SEQUENZE ITALIA 2017 - Ursprung und Sequenzen

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Sequenze Italia

2017


Elisabeth Watzek, Menschen, Farbstift auf Papier, je 70 x 10 cm, 2017 Elisabeth Watzek, Persone, matite colorate su carta, ogni 70 x 10 cm, 2017


Sequenze Italia 2017 Ursprung und Sequenzen – Origine e Sequenze Zeitgenössische Kunst trifft Art Brut Arte Contemporanea incontra Art Brut

Herausgabe – Editoriale: Helmut Pum & Kunstwerkstatt Lebenshilfe OÖ/Gmunden – Ferdinand Reisenbichler & Die Kunstwerkstatt / Atelier, Diakoniewerk OÖ – Arno Wilthan


Julia Rakuschan, Menschen, Edding auf Papier, je 25 x 35 cm, 2017 Julia Rakuschan, persone, indelebile su carta, ogni 25 x 35 cm, 2017


Inhaltsverzeichnis – Indice Teilnehmende KünstlerInnen bei SEQUENZEN ITALIEN 2017, Sabbioneta Palazzo Forti (Kunstlabor) und Palazzo Ducale (Ausstellung) Artisti partecipanti alla SEQUENZE ITALIA 2017, Sabbioneta Palazzo Forti (laboratorio d‘arte) e Palazzo Ducale (mostra) Peter Assmann, Anita Baier, Mario Bazzoni, Sophie Beisskammer, Stefano Buro, Roberto Celli, Bernhard Engljähringer, Gianfranco Ferrarese, Gertraud Gruber, Rosemarie Heidler, Petra Kodym, Franz Krummholz, Eli Kumpfhuber, Caterina Marinelli, Paolo Parma, Oriana Pevarello, Sara Pigozzo – Enrico Meneghelli, Helmut Pum, Julia Rakuschan, Christian Rebhan, Ferdinand Reisenbichler, Daniela Rosi, Jutta Steinbeiß, Elisa Treml, Sylvia Vorwagner, Elisabeth Watzek, Arno Wilthan, Stefano Zampini e Loris Righetto Helmut Pum Vorwort Prefazione

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Peter Assmann Sequenzen transalpin … was ist anders in Italien? Sequenze, oltre le alpi… cos’é diverso in Italia?

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Daniela Rosi Zeitgenössische Kunst trifft Art Brut Ein Blick auf das italienische Panorama L’Arte contemporanea incontra l’Art brut Uno sguardo al panorama italiano

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Petra Kodym Ursprünge und Verbindungen bei SEQUENZE ITALIA 2017 Origini e collegamenti a SEQUENZE ITALIA 2017

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Ferdinand Reisenbichler Der URSPRUNG alles Manifesten ist im Mensch Sein zu suchen L’ORIGINE di ogni manifesto é da cercare nell’essere individuo

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Bernhard Engljähringer Sequenzen 2017 – URSPRÜNGE Sequenze 2017 – ORIGINI

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Helmut Pum Ursprung und Sequenzen Origine e Sequenze

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Künstler und Künstlerinnen SEQUENZE ITALIA 2017 Artiste e Artisti SEQUENZE ITALIA 2017

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Impressum – Impronte

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Helmut Pum · Vorwort

Helmut Pum · Introduzione

Das Projekt „SEQUENZEN“ ist ein inklusives Kunstprojekt, bei dem KünstlerInnen aus Sozialeinrichtungen und zeitgenössische KünstlerInnen und sogenannte Outsider nach den Prinzipien von Art Brut zusammenarbeiten. Das Projekt findet in der Regel einmal im Jahr an jeweils wechselnden Orten statt und besteht aus 3 Teilen: Einem Kunstsymposium über den Zeitraum einer Woche, einer öffentlichen Präsentation und der Herausgabe der Kunstbroschüre SEQUENZEN. Inhaltlich untersucht und in Wechselwirkung gesetzt wird die Quintessenz des künstlerischen Prozesses an sich als Ergänzung zu einer eher konzeptuellen begrifflichen Auffassung von Kunst. Unter „Art Brut“ ist hier und in Folge ausschließlich eine inhaltliche künstlerische Kategorie gemeint und keine formale Definition oder eine Einschränkung oder Hinweis auf eine bestimmte Menschengruppe. Das erste Sequenzenprojekt fand 2012 im Papiermachermuseum in Steyrermühl/Oberösterreich auf Initiative von Ferdinand Reisenbichler, dem Leiter der Kunstwerkstatt Lebenshilfe OÖ/Gmunden, zusammen mit dem Atelier des Diakoniewerkes OÖ/Gallneukirchen statt. Unter anderem galt dort für alle Teilnehmer, sich im Verlauf einer Woche die einzelnen Projekttage, die natürlicherweise standardmäßig aus 24 Stunden bestehen, bezüglich künstlerischer Prozessarbeit, Ausstellungsvorbereitung, Freizeit, Schlafzeit, Essenszeit, usw. selbst einzuteilen. Und alles spielte sich in einem einzigen großen Raum ab! Grundidee war, dass die Offenheit und Selbsteinteilung eines 24 Stunden dauernden Tages äquivalent war mit der Offenheit und Selbstmethodik der künstlerischen Arbeit auf einem leeren weißen Blatt Papier. Und dies Ganze wiederholte sich täglich, bzw. floss bei einzelnen TeilnehmerInnen von einem in den anderen Tag. Die immer wiederkehrenden offenen Grundbedingungen waren also von jedem/er einzelnen TeilnehmerIn Tag für Tag, gleichermaßen lebenspraktisch und künstlerisch, zu bewältigen. Die Art der Bewältigung bezeichneten wir als „Sequenz“. Dies im Gegensatz zu einer „Serie“, die ja naturgemäß von einem Tag zum anderen „aufbaut“, während eine Sequenz immer wieder neu mit „Nichts als Grundlage“ zu beginnen hat.

Il progetto „Sequenze“ é un progetto artistico inclusivo, al quale collaborano artisti di istituti sociali, artisti contemporanei e i cosí detti Outsider secondo i principi dell’Art Brut. Il progetto si svolge normalmente una volta all’anno alternandosi in diversi luoghi ed é composto da tre parti: un convegno d’arte che dura una settimana, una presentazione pubblica e la realizzazione di una Broschure Artistica “SEQUENZE”. La “ quinta essenza” del processo artistico viene approfondita nel contenuto e posta in interazione, come complemento ad una piuttosto concettuale concezione dell’arte. Il termine “Art Brut” si riferisce qui e in seguito, esclusivamente ad una categoria di contenuto artistico e non ad una formale definizione, una limitazione o in riferimento ad un particolare gruppo di persone. Il primo progetto “Sequenze” ha avuto luogo nel 2012 nel museo degli artigiani della carta in Steyermühl, Alta Austria, a seguito dell’iniziativa di Ferdinand Reisenbichler, direttore del laboratorio artistico “Kunstwerkstatt Lebenshilfe OÖ/Gmunden”, insieme all’”Atelier des Diakoniewerkes OÖ/Gallneukirchen”. Fra l’altro tutti i le participanti presenti dovevano organizzarsi individualmente le giornate del progetto nel corso di una settimana, i quali ovviamente consistono in 24 ore, pianificare il loro tempo considerando il processo artistico, la preparazione di un’esposizione, il tempo libero, il tempo per dormire, per mangiare ecc. Tutto ció si svolgeva in una sola grossa stanza! L’idea alla base era, che la prontezza e l’organizzazione delle 24 ore di una giornata fosse equivalente alla prontezza e alla metodica personale del lavoro artistico su un foglio vuoto. Tutto ció si ripeteva giornalmente, i partecipanti dovevano organizzarsi la loro giornata. Questi presupposti cosí aperti erano dunque da superare per ogni singolo partecipante, giorno per giorno, allo stesso tempo per la vita pratica ma anche per il processo artistico. La forma di superamento la definivamo “sequenza”. Mentre una “serie” per natura si “sviluppa” da un giorno in un altro, una sequenza riinizia sempre da nuova con alla base il niente.

SEQUENZE ITALIA 2017 in Sabbioneta in Italien beruht auf Vermittlung und Einladung von Peter Assmann, mehrmaliger Teilnehmer bei SEQUENZEN, Künstler, Direktor des Palazzo Ducale Mantua und ehemaliger Leiter der Oberösterreichischen Landesmuseen. Einen herzlichen Dank vom Projektteam an dieser Stelle für das Schaffen dieser Möglichkeit. Und besonderen Dank auch an die Verantwortlichen der Stadt Sabbioneta, insbesondere an Cristina Valenti, die es uns auch ermöglichte, das Palazzo Forti, in dem wir nächtigten und arbeiteten, täglich 24 Stunden durchgehend und das Museum Palazzo Ducale an einzelnen Projekttagen nicht nur tagsüber, sondern im Sinne unserer Sequenzenphilosophie bis Mitternacht nützen zu können. Und ganz besonderer Dank auch an das tägliche und nächtliche „Aufsichtspersonal“ im Palazzo Ducale, die auch mit unermüdlicher Energie immer wieder versuchten, uns die italienische Sprache näher zu bringen und bei unserer diesbezüglichen Sprachenlosigkeit nur scheitern mussten. Wir können nur hoffen, ihnen umgekehrt zumindest ein paar künstlerische und emotionale Art-Brut-Sprachen näher gebracht zu haben und so in guter Erinnerung zu bleiben.

SEQUENZE ITALIA 2017 si basa sulla mediazione e l’invito di Peter Assman, ripetutamente partecipante di SEQUENZEN, artista, direttore del Palazzo Ducale di Mantova ed ex dirigente dei musei statali dell’Alta Austria. Un grazie di cuore va al team del progetto per la realizzazione. Un grazie speciale va anche ai responsabili della cittá di Sabbioneta, in particolare a Cristina Valenti, che ci ha permesso di usufruire delle sale di Palazzo Forti, nella quale pernottavamo e lavoravamo per 24 ore consecutive e del Museo del Palazzo Ducale in alcuni giorni del Progetto, non solo di giorno, ma anche, nello scopo della filosofia di “Sequenze”, fino a mezzanotte.

URSPRUNG und SEQUENZEN Nach der Struktur und dem Wesenhaften einer Sequenz, die wir bei SEQUENZEN PER SE 2016 in Gmunden künstlerisch untersucht hatten, planten wir bei SEQUENZE ITALIA 2017 nichts weniger als den Ursprung der Kunst zu ergründen und Wesensähnlichkeiten im künstlerischen Zugang der Teilnehmer zu vergleichen, dies auch mittels ursprünglich geplanter täglicher Kunst-Fachgespräche, betitelt als „Aperitivgespräche“. Ein großes Unterfangen, dem wir nur ansatz-

ORIGINE e SEQUENZE Secondo la struttura e l’essenza di una sequenza, che avevamo analizzato artisticamente in “SEQUENZEN PER SE 2016”, pianificammo per SEQUENZE ITALIA 2017 di indagare niente meno che sull’origine dell’arte e confrontare le somiglianze nello sfogo artistico dei partecipanti, ció anche attraverso dialoghi tecnici riguardanti l’arte che si sarebbero dovuti tenere ogni giorno intitolati “Dialoghi aperitivo” (Aperitivgespräche). Una grande impresa alla quale potemmo essere solo

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Un specialissimo grazie va anche ai custodi del Palazzo Ducale in sezvizio di giorno e di notte, che con energie instancabili cercavano sempre di insegnarci la lingua Italiana, ma a causa della nostra “mancanza di parole” senza successo. Noi possiamo solo sperare, al contrario, di averli fatti avvicinare per lo meno ad alcune delle “lingue artistiche ed emozionali dell’Art Brut” e in questo modo aver lasciato dei bei ricordi.


weise gerecht werden konnten. Zum einen wuchs das Teilnehmerfeld in Sabbioneta auf insgesamt 30 TeilnehmerInnen, alleine 12 „dynamische“ italienische Künstler sind zum Projekt dazu gestoßen, zum anderen war unsere schon im vorigen Absatz erwähnte italienische Sprachenlosigkeit nicht förderlich, notwendige tiefergreifende Gespräche in Gang zu setzen. So stand mehr die Vielfältigkeit und Positionierung der TeilnehmerInnen im Vordergrund und wir vom Stammteam übten uns in der Absichtslosigkeit des Daseins, die so und so eine Grundlage der Philosophie von SEQUENZEN ist. Zu den Artikeln: Zur Philosophie von SEQUENZEN gehört auch, wenn – neben künstlerischen Schaffen an sich – sich überhaupt über Kunst etwas sagen lässt, dies am besten von KünstlerInnen selbst zu geschehen hat. Äußerungen im und aus dem Schaffensprozess heraus oder in direktem selbstbezüglichem Gedankengang und der eigenen Lebensphilosophie liefern authentischere Einsichten in das Wesen und den Ursprung von Kunst als scheinbar offensichtlich objektiv distanzierte Betrachtungen. Erst sekundär sollte kunstwissenschaftliches, philosophisches, geschichtliches oder journalistisches Fachwissen ergänzen, insbesondere wenn dies von Personen kommt, die sich nicht selbst auch künstlerisch outen und öffentlich positionieren. So können wir nun darauf hinweisen, dass bei der Ausgabe von SEQUENZE ITALIA dies nun bei jedem Autor und jeder Autorin zutrifft und Text und Bild und Gedankenreflexion und künstlerische Einsicht gleichwertig zum Tragen kommen. Peter Assmann, gleichermaßen Österreich- und Italienkenner, zeigt uns in seinem Artikel die feinen und strukturellen Länderunterschiede auf, die im Standard und in der Auffassung von Kunst, Art Brut, der Politik von Menschen mit Behinderungen und der gesellschaftlichen Wahrnehmung liegen. Daniela Rosi, Expertin für Art Brut in Italien, betrachtet das Motto „Zeitgenössische Kunst trifft Art Brut“, wirft einen Blick auf das italienische Kunstpanorama und stellt die italienischen TeilnehmerInnen bei SEQUENZE ITALIA vor. Aus dem langjährigen Teilnehmer-und Stammteam von Sequenzen werden Helmut Pum, Ferdinand Reisenbichler, Petra Kodym und Bernhard Engljähringer versuchen, das geplante und komplexe Thema „Ursprung und Sequenzen“ anzureißen und anzudenken.

parzialmente all’altezza, in quanto il numero di partecipanti a Sabbioneta salí a 30, tra cui 12 “dinamici” artisti italiani e inoltre come giá accennato la nostra mancanza di parole in Italiano, non ci permise di condurre discorsi importanti e approfonditi. In questo modo venne messa in primo piano la varietá e il posizionamento dei partecipanti e noi del team originario ci allenammo nell’ involontarietá dell’esistenza, che in ogni caso é uno dei principi della filosofia di SEQUENZE. Riguardo all’articolo: Della filosofia di SEQUENZE fa anche parte l´idea che, se – accanto alla creazione artistica in sé- si deve proprio parlare d’arte, per lo meno lasciamo parlare gli artisti stessi. Esternazioni, durante e riguardanti il processo di creazione o ragionamenti in diretto riferimento allo stesso e la propria filosofia di vita, conferiscono una visione piú autentica nell’essenza e origine dell’arte rispetto a osservazioni apparentemente e palesemente obbiettive. Solo in secondo piano dovrebbe essere completato da nozioni tecniche artistiche, filosofiche, storiche o giornalistiche, in particolare se espresse da persone che non si posizionano pubblicamente sulla scena artistica. Possiamo solo accennare che nell’edizione di “SEQUENZE ITALIA” ció risulta vero per ogni autore. Testi, immagini, riflessioni e cognizioni artistiche vengono valorizzate allo stesso modo. Peter Assman, allo stesso tempo Austriaco e conoscitore dell’Italia, ci mostra nel suo articolo le sottili differenze strutturali tra i due Paesi, presenti nella norma e nella visione dell’arte, Art Brut, nella politica delle persone diversamente abili e nella percezione della societá. Daniela Rosi, esperta di Art Brut in Italia, sostiene il motto “ Arte contemporanea incontra Art Brut”, butta uno sguardo al panorama artistico italiano e presenta gli artisti italiani a SEQUENZE ITALIA. Dei pluriennali partecipanti e Team originario di Sequenze proveranno Helmut Pum, Ferdinand Reisenbichler, Petra Kodym e Bernhard Engljähringer ad attirarci e farci riflettere sul complesso tema “Origine e sequenze”.

