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RIVISTA FAMILIARE DELLA SVIZZERA ITALIANA N째 6 - 1 GIUGNO 2007

REPORTAGE Una chiesa multietnica IMMERSIONI Sotto la Verzasca

IVANO GIANOLA Architetto e ideatore del nuovo Palace


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SOMMARIO

IN PRIMIS Nel nostro Cantone convivono molte nazionalità e molte religioni, e sebbene le principali rimangano quella cattolica e quella protestante, quelle catalogate sotto la voce “altra, nessuna o senza indicazione” risultano essere ben oltre il doppio di quella protestante. Un residente in Ticino su quattro ha infatti dichiarato di appartenere ad un’altra religione che non sia quella cattolica o protestante, o a nessuna. Nel 1941 gli appartenenti ad altre religioni erano uno su 51! Il nostro è e rimane comunque un Cantone cattolico poiché

4 Fuorionda “300”

6 Ma tu lo sai? Una risposta ai tuoi perché

8 Scriv in dialètt YouTube: anca a Rho sa dis “barlafüs”

10 Scelti per voi La rubrica a misura di lettore

12 L’intervista Ivano Gianola: “È l’edificio che deve parlare”

20 Da non credere Notizie dal passato…

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22 Abbiamo mangiato a… Maggia: Locanda Enoteca Poncini

25 Buon appetito Stuzzichini originali per un party estivo

il 75,94% dei ticinesi è cattolico. È interessante però il fatto che l’aspetto di convivenza tra diverse religioni e diverse nazionalità, trovi un inaspettato punto d’incontro proprio nella religione. Sono infatti molti i preti nel nostro Cantone che provengono da altri paesi e culture. Quale migliore dimostrazione che la fede unisce popoli, lingue, culture e pensieri diversi? Abbiamo incontrato sei sacerdoti che prestano il loro servizio in Ticino, ma che provengono da paesi anche molto distanti e diversi dal nostro. Abbiamo chiesto loro cosa li ha portati in Ticino e come vivono la loro scelta. Trovate le loro storie a pag. 53.

La redazione

28 Cani, gatti & co. Quando il gatto cerca contatto

31 Salute La couperose e il sole: nemici per la pelle

35 Penne, pennelli e pasticci Il cartereoplanino

36 Oggi parliamo di… Mi manca tanto…

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40 Verso Valencia Tra mal di mare, emozioni e curiosità Il secondo miracolo di Alinghi

44 Escursioni Quel paesaggio così calmo e così eterno

46 Viaggi Ua, ua, ua, benvenuto straniero (6ª parte)

52 Reportage Per tutti i secoli dei secoli

60 Immersioni Pozzo della Misura, Val Verzasca

62 Internet Famiglie, giovani, anziani… consigli, trucchi e siti web utili (1ª parte)

* Fonte: Annuario statistico ticinese, Ufficio di statistica cantonale, 2006.

64 Collezione per passione Un museo da ascoltare

68 Destinazione famiglia Alla conquista del Pilatus

70 Motor Time La storia in un museo Pillole di saggezza

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79 Oroscopo Le previsioni di Cloris per la prima metà di giugno

82 Cruciverba Troverete la prossima edizione di lllustrazione Ticinese, nella vostra bucalettere a metà giugno.

Caccia al personaggio IN COPERTINA: Ivano Gianola (foto Rémy Steinegger)

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FUORIONDA

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ltimamente Hollywood sta riscoprendo, e in parte riscrivendo, l’antichità classica con film epici come Troy (titolo inglese prudenzialmente mantenuto anche nella versione italiana), Alexander (sulla vita e le gesta dell’imperatore Alessandro Magno) o il recentissimo 300 (sulla battaglia delle Termopili). Ma, si sa, le ricostruzioni storiche di Hollywood sono alquanto approssimative fin

mitografica greco-romana, il “coturnato acheo” a quel punto doveva già essere uscito di scena, ucciso dalla freccia avvelenata che Paride gli aveva scoccato proprio nel suo unico punto vulnerabile, il proverbiale “tallone d’Achille”, per il quale la madre, la ninfa immortale Teti, l’aveva trattenuto quando alla nascita l’aveva immerso in quella specie di pozione di Asterix che erano le acque infernali

“300” “Imparare la storia dai film è come imparare l’italiano da Don Lurio” (Lella Costa). testo Roberto Rizzato

dai tempi di Cleopatra, con Liz Taylor che fa il bagno con una spugna sintetica (nel primo secolo avanti Cristo!), Ben Hur, in cui Charlton Heston indossa un orologio da polso o Spartaco dove si nota sul deltoide di Kirk Douglas l’inconfondibile cicatrice da vaccinazione… Troy (come Alexander) recentemente è passato anche in tv e, persino chi se l’era perso al cinema, ha potuto ammirare il biondo (?) e scultoreo Achille impersonato da Brad Pitt, che inopinatamente esce dal cavallo di Troia insieme al suo ideatore, Ulisse. Mentre, secondo la tradizione

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dello Stige. Comunque Achille-Brad Pitt, essendo il protagonista del film, viene tenuto in vita sino all’ultimo; mentre Menelao (il re spartano al quale Paride, figlio del re di Troia, aveva “rubato” la bellissima Elena, scatenando appunto la guerra) viene fatto morire già al primo scontro. Peccato che Menelao compaia anche nell’altro poema omerico, quando il figlio di Ulisse, Telemaco, andrà proprio da lui (nel frattempo rientrato a Sparta insieme ad Elena) per chiedere notizie del padre, ancora perso nella sua Odissea. Ma in effetti Troy c’entra ben poco con la tradi-

zione omerica. Il film è dichiaratamente solo “ispirato” all’lliade. Più verosimilmente è la storia della guerra di Troia come l’avrebbe raccontata Omero, se fosse vissuto nel terzo millennio dopo Cristo e, soprattutto, se fosse stato americano. Un po’ come 300, la recentissima ricostruzione hollywoodiana delle gesta di re Leonida che, alla guida di 300 nerboruti guerrieri spartani, tenne testa fino all’ultimo al soverchiante esercito persiano di Serse. A parte il fatto che laggiù alle Termopili pare che ci fossero non meno di altri 4’000 opliti provenienti da diverse città della Grecia; resta comunque il fatto che i 300 spartiati di Leonida resistettero fino alla morte, quando tutti gli altri difensori si ritirarono prima di essere accerchiati dai persiani che, guidati da un traditore, avevano trovato il modo di aggirare lo stretto passo dove si erano arroccati i greci. Un atto di autentico eroismo, che fu poi però sicuramente millantato dal passaparola tipico dell’epoca. In effetti, se è vero che il regista dell’Alba dei Morti Viventi è riuscito a trasformare le Termopili nel set del Signore degli Anelli, facendo entrare in scena animali assurdi, esseri mostruosi, giganti e persiani con i piercing; è anche vero che il film 300 non vuole essere altro che la trasposizione cinematografica di un fumetto, l’omonima “graphic novel” di Frank Miller. Ma, a ben vedere, anche Erodoto (autore di riferimento della storiografia ufficiale e peraltro più volte citato nel film) più che un vero storico era un narratore e le sue Storie erano più che altro leggende, volte a esaltare l’eroismo dei greci e a stupire la gente. Insomma, la vicenda dei 300 tramandataci da Erodoto due millenni e mezzo fa non credo che sia obiettivamente molto più verosimile di un film o di un fumetto. 




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SAI PERCHÉ È DIFFICILE DIGERIRE I PEPERONI? Mangiare una porzione abbondante di peperoni può causare sensazione di gonfiore, mal di testa, sonno, flatulenza e nausea da cattiva digestione. Il problema sta nelle fibre di cellulosa contenute soprattutto nella pelle dei peperoni. I succhi gastrici contenuti nello stomaco dell’essere umano non sono in grado di intaccare queste fibre che arrivano così intatte nell’intestino, dove la flora batterica, con un lungo processo digestivo e una cospicua produzione di gas, le deve digerire. Per rendere digeribili i peperoni basta quindi pelarli!

1 2 1° Domino Effect di Gotthard 2° Minutes to midnight di Linkin Park 3° Call me irresponsible di Michael Bublé Classifica dei CD più venduti in Ticino, realizzata in collaborazione con City Disc, Lugano.

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ANDARE A CANOSSA?

SAI DA COSA DERIVA

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BIGINO?

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1° La strega di Portobello di Paulo Coelho 2° Alle fonti del Nilo di Wilbur Smith 3° Il sangue versato di Asa Larsson Classifica dei libri più venduti in Ticino, realizzata in collaborazione con la Libreria Segnalibro, Lugano.

SAI CHI HA INVENTATO

Questa espressione, che si utilizza per indicare l’atto di chiedere perdono umiliandosi, deriva da un fatto storico. Nel 1076, Papa Gregorio VII decise di scomunicare l’imperatore germanico Enrico IV. Questi, preoccupato di perdere il trono, decise di recarsi al castello della contessa Matilde a Canossa (vicino all’attuale Reggio Emilia), dove Papa Gregorio si trovava ospite, per chiedere perdono. Il Papa lo San Gregorio VII Papa. fece attendere fuori dal castello a piedi nudi e col saio da penitente, in mezzo alla neve, per tre giorni prima di riceverlo e infine perdonarlo.

Questo termine, usato prettamente nell’ambiente scolastico, indica un fogliettino tenuto nascosto dagli allievi, su cui si trovano le soluzioni a cui ricorrere durante un esame. Deriva dal nome dei libretti contenenti le traduzioni letterali di testi di autori greci e latini. L’utilizzo attuale di questo termine deriva dal milanese bigin di cui si ha attestazione già dal 1871.

3 SAI COSA LEGGIAMO?

SAI PERCHÉ SI DICE

SAI COSA ASCOLTIAMO?

MA TU LO SAI?

IL CONO GELATO? Il 13 dicembre 1903, Italo Marchioni (1868-1954), emigrante italiano di origine marchigiana e residente a New York City, registra l'invenzione del cono gelato che aveva venduto in America sin dal 1896. L'idea gli venne perché prima vendeva il gelato in coppette di vetro che spesso non gli venivano restituite, cadevano e si rompevano e che comunque dovevano essere lavate.


Caserma Drognens, Romont Senza fumo da luglio 2006 ÂŤIo fumo, ma per il benessere dei commilitoni sono disposto a rinunciare alla sigaretta in caserma.Âť (Christian Soldan, recluta) Partecipare ripaga: www.bravo.ch

Senza fumo, per vivere meglio.


SCRIV IN DIALÈTT

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i ta vét denta in internet e ta métat (sül motor da ricerca) “youtube dialètt”. Ta restat stracüntat. Vegn föra püssée da cinquantamila siti, indova i “internauti” i comünican da tütt, in di dialètt da mezz mond. Ul Chad Hurley, californian, class 1977, l’ha inventàt ul

dane: “Devess o perdüt i lent a cuntatt. Férmet un atim che… ostia, che crapada!”. A gh’è una sciora che l’ha fai sü ul so sito e la domanda “Una frase in dal voss dialètt original”. L’ha dovüt seraa sü ul sito, gh’è rivàt denta un barlazz da rispost. Ta chi: “Ma va a ciapà i ratt” (…)”

YOUTUBE: ANCA A RHO

SA DIS “BARLAFÜS” E quii che mena ul turon in dala politica adess iè obligàt a dopraa ul sistema online . Una meza rivolüzion… in dala comünicazion. scrivüt dal Pier Baron

YouTube cunt altri düü soci e la società l’è staia vendüda a Google par un miliard e 65 milion da dòlar. Dal febràr dal 2005 YouTube al g’ha, adèss, 20 milion da gent che guarda e 65 mila video métüt denta ogni més. Semm mia bon da dìv se gh’è già denta roba in dal noss dialètt: ma ul milanés al va a bala e adiritüra ta trövat quel ch’el g’ha dii ul Materazzi al Zidane (quel dala crapàda) e un vocabolari dal dialètt da Rho, inscì che anca lôr, lì visìn a Milan, i ga dìsan “barlafüs” a vün che al mantegn mia quel che al promett. Alura, vedém che ul Materazzi al g’ha dìs al Zidane: “Uè crapa pelada, sté vöret cus’è, che ta siguitat a vardaa in gir?” Zi-

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“Mi raccumannu, apri li urecchi. Statti bbona cummà e bbona pasca puru a casa!” (…) “Milanes sem e mai se desmilanesarem!” (…) “A sa vdam dman mateina par la b o u n a p a sq u a ! ” ( D i a l è t t modenés). E par tornaa indré ammò sül Materazzi: “Ul crapa pelada fa i cucchiei, al gada minga agli aversei: gli aversei i porta a cà la còpa iridada, e i ga da nagot al crapa pelada!”. Pöö bisogna faa tenzion a quel che ta métat in gir, ammò püsse se ta set sota elezion. Ul senadoo George Allen, che al gh’avress avüt una quai possibilità par vess candidat di repüblican in dal 2008, l’ha ciamàt “macaca” una candidada

aversaria, indiana d’origin. Tütt l’è finìt sül YouTube e adess ul noster George la Cà Bianca al po’ domà sögnàsela da nocc. In Francia ul Nicolas Sarkozy al va in gir con dadré düü “youtubista” che i la tö giò e pö métan in gir ul video. Ul Prodi (620 video) e ul Berlüscon (1550 video) i végnan anca tiràt in gir, par quel che i dìsan e par quel che i fann: però tal sét che se ta vét in politica bisögna vég i spall larg e anca da nüm ul “Diavolo” l’è mia che al staga tant indré cunt i noss politicant. L’è che ul YouTube al pò vess na “mina vagante”. Se ta sét un personagg püblic, ta dévat fa atenzion tütt i moment, parché cunt ul telefonin chiunque al ta filma giò e pö la “mét in rét”. Dopo cùrig adré cunt i scarp da vernìs, se quel di lì ta sévat mia tant in sentoo. Da sicür ul YouTube al mira lontan: in America i’è sicür che i prossim elezion i vedarà “quii che van in lista” a parlass sü cunt “qui che vota” in dal web e sempar men in radio o television. La Hillary Clinton la gha dà dénta già adess, come l’ex sìndic da New York Rudolph Giuliani. Vün di siti püssée visitàt, adess, l’è quel dal John Edwards che l’è lì, davanti al specc, e al siguita a dii: “Come som bell, come som bell”. Disémm che l’è mia ul massim dala promozion dal candidat. Cert che mét sü par temp un YouTube in dialètt ticines, tirando adré anca la réclame, al podaress vess un afàri. Afàri stracc? Pensémig sü gent, almen voialtri giovin che a sii bon da giügaa cunt ul computer. 


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Evitare un’esposizione eccessiva al sole, in particolar modo a mezzogiorno. Applicare la crema solare piÚ volte, soprattutto dopo aver fatto il bagno.

Protegge come una seconda pelle.


SCELTI PER VOI

Un gigolo in doppiopetto

La maglia da strada

Reportage narrativo di Manuela Mazzi, 160 pagine, Photo Ma.Ma Edition Non si tratta di un romanzo, bensì di un reportage narrativo. La denuncia di un mondo di cui non si parla e di cui pochi conoscono l’esistenza. Un mondo fatto di prostituzione maschile, droga, alcol e soldi. Un mondo che non è fiction e neppure tanto distante da non toccarci. Sì perché il protagonista di questa storia è un ticinese che ha fatto il gigolo per un’agenzia di accompagnatori del luganese. Max, il cui vero nome è ovviamente diverso, racconta senza filtri la sua storia: un viaggio nel triste mondo del troppo denaro, con il quale c’è chi pretende di comprare tutto, anche l’anima… Segnaliamo ai lettori che il contenuto è a tratti esplicito ed è pertanto consigliata la lettura solo ad un pubblico adulto.

Abbiamo ascoltato

www.knittaplease.com L'idea è venuta nell'agosto 2005 a due amiche americane, che chiacchierando sono arrivate a confidarsi la reciproca delusione per gli innumerevoli lavori a maglia lasciati a metà. Il giorno stesso hanno realizzato il loro primo copri pomello in lana. Poi diversi coloratissimi ”pigiamini” sono comparsi in città su pali della luce, monumenti pubblici, ringhiere, ecc. L'idea è piaciuta subito e si è diffusa prima tra un gruppo di amiche, poi un po' in tutto il mondo. Si tratta di una sorta di arte da strada, colorata e divertente. Chiunque può diventare un artista del gomitolo, basta sferruzzare e applicare ad ogni lavoro un cartellino che rimanda al sito. Ci piacerebbe veder sbucare queste colorate decorazioni anche in Ticino…

Il vuoto Franco Battiato, Universal, 2007

Aspettando l’estate, vi consigliamo l’ascolto dell’ultimo lavoro del maestro siciliano, che, in collaborazione col filosofomentore Manlio Sgalambro ci invita a compiere un viaggio in orizzontale nel nostro tempo: “danni fisici psicologici collera e paura stress sindrome da traffico ansia stati emotivi” (Il vuoto) e un viaggio in verticale che dal tempo si eleva: “spostandomi in avanti per quanto lo permette la catena scopersi per caso lo stato che ascende alla Gioia” (Stati di gioia). Anche questa volta, Franco Battiato sembra volersi prendere cura degli ascoltatori con brani toccanti, dolci e delicati: “anche se non ci sei tu sei sempre con me” (Aspettando l’estate).

Commedia di Niall Johnson con Rowan Atkinson e Patrick Swayze Dimenticate Mr. Bean perché questa è sì una commedia brillante, ma ben diversa da quelle demenziali a cui ci ha abituati Rowan Atkinson. Una commedia inglese diversa dai film americani sia per sceneggiatura sia per ritmo. Godibile e briosa, mai volgare ed esagerata, con un finale divertente. E nella sua semplicità, tocca dei temi che ognuno di noi affronta e vive almeno una volta nella vita.

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Abbiamo visto

La famiglia omicidi

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Abbiamo letto

Da vedere


L’INTERVISTA

IVANO GIANOLA: È L’EDIFICIO CHE DEVE PARLARE

Può sembrare un’anomalia. L’architetto, che ha in mano il più grande cantiere edile del Cantone, il Palace di Lugano, oggetto per decenni di tante controversie, insomma un tormentone cittadino, ha scelto personalmente il riserbo. Ivano Gianola, infatti, non compare pubblicamente: non lo si vede alla televisione, non partecipa a dibattiti, non esprime opinioni e giudizi. È l’antitesi del presenzialista che, oggi, affolla le tribune mediatiche. Ha preferito, negli ultimi sei anni interamente dedicati a questo progetto, il silenzio dal quale, soltanto adesso, ha accettato di uscire. Per parlare non tanto di sé, persona schiva, quanto di un’opera che inciderà sulla fisionomia della città: e apparterrà a tutti. testo Luciana Bassi-Caglio - foto Rémy Steinegger

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L’INTERVISTA

Architetto Gianola, questo lungo silenzio è stato una strategia o un comportamento spontaneo? “La domanda, un po’, mi sorprende. Mi sono comportato, in quest’occasione, come sempre, concentrandomi sul mio lavoro, che è il mio mezzo d’espressione. In architettura, è l’edificio da mettere sotto il sole che deve parlare. E per farlo parlare nel miglior modo possibile, occorre impegnarsi a fondo, in una ricerca paziente e continua che, per me, coincide con un metodo di vita. Affrontando un progetto di grandi dimensioni, qual è il Palace, destinato a creare un vero e proprio quartiere, l’impegno è stato, evidentemente, molto forte sia sul piano dell’ideazione sia della realizzazione. Non avrei avuto il tempo per partecipare a dibattiti. Del resto sono un uomo della pratica e della concretezza più che delle teorizzazioni”.

“UN OCCHIO SERENO SU LUGANO” Ma proprio questo progetto è stato un motivo di discussioni e di polemiche, che hanno diviso le opinioni dei luganesi. Si è sentito condizionato? “Assolutamente no. Ho vissuto queste cose con distacco, un po’ da estraneo. Non sono luganese, e quindi ho potuto guardare alla città con un occhio sereno, al riparo dalle dispute locali. Non ho subito interferenze di tipo politico. Del resto, bisogna arrendersi all’evidenza: la vicenda del Palace si è risolta positivamente. Un terreno, di grande pregio, è stato salvato dal rischio di uno sfruttamento a soli fini speculativi. Grazie all’intervento del Municipio, in qualità di committente, un’intera zona, in precedenza chiusa all’accesso dei cittadini, sarà aperta a tutti. Proprio sul concetto di apertura è impostato l’intero progetto che offrirà ai luganesi e ai turisti un nuovo quartiere da vivere in tanti modi”. Che cosa si deve intendere per apertura? “L’apertura, qui, si gioca su due fronti. Da un lato, nel rapporto, per me fondamentale in architettura, fra interno ed esterno. Mi spiego: il paesaggio, e tanto più in un luogo privilegiato come il Palace, a ridosso di una collina e prospiciente il lago, deve entrare nel nuovo quartiere e diventarne una parte integrante. Dall’altro, l’apertura concerne, appunto, l’accessibilità: attraverso passaggi liberi, i pedoni potranno entrare e muoversi all’interno, dove troveranno una piazza di ben 5’500 m2, grande quanto Piazza della Riforma, cortili e da qui uscire nel parco retrostante, che salirà fino in via Motta. Dare la terra a chi cammina: è il criterio cui deve ispirarsi la città di oggi. Naturalmente, per attirare gente, un quartiere deve anche contare sui propri contenuti”.

