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Agosto Ottobre 2006

Elementi 09 Periodico del GRTN AU GME

Catricalà/Ortis/Pistella: fForum sull’energia Marcegaglia: fLiberalizzare in Italia Liberalizzare in Europa

Clô/Forte: fFaccia a Faccia “Priorità energia”

Bollino: fCresce la consapevolezza sulle fonti rinnovabili

Energia alternativa: fSpeciale Spagna Olmi: fLa comunicazione vera è quella dei semplici

De Rita: fLa dualità del mercato del lavoro


Carlo Andrea BollinoO OPresidente Grtn

“Repetita iuvant”. Ma credo che l’unica via possibile per l’Italia sia una politica energetica condivisa da entrambi gli schieramenti politici, che definirei, paradossalmente, “no partisan”, nel senso che lo sviluppo strategico del Paese deve scaturire da una comunanza di sentimenti per le prossime generazioni, da parte di chi ha un cuore le sorti del Paese.¶ Altrimenti non si esce da una condizione che sta diventando sempre più difficile e complessa. Serve prendere coscienza che l’energia è un settore strategico per la nazione, che non può vivere alla giornata, barcamendosi tra un provvedimento tampone e l’altro, tra una condizione favorevole, ma momentanea, ed una congiunturale che apre spiragli negativi a medio e lungo termine, come accade e continuerà ad accadere per esempio per il petrolio e il gas.¶ Non possiamo far troppa filosofia, dobbiamo agire, pensando alle difficoltà attuali e future per non finire, a livello mondiale, nel “sottoproletariato dell’energia”.¶ Per l’energia elettrica, l’Italia ha scelto il gas come fonte primaria, ed è ancora troppo dipendente dal petrolio. Si tratta di fonti con problemi enormi, dovuti alle difficoltà geo-politiche dei Paesi di produzione, che creano oscillazioni di prezzo negative per la nostra economia.¶ È necessario ridurre, nel tempo, la dipendenza dal petrolio, con una politica energetica che preveda l’utilizzo di un mix di fonti: gas, carbone pulito e energia alternativa. ¶ Per il gas la soluzione sta nella creazione di rigassificatori, così da rivolgere la nostra domanda d’acquisto anche a Paesi lontani, come la Nigeria, l’Egitto, Trinibad e Tobago o l’Indonesia, trasportando via mare gas liquido da trasformare. L’ultimo impianto

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di rigassificazione risale al 1967. È passato troppo tempo. Un passo importante sarà annullare tutti gli ostacoli che si frappongono tra le fonti d’energia e la sua produzione, iniziando dai localismi. L’energia elettrica è un bene di primaria importanza per la comunità, e nessuno, ora soprattutto, può impedirne lo sviluppo. Certo, nel rispetto dei valori territoriali e ambientali.¶ La politica energetica deve raggiungere una vera liberalizzazione, ancora incompleta, in Italia ma anche in altre parti dell’Europa. Liberalizzazione che in nessun luogo può fare a meno della sicurezza, di investimenti nelle infrastrutture e di una politica pienamente a favore del consumatore.¶ Così come non si può prescindere dall’instaurare una cultura del risparmio energetico, fondamentale non solo per la situazione contingente, ma per la creazione di una mentalità consapevole del valore del bene in uso.¶ Infine la ricerca e le fonti rinnovabili, un binomio inscindibile per il progresso dell’umanità.¶ Fare a meno della ricerca significherebbe perdere occasioni di crescita industriale, economica e sociale, depauperare capitale intellettivo, abbandonare qualsiasi opportunità per essere all’avanguardia nella competizione e nello sviluppo del mercato.¶ Chi nega l’importanza delle fonti rinnovabili, perché il loro contributo è piccolo rispetto alla grande massa dell’energia fossile, nega l’importanza del peso del cervello nel peso complessivo del corpo umano.¶ Questo possiamo e dobbiamo fare. Agendo presto e concretamente. La somma del bene comune è superiore alla somma degli interessi dei singoli. fAh

fElementi : Agosto/Ottobre 2006

l ’E


fElementi : Agosto/Ottobre 2006

Virgolette

Questo numero di Elementi esce in coincidenza con il delicato momento che l’Italia sta attraversando sul versante energetico. Che sia tempo di scelte mirate e condivise lo esige il bene del Paese, per il quale quanti hanno la facoltà e la possibilità di impegnare idee, progetti, soluzioni devono poter operare. Sarà opportuno partire dall’analisi e dalla comprensione delle cause che hanno generato una situazione di grande complessità e di precarietà, per poi iniziare a tracciare un progetto di percorso che nel breve periodo sia in grado di far emergere miglioramenti forieri di un futuro più sereno, in linea con le necessità e le aspettative di una Nazione che vuol stare al passo con i tempi, essere cioè all’avanguardia nella produzione di benessere economico e sociale, e forte nell’affrontare le sfide che vengono dai mercati e dalla politica. Per questo occorrerà vincere resistenze interne al Paese che tendono a frenare l’evoluzione del settore energetico, magari dietro paraventi ideologici consunti e demagogici, per abbracciare progetti moderni lungimiranti ed audaci, quando e dove occorra, che accanto alla possibilità di sviluppo, forniscano garanzie per la salvaguardia della salute e del territorio. Progetti che devono però essere condivisi con l’opinione pubblica, attraverso una comunicazione onesta e capillare, per far comprendere le ragioni e la validità delle scelte operate, anche quando queste impongono impegni e sacrifici per il bene comune. Una comunicazione che è mancata fino ad ora, facendo venir meno quel rapporto di condivisione tra chi decide un percorso da intraprendere e chi ne vive i riflessi. Ermanno Olmi, regista e scrittore, proprio in questo numero di Elementi, ci aiuta a comprendere l’importanza di comunicare con sincerità e lealtà, in una società che invece si esprime principalmente secondo regole di tipo pubblicitario fondate sulla menzogna. Solo una comunicazione autentica e sentita, dice Olmi, può favorire la comprensione e la condivisione d’intenti, fondamentale per il buon procedere di una comunità. Emma Marcegaglia, Carlo Andrea Bollino, Antonio Catricalà, Alberto Clô, Claudio Fava, Francesco Forte, Alessandro Ortis e Fabio Pistella, alcune delle voci più competenti del comparto energetico, ci aiutano a capire come dobbiamo muoverci, quali strumenti utilizzare, dove s’annidano le difficoltà da superare e come riuscire finalmente ad offrire all’Italia un progetto energetico serio, responsabile ed efficace. Elementi continua poi il suo viaggio nei Paesi della Comunità Europea per conoscere il peso dell’energia alternativa in quegli ambiti, proponendo uno stimolante confronto con l’Italia. Dopo la Germania è la volta della Spagna. Inoltre, a partire da questo numero, Elementi aprirà una finestra su una fonte rinnovabile, analizzandola a 360°, per capirne l’uso e le potenzialità di sviluppo in Italia e all’estero. Cominciamo con il fotovoltaico. Il giornale è arricchito dal contributo di Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, sui temi più attuali del lavoro, con osservazioni e idee stimolanti per un comparto in piena evoluzione.

Romolo Paradiso↵

fAh

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Sommario

Editoriale:

f02

Virgolette:

f03

Il Punto:

f06

Forum energiag Una politica industriale per la liberalizzazione energetica:

f08

Antonio Catricalà, Alessandro Ortis, Fabio Pistella

Primo pianog Liberalizzare in Italia, liberalizzare in Europa:

f16

Intervista ad Emma Marcegaglia

Faccia a Faccia:

f18

“Priorità energia” Alberto Clô / Francesco Forte

Energia alternativag Cresce la consapevolezza

f21

sulle fonti rinnovabili: Il parere di Carlo Andrea Bollino

Speciale Spagna:

f23

Il miracolo dei mulini a vento

Una Fonte al microscopio: Lo slancio del fotovoltaico

f26


L’AU fra dovere e progresso:

Mercato vincolatog f29

Di Claudio F. Fava

Le energie rinnovabili

Bibliotecag f31

L’universo elettrico Il Fotovoltaico per tutti

Con il basket impari a comunicare

Un caffè con…Ermanno Olmi:

Filo di nota f31 Comunicazioneg f32

La dualità del mercato del lavoro:

fElementi : Agosto/Ottobre 2006

La comunicazione vera è quella dei semplici

Lavorog f36

A colloquio con Giuseppe De Rita

Lo scodinzolìo del cane

“Vele”

In punta di penna f37 La Copertina f38

g

di Tonino Lombardi

Energia, letteratura e umanità “O’ viento” di Eduardo De Filippo

Controcopertinag f40


IL PUNTO di Jacopo Giliberto↵ Nella ricerca di alternative a petrolio e metano, il partito che non c’è – il "partito beppegrillo" – promuove solamente l’energia fotovoltaica. Tutt’al più accetta la produzione distribuita, ma di dimensioni micro. Domestica o condominiale. Stop. Il "partito beppegrillo", con le lettere minuscole come s’usa nell’ortografia del web, è una definizione che non esiste in alcun libro di analisi sociale né in alcun articolo di giornale: è una creazione lessicale inventata in questo momento nel tentativo di descrivere un movimento d’opinione che sfugge alle geometrie consuete della comunicazione e della formazione del pensiero collettivo. Un non-partito: si alimenta attraverso i link e il tamtam della rete, ma anche attraverso mille altri percorsi difficili da ricondurre a strumenti consolidati. L’esempio più rilevante di questo non-partito è il "blog" realizzato da Beppe Grillo, il comico (definizione insufficiente a descriverne le personalità) che attraverso un suo sito web ha formato un notiziario personale (appunto: blog) al quale partecipano ogni giorno decine di migliaia di persone con commenti, idee, spunti, proposte, dibattiti. Per chi non frequenta la rete: all’indirizzo www.beppegrillo.it c’è un’enorme bacheca nella quale Grillo offre spunti di riflessione e dove chiunque può scrivere un suo commento. Attraverso questo blog si formano e circolano le notizie più diverse. Si parla molto di energia, di petrolio, di fonti rinnovabili. I contributi scritti dei lettori sono accreditati e asseverati dall’autorevolezza di Grillo. E così le migliaia di notizie e commenti che vengono pubblicati in questo forum immenso e sterminato – più un blob che un blog – diventano certezze. Le linee di alta tensione fanno venire la leucemia, «l’ha detto Beppe Grillo». I metanodotti sono una bomba, «l’ha detto Beppe Grillo». Le fonti rinnovabili sono una truffa, «l’ha detto Beppe Grillo». Il petrolio sta finendo,

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«l’ha detto Beppe Grillo». Il quale Grillo, per quanto ami andare contro i luoghi comuni e apprezzi le idee rompiscatole, non si è mai sognato di dire quelle cose, o almeno di dirle in quel modo. Ma la notizia circola, viene dibattuta davanti all’aperitivo e si ingigantisce sotto il casco del parrucchiere. ¶

“Piace il fotovoltaico” Attenzione però a non focalizzare l’attenzione sul blog di Beppe Grillo: è stato scelto a modello, ma è solamente uno dei mille veicoli di questi circuiti incontrollabili dell’informazione.Lo strumento web, così come diffonde informazioni ingestibili, al tempo stesso consente di misurare in qualche modo queste forme di “circuitazione” del pensiero collettivo. È accaduto al Nimby Forum, il quale ha pubblicato nel suo sito una forma di consultazione per i lettori. Non ha le pretese di essere un sondaggio con i crismi della scientificità di rilevazione. Questo saggio web del pensare comune (http://www.nimbyforum.net/questionario.htm) è accessibile solamente a chi ha la connessione internet, a chi è interessato dalle tematiche energetiche e ambientali, a chi ha voglia di “cliccare” sulle risposte. E quindi, è impreciso. Tuttavia dal Nimby Forum emergono alcune letture non banali. E cioè: c’è sfiducia nelle istituzioni sull’attendibilità delle informazioni fornite sui progetti, la maggioranza non si sente rappresentata da alcun soggetto istituzionale. Vanno osservate bene queste indicazioni. La fiducia modesta nelle fonti ufficiali d’informazione e il fatto che la maggior parte delle persone non siano identificabili in un soggetto istituzionale sono il ritratto di quel non-partito descritto prima come "partito beppegrillo". Il fenomeno del non-partito è diffuso in tutto il mondo industrializzato, ma è più


“Curare l’informazione” Che cosa emerge invece dai circuiti del pensare comune del non-partito? Emerge che qualunque progetto troverà un’opposizione locale o nazionale. L’energia nucleare (rivalutata oggi grazie alle pazzie del petrolio, le baruffe sul metano e le conseguenze di Kyoto) non ha alcuna speranza in Italia dal punto di vista del consenso. Più facili – ma sempre difficilissime – sono le centrali che usano combustibili convenzionali in tecnologie innovative, come il carbone ad alta efficienza o il metano delle centrali a ciclo combinato. Ma nemmeno qui la via è facile. Ne sanno qualcosa le aziende elettriche impelagate dagli effetti d’immagine seguiti ad alcune ricerche sull’inquinamento realizzate da Nicola Armaroli e Claudio Po. Questi studi sono stati per anni la bandiera dei comitati del no, diffusi tramite la posta elettronica e il web. Anche le fonti rinnovabili hanno il no. Il caso esemplare è la polemica sulle centrali eoliche. I grandi ventilatori bianchi non piacciono a molti. Sono rumorosi e uccidono gli uccelli, «l’ha detto Beppe Grillo». L’unica energia che non scontenta nessuno è quella del pannello sul tetto o della microturbina domestica. Bellissime forme di energia. Da diffondere quanto più possibile. Ma certamente da soli non possono bastare.

[Dedicato] “Ogni cosa che nasce dall’uomo porta di questo, nel tempo, il sapore, l’intelligenza, la sensibilità. Quasi una carezza che leggera continua a percorrerne la superficie e le membra”

A Edda Fischer, che il nuovo Elementi ha graficamente ideato e realizzato con competenza e passione.

fAh fElementi : Agosto/Ottobre 2006

evidente in Italia, dove l’individualismo ha radici storiche e culturali più robuste. Il non-partito si riflette a tutti i livelli, anche nel Parlamento (il quale dopotutto rispecchia, e non sempre in meglio, la società italiana), e ostacola i concetti che l'energia è strategica, che l’energia ha bisogno di programmi di lungo respiro invece delle solite misure tampone, che l’energia mal gradisce la filosofia e apprezza invece la prassi. ¶

fAh

07 Il punto

Dedicato


Forum energia

Catricalà, Ortis, Pistella

Una politica industriale per la liberalizzazione energetica Concorrenza e regolazione per mercati più trasparenti e competitivi L’energia alternativa? Importante per ambiente, sicurezza degli approvviginamenti, occupazione e stabilizzazione dei costi di produzione.

