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POLITECNICO DI MILANO FACOLTà DI ARCHITETTURA CIVILE CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN ARCHITETTURA DELLE COSTRUZIONI DOCENTI: G. Perotta, G. Ballio, L. Zambelli, D. Palma

COMPLETAMENTO URBANISTICO E REALIZZAZIONE DELLA RESIDENZA STUDENTESCA NELL'AREA PIRELLI-BICOCCA


ABSTRACT Questa tesi tratta la progettazione a livello urbano, ma anche a livello strutturale e impiantistico, all’interno dell’area ex Besta all’interno dell’Università Bicocca, Milano. Si è previsto l’ampliamento del progetto già edificato dell’architetto Vittorio Gregotti. Il progetto prevede la costruzione di edifici residenziali destinati a social housing, edilizia convenzionata e alloggi privati; in tema con l'università viene previsto un incubatore d’impresa, o Spin Off, che aggrega in un unico edificio aziende e studenti, sostenendo in questo modo un contatto diretto tra impresa e didattica e si caratterizza dalla presenza di laboratori, aule studio ed espositive ed uffici. E' inoltre prevista la costruzione di residenze per studenti. L’area totale per la realizzazione è di 90000 mq. Il progetto dell’architetto V. Gregotti segna marcatamente il territorio creando una fascia di isolati che seguono assi orizzontali e verticali molto geometrici e regolari, riprendendo l’impianto della fabbrica preesistente. Tutti gli edifici seguono una certa regolarità sia in pianta che in alzato. Negli anni 80 fu indetto un concorso per la costruzione di un campus universitario con residenze, per studenti, e servizi per il quartiere nel piano di “ammodernamento” del comune di Milano per il 3B (Bicocca-Bocconi-Bovisa) ovvero I 3 poli universitari più importanti di Milano. Tenendo conto del nuovo piano VAS per la riqualificazione delle aree di Milano, l’area dove sorge l’attuale stazione ferroviaria Greco-Pirelli del passante ferroviario S9 verrà convertita in un parco urbano per il quartiere andando a consolidare il cerchio verde che collega tutti i polmoni verdi di Milano. È inoltre prevista a breve l’apertura di una stazione della metropolitana della linea viola che collegherà Milano con Monza. L’area è anche servita con vari autobus e tram che la collegano con il centro della città.

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Milano trasformista In tutte le rappresentazioni della città prevalgono immagini radiali e anulari, formatesi nel tempo in relazione con il territorio circostante e, soprattutto, attraverso le porte che collegano con il resto d’Europa. Ha sempre avuto il ruolo di porta dell’Italia con il resto dei paesi circostanti. Il centro, di matrice romana, si è espanso nei secoli ampliamente con un ritmo descritto perfettamente da Cesare Beruto nella seguente frase: “La pianta della nostra città, in piccola scala, presenta molta somiglianza con la sezione di un albero; vi si notano assai bene i prolungamenti e gli strati concentrici. È una pianta assai razionale che ha esempio nella natura: non si è fatto quindi che darle la voluta maggiore estensione.” L’unificazione italiana accentua Milano a capitale economica e conta 196000 abitanti entro le mura spagnole e 47000 abitanti nei Corpi Santi, mentre il territorio è di 8 kmq. Ed è fuori da queste mura che si cominciano a localizzare le prime fabbriche tessili e meccaniche molte delle quali vicino alla ferrovia che collegava Milano e Monza, la prima ferrovia del nord Italia. Verso la fine dell’800 viene ridisegnato il contesto, realizzando tra l’altro case d’affitto private per il ceto medio, edifici di fregio sulle vie, bassi standard dimensionali e semplici partiti decorativi nelle facciata. Il disegno pone importanza al disegno delle vie, agli isolati e alla maglia regolare portando a nuovi regolamenti edilizi speciali per le aree di importanza del centro storico ma anche sulle nuove direttrici che collegano con l’hinterland milanese consolidando la tendenza di crescita e, in prospettiva, di saldatura. Le trasformazioni nei secoli della dominazione austriaca e napoleonica non hanno inciso significativamente nella trasformazione urbana ma hanno lasciato una importante impronta nei palazzi e negli edifici monumentali. Di conseguenza al boom economico che investe il nord Italia Milano assume un ruolo sempre più rilevante e dinamico con una popolazione residente che passa da 1,22 milioni a 1,73 milioni di abitanti, e la periferia più esterna diventa il luogo dove si realizzano più opere di edilizia pubblica, svuotando il centro storico definendo un nuovo modello. Cominciano a definirsi le varie zone della città. Negli ultimi anni si è modificata profondamente la morfologia del territorio metropolitano ed è diventato sempre più difficile delimitare i confini di un territorio su cui si distribuiscono 6 milioni di abitanti su più nuclei di centri urbani. Lo scenario cambia velocemente rispetto agli anni precedenti

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determinando le dimissioni degli impianti produttivi e cambiamenti nel quadro insediativo e socioeconomico. Il seguente processo di dimissioni interessa tutte le zone industriali storiche della città e si nota particolarmente sulle due direttrici nord-ovest e nord-est, ma soprattutto su quest’ultima si sente l’impatto della deindustrializzazione. Questo fenomeno è causato in larga parte dalla modernizzazione e innovazione delle tecnologie innovative e per le industrie più grandi entra in gioco il cambiamento delle strategie aziendali e processi di globalizzazione. Si comincia a parlare di riqualificazione urbana e riuso delle aree dismesse, rivalutando la realizzazione di nuove centralità con lo spostamento di alcuni importanti funzioni come musei e università in periferia (è il caso anche del Politecnico di Milano). Alcuni grandi progetti che vengono sviluppati nell’area metropolitana hanno come obiettivo la riqualificazione

di aree di notevole dimensione occupate da impianti produttivi obsoleti.

L’individuazione di 3 aree strategiche delimita una visione strategica del quadro delle trasformazioni degli anni ’80 che vanno a rafforzare il dibattito sull’innovazione della strumentazione urbanistica di molte aree europee per contrastare la continua pressione sul centro. Gli interventi delle università 3B (Bicocca-Bocconi-Bovisa) della metropoli sono stati forse i maggiori protagonisti di queste trasformazioni. Il progetto per l’Università Bicocca, a seguito del concorso indetto, è stato realizzato dallo studio Gregotti Associati. L’intento dichiarato dall’architetto è quello di ridare all’area quel valore strategico all’interno della più vasta area metropolitana. Si susseguono quattro blocchi edilizi su un’asse delineato da una fascia di edifici intersecando una fitta maglia stradale e pedonale. Si vengono a creare una serie di piazze pubbliche e stanze verdi lungo un attraversamento dei blocchi, di isolato in isolato, riuscendo a porre attenzione all’importanza del disegno del suolo.

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Il luogo

Fig. 1 – Territorio nord di Milano con risalto del verde pubblico e del Progetto Bicocca L’area del nostro progetto è situata a nord di Milano, al confine con il comune di Sesto San Giovanni. I lotti Segnanino, Corpo Centrale, Campi Sportivi, Istituto Professionale Piero Pirelli e Albania sono collegati con centro della città attraverso viale F. Testi e viale Sarca. Sono presenti anche mezzi del trasporto pubblico tra cui gli innumerevoli autobus e tram, e la Metropolitana Rossa con la fermata Villa San Giovanni e la fermata Greco-Pirelli del Passante Ferroviario. A breve diventerà attiva la Metropolitana Viola che collega Milano con Monza e che avrà una fermata “Bicocca” nel quartiere.

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Complessivamente l’area riqualificata conta 715000 mq di cui 372000 mq sono coperti, e il rimanente è calpestabile. Il settore urbano in cui si inserisce la Bicocca è, insieme ai stabilimenti Falck e Breda, caratterizzato dalla presenza di strade e ferrovie di importanza comunale e regionale che collegano radialmente Milano con il nord Italia. A est della fermata Greco-Pirelli si hanno soprattutto residenze che si sono man mano sviluppate negli anni, anche grazie all’importanza che aveva raggiunto l’insediamento Pirelli, in modo organico e disordinato con un’urbanizzazione densa e disposta verso vari orientamenti. D’altro canto le edificazione dall’altro lato dello stabilimento seguono criteri di disposizione ben definiti sulle due importanti arterie stradali. Ad oggi l’area è prevalentemente residenziale, anche se sono presenti importanti industrie, caserme, ospedali e centri sportivi. Andando a saturare man mano viale F. Testi attraverso una serie di interventi durante la seconda guerra mondiale, a quarant’anni di distanza dall’inizio della realizzazione del quartiere limitrofo Niguarda. Tutta l’area è un insieme di collezione di oggetti che richiamano l’evolversi della zona grazie all’urbanistica moderna e alla successiva addizione di un impianto urbano unitario, e, seppure del tutto particolare, questo creava non pochi problemi con il resto della città.

La Bicocca nella storia

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Fig. 2 – Asse Milano-Sesto San Giovanni negli anni 1888, 1914, 1936 e 1985 Il quartiere noto come Bicocca si trova alle porte di Milano e, nel passato, comprendeva una villa della nobile famiglia Arcimboldi, costruita intorno al 1450 e tutt’ora in piedi. Bicocca indica una roccaforte o castello di modeste proporzioni posto in un luogo elevato, ed è probabilmente per questo che si deve il nome al quartiere. Le prime documentazioni di questa zona si hanno nel 1522 quando si tenne una cruenta battaglia tra gli Spagnoli di Carlo V e i Francesi di Francesco I. La villa degli Arcimboldi è stata passata ad altre famiglie e col tempo ha conosciuto un certo degrado. Venne restaurata ai primi del Novecento e a partire dal 1913 ospitò i primi esperimenti di scuola all'aperto per bambini di salute cagionevole promossa dall'associazione privata "Per la scuola" costituita da medici, insegnanti, privati cittadini ed enti, con un comitato di patronesse guidato dalla contessa Carla Visconti di Modrone e da Maria Pirelli.

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La Biccoca dei Pirelli

Fig. 3 – Veduta prospettica degli stabilimenti Pirelli La società Pirelli e C. è stata fondata dell’Ing. Giovanni Battista Pirelli nel 1872, e grazie anche a una fase di forte sviluppo della produzione e di allargamento dei propri mercati acquista un lotto di terra nord di Miano. All’inizio del XX secolo aprono gli stabilimenti della Industrie Pirelli S.p.A. nelle aree limitrofe del centro della città di Milano, attorno all’antica Villa degli Arcimboldi ampliandosi negli anni fino a raggiungere il massimo della operatività subito dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’50. I dipendenti sono circa 12000 e la ricostruzione dopo I pesanti bombardamenti portano nuovi laboratori e tecnologie moderne, come l’impianto termoelettrico materializzando il simbolo negli anni a venire della Bicocca: la Torre di Raffreddamento. In questo periodo si allarga l’utilizzo dell’automazione grazie ad un forte boom d’interesse per l’automazione, anche se sono molte le fabbriche che vengono trasferite al sud Italia o all’estero, in paesi come Turchia, Grecia, Sud-America, o altri spazi con costi nettamente minori. Gli anni ’70 segnano l’inizio della fine per le fabbriche della Bicocca con conta solamente 6000 dipendenti, I quali presto verranno licenziati. Negli anni ’80 le Amministrazioni Comunali e la Provincia di Milano raggiungono un accordo con la Industrie Pirelli S.p.A. per la riqualificazione dell’area occupata dagli stabilimenti della fabbrica Pirelli alla Bicocca in polo tecnologico che ospiterà laboratori e centri di ricerca e sviluppo pubblici e privati, attività industriali ad alto contenuto tecnologico, centri di informatica e telematica, centri di servizio ed assistenza tecnica ai laboratori, centri di formazione professionale, uffici direzionali. La Pirelli ha

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comunque mantenuto I propi laboratori di ricerca, sperimentazione e progettazione, le direzioni di coordinamento a livello internazionale, le direzioni generali, amministrative e tecniche delle principali societĂ  italiane appartenenti al gruppo Pirelli Informatica S.p.A. e uno stabilimento per la produzione dei cavi elettrici e I propri servizi generali.

Fig. 4 – Foto degli stabilimenti Pirelli negli anni ‘70

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Il concorso per una Bicocca nuova Prima fase

Fig. 5 – Stato di fatto dell’area Bicocca nel 1985 È indetto un concorso ad invito a cui partecipano alcuni tra i più importanti architetti del periodo, tra cui Aldo Rossi, Gabetti&Isola, Ungers, Tadao Ando, Gregotti Associati e molti altri affinchè questo progetto risulti il più preciso e pensato, gestendo il problema con la massima obiettività e raccogliendo le idee più valide. Nel 1986 vengono esposti 18 progetti e i 3 finalisti (Gabetti&Isola, Gino Valle, Gregotti Associati) alla Triennale di Milano, mentre la Giunta comunale approva la variante Z4-Bicocca del PRG che definisce le aree d’intervento e la destinazione d’uso della Bicocca. Due sono le componenti principali che hanno presieduto l’interpretazione del bando di concorso. La prima è connessa con la natura e le prospettive di trasformazione dell’area in rapporto al sistema urbano milanese. Da essa si deduce l’intenzione di nuova centralità di questa parte della città, sia rispetto alle possibilità di accesso previste, che in rapporto alla possibilità di trasformazione delle altre grandi aree industriali circostanti. La seconda riguarda gli elementi capaci più da vicino di fissare la natura e la morfologia del progetto per rapporto ad un’area caratterizzata dalla forte presenza di un polo tecnologico-urbano. La definizione dei possibili caratteri di un polo tecnologico urbano di seconda generazione, dopo le esperienze americane, francesi e giapponesi degli anni precedenti è stato quindi il

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soggetto di una discussione importante tra i diversi specialisti che hanno collaborato alla definizione del progetto. Non si è cercato di individuare una prefigurazione univoca in senso stretto, ma piuttosto un itinerario di modificazioni e sostituzioni successive nel tempo. Il principale problema è rappresentato infatti dai diversi condizionamenti che si potranno incontrare lungo il percorso di realizzazione, quali le modificazioni di intenti, di programma o di vincoli di diversa natura. Le caratteristiche del progetto si possono quindi riassumere nella volontà di una configurazione urbana completamente nuova, che guarda all’intorno come condizione, come modello da perseguire in alternativa allo spazio della fabbrica, senza tradire l’origine che ha dato luogo al tracciato principale. La modificabilità della nuova struttura urbana deve essere in grado di assorbire le possibili variazioni di programma, senza che ne consegua uno snaturamento dei suoi principi ordinatori. Il progetto propone di trasformare quindi lo spazio produttivo e programmato delle industrie Pirelli in un quartiere aperto, rivolto a utenti diversi e in evoluzione. La qualità e complessità è creata attraverso una forte gerarchia degli spazi urbani organizzati a partire da un asse centrale in cui la sequenza di grandi blocchi, tutti attraversabili anche all’interno, determina un insieme articolato di spazi pubblici: il progetto riconferma il reticolo stradale esistente, arricchendolo di ulteriori connessioni indotte dalla trasformazione edilizia proposta e allacciandolo con i principali assi viari urbani. Le previsioni della Gronda nord, della trasformazione della linea ferroviaria di Greco in sistema di trasporto rapido regionale e la presenza della metropolitana leggera sopraelevata est-ovest aumentano l’accessibilità dell’area. La scelta di mantenere edifici esistenti o sostituirli con nuovi non deriva tanto da ragioni funzionali, quanto dal principio che presiede l’insediamento: la necessità di configurare il polo come un luogo dal forte carattere urbano, utilizzando anche alcune preesistenze. Il primo blocco, verso sud, è previsto a destinazione terziaria: l’isolato si struttura come un fabbricato basso e due torri di venti piani, quasi a segnare la porta di entrata del nuovo insediamento verso la città storica. In esso è compreso un centro per la musica, la cui copertura costituisce una terrazza aperta al pubblico, rivolta verso il centro di Milano. Nel secondo, dal caratteristico impianto a “H”, sono previsti uffici e atelier aperti al pubblico e ai visitatori, organizzati attorno ad una galleria centrale pedonale, che funge anche da passaggio e connessione urbana tra i blocchi dell’asse centrale. Nel terzo blocco, che cinge una vasta piazza pedonale su due livelli, attraversata dalla linea del sistema di trasporto pubblico, sono ubicate le attività più rappresentative e di organizzazione del polo tecnologico, una grande biblioteca e le funzioni legate alla ricerca universitaria, che si sviluppano verso est. Nell’ultimo comparto si trovano invece i servizi collettivi, quali le residenze e le attività commerciali, i centri civici e sportivi, distribuiti in quattro blocchi, posti sugli spigoli dell’isolato e connessi da una grande hall vetrata passante. Nell’area a occidente è prevista la creazione di una collina, che circonda il

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villaggio Pirelli interamente conservato, realizzata con i materiali di demolizione e scavo, e, più a nord, un se􂀀ore per la ricerca e la produzione, con la trasformazione di un grande edificio esistente e un vasto sistema a tappeto con alta densità e bassa altezza, per la costituzione di un tessuto di “nursery”, per la ricerca e la produzione sperimentale. Sul lato opposto, verso lo scalo ferroviario si propone la creazione di blocchi di maggiore dimensione con la ristrutturazione e il riuso di alcuni edifici esistenti, nei quali insediare attività universitarie e di ricerca, che possano funzionare da locomotori per le trasformazioni previste e usufruire immediatamente delle opportunità offerte dalla vicinanza della stazione ferroviaria. Per quanto riguarda la localizzazione delle aree da destinare alla sede direzionale della Pirelli si propone la creazione di un blocco di edifici alti attorno alla torre evaporativa. Un edificio in linea sovrappassa viale Sarca e viale Fulvio Testi, connotandosi come porta di accesso alla città sulle principali direttrici nord, e al contempo integra al suo interno il percorso di connessione pedonale con il Parco nord dove il sistema costruito termina con un edificio alto per uffici pubblici. Per ottenere un’ampia autonomia degli spazi a terra, si propone una forte concentrazione dell’edificato: le due torri pubbliche dialogano con quelle del comparto terziario e quelle poste sullo scalo di Greco, costituendosi come ulteriori elementi di riconoscibilità e reperibilità a scala territoriale di tutto l’intervento.

