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PIRATERIA DEGLI SPAZI PUBBLICITARI


Titolo originale: SUBVERTISING the piracy of outdoor advertising Prima edizione Marzo 2017, a cura di Dog Section Press Progetto grafico : HOGRE whatshogre@subvertising.org www.flickr.com/hogreman


PIRATERIA DEGLI SPAZI PUBBLICITARI


Questo libro è sponsorizzato da :


PIRATERIA DEGLI SPAZI PUBBLICITARI Introduzione di Andrea Natella

http://www.andreanatella.it

La pubblicità non dice mai la verità sulle merci ma non può nemmeno mentire completamente. Grazie a una serie di norme abbastanza stringenti, la pubblicità contemporanea è obbligata alla legalità, alla decenza e all’onestà. La pubblicità è immune alla post-verità - ossia la circostanza in cui i fatti oggettivi contano meno dei fattori emotivi nel formare le opinioni - perché non può fare a meno di riferirsi sempre a un fatto che deve essere oggettivo: il prodotto merce. La funzione della pubblicità è quella di garantire e mantenere coeso il raddoppiamento capitalista del prodotto, fare in modo che valore d’uso e valore di scambio si confondano. La pubblicità nasconde il valore di scambio nella spettacolarizzazione del valore d’uso: la merce pubblicizzata non è ciò che ci permette di fare ma quello che ci permette di esprimere. La pubblicità non può mentire perché la sua menzogna è originaria. Quando nel 1867 Karl Marx apriva Il Capitale con la celebre frase “La ricchezza di quelle società in cui prevale il modo di produzione capitalista si presenta come una immensa accumulazione di merci” stava facendo una profezia su un futuro che poteva immaginare ma non vedere. Oggi la merce non si presenta in quanto tale, come corresse Guy Debord un secolo dopo, quello che vediamo “è una immensa accumulazione di spettacoli”. Anzi non vediamo più nemmeno cumuli. Lo spettacolo della merce è così pervasivo che non riusciamo nemmeno a vederlo. Non vediamo i banner sul web, non vediamo gli spot televisivi, non vediamo i cartelloni pubblicitari lungo le strade. Eppure i brand sono ovunque e i messaggi si insinuano oltre la nostra soglia di attenzione. L’industria delle concessionarie delle affissioni misurano il


valore degli spazi in decimi di secondo. Un billboard in una zona pedonale costa di più di un billboard autostradale perché potrà essere guardato qualche istante più a lungo ma quegli istanti non sono sufficienti a distrarci, è infatti provato che le pubblicità stradali non influiscono in modo significativo sul numero degli incidenti. Non li dobbiamo notare troppo. Un tempo di attenzione troppo lungo può essere controproducente perché l’osservatore ha il tempo di analizzare il messaggio. Forse per questo motivo non ci sono affissioni pubblicitarie all’interno delle carceri e nei centri di identificazione ed espulsione per migranti. Per nascondere la disumanità del valore di scambio è necessario che la pubblicità si moltiplichi nel paesaggio urbano e si presenti ogni volta con messaggi diversi. Prolifera e abbaglia per rendersi invisibile. La critica alla pubblicità fallisce quando si concentra pornograficamente sul messaggio e non guarda più complessivamente al mezzo. Il manifesto è la pubblicità. Non soltanto perché è storicamente il primo mezzo pubblicitario dell’epoca moderna ma anche perché è metodologicamente il primo mezzo da cui - nelle agenzie di comunicazione, come nelle scuole di pubblicità – si inizia a costruire una campagna. Il termine billboard col suo significato di “tavola a pagamento” rappresenta l’essenza della logica pubblicitaria: l’acquisto di attenzione del pubblico. Piratare un manifesto è la metonimia del pirataggio di tutta la pubblicità. A differenza degli annunci sui magazine, via radio, in tv o su internet, il manifesto è fisicamente uno stesso unico artefatto per migliaia di osservatori. Il mezzo è solo relativamente una tavola, lo spazio in cui quella tavola si iscrive è lo spazio vivo della città con i suoi abitanti. Per questo ovunque c’è un manifesto c’è stato e sempre ci sarà qualcuno che su quel poster interviene: lo stacca, lo sporca, ci scrive o ci disegna sopra. Per quanto questi gesti possano talvolta essere politici restano sempre gesti occasionali e individuali. Solo alla fine degli anni settanta del Novecento questo tipo di interventi iniziano ad essere tematizzati e organizzati. Pionieri sono stati i californiani del Billboard Liberation Front. I loro pirataggi sui billboard hanno un approccio semantico. Intervengono sul contenuto esplicito del messaggio con il metodo situazionista del détournement. Cambiano qualche parola, un’immagine, un claim. “I’m lovin’it” di McDonald


Acrilici su pubblicitĂ di un profumo (dettaglio). HOGRE 2018


diventa “I’m sick of it”. Il loro approccio, così come quello del gruppo australiano B.U.G.A.U.P. (Billboard Utilizing Graffitists Against Unhealthy Promotions) si concentra sulla sulle pubblicità di alcool e tabacco. Questo approccio di cultural jamming istituisce un dialogo con il contenuto dell’annuncio che ha come obiettivo quello di cambiarne il segno. Per poter dire qualcosa di diverso o di opposto rispetto a quel messaggio finiscono per riconfermare la funzione di un linguaggio che tiene insieme valore d’uso e valore di scambio. Un approccio di-

“Jubilee Line”, marker e acrilico nero su cartellone pubblicitario (dettaglio) - HOGRE 2017


verso è quello adottato dagli anni novanta dai francesi del movimento Antipub. Qui gli interventi sono orientati a evidenziare l’invasione dello spazio pubblico da parte della comunicazione pubblicitaria. Le azioni mettono in discussione il diritto alla città e le ragioni per cui debba essere considerata accettabile la presenza di messaggi con finalità privatistiche nello spazio pubblico. Gli Antipub sono dei vandalizzatori. I billboard vengono coperti con secchiate di vernice oppure brutalizzati con scritte spray semplici: “Adv=Violence” oppure “Nothing, nothing, nothing”. Non importa quale sia il messaggio pubblicitario, quella degli Antipub è pura negazione dialettica della pubblicità e dice semplicemente che ogni pubblicità è merda. I lavori proposti in questa pubblicazione delineano una terza fase diversa e successiva rispetto alle precedenti che in qualche modo ne incorpora l’esperienza. Nei lavori di Hogre e della sua ciurma di guastatori, il dialogo con la pubblicità si interrompe. Il billboard è soltanto un tipo di tavola. I contenuti visivi che quella tavola ospitava vengono trattati come le asperità del legno, qualcosa da scartavetrare, limare o segare. Il dialogo è quasi sempre solo con l’aspetto materico del messaggio pubblicitario. Quando si apre un vetro per inserire un nuovo artwork, della pubblicità preesistente resta solo il ricordo dato dal supporto e dal significato che quel supporto presuppone. Così mentre ci interroghiamo sui significati di ogni singolo lavoro sostitutivo non possiamo fare a meno di sentire senza esserne del tutto coscienti – l’assenza di legame tra prodotto e merce. Come in un romanzo di Philip K. Dick quei manifesti sono esattamente nel posto in cui dovrebbero essere in quell’universo di cui abbiamo una traccia mnestica che viene da un altrove non identificato.