“UN TEATRO E UN MUSEO MULTIFUNZIONALI” Il Palace, infatti, si propone come il nuovo polo culturale della città. Quali ne sono i punti centrali? “Si tratta di un teatro e di un museo, entrambi costruiti secondo

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«Sono un uomo della pratica e della concretezza più che delle teorizzazioni» criteri innovativi, adattabili a necessità diverse. Il teatro, in particolare, sarà un tipico edificio multifunzionale: con una sala, dotata di fossa orchestrale mobile, che potrà ospitare concerti sinfonici, spettacoli operistici e teatrali, conferenze. Come dire, eventi che esigono condizioni ambientali differenziate, sia per l’acustica sia per l’affluenza di pubblico. In quanto al museo, è la prima costruzione che sorge, nel Ticino, con questo scopo specifico: finora, le opere d’arte trovavano posto in edifici preesistenti. Il progetto iniziale, però, ha dovuto subire delle modifiche, imposte dalla politica culturale cittadina. Si temeva un eccesso di spazi espostivi e la superficie è stata dimezzata. Ma rimane aperta la possibilità di un futuro ampliamento”.

UN AUTODIDATTA Nato a Biasca, cresciuto a Zurigo, Ivano Gianola ha imparato il mestiere attraverso l’esperienza pratica: il disegno, in vari studi di architettura, e l’attività sui cantieri. Niente laurea ma il talento naturale, perfezionato da un continuo apprendimento, di uno che, come dice, ha sempre voglia d’imparare. Ha lavorato soprattutto in Germania, a Monaco, a Berlino, a Stoccarda, progettando centri commerciali, banche e ville. Curioso nei confronti dell’architettura contemporanea, non si riconosce però, nei maestri cui ispirarsi. In Ticino, apprezza, in particolare, l’opera di Rino Tami, grande precursore. Predilige il lavoro accurato, attento ai particolari, che esige preparazione e tempi lunghi. Al progetto del Palace ha dedicato sei anni a tavolino mentre altri sei saranno necessari per arrivare a tetto. Data prevista: 2013. Nell’opera, sono coinvolti venti studi di ingegneri e di tecnici, complessivamente una settantina di persone. Per forza di cose, Gianola deve delegare. Ma precisa: “Delego in senso partecipativo. È una forma di delega controllata”.

UNO SCAVO DA 25’000 CAMION Equivale al carico di 25 mila camion il materiale estratto dallo scavo del Palace. Sarebbe stato impensabile ricorrere a un trasporto stradale di simile entità. Il problema è stato risolto ricorrendo a un sistema di tubazioni che riversano il terriccio, depurato dal marciume, direttamente nel lago. È stata, per il Ticino, un’assoluta novità. In tal modo, lo sgombero è avvenuto senza ostacolare il traffico sul lungolago.


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L’INTERVISTA

IL LATO SOMMERSO DEL PALACE a cura di Franco Banfi I cantieri sul lungolago di Lugano non possono essere passati inosservati. Noi abbiamo voluto vedere e documentare cosa succede sotto lo specchio d’acqua. Dopo esserci ben documentati, abbiamo fatto alcune immersioni nel fondale che si trova di fronte alla passeggiata lungolago. Dal bagno pubblico fino all’inizio del parco civico. Questa zona è soggetto di riqualifica dell’ecosistema acquatico. Davanti al bagno pubblico si stanno realizzando due secche sommerse colonizzabili da piante acquatiche e specie ittiche litorali; pesci persici, persici sole, persici trota e gardon. Le due secche hanno una superficie di circa 3’500 e 4’500 m2 e salgono da un fondale di circa 20 metri per arrivare a 5 metri dalla superficie, evitando di essere d’intralcio alla navigazione. Una terza secca verrà realizzata su un fondale più profondo attorno ai 50 metri e avrà una superficie di 28’000 m2, quest’ultima dovrebbe venir colonizzata da specie sub-litorali e pelagiche. I circa 200’000 m2 di materiale necessari per creare le tre secche sono stati estratti dall’ex albergo Palace. Debitamente controllati e frantumati sono stati portati fino al lago e caricati su un’apposita imbarcazione che li ha trasportati e rilasciati tramite un grosso tubo sul punto prestabilito. Questo ha inoltre evitato il trasporto via camion all’esterno della città. Nelle immersioni fatte davanti al lungo lago, zona Belvedere, abbiamo potuto osservare le varie ceppaie, ancorate al fondo con dei corpi morti, zavorre di cemento che ne garantiscono l’ancoraggio. Le ceppaie dovrebbero servire, con il loro articolato sistema di radici, a fornire rifugio ai pesci, soprattutto quelli di piccole dimensioni. Questi interventi sono il frutto dell’esperienza di specialisti dei vari settori. Alcuni interventi sono ancora previsti per la riqualifica dell’ecosistema acquatico. L’obiettivo è di creare la massima diversità morfologica possibile e ottenere così la migliore biodiversità.

Esperti subacquei della società Ex.Te.Co. impegnati a individuare e riconoscere le zone compatibili con gli interventi da realizzare.

Il materiale rilasciato dalla superficie forma una piccola montagna che sparirà alla fine della deposizione.

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Contenuti culturali ma anche contenuti commerciali: com’è stato possibile armonizzare questi due aspetti del Palace? “La città mi ha attribuito il controllo generale sul progetto che comprende una parte, di cui è committente il Municipio, e una parte, acquistata da un gruppo privato, Mantegazza-Garzoni, che sarà realizzata dall’architetto Giampiero Camponovo. Quest’ultima zona comprende appartamenti, ai piani superiori, e, al pianterreno, negozi, un ristorante e un bar. Penso che l’abbinamento fra strutture pubbliche e private possa funzionare nell’interesse reciproco. Quel che conta è costruire, insieme, un’opera che deve appartenere all’intera collettività appagando bisogni culturali, voglia di shopping, distensione”.

“CREARE SPAZI DI PACE” Si tratta, insomma, e lei insiste su questo punto, di costruire pensando agli altri, ai futuri utenti di un edificio. “Esattamente. Il fattore umano deve avere la priorità persino sulla preoccupazione estetica. È qualcosa che, oggi, rischia di essere dimenticato. Ci sono architetti che costruiscono per se stessi, privilegiando gli aspetti esteriori, una certa monumentalità. È anche un fatto caratteriale. Io preferisco il lavoro approfondito, preciso nei particolari, rispettoso delle necessità reali del committente come delle condizioni ambientali. In Ticino, ci troviamo a operare in un territorio esiguo e delicato che non sopporta il gigantismo. Mi piace, è la mia aspirazione, creare spazi dove ci sia pace e tranquillità”. Ma è un obiettivo che può sembrare in contrasto con la nostra epoca. Come vive la modernità? “Non vorrei essere frainteso. Apprezzo i mezzi tecnologici che alleggeriscono la fatica, anche sui cantieri. Non demonizzo l’auto, strumento ormai insostituibile. E il Palace sarà dotato di parcheggi sotterranei. Ma dell’epoca, rifiuto la fretta, l’approssimazione, la dispersione: nel lavoro come nel tempo libero”.

“LE DUE COSE SI SOVRAPPONGONO” A proposito di tempo libero, come impiega il suo? “Domanda imbarazzante. Per me non esiste una separazione fra tempo di lavoro e tempo libero. Le due cose si sovrappongono. Quando sono fuori dall’ufficio, passeggio, sempre con l’occhio attento a quel che vedo, e che potrebbe diventare un motivo d’ispirazione, uno stimolo. E se vado in viaggio, cerco sempre di concentrarmi su un obiettivo preciso. L’osservazione non dev’essere legata al tanto ma al meno. Per esempio, in Giappone mi sono dedicato unicamente alla visita dei giardini. Ecco, il giardino potrei definirlo il mio hobby. Ma è un hobby che trova poi un’applicazione nel lavoro: costruendo una casa cerco di aprirle un varco sul verde. Il giardino fa parte del progetto. Ma dipende dall’ubicazione. A Mendrisio, dove ho l’ufficio, sono riuscito a realizzarlo. A Castagnola, dove abito, in

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L’INTERVISTA

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un paesaggio forte, ho cercato d’introdurre l’esterno all’interno della casa”. Si finisce, insomma, per parlare sempre di architettura. Ma, allora, nient’altro? Sport? Musica? Amicizie? “Non mi faccia passare per un eremita. Non sono un tifoso, ma qualche partita la guardo. Trascuro, invece, la musica, perché sono più legato alle sensazioni visive. E certo, ci mancherebbe, apprezzo i rapporti umani. Mi piace parlare con la moglie e gli amici, magari a tavola. Ma le serate sono, generalmente, dedicate al riposo. Bisogna ricaricare le batterie per rimettermi al lavoro. Mi piace il mio mestiere: è l’unica cosa che sappia fare”.

«Il Ticino, territorio esiguo e delicato, non sopporta il gigantismo»

“LA GENTE FINORA NON SA”

merciale moderno, ma si ridarà vita anche a edifici storici quali il convento e il chiostro, dietro Santa Maria degli Angioli, che restaurati potranno ospitare manifestazioni”.

E, in tema di rapporti umani, ha raccolto personalmente reazioni da parte del pubblico? “Non molte, in verità. Ho l’impressione che i luganesi non si rendono conto di quel che li aspetta. Finora è mancata l’informazione. Il pubblico, per esempio, è rimasto sconcertato dall’abbattimento delle piante nel parco dell’ex-albergo. Fa sempre male sacrificarle. Ma è stata una necessità: si trattava di piante malandate. Su questo terreno collinare si creerà una zona verde, accogliente e percorribile. In altre parole, questo cantiere, per ora alla fase preliminare degli scavi, riserverà grandi sorprese. Non solo sorgerà un nuovo quartiere, un polo culturale e com-

Il nuovo, quindi, che convive con il vecchio: è questa la sua filosofia professionale? “Credo nella continuità. Purtroppo è un principio non sempre rispettato. Si distrugge affrettatamente, spesso con criteri unicamente speculativi, provocando disastri ambientali. Mentre una città evolve rinnovandosi e conservandosi. Proprio al Palace, la vecchia e discussa facciata dell’albergo ha significato, per me, un punto di riferimento importante. Per non parlare della chiesa, edificio di pregio, che ne uscirà valorizzata. Per i luganesi, abituati a fermarsi alla fine della via Nassa, sarà un prolungamento dello spazio vitale cittadino”. 

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Pensionamento anticipato – un lusso? Molti sognano di godersi attivamente la terza età anziché ”sgobbare”. Ma ciò richiede una buona pianificazione. Solo pochi, però, possono permettersi di farsi pensionare anticipatamente. Un pensionamento anticipato è infatti molto oneroso. Al momento del pensionamento ordinario, l’AVS (1° pilastro) e la rendita di una cassa pensione (2° pilastro) sostituiscono il reddito da attività lucrativa. In una situazione analoga, in caso di pensionamento anticipato si manifesta una lacuna reddituale, poiché è possibile percepire la rendita AVS al massimo due anni prima; inoltre, la stessa risulta inferiore. Analogamente all’AVS, anche la rendita versata dal 2° pilastro si riduce con ogni anno di prelievo anticipato. Quel che è più grave: a seguito del pensionamento anticipato è possibile costituire meno capitale di vecchiaia. Circa un quarto dell’avere di vecchiaia viene infatti

costituito negli ultimi cinque anni precedenti il pensionamento ordinario. Al compimento dei 50 anni è arrivato il momento di fare un primo controllo della situazione finanziaria. A questo proposito, occorre trovare la risposta alle domande seguenti: • Quanto denaro mi occorre dopo il pensionamento? • A quanto ammonta la mia lacuna reddituale in seguito al pensionamento anticipato? • Di quanto capitale ho bisogno per colmare questa lacuna? Secondo una regola indicativa, nell’età di pensionamento occorre il 20% in meno di denaro rispetto al periodo in cui si svolgeva un’attività lucrativa.

Martin Jutzi, Marketing e Vendita Membro del comitato di direzione I nostri consulenti sono lieti di offrirvi il loro appoggio e di illustrarvi come potete determinare personalmente il momento del vostro pensionamento in base alla vostra situazione individuale. Potete chiamare al numero di telefono 0848 841 000 o scrivere un’E-mail a marketing.schweiz@swisslife.ch. Oppure consultate la nostra home page www.swisslife.ch/56, per trovare un consulente nelle vostre vicinanze.

Vi aspettiamo.

Se si ha trovato le risposte alle domande summenzionate con l’aiuto di consulenti competenti, ci si rende conto, e questa è la buona notizia, che, al momento in cui si presentano delle lacune, si ha per lo più tempo sufficiente per risparmiare i mezzi mancanti.


DA NON CREDERE

curiosità di Pigi

IN CONTRAVVENZIONE Giovanni Combi di Crana avvisava, il 4 dicembre 1907, che presso di lui si trovavano due capre “messe in contravvenzione perché prese nel di lui giardino”. L’ASPETTO Il macellaio bellinzonese Kaltbrunner vendeva, il 7 maggio 1912, un toro di “bella costruzione”. LA CARATTERISTICA L’11 marzo 1902 si informava che ad Artore era stato smarrito un cane con le “gambe corte”. L’OFFERTA La ditta Fratelli Rondi di Bellinzona offriva ai suoi clienti, il 18 maggio 1913, “regali di valore incredibile”.

IL NUMERO La ditta luganese Antognini mise in vendita, il primo settembre 1920, “20’000 vasi per conserve”.

aveva appena ricevuto la notizia della morte, in America, di uno zio che gli aveva lasciato un’inaspettata eredità.

LA PREDA Il pescatore Luigi Morenzoni catturò nel Ceresio, il 25 settembre 1907, un luccio di 14 chili.

L’UTILITÀ La Tipografia Grafica di Bellinzona forniva, nel 1953, “giornali di vecchia data per avvolgere la merce” (i prezzi andavano da 25 a 30 centesimi per ogni chilo di carta).

ANSIOSAMENTE Sul “Dovere” del 9 maggio 1912 apparve un annuncio con cui due giovani coniugi cercavano “ansiosamente un lavoro qualsiasi”. LA VELOCITÀ I giornali dell’epoca informarono che al “chilometro lanciato di Ginevra” il giovane luganese Francesco Franconi aveva raggiunto, il 10 settembre 1929, la “fantastica velocità di 138 chilometri orari”. DA GUARDARE Il commerciante Bernardo Guerino di Castione vendeva, il 20 settembre 1920, puledri di “belle forme”.

1906

ALLE TICINESI Un “giovane scrittore”, che si firmava Orso di Fontechiara, pubblicò, nel 1939, un volumetto intitolato “Due parole d’amore alle signorine ticinesi”. FRUTTI Il 7 novembre 1904 andò all’asta, a Bellinzona, una proprietà comprendente anche una “limoniera”. LA CONDIZIONE L’11 luglio 1920 si cercava, nel Ticino, un mulo “senza vizi”.

STAGIONATE I fratelli Gorzioli di Genestrerio comperavano, nel 1920, “piume vecchie”.

PRECOCI Il 7 aprile 1920 nel podere bellinzonese di Federica Calastri si raccolsero “belle fragole mature”.

LA FESTA Il luganese Barelli invitò, il 15 maggio 1907, gli amici ad un “sontuoso pranzo” al ristorante di Guglielmo Albisetti a Buffalora e i quotidiani spiegarono che

L’OFFERTA Don Franco Buffoli diede una mano, il 9 settembre 1966, al trasporto del cristallo di 115 chili trovato verso il Passo della Novena dall’airolese Gilberto Leonardi,


al quale furono subito offerti, per il suo acquisto, 10’000 franchi. L’AGGETTIVO Il 19 giugno 1915 un giornale bellinzonese annunciò che era giunto a tetto il “civettuolo villino” progettato dal professor Gualzata per Rodolfo Pagani. SVELTO Il 27 agosto 1918 era in vendita, nel Cantone, un “somaro veloce”. LA MISURA Il 13 settembre 1919 il Municipio di Bellinzona annunciò di aver dato una multa di 5 franchi ai cittadini Enrico Tonini, Mario Gemetti e Giuseppe Carenino per “spreco di acqua potabile”. GENITORI E FIGLI Nel 1924 si potevano acquistare, nel Ticino, “cagnolini di vera razza volpina, figli di genitori intelligentissimi”.

1906

L’OCCASIONE Il primo marzo 1904 si poté leggere questo annuncio: “Lauto guadagno possono assicurarsi signore della buona società coll’inviare indirizzi di fidanzati”. MESTIERI Nel 1897 il bellinzonese Giovanni Ferretti aveva la funzione di “scopatore pubblico”. SPECIALE Era in vendita, il 2 agosto 1920, per “150’000 marchi circa”, un’auto Benz con “arredamento di lusso”.

1915

FESTA GRASSA Il Santo Stefano del 1902 il Vescovo Vincenzo Molo “dispensò, in forza da facoltà apostolica, tutti i fedeli soggetti alla sua spirituale giurisdizione dall’astinenza dalle carni in quella festività”.

SUL FAZZOLETTO Il Museo civico bellinzonese acquistò nel 1917 un “fazzoletto di seta con stampati due sonetti opera del Padre Ghiringhelli e dedicati al Landfogto Bessler e alla sua signora”.

IL PASSATORE Il primo giugno 1936 si cercava, per una fabbrica cantonale di cappelli, un “provetto operaio passatore”.

LA RICOMPENSA Il 10 marzo 1916 il bernese Schatzmann perse, a Bissone, una borsa contenente 1’450 franchi, che fu poi trovata sul ponte di Melide dal cantoniere Giuseppe Gaggini, il quale ebbe come ricompensa dal proprietario 200 franchi.

IL DONO Il locarnese dottor Aldo Balli donò alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona, nel 1936, una “collezione di oltre 1’000 volumi riguardanti la letteratura italiana e francese e la giurisprudenza, tra i quali alcune edizioni di raro ed eccezionalissimo pregio”.

ORO Interessò più di un Ticinese la notizia, data nel giugno 1938, che sui Monti di Cannero era stato trovato un “filone aurifero di assai notevole importanza”.

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ABBIAMO MANGIATO A…

MAGGIA: Mattia Nessi (chef di cucina), Magda Boggini (gerente) e Pietro Conti (chef di cucina).

LOCANDA ENOTECA PONCINI testo Luigi Bosia - foto Rémy Steinegger

La Vallemaggia non è proprio a due passi, specie se si giunge da Lugano. Usciti dall’autostrada all’altezza di Ascona, ci avviamo verso Ponte Brolla (dove si può arrivare anche con la Centovallina). Qui non dimenticate di ammirare lo spettacolare orrido dove il fiume si è fatto strada creando le “marmitte dei giganti”. Lasciato alle spalle il fascino del paesaggio insubrico, iniziamo a risalire la valle. Centinaia di sentieri consentono escursioni, dalle più facili alle più impegnative, in un contesto naturale eterogeneo e di grande interesse: monti, alpi, laghetti alpini, l’originale tipologia dei villaggi con significative testimonianze di storia e d’arte. Da Avegno (il punto più basso) a 299 m s/m, a Bosco Gurin (il

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più alto) a 1’507 m, sono ben 1’208 i metri di dislivello. Si passa dal fondovalle, esempio unico in Svizzera di paesaggio fluviale allo stato naturale, ai numerosi monti, molti dei quali abbandonati, all’alta montagna con diverse cime che superano i 3’000 m. Fino a San Carlo in Val Bavona sono 42 km. I turisti si spingono fino a Mogno per visitare la chiesa di Mario Botta. A due passi c’è Foroglio, con la sua cascata (dove già vi ho portati sette anni or sono). Ma una bella cascata c’è anche a Maggia dove, consigliato dall’amica Sabrina Princigalli, ho scelto di arrestarmi per assaggiare la cucina della Locanda Poncini. Si tratta di uno dei 60 ristoranti che hanno partecipato al


MI PIACE... … la nuova rivista “Traditions & terroir” dell’Associazione svizzera per la promozione delle AOC e IGP, cui il cantone Ticino si ostina a non voler aderire. Chissà mai perché! … il nuovo bar “La Chicchera”, in via Peri che, oltre a ottimi caffè, a mezzogiorno serve qualche buon piatto e, la sera, propone una bella scelta di tapas. Ottimo ritrovo per uno spuntino. … che il 2 giugno, a mezzogiorno, la Chaîne des Rôtisseurs di Como organizzi un pranzo all’Alpe di Vicania dove ora c‘è Andrea Muggiano, vincitore nel 2002 del titolo di miglior commis rôtisseurs d’Italia. … che dal 4 al 7 giugno Genova accolga Slow Fish, salone del pesce sostenibile.

NON MI PIACE... … che i nostri governanti manchino spesso di “senso comune”. Interrogato sul prezzo di un caffè, Zapatero ha risposto Euro -.80, mentre in Spagna costerebbe 1,30 Euro. L’intervistatore avrebbe esclamato “probabilmente beve il caffè solo nel bar del Parlamento (dove in effetti costa ottanta centesimi) oppure se lo fa sempre offrire”.

Festival di arte e gastronomia dell’Insubria. La manifestazione è ormai terminata, ma sarete ricevuti con lo stesso entusiasmo con il quale siamo stati accolti. La locanda è posizionata in un antico rione con fontana e alcuni posteggi e vi invita ad assaporare, anche sulla bella terrazza, la cucina personalizzata dalle mani creative dei due chef: Pietro e Mattia. Prodotti sempre freschi, preparati “à la minute” e cucinati con cura. Il menu del Festival proponeva: carpaccio d’agnello marinato al miele ed erbette di Maggia, servito con una delicata mousse al formaggio caprino (veramente eccellente); fagottini di luganiga e patate cotti nelle foglie di vite; filetto di manzo con cuore di asparagi e borragine, gallette al granoturco e cesti-

no di primizie primaverili. Il dessert, “dolce tentazione della valle” era un insieme di gustose preparazioni. À la carte propongono carpaccio di barbabietole con mousse di formaggio, alcune zuppe come vellutata di cozze, crema di pomodori con scorzette di limone, potpourri di verdure in brodo alla ticinese, tagliatelle con gamberetti e funghi porcini, tortelloni alla ricotta profumati alla salvia, penne al limone con verdure e striscioline di pollo, risotto ai formaggi della Valle Maggia o ai funghi porcini. I piatti forti saranno filetti di pesce persico “Poncini”, gamberoni al profumo d’oriente, grigliata mista di mare al salmoriglio, filetti di maiale al vecchio Barolo, filettini d’agnello al timo e cognac, cuore di filetto di manzo alla santoreggia, costata fiorentina. Tutti i piatti sono serviti accompagnati da riso, legumi, patate al forno, patate fritte. E, per finire, goccia di semifreddo al pane, tiramisù al Baileys, lasagnetta con ripieno alle meringhe e mascarpone, carpaccio d’ananas con sorbetto all’uva. Senza dimenticare i più piccoli, ai quali verranno serviti menu a loro confacenti. Ricca la cantina, l’enoteca meglio rifornita dell’intera valle. Alle pareti foto di Lorenzo Olgiati “Le porte del mondo si aprono all’Insubria”. Forse ci sono ancora! 