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Seconda fase Per la seconda fase sono stati selezionati i progetti che più si avvicinavano alle richiesti del concorso, ma anche quelli che meglio potevano relazionarsi con il contesto. non trattandosi solo di rispondere con maggiore realismo alle condizioni che si sono fatte più precise rispetto al concorso di idee, ma di fare i conti con i principi già enunciati con il precedente progetto, misurandosi con la loro evoluzione e stabilendo ambiti di flessibilità che consentano di assicurare in ogni modo una certezza di immagine, controllandone il lungo percorso realizzattivo con tutti i possibili cambiamenti di programma: si conferma il ruolo dell’insieme come parte multifunzionale della città, caratterizzata dalla presenza di ricerca e università. Il compito principale diviene quello di trasformare in materiali di progetto d’architettura i nuovi elementi costituiti dalle norme della variante di piano fissata dal comune di Milano, dalle procedure, dalle possibili evoluzioni degli elementi esterni ma comunque necessari al Progetto Bicocca, quali i miglioramenti e le trasformazioni delle infrastrutture e dei servizi, i cambiamenti dell’intorno territoriale, le trasformazioni dello stesso stabilimento. Si ribadisce la volontà di riconnettere l’area con il tessuto urbano circostante, sia verso viale Sarca e viale Fulvio Testi, sino al Parco nord, che, ad est, con il superamento della barriera rappresentata dallo scalo ferroviario di Greco, per stabilire nuove relazioni con le aree intorno a viale Monza. Lo scopo principale diviene la trasformazione dell’area da recinto chiuso di fabbrica a parte di città, prendendo come spunto di partenza la maglia viaria esistente all’interno dello stabilimento stesso, che, come giacitura e tracciato, coincide largamente con il reticolo circostante di quelle parte di città nella sua versione consolidata da circa un secolo. Approfondendo le intenzioni del primo progetto, si assume l’obiettivo di gerarchizzare le parti in senso urbano: formazioni di piazze, viali alberati e strade trasversali, aree verdi che definiscano degli isolati e istituiscano rapporti e relazioni tra le parti, con alternative formalmente definite, in grado soprattutto di istituire un’immagine complessiva, capace di resistere ma integrare le variazioni architettoniche puntuali. L’ossatura del primo progetto, costituita dal gruppo dei quattro blocchi centrali, viene mantenuta e accentuata dalla costanza dell’altezza massima degli edifici e dalla caratterizzazione dell’ultimo piano come piano tecnico.

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Il primo blocco trova la propria unità dalla sommatoria di otto edifici, per i quali si propongono soluzioni architettonicamente differenziate, destinati a terziario e disposti simmetricamente attorno ad una piazza pubblica dotata di una serie di attrezzature commerciali. Nel secondo blocco a forma di H trovano posto le superfici previste dalla variante per l’insediamento universitario: il comparto è attraversabile pedonalmente durante le ore di apertura dell’università, la cui hall centrale diviene uno spazio pubblico, acquisito dalla città, come avviene in molti casi all’estero. Il terzo blocco, in cui è prevista la collocazione di terziario, forma al suo interno una vasta piazza su due livelli, con alcuni piccoli servizi commerciali: lo spazio centrale è attraversato da via Emanueli lungo la quale corre il servizio di trasporto pubblico di connessione con le linee di metropolitana esistenti e in previsione. Il quarto blocco mantiene il suo carattere di servizio collettivo, con la presenza di un residence e di abitazioni, aperti sudi una piazza centrale coperta, in connessione con la piazza principale dell’insediamento, a nord, alberata e caratterizzata dalla presenza di una grande vasca d’acqua, su cui affacciano anche alcuni edifici esistenti, mantenuti e ristrutturati. Nella fascia a sud verso viale Sarca si ripropone la creazione della collina, utilizzando i materiali di demolizione e di scavo, opportunamente trattati. La sistemazione a verde si prolunga verso sud, con una piantumazione fitta che mantiene una certa unità con la morfologia della collina. Verso nord, sempre lungo viale Sarca, un grande piano inclinato verde, raccorda la quota stradale con il piano di imposta di due blocchi simmetrici nei quali sono collocate delle residenze e dei servizi commerciali e di quartiere. Verso lo scalo ferroviario di Greco si propone il recupero e riuso per attività di ricerca pubblica di due edifici esistenti, mentre all’estremo nord trova collocazione, in una area connotata da un perimetro triangolare, il centro culturale, corredato di biblioteca, sale conferenze e espositive. Le funzioni di tale complesso erano previste anche per una possibile utilizzazione quale sede dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, in seguito, per decisione della Comunità Europea, impiantato in Danimarca. La stazione ferroviaria di Greco viene trasformata in un edificio a ponte e ampliata per accogliere oltre all’interscambio con il trasporto pubblico est-ovest previsto dal progetto, anche servizi commerciali e terziari che costituiscono un centro di connessione verso via Breda. Un sottopasso automobilistico è invece previsto come alternativa alla interperiferica nord. Di fronte alla stazione si è scelto di collocare, in un sistema a doppio C che permette l’integrazione di due grandi giardini privati ad uso pubblico, una quota di residenza, in posizione strategica per la vicinanza sia con il nodo di interconnessione dei trasporti pubblici che con il centro culturale e i grandi servizi collettivi. Per quanto concerne l’area da destinare alla Pirelli, si propone, anche per gli aspetti simbolici di continuità storica che ciò dovrebbe rappresentare, di costruire attorno alla torre di raffreddamento già esistente un edificio caratterizzato da uffici monoaffaccio verso l’esterno distribuiti da passerelle aperte sulla hall

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centrale, illuminata zenitalmente, e connesse con la torre al cui interno saranno ricavate una serie di sale riunioni e locali di rappresentanza. Si propone infine la sostituzione dell’edificio in linea che sovrappassa i tre viali di accesso alla città da nord con un sistema di rilevati in terra che si costituiscono come una passeggiata pedonale di raccordo con il parco di Bresso, che diviene in tale modo elemento integrante del nuovo quartiere. Alcuni progetti Al concorso parteciparo moltissimi gruppi e architetti famosi tra cui Aldo Rossi, Oswald M. Ungers, Tadao Ando, Gae Aulenti, Carlo Aymonino, Mario Botta, Henri E. Cirani, Giancarlo De Carlo, Frank O.Gehry, Jaquim Guedes, Herman Hertzberg, Richard Meier, Rafael Moneo, Gustav Peichò, Renzo Piano, Justo Solona, James Stirling, ma solo 3 arrivarono alla fase concorsuale: Gabetti&Isola, Gregotti Associati e Gino Valle. Il progetto di Gabetti&Isola parte dalla rilottizzazione fondiaria basata sul criterio dell’aggregazione romana segnata dalla linea feroviaria che stabilisce l’orientamento a 30° e 60°. Sono il giardino urbano e l’edificazione industriale che costituiscono l’impostazione planimetrica sottolineando tutto con un muro scandito da cilindri di 150cm di diametro, sormontati da sfere con numerosi significati simbolici.

Fig. 6 – Progetto di Gabetti e Isola

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Il progetto di Oswald Ungers è importante perché forse l’unico a considerare il verde nell’ambito progettuale, ma anche per la sua riflessione sulla cità ottocentesca creando una maglia ortogonale. Aldo Rossi disegna spazi metafisici cercando di creare un nuovo nucleo autonomo che si rapporta con la città che lo circonda senza cercare la continuità.

Fig. 7 – Progetto di Ungers

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Il progetto Bicocca Il vincitore è Vittorio Gregotti, che trionfa grazie alla semplicità ma anche per aver saputo connettere gli stabilimenti della Pirelli con il tessuto urbano circostante legandosi alla tradizione delle fabbriche. Ed è in questo tipo di trasformazione che diventa importante il rapporto tra l’esistente con gli edifici non dismessi subito e conseguentemente il loro rapporto con la maglia infrastrutturale e il tracciato urbano storico ancora rintracciabile. Ed è così che possiamo capire l’importanza di un progetto ordinatore dell’assetto urbanistico ed architettonico e che regali una metodologia per affrontare le altre aree industriali dismesse del capoluogo lombardo. La sua visione di Bicocca viene ufficialmente presentata nel salone del Castello degli Arcimboldi, alla presenza del Presidente della Regione Lombardia Bruno Tabacci, del Presidente della Provincia Goffredo Andreini, del Sindaco di Milano Paolo Pillitteri. La scelta Gregotti la spiega l'ingegner Pirelli: "Questo progetto propone per l'area Bicocca segni architettonici e spazi urbani di notevole forza espressiva entro un ambiente esterno progettato con grande attenzione. Più in particolare esso riconnette l'area dello stabilimento Pirelli con il tessuto urbano circostante facendone elemento di riferimento per una vasta zona del Nord-Milano, comprensorio nel quale è ragionevole pensare avvengano nel prossimo futuro intensi processi di ristrutturazione produttiva, sociale e territoriale". Guardando l’area dall’alto si può notare una certa simmetria che caratterizza la fascia centrale di edifici che caratterizzano gli isolati. Il tutto è molto più evidente guardando l’edificio residenziale La Piazza, il complesso residenziale sorge attorno ad una piazza su due livelli e occupa il centro geometrico della Bicocca. Le attività dell’università si svolgono in vari edifici idenitficati dalla lettera maiuscola U e da un numero progressivo. La maggior parte di essi fa parte del Campus di Milano e si trova nella zona del quartiere Bicocca delimita tra la stazione FS Milano Greco-Pirelli e Viale Sarca. Questi edifici sono collegati tra loro da un servizio di navetta gratuito denominato Eco-Bus Bicocca, un autobus a ridotto impatto ambientale

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con alimentazione ibrida elettrica e diesel gestito dalla società ATI, costruita dalle Società Consorzio Trasporti Pubblici SpA e Caronte Srl. I restanti edifici adibiti alle facoltà di Medicina e Chirurgia si trovano sul territorio di Monza nei pressi dell’Ospedale San Gerardo.

Fig. 8 –Inquadramento territoriale dell’Unversità Bicocca Il Campus di Milano è composto dagli edifici: U1 - Scienze dell’Ambiente e del territorio U2 - Fisica, Biblioteca Scientifica U3 - Biotecnologie e Bioscienze U4 - Scienze Geologiche e Geotecniche Questi quattro edifici formano un quadrato attorno a Piazza della Scienza, al centro della quale si trova la fermata Università Bicocca Scienza della Metrotramvia 7. U5 - Scienza dei Materiali, Matematica e applicazioni, Sistemi informativi U6 - Economia, Giurisprudenza, Psicologia, Scienze della Formazione, mensa

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U7 - Economia, Scienze Statistiche, Sociologia Questi due edifici, che costituiscono il primo nucleo dell’insediamento universitario nel quartiere, sono disposti a L al centro della quale si trova Piazza dell’Ateneo Nuovo: una piazza, dotata di panchine e alberi, rialzata dal livello stradale al di sotto del quale si trova un parcheggio riservato al personale e agli studenti, disposto su due livelli. U6 e U7 sono collegati da quattro corridori sospesi che permettono i trasferimenti tra i due fabbricati. All’interno di ciascuna costruzione vi sono un bar e una mensa gestiti da società esterne. Affianco all’U7, sotto il livello stradale, si trova la fermata Arcimboldi Ateneo Nuovo della Metrotramvia 7 che collega Precotto con il Castello Sforzesco. L’edificio principale del campus è l’U6 nel quale si trovano il rettorato, l’aula magna, la biblioteca, gli uffici stage, ISU, CUS, UFSE e uno sportello della Banca Popolare di Sondrio. U9 - Psicologia, Settore Didattico, Laboratori Scientifici Pesanti, ACS, Centro di Produzione Multimediale U10 - Giurisprudenza e Sociologia U11 - Orientamento, Assistenza disabili, Risorse Immobiliari e Strumentali U12 - Residenze studentesche, ISU, auditorium, mediateca, palestra, mensa U13 - Centro Pastorale, Bookshop, Internet cafè U14 - Informatica, Sistemistica e Comunicazione U15 - Centro tecnologico e analisi ambientale U16 - Scienze umane per la Formazione, Asilo nido U17 - Nuova palestra U21 - Segreterie studenti, Ufficio FSE U22 - Residenza studentesca ISU - Sesto San Giovanni Nel Campus di Monza, invece, troviamo gli edifici: U8 - Medicina e Chirurgia U18 - Medicina e Chirurgia U19 - Medicina e Chirurgia

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Fig. 9 – Evoluzione nel tempo della Grande Bicocca Gli edifici La nuova sede del Gruppo Siemens

Fig. 10 – Sede Gruppo Siemens Il problema dell’immagine complessiva ed articolata dell’azienda è alla base di questa soluzione. Evidente è l’odierna tendenza all’allontanamento dall’equilibrio espressivo che si era costruito come contenuto portante delle grandi architetture per uffici dei primi trent’anni di questo secolo, da Bebrens a Poelzig, a Berlage, equilibrio tra i diversi aspeti dell’azienda oggi tutto squilibrato verso il mercato.

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Ritrovare tale equilibrio e attraverso di esso un nuovo rapporto con il disegno urbano è il problema che si è cercato di risolvere nel caso di questo comparto che ospiterà in futuro le sedi della Siemens e della Nixdorf, per quanto riguarda ricerca, amministrazione, show-room ed istruzione. È a partire da tali riflessioni che nasce la decisione di riconnettere l’edificio all’insieme dell’insediamento trasformando lo spazio interno in una piazza pubblica, posizionando i volumi a diretto contatto con le strade e cercando di rappresentarlo nell’articolazione delle sue parti che alterna pietra a partiture in ferro e vetro. Al vasto spazio centrale alberato si accede da due portali, posti sull’asse centrale nord-sud verso le piazze verdi antistanti l’edificio, e da un passaggio di minori dimensioni che si apre sul grande viale ad est. I giardini in testata sono chiusi da due ali di minore altezza che articolano la continuità del profilo del manufatto e sono incisi dalle rampe di accesso ai parcheggi previsti nel sottosuolo. Lungo la fronte verso la collina, un profondo arretramento segna l’ingresso principale dell’edificio: una serie di passerelle articolano la doppia altezza di questo spazio, che attraverso grandi bucature nella parete di fondo si affaccia sulle aree di maggiore rappresentanza dell’edificio, il “forum”, che ospita una sala polifunzionale, le sale riunioni, la mensa, le sale per gli ospiti, poste alla quota del primo interrato affacciate su un patio interno. Il patio forma una corte circolare ribassata e offre l’occasione di illuminare naturalmente tutta quest’area e la grande mensa aziendale, caratterizzata da pilastri portanti le cui nervature si aprono a canestro per contenere dei lucernari zenitali. L’articolazione volumetrica degli elementi del “forum”, funzionale per creare notevoli altezze interne, adatte alla rappresentatività di quest’area, viene utilizzata come arricchimento per lo spazio pubblico della piazza centrale: la copertura, raccordata alla quota pubblica da scale e rampe pedonali si costituisce come una terrazza più alta, uno spalto, sul quale saranno collocate una serie di sculture ed una grande fontana, affacciato sulla piazza e sul giardi- no privato della società alla quota inferiore. L’edificio è impostato su un modulo di 7,22 metri: i prospetti sono articolati da parti in muratura piena rivestita in pietra naturale grigia e parti dove la struttura portante dell’edificio è lasciata a vista e trattata come una gabbia di ferro e vetro. L’ultimo piano, caratierizzato da un coronamento metallico, contiene tutti i locali per gli impianti e i vani tecnici.

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Il quadrangolo delle facoltà e dei dipartimenti del nuovo polo dell’Università degli Studi di Milano

Fig. 11 – Università degli Studi di Milano Il comparto si imposta sull’asse di via Emanueli, importante direttirice trasversale di tutto l’intervento e asse di connessione tra i grandi viali di penetrazione da nord al capoluogo lombardo e la stazione dello scalo ferroviario di Greco: in corrispondenza di questo isolato, la via si allarga sino a divenire una grande piazza pedonale, assialmente attraversata dal sistema di metropolitana leggera di superficie che collegherà le linee di metropolitana di progetto su viale Fulvio Testi, verso ovest, con quelle esistenti su viale Monza, ad est, oltre la ferrovia. Il grande spazio interno supera in tale modo la condizione di centro geometrico dell’area per costituirsi come la piazza centrale di tutto l’intervento, luogo dove si incontrano il percorso centrale longitudinale e le connessioni trasversali. La piazza è caratterizzata da due filari di alberi che segnano l’andamento delle strada e permettono l’inserimento di due alte coperture metalliche a protezione della fermata della metropolitana leggera e dell’ingresso principale del complesso universitario. La piazza è definita lungo tutto il perimetro dell’isolato da due edifici a C , le testate dei quali aggettano sulla via Emanueli, costituendosi come dei portali sfondati che accentuano l’effetto di ingresso nello spazio concluso e geometricamente regolato della piazza: in direzione nord-sud due grandi varchi nelle fronti permettono l’accesso dall’asse pedonale centrale. L’edificio conterrà le facoltà scientifiche del secondo polo universitario milanese, localizzate in questo comparto per la sua centralità e facile accessibilità: dato il carattere pubblico dell’edificio e l’alta densità di utilizzazione di esso e della piazza, si propone un’architettura le cui fronti sono caratterizzate da pannelli prefabbricati di cemento verniciato che, appesi alla struttura tramite delle placche di acciaio realizzate su disegno, permettono l’inserimento di grandi eccezioni all’interno di un sistema di regole molto precise, a partire dalla griglia ordinatrice di tutto l’insieme. Il fitto sistema di bucature è arricchito da elementi frangisole fortemente aggettati in lamiera bianca a T rovesciata. Grandi bow-window, fortemente in aggetto, caratterizzano le fronti di est e di ovest, mentre alte vetrate affacciate su quattro corti ribassate e piantumate, ad uso privato dell’università, si costituiscono come elementi di mediazione tra la piazza e gli spazi interni.

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Intorno alle piazzette ribassate sono disposte le grandi aule gradonate, distribuite per mezzo della galleria di ingresso e riconnessione del sistema che passa sotto la piazza e alla quale si accede dalle scalinate che si raccordano con le hall nelle testate su via Emanueli. L’ultimo piano è concluso da un coronamento di griglia metallica che maschera gli impianti in copertura, e si costituisce come elemento di continuità con i comparti adiacenti.

