Estratto - Raccontami di te - Cosmo Iannone Editore

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Carmelina Fraraccio

Raccontami di te

Cosmo Iannone Editore


Carmelina Fraraccio

RACCONTAMI DI TE INCONTRARSI NELLE STORIE

Cosmo Iannone Editore


in copertina Disegno di Nina Kullmann

Nina Kullmann è nata nel 1979 in Germania. Conseguito il diploma da ceramista decide di trasferirsi in Italia, dove avvia il suo personale studio d’arte. Crea sculture, restaura e decora mobili, realizza mosaici artistici e pezzi unici in ceramica. Nel 2017 inaugura la sua attività di illustratrice con La storia della piccola Lilli, libro uscito in Germania e di cui firma anche il testo. Contatti  Facebook/instagram: KullmannKunst E-mail: ninakullmann79@gmail.com

Direttore di collana Lucio Cassone © cosmo iannone editore via Occidentale 9, 86170 Isernia tel./fax 0865.290164 – tel. 335.6887394 e–mail: iannonec@tin.it www.cosmoiannone.it

Prima edizione Ottobre 2021 Tutti i diritti riservati. La riproduzione di questo libro o di parte di esso e la sua diffusione in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo sono proibite. All rights reserved. No part of this publication may be reproduced, stored in a retrieval system, or transmitted, in any form or by any means, electronic, mechanical, photocopying, recording or otherwise.

Direzione editoriale Rosanna Carnevale Grafica e impaginazione Fotocomposizione TPM s.a.s. Città di Castello (PG)

ISBN 978-88-516-0220-8


Indice

Introduzione

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Raccontami di te. Incontrarsi nelle storie Capitolo I Capitolo II Capitolo III Capitolo IV Tutto cominciò così Capitolo V Capitolo VI Capitolo VII Affetti Internazionali Frigo Quello che gli adulti non sanno Piacere Righetti Jishan Castelli in aria Malattie dell’animo Un’insolita dirimpettaia Sorella da parte di padre Un’amicizia speciale Riflessioni Lo chef o la chef? Ragazze di città e ragazze di campagna Il mammo Janos Epilogo Il virus con una corona al posto del cervello

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Schede

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Introduzione


Scrivere di sé è difficile. Si cade facilmente nella banalità di un racconto senza mordente. E poi la retorica è sempre in agguato. Parlare di sé è difficile perché bisogna guardarsi dentro, avere una buona attitudine e un discreto allenamento a una pratica introspettiva fine. A maggior ragione lo è per dei ragazzi molto giovani, il più delle volte inclini alla velocità, se no alla frettolosità e non alla riflessione. Ragazzi che, anche per mancanza di esperienza, non sempre sono opportunamente attrezzati per passare dal pensiero pensato al pensiero scritto. E tuttavia la scrittura di sé è importante anche per loro. La storia della propria vita conta come le storie romanzate che tanto ci coinvolgono. Scrivere del proprio vissuto non vuol dire necessariamente raccontare eventi eccezionali, avventure mirabolanti. Episodi anche minimi, addirittura irrilevanti per gli altri, per chi scrive possono avere un significato profondo, segnare un passaggio decisivo, marcare una svolta personale e famigliare tale da imprimere una direzione insospettabile all’esistenza. Bisogna aggiungere che la scrittura personale, se condivisa, aiuta a costruire una comunità scolastica coesa, attiva e consapevole, con un buon livello di socializzazione. E quando parlo di comunità non intendo solo quella scolastica ma anche quella famigliare, di quartiere... Nella scrittura insomma è tutto un mondo che si attiva e che vuole essere raccontato. Di questo e di altro ancora parla il volume Raccontami di te della docente Carmelina Fraraccio. All’interno di una cornice narrativa di un narratore esterno si collocano i racconti degli


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studenti coinvolti in un progetto di scrittura dalla loro insegnante, la terribile professoressa Righetti Essi sono invitati a raccontare per iscritto le proprie giornate, i pensieri e le riflessioni nei mesi della chiusura scolastica per Covid. Prima con riluttanza ma poi con sempre maggiore trasporto, gli studenti rispondono entusiasti e con grande voglia di raccontarsi. Da questo momento in poi tante cose cambieranno nella relazione tra l’insegnante e i suoi alunni. La scrittura ha proprio il potere di cambiare la percezione reciproca. Essa consente di vedere le cose da un’altra prospettiva: la Righetti non considera più i suoi studenti solo come ormoni da domare; e gli studenti vedono la professoressa sotto un’altra ottica, più vicina alla loro vita e alle loro esigenze di adolescenti. Il racconto non dice però come l’insegnante ha allenato gli studenti alla scrittura, né quali strategie aveva in precedenza presentato per arricchirne la cassetta degli attrezzi. Ed è una scelta comprensibile: si trattava di non appesantire il flusso del racconto e di focalizzare l’attenzione sulle storie prodotte dagli studenti. Il racconto è uno spaccato di vita scolastica fatto di relazioni, costellato da tanti personaggi. Si raccontano emozioni, non strategie di scrittura. Strumentario minimo Sollecitare gli studenti con strategie adeguate vuol dire evitare, per esempio, la scrittura di sterili elenchi del tipo mi sono alzato, ho fatto colazione...; soprattutto serve a fornire strumenti e attrezzi per far capire che per parlare di sé occorre scegliere un’angolatura, selezionare un episodio, soffermarsi sui dettagli. Anche la lettura ha le sue strategie per la formazione di un lettore consapevole. Le attività didattiche sono raggruppate in due categorie: • Chiavi di lettura Questa sezione comprende alcune strategie di lettura per una comprensione profonda del testo.


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• Strategie di scrittura La scrittura ha le sue regole e i suoi meccanismi. Le attività di scrittura proposte attivano tali procedure. *Per alcune proposte didattiche si fa riferimento al testo di J. Poletti Riz, Scrittori si diventa, Erickson. In particolare sono stati rielaborati gli attivatori “Cuore” e “Vengo da”.