Es ist vollbracht! – È fatta! Helmut Pum & Ferdinand Reisenbichler, SEQUENZE ITALIA 2017 7


Peter Assmann · Sequenzen, trans- Peter Assmann · Sequenze, oltre le alpin – was ist anders in Italien? alpi… cos’é diverso in Italia? In Italien werden sie zumeist “Outsider” genannt, jene Künstler, die in Österreich noch immer mit dem Hilfsbegriff “zustandsgebunden” leben müssen, auch wenn die Diskussionen rund um eine akzeptable und auf breiter Basis akzeptierte Begriffssuche nördlich der Alpen seit Jahren andauern. Gleiches gilt für Italien, denn “outsider” sind diese Künstlerpersönlichkeiten immer weniger. Im Land südlich der Alpen haben sich in den Jahrzehnten seit etwa 1970 viele Sammlerkreise, spezielle Galerien und ein Netz von entsprechenden Ateliers etablieren können, die durchwegs international, aber eher Richtung Schweiz und Frankreich, aktiv sind. Für die Kunstformen der Outsider gibt es also eine ähnliche aktuelle Namensdiskussion wie in Österreich, für die Bezeichnung “Behinderter” hat sich hierzulande jedoch anstelle der “handicappati” die ganz anders orientierte Bezeichnung “diversamente abili”, also “unterschiedlich Befähigte” durchgesetzt – anstelle der Orientierung auf die Einschränkung, auf das Fehlende wird die nicht nur sprachliche Aufmerksamkeit sofort auf unterschiedliche Befähigungen gerichtet. Diversität hat insgesamt im Gesellschaftsleben und speziell im Kulturgeschehen Italiens einen anderen – besseren – Stand als in den meisten restlichen Ländern Europas. Speziell die Rolle des (besonders individuellen) Künstlers in dieser Gesellschaft ist eine sehr viel mehr wertgeschätzte, auch wenn der Kunstmarkt, wie so viele andere Märkte, seit der Bankenkrise 2008 massiv eingebrochen ist. Der Künstler, welcher Sparte auch immer, ist als Kreativitätsprofi angesehen, als jemand, der für Innovation und neue Impulse steht, als Gestalter, der anregt, als jemand, der sich Gedanken über alternative Möglichkeiten macht und dem es gelingt, spezielle Aufmerksamkeiten zu erregen. Ihm wird auch ein großes Maß an persönlicher Freiheit zugestanden; mehr noch: es wird von ihm eine ganz besonders ausgeprägte individuelle Positionierung erwartet in einer Gesellschaft, die sehr auf Individualität und die Entwicklung von Persönlichkeitsstil ausgerichtet ist. Hier hat eine nicht normkonforme Existenz mehr persönlichen Freiraum als in einer mehr durchstrukturierten Gesellschaft – mit allen diesbezüglichen Vor-und Nachteilen, was etwa Sicherheit und Lebensplanung betrifft. Die Betonung von Diversität als positiven Lebenswert sorgt auch im Feld der Outsider für mehr Beweglichkeit. Künstlerisch tätige Menschen mit psychischen, geistigen oder spezifisch sozialen Behinderungen werden weniger kategorisiert betrachtet, sondern mehr als Spezialerscheinungen eines kreativen Kunstgeschehens angesehen. Die zuordnenden (kunst)gesellschaftlichen Grenzziehungen sind eher weich gezogen, die persönlichen Sondersituationen werden vor allem als amüsant anregend betrachtet, die kritische Aufmerksamkeit gilt mehr dem gestalteten Kreativprodukt. Art brut ist hier eine als selbstverständlich erachtete Erscheinung des zeitgenössischen Kunstgeschehens, sehr viel selbstverständlicher als nördlich der Alpen. Das bewusst verschränkende und dezidiert propagierte Miteinander von Künstlern mit und ohne Behinderung – wie es die Grundzüge des Projektes “Sequenzen” forcieren – ist allerdings ebenfalls in Italien ein neuer, wenig verbreiteter Ansatz; auch hier gilt, wenngleich viel breiter akzeptiert, die Sondersituation des OutsiderKunstgeschehens. Offensichtlich, speziell im persönlichen direkten Kontaktvergleich wird einmal mehr die unterschiedliche kulturelle Prägung: Bei allen individuell biografischen Unterschiedstendenzen ist dennoch der italienische Outsider grundsätzlich viel selbstbewusster und offensiver in seinem Auftreten als sein österreichischer Künstlerkollege, der vor allem gelernt hat, gesellschaftlich brav zu sein. Der größere zur Verfügung stehende Platz für die Kunst in der italienischen Gesellschaft ermöglicht auch dem Outsider mehr Freiraum, allerdings ist ihm dieser nur möglich, wenn es individualisierte Unterstützung, speziell von 8

In Italia vengono principalmente chiamati “Outsider”, quegli artisti che in Austria sono ancora costretti a vivere con il termine ”zustandsgebunden” (legato alle condizioni), nonostante siano anni che oltre le Alpi si discuta per identificarli con termini non discriminanti che possano valere in piú ambiti. In Italia queste personalitá artistiche sono sempre meno considerate “outsider”. Nel Paese al sud delle Alpi si sono creati, negli ultimi decenni, soprattutto dal 1970 ca. molte cerchie di collezionatori, gallerie speciali e una rete di appositi Atelier, attivi sulla scena internazionale, particolarmente in Svizzera e Francia. In Italia c’é una discussione, riguardante le forme artistiche degli outsider, simile a quella in Austria, ma maggiormente incentrata sul termine “Behinderter” (Disabile). Nel territorio italiano si é affermato il termine “diversamente abili” che va a sostituire la parola “handicappati” il quale ha un orientamento completamente opposto a quello utilizzato in Austria. L’attenzione si rivolge in questo modo alle diverse capacitá invece che ai limiti e alle mancanze. La diversitá assume, nella societá e in particolare nella scena culturale italiana, un’ importanza diversa e maggiore rispetto alla maggiorparte degli altri Paesi europei. In particolare il ruolo degli artisti in Italia é molto piú stimato, nonostante il mercato dell’arte cosí come altri mercati siano massivamente crollati a causa della crisi bancaria del 2008. L’artista, di qualunque tipo esso sia, é considerato come un professionista della creativitá, come qualcuno che porta innovazione e nuovi impulsi, come un plasmatore che ispira, come qualcuno che utilizza mezzi alternativi e che riesce a suscitare un’attenzione particolare. L’artista gode di una grande libertá personale; ma anche di una posizione speciale e prestigiosa in una societá che é molto orientata all’individualitá e allo sviluppo della personalitá. In una societá come questa, l’artista ha un’ esistenza non conforme alla norma, avendo piú spazio libero personale rispetto ad una societá strutturata- con tutti i pro e contro, che riguardano ad esempio la sicurezza e i piani per la vita. L’enfatizzazione della diversitá, come valore positivo in ambito artistico, favorisce la popolaritá degli outsider. Persone attive nel campo artistico con disabilitá psichiche, mentali o sociali, vengono considerate meno con una categorizzazione, bensí vengono viste come espressione particolare di un atto artistico. Non vengono posti limiti artistici e sociali rigidi, le particolari condizioni personali vengono considerate stimolanti e divertenti rivolgendo l’attenzione critica piú che altro al prodotto creativo. In Italia l’ “Art brut” é un fenomeno dato per scontato nella scena artistica contemporanea, molto piú scontato che a nord delle Alpi. La conspevole collaborazione tra artisti con e senza disabilitá, propagata con determinazione dagli stessi é, anche per l’Italia, un approcio nuovo e poco diffuso, ció viene espresso anche nei principi dell progetto “Sequenzen”. Anche qua l’arte degli “Outsider” vale come una situazione particolare, ma vastamente accettata. Specialmente nel contatto diretto e personale con gli artisti diventa chiaro il diverso stampo culturale: nonostante tutte le differenze nelle storie biografiche individuali, l’ “Outsider” italiano appare piú orgoglioso e piú sicuro rispetto al suo collega austriaco, il quale si é adattato nel comportamento alla societá nella quale vive. Nella societá italiana lo spazio dedicato all’arte risulta maggiore, permettendo anche agli Outsider maggior libertá; tuttavia questo puó


Peter Assmann: Mit Titel, 2017, Graphit, Farbstifte auf Papier, 100 x 70 cm Peter Assmann: Con titolo, 2017, grafite, matite colorate su carta, 100 x 70 cm

Peter Assmann: Mit Titel, 2017, Graphit, Farbstifte auf Papier, 100 x 70 cm Peter Assmann: Con titolo, 2017, grafite, matite colorate su carta, 100 x 70 cm

seiner Familie, gibt – eine konsequente, pädagogisch strukturierte Hilfe, insbesondere bei der Kreativitätsentwicklung von behinderten Menschen, ist aufgrund fehlender staatlicher Mittel nur sehr dürftig gegeben. Da Italien seit 1977 keine Sonderschulen mehr führt, ist die schulische Integration von jungen Menschen mit besonderen Bedürfnissen allerdings in ganz anderer Form gewährleistet als in anderen europäischen Ländern, darunter auch Österreich. Dies hat insbesondere im gesellschaftlichen Leben des Landes zu einer ganz anderen, sehr viel offensiveren und selbstverständlicheren Präsenz von besonderen Menschen geführt. Im Kunstleben ist – gleichsam als Äquivalent - eine besondere Durchmischung unterschiedlichster Künstlerbiografien beobachtbar, also wird beispielsweise jemand in seiner Seltsamkeit als Outsider betrachtet, ohne hier spezifische Kriterien oder Ordnungsprinzipien zu definieren: Es reicht, in markanter Weise anders, individueller aufzutreten, sich im Hinblick auf Lebensstil und Aussehen von seinem Lebensumfeld abzuheben und sich selbst im Nahverhältnis von Kunst zu positionieren, um hier einen (gesellschaftlichen) Platz zu finden. Was schließlich dazu führt, dass unter dem “Outsider”-Begriff alle möglichen - gleichsam sonderbaren - Kunstexistenzen zusammengefasst werden; Personen, die in nordalpiner Kategorisierung eher als psychisch labil bzw. sozial behindert eingestuft werden, finden sich wie selbstverständlich neben Menschen mit Down Syndrom. Kunsthistorisch lässt sich dies sehr gut im italienischen Ausstellungsgeschehen festmachen, wo in einem souveränen Nebeneinander naive Kunstformen und Werke, die von geistig behinderten Menschen geschaffen wurden, nebeneinander unter dem Titel “Outsider” präsentiert werden. Auch unter diesen Vorzeichen ist das Projekt “Sequenzen in Italien”

essere possibile solo grazie a sostegni individuali, specialmente da parte della famiglia, in quanto un aiuto pedagogico, strutturato e fermo da parte dello stato (in particolare nello sviluppo della creativitá di persone diversamente abili) é raramente possibile a causa dei limitati mezzi economici. L’integrazione scolastica italiana di giovani con bisogni speciali, in seguito all’abolizione delle “scuole speciali” del 1977, é garantita in una forma completamente diversa che negli altri Paesi europei, compresa l’Austria. Questo comporta una presenza maggiore e scontata di “persone speciali” nella vita sociale del Paese. Lo stesso fenomeno puó essere osservato nel campo artistico, nel quale si puó constatare una sempre maggior mescolanza nelle biografie degli artisti. Ad esempio un artista puó essere considerato outsider per via della sua singolaritá, senza il presupposto di particolari criteri o principi: é sufficiente essere diverso in un modo marcante, avere una personalitá singolare, distinguersi nello stile di vita e nell’aspetto rispetto all’ambiente in cui si vive e mettersi in stretto rapporto con l’arte, per trovare un posto in questa “categoria”. Tutto ció porta, dunque, a raggruppare sotto il termine “Outsider” ogni possibile, per cosí dire bizzarra, esitenza artistica; Persone, che nella categorizzazione nordalpina vengono definiti come psicologicamente instabili ossia disabili sociali, si trovano come se fosse ovvio vicino a persone con la sindrome di Down. Nella storia dell’arte ció si puó constatare nelle esposizioni italiane, dove, in una coesistenza disinvolta, l’arte semplice e le opere d’arte fatte dai disabili mentali, vengono presentate fianco a fianco sotto il titolo “Outsider”. 9


vor allem ein kulturelles Konfrontationsprojekt, ein behutsam tastendes aufeinander Zugehen nicht nur von Künstlern, die aufgrund fehlender Sprachkenntnisse kaum verbal miteinander kommunizieren können (ob behindert oder nicht-behindert) und von zeitgenössischer Kunstkraft mit der omnipräsenten Exzellenz der Kunst vergangener Jahrhunderte. Diese so dominante Präsenz von hervorragenden Kunstprodukten der Vergangenheit – Italien hat etwa die mit Abstand meisten UNESCO sites, also herausragende und international geschützte kulturelle Spezialorte -, gibt nicht nur einerseits dem gesellschaftlichen Feld der Kunst mehr Platz und Akzeptanz, sondern fördert andererseits auch einen etwas selbstverständlicher angelegten und weniger von vorgesetzten Denkstrukturen geprägten Umgang mit diesem Phänomen. Nicht nur die Kunst selbst hat also mehr Platz sondern auch innerhalb der Kunst gibt es mehr solchen. Daraus resultiert eine größere Durchmischung von unterschiedlichen Kreativitätsformen – siehe oben – aber auch eine intensivere, zudem von mehr unterschiedlichen Individuen geführte Qualitätsdiskussion. Eine solche Durchmischung ist deklariertes künstlerisches Ziel seit Beginn der Kunstinitiative “Sequenzen”, eine bewusst “mauerlose” gemeinsame Arbeit im Zusammenwirken von Menschen mit unterschiedlich mehr oder weniger offensichtlichen Behinderungen. Aber selbst wenn die Voraussetzungen der Produktion gleichsam sehr gut sind, ist dann auch das entstehende Kunstprodukt “sehr gut” – besser als etwa im Unterschied zu anderer, früherer Entstehungssituation? Sind die italienischen Kreativitätsimpulse förderlich verwendet, förderlich für die Kunst – und nicht (nur) für den Künstler in seinem persönlichen Erleben? Bildet sich ein solches Erleben eventuell sehr viel später ab? Dies sind wohl einige der zentralen qualitativen Fragestellungen im Umgang mit behinderten Menschen – der Konflikt zwischen der Arbeit an lebensunterstützenden Maßnahmen und dem Aufbau einer entsprechend “helfenden” Struktur für ein angenehmeres - sprich wohl: weniger behindertes – Leben auf der einen Seite, und auf der anderen Seite der Leistungsanforderung im Hinblick auf allgemein gesellschaftliche Qualitätskriterien bzw. im speziellen Fall der Kunst den einer Kunstszene inhärenten, letztlich doch sehr kritisch orientierten Überzeugungs- und qualitativen Einordnungsdiskussionen. Eine solche direkte – sprachliche – Kunstqualitätendiskussion ist mit fremdsprachlichen Partnern nur schwer möglich, bei intellektuellen Behinderungen in Kombination mit Unkenntnis der jeweils anderen Sprache quasi unmöglich. Allerdings macht eine auf solchen fehlenden Voraussetzungen aufbauende Kontaktnahme wiederum den Weg frei für andere Versuche und Möglichkeiten – es entsteht eine spezifische kreative Herausforderung, wie sie ja im Kontakt mit Menschen mit Behinderungen häufig auftritt. Eine solche, gleichsam idealtypische Suche nach neuen Wegen der Kommunikation ist Teil der Kunstgeschichte der Art brut in all ihren Facetten – Art brut spricht von und mit anderen Kunstqualitäten -, wie auch die sprachliche Kommunikation zwischen mehr oder weniger offensichtlich behinderten Künstlerinnen und Künstlern aus Italien und Österreich, gleichsam nochmals geeint durch die Behinderung fehlender Fremdsprachenkenntnis eine ganz eigene, auf der Suche nach neuen Ausdrucksformen orientierte Kontaktsituation geschaffen hat. Diese spezifische Atmosphäre präsentiert sich in der Ausstellung als behutsam und sehr vorsichtig gesetzte Annäherungsstimmung, ein Beschnuppern gleichsam von sehr unterschiedlich individuellen Perspektiven des Kunstwollens, eher so etwas wie ein Feldbestimmung vor der eigentlichen künstlerischen Konfrontation – die “Sequenzen” haben sich auf ein neues Terrain gewagt und agieren (noch) respektvoll vorsichtig: Es bleibt spannend, wie es in dieser Richtung weiter geht/weiter gehen kann. “Denn auf Mischung kommt es an.” (Johann Wolfgang von Goethe) 10

