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i.ovo a r t e

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marzo 2013 c u l t u r a

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c o n t e m p o r a n e a


è in preparazione il catalogo generale di

Tino Stefanoni Per informazioni:

Viale della Repubblica n° 64/66/68, Prato Tel. + 39 338 5924449 / +39 335 303142 Fax + 39 0574 604901 - studiomarchi@tin.it www.armandagoriarte.com


i.ovo Direttore: Massimo Tonietti m.tonietti@iovo.it cell. +39 327 5303110; Direttore responsabile: Marco Zucchini; Caporedattore: Gabriella Di Tanno (gabrielladitanno@yahoo.it); Progetto grafico: Alexandra Barbieri; Responsabile progetto web: Andrea Angeloni ; Guida al Contemporaneo: Serena Vanzaghi; Dentro al Contemporaneo: Gabriella Di Tanno; Oltre lo specchio: Alessandra De Bianchi; Coolinaria: Camilla Innocenti & Serena Trinchero; 16mm: Francesca Versienti Bis!!!: Gabriella Di Tanno Recensori di “Dentro al Contemporaneo” e altre rubriche: Déborah Allegranti, Stefania Basso, Serena Bedini, Giovanni Bondi, Yan Blusseau, Mattia Branca, Matteo Brighenti, Giulia Bucci Tommaso Capecchi, Francesco Ceni, Eleonora Ciambellotti, Ilaria D’Adamio, Diana Di Nuzzo, Costanza Focardi, Giulia Fonnesu, Elisa Frego, Linda Giusti, Eleonora Lombardini, Martina Marolda, Isabella Martinelli, Elena Molini, Stefania Rinaldi, Gala Rotelli, Elena Santoni,

Ottavia Sartini, Danilo Solimeno, Caterina Tiberi, Sarah Venturini. Editing: Costanza Paoletti Perini Ufficio stampa: Alessandra Petrelli alessandra.petrelli@hotmail.it cell. + 39 338 2946943 www.iovo.it info@iovo.it Tel. +39 055 019 7897 Fax +39 055 019 7896

i.ovo Arte e Cultura Contemporanea n°022 - marzo 2013 aut. trib. n. 5825 del 15/03/2011 distribuzione gratuita Editore incaricato: NARDINI PRESS S.R.L. Via Cavour n°15, 50129 Firenze Stampa: Nuova Grafica Fiorentina, Via Ambrogio Traversari n°64/r, 50126 Firenze www.facebook.com/iovoarteeculturacontemporanea http://twitter.com/IovoArteFirenze/

In copertina foto di Gabriella Di Tanno.

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è in preparazione il catalogo generale di

Salvatore Magazzini Per informazioni: Viale della Repubblica n° 64/66/68, Prato Tel. + 39 338 5924449 / +39 335 303142 Fax + 39 0574 604901 - studiomarchi@tin.it w w w. a r m a n d a g o r i a r t e . c o m


indice dentro al contemporaneo

n.022 - marzo 2013 La mala educación di Déborah Allegranti ADRIAN PACI. VIES EN TRANSIT di Martina Marolda In Arte... Valentina di Greta Bonini Intervista a Fulvio Cauteruccio di Gabriella Di Tanno ZHIVAGO DUNCAN - PAPILLON di Sarah Venturini Uncanny Fairy Tales di Lorenzo Tore Francesco Carone. Muta bellezza di Serena Trinchero FRANCO GUERZONI di Elena Santoni Intime,odellaconservazione delTempo di Tommaso Capecchi La chiave. DIALOGO CON L’ARTISTA ALFRED MIRASHI MILOT di Alessandra De Bianchi Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto di Stefania Rinaldi Un’incantata amabilità: l’etica delle immagini di Silvia Migliaccio

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EDITORIALE

La libertà di disobbedire perché “il peggio non è IL passato”. “è curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prede per indizio di poco merito”. G. Leopardi La Coscienza comune ha in sé la capacità di una giusta disobbedienza? Ricerca realmente una forma leale, sostenuta da azioni e libertà? Non aver paura di avere paura è come non esistere: la perdita delle buone maniere non produce azioni e inizi, non esprime libertà, ammacca solo il corso degli eventi. Il bene e il male si mescolano in un turbine di passioni assenti, implodono verso un mondo non possibile, ma oggi riconoscibile, nel quale, in pochi, facciamo fatica a respirare, perché in esso non riconosciamo né coerenza né comprensione. Ogni sforzo sembra inutile: l’uomo trasforma la falsa curiosità in libertà, è ambizioso, ma non di parola; così il diritto viene meno, viene meno la nostra volontà, e l’uomo perde a poco a poco la sua reale esistenza. “La Cattiva arte è molto peggiore dell’assenza di arte”, ma la cattiva coscienza è cosa ben più malvagia, è un male passato che diventa ogni giorno presente, costante, abitudinario. L’arte legge e disegna la crisi, la interroga, e come un bell’abito la protegge con ampi piani di stoffa, si avvale di tutte le sue sfumature, ma in superficie, improvvisamente, appaiono solo fitti accenni di grigio, di bianco e di nero: tutto svanisce e la serenità si arrende davanti alla melanconia. Gli uomini cercano sottili appagamenti, instradano una metamorfosi interiore inversa che produce un istinto di libertà latente, represso, insomma una Cattiva Coscienza: l’individuo scansa i pericoli della vita e marcia nella via del degrado morale, fatto solo di rabbia e bassa solitudine. La Morale comune viene meno nell’individuo, si eclissa in lui una vera necessità vitale, l’unica che, al contrario, può produrre un potente rinnovamento; l’unica uscita di sicurezza dal silenzio assordante di vuote parole, che hanno in sé la forza di demolire anche il minimo barlume di speranza. “Voilà le portrait sans retouche de l’homme auquel j’appartiens”: allontaniamoci per ritornare a noi, una caduta libera su noi stessi, perché il niente fugga per sempre dalle nostre mani, e soprattutto dai nostri volti. Gabriella Di Tanno


save the date Andrea Kvas fino al 06 aprile 2013 Museo Marino Marini - Firenze Piazza di San Pancrazio, Firenze lUCA TESCONI. NON LUOGO Dal 9 AL 31 MARZO 2013 Palazzo Panichi - Pietrasanta (LU) Via Marzocco 1, ang. Piazza Duomo Cindy Sherman: Early Works fino al 09 giugno 2013 Gucci Museo - Firenze Piazza della Signoria n°10, Firenze Antonio Ligabue Dal 02 marzo al 09 giugno 2013 Lu.C.C.A. (Lucca Center of Contemporary Art) - Lucca Palazzo Bocella, via della Fratta 36 Lucca RICCARDO LICATA. Percorsi del segno Dal 23 Marzo al 30 Aprile 2013 Simboli Art Gallery Via di San Giuseppe n°6/r, Firenze Un’idea di bellezza Dal 29 marzo al 28 luglio 2013 Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - Firenze Piazza degli Strozzi Firenze FI Paolo Scheggi Dal 24 marzo al 08 luglio 2013 Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato Viale della Repubblica 277 Prato

marzo 2013


GALLERIA POGGIALI & FORCONI - firenze

guida al contemporaneo L'attuale Geografia Artistica di Firenze e Oltre. A cura di Serena Vanzaghi


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GUIDA AL CONTEMPORANEO

Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea è costituita tra le Gallerie e le Associazioni culturali che operano nel settore dell’arte moderna e contemporanea e che esercitano l’attività di esposizione, promozione e/o vendita al pubblico di opere d’arte. L’ANGAMC ha lo scopo di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria rappresentata. L’obiettivo principale è quello di qualificare sempre più il mercato dell’arte e le sue potenzialità con la migliore preparazione professionale e culturale degli operatori, anche con interventi nell’ambito giuridico e amministrativo; inoltre promuove dibattiti e conferenze su temi d’interesse per gli associati. Il Delegato territoriale della Toscana è Mauro Stefanini: cell. 335 7054800 GALLERIE ASSOCIATE DELEGAZIONE TERRITORIALE TOSCANA ANGAMC GALLERIA CONTINUA

Sede: Via del Castello n° 11, 53037 San Gimignano (Si), Tel. +39 0577 943134. Orario: dal martedì al sabato 14:00 19:00, o su appuntamento. La galleria rimarrà chiusa il 1° e il 6 gennaio. Biglietti: ingresso libero. Ufficio stampa: Silvia Pichini, press@galleriacontinua.com. Web: info@galleriacontinua.it www.galleriacontinua.com ELEONORA D’ANDREA ARTE CONTEMPORANEA

Sede: Via Vincenzo Gioberti n° 14, 59100 Prato, Tel. / Fax +39 0574 574670 / Cell. +39 345 2816111. Orario: dal lunedì al venerdì 16:00 - 19:00, sabato 10:30 13:00 / 16.00 - 20.00 (per tutti gli orari e i giorni non specificati su appuntamento al numero +39 345 2816111). Biglietti: ingresso libero. Web: gallery@elexpo.it www.elexpo.it SANTO FICARA ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Artisti della galleria: Accardi, Alviani, Asdrubali, Bonalumi, Castellani, Chiari, Dorazio, Jori, Impellizzeri, Mainolfi, Morellet, Mondino, Nunzio, Parra, Pinelli,


GUIDA AL CONTEMPORANEO

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Sanfilippo, Turcato, Viallat, Volpi, Zappettino. Sede: Via Ghibellina n° 164r, 50122 Firenze, Tel. +39 055 2340239 / Fax +39 055 2269190. Orario: dal lunedì al sabato 09:30 - 12:30 / 15:30 - 19:30. Biglietti: ingresso libero. Web: info@santoficara.it www.santoficara.it FRITTELLI ARTE CONTEMPORANEA

Sede: Via Val di Marina n° 15, 50127 Firenze, Tel +39 055 410153 / Fax +39 055 4377359. Orario: dal lunedì al sabato 10:30 - 13:00 / 15:30 - 19:30, domenica e festivi su appuntamento. Web: info@frittelliarte.it www.frittelliarte.it GESTALT ART GALLERY

