizzontale si appoggia su uno strato spesso di infrastrutture e di razionalizzazioni successive che hanno conferito al territorio una abitabilità allargata. Riflettere su una lunga storia di dispersione, sui suoi meccanismi passati e attuali di fabbricazione, è la sola possibilità per comprendere una storia altrettanto lunga di divisione equilibrata dei poteri tra le diverse città e tra città e villaggi all’interno e in prossimità dell’area metropolitana. Solo la comprensione di questi meccanismi di equilibrio tra poteri locali e delle relazioni politiche e sociali delle quali essi sono espressione potrà trasformare un modello astratto come quello proposto dalla zona RER in una costruzione territoriale rilevante. 3. La Metropoli Orizzontale può essere l’occasione di sviluppare un modello sostenibile originale, ma che ha bisogno di chiarire e migliorare il suo funzionamento, la sua leggibilità e la qualità dello spazio abitabile. Nel passato il sistema delle acque (fiumi, corsi d’acqua, canali ecc.) e quello ferroviario (treni, tram vicinali ecc.) hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione di una città diffusa. Entrambi i sistemi necessitano oggi di essere ripensati in un contesto profondamente differente e che potrà evolvere rapidamente nel prossimo futuro. La Metropoli Orizzontale può divenire lo spazio nel quale sviluppare progetti di attenuazione delle emissioni di Co2 e di adattamento al cambiamento climatico esplorando tutte le possibilità di spostamento oltre l’automobile (verso uno scenario “no car”), concentrandosi su un progetto per il trasporto pubblico. Questo tipo di metropoli potrà ridare spazio all’acqua non solo allargando le sezioni dei canali, ma collocando questa strategia al centro di una riflessione sulla natura dello spazio pubblico. La Metropoli Orizzontale può divenire oggi un modello di sviluppo sostenibile e innovativo che si faccia carico della riduzione del consumo di energia e delle emissioni, della diffusione della biodiversità, del comfort individuale e collettivo, della costruzione di uno spazio abitabile di alta qualità ambientale. 4. Il sistema ferroviario sta evolvendo nella direzione di una maglia interconnessa che potrà rendere tutta la Metropoli Orizzontale più accessibile. Questa tendenza deve essere rafforzata concependo una trama isotropa che renda tutta la regione metropolitana altamente ed egualmente servita. Allo stesso tempo, le valli, accessibili con il trasporto pubblico, potranno avere un ruolo importante nella costruzione di un sistema territoriale di spazio collettivo e attrezzato che contribuisca a rivelare la struttura spaziale della metropoli. Le valli potranno anche divenire un luogo di scambio tra la parte densa della metropoli (la regione di Bruxelles capitale) e la città diffusa. Per una volta sarà la città diffusa a offrire al cuore denso della città le sue amenità, i suoi servizi, i luoghi ricreativi: ciò non porta di necessità a una densificazione intorno alle stazioni e lungo le valli, ma una intensificazione programmatica. 5. La Metropoli Orizzontale non è un arcipelago di spazi non costruiti che separano e specializzano. È invece un territorio integrato nel quale gli spazi verdi e coltivati sono l’elemento di connessione che consente di percolare e strutturare lo spazio metropolitano. Alcune figure urbane possono essere riconosciute e introdotte, capaci di articolare lo spazio della Metropoli Oriz-


Studio Secchi-Viganò, schizzo di studio: grandi elementi di paesaggio della North Western Metropolitan Area.

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un sistema di spazi pubblici a mechelen bernardo secchi paola viganò

Il contesto Mechelen è una città antica; fino al 1530 una delle più importanti città del Nord-Europa. L’eredità di questo glorioso periodo è evidente nel suo tessuto urbano contemporaneo. Ma alla fine del XX secolo il centro di Mechelen era una parte di città in forte declino. L’ambizione di vivere in una casa unifamiliare con giardino e le facili condizioni per realizzarla hanno avuto un ruolo importante nello svuotare il centro della città, lasciato a disposizione di nuove popolazioni, di immigrati, provenienti soprattutto dal Maghreb e dal Marocco. A fine anni Ottanta, inizio anni Novanta, Mechelen ha iniziato con successo una politica di riqualificazione degli spazi pubblici, timida nei primi anni e più forte all’inizio del nuovo secolo, quando i progetti qui presentati sono stati studiati e realizzati. Il loro disegno deve essere considerato parte di una più ampia riflessione sulla città e le attuali condizioni dei centri delle città europee. Il programma Alla fine del 2001 la città di Mechelen ha lanciato un concorso internazionale in due fasi per la riprogettazione di due piazze importanti e centrali. Sotto le due piazze erano già in costruzione i parcheggi a servizio del centro antico: la progettazione dello spazio pubblico doveva integrarli e fornire uno spazio flessibile a usi diversi. Sulla Grote Markt doveva essere possibile allestire un mercato, ma anche grandi eventi come concerti rock; sulla Veemarkt bisognava invece organizzare un’importante stazione degli autobus nei pressi delle scuole. Le due piazze erano in quel momento due grandi spazi di parcheggio, ma negli anni precedenti in città era stata avviata un’opera di riqualificazione di alcune strade, in particolare il Bruul, l’asse pedonale che collega la stazione alla Grote Markt. Uno spazio pubblico Uno spazio pubblico, multifunzionale, collettivo e soprattutto pedonale deve essere aperto a diverse pratiche formali e informali e aperto a interpretazioni inaspettate. Si tratta di uno spazio dove trattenersi, fare shopping, prendere un caffè, passeggiare, tenere il mercato settimanale e svolgere molte altre pratiche collettive. Sono tre i temi principali affrontati dal nostro progetto: come progettare la connessione tra una piazza importante e un parcheggio sottostante per rendere quest’ultimo un spazio pubblico fluido, leggibile; come combinare flussi di auto e bus con il carattere pedonale di uno spazio centrale; come definire una grammatica urbana significativa e una sintassi fortemente contemporanea ma attenta alla presenza di un passato importante. Mechelen, tavola di concorso: visione a scala territoriale della struttura ad anello della città. La ridefinizione degli spazi centrali all’interno della città antica.