L’energia rappresenta da tempo un freno alla competitività del sistema produttivo italiano. La politica di liberalizzazione, intrapresa sulla spinta delle direttive europee, non ha portato i vantaggi attesi, a iniziare da un calo delle bollette e delle tariffe. Per inquadrare la particolare fase che attraversa il sistema energetico e le sfide che attendono il nostro Paese, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande ai due principali ‘regolatori’ dei mercati – il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà e il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Alessandro Ortis – e al presidente del Cnr Fabio Pistella, un passato all’Enea e sempre attento osservatore di tutto quanto si muove nel campo dell’energia. di Goffredo Galeazzi↵

La liberalizzazione del settore elettrico è ancora a metà? Cosa serve per farla decollare? g fCATRICALÀ: Che l’Italia stia “subendo” le conseguenze di un processo di liberalizzazione ancora “incompiuto” lo dimostrano i dati: negli ultimi mesi del 2005 ha registrato ancora una volta il livello maggiore dei prezzi per l’energia elettrica, con un valore Ipex superiore ai 65 euro/MWh, contro i circa 30 euro/MWh nel NordPool, meno di 50 in Francia e Austria, 52 in

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Germania e 62 in Spagna. I motivi di questo gap vanno ricercati da un lato nei limiti infrastrutturali, dall’altro nei comportamenti dei due operatori dominanti, Enel ed Eni. Quando si parla di elettricità non si può infatti prescindere dal legame con il gas naturale. L’Autorità ha lavorato in questi anni, in sintonia e collaborazione con l’Autorità di regolazione, per le responsabilità istituzionali che le competono: sul fronte del gas ha chiuso l’istruttoria nei confronti di Eni-TTPC imponendo uno sbottigliamento anticipato del gasdotto con l’Algeria. Sul fronte dell’energia elettrica si è fatta garante della terzietà della rete, in occasione dell’acquisizione di TERNA da parte di Cassa Depositi. Ma occorrono interventi di politica industriale che risolvano i problemi alla radice. g

Ortis

fORTIS: Dal 1° luglio del 2007 anche i consumatori domestici potranno scegliere il proprio fornitore di energia elettrica. Con questa apertura del mercato dal lato della domanda, la liberalizzazione nel settore elettrico sarà formalmente completata. Affinché i consumatori finali possano cogliere i benèfici effetti della liberalizzazione, occorre rendere pienamente operativa la concorrenza tra imprese, sia a monte che a


Catricalà

fCATRICALÀ: Partiamo dagli interventi di politica industriale. Sebbene nel 2005 siano stati realizzati potenziamenti della capacità di generazione e delle infrastrutture di rete, restano limitate le iniziative di avvio di nuovi impianti di generazione elettrica e di terminali di rigassificazione. Vanno ripensate le fonti di approvvigionamento, sviluppando quelle pulite come l’energia eolica. Bisogna ancora intervenire,

come in parte si è fatto, sulle infrastrutture della rete elettrica, nelle infrastrutture di trasporto del gas naturale garantendo la radicale separazione tra proprietà/gestione, da un lato, e le fasi a monte e a valle, dall’altro. Infine occorre sviluppare un mercato dell’elettricità più liquido, ad esempio incentivando le negoziazioni di borsa con lo sviluppo di un ben organizzato mercato di strumenti finanziari a copertura del rischio. Serve un mercato centralizzato anche per l’input gas e un vero “hub” internazionale che veda il nostro Paese al centro degli scambi. Sono interventi essenziali: l’insostenibilità dei costi energetici è un’emergenza da affrontare in tempi rapidi. g

Pistella

fPISTELLA: Diversificazione delle fonti e delle aree geografiche di provenienza, acquisto di quote di proprietà di giacimenti, aumento delle capacità delle infrastrutture (incluse quelle di stoccaggio), a partire dagli impianti di rigassificazione. In un arco temporale più lungo, ricorso per la produzione di energia elettrica al carbone a basso impatto, il cosiddetto "carbone pulito" e al nucleare, sono gli strumenti necessari per limitare gli effetti degli incrementi dei prezzi degli idrocarburi trascinati da una dinamica accelerata dei consumi. g fORTIS: In Italia, come altrove, tre sono i pilastri attraverso i quali possiamo misurare la nostra capacità di sviluppo del sistema energetico e della sua competitività: la sicurezza degli approvvigionamenti e delle forniture; la loro economicità e qualità; la tutela ambientale. Per un sistema elettrico più competitivo, sicuro ed economico, efficace ed efficiente, l’Italia ha bisogno innanzitutto d’importanti investimenti in produzione e infrastrutture: in particolare nella generazione elettrica ad opera di nuovi competitors, nelle reti di trasporto, in rigassificatori e stoccaggi per il gas viste le necessità dei nuovi impianti di cogenerazione. Purtroppo spesso i nuovi impianti trovano resistenze

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09 Forum energia

fElementi : Agosto/Ottobre 2006

valle delle reti. Queste fasi della filiera produttiva sono già liberalizzate, ma ciò non basta, come è stato dimostrato nell’indagine congiunta svolta dall’Autorità per l'energia insieme all’Antitrust. La liberalizzazione è condizione necessaria ma non sufficiente per creare valore per i consumatori finali, perché è la vera concorrenza che lo crea. Serve una liberalizzazione “sostanziale”. In particolare, è necessario favorire nuovi investimenti sulla rete di trasmissione, per ridurre al minimo i rischi di congestioni internazionali e far sì che la nuova capacità di generazione rappresenti un'effettiva opportunità concorrenziale. Inoltre è importante potenziare le linee di interconnessione con l'estero e incoraggiare la realizzazione di nuovi poli di produzione nelle aree del Paese, oggi deficitarie rispetto alla domanda locale. In tal modo, nel medio termine, otterremo prezzi più contenuti e maggior qualità dei servizi lungo tutta la filiera fino ai consumatori ed utenti finali. g fPISTELLA: Andare avanti applicando le leggi di liberalizzazione, il cosiddetto "decreto Bersani" che pur con qualche limite (superabile con opportuni aggiustamenti) ha portato a un assetto che può ancora costituire un modello di riferimento per altri Paesi. Un rafforzamento dei poteri (e delle relative sanzioni) dell'Autorità per l'energia, (ma anche di Antitrust e Consob) possono aiutare. ¶ Dove bisogna intervenire per dare più efficacia, sicurezza e competitività al sistema energetico? g


a livello locale che bloccano la loro realizzazione. Al di là della disponibilità economica degli imprenditori ad investire, è necessario anche un maggiore coinvolgimento e collaborazione tra tutti gli “stakeholders”: cittadini, imprese ed istituzioni. Deve essere sviluppata una maggiore collaborazione sia a livello locale e regionale che a livello nazionale e comunitario. La responsabilità di garantire efficacia, sicurezza e competitività al sistema energetico implica il contributo attivo da parte di tutti. ¶ Nel 2007 un mercato completamente liberalizzato, dal lato però solo della domanda, non rischia di far mancare alla clientela, soprattutto domestica, una effettiva libertà di scelta nella fornitura elettrica? g fORTIS: A luglio 2007 tutti potranno scegliere le offerte più convenienti di fornitura. Ma, la liberalizzazione formale della domanda deve essere contestualmente accompagnata dall’effettiva convenienza a cambiare, almeno per una parte dei consumatori. Convenienza che può essere ottenuta sviluppando l’efficienza dei processi industriali delle imprese, nell’ambito di un contesto di mercato che tuteli la concorrenza anche attraverso il controllo delle Authorities su eventuali abusi di posizioni dominanti, a livello nazionale e locale. L’offerta di nuovi servizi differenziati in funzione delle diverse necessità dei consumatori e prezzi sempre più vantaggiosi, sono le chiavi competitive con cui le imprese si contenderanno, dal 2007, i clienti domestici, in analogia a quanto già oggi le imprese cominciano a fare per i clienti idonei. Dobbiamo quindi accompagnare il processo di liberalizzazione con iniziative che tutelino e promuovano la concorrenza dal lato dell’offerta, rendano i mercati più trasparenti, competitivi e qualitativamente adeguati. L’Autorità da tempo è molto attiva per far sviluppare il mercato dell’elettricità e offrire ai consumatori una capacità di scelta sempre libera, consapevole e conveniente. g fCATRICALÀ: Partiamo da un parco generazione estremamente squilibrato. Lo è per tipologia di fonte e per ripartizione di potenza efficiente netta suddivisa per localizzazione degli impianti: nella zona Nord è ubicata poco più della metà della capacità disponibile in Italia (53%). C’è uno squilibrio che riguarda gli operatori: circa quattro quinti della produzione nazionale di

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energia elettrica provengono da impianti che fanno capo a 6 gruppi industriali. Enel controlla il 53% di potenza installata e ha quote di mercato, per singola zona, che vanno dal minimo corrispondente alla zona Sicilia (41%) al massimo della zona Macro Sud (74% circa). Anche in termini di produzione nazionale netta, Enel è dominante (49%), con un minimo nella zona Sardegna (39%) e un massimo nella zona Macro Sud (72%). Tutti gli altri produttori sono prevalentemente, se non esclusivamente, presenti al Nord. Un assetto del settore così squilibrato non può che agevolare l’operatore dominante nel dettare le strategie di prezzo potendo, ad esempio, agire sui prezzi nella zona Sud (dove c'è scarsa concorrenza) per contenere il rischio competitivo al Nord. Proprio su questa condotta è in corso un'istruttoria, che ha visto attiva anche l’Autorità dell’energia. Ma a parte ciò, è evidente che solo un operatore come Enel, con il parco impianti descritto sopra, risulta dotato di un indubbio potere di mercato. ¶ Non vi pare che occorra una maggiore vigilanza sulla formazione dei prezzi nella Borsa elettrica per evitare l'influenza dell'operatore ancora dominante? g fPISTELLA: Credo che l’attuale vigilanza sulla formazione dei prezzi sia adeguata. Forse si potrà, anche in base all'esperienza, migliorare la formulazione dei meccanismi di intervento, ma soprattutto avere benefici da un'evoluzione strutturale del mercato. In altri termini occorre realizzare nuovi impianti, meglio se posseduti da soggetti diversi e meglio ancora se con costi di produzione bassi. g fORTIS: L’Autorità ha progressivamente emesso le disposizioni necessarie all’avvio e allo sviluppo della Borsa elettrica, vigilando sempre con la massima attenzione sul processo di formazione dei prezzi. Ricordo la recente segnalazione all’Antitrust in esito alle istruttorie per gli andamenti della Borsa di giugno 2004 e gennaio 2005. Le nostre indagini hanno evidenziato situazioni anomale nella formazione dei prezzi, nonché possibili abusi del potere di mercato. Contestualmente all’azione di vigilanza, l’Autorità ha assunto provvedimenti per prevenire possibili rialzi ingiustificati dei prezzi, a seguito di eventuali esercizi speculativi di posizione dominante da parte dei produttori. Si ricordi la prevista intro-


Previsioni di crescita della domanda di energia elettrica 2005 – 2015, TWh Tasso medio annuo di crescita

1 TWh = 1 miliardo di kWh

2005-2015

432,0 5,9

378,2 329,4

2,8%

26,7

f f

1,3% 2,4%

82,5

f

1,9%

114,0

f

3,4%

f

2,8%

5,6 23,5

5,2 21,4 73,7 67,2 95,8

153,3

179,6

202,9

| 2005

| 2010

| 2015

Industria

Domestico

Agricoltura

Terziario

Perdite

Fonte: Terna

duzione sul mercato italiano di meccanismi di mercato e forme contrattuali del tipo “virtual power plant”. Si tratta di un tipo d’intervento temporaneo, finalizzato a promuovere condizioni di mercato competitive, riducendo la disponibilità di potenza degli operatori eventualmente dominanti per alcune zone e per tipologie d’impianto. In questi mesi va prestata particolare attenzione al persistere delle elevate quotazioni del petrolio sui mercati internazionali, fenomeno che condiziona pesantemente l’andamento dei prezzi della Borsa elettrica, come già con la recente “crisi del gas”. Le forti tensioni ancora presenti sui mercati internazionali dei combustibili hanno contribuito notevolmente all’aumento dei costi della generazione termoelettrica. Nel primo trimestre 2006, il prezzo del petrolio in dollari è aumentato di circa il 30% rispetto allo stesso trimestre del 2005, e si mantiene stabilmente sui 70 dollari al barile. Nel breve periodo non si prevede, purtroppo, un significativo allentamento di queste tensioni. g fCATRICALÀ: Considerando che la Borsa elettrica è stata avviata nell’aprile del 2004 e che l’Autorità è intervenuta proprio con l’apertura dell’istruttoria l’anno scorso e alla luce anche del ruolo attivo svolto dall’Autorità di regolazione, mi sembra che le istituzioni competenti stiano svolgendo a pieno il loro ruolo di vigilanza sui mercati. Qual è il ruolo di Eni ed Enel nel mercato interno e in quello internazionale? g fCATRICALÀ: Eni ed Enel sono operatori dominanti nei rispettivi mercati nazionali, ma, almeno per Enel la sua partecipazione attiva nei mercati esteri è ancora limitata. Occorre che le aziende nazionali mantengano o rafforzino la loro presenza all’estero. g fORTIS: Nel mercato interno, Eni e Enel godono di rilevanti posizioni di dominanza sul mercato, come dimostrato nelle recenti indagini congiunte con l’Antitrust. Nel valutare invece il panorama interna-

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

82,3


% Singole fonti sulla produzione lorda totale Produzione di energia elettrica in Italia 1,9

2,5

3,9 8

Eolico, solare, geotermico

Gas derivati e altri combustibili* 35,3

Gas naturale 49,2

Olio 31,0

11,8

* gas derivati

9,5

(gas da acciaieria,

Carbone 14,4

gas d’altoforno e gas di cockeria) e altri combustibili

18,4

14,1

(catrame, calore di

| 2000

| 2005

276,6 TWh

303,7 TWh

recupero da pirite,

Idrico

gas residui di processi chimici)

Fonte: Terna

zionale, non possiamo prescindere dalle questioni poste nel nuovo Libro verde sull’energia della Commissione europea. Le priorità riguardano sei aree di intervento: completamento del mercato unico dell’energia; sicurezza degli approvvigionamenti e solidarietà fra gli Stati membri; diversificazione, sviluppo sostenibile ed efficiente mix delle fonti di produzione; approccio integrato verso le emissioni climalteranti; innovazione e sviluppo tecnologico; strategia e politica energetica “estera” comune, per affrontare problemi non banali di geopolitica. Altre riflessioni di grande attualità sono la c.d. “tutela dei campioni nazionali” e la “concorrenza tra aziende pubbliche e private”. La vera guida per elaborare giuste risposte a queste domande, va ricercata nella necessità d’avere operatori efficienti, capaci di svilupparsi competendo liberamente in mercati aperti, senza discriminazioni o protezionismi, con regole certe e uguali per tutti. Dovrà prevalere un orientamento in cui la centralità del consumatore sia meglio tutelata attraverso un’impostazione premiante per i soggetti più efficienti. Il potere di mercato di Eni ed Enel può diluirsi nell’ambito di un confronto competitivo allargato a livello europeo e internazionale. La dimensione internazionale del mercato e, nei singoli Paesi, le norme per la promozione o la tutela della concorrenza mirano a superare le resistenze monopolistiche e a rafforzare la capacità competitiva degli operatori ex-monopolisti sullo scacchiere internazionale. Tutti gli attori devono creare il massimo valore possibile operando con la più elevata efficienza a beneficio dei propri consumatori. È la linea per lo sviluppo di ogni impresa che opera in mercati concorrenziali e la reale fonte della remunerazione nel tempo anche per i propri azionisti. g fPISTELLA: Non ho dubbi che senza Enel o Eni la situazione energetica in Italia sarebbe stata sensibilmente peggiore dell’attuale. Ciò detto, e confermata anche la necessità di evitare un pluralismo di soggetti sottodimensionati non in grado di reggere la competizione internazionale, va però evitato che i vertici di queste strutture, peraltro con lo Stato come azionista di riferimento, minaccino spauracchi per difendere situazioni di predominio sul mercato. Li abbiamo sentiti paventare qualche anno fa la “bolla elettrica” e abbiamo avuto il blackout (anche se per motivi specifici, ma comunque la dimensione dell’offerta dovrebbe espandersi). Li abbiamo sentiti paventare qualche anno fa la “bolla del gas” e abbiamo avuto la “crisi