Sede: Via Stagio Stagi n° 28, 55045 Pietrasanta (LU), Tel. +39 0584 790900. Orario: 10:30 12:30 – 18:30 00:30. Biglietti: ingresso libero. Web: info@gestaltgallery.it www.gestaltgallery.it GALLERIA GIRALDI

Sede: Piazza della Repubblica n° 59, 57123 Livorno, Tel. +39 0586 883022 / Cell. +39 329 8626020 / Fax +39 0586 887778. Orario: dal lunedì al sabato 10:00 13:00 / 17:00 - 20:00, domenica su appuntamento. Web: info@galleriagiraldi.it www.galleriagiraldi.it ARMANDA GORI ARTE

Sede: Viale della Repubblica n° 64/66/68, 59100 Prato, Cell. +39 335  303142 - +39 338 5924449 / Fax +39 0574 604901. Orario: dal lunedì al venerdì 15:30 19:00 o su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Web: studiomarchi@tin.it www.armandagoriarte.com GUASTALLA CENTRO ARTE

Sede: Via Roma n° 45, 57126 Livorno, Tel. +39 0586  808518 / Fax +39 0586 813514. Orario: dal lunedì al venerdì 10:00 - 13:00 / 16:30 - 20:00, sabato 10:00 – 13:00. Biglietti: ingresso libero. Web: info@guastallacentroarte.com www.guastallacentroarte.com


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GUIDA AL CONTEMPORANEO

GALLERIA N° 38

Sede: Via del Battistero n° 38, 55100 Lucca, Tel. +39 0583 491104 / Fax +39 0583 491104. Orario: dal martedì al sabato 10:00 13:00 – 16:00 19:30. Biglietti: ingresso libero. Web: info@gallerianumero38.com www.gallerianumero38.com GALLERIA OPEN ART

Mostra collettiva con una selezione di opere degli artisti della galleria; 01/03/13 – 31/03/13. Autori: Paul Jenkins, Mauro Staccioli, Jiri Kolar, Renata Boero, Mario Nuti, Silvano Bozzolini, Alvaro Monnini, Toti Scialoja, Roberto Floreani, Sergio Piccoli, Luigi Parzini, Guido Pinzani, Bruno Querci, Quinto Ghermandi, Carlo Maria Mariani, Conrad Marca-relli, Beverly Pepper. Sede: Viale della Repubblica n° 24, 59100 Prato, Tel. +39 0574 538003 / Fax +39 0574 537808. Orario: dal lunedì al venerdì 16:00 - 20:00, sabato 10:30 13:00 / 16:00 20:00, chiuso domenica e festivi. Biglietti: ingresso libero. Web: galleria@openart.it www.openart.it GALLERIA SUSANNA ORLANDO

Sede: Via Carducci n° 10, 55042 Forte dei Marmi (LU), Tel. / Fax +39 0584 83163. VETRINA: Via Sauro n° 3, 55045 Pietrasanta (LU). Orario: tutti i giorni 10:00 - 13:00 / 16:00 - 20:00, escluso lunedì e martedì mattina. Biglietti: ingresso libero. Web: info@galleriasusannaorlando.it www.galleriasusannaorlando.it BARBARA PACI

Sede: Piazzetta del Centauro n° 2, Piazza Duomo n° 25, 55045 Pietrasanta (LU), Tel. / Fax +39 0584 792666. Orario: dal martedì alla domenica 10:00 13:00 - 17:00 20:00. Biglietti: ingresso libero. Ufficio stampa: Alessia Luppoli info@alessialupoli.it. Web: info@barbarapaciartgallery.com www. barbarapaciartgallery.com GALLERIA POGGIALI & FORCONI

Sede: Via della Scala n° 35/A, 50123 Firenze, Tel +39 055 287748 / Fax +39 055 2729406. Orario: dal martedì al venerdì 10:00 - 13:00 / 15:30 - 19:00, sabato 10:00 - 13:00. Biglietti: ingresso libero. Web: info@poggialieforconi.it www.poggialieforconi.it


GUIDA AL CONTEMPORANEO

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GALLERIA IL PONTE

Raymond Hains, Mimmo Rotella. Artypò decollages saffa; fino al 15/03/13. Autori: Raymond Hains, Mimmo Rotella. Curatore: Mauro Panzera. Sede: Via di Mezzo n° 42/b, 50121 Firenze, Tel +39 055 240617 / Fax +39 055 5609892. Orario: dal lunedì al venerdì 15:30 - 19:00, sabato su appuntamento. Ufficio Stampa: Susy Fabiani. Biglietti: ingresso libero. Web: info@galleriailponte.com www. galleriailponte.com SANGALLO ART STATION

Sede: Via Fra’ Giovanni Angelico n° 5r (fra il n°47 e il n°49), 50121 Firenze, Tel. +39 055 0517157 / Fax +39 055 0517518. Orario: dal martedì al sabato 10:00 - 13:30 / 15:00 - 19:00. Biglietti: ingresso libero. Patrocinio: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Web: e.sarti@sangalloartstation.it www. sangalloartstation.it GALLERIA LA SUBBIA DI PAOLA RAFFO

Sede: Via Barsanti n° 11, 55045 Pietrasanta (LU), Tel. +39 0584 283338 / Fax +39 0584 71647. Orario: tutti i giorni 10:00 - 12:00 / 17:00 - 19:00. Biglietti: ingresso libero. Web: gallerialasubbia@ gmail.com TORNABUONI ARTE CONTEMPORANEA INTERNAZIONALE

Maestri moderni e contemporanei - Antologia scelta 2013. Sede: Lungarno Cellini n° 13/a, 50125 Firenze, Tel. +39 055 6812697 / Fax +39 055 6812020. Orario: dal lunedì al venerdì 09:00 – 13:00 / 15:30 – 19:30, sabato su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Web: info@tornabuoniarte.it www.tornabuoniarte.it

Firenze

Via delle Vecchie Carceri

(le murate)

Tel. 055 0540234 info@nardinibookstore.it www.nardinibookstore.it


die mauer

arte contemporanea

20/04/2013

ore 18,00

Mauro Moriconi

Il circo

DIE MAUER arte contemporanea Via Pomeria n째71 - Prato


Chiara Camoni Luca Bertolo

fino al 7/04/2013 PRESSO IL RISTORANTE Sciat贸 A Serravalle

Via Garibaldi, 49 - Serravalle Pistoiese - PISTOIA TEL. 0573 51301 - WWW.SCIATO.IT - INFO@SCIATO.IT


OVERGROUND

AFTER ART GALLERY di Frederik Ivanaj

Sede: Via Ghibellina n° 38r, 50122 Firenze, Tel. +39 328 7156628. Biglietti: ingresso libero. Web: frederik.ivanaj@tin.it www.ivanaj.com ANTONELLA VILLANOVA – Contemporary art jewellery

Group Show; fino al 30/03/13.  Autori: Lucia Massei, Jamie Bennet, Daniela Boieri, Malaika Najem, Peter Bauhuis, Rike Bartels. Sede: Piazza Goldoni n°2 50123 Firenze, Tel. +39 055 6802066 Fax +39 055 213372. Orario: dal martedì al sabato 10:00 – 13 15:00 – 19:00, lunedì su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Web:  antonellavillanova@gmail.com www.antonellavillanova.it ARIA ART GALLERY

ITINERE. Compenetrazioni d’artista; fino al 17/03/13. Autori: Mustafa Sabbagh, Drusilla Foer, Sara Bencini. Curatori: Antonio Buretta e Federica Cirri. Catalogo: disponibile in mostra, testi critici di Carla Tosi Panphili e Antonio Mancinelli. Sede: Borgo Santi Apostoli n° 40/r, 50123 Firenze, Tel. +39 055 216150 / Fax +39 055 4641406. Orario: dal lunedì al sabato 10:30 - 13:30 15:30 - 19:30, domenica su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Web: info@ariaartgallery.com  www.ariaartgallery.com BABELE - Boutique d’Arte e Libri

IN ARTE… Valentina; fino al 30/03/13. Autore: Guido Crepax. Curatrice: Laura Accordi. Sede: Via delle Belle Donne n° 41/r 50122 Firenze, Tel./Fax +39 055 283312. Orario: dal martedì alla domenica 10:30 - 19:30. Ufficio stampa: Carlo Gattai press@babelefirenze.com. Biglietti: ingresso libero. Web: babele@babelefirenze.com. www.babelefirenze.com GALLERIA ALESSANDRO BAGNAI

GIANNI DESSI’ Tre per te / ROLANDO DEVAL In concreto / NUNZIO Eco; fino al 20/04/13.  Autori: Gianni Dessì, Rolando Deval, Nunzio.  Sede: Piazza Goldoni


GUIDA AL CONTEMPORANEO

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n° 2, 50123 Firenze, Tel.  +39 055 213372; Fax  +39 055 6802066.  Orario: dal martedì al sabato 10:00 – 13:00 15:00 – 19:00, lunedì su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Web: info@galleriabagnai.it www.galleriabagnai.it BASE / PROGETTI PER L’ARTE

Sede: Via San Niccolò n° 18r, 50123 Firenze, Tel +39 055 602102 / Fax +39 055 2207281. Orario: dal martedì al sabato 18:00 – 20:00 (dalle 20:00 alle 24:00 come vetrina). Biglietti: ingresso libero. Patrocini: Attività promossa dagli artisti del collettivo BASE X BASE e con il contributo della Regione Toscana/ Toscanaincontemporanea 2011. Web: info@baseitaly.org www.BaseItaly.org DOLORES ART LABORATORY

