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FEBB.MARZO 2010 - NR. 25 MAX STAMPFL


GOODMORNING ROLAND BARBASSE - CERVINIA - PIC. CRISTIAN SCALCO

“Ogni tanto mi stupisco delle mie doti diplomatiche. Quel giorno ho dovuto usare veramente tutto il mio spirito da mediatore per convincere il proprietario della cava a non chiamare i Carabinieri dopo avermi visto trafficare all’ interno del suo terreno. Ricordo di essermi nascosto per almeno un’ ora avendolo visto sul ciglio della strada, con la speranza che se ne andasse…purtroppo il confronto era inevitabile! La promessa di mostrargli lo scatto, la buona volontà di Rollix e…voilà…Fortunatamente a volte basta parlare con le persone per ottenere qualcosa...” 08


GOODMORNING S T E FA N O C A R I N I - P R AT O N E V O S O - P I C . D E N I S P I C C O L O “Capitano giornate in cui tutto fila liscio… luce perfetta, neve farinosa, zero vento, temperatura polare, riders in pompa totale, motoslitte a disposizione e un gatto che ti costruisce il kicker che butta su un landing enorme ed infinito. Una session perfetta, più unica che rara, giornate memorabili ed indimenticabili nei ricordi di un fotografo di snowboard. Kinder quel giorno non è voluto mancare all’appuntamento, quel giorno è stato uno dei rider più fotografati, meritandosi a pieni voti l’intervista dello scorso numero.” 10


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GOODMORNING LUKAS GOLLER-ARGENTERA-PIC. DENISPICCOLO

“La prima esperienza di Lukas nelle valli Cuneesi si è presentata lo scorso anno, quando è approdato nella provincia granda con la crew dei Pirati. Voci di corridoio narrano che le nostre montagne non li abbiano entusiasmati…forse sono troppo legati alle vette Austriache!! “Lukki” al contrario se ne è completamente innamorato. L’anno scorso, a fine stagione, aveva promesso di ritornarci per raidare alcuni spot ancora vergini. Le grosse nevicate di quest’anno hanno fatto sì che Lukas mantenesse la promessa e la sua parte video in Random sarà una delle videopart più interessanti mai viste... Ne sono sicuro”


Fiera di Monaco - Ispo

EDITO

pic. Andrea Rigano

A c a t e c h i s m o mi hanno sempre raccontato la storia della fatidica scelta delle due strade: quella dritta, senza pericoli e dove splende sempre il sole e quella impervia, zeppa di curve in salita e colma di buche. Mai avrei pensato che nella vita più volte mi sarei trovato di fronte a questa scelta e come spesso accade è s e m p r e d i f f i c i l e c a p i r e q u a l e s a r à q u e l l a g i u s t a . Ancora più difficile è capire se la scelta intrapresa era veramente la scelta migliore da fare. In questa grande avventura di Sequence ci siamo trovati spesso di fronte a delle scelte e forse m o l t e d e l l e d e c i s i o n i p r e s e e r a n o s b a g l i a t e . Ma sono anche sicuro che altrettante decisioni sono state quelle giuste per noi, ma soprattutto per la scena italiana di snowboard. Da subito abbiamo abbiamo cercato di migliorare la qualità del prodotto incrementando la qualità delle i m m a g i n i , d e i c o n t e n u t i , d e l l a s t a m p a e d e l l e c o l l a b o r a z i o n i . Abbiamo fatto il possibile per far crescere il magazine sfruttando tutte queste diverse sfaccettature ed ora vogliamo con tutte le nostre forze che Sequence possa essere un riferimento per lo Snowboard Italiano. Per questa ragione abbiamo deciso di trasformare in realtà il nostro più grande sogno: renderla Freepress. Il nostro impegno da adesso in poi sarà assicurare la qualità fin ora ottenuta, considerandola non come un punto di arrivo ma come il punto di partenza. Vogliamo che questa rivista arrivi in mano al maggior numero di snowboarder possibili, pro, rookie, amator,principianti ma anche solo semplici appassionati di questo sport. Non vogliamo fare distinzioni, non vogliamo creare un magazine d’elite esclusivo e per pochi. Vogliamo un magazine che negli anni arrivi a rappresentare lo snowboard della penisola, per tutti quelli che amano la montagna e che, appena possono, caricano la tavola in macchina e corrono alla ricerca di neve e montagne da raidare. Viviamo e viaggiamo attraverso la ricerca di n u o v i s p o t , n u o v i t r i p , n u o v e p e r s o n e e n u o v i s n o w b o a r d e r d a c o n o s c e r e e s c o p r i r e … per poi imprimere le nostre emozioni su carta ed arrivare in mano a voi, grazie a diversi canali di distribuzione, come i 500 negozi core italiani, le scuole di snowboard, i park, i camp e gli eventi. Qui potete trovare la vostra copia ma potete anche riceverla a casa gratuitamente richiedendola sul sito likemilk.com… In Italia lo snowboard aveva bisogno di visibilità. Noi siamo pronti a dargli lo spazio e l’importanza che si merita! 18.000 Sequence sono pronti per iniziare un nuovo viaggio con te.

Denis Piccolo 14


COLLO S E Q U E N C E

C R E W

EDITOR Paolo Salvatore, Denis Piccolo, Cristian Murianni DIRETTORE Paolo Salvatore paolo@sequencemagazine.net DIRETTORE RESPONSABILE Americo Carissimo COORDINAMENTO EDITORIALE Denis Piccolo PHOTO EDITOR & ART DIRECTOR Denis Piccolo - denispiccolo.com denis@denispiccolo.com DESIGN George Boutall Marco Resenterra PHOTO SENIOR Roberto Bragotto Andrea Rigano Alessandro Belluscio SEGRETERIA ABBONAMENTI Michaela Stefania CONTATTI ESTERI Martina Minetti FOTOGRAFI & FILMER Mauro Spaterna, Alessandro Killer Miniotti, Marco “Boiler” Boella, Arturo Bernardi, Luca Benedet, Cristian Scalco, Damiano Levati Luca Carta, Vasco Coutinho, Cyril, Eric Bergeri, Creager, Giorgio De Vecchi, Matt Georges, Macho THANX Martina Minetti, Litz, Giani Ramon, Fabrizio Bertone, Elbo&Matteo Storelli, la Fede, Jena, Dedde, Riccardo Miracoli, Antonio Sallustio, Diego. EDITORE JPG edizioni di Salvatore Paolo Piccolo Denis Cristian Murianni Via Colle di Mezzo, 70 - 65127 Pescara Tel. +39.085.9151471 Fax. +39.085.9151230 www.likemilk.com info@sequencemagazine.net paolo@sequencemagazine.net STAMPA Grafiche Ambert Via per Chivasso, 27 Verolengo - TO 011.2495371 DISTRIBUZIONE FREEPRESS SEQUENCE SNOWBOARDING rivista mensile registrata al tribunale di Pescara il 14/05/2003 al numero 173/5 COVER Max Stampfl - Val Gardena - Pics. Roby Bragotto


INSIDE THE BIG STORIES

CONTENTS 08 GOODMORNING 20 SOUND RIGABLOOD 22 POSTALMARKET ITW 26 MARKINO GRIGIS CHECK 28 ANDREA BATTAGLIA CHECK 30 ABOUT A STORY 32 MY BRUX EXPERIENCE 34 HAPPY BIRTHDAY ALLEGHE 36 CHIMICAL TRICK 84 PRODOTTI 96 REMEMBER

Stefano Carini Matteo Borgardt picture Denis Piccolo

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HOT MONTH 40 BURN RIVER JUMP JIB FEST SUBJECT SCHLERN BURTON EUROPEAN OPEN SHOP RIOT BANKED SLALOM OLYMPIC GAMES WHERE EAGLES DARE 54 MAX STAMPFL ITW 64 RACCOLTA DI IMMAGINI 74


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WINDS OF PLAGUE ‘The Great Stone Of War’ (Century Media) I Killaforniani Winds Of Plague che ci sbattono sul piatto un miscuglio di mosh core (molto modesto per la verità) inebriato dalle sperequazioni più o meno sinfoniche di Kristen Randall (unico motivo reale per ascoltare codesto release, è la classica “patata” metalcore stratatuata con 60 profili facebook). Randellate di breakdown poco convincenti che subissano il growl inerme di un culturista tamarro che si fa chiamare Johnny Plague; appena sufficenti poi le comparsate di Jamie Jasta (Hatebreed), Mitch Lucker (Suicide Silence-altro grande bluff, ndr) e Martin Stewart (Terror). Il deathcore statunitense che tanto sta facendo clamore in Inghilterra, da noi non solo non attecchisce ma nemmeno cerca di farsi compatire;se siete amanti del genere lo avrete già…gli altri lascino perdere.

THIS TIME NEXT YEAR ‘Road Maps And Heart Attacks’ (Equal Vision) Quanto ho riso leggendo la biografia di presentazione di questo disco: i This Time Next Year sono il classico gruppo da “highschool auditorium”, “skatepark” e “basement show” (che se non sapete che sono…beh informatevi). Ma che vuol dire? Ve lo spiego in 2 parole: Saves The Day ‘Through Being Cool’. Ecco per capirci, han preso le 2 cose più importanti di quello che fu un periodo storico in cui la musica era davvero convincente nel suo svilupparsi dall’hardcore punk verso territori indie pop: il monicker da una song dei Movielife, il sound decisamente infuenzato (per non dire scopiazzato) da appunto “l’album della vita” dei Save The Day. Mi avete capito dunque, melodie scanzonate che si sostengono su mid temps decisamente grintosi e stacchettini chitarristici davvero frizzanti; coretti da teen agers in pieno sviluppo adolescenziale, ma che alla fine ti rimangono in testa…ed è questo che conta più del look, dei brufoli e degli accessi allo space. Prodottino, ahimè, vietato però agli over 18! 20

the sound of the underground BY RIGABLOOD

MONEEN ‘The World I Want To Leave Behind’(Vagrant) In questi giorni si stanno disputando le olimpiadi invernali in Canada, a Vancouver, così ne abbiamo approfittato per rifilarvi una band che proviene proprio da quello stato; i Moneen infatti hanno da pochi mesi pubblicato un nuovo release dal titolo ‘The World I Want To Leave Behind’, che ha in ordine di tempo succeduto il flebile antipasto ‘Hold That Sound’ ep. Mossa commerciale o assurda devozione verso i fans più stretti non è dato a sapersi, quello che è ormai arcinoto è il deciso cambio di direzione intrapreso dal combo: non più il rock virulento e grintoso degli esordi (e vi dirò fortuna che li vidi proprio in quell’ossigenato periodo) ma un triste, annoiato e tanto poco credibile emopop dalle sembianze scontate. Il trascinarsi svogliato per tutte le 12 tracce che ne compongono la scaletta non porterà certo più fieno in cascina, tanto oggigiorno chi cerca soft ballad ha le idee ben chiare, chi invece scuoteva la testa sui riffs precoci dell’Estragon, può solamente tirargli delle bottiglie in fronte!

GWEN STACY ‘A Dialogue’ (Solid State) E siamo sempre lì, monolitici breakdown inframmezzati da schitarrate emo che non hanno senso, ma la gente non si è ancora stufata di vedere frangette e gruppi cloni dei cloni che nelle strofe sbraitano e nei ritornelli invece sfogano tutta la loro passione per la melodia? Evidentemente, se band tipo Gwen Stacy riescono a passare nel giro di 2 dischi dalla Ferret alla Solid State,NO!La Indianapolis cristiana e ultramodaiola è riassunta nel growling di Geoff Jenkins e nel falsetto del bassista Brent Schindler; poi per carità sono delle macchine da guerra a suonare, e garantisco che anche dal vivo fanno la loro figura, ma se avete già in casa It Dies Today e Atreyu, bastano e avanzano. Ma in Usa lo sappiamo bene, il ferro si batte finchè è caldo, e se i kids di oggi amano il trigger e le registrazioni digitali, chi ha il coraggio di offrirgli il suono caldo di una testata Orange? ’A Dialogue’ interpreta la perfezione in questo senso, ogni nota “in bolla”, ogni stacco in battuta, ogni spigolo smussato: orologi svizzeri!

