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TORINO GEODESIGN Un grande esperimento di design democratico A great experiment in democratic design

A proposito di geodesign About geodesign

design come acceleratore design AS accelerator

TUTTI i progetti ALL THE proJECTS

Racconti su geodesign Stories on Geodesign

Considerazioni di / Thoughts by Paola Antonelli, Vladimir Archipov, Aaron Betsky, Sami Rintala, John Thackara coordinatinati da / coordinated by Anniina Koivu

Lucia Tozzi commenta l’esperienza Torino Geodesign / Lucia Tozzi comments on the Torino Geodesign experience

48 schede illustrano i risultati dei workshop di Torino Geodesign / 48 files illustrate the outcome of Torino Geodesign workshops

I racconti degli allievi della Scuola Holden, coordinati da Gianluigi Ricuperati / Stories by the Scuola Holden students coordinated by Gianluigi Ricuperati

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Abitare ha invitato a discutere sul concetto di Geodesign la curatrice della sezione design del MoMA Paola Antonelli, l’artista e collezionista Vladimir Archipov, il direttore della prossima Mostra di Architettura alla Biennale di Venezia Aaron Betsky, l’architetto Sami Rintala e il critico di design John Thackara. Abitare asked MoMA design curator Paola Antonelli, artist and collector Vladimir Archipov, the director of the next Architecture Exhibition at Venice Biennale Aaron Betsky, architect Sami Rintala and design critic John Thackara to discuss the concept of Geodesign.

(1) www.folksforms.ru (2) I siti web che aiutano all’auto-costruzione di progetti reali e digitali: www.bricolabs.net www.howtoons.com www.instructables.com 48

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A proposito di Geodesign: considerazioni, critiche, suggerimenti

After Geodesign: thoughts, critics, suggestions

John Thackara Non ci sono precedenti per il periodo in cui

John Thackara Major structural anomalies in energy regimes have marked the architecture and urban development over recent generations. And energy is just one of several life-critical, but also unstable systems, that we have to deal with, such as financial systems and of course now food systems, which, as we speak, are entering into very deep crisis and this is affecting poor people terribly, right now – but will affect us too, surely and soon. They are hording rice in California, for goodness sake, the world’s richest state... Our dilemma is that designing global replacements for all these malfunctioning systems, in a top-down manner, simply won’t work. Instead, we have to “grow” their replacements through and from small local experiments, or seeds, that have the potential to multiply and then be scaled up. Solutions – or rather, our chance

viviamo, che segna il tramonto dell’era dell’energia a basso costo. L’energia è solo uno dei molti fattori di instabilità che dobbiamo affrontare, a fianco di quelli legati al mercato e all’alimentazione, entrati in una crisi profondissima; per ora il secondo tocca le popolazioni più povere ma presto raggiungerà anche noi: stanno già facendo scorte di riso in California, lo stato più ricco del mondo... Il nostro problema è che imporre dall’alto cambiamenti radicali per tutto ciò che non funziona non sarà mai una soluzione valida. È più efficace “coltivare” un processo di sostituzione basato su esperimenti a piccola scala, intesi come semi che potenzialmente si moltiplicano. La soluzione, o per meglio dire la nostra possibilità di sopravvivenza, è possibile solo attraverso un’intensità e sfaccettata sperimentazione nel fare le cose in modo più leggero e sostenibile. Sami Rintala Il corpo possiede una sua propria memoria che serve a riconoscere i materiali, la quantità e il tempo. Dobbiamo riscoprire la poetica del lavoro fisico, perché troppo a lungo, soprattutto nei paesi avanzati, abbiamo sostituito le mani con altri strumenti e perso la capacità di trasformare l’ambiente; stiamo diventando esseri mentali anziché fisici. E questi “zombie allucinati” possono rivelarsi davvero pericolosi. Vladimir Archipov Sono d’accordo, ci stiamo allontanando dalla natura. Avevamo uno stile di vita più immediato, meno artificiale di quello contemporaneo. È stato il predomino delle civiltà europea e nordamericana a generare questa disconnessione dall’ambiente. Non abbiamo più nessuna familiarità con le cose semplici che ci circondano: preparare un caffè è diventato un affare di capsule e pulsanti rossi; nessuno più si impiastra le mani di farina; chi taglia più il salame con il coltello? Di conseguenza aumenta anche la distanza tra le persone, tra produttore e consumatore. Sarebbe bellissimo tornare al design legato a esigenze concrete. JT Quando parlo di sperimentazione, non intendo la ricerca di laboratorio o il dibattito accademico, quanto piuttosto esperimenti che hanno luogo concretamente, attraverso la partecipazione e la comproprietà. Se gli esperimenti non sono saldamente ancorati alla realtà, non esiste possibilità di verifica né interazione rapida nel progetto. VA Quello che non mi piace è il fatto che oggetti utili e che hanno cercato di aiutare le persone a risolvere problemi specifici debbano essere prodotti in serie e poi venduti; che alla fine tutto ritorni al mercato. Il vero design, secondo me, non esiste quasi più. Considero vero design gli oggetti semplici e spontanei, quasi arcaici, autoprodotti della gente comune. (1) Partecipazione Aaron Betsky Quando gli americani parlano di qualcosa

che è impossibile disapprovare, dicono “la mamma e la torta di mele”, visto che nessuno è contro le mamme, come nessuno è contro le torte di mele. Come si può quindi criticare il concetto che regge Geodesign? È un’idea da cui è difficile prendere le distanze. JT In ogni caso non dovremmo concentrarci esclusivamente sul fare, inteso come produzione. Il fare comprende anche il ripristino di un sistema fluviale, la produzione di cibo, la riparazione di attrezzature o l’adattamento di un edificio esistente. In effetti il concetto di trasformare infrastrutture esistenti avrà un ruolo molto maggiore rispetto al costruire nuove strutture esotiche. VA Comunque l’idea che sta dietro a Geodesign mi sembra un approccio da “tappabuchi”, un camuffamento. Anche se l’arte, come il design, ha un’importante missione sociale, così diventa un atto di carità. Mi sembra strano che alla domanda “Hai un problema?” si possa rispondere “Non ti preoccupare te lo risolvo io!”. Non dovremmo essere più preoccupati delle disfunzioni della società invece che affrontare questa crociata della bellezza? Non sarebbe meglio un genere di approccio diverso, del tipo “se hai tanti soldi da spendere, perché non li dai al popolo?”. Così si potrebbe poi capire cosa la gente “comune” sia capace di creare, con un po’ di fondi e in modo autonomo, senza essere sostituita da un designer. Paola Antonelli Resta comunque la necessità di un responsabile, soprattutto se si tratta di interventi pubblici. Come Platone, neppure io credo alla democrazia assoluta. La partecipazione è fondamentale e non dovrebbe trasformarsi in una ricerca di marketing: è più importante che ci siano responsabili competenti e sensibili, con il dono della sintesi. E sono queste le qualità che a mio parere definiscono il ruolo del designer: egli ha la capacità di ascoltare e capire cosa vuole la gente, gli strumenti per mettere d’accordo le persone e le competenze per prendere decisioni. VA Mi piace pensare che gli oggetti – e la mia collezione ne è un esempio – possono essere creati con un altro spirito: chi ha pensato e realizzato l’oggetto è partito dal suo mondo, usando le sue mani e motivato da ragioni tutte sue. Non ha mai pensato di venderlo né di farlo vedere a qualcuno, e tanto meno ha pensato che avrebbe girato nelle mostre e nei musei di mezzo mondo. Bisognerebbe chiedergli se ha mai sentito la mancanza di un designer. PA Non sono assolutamente d’accordo. Non stiamo parlando dei designer celebrati dai mass media per le loro graziose poltroncine. A me interessano i designer in grado non solo di catturare i bisogni della gente – questo è ormai un concetto obsoleto –, ma anche di afferrare e sfruttare quanto hanno da offrire la tecnologia e la scienza. Secondo me i designer diventeranno non dico gli intellettuali, ma gli “incubatori”

of survival – will only come through intense and diverse experimentation in doing things in a lighter and more sustainable way.

Sami Rintala You know, the body has a memory of its own. Only in this way do we understand about materials, quantities and time. So I really believe that the poetics of the physical work should be rediscovered. One main problem today is that we have lost the ability to transform our surroundings, as we have replaced our hands with other tools. So we have become purely mental beings, instead of physical beings. And this kind of “hallucinating zombie” can actually be very dangerous. Vladimir Archipov I agree, we keep moving further away from nature. Our way of life used to be much more spontaneous compared to today’s artificial society. The victory of European and American civilisation has led to this disconnection from territory. We are not familiar any more with the basic things that surround us: brewing coffee has become something linked to prepacked pads and red buttons, no one gets their hands white with flour these days, and as for salami: who still cuts it with a knife? Obviously this distance is also increasing between people, between producers and consumers. It’d be wonderful to go back to the concrete reality of downright and ad hoc design. JT Well, when I speak about experimentation I don’t mean research in a laboratory or debate in an academy. I mean experiments in the real world, with the participation and co-ownership of citizens. Unless experiments are rooted in reality, we won’t get feedback or the rapid learning that’s needed in terms of perpetually interactive design. VA Ok, but I must tell you what I am worried about: I don’t like that these useful objects, which have managed to help people in need and resolve specific problems, have to be serialized and commercialized. At the end, everything comes down to the market. True design – in my opinion – hardly exists anymore. And by true design I mean simple and spontaneous, almost archaic objects, which have been home-made by common people. (1)

Participation Aaron Betsky There is a phrase in America which goes: “Mum and apple pie” – something that you just cannot be opposed

to. No one is against mothers, nor apple pie. So how can you criticize this concept behind Geodesign? Of course it is something that we all should be participating in. JT These experiments do not need to involve making things. Creative design is more likely to involve restoration of local ecological sites and river systems, growing food, repairing equipment, or adapting an existing building. In fact the notion of adapting existing infrastructures will become much more important than that of building new and exotic structures. VA Nevertheless, the idea behind Geodesign seems to me an approach which is similar to “fixing the holes” – like camouflage. Even though art – or design – has an important social mission, in this way it is transformed into an act of charity. It seems strange to me that the question now becomes: “Do you have a problem? Don’t worry, I can fix it for you.“ Shouldn‘t we be more worried about the ways in which society does not function? We should try to resolve social problems first, instead of this kind of crusade to beautify. But let me propose another kind of approach: If you have all this money to spend, why don’t you give it to the people? It would be wonderful to see what the “common” people could create themselves with a little bit of sponsorship and without a designer doing everything for them. Paola Antonelli But someone needs to be in charge,

John Thackara (Regno Unito, 1951) scrittore e giornalista. Vive a Cevennes, Francia. È a capo del Doors of Perception design network, commissario della Biennale di design Eco Lab di St. Etienne e autore di “In the Bubble: Designing in a complex World” (2005). (United Kingdom, 1951) writer and journalist. He lives in Cevennes, France. He is currently head of the Doors of Perception design network, commissioner of the 2008 St. Etienne Design Biennial Eco Lab and author of “In the Bubble: Designing in a complex World” (2005). www.doorsofperception.com www.thackara.com

especially when we are dealing with public interventions. Just like Plato, I don’t believe in absolute democracy.

Participation is fundamental and it shouldn’t be carried out as a form of market research but rather putting people in charge who are sensitive, knowledgeable and who have the gift of synthesis, which in my opinion defines the role of a designer. Designers have the ability to listen and to understand what people want, the tools to bring people together, and the skills to make expert decisions. VA I like to believe that objects – and my collection of everyday tools is a good example – can be created with another kind of spirit: the person who thought of and built the object created it from his own world, with his own hands and for his own reasons. It is a response to something that has gone missing. He did not think about selling the object, or even showing it to anyone, and he certainly did not believe that it would travel around the world to exhibitions and museums. We should ask these people whether they ever felt the need for a designer by their side. PA I completely disagree. We are not talking about the designers who are celebrated by the mass media for their precious armchairs. I am interested in the designers who are able to capture not only people’s needs – because that is an old-fashioned idea of a designer’s job – but also able to understand what technology and science have to offer. So, in my opinion designers will become – I don’t want to say straight out the intellectuals – the incubators of society, or why not call them the trash bins of society. They take everything in, in order to transform it. I think designers will become

(1) www.folksforms.ru (2) Sites for self-made physical and digital design solutions: www.bricolabs.net www.howtoons.com www.instructables.com

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Aaron Betsky (USA, 1958) storico e critico dell’architettura. Vive a Cincinnati, USA. È direttore del Cincinnati Art Museum e direttore dell’11. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. Ha pubblicato “False Flat: Why Dutch Design is so Good” (2008).

foto di / photo by Tommaso Nova

(USA, 1958) historian and architectural critic. He lives in Cincinnati, USA. He is director of the Cincinnati Art Museum, director of this year’s 11th International Architecture Exhibition of the Venice Biennale and author of “False Flat: Why Dutch Design is so Good” (2008).

Sami Rintala (Finlandia, 1969) architetto e artista. Si è appena trasferito a Bodø, Norvegia. Fra i suoi progetti più recenti: “Hotel Kirkenes” e la casa “BoxHome” di 19 mq a Oslo (2007) (vedi A 478). Insegna alla NTNU di Trondheim e alla Scuola di Architettura AHO di Oslo. È il direttore dell’Alvar Aalto Symposium 2009 a Jyväskylä, Finlandia. (Finland, 1969) architect and artist. He has just moved to Bodø, Norway. His most recent projects include: “Hotel Kirkenes” and the 19 sqm “BoxHome” in Oslo (2007) (see A 478). He teaches at the NTNU in Trondheim and the AHO School of Architecture in Olso. He is programme director of the 2009 Alvar Aalto Symposium in Jyväskylä, Finland. www.samirintala.com (3) “Out There. Architecture Beyond Building” è il tema della 11. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia, 14.9.–23.11.2008. www.labiennale.org (4) L’undicesima edizione dell’Alvar Aalto Symposium si terrà nell’estate 2009 a Jyväskylä, Finlandia e verterà su “architettura e design sul/ dal limite”. www.alvaraalto.fi/symposium 50

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lo spazio globale: a mio parere l’idea che sta alla base della World Design Capital è un concetto estraneo a qualsiasi logica, non è assolutamente una risposta forte ai nostri problemi. Identità locale AB Il pericolo insito in ogni tipo di iniziativa sociale in cui una delle parti dispone di una competenza precisa è che essa, se non fa parte della comunità, venga percepita come entità venuta dall’esterno a imporre soluzioni: è un problema vecchio quanto l’imperialismo. Allora, come integrare altre abilità e idee in una comunità di cui non fanno parte? La drammaticità del problema si supera forse grazie al fatto che oggi il concetto di comunità è più fluido. VA Più che le caratteristiche locali, quello che mi appassiona sono le differenze nelle storie e nella realizzazione degli oggetti: chi costruisce il suo utensile con maestria eccezionale, chi esibisce un’ossessione metodica, chi parte da ambizioni altissime e idee bellissime per ritrovarsi con un oggetto orrendo. JT L’identità locale non viene concepita da un creativo come forma visiva: è un tutt’uno con l’ecologia del luogo. Con il termine “ecologia” intendo il modo di utilizzare le risorse e l’energia, di smaltire i rifiuti, di elaborare lo sviluppo delle reti sociali e culturali nel tempo. Questo è un approccio capovolto, a cui non corrisponde nessuna delle correnti attuali del progetto architettonico e urbanistico. PA Consideriamo gli uffici pubblici: quello del sindaco di New York dispone di un dipartimento di pianificazione urbanistica davvero eccellente, ma non ne ha nessuno per il design. Davvero non riesco a capacitarmene. Tutta questa gente non si rende conto che la grande scala non conta più: da una questione di dimensioni, la scala è diventata una questione di complessità. Le autorità finiscono per occuparsi di alberi e di ponti, ma non si curano delle cose che toccano in profondità la vita dei cittadini. JT Con il passare del tempo sto diventando sempre più radicale su questo aspetto. L’idea che in un ufficio di New York, Londra o Francoforte, in città “evolute” disfunzionali e non eco-compatibili, si progetti un sistema idraulico per qualcuno che vive a 4000 km di distanza è semplicemente assurda. Prima abbiamo molto da fare per noi stessi. SR Mi piace molto l’idea del limite, del confine. Il “confine” può implicare il lavoro da situazioni remote, può identificare persone con tendenze originali, che immettono aria nuova nella professione dell’architetto e del designer. Il “confine” potrebbe anche significare che la civiltà occidentale è giunta a un punto di svolta, che siamo arrivati al limite! Possiamo continuare a stare in equilibrio sul confine estremo, ma forse sarebbe opportuno tentare un’altra direzione. (4) Esistono architetti e designer che hanno prodotto opere straordinarie, unendo la progettazione all’insegnamento, e spesso prendendo attivamente parte alla realizzazione concreta dei loro progetti. Persone di questo genere, con un approccio così alternativo, sono presenti in tutto il mondo, non solo in luoghi remoti e sottosviluppati. Soprattutto negli Stati Uniti è in atto una reazione contro l’attuale codice professionale: si tratta degli architetti “attivisti”, che esprimono le loro idee con modalità da “guerriglia”. Le azioni fanno sempre più rumore delle parole.

even more fundamental in the future. But they are not necessarily the kind of designers you find at the Furniture Fair. JT Yes, we agree on the important role of the designer as somebody who helps the community and groups of people to re-inhabit their role in society. However we should define the role of the designer more precisely. Is a designer a mediator? Mediation implies that an expert does something which is transferred by the designer and then passed on to the client. Any form of mediation is a potential problem because it separates people making something from the context. A better word to use would be facilitation, in which a designer-facilitator brings skills to a situation which citizens do not automatically have: planning skills, visualization skills, research skills. Informal and spontaneous design VA To me the process, the making of an object is the most interesting part of all. Objects are born from concrete necessity and with spontaneity. It is fundamental that this spontaneous act is visible.

The interaction between the person in need and producer is important – and if they are one and the same then so much the better. The most beautiful outcome is when things are born with simplicity. Only then in the eyes of the observer do they start to be transformed into works of art. PA There is a lot to learn from spontaneous design. However, it is important not to remain on the level of idealizing it as the cubists did when they fell in love with African art, but to understand the insight behind this kind of marginal design and try and adapt it to other uses. Whatever you do, you need to understand the context and it should never be nostalgic. JT When things get difficult, wouldn’t you rather have somebody next to you who knows how to grow food, make clothes, or to fix appliances or electronic devices – or an architectural theorist instead? I have started to

understand how important it is to have friends in the open hardware movement, and why so-called bricolabs and sites such as “instructables.com” (2) are so valuable. There is a palpable cultural shift – even inside the academies – towards making stuff, not just talking about stuff. AB I don’t think that it is possible for everybody to create architecture, if we are discussing spontaneous and custom-made design. A certain expertise is needed. But we will surely be able to break down the product “architecture” into bits and pieces that can be more easily integrated into the community, without over-using natural and economic resources, as well as time. I certainly hope so. That is what the next Biennale in Venice will be based upon. (3) SR There are enough examples of designs without real architecture. As John said, it is about survival. One could say: a house is like a human being. You can get sick and still do fine. But there is a great difference between surviving and actually feeling great. There are a lot of houses, which are only surviving, but not really doing well. Usually a house contains a high level of capacity, which is not really taken advantage of. So discussions should move in this direction: Why don’t our designs achieve maximum levels of efficiency? JT I have a question about the relation between Geodesign and the World Design Capital: I disagree with the notion that a city should or could be this kind of capital. The changes that we have to make are pervasive across the world, and each change needs to be a response to the unique ecological qualities of a place. You cannot do that from a capital in a point-to-mass way. Therefore the idea behind the World Design Capital is to me an imperfect response to our problems.

Local identity AB The danger with any kind of social action in which one of the parties has some precise expertise is that if they are not member of the community they will be perceived as dropping in and providing solutions from the outside, and that is a problem as old as imperialism. I am not sure this is something you can ever resolve. So how do we integrate skill and ideas into a community of which they are not part? Well, it is not that dramatic, we all have to realize that today’s notion of community has become more fluid.

