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Piemonte BOSIO FAMILY ESTATES PAG. 38

Piemonte BOSIO FAMILY ESTATES BELCOLLE PAG. 38

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Piemonte CASCINA DAMA PAG. 39

Toscana CANTINA DI PITIGLIANO PAG. 42

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Girando lungo l’Italia che ci piacerebbe

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gliaio. Ciò non esclude una visita in una delle aziende della zona per vedere dal vivo l’offerta che è in grado di proporre ed approfondire ulteriormente la conoscenza. Sull’offerta gastronomica, invece, i maestri francesi restano molto furbi. O si sceglie il top o il bistrot di un ristorante stellato, altrimenti il rischio di imbattersi in “acchiappaturisti” è molto alto. Il bilancio finale è ampiamente in attivo, con il valore aggiunto che, al di là dei luoghi comuni, i transalpini hanno capito di dover migliorare anche nell’empatia con il viaggiatore e stanno evidentemente mitigando la loro proverbiale supponenza. Tornati in Italia e macinati svariati chilometri da nord a sud della Penisola il bilancio è, ahimé, tornato rapidamente in rosso. Ad aumentare la rabbia è la sensazione del “potrei ma evidentemente non riesco”. Il nostro Paese è davvero straordinario e anche il più defilato angolo custodisce un incredibile patrimonio di bellezze paesaggistiche, architettoniche e archeologiche. Ma la nostra capacità di darci la zappa sui piedi in termini di valorizzazione, promozione e salvaguardia è altrettanto incredibile. Per fortuna di eccezioni ce ne sono ma, a differenza dei francesi, siamo molto meno scaltri nel saperle promuovere efficacemente al turista. Ecco perché I Grandi Vini desidera fare un sincero augurio di buon lavoro al nuovo Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, per gli obiettivi che si è posto e che potete approfondire nelle prossime pagine, in un’intervista nella quale vengono tratteggiate alcune delle principali sfide che ha davanti.

Su queste pagine abbiamo ribadito svariate volte l’importanza di unire capacità di valorizzazione della filiera agroalimentare e promozione turistica, attraverso una comunicazione congiunta, capace di intercettare con un’offerta adeguata l’enoturista. Per questo abbiamo deciso di dedicare L’Inchiesta di questo numero proprio al tema chiave dell’enoturismo, raccogliendo spunti e consigli utili da chi vi lavora quotidianamente, sviluppando progetti innovativi che stanno raccogliendo ottimi risultati e si candidano a crescere ulteriormente. Proprio su questa scia, l’appello che ci sentiamo di fare al nuovo Ministro è quello di iniziare il suo cammino compiendo, innanzitutto, un viaggio in macchina lungo lo stivale, scrutando il Paese dal finestrino e fermandosi in una delle centinaia di aree di sosta distribuite lungo la rete autostradale. Ecco, un’adeguata promozione delle nostre eccellenze agroalimentari credo che possa iniziare proprio da una profonda riqualificazione della proposta alimentare servita da parte delle catene, in modo che sia idonea ad un Paese così ricco di bontà e qualità come il nostro. I numeri di coloro che vi si fermano ogni giorno, 365 giorni all’anno è impressionante. Altrettanto impressionante è la deprimente proposta. Una tappa in autostrada di autentica qualità e autenticità, potrebbe essere un primo vero e genuino biglietto da visita che la nostra Italia potrebbe consegnare ai viaggiatori (stranieri e non), contribuendo a supportare gli attori della filiera. Pensiamoci. Intanto buona estate!•

Giovanni Pellicci Direttore Responsabile

EDITORIALE

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urismo e politiche agricole insieme, si può? Sulla carta è una sfida affascinante, in cui mettere tanta energia, idee e risorse per farla decollare nel migliore dei modi e provare a fare bene quanto riescono a fare i nostri cugini francesi, modello di riferimento mondiale in questo ambito. Ho trascorso alcuni giorni in Francia durante questa estate, esattamente in Provenza, girando in macchina tra paesaggi per certi versi molto simili ad alcune regioni del Centro Italia. A colpirmi, in particolare, è stata la facilità messa a disposizione del turista prima e dell’enoturista poi. Parlo di cose essenziali e tutto sommato banali: dalla cartellonistica stradale che ti accompagna fino alla meta, dirimendo ogni dubbio che può sorgere ad ogni bivio o rotatoria. Poi la grande capacità di valorizzare qualsiasi “attrattiva” di richiamo enogastronomico/turistico presente all’interno del territorio che si sta visitando. Qui, va detto, c’è anche una grande capacità commerciale: non tutto ciò che luccica è oro, anzi, ma le leve del marketing territoriale sono molto efficienti; sta quindi al viaggiatore approfondire e capire meglio se l’offerta risponde alla domanda. Penso poi all’acquisto di vino o altri prodotti della filiera che un winelover può decidere di portare a casa con sé. Quasi ogni centro principale ha un’enoteca pubblica che propone in assaggio tutti i prodotti della zona, li fa degustare ed eventualmente acquistare. L’acquisto, appunto, viene da sé: i prezzi sono molto convenienti, pari a quelli che si troverebbero in cantina. Facile, dunque, avere voglia di caricare il proprio baga-


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OLTRE 40 ANNI

DI TRADIZIONE, INNOVAZIONE E ROBUSTEZZA INOSSIDABILE

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24 VENT'ANNI DI DOCG GAVI, 25 ANNI DI CONSORZIO TUTELA

LA TRADIZIONE DEL NOBILE PARLA IL LINGUAGGIO DEI MILLENIALS

60 CAMBIAMENTI CLIMATICI: INTERVENIRE SULLA BARBATELLA PER UN MIGLIOR RENDIMENTO DELLA PIANTA

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L’EDITORIALE ULTIME DAL MONDO DEL VINO L’INCHIESTA • WINE & TOURISM FACCIA @ FACCIA CON...GIAN MARCO CENTINAIO LA POLITICA NEL VINO • OCM VINO, ARRIVA LO SBLOCCO NEWS BIO & GREEN • VERSO UN MARCHIO DI GARANZIA PER I VINI NATURALI THE WINE TROTTER • L’AUSTRALIA CHEF • FRANCESCO BRACALI COVER STORY • 20 ANNI DI DOCG GAVI, 25 ANNI DI CONSORZIO TUTELA PRODUTTORI IN PRIMO PIANO CANTINA FRACASSI RATTI MENTONE PRODUTTORI IN PRIMO PIANO • L’AUTIN LAZIO • LA DOC ROMA HA LA SUA CASA: NASCE IL CONSORZIO MONTEPULCIANO D’ABRUZZO, 50 ANNI DI SUCCESSI LOMBARDIA • È TEMPO DI MILANO WINE WEEK MARCHE • MEZZO SECOLO DI ROSSO PICENO PIEMONTE • TIMORASSO, L’ASCESA DEL “BAROLO BIANCO” AZIENDA GIUSEPPE PICCO LA MAGIA DEL RITORNO ALLE ORIGINI BOSIO FAMILY ESTATES • DUE ANIME PER UN UNICO GRANDE PROGETTO CASCINA DAMA• DOVE IL TEMPO È UN VALORE PAROLA A CRISTIANO CINI, NUOVO PRESIDENTE AIS TOSCANA TOSCANA CANTINA COOPERATIVA DI PITIGLIANO

43 AZIENDA BURACCHI • LA TRADIZIONE DEL NOBILE PARLA IL LINGUAGGIO DEI MILLENIALS 44 FOOD AND BEVERAGENDA 46 PELLICOLE DI GUSTO • CAFFÈ 48 SOCIAL WINE • CANTINE E SOCIAL 50 TENDENZE SPARKLING CHAMPAGNE VS. PROSECCO 52 DISTILLATI & CO. 53 EXTRAVERGINE NEWS 54 LUPPOLO E DINTORNI • L’IMPEGNO DI VITTORIO FERRARIS PER LA BIRRA ARTIGIANALE 56 FIERE IN CALENDARIO 60 VIGNA E CANTINA • CAMBIAMENTI CLIMATICI, INTERVENIRE SULLA BARBATELLA 63 VIVAI COOPERATIVI RAUSCEDO 64 VIVAI VITICOLI TRENTINI BIODIVERSITÀ E INNOVAZIONE 66 PARTIRE COL PIEDE GIUSTO: VIVAI COOPERATIVI PADERGNONE 67 VIVAISMO...COSA SI DICE IN AZIENDA 68 VIGNA E CANTINA • L’IMPORTANZA DEL NEUROMARKETING NELL’IDEAZIONE DI UN’ETICHETTA 69 ARCONVERT • È JORDAN JELEV, THE LABELMAKER 71 LUXORO: ECCELLENZA AD ALTI LIVELLI 72 VIGNA E CANTINA • RISCHIO “HARD BREXIT”: LE CONSEGUENZE SUL COMPARTO DEI TRASPORTI 73 DALLO STOCCAGGIO ALLA SPEDIZIONE, STI INTERNAZIONALE 74 NEWS TECNICHE DALLE AZIENDE


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Anno XIV • Numero 103 • Luglio Agosto 2018 www.igrandivini.com In copertina Roberto Ghio, Presidente del Consorzio Tutela del Gavi Editore Cluster Editori Registrazione Tribunale di Grosseto n° 9 del 02/11/2005 Direzione e Redazione Strada Massetana Romana 58/b - 53100 Siena (Italia) Tel. 057745561 Fax 0577270774 - info@igrandivini.com Direttore Responsabile Giovanni Pellicci Direttore Editoriale Fabrizio Barbagli Traduzioni a cura di Tiziana Di Filippo, Mariavera Speciale Hanno collaborato a questo numero Stefania Abbattista, Barbara Amoroso, Luca Barbagli, Elisa Berti, Lorenzo Bianciardi, Claudia Cataldo, Marina Ciancaglini, Chiara Martinelli, Giulia Montemaggi, Tommaso Nutarelli Art Director Linda Frosini Stampa Petruzzi – Via Venturelli, 7 Città di Castello (PG)

Concessionaria Pubblicità Cluster Editori Strada Massetana Romana 58/b 53100 Siena (Italia) Tel. 0577 45561 – Fax 0577 270774 info@clustereditori.it Account

Stefania Abbattista - stefania@igrandivini.com Elisa Berti - elisaberti@clustereditori.it Laura Dami - l.dami@igrandivini.com Tiziana Di Filippo - t.difilippo@clustereditori.it Francesco Dotto - f.dotto@igrandivini.com Francesca Droghini – f.droghini@igrandivini.com Chiara Martinelli - c.martinelli@igrandivini.com Giulia Montemaggi - g.montemaggi@clustereditori.it Stefania Russo - s.russo@clustereditori.it Giulia Spolidoro - g.spolidoro@clustereditori.it

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Ultime dal mondo del Vino di Giovanni Pellicci

NUOVA ANNATA

PROGETTI

NASCE LA MAPPA SENSORIALE DEL BARBERA D’ASTI Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato è capofila di un progetto sulle aree di produzione e sulle caratteristiche chimico-fisiche e sensoriali della denominazione Si chiama Barbera d’Asti 2.0 ed è un inedito studio scientifico, iniziato un anno fa, per approfondire le conoscenze sul mondo Barbera d’Asti, tra i vini più rappresentativi del Piemonte. Si tratta di una nuova e ambiziosa attività di ricerca, avviata dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, insieme all’Università di Torino - Disafa e sostenuta dalla Regione Piemonte.

L’obiettivo del nuovo progetto è la realizzazione di una ‘mappa sensoriale’ della Barbera d’Asti Docg: uno studio che si propone di definire il vasto territorio della denominazione (che si estende per 5300 ettari sulle superfici collinari dei 167 comuni delle province di Asti e Alessandria) collegando in modo puntuale le caratteristiche dei vini Barbera d’Asti alle differenze geologiche e microclimatiche che ne definiscono l’area di produzione. “I grandi vini del mondo, le più rinomate denominazioni - spiega il presidente del Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato,

Filippo Mobrici - sono caratterizzate da aree vocate, i cosiddetti ‘cru’. Anche la Barbera d’Asti ha intrapreso questa strada e con l’avvio di questa nuova ricerca scientifica, mai realizzata prima d’ora, puntiamo ad arrivare alla caratterizzazione delle aree produttive. Con questo studio intendiamo far emergere le diverse tipicità produttive di un’area molto vasta, con caratteristiche uniche e distintive, punto di forza della Barbera d’Asti. Se si pensa al Barolo, ad esempio, sono proprio le diversità di zona la vera ricchezza. Ci aspettano anni di lavoro e impegno - prosegue - per portare a termine il nostro ambizioso progetto, che ci impegnerà per i prossimi anni e che porterà a qualificare ancora di più la regina dei rossi del Piemonte. Oggi abbiamo presentato i primi dodici mesi di attività scientifica e di studio avviata dal Consorzio, grazie al Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino e con il contributo fondamentale della Regione”.

TENDENZE

PER I CINESI “MADE IN ITALY” NON SIGNIFICA NULLA Solo l’1% delle ricerche online di nostri prodotti è associato al vino ‘Made in Italy’? In Cina la parola simbolo del lifestyle perde tutto il suo senso evocativo e vale nulla più del suo significato letterale. Lo dimostra il traffico su Baidu (analisi effettuata a giugno, ndr), il principale motore di ricerca del Paese, dove la query ‘made in Italy’ è comparsa in lingua cinese nell’ultimo mese solo 20 volte al giorno. Una goccia in mezzo al mare, se si tiene conto dei 772 milioni di internet user nel Dragone dei record, che in 10 anni ha registrato un’escalation digitale pari al 268%. Lo rivela l’estratto relativo al monitoraggio dell’online della più ampia indagine dell’Osservatorio

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Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta in collaborazione con Nomisma Wine Monitor. Sempre su Baidu (75% delle investigazioni online in Cina) è invece di 9.200 ricerche la media giornaliera per la parola chiave ‘Italia’, una frequenza superiore ad esempio rispetto a quella francese ma che – nelle ricerche correlate – dimostra tutta la non conoscenza, e relativa curiosità, per il Belpaese con domande del tipo: ‘L’Italia è l’Europa?’, ‘Quale Paese è l’Italia?’. In generale, le query associate sono legate a info generali (34%) seguite dai simboli del made

in Italy: ‘arredo e design’ (26%) e turismo (23%), con quote minori opportunità di studio (8%), ‘cibo’ (4%) e il vino, che chiude con l’1%. Un dato quello legato al prodotto enologico che cresce fino al 6% nelle ricerche correlate alla Francia, che ci supera anche per turismo (34%) e moda/ shopping (13%). Analizzando la verticale sul vino, la parola chiave ‘vino francese’ (circa 800 ricerche al mese nell’ultimo anno) registra il doppio di quelle sul ‘vino italiano’. Quest’ultimo interessa maggiormente i giovani, con il 63% dei curiosi che è under 40, in maggioranza (63%) maschi.

DITA INCROCIATE PER LA VENDEMMIA 2018 Le previsioni meteo preoccupano la filiera Vi lasciamo alle vacanze estive con il pensiero rivolto alla vendemmia. Le previsioni meteo delle prossime settimane preoccupano gli addetti ai lavori: ci auguriamo tutti che nelle vigne italiane non ci saranno particolari problemi e che la raccolta possa essere più ricca di quella dello scorso anno. Le dite saranno incrociate fino a settembre. Intanto, vale la pena dare uno sguardo alle quotazioni di Ismea (prezzi medi iva esclusa per l’ultima annata in commercio, e franco cantina), che sono state analizzate da WineNews a fine luglio. Tra i rossi, a guidare “il listino” c’è come sempre il Brunello di Montalcino, a 1.075 euro ad ettolitro, in crescita del 6,4% sullo stesso periodo 2017, seguito dal Barolo, a 765 euro, ma in calo del 6,7%. Sul podio Ismea l’altro grande rosso delle Langhe, il Barbaresco, sui 550 euro ad ettolitro, a +6,8%. Ma prima dei due grandi rossi piemontesi, in realtà, c’è l’Amarone della Valpolicella, che dai dati della camera di Commercio di Verona, viaggia tra gli 800 ed i 900 euro ad ettolitro. Nel listino Ismea, segue il Nebbiolo d’Alba a 290 euro ad ettolitro (+1,8%), e poi il Chianti Classico, con il vino del Gallo Nero che è quotato sui 282,5 euro ad ettolitro (+22,8%). In lieve calo sul 2017 il Valpolicella, sui 245 euro ad ettolitro (-2%), seguito dal rosso dell’Alto Adige Lago di Caldaro Classico, sui 220 euro ad ettolitro (+20,5%), dalla Barbera d’Alba a 210 euro ad ettolitro (+10,5%), dal Teroldego Rotaliano a 195 euro ad ettolitro (+5,4%) e, a chiudere la “top 10”, il Dolcetto d’Alba e di Diano d’Alba, a 170 euro ad ettolitro (+13,3%). Sul fronte dei bianchi, al vertice c’è un terzetto con una quotazione di 290 euro ad ettolitro, formato dal Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Docg (+7,4%), e dal Gavi e dal Cortese di Gavi (+5,5%). A seguire, con quotazioni di 265 euro ad ettolitro, in rialzo del 12,8% sul 2017, c’è il Trento Pinot Nero per base spumante, e poi il Roero Arneis a quota 230 euro ad ettolitro, in crescita del 35,3%, con la stessa quotazione dello Chardonnay dell’Oltrepò Pavese, che fa segnare un balzo del 76,9%. Il Prosecco Doc, invece, viaggia sui 210 euro ad ettolitro (+12%).


Ultime dal mondo del Vino di Giovanni Pellicci

MADE IN ITALY

VALPOLICELLA: TASK FORCE ANTICONTRAFFAZIONE Accordo di cooperazione tra il Consorzio tutela vini Valpolicella e l’ICQRF per impedire vendite online usurpanti dei brand veneti: già 115 diffide inviate “Amarone Docg”, “Valpolicella Doc”, “Valpolicella Ripasso Doc” e “Recioto della Valpolicella Docg” sotto protezione, anche online con una nuova task force anticontraffazione. È quanto prevede il protocollo di cooperazione sottoscritto tra l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole

(ICQRF) e il Consorzio tutela vini Valpolicella. L’accordo, firmato da Stefano Vaccari, Capo dipartimento ICQRF e Andrea Sartori, presidente del Consorzio della più importante Dop di vino rosso del Veneto e a livello nazionale, prevede azioni di contrasto per ostacolare le vendite sui canali e-commerce, fino al sequestro, di prodotti evocanti e usurpanti i nomi “Amarone”, “Valpolicella”,

“Valpolicella Ripasso” e “Recioto della Valpolicella” in Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Irlanda, Danimarca e negli altri Paesi scandinavi a regime di monopolio , ossia i principali mercati di destinazione delle top denominazioni veronesi. L’attività di tutela, secondo quanto previsto dal documento, sarà effettuata anche in collaborazione con altri organi di controllo internazionali abilitati al sequestro dei prodotti illeciti. Attivo da oltre 80 anni, il Consorzio di tutela vini Valpolicella rappresenta 286 aziende di imbottigliatori e trasformatori della

Dop, per una filiera che conta 7 cantine cooperative, 2286 aziende agricole produttrici di uva. Dopo circa un mese dal via della collaborazione sono già 115 le diffide inviate ad altrettanti siti web, soprattutto di Canada, Uk e Usa.

Il nuovo “Advisory Board” di Vinitaly International al lavoro per far crescere il vino italiano nel mondo, attraverso una formazione sempre migliore. La composizione prevede le più importanti organizzazioni della rappresentanza della filiera: da Federvini ad Unione Italiana Vini, da Federdoc alla Fivi-Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Nella foto da sinistra il Prof. Attilio Scienza (nuova guida del Comitato Scientifico di Vinitaly International Academy); Stevie Kim (Responsabile di VIA); Cristiana Tirabovi (Direttore di Federdoc); Ottavio Cagiano (Direttore di Federvini); Matilde Poggi (Presidente di Fivi); Riccardo Ricci Curbastro (Presidente di Federdoc); Giulio Somma (Direttore Comunicazione di Uiv) e Tommaso Iori (Fivi).