Capitolo I

Sull’arcata della biblioteca della scuola di via dei Ciclamini c’era e c’è ancora una bella targa che tutti si fermavano a leggere: UN LIBRO SOGNA. IL LIBRO È L’UNICO OGGETTO INANIMATO CHE POSSA AVERE SOGNI. La scuola in cui sto per entrare è un edificio del 1955 situato accanto alla Biblioteca comunale. Si sviluppa su tre piani e un interrato. Al pianoterra gli uffici di segreteria e la presidenza. Non è intitolata a un nome illustre, a un personaggio famoso per le sue imprese o a un eroe della storia. Niente. Basta dire Istituto di via dei ciclamini. Anzi, spesso per indicarla si diceva “l’edificio accanto alla biblioteca” e tanto bastava. Una scuola anonima, dunque? Nient’affatto! Un nome ce l’aveva eccome ed era stampato su una lastra di marmo affissa a un portone poderoso: JEAN PIAGET. Dunque stiamo per entrare nell’Istituto Comprensivo Jean Piaget sito in via dei ciclamini, nei pressi della Biblioteca comunale “Ennio Flaiano”


Capitolo IV

Tutto cominciò così In un’oziosa mattina di ottobre, mentre l’aria si scaldava al tepore del sole, proprio in quella scuola stava prendendo vita qualcosa, c’era una strana frenesia che serpeggiava tra i corridoi. La professoressa Righetti, con passo traballante, sui suoi tacchetti a spillo entrò nell’aula magna e senza guardare nessuno si accomodò sul palco in postazione centrale, provò il microfono e si schiarì la voce. Nervosamente si sistemò una ciocca ribelle che le scendeva sulla fronte e iniziò a rovistare nella sua cartellina portadocumenti che, in realtà, più che a una cartella da lavoro somigliava a un beauty case un po’ più grande del solito. Si guardò alle spalle e, con aria di disappunto, si rese conto che la LIM era spenta e il computer non era ancora stato collegato. - Arturo! Arturo… - urlò con voce stizzita. Il povero tuttofare arrivò ciondolando a causa della sua ingente mole e cominciò a trafficare con fili, prese, doppie prese e ciabatte d’ogni specie. Il brusio delle voci di tutti gli alunni riuniti in quella sala divenne insopportabile, ma nessuno disse una parola a tal proposito. Intanto Arturo continuava ad armeggiare, sudato e impacciato come al solito. Qualche discolo della terza gli indirizzava dei versacci per prenderlo in giro, ma lui non se la prendeva. Quando era sicuro che la prof fosse distratta, ridendo, si girava verso i ragazzi e metteva in bella mostra il suo dito medio. Poi, sbuffando, ritornava a litigare con i fili elettrici.


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Finalmente gli altoparlanti ebbero uno stridio e la voce metallica della Righetti giunse da tutti gli angoli, un tantino tremolante a dir la verità. - Silenzio, per favore… quello che sto per dire interessa tutti e non ci saranno ulteriori spiegazioni, per cui ascoltate con attenzione o sarà peggio per voi! Arturo si girò verso i ragazzi e sghignazzando sussurrò: - Mo’ state freschi! La professoressa lo fulminò con lo sguardo e lui si ritirò in fretta, dondolando così come era arrivato. Finalmente ci fu silenzio. - Bene ragazzi, vi voglio parlare di un’iniziativa, di un progetto che vi riguarda molto da vicino. Sapete, soprattutto voi di seconda e terza, quanto io ami la scrittura e capite anche il perché. Che cosa vuol dire scrivere bene? Se si ragiona con criterio, scrivere è pensare per comunicare con più efficacia. Avete sentito? COMUNICARE! Esprimere le proprie idee, le proprie esperienze, il proprio vissuto. Le parole possono creare storie, mondi ed emozioni. Sono un mezzo per farsi conoscere. Non tutte le parole, però, solo quelle giuste, ben combinate tra loro. Vi sto chiedendo di raccontarvi, di comunicare. Scrivete una vostra esperienza, vera, sentita. Che le parole siano ben combinate e organizzate. Ho voglia di conoscervi, nonostante molti di voi siano in classe con me da tre anni. Magari se vi mettete d’impegno potrebbe venir fuori un bel lavoro su cui discutere, meditare e imparare. Sarà un intreccio di racconti, di anime, di parole e pensieri, che pur partendo da punti diversi, sono sicura s’incontreranno a formare una catena di storie infinite apparentemente e, ripeto, solo apparentemente diverse. Allora buon lavoro a tutti… e non si accettano giustificazioni. Il brusio riprese, assumendo toni sempre più alti, ma ormai la professoressa era uscita dalla stanza. Di lei era rimasto solo l’eco del ticchettio dei tacchi sul selciato del cortile, nel retro della scuola. Ma come, adesso voleva conoscerli? Non aveva mai permesso a nessuno di replicare, esprimere un proprio parere. Faceva così anche in classe…sempre!


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Parlava solo di se stessa, tant’è vero che, a volte, lei se la cantava e lei se la suonava. L’opposto del prof. Lucarelli, l’insegnante di arte. Un uomo solare, allegro, disponibile al colloquio e allo scherzo. Era molto disordinato, ma un vero artista: era capace di creare un disegno bellissimo in pochi attimi, così, semplicemente, con un mozzicone di matita. Quando si andava alle gite era facile vedere un gruppone di ragazzi accerchiarlo per ascoltare le sue spiegazioni e per ridere delle sue barzellette Gli alunni del primo anno, dopo l’incontro con la Righetti, rimasero seduti un po’ disorientati. Erano nuovi, poco avvezzi a far di testa propria. Perciò rimasero lì imbambolati. Finalmente una ragazzetta brufolosa urlò - Mancano tre minuti all’uscita! Andiamocene a casa. Arturo! Arturo, suona sta campana… Trascorsi i tre minuti canonici, Arturo premette il campanello d’uscita e una mandria di puledri impazienti si precipitò fuori dalla scuola. Il compito che era stato affidato dall’insegnante era già bello e dimenticato. Solo il giorno dopo, quando l’insegnate ricordò loro il lavoro da svolgere, la preoccupazione iniziò a farsi largo nelle loro menti e le parole iniziarono a prender forma e significato. Da quel momento, ogni santo pomeriggio sarebbe stato, in parte, dedicato a raccontarsi senza, però, aprirsi troppo…una parte nascosta è sempre bene custodirla, non si sa mai, magari i professori se ne sarebbero potuti servire chissà come. Il lavoro doveva essere consegnato massimo per la fine di febbraio, ma si sa che ci sarebbero stati i ritardatari, quelli che s’inventavano scuse paradossali pur di riuscire a farla franca. Si … dai… quelli che facevano morire la nonna tre volte, che avevano i genitori ricoverati in tutti i reparti dell’ospedale e che soffrivano di febbre a intermittenza: una sera sì, due no, nell’ora di matematica sì, in quella di motoria no… E i mesi scorrevano e i fogli si riempivano di storie e confessioni, poi, puntualmente accartocciati e lanciati nel cestino