Un concetto L’ampia area del progetto è concepita come un’ampia superficie unitaria, quasi un tappeto, nella quale sono incisi i punti, le linee e le superfici. Il tappeto, in ciottoli di kasseien, dà unità in modo semplice a uno

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spazio che è gravato della scala monumentale della cattedrale, del municipio e di altri edifici importanti. Alcune incisioni – le lunghe rampe pedonali – stabiliscono relazioni visive e funzionali tra i due livelli di spazio pubblico, il parcheggio sotterraneo e il livello superiore. Scatole di vetro trasparenti contengono le scale e gli ascensori dal sottosuolo e non ostruiscono la vista e la percezione della Grote Markt e della Veemarkt. Insieme alle rampe per auto e pedoni, permettono alla luce naturale di entrare nel parcheggio e all’illuminazione artificiale del parcheggio di rivelare il disegno dello spazio pubblico durante la notte. Alberi, luci, canalette, piccole differenze di livello introducono sottili cambiamenti nel tappeto, o ritmi regolari in uno spazio privo di forme regolari, dividono i flussi di traffico dallo spazio pedonale e raccolgono la pioggia e l’acqua; alcune eccezioni e frammenti, come ad esempio i resti delle vie medievali integrati nella nuova pavimentazione e valorizzati come singoli episodi, ne articolano la continuità. Una sequenza di spazi

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Il tappeto di granito contiene differenti situazioni. La proposta per lo spazio di Sint Romboutskerkhof sottolinea l’importanza dell’ingresso del piccolo cimitero e della cattedrale. Il monumento rimane su una superficie di vecchio kasseien e luoghi per sedersi e sostare sono scavati nel terreno, come unghie piantate nell’acciottolato che terminano con panche in calcestruzzo. Lungo la Steenweg la pavimentazione esistente viene mantenuta e il lato della cattedrale verso la Grote Markt è filtrato da un tetto verde di alberi (Aesculus hippocastanum), sotto il quale scorre il tappeto in pietra. Lungo la stessa Steenweg il filare di alberi esistenti, delimitato da una lunga striscia di calcestruzzo, divide la strada dalla rampa per il parcheggio e lo spazio di fronte all’ufficio postale dove si trovano alcuni posti auto di superficie. L’antico muro di pietra vicino diventa in questo modo visibile e una rampa di metallo raggiunge il livello più basso della base del muro definendo un giardino e un piccolo spazio circoscritto. La Grote Markt è una superficie ampia in leggera pendenza verso l’angolo sud-ovest. La differenza di livello è rivelata da un lungo gradino che inizia dall’angolo nord-est, corre lungo le terrazze a sud e raggiunge la Steenweg. Lo spazio è minerale e astratto: le vecchie e preziose facciate della piazza appaiono uscendo dal parcheggio attraverso la scatola di vetro come dei gioielli incorniciati dallo spettacolo impressionante della torre della cattedrale, che Vauban aveva considerato l’ottava meraviglia del mondo. La Befferstraat è un elemento fondamentale di continuità tra le due piazze. Rafforzata dal progetto, offre viste spettacolari, sia verso la Grote Markt sia verso la chiesa di San Pietro e Paolo della Veemarkt. Le terrazze esposte a sud definiscono uno straordinario “salotto all’aperto” ombreggiato da una nuova fila di tigli (Tilia europaea). Il progetto utilizza la grande sezione, quasi un graben tedesco, e disegna un giardino lineare con panchine e fiori nel bel mezzo dello spazio minerale. La Veemarkt è un importante nodo di trasporto pubblico urbano e regionale: dopo lo spazio metafisico della Grote Markt monumentale, è lo spazio in cui la città vecchia e la città moderna iniziano a fondersi. Il disegno diventa più esplicito e meno ermetico: una superficie di calcestruzzo colorato indica la parte pedonale e le fermate principali degli autobus. Le tre coperture in profili metallici neri e rivestimento rosso dei plafonds sono luoghi di attesa, ma anche luoghi di incontro per gli studenti all’uscita della scuola. Il progetto permette una nuova esperienza della piazza. Infine lo spazio pubblico dell’area Lamot (aggiunto dopo il concorso) è il disegno degli spazi aperti di una ex fabbrica di birra trasformata in centro culturale, nuove abitazioni e negozi: calcestruzzo nero gettato in opera ed elementi prefabbricati sono usati per dare continuità a questo nuovo spazio pubblico lungo il fiume Dijle. Razionalità minimale e spazio sociale Il nostro approccio al progetto nasce dall’idea che uno spazio pubblico non debba essere “over designed”, che all’interno della stratificazione della città antica un nuovo progetto debba essere fortemente contemporaneo anche se minimale: una serie di fori in vetro ad alto spessore ritma il suolo della Grote Markt, illumina il parcheggio sotterraneo e durante la notte rivela la presenza di questo spazio. Nella Veemarkt le uscite e gli ingressi pedonali sono collegati alle fermate degli autobus per mezzo di tre spazi pieni di luce. La luce rivela le forme, migliora l’uso notturno degli spazi pubblici e le loro possibili prestazioni. Il progetto la articola in illuminazione funzionale, illumi-