APPUNTAMENTI

IL MONDO DEL VINO A CONFRONTO CON WINE2WINE Nuovo format per l’evento in programma il 26 e 27 novembre a Veronafiere Nuovo format per il wine2wine di Veronafiere-Vinitaly, la piattaforma business di aggiornamento e formazione professionale nel mondo del vino in programma il 26 e 27 novembre 2018 con la quinta edizione. Diverse le novità del format pensato per i circa 1.500 professionisti della filiera attesi all’auditorium

della fiera scaligera: dai seminari-sprint (30 minuti) a cui si aggiungono 15 minuti di domande e risposte, ai laboratori pratici ‘wine2winelab’, agli speed dating per incontri b2b e alle pause networking’ (di altri 15 minuti) tra le diverse sessioni. Circa 60 gli incontri previsti e oltre 100 gli esperti nazionali e internazionali che interverranno al forum per dare un contributo di idee e conoscenze a un settore del made in Italy in attivo sulla bilancia commerciale di circa 5,5 mi-

liardi di euro l’anno. Tra questi, oltre ai contributi già confermati dei principali imprenditori italiani del settore (come Carlo Franchetti, Tim Banks, direttore vendite e marketing di Ornellaia, Valentina Argiolas, Matteo Lunelli, Piero Mastroberardino, Ettore Nicoletto, Josè Rallo, Andrea Sartori, Alberto Tasca d’Almerita), anche quelle di personalità a vario titolo centrali nell’emisfero vino: la Ceo di Krug Champagne e presidente degli Lvmh Estates & Wines, Margareth Henriquez; la top influencer

cinese, Shenghan Whang (in arte Lady Penguin); la super-consulente globale e Master of Wine Lynne Sherriff; l’esperto di tecnologie applicate in ambito media e comunicazione, oltre che già country manager di Yahoo, Lorenzo Montagna e Marino Braccu general manager a Otto e Mezzo-Bombana di Hong Kong. Attesa inoltre anche la wine writer di Wine Spectator, Allison Napius, per svelare ai produttori i criteri di selezione dei vini della principale guida enologica al mondo. a Iscrizioni al link www.wine2wine.net/tickets/

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L’INCHIESTA WINE&TOURISM di Claudia Cataldo

Enoturismo: fra certificazioni,

nuovi wine travelers e destinazioni Il turismo del vino e del cibo, un settore ancora in grande sviluppo e con ampie margini di azione. E non mancano le case histories virtuose

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e c’è un settore in Italia – e non solo – che profuma di opportunità quello è senza dubbio l’enoturismo o se vogliamo ampliare la definizione il turismo esperienziale, quello fatto di sapori, attività agricole, sentori di mosto, camminate nei vigneti e mani sporche di farina. I numeri parlano di un indotto importante e le cantine, grandi o piccole che siano, si trasformano da luoghi di lavoro a luoghi di accoglienza. I temi da affrontare sono numerosi: chi sono i viaggiatori del vino? Come si raggiungono? Come si garantisce un’accoglienza adeguata nelle cantine? Quali sono i giusti strumenti di comunicazione? E così via, si potrebbe andare avanti a lungo. Proprio nel corso degli ultimi mesi si sono tenuti appunta-

menti interessanti che – non a caso nell’anno del cibo – hanno avuto il compito di interrogarsi a proposito di queste nuove sfide. Ad aprile ad esempio “Viaggiatori del vino, istruzioni per l’uso” è stata un’occasione per comprendere più a fondo le tendenze e lo sviluppo futuro dell’enoturismo internazionale. Si è parlato di quanto il turismo del vino richieda una reale strutturazione dell’offerta, una forte cooperazione tra i vari attori della sua catena del valore, privata e pubblica, capacità di comunicazione e accoglienza dei turisti stranieri. Morgan Hubert, Direttore Generale del tour operator Wine Passeport, ha sottolineato quanto sia importante rispondere tempestivamente alla domanda degli enoturisti con offerte specifiche. Si è parlato del marchio

di Atout France “Vignobles découvertes”, un progetto che mira a identificare, attraverso un marchio di livello nazionale, le destinazioni che sanno offrire un’accoglienza di qualità, unendo diversi fattori come il vigneto, il patrimonio culturale, le attività naturali, immateriali, sportive e ricreative, e l’accoglienza. Lo scopo è fornire al turista una qualità dell’accoglienza e uno spirito di condivisione facilitando il suo soggiorno e restituendo un’esperienza di qualità grazie a un partenariato forte tra il mondo del turismo e il mondo dei produttori vitivinicoli. E infine dell’importanza dell’enogastronomia nel definire un luogo come destinazione turistica, tema importante e in forte sviluppo (ovvero il destination management).•

L’esperta – Roberta Garibaldi - pag15. Tra i massimi esperti internazionali nel settore del turismo enogastronomico. Responsabile dell’Osservatorio sul Turismo Enogastronomico dell’Università degli Studi di Bergamo

CASE HISTORY #1

Winery Tasting Siciliy Dario Costanzo, general manager Winery Tasting Sicily: “fare rete per essere destination” Cos’è oggi l’enoturismo? “Come si impegna a mostrare il portale Winery Tasting Sicily, l’enoturismo è oggi

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una realtà in crescita, dalla ricca offerta sempre più attenta e rappresenta uno dei modi migliori per permettere la conoscenza

di un territorio e delle sue peculiari ricchezze. Esso si caratterizza come turismo esperienziale in grado di garantire la soddisfazione di tutti i sensi e l’arricchimento della mente. Il vino che il turista sceglie di degustare è unico perché espressione di un particolare territorio e di


uno specifico terroir, ha una sua storia da far conoscere e unitamente alle altre produzioni gastronomiche locali permettere di donare soddisfazioni uniche ben incorniciate nelle naturali location delle varie cantine. Il winelover, oggi, vive l’esperienza enoturistica in maniera completa: visita i vigneti, vive la cantina che esplora in tutti i suoi luoghi di produzione, ascolta i racconti che conferiscono identità alla realtà vitivinicola che sta conoscendo e prima ancora di degustare il vino riesce ad immaginarlo. Pertanto l’effettiva degustazione, preceduta volendo anche da escursioni naturalistiche, rappresenta il coronamento di un processo conoscitivo sicuramente ricco di coinvolgimento personale. Il turista si sente parte della nuova realtà, che riesce ad apprezzare sotto vari aspetti, e nel calice non trova solo sentori tecnicamente anche ben descritti, ma molto altro: trova e prova emozioni che diventeranno ricordi, da poter fare rivivere anche a casa quando sceglierà la stessa bottiglia di vino”. Ci sono ancora potenzialità inespresse? “Sicuramente sarebbe utile potenziare i legami tra le diverse realtà turistiche e creare sempre più rete tra le aziende vinicole in modo da raggiungere non solo il singolo turista o la coppia ma anche i gruppi che amano

esempio di come in Sicilia si riesca a coniugare l’amore per la cultura contadina, per la natura, per lo sport alla passione per l’enogastronomia di qualità. Con escursioni naturalistiche a cavallo, in bici, a piedi o in barca, in un weekend di natura e tradizioni, in un’atmosfera gioiosa e di condivisione di esperienze umane, si vive la vendemmia e si valorizza, con degustazioni tecniche dei vini, la scoperta delle uve autoctone del territorio, in questo caso di Menfi. Questa ed altre esperienze simili costituiscono l’attuale fotografia del turismo del vino in Sicilia”. Cos’è il progetto Winery Tasting Sicily? “Il progetto di Winery Tasting Sicily nasce non solo per consentire al turista di prenotare facilmente degustazioni, ma soprattutto per garantire visibilità alle cantine e alla Sicilia intera: splendida e ricca isola, le cui fortunate condizioni climatiche favoriscono una vasta produzione di vini pregiati, dal Nerello Mascalese, al Carricante e al Catarratto; per non parlare di tutti gli altri, dal Nero d’Avola al Frappato, dal Cerasuolo di Vittoria, all’Inzolia, dal Grecanico allo Zibibbo, dal Grillo al Passito di Pantelleria. Una meraviglia da far conoscere sempre meglio”. •

legare la visita storico-culturale dei luoghi alle esperienze enogastronomiche e che intendono avere, in tal modo, una conoscenza a 360° del territorio. Le singole cantine, oggi, organizzano diverse esperienze interessanti, cercando anche di potenziare la visibilità delle stesse. Winery Tasting Sicily pubblicizza tutti gli eventi che si realizzano nelle diverse provincie siciliane e descrive nella sezione visita in cantina le diverse realtà vitivinicole presenti nell’isola, consigliando anche dei percorsi da realizzare”. Qual è la fotografia del turismo del vino – e più in generale del gusto – nel vostro territorio? Un itinerario da consigliare ai nostri lettori per andare alla scoperta del vostro territorio... “Ci sono moltissime possibilità. Ad esempio è possibile scegliere una degustazione di vini sull’Etna magari dopo un’escursione del vulcano, o una degustazione di vini a Marsala al tramonto delle Saline e della Laguna dello Stagnone, oppure visitare i luoghi del commissario Montalbano e fare una degustazione di vini a Ragusa o scoprire la Malvasia delle Isole Eolie. Esiste davvero l’imbarazzo della scelta! Anche la partecipazione ad annuali eventi speciali, come il Mandrarossa Vineyard Tour può essere un

CASE HISTORY #2

The Grand Wine Tour Max Coppo, The Grand Wine Tour: “l'importanza di una certificazione di qualità” Cos’è il progetto The Grand Wine Tour? “Il progetto nasce nel 2016. L’idea che sta alla base è semplice: raggruppare un paniere di aziende vitivinicole importanti per garantire uno standard di qualità oggettivo capace di veicolare il concetto che tutti i membri offrono lo stesso livello qualitativo. Una rete che vorrebbe ricordare i Relais&Chateaux. I risvolti sono due: da una parte un circuito di eccellenza, un vero e proprio network. Dall’altra un marchio che possa rendere riconoscibile agli occhi del visitatore il rispetto di determinati standard comuni. La carta

della qualità che abbiamo stilato ha 50 criteri; c’è poi anche un organo tecnico che si occupa di ispezionare e suggerire migliorie”. Quali sono le innovazioni? Quali lati dell’enoturismo The Grand Wine Tour va ad approfondire? “Sicuramente c’è l’aspetto di garanzia dei servizi e di standard qualitativo che sono elementi fondamentali oggi per lo sviluppo enoturistico. Solo così il visitate potrà avere una guida per orientarsi nella scelta e trovare un’esperienza di cantina che possa soddisfare le sue aspettative. C’è poi il tema della

promozione e della vendita: solo raramente l’enoturismo ragiona in termini di turismo. The Grand Wine Tour invece vuole proprio lavorare sulle fiere internazionali, dialogare con tour operator e cercare buyer per le cantine aderenti. Infine un altro aspetto in cui crediamo e investiamo è quello della formazione: non esiste turismo del vino senza che ci sia personale qualificato in grado di farlo. Ecco perché stiamo portando avanti dei progetti di formazione, con delle giornate dedicate agli hospitality manager delle cantine”.• uu

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CASE HISTORY #3

Strada del Barolo e grandi vini di Langa Il Direttore, Daniele Manzone: “un tema da affrontare potrebbe essere quello della destagionalizzazione”

VENTRALE B

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INTERRATORE DI CONCIME

FUTURA ECO

VENTRALE P

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“Nel 2014, quando l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità i Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, ne ha riconosciuto l’eccezionale valore universale, rappresentato dalla radicata cultura del vino e dallo straordinario paesaggio modellato dal lavoro dell’uomo, in funzione della coltivazione della vite e della produzione del vino. Oggi più che mai ci rendiamo conto che gli enoturisti vogliono vivere appieno tutte le esperienze che un territorio può offrire e sempre di più cercano l’autenticità. La Strada del Barolo in questi anni ha cercato di assecondare questa esigenza attraverso diverse iniziative che danno modo ai turisti di entrare direttamente in contatto con il ricco sistema dei luoghi produttivi e degli insediamenti tradizionali che costituiscono questo paesaggio vivente. Esperienze quali il ciclo di cene commentate A Tavola con il Produttore, la Caccia al Tesoro nella Langa del Barolo®, Io, Barolo, il Tour dei cru del Barolo, il Rendez-vous sulla Strada del Barolo e le Wine Tasting Experience® vanno esattamente in questa direzione”. Ci sono ancora potenzialità inespresse? “I dati ci dicono che l’offerta non soddisfa ancora appieno la domanda e, benché negli ultimi anni siano stati fatti molti progressi, il cammino da percorrere è ancora lungo. Ad esempio molti ristoranti di livello non hanno personale di sala adeguatamente formato, le guide turistiche scarseggiano, diversi siti di interesse turistico rimangono chiusi nei giorni festivi… Un altro punto su cui occorre migliorare è la destagionalizzazione: nonostante la stagione turistica si sia notevolmente allungata, nei mesi invernali si lavora poco e molte strutture rimango chiuse per periodi lunghissimi”. Cosa significa offrire un’esperienza enoturistica appagante? Le cantine oggi sono pronte oppure in che cosa potrebbero ancora migliorarsi? “In questa zona le cantine hanno fatto

enormi passi in avanti in termini di accoglienza e hanno iniziato finalmente a fare sistema, perché hanno capito che unendo le forze ne beneficia tutto il territorio, ma c’è ancora poco coordinamento e molta improvvisazione: quel che servirebbe è una formazione mirata all’accoglienza”. Qual è la fotografia del turismo del vino – e più in generale del gusto – nel vostro territorio? “Il nostro è un territorio fortunato perché può vantare prodotti di eccellenza unici al mondo, paesaggi mozzafiato e uno straordinario patrimonio immateriale fatto di cultura e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Il riconoscimento Unesco ha contribuito ad aumentare ulteriormente l’attrattività di questo territorio: ne consegue che oggi il turismo del vino attraversa una fase di crescita quantitativa e qualitativa, con una maggiore presa di consapevolezza sia da parte degli operatori locali, che hanno capito l’importanza di salvaguardare l’ambiente, sia da parte degli stessi turisti, che qui si dimostrano sempre molto attenti e rispettosi”. Un itinerario da consigliare ai nostri lettori per andare alla scoperta del vostro territorio... “Sul nostro sito www.stradadelbarolo.it sono segnalati diversi itinerari: i due più classici, consigliati a chi non ha mai visitato la zona, sono l’Itinerario del Barolo Tortoniano e quello del Barolo Elveziano, che si snodano attraverso i principali comuni di produzione del Barolo. Lungo i due percorsi ci si imbatte in numerosi castelli, fra cui quello di Barolo, sede dell’Enoteca Regionale e del Museo del Vino, e si incontrano molte cantine, enoteche, ristornati e B&B associati alla Strada del Barolo: per trovarli è sufficiente collegarsi al sito, disponibile anche in versione mobile per rendere la fruizione ancora più semplice e immediata”. •


L’esperta – Roberta Garibaldi

Tra i massimi esperti internazionali nel settore del turismo enogastronomico. Responsabile dell’Osservatorio sul Turismo Enogastronomico dell’Università degli Studi di Bergamo Cos’è oggi l’enoturismo? traverso azioni sia a livello di territorio “Oggi l’enoturismo non è più e solo la che per i singoli operatori. Un ulterioricerca di produzioni di eccellenza, che re elemento su cui porre l’attenzione comunque rimane un elemento deter- è  l’educazione: è, infatti, fortemente minante nelle decisioni del turista. L’e- auspicabile accrescere la consapevonoturismo è la ricerca di esperienze a lezza degli operatori economici e degli tema vino, che spaziano dalla visite in stessi cittadini sul valore del nostro pacantina, agli eventi e festival, agli itine- trimonio enogastronomico. Sarà inoltre rari, al binomio arte e vino, e così via”. fondamentale sostenere l’adozione delCi sono ancora potenzialità ine- le nuove tecnologie - viste le  opporspresse? tunità che potranno offrire in termini “Ad oggi l’offerta italiana appare a mac- di coinvolgimento ed esperienzialità chia di leopardo, con territori e realtà - e trovare nuove soluzioni per connetpiù  strutturate dove l’enoturista può tere Globale e Locale ai fini di ridare fruire di una molteplicità di esperienze valore  economico, sociale e culturale che gli permettono di entrare in contat- alle produzioni locali in un contesto to e sperimentare il vino (e pure il cibo) allargato”. locale a 360°che si affiancano ad altre, Quali sono gli elementi chiave per in cui l’offerta presenta notevoli mar- una destinazione turistica di  sucgini di sviluppo. C’è sicuramente un cesso? grande interesse verso questo tema, e, “Più che definire gli elementi, appare come evidenziato nel Primo rapporto utile indicare un processo di sviluppo sul turismo enogastronomico italia- in differenti fasi: no 2018, molte aziende  vitivinicole 1. Capire chi sono i turisti a cui rivolmostrano una certa propensione al tu- gersi, le risorse della destinazione e rismo. Ma esiste un margine per un ul- la concorrenza- Definire obiettivi chiateriore miglioramento, sia in termini ri e raggiungibili, costruiti a partire da di ricettività - qui intesa come apertu- una governance ben definita, pianifira al  pubblico - che di servizi offerti. care le attività nel breve-medio-lungo Gli elementi su cui focalizzarsi sono periodo; esperienzialità e  personalizzazione.    Coinvolgere gli stakeholder locali sin Migliorabile appare anche la visibilità dall’inizio del processo, supportare dell’offerta a livello di territorio. Solo la  cooperazione fra produttori agroa11 portali turistici regionali su 21 forni- limentari e vitivinicoli e del turismo, scono informazioni sulle aziende agro- comunicare i benefici di una reciproca alimentari e vitivinicole presenti, e di collaborazione; questi solo 5 presentano dettagli sulla 3. Sostenere la nascita di esperienze possibilità di effettuare visite guidate. enogastronomiche targettizzate, favoriSe consideriamo che il 95% dei viag- re lo sviluppo di programmi di qualità giatori inizia a  pianificare la vacanza e valorizzare le esperienze innovative, e le esperienze da svolgere ricercando creative e sostenibili; informazioni sul web e il 40% legge le 4. Comunicare e promuovere la derecensioni degli altri utenti prima di stinazione e la relativa offerta in modo prenotare (Google Traveller  Report), efficace; appare fondamentale agire anche sotto 5. Monitorare il processo”. questo punto di vista”. Cosa cercano oggi i nuovi viaggiaQuali sono le sfide per lo sviluppo tori? del turismo enogastronomico? “I viaggiatori ricercano un’esperienza “Appare anzitutto opportuno promuo- a 360°, si mostrano sempre più invere una maggiore integrazione tra teressati ad  andare oltre al semplice i comparti  della produzione agroali- consumo dei prodotti tipici e aspiramentare e del turismo, nell’ottica di no a conoscerne le  origini, i processi migliorare l’attrattività e  la competiti- e le modalità di produzione e, attravità in questo specifico segmento. At- verso questi, il territorio, le  vicende

storiche, artistiche e sociali, la vita delle persone del luogo e così via. La presenza di bellezze artistiche e paesaggistiche di elevato pregio, così come di produzioni di  qualità, non rappresenta più l’unico l’elemento discriminante nel processo decisionale.  E L’enogastronomia è diventata uno strumento privilegiato; essa, infatti, racchiude  e veicola tutti quei valori che il turista contemporaneo ricerca, ossia: rispetto della cultura e delle sue tradizioni, autenticità, sostenibilità, benessere psico-fisico ed esperienza”.  Quali sono gli interlocutori di oggi e domani del turismo enogastronomico? “In Italia vi è un forte interesse espresso dalle persone di mezza età. All’estero invece il trend è guidato dai Millennials, che nei prossimi anni rappresenteranno il target  principale del turismo enogastronomico. Per il medio lungo periodo vi sono alcuni segmenti verso cui sarà opportuno prestare una specifica attenzione. Si tratta di: Senior.  I senior saranno un target sempre più rilevante, sia dal punto di vista numerico che per il peso economico. Queste persone avranno più tempo per  viaggiare e un budget certo, a differenza delle generazioni precedenti,  elementi chiave saranno: l’interesse per la cultura e il wellness, la possibilità  di fare vacanza in tutte le stagioni e la predilezione verso modalità di  prenotazione e strutture più tradizionali (Amadeus, 2013; Expedia, 2017).  Attualmente, in Europa e nell’America Settentrionale, il 25% e il 22% della  popolazione ha un’età superiore ai 65 anni. Nel 2050 si prevede che questi valori raggiungano rispettivamente il 35% e 28% del totale degli individui (United Nations, 2017). Paesi emergenti.  Nei prossimi anni il numero dei turisti provenienti dai Paesi  emergenti crescerà ad un ritmo molto maggiore rispetto a quello previsto per i  Paesi ad economia avanzata e, nel 2030, rappresenteranno il 57% dei flussi  internazionali (UNWTO, 2017). L’enogastronomia locale, spesso associata ad arte e cultura, è uno degli

aspetti ricercati da parte di questi turisti; tuttavia, per alcuni di essi, appare fondamentale la presenza di specifiche offerte che tengano conto anche delle differenti abitudini culturali e alimentari”. C’è qualche territorio in particolare nel nostro Paese che merita un interesse particolare e/o qualche case history da raccontare? “Numerose sono le buone pratiche nel nostro Paese. Nell’ambito di queste, credo che un ambito di forte interesse e che genera importanti soddisfazioni negli imprenditori,  nei turisti e per i territori è quello che porta a legare il cibo alle arti.  Pensiamo alle aziende di produzione hanno sede in edifici storici, come castelli medievali o dimore d’epoca. Oppure a quelle realtà che hanno abbinato arte e gusto in esperienze uniche e immersive attraverso mostre e rassegne di arte moderna e contemporanea, installazioni all’aperto o all’interno di spazi aziendali. Si pensi, a tal proposito, a Castello di Ama nelle colline del Chianti e a Ca’ del Bosco in Franciacorta. Non dobbiamo dimenticarci delle cantine d’autore, ossia edifici di alta qualità  architettonica progettati da architetti di fama nazionale e internazionale che  esprimono un rinnovato rapporto estetico fra lo spazio di vendita o produzione e il prodotto. Si tratta di realtà che suscitano sempre più la curiosità dei turisti, tanto da essere  diventate delle vere e proprie attrazioni: basti pensare al progetto Toscana Wine Architecture, un percorso d’autore e design con-temporaneo che include le più rinomate cantine d’autore della regione”. È parte del comitato “scientifico” del nuovo progetto The Grand Wine Tour:  quali sono gli aspetti innovativi e i punti forti di questo progetto? “La rete e il networking sono oggi fondamentali per essere competitivi ed innovatori. Lo abbiamo visto in questi anni in molti contesti turistici. Gwt rappresenta un primo esempio di associazione di cantine per lo sviluppo del turismo enogastronomico, attraverso cui mettere in rete alcuni servizi, condividere buone pratiche e momenti di formazione”.•

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di Giovanni Pellicci

GIAN MARCO CENTINAIO Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo

Turismo+enogastronomia il nuovo petrolio italiano A I Grandi Vini parla il nuovo Ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio

P

olitiche agricole e turismo insieme. E’ questa la complessa, ma affascinante, sfida che attende il nuovo ministro Gian Marco Centinaio che, insediatosi il 1° giugno in via XX Settembre, ha iniziato a muovere i primi passi all’interno di un dicastero destinato a diventare ancora più centrale nell’azione del governo gialloverde. I temi sul tavolo sono numerosi, come più volte abbiamo scritto anche su queste pagine. Prima della pausa estiva, siamo riusciti a scambiare qualche battuta con Centinaio su alcuni di questi aspetti. La conversazione è avvenuta proprio alla vigilia dello sblocco del decreto Ocm vino, di cui parliamo nelle prossime righe e più approfonditamente in un altro spazio. La nostra volontà di approfondire sarebbe stata maggiore e gli aspetti da toccare ancora più ampi. Ma l’agenda in questo periodo è davvero fitta ed intanto siamo soddisfatti di essere riusciti a porre delle basi di dialogo che sicuramente torneremo ad approfondire più avanti, seguendo passo passo le azioni che il Ministero porterà avanti nei prossimi mesi. Intanto alcuni passaggi chiave degli obiettivi del Ministro emer-

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gono nelle prossime risposte. @ Ministro Centinaio che visione ha dell’agricoltura italiana e quanto il nostro Paese potrà investire, a lunga scadenza, in questo settore per contribuire al rilancio della nostra economia? “Il made in Italy agroalimentare nel suo complesso rappresenta uno dei motori dell’economia nazionale, attivando a livello di sistema circa il 17% del Pil nazionale. A livello occupazionale parliamo di oltre 800mila lavoratori solo nel settore primario. In agricoltura si contano oltre 70mila aziende condotte da under 40. Per promuovere e valorizzare il made in Italy, bisogna lavorare su un approccio sistemico, che enfatizzi i punti di forza dell’agroalimentare italiano: ricchezza di biodiversità, tradizione enogastronomica, patrimonio paesaggistico e culturale, capacità di innovare e di produrre cibi e vini unici al mondo. Concretamente siamo già al lavoro per lo sviluppo degli strumenti di progettazione territoriale, come i distretti del cibo. Puntiamo a dare sostegno a chi aggrega e costruisce progetti di investimento che vedano unite Istituzioni locali e soggetti privati nel rilancio delle nostre aree agricole”. @ Agricoltura e turismo insieme in un Ministero unico. Quali obiettivi e azioni si prefigge nel suo mandato per far andare di pari passo due settori fondamentali come questi, riuscendo ad unire esigenze di tutela e occasioni di valorizzazione?