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perché troppo corti, troppo lunghi, troppo intimi…insomma troppo. Molti, a dir la verità, il lavoro lo avevano completato, ma dato che ancora nessuno consegnava, ognuno cercava di proteggere il proprio scritto per non apparire frettoloso di esporsi o troppo ligio al dovere. Un giorno dei primi di marzo, quando la primavera iniziava a scalpitare desiderosa di impossessarsi di tutti i pensieri di quei giovani ragazzi che si affacciavano alla vita con le loro mille curiosità e insicurezze, la Righetti entrò in classe con passo sicuro. In primavera era decisamente più bella, più leggera nell’espressione del viso e del portamento. Gli abiti tenuamente colorati, giusto qualche pennellata di bella stagione qua e là, le conferivano un aspetto più gioioso. La sua camicia disseminata di fiorellini azzurri si sposava bene con il cielo sgombro di nuvole di quel giorno. Esordì: - Ragazzi, ma state forse scrivendo una nuova versione della Divina Commedia? Sono quattro mesi, dico quattro, e ancora non vedo un lavoro sulla mia cattedra. Bene, il letargo è finito! È tornata la primavera, svegliatevi ragazzi cari! Lo strano è che la stessa cosa si sta ripetendo in tutte le mie classi. Qualcuno per depistare la prof chiese timidamente: - Prof, ha visto al telegiornale questa brutta storia del VIRUS ASSASSINO? La Righetti ebbe uno strano movimento del labbro inferiore. - Infatti, ragazzi, ne dobbiamo parlare. La scuola non è separata dalla vita, la scuola è preparazione alla vita. Già da qualche giorno, con la preside, volevamo organizzare un momento di condivisione in aula magna per poterci scambiare informazioni e impressioni e, perché no, dubbi e preoccupazioni. Gino, dall’ultimo banco, si nascose il viso con il libro e rise in silenzio. - Stupido! - lo rimproverò Luisella, la prima della classe - È una cosa seria. Tante persone stanno morendo … Fu stabilito che il giorno dopo, terminata la ricreazione, ci sarebbe stata l’assemblea.


Capitolo VII

La professoressa Righetti era arrivata alla lettura di quasi metà dei lavori dei suoi ragazzi. Beh, sì, adesso si sentiva di chiamarli “suoi”, quei ragazzi. Perfino quelli del primo anno che non aveva avuto ancora il tempo di conoscere bene. Con la DAD, in un certo senso, era entrata nelle case dei suoi alunni, ma ciò che la rendeva felice era il fatto che fossero entrati tutti nel suo cuore. Avevano creato un gruppo su WhatsApp, dove venivano lasciati compiti e suggerimenti, o semplicemente richieste di spiegazioni e chiarimenti. Riascoltandosi, all’inizio, provò fastidio all’irrompere della sua voce fredda, asettica e nasale che impartiva ordini, ma con il passare del tempo si accorse che il timbro si era addolcito. Non starnazzava più, modulava la voce secondo un ritmo emotivo costante. Quella didattica a distanza tanto maltrattata, per lei si era rivelata una grande opportunità. Innanzitutto la DAD era stata l’unico sistema per assicurare la continuità educativa. Assistere all’entusiasmo con cui i ragazzi avevano risposto, dopo il primo sbandamento, non aveva eguali. Tutti presenti con il cuore e con la mente, ma soprattutto con il sorriso, che rimaneva la componente più importante di questi incontri virtuali. Lo scenario in cui si operava era costellato di ipotesi e cambiamenti repentini. Le scuole erano state chiuse senza sapere cosa sarebbe successo dal giorno successivo, ma poi tutto si era aggiustato, tutto era tornato al proprio posto e, nel loro caso specifico, aveva funzionato a meraviglia. Non di rado ci si dimenticava di non essere nell’aula scolastica e i rimproveri secchi dell’insegnante giungevano sino alla


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cucina, da dove, guardinga, la mamma sbirciava per capire se il colpevole fosse suo figlio. La Righetti seppe, proprio grazie alla DAD, che Giorgio doveva dividere la sua piccola stanza con altri quattro fratelli e che Ginevra si collegava dalla casa della vicina perché non aveva internet e, ancora, che Ludovico era costretto a studiare tra le urla dei suoi fratellini piccoli. Certo, vide anche l’arredamento ricercato del salone di Laura e, con infinita simpatia, conobbe Athos, il pastore abruzzese di Camilla, che per nulla al mondo si sarebbe perso una sua lezione. Non immaginava nemmeno quanto anche i suoi ragazzi avessero imparato a conoscerla e a comprendere meglio anche le sue impennate, un tantino acidule, di quando erano ancora a scuola. Ad esempio, si erano resi conto di quanto la casa della signorina Righetti fosse piccola, praticamente un monolocale, e che il divano che s’intravedeva alle sue spalle probabilmente veniva aperto la sera per diventare il suo letto, che i coinquilini della prof erano quei simpatici pupazzetti di peluche che spuntavano da dietro i cuscini e che lei beveva tisane al posto del caffè. In particolare Bruno aveva considerato che, tutto sommato, la Righetti non era brutta per niente, anzi, in quella versione casalinga, con i capelli arrotolati sulla testa e senza trucco pareva molto più giovane. Finalmente erano spariti quegli odiosi tailleur monocromatici per far posto a magliettine colorate e perfino spiritose. La prof, mentre spiegava attraverso il computer, era solita arrotolarsi una ciocca di capelli che sfuggiva alla sua crocchia avvolta malamente, e poi lasciarla all’improvviso per creare un ricciolo lungo e ribelle che somigliava ad un fusillo. Sì…un fusillo, uno di quelli che la mamma affoga nel ragù e seppellisce sotto una cascata di parmigiano. La professoressa non seguiva un ordine preciso nel leggere i racconti dei suoi alunni. Ogni sera ne estraeva uno dal mucchietto poggiato sulla scrivania e iniziava a entrare, piano, pia-


