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Giuseppe Compagni

Guida al Borgo Antico


Ischitella

Guida al borgo antico Ho sempre considerato l’amicizia il motore principale che rende possibile ogni cosa, anche se non si possiedono immensi patrimoni, o non hanno il potere di aiutarci. È sufficiente che essa esista. L’amicizia non è nel tendere una mano nella speranza di ricevere qualcosa per il proprio tornaconto o un falso sorriso di circostanza, è quell’essenza pura che scopriamo quando qualcuno crede in noi e in quello che facciamo o diciamo. Questa è la vera amicizia in cui credere e che mette profonde radici, che non diminuisce a causa della distanza, del tempo o del silenzio. Le sue radici prolificano come la saggezza del buon Dio il quale mi ha permesso di radicare nei cuori di coloro che credono in me. Dedicato a: Michele Disanti, Donato Maiorano, Antonio Cienti, Giuseppe Maiorano, Michele Davolio, Franco Santucci, Flavio Pizzarelli, Leonardo La Malva, Santino La Malva, Franco La Malva, Pietro Colecchia e Rocco Martella. I militari tutti del presidio di Rodi Garganico e di San Severo. senza il loro sostegno il sottoscritto non avrebbe edificato le prime basi per iniziare questa grande Avventura! A Moro Endrio per aver riletto con l'attenzione dovuta i testi. A Giovanni Tosiani, presente ad ogni mia iniziativa. E a Giovanna Pacilio sempre pronta ad accettare senza riserve ogni mia intuizione.

Le indagini fino ad oggi condotte sulle vicende storiche di Ischitella non ci permettono di stabilire con precisione la nascita di questo centro abitato. L’assoluta mancanza di documenti costringe gli studiosi a ricorrere spesso alla tradizione e poco a notizie generalmente accertate. Infatti La prima notizia storica che parla del borgo di Ischitella è citata su una bolla papale del 1058 emanata da Papa Stefano IX, il quale ordinava la sua protezione verso l’Abbazia di Calena (Peschici) e la cella di San Pietro in Cuppis, poco distante dal paese. Da questo momento comincia a figurare tra i centri più importanti della penisola italiana ed ebbe uno sviluppo abbastanza rapido grazie alla

sua posizione geografica e alla sua ubicazione strategica. Per renderla sicura dalle invasioni venne cinta di solide mura quasi inattaccabili, come una solida fortezza. Infatti, nel periodo svevo, il nome Ischitella era accompagnato dal termine “castrum” (Fortezza). Si tratta infatti di un borgo dall’aspetto semplice e pensato a misura d’uomo, che ha conservato a distanza di anni ancora il suo antico e misterioso fascino legato alla natura incontaminata del luogo, tanto da attirare ogni estate sempre più visitatori che, giungendo in questi posti, si trovano ogni giorno come sospesi tra presente e passato e in completa armonia con l’ambiente circostante, provando così una sensazione di pace interiore.

Giuseppe Compagni

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Il borgo antico di Ischitella

MUSEO CIVICO CHIESA S. FRANCESCO PIAZZALE S. FRANCESCO

EX PALAZZO BARONALE

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MORO ALDO VIALE

GIOTTO

VINCENZO LANZA

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BONGHI RUGGERO

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PIAZZA GARIBALDI

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ZANNOTTI MICHELE

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CHIESA S. EUSTACHIO

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BATTISTI CESARE CORSO

PALAZZO PINTO

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CHIESA S. MARIA MAGGIORE

PIAZZA MARCHESE DE VERA D’ARAGONE

VIA

VIA PERNA

VIA RICCI

I VIA VERD

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CHIESA DEL PURGATORIO

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VIA AGRICOLA

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VIA ALESSANDRO BASILE

PORTELLA

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ROSSINI

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PORTA DEL RIVELLINO

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Ischitella e il suo territorio Col suo aspetto tipicamente mediterraneo, Ischitella è arroccata come un drago dormiente che sembra in attesa del risveglio da un mondo dimenticato e intriso di storia, timidamente nascosto durante il sonno dagli innumerevoli alberi di ulivo di un verde scolorito. Questo borgo, che si trova in una posizione paesaggisticamente felice, si eleva su un massiccio di natura

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calcarea che si protende verso il cielo coi suoi 314 m s.l.m e sembra quasi toccarlo con un dito. Il suo territorio si presenta, in buona parte, rivestito di un rigoglioso manto arboreo, molto più consistente un tempo, prima che gli sfrenati disboscatori rendessero spoglie notevoli superficie dalla spontanea vegetazione che ha da sempre caratterizzato i luoghi garganici.