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La piazza

Fig. 12 – La Piazza Il comparto, centro geometrico di tutto l’impianto del Progetto Bicocca, rappresenta anche il centro dei servizi del nuovo intervento. Posto all’incrocio dei due assi principali che strutturano la sequenza di piazze pubbliche pedonali lungo la direttrice nord-sud e il sistema di testa su viale Sarca in direzione estovest, l’intero isolato si presenta come un elemento eccezionale dell’insieme: pur essendo composto da più pezzi, diversi tra loro per dimensioni e morfologie, risulta unitario, avendo ogni elemento una sua precisa conformazione, generata dalla composizione complessiva degli spazi aperti e legata al rapporto con gli altri edifici sia del comparto stesso che dell’intorno. L’asse centrale pedonale viene definito da una serie di edifici che recuperano l’altezza del comparto universitario posto a sud, inquadrandone il grande portale di accesso alla piazza centrale: rispetto agli altri isolati di progetto, gli edifici sono arretrati dall’allineamento stradale, che viene recuperato da due spalti verdi, che creano una maggiore profondità di campo, sottolineando il carattere speciale di questo comparto. L’asse est-ovest è segnato da due edifici che si connotano come testate dello spazio centrale sui grandi viali di progetto: nel mezzo, l’edificio che ospita il residence, all’incrocio dei due assi ortogonali, è caratterizzato da un grande portale aperto verso la piazza ribassata che rivela il piano commerciale, posto al primo livello interrato. Un’alta copertura di vetro segna la centralità del luogo, costituendosi come un ulteriore elemento fisico di rapporto tra le parti. A nord, due edifici, affacciati anch’essi su piazze ribassate che sono riconnesse al sistema commerciale posto al primo livello sotterraneo, inquadrano l’ultimo elemento costruito del comparto, che si connota come testata verso il grande spazio libero, fittamente alberato sui lati e arricchito da due bacini d’acqua centrali: un grande portale, in asse con la vetrata della hall di ingresso all’edificio universitario che chiude la piazza verso nord, mette in relazione tutti gli spazi aperti, sottolineandone l’articolazione e la permeabilità. Le scelte architettoniche per gli edifici si confrontano con il tema rappresentato dall’elemento linguistico unitario come regola ordinatrice della composizione che permetta l’articolazione e l’integrazione delle eccezioni alla regola stessa:

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in tutti gli edifici è utilizzato il medesimo tipo di apertura, 180 x 120 centimetri, e tutte le fronti sono unitariamente rivestite di lastre di pietra artificiale di eguali dimensioni. La posizione di ogni edificio e i conseguenti rapporti che si determinano nei confronti degli spazi aperti, degli altri pezzi del comparto e dell’intorno, generano una serie di variazioni volumetriche e morfologiche, tali da garantire la connotazione di ogni edificio, consentendo, all’interno e nel rispetto della regola, l’inserimento di elementi a carattere speciale quali grandi luci commerciali ai piani terra, terrazze, bow-window in forte aggetto, logge, balconi e profondi tagli nei prospetti. Il comparto, a prevalente destinazione residenziale, integra, oltre ad una serie di servizi commerciali, del terziario di piccola scala, attività legate alla residenza e i parcheggi, interrati su più piani, privati, necessari al corretto funzionamento di tutto il comparto. Al di sotto del grande bacino d’acqua è poi collocato un parcheggio pubblico di 10.000 mq.

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Nuovo polo dell’Università degli Studi: dipartimenti e corsi di laurea

Fig. 13 – Dipartimenti Università degli Studi Una prima parte di essa si collocherà in due edifici industriali preesistenti che sono a fondale della grande piazza verde che conclude il comparto residenziale e per servizi collettivi, connotandosi quindi significativamente come la testata nord dell’intero progetto. Altre parti, con insegnamenti scientificotecnici, sono collocate in un edificio a fianco del Consiglio Nazionale delle Ricerche e nel quadrangolo centrato intorno alla via Emanueli. I due edifici, costruiti in fasi successive a partire dagli anni venti, ospitavano le funzioni di ricerca e prova dei materiali prodotti nello stabilimento: i lunghi prospetti rispondevano al carattere industriale dei manufatti, con un impianto a grandi corti interne, riempite a formare vasti saloni per la produzione. L’edificio posto ortogonalmente all’asse centrale di progetto subì gravi danni a seguito di una bomba, che decretò il suo lento abbandono, mentre il corpo di fabbrica di maggiori dimensioni venne utilizzato sino in anni recenti. Il progetto si confronta, quindi, non solo con le difficoltà insite nel recupero e riuso di manufatti esistenti, ma per di più con il problema di riconferire loro un’identità ed un nuovo carattere. A tale proposito, rispettando il ritmo delle bucature esistenti e mantenendo gli attuali serramenti (sostituiti molto recentemente agli originali), si propone di dotare tutte le aperture dell’edificio assiato nord sud (edificio 45) di un elemento a croce in forte aggetto per la protezione dall’irraggiamento solare e articolando le fronti con gli sfondati degli ingressi a doppia altezza e delle scale di sicurezza. Invece l’edificio disposto estovest (edificio 46/66) a fondale della piazza alberata sarà completato e sopraelevato di un piano, con un sopralzo a struttura metallica. Gli edifici, per un totale di circa 70.000 metri quadrati, ospiteranno spazi per la didattica, per la ricerca e per i dipartimenti, la biblioteca di 500.000 volumi, il laboratorio linguistico e quello informatico, congiuntamente a una serie di servizi di supporto per gli studenti e i professori, per le facoltà di Giurisprudenza, Scienze Economiche, Informatica, Matematica, Sociologia e Statistica.

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Gli accessi principali sono disposti in asse con i due edifici verso una grande piazza alberata che funge da copertura a due piani di parcheggio interrati ad uso dell’università, accessibili da un porticato che costeggia il grande viale di progetto a ovest e costituisce la fronte e il bordo del recinto universitario: la piazza si configura in tale modo come luogo di sosta e incontro per gli studenti, completata da una serie di elementi di arredo che ne aumentano le caratteristiche di spazio di aggregazione. L’ingresso dell’edificio posto a sud della piazza è passante e posto sull’asse del percorso pedonale centrale che struttura tutto l’intervento sull’area: due tagli nelle solette articolano lo spazio libero su tripla altezza e consentono l’inserimento di un sistema di scale incrociate, affacciate sul vuoto dell’atrio centrale. Una soluzione analoga è prevista anche per la hall di ingresso all’altro edificio, di maggiori dimensioni e caratterizzata da quattro patii trattati a verde. In entrambi i casi ai piani seminterrato e terra sono posizionati i servizi a maggiore affluenza di pubblico, quali le aree di soste e ristoro, e le aule per la didatica: quelle di minori dimensioni affacciate verso l’esterno, quelle più grandi, gradonate, ricavate nei volume delle corti coperte, caratterizzate da vetrate, velari e pozzi di luce che assicurano a questi spazi l’illuminazione naturale. Al primo piano sono previsti gli spazi per le esercitazioni mentre i piani superiori sono dedicati ai dipartimenti, ai laboratori e al centro di calcolo. Una grande biblioteca dipartimentale è prevista in un punto di cerniera tra i due fabbricati, direttamente connessa alle passerelle che sovrappassano la strada esistente, che si propone di pedonalizzare.

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Il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Fig. 14 – Consiglio Nazionale delle RIcerche L’edificio sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche è il risultato della ristrutturazione di un manufatto industriale esistente: un grande capannone formato da cinque ordini di ventuno capriate a tutta altezza accostate e coperte da shed. Chiudendo le quattro campate laterali e trasformando quella centrale in una strada interna carrabile, che taglia quindi longitudinalmente tutto il manufatto, si sono ottenuti dei grandi spazi liberi in pianta e altezza nei quali organizzare i vari laboratori e sale prove richiesti dal programma, rendendoli indipendenti tra loro e accessibili anche da mezzi pesanti, senza che ciò gravasse sulle strade pubbliche attorno all’edificio. Un corpo di fabbrica di nuova costruzione, che si sviluppa per tre piani fuori terra, perimetra l’esistente, riconfigurandone le fronti, interamente rivestite in pietra artificiale, con serramenti metallici bianchi realizzati su disegno. All’interno sono disposti tutti gli spazi dedicati agli studi ed ai laboratori di minori dimensioni e ai servizi di supporto per il funzionamento del centro ricerche. In corrispondenza della campata centrale, di dimensioni doppie rispetto alle altre, sono previste verso via Cozzi la grande mensa, servita dalla cucina che si affaccia sulla strada centrale di servizio, e, sul lato opposto un auditorium per 200 persone.

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Abitazioni in cooperativa (C/D)

Fig. 15 – Abitazioni in cooperativa Posto a cavallo del tratto est di via Emanueli che si propone di pedonalizzare, il comparto ha destinazione residenziale per edilizia economica in cooperativa. La scelta di insediare della residenza in questa parte dell’intervento è dovuta alla posizione strategica rispetto alle sedi universitarie ed ai servizi collettivi, e alla presenza della metropolitana leggera di superficie connessa alla stazione ferroviaria di Greco, che passa in asse sulla via Emanueli che si apre in questo punto in forma di giardino pubblico su due livelli. E l’impianto a doppia C che permette l’inserimento dei due giardini, più alti rispetto alla quota di campagna, e raccordati ai marciapiedi da un sistema di rampe pedonali che permettono l’accesso ai disabili. La presenza dei giardini sopraelevati, alla quota dei quali si imposta il piano terra degli edifici, risolve il problema dell’introspezione dall’esterno e garantisce la necessaria separazione e qualità ambientale per le residenze: un percorso pedonale si sviluppa perimetralmente al verde e integra le rampe pedonali che distribuiscono i vari vani scala. Le fronti, interamente rivestite in klinker di due colori hanno un forte carattere urbano verso le strade perimetrali, mentre sono connotate verso i giardini interni da lunghe balconate metalliche che ne aumentano il tono domestico. Un forte aggetto della copertura si costituisce a coronamento dei prospetti, segnando e evidenziando la composizione volumetrica e le differenze di altezza dei corpi di fabbrica. Due grandi portali mettono in comunicazione le strade laterali con i giardini interni, integrando le rampe di accesso ai necessari parcheggi, posti al piano interrato, sotto gli edifici.

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Abitazioni in cooperativa (1A)

Fig. 16 – Abitazioni in cooperativa L’edificio, a funzione residenziale per edilizia convenzionata, si costituisce a testata verso la ferrovia dell’asse trasversale di progetto che si prolunga verso ovest integrando il collegamento pedonale con gli spazi sportivi e il parco di Bresso. Due corpi di fabbrica in linea, paralleli tra loro, che recuperano l’altezza dell’edificio esistente verso ovest sede della nuova università, determinano una corte interna pedonale, dal forte andamento longitudinale, chiusa verso est da una torre alta 46 metri. Una serie di portali e passaggi, sui vari lati del comparto, mette in comunicazione lo spazio interno con l’esterno, connotando la corte come una strada alberata a ideale prolungamento del percorso pedonale verso il grande parco: le residenze si aprono verso l’interno attraverso una fitta e regolare serie di bucature, che lasciano il posto al piano rialzato a aperture più grandi verso terrazze private, le cui recinzioni in muratura piena aumentano l’effetto di strada che si ha nella corte. Tutto l’edificio, in modulo 80 x 80 centimetri, è rivestito in grandi lastre di materiale ceramico con la fuga in vista, che fissa una griglia ordinatrice dei prospetti: alla regolarità delle bucature verso l’esterno del comparto si alternano grandi eccezioni, quali delle profonde logge o dei bow-window in forte aggetto, che animano di ombre le fronti. I parcheggi sono disposti su tre piani interrati, assieme ai locali di servizio per l’immobile, raggiungibili da rampe carrabili poste sulle testate dell’edificio. La torre, divisa in due da un profondo taglio che si imposta a partire da quota + 21.00 metri, è insieme con la sede degli

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headquarter della società Pirelli l’edificio più alto di tutto l’intervento, assumendo pertanto il ruolo di elemento di riconoscibilità e reperibilità a carattere territoriale per l’insieme.

Il nuovo “headquarter” e i centri ricerca Pirelli

Fig. 17 – Headquarter Pirelli Il progetto per gli edifici da destinare alla sede dell’amministrazione e della ricerca della Pirelli si inserisce in un quadro più ampio che comprende tutto il comparto posto a nord-ovest dell’area di intervento, che rimane di proprietà della società, e che contiene al suo interno edifici esistenti che verranno recuperav e ampliati, molto diversi fra loro, per qualità architettoniche e morfologie: la storica Bicocca degli Arcimboldi, la torre di raffreddamento e gli edifici della ricerca industriale e delle prove verso viale Sarca. La necessità di creare un’immagine architettonica unitaria del comparto ha portato ad approfondire la riflessione sul concetto di recinto, come elemento unificante all’interno del quale lasciare coesistere entità differenti. A partire dalla esistente cancellata in ferro battuto che chiude il giardino della villa quattrocentesca, si propone di rivestire con pannelli metallici i basamenti degli edifici che perimetrano l’isolato ed i confini verso le vie pubbliche, riprogettando i prospetti attuali del settore di ricerca nei cavi ed unificando l’insieme con un forte uso del vetro. Le superfici richieste per la ricerca e lo sviluppo del settore pneumatici sono disposte in un fabbricato di quattro piani fuori terra di nuova progettazione posto sullo spigolo nord-est dell’isolato, impostato su una maglia di 7,75 metri. Il cuore dell’edificio è rappresentato da un vasto salone al piano interrato che affaccia su due coti laterali ribassate e contiene le macchine per le diverse prove dei pneumatici.

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Particolari accorgimenti hanno permesso di contenere i problemi di vibrazioni e di rumori connessi ai caratteri delle prove che vi si svolgono. All’esterno il piano terra è interamente rivestito in pannelli metallici e inciso per tutta la sua lunghezza da una finestra a nastro. I piani superiori sono caratterizzati dalla totale trasparenza delle fronti, all’interno delle quali si sviluppano perimetralmente a tutti i piani i ballatoi metallici di sicurezza dei laboratori di ricerca: i vetri esterni sono appesi su una griglia in alluminio naturale e serigrafati per abbattere i coefficienti di irraggiamento solare. Un forte aggetto conclude i prospetti, connotandosi per le funzioni di frangisole e protezione delle fronti, nonché elemento di mascheramento degli impianti tecnici posti in copertura. L’interno del fabbricato è organizzato attorno ad un vasto spazio centrale a tutta altezza, illuminato zenitalmente dalla copertura in vetrocemento e articolato da passerelle che lo attraversano: l’uso del calcestruzzo, l’adozione del vetrocemento e la regola nelle bucature delle fronti sulla hall centrale richiamano l’immagine dei fabbricati industriali, connotando lo spazio come ideale luogo di incontro e comunione tra le diverse attvità di ricerca. Il progetto per la nuova sede dell’headquarter della Pirelli è articolato in due parti. La prima ristruttura ed unifica due edifici esistenti, la seconda ha invece come centro l’esistente torre di raffreddamento, anche con un intento di collegamento tra vecchia e nuova tradizione della società e memoria di essa sull’area. Attorno al manufatto industriale si dispongono in un edificio cubico dal lato di 48 metri gli uffici della nuova direzione. Tutti i locali, profondi 6 metri, sono a monoaffaccio verso l’esterno mentre all’interno la distribuzione è costituita da ballatoi che si affacciano sulla hall centrale a tutta altezza, illuminata zenitalmente da un grande velano, al centro della quale si trova la preesistente torre di raffreddamento. All’interno della torre sono ricavate, su livelli diversi, quattro sale riunioni, alcuni spazi per ospiti di eccezione, compresa una caffetteria, e una sala per esposizioni. Le solette ricavate all’interno della torre poggiano su un sistema di setti ortogonali al cerchio ma indipendenti da esso, così da non gravare sulle strutture esistenti. Il grande volume è previsto tutto in pietra scura con grandi finestre quadrate, tutte di eguali dimensioni, fatta eccezione per quattro aperture che corrispondono, una per lato, alla hall di ingresso e agli spazi di rappresentanza. Il volume appoggia su un grande basamento trattato a verde, rivestito verso l’esterno con i pannelli di metallo che caratterizzano tutto il comparto e raccordato verso la Bicocca degli Arcimboldi da uno spalto inclinato: all’interno sono contenuti i parcheggi richiesti, i servizi di portineria e controllo ed i locali tecnici. Una rampa pedonale rettilinea incide il basamento, raccordando la quota stradale, le uscite dal parcheggio e l’ingresso principale dell’edificio.