http://www.billboardliberation.com/ http://www.bugaup.org/ http://antipub.org/


BILLBOARD


Ingredienti : Giacchette con catarifrangenti x 3 Scopa a setole medie x 3 Asta telescopica x 2 Secchio grande x 1 Acqua 10 litri Colla per parati in polvere 150 g Poster su carta blueback Tempo di esecuzione: 10 min I billboard possono essere di vari formati, ma il più classico è di 6m X 3m. Calcolate le dimensioni del vostro bersaglio e stampate il poster a misura, dividendo la grafica in sezioni più piccole. Un buon prezzo per un 6x3 metri su carta blueback può variare dai 25 ai 75 euro, a seconda del plotter utilizzato. Un metodo per evitare l’utilizzo di una scala è quello di dividere il poster in strisce verticali, arrotolarle partendo dall’alto e attacchinarle srotolandole dal basso con l’aiuto di un asta telescopica. Prima di entrare in azione mescolate la colla in polvere in un secchio d’acqua, lasciate riposare 15 minuti e rimescolate nuovamente per far sciogliere eventuali grumi. Non dimenticate di indossare delle giacchette con catarifrangenti: assumere un atteggiamento professionale è il modo migliore per non dare nell’occhio. Con le scope stendete la colla su tutta la superficie del billboard partendo dalla parte superiore, in modo da recuperare le colature di colla per la parte bassa. Incollate il poster una sezione per volta, facendo pressione con la scopa per evitare rigonfiamenti della carta. Londra Surrey Canal road. Novembre 2017. Foto di Vytautas


COMPRA UNA NUOVA ANIMA Vernice a rullo sopra billboard retroilluminato. Marzo 2015. Hackney, Londra.

“È impossibile che un cartellone pubblicitario migliori il paesaggio. Non importa quanto sia curata la sua grafica o quanto sia grigio e deprimente il contesto in cui viene eretto, sarebbe sempre e comunque meglio che non ci fosse affatto... Tuttavia c’è sempre il modo per migliorare una pubblicità: vandalizzarla.” Carlton Bloom


Febbraio 2015. Hackney Wick, Londra.


MUTO Stencil sopra la pubblicitĂ di una serie TV. Marzo 2015. Lance road, Londra.


SANGUE DI CRISTO 400 cl. 70 % Vol. Imbottigliato dalla premiata distilleria HOGRE nell’Agosto 2015. Shadwell, Londra.


Stazione di Lewisham. Londra, Ottobre 2016.


NIENTE È CAMBIATO PER COLPA DELLE BANCHE Slogan sovvertito con fogli dipinti a mano. Prima dell’intervento il testo riportava: “Al tuo fianco da 250 anni. Banca di fiducia”. Gennaio 2016. Peckham Rye, Londra.


“Storicamente Southwark ha sempre avuto il maggior numero di case popolari di tutti gli altri quartieri di Londra (e fino al censimento del 2011 mantiene il primato con la più alta percentuale di “affitti sociali”). Sfortunatamente per le persone che ci vivono la giunta della circoscrizione (Laburista dal 2010) ha fatto del suo meglio per spazzar via questa tradizione promuovendo una politica di “decoro e riqualificazione”. I residenti che vivevano in quest’ area (per la maggior parte locatari appartenenti alla classe operaia) sono stati costretti ad abbandonare la propria casa, i loro appartamenti sono stati demoliti e il terreno rivenduto a imprenditori edili. Questo si è verificato in particolare nell’Heygate estate, vicino a dove il pezzo “Social Cleansing” (“pulizia sociale”) di Hogre è apparso. Le promesse fatte dai politici di un “diritto al ritorno” sono andate in frantumi, con il risultato che migliaia di residenti sono stati riassegnati a nuove abitazioni, spesso molto lontane dalla precedente. Adesso un nuovo blocco di palazzine vicino a questo, quello di Aylesbury, sembra dover subire la stessa sorte. È dimostrato che costerebbe molto di più demolire l’intero blocco di palazzine e ricostruirne di nuove, piuttosto che ristrutturare quelle già esistenti (e pagare la manutenzione in futuro). L’ambiente e le necessità umane non sono molto considerate da chi prende le decisioni, che comunque sono ormai largamente avviate per il completamento del piano previsto per il 2023. Stanno seguendo una logica che cerca di distruggere gli affittuari


di singoli immobili, insieme ai più poveri e alla classe operaia che ancora vive in questa zona. Vogliono attirare guadagni più alti, e stravolgere la demografia della popolazione. Supportano questa nuova idea (altamente diffusa da tutti i media di destra britannici) che solo i ricchi meritano di vivere vicino al centro città, se non addirittura dentro Londra stessa. Preferirebbero una proprietà a tenuta mista: più proprietari, più proprietari d’immobili in affitto, qualche losco contratto di condivisione di proprietà, e appena una manciata di cosiddetti “affordable housing” (“affitti abbordabili”) per attrarre nuovi fondi, e se riescono a farla franca zero case popolari. Quando costretta ad accettare qualche forma di affitto sociale la giunta della circoscrizione lascia la gestione ad una delle grandi associazioni per l’abitare ( nel caso di Aylesbury è la “Notting hill Housing” ) , ciò comporta molti meno abitanti proprietari e affitti altissimi per chi accettasse di venire a vivere nei nuovi appartamenti. Gli imprenditori e le compagnie edili coinvolti nell’affare hanno un margine di guadagno altissimo (tra il 20-25% come standard), beneficiando di una cultura di omertà, dalla mancanza di scrutini, e da un sistema “a porta girevole” per il quale la maggior parte di quelli che hanno lavorato nei dipartimenti della riqualificazione di Southwark finiscono come impiegati dei palazzinari.” Queer Tango, anarcociclista di Londra sud.


PULIZIA SOCIALE Lo slogan Social Cleansing sovverte il logo del Southwark Council, descrivendone l’impatto delle politiche sull’abitare. Installato su un cartellone pubblicitario di fianco alla rotonda di Elephant and Castle, vicino alle rovine dell’ Heygate estate, l’intera cornice di metallo di 6 metri per 3 è stata rimossa, presumibilmente dalle autorità, due giorni dopo la sua apparizione. Elephant & Castle, Londra. Luglio 2016.