12 Forum energia


sedi istituzionali opportune affinché si raggiunga, realmente, l’applicazione del principio di reciprocità. L’obiettivo non è certo quello di bloccare “gli stranieri”, ma quello di indurre un comune agire a livello europeo per dare realmente attuazione, in modo armonizzato e secondo il principio di reciprocità, alle direttive comunitarie di liberalizzazione dei settori energetici. Purtroppo i segnali arrivati negli ultimi mesi dalla Francia, con la vicenda della fusione tra Gaz de France e Suez, e dalla Spagna, con la concentrazione tra Gas Natural ed Endesa, destano preoccupazione. g fPISTELLA: Un vero mercato unico dell'energia in Europa è ancora da costruire, nel senso che le regole attuali consentono "varianti" troppo differenziate. In questo quadro va evitato che siano penalizzati Paesi come l'Italia che si sono dati un ordinamento più aperto. Pertanto la logica di reciprocità può essere un accettabile correttivo finché la differenziazione non si riduce. ¶ Una politica antitrust a livello europeo può essere efficace per ridurre gli squilibri, favorire condizioni di sviluppo, instaurare e rafforzare gli assetti competitivi, così da assicurare un buon funzionamento del mercato a favore di consumatori e imprese? g fPISTELLA: Regole generali europee, ma provvedimenti e organismi operativi a livello nazionale mi sembrano costituire un accettabile quadro che va realizzato. Vale, in generale, quanto accennato a proposito del sistema elettrico: non solo il "decreto Bersani", ma anche il "decreto Letta" nel gas sono strumenti validi da mettere completamente in pratica. g fCATRICALÀ: Nel settore energetico e del gas la recente indagine conoscitiva condotta dalla Commissione europea ha dimostrato come ancora ci sia molta strada da percorrere affinché il consumatore possa percepire i benefici della liberalizzazione. Tre sono i nodi cruciali: la mancanza di interazione tra i diversi mercati europei; l’elevata integrazione verticale tra fasi regolate e fasi aperte alla concorrenza sui diversi mercati nazionali; la scarsa trasparenza e la mancanza di informazioni su elementi essenziali dello scambio.

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

potenziale nell’approvvigionamento del gas dalla Russia. Quindi, occorre ampliare l’offerta e creare concorrenza attraverso un ragionevole "eccesso di capacità” senza il quale non si sostiene il mercato. Il parametro che quantifica la ragionevolezza di cui sopra è l’entità dei margini di profitto. ¶ Il problema della reciprocità tra gli stati membri dell'Ue non rischia di vanificare la volontà di creare un mercato unico dell'energia? g fORTIS: L’integrazione dei mercati e lo sviluppo della competizione tra le imprese permetterà di massimizzare proprio i benefici per i consumatori finali europei, assicurando loro una maggiore libertà di scelta. È indispensabile raggiungere a livello Ue, e possibilmente anche a livello continentale allargato, quel grado di reciprocità, di armonizzazioni e convergenze che assicuri ad ogni operatore una sufficiente parità di contesti operativi o basi da cui lanciare, o su cui accettare, le giuste sfide di una aperta e piena competizione. L’Italia si è sempre posta all’avanguardia, perseguendo un'apertura reale dei mercati. I rischi del perpetuarsi di asimmetrie esistono, e gli operatori italiani conoscono bene le difficoltà che incontrano per operare negli altri Paesi. La creazione del mercato unico dell’energia elettrica passerà attraverso una fase intermedia di aggregazione tra sette mercati regionali, formati da aree geografiche contigue. Lo scorso febbraio l'European Regulators Group for Electricity and Gas (ERGEG) – cioè il gruppo di consultazione istituito dalla Commissione europea che riunisce i regolatori dell’energia della UE - ha affidato all’Autorità per l'energia l’incarico di guidare l’armonizzazione della regolazione per i mercati elettrici del “Centro-Sud Europa” (Austria, Francia, Germania, Grecia, Slovenia, Italia, ed eventualmente anche la Svizzera). Compito principale del lavoro coordinato dall’Autorità italiana sarà quello di identificare le barriere esistenti nei processi competitivi e di formulare proposte per superarle, al fine di promuovere un vero mercato regionale regolato in modo uniforme. Il primo rapporto verrà presentato nell’autunno di quest’anno, nell’ambito dei lavori del “Forum di Firenze”, previsto dalla Commissione europea. g fCATRICALÀ: Ritengo che occorra agire nelle


Quote principali operatori nella produzione lorda di energia elettrica in Italia % - 2005 Gruppo Eni 9,0%

Tirreno Power 3,8% Altri 20,3%

Endesa Italia 8,2%

Edipower 8,0%

Gruppo Edison 11,7%

Gruppo Enel 39,0%

Fonte: Relazione Annuale AEEG 2006

Occorre un’efficace politica antitrust a livello europeo per ridurre gli squilibri, favorire gli scambi transfrontalieri e le condizioni di sviluppo e instaurare e rafforzare assetti competitivi. Le autorità di regolazione e le autorità antitrust nazionali dovrebbero creare una rete effettiva di controllo, di tipo transazionale, ed essere realmente indipendenti: in alcuni Paesi europei invece si assiste a un sostanziale allineamento delle posizioni o ancora di più una subordinazione dell'Autorità alle decisioni protezionistiche dei governi. E le recenti operazioni neoprotezioniste dimostrano una scarsa incisività delle istituzioni Ue. ¶ Qual è il ruolo dell'energia alternativa? g fCATRICALÀ: Per centrare l’obiettivo che l’Italia si è data con l’attuazione della Direttiva Europea (2001/77/CE) sulla promozione delle fonti rinnovabili, la produzione interna lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili dovrebbe aumentare del 30% circa nei prossimi quattro anni. Anche le aziende energivore devono fare un maggior sforzo di investimento. Sono scelte i cui risultati possono essere ottenuti nel medio-lungo termine, ma che occorre impostare senza indugio.

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fORTIS: L’innovazione tecnologica offre prospettive interessanti nella produzione elettrica da fonti rinnovabili. Oltre agli evidenti benefici ambientali e all’abbattimento delle emissioni, tali fonti offrono un contributo non trascurabile alla sicurezza degli approvvigionamenti, all’occupazione, alla stabilizzazione dei costi di produzione nel lungo periodo. Si tratta di un contributo che era tuttavia valutato sempre in termini relativi, di volume, economicità e sostenibilità, rispetto alle altre fonti energetiche che pure costituiscono una quota significativa, preponderante e necessaria per la copertura del fabbisogno. In Italia, come in Europa e sullo scacchiere internazionale. In tale contesto, l’Autorità per l’energia ha comunque messo a punto nel tempo una regolazione sempre più incentivante per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. A titolo d’esempio si possono citare le recenti disposizioni per gli impianti alimentati da fonte eolica, solare, geotermica, maremotrice ed idraulica ad acqua fluente. g


fPISTELLA: Occorre capire come è fatto l'1,2% del Pil e vedere poi come si possono far crescere gli addendi: circa lo 0,75% proviene dai fondi pubblici e soltanto poco più dello 0,45% dal settore privato. La media in Europa vede uno 0,8% proveniente da fondi pubblici e 1,2% dal sistema privato. L’obiettivo di Lisbona (raggiungere il 3% del Pil da destinare alla ricerca entro il 2010) prevede un 1% proveniente da fondi pubblici e un 2% dal privato. Da queste percentuali emerge che l'Italia, a fronte di un sostanziale allineamento alla media europea per quanto riguarda l'investimento pubblico - passare dallo 0,8% all'1% è fattibile - evidenzia un divario consistente per quanto riguarda l'apporto dell'investimento privato. Per comprimere il divario la formula da adottare è la collaborazione nei progetti di ricerca fra pubblico e privato, dove il pubblico "trascina" un innalzamento dell'investimento privato. fAh

Prezzi dell’elettricità per tipo di consumo 1.200 kWh annuif

3.500 kWh annui

Francia

14,8 centf . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11,9 cent

Germania

22,5 centf . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .18,0 cent

Spagna

14,0 centf . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11,0 cent

Italia

10,3 centf . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20,1 cent

Italia-UE

-39,3 %f . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +42,5 %

Fonte: AEEG 2006

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fPISTELLA: La più concreta alternativa ai combustibili fossili che eviti l'immissione in atmosfera di gas nocivi per l'effetto serra è la produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Ciò premesso, le rinnovabili hanno una potenzialità che va sfruttata soprattutto con riferimento a situazioni dove pesano molto le esternalità positive. Le disposizioni normative e tariffarie esistenti (quali priorità di inserimento in rete e certificati verdi) hanno iniziato a produrre risultati significativi. Altrettanto importante è l'uso razionale dell'energia, grazie a soluzioni impiantistiche, componentistiche e di controllo innovative: non solo cogenerazione, ma anche trigenerazione diffusa e domotica. ¶ Per ricerca e investimenti è impegnato l'1,2 per cento del Pil contro il 2% della media Ue. Non è poco? g fCATRICALÀ: È una percentuale troppo bassa, soprattutto se si pensa che le nostre aziende sopportano un costo, in termini di servizi professionali, alto. Per questo siamo impegnati sul fronte della liberalizzazione dei servizi, con l’obiettivo di abbattere questi costi e creare per le aziende margini economici da sfruttare per ricerca e innovazione.


Primo piano

Intervista a OVice Presidente Confindustria con delega all’energia

Liberalizzare in Italia, liberalizzare in Europa

Confindustria guarda a un mercato unico europeo. Ma all’Italia serve prima un nuovo programma energetico nazionale capace di garantire il potenziamento del nostro sistema di trasmissione di energia elettrica, oltre a strategie per l’incentivazione delle fonti rinnovabili e a un forte sostegno alle nuove tecnologie. di Francesca Bonin↵ L’energia rappresenta una delle ultime grandi frontiere del progetto di mercato unico dell’Unione Europea. Emma Marcegaglia, vice Presidente di Confindustria con delega per l’energia, e rappresentante dell’Italia nel gruppo di alto livello Energia, Competitività e Ambiente (High Level Group on Competitiveness Environment) creato dall’Ue, spiega come guardare al futuro in uno dei settori chiave della nostra economia, ancora troppo ingessato e lontano da una vera e competitiva liberalizzazione. Completare la liberalizzazione del settore elettrico con nuovi investimenti; realizzare quelli già programmati in nuova capacità produttiva e di trasporto di energia elettrica; liberare le reti del gas e costruire i terminali Gnl: è sufficiente per dare respiro ad un settore in difficoltà? g La domanda è complessa. La risposta non può che essere articolata. Confindustria ha posto, ormai da tempo, l’energia fra le proprie priorità. L’obiettivo è riallineare nel corso di questa legislatura le condizioni di competitività delle nostre imprese consumatrici di energia con quelle dei nostri concorrenti esteri, almeno di quelli operanti nell’Unione Europea. Per raggiungere questo

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Emma MarcegagliaO

obiettivo, ambizioso ma realistico, bisogna agire, sostanzialmente, su tre fronti. Innanzitutto, è necessario proseguire nel processo di liberalizzazione, su scala nazionale e europea, garantendo condizioni di reciprocità. Occorre, tra l’altro, far riacquistare alle nostre liberalizzazioni una visione europea con la consapevolezza che questa è la strada maestra da percorrere per un vero mercato unico su scala continentale. Oltre a ciò, è essenziale realizzare tutti gli investimenti necessari per garantire una disponibilità adeguata di energia elettrica e di gas naturale a costi competitivi, insieme a tutti gli altri interventi di natura strutturale che rendano i costi e le performance del nostro sistema il più possibile in linea con quelli degli altri Paesi della UE. Servono urgentemente nuove infrastrutture nel settore del gas naturale e, in particolare, i cosiddetti sbottigliamenti dei gasdotti e quattro nuovi terminali GNL. Serve completare il processo di investimenti nelle unità di generazione di energia elettrica, avviato da qualche anno, e che è in condizione di dare risultati confortanti. Servono anche gli interventi programmati per il potenziamento del nostro sistema di trasmissione di energia elettrica, perché un vero mercato esiste se lo spazio entro cui competere è adeguato, in questo spazio, nel caso dell’energia elettrica, è rappresentato dalle reti. Riguardo alla nuova capacità di trasporto, Confindustria si attende un contributo significativo anche dalle nuove merchant line, le linee private che le imprese potranno costruire grazie al decreto varato nei mesi scorsi dal Ministero delle Attività produtti-


ve, sulla base della nostra proposta. Il terzo fronte su cui è importante intervenire è il recupero di una visione d'insieme, che da lungo tempo si è persa nei settori energetici. In particolare le liberalizzazioni vanno accompagnate da programmi coordinati di incentivazione alle nuove fonti e di sostegno alle nuove tecnologie. Sempre in quest’ottica, è necessario anche un maggiore coordinamento fra i singoli piani energetici regionali.

È il momento per una politica più incisiva e con meno spezzettamenti decisionali e per migliorare il nostro sistema energetico? g Certamente. Gli obiettivi e i vincoli che dobbiamo raggiungere in tema, ad esempio, di risparmio energetico e di maggiore compatibilità ambientale richiedono sforzi coordinati per minimizzarne gli oneri per il sistema nel suo complesso e, in particolare, per le imprese consumatrici. Ciò può avvenire se si introduce nel sistema un corretto mix fra concorrenza e regolamentazione, cioè fra decisioni decentrate, affidate alle imprese, e regole quadro, definite dalle istituzioni e condivise da tutta la collettività. Questa è la sfida che dobbiamo cogliere e fronteggiare con successo nei prossimi anni. Le liberalizzazioni non possono tutto. I sistemi energetici dei principali Paesi industrializzati più avanzati vedono convivere una politica industriale ed energetica lungimirante con il mercato. Dobbiamo fare in modo che le nostre imprese acquisiscano posizione di leadership nelle nuove tecnologie, dobbiamo individuare filiere e ambiti territoriali in cui coordinare le azioni delle imprese con quelle delle istituzioni, nazionali e locali. Vi sono interessanti esempi di politica energetica da cui potremmo trarre spunto in Italia. Penso al caso tedesco o danese per le energie rinnovabili. ¶ Mercato libero europeo: è un’utopia? g Non può esserlo. Se ciascuno Stato rimane rintanato nel rispettivo ambito nazionale, le liberalizzazioni e i mercati perderanno ulteriormente slancio. Il risultato finale non potrà che essere una sconfitta per tutti, produttori e consumatori, imprese e intera collettività. Il mercato e le liberalizzazioni devono avere un futuro e questo futuro deve essere europeo. L’impegno di Confindustria in questa direzione è chiaro anche nei confronti di Bruxelles. Stiamo sostenendo con forza l’azione espressa dalla Commissione nei recenti documenti in materia e, in particolare, nel Libro Verde e nell’Indagine sullo stato di avanzamento del processo di liberalizzazione. ¶

“Serve un Programma energetico nazionale” Non le pare che occorrano maggiori investimenti economici e in risorse intellettuali per verificare le potenzialità degli usi delle fonti alternative e del nucleare? g Sì. Il problema è però duplice. Si tratta di reperire e favorire risorse in misura adeguata nel sistema nel suo insieme e, allo stesso tempo, evitare o ridurre sprechi di risorse. Le imprese consumatrici non possono permettersi di vedere crescere la loro bolletta energetica in modo eccessivo, visto che già oggi pagano per l’energia un prezzo maggiore dei loro concorrenti esteri. In ogni caso, l’attenzione che l’Italia, come sistema, ha dedicato a questi temi nel passato è stata inadeguata. Dobbiamo porre rimedio in fretta a questo stato di cose. Confindustria ritiene che sia giunto il momento di varare un nuovo Programma energetico nazionale e intende adottare, in questo come in tutti gli altri casi in cui si discute di energia, un approccio pragmatico e propositivo.