Locanda Enoteca Poncini tel. 091 760 90 70, e-mail: info@locandaponcini.ch.

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Dai prelibati MANDELPLÄTZLI ai raffinati dolcetti al Marc de Champagne fino ad arrivare agli squisiti kipferl alla vaniglia: le 18 varietà di biscotti Créa d’Or sono una vera delizia per il palato.

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BUON APPETITO

STUZZICHINI ORIGINALI

PER IL PARTY ESTIVO È sempre utile disporre di una bella raccolta di ricette per le festicciole estive. Come stuzzichini per un aperitivo sono particolarmente indicati i deliziosi bocconcini al formaggio - da servire caldi o freddi.

ricette Cuisine Mondiale, Beatrice Aepli

STELLE PER L’APERITIVO Resa: circa 16 pezzi Difficoltà: 2 Osservazioni: si possono utilizzare anche i cracker. Ingredienti: • 1 pasta per pizza, stesa a disco • 1 vasetto di panna semigrassa acida (circa 180 g) Uova strapazzate al formaggio: • 100 g AOC dolce • 2 uova • 6 cucchiai di latte • sale, pepe • 1 cucchiaino di burro • 120 g salmone affumicato, a fettine sottili • 1 mazzetto di erba cipollina

Preparazione: Stendere ancor più sottile la pasta per pizza. Ricavarne delle stelle del diametro di 7-8 cm, spennellarle con un po’ di panna acida e cuocerle in forno a 220 gradi per circa 10 minuti. Tagliare a cubetti l’Emmentaler. Sbattere le uova e il latte, unire il formaggio, salare e pepare. Fondere il burro in padella, versarvi il composto alle uova e lasciarlo rapprendere a calore dolce, strapazzandolo leggermente con una forchetta. Tagliare il salmone a strisce larghe, disporre queste ultime a mo’ di anello e farcirle con le uova strapazzate. Ripartire sulle stelle la panna acida rimanente, adagiare sopra i rotolini al salmone e decorare con erba cipollina.

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BUON APPETITO

MUFFIN ALL’EMMENTALER Resa: circa 12 muffin del diametro di 6-8 cm Difficoltà: 3 Osservazioni: ideali per chi predilige gli stuzzichini caldi. Ingredienti: • 200 g AOC maturo • 400 g farina • 1 bustina lievito in polvere • 2 cucchiaini di sale • 2 cucchiai di zucchero • 2 uova • 1 dl latte • 2 vasetti di yogurt al naturale (da 180 g) • 70 g burro liquefatto, raffreddato • 150 g prosciutto a dadini

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Preparazione:

Grattugiare l’Emmentaler con la grattugia a fori grossi. Mescolare la farina, il lievito, il sale e lo zucchero. Sbattere bene le uova con il latte, lo yogurt e il burro. Aggiungervi l’Emmentaler e i dadini di prosciutto, quindi versare il tutto nella miscela di farina e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo. Imburrare una teglia da muffin, versare l’impasto nelle formine fino a un’altezza di due terzi. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 15 minuti. Servire i muffin ancora caldi. Suggerimento: i muffin si possono preparare in anticipo, basterà poi riscaldarli brevemente in forno all’ultimo minuto.


BLINI CON GNOCCHETTI DI AVOCADO Resa: circa 30 pezzi Difficoltà: 3 Osservazioni: sono molto decorativi esposti in un buffet. Blini: • 20 g lievito di birra • 2 cucchiai di acqua tiepida • 2 dl latte tiepido • 100 g farina di grano saraceno o farina bigia • 100 g farina bianca • 1 cucchiaino di sale • 1 dl latticello o yogurt • 2 cucchiai di burro per friggere • 150 g AOC dolce • 1 avocado • 1 mazzetto di ravanelli • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco • 1/2 mazzetto di rucola (circa 30 g) • 2 cucchiai di panna acida semigrassa • sale, pepe

Preparazione: Per i blini, stemperare il lievito nell’acqua. Mescolare bene tutti gli ingredienti e lasciarli riposare per 30 minuti. Fondere il burro in una padella con rivestimento antiaderente, versare 1 cucchiaio di pastella per ogni blini e friggerli per circa 1 minuto. Non appena in superficie affiorano delle bollicine, voltare i blini e terminare la cottura sull’altro lato. Grattugiare finemente l’Emmentaler. Dimezzare l’avocado, asportare il nocciolo, pelare le due metà. Tagliare l’avocado e i ravanelli a dadini, mescolarli subito con l’aceto. Tritare finemente la rucola. Mescolare bene tutti gli ingredienti, salare e pepare. Con l’aiuto di un cucchiaio formare degli gnocchetti e posarli sui blini. Suggerimento: invece dei blini fatti in casa utilizzare dei cracker.

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CONTATTO IL PIÙ POSSIBILE IN BRACCIO Gentile dottoressa, seguo sempre con interesse la sua rubrica e so che lei ha già spiegato come alcuni gatti amino il contatto con i loro padroni più di altri. Io ho un gatto maschio di 4 anni, castrato, che può entrare e uscire liberamente di casa. Durante la bella stagione passa molto tempo fuori, mentre in inverno sta più spesso in casa. Ma in qualunque momento dell’anno, alla sera, sempre, salta in braccio a mio marito, ma soprattutto a me, e ci rimane ostinatamente. Quando cambiamo posizione lui

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Elena Stern-Balestra: tutto quello che vorreste sapere sul comportamento di cani, gatti & Co. … e sul loro rapporto con noi umani.

miagola e si sposta in modo da stare ancora il più in braccio possibile. Abbiamo provato a cambiare posizione in continuazione per osservare le sue reazioni e ogni volta ha miagolato (sembrava quasi intendesse reclamare), per poi rimettersi il più possibile in braccio, anche in posizioni palesemente scomode, meglio se con il muso vicino al nostro viso. Perché? Possibile che non preferisca stare comodo e indisturbato? Dimostra affetto? Desidera protezione o compagnia? Siamo molto curiosi... Una famiglia... affettuosa, Lugano


In effetti ho già parlato altre volte in questa rubrica delle relazioni sociali sia tra gatti, sia tra gatti e persone. Mi sono più spesso soffermata sul comportamento sociale normale del gatto domestico. La sua domanda mi offre lo spunto per affrontare un altro aspetto del tema: i casi di iperattaccamento. Nella vita di un gatto, come in quella di ogni essere umano, i legami di attaccamento, dapprima con la madre e poi con altri individui, hanno una grande importanza. Al momento della separazione dalla madre e dai fratelli, quando un micino viene adottato da una nuova famiglia, il legame di attaccamento primario, che il gattino aveva con la madre, viene rotto e sostituito dal legame con uno o più individui della nuova famiglia. In questo periodo, in cui il micetto ha in genere 8-12 settimane di età, sono caratteristici i comportamenti sociali infantili come ad esempio la ricerca insistente del contatto fisico. Normalmente con il tempo questi comportamenti diventano sempre meno frequenti fino al raggiungimento dell’età adulta e con essa all’acquisizione di un certo grado di autonomia. Può capitare che questa fase di sviluppo sia disturbata: se la continua ricerca di contatto persiste fino in età adulta, per esempio se il gatto segue i suoi proprietari durante le loro attività in casa, desidera continuamente essere tenuto in braccio o miagola continuamente e insistentemente per ottenere l’attenzione delle sue persone di riferimento, si parla di iperattaccamento. L’iperattaccamento può avere origini diverse: da un lato può capitare che i comportamenti infantili di ricerca del contatto fisico risultino molto gratificanti per le persone che si occupano del gatto, spingendole a “premiare” il micio con attenzione, carezze, parole, ecc. Si tratta dunque in questi casi di un comportamento rinforzato e indotto dai proprietari stessi. Se il gatto non manifesta sofferenza in assenza dei proprietari, la situazione non viene necessariamente considerata patologica. Dall’altro lato esistono gatti dalla cosiddetta “personalità dipendente”. Questi soggetti continuano a manifestare comportamenti infantili anche in età adulta e restano morbosamente attaccati a uno o più dei loro proprietari di cui ricercano continuamente il contatto fisico. In assenza di queste persone essi soffrono e manifestano segni di disagio o addirittura ansia. La situazione sfocia inevitabilmente in un’ansia da separazione e può essere controllata solo con l’aiuto di terapie specifiche medicamentose e comportamentali. In riferimento alla sua domanda, la mia impressione è che nel vostro caso il micio sia stato rinforzato, più o meno volontariamente, e mostri di conseguenza un leggero iperattaccamento. Per evitare che la situazione si deteriori e degeneri in un’ansia da separazione, vi consiglio di non assecondare eccessivamente il desiderio di vicinanza del micio e di stimolarlo maggiormente ad avere delle attività che non implichino il contatto fisico con voi, p.es. facendolo giocare.  Per le vostre domande: Illustrazione Ticinese, “Cani, gatti & Co.”, C.P. 418, 6908 Lugano, oppure via e-mail: info@illustrazione.ch, indicando come soggetto “Cani, gatti & Co.”


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NEMICI PER LA PELLE Dal punto di vista medico, è necessario distinguere l’eritrosi dalla couperose. La prima è caratterizzata da un arrossamento diffuso del viso, che interessa soprattutto gli zigomi, le guance e il naso. Quest’arrossamento è provocato da congestioni di diverse origini, che dilatano i vasi capillari. La couperose propriamente detta, che rappresenta lo stadio successivo, presuppone una dilatazione permanente dei capillari, che assumono l’aspetto di piccoli filamenti rossi. testo Rita Ducret-Costa, farmacista

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ueste due affezioni dermatologiche interessano soprattutto le pelli sottili e sensibili. Le donne (circa il 60% dei casi) sono più colpite degli uomini, a causa della maggior sensibilità cutanea e delle fluttuazioni ormonali. Tra le situazioni a rischio: le gravidanze e soprattutto la menopausa, responsabile delle vampate al viso, spesso a carattere congestizio. ALCUNI CONSIGLI Le vitamine C e P rientrano nel novero degli “amici” dei capil-

lari, poiché aumentano il tono e la resistenza delle pareti vasali. La vitamina P, più nota sotto il termine di bioflavonoidi, riunisce un gruppo di sostanze, come la citrina, l’esperidina, la rutina ecc. Orientatevi quindi sugli alimenti, tutti di origine vegetale, che ne sono ricchi. Queste vitamine possono essere anche assunte ciclicamente come integratori alimentari, in particolare nelle situazioni di aumentato fabbisogno, per esempio se si fuma o si assume la pillola contraccettiva. Chiedete consiglio al vostro farmacista. Evitate i pasti troppo abbondanti, le pietanze molto speziate, l’a-

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SALUTE

buso di bevande alcoliche e le bevande bollenti, che fanno innalzare la temperatura interna, provocando una dilatazione dei vasi. Evitate anche le fonti di calore: la sauna, il bagno turco, l’esposizione diretta al sole e le lampade abbronzanti, tanto più che gli

HOTLINE PER LA VOSTRA SALUTE (tariffa normale) Nell’impossibilità di soddisfare per iscritto le vostre numerose richieste, la signora Rita Ducret-Costa, farmacista, nutrizionista, omeopata, risponde telefonicamente alle vostre domande il giorno sotto indicato dalle 09.00 RITA DUCRET-COSTA alle 12.00 al numero 026 401 24 12. Prossimo appuntamento: martedì 12 giugno 2007

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UVA fragilizzano e assottigliano la pelle, rendendo i capillari più visibili. Per quanto riguarda i trattamenti cosmetici, utilizzate prodotti idonei, rinunciate ai peeling troppo aggressivi, applicate regolarmente maschere lenitive e prestate maggiore attenzione alla protezione della pelle in caso di esposizione al freddo e al vento. Sul fronte dell’omeopatia, Hamamélis composé è il rimedio di tutti i problemi collegati alla fragilità capillare (e venosa). Purtroppo, nessuna di tali misure è in grado di debellare l’eritrosi e la couperose. Queste precauzioni servono solo ad evitare che i problemi si aggravino o tutt’al più ad attenuarli. TERAPIE DERMATOLOGICHE Il laser, di competenza dermatologica, è l’unica tecnica rapida ed efficace per il trattamento della couperose. Bisogna prevedere in genere due o tre sedute ed essere pronti ad accettare i possibili effetti secondari (edema, formazione di croste), frequenti ma di breve durata. Il risultato è visibile a circa un mese di distanza dall’ultima seduta. Altre sedute possono rendersi necessarie con il passare degli anni. GLI “AMICI” DEI CAPILLARI Vitamina C: la frutta e la verdura, in particolare il ribes nero, il kiwi, gli agrumi, i cavoli, il crescione e il peperone. Vitamina P: la polpa degli agrumi, l’albicocca, la ciliegia e la mora. 


ABBRONZATI Sebbene l’abbronzatura selvaggia sia un lontano ricordo degli Anni 80, tutti noi desideriamo un’abbronzatura dorata e uniforme. Ma affinché il sole non faccia male, è bene proteggersi con i solari giusti.

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Il Cartereoplanino Bastano un po’ di carta colorata, colla e forbici per realizzare un aereoplanino di carta da personalizzare. idea, disegni e realizzazione di Anto

Cosa ti occorre:

fogli di carta colorata, colla stick, carta velina colorata, forbici dalla punta arrotondata, taglierino, pennarelli colorati.

1. Scegli un foglio di carta del colore con il quale vuoi fare l’aereo. Piegalo a metà e tenendo la piegatura in basso, disegna la sagoma di un aereo tenendo la piega come base dell’aereo.

2. Con le forbici dalla punta arrotondata ritaglia la sagoma e utilizzando il taglierino, fatti magari aiutare da un adulto, ritaglia il contorno del finestrino.

3. Scegli un foglio di carta di un altro colore, ritaglia una striscia sul lato lungo del foglio e larga ca. 4 cm. Piegala a metà e ritaglia il lato aperto per ottenere la parte arrotondata delle ali. Disegna e ritaglia anche la coda dell’aereo.

4. Ritaglia un pezzetto di carta velina, apri la sagoma dell’aereo e incollalo in corrispondenza del finestrino. Inserisci le ali e chiudi l’aereo con la colla.

5. Fai un intaglio nella parte posteriore dell’aereo e infilaci la coda. Con i pennarelli colorati decora l’aereo.

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OGGI PARLIAMO DI...

TANTO...

MI MANCA

Gimmi

Danilo

Giacomo

Karim

Katia

Parlare del distacco o della perdita di un amico o di una persona alla quale si vuole bene, non è cosa facile. Tanto più che quando si è bambini, riuscire ad esprimere a parole certi sentimenti e sensazioni non sempre è evidente. Noi ci abbiamo provato con la III elementare di Mesocco/GR, classe guidata dalla maestra Daniela Faré. Quando li abbiamo incontrati, gli alunni avevano “perso” da poco un loro compagno che aveva cambiato domicilio e quindi anche scuola.

testo Lorenza Storni - foto Rémy Steinegger

VI È MAI CAPITATO DI PERDERE UNA PERSONA ALLA QUALE VOLEVATE MOLTE BENE? Giacomo: io ho sofferto perché il mio amico e compagno Joshua ha cambiato scuola. Mi è molto dispiaciuto perché ora ci vediamo molto meno. Serena: anche a me manca il Joshua. Anche se certe volte litigavamo, adesso che è andato via mi dispiace molto. Mattea: a me è dispiaciuto molto quando è morta la Giosa, una signora anziana che era la mia vicina di casa. Ero molto legata a lei. E poi mi sarebbe piaciuto conoscere il nonno, perché la nonna me ne

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parla ogni tanto. Laura: un anno fa è morto mio zio. Io ero molto legata a lui. Quando sono andata al suo funerale ho pianto perché mi mancava. E poi ho i nonni lontani, abitano a Bari e quindi li vedo poco. Anche loro mi mancano. Mattia: anch’io avrei voluto conoscere mio nonno perché ho sentito dire che era bravo. Gimmi: a me manca il nonno, che è morto quando avevo solo un anno. Ogni tanto riguardo una videocassetta dove lui è stato filmato. Katia: mio zio mi manca perché mi dava


Laura

Mattea

Milena

delle cose ed era molto gentile. Karin: io ho un’amica che si chiama Laura e che ho conosciuto al mare. Ogni tanto ci scriviamo delle lettere, ma mi piacerebbe vederla ancora… Patrick: io non ho mai conosciuto uno zio che è morto alla nascita e di cui ogni tanto sento parlare. E poi mi manca la mia bisnonna che mi faceva le calzette di lana che ho ancora. Giacomo: io sono stato soprannominato Eugenio come il mio bisnonno, che però non ho mai conosciuto. Danilo: io ho un cuginetto di 5 anni che sta a Berna e purtroppo ci vediamo molto poco. Viene a Mesocco solo una o due volte all’anno. Michelle: io ho due nonni che abitano a Lacedonia e che mi mancano perché vedo troppo poco. Milena: io avevo conosciuto un’amica in Croazia. Ci eravamo scambiate gli indirizzi e ogni tanto ci sentiamo. Ma non so se la rivedrò. COME VI SENTITE QUANDO VI MANCA UNA PERSONA? Milena: non si sta tanto bene ma non riesco a spiegarmi. Serena: si ha freddo al cuore, si cerca di vedersi o di telefonarsi. Karin: ci si preoccupa. Ma a volte si può sognarla.

Mattia

Patrick

Giacomo: si ha nostalgia, vorresti tanto che fosse qui. Mattea: si ha malinconia e la si pensa spesso. Mattia: si è depressi, non si ha voglia di fare niente e ci si annoia. COSA VI MANCA DI PIÙ DI QUELLA PERSONA? Giacomo: di Joshua mi manca il fatto che rideva sempre. Serena: il Joshua era bravo a rispondere alle domande e parlava per tutti. Karin: a me manca il fatto che non possiamo più giocare insieme. Danilo: il Joshua veniva spesso a casa mia e giocavamo a calcio. Lui stava in porta e la maggior parte dei tiri li parava. Giacomo: si sente la mancanza del Joshua nella squadra di calcio della scuola. Laura: a me manca la simpatia di mio zio. Veniva spesso a casa nostra, beveva un bicchierino e giocava con noi. Mattea: a me manca tanto la Giosa perché mi portava a passeggio, mi raccontava le barzellette e le storie e mi faceva i biscotti. Era allegra e sempre di buonumore. COME AVETE FATTO A SUPERARE IL DISPIACERE DEL DISTACCO? Laura: è difficile perché se ci penso mi commuovo. Se mio zio fosse ancora qui

Michelle

Serena

gli direi che gli voglio tanto bene. Serena: il mio papà ogni tanto cucina le ricette di mia nonna per sentirla ancora vicina. Mattea: ogni tanto fingo che c’è la persona che mi manca. Vado a passeggio e penso che lei sia ancora qui. Giacomo: a me capita di sognare la persona che mi manca e sembra vero. Michelle: se arrivasse il mio nonno che abita a Lacedonia gli direi che mi è mancato e di restare un po’ di più con noi. Milena: se rivedessi la mia amica Martina le chiederei di andare ancora al mare insieme.

Le classi elementari del Cantone interessate a collaborare alla realizzazione di uno di questi servizi possono scrivere a: Lorenza Storni, CP 247, 6906 Lugano o inviare una e-mail a: lorenza.storni@bluewin.ch.

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VERSO VALENCIA

Christine Orn, 54 anni, casalinga, Agra “Era una bellissima giornata e ci trovavamo su un veliero nello stretto tra Svezia e Danimarca. Purtroppo siamo stati male tutti, tranne lo skipper e mio marito”.

Alain Fredriksson, 37 anni, gerente, Caslano - “Possiedo una barca a vela e quando navigo provo una sensazione unica di rilassamento e tranquillità a contatto con gli elementi della natura”.

Alexi Pagoulatos, 34 anni, fisioterapista, Lugano - “Sono andato in barca a vela un’unica volta a 9 anni su un laghetto di Crans Montana. Mi trovavo ad un campo estivo ed è stata un’emozione grandissima perché avevo tutti i comandi io!”.

TRA MAL DI MARE

EMOZIONI E CURIOSITÀ A pochi giorni dalla finale dell’America’s Cup o Coppa America - la più affascinante competizione velica del mondo che quest’anno si disputa a Valencia - la domanda del nostro sondaggio è: avete mai provato l’ebbrezza di un giro in barca a vela? testo Lorenza Storni - foto Stefano Ember

Valentina Galli, 18 anni, impiegata di vendita, Stabio - “Finora non ho mai avuto l’occasione di salire su una barca a vela, ma proverei volentieri nel mar turchese dei Caraibi”.

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Ester Mantovani, 40 anni, mamma, con Jacopo, Ponte Capriasca - “Sono stata in barca a vela attorno all’isola Martinica: un’esperienza molto bella. Peccato che il mal di mare si è fatto sentire”.

Luca Di Dio, 29 anni, disoccupato, Chiasso - “Un’escursione di tre giorni sulla Great Barrier Reef in Australia: la più bella esperienza mai fatta!”.


Dario Domeniconi, 34 anni, selvicoltore, Barbengo - “Ho fatto un giro nel Golfo di Agno con un amico e mi sono divertito un sacco”.