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Residenza dell’Esplanade

Fig. 18 – Residenza Esplanade Il comparto, a destinazione interamente residenziale, occupa l’area compresa tra viale Sarca a ovest, via Beccaro a nord, il viale di nuova progettazione a est e via Emanueli a sud. Verso viale Sarca, per il quale si propone uno spartitraffico centrale piantumato, per accentuarne il carattere urbano, è previsto un percorso pedonale alberato, ribassato rispetto alla quota di campagna per meglio separare i pedoni dal traffico veicolare, poiché non era possibile allargare il marciapiede esistente per problemi legati alla viabilità nell’area. Dal percorso ribassato parte un grande piano inclinato verde che sale verso gli edifici di progetto impostati a quota + 6 metri rispetto a viale Sarca. Esso è attraversato da due percorsi pedonali alberati, posti diagonalmente, e da due scale che segnano il varco centrale tra i blocchi edilizi: un percorso pedonale costeggia nord-sud i fabbricati aprendosi in una grande terrazza che integra l’edificio residenziale a “L”, preesistente fuori dal limite dalla proprietà, riprendendone l’allineamento verso la strada. L’esplanade verde così ottenuta rafforza il ruolo di questo comparto come testata dell’intero intervento su viale Sarca: a tale proposito le lunghe fronti affacciate sullo spalto verde sono previste interamente rivestite da lastre di travertino e articolate su più piani di facciata, scelta che risulta

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funzionale per l’inserimento di grandi terrazze per gli appartamenti, ma al contempo crea un ritmo volumetrico che caratterizza tali edifici come composti da molti pezzi speciali. All’interno del comparto due grandi corti si connotano come piazze verdi alberate: una serie di servizi alla residenza sono ricavati nel dislivello che si crea tra piano di imposta a + 6 metri e il piano di campagna e sono significativamente affacciati verso gli spazi interni. Al di sopra di questi servizi al piano sono collocati una serie di appartamenti speciali dotati di piccoli giardini privati. Un asilo e scuola materna, che si sviluppa attorno ad un patio verde, è previsto nel varco centrale tra i due blocchi. Gli edifici che chiudono le corti verso il viale interno ad est hanno un carattere meno monumentale che si riallaccia, nella scelta delle finiture, alla tradizione dei grandi manufatti lombardi. Anch’essi sono caratterizzati da un alto basamento sporgente rispetto al filo di facciata che integra terrazze, logge ed ingressi agli appartamenti e hanno una finitura in intonaco giallo Piermarini con inserti, imbotti delle finestre e profilature in cotto. Tutti i parcheggi del comparto sono previsti in un unico piano interrato sotto gli edifici. Il progetto dell’area Bicocca assegna grande importanza al disegno degli spazi aperti come elemento di riqualificazione e di controllo dell’immagine urbana dell’area. Un attento studio viabilistico e morfologico è stato rivolto alla definizione del tracciato e della finitura delle strade per stabilire alcuni criteri generali, come la gerarchia tra le varie direttirici e i rapporti tra i comparv previsti. La nuova rete viaria risulta classificabile in tre distinte categorie, che nella progettazione del verde hanno determinato la scelta di differenti tipologie di sistemazione. Le alberature fissano questa gerarchia tra i viali longitudinali, con andamento nord- sud, di sezione compresa tra i 30 ed i 35 metri, e le strade secondarie, di attraversamento lungo la direttirice est-ovest, con dimensioni più ridotte, tra i 20 ed i 25 metri. I primi sono caratterizzati dalla presenza di spartitraffico centrale e da alberature in tre filari, scelte in base alle caratteristiche del portamento e alla resistenza degli agenti inquinanti. L’intera rete stradale è cararrerizzata da zone pedonali particolarmente ampie: marciapiedi di 5 metri di larghezza minima, per lo più alberati, pavimentati con elementi autobloccanti di dimensioni di 25 x 25 centimetri, contenuti da cordoli in pietra. Particolare attenzione è stata rivolta al ridisegno di via Cozzi, limite sud orientale dell’intervento, elemento strategico di attraversamento e delicato da trattare, data la presenza sul suo fianco della linea ferroviaria. L’attuale via, di ridotte dimensioni e resa particolarmente angusta dalla presenza del muro di cinta dello scalo di Greco, viene trasformata in un grande viale, simile per dimensioni e trattamento agli altri grandi viali di progeto, delimitato verso la ferrovia da un terrapieno alberato, che svolge il duplice ruolo di margine dell’intero intervento ed elemento di protezione acustica per la zona circostante. Lo spazio davanti alla stazione esistente viene ridefinito e si costituisce come piazza sull’asse di via Emanueli, attraversata dalla metropolitana leggera di superficie, che ha qui una fermata di interscambio con la stazione.

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Sull’asse di via Emanueli si apre poi una seconda piazza alberata. Se da un lato la sistemazione a verde delle strade è mirata a qualificare l’ambiente urbano, dall’altro lato particolare importanza assumono gli interventi a verde pubblico volti a caratterizzare sia dal punto di vista paesaggistico-ambientale, che dal punto di vista fruizionale, l’intera area. Gli interventi più significativi sono la Collina dei ciliegi, l’Esplanade, il collegamento verde con il Parco nord, lo spazio spor􂀀vo attrezzato di nordest ed il grande spazio tra il centro di servizi e gli edifici delle facoltà umanistiche che a loro volta affacciano su una piazza alta pedonale ed alberata di 13.500 mq. Per quanto riguarda la Collina dei ciliegi, posta al margine sud occidentale dell’area di intervento, il progetto prevede la realizzazione di un rilevato alto fino a 22 metri. La quota più alta viene raggiunta in due differenti punti del rilevato, ed è proprio questa duplice sommità a creare un movimento di pendenze e contropendenze sulle quali è stato realizzato il sistema dei percorsi. La progettazione del verde sulla Collina dei ciliegi è mirata a valorizzare l’assetto paesaggistico dell’area, caratterizzando ogni versante del nuovo rilevato in modo differente al fine di creare lungo i percorsi degli scenari differenziati: l’attraversamento dell’area boscata, l’apertura sulle aree a prato con ciliegi da fiore, il doppio filare di Gleditsia triacanthos, la visuale panoramica. Il progetto paesaggistico-ambientale della Collina dei ciliegi ha innanzitutto cercato di proteggere l’area a verde inserendo, nei punti più esterni, delle profonde fasce cespugliate e boscate, capaci di schermare il rumore proveniente dal traffico di viale Sarca, e di caratterizzare questo ambiente anche dal punto di vista naturalistico. In particolare i versanti sono caratterizzati dalla presenza di ciliegi da fiore disposti secondo le curve di livello della collina, suddivisi in gruppi omogenei per specie e varietà, in modo da ottenere una ricca fioritura durante tutto il periodo primaverile. Facilmente riconoscibile, sulla sommità della collina, un viale alberato con alti filari di Gleditsia triacanthos domina e si contrappone alle alberature lungo le scarpate, di altezza minore. A nord della Collina trova spazio un’altra grande area a verde: l’Esplanade, un declivio di forma rettangolare che unisce viale Sarca agli edifici di nuova costruzione, con un dislivello di circa 6 metri. Mentre la collina trae la conformazione naturalistica anche dalla presenza dello storico piccolo borgo residenziale Pirelli, caratterizzato da ville separate da giardini sul modello nordico, l’Esplanade si configura come uno spazio verde regolato da un forte disegno geome- trico, connotandosi come testata dell’intero intervento verso il viale urbano: due percorsi che salgono diagonalmente, sottolineati da filari di Aesculus hippocastcinus, rafforzano tale valenza collegando il percorso pedonale lungo le fronti dei blocchi edilizi con il controviale pedonale lungo viale Sarca, alla base del declivio. Più a nord il progetto prevede la realizzazione di un rilevato sistemato a verde che, partendo dal viale di progetto verso ovest, prende quota per oltrepassare viale Sarca e viale Fulvio Testi, attraversando l’area sportiva e collegando il parco di Bresso all’intervento.

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La sistemazione paesaggistica di questo terrapieno è caratterizzata dall’impianto di un doppio filare di Tilia coniata che sottolinea l’andamento del percorso pedonale e ciclabile. La progettazione del verde dell’area parte quindi da queste aree fortemente caratterizzate dal punto di vista paesaggistico-ambientale per dare vita ad un vero e proprio sistema verde, capace di connettere una sequenza di piazze, giardini e parterre erbosi articolati con la viabilità e l’edificato.

La viabilità L’area della Bicocca presenta una buona accessibilità viabilistica trovandosi in prossimità di uno dei più importanti assi di penetrazione viaria del Nord-Milano (viale Fulvio Testi), in diretta prosecuzione della superstrada per Lecco (recentemente potenziata) e collegata a uno svincolo della vicina autostrada A4 Torino-Venezia. Più carenti sono i collegamenti esistenti in senso est ovest, sia nell’hinterland che nell’area urbana di Milano. Un ring più stretto a servizio di Sesto San Giovanni è stato prospettato utilizzando viale Edison, il suo prolungamento verso nord fino a viale Fulvio Testi e via Carducci. La Bicocca si trova a ridosso della linea ferroviaria Milano-Monza, caratterizzata da buoni livelli di servizio a carattere sia regionale sia nazionale e internazionale e con un elevato margine di capacità residua garantito dai quattro binari esistenti. I tempi di percorrenza sulla Milano-Monza sono molto competitivi sia con le autolinee sia con il mezzo privato. Nel corso della giornata la frequenza è estremamente irregolare, ma le FS assicurano che in tempo non troppo lontano si potrà arrivare a frequenze regolari, per i treni locali, di 10’ nelle ore di punta e di 15’-20’ nelle ore di e ulteriori miglioramenti si avranno successivamente, con l’attuazione del servizio ferroviario regionale. Le FS e il Comune di Monza condividono l’intento di una nuova fermata ferroviaria a Monza sud con relativo parcheggio di interscambio nei pressi dell’uscita dell’A4. Puntando poi anche al rafforzamento del parcheggio di interscambio M1 di Sesto Marelli, l’interscambio Sesto 1° Maggio potrebbe essere

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declassato a livello locale, con un ridotto fabbisogno di posti auto, privilegiando la corrispondenza fra i diversi mezzi pubblici. Mentre per i collegamenti con la rete di trasporto pubblico urbano, l’area beneficia della metrotramvia (grazie ad un accordo tra Comune, Pirelli e ATM), che diramandosi dall’esistente asse tranviario di viale Fulvio Testi, raggiunge la stazione di Precotto M1 passando per la stazione di Greco FS. Si può così accedere alla Bicocca sia con collegamenti con la Metro 1 che con collegamenti con la Metro 3, nonché con il sistema ferroviario alle stazioni Garibaldi e Centrale, il sistema filobus a Zara. L’ammodernamento dei sistema tramviario riguarderà anche l’introduzione di nuovi Eurobus a piano ribassato da 300 posti e il suo prolungamento fino alla stazione Garibaldi e fino a Cinisello Balsamo. L’ATM sta studiando per commissione del Comune di Milano l'estensione della metrotramvia da Precotto a Gobba. L’estensione del Progetto Bicocca a nord, è supportata dall’allungamento della rete di trasporto pubblico locale con la duplice funzione di apporto al sistema ferroviario e metropolitano. Sviluppandosi linearmente, è opportuno valutare un sistema di collegamento tra Greco FS e Sesto Marelli M1, parallelo e intermedio tra la metrotramvia e la ferrovia. Il Progetto Bicocca, inoltre, prevede ampi spazi destinati agli spostamenti ciclabili.

Terminare il progetto della Bicocca Dialogo con il verde, mix di tagli abitativi, sostenibilità energetica e integrazione tra spazi pubblici e privati. È questo il target delle nuove residenze milanesi che saranno costruite da Pirelli Re in Bicocca, sull'area ex Besta. Nel 2003 infatti era stata firmata una operazione immobiliare che destinava la zona all’ospedale Besta. Le cose cambiano e il Besta rinuncia a spostarsi alla Bicocca preferendo l’area dell’Ospedale Sacco per dare vita, insieme all’altro importante nosocomio, a una importante cittadella della salute. Ma i contratti vanno rispettati. Il Comune di Milano studia un atto integrativo all’accordo ormai naufragato che libera il Besta dal macigno economico, risarcisce Pirelli e permette di riqualificare l’ultima grande area della ex Bicocca. Il cambio di destinazione d’uso, da funzione pubblica (ospedale) a residenziale e funzioni ad esso collegate, non comporta un aumento delle superfici edificate, scongiurando il rischio dell’ennesima speculazione edilizia in un quartiere già piuttosto provato dalla riqualificazione operata dal duo Pirelli/Gregotti. In particolare il vecchio accordo con il Besta prevedeva la realizzazione di 20mila mq destinati all’Università della Bicocca e 42mila mq destinati alla nuova sede del Besta per un totale di 62mila mq, la stessa cifra cancellata dalle funzioni industriali (i vecchi capannoni ed edifici ultimo baluardo della

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vecchia Bicocca operaia). Il nuovo accordo conferma i 20mila mq destinati all’Università, aggiunge 46500 mq destinati all’edilizia residenziale a libero mercato (situata sull’area ex Besta di via Chiese che comporterà la costruzione di edifici alti 18 piani), 44500 mq di edilizia convenzionata, 5mila mq destinati al commercio (2 medie strutture di vendita di meno di 2500 mq + negozi di vicinato), 5500 mq di social housing (edilizia sociale), 6500 mq di residenza universitaria. La particolare attenzione all’edilizia convenzionata, all’housing sociale e alla residenza per gli studenti è stata sicuramente apprezzata da quasi tutti i consiglieri di zona. Il masterplan e il progetto architettonico per il "Centro di Bicocca" saranno firmati da uno studio milanese. L’incarico è stato vinto da Sergio Pascolo, selezionato con un concorso ristretto a sette gruppi, tutti guidati da professionisti italiani under 50 con esperienza nel settore residenziale e con elevata sensibilità per l'ecobuilding. Alla gara hanno partecipato anche il bolognese Mario Cucinella, lo studio napoletano di Cherubino Gambardella, One Works, Studio Peia e Studio Archea. Dopo una valutazione preventiva da parte di una commissione tecnica, la giuria composta da esponenti della pubblica amministrazione, del giornalismo, della sociologia, dell'ambiente, dell'architettura e delle associazioni di zona, ha selezionato due progetti tra i sei in lizza. Si tratta di una prima scrematura. Allievo di Vittorio Gregotti, Sergio Pascolo ha proposto un progetto «in forte continuità con l'architettura della Bicocca». A differenza della prima soluzione apprezzata dalla giuria «per l'inquadramento storico-geografico e per la ricerca di integrazione con l'architettura milanese più in generale», Pascolo è stato selezionato con un masterplan di forte omologazione con il piano Bicocca, una naturale continuazione della griglia del quartiere. Gli edifici di Pascolo sono torri compatte, collegate a tratti da una piastra monopiano con funzioni commerciali. Costruzioni molto chiuse con minime bucature che creano un effetto di "corrosione". A quota zero, l'architetto propone la realizzazione di portici che mediano il passaggio dalla zona pubblica a quella privata dei condomini. Con l'iniziativa per l'area ex Besta, Milano si conferma la città italiana più attiva in termini di sperimentazione di nuove forme di abitare. E la carta vincente è la stretta sinergia tra developer e architetti. Pirelli, Cabassi, Europa Risorse e Generali Properties sono tra i principali investitori privati che mettono in campo energie per rispondere alle evoluzioni del mercato immobiliare in rapida contrazione e a modelli di famiglia in continua trasformazione. L'Università degli Studi di Milano Bicocca è arrivata, nel 2008, al decimo anno di vita, con oltre 30.000 studenti in costante aumento. Si è reso quindi necessario aumentare gli spazi necessari per gli studenti. L'università degli Studi di Milano Bicocca ha quindi indetto un bando di gara per “Progetto preliminare per la ristrutturazione dell’edificio denominato U24-A e per la realizzazione dell’edificio denominato U24-B presso i comuni di Milano e Sesto San Giovanni con accesso da viale Sarca n.336” Vengono specificati le destinazioni d’uso e le metrature: ·

aule didattiche mq 1.068,10;

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·

laboratori didattici mq 543,60;

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laboratori pesanti mq 346,60;

·

box ottica e contattologia mq 173,50;

·

laboratori di ricerca mq 2.592,00;

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laboratori mq 157,80;

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laboratori informatici mq 693,10;

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uffici mq 2.601,60;

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corridoi e atrii mq 2958,00;

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depositi mq 891,70;

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locali impiantistici mq 2.981,00 (di cui mq 1.644,50 in copertura);

·

servizi igienici mq 476,20;

·

reception e sala video mq 50,60;

·

sale riunioni mq 309,60;

·

parcheggio mq 912,10;

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locali filtro mq 125,40;

·

locali accessori e preparaz. mq 51,40;

·

area studio mq 134,00;

·

locali camera calda/fredda mq 88,40;

·

area ristoro mq 16,90.

I pensieri dei progettisti Parola di Gregotti La riutilizzazione delle aree industriali dismesse degli stabilimenti Pirelli localizzate a Milano è stato lo scopo principale del Progetto Bicocca, in funzione della costituzione di un polo di centralità per l’area nord della città caratterizzato dalla presenza di attività di ricerca e di insegnamento universitario. Si tratta di uno dei più vasti interventi organici di ristrutturazione urbana che siano stati operati in Europa negli ultimi trent’anni, secondo solo alla riqualificazione di Berlino, e probabilmente uno dei più strategici dell’area milanese. L’apertura del recinto industriale ha posto quindi in primo luogo problemi di riconnessione con il circostante, di regolazione dei sistemi di accessibilità e di servizio e, naturalmente in primo piano, di definizione dei caratteri morfologici e di uso della nuova, privilegiata parte della città che si viene a costituire: una definizione che si vuole confrontare con l’evoluzione del dibattito sul disegno urbano di questi ultimi anni. Tali caratteri privilegiati sono legati a molti fattori: l’essere quella nuova parte di città

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in posizione particolarmente favorevole dal punto di vista dell’accessibilità e del trasporto, sia privato che pubblico; essere appoggiata con il parco di Bresso e fornita di attrezzature sportive già esistenti e di progetto; il possedere caratteri di mescolanza funzionale e sociale e di uso particolarmente articolati, un principio poco praticato nelle aree di nuova costituzione; l’offrire attraverso la nuova sistemazione servizi e spazi collettivi aperti e chiusi, verde e parcheggi che per qualità, quantità e concatenazione non si ritrovano nell’area nord a partire dalla cintura ferroviaria sino ai comuni circostanti; essere capace, a partire dalle speciali funzioni di ricerca e di insegnamento universitario che la caratterizzano in quanto polo tecnologico urbano, di stabilire interazioni necessarie con altre parti della città. A ciò si deve aggiungere la prospettiva di costruire la nuova Bicocca anche come nodo di riferimento e polo di centralità nei confronti della trasformazione delle vaste aree industriali che caratterizzano l’area nord di Milano, dalla cintura ferroviaria sino a Sesto San Giovanni; tale nodo urbano potrà rappresentare un riferimento decisivo anche per la polarizzazione della campagna urbanizzata e densamente produttiva che si è insediata a nord dell’autostrada Torino-Venezia. In una parola, il Progetto Bicocca tende a costituirsi come un vero e proprio “centro storico della periferia”, o meglio come un contributo ad una Milano policentrica nel senso dei caratteri, dell’identità e dell’articolazione urbana, sia morfologica che di uso che essa aspira ad offrire, del poter ritrovare con il suo disegno una naturale continuità di scala e di orientamento con le relazioni ed i vantaggi della città consolidata. Un “centro storico della periferia” deve essere caratterizzato da quattro condizioni, che rappresentano nello stesso tempo una precisa presa di posizione nel dibattito sulla deregolazione o regolazione del disegno urbano: - una sufficiente articolazione delle destinazioni d’uso e dei servizi e la presenza al proprio interno di una funzione di valore urbano che renda necessario lo scambio con altre parti della città e del territorio, nonché un’utenza socialmente differenziata; - la cura nel disegno e nella gestione degli spazi aperti e collettivi quali strade, piazze, verde e viali, poiché lo spazio di relazione tra il costruito è altrettanto importante della qualità del costruito stesso; - un sistema della mobilità che consenta un accesso efficiente e differenziato all’area senza accumulare al suo interno movimenti impropri; - un disegno urbano ordinato dal chiaro principio insediativo articolato nelle parti, dalla chiara leggibilità, sufficientemente fitto da costituire un sistema ricco e concatenato di interni urbani e di relazioni differenziate tra le parti. In particolare per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, l’area della Bicocca è connessa con il centro urbano di Milano e con il territorio già fin da oggi, oltre che dalle linee tranviarie esistenti su viale Fulvio Testi, da un trasporto ferroviario che fa passare dalla stazione di Greco, posta al centro del nuovo insediamento, già oggi circa centoventi treni al giorno: un servizio che potrà ancora migliorare con la regionalizzazione delle linee ed il cadenzamento relativo. La stazione di Greco si costituirà in futuro

