dalla prefazione di Jacopo Masini
Una volta, verso le cinque del mattino, dopo aver consumato due toast e un cappuccino ed essermi alzato dal tavolino del bar Nadia di Bordighera col mio amico Emiliano - eravamo appena usciti da una discoteca e facevamo colazione, come si usava e si usa ancora, adesso non state qui a giudicare sempre tutto che non sta bene e mette di cattivo umore -, una volta, dicevo, ci siamo alzati dal tavolino e, passando accanto a un altro tavolino occupato da due o tre che come noi stavano facendo colazione, ho intercettato questa frase: "Quando un TIR deve partire e non ce la fa, non ce la fa".
Ho detto al mio amico Emiliano "Hai sentito?" e in effetti aveva sentito. A partire da quel momento, quella frase è diventata un nostro mantra, cioè una specie di robe che uno si ripete per chissà quale ragione, o meglio nella speranza che quella frase produca un effetto benefico sulla persona, cioè su sé stessi, o che scombini per sempre le sinapsi, o molto semplicemente perché sì.
Il nostro mo