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

“Incentivare le fonti alternative”


Faccia a Faccia

fh Alberto Clô Francesco Forte

“Priorità energia” Clô e Forte: Due dei maggiori esperti italiani di energia a confronto: Alberto Clô, che è stato anche ministro dell’Industria nel governo Dini, e l’ex senatore Francesco Forte, negli anni Ottanta ministro delle Finanze nel quinto governo Fanfani. Divisi sull’utilità di adottare provvedimenti capaci di ridurre l’impatto del caro greggio sulla politica energetica italiana e sulla trasformazione di Eni ed Enel in un unico soggetto di dimensioni internazionali, Clô e Forte sono comunque d’accordo sulla necessità di mantenere in capo al governo le redini della politica energetica. di Fausto Carioti↵

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Alla luce dei nuovi record raggiunti dal prezzo del petrolio, ritiene necessario che il governo vari dei provvedimenti urgenti per alleviare l’impatto che gli aumenti avranno sulla bolletta energetica italiana? E se sì, quali? g hCLÔ: L’unico provvedimento sarebbe la sterilizzazione del trascinamento dei maggiori prezzi del petrolio e del metano sulla fiscalità, quantificabile dal 2003 in 3,2 miliardi di euro. Sinora l’ingordigia dello Stato non ha voluto saperne. Dovrebbero, invece, evitarsi misure “anti-inflazionistiche” e anti-mercato come quelle adottate dall’Autorità di regolazione. Da ultimo: l’assurdo blocco dei prezzi del metano che ha scaricato sulle aziende di distribuzione i maggiori costi della materia con effetti dirompenti sui loro bilanci ed il blocco generalizzato degli investimenti. Una decisione destinata a causare ai consumatori più danni che benefici. g fFORTE: Non è opportuno che il governo attenui la bolletta energetica, in connessione con il rincaro del prezzo del grezzo in dollari. Infatti solo l’effetto del rincaro sulla domanda può mettere in moto fattori di riequilibrio. Così si riducono i consumi e si sviluppa la convenienza delle risorse energetiche alternative e risultano impopolari le opposizioni nazionali e locali agli impianti che le riguardano (porti metaniferi e impianti di rigassificazione, centrali a carbone e porti attrezzati al carbone, alta velocità ed alta capacità ferroviaria, nucleare a sicurezza intrinseca, termosmaltitori di rifiuti).


La partita delle fonti d’energia, nel medio-lungo periodo, può risolversi a favore delle fonti rinnovabili? Il nostro Paese deve recuperare il nucleare, magari iniziando con il rilanciarne la ricerca, inserendola in un contesto europeo? g fCLÔ: Tra le risposte alla sfida energetica le “nuove risorse rinnovabili” costituiscono forse quella più limitata e più onerosa. Nei prossimi 25 anni il loro contributo alla domanda incrementale di energia nel mondo è previsto in un rapporto 1 a 20 rispetto alle fonti fossili. Negli ultimi 20 anni i sussidi alle rinnovabili e assimilate hanno pesato sulle nostre bollette elettriche per circa 30 miliardi di euro. Quanto al nucleare, la via della “ripresa del sapere” a livello internazionale è la sola che ci è consentita, dopo i guasti del passato e la (quasi) cancellazione di tutta la nostra presenza, sapendo però che non ne deriverà alcun aggiustamento ai nostri conti/costi energetici, almeno per i prossimi due decenni. g hFORTE: Credo che la fonte idroelettrica sia, tra le rinnovabili, quella dotata di reale prospettiva, ancora utilizzabile in certe parti del mondo, e, probabilmente, anche le biomasse. Le altre – energia del vento e delle onde marine ed energia solare – devono divenire più economiche per essere competitive. Inoltre comportano un rilevante impiego di materiali e impianti per i quali si debbono impiegare materie prime energivore. La vera fonte rinnovabile del futuro è la fusione, che peraltro l’Italia, con la gestione dell’Enea del centro sinistra, ha scientemente abbandonato. Ma, per la soluzione del problema energetico, restano altre politiche , sia nel campo degli idrocarburi, che in quello degli altri combustibili fossili, che nel settore del nucleare a sicurezza intrinseca. ¶ In sintesi, di cosa ha bisogno il sistema energetico italiano per funzionare e favorire gli interessi della collettività e quelli delle imprese? g hCLÔ: Credere che nell’industria energetica mercato e concorrenza siano in grado di provvedere spontaneamente agli interessi generali è illusorio, specie se non vi sopperisce un’efficace regolazione. Ciò impone un rinnovato ruolo dello Stato, nelle forme consentite dall’attuale assetto dei mercati, con la necessità di costruire un quadro di programmazione di lungo termine e di coordinamento nel breve delle libere decisioni della pluralità di soggetti

che operano sul mercato. Un quadro necessario alla stessa funzionalità dei sistemi energetici. Ritenere che il mercato sia in grado di provvedervi è all’origine delle disfunzioni che abbiamo amaramente sperimentato sia nel caso dell’elettricità nel 2003 che del metano nel 2006. Gli slogan del passato – diversificare le fonti e le provenienze – in un sistema di mercato sono privi di significato, perché non si può obbligare nessuno a farlo. E se il mercato non vi provvede, come sta accadendo, bisogna trovare altri strumenti con cui farlo. La sicurezza energetica è paragonabile alla difesa: è un bene pubblico. g fFORTE: Innanzitutto occorre sviluppare una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento di idrocarburi liquidi e gassosi, con la ricerca mineraria sorretta da una adeguata politica pubblica e con nuove alleanze con i Paesi produttori. Una chiave importante per tali alleanze è la associazione delle compagnie dei Paesi produttori a nostre società nel downstream nel nostro Paese e in quelli terzi. È fondamentale la diversificazione mediante la politica degli approvvigionamenti di gas liquefatto e rigassificazione, sia da parte dell’Enel che dell’Eni e delle altre compagnie. Come è importante il rinnovo degli impianti di raffinazione e il risparmio energetico, ai vari stadi della filiera. Va ridotta la dipendenza dal petrolio e dal gas e quindi nella produzione elettrica. Pertanto, nel breve-medio termine, occorre sviluppare gli impianti a carbone e la tecnologia del carbone eco-compatibile. Per il lungo termine serve puntare sui reattori nucleari di nuova generazione a sicurezza intrinseca, da ubicare in siti adatti, non necessariamente in Italia. I reattori elettronucleari a sicurezza intrinseca non sarebbero convenienti con il grezzo a 30 dollari il barile. Ma lo diventano con il grezzo a 50, livello da cui difficilmente scenderà. ¶ Il “caso Civitavecchia” dimostra per l’ennesima volta che per garantire lo sviluppo della politica energetica italiana è necessario superare lo scoglio dei localismi. Come raggiungere questo obiettivo? g fCLÔ: Evidenziando con cruda chiarezza la gravità della situazione energetica ed i guasti che ne derivano per competitività, sicurezza, ambiente. Di fronte all’irresponsabile blocco generalizzato di

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fh


Faccia a Faccia ogni opzione, non resta che adottare misure d’imperio, riconoscendo ai territori strumenti compensativi. g hFORTE: In realtà il nuovo testo della Parte V della Costituzione, mediante la clausola dell’interesse nazionale e la riduzione delle competenze energetiche regionali, permetterebbe di superare questo problema. Mi rendo conto che si può non volere questo nuovo testo costituzionale (che per me è criticabile, poichè riduce il ruolo del senato e gli toglie la competenza per la materia finanziaria per la quale ha una particolare vocazione). Restano, comunque, altre due strade: quella di una sovvenzione consistente agli enti locali e ai loro cittadini, quando accettano impianti energetici a carbone, rigassificatori, termosmaltitori, e la scelta di stabilire che la politica energetica riguarda la sicurezza nazionale. I particolarismi regionali e locali non possono essere ritenuti validi, quando contrastano con la sicurezza nazionale. ¶ Quale deve essere il raggio d’azione del governo per conciliare la libertà di mercato degli operatori con una visione di politica energetica efficace anche a lungo termine? g fCLÔ: Definire in modo chiaro e puntuale quali siano gli interessi generali che il mercato non consente di conseguire, ed agire sapendo che liberalizzazioni e concorrenza non sono la panacea di ogni male. g hFORTE: Il governo ha attualmente la maggioranza relativa nell’Enel e nell’Eni ed è bene che la conservi, al fine di dare le direttive di politica energetica di cui sopra. Inoltre l’Enea dovrebbe essere indirizzato alle politiche di ricerca applicata e di sviluppo tecnologico nei settori del carbone, del nucleare a sicurezza intrinseca, della fusione. Le tariffe per l’energia dovrebbero essere condizionate a politiche di investimento delle imprese miranti alla diversificazione energetica e alla ricerca, lasciando però ampia autonomia decisionale alle imprese nelle strategie specifiche». ¶ La creazione di un mercato unico europeo dell’energia è un obiettivo auspicabile per il nostro Paese? Se sì, l’obiettivo è a portata di mano? A quali condizioni? g fCLÔ: Come ministro ho contribuito all’appro-

vazione della Direttiva di liberalizzazione del mercato elettrico. Resto convinto che sia una strada irreversibile ma anche che il successo delle liberalizzazioni dipenda dal modo in cui le si fanno, e riguardo al caso dell’Italia ho nutrito e nutro molte perplessità. g hFORTE: È un trend che si sta attuando, con o senza di noi. E dobbiamo mobilitarci perché si attui con principi di reciprocità e rispetto delle regole del gioco. ¶ La fusione di grandi colossi nazionali, come Enel ed Eni, finalizzata a creare nuovi soggetti in grado di competere sui mercati europeo e mondiale, è un obiettivo che l’Italia deve perseguire? g fCLÔ: Nella competizione europea la dimensione fa la differenza, come l’integrazione verticale e intersettoriale (tra elettricità e metano), e l’internazionalizzazione. Chi resta fuori dal gioco nemmeno partecipa alla gara, sarà inevitabilmente sconfitto nell’arena del mercato per essere facile preda dei vincitori. È necessario quindi che, similmente a quanto accaduto in tutti gli altri Paesi/mercati europei, si consolidi un processo di aggregazione tra le aziende energetiche, specie locali. Altrimenti non vedo per loro alcun futuro. g hFORTE: No, assolutamente. Ciascuno di questi Enti deve cercare di accrescere la propria dimensione, mediante diversificazioni domestiche e acquisizioni internazionali, secondo le proprie vocazioni, che sono differenti. C’è abbastanza spazio per entrambi, su scala nazionale, europea e mondiale. ¶ Qualcuno ha parlato di un funzionamento imperfetto delle Autorità di vigilanza del settore energetico in Italia. Concorda? Ed eventualmente quali sono le soluzioni? g fCLÔ: Le Autorità traggono la loro ragion d’essere da indipendenza, professionalità, credibilità. Il loro venir meno produce un quadro di incertezza ed un “rischio regolazione” che penalizza gli investimenti. È quello che sta accadendo: a discapito proprio della concorrenza e tutela dei consumatori cui dovrebbe tendere l’azione regolatrice. g hFORTE: Credo che i problemi siano di tutt’altro genere, come ho cercato di spiegare. fAh

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Carlo Andrea BollinoO OPresidente Grtn

CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA SULLE FONTI RINNOVABILI Tutti vogliono energia pulita. L’impegno di Bersani e il ruolo fondamentale del GRTN. Con l'avvento delle biomasse e dell'agroenergia serve una variante dei Certificati Verdi, per venire incontro alle esigenze dell'utilizzo energetico delle produzioni agricole. di Edoardo Borriello↵ ¶ Il Gestore del Sistema Elettrico, ancora Grtn come sigla, ma dal primo ottobre prossimo assumerà la denominazione di Gestore dei Servizi Elettrici (GSE), è una nuova realtà nel panorama energetico italiano. Presieduta da Carlo Andrea Bollino, è una società di primaria importanza, soprattutto per quanto concerne i meccanismi di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, quindi non inquinanti. In particolare il Gestore certifica gli impianti a fonte rinnovabile, rilascia la garanzia d'origine per l'energia rinnovabile, emette i Certificati Verdi, ritira l'energia dagli impianti Cip 6, avendo con il decreto Bersani ereditato dall'Enel tale funzione. ¶ Professor Bollino, dove finisce tutta questa energia Cip 6 ? g La collochiamo in Borsa al prezzo migliore possibile, ora per ora. Calcoliamo poi la differenza tra il prezzo di acquisto, più alto, che contiene un incentivo per le fonti rinnovabili, e quello di vendita in Borsa più basso, che è quello delle fonti tradizionali. La differenza viene riconosciuta dall'Autorità nella componente A3 della bolletta pagata dagli utenti. ¶

È quindi un costo in più per gli utenti? g Non è un costo, ma il corrispettivo di un duplice beneficio: è il primo tentativo di liberalizzazione del mercato, e, per l'utente, il vantaggio che, trattandosi di energia rinnovabile, ha una migliore qualità dell’ambiente e dell’aria che respira. Il Gestore, attraverso la campagna di informazione affidatagli con direttiva ministeriale, sta facendo capire che l'extra-costo delle fonti rinnovabili ha in sé un beneficio ambientale. Inoltre, l'incentivazione del fotovoltaico ha creato la consapevolezza di una nuova filiera sul fronte della produzione e su quello della domanda, che produrrà benefici anche per la ricerca e lo sviluppo. ¶ Tirando le somme, come giudica i primi mesi della sua società? g In questo senso il nostro bilancio è del tutto positivo, perché constatiamo che cresce la consapevolezza sulle fonti rinnovabili. Tutti vogliono energia pulita. ¶ Quali attività il Gestore sarà chiamato a svolgere nel medio periodo? g Qui attendiamo anche una visione del governo. Il ministro Bersani, a margine dell'assemblea della Confindustria, mi ha detto che l’esecutivo proseguirà con le liberalizzazioni e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Le prime riguardano l'Enel e la Cassa depositi e Prestiti, le seconde interessano noi, che, in questo campo, potremo essere un valido braccio operativo, come attesta il compito del fotovoltaico affidatoci ex novo. Abbiamo