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no, con cautela e rispetto, nell’intimità di quelle confessioni, ancora acerbe nella forma, ma profonde e sincere nel contenuto. Spesso evitava di conoscere prima della lettura l’autore dello scritto. Le piaceva provare a indovinare chi fosse ed esultava di gioia, come una ragazzina, se ci riusciva. Sera dopo sera la Righetti cominciò a sentirsi una di loro, una dei suoi alunni, rivivendo le stesse emozioni tenere, ma importantissime, proprie di quell’età. Si rivide magra e allampanata varcare la soglia della scuola che l’accolse dopo la primaria e riemerse quel sentimento di inadeguatezza che ancora l’accompagnava. Tutte le altre ragazzine le parevano sicure e spigliate, mentre lei s’inceppava nel parlare e si nascondeva dietro quegli enormi occhiali da miope. Li aveva voluto grandi, erano il suo paravento contro gli imprevisti abituali della vita ed erano anche utili a nascondere l’acne che le aggrediva il viso senza pietà. Scosse la testa quasi a voler scacciare quei pensieri spiacevoli e continuò a intrufolarsi nella vita di quei piccoli scrittori in erba. Affetti Internazionali Buongiorno, sono Isabella, tredici anni e due mesi, classe terza, secondo banco, prima fila partendo dalla porta. Sono una ragazzina normale, né troppo alta, né troppo bassa, né troppo magra, né troppo grassa. Una semplice adolescente con una famiglia formata da una mamma, un papà, un fratellino da pannolino e una sorella da brufolo in faccia. Normale, come vi dicevo, niente di che. A proposito, ho anche due nonne e un nonno. Perché non ho due nonni? Perché mio nonno Piero, il papà del mio papà, non c’è più, è volato in cielo prima che io nascessi, perciò non posso dire che sono triste per lui... non lo conosco, mai conosciuto! Le mie nonne sono una parte importante della mia vita. Hanno aiutato i miei genitori a crescermi, dato che entrambi


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Castelli in aria Quando Piermaria arrivò a casa nostra, mai avrei immaginato che avrebbe potuto cambiare la nostra vita. Ma che avete capito? Piermaria non è un cane... lui era il nostro baby sitter. Era un ragazzo strano come il suo nome. Per me Piermaria non era un nome composto, ma un nome misto, mezzo maschile e mezzo femminile e pure lui era così. Aveva i capelli lunghi e imprigionati in un mollettone nero e la barba incolta, le mani grosse e forti e gli orecchini a forma di cuore, maglioni informi e uno zainetto di pelle rosso... insomma era strano. Che fosse dalla parte della mamma lo capimmo subito, infatti faceva esattamente tutto quello che la mamma avrebbe voluto che noi attuassimo. Solo un’ora di computer, la TV solo dopo aver terminato i compiti, riordinare i giochi prima di cena e capire che oltre ai cartoni esistono anche i documentari, i libri e le buone maniere. Se ve la devo dire tutta, quello che più mi rodeva era che nonostante i miei quasi quattordici anni, la mamma ancora pensava che era necessario un babysitter in sua assenza. Per i miei fratelli ok, ma io… insomma, potevo controllarmi da solo! Nessuno era stato ad ascoltarmi e alla fine mi ritrovavo con la guardia del corpo. Piermaria ci costringeva, nei pomeriggi primaverili, a lunghe passeggiate all’aria aperta e ci spiegava il mondo intorno a noi, ci invitava ad osservare persone e paesaggi, ad andare oltre l’apparenza e a trarre conclusioni. Ci parlava tantissimo, di tutto: del suo cane Raf, di sua nonna Geltrude e dei suoi studi all’università. Quando io e mio fratello Giorgio litigavamo, lui ci osservava in silenzio, poi ci chiedeva: “chi ha vinto?” Noi lo guardavamo stupiti e lui ci spiegava la nostra insulsa stupidità nell’aver perso tempo a battagliare per un pezzo di cioccolata in più o per chi, per primo, avesse finito gli esercizi.


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Ci diceva che la vita passa in fretta e non era il caso di perdere tempo con fatti e parole inutili. Costruivamo altissimi castelli con le carte da gioco e poi ognuno difendeva il proprio, mentre gli altri facevano del tutto per farlo crollare. “È così che si fa”, diceva ridendo Piermaria, “si devono difendere le cose che costruiamo, che siano vere o frutto di fantasia, nessuno può rovinare i nostri sogni”. Con lui ho imparato che esiste il mondo intorno a noi, che non viviamo in un’isola deserta, che dobbiamo capire chi ci circonda e saper interpretare anche le espressioni di un viso, il tono di una voce, lo sguardo di una persona Insomma non siamo il centro dell’universo, siamo uno dei tanti, ma siamo fondamentali per i tutti. Lui studiava per diventare un ingegnere civile perché, diceva, voleva aiutare, collaborare, migliorare la vita intorno a sé. La mamma lo adorava, ormai lo considerava la sua ancora di salvezza e non poteva rassegnarsi all’idea che potessimo fare a meno di lui una volta diventati grandi. Quando veniva a prendermi a scuola i miei compagni facevano battutine cattivelle su di lui, mi gridavano di stare attento perché avrebbe potuto anche innamorarsi di me. Insomma lo consideravano gay e facevano del tutto per farglielo capire. Io non ribattevo e, a volte, ridevo alle loro battute, nella speranza che Piermaria non se ne accorgesse. Quando, spensierato, scherzavo con lui, mi sentivo in colpa nei suoi confronti, ma lui non mi parlava mai di quegli stupidi momenti all’uscita dalla scuola. Stavo molto bene con lui, mi aveva insegnato tante cose belle della vita, le sue inclinazioni non mi interessavano neanche un po’, era un mio amico e gli volevo bene. Gliene avrei voluto comunque, gliene avrei voluto se fosse stato basso, alto, grasso, magro, eterosessuale o omosessuale. Gli volevo bene perché era lui, Piermaria, e di lui mi fidavo ciecamente.