Anche con questo auspicio si sviluppa il progetto “Sequenze in Italia”, un progetto culturale, di confronto, un approccio guardingo, non solo degli artisti, che a causa delle mancate conoscenze linguistiche non possono comunicare tra di loro (indipendentemente se con disabilitá o no) ma anche della forza dell’arte contemporanea con l’eccelenza onnipresente dell’arte dei secoli scorsi. La presenza dominante delle opere d’arte del passato, (l’Italia possiede la maggiorparte dei Territori patrimonio dell’UNESCO: luoghi culturali particolari, straordinari e internazionalmente protetti) dá non solo piú spazio e accettabilitá nel campo sociale dell’arte, ma incentiva anche un naturale, meno vincolato e condizionato, rapporto con questi fenomeni. Quindi non solo l’arte ha piú spazio, ma anche all’interno dell’arte c’é piú spazio. Ne risulta una maggiore mescolanza di diverse forme creative, ma anche una piú intensiva discussione di qualitá guidata da molti individui diversi. Una tale mescolanza é stata dichiarata, fin da subito, l’obbiettivo artistico del progetto “Sequenze”: un lavoro consapevolmente senza limiti, che vede collaborare Persone con diverse disabilitá piú o meno marcate. Se i presupporti per la produzione sono, per cosí dire, molto buoni, lo é anche il prodotto artistico che ne deriva? É migliore rispetto ad altri prodotti, con una precoce situazione di origine? Vengono utilizzati gli impulsi di creativitá italiana, a favore dell’arte, e non (solo) per l’artista nel suo vissuto personale? Questo vissuto viene illustrato, eventualmente, molto piú tardi? Queste sono alcune delle domande centrali e qualitative che riguardano l’approcio con persone diversamente abili, ma anche il conflitto tra il lavoro alle manovre sussidiarie e la creazione di un’ adeguata struttura da una parte per una vita piú piacevole e dall’altra una pretesa di prestazioni in riferimento ai criteri di qualitá della societá. Nel caso speciale dell’arte i criteri inerenti una scena artistica, nonché una convinzione molto critica e una qualitativa discussione di collocazione. Una discussione cosí diretta rispetto alla qualitá dell’arte é difficile da condurre con una persona sconosciuta ed é quasi impossibile con una disabilitá intellettuale in combinazione con una non conoscenza delle rispettive lingue. Tuttavia la mancanza di questi presupposti per una conoscenza, libera la via ad altri tentativi e possibilitá- sorge una specifica sfida creativa, come succede spesso nel contatto con persone diversamente abili. Una cosí ideale ricerca di nuove vie di comunicazione é una parte della storia artistica dell’Art Brut in tutte le sue sfaccettature – Art Brut si occupa di altre qualitá di arte-, come anche la comunicazione verbale tra artisti/artiste italiani e austriaci con disabilitá piú o meno marcate. Ancora una volta l’ostacolo della non conoscenza di lingue straniere, crea una straordinaria e unica situazione di contatto, orientata alla ricerca di nuove forme di espressione. Questa atmosfera specifica si presenta nell’esposizione come un approcio prudente e accorto, un fiutare di prospettive diverse e individuali della volontá d’arte del gusto, principalmente qualcosa come una definizione d’ambito prima della vera e propria confrontazione artistica. Le “Sequenze” si avventurano in un terreno nuovo e agiscono (ancora) in modo rispettoso e prudente: risulta appassionante vedere come procederá in questa direzione. “Poiché dipende dalla mescolanza.” (Johann Wolfgang von Goethe)


Daniela Rosi · Zeitgenössische Daniela Rosi · L’Arte contempoKunst trifft Art Brut – Ein Blick auf ranea incontra l’Art brut – Uno das italienische Panorama sguardo al panorama italiano In Italien ist das Problem der „Klassifikation“ der Kunst eines der umstrittensten Themen der letzten zehn Jahre. Hinsichtlich der Begriffe „Art Brut“, „Außenseiterkunst“ oder „irreguläre Kunst“ gibt es Befürworter und Gegner, deren Gründe untereinander meist sehr unterschiedlich sind. In jedem Fall ist in Italien die Verwendung von Begriffen immer eng mit ihrer Historisierung verbunden. Für Vittorino Andreoli (Mitglied von „La compagnie de l‘art brut“), endete zum Beispiel die Art Brut mit der Schenkung von Dubuffet Werken aus seiner Sammlung an die Schweiz. Ihm zufolge gibt es heute keine Brut Werke mehr, zum Teil wegen des neuen Sozialund Gesundheitswesens, welches eine signifikante Reduktion des Analphabetismus bemerkt (daher kann man nicht von „nicht kultureller“ Kunst sprechen) und auch wegen des Einsatzes von Neuroleptika der neuen Generation in der Behandlung von Patienten in der Psychiatrie (Therapie, die große Wahnvorstellungen beseitigt). Wie wir wissen, sind die Franzosen nicht dieser Meinung, die weiterhin jene Werke als Brut bezeichnen, welche aus den Betreuungseinrichtungen kommen und die in der Form ähnlich sind wie die gesammelten Werke von Dubuffet. Es gibt Historiker und Kritiker, die glauben, dass ein Werk, welches als Brut oder Außenseiter definiert wird, eine Aufwertung erfährt und sicher keine Abwertung. Andere wiederum denken, dass diese Definitionen ein Zeichen für eine Stigmatisierung sind, welche immer noch nicht aus der Welt geschafft werden konnte. Die Verwendung des Begriffs „Außenseiterkunst“ (der zum ersten Mal in den siebziger Jahren vom englischen Kritiker Roger Cardinal verwendet wurde) ist – betrachtet im Kontext seines Schöpfers – bei uns sehr weit verbreitet. Dies ist ein Begriff, der mehr auf die soziale Marginalität verweist, in der der Künstler lebt, als auf das Kunstwerk selbst. Der Ausdruck „irreguläre Kunst“, der zum ersten Mal in den achtziger Jahren von der Kunsthistorikerin Bianca Tosatti verwendet wurde, ist heute wahrscheinlich der in der italienischen Sprache am häufigsten verwendete Begriff; außerdem nimmt er noch eine andere Bedeutung an, da er sich genau auf diese „verlaufenden“ und jedenfalls „anderen“ Eigenschaften bezieht, die es schwierig machen, bestimmte Werke einer üblichen offiziellen Kunstszene zuzuordnen. Unter dieser Prämisse können wir sagen, dass in Italien das Interesse an dieser Art von Werken schon in der zweiten Hälfte des neunzehnten Jahrhunderts begonnen hat, als Cesare Lombroso den Text „Genie und Wahnsinn“ schrieb (1864), wobei er hier den künstlerischen Wert der Werke von Patienten der Psychiatrie erforscht hat und diesen einen echten Wert zuerkennt. Es passiert jedoch in der zweiten Hälfte des zwanzigsten Jahrhunderts, dass sich das Interesse an den Werken der kranken und sich im Randbereich befindlichen Künstler verstärkt. Es werden mehrere Werkstätten in den psychiatrischen Kliniken eingerichtet, sei es weil sich einige Ärzte, die mit Sympathie auf die Beschäftigungstherapie schauen, sich für das Phänomen interessieren, oder auch, weil mit der Zeit echte Künstler an diesen Plätzen zu finden sind. Der sinnbildlichste Fall ist der Veronesische. Nach dem Zweiten Weltkrieg hat Michael Noble, ein schottischer Bildhauer und Mitglied des britischen Secret Service, Ida Borletti geheiratet, stammend aus einer wohlhabenden Mailänder Unternehmerfamilie. Sie ließen sich auf einem Landgut am Gardasee nieder. Hier in Verona, kennt und trifft er Persönlichkeiten, die sehr im Blickfeld der Öffentlichkeit stehen, einschließlich Professor Cherubino Trabucchi, Direktor der psychiatrischen Klinik San Giacomo alla Tomba. Nach einem Besuch in der Psychiatrie entschied Noble im Jahr 1957 auf eigene Kosten ein Atelier für

In Italia uno dei temi più dibattuti negli ultimi dieci anni è quello relativo al problema della “classificazione”in arte. I termini “art brut”, “outsider art” o “arte irregolare” trovano estimatori e detrattori per motivi spesso assai diversi fra loro. In ogni caso, l’uso italiano dei termini è sempre strettamente legato alla loro storicizzazione. Per Vittorino Andreoli (membro de “La compagnie de l’art brut”), per esempio, l’art brut è finita con la donazione da parte di Dubuffet delle opere della sua collezione alla Svizzera. Secondo lui, oggi non esistono più opere brut, anche a causa della nuova situazione socio-sanitaria che vede un notevole abbattimento dell’anafalbetismo da una parte (quindi non si può certo parlare di arte non culturelle )e l’impiego di neurolettici di nuova generazione nella cura dei pazienti psichiatrici dall’altra (terapia che elimina i grandi deliri). Come sappiamo, non è questa la posizione dei francesi, che continuano a ritenere brut le opere che escono dai luoghi di cura e che rimangono affini, nella forma, alle opere raccolte da Dubuffet. Ci sono storici e critici dell’arte che pensano che definire brut o outsider un’opera sia riconoscerle un plusvalore e non certo diminuirla. Mentre altri pensano che queste definizioni siano segno di uno stigma che ancora non si riesce ad abbattere. L’uso del termine “outsider art” (usato per la prima volta negli anni Settanta dal critico inglese Roger Cardinal), nell’accezione del suo creatore, è da noi molto diffuso. Si tratta di una accezione che fa riferimento più alla posizione di marginalità sociale in cui vive l’artista, che all’opera d’arte in sé. L’espressione “arte irregolare”, usata per la prima volta negli anni Ottanta dalla storica dell’arte Bianca Tosatti, è forse quella oggi più usata nel linguaggio corrente italiano e assume un significato ancora diverso, in quanto si riferisce proprio a quelle caratteristiche “sfumate” e comunque “altre” che rendono difficile l’inserimento di certe opere in un quadro artistico regolarmente riconosciuto. Data questa premessa, possiamo dire che in Italia l’interesse per questo genere di opere inizia già nella seconda metà dell’Ottocento, quando Cesare Lombroso scrive il testo “Genio e Follia” (1864) nel quale indaga la valenza artistica di opere realizzate da pazienti psichiatrici, riconoscendo in esse un effettivo valore. Sarà comunque nella seconda metà del Novecento che si amplierà l’interesse per le opere degli artisti malati, marginali ed emarginati e che verranno attivati diversi laboratori dentro agli ospedali psichiatrici o perché si interessa al fenomeno qualche medico che guarda con simpatia all’ergoterapia, o anche perché cominciano a entrare in questi luoghi dei veri e propri artisti. Il caso senz’altro più emblematico è quello veronese. Dopo la Seconda Guerra mondiale, Michael Noble, uno scultore scozzese giunto in Italia come esponente dei Servizi segreti inglesi, sposa Ida Borletti, esponente di una ricca famiglia di imprenditori milanesi e si stabilisce con lei a vivere in una tenuta sul lago di Garda. Qui, a Verona, conosce e frequenta le persone più in vista della città, fra le quali il prof. Cherubino Trabucchi, direttore dell’Ospedale psichiatrico di San Giacomo alla Tomba. Dopo una visita al manicomio, Noble decide di aprire a proprie spese un atelier per i pazienti che dimostrano interesse per l’arte. E’ il 1957. In seguito, in contatto con l’“intellighentia” del tempo, promuove mostre delle opere di questi artisti in diverse parti d’Italia, all’interno delle stesse gallerie dove esponeva le sue opere e porta i “neoartisti” nella sua tenuta per farli partecipare a una vita attiva e di svago che vede coinvolti artisti provenienti da tutta Europa. Nell’atelier Noble adottò fin da subito un metodo di conduzione completamente innovativo, un metodo, potremmo dire, antididattico. Fu proprio questa la sua grande intuizione: non insegnare 11


die Patienten zu eröffnen, die Interesse an der Kunst zeigen. Danach, im Kontakt mit der „Intelligenz“ der Zeit, fördert er in verschiedenen Teilen Italiens Ausstellungen der Werke dieser Künstler, in denselben Galerien, wo er seine eigenen Werke ausstellt und er bringt die „Neokünstler“ auf sein Landgut, um sie an einem Leben mit Aktivität und Freizeit teilhaben zu lassen und um Künstler aus ganz Europa zu involvieren. Das Atelier Noble beschließt frühzeitig einen völlig neuen Führungsstil, eine Methode, die man antididaktisch nennen könnte. Das gerade war seine große Intuition: nichts lehren. Diese Praktik ging von seiner eigenen Erfahrung aus, die ihn jede Form von Vereinheitlichung ablehnen ließ, d.h. „absolut nicht in der Lage sein, etwas oder jemanden zu kopieren.“ Auf jeden Fall fühlte er sich unbeschwert mit allem, was sich als „primitiv“ präsentierte. Die Künstler im Atelier Noble genossen die absolute Ausdrucksfreiheit (manchmal in Frage gestellt von einigen Forschern, speziell im Angesicht der Meisterschaft des Werkes von Zinelli. Zweifel auch von Dubuffet zu seiner Zeit). Diese Freiheit wurde mir sowohl von Dario Righetti wie auch von Giuseppe Bianchi bestätigt – zwei Brut Künstler und Stammgäste des Ateliers. Die innovative Methode und deren Ergebnisse haben große Begeisterung bei der Ärzteschaft hervorgerufen. Die Ergebnisse waren wirklich außergewöhnlich. Den Kranken ging es viel besser und auf der künstlerischen Ebene haben sie atemberaubende Werke geschaffen. Noch immer im Jahr 1957 und nach einigen Monaten Betrieb, wurde eine Ausstellung in der Galerie „La Cornice“, Piazza Bra in Verona organisiert. Diese Ausstellung interessierte die nationale Presse und viele Intellektuelle sprachen darüber, darunter die Schriftsteller Alberto Moravia und Camilla Cederna. Dino Buzzati hat darüber einen Katalog herausgegeben. Weitere Ausstellungen fanden in Mailand und Rom statt. Ausgänge außerhalb der Krankenhausmauern wurden immer häufiger. Noble engagierte sich aktiv an allen Fronten, auch um die Sprache der Journalisten in die richtigen Bahnen zu lenken. Es gab in der Tat viele Artikel über die Ausstellungen im Atelier San Giacomo alla Tomba, welche man den interessierten Leuten nicht zum Lesen geben konnte, ohne in die Würde der Künstler einzugreifen, da, wie Noble an die Direktoren der verschiedenen Zeitungen schrieb, im Titel oder in den Artikeln folgende Wörter verwendet wurden: „verrückt“, „wahnsinnig“, „irre“ oder noch schlimmer, „schwachsinnig“. Noble zeigte immer einen absoluten Respekt gegenüber PatientenKünstler und das haben sie ganz klar gespürt, sodass die Tatsache, ein Künstler dieses Ateliers zu sein, für sie noch heute viel mehr Gewicht hat in Bezug auf ihre Identität, als die Tatsache Patient der Psychiatrie zu sein. Alle Künstler dieses Ateliers haben in dieser ihrer Erfahrung immer einen Grund für großen Stolz und soziale Befreiung gefunden. Im Gegensatz zu Dubuffet, war Noble nicht der Meinung, dass die Werke dieser Künstler an anderen Orten als jenen der offiziellen Kunst ausgestellt werden müssten. Darin war er wirklich avantgardistisch. Ein wahrer Revolutionär, ohne jegliche Vorurteile, der die Werke aus dem Atelier San Giacomo alla Toma in absoluter Augenhöhe sieht mit jenen, die aus den privaten Einrichtungen der Mainstream-Artisten hervorgehen. In seiner Villa hingen die Werke eines jeden neben den anderen. In den frühen sechziger Jahren wurde der damals junge Psychiatrie Student Vittorino Andreoli dazu bestimmt, das Atelier mit zu begleiten und er hatte Gelegenheit, auf die Werke von Carlo Zinelli aufmerksam zu werden. Da er auf dem Laufenden war bezüglich der Debatten über die Art Brut in Frankreich, brachte er die Werke von Zinelli zu Breton und Dubuffet, die dann Bewunderer und Sammler der Werke wurden. In Verona ist dann ein sehr großes Interesse an der Sache entstanden und es wurden wichtigste Kolloquien und Ausstellungen gefördert, an denen die renommiertesten Psychiater 12

