Domo ITA

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ANGELO SCIANNELLA

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ARTINTAGLIO MASTRU MIMMIU > > BAM BOTTEGARTEMETALLI > >

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> > ARREDAMENTI CHERCHI > > MARIA DANIELA GHIANI > > TESSILE PROF. CANNAS > > ARTIGIANATO&DESIGN > > VITTORIO PIRAS >

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LE TRAME

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GINO MOLEDDA > > > > DOMO > > >

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> > SU TELARZU > > F.O.A.G. > > GIOVANNI DEIDDA

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VALENTINA GARAU > > INVENTOS DE PRATTA > > CREAZIONI ANTONELLO > > TERRA ACQUA & FUOCO > >

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> > PAOLO MURREDDU > > > LA ROBBIA

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> > ARTE TESSILE > > SU TELALZU > >

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SU MARMURI > > SU TROBASCIU

FRANCESCO CADINU > > BRUNO BUSONERA

LUIGI NIOI & FIGLI > > GIUSEPPE LOCCI > > GALDINO SABA

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BASILIO F RONGIA

> > > BARBARINA LIGAS > > ALESSANDRA BENNICI > > ANTONELLO UTZERI > > > TERRAPINTADA > > >

> > LIANA ARDU > > S’ISCACCU F.LLI NOLI

> > CERAMICHE ARTISTICHE CLAUDIO PULLI > > FRANCESCO ZEDDA > > VADILONGA > >

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> > SOCIETÀ COOPERATIVA N.S. DE GONARE > > MARIA RAIMONDA PINNA > >

DOMO > NONSOLOFERRO > > DOMO > >



Non possiamo che accogliere con grande piacere e orgoglio il ritorno della Biennale dell’Artigianato Sardo a Sassari. A dodici anni dall’ultima edizione la Regione promuove un evento che per troppo tempo è mancato, nell’ottica di una integrazione sempre più stretta tra settori strategici della nostra economia: l’artigianato e il turismo. Quasi due facce della stessa medaglia che possono e devono viaggiare sullo stesso binario della promozione, possono e devono rilanciare l’immagine della Sardegna nel mondo. Quale migliore occasione, allora, di una vetrina dalla storia prestigiosa (non mi dilungo sui grandi Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas, sull’ISOLA degli anni d’oro) per presentare le eccellenze della creatività artigiana e contemporaneamente ribadire che il fascino della Sardegna è strettamente connesso all’unicità della sua storia. La XIX Biennale si caratterizza intanto per un titolo molto evocativo: Domo, la casa per i sardi. Contenitore vivo della cultura materiale. E quindi propone una formula forte, sebbene sperimentale e in discussione, basata sulla qualità e inevitabilmente sulla selezione, che individua 32 designer e 60 laboratori capaci di riscrivere la tradizione con tratto innovativo. Il risultato è rappresentato da oltre 200 oggetti, unici, di altissimo livello tecnico, modelli da studiare anche e soprattutto nell’ottica del mercato, che diverranno patrimonio della Regione e quindi di tutti i sardi. Sebastiano Sannitu Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio Regione Autonoma della Sardegna

Mostra dell’Artigianato Sardo Salone dell’ICAS, Sassari 1953


Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio

SASSARI 26.06.09

29.08.09

IL CARMELO >>>>> via Archivolto del Carmine <<<<<

XIX Biennale dell’Artigianato Sardo

Catalogo

progetto Ilisso edizioni

progetto grafico e impaginazione Paolo Bazzani

comitato scientifico Giuliana Altea, Pietro Clemente, Francesca Picchi

coordinamento redazionale Anna Pau

coordinamento tecnico e organizzativo Annalisa Cocco, Antonello Cuccu, Roberta Morittu, Anna Pau

collaborazione editoriale Antonella Camarda

progetto grafico Paolo Bazzani

Le fotografie dei manufatti in catalogo sono state realizzate per questo volume da Pietro Paolo Pinna, ad eccezione delle immagini alle pp. 17, 44, 51, 220, 258, 262 realizzate da Nelly Dietzel.