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anche come nodo di interscambio con la metropolitana leggera che è prevista e finanziata dagli stessi promotori per riconnettere, in senso est-ovest, la linea metropolitana 1 di viale Monza alla stazione di Precotto con la linea di metropolitana 5 leggera lungo il viale Fulvio Testi. Le connessioni est-ovest saranno rinforzate dalla prevista strada interperiferica nord, di futura realizzazione. Verso le autostrade e l’aeroporto della Malpensa la connessione esistente sarà ancora migliorata dal nuovo casello di ingresso ad est di Sesto San Giovanni. All’interno dell’area è inoltre alla studio un asse di movimentazione nord-sud, con sistemi innovativi di micrometrò. La differenza delle condizioni insediative esistenti in immediata adiacenza con l’area di Progetto Bicocca offre inoltre un’occasione di articolazione contestuale delle diverse parti interne che è significativa per il progetto stesso. Verso nord l’area si riconnette con gli edifici più interessanti della vecchia fabbrica Pirelli, compresa la quattrocentesca Bicocca degli Arcimboldi, che rappresentano per il progetto un elemento di appoggio storico-morfologico importante. E nell’angolo nord ovest che sarà riconcentrata la ricerca pneumatici e cavi, nonché l’headquarter delle industrie Pirelli. All’area di nord-ovest è poi appoggiata, al di là di viale Sarca, l’area già costruita su iniziativa del gruppo Pirelli, su cui sono collocate e funzionanti una serie di sedi di terziario, ricerca ed apprendimento di industrie private, che rappresentano un importante elemento di integrazione del Progetto Bicocca. Da nord verso sud, in continuità con l’insediamento della vecchia fabbrica, si imposta una tripartizione che risulterà strutturale rispetto al nuovo progetto. Verso sud, al contrario, il problema principale è costituito dal disegno d’insieme della vasta area verde che servirà da connessione tra la scala e l’ordine del nuovo progetto e l’area frammentata del sobborgo adiacente. Sul lato ovest, verso viale Sarca, ha origine la maglia stradale che, sin dalla fondazione della fabbrica, ha mantenuto una continuità con il tracciato stradale e le giaciture urbane e che noi abbiamo voluto non solo conservare ma costituire come struttura stessa dell’insediamento. Compito importante del progetto è stato quindi quello di diversificare nella articolazione delle sezioni, nelle intersezioni, negli slarghi, nell’arredo, nell’uso del verde, nelle piazze, le potenzialità di quella maglia accentuandone la capacità di mettere in relazione significativa le parti costruite, attraverso una regolazione della sequenza degli spazi pubblici. Su questo stesso lato ovest esiste un piccolo villaggio operaio dell’inizio del secolo che abbiamo naturalmente cercato di conservare e valorizzare appoggiandolo ad un sistema continuo di verde che termina verso sud con una collina costruita, di una ventina di metri di altezza, che costituisce una forma di intermediazione scalare tra il nuovo insediamento ed il villaggio operaio, nonchè fondale al progetto nei confronti dell’edilizia molto frammentata che è insediata tra viale Sarca e viale Fulvio Testi. Su questa stessa fascia di verde del lato ovest che prosegue nella forma di una esplanade alberata ed inclinata e che costituisce spazio di continuità verso il parco di Bresso, si affaccia il gruppo di abitazioni

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in linea doppia su cinque piani che verso l’interno del Progetto Bicocca costruisce il fianco ovest della piazza centrale principale. Il parco ferroviario verso est, a nostro avviso, possiede larghe possibilità di miglioramento che, attraverso la costituzione di fasce verdi protettive dal punto di vista acustico e la riorganizzazione della stessa ferrovia, restituiscano ad essa il carattere di spazio aperto urbano. Si propone, in questa fascia est, all’interno dell’area della Bicocca, una diversa forma di insediamento. Essa è maggiormente discontinua nelle funzioni e nell’edificazione: su di essa si affacciano l’edificio ristrutturato per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’edificio già funzionante che ospita una serie di consorzi di ricerche private e pubbliche, ed è infine previsto lo spazio per una serie di servizi generali dell’area imperniati intorno ad un centro congressi, ad una biblioteca pubblica, a spazi espositivi e ad un centro sociale aperto. Un gruppo di abitazioni convenzionate in asse con la via Emanudi forma una prima piazza quadrata alberata di fronte alla stazione di Greco. Verso nord vi è un secondo gruppo di edifici abitativi che culmina con una torre di cinquanta metri di altezza che si costituisce come fondale dell’importante asse trasversale che porta con continuità sino all’ingresso del parco di Bresso, attraversando con una passerella pedonale viale Sarca e viale Fulvio Testi e costeggiando le aree sportive attrezzate e già disponibili. Il piano prevede qui una seconda torre, su terreni di proprietà comunale, che segni l’ingresso del parco e sottolinei la connessione tra le due aree. La terza fascia, la centrale, è costituita da una serie di cinque grandi isolati con diverse morfologie: la loro notevole dimensione permette di disegnare i loro interni come una sequenza di spazi pubblici pedonali attraversabili con continuità da nord a sud. Ciò articola in modo nuovo il rapporto stradaisolato, permettendo da un lato di mantenere la continuità della cortina lungo le strade, caratteristica delle zone urbane compatte, ma allo stesso tempo offrendo una serie di piazze e passaggi pubblici di vasta scala, in una forma di nuovo scambio tra pubblico e privato.

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Fig. 19 – Disegni di Vittorio Gregotti del Progetto Bicocca Il primo grande isolato di questa fascia centrale a partire da nord è delimitato da due grandi edifici industriali che, completamente ristrutturati, conterranno le facoltà di Giurisprudenza, Economia, Sociologia e Statistica della costituenda Seconda Università di Milano. Questi grandi edifici affacciano su una vasta piazza alberata e sopraelevata rispetto alla sede stradale. La piazza confina verso est con una serie di attrezzature sportive costruite per l’università. Questo isolato si costituisce come fronte della grande

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piazza con verde ed acqua che mette in relazione gli edifici della vecchia fabbrica, trasformati in sedi universitarie, con il nuovo insediamento. All’interno, questo secondo isolato si presenta come un insieme di edifici riconnessi da una galleria la cui copertura vetrata è collocata all’altezza di trenta metri; su di essa si affacciano uffici, un albergo, residenze, negozi, servizi collettivi ed un centro commerciale secondo una multifunzionalità tipica del tessuto consolidato della città storica. Nel terzo isolato, che è attraversato da est ad ovest dalla linea tranviaria, sarà collocata la seconda facoltà di scienze dell’Università Statale di Milano che ospiterà settemila studenti e cinque diverse facoltà, da quelle di Biologia a quelle di Scienze Ambientali, da Fisica a Informatica. Il quarto blocco a forma di doppia H è attraversabile da nord a sud attraverso due grandi portali e contiene spazi per la ricerca privata e l’assistenza alle imprese. L’ultimo blocco è definto da otto basse torri dell’altezza di trenta metri, al centro delle quali è collocata una piazza ribassata che contiene una serie di piccoli servizi commerciali. Sull’asse dell’area all’estremo sud è stato già realizzato in colaborazione tra AEM, ENEA e Ansaldo un padiglione per la sperimentazione di metodi di miglioramento del rendimento delle centrali di produzione dell’energia. Ognuno dei blocchi è dotato di parcheggi pubblici e privait sono per l’85% collocati in sotterraneo. Una particolare attenzione si sta concentrando sul progetto delle infrastrutture: reti informatiche, acqua, gas, luce, teleriscaldamento e teleraffreddamento, di cui sarà dotata l’area del Progetto Bicocca, saranno coordinate e concentrate in gallerie praticabili di servizio. Un’attenzione particolare è stata dedicata al disegno degli spazi aperti. La nostra stessa concezione del disegno urbano è fondata sulla convinzione che gli spazi tra le cose sono altrettanto importanti delle cose stesse, che le idee di posizione e relazione costituiscano un elemento fondamentale del disegno della città. Piazze, strade, parco della collina, gli spazi verdi ed in generale i vuoti tra le cose sono la grammatica di questa concezione. In generale un accurato ed organico disegno degli spazi aperti come la presenza dell’arte pubblica, non solo per abbellire ma per essere riferimento alla memoria collettiva, dovranno contribuire alla definizione del carattere urbano di questa parte speciale di città. Tale “carattere urbano”, se vuol essere qualcosa di più concreto di una semplice metafora, deve trovare il modo di rivisitare criticamente le componenti della città alla luce della tradizione della modernità. Deve, cioè, essere capace di costruire un modello insediativo assegnando qualità proprio alla distanza che lo separa dalla città storica consolidata ma dialogando con i suoi caratteri. Infine, alcune riflessioni devono essere fatte sul valore di coerenza del rapporto tra il disegno urbano complessivo ed i caratteri qualitativi degli edifici che ne compongono le parti. Io sono convinto che nelle attuali condizioni di dispersione e di smarrimento della cultura architettonica l’unica garanzia di

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articolazione e di flessibilità d’uso sia una forte unità nella concezione del disegno delle parti. Solo attraverso di essa è possibile misurare le differenze morfologiche, controllare le loro dialettiche interne, fare ipotesi di possibilità di variazioni non distruttive del valore urbano dell’insieme. La semplicità, l’ordine, l’organicità e la precisione sono le qualità necessarie a questo scopo. Contrariamente all’opinione comune, io sono convinto che quanto più preciso, semplice, organico, adatto ed ordinato sarà il risultato, tanto più esso sarà disponibile all’interpretazione d’uso nel tempo e persino alle sue future modificazioni fisiche. Come la periferia di oggi ci insegna, vi è più da temere da una eccessiva confusione competitiva tra i linguaggi dei diversi oggetti architettonici piuttosto che dalla disciplinata leggibilità e gerarchia tra le parti in funzione della costruzione di un insieme che possegga un’identità attrattiva e capace di durare. Tante cose capricciosamente diverse, si sa, producono il rumore indistinto dell’uniformità: articolazione ed eccezioni necessarie si fondano invece (è ovvio dirlo ma assai meno praticarlo) sulla chiarezza della regola insediativa rispetto alla quale si misurano le stesse differenze interpretative. Tale regola insediativa deve proiettarsi anche nella scelta di alcuni elementi compositivi comuni: la planivolumetria, gli allineamenti, il disegno dei coronamenti e dei portici, la scelta dei materiali entro oscillazioni tra loro compatibili e in generale una strategia in cui il valore delle relazioni tra gli elementi edilizi sia un fatto importante per lo stesso disegno dell’edificio. La regola è quindi il contrario dell’uniformità: è ciò che permette al ritmo, alle sequenze, alle varietà di istituirsi, è ciò che rende visibile l’identità del sito. Costruire un’architettura civile, semplice, senza la ricerca dell’applauso, è ciò che abbiamo cercato di fare nel progetto della Bicocca durante il delicato passaggio dai principi al costruito.

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Parola di Augusto Cagnardi La costituzione dell’area è basata su due trame territoriali sovrapposte, la più antica delle quali è la trama dei villaggi. È cresciuta in piena autonomia dopo la grande opzione del Piano Intercomunale Milanese verso una demcratica distribuzione delle crescite a tutti i comuni in un regime di gelosie territoriali alimentato dalle schiere politico-tecniche formatesi intorno ad ogni luogo di governo. Questa trama è figlia dei piani regolatori ed p il isulatto della parte più conservativa e autonimistica dei piani. Ed oggi i perimetri spesso si toccano e i villaggi si compenetrano, ma villaggi restano almeno nelle visioni politico-amministrative, programmatorie. La seconda tramasefue i segni delle grandi infrastrutture, insinuandosi in sottili interstizi fino al loro interno, creando nuovi brandelli di vita di un sistema che si pone su di un piano diverso. Allo spirito del villaggio si è affiancato un territorio connettivo nuovo, un reticolo lungo il quale si sono insediate le funzioni di tipo sovracomunale, utile per tutti gli uomini dei villaggi. Buona parte di quanto Milano offriva ai villaggi ancora agricoli viene ancora oggi offerto ai villaggi metropolitani da un tessuto connettivo lungo il quale appaiono nuovi principi di centralità. Le iterazioni tra le due trame non sono semplici, mentre la crescita dei villaggi perpetua un’idea di città tradizionale e rende necessario il ricorso a modalità di letura originali per interpretarefenomeni difficilmente classificabili con i tradizionali parametri urbani. L’aggregato di queste parti è la città di oggi. Dentro di essa vanno comparendo grandi lacerazioni che producono nuove instabilità, grandi vuoti che aprono spazi per nuove speranze e nuove scommesse. Sono bastati 5 anni per dare un volto alla Bicocca. Ma la trasformazione non è ancora compiuta, il profilo non è completo, la riconoscibilità è frammentaria. Troppo grandi ancora sono i vuoti, interrotti dai cantieri gli assi portanti. Peraltro le parti già abitate insieme con quelle in costruzione e con la progettazione in corso consentonodi di delineare con buona approssimazione il profilo definitivo. L’insieme delle attività con la presenza di funzioni si alto rango la proporranno per un ruolo centrale per Milano e l’intera area metropolitana. Nascono poli che si fondano sull’intelligenza e sulla cultura dell’imprenditoria e del lavoro proiettati verso una generazione nuova di attività. Il nuovo volto della Bicocca doveva essere completamente diverso secondo il concorso degli anni ’80, dovuto al fatto che la città ha subito vari cambiamenti negli anni a seguire. Meno ricerca e più economia, di certo non una modificazione programmata. Pirelli è una delle pochissime società nate al’inizio del ‘900 e che tuttora può vantare competittività ai giorni nostri, e quindi rappresenta nel fisico l’evoluzione della città. Mentre la storia della Bicocca è già una storia milanese con un prima e un dopo poco prevedibili. Qualunque trasformazione si cerchi di

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immaginare in futuro, una simile aggregazione di funzioni variopinte sarà difficile che si ripeta, e tutte le attività pongono la Bicocca in un ‘range’ elevatissimo per quanto rigurda la capacità di fonire servizi e attirare utilizzatori. Si prospetta di diventare un vero e proprio centro urbano al servizio di Milano. La città si arricchisce senza opporre modificazioni alla geografia urbana, e non si intravede neanche l’intento di realizzare un qualcosa di simile a quanto accaduto alla Bicocca. Si chiude il secolo ed insieme si chiude la grande parabola industriale. Si sgretola una delle più grandi roccaforti del lavoro, facendo svenire con essa anche il mondo della civiltà operaia che la documentazione storica ci ha insegnato a leggere e a conoscere. È vero quando si afferma che in Europa queste trasformazioni urbane sono all’ordine del giorno e che l’intervento nell’ex Area Besta è il secondo intervento più grande in Europa, ed ha un’estensione pari alla Défense di Parigi, più grande della Villa Olimpica di Barcelona e di gran lunga superiore a Canary Wharf a Londra. Il progetto è nato dalla volontà di utilizzare tutte le architetture per fare la città, per portare a termine un disegno preordinato e alla progettazione modulata nei diversi oggetti edilizi da un unico “esprit d’architecture”, la realizzazione procede nello sperimentare la città costruita da un coro di architetture. Il progetto introduce una condizione nuova, il mutamento più significativo sta nella scomparsa della città-fabbrica, il tutto accade di sfondo al tramonto di una Milano industriale e con la nascita di qualcosa di nuovo. Dal punto di vista della trasformazione storica della città si è in presenza di fenomeni già vissuti seppur a una diversa scala, come le stesse industrie che tempo addietro si erano rilocalizzate da una precedente sede dento la città definita storica. I grandi vuoti dento l’area non possono sfuggire al destino di chiudere una storia secolare e riaprirne un’altra in un ambiente ove al posto dei gelsi si trovano le antenne della televisione. Si possono immaginareprocedure di scomposizione e ricomposizione per leggere, interpretare e quindi progettare ed intervenire attraveso differenti azioni. Si possono inoltre scoprire i leamenti di vario ordine e funzione che connettono i luoghi. La gravitazione su Milano si è molto deformata e le deviazioni rispetto alle direttrici storiche si rivelano sempre più frequenti. È anche possibile guadare all’interno dell’area con un atteggiamento non resicuale ma strategico: vuoti residui, come le sopravvivenze agricole, distinguere, separare, mantenere attraverso la discontinuità un ordine non sordo verso gli aspetti naturali; vuoti ritrovati, come le aree abbandonate, per le attività non ripetibili, per coltivare le nuove strategie politicamente, economicamente, socilamente più rilevanti. Un processo di partecipazione alla vita dell’area basato su principi di ristrutturazione e riconversione, in luogo di una ulteriore crescita fisica, vede in primo luogo il riconoscimento della struttura attuale. L’espansione radiale di Milano è una delle tracce, altre si sono sovrapposte, l’intreccio complessivo è il fenomeno in cui inserirsi. A partire da questo si intravedono due direzioni operative. In una serie aggregativa intervenendo sulla struttura d’insieme si possono configurare le nuove sequenze urbane.