Sede: Palazzo Viti Sala Musica e Sala Mostre, Via dei Sarti n° 41, 56048 Volterra (Pi), Tel. +39 0588 84047 Cell. 333 4508779. Orario: tutti i giorni 10:00 13:00 – 14:30 18:30 . Biglietti: entrata libera al DoloresArt Laboratory. Visita a pagamento a Palazzo Viti. Web: doloresart@libero.it www.doloresart.it/galleria F_AIR - FLORENCE ARTIST IN RESIDENCE

Uncanny Fairy Tales; fino al 05/04/13. Autore: Andrea Salvatori. Curatrice: Elena Magini. Sede: Via San Gallo n° 45/r, 50129 Firenze. Orario: dal lunedì al giovedì 15:00 – 20:00, venerdì 12:00 – 17:00. Ufficio Stampa: Ufficio Stampa Palazzi communications@palazziflorence.com. Web: fair@fua.it www.fair.palazziflorence.it FRASCIONE ARTE

Sede: via Maggio n° 60r, 50123 Firenze, Tel. +39 055 2399205. Orario: dal martedì al sabato 10:00 – 13:00 15:00 – 19:00, lunedì 15:00 – 19:00. Biglietti: ingresso libero. Web: info@frascionearte.com www.frascionearte.com GALLERIA I.A.C. -Impruneta Arte Contemporanea-

NEW ENTRY 2013 – mostra collettiva di fotografia, pittura, scultura; fino al 10/03/13. Autori: Antonella Bardi, Renato Focili, Monia Grassi, Bryan Holt Moore, Francesca Lessona, Marco Merciai, Aldo Meschini, Tiziana Salvatici, Bianca Vivarelli – ospite d’onore Luigi


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GUIDA AL CONTEMPORANEO

Mariani. ▪ EVANESCENZE – Opere 1970-1989; 16/03/13 – 31/03/13. Autore: Giampaolo Beltrame. Vernissage: sabato 16 marzo alle ore 17:00, presentazione di Sonia Salsi. Curatore: Consiglio Direttivo Associazione Art-Art. Sede: Via della Croce n° 41, 50023 Impruneta (Fi), Cell. +39 333 7405522. Orario: dal martedì alla domenica 16:00 – 19:00. Patrocinio: Comune di Impruneta. Biglietti: ingresso libero. Ufficio Stampa: inpiaz@alice.it +39 339 7854375. Web: artart@artartimpruneta.it www.artartimpruneta.it LINEA Spazio Arte Contemporanea

Sede: Via delle Porte Nuove n° 10, 50023 Firenze, Tel. +39 055 3249173 / Fax +39 055 333540. Orario: dal lunedì al venerdì 11:00 – 18:00 e il sabato solo su appuntamento. Biglietti: ingresso libero. Ufficio Stampa: Giulia Coli +39 339 5069593 giuliacoli@gmail.com - Francesca Puliti +39 392 9475467 francesca.puliti@gmail.com. Web: info@spaziolinea.org www.spaziolinea.org CASA MASACCIO -Centro per l’Arte Contemporanea-

Sede: Corso Italia n° 83, 52027 San Giovanni Valdarno (Ar), Tel.  +39 055 9126283 / Fax  +39  055  942489. Orario: giorni feriali 15:00 – 19:00, festivi 10:00 12:00 – 15:00 19:00, lunedì chiuso. Biglietti: ingresso libero. Web: casamasaccio@comunesgv.it www.casamasaccio.it SCIATO’ DI SERRAVALLE

Chiara Camoni e Luca Bertolo; fino al 7/04/2013 Sede: Via Garibaldi n° 49, 51030 Serravalle Pistoiese (Pt), Web: info@sciato.it www.sciato.it SIMBOLI ART GALLERY

RICCARDO LICATA. Percorsi del segno (Opere scelte 1953 – 2010); dal 23/03/13 – 30/04/13. Autore: Riccardo Licata. Curatori: Emanuele Greco e Gabriele Greco. Catalogo: disponibile in galleria. Vernissage: sabato 23 marzo alle ore 17:30, sarà presente l’artista. Sede: Via di San Giuseppe n° 6/r, 50122 Firenze, Tel. +39 055 0502418, Cell. +39 349 1438941. Orario: lunedì 16:30 – 20:00, dal martedì alla domenica 10:00 – 13:00 15:00 – 20:00. Biglietti: ingresso libero. Web: info@simboliartgallery.com www.simboliartgallery.com


GUIDA AL CONTEMPORANEO

PROVINCIA DIFIRENZE C 0% M 100% Y 80% B 4%

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MAPPA DEL CONTEMPORANEO - FIRENZE 1 / After art gallery Via Ghibelina n°38/r 2 / ARIA ART GALLERY Borgo Santi Apostoli n°40 3 / GALLERIA ALESSANDRO BAGNAI Via del Sole n° 15/R, Firenze Piazza Goldoni n° 2, Firenze 4 / BASE / PROGETTI PER L'ARTE Via San Niccolò n°18/r 5 / GALLERIA BIAGIOTTI ARTE CONTEMPORANEA

Via delle Belle Donne n°39/r 6 / GALLERIA CIVICO 69, Via Ghibellina n°69/r 7 / Galleria La Corte Arte Contemporanea Via Dei Coverelli 27r 8 / linea - spazio arte contemporanea Via delle Porte Nuove n°10 9 / F_AIR FLORENCE ARTIST IN RESIDENCE

Via San Gallo n°45/r 10 / SANTO FICARA ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA Via Ghibellina n°164/r 11 / FRASCIONE ARTE Via Maggio n°60/r 12 / FRITTELLI ARTE CONTEMPORANEA Via Val di Marina n°15 13 / GALLERIA d’ARTE MENTANA Piazza Mentana n°2/3/4r


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14 / MNAF. MUSEO NAZIONALE ALINARI PER LA STORIA DELLA FOTOGRAFIA Piazza Santa Maria Novella n°14/ar 15 / PALAZZO PITTI Piazza Pitti n°1 16 / GALLERIA POGGIALI & FORCONI Via Della Scala n°35/a 17 / GALLERIA IL PONTE Via Di Mezzo n°42/b

18 / SAN GALLO ART STATION Via Fra' Giovanni Angelico n°5/r 19 / Simboli art gallery Via di San Giuseppe n°6/r 20 / C.C.C.S. Centro di Cultura Contemporanea Strozzina Palazzo Strozzi Piazza Degli Strozzi n°1 21 / STUDIO N.B. & ENTR’ARTe POSSIBILIT IES OF ART Via De’ Serragli N°79/r,

22 / GALLERIA DEL TEATRO ROMANO Via Portigiani n°34/36, Fiesole 23 / TORNABUONI ARTE CONTEMPORANEA INTERNAZIONALE Lungarno Cellini n°13/a 24 / ANTONELLA VILLANOVA Contemporary art jewellery Piazza Goldoni n°2 Via della Spada n° 36/R


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DENTRO AL CONTEMPORANEO

La mala educación un progetto di Pietro Gaglianò Biagiotti Progetto Arte opere di Gaetano Cunsolo, Silvia Giambrone, nero/Alessandro Neretti, Sergio Racanati

21 febbraio-13 aprile 2013 Arte all’erta. Non è un gioco di parole. Una crisi identitaria e di valori che non deforma la realtà, ma tenta di reagire alle deformità del reale, in un’era in cui si è sempre in guerra, anche con se stessi, con la Storia e con la Società.

Quattro giovani artisti – tutti nati negli anni Ottanta – affrontano, ognuno con la propria sensibilità, il vuoto intrinseco alla sottomissione all’omologazione di massa, l’intollerabile rassegnazione all’adeguamento a una società in cui non si riconoscono e da cui non si sentono riconosciuti. Esclusi anagraficamente dai tòpoi della storia rivoluzionaria e reazionaria, impigliati in un passaggio storico “privo di memorie specifiche e completamente condizionato da quella cultura politica e sociale che ancora influenza il paesaggio morale e intellettuale italiano” – illustra il curatore Pietro Gaglianò, – gli artisti mettono in mostra il loro dissenso alla “cattiva educazione” del nostro tempo, reagendo ai canoni della cultura del consumismo e del conformismo. Le interpretazioni creative soggettive, derivanti dall’autonomia di pensiero ed espressione, riconducono al comune

denominatore dell’arte intesa come momento di reazione attiva, di presa di responsabilità nei confronti di un sistema che tende a deresponsabilizzare e depersonalizzare qualunque forma di riflessione e autodeterminazione. Il lavoro di Gaetano Cunsolo (1986) è caratterizzato dalla ricerca estetica, unita a un’indagine dell’arte connessa alla sfera pubblica. Interpreta la propria posizione di “nativo esonerato” – i nati del 1986 sono i primi in Italia senza obbligo di leva militare – come elemento di differenziazione identitaria, demistificando i fattori di aggregazione prodotti dall’istituzione militare attraverso un lavoro di immaginazione centrato sul feticcio simbolico della divisa mimetica, che diventa ora un travestimento semiserio, ora un dispositivo di produzione identitaria. Silvia Giambrone (1981) analizza nelle sue opere le macro-tensioni sociali che


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1. Silvia Giambrone, Sotto Tiro, still da video, 2013. 2. Nero/Alessandro Neretti, The richest part of me is you, terracotta smaltata, incisioni su legno, pastelli colorati, stampa a getto d'inchiostro, stampa ad inchiostro solvente su PVC, vecchio manichino, vecchie scarpe da ginnastica, calzettoni bianchi, 2013.


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Sergio Racanati, Work in progress archive – political and underground movement, fotografia, dal 2010.