“Sostengo da tempo che in Italia cibo e turismo vanno insieme. C’è un’Italia da vedere, da mangiare e da bere al top della qualità del mondo. La bellezza dei nostri paesaggi rurali, unita alla qualità del nostro cibo e del nostro vino rappresentano una fortissima attrattiva per i cittadini di tutto il mondo. Chi ci vede da fuori vede tutto quello che c’è di bello nel nostro Paese ma anche tutto ciò che di buono noi stiamo producendo. Il nostro obiettivo è quello di collegarli, unirli e far si che ci sia una comunicazione unica. Il turismo vale da solo il 12% del Pil. Se lo uniamo all’enogastronomia può diventare il petrolio italiano”. @ Concentriamoci sul vino. Quali novità ha in mente in termini di progetti per valorizzare ulteriormente una delle eccellenze del nostro made in Italy che ha nel rafforzamento dell’export e nella difesa dai casi di falsificazione due tra le principali sfide? “Gli ultimi dati sull’enoturismo ci dicono di una crescita, solo dalla Russia, del 50% nell’ultimo anno. E questo ci fa capire quante potenzialità ancora ci sono. Portare i turisti del mondo in Italia, farli mangiare bene, fargli assaggiare il vero made in Italy, è strategico anche nella lotta alla falsificazione. Vogliamo continuare con la promozione dei nostri prodotti e con la lotta al cosiddetto Italian sounding, ovvero tutti quei prodotti che cercano di spacciare per italiani e che di italiano non hanno nulla. I dazi per la tutela del made


in Italy non sono nei nostri piani perché non pensiamo che la tutela dei nostri prodotti passi per questo genere di misure, non possiamo chiuderci su noi stessi”. @ La filiera vitivinicola è preoccupata per alcuni aspetti (ricordo in particolare le nomine per il Comitato Vino; i decreti attuativi del Testo Unico del Vino; la legge sull’enoturismo e il tema dell’Ocm) che sono rimasti in sospeso negli ultimi mesi. Che tempistiche stima per dare risposte concrete ai soggetti in campo? “Il provvedimento sull’Ocm è stato finalmente sbloccato. Ora tocca alle imprese. E’ un passo importante per cominciare a costruire una nuova strategia di settore. Siamo il primo produttore mondiale di vino e i nostri prodotti sono ovunque sinonimo di eccellenza ma tutto questo non basta. Serve uno sforzo in più. Servono risorse mirate. Perché per andare sui mercati internazionali la promozione è fondamentale. Noi vogliamo aiutare le nostre imprese in questa operazione, essere al loro fianco, diminuendo la burocrazia e investendo ancora di più sulla differenziazione dell’offerta e sulla qualità, due elementi che rendono uniche le nostre realtà vitivinicole e non solo. Se il nostro vino è diventato un simbolo di qualità nel mondo è grazie alla tenacia dei produttori italiani. Quello che voglio fare da ministro è affiancarli. Per quanto riguarda l’enoturismo, per me turismo, cibo e vino sono i pilastri per il rilancio del Paese. Quindi sono felice di poter concretizzare una norma giusta. Stiamo condividendo il decreto attuativo con le Regioni per le ultime limature. Finalmente anche per i nostri imprenditori vinicoli valgono gli incentivi che hanno gli agriturismi. Sul Comitato Vini stiamo in via di definizione, è importante mettere le basi per un lavoro triennale importante”.•

Chi è Gian Marco Centinaio Gian Marco Centinaio, Dirigente di Azienda, è nato a Pavia il 31 ottobre 1971. Laureato in Scienze Politiche con indirizzo Economico Territoriale all'Università di Pavia, ha iniziato la sua carriera istituzionale nel 1993 come Presidente del Comitato di quartiere Città Giardino e in seguito come Consigliere Comunale del Comune di Pavia (fino al 2009). Nelle Elezioni comunali del 2009 ottiene l'incarico di Vicesindaco e Assessore alla Cultura e Marketing Territoriale per il Comune di Pavia. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto Senatore per la Lega Nord e nominato Capogruppo. Nel corso della XVII^ Legislatura ha ricoperto diversi incarichi in seno alle seguenti Commissioni: Affari Costituzionali, Finanze e Tesoro, Istruzione. Il 4 marzo 2018 è stato rieletto Senatore per la Lega, e nominato capogruppo al Senato. Il 1° giugno 2018 ha giurato come Ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali.

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Ocm Vino, arriva

(finalmente) lo sblocco:

di Giovanni Pellicci

pronti 100 milioni di euro

Il Ministero ha dato il via al bando per la campagna 2018/19 e nominato i membri del nuovo Comitato Vino

I

l Ministero delle Politiche Agricole batte i primi colpi. A margine dell’intervista con il nuovo Ministro Gian Marco Centinaio (di cui potete leggere nella rubrica Faccia@Faccia) sono due le principali novità arrivate nel mese di luglio dal parte del Mipaaf. Si tratta di due tempi molto importanti ed attesi dalla filiera, parte di un elenco più ampio di cui abbiamo scritto più volte su queste pagine. Vediamoli nel dettaglio. Bando Ocm sbloccato E’ finalmente arrivato il decreto che dà il via al bando per la “Misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi” dell’Ocm vino, per la campagna 2018/2019. Si tratta di 27,5 milioni di euro che compongono il budget che sarà gestito a livello nazionale, sui 100 milioni a disposizione per l’Italia, di cui oltre 70 gestiti dalle singole Regioni che potranno i rispettivi bandi. Le scadenze? Il prossimo 25 settembre è la data fissata per presentare le domande

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relative alla quota nazionale mentre il 26 ottobre è la data entro la quale le Regioni capofila comunicheranno i progetti multiregionali finanziati. A seguire, il 5 novembre è la data entro cui dovrà arrivare il “nulla osta” e il 9 novembre la data in cui le Regioni capofila faranno pervenire al Ministero e ad Agea la graduatoria dei soggetti ammessi a contributo. Entro il 28 febbraio 2019 ci sarà la stipula dei contratti con i beneficiari da parte di Agea. Tra i criteri di premialità, spiccano due parametri che possono assegnare al massimo 20 punti: il soggetto proponente sia un nuovo beneficiario, ovvero che non abbia beneficiato già di contributi Ocm Promozione nel periodo 2014-2018, e che il progetto sia rivolto ad un nuovo Paese terzo o ad un nuovo mercato di un Paese terzo. Ancora, più basso è il contributo pubblico richiesto (al massimo al 50% della spesa), più alto è il punteggio, con la richiesta di una contribuzione pubblica uguale od inferio-

re al 40% che premia di più (10 punti). Ancora, verrà premiata la presenza, all’interno del soggetto proponente (che può essere una singola realtà o un’aggregazione) di piccole e micro imprese, il fatto che lo stesso produca e commercializzi prevalentemente vini di propria produzione, il fatto che il progetto sia rivolto ad un mercato emergente, e che riguardi esclusivamente vini Dop o Igp. Nuovo Comitato Vino: tutti i nomi Pochi giorni dopo ecco lo sblocco di un altro tema molto atteso dalla filiera. Non tanto per i nomi, quanto soprattutto sulle numerose questioni che in questi mesi sono rimaste in sospeso e sulle quali numerose denominazioni italiane attendono rapidi riscontri in merito alle richieste di modifica dei disciplinari di numerosi vini, rimaste in sospeso dall’anno scorso. Il Ministero delle Politiche Agricole ha, infatti, nominato il Comitato Vini Dop e Igp: a guidarlo sarà Michele Zanardo, trevigiano

già vice Presidente del mandato di Giuseppe Martelli. La nuova composizione prevede anche Michele Alessi, Marco La Rocca e Luca Lauro, per il Ministero, i docenti universitari Luigi Moio, Attilio Scienza e Antonella Bosso, Ottavio Cagiano (Federvini), Paolo Castelletti (Unione Italiana Vini), Emilio Renato Defilippi (Assoenologi), Alberto Mazzoni (Istituto Marchigiano Tutela Vini, in rappresentanza dei Consorzi), Francesco Ferreri (Coldiretti), Palma Esposito (Confagricoltura), Domenico Mastrogiovanni (Cia), Valentina Sourin (Legacoop) e Gabriele Castelli (FedagriConfcooperative), Rosa Fiore (Regioni e Province Autonome) Giuseppe Salvini (Camere di Commercio) e Rosanna Zari (Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali). Il nuovo Comitato nazionale, rispetto al precedente, è stato ampliato nella composizione con un membro in rappresentanza dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali. Rimarrà in carica per il prossimo triennio.•


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NewsBio & Green di Marina Ciancaglini

Verso un marchio di garanzia per i vini naturali Un workshop di 3 giorni con giornalisti da tutto il mondo per fare il punto sui vini di VinNatur e sui progetti dell’Associazione

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n marchio di garanzia e qualità: questo è quello che si prefigge VinNatur, l’Associazione di viticoltori naturali che fa capo ad Angiolino Maule. Un ambizioso obiettivo che ha come fondamenta il Disciplinare di produzione, approvato nel 2016, e il relativo piano di controlli. Per confrontarsi su questo e per fare il punto sul livello qualitativo dei vini degli associati è stato organizzato un workshop a Lonigo, lo scorso giugno. Tre giorni di degustazioni e approfondimenti, alla presenza di 15 giornalisti, 4 italiani e 11 stranieri, che hanno degustato alla cieca 216 bottiglie. Il Presidente di VinNatur, Angiolino Maule spiega quanto è emerso da queste giornate. Quali erano gli obiettivi del Workshop VinNatur? “Far sentire sempre di più la nostra voce all'estero e avere un feedback immediato sui vini dei nostri associati, tramite una degustazione alla cieca per mettersi in discussione e crescere. Non è nostra intenzione fare classifiche poco costruttive, fini a se stesse, ma lavorare sulla qualità e sulla trasparenza”. Che cosa è emerso dalla degustazione con i giornalisti? “Il confronto con i giornalisti è stato costruttivo; la giuria era varia, con provenienza da tutta Europa e anche dagli Stati Uniti. Ogni produttore è convinto di imbottigliare il meglio della propria vigna; le considerazioni finali che ogni degustatore ha espresso potranno aiutare il produttore a capire cosa si può aggiustare nel percorso produttivo, pur rimanendo all'interno delle possibilità che il disciplinare offre. L’unico dato generico emerso, probabilmente dovuto a recenti annate molto calde e siccitose, è una presenza importante di vini rossi troppo corpulenti

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e alcolici che, a detta di alcuni degustatori, peccano in personalità. Oltre a punte di eccellenza che hanno entusiasmato tutti e 15 i partecipanti ci sono stati pochi vini con evidenti difetti, più spesso riconducibili a disattenzioni in vinificazione”. Cosa si intende esattamente per un marchio di garanzia e qualità per il vino naturale a livello mondiale? “VinNatur ha intenzione di diventare un marchio forte e riconosciuto; per fare ciò abbiamo necessità di essere validati da un disciplinare altrettanto forte, reso inviolabile da un piano di controlli eseguito da enti esterni. Oltre a lavorare internamente sulla serietà dei produttori dovremo sempre di più farci conoscere al mondo esterno con degustazioni e incontri con la stampa internazionale”. Il vino naturale ha bisogno di parametri di valutazione degustativa differenti rispetto ai vini convenzionali? “Ci siamo confrontati in questo anche con i giornalisti partecipanti; la soggettività di ogni degustatore e l'evoluzione prolungata nel bicchiere dei vini naturali giocano un ruolo più complesso rispetto ai vini convenzionali”. •


T he Wine Trotter di Marina Ciancaglini

L’Australia foto di Lido Vannucchi

consumatrice e produttrice Un Paese con un importante consumo locale ma con un occhio di riguardo per l’Italia, della quale ama non solo il territorio e l'immaginario ma anche il vino

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ome funziona un mercato geograficamente agli antipodi dell’Italia come l'Australia? Fabio Zanzucchi, intermediario nel settore dell’export per molte aziende vinicole nazionali ne delinea le principali caratteristiche. Al di là della sua natura di paese produttore, quali tipologie di vino vengono importate prevalentemente? “Del vino consumato in Australia,

molto popolare sebbene sia ostacolato fortemente dal Prosecco australiano; fra i bianchi italiani il Pinot Grigio la fa da padrone nella fascia bassa”. Il vino italiano come viene visto e quali tipologie hanno un maggiore l'80% è vino locale, il resto è diviso fra Nuova Zelanda, Cile, Francia, Italia, Spagna, Sud Africa e Usa. Del vino importato, l'Italia rappresenta circa il 10%. Gli australiani consumano circa 25 litri procapite annualmente. In generale, i consumatori australiani sono forti bevitori di bianchi ma, attualmente, i vini Italiani presenti sul mercato sono in maggioranza rossi, con una grande crescita del Sangiovese e del Nebbiolo. Naturalmente, il Prosecco è

appeal? “Ha una grande reputazione, in primis perché l’Italia è un brand molto forte in Australia; poi perché gli australiani sono viaggiatori e molti vengono a passare le vacanze nel Belpaese. Inoltre, il 5% della popolazione è di origine italiana. Anche molti produttori australiani mostrano questo interesse, coltivando anche varietà italiane come Sangiovese, Nebbiolo e Fiano. La Toscana guida la volata, anche in virtù di un

appeal turistico che le altre regioni non sono ancora riuscite a costruire adeguatamente. Ornellaia, Sassicaia e Tignanello sono icone molto forti, ma in generale nella mente degli appassionati il Sangiovese e il Nebbiolo hanno una reputazione altissima. Il Chianti Classico sembra in forte ascesa. Il Nebbiolo continua a crescere, con i vini di Barolo in testa. Il Barbaresco inizia a rubare quote di mercato al Barolo, in virtù di un pricing più ragionevole e di una beva nettamente più facile”. Dove si consuma il vino, principalmente? “Si consuma sia a casa che fuori ma la ristorazione domina sulle vendite di vino italiano, anche in virtù di nuovi produttori che stanno invadendo il mercato e le carte dei vini dei ristoranti, non solo italiani”. Qual’è il livello medio di cultura del vino? “Molto buono, con una conoscenza diffusa e grande interesse per i prodotti italiani”. •

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Dalla pompa di benzina

alle 2 stelle Michelin

Francesco Bracali non è solo uno chef che si è fatto da solo ma un portatore di valori della cucina, tra sacrificio, conoscenza e capacità di ascolto

È

una storia molto personale quella di Francesco Bracali, alla guida insieme al fratello Luca del ristorante Bracali di Massa Marittima, considerato oggi una delle punte dell’alta ristorazione nazionale. Da ragazzo, Francesco frequentava l’ITI ma avrebbe preferito l’Istituto d’Arte. La famiglia aveva un’attività di bar-trattoria in località Ghirlanda, sulla direttrice Siena-mare, con annessa una pompa di benzina. Oltre a lui e ai genitori, davano una mano il fratello Luca, le nonne, le zie. Fino a quando un giorno tornò da scuola con la decisione di lasciarla. Da quel momento affianca la madre ai fornelli. È ambizioso, vuole distinguersi. La ristorazione implica sacrifici e rinunce personali e i genitori non sono entusiasti del coinvolgimento a tempo pieno di Francesco, in cucina e Luca, in sala, nelle sorti della trattoria. Ma ormai il percorso era intrapreso.

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Francesco è un autodidatta che sopperisce a una mancata formazione canonica con la curiosità, lo studio, il talento. Con la ristrutturazione, Bracali diviene un ristorante di successo che brucia le tappe sul-

le guide: da 78 a 86/100 in un solo anno su quella del Gambero Rosso; nel ’99, la prima Stella Michelin e la premiazione a Londra come più giovane chef emergente italiano. Nel 2010, a 38 anni, la seconda Stella Michelin. Qual’è il piatto che al tavolo del suo ristorante vorrebbe sempre rimangiare? “L’Estate”, in quanto sono un amante del pomodoro! Il menù è stagionale ma ci sono dei piatti che rimangono in carta sempre, come la tartare di chianina, gli gnocchi sul budino di foie-gras e il piccione in salsa di carote. A quest’ultimo che tra le mie


E LOVERS WINE LOV

WINE

ricette è la più “storica”, volevo dare un contenitore unico e ho disegnato personalmente il piatto”. Trova difficoltà a reperire collaboratori in cucina? “C’è grande affluenza dalle scuole. Ma di fronte alla quotidianità del lavoro - molto distante dal format televisivo - più della metà lascia. In chi resta, invece, c’è troppa voglia di imparare velocemente, senza soffermarsi sul capire: per la maggior parte, i ragazzi sono degli esecutori, non dei cuochi”! C’è stato un momento in cui lei e Luca vi siete sentiti pronti per qualcosa di più rispetto alla trattoria? “Per quanto mi riguarda, non ero consapevole di ciò che volevo diventare. Volevo e voglio essere riconoscibile, magari criticabile, ma riconoscibile; odio chi copia anche se ho sempre guardato ai colleghi più importanti e più bravi di me. Senza tralasciare la cultura del territorio”. Nel senso di cucina territoriale e di Km zero? “Non solo. La conoscenza del territorio

non si limita alle erbe del piccione ma è un modo di essere con semplicità, per educazione e abitudine. Se un ingrediente mi aiuta a dare completezza ad un piatto e proviene dal Madagascar dove ora è al suo massimo, non vedo perché non usarlo”. Quindi, cultura del territorio intesa come facilità di rapporti? “Quando racconto che la domenica mattina a 10 anni andavo negli orti e la colazione era la panzanella con un bicchiere di vino alla pompa di benzina, non è solo il bel ricordo di un pomodoro buono, ma l’insegnamento delle persone che avevo attorno. È profondità: se oggi parlo al contadino che sta tutto il giorno in campagna e coltiva la cipolla maremmana, lui su quell’argomento sa dirmi tutto e mi apre un mondo! E di questo ci vuole rispetto”.• Ristorante Bracali Via di Perolla, 2, 58024 Ghirlanda (GR) www.mondobracali.it

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Vent'anni di Docg Gavi, 25 anni di Consorzio Tutela

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ent’anni di Gavi Docg (1998-2018). Una tappa significativa che il Consorzio Tutela del Gavi ha celebrato anche attraverso una nuova bottiglia istituzionale affidata a Serena Viola. L’artista ha riassunto in etichetta gli elementi di un terroir fuori dal comune attraverso i colori: verde per le sue colline, azzurro per il vento marino, bianco e rosso per le terre che si alternano negli 11 comuni della denominazione,

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Due decenni di un terroir fuori dal comune: le tappe e il futuro del grande Bianco piemontese oro come il grande Bianco piemontese. Ma come ha costruito la sua riconoscibilità il Gavi Docg? Ecco le tappe più significative dei suoi primi vent’anni. 1998: il Gavi ottiene la Docg, punta sull’identificazione del vino con il proprio territorio

evidenziandone potenziale culturale, valoriale e simbolico. 2002-2004: il Consorzio è il primo in Italia a procedere alla verifica ampelografica e catastale dei vigneti della denominazione, attestando la produzione di Gavi da uve Cortese al 100%.

2012: il conseguimento dell’Erga Omnes consegna al Consorzio gli strumenti per vigilare e promuovere la denominazione. 2013: nasce il progetto Gavi 972. È del 972 il primo documento che testimonia la tradizione vitivinicola del grande Bianco piemontese. Nato per le Corti genovesi, le sue vicende sono legate alla vocazione internazionale del porto di Genova. 2015: l’istituzione del Premio Gavi - La Buona Italia


CONSORZIO TUTELA DEL GAVI Corte Zerbo, 27 - 15066 Gavi (AL) - Tel. +39 0143 645068 - info@consorziogavi.com - www.consorziogavi.com

riporta il Gavi alla ribalta. Il Consorzio premia ogni anno le filiere agroalimentari italiane che integrano enoturismo, Italian life style e arte. 2018: La Carta del Vino Responsabile. Lo scorso 25 maggio, analizzando il rapporto tra vino e responsabilità sociale, vengono premiate realtà italiane virtuose. Arnaldo Caprai di Montefalco (Perugia) riceve il Premio Gavi - La Buona Italia come

portabandiera della New Green Revolution, e oltre 100 tra produttori ed esponenti del panorama del vino nazionale della comunicazione e della responsabilità sociale di impresa, firmano la Carta del Vino Responsabile che individua in 10 elementi il suo manifesto: 1) Sposare i valori giusti, 2) Tutelare la terra, 3) Salvaguardare l’acqua, 4) Contrastare i cambiamen-

ti climatici, 5) Impegnarsi per la Sostenibilità, 6) Proteggere la biodiversità, 7) Credere nelle persone, 8) Risparmiare nelle risorse naturali, 9) Promuove-

re la cultura e le arti, 10) Creare benessere per il territorio. “La Responsabilità Sociale nel mondo del vino è l’unico futuro possibile - dice Roberto Ghio neoeletto Presidente del Consorzio Tutela del Gavi - così come credo sia chiaro ormai a tutti che una produzione sostenibile e di qualità non possa prescindere dalla giustizia sociale.” • u

Di Gavi in Gavi 2018: arriva Antonino Cannavacciuolo

ph Andrea Segliani

Il Consorzio Tutela del Gavi celebra la sostenibilità anche con la cucina zero sprechi Ospite della 6^ edizione Di Gavi in Gavi (26 agosto pv), Antonino Cannavacciuolo, giudice del miglior abbinamento tra le 11 ricette presentate dai comuni della denominazione e il Gavi Docg. Franco Aliberti (chef stellato de La Présef in Valtellina) sarà invece protagonista dello show cooking Zero Sprechi. Di Gavi in Gavi proseguirà il 1° settembre a Libarna con Neri Marcorè e il suo “Incontro in musica tra Faber e Gaber”, in occasione di Attraverso Festival.