THE BLACK DAHLIA MURDER ‘Deflorate’ (Metal Blade) E’ l’alba, ho appena finito di guardare con quale facilità Shaun White si è appena guadagnato l’oro a Vancouver, e penso a Manuel che si sarà anche emozionato, ma poco aveva da fare contro i mostri di quel livello; poi leggo una mail di Denis che mi parla di Posi a Sanremo…qui l’unica soluzione è un lettore che suoni l’ultimo blasfemo album dei Black Dalia Murder. ‘Deflorate’ è tutti i calci e i pugni che avreste voluto dare in vita vostra; una gragnuola criminale di blastbeat e riffoni ultraveloci…una mitraglia impazzita, un tritacarne micidiale capace di radere al suolo qualsiasi cosa vi stia sui gioielli di famiglia. E’ proprio vero che a Detroit si mangiano i bambini a colazione (vi giuro l’ho letto su una t-shirt del Walls Of Jericho), e in casa Metal Blade lo sanno bene visto che hanno fatto diventare i 5 motor city rockers una macchina da profitto immediato; death metal svedese clonato alla perfezione e imbastardito da un suono robotico e glaciale. Killer asettici dotati di tecnica mostruosa ma nulla più.

SIMIAN MOBILE DISCO ‘Temporary Pleasure’ (Wichita) Chiudiamo la pagina odierna con il release decisamente più interessante che ci sia capitato per le mani ultimamente;è proprio ‘Temporary Pleasure’, che come recita il titolo stesso a darci un sollazzo trastullatore non indifferente. Gli autori sono una sorta di Daft Punk “de noantri”, James Ford e Jas Shaw, ovvero i Simian Mobile Disco, reclutano un salottino hype electro pop mica da ridere: Beth Ditto, Gruff Rhys e Alexis Taylor Hot Chip. 10 tracce più o meno già sentite che tra post Chemical Bros, p-funk e disco synth offrono un allettante break alla stressantissima “Big City life”; techno leggera razionalizzata da tastierine anni ’80, che rendono presentabili anche in ufficio gli stravizi da afterhour, cristallizza l’inefficenza globale del contenuto. Massimo disimpegno, furbizia e civetteria disincantata per apparire ancor più cool nel momento che conta,sì diciamolo ad alta voce:‘ma che ce frega, ma che ce importa, se l’oste al vino c’ha messo…’


itw band. pics+itw rigablood

POSTALMARKET BABIES BY RIGABLOOD

I Postalmarket Babies sono una band che ama presentarsi da sola, quindi per ovvie rag ioni (che non stiamo qui a spiegarvi, anche perché non è affar vostro) non spenderemo nemmeno una parola d’introduzione, leggetevi quest’intervista e lasciatevi crescere il pelo sul petto…

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Presentatevi... Gallo: Siamo cinque cani bastardi: Ross-voce e spogliarelli, Gallo: chitarra e artiglieria, Pollo: chitarra e effetti speciali, Giordi: basso e maracas, Spappo: batteria e campane e gong. Postalmarket Babies, un monicker che è tutto un programma ce lo spiegate gentilmente? Gallo: Spiegare gentilmente è praticamente impossibile, ci provo: si parla di onanismo attuato in età puberale, e non solo, anche in età matura…qui le femministe più incallite inizieranno ad odiarci e coprirci d’insulti dandoci dei pervertiti, maschilisti, sessisti… non è un problema, non è nostra intenzione prenderci gioco del gentil sesso, ma anzi portarlo su un piedistallo, sicuramente a

nostro modo, se poi qualcuno non capisce è solo colpa dell’ottusità imperante. Postalmarket era il leggendario catalogo di vendita per corrispondenza che negli anni passati, (ormai morto per colpa di internet e Ebay) potevi acquistare dall’abbigliamento ai giocattoli ad elettrodomestici, noi ci vogliamo soffermare su un prodotto a noi molto caro, ovvero la biancheria intima femminile succinta…le ragazze del Postalmarket hanno affascinato noi giovinastri ancora implumi e sbarbati con i loro decolté mozzafiato…chi può scordare quel bel reggiseno a balconcino?...Ci si perdeva nelle pagine piene di ragazze dal decolté fuorente, o con culotte dal pizzo trasparente...vabbè insultateci pure se volete, ma all’epoca non esisteva Youporn o Myspace…ora è facile nascondersi dietro


ad uno schermo di un computer con un anonimo nickname. Noi preferiamo di gran lunga il Postalmarket…infatti gelosamente ce lo teniamo ben stretto. Come la tradizione insegna una buona band di punk’n’roll più è grezza più è di qualità, come qualsiasi prodotto “contadino”…vi ritenete dei rednecks? Visto che provenite e dalla bassa veronese e dall’alta modenese, direi che lo snobismo cittadino ala Strokes vi riesce difficile attuarlo, ma non è che nel cassetto sognate di trasferirvi a fare gli stilisti a Milano? Gallo: Se per rednecks intendi colli rossi, si! In estate il collo rosso ci viene per forza, colpa delle canotte tamarre che ci mettiamo, o è il sole che ci cuoce oppure è il sugo di pomodoro che ci piace cospargerci a fine prove con il gruppo, sai la nostra sala prove è una taverna spersa nelle campagne suzzaresi, fa caldo, si beve birra, se famo du spaghi!...Quindi il gioco consiste nel legarsi spaghetti attorno al collo che tralasciano il sugo di pomodoro macchiandoci indelebilmente il collo di rosso, se poi metti che ci laviamo anche poco, il gioco è fatto! Non siamo rednecks, siamo botasèr! Ci teniamo ad essere dei contadini ruspanti. La bassa è bassa, che sia padana, modenese, veronese o ferrarese è bassa! Quindi siamo grezzi quanto basta per essere snobbati, ma che c’è frega a noi dei sogni nel cassetto, nel cassetto dei Postalmarket Babies ci sono solo confezioni di pussy pocket! Vi fregiate di influenze altisonanti come Social Distortion, Clash e Stooges, non pensate che oggi troppe bands “recitano” a memoria i classici giusto per avere “le toppe giuste per il kiodo” ultimamente ho sentito citazioni tipo: “featuring Dj Ringo/Virgin Radio in quella cover dei Ramones”…intendo voi quando inviterete Tiziano Ferro a fare i cori su ‘Heavy Metal We’? Gallo: Le nostre influenze sono molteplici, ascoltiamo di tutto dalla samba alla musica tropicale, alla musica da balera, dopo è ovvio che fai una cernita, e scegli la musica da balera che è quella che fa ballare stretti stretti…se trovassimo delle toppe di Gino e gli Amici sul kiodo le appiccicheremmo subito, ma per ora niente…poi i classici sono i classici, non si discute. Se Iron Titian venisse a fare i cori di ‘Heavy Metal Week End’ ne saremmo onorati…soprattutto saprei a chi sparare sul palco a fine concerto invece che al Ross!

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Avete registrato un demo che voi stessi definite low fi…lo sapete che i Dead Fucking Last (prodotti dai Beastie Boys e usciti qualche anno fa per la Epitaph) per ottenere lo stesso suono hanno impiegato almeno 6 mesi nella ricerca di uno studio capace di ricreare la stessa atmosfera? Potevano venire nella vostra “practice room” a

Suzzara (Mn) non credete? Gallo: No, non lo sapevamo, mi spiace per loro, potevamo ospitarli, gli avremmo potuto affittare a carissimo prezzo i nostri strumenti arrugginiti e amplificatori con i coni bucati…ti ho detto che siamo ruspanti… ciò che viene fuori dalla nostra sala prove non è quello che vorremmo ma è quel che ci viene, di più non sappiamo fare, quindi ci accontentiamo del nostro sound bottazzaro che ci accompagna. Quanto importante è l’estetica del rocker? Ai vostri concerti ho visto una paranza di pin up stratatuate che Betty Page a confronto, è vero che leather jacket e jeans a sigaretta hanno sempre un ascendente verso il sesso debole? Ma voi siete più punk, rockabilly o metallari? Gallo: Importante o meno non è più un problema, abbiamo il nostro pussy pocket sempre in tasca! Anzi a volte arrotoliamo la confezione tipo pacchetto di sigarette nelle maniche corte delle magliette, che nel caso di sovraeccitamento è più comodo da usare…visto che siamo sporchi marci e imbecilli non avremmo mai un ascendente… l’animo è quello punk comunque, i metallari fanno gli assoli, i rockabilly si fanno le banane, noi ci facciamo le carote…si, siamo punk si! It’s only rock’n’roll but I like it! So di per certo che in tempi di vacche magre come questi, il suolo italiano è avido di posti dove potersi esprimere al meglio con i propri strumenti, quindi una band come la vostra quanto è costretta ad emigrare oltralpe? O meglio quanto più soddisfazioni da un concerto in terra straniera piuttosto che quello sul palco dell’oratorio dietro la chiesa alla Sagra dei Bisi? Gallo: Ti sapremo dire dopo maggio, per ora in Italia non va male, anche se i posti sono pochi alcuni sono veramente divertenti, comunque sia, che siano sporche latrine o posti mega patinati noi ci divertiamo sempre, è la compagnia giusta che conta. Noi ci siamo ritagliati il nostro spazio, forse solo nella nostra mente, ma è più che sufficiente, l’importante è divertirsi tra di noi, poi per il resto che cazzo ci frega. I don’t care about you…fuck you! Lo stesso dicasi per i media che trattano musica in Italia: o chiudono, o sono costretti a parlare delle diete della Clerici, di Morgan che sniffa bamba e di Marco Carta; voi che fate del frastuono dissonante il vostro orgoglio rurale, siete relegati ad un mag di snowboard per avere le vostre facce impresse su carta patinata…cosa c’è che non funziona tra Mtv e la Rai? Gallo: Domanda trabocchetto? Dobbiamo leccare il culo o ci basta suonare di merda anche alla prossima data? Preferiamo suonare di merda! W la merda! Non sappiamo neanche cosa sia Mtv o la Rai, non guar-

diamo tv per far felici le tasche dello stato e soprattutto non vogliamo pagare canoni vari per vedere inutili battibecchi grandi fratelli e sorelle di nessun tipo. Il papa poi sa tutto di noi, anche sugli ufo! E noi che siamo ancora qui a cercare di far qualcosa di decente per meritarci la fama o la fame… viva lo snowboard e chi non lo fa più perché s’è rotto tutto! Alla fine siete comunque fortunati visto che un vostro chitarrista (Gallo) è anche titolare di un’etichetta discografica, la Tornado Ride Records; comunque vada troverete sempre chi vi ha il coraggio di licenziarvi un disco, quindi partite con un vantaggio non indifferente … o sbaglio? Gallo: I Postalmarket Babies sono avvantaggiati o meglio paraculati…come vedi abbiamo un sacco di date e mai tempo per registrare, siamo un gruppo live! Tra poco partiremo alla conquista della Germania, prima speriamo di registrare qualcos’altro! Coraggio? Si infatti ci vuol un bel coraggio!

POSTALM ARKET BA INFO/CONTACT: www.myspace.com/postalmarketbabies DISCOGRAFIA: CD-Registrato in sala prove chi lo desidera c’è lo chieda e glielo regaliamo…è registrato meglio di quello dei Dead Fucking Last! HA HA HA


M ABIES


check out. pic+itw andrea rigano

Bs 720

MARKINO GRIGIS R U M O R S

Dove e perchè hai iniziato a snowboardare. Ho iniziato tanto tempo fa, avevo 5-6 anni seguendo le orme di mio zio (Andy Erlacher, ndr) che faceva le gare ed era abbastanza forte. Poi dopo quella volta è diventata una passione e non ho più smesso. Come sei arrivato a farti sponsorizzare? Il mio primo sponsor è stato Nitro, mi hanno sponsorizzato dopo che avevo vinto una gara in Val Senales. A quale rider italiano ti ispiri maggiormente? A Simon Gruber perchè ho girato con lui in New Zealand per molto, e ha un modo di fare veramente divertente in tutto quello che fa. Ti senti più a tuo agio in aria o su del ferro? In aria ... anche se adesso voglio imparare girare un pò sui rail.  La frase che ricordi che ti appartiene di più. IMME MUNNA PIMPERO  Cosa ti dà proprio fastidio? Quando c’è una giornata da paura, park figo, stai 26

O F

W A R

salendo con l’ovetto ed hai dimenticato i guanti a casa.

il mio stile di riding è cambiato molto dopo che ho girato con loro.