Il centro storico Questa è Ischitella, ancora avvolta da un bosco che si estende su più di 500 ettari e che ha favorito l’economia della città per generazioni, grazie ai numerosi faggi, cerri, carpini e ischi (dal latino aesculus), una varietà di quercia che cresce forte e robusta nei fazzoletti di terra (tellus) dal colorito quasi rossastro e che ha dato il nome (IschiTella) a questa comunità montana.

Nel 1845 la porta di levante venne abbattuta, per congiungere la zona nuova a quella medievale, rimasta comunque intatta. Il quartiere di “terra vecchia” è il centro originario. È caratterizzato oggi da un aspetto antico soprattutto nella zona che parte da piazza De Vera d’Aragona e confluisce in Via Pietro Giannone fino ad arrivare in via Cesare Turchi. Il centro storico presenta Questa parte si sviluppa una struttura urbanistica molto regolare, è a pianta infatti prevalentemente ovoidale che ben si adatta con abitazioni quasi completamente costruite all’andamento della con pietra viva, perlopiù collina sulla quale sorge. rimaste intatte come Il Borgo è diviso in due nel passato. Le piccole e rioni: quello medievale, noto come “terra vecchia”, bianche case a terrazza, diventato uno dei centri più suggestivi del Gargano e il “ponte”, formatosi verso la metà del ‘700.

arrampicate a mezza costa, si districano fra gli antichi accessi e le vie strette e serpeggianti che guardano al mare. Qui è possibile vedere le prime forme di condominio rionale che si sviluppavano attorno a un’area dove sorge ancora oggi la fontana a dieci bocche che dà il nome a questa località. Attorno a questa fonte naturale, dove gli abitanti erano soliti raccogliere l’acqua per i propri fabbisogni e abbeverare gli animali in apposite vasche e le donne lavare la biancheria in altre, nel tempo, si è potuta sviluppare la vita sociale della comunità.

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La maggior parte dei vicoletti antichi, dove sorgono le abitazioni, presentano tutti scalinate esterne con il relativo “porticato”. Gli scalini scendono rapidamente e le case sono assiepate lungo tutto il pendio. Percorrendo la via Aldo

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Moro e attraversando la Portella del Ponte o Porta di Ponente, è possibile ammirare un incantevole panorama che spazia dalle colline circostanti al mare Adriatico, fino alle isole Tremiti e al lago di Varano con il suo istmo. Guardando oltre la grande laguna, che in antico ha caratterizzato questo territorio, in alcune giornate particolarmente limpide si scorge, in direzione nord-ovest, la costa adriatica del Molise e dell’Abruzzo, mentre, guardando in direzione nord-est, si riesce a intravedere la costa dalmata. Da ricordare sono la Porta

del Ponte, nei pressi del Castello, su cui ora sorge il Palazzo Ventrella, e la Portella del Ponte o Porta di Ponente. Tutte le viuzze del centro storico convergono verso il corso Cesare Battisti dove è stato ricostruito parte del basamento stradale ormai sfaldatosi nel tempo. La piazza, specie nella stagione estiva, prende vita, animata da gruppi folcloristi, sagre per degustare prodotti locali e manifestazioni musicali. Qui, imponente, sorge il Palazzo Pinto, oggi Ventrella. Un fabbricato a tre piani, grandioso nel suo stile, con stupendi soffitti finemente decorati ed un imponente portale barocco sulla facciata principale che guarda verso la piazza De

Vera d’Aragona. È una costruzione elegante che rivela un senso di armonia e un certo buon gusto ed esercita sul visitatore un fascino proveniente dalla sua speciale tonalità dalle sfumature antiche. Nel 1714 Francesco Emanuele Pinto lo fece edificare sui ruderi di un antico castello svevo che presentava originariamente tre imponenti torri. Crollato in parte per la furia del terremoto del 1640, oggi del castello è visibile soltanto uno dei tre eleganti torrioni in blocchi di pietra chiara, quello

rivolto a sud, dove, di fronte, oggi attualmente ha sede il municipio, uno stabile costruito negli anni cinquanta. Se vogliamo conservare anche per i secoli a venire quanto rimane di quest’ultimo baluardo di epoca sveva, si rende necessario un intervento di restauro.