Gaetano Cunsolo, Favole disobbedienti, tecnica mista su carta, 2013.

si personalizzano nel micro delle relazioni private. Diversi medium – tra cui performance, installazione e fotografia – pongono al centro il corpo come luogo di rappresentazione e spazio di verifica. Il progetto Sotto tiro denuncia l’anomalia di tutte le strutture educative, dalle parentali alle istituzionali, passando da quelle confessionali. L’artista, protagonista assoluta del video, si divide tra eroismo e sottomissione, in un binomio contraddittorio e paradossale, lucido specchio della tendenza ipocrita all’autoassoluzione. Alessandro Neretti – Nero – (1980) conduce un’indagine espressiva disincantata che indaga dinamiche e processi sociopolitici ed economici, soffermandosi in particolare sulla sfera della realizzazione individuale e collettiva. Sempre in bilico tra pubblico e privato, l’intenzione sotte-

sa è quella di svelare un’altra storia – perdente – del presente, attraverso il potere persuasivo delle immagini e delle parole. In mostra, l’installazione The richest part of me is you analizza il codice di interpretazione prodotto dall’economia internazionale da lui stesso definito “post-reale” e che svela, oltre il non-senso apparente, l’operazione di corruzione dell’immaginario sociale. La ricerca di Sergio Racanati (1984) si fonda sulla storia sociale dell’uomo nel proprio contesto sociale e relazionale, politico e urbano. Il suo lavoro documentaristico è teso al richiamo alla partecipazione attiva e collettiva nella vita della comunità. In mostra Democracy in Hipocrisy – performance presentata durante l’inaugurazione – documenta con un video l’azione corale presso il centro nEXt Emerson di Firenze, zona Castello. Una tecnica di esperienza diretta sfumata dall’azione artistica di documentazione, diario autobiografico, reportage antropologico che vede l’artista viralmente attivo sui due piani, in un sentimento di “rivolta permanente”, come da lui stesso definita. Déborah Allegranti


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RICCARDO LICATA Percorsi del segno (Opere scelte 1953-2010)

DAL 23 MARZO AL 30 APRILE 2013 INAUGURAZIONE: Sabato 23 marzo, ore 17.30 (sarà presente l’artista) SIMBOLI ART GALLERY Via di San Giuseppe, 6/r - 50122 FIRENZE Tel. +39 055 0502418 / +39 349 1438941 www.simboliartgallery.com / info@simboliartgallery.com Orario: lunedì 16.30-20 e martedì-domenica 10-13 / 15-20 Catalogo in galleria - Ingresso libero In foto: Tecnica mista su carta applicata a tela, 1999 - 27 x 38,5 cm.

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ADRIAN PACI - VIES EN TRANSIT a cura di Marta Gili, Marie Fraser e Adrian Paci Jeu de Paume, Paris, France

fino al 12 maggio 2013 “Il fatto di trovarsi all’incrocio di più strade, al limite di due identità separate, si ritrova in tutte le mie produzioni cinematografiche” Adrian Paci

Molte sono le vite di Adrian Paci, artista di origine albanese, ma naturalizzato a Milano ormai da diversi anni. E innumerevoli sono le strade che ha percorso: esistenziali, artistiche, reali, in una costante, puntuale, immancabile riconsiderazione di se stesso e della propria opera, in un cammino che si fa minuziosamente attento a tutto, ma al tempo stesso osservatore scrupoloso e critico, senza indugi, con piena umiltà e coscienza, con immensa voglia e capacità di fare. Impossibile non citare le parole di Angela Vettese, sempre attuali nel sostenere che se un artista non può né deve sentirsi in nessun momento arrivato, Paci è davvero partito in tutti i sensi, e la prima retrospettiva del suo lavoro degli ultimi quindici anni al Jeu de Paume di Parigi ne è la riprova concreta, impeccabile. Di strada ne ha fatta e la maturità della sua opera si svela, si srotola quasi come

un papiro agli occhi di coloro che si muovono lungo le cinque sale continue dell’esposizione, in un arco cronologico che va dal primo video Albanian Stories, presentato alla Biennale di Venezia nel 1999, fino all’ultimo lavoro, sempre video guarda caso, The Column, produzione realizzata specificatamente per la personale al Jeu de Paume ed accompagnata dalla vera protagonista del filmato, la colonna in marmo collocata vicino all’entrata, nel giardino delle Tuileries. Tutto questo passando attraverso The Encounter e Inside the Circle, altri due recentissimi lavori video, fino al dialogo con l’opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini con le serie pittoriche di Secondo Pasolini o con le scene di matrimonio di The Wedding o di The Last Gestures, quegli ultimi gesti così toccanti fino a divenire sacrali. Al centro di tutta la sua opera sta la sempre straordinaria capacità di nar-


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Adrian Paci, Home to Go [Un toit à soi], 2001 (détail) 9 photographies 103 x 103 cm chaque avec cadre. Courtesy Kaufmann Repetto, Milan, et Galerie Peter Kilchmann, Zurich. © Adrian Paci 2013

rare storie, lo storytelling, che prende spunto da un fatto reale, quotidiano, del proprio vissuto come di un’esperienza di vita a lui prossima, per aprire ad una riflessione più ampia, collettiva, universale, ma soprattutto a più letture e su più livelli. Il viaggio inteso come spostamento fisico e culturale, come croce da portarsi appresso; la tradizione come valore prezioso da custodire

scrupolosamente; i traumi della guerra mitigati dal parlare; la rimessa in discussione del proprio ruolo sociale e culturale di artista come dell’arte in generale; la condizione di inbetweeness, della sospensione tra più dimensioni, sono solo alcune delle riflessioni che Adrian Paci si pone nel suo percorso di vita come in quello artistico e che esprime in una serie di opere in grado


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Adrian Paci, Centro di Permanenza temporanea [Centre de rétention provisoire], 2007, Vidéo, couleur, son, 5’30’’. Courtesy Kaufmann Repetto, Milan, et Galerie, Peter Kilchmann, Zurich © Adrian Paci 2013

di spaziare ed esplorare i media più diversi: dalla pittura, al video, alla fotografia, fino al mosaico e alle installazioni, in un continuo fluire e in un’audace rivisitazione della stessa storia dell’arte e del cinema. Sono racconti, immagini trovate ed espresse in un altro medium, così da trattenere quel qualcosa che altrimenti sfugge, svanisce. La sua solida formazione pittorica emerge nel chiaroscuro fotografico, nella luce così come negli intensi primi piani dei video, mentre sempre più evidente è il lavoro sul tempo e sul punto di vista che risulta ora dall’alto, nelle riprese degli ultimi lavori video, ora dal basso, focalizzandosi in particolare sui piedi, sulle gambe, sui passi dei camminanti, dei viandanti, a partire già da Centro di permanenza temporanea fino a Inside the Circle e ancora a The Column. Come espresso da una delle curatrici

dell’esposizione e direttrice del Jeu de Paume, Marta Gili, e da Paulette Gagnon, direttrice del Museo d’arte contemporanea di Montréal, tra i partner del progetto, “le azioni al centro delle immagini permettono di comporre delle cronache di istanti ordinari che entrano costantemente in relazione con la storia collettiva e tendono, per loro stessa natura, ad aprire questa parte più oscura dell’essere. Le immagini continuano ad esistere nelle condizioni temporali differenti e conferiscono all’opera una rara acuità, come un’immersione in un’altra realtà. Privilegiando una parte di ambiguità nella sua discontinuità narrativa, il linguaggio formale di Adrian Paci svela spesso una vulnerabilità commovente dell’esistenza”. Martina Marolda


Donne del Mediterraneo DoloresArt Laboratory

VOLTERRA Palazzo Viti - Via dei Sarti 41 Sala Musica e Sala Mostre

Aprile/Maggio 2013 Aperto tutti i giorni 10/13 e 14,30/18,30 Tel. +39 0588 84047 Cell. +39 333 4508779 www.doloresart.it/galleria doloresart@libero.it Ingresso libero al DoloresArt Laboratory Visita a pagamento per Palazzo Viti

di Maria Dolores Cattaneo Violinista nell’Orchestra Sinfonica Rai


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In Arte... Valentina a cura di Laura Accordi Galleria - Libreria d’Arte Babele, Firenze

fino al 30 Marzo 2013 Cognome: Rosselli Nome: Valentina Professione: Fotografa Nata il: 25.12.1942 Segni particolari: ...Crepax! Forme sinuose e eleganti omaggiano l’arte tout court. Con ammiccante complicità, Valentina ci conduce per mano nel suo mondo onirico.

è un’icona in divenire quella che prende vita dalla matita dell’artista poliedrico e visionario Guido Crepax (Milano 15 luglio 1933 – Milano 31 luglio 2003). Tra l’inchiostro di china delle 22 tavole originali e delle 6 litografie provenienti dall’Archivio Crepax, libri, teatrini e l’elegante cornice della Galleria-Libreria d’Arte Babele, Valentina, fotografa professionista dal caschetto corvino, si muove con estrema disinvoltura, nell’intento, perfettamente riuscito, di rendere omaggio all’arte. Il raffinato percorso espositivo, volutamente frammentato e destrutturato narrativamente, permette all’osservatore di perdersi in quelle tavole dinamiche: un bianco e nero, teso a sottolineare graficamente i rimandi artistici a ma-

estri del calibro di Magritte, Kandinsky, Moore, Wilde, definisce, ed evidenzia, il trasporto con cui l’autore trasferiva emozionalmente le sue passioni culturali e artistiche nel mondo di Valentina. Senza complessi di inferiorità nei confronti delle forme espressive più classiche, Crepax, innalzando il fumetto alla stregua dell’arte in senso stretto, fa di Valentina Rosselli la sua musa ispiratrice, affidandole il compito di rendere reale e tangibile il suo profondo amore per l’arte, dando vita, con equilibrati verticalismi ed eleganza compositiva, ad una personale visione di donna, ancora estremamente attuale, frutto di una vivace curiosità intellettuale nei confronti dell’animo umano e delle sue reali pulsioni.