VA Even if every place has its own characteristics, I am not really interested in listing them. Instead I look for the differences in the production process, in the stories behind the objects. One person has constructed his tool with extraordinary professionalism, another has shown methodical obsession, and there is someone who started off with high ambitions and beautiful ideas but managed to create something which is incredibly ugly. JT Local identity is not something invented by a creative person in a visual form. Understanding what makes each place unique and then defining tools and infrastructures that can be adapted to it. This is an approach which turns things upside down, and no current architectural or urban design works in this way. PA When it comes to government, the mayor’s office of the city of New York has a really great department for urban planning. But for design they don’t have anybody. I am just amazed because all these people don’t understand that scale is no longer a matter of dimension, but of complexity. So they take care of trees and they take care of bridges, but they don’t take care of the smaller things that really affect the lives of their citizens. JT Yes, I am becoming more and more radical about this with time. The idea that somebody in New York, London or Frankfurt should sit in a studio and design a water system for somebody living 4000 km away is just absurd – especially when that person is living in a dysfunctional and completely non-stainable “developed” city. First, we have a lot to do in our own backyard. SR I very much like the idea of the edge. The edge can imply working from more remote geographical border situations. It identifies people with unusual views, who bring new energy into the architecture and design professions. The “edge” could also mean that the whole Western civilization has come to a turning point; we are at the edge! Of course we can continue to balance on the edge, but it might be better to try another direction. (4) Out there are architects and designers who are doing exceptional work, and are combining designing and teaching. And often they actually participate in the construction of their design as well. What is remarkable is that people with a similar alternative approach exist all around the world. They don’t have to be associated only with remote and under-developed places. Take the US for example, there is a reaction against the existing codes of the profession: there are “activist” architects, who use their ideas in a “guerrilla” kind of way. Acting is always louder than words.

Abitare ringrazia Nina Colantoni della Galleria Nina Lumer a Milano per la traduzione durante l’incontro con Vladimir Archipov. Abitare would like to thank Nina Colantoni from Galleria Nina Lumer in Milan for her translation during the conversation with Vladimir Archipov.

foto di / photo by Andrea Ciotti

della società, o, perché no, la pattumiera della società, che raccoglie tutto per poi trasformarlo. Credo quindi che il designer avrà un ruolo ancora più determinante in futuro. Ma non è questo il genere di designer che si può trovare al Salone del Mobile. JT Il designer è importante perché aiuta le persone a ri­abitare il proprio ambiente, ma bisogna definirne meglio il ruolo. Il designer come mediatore? La mediazione implica un esperto che fa qualcosa, la trasferisce al designer che poi la passa al cliente: qualsiasi forma di mediazione è problematica perché separa la gente dal contesto. Sarebbe meglio il designer-facilitatore, che possiede quelle competenze specifiche che non sempre i comuni cittadini hanno: capacità di progettazione, di visualizzazione, di ricerca. Design informale e spontaneo VA Per me il processo, la nascita di un oggetto è la parte più interessante. Gli oggetti sono nati dal bisogno concreto, spontaneamente. È fondamentale che la spontaneità di questo atto sia visibile. L’interazione tra la persona che ha un bisogno e il produttore è importante – e se poi le due figure sono la stessa persona è ancora meglio. È un meccanismo veloce e diretto. Solo in quel caso nello sguardo dell’osservatore l’oggetto diventa opera d’arte. PA Credo che ci sia molto da imparare dal design spontaneo, anche se non dobbiamo idealizzarlo, come fecero ad esempio i cubisti quando si innamorarono dell’arte africana. Bisogna comprendere la sapienza insita in questo tipo di design e saperla adattare in modo intelligente. Qualunque cosa facciamo, è fondamentale contestualizzare il lavoro e non scivolare mai nel nostalgico. JT Quando le cose si fanno difficili, chi non preferirebbe avere al proprio fianco qualcuno in grado di coltivare cibo, produrre vestiario, riparare gli impianti o le apparecchiature elettriche, piuttosto che un esperto di architettura o di teoria? Mi rendo conto di quanto sia importante avere amici nel mondo dell’hardware e perché i “bricolabs” e i siti come “instructables.com” (3) sono estremamente utili. Si sta affermando – anche nell’accademia – un movimento culturale a sostegno del fare, non solo del parlare delle cose. AB A proposito di progetto spontaneo e personalizzato, non credo che fare architettura sia alla portata di tutti; sono sempre necessarie competenze specifiche. Ma sicuramente tutti possono – almeno lo spero – scomporre il prodotto “architettura” in singole componenti più semplici da integrare nella comunità, senza sprecare troppi soldi, tempo e risorse naturali. Questo è il messaggio che dominerà alla prossima Biennale di Venezia. (3) SR Sono numerosi gli esempi di progetti senza vera architettura. Si potrebbe paragonare la casa a un essere umano: ci si può ammalare e cavarsela lo stesso, ma la differenza sta fra sopravvivere e stare davvero bene. Sono tante le case che stanno solo sopravvivendo. La direzione verso cui si dovrebbe orientare il dibattito è: perché il nostro design non raggiunge il massimo dell’efficienza? JT Vorrei capire il rapporto fra Geodesign e Torino World Design Capital. Sono contrario all’idea di una città che sia questo tipo di capitale, perché in tutto il mondo c’è qualcosa da cambiare, e ogni cambiamento dovrebbe rispondere alle caratteristiche ecologiche specifiche del luogo. Il che è impossibile se si parte da un unico punto specifico verso

Paola Antonelli (Italia, 1963) curatrice. Vive a New York, USA. È entrata nel Dipartimento di architettura e design del Museum of Modern Art di New York nel 1994. L’ultima mostra da lei curata “Design and the Elastic Mind” (2008) è incentrata sulle nuove relazioni fra tecnologia e design (vedi A 478). (Italy, 1963) is a curator. She lives in New York, USA. She joined the Department of Architecture and Design of the Museum of Modern Art in New York in 1994. Her latest exhibition “Design and the Elastic Mind” (2008) looked at new collaborations between technology and design (A 478). www.moma.org

Vladimir Archipov (Russia, 1961) medico e artista autodidatta. Vive a Mosca, Russia. La sua collezione di oggetti di design spontaneo è stata pubblicata nel libro “Design del popolo. 220 invenzioni della Russia postsovietica” (2006). La sua prossima mostra è “Capitalismo come Religione” al Centro Nazionale delle Arti Contemporanee – NCCA – di Mosca, 13 – 24.6.2008. (Russia, 1961) physician and selfeducated artist. He lives in Moscow, Russia. His collection of everyday “home-made” objects are published in “Home-Made. Contemporary Russian Folk Artifacts” (2006). His next exhibitions is “Capitalism as Religion” at the National Centre of Contemporary Arts – NCCA – in Moscow, 13 – 24.6.2008. www.folksforms.ru

(3) “Out There. Architecture Beyond Building” is the title of the 11th International Architecture Exhibition, Venice Architecture Biennale, 14.9.–23.11.2008. www.labiennale.org (4) The 11th edition of the Alvar Aalto Symposium, summer 2009, in Jyväskylä, Finland, will discuss architecture and design on/from and at the edge. www.alvaraalto.fi/symposium

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Lucia Tozzi

Design come acceleratore Torino Geodesign* è un progetto fondato sulla cooperazione diretta di designer, aziende e gruppi di abitanti torinesi. Il risultato è una galleria virtuale di “casi critici” che condensano in alchimie complesse i rapporti tra situazioni, idee e persone assolutamente eterogenee. La mostra è allestita all’interno del Palafuksas, al centro di Porta Palazzo. Oltre ai 48 progetti, divisi in tre grandi sezioni – interventi nello spazio pubblico, oggetti d’uso personale e sistemi di comunicazione – sono esposte anche tutte le documentazioni video, fotografiche e narrative del processo progettuale.

*Torino Geodesign è un progetto di Torino World Design Capital. Mostra a cura di / Exhibition curated by Stefano Boeri, Stefano Mirti, Lucia Tozzi Allestimento di / Exhibition design by MARC Catalogo a cura di / Catalogue edited by Stefano Boeri, Lucia Tozzi , Stefano Mirti; Editrice Abitare Segesta Torino, Palafuksas, 24.05 – 13.06.2008 52

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Q

uando si parla di design e democrazia sembra obbligatorio pensare alla soluzione di problemi di primissima necessità: il filtro per depurare l’acqua in un villaggio africano, le toilettes a secco nelle favelas di Caracas, o al limite una parete virtuale da proiettare ai semafori per evitare il sacrificio rituale del pedone nelle nostre metropoli. Non è il caso di Geodesign. Nel corso di questo processo durato più di un anno, in cui sono stati rintracciati, interrogati e mobilitati più di quaranta gruppi di persone a Torino per fare reagire i loro desideri e le loro competenze con quelle di designer e aziende, si è capito immediatamente che nessuno aveva voglia di progettare cose di questo genere. Gli stranieri non hanno voluto pensare a strumenti per abitare in modo più confortevole o per ottimizzare il proprio lavoro, ma hanno pensato al tempo libero (la grigliata nel parco per i peruviani) o alla diffusione della cultura d’origine (la rivista degli albanesi e la radio degli africani). Alla bocciofila non interessavano nuovi arredi per esterno, anche se quelli di cui era in possesso erano un po’ traballanti, ma un sistema per colorare le bocce metalliche. La futilità di queste e altre richieste è solo apparente. Solo un pazzo potrebbe negare l’importanza strategica dell’accesso ai media e dello scambio interculturale nel mondo e soprattutto nell’Italia contemporanea. È persino banale accennare alle difficoltà che incontrano i migranti nell’uso degli spazi pubblici per incontrarsi durante il week-end. Colorare le bocce significa partecipare alle Olimpiadi: i giocatori non sono pensionati che necessitano una sedia più comoda per passare il tempo, ma agonisti, persone consapevoli del fatto che coltivare passione e ambizione è la migliore cura di sé. L’operazione di Geodesign ha permesso di rivelare a un mercato e a una società disattenti – perché ideologicamente legati a una serie di luoghi comuni o alla religione del marketing, dove il desiderio può essere soltanto quello indotto – un grande numero di esigenze non standard, passando dalle scuole, dalle carceri, dall’ospedale pediatrico, dalle case popolari, dai mercatini, ma consultando anche gruppi sportivi, homeless, associazioni culturali e gestori di locali. La forza politica del progetto però non sta solo nell’intercettazione e nella messa in rete di queste esigenze. Certamente l’energia e l’intelligenza diplomatica spese per agglutinare intorno a ognuno di questi problemi un progettista e una o più aziende disposti ad affrontarlo hanno prodotto frutti anche inaspettati, nuove relazioni umane e commerciali, nuove curiosità, e anche nuovi, utilissimi, conflitti a tutti i livelli. E tuttavia la cosa interessante è che attraverso Geodesign si sono definiti con molta chiarezza il campo d’azione privilegiato e le modalità d’intervento di un design che vuole definirsi democratico. Il design in tutte le sue

forme, tecnologia e comunicazione comprese, non è e non sarà mai il motore primo del benessere sociale e individuale. La gente sa che è meglio lavorare duro o fare molta politica per migliorare la condizione propria e del proprio contesto. Evitando di sostituirsi in modo propagandistico agli strumenti realmente necessari al cambiamento – leggi e denaro ben investito – e anzi rimandando a questi, il design manifesta la propria potenza nell’offrire soluzioni più veloci, incredibilmente intelligenti, a volte temporanee ma assolutamente razionali. L’efficacia democratica del design risiede nello spazio dei suoi limiti, tanto più intellettualmente rilevante quanto meno culturalmente pretenzioso. Si tratta di andare oltre il vecchio adagio “La fame aguzza l’ingegno”, con il suo fascinoso elenco di Robinson Crusoe, design dell’indigenza, creatività della favela o postsovietica: il design è un acceleratore, una forma attiva di manipolazione del reale, un modo di operare che permette di scompaginare alcuni schemi fondamentali. Senza scomodare utopie realizzabili e détournements, permette di agire attraverso degli scarti logici impensabili in altri campi, come in una terapia psicoanalitica. Attraverso Geodesign è stato possibile affrontare una serie di questioni serissime in un modo veramente originale: ad esempio, l’associazione GLBT (Gay Lesbiche, Bisessuali, Transgender) vuole incentivare l’uso del profilattico per combattere la recrudescenza della sifilide, concentrandosi su uno dei più importanti luoghi di incontro omosessuale, la sauna. Solo il design consente di porsi il problema in termini non moralistici: come facilitare, cioè, il trasporto dei preservativi all’interno di un ambiente dove si entra senza vestiti e senza borse, e di individuare la soluzione in un gadget speciale da collo o da polso. Oppure, prendiamo un caso di contesa dello spazio pubblico: gli abitanti di Piazza Madama Cristina lottano contro il parcheggio abusivo ma non possono ostacolare i camion del mercato mattutino. Scartati quindi i dissuasori, le soluzioni ordinarie sarebbero un vigile, dei pilomat o una nuova sistemazione urbanistica, tutte troppo costose. Jasper Morrison ha disegnato dei sedili fissi di gomma che di mattina spariscono sotto alle bancarelle e di pomeriggio tengono lontano le auto. Non tutti gli incontri sono stati così felici. Alcune comunità hanno offerto resistenza, alcuni designer sono rimasti legati a una dimensione troppo concettuale, le aziende hanno spesso posto limiti troppo stretti e l’organizzazione a volte non ha retto. Sono i casi più interessanti: Geodesign è un gigantesco esperimento che ha bisogno dei fallimenti per evolvere.

Design as accelerator I

n any discussion design and democracy, it seems necessary to think of solutions to basic problems or very basic needs: a filter for the purification of water in an African village, a water-free toilet in the favelas of Caracas, or at the very least a virtual wall to project onto traffic lights to try to prevent the ritual sacrifice of pedestrians in our cities. This rule didn’t apply to Geodesign. During this process, which lasted for more than a year, over forty groups of people in Turin were found, questioned and mobilized, in order to create a link between their desires and skills and those of designers and companies. With Geodesign, it was immediately clear that no one wanted to design those kinds of objects. Foreigners weren’t interested in designing tools to live more comfortably in their homes or in order to optimize their work. They were interested in their free time (the barbecue in the park for the Peruvians, for example) and in promoting their own cultures (a magazine for Albanians and a radio for Africans). The bocce ball players weren’t interested in outdoor furniture, even though those they had were a little wobbly. They wanted a system for colouring the metal balls they used in the game. These and other requests are only seemingly frivolous. You would have to be insane to deny the strategic importance of media access and intercultural dialogue in the world today and in particular in contemporary Italy. It is obvious point that immigrants have problems in finding public spaces where they can meet on weekends. Colouring the bocce balls signifies participation in the Olympics. The players are not pensioners who need more comfortable chairs in order to while away their time. They are competitors, people who realize that cultivating their passions and ambition is the best way to take care of their own well-being. Geodesign was an opportunity to demonstrate something to an inattentive market and society (which is too ideologically bound to a series of stereotypes and to the religion of marketing, where needs are merely induced) that there are a number of non-standard needs, which emerge from schools, prisons, paediatric hospitals, working-class housing, and outdoor markets and through discussions with groups of athletes, homeless people, cultural organizations and restaurant managers. The project’s political power goes beyond these needs – it locates them in a network. Without question, the energy and diplomatic skill that went into linking a designer and one or more companies with each of these problems produced some unexpected results: new human and commercial relationships, new curiosities, as well as new, and useful, conflicts at all levels. The interesting thing is that Geodesign developed a clear definition of how to act in terms of democratic design. Design

in any of its forms, including those linked to technology and communication, will never be the primary force behind social and individual wellbeing. People know that it is better to work hard or use politics to improve their situation and surroundings. Only by linking up with the tools which are needed to change things (above all well-invested cash and legal reform) design can properly utilise its power to offer quick, intelligent and rational – if temporary – solutions. Design’s democratic power needs to be understood in terms of its limitations, which are intellectually significant and less presumptuous. It is a matter of going beyond the old saying, “necessity is the mother of invention”, with its charming Robinson Crusoe-style lists, a design of needs, the creativity of favelas or post-Soviet society. Design is an accelerator, an active form of manipulating reality, and a way of operating that can upset basic schema. Without disturbing feasible Utopias and détournements, it allows for action through logical leaps, which are unthinkable in other fields, as in psychoanalytical therapy. But lets get back to Geodesign, where a number of very serious issues were approached in a truly original way. For example, the GLBT (Gay, Lesbian, Bisexual, Transgender) association wanted to help condom use to fight the return of syphilis, concentrating on one of the typical spots for homosexual encounters, the sauna. Only design offers the chance to pose this question in terms that are not moralistic: how can we make it easier to bring condoms to a place where you go without clothes and bags, and design finds the solution in a gadget to wear around the neck or wrist. Or, for example, there is the difficult issue of contested public space. The residents of Piazza Madama Cristina, wanted to defend themselves from constant illegal parking. Typical solutions would be bollards, which do not work because there is a market in the morning, or a traffic policeman, who is apparently not available, or automatic retracting bollards, which are expensive, or a new urban planning set-up for the square, but that takes time. Jasper Morrison designed fixed rubber seats that disappear under the market stands in the morning and keep cars away in the afternoon. Not all of these experiences were successful. Some communities resisted change and some designers could not move beyond their concepts towards practical solutions; the companies often placed narrow limits on the work and the organization was not always adequate. These are the most interesting cases. Geodesign is a huge experiment that requires failures in order to evolve.

Torino Geodesign* is a project created through direct cooperation between designers, companies, and groups of Turin citizens. The result is a virtual gallery of “critical situations” which shares opinions and risks concerning projects amongst individuals with a range of different professions, traditions and personal backgrounds. The exhibtion (24 May13 June) can be found inside Palafuksas, at the centre of Porta Palazzo. As well as all 48 designs, which are subdivided into three principal sections – projects for public spaces, personal objects, and communication systems – the show also includes all the video, photographic and background documentation that contributed to the design process. Lucia Tozzi (Italia, 1974) giornalista. Vive a Milano, Italia. Laureata in storia dell’arte, si occupa di arte contemporanea, architettura e studi urbani. È autrice di “Microrealities” (2006), scrive su il manifesto, Architectural Design e Mousse Magazine. (Italy, 1974) journalist. She lives in Milan, Italy. An Art History graduate, she deals with contemporary art, architecture and urban studies. She is the author of “Microrealities” (2006), and writes for il manifesto, Architectural Design and Mousse Magazine.

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Falchera

Tutti i progetti All the projects

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LE VALLETTE

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In queste pagine sono elencati i 48 progetti secondo l’ordine indicato dalla mappa, un circuito in senso antiorario che parte e ritorna a Porta Palazzo. In the following pages we follow a map to show the 48 projects: the itinerary is counter clockwise, starting from Porta Palazzo.

VIA parenzo

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Arrivore

15 milano VIA Paolo Sarpi

23 Spina 3

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foto di / photo by Richard Sympson disegni assonometrici /

pellerina

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axonometry drawings Salottobuono

testi di / texts by Lucia Tozzi, Adriana Filieri, Laura Perin

Porta Palazzo

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piazza dei mestieri

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grugliasco

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San Salvario

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REGINA MARGHERITA

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LINGOTTO MIRAFIORI

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balon

balon

sami rintala Azetagroup

MARCO lampugnani, ANTONIO scarponi Italcementi Group, Ikea

1. Carrello trasformabile Convertible cart

2. Microsistema urbano Urban microsystem

Cavo metallico Metallic wire Tenda doccia Shower curtain Tessuto Fabric

Cemento tx® Concrete tx®

“Broder”, Ikea

Ruota di bicicletta Bicycle wheel

Due tipi di carrelli attualmente in uso al mercato di Porta Palazzo.

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Balon is the belly of Porta Palazzo, a Saturday flea market that attracts both regular and occasional traders, specialised in certain products or who sell a miscellany of things. Many traders come without their own stands and shelters. This is an almost completely self-organised world, for which the Vivibalon Association, which allocates places each week for a nominal sum, is an important reference point. Sami Rintala has designed with Azetagroup a versatile, easy-to-manoeuvre cart, measuring 200x50 cm, complete with roof and wheels, which turns into a tall display stand, with several shelves and a roof. A kind of magic covered wheelbarrow.

Two types of cart currently in use at the Porta Palazzo market.

