La cura della cervicale di Marco Bucciarelli

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MARCO BUCCIARELLI

LA CURA DELLA

CERVICALE

50 ESERCIZI DI GINNASTICA POSTURALE PER LA PREVENZIONE E IL TRATTAMENTO DELLE CERVICALGIE LA CURA DELLA CERVICALE

MARCO BUCCIARELLI svolge la professione di fisioterapista e osteopata, oltre a tenere corsi di ginnastica posturale e tonificazione in vari istituti sportivi della capitale. I suoi libri precedenti – Posturale, che passione! (2011), Posturale che passione! Il movimento (2012) e Posturale e mal di schiena (2014) –, hanno tutti riscosso un grande successo.

MARCO BUCCIARELLI

Nota con il nome comune di "cervicale", la cervicalgia è una patologia che colpisce le prime sette vertebre della spina dorsale e i muscoli ad esse legati, manifestandosi sotto forma di infiammazione, con un dolore dietro al collo più o meno acuto. Tale patologia può colpire – come spiega l'Autore nella prima parte del volume – in diverse fasi della vita e può protrarsi per giorni, mesi o addirittura anni se non prevenuta e curata a dovere. Talvolta, è legata a cattive abitudini (come quelle alimentari) o alla presenza di altre patologie (ipertensione, disturbi gastrici, cefalee), la cui risoluzione può arrecare sollievo anche al rachide cervicale. Esaurito l'excursus iniziale, l'Autore propone oltre 50 esercizi di ginnastica posturale mirati a prevenire e a curare ogni forma di cervicalgia. Accompagnati da chiare sequenze illustrate che ne facilitano la comprensione e ne guidano l’esecuzione, gli esercizi sono suddivisi per posizione – supina, prona, seduta e in piedi – e possono essere svolti in qualunque momento della giornata, da giovani e meno giovani, indipendentemente dalle condizioni fisiche generali. Eseguiti con regolarità, si rivelano una risorsa preziosa non solo per curare ma anche per prevenire i problemi cervicali, agendo positivamente sulla postura, la coordinazione e la fluidità del movimento.

Disegni di Benedetta Valli

978-88-6442-360-9

17/07/19 15:02



Vivere Bene


Disegno di copertina: Francesco Partesano Stampa: FP Design ‒ Pavona (RM) 2019 © Gremese International s.r.l.s. ‒ Roma Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, registrata o trasmessa in qualsiasi modo o con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso formale dell’Editore. ISBN: 978-88-6442-360-9


Marco Bucciarelli

LA CURA DELLA

CERVICALE

60 ESERCIZI DI GINNASTICA POSTURALE PER LA PREVENZIONE E IL TRATTAMENTO DELLE CERVICALGIE

Disegni di Benedetta Valli



INDICE ———QUALCHE CENNO DI ANATOMIA, 7——— Muscoli importanti della colonna cervicale, 10 Mobilità del rachide cervicale, 11

——INTRODUZIONE ALLA CERVICALGIA, 15—— ——————LA RELAZIONE TRA————— CERVICALE E IPERTENSIONE, 21 ——————LA RELAZIONE TRA————— STOMACO E CERVICALE, 25 ———————CEFALEA——————— CERVICOGENICA E MIOFASCIALE, 27 ——CERVICALE E ALIMENTAZIONE, 28—— ——LA GINNASTICA POSTURALE, 31—— Esercizi in posizione supina, 34 Esercizi in posizione prona, 74 Esercizi in posizione seduta, 84 Esercizi in piedi, 104