Mostra

Le fotografie degli artigiani e dei loro laboratori sono il risultato di un lavoro di documentazione realizzato tra il novembre 2008 e il maggio 2009 da Maria Teresa Cosseddu.

a cura di Ilisso edizioni allestimento Antonello Cuccu, Alessandro Floris consulenza Giuliana Altea ufficio stampa Nicoletta Murialdo realizzazione arredi mostra Arte Tessile, Artigianato&Design

Le foto-ritratto dei designer sono state gentilmente fornite dagli stessi. I testi a commento dei manufatti, quando non diversamente specificato, sono a cura della redazione. Si ringraziano Maurizio Savoldo e Rosa Pinna, per la generosa e fattiva collaborazione alla realizzazione dei progetti relativi alla tessitura; Giovanni Guccini e Antonio Atienza per l’elaborazione dei rendering tridimensionali. Un particolare ringraziamento agli artigiani e ai designer per la loro partecipazione al progetto.

Š 2009 ILISSO EDIZIONI - Nuoro www.ilisso.it ISBN 978-88-6202-050-3


Indice 6

Che fare della promozione dell’artigianato sardo Enzo Mari

6

Artigianato e design: quale relazione? Enzo Mari e il lavoro “fatto a mano” Francesca Picchi

10

Design per l’artigianato che cambia Giuliana Altea

19

Ceramica

77

Pelletteria

83

Legno e Sughero

109

Tessitura e Ricamo

173

Vetro

179

Metalli

211

Cestineria

227

Oreficeria e Corallo

265

Lapideo

273

Biografie designer

283

Biografie artigiani


Design per l’artigianato che cambia Giuliana Altea

«

Sebbene sia per lo più opera di artigiani di villaggio, si esita a chiamarlo arte popolare, perché supera il tipico lavoro intuitivo delle maestranze regionali. Nei lavori sardi trovate un controllo sicuro del materiale, un senso del design altamente sofisticato

«

e l’uso immaginativo di una varietà di forme.

Così Esther McCoy, nota critica americana di architettura e design, apriva il numero del settembre 1958 del Los Angeles Times dedicato all’artigianato sardo.1 Occasione dell’ampia rassegna ospitata dalla rivista era la seconda mostra dell’ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), l’ente regionale che, fondato in Sardegna nel 1957 per riorganizzare e rinnovare la produzione artigiana, periodicamente presentava, in una serie di esposizioni allestite a Sassari, gli esiti della propria attività. McCoy poteva a buon diritto sottolineare la distanza tra i manufatti dell’ISOLA e l’artigianato tradizionale: lungi dall’essere frutto spontaneo e impregiudicato dell’ethos popolare, questi nascevano infatti dall’intervento nel contesto locale di un piccolo gruppo affiatato di progettisti, diretti dallo scultore e designer Eugenio Tavolara e dall’architetto Ubaldo Badas.2 L’Ente era erede di una linea operativa fondata sull’alleanza tra “artista” e “artigiano” che risaliva alle Arts & Crafts e che negli anni Venti e Trenta aveva trovato applicazione in Italia attraverso l’ENAPI (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie). Nel clima del secondo dopoguerra, generalmente segnato da una revisione del design modernista che tendeva a umanizzarlo smorzandone il rigore, valorizzando le qualità di immediatezza, freschezza e imprecisione generalmente associate al “fatto a mano”, l’ISOLA puntava su un’idea di artigianato formalmente disciplinato, impeccabilmente eseguito e insieme nutrito di umori locali carichi di suggestioni di autenticità, semplicità e naturalezza. Modi della cultura materiale isolana e richiami all’arte nuragica – quest’ultima riscoperta negli anni Cinquanta da una serie di studi e mostre –, opportunamente rivisitati, assumevano una inedita chiarezza e incisività visiva che li rendeva capaci di integrarsi nel gusto contemporaneo. Al tempo stesso, il nuovo artigianato trasmetteva una “idea di Sardegna” quale terra arcaica e Saverio Farci su disegno di Ubaldo Badas

incontaminata, ricca di segreta bellezza, che funzionava in due sensi: come

Chioccia portafiori, anni Sessanta-Settanta terracotta graffita, ingobbiata e invetriata con aggiunte di smalto, h 40 cm

messaggio da propagandare nel nascente mercato turistico, e come costrutto ideologico da offrire in risposta alle esigenze identitarie fortemente sentite