Marco Lampugnani e Antonio Scarponi hanno studiato un sistema di urbanizzazione debole attraverso interventi minimali sull’area del Balon: rispondono all’esigenza fondamentale della gente del mercato di delimitare le aree assegnate ai venditori – che nei giorni feriali diventano posti macchina – con un progetto di segnaletica orizzontale, e propongono un carrello trasformabile in banco, costruito assemblando mobili Ikea esistenti. Per segnare la pavimentazione sconnessa e dissestata ricorrono alle formelle in cemento ecocompatibile mangiasmog prodotte da Italcementi, che consentono anche l’installazione di elementi verticali per una copertura. Il carrello è ricavato dal ri-uso della branda pieghevole “Svingen” (29,95 euro), alla quale vengono fissate alcune mensole appartenenti al sistema “Broder” (12 euro al pezzo) che fungono da sponda per contenere gli oggetti e da eventuale supporto per un tessuto impermeabile (ad esempio un’economica tenda per la doccia). Grazie all’inserimento di due ruote da bicicletta, il carrello è utilizzabile sia piegato, come carrello verticale, sia aperto come carrello orizzontale.

Marco Lampugnani and Antonio Scarponi have created a lightweight urban development system for the Balon neighbourhood, after listening to the demand from people working in the market to clearly mark out the areas allocated to traders – on weekdays these are used as parking spaces – by developing horizontal signage, and have come up with a cart that turns into a stall, made from existing Ikea furniture. To mark out the disconnected and poorly maintained paving, they used Italcementi’s biocompatible smog-eating concrete blocks that also allow for the insertion of vertical elements to provide cover. The cart is made by adapting the “Svingen” folding bed (€29.95), and attaching to it shelves from the “Broder” system (€12 each) that serve as sides which hold everything in, plus an optional support structure to which you can attach a sheet of waterproof fabric (a cheap shower curtain for example). The two bicycle wheels mean that the cart can be used both as a vertical cart when folded up and as a horizontal cart when opened out.

In alto: diversi sistemi per numerare le formelle traforate da incassare nel pavimento del Balon, dai quaderni di Lampugnani e Scarponi. A sinistra: il Balon in piena attività. Sotto: il carrello ricavato dall’assemblaggio di mobili Ikea.

Top: sketches from Lampugnani and Scarponi’s notebooks showing various ways of numbering the drilled concrete blocks for insertion in the Balon’s paving. Left: the Balon in full swing. Below: the cart made from Ikea flat-pack furniture.

3 3 @Marco Lampugnani, Antonio Scarponi

Il Balon è il ventre di Porta Palazzo, un mercatino delle pulci dove il sabato convergono venditori abituali e occasionali – specializzati in un tipo di oggetti o raccoglitori universali – a volte sprovvisti persino di banchetti e coperture. Un mondo quasi totalmente autorganizzato, di cui l’Associazione Vivibalon, che assegna i posti ogni settimana per una cifra simbolica, è un grande punto di riferimento. Sami Rintala ha progettato con Azetagroup un carretto versatile e leggero da maneggiare, di dimensioni 200x50 cm, accessoriato di copertura e ruote per il trasporto, e trasformabile in banco espositivo alto, a più ripiani e dotato di copertura. Una sorta di cariola magica coperta.

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1. Tenda per doccia Shower curtain Sanny, (180x200cm; € 9,99) Ikea. 2. Branda pieghevole Folding bed Svingen (194x200cm; € 29,95) Ikea 3. Impugnatura di gomma Rubber handle 4. Mensole / Shelves Broder: 119x36,5 cm, n. 2 (€ 14 cad /each) + 79x36,5 cm, n. 1 (€ 10 cad /each), Ikea 5. Ruote da bicicletta Bycicle wheels (34 cm diametro / diameter)

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glbt nucleo Litografia Geda

3. Comunicazione Communication

glbt

glbt

glbt

marco ferreri

marco ferreri

4. Allestimento sede universale delle associazioni Universal association headquarters layout

5. Costumi per il Gruppo Pesce Garments for Gruppo Pesce

marco ferreri Martini

Pannelli Panels Font › Vag Rounded Bold

6. Braccialetti portapreservativi e distributori automatici Condom-holder bracelets and automatic distributors

Profilattico Condom

Collina Hill Seduta Seat

Portachiavi Key ring Pista di pattinaggio Skating ring

Comunicare è un’esigenza primaria per chi si trovi costantemente immerso in una lotta per l’affermazione dei propri diritti civili e per la sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie. Nucleo ha progettato insieme al circolo Gay, Lesbico, Bisessuale e Transgender “Maurice”, fondato nel 1985, una campagna di comunicazione per il servizio telefonico Contatto e uno speciale normografo con dei caratteri e delle sagome particolari che ricoprono l’intero arco delle differenti identità sessuali. L’idea è di diffondere il normografo nelle scuole e di promuoverne l’utilizzo come una forma di viral marketing. Oltre a questi progetti, Nucleo ha proposto a Litografia Geda anche un nastro adesivo arcobaleno (che prima della pace è il segno dell’orgoglio gay) con cui ricoprire le brutture della città, e alcune sedute in cartone, anch’esse decorate con l’arcobaleno, per la manifestazione contro l’omofobia.

Good communication strategies are crucial for those who are struggling for their civil rights and to raise awareness of disease prevention. Working with the Gay, Lesbian, Bisexual and Transgender “Maurice” Association, which was formed in 1985, Nucleo has put together a media campaign for the Contatto gay phoneline and a special lettering stencil with unusual templates and characters spanning the entire range of sexual identities. The idea is to circulate the stencil in schools and encourage its use as a kind of viral marketing. Nucleo has also designed (for Litografia Geda) a rainbow adhesive tape (the rainbow flag is both the symbol of the world peace movement and of gay pride) that can be used to cover urban eyesores, as well as rainbow-decorated cardboard seats for demonstrations against gay hatred.

Marco Ferreri cura il progetto virtuale di allestimento di una sede che in un edificio di 7000 mq del quartiere Dora – per ora disabitato – riunisca un grandissimo numero di associazioni, tra cui tutte quelle legate al mondo omosessuale. Il progetto serve in primo luogo a catalizzare l’energia e l’attenzione pubbliche su un’operazione attesa da tempo, quindi a definire una serie di strategie progettuali mirate a favorire l’incontro e lo scambio, e infine a rafforzare la rete dell’associazionismo cittadino.

Marco Ferreri was the director of a project for the virtual design of the headquarters for a large number of associations, including all those linked to gay rights and gay culture. This HQ is a 7,000 sqm building – which is empty at the moment – in the Dora district. The project aims to focus energy and public attention onto a long-awaited plan, and will be followed by the laying out of a series of design strategies in order to encourage contact and information exchange. The reinforcement of networks of associations in the city is another aim of the project.

Prospetto dell’edificio per la futura sede delle associazioni torinesi, la “Corte di Tutti”, con una pista di pattinaggio al centro.

Negli ambienti agonistici dello sport i gay sono a volte discriminati; per questo sono nate squadre di allenamento e competizione specificamente gay, note come “Gruppo Pesce”. Ferreri ha ridisegnato per loro la grafica di costumi, magliette e accessori.

Gay people sometimes suffer discrimination in competitive sports, and for this reason some gay teams for training and competition – known as Gruppo Pesce (Fish groups) – have been set up. Ferreri has reworked the graphics for their sports garments, T-shirts and accessories.

L’associazione GLBT, preoccupata per i dati su una forte recrudescenza di una malattia che sembrava debellata – la sifilide –, ha chiesto a Marco Ferreri di progettare un braccialetto o un ciondolo portapreservativi per la sauna. Nelle saune, classici luoghi di incontro gay, ovviamente si entra nudi o comunque sprovvisti di tasche, e quindi per incentivare l’uso del profilattico è fondamentale facilitarne il trasporto nelle sale interne. Sempre allo stesso scopo, è necessario progettare specifici distributori di preservativi destinati alle dark room, che consentano di afferrare il condom al buio senza sforzo.

Elastico Elastic band

The GLBT association, concerned about statistics which seem to show the resurgence of a disease that seemed to have disappeared – syphilis – asked Marco Ferreri to design a condom-holding bracelet or pendant for the sauna. In saunas, which are classic sites for gay encounters, one obviously enters naked or at least with no pockets, and so to encourage the use of condoms it is essential to make it easier to bring them into the inner rooms. In the same way, it is important to design specific condom distributors for use in dark rooms, so that condoms can be taken in the darkness without difficulty.

Elevation of the “Corte di Tutti”, the building for the future headquarters of the Turin associations. With a skating rink in the centre. A sinistra: completi per il Gruppo Pesce. A destra: due diversi modelli di braccialetti portapreservativi. Left: garments for Gruppo Pesce. Right: two versions of the condomholder bracelet.

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hammam

hammam

matteo ragni Martini, Pandora Design, DuPont Corian

SAHAR MADANAT Martini

7. Accessori per l’hammam Utensils for the hammam

8. Accessori per l’hammam Utensils for the hammam

Gettone Coin

Spugna Sponge

Sapone Soap

Spugna morbida Soft sponge Sopra: utensili in Corian per l’hammam. Sotto: un attrezzo abrasivo da appendere come un ciondolo.

Spugna abrasiva Coarse sponge

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The Dar Al Hikma hammam, restaurant and cultural centre is not so much a privileged meeting place for the ArabMaghrebi community as a real example of a “mixed” community which genuinely brings people together. It is used partly by Italians and partly by people from North Africa and the Middle East, with plenty of interaction and socialising. The hammam is situated in Porta Palazzo, near the big fruit and vegetable market and the so-called Roman quadrilateral, one of the centres of Turin nightlife. Matteo Ragni, a Milanese product designer, has produced two collections to represent how two quite different worlds are perceived in one single place: an inexpensive range for Martini, composed of lightweight, foldable objects made of sheets of punched plastic, and a luxury range for Pandora, made of Corian (the sponsor). The former is aimed at the kind of people who usually frequent Dar Al Hikma, the latter – a silky range evoking the sensual atmosphere of a Turkish bath – is specially designed for the world of spas.

courtesy Matteo Ragni

L’hammam, il ristorante e il centro culturale Dar Al Hikma rappresentano non tanto un luogo di aggregazione privilegiato della comunità arabomagrebina, quanto piuttosto un esempio di reale comunità “mista”, frutto di un incontro effettivo e consolidato: i frequentatori sono all’incirca metà italiani e metà di provenienza nordafricana e mediorientale, con fenomeni di scambio e integrazione. L’hammam si trova nell’area di Porta Palazzo, vicino al grande mercato ortofrutticolo e al cosiddetto quadrilatero romano, uno dei centri della vita notturna torinese. Matteo Ragni, product designer milanese, ha sviluppato due linee per rappresentare la percezione di due mondi diversi in un unico luogo: una linea economica (con Martini) fatta di oggetti in fogli di plastica fustellata leggeri e pieghevoli, e una di lusso (con Pandora) in Corian e sponsorizzata da DuPont Corian. La prima è rivolta al tipico pubblico del Dar Al-Hikma, mentre la seconda, una linea setosa che rievoca le atmosfere sensuali del bagno di vapore, è pensata per il mondo delle spa.

Above: Corian utensils for the hammam. Below: a pendant scouring tool.

Porta sapone Soap holder

Sahar Madanat è una giovane designer giordana residente negli Stati Uniti, autrice di molti oggetti per il bagno. Fondamentali sono stati i moltissimi incontri con i diversi personaggi che lavorano all’hammam per comprendere le necessità dei fruitori, oltre alla sua personale esperienza. Una prima riflessione è stata quella di una confezione regalo dei prodotti dell’hammam con un bel packaging da vendere e che poi può essere anche utilizzata all’interno del bagno come una borsettina di plastica in cui mettere tutti gli oggetti che altrimenti si possono perdere facilmente. Infine, avere le mani libere all’interno del bagno è la cosa ideale, ed ecco quindi che i vari saponi e oli per il corpo possono diventare parte di una fascia per capelli o di un ciondolo.

Sahar Madanat is a young Jordanian designer who lives in the United States and has designed many items for the bathroom. Besides her own personal experiences, meetings with all the various people working at the hammam were of fundamental importance in understanding the real needs of users of this place. It was decided to design a set of gift products from the hammam in a nice package to help them to sell, a bag which can also be used in the bathroom as a waterproof container for holding all those objects which otherwise might easily be lost. And, finally, the various bars of soap and body oils can be kept in a hair band or pendant, so that your hands are free when using the bathroom.

Sopra: il ristorante dell’hammam di via Fiochetto. A sinistra e sotto: il ciondoloportasapone. In basso: Sahar Madanat durante il workshop.

Above: the hammam restaurant in Via Fiochetto. Left and below: the pendant soap-box. Bottom: Sahar Madanat during the workshop.

Gancio Hook

Ciotola Bowl

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progetto speciale

rOmeni

ADRIANO Design* Grafeco

PAOLO ZANI* Warli

9. Sentieri Urbani City Paths

10. Tappeti Carpets

rOmeni Jonathan olivares

11. Struttura ibrida Shelter seating alcove

Pattern Pattern Stuoia in gomma Rubber mat

Aste di nylon Nylon tent rods

Maschera Paint mask

*fuori concorso out of context

Sentieri Urbani è un progetto che reinventa le strisce pedonali per comunicare i percorsi orizzontali attraverso decorazioni che forniscono nuovi punti di vista estetici a chi la città la vive in modo più lento. Il progetto nasce dall’esigenza di interagire con messaggi mirati – e quindi differenziati – con tutte le utenze e risponde ai requisiti di sicurezza, ergonomia ed ecocompatibilità. Sentieri Urbani prevede nuovi segnali quasi nascosti e impercettibili alla quotidianità veloce, che comunicano informazioni sulla città, le zone, le caratteristiche del luogo, la sua storia. La grande visibilità e leggibilità deriva anche da una visione

aerea, come quella fornita dalla fotografia satellitare che Sentieri Urbani privilegia come strumento comunicativo fortissimo. Il progetto trasforma, senza interferire con la sua funzione, un segnale codificato e globale come l’attraversamento pedonale, nel pieno rispetto delle attuali prescrizioni. L’automobilista in movimento non percepisce alcuna differenza, mentre il pedone, pur riconoscendo inequivocabilmente il segnale, legge anche una serie di messaggi complementari all’interno di un gradevole decoro urbano.

Sentieri Urbani (City Paths) is a project that “rethinks” pedestrian crossings, so that the crosswalk is marked by decorations providing new forms of visual interest to those people who live the city at a slower speed. The project developed from the need to interact with all users by means of targeted – and therefore differentiated – messages, while also meeting requirements linked to safety, ergonomics and eco-compatibility. Sentieri Urbani is based on new signals, which are virtually hidden and imperceptible when “seen” at normal traffic speeds. The markings provide information on the city, its districts, the characteristics of the location, and its history. Optimum visibility and

legibility is ensured in part by an aerial viewpoint, analogous to that offered by satellite photography, which has proved to be particularly attractive to Sentieri Urbani by virtue of its characteristics as a powerful communications tool. The project transforms a conventional and global motif, namely the pedestrian crossing, without modifying its function, and while retaining complete compliance with current regulations. The driver of a car notices no difference at all when compared to a normal zebra crossing, while the pedestrian, who immediately recognizes the conventional meaning of the markings, can also read an additional series of messages within an attractive form of urban décor.

Nella tradizione romena i tappeti hanno un valore estetico molto superiore e un significato molto più complesso che in Italia; oltre che sul pavimento vengono disposti anche sulle pareti. Il progetto è una rilettura contemporanea di questo elemento simbolico/affettivo della cultura romena, dei suoi componenti decorativi e della sua funzione domestica. Paolo Zani ha disegnato, e fatto realizzare da artigiani indiani, un ibrido fra tappeto e seduta bassa, da sistemare lungo le pareti della sala comune dell’Associazione Fratìa di Torino, importantissima interfaccia tra i romeni e la città. Questi manufatti creano delle piccole aree di relax e conversazione, che possono essere singole o doppie, realizzate con due tipologie di tappeto: una più sottile (rib durrie) fissata a parete, e l’altra, spessa, a pavimento, parzialmente calpestabile, con sopra un cuscino mobile dove si possa anche lavorare al computer, conversare o leggere. Tappeto in lana Wool carpet

Carpets have much greater aesthetic value and complexity of meaning in Rumania than they do in Italy. Rumanians hang them on their walls as well as laying them on floors. This project is a contemporary take on the decorative features and domestic function of this symbolic/affective component of Rumanian culture. Paolo Zani’s creation, whose production has been entrusted by him to Indian craftsmen, is a cross between a carpet and a low seat, designed to be placed along the walls of the common room at the Fratìa Association in Turin, a major interface between resident Rumanians and the city itself. The double or single carpet-seats, which create small areas for relaxation and conversation, are made with two different types of carpet: the thinner one (rib durrie) is attached to the wall; the thicker floor carpet, a part of which can also be walked on, has a movable cushion that allows people to work on their laptops, converse with friends or read. Nastro in velcro Velcro-strip

Warly pratone

Feltro Felt

Il giovanissimo Jonathan Olivares, già da anni immerso nel mondo del design italiano, si è concentrato sulla sala d’aspetto dell’Associazione Fratìa, che è uno di quei luoghi dove una percentuale consistente degli 80.000 romeni che popolano Torino e dintorni passa a portare una richiesta o a raccogliere informazioni. Il progetto “Shelter” è una struttura che contiene le sedie della sala d’aspetto e che separa, garantendo più privacy, la zona in cui le persone stanno sedute dagli uffici. È come se fosse un divano per le sedie stesse, un contenitore che accoglie e nasconde parzialmente le persone.

Though young, Jonathan Olivares is already well-versed in the ways in which Italian design works. He decided to concentrate on the waiting-room of the Fratìa Association, through which a significant proportion of Turin’s 80,000 resident Rumanians pass every day to lodge applications or gather information. His project is a structure designed to house the waiting-room’s seating while also separating the seating area from the association’s offices, creating greater privacy for both. It looks rather like a sofa intended for the seats themselves – a container that both accommodates and conceals the people who are waiting.

Lo “Shelter” di Jonathan Olivares nel corridoio dell’Associazione Fratìa, nell’edificio progettato da Aldo Rossi per GFT nel 1987.

Jonathan Olivares’ “Shelter” in the corridor of the Fratìa Association, in the building designed by Aldo Rossi for GFT in 1987.

Lamiera piegata Folded metal sheet Tappeto in lana Wool carpet Warly rib durry

*fuori concorso out of context 62

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courtesy Vered Zaykovsky, Civico13

VERED ZAYKOVSKY, CIVICO13 Co.Mo.R – Costruzioni Modelli e Resine

12. Nuovo tipo di berimbau New berimbau model

courtesy Vered Zaykovsky, Civico13

capoeira

Resina + Fibra di Carbonio Resin + Carbon fibre

Filo di acciaio armonico Music steel wire

Il berimbau, uno strumento musicale fondato sull’interazione di una zucca africana, un’asta flessibile e una corda, è l’elemento più importante della Capoeira, la tradizionale danza brasiliana nata come simulazione della lotta. Mestre Elisio e gli studenti dell’Associazione MultiKulti avevano richiesto un nuovo modello di berimbau, più economico di quello tradizionale e contaminato con nuovi materiali. Vered Zaykovsky e Andrea Lorenzon hanno condotto una ricerca appassionata attraverso incontri

con esperti, musicisti e liutai – fra questi, Gilson Silveira, Marco Cena, Stefano Zanderighi, Marco Golinelli e Luca Centrone – per sondare la possibilità di riprodurre il suono con materiali sperimentali e reperibili in Italia. Il prototipo che ne è scaturito – grazie alla collaborazione entusiasta di Co.Mo.R, produttore di resine – è uno strumento di alta tecnologia, in fibra di carbonio e fibra di vetro, con un suono eccellente e caratteristiche che lo rendono meno fragile e alterabile della versione tradizionale.