NOTA BIBLIOGRAFICA, 125 BIOGRAFIE, 125 5



QUALCHE CENNO DI ANATOMIA La colonna cervicale (o rachide) è formata da un gruppo di sette vertebre che si estende dalla base del cranio e arriva alla prima vertebra toracica. Le prime due vertebre hanno una forma e un compito particolari. Il cranio poggia sulla prima vertebra, chiamata atlante, che serve da perno. Essa permette alla testa di compiere movimenti in avanti e indietro, come quando si dice di sì. La seconda vertebra, chiamata asse o epistrofeo, si trova sotto l’atlante e serve per ruotare la testa. Una sporgenza ossea dell’asse, chiamata dente, si articola con l’atlante, per permettere alla testa di ruotare da una parte e dall’altra, come quando si dice di no. Le cinque vertebre restanti servono a sostenere il peso del corpo. Intorno a queste vertebre ci sono muscoli, legamenti, vasi sanguigni e nervi. Inoltre, i dischi intervertebrali presenti tra una vertebra e l’altra servono da cuscinetto per assorbire i traumi alla colonna. Il compito delle vertebre cervicali è fornire sostegno alle strutture della testa e del collo, e permettere loro un’ampia flessibilità nei movimenti. Il rachide cervicale è formato da due parti ana7


La cura della cervicale

tomicamente e funzionalmente ben distinte: il rachide cervicale superiore, detto anche rachide sotto-occipitale comprendente occipite (capo), atlante, ed epistrofeo; il rachide cervicale inferiore che si estende dal piatto inferiore dell’epistrofeo a quello superiore della prima vertebra dorsale (collo). Le articolazioni del rachide cervicale inferiore consentono due tipi di movimento: la flesso-estensione e i movimenti misti d’inclinazione-rotazione. Dal punto di vista funzionale i due segmenti cervicali si completano l’uno con l’altro nella realizzazione di movimenti puri di rotazione, inclinazione o flesso-estensione del capo. Tutte le vertebre cervicali presentano, a livello dei processi trasversi, i forami per i vasi vertebrali. Le vertebre da C3 a C7 presentano sul margine supero-laterale del corpo vertebrale, le superfici articolari delle articolazioni uncovertebrali. Fra un corpo vertebrale e l’altro vi è l’interposizione del disco intervertebrale, composto dal nucleo polposo, a consistenza semifluida, circondato da un robusto apparato di contenzione, l’anello fibroso. L’elasticità, la compressibilità e la mobilità del nucleo polposo consentono limitati movimenti di traslazione-scivolamento e di rotazione. Postero-lateralmente si trovano le articolazioni interapofisarie posteriori; esse sono diartrosi del tipo delle artrodie, munite di capsula e membrana sinoviale, con faccette articolari piane orientate frontalmente, le quali consentono movimenti d’inclinazione e rotazione, oltre che stabilizzare le vertebre una 8


Qualche cenno di anatomia

sull’altra. A livello cervicale esistono poi anche le cosiddette articolazioni uncovertebrali: esse rendono più mobile il rachide cervicale rispetto agli altri segmenti, aumentandone contemporaneamente la stabilità laterale. Le vertebre sono tenute insieme dai legamenti longitudinali anteriore e posteriore, estesi dalla base dell’occipite al sacro, i quali forniscono una notevole stabilità alla colonna cervicale, limitandone soprattutto l’estensione. Tra una vertebra e l’altra inoltre sono tesi i legamenti gialli, molto elastici; i processi spinosi sono uniti dai legamenti interspinosi e sopraspinosi, che limitano parzialmente la flessione e l’inclinazione laterale. L’apparato muscolare è piuttosto complesso, risultando composto da vari strati di fasci muscolari longitudinali, di cui i più superficiali si estendono quasi per tutta la lunghezza della colonna, mentre man mano che si va in profondità sono costituiti da fasci sempre più corti, fino a unire solo due vertebre (segmenti) contigue. Gli estensori sono particolarmente potenti, ma a livello cervicale sono molto importanti anche i flessori, rappresentati dai muscoli sotto e sopraioidei. Inoltre bisogna considerare l’importanza del muscolo trapezio e del muscolo sternocleidomastoideo, i quali prendono inserzione anche sul cingolo scapolare.