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Twenty years of Docg Gavi, 25 years of Consorzio Tutela Two decades of a terroir out of the ordinary: the stages and the future of the great Piemontese White wine Twenty years of Gavi Docg (19982018). A significant step that the Consorzio Tutela del Gavi celebrated also through a new institutional bottle entrusted to Serena Viola. The artist has summarized on the label the elements of a terroir out of the ordinary through the colors: green for its hills, blue for the sea wind, white

and red for the lands that alternate in the 11 municipalities of the denomination, gold as the great Piemontese white. But how did Gavi Docg build its recognizability? Here are the most significant steps of his first twenty years. 1998: Gavi obtains the DOCG, focuses on the identification of the wine

Di Gavi in Gavi 2018: Antonino Cannavacciuolo arrives. The Consorzio Tutela del Gavi celebrates sustainability with zero waste. Guest of the 6th edition of Gavi in Gavi (26th August), Antonino Cannavacciuolo, judge of the best combination of the 11 recipes presented by the municipalities of the appellation and the Gavi Docg. Franco Aliberti (starred chef of La Présef in Valtellina) will be the protagonist of the Zero Sprechi cooking show. Di Gavi in Gavi will continue on September 1 in Libarna with Neri Marcorè and his "Incontro in musica between Faber and Gaber", for the Attraverso Festival.

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with its territory highlighting its cultural value, and symbolic potential. 2002-2004: the Consorzio proceed with the ampelographic and cadastral verification of the vineyards and its appellation, attesting the production of Gavi from 100% Cortese grapes. 2012: the attainment of Erga Omnes gives to the Consorzio the tools to supervise and promote the name. 2013: the Gavi 972 project is born. The first document that testifies the

winemaking tradition of the great Piemontese white wine is from 972. Born for the Genoese courts, its events are linked to the international vocation of the port of Genoa. 2015: the establishment of the Gavi Prize - La Buona Italia brings Gavi back to the limelight. The Consorzio rewards every year the Italian agrifood chains that integrate enotourism, Italian life style and art. 2018: Responsible Wine Charter. On May 25th, analyzing the relationship between wine and social responsibility, virtuous Italian companies were awarded prizes. Arnaldo Caprai di Montefalco (Perugia) receives the Gavi Prize - La Buona Italia as the flag bearer of the New Green Revolution, and over 100 producers and representatives of the national wine communication and social corporate sign the Responsible Wine Charter that is identify in 10 points: 1) Marrying the right values, 2) Protecting the land, 3) Safeguarding water, 4) Countering climate change, 5) Committing to sustainability, 6) Protecting biodiversity, 7) Believing in people, 8) Saving money natural resources, 9) Promoting culture and the arts, 10) Creating wellfare for the territory. "Social Responsibility in the world of wine is the only possible future - says Roberto Ghio, new elected President of the Consorzio tutela del Gavi- as I believe it is now clear to everyone that sustainable and quality production can’t be separated from social justice."•


Produttori in primo piano di Giulia Montemaggi

CANTINA FRACASSI RATTI MENTONE: IL VERO BAROLO DEL 1880 Alla scoperta di un’azienda dal fascino senza tempo e del marchese che ne onora le tradizioni Una realtà vinicola che affonda le sue radici in un tempo lontano. Un marchese spinto da un’intraprendenza comune a pochi che, instancabilmente, continua a portare avanti antichissime tradizioni di famiglia. Un vigneto di rara pregevolezza, unico del suo territorio a potersi fregiare dell’onore di produrre le uve da cui ricavare il Re dei vini. Di certo quella della Cantina Fracassi Ratti Mentone di Cherasco è una storia che merita di essere raccontata. Tutto ebbe inizio a metà ‘800, con il matrimonio tra la contessa Maddalena Ratti Mentone, proprietaria dei vigneti, e Marcello Fracassi di Trino, discendente di una delle più importanti famiglie di risicoltori vercellesi. Fu dal 1880 che, con una produzione

incentrata sul Barolo, la famiglia aprì la strada ad un percorso di successi che ancora oggi, sotto l’attenta direzione del marchese Umberto Fracassi, non accenna a trovare la sua conclusione. Adesso come allora, infatti, sono palesi i meriti del suo “Mantoetto”: prestigioso “Cru” di Barolo Docg che prende il nome dalla sola area di Cherasco in cui si può coltivare l’uva Nebbiolo da Barolo. Una perla enoica senza tempo che, fiera, tiene alta la bandiera della vera qualità piemontese e dello straordinario territorio che la ospita. Cantina Fracassi Ratti Mentone Via Monfalcone, 1, 12062 Cherasco - Cuneo Tel. + 39 0172 489096 Fax: +39 0172 486910 umberto.fracassi@alice.it www.cantinafracassi.com

Un’intraprendente realtà che produce vini di pregio nel nome di una viticoltura sostenibile

L’AUTIN: QUANDO LA LUNGIMIRANZA FA LA QUALITÀ Spesso sono le idee nate per gioco a dare i frutti migliori. E l’azienda pinerolese L’Autin ne è certamente una piena dimostrazione. Fondata 8 anni orsono dai cugini Mauro Camusso e Pier Giorgio Gasca, questa fiorente realtà vinicola è riuscita, infatti, fin da subito ad affermarsi come rappresentante di pregio del suo territorio. Merito della sconfinata dedizione con cui i titolari hanno perseguito e perseguono tuttora il loro obiettivo primario: produrre vini di qualità in un’area con condizioni pedo-climatiche in apparenza ostili alla coltivazione della vite. Scommessa decisamente importante, che ha visto l’azienda ospitare vitigni autoctoni ed internazionali nei suoi 6 ettari di vigneto a Campiglione Fenile. È proprio tra i filari che, in regime di totale

sostenibilità, viene tenacemente portata avanti una gestione fitosanitaria secondo i principi dell’agricoltura biologica. Una mission che trova completamento nella cantina di Barge con la creazione di vini naturali di grande spessore qualitativo. Dai bianchi ai rossi, passando per il rosato e il passito, recentemente insignito della Corona ViniBuoni d’Italia, fino alla frizzante nuova gemma della scuderia: Eli Brut, spumante metodo classico sottoposto a 36 mesi di maturazione nelle ex miniere di talco della Val Germanasca. L'AUTIN S.S di Camusso e Gasca LE VIGNE Via Cacherano, 29. Campiglionefenile (To) LA CANTINA Via Sant'Agostino, 40. Barge (Cn) Tel.: 335-205440 Fax: 0175-343696 info@lautin.it www.lautin.it

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LAZIO DI TOMMASO NUTARELLI

La Doc Roma ha la sua casa: nasce il Consorzio Con la nascita del Consorzio l'obiettivo della Doc è rafforzare la propria posizione sugli scenari nazionali e internazionali

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opo un percorso durato cinque anni anche il vino dell’Urbe ha il suo Consorzio. Tra i primi obiettivi del nuovo organismo ci sarà l’ampliamento della platea delle aziende aderenti, e l’attuazione di campagne di comunicazione e promozione per valorizzare la Doc Roma sui mercati nazionali ed esteri. Ne abbiamo parlato con Tullio Galassini, presidente del neonato Consorzio. Galassini, qual è stata la spinta decisiva che ha portato alla nascita del Consorzio? “Negli ultimi cinque anni c’è stata una crescita esponenziale della Doc, sia in termini di fatturato che di produzione. Oggi parliamo di una realtà da 235 ettari, con circa 70 aziende e tra le 600mila e 1 milione di bottiglie prodotte. Questa costante crescita ha spinto i produttori ad accelerare sul percorso di formazione del Consorzio, proprio per valorizzare al meglio il prodotto che siamo riusciti a creare”. Quali saranno i primi passi del Consorzio? “Il primo obiettivo del Consorzio è quello di arrivare a una copertura totale di tutte le imprese. Al momento rappresentiamo più dell’80% del tessuto produttivo che ruota attorno alla Doc. Questi numeri ci hanno 32

Tullio Galassini

consentito di ottenere l’erga omnes, che ha comportato uno snellimento nella governance e nella gestione delle risorse, e una maggiore solidità per investire in azione collettive di comunicazione e promozione, che metteremo in campo anche in collaborazione con enti pubblici”. Su quale mercato punterete maggiormente, interno o internazionale? La Doc Roma è nata come vino incentrato prevalentemente sul mercato internazionale, dove occupa una posizione molto forte. Con il Consorzio rivaluteremo il nostro posizionamento, ma è un discorso che prenderà avvio nel prossimo autunno. Ci sono dei prodotti sui quali investirete per rafforzare la vostra immagine? “Abbiamo cambiato il disciplinare per ottenere anche la versione “amabile”. Tuttavia sono i prodotti classici, già noti, che stanno ottenendo i risultati migliori. Le riserve stanno mettendo a segno ottime performance. Negli anni passati andavano a impattare il 2-3% del mercato, mentre nel 2017 sono salite al 10%. Questi numeri premiano un percorso volto a dare al consumatore un prodotto di qualità”. Crede che con la nascita del Consorzio ci sarà un beneficio anche per la viticoltura della Regione? “La viticoltura laziale ha ancora bisogno di grandi cambiamenti affinché possa far vedere appieno le sue potenzialità, e questi cambiamenti possono partire, in larghissima parte, solo dalle aziende. La volontà di dar vita al Consorzio può essere un primo segnale di cambio di paradigma”. •


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ABRUZZO DI TOMMASO NUTARELLI

Montepulciano d’Abruzzo,

50 anni di successi

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In mezzo secolo il vino abruzzese è diventato uno dei simboli della viticoltura nostrana di promozione, sia in Italia che all’estero. Stiamo anche valutando la possibilità di apportare delle modifiche al disciplinare di produzione. Inoltre, dallo scorso anno, abbiamo avviato le procedure per ottenere il contrassegno di Stato”. Quali sono i motivi alla base di questa scelta? “Il contrassegno di Stato ci permetterà di avere la massima tracciabilità e un controllo trasversale sull’intera filiera produttiva. Due punti fondamentali, non solo per il Montepulciano d’Abruzzo ma anche per altri vini, come il Trebbiano d’Abruzzo e il Cerasuolo d’Abruzzo. In questo modo potremmo ancor di più garantire la qualità dei nostri prodotti al consumatore, e avere nuove armi per combattere le contraffazioni”. Il 2018 ha avuto per voi un sapore diverso. “Certamente. Le attività messe in campo e gli eventi organizzati finora hanno reso il 2018 un

anno incredibile, che ha contribuito a far conoscere meglio la nostra regione vitivinicola e a migliorare la percezione dei vini regionali ed, in particolar modo, del Montepulciano d’Abruzzo come vini di grande qualità”. Quale sarà l’apporto futuro che il Montepulciano d’Abruzzo potrà dare al territorio? “Sicuramente l’enoturismo sarà uno dei primi comparti che ne

beneficeranno. Ne è una prova la nascita della piattaforma online “Percorsi”, dove abbiamo messo a sistema la rete d’accoglienza delle cantine con gli elementi d’attrazione naturalistici, storici, artistici regionali per far vivere al turista un’esperienza unica. Naturalmente questo progetto non si ferma con i cinquant’anni della Doc, ma può ricevere una forte spinta da questo momento specifico”. • Valentino di Campli, presidente del Consorzio di tutela Vini d’Abruzzo

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l Montepulciano d’Abruzzo spegne quest’anno cinquanta candeline. Un percorso caratterizzato da una crescita costante e nuove iniziative messe in campo, come la richiesta per l’ottenimento del contrassegno di Stato, che arriverà alla fine del 2018. Ne abbiamo parlato con Valentino di Campli, presidente del Consorzio di tutela Vini d’Abruzzo. Di Campli, in che stato di salute arriva la Doc ai suoi primi cinquant’anni? “Molto buono. Il Montepulciano d’Abruzzo è ormai accreditato tra i principali vini italiani, con un percorso di crescita costante sia nel mercato interno sia sugli scenari internazionali, come Europa, Nord America e Giappone. Un vino che rappresenta, prima di tutto, una ricchezza per tutto il territorio regionale”. Metterete in campo delle iniziative specifiche per celebrare i cinquant’anni della Doc? “Abbiamo voluto celebrare il Montepulciano d’Abruzzo con un momento di ritrovo a Ortona lo scorso 15 luglio, assieme ai produttori e alla Regione. Per quanto riguarda azioni specifiche, stiamo lavorando a 360°, partendo dalle attività tradizionali del Consorzio che riguardano il controllo e la tutela, senza far venire meno iniziative


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LOMBARDIA DI GIULIA MONTEMAGGI

È tempo

di Milano Wine Week In scena da ottobre, la settimana del vino è pronta ad entrare nel gotha dei grandi appuntamenti enoici. Parola del suo ideatore, Federico Gordini

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Federico Gordini

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he Milano costituisse un ricercato bacino di iniziative sui trend del momento, quali moda, food, design e arte, lo si sapeva già. Come del resto che, per quanto prolifica in fatto di settimane tematiche, mancasse da sempre di un grande evento dedicato ad una delle colonne portanti del made in Italy: il vino. Quello che forse non tutti sanno è che un nuovo appuntamento si prepara finalmente ad invertire la rotta. È la Milano Wine Week che, presentata ufficialmente lo scorso 21 giugno a Palazzo Bovara, sbarcherà nella città meneghina dal 7 al 14 ottobre di quest’anno. Ma in cosa consiste? Ce lo ha raccontato Federico Gordini, imprenditore milanese che, firma della Milano Food Week, di Bottiglie Aperte e di Vivite, ha ideato un progetto culturalmente onnicomprensivo e di ampio respiro internazionale. Com’è nata l’idea di realizzare una settimana a tema enoico? “Da tempo mi occupo di organizzare eventi legati al mondo del food e del vino ed at-

tualmente sono vicepresidente di Confcommercio Giovani a Milano e dirigente di Epam - Fipe. L’unione di queste esperienze ha portato all’ideazione di un progetto dedicato al vino in una città storicamente sprovvista di una grande kermesse a tema. Da qui l’obiettivo di costruire una manifestazione ‘alla milanese’, una sorta di ‘Fuori Salone del Vino’, che trae spunto da quelli che sono gli eventi di sistema. Questo perché Milano è una piattaforma ideale per ospitare iniziative di questo tipo, con una capacità di contaminazione che non ha


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Da sinistra Daniele Cernilli, Federico Gordini, Pier Bergonzi e Luciano Ferraro

eguali. Anche a livello europeo”. In che modo la Milano Wine Week si propone di raccontare il vino? “La mia esperienza mi insegna che per creare una manifestazione veramente rappresentativa sia necessario, in primis, essere noi stessi rappresentativi di qualcosa. Ho iniziato quindi coinvolgendo alcuni dei più importanti esponenti del racconto e della comunicazione enoica, come Luciano Ferraro, Daniele Cernilli, Andrea Grignaffini, Pier Bergonzi, Luca Gardini, Antonio Paolini, Gigi Brozzoni e tanti altri. Un bel parterre che, pian piano, si sta allargando e che rivela l’intenzione di costruire un palinsesto che dia spazio e voce a tante anime diverse del mondo del vino e della sua divulgazione”. A tal proposito, come sarà organizzata? “Si susseguiranno tanti eventi ed incontri interessanti: da Bottiglie Aperte che, nella nuova location di via Tortona, aprirà la settimana il 7 e l’8 ottobre, fino agli eventi connessi alle presentazioni della ‘Guida ai Vignaioli’ del Corriere della Sera, di ‘Pop Wine’ della Gazzetta dello Sport e della Guida di DoctorWine. La nostra sede centrale sarà Palazzo Bovara che, oltre ad ospitare degustazioni, masterclass e workshop, sarà teatro del Milano Wine Business Forum, un nuovo format in cui parleremo dell’accostamento tra il mondo del vino e quello della finanza. Da ricordare il progetto dei Wine Di-

stricts, che vede abbinare ai vari Consorzi di Tutela quei quartieri milanesi caratterizzati da una particolare densità dell’attività di somministrazione”. Che risposta state ricevendo? “Molto buona, sia da parte degli interlocutori del mondo del vino che della città. Ci arrivano, infatti, richieste dalle realtà più disparate, come gallerie d’arte e librerie, che desiderano essere parte della cosa. C’è un elevato e costante coinvolgimento di persone, ben consapevoli dei benefici che Milano, come ha fatto con altri settori, può portare a questo universo: innovazione, comunicazione e spettacolo”. E che ci dice del confronto con le altre manifestazioni del settore? “La Milano Wine Week non è assolutamente confliggente né alternativa a Vinitaly o ad altri sistemi, che, in realtà, potrebbe accogliere e riunire in toto. Come per il design e per la moda, vogliamo creare un momento annuale e di risonanza internazionale che funga da collettore per tutte le iniziative che si concentrano in quella settimana. Un’occasione per gli operatori presenti di poter fruire di tanti contenuti e di trovare contatti. Posto che sia importante fare una sorta di ‘puntata zero’, dobbiamo darci almeno 5 anni per trasformare la manifestazione in ciò che merita di diventare”. • Per maggiori informazioni: www.milanowineweek.com

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MARCHE DI CHIARA MARTINELLI

Mezzo secolo di Rosso Piceno

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Conduzione familiare, tendenza bio e nuove generazioni al lavoro: questi i tratti distintivi della Doc che festeggia 50 anni

el 2018 ricorrono i 50 anni del Rosso Piceno DOC, ne abbiamo parlato con il Presidente del Consorzio Tutela Vini Piceni Giorgio Savini e il Direttore Saverio Falcioni. Qual è stata l'evoluzione del Consorzio, e quali i cambiamenti e le spinte che hanno portato alla posizione attuale? “Il Consorzio, attivato nell'anno 2002, ha avuto una forte spinta alla fine del decennio scorso grazie anche ai preziosi strumenti messi a disposizione della Regione Marche grazie ai bandi PSR ed OCM che hanno permesso alle aziende di avere un forte sostegno alle attività promozionali, esplorando mercati fino ad allora sconosciuti. Inoltre si è registrata una forte tendenza bio che vede il Piceno tra le aree più vocate d’Italia: Ascoli, che detiene il 53% (con Fermo si arriva al 61%) di tutta la vigna biologica marchigiana, ha infatti un’incidenza green sulla vite da vino del 41%, quasi il triplo della media nazionale (15,8%). Inoltre la forte incidenza di imprenditoria giovanile ha ridato un futuro alle aziende. Ciò spiega anche che il sud delle Marche, da cui proviene oltre il 50% della produzione regionale, si è trasformato da zona di vendita di vino all'ingrosso, con forte incidenza di cantine cooperative, a produzioni di eccellenza con la nascita di aziende piccole molto attente alle qualità, così come le cantine sociali stesse”.