The berimbau, a musical instrument made of a combination of an African pumpkin, bendy rod and piece of rope, is the most important part of the Capoeira, a traditional Brazilian dance based on the simulation of a fight. Mestre Elisio and the students of the MultiKulti Association were looking for a new version of the berimbau, which would be cheaper than the traditional instrument and contaminated with new materials. Vered Zaykovsky and Andrea Lorenzon carried out the research along with experts, musicians and lute-

players, including Gilson Silveira, Marco Cena, Stefano Zanderighi, Marco Golinelli and Luca Centrone – and they explored the possibility of reproducing the sound of this instrument using experimental materials found in Italy. A prototype was produced – thanks to the enthusiastic co-operation of Co.Mo.R, a resin manufacturer – which is a high-tech instrument made of carbon fibre and fibreglass, with an excellent sound and a number of features which make it less fragile then the traditional instrument.

courtesy Vered Zaykovsky, Civico13

Resina + Fibra di vetro Resin + Fiberglass

In alto: materiale di studio per la tensione strumentale. Nella pagina a lato: Vered Zaykovsky alle prese con vari tipi di aste e casse di risonanza, compresi quelli in fibra di vetro e carbonio; esemplari di archi; disegni sulle possibili varianti. Top: experimental materials for tensioning the instrument. Opposite page: Vered Zaykovsky experimenting with different types of rods and sound-boxes, including those made of carbon fibre and fibreglass; examples of bows; drawings of possible variants. 64

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bocciofila

albanesi MOTORE DI RICERCA Litografia Geda

13. Bocce colorate Coloured Bowls

14. Rivista Magazine

courtesy Motore di Ricerca

MARTÍ GUIXÉ Saporiti Italia

Vernice a base di ptfe ptfe paint

Elastici Rubber bands

Laboratorio itinerante Itinerant workhsop

Schemi d’incisione Engraved patterns

Mentre Saporiti avrebbe voluto progettare un sistema di arredo per esterni, i membri della bocciofila Mossetto avevano un unico vero obiettivo: colorare le bocce – il “volo” è una disciplina che prevede bocce di una lega metallica fino a oggi non colorabile – per renderle riconoscibili da lontano, e quindi telegeniche: un fattore, quest’ultimo, indispensabile per potere promuovere la disciplina a sport olimpionico. Guixé e Saporiti hanno raccolto la sfida con l’entusiasmo che li accomuna, sperimentando sia dei nuovi sistemi per colorare le bocce in bassorilievo, sia una “macchina da campo” per verniciarle in modo temporaneo, prima di ogni partita.

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While Saporiti would have preferred to design an outdoor furnishing system, the members of the Mossetto bowls club had just one objective in mind: they wanted to colour the bowls, so that they can be recognized from a distance, making television coverage of the sport more feasible. This sport uses metal bowls (a form of bowls similar to French boules) that until today have been impossible to colour and TV coverage is essential for the promotion of the game to the status of an Olympic sport. Guixé and Saporiti accepted the challenge with the enthusiasm which is common to both of them, and they experimented with new systems of colouring the bowls, either with a bas-relief surface. They also proposed a “court machine” capable of coating the bowls temporarily before each match.

foto di / photo by Saporiti Italia

Rivista mensile Monthly magazine

Dall’alto: la macchina per colorare le bocce; Martí Guixé e alcuni esemplari di bocce metalliche colorate; schizzi di possibili colorazioni delle bocce.

Top to bottom: the machine for colouring the bowls; Martí Guixé and some coloured metal bowls; sketches for possible bowling-ball colourings.

“Albania1e1000” è il numero 0 di una rivista, punto di arrivo di un processo di relazione e di ascolto condotto dal gruppo Motore di Ricerca con l’Associazione Mergimtari di Torino. Ha la forma di una carta geografica e racconta, in due lingue, le identità di alcuni giovani albanesi che abitano a Torino e il loro desiderio di far nascere una rivista intesa come spazio di mediazione e come possibilità di dialogo interculturale. All’apparenza si tratta di una cartina pieghevole che, una volta distesa, consente a chi la riceve di staccare

l’intera sagoma dell’Albania, in modo da poterla vedere fisicamente come forma o come assenza, cioè come finestra sul resto della cartina. Il ragionamento parte dai molti luoghi comuni sull’Albania e sugli albanesi, luoghi comuni che celano il fatto che di questo paese vicino non si conoscono né la storia, né la geografia, né la cultura. Accanto e a sostegno di questo progetto, in questo numero 0, gli interventi di alcuni intellettuali albanesi e italiani, nodi della rete costruita fra questi due paesi. La rivista sarà consultabile anche online, sul sito www.ilmotorediricerca.eu

Alcuni momenti dell’evento-laboratorio sulla cultura albanese all’interno dell’Associazione Artegiovane di Torino, che ha dato origine alla rivista.

Scenes from the workshop on Albanian culture at the Artegiovane Association in Turin, which gave rise to the magazine.

The first issue of “Albania1e1000” magazine is the result of a listening and relationship-building exercise carried out by the Motore di Ricerc a group with the Mergimtari Association in Turin. This map-like publication explores (in two languages) the various identities of a group of young Albanians living in Turin, and their desire to create a magazine that functions as a medium for cross-cultural mediation and exchange. It looks like a folded map. When opened, it allows whoever receives it to pull out Albania so the shape of the country can

be physically seen as either a separate entity or an absence (a window on the rest of the map). The aim is to encourage reflection on the many stereotypes about Albania and Albanians which conceal the fact most Italians know very little about the history, geography or culture of this nearby country. The project is also supported by a number of Albanian and Italian intellectuals who perform key roles in the network of communication between the two countries. The magazine will also be published online at www.ilmotorediricerca.eu

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scuola fratelli campana*, CARLOrattiASSOCIATI Extra Vega

15. Segno Urbano Parco dell’Arrivore Urban sign Arrivore Park

A sinistra: alcuni momenti del workshop nella scuola. Sotto: studi di progetto di Carlo Ratti e Walter Nicolino. In basso: la prima ipotesi di strutturagiardino pensile, che accoglie materiali di riciclo.

Erba Grass Seduta Seat

Left: scenes from the workshop in the school. Below: studies for the project by Carlo Ratti and Walter Nicolino. Bottom: the initial hanging-garden design to accommodate recycled materials.

Vaso riciclato Recycled pot

*fuori concorso out of context

I ragazzi della Scuola Media Martiri di Martinetto, già coinvolti nel 2007 con il Laboratorio di architettura partecipata in un progetto urbano per la riqualificazione del Parco dell’Arrivore, pensano che l’area sia scarsamente visibile dalla strada che la costeggia. Da qui nasce l’esigenza di installare un segno urbano al suo ingresso. Fernando e Humberto Campana e lo Studio Ratti di Torino hanno elaborato insieme una sorta di giardino pensile urbano: una struttura metallica intrecciata in grado di accogliere “contributi” dalla gente del quartiere – vasi ricavati da flaconi di plastica e altro materiale di riciclo, piante e rampicanti; un’infrastruttura open source – il cui disegno organico è ispirato dalla sedia “Corallo” degli stessi fratelli Campana – capace

di farsi pergola, parete, seduta. Di fronte ad alcune precise esigenze produttive dell’azienda, sono stati sviluppati due progetti alternativi che hanno incrociato, scambiato e contaminato in modo singolare le competenze dei progettisti. I Campana hanno disegnato una struttura a maglia ortogonale sotto la quale è consentito il passaggio, ancora una sorta di pergolato che funge sia da seduta che da appoggio per le piante. Lo Studio Ratti rimane fedele all’idea organica iniziale: un giardino pensile si snoda attraverso un susseguirsi di cerchi sui quali far crescere piante rampicanti di vario genere, quasi nascessero dalla terra; una sorta di radice in Corten le cui cellule sono costituite da sezioni di tubi accostabili in infinite combinazioni.

Sopra: il progetto di Humberto e Fernando Campana. A destra: il progetto finale di CarloRattiAssociati assembla sezioni di tubi per formare di volta in volta portavasi, sedute, e altro. Above: the project by Humberto and Fernando Campana. Right: definitive design by CarloRattiAssociati assembles some tubular sections to serve as plant-pot holders, seats, etc.

The children from the Martiri di Martinetto Middle School, who were also involved in an urban project to redevelop Arrivore Park in 2007 with Laboratorio di architettura partecipata, do not think the area is very visible from the street running alongside it. Hence the need to place an urban sign at its entrance. Fernando and Humberto Campana and Carlo Ratti Associati from Turin have jointly designed a sort of hanging urban garden: a woven metal structure capable of accommodating contributions from local people – vases made from plastic bottles and other recycled material, plants and climbing plants; an open source infrastructure – whose organic design is inspired by the “Corallo” chair which is also designed by the Campana Brothers – and which can also be adapted into

a pergola, wall or seat. To comply with the company’s very precise manufacturing demands, two alternative projects were developed, which called for the designers’ skills to be crisscrossed, exchanged and contaminated in a unique way. The Campana brothers have designed an orthogonal web structure with a passageway beneath it, another sort of pergola which can act as either a seat or surface for accommodating the plants. The Ratti studio has kept to the original organic idea: a hanging garden winds through a sequence of circles, on which various kinds of climbing plants grow, almost as if they are growing out from the ground; a sort of Corten root, whose cells are composed of tubular sections mixed together in endless different combinations.

courtesy CarloRattiAssociati

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falchera

ex-operai

2a+p

16. Orti Urbani. Kit autoprodotto Orti della Falchera. Self-producted kit

N!03 Coop

17. Memoria postindustriale Post-industrial memory

Nylon con filtro anti-uv Nylon with anti-uv filter

Michelin Fiat Teksid Cotonificio Valle Susa

Tessuto spalmato in PVC PVC- spreaded fabric Tubi innocenti e tiranti in acciaio Steel tubes and guys

Bluetooth

Doghe avvolgibili in legno Wrapping wooden staves

Ipercoop

Alla Falchera, storico quartiere di edilizia popolare torinese, vivono circa 8000 persone. I suoi orti urbani, situati ai margini di un piccolo bacino d’acqua, hanno una produzione molto intensa di frutta e verdura. Ma le persone che coltivano accanitamente e con soddisfazione questi lotti, recintati da reti di letto arrugginite, non costituiscono una comunità: competizione e litigi continui non rendono facile un progetto comune. Tuttavia la richiesta unanime espressa nel corso degli incontri è stata quella di una rete, un sistema di recinzione che protegga anche dalla grandine e dal freddo. I designer hanno progettato un kit fai da te che si può acquistare con pochi soldi, composto da 12 tubi innocenti che, piantati nel terreno, delimitano l’area da recintare con rete in PVC serigrafato. Nel kit sono presenti anche una rete antigrandine e una serra in nylon ad alta resistenza e filtro UV, 18 metri di tiranti in acciaio e cerniere lampo. Un pacchetto completo per diverse soluzioni e per le esigenze del singolo utente.

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Around 8000 people live in Falchera, one of Turin’s oldest public housing estates. Its allotments, which border on a small pond, are fenced with rusty wire bedsteads and produce a steady supply of fresh fruit and vegetables. But the enthusiasts who farm the allotments have never coalesced as a community: their constant bickering and rivalry make any joint project a hazardous undertaking. However, a series of meetings recently culminated in a unanimous request for a fencing system that would also help shelter the allotments against strong winds and hailstones. The designers came up with a low-cost kit of 12 scaffolding tubes. When driven into the ground, they provide mountings for serigraphed PVC border fencing. The kit also includes hail-proof netting and a greenhouse made of tough UV-screen nylon, plus 18 metres of steel stays, and zip closures – a complete multipurpose package to meet the needs of individual allotment-holders.

L’area settentrionale attigua al fiume Dora, Spina 3, è stata per decenni il cuore del sistema produttivo torinese. A partire dagli anni ’90, ha visto l’inizio della trasformazione conseguente alla dismissione degli stabilimenti. Pochissimi elementi di archeologia industriale, come la torre di raffreddamento e l’ex strippaggio delle Ferriere, ne testimoniano ancora oggi il glorioso passato (Michelin, Fiat Teksid, Cotonificio Valle Susa). L’area è interessata da un vasto programma di riqualificazione e di sviluppo del territorio, che prevede una grande area di verde pubblico quale baricentro di Spina 3, destinata a Parco Tecnologico Ambientale ospitato dal Parco della Dora.

Le due icone della transizione al presente postindustriale del quartiere sono l’Ipercoop e il Museo A come Ambiente, che in modo diverso fungono da punti di aggregazione. È in questi due luoghi che, con la collaborazione degli ex-operai, gli N!03 vogliono installare il progetto “Le conserve della memoria”: sottaceti, conserve, marmellate Coop “arricchite di memoria”, collocate all’interno degli scaffali e legate all’idea di conservazione e di comunicazione della storia del luogo e del lavoro. Attivando un dispositivo bluetooth dal proprio cellulare, è possibile ricevere la clip che racconta dell’ex-area industriale e che invita a visitare il Museo A come Ambiente, dove saranno presenti postazioni video con interviste e immagini dei luoghi di lavoro degli ex-operai.

Spina 3, an area that runs along the northern bank of the Dora river and was for decades the heart of Turin’s manufacturing system, began to undergo a transformation in the 1990s as the various plants there closed down. Today a few vestiges of industrial archaeology remain – such as the cooling tower and the stripping plant from the old ironworks – as testaments to a glorious past (Michelin, Fiat Teksid, the Valle Susa Cotton Mill). The area is now part of a major local regeneration and development programme, including a large public park as the hub of Spina 3, that is to become an environmental Technology Park inside the Dora Park. The two icons of this transition to the post-industrial present in the area are

the Ipercoop hypermarket and the A come Ambiente Museum, which in their different ways create opportunities for people to come together. It is in these two places that, with the collaboration of former workers, the N!03 team want to set up the “preserving the past” project, featuring the Coop’s “nostalgically enhanced” pickles, jams and preserves on the shelves inside the store to convey the idea of conserving and communicating the history of the local area and working life here. A bluetooth device can be activated to receive clips on one’s mobile phone, describing the area’s industrial past and suggesting a visit to the A come Ambiente Museum, where video screens show interviews with those who worked here and pictures of their workplaces.

Sopra: il grande vuoto di Spina 3 che ospiterà un parco, con in primo piano la torre di archeologia industriale e sullo sfondo le nuove costruzioni.

Above: the empty Spina 3 area earmarked as a park, with the cooling tower, now an industrial archaeology monument, in the foreground, and new build in the background.

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parenzo

parenzo

DRÉ WAPENAAR* Magis

PIERO LISSONI* Alessi

18. Tende Curtains

19. Stendipanni Clothes-horses

Plastica Plastic

Alluminio Aluminium

Guida Rail

Corda String

Tenda interna Inner curtain Plastica trasparente per i mesi invernali Transparent plastic for winter months

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*fuori concorso

*fuori concorso

out of context

out of context

Il Comune di Torino ha dichiarato guerra alle tende “fai da te” che campeggiano sulla metà dei balconi cittadini con nuove norme sul decoro urbano che rendono necessario un sistema coordinato per finestre e balconi, in grado di normalizzare e regolamentare il fenomeno. Il progetto di Dré Wapenaar prevede due tipologie che tengono conto delle stagioni. Quella per i mesi invernali, più esterna e a tutta altezza, è di materiale plastico trasparente, in modo da far passare la luce e permettere di vedere fuori: è costituita da pannelli che si aprono scorrendo lungo i binari, posti in alto e in basso a seguire l’andamento circolare del balcone, che li bloccano, impedendone lo svolazzamento; e si chiudono (d’estate), sovrapponendosi a occupare uno spazio minimo. Per l’estate è prevista una tenda interna al balcone, formata da pannelli di tessuto leggero e traspirante in diversi colori, per poter oscurare e per la ventilazione. Anche in questo caso i pannelli si possono chiudere, sovrapponendosi, quando non servono.

Turin’s city council has declared war on the curtains that can be seen on many of the balconies in the city. The Municipality’s new regulations on urban décor require a coordinated system for windows and balconies so that these curtains can be controlled and regulated. The design by Dré Wapenaar includes the curtain for use in winter months, which is more external and bigger than the other, is in transparent plastic, so that it permits light to enter and the inhabitants to see outside. It consists of panels that open out and run along tracks at top and bottom, following the circular shape of the balcony. The tracks hold the panels in place and prevent them from blowing about in the wind. The panels can be completely closed in summer, folding to take up the minimum possible space. For the summer, a curtain further inside the balcony is used. It consists of panels of lightweight, porous fabric in different colours, to provide shade and ventilation. Again, the panels can be closed into a compact folded package when they are not required.

Le tende della doccia sui balconi assicurano luce e privacy in inverno, coprendo anche i panni dalla pioggia. D’estate vengono sostituite da teloni verde scuro o blu.

Shower curtains on balconies provide light and privacy in winter while also keeping the rain off washing hung out to dry. In summer they are replaced by blue or dark green awnings.

Un gruppo di case popolari è oggetto di un progetto di riqualificazione e ristrutturazione che prevede anche la chiusura delle logge per l’installazione delle serre bioclimatiche. Gli abitanti dovranno quindi stendere il bucato all’interno delle abitazioni, usando uno stendipanni che abbia il minimo ingombro e il minor costo possibili. Alessi, una delle storiche e più importanti aziende del design italiano, realizzerà lo stendipanni che l’architetto Piero Lissoni ha progettato per gli abitanti di via Parenzo. Le ipotesi di progetto sono due: uno stendino da appendere come fosse un quadro o uno specchio dal quale si apre una struttura di fili colorati, e un altro da appoggio, da usare nelle future serre e agganciabile al serramento.

A group of social housing blocks has been chosen for a rehabilitation and renovation scheme that includes enclosing balconies to create bioclimatic conservatories. This means that the inhabitants will have to hang their washing to dry inside the apartments themselves, using clotheshorses that take up as little room as possible and at a very low cost. Alessi, one of Italian design’s longestestablished and most prestigious firms, will manufacture the clothes-horses that architect Piero Lissoni has designed for the inhabitants of Via Parenzo. There are two versions: a clothes-horse that fits on the wall like a picture or a mirror, with a pull-out hanging frame of coloured wires, and another designed to clip onto window-frames in the newlycreated conservatories.

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parenzo

cincinnato

GIANFRANCO CAVAGLIÀ Azetagroup

ville hara La Foca Costruzioni

20. Stendipanni Clothes-horses

21. Pergolato autocostruito Self made pergola

Fune Tightrope

Vite Grapevine

Stendiabiti Drying rack

Dall’alto: l’ipotesi di coprire di immagini la facciata della torre di Corso Cincinnato; Marco Sorrentino, a capo del Laboratorio Parenzo, la cui azione è stata di fondamentale importanza per i progetti ambientati nel quartiere; la pergola.

Corso Cincinnato, 110 Listello in larice, 22×50 mm Listello in larice, 22×50 mm

Top to bottom: the idea of covering the façade of the Corso Cincinnato tower block with images; Marco Sorrentino, head of the Parenzo workshop, whose activity has been crucial to the projects; the pergola.

Corrimano Handrail

Gli abitanti di via Parenzo resistono alle blandizie del design. Da tempo lottano contro la chiusura delle logge che impedirà loro di stendere i panni al sole, convinti che nessuno stendipanni da interno, a parete o a soffitto, potrà farli scendere a patti: continueranno a stendere fuori, faranno ricorso a tutte le capacità tecniche in loro possesso per sfondare la serra bioclimatica che la città impone e montare i fili da bucato. Del resto oramai possono considerarsi avanguardia ambientalista, visto che nel mondo più avanzato i panni stesi alla napoletana sono tornati in auge perché consentono un risparmio energetico che arriva fino al 6%. Non a caso Gianfranco Cavaglià ha chiamato il suo stendipanni (o meglio il sistema-stendipanni) “Attacca-brighe”. Ancorato all’estradosso e all’intradosso delle parti orizzontali delle logge, è azionabile con una fune – su cui stendere lenzuola, coperte, pezzi di grandi dimensioni – e può fungere anche da supporto per tende. All’altezza del parapetto un tubolare mobile e compatibile per l’applicazione ai termosifoni interni, può essere utilizzato sia come aggancio di un piccolo “Attacca-brighe”, sia come appoggio per affacciarsi alla loggia.

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The inhabitants in Via Parenzo are immune to the foibles of design: they will resist any closing-off their balconies that would prevent them from hanging out their washing to dry in the open air, and no indoor clothes-horse on earth, whether wall-mounted or sitting on the floor, will make them budge an inch. They will continue hanging up their washing outdoor, using every means at their disposal to break through the walls of the bioclimatic rules imposed by the city council and put up clothes-lines. Indeed, they have every right to regard themselves as cutting-edge environmentalists, given that hanging out the washing Neapolitan-style has come back into fashion in the more advanced countries because it allows energy-savings of up to 6 percent. So Gianfranco Cavaglià chose “Troublemaker” as the name for his new clothes-horse (or rather, clothes hanging system). It attaches to the various parts of a balcony’s horizontal sections and is operated by a wire cord (for hanging sheets, bedspreads and other large items) that can also be used to hang curtains. At parapet height a movable tube (designed for connection to indoor radiators) can be used both as a mounting for a small “Troublemaker” and as rail.