35percent.org southwarknotes.wordpress.com fightfortheaylesbury.wordpress.com heygatewashome.org


FUCK THE POLICE Dicembre 2016. Queens Road, Londra.


TAGLIA LE LORO FRONTIERE “Un grande NO, scritto a lettere maiuscole, apre i nomi di tantissimi collettivi radicali di tutto il mondo. Questa negazione non deve essere interpretata come un’ energia improduttiva e sterile, ma al contrario è il primo passo per un ventaglio di possibilità che si apre sulla vita stessa. Così No Borders significa Sì alla totale libertà di movimento degli individui, Sì alle migrazioni, Sì alle integrazioni, Sì al viaggio inteso come esposizione verso l’insolito e apertura verso l’Altro… Il nichilismo deve spaventare solo chi dalla distruzione iniziale di uno stato di cose non saprebbe come ricrearsi.” Bess Komentarza

Novembre 2016. Loampit vale, Londra.


“L’arte contemporanea è straziata dalla sua stessa mercificazione. (...) Si continua ad esporre (senza didascalie e spiegazioni), e collezionare, arte concettuale con la pretesa di mostrare opere d’arte, che poi sono solo feticci senza valore. L’orinatoio di Duchamp, come il papa di Cattelan, sono posseduti di più da chi li “comprende” rispetto a chi li “possiede materialmente”, perché ciò che è essenziale è l’idea, non la qualità estetico/tecnica dell’opera come potrebbe essere, invece, in una tavola pittorica del Quattrocento.” Guerrilla SPAM

Manifesto di propaganda per la terza edizione di Shit Art Fair, mostra d’arte di merda non autorizzata. Installato durante la “settimana dell’arte contemporanea”. Novembre 2015. Torino, corso Sommelier.


Novembre 2017. Evelyn street, Londra.


Marzo 2018. Via dello scalo San Lorenzo, Roma. “Dioscotto è la campagna nazionale con la quale la Chiesa Pastafariana Italiana chiede l’abolizione del reato di blasfemia nel mondo e nel nostro Paese, in cui si presenta come illecito amministrativo. Dioscotto consiste in un cartellone di eventi volti a promuovere e tutelare artisti considerati blasfemi, nonché a raccogliere fondi per dare sostegno finanziario e consulenza legale alle persone denunciate per blasfemia o vilipendio della religione. Se sei un artista o fai parte di un’associazione o organizzazione interessata a unirti alla causa aderendo al nostro programma di eventi, scrivi a: dioscotto@chiesapastafariana.it ” Dioscotto


SOTTOVETRO


Una cornicie e un vetro leggermente riflettente possono ammantare d’ufficialità qualsiasi carta straccia. Le vetrinette che contengono le pubblicità alle fermate degli autobus non sono da meno, anzi, la retroilluminazione notturna dona un tocco di sacralità al loro contenuto. Spesso una brucola o un cacciavite sono sufficienti per far saltare la serratura disinnescando il trucco e ribaltando la situazione: cosa vorreste che dicessero le istituzioni se aveste il potere di parlare al posto loro?

Foto di Watt Tyller


Stencil su carta, Marzo 2015. Bethnal green, Londra.

PRIMA SESSIONE GRATUITA

APERTURA MENTALE


Stencil e marker sopra la pubblicitĂ di un panino. Agosto 2015. Shadwell, Londra.

il meglio della leggenda

BRACIOLA DI CRISTO


Acrilico, marker e stencil su carta. Poster inizialmente installato a Kennington Road, rimosso dopo cinque giorni dalla manutenzione. Successivamente nuove versioni dello stesso design sono state riprodotte con una stampante per grande formato, e nuovamente installate attorno a quell’area. Maggio 2016. War museum, Londra.

CORPO DI CRISI


anonimo

“Una buona opzione a basso costo per la vostra azione di subvertising è quella di rapire alcuni dei poster pubblicitari che si trovano all’interno delle pensiline degli autobus. Portateli furtivamente lontani da occhi indiscreti e usateli come supporto di base per l’elaborazione di nuovi disegni. Un po’ come quando da bambini aggiungevate baffi, bende pirata, cicatrici e tatuaggi sulle fotografie di giornali e riviste. La soddisfazione però è anche maggiore, perché queste pubblicità sono stampate su carte pregiate e di alta qualità!”

Acrilici sopra la pubblicità di una bibita. Natale 2015. Bow road, Londra.

DONA UN PO’ DI GIOIA


Acrilico e marker su carta riciclata. Aprile 2016, Flint street, Londra.


Boicottaggio creativo in risposta all’invito di partecipazione ad una “competizione per sostituire le pubblicità con l’arte”. Il concorso veniva organizzato da un’ agenzia di relazioni pubbliche in associazione con le istituzioni, e aveva come scopo la promozione dell’agenzia stessa. I poster con la chela sono apparsi dopo la scadenza per la partecipazione, e hanno sostituito senza permessi i manifesti autorizzati. Installati nelle zone est e sud di Londra centro nel Novembre 2016.

1- spacca una vetrinetta delle pubblicità 2- strappa il fottuto messaggio commerciale 3- sostituiscilo con qualcosa di più affilato 4- condividi la tua azione di #subvertising

... TAGLIA LA LENZA

NON ABBOCCARE ALL’AMO


Poster installati in punti strategici vicino aziende e organizzazioni coinvolte con le detenzioni: l’Home Office, il Palazzo di Westminster, Barnados, Mitie e G4s. Maggio 2016, detainedvoices.com

per non avere il giusto documento o abbastanza soldi per comprarlo

ogni anno nel Regno Unito DETENUTE SENZA PROCESSO

TRENTAMILA PERSONE


Saint Robbery

“Tutti i bravi ladri sanno come vivere alle spese di qualcun altro, ma solo i piĂš grandi tra questi sanno come farlo legalmente.â€?

Logo, colori e motto riprendono una nota catena di supermercati inglesi incitandone il taccheggio nei loro stabilmenti. Poster installati in vari punti di Londra centro e sud. Autunno 2016.

vivi meglio - spendi meno

S A N TA R U B E R I A


punto di raccolta ufo, per far fronte all’inspitalità del pianeta Terra. I passegeri sono invitati all’imbarco nelle notti di luna nuova, tra le 22:52 e le 22:56

FERMATA UFO

Fermata in disuso nelle vicinanze della cattedrale di St Paul. Gennaio 2016, Londra.

MIR (Man In Red)

“Ogni volta che un essere umano osserva un oggetto non identificato in cielo - e dietro quello che è appunto soltanto un ‘oggetto non identificato’ intravede, o tende a riconoscere, una forma di vita extraterrestre - sta già sognando la possibilità che si dia, in qualche parte dell’universo, un modello di organizzazione sociale completamente diverso dal nostro.”