È stato accertato che nella torre superstite del vecchio castello esisteva una stretta gola in cui venivano buttati i nemici del signore dell’epoca i quali, cadendo, finivano infilzati da lance sistemate sul fondo in modo verticale con la punta acuminata rivolta verso l’alto. Inoltre, come è consuetudine in questo tipo di edifici, esistono antichi cunicoli sotterranei, costruiti col probabile scopo di allontanarsi dal castello in fretta in caso di pericolo e in gran segreto. Alcuni di questi potrebbero collegare l’antico castello ad altre

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strutture medioevali oggi scomparse e poste in luoghi più lontani e meno visibili. Eppure questi cunicoli, se indagati, potrebbero costituire un aspetto di grande interesse. Possiamo inoltre ammirare nella parte inferiore del palazzo settecentesco alcuni tipici e piccoli esercizi commerciali ricavati negli antichi pertugi della imponente struttura, forse delle vecchie stalle riadattate alle esigenze odierne, come ad esempio un bar

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dove gli abitanti, durante il periodo invernale, possono intrattenersi in piccole salette e, durante il periodo estivo, all’aperto degustano cocktail e gelati artigianali. La Piazza De Vera D’Aragona, centrale, come tante altre piazze d’Italia nasce come spazio pubblico. Uno spazio unito, soprattutto, alle dimore dei signori locali che si affacciano su di essa. Con il passare del tempo diventa luogo di incontro

e da semplice appendice diviene epicentro; qui si ritrovano le persone per svolgere gli affari e le attività commerciali, ma è anche il luogo dove ci si riposa, ci si diverte tra amici, ci si conosce, nascono gli amori e i rancori. Al visitatore attento non può sfuggire nella piazza la fontana, che ne costituisce il fulcro, centro simbolico della vita della

la meta del ‘900 dedicata al santo protettore), vicino al palazzo Ventrella. Essa sorge nel luogo su cui era stata innalzata la porta principale del paese, nota come Porta Grande. L’attuale chiesa si presenta piuttosto elaborata e caratterizzata da ricche modanature, ornata agli

angoli da due pilastri. Ai lati dell’ampio portale si aprono due nicchie nelle quali sono collocate due statue di pietra: S. Eustachio e S. Pasquale. Un cornicione aggettante divide trasversalmente la facciata principale. Sopra di esso è posto un finestrone rettangolare

collettività. Di fronte al palazzo settecentesco, invece, è il busto di bronzo eretto a Pietro Giannone, che ad Ischitella ebbe i natali. Alle sue spalle, circondati da un folto filare di alberi secolari di pino, è possibile ammirare dalla balconata della piazza un incantevole panorama. Pur non considerando gli svariati ammodernamenti di alcune casette antiche che fanno da cornice, colpisce subito l’attenzione la superba chiesa di S. Eustachio Martire, patrono di Ischitella, eretta agli inizi del ‘700 e anch’essa per volontà del principe Pinto (inizialmente dedicata a S. Michele Arcangelo e verso 11


che termina, nel suo prospetto, con un frontone semicircolare, al centro del quale è inserita una edicola contenente la statua di S. Michele. Anche l’interno della chiesa è suggestivo. Attualmente essa appartiene alla confraternita di S. Eustachio, la quale l’avrebbe acquistata dal principe Pinto. Dalla storia si passa alla leggenda, il culto di S. Eustachio si perde nella notte dei tempi e potrebbe risalire probabilmente alla stessa fondazione d’Ischitella, avvenuta, secondo il Musca, nel primo ventennio del X secolo. È in quel periodo che forse nasce la leggenda riguardo gli assalti alla città ad opera dei pirati Saraceni, che proprio dal Santo furono costretti alla fuga. Attraversando oggi Piazza De Vera D’Aragona e costeggiando Palazzo Ventrella, si scende verso la via Nazario Sauro e si arriva alla piazza san Francesco che attualmente risulta quasi completamente ristrutturata e ospita al 12

La leggenda di sant’Eustachio e i Saraceni Si narra che i pirati Saraceni, giunti a Ischitella per assaltarla, trovarono seduto sui gradini della “Portella del Ponte“ un gigante che impugnava un bastone e che stava ravvivando la sua pipa in tutta tranquillità. Sorpresi e un po’ preoccupati, essi domandarono se nel paese ci fossero altri come lui. Il Santo rispose in tutta calma che egli era il più debole di tutti gli uomini del villaggio e che era stato scelto dai paesani per restare lì come vedetta allo scopo di avvisarli dell’arrivo di stranieri. I Saraceni, guardatisi in viso e spaventati per quello che li avrebbe attesi in paese, fuggirono rinunciando all’assalto. Questo racconto ci è stato tramandato dai più anziani del paese ed ancora oggi corre di bocca in bocca.