Il tema di corso Cincinnato è l’autocostruzione. Gli abitanti della torre sono riusciti, con mezzi propri e grazie ad abilità acquisite in anni di lavoro, a mantenere gli spazi verdi comuni e ad arredarli con un sistema di sedute, piante e fontane. A fronte di una serie di richieste minimali – una rastrelliera, una nuova panca e altre cose del genere – Ville Hara ha proposto di coprire l’intera area di parcheggio del condominio (circa 300 mq) con un “guscio a rete” autoportante, un pergolato ondulato che consente di ombreggiare e dissimulare

Dall’alto: le “case blu” di via Parenzo, che saranno oggetto della ristrutturazione; Gianfranco Cavaglià nel suo studio e un gruppo di abitanti; uno schizzo dell’“Attacca-brighe”.

la distesa di auto senza occultarla completamente allo sguardo, in modo da mantenere alto il tasso di sicurezza. La struttura prototipo viene naturalmente fornita come “kit” da far costruire direttamente agli inquilini nel luogo e nel modo che riterranno più opportuno. Il successo del progetto non è dovuto soltanto all’intelligenza della soluzione, ma soprattutto alla straordinaria capacità di mediazione del designer, che ha saputo vincere non poche resistenze da parte di una comunità piuttosto scettica nei confronti di un “corpo estraneo” come il design.

Corso Cincinnato is a do-it-yourself community. The residents of the tower block have raised the money and developed the necessary skills through their work over the years to maintain their communal green spaces and furnish them with a system of seats, plants and fountains. Asking for very little to be provided for them – a bicycle rack, a new bench and other things of that type – Ville Hara took it upon itself to cover the entire condominium car park (approx. 300 sqm) with a self-supporting “gridshell”, a corrugated pergola that shades

and camouflages the expanse of parked cars without concealing them from view altogether, thus ensuring a high level of security. This prototype structure, which comes in the form of a kit, is designed to be assembled by local tenants as they wish. The success of the project lies not so much in the clever idea that gave rise to it, but in the remarkable mediation skills of the designer, who managed to overcome considerable resistance from the community that was sceptical about using a “foreign body” such as design in their lived space.

Top to bottom: the “blue houses” in Via Parenzo, which are earmarked for renovation; Gianfranco Cavaglià in his office and a group of tenants; a study sketch of the “Troublemaker”.

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carceri

cinesi map office

23. Chinatown a Milano Chinatown in Milan

22. Sistemi di illuminazione delle celle Cell lighting system

Illuminazione circadiana Circadian lighting

xiii xii

xi x

xiv

courtesy Giulio Iacchetti

carlotta de bevilacqua Artemide

ciclisti giulio iacchetti GTT-Gruppo Torinese Trasporti, Extra Vega

24. Sistema antifurto Anti-theft system

xv xvi

Saldatura Welding

xvii xviii xix

ix viii vii vi v

Serratura estraibile Removable lock Via Paolo Sarpi, Milano

Fili trasparenti Transparent wires

In questo caso è stata un’azienda come Artemide, con la designer Carlotta de Bevilacqua, a utilizzare Geodesign come veicolo per una sua ricerca che sta sviluppando sull’illuminazione delle celle carcerarie. La rete di Torino World Design Capital è riuscita a ottenere la collaborazione dell’istituto carcerario “Le Vallette” per un progetto che si pone l’obbiettivo di migliorare le condizioni ambientali delle persone recluse. Il primo tentativo è quello di attenuare la sensazione di chiusura, costruendo una suggestione luminosa di uno spazio “altro”, mentre con un sistema di regolazione della temperatura della luce che segue il ritmo circadiano viene simulata la percezione di un ciclo naturale. Una terza area tematica è la privacy negata.

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In this case it was a company such as Artemide, with designer Carlotta de Bevilacqua, that used Geodesign as the rationale behind a research projects it is developing for prison cell lighting. The Turin World Design Capital network succeeded in securing the cooperation of the “Le Vallette” prison for a project whose objective is to improve the prisoners’ environmental conditions. The first attempt was to mitigate the sensation of enclosure by creating the suggestion of a different space using light, while a system for the regulation of light temperature simulating circadian rhythms offers the perception of a natural cycle. A third area linked to the research is that of the denial of privacy.

In origine questo progetto avrebbe dovuto riguardare la messa a punto di un brand di moda per un gruppo di cinesi esperti nella confezione dei vestiti, ipotesi poi scartata in favore di una linea di packaging per il take-away da progettare insieme a dei gestori di ristoranti cinesi di Torino. Falliti i rapporti con entrambi i gruppi, si è deciso di spostare il progetto sulla China-Town milanese, via Paolo Sarpi, da anni al centro di polemiche cittadine. I Map Office hanno mappato la vita e le attività commerciali dell’area, in un’analisi provocatoriamente intitolata “Solo Ingrosso”, che offre il punto di vista peculiare di due teorici degli studi urbani europei residenti a Hong Kong.

The original aim of this project was to develop a fashion brand for a group of Chinese specialists in prêt-à-porter. This was later dropped in favour of a take-away packaging line designed with and for a group of Chinese restaurant managers in Turin. When relations with both groups broke down, it was decided to transfer the project to Milan’s Chinatown district in and around Via Paolo Sarpi, which has long been the subject of heated debate in the city. Map Office has mapped the district’s life and commercial activity in a study with the provocative title of “Solo Ingrosso”, which roughly translates as both Wholesale Only and Approximate Only. This research presents the opinions of two European urban studies academics who live in Hong Kong.

Chiave Key

L’uso della bicicletta come mezzo di trasporto urbano non è quasi mai una scelta neutrale perché impegna mente e corpo, costringendo a una velocità di reazione superiore alla media. Questo ha spinto la “comunità” dei ciclisti a presentare grandi quantità di idee ed esigenze che è stato difficile ridurre a due soli progetti: un sistema di bloccaggio per le biciclette negli spazi pubblici e una struttura di aggancio agli autobus. Nonostante l’attiva collaborazione dell’azienda di trasporti GTT, Giulio Iacchetti, appassionato del mezzo, ha poi dovuto scartare il secondo tema per incompatibilità con gli autobus in circolazione. Il sistema antifurto elaborato con l’azienda Extra Vega è un lucchettone inviolabile saldato ai pali già piantati sulle strade e dotato di una profonda serratura estraibile che il ciclista può portare con sé senza fatica e senza accollarsi un ingombro eccessivo. Di dimensioni molto ridotte rispetto a una rastrelliera, molto più sicuro e leggero di una catena, questo lucchettone sarebbe una risorsa straordinaria non solo per Torino.

Using a bicycle as a means of transport in the city is hardly ever a neutral decision, because cycling requires considerable commitment from both mind and body, forcing one to rely on faster-than-average reaction times. This fact means that the community of cyclists have many different ideas and needs, which are difficult to synthesise into just two designs: a cycle locking system for use in public spaces, and a structure for connecting bicycles to buses. Despite the active cooperation of the GTT public transport company, Giulio Iacchetti, an enthusiastic cyclist, had to abandon the second idea because of its incompatibility with the buses presently in use in the city. The anti-theft system developed with the Extra Vega company is an unbreakable lock welded to posts already positioned on the streets, with a removable locking device that cyclists can easily carry around because it is not excessively bulky. Much smaller than a cycle rack and much more secure than a padlock and chain, this locking system would be a remarkable resource, and not only for Turin.

Il prototipo del lucchettone e vari stadi del progetto.

Prototype of the locking system and various stages in the production of the design.

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peruviani

peruviani

wei weng, tre gatti Lucifero

GIULIO E VALERIO vinaccia Monetti

25. Merchandising turistico Tourist merchandising

26. Contenitore termico trasformabile Convertible insulated container Facce ritagliate al laser con simboli della tradizione peruviana Laser cut faces of traditional Peruvian symbols Per creare una luce mesmerizzante e giochi d’ombra sul terreno To create mesmerising light and shadow games on the soil

Luce a risparmio energetico Energy-saving light

Fogli in policarbonato colorati, diverse dimensioni Colourful polycarbonate sheets, different sizes

Illuminazione interna Internal Illumination Le facce perpendicolari al fondo si illuminano grazie a un sensore Faces perpendicular to soil light up thanks to a sensor

Ripiano Counter top

Cubo soffice / Soft Cube Fatto di materiale soffice antiurto Made of soft material anti-impact

Proiezione / Projection

Ø 30 mm

Altoparlante Loudspeaker

Base in cemento Concrete base

Lo stato del Perù ha inaugurato una campagna di promozione turistica dell’immagine del paese che mobilita i connazionali residenti all’estero. Molti giovani peruviani, tra i circa 8000 presenti a Torino, non hanno neppure mai visto il paese d’origine, e sono i primi ad essere considerati potenziali turisti. L’idea di produrre un gadget non convenzionale aveva portato i designer venuti dalla Cina (l’artista Wei Weng e i romani Tre Gatti) a due soluzioni diverse: una “lanterna magica” a tema peruviano e dei pannelli per mostre temporanee. In un secondo momento l’azienda Lucifero e i designer hanno cambiato rotta, producendo dei gadget-palloncino a elio, illuminati dall’interno, che volando sollevano messaggi o mini-oggetti evocativi; e una lampada a stelo componibile con elementi grafici della tradizione peruviana.

Peru has launched an image-enhancing tourist merchandising campaign that also involves Peruvians living abroad. Many of the younger members of Turin’s 8000-strong Peruvian community have never seen their native country, so they are the first to be seen as potential tourists. The challenge of inventing an out-of-the-ordinary promotional gadget suggested two ideas to a group of designers from China (artist Wei Weng and the Roman-born Tre Gatti group). One is a Peruvian-themed magic lantern, the other a set of panels for temporary exhibitions. Subsequently, Lucifero and the designers changed tack in favour of inside-lit helium balloons to carry messages or small attractive objects aloft, and modular standard lamp with traditional Peruvian graphic components.

Ruota, ø 24 cm Wheel, ø 24 cm

Dall’alto: la lanterna magica, il primo progetto di Wei Weng; i gadget finali; alcuni prodotti dell’artigianato peruviano.

Top to bottom: the magic lantern, Wei Weng’s first design; the final gadgets; Peruvian craft products. courtesy Wei Weng, Tre Gatti

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Maniglia estraibile Pull-out handle

Torino è una delle poche grandi città italiane che pratica una forma civile di accoglienza nei confronti degli stranieri che si radunano nei parchi durante i week-end della stagione calda. Alle comunità che utilizzano queste aree – unico spazio pubblico a loro disposizione – per incontrarsi e passare il tempo libero vengono forniti servizi e una qualche forma di protezione, ma in cambio viene imposto il rispetto di una serie di regole, tra cui – per chi cucina o vende cibo – l’adeguamento alle norme dell’HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point), il sistema di controllo sugli alimenti in tutte le fasi della produzione, dalla provenienza al corretto trasporto. Da tale imposizione nasce il progetto dei peruviani che si incontrano al Parco della Pellerina: con i designer Vinaccia e l’azienda Monetti, specializzata in contenitori termici ad alta tecnologia, hanno ideato un contenitore per trasportare la carne per la grigliata, trasformabile in banchetto per la distribuzione.

Turin is one of the few large Italian cities that extends a civilized welcome to the foreigners who gather in its parks during summer weekends. The communities that use the parks – the only public spaces available to them – to meet and spend some free time together are provided with services and a certain degree of protection, but in exchange they have to abide by a series of rules, including, for those who prepare and sell food, the health and hygiene standards drawn up by HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point) to regulate every aspect of food production from sourcing and cooking to correct transportation. This requirement has born fruit in the form of a project spearheaded by the Peruvians who meet in the Parco della Pellerina: with designers Vinaccia and Monetti (the company that makes high-tech insulated containers) they have invented a container to transport meat for grilling that converts into stall to sell the finished product.

Rendering del contenitore-carrello per i picnic nel parco. Mock-up of the container-trolley for picnics in the park.

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homeless

piazza dei mestieri

HUUB UBBENS Wappe-Gheos

ma0 Grafeco Sotto: il concept della panchina riscaldata. In basso: gli spazi di un centro d’accoglienza per gli homeless.

27. Panchina riscaldata Heated Bench

Below: the heated bench concept. Bottom: rooms in a hostel for the homeless.

28. Sedute modulari Mobile Seats

Pietra ‘Asia’ dorata ‘Asia’ golden stone

Plastica Plastic Resistenza, 300 W Resistance, 300 W

Foro per cavi Cables’ hole

Giunto metallico Metallic link

Base in pietra Stone base Lampada Lamp

Luce a led led light

Gli homeless non sono una comunità, e generalmente non amano essere interpellati. Progettare qualcosa per loro è rischioso perché è difficile valutare quale sia effettivamente il loro interesse, quanto la condizione che li accomuna sia frutto di una scelta, e anche quali sfumature differenzino i loro modi di vivere. Fin dall’inizio, Huub Ubbens aveva scartato l’ipotesi di qualsiasi oggetto o accessorio che li identificasse troppo strettamente, o che nella sua specificità potesse assumere i connotati di una “divisa per homeless”, così come aveva escluso beni che potessero trasformarsi immediatamente in merce di scambio o in una refurtiva appetibile. Dopo una serie di incontri

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con associazioni e studiosi del fenomeno – Enrico Barale ed Elisabetta Forni, Alessandra Gamba di “Adulti in difficoltà”, Danilo Spampanato della “Casa di accoglienza per senza fissa dimora”, Giacomina Tagliaferri di “Opportunanda”, e, a Milano, Daniele Pagani dell’“Opera San Francesco” e Maddalena Baietta della “Ronda Carità e Solidarietà” –, la scelta si è orientata su un servizio pubblico, utile per tutti e in particolare per gli homeless. Ne è derivata una panchina quadrata in pietra leggermente incavata, che nelle notti più fredde, grazie a un termostato e a una resistenza, si riscalda. Un’ancora di salvataggio per gli homeless, ma anche una normalissima, elegante seduta.

Sopra: il “Propost’it”. Sotto: la corte della scuola. In basso: un diagramma che illustra i possibili usi delle sedute di Ma0.

The homeless are not a community, and generally they do not like being asked for their opinions. Designing something for them is risky, because it is difficult to evaluate their level of effective interest, the degree to which their condition is the result of a positive choice, and the different aspects of their lifestyles. From the beginning, Huub Ubbens rejected the idea of an object or accessory that would identify the homeless too clearly, or of something whose specific nature would lead it to becoming a “uniform for the homeless”. In the same way, he excluded goods that could immediately be exchanged, sold or coveted. After a series of meetings with associations and scholars of homelessness – Enrico Barale and Elisabetta Forni, Alessandra Gamba

from Adulti in difficoltà (a group for Adults in difficulty), Danilo Spampanato from “Casa di accoglienza per senza fissa dimora” (a Home for the homeless), Giacomina Tagliaferri from “Opportunanda”, and, in Milan, Daniele Pagani from “Opera San Francesco” and Maddalena Baietta from “Ronda Carità e Solidarietà” (a Charity and solidarity patrol) – the preference was to develop a public service, useful for everyone and in particular the homeless. The result was a square bench in slightly concave stone, which is warmed on the coldest nights by a thermostat and a heating element. A lifesaving object for the homeless, but at the same time an ordinary, attractive bench.

Piazza dei Mestieri è una fondazione per l’avviamento professionale dei giovani, che unisce attività educative e culturali ad attività di bar e ristorazione. La sede, un’ex conceria di oltre 7000 mq, funziona come luogo d’incontro tra studenti e persone che arrivano per bere o mangiare, per mostre e concerti. La proposta iniziale prevedeva un sistema di allestimenti, luci e arredi per la corte dell’edificio, che ne migliorasse la capacità di attrazione. Partendo da questa vaga idea, i Ma0 hanno cercato di captare i desideri degli allievi installando un pannello dove attaccare proposte (“Propost’it”), e poi hanno creato delle sedute modulari aggregabili di materiale traslucido, che possono diventare punto di incontro e chiacchiera, e all’occorrenza essere riempiti di acqua, anche colorata, per diventare il sostegno di un ombrellone.

Above: the “Propost’it”. Below: the school courtyard. Bottom: a diagram showing possible uses for Ma0 seats.

Tappo Cap

Piazza dei Mestieri is a foundation that provides professional training for young people, and it accompanies its educational and cultural work with bar and catering facilities. Its location, a refurbished tannery with a floor area of over 7,000 square metres, provides a meeting place for students and other people who congregate here to eat and drink, as well as a space for exhibitions and concerts. Initially the proposal was for a system of equipment, lighting and furnishings to be set up in the building’s courtyard, in order to improve its facilities. Starting from this vague idea, the Ma0 group tried to gauge the students’ wishes by installing a panel on which ideas could be posted (“Propost’it”), and creating modular seating units in translucent material, which could be grouped together to form a location for meeting and chatting, and which could also, when necessary, be filled with water – which could possibly be coloured with a dye – in order to provide a support for an umbrella.

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piazza dei mestieri ARABESCHI DI LATTE, PETER LANG, AVATAR ARCHITETTURA

Cacao / Cocoa Chicchi di caffè Coffee beans Scorza d’arancio Orange peel

Gelatina di birra Beer jelly Verdura di stagione Fresh vegetables

Gusto dolce Sweet flavour Gusto salato Salty flavour

Gusto dolce Sweet flavour

courtesy Arabeschi di Latte+Peter Lang+Avatar Architettura

courtesy Arabeschi di Latte+Peter Lang+Avatar Architettura

29. Food design

Trebbie di birra Dregs of malt Alluminio / Aluminium

tripartito – salato-bevanda-dolce – sia nell’impasto sia nel contenuto: potrebbe contenere, per esempio, verdure al vapore, gelatina di birra e scorzette d’arancio al cioccolato, con un chicco di caffè finale. L’obbiettivo non è soltanto la realizzazione dello snack, ma la strategia di comunicazione orientata a sensibilizzare in chiave ecosostenibile futuri progetti di catering: il suo titolo “Io non butto via niente” chiarisce il fine di riciclare gli scarti oltre a evitare l’uso di piatti e posate di plastica.

Students doing cookery courses (confectionery, bread-making, chocolate making and confectionery, beer brewing) in the well-equipped kitchens and workshops in Piazza dei Mestieri are the ideal community for a food design project. Arabeschi di Latte, Peter Lang and Avatar Architettura have come up with a project that focuses all the cookery school’s skills on the creation of an edible container made from trebbia, the residue left over from beer making. The target product is a three-part snack whose essential ingredients and flavours – savoury-beverage-sweet – are present

in both the dough and what it contains, which could be steamed vegetables, beer jelly and chocolate-coated orange peel, for example, with a coffee bean to round off the experience. The aim is to invent not only the snack itself, but also an appropriate marketing strategy designed to raise the awareness of eco-sustainability issues in future catering projects. The project’s title “I Throw Nothing Away” hints at the desire to recycle all food leftovers and by-products, and avoid the use of plastic cutlery and plates.

courtesy Arabeschi di Latte+Peter Lang+Avatar Architettura

Gli studenti dei corsi di cucina (pasticceria e panetteria, cioccolateria, birrificio), che usufruiscono dei laboratori ben attrezzati di Piazza dei Mestieri, sono la comunità ideale per un progetto di food design. Arabeschi di Latte, Peter Lang e Avatar Architettura hanno elaborato un progetto che riunisce le competenze di tutti i reparti della scuola e prende le mosse dall’idea di un contenitore commestibile ricavato dalla trebbia, lo scarto della lavorazione della birra. Il prodotto è uno snack

In alto: lo snack tripartito. A sinistra: esempi generici di cibo-contenitore, tratti da una ricerca di Arabeschi di Latte. Nella pagina a lato: momenti del workshop e dell’attività generale della scuola. Top: the three-part snack. Left: general-purpose food containers, from a study by Arabeschi di Latte. Opposite page: scenes from the workshop and the school’s day-to-day activities. courtesy Arabeschi di Latte+Peter Lang+Avatar Architettura

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circo

Courtesy Migliore+Servetto

migliore+servetto Ferrino

30. Tenda scenografica Theatrical tent

Tessuti intercambiabili Interchangeable fabric

Lycra

Apertura richiudibile Opening Guscio in tessuto alluminato Aluminum fabric shell Nastri elastici Rubber bands

La Scuola di Cirko di Grugliasco (Torino est) richiama acrobati, clown, artisti da tutto il mondo, che nel corso degli studi vivono prevalentemente nei campi per carovane presenti sul territorio. La didattica prevede momenti di teoria ed esercitazione presso i due tendoni fissi della scuola, ma anche numerose trasferte e spettacoli in territorio europeo. La prima esigenza della Scuola di Cirko era quindi un’attrezzatura acrobatica autoportante (palo cinese, trapezio, filo) per gli spettacoli in luoghi pubblici urbani e per i giri estivi, leggera nel trasporto

e facile da montare e smontare anche in pochi istanti. Tenendo conto delle potenzialità di un’azienda come Ferrino, leader internazionale nel settore delle tende tecniche, Ico Migliore e Mara Servetto hanno voluto creare una struttura circolare in tessuto, con un doppio uso: serve ai circensi come camerino in cui cambiarsi e può essere utilizzata come quinta da tenere al centro della pista. Una struttura trasportabile, estendibile, ruotabile, mutevole appunto, che richiama anche l’idea di circolarità propria del circo.