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Energia alternativa

Il parere di


ben dimostrato di essere capaci di assolvere nuovi compiti, oltre quelli originariamente affidati dal decreto Bersani. ¶ Quindi Bersani, tornato al governo, disporrà di uno strumento da lui creato ma arricchito di nuovi compiti? g Proprio così. Il "Bersani ministro" dispone ora di un "Bersani decreto", che guida le funzioni del Gestore, arricchito di nuove professionalità, per servire al meglio la politica energetica del Paese nel campo delle rinnovabili. ¶ Quale ruolo potranno svolgere nei prossimi anni le fonti energetiche alternative? g L'obiettivo del Protocollo di Kyoto è di raggiungere il 22 % dei consumi complessivi entro il 2010-2012. Un obiettivo ambizioso, ma grazie all'obbligo posto dalla legge Marzano di incrementare dello 0,35% l'anno le fonti rinnovabili, noi stiamo già procedendo a passo spedito, guardando con realismo a tale obiettivo. C’è poi un altro dato fondamentale: le sanzioni connesse allo schema di autorizzazione delle emissioni incentiveranno ancora di più le fonti rinnovabili. È stupido pagare una multa per continuare a inquinare, anziché investire quei soldi in impianti con cui domani si potrà produrre energia verde ottenendo anche i certificati verdi, che hanno un proprio valore. ¶ C'è però chi è scettico in proposito? g Lo scetticismo non manca mai. Nell'estate 2003, alla conferenza di Firenze sull'ambiente, la Commissaria europea Wallstroem sottolineò che la politica ambientale della Ue non punta ad insistere sul rispetto contabile delle percentuali, il famoso 22%, ma piuttosto a indicare la direzione da seguire. La sfida delle fonti rinnovabili non si gioca all'insegna dello slogan "importante è vincere", ma tenendo presente che "importante è partecipare", con consapevolezza e robustezza. Per noi l'obiettivo di Kyoto è credibile e plausibile, perché lo è la direzione che stiamo seguendo. ¶ Occorrerà però una politica che incentivi, attraverso un impegno di spesa, la ricerca in questo settore. g Certo noi auspichiamo che il governo rafforzi la scommessa sulle fonti rinnovabili. Il Gestore da parte sua è pronto a rivedere i meccanismi d’incentivazione, e come spalmare meglio il costo in bolletta. Ed è anche pronto a rendere più efficace la contrattazione di mercato dei certificati verdi, considerando che con l'avvento delle biomasse e dell'agroenergia occorrerebbe creare una variante del certificato verde, diciamo un certificato verde-chiaro visto che quello esistente è scuro, proprio per venire incontro alle esigenze dell'utilizzo energetico delle produzioni agricole. fAh

Fonte: TERNA

Produzione lorda di energia elettrica in Italia Produzione da fonti rinnovabili Miliardi di kWh

Produzione lorda 2005f :2004

Idrica da apporti naturali

42,9f

:49,9

Termica da biomasse e rifiuti

Variazioni % :-14,0

253,0f

:246,1

:2,8

Geotermica

5,3f

:5,4

:-2,1

Eolica e fotovoltaica

2,3f

:1,8

:26,9

303,7f

:303,3

:0,1

Totale produzione

22 Energia alternativa


FONTI RINNOVABILI

Speciale Spagna

di C.Cor.↵ Nel Paese di Don Chisciotte i ‘mulini a vento’ sono il simbolo di una battaglia vinta. Le grandi pale che costellano i paesaggi della Galizia, Navarra e Aragona alimentano un’industria fra le più fiorenti, che fa della Spagna una nazione leader di mercato, dà lavoro a oltre 17 mila persone e produce quasi il 6% dei consumi elettrici, riducendo le emissioni inquinanti e la bolletta petrolifera nazionale. Grazie ad una diffusione rapidissima, oggi l’energia dal vento è utilizzata in molti campi, persino per produrre acqua potabile. ¶ La Spagna è il secondo Paese al mondo nell’energia dal vento con 9.100 MW di potenza installata, subito dopo la Germania, leader con 17 mila MW. Un miracolo frutto di precise scelte politiche, considerato che nel 1998 i megawatt installati erano solo 1000. A fronte di una dipendenza energetica pari all’80% del totale e di una crescita economica fra le più brillanti in Europa (oltre il 3% l’anno), nel 2004 il fabbisogno elettrico è aumentato del 4,2% e quello di energia primaria di 3,6% Ktep, trainato da trasporti e servizi. Da qui la decisione di guardare oltre le fonti fossili e il nucleare, grazie a un sistema di incentivi all’energia pulita e una legislazione fortemente innovativa. ¶ La prima importante normativa per lo sviluppo delle rinnovabili risaliva al 1994 e prevedeva l’obbligo per i distributori di acquistare a un prezzo incentivante l’elettricità verde; seguita dalla legge sulla liberalizzazione del settore che fissava un incentivo tra l’80 e il 90% del valore di mercato per l’energia pulita.

Ma il vero cardine della politica energetica spagnola è il Piano di Sviluppo delle Fonti rinnovabili 2000-2010 (PFER), che punta a coprire entro il 2010 il 12,1% del consumo globale di energia con le rinnovabili, da cui dovrà arrivare il 30% dell’elettricità prodotta. Significherà tagliare 12 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in tre anni, il 20% delle import di greggio, 32,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ridurre i consumi energetici del 7,8%. Mete da raggiungere anche attraverso una serie di controlli sulla qualità da parte dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio Energetico (Idae). ¶ Insieme al ‘Piano di azione per il Risparmio e l’Efficienza Energetica 2004-2012’ e al ‘Piano nazionale di assegnazione delle emissioni’ per l’attuazione del protocollo di Kyoto, questi documenti "rappresentano i pilastri per costruire un modello basato sulla sostenibilità", come spiegano al ministero dell’Industria cui fa capo la politica dell’energia in Spagna. Politica che solo per quest’anno ha previsto 320 milioni di euro per progetti di miglioramento dell’efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili, sicurezza dell’approvvigionamento, sviluppo tecnologico e industriale e lotta ai cambiamenti climatici. ¶ Sia il Piano di azione per l’efficienza energetica che quello per lo sviluppo delle fonti rinnovabili prevedono incentivi sulla base di accordi con le Comunità Autonome. Al maggio 2006 ne sono stati firmati otto con Catalogna, Valenza, Paesi Baschi, la Castiglia Leon e la Castiglia La Mancha, la Galizia, le Baleri. L’ultimo, firmato con la Comunità autonoma dell’Andalusia, prevede uno stanziamento di 38 milioni di

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IL MIRACOLO DEI MULINI A VENTO


euro per 22 progetti fra cui il rinnovo del parco elettrodomestici, la sostituzione delle caldaie, il miglioramento dell’illuminazione pubblica, piani per la mobilità, iniziative per lo sfruttamento delle biomasse, solare termico e fotovoltaico. ¶ Decisivo per la corsa dell’eolico in Spagna, oltre agli ingenti investimenti pari a 4,2 miliardi di euro, è stato il forte impulso venuto dallo Stato e dalle Comunità Autonome: Galizia, Navarra e Aragona e in misura minore Castiglia Leon e Castiglia La Mancha sul cui territorio è installata l’85% circa di tutta la potenza eolica nazionale. Il coinvolgimento degli enti locali è frutto delle garanzie in termini di benefici per l’approvvigionamento energetico alle imprese locali e l’occupazione. ¶ Secondo un’inchiesta di ‘Quale Energia’, nel settore eolico sono impegnate oltre 17 mila persone e i posti di lavoro aumenteranno dell’11% l’anno, arrivando a circa 34 mila nel 2011. L’eolico è anche uno dei comparti più dinamici dell’economia iberica, con oltre 300 piccole e medie imprese che operano nelle diverse fasi della filiera. Nomi come Iberdrola, Ehn-Acciona, Endesa, Cesa, Fenosa e Gamesa; quest’ultima quarta al mondo per quota di mercato, in un settore che vede la Spagna terza a livello internazionale con il 13% del totale, dietro solo alla Danimarca (45%) e alla Germania (22%). Risultati possibili grazie a un mix di fattori, a cominciare da un buon regime di vento su ampie aree di territorio, dal sistema di incentivi, dal coinvolgimento delle comunità locali e da un elevato livello di ricerca in parte finanziato da un programma pubblico. La spesa in questi campi, da parte dei produttori di macchine eoliche, raggiunge mediamente l’11% del valore aggiunto lordo del settore. ¶ Anche la diminuzione del costo unitario di generazione elettrica ha giocato un ruolo importante nella diffusione dell’eolico. Tra il 1981 e il 1985 i costi sono scesi da 17 a 6 centesimi di euro a kWh, sino ad arrivare, oggi, a 5 centesimi di euro per kilowattora nelle condizioni ottimali.

Ma il bilancio dell’energia verde non è così all’attivo in tutti i campi. "Per l’energia eolica, il biogas, i biocarburanti i risultati sono molto positivi. Altri settori invece, segnano il passo. In particolare le biomasse, il mini idro e soprattutto il solare fotovoltaico e termolettrico, nel quale –sottolinea il Ministero competente- non è stato costruito nessun impianto, nonostante i forti incentivi previsti." ¶ Nel solare termico a fine 2004 risultano installati 700.400 metri quadrati localizzati soprattutto in Andalusia, dove si è registrata una crescita record del 35% e in Catalogna (+18%), grazie anche alla presenza di programmi regionali di incentivazione. ¶ Bene anche lo sviluppo dei biocarburanti (228 ktep sui 500 previsti) e in particolare del biodiesel, così come procede bene la diffusione del biogas, settore nel quale fra il 1999 e il 2004 sono stati sviluppati una trentina di progetti. Bilancio positivo anche nella termovalorizzazione dei rifiuti, grazie all’entrata in funzione di due impianti per complessivi 140 MW in Galizia e nei Paesi Baschi. ¶ Meno brillante il bilancio nel settore dell’idroelettrico di piccola taglia, dove la Spagna può contare su circa 4.700 MW da centrali fino a 50 MW, per una potenza complessiva installata di 2.897 MW, mentre le mini centrali idrauliche sotto i 10 MW coprono circa 1.748 MW. Ultimamente lo sviluppo è un po’ rallentato: dal 1999 al 2004 sono stati installati 239 MW, il 30% circa rispetto ai 720 MW previsti per il 2010. ¶ Fra i settori che più segnano il passo c’è il solare fotovoltaico con appena 28.580 ktep sui 135 mila previsti dal Piano al 2010. In ritardo anche le biomasse (538 ktep sui 6mila previsti) e il solare termoelettrico. Forse per questo il Ministero dell'Industria nel Rapporto sullo stato dell’Energia in Spagna afferma che nello sviluppo delle rinnovabili ci sono luci e ombre che potrebbero addirittura "compromettere il raggiungimento dei target del Piano Nazionale". fAh

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Spagna batte Italia 8 a 3 Spagna batte Italia nel campionato dell’energia pulita. Vento, sole, biomasse coprono circa l’8% della produzione nazionale mentre in Italia soddisfano appena il 3% del fabbisogno totale. ¶ Nella produzione di energia eolica la penisola iberica è piazzata meglio: tenuto conto che è seconda in Europa con oltre 9mila MW di capacità installata, mentre noi siamo sesti con circa 1.200 MW. Anche nel solare termico non c’è gara: noi siamo intorno ai 270 mila metri quadrati, gli spagnoli hanno raggiunto quota 700 mila. ¶ Nello sfruttamento dell’energia idroelettrica, invece, la Spagna ci supera di poco: 18.319 MW di potenza lorda installata, che copre un quarto del loro totale nazionale, contro i nostri 17 mila MW che soddisfano circa un sesto dei consumi. Nel solare fotovoltaico, invece, malmessi sia Spagna che Italia: noi con una potenza installata da impianti di 31 MW, contro i loro 28,6. ¶ La forte dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero è un altro problema che accomuna i due Paesi. L’Italia dipende per l’86% del suo fabbisogno, la Spagna per l’80%, ma lo sviluppo dell’energia eolica sta costantemente riducendo il suo deficit commerciale, che dovrebbe toccare i 4,5 miliardi di euro nel 2011. ¶ Oggi la Spagna può contare su una potenza installata di 72 mila MW, leggermente meno dell’Italia, 76 mila, (ma i nostri, in parte, sono solo sulla carta). La differenza fondamentale è che loro hanno un mix molto diversificato, basato su idroelettrico, gas, ma anche olio combustibile, carbone, nucleare e rinnovabili in misura non modesta. L’Italia, invece, non ha nucleare, ha meno carbone e soprattutto poche rinnovabili. Il contributo più rilevante viene dall'idroelettrico, che rappresenta il 25% della capacità lorda globale con 18.300 MW. Segue il gas con 15.773 MW equivalente al 21,9% della capacità installata, mentre al terzo posto troviamo il carbone con 12.200 MW pari al 17% del totale. ¶ A sorpresa, l’energia eolica con oltre 9 mila MW installati ha superato il nucleare e l’olio combustibile. Oggi le fattorie del vento rappresentano l’11,5% del totale nazionale in termini di capacità installata, mentre le centrali atomiche hanno una capacità di circa 7.800 MW, pari all’11% del totale nazionale, e quelle a olio combustibile circa 8.000 MW pari all’11,2%. Agli ultimi posti si collocano i rifiuti e le biomasse con 1.439 MW, poco più del 2% del totale e il solare fotovoltaico con appena 28,6 MW. ¶ A livello di quadro normativo, se in Italia le prime politiche per lo sviluppo dell’energia rinnovabile e del risparmio risalgono ai primi anni ’90, successiva - del 1999 - è la prima legge quadro in Spagna, anche se da allora il corpus normativo si è molto arricchito. Oltre al Piano di Sviluppo delle Fonti Rinnovabili, ci sono il Piano di efficienza e risparmio, il Piano nazionale di riduzione delle emissioni, il Piano per i grandi impianti industriali e la recentissima legge sulla Certificazione energetica degli edifici. ¶ Entro l’anno, infatti, entrerà in vigore un nuovo regolamento edilizio approvato a fine marzo con l’obiettivo di ridurre fra il 30 e il 40% i consumi di energia, attraverso l’installazione obbligatoria di pannelli e di impianti solari in tutte le nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni di edifici pubblici e privati. Si tratta del "Codigo Tecnico de la Edification", il Codice tecnico edilizio, che si propone di arrivare a produrre dal 30 al 70% dell’acqua calda destinata ad usi domestici sfruttando l'energia termica solare. Negli uffici che superano i 4 mila metri quadrati, però, anche l’energia elettrica dovrà essere prodotta con il fotovoltaico. La legge prevede solo alcune eccezioni, ad esempio per gli edifici in ombra o che abbiano un approvvigionamento di acqua calda per uso domestico già garantito da fonti rinnovabili o dalla cogenerazione. fAh

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Il confronto


Una fonte al microscopio:

il Fotovoltaico LO SLANCIO DEL FOTOVOLTAICO Il settore cresce ovunque, ma in Europa la domanda ha addirittura superato la capacità industriale di produrre pannelli. E non accenna a rallentare, anzi, si profilano all’orizzonte nuovi mercati.

di Valter Cirillo↵ Il fotovoltaico sta registrando un forte sviluppo in tutta Europa. Per la prima volta, nel 2005, sono stati raggiunti i limiti di capacità produttiva dell’industria, che non è stata in grado di soddisfare tutta la domanda a causa della persistente penuria di silicio, la materia prima per le celle fotovoltaiche. Lo scorso anno, nell’Unione Europea, la potenza installata è stata di oltre 645 megawatt di picco (MWp), pari a una crescita del 18% rispetto al mercato 2004, con quasi il 99% delle nuove realizzazioni collegate in rete. La potenza totale installata ha così superato i 1.793 MWp, valore corrispondente alla domanda elettrica di 600 mila famiglie con consumo medio di 3.000 kWh/anno. ¶ Anche a livello mondiale lo sviluppo del settore è stato superiore al previsto, benché vi siano alcune discordanze sulle cifre. L’annuale rapporto dell’autorevole rivista americana “PV News” riferisce di 1.727 MWp di celle fotovoltaiche prodotte nel 2005, una crescita del 44,5% rispetto alla produzione 2004. Se la cifra sarà confermata, si tratta di un incremento produttivo inferiore a quello registrato nel 2004 rispetto all’anno precedente (+57,4%), ma comunque stupefacente tenuto conto della penuria di silicio. ¶ Proprio basando i calcoli sulle quantità di silicio disponibili, l’Associazione europea dell'industria fotovoltaica (EPIA) ritiene che la produzione mondiale di celle non possa aver superato i 1.400 MWp (+15% rispetto alla produzione 2004). La differenza tra le due valutazioni può spiegarsi in parte con una

