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STEPHEN TURNBULL

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Vincolati a un rigido codice d’onore e animati da un inflessibile sentimento di lealtà e di abnegazione, i samurai sono stati i guerrieri più temuti e rispettati di tutti i tempi. Ma non era solo la guerra a plasmare le loro vite.

Nel catalogo Gremese:

In questo libro riccamente illustrato, Stephen Turnbull ripercorre in modo vibrante la storia di questi leggendari paladini: protagonisti di una cultura che ha saputo esprimersi tanto attraverso la prodezza militare quanto attraverso l’arte e la poesia.

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Roma in guerra Alison Rattle – Allison Vale

Atrocità e follie di

STEPHEN TURNBULL

re e regine della storia

Michael Powell

Fatti curiosi della storia Michael Bradley – Ted Streuli

I grandi tesori del mondo Michael Bradley

John Reeve Carpenter

Pirati

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I segreti della Massoneria

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I SAM U R A I

è un’autorità di livello internazionale sulla cultura dei samurai. Si è laureato a Cambridge specializzandosi in Teologia e Storia militare alla Leeds University. Nel 1996, presso la stessa università, ha conseguito un dottorato di ricerca per la sua tesi sui Kakure Kirishitan. Pubblicato di lì a poco, il lavoro ha vinto il Japan Festival Literary Award nel 1998. È conferenziere in Teologia e Studi sull’Asia orientale, e professore ospite di Studi giapponesi presso alla Akita International University. Ha pubblicato 73 libri e molti articoli per giornali e riviste. Consulente per la realizzazione del pluripremiato videogioco di strategia Shogun: Total War, nel 2010 è stato consigliere storico della Universal Pictures per il film 47 Ronin, con Keanu Reeves. tephen Turnbull

978-88-6692-088-5

I SAMURAI

on la loro micidiale katana ricurva, la colorata armatura laccata e il lungo arco, i samurai rappresentano la più celebre e affascinante élite guerriera della storia. Ma oltre alla loro abilità marziale e al coraggio suicida che ha ispirato decine di film e di romanzi, molti altri aspetti della loro cultura meritano di essere raccontati. In questo bellissimo libro corredato di straordinarie stampe d’epoca, opere d’arte e fotografie, Stephen Turnbull esplora la storia dei samurai dalle sue origini, attraverso la guerra Genpei, le invasioni mongole e il periodo degli stati belligeranti, fino alla loro tragica scomparsa in età moderna con la ribellione di Satsuma del 1877. La vita quotidiana e le battaglie, le case e le roccaforti, le credenze e i codici di comportamento, l’educazione e l’attrezzatura militare: esaminando in ogni dettaglio il mondo dei samurai, Turnbull ce ne offre pagina dopo pagina un resoconto estremamente accurato, oltre che appassionante. E nel farlo, coglie l’occasione per sfatare alcuni dei miti che da sempre circondano questi leggendari combattenti.

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DEDICA Questo libro è dedicato a Sue Brayshaw e John Head che si sono sposati il 2 aprile, con i miei migliori auguri.

Titolo originale: The Samurai © 2018 Osprey Publishing, part of Bloomsbury Publishing Plc. This translation of The Samurai is published by Gremese International s.r.l.s by arrangement with Bloomsbury Publishing Plc. Stampa: Stige Arti Grafiche – San Mauro Torinese (TO) Copyright dell’edizione italiana: 2019 © Gremese International s.r.l.s. − Roma Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, registrata o trasmessa in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso formale dell’Editore. ISBN 978-88-6692-088-5

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CREDITI FOTOGRAFICI Tutte le immagini provengono dalla collezione dell’autore, se non altrimenti specificato. A lato: Minamoto Yoshiie conduce i samurai all’azione durante la cosiddetta “Ultima guerra dei tre anni” (guerra Gosannen). (Stephen Turnbull/Japan Archive) A sinistra dell’indice: Samurai in combattimento a cavallo. Dettaglio di scene su paraventi dipinti rappresentanti la guerra Genpei del XII secolo, Scuola di Tosa, periodo Edo, inizi del XVII secolo. (Foto di DeAgostini/Getty Images) Copertina: Menju Ietora, il messaggero di Shibata Katsuie, combatte per difendere il suo gohei dorato shintoista dal nemico. NOTE SULLE DATE Per una maggiore comodità, le date lunari utilizzate nelle fonti sono state convertite secondo il calendario occidentale. NOTE SUI NOMI Secondo l’usanza convenzionale giapponese, i nomi vengono forniti con il cognome in testa (es. Minamoto Yoritomo). Dopo la prima menzione si ricorre al nome (es. Minamoto Yoritomo, poi Yoritomo). Nel capitolo finale si ricorre al cognome. PAROLE GIAPPONESI Alla fine del libro è possibile trovare un glossario contenente parole chiave ed espressioni in giapponese che compaiono all’interno del testo. La prima occorrenza nel testo è in corsivo.