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Guido Crepax, Valentina – Magritte, inchiostro di china su cartoncino, cm. 35,9x50,9, 1980. Courtesy Galleria d’Arte Babele, Firenze (FI)

Rovesciando le immagini, e mostrando i celati lati erotici della psiche, con l’intento di stupire e creare un mondo al contempo onirico, realistico e contestualizzato su tavole dense di sinuosi simbolismi, Crepax, seguendo le proprie inclinazioni, ci conduce quindi alla scoperta dell’arte attraverso Valentina, dea e donna nata dall’immaginazione, indipendente, emancipata, fuori dagli schemi, ma anche dannatamente fragile e reale, capace di un erotismo e una sensualità sconfinata, trasformando la protagonista fino a plasmarla, e farle

assumere forma di scultura, dipinto, insomma, di opera d’arte. Una metafora del sogno come caos costruttivo, della rottura e rigenerazione a forma più evoluta, senza adeguamento, ottenuta attribuendo prerogative umane ad un personaggio immaginario che, muovendosi con disinvoltura sul filo sottile che separa il sogno dalla realtà, abbandona la razionalità, spiccando un salto creativo verso l’ignoto, il cambiamento, l’autodeterminazione. Greta Bonini


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ATTO UNICO Intervista a Fulvio Cauteruccio “Perché è scomparso il piacere della lentezza? C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina nella strada. Ad un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo”. Milan Kundera, La Lentezza Una luce debole. Un camerino. Uno specchio. L’uomo si siede di faccia a lui. Il riflesso è autentico, trasparente, limpido, mentre la coscienza, sua unica testimone, prepara la scena. Un’evasione sincera e onesta, perché la parola riconquista il suo natio coraggio. “Emozionare per emozionarmi” è la frase che spesso rimbomba fra quelle quattro mura, e strappa all’uomo che ha davanti la massima sincerità, a dispetto di questo presente vinto e deluso. Per un momento, solo un momento, un tempo di riflessione. Fastidiosi schiamazzi si interrompono, e l’arte può liberamente fingere per dire la verità: “il Teatro si fa con Lentezza”, ed io, lentamente, vi lascio alla sua Parola. Pausa Fulvio Cauteruccio “Non puoi fare a meno del testo. Recitare è un’arte, dissimulare è bellissimo. Credo nella verità, la sola che risiede nello studio, nell’istinto e nel talento, e

Fulvio Cauteruccio in Uno,nessuno e centomila, di Luigi Pirandello. Foto di Stefano Ridolfi. Courtesy Teatro Studio Krypton

come qualsiasi altra cosa va coltivata con la mente. In teatro puoi fare tutto e niente: è l’unica arte vera, è vero il pubblico, sei vero tu. Alla fine di uno spettacolo, deve avvenire l’autentica magia: così, solo così, può lasciare dietro di sé continuazione ed amarezza, perché qualcosa di incantevole è avvenuto. Il teatro va salvaguardato nella sua forma, bisogna mantenere sempre quel minimo di segreto, altrimenti nulla ha senso.


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Fulvio Cauteruccio attore e regista dello spettacolo Roccu U Stortu, monologo teatrale in dialetto calabrese scritto da Francesco Suriano. Credits Stefano Ridolfi, Courtesy Teatro Studio Krypton.

Devi immaginarti sempre il tuo, devi andare oltre la parola scritta, devi andare oltre te stesso; non puoi essere quel personaggio, non lo sarai mai. Ci vuole una profonda immaginazione anche nel momento stesso in cui sei in scena: il teatro è un’arte non riproducibile, ogni sera è completamente diversa e sai già che, di volta in volta, durante le repliche, scoprirai qualcosa di nuovo. L’emozione non si ripete a comando; è impossibile sentire sempre con la stessa intensità, per questo, devi essere una persona viva anche, e soprattutto, nella problematicità e nelle paure. La mia arte è spinta a donare leggerezza, ma ad un tratto, come un silenzio assordante, volge il suo sguardo, picchia, fa violenza, fa capire, ma non commuovere: vorrei in scena un teatro politico, vorrei parlare di oggi su questioni del passato e di ieri, non per fare morali, o la Morale. Mi interessa il teatro che conduce lentamente l’uomo alla riflessione, un teatro

affinché la gente non vada in carcere, un teatro affinché la nostra società voti meglio: io devo fare teatro affinché la gente sia buona, e capisca cos’è la pura Bellezza. È una lotta di cui ho bisogno, altrimenti tutto diventa freddo ed estetico, e l’uomo, inteso come umanità, deve vivere di energia pura e non di estetica, in onore di quella verità che, come narravo prima, risiede nella finzione. Io ho una compagnia, sono libero, condivido pensieri, lavoro con loro; probabilmente se non avessi questa compagnia, non avrei la forza di essere quello che sono. Vi sembra un paradosso? È il paradosso dell’attore: una lotta... purché con il cuore”. Fulvio Cauteruccio, attore e regista della Compagnia Krypton, Teatro Studio - Scandicci. Gabriella Di Tanno, laureata in Scenografia Teatrale, vive e lavora a Firenze.


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ZHIVAGO DUNCAN - PAPILLON a cura di Saskia Neuman Galleria Poggiali e Forconi, Firenze

fino al 10 Marzo 2013 Giocando con un’estetica della pop-distruzione, Zhivago Duncan inscena una commedia pirandelliana dalle molteplici sfumature, che riflette sul potere della memoria storica e sulla sua attendibilità commemorativa, non demonizzando, bensì costruendo sui nostri demoni le fondamenta di un futuro migliore.

Avventurarsi in Papillon è come assistere alla visione di un film. Una pellicola di sensazioni primitive che arrivano fin da subito dritte alla coscienza dello spettatore, al pari di tanti immediati fotogrammi estrapolati al montaggio cinematografico di una commedia dell’assurdo, in cui, a dispetto delle apparenze, ai toni drammatizzanti si predilige la genuinità schietta dell’esasperazione ludica. Zhivago Duncan (Terre Haute, Indiana, 1980) ne è il regista ardito e divertito. Riducendo la sceneggiatura a sterile e grezzo canovaccio, e dilatando la scenografia nell’ovatta di una dimensione post-apocalittica, questo giovane cerimoniere dell’anomalia dirige un grottesco da Oscar, con un’attenzione ai costumi da circo tutta particolare. All’intuito lungimirante dei Coen unisce l’urgenza critica e il gusto del macabro di Cronenberg, spingendosi ben oltre

i classici clichè del genere, forte di un alfabeto visivo dell’infanzia che assurge a qualcosa di più che un semplice espediente neo-dada per avvicinare il pubblico al significato coinvolto; non si limita solo a ridicolizzare le contraddizioni dell’esistenza, ma riesce nel velleitario compito di conferire a tutto quel bagaglio di retaggi storici, politici e religiosi della società odierna, comprensivo di abiezioni ed iniquità di ogni sorta, un rinnovato e fascinoso allure di finalità costruttiva, arrivando ad educare la crisi, quasi addomesticarla. A partire da uno status quo che è denigrazione ai minimi termini della realtà, e da un concentrato di icone che ne rappresentano la discesa verso l’abisso, il risultato di dittature cadute, guerre e quant’altro, Duncan distrugge per ricostruire, utilizzando proprio questo patrimonio mitologico gretto ed esasperato di glo-

Nella pagina a fianco: Installation view della mostra di Zhivago Duncan Papillon alla galleria Poggiali e Forconi.


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balizzazione consumistica come veicolo, non per compiangere un indefinito passato, quanto piuttosto per allertare su un possibile avvenire, pur non mirando ad alcun potere nello specifico. Gli attori impeccabili di questo film sono quaranta readymade, che da comparse senz’anima si fanno insolenti e bizzarri protagonisti: mezzi militari, macchine, camion, carri armati, doviziosamente ridipinti e modificati, su cui l’artista interviene come un bimbo capriccioso con irriverenti graffiti dagli slogan propagandistici e colorate composizioni di spilli. Ma soprattutto, sono aeroplani: caccia Zero giapponesi, bombardieri tedeschi, d’istinto associati alla simbologia bellica, per Duncan diventano “Papillon”, farfalle appunto, creature leggiadre ma al contempo potenti, come gli animali che rappresentano, il cui battito d’ali può bastare ad influenzare l’intera atmosfera. Analogamente, essi mutuano in Stalker di Tarkvoskijana memoria, maestosi messi divini in grado di illuminare la morte dinanzi a noi, al fine di prevenirla con il solo “battito d’ali” della consapevolezza. Modellini lillipuziani sospesi singolarmente o composti all’interno di enormi croci bordate di luci al neon, si alterna-

no allora ad imponenti quanto alienanti dipinti ad olio su tela, fino ad arrivare all’eccellenza comunicativa dei diorami: teche, mini-composizioni di resina in movimento meccanico costante, che mimano siparietti catastrofici dal sapore di preziosi relitti di carcasse abbandonate, la cui visione isolata e decontestualizzata ne accresce ancor di più l’aura di misticismo e l’efficacia espressiva. L’artista lavora dunque sul divenire, sul risultato in potenza della resa egoistica all’istinto, mostrandoci come siano prima di tutto quei desideri e quegli impulsi più reconditi, su vasta scala, a fare la nostra storia, e come paradossalmente proprio in essi, nelle scorie e nei rifiuti della società, risieda la chiave risolutiva di una plausibile salvezza del mondo. D’altronde, “prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per riuscire a fronteggiarla”, suggeriva Underworld. Duncan prende alla lettera DeLillo, ma ci lascia liberi di contemplarne in pace la bellezza (auto) distruttiva del passaggio, senza esortare al masochismo, ma consapevole di quel che di perverso e disumano in fondo appartiene a ciascuno di noi. Sarah Venturini


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GIANNI DESSì tre per te rolando deval in concreto nunzio eco RIKE BARTELS PETER BAUHUIS JAMIE BENNET DANIELA BOIERI LUCIA MASSEI MALAIKA NEJEM RUUDT PETERS FLORA VAGI

Palazzo Ricasoli, Piazza Goldoni 2, Firenze www.galleriabagnai.it www.antonellavillanova.it