Biljana Herklotz, 35 anni, mamma, con Damjan e Lucretia, Caslano - “Sono uscita in barca a vela diverse volte sul nostro bellissimo lago di Lugano. Un’esperienza unica!”.

Nadine Silva, 29 anni, assistente dentale, con Ismael, Lugano - “Non sono mai salita su una barca a vela, ma mi piacerebbe fare questa esperienza in un qualsiasi luogo tropicale”.

Mike Saedt, 43 anni, maestro scuola nautica, Lugano - “Il mio primo giro in barca a vela l’ho compiuto a 8 anni… Poi è diventato il mio lavoro”.

Claudio Perli, 51 anni, carrellista, Cadenazzo - “Sono stato su un catamarano con cui ho fatto un crociera lungo il fiume San Lorenzo nel Quebec”.

Sla Savic, 31 anni, cassiera, Bellinzona “No, è un’esperienza che non ho mai fatto, ma mi piacerebbe molto veleggiare in paesi tropicali”.

Simona Ciani, 26 anni, aiuto cuoca, Comano - “Non sono mai andata in barca a vela e sono restia a provare: dondola troppo….”.

Carola Rivera, 35 anni, parrucchiera, Rodi-Fiesso - “Non ho mai avuto l’occasione di salire su una barca a vela. Se mi capitasse sceglierei il mare intorno a Zanzibar”.

Matteo Vismara, 27 anni, architetto, Comano - “Ho fatto un giro sul lago di Lugano, ma dopo un’ora stavo quasi male”.

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VERSO VALENCIA

IL SECONDO MIRACOLO

DI ALINGHI Il 23 giugno, a Valencia, il vincitore della serie best-of-nine della Louis Vuitton Cup affronterà Alinghi, che dovrà difendere il suo titolo.

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gnuno di noi sa sicuramente che il team ginevrino Alinghi ha vinto l’America’s Cup. Forse non tutti però sanno esattamente com’è andata e cosa sta succedendo adesso a Valencia. Ricordiamo allora che nel marzo del 2003, in Nuova Zelanda, il team svizzero Alinghi ha compiuto un miracolo e ha scritto una pagina della storia sportiva. Il team di un piccolo paese senza mare, accucciato fra le Alpi, ha vinto la 31esima edizione della Louis Vuitton Cup. Già questo sarebbe stato un incredibile traguardo, ma Alinghi ha anche vinto l’America’s Cup, battendo in sole cinque regate il super favorito Team New Zealand, che navigava sulle sue acque. Tutta la Svizzera era in festa e con noi l’Europa intera, poiché il titolo non tornava nel Vecchio Continente da ben 152 anni. Un successo davvero incredibile! Ma vediamo nel dettaglio come funziona questa competizione: il vincitore dell’ultima edizione della America’s Cup diventa Defender, poiché il suo ruolo è quello di difendere il proprio titolo. Gli altri team si sfidano nella Louis Vuitton Cup, durante la quale si qualificano i due sfidanti che si affronteranno nella Finale

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Louis Vuitton Cup, gareggiando al meglio delle nove. Il vincitore della Finale guadagna il titolo di Challenger, ossia sfidante, e il diritto di affrontare il Defender. A questo punto il Challenger sfida il Defender, che attualmente è appunto Alinghi, al meglio delle nove regate. Se vince il Defender mantiene il suo titolo, se invece a vincere è il Challenger, come è successo appunto ad Alinghi nel 2003, questi porta a casa il titolo di vincitore e di nuovo Defender. Quindi, durante tutta la Louis Vuitton Cup, il Defender sta a guadare e aspetta di sapere quale sarà il suo sfidante. Il Defender inoltre può proporre all’America’s Cup Management (ACM) il paese dove organizzare la nuova America’s Cup. Alinghi, non avendo un mare “proprio”, ha dovuto scegliere e proporre delle località in altri paesi, tra questi vi erano l’Italia e la Spagna. L’ACM ha scelto Valencia. Ma sebbene il Defender non debba competere durante la Louis Vuitton Cup, deve allenarsi e prepararsi per la grande sfida. E così i magnifici 17, gli uomini a bordo di Alinghi lavorano ogni giorno e si sfidano in regate Inhouse, utilizzando le loro due bar-


che. In questo modo, il materiale viene continuamente adattato alle condizioni del momento e la crew costantemente testata. Noi siamo fiduciosi poiché Jochen Schümann, direttore sportivo di Alinghi, ha affermato “siamo migliori rispetto a quattro anni fa. Le nostre due barche sono molto veloci e il lavoro della crew migliora di giorno in giorno”. E ha aggiunto “Non abbiamo visto nessuno che ci abbia stupiti o che ci faccia particolarmente paura…”. 

COME SI CHIAMA COSA 1 2 3 4

CHI FA COSA Una squadra è composta da 17 uomini. Quattro o cinque velisti, i cosiddetti afterguard, prendono tutte le decisioni inerenti strategia e tattica. Tra i quadri vi è anche il navigatore, che sa sempre dove sono localizzati i concorrenti e le boe di tracciato. Strategia e tattica decidono che lato del campo di regata scegliere, quando e quali manovre di regata attuare. Con poco vento, un uomo in cima all’albero aiuta a prendere le decisioni. Il timoniere conduce l’imbarcazione il più velocemente possibile tra onde e manovre. 7 Gli altri membri della crew si dividono in tre gruppi: • I trimmer, che gestiscono le vele. • I grinder sono il “motori umani” ai 2 verricelli. • La crew a prua, composta da bugman (uomini di prua), mastman (uomini all’albero) e addetti alle volanti. I loro ruoli sono centrali durante le manovre. Issano e ammainano le vele con l’aiuto degli altri membri.

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Scafo Prua Poppa Albero Boma Randa Genoa Pozzetto Timone Timone Chiglia e bulbo

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INCORAGGIA ALINGHI, E RICEVI IL CAP ORIGINALE Dal 23 giugno tutta la Svizzera starà col fiato sospeso! Sostieni i fantastici 17 del team Alinghi inviando loro i tuoi migliori auguri. In cambio riceverai un fantastico cappellino griffato Alinghi! Come? Semplicissimo! Stacca la cartolina che trovi in questa edizione di Illustrazione Ticinese e compila il retro con i tuoi dati personali. Davanti invece dai spazio alla tua fantasia e al tuo entusiasmo: fai i tuoi auguri al team Alinghi con una frase, un collage o un disegno. Porta la tua cartolina in una filiale UBS e riceverai un cappellino in regalo (fino ad esaurimento delle scorte)! UBS raccoglierà tutte le cartoline in un libro che consegnerà alla crew di Alinghi il 23 giugno, in occasione dell’inaugurazione della 32esima edizione della America’s Cup.

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DATI TECNICI Altezza albero Lunghezza massima Larghezza Peso di cui zavorra Pescaggio Dimensione Randa Dimensione Genoa Dimensione Spinnaker

fino a 35 metri fino a 25 metri 4 metri 24 tonnellate 20 tonnellate oltre 4 metri ca. 200 m2 130-150 m2 400-500 m2

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ESCURSIONI

QUEL PAESAGGIO COSÌ CALMO E COSÌ ETERNO

Le origini di un racconto visivo. testo e foto Giosanna Crivelli

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gnuno di noi ha un orizzonte quotidiano e, nella memoria, il paesaggio della propria infanzia. Venti metri di dislivello separano l’orizzonte quotidiano che è stato di Hermann Hesse dal mio. Si è predestinati alle proprie scelte? Non necessariamente, ma a volte una costellazione particolare di elementi e di casualità crea delle convergenze. Per un fotografo sentire il richiamo di un tema con cui potersi identificare è un momento privilegiato, in cui sensazioni ancora indefinite vengono a coincidere con un’idea. Può sembrare una dichiarazione d’amore improvvisa, è invece l’espressione di potenzialità e di bisogni a lungo custoditi dentro di sé.

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Così ha avuto origine l’idea di raccontare con immagini i paesaggi in cui Hesse ha vissuto. Ho iniziato a leggere i suoi scritti, e ogni giorno andavo errando, facendo fotografie, seguendo sensazioni che quegli scritti mi trasmettevano. In libertà, senza cercare nulla di preciso. Ho trovato un punto di riferimento che mi ha portato a restaurare immagini dimenticate, credute perdute. Ho assorbito un paesaggio vivendolo nel corso delle giornate, delle stagioni, degli anni. Una rete di immagini infinita. Oltre vent’anni separano la prima dall’ultima fotografia, il tempo per affinare un linguaggio visivo, il tempo per trasformare il vissuto in immagine.


I paesaggi fotografati non sono ciò che vediamo nel quotidiano. Sono attimi fugaci, apparenze che sembrano inventate, paesaggi visionari. Eppure in quel momento unico e irripetibile è stato così. L’estrapolazione con il teleobbiettivo dal contesto più vasto che contiene le contraddizioni della vita contemporanea diventa uno spazio simbolico, archetipico. Una semplificazione e riduzione all’essenza contrapposta a una complessità disordinata e banale. È un discorso urbanistico per assenza: come potrebbe essere se potessimo ripartire dal nulla. Gli spazi dell’esperienza primordiale li possiamo solo ricostruire con lo sguardo, astraendo dal fondovalle costruito. O penetrando in un cosmo più ristretto, cercando nella natura quei dettagli poco appariscenti di una normalità che è e che può essere ovunque in ogni momento. Potrebbe essere ovunque, ma è qui, in questo luogo preciso: il paesaggio dove Hermann Hesse ha vissuto per oltre quarant’anni, quell’ampio, mutevole e sorprendente panorama, e i boschi della Collina d’Oro. Il racconto è uno dei numerosi racconti possibili. Tra gli innumerevoli scritti di Hesse e le migliaia di fotografie scattate nel corso degli anni, le potenziali combinazioni sono infinite. Come orientarsi? La scelta non poteva essere che intuitiva e volutamente soggettiva: quella combinazione di immagini e parole che nell’esplorazione visiva del pensiero di Hesse mi ha dato significati. È la mia esperienza, unica. Il percorso mi ha portato da immagini dell’assoluto a immagini poco appariscenti. Dallo straordinario all’ordinario. Dall’oltre al qui ed ora. Ogni immagine ha trovato il suo posto. Le citazioni e le fotografie attingono al mio immaginario. Potrebbero essere altre. Ognuno può trovare le proprie. 

“Quel paesaggio così calmo e così eterno” Museo Hermann Hesse, Montagnola, mostra fotografica fino al 2 settembre 2007 Fotografie di Giosanna Crivelli , testi di Hermann Hesse Le fotografie della mostra sono pubblicate nel catalogo: "Quel paesaggio così calmo e così eterno Collina d'Oro e Hermann Hesse - Visioni" (per informazioni: www.hessemontagnola.ch, tel. 091 993 37 70)

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6a PARTE

UA, UA, UA, BENVENUTO STRANIERO Raggiunta da alcuni giorni la valle del fiume Baliem, remota regione interna dell’Irian Jaya indonesiano, ho avuto la fortuna di venire invitato da alcuni conoscenti papua ad una cerimonia locale. Senza sapere bene quello che mi attendeva mi sono così incamminato, seguendo un curioso corteo di indigeni dani, su piste che attraversando campi e guadando ruscelli si inerpicano sempre più in direzione di dolci rilievi collinari. Il capoluogo Wamena è ormai lontano e presto dovrei raggiungere il villaggio. In lontananza intravedo, tra rigogliose vegetazioni tropicali, i tetti circolari in paglia delle prime capanne… testo e foto Roberto Schneider

UNO STRANO SILENZIO POI… Il cammino verso il villaggio prosegue lungo una pista che attraversa alcune sterpaglie e piccoli campi coltivati a patate. Superato l’ennesimo guado di un ruscello, mi viene detto di arrestarmi. Tutt’attorno vi è un gran silenzio, un’atmosfera particolare. Il mio accompagnatore mi dice di non aver timore, perché sta per accadere qualche cosa. Poi, all’improvviso, da una sorta di alta torretta fatta di tronchi d’albero, che nemmeno avevo notato, giungono delle voci che paiono adirate, aggressive, minacciose. Noto un indigeno in abiti tradizionali da cerimonia, il corpo pitturato e un copricapo con piume d’uccello colorate. Nemmeno il tempo di rendermi conto di quello che succede che mi viene scocca-

Una mano con dita prive di falangi: un particolare che indica come usi e costumi ancestrali siano ancora attuali. Alle donne quando muore uno stretto familiare viene amputata una falange di un dito della mano. > pagina 49 ILLUSTRAZIONE TICINESE 06-07

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L’ambiente è agitato, gli archi si tendono, ma le frecce non verranno scoccate, lo straniero è benvenuto e accolto da ripetuti “ua, ua, ua”.

ta contro una freccia alla quale subito dopo ne segue un’altra. È tutta una simulazione, ma le frecce sono vere! Poi odo altre grida e come dal nulla decine di guerrieri, che erano rimasti mimetizzati sino a quel momento tra le sterpaglie, fuoriescono e si confrontano l’un l’altro in un combattimento che appare molto realista. Lo spettacolo è suggestivo, coinvolgente, e comprendo come in quegli atteggiamenti atavici continui ad esserci molto di più di semplice teatralità. Come fosse una sorta di allenamento per reali combattimenti tribali futuri. A tratti l’attenzione si rivolge verso l’ospite, uno o più guerrieri si avvicinano e con un atteggiamento poco amichevole mi si pongono dinanzi, l’arco teso gridando “ua, ua, ua”. Io li fisso negli occhi, senza timore ma con rispetto, forse è quello che vogliono, la corda dell’arco lascia la ten-

sione e la freccia cade a pochi passi in modo innocuo. Poi ancora “ua, ua, ua”, ma questa volta il tono è più pacifico, quasi dolce. Il rituale si ripete più volte, con guerrieri differenti, sempre minacciosi inizialmente, con archi, lance e con atteggiamenti ostili. Col tempo il gruppo si dirige quindi verso il villaggio, lungo il percorso e davanti all’alta staccionata che lo delimita si ripete in continuazione il medesimo cerimoniale. L’ultima volta accade al momento di varcare la soglia del villaggio, una piccola apertura alla quale si accede con una scala di pochi pioli. Qui, finalmente avviene una sorta di avvicinamento definitivo e iniziano delle danze ritmate dal battito di mani e da nenie. Tutta la comunità del villaggio, comprendente ora anche le donne e i bambini, si unisce in un carosello camminando e saltellando in cerchio.

INVITATO A PARTECIPARE ALLA CERIMONIA Ora posso finalmente familiarizzare con gli indigeni dani, è il momento delle strette di mano che si susseguono con > pagina 51

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VIAGGI

Yali, il capo del villaggio, prepara i lacci, con i quali, mediante l’ausilio di un tronco e di poca paglia, accenderà il fuoco.

tutti i componenti della comunità, degli abbracci e dei baci. Comprendo finalmente il significato di quel “ua, ua”, saluto tradizionale che significa benvenuto, ma che in un primo momento è detto in modo aggressivo a un possibile nemico, quasi fosse una prova, una domanda. È incredibile come atteggiamenti aggressivi in poco tempo si trasformino in una squisita ospitalità, in rapporti umani estremamente dolci e pacifici. Ma un istinto primordiale rimane vivo, le guerre e le faide tribali possono ancora accadere oggigiorno e la vita è dettata da dure leggi. Mi basterà guardare la freddezza con la quale viene sacrificato il povero maialino, trafitto da una freccia che questa volta non si arresta prima del bersaglio. L’animale è poi lasciato crudelmente agognante sul terreno, mentre il suo sangue si disperde ovunque. Forse non ancora morto, viene squartato, il capo villaggio ne taglia dapprima le orecchie, riservate agli uomini quale prelibatezza, quindi sono i più giovani, che proseguono il “lavoro” con legni di bambù affilati. Le scene hanno un profondo senso atavico, gesta

di tempi passati che qui sono ancora presenti. Così è per l’accensione del fuoco per mezzo di due legni, un laccio e un poco di paglia. Osservare quegli uomini dalle sembianze primordiali ricavare una piccola fiammella appare come un momento di magia dal fascino immenso. UN LENTO SUCCEDERSI DI GESTA MILLENARIE Tutto il villaggio partecipa alla preparazione di una grande caldaia, un braciere nel quale verranno scaldate grosse pietre. Si tratta di un sistema di cottura comune a molte culture e in particolare a quelle melanesiane del Pacifico. Quando le pietre sono divenute roventi vengono trasportate per mezzo di lunghi bastoni in un secondo letto di cottura dove verrà deposto il cibo, il già citato maialino e patate dolci, quindi ricoperto accuratamente con foglie e paglia. Il principio è quello della pentola a pressione, niente di nuovo insomma, non fosse per la dimensione e per il fatto che tutto è naturale… Assisto al lungo cerimoniale senza avere nemmeno la sensazione di essere un

estraneo, condividendo momenti divertenti e lunghe pause nelle quali mi vengono poste le domande più curiose. I ruoli si invertono, non sono più io a scoprire l’Irian Jaya, ma gli indigeni che vogliono conoscere l’occidente, non è più il visitatore a porsi la domanda forse idiota di come faranno mai a fare la pipì i papua con quel lungo perizoma, ma loro che osservano il sottoscritto con morbosa curiosità al momento della mia esigenza fisiologica! Noto le mani di un’anziana, sono completamente senza falangi. Il risultato di un crudele cerimoniale purtroppo ancora attuale, che impone alle donne il taglio della falange superiore di un dito ogni qualvolta muore un familiare. Le ore passano quasi senza averne la percezione tra un acquazzone ed un raggio di sole. Col tempo vengono abbandonate le bardature cerimoniali, alcuni conservano comunque ancora i denti di cinghiale infissi nel naso e le piume nei capelli, così come naturalmente le coperture peniche. Un ennesimo piovasco, questa volta più violento dei precedenti, si abbatte sul piccolo villaggio nel quale la vita prosegue imperturbabile in completa e splendida sintonia con la natura. Ci ritiriamo nell’oscurità della “mens house”, la casa degli uomini, dove le discussioni non sono sempre facili, solo i giovani parlano un poco di indonesiano e occasionalmente un paio di parole di inglese. Sono quelli che forse hanno già varcato il confine proibito con la Papua Nuova Guinea, dove la lingua anglosassone è più usata. Ma la mia avventura tra le genti dell’Irian Jaya non è che all’inizio. CONTINUA. 

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REPORTAGE

Don Claudio Marcelo Ingrisani, Morcote.

Don Ramon Ferreira Benitez, Bellinzona.

Don John Alabastro, Locarno.

PER TUTTI I SECOLI

DEI SECOLI 52

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Don Andrea Radziszowski, Stabio.

Don George Kerketta, Maggia.

Don Moses Chukwujekwu, Vernate.

Siamo eterni o camminiamo sull’abisso del nulla? Mantenendo viva la domanda, abbiamo incontrato sei uomini provenienti da continenti diversi, che una chiamata ha trasformato in sacerdoti cattolici, pronti a servire il Signore ovunque vi sia bisogno di loro. Da Stabio a Morcote, da Vernate a Bellinzona, da Locarno a Maggia, il racconto di sei particolari… curati di campagna. “I consigli che il valente amico mi diede, placidi, affettuosi, ricreati d’una sapienza leale e religiosa (…) più li misi in pratica, più li trovai veri ed opportuni” (Carlo Ravizza, Un curato di campagna, a cura di Sabina Geiser Foglia, Edizioni Can Bianco Niccolai, Pistoia 2005). testo Marco Ortelli - foto Ti-Press/Francesca Agosta

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REPORTAGE

DON ANDREA RADZISZOWSKI, DALLA POLONIA A STABIO “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv, 10 11). “Credo che per ogni prete questa immagine biblica possa essere vivida, se si capisce che in Palestina il pastore si trovava davanti al gregge e non viceversa”. Don Andrea, un sacerdote “chiamato da molto lontano”, si potrebbe dire. “Sono stato ordinato sacerdote nel 1977 nella Diocesi di Cracovia dall’allora Cardinale Karol Wojtyla, che già avevo conosciuto nel mio primo anno di seminario. Di lui conservo sei cartoline scritte di suo pugno. Mi colpiva il suo interesse per la gente, per lui ogni persona era importante, e aveva una memoria formidabile. Se si riuscisse ad assimilare e a trasmettere un poco questo suo modo di essere sarebbe bello”. Una vocazione radicata in un contesto politico e sociale drammatico, in una Polonia divisa tra Unione sovietica, Terzo Reich e Gubernia Generale, “Sentivo spesso nonna, mamma e famigliari parlare di mio zio materno, un giovane prete ucciso ad

DATI BIOGRAFICI Nome: Andrea Cognome: Radziszowski Data di nascita: 4 febbraio 1951 Paese e città di provenienza: Polonia; Cracovia In Ticino da: 1. settembre 1987 Attualmente a: Stabio

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Auschwitz nel 1943 perché aiutava le persone a scappare. Questo forse mi ha spinto a pensare di sostituirlo. C’era poi, tra noi giovani, cresciuti sotto il regime comunista, un sentimento di sfida nei confronti di chi cercava di metterci in testa l’idea di un mondo materiale senza Dio. Poi, ognuno cerca di diventare felice nella vita, io da giovane vedevo questa felicità nel servizio agli altri”. Servizio agli altri che nel 1987 imbocca la strada del Ticino, quando l’allora vescovo Eugenio Corecco chiede al cardinale Franciszek Macharski se vi siano sacerdoti da far giungere in Ticino. “Dal 1987 alla primavera del 1992 sono così stato alla Chiesa del Sacro Cuore, a Molino Nuovo, poi, nell’agosto dello stesso anno, mi è stata affidata la parrocchia di Stabio”. Accolto “in modo fantastico” dalla popolazione, Don Andrea vede come un fiore all’occhiello l’opera di restauro e di ristrutturazione della chiesa, e spera entro Natale di poter vedere benedetto e consacrato il nuovo altare. Giornate piene, “la gente ti vuole parlare, ti vuole incontrare”, appuntamenti fissi, riunioni di comitati, lezioni scolastiche da preparare… Un’esperienza ricca, una scelta di vita che rifarebbe. “Sì, la rifarei, magari evitando alcuni sbagli. Se la saggezza fosse stata con la gioventù e la salute con la vecchiaia…”. Per tornare, magari, un giorno, nella sua terra. “In Polonia ho ricevuto le basi per il mio sacerdozio, ma il mio primo amore da parroco è Stabio, e mi mancherebbe tutto quello che si è riuscito a fare coi parrocchiani, con la gente e coi giovani. Tornando a Cracovia, troverei tutta un’altra situazione, dovrei cominciare da capo, non avendo vissuto l’esperienza del passaggio dal regime comunista al nuovo ordinamento. Magari, se arrivo alla pensione, potrei pensarci, ma finché ci sono le forze credo che il mio posto sia qua”.