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INDICE Introduzione ........................................................7 Cronologia.........................................................31 La vita del guerriero .......................................... 35 Armi e armature ................................................ 85 “La via del samurai si trova nella morte”............121 I samurai in guerra .......................................... 139 Le fortezze dei samurai .................................... 165 L’ultimo samurai ............................................ 183 Glossario......................................................... 205

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INTRODUZIONE I samurai sono i leggendari guerrieri dell’antico Giappone che condussero vite nobili e violente basate sull’onore, l’integrità morale e la lealtà. Nell’immaginario moderno sono associati alle loro spade letali e al loro famoso codice: bushidō, “la via del guerriero”. Tuttavia, l’abilità marziale è soltanto uno degli aspetti dell’esistenza di questi iconici guerrieri. Questo libro si propone andare oltre il campo di battaglia e di esplorare ogni risvolto della vita dei samurai, concentrandosi sulla quotidianità all’interno delle mura domestiche, sul contesto sociale e religioso e sulla produzione culturale. Si presenta come un excursus della storia dei samurai, dalle origini della classe guerriera fino alla sua abolizione nel XIX secolo. In breve, passa in rassegna la storia dei samurai dalle spade alle cravatte, dal codino ai cappelli a cilindro.

GLI A NTENATI DEI SA MUR AI L’antico Giappone era dominato da numerosi clan rivali, ma intorno al 400 d.C. uno riuscì a trionfare sugli altri. Il nome con cui questo clan passò alla storia è Yamato, e i suoi membri furono figure cruciali, perché i sovrani Yamato sono considerati i diretti antenati della discendenza imperiale giapponese. Abbiamo poche testimonianze dei processi storici che condussero al potere A SINISTRA Nonostante lo Heike monogatari (Il racconto della famiglia Taira) ponga l’accento su

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il clan Yamato, sebbene alcuni indizi possano essere forniti dall’archeologia. Al contrario, le origini della discendenza imperiale sono contenute in leggende pittoresche, scritte sotto forma di miti della creazione una volta consolidatosi il sistema imperiale. Alcuni esempi sono conservati ancora oggi, come il Kojiki (Registro di antichi eventi) del 712 d.C. e il Nihongi (Annali del Giappone) del 720 d.C. Queste leggende su dèi ed eroi non accennano a guerre tra tribù o al dominio di un singolo clan sugli altri, elementi che devono essere perciò dedotti dai racconti delle divinità cacciatrici di serpenti in terre lontane. Il mito più conosciuto, fondamentale per comprendere il culto dell’imperatore, il cui potere si protrasse fino al XX secolo, racconta come Amaterasu, la dea del sole, fondò la discendenza imperiale giapponese inviando il nipote sulla terra per governare il “paese delle rigogliose risaie”. Il dominio dei governatori Yamato fu messo a dura prova dagli uji (gli antichi clan) rivali. Alla fine nessuno di loro ebbe successo e, nel VII secolo, la dinastia imperiale si sentì sufficientemente sicura per introdurre cambiamenti legislativi di vasta portata. Le riforme del Taika del 646 sono un ambizioso insieme di editti volti a limitare i poteri dei clan sopravvissuti, assoggettando così l’intero Paese all’imperatore. La designazione della capitale fu uno dei primi provvedimenti. Dopo un paio di false partenze, nel 710, fu Nara a essere scelta: la città vide fiorire il buddismo, introdotto nel Paese due secoli prima. Il governo, come lo stile della capitale, fu modellato sull’impero cinese Tang, in una fusione di culture che portò, per qualche tempo, a una società stabile. L’insoddisfazione dei clan, le ribellioni di singoli individui o i disordini causati dagli Emishi (tribù spinte nel corso dei secoli verso nord) furono prontamente risolti. Nel 794, Kyōto succedette a Nara come capitale del Giappone, posizione che avrebbe mantenuto fino al 1868.