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Siamo quasi alle superiori e iniziamo a progettare il nostro futuro, abbiamo mille idee e diecimila dubbi, ma abbiamo anche un caro amico, che spesso ci dà una mano a risolverli. Chi è? Si chiama Piermaria, un bravo ingegnere civile, perché in quell’anno si è laureato, andrà all’estero, ma per noi sarà sempre raggiungibile. Infatti, durante questo terzo anno l’ho visto poco, era impegnato con la tesi, ma da parte sua non manca mai una telefonata, un messaggino, un ‘in bocca al lupo’ per la verifica di matematica. Ha anche una fidanzata, adesso, una quasi dottoressa nigeriana in gambissima e avrà, come dice lui, due splendidi bambini color gianduiotto. È il nostro fratellone e a Natale, quando ci riuniremo costruiremo grandi castelli di carta intervallati da giganteschi, meravigliosi castelli in aria! Con lui e grazie a lui ho capito il vero significato della parola amicizia, in maniera particolare ho scoperto anche cosa sono i preconcetti e di quanto sia sbagliato giudicare una persona dalle apparenze, prima della conoscenza diretta, sulla base di luoghi comuni che filtrano la nostra conoscenza del mondo. In parole povere sono conclusioni fatte all’inizio anziché alla fine. Nella mia vita vorrei essere attorniato da persone capaci, intelligenti, competenti e prive di preconcetti, perché, si sa, il pregiudizio annebbia la mente e confonde le idee Malattie dell’animo Amavo la soffitta di casa mia, era un posto bello... certo impolverato, ma decisamente affascinante. Abitavo in quel quartiere da appena un anno e mi sentivo spesso sola, ecco perché amavo trascorrere il tempo in quel luogo un po’ da favola. Mi piaceva soprattutto rovistare nel vecchio baule colmo di vestiti d’altri tempi dagli improponibili colori e fattezze.


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privazioni. Un figlio che lei chiama “l’uomo della sua vita” e che ama più di qualsiasi altra persona al mondo. Se andrete a cercare sul vocabolario non troverete proprio scritto così. Questo è scritto nel mio cuore. Ragazze di città e ragazze di campagna Da quando papà era stato messo in cassa integrazione qualche restrizione l’avevamo subita. Per carità, si mangiava e beveva come sempre, ma tanti sfizietti proprio non ce li potevamo far passare. Anzi, la mamma diceva sempre che potevamo ritenerci fortunati, dato che lei aveva ancora il suo lavoro e il suo stipendio per intero. Insomma non ci mancava nulla, ma, ad esempio, le vacanze non ce le potevamo più permettere da qualche annetto. All’inizio, se devo essere sincera, un po’ c’ero rimasta maluccio, ma poi avevo trovato una bella pezza a colore. Facile: non dicevo che andavo in vacanza dai nonni, in campagna. Un po’ mi sentivo in colpa per questa bugia, pareva quasi che incolpassi i miei genitori di non essere altrettanto capaci delle mamme e dei papà dei miei compagni di scuola che a settembre raccontavano di vacanze da sogno, spiagge caraibiche e mari turchini. Anzi, a volte pensavo che anche loro le raccontavano grosse, e forse erano stati chiusi in casa o in qualche pensioncina lontana dieci chilometri dalla spiaggia. Comunque sia, vi posso solo dire che i campi di nonno Alberto erano incantevoli e anche un po’ incantati. Gli alberi da frutto erano profumati e cascate di ortaggi invadevano l’orto facendo capolino tra foglioline e cespugli verde smeraldo. Il cielo cobalto guardava questa meraviglia della natura e quando arrivavo dimenticavo ogni preoccupazione. Lontana da


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Infatti l’ascensore era a postissimo, ma un po’ di ginnastica fa sempre bene. Scoppiammo tutti in una sonora risata! Io, a dire il vero, ero meno divertita degli altri per due motivi ben precisi: 1- quella sfacchinata me l’ero sorbita pure io e 2tutto il tempo ero stata con gli occhi ben aperti, non avrei mai voluto incontrare un mio compagno di classe, perché sarebbe stato difficile spiegare quella mia scappatella in città, dato che tutti mi credevano a pancia all’aria al sole dei Caraibi. Il mammo Prima il mio papà lavorava in una piccola azienda a pochi chilometri dalla città, era sempre tanto indaffarato e gli restava poco tempo per divertirsi con noi. Lo chiamavano continuamente al cellulare e a volte non riusciva neanche a pranzare. Poi, per colpa di qualcuno o di nessuno, l ‘azienda ha chiuso e i suoi dipendenti e operai sono stati mandati a casa. Anche allora lo chiamavano sempre al telefono, ma per pochi minuti, poi... poi più nulla, nessuno lo ha cercato più. Il mio papà era molto triste in quel periodo e tutte le mattine usciva di casa con uno zaino pieno di scartoffie alla ricerca di un lavoro. A sera, quando rientrava, non aveva voglia di giocare né di parlare e a volte neanche di cenare. A me sembrava più stanco di quando, prima, andava al lavoro. Mi dispiaceva vederlo in quello stato, ma non capivo nemmeno perché fosse così esageratamente preoccupato. Avevamo una bella casa, la mia mamma lavorava, il nostro frigorifero era sempre pieno di cose buone. Un giorno, il mio papà mi ha spiegato che esisteva una specie di pegno da pagare, che si chiama mutuo, e questo succedeva quando compravi una casa. Non ho capito molto, però ho saputo che se non paghi questo MUTUO, ti vengono a prendere la casa.


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A parte il fatto che rubare case è una brutta azione, ma poi, dico, nessuno punisce questi ladri di case? E soprattutto, come potevano prendersi una casa, con tutti noi dentro!? Allora erano ladri di famiglie intere! Comunque sia, in quel periodaccio la mamma ha cominciato a lavorare di più, a fare gli straordinari e a stare sempre più tempo fuori casa. Insomma, noi, io e mio fratello piccolo, vivevamo più dai nonni che a casa nostra. Non che la cosa mi dispiacesse, ma casa propria è casa propria, la conosci bene, sai dove trovare quello che cerchi e se non lo sai puoi mettere in disordine e poi riordinare, tanto sei a casa tua Poi, un giorno, papà ci ha detto che per un po’, avrebbe smesso di cercare lavoro perché voleva dedicarsi a noi. Tutti l’abbiamo guardato stupiti, ma lui pareva soddisfatto della decisione presa... sollevato. Perfino la mamma disse che era la soluzione migliore e la nonna tirò un sospiro di sollievo al pensiero di non dover più correre dietro al mio diabolico fratellino. Una svolta! La casa profumava un’altra volta di ragù, di ciambellone e di patatine fritte. Quando la mamma usciva al mattino, papà passava l’aspirapolvere e cominciava a scrivere la lista della spesa. In estate andavamo con lui al supermercato ed era un vero spasso. Mio fratello Andrea ed io prendevamo di tutto, solo che papà non era sempre d’accordo e con calma riponeva nelle scansie ciò che non ci serviva. Era divertente fare la spesa con lui e quando capitavamo in una corsia deserta, facevamo delle corse pazzesche e morivamo dalle risate. La mia mamma è un’infermiera e, a volte, fa i turni di notte. Quando succede, dopo che Andrea si è addormentato io corro nel lettone di papà e ci raccontiamo i nostri pensieri e ci consoliamo con un megavassoio di popcorn.