Questa stagione sei stato sicuramente il rider con la continuità di risultati positiva maggiore, pensi che sia stato un caso o ti sei allenato tanto e decisamente bene l’estate scorsa? Spero proprio che non sia un caso ... E che derivi tutto dagli allenamenti fatti in giro ...

Hai di recente firmato con Volcom, quindi sei diventato compagno di squadra di un certo Filippo Kratter, pensi che ciò ti aprirà la strada verso scenari di una certa caratura? Spero proprio di si … Ora stiamo organizzando con il Fiat Rookie Team di andare in casa Volcom a fare powder in Austria, e la cosa pare proprio promettere bene.

Ti ho visto vincere 2500 euro a Piancavallo, come ci sente con una cifra così in tasca alla tua età? Mi sento felice, ma non ho ancora avuto l’occasione di offrire da bere ai miei amici hahahaha Il World Rookie Tour lo ritieni un’esperienza obbligatoria per ogni buon grommet che vuole mettersi in mostra o comunque confrontarsi con il livello europeo, o è solo un posto come un altro per trovare strutture ben shapate…e allenarsi per qualcosa di più importante. Andando ai Rookie oltre a trovare molte strutture fige, è sempre una bella esperienza perchè conosci molti stranieri giri con loro, tutto sommato ci si diverte sempre un sacco a viaggiare, e

Una curiosità, ma quanta fatica e sacrificio è girovagare per i vari resort da minorenne senza macchina? Treni, corriere, genitori, passaggi scroccati…di tutto di più sempre all’avventura Io d’altronde è come se avessi una macchina perchè i miei sono sempre disposti ad accompagnarmi in giro, ma chiaramente mi tocca anche farmela in treno a volte… Nato: 06/10/1994 Home: COLFOSCO ALTABADIA Home Snowboarding: livigno altabadia Sponsor: nitro, volcom, level, cmyk, boardtv, fiat ANGLE: +18 -15 STANCE: 60 video part: snowbox


check out. pic ronnie grammatica itw denispiccolo

Raccontami in breve la tua storia. Dopo aver passato due anni nel giardino del Politecnico di Milano tentando di sviluppare le mie capacità di designer, decisi di sospendere gli studi e fare stagione a Livigno per coltivare la mia passione. Quest’anno ho iniziato il corso maestri in Veneto e contemporaneamente ho cominciato a lavorare in Vans . Dove hai iniziato a Snowboardare. Ho iniziato a Madesimo assieme ai regaz della NINGIA CREW, che ringrazio per avermi fatto capire il vero significato dello snowboarding.

Con chi ti piace snowboardare. NINGIA CRIUU FOR LIFE BABY!! Come sei arrivato a farti sponsorizzare. Grazie ad amici che hanno creduto in me e mi hanno aiutato a raggiungere questi obiettivi . A quale rider italiano ti ispiri maggiormente. Tra i rider che stimo di più c’è sicuramente Lollo Barbieri per il suo stile e Zappa per le sue capacità con il fingerskate eheheh... Invece a quale non vorresti mai assomigliare. Non credo ci sia qualcuno di preciso, solo non vorrei essere il classico rider che abbaia e non chiude niente. Ti senti più a tuo agio in aria o su del ferro? Decisamente in aria comunque anche il ferro regala emozioni Lo snowboard a bisogno di... Creatività e umiltà. Invece non ha bisogno di... Marchette... L’Italia non è l’America perchè... Perchè non c’è gente che ci crede abbastanza, anche se negli ultimi anni si sono visti molti passi avanti . L’America non è l’Italia perchè.... Perchè si mangia di merda

ANDREA BATTAGLIA R U M O R S

O F

W A R

Nato: MILANO 06/07/1987 Home: MILANO Home Snowboarding: LIVIGNO, MADESIMO, Les2Alpes Sponsor: VANS, SPY, BOMBOCLAT SHOP STANCE: +15 -12 REGULAR

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La frase che ricordi che ti appartiene di più. Spingere il Metal !!! Cosa ti dà proprio fastidio? I vecchi in macchina.......


STORIES. TEXT+PICS CRISTIAN SCALCO

Chris Dufficy

ABOUT A STORY U N

G I O R N O

C O N

Sono nel “mio” appartamento di Cervinia , la lampada della sala rotta da più di tre mesi, la carta da parati flower power in stile anni ‘60, il tipico appartamento di qui dal prezzo in stile Montecarlo a fatica giustificato dai proprietari delle agenzie con la classica frase “Beh da questa finestra potrete vedere il Cervino tutte le mattine quando vi sveglierete”. Amanda è a letto e si legge un libro che probabilmente non ama moltissimo mentre Scienza, seduto sul divano, si guarda le Iene in tv ma sicuramente starà ancora ripensando alla giornata di shooting di oggi. Io sono davanti al mio mac…guardo e riguardo questo scatto e ne sono entusiasta. Dietro ad ogni foto c’è una piccola storia, probabilmente questa non la dimenticherò mai: Il team Signal internazionale in Italia, la possibilità di passare del tempo con alcuni dei riders più forti al mondo e la mia macchina fotografica. Quel giorno dopo aver finito di lavorare Dan è venuto a prendermi in motoslitta e siamo tornati in park; 30

I L

T E A M

S I G N A L

erano le 16e30 di un lunedì e un gruppetto di locals aspettava con ansia l’ arrivo di Matt, Chris, Dave e Jake e dopo pochi minuti sono spuntati all’ orizzonte su di un gatto delle nevi che era andato a recuperarli chissà dove. L’ emozione nel stringere la mano a questi ragazzi è stata fortissima..sembrava di vivere un sogno. La giornata era stupenda..si prospettava un tramonto mozzafiato come spesso succede all’ Indianpark ed io ero pronto..sapevo già quello che volevo. Pochi attimi e sento il drop in di Chris..tutto perfetto.. tutto come sognavo. Il sorriso di quel ragazzo, il genio di Jake, la sicurezza di Matt e Dave, la loro voglia di andare in Snowboard, la loro felicità, la complicità, l’ essere dei professionisti in tutto e per tutto..sono cose che non si dimenticano.. sono cose che non si devono dimenticare. Ho avuto la fortuna di stare con loro solo poche ore...troppo poco per poterli giudicare a fondo.. troppo per non lasciarmi trasportare dal loro entusiasmo e dalla loro energia positiva. Il no-

stro territorio sempre più preda di crew di video e team internazionali, le nostre montagne sono bellissime ed appetibili anche agli occhi di chi ha la possibilità di aprire snowforecast e decidere dove volare. Ora tocca a noi rivalutarle, amarle e raidarle fino in fondo, questi giorni mi hanno insegnato la forza di un gruppo che rema nella stessa direzione per un unico obbiettivo comune, la passione per lo snowboard.


CHECK product. by denispiccolo

MY BRUX EXPERIENCE Nella Vip Lounge a Livigno, durante l’evento Burn River Jump, riesco finalmente ad incontrare Filippo Delmonte e Ruben Fioriti con il loro nuovo prodotto, Brux. Questo strano oggetto lo avevo trovato in molti negozi di snowboard e sapevo che il mio amico Manuel Pietropoli lo usava, come alcuni rider italiani. Però la curiosità di provarlo su di me era troppo forte, così chiedo gentilmente a Ruben di piazzarmene uno, voglio fare questa nuova esperienza. Una volta scelto il colore del mio Brux lo immergo nell’acqua bollente, lo lascio qualche secondo a bagno poi lo tiro fuori ed immediatamente lo piazzo all’arcata dentale inferiore. Con le mani lo schiaccio bene contro i denti ed una volta piazzato stringo bene come per mordere qualcosa di gustoso!!! Un minuto, tempo che si raffreddi e prenda la forma dei miei denti…ed ecco fatto!! Il mio Brux (o bite) è pronto per essere utilizzato durante le mie uscite sportive! Ma se vogliamo essere più tecnici ecco la funzione di questo aggeggio. 32

Brux è fondamentalmente un cuscinetto automodellante che fa bene alla concentrazione e aiuta ad accusare meno stanchezza ai muscoli, perchè la placca occlusale combatte gli effetti del bruxismo: l’atto involontario di stringere e digrignare i denti, che si manifesta non solo di notte, ma anche durante la pratica sportiva e ciò produce nell’atleta disturbi psicofisici che solo il bite può evitare. Biomeccanicamente la giusta posizione della bocca per mantenere la giusta posizione del cranio è fondamentale. Il cranio è posto alla sommità della colonna vertebrale: posteriormente è tenuto dai muscoli del collo, anteriormente ci sono i muscoli che muovono la mandibola. La giusta tensione di questi muscoli è dunque regolata dalla corretta posizione della mandibola. Spesso però la posizione non è perfetta per diverse problematiche quali mancanza di denti, asimmetrie dentali, interferenze posturali. Nello snowboard si aggiungono le forti vibrazioni generate dalla tavola sulla neve e i denti, unica

parte del corpo non ammortizzata, possono subire micro- fratture. Questa serie di fattori incide negativamente sull’assetto posturale, a discapito della prestazione fisica e della forza: perchè solo serrando bene i denti si attiva la massima potenza. Il rimedio a tutto questo è dunque Brux: neutralizza le tensioni, perchè permette di serrare la bocca in modo perfetto, ammortizza le vibrazioni con il risultato di stressare meno il sistema testa, collo, tronco. Utilizzarlo è dunque importante per aumentare la concentrazione, prevenire contratture muscolari perchè riduce drasticamente le tensioni e quindi aiuta ad avere una performance prolungata. A questo punto voi vi chiedere ma quanto costa questa roba? 69 euro e lo potete usare per molti anni, perché basta ribollirlo e riadattarlo e lui torna come nuovo. Facile no? Se volete più informazione del prodotto vi consiglio di visitare il sito ufficiale: www.drbruxracing.com.


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I 720 ORMAI SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO, MA SONO SICURO CHE TRA TUTTI LO SWITCH BACKSIDE SIA QUELLO CHE MENO RIDER SONO IN GRADO DI CHIUDERE CON SICUREZZA. NELLA SEQUENZA VEDETE FILIPPO KRATTER, COME SEMPRE STILOSO E PRECISO, SUL BIG DI LIVIGNO MENTRE CHIUDE SW BS 7 STALEFISH. PER QUESTO TRICK È SCONTATO, MA NECESSARIO, AVERE UN OTTIMO CONTROLLO DELLO SNOWBOARD IN SWITCH IN FASE DI ATTERRAGGIO, MA SOPRATUTTO DURANTE LO STACCO DURANTE IL QUALE OGNI SBAGLIO VIENE PAGATO IN FASE AEREA O, IN CASO DI CONTROLAMINA SUL SALTO, NELLO STESSO ISTANTE. 1 Per provare questa manovra dovrete avere un buon air time e quindi un salto abbastanza grande sul quale un 720 non risulti una trottola incontrollata. Scaldatevi bene e prima di provare il nuovo trick fate qualche sw bs 360 per avere poi confidenza durante stacco e atterraggio che, per le due manovre sono molto simili. 2 Quando vi sentite pronti partite in switch e prendete il kicker sulla destra se siete regular (come in foto) e sinistra per i goofy, al momento dello stacco appoggiate la lamina delle punte e con le spalle date l’impulso per la rotazione. 3 Aprite la spalla posteriore, seguitela con lo sguardo mentre con l’altra mano grabbate in stalefish (switch sad) e mantenete la posizione fino al 540. 4 Mollate il grab e con lo sguardo fissate l’atterraggio, bloccando cosi la rotazione con le spalle mentre la tavola finirà di ruotare il 720. 5 Preparatevi ad atterrare morbidi piegando le ginocchia e continuate in switch fino in fondo all’atterraggio senza revertare.