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SOPRA

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INTRODUZIONE

I PRIMI SA MUR AI Il termine “samurai”, letteralmente “colui che serve”, appare per la prima volta nel X secolo, esclusivamente in contesto militare. Si riferisce, all’inizio, agli uomini che si diressero verso Kyōto, capitale dell’impero, per fornire servizio di guardia. Con il tempo, iniziò a connotare un militare alle dipendenze di potenti proprietari terrieri. La parola acquisì presto un aspetto fortemente aristocratico ed ereditario, e la stirpe dei samurai iniziò così a essere riconosciuta e stimata. Alcuni discendevano dagli antichi clan giapponesi. Altri, invece, provenivano da famiglie di recente costituzione, la cui reputazione era stata conquistata sul campo di battaglia e il cui glorioso albero genealogico sarebbe stato presto scritto. I servizi prestati dalle famiglie di samurai alla corte di Heian (Kyōto) le resero ancora più potenti e ricche, al punto che nell’XI secolo si assistette alla forte ascesa di due clan, i Taira e i Minamoto, le cui imprese avrebbero dominato la politica giapponese per i cent’anni seguenti. I samurai di entrambe le famiglie si schierarono con le due fazioni in occasione della ribellione di Hōgen nel 1156, uno scontro armato per la successione imperiale avvenuto a Kyōto. Non passò molto tempo prima che un’altra disputa per la successione al trono mettesse Taira e Minamoto direttamente uno contro l’altro. I Taira ne uscirono vittoriosi (ribellione di Heiji del 1159-1160) e furono spietati nei confronti dei rivali. Nel 1180, i figli dei Minamoto sopravvissuti all’epurazione condotta dai Taira riaprirono le ostilità nella prima battaglia di Uji. Fu questo il primo conflitto armato di quella che venne poi definita la guerA SINISTRA Il rapimento di Go-Shirakawa, ex imperatore, da parte di Fujiwara no Nobuyori del monaco Keion contenuta nello Heiji monogatari (Storia dell’era Heiji 11

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ra Genpei, dalla lettura cinese degli ideogrammi che compongono i loro nomi: “Gen” per i Minamoto (Genji) e “Hei” per i Taira (Heike). La guerra Genpei è fondamentale per comprendere la storia dei samurai. In primo luogo, le battaglie avvenute a Ichinotani (1184), Yashima (1185) e Danno-ura (1185) stabilirono i parametri di riferimento per l’eccellenza, destinati a durare per tutto il corso della storia dei samurai. Racconti eroici e opere d’arte registrarono gli episodi della guerra Genpei, fornendo un catalogo verbale e visivo di atti eroici a testimonianza, per le future generazioni, della condotta nobile, coraggiosa e leale del samurai. Quasi tutti gli elementi diventati parte indelebile della cultura samurai hanno un punto d’origine nella guerra Genpei. L’abilità nel tiro con l’arco e nel combattimento corpo a corpo, la coesistenza di arte, poesia e violenza, l’eterna lealtà nei confronti del proprio signore e la tremenda tradizione del suicidio come rituale sono tutti presenti nei racconti della guerra Genpei. Questo scontro segnò la storia dei samurai anche in riferimento a quello che i vincitori fecero per confermare il proprio trionfo. Nel 1192, Minamoto Yoritomo assunse il titolo di shōgun, un tempo conferito temporaneamente ai capi samurai incaricati di proteggere l’impero dai ribelli. Yoritomo, la cui famiglia ormai godeva di un potere incontrastato in Giappone, si autoconferì il titolo per il suo nuovo ruolo di dittatore militare. Il mandato imperiale, prima temporaneo, divenne permanente e rimase tale per gli otto secoli seguenti, fino all’entrata del Giappone nell’età moderna, nel 1868. Inoltre, all’interno della famiglia Minamoto, la posizione dello shōgun diventò ereditaria. Il governo esercitato dagli shōgun fu definito bakufu, nome derivato da maku, che a sua volta volta indica le tende che circondavano il padiglione di un generale sul campo di battaglia. Un’ottima scelta per un nuovo

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INDICE

SOPRA (Foto di Alvin Leong/Flickr)

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INTRODUZIONE

sistema governativo che relegava l’imperatore a pura figura di rappresentanza con immensi poteri religiosi, ma non politici. Il controllo delle questioni riguardanti il Giappone risiedeva nelle mani del leader della più potente famiglia di samurai.