Schizzi dei progettisti e momenti del montaggio e prove d’uso della tenda scenografica.

Designers’ sketches, and the assembly and use of the theatrical tent.

The Scuola di Cirko in Grugliasco (east Turin) attracts acrobats, clowns and artists from all over the world. During their studies, they generally live on caravan sites in the area. The syllabus includes both theory and practice, the latter in the school’s two permanent tents, as well as many tours and performances all over Europe. The main requirement for the Scuola di Cirko was a self-supporting acrobatics structure (with a Chinese pole, trapeze, high wire) for performances in public areas of the city and for summer tours. This structure had to be light enough to transport,

and simple and quick to assemble and disassemble. Aware of the potential of a company such as Ferrino, with an international leadership position in the field of technical tent structures, Ico Migliore e Mara Servetto created a circular fabric structure, for dual use. It is a dressing room for circus artists, and also serves as a theatrical prop which can be placed at the centre of the ring. It is a transportable, extensible structure that can be rotated and modified. It also harks back to the concept of circularity that is so important in the circus.

foto di / photos by Francesco Castellano

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rom-sinti

africani courtesy Lan-Laboratorio Architettura Nomade

lan-Laboratorio Architettura Nomade

31. Stufa Stove

Piastre in ghisa Cast-iron plates

Bruce sterling, odoardo Fioravanti Radioflash A sinistra: il logo dell’associazione m.i.africa disegnato da Odoardo Fioravanti. Sotto: studio di registrazione.

32. Trasmissione radio Radio programme

Left: the m.i.africa association logo designed by Odoardo Fioravanti. Below: recording studio.

Lamiera Iron sheet

Radio Flash, Torino

Sostegni in ferro Iron supports

La richiesta era giunta dal consiglio di zona. LAN-Laboratorio Architettura Nomade, un gruppo di artisti-architetti che da anni lavora con i Rom in tutta Europa, ha deciso poi di lavorare sul sapere disperso della comunità Kalderasha, recuperando la loro tradizionale abilità di lavorare i metalli (la parola Kalderasha deriva dal romeno kelderas, una variante dialettale di kelderar, “calderaio”). Alaga e Batho, i due artigiani coinvolti nel laboratorio, abitano a Torino dal 1969. In passato hanno lavorato insieme, producendo stufe a legna che le comunità rom acquistavano; con la crisi dell’artigianato e dei lavori in ferro e rame, da circa dieci anni avevano interrotto questo tipo di produzione. Adesso sono impegnati nel ciclo della raccolta e nel recupero di materiali in ferro, e solo sporadicamente si dedicano alla lavorazione di piccoli oggetti in rame. Per Geodesign hanno realizzato insieme due prototipi di stufe a legna e/o carbone. Alaga e Batho piegano il ferro come se fosse carta da origami, le loro stufe hanno un disegno che segue un modello di realizzazione analogo

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ai sistemi di fustellatura. Dei fogli in lamiera resta inutilizzato solo poco materiale, le piastre circolari di ghisa e i sostegni in ferro sono recuperati da materiali di scarto. La lavorazione non prevede saldature ma incastri, piegature e chiodature ribattute. La modalità di realizzazione avviene tutta a mano con semplici utensili come forbici, martello e incudine. Il workshop si è concluso in un prato-corte delle case popolari di Falchera, dove la lavorazione delle stufe ha trasformato lo spazio pubblico in un vero e proprio cantiere partecipato.

The request for such a service came from the district’s citizens council. LAN-Laboratorio Architettura Nomade, a travelling workshop group of artists and architects that has spent years working with Rom people all over Europe, decided to draw on collective skills of the Kalderasha tribe, who are known for their metalworking traditions (the word Kalderasha comes from the Rumanian kelderas, a dialectical variant of kelderar, or tinker). Alaga and Batho, the workshop’s “resident” artisans, have lived in Turin since 1969. They have worked together in the past, making wood-burning stoves which the Rom communities purchased and used. Over the past ten years or so, the crisis in craftwork generally and iron and copper working in particular has put a stop to this kind of work. At present they are involved in collecting and recycling iron-made objects, and only occasionally do they return to making the copper items as they once produced. For Geodesign they have produced two prototype wood- or coal-burning stoves. Alaga and Batho bend iron like origami paper, and their stoves are designed to be made using techniques similar to modern industrial punching. Very little of the

original metal sheet is wasted because the stoves’ round plates and metal supports are made from discarded sheet metal. No welding is used – the parts are jointed, folded or riveted – and everything is done by hand using simple tools: cutters, hammers and an anvil. The workshop was completed in the grass forecourt of Falchera’s social housing blocks, where the creation of these stoves turned this public space into a genuinely participatory shop floor.

Il progetto di una trasmissione radio per gli stranieri nasce dall’incontro di un’associazione di africani – m.i. africa –, lo scrittore cyberpunk Bruce Sterling e Radioflash di Torino, che la ospita nel proprio palinsesto. La sua funzione è quella di fornire informazioni agli stranieri a Torino su casa, tempo libero, scambi, musica africana. Sterling e Fioravanti si sono impegnati a proporre una radio rivolta a un bacino di utenza più ampio di quello dei soli africani, proponendo due format: il primo, di due ore circa e da mandare in onda la domenica, è organizzato intorno a 6 temi, in modo da generare delle rubriche fisse che poi possano diventare le “pillole” da mandare in onda durante la settimana. Il secondo è un format settimanale per una radio veloce, e dura 5/6 minuti al giorno, dal lunedì al venerdì. Si pensa inoltre a un format web, cioè a uno spazio web legato alla trasmissione, che la renda meno virtuale. Il logo “m.i.africa”, disegnato da Odoardo Fioravanti, è un’impronta, una traccia indelebile nella memoria con i colori e la forma del continente africano.

The plan for a radio programme dedicated to foreign-language listeners came about when an association of Africans called m.i. africa, the cyberpunk writer Bruce Sterling and Radioflash in Turin (which hosts the programme) got together to pool ideas. The aim is to offer foreigners in Turin a wide range of information, from housing to leisure activities, to exchange & mart and African music. Sterling and Fioravanti’s undertaking to serve an audience beyond the African community has resulted in two different programme formats. The first, which lasts about two hours and goes out on Sunday, explores six major themes which generate slots that can be broadcast during the week. The second offers 5/6-minute slots broadcast daily from Monday to Friday. There are also plans for a Webcast to make the programme less virtual. The “m.i.africa” logo designed by Odoardo Fioravanti (m.i.africa derives from La mia Africa, the Italian title of the film Out of Africa; ndr) is an indelible memory-print based on the colours and shape of the African continent.

Nella sede di Radioflash con Bruce Sterling e John Amantchi; icone per il palinsesto, sempre di Odoardo Fioravanti.

Rehearsals at the Radioflash studio with Bruce Sterling and John Amantchi; the programme icons, also by Odoardo Fioravanti.

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luca barello, PAOLO MANNA, FRANCESCA CHESSA, ELISA ARAGNO Ikea

33. Panca trasformabile Convertible bench

Tenda ‘Kura’ ‘Kura’ tent

courtesy Luca Barello

ospedale

Simulazione del carrello porta-giochi “Camaleoncarrello” e schizzi sul suo funzionamento.

Mock-up of the “Chamaleon trolley” toy cart and sketches showing how it works.

The Regina Margherita Paediatric Hospital is a centre of technological and scientific excellence, and a reference point for the rarest and most complex pathologies affecting children.This structure, which is entirely funded by public funds, is committed to the renewal of its furnishings and interiors in order to create a more welcoming atmosphere for its patients. Luca Barello began with the concept of a trolley specially designed to enable children who have to remain immobile, or in uncomfortable positions, to play. Later, with Ikea, he created a benchstorage unit.This is how the “Camaleonti” (chameleons) came into being: they are versatile, experimental objects which help sick children to play, and are designed both for those who are able to enter the games room, and those

who are confined to bed. The “Variopanca” (variable bench), created by assembling standard components from the Ikea catalogue, is a furniture unit that children themselves can transform – during supervised workshops – into a means of transport, a character or an animal. In actual fact it is a mobile, modular, group seating unit, with surfaces in various materials. Inside it contains removable storage containers for toys and objects. An accessory for the bench is the mobile “Variable trolley”, a container for rolls of drawing paper.The “Chameleon trolley” is a plastic tray that can be applied to standard hospital trolleys so that they can be used for various games, as well as simply providing a surface for books and sheets of drawing paper.

Materiale ludico Ludic material Legno di pino ‘Ivar’ Pine wood ‘Ivar’

Scaffale ‘Lack’ ‘Lack’ ledge Contenitori in plastica colorata ‘Trofast’ Colourful plastic bins ‘Trofast’

L’Ospedale pediatrico Regina Margherita è un polo tecnologico e scientifico di eccellenza, importantissimo punto di riferimento per le patologie più complesse e rare dei bambini. La struttura, interamente pubblica, è impegnata a fondo nel tentativo di rinnovare arredi e ambienti per creare un’atmosfera più accogliente per i pazienti. Luca Barello è partito da un’idea di carrello attrezzato per fare giocare i bambini costretti all’immobilità o in posizioni scomode. In un secondo momento, insieme a Ikea, ha pensato a una panca-contenitore trasformista. Sono nati così i “Camaleonti”, oggetti versatili sperimentali per i momenti di gioco dei bambini malati, sia per quelli che possono andare nelle sale gioco,

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sia per quelli costretti a letto. La “Variopanca”, nata dall’assemblaggio di componenti standard del catalogo Ikea, è un mobile trasformabile dai bambini – attraverso laboratori guidati – in mezzo di trasporto, personaggio, animale. In realtà è una seduta collettiva mobile e modulare, attrezzata con piani di materiali differenti: all’interno ospita contenitori rimovibili per giochi e oggetti. Complemento della panca è il “Variocarrello” mobile, contenitore per rotoli di carta da disegno. Il “Camaleoncarrello” è un vassoio in plastica applicabile ai carrelli in dotazione all’ospedale come base per giochi differenti, ma anche semplice piano di appoggio per libri e fogli da disegno.

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aiuola donatello

aiuola donatello

san salvario

PROGETTO SPECIALE

studio ape Spazio Artigiani

nonostante Burgo Group

Esterni Ponti-Ebanisteria, Harken, SA Workshop

34. Minideposito Mini-storage

35. Comunicazione Communication

36. Modulo Cinema Cinema Module

Luce al neon Neon light Abete Spruce Lastra incisa Engraved sheet

Lastra forata Perforated sheet

In tempi di isteria collettiva sulla sicurezza, di recinti urbani e gated community, l’azione di riqualificazione “inclusiva”, pacifica, dell’Aiuola Donatello (piazza Belfiore) da parte di un gruppo di abitanti è strabiliante. Due donne in particolare hanno deciso di reagire a una situazione di degrado attraverso l’organizzazione di feste, aperitivi, cineforum, corsi estivi di giardinaggio per i bambini, concerti, mostre e altre attività mirate a coinvolgere le persone ritenute causa del degrado, piuttosto che a cacciarle. Su loro esplicita richiesta, lo Studio Ape di Torino ha progettato un deposito da installare nel giardino, dove stipare materiale per gli eventi. Apribile su tutti e quattro i lati, il minideposito si trasforma in un piccolo chiosco, costruito in collaborazione con Spazio Artigiani.

In times of collective hysteria regarding safety and crime, with the growth of gated communities and enclosed urban precincts, the peaceful improve – in an “inclusive” way – of the Donatello Gardens (Piazza Belfiore), thanks to a group of inhabitants, is remarkable. In particular, two women decided to react to the decline of the gardens by organizing parties, drinks, film festivals, summer gardening courses for children, concerts and other activities designed to involve those who are often seen to be the cause of the problem, rather than driving them out. Acting on their specific demands, the Turin-based Studio Ape designed a storage unit to be installed in the garden, in which to keep the materials used for events. The unit can be opened on all four sides, and it turns into a small kiosk. It was built in cooperation with Spazio Artigiani.

Il progetto nasce dall’esigenza di dare un’identità visiva in ambito urbano al quartiere San Salvario e per comunicare il brand “insectida”, un marchio simbolo di integrazione nei confronti del diverso concepito dallo stesso gruppo di persone che ha riqualificato l’Aiuola Donatello. La maggiore difficoltà di questo progetto era quella di concepire degli oggetti che interessassero sia all’azienda – Burgo Group, un gigante della carta – sia alla comunità. La mediazione ha portato al concepire una serie di gadget in carta. Una borsa da shopping con due elementi laterali che si possono ritagliare e diventare degli insettini-stati d’animo da appendere ovunque. “La pulce nell’orecchio”, contenitore per fogli e memo per segnare gli appuntamenti: il nome deriva dalla grafica che sull’elemento di chiusura prevede da una parte il disegno di un orecchio e dall’altra di una pulce che ci si infila dentro. Il “Librivoro” è un segnalibro a forma di insetto che viene inserito nei libri e “li mangia”.

This project arose from the need to provide a visual identity for the San Salvario district within the city, and to communicate the “insectida” brand, a symbol of integration conceived by the same group of people who worked on the improvements to the Donatello Gardens. The greatest difficulty connected with this project was that of creating objects which would be of interest both to the company – Burgo Group, paper-manufacturing giant – and to the community. The idea of a series of paper gadgets emerged from the mediation between these two groups. These include a shopping bag with two lateral parts that can be cut out to form state-of-the-artinsects which can be hung up anywhere. La “pulce nell’orecchio” (A flea in your ear), a container for sheets of paper, and slips for noting appointments: the name is based both on the graphic design and on the locking system, with an ear motif on one side and a flea, pushed into it, on the other. The “Librivoro” (bookworm) is an insect-shaped bookmark which is placed in books and “devours them”.

Carta Paper

Legno Wood

Documé è un’associazione che raccoglie e diffonde i migliori documentari sulla scena mondiale. La sede di San Salvario coltiva un rapporto molto vivo con gli abitanti del quartiere, proiettando i filmati in una sala locale e, d’estate, anche all’aperto. Ha chiesto uno schermo facilmente smontabile per potere allestire questi spettacoli con agilità. Una “scatola” che si apre e che si trasforma in un megaschermo per video proiezioni. La metamorfosi si svolge in 5 minuti grazie ad un sistema di carrucole, pulegge, paranchi e winch (Harken) studiati per demoltiplicare i carichi e ridurre lo sforzo meccanico con un semplice gesto di una persona. Il Modulo Cinema arriva in piazza e si apre per diventare schermo, mentre il suo contenuto (sedute e impianto video-audio) si dispone per la proiezione al pubblico.

Documé is an association that collects and distributes the world’s best documentary films. Its headquarters in San Salvario keeps up an active rapport with the inhabitants of the neighbourhood. Films are screened in a local cinema and outdoors in the summer. They needed a screen which was easy to set up and take down so as to speed up the practical side of showing films. The answer is a “box” that opens and transforms itself into a giant projection screen. This operation takes just 5 minutes thanks to a system of pulleys, wheels, tackle and winches (Harken) designed to gear down loans to that one person has easily got the strength needed to set up the screen. The Cinema Module opens on site to become the screen while its container (seat and video-audio system) is ready for when the screening starts.

enzo mari

37. Monumento al lavoratore Monument to the worker

Enzo Mari progetta un “monumento al lavoratore” per il quartiere di San Salvario. Si tratta di una struttura in grado di ospitare un giovane che lavora per diventare imprenditore, ovvero che tenti di mettere in moto un processo produttivo, finanziato dal soggetto pubblico. La struttura, che simboleggia la necessità di una nuova generazione di imprenditori, dovrebbe essere installata in uno spazio pubblico, ad esempio su due posti auto. “L’unica conoscenza vera nasce dal lavoro di trasformazione – sostiene il designer –, ma attualmente le amministrazioni pubbliche continuano a proporre nient’altro che giochetti per il tempo libero. In una situazione come quella italiana – che sta precipitando verso una condizione da terzo mondo – una città può risolvere i suoi problemi solo avendo almeno una parte dei cittadini che si faccia carico di capire cosa l’Italia potrà fare nei prossimi anni. Siccome le amministrazioni non favoriscono certamente questo processo, e nei casi in cui qualcuno indichi strade possibili questo viene ostacolato, un imprenditore (delle scienze, dei beni materiali) che riesce a far vivere la sua industria è bravo ed è una persona da rispettare.” Il progetto nasce da un’idea di Enzo Mari, sviluppata da alcuni studenti di design del III anno di Naba.

Enzo Mari has designed a “monument to the worker” for the San Salvario district. It is in the form of a house which is able to accommodate a young person who is trying to become an entrepreneur, i.e. trying to get a production process up and running with the support of public funding. The structure, which symbolises the need for a new generation of entrepreneurs, is designed for installation in a public place, such as a space provided by two adjacent parking slots. “Real knowledge only comes from work which transforms something into something else,” says Mari, “but at the moment our public authorities only give us frivolous games to fill up our free time. In a situation like Italy’s – a country which is sliding rapidly towards Third-World status – a city can solve its problems only if at least some of its inhabitants make the effort to understand what Italy will be capable of over the next few years. Since our local authorities are doing nothing to make this happen, and hinder anyone who points to possible ways forward, any entrepreneur (of science or material goods) who manages to keep his business alive is a remarkable person who deserves our full respect.” This design was born from an idea by Enzo Mari and was developed by Naba third year design students.

Il deposito per l’Aiuola Donatello. The Donatello Gardens storage unit.

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madama cristina

madama cristina

JASPER morrison, ANDREAS bRAndolini*, FABRICE domErcq* Serralunga

saloNE gemma Artelier-nonsololuce, BillowBoard Sotto: il mercato in piazza Madama Cristina. In basso: simulazione dei vari usi nel corso della giornata della seduta-dissuasore di Jasper Morrison.

38. Seduta-dissuasore Bollard seat

Below: the market in Piazza Madama Cristina. Bottom: mock-up of various uses for Jasper Morrison’s bollard seat throughout the day.

39. Lampada parassita Parasite lamp

Attacco a terra Ground fixing Lampada fluorescente Fluorescent light

Gomma nera stampata Printed black rubber

Spira in acciaio Steel coil

Lampada alogena Halogen light

Parcheggio sotterraneo Underground parking

Durante il mattino, piazza Madama Cristina è un grande mercato coperto, ma di pomeriggio e di notte diventa un parcheggio abusivo. Gli abitanti della zona e i proprietari di bar e ristoranti reclamano quello spazio per un uso pedonale, ludico, di incontro. Il progetto prevede di trasformarla senza impedire l’accesso mattutino ai mercatali con i loro veicoli – ma facilitando il posizionamento delle bancarelle – e senza avere un supplemento di gestione e manutenzione. L’idea dei designer è stata quella di progettare un elemento che impedisca alle macchine di parcheggiare all’interno

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Guscio in plastica Plastic shell

*fuori concorso out of context

di certe aree, abbastanza basso da sparire sotto il piano delle bancarelle. Un dissuasore realizzato in gomma nera stampata, materiale molto resistente e meno aggressivo del cemento o dell’acciaio in caso di urto con un’auto o un passante distratto. La forma, l’altezza, il materiale “caldo” lo rendono una sorta di seduta singola provvisoria, e il suo “tappo”, inserito nella parte superiore in modo da nascondere il sistema di fissaggio al pavimento, può essere utilizzato come supporto decorativo (colore) e/o di informazioni scritte (es. Città di Torino).