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SE NON SAPETE COSA FARE QUANDO NEVICA FUORI CASA E LE STRADE SONO INTASATE DI MACCHINE CHE SBANDANO A DESTRA E SINISTRA, POTETE SEGUIRE L’ESEMPIO DI PLAZY. CERCATE UN POSTO CON CAMBI DI PENDENZA, NEVE E INVENTATEVI QUALCHE SET UP DIVERTENTE. PER QUESTO SCATTO DUE CANESTRI DA BASKET SONO DIVENTATI UN PERFETTO RAIL SALITA/DISCESA CON GAP E STEP DOWN IN ATTERRAGGIO. L’ESTATE E VICINA IL CALDO ARRIVA E LA FRESCA SE NE VA’ !!! DOBBIAMO INVENTARCI SOLUZIONI IMPOSSIBILI PER CONTINUARE A SNOWBORDARE ! 1 Il trick in sequenza è molto divertente e non difficilissimo da imparare, basta tenere conto di equilibrio e movimento delle spalle. 2 Prendete tutto lo speed necessario e agganciate il primo rail in 50-50 e quindi con peso centrale sulla tavola. 3 Staccate dal primo rail e in fase aerea ruotate le gambe di 90° in fs e con le spalle in direzione opposta, in questo modo sliderete il secondo rail in fs boardslide atterrando nuovamente goofy. 4 Se non ruotate le spalle in direzione opposta ma insieme alle gambe atterrerete in switch eseguendo un fs boardslide to fakie. Con un set up come questo potrete provare questo e tanti altri trick che vi verranno in mente.


F o l l a i n d e l i r i o a L i v i g n o p e r i g a d g e t d e g l i s p o n s o r. Picture Denis Piccolo

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F o t o + Te s t o : D e n i s P i c c o l o To n t e r i R o o p e

Credo sia davvero difficile riuscire a descrivere e raccontare un evento come il River Jump di quest’anno… forse basta pensare al fatto che nemmeno nomi del calibro di Filippo Crudeli e Simon Gruber siano riusciti a qualificarsi per le finali nonostante avessero run condite da frontside 1080 perfetti, o forse,l’unica parola per descrivere realmente il River Jump 2010, è “impressionante”. La mattina di Venerdì, giorno della gara giù in paese si è presentata con una forte bufera ed una pesante nevicata che in poche ore ha letteralmente sommerso il park sotto un manto di neve fresca. Ma fortunatamente la finale si è svolta con cielo ormai sgombro e condizioni ottimali su un percorso degno dei migliori contest internazionali, costruito appositamente per l’evento dal team dai ragazzi di Doors. Un salto di 19 metri ha condotto gli otto atleti qualificati alla finalissima al famoso River Jump, lo spettacolare salto del fiume Spoel, un balzo di oltre 12 metri, per atterrare poi nello spazio dedicato al jib, l’area più stilosa del percorso allestita con strutture di ogni genere, dalla “lattina” Burn alla scalinata di 9 metri, dal butter box al wall ride. Torniamo alla gara nei quarti di finale, dove Eric Willet, per passare il turno contro Janne Korpi, ha dovuto sfoderare un double backside rodeo sul jump da 22 metri... trick che solitamente si immagina in una finale. Per non parlare di Yale Cousino, che per avere la meglio di soli 4 punti sul giovanissimo Roope Tonteri, ha dovuto chiudere perfettamente 42


backside 1260, cab7 e 270 frontside boardslide in sequenza come se nulla fosse. Le altre due batterie di quarti di finale invece, scorrono leggermente più tranquille... anche se qui, quando si parla di “tranquillo”, si intende avere la meglio sull’altro con almeno un backside 1080 doublecork, così è stato per Gjermund Braaten e per Mark Mc Morris, che accedono “agevolmente” alle semifinali. Arrivati a questo punto, come si era potuto già notare dai quarti di finale, si vede chiaramente che Yale Cousino e Gjermund Braaten hanno una marcia in più, superando Eric Willet e Mark Mc Morris a suon di backside 1260 enormi e backside 1080 doublecork in totale controllo. La finalina del terzo e quarto posto, svolta tra i due nord americani perdenti in semifinale, vede avere la meglio il canadese Mark Mc Morris, sempre all’insegna di backside 1080 double cork assolutamente perfetti. Il finale invece è tutto per Yale Cousino che grazie al suo stilosissimo backside 1260 e a run sui rail tecniche e prive di sbavature, oltre ad aggiudicarsi il primo posto assoluto del River Jump, se ne ritorna in America con in mano anche il premio del “Jibber of the day”. Curioso e in puro stile italiano il festeggiamento, che lo vede prima salire sul podio e festeggiare con la propria madre, per poi scivolare tra un bagno di folla che in trionfo lo caricare su un Ape Cross a tre ruote super truccata...! Un ottimo finale per un evento che ormai è diventato un punto di riferimento per l’intero circuito TTR, dove l’alto livello, il ricco montepremi e uno dei park più belli e curati d’Europa, sono lo sfondo ideale e il richiamo perfetto per molti tra i rider più forti del pianeta. Anche Giacomo Kratter, entusiasta per lo spettacolo visto e in veste di giudice, si lascia scappare dichiarazioni degne di un olimpionico: “Mai visto uno snowboard così in Italia, il livello tecnico era altissimo... uno spettacolo paragonabile solo a quello degli XGames”. Finalmente un evento e un punto di inizio veramente importante, che può dare modo a noi italiani di riflettere, confrontarci e crescere nella direzione corretta. D e L e Ru e Vi c t o r

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Il giorno prima nel favoloso park del Mottolino tirato a lucido per l’occasione con una giornata di sole e di condizioni climatiche perfette si è disputata la finale dello slopestyle, con un livello di riding ed una rider list che neanche oso commentare, Giacomo Kratter che nell’occasione era direttore di gara Burn River Jump alla fine mi guarda e mi dice “Mai visto uno snowboard così in Italia, il livello tecnico era altissimo, uno spettacolo paragonabile solo a quello degli XGames”, tanto per capirci. Sul podio nessuno parla italiano ovviamente, ma i nostri portacolori si sono presentati in molti ed hanno dimostrato che il livello in Italia è tutt’altro che trascurabile. Però a trionfare su


tutti con una prova superba lo statunitense Eric Willet che al termine della competizione si lascia sfuggire un commento entusiasta sull’allestimento del percorso di gara: “Strutture superbe: una sfida pazzesca”. Switch backside 1260, frontside double cork, double backside rodeo sono le manovre con cui Willet ha stracciato gli avversari Gjermund Braaten e Roope Tonteri. Cab 900, frontside double cork e backside double cork per Braaten, un volto noto del circuito mondiale Swatch TTR, e cab 1260, frontside 720 e backside 1260 nella performance del giovane Tonteri, 3° classificato. Solo undicesimo il primo italiano: Marco Concin. L’atleta venticinquenne di San Candido, da sei anni nel circuito top commenta con un po’ di rammarico la gara di oggi: “Park da paura e gara stupenda. Peccato per il tempo che nelle ultime due run si è un po’ chiuso e non ci ha facilitato”. Prima delle due gare in programma a Livigno dal 24 al 26 febbraio, il contest 5 stelle Brux Slopestyle di oggi ha aggiudicato 850 punti al vincitore Eric Willet. Mentre il secondo classificato Gjermund Braaten consolida la sua posizione nel ranking mondiale Swatch TTR piazzandosi al 9° posto. Janne Korpi, quarto al Brux Slopestyle, balza tra i primi cinque atleti del circuito TTR conquistando il 4° posto. Unanime il consenso di rider e pubblico: Swatch Mottolino Snowpark, uno dei park più belli d’Europa, è stato preparato alla perfezione dal team di shaper per accogliere la crema dello snowboard mondiale. Uno spettacolo pazzesco che difficilmente i miei occhi riusciranno a dimenticare, finalmente in Italia abbiamo un evento che ci può far camminare a testa alta attraverso l’Europa, sono curioso se il prossimo anno l’organizzazione riuscirà a mantenere uno standar così alto, non sarà facile.

Braaten Gjermund

C o u s i n o Ya l e

BURN RIVER JUMP 1. Cousino Yale USA 12mila $ 2. Braaten Gjermund NOR 6mila $ 3. McMorris Mark CAN 4mila $ 4. Willet Eric USA 2mila $ BRUX Slopestyle 1. willet eric 2. braaten gjermund 3. tonteri roope


Il Subjet Schlern con il suo format perfettamente testato e funzionante e che ogni anno stimola chiunque a progredire e inventarsi sempre qualcosa di estremo, fantasioso e innovativo, resta uno dei contest italiani di snowboard più belli, tecnici e difficili da affrontare. Per chi ancora non lo sapesse, l’iscrizione è aperta a tutti e chiunque può in quell’occasione confrontarsi con alcuni dei migliori rider italiani… bisogna saper girare quasi tutto, visto che si viene giudicati sulla rotazione basica di 180, passando al 360, poi al 540, al 720 e infine al 900… con una sola, semplice e unica particolarità: ogni rotazione deve essere eseguita nel modo più stiloso, difficile e fantasioso possibile. Non a caso per ogni rotazione ci si aggiudica lo stesso corrispettivo in euro: il miglior 180 vince 180 euro, il 360 vince 360 euro e così via fino ai 900 euro più ambiti. E tutto si svolge sul main kicker di uno dei pochissimi park italiani che da sempre rappresenta il top della scena italiana. Il primo giorno ha visto il totale dominio di Simon Gruber, che con backside 540 doublenose e frontside 900 double stiffy, si è portato a casa ben 1440 euro. L’unico che è riuscito a portargli via il 180, è stato il suo amico Jeromel che con un backside 180 melon tirato all’inverosimile, è riuscito a fare in modo che Simon non facesse bottino pieno. La seconda giornata invece, ha visto lo storico shaper e local di Siusi Tobias Sherlin vincere 360 euro con un perfetto frontside 360 double stiffy, mentre Marco Concin portarsi a casa 720 euro con un frontside 720 truck driver veramente perfetto, lasciando dietro di un soffio il solito Simon che con il suo frontside 720 doubletail forse meritava qualcosa di più. Il Subject Schlern continua a rappresentare, come livello di originalità e innovazione, un punto di riferimento per tutti gli altri eventi italiani. Di certo non è un caso se è riuscito ad arrivare all’ottava edizione.

podio Piancavallo

F o t o + Te s t o : H a r a l d W i s t h a l e r

Plazy Cab 720 in Piancavallo

1.Marco Grigis 2.Giorgio Ciancaleoni 3.Filippo Crudeli

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Max Stampf l FS 900 in Siusi