nulla. Pratica adottata partendo dalla sua stessa esperienza, che lo portava a rifiutare ogni forma di omologazione, non “essendo assolutamente in grado di copiare niente e nessuno.” In ogni caso lui dichiarava di sentirsi a proprio agio con tutto ciò che si presentava come “primitivo”. L’assoluta libertà espressiva di cui godevano gli artisti nell’atelier di Noble (talvolta messa in dubbio da qualche studioso, specie di fronte alla maestria dell’opera di Zinelli. Dubbio sollevato a suo tempo dallo stesso Dubuffet) mi è stata confermata sia da Dario Righetti che da Giuseppe Bianchi, due artisti brut che dell’atelier furono appunto degli assidui frequentatori. Il metodo innovativo e la costruzione materiale dell’atelier suscitarono un grande entusiasmo nel corpo medico. I risultati si rivelarono davvero straordinari. I malati stavano molto meglio e sul piano artistico realizzavano opere sbalorditive. Sempre nel 1957, dopo pochi mesi di attività, venne anche organizzata una mostra alla Galleria “La Cornice” in piazza Bra a Verona. Di questa mostra s’interessò la stampa nazionale e ne parlarono molti intellettuali, fra questi gli scrittori Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dino Buzzati ne curò il catalogo. Seguirono altre mostre a Milano e a Roma. Le uscite fuori dalle mura ospedaliere si fecero sempre più frequenti. Noble s’impegnò attivamente su tutti i fronti, anche per educare il linguaggio giornalistico. Uscirono infatti molti articoli sulle mostre dell’atelier di san Giacomo alla Tomba che non si potevano far leggere agli interessati, per non turbarne la dignità, dal momento che, come scrisse Noble ai direttori delle diverse testate: “nei titoli o nel corpo degli articoli, ricorre la parola “matti”, “folli”, “pazzi” o, peggio, “dementi”. Noble manifestò sempre un rispetto assoluto nei confronti dei pazienti-artisti e questo loro lo sentirono con estrema chiarezza, tanto che l’essere stati degli artisti di quell’atelier, per loro pesa, ancora oggi, sul piano dell’identità, molto di più che l’essere stati dei ricoverati in manicomio. Tutti gli artisti di quell’atelier hanno sempre trovato in questa loro esperienza motivo di grande orgoglio e di riscatto sociale. Noble non credeva, a differenza di Dubuffet, che si dovessero esporre le opere di questi artisti in luoghi diversi da quelli dell’arte ufficiale. In questo fu veramente all’avanguardia. Un vero rivoluzionario senza alcun pregiudizio, che considerava assolutamente sullo stesso piano le opere che uscivano dall’atelier di san Giacomo alla Tomba e quelle che venivano realizzate negli studi privati dagli artisti del “mainstream”. Nella sua villa, le opere degli uni erano appese accanto a quelle degli altri. Agli inizi degli anni Sessanta, l’allora giovane studente di psichiatria Vittorino Andreoli fu destinato a seguire l’atelier ed ebbe modo di notare le opere di Carlo Zinelli. Poiché era al corrente del dibattito sull’art brut portato avanti in Francia, portò le opere di Zinelli a Breton e a Dubuffet che ne divennero estimatori e collezionisti. Nacque allora proprio a Verona un vivo interesse per la materia e vennero promossi importanti convegni e mostre alle quali parteciparono i più importanti psichiatri e i più importanti critici d’arte di tutta Europa. Nel 1959 si tenne a Verona un simposio internazionale sull’ “arte psicopatologica”. Fra i relatori luminari del calibro di Volmat, Bobon, Bader, Dealy. Nello stesso anno viene fondata a Verona la Société Internationale de psycopathologie de l’Expression e si tiene alla Galleria civica di arte moderna di Palazzo Forti una mostra che ospita autori come Woelfli, Aloise, Gaston e anche gli artisti dell’atelier di Noble. Per tutti gli anni Sessanta l’attività rimarrà vivissima. Sono anni di stretto scambio artistico fra Parigi e Verona, dato che gli intellettuali locali erano entrati in uno stretto dialogo con Dubuffet, Breton e con tutta la Compagnia dell’Art brut. Dopo il 1968, però, la “psicopatologia dell’espressione” si trova in una posizione nuova. Da una parte si sta definendo e rafforzando il sentimento anti istituzionale che vede nella libera espressione un diritto fino ad allora negato e dall’altra si sta definendo una psichiatria che culla


und die wichtigsten Kunstkritiker Europas teilgenommen haben. 1959 fand in Verona ein internationales Symposium zur „psychopathologischen Kunst“ statt. Teilgenommen haben Koryphäen wie zum Beispiel Volmat, Bobon, Bader, Dealy. Im selben Jahr wurde in Verona die Société Internationale de psycho-pathologie de l‘Expression gegründet und in der Stadtgalerie der modernen Kunst des Palazzo Forti gab es eine Ausstellung mit Künstlern wie Wölfli, Aloise, Gaston und auch mit Künstlern des Ateliers Noble. Während der sechziger Jahre war die Szene sehr lebendig. Es sind Jahre des engen künstlerischen Austausches zwischen Paris und Verona, da die lokalen Intellektuellen in einen engen Dialog mit Dubuffet, Breton und der ganzen Compagnia dell’Art Brut getreten sind. Nach 1968 ist die „Psychopathologie des Ausdrucks“ dann in eine neue Position gerückt. Auf der einen Seite wird die anti-institutionelle Gesinnung definiert und verstärkt, die im freien Ausdruck ein Recht sieht, welches bisher abgelehnt wurde und auf der anderen Seite entsteht eine Psychiatrie, die sich in der Hoffnung wiegt, dass die Lösung in einer pharmakologischen Behandlung liegt. Dennoch, für diejenigen, die sich um Kunst kümmern, gibt es auch in diesem Stadium ein Klima voller Möglichkeiten. Die gesamten siebziger Jahre sind die Bestätigung. Im Frühjahr 1975 wurde in der Psychiatrie Vincenzo Chiarugi in Florenz das La Tinaia eröffnet, ein Zentrum expressiven Ausdrucks. Es handelt sich um ein historisches Atelier, welches auf der ganzen Welt bekannt ist. Viele der Werke der Künstler, die hier gearbeitet haben, sind in den bedeutendsten europäischen und außereuropäischen Art Brut Sammlungen zu finden. 1988 wurde Claudio Costa im psychiatrischen Krankenhaus von Genua Quarto als Kunsttherapeut eingestellt. Im selben Jahr wurde das Institut für unbewussten Ausdruck und Formen geschaffen – l’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli – und Costa war einer der überzeugtesten Anhänger. Seine intensive Tätigkeit und das Engagement seiner gesamten Gruppe führten 1992 zur Gründung des Museoattivo C. Costa. Im Jahr 1987 entsteht in Sesto St. John Wurmkos ein Kollektiv von Künstlern, deren einziger gemeinsamer Nenner die „besondere“ Lage ist, in der sie sich befinden. Sie unterzeichnen ihre Werke gemeinsam und werden vom Künstler Pasquale Campanella geführt. 1990 entsteht das A.L.C.E. in r.o.s.s.o, das historische Malatelier des ehemaligen psychiatrischen Untersuchungskrankenhauses von Castiglione delle Stiviere, geleitet vom Künstler Silvana Crescini. 1996 eröffnete er das Atelier Adriano e Michele im Fatebenefratelli Krankenhaus in San Colombano al Lambro, geleitet vom Künstler Michele Munno. Im Jahr 1999 öffnet in Livorno das Blu Cammello, geleitet vom Künstler Riccardo Bargellini und dann entstehen viele weitere Ateliers in vielen italienischen Städten: Mano Libera in Carpi (Modena), Officina Tom in Rom, Libera Università di Alcatraz in Gubbio von Dario und Jacopo Fo und noch viele andere mehr. Ein besonders interessantes Projekt ist das Projekt Mai Visti e Altre Storie in Turin, welches die unterschiedlichen Realitäten der jungen Künstler, der jungen Kunsthistoriker und Künstler aus Ateliers verschiedener psychosozialer Zentren zum Thema hat. In Verona entstand 2004 eine „Beobachtungsstelle für nationale Outsider Kunst“ um die Werke, die aus Kliniken, kommen zu überwachen und später wurde für Atelierleiter der Psychiatrie und Neurologie ein Zweijahreskurs für die akademische Ausbildung ins Leben gerufen. Bei dieser Gelegenheit eröffneten die Studenten Ateliers in mehreren Krankenhäusern und psychiatrischen Zentren in Verona, Mantua und Vicenza und haben diese anschließend geleitet. Aus diesen Ateliers gingen mehrere interessante Künstler hervor; einige von ihnen (Oriana Pevarello, Gianfranco Ferrarese, Roberto Celli) anwesend in der Residenz von Sabbioneta für Sequenzen Italien. Seit vier Jahren ist eher die Akademie der bildenden Künste in Verona aktiv mit einer zweijährigen Spezialisierung in „Atelierleitung und kultureller Kunstvermittlung“, die Auszubildenden eine „anti-

la speranza di trattamenti farmacologici risolutivi. Tuttavia per chi si occupa d’arte si registra proprio in questa fase un clima ricco di possibilità. Tutti gli anni Settanta ne sono la conferma. Nella primavera 1975 si apre all’ospedale psichiatrico Vincenzo Chiarugi in Firenze il Centro di attività espressive La Tinaia. Atelier storico conosciuto in tutto il mondo. Molte opere degli artisti che hanno operato qui si trovano nelle più importanti collezioni di art brut europee ed extraeuropee. Nel 1988 Claudio Costa viene assunto all’ospedale psichiatrico di Genova Quarto con la funzione di artista-terapeuta. Nello stesso anno nasce l’ Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli, di cui Costa è uno dei più convinti sostenitori. La sua intensa attività e l’impegno di tutto il suo gruppo portano nel 1992 alla fondazione del Museoattivo C. Costa. Nel 1987 nasce a Sesto San Giovanni Wurmkos, un collettivo di artisti il cui unico denominatore comune è la condizione “particolare” in cui si trovano. Firmano le loro opere in modo collettivo e sono condotti dall’artista Pasquale Campanella. Nel 1990 nasce A.L.C.E. in r.o.s.s.o, lo storico atelier di pittura dell’ex Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere condotto dall’artista Silvana Crescini. Nel 1996 apre l’atelier Adriano e Michele nell’ospedale Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro condotto dall’artista Michele Munno. Nel 1999 apre a Livorno Blu Cammello condotto dall’artista Riccardo Bargellini e in seguito aprono tanti altri atelier in molte città italiane: Mano Libera

Theaterplakat. Atelier BELLOAPERTO. Palazzo Ducale in Mantua. Februar 2016. In Zusammenarbeit mit LAO. Locandina. Atelier BELLOAPERTO. Palazzo Ducale di Mantova. Febbraio 2016. In collaborazione con il LAO.

Michael Noble während einer Ausstellung des Ateliers St. James im Jahr 1957. Michael Noble durante una mostra dell‘atelier di san Giacomo alla Tomba. Anno 1957. 13


didaktische Didaktik“ vermittelt (inspiriert von der Noble Methode) für die Leitung von Ateliers in Betreuungsplätzen. Letztes Studienjahr wurde in der Akademie der Schönen Künste in Verona ein Weg eingeschlagen, der – ohne Unterschiede zu machen – Studenten und Künstler der Ateliers von Zentren psychischer Gesundheit aus Verona, Mantova und Vicenza an gemeinsamen kreativen Projekten zusammenarbeiten lässt. Sogar die alten, noch lebenden Künstler (über achtzig Jahre alt), die in Michael Nobles Atelier arbeiteten, nahmen teil. Am Dogenpalast in Mantua haben wir begonnen, mit den Outsider Künstlern der verschiedenen Ateliers eine fantastische Erfahrung mit dem „ATELIER BELLOA-PERTO“ zu machen: es handelt sich um Werkplätze, welche einmal im Monat in den schönsten Hallen des Museums Mantua zur Verfügung stehen und wo es erlaubt ist, in der Schönheit des für alle offenen Platzes, die eigenen Werke zu kreieren. Durch eine Zusammenarbeit zwischen dem LAO (Labor pro Außenseiter Künstler) und dem Dogenpalast in Mantua, kam es in der Galerie für Zeitgenössische Kunst des Museums zur Realisierung der Ausstellung „Kunst, andere Literatur“ betreut durch Peter Assmann und mir. Lao wurde im Jahr 2015 gegründet, um Künstler, die in einer sozial marginalisierten Position leben, zu entdecken, zu unterstützen und zu fördern. Die Absicht besteht darin, zu fördern, dass „Outsider“Künstler zu „Insider“-Künstler werden, welche, wie in Sabbioneta bei Sequenze Italia Seite an Seite sind, ohne hierarchische Ordnung und ohne Festlegung von Unterscheidungen hinsichtlich der Kunstförderung und ohne überflüssige Stigmata. Lao’s Intention ist auch jene, dass Outsider-Künstler zu Protagonisten ihrer künstlerischen Emanzipation werden. Mehrere Projekte zur Aufnahme des Studiums der Outsider-Kunst in Akademien und Universitäten fassen auch in Mailand, Bologna, Venedig und Palermo Fuß; die letztgenannte Stadt ist auf diesem Gebiet besonders aktiv. Es gibt auch ein sizilianisches Outsider-Kunst Observatorium, welches von der Kunsthistorikerin Eva Di Stefano geleitet wird. Sie gab dem Institut eine prestigeträchtige Zeitschrift und internationales Flair. Viele Kunstsammlungen werden in mehreren Archiven der ehemaligen Psychiatrien, wie in Collegno (Turin) oder im San Lazzaro di Reggio Emilia, aufbewahrt und sind oft Gegenstand von Studien und Ausstellungen. Eine weitere interessante Realität ist die der „Turmbauer zu Babel“ (Costruttori di Babele), die von der Anthropologin Gabriele Mina gegründet wurde, die alle visionären architektonischen Stätten, die durch Autodidakten (www.costruttoridibabele.net) geschaffen wurden, dokumentiert, unterstützt und fördert. Diese Realität ist reich vorhanden in Italien und besonders in Sizilien. Ein wichtiges Projekt ist auch „Das Museum für zeitgenössische Kunst im Exil“ (il Museo dell’arte contemporanea in esilio) von Cesare Pietroiusti – einem der bedeutendsten italienischen Künstler. Im Jahr 2005, bei der ArtVerona, einer Messe für moderne und zeitgenössische Kunst, wird zum ersten Mal in Italien, bei einer Messe dieser Art, eine Sektion für Außenseiter-Kunst eingerichtet, die hiermit innerhalb des offiziellen Kunstmarktes präsentiert wird. Dies wiederholte sich in 2006 und 2007, wobei hier die größten Art Brut Galerien Europas eingeladen wurden. Im Jahr 2013 und nach bedeutenden und denkwürdigen Ausstellungen zum Thema, eröffnete die Kunsthistorikerin Bianca Tosattinach das MAI MUSEO in Sospiro (Cremona), wo es ein außergewöhnliches Atelier gibt, l’Officina Creativa La manica Lunga, geleitet von der Künstlerin Paola Pontiggia. Die Idee war, ein Zentrum zu kreieren, um dort irreguläre Werke zu sammeln, zu studieren und aufzubewahren und all jene Initiativen zu unterstützen, die in der Lage sind, Wertschätzung und Bekanntheit zu fördern. Allerdings konnte 14