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Alle nozioni di centro e periferia si affiancano principi come la catena di luoghi, di nuclei, ai vertici dei filamenti che determinano la struttura complessiva. Parchi separatori distinguono le diverse catene, talvolta ne sono parte essi stessi. Filamenti aggiuntivi determinano nuove situazioni laterali, divergenti, avvolgenti l’impronta genetica storica. In serie disaggregativa intervenendo sulla qualità dei singoli nuclei si possono trasformare, disaggregare, qualificare le parti componenti. Sia nel caso di ristrutturazione di luoghi esistenti, sia nel caso di nuovi interventi una riscoperta dei valori del sito, del piccolo, apre spazi per prove di fantasia e di innovazione indirizzate verso la qualità urbana visibile, la riconoscibilità, l’identità delle singole parti elementari dell’area, in sostanza la riscoperta delle qualità distinte ed unitarie che con il tempo denotano un luogo come storico. Il Progetto Bicocca con la sua ricca storia evolutiva, ancor prima della edificazione, in particolare con l’accostamento della Seconda Università milanese, percorre i primi passi per la riconfigurazione di un settore dell’area milanese in cui maggiori possono essere le trasformazioni e le innovazioni e più grande può essere la rinnovata scommessa. La scommessa industriale a nord di Milano è stata vinta, intorno ai suoi santuari (Bicocca, Breda e Falck) è sorta una nuova città ed ora, ad opera compiuta, la fabbrica scompare lasciando una grande vuoto su cui sono nati grandi poli tecnologici di ricerca e sviluppo proiettati verso una nuova generazione.

Fig. 20 – Veduta aerea del nuovo Polo Tecnologico

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Il progetto Durante il lavoro di analisi sono stati individuati tre sistemi : la citta ' , la pelle , lo scheletro. Lo scheletro , come evidente dalle planimetrie , funziona per stanze , chiuse verso la strada e aperte alla spazialità interna ; l'asse che tiene insieme le stanze , taglia la spina centralmente nel tentativo di dare continuità al sistema. Con sistema si intende un insieme di singole realtà che messe in relazione tra loro generano una nuova soluzione , una nuova unità , capace comunque di mantenere intellegibile le singole parti del tutto.

La pelle è invece connotata da un insieme non omogeneo di attori ( head quarter Pirelli ,teatro degli Arcimboldi ,le ex case operaie...) che si accostano alle rigide geometrie della spina centrale con forme tra loro piu' libere. A ben guardare l'assetto planimetrico della bicocca però, si scorge un punto che accomuna e ricongiunge le due realtà della pelle e dello scheletro , è il taglio trasversale formato dalla rampa verde al di sopra dei parcheggi (nella pelle) , dall' edificio universitario u7 (facente parte della spina centrale) e dall' insula residenziale con le due torri (sempre nella pelle). se si osservano i tre isolati e le loro misure balza subito all'occhio l'identica superficie , l'identica geometria.

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L'idea , elaborata per il completamento dell'area bicocca , e' quella di chiudere il sistema della spina centrale con un edificio adibito a residenza studenti , che riprende nella forma i volumi "gregottiani", cercando tuttavia di sopperire alla chiusura che il progetto di Gregotti genera nei confronti della strada ( il muro cieco e' la costante che accompagna il pedone lungo i bordi della spina centrale ). L'idea del muro industriale , della scorza dura che contraddistingue il progetto della bicocca lungo il suo perimetro e' perseguita attraverso l'uso di materiali , quali la pietra , che rimandano all'idea del guscio, tentando di instaurare continuità con le preesistenze, al contempo cercando di aprire maggiormente i piani terra verso la strada e non solo verso l'interno dell'isolato. La pelle prosegue con l'edificio adibito a spin-off , che si attesta di fronte all'edificio u6 dell'università e con una doppia fila di edifici residenziali che completano la costruzione del bordo. La distanza che intercorre tra le residenze è completata visivamente da volumi più bassi , che attraversano trasversalmente il sistema connettendo le due fasce, ricreando l'idea di cortina continua dell'isolato e lasciando nel mentre , la permeabilità fisica verso l'interno. Questi volumi sono adibiti a funzioni di pubblica utilità come asili , centri ricreativi , sale pubbliche, una piscina e ad attività commerciali. Lo spazio che si crea all'interno del bordo segnato dall'edificato ospita un grande parco , popolato dagli innumerevoli studenti e dai residenti della zona. Pensato interamente piano , proprio per lasciare agli utenti piena autonomia nella fruizione, il parco è disegnato secondo assi incrociati che segnano i principali percorsi di permeabilità dell'intero progetto. Tutta l'area è stata pedonalizzata grazie all'interramento della strada carrabile. Le generatrici del parco concorrono a delineare l'aspetto architettonico degli edifici residenziali e della biblioteca che nasce dall'intersezione di tre assi del parco nella zona antistante la casa dello studente e che si configura in pianta come un triangolo isoscele ; il lato Sud ha quota 0,00 m , mentre i restanti lati

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parte

del

parco

e

permette

un

punto

di

osservazione.

Gli edifici: Il lavoro di progettazione ha concentrato la sua attenzione verso due edifici del sistema, la casa dello studente e lo Spin-off. Studentato Il primo è un edificio a corte aperta, posizionato a chiusura della spina centrale, di 5 piani fuori terra che ospita le residenze per studenti e una mensa; è stato sviluppato seguendo l'idea di avere nel perimetro esterno le stanze private mantenendo in quello interno tutti gli spazi pubblici. In questo modo si è pensato di favorire l'aggregazione e la vita sociale degli studenti pur garantendo al contempo la tranquillità ed il silenzio andando ad inserire dei volumi in vetro al cui interno sono situati tavoli, sistemi di gioco o semplici poltrone in modo da non arrecare disturbo. Un forte elemento caratterizzante dello studentato è il ponte di due piani, situato tra il 4 ed il 5 che permette il collegamento delle due ali; al suo interno sono presenti spazi pubblici di studio e di ricreazione. Alla struttura del ponte è stata volutamente data una caratterizzazione pesante, identificata da grossi profili in acciaio che potessero richiamare il passato industriale dell'area garantendo al contempo un elevata solidità strutturale. Esternamente possiamo notare come l'edificio si presenti come una pelle esterna fatta di blocchi in pietra che nei punti di taglio lascia vedere una superficie interna volutamente lasciata grezza con calcestruzzo a vista.

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All'interno della corte invece, si trova una superficie totalmente vetrata pensata sia per dar luce all'intera struttura, sia per identificare come il cuore dell'edificio stesso sia aperto verso il mondo circostante. Al piano terra, di interpiano superiore rispetto agli altri, si trovano la mensa studentesca, un aula magna, una sala proiezioni ed una zona studio su due livelli grazie ad un piano soppalcato. Spin-Off Il secondo edificio, lo Spin-off, è situato in giustapposizione rispetto all'edificio U7, e si caratterizza per la presenza di corti aperte che hanno la funzione di abbracciare il grande parco centrale (le due laterali) e di creare un unione con l'edificio posto di fronte anche grazie ad una piazza passante che permette di attirare i flussi pedonali dal piazzale sopraelevato di pertinenza all'università. Al suo interno sono presenti uffici, aule laboratori, un laboratorio pesante e una sala conferenze; esternamente si caratterizza per una finitura in calcestruzzo grezzo che riprende quella dello strato interno dello studentato creando un fronte chiuso e pesante che si contrappone alle zone vetrate che si creano dai tagli e che possono essere letti come la fuoriuscita dell'interno verso l'esterno. L'edificio è due piani fuori terra ed ha un'altezza di 9mt; il piano superiore è caratterizzato da ballatoi che permettono alla luce di penetrare all'interno di tutta la struttura rendendo l'illuminazione artificiale necessaria solo nelle ore più buie.

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DICHIARAZIONE DI INTENTI. LO SPAZIO PUBBLICO: Opportunità di lavorare su una dimensione che prescinde dalla cubatura , dall'uso esclusivo del suolo. spazi che si devono prestare ad ospitare attività diverse che non sono identificabili specificatamente con una funzione , usufruibili da tutti : pubblici ;per l'appunto. Il valore dal quale non si può prescindere, nella progettazione dello spazio pubblico e' l'adattabilità alle più diverse condizioni di utilizzo. La spazialità con maggiore valore urbano e' quella pubblica, ecco perche abbiamo scelto di far nascere dalle generatrici dello spazio pubblico i volumi e il disegno architettonico degli edifici . La biblioteca ne è sono un esempio ; ma l'intento e' di estendere questa pratica alle altre costruzioni che su di esso si attestano. Uno spazio pubblico ,quello tra lo spin-off e l'università, non più rappresentativo, come avveniva in epoca barocca , ma puro spazio disponibile per i riti della civiltà di massa, un campo di forze aperto.

52


Uno spazio pubblico che non un riempimento fra le architetture, ma che si espande fino a diventaren esso stesso il contesto.

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CALCOLO DEL PILASTRO B-3 Analisi dei carichi Solaio interpiano S1 L H Htot

13 m 0,48 m 0,70

(parte strutturale)

Carichi propri Solai laterocementizio H=

0,48 L= 13

600 kg/m2

mt mt

Carichi permanenti Spessore

Pavimentazione Sottofondo Tavolati o partizioni Impianti Intonaco Isolante

0,01 0,06 x 0,07 0,01 0,01

m m m m m m

60 110 100 80 30 10

kg/m2 kg/m2 kg/m2 kg/m2 kg/m2 Kg/m2

390 kg/m2

Totale carichi permanenti =

Carichi accidentali Abitazioni, uffici non aperti al pubblico

200 Kg/m2

Totale carichi

990 Kg/m2

=

54


DIMENSIONAMENTO SOLAIO Il solaio è di tipo gettato in opera, ovvero privo di tralicci prefabbricati all'interno della nervatura. La sezione resistente del solaio è una sezione a T, con larghezza della nervatura b0, larghezza dell'ala i, altezza della nervatura (anima) h1 e altezza dell'ala s. Si fissa lo spessore S della soletta di 10cm Per normativa H>=l/25, si ottiene 1200/25=50cm Si decide di usare pignatte doppie di altezza h1=40cm e l'altezza totale h del solaio risulta pari a 48cm Si adotta una larghezza b0 della nervatura di 12cm e una larghezza bp della pignatta DI 38CM. L'interasse i tra le nervature e quindi la larghezza dell'ala della sezione a T risulta pari a 50cm. Calcestruzzo CLASSE DI RESISTENZA

Rck [MPa]

fck [MPa]

fcd [MPa]

fctd [MPa]

C20/25

25

20,75

11,76

1,59

C25/30

30

24,90

14,11

1,79

C28/35

35

29,05

16,46

1,98

Prendo clacestruzzo classe C 25/30 Acciaio Prendo acciaio B450c Fyk=450MPa Fyd=391.3MPa Es=2100MPa

ANALISI DEI CARICHI Come da tabella in prima pagina: Carichi caratteristici Permanente Accidentale

gk=990kg/m2 qk=200Kg/m2

Carichi caratteristici al travetto Permanente Gk=990x0.5=4.95KN/m Accidentale Qk=200x0.5=1.0KN/m 55


CARICHI PER VERIFICHE A S.L.U. SFAVOREVOLI ALLA SICUREZZA Coefficiente per carichi permanenti

1.4

Coefficiente parziale per carichi variabili

1.5

γGi

FAVOREVOLI ALLA SICUREZZA

0.9 0

γQi

Carico permanente Sfavore di sicurezza = GSLU,I = 4.95x1.4 = 6.93KN/m Favore di sicurezza = GSLU,II = 4.95x0.9 = 4.46KN/m Carico accidentale Sfavore di sicurezza = QSLU, II = 1x1.5 = 1.5KN/m Favore di sicurezza = QSLU, II = 1x0 = 0KN/m

56


Inviluppo del diagramma allo SLU

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PREDIMENSIONAMENTO A FLESSIONE DELL'ARMATURA Si calcola l'area richiesta a trazione supponendo che l'acciaio sia snervato e che il braccio della coppia interna Z sia pari a 0.9d con d altezza utile della sezione. Si ipotizza che le distanze δ e δ' tra baricentro delle armature e lembo esterno della sezione del solaio siano pari a 2.5cm.

L'ipotesi che z sia pari a 0.9d è valida per sezione rettangolare; questa ipotesi è valida per la sezione a T con momento agente negativo ed è valida anche per la sezione a T soggetta a momento negativo per asse neutro che taglia l'ala. Se si ipotizza che per il momento positivo in una sezione a T l'asse neutro taglia l'anima, è più corretto assumere z pari ad h-(s/2)

Pertanto nell'ipotesi di acciaio snervato e che il braccio della coppia interna Z sia pari a 0.9d, l'area richiesta a trazione è:

As, req= Msd/(Fyk x 0.9 x d)= 7.35

Area minima imposta da normativa = 0.7 x h mm2/m = 0.7 x 280 = 196mm2/m Sezione Msd [kNm] As, req [cm2] As [tipo] 1

142.8

VERIFICA A FLESSIONE

7.35 inf

58

3ɸ20


Note le armature si può procedere alla verifica allo SLU delle 3 sezioni(di cui due sono identiche perchè è simmetrica la struttura). Per quanto riguarda la flessione è necessario calcolare per ogni sezione il dominio M-N e determinare il momento resistente Mrd per pura flessione e confrontarlo con Msd. Per il calcolo è stato usato il software Vcaslu. Qui di seguito viene riportato per ogni sezione i dati della sezione ed il dominio M-N; in particolare i dati geometrici, le caratteristiche meccaniche del materiale ed il momento resistente ultimo MxRd, le tensioni nel cls e nell'acciaio, le deformazioni nel cls e nell'acciaio corrispondenti allo S.L.U. e la posizione dell'asse neutro X.

SEZIONE

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RIEPILOGO VERIFICHE A FLESSIONE E DISPOSIZIONE ARMATURE

sezione 1

As, req [cm2]

7.35 inf

As [tipo] 3ɸ20

Msd [kNm] 142.8

Mrd [kNm] 160

FS

1.12

I fattori di sicurezza FS risultano maggiori di 1, pertanto la verifica a flessione allo S.L.U. risulta soddisfatta. ARMATURA DI RIPARTIZIONE La normativa prescrive che la soletta superiore del solaio debba essere munita di adeguata armatura di ripartizione, pari ad almeno 3ɸ6 al metro o al 20% di quella longitudinale; questa armatura è disposta ortogonalmente rispetto a quella longitudinale. Per il solaio in questione, l'armatura longitudinale massima è pari a 3ɸ20, pari a 9.42cm2. Questa armatura è riferita a 50cm e, su lunghezza di 1m, equivale a 9.42/0.5=18.84cm2 Arip, min = 0.2 x Alon = 9.42/1.2= 1.89cm2 <= 4ɸ8= 2.01cm2 60


Pertanto è sufficiente adottare come armatura di ripartizione 4ɸ8 ogni metro. Nella pratica costruttiva si dispongono reti elettrosaldate nelle solette; una rete ɸ8 con maglia 20cm permette il soddisfacimento della norma.

VERIFICA A TAGLIO

Si utilizza la formula per la resistenza a taglio di elementi senza armature trasversali resistenti a taglio, poichè i solai non sono armati con staffe. La verifica è condotta nelle sezioni di estremità delle campate con la formula al punto 4.2.2.2.2 del DM 96. Vrd = 0.25 x fctd x r x (1+50 Ρ1) bw x d x δ fctd = 1.98MPa r = 1.6 x d= 1.6 - 0.460 = 1.14 P1 = Asl/(bw x d) sezione 1

Vsd [kNm] 47.71

As [cm2] 9.41

r 1.14

P1 <0.02 0.0017

Vrd [kN] 57.63

FS 1.21

Verifica a taglio allo SLU soddisfatta perchè FS>1

Un'ulteriore verifica legata alla sollecitazione di taglio contenuta al punto 5.3.1 del DM96: "alle estremità delle travi deve essere disposta una armatura inferiore, convenientemente ancorata, in grado di assorbire, allo stato limite ultimo, uno sforzo di trazione uguale al taglio". Questa prescrizione risulta soddisfatta, come indicato nella tabella successiva, indicando con FS il rapporto tra taglio sollecitante Vsd e prodotto As x fyd. Tali rapporti risultano maggiori di 1 e pertanto la verifica è soddisfatta. Sezione

Vsd

1

47.71

AsInf [cm2] 9.42

As X Fyd [kN] 368.6

FS 7.73

VERIFICHE ALLO STATO LIMITE D'ESERCIZIO

Per il calcolo dei carichi allo S.L.E. si considera il par. 5.1.2.2 del DM 2005. Per le azioni variabili si introducono i coefficienti di combinazione Ψ. I coefficienti di modello risultano pari ad 1.

Combinazione permanente CARICO PERMANENTE (carichi presenti per meno del 10% della vita della struttura) SFAVORE DI SICUREZZA Gsle, rara, I= Gk x γGj = 4.95 x 1 = 4.95 KN/m FAVORE DI SICUREZZA GSLE, rara, II = Gk x γGj = 4.95 x 0.9 =4.46 KN/m CARICO ACCIDENTALE SFAVORE DI SICUREZZA FAVORE DI SICUREZZA

Qsle, rara, I= Qk x γQj x Ψ01 = 1 x 1 x 1 = 1 KN/m QSLE, rara, II = Qk x γQj x Ψ01 = 1 x 0 x 1 = 0 KN/m

VERIFICA DI FESSURAZIONE 61


Si considerano condizioni ambientali ordinarie e armatura sensibile. Per ognuna delle sezioni si deve calcolare il momento di fessurazione Mfess e confrontarlo con il momento flettente calcolato nella combinazione quasi-permanente Mqp. Se nella sezione considerata Mqp > Mfess la sezione risulterà fessurata sia nella combinazione quasi permanente che in quella frequente e si deve verificare che il valore caratteristico di calcolo dell'apertura di fessura Wd non superi il valore nominale fissato da normativa: Combinazione quasi permanente Wd <= W1 = 0.2mm Combinazione frequente Wd <= W2 = 0.3mm Se Mqp < Mfess la sezione risulterà integra in entrambe le combinazioni.