10 | 11

nella società sarda. «Colpisce l’amore dei Sardi per le loro esposizioni – osservava McCoy –. Gli autobus provenienti dai villaggi vicini scaricano fuori i loro passeggeri, e i gruppi indugiano intorno a un capolavoro di cestineria o di merletto, discutendone animatamente i meriti».3 L’investimento simbolico della comunità locale sulla cultura artigiana contribuiva in qualche modo a creare una forte impressione di autenticità, puntualmente registrata dai visitatori. Un commentatore colto e smaliziato come il critico e scrittore Mario Praz osservava ad esempio che nella produzione sarda «il passato non ti si presentava sfacciatamente come qualcosa d’artificiale, di arty-and-crafty, tenuto in vita per attirare il turista, ma come ancora penetrato d’anima, ancora vissuto d’istinto».4 Le proposte dell’ISOLA – che si adattavano bene alla nuova estetica dell’arredo promossa in America da designer quali Charles e Ray Eames, fondata su un’accorta mescolanza di essenzialità di linee ed elementi “caldi” attinti al passato e alla tradizione – avrebbero conosciuto una notevole fortuna internazionale fino ai primi anni Sessanta, mentre in Italia potevano contare sul sostegno di una rivista come Domus e sull’incoraggiamento entusiasta di Gio Ponti. Il caso della Sardegna sarebbe rimasto come esempio, unico nel panorama italiano, di un artigianato regionale che si era dimostrato in grado di sostenere un innesto progettuale moderno senza per questo perdere il proprio particolare carattere; ma al tempo stesso doveva assumere presto il sapore amaro di un’esperienza interrotta. Trasformate in Biennali a partire dal 1959, le esposizioni dell’ISOLA continuarono a svolgersi con un certo successo fino ai primi anni Settanta, benché già dopo la morte di Tavolara – nel 1963 – cominciasse ad avvertirsi un progressivo calo di tensione, destinato a ripercuotersi negativamente sui risultati. In seguito, per una serie di ragioni (dalla mancanza di una direzione artistica forte e di politiche di marketing e di commercializzazione efficienti, al costo relativamente alto degli elaborati in rapporto alla crescente concorrenza dei prodotti extraeuropei), l’Ente doveva imboccare la china di una decadenza apparentemente inarrestabile, che lo avrebbe portato nel 1997 alla cessazione dell’attività espositiva5 e nel 2006 avrebbe spinto l’amministrazione regionale a decretarne ufficialmente la chiusura. A distanza di oltre dieci anni dall’ultima rassegna dell’ISOLA, i tempi sembrano maturi per tentare una riflessione su quella esperienza, esaminarne

Cestinaie di Sinnai su disegno di Eugenio Tavolara Cesto con coperchio, 1962 giunco tinto nell’anilina e paglia di grano, h 54 cm, ø 99 cm



26 | 27

Pabillonis

Nel laboratorio di Giovanni Deidda

Tavola progettuale

Assemini, marzo 2009



52 | 53

Cenerone

I fumatori sono oramai una specie in estinzione. Poverini! Non possono fumare da nessuna parte. Li vedi fuori dai bar quasi emarginati, come se fossero

ideazione James Irvine realizzazione Ceramiche Manis

dei Custer durante l’ultima battaglia. Cenerone è un oggetto pratico da esterno per depositare i mozziconi degli ultimi cavalieri delle cattive abitudini. James Irvine

Cenerone posacenere per esterni, terracotta smaltata (rosso e bianco); terracotta con finitura a cera h 71 cm, ø 35,5 cm Nel laboratorio Manis Oristano, aprile 2009 Cenerone Tavola progettuale



68 | 69

Al centro delle cose: il cuore Forma archetipica nella rifunzionalizzazione contemporanea ideazione Alessio Tasca realizzazione Terrapintada