a Carpi (Modena), Officina Tom a Roma, Libera Università di Alcatraz (fondata da Dario e Jacopo Fo) a Gubbio e molti altri ancora. Un progetto particolarmente interessante è il progetto Mai Visti e Altre Storie operativo a Torino, che vede coinvolte diverse realtà di giovani artisti, giovani storici dell’arte e artisti di atelier operativi in vari centri psicosociali. A Verona è nato nel 2004 un “Osservatorio nazionale di Outsider Art” per il monitoraggio delle opere che escono dai luoghi di cura e in seguito è stato promosso un biennio di specializzazione accademica per la formazione di conduttori di atelier in ambito psichiatrico e neurologico. In questa occasione gli studenti hanno aperto atelier in diversi ospedali e centri di salute mentale a Verona, Mantova e Vicenza e ne sono in seguito diventati conduttori. Sono usciti da questi atelier diversi artisti interessanti, alcuni di loro (Oriana Pevarello, Gianfranco Ferrarese, Roberto Celli) presenti nella residenza di Sabbioneta per Sequenze Italia. Da quattro anni è invece attivo all’Accademia di belle arti di Verona un biennio di specializzazione in “Atelier Direction, mediazione culturale dell’arte” che insegna agli specializzandi una “didattica antididattica” (ispirata al metodo Noble) di conduzione di atelier nei luoghi di cura. Lo scorso anno accademico, infine, all’Accademia di belle arti di Verona abbiamo iniziato un percorso che vede studenti e artisti degli atelier dei centri di salute mentale di Verona, Mantova e Vicenza lavorare assieme, senza distinzione, per progetti creativi comuni. Anche gli artisti sopravvissuti (ultraottantenni) che operavano nell’atelier di Michael Noble partecipano. A Palazzo Ducale di Mantova con gli artisti outsider operativi nei diversi atelier abbiamo iniziato la fantastica esperienza di “ATELIER BELLOAPERTO”: si tratta di laboratori che si tengono una volta al mese nelle più belle sale del museo mantovano, un’attività che permette a tutti di creare le proprie opere immersi nella bellezza che, appunto, è aperta a tutti. E’ questa una collaborazione fra il LAO (Laboratorio pro artisti outsider) e Palazzo Ducale di Mantova che ha portato anche alla realizzazione della mostra “Arte, altra letteratura” curata da Peter Assmann e da me nella Galleria per l’arte contemporanea del Museo. Il Lao è nato nel 2015 per scoprire, sostenere e promuovere gli artisti che vivono in una posizione di marginalità sociale. L’intento è quello di fare in modo che a promuovere gli artisti “outsider” siano gli artisti “insider” che, come è avvenuto a Sabbioneta con Sequenze Italia, si affiancano senza creare ordini gerarchici e senza fissare distinzioni per promuovere l’arte in tutte le sue forme e abbattere inutili stigmi. Il Lao ha come intento anche quello di fare in modo che gli artisti outsider siano protagonisti della loro emancipazione artistica. Diversi progetti per inserire lo studio dell’Outsider Art all’interno di accademie e università stanno prendendo piede anche a Milano, Bologna, Venezia e a Palermo, città quest’ultima particolarmente attiva sul campo. Esiste anche un Osservatorio di Outsider Art siciliano, diretto dalla storica dell’arte Eva Di Stefano, al quale lei ha saputo dare una rivista prestigiosa e un respiro internazionale. Molte collezioni di arte sono custodite in diversi archivi di ex manicomi, come per esempio a Collegno (Torino) o al San Lazzaro di Reggio Emilia e sono oggetto frequente di studio e di mostre. Un’altra interessante realtà è quella dei “Costruttori di Babele” fondata dall’antropologo Gabriele Mina, che documenta, sostiene e promuove tutti i siti architettonici visionari realizzati da autodidatti (www.costruttoridibabele.net). Realtà questa ricchissima in Italia e in particolare in Sicilia. Un importante progetto è anche “Il Museo dell’arte contemporanea in esilio” di Cesare Pietroiusti, uno fra i più importanti artisti italiani.


Carlo Zinelli, Ohne Titel, (Seite A), Tempera auf Karton, 70 x 50 cm Arbeit entstanden im Atelier von Michael Noble im Psychiatrischen Krankenhaus San Giacomo alla Tomba (Verona)

Carlo Zinelli, Ohne Titel, (Seite B), Tempera auf Karton, 70 x 50 cm Arbeit entstanden im Atelier von Michael Noble im Psychiatrischen Krankenhaus San Giacomo alla Tomba (Verona)

Carlo Zinelli, Senza titolo (lato A), tempera su cartoncino, cm 70 x 50 Opera realizzata nell‘atelier di Michael Noble all‘Ospedale psichiatrico san Giacomo alla Tomba (Verona)

Carlo Zinelli, Senza titolo (lato B), tempera su cartoncino, cm 70 x 50 Opera realizzata nell‘atelier di Michael Noble all‘Ospedale psichiatrico san Giacomo alla Tomba (Verona)

sich das Projekt nicht auf bestimmte Mittel verlassen und musste zum Bedauern und der Enttäuschung der italienischen Anhänger und Förderer dann im Jahr 2015 schließen.

Nel 2005, ArtVerona, una fiera di arte moderna e contemporanea, apre per la prima volta in Italia all’interno di una fiera di questo genere una sezione per l’arte outsider che viene quindi presentata all’interno del mercato ufficiale dell’arte. La sezione sarà ripetuta nel 2006 e nel 2007 invitando le maggiori gallerie di art brut d’ Europa.

Ich frage mich, ob dieses schmerzhafte Scheitern am Ende nicht wirklich das ist, was in Wirklichkeit das „Schiff“ an seinen richtigen Platz gelenkt hat: Ist es immer noch wert, die Außenseiter Werke von den anderen zu trennen? Die Künstler In Italien ist die Zusammenarbeit zwischen zeitgenössischen Künstlern und Künstlern der Art Brut sehr weit verbreitet – wie wir gesehen haben, dies seit langer Zeit. Darum ist die Erfahrung von Sabbioneta für die italienischen Künstler nichts Neues, jedoch ein wirklich neues und anregendes Element war die Notwendigkeit, mit Personen in Kontakt zu sein, die eine andere Sprache sprechen. Andere Kommunikationsstrategien zu nützen und insbesondere das grafische Zeichen und der körperlichen Kontakt waren auch auf künstlerischer Ebene wirklich bereichernd. Die veronesischen und mantuanischen Künstler, die zur „Sequenze Italia“ eingeladen waren, wurden aus verschiedenen Gründen ausgewählt: Unter den Insider-Künstlern haben wir diejenigen eingeladen, die in ihrem Schaffen ein lebhaftes Interesse an den Werken der Außenseiter Künstler haben. Sowohl Stefano Zampini als auch Sara Pigozzo und Enrico Meneghelli haben bereits Videos dazu produziert. Stefano Buro hat schon als Student ein besonderes Interesse und eine förmliche Affinität zu den Werken der lokalen Außenseiter-Künstler

Nel 2013, la storica dell’arte Bianca Tosatti, dopo importantissime mostre rimaste storiche dedicate al tema, ha inaugurato il MAI MUSEO a Sospiro (Cremona), dove è attivo uno straordinario atelier, l’Officina Creativa La manica Lunga condotto dall’artista Paola Pontiggia. L’idea era quella di creare un centro di raccolta, studio e conservazione delle opere irregolari italiane e promuovere tutte quelle iniziative in grado di svilupparne l’apprezzamento e la conoscenza. Il progetto però non potendo contare su fondi certi è stato costretto a chiudere nel 2015, con grande dispiacere e delusione dei cultori della materia di tutta Italia. Mi chiedo se questo doloroso naufragio, alla fine non sia quello che in realtà conduce la “nave” verso un approdo giusto: vale ancora la pena di separare le opere outsider dalle altre? Gli artisti. La cooperazione tra artisti di arte contemporanea e artisti brut in Italia è molto diffusa e da molto tempo, come abbiamo visto, perciò l’esperienza di Sabbioneta non ha costituito per gli artisti italiani una novità, mentre è stato un elemento davvero nuovo e stimolante il doversi relazionare con persone che parlano una lingua diversa. Mettere in campo altre strategie di comunicazione e in modo parti15


gezeigt, für die er dann auch die grafische Arbeit für diverse Kataloge gemacht hat. Was den Fotografen Paolo Parma betrifft, so führt dieser seit etwa einem Jahr seine besondere Forschung über die Grenzen der Kunst durch und hat Porträts über die operativen Künstler erstellt, die in Ateliers in Zentren für psychische Gesundheit arbeiten. Die Wahl bezüglich der Außenseiter wurde weniger auf die „Qualität“ der Arbeiten bezogen, sondern es wurden eher mehr die vernachlässigten Gesichtspunkte berücksichtigt, wie zum Beispiel die körperliche Fähigkeit, den Ort zu erreichen oder die wenigen Gelegenheiten, die einige von ihnen haben, um andere als übliche Erfahrungen zu machen. Oriana Pevarello gehört zu einer Sinti Familie. Ihr sehr intimes Werk besteht aus minimalen Zeichen und langer und geduldiger Arbeit. Ihre Themen sind immer Introspektionen, die sie uns manchmal als Seelenlandschaften wiedergibt. Roberto Celli hat in sehr hohem Alter angefangen, zu malen: Innerhalb weniger Monate, begonnen bei null, startete er die unendliche Schaffung von Figuren, zwischen dem Heiligen und dem Profanen und diese wurden zu seiner Tauschwährung. Er zahlt praktisch alles, indem er eine Zeichnung als Gegenleistung für die Objekte und Dienstleistungen gibt, wie zum Beispiel für das Haareschneiden beim Frisör. Gianfranco Ferrarese ist ein sehr auserlesener Künstler. Er begann in einer Versuchsgruppe im psychosozialen Zentrum von Mantua zu malen und nahm später immer an dem Atelier, welches meine Studenten eröffnet haben, teil. Er produziert sehr viel und sehr schnell. Er bevorzugt es, auf Schwarz zu arbeiten. Seine Lieblingsthemen sind erotische Themen, Hexen, Zauberer, Kobolde und Schlösser. Er hatte Gelegenheit, mit dem Künstler Giorgio Fabbris zu arbeiten, der ihn so sehr geschätzt und gewürdigt hat. Mario Bazzoni wurde mir von einer Kunsttherapeutin (Marta Sorokin) genannt, die im neurologischen Rehabilitationszentrum Don Clabria in Verona arbeitet. Bazzoni war nach einem zerebralen Schlaganfall zu ihr gekommen. Die tiefe Schädigung machte ihn völlig aphasisch und führte zu einer halbseitigen Lähmung auf der linken Seite. Anfänglich war ihre Rolle als Therapeutin auf die Wiederherstellung seiner Feinmotorik gerichtet, aber bald erkannte Sorokin, dass Bazzoni echtes künstlerisches Talent hatte und sie ließ ihm die Freiheit, sich auszudrücken. Er malt vorzugsweise Themen der griechischen Mythologie. Manchmal veranschaulicht er auch Märchenszenen. Seine schwere Beeinträchtigung müsste ein Handicap für die Malerei sein, aber im Gegenteil: seine Geschicklichkeit ist wirklich groß. Er hat ein mythologisches Wörterbuch bei sich und veranschaulicht die Szenen, die er dort beschrieben findet. Er arbeitet nur und exklusiv mit Pastellfarben. Er hat in wenigen Jahren Tausende von Werken geschaffen. Caterina Marinelli ist, unter allen anwesenden Künstlern, die international bekannteste Künstlerin. Sie war in mehreren Künstler-Anlagen. Im Oktober 2014 wurde sie zum Mo Art Space in Xinmi, Henan, China eingeladen, wo ich dann für sie eine Ausstellung gemacht habe. Ihr Hauptausdruck ist Skulptur, aber sie widmet sich auch der Malerei. Sie hat ein natürliches Geschick, den Hund zu repräsentieren, der ihr aufgrund autobiographischer Auseinandersetzungen besonders nahe steht: Es scheint, als hätte sie schon als kleines Mädchen den Hund nachgeahmt, um die Aufmerksamkeit der Nonnen zu erregen, die ihrer Ansicht nach die Hunde des Waisenhauses (wo sie war, nachdem die Eltern sie alleine gelassen hatten) viel lieber mochten als sie. Daraufhin studierte sie in sehr ausgiebiger Weise die Anatomie des Tieres, in deren Wiedergabe sie beeindruckend ist. In Sabbioneta war sie die einzige Künstlerin, die alle Arbeiten vor Ort verwirklicht hat: Sie besorgte sich auch im Ort das Sperrholz als Unterlage.

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colare il segno grafico e il contatto fisico è stato davvero arricchente, anche sul piano artistico. Gli artisti veronesi e mantovani che sono stati invitati a “Sequenze Italia” sono stati scelti per motivi diversi: fra gli artisti insider abbiamo invitato quelli che hanno manifestato nella loro attività un vivo interesse nei confronti delle opere di artisti outsider. Sia Stefano Zampini che Sara Pigozzo ed Enrico Meneghelli hanno già realizzato video in questo ambito. Stefano Buro fin da studente ha dimostrato un particolare interesse e un’ affinità formale con le opere di artisti outsider locali, per i quali ha anche realizzato la grafica di diversi cataloghi da me curati. Per quanto riguarda il fotografo Paolo Parma, da circa un anno svolge una sua particolare ricerca sui confini in arte e ha realizzato dei ritratti di artisti operativi in atelier in centri di salute mentale. La scelta degli artisti outsider è caduta meno sulla “qualità” della produzione, quanto tenendo più conto di aspetti contingenti, come per esempio la possibilità fisica di raggiungere il luogo o le poche occasioni che alcuni di loro hanno di vivere qualche esperienza diversa da quelle ordinarie. Oriana Pevarello appartiene a una famiglia Sinti. La sua è una pittura molto intima, ottenuta con minimi segni e lungo e pazientissimo lavoro. I suoi temi sono sempre delle introspezioni che, talvolta, lei ci restituisce sotto forma di paesaggi dell’anima. Roberto Celli ha iniziato a dipingere molto avanti in età: nel giro di qualche mese, come dal nulla, ha iniziato una produzione infinita di figure tra il sacro e il profano che sono diventate la sua moneta di scambio. Si paga praticamente tutto cedendo un disegno in cambio di oggetti e servizi di cui ha bisogno, come ad esempio tagliarsi i capelli dal barbiere. Gianfranco Ferrarese è un artista molto raffinato. Ha iniziato a dipingere in un gruppo laboratoriale al Centro psicosociale di Mantova e in seguito ha partecipato all’atelier aperto dai miei studenti sempre lì. Produce tantissimo e molto in fretta. Predilige lavorare su nero. I suoi temi preferiti sono soggetti erotici, streghe, maghi, folletti e castelli. Ha avuto modo di lavorare con l’artista Giorgio Fabbris che lo ha apprezzato e valorizzato moltissimo. Mario Bazzoni mi è stato segnalato da un’arteterapeuta (Marta Sorokin) che lavora al Centro di riabilitazione neurologica Don Calabria di Verona. Bazzoni era arrivato da lei dopo un ictus cerebrale. La profonda lesione lo ha reso completamente afasico e gli ha comportato una emiplegia sinistra. Inizialmente il suo ruolo di terapeuta era volto a fargli recuperare la motricità fine, ma ben presto Sorokin si è resa conto che Bazzoni aveva serie doti artistiche e lo ha lasciato libero di esprimersi. Dipinge preferibilmente soggetti della mitologia greca. Talvolta illustra anche scene di fiabe. La sua grave compromissione dovrebbe costituire un forte handicap per la pittura e invece la sua maestria è davvero grande. Tiene con sé un dizionario mitologico e illustra le scene che vi trova scritte. Lavora solo ed esclusivamente con pastelli. Ha realizzato in pochi anni migliaia di lavori. Caterina Marinelli, fra tutti gli artisti presenti, è quella più conosciuta a livello internazionale. Ha partecipato a diverse residenze d’artista. Nell’ottobre del 2014 è stata invitata al Mo Art Space a Xinmi, nello Henan in Cina, dove poi le ho curato una mostra. La sua espressione principale è la scultura, ma si dedica anche alla pittura. Ha una naturale maestria a rappresentare il cane, soggetto a lei particolarmente vicino per questioni autobiografiche: sembra che da bambina facesse il cane per attirare l’attenzione delle suore che, secondo lei, volevano più bene ai cani dell’orfanotrofio (dove si trovava dopo essere stata abbandonata dai genitori) che a lei. In seguito ha studiato in modo molto approfondito l’anatomia dell’animale, nella resa della quale è magistrale. A Sabbioneta è stata l’unica artista a realizzare tutte le opere in loco, procurandosi in paese anche il compensato come supporto.