Schede


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Capitoli 1 – 2

Caro lettore di questa avventura, stai per leggere una storia. La storia di una comunità scolastica nella quale si intrecciano le vite di molti ragazzi proprio come la tua. Storie apparentemente piccole, sperse nel grande gioco della vita. Eppure importanti, altroché se importanti! Direi decisive, per ciascuno, per la scuola, per le famiglie, per il paese, perché nel micro mondo si vive la storia del grande mondo. E allora cominciamo! CHIAVI DI LETTURA Nei primi due capitoli troviamo la descrizione dello spazio narrativo, cioè la mappa dei luoghi in cui si svolgono gli eventi. 1.

In questa mappa sembra mancare il nome della scuola. Ti sembra possibile? Proprio no! Ogni essere animato/inanimato ha un nome comune e spesso anche un nome proprio. Perciò rintraccialo nel testo, lo troverai facilmente. .........................................................................................................................................

2.

Sull’arcata della Biblioteca è riportata una frase. Rileggila attentamente. Che cosa vuol dire per te l’espressione un libro sogna? Puoi spiegarla con degli esempi? ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................


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3.

Non ti sembra strano che tutti si soffermano a leggere la scritta sull’arcata della biblioteca e nessuno sa il nome della scuola? Quale potrebbe essere la ragione? ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

4.

La descrizione dell’edificio scolastico è molto dettagliata. Ci sono particolari che ti hanno colpito? Se sì, spiega il motivo. ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

5.

Che idea ti sei fatto di questo edificio? È un luogo accogliente? E che cosa lo rende tale? ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

6.

Secondo te, come dovrebbe essere un edificio scolastico per essere accogliente? Indica due o tre elementi che a tuo parere non possono mancare. ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................


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7.

A proposito di mappe! Disegna la mappa della tua scuola, individua il percorso per arrivare alla tua aula che segnalerai con un pallino rosso. Utilizza come modello la descrizione contenuta nel racconto.

 MAPPA DELLA MIA SCUOLA


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STRATEGIE DI SCRITTURA

 Strategia n°1. La descrizione oggettiva. Lo spazio narrativo. La descrizione oggettiva di uno spazio, di qualunque spazio, si limita a riportare/analizzare con precisione gli elementi in esso contenuti, senza raccontare le emozioni, le sensazioni, i sentimenti di chi scrive. Essa fornisce informazioni, caratteristiche e dati in modo impersonale. Leggi le descrizioni contenute nella tabella. Quale è soggettiva? Quale oggettiva? DESCRIZIONE.......................................................

DESCRIZIONE......................................................

Si giungeva al portone di ingresso mediante uno scalone monumentale, a gradini piuttosto ampi, e infine si accedeva a un atrio semicircolare spazioso,dove, dal suo gabbiotto la signora Pia controllava tutte le entrate e le uscite. La scuola si sviluppava su tre piani, e solo da pocoalcuni murales dipinti dai ragazzi avevano fatto la loro comparsa. La palestra si trovava nel seminterrato, era moltogrande e a prova di urla da finale di pallavolo. Nei tre piani erano invece distribuite le aule. Il primo piano era riservato alla scuola primaria, il secondo alla scuola secondaria e l’ultimo ai laboratori. Sempre al pianterreno, sulla destra, c’era l’aula magna e nell’altra ala dell’istituto c’erano i localidella mensa. Nel retro dell’edificio, un grosso spazio comune in cui i bambini della primaria trascorrevano il tempodella ricreazione; rappresentava anche il punto di raccolta per i ragazzi del primo anno della secondaria, quando attendevano di essere assegnati alle varie sezioni o quando si svolgevanole prove di evacuazione.

Si giungeva al portone di ingresso mediante uno scalone che mi provocava sempre una certa ansia con quei gradini piuttosto ampi che sembravano non finire mai. Finalmente si accedeva a un atrio spazioso dove, dal suo gabbiotto la signora Pia controllava, o faceva finta di controllare, tutte le entrate e le uscite. La scuola si sviluppava su tre piani e solo da poco alcuni murales favolosi dipinti dai ragazzi avevano fatto la loro comparsa dando un tocco di allegria alla scuola: tutti quei colori creavano un’atmosfera gradevole e invogliavano a entrare. La palestra si trovava nel seminterrato, era molto grande e a prova di urla da finale di pallavolo. Il rimbombo delle urla era bello e fastidioso allo stesso tempo, l’aria ovattata e densa di sudore a volta mi dava la nausea. Ambiente diverso dai campetti di calcio dove nel pomeriggio andavo con i miei amici per una partitella salutare. Nei tre piani erano invece distribuite le aule. Il primo piano era riservato alla scuola primaria, il secondo alla scuola secondaria e l’ultimo ai laboratori, il luogo da me preferito in assoluto. Sempre al pianterreno, sulla destra c’era l’aula magna dove entravo con un certo timore, soprattutto durante le assemblee. Nell’altra ala dell’istituto c’erano i locali della mensa da cui proveniva un profumino invitante di ragù che mi faceva venire un certo languorino. 


83 DESCRIZIONE.......................................................

DESCRIZIONE...................................................... Nel retro dell’edificio, un grosso spazio comune in cui i bimbi della primaria trascorrevano il tempo delle ricreazione; rappresentava anche il punto di raccolta per i ragazzi del primo anno della secondaria quando attendevano di essere assegnati alle classi.

ATTIVITÀ 1. Sottolinea nella descrizione soggettiva tutti gli elementi – lessico, forme grammaticali, espressioni – che la rendono tale. 2. Una volta individuati tutti gli elementi di soggettività, fanne un elenco: a ..... b .... c .... FOCUS: Per una descrizione oggettiva devi limitarti a fornire informazioni dettagliate. Per una descrizione soggettiva devi aggiungere impressioni, sensazioni, punti di vista.