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Veduta dall’alto della Grote Markt di Mechelen.


nazione di orientamento che rivela la geometria dello spazio, illuminazione di accenti e ritmi che rivela le facciate monumentali e alcune linee di continuità. La ricerca di una razionalità minimale sta anche nella selezione delle tracce e delle geometrie: le direzioni principali non hanno bisogno di essere sottolineate in modo da lasciare la massima libertà, sia all’interpretazione, sia agli usi dello spazio urbano. Qualche provvisoria conclusione Chi oggi va a visitare il centro di Mechelen non solo trova una delle citta più belle e meno conosciute delle Fiandre, ma incontra un’atmosfera animata e vivace. Il centro della città è pieno di gente, tanti giovani, studenti, utenti della città, che camminano, corrono in bicicletta, si muovono con i mezzi pubblici attraversando le piazze in tutte le direzioni. Molti interventi che investono gli spazi pubblici della città sono terminati: un nuovo centro culturale nel sito della Lamot; la “casa del cittadino” lungo il Befferstraat; i negozi che si stanno rinnovando. Un centro città abbandonato è oggi un luogo nel quale le diverse culture e popolazioni si incrociano e si incontrano. Senza alcuna retorica, il progetto del sistema di spazi pubblici a Mechelen è paradigmatico: il ruolo dello spazio pubblico nella costruzione di uno spazio sociale, uno spazio collettivo fisico ma anche simbolico, è incredibilmente forte e riveste un ruolo politico importante. La Grote Markt è il manifesto di uno spazio isotropo e delle sue qualità.

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Concorso internazionale su selezione progetto vincitore 2000 inizio lavori giugno 2002 fine lavori 2005 (strade e grandi piazze minerali), 2012 (piazze verdi e parcheggio sotterraneo dietro la cattedrale) committente Municipalità di Mechelen progettazione Bernardo Secchi, Paola Viganò con Kaat Boon, Matteo D’Ambros, Giovanni De Roia, Umberta Dufour, Lorenzo Fabian, Steven Geeraert, Rita Miglietta, Pieter Ochelen, Günter Pusch, Uberto degli Uberti, Wim Wambecq, Kasumi Yoshida, Giambattista Zaccariotto consulenti GILUCO ingénièrie costo dell’opera 6 milioni di euro crediti fotografici Arnaud Zein El Pin (p. 51), Teresa Cos (pp. 53, 57-61, 63-72)


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Grote Markt.


Planimetria generale dell’intervento nelle diverse piazze.

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Veemarkt prima

Befferstraat prima

Grote Markt prima

Lamot prima

Veemarkt dopo

Befferstraat dopo

Grote Markt dopo

Lamot dopo


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Grote Markt.


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Profile for Il Poligrafo

Anfione e Zeto, 25, 2014, Bernardo Secchi, Paola Viganò. Opere recenti, Il Poligrafo  

Numero monografico dedicato alle figure degli architetti Bernardo Secchi, docente di Urbanistica, e Paola Viganò, docente di Progettazione U...

Anfione e Zeto, 25, 2014, Bernardo Secchi, Paola Viganò. Opere recenti, Il Poligrafo  

Numero monografico dedicato alle figure degli architetti Bernardo Secchi, docente di Urbanistica, e Paola Viganò, docente di Progettazione U...

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