VERIFICA DI DEFORMABILITA' Il decreto non riporta quali sono le inflessioni ammissibili. Si può pertanto procedere alla verifica di deformabilità sulla base del punto 4.3.3.3 del Dm 96, secondo il quale si può omettere la verifica di deformazione se i rapporti l/h risultano uguali o minori a 26 Campata 1

L1/h < 26 => 1200/50 = 24cm < 26 VERIFICATO

Nel caso in cui gli elementi siano destinati a portare pareti divisorie dovrà altresì essere verificato il rispetto delle seguenti condizioni: per travi continue l/h <= 150 / l nel nostro caso: Campata 1

L1/h <= 150/l => 12/0.5 <= 150/12 => 24 <= 25 VERIFICATO

62


DIMENSIONAMENTO TRAVE DI SPINA Per lo studio si è scelto di dimensionare la trave continua centrale B (1-8) Il calcolo di momenti e tagli verrà effettuato con software di calcolo, pertanto verranno indicate le procedure qui di seguito riportando direttamente i risultati. La trave in esame è contraddistinta da 7 campate con 8 appoggi; le luci sono tutte di 6mt. I pilastri verranno ipotizzati (prendendo il valore dal precedente dimensionamento) di 40cm

TRAVE B (1-8)

RESISTENZE DI CALCOLO Per cls 28/35 e acciaio B450c 63


FCD= 158.7 FSD= 3913Kg/cm2

Da analisi dei carichi risultano: Carichi permanenti G= 69,90 kN/m Carichi accidentali Q= 12 kN/m Momenti agenti su trave Msd,1= Msd, 9 = 1.3 x G + 1.5 x Q = 393 kNm Msd,3= Msd, 7 = 1.3 x G + 1.5 x Q = 228,2 kNm Msd, 5 = 1,3 x G + 1.5 x Q = 275,4 kNm Msd,2= Msd,8 = 1.3 x G + 1.5 x Q = 466,7 kNm Msd,4= Msd,67 = 1.3 x G + 1.5 x Q = 379,4kNm

64


65


DIMENSIONAMENTO AGLI S.L.U.

Fisso altezza trave in spessore h= 0.70m d= 0.70-0.06m= 0.64m

C = 3cm

base trave = M x (r/d)2 = 0.4m ASmin1= Msd / (0.9 x h x Fyd ) = 20.7cm2 Prendo Aeff= 3φ22 + 8ɸ12= 20.95cm2

b [m]

h [m]

d [m]

M max+1

0,40

0,70

0,64

M max-2

0,40

0,70

0,64

M max+3

0,40

0,70

0,64

M max+4

0,40

0,70

0,64

M max+5

0,40

0,70

0,64

n ferr 4ɸ12 + 3ɸ24 8ɸ12 + 3φ22 4ɸ12 + 3ɸ16 8ɸ12 + 3φ18 4ɸ12 + 3ɸ18

Asmin

As

17,44

18,09 391,30

20,70

20,95 391,30

10,12

10,55 391,30

16,83

16,98 391,30

12,21

12,35 391,30

Tsd= 355.1 kN

LIMITE DI RESISTENZA A TAGLIO Trd1= 0,25 x fctd x r x (1+50 fe) x b x h x δ = 17962Kg = 180kN < Tsd fctd= 19.8 Kg/cm2 r = 1.6-h = 1.6 - 0.7 = 0.9 fe = Asl/ (b x h) = 0.0144 1 + 50 fe= 1.72 NON VERIFICATO Pertanto è necessario prevedere armature a taglio

VERIFICA DEL CONGLOMERATO COMPRESSO Trd2 = 0.3 x fcd x b x h = 0.3 x 158.7 x 40 x 70 = 1333.08kN > Tsd VERIFICATO 66

σs


ARMATURA A TAGLIO

Come armatura a taglio prevedo staffe a 4 bracci di diametro 10 ogni 20cm con infittimento in loco al taglio sul secondo pilastro.

VERIFICA ARMATURA A TAGLIO Trsd = 0.9 x d x Asw/s x Fyd x (ctgα+ctgθ) x sinα = 355.84kN > Tsd Trcd = 0.9 x d x b x Fcd/4 = 914.11kN > Tsd VERIFICATO

SEZIONE 1

67


SEZIONE2

68


69


SEZIONE 3

70


SEZIONE 4

71


SEZIONE 5

___________________________________________________________________ DIMENSIONAMENTO PILASTRI Dati di calcolo:

1) Pilastro 30x30

Materiali CLS C45/55 Acciaio B450c

Carico al 4째 piano 72


Peso proprio = (2500x0.3x0.3+600x36)=23'880Kg Permanenti non strutturali = (280x36)=10'080Kg Accidentali = (294x36)=10'584Kg Nsd = 1.3x23880+1.5x10080+1.5x10584= 62040Kg 2

Fcd=25.50MPa = 255Kg/cm

PROGETTO PILASTRO Ac= Nsd/Fed= 62040/255= 243cm2 Lmin= √243= 15.61cm => 30x30cm

As= 1% *Ac= 0.01x(30x30)= 9cm2 => prendo 4φ18 (area=10.18cm2) Staffe= 0.20x18=0.36cm => prendo 1φ8 (0.50m2) Passo= 12x1.8=21.6cm => passo 15cm

__________________________________________________________________

Carico al 3° piano Peso proprio = 2x23'880=47'760Kg Permanenti non strutturali = 10080+(390x36)=24'120Kg Accidentali = 10584+(200x36)=17'784Kg Nsd = 1.3x47760+1.5x17784+1.5x24120= 148824Kg 2

Fcd=25.50MPa = 255Kg/cm

PROGETTO PILASTRO Ac= Nsd/Fed= 148824/255= 583.62cm2 Lmin= √583.62= 24.15cm => 30x30cm

As= 1% *Ac= 0.01x(30x30)= 9cm2 => prendo 4φ18 (area=10.18cm2) 73


Staffe= 0.20x18=0.36cm => prendo 1φ8 (0.5cm2) Passo= 12x1.8=21.6cm => passo 15cm __________________________________________________________________

Carico al 2° piano Peso proprio = 3x(23'880)=71'640Kg Permanenti non strutturali = 10080+2x(390x36)=24'120Kg Accidentali = 10'584+2(200x36)=38'160Kg Nsd = 1.3x71640+1.5x38160+1.5x24120= 168356Kg 2

Fcd=25.5MPa = 255Kg/cm

PROGETTO PILASTRO Ac= Nsd/Fed= 168356/255= 660.22cm2 Lmin= √660.22= 25.7cm => 30x30cm

As= 1% *Ac= 0.01x(30x30)= 9cm2 => prendo 4φ18 (area=10.18cm2) Staffe= 0.20x18=0.36cm => prendo 1φ8 (0.5cm2) Passo= 12x1.8=21.6cm => passo 15cm __________________________________________________________________

Carico al 1° piano Peso proprio = 4x(23880)=95'520Kg Permanenti non strutturali = 10'080+3x(390x36)=52'200Kg Accidentali = 10'584+3x(200x36)=32'184Kg 74


Nsd = 1.3x95520+1.5x52200+1.5x32184= 193638Kg 2

Fcd=25.5MPa = 255Kg/cm

PROGETTO PILASTRO Ac= Nsd/Fed= 250'752/255= 983.34cm2 Lmin= √983.34= 31.35cm => 40x40cm

As= 1% *Ac= 0.01x(40x40)= 16cm2 => prendo 8φ16 (area=16.08cm2) Staffe= 0.20x16=0.32cm => prendo 1φ8 (0.5cm2) Passo= 12x1.6=19.2cm => passo 15cm ________________________________________________________________

Carico al piano terra Peso proprio = (2500x0.4x0.4x5+600x6x6)+4x(23880)=119'120Kg Permanenti non strutturali = 10'080+4x(390x36)=66'240Kg Accidentali = 10'584+4x(200x36)=39'384Kg Nsd = 1.3x119120+1.5x66240+1.5x39384= 313292Kg 2

Fcd=25.5MPa = 255Kg/cm

PROGETTO PILASTRO Ac= Nsd/Fed=313'292/255= 1228.6cm2 Lmin= √1228.6= 35cm => 40x40cm

As= 1% *Ac= 0.01x(40x40)= 16cm2 => prendo 8φ16 (area=16.08cm2) Staffe= 0.20x16=0.32cm => prendo 1φ8 (0.5cm2) Passo= 12x1.6=19.2cm => passo 15cm

VERIFICA Nrd=0.8*Fcd*Ac + Fyd*As= 0.8x255x2500+39.13x16=510626.08Kg

Nrd>Nsd VERIFICATO 75


Ăš Pilas Npilastro tro [kN] 4 3 2 1 0

620,4 1488,2 4 1683,5 6 2507,5 2 3132,9 2

Apilastro [cm]

Apilastro di progetto [cm]

As min [cm2]

16 x 16

30 x 30

9

25 x 25

30 x 30

9

26 x26

30 x 30

9

32 x 32

40 x 40

16

35 x 35

40 x 40

16

As effettivo Nfer [cm2] ri 4Ď&#x2020; 10,18 18 4Ď&#x2020; 10,18 18 4Ď&#x2020; 10,18 18 8Ď&#x2020; 16,08 16 8Ď&#x2020; 16,08 16

DIMENSIONAMENTO PLINTO DI FONDAZIONE Procedo con la dimensione del plinto di fondazione: Nota đ??&#x2C6;rd,terr= 300KN/m2 Noto Nsd= 3132.9KN

Ipotizzo peso plinto come 10% Nsd = 313KN Psd= Nsd+peso plinto= 344.63KN

Area plinto= Psd/300= 11.84m2 ----> prendo 12.25m2 = lato 350cm Ipotizzo H= [(350-40)/2]x0.5=77.5cm --> prendo 80cm Psd,eff= 1.3x25x3.52x0.8+313.3= 3451.42KN

VERIFICO Ď&#x192;rd,terr= 3451.42/12.25= 282KPa < 300 --->Ok!

VERIFICA A PUNZONAMENTO PRENDO CLS 28/35 Fctd=Fctk/1.5

Fed= 3132.9 - 282 x (0.4 + 2 x 0.8) x (0.4 + 2 x 0.8) = 2005.93KN Fctk= 0.7 x [0.4 x Fck^(2/3)] = 194 MPa Fctd= Fctk/1.5 = 1.29Mpa = 1290KN/m2

76

Astaffe [cm2] 0.36 0.36 0.36 0,32 0,32

Astaffe eff Nfe Passo [cm2] rri staffe [cm] 1Ď&#x2020; 0,5 15 8 1Ď&#x2020; 0,5 15 8 1Ď&#x2020; 0,5 15 8 1Ď&#x2020; 0,5 15 8 1Ď&#x2020; 0,5 15 8


Frd= 0.5 x [2 x (0.4 + 2 x 0.4 + 0.4 +2 x 0.4)] x 0.8 x 1720 = 2478.6KN > Fed VERIFICATO

VERIFICA A FLESSIONE E TAGLIO Med= σed,terr x min (A, B) x [max ( a, b)]^2/2 Ved= σed,terr x min (A, B) x max ( a, b) Med= 282 x 3.5 x 1.2 = 1184.6KNm As ≅ 1184.6 x 104/(0.9 x 760 x 391) = 44.29 cm2 Prendo 24φ16 = As 48.64cm2 Ved= 282 x 3.5 x 0.8 = 789.6KN Vrd= 380 x 3.5 x 0.76 = 1010.8KN > Ved VERIFICATO

77


AZIONE SISMICA DI PROGETTO

78


Nel nostro caso, ipotizzando per il sottosuolo una Categoria C e per la natura topografica del sito una Categoria T1, si ottiene: SS=1.70-0.60x2.55x0.239/9.81=1.60>1.5 CC=1.05x0.19^(-0.33)=1.82 ST=1.0

CALCOLO DELLO SPETTRO DI RISPOSTA

79


SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO ag (m/s 2) 0,239

F0

2,55

T*C (s)

0,19

SS

1,5

CC

1,82

ST

1,0

η

1

S

1,5

TC (s)

0,346

TB (s)

0,115

TD (s)

1,697

T 0,000 0,005 0,010 0,015 0,020 0,025 0,030 0,035 0,040 0,045 0,050 0,055 0,060 0,065 0,070 0,075 0,080 0,085 0,090 0,095 0,100 0,105 0,110 0,115 0,120 0,125 0,130 0,135 0,140 0,145

Se 0,359 0,383 0,407 0,431 0,455 0,479 0,503 0,527 0,551 0,575 0,600 0,624 0,648 0,672 0,696 0,720 0,744 0,768 0,792 0,816 0,841 0,865 0,889 0,914 0,914 0,914 0,914 0,914 0,914 0,914 Se

1,000 0,900 0,800 0,700 0,600 0,500

3,000

2,900

2,800

2,700

2,600

2,500

2,400

2,300

2,200

2,100

2,000

1,900

1,800

1,600

1,500

1,400

1,300

1,200

1,100

1,000

0,900

0,800

0,700

0,600

0,500

0,400

0,300

0,200

0,100

0,000

Nel nostro caso: 0,300 H=3.70x4 + 6.2=21 m 0,200 C1=0.05 0,100 (controvento costituito dal muro in c.a.), per cui: T10,000 = 0.05 x 21^(3/4) = 0.490 s 80

1,700

CALCOLO DELLE AZIONI SISMICHE 0,400


Se(T1) = 0.914 calcolo delle azioni al q z del sisma t. i G (m )

Livello copertura

21

Livello 4°

17

Livello 3°

13

Livello 2°

9

Livello 1°

5

Livello terra

0

q Ψ Q

( (Kp (Kp m a) a) ) 2 9,9 2,0 1 0 0 1 9,9 2,0 7 0 0 1 9,9 2,0 3 0 0 9,9 2,0 9 0 0 9,9 2,0 5 0 0 9,9 2,0 0 0 0

2

0, 3 0, 3 0, 3 0, 3 0, 3 0, 3

qE

A imp utilizzato

(Kp a)

(m^2)

10, 5 10, 5 10, 5 10, 5 10, 5 10, 5

506,25 506,25 506,25 506,25 506,25 506,25

Se/g

Wi

zixWi

(kN) 0,09328 3163 0,09328 3163 0,09328 3163 0,09328 3163 0,09328 3163 0,09328 3163

Fh

Fi

M0

(kN)

(kN)

(kNm)

5011,875 105249,4 2337,618 755,2304 15859,84 5011,875 85201,88 2337,618

611,377

10393,41

5011,875 65154,38 2337,618 467,5236 6077,806 5011,875 45106,88 2337,618 323,6702 2913,031 5011,875 25059,38 2337,618 179,8168 899,0838 0

0

2337,618

0

0

25059 32577 14025 2337, 36143 ,38 1,9 ,71 618 ,17

Totali al piede

AZIONE DEL VENTO

qb = 0.5 x 1.25 x vb2 (N/m2)

CALCOLO DELL'AZIONE CALCOLO DELLE AZIONI DEL VENTO

Livello copertura Livello 4° Livello 3° Livello 2° Livello 1° Livello terra Totale al piede

alt. (m) zi (m) qb (kPa) ce (z) 21,00 21,00 0,39 2,31 17,00 17,00 0,39 2,16 13,00 13,00 0,39 1,96 9,00 9,00 0,39 1,71 5,00 5,00 0,39 1,63 0,00 0,00 0,39 0,00

cp ∆H (m) 1,2 2 1,2 4,00 1,2 4,00 1,2 4,00 1,2 1,54 0 0,00

b (m) Fi (kN) 37,5

81

37,5

151

37,5

138

37,5

120

37,5

44

37,5

0

M0 (kNm) 1705 2574 1793 1082 221 0

535

7374

Per semplicità, limitiamo le verifiche alla Combinazione Rara degli Stati Limite di Esercizio, per cui: • •

Calcestruzzo C28/35 ⇒ sc = 0.60 x fck = 16.8 MPa Acciaio B450C ⇒ ss = 0.8 x fyk = 360 MPa

81


NG=QGxAcxn°p+Pmuro= 6870.15KN Nq=QQxAcxn°p= 672KN σc≈3949x10^3/(lxb)= 0.72MPa

Nel caso dell’azione del vento, occorre poi individuare le combinazioni di carico che massimizzano le sollecitazioni nel calcestruzzo e nell’acciaio. Nel caso del sisma, si procede invece con l’unica combinazione già definita. Vento: 1) N = 7542.15kN M = 7374kNm V = 535kN 2) N = 6870.15kN M = 7374kNm V = 535kN Sisma: N = 6870.15 + 0.3 x 672 = 7071.75kN M = 36143.2kNm V = 2337.62kN

VERIFICHE DELLA SEZIONE DEL MURO Sisma:VED = 2337,62KN sez -copriferro d = 20.88m VRcd=fcd/4xbx0,9xd= 37349.1 KN > Ved -----> OK! Prendo staffe a 2 bracci φ8/20 VRSd=fydxAsx0,9xd= 2370.1KN > Ved -----> OK! Sisma Med = 36143.2KNm Calcolo As necessaria = Med/(Fyd x 0.9 x d) = 7.63Cm2 Uso 4φ16 con As= 8.04cm2 Ipotizzo muro armato con due pilastri agli estremi, contenente ciascuno l'armatura trovata. Armatura corrente= φ10/25

82


83


84


COEFFICIENTI DI SCAMBIO TERMICO PER TRASMISSIONE E PER VENTILAZIONE (Ht Hv) esposizione E

N

S

A trasp U trasp.