Il manifesto denuncia le politiche razziste della Titan Airways, compagnia al soldo del governo inglese responsabile delle deportazioni di immigrati nei loro paesi di origine. Londra, Maggio 2018.

(per la vostra sicurezza a bordo sarebbe meglio se foste bianchi)

-atterraggio morbido non incluso-

TITAN VOLI DI DEPORTAZIONE


Acrilico e marker. Settembre 2016. Shoreditch, Londra.

“Ero con l’agente Kay Cameron a rimuovere alcuni manifesti pubblicitari all’interno delle pensiline degli autobus nell’orario di punta. Quando eravamo ormai vicini al Borough market ci si avvicina una bimba seguita dalla madre, e con fare curioso ci chiese perché avevamo tolto quel manifesto che a lei piaceva tanto. Le abbiamo risposto che se lo voleva poteva tenersielo e farci quello che preferiva. Posso appenderlo sul muro nella mia stanza? Domandò la ragazzina a sua madre. La signora provò a dissuadere la figlia facendole notare che il poster era troppo grande (120cmx180cm), ma la piccoletta insisteva, e alla fine la mamma diede il suo consenso . Era una pubblicità dai colori vivaci e brillanti, che presentava l’ultima edizione limitata di alcune bottiglie di birra.” Carlton Bloom


Novembre 2016. Drummond road, Londra.

SICURI DI VOLER ROLLARE UN ALTRA PISTA D’ATTERRAGGIO? IL PIANETA È GIÀ COTTO STOP ALL’ESPANSIONE DEGLI AEROPORTI!


Freestyle a marker, sopra una pubblicità che diceva “trova il tuo ritmo”. Giugno 2016. Shoreditch, Londra.


PappagallI della Wibbly Wobbly

“Dire una cosa una volta sola è come non averla mai detta. Dire una cosa una volta sola è come non averla mai detta.”

Poster installati in varie zone di Londra est, dopo l’attacco al Bataclan di Parigi. Novembre, Dicembre 2015.


Il manifesto fa riferimento alla politica usata dalla polizia inglese sulle operazioni di infiltraggio e spionaggio tra gruppi di attivisti -Neither confirm nor deny: ignorare tutti i capi d’accusa che le sono stati imputati in merito a tali operazioni per abusi di potere. Londra, Ottobre 2016.

1- arrotola il tappo fino ad ottenere un cono molto sottile 2- NON CONFERMARE, NON NEGARE 3- inserisci il tappo nel condotto uditivo

addestramento all’ascolto selettivo:

TAPPI PER ORECCHIE DI PORCO


Se desideri esser coinvolto in un programma per lo spionaggio del vicinato aiuterai a creare un clima di sfiducia nella tua comunità: Collabora oggi con i maiali, e domani fai la fine del salame! Subvertising dei manifesti di propaganda delle ronde cittadine “Neighbourhood Watch”. Poster installati attorno New cross, Deptford, Greenwich e Surrey Quays. Londra, Ottobre 2016.

CONTRIBUISCI ANCHE TU ALLA PARANOIA NEL VICINATO


Immagine coordinata e impaginazione: Special Patrol Group Illustrazione: HOGRE Poster realizzati per la campagna di subvertising SPYCOPS.INFO Londra, Luglio 2018.

“Questi poster sono stati realizzati perché sbirri infiltrati dalla Metropolitan Police hanno raggirato donne con le quali hanno avuto relazioni, diventando padri dei loro figli per poi mentire sull’accaduto in triunale. È tempo di fermare il lavoro di copertura nelle inchieste sulle infiltrazioni della polizia. Rilasciate i nomi! Aprite gli archivi!” Special Patrol Group

BASTA COPERTURE PER I POLIZIOTTI INFILTRATI


Acrilico su carta. Marsiglia, Maggio 2017.

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA


Poster satirico inspirato dall’Over shoot day 2016. Installato in varie fermate di Londra centro e sud. Autunno 2016.

così detto ‘effetto serra’ sia una cazzata: Perché dovremmo preoccuparci del riscaldamento globale? Presto o tardi moriremo tutti comunque! … il restante 97% si sta cagando sotto.

SCUREGGIA! E vai oltre Il 3% degli scienziati pensano che tutto questo blablabla sul


contestroyalty.blogspot.it

Questi poster raffiguranti un unicorno vomitante sul re leone sono stati installati nella zona di Brixton nel Marzo 2017. Sembrerebbero pubblicizzare un concorso per disegnare la nuova versione dello stemma araldico del Regno Unito. Ai giovani illustratori e grafici viene richiesto di inviare la loro personale versione del logo regale attraverso un sito internet. Probabilmente grazie al contenuto poco esplicito i poster non hanno destato sospetti rimanendo appesi per circa due settimane. Basta una rapida occhiata al sito a cui fanno riferimento per capire che è gestito da un manipolo di attivisti anti monarchici autoproclamatosi Merda reale (Royal Shit). Comunque, contributi tra i piÚ disparati sono iniziati ad arrivare e sebbene il sito originario è andato offline un nuovo blog analogo è ancora consultabile su:


Poster realizzato durante le proteste a Bruxelles contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership. Installati sia a Londra che Bruxell nel Novembre 2016 durante la campagna di subvertising “Brandwashing�.

TTIP : Cibo artificiale per tutti


Mosca scansionata ad alta risoluzione e stampata in scala 100:1 . Poster installati in varie fermate degli autobus a Londra centro. Maggio 2016

DOVE VOLANO LE MOSCHE


Acrilico sopra la pubblicità di uno shampoo. Stazione centrale di Varsavia, Polonia. Aprile 2017. Design by Bess Komentarza & DoublewhY_Y

“Per realizzare questo manifesto siamo partit* dalla pubblicità di una marca di sapone per i capelli. Con della vernice bianca abbiamo fatto sparire l’immagine del prodotto nell’angolo in basso a destra amalgamando il bianco con quello dello sfondo. Stessa sorte è toccata allo slogan originale che è stato poi sostituito dal nostro, sicuramente più adeguato all’immagine.” Bess Komentarza

IL CONSUMISMO TI VIENE SUI CAPELLI


Roma, Luglio 2017

Glitch: Scual - www.scual.eu

Design: Hogre, DoublewhY_Y


S A B O TA G G I O COORDINATO


Subvertising Workshop a cura di Illustre Feccia. Borda Fest 2017, Foto di Vytautas