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sottovalutazione delle potenzialità di alcuni mercati, ma anche con il fatto che alcuni produttori potrebbero avere interesse a gonfiare le proprie cifre. Infatti, la penuria di silicio e la conseguente ristrutturazione del settore con acquisizioni e fusioni a vantaggio delle imprese più solide – ovvero quelle che potranno assicurarsi contratti pluriennali di approvvigionamento della materia prima – portano a rivendicare maggiori quote di mercato. ¶ Oltre ad essere in crescita, il mercato internazionale sta anche consolidando la tendenza a polarizzarsi su quattro principali aree: Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina. Nel 2005 il Giappone ha largamente confermato il suo ruolo di primo produttore (oltre il 48% della produzione mondiale), perdendo però 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Delle prime 5 industrie fotovoltaiche mondiali, 4 sono giapponesi (Sharp, Kyocera, Sanyo e Mitsubishi). ¶ Anche l’Unione Europea, trainata dal mercato tedesco, ha consolidato la propria quota (oltre il 26%), ma la vera novità è venuta dall’area cinese. Cina e Taiwan hanno quasi triplicato la produzione di celle rispetto al 2004, aggiudicandosi il 12% della quota mondiale e superando così gli USA, fermi al 9% (il resto del mondo si divide la restante quota del 5%). ¶ Assistiamo, dunque, ad una fase di ristrutturazione industriale estremamente fluida, con strategie aggressive mirate ad erodere quote di mercato, specie in Europa, dove giapponesi e cinesi progettano l’apertura di impianti di produzione. Ma le aziende europee non stanno a guardare: particolarmente dinamiche le tedesche Q-Cells (2° produttore mondiale, che nel 2005 ha più che raddoppiato la propria produzione), Solarworld (che ha acquisito la Shell Solar) e Schott Solar (6° produttore mondiale).


Le eccezionali prospettive italiane Le nuove prospettive aperte dai decreti di incentivazione del fotovoltaico “in conto energia”, illustrate da Gerardo Montanino, Direttore Operativo di GRTN.↵ Se la situazione del fotovoltaico è favorevole a livello internazionale, in Italia la risposta al decreto di incentivazione emanato il 28 luglio 2005 ha costituito un vero e proprio boom imprevisto. «Effettivamente – afferma l’ing. Gerardo Montanino, Direttore Operativo di GRTN SpA - la risposta da parte degli italiani è stata superiore a ogni immaginazione. Dalle quasi 4.000 richieste di incentivazione del trimestre luglio–settembre 2005, si è passati ad oltre 8.000 nel trimestre ottobre-dicembre e più di 16.000 nel trimestre gennaio-marzo 2006. Far fronte a questa situazione – precisa Montanino ha creato non pochi problemi, anche perché solo il 14 settembre 2005 abbiamo saputo di essere stati nominati soggetto attuatore del decreto, cioè cinque giorni prima del suo avvio. Dal 19 settembre siamo stati tempestati di telefonate da persone che volevano presentare la domanda e chiedevano chiarimenti. Nell’arco di un fine settimana abbiamo organizzato un call center, predisposto una traccia di regolamento, riorganizzato il sito Internet. In poche settimane

:f Fonte: GRTN

Domande pervenute Classe di potenza

3° Trimestre 2005 4° Trimestre 2005 1° Trimestre 2006 19.9.05 / 30.9.05 1.10.05 / 31.12.05 1.1.06 / 31.3.06 TOTALE Numerof Potenza (kW) Numerof Potenza (kW) Numerof Potenza (kW) Numerof Potenza (kW)

1 kW ≤ P ≤ 20 kW

2.390f

:18.026 5.297f

:36.252

8.132f

20 kW < P ≤ 50 kW

1.200f

:54.605 2.853f

:129.752

7.248f

:58.108

1.467f

50 kW < P ≤ 1.000 kW Totale progetti

78f 3.668f

:48.738

97f

:121.370 8.247f

:224.112 16.847f

:56.054 15.819f

:110.333

:343.334 11.301

:527.692

1.642f

:1.014.636

:1.307.178 28.762f

:1.652.660

:907.790

Domande ammesse Classe di potenza

3° Trimestre 2005 4° Trimestre 2005 1° Trimestre 2006 19.9.05 / 30.9.05 1.10.05 / 31.12.05 1.1.06 / 31.3.06 TOTALE Numerof Potenza (kW) Numerof Potenza (kW) Numerof Potenza (kW) NumerofPotenza (kW)

1 kW ≤ P ≤ 20 kW

1.849f

:14.047 3.913f

:26.740 1.516f

:10.607

7.178f

:51.395

20 kW < P ≤ 50 kW

1.022f

:46.627 2.408f

:109.981 1.675f

:80.601

5.105f

:237.209

36f

:28.320

152f

:99.062

:119.528 12.435f

:387.665

50 kW < P ≤ 1.000 kW Totale progetti

46f 2.917f

:27.000

70f

:87.674 6.291f

:43.742

:180.462 3.227f

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Ma l’evoluzione del mercato europeo resta tributaria della volontà politica di sostenerlo. Infatti, se da un lato in Germania le tariffe d’acquisto del kWh fotovoltaico (garantite fino al 2007) dovrebbero consentire una ulteriore sensibile crescita della potenza installata, e si stanno finalmente aprendo altri mercati (in particolare Italia, Spagna e Francia), d’altro canto la tendenza al rialzo del prezzo dei moduli, causato dalla scarsità di silicio, costituisce un ostacolo non irrilevante. ¶ Gli aspetti positivi inducono, comunque, all’ottimismo. Al punto che tutti i principali osservatori stanno rivedendo al rialzo le previsioni di sviluppo a breve. Al 2010 la potenza fotovoltaica installata in Europa è prevista pari a 6.000 MWp da EurObserv’ER, fino a 7.000 MWp da EPIA. Più del doppio degli obiettivi stabiliti otto anni fa dalla Commissione Europea per il fotovoltaico al 2010. fAh


abbiamo dovuto mettere a punto la documentazione ed avviare la realizzazione di un sistema di procedure anche informatiche - per seguire l’iter delle pratiche. Ma siamo riusciti a fronteggiare efficacemente la situazione e molti operatori hanno espresso apprezzamento per il modo di lavorare del GRTN e per la disponibilità a risolvere i loro dubbi». ¶ Di che potenza sono in generale gli impianti? g «Ad oggi sono pervenute complessivamente richieste di incentivazione per circa 1.670 MW, così ripartite: 110 MW per impianti fino a 20 kW, 530 MW per impianti da 20 a 50 kW e 1.010 MW per impianti fino a 1.000 kW. Invece il maggior numero delle domande riguarda impianti fino a 20 kW (16.000 richieste), 11.000 domande sono quelle per gli per impianti tra 20 e 50 kW, 1.650 le domande per quelli oltre i 50 kW». ¶ Dei progetti presentati quanti impianti saranno effettivamente realizzati? g «La situazione è questa. Se in Europa il fotovoltaico registra una discreta espansione, in Germania vi è stato un vero e proprio “boom”. In due anni sono stati installati oltre 1.000 nuovi MW, una potenza che ha praticamente esaurito la capacità produttiva dell’industria, che ora non riesce a stare dietro alla domanda. Riteniamo che la produzione industriale possa di nuovo soddisfare la domanda a partire dal 2008, ma per ora ci sono difficoltà a reperire pannelli. Questo vale anche per l’Italia, ove sono attivi solo due produttori significativi (Enitecnologie nel Lazio ed Helios Technology nel Veneto), per una produzione complessiva di circa 10 MW/anno. Peraltro i 266 MW fotovoltaici di cui abbiamo accettato le domande nel 2005 sono anche legati al rispetto dei tempi di realizzazione: 12 mesi per gli impianti fino a 20 kW ; 24 mesi per gli impianti di potenza superiore. E il mancato rispetto dei tempi previsti comporta la perdita del diritto all’incentivo. Non solo, ma per gli impianti oltre i 50 kW è anche stata depositata una fideiussione che, qualora non venissero rispettati i tempi previsti, verrebbe escussa. Una situazione piuttosto complessa, non solo per la difficoltà a reperire pannelli, ma anche perché potrebbero esserci problemi autorizzativi, visto anche che le regole variano da Regione a Regione. In conclusione, è facile ipotizzare che la potenza effettivamente realizzata nei prossimi due anni sarà molto inferiore a quella ammessa all’incentivazione. Secondo alcuni osservatori si riuscirà a realizzare metà della potenza ammessa all’incentivazione. Ma anche in questa ipotesi stiamo parlando di un risultato rilevante per il fotovoltaico in Italia». ¶ Insomma, il settore è finalmente partito. Come viene percepito il nuovo meccanismo d’incentivazione tra gli operatori? g « Le uniche osservazioni ricevute riguardano la semplificazione della normativa. Ad esempio, i titolari degli impianti più piccoli suggeriscono di alleggerire l’elenco degli allegati da inserire nella domanda e di affidare direttamente alle società locali di distribuzione il compito di valutare le domande e di riconoscere un corrispettivo per l’energia eventualmente immessa in rete». ¶ Non si potrebbe anche eliminare il tetto di potenza installabile ogni anno, in modo da sostenerne al massimo lo sviluppo? g «A partire dal 2006 le domande sono soggette ad un limite annuale incentivabile di 85 MW, per scaglionare nel tempo la realizzazione di nuovi impianti e consentire all’industria del fotovoltaico e al suo indotto di rispondere in modo efficace alle nuove esigenze. Inoltre l’energia fotovoltaica è incentivata con recupero sulla componente tariffaria A3. Cioè con un aumento di costo del kWh pagato da tutti i consumatori che, per quanto piccolo, è elemento di preoccupazione per l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Aumentare la potenza installabile aumenterebbe i costi. D’altra parte, però, visto l’incredibile numero di domande pervenute, si potrebbe anche pensare di rivedere la tariffa incentivante e le modalità di assegnazione, eventualmente assoggettando a gara anche gli incentivi per gli impianti di potenza compresa fra 20 e 50 kW ».

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fAh


Il mercato del gas e dell’energia è in continuo cambiamento. Gli interessi in gioco sono molti e ciò porta i leader del mondo a frequenti confronti. In questo grande “palcoscenico”, dove tanti sono gli attori e dove nessuno può essere relegato a comparsa o spettatore, Acquirente Unico svolge un ruolo importante: garantire un’adeguata attenzione alle esigenze del microconsumo. di Claudio F. Fava

Amministratore delegato AU↵

I conflitti sul controllo delle fonti di energia, acuiti dal conflitto Libano-Israele creano scenari sconvolgenti che hanno costretto i leader del mondo a scendere in campo nel G8 a San Pietroburgo. 80 miliardi di metricubi di gas nel 2011 andranno direttamente dalla Russia alla Cina con un gasdotto Transneft e forse, a partire dal 2009, 1,5 milioni di barili/giorno Gazprom saranno destinati anziché all'Europa, direttamente all'Asia. Frutto di una battaglia tra Putin e Blair per gli ostacoli posti alla scalata di Centrica, la maggior distributrice di gas in Inghilterra, tentata dal colosso russo. Hu Jintao, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha concordato, con il Presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo, un barter tra infrastrutture ed un mix composto da un bilaterale da 110.000 barili di petrolio al giorno ed i diritti di esportazioni su 4 blocchi dell’area nigeriana più interessante per la ricerca di idrocarburi. Lo stesso Jintao con il Presidente Bush ha messo a punto una politica di coordinamento energetico, da stigmatizzare in un M.O.U. (Memorandum of Understanding), che ha il duplice scopo di pianificare lo sfruttamento delle risorse energetiche del globo e al tempo stesso influenzare in qualche modo la posizione dell'Iran verso il nucleare. È, questo,

ciò che sta avvenendo nel mercato del gas e dell’energia negli ultimi tempi. Cosa può fare Acquirente Unico? Esistere. Garantire, ai consumatori domestici italiani, in un mercato condizionato da una filosofia schizoide che non privilegia l’uomo ma il potere che deriva dal controllo dell’energia, un'attenzione alle esigenze del microconsumo. Naturalmente Acquirente Unico deve continuare a favorire, con sempre maggiore professionalità, la riduzione del rischio, lo sviluppo di sistemi di analisi di controllo e pianificazione. Nel rispetto e con la guida del Ministero dello sviluppo economico (MSE) e dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG). Ma non basta. È palese che in un mercato che muove, come si evince aprendo un qualsiasi giornale, Putin, Bush, Hu Jintao, Blair, Merkel, in viaggi, incontri, accordi sempre più intensi e complicati, c’è poca attenzione per il Sig. Rossi, Mr. Brown, Herr Franz, o quei trecento milioni di privati che stanno consolidando l’Europa. ¶ E Acquirente Unico costituita con l’obiettivo di tutelare l’acquisto dell’energia alle migliori condizioni possibili per il mercato idoneo (abbiamo il dovere di proiettarci già a Luglio 2007), non può rimanere a guardare, visto che potenzialmente la liberalizzazione può catturare molti clienti domestici. Ognuno, in questo nostro Paese, deve dare ciò che può, ed Acquirente Unico ha molto da offrire. Innanzitutto è parte della filiera energetica che coinvolge il mondo degli approvvigionamenti del petrolio e del gas, rafforzata in questo ruolo dalla propria elevata cultura professionale. Inoltre ha la possibilità di acquistare energia

:f

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Mercato vincolato

L’AU FRA DOVERE E PROGRESSO


Potenziali prezzi delle scorte di carburante alternativo al petrolio e al gas En réserve (coût des carburants) Prix* du carburant en fonction de sa provenance : 80 $

fBiodisel

: 60 $

fEthanol américain (mais)