Attraverso la disamina degli elementi che ritornano nella cultura visiva artigiana ne è emerso uno agevolmente adattabile al procedimento della trafila: il cuore con la fiamma. Coinvolgere il fabbro locale nella realizzazione della matrice da applicare alla bocca della trafila, discutere, miscelare le argille, provare e riprovare a torcere, graffiare, togliere, sventrare, distruggere, decorare la forma, selezionare il taglio del segmento che fuoriesce dalla spinta del pistone, stabilire infine quale eredità funzionale attribuire a una intuizione che è creativa prima ancora che pratica, è stato l’impegno totale del gruppo: progettisti, ceramisti e supporter. Non si voleva progettare e sperimentare il farsi di un singolo manufatto, ma un qualcosa che, coinvolgendo allo stesso modo artigiani e designer, spostasse su una prassi inedita, differente, le risposte al nuovo oggetto d’uso marcato Sardegna. Si voleva provare assieme un’emozione entrando nel terreno della scoperta. Un’eredità sentita e viscerale capace di lasciare un segno duraturo. Ecco il cuore, soggetto centrale nel cerchio, pronto a diventare (da “objet à réaction poétique”) pavimento, pannello divisorio e quanto altro gli si voglia cucire sopra. Il “nostro” è un cuore aperto.

Parete divisoria terracotta trafilata, ingobbiata e smaltata ciascun elemento h 8 cm, ø 12 cm

Elementi modulo terracotta trafilata, ingobbiata e smaltata ø 12 cm; giallo di cromo h 19,7 cm; turchese, h 14,7 cm; nero h 29,7 cm



78 | 79

Chintòrza

Sa chintòrza, la cintura tradizionale dell’abito maschile come elemento ispiratore, patrimonio vivo in un contesto territoriale particolarmente importante

ideazione Roberta Morittu realizzazione Pelletterie Artistiche Grazia Fronteddu

nell’arte della lavorazione della pelle, caratterizzante sia da un punto di vista iconografico che tecnico esecutivo. Citazione esplicita ed elaborazione astratta di un piccolo oggetto, codice di preziose abilità e competenze artigianali. Roberta Morittu

Borsa a tracolla pelle e lampasso 35 x 32 cm Borsa shopping pelle, orbace tinto con essenze naturali dal laboratorio La Robbia 39 x 32 cm Nel laboratorio Pelletterie Artistiche Grazia Fronteddu Dorgali, marzo 2009



86 | 87

Elica e Unghia

Ripensare il tagliere in legno, in genere l’oggetto meno progettato della cucina. L’idea di fornire il tagliere di due spazi, uno per il taglio e uno per la presen-

ideazione Giuseppe Flore realizzazione SAA di Marco Cortopassi

tazione del cibo, ha suggerito forme funzionali a questi scopi. Forme allungate, ellittiche e simmetriche sono gli spazi per il rito del taglio e dell’offerta di carni, salumi e formaggi. Giuseppe Flore

Elica tagliere/vassoio, legno di castagno piccolo 14,3 x 40 x 3 cm grande 17,2 x 59,2 x 3 cm Unghia tagliere/vassoio, legno di castagno piccolo 15,2 x 50 x 3,2 cm grande 23 x 73,5 x 5 cm Elica e Unghia Disegno progettuale Nel laboratorio SAA Sassari, febbraio 2009



118 | 119

Il ricordo di Isili

Quanti ricordi si posano su quei telai… indelebili!… sperimentando nuove tecniche e nuovi moduli decorativi… ed è da lì che voglio riprendere il filo.

ideazione Paolo Marras realizzazione Maria Daniela Ghiani

Voglio rappresentare il ricordo, il ricordo di Isili, lo svegliarsi alla mattina presto per prendere il trenino delle complementari che partiva alle 5 e che dopo tre ore da Cagliari mi portava a Isili… poco meno di 60 km. Due sono i motivi decorativi di Isili che mi sono rimasti in mente, le pavoncelle e i ganci. Tra i due preferisco sicuramente il primo… le rivedo sui libri, un gioco di forma e stilizzazione geometrica, simmetrico e allo stesso tempo asimmetrico, su campi diversi, incorniciate dal colore e per colore, si inseguono e scappano allo stesso tempo… un ricordo evanescente che si rivede nel mio disegno: gallinelle leggere che appaiono e scompaiono, schiarite, si specchiano su entrambi gli assi, su campi colorati, campi che ho visto dal finestrino, inseguirsi nelle varie stagioni. Paolo Marras