DON GEORGE KERKETTA, DALL’INDIA A MAGGIA “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv, 15-5). “In India si trovano tutte le grandi religioni, però nel cristianesimo io ho trovato la pienezza di tutte le religioni”. Quale la data di nascita autentica di George Kerketta? Il 20 luglio 1964 o il 2 dicembre 1972, come recita il suo passaporto? “Da noi non c’è il comune, quando uno nasce non viene registrato. Solo a scuola vengono registrati i dati anagrafici, e siccome i miei genitori mi hanno portato a iscrivermi alla scuola nel dicembre del 1972, mi hanno scritto questa data. Io però sono stato battezzato nel ‘64. Un errore per una mancanza del comune, per il sottosviluppo…”. Una storia particolare. Don George, infatti, a 10 anni viene adottato da una famiglia, “perché non avevano figli”. Cresce maturando l’idea di lavorare per gli altri. Nel 1994, terminato il Liceo, decide di diventare prete. Anche perché due sue sorelle già

DATI BIOGRAFICI Nome: George Cognome: Kerketta Data di nascita: 20 luglio 1964 Paese e città di provenienza: India; Birta (villaggio), Jharkharnd (Stato) In Ticino da: 2000 Attualmente a: Maggia

sono suore, “una Orsolina, l’altra nella Congregazione di Madre Teresa di Calcutta, che mi ha benedetto imponendomi le mani. Poi, quando nel 1996 sono diventato sacerdote, è stata lei a dirmi ‘ora mi devi benedire’”. Una formazione che lo vede soggiornare in Italia, che funge da ponte per il suo trasferimento in Ticino. “Nel 1997, quando studiavo a Roma, vi ero venuto in vacanza, poi, il vescovo Torti nel 1999 mi ha chiesto di fermarmi, e il vescovo dell’India mi ha permesso di rimanere qui in… prestito”. Dapprima a Chiasso, poi, dal 2003 a Maggia, un anno presso la Casa di riposo Don Guanella, per poi diventare parroco. “L’incontro con gli anziani mi ha molto colpito. Da noi, in India, essi sono visti come figure di saggezza, qui invece, li ho visti un po’ al margine. Ho riflettuto e pensato… quando siamo giovani crediamo di essere importanti, e invece bisogna rispettarci tutti, giovani e anziani, e darci il meglio”. La giornata del parroco di campagna don George si snoda tra la messa del mattino, celebrata in alternanza a Maggia, Someo, Giumaglio, Coglio e Lodano, le visite agli anziani, l’insegnamento e il catechismo alle Scuole Ronchini. “Sono stato accolto molto bene, ho un buon rapporto con la gente, che ha anche aiutato spontaneamente la mia diocesi in India, regalando ad esempio un’ambulanza, o contribuendo alla costruzione di una scuola nel mio villaggio”. Un villaggio che Don George, tra non molto potrebbe tornare a rivedere, “il mio vescovo ha bisogno di me e forse rientrerò presto, non so”. Si tratterà allora di lasciare questa fetta di Occidente, “in cui l’uomo, in generale, si ritiene autosufficiente, ma nella quale, nello stesso tempo, ho imparato la sincerità, l’ordine e la puntualità, che vorrei portare nel mio grande, vivace e caloroso paese”.

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REPORTAGE

DON JOHN ALABASTRO, DALLE FILIPPINE A LOCARNO “E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario” (Gv 11, 43-44). “Il brano della risurrezione di Lazzaro mi ha colpito in modo fulminante. Adolescente, mi trovavo in una crisi profonda. Mia sorella e mia mamma allora mi hanno portato in parrocchia ad un incontro tra giovani. Il sacerdote ha detto, ‘apriamo il vangelo a caso e vediamo quello oggi Dio ci vuol dire’. Il dito è caduto su questo brano. Al termine dell’incontro il sacerdote ha chiesto, ‘chi si sente di essere chiamato dal Signore per il sacerdozio, si metta in piedi’. Mi sono trovato in piedi”. Nel 1993 lascia tutto, “famiglia, scuola, ragazza”, la comunità neocatecuminale che lo segue, all’università, dove è iscritto a giurisprudenza, lo sceglie per trasferirsi in Italia, per verificare se sia pronto per entrare in un seminario, “non sapevo dove stessi andando, solo che il Signore mi aveva chiamato, che il Signore mi amava”.

DATI BIOGRAFICI Nome: John Cognome: Alabastro Data di nascita: 13 dicembre 1971 Paese e città di provenienza: Filippine; Manila In Ticino da: gennaio 1994 Attualmente a: Locarno (dal settembre 2001)

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Dal 1994 al 1998 è a Lugano per studiare alla Facoltà di Teologia. Poi, quattro mesi e mezzo come missionario in Camerun, in seguito in Ecuador, fino al 2000, quando viene ordinato diacono e trasferito in Ticino, in Valle Verzasca. “All’inizio, salutavo, e a volte le persone andavano da un’altra parte. Li capivo, di carattere sono timido, avessero saputo come si muove la mia pancia prima della messa… Ho continuato a salutare, e così, a poco a poco, rottosi il momento di diffidenza, si sono molto aperti e anche affezionati”. Dal 2001 don John Alabastro è responsabile della zona della Sacra Famiglia a Locarno, e sin da subito si è trovato confrontato coi giovani dell’oratorio e delle scuole elementari e medie presso le quali insegna. “Cerco di essere un punto di riferimento, vedo che si trovano in balia delle situazioni, e quando soffrono, non sanno dire quello per cui soffrono”. La sua giornata inizia con la preghiera, “poi la santa messa, senza quella sono fritto”. Tra insegnamento, attività con gli anziani e coi ragazzi, incontri, visite ai malati in ospedale “è tutto un attimo. A volte vorrei trovare il tempo per andare al cinema”. Sì, don John Alabastro si ritiene un figlio della propria generazione, “mi piace la musica rap, andare ai concerti in Piazza Grande, sono patito dei fumetti dei supereroi, che da bambino collezionavo”. “Proprio da bambino”, ricorda, “avevo scritto una poesia in cui dicevo che avrei voluto vivere in una casa, vicino al lago, nelle montagne… e ora sono in Ticino”. Per il momento la sua vita è a Locarno, quando, ogni tanto, torna nelle Filippine, cerca di immergersi il più possibile nel suo paese, “mi mancano i grandi spazi, l’orizzonte, la mia famiglia. Sì, è un sacrificio, ma faccio tutto nel nome del Signore, per realizzare una bella vita”.


DON CLAUDIO MARCELO INGRISANI, DALL’ARGENTINA A MORCOTE “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Cor 13, 13). “Mi ha sempre colpito San Paolo, quando parla della carità. Sono convinto che per costruire e per vivere la comunione, sia fondamentale lo spirito della carità. Senza la comunione col Signore non è possibile crescere come persone e come cristiani. Come dice Benedetto XVI, Cristo non toglie nulla alla vita dell’uomo, invece dona tutto”. La via del Signore porta a cambiare le proprie vie nel mondo, così, Don Claudio Marcelo da Saavedra, dopo un percorso vocazionale, decide di “consacrare la vita al servizio della chiesa e degli altri”. Entra nel seminario della città di La Plata, per concludere la formazione a Roma. In seguito, “grazie alla mediazione di una persona” che lo mette in contatto col vescovo Grampa, “che devo ringraziare, perché non mi ha aperto solo la porta di casa, ma anche quelle del suo cuore”, nel settembre 2005 giunge a Chiasso, quale vicario; gli viene poi affidata la parrocchia di Caneggio (vedi foto sopra), comprendente anche Bruzella, in valle di Muggio, nell’ottobre 2006 giunge infine a Morcote.

DATI BIOGRAFICI Nome: Claudio Marcelo Cognome: Ingrisani Data di nascita: 23 settembre 1965 Paese e città di provenienza: Argentina; Saavedra In Ticino da: 2 anni a settembre Attualmente a: Morcote

“Il mio percorso esistenziale è sempre stato caratterizzato dal movimento, e se fino ad ora non ho trascorso molto tempo nelle diverse parrocchie, sono altresì convinto che questi trasferimenti siano importanti nella vita di un sacerdote, perché aiutano sia la crescita personale del parrocco sia quella della parrocchia. Personalmente vivo i cambiamenti senza problemi, con la gioia di andare incontro a nuove persone, consapevole che se uno ha saputo seminare bene, lascia dietro di sé cose che restano”. Dall’America Latina, in cui “la religione è vissuta con grande intensità”, all’Europa “secolarizzata e materialista”, l’impatto con la nuova realtà è stato comunque positivo, “ovunque sono stato bene accolto, in ogni luogo ho allacciato amicizie, che continuo a mantenere, malgrado i miei spostamenti. Certo, qui, la realtà della chiesa è difficile, bisogna lavorare molto per far vivere la fede in una maniera più profonda. Nonostante i miei limiti, cerco allora di annunciare il mistero di Cristo, di trasmettere la gioia che l’ingresso di Cristo nella vita di un uomo regala”. Le giornate di Don Claudio Marcelo sono faticose, “con momenti più intensi come l’Avvento, il Natale e la Pasqua, quando le giornate paiono non finire mai. In ogni caso, celebro la santa messa tutti i giorni, insegno alle scuole elementari, mi reco alla casa per anziani, visito i malati, partecipo a riunioni. Vi è poi da aggiungere che Morcote è un villaggio particolare, turistico, caratterizzato da un grande andirivieni di gente, e così uno dei compiti maggiori consiste proprio nel riuscire ad avvicinare le persone alla vita parrocchiale”. Una sfida difficile. “L’uomo di oggi pensa più a se stesso che agli altri, ma ritengo che sia sempre molta la sua sete di Dio. In Europa bisogna nutrire maggiormente le radici cristiane, ma io ho speranza nell’uomo. Con uno spirito di comunione si può pensare di costruire un mondo diverso”.

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REPORTAGE

DON MOSES CHUKWUJEKWU, DALLA NIGERIA A VERNATE “Gli rispose il padre: Figlio… questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. (Luca, 15, 31-32). “Ho un affetto particolare per questa parabola del padre misericordioso, che corre incontro al figlio per abbracciarlo e perdonarlo. Per me questo testo riassume il cuore del cristianesimo. Quello che Dio ha fatto e continua a fare in Gesù Cristo per l’uomo, mi colpisce, e ogni volta vi trovo qualcosa su cui meditare”. Africa. Nigeria. Nnewi. Un bambino di 11 anni al termine delle scuole elementari. “Se la chiamiamo vocazione, allora Dio ha preso l’iniziativa invitandomi ad entrare nel seminario minore. Non so spiegare quello che mi sono sentito nel cuore, ho avuto l’impressione di aver ricevuto la chiamata per andare a servire gli altri”. Dal 1. settembre 1980 al 16 luglio 1995 “cinque anni di seminario minore, un anno di stage come seminarista insegnante, quattro anni di filosofia, un anno apostolico di servizio alla chiesa e quattro anni di teologia per portare a compimento il mio percorso verso il sacerdozio”.

DATI BIOGRAFICI Nome: Moses Cognome: Chukwujekwu Data di nascita: 14 febbraio 1969 Paese e città di provenienza: Nigeria; Nnewi In Ticino da: dall’ottobre 2002 Attualmente a: Vernate, dal settembre 2005

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Dopo un anno e mezzo in Nigeria, Don Moses Chukwujekwu viene inviato dalla propria diocesi per cinque anni e mezzo come missionario nel Ciad, “un’esperienza stupenda, ho capito che il Signore può aver bisogno di qualsiasi prete in qualsiasi luogo”. Di ritorno in Nigeria, viene allora invitato a compiere gli studi di specializzazione alla Facoltà di Teologia di Lugano. Nell’ottobre del 2002, Don Moses lascia così per la prima volta il continente africano e giunge in Svizzera, “è piena di montagne!”, in Ticino. In una Lugano che lo guarda con un po’ di diffidenza, “all’inizio facevo fatica a capire le reazioni della gente nei miei confronti. In treno, sul bus, salutavo, ma ben pochi rispondevano, mi chiedevo se ce l’avessero con me; poi ho capito che era un fatto culturale”. Nel suo paese, ad esempio, c’è una credenza che vuole lo straniero come un possibile Dio incarnato, e per questo viene accolto con tutti gli onori, “qui, invece, ognuno fa gli affari propri, non importa chi tu sia…”. Poi, il trasferimento a Vernate. Qui le giornate di Don Moses iniziano con una preghiera, per continuare con la messa alle 09.00 del mattino, in alternanza settimanale, nei paesi di Iseo, Cimo, Vernate e Neggio. “Finite le messe ogni tanto bisogna visitare qualcuno, altrimenti scendo subito a scuola. Nel pomeriggio studio, o vado nella biblioteca della facoltà”. Emulando Federer, che “non si è lasciato gonfiare dagli onori del mondo, la sera, qualche volta, per sfogarmi un po’ vado a giocare a tennis, sono socio del Tennis club Agno”. La vita di un sacerdote è completamente nelle mani del Signore, “come prete mi affido alla provvidenza divina”. L’eventuale ritorno di Don Moses in Nigeria dipenderà dagli accordi tra il vescovo della diocesi africana e il vescovo di Lugano. “In ogni caso, con i parrocchiani ho un rapporto stupendo, mi sento parte integrante del paese, ogni tanto, scherzando, alla gente dico che sono vernatese”.


DON RAMON FERREIRA BENITEZ, DAL PARAGUAY A BELLINZONA “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15 9). “San Giovanni mi insegna l’amore che ricevo e l’amore che posso donare. Solo così posso vivere come persona e compiere la mia missione”. La vocazione di Don Ramon “è nata durante una messa, durante l’eucarestia. Quando avevo 15 anni ho sentito dentro di me una forza che mi spingeva a fare qualcosa per chi fosse nel bisogno”. Inizia il percorso coi sacerdoti di Don Guanella, prestando servizio agli anziani, agli ammalati e ai bambini andicappati, tra Asuncion e Buenos Aires. “Ma mi mancava qualcosa, e questo mi ha portato a vivere nei monasteri. Da Don Guanella, sono passato ai frati Carmelitani Scalzi, con spostamenti che mi hanno portato a Firenze, Londra, Monaco di Baviera, Israele, Cile e Uruguay”. Nel 2002 chiede un anno sabbatico, e la provvidenza vuole che egli giunga in Ticino, “ho una sorella sposata con un ticinese”, quale cappellano dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona.

DATI BIOGRAFICI Nome: Ramon Cognome: Ferreira Benitez Data di nascita: 22 luglio 1966 Paese e città di provenienza: Paraguay; Asuncion In Ticino da: 1. Settembre 2005 Attualmente a: Bellinzona

“Sin dall’inizio ho avuto un’accoglienza molto bella, dagli infermieri ai medici, alla gente. La mia parrocchia è l’ospedale. Il mio apostolato ha un colore particolare, seguo i malati terminali, le loro famiglie, cui cerco di dare una goccia di ascolto e di pazienza. È un compito difficile, entro nella camera sprovvisto di tutto, il mio stomaco si stringe, i malati vogliono una risposta da Dio, risposte che anch’io non trovo. Da loro ricevo molta forza, per me sono un libro vissuto, io do loro una goccia e loro mi danno di più”. La giornata di Don Ramon inizia alle cinque del mattino, alle 06.00 la prima messa alla Culla San Marco, “dove 12 suore custodiscono bambini da 0 a 3 anni. Lì è il mio Paradiso. Poi faccio un’abbondante colazione, e alle 07.30 sono in Ospedale, e, rispettando gli orari, faccio le visite. Vi sono poi le chiamate dalle cure intense e dall’Istituto oncologico della Svizzera italiana”. Un tempo pienamente dedicato alla vita in ospedale, che spinge Don Ramon a dirsi che “a volte avrei bisogno un po’ di me, anche quando esco dall’ospedale, con la testa sono sempre lì”. L’incontro quotidiano con la sofferenza porta Don Ramon a riflettere sull’uomo e sulla società, “che si fermano al lato esteriore delle cose”, dimenticando quello che già Confucio diceva: “chi è saggio cerca in sé stesso ciò che vuole”. Sempre che all’uomo non capiti di essere ‘catturato’ dalla divinità che “quando ti prende, allora ti lascia senza il male”. Il soggiorno in Ticino, in Europa, è vissuto da Don Ramon come una sfida, “in Sudamerica la religione ha un peso maggiore nella vita quotidiana. Qui, la sfida è quella di poter pregare accanto a un uomo protestante o islamico. Un giorno, una mamma musulmana mi ha detto, “tu, uomo della croce, vieni a pregare per mia figlia”, abbiamo pregato insieme”.

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IMMERSIONI

POZZO DELLA MISURA

VAL VERZASCA Uno sguardo… profondo sul Cantone Ticino. testo testo ee foto foto Franco Franco Banfi Banfi

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DESCRIZIONE DEL LUOGO La Valle Verzasca è la sola valle del Cantone Ticino completamente circondata da territorio ticinese: Vallemaggia, Leventina, Riviera e Locarnese. Una delle grandi attrazioni della valle è senza dubbio il fiume, che incanta i visitatori con il colore verde intenso della sua acqua dal quale deriverebbe il nome Verzasca (acqua verde). Salendo da Gordola sulla strada Cantonale, dopo alcuni tornanti ci troviamo davanti l’impetuosa diga di Vogorno che trattiene l’omonimo lago. Con i suoi 220 metri di altezza è una delle più alte dighe d’Europa. I più intrepidi possono emulare l’attore Pierce Brosnan nella scena iniziale del film “Goldeneye”, che nelle vesti di James Bond salta dalla diga con l’elastico (Bungy jumping). Proseguiamo costeggiando il lago, attraversando alcune gallerie e il paese di Vogorno, superiamo San Bartolomeo, per arrivare al bivio che conduce al villaggio di Corippo, annidato sulla montagna. Non tutti sanno che Corippo custodisce un preziosissimo valore architettonico, che attira studiosi da tutta Europa. La valle prosegue stretta e sassosa, rallegrata dal fiume che scorre poco sotto il livello della strada e dalle cascate che scendono giù dai ripidi fianchi della montagna. Percorrendo la strada che ci porta al nostro punto d’immersione, possiamo intravedere le pozze con l’acqua limpida e trasparente che ci preannunciano le condizioni che andremo a vedere in immersione. Nel periodo estivo, se arriveremo tardi, troveremo tante macchine posteggiate ad indicarci il punto esatto. Per gli accompagnatori che non volessero immergersi c’è la possibilità di percorrere un sentiero che dal fondovalle sale fino a Sonogno a 919 mslm, dove si può visitare La Casa della lana. Il percorso è facile e attraverso ponti e passerelle che collegano il sentiero ai villaggi può essere percorso solo in parte. PREPARAZIONE TECNICA La macchina può essere posteggiata nel piccolo parcheggio che si trova sulla destra della strada proprio all’altezza del pozzo riconoscibile anche per la presenza di una colonnina SOS. Per arrivare all’entrata del pozzo bisogna attraversare la strada e scendere verso il fiume. Ci sono due possibilità, la prima, più difficoltosa, consiste nell’imboccare il sentiero che si trova dall’altro

lato del posteggio, la seconda consiste nel seguire l’altro sentiero, più comodo e sicuro, che si trova trenta metri più a sud. Consiglio il secondo soprattutto se carichi di attrezzatura. L’entrata si fa dalla piccola spiaggia che si trova a sud del pozzo per salire verso nord. Qui sotto si trova anche una cascata che può presentare un pericolo, soprattutto quando il flusso del fiume è forte. Appena sopra l’entrata metteremo la corda che attraversa il fiume, che ci servirà di sicurezza al ritorno a fine immersione. Metteremo pure dei sacchetti visibili sul fondo, che ci indicheranno il punto d’uscita. L’equipaggiamento è quello adatto alle immersioni nei fiumi con corrente: monobombola con un erogatore, muta bagnata, jacket equilibratore e piombi a sufficienza. GIUDIZIO PERSONALE Consiglio sempre di osservare le condizioni del fiume, il volume d’acqua e la corrente, prima d’immergersi. In primavera, quando si scioglie la neve in montagna, la massa d’acqua che scorre nel fiume può essere tale da sconsigliarne l’immersione, meglio scegliere i mesi di agosto e settembre, fino ad ottobre. Il pozzo si sviluppa per alcune centinaia di metri facendo delle curve e non superando mai la profondità di quindici metri, nuotando lungo il suo percorso potremo ammirare le formazioni granitiche tipiche della valle, che sott’acqua possono assumere forme e disegni spettacolari, una attrazione anche per chi ha fatto centinaia di immersioni in queste acque e che non smetterà mai di ammirarle. Osservando attentamente tra i sassi del fondo o nelle “pieghe” del granito può capitare di vedere delle trote, ma non aspettatevi di vederne tante. In fondo al nostro percorso troveremo una piccola cascata, questo sarà il segnale per tornare indietro. Pur godendo dell’immersione, non bisogna distrarsi al punto tale da non sapere dove ci si trova per non perdere il riferimento dell’uscita.  Gruppo Sub Verzasca: 091 746 17 23 (solo periodo estivo). Ulteriori informazioni sul web www.verzasca.com/river. Per istruzioni particolari e di sicurezza consulta la Guida per l���immersione nei torrenti, a cura della Commissione fiume Verzasca sicuro, del Gruppo Sub Verzasca e della Polizia Cantonale Ticino.