: 50 $

fSchistes argileux

: 40 $

fSables bitumineux, éthanol brésilien, essence synthétique à partir de gaz ou de charbon SOURCE : CAMBRIDGE ENERGY RESEARCH ASSOCIATES/THE ECONOMIST *brut, sans tenir compte de taxes Fonte: Le Temps.CH

non solo rivolgendosi alla Borsa elettrica, ma stipulando contratti di lungo periodo sia in Italia che all’estero, naturalmente secondo le regole della legislazione vigente e sentito il parere dell’AEEG. E chi, se non i nuovi produttori di energia, sono più interessati a trovare un operatore in grado di acquistare per un lungo periodo di tempo il prodotto che poi Acquirente Unico cede ai distributori locali? E chi è più credibile di Acquirente Unico nell’acquisto di energia? Allora, pur con estrema cautela e con eventuale grande vantaggio sul prezzo e sulle clausole accessorie ottenute da Acquirente Unico per il mercato dei consumatori idonei (idonei a sentirsi vincolati, direi), anche AU avrebbe fatto un passo in avanti nella propria missione, a vantaggio del Paese, del proprio Azionista e della valorizzazione dei propri lavoratori, facendo attività strategica di ricerca di nuove fonti e nuovi strumenti di copertura del rischio. ¶ Finché esisterà un mercato polverizzato di piccole utenze familiari, sarà necessario coprire gli sbalzi di prezzo dell’energia, legati ai fenomeni di cui sopra, con contratti di copertura del rischio. Almeno fino a quando la stabilità del mercato delle materie prime dell’energia e la loro circolazione non cambi il mix, come ci dice Le Temps, spostando nel tempo il depauperamento delle risorse energetiche. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la posizione dell’Italia nel contesto Africa-Europa, possono offrire molte occasioni di calmierare il prezzo dell’energia, necessaria allo sviluppo della nostra nazione, nel contesto europeo. ¶ Come è stato già detto da autorevoli protagonisti del comparto, l’Italia può diventare uno snodo centrale energetico multiruolo (HUB): vale la pena di cogliere le opportunità offerte dai contratti di acquisto di lungo periodo da parte di Acquirente Unico? Almeno per il mercato delle famiglie italiane è doveroso approfondire lo scenario, ed Acquirente Unico dovrà coniugare il proprio dovere con il progresso. fAh

30 Mercato vincolato


:(Giuseppe Prezzolini)

fLE ENERGIE RINNOVABILI di A. Bartolazzi Ed. Hoepli, 2005, pag. 262, Euro 22,00 g È utopico pensare di sostituire il gas e il petrolio con le energie rinnovabili e il gasolio della nostra auto con il biodiesel? Andrea Bartolazzi, Consigliere ISES Italia (la Sezione nazionale dell’International Solar Energy Society) approfondendo lo stato dell’arte delle tecnologie disponibili, offre una visione del problema sulla base scientifica del loro sfruttamento, del loro costo, delle rese economiche e degli “effetti” occupazionali e sull’ambiente. Opinione dell’Autore è che le “rinnovabili” per affermarsi, hanno bisogno della comprensione anche dei loro aspetti tecnici oltre che di quelli estetici. Il libro si rivolge ai professionisti in materia, agli studenti e agli imprenditori che intendono investire in questo campo e ai cittadini perché possano aderire consapevolmente a una scelta che, nell’attuale sistema energetico internazionale, appare sempre più obbligata. ¶

fL’UNIVERSO ELETTRICO L’elettrizzante storia dell’elettricità di D. Bodanis Ed. Mondadori, 2006, pag. 272, Euro 17,50 g Dagli albori della ricerca alle applicazioni militari, all’avvento del silicio, fin dentro il cervello umano, questo saggio è una guida nel territorio d’incontro tra scienza e vita quotidiana. L’Autore conduce il lettore alla scoperta dell’elettricità, facendolo “incontrare” con personaggi originali e geniali. Come Alessandro Volta o come Michael Faraday che rivelò l’esistenza dei campi elettromagnetici, dimostrando che l’universo è abitato da forze nascoste che lo influenzano pur non essendo visibili. E ancora: Alexander Bell, James Clerk Maxwell, Samuel Morse e Alan Turing, geniale matematico, decifratore del codice Enigma, usato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, incompreso teorizzatore dei computer. ¶

[Filo di Nota] Con il basket impari a comunicare “Questa palla è una metafora. Se il tuo problema è che non riesci a parlare con chi ti sta accanto, è più facile passargli un pallone. Il passaggio è la conquista del rapporto interpersonale”, sostiene Marco Calamai, 54 anni, fiorentino, allenatore di basket (365 panchine di serie A in 12 stagioni consecutive). ¶ Calamai ora allena ragazzi disabili, in gran parte autistici. La sua "rivoluzione” è cominciata undici anni fa, a Monzuno, tra Firenze e Bologna. Dopo aver trascorso qualche giorno con i ragazzi handicappati di una comunità che, praticavano sport individuali, ebbe l’idea che uno sport di squadra, come il basket, avrebbe aiutato meglio il processo d’integrazione. Se passi una palla e l’altro non la prende, finisce il gioco; si attiva il senso di responsabilità, in colui che la passa e in chi la riceve. ¶ Per la cronaca, negli Stati Uniti, uno studente autistico è entrato in campo e ha segnato sei tiri da tre punti consecutivi. Commento di Calamai: “La palla aiuta molto, se la sai usare. Il gioco può accendere la scintilla che illumina le qualità che esistono, ma sono nascoste dall’handicap”. fAh

fIL FOTOVOLTAICO PER TUTTI Manuale pratico per esperti e meno esperti di F. Groppi Editoriale Delfino, 2005, pag. 168, Euro 26,00 g Sulla scia del decreto che ha introdotto in Italia l’incentivazione in conto energia per il fotovoltaico, è stata realizzata questa guida per saperne di più. Fornisce tutte le indicazioni indispensabili per la progettazione e la realizzazione degli impianti solari. In appendice, le disposizioni di legge e le delibere dell’Autority in materia. fAh Pagina a cura di Mauro De Vincentiis ↵

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

Biblioteca

O“Un libro fatto è un istante passato, un gradino che ci è servito per portarci più in alto”


Comunicazione

Un caffè con…

Ermanno OLMIO

“La parola ha preceduto la luce e non viceversa” (Gesualdo Bufalino)

La comunicazione vera è quella dei semplici Vivere e comunicare nella semplicità, è questo il segreto dell’essere. La moderna comunicazione ha oltrepassato il rapporto interpersonale, perdendo quella vibrazione di sentimenti, di stati d’animo, di sonorità che nessun microfono potrà rilevare. Si rinuncia alla propria normalità per seguire modelli codificati di vita, che così diventa fasulla e vuota. Si cerca troppo il successo e si tralascia la crescita vera. Difficile pretendere una comunicazione leale se essa è regolata dalla logica della pubblicità: la menzogna. Mi affascina la tensione verso il mistero. Più della parola, può il linguaggio del silenzio. di Romolo Paradiso↵

Ermanno Olmi è uno dei pochi registi che scrutano l’umanità con lo sguardo di un bambino. E come i bambini la raccontano. Con semplicità, con stupore, con entusiasmo, con fiducia. I ritratti dei suoi personaggi sono lievi e delicati. Penetrano con naturalezza nella complessità dell’uomo, e con altrettanta naturalezza la comprendono e la descrivono. Tutto in un contorno di natura e paesaggi rappresentati con la poetica di chi quei posti ama e dai quei posti sogna e spera. ¶

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ORegista, e scrittore

Maestro, il suo modo di descrivere l’uomo, le sue sensazioni, il suo mondo e valori che più lo caratterizzano, fanno percepire la sensazione di un sentimento di nostalgia per un tempo che non c’è più e per un uomo ancora legato a quelle cose minute, a quel microcosmo di valori semplici, che forse sono i soli ai quali delegare un vissuto di serenità e di franca felicità, che sembra difficile, oggi, da recuperare. g Sì, quel mondo è un po’ scomparso. È scomparso soprattutto nella mente della gente, nel modo di approcciarsi alla realtà, alla vita, alla quale chiede cose in grado di soddisfare bisogni soprattutto effimeri, materiali. Per il raggiungimento di soddisfazioni brevi, che non lasciano nulla nell’animo se non una sensazione di vuoto e di freddo. Perdendo così di vista, e poi non riconoscendolo più, il valore enorme della semplicità. Eppure, in questo nostro mondo caotico, nevrotico, superficiale, egoista, effimero, ci sono sacche d’umanità capaci di vivere nella e per la semplicità. E sono quelle il nostro tesoro, la nostra riserva di saggezza e di speranza a cui forse è delegato il risveglio dell’uomo. Recentemente, per girare il mio ultimo film, sono stato sulle rive del Po. Ebbene lì ho trovato persone che frequentano questo nostro grande fiume soltanto con la propria presenza, mettendosi in relazione con altri come loro e con il mondo naturale del Po, in un rapporto intimo, di sensazioni tra la singola


persona, il paesaggio e l’ambiente. Un microcosmo nel quale si recuperano i valori della comunicazione elementare ma vera, della conoscenza, e le sonorità della natura, quel dialogo tra la natura e noi. E la natura dialoga con un codice talmente semplice, che è traducibile in tutte le lingue del mondo. ¶

Lei parla spesso di emozioni. Al centro dei suoi discorsi, in quelli dei personaggi dei suoi film, nelle immagini che propone, ciò che emerge è uno sguardo attento alle emozioni, a quei momenti in cui l’uomo appare attraversato dalla fragilità come dalla forza, che non sempre riusciamo a captare negli altri, e dei quali, a volte, ci sfuggono il valore e il senso. Forse per colpa di una comunicazione poco disposta alla percezione e alla comprensione dell’altro. g Il primo mezzo di comunicazione che l’uomo ha usato è stato il proprio corpo, in tutte le sue forme, sia quelle gestuali, sia quelle tattili, sia quelle vocali, esprimendo un pensiero che ha raggiunto livelli altissimi in ambito filosofico e scientifico. L’uomo è sempre stato comunicatore di se stesso attraverso se stesso. La società attuale invece ha messo a disposizione degli strumenti per la comunicazione a distanza, che superano e annientano il rapporto interpersonale. Da una parte abbiamo guadagnato qualcosa, perché possiamo parlare oltrepassando il confine del livello fisico, ma qualcosa abbiamo perso. Abbiamo perso quel quid di impalpabile, di ineffabile e indefinibile che c’è nel rapporto interpersonale. Il solo in grado di trasmettere quanto avviene nell’animo di chi ci sta accanto. Il solo in grado di avvicinarci all’emozione, come alla meraviglia e all’amore. E più ancora a quel mistero che c’è nell’uomo, che lo rende un essere speciale. Ci sono codici di comunicazione ben codificati nei mezzi specifici della comunicazione, come i mezzi tecnologici. Nei rapporti interpersonali i codici di comunicazione, invece, non sono definibili. C’è una vibrazione di sentimenti, di stati d’animo, di sonorità che hanno sfumature che nessun microfono potrà mai registrare. Io credo che oggi, il mondo dei semplici, nonostante tutto, ha delle isole di sopravvivenza nelle quali la comunicazione interpersonale è ancora presente, frequentata e incontaminata. È lì che nascono le vere emozioni. ¶ Lei ha detto che non c’è nulla di più eccezionale della normalità. Ma l’uomo d’oggi è proteso a trascenderne il significato e la portata. Aspira a cercare piacere e realizzazione in un’eccezionalità corrispondente a quella indicata dai modelli proposti dai media. Non le pare che così facendo perda di vista se stesso e le potenzialità che stanno nella forza di vivere la normalità? g Io parlo di normalità intesa come autenticità, semplicità, rispetto di noi stessi nell’essere disponibili con il prossimo così come siamo. Il desiderio di questa normalità ci viene quando, incontrando gli altri, ci accorgiamo d’essere in fondo dentro una grande recita. All’interno di una realtà fasulla che in qualche modo ci fa sentire a disagio. Una volta l’uomo viveva in piccole comunità con il vantaggio di conoscersi l’un con l’altro e di non potersi ingannare più di tanto. Oggi quella normalità è messa a rischio dai mezzi di comunicazione che c’impongono modelli determinati. Allora quando si rinuncia a se stessi per seguire i modelli codificati di vita, di pensiero, di gusto, in qualche modo si tradisce la normalità e quindi l’autenticità, e la bellezza che c’è nel vivere attraverso queste. Purtroppo, sento che siamo fortemente aggrediti da una forma di violenza culturale, estetica, a volte persino morale. ¶

“Convivere con il mistero” Nella vita come nel lavoro c’è la tendenza a raggiungere in fretta i risultati, pena l’essere visti, dalla comunità, come delle persone incapaci, non affidabili. Detta in maniera più forte, ma più vera, come dei “perdenti”. Questa cultura del “successo” in breve tempo e a tutti i costi, non crede ci abbia sottratto la capacità e la sapienza di vivere, a discapito dell’uomo prima, della società e delle aziende poi? g Penso che lo stile generale sia unico, dentro e fuori le aziende. Potrà sembrare azzardato il raffronto, ma quando vedo in giro delle ragazze che non sono state certo beneficate dalla natura, non hanno cioè quei corpicini aggraziati, secondo un concetto di bellezza diventato una sorta di modello comune, e vanno in giro

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

“Il valore delle emozioni”


con la pancia fuori, con le pieghe del grasso, con i sederi molto ingombranti, mi domando perché lo fanno. Lo fanno per avere successo. E non sanno che così ottengono il risultato contrario. Anche il manager che sgomita, che in qualche modo predispone la sua strategia del successo, soltanto se ha qual corpicino adeguato, mi riferisco al corpicino dell’intelligenza, delle capacità professionali, della sensibilità, può sperare in un successo vero, meritato. Altrimenti è goffo e ottiene il risultato contrario. A volte, conoscendo, o percependo questa difficoltà, si tenta la via del successo attraverso strumenti illeciti. Quindi il successo come unica garanzia di risultato, il successo immediato, porta a questa esasperazione. I grandi poeti e i grandi scienziati sono attratti dalla curiosità del mistero, al di là del successo che il loro lavoro potrà avere. Alcuni artisti, a volte pur con dei risultati straordinari non hanno avuto successo, o hanno dovuto attendere molto prima di ottenerlo. Altri invece, sempre nei nobili campi dell’arte, della cultura e della scienza, se non ottengono il successo immediato sono disposti a rinunciare alla verità. ¶ Già la verità…Anche lei, maestro, attraverso il cinema, non cerca forse d’avvicinarsi al mistero dell’uomo? g Mi piace convivere con il mistero. Non lo cerco per rivelarlo, perché il mistero sarà sempre quella soglia ultima invalicabile verso cui tendiamo, impossibile da superare. La cosa affascinante è questa tensione. È l’andare verso questa soglia. ¶ Come accade quando si legge. Si legge per cercare qualcosa che ci aiuti a comprendere l’uomo e la vita… g Certo. Senza sapere però se alla fine ci sarà un’affermazione, una rivelazione o meno. Quindi senza cercare il successo in un esito che può essere convertito poi in convenienza o addirittura in moneta. Quel che conta è la tensione in sé, proprio come nell’amore. ¶ Nell’era della comunicazione ci sfuggono i meccanismi elementari che questa dovrebbero guidare e caratterizzare. Che non stanno nella spettacolarizzazione delle cose, o nell’uso utilitaristico e mercantile della parola, ma nella ricerca di un sentimento, di un’emozione, di una condivisione sincera di vedute, in un motivo d’intesa, in un atteggiamento mentale di lealtà e nel rispetto dell’altro. Non crede che sia giunto il momento in cui dovremmo pretendere questo, prima di accettare un dialogo o di acquisire un pensiero come verità? g La società occidentale si basa, come metro di giudizio, sul risultato in termini di ricchezza economica. La comunicazione è fondata sulle logiche pubblicitarie o dell’informazione promozionale. Ecco, questa è una modalità che presuppone la bugia o, quantomeno, il sottacere una parte di verità. Quindi, come possiamo esigere rispetto quando viviamo in una società che fonda la comunicazione sulla menzogna, esercitata a livello personale anche con gli altri? Non ci presentiamo quindi, come dicevamo prima, per quello che siamo, ma vogliamo sembrare quei modelli a cui aspiriamo. ¶ Dobbiamo allora sottostare, evitare qualsiasi ribellione? g Per quel che ho potuto percepire, non oso dire capire, in questi miei settantacinque anni di vita, l’unico vero riferimento rimane il cristianesimo di Cristo. Una delle sue raccomandazioni è: “se non si torna a nascere, non conosceremo la verità”. Che vuol dire? Se ogni giorno non torniamo a rinnovare la nostra innocenza, quindi eliminare tutto ciò che può essere gestito con malizia, non capiremo il senso del vivere. ¶ È il tornare un po’ bambini… g Già, “se non vi farete bambini…”. Allora come si può pretendere una comunicazione leale e sincera, quando si richiede la menzogna, il tradimento, come supporto ad una condizione di disagio che viviamo. Il pericolo è di sommare errore ad errore. Io non so cosa suggerire, perché ogni qualvolta mi trovo in situazioni in cui si dovrebbe esprimere un proposito, questo rischia di diventare ridicolo, tanto è inadeguato al mare burrascoso in cui stiamo affannosamente annaspando. Ciò non mi fa perdere la speranza, ma sono consapevole che un suggerimento rischia di diventare come l’obolo che diamo al povero per giustificare il nostro egoismo davanti al mondo e al giudizio di Dio. L’obolo per non sfigurare. Si fa già un grande sforzo ad affrontare le nostre strade zeppe di tensioni e aggressività che sì, possiamo forse offrire una raccomandazione, ma poi ci si ritrova dentro una realtà dove la normalità è bandita, dove la semplicità è sconosciuta o ridicolizzata e la verità è roba da ingenuotti.