 PER UNA DESCRIZIONE SOGGETTIVA Come descrivere un ambiente di casa: la soffitta. Cercare un altro brano Ti propongo la lettura del brano nel quale la scrittrice descrive la propria soffitta. Ci sono tanti elementi della descrizione soggettiva facilmente riconoscibili e imitabili. Leggilo attentamente cercando di imitarne la tecnica per una tua personalissima e originale descrizione soggettiva. ........... ...........


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Capitolo 4

Entriamo nel vivo della storia incontrando la prof.ssa Righetti. Dopo la descrizione dello spazio narrativo, proviamo a vedere più da vicino chi si muove in questo spazio, come lo fa e che reazioni proviamo noi lettori di fronte ai gesti e alle parole dei personaggi.

 CHIAVI DI LETTURA DENTRO LA STORIA: I PERSONAGGI

1.

La prof.ssa Righetti assegna un compito di scrittura personale ai propri studenti. Quali strategie presenta agli alunni? Quali modelli di scrittura personali propone? Cerca riferimenti del testo e sintetizza negli spazi vuoti. ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

2.

In riferimento alla prima domanda, la classe può discutere e condividere pareri sulla modalità di assegno del compito di scrittura. Riporta negli spazi vuoti il tuo punto di vista in merito. ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................


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3.

A un certo punto del suo discorso la prof.ssa Righetti dice di amare la scrittura e aggiunge “e capite anche il perché”. Che cosa dovrebbero capire i ragazzi? ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

4.

C’è un personaggio che fa da contrasto alla prof.ssa Righetti? In che modo? ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................

IDENTIKIT DI UN PERSONAGGIO: SPIE E INDIZI. Per capire un personaggio, per giungere al cuore della sua psicologia, occorre far attenzione ad alcune spie rivelatrici. Ciò vale per un personaggio inventato come per una persona reale. Le spie rivelatrici LE PAROLE UTILIZZATE DAL PERSONAGGIO LE AZIONI/ I GESTI I PENSIERI/ LE RIFLESSIONI Qualche esempio: se un/una tuo/tua amico/a ti fa utilizzare i suoi giochi, tu capisci che........... .................................................................................................................................................. Se non ti invita alle feste a casa sua questo è un indizio di ................................ ..................................................................................................................................................


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IDENTIKIT della prof.ssa Righetti Indizi e spie della personalità della professoressa. –  Colonna di sinistra. Trascrivi parole, frasi pronunciate dalla docente; riporta i suoi atteggiamenti e modi di comunicare. –  Colonna di destra. Tratto caratteriale/psicologico emerso dalle parole. Per esempio: disponibile, sincero, irascibile...

Parole, frasi, atteggiamenti della prof.ssa Righetti

Caratteristica psicologica corrispondente

Testo... .......................................................................................................................................... ............................................. Testo... .......................................................................................................................................... ............................................. Testo... .......................................................................................................................................... ............................................. Etc...


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Capitolo 7

Alla fine, la prof.ssa Righetti è cambiata perché ha saputo riconoscere, prima di tutto dentro di sé, che aprirsi agli altri arricchisce, rende più belli i rapporti umani e insegna a vedere il mondo in un’altra prospettiva. Leggere i racconti dei suoi alunni è stato come guardarsi allo specchio e riconoscersi. Le parole dei ragazzi l’hanno ricondotta al suo passato. La memoria dei suoi anni di ragazza adolescente, le emozioni e le paure provate allora sono le stesse dei suoi alunni. Ora conosce meglio i suoi studenti anche dal punto di vista umano. Questo è il grande effetto che produce la lettura: mettersi nei panni degli altri e viverne la vita per capire meglio la nostra.

 CHIAVI DI LETTURA •

Pian piano la prof.ssa Righetti si lascia catturare dalle storie dei suoi alunni. Sottolinea sul testo frasi e parole che rendono evidente questo suo lento e piacevole scivolare nei racconti. Trascrivi poi negli spazi vuoti: ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... ......................................................................................................................................... .........................................................................................................................................


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Come la scuola può aiutarti a trovare piacere nella scrittura/lettura? .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................

 CHIAVI DI LETTURA La curva narrativa La curva narrativa è la rappresentazione grafica di una narrazione. Il grafico è molto semplice e allo stesso tempo utile, in quanto di ogni storia riporta le fasi più importanti. E cioè: 1.

La situazione iniziale

2.

L’evento scatenante

3.

Fase ascendente (peripezie)

4.

Acme (momento di massima tensione)

5.

Fase discendente (allentamento della tensione)

6.

Situazione finale

A1 A che cosa serve la curva narrativa? La curva narrativa può essere applicata a qualsiasi tipo di storia. La sua utilità è duplice: a)

Offre uno sguardo di insieme su tutta la vicenda: inizio, sviluppo e conclusioni;

b)

Se ben fatta, è un valido aiuto per riassumere senza perdersi in particolari inutili.

A2 Proviamo a utilizzarla Costruiamo la curva narrativa della nostra storia, ricordando che:


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a)

La situazione iniziale contiene le seguenti indicazioni: luogo, tempo, personaggio protagonista, personaggi secondari...

b)

L’evento scatenante ciò che dà inizio alla storia, l’episodio che innesca la vicenda;

c)

Fase ascendente: racconta le difficoltà e gli ostacoli che il protagonista deve affrontare per raggiungere il suo obiettivo;

d)

Acme: è il momento di massima tensione, il momento dopo il quale tutto cambia...

e)

Fase discendente: la tensione si allenta gradualmente...

f)

Situazione finale: tutto ritorna a una situazione di quiete, qualcosa è cambiata? Il protagonista si è evoluto verso un nuovo modo di fare?

La curva narrativa. Acme. Momento di massima tensione ............................................................................     .....................................................................      ..................................................................

Fase ascendente / La tensione aumenta

Fase discendente / La tensione diminuisce

............................................................................ .....................................................................     ..................................................................

Situazione iniziale

Situazione finale

....................................

....................................

....................................

....................................

....................................

....................................

Evento scatenante .................................... .................................... ....................................


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Ti è accaduto qualche volta di essere considerato diversamente da come sei? Sei stato bravo a opporti? Oppure ti sei adeguato? Quella volta in cui gli altri pensavano che io... .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................