Polis con il suo fare temerario e passa in tempo zero dal chiedermi se avessi bisogno d’aiuto ad una perquisa completa del mezzo…sotto la tormenta…45 minuti cui non potevo nemmeno rispondere al cellu…oh my God! Trigga Happy Nigga…ricordo gli NWA quando devo mettere F o t o + Te s t o : le catene per uscire dalla highway, il cavalcavia A n d r e a R i g a n o sembra un tornante dello Stelvio a gennaio…cazzo, cazzo, cazzo!! Decido di passare la notte da un amico, per ripartire all’alba del giorno della gara…nebbia e neve, fango e sonno…arrivo ai 14 km di salita che da Aviano portano al resort più noto del Friuli. Polis di nuovo, fan mettere le catene a tutti, coda infinita, eppure la strada pare più nera che bianca. Scavallo con fare furbesco il controllo…marameo e mi inerpico per le “I DRINK; I SMOKE; I curve…DAMN!!! Le strade sono sporche di neve SNIFF; I FUCK; I DON’T GIVE A FUCK” Le marcia, ma che strano…è sabato la gente come note del monocorde ritornello dei rappers che deve salire? I know man…“I DRINK; I SMOKE; I hanno accompagnato tutta l’esibizione del Jib SNIFF; I FUCK; I DON’T GIVE FUCK” Non un Fest non lo scorderò tanto facilmente; era banaindicazione per il JIB MASTER, mi fermo dove le, noioso, ripetitivo, nel suo a tutti i costi voler in passato snowboardavo con la crew di skaters esser un limitatissimo tentativo di imitazione locale…sbagliato amico! Chiedo un skipass dell’assai più rovinoso gangsta-rap d’oltreoceano. per risalire alla cassa…ehi allora non capisci… Venerdì fucking asshole, mi stanno aspettando a destroy ohi boy cazzo destroy ohi boy!!! Mi Piancavallo per il Jib Fest, ma io sono stordito in indicano una seggiovia sbagliata, infatti vedevo autostrada sotto una tormenta di neve, improvpaletti e curve invece che rail e kicker, riscendo e visa e anticipata: “bello non dire cazzate, i tuoi chiedo ad uno dei mille yankee che frequentano fiocchi erano previsti per sabato in pianura, non sto venue…”yo man you have to take that lift, la menare che non checko il meteo.it”. Nella torthen you’ll see it”…Oh gosh, I’m fucking here menta circa dopo Padova mi fermo un secondo man…trovata la faccenda era nell’altra valletta, e per telefonare in una piazzola di sosta, arriva la

ci stan dando dentro parecchio di qualifiche…tavola apparecchiata e menù invitante, si vede che han tirato fuori del gran cash per tutta la festa… park biliardo e tempistiche rispettate al millesimo. Vedo Plazy, Filiberto, Bambi, Ruggero, Cavada, Cianca, Marchino, Crudo, Buzzo, Aie e un tot di stranieri, ma per vedere meglio decido di salire in giuria…“No man, devi scendere noi qui si lavora mica come voi che vi divertite” mi fa l’uomo della radiolina…ah cazzo meno male che ci sono loro che lavorano, vado a divertirmi un po’ allora… “I DRINK; I SMOKE; I SNIFF; I FUCK; I DON’T GIVE FUCK” I Caribbi guardano e ascoltano i testi contro Digos e benemerita che i rappers appollaiati sulla camionetta Red Bull rimano come se piovesse, infatti la nebbia, THE FOG, sta calando sulla pausa pranzo del meeting. Meglio anticipare la finale, e il pubblico fino a quel momento poco attento e presente “ya know man with sun it’s better go riding, now is cold and fucking foggy man” inizia riempire gli spalti grazie anche allo show delle motoslitte che se la jibbano sulle strutture. Gli assegni se li intascano Marchino Grigis, Giorgio Ciancaleoni e Filippo Crudeli…si schizzano lo spumantino e si godono il calar delle tenebre. “Hey Judge Dredd where I can find my final results? Beccato un friend con cui giravo in passato che ora da i voti, yo bro la classifica finale mi serve devo scrivere un articolo…hey dude fai una foto a questo foglietto…quelli in matita sono i finali…


Peetu Piiroinen

SLOPE. I finlandesi Peetu Piiroinen ed Enni Rukajärvi sono i vincitori della finale di slopestyle dei Burton European Open svoltasi oggi al Crap Sogn Gion, di Laax, Svizzera. Peetu vince il suo terzo titolo BEO mentre Enni porta a casa il primo. Oltre alla prestigiosa nomina vincono un montepremi di 15.000 USD, 8.000 punti per i BGOS e 1.000 punti TTR. Sul secondo scalino del podio salgono Mikkel Bang perla categoria uomini e Sina Candrian per quella femminile e al terzo invece Gerjmund Braaten e Sarka Pancochova. L’area slopestyle era perfetta e i rider si sono divertiti molto durante la gara e forse è anche grazie a questo che sono emersi tantissimi giovani promettenti, sia nella categoria femminile che in 48

Sarka Pancochova

quella maschile. Il set up questa mattina si presentava così: un kink box, una pole jam, un jib tube, un double kink rail e un down box, seguito da un quarterpipe e una linea di tre kicker. Otto donne e sedici uomini hanno affrontato le finali di oggi suddivise in tre run. Tra le donne Enni Rukajärvi, già vincitrice della Roxy Chicken Jam, ha dimostrato di essere in gran forma fin dalla prima run. La sua run vincente comprende un 50-50 boardslide to fakie sul box, un cab 360 slide off the pole jam, un cab 270 boardslide sul jib tube, un 50-50 sul box, stalefish sul quarterpipe e nella linea dei salti frontside 360 indy, backside 540 e cab 720. Nella categoria maschille Mikkel Bang, Junior Champion BEO 2004, ha dato filo da torcere a tutti i rider già dalla sua prima run

Te s t o : S t e f a n o C a r i n i Foto: Laemmerhir t


ottenendo un punteggio di 92 punti. Ma saranno due miseri punti a far sfumare a Mikkel il podio più alto perché Peetu vince con 94 punti grazie ad un run finale perfetta: un 270 boardslide 270 out sul box, un backside 360 mute dal pole jam, un frontside disaster sul jib tube, uno switch frontside boardslide sul box, un inverted cab 720 sul quarterpipe e poi backside 1080 tailgrab, frontside 900 e cab 1080 sulla linea dei kicker. Sono tante le giovani promesse che si mettono in mostra in questa importante manifestazione: il 19enne Gjermund Braaten, arrivato dalle pre-qualifiche dei giorni passati, arriva 3° e si sente molto soddisfatto di questa vittoria. Grazie alle gare di slopestyle di oggi i vincitori scalano velocemente la classifiche dei Burton Global Opens Series (prize-money di 200.000 USD) e la classifica dello Swatch Ticket To Ride World Tour. Entrambe le classifiche hanno subìto degli importanti cambiamenti: Christian Haller è ora primo nella classifica BGOS e quinto nella classifica TTR. Peetu Piiroinen e Sarka Pancochova difendono invece la loro leadership nella classifica TTR. Sarka è inoltre leader nella classifica BGOS. PIPE. La polacca Paulina Ligocka e il finlandese Peetu Piiroinen vincono l’11° edizione dei Burton European Open nella gara di halfpipe. I vincitori portano a casa ognuno il prize-money di 15.000 US$ ed importanti punti per la classifica dei BGOS e del TTR. Al secondo posto si sistemano Ursina Haller e Ilkka-Eemeli Laari e Akiko Miwa e Iouri Podladtchikov si aggiudicano il terzo posto nelle corrispettive categorie. Vincendo entrambe le gare della categoria maschile, Peetu Piiroinen è

la star dell°11 edizione e ad oggi il giovane rider finlandese conta ben 4 titoli dei BEO. La gara di halfpipe è stata una gara entusiasmante e questo grazie a giovani promesse come Ilkka-Emeli Laari. Arrivato dalle pre-qualifiche fino alle finali, Ikka è la stella nascente della settimana ed ha impressionato tutta la scena internazionale, chiudendo le sue run in maniera perfetta. Ma non solo i giovani talenti come Ilkka-Eemeli e Stale Sandbech hanno emozionato il pubblico: riflettori puntati anche sulle grandi star di oggi come Peetu Piiroinen e Iouri Podladtchikov ma anche sui rider del passato come Gian Simmen, primo campione olimpico di halfpipe, o il tedesco Xaver Hoffmann. Nella categoria donne Ursina Haller, già vincitrice all O’neill Evolution a Davos, ha dimostrato la sua bravura fin dalla prima run. Ma è Paulina Ligocka la star della giornata sale sul pimo gradino del podio grazie ad una run di grande stile: un frontside 900 seguito da backside air, un crail, un tailgrab, un frontside 720 e un cab 360 shifty. Nella categoria uomini fino all’ultima run è stato impossibile annunciare il podio. Il vincitore delle semifinali Ilkka-Eemeli Laari, con la sua prima run ha impressionato la giuria posizionandosi primo in classifica grazie ad un backside 540 mute, un frontside 12 tailgrab, un backside air, un frontside double cork 10 chiudendo con un haakon flip. Peetu cade nelle prime due run, cercando di chiudere uno spettacolare double-cork, ma non sbaglia la sua terza run conquistandosi l’ambita medaglia grazie ad una run perfettamente eseguita: frontside 720 mute, cab double cork 1080 ( ed il pubblico era già in delirio) frontside 9, backside air e in chiusura backside alley oop 540 tailgrab. Nella sua ultima run Iouri Podladtchikov si piazza terzo togliendo Stale Sandbech dal podio. I finalisti guadagnano importanti punti per scalare le classifiche dei BGOS e TTR: Sarka Pancochova rimane prima in entrambe le classifiche, mentre Christian Haller si sposta al secondo posto nella classifica TTR mentre rimane incontrastato al primo posto nella BGOS. Anche Sina Candrian sale al secondo gradino della classifica TTR e terza nella BGOS. Peetu Piiroinen difende dall’ alto la sua prima pozione nella classifica TTR mentre è terzo nella BGOS.

Slopestyle Donne 1. Rukajärvi Enni FIN ROXY 93.17 2. Candrian Sina SUI BURTON 78.50 3. Pancochova Sarka CZE FLOW 74.50 Slopestyle Uomini 1. Piiroinen Peetu FIN BURTON F 93.00 2. Bang Mikkel NOR BURTON F 92.00 3. Braaten Gjermund NOR OAKLEY F 87.83

Halfpipe Donne 1. Ligocka Paulina POL ROXY 87.33 2. Haller Ursina SUI K2 85.83 3. Miwa Akiko JPN ALLIAN 81.17 Halfpipe Uomini 1. Piiroinen Peetu FIN BURTON 94.17 2. Laari Ilkka-Eemeli FIN BURTON 93.83 3. Podladtchikov Iouri SUI VOLCOM 91.50


Prima tappa del Vans Snowboard Shop Riot 2010, la sfida tra i team migliori core shop d’Italia, di scena all’Iron Park di Foppolo. Partenza fissata per un Sabato pomeriggio di fine Gennaio, arrivo dopo un viaggio di circa due ore. Giunti nei pressi di Foppoland scatta la telefonata ai ragazzi di Vans che ci dicono di raggiungerli per l’aperitivo, programma perfetto. Lasciamo borse e attrezzature varie in stanza e ci dirigiamo verso il locale sottostante l’albergo, dal quale proviene un sound decisamente invitante. L’atmosfera nel pub è già piuttosto animata, merito di “Jhonnyboy & the Icecream”, talentuosa band rockabilly che ha infuocato e fatto saltare per buona parte della serata i presenti. Purtroppo per me ed il mio compagno di viaggio non rimane granchè da stuzzicare, per fortuna la birra gratis non manca mai a questo genere di eventi… ci accontentiamo di due o tre medie pre-cena, e vaiiii!!! La serata prosegue con un’intensa session di sane birrete a ripetizione. Particolare insolito, l’aperitivo molto anticipato ha fatto sì che ben pochi elementi dell’allegra combriccola siano riusciti ad arrivare poi all’ultima tappa della serata ovvero la discoteca “Grizzly”, a mio avviso uno splendido esempio di discoteca trash anni ’80, un posto che farebbe accapponare la pelle anche a Sandy Marton e Samantha Fox.. Pochissimi i riders ancora in circolazione a quell’ora, la maggior parte aveva droppato in branda già da un paio d’ore. L’indomani, dopo una frugale e spartana colazione in albergo, ci accorgiamo che durante la notte si è alzato un leggero venticello proveniente dalla Siberia. La temperatura si è infatti notevolmente abbassata e si aggira intorno ai -12, non è il massimo delle condizioni per una gara in snowpark, ma come tutti sappiamo contro la natura ben poco si può fare. C’è giusto il tempo di espletare le incombenze dell’ultimo momento e di dare modo ai ritardatari di iscriversi alla gara. Per chi non lo conoscesse, il format del Vans Shop Riot è una sfida all’ultimo trick tra i migliori snowboard shop team d’Italia e prevede un massimo di 3 membri per squadra. In palio un primo premio di 2000 euro ma soprattutto la possibilità per il primo team classificato di partecipare alla mega finalissima Europea a Mayrhofen ad Aprile. Dieci sono i team in gara, dal Piemonte al trentino passando per le alpi Lombarde. Compaiono anche alcuni nomi ben noti al mondo delle competizioni: Stefano Munari, Matteo Zappaterra, Tato Chiala, Ricky Suppo per citarne solo alcuni riders dotati un portafoglio di tricks di ottimo livello. Le strutture sono diverse all’interno dell’Iron Park, si può scegliere la linea dei due kicker in sequenza o la linea dei rail, ben 4 strutture realizzate ad hoc dalle “manine” di Gigi Gas. Si continua poi con la parte bassa del park dove troviamo ancora un box in salita, un box piatto e un tubo singolo. La giuria di gara, composta da Enrico “Erre” Predeval, Andrea Torella e dal sottoscritto si raduna per decidere gli ultimi dettagli del format di gara 50