Il ricordo di Isili tessitura a un’indente a tenturai su telaio orizzontale, ordito in cotone e trama in lana sarda tinta con essenze vegetali dal laboratorio La Robbia, 235 x 167 cm Il ricordo di Isili Tavola progettuale Nel laboratorio di Maria Daniela Ghiani Isili, febbraio 2009



124 | 125

Coloras

Il tappeto Coloras nasce dalla rilettura di una coperta ottocentesca del patrimonio tradizionale di Nule.

ideazione Eugenia Pinna realizzazione Laboratorio Pinna (con Maria Pala e Gonaria Manca)

Si è scelta un’ampia gamma di grigi naturali e in rottura con la prassi consueta delle artigiane – che lavorano sempre tenendo una rigida perpendicolarità di trama e ordito – sono state impostate righe non lineari che creano movimento, ulteriormente accentuato dalla distribuzione del motivo decorativo delle ambisues, tessute in lino arancio. L’inserto di trame in rafia naturale texturizza lo sfondo dei campi grigi. Eugenia Pinna

Coloras tessitura piana su telaio verticale, ordito e trama in lana sarda, inserti in trama di rafia naturale e lino, 240 x 177 cm Nel Laboratorio Pinna Nule, gennaio 2009



162 | 163

Nel laboratorio Su Trobasciu Mogoro, marzo 2009



186 | 187

Nuovi arburesi

Due coltelli nel segno dell’Arburese: tipico coltello sardo che deriva il suo nome da Arbus, paese della Sardegna occidentale. Amo questo coltello robusto

ideazione Giulio Iacchetti realizzazione Coltelleria Is Lunas

e tagliente tipicamente destinato a usi pastorali. Con il mio progetto ho provato a introdurre l’Arburese nell’uso casalingo: un coltello di servizio per il taglio della carne e uno snello da tavola per accompagnare forchetta e cucchiaio. … coltelli disegnati nel rispetto delle forme tradizionali, arburese docet, ma provando uno scarto in avanti, ascoltare più che disegnare, introdursi più che occupare… Giulio Iacchetti

Nuovi arburesi coltelli, acciaio e corno di bufalo striato 23 cm; 21 cm Nuovi arburesi Disegni progettuali Nel laboratorio della Coltelleria Is Lunas Villanovaforru, marzo 2009



214 | 215

Gedda

Amo la tradizione quando la sovverto facendole parlare un linguaggio contemporaneo e in bilico, frutto di tensioni e riposizionamenti.

ideazione Angelo Figus realizzazione Maria Raimonda Pinna

Angelo Figus

Gedda poltroncina, giunco con inserti di giunco colorato e stoffa; scocca in ferro verniciato; cuscino in orbace ø 96 cm; scocca (realizzata da BAM Bottegartemetalli) h 46 cm; h tot. 120 cm Nel laboratorio di Maria Raimonda Pinna San Vero Milis, febbraio 2009



236 | 237

Muccadore

Il gioiello trae ispirazione dal fazzoletto, muccadore, presente in gran parte degli abiti tradizionali femminili della Sardegna.

ideazione Italo Antico realizzazione Vittorio Piras

Ripiegato, incornicia il viso e raccoglie le cocche sotto il mento. Da una lamina d’oro lo sviluppo plastico di tutti gli elementi che compongono la collana e gli orecchini. L’elaborazione plastica dell’elemento principale e laterale sono del designer. L’esecuzione e la rifinitura sono dell’artigiano. Italo Antico

Collier oro 750, ø 20 cm Orecchini oro 750, h 10,5 cm Nel laboratorio di Vittorio Piras Cagliari, marzo 2009



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268 | 269

Lacu

Una riduzione formale spinta all’estremo contraddistingue questo progetto che punta a coniugare funzionalità e suggestioni di calore e manualità deri-

ideazione Palomba e Serafini realizzazione CP Basalti di Walter Pinna

vanti dalla scelta del materiale e dalle connotazioni scultoree del disegno. Asciutto parallelepipedo, la vasca si caratterizza per un morbido effetto di rientranza nella parte sinistra, che rimanda a una nota opera di Costantino Nivola, Su muru pringiu, il muro gravido (Museo Nivola, Orani): una citazione “invertita”, giacché quello che lì era convesso qui diventa concavo.