Così come le grandi aziende creano un’ immagine coordinata per facilitare la loro comunicazione interna e quella con i clienti, anche coordinare il sabotaggio porta evidenti vantaggi alla controinformazione. I presupposti sono gli stessi di quelli di una campagna tradizionale: coerenza semantica e tematica dell’immagine. La differenza sta piuttosto nell’intendere il sabotaggio come un’ azione anarchica, che prende forma grazie ad un modello organizzativo che è il contrario di quello gerarchico di un’ azienda o assembleare di un collettivo. Ciò stravolge tutto, linguaggio compreso. Il sabotaggio coordinato è come una scarpa da ginnastica col tacco. Sembrerebbe uno strano oggetto impossibile, invece una scarpa da ginnastica con tacco sceglie di mostrarsi per qualcosa che in realtà non è, un atteggiamento tutt’altro che privo di senso e tutt’altro che passeggero. Essere favolosi: ecco un arma davvero letale.


in programma nel palazzo vuoto a te più vicino

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Inizio campagna: Ottobre 2016 Copywriting: Hogre, Kay Cameron Design: Hogre Food Skipping MVP: Manny Città: Londra


“Per molte persone, me compreso, occupare ha senso in quanto è un rifiuto dell’intero sistema, e non soltanto una reazione alla crisi. Persone diverse arrivano a questo punto per motivi diversi, ma gran parte di questi possono esser riassunti dal rifiuto di relazioni sociali insipide: la famiglia, la vita di coppia, la carriera e la superficialità delle amicizie di oggi, che faticano ad esprimersi a pieno sotto la pressione del neoliberalismo. Gli squat possono essere spazi per nuove aggregazioni: in crew, in collettivi, nuove alleanze e patti criminali vengono forgiati dalle necessità.” - Spilsbury Brunt


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P U B B L I C I T À

///GestioneSubliminale///ArrapamentoContenuti///LibidoProgettuale

C R I T I C A D ’ A R T E ///AriaFritta///CensuraEstetica///Scopia zzamentoSistematico

C O M U N I C A Z I O N E

///SilenzioMetodologico///LinguaggioIstituzionale///VeritàOrganizzata

Inizio campagna: Marzo 2017 Design: Hogre Iscrizioni: Illustre Feccia, CF Città: Londra


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100% NATURALI - SENZA GLUTINE Design: DoublewhY_Y Da oggi in ogni supermercato Londra, Luglio 2017.


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RACCOLTO DA NASI SELEZIONATI Design: Hogre Da oggi in ogni supermercato Londra, Luglio 2017.


“SPOT IT. SAVE IT. SORTED.” subvertising di “SEE IT. SAY IT. SORTED.”


I poster Spot it. Save it. Sorted. derivano dal piratamento grafico dei manifesti della British Transport Police See it. Say it. Sorted. - font simili, stessa scala cromatica e un’ impaginazione del tutto identica. Nella loro propaganda gli sbirri inglesi invitano a segnalare qualsiasi individuo che risulti sospetto. Lo scopo dei loro manifesti è quello di alimentare le xenofobie, costruendo uno stato di terrore che gli servirebbe a giustificare un ingente dispiego di sistemi di sicurezza. Questa campagna di subvertising rimpiazza i manifesti della polizia con immagini positive e propositive. I poster pirata ritraggono alcuni animali nell’atto di recuperare del cibo dalla spazzatura, mentre un testo interroga lo spettatore:

Perché dovresti fare la spesa quando puoi liberare cibo ancora fresco dai cassonetti? Stupidi umani, producono molto più di quanto non sia loro necessario. Diventa freegano come un gabbiano.

SCOVALO SALVALO RISOLTO Inizio campagna: Maggio 2018 Design: Hogre Città: Londra


Maggio 2018. Shoreditch, Old street.


In un articolo del 15 Maggio 2017 The Guardian titola: “Bristol di routine butta 1.4 milioni di banane commestibili ogni giorno”. Solo un piccolissimo pars pro toto di un meccanismo folle che va ad esclusivo vantaggio di grosse corporazioni e supermercati come Tesco, Waitrose, Iceland o Subway (giusto per menzionarne una manciata). Il freeganesimo è vivere nel rifiuto di questo modello economico malato, distruttivo per il pianeta come per qualsiasi specie che lo abita (umani inclusi).”


Inizio della campagna: Giugno 2017 Design: Hogre & DoublewhY_Y CittĂ : Roma, Torino

Roma, Piazza Vittorio. Foto di Valentino Bonacquisti


“Fintissimi” sbeffeggia un famoso produttore italiano di mutande che nelle sue campagne pubblicitarie usa immagini ipersessualizzate, la più discussa di queste con la modella Irina Shayk. Quest’ultima campagna ci è sembrata invasiva, disturbante e manipolatoria, perché la donna seminuda che vi è rappresentata sembra una bambola senza vita che aspetta passivamente di essere usata. Abbiamo quindi deciso di enfatizzare questi aspetti, trasformando la modella in un oggetto sessuale vero e proprio, con l’intento di smascherare il messaggio che volevano farci passare con questa campagna sessista: solo come bambole siamo “finalmenty perfetty”. DoublewhY_Y


“Sgomento in alcune zone di Roma” - Roma Today 01/07/2017 “Giallo sugli autori del blitz” - Corriere della sera 01/07/2017 “Manifesti indegni e vergognosi che deriono Gesù e Maria” - La Luce di Maria 01/07/2017 “Scaturita un’ immensa protesta” - Il Giornale 01/07/2017 “Denunciato uno street artist” - La Repubblica 07/07/2017

Roma, HOGRE 2017


“Si cerca il secondo responsabile” - Corriere della sera 07/07/2017 “Sequestrato vario materiale cartaceo” - Roma Today 07/07/2017 “La libertà di espressione ai tempi del decoro” - Il Manifesto 09/07/2017 “Inseminazione artificiale: Ironicamente è l’unico modo di figliare davvero immacolato, poiché esclude un rapporto carnale.” - DoublewhY_Y su Roma Today 10/07/2017

Roma, DoublewhY_Y 2017


“Nella notte tra il 29 e il 30 giugno di questo anno, i poster realizzati dalla Agenzia di Subvertising sono stati attaccati in diverse fermate Atac di Roma. Sull’azione di street art, però, ha indagato la Digos in seguito alla segnalazione rilasciata presso la Polizia Roma Capitale da alcuni dipendenti Atac. L’accusa è di “offesa a confessione religiosa mediante vilipendio”. I manifesti in questione vilipendono sul serio o denunciano fatti reali? Non è forse vero – ad esempio – che il Cardinale Pell sarà processato in Australia per gravi e ripetuti crimini sessuali? Non è forse vero che la fecondazione in vitro è una possibilità osteggiata dalle gerarchie ecclesiastiche? Dunque, è solo l’imprecazione che offende... o anche la verità?” Sciallatiella Piccante I Pappesa della chiesa Pastafariana italiana, al secolo Emanuela Marmo.

Design: DoublewhY_Y Foto: Valentino Bonacquisti Roma, Piazza Belli.