Stefano Munari

e per stabilire il numero di run e parametri di giudizio. Vista la temperatura piuttosto rigida, sono necessari diversi giri di warm up per fare entrare in temperatura le gambe dei riders. Le fasi di qualificazioni stabiliscono da subito le gerarchie tra i vari team. Sui kicker dominano indiscutibilmente la disinvoltura di Stefano Munari, la classe di Tato Chiala e la freschezza di Lorenzo Barbieri mentre sui rail è preponderante la potenza e lo stile di Ricky Suppo, ancora in recupero da un recente infortunio. Ma anche tra i riders meno conosciuti non mancano i trick degni di nota. Da Chiesa Valmalenco Nicola Dioli (Team Bomboclat) dimostra di avere sia pelo che piede (o un piede peloso che dir si voglia…) nonostante la sua giovane età, solo 15 anni per lui. A proposito di giovani, ci sono anche ben due

Te s t o + F o t o : C r i s t i a n S c a l c o


“flow” team di ragazzini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni supportati da New School Shop, lo storico negozio di Bergamo e che rappresentano un incoraggiante segnale di crescita per la next generation. Terminate la fase qualificatoria, la fame si fa sentire e per fortuna il format prevede una pausa per approfittare dell’insolito barbecue all’interno della casetta, visto che all’esterno il vento e la temperatura semi polare non permettevano una cottura ottimale di salsiccie e hamburger. Non vi sto a descrivere il fumo e l’odore che il piccolo chalet di legno sprigionava… Una mezz’ora di pausa sembra essere più che sufficiente per riposare le gambe e prepararsi per il best trick contest che ha regalato diverse emozioni e trick anche molto impegnativi. Su tutti spiccano Tato Chiala ed il giovane Nicola Dioli che si aggiudicano a pari merito il best trick della giornata con rispettivamente cab270 fs boardslide sul tubo singolo in discesa e un impressionante backflip a sgappare la scalinata, davvero impressionante. Tato se ne va a casa con una fiammante chitarra Gibson Les Paul mentre Nicola Dioli con un meritatissimo completo Vans Snowboard. È tempo quindi di finale tra i 3 team qualificati: Sorprende positivamente il team BOMBOCLAT grazie ancora a Nicolino Dioli decisamente in giornata. Il team NEURO con Munni, Lollo Barbieri e Zappa punta decisamente ad impressionare i giudici concentrandosi sui kicker più grossi mentre il team 04 SURF SHOP di Bardonecchia sembra gradire un po’ tutte le strutture messe a disposizione. Alla fine la spunta di pochissimo il team NEUROSHOCK, il core shop del mitico Ciccio di Modena, una bella soddisfazione anche per lui sicuramente. A seguire il team 04 SURF SHOP, terzo posto per il team monzese di BOMBOCLAT. Una bella giornata davvero, atmosfera easy e rilassata, unica nota negativa il clima pressochè polare ed un fastidioso vento che non ha lasciato molti momenti di tregua anche ai numerosi spettatori accorsi per l’occasione. In perfetto stile Mt. Baker a Bardonecchia il 20enne Giulio Stagi si aggiudica la vittoria dello snowboard contest più vecchio del mondo! Un’esilarante corsa al traguardo tra campioni di ieri, oggi e domani, tutti in lizza per aggiudicarsi il titolo di Campione del contest più vecchio del mondo, un gara nata nel 1985. Non è mancata di certo la partecipazione, quattro “decadi” di snowboarding, hanno schizzato tra i paletti richiamando l’attenzione di turisti e local che passavano in zona. Veterani, campioni e giovani leve hanno divertito interpretando ciascuno a proprio modo, il persorso del Banked Slalom ricotruito ad hoc sulla pista di Melezet. Ad aggiudicarsi il primo posto è il 20enne Giulio Stagi, campione assoluto del contest, che ha battuto tutti tagliando il traguardo con un tempo sorprendente di 1’ 31’’ 35, aggiudicandosi il premio più ambito, la chitarra Epiphone Les

Bruce

Pauls; dietro di lui Cesare Comollo, classe 1968, con un distacco di cinque secondi, seguito a ruota da Oliver Mondino, che dimostra che la tavola è capace di condurla anche lontano dai rail. Per la classifica donne, ad imporsi su tutte la giovanissima Martina Bicocca, seguita da Valentina Barengo e da una veterana di questo sport Marta Negri, che ha dato filo da torcere anche a tanti suoi rivali maschi. Al comando della classifica Junior invece, il 14enne Federico Denim, seguito dal piccolo Gabriele Zanni e Lorenzo Ruggero, rispettivamente 11 e 15 anni. Infine, per la classifica Master, è salito sul podio più alto Cesare Comollo con un tempo di 1’ 36’’ 65, mentre la seconda posizione è stata occupata da Paolo Nelzi, 46 anni, seguito da Davide Carisio, 42. Insieme ai campioni, sono state degne di nota anche le partecipazioni dell’atleta più “senior”, il 47enne Fernando Roggero e del partecipante più giovane, Davide Pulito, 10 anni. Aspettiamo una seconda edizione di questo divertente evento, sperando che vecchie glorie dello snowboard italiano dimostrino il loro valore !!!


Manuel Pietropoli

Te s t o : S t e f a n o C a r i n i Foto: Bazz oli Michele

Pipe 1. shaun white 2. petuu piiroinen 3. scott lago

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Le Olimpiadi sono finite da poco, passate senza destare troppo interesse, aiutate dalla nostra televisione nazionale che ha come sempre deciso di oscurare le finali più entusiasmanti preferendo a sport spettacolari come lo snowboard altri sport, decisamente meno coinvolgenti, come ad esempio lo sci di fondo. Cosa sia successo nell’half-pipe olimpico di Cypress Mountain rimane, per molte persone, tuttora un mistero. Ma andiamo per gradi. Quelle di Vancouver non sono sicuramente state le olimpiadi meglio organizzate, o le meglio riuscite: uno dei motivi di questo flop sono state le temperature incredibilmente alte che hanno scaldato la città nei giorni dei preparativi e nei primi giorni di competizione. Il pipe durante il training era impraticabile, troppo caldo, tanto da obbligare le varie nazionali a volare negli USA per trovare condizioni migliori ed allenarsi, per poi tornare solo qualche giorno prima della gara, e trovare finalmente condizioni degne di tanto evento. La sera della gara il pipe è perfetto: un mostro alto più di sei metri, si presenta il giorno della gara in ottime condizioni, freddo e ghiacciato, pronto ad offrire agli atleti la base necessaria per run e tricks di un altro pianeta. La lista degli atleti comprende nomi famosi ed altisonanti, ma metà degli atleti in gara è composta da giovanissimi sconosciuti. Sono tutti fortissimi e le qualifiche regalano già forti emozioni: a parte qualcuno che probabilmente patisce troppo la tensione (come il nostro giovane Pietropoli) e non riesce a girare come vorrebbe, la maggior parte dei riders sembra intenzionata a dare battaglia. Ma la gara non sembra essere un tutti contro tutti: è più una coalizione per provare a battere Mr. White. Shaun White è infatti lo snowboarder che ha vinto di più nella storia dello snowboard ed è anche colui che ha portato in run per la prima volta il double cork, nell’autunno del 2009, arrivando a presentarne tre nella stessa run. I giapponesi girano tutti alti e stilasi, cacciandosi come è nel loro stile: girano forte anche gli americani Lago, Vito e il francese Longo, che non si capisce come mai, non riesce a passare le finali, immeritatamente. La gara ha un livello impressionante, ma ci sono quattro riders che sembrano avere una marcia in più. Peetu Piroinen, vincitore del TTR 08/09, girare fortissimo, droppa sempre a manetta tirando il primo fs5 a più di 6 metri d’altezza, per continuare con fs1080 double cork, cab 1080 double cork e chi più ne ha più ne metta. Lago dà a tutti lezioni di stile, girando grosso, forte, potente e preciso. Anche il minuscolo Louie Vito ha nel suo repertorio i double cork, li sa fare bene e li sa far grossi. Nonostante tutto però, non ce n’è per nessuno. Shaun White è più forte, un livello sopra gli altri. Droppa alla velocità del suono, tira un bs air che pare infinito, affronta il muro frontside

come se avesse il diavolo in corpo, e il primo fs 1080 double cork è gigantesco, quello in switch sull’altro muro è di nuovo enorme, perfetto, senza macchia. Ha già vinto la gara con queste tre uscite, e conclude con un fs 5 nella stratosfera e un bs 9 all’ultima uscita. È a questo punto che succede qualcosa di davvero forte: White sa di aver vinto, Peetu non riesce a rubargli il primo posto e arriva secondo mentre Lago si accontenta del terzo gradino del podio, dichiarando di aver fatto la più bella run della sua vita. White è in partenza, ma non sembra intenzionato a fare sconti. Droppa di nuovo ai duecento all’ora, esce dal muro in bs air, sei metri fuori dal coping, back to back 1080 double cork, fs 5 infinito, e poi il trick di cui tanto si è sentito parlare, il tomahawk, double mctwist 1260, sena paura, senza accontentarsi della medaglia d’oro, la seconda consecutiva alle olimpiadi. Lo spettacolo prima di tutto. La giovane super star americana viene da un altro pianeta e non ce n’è davvero per nessuno. Anche tra le ragazze il livello è decisamente alto. La run di Torah Bright è tecnicissima. Bs 3, sw bs 7, bs 5 air to fakie per concludere una run davvero stilosa con un haakonflip fatto da manuale. È la prima medaglia d’oro per un’atleta australiano ai giochi olimpici nello snowboard. Sul podio con la Bright salgono Ana Teter sul secondo gradino e Kelly Clark sul terzo.