Lacu Tavola progettuale Vasca basalto, rame (realizzato dalla BAM Bottegartemetalli), 61 x 209 x 91 cm Nel laboratorio CP Basalti Borore, maggio 2009


BAM Bottegartemetalli

Alessandra Bennici

Bruno Busonera

Giuseppina Casu

Originario di Orani, dove già il nonno fabbricava e riparava oggetti di metallo per gli usi della comunità, Tonino Bruno prosegue l’attività familiare, tramandandone la tradizione ma conducendo al contempo una ricerca personale verso l’innovazione. Si interessa alle tecniche dell’agemina e della brunitura, sperimentando nel campo delle arti visive. L’inserimento in azienda dei figli Vittorio (1977) e Andrea (1980) laureati rispettivamente in Disegno Industriale al Politecnico di Milano e in Progettazione Artistica per l’Impresa all’Accademia di Belle Arti di Brera, determina un ulteriore slancio verso l’innovazione. Bottegartemetalli progetta e realizza oggetti, all’incrocio tra funzionalità, arte e design, grazie ai quali, pur avendo profonde radici nella tradizione sarda, percorre nuove strade.

Alessandra Bennici (1972) apprende dalle donne della sua famiglia l’arte del cosire isciareu, l’intreccio a mano, con l’aiuto di un particolare ago in osso di bue, degli steli di asfodelo, resi atti allo scopo mediante un lungo e complesso processo. Una tecnica esclusiva del piccolo paese di Flussio, nell’altipiano della Planargia, praticata dalle donne da tempo immemorabile, e ora a rischio di scomparsa. La Bennici inizia nel 2005 una sua attività autonoma; esempio di una imprenditorialità fondata sulla continuità con una cultura antica che, ancora oggi, dimostra di potersi efficacemente confrontare con la modernità.

Bruno Busonera (1946) inizia sin dall’età di otto anni l’apprendistato come orafo nella ditta Cilloco, sotto la guida di Pinuccio Lai che lo introduce ai segreti della lavorazione a lamina e filigrana dell’oro e dell’argento. All’età di ventotto anni apre il primo laboratorio, dedicandosi alla riproduzione filologica dei gioielli della tradizione sarda, ma anche di altre culture tra cui quella fenicia e quella etrusca. Si dedica anche all’arte sacra, seguito in questo dal figlio Francesco che, appreso il mestiere del padre, si specializza nella creazione di oggetti suntuari. I gioielli di Busonera hanno più volte rappresentato l’eccellenza della lavorazione orafa sarda all’estero, in occasione di eventi espositivi artistici ed iniziative di carattere promozionale.

Giuseppina Casu ha acquisito la sua professionalità in ambito familiare, mediante un apprendistato e un passaggio di conoscenze da madre in figlia. Il suo laboratorio artigianale propone la produzione, tramite telaio orizzontale manuale, di arazzi realizzati con tecnica a bagas e tappeti a pibiones. I materiali usati sono il lino, il cotone e la lana con l’aggiunta, a impreziosire gli arazzi, di decorazioni di filo lamellare oro e argento. I disegni, desunti dalla tradizione, raffigurano prevalentemente fiori e animali. Partecipa a mostre e fiere di settore in ambito regionale.

BAM Bottegartemetalli di Tonino Bruno Via Mughina 96, 08100 Nuoro Showroom: via Mughina 14 08100 Nuoro, tel. 0784 1944551; fax 0784 1943387