Nota all’edizione: Dopo aver causato *scompiglio il poster “Ecce Homo Erectus” è

stato accusato con l’articolo 404 del codice penale di vilipendere la religione. Per tale legge chiunque in un luogo pubblico offenda una confessione religiosa è perseguibile, rischiando una multa dai 1000 ai 5000 euro o, nel caso di danneggiamento di oggetti di culto, fino a 2 anni di reclusione. Parlando di “luogo pubblico” in senso giuridico ci si riferisce anche a libri e pubblicazioni, dunque questa legge colpisce anche la libertà di stampa. Per questo motivo in segno provocatorio e volendo evidenziare l’assurdità dei fatti abbiamo deciso di oscurare la parte ritenuta offensiva del poster. La legge 404 deriva dai patti lateranensi che Mussolini strinse con la Chiesa Cattolica, motivo in più per esprimere la nostra approvazione con la campagna per abolire le leggi sulla blasfemia: #EndBlasphemyLaws

Design: Hogre Foto: Valentino Bonacquisti Roma, Piazza Belli.


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Grazie all’8xmille ci siamo fatti molto Design: Illustre Feccia Procuriamoci con zelo un biglietto per il cielo Design: Hogre Inizio della campagna: Novembre 2017 Città : Roma


Design: IllustreFeccia Foto: Oscar Giampaoli Roma, Novembre 2017.


Design: Hogre Foto: Valentino Bonacquisti Roma, Novembre 2017.


#ADHACKMANIFESTO

Tradotto in Italiano e affisso per le strade di Roma nel Giugno 2017 in occasione del Crack festival al Forte prenestino. Sottoscritto dai subvertiser presenti tra cui the Special patrol Group, Hogre, DoublewhY_Y e, ad eccezione del punto 2, da Illustre Feccia. Testo e design: Special Patrol Group “Nel diritto commerciale, un invito a trattare è semplicemente “l’espressione della volontà a negoziare”. Una persona che invita alla trattazione non intende essere vincolata se la proposta fatta viene accettata dalla persona alla quale è indirizzata. Nel sistema giuridico Britannico, un precedente sancisce che l’etichetta del prezzo di un prodotto in un negozio è semplicemente un invito a trattare: è l’acquirente che fa la sua offerta quando si avvicina alla cassa. Il venditore normalmente accetta l’offerta e un contratto di vendita viene stipulato. Ovviamente nessuno dovrebbe prendere un manifesto anarchico troppo seriamente. Non è vincolante, non rivendica nessuna autorità. Dovrebbe esser interpretato come un invito a pensare - Questa è la nostra posizione, qual’è la vostra? Rifiuta categoricamente pensieri formulati in precedenza a conseguenza di uno status quo, ma invita il lettore a formulare una nuova realtà, insieme. Il Manifesto antipubblicitario è presentato con questo spirito. Ora che lo avete letto spetta a voi scegliere se accettarlo o rifiutarlo – è il vostro turno di fare un’ offerta ...” Special Patrol Group


QUEL CHE RESTA DELLA STREET ART Intervista di Stefania Parmeggiani

parmeggiani.blogautore.repubblica.it

12/03/2015

Parmeggiani: Che cosa è la Street Art? Come possono stare all’interno di uno stesso “movimento” artisti molto diversi come Blu, che cancella le sue opere per protesta contro la gentrificazione e Ben Eine, che collabora con Luis Vuitton? Hogre: Facevamo streetart quando nessuno si immaginava di darle un nome, quando era letta solo dagli addetti ai lavori e solo come una diversa evoluzione dei graffiti e dei suoi linguaggi: prima che fosse considerata una moda, che finisse sulle pagine dei giornali e che una quantità di gente proveniente da background completamente diversi da quelli delle strade decidesse di appropriarsene per convenienza. La streetart non esiste in quanto movimento artistico: non esiste un manifesto, non c’è una comunione di ideali... Tra i “maggiori esponenti” ce ne sono tanti che non sono mai nemmeno entrati in contatto tra di loro. Quindi, di cosa stiamo parlando? E poi, come si può impostare un discorso sul rapporto tra streetart e arte, in una società che ha perso completamente la nozione basilare di arte? Un individuo in grado di esprimere e comunicare la propria interiorità è un essere umano alfabetizzato, non un artista. C215 parla per dar fiato alla bocca, tornasse a disegnare gattini e arcobaleni sui suoi muri legali. (Parmeggiani: Ero stata io a tirare in ballo C215, facendo notare a Hogre come l’artista francese avesse in più occasioni criticato la deriva commerciale della Street Art, ndr). Blu e Ben Ein hanno in comune poco e niente, come non hanno niente in comune un attivista che lascia il suo messaggio politico su un muro e una multinazionale che si appropria di quel muro con e per denaro. Tutta questa bella confusione è dovuta principalmente al fatto che nessuno qui ha mai preso l’iniziativa di definire la sua opera artistica punto per punto, come in un manifesto delle prime avanguardie per intenderci. Quest’assenza però non è da interpretare come mancanza di coraggio, ma fa parte della cultura originale dei graffiti e dell’HipHop del fare e non spiegare. Da qui i vari modi di dire:


Roma. HOGRE 2013


“keep it real” , “voi fate blabla, io faccio BAMBAM” (Danno CDF), “kittesencula”...per capire i graffiti bisogna viverli”. P: Quali sono gli effetti che la grande attenzione mediatica, delle istituzioni e del mercato hanno avuto sugli artisti e sulle loro opere? Sono state un vantaggio o il riconoscimento pubblico ha finito con lo snaturare la Street Art, racchiudendo gli artisti in una gabbia e confinandoli nel campo della riqualificazione urbana? H: “Credo che la streetart verrà ricordata come quel fenomeno non meglio definito di dipingere negli spazi pubblici e che ha permesso ad alcuni artisti tra i più disparati di venire a galla. In pratica un trampolino, con un accesso dalla selezione spietata, ma con solo due scalini! Un bravo artista pittorico infatti si giudica oggi sulla base di due sole cose: come dipinge e cosa dipinge. Stile e concetto, cuore più cervello, sono le cose che più si apprezzano di un autore. Sono legittimati a sentirsi chiusi in gabbia tutti coloro che non hanno mai messo in campo la loro anima nè i loro ideali”. P: Ha ancora senso parlare di una forma sovversiva di arte che scegliendo la strada nega il sistema economico dell’arte contemporanea? “Prima di voler cambiare il sistema dell’arte contemporanea, l’atto di dipingere per strada nasce nei primi anni 80 a NewYork dal bisogno, forse inconscio, di criticare e cambiare la gestione degli spazi pubblici. Questo è, secondo me, quello per cui sono nati i graffiti. Io la trovo un idea “postzapatista”: la strada è di chi ci cammina, non la si può tagliare e fare a pezzi per darla in pasto a politici e multinazionali, liberi di bombardarci con i loro messaggi che ci forzano nella disuguaglianza. Escludendo l’attivismo politico di Blu e Banksy è già da tempo che la streetart non contesta più la logica delle pubblicità in strada, ma anzi si aggiunge a questo frastuono. Nel peggiore dei casi, può diventare anche uno strumento della speculazione edilizia, quindi direi che è giunto il momento di cambiare rotta. Non abbandonerei le strade però. La mia idea è piuttosto un cambio di medium: dipingere un muro non è