Simon Gruber

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Fotografie: D e n i s P i c c o l o Testo: S t e f a n o C a r i n i


Ogni tanto le tessere del puzzle vanno ad incastrarsi perfettamente, senza intoppi. Le si pesca una dopo l’altra, senza fermarsi mai, e si riesce a concludere l’immagine tutta in una volta, magari dopo essere stati bloccati a metà per chissà quanto tempo. Così ogni tanto va anche nella vita delle persone, nella scrittura di un pezzo, nella consegna di un lavoro o nella realizzazione di un video: all’improvviso viene tutto facile, e va tutto come deve andare. Si ha bisogno di giornate del genere, servono per il morale: è importante che ogni tanto vada tutto liscio come l’olio, o che accada qualcosa di bello che proprio non ci si aspetta. L’ultima session della stagione scorsa, una stagione storica per tutti, epica per molti, svoltasi a La Thuile al 20 di maggio è andata proprio così, liscia come l’olio, e il puzzle che se ne è ottenuto è stato il tocco finale a Gimme Some, nuovo video Random che in quel periodo era ancora a caccia di shots. Le tante immagini scattate da Denis raccontano in modo esemplare cosa sia successo sulle montagne di La Thuile in quei 4 giorni di snowboard, durante i quali eravamo Lollo Barbieri

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tutti esaltati, tutti motivati, sebbene fosse ormai tempo di mettere la tavola nello sgabuzzino. Non ricordo bene le circostanze, fatto sta che un amico di Denis ci ha gentilmente permesso di usufruire della casa del suo avvocato… Ciò che ricordo bene sono le ultime parole che ha detto prima di congedarsi e lasciarci le chiavi di casa: “per favore non fate troppo casino e cercate di non rompere niente”. “Ma per chi ci ha preso!!”, ho pensato subito io, mentre Killer si apprestava a rompere senza motivo un calice di cristallo e due minuti dopo il boiler esplodeva allagando tutto il salotto con il pavimento di legno: non il modo migliore per iniziare, ma forse poteva andare anche peggio, e pensandoci ora, è stato un momento esilarante. Fatto sta che con la casa allagata, ma il camino acceso, le motoslitte di Emi e di Olly parcheggiate fuori casa, il morale alle stelle e una crew composta da sette riders, due filmer ed un fotografo, le condizioni per una settimana hard-core c’erano tutte. 58

Plazy FS 540

Le precipitazioni nevose sull’arco Alpino l’anno scorso sono state le più abbondanti degli ultimi trent’anni, ricoprendo tutti i passi di montagna con metri e metri di neve. Il passo del Piccolo San Bernardo, collegamento tra Francia e Italia a La Thuile, luogo sempre magico per Killer and co., non faceva eccezione e a maggio quel versante della montagna riposava ancora sotto una spessa coltre di neve. La Thuile ci ha sempre trattato bene: ci ha permesso anno dopo anno di snowbordare liberamente sulle sue montagne, regalandoci tante giornate indimenticabili. A fine stagione, con gli impianti chiusi, temperature primaverili e lunghe giornate di sole, ce l’avevamo tutta per noi, senza nessuno ad intralciare i nostri lavori, senza nessuno a disturbarci. Olly ed Emi ci portavano su ogni mattina a cercare gli spot dove costruire i salti, poi sparivano, accompagnati dal rombo dei loro motori, per tornare dopo un paio d’ore a scarrozzarci in cima alla rincorsa: è troppo più facile saltare in backcountry quando c’è una slitta pronta a ripor-


Ta t o C h i a l a Bs 720


tarti su in meno di trenta secondi. Non perdi mai concentrazione e non ti stanchi a camminare. Come siano poi andate le cose è noioso per me da raccontare, mortale per voi da leggere: abbiamo costruito un salto, l’abbiamo saltato, poi ne abbiamo costruito un altro, provato la velocità, saltato, preso un sacco di cartelle, urlato a Simon quando ha atterrato un bs 7 enorme che non finiva più e via così dicendo. Ma c’è stato qualcosa di diverso questa volta, qualcosa che ha reso tutto perfetto. Sarà forse stata l’armonia creatasi nella crew, il fatto che Killer e Arturo riuscivano finalmente a filmare insieme, sperimentando doppi angoli, carrelli, ottiche, e chi più ne ha più ne metta, piuttosto che la voglia di ognuno di noi di portarsi a casa gli ultimi shots a coronamento di una stagione stupenda: non so di preciso come mai, fatto sta

la stagione più bella della nostra esperienza. Così ogni sera, si tornava a casa con degli enormi sorrisi stampati su visi abbronzati dal forte sole, e le chiacchiere serene di dodici persone felici si perdevano nella notte, in attesa di un nuovo giorno, che si sarebbe rivelato, se possibile, migliore di quello appena trascorso. Ancora una volta La Thuile ci regalava emozioni, ispirandoci ed accontentandoci. Non esistono altri posti simili: lassù, in mezzo a maestose montagne, anno dopo anno siamo riusciti a ritagliarci un nostro piccolo posto, siamo riusciti a stringere un patto con la montagna. È un patto di reciproco rispetto, con il quale noi c’impegniamo a non profanarla (troppo), cercando sempre di accettare condizioni avverse, vento e freddo, perché ben sappiamo essere solo prove, per scoraggiare gli infedeli, chi stoltamente non

che la shooting che ne è venuta fuori è stata la più produttiva dell’anno, una delle più produttive di sempre. Forse, pensandoci, è anche normale: dopo aver passato mesi interi a saltare in fresca, spesso senza ottimi risultati, si arriva a fine stagione stra carichi, volenterosi e determinati, e quando nel gruppo c’è armonia, il puro divertimento prende il sopravvento su qualsiasi menata, e snowbordare diventa più facile, una sciocchezza quasi. Con Simon sempre gasato, Tato, Plazy, Lollo, Yuji e il sottoscritto in pompa magna, Olly ed Emi che urlano ad ogni giro, era impossibile non provare a dare il meglio. In più le condizioni della neve, per quanto non molto morbide, erano perfette per atterrare, e un po’ meno perfette per darci musate sopra, ragion per cui, abbiamo tutti scelto di rimanere in piedi il più possibile. Forse l’unico un po’ scocciato era proprio Denis, che ad ogni giro, e quindi trick chiuso, doveva cambiare angolo…

ha fiducia nella montagna, non avendo ancora imparato le sue leggi. In cambio questi alti picchi con i loro pendii sinuosi, ci permettono ogni anno di spingere il nostro riding, la nostra ricerca, la nostra sfida, un pochino più in là, provando stagione dopo stagione a superare i nostri personali limiti di riding, filming e photographing. Ogni anno La Thuile ci offre la possibilità di fare qualcosa di più, un cliff più grande, un kicker più perfetto una linea più incazzata: noi raccogliamo la sfida con cuore leggero, perché sappiamo che qui la montagna ci ha accettato, e sappiamo che per quanto imprevedibile, irritabile ed enormemente instabile, sta dalla nostra parte. Noi cerchiamo di onorare il patto stretto con queste vette, cercando di non tirarci indietro di fronte alle nostre paure, ma di non esagerare di fronte alla loro autorità ed il risultato è ciò che vedete nelle pagine di questo e tanti altri articoli.

Scherzi a parte, senza queste quattro giornate di shooting il video avrebbe risentito della mancanza di kicker, Denis non sarebbe riuscito a fare un numero della sua rivista, e noi saremmo stati demotivati come non mai, dopo non essere riusciti a concludere alla grande quella che forse è stata 60


Simon Gruber Bs 720


Lollo Barbieri

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Simon Gruber


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MAX STAMPFL ITW Pics. D e n i s P i c c o l o Itw. S t e f a n o C a r i n i


STAMPFL ITW Max Stampfl è uno degli snowboarder più forti in Italia. Non lo dico solo perché siamo amici da molto tempo, lo dico perché lo so e lo vedo tutte le volte che filmiamo insieme. Qualcuno dice che non si sbatte abbastanza, che fa gli stessi tricks che faceva sei anni fa, altri dicono che si sia fatto scappare molte opportunità, che avrebbe dovuto fare di più, e ogni tanto l’ho pensato anche io, devo ammetterlo. Ma poi pensandoci bene chi siamo noi per giudicare? Eravamo insieme quando vinse gli assoluti a Livigno, a 16 anni, sconosciuto, non parlava una parola di italiano, ma spaccava. Eravamo insieme alle prime feste, poi alla scoperta dell’America, ed eravamo insieme sul primo kicker in fresca. Nello snowboard siamo cresciuti insieme, lui centomila volte più forte di me, ma accomunati dall’età, dalla voglia di scoprire e di fare festa. E poi la scorsa settimana eravamo di nuovo insieme a saltare un bel kikkone, e lui girava questi fs nove e fs mille indy fighissimi, con uno stile pazzesco, e io in mente avevo le parole di qualcuno che invece vuole screditarlo: non si impegna abbastanza e fa gli stessi tricks da anni? bhe, direi proprio di no, sono tutte stronzate, o forse invidia: scommetto che in Alto Adige e in tante parti di Italia i ragazzini guardano Max come un modello, come un obbiettivo da raggiungere. Godetevi la sua intervista. 66

Stefano Carini


Bardonecchia Pics. Denis Piccolo


Oi Max, mein freund, wie geht’s? Alles gut? Hoila Kinder, alles Bestens, danke! Sto benissimo grazie! Sei nell’ambiente snowboard ormai da molti anni, ma mi piacerebbe farti raccontare gli inizi, i tempi in cui ancora il tuo italiano era un po’ scarso: quando hai provato la tavola per la prima volta e quando hai capito che sarebbe stata la tua vita? Lunga storia da raccontare questa. Ormai sono un bel po’ di anni che sono in giro con la tavoletta e da tanto che mi impegno a parlare un italiano decente. È iniziato tutto nel 2002 e giravo già da qualche anno sulla Plose, la montagna di casa mia. Avevo appena vinto un circuito di Big Air in Alto Adige e Nitro mi aveva portato a Livigno per una specie di provino. Avevo 16 anni ed ero gasato, pensavo meno, un po’ mi buttavo ed era la prima volta che giravo in un park serio, la prima volta che mi confrontavo con gente veramente forte. Io iniziai a seguire il gruppo più gasato, che alla fine erano Aie, Matrao e Dieter. Non conoscevo nessuno ma sapevo come farmi notare e facevo bs 9 sul kicker grosso dei BEO. Quell’anno sono diventato campione italiano junior a Livigno, ho preso i primi sponsor, ho conosciuto tantissima gente nuova e sono entrato nello Iuter Clan! Era una bella svolta per me, altoatesino sconosciuto! Lo Snowboard lo amavo dall’inizio ma quei giorni mi avevano fatto vedere che ero sulla giusta strada per fare diventare la tavola un pezzo importante della mia vita. Quanto ha inciso o quanto ti ha penalizzato essere altoatesino e girare con un gruppo di amici tutti forti e motivati a spaccare, pur se rinchiusi un po’ in quel mondo fantastico che è l’alto Adige? Quando ho iniziato io a gareggiare la realtà in Alto Adige era diversa da adesso, non c’erano snowpark all’altezza e non c’era una vera e propria scena di rider. Le mie montagne, anche se bellissime, non erano ideali per uno snowboarder e la scena snow italiana neanche la conoscevo. Infatti si saltava solo alle gare i weekend o d’estate in Senales. Sono stati i vari viaggi con lo Iuter Clan, con Speck e Bambi, con Snowbox e con i miei sponsor a farmi crescere come Rider e ad aprirmi un po’ la mente da montanaro che faceva fatica a parlare l’italiano. Adesso invece é cambiato tutto! Grazie ad Alex, F-tech, i Panettone Brothers e tanti altri abbiamo tanti snowpark che spaccano il culo e ci giro con un gruppo di amici altoatesini straforti. La scena qua é una realtá serissima e fa parte del mondo dello snow europeo. I media lavorano tanto nelle nostre zone e ragazzini che iniziano a snowboardare o a spaccare adesso riusciranno ad emergere molto più facilmente che noi una volta. Manca solo un Superpipe e un po’ più powder per diventare veramente un mondo fantastico. E dimenticavo: un filmer sempre disponibile. 68

A tuo parere lo Iuter clan, le feste e l’influenza di Giacomo e Filippo sono state negative o positive per la tua carriera? I tempi storici dello Iuter come Clan, come festaioli e come snowboarder erano bellissimi. Mi sono divertito tantissimo: viaggiavo il mondo, ne combinavamo di tutti i colori e si snowboardava anche bene. Di sicuro non ha dato una spinta al mio riding come poteva farlo una stagione in USA da minorenne, e ogni tanto qualche festa in meno non mi avrebbe fatto male, ma comunque sia da Giacomo e Filippo che da persone come Alve dal Farra, Bubba, Torella, Aie e altri ho imparato tantissimo come atleta e come persona. Forse senza di loro non sarei neanche arrivato fino a questo punto. Mi hanno insegnato a viag

viaggi, sorrisi ma anche giornate “no” che ti fanno incazzare...l’essenza per me é la vita che mi permette di vivere e le emozioni che mi da stare in aria durante un fs 5, mentre presso un nosepress o mentre spruzzo la fresca in giro per i boschetti. Se potessi disegnare e costruire il park dei tuoi sogni sulla montagna davanti a casa tua come lo faresti? Difficile siccome ci sono un sacco di strutture diverse che mi fanno divertire… Comunque per scegliere un concetto magari anche fattibile inizierei con una linea jibbing molto easy con vari rail, tuboni e anche box, giusto per scaldarsi bene e per farsi un buon piede. In mezzo magari anche qualche funbox, spina e salto ma niente di esagerato, non gigante ma neanche troppo easy, tutto in linea ovviamente perché è importante avere più strutture possibile in linea. Poi in chiusura una linea di 4 salti da ca 15-17 m tutti uguali uno dietro l’altro per poi finire con un kicker un pó piú grosso dai 18- 22 m! Poi una seggiovia veloce giusta per il park e direi che ci siamo! Cosa ti piace delle night shooting in street? Cosa c’è in esse che ti piace? Mi piace fare rail in generale e purtroppo tanti spot non si riescono a fare di giorno per vari motivi, non é che per forza preferisco fare street by night anche se spesso le foto e riprese vengono meglio di notte che di giorno! In generale shootare street e più easy che andare in fresca. Non devi rispettare tempi, sole o condozioni neve, non devi costruire troppo e non ti devi svegliare prestissimo! La fase preparatoria ma anche lo shooting in se è più rilassato e meno faticoso!Gli atterraggi invece di sicuro non sono come quelli in fresca! Le botte serie le ho prese tutte in street!