Petra Kodym · Ursprünge und Verbindungen: SEQUENZE ITALIA 2017

Petra Kodym · Origini e collegamenti alla SEQUENZE ITALIA 2017

Zuerst dachte ich spontan, der Ursprung im Kunstschaffen liegt in der Spontaneität, weil es scheint, dass das Bild dann aus dem Inneren direkt, ohne Umwege, raus flutscht. Jeder Mensch hat nun aber im Laufe des Lebens Milliarden Erfahrungsteilchen im Gehirn gespeichert und hat vieles erlernt. Was also so spontan aus dem Hirn durch die Hand auf den Bildträger übertragen wird, ist nicht zwangsläufig auch das Ursprünglichste. Ein Bild, das durch lange Überlegung und Planung entsteht, kann genauso ursprünglich sein.

All‘inizio pensavo che l‘origine della creazione artistica si trovasse nella spontaneità, perché sembra che l’opera dell’arte derivi direttamente dall‘interno, senza deviazioni. Durante il corso della vita, ognuno ha archiviato miliardi di particelle di esperienza nel cervello e ha imparato molto. Ciò che viene così spontaneamente trasmesso dal cervello attraverso la mano alla tela, non è necessariamente il più originale. Un’opera creata dopo una lunga riflessione e pianificazione può essere altrettanto originale.

Was den Ursprung allen künstlerischen Tuns und gleichzeitig auch die Verbindung aller KünstlerInnen bezeichnet, ist das Bedürfnis, etwas zu (er)schaffen, sich etwas aus-zu-denken und dies zu manifestieren, um eine eigene, andere Welt in Bildern zu schaffen. Das menschliche Bedürfnis nach Magie und ein gewisser Drang zum Bild, der Wunsch, sich aus dem Bekannten heraus zudenken und etwas festzuhalten, das nicht in Worte gefasst werden kann, all das kommt in der künstlerischen Person zusammen. Vielleicht hat es auch etwas mit einer gewissen Angst vor dem Nichts, vor Bedeutungslosigkeit oder vor Leere zu tun.

L‘origine di tutta l‘attività artistica ed allo stesso tempo il rapporto tra tutti gli artisti è la voglia di creare qualcosa, escogitare qualcosa e di manifestarlo, per creare un proprio e diverso mondo in immagini. Il bisogno umano di magia e di impulso artistico, il desiderio di uscire dai pensieri abituali e di manifestare qualcosa che non può essere espresso in parole – tutto questo si riunisce nella persona dell’artista. Forse ha anche a fare con una paura dell’incerto, di irrilevanza o di vuoto.

Diese Urursprünge sind sicher auch bei allen teilnehmenden Künstlerinnen und Künstlern der Sequenze Italia 2017 zu finden. Die ganz persönlichen und künstlerischen Ursprünge unterscheiden sich bestimmt, doch auf einige Verbindungen, die mir aufgefallen sind, möchte ich eingehen. Die Bezüge sind von mir nicht wissenschaftlich hergeleitet, sondern haben sich eher intuitiv eingestellt, aus der einwöchigen Arbeitsphase im Palazzo Forti heraus und stellen meine Sichtweise als beobachtende Künstlerin dar. Ich wähle Beispiele, die mir aufgefallen sind und die nur Sequenzen aus dem Projekt Sequenzen darstellen. Beziehungen zwischen der künstlerisch-dokumentarischen Arbeit des Duos Sara Pigozzo – Enrico Meneghelli, in die der Künstlerin zufolge auch künstlerische Anthropologie mit einfließt und dem Duo Stefano Zampini e Loris Righetto sind offenkundig. Das soziale Zusammenwirken, die Rolle des (künstlerischen) Individuums in der Gesellschaft und wie der Künstler, die Künstlerin sich selbst darstellt, sind Themen, die in Filmen und Fotografien zum Ausdruck kommen. Doch sehe ich hier auch eine Verbindung zur Arbeit von Christian Rebhan und zu der von Caterina Marinelli, die beide auto-

Petra Kodym, Y, Aquarell auf Papier, 30 x 24 cm, 2017 Petra Kodym, Y, Acquerello su carta, 30 x 24 cm, 2017

Queste origini sono certamente anche presenti in tutti gli artisti partecipanti di Sequenze Italia 2017. Le origini molto personali ed artistiche si distinguono tra di loro, ma vorrei approfondire ad alcuni rapporti notati. Non ho approfondito questi riferimenti scientificamente, piuttosto si sono rivelati intuitivamente durante la fase di una settimana di lavoro, presso il Palazzo Forti, come mio modo di vedere, nel ruolo di un’artista che sta osservando il lavoro. Scelgo esempi che ho notato e sono solo sequenze prese dal progetto. Sono evidenti i rapporti tra il lavoro artistico/documentario del duetto Sara Pigozzo – Enrico Meneghelli, in cui, secondo l‘artista si aggiunge anche l’antropologia artistica ed il duetto Stefano Zampini e Loris Righetto. L‘interazione sociale, il ruolo dell‘individuo (artistico) nella società e come l‘artista si presenta in persona, sono temi che si esprimono in film e fotografie. Tuttavia vedo qui anche

Petra Kodym, Eine Umsichtige, Aquarell auf Papier, 20 x 15 cm, 2017 Petra Kodym, Una cauta, Acquerello su carta, 20 x 15 cm, 2017 17


biografisch dokumentarische Elemente in ihre Bilder und Plastiken einbringen. Rebhan etwa dokumentiert in seinen Bildern Erlebnisse, seine Leidenschaft für Brillen, die in einer gigantischen Sammlung mündet, und Rollstühle. Es gibt allerdings auch andere Themen in seinem Werk. In Marinellis Arbeit spielen traumatische Kindheitserlebnisse eine große Rolle, so dokumentiert sie diese etwa in Form von unzähligen Hundebildern und -plastiken. Bei Sequenzen wurde, fast wie um diese Verbindung auf die Spitze zu treiben, die dokumentarische Bildarbeit von Rebhan und Marinelli, wie auch die künstlerische Persönlichkeit von den dokumentarisch arbeitenden KünstlerInnen Duos dokumentiert. Eine andere künstlerische Verbindung besteht zwischen Bernhard Engljähringer, Helmut Pum und mir. So haben wir die Möglichkeit genutzt, auf den Ort und die Räume einzugehen, beziehungsweise die Ausstellung im Laufe der Arbeitsphase zu erweitern und in Bernhards Fall, die Installation vor Ort zu erarbeiten. Außerdem haben wir uns andere Räume im Gebäude und in der Stadt als Arbeitsorte gewählt und nicht im großen Atelier des Palazzo Forti gearbeitet oder in Helmuts Fall, zu einer anderen Zeit, nämlich in der Nacht, weil die persönliche Arbeitsweise oder auch die persönliche Befindlichkeit eine gewisse Ruhe und Konzentration verlangt. Ich habe immer wieder am Synthesizer gearbeitet, in einem Gemeinschaftsatelier ist das eher unpassend, Bernhard braucht, wie Helmut, die Stille der Nacht. So haben wir des Tages und des Nächtens an unterschiedlichen Schauplätzen gewerkt. Bernhard ist mit seinem Palazzo im Palazzo auf einen speziellen Saal eingegangen und hat diesen mit einem mitgebrachten Teil seiner unglaublichen Sammlung von Gegenständen in seinen Raum verwandelt. In meine vor Ort entstandenen Aquarelle habe ich Details aus Deckenfresken und Reliefs des Palazzo Ducale und aus Beobachtungen in der Stadt einfließen lassen und die Ausstellung um diese ortsbezogenen Arbeiten ergänzt. Helmut wollte die Räume ursprünglich mit seinen schwarz-weißen Wandbildern bespielen, was schließlich nur an bestimmten Wänden genehmigt wurde. So stellt auch er eine Verbindung zwischen sich, seiner eigenen künstlerischen Arbeit und den historischen Orten, Räumen und Personen her. Zwischen Bernhard und mir hat sich schließlich noch eine Verbindung in Form einer Zusammenarbeit für den Abschluss der Arbeit am Palazzo Bernardo ergeben. Ich durfte seine Performance zur Ausstellungseröffnung akustisch und beratend begleiten. Selbstverständlich haben in der Sequenzen-Zeit und auch davor viele Gespräche über Ursprünge, das Kunstschaffen in einer Laborsituation und kulturelle Unterschiede und Verbindungen stattgefunden. Mit Ferdinand Reisenbichler, der mit Helmut Pum Initiator der Sequenzen-Reihe ist, und eben Helmut, mit Bernhard, Arno und anderen. Alle thematischen und persönlichen Verbindungen im Projekt Sequenze Italia zu rekonstruieren oder analysieren wäre mir unmöglich. Aus den Eindrücken dieses künstlerischen Biotops aus unterschiedlichsten Charakteren und Menschen, die sich kürzer oder länger kennen oder bis dahin auch gar nicht kannten, und die in einer kleinen Renaissancestadt, die schon für sich wie eine eigene abgeschlossene Welt erscheint, zusammenarbeiten durften, könnten wohl Romane entstehen. Sequenzen sind wie ein Mikrokunstkosmos, der von unterschiedlichen KünstlerInnentypen, KunstvermittlerInnen, AusstellungsmacherInnen, KunsthistorikerInnen, Menschen aus Kunstinstitutionen, VerwalterInnen, Technikern und PolitikerInnen bevölkert wird und dadurch spannende Eindrücke, wie auch ein Spannungsfeld bietet. Als Ursprung des Tuns bei allen Beteiligten dürfte eine Wertschätzung der Kunst als Ausdruck menschlichen Gestaltungswillens zu sehen sein, was gleichzeitig, trotz aller Unterschiede, eine Verbindung zwischen allen AkteurInnen herstellt. 18

un rapporto tra l‘opera di Christian Rebhan e di Caterina Marinelli, i quali integrano elementi autobiografici-documentari nei loro quadri e sculture. Rebhan, per esempio, documenta nei suoi quadri delle esperienze, come per esempio la sua passione per gli occhiali – di quale ne possiede una collezione gigantesca – e per le sedie a rotelle. Tuttavia, ci sono anche altri temi nel suo lavoro. Nel lavoro di Marinelli, le esperienze traumatiche dell‘infanzia svolgono un ruolo importante, documentate da lei sotto forma di innumerevoli quadri e sculture di cani. Quasi come portare agli estremi questo rapporto, durante le Sequenze il lavoro dei quadri documentari di Rebhan e Marinelli è stato documentato, così come le personalitá artistiche del duetto di artiste al lavoro. Esiste ancora un ulteriore rapporto artistico tra Bernhard Engljähringer, Helmut Pum e me stesso. Abbiamo sfruttato la possibilità di accondiscendere al luogo ed al locale, di estendere la mostra durante la fase di lavoro e – nel caso di Bernhard – di elaborare l‘installazione sul posto. Oltre al grande atelier del Palazzo Forti abbiamo scelto come luoghi di lavoro anche altri locali nell‘edificio e in città o nel caso di Helmut è stato scelto un’altra ora del giorno, vuol dire la notte, perché il suo modo personale lavorativo e il suo stato personale d’animo richiedono una certa calma e concentrazione. Ho sempre lavorato al sintetizzatore. In un atelier comune questo è piuttosto inappropriato. Come Helmut, Bernhard ha bisogno del silenzio della notte. Così abbiamo lavorato durante il giorno e durante la notte in luoghi diversi. Bernhard è entrato in una sala speciale con il suo palazzo nel palazzo e l’ha convertita nella sua propria sala con una parte delle sua incredibile collezione di oggetti. Nei miei acquerelli fatti durante questa settimana, ho incluso dettagli degli affreschi e rilievi del Palazzo Ducale e delle osservazioni fatte in città. Così ho completato la mostra con queste opere che si riferiscono al luogo. Originariamente Helmut voleva coprire tutte le pareti delle stanze con le sue immagini in bianco e nero, ció fu in fine autorizzato solo su determinate pareti. Così crea anche un legame tra se stesso, il suo lavoro artistico i luoghi storici, gli spazi e le persone. Infine, tra Bernhard e me stesso, si è creato un rapporto in forma di collaborazione per il completamento del lavoro di Palazzo Bernardo. Potevo accompagnare la sua performance all‘apertura della mostra in modo acustico e in forma consultiva. Naturalmente, durante le Sequenze ed anche prima, hanno avuto luogo molte discussioni sulle origini, sulla creatività artistica in una situazione di laboratorio, sulle differenze culturali e sui rapporti. Abbiamo discusso con Ferdinand Reisenbichler, il quale è – assieme a Helmut Pum - l‘iniziatore delle sequenze ed anche con Bernhard, Arno e altri. È impossibile per me ricostruire o analizzare tutte le relazioni tematiche e personali del progetto Sequenze Italia. Potrebbero sorgere romanzi dalle impressioni di questo biotopo artistico di personaggi diversi i quali lavorano assieme e si conoscono da tanto o da meno tempo o niente affatto – e questo in una piccola città rinascimentale che appare di per sé essere un proprio mondo chiuso. Le sequenze sono come un microcosmo d‘arte, popolato da tipi diversi d’artisti, mediatori d‘arte, organizzatori di mostre, storici dell‘arte, persone provenienti da istituzioni d‘arte, amministratori, tecnici e politici. Questo offre impressioni entusiasmanti, così come anche una zona di conflitto. L‘apprezzamento dell‘arte come espressione della volontà creativa del uomo è probabilmente da vedere come l‘origine dell‘attività tra tutti i partecipanti e questo crea – nonostante tutte le differenze – un rapporto tra tutti gli attori.


Petra Kodym, Kreatur, Mischtechnik auf Leinwand, 120 x 100 cm, 2016 Petra Kodym, Creatura, Tecnica mista su tela, 120 x 100 cm, 2016 19


Ferdinand Reisenbichler Der URSPRUNG alles Manifesten ist im Mensch-Sein zu suchen.

Ferdinand Reisenbichler L’origine di ogni manifesto deve essere ricercata nell’essere umano.

Ist der Ursprung eines Flusses an der Quelle zu suchen oder doch in den Wolken, die der Quelle die Schöpferkraft verleihen. Ist der Ursprung der Wolken in der Kraft der Sonne zu suchen oder …? Ein Kreis – anfangslos mit einer Entwertung des Einstiegs, weil belanglos – was zu sich zurückkehrt in Beständigkeit ist definitionsresistent und deutungsoffen und damit dynamisch und lebendig. Ursprung ist nicht verortbar, nicht zeitlich fixierbar, nicht statisch, nicht dogmatisch, nicht wichtig aber real. Der Ursprung ist Anfang und Ende. Ist Weg, Tat und mehr noch das ewige Hinsehnen zu sich selbst. Der Ursprung ist das Fest, das sich nicht festmachen lässt. Der Beginn und das Ende des Feierns. Der Ursprung ist Nahrung, die sich dem Zweck entzieht und keine Sattheit kennt. Ursprung ist nicht alles in Einem – er ist separativ, exklusiv, interessensresistent, individuell. Ursprung ist „indigen“ mit der unbeugsamen Kraft der Konsummissionierung zu trotzen, den Kreislauf der eigenen Menschwerdung zu verteidigen – sich nicht von der Mehrheit in den Brei der Orientierungslosigkeit vermengen zu lassen, auf Individualität zu beharren und beständig im Bemühen den Einstiegspunkt in den Kreis immer wieder zu finden und der vorskizzierten Bahn durch die eigene Bewegung Sinn abzuernten. Ursprung ist niemals inklusiv im Sinne der herrschenden Macht, sondern der Kern des Widerstandes gegen die Verzwecklichung und Benützung des Individuums. Dem Ursprung der künstlerischen Tat liegt Widerstand zugrunde – Widerstand gegen Tatenlosigkeit, Widerstand gegen das So-Sein lassen, Widerstand gegen dogmatischen Wahrheitsgehalt, Widerstand gegen die eigenen, momentan gültigen Glaubenssätze und gefühlten Wahrheiten. Der Ursprung der künstlerischen Tat ist ein bewusster Einstieg in den Kreis der Menschwerdung, der Selbstsuche und Selbstfindung und zwecklos, weil der Zweck die Mittel heiligen würde und damit der Sinn als missionarischer Eiferer in das „indigene Gefüge“ Aufnahme finden könnte. Der Ursprung meiner Kunst ist der Widerstand gegen mich selbst.