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La cura della cervicale

MUSCOLI IMPORTANTI DELLA COLONNA CERVICALE MUSCOLI ANTERIORI DEL COLLO: I muscoli anteriori del collo si suddividono in: Lungo del collo; Lungo della testa; Retto anteriore della testa; Retto laterale della testa; Sopraioidei (Digastrico Miloioideo, Stiloioideo, Genioioideo, Sternoioideo); Sottoioidei (Omoioideo, Sternotiroioideo,Tiroioideo). MUSCOLI LATERALI DEL COLLO: I muscoli laterali del collo si suddividono in: Platisma; Sternocleidomastoideo; Scaleni (Anteriore, Medio, Posteriore). MUSCOLI POSTERIORI DEL COLLO: I muscoli posteriori del collo si suddividono in: Splenio della testa; Splenio del collo; Sacro spinale (Ileocostale, Lunghissimo, Spinale); Multifido (Trasversospinale, Interspinosi, Intertrasversari, Suboccipitali, Grande retto posteriore della testa, Piccolo retto posteriore della testa, Obliquo superiore della testa, Obliquo inferiore della testa); Dentato posteriore superiore; Dentato posteriore inferiore; Romboideo; Elevatore della scapola; Trapezio; Gran dorsale, Lungo del collo. 10


Qualche cenno di anatomia

MOBILITÀ DEL RACHIDE CERVICALE

I movimenti della colonna cervicale sono finalizzati alla visione e al mantenimento dell’equilibrio. A livello del rachide cervicale i movimenti di base consistono nella flessione, estensione, rotazione, inclinazione laterale, ma possono essere effettuati in combinazione, consentendo alla testa e al collo una notevole mobilità in varie direzioni. Sebbene questi movimenti coinvolgano tutto il rachide cervicale, gran parte delle escursioni sono concentrate in sedi elettive. I movimenti del capo nel suo insieme sono permessi dalle articolazioni che legano le vertebre cervicali fra loro (articolazioni intervertebrali), in particolare dall’articolazione che unisce la prima vertebra cervicale al cranio (articolazione atlante-occipitale), dotata d’enorme mobilità. La forza per attuare i vari spostamenti permessi da queste articolazioni, è fornita dalla contrazione regolata dei vari muscoli che avvolgono il collo. La massima mobilità è deputata alla parte superiore del rachide cervicale (occipite e C2). Approssima11


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tivamente il 50% della flesso-estensione, del capo dipende dall’articolazione occipite e atlante (C1), mentre non sono consentiti al capo, data la conformazione anatomica delle parti, altri tipi di movimento (rotazione o flessione laterale). Circa il 50% del movimento di rotazione dell’intera colonna cervicale ha luogo fra atlante ed epistrofeo. Mentre la mobilità del collo (tratto inferiore) va attribuita alle vertebre sottostanti C3-C6. Il tratto inferiore, in particolare la cosiddetta “cerniera cervicale” C3-C6, è strutturato in modo tale da consentire un’escursione massima in flesso-estensione di 110°, dal momento che questa è anche la zona di massima curvatura statica, è senza dubbio il tratto più esposto a stress e a maggior danneggiamento da usura. Per ottenere il massimo grado di flessione del rachide cervicale bisogna portare prima il mento a toccare lo sterno e poi flettere il collo. Tutti i movimenti del collo (tranne l’estensione che arriva fino a C5-C6) implicano una mobilizzazione vertebrale fino a D4.Ciò significa che le forze antigravitarie che permettono l’orizzontalità dello sguardo e l’equilibrio della testa sul collo non scendono al di sotto di D4. È quindi importante, nel corso di un trattamento fisioterapico, ripristinare una corretta mobilità che arrivi fino a questa zona. Analizziamo i principali movimenti che si possono eseguire col capo: Flessione: Nell’esecuzione di questo movimento 12


Qualche cenno di anatomia

il capo è piegato in avanti e il mento si avvicina al torace. Questo movimento è possibile perché le vertebre si spostano in avanti, diminuendo lo spessore dei dischi intervertebrali. I muscoli principali che con la loro contrazione da entrambi i lati rendono possibile questo movimento sono: sternocleidomastoideo, lungo del collo, scaleni e ioidei. Estensione: Il capo viene piegato all’indietro, e il mento si allontana dal torace. Nell’esecuzione di questo movimento il soggetto deve essere in grado di guardare il soffitto sulla sua verticale. Le vertebre si avvicinano all’indietro diminuendo lo spessore dei dischi intervertebrali. I muscoli principali che con la loro contrazione da entrambi i lati rendono possibile questo movimento sono: grande complesso e grande retto della nuca. Inclinazione laterale: Il capo viene piegato a destra o a sinistra avvicinando l’orecchio alla spalla. Le vertebre si avvicinano diminuendo lo spessore dei dischi intervertebrali dal lato della flessione. I muscoli che provvedono a questi movimenti sono gli stessi che flettono ed estendono il capo, ma producono la flessione da un lato perché, a differenza dei movimenti precedenti, si contrae solamente il muscolo del lato interessato al movimento (esempio, flessione destra: sternocleidomastoideo, scaleni, grande retto della nuca, grande complesso destro). In condizioni normali il soggetto dovrebbe essere in grado di piegare la testa di circa 45° verso ciascuna spalla. 13