1951,0

1913,0

720,0

679,0

0,0

1,01

1,01

1,01

1,01

1,01

1,01 W/(m 2K)

A opaca U opaca

822,00 0,19

860,00 0,19

1108,00 0,19

729,00 0,19

3115,00 0,19

2 6313,00 m 0,19 W/(m 2K)

1,0

1,0

1,0

1,0

0,40

2128,01

2096,65

935,68

823,37

233,78

FT

O

Hv W/K

Ht W/K 6807,3

orizzon.

nessuna 0,0 m

2

0,50 Ht W/K 589,82 6807,3

Hk=Hv+Ht W/K 14042,5

7235,2

200000 180000 160000 140000

Q (kWh)

120000 100000 80000 60000 40000 20000 0 QL-Qse QG

CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO PER LA STAGIONE DI RICALDAMENTO mese

gg

QL- Qse kWh

gennaio 31 185367,5 febbraio 28 143468,9 m arzo 31 105994,6 aprile 30 53527,4 m aggio 31 giugno 30 luglio 31 agos to 31 s ettem bre 30 ottobre 31 56223,8 novem bre 30 116628,6 dicem bre 31 170831,7 stagione di riscaldamento

QG kWh

gH

Q_H

h _gain_H Q_H kWh

aC

31037,0 43961,0 68784,0 80497,1

0,17 0,31 0,65 1,50

4,3 4,3 4,3 4,3

1,00 1,00 0,94 0,62

154342 99689 41322 3447

58598,7 34925,0 28219,7

1,04 0,30 0,17

4,3 4,3 4,3

0,80 1,00 1,00

9613 81835 142622 532870


300000 250000

Q (kWh)

200000 150000 100000 50000 0 QL-Qse QG

CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO PER LA STAGIONE DI RAFFRESCAMENTO

mese

gg

QL- Qse kWh

gennaio 31 253276,8 febbraio 28 204806,4 m arzo 31 173904,0 aprile 30 119246,2 m aggio 31 82097,2 giugno 30 32709,1 luglio 31 6404,5 agos to 31 17364,7 s ettem bre 30 54785,3 ottobre 31 124133,2 30 182347,4 novem bre dicem bre 31 238741,1 stagione di raffrescamento

QG kWh 31037,0 43961,0 68784,0 80497,1 98601,6 104719,0 113922,1 93938,7 74686,3 58598,7 34925,0 28219,7

h _loss_C Q_C kWh

aC

gC 8,16 4,66 2,53 1,48 0,83 0,31 0,06 0,18 0,73 2,12 5,22 8,46

Q_C

4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3

0,12 0,21 0,39 0,63 0,88 1,00 1,00 1,00 0,91 0,46 0,19 0,12

3 44 750 5425 26459 72155 107518 76583 24610 1216 22 2 314787,4

CERTIFICAZIONE ENERGETICA

Fabbisogno termico annuo per il riscaldamento Q H_annuo = 532870 kWh Potenza termica utile del generatore Pn = 1062,5 kW

Fabbisogno termico annuo per il raffrescamento Q C_annuo = 314787 kWh A utile = 11613 m 2

efficienza globale media stagionale minima dell'impianto di riscaldamento Îľg_min = 84,1% Fabbisogno energetico annuo per il riscaldamento Q EPH_annuo = 633773 kWh A utile = EPH=

11613 m 2 2

54,6 kWh/m

2 EPH lim = 97,5 kWh/m

CERTIFICAZIONE ENERGETICA PER IL RISCALDAMENTO

ETc = 27,1 kWh/m 2 CERTIFICAZIONE ENERGETICA PER IL RAFFRESCAMENTO


CHIUSURE_OPACHE STRUTTURE OPACHE VERTICALI Tamponamenti esterni coeff. scambio termico superficiale esterno interno

he = hi =

componenti opachi parete perimetrale C.A. aria forati isolante Intonaco interno

Fpt (fattore correzione ponti termici)

W/(m 2K) W/(m 2K)

25 8

s

αS 0,6

R

l

m 0,200 0,050 0,150 0,100 0,020 0,520

W/(m*K) 2,300 0,026 0,080 0,035 0,400

2

m K/W

U

correzione 2

W/(m K) 0,14

--->

UC 2

W/(m K) 0,19

0,087 1,923 1,875 2,857 0,050 6,792 30%

Intonaco 2 cm Isolante 10 cm Forati 10 cm Camera d’aria 10 cm Cemento armato 20 cm

Per ridurre il problema dei ponti termici in prossimità degli elementi srutturali verticali ed orizzontali, viene utilizzato un pannello isolante dello spessore di 5 cm con una conduttività termica di 0,043 W/mK posto sotto alla pavimentazione in prossimità delle pareti verticali. La finitura esterna prevista è di cemento a vista trattato con vernice protettiva idrorepellente per impedire l’infilrazione della pioggia e al contempo di bassa resistenza al passaggio del vapore proveniente dall’interno. Come evidenziato dalla tabella, la trasmittanza della parete così composta, pari a U= 0,19 W/mq K, è nettamente inferiore al valore limite della trasmittanza termica U =0.34 W/mqk.


CHIUSURE_OPACHE STRUTTURE OPACHE ORIZZONTALI Solaio di copertura con verde praticabile coeff. scambio termico superficiale esterno interno

he = hi =

componenti opachi

W/(m 2K) W/(m 2K)

25 8

ÎąS 0,6

s

l

R

m

W/(m*K)

m K/W

2

copertura Strato drenante: Geotessile e sabbia Massetto di pendenza in cls Strato di desolarizzazione: sabbia pannello isolante barriera al vapore Solaio on trvetti e blocchi in laterizio intonaco interno

Fpt (fattore correzione ponti termici)

U

UC

correzione 2

W/(m K)

2

W/(m K)

--->

0,18 0,050 0,050 0,050 0,160 0,010 0,480 0,020 0,820

1,000 0,700 1,000 0,035 0,260 0,800 0,400

0,19

0,050 0,071 0,050 4,571 0,038 0,600 0,050 5,431 5%

Strato drenante 2 cm Massetto di pendenza 5 cm Membrana impermeabile 2 cm Isolante 15 cm Barriera al vapore 1 cm

Solaio in latero-cemento 48 cm Intonaco 2 cm

SEZIONE SOLAIO DI COPERTURA 1_20 La tabella evidenzia che la trasmittanza del solaio di copertura previsto, pari a U= 0,22 W/mq K, è nettamente inferiore al valore limite della trasmittanza termica U =0.30 W/mqk


CHIUSURE_TRASPARENTI

Le superfici vetrate che rivestono l’involucro edilizio costituiscono un elemento importante per soddisfare le esigenze di comfort microclimatico e di efficienza energetica dell’edificio. Queste, infatti, da un lato devono garantire la sufficiente illuminazione e ventilazione naturale del locale, dall’altro devono costituire una barriera termica e acustica, contenendo i consumi energetici. La scelta del componente tecnologico nella realizzazione delle chiusure trasparenti diventa quindi un elemento importante per ridurre la dispersione termica. Si è scelto di utilizzare due diverse tipologie di vetro, in funzione delle esposizioni. CHIUSURE_TRASPARENTI Fronti Sud-Ovest-Est

componenti trasparenti finestre e porte finestre SUD-EST-OVEST

UW 2 W/(m K)

Area 2 m

1,01

1,00 Ug

2

W/(m K) vetro scelto triplo vetro selettivo e basso emissivo con Ar

0,60 0,6

0,8

Uf telaio scelto telaio in PVC

ponte termico (vetro-telaio)

0,20

perimetro m 3,2

ψ W/(mK) 0,06

Fgl Per i fronti Sud, Ovest ed Est si è scelto di utilizzare un infisso con telaio in PVC con triplo vetro selettivo basso emissivo con Argon, altamente isolante, con ridotti scambi termici sia per irraggiamento che per conduzione e con un fattore solare (percentuale di energia che attraversa il vetro in rapporto all’energia solare incidente) molto basso.

2

W/(m K) 1,70 1,7

g⊥ 0,62 0,62

1-Ff 0,80

0,36 0,36


CHIUSURE_TRASPARENTI CHIUSURE_TRASPARENTI Fronte Nord

componenti trasparenti finestre-porte finestre NORD

UW 2 W/(m K)

Area 2 m

1,01

1,00 Ug

2

W/(m K) vetro scelto triplo vetro basso emissivo con Ar

0,60 0,6

0,8

Uf telaio scelto telaio in PVC

ponte termico (vetro-telaio)

Per il fronte nord, invece, si è scelto un infisso con telaio in PVC con triplo vetro basso emissivo con Argon, altamente isolante composto da due lastre di vetro rivestite di un deposito basso emissivo che conferisce alla vetrata la proprietà di isolamento termico rinforzato.

2

0,20

W/(m K) 1,70 1,7

perimetro m 3,2

ψ W/(mK) 0,06

Fgl 0,80 0,80 1-Ff 0,80

g⊥ 0,55 0,55


CARICO_TERMICO CALCOLO DEI COEFFICIENTI DI SCAMBIO TERMICO PER TRASMISSIONE (Ht) E PER VENTILAZIONE (Hv) Coefficiente di scambio termico per trasmissione Il coefficiente di scambio termico per trasmissione, (Ht), che tiene conto delle perdite o guadagni di calore attraverso le strutture che separano la zona termica considerata dall’ambiente circostante, viene calcolato secondo la seguente formula:

=

Coefficiente di scambio termico per ventilazione, aerazione e infiltrazione Il coefficiente di scambio termico di riferimento per ventilazione naturale, aerazione e/o infiltrazione, tra la zona climatizzata o a temperatura controllata e l’ambiente circostante, (Hv), si determina mediante la seguente formula:

=

.

ρ

.

esposizione E

N

S

A trasp U trasp.

1951,0

1913,0

720,0

679,0

0,0

1,01

1,01

1,01

1,01

1,01

1,01 W/(m 2K)

A opaca U opaca

822,00 0,19

860,00 0,19

1108,00 0,19

729,00 0,19

3115,00 0,19

2 6313,00 m 0,19 W/(m 2K)

1,0

1,0

1,0

1,0

0,40

2128,01

2096,65

935,68

823,37

233,78

FT

n 1/h

ρ aria kg/m3 1

O

Hv W/K

c aria V m3 J/(kg*K) 1,2 1000 43411.0

orizzon.

nessuna

Ht W/K

7235,2

0,0 m

0,50 Ht W/K 589,82 6807,3

Hk=Hv+Ht W/K 14042,5

6807,3

N

S

E

O

1,2

1

1,15

1,1

1

1,2

Coeff. Dispers.pareti

198,2

337,7

141,2

141,2

31,2

68,6

Diff. Temperatura Potenza termica

25 62563,5

25 51368,0

25 26362,7

25 22189,7

25 5727,6

Fatt. Corr. Esposizione

POTENZA DISPERSA PER TRASMISSIONE

25168,0

W

POTENZA DISPERSA PER VENTILAZIONE

20726,1

W

POTENZA DI RIPRESA PER INTERMITTENZA

63045,0

W

Q' termica disponibile

108,9

kW

2

Orizzontale Nessuna W/K

25 K 17340,6 W


CARICO_TERMICO CALCOLO DELL’ENERGIA SCAMBIATA PER TRASMISSIONE (Qt) E PER VENTILAZIONE (Qv) La quantità di energia scambiata per trasmissione e per ventilazione tra la zona climatizzata e l’ambiente circostante, Ql, si calcola allo stesso modo sia per il riscaldamento che per il raffrescamento, ed è data da:

=

+

Energia scambiata per trasmissione La quantità di energia scambiata per trasmissione tra la zona climatizzata o a temperatura controllata e l’ambiente circostante, (Qt), è data da:

=

. ∆θ . ∆ +

∆θ = θ − θ ∆

.

∆ =

θ

θ

Energia scambiata per ventilazione, aerazione e infiltrazione Per ventilazione si intende il ricambio dell’aria negli ambienti o tramite l’impiego di ventilatori (ventilazione meccanica) o tramite la presenza di aperture nell’involucro edilizio; con aerazione si intende il ricambio d’aria negli ambienti per apertura e chiusura manuale delle finestre; con infiltrazione si intendono i ricambi d’aria non desiderati dovuti alla non perfetta impermeabilità dell’involucro e alla presenza di differenze di pressione tra esterno e interno dovute all’azione del vento e di differenze di temperatura. L’energia termica di riferimento scambiata convenzionalmente per ventilazione naturale, aerazione e infiltrazione, (Qv), è data da:

=

.

.

∆θ = θ − θ ∆ =

.

∆ ∆

INVERNO Ti Qt Qv Q_L,H °C kWh kWh kWh 19,5 90150 95817 185967 19,5 69990 74389 144379 19,5 52166 55445 107610 19,5 26957 28651 55608 19,5 0 0 0 19,5 0 0 0 19,5 0 0 0 19,5 0 0 0 19,5 0 0 0 19,5 27855 29606 57462 19,5 56855 60428 117283 171341 19,5 83060 88281

ESTATE Ti Qt Qv Q_L,C °C kWh kWh kWh 26 123071 130806 253877 26 99724 105992 205717 26 85086 90434 175520 26 58815 62512 121327 26 41024 43602 84626 26 17154 18233 35387 26 4558 4845 9403 26 9623 10228 19850 26 27447 29172 56619 26 60776 64596 125371 26 88713 94289 183001 26 115980 123270 239250


FABBISOGNO_TERMICO CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO PER LA STAGIONE DI RISCALDAMENTO

=

. Ρ

=

=

+

+

Calcolo dellâ&#x20AC;&#x2122; energia scambiata per trasmissione e ventilazione al netto dei contributi della radiazione solare

mese gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Q_L,H kWh 185967 144379 107610 55608 0 0 0 0 0 57462 117283 171341

Apporti Solari Esterni

QSE Nord

kWh

gg Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Sud

31 28 31 30 31 30 31 31 30 31 30 31

kWh 35 55 88 127 193 220 228 158 102 70 42 35

Ovest

Est

kWh 154 196 279 259 250 233 267 277 286 262 167 136

Orizzontale

kWh

83 139 273 341 395 408 474 408 305 205 96 70

kWh 34 62 123 167 199 217 244 205 135 88 39 28

293 457 853 1186 1492 1599 1786 1439 1006 613 309 240

kWh

600 910 1616 2081 2528 2678 2998 2486 1834 1238 654 509

Calcolo dedegli apporti di energia gratuiti

mese gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Q_l kWh

335 302 335 324 335 324 335 335 324 335 324 335

Apporti Solari Interni (stagione di riscaldamento) QS Nord Sud Est Ovest Orizzontale gg kWh kWh kWh kWh kWh kWh Gennaio 31 8486 17786 2806 1624 0 30702 Febbraio 28 13414 22564 4687 2994 0 43659 Marzo 31 21216 32097 9182 5953 0 68449 Aprile 30 30792 29872 11478 8031 0 80173 Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre 31 16973 30142 6887 4262 0 58264 Novembre 30 10266 19208 3228 1899 0 34601 Dicembre 31 8486 15713 2343 1342 0 27885


FABBISOGNO_TERMICO

mese

gg

QL- Qse kWh

gennaio 31 185367,5 febbraio 28 143468,9 m arzo 31 105994,6 aprile 30 53527,4 m aggio 31 giugno 30 luglio 31 agos to 31 s ettem bre 30 ottobre 31 56223,8 novem bre 30 116628,6 dicem bre 31 170831,7 stagione di riscaldamento

QG kWh

gH

h _gain_H Q_H kWh

aC

31037,0 43961,0 68784,0 80497,1

0,17 0,31 0,65 1,50

4,3 4,3 4,3 4,3

1,00 1,00 0,94 0,62

154342 99689 41322 3447

58598,7 34925,0 28219,7

1,04 0,30 0,17

4,3 4,3 4,3

0,80 1,00 1,00

9613 81835 142622 532870

200000 180000 160000 140000 Q (kWh)

120000 100000 80000 60000 40000 20000 0 QL-Qse QG Q_H


FABBISOGNO_TERMICO CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO PER LA STAGIONE DI RAFFRESCAMENTO

=

. Ρ

=

=

+

+

Calcolo dellâ&#x20AC;&#x2122;energia scambiata per trasmissione e ventilazione al netto dei contributi della radiazione solare

mese gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Q_L,C kWh 253877 205717 175520 121327 84626 35387 9403 19850 56619 125371 183001 239250

Apporti Solari Esterni

QSE Nord

kWh

gg Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Sud

31 28 31 30 31 30 31 31 30 31 30 31

kWh 35 55 88 127 193 220 228 158 102 70 42 35

Ovest

Est

kWh 154 196 279 259 250 233 267 277 286 262 167 136

Orizzontale

kWh

83 139 273 341 395 408 474 408 305 205 96 70

kWh 34 62 123 167 199 217 244 205 135 88 39 28

kWh

293 457 853 1186 1492 1599 1786 1439 1006 613 309 240

600 910 1616 2081 2528 2678 2998 2486 1834 1238 654 509

Calcolo degli apporti di energia gratuiti

mese gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Q_l kWh

Apporti Solari Interni (stagione di raffrescamento)

335 302 335 324 335 324 335 335 324 335 324 335

Nord kWh

gg Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

31 28 31 30 31 30 31 31 30 31 30 31

8486 13414 21216 30792 46634 53336 55104 38175 24633 16973 10266 8486

QS

Sud Est Ovest Orizzontale kWh kWh kWh kWh kWh 17786 2806 1624 0 30702 22564 4687 2994 0 43659 32097 9182 5953 0 68449 29872 11478 8031 0 80173 28765 13272 9595 0 98267 26854 13731 10475 0 104395 30784 15958 11742 0 113587 31841 13714 9874 0 93604 32951 10259 6518 0 74362 30142 6887 4262 0 58264 3228 1899 0 34601 19208 15713 2343 1342 0 27885


SCENARIO_BASE FABBISOGNO_TERMICO

mese

gg

QL- Qse kWh

gennaio 31 253276,8 febbraio 28 204806,4 m arzo 31 173904,0 aprile 30 119246,2 m aggio 31 82097,2 giugno 30 32709,1 luglio 31 6404,5 agos to 31 17364,7 s ettem bre 30 54785,3 ottobre 31 124133,2 30 182347,4 novem bre dicem bre 31 238741,1 stagione di raffrescamento

QG kWh 31037,0 43961,0 68784,0 80497,1 98601,6 104719,0 113922,1 93938,7 74686,3 58598,7 34925,0 28219,7

gC 8,16 4,66 2,53 1,48 0,83 0,31 0,06 0,18 0,73 2,12 5,22 8,46

h _loss_C Q_C kWh

aC 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3 4,3

0,12 0,21 0,39 0,63 0,88 1,00 1,00 1,00 0,91 0,46 0,19 0,12

3 44 750 5425 26459 72155 107518 76583 24610 1216 22 2 314787,4

300000 250000 Q (kWh)

200000 150000 100000 50000 0 QL-Qse QG Q_C


VERIFICHE DI LEGGE_CERTIFICAZIONI CALCOLO DEL VALORE EPh _INDICE DI PRESTAZIONE ENERGETICA PER IL RISCALDAMENTO Il valore di EPh limite viene calcolato tenendo conto del rapporto S/V dell’edifico e interpolando i dati della zona climatica di riferimento

Fabbisogno termico annuo per il riscaldamento QH_annuo = 532870 kWh Potenza termica utile del generatore Pn = 1062.5 kW efficienza globale media stagionale minima dell'impianto di riscaldamento εg_min = 84,1% Fabbisogno energetico annuo per il riscaldamento QEPH_annuo = 633773 kWh A utile= 11613 m2

EPH = EPH lim =

2 54,6 kWh/m 2 97,5 kWh/m

CALCOLO DEL VALORE ETC _INDICE DI PRESTAZIONE ENERGETICA PER IL RAFFRESCAMENTO

Fabbisogno termico annuo per il raffrescamento QC_annuo = A utile=

ETc =

314787 kWh 11613 m2

2 27.1 kWh/m


Tesi