In the mornings, Piazza Madama Cristina is a large covered market, but in the afternoons and at night it becomes an illegal car-park. Local residents and the owners of bars and restaurants want this space to be a pedestrian area, for leisure time and for socializing. This project was designed to transform the location without preventing access to stall holders and their vehicles in the morning – and also facilitating the positioning of their stalls – and without the need for extra management and maintenance. The designer’s idea was to create a means of preventing cars from parking

within certain areas, something which would be low enough to fit under a market stall. The bollard is made in die-printed black rubber, a less aggressive material than concrete or steel in the case of contact with a car or a distracted pedestrian. At the same time, it is very strong. The shape, height, and the warmth of the material make it a sort of temporary single chair, and its “top”, inserted into the upper part to hide the anchorage system, can also be used as a decorative (and coloured) item, and/or for bearing written messages (such as “City of Turin”).

Se le auto si ostinano a parcheggiare abusivamente in piazza Madama Cristina la responsabilità è anche dell’illuminazione pubblica, molto più simile a quella di un parcheggio di periferia che a quella di una piazza. Nella città che più di ogni altra ha investito e investe nell’installazione delle “luci d’artista”, il team Salone Gemma non si è limitato a progettare una semplice lampada, bensì una sorta di oggetto parassita luminoso – il LapLamp – in grado di attaccarsi a ogni palo, del semaforo, della luce, di un cartello stradale. In piazza Madama Cristina si attacca ai pali della tettoia, dando vita a un ambiente accogliente.

Dall’alto: uno scorcio del mercato coperto di piazza Madama Cristina; la lavorazione del modello della Lap-Lamp; ipotesi di progetto.

One of the reasons why people insist on parking their cars unlawfully in Piazza Madama Cristina can be attributed to the outdoor lighting, which is closer to that of a suburban car park than a city square. In the city that more than any other has invested in the installation of “art lighting” schemes, the Salone Gemma team did not just design a lamp, but rather a sort of parasitic luminous object – the LapLamp – which can be attached to any street pole, whether it be a traffic light, a street light, or a sign. In Piazza Madama Cristina the light is attached to the roof supports, creating a welcoming atmosphere.

Top to bottom: view of the covered market in Piazza Madama Cristina; working on the model of the Lap-Lamp; product concept.

courtesy Salone Gemma

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PROGETTO SPECIALE

PROGETTO SPECIALE

iaad*, naba* (con / with Ghigos*) Confartigianato Imprese Torino (Falegnameria Odino Egidio, Racetech, Vibel), Jannelli&Volpi

avventura urbana* Isolpack, Print Adv, SCS Euroacustic, Blu Sky, Cooperativa Sociale Piero&Gianni

40. Archivio mobile Mobile archive

Fotocamera Camera

SAN SALVARIO-creativi* MCL Officine Grafiche

42. Libro-impronta Footprint book

41. Strategie antirumore Noise-reduction strategies

Serigrafia su specchio Serigraphy on mirror

Altoparlante Loudspeaker

PROGETTO SPECIALE

Pannelli fonoassorbenti Soundproof panels

Pannello solare Solar panel

PC

Timbro Stamp

Buca postale Mailbox Lampada Lamp

Gli studenti dello Iaad di Torino e della scuola Naba di Milano, insieme a Ghigos, hanno lavorato su un intero quartiere di Torino, San Salvario. Un quartiere simbolo della città per la sua multietnicità – una volta considerata problematica e ora una risorsa –, ma anche per l’alto tasso di partecipazione alla vita pubblica da parte degli abitanti. I progettisti hanno concentrato i loro sforzi sui desideri e gli interessi di questa comunità complessa, elaborando l’idea di un archivio ambulante in grado di acquisire informazioni direttamente sul territorio, aggirandosi tra le vie e i cortili di San Salvario per raccogliere

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*fuori concorso

Dehor

out of context

le testimonianze e il vissuto in tutte le sue possibili forme. Questo “raccoglitore urbano delle memorie” è una sorta di roulotte trainata da biciclette – spesso sono gli abitanti stessi del quartiere ad azionarle – con valenza polifunzionale: è un oggetto in movimento, che da fermo diventa archivio dotato di una buca delle lettere, una fotocamera e un citofono per lasciare messaggi vocali, apribile per la fruizione del materiale archiviato. L’obbiettivo è che l’archivio mobile diventi una piattaforma che permetta al quartiere di incontrarsi per definire nuovi possibili modi di costruire percorsi condivisi.

Ghigos, students from the Naba school in Milan and the Iaad in Turin, have worked on an entire district, San Salvario, in Turin. This district is well-known for its multi-ethnicity – which was once considered a problem, but is now seen as a resource – and also for the inhabitants’ high degree of participation in public affairs. The designers concentrated their efforts on the needs and interests of this complex community, developing the idea of a mobile archive capable of acquiring information directly in situ, on the streets and in the courtyards of San Salvario, in order to gather a series of types of information and opinions.

This “receptacle for urban memories” is a sort of caravan with multiple functions, towed by bicycles – and it is often the inhabitants of the district who do the cycling. It is a moving object that, when immobile, becomes an archive, fitted with a letterbox, a camera and a voice recorder to leave vocal messages. It can be opened so that people can explore the contents of the archive. The aim is that the mobile archive should become a platform enabling the neighbourhood to come together around this point of focus and define new potential ways of constructing forms of participatory development.

Il workshop di Avventura Urbana si chiama “La notte è di tutti. Via Silvio Pellico progetta la sua quiete”, e tenta, attraverso un rigoroso processo di progettazione partecipata, di riconciliare la vita notturna di San Salvario con l’umore dei residenti. Partiti dall’idea di un “dehor anecoico” – un unico oggetto capace di assorbire i suoni – per il BibeRon, il locale più frequentato del quartiere, i designer hanno finito per progettare un sistema antirumore fatto di oggetti, tecnologia, comunicazione e persino regole di vicinato, senza dimenticare la pedonalizzazione. In particolare: due lampade con fonometro, che lampeggiano quando il rumore supera una soglia stabilita; una serie di tovagliette con ritratti e poesie degli abitanti, che ricordano agli avventori il rispetto per il sonno altrui; pannelli da autostrada trattati graficamente – e stampati su acciaio con un processo innovativo – che diventano quadri urbani fonoassorbenti a parete o elementi integrati nelle sedute e negli arredi da esterno disseminati nello spazio della strada, e, infine, il dehor.

Progetto San Salvario Project book San Salvario

*fuori concorso out of context

The Avventura Urbana workshop has the following title: “The night belongs to everyone. Via Silvio Pellico designs its tranquillity”, and it attempts to reconcile San Salvario’s nightlife with the needs of its residents, by means of a process of participatory planning. Starting from the idea of an “anechoic outdoor pavilion” – capable of absorbing sound – for the BibeRon, the most popular venue in the district, the designers ended up creating a noisereduction system consisting of objects, technology, communications and even good-neighbourliness, without forgetting pedestrian precincts. More specifically: two lamps with phonometers, which flash when noise exceeds a given level; a series of serviettes with portraits of local residents and their poems, reminding customers that other people are sleeping; motorway panels with graphic decoration – printed on steel using an innovative process – which absorb sound, wall-mounted urban paintings or other elements combined with outdoor chairs and furnishings on the street, and lastly, the street pavilion itself.

Nel quartiere di San Salvario si è costituita una comunità spontanea di cittadini, appoggiati dall’Agenzia di Sviluppo e dalla circoscrizione, che, sfruttando la presenza di molti professionisti, creativi, architetti, designers sta lavorando sull’immagine del quartiere per creare una nuova identità alternativa a quella, veicolata dai media, di quartiere problematico e degradato. In particolare San Salvario pilota il design è un piano strategico per il quartiere, un palinsesto costruito a partire da immagini. Non si tratta di inventare un nuovo futuro per San Salvario ma di riutilizzare tutti i materiali pronti per comprenderne le potenzialità. Per Geodesign la comunità presenta una pubblicazione che racconta la sua storia e il piano strategico. La copertina realizzata su un supporto tridimensionale riproduce la conformazione del quartiere, la sua impronta, che si potrà timbrare o stampare su carta per realizzare mappe tematiche. La pubblicazione è stata ideata da grafici e designer della comunità e stampata in collaborazione con MCL Officine Grafiche, che da anni ha fatto della ricerca nella stampa su supporti speciali il suo punto di eccellenza.

*fuori concorso out of context

In the San Salvario neighbourhood there is now a spontaneously formed citizen’s association made up of professionals, creative people, architects and designers who are working together on a new district identity that has long suffered from its media-fuelled image as a run-down, problematic zone. The association has already gained support from the local council’s development and district office. One of the association’s schemes is “San Salvario pilota il design” (San Salvario experiments with design), which is a strategic plan based on a mix of images of the district. The aim is not to create a new future for San Salvario, but realise the potential of its existing assets by putting them to different use. For Geodesign the association has brought out a publication that tells the story of the Association and its strategic plan. The cover with its three-dimensional backing reproduces an outline of the district as a footprint that can be used as stamp or printed on paper to produce maps of the quarter. The publication is the work of the association’s graphic artists and designers and was printed in collaboration with MCL Officine Grafiche, which has long specialised in printing techniques using unusual backing materials.

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scuole

canottieri

james irvine Cooperativa Sociale Piero&Gianni

LORENZO DAMIANI Azetagroup

43. Colline per il Parco del Valentino Hills for the ValentinoPark

Sotto: un disegno del Padiglione 5, con l’entrata seminterrata vetrata e le “colline” sopra le bocche di aerazione. In basso, Irvine con i ragazzi in loco.

Below: drawing of Pavilion 5 showing the glass basement entrance and the “hills” over the ventilation inlets. Bottom: Irvine on site with local kids.

44. Pontile Landing-stage

Pannelli di legno Wood panels

Illuminazione a led led lighting

A B C

C B

E

Gomma Rubber

D E

Polistirolo Polystyrene D

Bocca d’areazione Window well A

Istituito dalla Città di Torino, il “Laboratorio Città Sostenibile” nasce per coniugare percorsi educativi, azioni urbanistiche, interventi architettonici e progettazione partecipata all’interno del sistema educativo della città, in collaborazione con istituzioni scolastiche e associazioni, per la realizzazione di spazi per il gioco e di aggregazione all’interno e all’esterno delle scuole stesse. I ragazzi della Scuola Media Manzoni di San Salvario, coinvolti negli anni precedenti nella progettazione di un’area giochi all’interno dello storico Parco del Valentino, si sono trovati a cercare una soluzione per l’occultamento

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delle bocche di aerazione di un parcheggio sotterraneo adiacente, il cosiddetto “Padiglione 5”. Situata tra il quartiere di San Salvario e il Valentino, in un punto molto vitale della città, l’area di copertura del parcheggio era stata semplicemente ricoperta da prato sintetico durante le Olimpiadi 2006. James Irvine ha progettato, insieme agli studenti, delle colline verdi che, ricoprendo i bocchettoni, emergono dal prato e diventano per i ragazzi luogo di gioco e di sosta: i promontori in miniatura invitano i ragazzi ad arrampicarsi e sono anche luogo di incontro con sedute ritagliate nella terra.

Set up by Turin City Council, the “Sustainable City Workshop” is designed to combine educational courses, town-planning operations, architectural projects and participatory design work within the city’s education system, in conjunction with schools and associations, in order to create spaces for play and meeting-places inside and outside the schools themselves. Children from the Manzoni Secondary School of San Salvario, who in previous years were involved in designing a play area inside the historic Valentino Park, found themselves working on a means of concealing air vents in the neighbouring

underground car park, the so-called “Pavilion 5”. The area above the car park, which can be found between the San Salvario and Valentino neighbourhoods in a very lively part of the city, was simply covered with synthetic turf during the 2006 Olympic Games. James Irvine worked with the schoolchildren on designing green hills, which emerge from the synthetic turf to cover the air vents, providing children with a play and relaxation area. Kids can also climb up the miniature promontories, which also provide a meeting place with seats built in the ground.

Simulazione del pontile di notte; disegni del progetto; materiale prima e durante l’assemblaggio. Mock-up of the landing-stage at night; design drawings; materials before and during assembly.

La soluzione di Damiani ai problemi di un pontile da canottaggio (leggerezza, facilità di montaggio, resistenza alla corrente e ai detriti, stabilità in relazione al carico, discontinuo, di otto atleti sullo stesso lato) non passa attraverso il processo di progettazione di uno stampo apposito, ma fa ricorso a materiali già in produzione. Lo scheletro è costituito da tubi vuoti in pvc, assemblati a costituire il perimetro e la struttura trasversale, intervallati da cunei in polistirolo che ne permettono il galleggiamento e che, con la loro forma, favoriscono il fluire della corrente del fiume. Pannelli in legno ricoperti in gomma antiscivolo posizionati sulla struttura in pvc assicurano la stabilità del pontile, dotato di un sistema di illuminazione a energia solare lungo il perimetro esterno e tra le giunte dei pannelli. Per calare la barca in acqua e per l’accosto è prevista una sorta di scivolo che può essere fisso o incernierato.

Instead of designing something new, Damiani’s response to the challenges of a landing-stage for rowers – which had to be light, ease to assemble, resistant to currents and water-borne materials, and stable when unevenly loaded with eight rowers all standing one side of it – was to make use of the materials that were already available. A skeleton of hollow PVC tubes forms the perimeter and cross-structure, interspersed with polystyrene buoyancy wedges whose shape also allows the river current to flow freely under the structure. Wood panels covered in non-slip rubber are mounted on the PVC frame, making the landing-stage as stable as possible. Solar-powered lights are fitted along the perimeter and between the panel joins. An optional fixed or hinged slide makes it easier to get boats into the water and position them alongside the landing-stage.

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canottieri

murazzi

luisa bocchietto* Serralunga

simone songia* P-stick

45. Pontile Landing-stage

46. Toilette pubblica Public Toilet

Passerella Boardwalk

Portabicchiere Glass holder

Trave in legno Plywood beam Pontile Pontoon Contrappeso Counterbalance P-stick (display interattivo) P-stick (interactive display)

Il Po a Torino non è molto frequentato. I canottieri sono quasi i soli a navigare sulle sue acque, e dispongono di un numero limitato di pontili fissi che, in occasione delle regate annuali, si rivela insufficiente. Questo ha generato la richiesta di pontili “leggeri”, che, in caso di successo, potrebbero anche diventare un dispositivo per incentivare la riappropriazione del fiume da parte della cittadinanza. Il pontile “Fish Eye” in polietilene, di Luisa Bocchietto, è pensato per moduli simmetrici, progettati per rendere possibile l’accosto, attrezzabili con una serie di accessori da posizionare all’interno di fori laterali (paline indicative, bitte e altri componenti). L’illuminazione laterale permette di muoversi con più agio nelle buie mattine invernali, durante gli allenamenti. La scelta della plastica rotazionale assicura a questo pontile massima leggerezza e agilità per il trasporto, il montaggio e le operazioni di manutenzione.

*fuori concorso

*fuori concorso

out of context

out of context

The River Po in Turin isn’t used much for leisure activities. Rowers are about the only people who actually take to the water, and their small number of landing-stages have always proved inadequate when they hold their annual regattas. What they needed were lightweight landing-stages, which, if they proved successful, would encourage city-dwellers to make more use of their river. Luisa Bocchietto’s “Fish Eye” polyethylene landing-stage consists of symmetrical mooring modules designed to accommodate a range of accessories in holes along their sides (edge poles, bollards and other fixtures). Lighting along the sides also makes it easier to manoeuvre boats while training on dark winter mornings. The use of rotation-moulded plastic makes the landing-stage as light as possible, as well as easy to transport, assemble and maintain.

I Murazzi – le banchine che costeggiano il Po – diventano soprattutto d’estate un luogo di intensissima frequentazione notturna, pieno di locali e bar. Di solito questo genere di posti ha la tendenza a diventare un bagno a cielo aperto, soprattutto dopo la decadenza dei pubblici vespasiani a favore di sgradevoli toilette chimiche. Si è resa quindi indispensabile la progettazione di un nuovo genere di toilette pubblica, e in particolare di un orinatoio piccolo, mimetico e accessibile, conforme cioè all’esigenza di “catturare” il maggior numero di trasgressori senza cozzare con i vincoli che la soprintendenza ha posto sulle monumentali banchine

ottocentesche. Non sono state le aziende di sanitari o i classici produttori di arredi urbani a rispondere a questo appello, ma la grande intraprendenza di P-stick, un’azienda che produce un genere particolarissimo di display che al contatto con l’urina rivela l’immagine sottostante la superficie nera (in genere un messaggio pubblicitario). Con mossa intelligente e sperimentale, P-stick ha deciso di far progettare un orinatoio adatto all’adesivo, in plastica rotazionale, a forma di tronco di cilindro, per dotarsi così di un nuovo strumento di promozione del prodotto legato a una grandissima utilità pubblica.

The Murazzi quays that flank the River Po fill up with people during summer evenings, in this area full of bars and other clubs. Of course such places tend to end up getting used as open-air lavatories, especially now that the old public Vespasian urinals have been replaced by less popular chemical toilets. This has made it essential to design a new kind of public convenience, a small, camouflaged but easy-to-access urinal, capable of attracting the largest possible number of those who would otherwise “relieve themselves” outdoors, but without infringing the preservation order that protects the 19th-century

quays as a historic monument. The challenge was taken up not by the big sanitary fittings firms or manufacturers of street furnishings, but by P-stick, an enterprising company that produces a highly unusual kind of product: an adhesive sticker that reveals an image (usually an advertising message) underneath its black surface when it comes into contact with urine. P-stick came up with the clever, experimental idea of making a urinal out of rotation-moulded plastic in the shape of a truncated cylinder, suitable for use with the sticker. This gives it a new promotional tool while also providing a much-needed public service.

Maurizio Cilli, architetto e proprietario di uno dei locali sui Murazzi, attivissimo nell’organizzazione del progetto; simulazione giorno-notte dell’orinatoio. 98

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Maurizio Cilli, architect and owner of one of the night-spots on the Murazzi, played an active role in organising the project; mock-up of the urinal by day and night.

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erasmus

fabio novembre Fiat, GTT-Gruppo Torinese Trasporti

naoto fukasawa Danese

47. Bus-libreria Bookshop bus

48. Separé Partition

Schermo in nylon Nylon shield

courtesy Naoto Fukasawa

PROGETTO SPECIALE

Portaoggetti Glove compartment

L’azienda dei trasporti torinese GTT fornisce un autobus a metano. Fabio Novembre, in collaborazione con Fiat, lo trasforma nel “Para-city Bus”, una libreria itinerante A-Book nata dalla costola dell’ex Artbook di Fabio Castelli alla Triennale. Per l’intera durata del Torino 2008 World Design Capital, il “Para-city Bus” presidierà le sedi di tutti gli eventi e le mostre di architettura e design, orientando di volta in volta la selezione di libri e riviste in vendita in relazione al tema dell’evento. In alcune serate speciali, il pullman si trasformerà in un torpedone per tour gastronomico-culturali (passando da Eataly) guidati da uno dei protagonisti del mondo del design.

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GTT, Turin’s public transport authority, provided the methane-fuelled bus which Fabio Novembre, working together with Fiat, has turned into a “Para-City Bus”, a travelling A-Book library modelled on Fabio Castelli’s former Artbook shop at the Milan Triennale. For the entire duration of Turin’s term as the 2008 World Design Capital, the “Para-City Bus” will be on hand at all the city’s venues and architecture&design exhibitions, helping people to choose books and magazines relevant to the events which will be taking place. On some special evenings, the bus will turn into a coach for gastronomic and cultural tours (when it will stop at Eataly) with well known members of the design community acting as guides.

Nell’immaginario comune l’Erasmus è associato all’enorme libertà di conoscere nuove persone, lingue, amori, e contemporaneamente alla coabitazione a volte soffocante in spazi spesso sovraffollati, rumorosi, senza la minima possibilità di privacy. Un gruppo di studenti arrivati al Politecnico di Torino da Spagna, Brasile, Portogallo ha individuato, tra tutti i possibili temi della coabitazione, la necessità di delimitare uno spazio temporaneamente autonomo. Naoto Fukasawa ha spinto all’estremo questa commistione di intimità e precarietà, progettando per Danese un leggerissimo separé pieghevole in nylon, retto in piedi dalla stessa valigia che lo contiene, che a sua volta si trasforma in un comodino attrezzato per sistemare le proprie cose, mantenendole a portata di mano. La continua mobilità degli studenti, di Fukasawa e degli stessi interlocutori dell’azienda ha reso questa esperienza di progettazione un processo fatto di incontri brevi e fortuiti, di fittissimi scambi di mail da fusi orari lontani, di rischiosi periodi di latenza e fulminee accelerazioni.