LE SFIDE DEI SA MUR AI I Minamoto non riuscirono a godere a lungo del successo. Yoritomo rimase ucciso in un incidente a cavallo nel 1199 e la dinastia si protrasse solo per altre due generazioni, prima di essere spodestata dagli Hōjō. In segno di rispetto nei confronti del titolo che tradizionalmente spettava ai Minamoto, i capi Hōjō si autoproclamarono reggenti piuttosto che shōgun. Fu quindi lo shikken (reggenza) degli Hōjō, e non il bakufu dei Minamoto, a doversi confrontare con un breve tentativo di restaurazione imperiale nel 1221. La questione fu risolta rapidamente, ma dopo un altro mezzo secolo gli Hōjō dovettero far fronte a una minaccia ben diversa, che incombeva sulla sopravvivenza del Giappone stesso. Durante il XIII secolo, l’Asia continentale conobbe l’epoca dei Mongoli. Sotto il comando di Genghiz Khan e dei suoi successori, i feroci cavalieri avevano lasciato le loro terre di origine nelle steppe ed erano partiti alla conquista di quelle lontane, dalla Corea alla Polonia. Il Giappone entrò nel loro mirino nel 1274, quando i Mongoli saccheggiarono l’isola meridionale di Kyūshū. A questo episodio seguì un vero e proprio tentativo di invasione nel 1281, sventato grazie al coraggio dei samurai e al colpo di grazia inferto dal maltempo. La fatale tempesta era il famoso kamikaze, il “vento degli dèi” capace di distruggere la A SINISTRA naginata, l’arma inastata giapponese 15

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I RE GA LI A IM PE R IA LI Molte nazioni espongono pubblicamente i regalia simbolo della sovranità, ma esiste un’eccezione degna di nota: nessun tour in Giappone comL’imperatore stesso non vede i suoi regalia dal I tre oggetti – lo specchio, la spada e la gemma – erano, e continuano a essere, gli elementi distintivi della sovranità: simboli e garanzia sono legate ai miti sulla creazione della dinastia do la dea del sole Amaterasu si nascose in una caverna gettando il mondo nel buio, gli altri kami (spiriti, dèi) tentarono di farla uscire raccontandole una storia sul suo rivale, il suo potente fratelguardò fuori, ella vide una gemma appesa a un -

(letteralmente “spada delle nuvole del cielo”), come Kusanagi no tsurugi, la Spada Falciatrice, dopo che il principe Yamato la utilizzò per spiaAmaterasu consegnò la spada sacra, lo specchio e la gemma al nipote Ninigi che, a sua volta, li diede al nipote Jinmu (secondo la tradizione, dati all’interno della dinastia imperiale, diventando imprescindibili per ogni candidato alla succesoggetti che i diversi candidati si contendevano non erano i gioielli della corona autentici, bensì specchio e della spada furono create dall’Impenosciuta loro la stessa venerazione degli origina-

specchio di bronzo, gli altri kami la catturarono, Nei secoli seguenti, i regalia comparvero duIl terzo oggetto appare più tardi in un mito che roce serpente a otto teste e all’interno della sua pregiata che decise di regalare in segno di pace pente era stata avvolta da nuvole nere, la spada prese il nome di Ame no murakumo no tsurugi

nella decisiva battaglia navale di Dan-no-ura del e realizzando di aver perso lo scontro, molti Taira peratore ancora bambino e la nonna, che stringeva tra le mani la copia della spada e la gemma

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INDICE

venne recuperata, la copia dell’arma andò persa

servato all’interno del santuario di Ise, mentre la , cercando di conquistare la Cina. L’invasione della Corea del 1592, che doveva Spada Falciatrice originale si trova nel santuario rappresentare la prima tappa del piano, scatenò invece la reazione dei Ming provocando l’inizio di una feroce guerra. L’azioneprofondità combinata delle forze terrestri cinesi del mare al largo di Dan-no-ura, ame della marina coreana, nota per i suoi- guerrieri e leche sueilnavi testuggine, impedì ai messo lungo tempo trascorso non l’abbia

Da allora i due oggetti sacri si trovano nel

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Vincolati a un rigido codice d’onore e animati da un inflessibile sentimento di lealtà e di abnegazione, i samurai sono stati i guerrieri più temuti e rispettati di tutti i tempi. Ma non era solo la guerra a plasmare le loro vite.

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è un’autorità di livello internazionale sulla cultura dei samurai. Si è laureato a Cambridge specializzandosi in Teologia e Storia militare alla Leeds University. Nel 1996, presso la stessa università, ha conseguito un dottorato di ricerca per la sua tesi sui Kakure Kirishitan. Pubblicato di lì a poco, il lavoro ha vinto il Japan Festival Literary Award nel 1998. È conferenziere in Teologia e Studi sull’Asia orientale, e professore ospite di Studi giapponesi presso alla Akita International University. Ha pubblicato 73 libri e molti articoli per giornali e riviste. Consulente per la realizzazione del pluripremiato videogioco di strategia Shogun: Total War, nel 2010 è stato consigliere storico della Universal Pictures per il film 47 Ronin, con Keanu Reeves. tephen Turnbull

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