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EDITORIALE

Più che dalla pandemia le piscine sono state desolatamente svuotate da decisioni governative e del CTS

IL DANNO

Fino all’ultimo la politica ha lasciato nell’incertezza piscine e palestre su riaperture e regole da osservare: le nuove linee guida non risolvono e scontentano molto. Non è bastato tenerci chiusi per quasi 14 mesi, meglio complicare il destino già molto compromesso di un settore che assicura salute e che invece governo Conte e scienziati hanno ghettizzato additandolo come epicentro pandemico, alimentando inquietudini nella popolazione ora frenata all’idea di tornare negli impianti.

Un danno tanto incalcolabile che richiede risarcimenti immediati e concreti. Non solo emendamenti che mastica la politica nello sfornare decreti legge, ma una visione programmatica di cui la stessa politica e le istituzioni non saranno mai capaci. Serve un tavolo tecnico che coinvolga le categorie del nostro settore ed esperti di piscine e palestre qualificabili come tali: dopo tanti errori, sarebbe un passaggio necessario ed auspicabile, ma purtroppo improbabile. L’unica certezza è che, con queste chiusure protratte cui pochi altri settori sono stati condannati, la moria di gestioni, club, società sportive, ancorchè pesantissima, è solo all’inizio. Quando parliamo di oltre 30% di chiusure definitive di piscine ci riferiamo al medio periodo. Tanti proveranno a reggere, ma non ce la faranno: significa 82.000 lavoratori disoccupati, oltre 1.050 società di gestione -2.000 famiglie- private di lavoro e decenni di investimenti, il 34% delle imprese della filiera condannato a morire per mancati crediti riscossi e per perdite insostenibili. Gli impianti resteranno chiusi per mesi, alcuni per sempre e con gravi carenze manutentive: i cittadini non potranno accedere a piscine e palestre del territorio, con contrazione della pratica sportiva e dello stato di salute degli Italiani.

È TEMPO CHE LO SPORT RICEVA QUELLO CHE GLI È STATO DELIBERATAMENTE TOLTO

Sembrano considerazioni limitate a noi addetti ai lavori (ricordiamocelo: siamo 1,2 milioni), perché le istituzioni, la politica, gli enti locali, tutti di estrazione pubblica, non sono capaci di ragionamenti che sarebbero elementari: loro hanno la pancia piena e non comprendono cosa significhi disagio sociale cui hanno condannato lo sport, inteso come stile di vita della popolazione (over 65 e disabili su tutti), non solo delle élite agonistiche. Sport che invece ha la pancia vuota e quando il popolo ha fame in genere reagisce in modo veemente. Ma lo stile che ci ha distinti è sempre stato rispettoso delle regole e ora, perché un comparto non abbia ad insorgere, è fondamentale che arrivino risposte chiare e un piano di sostegno che dia respiro a tutti gli attori penalizzati dallo Stato: ci avete condannati a chiusure discutibili, a perdere le forze migliori, a pagare debiti per i prossimi 10 anni, a lasciare impianti per mancata disponibilità a rinegoziare le concessioni.

E’ tempo che lo Sport riceva quello che gli è stato deliberatamente tolto. Se muore non è per colpe proprie, ma perché altri hanno deciso di sferrargli un colpo mortale.

Marco Tornatore