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Quali sono le denominazioni del Consorzio Tutela Vini Piceni e le rispettive produzioni? “Le denominazioni di origine sono Offida Docg nelle tipologie Pecorino, Passerina e Rosso, Rosso Piceno Dop anche nella tipologia Superiore e Falerio Dop anche nella tipologia Pecorino ed Il Terre di Offida Dop nelle tipologie Spumante e Passito. Il Rosso Piceno è la denominazione più diffusa che comprende quasi il 50% della Regione dal Nord di Ancona fino al confine abruzzese con una produzione di 4 milioni di bottiglie. Le tipologie Pecorino e Passerina della Docg Offida sono invece i vini che hanno avuto il maggior successo vista l’escalation dei due autoctoni Piceni sugli scaffali della Gdo: secondo i dati Iri sulle vendite nella grande distribuzione, negli ultimi 3 anni Passerina e Pecorino hanno infatti registrato un autentico boom, con un incremento rispettivamente del 92% e 55%. E anche nel 2017 si conferma un incremento in doppia cifra sia della Passerina (+15%) che del Pecorino (+10,5%) per un posizionamento di tutto rilievo anche sul fronte del prezzo medio, con valori quasi doppi rispetto al comples-

so dei vini bianchi in Gdo (5,2 e 5,5 euro/litro i prezzi di Passerina e Pecorino, contro la media-bianchi a 3 euro/litro)”. Le 45 aziende che fanno parte del Consorzio sono rimaste legate alla conduzione familiare, questo elemento può considerarsi un punto forte del loro successo? “Assolutamente si. Ha permesso di mantenere la presenza imprenditoriale vinicola sul posto senza colonizzazioni esterne. La conduzione familiare ha permesso il mantenimento di valori tipici del mondo rurale piceno, compresa una particolare attenzione all'ambiente”. Il Consorzio ha puntato molto sugli autoctoni e sulla produzione biologica: qual è stato in termini economici l'investimento e come si è chiuso a livello di numeri il 2017? “Quest’anno e nel 2017, il Consorzio ha investito 1,2 milioni di euro per la promozione nei paesi terzi come Usa, Canada e Cina e 700 mila euro in ambito nazionale e comunitario”. Export: quali sono i paesi dove si esporta maggiormente e quali sono i risultati attuali? “Oltre ai paesi citati fuori dalla Ue aggiungiamo soprattutto la Russia. Per i Paesi Ue sono nostri punti di riferimento Germania, Inghilterra e Paesi Scandinavi. Il risultato è quasi il 50 % di export: un dato impensabile fino a qualche decennio fa”.•


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ASTI SETTEMBRE 2018 283 vini premiati DOC, DOCG, IGP e bio in degustazione Piemonte Land of Perfection con i migliori vini piemontesi La Rassegna dei Vermouth e dei vini aromatizzati Le degustazioni di grappe Il mercatino delle migliori produzioni agroalimentari

52° Salone Nazionale di Vini Selezionati

Le eccellenze dalle Camere di Commercio piemontesi Le serate di assaggio con ONAV Il Piatto & Dolce d’Autore: 10 cene con grandi ristoratori e maestri pasticceri del Monferrato con la Scuola Alberghiera di Asti L’enoteca con vendita di tutti i vini premiati ‌e molto altro

45° Festival delle Sagre Astigiane

Asti. Piazza Campo del Palio 8-9 settembre 2018 Azienda Speciale per la promozione e per la regolazione del mercato Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Asti

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Timorasso, l'ascesa del 'Barolo Bianco'

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ntro la vendemmia 2019 il Piemonte avrà una nuova Doc legata a uno dei suoi vitigni bianchi storici: il Timorasso. Ce lo racconta Mattia Bellinzona, presidente Coldiretti per la Zona di Tortona e produttore di Timorasso. "Nell'ultimo biennio sui Colli Tortonesi siamo passati da 90 ettari di Timorasso, a quasi 110, il 20% in più, un trend positivo che è solo all'inizio. Gli stessi produttori delle Langhe vengono qui per investire in nuovi impianti". Vitigno autoctono a bacca bianca regala un vino asciutto, corposo e più alcolico del Cortese, il Timorasso è originale del comprensorio tortonese. Si ha traccia della sua coltivazione già nel Medioevo (l'enciclopedia agraria del XIV secolo lo citava) e la sua diffusione riguarda la parte medio alta delle principali valli tortonesi (Val Curone, Val Grue, Valle Ossona, Val Borbera). Nel corso dei secoli diventa il più importante vitigno bianco piemontese per superficie e quantità prodotte, ma con lo spopolamento delle zone agricole dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua coltivazione regredisce. Negli anni '90 qualcosa cambia: "È di difficile coltivazione a causa della sua produttività incostante, ma la richiesta di vini più complessi

hanno portato alla sua riscoperta. Viene definito anche il 'Barolo Bianco' poichè si esprime al meglio dopo 3-4 anni. Un bianco longevo che ricorda le caratteristiche di un rosso". Quante bottiglie ne vengono prodotte oggi? "Meno di 500.000, un numero destinato a crescere. Nel 2000 si è iniziato a raccogliere il frutto dei nuovi impianti, e solo ora stiamo assistendo al suo reale potenziale". Dato il fenomeno recente, oggi non si sa con precisione quante di queste bottiglie restano in Italia e quante varcano i confini nazionali, anche se Coldiretti ci conferma un certo interesse da parte dei mercati esteri. Del progetto della nuova Doc non possiamo ancora svelare nulla, se non che certificherà un Timorasso 100% Colli Tortonesi, luogo dove questa vite ha il suo habitat, grazie a un terreno unico, il lungo soleggiamento e la posizione al riparo dei venti che dona una produzione limitata (per ora) e di alta qualità. •


PIEMONTE

Azienda

Giuseppe Picco la magia del ritorno alle origini

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uante storie si celano in una semplice goccia di vino? Storie di fatica, dedizione, cura dei dettagli e di un passato che rivive ai giorni nostri attraverso tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ne sa qualcosa la famiglia Picco che, dalla fine degli anni ’50, ha portato alto il nome della viticoltura piemontese prima con il fondatore dell’azienda omonima, Giuseppe Picco, poi con il figlio di lui, Marco, ed infine con suo nipote, attuale proprietario che porta il suo stesso nome. Una catena che, ad oggi, Giuseppe Picco si premura di non spezzare condividendo il suo prezioso bagaglio di saperi e di valori senza tempo con la moglie

Le colline moreniche di Caluso ospitano una realtà fatta di semplicità e di pregevolezza Nadia ed il figlio Stefano. È così che, lavorando in armonia con i ritmi della natura, questa piccola grande azienda di Caluso è riuscita a trarre il meglio dai vigneti che adornano le incantevoli colline moreniche di Ivrea. Uno scenario sospeso tra sogno e realtà, che ha visto la famiglia dedicarsi amorevolmente alla coltivazione dell’Erbaluce, vitigno bianco principe del territorio conosciuto anche come “l’oro del Canavese”. Utilizzando, infatti, per più di un secolo le stesse tecniche

enologiche, i Picco sono riusciti a produrre vini dalle peculiarità uniche, largamente premiati da pubblico e critica. Come l’Erbaluce di Caluso e il Caluso Passito Riserva, insignito del Grappolo d’Oro. Semplicità, rispetto per la propria terra e amore per le cose fatte bene. Adesso come allora, l’azienda agricola Giuseppe Picco omaggia quel patrimonio qualitativo di cui è depositaria e che risplende incessantemente tra le sfumature dorate delle sue bottiglie.•

Giuseppe Picco Company: the magic of returning to the origins The morainic hills of Caluso host a reality made of simplicity and preciousness How many stories are hidden in a simple drop of wine? Stories of a lot of labor, dedication, attention to detail and of a past that lives in the present day through traditions handed down from generation to generation. The Picco family knows that because from the end of the '50s, they brought up the name of Piemontese viticulture first with the founder of the company

that has the same name, Giuseppe Picco, then with his son, Marco, and finally with his nephew, current owner which leads his own name. A chain that, also today, Giuseppe Picco takes care not to break sharing his precious baggage of knowledge and timeless values with his wife Nadia and his son Stefano. This is how, working in harmony with the rhythms of nature, this small company of Caluso has managed to get the best out of the vineyards that adorn the enchanting morainic hills of Ivrea. A set suspended between dream and reality, which saw the family lovingly dedicate itself to the cultivation of Erbaluce, the

white vine prince of the territory also known as "the gold of Canavese". In fact, using the same oenological techniques for more than a century, the Picco have succeeded in producing wines with unique characteristics, rewarded by the public and the critics. Like the Erbaluce di Caluso and the Caluso Passito Riserva, awarded by the Grappolo d'Oro. Simplicity, respect for their land and love for things done well. Now as then, the Giuseppe Picco’s farm pays honors to the qualitative heritage of which it is depositary and that shines incessantly between the golden shades of its bottles.•

AZIENDA AGRICOLA GIUSEPPE PICCO Via Cesare Battisti, 40 10014, Caluso (Torino) Tel. +39 011 9831230, +39 3470805957 giuseppe-picco@alice.it

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PIEMONTE

Diversi ma complementari, Bosio Vini e Bel Colle condividono con il mondo la preziosità del proprio patrimonio qualitativo

Bosio Family Estates:

due anime per un unico grande progetto

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a cosa si misura il valore di un'azienda vinicola? Certamente i suoi prodotti giocano un ruolo fondamentale ma, quando si parla di patrimonio qualitativo, non c'è niente di più incisivo della sua stessa essenza. Sì, perché è proprio lo spirito di un'azienda ad influenzarne l'operato. Ecco perché Bosio Family Estates, prestigiosa realtà piemontese, punta prima di tutto a coltivare e a dare impulso al proprio soffio vitale. Sin dal

1967, quando Egidio Bosio, assieme alla moglie Angela, gettò le basi di quella che sarebbe diventata una delle aziende di riferimento del panorama enologico italiano: Bosio Vini. Una realtà che, dolcemente incastonata tra le colline del Moscato e della Barbera, si è fatta teatro delle imprese e dei successi di tre generazioni: da Egidio, passando per suo figlio Valter, fino al nipote Luca, oggi nucleo centrale del rinnovato e giovanile contesto aziendale. Squisitamente com-

Bosio Family Estates: two souls for one big project Different but complementary, Bosio Vini and Bel Colle share with the world the preciousness of its own qualitative heritage How do you measure the value of a winery? Certainly its products play a fundamental role, but when it comes to qualitative heritage, there is nothing more incisive than its very essence. Yes, because it’s the spirit of a company that influences its work. This is why Bosio Family Estates, a prestigious Piemontese company, focus first of all to cultivate and boost its vital breath. Since 1967, when Egidio Bosio, together with his wife Angela, laid the foundations of what would become one of the leading companies

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in the Italian oenological scene: Bosio Vini. A reality that, sweetly set between the hills of Moscato and Barbera, has been the scene of the achievements of three generations: from Egidio, through his son Valter, to his nephew Luca, today the central nucleus of the renewed and youthful context company. Exquisitely composite, that of Bosio Family Estates is an identity mosaic with a strong appeal, born from the desire of the Bosio family to pay tribute with a new brand a way of doing business completely innova-

posito, quello di Bosio Family Estates è un mosaico identitario dal forte appeal, nato dalla volontà della famiglia Bosio di omaggiare con un nuovo marchio un modo di fare impresa del tutto innovativo, ma ancorato alle proprie radici. Una realtà speciale che, con l’acquisizione nel 2015 di Bel Colle, storica casa vitivinicola di Verduno che produce Barolo e Pelaverga, ha trovato il suo completamento. L’unione di intenti e di competenze delle due aziende ha

tive, but anchored to its roots. A special reality that, with the acquisition in 2015 of Bel Colle, historic Verduno winery producing Barolo and Pelaverga, has found its completion. In fact, the union of intentions and skills of the two companies brought mutual improvement: the commercial and technological approach of Bosio Vini, on one side, and the qualitative and classic momentum of Bel Colle, from other, have favored a dynamic and global approach to the business. A perfect marriage, which sees Bosio Family Estates moving skillfully between past and present, aiming to conquer the future with excellent wines, poetic sharing of the wonders of an extraordinary territory.•

portato, infatti, ad un’opera di reciproco miglioramento: l’impostazione commerciale e tecnologica di Bosio Vini, da un parte, e lo slancio qualitativo e classico di Bel Colle, dall’altra, hanno favorito un approccio dinamico e globale al mercato. Una formula perfetta, che vede Bosio Family Estates muoversi abilmente tra passato e presente, puntando a conquistare il futuro con vini eccellenti, poetica condivisione delle meraviglie di un territorio straordinario.•

BOSIO FAMILY ESTATES SRL: Frazione Valdivilla, Strada Borelli, 10 12058, Santo Stefano Belbo Cuneo Tel: +39 0141 847149 Fax. +39 0141 847110 info@bosiovini.it www.bosiofamilyestates.it Cantina di Santo Stefano Belbo: Frazione Valdivilla, Strada Borelli, 10 12058, Santo Stefano Belbo Cuneo Cantina di Verduno: Frazione Castagni, 56 12060, Verduno - Cuneo


PIEMONTE

Cascina Dama,

dove il tempo è un valore

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ove nasce un distillato di qualità? Dove ci sono passione e competenza. A Cascina Dama le due cose si incontrano, grazie a una dimensione particolare: si autodefiniscono micro distilleria: “Micro perché la produzione è limitata, legata alla disponibilità della frutta che coltiviamo. Non abbiamo ettari di frutteti, perché sarebbe impossibile prendersi cura di ogni pianta senza la chimica: non utilizziamo alcun prodotto, ne chimico ne biologico”. Raccontano così Danilo e Marco la loro passione prima che lavoro: “Il nostro 328 ha visto la lavorazione di 8 quintali di fragole che ci hanno regalato 156 bottiglie di distillato, tutte numerate manualmente per valorizzarne la pregiata materia pri-

Tempo della natura, tempo di produzione, tempo di degustazione ma”. Per un distillato di qualità la passione non basta, serve anche metodo: “Quando il frutto è maturo lo lavoriamo. Il che significa raccoglierlo manualmente, assicurandoci che non presenti

difetti che possano influenzare il distillato. I frutti vengono fatti fermentare in modo spontaneo e distillati. Il prodotto che ne deriva viene fatto riposare a tutto grado in botti di acciaio per 8-10

mesi e portato al grado desiderato (40%). Imbottigliato infine in bottiglie da 50 cl numerate manualmente per renderlo unico. Diamo un enorme valore al Tempo, che permette il ciclo della vita e della natura. Nella nostra saletta degustazione, lo abbiamo anche valorizzato sulla parete 'Il Tempo è gratis, devi solo scegliere come spenderlo' ”. •

Cascina Dama, where time is a value Time of nature, time of production, time for tasting How to make a quality distillate? With passion and competence. At Cascina Dama these two elements meet, thanks to a peculiar dimension called micro distillery: “Micro because our production is limited, depending on the grapes supply. We do not cultivate hectares of orchard because it would be impossible to take care of every plant without chemicals: we do not add any kind of product, neither chemicals nor organic ones”. Danilo and Marco tell us about their passion which is much more than a job: “Our 328 is the fruit of 8 quintals of strawberries that have given us 156 manu-

ally numbered bottles of distillate”. To make a quality distillate, passion is not enough, it needs method too: “When the fruit is ripe we process it. We pick it manually to make us sure that possible flaws could not influence the distillate. Fruits ferment naturally and then are distilled. The resulting product ages in steal barrels

for 8-10 months to gain the wanted proof (40%). When the distillate is ready it is bottled in 50 cl manually numbered bottles to make it unique. We give a great value to time because it let the cycle of life and of nature. In our tasting room there is a writing that says: “Time is for free, just decide how to spend it”. •

DISTILLEGAL CASCINA DAMA Peveragno (CN) Tel. 347 7203860 distillegal@cascinadama.it www.cascinadama.it

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TOSCANA DI CHIARA MARTINELLI

Parola a Cristiano Cini, nuovo Presidente Ais Toscana

Una vera squadra si arricchisce grazie alle specificità del singolo

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Cristiano Cini il nuovo presidente Ais Toscana. Oltre all’incarico appena ricevuto, assieme alla sorella Caterina rappresenta la quarta generazione di una famiglia di ristoratori. “I nostri nonni iniziarono con una bettola nel 1932 (in cui c’era più vino che cibo!), oggi l’attività continua con il ristorante

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ad Arezzo “La Tagliatella” la mia città natale” -racconta Cini ricordando le sue origini. L’abbondanza di vino nello storico locale dei nonni può essere letta come un segno del destino, visto che nel 1995 Cristiano Cini decide di entrare in Ais per esigenze di “sala”. “Non conoscevo nulla del mondo del vino e dovevo formarmi, dal 1998 inizia la mia esperienza associativa”.

Qual è stato il percorso in Ais che ti ha portato ad essere oggi il Presidente di una regione importante come la Toscana? “Dal 2002 al 2009 i concorsi e le gare sono stati il leit motiv della mia crescita professionale. In Ais tutto ciò equivale a gare tra colleghi per il miglior sommelier d’Italia e affini. La mia fortuna è che in


quegli anni grazie all’associazione ho iniziato a lavorare in mezzo mondo, Brasile, Stati Uniti, Cina e tanto altro, raccontando i grandi territori Italiani o facendo corsi, una grande esperienza di vita e professionale, un’immensa apertura mentale e la possibilità di costruire tanti rapporti e tante amicizie. Dal 2010 sono stato eletto membro della giunta esecutiva nazionale e sono diventato responsabile nazionale area concorsi e progetto giovani. Sono stati otto anni ricchi di viaggi in giro per l’Italia e una formazione sul campo unica”. Hai istituito la prima Scuola Concorsi Toscana, di cosa si tratta? “Sono stato co-fondatore della scuola concorsi, perché il gruppo fa la differenza il singolo mai. Si tratta di un movimento legato alla condivisione dell'esperenziale cercando di garantire un transfer continuo tra chi ha raggiunto risultati professionali e chi è proiettato nel raggiungerli. Ogni anno arrivano colleghi nuovi che rinnovano i contenuti alternandosi nel racconto, ognuno con le proprie caratteristiche e la propria personalità, non esistono tuttologi. In sostanza proviamo a formare i nuovi campioni ma ci rivolgiamo anche a chi vuol migliorare solo per sé stesso, con un’apertura rivolta a tutti i soci Ais, non solo a chi gareggia”. Che cos’è Wine Tv? “Nel frattempo la volontà di comunicare e condividere la mia passione si concretizza con la nascita di Wine Tv, il primo progetto tematico sul vino, in onda sul canale 815 di Sky. Una nuova avventura realizzata con amici e colleghi per cercare di rendere il mondo del vino fruibile e comprensibile a tutti. Vivo di stimoli e di emo-

zioni, in questo momento per me tutto ciò rappresenta il massimo sperabile”. Quali sono i principali obiettivi che metterai subito in campo? “Apertura e condivisione, fare tesoro di quello che abbiamo ottenuto in 53 anni di Ais e contestualizzarsi nell’oggi. Una formazione continuativa per i nostri docenti, percorsi formativi nuovi e articolati per i nostri soci, penso ad esempio alle lingue straniere e a percorsi che le contemplino, aprirsi al mondo scientifico per capire la degustazione, che strade sta intraprendendo e togliere sovrastrutture vetuste rispetto al linguaggio del vino. La presidenza di Ais Toscana, è un grande passo in avanti, una magnifica responsabilità condivisa con un gruppo speciale: i nostri delegati e i nostri consiglieri. Una vera squadra che si arricchisce grazie alla specificità del singolo, fino a costituire un insieme compatto: è il segreto del nostro lavoro”. Ci sono zone vitivinicole della Toscana spesso un po’ messe da parte: in questo numero parliamo anche della Maremma “Mi fa piacere che parliate della Maremma vitivinicola, primo perché spostare la narrazione dai soliti grandi e noti territori offre spunti interessanti, secondo perché è una zona vasta, profondamente diversificata, dove il mare il sole e i venti caratterizzano fortemente i vini. Poi mi piace aggiungere che dopo i grandi anni del boom del Morellino, i produttori hanno preso coscienza delle grandi potenzialità diversificando la produzione, attraverso l’esaltazione delle diverse anime di questo grande territorio, unendo la propria sensibilità alle potenzialità si ottengono così vini diversi e inimitabili”.• 45


TOSCANA

Cantina Cooperativa di Pitigliano Oltre sessant’anni di “stratificazione vinicola”

L

a storia vitivinicola di Pitigliano ha origini antichissime, risalenti all’epoca Etrusca, mentre la fondazione della Cantina risale al 1954 con l’aggregazione di tutti i viticultori che sino a quel momento vinificavano in cantine interamente scavate nel tufo delle abitazioni. “ La Cantina ha quindi traghettato l’attività vitivinicola verso un modo moderno di produrre e fare impresa” – commenta Marco Formiconi, Presidente della Cantina di Pitigliano, attiva sul territorio da più di mezzo secolo. Il Bianco di Pitigliano Doc ed il Rosso

Sovana Doc sono vini storici della Cantina. “Si sono i due prodotti di punta. Il Bianco composto da una base di Trebbiano è sapientemente arricchito dal contributo di altri uvaggi sia autoctoni che internazionali. Trova la sua migliore interpretazione nella bottiglia denominata Ildebrando, di elevato corpo e interessanti profumi fruttati. Il Rosso, base Sangiovese, viene proposto in una maggiore varietà, vista la vocazione ad

essere affinato per tempi diversi in legno e ad esprimersi con diverse declinazioni attraverso i singoli vitigni complementari (Merlot, Cabernet, Aleatico)”. Cosa c’entra il Vino Kasher con la Cantina di Pitigliano? “Anche il vino Kasher ha radici nel nostro passato. A Pitigliano è presente sin dal ‘400 un’importante Comunità Ebraica che dagli anni 90 ha voluto “riscoprire” i sapori di questa terra, chiedendoci una specifica pro-

duzione enologica; quest’ultima si diversifica per attenzioni volte a conservare la purezza del prodotto sotto la stretta sorveglianza di un Rabbino”. Quali sono i progetti della Cantina? “Nel passaggio di avvenuta trasformazione della Cantina, il dato fondamentale è che non si è persa la passione dei singoli viticultori. Oggi più che di cambiamenti si parla di rinnovato impegno nel perseguire obiettivi qualitativi di eccellenza”. (c.m.)•

CANTINA DI PITIGLIANO S.N.C. Via N. Ciacci, 974 - 58017, Pitigliano (GR) - Tel. 0564 616133 info@cantinadipitigliano.it - www.cantinadipitigliano.it

Pitigliano’s Cooperative Cellar Over sixty years of "wine stratification" The wine-making history of Pitigliano has very ancient origins, dating back to the Etruscan era, while the founding of the Cellar dates back to 1954 with the aggregation of all the wine-growers who until that moment were autonomously vinifying in cellars dug into the tuff inside the houses. “The Winery has therefore brougth the wine-making activity towards a modern way of producing and doing business" - comments Marco Formiconi, President of the Pitigliano’s Cellar, active in the area for more than half a century. The Pitigliano’ White Doc and the

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Sovana’s Red Doc are considered historic wines of the Cellar.. "Yes, those are the two best products. It find its best interpretation in the bottle called Ildebrando, with a substantial body, mineral notes and interesting fruity and floral aromas. The Red wine, with San Giovese base, is proposed in a greater variety, given the vocation to be refined for different times in wood and to express themselves with different variations through the single complementary vines (Merlot, Caber-

net, Aleatico). What does Kosher Wine, produced with the ancient technology of the rabbis, have to do with "Pitigliano’s Cellar? What is it specifically? "Kasher wine also has roots in our past. In Pitigliano there has been presence since 400 an important Jewish community since 400s that since the 1990s has wanted to "rediscover" the flavors of this land, asking for a specific oenological production; that diversifies itself through attentions

at conserving the purity of the product under the strict supervision of a Rabbi". What are the objectives and projects of the winery? "In the passage of the evolution and transformation of the Wine Cellar, the fundamental means is that the passion and dedication of the winemakers has not been lost. Today more than changes we must speak of renewed commitment to pursuing qualitative objectives of excellence.•


TOSCANA

La tradizione del Nobile parla il linguaggio dei millenials

arlotta Buracchi rappresenta la terza generazione dell’azienda Buracchi, viticoltori di famiglia sin dal 1960 quando il nonno Marsilio ebbe l’intuizione di acquistare 13 ettari di vigneti a Cervognano di Montepulciano, con l’intento di produrre vino per

la famiglia e da vendere sfuso. Sono cambiate molte cose da allora: nel 1980 il Vino Nobile ottiene la DOCG e nel frattempo Marco, padre di Carlotta, avvia il primo processo d’imbottigliamento. L’azienda Buracchi fin da subito si distingue per la particolarità delle etichette, più piccole e strette, dai colori accesi, originali rispetto al classico “lenzuolo” utilizzato all’epoca . Un “imprinting” che Carlotta avrà modo di assimilare e poi rilanciare con “Ultimo”, l’attuale Riserva, poiché come lei stessa afferma “sono cresciuta nel mondo del vino”. Buracchi produce vino Nobile di Montepulciano e Rosso, cui fa seguito la Riserva; il Vinsanto di Montepulciano, l’IGT Toscana e una grappa invecchiata nei Barriques. Nel 2015 la famiglia decide di vendere la tenuta eccetto il vino con i suoi anni obbligatori d’invecchiamento. – “La sfida è stata quella di inventarci

un nuovo marchio. Ho deciso personalmente di crearne uno da zero che portasse con sé la storicità dell’azienda”-. Carlotta è la vera anima della rivoluzione Buracchi: “Ultimo” è la sua creatura, una riserva di Nobile di Montepulciano del 2013 che lei stessa ha voluto lanciare con un’etichetta studiata e progettata nei minimi dettagli. Ed è proprio nell’estetica di “Ultimo” che si palesa il messaggio e il concetto che è alla base del suo lavoro. – “La filosofia di Ultimo rappresenta la mia generazione: non volevo e non potevo utilizzare le etichette del passato,