Ditta Bennici Alessandra Via Nuova 35 08010 Flussio (OR) tel. 0785 339032

Bruno Busonera Via Eleonora d’Arborea 18, 09125 Cagliari tel. 070 650229

Giuseppina Casu Via Regina Elena 16, 09093 Pompu (OR) tel. 0783 999121


286 | 287

Ceramiche Artistiche Claudio Pulli

Ceramiche Manis

Coltelleria Is Lunas

Cooperativa Nostra Signora de Gonare

Claudio Pulli (1927-2004) è parte della storia ceramica del Novecento sardo. Figlio di un cartapestaio pugliese giunto nell’Isola negli anni Trenta, impara a modellare l’argilla nella bottega paterna, specializzandosi poi a Sassari negli anni Cinquanta, con il ceramista Giuseppe Silecchia e in seguito con lo scultore Gavino Tilocca, di cui sarà significativo collaboratore per un decennio. Stabilitosi a Cagliari nel 1966 con una propria bottega (col pittore Pietro Mele), prosegue poi a Selargius (1968) l’attività di ceramista. I figli Giovanni e Roberto condividono precocemente il suo impegno nella ceramica, acquisendone le tecniche e portando avanti con lui l’azienda. Il terzo fuoco e la superficie a smalto craquelizzato e riflessato, spesso incrostato da strati gestuali di colore, fissano la tipologia della bottega che, oltre a stoviglie, complementi d’arredo e piccole plastiche, assai diffusi nella distribuzione turistica, sono stati intervallati da più complesse richieste per l’arredo urbano e religioso.

Antonio (1930) il capostipite, coadiuvato nella sua attività dai figli Arnaldo (1959) e Vitaliano (1963), ha insegnato presso l’Istituto Statale d’Arte di Oristano, seguito in questo impegno didattico da Arnaldo. Quest’ultimo vince nel 2003, sezione dedicata alla ceramica d’uso, la prima edizione del Premio Arte della Ceramica “Salvatore Fancello” a Nuoro, confermando il successo di Antonio del 1969, nel XXVII Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Città di Faenza, dove ottiene il Primo Premio al Concorso per Docenti; riconoscimento replicato nel 2009 a Oristano, nel Primo Concorso Regionale per Ceramisti. Foggiatori e maiolicatori, incarnano e portano avanti la tradizione figulina di Oristano. Dai primi anni Ottanta, assieme a lavori di ricerca e collaborazione con diversi designer, proseguono una linea commerciale tagliata per il filone turistico.

L’azienda Is Lunas è nata da alcuni anni con la guida esperta di Aniceto Pistis, conoscitore e abile artigiano nell’ambito della coltelleria. Gli artigianioperai impiegati in azienda realizzano, esclusivamente a mano, varie tipologie del coltello sardo tradizionale, in particolare l’arburese, la pattadese e la guspinese, cui aggiunge un modello di propria invenzione denominato campidanese, con lama dalla linea affusolata. Produce anche una serie di coltelli artistici, caratterizzati dalla forma del manico, stilizzato in forma di animali e altri soggetti locali (cinghiale, aquila, nuraghe ecc.). Il manico è prevalentemente in corno di montone, bufalo e cervo; il collarino in acciaio, alpaca e ottone.

A metà degli anni Cinquanta, Eugenio Tavolara, allora direttore artistico dell’ISOLA, rifunzionalizza come tappeto sa burra, la pesante coperta tradizionale, dando vita a nuove composizioni decorative partendo dai motivi tradizionali della tessitura di Sarule; tra le artigiane che contribuiscono a questa rinascita c’è anche Speranza Ladu, attuale Presidente della Cooperativa Tessile N.S. de Gonare. Speranza Ladu (1934), con la Cooperativa, continua oggi la produzione impostata da Eugenio Tavolara e parimenti quella di manufatti tradizionali, tutti realizzati al telaio verticale, con tecnica manuale a tessitura liscia. Le tessiture di Sarule, in lana sarda, sono caratterizzate dalla compattezza e da una rigorosa semplicità dell’impostazione coloristica tendenzialmente su tonalità grigie, azzurre e gialle.

Ceramiche Artistiche Claudio Pulli di Giovanni e Roberto Pulli s.s. 554, km 8, 09047 Selargius (CA) tel. 070 842683

Ceramiche Manis di Vitaliano e Arnaldo s.n.c. Via Neapolis 15, 09170 Oristano tel. 0783 73231

Coltelleria Is Lunas di Beatrice Tuveri & C. s.a.s. Loc. S. Marina, 09020 Villanovaforru (MD) Shoowroom: via Umberto I 56, 09020 Villanovaforru (MD), tel. 070 9300033

Cooperativa Nostra Signora de Gonare c/o ex Centro Pilota per la Tessitura Via A. Manzoni 2, 08020 Sarule (NU) tel./fax 0784 769014


ISBN 978-88-6202-050-3

9 788862 020503


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