 STRATEGIE DI SCRITTURA • Il mio autoritratto Che cosa penso .......................................

Che cosa provo .......................................


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mondo quando ne abbiamo bisogno. La porta e le finestre uno sguardo curioso... Oggi vengono i miei amici Ciao! Ci vediamo a casa!

 STRATEGIE DI SCRITTURA Disegna la tua casa. Racconta la tua casa Scegli un luogo della tua casa che ami particolarmente. Scegli anche un oggetto in esso contenuto che conserva un ricordo particolare. Descrivi e racconta. Modello La mia casa ha tre piani e la cantina. Al primo piano c’è la zona giorno, al secondo la zona notte e al terzo la soffitta. La soffitta è mansardata, centralmente ci sta in piedi una persona alta, ai lati potrebbe starci solo un nano. Sono quattro stanze una inanellata all’altra, senza corridoio. Ognuna ha un abbaino che guarda direttamente sul tetto e permette alla luce e all’aria di entrare. E’ una soffitta vecchia maniera, senza aria condizionata, senza pavimenti (solo la gettata di cemento), piena zeppa di cose inutili, che nessuno sa più da dove siano arrivate. La polvere imperversa e gli sporadici tentativi di Rosa di aspirarla, sono quasi inutili. Rosa parla con la polvere: “vattene maledetta, cosa ci fai qui, sei peggio dei ragni e degli scarafaggi, puzzona”. E’ una soffitta autentica, a me piace così. Là dentro il tempo è fermo. Non ci sono segnali chiari che siamo nel 2020, fatto salvo che per i libri dello scorso anno di mia nipote Valeria che fa la seconda media. Guardando la data in cui sono stati stampati si capisce che siamo all’incirca nel doppio venti.


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Il tempo fermo è sorprendente, insegna. Nell’ultima delle quattro stanze c’è una vecchia libreria e scatoloni di cose inutili. Ne apro uno. Esce un lampadario. Tanti riccioli di ottone e dei porta lampadine vuoti. Sull’ottone si è appiccicata la polvere e il colore del lampadario è quasi nero. Prendo un giornale, lo appoggio sull’ottone, strofino. Ritorna color oro scuro, brilla di nuovo. Azzarderei a dire che è degli anni ’70. Mi siedo in terra, sopra un vecchio giornale di ricami all’uncinetto e cerco di fare mente locale su cosa è successo negli anni ’70. Guardo dall’abbaino, vola un aereo nel cielo, si vede la scia bianca che diventa prima panna montata, poi nebbia chiara, infine scompare. [da internet] LO CHEF O LA CHEF? Il racconto, leggero e profondo allo stesso tempo, parla di una esperienza di “abbandono” da parte di una persona che avrebbe dovuto invece proteggere. 1.

Individua le parole chiave o frasi forti di questo racconto, sottolineandole sul testo. Esse hanno un significato profondo, ci dicono molte cose del personaggio, rivelano i suoi sentimenti più profondi.

2.

Scrivi le parole forti o le frasi significative sul grafico che trovi qui e per ciascuna di esse esprimi le tue riflessioni. Esempio: scelgo la parola rabbia che ho trovato nel testo:

Rabbia

La rabbia è il sentimento che il protagonista prova per il lavoro della madre. La mamma è così impegnata da non poter essergli vicino come lui vorrebbe. Gli piacerebbe, per esempio, che lei fosse presente alle recite, ma non può... E tutto questo perché deve cucinare per gli altri...


130

 CHIAVI DI LETTURA 1.

È difficile andare oltre le apparenze. Janos ha dei modi che certo non invitano all’amicizia. Cerca nel testo la descrizione che ne fa il narratore. a)

Che cosa ti colpisce di Janos? .................................................................... ............................................................................................................................... ............................................................................................................................... ............................................................................................................................... ...............................................................................................................................

b)

Se dovessi tratteggiare il carattere di Janos, che cosa in particolare metteresti in evidenza? ...................................................................... ............................................................................................................................... ............................................................................................................................... ............................................................................................................................... ...............................................................................................................................

 STRATEGIE DI SCRITTURA Lettera a Janos Immagina di scrivere una lettera a Janos per condividere i tuoi pensieri, per esprimere i tuoi sentimenti di amicizia nei suoi confronti, la tua vicinanza. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................


133

A

Categorie scelte: 1 .......................................... 2 .......................................... 3 .......................................... 4 ..........................................

B

Associate a ogni racconto la relativa motivazione. Scrivere a più mani le motivazioni, dopo un’attenta analisi dei racconti Esempio: Racconto n. ......Titolo ...... Motivazione ................................................................

 LEGGERE QUESTO LIBRO PERCHÉ.... Se dovessi parlare di questo libro a i tuoi amici che non lo conoscono, quali sono i motivi per cui ti senti di consigliarne la lettura? Dopo aver raccontato brevemente la trama, convinci i tuoi compagni che è da leggere perché: • • • • •

I racconti sono scritti da ragazzi con un linguaggio semplice e immediato: La trama è ben costruita; I personaggi sono interessanti e ben descritti; I temi trattati sono vicini a noi adolescenti Etc...

................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. . ................................................................................................................................................. .


Raccontami di te di Carmelina Fraraccio è il racconto di una comunità di studenti che si mette in gioco nella pratica della scrittura di sé come espressione autentica del proprio mondo interiore. Complice la pandemia, la terribile professoressa Righetti propone ai suoi studenti di scrivere della loro vita, delle loro sensazioni più vere. Insomma, chiede una scrittura autentica come espressione del proprio mondo. Prima svogliatamente ma poi sempre più appassionatamente i ragazzi acza reciproca che cambia la relazione insegnante – alunni. Il potere della scrittura e della lettura è proprio questo: portare a una più profonda conoscenza di sé e degli altri.

Proposte didattiche • Chiavi di lettura Questa sezione comprende alcune strategie di lettura per una comprensione profonda del testo. • Strategie di scrittura La scrittura ha le sue regole e i suoi meccanismi. Le attività di scrittura proposte attivano tali procedure. *Per alcune proposte didattiche si fa riferimento al testo di J. Poletti Riz, Scrittori si diventa, Erickson. In particolare sono stati rielaborati gli attivatori “Cuore” e “Vengo da”.

www.cosmoiannone.it 978-88-516-0220-8

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Euro 9,00