La cura della cervicale

Rotazione: il capo viene girato a destra o a sinistra, avvicinando il mento alla spalla. Le vertebre cervicali girano nel senso della rotazione, il corpo va verso la direzione del movimento, l’apòfisi spinosa se ne allontana. I muscoli che permettono questi spostamenti sono inseriti sia sul lato del movimento che su quello contrario. Unendo e limitando reciprocamente la loro forza permettono la rotazione del capo. La rotazione verso destra, per esempio, può essere la risultante della contrazione del grande retto della nuca destro e dello sternocleidomastoideo sinistro e di altri muscoli che hanno la stessa proprietà di questi. Circonduzione del capo: È quel movimento che lega i punti raggiunti da una massima flessione in avanti, un’inclinazione laterale destra, un’estensione all’indietro e un’inclinazione laterale sinistra (e viceversa), descrivendo col capo una circonferenza immaginaria. Questo movimento è permesso dalla mobilità di tutte le vertebre cervicali, ma in particolare dall’articolazione atlante-occipitale. Tutti i muscoli del collo sono interessati all’esecuzione di questo movimento. Durante l’esecuzione di questi movimenti si può valutare se sono eseguiti in scioltezza o con qualche difficoltà, e se esistono eventuali asimmetrie o riduzioni delle escursioni.

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INTRODUZIONE ALLA CERVICALGIA Impropriamente conosciuta come cervicale, la cervicalgia è il termine più appropriato per indicare un generico dolore al collo che si protrae per un periodo di tempo variabile (mesi/anni). Nel mondo occidentale, la cervicalgia è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi in assoluto, comprendente numerosissimi ed eterogenei sintomi di origine differente.

CAUSE

Vi sono diverse cause all’origine della cervicalgia. Tra queste: la sedentarietà, i colpi di freddo e la postura scorretta rappresentano le fonti principali di dolore cervicale “cronico” (seppur leggero e sopportabile). I fattori causali appena descritti sono responsabili di tensione e affaticamento muscolare, che sfociano in episodi sporadici o più frequenti di dolore al collo. Durante l’età giovanile, la cervicalgia non è una condizione rara come si potrebbe presumere. Tuttavia, in questa fascia d’età, il dolore cervica15


La cura della cervicale

le sembra essere dovuto non tanto a disturbi ossei e cartilaginei, quanto piuttosto alla semplice contrattura dei muscoli cervicali e delle spalle. Il dolore cervicale più intenso (forma acuta) è invece dovuto a elementi eziopatologici più seri, quali:

fisiologica curva dorsale della colonna vertebrale. tratto inferiore del rachide). calizzate sulla stessa superficie dell’osso). ilding). tinuità fasciali. di testa. La cervicalgia può essere accentuata in diverse occasioni: sebbene sembri scontato, anche un materasso troppo morbido oppure un cuscino non adeguato possono aggravare in modo considerevole il dolore cervicale. Similmente, anche la posizione scorretta durante la guida può accentuare la 16


Introduzione alla cervicalgia

cervicalgia, specie quando si è costretti a rimanere molte ore al volante. Non a caso, i tassisti, i rappresentanti e gli autisti di bus sono molto esposti al rischio di cervicalgia. Altro elemento imputato è lo stress, che non solo accentua un dolore cervicale pre-esistente, ma può addirittura esserne la causa. Molti soggetti, stressati dal lavoro o dalla vita odierna, scaricano le proprie tensioni assumendo posture scorrette che sfociano in contratture e rigidità muscolari e articolari. Un simile atteggiamento finisce per irrigidire anche i muscoli del collo e della spalla, creando cervicalgia.