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1ª PARTE

INTERNET

FAMIGLIE, GIOVANI,ANZIANI E

CONSIGLI, TRUCCHI E SITI WEB UTILI In questa edizione introduciamo e trattiamo il tema legato alla sicurezza del nostro PC e alla protezione della navigazione in rete. Un tema utile e sempre d’attualità, che svilupperemo nel corso dei nostri prossimi incontri, con consigli che reputiamo utili, alcuni semplici trucchi e l’indicazione di siti web di interesse generale…

testo Elio del Biaggio

LA SICUREZZA DEL PROPRIO COMPUTER Ai giorni nostri, soprattutto navigando in rete, scambiandosi messaggi di posta elettronica, scaricando programmi e applicativi, diventa di primaria importanza ogni aspetto legato alla sicurezza informatica, per proteggere il proprio computer da malintenzionati e virus sempre più agguerriti e dannosi. È così sempre più necessario e assolutamente indispensabile adottare alcuni accorgimenti, utili e che spesso evitano fastidiosi quanto indesiderati danni alle nostre apparecchiature, ma soprattutto proteggono il nostro lavoro e i nostri dati. Con la rapida evoluzione dell’informatica e della tecnologia, non è sempre facile sapersi districare, individuando e adottando quelle misure ritenute adeguate, sicure e ideali per la prevenzione di eventuali danni, evitandoci fastidiosi problemi. Esistono, in realtà, alcuni problemi che potremmo ormai considerare come normali e abituali e che sempre più sovente si presentano quando si valuta la sicurezza di un qualsiasi sistema informatico. Problemi e fastidi prevedibili, che possono assai facilmente essere evitati adottando alcune semplici regole e applicando alcune misure preventive ed eventualmente implementando le necessarie azioni correttive. Più in particolare, in qualità di utenti informatici, quali utilizzatori di un computer e di navigatori Internet, in genere sarebbe auspicabile e dovremmo: • utilizzare un adeguato sistema antivirus, in quanto oggi qualsiasi computer collegato alla rete Internet dovrebbe forzatamente esserne provvisto, tanto quanto risulta ovviamente importante e indispensabile provvedere ad un suo regolare aggiornamento;

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• usare un “firewall” (sistema di protezione hardware o anche software che controlla e filtra quanto entra ed esce dal nostro PC, applicando regole prestabilite), che può anche magari apparire eccessivo ma che, grazie al suo sistema di filtraggio, se correttamente predisposto e configurato, offre e garantisce una certa protezione contro particolari generi di attacchi informatici esterni, prima che un qualsiasi aggressore li possa magari compiere tentando un accesso non autorizzato ai nostri dispositivi informatici; • non aprire mai ingenuamente eventuali allegati ai nostri messaggi di posta elettronica. Una buona norma da adottare e da applicare anche per tutti quei messaggi che a prima vista potrebbero sembrare originati da un indirizzo a noi conosciuto, cercando semmai di salvare prima il file allegato sul nostro computer, sottoponendolo poi ad una scansione attraverso il nostro sistema antivirus e poi, qualora verificato innocuo e a noi utile e necessario, aprirlo e gestirlo come meglio riteniamo; • non eseguire direttamente e innocentemente ogni e qualsiasi programma, sia ricevuto via posta elettronica o su supporto magnetico sia scaricato dalla rete, poiché è sempre una buona regola, prima di installarlo ed eseguirlo, accertarsi dapprima che il programma corrisponda realmente a quanto prospettato, che sia veramente genuino e privo di qualsiasi “trappola” o anche virus;


http://free.grisoft.com AVG, un programma antivirus che nella sua versione gratuita garantisce una buona protezione insieme ad un sistema di aggiornamento automatico pratico ed efficiente.

www.spybot.info/it Spybot - Search & Destroy, un programma completamente gratuito di scansione e di controllo in tempo reale sugli “spyware” che possono attaccare il nostro sistema informatico, dotato anch’esso di un sistema di aggiornamento automatico sicuro ed efficace.

www.lavasoft.de Ad-Aware SE Personal, un programma gratuito che consente una scansione sugli spyware che può anche essere utilizzato in aggiunta a Spybot S&D senza che i due programmi creino problemi o che entrino in conflitto fra loro.

www.microsoft.com/athome/security Come utenti Microsoft Windows, con programma pagato e licenza ufficiale, ci si può proteggere grazie a un efficiente e stabile programma antispyware e a un firewall, disponibile online a partire dai sistemi operativi XP.

www.google.it Google, il motore di ricerca che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione e grazie al quale poter sicuramente trovare interessanti e utili risorse e informazioni sul tema della sicurezza.

• per quanto possibile e conosciuto, applicare sempre le “patch” più recenti, sia per quanto riguarda il sistema operativo sia per ogni altro genere di software e programma applicativo di cui disponiamo, rammentando che la produzione di software, commerciale o anche libera, è solitamente soggetta a errori di programmazione e malfunzionamenti e una “patch” - letteralmente “pezza”, in inglese - altro non è che un file eseguibile, in genere fornito o con la possibilità di scaricarlo dalla rete, creato appositamente dal produttore per risolvere specifici problemi ed errori riscontrati, nell’attesa che sia pubblicata una nuova versione del software medesimo; • prestare particolare attenzione qualora dovesse riscontrarsi un funzionamento non abituale e anomalo del nostro sistema operativo, guardando con sospetto quei comportamenti apparentemente inspiegabili e cercando di individuarne le cause; • disabilitare per quanto possibile quelle tecnologie web particolari come Java, JavaScript e ActiveX, che spesso possono costituire un vero problema nelle navigazioni sulla rete, magari proteggendoci utilizzando dei software specifici per filtrare contenuti interattivi o anche adottando forme di navigazione anonime attraverso dei “proxy server”; • disabilitare tutte le funzionalità di “scripting” (comandi eseguibili) nei programmi (client) di posta elettronica, poiché i principali problemi che si evidenziano attraverso l’uso di un browser, a causa della presenza di contenuti interattivi, in genere si evidenziano anche con i programmi per la gestione della posta elettronica; • effettuare una regolare e costante copia di sicurezza (backup) di tutti i nostri dati importanti e sensibili, utile e necessaria qualora dovessimo avere dei problemi al riguardo; • disporre e creare sempre un disco di “boot”, grazie al quale poter sempre caricare il sistema operativo all’avvio del computer in caso di problemi, così da avere l’aiuto necessario per ripristinare un sistema magari compromesso. In poche parole, quanto indicato ed elencato rappresenta e costituisce una sorta di decalogo comprendente misure e azioni preventive e correttive, grazie alle quali poter utilizzare in sicurezza il nostro computer e soprattutto accedere in tutta tranquillità alla rete Internet. Certo, l’imprevedibile non si può prevedere, ma sovente, grazie all’adozione di semplici e particolari accorgimenti, tanti sono i fastidi ed i problemi indesiderati che si possono prevenire ed evitare. 

Rammentiamo la possibilità di leggere tranquillamente e facilmente tutti gli scritti pubblicati così come di scambiarci idee, opinioni, curiosità, critiche, suggerimenti, osservazioni, dal fresco e rinnovato sito web www.delbiaggio.ch.

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COLLEZIONE PER PASSIONE

UN MUSEO Renato Ramazzina e Mariano Mallè, protagonisti della nostra intervista, mostrano un apparecchio radio risalente al 1940.

DA ASCOLTARE “Qui Radio Monte Ceneri”, con queste parole, negli anni oscuri dei totalitarismi in Europa, una voce proclamava, libera, notizie in italiano in tutta Europa. Ora, all’ombra di quella grande antenna ha trovato posto, seppure in modesti e ridotti spazi, la più importante collezione storica di apparecchi radio in Svizzera. testo Benedetto Galli - foto Ti-Press

LA SEDE SUL MONTE CENERI, CERTO NON UN CASO... “Infatti, qui il 18 aprile del 1933 entrò in funzione il primo trasmettitore di onde radio che ancora oggi ci sovrasta. La nostra associazione (AMRA), che presiede alla cura del

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Museo, ha fra l’altro già intrapreso i passi necessari affinché l’antenna e lo storico edificio possano rientrare fra i Beni Culturali del Canton Ticino. Speriamo davvero di poterci riuscire...”.


UNA COLLEZIONE DI PEZZI DAVVERO UNICA, ESISTONO ALTRE REALTÀ SIMILI IN SVIZZERA? “Preferiamo definirci conservatori, piuttosto che collezionisti, siamo tuttavia pervasi dalla medesima grande passione e dai medesimi scopi. Il Museo, grazie alla varietà dei contenuti, è un unicum in Svizzera, non esistono attualmente strutture simili nel resto della Confederazione. Il nostro maggior problema sono gli spazi, che ora cominciano davvero a scarseggiare”.

A PROPOSITO DI TECNICA, CON ABILITÀ E PASSIONE AVETE RICOSTRUITO FEDELMENTE IL MODELLO UTILIZZATO DA GUGLIELMO MARCONI NEL 1895. “Questa ricostruzione rientra fra gli scopi didattici del nostro Museo, la scintilla, è proprio il caso di dirlo, da cui è nata prima la radiotelegrafia (Morse), poi la radiofonia, che è culminata nella telefonia mobile odierna, passando dalla TV a colori, il miracolo della trasmissione senza filo del secolo scorso”.

LA STRUTTURA ASSOCIATIVA... COME FUNZIONA? “Siamo un’associazione retta da uno statuto, una formula volta a garantire il futuro del Museo. Il Comitato conta sette membri, mentre i soci attivi, tutti volontari, portano avanti il Museo. Chiunque ci porta apparecchi pregiati diventa automaticamente socio benemerito dell’AMRA. Ogni apparecchio inventariato ed esposto porta l’indicazione del donatore. I nostri tecnici si preoccupano, se non più funzionante, di rimetterlo in servizio, ricostruendo se necessario parti elettroniche mancanti, ma sempre nel rispetto dell’originalità dell’oggetto. Quasi tutti i pezzi esposti sono funzionanti, dal telegrafo del 1857 ai primi modelli di ricevitore radio degli anni ‘20. Le nostre visite guidate permettono pertanto, non solo di poter vedere, ma anche ascoltare quanto a nostra disposizione, è dunque un inventario vivente della storia radiofonica e una tesitmonianza dell’enorme balzo in avanti permesso dalla tecnica in questi ultimi decenni”.

INTENDETE APRIRVI ANCHE ALLA STORIA DEI CELLULARI? “Se gli spazi ce lo permettessero! Per ora dobbiamo accontentarci di un angolino, presso il quale conserviamo fra l’altro alcuni dei primissimi Natel A/B. Abbiamo anche una centralina ricetrasmittente, l’unica rimasta in Svizzera, dei tempi del Natel C. Una struttura grande quanto un armadio e molto pesante, risalente al lontano 1978. Una di queste poteva permettere la comunicazione solo per otto abbonati! Oggigiorno, nei medesimi volumi, le centraline di nuova generazione arrivano a gestire centinaia di telefonini contemporaneamente”. 

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Per informazioni: Renato Ramazzina: renato.ramazzina@bluewin.ch, natel 079 620 02 06. Il museo della Radio è aperto al pubblico gratuitamente ogni primo mercoledì del mese o su appuntamento.

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1. Particolare della fedele ricostruzione del modello di trasmettitore Radio utilizzato da Guglielmo Marconi tra il 1894 e il 1896 negli esperimenti di Pontecchio, agli albori delle prime trasmissioni senza fili con la scintilla di trasmissione!

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2 e 3. Un trasmettitore Radio a onda persistente con rocchetto di Ruhmkorff (1851). 4. Una macchina telegrafica funzionante, del 1857, donata da Enrico Sulmoni di Rivera. 5. Uno splendido Bolti del 1925, ancora funzionante, donato da Carlo Borri di Sementina. È il più antico apparecchio funzionante del Ticino e a quei tempi, non esistendo ancora trasmissioni proprie nel Cantone, la ricezione era necessariamente rivolta verso i grandi canali esteri come la BBC.

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Tatjana racconta

Come sono riuscita a perdere 17 kg in 20 giorni, continuando a mangiare tutto quello che mi piace ... ... senza fatica e senza farmaci Il racconto di questa signora trentasettenne è tanto commovente, perché noi donne conosciamo benissimo il suo problema, che spesso turba anche la nostra vita: come perdere i chili superflui, senza ricorrere a diete stressanti e a privazioni? Il percorso di Tatjana potrebbe essere il nostro, con la differenza, che lei è stata fortunata a trovare «il» prodotto, che attualmente sta destando grande scalpore. Ha deciso di raccontare la sua storia per incoraggiare tutte le donne, che finora hanno tentato inutilmente oppure che hanno recuperato in un batter d’occhio il loro peso, a non perdere la speranza. Il successo di questa mamma fa svanire la paura dell’ennesimo insuccesso personale. Tutte le donne della mia famiglia sono grasse A 31 anni avevo deciso di sposarmi. Andando a provare i vestiti da sposa, mi resi conto per la prima volta consapevolmente di avere problemi di peso e di conseguenza con il mio corpo. Non potrei dire di non avere avuto il problema di qualche chilo in più già prima del matrimonio. In realtà, già da bambina le mie amiche scherzavano sulle mie «rotondità». Da adolescente, tuttavia, aveva una figura snella, che riuscivo a mantenere, limitandomi nel mangiare. Sono sempre stata molto attenta al mio peso, perché tutte le donne della mia famiglia sono piuttosto «robuste». Mia madre pesa circa 80 kg e mia sorella maggiore 70 kg, pur essendo ambedue alte solo circa 1,60 m. Per farla breve, al momento del mio matrimonio pesavo forse 55, massimo 56 kg. Non ero magra, ma ben proporzionata. Con la nascita di mio figlio Paolo cambiò tutto. Nei mesi successivi era impossibile ridurre i 19 kg, che avevo accumulato durante la gravidanza!

Ero ossessionata dall’impressione che dovevo fare sugli altri All’apice della mia depressione mi recai dal medico. L’unico suo commento era: «Signora, deve dimagrire!» Che novità! Come se non lo sapessi! Mi prescrisse una cura e dei massaggi. In realtà non mi ha dato alcun aiuto. Quanto da lui proposto, non era fattibile, perché in quel periodo era indispensabile la mia presenza a casa, prima di tutto per mio figlio, che da sempre era parecchio irrequieto e nervoso. Avevo l’impressione di ingrassare a vista d’occhio. Il pensiero dell’effetto che potevo avere sugli altri, mi depresse sempre di più, specie per quanto riguardava mio marito. Purtroppo nemmeno lui mi era di aiuto in quel periodo, perché faceva altro che rimproverarmi. «Fai qualcosa!» «Cerca di migliorare!» oppure «Reagisci!» erano i suoi «consigli». Quando divenne evidente che il nostro rapporto stava naufragando, de-

cisi di «reagire» e «di fare qualche cosa».

Ho provato veramente tutto Senza grandi speranze ho provato vari metodi, dagli inibitori dell’appetito, alle creme, diete e ai farmaci… Purtroppo senza successo, spendendo inoltre un patrimonio e non ottenendo risultati apprezzabili. Di tanto in tanto dimagrivo 2 o 3 kg, ma appena smettevo il trattamento, li acquisivo in un attimo e in parte addirittura altri chili in più. Era da impazzire! In questo modo sono arrivata a pesare impressionanti 79 kg con una statura di 1,60 m. Mi sentivo come una mongolfiera! Ero disperata e non sapevo più che cosa fare che eliminare finalmente i terribili chili, che stavano rovinando la mia esistenza.

Come ultimo tentativo ho voluto provare quel rimedio miracoloso, di cui tutti parlavano In molte trasmissioni televisive e in riviste specializzate avevo sentito e letto di un trattamento, in grado di aiutare tutte quelle donne, che da sole non erano riuscite a dimagrire. Avevo sentito la storia di una giovane donna, con la quale mi identificavo perfettamente. Esattamente come nel mio caso, ella era aumentata molto durante e dopo la gravidanza. Grazie a questo trattamento aveva perso 16 kg in 4 settimane… Essendo rimasta delusa da tutte le cure dimagranti che avevo provato, ero inizialmente restia a credere all’efficacia di questo rimedio e alquanto scettica. Ma non avendo più niente da perdere, ero disposta a provare un’ultima volta, anche perché in questo caso sarei stata rimborsata, se non avessi avuto successo. Ho quindi fatto il mio ordine. All’arrivo del pacco ero davvero sorpresa. C’era scritto, che la cura era stata preparata specificatamente in base alle mie esigenze, in modo da farmi dimagrire, pur mangiando come prima. Era semplicemente geniale! Non dovevo seguire una rigida dieta, e quindi potevo continuare a cucinare per la mia piccola famiglia, come avevo

sempre fatto. Era incredibile, quasi troppo bello per essere vero!

DOPO

La scoperta che mi ha trasformato in una donna snella! Il giorno seguente ho iniziato la mia cura di Reduzelle (è questo il nome del prodotto che ha cambiato la mia vita). Proprio quel giorno, mio marito e io avevamo programmato di recarci in un grande parco di divertimenti assieme a nostro figlio Paolo. Con tutte le leccornie e i dolciumi a portata di mano, che da sempre adoro, era impossibile resistere, e quindi ho mangiato PRIMA di tutto, senza compromessi: patate fritte, pizza, gelato, cioccolatini… La sera, per finire in bellezza la giornata, ci siamo fermati in un ristorante carino sul lago. Quando la mattina dopo sono salita sulla bilancia – sorpresa! – nonostante tutto avevo perso un chilo! Incredibile! E alquanto incoraggiante… Era strano, l’andamento della mia perdita di peso rispecchiava esattamente il racconto di quella giovane donna, di cui avevo letto. Ella aveva dichiarato di aver perso circa 4 o 5 kg ogni settimana, e a me stava succedendo la stessa cosa!

5 kg in meno di una settimana

Da quando ho perso 17 kg, la mia vita è cambiata. E mio marito si è innamorato un’altra volta di me

Ero sbalordita di poter constatare la perdita del primo chilo in così poco tempo. Quindi continuai a seguire le indicazioni del trattamento… Era molto semplice: ogni mattina, a stomaco vuoto, dovevo far sciogliere una pastiglia sotto la lingua. Durante il giorno potevo mangiare normalmente e seguire le mie attività quotidiane. Cominciai letteralmente a «sciogliermi». In meno di una settimana sono dimagrita di cinque chili, senza modificare le mie abitudini alimentari e senza dieta.

Mio marito era incredulo, quando constatava la rapidità con la quale dimagrivo! Il resto è un susseguirsi di buone notizie. Ogni due giorno salivo sulla bilancia e ogni volta potevo constatare che ero ulteriormente calata di peso!

I miei vestiti cominciavano ad essere troppo larghi. Immaginerete la mia gioia, quando sono tornata ad infilarmi i miei jeans… ora che erano tornati di moda. Dopo 10 giorni ero già dimagrita 9 kg. Mio marito non credeva ai suoi occhi. Mi vedeva mangiare come sempre, eppure diventavo sempre più magra. Gli ho svelato il mio «segreto» e l’ha trovato assolutamente straordinario! Quando ho rivisto i miei colleghi, pesavo 9 kg in meno. Erano davvero sorpresi! Tutti pensavano che avessi fatto una cura dimagrante in qualche istituto di bellezza. In effetti ero dimagrita di 17 kg in soli 20 giorni. Non era mai successo nella mia vita. Assolutamente mai!


ANNUNCIO PUBBLICITARIO

Era un autentico miracolo! L’entusiasmo di mio marito era alle stelle. Si è innamorato di me una seconda volta. Spesso mi stringe tra le braccia e mi dimostra, quanto apprezza ora il mio corpo! È tanto orgoglioso del mio successo quanto lo sono io. Per quanto mi riguarda, ho ritrovato un’immensa vitalità e una nuova gioia di vivere. Mi capita di cantare, quando svolgo i mestieri di casa: era tanto tempo che non lo facevo! La cosa più sorprendente è che alla fine del trattamento non sono aumentata di un grammo. Il mio peso si è stabilizzato a 55 kg, che è veramente il mio peso forma. E in più posso continuare a mangiare quello che voglio, senza aumentare. Adesso, che ho raggiunto il mio peso ideale, non devo fare alcuna fatica: una volta al mese, faccio sciogliere in 3 giornate successive la mia piccola pastiglia di Reduzelle sotto la lingua – nient’altro! Così non aumento né dimagrisco. Se invece volessi dimagrire di altri 3 o 4 kg, potrei farlo senza problemi. Sarebbe sufficiente assumere una pastiglia di Reduzelle ogni giorno per una settimana. Ma so, che questo non piacerebbe a mio marito. Ha minacciato di trovare un’altra donna, se diventassi ancora più magra. Tatjana

Anche Lei può dimagrire fino a 400 g in 8 ore Se anche Lei, come me, segue esattamente le semplici istruzioni del trattamento, comincerà a dimagrire, senza dover modificare le Sue abitudini alimentari! Potrà calare sicuramente 4 o 5 kg alla settimana, fino a raggiungere il Suo peso ideale. E in seguito non aumenterà più, perché il Suo peso si sarà stabilizzato. Manterrà la Sua forma smagliante e nessuno immaginerà, che una volta è stata grassottella. Sarà fiera della Sua linea snella e si sentirà fisicamente bene, oltre che attraente e sicura di sé. Non andrà soggetta ad attacchi di fame, il noto nemico numero 1 di ogni donna, che è ossessionata dal desiderio di dimagrire. Quando si è snelli, inizia una nuova vita – nel vero senso della parola! Provi ora il prodotto, che ha fatto furore in tutta Europa. Scelga qui il trattamento che corrisponde meglio alle Sue esigenze:

– Cura intensiva Reduzelle per dimagrire da 6 a 10 chili solo CHF 59.–.