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Uncanny Fairy Tales a cura di Lorenzo Tore in collaborazione con il F_AIR – Florence Artist in Residence (FI)

fino al 5 aprile 2013


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La natura che ci circonda vista da un discordante ed affascinante punto di vista: la segmentazione della materia attraverso la geometricità della natura rappresentata. Il giovane Artista Andrea Salvatori ci accompagna lungo una complessa esposizione tra ironica variazione della realtà ed incerta esplorazione di numerose e mutevoli figure. Le inquietanti fiabe di Andrea Salvatori. Il titolo calzerebbe a pennello. Come nelle fiabe ci si ritrova catapultati in un racconto, un cammino lungo la conturbante rappresentazione, l’angosciante studio dell’anima e del pensiero stesso dell’artista, il quale, a sua volta, necessita di un giudizio, di una considerazione per percorrere una nuova linea scultorea forte dell’aspetto che più influisce nell’opera: l’immaginazione. L’unica facoltà che neppure il tempo può cancellare. Andrea Salvatori segue questa direzione espressiva ormai da più di dieci anni. Scultore ed affermato artista dal talento riconosciuto, lavora a Solarolo con il materiale che meglio si sposa con la ricerca e costruzione di mondi immaginari e dissonanti: la ceramica. Nell’ultimo periodo l’artista ha puntato verso un metodo che adottasse nei confronti della realtà un tipo di rappresentazione geometrica ed essenziale; l’inserimento sempre più frequente di figure geometriche come simbolo della perfezione e razionalità. L’immagine presa in considerazione, che prima presentava elementi distintivi tipici della corrente surrealista, risulta in questo modo influenzata da elementi pop che sfociano verso il barocco. L’evasione dagli schemi di rappresentazione classica, la volontà di disubbidire ed evadere

dal canone del bello e comprensibile, è data dalla chiara ed evidente passione verso l’estetica kitsch dei particolari di cui è satura la mostra curata da Elena Magini. Soprattutto in questi anni si sente la necessità di portare avanti una ricercata e personale reinvenzione e rivalutazione delle figure ed immagini presenti in natura. A partire da quelle le cui sembianze risultano chiaramente riconoscibili fino a quelle riconfigurate e manipolate secondo la visione personale. Quella tanto ricercata e spasmodica esigenza di accorrere verso il nuovo, verso una sicurezza messa in ginocchio dalla crisi di quest’ultimi anni, una linea che prometta un futuro sicuro e fondato su stabili fondamenta etiche e lavorative. Le opere esposte al F_AIR, colpiscono per l’assoluta cura e precisione dei dettagli: una definizione che contribuisce alla resa naturalistica dell’oggetto, nel quale gioca un ruolo fondamentale la presenza di caratteri ironici che spingono lo spettatore ad interrogarsi sull’effettivo senso dell’esperienza. Che possa quest’ultima essere criticata perché priva di contenuti costruttivi o elogiata per la cura e passionale ricerca espressiva. Io sono assolutamente della seconda opinione. E voi? Lorenzo Tore

Nella pagina a fianco: Andrea Salvatori, Uncanny Fairy Tales, F_AIR - FLORENCE ARTIST IN RESIDENCE.


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Francesco Carone - Muta bellezza SpazioA gallery, Pistoia

fino al 16 marzo 2013 Nuova analisi del sublime. Abbandonare la manualità per ripensare al concetto di bellezza in maniera pura, al di fuori di regole e parametri… certo, che se ti chiami Francesco Carone (1975, Siena; vive e lavora a Iesa, Siena) sembra quasi un’azione barbarica abbandonare tutto quel complesso insieme di conoscenze pratiche per diventare un segnalatore di punti di alta intensità di bellezza. Eppure è un’analisi coraggiosa quella proposta dall’artista, che lo riporta ad un grado zero della sua opera artistica, come del significato di fare arte. Non si può infatti non riflettere sulla scelta di riproporre il tema della bellezza e sulla sua essenza, in un momento in cui l’attualità non sembra dare spazio alla speculazione. Particolarmente forte è inoltre la decisione di volersi dedicare ad un’arte attraverso la quale non si trovano risposte, ma solo stupore. Ecco che la mostra prende un aspetto pacato e costellato da piccoli e grandi momenti puntuali di bellezza: inattesa, intensa. La categoria indagata sembra dunque essere più vicina al sublime, al bello che spiazza e sorprende, e di cui non sappiamo svelare il mistero, poiché non corrisponde a parametri prefissati, ma colpisce in pro-

fondo. L’artista diventa allora un advisor per il visitatore, un occhio attraverso cui vedere qualcosa, per lasciarsi sorprendere. Sotto l’egida di questo pensiero, si alternano fotografie e oggetti paragonabili a sculture, assemblaggi e accostamenti dove il lavoro manuale dell’artista è limitato ad un grado minimo di azione, ma sempre fondamentale. Sopra a tutti Totem, 2013, che mostra lo sguardo di chi l’ha creato, non è infatti difficile individuare un senese, nella mano che ha assemblato il legno secondo una figura che ricorda una tarsia medievale, e, Vestigia, 2013, in cui la perizia chirurgica di una mano sapiente ricostruisce l’azione della natura, senza mettersi in mostra, ma creando un silenzioso corto circuito, perché, parafrasando le parole dell’artista, mettere in luce la bellezza naturale contempla anche l’inganno. Eppure talvolta non lo richiede nemmeno, perché anche una sezione di tronco di legno, invecchiato da tempo, S.C.B. (Cenacolo), 2010, basta ad aprire le porte del sublime. Il porsi refrattario di queste opere colpisce, poiché non danno punti di riferimento, ma si impongono alla nostra attenzione, mute. Serena Trinchero


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1-2 - Francesco Carone, Muta Bellezza, veduta della mostra, courtesy SpazioA gallery. 3 - Francesco Carone, S.C. B. (Cenacolo), 2010, legno, 42x40x11 cm, courtesy SpazioA gallery.

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In time, o della conservazione del Tempo a cura di Giada Rodani Present Art Space, Firenze

fino al 22 Marzo 2013 “Devi farmi una carta, perché non ricordo più niente. Il nome dei miei figli, e chi era mio padre. Me la porterò sempre in tasca. Vabbene, adesso te la faccio. (…) Quella sottolineata sei tu. E io ancora non ci sono.” Tratto da Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia Ci sono tempi e tempi, storie e storie. Quelli intimi e privati, quelli pubblici e comuni dove passano momenti di accadimenti che segnano percorsi e tracciano cammini. Ma di questi tempi, qualcosa di condiviso c’è; la frammentazione, gli spostamenti continui, la difficoltà a delinearne un mosaico preciso e definito che sfugge ad una sicura e certa cristallizzazione. Perché siamo venuti per vedere, desiderare e infine, morire. Per questo il tempo e il suo scorrere nelle nostre esistenze, diventa dominante. L’attimo splende ed al contempo sancisce la sua caducità. Le cose si rovinano e per esse nasce l’amore per la loro fragilità. Il tempo è la nostra espressione. Siamo fatti di tempo. Siamo il tempo. Il tempo condiziona ogni gesto e scelta della nostra vita. Siamo attimi fuggevoli e non torneremo più. Ma questi attimi, sono

la verità; i disvelamenti dai quali emergono gli spettri dell’essere, di noi stessi come espressioni. L’uomo contemporaneo ha paura dell’alito del vento, della polvere sulle cose, dei momenti che non ritorneranno più, e cerca allora di codificarli nelle cifre del presente, per non lasciarli svanire. La riflessione degli artisti in esposizione al Present Art Space ci racconta di questo. Le scatole che costruisce Alice Corbetta parlano di spazi che segnalano tempi nel loro divenire, illesi e intatti di anni passati ed energie già vissute. Piccole Wunderkammern che ci accolgono in mondi retrostanti, appena passati seppur tutt’ora presenti, dove lo sguardo di ciò che non è più, si addensa nella memoria. Le biblioteche e gli archivi di Benvenuto Saba, hanno il coraggio di prendere ambienti di storia da immaginare e formu-


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1 - Benvenuto Saba, Archivio di Stato di Pisa. Saletta, ripresa analogica; stampa digitale su alluminio dibond, 46x60 cm, 1997, tiratura: 2/6. Courtesy l’artista. 2 - José Angel Palao, Dream 33, stampa digitale, 21x21 cm, 2012. Courtesy l’artista. 3 - Alice Corbetta, L’onda di Berlino, Scatola da scarpe, collage, oggetti vari, 15x25x5 cm, 2010. Courtesy l’artista. 4 - Agostino Tulumello, Time #11, olio su tela, 100x80 cm, 2012. Courtesy l’artista.

lare per esercizio di memoria. In quegli spazi, passa l’intonso e costante respiro della dimensione che identifica ogni nostra molecola. Storie e contro storie, marginalità e ufficialità; frammenti di vita e pensiero, in ambienti impressi solo per il tempo, che sembrano ricordarci di un passato, facendo rivivere quegli attimi nel ricordo. Angelo Tulumello parla della silenziosa frammentazione dei tempi; stampati a distanza, in progressione e contemporaneamente, fra lettere che sembrano numeri, strisce o stratificazioni di intimità storicizzate e tutt’ora presenti. Mentre l’artista spagnolo Josè Angel Palao, tramite l’iconografia di un tempo

medievale, quello del cerchio che ruota su se stesso riproponendosi all’infinito, rappresenta con una precisa ed esatta digitalizzazione, un tempo postmoderno che sfugge alla serialità meccanizzata, per entrare in un cerchio che ripete la stratificazione di antiche rappresentazioni, per farle diventare futuro contemporaneo, scomposto e incerto. In queste rappresentazioni può nascere nostalgia, il doloroso desiderio del ritorno. Con umiltà di testimoniare un mondo che sta divenendo, i quattro artisti riescono a costituire il tessuto della nostra contemporaneità senza cedere all’ansia dell’eternità. Tommaso Capecchi


fter art gallery d i f r e d e r i k i va n a j

Firenze | Via Ghibellina n째38/r | tel. +39 328 7156628 w w w. i v a n a j . c o m | f r e d e r i k . i v a n a j @ t i n . i t


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aprile

2013

Ideografismo contemporaneo

Sun Lian Gang

GALLERIA ANTICHITà VIA DEI FOSSI Via dei Fossi 55R - Firenze tel : 055-219306 in collaborazione con

FYR gallery Info: 3286852612

Sabato 9 febbraio, in occasione della celebrazione del Capodanno Cinese sarà offerto un aperitivo ai visitatori.