The tradition of Nobile speaks the language of millenials Buracchi launches "Ultimo", Nobile of Montepulciano Riserva 2013: a unique packaging, an emotional logo and a viral idea

Carlotta Buracchi represents the third generation of the Buracchi company, family winemakers since 1960 when the grandfather Marsilio had the intuition to buy 13 hectares of vineyards in Cervognano of Montepulciano, with the intent to produce wine for the family and to sell it in

bulk. Many things have changed since then: in 1980 the Wine Nobile obtained the DOCG and in the meantime Marco, Carlotta’s father, started the first bottling process. The company Buracchi immediately stands out for the particularity of the labels, smaller and narrow, bright colors, original compared to the classic "sheet" used at the time. An "imprinting" that Carlotta will be able to assimilate and then relaunch with "Ultimo", the current Reserve, as she herself says "I grew up in the world of wine". Buracchi produces Nobile of Montepulciano and Red wine, followed by the Reserve; the Vinsanto of Montepulciano, the IGT Toscana and a grappa aged in the Barriques. In 2015 the family decided to sell the estate except the wine with its obligatory years of aging. - "The chal-

Buracchi lancia “Ultimo”, Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2013: un packaging unico, un logo emozionale e un’idea virale

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per questo ho puntato tutto sulla comunicazione 2.0 e sul linguaggio dei millenials, miei coetanei”-. Chi ha disegnato l’etichetta? -“Io, facendo un tributo al mio babbo. Ultimo è un Vino Nobile diverso, è un 2013 che ha fatto cemento vetrificato”-. (c.m.)•

AZ. AGR. BURACCHI di Marco Buracchi Via Trasimeno 60, Chianciano Terme (SI) -tel. +39335.84.04.698 info@buracchiultimo.it - www.buracchiultimo.it

lenge was to invent a new brand. I personally decided to create one from scratch that would bring with it the historicity of the company "-. Carlotta is the true soul of the Buracchi revolution: "Ultimo" is her creation, a reserve of Nobile of Montepulciano of 2013 that she herself wanted to launch with a new designed label full of detail. And it is precisely in the aesthetics of "Ultimo" that the message and the concept that underlies her work is revealed. - "The philosophy of Ultimo represents my generation: I didn't want and couldn't use the labels of the past, so I focused everything on 2.0 communication and the language of millenials, my peers" -. Who designed the label? "I designed, paying tribute to my father. Ultimo is a different Wine Nobile, it is a 2013 incisor.•

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Food&Beveragenda di Claudia Cataldo

GOURMET EXPO FORUM Pordenone, 27 – 29 novembre 2018 Ritorna a fine anno l’unico appuntamento italiano dedicato alla filiera del vino: la seconda edizione di R.I.V.E. è in programma alla Fiera di Pordenone dal 27 al 29 novembre. Con l’edizione 2018 R.I.V.E. diventa a cadenza biennale e punta all'internazionalità dell’offerta. Viticoltura ed enologia sono i due macro settori di riferimento della manifestazione che offre un panorama completo su tutti i prodotti e le tecniche di produzione del vino, dalla coltivazione fino alla produzione e alla commercializzazione. Target della fiera sono viticoltori, responsabili di aziende di trasformazione di semilavorati, vinificatori, cantine private e sociali, enologi, consulenti ed esperti della viticoltura e della vinificazione. R.I.V.E: 2018 non è solo un luogo di incontro tra domanda e offerta, ma anche un’occasione per fare il punto sulle nuove tendenze e che offrirà interessanti opportunità formative con un programma di workshop e seminari specialistici, ideati e coordinati dal prestigioso Comitato scientifico. L'edizione di R.I.V.E. 2018 si concentrerà su tre tematiche di respiro nazionale ed internazionale per trasferire in tempo reale agli operatori del settore vitivinicolo ed enologico i progressi che l’innovazione scientifica produce in Italia ed all’estero: “Quale sostenibilità in viticoltura?”, “Le nuove varietà e il territorio: l’enologo chiede e il genetista risponde” e “Il sistema delle autorizzazioni: le prospettive della viticoltura italiana”. Inoltre, in un’ottica di sinergia, a luglio R.I.V.E. è stato partner istituzionale del 73mo Congresso nazionale di Assoenologi a Trieste e che si è concentrato sul tema dell'internazionalità del vino e la sua diffusione nel mercato estero e sugli aspetti comunicativi legati al vino. www.exporive.it

DOUJA D'OR Asti, 7 – 16 settembre 2018 La manifestazione, attraverso la severa selezione di alcuni dei migliori prodotti del patrimonio enologico del nostro Paese, dimostra anche quest’anno di costituire un importante e autorevole volano di promozione per le eccellenze vitivinicole non soltanto di Asti e del Monferrato, ma anche dell’intero territorio piemontese e nazionale. Tra gli elementi di novità di quest’anno, la dislocazione della manifestazione in una vera e propria cittadella della Douja in grado di accogliere i visitatori in tutto il centro storico. Una nuova impostazione che aprendo le piazze e le vie cittadine alla presenza della mostra, con i suoi diversi spazi di degustazione, offerta di prodotti e di eventi, consentirà di includere maggiormente il tessuto urbano e sociale astigiano e rappresenterà il connubio ideale tra dimensione produttiva, offerta culturale e presenza turistica. In quest’ottica verranno inseriti alcuni degli eventi clou in programma, come quello dell’importante ricorrenza dei 40 anni dell’ANAG Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquaviti con il ritorno dell’ambito Premio Alambicco d’Oro e lo spazio dedicato ai Vermouth, che tanto successo ha avuto nella scorsa edizione. Interessanti i risultati e i dati relativi al 46° Concorso Douja D’Or 2018, come di consueto organizzato e gestito dall’Onav: sono stati 320 i produttori che hanno presentato gli 864 vini in concorso, dei quali 283 premiati, con una percentuale finale effettiva di riconoscimenti pari al 32,75%. www.doujador.it

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TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO Torino, 20/24 settembre 2018 Terra Madre Salone del Gusto 2018, la più importante manifestazione internazionale dedicata al cibo buono, pulito, sano e giusto per tutti ancora una volta si rinnova offrendo al pubblico e agli espositori un'esperienza sempre più coinvolgente. La dodicesima edizione, dal 20 al 24 settembre in alcuni tra i luoghi più significativi per la storia della città di Torino, si connoterà più che mai come l’edizione delle persone. Il tema sarà Food for Change, affinché il cibo per il cambiamento possa entrare a far parte del quotidiano di ognuno di noi, tutti i giorni. Nell’edizione 2018 la manifestazione dialogherà sempre di più con i visitatori, partendo dalla più ampia condivisione della conoscenza possibile e cercando di stimolare e favorire il cambiamento delle abitudini alimentari delle persone. www. salonedelgusto.com

GUSTI.A.MO18 Modena, 28 – 29 settembre 2018 Tutto il bello e il buono di Modena, in un solo weekend: il 28 e 29 settembre torna nella città emiliana l’appuntamento con le eccellenze enogastronomiche del territorio. Un fine settimana all’insegna delle degustazioni e delle visite guidate nei luoghi di produzione, per scoprire le origini geografiche e storiche dei prodotti che contribuiscono a rendere la città di Modena e la Regione Emilia Romagna. Sarà interamente dedicata alle “esperienze di gusto” la giornata di sabato 29 settembre, da trascorrere nelle aziende socie dei consorzi aderenti - aperte straordinariamente al pubblico per l’occasione – e in Piazza XX Settembre, dove sono previsti laboratori per bambini e famiglie, degustazioni teatralizzate con la Compagnia Teatrale Koiné di Aceto Balsamico di Modena e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, di Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Modena e Lambrusco, Cotechini e Zamponi Modena e una pièce teatrale sul Duomo di Modena. www.gustiamodena.it

LIFE OF WINE Roma, 28 ottobre 2018 Life of Wine è un evento unico nel mondo del vino, interamente dedicato alle vecchie annate ed ai vini dal lungo percorso, giunto alla sua settima edizione. Domenica 28 ottobre a Roma dalle 14.30 alle 21, nelle sale dell'Hotel Radisson Blu (via Filippo Turati 171, di fronte alla Stazione di Roma Termini), sessanta produttori da tutta Italia, fra grandi nomi e piccoli vignaioli di alta qualità, proporranno in degustazione ai banchi d'assaggio altrettante microverticali delle loro etichette più rappresentative, per un viaggio unico nel tempo fra oltre 200 etichette e più di 130 vecchie annate rare e preziose. Il costo d'ingresso sarà di 25 euro (20 euro con tessera sommelier ed ingresso omaggio per operatori (una entrata ad esercizio) e stampa con preaccredito. Il costo delle degustazioni guidate ed il loro programma saranno presto on line. www.lifeofwine.it

Food&Beveragenda di Claudia Cataldo

EROICO ROSSO Tirano (SO), 14 – 16 settembre 2018 Metà settembre si conferma il momento di Eroico Rosso, lo sforzato wine festival tiranese. La terza edizione che si terrà dal 14 al 16 settembre. Lo Sforzato di Valtellina Docg, resta il protagonista indiscusso della manifestazione, un vino prestigioso da apprezzare negli stand di degustazione dedicati alle singole cantine aderenti, nei laboratori tematici proposti dal Consorzio Vini, ma anche nei ristoranti aderenti alla manifestazione. Eroico Rosso di connota come manifestazione culturale a 360 gradi: dalle passeggiate sulle pendici terrazzate e le gite in bici, ai laboratori del gusto e gli show cooking, dalle mostre artistiche e d’artigianato a un corredo musicale di alta qualità. www.eroicorosso.it

GUSTUS 2018 Ponte di Barbarano (VI), 13 – 15 ottobre 2018 Tre giorni per raccontare i vini Doc dei Colli Berici e di Vicenza, luoghi noti per essere testimoni dell’architettura di Andrea Palladio. È questo lo spirito con cui nasce Gustus – Vini e Sapori dei Colli Berici, evento organizzato dal Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza e dalla Strada dei Vini Colli Berici, che quest'anno per la nona edizione ha scelto Villa Rigon di Ponte di Barbarano (Vicenza). L’appuntamento è in programma dal 13 al 15 ottobre 2018. Degustazioni guidate, assaggi gastronomici, incontri con i produttori per una tre giorni che vuole essere un focus sui vini più rappresentativi del Consorzio: dall’autoctono Tai Rosso alle varietà internazionali Carmènere, Cabernet e Merlot che nei Colli Berici hanno trovato una loro precisa identità. www.gustus.stradavinicolliberici.it

BOTTIGLIE APERTE Milano, 7 – 8 ottobre 2018 All’interno della Milano Wine Week - in calendario dal 7 al 14 ottobre - occhi puntati sulla settima edizione di Bottiglie Aperte che, con più di 900 etichette in degustazione, convegni e speciali masterclass, cresce e si evolve. Ad oggi sono più di millecinquecento gli accreditati Ho.re.ca e oltre 100 le Cantine iscritte provenienti da tutta Italia, molti di più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La scelta del Superstudio Più di via Tortona come nuova location, con una superficie espositiva che cresce del 40% e si sviluppa su un unico piano, è funzionale al raggiungimento degli obiettivi prefissati e alla volontà di alzare il livello della manifestazione. Tutto nuovo anche l’allestimento, progettato dallo studio internazionale AquiliAlberg architets, che vuole accompagnare il pubblico in un coinvolgente percorso tra le Regioni d’Italia valorizzando le Cantine espositrici e agevolando gli operatori. Previste aree dedicate ai distributori e isole pensate per Consorzi e Gruppi del settore. www.bottiglieaperte.it

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PELLICOLE DI GUSTO ( di Lorenzo Bianciardi - lorenzo@igrandivini.com )

Caffè, quel gusto amaro che sa di bellezza

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l cinema, quando si pensa al caffè, la mente corre inevitabilmente a un’immagine impressa nella memoria: quella tazzina immortalata da Jean-Luc Godard nel suo Deux ou trois choses que je sais d’elle (1967). E proprio a questa sembra ispirarsi anche il regista romano Cristiano Bortone, quando decide di aprire il suo film Caffè (2016) scrutandone a lungo, con un movimento circolare, il fondo in cui è possibile vedere «un fiume e anche le stelle». È Ahmed, di origine irachena, a spiegare al figlio perché il caffè è buono, nonostante sia così amaro: «tutti i popoli del mondo hanno una bevanda amara…È il modo di Dio per ricordarci quanto è difficile vivere secondo le sue leggi. Ma quando sarai grande vedrai che il caffè non è solo amaro, è anche aspro, per darci la forza di lottare ogni giorno. Ma alla fine, se chiudi gli occhi e ti concentri, sentirai il suo aroma profumato: è un modo per ricordarci quanto il mondo e la nostra vita siano fragili e preziosi. È come se fossero legati da un filo sottile che collega tutti. E noi dobbiamo stare attenti sempre a che non si spezzi». C’è tanta dolcezza e profondità in questo incipit: un chiaro messaggio che il viaggio che sta per iniziare avrà per protagonisti dei soggetti molto distanti tra loro, uniti da un comune senso di precarietà e di fragilità, “virtù” ormai tipiche della contemporaneità. Ecco allora la storia di Ahmed, costretto a fare i conti con l’odio razziale e con la violenza: siamo in Belgio e il suo negozio viene svaligiato da un gruppo di sbandati. Ci spostiamo in Italia, dove Renzo, un appassionato di caffè in cerca di fortuna a

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Trieste, finisce per cedere alla tentazione di un guadagno “facile”, improvvisando una rapina a una torrefazione. E infine c’è Fei, brillante manager cinese in carriera che sta per sposarsi con la figlia del suo capo, noto imprenditore nel settore chimico, e che si troverà costretto a fare i conti con la propria coscienza. Un intreccio avvincente che ci fa volare dall’Europa all’Asia: storie di vita ordinaria e di violenza, per un film che offre uno sguardo disincantato sulla nostra società. Collante di tutto questo, manco a dirlo, quel caffè che dà il titolo all’opera: per qualcuno un’emozione e un ricordo (come la caffettiera di Ahmed proveniente da Bagdad); per altri un sogno e una speranza (la passione di Renzo per il caffè “Luwak”, con i suoi chicchi così preziosi, provenienti dal sud-est asiatico); per altri ancora, un ritorno alle origini (la memoria di Fei corre agli insegnamenti contadini della sua famiglia). In ultimo, il caffè come poesia e forma d’arte, usato dal personaggio della pittrice per dipingere le sue tele. Sarà lei a insegnarci a degustarlo, chiudendo gli occhi per sentire inizialmente il tratto amaro, «come il sudore dei contadini in una giornata calda d’estate». Poi col vento dell’autunno il sapore diventa aspro. Infine arriva una nota di caramello e cioccolato, quella che porta il profumo unico delle valli della regione cinese dello Yunnan: un gusto che ci ricorda che «nonostante la vita sia dura e piena di difficoltà, in fondo è anche piena di bellezza». Ecco, è proprio così: a volte un caffè è quello che ci vuole. Per tenerci svegli e vigili sul valore della vita e dello spettacolo che ci circonda.•


2018

AUTOCHTONA FORUM NAZIONALE DEI VINI AUTOCTONI 15 - 16 OTTOBRE 2018 / BOLZANO

AUTOCHTONA 2018 È UN EVENTO FRUTTO DELLA COLLABORAZIONE TRA FIERA BOLZANO E FRUITECOM

Lun - Mar: 11.00 - 18.00

CON

L E T O H

LE RNAZIONAE E T IN A R FIE LLERIE PER HOTE AZIONE RISTOR TOBRE 15-18 O T

autochtona.it

PARTNER TECNICI

PARTNER WINE-LOVERS E PREMIO

MEDIA PARTNER

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wine di Elisa Berti

Cantine e social

Tutti i dati del Gusto digitale del vino italiano 2018 Massimo Moriconi, General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia

Come si muovono sui social le principali cantine italiane per fatturato, quali piattaforme prediligono, quali stanno abbandonando, quali non decollano

L

o abbiamo chiesto a Massimo Moriconi, General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia, che ha redatto il report 2018 che compara i dati social delle principali aziende vinicole per fatturato. Quali cantine sono state analizzate con lo studio di questo 2018? “Lo studio sul 2018 ha preso in considerazione le prime 33 aziende vinicole italiane per fatturato, come riportato dall’indagine annuale sul settore vinicolo a cura di Mediobanca; abbiamo comparato i dati degli ultimi 5 anni del nostro studio focalizzandoci sulle prime 25 aziende italiane per fatturato. L’obiettivo era quello di tracciare i macro trend della digitalizzazione del comparto”. Qual è la situazione social delle cantine italiane? “Il quadro generale è abbastanza positivo ma in alcuni casi esistono ampi margini di miglioramento. Riassumendo la digitalizzazione del settore, negli ultimi 5 anni le cantine hanno prima presidiato quantitativamente i social e poi hanno continuato a migliorare la

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qualità dei contenuti. Dal 2014 al 2018 abbiamo registrato una crescita verticale del numero di follower e iscritti. I follower Facebook ammontano oggi in aggregato a 3.333.627, +657% rispetto ai 440.999 del 2014. Crescita importante soprattutto per Instagram, 63.064 nel 2018 contro i soli 746 del 2014 (+8.354%), trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con oltre 27.000 e 4.000 follower in più”. Twitter, rispetto agli altri canali, sta nettamente perdendo terreno. Ci spiega il motivo? “Twitter ha vissuto un trend positivo da un punto di vista quantitativo, i follower delle cantine sono aumentati in termini assoluti negli ultimi 5 anni. Tuttavia la frequenza di aggiornamento è in calo. Nel 2014 il 91% delle aziende proponeva Tweet su base almeno settimanale, oggi solo il 60%. Il motivo potrebbe risiedere sia nella difficoltà a sviluppare contenuti di qualità per questo specifico canale, sia nel successo registrato da altri social decisamente più visual”. Ci sono canali social che non vengono considerati dalle

aziende. Sa spiegarsi il motivo? “Nel migliore dei casi, perché le aziende conoscono molto bene clienti e prospect e quindi le decisioni circa dove comunicare vengono prese in modo selettivo, razionale. Tuttavia, in molti casi, credo che ci siano altri fattori determinanti come la presunta difficoltà nel misurare il ritorno sull’investimento, la mancanza di professionisti dedicati a storytelling e la produzione di contenuti di qualità, scelte sulle priorità di promozione legate ai budget. La verità è che oggi grazie agli strumenti tecnologici a disposizione è possibile tracciare in modo preciso il successo di una campagna digitale e quindi anche valutare il ritorno sull’investimento”. Una previsione per il futuro?

Quali sono i vantaggi che ritiene possano derivare dall'utilizzo consapevole e professionale dei social e quali gli errori più difficili da evitare? “Negli ultimi 5 anni di digitalizzazione del settore vinicolo italiano, i social hanno contribuito a educare i consumatori circa il valore della marca, la cultura del territorio e i luoghi dove poter vivere l’esperienza del prodotto. Tuttavia la generale esternalizzazione dell’e-commerce ha spesso impedito ai brand il contatto diretto con il cliente lungo l’ultimo miglio del processo di acquisto online. Per il futuro vediamo i social come strumento in grado di accompagnare l’utente anche in questo ultimo miglio, percorso che grazie all’innovazione tecnologica integrerà sempre più storytelling proprietario della marca e transazioni”.•


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Tendenze Sparkling di Barbara Amoroso

Champagne vs Prosecco: gli italiani cosa scelgono?

P

rosecco, Prosecco, Prosecco... negli ultimi due anni a farla da padrone nelle notizie sulle bollicine è stata la bollicina metodo Charmat made in Italy. Esportata all'estero grazie anche alla cultura dell'happy hour. Anche se oggi i Consorzi spingono per la sua valorizzazione come vino da tutto pasto (vedi l'inserimento in disciplinare dell'Extra Brut). E lo Champagne ha accusato tale ascesa? No. Domenico Avolio, Direttore del Bureau du

Champagne Italia ci ha spiegato perchè: "Lo Champagne rappresenta il 10% dei vini con le bollicine prodotti in tutto il mondo, è simbolo di gusto e porta con sé una serie di significati e una qualità eccezionale. È un vino riconoscibile, profondamente legato al territorio, con una storia a cui i consumatori attribusicono valori unici". Cosa trovano nello Champagne i winelover? "Lo Champagne è un vino dall'eredità importante che ha saputo innovarsi per proiettarsi verso nuovi stili. Nasce da una conoscenza accumulata nei secoli, generazione dopo generazione, eppure quello che beviamo oggi, non è lo stesso vino di un secolo fa, si è evoluto intercettando i gusti odierni. Pur essendo una piccolissima parte di tutte le bollicine che vengono prodotte sul pianeta (1 bottiglia su 10), rimane la più im-

portante dal punto di vista della reputazione e del valore. C'è comunque spazio per tutti, ed è necessario che continui a diffondersi il gusto per i vini effervescenti, perchè questo porta anche allo Champagne". E i giovani consumatori come bevono lo Champagne? "A seconda del momento scelgono vini diversi. Questo è il pregio di una denominazione che abbraccia una diversità significativa. I giovani amano sperimentare e ho visto spesso scegliere una Cuvée particolare e dividerla con gli amici in modo conviviale, commentarla insieme e degustarla con piatti differenti. Le nuove generazioni portano uno stile di consumo in cui c'è la ricerca del prodotto giusto al momento giusto e una conoscenza dello Champagne che gli permette di optare per una base Pinot Nero anzichè Chardonnay, quel millesimo anzichè un altro. E questo è tipico dell'Italia, patria del gusto, qualità che si ritrova anche nel suo bere Champagne". •

C'è spazio per tutti. Simbolo di eccellenza scelto anche dai giovani per sperimentare e condividere 54


27-28-29 NOVEMBRE 2018 FIera di Pordenone

PERCHÉ ESPORRE A RIVE 2018?