– Cura superintensiva Reduzelle per dimagrire da 11 a 15 chili solo CHF 89.–.

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Ecco gli oli essenziali che fanno dimagrire «Più di qualcuno è dimagrito 10 kg in una sola settimana!» Domanda: Come è possibile che degli oli essenziali facciano dimagrire, pur continuando a mangiare come sempre? Risposta: Reduzelle è un trattamento dimagrante dell’ultima generazione. Recenti studi hanno dimostrato che la combinazione di 13 oli essenziali piuttosto rari previene il deposito di grassi nel corpo, sciogliendoli ed eliminandoli giorno dopo giorno. Questa combinazione di oli essenziali è alla base del rimedio che consente di ottenere la perdita di peso forse più veloce mai realizzata finora con un prodotto esclusivamente naturale. Domanda: A chi è adatta la combinazione di oli essenziali? Risposta: A tutte le donne con un serio problema di peso, che dovrebbero dimagrire 5 o più chili e che hanno tentato senza successo di ottenere risultati duraturi con pillole o altri farmaci. È un trattamento rivolto a tutti coloro che non riescono a rinunciare al loro modo abituale di nutrirsi. Domanda: Si dimagrisce rapidamente? Risposta: All’inizio sì, molto rapidamente addirittura. Nelle prime tre settimane si può perdere fino ad 1 kg al giorno. Senza alcuna fatica. Domanda: Come funziona? Risposta: Il trattamento consiste in un flacone con 60 pastiglie Reduzelle. È sufficiente far sciogliere ogni mattino, a stomaco vuoto, una pastiglia sotto la lingua. Potete iniziare subito, continuando a mangiare, come avete sempre fatto. Già dopo 8 ore noterete una perdita di peso superiore a 400 g. Controllate poi ogni giorno davanti allo specchio, come la vostra linea si farà sempre più snella e attraente. Non sono false promesse, con Reduzelle il risultato è visibile, misurabile e apprezzabile! E tutto questo: – SENZA forza di volontà – SENZA dieta – SENZA esercizi faticosi Domanda: Che oli essenziali sono? Risposta: Il trattamento è costituito da 13 oli essenziali, ovvero rosmarino, salvia, cumino, ginepro, coriandolo, basilico, finocchio, cannella, chiodi di garofano, sternanis, arance dolci, eucalipto, menta. Ognuno di questi oli svolge una funzione precisa e agisce su una parte diversa del corpo. Le piante officinali, dalle quali si ricavano gli oli, sono utilizzate da sempre per curare diversi disturbi in modo naturale. Alcune hanno proprietà diuretiche, altre sono digestive, altre ancora riducono la formazione di gas nell’intestino.

Domanda: Chi mi assicura che manterrò il mio peso ideale, una volta che avrò perso i miei chili in troppo? Risposta: Come avrete notato, normalmente si riacquista in tempi abbastanza rapidi il peso, che si perde tramite una dieta o con l’aiuto di medicinali. Questa cura, tuttavia, inverte il processo. Non solo dimagrirete, ma tutto il vostro metabolismo si modificherà in modo estremamente delicato. Non dovete avere paura di ingrassare, perché d’ora in poi la combustione e la trasformazione di calorie nel vostro corpo avverranno esattamente come avviene per coloro, che da sempre possono mangiare quello che vogliono, senza ingrassare. Non importa se volete perdere 5, 10, 15 o 20 kg, con questo trattamento rivoluzionario avete la certezza di riacquisire il vostro peso ideale, un peso equilibrato, una linea, che vi piacerà e di conseguenza vi ridonerà nuova voglia di vivere. Quando riceverete la vostra cura, iniziate a prendere le pastiglie (una ogni mattino prima di fare colazione). Se i risultati non fossero quelli sperati, non fate altro che restituirci i flaconi nel giro di 30 giorni. In questo caso vi rimborseremo a giro di posta l’intero prezzo di acquisto del trattamento. Questo è la nostra garanzia esplicita e impegnativa.

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superflui e ordino la seguente cura Reduzelle: K Vorrei dimagrire da 6 a 10 kg. Cura intensiva CHF 59.– K Vorrei dimagrire da 11 a 15 kg. Cura superintensiva CHF 89.– al posto di CHF 118.–. Risparmio: 29.– K Vorrei dimagrire da 15 a 20 kg. Cura extrastrong CHF 119.– al posto di CHF 177.–. Risparmio: 58.– Pago K in anticipo con i contanti allegati, senza spese di spedizione. K con fattura con spese di spedizione. Cognome: Nome: Via: NPA/Città: Il mio numero di telefono:

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SWISS

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DESTINAZIONE FAMIGLIA

Dalla stazione di Alpnachstadt partono i treni a cremagliera in destinazione della vetta del Pilatus.

ALLA CONQUISTA

DEL PILATUS A piedi, con la funivia da Kriens, o con la ferrovia a cremagliera da Alpnachstadt, il Pilatus è una meta ideale per una gita in famiglia. Breve, ma stupenda. testo Coralie Nativel - foto Stefano Ember

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oltre 2’000 metri d’altitudine si gode di un panorama straordinario, che abbraccia non meno di 73 vette alpine e alcuni laghi della Svizzera Centrale. In cima, diversi sentieri (alcuni accessibili ai passeggini) permettono di scoprire i numerosi punti di vista. Se oggi il Pilatus è una delle principali destinazioni turistiche della Svizzera Centrale, per lungo tempo fu severamente vietato salire sulla montagna poiché era considerata un luogo funesto. Una volta veniva infatti chiamato “fractus mons”, il monte fratturato. Non è difficile capire le ragioni di tale denominazione, considerata la sua inconfondibile morfologia, che richiama quella di una scogliera. Un continuo alternarsi di spuntoni e valichi. Il nome attuale è stato introdotto nel XV secolo e trae origine della leggenda secondo la quale il governatore Ponzio Pilato sarebbe stato sepolto in un lago, oggi interrato, che bagnava il versante occidentale del massiccio. Per chi vuole conquistare la vetta a piedi, questo massiccio offre numerosi sentieri ben segnalati provenienti da diverse direzioni e con dei livelli che accontenteranno l’amatore come l’esperto. Si può però salire e scendere con la funivia o col trenino a cremagliera, e vice-versa. Questo treno permette di sfidare le regole della gravità. Costruito nel 1889, fu presentato all’esposizione universale di Parigi. Lungo 4’618 m, con una pendenza che raggiunge il 48%, ancora oggi è considerato il treno più ripido del mondo. La funivia sull’altro versante permette invece di risalire più lentamente la montagna permettendo due tappe. Una a 1’026 m, a Krienseregg, dove i bambini troveranno un parco giochi, e una a 1’416 m, a Fräkmüntegg, dove i più avventurosi possono cimentarsi nelle diverse imprese offerte da un parco avventura per una gita sportiva tra gli alberi, e la slittovia più lunga della Svizzera (1,4 km di discesa). Il Pilatus propone inoltre tutto l’anno delle animazioni speciali, e malgrado oggi disponga di impianti ultramoderni, non ha perso nulla del suo antico fascino. 

COME ARRIVARCI Da Lugano con l’auto, prevedere 1h40 per arrivare alla stazione di Kriens o a quella di Alpnachstadt. Per prendere la funivia, A2 direzione Lucerna, uscita Kriens, poi seguire le indicazioni per il Pilatus. Per salire sul treno a cremagliera, uscire prima a Hergiswill e seguire la direzione Interlaken, si vede la stazione dalla strada appena arrivati a Alpnachstadt. Per chi vuole prendere i mezzi pubblici. A Lucerna prendere la coincidenza per Kriens o per Alpnachstadt. Da Lugano ci vogliono 3h30.

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DOVE DORMIRE E una gita fattibile in un giorno, ma per chi vuole trascorrere più tempo sulla vetta, è possibile prenotare in uno dei due alberghi che si trovano in vetta: Hôtel Pilatus Kulm (Fr. 62.-/pers. con colazione) oppure Hôtel Bellevue (Fr. 96.- /pers. con colazione). QUANDO ANDARCI Le stagione migliore va da primavera ad inizio autunno. La stagione 2007 è iniziata il 28 aprile e si conclude il 18 novembre.

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QUANTO COSTA Andata e ritorno in funivia da Kriens o da Alpnachstad costano Fr. 58.- per gli adulti e Fr. 29.- per ragazzi da 6 a 16 anni. L’ingresso al Seilpark costa, ad es. per 2 adulti e 1 bambino, Fr. 60.-. Una discesa con la slittovia costa Fr. 8.- per gli adulti e Fr. 6.per ragazzi da 6 a 16 anni. DA SAPERE Portare vestiti caldi, perché in altitudine il tempo cambia velocemente, e indossare delle buone scarpe. Sia dalla stazione di Kriens, sia da quella di Alpnachstad è possibile caricare un passeggino. Pilatus-bahnen - Schlossweg 1 6010 Krienz-Luzern - www.pilatus.ch

1. La risalita fino alla cima del Pilatus dura 40 minuti ed è considerata la più ripida al mondo con una pendenza che raggiunge il 48%. 2. A Krienseregg, prima tappa della funivia, dove ci sono un ristorante e un parco giochi. 3. Alla stazione intermedia della funivia a Fräkmüntegg si trovano un parco avventura e la discesa in slittovia più lunga della Svizzera.

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Le infrastrutture del Pilatus includono ristoranti ed alberghi.

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LA STORIA

IN UN MUSEO La nuova e affascinante struttura a doppia elica del museo Mercedes-Benz è stata visitata da oltre un milione di visitatori in poco più di un anno.Vi proponiamo una fermata a Stoccarda per il piacere di lasciarvi trasportare nel passato e nel futuro dell’invenzione dell’automobile e degli avvenimenti più significativi che l’hanno accompagnata. testo Stefano Pescia - foto Rémy Steinegger

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Era il 29 gennaio del 1886 quando Karl Benz patentò la prima automobile del mondo con un motore a un cilindro, in grado di raggiungere una velocità massima di 16 km/h.

L’

originalità di una creativa e funzionale architettura e l’evoluzione della mobilità si incontrano con curiosità a pochi passi dal centro di Stoccarda, alla Mercedestrasse 100, in direzione dello stadio degli europei “Gottlieb-Daimler” e del “Neckarpark”. Nella città natale delle invenzioni di Gottlieb Daimler e di Karl Benz, lo studio del passato e il concetto di museo assumono nuovi valori. Due strade che si fondono in un’unica meta; quella di offrire ai visitatori del nuovo museo Mercedes-Benz ben 120 anni di testimonianze a quattro ruote, con una completa gamma di veicoli del marchio Mercedes-Benz. Automobili che risalgono a epoche diverse e che nel nuovo e moderno capolavoro d’ingegneria di sette piani, alto oltre 40 metri, costruito in 32 mesi, con 630 km di cavi e pesante 110’000 tonnellate, sono esposte in un affascinante ordine cronologico. Oltre 160 prodotti di un inestimabile valore, suddivisi tra automobili di serie e da corsa, veicoli pesanti e commerciali, torpedoni e veicoli speciali per impieghi differenti, veicoli di soccorso per i pompieri, polizia e ambulanza fino alle maggiori innovazioni tecnologiche. Qui il mito della Stella e di un’invenzione che ha rivoluzionato la vita dell’uomo non conosce confini. Sui pannelli delle curve pareti, il viaggio del tempo continua attraverso numerosi pannelli che ricordano quali sono stati gli avvenimenti più significativi che, dal 1886, hanno cambiato il mondo. Il mu-

seo Mercedes-Benz è in grado di entusiasmare persone di tutte le età, proponendo oggetti ed esemplari unici di invidiati prodotti anche per i collezionisti e gli amanti della mobilità su ruote di tutte le epoche. Tante idee che hanno saputo trasformare le visioni della creatività e che hanno sempre saputo crescere nell’obiettivo di soddisfare le richieste di prestazioni, sicurezza e comodità della propria clientela. E il nuovo museo si riflette alla perfezione nella filosofia di Mercedes-Benz; quella di voler superare se stessi esaudendo i desideri degli automobilisti! Prima di entrare nel museo, ci spiega la nostra dinamica guida Florijan Hadzic - Communications Heritage PR di DaimlerChrysler AG - “tutti i modelli provenienti dalla nostra collezione o acquistati da privati sono stati completamente restaurati”. Tra le curiosità dei veicoli più antichi si può notare, come per praticità, gli interni erano ricoperti di stoffa, mentre la parte esterna, dove solitamente si accomodava il conducente, era in pelle. Oggi è proprio l’opposto; gli interni in pelle sono di maggiore pregio e valore. Finezze che esprimono nel dettaglio l’avvincente storia dell’automobile e di Mercedes, che all’interno del museo si scopre attraverso la guida audio individuale con l’aiuto di cuffie o quella in gruppo. Un museo senza barriere architettoniche e che è quindi accessibile con facilità anche a persone diversamente abili e che richiede l’accompagnamento di un adulto per la vi-

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sita dei bambini con un età inferiore ai 15 anni. “Per la sua visione”, ci racconta ancora Florijan, “si devono calcolare almeno due ore, considerando che i modelli sono distribuiti su un percorso di circa cinque chilometri”. Per evitare di perdere tutta la ricchezza delle sue ispirazioni, delle innovazioni tecnologiche e degli effetti speciali dei suoi contenuti, (le 1’800 vetrate comprese), generalmente le persone percorrono gli stimolanti spazi visitabili almeno tre o quattro volte. Inoltre, all’interno della dinamica struttura, diversi negozi offrono un’ampia scelta di accessori e il piacere del palato si può soddisfare nei ristoranti. Il primo museo, Mercedes-Benz lo aveva già costruito nel 1923, il secondo nel 1961, poi, l’insufficienza dello spazio disponibile ha richiesto l’apertura il 19 maggio dello scorso anno di questa nuova sede. Ogni elemento presente nel museo è un’emozione con un avventuroso passato. “Per esempio, Mercedes-Benz”, spiega Florijan, “vanta una lunga collaborazione con il Vaticano per il quale ha realizzato diversi veicoli. All’interno della nostra organizzazione vi era una persona responsabile della consegna dei veicoli, che si è preoccupata di allestire un prestigioso album con le fotografie che documentavano ogni avvenimento”. Nello spazio si può ammirare, quale prezioso documento, la “papamobile” di Giovanni Paolo II, che nel 1981 è stata coperta e blindata. La bianca Mercedes papale è poi stata

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regalata dal Vaticano al Museo. Di chicche di tutti gli anni ve ne sono un po’ovunque tra i 16’500 metri quadrati del museo. “Pensate che la 600 lunga berlina di stato del 1965”, aggiunge Florijan, “aveva al suo interno anche due faretti che permettevano di illuminare meglio il viso degli occupanti, quando erano in viaggio di rappresentanza e in balia degli scatti dei fotografi”. Tra le più recenti VIP Cars troviamo la Mercedes SL 500 di Lady Diana che, per volontà dei britannici che non volevano che la principessa guidasse una vettura tedesca, l’ha dovuta ritornare, la Classe C del 1984 di Ringo Starr potenziata AMG, la Classe S 12 cilindri di Arnold Schwarzenegger e la Classe ML 320 protagonista del film Jurassic Parc. Le storie originali si rincorrono all’interno del museo, come quella di un tassista greco che aveva scritto una lettera di ringraziamento a Mercedes-Benz. “La sua 240 diesel”, ci conferma Florijan, “gli aveva permesso di sfamare per tanti anni la sua famiglia”. Con quella vettura si era anche sposato e aveva percorso, in oltre 30 anni, ben 4,6 milioni di chilometri; tutto documentato e controllato! Perché cambiarla? Semplicemente perché durante i Giochi Olimpici del 2004 i taxi greci ricevevano il permesso di circolazione unicamente se equipaggiati con l’aria condizionata. Nemmeno la fantasia, soprattutto nello sport, mancava ai responsabili delle frecce argentate. Si racconta che,


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per evitare di essere ostacolati dal pubblico locale della Targa Floria, la vettura in gara ed esposta nell’anello presente nel museo, sia stata dipinta nello stesso colore rosso delle Alfa Romeo. Tra i numerosi veicoli, molti hanno un valore solo per la gioia degli amanti delle statistiche, come la 300 SLR “Uhlenhaut Coupé”, un veicolo da competizione costruito in soli due esemplari già acquistati dal museo, che si calcola potrebbe superare i 30 milioni di franchi. Un’automobile per un grande appassionato di tecnologia, come lo era il responsabile del reparto ricerca Rudolf Uhlenhaut che, per metterla a punto per le gare, effettuava delle prove in privato. Florijan ci conferma che il veicolo a 8 cilindri da 302 cavalli costruito nel 1955 era una vera automobile da corsa e che il dinamico ingegnere era veloce come i suoi piloti. Tra tanti gustosi gioielli, i riflettori illuminano il mitico rappresentante con le portiere ad ali di gabbiano. Il modello Mercedes 300 SL è stato costruito in 1’400 unità, delle quali ancora un migliaio, fedelmente originali, sono ancora in circolazione. Qui a Stoccarda, nel suggestivo stabile con la moderna forma di una doppia elica, la storia ha inserito il turbo. Le vetture hanno staccato un biglietto di sola andata e il pregio di potersi pavoneggiare allo sguardo di migliaia di visitatori. Nell’accogliente museo della cultura della marca Mercedes-Benz non si vende niente. La parola d’ordine è, e rimane, guardare e sognare… 

1. Mercedes: nuova, pratica, affidabile, comoda e sicura termini che già agli inizi del 1900 accompagnavano le pubblicità della marca. 2. 1955: un veicolo veloce e esclusivo per il trasporto della 300 SLR da competizione e delle formula uno. 3. Nella galleria dei modelli da collezione in passerella le automobili dei VIP. 4. La Mercedes –Benz 300 SL un esempio di successo padre delle vetture sportive. 5. Marzo 1902: la Mercedes 35 PS è la prima vettura dell’era moderna con il nome della casa della Stella. 6. Nella galleria dei viaggi una suggestiva panoramica storica delle proposte Mercedes-Benz. 7. Al Museo di Stoccarda anche la tecnica si propone con classe e stile anche nel prototipo F 400 Carving. 8. Il fascino della competizione un mito delle frecce d’argento tra vittorie e primati. 9. Il nuovo e suggestivo museo Mercedes-Benz, con la sua forma ad elica, è alto oltre 40 metri. 10. Era il 9 marzo del 1997 quando David Coulthard festeggiò la prima vittoria della McLaren-Mercedes in una gara di F1. 11. Affidabilità e prestazioni: una passerella di anni di successi sportivi in tutte le categorie.

Orari d’apertura del Museo Mercedes-Benz Da martedì a domenica e nei giorni festivi: dalle ore 9:00 alle 18:00 Lunedì: chiuso - Ingresso giornaliero: 8 Euro Informazioni: www.mercedes-benz.com/museum E-mail: mercedes-benz-museum@daimlerchrysler.com Tel.: 0049 (0) 711 17 30 000


PILLOLE DI SAGGEZZA Per neofiti e motociclisti “di ritorno” ma non solo.