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FRANCO GUERZONI - LA PARETE DIMENTICATA a cura di Pier Giovanni Castagnoli e Fabrizio D’Amico Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, Firenze

fino al 7 aprile 2013 Opere dell’oggi, nate dalla passione per il restauro e l’archeologia, in serrato dialogo con la decorazione neoclassica, evocano le riservate stanze di una villa pompeiana

La leggerezza della carta avvolge, con la sua dolce e discreta presenza, le profondità buie dell’incognito nascosto fra le tracce del passato. Bagliori, materie dalla misteriosa levità, anfratti, incrostazioni del quotidiano, lacerti che appaiono e scompaiono per farsi notare e poi non vedere, riverberano luce e palpitano nell’archeologia di Franco Guerzoni (Modena, 1948). Sopravvengono tavole da suggestioni per un fastoso, lontano e contraddittorio passato. L’immaginazione, tuffandosi all’indietro nel tempo, corre alla composizione degli inchiostri di Giovan Battista Piranesi, cede all’irresistibile magnetismo di un colore, al nero. L’artista non padroneggia una scienza, ma un talento, una passione. Egli possiede una forma di sapere arcano, che nasce dal profondo di un io interiore.

Un fuoco che arde nella sua umanità di uomo, un gene ereditato magari in linea matriarcale. Impossibile allora non alludere alla recentissima serie delle Grotte in casa. Opere prevalentemente realizzate in carta: “cavità”, come plausibilmente nota Guerzoni, “ che hanno il loro riferimento primo alla più remota abitazione dell’uomo… ma anche al ventre”. È a quest’ultimo rimando suggerito dall’artista che è importante soffermarsi per capire il suo rapporto con La parete dimenticata, il suo personalissimo studio, la sua peculiare meditazione su reperti di varia natura. Essi ritornano alla luce, trovano una seconda vita pulsante nelle sue opere che hanno il loro segreto, nella sempre presente tattilità della materia. Opere che sono luminosità che squarciano il confine, che si pongono su una


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1. Franco Guerzoni, Grotta in casa, tecnica mista su carta, gessi, manufatti in rame ossidati, 90x75x95 cm, 2012. Courtesy Studio Guerzoni. Credits Studio Guerzoni. 3. Franco Guerzoni, Museo ideale, tecnica mista su carta, scagliola, rame ossidato, 134x94 cm, 2011. Courtesy Studio Guerzoni. Credits Studio Guerzoni.

scintillante soglia liminare fra restauro accademico e opera d’arte contemporanea, scevra da ogni implicazione tecnica, compositiva e iconografica, che non sia liberamente scelta dall’artista verso un télos del sublime. Il lavoro di Guerzoni consiste nel far sì che un viaggio verso un luogo abbandonato, come una vecchia casa disabitata, si trasformi in un percorso inverso, in un itinerario del recupero. Mura, grovigli di fili elettrici ormai ossidati dall’aria, dall’acqua e dal tempo, stanze dall’intonaco logoro, a pezzi, diventano preziosi cimeli dell’usura. Gioielli del vissuto e della decadenza trovano il loro splendore, il loro periodo aureo nella loro ordinaria esistenza. Quella di Guerzoni è un’estetica della contingenza, di quello che è così, ed ora, che è presente in questo nostro

spazio. Ambiente vissuto, o nostalgicamente dimenticato che sia, l’importante è che non ha bisogno di essere modificato, che non necessita dell’apporto del restauro, ma che incontra solo l’esigenza di farsi soggetto d’arte. La mostra non è un’antologia, non è una retrospettiva. È pur vero che abbraccia le opere degli anni Settanta realizzate con il supporto della fotografia firmata Luigi Ghirri, fino alle più recenti che recano la datazione del 2012, come Museo ideale, Impossibili restauri ed altre ancora. Ma è lo stesso Guerzoni a dichiarare che, nel contemplare questa mostra dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti, sente rinnovati slanci, pulsioni di nuove urgenze creative. Elena Santoni


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La chiave DIALOGO CON L’ARTISTA ALFRED MIRASHI MILOT dall’8 marzo le sue opere saranno visibili a Villa La Vedetta, Firenze, per la nuova edizione di ARTOUR-ò “Il simbolo della chiave è, con ogni evidenza, in rapporto al suo doppio ruolo di apertura e di chiusura: ha al tempo stesso un ruolo d'iniziazione e di discriminazione […] il potere delle chiavi è quello che permette di legare e di dislegare […] secondo la terminologia alchimistica, si tratta qui del potere di coagulare e di sciogliere” C.G. Jung, Dizionario dei simboli

Alessandra De Bianchi: Era il 1991 quando ti imbarcasti su una nave, con migliaia di persone stipate al suo interno, facendo rotta verso l'Italia.… Oggi cosa è rimasto in Milot della Milot natia, del posto dove sei cresciuto? Alfred Mirashi Milot: Quando ho iniziato l'Accademia avevo i capelli lunghi, la barba, e tutti mi chiamavano "il Caravaggio albanese". Così, mi è venuta l'idea di prendere il nome della città dove sono cresciuto, Milot, che come diceva il mio professore Francesco Poli, suona molto bene a livello eufonico. Spero che sia di buon auspicio, come lo è stato per i grandi artisti del passato.… Di Milot oggi rimangono il nome, i ricordi d'infanzia e le amicizie.

A.D.B.: Stilema ricorrente nelle tue opere è la chiave, simbolo di "apertura" e di "chiusura" al contempo. La migrazione che ha caratterizzato la tua esperienza personale è stata una specie di rito di "iniziazione" o l'affermarsi in un certo senso di una "discriminazione", una chiusura, per quel che è possibile, con il passato? A.M.M.: La chiave per me è apertura. Tutte le cose sono aperte nel loro modo di presentarsi. È importante affrontare la realtà in modo positivo. Nei quadri dipingo la chiave in posizione verticale, così assume una forma magica, che apre anche se in realtà così è inutilizzabile. La chiave è un oggetto universale, che si usa in tutto il mondo, e la mia migrazione è stata un'apertura ottimistica verso la novità.


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1 - Milot, Passepartout, 2012 mis, 300x100x100cm, tecnica ferro, alluminio, vinavil, juta, gesso, schiuma, polisterolo, tessuti di vari colori, resina. 300x100x100 cm, courtesy l'artista. 2 - Milot, La chiave nera, 2012, ferro, modeling pasta, colore smalto nero, 40x20x16 cm, cornice nera 55x45 cm, courtesy l'artista.


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OLTRE LO SPECCHIO

Milot, Angolo mediterraneo, 2010, dittico 90x120cm, tecnica mista su tela.

A.D.B.: Nelle tue opere disegni spesso figure statuarie, echi scultorei dell'antica arte greca e romana. In linea con questa sorta di mitologia, pensi che al mondo oggi ci sia più bisogno di dèi o di eroi? A.M.M.: Anche se il Mediterraneo vive di queste leggende, a me piace la frase di Brecht: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi". È un gioco artistico per rendere omaggio alla tradizione mediterranea e illirica, sempre con un'idea di apertura, di unione e non di discordia tra le varie culture, perché nel futuro bisogna andare verso la pace. A.D.B.: La tua arte, che si esplica principalmente nella pittura, ma anche nella scultura e nelle installazioni, è una for-

ma di educazione o di disobbedienza verso il sistema artistico attuale? A.M.M.: L'artista di oggi è a 360°, sa fare tutto. Però io vedo l'arte più sul lato della manualità, dell'artigianalità. L'arte di tutti i giorni, non troppo sofisticata, è quella dai cui vengono le grandi idee. Quindi ho un approccio tradizionalista, ma credo che il sistema dell'arte debba promuovere sia la tradizione che l'innovazione. Alfred Mirashi Milot (Milot, Albania 1969), artista, si è diplomato in pittura all'Accademia delle Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Firenze. Alessandra De Bianchi è laureata in Filosofia Teoretica-Estetica, vive e lavora a Firenze.


Gianni Bandinelli ...di natura astratta 28 marzo/11 aprile 2013 Opening: giovedì 28 marzo ore 18.00

Simultanea - Spazi d’ Arte Firenze, Via San Zanobi n. 45 rosso simultaneaspazidarte.blogspot.com

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Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto. fino al 30 Maggio 2013 Museo del Tessuto di Prato

Le tendenze della moda e lo sviluppo dello stile degli ultimi due secoli, sono in mostra al Museo del Tessuto di Prato, con l’apertura di “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto”, organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con A.N.G.E.L.O. Vintage Archive. Gli spazi del museo sono infatti gli ambienti ristrutturati di un antico edificio di architettura industriale, specchio dell’evoluzione della produzione tessile della città. Prato è la storica capitale del tessile e famosa per l’utilizzo dell’abito usato come materia prima da reimpiegare nella produzione di lana rigenerata. Lo straccio pratese è uno dei quattro nuclei tematici in cui è divisa la mostra, che ripercorre la pratica dell’usato e racconta come il concetto del vissuto ha assunto sempre maggiore fascino, diventando oggi una tendenza, un fenomeno di costume riconosciuto e consolidato. Nella prima sezione si trovano una serie di costumi e accessori che raccontano l’abituale pratica di riadattare i tessuti, già largamente diffusa nel rinascimento, con un particolarissimo manufatto, un cuscino del 1400 a patchwork, costi-

tuito da numerosi pezzi di tessuto di diverso materiale appartenuto al corredo funebre del Vescovo degli Agli. Grandi mucchi di tessuti divisi per colore e raccolti in “balle”, ricreano la suggestione di un magazzino pratese dell’usato, raccontando il ruolo centrale della città di Prato come capitale mondiale della raccolta di abiti usati, assunto dalla seconda metà del XIX secolo, per ricavare dagli abiti la materia prima. Sono esposti inoltre alcuni capi in lana rigenerata, e il racconto è affidato a diversi contenuti multimediali con una raccolta di interviste degli ultimi protagonisti di questa industria e un documentario storico del 1967, prestato per l’occasione da RAI TECHE. L’attenzione e l’interpretazione del capo usurato, sono motore di spinta e ricerca per la moda, che elabora macchie, tagli e decolorazioni per creare uno stile contemporaneo, caratterizzando tessuti di produzione pratese come Stone Island, Massimo Osti e Marithè e Francois Girbaud. L’esposizione prosegue poi con la celebrazione del vintage come icona di generazioni diverse, dai movimenti giovanili hippie degli anni ’60 al collezionismo dell’alta