più un offesa per la proprietà privata, dunque il mio bersaglio diventeranno direttamente i cartelloni pubblicitari. Ho già iniziato e mi sono trasferito a Londra proprio con l’intenzione di avviare un agenzia di subvertising. L’idea è quella di offrire il vandalismo creativo come un servizio pubblico. In questo modo spero anche col tempo di riuscire a sovvertire le dinamiche del mercato dell’arte: immagino delle opere non più legate a parametri trogloditi di valutazione come la tiratura, le dimensioni o le tecniche di produzione, ma piuttosto con valori economici e artistici legati ai significati dell’opera, vale a dire ai metodi utilizzati dall’artista di mettere a frutto e reinvestire il capitale ottenuto in azioni socialmente utili”. P: Nel manifesto della mostra tua e di Guerrilla Spam si leggeva: “Nemesi dello status quo che volevano abbattere i due hanno però tragicamente finito per essere essi stessi vittime di ciò a cui strenuamente si opponevano”. A cosa strenuamente vi opponevate? H: “Ci opponiamo all’idea che trova il suo massimo esempio nell’opera di Warhol dell’arte come merce, destinata a esser comprata, consumata e poi gettata nel dimenticatoio della storia o riciclata”. P: Dalle tue risposte mi sembra che tu abbia una visione politica dell’arte. é così sempre? O pensi che possa esistere anche un’arte disimpegnata? H: “Mi vengono in mente le parole di Pasolini: ‘un autore, quando è disinteressato e appassionato, è sempre una contestazione vivente: appena apre bocca, contesta qualcosa al conformismo, a ciò che è ufficiale, a ciò che è statale, a ciò che è nazionale, a ciò che insomma va bene per tutti. Quindi, non appena apre bocca un artista è per forza impegnato, perché, il suo aprir bocca è scandaloso, sempre’ ... Credo che quel che Pasolini volesse dire è che se un autore non ha inte-


Bow Road , Londra. HOGRE 2015


“Il rancho di Pancho ”, Torino. HOGRE 2013


resse nelle logiche di guadagno tipiche della nostra società, necessariamente dovrà andarvi contro. Mi permetto di aggiungere a questa riflessione che quando un autore esibisce, quasi ostentando un disimpegno politico (inter nos: per esempio scegliendo di disegnare gattini e arcobaleni su muri concessi dal comune) non è forse questa stessa una posizione politica? Come può l’arte non essere politica? dovrebbe essere privata, segreta, ermetica... In pratica dovrebbe essere qualcos’altro”. P: Se l’arte è politica l’arte è anche propaganda. Penso a Obey per Obama; Guttuso per il Pci; l’arte interventista dei futuristi, i pittori di regime... In questo casi lo stile vale più del concetto? H: “A stabilire se lo stile vale più del concetto è solo una questione di gusti personali e di ideali. La mia opinione è che lo stile è sempre subordinato al concetto: è il primo gradino del trampolino di cui parlavamo ieri. Se è elevato, farà apparire il concetto molto più in alto. Per questo le cose semplici sono quelle che funzionano meglio. Non c’è niente di più complicato della semplicità”. P: Le mie domande e di conseguenza le tue risposte hanno avuto fino a ora un vizio di pensiero, sono occidente-centriche. La Street Art è però molto diffusa anche nel resto del mondo, penso al muralismo dei paesi latino-americani e alle opere spuntate sui muri del Cairo e delle altre capitali delle Primavere Arabe. H: “Il muralismo di Diego Rivera c’entra poco con questa cosa che chiamiamo streetart, altrimenti anche Michelangelo si potrebbe definire uno streetartist: la Cappella Sistina è un’opera murale, dipinta a stencil (tecnica spolvero) e proiezione ottica (due tra le tecniche più utilizzate nella streetart oggi), ed è anche un’enorme operazione politica! Per giunta poi il Giudizio universale si potrebbe definire, al pari dei migliori lavori di Banksy, un’opera site-specific, perché illustra la


necessità di una riforma cattolica proprio nel cuore della cristianità, in un momento delicatissimo del dibattito tra gli spirituali che seguivano “il Beneficio di Cristo” e la curia. Per quanto riguarda il Medio Oriente invece: i muri pro regime a Teheran, con i faccioni di Khomeini e le bandiere americane che bruciano non possono esser definiti come opere di streetart, ma senz’altro lo sono i lavori degli iraniani  A1one e Icy&Sot. La differenza tra questi due tipi di muralismo è la radice: i secondi sono una derivazione dei graffiti di New York degli anni 80 e del rap che, per l’appunto, sono un prodotto occidentale. Dunque, quando il Medio Oriente si appropria di un po’ della cultura occidentale, allora produce opere di streetart, come i disegni dei reggiseni blu che accompagnarono le rivolte in Egitto ad esempio”. P: C’é qualcosa in comune tra i diversi tipi di muralismo? “Direi comunque di sì, perché entrambi usano lo stesso mezzo, ovvero il muro, e sarà anche un’ovvietà, ma non è una cosa di poco conto: il muro è il migliore dei supporti. Forse perché con la sua solidità ci trasmette un senso di immortalità, ma fatto sta che è un bisogno ancestrale che ci spinge a dipingerlo. Non a caso l’uomo primitivo ha sviluppato la sua capacità di linguaggio proprio dipingendo sui muri. A queste risposte vorrei solo aggiungere che non importa quante energie spendiamo a cercar di rendere le periferie dei posti migliori se la conseguenza del nostro lavoro sarà comunque l’aumento dei prezzi degli affitti. Se non ci preoccupiamo di prevenire la gentrificazione finiremo con il perdere lo spazio che faticosamente avremo conquistato”. Intervista tratta dal sito: parmeggiani.blogautore.repubblica.it/2015/03/hogre-quel-che-restadella-street-art


Via dei Sabelli 102, Roma. HOGRE 2013


FA Q Frequently Asked Questions 2018 whatshogre@subvertising.org

Cos’è HOGRE?