Sono migliaia gli appassionati che ogni anno si presentano all’esame di guida per ottenere la licenza di condurre una motocicletta o uno scooter. Inoltre, molti altri si ricordano di avere già questo documento e tornano dopo anni a cavallo di un bolide a due ruote. Per quanti hanno deciso di dotarsi di un mezzo motorizzato a due ruote abbiamo raccolto una serie di consigli rapidi. testo Graziano Guerra

PRIMA DI COMPRARE È BENE INFORMARSI DEL MEZZO Più maneggevole è, e più facile sarà dominarlo. Mai porre in primo piano il look, bensì la sensazione di sicurezza nel movimento del motore. Prima di comprare è meglio provare diverse tipologie di moto o scooter. Una rilassata posizione del corpo è premessa irrinunciabile, le mani devono posarsi con scioltezza sul manubrio. Se i piedi toccano terra senza sforzo sarà più facile ponderare il peso del veicolo al momento dell’arresto della corsa. I concessionari ufficiali del settore offrono una consulenza specifica sulla scelta dei modelli. PER UN CORRETTO USO DEL CASCO Un’adeguata protezione si ottiene solo se il casco è ben calzato e ben allacciato. Non calzarlo troppo all’indietro: per una protezione ideale deve coprire bene la fronte. Assicurarsi sempre che il cinturino sia ben

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allacciato e stretto in modo da tenere il casco fermo sulla testa. Non lasciare mai il casco sullo specchietto o sul manubrio della moto, vicino alla marmitta o a fonti di calore. Proteggerlo dai raggi diretti del sole, in particolare se è scuro. DELL’ABBIGLIAMENTO L’abbigliamento di sicurezza è d’obbligo per chi viaggia in moto. Oltre al casco obbligatorio, il minimo indispensabile prevede una giacca per motociclisti e motocicliste, con protezioni alle spalle e ai gomiti; guanti e solide calzature, meglio se stivali. Su queste colonne presentiamo alcuni fra i più sofisticati capi e accessori di ultima generazione. DULCIS IN FUNDO Numerose aziende e club offrono seminari di sicurezza, per esordienti, per chi “riparte” e per quanti se la sentono di mettersi alla prova, soprattutto con se stessi... Senza una forte dose di buonsenso, naturalmente, anche il migliore equipaggiamento serve a ben poco! COLLO PROTETTO BMW Motorrad, in collaborazione con KTM, ha sviluppato il Neck Brace System con l’obiettivo di ridurre il rischio di lesioni nella zona del collo, della colonna vertebrale e della clavicola in caso di ca-


Monster 695: dute gravi. Alla ricerca hanno partecipato biomeccanici, chirurghi e, naturalmente, l’inventore del sistema di protezione - il medico sudafricano Dr. Chris Leatt. La sicurezza non può prescindere da un corretto equipaggiamento in termini di abbigliamento ed accessori per la sicurezza come il casco, la giacca, le protezioni, i guanti e gli stivali. Questi ultimi fanno parte dell’equipaggiamento standard di qualsiasi motociclista, anche se alcuni punti risultano più esposti di altri. Il collo, ad esempio, rimane una delle parti più esposte. La lesione al collo - statisticamente meno frequente - può risultare più dannosa. Neck Brace System non prevede un collegamento “rigido” tra il casco e la zona delle spalle, il suo funzionamento risulta chiaro non appena si indossa e si muove la testa in avanti, indietro o lateralmente pur conservando la normale libertà di movimento, la possibilità di movimenti estremi nelle varie direzioni - che potrebbero causare iperflessioni, ipertensione o iperflessione laterale - è nettamente ridotta. Realizzato in fibra di carbonio, kevlar e materiale plastico rinforzato con fibra di vetro è rivestito parzialmente con un morbido strato di materiale espanso, NBS avvolge il collo e, grazie a due chiusure laterali, è semplice e veloce da indossare. È stato collaudato dai piloti BMW Motorrad e KTM durante diverse competizioni. PROTETTI ANCHE IN ESTATE Anche nelle giornate più calde, centauri e centaure che tengono alla sicurezza non rinunciano alla tenuta sicura. Per le giornate estive il marchio svizzero iXS Motorcycle Fashion ha ideato un leggero completo estivo dotato di generose tasche di ventilazione nella giacca “Patagonia“ e nel pantalone “Namib II“ che assicurano un clima piacevole e massima comodità anche nelle condizioni climatiche più estreme. E se piove, con le membrane estraibili diventano completamente impermeabili in un battibaleno. Il tessuto a trama larga sulla zona pettorale, nelle parti laterali di braccia e gambe, sui polpacci e dietro le ginocchia, insieme alle due tasche di ventilazione sulla zona pettorale, fa circolare bene l’aria, garan-

Vivere a tutta velocità

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tendo la piena funzionalità e, nel contempo, massima sicurezza. Spalle, gomiti e ginocchia sono dotati di protettori CE. La giacca ha inoltre paraschiena e parafianchi. La ricchezza di tasche interne ed esterne, la possibilità di regolare la larghezza di gomito e girovita e gli inserti riflettenti ai bordi sono altre caratteristiche molto valide. Inserendo le membrane leggermente ovattate “Salta” e “Thar”, in giacca e pantalone, i capi diventano subito impermeabili e resistenti al vento, col vantaggio che, a differenza di quanto accade con una tuta da pioggia, la piena traspirabilità è garantita. IL GILET CON AIRBAG Il gilet MotoAirBag brevettato dalla D.P.I Safety srl (azienda italiana che da anni conduce studi sulla sicurezza stradale dei motociclisti) rappresenta un concetto di protezione attiva della colonna vertebrale dei motociclisti. Questo capo d’abbigliamento è composto di un bag protettivo che viene gonfiato in 80/85 millisecondi da un generatore

di gas interamente meccanico e ad espansione fredda. Questo significa che in caso d’impatto a 50 km/h, il pilota avrà il MotoAirBag gonfio dopo circa 110 cm di sbalzo. Rimane gonfio per circa 100 secondi per poi sgonfiarsi progressivamente. Il principio di funzionamento è paragonabile ai dispositivi airbag automobilistici: in caso di caduta lo strappo del cavo attiva un generatore di gas che gonfia immediatamente una sacca protettiva che si estende dalla nuca alla zona sacrale, proteggendo la colonna vertebrale. Il comando di attivazione è affidato ad uno speciale cavo di attivazione. Un richiamo elastico avverte il “distratto” che non si scollega prima di scendere. Il sistema può essere rigenerato con facilità e può essere completamente estratto, per esempio per il lavaggio del gilet. Confortevole e leggero è studiato per non intralciare i normali movimenti del motociclista che deve reagire all’impatto o allontanarsi velocemente da situazioni di pericolo, anche quando il sistema è gonfio. Il gilet può essere acquistato presso i principali

NOTIZIE UTILI SULLA GIACCA-AIRBAG DPS H2OUT Tessuto esterno: Cordura 500 e 300, con zone elasticizzate in Shoeller Keprotec lungo i fianchi e la schiena. Protettori certificati CE su gomiti, spalle, avambracci e Back Protector certificati. Prese d’aria richiudibili per ventilazione. Sistema Step-in-clothing H2OUT, che permette di comporre gli strati interni della giacca per adattarsi a qualsiasi condizione climatica. Possibilità di restringere la giacca in ogni sua parte, per adattarla alla propria corporatura.

rivenditori di moto. Per altre informazioni contattare il Club Good Biker: contattaci@goodbiker.ch. LA GIACCA AVVOLGENTE Lo Spidi Safety Lab è un reparto della casa veneta che, in collaborazione con prestigiose università europee, porta avanti un impegnativo programma di ricerca per aumentare i livelli di sicurezza. In termini di protezione attiva e passiva per motociclisti il sofisticato apparato DPS rappresenta un eccellente risultato. Progettato per integrare la protezione offerta dall’airbag con il comfort di una giacca da moto, da indossare normalmente e da collegare alla moto con un apposito cavo. L’aspetto più rivoluzionario del progetto DPS sta nell’innalzamento della sicurezza offerta dalla anatomicità della protezione: nei primi 0,4 secondi i cuscini superiori si gonfiano a protezione della zona cervicale integrando la funzione del casco. In caso di impatto frontale del capo, questo accorgimento impedisce al casco di schiacciare le vertebre. Nei successivi 0,4 secondi avviene il completamento del gonfiaggio: il busto, la schiena e la zona sacrale vengono progressivamente avvolti da una gabbia pneumatica tubolare. Questi cuscini di 11 cm di diametro avvolgono tutto il busto e proteggono anche le clavicole, cosa impossibile prima dell’introduzione del DPS. Dopo 5 secondi la pressione diminuirà gradualmente. Se la giacca e la camera d’aria non avranno subito lacerazioni o abrasioni sarà sufficiente sostituire la cartuccia del gas presso un centro autorizzato Spidi. 

ILLUSTRAZIONE TICINESE 06-07

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OROSCOPO testo Cloris Sciaroni Osservando i transiti planetari attuali sul tema della Svizzera vediamo che Saturno si è appena spostato dalla congiunzione su Giove natale nel 9. campo, mentre Marte dall’Ariete ha formato opposizione a Venere e Marte natali in Bilancia, e questo mi parla di un diplomatico che si è messo in luce per alcune sue esternazioni, che però non appaiono del tutto scevre da ambizione e dal bisogno di fama, per cui sarebbe auspicabile più prudenza anziché erigersi a giudice dei diritti umani, perché poi a nostra volta il nostro Paese, già oggetto di megascandali, potrebbe subire a sua volta delle controcritiche importanti e perdere la faccia oltre che la fiducia da parte del resto del mondo. Del resto, anche il segreto bancario e le manovre per attirare aziende e manager facoltosi in certi nostri Cantoni ne sono un esempio e faranno ancora discutere a lungo. Attenzione a mostrarsi falsi profeti all’estero mascherando un’umanità opportunistica e lasciando innumerevoli problemi irrisolti in patria! Luna e Giove congiunti in transito in Sagittario si trovano dissonanti a Luna e Saturno natali, per cui facciamo un bell’esame di coscienza prima di parlare!

ARIETE 21/3 - 20/4

Marte è sempre nel vostro segno lasciando trasparire la vostra vera natura focosa che faticate a contenere, ma ricordate che fino al 6 giugno Venere è dissonante e così pure Mercurio, per cui fate attenzione alle spese e occupatevi meglio dei bisogni della vostra famiglia. Possibili discussioni proprio a causa del denaro. Confronti anche litigiosi con amici o colleghi di lavoro. Forse è il caso di riflettere se i vostri giudizi non siano troppo pesanti. Inoltre, state alla larga dai pettegolezzi e da false notizie. Approfondite sempre bene le cose prima di parlare, specie se avete a che fare con il pubblico. Il fatto che abbiate Giove e Saturno in positivo trigono può aiutarvi per esempio a fare appello alla saggezza e all’esperienza e per qualcuno di voi ad avere la spinta a coprire posti o ruoli ambiziosi. E l’amore dove lo lasciate? Salute: controllate gli impulsi.

TORO 21/4 - 20/5

Venere, la vostra dea protettrice, è ancora positiva fino al 6 giugno, poi si sposta in dissonante quadratura, almeno per voi nativi della 1. decade. Che qualche collega sia invidiosa di voi non si esclude, ma a favore avete ancora Mercurio, per cui con la dovuta sensibilità riuscirete a far sì che non vi nuoccia. Lo stesso dicasi in amore, dove però è bene affrontare i problemi di petto, man mano che si presentano. Vale, per esempio, nel caso di una ex che fa la pettegola o vi scredita ingiustamente. Qualche problema sul diritto di visita, se siete separati, va affrontato con intelligenza e magari con l’aiuto di uno psicologo o di un medico. Del resto avete il supporto di Luna e Giove congiunti in 8. campo, quindi non arrendetevi! Possibili spese riguardo alla casa, notizie o visite importanti da un/a parente lontana. Salute: attenti ai peccati di gola!

GEMELLI 21/5 - 21/6

Il mese inizia con Luna e Giove congiunti in Sagittario e opposti al vostro Sole, per cui si prospettano importanti cambiamenti riguardo all’ambito domestico. Non si escludono cambi di residenza vostri o dei vostri figli, o momentanei trasferimenti all’estero per motivi vari. Marte, dal canto suo, appoggia le decisioni importanti che dovrete prendere. Imparate ad usare anche il denaro con intelligenza. Per qualcuno di voi, fare esperienze nuove si rivelerà di grande crescita e maturità, come indica bene Saturno positivo. Sarà un compleanno importante questo, in particolare per chi ha 30 o più di 50 anni! Nettuno sempre a favore indica che anche la spiritualità deve far parte del vostro nuovo percorso! Sia l’amore sia l’anima hanno bisogno anche di questo nutrimento. Salute: liberarsi dalle varie dipendenze sarà una vera rinascita per voi!

CANCRO 22/6 - 22/7

Nel segno avete ancora Venere fino al giorno 6 e Mercurio ancora per un po’, e ciò vi rende particolarmente intuitivi e romantici. Internet, una conferenza, un party, un concerto o un viaggio culturale potrebbero portarvi un incontro significativo, svegliatevi anziché sognare ad occhi aperti. D’altro canto c’è ancora Marte dissonante che vi suggerisce di affrontare la rabbia repressa in modo adeguato. Ci sono ancora troppe cose in sospeso che molti di voi dovrebbero risolvere. Siate consapevoli di ciò che vi succede, perché nulla avviene per caso. Saturno in 2. campo indica che ci sono delle carenze del passato (chiamateli vuoti, abbandoni, ecc.) che sono ancora presenti e si manifestano in una sorta di insoddisfazione o frustrazione. Luna e Giove nel 6. campo lo manifesteranno nel corpo!

LEONE 23/7 - 23/8

Il mese inizia bene con degli ottimi influssi dall’elemento fuoco. Luna e Giove in 5. campo parlano di desiderio di maternità, per voi donne ancora in età fertile, ma anche la possibilità di nuove unioni o convivenze se foste ancora single. Se invece non siete soddisfatti del vostro matrimonio, non cercate soddisfazioni effimere altrove, ma parlatene onestamente con il vostro partner. Ottime prospettive professionali per altri, con molti contatti con l’estero. Ideali le attività a contatto con il pubblico. Un viaggio importante non è escluso. Possibili trasferimenti temporanei per acquisire nuove esperienze. Approfondite una lingua straniera, è sempre utile. Inoltre praticate dello sport sano all’aperto, visto che avete molta energia in eccesso. Salute: evitate i dolciumi e l’alcol e riducete il fumo, non fanno bene al vostro cuore!

VERGINE 24/8 - 22/9

Venere a favore fino al giorno 6, e Mercurio sempre positivo, indicano che avete buoni amici che vi sostengono e credono in voi. Per contro vi ritrovate con Sole-Luna-Giove dissonanti, che devono pure fare i conti con quel dispettoso di Urano. Spesso le cose non girano come vorreste e i cambiamenti vi creano ansia, specie se inaspettati, ma a volte la vita fa fare quel salto che spesso rimandiamo per paure inconsce. Lasciate perdere le sicurezze e la stabilità. Oggi non si può più programmare a lunga scadenza, siate perciò flessibili e rimettetevi in gioco, magari frequentando un nuovo corso: tra computer, comunicazione e marketing, psicologia aziendale, programmazione neurolinguistica, yoga, ecc., la scelta è varia. E se doveste trasferirvi all’estero per qualche tempo? Salute: curate l’ansia con terapie di rilassamento.

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OROSCOPO

BILANCIA 23/9 - 22/10

Il mese inizia con una congiunzione Luna-Giove nel 3. campo, ottima per l’insegnamento o lo studio della psicologia, della scrittura, della comunicazione. Insomma, siete destinati a lavorare a contatto con il pubblico, dove potete portare quel tocco di armonia ed estetica che spesso manca agli altri. Del resto sapete anche essere di grande supporto al prossimo, senza avere necessariamente una laurea. Un ottimo Sole dai Gemelli farà sì che incontriate le persone giuste anche per fare quel salto di qualità di cui avete bisogno. Insomma, professionalmente dovrebbe filare tutto liscio, mentre negli affetti potrebbero esserci dei problemi. Di fatto Venere vi è ostile ancora fino al giorno 6, così come Mercurio e Marte per un tempo più lungo. Siate sinceri e parlate con il vostro partner. Guai a nascondere cose importanti! Salute: possibili stati infiammatori.

SCORPIONE 23/10 - 22/11

Il mese inizia molto bene, poiché l’elemento acqua è stimolato positivamente. Nel 2. campo troviamo una congiunzione LunaGiove che dovrebbe portare notorietà e soldi, a voi donne del segno, specialmente se lavorate a contatto con il pubblico o in campo artistico. Comunque, se pensate di avere qualche dono o talento, sfruttatelo ora. Bene il settore alberghiero, del giornalismo, del turismo, della medicina e dello sport. Tentate anche la fortuna al gioco o partecipate a concorsi vari, non si sa mai che vi si aprano nuove strade. Potreste però dovervi magari spostare all’estero o cambiare città, siete pronti? E per quanto attiene l’amore potrebbe entrare nella vostra vita una persona importante. Salute: siccome il 6. campo è iperstimolato da Marte, dovrete selezionare gli impegni che sono troppi. Riposate di più.

SAGITTARIO 23/11 - 21/12

Il mese si apre con una congiunzione Luna-Giove nel segno, stimolata positivamente da Marte e Saturno, che indica successo e ambizione professionale. Ma dove volete arrivare? È possibile una promozione per il vostro partner, care donne, oppure sarete voi a dover aiutare lui. E se siete sole, potreste entrare a far parte di un progetto importante, sempre che vogliate sentirvi attive. Anche le amicizie avranno il loro peso in questo. In amore si prospettano cambiamenti per voi uomini, specialmente per chi fra voi dava per scontato il proprio matrimonio. Spesso si vive una vita di coppia abitudinaria, forse dovuta all’educazione, ma non è detto che sia per sempre. Inoltre è malsana per entrambi. Possibili preoccupazioni per un figlio. Salute: cambiamenti di stile si impongono, specie alimentari!

CAPRICORNO 22/12 - 20/1

Si avvicina sempre più il tempo dei cambiamenti, specie se fate parte di coloro che vorrebbero la stabilità, la continuità. Mercurio e Venere (quest’ultima fino al giorno 6), in opposizione, potrebbero indicare momenti di distacco importanti, specie a livello emotivo, e questo potrebbe interessare i figli, la compagna, la sorella o l’amica del cuore. E questo fa parte della crescita interiore, di una sana maturità. Inutile voler tenere sempre tutto sotto controllo, visto che la vita potrebbe sorprenderci quando meno ce l’aspettiamo. Del resto, con Marte pure dissonante, c’è poco da voler dominare o controllare: gli altri si ribelleranno! Vale anche in amore! Momenti faticosi per chi studia, riposate molto e assumete dei sali minerali omeopatici. Salute: Marte indica problemi di digestione, curate l’alimentazione!

AQUARIO 21/1 - 19/2

Che vita movimentata e impegnativa si prospetta per voi! Luna e Giove dall’XI. campo parlano di questioni burocratiche o legali che interessano direttamente o indirettamente anche voi. Possibili sorprese nel settore finanze. E siccome rischiate sempre di essere troppo diretti e precipitosi nei vostri giudizi, è raccomandabile un po’ più di sensibilità nelle relazioni con gli altri. Abbiate pazienza con i vostri figli, se ne avete, e dedicate loro il tempo e l’attenzione che si meritano. Vale anche per tutti voi che siete impegnati a livello sociale o educativo. In questo periodo l’amore dipenderà un po’ di più dall’umore. Salute: benché il Sole sia in ottimo aspetto al vostro segno, è bene non abusare delle proprie forze. Muovetevi con cautela sulle strade e non guidate in stato di nervosismo o stanchezza.

PESCI 20/2 - 20/3

Periodo passionale, romantico e ricco di fantasia e sensibilità, grazie a una bella Venere, in aspetto positivo però solo fino al giorno 6, ma vi resterà sempre Mercurio. Se siete giovani dalle belle speranze si prospettano interessanti novità un po’ in tutti i settori. La situazione finanziaria è suscettibile di miglioramento. Siete pronti a spostarvi di città, di casa o di paese? Eh sì, perché le offerte potrebbero essere diverse. Fate comunque bene i vostri calcoli. Magari si tratta solo di una situazione temporanea, ma utile per fare esperienza. Approfondite una lingua straniera. E se non siete più così giovani? Beh, perché non rinnovarsi, fare altri progetti? Potrebbero nascere nuove collaborazioni, magari anche a livello umanitario e sociale. Salute: liberatevi da vizi nocivi e assumete dei sali minerali omeopatici.

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illustrazione

CRUCIVERBA

TICINESE

N° 6 - 1. GIUGNO 2007

CACCIA AL

PERSONAGGIO

Siete degli amanti della mitologia? Allora, risolvete il cruciverba e riportate nel casellario le lettere risultanti nelle caselle contrassegnate dai numeri in rosso. Risulterà il nome di un personaggio dell’Olimpo. a cura di Daniela Sandrini

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COLLABORATORI REDAZIONALI

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Giosanna Crivelli

Elio del Biaggio

Rita DucretCosta

Stefano Ember

Graziano Guerra

Marco Ortelli

Stefano Pescia

Roberto Rizzato

Roberto Schneider

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ORIZZONTALI: 1. Inchinarsi – 10. Poggiano sullo scalmo – 11. Il nome della poetessa Negri – 12. Accumulo patologico di liquido nei tessuti – 14. Quando è lieto porta il fiocco – 16. Prendere in giro – 18. Un accessorio per acconciature – 19. È un esperto in vini – 20. Città croata – 21. Cons. in esito – 22. Il nome di Papi – 24. La fine della Turandot – 25. Maglietta estiva – 27. Dittongo in beato – 28. La rapì Paride – 30. Ha per capitale Teheran – 32. La bimba nel paese delle meraviglie – 33. Mori – 34. Realizza gioielli – 36. Il noto Milano (Y=I) – 37. Altari pagani – 38. L’antico Eridano – 39. Germania e Belgio – 40. Blasoni – 42. Frullano in testa – 43. La nota degli sposi – 44. Astio.

44

VERTICALI: 1. Prescelti, designati – 2. Lo è Cristo – 3. Ha scritto “L’Odissea” – 4. Somigliante – 5. Ente Turistico – 6. Solca i mari – 7. Il dio greco dell’oltretomba – 8. Ceto, status – 9. Appartata – 13. Un bello mitologico – 14. Paladini – 15. Tendone – 17. Malata in poesia – 20. Lo acceca Ulisse – 23. Nascondere – 26. Il fratello di Ettore – 29. Torna sempre indietro – 31. La moglie di Anfione – 32. Preparati per la semina – 35. I confini del Ticino – 38. Devoti – 40. Le iniziali di Savoia – 41. Cons. in media.

La soluzione del numero precedente era: BOTERO.

ILLUSTRAZIONE TICINESE 06-07

Antonella Broggi

38

37

6 42

Piergiorgio Baroni

32 34

39

Luigi Bosia

29

5 33

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Fondata nel 1931 - 12 edizioni annuali, tiratura 130.433 copie (tiratura controllata REMP 2006) REDAZIONE CP 418, 6908 Lugano-Massagno via Massagno 10 Tel. 091 972 26 20 - Fax 091 972 45 65 info@illustrazione.ch EDITRICE Tredicom SA, 6908 Lugano-Massagno DISTRIBUZIONE AWZ - Lugano AMMINISTRAZIONE E PRODUZIONE Marco Werder INSERZIONI TICINO E ITALIA: Tredicom SA Tel. 091 973 20 10 - Fax 091 972 45 65 info@illustrazione.ch Edimen S.a.g.l. - Tel. 091 970 24 36 edimen@edimen.ch SVIZZERA TEDESCA E ROMANDA: Grütter-Werbung 4914 Roggwil - CP 176 Tel. 062 929 27 82 - Fax 062 929 27 82 gruetter-werbung@besonet.ch CAPO REDATTORE Matthias Werder GRAFICA Tredicom SA, Gabriele Campeggio

Cloris Sciaroni

Rémy Elena SternSteinegger Balestra

Lorenza Storni

“Il materiale redazionale e fotografico non richiesto non viene restituito”.

www.illustrazione.ch 6908 Lugano-Massagno c.p. 418 tel. 091 972 26 20 Capo redattore: Stefano Pescia Collaboratori: Graziano Guerra (moto) Fotografie: Rémy Steinegger Impaginazione: Tredicom SA Pubblicità moto: TuttoSprint Tel. 079 697.49.65


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Illustrazione Ticinese