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Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto, veduta della mostra. Courtesy Museo Del Tessuto,Foto di Marco Badiani

moda degli anni ’80, fino all’attenzione per il fascino, la qualità e il glamour, degli abiti usati delle grandi firme, spunto per riedizioni e nuove interpretazioni per le grandi maison stesse, che propongono sul mercato prodotti diversi, attingendo dai dettagliati archivi aziendali, reinventando e rievocando icone come le calzature di Salvatore  Ferragamo, la Bamboo Bag di Gucci, le fantasie di Pucci  e  i cappotti  di Max Mara, che

hanno reso celebre negli anni la casa di moda. Gli abiti in mostra sono parti di grandi raccolte ad opera di appassionati privati, vere e proprie collezioni vintage con connotazioni specializzate che comprendono dall’abbigliamento militare al denim, dall’etnico a capi dell’alta moda del luxury vintage. Stefania Rinaldi


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Un’incantata amabilità: l’etica delle immagini A cosa non si obbedisce? Non si obbedisce ad un’imposizione, un ordine, un comando, una legge. Cosa vuol dire disubbidire? Non fare ciò che è stato chiesto, rifiutarsi, dire “No, grazie”. La disubbidienza mette in crisi ed è in questa sua faglia che disubbidendo viene ad aprirsi che è possibile sentirsi liberi. Ma, nel vivere non c’è né assoluta libertà, né assoluta necessità: come affrontare la questione allora? Semplice a dirsi e (in questo caso) anche a farsi: predisporsi all’attesa. Stare in attesa. Esitare. “Esitazione” che non è sinonimo di “incertezza”: l’incertezza infatti si risolve in una decisione, l’esitazione invece, in quanto tale, ci sospende, ci fa stare fermi in una soglia. L’esperienza della soglia quindi è ciò che mette in crisi la logica decisionista alla Carl Schmitt, nonché l’impulso in sottotraccia che muove la società contemporanea: quello della prestazione che fa dire “sì” o “no”, decidere appunto, scegliere e con ciò, simultaneamente, quale rovescio della decisione selezionare, scartare illuminando ciò che ci interessa e lasciando in ombra ciò che non ci riguarda, o che ci sembra non riguardarci. In tutto questo però qualcosa sfugge: davvero la vita è fatta di scelte? Non è, forse questa, una posizione troppo netta suscettibile a fanatismo, violenza ed

a giustificare e sorreggere ogni orrore presente, passato e futuro? La libertà di non obbedire, di dire quel “No, grazie” è un gesto che pone su una soglia: “che fare?”. Già “che fare?”. L’esitazione sospende il giudizio, non conosce direzione, è un naufragare, è un dramma. Ma davvero il dramma è qualcosa di insopportabile? Credo di no. Forse è lo sprofondare nelle emozioni, la nostra amabilità, insomma la libertà più bella: quella dell’innocenza della vita che la disubbidienza ai dispositivi abbaglianti della prestazione ci fa vedere. In Metafisica della gioventù Walter Benjamin parla di “inoperosità” la quale è quel “No grazie”, quella forma di disubbidienza all’imperativo categorico capitalistico del “Tu devi fare”, il quale se rispettato va a denotare, insieme ad una moralità laboriosa, una fiducia nel progresso e nel futuro: non di sogno, che soprattutto se ad occhi aperti, conforta e scalda il cuore interponendosi, nel guardare, come una filigrana, a ciò che ci è vicino – ma utopico – quindi sempre un po’ più lontano rispetto a noi, quale orizzonte irraggiungibile, – fiducia capitalistica tanto cieca quanto disumanizzante, poiché, a lungo andare, rende automi umani. Atrofizzati nell’anima, dagli occhi ciechi che riflettono assenze, isolati: come vecchi giocattoli rotti che, smettendo di


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funzionare, vengono buttati via e sostituiti con quelli nuovi, più belli, perché funzionanti in modo migliore. A tutta questa mancanza di amabilità, passività, emozione, Benjamin – nel Dialogo sull’amore suggerisce di assumersi un impegno etico: l’amore che alberga senza desiderio nel nostro petto, come obiettivo forse, non come anelito poiché il desiderio senz’anima, essendo infinito, è il motore del capitalismo, in quanto, desiderando ciò che ci manca, una volta colmata la mancanza, sentiamo il bisogno di riempirne un’altra il cui vuoto si è immediatamente fatto sentire dopo essersi appena appagati, e così via, in una catena soffocante e senza fine, rimanendo sospesi tra ciò a cui si anela e l’impossibilità di raggiungerlo. Ma c’è un risvolto dietro questo grigiore del desiderio-prigione, un elevarsi dell’anima nel desiderare che intesse il desiderio stesso di “una fodera di seta dai più smaglianti colori” (Benjamin, I passages di Parigi): la seta delicata e luminosa del desiderio come risorsa, dove quella risorsa è la scintilla di vita che fa risplendere le cose in tutta la loro bellezza, ma che per sfavillare non deve aspettarsi qualcosa o rivendicare qualcosa, ma semplicemente illuminare il contingente, l’accidentale, facendolo così venire a sé, con quella dolcezza che solo le cose che delicatamente svaniscono lasciano nel loro perdersi, una dolcezza estranea al desiderio “a catena”, la quale non ammette attimi di fragilità. Il desiderio come risorsa è l’amore per Benjamin, come riluce ancora dal suo Dialogo sull’amore amore che “ […] non

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ha diritto di proprietà. L’unico diritto dell’amore è la manifestazione […] alla disponibilità della manifestazione”. Questa manifestazione, la sua disponibilità è un gesto anche non previsto, impulsivo, se è veramente un gesto d’amore e, per questa amabilità, ai margini di ogni ordine dato, di ogni modello interiore o esteriore a cui adeguarsi, della Legge del Padre, lacaniana, delle leggi giuridiche, delle leggi sottese al “saper vivere”, che regolano le “buone maniere” come se cortesia e gentilezza avessero bisogno d’essere insegnate per essere sentite e non il contrario. L’amabilità, quest’amore cristallino, senza desiderio, intendendo quest’ultimo come tensione ad un fine, l’amore è, quindi, benjaminianamente, l’esitazione della tensione, la cui forma patetica, del mancato incontro con noi stessi, dove non coincidiamo con le nostre aspettative, né con le aspettative degli altri su di noi, appare e scompare, affiora e sprofonda nei momenti di pausa totale. Forma patetica, che porta in sé un warburghiano pathos: uno sprofondare in se stessa, in quanto gesto trattenuto, mai stato anche se ci siamo predisposti ad esso, a rispondere a ciò che gli altri chiedono, vogliono, vedono di noi. Promessa che non sarà mai possibile mantenere, perché sempre e comunque tradita, in quanto riflettente il sentire altrui e non avendo origine dalla nostra interiorità. Silvia Migliaccio Una versione integrale dell’articolo sarà pubblicata su www.iovo.it


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TENUTA DELLO SCOMPIGLIO Via di Vorno N°67 (Vorno, Capannori) pietrasanta FLORA BIGAI ARTE CONTEMPORANEA Via Garibaldi n°37 Galleria Cardi Via Padre Eugenio Barsanti n°45 GESTALT GALLERY Via Stagio Stagi n°28 BARBARA PACI GALLERIA D’ARTE Piazzetta Del Centauro n°2 Piazza Duomo n°25 PALAZZO PANICHI Via Marzocco n°2 angolo Piazza Duomo MARCO ROSSI ARTE CONTEMPORANEA Via Garibaldi n°16 GALLERIA d’ARTE “LA SUBBIA” - Via Barsanti n°11 pisa BLU | Palazzo d'arte e cultura Via Pietro Toselli n°29 DoloresArt Laboratory Palazzo Viti, Via dei Sarti n°4 (Volterra) pistoia BIBLIOTECA SAN GIORGIO Via Sandro Pertini, snc CAFFETTERIA MARINI Corso Silvano Fedi n°32 Museo Marino Marini Corso Silvano Fedi n°30 SCIATò via Garibaldi n°49 (Serravalle Pistoiese) prato CASA D'ASTE FARSETTI ARTE, Viale della Repubblica (area museo Pecci) ELEONORA D’ANDREA CONTEMPORANEA Via Vincenzo Gioberti n°14 DIE MAUER ARTE CONTEMPORANEA Via Pomeria n°71 ARMANDA GORI ARTE Viale Della Repubblica n°64/66/68 LATO - Piazza San Marco n°13 opificio JM Piazza San Marco n°39 RISTORANTE PEPE NERO Via A. Zarini n°289 LAURABALLA STUDIO D'ARTE Via Mazzini n°34 GALLERIA OPEN ART Viale Della Repubblica n°24 CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI Viale Della Repubblica n°277 SIENA Galleria Continua via del Castello n°11 (San Gimignano) Galleria Gagliardi Via San Giovanni n°57 (San Gimignano)


i.OVO n°022 - Marzo 2013  

Il numero di marzo di i.OVO arte e cultura contemproanea, il primo mensile dedicato al mondo del contemporaneo

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