È l‘origine di un fiume all‘origine, o nelle nuvole, che dà alla fonte il potere creativo. È l‘origine delle nuvole nel potere del sole per cercare o ... .. Un cerchio - senza inizio con una svalutazione di entrata in quanto irrilevante - che ritorna a se stesso nella resistenza è, per definizione, resistente e suscettibile di interpretazione e quindi dinamica e viva. L‘origine non è localizzabile, non temporaneamente riparabile, non statico, non dogmatico, non importante ma reale. L‘origine comincia e termina. È infatti modo e ancor più eterno Hin -. A se stesso L‘origine è la festa che non può essere ormeggio tendini. L‘inizio e la fine della celebrazione. L‘origine è cibo che viene ritirato dallo scopo e non ha alcuna saturazione. La fonte non è tutto in uno - è seperativo, esclusivo, resistente agli interessi, individuale.

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Origin è sfidare „indigeni“ con l‘indomabile proselitismo consumo di energia, il ciclo della propria incarnazione nella difesa a tempo indeterminato - non essere einvermengen dalla maggioranza nella polpa del disorientamento di insistere su individualità e bestän-dig nel cercare il punto di ingresso Nel cerchio di nuovo e di nuovo e di raccogliere il senso del percorso prefabbricato attraverso il proprio movimento. Origine non è incluso nel senso di potere dominante ma il nucleo della resistenza al Verzwecklichung e Benüt-bagnatura dell‘individuo. L‘origine del gesto artistico si basa sulla resistenza - resistenza alla inazione, la resistenza a lasciare che sia, la resistenza alla verità dogmatica, resistenza alle proprie credenze in corso di validità e verità percepite. L‘origine del gesto artistico è una voce deliberata nel cerchio dell‘Incarnazione, di auto-ricerca e la scoperta di sé e inutile perché la fine giustificherebbe i mezzi, e quindi potrebbe trovare inserimento di senso come fanatici missionari nella „struttura indigena“. L‘origine della mia arte è la resistenza a me stesso.


Fotos und Objekte: Ferdinand Reisenbichler 21


Bernhard Engljähringer SEQUENZE ITALIA - Ursprünge Art Brut ist meine Lebenserfüllung und meine emotionale Heimat. Diese besondere, einzigartige und für mich heilsame Lebensform ermöglicht mir ein Bewusstsein für jene Art zu leben, die am besten meinem Wesen entspricht. Dadurch erlange ich ein Grundverständnis von Lebensfreude, Lebenseinsicht, Lebenssinn und großer gestalterischer Freiheit. Durch diesen schöpferischen Ausdruck werden mir Empfindungen und Erkenntnisse zuteil, welche mir oftmals mein Überleben sichern. Ein Geschenk, das ich dankbar anzunehmen versuche. Dieser Lebensstil fordert mich zum Spielen und Ausprobieren heraus. Mein Lebens- und Liebesursprung beginnt somit genau hier und jetzt. Rauminstallation „Palazzo Bernardo“ und Performance im Palazzo Ducale, Sabbioneta, Italien Mit Petra Kodym (Akkustik) und Daniela Krenn

Bernhard Engljähringer SEQUENZE ITALIA - Origini Art Brut é l’elemento essenziale della mia vita e la mia patria emozionale. Questa particolare, unica e per me curativa forma di vita mi permette una consapevolezza per quel modo di vivere, che rispecchia nel modo migliore la mia essenza. Per mezzo dell’Art Brut attingo al significato fondamentale della gioia di vivere, della cognizione di vita, del senso della vita e della grande libertá artistica. Attraverso questa espressione creativa vengo toccato nel sentimento e nella cognizione, le quali mi assicurano spesso la mia sopravvivenza. Un regalo che cerco grato di accettare. Questo stile di vita mi spinge a giocare e a sperimentare. La mia origine di vita e di amore inizia perció esattamente qui e adesso. Installazione in camera „Palazzo Bernardo“ e performance Palazzo Ducale, Sabbioneta, Italia Con Petra Kodym (Acoustic) e Daniela Krenn 22


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Helmut Pum · Ursprung und Sequenzen

Helmut Pum · Origine e Sequenze

„Ursprung und Sequenzen“ war die inhaltliche Orientierung bei SEQUENZE ITALIA 2017. Bei den vorliegenden Artikeln fällt auf, dass von einigen AutorInnen der „Ursprung“ nicht als Einzelereignis, sondern als mehrzahliges Ereignis angenommen wird. Sowohl Bernhard Engljähringer als auch Petra Kodym verwenden die „Ursprünge“ mit einem gewissen Selbstverständnis gleich in ihrer Artikelüberschrift, und Ferdinand Reisenbichler vergleicht den Einstieg oder Zugang zum Ursprung mit einer dauernden Kreisbewegung, bei der es – wo auch immer auf der Kreislinie – eines bewussten, konkreten Einstiegs bedarf, um so etwas wie einen künstlerischen Prozess anzufachen. Die Entscheidung, in den Kreisprozess einzusteigen, stellt sich als Ursache an sich dar, die keiner weiteren Begründung mehr standhalten muss und dies auch nicht ermöglichen lässt. Eine Einzelentscheidung hat also keine Ursache mehr, da sie selbst Ursache ist, und öffnet damit auch den selben Freiraum für alle weiteren Entscheidungen, die sich in Form einer künstlerischen Struktur und als Wesensmerkmale – ob im Bild, im Text oder im Lebensverlauf – darstellen.

„Origine e sequenze“ era l’orientamento contenutistico durante SEQUENZE ITALIA 2017. Negli articoli non passa inosservato, che per alcuni autori l’”origine” viene concepita, non come un evento unico ma come eventi ripetuti. Sia Bernhard Engljähriger che Petra Kodym utilizzano le “origini” da subito, con una certa naturalezza, nei titoli dei loro articoli, e Ferdinand Reisenbichler confronta l’inizio o l’accesso all’origine con un moto circolare continuo. É necessario, per risvegliare un processo artistico, un consapevole e concreto accesso in qualsiasi punto di questa linea circolare. La decisione di entrare nel cerchio del processo rappresenta l’origine in sé, che non deve tener testa a nessun’ altra spiegazione e nemmeno permetterla. Quindi una decisione singola non ha piú nessun’ origine, in quanto lei stessa é l’origine e fa spazio ad altre decisioni, che si configurano in forma di una struttura artistica e come caratteristica essenziale, nell’immagine, nel testo o nel corso della vita.

Wir hatten beim Projekt den Anreiz und die Möglichkeit, inhaltlich künstlerische Zugänge der Teilnehmer zu vergleichen. Bei der Gesamtanzahl von 30 TeilnehmerInnen und der Vielfalt des künstlerischen Zugangs und Ausdrucks war dies eine besondere Herausforderung, der man hier auch nur im Ansatz gerecht werden kann. Immer mehr scheint sich aber die Sicht und die Neugierde herauszufiltern, was denn eigentlich der gemeinsame Nenner und Sinn der Vielfalt und der unterschiedlichsten individuellen Kunstsprachen ist. Dies unabhängig von bereits öffentlicher Anerkennung, Konkurrenzdenken, Positionierung im Kunstbetrieb oder verschiedensten musealen, kulturellen oder nutzungsorientierten institutionellen Interessen. Und auch unabhängig von bereits festgelegten Stilformen oder dem Glauben, neue definieren zu müssen. Art Brut hat sich hier als das interessanteste und offenste Kunstprinzip erwiesen, bei dem es vielleicht nur gelingen muss, es von geschichtlicher Befangenheit einer einengenden Zuordnung zu bestimmten Menschengruppen zu befreien und zu erweitern. Auch steht Art Brut nicht in Konkurrenz zu planendem konzeptuellem Denken, solange sich das Denken der Offenheit und der überraschenden Schwenks in seinem eigenen Medium bedient und nicht glaubt, mittels Denken Bilder beschreiben oder diesen einen Nutzen abgewinnen zu müssen. Wenn und wie also KünstlerInnen mittels Entscheidungen in ihren Prozess einsteigen oder sich im Prozess an diesen orientieren, könnte dies einen gemeinsamen Anhaltspunkt oder so etwas wie eine minimalistische Entscheidungsstruktur aufzeigen, die für alle gleichermaßen gültig ist und wovon sich dann die Lust am immerwährenden Schaffen an sich erkennen und eine Vielfalt ableiten lässt.

Birdman, Fruchtbarkeit, Tusche auf Papier, 16 x 29 cm, 2017 Birdman, fertilità, inchiostro su carta, 16 x 29 cm, 2017 24

Nel progetto avevamo lo stimolo e la possibilitá, di confrontare il contenuto nell’approccio artistico dei partecipanti. Per via del numero totale di 30 partecipanti e la varietá degli approcci artistici e delle espressioni artistiche era una sfida particolare, alla quale non si poteva quasi tener testa. Il progetto pare filtrare sempre di piú la visibilitá e la curiositá, che é praticamente il denominatore comune, il senso della varietá dei diversi e individuali linguaggi artistici. Ció indipendentemente dal riconoscimento pubblico, dalla rivalitá, dalla posizione sul mercato artistico o in diversi interessi istituzionali, museali, culturali o orientati al profitto; ma anche indipendentemente dalle sancite forme di stile o dal credo di dover definire qualcosa di nuovo. Art Brut si dimostra il principio artistico piú interessante e piú aperto, il quale deve solo riuscire a liberarsi ed espandersi dalla storica prigionia di una restringente associazione ad un particolare gruppo di persone. Art Brut non é in competizione con una pianificata mentalitá concettuale, finché la mentalitá utilizza come mezzo proprio la sinceritá e una carrellata di sorprese, ma non crede a ció, attraverso la mentalitá di dover descrivere l´immagine o doverne ricavare benefici. Se e come artisti/e attraverso scelte accedono al processo o si orientano al processo, potrebbe essere il punto comune di appoggio o mostrare qualcosa come una minimale struttura di scelta, che vale per ognuno allo stesso modo e dal quale si riconosce per sé la voglia del perpetuo creare e ne deriva una varietá.

Birdman, Ich halte dich in meinen Träumen, Acryl/Karton, 82,5 x 64 cm, 2017 Birdman, Ti tengo nei miei sogni, acrilico su cartone, 82,5 x 64 cm, 2017


Realität oder Utopie? Ohne oder mit Titel? In dem Bild „Kreatur“ von Petra Kodym kommt das Textzitat „Realität schlägt Utopie“ vor. Die Urheberin steigt häufig mit Collagenteilen, von denen sie einen großen Vorrat angelegt hat, in ihre Bilder ein, erweitert diese Teile oftmals mittels klassischer Mal- oder Aquarelltechnik und spinnt und inszeniert so verschiedenste Bildrealitäten zu einem großen Ganzen. Die Offenheit, mit der sich die verschiedenen Realitäten entdecken lassen, scheint ihr Führer zu sein und so schlagen sich auch Texte, Gedanken und Erkenntnisse im Bild nieder. Wenn Utopie eine einzige spezielle gerichtete Realität in der Zukunft suggeriert, dann schlagen die vielfältigen und jederzeit zu offenbarenden künstlerischen Realitäten an sich diese tatsächlich im Ausmaß von eins zu unendlich. Eine ähnliche wesensverwandte Vorgehensweise hat auch Bernhard Engljähringer, er inszeniert nur in einem Raum statt auf oder in einem Bild. Die Fülle an im Prinzip für sich wirksamen Realitäten/ Wesensobjekten, die er in seinem Atelier beziehungsweise Kunstraum in Wels-Austria angesammelt hat, ist dabei Grundlage und Ausgangssituation für weitere Rauminszenierungen. Das praktische Problem ist dabei oft, dass auf Grund von Transportaufwendungen nur ein minimaler Teil seines riesigen „Materials“ für ihn an anderen Orten zur Verfügung steht. Inhaltlich ergänzende minimalistische Perspektive seiner gestalterischen Raumfülle scheint zu sein, dass eine Raumdichte erreicht wird, die einen objektivierenden Betrachter ausschließt oder/und auch nicht mehr benötigt. Dass die subjektive oder objektive Benennung eines Bildes oder Kunstwerkes ein von diesem auch unabhängiges und wiederum eigenständiges künstlerisches gedankliches und neue Realitäten

Realtá o utopia? Senza titolo o con? Nell’immagine “Creatura” di Petra Kodym compare la citazione “ Realtá sconfigge utopia”. L’ideatrice utilizza nelle sue immagini spesso pezzi di collage, del quale ne ha una grande provvista, amplia questi pezzi con la pittura classica o con la tecnica ad acquarello, tesse e inscena cosí le piú diverse realtá di immagine in un gran complesso. La sinceritá con la quale queste realtá si lasciano scoprire, sembra essere la sua guida e cosí si ripercuote anche nei testi, nei pensieri, nelle nozioni all’interno dell’immagine. Se utopia da l’impressione di una singola specialmente destinata e futura realtá, allora la varietá e le manifestanti realtá artistiche in sé la colpiscono effettivamente nella misura da uno all’infinito. Anche Bernhard Engljähriger ha un modo di procedere simile, “imparentato nell’essenza”, lui inscena solo, invece che in un’ immagine in una stanza. La pienezza, di per sé valide realtá/ oggetti essenziali, che ha accumulato nel suo Atelier o per meglio dire stanza d’arte a Wels in Austria, é la base e la situazione di partenza per altre “messinscena”. Spesso sorge un problema pratico: a causa delle difficoltá di trasporto, solo una minima parte dei suoi enormi “materiali” possono essere a sua disposizione in altri posti. Una prospettiva che completa minimamente il contenuto delle sue creative “pienezze di spazio” sembra essere il raggiungimento di una densitá di spazio, il quale esclude un osservatore oggettivo o/e non ne ha nemmeno piú bisogno. Anche Peter Assman ci mostra attraverso poetiche ironie nell’intitolare i suoi disegni, che la soggettiva o oggettiva denominazione di un’ immagine o opera d’arte puó essere una di queste procedure indipendenti ma anche autonome dai pensieri artistici e che genera

Caterina Marinelli mit ihrem Hund Ferno / Caterina Marinelli con il suo cane Ferno

erzeugendes Prozedere sein kann, zeigt uns auch Peter Assmann mittels poetischer Ironisierung bei der Betitelung seiner Zeichnungen. Statt einem „üblichen“ Bildtitel oder dem Titel „Ohne Titel“ folgt der Titel „Mit Titel“! Bild und Gedanke schließen sich in ihrer Erschaffung gegenseitig nicht aus, existieren sowohl unabhängig als auch in einem besonderen Wechselbezug.

nuove realtá. Al posto di un “solito” titolo o del titolo “senza titolo” segue il titolo “Con titolo”! Immagine e pensieri non si escludono nella loro creazione a vicenda, esistono sia indipendenti che in una particolare correlazione.

Vogel oder Hund? Zwei KünsterInnen, die bei verschiedenen Sequenzen-Projekten teilgenommen haben, Birdman Hans Langner und Caterina Marinelli, haben eine Besonderheit gemeinsam: Sie erweitern ihre künstlerischen Grundentscheidungen durch eine Themenkonstante. Birdman erschafft ausschließlich Vögel, Caterina Marinelli ausschließlich Hunde. In ihren Biografien erfährt man dazu verschiedene Hintergründe. So wurde Birdman nach einer von ihm durchgeführten Vogelperformance von einem Interessenten gefragt, warum er nicht auch in seinem bildnerischen Werk Vögel schaffe – bis dahin war das Vogelthema dort noch nicht aufgetaucht. Dies war für ihn der Entscheidungsanstoß, sich in Folge diesem Schaffensthema als Hauptsache zu widmen und die Philosophie und die Freiheit, die in

Uccello o cane? Due artiste che hanno partecipato a due progetti diversi di Sequenze, Birdman Hans Langner e Caterina Marinelli, hanno una particolaritá comune: ampliano le loro decisioni artistiche di base attraverso una costante di tema. Birdman crea esclusivamente uccelli, Caterina Marinelli esclusivamente cani. Nelle loro biografie si vengono a sapere diversi motivi di fondo. A Birdman venne chiesto da un interessato dopo una delle sue performance da uccello, perché non creasse uccelli anche nelle sue immagini, fino ad allora non era ancora sorto il tema “uccello”. Questo fu per lui l’impulso decisivo, in seguito al quale decise di dedicarsi completamete a questo tema di creazione e integró nella sua vita la filosofia e la libertá presenti in questa tematica.