La manifestazione biennale in Italia che presenta l’intera filiera, dalla vite alla bottiglia, è alla Fiera di Pordenone.

In un contesto di eccellenza per la produzione di barbatelle e la spumantizzazione.

L’innovazione al centro del programma della manifestazione.

Migliaia di aziende ed operatori professionali da tutta Italia e dal Mondo.

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Distillati & Co di Barbara Amoroso

CONTEST

LA SFIDA DEL SAKE È INTERNAZIONALE Una prima edizione unica nel suo genere. Selezioni rigorose per stabilire il migliore Sake Selection by CMB (Concours Mondial de Bruxelles) si preannuncia l'opportunità per dare visibilità al fermentato nipponico, valorizzarne storicità e qualità. Dall'11 al 13 ottobre 2018 a Isa-Shima, una giuria internazionale (35 giu-

dici professionisti per l’80% non giapponesi) garantiranno l’affidabilità di una selezione volta a far conoscere la diversità, il carattere e le usanze legate a questa bevanda spiritosa. Sake prodotti con la neve, con le acque del Monte

Fuji e molti altri troveranno il loro spazio per raccontarsi all'interno del contest. Nato dalla collaborazione tra la prefettura giapponese di Mie, Fondazione HRI, Concours Mondial de Bruxelles, vedrà in gara solo produzioni nipponiche divise in 7 categorie, dal frizzante all’invecchiato.

TENDENZE

CIAO DAZI: GLI AMERICANI BEVONO MADE IN ITALY L'estate del nuovo continente all'insegna dello Spritz Dazi o no, l'italian life style miete ancora consensi, ed è l'happy hour a fare da 'Cavallo di Troia'. Il protagonista è un cocktail made in Italy: Prosecco, acqua e Aperol, lo Spritz. I dati parlano di un +48% di vendite di Aperol nel mondo (dati Nielsen) che lo battezza un trend figlio anche del marketing della Campari. Un cocktail storico, nato in Veneto grazie a un errore di pronuncia degli austriaci che preferivano diluire il vino per ridurne l'impatto alcolico. La richiesta in tedesco suonava così: "Un bicchiere di vino con uno spritz (spruzzo ndr) d’acqua, bitte!”. Oggi lo Spritz, oltre ad essere un evergreen, conta numerose varianti, con Select, Cynar, Rosè e gocce di Angostura. Che il miglior marketing del nostro paese si riconfermi lo stile 100% italiano?

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CELEBRAZIONI

IL 15 E 16 SETTEMBRE ANAG FESTEGGIA I SUOI 40 ANNI È nata ad Asti il 29 settembre 1978 Anag, l'Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquaviti, perciò solo settembre ed Asti potevano essere adeguati a celebrare un traguardo così importante: 40 anni. Una festa cominciata con la prima edizione di Gocce di Stilla (5 e 6 maggio) che ha regalato lo spazio fisico e tematico adeguato ad un mondo spiritoso di qualità, desideroso di accogliere le sfide di un consumo che si evolve. Negli stessi giorni la consegna dei premi già annunciati per l'Alambicco d'Oro 2018.


ExtravergineNews di Chiara Martinelli

NUOVI ACCORDI

ACCORDO COLDIRETTI FEDEROLIO: SI SCATENA L’OTA A TUTELA DELL’OLIO MADE IN TUSCANY Olivicoltori Toscani Associati si lancia in difesa dei produttori toscani

Gli olivicoltori toscani sono in allarme per l’accordo ColdirettiFederolio. “ Non viene riconosciuto il giusto valore all’olio extravergine d’oliva toscano e serve a sdoganare le miscele di oli italiani

con oli comunitari e non”- commenta Sandro Piccini, presidente degli Olivicoltori Toscani Associati. Un accordo che sembrerebbe favorire quelle industrie che acquisterebbero olio extravergine

d’oliva italiano a 4 euro al kg anziché 7 euro al kg secondo il costo medio della produzione toscana. L’obiettivo di Piccini è quello di difendere il lavoro di migliaia di produttori e di famiglie toscane che vivono grazie all’eccellenza di questo prodotto, simbolo di uno stile di vita sano e della tanto acclamata dieta mediterranea. Un progetto che sembra voler condonare il progetto “Italico”, ovvero miscela di oli italiani con oli comunitari ed extracomunitari. Insomma una “svendita” dell’olio extravergine di oliva secondo gli Olivicoltori Toscani Associati, a cui promettono di dar battaglia, invitando tutti i produttori, consumatori e cittadini toscani a firmare una petizione lanciata dal Consorzio Nazionale Olivicoltori, a tutela dell’oro giallo e in difesa del made in Italy.

TASSE

ONU: TASSE SUI PRODOTTI DELL’AGROALIMENTARE L’Olio insieme ai formaggi è ritenuto uno dei prodotti alimentari pericolosi per la salute, per questo motivo la risoluzione dell’Onu annuncerebbe la volontà di introdurre una tassa. Una guerra dichiarata assieme all’Organizzazione mondiale della sanità contro le malattie più diffuse al mondo: cancro, diabete e malattie cardiovascolari. Morale, occorre rivedere la dieta, diminuire l’uso di sale, grassi, alcol. “Paragonare e trattare allo stesso modo i prodotti simbolo del Made in Italy, come l'olio extra vergine d’oliva e il formaggio, a un pacchetto di sigarette è pericoloso per la salute dei consumatori e mette a rischio le sorti del nostro sistema produttivo di qualità che genera crescita eco-

Susanna Cenni chiede al Governo massima tutela per Olio e Formaggi nomica e occupazionale” – commenta duramente Susanna Cenni, vicepresidente della commissione agricoltura della Camera. Un atto di accusa che rischia di far passare un messaggio fin troppo allarmistico nei confronti di una delle eccellenze del made in Italy,

senza contare l’impatto negativo che avrebbe sulla filiera e sulle esportazioni che nel 2017 hanno raggiunto i 41 miliardi di euro. Olio e formaggi sono riconosciuti patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco – “l’impegno di agricoltori e produttori, hanno permesso di affinare la qualità e di garantire un prodotto che ha un effetto benefico sulla nostra salute, avendo un'azione antiinfiammatoria e antitumorale oltre che essere attivo nella prevenzione e nella cura di patologie, come il diabete. Per quanto mi riguarda continueremo in commissione e in Parlamento a vigilare e a sollecitare il Ministro Centinaio che in questi giorni sembra più attento ai trattati che alla tutela del Made in Italy”. L’incontro ai vertici delle Nazioni Unite con capi di stato e di governo è fissato il prossimo 27 settembre a New York.

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Luppolo e dintorni di Stefania Abbattista

L'impegno di

Vittorio Ferraris per la birra artigianale

C

ome nasce la sua passione per la birra e quando fonda il Birrificio Sant'Andrea? “Ho una passione per la birra fin da quando ero ragazzo, ma durante alcuni viaggi e lunghi periodi trascorsi in UK e USA, la passione è diventata più concreta: lì mi sono avvicinato a culture birrarie fino a qual momento sconosciute. Nel 2010 ho deciso di fondare il Birrificio Sant'Andrea”. Quali sono le peculiarità e gli stili del suo Birrificio? “L'influenza anglosassone è molto presente: una decina delle nostre etichette prendono spunto da questo filone. L'amore per le Ale inglesi si è concretizzato subito nella realizzazione di una classica Bitter e di una Porter per poi evolvere verso le più moderne Pale Ale in stile IPA ed APA. Apprezziamo tantissimo anche gli stili a bassa fermentazione: la Bionda del Leone – Pils Boema, è un po' la nostra bandiera; spesso ci confrontiamo anche con il mondo belga, da cui abbiamo preso spunto per la realizzazione di una Blanche, una Saison e una Strong Ale”. Esploriamo meglio il concetto di “responsabilità”, perché lo reputa così importante per chi oggi vuol fare birra? “Credo che negli ultimi vent'anni si sia creato un mercato diverso, sono state cioè introdotte produzioni sconosciute fino alla fine degli anni '90. Il consumatore oggi ha un'offerta molto più ampia rispetto ai pochissimi stili disponibili sul

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Da produttore sa cosa serve al suo comparto oggi. Da Direttore di Unionbirrai farà di tutto per passare all'azione, colmando vuoti normativi e non solo mercato italiano negli ultimi due secoli. Per questo è più preparato ed esigente. A mio avviso i birrifici artigianali hanno un'enorme responsabilità proprio perché rappresentano un nuovo modo di bere birra”. Ci sono secondo lei birrifici “irresponsabili” che rischiano di screditare la categoria e deludere il consumatore meno esperto? “Non ci si può presentare su un mercato così esigente e complesso senza la dovuta formazione, e forse purtroppo qualche caso di improvvisazione negli ultimi periodi si è verificato. Il sogno del facile guadagno in un settore in forte crescita può far sottovalutare aspetti molto delicati del nostro lavoro. Nel complesso però ritengo siano casi molto isolati, che non oscurano l'ottimo lavoro dei produttori italiani”. Nell'aprile 2017 Unionbirrai ha visto il passaggio da Associazione culturale ad Associazione di categoria. Oggi gli associati sono circa 250, più o meno un terzo del totale. Cosa rappresenta questo cambiamento di statuto? “Il 4 aprile 2017 è stato un momento importantissimo per la nostra Associazione; il cambio di statuto – fortemente voluto da tutti i produt-

tori – ha sancito un nuovo assetto che oggi rende la nostra struttura più solida e autorevole nei rapporti con le Istituzioni. Il nostro è un comparto in veloce evoluzione sia da un punto di vista tecnico che normativo: serve grande determinazione e solidità per accompagnare i produttori nel cambiamento. Bisogna dar loro il giusto sostegno e porsi obiettivi ambiziosi. Un esempio? Le battaglie in ambito fiscale, le considero uno dei nostri doveri principali perché credo servano regole più moderne e consone alla dimensione economica delle nostre imprese”. Qual è oggi la mission di Unionbirrai? “La nostra mission è tutelare e pro-

muovere la birra artigianale Italiana, un comparto che attualmente rappresenta circa il 3% dei consumi nazionali di birra. Purtroppo ancora oggi non c'è chiarezza sul mercato e spesso il consumatore fatica a comprendere cosa è veramente la birra artigianale italiana. A volte l'offerta commerciale è fuorviante. Sebbene esista una legge che ne tutela la Denominazione Legale – il nostro è l'unico caso in Europa – spesso l'uso improprio del termine può creare confusione. I nostri associati oggi chiedono principalmente chiarezza, e noi ci battiamo ogni giorno per comunicare al mercato chi siamo, cosa facciamo e perchè siamo diversi dai grandi produttori di birra industriale”. In qualità di Direttore Generale dell'Associazione, che obiettivi si pone? “Sento il dovere fondamentale di lottare per far ottenere al settore condizioni agevolate. Da tempo sono depositate alcune proposte di legge che puntano ad adeguare i regimi fiscali dei microbirrifici italiani alle direttive Comunitarie Europee, in cui si hanno assetti fiscali agevolati e sistemi di accertamento semplificati. Oggi da questo punto di vista siamo ancora molto carenti: facciamo i conti con un impianto normativo che non è assolutamente adeguato alle dimesioni economiche delle nostre imprese”.•

CHI È VITTORIO FERRARIS Vercellese, 55 anni, dopo una esperienza ventennale nel campo della consulenza aziendale, nel 2010 con un gruppo di amici di infanzia fonda BSA - Birrificio Sant'Andrea, coronando il sogno di dare vita ad una realtà produttiva innovativa nella sua città. Nel 2013 entra a fare parte di Unionbirrai, lavorando sui temi di Legislazione Accise, per poi aderire dal 2016 al Gruppo Costituente che traghetterà Unionbirrai da Associazione Culturale ad Associazione di Categoria. Da 2018 è Direttore Generale di Unionbirrai con un mandato di 2 anni.


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20-24 SETTEMBRE

Agosto

2018

Settembre

2018

2-12 AGOSTO 2

CALICI DI STELLE Italia www.calicidistelle.org

11-13 OTTOBRE SAKE SELECTION BY CMB Ise-shima (Japan) sakeselection.jp

7-14 OTTOBRE MILANO WINE WEEK Milano milanowineweek.com

7-16 SETTEMBRE

EURHOP! Roma europ.com 11

7

14

GUSTUS 2018 Ponte di Barbarano (Vi) www.gustus.stradavinicolliberici.it

SLOW WINE Montecatini Terme (Pt) www.slowfood.it

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14

20-21 OTTOBRE

7

CHAMPAGNE EXPERIENCE Modena champagneexperience.it

WINE AND SARDINIA Sorgono (Nu) www.wineandsardinia.it

Ottobre

2018

27-28 OTTOBRE TERRE DI VITE Castelvetro (Mo) www.terredivite.it

BOTTIGLIE APERTE Milano www.bottiglieaperte.it

GENOVA BEER FESTIVAL Genova www.genovabeerfestival.it

21-25 OTTOBRE ALTERN'ATIVE FOOD Parigi

27

28 27

TAORMINA GOURMET Taormina (me) www.taorminagourmet.it

AUTOCHTONA Bolzano www.fierabolzano.it

20-22 OTTOBRE

EIN PROSIT Malborghetto e Tarvisio (Ud) www.einprosit.org

27-29 OTTOBRE

electronics

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18-21 OTTOBRE

21

7-8 OTTOBRE

cet

20

20 28

15-16 OTTOBRE

14 OTTOBRE

18

7-8 OTTOBRE

EROICO ROSSO Tirano (So) www.eroicorosso.it

13-15 OTTOBRE

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GUSTI.A.MO18 Modena www.gustiamodena.it

14-16 SETTEMBRE

DOUJA D'OR ASTI www.doujador.it

12-14 OTTOBRE

28-29 SETTEMBRE

TERRA MADRE Torino www.salonedelgusto.com

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27-29 OTTOBRE

28 OTTOBRE LIFE OF WINE Roma www.lifeofwine.it

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Fiere in calendario

Novembre 2-5 NOVEMBRE SANGIOVESE PUROSANGUE Siena www.enoclubsiena.it

7-11 NOVEMBRE EIMA Bologna www.eima.it

10-11 NOVEMBRE VIGNAIOLI NATURALI A ROMA Roma www.vininaturaliroma.it

18-19 NOVEMBRE BACK TO THE WINE Faenza (RA) www.backtothewine.it

25-26 NOVEMBRE MERCATO DEI VINI FIVI Piacenza www.mercatodeivini.it

2018

2

VINI DI VIGNAIOLI fornovo di taro (pr) www.vinidivignaioli.com

7 9

10 10

9-13 NOVEMBRE

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2018

10-11 NOVEMBRE MILANO WHISKY FESTIVAL Milano www.whiskyfestival.it

17-18 NOVEMBRE

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Dicembre

MERANO WINE FESTIVAL Merano (BZ) www.meranowinefestival.com

18 17

2018/2019

4-5 NOVEMBRE

4

3-4 DICEMBRE 3

14-16 DICEMBRE

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VINI CORSARI Barolo (cn) vinicorsari.com

BIRRE SOTTO L'ALBERO Roma

MAREDIVINO Livorno www.maredivino.it

27-29 NOVEMBRE EXPO RIVE Pordenone www.exporive.com

Gennaio

2019

26-27 GENNAIO 26 VIGNAIOLI NATURALI A ROMA Roma www.vininaturaliroma.it

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di Elisa Berti

Cambiamenti climatici:

intervenire sulla barbatella per un miglior rendimento della pianta

I

nnalzamento delle temperature medie e incremento esponenziale dei fenomeni metereologici estremi, dalle piogge torrenziali al caldo siccitoso e fuori stagione. Una serie di eventi che sta mettendo a dura prova la

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viticoltura ed i viticoltori che si trovano a fronteggiare situazioni estreme e che spesso sono impreparati e senza l’adeguata strumentazione. L’annata 2017 è un esempio paradigmatico di questa situazione, cosi come lo sono state,

seppur per caratteristiche opposte, la 2014 e la 2015. Ne parliamo con Marco Simonit di Simonit&Sirch che proprio questo tema ha fatto centrale al Master of Wine, svoltosi a Logroño ne La Roja alla fine di giugno. Marco, quali sono le esi-

genze principali dei viticoltori in questo periodo? “Avere piante longeve, in primo luogo. Longeve ed in salute, che sappiano resistere ai cambiamenti climatici estremi di questi ultimi anni. Le variazioni metereologiche non sono il solo problema che i vi-


Migliorare la vita ed il rendimento delle piante si può, nonostante le difficoltà a cui i viticoltori son messi di fronte negli ultimi anni

ticoltori che ci hanno chiamato come consulenti debbono fronteggiare. Le piante devono saper resistere anche a malattie e deperimento causati da una scorretta gestione del vigneto e da

errori nella potatura (che favoriscono malattie, ad iniziare dal mal d’esca). Tutti i grandi brand sono oggi più che mai impegnati a proteggere e valorizzare l’incommensurabile patrimonio

rappresentato dai loro antichi vigneti e cercano tecniche, modalità, modi di lavorazione che permettano alle viti giovani di diventare longeve, mantenendosi sane e produttive il più a lungo possibile”.

E le soluzioni contro il caldo torrido e la mancanza di acqua esistono? “Irrigare non basta più, anche perché le risorse idriche non possono essere sprecate e vanno razionalizzate in modo cor-

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retto. Le viti devono essere in grado di sostenersi da sole. C’è moltissima strada da percorrere: bisogna pensare a una viticoltura sostenibile, adattarla ai diversi terroir, lavorare per creare viti resistenti agli stress idrici e climatici, che possano dare quei vini identitari verso cui si sta orientando la richiesta dei mercati. Lo si deve fare confrontando e integrando

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saperi e conoscenze a livello globale, mettendo insieme specialisti, impegnandosi nella ricerca. Dopo anni di attenzione puntata principalmente sulla cantina, il lavoro in campagna deve tornare centrale”. Cosa si può fare quando la vite è ancora allo stadio di barbatella? "Molto si può fare a questo stadio, anzi questo è il primo

intervento determinante per un buon sviluppo della pianta di vite. Al germogliamento della barbatella, si deve selezionare il germoglio ubicato sul flusso linfatico per la creazione di un fusto senza nessuna interruzione e questa fase è delicatissima e necessita di personale ben formato per eseguirla.

Durante l’estate il germoglio va legato al tutore per garantire la verticalità del tronco e evitare torsioni, si deve zappare tutto attorno la barbatella per evitare la concorrenza con le erbe infestanti ed irrigare costantemente per mantenere le radici idratate in giornate particolarmente calde".• Segue a pag.67


Vivai Cooperativi

Rauscedo

Cloni, portinnesti e vitigni resistenti: gli eccellenti risultati dell’innovazione e della ricerca sul campo

V

CR è una realtà internazionale presente con le proprie sedi in tutto il mondo: oggi rappresentano un punto di riferimento conosciuto in viticoltura, soprattutto nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Ne abbiamo parlato con Eugenio Sartori Direttore di VCR dal 1987. Uno dei temi più importanti su cui si è focalizzata la ricerca aziendale è quello dei Cloni, strettamente legato all'espansione commerciale nei Paesi Viticoli. Quanto è importante per i viticoltori la sperimentazione e l’innovazione scientifica? “Fino al 1980 i Vivai Cooperativi Rau-

scedo operavano praticamente solo in Italia con una presenza diffusa nelle aree viticole del Centro e del Nord, in quanto in Puglia e Sicilia era ancora in uso la barbatella selvatica, poi completamente abbandonata dai viticoltori meridionali grazie alla ricerca e selezione di nuovi cloni. Per la conquista dei mercati esteri ed in particolare per Spagna, Portogallo ed Est Europa, che vantano una gamma di varietà autoctone molto ampia, allo stesso modo si sono implementati specifici programmi di selezione clonale che hanno permesso di offrire ai viticoltori locali un prodotto di qualità superiore rispetto a quello locale. In Francia, l’approccio è stato diverso, nel 2003 si è deciso di aprire a Boucarain (20 Km da Nimes) una società la “VCR – France”. Oggi la Spagna ci assorbe annualmente tra i 7 e i 9 milioni di barbatelle, 5 il Portogallo, 7 la Francia ed altri 8 l’Est Europa. È evidente che in assenza di ricerca ed innovazione i Vivai Cooperativi Rauscedo non avrebbero assolutamente conquistato la posizione di leader mondiale del settore, con un vendita annua di 75/80 milioni di barbatelle, delle quali il 40% esportate in oltre 30 paesi. Parliamo dei Portinnesti: i cambiamenti climatici in primis e altri fattori hanno progressivamente cambiato la fisiologia delle piante, trasformato i suoli e di conseguenza messo a dura prova i "portainnesti" tradizionali.

Qual'è l'innovazione apportata in questo campo da VCR? “Queste problematiche hanno fatto emergere l’esigenza di avere piante rustiche più “resilienti” e soprattutto portainnesti in grado di resistere maggiormente agli stress da cambiamento climatico e da ristoppio. L’innovazione portata avanti da VCR grazie all’Università di Milano, con la creazione e diffusione dei portainnesti “M”, ci ha permesso di approntare, già da due campagne vivaistiche, barbatelle di Sangiovese, Barbera, Montepulciano, Vermentino, Cannonau, etc., utilizzando queste novità vegetali”. Sulla sostenibilità ambientale e sulla tutela della salute degli addetti ai lavori, l'interesse di VCR è sempre stato molto attivo. La vite necessita di numerosi trattamenti per ottenere una produzione di qualità: I Vivai Cooperativi

Rauscedo sono i licenziatari di ben 10 vitigni resistenti iscritti al Catalogo Nazionale nel 2015. “Personalmente ritengo che creare nuove varietà resistenti alla peronospora ed oidio, che consentono di abbattere i trattamenti necessari al controllo di queste due temibili ampelopatie di almeno l’80%, sia il contributo più concreto e tangibile alla sostenibilità ambientale e alla tutela degli operatori e dei cittadini in generale”.•

VIVAI COOPERATIVI RAUSCEDO Via Udine, 39 33095 Rauscedo (PN) Tel. +39.0427.948811 Fax +39.0427.94345 vcr@vivairauscedo.com www.vivairauscedo.com

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Vivai Viticoli Trentini: biodiversità ed innovazione

La salvaguardia del patrimonio genetico varietale ed intravarietale come obiettivo

L

a Vivai Viticoli Trentini è una piccola azienda che moltiplica oltre 90 varietà di uve da vino e da tavola con grande passione e sincerità. In azienda ven-

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gono moltiplicate varietà ed un numero considerevole di cloni, ma anche molte selezioni massali e varietà autoctone; grande attenzione viene riservata alla salvaguardia del patrimonio genetico varietale ed intravarietale, grazie all'ausilio di tecnici specializzati ed alle continue consultazioni con le aziende produttrici. Sono proprio le aziende che affidano ai tecnici di Vivai Viticoli Trentini anche le vecchie varietà di uve, per il recupero di materiale genetico o per le selezioni aziendali. La biodiversità rimane al centro, per scoprire che esi-

stono tante varietà di uve dalle quali ottenere una moltitudine di vini diversi, lasciando la possibilità di scegliere ciò che esprime meglio il proprio gusto. Oltre alla tradizione, si punta sull’introduzione di nuove varietà di uve da vino e da tavola, resistenti alle principali malattie crittogamiche della vite. Varietà ottenute utilizzando metodi esclusivamente naturali, in grado di ottenere un prodotto salubre, abbinato ad un minor impatto ambientale con minor costi. L’utilizzo di queste nuove varietà risulta ideale e consigliato per ridurre i prodotti

fitosanitari, coltivare vigneti in zone di difficile accesso oppure in quelle situazioni sensibili come vicino alle abitazioni, giardini, scuole e ciclabili. Varietà ottimali per chi affronta la coltivazione biologica, ma anche per una coltivazione a produzione familiare a zero impatto ambientale. (L.B.)