SINTOMI

Il cosiddetto “torcicollo” è il sintomo che accomuna la maggior parte delle forme di cervicalgia. Si tratta di una fastidiosa e dolorosa condizione che ostacola i naturali movimenti del tratto cervicale. Abbiamo visto che la cervicalgia coinvolge anche i nervi: in tal caso, il soggetto avverte una sgradevole sensazione di formicolio e intorpidimento, affiancata da debolezza del braccio e della mano. Oltre a essere chiaramente soggettiva, l’intensità con cui viene percepita la cervicalgia dipende dalla causa che l’ha originata. Ad esempio, il dolore cervicale dipendente da un colpo di frusta sarà molto più intenso e penetrante rispetto a quello derivato dall’assunzione di una postura scorretta durante il sonno. In base alla sede coinvolta dal dolore, e ai sintomi 17


La cura della cervicale

a esso correlati, è possibile distinguere tre varianti di cervicalgia: 1. Cervicalgia propriamente detta: il dolore cervicale si concentra in sede cervicale. 2. Sindrome cervico-brachiale (o brachialgia): il dolore si estende dalla zona cervicale al braccio. 3. Sindrome cervico-cefalica: la cervicalgia può essere accompagnata da sintomi secondari come alterazioni della vista, disturbi della deglutizione e vertigini.

DIAGNOSI

Il dolore persistente a livello cervicale richiede un’adeguata indagine investigativa. La cervicalgia può infatti nascondere differenti cause d’origine, che devono pertanto essere diagnosticate mediante svariati test: palpazione medica/fisioterapica te associata a mielografia (per individuare una possibile compromissione del midollo spinale) della radice nervosa)

CURA

Per curare la cervicalgia è necessario intervenire sulla causa che ha scatenato il dolore. Le fasi iniziali 18


Introduzione alla cervicalgia

da cui partire sono essenzialmente tre: 1. Alleviare la rigidità muscolare. 2. Ridurre l’infiammazione. 3. Correggere la postura.

COSA FARE

Il dolore cervicale di origine muscolare si risolve generalmente in maniera spontanea nell’arco di qualche giorno o qualche settimana. Può dare comunque un veloce sollievo l’utilizzo di alcuni farmaci antidolorifici (come il paracetamolo), degli anti-infiammatori e, se ciò non dovesse essere sufficiente, dei miorilassanti (che riducono la contrattura del muscolo). Questi farmaci possono utilmente essere applicati anche localmente tramite pomate, schiume e cerotti, in quanto, a differenza di altri casi, la zona dolente è posta a poca profondità, per cui raggiungibile attraverso l’assorbimento cutaneo. Ovviamente, se si vuole intervenire in maniera più approfondita e più duratura, è necessario sottoporsi ad altri tipi di terapie, quali i trattamenti riabilitativi (esercizi per il recupero della mobilità del collo e della forza dei muscoli di questo distretto); le sedute di manipolazione vertebrale, in assenza di controindicazioni, possono contribuire a ridurre il dolore cervicale. Attualmente non vi sono prove certe di efficacia riguardo le tecniche terapeutiche come l’agopuntura e le trazioni. Il ricorso alla chirurgia è da riservare a pochi 19


La cura della cervicale

casi selezionati, laddove vi sia l’insorgenza di una complicanza neurologica (come l’interessamento del midollo spinale) che giustifichi l’intervento. La cervicalgia dipendente da una postura inadatta è relativamente semplice da allontanare. In simili frangenti, è necessario seguire un mirato programma di esercitazioni, che deve essere svolto con diligenza e costanza. Gli esercizi per il dolore cervicale devono essere improntati nell’ottica di sciogliere tensioni e stress, e di mobilizzare le vertebre cervicali irrigidite e contratte. Un bravo fisioterapista – o un’altra figura competente e qualificata – istruirà il paziente sulla giusta esecuzione degli esercizi dopo aver fatto un buon lavoro fisioterapico.

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