Caterina Marinelli, Hund, Öl auf Karton, 100 x 70 cm, 2017 Caterina Marinelli, cane, olio su cartone, 100 x 70 cm, 2017

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dieser Thematik liegt, in sein Leben zu integrieren. Von Caterina Marinellis Biografie erfährt man, dass sie in einem Heim aufgewachsen ist und ihr als Heimbewohnerin von dem dortigen Aufsichtspersonal weniger Beachtung geschenkt wurde, als den ebenfalls dort im Heim lebenden Hunden. Sie traf nun die Entscheidung, vordergründig Hunde – oftmals mittels aggressiver Darstellungsweise – als Hauptthema auszuloten. Auch sie integriert ihre Kunst in ihr Leben und holt sich mit ihrer dynamischen, expressiv-expandierenden Art die Aufmerksamkeit nunmehr weiterhin als Künstlerin. Zentrierung, Kreis, Mitte Elisa Treml, als Teilnehmerin in Sabbioneta das erste Mal beim Projekt Sequenzen dabei, schildert zu ihrer zeichnerischen Beteiligung den Versuch, sich in der Gesamtgruppe und in einem Gemeinschaftsatelier vorerst mal zu orientieren und um eine Position einnehmen und so etwas wie einen geistigen Ankerpunkt finden zu können. Sie befindet sich mit diesem Drang in bester Gesellschaft. Schon Florian Sedmak schreibt in seinem Artikel in der Broschüre SEQUENZEN 2014, seine Zeichnung „Schwärmen“ sei der Versuch, nach einer „leicht unterbrechbaren Beschäftigung im Alltag“, eine Art, bei sich zu sein inmitten der Verantwortung einer Kinderbeaufsichtigung. Auch meine eigene Arbeit „Verstrichene Zeit“ ist dazu wesensverwandt: eine immer wieder durchgeführte Grundierung/Beschichtung einer Uhr, angelegt als unendlicher zeitloser Prozess, eine Uhr, die zusätzlich auf einem Drehteller liegt und mit der linken Hand im Uhrzeigersinn bewegt wird, während die rechte Malhand eine Gegenbewegung ausführt, etwa im Tempo eines Sekundenzeigerlaufes. Und eine weitere Wesensverwandte, Sigrid Reingruber, ist bekannt durch ihr Hauptmotiv einer Kreisbewegung. Ferdinand Reisenbichler, einer der am meisten mit Grundbedingungen experimentierenden Künstler, ist in dieser Gruppe durch eine Zeichnung vertreten, die er auf einer Töpferscheibe vollzogen hat. Mittlerweile experimentiert und zeichnet er auch mit rotierenden Kreiden, die statt eines Bohrers in einer Bohrmaschine eingespannt sind. Bewegung/Drang zum Ursprung wird bei diesen Arbeiten als gemeinsame Nenner forciert – auch, permanent in der Bewegung zu bleiben, kein Thema und keinen Stillstand zuzulassen, der eine neue Entscheidung abverlangen würde, die aus dem Rhythmus und aus dem Sog des Ursprungs bringt.

Sigrid Reingruber, O.T., Mischtechnik auf Papier, 30 x 30 cm, 2015 Sigrid Reingruber, Senza titolo, tecnica mista su carta, 30 x 30 cm, 2015 26

Dalla biografia di Caterina Marinelli si viene a sapere che é cresciuta in un istituto, nel quale il personale di servizio le dedicava meno attenzioni di quelle che dedicava ai cani che vivevano nello stesso edificio. Prese la decisione di scandagliare, come tema principale, i cani messi in primo piano, spesso attraverso modi aggressivi di rappresentarli. Anche lei integra l’arte nella sua vita e si prende con il suo modo dinamico, espressivo ed espansivo le attenzioni d’ora in poi anche come artista. Centratura, cerchio, centro Elisa Treml, presente per la prima volta come partecipante del progetto Sequenze a Sabbioneta, rappresenta nella sua partecipazione grafica il tentativo di orientarsi nel gruppo completo e in un atelier collettivo, prendere una posizione e trovare qualcosa che faccia da punto di ancoraggio morale. Per soddisfare questo impulso si trova nella miglior compagnia. Giá Florian Sedmak scrive nel suo articolo nella brochure di SEQUENZEN 2014, che il suo disegno “Elogio” (Schwärmen) sia il tentativo di un “impiego facilmente interrompibile nella quotidianitá”, un modo per trovare la propria tranquillitá interiore durante la responsabilitá della sorveglianza dei bambini. Anche il mio stesso lavoro “ Tempo trascorso” (Verstrichene Zeit”) ne é imparentato nell’essenza: una campitura / rivestimento di un orologio ripetuta piú volte, applicato come un infinito processo senza tempo, un orologio appoggiato su supplementare piatto rotativo, che viene girato con la mano sinistra in senso orario mentre la mano destra dipinge in senso contrario, alla velocitá del movimento della lancetta dei secondi. Un’ ulteriore “parente di essenza”, Sigrid Reingruber, é conosciuta per il suo tema principale di un movimento rotatorio. Ferdinand Reisenbichler, uno degli artisti che sperimenta piú di tutti le condizioni essenziali, viene rappresentato in questo gruppo attraverso un disegno, che ha creato su un tornio da vasaio. Nel frattempo sperimenta e disegna anche con gessi rotanti, che sostituisce alle punte di un trapano. Movimento/impulso all’origine risulta come il denominatore comune di questi lavori. Ma anche il rimanere permanentemente in movimento, non permettere nessun tema e nessuna pausa, che richiederebbero una nuova scelta e che ti porterebbero fuori dal ritmo e dal risucchio dell’origine.

Helmut Pum, Verstrichene Zeit (2), Dispersionsfarbe auf Uhr, 2008 Helmut Pum, Tempo trascorso (2), colori a dispersione in orologio, 2008


Elisa Treml, O.T., Fineliner auf Papier, 40 x 40cm, 2017 Elisa Treml, senza titolo, pennarello su carta, 40 x 40cm, 2017

Elisa Treml, O.T., Farbstift auf Papier, 30 x 30 cm, 2017 Elisa Treml, senza titolo, matite colorate su carta, 40 x 40 cm, 2017

Florian Sedmak, Schwärmen, (Ausschnitt), Stabilostift, 100 x 70 cm Florian Sedmak, Sciame, (ritaglio), penne Stabilo, 100 x 70 cm

Helmut Pum, Verstrichene Zeit, Acrylfarbe auf Uhr, seit 2011 Helmut Pum, Tempo trascorso, vernice acrilica su orologio, dal 2011

Ferdinand Reisenbichler, Umkreisungen, Grafit auf Papier, 30 x 30 cm, 2014 Ferdinand Reisenbichler, Orbite, grafite su carta, 30 x 30 cm, 2014

Sigrid Reingruber, O.T., Mischtechnik auf Papier, 30 x 30 cm, 2015 Sigrid Reingruber, Senza titolo, tecnica mista su carta, 30 x 30 cm, 2015 27


Stefano Buro, Magischer Raum, 50 x 50 cm, 2017 Stefano Buro, Spazio di magia, 50 x 50 cm, 2017

Paolo Parma, Unsichtbare Städte, 1686 1962, Giclèe-Druck Paolo Parma, Città invisibili, 1686 1962, stampa giclèe 28


Oriana Pevarello, Blaue Lagune, Acryl auf Leinwand, 60 x 60 cm, 2017 Oriana Pevarello, Laguna blu, Acrilico su tela, 60 x 60 cm, 2017

Gianfranco Ferrarese, Ohne Titel, Mischtechnik, je 70 x 100 cm, 2017 Gianfranco Ferrarese, Senza titolo, media miste, ogni 70 x 100 cm, 2017 29


Mario Bazzoni, Szenen aus der griechischen Mythologie, Pastell auf Papier, je 35 x 50 cm, 2017 Mario Bazzoni, Scene di mitologia greca, pastelli su carta, ogni 35 x 50 cm, 2017 30


Roberto Celli, Madonna von Spanien, Mischtechnik, 70 x 100 cm, 2017 Roberto Celli, Madonna di spagna, media miste, 70 x 100 cm, 2017 31


Gertraud Gruber, O.T., Fineliner auf Karton, 100 x 70 cm, 2017 Gertraud Gruber, Senza titolo, Fineliner su cartone, 100 x 70 cm, 2017

Christian Rebhan, Den Helikopter habe ich 1978 am Heiligen Abend bekommen, Mischtechnik auf Papier, 25 x 35 cm, 2014 Christian Rebhan, Ho ricevuto l‘elicottero nel 1978 alla vigilia di Natale, Tecnica mista su carta, 25 x 35 cm, 2014 32


Anita Baier, O.T., Grafitstift auf Papier, 30 x 40, 2017 Anita Baier, Senza titolo, penna in grafite su carta, 30 x 40 cm, 2017

Anita Baier, O.T., Grafitstift auf Papier, 30 x 40, 2017 Anita Baier, Senza titolo, penna in grafite su carta, 30 x 40 cm, 2017

Sophie Beisskammer, Geistlicher und Diakonisse, Fineliner auf Papier, je 25 x 35 cm, 2016 Sophie Beisskammer, Chierici e diaconi, Fineliner su carta, ogni 25 x 35 cm, 2016 33


Franz Krummholz, Mythologie, Farbstift auf Papier, je 25 x 35 cm, 2017 Franz Krummholz, Mitologia, matite colorate su carta, ogni 25 x 35 cm, 2017 34


Rosemarie Heidler, O.T., Kreide auf Papier, je 70 x 50 cm, 2017 Rosemarie Heidler, Senza titolo, Gesso su carta, ogni 70 x 50 cm, 2017 35


Sylvia Vorwagner, DIE ANKUNFT, mixed media auf Bütten, 2017, 100 x 70 Sylvia Vorwagner, L’ARRIVO, mixed media al carta a mano, 2017, 100 x 70 36


Jutta SteinbeiĂ&#x;, Engelschwert / Angelo spada; Ich Manfred Stefan und bunte Kittl / Io, Manfred, Stefan e grembiuli colorati Frauen und Mauna / Donne e uomini; Frauen mit Kittl / Donne con grembiuli Faserstifte auf Chinapapier, je 70 x 35 cm, 2017 / pennarelli in fibra su carta cinese, ogni 70 x 35 cm, 2017 37


Eli Kumpfhuber, Lira, Mischtechnik auf Papier, je 50 x 70 cm, 2017 Eli Kumpfhuber, Lira, Tecnica mista su carta, ogni 50 x 70 cm, 2017

Arno Wilthan, Scambio (Austausch), Hartschaumplattendruck, 42 x 29,7/20 x 20 cm, 2017 Arno Wilthan, Scambio, Stampa da polistirolo, 42 x 29,7/20 x 20 cm, 2017 38


Videos SEQUENZE ITALIA 2017

BELLA SEI – SCHÖN BIST Sara Pigozzo ed Enrico Meneghelli Mit / con Caterina Marinelli, Julia Rakuschan, Franz Krummholz Video, 40 min, 2017, Mantova · www.artcamvideo.com

Dialoghi – Dialoge Stefano Zampini Video, 2:39 min, 2017, Sabbioneta stefanozampini@gmail.com Dialoghi – Dialog 1: ferdinand reisenbichler e i cani di caterina marinelli Ferdinand Reisenbichler und die Hunde von Caterina Marinelli Dialoghi – Dialog 2: julia rakuschan, sophia beisskammer, eli kumpfhuber e le grazie di franz krummholz Julia Rakuschan, Sophie Beisskammer, Eli Kumpfhuber und Dank an Franz Krummholz Dialoghi – Dialog 3: sara pigozzo, enrico meneghelli e la mitologia di mario bazzoni Sara Pigozzo, Enrico Meneghelli und die Mythologie von Mario Bazzoni

Persone e luoghi: la società degli artisti Menschen und Orte: Die Gesellschaft der Künstler Stefano Zampini e Loris Righetto Studio sulle foto di gruppo Studio über „Gruppenfotos“ Video, 4:39 min, 2017, Sabbioneta stefanozampini@gmail.com www.lorisrighetto.com 39


Künstler und Künstlerinnen – Artiste e Artisti SEQUENZE ITALIA 2017 Peter Assmann peter.assmann@beniculturali.it www.peter-assmann.com

Gertraud Gruber atelier@diakoniewerk.at

Anita Baier www.caritas-linz.at

Rosemarie Heidler atelier@diakoniewerk.at

Mario Bazzoni info@lao-art.it Petra Kodym office@petrakodym.com www.petrakodym.com Sophie Beisskammer www.galerietacheles.at

Franz Krumholz www.galerietacheles.at

Stefano Buro stefanoburo@rubbishbelt.com www.stefanoburo.com

Eli Kumpfhuber www.galerietacheles.at

Roberto Celli info@lao-art.it

Caterina Marinelli info@lao-art.it

Bernhard Engljähringer Linz / Austria

Gianfranco Ferrarese info@lao-art.it

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Enrico Meneghelli meneghellienrico1@gmail.com www.artcamvideo.com

Paolo Parma mail@paolo-parma.it www.paolo-parma.it


Daniela Rosi daniela.rosi@hotmail.it www.lao-art.it Oriana Pevarello info@lao-art.it Sara Pigozzo saretta.pigozzo@hotmail.it www.artcamvideo.com

Jutta SteinbeiĂ&#x; atelier@diakoniewerk.at

Helmut Pum helmut.pum@aon.at Elisa Treml elisa.treml@gmx.at www.elisatreml.at Sylvia Vorwagner info@sylvia-vorwagner.at www.sylvia-vorwagner.at

Julia Rakuschan www.galerietacheles.at Elisabeth Watzek www.caritas-linz.at

Christian Rebhahn www.galerietacheles.at Ferdinand Reisenbichler www.galerietacheles.at

Loris Righetto lorisrighetto@gmail.com www.lorisrighetto.com

Arno Wilthan a.wilthan@diakoniewerk.at

Stefano Zampini stefanozampini@gmail.com

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Sequenzen und Collaborations 2015 Art Brut passé?

Sequenzen und Collaborations Zeitgenössische Kunst trifft Art Brut

2014 SEQUENZEN und Collaborations Zeitgenössische Kunst trifft Art Brut http://issuu.com/archiv001/docs/ kat_sequenzen_a4_11_lr/1

2015 SEQUENZEN – Art Brut passè? http://issuu.com/archiv001/docs/ kat_sequenzen_2015_17_lr

2016 SEQUENZEN PER SE https://issuu.com/helmutpum/ docs/2016_sequenzen_per_se

Impressum · Impronte Herausgeber – Editore: Helmut Pum & Kunstwerkstatt Lebenshilfe OÖ/Gmunden – Ferdinand Reisenbichler & Die Kunstwerkstatt / Atelier, Diakoniewerk OÖ – Arno Wilthan Redaktion und für den Inhalt verantwortlich – Editoriale e responsabile del contenuto: Helmut Pum, Ferdinand Reisenbichler Übersetzungen ins Italienische – Traduzioni in italiano: Artikel Pum, Assmann, Reisenbichler, Engljähringer: Tania Dainese Artikel Kodym: Brigitte Hubmann Übersetzungen ins Deutsche – Traduzioni in tedesco: Artikel Daniela Rosi: Brigitte Hubmann Textkorrekturen deutsch – Revisione in tedesco: Peter Putz Fotos – Foto: Ferdinand Reisenbichler: Seite / Pagina 7 Helmut Pum: Seite / Pagina 22 Arno Wilthan: Seite / Pagina 23 Valeria Cusinato: Seite 25 links / Pagina 25 a sinistra Wilthan, Reisenbichler, Rosi, Pum: Porträtfotos Seite / Pagina 40 und / e 41

Kontaktadressen – Contatti: Helmut Pum helmut.pum@aon.at Ferdinand Reisenbichler Kunstwerkstatt Lebenshilfe OÖ/Gmunden, Georgstraße 20, 4810 Gmunden ferdinand.reisenbichler@gmail.com www.galerietacheles.at Arno Wilthan Die Kunstwerkstatt / Atelier, Diakoniewerk OÖ Hauptstrasse 3, 4210 Gallneukirchen Tel: 07235/63251-760(766) atelier@diakoniewerk.at www.diakoniewerk.at Coverfoto – Foto di copertina: Stefano Zampini & Loris Righetto Gestaltung – Impaginazione: Peter Putz · www.ewigesarchiv.at Druck – Stampa: druck.at


Caterina Marinelli, Hunde, Ă–l auf Karton, 100 x 80 cm / 100 x 70 cm, 2017 Caterina Marinelli, cani, olio su cartone, 100 x 80 cm / 100 x 70 cm, 2017


Coverfoto: Stefano Zampini & Loris Righetto