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turbo root WG Innovativo concime organo-minerale Formula ricca di acidi umici, aminoacidi e microelementi Rinnova e rigenera la fertilità del suolo Stimola la radicazione Ottimizza l’attecchimento delle piantine Aumenta l’assorbimento dei microelementi Alta efficacia fertilizzante a bassi dosaggi

Totale umici estratti: 29.10% p/p Acidi umici: 14% p/p Acidi fulvici: 15.1% p/p Aminoacidi liberi: 22.2% p/p Azoto (N) totale 3% p/p Azoto (N) organico: 3% Anidride fosforica (P2O5) solubile in acqua: 16% p/p Ossido di potassio (K2O) solubile: 18% p/p Ferro (Fe) chelato EDDHA: 0.1% p/p Manganese (Mn) chelato EDTA: 0.2% p/p Zinco (Zn) chelato EDTA: 0,2% p/p Molibdeno (Mo): 0,25% p/p

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turbo root WG

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Partire col piede giusto:

Vivai Cooperativi Padergnone, da oltre 60 anni a fianco dei viticoltori

Varietà, selezione e consulenza specifica per valorizzare ogni vigneto

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T

renta aziende diverse ed un’unica regia: questo sono oggi i Vivai Cooperativi Padergnone. Dal 1955, anno della fondazione, i vivai garantiscono un alto standard qualitativo grazie al lavoro artigianale ed alla grande organizzazione. Vivai cooperativi di Padergnone garantisce un’ampia selezione di portainnesti e selezioni clonali, sia autoctone per ogni regione d’Italia, che internazio-

nali. Questo permette al cliente di trovarsi ad impiantare barbatelle ad hoc, sane ed in linea con esigenze singole e ambienti pedoclimatico diversificati. Il ben organizzato servizio di consulenza e di post vendita permette, poi, di avvalersi dell’aiuto concreto di specialisti del settore, competenti e dedicati, che sapranno rispondere alle domande e risolvere le problematiche correlate all’impianto ed alla crescita della

barbatella, per cogliere potenzialità e dinamiche del vigneto (e programmare un eventuale sopralluogo) e valorizzarlo al meglio.•

VIVAI COOPERATIVI DI PADERGNONE SCA Via Barbazan, 19 38096 Padergnone – Vallelaghi (TN) Tel. +39 0461 864142 info@vicopad.it www.vicopad.it


di Elisa Berti

si dice in azienda...

da pag.62

Ecco cosa pensano i professionisti dell settore riguardo ai cambiamenti climatici

“E’ sempre più complicato- afferma Mario Tenore di Vivai Tenore - prevedere le varie fasi climatiche ed i suoi cambiamenti. Risulta impossibile seguire una tabella di marcia: quello che si può fare e che noi di Vivai Tenore facciamo è monitorare costantemente la salute della pianta. Dalla nostra abbiamo esperienza, costanza ed un’attenzione continua alle problematiche ci vengono poste davanti”.

“Rafforzare la barbatelle quando si trova in una fase iniziale di impianto- afferma Roberto Zanini, Area Manager Nord-Est per Tradecorp Italia- è fondamentale per garantire alla pianta di crescere sana. Grazie alla presenza di acidi umici ed aminoacidi, il Turbo Root WG garantisce lo sviluppo di un ben strutturato apparato radicale e capillizio. Ciò è ampiamente dimostrato dagli studi che nel tempo abbiamo effettuato sugli impianti: piante sane e ben strutturate riescono ad adattarsi ai diversi ambienti e sopportano meglio condizioni di stress ambientali (come eccesso termico, siccità ed altri agenti climatici avversi) e generano sempre un prodotto di altissima qualità.

“La scelta del portainnesto e delle marze è fondamentale- afferma Emanuele Marchi di Dea Barbatelle- al fine di garantire al cliente barbatelle di primissima scelte. Sicuramente dalla nostra abbiamo la lunga tradizione di famiglia che ci garantisce una forte esperienza nel settore. Stiamo effettuando ricerche in collaborazione con Ampelos e Miva al fine di ottenere nuove varietà di barbatelle più resistenti possibili a malattie e problematiche legate al clima pazzo di questi anni”.

“Oggi- ci informa Vivai Rauscedo- le diverse necessità espresse da nuovi modelli viticoli, le conseguenze determinate dal cambiamento climatico sulla fisiologia della pianta e l’estendersi di fenomeni di salinità dei suoli, evidenziano, in molti casi, una sostanziale inadeguatezza dei portinnesti tradizionali. Partendo da questi presupposti, l’Università degli Studi di Milano ha dato corso ad un programma di incrocio volto ad ottenere nuovi portinnesti con una maggiore efficienza nell’utilizzo degli elementi minerali, con particolare riferimento a ferro, potassio e magnesio. Il risultato di questa intensa attività di incrocio e valutazione delle performances produttive e di resistenza agli stress dei nuovi incroci è culminata nell’identificazione di quattro nuovi portinnesti”.

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di Giulia Montemaggi

L’importanza del

neuromarketing nell’ideazione di un’etichetta

C

osa spinge un consumatore a preferire, e quindi acquistare, un prodotto piuttosto che un altro? Certo, nella scelta fanno la loro parte fattori imprescindibili, come il gusto personale dell’acquirente, la notorietà o le peculiarità qualitative di un determinato brand. Aspetti che, però, ricadono in secondo piano di fronte al ruolo più determinante di un altro elemento: l’inconscio. Lo dimostrano numerosi studi di neuromarketing, quella branca della neuroeconomia che valuta l’efficacia comunicativa e l’appeal di un prodotto misurando le risposte emotive agli stimoli provenienti dallo stesso. E, soprattutto per il vino, non c’è niente di più evocativo e stimolante per l’inconscio di un’etichetta ben studiata. Responsabile della prima impressione trasmessa dalla bottiglia, la sua presentazione può incidere considerevolmente sulle decisioni di acquisto. Ecco perché per le aziende è diventato di primaria importanza ideare etichette che, frutto di mirate

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strategie di marketing emozionale, siano in grado di carpire l’attenzione e l’emotività del proprio target di riferimento. In questo viene in aiuto il neuromarketing che, attraverso tecniche neuroscientifiche quali l’eye tracking (monitoraggio oculare), la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e l’elettroencefalografia (EEG), ha individuato alcune componenti decisive. A

cominciare dal colore e dalle immagini: posto che gli stimoli visuali sono alla base di ogni reazione emotiva, per intercettare le emozioni della fascia di mercato prescelta è comunque necessario scegliere sfumature o riferimenti visivi che meglio la rispecchino. Molte ricerche hanno dimostrato, per esempio, che mentre per i consumatori cinesi un'etichetta da vino deve essere molto elaborata, per quelli inglesi deve presentare linee pulite ed essenziali. Ma il potenziale comunicativo di un’etichetta non si limita alla vista. Sì, perché la conquista del pubblico passa anche dal tatto. "È importante mettere a disposizione materiali di alto livello decorativo e dalla spiccata espressività precisa Gianni Azzaretti, Brand Ambassador di Luxoro Srl -. Le etichette devono puntare a comunicare bellezza ed originalità e per far ciò è necessario un coinvolgimento del cliente a tutto tondo. Non solo stimoli visivi quindi, ma anche tattili, attraverso i quali indurre un'inevitabile concatenazione di risposte emotive".•


È Jordan Jelev, The Labelmaker E

sponente di spicco del Surrealismo, René Magritte ha creato delle opere uniche e indimenticabili, la cui caratteristica comune era un’aperta sfida alla razionalità cosciente a favore della liberazione delle potenzialità immaginifiche dell'inconscio e della ricerca di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà (surrealtà) che dà accesso a ciò che sta oltre il visibile. In Bulgaria c’è un artista che si fa chiamare “The Labelmaker” perché, dal 1998, crea magnifiche etichette per l’industria del vino. Ma Jordan Jelev – questo è il suo vero nome – non può essere considerato semplicemente un “Creatore di etichette”, ma piuttosto un artista a tutto tondo, degno erede del grande pittore surrealista. Quando ri-

Il Magritte del vino innamorato delle carte Arconvert ceve un nuovo incarico, Jordan non si ferma alla componente estetica, meramente grafica, va oltre. Analizza tutti gli aspetti, anche quelli più profondi del vino, della sua tradizione, della cantina. Scava sotto la superficie, "nel non detto", nei sogni e nelle aspettative di chi quel vino lo produce. Come fosse una ricerca di ulteriori significati, di ogni progetto Jordan cura ogni particolare, dal branding, alla creazione del lettering e di un logo personalizzato. Ecco come riesce a conferire ai suoi lavori un carattere distintivo e all’avanguardia. Ultimamente, per gli Heaven's Door Wines, ha creato il design per una magnifica e del tutto unica etichetta dal sapore “surrealista.” Con un nome così particolare, la gamma di vini Heaven's Door aveva bisogno di un’immagine estremamente originale. Sullo sfondo, la foto di un bellissimo cielo azzurro carico di nuvole. Al centro, una scala che sale verso una porta astratta rappresentata da un rombo dorato. Ovviamente la

porta fa da tramite tra il Cielo e la Terra. Il concept di questa etichetta è molto spirituale, pieno di simboli metafisici: ti fa volare sopra le nuvole verso nuovi orizzonti con la certezza di raggiungere un luogo ultraterreno. È il contatto divino con la magia del vino. Jordan ha deciso di far stampare quest’etichetta su carta

autoadesiva Constellation Jade Raster prodotta da Arconvert perché riesce ad aggiungere – senza prevaricare il progetto grafico – ulteriore eleganza e lucentezza a quella che, a tutti gli effetti, si può considerare una piccola opera d’arte surrealista. Grazie ai riflessi luminosi della sua texture perlescente, la carta autoadesiva ha conferito al cielo un effetto quasi metallico e ha reso le nuvole perfettamente realistiche, proprio come dovevano essere nel progetto che Jordan aveva in mente fin dall’inizio. •

Carta autoadesiva: Constellation Jade Raster by Arconvert Designer: Jordan Jelev – The Labelmaker Committente: Velis Vineyards www.arconvert.it www.thelabelmaker.eu

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Bellezza sottile.

In un mondo che è continuo azzardo e sorpresa, l’ancestrale magia dell’oro è l’eterna avant-garde.

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Da 50 anni Luxuro è rappresentante e distributore in esclusiva per l’Italia di foil e clichè prodotti dall’azienda tedesca Kurz, in attività da più di 100 anni”. È così che Gianni Azzaretti, Brand Ambassador di Luxoro, inizia a tratteggiare il ritratto puntuale e sincero di una realtà da sempre garanzia di eccellenza ed affidabilità. “Uno dei settori di riferimento per le nostre vendite è quello delle etichette da vino, in cui ci occupiamo di fornire materiali versatili e preziosi per la loro lavorazione e nobilitazione. Un impegno costante e fortemente sentito - prosegue Azzaretti - che ci ha portato a presentare, ogni anno, una nuova etichetta attraverso cui mostrare le migliori lavorazioni e le lamine più attuali. Ultima in ordine di tempo, l’etichetta ‘Amato dal Vento’: un prodotto decorativo peculiare che, grazie alla nuova tecnologia TRUSTSEAL® Spatial FX®, presenta un rilievo ottico che, pur sembrando tale, non è percepibile al tatto. Ma cosa rende Luxoro un riferimento imprescindibile per il suo vasto pubblico di affezionati? “Uno degli aspetti che fanno di Luxoro un partner ideale è, oltre alla qualità riconosciuta dei suoi prodotti, l’ingente quantità di materiali a disposizione, con la certezza di evadere in tempi ristretti ordini di qualsiasi natura. A ciò si aggiunge il

Luxoro:

eccellenza

ad alti livelli

Uno sguardo sui successi e le novità dell’azienda attraverso le parole del suo Brand Ambassador, Gianni Azzaretti vantaggio costituito dalla multisettorialità dell’offerta Kurz che, dall’industria della moda a quella automobilistica, offre molteplici opportunità di contaminazione e ci consente di essere un passo avanti ai competitor sulle tendenze delle prossime stagioni”. La stessa lungimiranza espressa con Spatial FX®, “la spettacolare proposta Luxuro che, con un effetto tridimensionale mai visto fino ad oggi, offre effetti 3D oltremodo realistici. Una soluzione ottica inimitabile che rientra nelle innovative proposte della linea TRUSTCONCEPT®: sofi-

sticate tecnologie esclusive, che oltre a valorizzare il marchio con effetti straordinari, offrono anche la possibilità di proteggere i prodotti dalla contraffazione nonché di creare un dialogo diretto tra il produttore e il consumatore”. Ed è con questo spirito di avanguardia che l’azienda si approccia alle sfide future. Il tutto nel nome di una fiducia incondizionata verso la realtà che rappresenta: “Luxoro è orgogliosa di essere rappresentante della sua casa madre, di cui si sente assolutamente parte integrante - conclude Azzaretti - una realtà straordi-

naria, quella di Kurz, che, forte di un organico di più di 5mila dipendenti distribuiti in 14 stabilimenti in tutto il mondo, impiega il 5% del proprio personale in attività di ricerca e sviluppo. Cosa fondamentale per essere sempre un passo avanti nella presentazione non solo estetica, ma anche tecnica dei prodotti”. • LUXORO SRL Via delle Rose, 3 – 27020, Parona (PV) Tel. +39 0384 254011 Fax: +39 0384 254023-47 info@luxoro.it www.luxoro.it

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di Giulia Montemaggi

Rischio

“Hard Brexit”: le conseguenze sul

comparto dei trasporti

U

no spettro si aggira per l’Europa: è lo spettro della “Hard Brexit”. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea prevista per il 30 marzo 2019 sembra, infatti, prospettare scenari sempre meno rosei per il comparto agroalimentare italiano e, conseguentemente, per quello dei trasporti. Una situazione complessa, di cui la Commissione Europea ha illustrato i probabili effetti in una comunicazione diffusa poco meno di un mese fa e commentata, a suo tempo, da Confagricoltura attraverso le parole del suo presidente, Massimiliano Giansanti. “Ci stiamo già preparando ad affrontare l’uscita del Regno Unito senza un accordo di transizione, la cosiddetta ‘Hard Brexit’. Ma – aggiunge Giansanti - chiediamo ai negoziatori di rafforzare l’impegno per evitare, tra meno di un anno, l’insorgere di una situazione particolarmente pesante e

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confusa per le amministrazioni pubbliche e per le imprese”. In particolare, come sottolineato da Confagricoltura, l’assenza dell’accordo sul periodo di transizione, dal 30 marzo 2019, porterebbe all’applicazione delle tariffe stabilite dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) alle esportazioni degli Stati membri dell’UE verso il Regno Unito,

con pesanti conseguenze su più fronti: “Nel caso di una ‘Hard Brexit’ – sottolinea il presidente di Confagricoltura - si profila una situazione particolarmente complessa per i controlli alla nuova frontiera esterna tra la Ue e il Regno Unito, con effetti negativi sui costi e sui tempi di trasporti che potrebbero diventare insostenibili per le produzioni più deperibili”. Ma non solo ipotesi, per il settore dei trasporti le conseguenze sono ormai evidenti. “Gli effetti si vedono già - commenta Joseph Demaio, Amministratore Delegato di STI Internazionale Spa -. A cominciare da una confusione estrema per i clienti, che non sanno come andranno le cose. È un momento di grande transizione. Non ci siamo mai trovati davanti a una problematica di questo tipo. Rischia di essere epocale. Anche dal punto di vista operativo, con un rallentamento considerevole delle tempistiche di consegna”. Un mercato, quello inglese, che importa prodotti italiani per un totale di 3,5 miliardi di euro, di cui la metà deriva dalla vendita di frutta e verdura e di vino.•


Dallo stoccaggio alla spedizione,

STI Internazionale,

attraverso la propria divisione Enologistica, offre alla cantina un servizio a 360°

S

pecializzata nella logistica delle bevande alcoliche, STI Internazionale ha, negli ultimi anni, investito molte delle sue risorse nella logistica in outsourcing per conto di aziende di produzione e commerciali italiane ed estere, con particolare riferimento al settore dei vini e dei prodotti alcolici, soggetti ad accise, con licenza dell’Agenzia delle Dogane per la gestione di depositi di vini, liquori e prodotti intermedi. Dallo stoccaggio all’invio, l’azienda veneta offre un servizio

Una realtà in espansione, una competenza nel settore che permette alle aziende italiane ed estere di affidarsi completamente completo che permette al cliente di risolvere il problema dello stoccaggio, mettendo a disposizione un’area di circa 7000 metri quadrati interamente scaffalata e termoisolata e della gestione delle attività collegate: registri fiscali, emissione/appuramento

eAD/DAS, riconfezionamento ed etichettatura, pagamento accise in Italia e in vari stati comunitari. L’azienda è da diversi anni certificata ISO 22000 (sicurezza alimentare) e ICEA (stoccaggio vini biologici). “La nostra azienda svolge due

rami di attività – spiega l’amministratore delegato, Joseph De Maio – Da un lato si occupa di logistica di magazzino gestita in outsourcing per conto di produttori e commercianti di prodotti vinicoli e bevande alcoliche in generale. L’altro comparto è la logistica internazionale, che comprende sia l’attività di spedizione, compreso l’espletamento delle pratiche burocratiche necessarie, sia una vera e propria gestione delle spedizioni dei vini italiani per conto di importatori esteri”. •

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PACKAGING

IL WINE PACKAGING ECOSOSTENIBILE DI SCOTTON EYE TRACKING

Linea Avana: in cartone completamente riciclabile si avvicina sempre più ai moderni trends eco-friendly

AL SERVIZIO DEL BRAND PER POSIZIONARE IL PRODOTTO Acquisto a prima vista Come scelgono i consumatori? Il neuromarketing ci aiuta ad individuare il grado di coinvolgimento e i drivers di scelta inconsci del consumatore. Il pack è responsabile della prima impressione trasmessa dal prodotto: cosa influenza il cervello dei consumatori in fase di scelta? Attraverso il neuromarketing individuiamo il grado di appeal del pack per comprendere cosa influenza il consumatore nell’acquisto. L’Eye Tracking, nello specifico può monitorare ciò che il consumatore osserva e cosa attrae maggiormente la sua attenzione, diventando uno strumento utilissimo durante la fase di progettazione e personalizzazione di un nuovo prodotto. I dati raccolti ci permettono di individuare gli elementi che favoriscono la scelta di un prodotto nel contesto di acquisto. La sinergia con CIAS Innovation Centro Italiano di Analisi Sensoriale ci ha permesso di offrire un servizio unico nel settore della decorazione dei contenitori in vetro. Attraverso l’Eye Tracking siamo in grado di verificare il grado di appeal del Vostro prodotto.

Per maggiori info visitate il nostro sito e contattateci: www.vdglass.it info@vdglass.it 0521990911

Vendite di alimenti bio in crescita, packaging green e un maggiore impegno delle aziende per ridurre l’ impatto ambientale. Non si tratta solo di una moda temporanea, l’ attenzione all’ ecologia è una tendenza in continua ascesa che riguarda la salute di tutti e del nostro Pianeta. 
Anche nel settore vinicolo, il wine packaging non più considerato solo confezione, ma è anche sviluppo sostenibile. Vino e cartone dunque un binomio possibile, grazie a soluzioni d’ imballaggio che garantiscono solidità della confezione e salvaguardia delle bottiglie, come quelle della Linea Avana proposte da Scotton. Contenitori all’insegna della robustezza del cartone, che non rinunciano ad essere scatole funzionali ed esteticamente piacevoli. Il colore avana che caratterizza tutti gli articoli della collezione, trasmette i valori di sostenibilità e attenzione all’ ambiente, gli stessi sulla quale è fondata l’ azienda Scotton. Un nuovo modo di presentare un prodotto come il vino fortemente legato alla terra e alla tradizione, ma che attraverso la scatola in cartone completamente riciclabile si avvicina sempre più ai moderni trends eco-friendly. Segreto è lo scrigno che fa di una buona presentazione l’essenza stessa del prodotto. SCOTTON S.P.A. Via Vallina Orticella n. 1- 31030 Borso Del Grappa (TV) Tel. 0423 913300 - Fax 0423 913399 scotton@scotton.it www.scotton.it

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wine NETWORK Le aziende che operano nel mondo del vino sentono un crescente bisogno di comunicare con i loro potenziali clienti ma non tutte hanno il tempo e le competenze per farlo. Spesso non si avvalgono di una figura dedicata esclusivamente alla comunicazione.

Per questo, di fatto, non raggiungono il proprio target.

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I Grandi Vini Luglio/Agosto 2018  

Il Consorzio del Gavi e il suo nuovo Presidente in carica, un'intervista esclusiva al nuovo Ministro Centinaio, uno Speciale sul vivaismo e...

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