Most people associate the Erasmus project with the freedom to meet new people, learn languages, fall in love and, at the same time, share apartments in what are often overcrowded, cramped and extremely noisy spaces, offering absolutely no privacy. A group of students from Spain, Brazil and Portugal studying at Turin Politecnico has, with all the various issues which are involved in living together, focused on the need to set out some sort of independent temporary space. Naoto Fukasawa has used this mixture of intimacy and precariousness in order to design a lightweight foldaway nylon private living unit for Danese, held up by the suitcase it actually contains, which, in turn, converts into a fully equipped bedside table where you can place your own things within arm’s reach. The fact that the students, Fukasawa, and even the people at the company are constantly on the move turned this design project into a series of quick meetings, with constant e-mailing from different time zones, and periods of inactivity followed by sudden bursts of energy.

Dall’alto: un esempio di tela pieghevole da cui Fukasawa ha tratto il modello del separé; simulazioni d’uso della valigiaseparé-comodino.

Top to bottom: the folding sheet which Fukasawa used to make his partition; examples of the suitcase-partitionbedside table in use.

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Scuola Holden / Gianluigi Ricuperati

S.O.S. Corral Gli allievi del master della scuola Holden, hanno seguito il processo di Geodesign come un grande racconto urbano a più voci.

B

envenuti nella democrazia degli oggetti. Tutto questo è un ricordo composto di frammenti instabili, e i frammenti instabili sono l’unico racconto possibile per qualsiasi città. Ricordo che nell’inverno del settimo anno, del primo secolo, del terzo millennio, nella città in cui sono nato, è calata come un disco volante la Democrazia degli Oggetti. È una parata di stelle con diritti e rovesci. Si sono presentati i bisogni – avevano la faccia di barboni e casalinghe, hobbysti e indesiderabili, pie donne e giovani intellettuali africane. Si sono presentati ciclisti e canottieri, uomini del circo e donne incinte. Poi sono arrivati i disegnatori di oggetti, sono precipitati da un altro mondo come diamanti attaccati a un paracadute. Si sono presentati imprenditori e gente in cerca di occasioni. Quello che segue è la trascrizione immaginaria di quel che è successo quell’inverno, l’inverno in cui è sbarcata la Democrazia degli Oggetti. Un gruppo di persone ha provato a cucirlo insieme. Il pianeta disegnato, l’antimateria emotiva di una città di medie dimensioni nell’Europa del Ventunesimo Secolo, l’Europa troppo regolata del Ventunesimo Secolo. Gli oggetti prosperano nelle dimensioni urbane e poi volano nei deserti. Gli oggetti e le idee esplodono quando nell’aria si sente il Far West. L’Europa, e quella città, sono l’esatto opposto – luoghi in cui si prova a costruire una politica alta e condivisa, luoghi in cui non si cerca la felicità, forse, ma di sicuro la giustizia, e le tessere della giustizia sono regole. Il Fair West. Benvenuti nel gioco dell’Occidente Giusto. Questa storia soffre di una insolente molteplicità di voci. Quelli che l’hanno raccontata l’hanno vissuta, poi l’hanno probabilmente sognata, e infine hanno provato a raccontarla di nuovo. Le forme narrative sono eroi villani – ma l’indisciplina del testo riflette la vitale indisciplina del mondo – per quanto si provi a regolarlo, a guidarlo, a indirizzarlo verso la strada corretta. Questa città è l’opposto dell’Arizona – ma è piena di bisogni. Per fortuna in città non si spara più, ma per le strade e nei condomini lo spazio è tuttora pieno di sfide. Non esiste Ok Corral. Gli oggetti dicono ‘ok’ soltanto quando le persone hanno gridato dei sonori ‘S.O.S.’. Benvenuti all’S.O.S Corral. …A volte qualcuno si mette insieme, parla in coro e ricorda… La zona Spina 3 era l’orgoglio di Torino. Eravamo i pionieri del progresso. Da noi nasceva tutto, eravamo una piccola nazione che creava. Tutta l’elettrificazione di Torino partiva dal nostro polo industriale e l’economia della città fioriva grazie a noi. Da qui, da quelli che ora sono solo campi di sterpaglia, usciva il futuro. Entravano materie prime e, dopo essere passate sotto le nostre mani, diventavano l’Automobile. Ogni singolo componente veniva prodotto e assemblato in questi spazi, mica come oggi, che i sedili ti arrivano dall’India e il motore dalla Germania, costa meno. Noi eravamo l’orgoglio di Torino

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e Torino era orgogliosa di noi. Che importava se ti ammalavi? Una volta la salute aveva un prezzo, si chiamava “paga di posto”. Guadagnavi di più ed eri ancora più orgoglioso quando davi a tua moglie la busta paga. Ad un certo punto però, la situazione è diventata insostenibile. Abbiamo realizzato che la salute non si può, non si deve vendere. Quando si scioperava, si scioperava davvero, tutti quanti uniti. Abbiamo ottenuto l’abbattimento della ciminiera di via Nola. Abbiamo ottenuto gli impianti di depurazione. In realtà non sapevamo bene cosa fossero, ma ci avevano assicurato che avrebbero ridotto le sostanze nocive. Questi famosi impianti di depurazione li abbiamo potuti vedere solo dopo la demolizione delle fabbriche. Lì, in mezzo a quello che diventerà un parco, è rimasta quella torretta, che sembra un po’ un pezzo di una centrale nucleare. Stefano Peloso / Spina 3 / A come Ambiente

Poi succede che la città si separa in quartieri. Viene separata nei discorsi degli altri. Quelle volte, la città sembra interamente composta dei discorsi degli altri. “Le case blu le chiamano. Perchè erano blu in origine. Ora sono cemento leopardato”. “Q 43” è il nome che hanno dato al quartiere negli anni 70, quando lo hanno costruito, provvisorio, per un paio di anni soltanto: temporaneo. Assemblare informazioni significa riporre nello stesso contenitore impressioni e immagini, storie e oggetti. La vita scorre tra le mura dei palazzi, nelle trombe delle scale, tra le aiuole dimenticate, nella strada, negli odori, nella quotidianità di eventi che nella loro ripetitività non vengono più considerati caratterizzanti. Lo sguardo del narratore coglie questi micro-avvenimenti che contraddistinguono un luogo, uno spazio. I designer si avvicinano all’oggetto osservando l’ambiente nel quale verrà introdotto. È un’analisi emozionale, un accumularsi di materiale “vivo” che in seguito definirà le linee guida necessarie alla realizzazione di un prodotto funzionale. Assemblare informazioni significa distrarsi dal normale ritmo del tempo per trovarsi a sorprendersi di fronte al continuo movimento della quotidianità. Con l’osservazione si delineano regole interne ai luoghi visitati. Il processo deve avvenire in quello spazio che separa il narratore dall’essere ospite del luogo ed esserne una vittima. Il mercato nella lunga strada trasformata in piazza: restano i lampioni e navi di rifiuti, uccelli che beccheggiano. Da est un aeroplano lucido seziona il cielo in direzione della pista di atterraggio. Una ragazza sale e scende le scale. Un signore con il maglione colore giallo senape vive all’appartamento numero 4 da trenta anni. Una automobile OPEL ha l’adesivo FERRARI. Una bicicletta per bambini senza la ruota anteriore è legata ad un lampione di colore verde. Il telegiornale è registrato, così che le notizie si ripetono in continuazione.

W

elcome to the democracy of objects. All this is a memory made up of of unstable fragments. The only way to tell the story of any city is through unstable fragments . I remember that in the winter of the seventh year of the first century of the third millennium, in the city where I was born, the Democracy of Objects arrived like a flying saucer. It was a parade of stars,with their good and bad aspects. A series of needs marched by, bearing the face of tramps and housewives, hobbyists and undesirables, pious women and young African intellectuals. There were also cyclists and boaters, circus artists and pregnant women. Then the designers of object designers came, dropping in from another world like diamonds on parachutes. Business people and those on the hunt for a good deal came by. This is the imaginary transcription of what happened that winter, the winter when the Democracy of Objects came to town. A group of people came together to try to sort everything out. The designed planet, the emotional anti-material of a mediumsized- city in 21st-century Europe, that over-regulated Europe of the 21st century. Objects proliferate in the city and then fly into the deserts. Objects and ideas flourish when a kind of Far West seems close. Europe, and this city, are the total opposite of the Far West – in these places, we try to deal with high-minded politics, places where maybe it is not happiness that is sought, but definitely justice, and the building blocks of justice are rules. A Fair West. Welcome to the game of the Fair West. This story suffers from an insolent multiplicity of voices. Those who told it also lived through it, then, they probably dreamed it, and then they tried to re-tell it. Narrative forms are villainous heroes – but a story’s lack of discipline reflects the lack of discipline of the world – no matter how hard we try to regulate, guide and set things on the right path. This city is the opposite of Arizona – but has many needs. Luckily, there is no shooting in this city anymore. But the space is still full of challenges amidst its streets and buildings. There is no OK Corral. The objects only say “ok” when people have cried out “S.O.S.”. Welcome to the S.O.S. Corral. Sometimes people get together, speak as one and remember… The Spina 3 area was the pride of Turin. We were the pioneers of progress. Everything originated with us. We were a little creative nation. All of Turin’s electricity started from our industrial centre, and the city’s economy flourished thanks to us. The future started from here, from what are now just brushwood fields. Raw materials arrived, went through our hands and came out as an Automobile. Every last part was made and assembled in these spaces. Not like today, when the seats come from India and the engine from Germany and cost less. We were the pride of Turin and Turin was proud of us. Who cared if you got sick? Once health had a price. It was called “extra pay”. You earned more and you were even prouder when you gave your wife your paycheck. But the time came that that situation became intolerable. We realized that health can’t be andshouldn’t be sold. When we

went on strike, we really went on strike, everyone together. We got the chimneystack on Via Nola demolished. We got purification systems. We didn’t actually understand what they were, but they assured us that they would reduce toxic substances. We only got to see these famous purification systems when the factories were torn down. There, in the middle of what would become a park, there was that little tower, looking a bit like a section of a nuclear power plant.

Master’s degree students at the Holden School experienced the Geodesign process as a rolling urban tale with multiple narrators.

Stefano Peloso / Spina 3 / A come Ambiente

Then the city separated into neighbourhoods. It was broken up in other people’s conversations. On those occasions, the city seemed entirely made up of other people’s conversations. “They call them the blue houses, because once upon a time, in the beginning, they were blue. Now they are leopard-skin concrete”. “Q 43” is the name they gave the neighbourhood in the 1970s, when they built it on a provisional basis, for just a couple of years: temporary. Putting together information means placing thoughts and images, stories and objects, all together in the same container. Life flows between the walls of buildings, in stairwells, out in the midst of forgotten gardens, into the street, in smells, in everyday events, whose repetitiveness means they are no longer seen as distinctive. The narrator’s eyes observe these micro-events which characterise a place or space. Designers study an object by observing the environment into which it will be introduced. This is a form of emotional analysis, a build-up of living material, which will later set the guidelines required for creating a functional product. Putting together information means breaking free from the normal pace of time in order to be startled by the constant motion of everyday life. This process must take place in the space that determines whether the narrator will be a guest in a place, or its victim. A market in a long street transformed into a square: the lampposts are still there and there are piles of rubbish, birds pecking away. From the east a shiny aeroplane cuts across the sky heading for the landing strip. A girl goes up and down the stairs. A gentleman wearing a mustard yellow-coloured jumper has been living in flat no.4 for thirty years. An OPEL care has a FERRARI sticker on it. A child’s bicycle with no front wheel tied to a green-coloured lamppost. The news is recorded, so that the various news items are constantly repeated. The past is conserved and constantly reproduced, speeding up the rhythm of time. The news is about sea pollution. From the east another shiny aeroplane cuts across the sky heading for the landing strip. A blonde girl speaking from a second-floor balcony says that Giovanna came by about the light. A lady with a pushchair and a child tells her she is going to nursery school. A hole in the road is avoided by every means of transport, 483

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Gli studenti della Scuola Holden che hanno partecipato al workshop / Holden School students partecipating to the workshop: Sara Victoria Barberis, Ginevra Bria, Ilaria Ciavattini, Linda Fava, Cinzia Ferrara, Giuseppe Franco, Matteo Fresi, Daiana Galigani, Anna Galli, Marco Gigliotti, Alfredo Giordano, Adriano Habed, Dario Ingrami, Antonio Marzotto, Francesca Mautino, Ilaria Mele, Emanuele Milasi, Chiara Molina, Benedetta Novello, Giulia Ottaviano, Federica Patera, Stefano Peloso, Elisa Perino, Alessia Petitto, Andrea Santoro, Francesco Sparacino, Flavio Stroppini, Claudio Vittone e Pierpaolo Zoffoli Per leggere i testi completi / To read the complete texts www.scuola holden.it

Gianluigi Ricuperati (Italia, 1977) scrittore. Vive a Torino, Italia. Ha pubblicato due libri di non fiction, “Fucked Up” (2006) e “Viet Now, la memoria è vuota” (2007). Un suo racconto è presente ne “Il corpo e il sangue d’Italia”, un’antologia di scritture sull’Italia contemporanea. In ottobre uscirà il suo romanzo “Il mio impero è nell’aria” presso Minimum Fax. Sta scrivendo per l’editore Laterza un saggio narrativo sul denaro in prestito. (Italy, 1977) writer. He lives in Turin, Italy. He has published two works of non-fiction, “Fucked Up” (2006) and “Viet Now, la memoria è vuota” (2007). A story of his appears in “Il corpo e il sangue d’Italia”, an anthology of writings about contemporary Italy. His novel “Il mio impero è nell’aria”will be published by Minimum Fax in October 2008. He is writing a narrative essay on loaned money to be publish by Laterza. Scuola Holden È stata fondata a Torino nel 1994 per insegnare le tecniche di public-speaking, non soltanto in campo letterario ma anche per il cinema, il giornalismo e gli altri media. A school established in Turin in 1994 to teach public-speaking techniques, not just for literary purposes but also for cinema, journalism, internet and all other communication media. 104

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Accanto al televisore almeno trecento videocassette, con date. La memoria viene conservata e riprodotta in continuazione, accavallando il ritmo dei tempi. La cronaca parla di inquinamento del mare. Da est un altro aeroplano lucido seziona il cielo in direzione della pista di atterraggio. Una ragazza bionda dal balcone del secondo piano dice che per la luce è passata Giovanna. Una signora con una carrozzina dice a un bambino di andare all’asilo. Un buco nella strada viene evitato da ogni mezzo di trasporto compresi i piedi. Un piccione è sopra il tettuccio di plastica di un lampione di colore grigio. L’edificio nel quale mi trovo per una riunione di carattere informativo si chiama E15, come un colorante. Fuori ora piove: trasparenze tra vetro e cemento armato. Da est un altro aeroplano ancora lucido seziona il cielo in direzione della pista di atterraggio. Flavio Stroppino / Stendipanni Falchera

…Altre volte la città si ricorda di essere diversa, composita, irriducibilmente distante, e chi si sente così prova a comporre numeri di telefono di gruppi di ascolto, e invece di morire dal piangere comincia a sfinirsi dal ridere.. Pino Ho trovato una lettera d’amore da un suo commilitone! [...] “Disertore, per conquistarmi la giuria, per commuoverla, ebbi l’idea di simulare, con una scienza infusa davvero perfetta, l’omossessuale passivo, così divento lo zimbello della caserma dove mi rendono la vita impossibile, e poi diserto. Mi ricordo di noi, di giorno facciamo uno spuntino, nudi, bisticciamo, poi facciamo l’amore, accendiamo la radio che ronza per ore e fumiamo. Poi mi dici merda, ti giri dall’altra e senza vederci sorridiamo. Condannati a morte per peccato”. È gay! Lo sguardo dei due cade su una cartolina specchiata affissa in bacheca, la prendono. C’è un telefono da cui parte un nastro color arcobaleno e il sottotitolo “guardati dentro”. Per istinto Bruno l’afferra, intuendone l’utilità. Pino Guarda, ci si può specchiare! Oh guarda, come sono rosso! Bruno E cos’è questo telefono di questo Contatto?! Pino Mi sa che è un aiuto per i gay! Di notte, arrivato a casa Bruno riprende tra le mani la lettera scomoda. Pino ripone la lettera nel cassetto e lo chiude a chiave. Si siede sul letto con la testa fra le mani, a cavallo fra la vergogna e la commozione per ciò che ha letto. Con decisione si rialza, pronto a telefonare. Signorina Buongiorno, Contatto, mi dica… Pino (con voce un po’ spezzata) Buongiorno a lei, mi chiamo Pino… non so bene perchè vi ho chiamato, magari sono grullo ed è una sciocchezza, ma so preoccupato per il mio figliolo. Io problemi non ce n’ho, ma ho paura. Non so che devo fare... Signorina Non si preoccupi, ha chiamato proprio il posto giusto. Se la sente di parlarne? Giulia Ottaviano e Elisa Perino / LGBT Circolo Maurice

including feet. A pigeon is perched on the plastic top of a grey-coloured lamppost. The building I am in to attend an informative meeting is called E15, like a coloured dye. It is now raining outside: there is transparency between the glass and reinforced concrete. From the east another aeroplane, which is also shiny, cuts across the sky heading for the landing strip. Flavio Stroppino / Stendipanni Falchera

… Other times the city remembers it is different, multifaceted, distant and detached, and anybody who feels like that tries to dial the phone numbers of help groups, and instead of bursting into tears they burst out laughing… Pino I found a love letter from one of his fellow soldiers! [...] “Deserter, to win over the jury, I had the idea (which was based on a truly brilliant plan) of pretending to be a passive homosexual, so I became the laughing-stock of the barracks, where they made my life impossible, so I deserted. I remember all about us, during the day we would enjoy a snack, naked, then argue before making love. We would then switch on the radio that would buzz away in the background for hours, while we smoked. Then you said “shit” and turned away, and without looking at each other we smiled. Condemned to death for sin.” He is gay! They both looked at a reflective card on the notice board and then took hold of it. There is a phone with a rainbow coloured strip with “look inside” written under it. Instinctively, Bruno grabbed it, sensing it would be useful. Pino Look, you can see yourself in it! Oh, I look so red! Bruno And what is Contatto? And this phone number?! Pino I think it’s a helpline for gay people! At night, having got home, Bruno picked up the troublesome letter. Pino put the letter back in the drawer and locked it. He sat on the bed with his head in his hands, feeling something between shame and commotion about what he had read. Then he suddenly stood up, ready to call. Young Lady Hello, Contact, I am listening.. Pino (in a rather unsteady voice) Good morning to you, my name is Pino... I don’t really know why I called you, perhaps I am just being silly and it is nothing, but I’m worried about my son. I do not have a problem, but I’m worried. I don’t know what to do. Young Lady Don’t worry, you have called the right place. Would you like to talk about it? Giulia Ottaviano and Elisa Perino / LGBT Circolo Maurice

And when the city stops intervening , when everything gets difficult, there are only two ways out without feeling too guilty about it. First - change your horizons. Second - dance. – The berimbau in Salvador de Bahia are perfect. – They are better than the ones they make here, right? – It’s all about the environment, the climate. – Climate? –The warmer and damper the climate, the better the instrument reacts. – Let’s go and design one in Calabria, then.

E quando la città smette di interpellare, quando tutto diventa difficile, ci sono solo due cose per uscirne un po’ meno infelici. La prima – cambiare orizzonte. La seconda – ballare. – A Salvador de Bahia i berimbau sono perfetti. – Li fanno meglio che qui, eh? – È solo una questione di ambiente, di clima. Più il clima è caldo e umido, più lo strumento reagisce bene. – Andiamo a progettarlo in Calabria, allora.

Abitare ringrazia Selvaggia Verani per la preziosa collaborazione

Capoeira / Giuseppe Franco

Abitare thanks Sevaggia Verani for her precious collaboration.

Capoeira - Giuseppe Franco

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Geodesign on Abitare, n°483, June 2008

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