centro della pavimentazione la statua che dà nome alla piazza. Giunti in questi luoghi l’immaginazione prende il sopravvento e ti domina, anche se per poco ti attardi, solo, coi tuoi pensieri, presso queste viuzze, dove si possono udire ancora lo scalpiccìo di antichi cavalli sulle mattonelle di porfido, il battere continuo di lame di ferro che si scontrano l’una contro l’altra e il sussurro di voci sommesse dei soldati in battaglia. Anche qui, ma con una simbologia più raffinata, è degno di particolare rilievo l’albero che si trova

di fronte alla chiesa di S. Francesco con l’annesso convento. Si narra che il Santo, passando da queste parti, si rivolse al Signore, desideroso di costruire un convento a suo nome e piantò il suo bastone per terra. Dal bastone spuntarono delle radici e dei rami, che germogliarono, dando vita ad uno splendido albero. Il diavolo, ingelosito da tanta bellezza, lo capovolse, interrando i rami e le foglie e sradicando le radici, che si trovarono così rivolte dritte al cielo. Nonostante tutto, però, l’albero continuò a fiorire. Oggi di quella magica pianta rimangono solo il tronco e i rami, o le radici secondo

la leggenda, pietrificati, riuscendo nel tempo a sfuggire anche alle accette degli abitanti che più volte hanno cercato di abbatterlo. Grazie alla sua tenacia, oggi i turisti possono ammirare e percepire tutto il suo fascino. Accanto sorge il convento, costruito nel 1330 come è riportato da un antico documento, che si sviluppa intorno ad un chiostro quadrangolare posto sul lato nord della chiesa. Oggi, nelle sue sale ha sede una mostra permanente di reperti provenienti dall’area archeologica scoperta su Monte Civita, una necropoli cronologicamente databile al VI-IV secolo a.C.

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Il patrimonio naturalistico Il territorio comunale è ricco di sorgenti d’acqua, uno scenario spesso invisibile che sprofonda in un intricato sistema di tagli all’interno della roccia calcarea, dove l’acqua adagiatasi nelle profondità del terreno ne conserva la freschezza per poi sfociare all’improvviso in piccole cascatelle dove gli abitanti vi hanno costruito piccole fontane che, oggi, sono ancora visibili all’ingresso del paese, come le Fontanelle a due km a nord-est del paese, la grotta delle Anitre sulla via interna che porta a Rodi e la grotta del Tasso che si trova a Sud-Ovest di Monte Civita. Qui si comprende come l’uomo abbia saputo sfruttare dalla natura tutto ciò che gli veniva offerto. Altro importante elemento che caratterizza il paese è rappresentato dalla faggeta depressa della Folicara, sul percorso dell’omonimo torrente, dove il faggio, pianta che tipicamente cresce ad un’altezza di 1600 m s.l.m., qui è presente a quota 160 m s.l.m., stabilendo così il primato più basso d’Europa. 14

Il territorio di Ischitella offre dunque molti spunti assai rappresentativi e fondamentali per comprendere pienamente la storia evolutiva e culturale dell’intero promontorio garganico. Inoltre, questo luogo ricco di vestigia All’ingresso di Ischitella, nei pressi del ponte dove passa la superstrada, che ha reso più rapidi e brevi i collegamenti con Vico, Vieste e Peschici, è visibile un solco profondo simile ad un canyon, dove passa il torrente Romandato. In estate è possibile percorrere il suo letto a bordo di confortevoli fuoristrada, al fine di immergersi nella natura incontaminata del luogo, dove è possibile ritrovare ancora tracce del periodo più antico della Preistoria in cui il genere umano si afferma, il Paleolitico, come testimoniano i numerosi rinvenimenti archeologici di manufatti litici soprattutto in selce risalenti a quell’età, presenti in grande quantità lungo i suoi argini; in inverno, invece, il suo attraversamento è reso difficoltoso a causa delle piogge.

Partendo dall’inizio del torrente e passando accanto alla azienda Giordano si arriva a Niuzi, una piccola frazione di Ischitella che nella parlata locale suona Nivize, come a suggerire lontani legami con la Nivize dalmata, e infine a Monte Civita, luogo dei ritrovamenti relativi alla necropoli, che lascerebbe presupporre inoltre l’esistenza nelle vicinanze di un insediamento di notevole importanza, considerati i frequenti rinvenimenti di corredi funerari di elevato prestigio risalenti al VI IV sec. a.C.

Bibliografia X. Xxx, Titolo, Luogo Anno X. Xxx, Titolo, Luogo Anno X. Xxx, Titolo, Luogo Anno.

è caratterizzato da una forte biodiversità dovuta ad una coesistenza di habitat naturali totalmente diversi. Ischitella, tra i paesi garganici, deve dunque assumersi il compito fondamentale di avviare un importante processo

Testi a cura di

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Claudio Grenzi sas

di valorizzazione di tutti quegli elementi culturali autoctoni che contribuiranno a mantenere sempre vive nel tempo tutte le più antiche tradizioni locali e a consegnarle integre nei loro autentici valori alle future generazioni.

Le fotografie provengono dall’archivio dell’editore Claudio Grenzi, del Xxx Xxx e del Xxx; pertanto la riproduzione è vietata senza autorizzazione scritta degli aventi diritto.

© 2011 Claudio Grenzi Editore

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