f ERMANNO OLMI Filmografia: Il posto 1961 L’albero degli zoccoli PALMA D’ORO A CANNES 1976 La leggenda del santo bevitore LEONE D’ORO A VENEZIA 1988 Il segreto del bosco vecchio 1993 ll mestiere delle armi 2001 Cantando dietro i paraventi 2003 Ticket 2004 TRE EPISODI CON ABBASS KIAROSTAMI E KEN LOACH ¶

Letteratura: “Ragazzo della Bovisa” Mondadori 2004

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“la preghiera del silenzio” Il silenzio, lo sguardo, il sorriso, il pianto, l’intensità di un gesto, lei li ha definiti come le lingue universali dell’uomo, quelle che più esprimono verità, che aiutano a comprendersi e che per questo sono più comuni e congeniali ai bambini. g Sono il nostro linguaggio vero. Lo sa capire chi ha il nitore nell’animo ed è ricco di sensibilità. Chi cerca la strada per oltrepassare il buio della superficialità, dell’insensibilità, dell’egoismo, per incontrare una luce di speranza. Quella speranza che risiede nella comunione, nell’afflato con l’altro. ¶ Ci manca la capacità di dare un senso etico, o se vogliamo spingerci un po’ più in là, un senso religioso alle cose dell’uomo. È con essa che si supera e sconfigge la cultura del nulla? g Torno ancora al silenzio. Nella convenzione dei modelli religiosi c’è quella che è sempre stata la regola dei luoghi di culto: il silenzio. Credo che il silenzio sia la più alta forma di religiosità, quando il silenzio è l’ascolto di ciò che non conosciamo. Nel Vangelo c’è l’immagine dove si parla della brezza: ”non sai da dove venga, né dove vada”. È il percepire, attraverso l’ascolto del silenzio, il mistero della vita. Che non parla con le parole convenzionali, ma con quella lieve brezza “che non sai da dove venga, né dove vada”. Se potessimo ogni giorno fare la preghiera del silenzio, sicuramente alla fine troveremmo anche il motivo per agire secondo moralità.

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

Parliamo della bellezza della comunicazione nel silenzio. g Mi è capitato, ad una manifestazione sponsorizzata da una grande impresa dove si celebrava la bellezza, di dire che il silenzio fra due innamorati vale di più di tutti i versi del sommo poeta Dante. E sono sicuro che Dante sarebbe d’accordo con me. Questo è il valore del silenzio, quando il silenzio è lo spazio dell’amore, dei sentimenti. Che non ha confini.


Lavoro

A colloquio con

Giuseppe De RitaO

“Ogni epifania dell’immensamente grande trova luogo nell’immensamente piccolo

OSegretario Generale Censis

(Giovannino Guareschi)

La dualità del mercato del lavoro di Giusi Miccoli↵ Il mercato del lavoro è uno dei nodi dello sviluppo italiano. Si parla di mercato rigido e della necessità di renderlo flessibile. Ma prima è necessario analizzare il dualismo del mercato del lavoro in termini di nord/sud, uomini/donne, anziani/giovani. Lei cosa ne pensa? g Il dualismo del mercato del lavoro italiano è la malattia; la flessibilità è stata un tentativo di terapia. Sono due realtà difficili da intrecciare e che, purtroppo, tendono a rimanere ben distinte. La flessibilità e la sua traduzione nella riforma del 2003 hanno avuto come principio ispiratore il ridurre i gap più forti, quali il contrasto fra impiego regolare e lavoro sommerso, fra occupazione delle persone avanti nell’età e l’inoccupazione giovanile o i divari fra donne e uomini. In realtà, il mercato del lavoro italiano appare sempre più duale e rigido. Una delle ragioni potrebbe risiedere nel fatto che non può esistere una sola misura di flessibilità per fronteggiare dualismi così diversi. Ad esempio, i contratti non standard di ultima generazione sono poco usati, perché nascono senza l’elasticità necessaria ad abbracciare le

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tante sfumature che caratterizzano i soggetti e i territori coinvolti e anzi spesso producono effetti opposti a quelli attesi. Si pensi alle donne che entrano nel mercato del lavoro con impieghi flessibili ed hanno molte più probabilità degli uomini di rimanervi per molto tempo, poiché la flessibilità nei loro confronti agisce come forma di ingessatura e di discriminazione. ¶ Lei si è anche espresso sul ruolo dell’azienda e dell’individuo nel mercato del lavoro. Si può quindi parlare di due ulteriori mercati del lavoro? g Aziende e lavoratori sono gruppi sociali considerati fortemente antagonisti, per via delle letture ideologiche date sulle loro rispettive funzioni sociali e produttive. Oggi, questa contrapposizione non ha più senso. Un'impresa ha successo quanto più coinvolge i propri dipendenti nelle sue strategie, motivandoli e dedicando loro attenzioni che vanno oltre il rispetto dei riferimenti contrattuali. D’altra parte, le aspettative del dipendente verso il datore di lavoro sono molto articolate: riguardano non solo lo stipendio, ma anche l’offerta di una crescita professionale e del potenziale di occupabilità. In questo senso il rapporto fra impresa e lavoratore tende ad essere sempre più singolare e personale. ¶ La Legge Biagi è una tappa del processo di


fAh

[In punta di penna] Lo scodinzolìo del cane

di Paolo Bustaffa↵ Un proverbio dice che “con i soldi si può comprare un cane ma non il suo scodinzolìo”. Nella semplicità dell’immagine c’è un pensiero che si può trasferire anche all’esperienza lavorativa. Il lavoro non si compra. Più si cerca di trasformarlo in merce di scambio, più la dignità della persona si ribella. Di fronte a una mentalità capace solo di “cosificare”, la ribellione può avvenire nell’interruzione della comunicazione. All’attività lavorativa si sottrae quel valore che fa la differenza tra l’agire del mercenario e l’agire di chi condivide una causa. Viene meno la “logica del dono”, perché il lavoro è atto umano, dono di sé. Se si traduce in concreto quest’interpretazione, senza confondere il dono con la beneficenza, il valore del lavoro sarà oltre ogni misura economica. E sarà determinante per la qualità del risultato finale dell’impresa. Parlare di dono, in un contesto di regole ferree, non é moralistico o astratto. Nel concetto “decent work” il Bit (Bureau International du Travail, di cui fanno parte 190 Paesi) ha indicato un lavoro dignitoso per tutti e ovunque. Il successo di un’impresa, sottolinea il Bit, dipende sempre più da un lavoro giustamente retribuito, capace di motivare “la logica del dono”. L’economista G. Akerlof aggiunge che i lavoratori, riconosciuti nella loro dignità, fanno dono all’impresa di un livello di sforzo che supera le regole di ogni contratto. Il dono è motivato dai sentimenti dei lavoratori tra loro (solidarietà) e dai sentimenti verso l’impresa (lealtà). Quest’ultima risponderà sul piano economico e con il riconoscimento del valore che la dignità umana conferisce al risultato finale. In questa logica è possibile leggere una dimensione del lavoro che si apre all’esterno e assume i tratti di un dono alla società. Agli economisti più aperti non sfugge l’urgenza di una svolta che rimetta al centro la persona integrale e, quindi, la sua capacità oblativa. Avranno letto il proverbio del cane e dello scondizolìo?

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fElementi : Agosto/Ottobre 2006

evoluzione del sistema occupazionale italiano. Può essere uno strumento di flessibilità in entrata? E in uscita cosa si può prevedere? g La riforma del mercato del lavoro non ha ancora fatto crescere nel nostro sistema produttivo i volumi attesi di nuove forme contrattuali, mentre, al contrario, prevalgono i contratti flessibili di prima generazione, dal part-time al tempo determinato. Il bilancio delle novità introdotte dal lavoro non standard è, quindi, solo parzialmente positivo: contestualmente alla riforma c’è stato un aumento di occupazione, ma non è possibile definire correlazioni strette fra questa e quella. A breve, piuttosto che tornare a bloccare il dibattito e le azioni concrete sulla flessibilità in uscita, bisogna risolvere il nodo della mancanza di mobilità fra la flessibilità e il lavoro standard. È giusto intervenire sulla reiterazione dei contratti flessibili e modificare così la cultura di molte imprese che pensano di poter tenere “legati”, su tempi lunghi, i lavoratori con strumenti di flessibilità, senza prospettive di crescita professionale e di carriera. ¶ Siamo passati da una società conflittuale a una società relazionale: in questo panorama come cambia il conflitto? g Il conflitto non è sparito, si manifesta in forme diverse e più profonde. Si potrebbe dire, paradossalmente, che l’oggetto dei nuovi conflitti è l’accesso a quelle relazioni che danno identità sociale e professionale. Vale sul piano aziendale, dove è sempre più importante, per essere rassicurati, stare a ridosso dei circuiti di lavoro stabile e fidelizzato. Vale anche sul piano sociale, dove conta una relazionalità diffusa, cui sono sottese logiche di tipo adattivo. Questioni a valenza collettiva diventano meno importanti rispetto a relazioni personali e affettive. La stessa partecipazione alle manifestazioni di piazza, cresciuta negli ultimi anni, si collega non al convincimento di esercitare una funzione di pressione politica, ma alla necessità di ritrovarsi insieme a chi condivide le proprie idee. Più che di conflitto, si può parlare di disagio, dalle dimensioni più soggettive che collettive, che scatta quando non si riesce ad accedere a quelle forme di aggregazione e di appartenenza che hanno tanta importanza nell’autostima e nella definizione della propria identità.


La Copertina

Tonino Lombardi Il processo operativo del pittore e scultore pugliese Tonino Lombardi (è nato a Monteleone di Puglia ma vive a Roma) è, da alcuni anni, incentrato sul problema della luce, dei suoi valori plastici e formali nella realizzazione di immagini astratto-figurali. Abbandonato lo schema figurativo, che ha caratterizzato la sua opera negli anni ’50 e

del tessuto astratto, affiorano immagini

’60, Lombardi si è via via rivolto verso

vagamente figurative. Sono opere frutto

una rappresentazione che accentua la

di una lunga, costante e accanita ricerca

dimensione spaziale del gioco cromatico,

nell’ambito della pittura, della scultura e

per dar vita ad una “forma” evocatrice di

della ceramica (aspetti di un’arte che nel

suggestioni di un mondo ancorato alla

suo caso non può essere scissa) che affonda

realtà. Il motivo naturale che ha determi-

le radici in una profonda cultura ed in

nato in Tonino Lombardi l’emozione

una notevole capacità di realizzazione.

iniziale è gradualmente dissolto nell’accordo

Nella sua lunga esperienza artistica Tonino

cromatico, fino al suo annullamento

Lombardi ha allestito, in Italia e all’estero

attraverso un linguaggio astratto ricco di

(Germania, Francia, Spagna), in spazi

dinamismo e tensione. Le sollecitazioni

museali pubblici e gallerie private, oltre 60

percepite della realtà oggettiva, visibile,

personali ed ha partecipato ad oltre 30 col-

sono tradotte da Lombardi in “movimen-

lettive riscotendo significativi riconoscimenti

ti” e ritmi plastici allusivi, in una sorta di

dalla critica specializzata.

approfondimento della conoscenza del reale: grandi chiazze movimentate da pennellate febbrili nelle quali, tra le maglie

fAh Pagina a cura di Vittorio Esposito ↵

A ”Vele” (Acquarello su carta 1979 di Tonino Lombardi)

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fAnno 2006

n. 9

agosto-ottobre 2006

fDirettore Responsabile Romolo Paradiso fCollaborazione redazionale Mauro De Vincentiis fEditing Maria Pia Terrosi

A In copertina: fProgetto Grafico Imaginali

”Vele” (Acquarello su carta - 1979 di Tonino Lombardi)

fHanno collaborato a questo numero: fFoto Fototeca Elementi fRedazione e Amministrazione Viale M.llo Pilsudski, 92 00197 Roma

fRealizzazione impianti e stampa D.G.P. Srl. Via Tiburtina, km 18.300. Setteville di Guidonia - Roma

Francesca Bonin, Edoardo Borriello, Paolo Bustaffa, Fausto Carioti, Valter Cirillo, C. Cor, Vittorio Esposito, Goffredo Galeazzi, Mauro De Vincentiis, Jacopo Giliberto, Giusi Miccoli

fUn particolare ringraziamento a: Alberto Biancardi, Libero Buttaro, Livia Catena, Salvatore Costa, Luca Del Pozzo, Fiorella Fontana, Claudia Momicchioli, Gerardo Montanino, Luca Speziale, Cristina Vigneri

fEditore GRTN fDirettore Editoriale Fabrizio Tomada

GRTN 00197 Roma - Viale M.llo Pilsudski, 92 Tel. +39 0680111 - Fax +39 0680114392 info@grtn.it - www.grtn.it

Chiuso in redazione nel mese di luglio 2006

Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 105/2001 del 15.03.2001

Elementi è visibile in internet al sito:

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energia, letteratura e umanità

Controcopertina

’O viento Addò dich’io

E che talento…

ce sta na gradiatella

Che ricamo ca faie

tutta pagnotte ’e pane abbrustolito

dint’ ’a vernata…

e songo prete…

che valanzè…

sò tutte prete ’e tufo,

che tombolo

ma accussí azzecate

e dantelle

l’una cu ll’ata

senza fierre ’e cazetta,

ca sta rariatella

nè crusciè!

pare scavata

[…]

int’ a nu masso, int’ a na preta sola. L’ha faticata ’o viento chianu chiano,

Eduardo De Filippo (versi tratti da “Le poesie”, Einaudi)

’o viento frisco ’e na jurnata eterna. Viento ricamatore capricciuso… che pacienza ca tiene!

gradiatella: piccola gradinata; songo prete: sono pietre; azzeccate: attaccate; rariatella: piccola gradinata; faticata: lavorata; jurnata: giornata; vernata: stagione invernale; valanzè: dal francese “valenciennes” (trine); dantelle: dal francese “dentelle” (merletti); fierre ’e cazetta: ferri da calza; crusciè: uncinetto (francesismo).


Elementi 9 - Agosto - Ottobre 2006