MAX STAMPFL ITW giare con la tavola, a gestire sponsor,e a lavorare come Rider ma anche come si fa festa seria e come ci si prova con le donne… Hehehe. Grazie a questo punto. Abbiamo snowbordato insieme tantissime volte, e so che sei un amante del park e dello street, ma allo stesso momento non disdegni la powder: quale è per te l’essenza dello snowboard, la ragione per cui non si può e non si vuole mai smettere? Gli ingredienti che secondo me ti fanno amare lo snowboard e non ti vogliono fare smettere sono un insieme di tante soddisfazioni, grandi amicizie, giornate di powder e di sole, trick chiusi, tramonti spettacolari, belle foto e riprese,

Come è la tua giornata ideale in powder? (Linee, cliff e natural, un bel wu tang costruito su un atterraggio infinito oppure boschetti stracarichi di neve con gli amici senza filmer?) Difficile decidersi tra le emozioni che ti da una giornata di slashoni e olloni nei boschetti carichi di powder con solo amici o un kicker grosso dove si chiudono dei trick belli che poi finiscono su un video o su una rivista! Sono emozioni e soddisfazioni diverse ma entrambe bellissime che fanno parte del nostro lifestyle. Ideali entrambi. Sono ormai anni che filmi con diverse produzioni video, e principalmente con Random: come mai filmi? Cosa c’è che ti piace in un video dove sei uno dei protagonisti? Mi sono reso conto che il filmare una video-part è il modo adatto per esprimermi al meglio come snowboarder. Gareggiare mi piace ogni tanto ma non riesco più a metterci tutta la dedizione di una volta. Invece quando sono in giro a filmare


Va l G a r d e n a Pics. Giovanni Marchesi


ho dei trick in testa, mi immagino un certo tipo di fotografia su un certo tipo di struttura o vedo uno spot e mi immagino i trick che ci potrei fare. Questa libertá di provare a fare quello che ho in mente mi piace e mi permette di curare di più l’aspetto estetico del prodotto finale! Poi vedermi come protagonista non mi piace mai troppo perché vedo tutti gli errori ma allo stesso tempo mi motiva a fare meglio l’anno prossimo. Quello che mi stimola di più sono l’impegno, la dedicazione e il duro lavoro che ci metto per filmare una video parte. Com’è lavorare con una crew di amici e colleghi per raggiungere un obiettivo finale che soddisfi tutti, tra scleri, difficoltà e divertimento? Ogni tanto é veramente pesante. Quando il tempo ti fa brutti scherzi, quando non c’é il filmer, quando ti cacciano da uno spot o quando non chiudi trick in fresca e spesso si aggiungono ancora i vari litigi all’interno del gruppo. Queste sono le cose che fanno parte del gioco e che ti fanno sclerare. Poi essere tutti amici e non solo colleghi di lavoro rende la cosa ogni tanto ancora più difficile: però alla fine é molto meglio così piuttosto che fare parte di un gruppo di stranieri dove ti ritrovi sempre da individualista. Noi come crew lavoriamo insieme e soffriamo insieme e quando ad inizio della prossima stagione si vedrà il risultato ognuno starà davanti alla schermo col sorriso stampato pensando alle bellissime giornate passate in fresca o le notti in street che terminavano con un birra fresca tra amici! Cosa deve avere seconde te un video di snowboard per piacere alla gente? A me piacciono i video che si avvicinano molto alla realtá, nel senso che non sia solo una sequenza di trick spessissimi ma che sia un film che tramite immagini e senza troppe parole riesce a trasmettere le emozioni di un inverno trascorso tra up’s and down’s! Mi piace quando c’é una crew molto varia, che copre un po’ tutti gli aspetti dello snowboard e chiaramente mi fa impazzire quando c’é della musica bella che mi fa venire voglia di snowboardare! Guardando indietro nella storia dello snowboard quali sono le video parts che più ti hanno segnato e motivato ad uscire di casa con la tua tavola e a dargliene il più possibile? Di video negli scorsi anni ne ho visti veramente tanti, anzi quasi tutti e ogni anno c’era un video che mi motivava più di tutti. Ma la prima videopart che veramente mi ha fatto fare le capriole sul divano e che mi faceva venire voglia di spaccarmi le ossa a forza di diventare bravo era la parte di Bjorn Leines su Decade, il mio primo e più guardato video di snowboard in assoluto!

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MAX STAMPFL


Passo Rolle Bs 720 Pics. Roby Bragotto


Bardonecchia 50-50 Fs 180 Out Pics. Denis Piccolo

So che stai facendo il corso maestri, e che ormai sei quasi passato dall’altra parte: come mai questa decisione? Ho fatto questa decisione perché in futuro, quando non farò più l’atleta, mi piacerebbe trasmettere ad altri e sopratutto a ragazzi giovani la bellezza della cosa che più amo fare! Vorrei far rispettare lo snowboard nelle scuole sportive, vorrei togliere le vecchie idee che la gente ha del nostro sport e vorrei portare in avanti un concetto di training per ragazzini, simile a quello USA, Scandinavo o Svizzero per farli diventare degli snowboarder bravi e stilosi! In Italia purtroppo lo snowboard ancora é rispettato poco e c’é troppa gente che decide che di snowboard non sa niente. Manca una struttura, manca un testo adatto, mancano le gare e manca gente che abbia voglia di sbattersi. Non voglio dire di essere la persona adatta, che riuscirà a cambiare qualcosa, ma intanto sto facendo il patentino perché senza sei ritenuto solo un drogato. 72

Cosa pensi di istruttori, maestri, testi, esami etc, adesso che ci hai avuto più a che fare? Ho visto che le federazioni e le istituzioni all’interno dello snowboard hanno le idee ancora meno chiare di quello che pensavo. Sono rimasti indietro anni luce e pian piano se ne stanno rendendo conto! Il testo che loro insegnano non é più all’altezza e gli istruttori sono in gran parte ex-hardbooter che non sono in grado di fare un 360 e allora immaginati le persone che escono come maestri dal corso! Una volta eravamo noi i ragazzini, gli young blood di iuter, ma anche noi siamo vecchi: cosa pensi delle nuove leve, dei ragazzini d’oggi? Bei tempi quando eravamo ancora minorenni!! No a parte gli scherzi, vedo un gruppo di giovani belli gasati nei park italiani che si fanno anche vedere bene a gare fuori dall’Italia. Loro di sicuro saranno i nuovi pro italiani e stanno lavorando sodo per migliorare. Purtroppo sono

in pochi, troppo pochi: per quello che offre il nostro paese in termini di parks e fresca potrebbero essere molti di più. D’altra parte, mancando una struttura adatta che li faccia allenare e gareggiare senza bocciarli a scuola non si può pretendere che il numero aumenti facilmente! Io tifo per la Royality crew! Grazie Max, ora puoi ringraziare chi vuoi. Grazie a te Kinder per l’intervista e grazie a Denis! Ringrazio i miei Sponsor Oakley (Giovanni), Nissan, Nitro (Max, Edo, Mauro), DVS (Eric e Franz), Iuter (the clan), F-Tech (AlexdiFakie) e Voodoo Skate Shop (Ali). Grazie a tutti i media con cui lavoro, a Roby B., Denis, Fizza, John S., Olaf, Taz, Random Video Productions con Killer e Anton. Saluto e ringrazio i miei shreddbuddies Bambi, Plazy e Simon, la crew con Whazza, Tania, Lukas, Kinder, Bubba, Filippo e Tato! Saluto i miei amici di casa Asko, René e Felipe e mein kleines Stinkerle Marina!


Bardonecchia Pics. Denis Piccolo


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Piccolo Denis Matt Georges Alo Belluscio Andrea Schilirò Harald Wisthaler Roby Bragotto Cristian Scalco

RACCOLTA DI IMMAGINI Simon Gruber Pic. Matt Georges


Plazy Pic. Roby Bragotto Passo Rolle

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Stefano Benchimol Pic. Andrea Schilirò Finlandia


R* Davide Lantermoz Pic. Alo Belluscio Courmayeur

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Alessandro Benussi Pic.Denis Piccolo Hemsedal - Nor vegia


Ta t o C h i a l a Pic. Denis Piccolo Bardonecchia

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Stefano Carini Pic. Denis Piccolo Prato Nevoso


R*

Marco Concin P i c . Haral d Wi sth al e r Secret Spot

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Kalle Frassy Pic. Cristian Scalco Cervinia


Ta n i a D e To m a s P i c . Va s c o C o u t i n h o La Thuile

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C i c c i o Tr o i l o Pic. Luca Benedet Secret Spot


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P R O S S I M A

OMATIC SWEET 160

D E L L A

F O R U M T H E H O LY M O LY 1 5 5

N O V I T A ’

DC BIDDY 153

L E

FLOW QUANTUM 155

BURTON PROCESS 159

SPECIALE BOARDS S T A G I O N E


DRAKE RISTO PRO 157

NITRO ROOK 153

CAPITA DEATH 159

K2 FASTPLANT 154

BATALEON GOLIATH 157

a cura di P a o l o S a l v a t o r e b y 5 t h S e a s o n


88

D E L L A

P R O S S I M A

YES THE HAND SIGN 154

N O V I T A ’

STEPCHILD LATCHKEY 153

L E

VOLKL SQUAD PRIME 155

ROME ARTIFACT 147

SPECIALE BOARDS S T A G I O N E


W LL W DA W Y .L N

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C I

P I A C E

C H I U D E R E

I N

B E L L E Z Z A

Te s t o + f o t o : D e n i s P i c c o l o

Svezia 2003. Il mio primo trip in Svezia , con una folta crew di riders italiani ed un Alessandro Miniotti, alle prime armi con la videocamera. Qui Bubba Max Ferro, Alessandro Benussi e Dieter Nicolodi durante una delle numerose passeggiate per rilassarsi, dopo aver girato mille volte nelle infinite linee di park sulle colline innevate di Klappen. Il trip si era svolto durante le vacanze di Pasqua, organizzato da un intraprendente Andrea Torella, ancora oggi quando ci troviamo a parlare di quel viaggio, ricordiamo gli incredibili tramonti nei pittoreschi paesaggi che solo queste terre possiedono‌ dimenticavo ricordiamo anche il

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grande freddo!


Sequence Magazine 25  

Sequence is not the conventional snowboard mag about tricks, trends and trips: we share and talk about gears, experiences, people and places...

Sequence Magazine 25  

Sequence is not the conventional snowboard mag about tricks, trends and trips: we share and talk about gears, experiences, people and places...