HOGRE è una firma apparsa per la prima volta nel 2007, scritta a vernice spray sul muro di un sottopassaggio nella periferia di Roma. Negli anni successivi diventa il marchio di riconoscimento di graffiti e stencil che danno il volto ai muri di varie città d’Italia e d’Europa. Nel 2010 la galleria Mondo Bizzarro di Roma presenta la prima personale di HOGRE, che viene accolta dal pubblico e dalla critica come giovane promessa della street art italiana. A questo primo esordio seguiranno altre mostre, la prima collettiva di Italian Pop Surrealism e altre in gallerie dedicate alla street art. Nel Gennaio 2015 il club culturale Laszlo Biro annuncia in un necrologio la prematura dipartita di HOGRE e dell’amico Guerrilla Spam. Giornalmente, nell’arco di un mese, l’ultimo ciclo di opere dei due viene gettato alle fiamme e le ceneri vengono raccolte in un cobbler shaker. Sembrerebbe la fine, invece HOGRE - dopo un cambio di medium dal muro al manifesto pubblicitario- continua ad attribuirsi nuove produzioni. Nel mare della comunicazione oggi HOGRE è un anti-brand all’arrembaggio degli spazi pubblicitari.


Via degli Ausoni , Roma. HOGRE 2010


Questo libro è il risultato di un lavoro collettivo?

È un lavoro fatto da liberi individui, non da un collettivo - i partecipanti sono tutti creditati, e negli interventi di gruppo (vedi capitolo Sabotaggio Coordinato) di ciascuno è specificato il tipo di contributo. Dal momento che nella pianificazione di un azione di subvertising non sono previsti ruoli fissi le persone si associano con il solo intento di fornire un servizio di “riorganizzazione dello spazio pubblico” (vedi punto 2 del ManifestoAntipubblicitario). Alcuni subvertiser definiscono questa struttura fluida come un agenzia di controinformazione, ma il termine “agenzia” è da intendersi in maniera del tutto parodistica. I “clienti” non sono definibili in quanto tali, dal momento che non pagano per il servizio anche qualora lo richiedessero espressamente. HOGRE si autofinanzia attraverso la produzione di manufatti che immette nel mercato dell’arte contemporanea, utilizzando poi i guadagni per foraggiare successivi arrembaggi.

Come definire questo lavoro, arte o attivismo?

Questo è un libro di design che non tratta di propaganda o di politica, ma riconosce che tutto il design è politico. “Ogni design o serve o sovverte lo status quo. Non esiste prodotto grafico che può esser disconnesso dai valori, dai presupposti e dalle ideologie che hanno portato alla sua creazione” (Ruben Pater “The Politics of Design”).

Cosa significa Subvertising?

Subvertising è un termine inglese, derivante dalla crasi delle parole subvert (sovvertire) e advertising (pubblicità). Il Subvertising (traducibile come “sovversicità”) consiste nel deturpare, piratare e occupare abusivamente spazi pubblicitari con l’intento di mettere in discussione l’utilizzo massiccio di immagini di propaganda consumista nello spazio pubblico. Più che dalla street art questi interventi si ispirano al détournament situazionista degli anni 60-70. Forme di subvertising sono già presenti negli USA agli inizi degli anni 80 con il nome “Adbusting” o “Culture Jamming”, che già allora contestavano la mancanza di spazio espressivo in un mondo sempre più brandizzato, dove il potere passa di mano dai governi alle multinazionali. Naomi Klein commenta in proposito: “la libertà d’espressione manca di significato se la cacofonia commerciale si è alzata a un punto tale in cui nessuno può ascoltarti.”


Cos’è successo dopo l’accusa di vilipendio alla religione?

Un bozzetto del poster “Ecce Homo Erectus” realizzato a marker e caffè su carta da spolvero firmato HOGRE è stato venduto dalla WAR Gallery di Londra per 666 £. Il 22 Gennaio 2018 il caso dei manifesti blasfemi viene presentato in Campidoglio nella sala del Carroccio all’interno di un convegno sulla laicità dello stato, organizzato dallo UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti). Gli indagati hanno nominato un avvocato difensore e sono tutt’ora in attesa di esser convocati a giudizio.

Come si disegna e si installa un manifesto di subvertising?

Per aprire le cabinette con le pubblicità sottovetro spesso basta una brugola acquistabile da qualsiasi ferramenta. Il modello può variare di città in città, ma il numero delle variabili è abbastanza esiguo. Per chi volesse approfondire, Dog Section press ha pubblicato un piccolo manuale illustrato, consultabile gratuitamente anche online: “Subvertising Manual”, a cura del collettivo Brandalism. Per realizzare un manifesto invece gli approcci sono tantissimi. Si può dipingere a mano, magari direttamente sopra un manifesto pubblicitario, oppure si può elaborare una grafica al computer da stampare poi in tipografia. Discorso analogo per la composizione, le soluzioni sono a dir poco infinite. Per la grafica di questo progetto sono stati di grande ispirazione gli artisti della scena polacca degli anni ‘70-’80 come Mieczyslaw Wasilewski, Andrzej Pagowski, Waldemar Swiertzy ecc... In conclusione, alcuni libri utili per lo studio del disegno autodidatta: Betty Edwards “Disegnare con la parte destra del cervello”, George Bridgman “Constructive anatomy”, David Chelsea “Perspective! for comic book artist”, Burne Hogarth “Il disegno della figura in movimento”, Gary Faigin “Come disegare le espressioni del viso”. Per la progettazione e l’ideazione invece: “Il pensiero laterale” di Edward De Bono. Per dei cenni storici sul situazionismo: “Assalto alla cultura” di Stewart Home.


“Biblioteca popolare Kobane ” Roma. HOGRE 2014


HOGRE DoublewhY_Y Illustre Feccia SpecialPatrolGroup

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Reportage delle installazioni a Roma : Fotografia Errante Liberi professionisti sovversivi : Vyvian Raoul, Matt Bonner, Watt Tyler, Queer Tango, Carmen Fumagalli, Kay Cameron, Manny, Spilsbury Brunt, CF. Il piratamento di molti spazi pubblicitari non sarebbe stato possibile senza l’aiuto e l’amicizia di : Mary Amy Corcoran, Darren Cullen, the Fabuloosers, Vytautas, Lampaio Ferreira, Marta Shock,Tomagnetik, Guerrilla Spam, Carlton Bloom, Amelia, Maria, Crack Festival, Combat Comics, Borda Fest, Siouxie Sioux, Irene Irenicat, Dario Scaramuzzino, Jacopo Gonzales, Laszlo Biro.

Agosto 2018

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L’imposizione costante della pubblicità davanti ai nostri occhi è un atto violento, oppressivo e dittatoriale. Subvertising reagisce a questo inquinamento visivo con un estetica altrettanto violenta e diretta, senza chiedere permessi o aspettare consensi. Rimuovere, sostituire e deturpare la pubblicità è un’ atto di disobbedienza civile, difendibile sia legalmente che moralmente.

“Persona nota negli ambienti internazionali della street art” - Digos “Un bambino dispettoso” - La Repubblica “Un’ altra vergognosa pagina della nostra storia” - La Luce Di Maria

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SUBVERTISING - pirateria degli spazi pubblicitari  

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